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Europa

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Immagine satellitare dell'Europa

In senso geologico e geografico, l'Europa è una penisola, parte occidentale dell'Eurasia. È comunque considerata un continente per motivi culturali. È un continente piccolo la cui superficie misura solo 10.400.000 km² (superiore soltanto di poco all'Australia), popolati tuttavia da 799.000.000 abitanti (statistiche del 2003) che la portano ad essere il terzo continente più popolato (dopo Asia ed Africa), pari dunque ad un ottavo della popolazione mondiale. La storia europea e la sua cultura hanno influenzato notevolmente tutto il mondo civilizzato. La posizione centrale dell'Europa, rispetto agli altri continenti, e la penetrazione del mare hanno sempre favorito le comunicazioni fra le popolazioni delle diverse regioni e le migrazioni verso le altre regioni del mondo. Il clima mite di buona parte del continente, inoltre, ha fatto sì che divenisse densamente abitata.

Il mare costituisce, per un lungo tratto, il confine naturale dell'Europa. È delimitata a Nord dal Mare Glaciale Artico, ad Ovest dall'Oceano Atlantico, a Sud dal Mar Mediterraneo, a Sud-Est dal Mar Nero e dal Caucaso, ad Est dal Mar Caspio, dalla catena montuosa degli Urali e dal fiume Ural.

Posizione dell'Europa nel mondo

Indice

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L'origine del nome "Europa" [modifica]

Il nome "Europa" viene dalla lingua greca (in greco: Ευρώπη) e significa "grandi occhi" ed era una figura della mitologia greca.

Secondo quest' ultima, Europa era la figlia di Agenore, re di Tiro una antica città cananea e colonia greca, in area mediterraneo-mediorientale. Quando Europa era giovane Zeus la notò in una spiaggia, si innamorò e decise di sequestrarla. Così, trasformatosi in un Toro bianco, riuscì ad avvicinarla e a rapirla.

Attraversando il mare, Zeus portò Europa a Creta; dalla loro unione nascono 3 figli: Minosse, Radamante e Sarpedonte. Europa, in seguito, sposa il re dei Cretesi, Asterione, il quale adotta i 3 figli. Dopo la morte di Asterione, Minosse diventa re di Creta e dà il suo nome alla più antica civiltà greca, la civiltà minoica. In onore di Minosse e di sua madre, i Greci diedero il nome "Europa" al continente che si trova a nord di Creta.

 

Storia [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Storia d'Europa.

L'Europa è caratterizzata da una lunga storia di grandi successi culturali ed economici che hanno inizio nell'età del bronzo. L'origine della cultura occidentale è generalmente attribuita agli antichi greci e all'impero romano, che dominò il continente per molti secoli, spingendosi fino oltre il Reno e il Danubio. Dopo l'avvento del Cristianesimo e la caduta dell'impero romano, l'Europa entrò in un lungo periodo di stasi, riportato dai pensatori rinascimentali come l'età buia, e indicato dagli storici moderni come Medioevo. In questo periodo molte comunità monastiche salvaguardarono le conoscenze accumulate precedentemente, trascrivendole. La fine del Medioevo si ha con l'inizio del rinascimento e la nascita delle nuove monarchie che demarcarono l'inizio di un periodo di nuove scoperte, di esplorazioni e di sviluppo scientifico. Nel 15-esimo secolo il Portogallo aprì la strada delle scoperte, presto seguito dalla Spagna e da diverse altre nazioni europee, in particolare Francia e Gran Bretagna, che costruirono vasti imperi coloniali nei territori di Africa, America ed Asia.

Dopo l'età delle scoperte, l'idea della democrazia si fece strada in Europa. Ebbero inizio le lotte per l'indipendenza, in particolare in Francia, nel periodo noto come la Rivoluzione Francese, alla quale fecero eco molte altre rivoluzioni che si propagarono nel continente insieme alle idee che propugnavano. La nascita della democrazia accrebbe le tensioni già preesistenti, dovute alla competizione per la conquista del Nuovo Mondo. In particolare Napoleone Bonaparte riuscì a formare un nuovo impero francese, che pur presto cedette. Successivamente, l'Europa si stabilizzò, anche se così non sarebbe stato per sempre.

La rivoluzione industriale, intanto, aveva avuto inizio in Europa nel XVIII secolo, portando una prosperità generale ed un corrispondente aumento della popolazione. Molti stati europei acquisirono i loro confini attuali per le conseguenze della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Fino alla fine della guerra fredda, l'Europa è rimasta divisa in due principali blocchi politici ed economici: le nazioni comuniste nell'Europa Orientale ed i paesi capitalistici nell'Europa Occidentale che a partire dal 1950 hanno dato inizio a un processo d'integrazione economica e in minor misura anche politica. Intorno al 1990 il blocco dell'est si è sfaldato.

 

Geografia [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Geografia dell'Europa.

Geograficamente l'Europa è una parte del supercontinente Eurasia.

L'Europa su due fogli di V.M.Coronelli-Venezia 1690 ca.Incisione su rame.opera originale - mm.610 x 890
 
Mappa dell'Europa di Mercato

Il confine ad est del continente parte dai monti Urali in Russia, continuando con il fiume Ural, il mar Caspio e la depressione del Kuma-Manych a sud, che lo separa dall'Asia. Questa linea di demarcazione fu così definita dallo zar di Russia fin dal 1730 sulla base dei lavori geografici del tedesco Philip Johan von Strahlenberg. Tuttavia non tutti accettano questa convenzione: così, al di là del fiume Ural, anche l'Emba può essere usato come confine, e le vette del Caucaso possono sostituirsi ai fiumi Kuma e Manych.

Il Mar Nero, il Bosforo, il Mare di Marmara e i Dardanelli concludono il confine con l'Asia. Il Mar Mediterraneo a sud separa l'Europa dall'Africa, mentre ad ovest il confine è dato dall'Oceano Atlantico, includendo l'Islanda. Non è ancora stato concluso il dibattito su dove sia il centro geografico dell'Europa.

Per approfondire, vedi la voce Paese transcontinentale.

Queste frontiere ad est dell'Europa sono soltanto politiche, economiche e culturali, ma non geografiche. Ciò ha dato origine a diverse interpretazioni sui confini europei e quindi sul territorio di cui l'Europa è composta, includendo o escludendo interi paesi. Quasi tutti i paesi europei fanno parte del Consiglio d'Europa, eccetto la Bielorussia e la Città del Vaticano.

L'idea del continente Europeo, però, non è universalmente accettata. Alcune aree geografiche all'esterno dell'Europa tendono a riferirsi al continente Euroasiatico o vedono l'Europa come un sub-continente, non essendo completamente circondato dal mare, definibile più come un'area culturale che geografica. In passato questa suddivisione era ritenuta valida per il fatto che separava il territorio dei cristiani dai non cristiani.

La parola Europa è alle volte usata come abbreviazione per la Comunità Europea (CE) (in seguito diventata Unione Europea) e dei suoi stati membri, che dal 1° gennaio 2007 sono 27.

Per approfondire, vedi la voce Allargamento dell'Unione Europea.

La distribuzione delle risorse idriche in Europa è irregolare. Il Vecchio Continente, dopo le Americhe e l'Oceania, è tuttavia il continente con maggiore disponibilità di risorse idriche in rapporto alla popolazione.

 

Punti estremi [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Punti estremi dell'Europa.
Punto cardinale Tradizionale Effettivo
(massa continentale)
Effettivo
(isole e territori annessi)
Nord  Capo Nord Knivskjellodden[1] Rossoya, Svalbard[2]
Sud  Punta Tarifa  Punta Tarifa  Capo Tripiti, Gavdos[3]
Est  Monti Urali  Repubblica di Komi  Capo Zhelaniya
Ovest Capo Slea[4]  Cabo da Roca  Bjargtangar[5]

 

Caratteristiche fisiche [modifica]

L'Europa è composta da un insieme di penisole connesse. Le più grandi tra queste sono la "terraferma" europea e la Scandinavia a nord, divise dal Mar Baltico. Tre penisole minori, Iberia, Italia e Balcani, spuntano dal margine meridionale dell'entroterra nel Mar Mediterraneo, che le separa dall'Africa. Ad est, la terraferma europea si allarga fino al confine con l'Asia sui monti Urali.

I rilievi in Europa mostrano grandi dislivelli in aree relativamente piccole. Le regioni meridionali, comunque, sono prevalentemente montagnose, mentre, procedendo verso nord, il terreno scende da Alpi, Pirenei e Carpazi, verso altipiani collinosi e poi le ampie e basse pianure del nord, particolarmente vaste a oriente. La zona pianeggiante è conosciuta come la Grande Pianura Europea, e ha il suo centro nella Pianura Tedesca del Nord. Un arco montano esiste anche sulla costa nord-occidentale, comincia ad ovest con le Isole Britanniche e continua lungo l'asse montagnoso, tagliato dai fiordi, della Norvegia.

Questa è una descrizione semplificata. Sotto regioni come l'Iberia e l'Italia contengono le loro proprie complesse caratteristiche, come la terraferma europea stessa, dove i rilievi contengono molti altopiani, valli dei fiumi e bacini che complicano la struttura generale. L'Islanda e le Isole Britanniche sono casi speciali. Si credeva che fossero terre a sé nell'oceano settentrionale che viene considerato come una parte dell'Europa, mentre adesso si pensa che siano aree montagnose un tempo unite alla terraferma finché l'innalzamento del livello del mare non le ha tagliate fuori.

A causa delle poche generalizzazioni che si possono fare riguardo ai rilievi dell'Europa, non è sorprendente che tante regioni separate abbiano ospitato altrettante nazioni separate durante la sua storia.

