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| Vietnam | CAMBOGIA |
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| VIETNAM Informazioni Il VIETNAM Mappa del VietnamIl Vietnam si trova nell’estremità orientale della penisola indocinese ed è bagnato dal Mar Cinese meridionale. Ha una super?cie di oltre 300.000 kmq, è lungo 1.650 km e raggiunge una larghezza massima di 600 km. Con?na a nord con la Cina, a ovest con il Laos e la Cambogia. La bellezza dei suoi paesaggi è sorprendentemente varia, tutta da conoscere, tutta da scoprire. Questo affascinante Paese viene tradizionalmente diviso in tre regioni: Bac Bo, a nord, Trung Bo (ossia l’antica provincia da Annam) nella parte centrale, Nam Bo a sud. A nord, catene montuose e valli separano il Vietnam dalla Cina e dal Laos. Con i suoi 3.160 m, il Fan Si Pan è il monte più alto del Paese. Verso sud-est, le montagne digradano per dare spazio a vaste pianure irrigate da numerosi ?umi, in particolare dal ricco delta del Fiume Rosso. Qui il clima si divide tendenzialmente in due stagioni: l’inverno si fa sentire dal mese di novembre al mese di aprile, ed è caratterizzato dai venti umidi e freddi provenienti dall’Asia centrale. L’estate corre da maggio ad ottobre, con temperature calde e clima piovoso. Il Vietnam centrale è il trait d’union fra il Nord e il Sud del Paese: un passaggio di piccole pianure strette fra il Mar Cinese e l’altopiano di Truong Son. Qui nelle zone montuose centrali si trovano le più importanti coltivazioni di tè e caffè. Lungo la costa le pianure si alternano a suggestive lagune. Il Vietnam del Sud è zona occupata in prevalenza dallo smisurato delta del ?ume Mekong, uno dei più lunghi ?umi asiatici (misura 4.180 km). Una presenza che ha favorito la formazione di una vasta, fertile e assai coltivata pianura alluvionale: questa regione può essere considerata la risaia dell’intero Paese. Qui il clima da sfogo a tre stagioni: quella delle piogge va da maggio a ottobre, quella semi-secca da novembre a febbraio, quella secca da febbraio ad aprile. Grazie alla straordinaria varietà dei paesaggi, la ?ora e la fauna costituiscono un importante patrimonio di questo Paese. Nonostante le guerre e vari tentativi di deforestazione, i tre quarti della super?cie del Vietnam sono occupati da montagne e foreste ricche di signi?cative presenze naturali. Il regno vegetale ospita tuttora circa 700 specie di piante, da cui si ricavano oli, resine, legno prezioso e piante medicinali. Il regno animale è più o meno simile a quello esistente nel Bengala e in Malesia. In questo ricchissimo habitat si contano circa 273 tipi di mammiferi, 180 di rettili, centinaia di uccelli, pesci e invertebrati. Fra le specie più note vi ricordiamo gli elefanti, i bufali d’acqua, i rinoceronti, le antilopi e i tapiri, le scimmie e gli orsi bruni, le tartarughe e i coccodrilli. Naturalmente, il Vietnam è espressione di una storia millenaria. Millenni nei quali si sono alternati lunghi periodi dinastici (dal 3.000 circa a.C. al 3 a.C) a periodi di dominazione cinese (dal 3 a.C. al 543 d.C.), altri secoli di governi dinastici a un secolo di occupazione coloniale francese, cui fece seguito la lunga guerra di Resistenza per l’indipendenza nazionale e la dolorosa guerra civile fra il Vietnam del Nord e il Vietnam del Sud. In questi millenni i vietnamiti hanno maturato grandi tradizioni culturali, che potremo vedere espresse nelle architetture dei templi e delle pagode, nelle incisioni e nelle stampe colorate dell’arte popolare, nei raf?nati oggetti di legno laccato, nel vasto patrimonio artistico e letterario: dalla poesia alla musica tradizionale e religiosa, dal teatro alla musica teatrale, dall’originale teatro delle marionette sull’acqua al raf?nato artigianato artistico. ATTIVITA' Il Vietnam dispone di 3260 km di coste e quindi è possibile noleggiare l'attrezzatura per fare snorkelling o immersioni in quasi tutte le località turistiche balneari. Le spiagge più famose sono Vung Tau, poco a nord del delta del Mekong, e Nha Trang, vicino a Dalat. Proprio nella bella campagna intorno a Dalat, si possono effettuare piacevoli escursioni a piedi, a cavallo e anche in bicicletta. Il Vietnam è una delle mete preferite da coloro che amano percorrere molti chilometri in bicicletta, essendo un paese pianeggiante e con una percentuale di veicoli relativamente bassa. Alcuni ciclisti occidentali organizzano escursioni di gruppo sul delta del Mekong. Gli amanti delle grotte dovrebbero recarsi presso le caverne fluviali di Pong Nha, a nord-ovest di Dong Hoi. Coloro che fossero interessati agli eventi legati alla guerra del Vietnam potrebbero percorrere parte del Sentiero di Ho Chi Minh, una serie di strade, piste e viottoli utilizzati come rotte di spedizione di merci dai nordvietnamiti durante il conflitto. Partendo dal Vietnam settentrionale, il sentiero procede in direzione sud attraverso le Montagne di Truong Son fino al Laos occidentale. La rete di cunicoli di Cu Chi (35 km da Saigon) e di Vinh Moc (nei pressi dell'antico confine tra Vietnam del Nord e del Sud) permette ai visitatori di sperimentare la vita claustrofobica condotta dagli abitanti dei villaggi e dai vietcong durante la guerra. CULTURA La vita del popolo vietnamita è stata influenzata da quattro grandi religioni e filosofie: il confucianesimo, il taoismo, il buddhismo e il cristianesimo. Nel corso dei secoli, le prime tre si sono unite con le credenze popolari cinesi e con l'antica tradizione animista del paese per formare il Tam Giao, o 'triplice religione'. La lingua vietnamita (kinh) è un ibrido di idiomi mon-khmer, tai e cinesi. Proprio dalle lingue monotoniche mon-khmer i vietnamiti hanno mutuato una buona percentuale di quelli che sono i termini primari della loro lingua. Le lingue straniere più conosciute sono il cinese (cantonese e mandarino), l'inglese, il francese e il russo, più o meno in questo ordine. Tra le forme di arte popolare vietnamita degne di nota vi sono i dipinti tradizionali su seta montati su cornici, varie tipologie di teatro, burattini, musica e balli tipici, sculture a soggetto religioso e oggetti laccati. La cucina vietnamita è particolarmente varia: si dice che vi siano almeno 500 piatti tradizionali, da quelli a base di carni esotiche come quelle di pipistrello, cobra e pangolino fino a fantasiose ricette vegetariane (spesso cucinate per contenere la stessa carne e il pesce). Il piatto classico vietnamita è però costituito da riso in bianco accompagnato da verdure, carne, pesce, spezie e intingoli vari. Tra gli spuntini più comuni vi sono gli involtini primavera e le frittelle di riso, oltre alle onnipresenti zuppe con anguille e vermicelli, pollo spezzettato e speziato. Tra i frutti più singolari ricordiamo il frutto del drago verde, il jojoba, i cachi, il longan, il mangostano, il pompelmo, la ciliegia a tre semi e la mela d'acqua. Per mangiare un piatto vietnamita bisogna prendere il riso da un piatto comune e metterlo nella propria ciotola. Con le bacchette, poi, si prende la carne, il pesce o le verdure dai piatti di portata e li si aggiunge al riso. Tenendo la ciotola vicino alla bocca, si usano le bacchette per mangiare. I vietnamiti sono sorpresi da chi lascia la ciotola sul tavolo e cerca di portare alla bocca il cibo precariamente tenuto con le bacchette: si tratta di una cosa che li diverte, ma non li offende. Una bevanda molto rinfrescante che potrete gustare in Vietnam è il latte di cocco. I vietnamiti credono però che il latte di cocco affatichi l'organismo. Gli atleti, per esempio, non lo bevono mai prima di una competizione. Un'altra specialità vietnamita, questa volta alcolica, è il vino di serpente (ruou ran). Si tratta di un vino di riso nel quale si trova un serpente sottaceto. Sembra che questo prodotto abbia proprietà tonificanti e si dice che curi qualsiasi disturbo... I SIMBOLI E LE TRADIZIONI DEL VIETNAM LE FESTIVITA' E LE MANIFESTAZIONI Le date delle feste religiose più importanti fanno riferimento al calendario lunare. La festa del Tet, il capodanno lunare, è un ottimo punto di riferimento per calcolare le altre date contando in avanti da quel giorno. Il capodanno lunare vietnamita rappresenta simbolicamente il compleanno di tutti i vietnamiti ed è la festa più importante in assoluto. Dura dal primo al settimo giorno della prima luna e, nel nostro calendario, cade a fine gennaio o all’inizio di febbraio. IL TAO CHI CHUAN Può essere considerato allo stesso tempo una ginnastica per la salute psicofisica, una raffinata arte marziale ed una forma di meditazione in movimento. Tende ad armonizzare corpo e mente basandosi su un insieme di teorie filosofiche che mirano a favorire la salute e che trovano riscontro in tutti gli aspetti della vita quotidiana, consentendo di assumere atteggiamenti maggiormente equilibrati e di realizzare un maggiore autocontrollo. Uno dei luoghi migliori per vedere praticare questa nobile arte è Hanoi, intorno al lago Hoan Kiem e davanti alla statua di Lenin, tutte le mattine dalle ore 05,00 alle 06,30. L'AO DAI La bellezza delle donne vietnamite vestite nel loro Ao Dai (vestito lungo) è impressionante. Snellisce ogni figura conferendo alla persona un portamento regale. La parte superiore scende sopra i pantaloni larghi e lunghi a sfiorare il suolo. Gli spacchi laterali arrivano fino in vita per rendere comodi i ovimenti. Il colore indica l’età e lo stato sociale della persona: bianco per le giovani, simboleggia la purezza, colori pastello quando crescono, ma non sono ancora sposate. Solo le donne sposate indossano colori forti. Ogni Ao Dai è fatto su misura e negozi specializzati hanno a disposizione uno staff di sarti per garantire che il prodotto finale evidenzi la figura. LE MARIONETTE D'ACQUA Molte civiltà hanno tradizioni di marionette ma solo in Viet Nam esistono i burattinai che lavorano nell’acqua. I burattinai sono nascosti da una tenda con il corpo immerso nell’acqua fino alla cintola e rappresentano gli aspetti della vita quotidiana. Con le stecche di bambù manipolano sott’acqua dozzine di marionette con una serie di complicati movimenti. È uno spettacolo forse un po’ “naif” per i raffinati gusti occidentali, ma talmente poetico da coinvolgere chiunque. I migliori spettacoli di marionette d’acqua si possono vedere rappresentati dal gruppo Than Long ad Hanoi nell’apposito teatro sulle rive del lago Hoan Kiem. I BASTONCINI D'INCENSO A seconda del rituale si possono accendere uno, tre, cinque o sette bastoncini d’incenso, comunque sempre in numero dispari. Ogni numero ha un valore simbolico: il numero uno rappresenta l’unità, il tutto, la fusione dei principi maschile e femminile; il numero tre suggerisce la versatilità del numero dispari che tende all’uguaglianza, alla stabilità e all’equilibrio. Cinque bastoncini vengono accesi solo sull’altare della Santa Madre delle Foreste e sette bastoncini vengono piantati il 5 luglio vicino agli alberi del baanian, simbolo della pietà buddista. I CYCLO Sono ovunque e rappresentano il mezzo di trasporto migliore per visitare le città del Vietn Nam. Sono abbastanza lenti da permettere di apprezzare ogni angolo e abbastanza veloci da creare una brezza piacevole. Esistono tre tipi di cyclo. I migliori hanno il sedile morbido, gli ammortizzatori e una tendina parasole o parapioggia. I normali hanno il sedile non imbottito e gli ammortizzatori non esistono. L’ultima categoria è riservata al trasporto di quantità a volte incredibili di merci. Un sedile viene considerato in grado di trasportare un occidentale o due vietnamiti. Il governo proibisce la circolazione dei cyclo su alcune strade: non bisogna meravigliarsi quindi se si arriva a destinazione con un percorso più lungo. È obbligatorio contrattare il prezzo fino a pagare almeno la metà della loro richiesta iniziale. Non fatevi assalire da scrupoli o sensi di colpa perché qualcuno sta sudando: portare un occidentale è una fortuna per un conducente di cyclo perché, anche contrattando, finiscono sempre col pagare qualcosa in più. I CAPELLI A CONO Sono un simbolo del Viet Nam e non poteva che essere Hue il maggiore centro di produzione: un totale di oltre settecento famiglie dedite ad un’attività con ben quattro secoli di storia. Il lavoro è organizzato come una catena di montaggio collettiva: ogni famiglia ha il proprio ruolo. C’è chi fornisce i materiali e chi si occupa di assemblarli e ogni persona riesce a fabbricare dai tre ai quattro cappelli al giorno. Oltre i modelli più comuni, ve ne sono di particolarmente elaborati, decorati con carte disegnate e colorate o ricamati all’interno. I migliori hanno la copertura in linfa d’abete per impermeabilizzarli. INFORMAZIONI DI VIAGGIO Valuta: La moneta locale si chiama DONG che é la valuta più utilizzata. Il cambio uf?ciale é di circa 15.500 Dong per 1 dollaro americano. È possibile cambiare: presso la Reception dell’hotel, in banca (orario: dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.00), presso i money change (orario uf?ci). Gli euro vengono accettati solo nelle grandi città come Saigon ed Hanoi. Per gli acquisti nei negozi del centro vengono accettati indifferentemente i dollari americani, i dong o le carte di credito (Visa o MasterCard). Fuso orario: Quando in Italia vige l’ora solare la differenza è di + 6 ore. (es: quando in Italia sono le 12:00 in Vietnam sono le 18:00). La differenza diventa di + 5 ore quando in Italia vige l’ora legale. Elettricità: la maggioranza degli impianti funziona con una corrente alternata a 220V Pesi e misure: sistema metrico decimale con variazioni locali Popoli: 85-90% di etnia vietnamita (sei gruppi principali: karen, hmong, lahu, mien, akha, lisu), 3% di etnia cinese oltre a khmer, cham (discendenti dell'antico regno di Champa, di cultura indiana) e membri di 60 gruppi etno-linguistici (anche conosciuti come montagnard, ossia montanari in francese) Lingua: vietnamita, russo, francese, cinese, inglese e diversi dialetti locali di matrice mon-khmer e malese-polinesiana Religione: buddhista, taoista, confuciana, hoa hao, caodaista, musulmana e cristiana Periodi Consigliati: Per andare in Vietnam non esiste un periodo migliore di un altro. Infatti, quando una regione è troppo piovosa o fredda, o incredibilmente afosa, c'è sempre un'altra zona in cui il tempo è sereno e si sta bene. Nel sud del paese si possono individuare con una certa approssimazione due stagioni: la stagione umida (da maggio a novembre, con alte punte di piovosità da giugno ad agosto) e la stagione secca (da dicembre ad aprile). Il periodo più caldo e umido è compreso tra la fine del mese di febbraio e maggio. La zona costiera centrale gode invece di un clima secco da giugno a ottobre. Anche nella parte settentrionale ci sono due stagioni: inverni freddi e piovosi (da novembre ad aprile) e calde estati (da maggio a ottobre). Naturalmente, le regioni montane sono più fresche di quelle costiere e durante l'inverno le temperature possono scendere anche sotto zero. Le zone centrali e settentrionali sono occasionalmente vittime di tifoni, specialmente tra giugno e novembre. Coloro che visitano il Vietnam dovranno ricordarsi delle celebrazioni del capodanno Tet (a fine gennaio o agli inizi di febbraio) prima di mettersi in viaggio: gli spostamenti (anche quelli verso l'estero) diventano veramente difficili, gli alberghi sono pieni e molti esercizi commerciali chiudono per almeno una settimana (se non di più). Feste e manifestazioni: Nei giorni di luna piena o di falce di luna, si tengono speciali celebrazioni presso le pagode vietnamite e cinesi e, in tali frangenti, molti buddhisti mangiano esclusivamente cibo vegetariano. La maggior parte delle feste religiose seguono il calendario lunare: la festa del Tet (fine gennaio-inizio febbraio) è la più importante e segna l'inizio del nuovo anno lunare e l'avvento della primavera; la festa delle anime perdute (agosto), la seconda per importanza, celebra il momento in cui alle anime senza pace dei morti vengono offerti cibo e doni; durante Doan Ngu (giugno) vengono bruciate immagini raffiguranti persone che diventeranno soldati dell'esercito del dio della morte; la festa dei morti (aprile), a ricordo dei parenti deceduti. Per ulteriori approfondimenti visita la Wikipedia sul Vietnam ::::::VIETNAM Le località HANOI Capitale del Vietnam, è situata nella regione settentrionale del Paese, sul golfo del Tonchino. Occupa una super?cie di 2.139 kmq e conta oltre tre milioni di abitanti. La città è costituita da un centro formato da quattro distretti e da undici distretti suburbani, fra di loro collegati da una ?tta rete di strade. Da sempre Hanoi ha fama di città culturale, e viene naturale contrapporla a Ho Chi Minh City, considerata la città del progresso economico. Proprio così: un secolo di colonizzazione francese ha lasciato un segno inconfondibile nella capitale storica del Vietnam. Le sue ampie strade, gli spazi verdi e altri richiami architettonici, ricordano inevitabilmente le atmosfere della capitale francese. La visita può cominciare dal Centro della Città, percorso da vie che portano i suggestivi nomi della storia artigianale di Hanoi: via della Seta, del Cotone, del Riso, dello Zucchero, del Pesce, dei Gioielli, ecc. Il centro si distende fra il lago dell’Ovest e quello della “Spada Restituita”. Su quest’ultimo lago, cuore del cuore di Hanoi, ci sono interessanti testimonianze da visitare: al centro trovate il piccolo santuario Stupa della Tartaruga; sulla riva a nord il tempio di Den Ngoc So’n (XII sec.) esplicitamente dedicato alla letteratura (pensate un po’!) e a Tran Hu’ng Dao, eroe che scon?sse i Mongoli. Verso sud s’incontrano invece i musei storici (vi segnaliamo il Museo della Rivoluzione, ricco di memorie e documenti) l’Opera, il Teatro di Hanoi e la Cattedrale. Raggiungendo il lago dell’Ovest, il più grande di Hanoi, oltre a passeggiarvi intorno o ad attraversarlo in barca, potrete visitare antiche e bellissime pagode, fra cui l’originale Pagoda su una Sola Colonna e la decoratissima Pagoda di Tran Quoc, la più antica di Hanoi. Per gli acquisti, potrete far visita al Mercato Dong Xuan e dintorni. Troverete idee interessanti al mercato delle spezie e a quello delle piante e degli animali (pesci e uccelli in particolare). Il mercato coperto propone articoli di tutti i tipi, dalle ceste ai vimini, dai tappetini ai prodotti alimentari. Nei pressi, in?ne, potrete scoprire caviale, champagne e vodka russa a prezzi competitivi, e anche interessanti negozi di medicina tradizionale vietnamita. HO CHI MINH È proprio questa la sensazione che si avverte arrivando a Ho Chi Minh City: siamo di fronte a una città che, con i suoi 4 milioni di abitanti, appare brulicante e in continua espansione, quasi consapevole del ruolo strategico che, sotto il pro?lo economico e commerciale, esercita per vocazione da secoli. Porta il nome di Ho Chi Minh dal 1976: al termine del conflitto civile che vide contrapposti il Vietnam del Sud al Vietnam del Nord, i vincitori vollero infatti dedicarla alla memoria del loro leader. Ma, a tutt’oggi, nel resto del mondo e per i suoi abitanti, è meglio conosciuta ancora con il suo storico nome di Saigon. In comune con Hanoi, la capitale nota come la città più culturale del Vietnam, Ho Chi Minh City ha l’impronta del colonialismo francese: uno stile che connota, da nord a sud, la storia moderna di questo Paese. È una traccia ben visibile nel suo quartiere centrale, lo storico Saigon. Percorrendo le sue ampie strade, troverete caffè e palazzi dalle forme architettoniche marcatamente europee e potrete assaporare un’atmosfera segnatamente francese. Fra i monumenti più interessanti di Saigon, meritano sicuramente una visita la Cattedrale cattolica di Nha Tho Duc Ba (cioè: di Nôtre Dame) con la sua facciata rossa e le imponenti torri; nella stessa piazza, il Palazzo della Posta Centrale, magistrale esempio di stile coloniale; in piazza Lam So’n, l’hotel Continental, molto parigino, e il Teatro Municipale. A Cholon, il quartiere cinese della città, potrete invece trovare templi e pagode di grande interesse artistico e religioso. Da visitare senz’altro sono la Pagoda di Thien Hau, il più grande tempio religioso dei cinesi nel Vietnam meridionale; la Pagoda Tam So’n Hoi, dedicata al culto della fertilità, e il Tempio della Pace. Per lo shopping, potete scegliere fra i negozi di via Dong Khoi, nel quartiere Saigon, o il grande mercato di Bhin Tay, nel quartiere cinese di Ho Chi Minh. HUE Hue si trova nella regione centrale del Vietnam, a una decina di chilometri dal mare, in uno dei punti meno larghi del Paese (dal mare al con?ne con il Laos corrono non oltre 80 chilometri). Si sviluppa sulle rive del ?ume Profumato, un tranquillo corso d’acqua che le conferisce una naturale bellezza. Nella storia del Vietnam Hue ha svolto un ruolo di primo piano: dal IV secolo fu il centro del regno Cham e dal 1802 al 1945, capitale dell’impero Nguyen. È naturale che l’Unesco l’abbia dichiarata “patrimonio mondiale dell’umanità”: Hue non solo ha svolto un ruolo importante nella storia del Vietnam, ma ne conserva tuttora significative testimonianze. Il cuore di Hue è rappresentato, ovviamente, dalla sua Cittadella Imperiale, voluta dall’imperatore Gia Long nel XVIII secolo. È situata sulla riva sinistra del fiume Profumato ed è protetta da imponenti mura fortificate, alte 8 metri e spesse 20. Varcata la porta laccata di rosso del maestoso ingresso a sud (è l’accesso riservato ai turisti), giungerete nel Cortile dei Grandi Riti, lo scenario che un tempo accoglieva le cerimonie più importanti. Da qui potrete visitare vari palazzi e templi. Vi segnaliamo il Belvedere delle Cinque Fenici (qui l’imperatore aveva la sua postazione per assistere alle parate militari e ad altre cerimonie) e il Thai Hoa, il Palazzo della Pace Suprema, la sede più importante della cittadella, dove l’Imperatore riceveva dignitari e diplomatici; fra i templi, il ben conservato The Mieu, dedicato al culto della dinastia Nguyen, di cui conserva i reliquari di sette imperatori. Lungo la cittadella si possono ammirare anche le pagode e i mausolei degli imperatori edificati sulle sponde del fiume Profumato. A Hue e dintorni si possono ammirare i bei giardini di alberi, rose e una grande varietà di fiori completi di laghetti e montagnole artificiali; la suggestiva Pagoda di Thien, appena fuori città; il Khai Dinh, l’ultimo mausoleo imperiale il cui stile risente dell’influenza francese. Per i vostri acquisti, il pittoresco mercato di Dong Ba offre una grande varietà di prodotti artigianali, molte spezie e tanti gustosi frutti esotici. DANANG Danang si trova a 800 km circa sia da Hanoi che da Ho Chi Minh City. Grazie a questa sua felice posizione strategica, si è trasformata nel corso degli anni da piccolo villaggio di pescatori a ?orente città: oggi conta oltre 400.000 abitanti ed è diventata il quarto centro urbano del Vietnam. Danang è ricordata, soprattutto nei Paesi occidentali, anche come il porto dove gli americani sbarcarono con le loro truppe, a sostegno del Vietnam del Sud, durante la guerra. Ma Danang è soprattutto meta obbligata per scoprire le testimonianze della civiltà Cham, sviluppatasi per secoli proprio in quest’area centrale del Vietnam. A Danang e in altre vicine località della regione potrete dunque visitare le opere e i monumenti di questa antica cultura. Di grande interesse, da questo punto di vista, è il Museo della scultura Cham che si trova sul lungomare di Danang. Il museo offre un interessante percorso dei quattro periodi che caratterizzarono la storia dei Cham, con bellissime sculture e incisioni che mettono in evidenza i risultati raggiunti da questo florido Regno, e l’evoluzione artistica e culturale che lo connotò nel corso dei secoli. Verso sudovest, a 70 km circa da Danang giungerete nella valle di My So’n, uno dei più importanti siti del Regno Cham. Qui, a partire dal IV secolo d.C., vennero realizzati molti templi e torri dedicati alle divinità e ai re. Prima della guerra, in quest’area si trovavano oltre 70 opere architettoniche costruite con vari stili in epoche diverse: oggi ne restano una ventina circa, ma sono comunque in grado di evocare il fascino di questo popolo e di offrire una esaustiva panoramica della sua evoluzione culturale. A soli dieci chilometri da Danang, si trovano invece le cosiddette Montagne di Marmo, o Montagne dei cinque Elementi: metallo, acqua, legno, fuoco, terra. Oltre a fornire marmo pregiato, e a costituire un interessante punto di vista panoramico, ospitano templi, pagode e misteriose grotte, all’interno delle quali vi sono altari dedicati a Buddha e ad altre divinità. Nella grotta di Huyen Thong potrete visitare un importante insediamento Cham (II sec. d.C.). Danang è ideale anche per il relax: le spiagge lungo la costa sono di sabbia bianca, sono circondate da una natura rigogliosa e vengono lambite da un mare cristallino. PHAN THIET Phan Thiet è il capoluogo e, con i suoi centomila circa abitanti, il maggior centro della Provincia di Binh Thuan. Si trova a 200 km a nord di Ho Chi Minh City, dopo la baia di Cam Rahn, e si sviluppa sulle rive del ?ume Ca Ty. Viene considerata la regina della pesca del Vietnam sudoccidentale. La pesca costituisce una tradizionale risorsa economica di Phan Thiet e la connota come città tipica. Nel periodo autunnale, durante la stagione di pesca, assume un volto pittoresco, con il suo ?ume straripante di pescherecci che risalgono il ?ume o si dirigono verso il mare. Visitando il porto al mattino, potrete piacevolmente constatare l’incredibile varietà di pesce che questo mare vi mette generosamente a disposizione. La città è famosa anche per l’abbondante produzione di nuoc mam, la tradizionale salsa di pesce utilizzata come elemento base di molte ricette della cucina vietnamita. Ma oggi Phan Thiet può contare anche su un’altra importante risorsa per le sue esigenze di sviluppo: il turismo, attività che in questi ultimi anni ha decisamente preso piede grazie alla bellezza del suo litorale. Le spiagge più belle e famose della regione si trovano a est della città. A 15 km resterete incantati da Bai Rang, spiaggia solitaria e incontaminata, circondata da una splendida foresta di palme da cocco: il paesaggio è unico, la quiete anche. Nelle vicinanze si trova Mui Ne Sand, spiaggia più frequentata ma non per questo meno piacevole. Qui potrete soprattutto stupirvi lungo il litorale ammirando il mutevole e fantastico paesaggio di dune di sabbia, continuamente rimodellato dall’opera del vento. Altra bella località nei pressi è il porticciolo di Mui Ne, da secoli utilizzato dalle imbarcazioni come rifugio quando il mare è in tempesta: Mui Ne signi?ca proprio “penisola per l’approdo” e