 

Popolazione Europea [modifica]

La popolazione dell'Europa sfiora gli 800 milioni di abitanti, distribuiti su 10,3 milioni di Kmq. La densità media è pari a 67 ab./kmq. L'Europa, pur essendo uno dei continenti più piccoli, è il più densamente popolato. Le cause di tale concentrazione, sono da ricercarsi in molteplici fattori, in primo luogo la posizione geografica: l'Europa è infatti quasi del tutto compresa nella fascia temperata, e l'80% del territorio è utilizzabile per l'agricoltura e le attività umane. Nel corso dei secoli, il continente Europa ha subito forti incrementi e decrementi di popolazione, legati agli avvenimenti storici. I primi dati attendibili risalgono all'era cristiana, quando si ritiene che in Europa vivessero 40 milioni di persone, intorno alle rive del mar Mediterraneo. Con le invasioni barbariche ci fu un forte calo dovuto alle guerre continue, alle carestie ed epidemie. Intorno al mille grazie alla rinascita dell'agricoltura e alla conseguente ripresa economica, la popolazione si assestò nuovamente sulle cifre dei secoli precedenti, fino ad un nuovo crollo nel XIV in seguito a diverse ondate di peste che fecero venti milioni di vittime. Soltanto agli inizi del 1700 la popolazione tornò ad assestarsi sugli 80-90 milioni. La causa dell'incremento fu un forte calo della mortalità infantile, come conseguenza del miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie di gran parte della popolazione, e del progresso economico conseguente alla rivoluzione industriale e alla rivoluzione agricola. Da quella data in poi l'incremento demografico fu continuo: 180 milioni nel 1800, 390 milioni nel 1900, 700 milioni nel 2000.
Dopo una fase di crescita zero, dal 2000 in poi la popolazione europea ha cominciato nuovamente un declino demografico a causa della diminuzione della natalità, fenomeno dovuto all'inurbamento, cioè alla tendenza delle famiglie a trasferirsi nelle aree urbane, dove le condizioni di vita inducevano a limitare il numero dei figli. Le donne lavoravano fuori casa e avevano quindi difficoltà ad accudire i figli che rappresentavano un costo perché obbligati a frequentare la scuola. Il caso dell'Europa è unico al mondo perché tutti gli altri continenti registrano ritmi di crescita decisamente elevati.

 

Flora e fauna europea [modifica]

Avendo vissuto fianco a fianco con la civilizzazione agricola e industriale per millenni, animali e piante europei sono profondamente segnati dalla presenza e attività dell'uomo. Con l'eccezione della Scandinavia e della Russia, si possono trovare poche aree incontaminate e selvatiche in Europa, eccetto i parchi naturali.

La principale vegetazione naturale che ricopre l'Europa è la foresta. Le condizioni per la sua crescita sono molto favorevoli. A nord, la Corrente del Golfo e la Corrente del Nord Atlantico riscaldano il continente, a sud il clima è mediterraneo, e ci sono frequenti siccità estive in questa regione. Le creste delle montagne hanno spesso molta influenza sulle condizioni climatiche, alcune (Alpi, Pirenei), sono orientate dall'est all'ovest e permettono al vento di portare grandi masse d'acqua dall'oceano verso l'interno. Altre sono orientate da sud a nord (Montagne Scandinave, Alpi Dinariche, Carpazi, Appennini) e siccome la pioggia cade prima dal lato delle montagne orientato verso il mare, le foreste crescono meglio da questa parte, mentre dall'altro lato, le condizioni sono molto meno favorevoli. Su pochi angoli dell'Europa non è pascolato il bestiame nei millenni, e la massiccia deforestazione ha causato danni incalcolabili all'ecosistema originario.

Un tempo l'Europa era coperta tra l'80% e il 90% dalle foreste, che si estendevano dal Mediterraneo all'Artico. Sebbene più della metà delle foreste originarie siano scomparse nei secoli di colonizzazione, l'Europa ha ancora più di un quarto delle foreste mondiali, abeti nelle foreste della Scandinavia, vaste foreste di pini in Russia, castani nel Caucaso, e la quercia da sughero nel Mediterraneo. Recentemente, la deforestazione si è arrestata e molti alberi sono stati piantati. Comunque, spesso le conifere sono state preferiti agli origini alberi decidui, per via del veloce tempo di crescita. Le piantagioni e le monocolture adesso coprono vaste aree di terra, e questo offre pochi habitat per le specie animali originarie delle foreste europee. L'ammontare delle foreste originarie in Europa Occidentale è solo dal due al tre per cento, nella Russia europea dal cinque al dieci per cento. Il paese meno coperto da foreste è l'Irlanda (8%), quello più coperto è la Finlandia (72%).

Nella terraferma, prevalgono le foreste decidue. Le specie più importanti sono il faggio, la betulla e la quercia. Nel nord, dove cresce la taiga, la betulla è molto comune. Nel Mediterraneo, molti ulivi sono stati piantati, i quali si adattano molto bene al clima arido. Un'altra specie comune nell'Europa Meridionale sono i cipressi. Le foreste di conifere prevalgono ad altitudini elevate, sopra il confine delle foreste, e nel nord di Russia e Scandinavia, all'avvicinarsi dell'Artico, predomina la tundra. Le regioni semi-aride del mediterraneo ospitano anche piante del sottobosco. Una stretta lingua della prateria euroasiatica, la steppa, si estende verso est dall'Ucraina e la Russia meridionale verso l'Ungheria, e attraversa la taiga nel nord.

La più recente glaciazione e la presenza dell'uomo, hanno influenzato la distribuzione della fauna europea. In molte parti dell'Europa, predatori e grandi animali sono stati cacciati fino all'estinzione. Il mammut e l'uro si sono estinti, e oggi, lupi (carnivori) e orsi (onnivori), sono a rischio di estinzione, mentre un tempo si trovavano quasi ovunque nell'Europa. Comunque, la deforestazione ha costretto questi animali a ritirarsi sempre di più. Già nel medioevo l'habitat degli orsi era limitato a montagne più o meno inaccessibili con abbastanza copertura boschiva. Oggi, l'orso bruno vive principalmente nella penisola balcanica, nel nord e nella Russia; un minor numero di esemplari persiste ancora in Europa (Austria, Pirenei, ecc.) ma in queste aree sono frammentati ed emarginati per la distruzione del loro habitat. Nell'estremo nord dell'Europa si può trovare l'orso polare. Il lupo, il secondo più grande predatore in Europa dopo l'orso bruno, si può trovare principalmente nell'Europa Orientale e nei Balcani.

Altri carnivori importanti sono la lince eurasiatica, il gatto selvatico, le volpi (specialmente la volpe rossa), sciacalli, martore, ricci, serpenti (vipere, bisce...), diversi uccelli e mammiferi, come roditori, cervi, caprioli e cinghiali, nelle montagne marmotte, stambecchi e camosci tra gli altri.

Anche le creature marine sono importanti per la flora e la fauna europee. La flora marina è specialmente fitoplancton. Altri animali importanti che vivono nei mari europei sono zooplancton, molluschi, echinodermi, crostacei, calamari, polpi, pesci, delfini e balene.

Alcuni animali vivono in grotte, come i protei ed i pipistrelli.

 

Economia [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Economia d'Europa.

 

Turismo [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Turismo in Europa.

 

Stati europei [modifica]

Ci sono 50 stati indipendenti in Europa (tra parentesi le loro capitali):

Mappa politica dell'Europa al 2005
Le capitali europee

 

Dipendenze [modifica]

I seguenti territori europei sono riconosciuti distinti geograficamente e culturalmente. Tra parentesi lo stato che li amministra. Le dipendenze situate in altri continenti non sono nella lista.

 

Territori con status incerto o controverso [modifica]

  • Abkhazia (repubblica auto-proclamata, non riconosciuta a livello internazionale, all'interno della Georgia)
  • Cecenia (teatro di guerra tra fazioni indipendentiste e forze armate russe)
  • Kosovo (provincia autonoma della Serbia amministrata dall'ONU, il cui status finale è oggetto di negoziati in corso)
  • Nagorno-Karabakh (repubblica auto-proclamata, non riconosciuta a livello internazionale, all'interno dell'Azerbaigian)
  • Ossezia del Sud (repubblica auto-proclamata, non riconosciuta a livello internazionale, all'interno della Georgia)
  • Repubblica Turca di Cipro Nord (repubblica auto-proclamata, non riconosciuta a livello internazionale, nella zona settentrionale dell'isola di Cipro occupata dall'esercito turco nel 1974)
  • Transnistria (repubblica auto-proclamata, non riconosciuta a livello internazionale, nella parte orientale della Moldavia)

 

Territori proclamatisi indipendenti ma non riconosciuti [modifica]

 

Regioni dell'Europa [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Regioni dell'Europa.

Le suddivisioni dell'Europa sono molto arbitrarie, in quanto esistono pochi consensi per le molte definizioni che sono state proposte. Non esiste alcuna precisa convenzione geografica; la seguente mappa rappresenta, comunque, l'idea più comune di quali nazioni costituiscono le varie regioni del continente.

Le varie regioni dell'Europa, rappresentate su mappa

 

Europa occidentale [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Europa occidentale.

L'Europa Occidentale (in rosso sulla mappa), include Gran Bretagna, Irlanda, Francia e il Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo). In certi casi, include anche la Germania, anche se è più appropriato considerarla nell'Europa Centrale. In altri casi, il concetto di Europa Occidentale si riferisce all'intera metà occidentale dell'Europa, includendo la Penisola Iberica (Spagna, Portogallo, Andorra), la penisola italiana (Italia, San Marino, Città del Vaticano), i paesi nordici (Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Danimarca), e i paesi alpini (Germania, Svizzera, Liechtenstein, Austria, Slovenia) e Monaco. Usato in senso storico o politico (riferendosi alle divisioni della Guerra Fredda), il termine può includere anche la Grecia e la Turchia.

 

Europa centrale [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Europa centrale.