anche voi vi sentirete davvero felici di essere approdati qui, in questo posto così tranquillo e grazioso. Per visitare Phan Thiet e il suo bel litorale, NHA TRANG Nha Trang, città costiera, è il capoluogo della provincia di Phu Khanh, il cui territorio si estende oggi ?no agli Altopiani Centrali. È stata fondata per volontà di un re Nguyen e conta circa 300.000 abitanti. Secondo le leggende popolari, Nha Trang è la rielaborazione della parola “Yakram”, che vuol dire fiore di bambù. Viene considerata la località marittima più pittoresca del Vietnam. All’ingresso nord di Nha Trang, si viene accolti dalle imponenti Torri Cham del celebre santuario Po Nagar. La torre principale ospita la dea cham Po Ino Nagar, la “madre del regno” venerata dai buddhisti vietnamiti. Degli otto originari, i quattro templi rimasti risalgono ad un periodo databile dal VI all’XI secolo d.C. Dietro le Torri Cham, si può godere di una splendida vista su Nha Trang. La città possiede anche due splendide pagode, poco distanti l’una dall’altra: la pagoda Long Son e la pagoda Hai Duc. Long Song è il tempio più antico di Nha Trang e ospita all’interno un apprezzabile Buddha Bianco. Naturalmente Nha Trang deve principalmente la sua fama alla bellezza dei suoi paesaggi e litorali. Qui vi immergerete in spiagge paradisiache, come la splendida Cana Beach che, a poca distanza dalla città, si presenta con acque cristalline e sabbia finissima; o come le incantevoli spiagge di Doc Let e Dai Lanh, a 60 e 86 km a nord di Nha Trang: gli scenari sono straordinariamente invitanti. Anche Nha Trang, del resto, dispone di una baia molto suggestiva, che accoglie acque chiare e palme fino ai bordi della spiaggia. È ben attrezzata dal punto di vista delle strutture turistiche: il lungomare è ricco di piccoli ristoranti, bars e discoteche che assicurano agli ospiti piacevoli serate. Inoltre, appena fuori della baia, s’incontra un arcipelago formato da tante piccole isole: si può raggiungerlo in barca per esplorare, una volta giunti, la barriera corallina o per sperimentarsi nella pesca d’altura. Per concludere in bellezza il soggiorno, non mancate di visitare il porto gremito di pescatori e il colorato e affollato mercato della città. DALAT Dalat è un gioiello della regione degli Altipiani meridionali. Il clima fresco e lo scenario verdeggiante ne fanno una delle più piacevoli città del Vietnam. Dalat è anche un'ottima base per compiere escursioni sui monti circostanti, non ancora intaccati dalla modernizzazione. In città, non perdete la Hang Nga Guesthouse & Art Gallery, soprannominata dai locali Crazy House ('Casa dei Pazzi'): è una gemma della controcultura creata dalla signora Dang Viet Nga (nota come Hang Nga), artista e architetto. Il Palazzo Estivo dell'imperatore Bao Dai è pieno di oggetti artistici di ogni tipo e rappresenta sicuramente una visita interessante. Anche una passeggiata nel vecchio Quartiere francese potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa. La Valle dell'Amore, a circa 5 km dal centro cittadino, è un luogo bizzarro in cui si può affittare una canoa e fare un giro sul lago o prendere a noleggio un cavallo dai cowboy di Dalat (nessuna relazione con i Dallas Cowboys!) che sono proprio vestiti come cowboy del vecchio West. Si possono fare piacevoli escursioni a piedi, a cavallo o in bicicletta sulle colline intorno a Dalat, ma non bisognerebbe mai spingersi oltre le zone contrassegnate dalla lettera C, proibite agli stranieri. Allontanandosi ulteriormente da Dalat, è possibile visitare i villaggi di alcune popolazioni indigene delle montagne, come Lat o Chicken Village (così chiamato perché vi è davvero la statua di un pollo!). Dalat è famosa per le sue caffetterie ed è assai frequentata da turisti vietnamiti e da coppiette in luna di miele. La ricettività alberghiera è buona, anche se buona parte delle sistemazioni sono prenotate con molto anticipo. Si può arrivare a Dalat in aereo da Ho Chi Minh (l'aeroporto dista però 30 km dalla città) o con l'autobus espresso. BAIA DI HALONG La splendida Baia di Halong, costellata da 3000 isole che si innalzano dalle acque verde smeraldo del Golfo del Tonchino, è una delle meraviglie naturali del Vietnam. Sugli isolotti troverete innumerevoli spiagge e grotte scavate dal vento e dal mare, la più spettacolare delle quali è quella di Hang Dau Go, costituita da tre ampie cavità. Il nome Ha Long significa 'luogo dove il drago si è inabissato nel mare', e si riferisce a una leggenda in cui si narra di come un simile animale fantastico abbia creato la baia e le isole dimenando la sua coda. Si dice poi che una leggendaria creatura marina, il Tarasco, frequenti le acque della baia. La principale attività turistica della zona è naturalmente la visita della baia. Se desiderate vedere molte cose, optate per una barca veloce. Se invece preferite un'esperienza romantica e siete disposti a fare un'escursione più limitata, cercate una delle vecchie giunche: sarete obbligati a noleggiare l'intera imbarcazione ma non vi sarà difficile trovare persone con cui dividere i costi. La città più importante delle regione è Halong City, divisa in due parti. Halong City Ovest, costruita su un'isola, è sicuramente più pittoresca di Halong City Est, sulla terraferma. I masochisti potrebbero tentare di visitare la baia in un giorno solo partendo da Hanoi, ma noi vi consigliamo di prendere il traghetto da Hanoi per Haiphong e poi imbarcarvi di nuovo per Halong City Est, fermandovi lì almeno per una notte. Troverete numerosi alberghi. HOI AN Importante porto fluviale 30 km a sud di Danang, Hoi An è una città storica, dotata di gran fascino. Sviluppatasi contemporaneamente a Macao, accoglieva i velieri di mercanti olandesi, portoghesi e giapponesi e mantiene tuttora questa atmosfera di tempi passati. Non potrete fare a meno di visitare i suoi magnifici edifici (quasi 850) di grande valore storico e passeggiare per le sue incantevoli stradine, dove vedrete pagode, case dei mercanti, palazzi pubblici e un intero isolato di case porticate francesi. :::::: VIETNAM "Il meglio del Vietnam" «Il vero volto del Vietnam in un classico tour: da HO CHI MIN, città immensa che guarda al futuro a DANANG, perfetta simbiosi tra natura e civiltà Cham; da HUE città protetta e valorizzata dall’Unesco all’inimitabile HANOI dove dove si mescolano i segni della storia con l’atmosfera parigina del suo periodo coloniale sullo sfondo dell’affascinante baia di Halong» Il meglio del Vietnam Il VIAGGIO Visitare il Vietnam è coinvolgente, un'esperienza intensa a contatto con un popolo dalle qualità eccezionali. È difficile restare indifferenti di fronte all'orgoglio ed al genuino calore di questa gente sopravvissuta a mille anni di ingerenze straniere, invasioni e saccheggi, colonialismo e guerre imposte ma, mai come ora, proiettati con entusiasmo verso il futuro. È difficile descrivere la ricchezza della cultura di questo popolo, le radici profonde delle sue tradizioni e la bellezza mai scontata dei suoi paesaggi. Fra le montagne quasi inaccessibili del nord, sede naturale di molteplici minoranze etniche, lo spettacolo delle magnifiche guglie calcaree che sorgono dalla baia di Halong vi lascerà ammirati; le città dove, tra il fascino delle vestigia imperiali, stordisce il caos del traffico moderno; fra gli immutati e lenti ritmi dei canali e delle rive dei grandi fiumi, il Vietnam vi offre una varietà di sensazioni e una miriade di immagini mozzafiato. È un viaggio per tutti: l'ampia scelta di alberghi di ogni categoria, la grande varietà della cucina, l'efficienza dei trasporti e la qualità dei servizi, lo rendono piacevole anche a chi non vuole rinunciare agli abituali comfort Gradisci ulteriori informazioni sul Vietnam? Gradisci ulteriori informazioni sulle località del Vietnam? HANNO SCRITTO DEL VIAGGIO Class Ottobre 2006 Vietnam PROGRAMMA DI VIAGGIO In pensione completa con guida-accompagnatore parlante italiano per l'intera durata del tour 1º Giorno: ROMA - HANOI ------------------------------------------------------------ Partenza da Milano o Roma per Hanoi, via Kuala Lumpur o Bangkok. Pasti e pernottamento a bordo. 2º Giorno: HANOI -------------------------- Arrivo all’aeroporto internazionale di Hanoi in mattinata. Incontro con la guida locale parlante italiano e trasferimento all’hotel MELIA HANOI o similare. Cocktail di benvenuto e pranzo in hotel. Nel pomeriggio è prevista la visita della città. Si visiteranno il mausoleo di Ho Chi Minh, la pagoda da un solo pilastro, il tempio della Letteratura, il West Lake ed il tempio Quan Thanh. Cena in hotel cui seguirà il Water Puppet show, unica rappresentazione al mondo che riproduce storie, vita di tutti i giorni e leggende popolari, in cui attori sono marionette di legno e lo scenario è creato sull’acqua. Rientro in hotel per il pernottamento. 3º Giorno: HANOI - HALONG BAY - HANOI ------------------------------------------- Dopo la prima colazione americana in hotel partenza per Halong bay in pullman. Intera giornata dedicata ad un bellissimo tour sulle tipiche giunche vietnamite per la visita della baia di Halong con le sue grotte e con scenari da favola. Il pranzo a base di frutti di mare, viene consumato a bordo della giunca. Il rientro ad Hanoi è previsto per il tardo pomeriggio. Rientro in hotel per la cena ed il pernottamento. 4º Giorno: HANOI - HUE ------------------------------------- Prima colazione americana in hotel. Trasferimento all’aeroporto per l’imbarco sul volo diretto a Hue. All’arrivo trasferimento all’hotel PILGRIMAGE o similare per l’assegnazione delle camere. Visita della città. L’escursione inizia con la visita della Cittadella, la Città Proibita costruita dai primi imperatori Nguyen secondo i Ching, il libro dei mutamenti dell’universo, e le regole tra lo Yang (il Positivo) e lo Yin (il Negativo). Si prosegue con la visita della pagoda Thien Mu, situata sulla sponda sinistra del Huong Giang, il ?ume dei profumi, oggi l’indiscusso simbolo di Hue, per ?nire con la visita del mercato Dong Ba. Pranzo in ristorante tipico. Rientro in hotel per la cena ed il pernottamento. 5º Giorno: HUE - DANANG/HOI AN ---------------------------------- Prima colazione americana in hotel. In mattinata è prevista la visita dei Mausolei Imperiali di Tu Duc e Khai Dinh e della pagoda di Tu Hieu. Trasferimento a Danang/Hoi An e visita della cittadina in ciclò, dal quale potrete ammirare i punti più rappresentativi quali una pagoda cinese, il Ponte Giapponese, una tipica casa antica e una fabbrica di seta. Pranzo e cena in ristoranti tipici. Rientro all’hotel GOLDEN SAND o similare per il pernottamento. 6º Giorno: DANANG/HOI AN - SAIGON ------------------------- Prima colazione americana in hotel. La mattinata sarà dedicata alla visita della città. L’escursione inizia con la visita del museo Cham, il più fornito di reperti archeologici del vecchio impero Cham, e prosegue visitando le montagne di granito, dove si trovano pagode e templi in un paesaggio surreale. Pranzo in ristorante tipico. Trasferimento in aeroporto ed imbarco sul volo diretto a Saigon. All’arrivo trasferimento all’hotel EQUATORIAL o similare per la sistemazione delle camere riservate. Il pomeriggio verrà dedicata alla visita di Saigon Cinese, che in parte verrà effettuata in ciclò. L’escursione prevede come prima tappa la visita del mercato di Cholon, tipico mercato cinese, dove si possono ammirare gli usi ed i costumi tradizionali. Pranzo in ristorante tipico. La visita proseguirà immergendosi in un ambiente mistico e profumato d’incenso nella pagoda di Thien Hau, la più antica pagoda cinese della città, dedicata alla Dama Celeste, protettrice di navigatori e marinai. Cena in ristorante tipico con show. Rientro in hotel per il pernottamento. 7º Giorno: SAIGON --------------------------------------- Prima colazione americana in hotel. Mattinata dedicata alla visita di Cu Chi. I suoi famosi tunnel seguono percorsi complessivamente 250 Km che furono costruiti dai Viet Cong durante l’occupazione francese al tempo del conflitto contro l’America, ed arrivano ?no alla città di Saigon. Pranzo in ristorante tipico. Nel pomeriggio è prevista la della Saigon “Coloniale” che permetterà di visiterete il mercato di Ben Thanh situato nel primo distretto, Il Museo degli Orrori di guerra (reportage fotogra?co delle atrocità commesse dagli americani durante la guerra contro il Vietnam del nord), l’uf?cio postale disegnato da Eiffel, e la cattedrale di Notre Dame. Rientro in hotel per la cena ed il pernottamento. 8º Giorno: SAIGON --------------------------- Prima colazione americana in hotel. La giornata prevede la visita del Delta Mekong. Raggiunto in pullman l’imbarcadero verranno poi utilizzate delle piccole imbarcazioni locali per visitare i canali del Delta Mekong ed il pittoresco mercato galleggiante di Cai Bè. Pranzo in ristorante tipico. Trasferimento a Saigon per la cena ed il pernottamento in hotel. 9º Giorno: SAIGON - ITALIA ------------------------------------------------------------ Prima colazione americana in hotel. Ultime ore a disposizione per degli ultimi acquisti cui seguirà il trasferimento in aeroporto per l’imbarco sul volo di linea per Milano o Roma, via Kuala Lumpur o Bangkok. Pasti e pernottamento a bordo. 10º Giorno: ITALIA ------------------------------------------------------------ Arrivo a Milano o Roma in mattinata. I vostri Hotels Ho Chi Minh Equatorial **** sup Aperto nel settembre del 1996, questo lussuoso hotel si trova a 20 minuti dall’aeroporto e nel centro della città di Ho Chi Minh. Le 330 camere sono arredate con eleganza e gusto contemporaneo. Tutte dotate dei maggiori comfort, sapranno accoglievi e farvi assaporare la tradizione che si fonde alla modernità occidentale. A disposizione degli ospiti, un organizzato business center, una piscina, la palestra dotata anche di sauna ed idromassaggio nonché salone di bellezza. Al ristornate “Golden Phoenix” potrete gustare la deliziosa cucina cantonese mentre al “Kampachi” assaporerete delizie della cucina giapponese. Cucina internazionale presso il ristorante “Chit Chat”. Grand Hotel *** sup. È un piccolo e grazioso hotel localizzato nel centro di Ho Chi Minh. La sua struttura presenta uno stile coloniale elegante e tutte le camere sono dotate di Tv color, telefono, minibar e cassetta di sicurezza. A disposizione degli ospiti il ristorante “Chez Nous” e “Bellevue” con vista panoramica sulla città e sullo storico ?ume di Saigon. Sono presenti inoltre una piscina, il coffee lounge ed un bar. Hanoi Melia Hanoi **** sup È posizionato nel cuore pulsante di Hanoi, a pochi passi dalle principa li attrattive turistiche quali la Pagoda Quan Su, la Grande Cattedrale, l’Opera House e il Mausoleo di Ho Chi Minh. L’hotel dispone di 306 camere finemente arredate e dotate di tutti i maggiori comforts: aria condizionata, telefono, Tv-color, minibar, cassetta di sicurezza ed asciugacapelli. Al suo interno si trovano 2 raffinati ristoranti che assicu rano i migliori piatti della cucina internazionale ed asiatica e due bars. Per i momenti di relax la piscina e la palestra con sauna e massaggi. Horison **** È posizionato nel distretto di Dong Da, nei pressi del Mausoleo di Ho chi Minh. Dispone di 324 camere dotate di ogni comfort: Tv color, te lefono, aria condizionata, minibar e cassetta di sicurezza. A disposizione degli ospiti il ristorante internazionale “Le Mayeur” ed il “Lee Man Fong” per gli amanti della cucina cinese e vietnamita. Sono presenti inoltre 3 bars, la piscina, un campo da tennis ed un fitness center. Danang Furama Resort ***** Questo bellissimo resort si trova posizionato sulla spiaggia di China Beach, a soli 20 minuti dal centro di Danang. La sua struttura è il risultato di una deliziosa mescolanza tra l’architettura coloniale francese e il raf?nato stile vietnamita. Tutte le 200 camere dispongono di una spaziosa terrazza, con vista sull’Oceano o sulla magni?ca piscina; sono arredate con eleganza e gusto e sono dotate di telefono, Tv color, minibar, aria condizionata e cassetta di sicurezza. Il ristorante principale, “Cafè Indochine”, riflette il romantico periodo coloniale, ed è in grado di offrire una vastissima scelta tra i piatti della cucina internazionale e locale. L’Hotel propone ai suoi ospiti una scelta tra 3 bars e, per gli amanti dello sport 4 campi da tennis, ?tness center con sauna e massaggi e tutte le attrezzature per gli sports acquatici. Hoi An Golden Sand resort **** L’hotel si trova proprio di fronte alla spiaggia di Cua Dai ed a 10 minuti dal centro di Hoi An, cittadina riconosciuta patrimonio culturale dall’UNESCO. È costituito da 212 camere eleganti e confortevoli. Ognuna con terrazzo o balcone, con aria condizionata e bagno privato, televisore e mini bar. A disposizione degli ospiti una delle più belle e grandi piscine del Vietnam, due campi da tennis ed uno da pallavolo, noleggio bici, SPA e palestra nonché i ristoranti di cucina internazionale e vietnamita. Hue Pilgrimage *** Il Pilgrimage Village è situato a circa 3 chilometri dal centro città. Offre un armonica combinazione tra cultura locale ed arte moderna, tra stile tradizionale e ambiente naturale. È dotato di 50 camere con vista sul curato giardino o sulla campagna circostante; ognuna con uno spazioso bagno privato, aria condizionata, cassetta di sicurezza, telefono, mini bar ed asciugacapelli. All’interno della struttura si trovano i due bar ed il ristornate. Incluso ed escluso La quota comprende - Viaggio aereo andata e ritorno in classe economica da Milano o Roma, - trasferimenti aeroporto/hotel/aeroporto, - tour con trattamento come da programma indicato con sistemazione in hotel previsti (o di similare categoria), - guida locale. - assicurazione medico/bagaglio La quota non comprende - Tasse aeroportuali e Fuel Surcharge - Assicurazione annullamento - Visto d'entrata in Vietnam - Tutto quanto non espressamente indicato nel “la quota comprende” N.B. : Non sono comprese le spese per l'ottenimento del visto di ingresso in Vietnam Le Quote 10 giorni/7 notti In pensione completa Guida parlante italiano Partenza tutte le domeniche da Roma o Milano Partenze e Quote in doppia suppl. singola dal 1 settembre al 31 ottobre 2007 € 1.785 € 295 dal 1 novembre al 9 dicembre € 1.910 € 330 dal 10 al 19 dicembre € 1.840 € 420 dal 20 al 25 dicembre € 2.310 € 420 dal 26 al 30 dicembre € 2.430 € 420 dal 31 dicembre al 2 gennaio 2008 € 1.940 € 420 dal 3 gennaio al 30 marzo € 1.840 € 420 dal 31 marzo al 29 giugno € 1.860 € 420 Quote valide al raggiungimento dei 2 partecipanti supplemento partenze giornaliere su base privata: € 180 Nessun supplemento aereo per alta stagione Invia il programma di questo viaggio ad un amico... Torna alle proposte sulla Vietnam Per informazioni o prenotazioni scrivi ad atacama@atacama.it oppure chiama i nostri operatori al numero 030 8922696 :::::::::::::...VIETNAM "Le Etnie del Nord" «Hanoi vietnamita e coloniale lambita dal fiume Rosso; Notte a bordo di una giunca nella Baia di Halong, 2000 isolotti bizzarri in acque cristalline; I mercati e le etnie di Bac Ha e Sapa, verso la Cina; Cappelli di paglia chini sulle risaie: icona d'oriente» Il meglio del Vietnam ed il soggiorno mare IL VIAGGIO Un Paese che da alcuni anni ha riscoperto il piacere di vivere e “mostrarsi” ed è accessibile al viaggiatore in cerca di nuove esperienze anche nelle regioni meno frequentate. Le mille luci e la magica atmosfera della Baia di Ha Long, il fiume Mekong, i grandi santuari, il verde delle risaie su cui si stagliano le minute sagome dei contadini: ecco alcune delle emozionanti visioni che ci riserva il Vietnam classico prima di partire alla scoperta delle minoranze etniche del nord, al confine tra Cina e Laos. E tra le esperienze di suggestione ci sarà la navigazione con una comoda giunca, fornita di confortevoli cabine doppie con servizi. Dal suo ponte ammireremo la baia al tramonto e di notte ne vivremo la magia quando si illumina di mille piccole luci. Poi le etnie: un crocevia di popoli tra loro molto diversi che ancora migrano da un paese all’altro, in una convivenza armonica. Ecco i Hmong, i Dzao, i Meo, i Lao, i Thai: i costumi più variopinti a fianco delle casacche nere o bianche, i monili in argento e le gonne riccamente decorate, i severi abiti dei contadini, gli scuri turbanti; l’atmosfera dei mercati pieni di colore e di animazione. Lunghe vallate popolate da animali, rese verdi da grandi risaie; città incastonate tra montagne; alti passi con orride gole. Gradisci ulteriori informazioni sul Vietnam? Gradisci ulteriori informazioni sulle località del Vietnam? HANNO SCRITTO DEL VIAGGIO Class Ottobre 2006 Vietnam PROGRAMMA DI VIAGGIO Itinerario in pullman e giunca (cabina con servizi privati); Hotel 5*, 4*, 2*, semplici alberghi e guest house con servizi privati al Nord; Trattamento di pensione completa ad esclusione di due pranzi; Accompagnatore dall'Italia e guide locali parlanti inglese 1° giorno-domenica: Italia-Hanoi --------------------------- Partenza dall'Italia per Hanoi con volo di linea. Pasti e pernottamento a bordo. 2° giorno-lunedì: Hanoi --------------------------- Arrivo ad Hanoi, incontro con la guida, trasferimento in albergo e pranzo. Un tempo ricca di templi e pagode, nel secolo scorso Hanoi venne trasformata dai francesi in una grande città coloniale con larghi viali alberati, laghi, verdi parchi e ville che ricordano una cittadina francese degli anni '30. La città è situata sulle sponde del fiume Rosso (Song Hong), collegate tra loro da due ponti. Al pomeriggio visita dei luoghi piú classici: il Mausoleo di Ho Chi Minh, la “Pagoda a pilastro unico” degli inizi del XI secolo, il Lago dell’Ovest, il tempio del genio Quan Thanh, il Tempio della Letteratura. Cena in ristorante tipico. Pernottamento in albergo. 3° giorno-martedì: Hanoi – Son La (320 km) --------------------------- Quando la strada risale la valle del Song Da, il “Fiume Nero”, ci si immerge in un suggestivo susseguirsi di panorami montani resi dolci dall’alternarsi delle piantagioni del tè e di esotici frutteti che ci portano a Son La. Questa é la terra dei Thai Neri, le cui donne, magre e slanciate, vestono un corpetto attillato chiuso da una fila di bottoni d'argento; dei Thai Bianchi, dei Muong Neri e dei Muong Hoa. Sono popoli che hanno mantenuto inalterati nel tempo gli usi, i costumi e le consuetudini di vita tradizionali. Pernottamento in Hotel "semplice e confortevole". Pranzo e cena in ristoranti tipici. 4° giorno-mercoledì: Son La - Dien Bien Phu (200 km) --------------------------- La strada si inerpica tra splendidi paesaggi montani e attraversa rigogliosi altopiani abitati dalle etnie dei Thai Neri e Bianchi. Dien Bien Phu , a soli 16 chilometri dalla frontiera con il Laos, per secoli è stato un punto di sosta lungo la pista carovaniera che andava dalla Birmania e dalla Cina al Vietnam settentrionale. Oggi é conosciuta per essere stato il luogo in cui nel 1954 si svolse l’epica battaglia tra i guerriglieri del Viet Minh e i pará della Legione Straniera e che si concluse con la resa della guarnigione francese alle truppe del Generale Giap. Pernottamento in Hotel semplice e confortevole. Pranzo e cena in ristoranti tipici. 5° giorno-giovedì: Dien Bien Phu - Lai Chau (190 km) --------------------------- Dopo avere percorso 190 chilometri sulle alte terre disseminate di caratteristici villaggi popolati dalle genti appartenenti alle etnie Thai, Dzay e Muong si raggiunge infine il capoluogo di provincia Lai Chau, adagiata in una verde conca solcata dal Fiume Nero che ancora si attraversa passando su un caratteristico ponte in legno. Antichi agglomerati di montanari delle minoranze etniche costellano le boscose colline circostanti e sono un invito a lunghe passeggiate in luoghi che hanno conservato intatto il sapore del tempo antico. Pernottamento in Hotel semplice e confortevole. Pranzo e cena in ristoranti tipici. 6° giorno-venerdì: Lai Chau - Sapa (240 km) --------------------------- Trasferimento attraverso la regione delle etnie Thai, Dzay e H’Mong fra paesaggi dominati da una stupenda natura totalmente incontaminata e dove la visita dei villaggi delle minoranze etniche consente di riscoprire gli ancestrali costumi di vita delle genti delle montagne. Le donne, molto belle, portano pantaloni blu ricamati e un'acconciatura a turbante triangolare; tutte, sedute in piccoli gruppi su sgabelli di bambù, ricamano: uomini, donne e bambini sono vestiti con stoffe esclusivamente tessute e ricamate da loro, con motivi che si ripetono uguali da generazioni. . Arrivo a Sapa, vecchia stazione montana (2000 metri) sorta nel 1922 per opera dei francesi e sistemazione in un ottimo albergo. Pranzo in ristorante tipico e cena in hotel. 7° giorno-sabato; Sapa --------------------------- Escursione in 4x4 per al villaggio di Lao Chai abitato dai H’Mong Neri. Breve e agevole trekking per arrivare al villaggio di Tavan abitato dai Dzay. Nel pomeriggio partenza per il villaggio di Ban Ho del gruppo etnico Tay. Rientro a Sapa. Pranzo tipico in una casa delle minoranze etniche e cena in albergo. 8° giorno-domenica: Sapa - Bac Ha - Yen Bai --------------------------- Partenza da Sapa e sosta nel grande mercato domenicale di Bac Ha dove, in un tripudio di colori, le etnie di montagna si raduna per barattare i loro prodotti artigianali ed i frutti della terra. Proseguimento per Yen Bai . Pranzo in ristorante tipico e cena in hotel. 9° giorno-lunedì: Yen Ba – Hatai - Hoa Binh --------------------------- Partenza per Hatay e visita alla Pagoda Thay e alla famosa Pagoda Tayphuong con le antiche statue del Buddha. Proseguimento per l’antico villaggio di Duong Lam e per il villaggio Van Phuc rinomato per la produzione della seta. Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in hotel a Hoa Binh. 10° giorno-martedì: Hoa Binh – Haiphong --------------------------- Escursione in sampan sul fiume per raggiungere la suggestiva Pagoda dei Profumi e le grotte che custodiscono templi antichi. Proseguimento per Haiphong, famosa città portuale del Nord. Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in albergo. 11° giorno–mercoledì: Haiphong- Baia di HaLong --------------------------- Dopo la visita della Pagoda Du Hang, del tempio di Hang Kenh e del mercato Do,trasferimento alla Baia di Halong, chiamata da molti “l’ottava meraviglia del mondo” . All’arrivo ci si imbarca su una tradizionale giunca in legno, confortevolmente ristrutturata, che si addentra tra la miriade di isolotti, faraglioni e scogliere entro le quali si aprono grotte ove stalattiti e stalagmiti disegnano straordinarie scenografie. Pranzo, cena e pernottamento a bordo della giunca dotata di cabine con servizi privati. 