Europa Centrale (in azzurro sulla mappa) è un termine meno usato rispetto a Europa Occidentale e Orientale, spesso, le sue nazioni sono classificate nell'una o nell'altra categoria. Solitamente, riferendosi all'Europa Centrale, si intendono il Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria), e i Paesi Alpini (Svizzera, Liechtenstein, Austria, Slovenia, Germania).

 

Europa orientale [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Europa orientale.

Europa Orientale (in arancione sulla mappa), non è un concetto bene definito, come per l'Europa Occidentale. Include la Comunità degli Stati Indipendenti Europei (Bielorussia, Kazakistan, Moldavia, Russia, Ucraina), spesso gli Stati Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), più raramente la Polonia. Spesso include anche il Caucaso, o i paesi Transcaucasiani (Armenia, Azerbaijan, Georgia), sebbene questi possano anche essere considerati parte dell'Asia. In un più ampio contesto economico/politico, potrebbero anche essere compresi il Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria), e i Balcani (Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Grecia, Macedonia, Romania, Serbia, Montenegro). Durante la Guerra Fredda, i Paesi Comunisti del Blocco Sovietico (gli appartenenti al Patto di Varsavia), erano definiti come "Europa Orientale". Spesso il termine però include anche paesi non appartenenti al Blocco Sovietico come l'Albania e la Ex Jugoslavia.

 

Europa settentrionale [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Europa settentrionale.

L'Europa Settentrionale (in viola sulla mappa) è rappresentata come l'insieme dei paesi nordici ("Scandinavia" nel suo senso più ampio: Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda e Danimarca). A volte anche l'Estonia viene contata come un paese nordico, a causa dei forti legami culturali con la Finlandia. Il termine Europa Settentrionale, però, di solito ricopre un'area più ampia, come parte dell'Europa a nord delle Alpi. In questo caso, comprende le Isole Britanniche (Gran Bretagna e Irlanda), il Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo), la Francia settentrionale, la Germania, i paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), a volte anche Polonia e Russia.

 

Europa meridionale [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Europa meridionale.

Europa Meridionale (in verde sulla mappa), è un termine usato in modo simile a quello di Europa Settentrionale. Include la Penisola Iberica (Spagna, Portogallo, Gibilterra e Andorra), la penisola Italiana (Italia, San Marino, Città del Vaticano), Monaco, e la Penisola Balcanica (Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Grecia, Macedonia, Romania, Serbia e Montenegro). Di solito i rimanenti Stati Mediterranei (Cipro e Malta) e la Tracia Orientale (in Turchia) sono inclusi a loro volta. In senso culturale anche la Francia meridionale e la Corsica si potrebbero comprendere.

 

Asia [modifica]

Alcuni stati, hanno dei territori compresi sia in Europa che in Asia (rosa), questi sono Russia, Kazakistan, Turchia, Azerbaijan, Grecia (alcune isole del Mar Egeo sotto il paese ellenico sono in Asia) e Georgia. I loro territori asiatici sono colorati in rosa chiaro. Altri stati sono completamente nel continente asiatico, ma sono considerati parte dell'Europa per ragioni storiche e culturali (Armenia, Cipro), sono colorati in rosa scuro. L'enclave dell'Azerbaijan di Nakhchivan, è anche colorata in rosa scuro perché non è un'estensione continua del territorio dell'Azerbaijan.

 

Voci correlate [modifica]

 

Liste e tavole [modifica]

 

Note [modifica]

  1. ^ In realtà anche Knivskjellodden è situato su un'isola, anche se vicinissima e non considerata tale. Il punto sulla terra ferma è in realtà il sempre norvegese Capo Nordkinn
  2. ^ In realtà la Terra di Francesco Giuseppe, isola russa, è molto più settentrionale, ma non è considerata geograficamente parte dell'Europa
  3. ^ Se si considerassero le Isole Madeira o le Canarie come territori europei, dato che geograficamente associate all'Africa ma politicamente dipendenti da Portogallo e Spagna, sarebbero il punto più meridionale
  4. ^ Da molti, specialmente irlandesi, questo punto viene considerato come il più occidentale d'Europa. Ciò è inesatto dato che l'Islanda è decisamente più ad ovest, anche se comprensibile data la lontananza dell'isola nordica dalla massa continentale europea rispetto all'Irlanda. Ma il fatto curioso è che non si considerino le Isole Blasket, situate proprio davanti al promontorio: a quel punto Tearaght Island dovrebbe essere il punto più ad ovest d'Europa, cosa che comunque non è.
  5. ^ Se si considerassero tutte le varie dipendenze politiche europee, le Isole Azzorre dovrebbero essere il punto più occidentale, o addirittura le Isole Cayman. Sulle Azzorre c'è anche un rilievo geologico da fare, dato che sono disposte su due placche terrestri distinte: considerando l'interno arcipelago il primato spetterebbe a Flores, altrimenti considerando solo la placca eurasiatica sarebbe Faial la più occidentale

 

Altri progetti [modifica]

 

Collegamenti esterni [modifica]

 

Fotografia [modifica]

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Supercontinenti di passate ere geologiche: Gondwana · Laurasia · Pangea · Rodinia
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Stati Uniti

Itinerario 1


La parte meno conosciuta dello Utah

di Carlo Andreatta
Foto www.taupleia.org

Punto di partenza:


Rubys Inn (Bryce Canyon)

Punto di arrivo:


Boulder o Bullfrog Marina a seconda del tragitto

Lunghezza:


150 km in auto + 105 km per il Burr Trail

Durata:


1 g. con le visite sulla strada; 7 gg. per i trail

Mezzo di trasporto:


automobile, 4x4 o a piedi

Difficoltà:


Molto faticoso il trail

La popolarità ha il suo prezzo. Ogni anno milioni di visitatori affluiscono nei parchi nazionali dello Utah meridionale, famosi in tutto il mondo. Data la vastità del territorio, questa massa di curiosi si sparpaglia piuttosto bene, tuttavia può capitare che, chi desidera un po' di riposo, dopo una capatina allo Zion o al Bryce Canyon non sopporti più il click delle macchine fotografiche e sogni paesaggi naturali e deserti. L'inacessibilità e l'aridità del suolo hanno conferito a vasti territori del sud dello Utah il loro carattere di riserve naturali fuori mano e poco frequentate. Una di queste regioni si trova a est del Bryce Canyon National Park e si estende sino al lago Powell e alle rive del fiume Colorado.

Scorcio del Byrce Canyon National Park -
©Taupleia

Il villaggio di Boulder era rimasto l'unica località degli Usa a ricevere la posta con i muli. La Highway 12, l'unica strada asfaltata sul territorio, è stata aperta al traffico solo nel 1971 e grazie al suo grandioso scenario paesaggistico viene considerata dagli esperti come una potenziale attrazione turistica sebbene sia una via di collegamento ancora poco transitata. La Highway 12 attraversa la parte più a nord del Bryce Canyon National Park e raggiunge la cittadina di Tropic, alla cui uscita sud si trova la capanna di legno di Ebenezer Bryce che ha dato il nome al parco nazionale.

Giunti a Cannonville una strada, solo in parte asfaltata, devia verso il Kodachrome Basin State Park, distante 9 miglia, al quale la National Geographic Society ha dato consapevolmente questo nome che ricorda le fotografie a colori. Il colore delle particolari formazioni rocciose varia dal grigio al bianco fino al rosso cupo, a seconda della luce del sole. Alcuni sentieri portano a Chimney Rock, un isolato zoccolo di pietra alto 20 metri che si innalza in una vasta superficie pianeggiante là dove la linea dei monti si interrompe. Uno di questi sentieri conduce all'arco naturale Shakespeare Arch che fu scoperto soltanto nel 1974 dall'attuale direttore del parco.

Da Cannonville, seguendo la Highway 12 in direzione nord est per 31 miglia, si raggiunge la cittadina di Escalante dove, più di 100 anni fa, si insediarono i primi mormoni che diedero alla zona il nome di Fleecken Potato Valley in quanto, qui e là, vi crescevano patate selvatiche. In questa zona, l'amministrazione Clinton ha creato l'Escalante National Monument. Ad un miglio di distanza si trova la Escalante Petrified Forest dove si può osservare il legno pietrificato nei colori dell'arcobaleno. Il parco fa parte della vasta Dixie National Forest che si estende a nord di Escalante e offre agli escursionisti innumerevoli possibilità di esplorare zone ancora vergini. In direzione sud, una strada non asfaltata conduce all'Alvey Wash, un profondo canyon dal quale inizia la salita verso il Kaiparowits Plateau.

A est di Escalante, la Highway 12 si snoda attraverso una zona pianeggiante e accidentata da dove è possibile ammirare, a sud e a est, il bacino del fiume Escalante. Se la visibilità è buona, guardando verso sud oltre il nebbioso orizzonte, si può persino intravvedere, sebbene disti 70 miglia, la possente cima del Navajo Peak (3167 mt), che i nativi considerano una montagna sacra.

15 miglia a est di Escalante la strada attraversa l'Escalante River. Un sentiero che dal ponte risale il fiume conduce ad un arco naturale distante circa 3,2 km. Dopo altri 8 chilometri si giunge al Death Hollow, un affluente dell'Escalante lungo le cui profonde e strette gole è possibile andare a piedi. Prima di avventurarsi per questi trail così poco battuti è bene informarsi e soprattutto munirsi di cartine presso uno dei BLM che si trovano in zona.

Sulla Highway 12, a un miglio dal ponte sull'Escalante River, si trova la Calf Creek Area la cui principale attrazione è il ponte sospeso che porta oltre il Calf Creek. Seguendo il ruscello in direzione nord lungo un sentiero sabbioso, dopo 4,5 km si giunge alle Lower Calf Creek Falls, una cascata di 50 metri che nelle calde giornate estive dispensa frescura con la sua nebbiolina spumeggiante.