12° giorno–giovedì: Baia di Halong – Hanoi --------------------------- Ci si inoltra nello splendido scenario della baia: circa duemila isolotti dalle forme strane e bizzarre che si estendono per più di duecento chilometri, adagiandosi sulle acque trasparenti e smeraldine del Golfo del Tonchino. Possibilità di fare il bagno tra i faraglioni. Il nome Ha Long significa " luogo dove i draghi scendono nel mare" perché, secondo una leggenda, le isole della baia furono create da un grande drago che viveva sulle colline. Dopo pranzo sbarco e rientro ad Hanoi con una piacevole sosta al villaggio delle ceramiche di Bach Dang. Arrivo e visita della città vecchia: il Lago della “Spada Restituita” con il tempio Ngoc Son, il Quan Su detto anche Pagoda degli Ambasciatori, la Chua Ba Da o Pagoda della Dama in pietra. La giornata si conclude con lo spettacolo delle Marionette sull’Acqua, antica forma teatrale che fa rivivere antiche storie tradizionali, scene di vita quotidiana e vicende tratte da leggende popolari. Pranzo a bordo della giunca, cena e pernottamento in albergo. 13° giorno–venerdì: Hanoi – Italia --------------------------- Trasferimento in aeroporto e partenza con volo di linea per l’Italia. Pasti liberi. Pernottamento a bordo. 14° giorno–sabato: Italia --------------------------- Arrivo in mattinata negli aeroporti italiani di provenienza. Per ragioni organizzative l’itinerario potrà essere invertito senza perdere le peculiarità del viaggio Notizie Utili • La partenza dall’Italia di domenica è necessaria per poter visitare il bel mercato etnico di Bag Ha. Per partenze individuali in altri giorni della settimana, la vista del mercato di Bac Ha verrà sostituita con altro villaggio. • Per partenze individuali la giunca è condivisa con altri turisti. • L’ordine delle visite ed escursioni in ciascuna località può essere soggetto a variazioni per motivi di opportunità contingenti, senza compromettere le peculiarità del viaggio. • Il clima del Vietnam è molto vario a causa delle differenze notevoli di latitudine e altitudine. Nel nord si distinguono due stagioni. L’inverno, che si protrae da novembre ad aprile, si presenta con temperature medie tra i 16 e i 23 gradi, con minime intorno ai 10 gradi e limitate precipitazioni. Nei mesi estivi (da maggio ad ottobre) si registrano temperature elevate (25-35 gradi), elevato tasso di umidità, piogge abbondanti . Al centro il clima è tropicale, con due distinte stagioni quella umida e quella asciutta. La stagione asciutta va da novembre a marzo. Il sud, caratterizzato da un clima sub-equatoriale, ha due distinte stagioni: quella umida (da maggio a novembre), durante la quale si verificano quasi quotidianamente intensi acquazzoni di breve durata, e quella secca (da dicembre ad aprile), con clima caldo e umidità non eccessiva. La temperatura media rilevata durante tutto l’anno è di circa 28 gradi Incluso ed escluso La quota comprende: • Trasporto aereo con voli di linea in classe economica • Franchigia bagaglio aereo kg. 20 per persona • Trasferimenti da/per gli aeroporti all’estero • Trasporti interni in pullman come da programma • Sistemazione in camera doppia in alberghi 5° ad Hanoi, 4* a Sapa e Haiphong, 3* a Hoa Binh, 2* nelle altre località (classificazione locale); cabina con servizi privati sulla giunca ; • Trattamento di pensione completa tranne il pranzo del 13°giorno • Visite ed escursioni come da programma con guide locali che parlano italiano • Assistenza di un accompagnatore al raggiungimento di 10 partecipanti • Ingressi, tasse e percentuali di servizio La quota non comprende • Trasferimenti da/per gli aeroporti in Italia • Tasse aeroportuali • Mance, bevande,tasse d’imbarco estere, extra personali in genere e tutto quanto indicato come facoltativo • Tutto quanto non espressamente indicato nel programma e al paragrafo “la quota comprende” Le Quote 14 giorni/11 notti Partenze e Quote in doppia suppl. singola 28 ottobre 2007 € 2.770 € 580 23 dicembre 2007* € 3.160 € 580 17 febbraio 2008 € 2.770 € 580 2 e 16 marzo € 2.770 € 580 20 aprile € 2.770 € 580 28 settembre € 2.770 € 580 Tasse aeroportuali e Fuel Surcharge € 210 soggette a variazioni da parte delle compagnie aeree e altri organi competenti Visto d’ingresso (da pagarsi in loco) usd 25 Quota gestione pratica (comprensiva di assicurazioni medico, bagaglio) € 80 L'assicurazione medico bagaglio è un prerequisito essenziale del contratto di viaggio *I supplementi per Cenoni di Natale e Capodanno, quando obbligatori, verranno comunicati all’atto della prenotazione. Per partenze da altre città quotazione su richiesta :::::::::::::::VIETNAM e CAMBOGIA Il tour esclusivo di quattordici giorni "Un viaggio nello spazio e nel tempo" Viaggio in Vietnam e Cambogia: Un viaggio nello spazio e nel tempo Il Vietnam offre panorami e scorci di vita quotidiana dove il tempo sembra essersi fermato. Nelle città il “mezzo di locomozione” è la bicicletta e nelle campagne i lavori più pesanti sono ancora svolti dai bufali. In Cambogia, la bellezza di Angkor Wat ci porta ancora più indietro e davvero crederemo di essere arrivati fin qui con la macchina del tempo IL VIAGGIO Questo viaggio è consigliato a chi vuole conoscere la realtà attuale del Vietnam, paese che ha una gran volontà di uscire dal lungo isolamento. La parte del viaggio in Cambogia farà vedere nei dettagli il sito archeologico più grande del mondo e patrimonio del Unesco. In Vietnam, data la lunghezza del paese, si preferiscono i trasferimenti dalle varie località con l’aereo perché via terra sarebbero troppo lunghi ed affaticanti. I trasporti aerei sono buoni con aeromobili nuovi ed efficienti. Il passaggio dal Vietnam alla Cambogia è, in esclusiva per questo viaggio, effettuato via terra. Ottimi gli hotel utilizzati durante il viaggio, da prevedere che se ne cambieranno nove. Cucina locale buona e non troppo speziata. In questo viaggio saranno alternati pasti vietnamiti ed internazionali con maggioranza locale. In definitiva un viaggio adatto a tutti. IL VIETNAM Visitare il Vietnam è coinvolgente, un'esperienza intensa a contatto con un popolo dalle qualità eccezionali. È difficile restare indifferenti di fronte all'orgoglio ed al genuino calore di questa gente sopravvissuta a mille anni di ingerenze straniere, invasioni e saccheggi, colonialismo e guerre imposte ma, mai come ora, proiettati con entusiasmo verso il futuro. È difficile descrivere la ricchezza della cultura di questo popolo, le radici profonde delle sue tradizioni e la bellezza mai scontata dei suoi paesaggi. Fra le montagne quasi inaccessibili del nord, sede naturale di molteplici minoranze etniche, lo spettacolo delle magnifiche guglie calcaree che sorgono dalla baia di Halong vi lascerà ammirati; le città dove, tra il fascino delle vestigia imperiali, stordisce il caos del traffico moderno; fra gli immutati e lenti ritmi dei canali e delle rive dei grandi fiumi, il Vietnam vi offre una varietà di sensazioni e una miriade di immagini mozzafiato. È un viaggio per tutti: l'ampia scelta di alberghi di ogni categoria, la grande varietà della cucina, l'efficienza dei trasporti e la qualità dei servizi, lo rendono piacevole anche a chi non vuole rinunciare agli abituali comfort Gradisci ulteriori informazioni sul Vietnam? Gradisci ulteriori informazioni sulle località del Vietnam? LA CAMBOGIA La Cambogia ha una super?cie di 181.035 Kmq ed è popolata da 10.700.000 abitanti circa. Il suo territorio è divisibile in due grandi aree: quella del Mekong e quella del Tonlè Sap, il Grande Lago. Anche in questo paese, il Mekong recita da sempre il ruolo da protagonista nella genesi degli scenari naturali: determina la super?cie del Grande Lago (nella stagione delle piogge, il lago passa dagli usuali 3.000 mq ai 7.000 mq) e soprattutto, con le sue inondazioni periodiche, rende fertilissimo il terreno del suo bacino. In Cambogia andremo subito alla meta raggiungendo la città di Siem Reap, base di partenza per poter visitare il complesso archeologico di Angkor. Qui si trovava l’antica capitale dei khmer, e qui aveva sede il regno che imperò dal IX al XIV secolo. Fu l’esploratore francese Henri Muhat a scoprire, nel decennio 1850/60, il complesso di Angkor, nascosto per secoli da una ?tta e rigogliosa giungla. Vennero così alla luce oltre 1000 pagode e luoghi di culto, distribuiti in un’area di circa 300 kmq. Oggi sono circa trenta i templi in buono stato di conservazione, anche se l’attenzione storica e archeologica si concentra su tre complessi: sono quelli di Angkor Thom, Angkor Wat e Mebon orientale. Quest’ultimo, che risale al XII secolo, è costituito da vari templi e residenze; Angkor Wat, il monumento più visitato di tutto il complesso di Angkor per la sua armonia architettonica e per la bellezza dell’ambiente in cui è inserito; in?ne, Angkor Thom, la quarta capitale del Regno (XII sec.). HANNO SCRITTO DEL VIAGGIO Class Ottobre 2006 Vietnam IL PROGRAMMA 1° giorno MILANO–ROMA–SINGAPORE Partenza per Singapore o altro hub asiatico via Roma. Pasti e pernottamento a bordo. 2° giorno SINGAPORE – HANOI Arrivo a Singapore e proseguimento per Hanoi. ArrivViaggio in Vietnam e Cambogiao dopo circa tre ore e trenta di volo, disbrigo delle pratiche d’ingresso ed incontro con la guida. Trasferimento in hotel. Sistemazione e pranzo. Nel pomeriggio visita guidata della città. Hanoi , nonostante il notevole sviluppo, conserva il suo carattere originario nelle pagode e nei templi tradizionali, nei laghi e nel cuore del centro storico. Cena e pernottamento in hotel. (Sofitel Plaza Hotel o similare ). 3° giorno HANOI – BAIA DI HALONG Prima colazione in hotel e partenza per la baia di Halong. La prima parte del viaggio, circa 100 km, viene effettuata in pullman. Pranzo lungo il percorso. Arrivo nel tardo pomeriggio e sistemazione in hotel. ( Halong Pearl Hotel o similare ). 4° giorno BAIA DI HALONG– HANOI- DANANG Prima colazione in hotel ed escursione in battello nella baia di Halong che nella lingua locale significa “Drago che ScViaggio in Vietnam e Cambogiaende”, nome derivante da un’antica leggenda che racconta di un mostro marino che viveva nella baia. Visita nella grotta di Bo Nau (del pellicano), la grotta Trinh Nu e la più spettacolare grotta di Dau Go con stalattiti e stalagmiti a forma d’animali, uccelli ed esseri umani. Pranzo a bordo dell’imbarcazione e nel pomeriggio rientro ad Hanoi via terra. Arrivo e trasferimento diretto all’aeroporto. Partenza per Danang. Arrivo dopo un’ora e trenta circa di volo, sistemazione in hotel, cena e pernottamento. ( Sandy Beach Hotel o similare ). 5° giorno DANANG – HOI AN – HUE’ Prima colazione in hotel e partenza per l’antica cittadina mercantile di Hoi An, un insieme armonioso di belle caViaggio in Vietnam e Cambogiase mercantili, botteghe artigianali, templi e pagode. Pranzo in ristorante locale e proseguimento per Huè. Il viaggio si svolge in gran parte lungo la costa, tra risaie che arrivano fino al mare, foreste e piccoli villaggi. Sosta d’obbligo alle Montagne di Marmo, cinque guglie non molto alte, una delle quali, Thui Son, è costellata da grotte naturali che nel tempo hanno ospitato santuari buddisti ed indù. Arrivo in serata e sistemazione in hotel. ( Hotel Saigon Morin o similare ). 6° giorno HUE’ – SAIGON Prima colazione in hotel e visita della città di Hue', costruita su un piccolo delta alla foce del Fiume dei profumi: la Città Proibita, il mausoleo Imperiale, la Cittadella, la Pagoda di Thien Mu, le tombe imperiali di Khai Dinh e Tu Duc incorniciate in uno splendido ambiente naturale. Pranzo ed in tempo utile trasferimento in aeroporto. Partenza per Saigon. Arrivo dopo circa un’ora e trenta di volo. Trasferimento e sistemazione in hotel. Cena e pernottamento. ( Hotel Equatorial o similare ). 7° giorno SAIGON – DELTA DEL MEKONG Prima colazione in hotel. Intera giornata dedicata alla visita della regione del Delta del Mekong. In pullman fino al bel Viaggio in Vietnam e Cambogiamercato galleggiante di Cai Be e quindi proseguimento in battello attraverso i due bacini del delta attraverso un ambiente naturale dove l’uomo si è ben integrato sfruttando le innumerevoli vie d’acqua per il commercio, la pesca e l’agricoltura. Pranzo in ristorante locale. Rientro in serata a Saigon. Cena e pernottamento in hotel. 8° giorno SAIGON Prima colazione in hotel. Intera giornata dedicata alla visita della città: il Palazzo presidenziale, il Museo della Storia Nazionale ed il Museo dei Crimini di Guerra, il quartiere cinese di Cholon, la pagoda Thien Hau dedicata alla dea protettrice dei marinai ed il vivace mercato di Ben Thanh. Cena e pernottamento in hotel. 9° giorno SAIGON – PHNOM PENH Di buon mattino prima colazione in hotel e partenza in auto per Phnom Penh in Cambogia. Il tragitto è di circa 230 chilometri e si percorre in circa 6 ore. Da aggiungere il passaggio della frontiera e la sosta per il pranzo ( non incluso ). Arrivo in serata e sistemazione in hotel. Cena e pernottamento. ( Phnom Phen Hote o similare ). 10° giorno PHNOM PENH – SIEM REAP Prima colazione in hotel e mattino dedicato alla visitaViaggio in Vietnam e Cambogia della città: la Pagoda d’Argento, il Museo Nazionale, il Wat Phnom, il Museo Toul Sleng, i campi di sterminio di Choeung Ek e per finire il mercato della città per un po’ di acquisti. Pranzo e nel pomeriggio trasferimento in aeroporto per il volo su Siem Reap. Arrivo dopo circa 30 minuti di volo. Trasferimento e sistemazione in hotel. Cena e pernottamento. ( Victoria Angkor Hotel o similare). 11° giorno SIEM REAP–ANGKOR– SIEM REAP Intera giornata dedicata alla visita del sito archeologico. Angkor, l’antica capitale Khmer che sorge nella provincia nord occidentale di Siem Reap, con i suoi spettacolari templi costruiti da sViaggio in Vietnam e Cambogiaette ad undici secoli fa, rappresenta il sito archeologico più grande del mondo. La grandezza di quest’antica città con le sue centinaia di templi monumentali e pregiate opere architettoniche fù fatta conoscere all’occidente da un giovane naturalista francese, Henri Mouhot, che nel 1858 s’imbatté in queste rovine. Grazie ai suoi diari il mondo scoprì le meraviglie della civiltà dei Khmer. Iniziò così una lunga opera di restauro che è tuttora in corso e che ha portato alla luce gran parte degli spettacolari monumenti. Cena e pernottamento in hotel. 12° giorno SIEM REAP – ANGKOR – SIEM REAP Prima colazione in hotel e partenza per l’escursione al lago Tonle Sap. Proseguimento nella visita di Angkor. Cena e pernottamento in hotel. 13° giorno SIEM REAP– SINGAPORE – ITALIA Prima colazione in hotel e mattino libero. In tempo utile trasferimento in aeroporto e partenza per Singapore o altro hub asiatico con volo diretto. Arrivo dopo circa 2 ore e 30 minuti di volo. Proseguimento per l’Italia con volo di linea Singapore Airlines o altro vettore Iata. Pasti e pernottamento a bordo. 14° giorno ITALIA Arrivo in Italia e fine del viaggio. INFORMAZIONI DI VIAGGIO per il VIETNAM Valuta La moneta locale si chiama DONG che é la valuta più utilizzata. Il cambio uf?ciale é di circa 15.500 Dong per 1 dollaro americano. È possibile cambiare: presso la Reception dell’hotel, in banca (orario: dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.00), presso i money change (orario uf?ci). Gli euro vengono accettati solo nelle grandi città come Saigon ed Hanoi. Per gli acquisti nei negozi del centro vengono accettati indifferentemente i dollari americani, i dong o le carte di credito (Visa o MasterCard). Fuso orario Quando in Italia vige l’ora solare la differenza è di + 6 ore. (es: quando in Italia sono le 12:00 in Vietnam sono le 18:00). La differenza diventa di + 5 ore quando in Italia vige l’ora legale. Elettricità La maggioranza degli impianti funziona con una corrente alternata a 220V. Pesi e misure Sistema metrico decimale con variazioni locali. Popoli 85-90% di etnia vietnamita (sei gruppi principali: karen, hmong, lahu, mien, akha, lisu), 3% di etnia cinese oltre a khmer, cham (discendenti dell'antico regno di Champa, di cultura indiana) e membri di 60 gruppi etno-linguistici (anche conosciuti come montagnard, ossia montanari in francese) Lingua Vietnamita, russo, francese, cinese, inglese e diversi dialetti locali di matrice mon-khmer e malese-polinesiana Religione Buddhista, taoista, confuciana, hoa hao, caodaista, musulmana e cristiana Periodi Consigliati Per andare in Vietnam non esiste un periodo migliore di un altro. Infatti, quando una regione è troppo piovosa o fredda, o incredibilmente afosa, c'è sempre un'altra zona in cui il tempo è sereno e si sta bene. Nel sud del paese si possono individuare con una certa approssimazione due stagioni: la stagione umida (da maggio a novembre, con alte punte di piovosità da giugno ad agosto) e la stagione secca (da dicembre ad aprile). Il periodo più caldo e umido è compreso tra la fine del mese di febbraio e maggio. La zona costiera centrale gode invece di un clima secco da giugno a ottobre. Anche nella parte settentrionale ci sono due stagioni: inverni freddi e piovosi (da novembre ad aprile) e calde estati (da maggio a ottobre). Naturalmente, le regioni montane sono più fresche di quelle costiere e durante l'inverno le temperature possono scendere anche sotto zero. Le zone centrali e settentrionali sono occasionalmente vittime di tifoni, specialmente tra giugno e novembre. Coloro che visitano il Vietnam dovranno ricordarsi delle celebrazioni del capodanno Tet (a fine gennaio o agli inizi di febbraio) prima di mettersi in viaggio: gli spostamenti (anche quelli verso l'estero) diventano veramente difficili, gli alberghi sono pieni e molti esercizi commerciali chiudono per almeno una settimana (se non di più). Feste e manifestazioni Nei giorni di luna piena o di falce di luna, si tengono speciali celebrazioni presso le pagode vietnamite e cinesi e, in tali frangenti, molti buddhisti mangiano esclusivamente cibo vegetariano. La maggior parte delle feste religiose seguono il calendario lunare: la festa del Tet (fine gennaio-inizio febbraio) è la più importante e segna l'inizio del nuovo anno lunare e l'avvento della primavera; la festa delle anime perdute (agosto), la seconda per importanza, celebra il momento in cui alle anime senza pace dei morti vengono offerti cibo e doni; durante Doan Ngu (giugno) vengono bruciate immagini raffiguranti persone che diventeranno soldati dell'esercito del dio della morte; la festa dei morti (aprile), a ricordo dei parenti deceduti. INFORMAZIONI DI VIAGGIO per la CAMBOGIA Formalità d’ingresso Il passaporto deve avere una scadenza di almeno 6 mesi successiva alla data del viaggio ed essere in regola con le marche da bollo; il visto d’ingresso vi verrà rilasciato negli aeroporti di Phnom Penh e/o Siem Reap e per il quale dovrete premunirvi di due fotogra?e formato tessera e 20 dollari americani. Ricordatevi, inoltre, che per visitare i templi di Angkor vi serve una fototessera da allegare al biglietto d’entrata. Obblighi sanitari Nessuna vaccinazione è necessaria per l’itinerario proposto in questo catalogo. Valuta L’unità monetaria è il Reil. Per garantirvi un facile cambio, vi consigliamo di premunirvi di dollari americani. Le carte di credito sono accettate solo nei grandi alberghi di Phnom Penh. Voltaggio Gli hotels dispongono di corrente a 220 volts/50 Hz con prese a lamelle piatte: portate con voi qualche adattatore di tipo americano. Fuso orario E' di +6 ore (+5 rispetto all’ora legale italiana). Clima Due sono i monsoni che lo in?uenzano: il fresco monsone di nord-est sof?a da novembre a marzo, è secco e porta poca pioggia; quello di sud-ovest, invece, da maggio ad ottobre, e determina un tasso di umidità più alto con precipitazioni. La temperatura massima giornaliera raggiunge in genere il suo picco ad aprile, il mese più caldo (+35 gradi), il suo minimo a gennaio, il mese più freddo (+20 gradi). Pre?ssi telefonici Per chiamare in Cambogia, si deve comporre il pre?sso internazionale 00855, il pre?sso della città interessata e il numero desiderato. Per chiamare in Italia, bisogna comporre il pre?sso internazionale 00139, il pre?sso della città desiderata e il numero dell’abbonato. Cucina Risente dell’in?uenza di altri Paesi, in particolare della Thailandia, ma è piuttosto dolce, raramente piccante. Il riso è la base dei suoi piatti, in genere accompagnato da maiale, pollo, vitello e pesce cotti alla griglie oppure preparati in pentole di coccio e conditi con salse a base di cocco o di pesce. Shopping Vi ricordiamo la krama, tipica sciarpina cambogiana in cotone o seta a quadretti. Nei vivaci mercati di Phnom Penh e Siem Reap troverete oggetti antichi, argenti, gioielli, pietre preziose, tessuti di cotone e seta, incisioni in legno e statuette in ottone. Tasse aeroportuali Per i voli domestici le tasse ammontano a 5.000 KIP (circa mezzo dollaro americano). In uscita dal Paese le tasse corrispondono a 25 dollari americani. L’importo delle tasse potrà subire delle variazioni senza preavviso. Incluso ed escluso Sono inclusi: _ Voli di linea in economy class. _ Voli interni come indicati da programma. _ Franchigia bagaglio di kg.20. _ Trasferimenti in bus privato _ Sistemazione in camera doppia deluxe in Vietnam e superior in Cambogia. _ Trattamento di pensione completa esclusi alcuni pranzi come da programma. _ Tasse e percentuali di servizio, tasse d’ingresso ai monumenti e musei durante le visite guidate, visite ed _ Escursioni incluse nel programma. _ Guide locali in lingua italiana in Vietnam e Cambogia _ Assicurazione sanitaria e bagaglio. _ Iscrizione. Sono esclusi : _ Bevande ed extra di carattere personale. _ Tasse aeroportuali. _ Visti d’ingresso da pagare in loco per il Vietnam $25 e Cambogia $25. _ Tutto quanto altro non indicato in "Sono Inclusi". Le Quote Considerate le particolarità del programma, il viaggio è quotato su richiesta, in base al numero di partecipanti e dal periodo |
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Itinerario 1 Vietnam: un mondo ritrovato Testo e foto di Adriano Socchi Punto di partenza: Saigon (Ho Chi Min) Punto di arrivo:: Hanoi Durata: 14 gg. Mezzo di trasporto: aereo, mezzi locali Difficoltà: nessuna Verso la Pagoda dei Profumi - Figlia di martire Verso la Pagoda dei Profumi - Figlia di martire “Is Iraq another Vietnam?” titolano i giornali di tutto il mondo dopo le sconvolgenti rivelazioni fatte da alcuni marines pentiti riguardo a presunti stupri collettivi a danno di giovani donne irachene e ad uccisioni gratuite perpetrate tra la popolazione civile. Ancora una volta la storia non ha insegnato niente! Si aspettano nuove clamorose rivelazioni che, per quanto efferate, non potranno mai eguagliare i disumani crimini accaduti in Vietnam dove si è combattuta una guerra spietata, atroce e barbara che segnò profondamente le coscienze del mondo intero ma, a quanto pare, non abbastanza. Sono a Saigon da un solo giorno e non riesco proprio a fare a meno di pensare alla guerra. Quando si tocca il suolo vietnamita i pensieri vanno inesorabilmente alla Guerra Americana, come la chiamano i vietnamiti, e più che mai quest’anno (2005) perché, com’è riportato dai molti manifesti sparsi un po’ dappertutto in città, il 25 aprile del 1975 ricorre il trentesimo anniversario della fine della guerra del Vietnam. Primo giorno: Ho Chi Minh [… A Saigon, che oggi si chiama Ho Chi Minh, si respira ancora l’atmosfera di quel tempo perché dopo la guerra non è cambiato niente. La città si è addormentata e aspetta un principe che la risvegli con un bacio...] La gran quantità di moto che circola per le strade è la prima cosa che colpisce quando si arriva a Ho Chi Minh. Vicino l’aeroporto, un cortile, grande almeno quanto un campo da calcio, è pieno zeppo di motorini ordinatamente parcheggiati. Al calar del sole il movimento continuo di moto, motorini e biciclette aumenta diventando un’ondata fluttuante. Mi chiedo come facciano ad andare avanti e soprattutto a non avere incidenti. Dove andrà mai tutta quella gente? Non va da nessuna parte! Semplicemente passeggia. A differenza di noi che lo facciamo a piedi in piazza o sotto i portici, i vietnamiti lo fanno in moto per strada. Girano per conoscersi, per parlare, per passare il tempo. Uomini, donne, ragazzi con l’amica dietro, seduta in posizione da amazzone; ragazzi alla moda alla ricerca di avvenenti ragazze che circolano anche in quattro strette strette una all’altra; intere famiglie di cinque, sei componenti si muovono su un solo motorino. Cosa ancor più incredibile tutti guidano rilassati, conducono le moto discorrendo tranquillamente, si salutano, solo il traffico è confuso. Osservo tutto dal marciapiede e attraversare, i primi giorni, sarà un’impresa poi… ci si fa l’abitudine. S’attraversa buttandosi a capo chino, saranno i mezzi a preoccuparsi di schivarvi. La sera del mio arrivo mi precipito nel famoso bar Binh Soup Shop, celebre per essere stato il quartiere generale dei Vietcong a Saigon. Qui, per sfuggire alla calura, occupo un tavolo sopra il quale gira pigramente un ventilatore e consumo un piatto di pho bò, zuppa di tagliolini al brodo di manzo conditi con erba cipollina, naturalmente con le bacchette. Il brodo si beve direttamente dalla scodella. Alla faccia del nostro galateo. Gusto la prima di tante specialità culinarie del Vietnam sfogliando nel contempo quaderni, riviste, articoli e foto di privati e di reduci della guerra: americani e vietnamiti. Il bar è rimasto così com’era con il dichiarato obiettivo di far rivivere oggi l’atmosfera del triste passato. Scopo pienamente raggiunto poiché molti reduci ritornandoci si commuovono a tal punto da non riuscire a trattenere le lacrime. Saigon (Ho Chi Minh), il Palazzo del Comitato Saigon (Ho Chi Minh), il Palazzo del Comitato Sulla via del ritorno all' hotel passo in rassegna il Palazzo del Comitato del Popolo, sarebbe un attentato non farlo dato che è l’edifico più fotografato dell’intero Vietnam. Una piazza attira poi la mia attenzione perché piena di ragazzi impegnati ad eseguire esercizi a metà tra lo yoga e il karaté. Giunto nei pressi dell’albergo entro a consumare qualcosa al Two Saigon, uno dei tanti locali notturni di tendenza di Pham Ngu Lao. Vedo molte ragazze di facili costumi in cerca di uomini benestanti, tanto meglio se stranieri: sono per lo più giovanissime, hanno tutte i capelli lunghi neri e lisci. Sono vestite all’occidentale, con fatiscenti decoltè data la loro corporatura esile, pantaloni e gonne corte da cui fuoriescono gambe magre e storte, oserei affermare ridicole per i canoni di bellezza occidentali. Non cerco una donna, ma se ci si ferma a bere una media di birra 333 e non si è in compagnia con delle amiche è difficile tenere queste ragazze a debita distanza. Non cerco neppure