Dal Calf Creek la Highway comincia a salire e, appena raggiunta la cima, si ha una fantastica vista panoramica su un paesaggio di rocce arenarie dai tenui colori del bianco e dell'ocra. Il villaggio di Boulder, situato a circa 29 miglia a nord est di Escalante, deve il suo nome alla scura roccia vulcanica che ricopre i pendii delle Boulder Mountains. La principale attrazione di Boulder è l'Anasazi Indian Village State Historical Monument di cui fanno parte un centro visitatori con un museo e un villaggio indiano preistorico interamente ricostruito.
Veduta dal Capitol Reef

Veduta dal Capitol Reef - ©Taupleia

Da Boulder si può proseguire verso nord da dove si può fare una visita al Capitol Reef National Park. Si può altrimenti lasciare Boulder in direzione sud est seguendo il Burr Trail, una strada massicciata alla cui manutenzione si provvede regolarmente e che, attraversando la parte meridionale del Capitol Reef, porta fino a Bullfrog Marina sul lago Powell. Il Burr Trail è un percorso decisamente adatto a coloro che, nel viaggio attraverso il sud ovest, sono alla ricerca di avventura. La strada è percorribile tutto l'anno soltanto con veicoli fuoristrada a passo lungo. Il primo belvedere lungo questo trail è il Gulch Overlook dal quale si abbracciano con lo sguardo i ripidi declivi delle rosse rocce di arenaria del sottostante Long Canyon. Di lì la strada prosegue in direzione nord est fino al Long Canyon Overlook, dove si può vedere l'inizio del canyon. A est si allungano le azzurre Henry Mountains. 35 miglia a est di Boulder si trova la profonda fenditura del Waterpocket Fold dalla quale si gode una vista mozzafiato. Da qui si dipartono molti trail che fanno il giro di tutta la zona (consigliato quello che arriva sino a Bullfrog Marina sul Lake Powell); in alternativa si può proseguire (traghettando) verso Grand Gulch Primitive Area dove esiste la possibilità di effettuare ottimi ma difficili trekking.

::::::::::::ati Uniti

Itinerario 2


Un giorno sulle Superstition Mountain

di Carlo Andreatta

Punto di partenza:


Apache Junction (Round Trip)

Punto di arrivo:


Apache Junction

Lunghezza:


266 km + 20 km da Mesa (Phoenix)

Durata:


1 giorno

Mezzo di trasporto:


Automobile (possibilmente 4x4)

Difficoltà:


Moderatamente faticoso per i trails

A mezz'ora di macchina ad est di Phoenix si trova Apache Junction, una piccola città che solo apparentemente si differenzia dagli altri centri abitati americani delle stesse dimensioni. Ad Apache Junction e dintorni imperversa infatti ormai da più di 100 anni una malattia chiaramente contagiosa : la febbre dell'oro. L' epidemia ebbe inizio con un certo Jakob Waltz che con le sue pepite d'oro, negli anni settanta del 1800, mise in tremenda agitazione i suoi colleghi cercatori d'oro. Dove si trovasse la leggendaria miniera del "Dutchman", come Waltz veniva chiamato, è rimasto un segreto che il tedesco si è portato nella tomba. Ed è così che è nata la leggenda della Lost Dutchman Mine. Il fatto che fino ad oggi, tra queste montagne selvagge, non sia venuto alla luce alcun giacimento d'oro degno di nota e che i geologi non credano neanche probabile l'esistenza di grossi filoni auriferi in questo tipo di roccia, non ha avuto comunque alcuna ripercussione sulla caccia al tesoro. Si arricchisce senz'altro di più chi, nelle "montagne della superstizione", voglia scovare tesori paesaggistici o voglia ritemprare lo spirito e il corpo. Da Apache Junction si dirama in direzione nord est la Strada Statale 88 dove ha inizio il cosiddetto Sentiero degli Apache che percorre un tragitto circolare coprendo una distanza di circa 150 miglia, tornando poi indietro sulla Highway 60 verso Apache Junction attraverso Globe e Superior. Partendo da Phoenix si può percorrere questo tragitto in un solo giorno badando bene però di mettersi in cammino al mattino presto perché la strada in molte parti è tortuosa e non asfaltata.

A cinque miglia da Apache Junction si trova la città fantasma di Goldfield. Alla fine del 1800 fu, per un breve periodo, un accampamento di cercatori d'oro; attualmente il luogo sembra un museo all'aperto per via dell'attrezzatura per l'estrazione mineraria e di alcuni scheletri di cercatori. A un miglio e mezzo da Goldfield si dirama sulla destra la strada per il Lost Dutchman State Park da dove si possono fare escursioni, attraverso le montagne, che coprono l'arco di un solo giorno. Due miglia più avanti si trova un belvedere che dà su una formazione rocciosa a forma di ago chiamata Weaver's Needle dove, secondo molte voci, si troverebbe proprio la miniera di Jakob Waltz. Percorrendo altre 5 miglia si raggiunge l'azzurro Canyon Lake creato con la costruzione della diga Flat ad opera dei mormoni.

Circa 19 miglia a nord-est di Apache Junction si raggiunge Tortilla Flat, l'unico insediamento su questo tratto dotato di un piccolo negozio e un modesto ristorante. A cinque miglia la strada asfaltata si trasforma in una stretta stradina che scende a picco verso il Fish Creek Canyon. Sulla sinistra si trova l'Apache Lake, creato dalla diga Horse Mesa che si estende per 18 miglia fino alla diga Roosevelt, la più grande diga di sbarramento del mondo.

Passata la diga Roosevelt la strada è di nuovo asfaltata e porta, dopo tre miglia, al bivio per il Tonto National Monument dove si trovano tre villaggi tuttora in buono stato di conservazione scavati nella roccia ad opera degli indiani Salado. Arrampicandosi per il sentiero che si apre nella tipica vegetazione desertica, dopo circa mezz'ora di cammino si raggiunge la Lower ruin che una volta doveva essere suddivisa in 19 stanze ricavate in una cavità naturale, e alla quale è anche annessa un'altra costruzione di 13 stanze. Per visitare la Upper Ruin, formata da 40 stanze, si deve camminare per altre tre ore (andata e ritorno). Esiste la possibilità di fare visite guidate col ranger (consigliato).

Presso le città di Globe e di Miami, entrambe famose per la loro fiorente industria mineraria, il Sentiero degli Apache raggiunge due strade di grande comunicazione, le Interstate 60 e 70. Globe fu probabilmente chiamata così per via di un blocco d'argento del peso di 50 libbre che vi fu trovato nel 1800. A Miami fu invece la miniera di rame a lasciare un segno nella storia. Un miglio e mezzo a sud di Globe vi sono altre rovine degli indiani Salado in un luogo chiamato Besh-ba-Gowah. Con un po' di fortuna si possono osservare gli archeologi al lavoro di restauro.

A ovest della località mineraria Superior (dove fu girato e ambientato parte del film U-Turn di Oliver Stone), una stradina secondaria conduce all'Apache Tears Mine (miniera delle lacrime degli Apache) dove, come racconta la leggenda, gli indiani, circondati dalla cavalleria americana, si uccisero saltando giù da una roccia. Le lacrime versate dalle donne in lutto furono poi trasformate in perle di ossidiana vulcanica.

Un po' più verso ovest si trova il Boyce Thompson Southwestern Arboretum, un giardino botanico con migliaia di specie diverse di piante tra cui yucca, agave, diversi tipi di cactus, palme, pini ed eucalipti. Da qui proseguendo per un breve tratto si ritorna ad Apache Junction, dove finisce quest'itinerario.

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Itinerario 3


Havasu Canyon e la riserva degli indiani Havasupai

di Caduceus

Punto di partenza:


Hualapai Hilltop

Punto di arrivo:


Supai Village

Lunghezza:


13 km

Durata:


2 o più giorni. Calcolare almeno 8 ore per a/r.

Difficoltà:


Moderatamente difficoltoso. Serve un buon allenamento. Portarsi acqua a sufficienza, almeno mezzo litro per ora di cammino.

Mezzo di trasporto:


A piedi o a dorso di mulo/cavallo

L'Havasu Canyon comprende un territorio in cui maestose pareti di roccia, acque verde-blu, cascate mozzafiato si alternano a vegetazione rigogliosa e a campi di mais e meloni. Il torrente Havasu scorre attraverso il Canyon e il villaggio indiano di Supai prima di precipitare in una cascata imponente che lo congiunge al fiume Colorado. Il Canyon e il suo torrente, situati a circa 56 km in linea d'aria a nord ovest di Grand Canyon Villane, appartengono agli indiani Havasupai (havasu significa "blu" e pai significa "popolo"). Gli Havasupai vivevano qui già da molto tempo quando arrivò l'uomo bianco. La tribù coltivava il fertile suolo del canyon durante l'estate per poi trasferirsi sull'altopiano dopo il raccolto. Svernavano sull'altopiano, raccogliendo abbondanti frutti selvatici e legna per il fuoco. Il missionario spagnolo Francisco Garcès visitò la tribù nel 1776 e riferì che si trattava di un popolo felice e industrioso. Anche se si trattava di una tribù pacifica, subì la triste sorte di tutti gli indiani d'America: nel 1882 venne confinata in una riserva minuscola mentre gli allevatori si impadronirono delle loro terre sull'altopiano. Gli Havasupai protestarono ma dovettero aspettare sino al 1975 per vedersi restituire le loro dimore invernali. Oggi la riserva Havasupai siestende per 76.115 ettari; quasi tutti i 600 membri della tribù vivono nel villaggio di Supai.

La tribù, saggiamente, decise di non consentire che una strada invadesse il suo canyon, perciò abitanti e turisti vi arrivano per lo più a dorso di mulo, a cavallo o a piedi. Un'alternativa è costituita dagli elicotteri, anche se con il loro rumore appaiono fuori posto. Il sentiero di 13 km che congiunge Hualapai Hilltop a Supai è la via d'accesso abituale. Da Seligman, sulla I-40, prendete la AZ-66 direzione nord-ovest per 45 km, poi svoltate a destra sulla strada indicata e lastricata per 100 km, sino a Hualapai Hilltop. Se arrivate da ovest, prendete la AZ-66 direzione nord-est (fuori da Kingman) per 96 km, poi girate a sinistra (altri 100 km); fate il pieno prima di lasciare la AZ-66: dopo aver svoltato non troverete negozi, nè acqua, nè provviste. La strada per Hualapai Hilltop sale tra foreste di pini che poi cedono il passo a ginepri e infine, vicino alla sommità, a sterpaglia del deserto. Vi sono anche varie scorciatoie sconnesse per arrivarci, ma sono poche le indicazioni e le superfici sono accidentate. Hualapai Hilltop dispone di parcheggi e di stalle.

E' necessario prenotare in anticipo per campeggiare o pernottare al Lodge. Da Hualapai Hilltop (1580 mt) il sentiero scende con pendenza moderata nell'Hualapai Canyon per i primi 2,5 km e poi si fa più pianeggiante per i rimanenti 10,5 km fino al Supai Village (972 mt). Circa 2, 5 km prima del villaggio, il sentiero raggiunge le acque spumeggianti dell'Havasu Canyon. Evitate la calura delle giornate estive, in cui le massime possono superare i 40° C. Portate sempre con voi acqua potabile. Tutti i visitatori devono pagare una quota (l'ultima volta che ci sono stato la quota era 12 USD nel periodo estivo e un po' meno nel resto dell'anno) quando arrivano a Supai. Tra le molte regole della tribù, ce ne sono alcune che prevedono di lasciare a casa gli animali domestici, bevande alcoliche e armi. Per preservare il suolo del canyon non è consentito utilizzare fuochi e tantomeno carbone: chi campeggia deve portarsi un fornello se desidera cucinare.

I luoghi più famosi del Canyon iniziano 2,5 km a valle di Supai. Quattro cascate precipitano su pareti di calcare nel giro di soli 3,2 km. Le prime che incontrerete sono le Navajo Falls (alte 23 mt) che hanno varie sezioni molto ampie. Devono il nome ad un capo tribù Havasupai del XIX sec. che venne rapito bambino dai Navajo e cresciuto come uno di loro. Solo quando fu adulto venne a conoscenza delle sue vere origini e tornò presso gli Havasupai.

Le spettacolari Havasu Falls precipitano per 30 metri fino ad un bel laghetto turchese orlato da sedimenti di travertino. Le invitanti acque cristalline rendono il luogo perfetto per una nuotata. Le Mooney Falls, le più impressionanti, si tuffano per 60 metri in un'altra pozza colorata. Gli Havasupai chiamarono queste cascate particolarmente venerate "Madre delle Acque". Il nome attuale deriva da un prospettore che morì qui nel 1880. I suoi assistenti stavano facendo scendere Mooney dalle pareti vicine alle cascate quando la corda si ruppe; Mooney morì sfracellato sulle rocce sottostanti, ma passarono 10 mesi prima che i suoi compagni riuscissero a costruire una scala di legno per scendere lungo le cascate a seppellire il corpo coperto dal travertino.

Un sentiero accidentato scende a fianco delle cascate lungo lo stesso percorso scavato nel travertino dai minatori, un anno dopo la morte di Mooney. Si passa attraverso due tunnel e poi si scende con l'ausilio di catene e di pioli. Sul fondo, potrete nuotare nel laghetto. In alto sulle pareti del canyon vedrete le cavità dalle quali i minatori del passato estraevano argento, piombo, zinco e vanadio.

Le Beaver Falls, 3,2 km a valle delle Mooney rappresentano la meta di una bella escursione di una giornata dai campeggi o da Supai. Passerete vicino ad innumerevoli invitanti laghetti di travertino e a piccole cascate delle quali le Beaver sono le maggiori. Il sentiero, impervio in alcuni punti, attraversa tre volte il torrente, sale lungo una parete per poi scendere e attraversare una quarta volta il torrente sotto a Beaver Falls. Continua per altri 6,4 km lungo l'Havasu fino al fiume Colorado. Il campeggio è proibito sotto le Mooney Falls. Fotografare le cascate può essere un impresa, le maggiori possibilità di averle in pieno sole sono in maggio, giugno e luglio.


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Itinerario 4


Da Las Vegas a Las Vegas

attraverso tutto il Sud-Ovest americano

di Carlo Andreatta

Punto di partenza:


Las Vegas

Punto di arrivo:


Cedar City oppure Las Vegas

Lunghezza:


6000 km(comprese le deviazioni) + 250 km a piedi (12-14 km giornalieri di media)

Durata:


18-19 gg.

Mezzo di trasporto:


automobile e a piedi

Difficoltà:


trekking molto faticosi di vari km anche in quota e con passaggi esposti su via attrezzate e non (per persone con buone capacità di adattamento a quote superiori ai 3000 m )

Primo giorno:

Las Vegas

Full immersion ex abrupto sotto le forche caudine di Las Vegas: notte illuminata a giorno o giorno illuminato a notte? Più osservo Las Vegas più mi stupisco di stupirmi. Nella capitale del gioco d'azzardo da visitare ci sono praticamente solo i Casinò, sia nuovi che storici: tra i più originali il Luxor, il New York New York, il Paris Paris, l'Excalibur o il Venetian, una piccola Venezia con tanto di gondolieri... Per il pernottamento non ci sono problemi: la città offre una miriade di motel per tutte le tasche; noi consigliamo la zona vicino all'aeroporto per evitare grossi problemi di traffico.

Secondo giorno:

Las Vegas - Death Valley (km 285 circa)

Via da Las Vegas: percorrendo la I-15 North, si prende l'uscita 42A sulla US-95N in direz. Reno e successivamente la NV-374 per poi seguire la CA-190. Si giunge in tal modo al parco dal poco accattivante nome di Valle della Morte, tanto tutti prima o poi..Veduta mozzafiato da Dante's View, assolutamente da non mancare pena la scomunica.

Capatina al mitico Zabrieskie Point, il più famoso tra i punti panoramici e anche il primo che si incontra arrivando dal Nevada, poi Badwater e Artist's Drive con la stupefacente arrampicata per godersi la tavolozza dell'Artist's Palette. Questa sassaia caleidoscopica ha in sovrappiù un "sahara" in miniatura incastonato tra picchi arditi (attenzione a non calpestare i poveri rattlesnakes ovvero serpenti a sonagli, tanto educati da avvisare prima di azzannarti). Molto simpatica l'escursione da sotto il livello del mare californiano ai picchi del Nevada della ghost town (meglio boom town) chiamata Rhyolite dove un ruspante vecchietto informa il turista con profusione di dettagli, materiale e soprattutto gratuitamente.

Rhyolite ghost Town è una cittadina fantasma che si raggiunge proseguendo per 1 km e mezzo a piedi a partire dall'ufficio informazioni di Rhyolite: in piedi resta poco ma ci aiuta a capire come doveva essere la vita da queste parti all'inizio del '900. Il calore della zona è decisamente scoraggiante a qualsiasi attività fisica, non rimane che tuffarsi nella piscina dello Stovepipe Wells (posto a 45 min. di auto da Rhyolite, il motel fa capo alla Fred Harvey Company ed è dotato di bungalows, supermarket e ristorante; in b/s stanze di cat. luxury a 50$ la doppia).

Terzo giorno:

Stovepipe Wells (Death Valley) - Scotty's Castle - Tonopah - Rachel - Ely (km 756 circa)

Da Stovepipe Wells si imbocca la CA-190 svoltando subito a destra sulla Daylight Pass che in seguito diventa US-95, giungendo al magnifico cratere vulcanico detto Ubehebe davvero possente; breve camminata al cratere minore bordeggiando spettacolarmente su colate laviche rese aggraziate da una fioritura alpina multicolore.

Si raggiunge poi il castello moresco chiamato Scotty's Castle, assurdo, kitsch e quant'altro ovvero la parte bizzarra dell'american dream. Ora il castello è diventato un museo ed è visitabile con il biglietto d'entrata alla Death Valley. Magnifici panorami, highway a perdita d'occhio in una tavolozza cromatica perennemente azzerata e rielaborata dalle nuvole.

A Tonopah si imbocca la US-6 fino a Warm Spring dove si devia sulla NV-375 (o Extraterrestrial Highway) giungendo finalmente a Rachel, in una zona sperduta del sud Nevada. Vicino a questo villaggio si trova la mitica Area 51 o Groom Lake Base, non segnata su alcuna carta, dove fu progettato e sperimentato l'F117 o Stealth e dove sarebbe depositato il famoso disco volante di Roswell.

Puntatine al Cathedral Gorge State Park, un misto tra Badlands Park, Bryce Canyon e Death Valley; piccolo trail dal punto panoramico Miller Point, molto azzardato, scivoloso, un mondo arancione. Percorrendo la NV-318 e la US-50 si arriva a Ely tra paesaggi alpini unici e veduta di sbieco del domani: il maestoso Wheeler Peak. A Ely si può pernottare in uno dei numerosi motel. Noi ci siamo trovati bene al Main Motel (Best Western), 1101 Aultman Street, tel. 775-289-4529, circa 42$ la camera doppia.

Quarto giorno:

Ely - Great Basin - Cedar City (Utah) (km 321 circa)

Si parte da Ely in direzione Osceola/Baker prendendo in successione la US-93, la US-50 sino a Baker, la NV-487 che a Garrison diventa UT-21. Trails al Great Basin tra pini aristati, ghiacciai e laghetti alpini, belvederi e panorami indescrivibili. Tonificante camminata tra balze scoscese, chipmooks (avete presente i disneyani Cip e Ciop?) occhieggianti/trastullantisi con fiori!