del fumo; passeggiando però quanto basta su e giù sul marciapiede davanti all' hotel, dopo un po’ un tipo s’avvicina per vendermi una canna. Capisco allora cos’era Saigon per i soldati americani. Come potevano trovarsi, dopo mesi di guerra in mezzo all’inferno della foresta, in licenza premio a Saigon, in camera con una donna, a bere una birra e fumare una canna. Saigon sembrava loro il paradiso! Secondo giorno: Ho Chi Minh - Tay Ninh - Cu Chi - Ho Chi Minh (196 km circa) Il giorno seguente di buon mattino visito il Museo dei Residuati Bellici. All’ingresso una frase preannuncia le drammatiche testimonianze che vi sono raccolte: La guerra fa diventare l’uomo una bestia. Cinque sono gli spazi tematici. In una prima sala si possono vedere i manifesti propagandistici della guerra del tipo Out of Vietnam o End the war in Vietnam! Now. Nel cortile si trovano un carro armato, un elicottero, un aereo B 52, una bomba al napalm e pezzi d’artiglieria dell’esercito americano. Entrati nel corpo centrale seguendo il percorso di visita c’è dapprima una sala con centinaia di disegni fatti da bambini aventi per argomento la guerra, segue il grande salone che ospita una mostra della guerra del Vietnam. Le atrocità delle fotografie documentano gli orrori della guerra e tengono avvinto lo sguardo del visitatore. Attimi di terrore e delirio umano colti dagli scatti di professionisti e no; si tratta di foto tanto agghiaccianti quanto celebri che a suo tempo fecero il giro del mondo e sono riprodotte su tutti i libri di storia. Tra le più ripugnanti quella di soldati americani che tengono a mo' di trofeo la testa mozzata di tre soldati vietcong sopra ai loro rispettivi corpi; quella di un carro armato che trascina dei morti con una fune; civili vietnamiti torturati dai soldati e, ancora, tre corpi esamini fatti rotolare su del filo spinato. La più orribile di tutte, non a caso l’unica a colori dell’intera raccolta, quella del massacro del villaggio di My Lai dove si vedono corpi e volti di donne e bambini insanguinati e mutilati. Per quanto concerne le più famose vi sono quella della bambina nuda bruciata dal napalm che corre in mezzo alla strada e del colonnello Nguyen Ngoac Loan che spara a bruciapelo alla testa di un prigioniero vietcong con le mani legate dietro alla schiena. Immagini dell’assalto all’ambasciata americana e dello sbarco americano a Da Nang l’8 marzo 1965. Infine rimane, ma solo per i più audaci, la piccola saletta contenente le foto dei bambini nati deformi a causa dell’agente arancione e, come se non bastasse, per quanti avessero lo stomaco davvero forte la raccapricciante visione dei mostruosi feti di neonati le cui madri furono costrette ad abortire per volontà del governo vietnamita affinché non si mettesse al mondo una generazione imperfetta. Tay-Ninh, tempio Cardai funzione delle 12 Tay-Ninh, tempio Cardai funzione delle 12 Lascio per un intera giornata Saigon e il suo traffico di motorini per ritrovarmi sulla strada diretta a Thai Ninh in mezzo ad un traffico prevalentemente di motorini. Dopo circa un centinaio di chilometri giungo, in tempo, alla mia meta: il Grande Tempio Cao Dai, la Santa Sede del caodaismo. Nel tempio, ogni sabato, alle dodici, si tiene una suggestiva funzione (corrispondente alla nostra messa domenicale) a cui si può assistere dal balcone del piano superiore. Da questa invidiabile posizione vedo entrare dapprima i clerici caodaisti vestiti di color azzurro, giallo e rosso, che sono anche i colori predominati del tempio i quali devono avere, evidentemente, un preciso significato. Di seguito entrano i fedeli tutti vestiti con una tunica bianca accompagnati da una tipica nenia orientale. L’interno è un’unica grande sala, sostenuta da colonne, sulle quali si arrampicano draghi multicolore. Sull’altare c’è un occhio enorme, l’occhio divino (che tutto vede), che credo, data l’ubicazione, ha lo stesso significato che la croce ha per noi cristiani. La religione caodaista è un miscuglio di buddhismo, confucianesimo e cristianesimo come testimonia un affresco all’ingresso dove sono raffigurati lo statista cinese Sun Yatsen, il poeta vietnamita Nguyen Binh Khiem e lo scrittore francese Victor Hugo intenti a firmare la triplice alleanza religiosa tra Dio e gli uomini. Non molto distante dall’oasi di “pace religiosa” del tempio di Cao Dai si trova la zona dei cunicoli di Cu Chi, il luogo dove ci furono gli scontri più sanguinosi della guerra. In superficie sventolava la bandiera americana, ma sottoterra quella dell’esercito del Vietnam del Nord. Oggi è senza dubbio la più grande attrazione turistica del Vietnam. All’ingresso un plastico in sezione della rete delle gallerie e un filmato sono esaustivi della vita che si conduceva in queste vere e proprie città sotterranee e della guerra che si combatteva per queste vie inumate. Nei cunicoli di Cu Chi si nasceva, si dormiva, si mangiava… si combatteva, ci si muoveva a carponi, al buio, nel caso d’inalazione di gas da parte del nemico ci si tuffava alla cieca in dei pozzi e si riemergeva in un canale. Oppure si poteva restare nascosti per ore respirando attraverso una cannuccia. Non vedo l’ora di vedere questi reticoli di 200 km di gallerie su tre piani, grandi abbastanza solo per i magri e piccoli vietnamiti, di cui gli americani, inizialmente, sospettavano soltanto qualcosa ma non sapevano nulla. E una volta scoperti arrivarono agli imbocchi ma non riuscirono ad entrarci. Noi scendiamo e percorriamo una piccola sezione di questi cunicoli appositamente allargata per ospitare il corpo di un occidentale, in maniera che ci si possa rendere conto dello spazio e del buio in cui i vietcong dovevano vivere e spostarsi, da un posto all’altro, senza farsi vedere dagli americani. Avverto fatica e una certa umidità claustrofoba, ma sono alla fine del breve tragitto di 50 metri. Immagino la nostra guida mentre percorreva in fretta le buie e strette gallerie con zaino e fucile in spalla. All’uscita dei cunicoli, in un negozio che pare essere messo lì apposta, consumo un bicchiere di liquore di serpente per riprendermi dal senso di nausea procuratomi nella galleria. Guardo con commiserazione un gruppo di giapponesi interessati all’acquisto di accendini, del modello a zippo, che la venditrice assicura appartenuti ai soldati americani… non sanno cosa gli aspetta. Io invece compro un paio di sandali fatti con un pneumatico di gomma, gli stessi che portavano i vietcong e ancora oggi usano i reduci. Cu Chi è il luogo più rappresentativo della guerra, qui si sono svolti durissimi combattimenti, qui gli americani hanno avuto paura, qui gli americani hanno perso la guerra. Ora, soltanto ora, mi rendo conto di essere un testimone oculare della guerra del Vietnam. Terzo giorno: Ho Chi Minh - My Tho (70 km circa) - An Binh Island (100 km, navigazione) baia-Halong - villaggio galleggiante Baia Halong - villaggio galleggiante Sono appena 70 i chilometri di strada che separano Ho Chi Minh da My Tho, ma bastano per capire che l’agricoltura del Vietnam si basa essenzialmente sul riso. Vedo campi sterminati di riso punteggiati da mille colori: sono quelli dei vestiti delle donne impegnate nella raccolta, tutte rigorosamente con in testa il caratteristico cappello a cono. Ormai nei pressi dell’imbarcadero, lungo la strada, vedo un gruppo di biciclette venirmi incontro impedendomi di proseguire, pare il gruppo di una corsa ciclistica del giro d’Italia, in realtà si tratta di alunni che escono da scuola. I ragazzi portano lunghi pantaloni neri e una camicia bianca, alcuni la giacca; le ragazze sono vestite con l’ao dai, l’abito tradizionale vietnamita, a vederle passare sembrano tante libellule con i loro ao dai svolazzanti. Finalmente ci si imbarca. Da My Tho si risalirà il fiume Mekong fino a Siem Reap in Cambogia! Sono sul tetto dell’imbarcazione e vedo passarmi sulla testa gli aerei dell’aviazione americana impegnati a lanciare una miriade di bombe: ecco come doveva essere il teatro di guerra del delta. Anche qui sul Mekong tutto riconduce alla guerra, ma oggi questo stesso luogo fa parlare di sé per via dell’influenza aviaria che in questi ultimi tempi tiene il mondo intero con il fiato sospeso. La diffusione del focolaio è partito da un angolo remoto del delta mietendo già 70 vittime. Nella regione del Vietnam del Sud vi sono centinaia di milioni di polli, anatre e oche che s’aggirano liberamente nelle campagne e nei villaggi per cui il contagio è quasi scontato. Il virus poi fa’ particolarmente paura da quando si è incominciato a sospettare che può trasmettersi da uomo a uomo e non solo contraendolo stando in contatto con pollame malato. La catastrofica parola pandemia è sulla bocca di tutti. Il ministero degli esteri sconsiglia un viaggio in quest’area del pianeta, invece, come il solito, da quel fatalista che sono, mi ritrovo proprio nel cuore della zona del contagio. Mentre il barcone, molto stretto e basso, percorre lentamente un braccio di fiume del delta, io sto seduto a prua con una mano immersa nell’acqua intento ad osservare tutto molto attentamente. Grosse barche con grandi occhi dipinti sulla prua ci superano ora alla nostra destra ora da sinistra, in questo frenetico via vai i sampang sembrano impiegarci un’eternità per spostarsi da una sponda all’altra. Lungo il fiume ci sono case e mercati, case e mercati galleggianti, catapecchie e catapecchie galleggianti, fabbriche, strade, insomma la vita scorre frenetica. Per raggiungere un’antica casa coloniale francese che conserva intatta tutta la passata eleganza, e visitare l’attiguo giardino di bonsai, ci trasferiamo su un sampang e così a pelo d’acqua cogliamo ancor di più il normale fluire dell’esistenza accompagnati dal lento movimento dei remi. Il delta ci riserva un tramonto costituito da una luce irreale, unica, a metà tra il rosso e il marrone. Partecipo a questa particolare atmosfera dal balcone dell' albergo: una palafitta! Ceno e dormo su una palafitta nel bel mezzo del delta su chissà quale innominabile isola. I letti sono delle brande appartenute all’esercito americano. Prima di prendere sonno ascolto la pioggia che cadrà per tutta la notte imperterrita quasi a voler scalfire il tetto di assi di legno. Quarto giorno: An Binh Islanda – Chau Doc (120 km, navigazione) ee h'mong fioriti - ragazza H'mong fioriti - ragazza All’alba la luce di un terso sole spazza via la paura dell’abbondante pioggia notturna. Partiti, dopo poco meno di un chilometro, il Mekong appare diverso da quello del giorno prima. L’acqua del fiume scorre più torbida, la corrente forma piccoli vortici e mulinelli d’acqua, qua e là trascinando foglie e rami di alberi. Mi accorgo che qualcosa non va per il verso giusto, ma soltanto al confine con la Cambogia capirò che cosa: il Mekong è straripato. Lungo il percorso faccio tappa al mercato del pesce di Vingh Longh. Il luogo dove si svolge è coperto da un tetto di lamiere; le venditrici, tutte donne, vendono pesci lucidissimi, pesano la mercanzia ancora con bilance a peso. Cammino su uno sottile strato di melma nera e puzzolente. Il mercato è concitato, ma non frenetico. Dall’altro lato della strada c’è un piccolo mercato del pollame. Va bene il fatalismo, ma questa volta non mi addentro. Quando arrivo a Chau Doc mi precipito al porto per affittare un' imbarcazione e andare a vedere il caratteristico mercato galleggiante. Sarà una piccola delusione: si tratta in realtà di un mercato all’ingrosso per cui non trovo quell’atmosfera tipica che, per esempio, ho avvertito a Ningh Longh. Delle grosse imbarcazioni stanno ancorate proprio nel centro del fiume e altre più piccole vi s’accostato per comprare. Per capire quale prodotto smerciano, a poppa o a prua, una fune tiene appesa una rete contenente il prodotto che si vende: banane, meloni, pantaloni, ecc. Trovo più interessante il particolarissimo villaggio musulmano di Cham dove si possono vedere delle donne vestite rigorosamente in nero, con il velo e il cappello a cono. Una visione inconsueta e anche un po’ ridicola. Infine, ospiti in una casa galleggiante, ci offrono del pesce alzando semplicemente una botola dal pavimento di legno. Quando si dice pesce fresco! Ormai è il tramonto quando vado a ritirare i biglietti dell’aereo per il nord del Paese, ci porterà ad Hanoi. Ha inizio un altro viaggio. Quinto giorno: Hanoi (trasferimento; volo aereo) Sesto-settimo giorno: Hanoi Sui marciapiedi le venditrici ambulanti, con in testa i tipici cappelli conici di paglia e le ceste a bilancia, allestiscono improvvisate bancarelle intralciando il passaggio dei pedoni. Se si aggiungono le moto, le biciclette parcheggiate e i banchi dei negozi camminare risulta davvero impossibile. Per strada il traffico è ancor peggio! Eppure se si vuole vivere l’essenza di un ultimo e ancora autentico angolo di Indocina, un vero e proprio passo indietro nel tempo, bisogna girare per questo dedalo di strade e viuzze che è il quartiere vecchio. Ad ogni via corrisponde la vendita esclusiva di un determinato prodotto, così c’è il vicolo delle sete, degli argenti, quello dei ventagli, dei fabbri, dei medicinali e via discorrendo… si trova proprio di tutto. Lontano dalle strade affollate e piene di vita del centro si trova il Tempio della Letteratura, fondato nel 1070 d.C. Si tratta di un raro esempio di architettura vietnamita. In piazza Ba Dinh, invece, c’è la meta