Proseguendo lungo la UT-130 si entra nella I-15 South a Enoch e si imbocca l'uscita 42 giungendo in tal modo a Kolob Section, la parte nord-occidentale del parco di Zion, un vero gioiello naturale con i Finger Canyon e la possibilità di effettuare numerosi trekking anche molto impegnativi. Pomeriggio in preesplorazione a Kolob Section verso il calar del sole, bagliori rossastri tra monolitiche formazioni rocciose .si prospetta un felice domani per Kolob Arch Trail . Si può pernottare a Cedar City (Town and Country Inn , Best Western, 189 North Main, tel. 435-586-9900, 63 $ la camera doppia compresa la prima colazione. Nei pressi del motel si può anche cenare da Sizzler a circa 8 $ "all you can it").

Quinto giorno:

Cedar City - Kolob Section - Zion (km 96 circa)

Si parte da Cedar City immettendosi sulla I-15 South fino all'uscita 27, direz. Toquerville, poi si imbocca la UT-9 per Springdale-Zion.Giornata memorabile. Sentiero incantevole tra una valle di singolare bellezza e numerosi avvistamenti di fauna (tacchini selvatici, scoiattoli, serpenti). Il Kolob Arch, l'arco naturale più grande del mondo, è possente e vale la fatica della ventina di km a piedi (le guide parlano di 8-9 ore di cammino, ma si può fare in 6 ore circa). Vedute panoramiche mozzafiato ovunque.

Pomeriggio trail a Zion fino alle Emerald Pool con vedute di quasi pari valore a quelle della mattina, se si è fortunati si possono avvistare i cervi. Le Emeral Pool sono delle cascatelle d'acqua molto suggestive e raggiungibili da diversi sentieri; sono tre: le lower, le middle e le upper, queste ultime con un bel laghetto. Attenzione: nel parco di Zion si può entrare con l'auto solo se si pernotta allo Zion Lodge (circa 70 $ la camera doppia) situato all'interno del parco.

Per cenare ci si può recare a Springdale dove si trovano ottimi ristoranti, pizzerie e fast food. Noi ci siamo trovati bene al "Pizza e Pasta": si deve fare un po' di fila perchè i posti a sedere sono pochi ma in compenso si mangia ottimamente.

Sesto giorno:

Zion

Zion è uno dei più bei parchi americani e, di conseguenza, è anche molto frequentato. Al contrario di altri parchi tiene ben nascosti i suoi gioielli:

il Canyon Overlook con panorama all'altezza del nome (ci si arriva dopo circa 1 km di cammino e consente la vista della maggior parte della Valle di Zion);

l' Angel's Landing della serie vertigini, strapiombi, catene cui abbracciarsi per la vita (per salire in cima si deve seguire il sentiero che parte dalla fermata del minibus, sale di colpo per un dislivello di circa 1500 m diventando, negli ultimi 300 m, sentiero attrezzato con larghezza massima di 50 cm e pareti a strapiombo; solo per persone esperte);

l'incanto postimpressionista della Weeping Rock e, ciliegina sulla torta, un tuffo nel Narrows Canyon con guado di un fiumiciattolo smeraldino tra pareti d'arenaria a strapiombo su di noi per alcuni chilometri, cascatelle e sassi levigati dal tempo.

Ovunque sono possibili incontri ravvicinati con la fauna del luogo; se si pernotta allo Zion Lodge si vedranno, nelle ore serali e mattutine, molti animali che vengono a mangiare nei prati antistanti i bungalows.

Settimo giorno:

Zion - Page (km 187 circa)

Visita all'alba della silente Checkerboard Mesa, roccia di arenaria levigata dal tempo e dalle condizioni atmosferiche che hanno scavato profondi solchi, tra bluebird, scoiattoli e cerbiatti , camminata fino al bordo dell'abisso Horseshoe Bend . Da Zion si imbocca la UT-9 sino a Mount Carmel Junction per poi proseguire con la US-89 fino a Page (Arizona).

Pomeriggio a Upper Antelope (Corkscreew Canyon), ieratico ma purtroppo troppo frequentato (è il prezzo della notorietà; le ore migliori per visitarlo sono comunque tra le 12 e le 14) poi camminata lungo il bordo del canyon con vedute sull'immenso Lake Powell e un' occhiata dal punto panoramico. Si può pernottare a Page (Econolodge Page, 121 S. Lake Powell Blvd, tel. 928-645-2488, 39 $ la camera doppia in b/s, 75 $ in a/s); la nostra esperienza diretta sconsiglia di fermarsi a mangiare da Stromboli's: è pieno di italiani, la pizza non è buona ed è caro.

Ottavo giorno:

Page - Kayenta (Km 160 circa)

Da Page, imboccando la AZ-564, si giunge al Navajo National Monument, splendido parco la cui visita si effettua con l'accompagnamento di guide native. Vista dal belvedere di Betatakin House, domani escursione giù nel canyon. Betatakin House e Keet Seel House sono delle rovine della civiltà anasazi stupendamente conservate e accessibili solamente con un tour gestito interamente da guide navajo (solitamente il tour dura mezza giornata con partenza alle ore 7.00 a.m., ora locale navajo. Attenzione: in tutta la nazione navajo - Monument Valley, Betatakin, Canyon de Chelly, Window Rock- siamo sempre un'ora indietro rispetto all'ora dell'Arizona!).

Imboccata la US-163 si arriva alla Monument Valley, con mesas colossali e panettoni di roccia: giro non convenzionale nell'Hidden Canyon tra archi, petroglifi, dune di sabbia e meraviglie assortite (tour fattibile solamente con guida indiana che conduce nella zona non accessibile ai turisti. Il giro dura solitamente 3 ore, ma se la guida vede persone interessate fa fare anche un giro di circa 5 ore nel qual caso ricordatevi di darle una buona mancia!).

Si prosegue lungo la US-163 e, svoltando a sin. sulla UT-316 si arriva a Goosenecks con ritorno per il tramonto!! (Il tour al Goosenecks State Park, un insieme di serpentine erose dal San Juan River nel corso dei secoli, è piuttosto faticoso se si decide di scendere). Si può pernottare a Kayenta (Holiday Inn Kayenta, 70 $ la camera doppia).

Nono giorno:

Kayenta - Chinle (km 172 circa)

Da Kayenta si prosegue per 8 miglia lungo la US-160, poi si svolta a destra sulla Indian Route 59 fino a Many Farms per poi svoltare nuovamente sulla US-191 e sulla Indian Route 7. Si giunge così al Canyon De Chelly, altro parco in territorio indiano al cui interno si trovano abitazioni rupestri anasazi e strade navajo tradizionali.

Al mattino trail a White House Ruins e nel pomeriggio trail con guida navajo giù nel canyon per il Cracktrail (quasi freeclimbing) fino ad Antilope House Ruins con sovrappiù di splendidi pittografi e petroglifi. Pericoloso ma sublime!! Percorrendo altre 2 miglia circa sempre lungo l'Indian Route 7 si arriva quindi a Chinle dove si può pernottare (Holiday Inn Chinle, Indian Route 7, circa 62 $ la camera doppia).

Decimo giorno:

Chinle - Window Rock Tribal Park - Chinle (km 70 circa)

Si parte da Chinle prendendo la US-191 sino a Ganado e si prosegue sulla AZ-264 fino a Window Rock. Capatina all'Historic Hubbell Trading Post, una delle tante "agenzie commerciali" che sorgevano nel sud-ovest nel 1880, e visita al Window Rock Tribal Park e al suo gigantesco arco naturale. Nel pomeriggio si va sul South Rim del De Chelly e i suoi straordinari panorami con megafinale alla mitica, ieratica e silente Spider Rock.

Undicesimo giorno:

Chinle - Four Corners - Farmington (New Mexico) (km 241 circa)

Da Chinle, lungo la Indian Route 64, si giunge al lato nord del Canyon De Chelly con i suoi panorami tutti interessanti e notevoli, poi, dopo aver percorso una lunga strada sterrata, Shiprock, roccia sacra per i nativi che si staglia in mezzo ad un piatto deserto nei dintorni dell'omonima cittadina: mitica/monolitica/ieratica/sacra/indimenticabile.

Proseguendo lungo la IR-12 fino a Rock Point, da qui imboccando la IR-35 fino a Red Mesa e poi la US-160 si arriva al Four Corners Monument, un po' di folklore a stelle e strisce, l'unico posto negli USA in cui si incontrano quattro Stati: Colorado, Utah, Arizona e New Mexico.Altri 30 km lungo la US-550 e, ciliegina sulla torta, l' Aztec Ruins National Monument, fantastica cittadella-fortezza degli anazasi in una verdeggiante spianata con una silente/rossastra/finestrata grande riva davvero da ammutolire. Molto bella e molto ben conservata.

Si torna indietro e si imbocca la US-64 che conduce a Farmington dove si pernotta (Best Western Inn & Suites, 700 Scott Avenue, tel. 505-327-5221, 70 $ la camera doppia con prima colazione e possibilità di collegamento internet tramite web tv).

Dodicesimo giorno:

Farmington - Taos (km 466 circa)

Si parte da Farmington prendendo la US-64 fino a Bloomfield, si prosegue sulla NM-44 sino a Cuba, si gira a sin. sulla NM-126 (sterrata) per proseguire sulla NM-4 fino al Bandelier National Monument : davvero interessante per l'approccio culturale alla civiltà che abitò questo canyon adattandosi all'ambiente in maniera stupefacente. Si possono godere svariate vedute panoramiche, tra cui resti circolari della cittadella, nonché arrampicarsi su lunghe scale di legno fino ad una kiva cerimoniale dalla quale si gode una veduta mozzafiato. Dalla lunga casa costruita nei fianchi incredibilmente erosi del canyon, spande un pungente odore del guano depositato dagli attuali abitanti. Ricapitolando: canyon molto lussureggiante, cromaticamente esaltante, da vedere.

Si prosegue sulla NM-501-502 sino a San Ildefonso e, di lì, verso Pojaque sulla NM-503 per giungere a Chimayo. Pellegrinaggio adobi al Santuario di Chimayo davvero ameno, sperduto in un minuscolo villaggio; a Las Trampas per la chiesa cattolica di S. Josè de Garcia ,poi Peñasco e il silente magnifico Picuris Pueblo con campana in ferro centrale, poi Taos! (NM-518). A Taos si può pernottare ( Katchina Lodge & Meeting Center, 413 North Pueblo Road, tel. 505-758-2275, 69 $ la camera doppia compresa la prima colazione).

Tredicesimo giorno:

Taos

Taos dunque, posto incantato/evole seppur troppo trafficato; comunque il famoso pueblo è un gioiello conservato al di fuori del mondo e come tale si fa ben pagare per osservarlo. Se si giunge il mattino presto si può goderlo in santa pace anticipando lo sbarco delle orde turistiche. Poi un saltino a Ranchos de Taos a fotografare e visitare la sfruttatissima S. Francisco de Asis Mission, splendida nella delicata doratura mattutina.

Poi a nord al Rio Grande Gorge State Park, piccola camminata lungo il bordo dal quale si gode notevole vista sull'orrido squarciato dal verdeggiante fiume incanalato tra rocciose pareti laviche. Sullo sfondo, agile e slanciato, salta da rim a rim un flessuoso ponte in ferro che per la gioia degli astanti vibra al passaggio di ogni sferragliante mezzo pesante. Nel pomeriggio, struscio nella Old Town tra kitscherie assortite, grappoli di rosso chili e murales vari (troppo, troppo traffico!!!).

Quattordicesimo giorno:

Taos - San Luis (Colorado) - Durango (km 406 circa)

Si parte da Taos prendendo la NM-522 direz. North; appena passato il confine la strada diventa CO-159 ed eccociin Colorado, esattamente a San Luis, il più antico insediamento dello Stato: visita alla chiesetta ancora in adobi (fango, paglia e acqua) anche se abbiamo cambiato Stato, che si eleva in alto su un colle con magnifico effetto prospettico. La moderatamente tortuosa salita paga pegno alle stazioni della "via crucis". Arrivati alla sommità del colle appare in contemporanea la bucolica missione e un panorama a 360° sulle Rockies Mountains tutte attorno. L'interno della pieve è silente, lindo, ideale al raccoglimento, ci si sente un po' osservati da un gigantesco Cristo sul coro.

Da S. Luis si prosegue sino a Fort Garland, si svolta a sin. sulla US-160 in direz. Alamosa e poi a dx sulla CO-150: dopo circa 40 km si arriva al Visitor Center delle Grand Sand Dunes, vere meraviglie naturali. Le Grandi Dune del Colorado stanno per essere promosse parco nazionale. L'inizio è bizzarro: la catena più meridionale delle rocciose, nella fattispecie le Sangre de Cristo, marmoree, espressionisticamente macchiate dal fogliame settembrino, hanno inopinatamente ai piedi una cintura di altissime e notevolissime dune sabbiose sahara style. Dopo il primo impatto è naturale volersi buttare a scalare la duna più alta (siamo a 2649 m, e la più alta è di 250 m). Camminare su un nevaio può essere la sensazione che più si confà a questa esperienza, la salita è moderatamente ardua ma il panorama è senza prezzo!

Mai sazi di bellezza percorriamo il Montville Nature Trail e, tra ruscelli e bianche betulle, occhieggiano le solite ambrate dune impreziosite da sporadici batuffoli di nuvolette ovattate. Poi scarpinata fino al Medano Creek che lambisce le dune, purtroppo completamente secco in questa stagione. Si torna ad Alamosa e da lì si prosegue sulla US-160 fino a Durango dove si può pernottare (Days Inn Durango, 1700 County Road 203, 68 $ la camera doppia compresa la prima colazione).

Quindicesimo giorno:

Durango - Cortez (km 73 circa)

Si parte da Durango percorrendo la US-160: tra Marcos e Cortez si svolta per Mesa Verde dove si può compiere una piacevole escursione con ranger di origini italiane a Balcony House. Tra scale, scalette, tunnel, passaggi a quattro zampe e arrampicate si riesce forse ancor di più a godere di questo sito per il quale il termine unico "sa di muffa". La veduta dalla "casa" è affascinante, in settembre il fogliame incendiato macchia in maniera unica e suggestiva il canyon sottostante; il silenzio assoluto saltuariamente rotto da un colpo d'ali o da un gracchio contribuisce all'unicità del tutto.

Religiosamente ci affacciamo da ogni punto panoramico e per sovrappiù ci concediamo il Trail dei Petroglifi, circa 6 km di giro fino a queste antiche iscrizioni sulla roccia, l'unica in tutto il parco che ti sorprende senza preavviso allo svoltare di un anonima curva tra i ginepri. Cliff Palace e Spruce House, nella luce incerta del pomeriggio, tra una fiammata e l'altra di un sole che gioca a nascondino tra i cirri sono decisamente memorabili. Queste due cittadelle degli anazasi, incastonate nella roccia, sono le due meraviglie del parco ma si possono vedere anche gli scavi archeologici e un'infinita serie di case e villaggi in rovina. Lasciamo questo sito, giustamente compreso tra quelli considerati patrimonio dell'umanità con un sentimento indescrivibile.

Proseguendo lungo la US-160 si arriva a Cortez dove è possibile pernottare ( Econolodge Cortez, 2020 E. Main Street, 70 $ la camera doppia compresa la prima colazione).

Sedicesimo giorno:

Cortez - Blanding (km 157 circa)

Si parte da Cortez sulla US-160 in direz. South, si svolta a dx sulla CO-41 che diventa UT-262 e quindi si svolta ancora su delle Rural Route senza numero per arrivare a Hovenweep National Monument nell'amato Utah, non tralasciando la vista di Shiprock (paesaggio maestoso) e Aneth. Hovenweep è un'altra cittadella sul famoso Trail of the Ancient. Ataviche costruzioni appollaiate o adagiate nel canyon che ospita un considerevole numero di tali ruderi. Trail ad anello che, costeggiando il bordo, svela tutte queste meraviglie mentre qua e là occhieggiano lucertole, scoiattoli e conigli selvatici. Misteriosi sono i motivi per cui fu costruita questa città che non fu mai abitata: si trattava forse di un qualche osservatorio astronomico?

Nel pomeriggio si torna indietro prendendo la US-191 che ci porta a Edge of the Cedar State Park, che vale la visita per un rudere anasazi, parecchi manufatti e oggettistica esposti in un moderno museo. Si pernotta a Blanding (Best Western Gateway Inn, 88 East Center, tel. 435-678-2278, 65 $ la camera doppia compresa la prima colazione).

Diciasettesimo giorno:

Blanding - Torrey (km 277 circa)

Si parte da Blanding sulla UT-95 e si svolta a dx sulla UT-275 per arrivare al Natural Bridges National Monument: una rivelazione. Canyon silente, tre archi affascinanti, ruderi anasazi, petroglifi, pittografi, coyote e lucertole in fuga. I sentieri per raggiungere due meravigliosi archi sono assai faticosi ma ricompensano alla grande dello sforzo. Si torna sulla UT-95 passando il mitico ponte sul Lake Powell ad Hite e costeggiandolo per qualche km per poi svoltare sulla UT-24 ad Hanksville. Si giunge così a Capitol Reef, gioiello policromatico con in sovrappiù Fruita, delizioso villaggio di agricoltori con annessa vecchia scuola e i mitici, rosati Fremont Petroglyphs.

Torrey si trova poco fuori il parco è vi si può pernottare (Best Western Capitol Reef Resort, 2600 East Highway 24, tel. 435-425-3761, 68 $ la camera doppia colazione compresa).

Diciottesimo giorno:

Torrey - Cedar City (km 298 circa)

Si parte da Torrey sulla UT-12, si costeggia Escalante NM lungo una strada panoramica mozzafiato, si prosegue sulla UT-14 e la UT-148 e si arriva al Bryce Canyon: trail congiunti "Navajo" e "Queen's Garden", di stupore in stupore tra slot canyon, ginepri, cromatismi arancio-rosa-latte, favolose betulle giallocolorate. Camminiamo tra torreggianti colonne di arenaria in uno scenario talmente bizzarro da sembrare finto.

Dopo i trails si paga pegno ai punti panoramici obbligatori: dall'indefinibile Inspiration Point al Cedar Breaks NM, al Point Supreme fino a dei superbi pini aristati con strepitose vedute d'insieme mentre qualche isolata nuvola in fuga provvede a contrastare il panorama per la gioia degli esteti. Una visita approfondita di Bryce Canyon può richiedere 2-3 gg. mentre una visita veloce richiede circa mezza giornata.

A seconda dei casi si può pernottare a Cedar City (Town and Country Inn, Best Western, 189 North Main, tel. 435-586-9900, 63$ la camera doppia compresa la prima colazione) oppure proseguire per Las Vegas (circa 288 km sulla I-15 direz. South, circa 2.30 h di auto).
Le tappe dell'itinerario:

LAS VEGAS (NV) - DEATH VALLEY (CA) - RACHEL (NV) - CATHEDRAL GORGE (NV)- ELY (NV) - GREAT BASIN (NV) - CEDAR CITY (UT) - KOLOB SECTION (UT) - ZION (UT) - HORSESHOE BEND (AZ) - PAGE (AZ) - BETATAKIN (AZ) - KAYENTA (AZ) - MONUMENT VALLEY (AZ - UT) - GOOSENECKS (UT) - CHINLE (AZ) - CANYON DE CHELLY (AZ) - WINDOW ROCK (AZ) - FOUR CORNER'S (AZ - UT - CO - NM) - SHIPROCK (NM) - AZTEC RUINS (NM) - FARMINGTON (NM) - LOS ALAMOS (NM) - BANDELIER (NM) - TAOS (NM) - SAN LUIS (CO) - GREAT SAND DUNES (CO) - DURANGO (CO) - MESA VERDE (CO) - HOVENWEEP (UT) - BLANDING (UT) -NATURAL BRIDGES (UT) - CAPITOL REEF (UT) - TORREY (UT) - BRYCE CANYON (UT) - CEDAR BREAKS (UT) - CEDAR CITY (UT) - LAS VEGAS (NV).

N.B. Il kilometraggio giornaliero indicato è quello relativo alla distanza dal punto di partenza a quello d'arrivo mentre le distanze intermedie per raggiungere le varie "attrazioni" sono di difficile quantificazione in quanto all'interno dei Parchi dove spesso, il cartello con le distanze indica solo i km fino al centro visitatori.

:::::::::::::::::Stati Uniti

Itinerario 5


Highway 50: la strada più solitaria d'America

di Carlo Andreatta

Punto di partenza:


Ely (Baker se si vuole visitare il Great Basin National Park)

Punto di arrivo:


Lake Tahoe

Lunghezza:


513 km

Durata:


1 g. (3 gg. se si vuole visitare il Great Basin National Park)

Mezzo di trasporto:


automobile

Difficoltà:


nessuna

Sopralluogo sulla Highway 50: il nastro d'asfalto nero corre dal confine dello stato federato dello Utah, attraverso il Nevada, fino al confine californiano.

400 chilometri di solitudine nell'Ovest americano, così come lo si conosce dai sogni nostalgici di terre lontane: una natura integra, laghi che l'evaporazione ha trasformato in superfici incrostate di sale, valli prosciugate, catene montuose nella loro immutata eppure affascinante monotonia, qua e là una fattoria, un autogrill abbandonato, campi recintati, il sibilo del vento che scuote i fili del telefono e spazi infiniti. Il cartello stradale giallo con una mucca nera esorta gli automobilisti a fare attenzione al bestiame allo stato brado. La sua lamiera è stata trasformata in un vero colabrodo dalle pallottole. Qui sono del tutto fuori luogo i timori che l'aria ricca di piombo possa nuocere alla salute: l'abitazione più vicina dista almeno trenta miglia.

Malgrado questa solitudine, anzi proprio grazie ad essa, la Highway 50 ha fatto carriera ed è entrata nel guinnes dei primati delle vie di comunicazione americane. Nel 1986, il reporter di una diffusa rivista statunitense percorse questa Highway e comunicò le sue avvilenti impressioni in un breve articolo dal contenuto distruttivo: "Lungo questa strada soltanto nove località, due accampamenti abbandonati, qualche rara stazione di rifornimento e occasionalmente qualche coyote".

Il paesaggio deserto attraversato dalla
Highway 50

L'Automobil Club Americano, l'AAA, aggiungeva nello stesso tono: "la Highway è del tutto deserta. Non ci sono posti di alcun interesse. Mettiamo in guardia gli automobilisti dall'avventurarsi su questa strada se non sono proprio sicuri di poter contare sulle loro capacità di sopravvivenza". La Camera di Commercio di Ely reagì con prontezza e intelligenza a questa pubblicità negativa. Operai muniti di zappe e pale furono mandati lungo la strada tanto denigrata per montare cartelloni con la scritta, ben visibile anche da lontano: "Highway 50 - la strada più solitaria d'America".

La strada parte ad est, dal confine tra gli Stati dello Utah e del Nevada, isolata nella desertica terra di nessuno, proprio come la descrive lo slogan. Se si vuole, da Ely una piccola diramazione in direzione di Baker (la US-93 sino aMajor's Place, poi si prende la US50-US6 per un totale di 100 km circa) porta al Great Basin National Park con le sue grotte di stalattiti e stalagmiti e dei sentieri di montagna che si arrampicano sul Wheeler Peak alto 4000 m, l'unico parco nazionale del Nevada che pur essendo molto bello è ancora poco frequentato dai turisti. I Bristlecone Pine o pini aristati, gli alberi più vecchi del mondo, della veneranda età di 4000-5000 anni, si trovano qui. Al Great Basin ci si può fermare 2 giorni (possibilità di campeggio).

Ely, storica cittadina mineraria e oggi sede dell'amministrazione della contea. Ely con i suoi 800 posti letto tra alberghi e motel, è diventato un importante centro commerciale per tutto il Nevada orientale. Poco distante da Ely c'è Osceola, una città fantasma da tempo abbandonata. Osceola si trova sul versante occidentale della Snake Range, 40 miglia a sud est di Ely. Questa città non ha mai conosciuto ritrovamenti spettacolari quanto piuttosto uno sviluppo continuo, reso possibile da canali attraverso i quali veniva trasportata l'acqua per il placer-mining, vale a dire per il dilavamento della roccia estratta.

A ovest di Ely, per 77 miglia, non si incontrano che solitudine e asfalto, pascoli sui quali il bestiame si disperde, qui e là un rottame d'auto, quasi un monito a non perdere di vista il traffico sull'altra corsia sebbene sia trascorsa già una mezz'ora da quando si è incrociata l'ultima macchina. I maligni sostengono che gli automobilisti, di fronte alla desolazione di questo tratto di strada, spesso dimenticano persino dove stanno andando. Però la cosa può essere vista diversamente. Le strade vuote sono un toccasana per il sistema nervoso degli stressati europei che vivono nelle grandi città. Se capita poi di incontrare qualcuno, si apprezzerà in modo nuovo il valore di questi contatti.

Ad Eureka ed Austin, entrambe situate nel centro del Nevada, con i loro edifici in parte storici e la loro atmosfera da film western, si ha l'impressione che John Wayne abbia svoltato l'angolo per controllare i cavalli. Nei bar e nelle hall degli alberghi si sente l'inconfondibile suono delle slot machine che nello Stato del Nevada sono più numerose delle bottiglie di birra: un affermazione senz'altro un po' avventata, ma che risponde a verità.

Oltre il New Pass Summit (1935 m), la strada più solitaria d'America conduce ad ovest di Austin, in un territorio con laghi prosciugati e dorsali brulle; se non ci fosse sempre vento, il caldo sarebbe insopportabile. A Cold Springs si incontra un posto di ristoro nel quale la titolare si accinge a preparare enormi quantità di insalata di patate per una gara di tiro che sta per avere luogo dietro alla casa. Al bar siedono un paio di persone che sono chiaramente intenzionate a combattere la stagnante solitudine ricorrendo ad un "antidoto" alcolico in quantità sufficienti.

A sud della strada, circa 48 miglia a ovest di Cold Springs, si estende il Carson Lake che è oggi ricoperto da una spessa crosta di sale. A nord si raggruppano le brillanti dune del Sand Mountain, una montagna di sabbia lunga 2 miglia e alta circa 200 metri. Molti visitatori qui hanno potuto assistere al fenomeno studiato anche dagli scienziati: la sabbia che canta. Quando in estate la sabbia asciutta viene "infuocata" dal sole si può sentire ad ogni passo un vibrante brontolio che è quasi sicuramente provocato dal gran caldo, dalla tensione, dall'attrito e probabilmente anche da flussi elettrici.

La cittadina di Fallon, con i suoi campi di cereali, gli orti e gli allevamenti, è stata soprannominata il "cestino del pane del Nevada". Chi sta percorrendo la Highway 50 ritrova finalmente un po' di vita, con distributori di benzina, bancarelle, motel e supermercati.

Oltrepassata Fallon, la Highway 50 prosegue verso ovest biforcandosi per proseguire verso nord ovest fino alla Interstate 80 in direzione sud ovest, attraverso Carson City fino al confine tra il Nevada e la California, nei pressi del Lake Tahoe. Per chi ha percorso la strada sino a Fallon è lì che termina l'avventura nella solitudine dato che il resto del tragitto attraversa una zona più densamente popolata. Dedicando qualche giorno all'impresa Highway 50, si avrà modo di adattarsi alla desertica vastità e al cielo quasi infinito. Sulla loneliest road in America le distanze non si esprimono soltanto in miglia, ma anche nella sensazione di essere abbandonati a se stessi.

L'America non sarebbe l'America, se il primato "la strada più solitaria d'America" rivendicato dalla Highway 50 non avesse subito chiamato in campo gli esperti di statistiche. Alcuni di loro sostengono che questa strada di grande comunicazione "si fa bella con le piume del pavone". Esperti di traffico del Nevada Department of Transportation hanno scoperto che entro i confini dello Stato esistono strade ancor più solitarie. In base alla densità del traffico, il campione in fatto di desolazione sarebbe la strada statale 375 (Extraterrestrial Highway) tra Warm Springs e Hiko, nel sud est del Nevada. Qui transitano al massimo 80 veicoli al giorno. Alcuni affermano che questo deserto, dimenticato da Dio, è la zona più adatta se si vuole essere tra i primi ad assistere ad un volo sperimentale di un velivolo segreto dell'aviazione statunitense.
Pernottamento

Sia ad Ely che al Lago Tahoe la scelta su dove dormire è ampia. Restando alle grosse catene di motel si possono scegliere tra quelli della Best Western, quelli dell'Holiday Inn e quelli della Choice Motel con prezzi che partono dai 42-45 $ la camera doppia a notte. Ad Ely ci sentiamo di consigliare il Main Motel, Best Western, 1101 Aultman Street, tel. 775-289-4529, 42 $ la camera doppia.
Mangiare

Anche per i pasti la scelta è estremamente ampia. Se si vuole contenere la spesa si può optare per i fast food dove, in media, non si spenderanno più di 6 $ oppure ordinare una pizza (con una spesa di circa 10 $) o ancora una TBone steak per la quale si parte dai 17 $.