di pellegrinaggio più importante dell’intero Vietnam, ossia l’austero mausoleo di Ho Chi Minh che domina dall’alto della scalinata la grande piazza, vuota e spettrale, al cui centro sventola una grossa bandiera vietnamita. Ogni sera si può assistere allo spettacolo delle marionette sull'acqua. Perdere questa fantastica espressione artistica, tipicamente ed unicamente vietnamita, sarebbe un reato. Non a caso l’Unesco ha dichiarato questa forma d’arte, nata più di mille anni fa, patrimonio dell’umanità. Lo spettacolo comporta la presenza di ben 11 marionettisti nascosti dentro l’acqua, immersi fino alla vita, dietro ad un palco. Le marionette di legno di fico, particolarmente impermeabile, sono scolpite a mano. Hanno gli arti e la testa mobili e sono fissate ad un asta. La bravura nel maneggiarle insieme alla sala buia creano un intrinseco ambiente che fa sì che sembra davvero camminino sull’acqua. La leggenda narra che lo spettacolo sia nato a seguito dell’ostinazione di alcuni artisti del delta del fiume Rosso i quali, a causa di una inondazione e la conseguente inagibilità del teatro, pur di mettere in programma lo spettacolo mossero le marionette utilizzando l’acqua come palcoscenico. La musica, durante le rappresentazioni, è sempre dal vivo e il dan bau, il liuto a una sola corda, lo strumento vietnamita più noto e tradizionale, emerge tra i flauti e i tamburi. Incluso nel biglietto c’è un ventaglio e un cd con le musiche dello spettacolo. Settimo-ottavo giorno: Hanoi - Lao Cai (340 km, treno) - Can Cau - Bac Ha (105 km circa) mercato di Can Cau Mercato di Can Cau Il treno per Lao Cai parte dalla stazione di Hanoi alle 22.00 e impiega tutta la notte per coprire 340 km. I binari seguono il corso del fiume Rosso e si snodano, su per la vallata, per impervi pendii. Il convoglio procede sempre ad andatura molto, molto lenta. Questa è la regione dei montagnards; il termine, coniato all’epoca della dominazione francese, si è mantenuto ancor oggi e sta ad indicare i gruppi etnici (più di 50) che vivono sugli altipiani del Nord, a ridosso del confine con la Cina e il Laos. Con i vietnamiti non corre buon sangue a causa della loro passata alleanza con i francesi prima e gli americani dopo. Per questo vengono chiamati spregevolmente moi che significa selvaggi. Da Lao Cai col fuoristrada sono necessarie 2h 30’ per raggiungere Can Cau, la principale ragione per venire fin quaggiù. Ogni sabato mattina qui si allestisce uno dei più esotici e autentici mercati di tutto il Vietnam, tale per la scenografica posizione in cui si tiene, nel bel mezzo di una impareggiabile cerchia di montagne, e perché è organizzato dall’etnia dei h’mong fioriti, sottogruppo dei h’mong, famosi per i loro appariscenti vestiti multicolori che, insieme alla mercanzia esposta, creano un colpo d’occhio strabiliante. Le donne indossano gonne e grembiuli ricamati con motivi floreali dai vivaci colori, portano un copricapo cilindrico con motivi a strisce di tutti i colori dell’arcobaleno e una miriade di paillettes. Sfoggiano collane, orecchini e braccialetti d’argento. Hanno una corporatura esile e sono di statura piccola, come gli uomini del resto. Quest’ultimi vestono in modo assai più sobrio. Nelle contrattazioni il denaro non sempre serve, resiste ancora l’antica usanza del baratto. Peperoncini rossi, gelati, liquore di riso e tabacco sono le merci più vendute. Quelle che da noi sono liceali qui sono già mamme e portano sulle spalle, dentro ad una sorta di sacca, i propri bimbi. Nono giorno: Bac Ha - Chua Huo’ng (410 km circa) Un trekking di quattro ore fino al villaggio di Ban Pho, situato nei dintorni di Bac Ha, permette di calarsi nella realtà sociale e di osservare lo stile di vita dei h’mong fioriti. Tra le colline riecheggiano suoni antichi e rurali delle persone che lavorano nei campi. Coltivano riso, grano e anche oppio. Sono molto ospitali, vedendovi arrivare per strade raramente battute dai turisti vi inviteranno ad entrare nella propria casa. A fine giornata la gente lascia i campi e ritorna a casa, uomini, donne e bambini tutti con una gerla piena sulle spalle. A Bac Ha il suono degli altoparlanti diffonde i programmi della radio dell’emittente Voice of Vietnam che riecheggia tristi ricordi, ma solo per due o tre ore al giorno cioè quando viene elargita la corrente elettrica. Alla sera colpiscono le strade scarsamente illuminate dai lampioni con lampade che sembrano quasi bruciare da un momento all’altro. Il mercato domenicale di Bac Ha, il principale della zona, è preso d’assalto dalla gente già di buon mattino. Davanti ai negozi e alle bancarelle i venditori fanno colazione seduti sul gradino del marciapiede. Mangiano il pho bo, tagliolini in brodo caldo speziato. Per orientarsi basta seguire il flusso della gente. Gli uomini portano, a differenza di quelli del sud, un casco coloniale che fa parte dell’abbigliamento quotidiano che durante la guerra apparteneva alla divisa dell’esercito del nord. Oltre alle solite bancarelle si trovano negozi le cui vetrine sono autentiche collezioni di porcellane. Nella zona riservata allo scambio degli animali oltre a polli, maiali, buoi d’acqua, colpiscono i cuccioli di cane che vengono fatti ingrassare per poi essere ammazzati e cucinati. Dalla montagna si ridiscende in pianura, utilizzando questa volta la strada asfaltata n.70 e non più la ferrovia, per ammirare i classici paesaggi che più identificano il Vietnam: la Pagoda dei Profumi e Tam Coc. Giunti al fondo della vallata, s’attraversano campi intensamente coltivati dove su un fazzoletto di terreno lavorano centinaia di persone, gomito a gomito. Uomini occupati a guidare un rudimentale aratro trainato dai buoi e donne impegnate a rastrellare il terreno. Sono contadini stipendiati dallo stato. Arrivati a My Duc una diramazione dalla strada principale porta a Chua Huo'ng. Decimo giorno: Chua Huo’ng - Cuc Phuong (62 km circa) Undicesimo giorno: Cuc Phuong - Halong (230 km circa) Tam Coc Tam Coc Da Chua Huo'ng con il sampang, imbarcazione a remi stretta e bassa, simile alla canoa, si parte alla volta della Pagoda dei Profumi, risalendo un braccio del fiume Song Day, in mezzo ad uno spettacolare paesaggio roccioso. I barcaioli sono rigorosamente donne poiché il governo vietnamita ha riservato questo lavoro alle famiglie che hanno avuto padri, mariti o figli uccisi in guerra. Dopo circa 2 ore si lascia la barca e inizia il sentiero che porta in cima al monte. Lungo la salita s’incontrano altre pagode, ma è l’altare buddhista sulla vetta il luogo più sacro oltre ad essere il più bello dato che si trova in una enorme caverna che si raggiunge dopo aver sceso una lunga scalinata… Ora che i sampang, sulla via del ritorno, si lasciano trascinare, ma solo appena, dalla tenue corrente, le donne martire remano senza fatica e le conversazioni, sul fiume, passano da una barca all’altra. Si sentono aleggiare i suoni di questa strana lingua di monosillabi. Prima di Tam Coc una deviazione porta al parco di Cuc Phuong, inaugurato da Ho Chi Minh in persona nel 1963, ultima area vietnamita rimasta incontaminata, dove flora e fauna selvatiche si sono miracolosamente preservate. Percorrendo un circuito di 8 km si prova l’emozione di avventurarsi in una rigogliosa foresta tropicale senza il pericolo di perdersi, attanagliati dalla soffocante umidità della vegetazione e dagli incredibili suoni degli animali. E se proprio non doveste vedere i gibboni, scimmie endemiche in via di estinzione, potrete osservarli al Centro per il Soccorso dei Primati dove, una volta tratti in salvo, vengono curati e preparati a reinserirsi nel loro ambiente naturale: la giungla. A Tam Coc si segue, naturalmente in sampang, avvolti da un panorama impareggiabile, il corso serpeggiante, questa volta, del fiume Ngo Dong che di tanto in tanto scompare sotto ai grossi cocuzzoli verdastri. La caratteristica paesaggistica è costituita dalle enormi formazioni rocciose che emergono impressionanti e imponenti dal terreno. Ve ne sono dappertutto, all’apparenza invalicabili si superano passandovi sotto con l’imbarcazioni a remi sospinte dalle donne mezze sdraiate che azionano i remi con i piedi. Il caldo del mezzogiorno comincia a farsi sentire. L’andirivieni di sampang nelle ore più calde cessa. Le canoe restano ormeggiati in acqua in attesa delle ore più fresche. Dodicesimo - tredicesimo giorno: Halong - Titop Island (50 km circa, crociera) - Titop Island - Cat Ba Island (50 km circa, crociera) Bimba vietnamita Bimba vietnamita Nella baia di Halong la geologia si è sbizzarrita creando un surreale paesaggio marino costituito da migliaia di pinnacoli calcarei che emergono dalle acque color smeraldo del Golfo del Tonchino. Sembra il panorama creato dall’incantesimo di una magia, unico al mondo, tanto da essere stato dichiarato patrimonio dell’umanità. La traduzione vietnamita di Halong è: “dove il drago si inabissa nelle acque”. E se la leggenda del drago che immergendosi nelle acque del Mar cinese creò la baia di Halong è ormai comunemente accettata così non è per la misteriosa creatura marina, nota con il nome di Tarasco, che infesta la zona. Verrebbe da dire la versione vietnamita del famoso mostro di Loch Ness. Una cosa è certa: Tarasco è, almeno in oriente, diventato altrettanto famoso del suo omonimo cugino irlandese Nessi. Gli avvistamenti sono sempre più frequenti: marinai e pescatori sempre più spesso raccontano di aver avvistato la misteriosa creatura dalle dimensioni gigantesche. Tarasco a parte, reali sono le visite alle stupefacenti grotte illuminate di Tau Go e Thien Cung, i momenti di relax sul ponte della barca a prendere il sole e gli infiniti bagni nelle calde acque del Mar cinese. Man mano che si procede nell’esplorazione della baia s’incontrano veri e propri villaggi galleggianti. I bambini non giocano per strada, ma in acqua. I taxi non sono automobili, ma barche. Nella baia di Titop Island la luna è un cerchio quasi perfetto sopra di noi. In questo mondo perduto sembra impossibile che appena 31 anni fa’ si combatt3sse una terribile guerra. Quattordicesimo giorno: Cat Ba Island - Hanoi (138 km circa) Ritorno ad Hanoi da dove è previsto il rientro in Italia. ::::::::::::::.Vietnam Itinerario 1 Vietnam: un popolo in movimento Testo di Federica Lipari Foto di Federica Lipari e Fulvio Bertamini Punto di partenza: Hanoi Punto di arrivo:: Ho Chi Minh City (Saigon) Durata: 15 gg. Mezzo di trasporto: aereo, mezzi locali Difficoltà: nessuna; molti km su strade di montagna o in treno. Costo: 3000 euro a persona circa (la quota include: voli intercontinentali e nazionali, alberghi tranne Saigon, alcuni pasti, auto a noleggio con autista e guida parlante italiano, tutte le escursioni. Panorama di Halong Panorama di Halong Il nostro paese è il Dai Viet. È una nazione civile, ha i suoi fiumi, le sue montagne. Le dinastie Dinh, Le, Ly, Tran l’hanno costruita, (…) benché la sua storia abbia conosciuto grandezze e declini, non ha mai mancato di generare eroi (dal Binh Ngao dai cao, poema del XV sec.) Nonostante siano passati oltre trent’anni dalla fine della guerra il Viet Nam è ancora un paese molto diseguale sia dal punto di vista geografico e climatico – esistono di fatto tre stagioni in ogni momento dell’anno – sia sotto l’aspetto urbano, infatti vi sono grandi differenze fra Nord e Centro-Sud. La parte settentrionale del Paese è il cuore storico, il vecchio Bac-Viet, con una capitale indolente come Hanoi, lo splendido golfo di Halong, le vallate del Fiume Nero e del Fiume Rosso lungo le quali, nel corso dei secoli, sono giunti armate e sfollati dalla Cina, l’ingombrante vicino che per circa mille anni, fino al IX sec. d.C. ha dominato il Paese. Lassù, in villaggi di capanne nascosti in mezzo ai monti e dominati da spettacolari terrazze coltivate a riso, vive la gran parte delle minoranze etniche che rendono interessante, a tratti emozionante, un viaggio al Nord. Il Centro è terra di passaggio, duramente segnata dal conflitto con gli americani, che ha danneggiato ma non certo cancellato alcuni dei suoi gioielli più preziosi, come la cittadella imperiale di Hue, costruita a immagine e somiglianza della Città proibita di Pechino, o il sito di My Son con le vestigia del glorioso regno di Cham, nemico storico di Viet e Khmer, che ha sviluppato una cultura vicina a quella di Angkor. Il Sud è già il Vietnam del futuro, soprattutto la popolosa e caotica Ho Chi Minh city, un tempo Saigon, velocemente lanciata verso il modello delle megalopoli asiatiche. Ma forse la vera, grande differenza risiede nel contrasto fra campagne e città, bufali e motorini, mondine e smog, capanne e cemento. Una distanza che produrrà inevitabilmente un ulteriore inurbamento di questo popolo silenzioso e tenace, sapiente e indomito, che ha saputo vincere tutte le guerre scacciando cinesi, francesi e americani dal sacro suolo della patria. E che è pronto a diventare, con una crescita annuale del 7-9 per cento, l’ultima delle Tigri asiatiche. Seconda Parte Itinerario >> Primo giorno: Milano-Singapore-Hanoi (aereo) Secondo giorno: Hanoi Danang, arte Champa Danang, arte Champa Eccoci ad Hanoi, in un vecchio albergo démodé, stile coloniale. Siamo in viaggio da oltre 24 ore, ma la curiosità è tanta che non sentiamo la stanchezza e ci addentriamo subito per le strade della città, con la nostra guida, Phàt, in direzione del Mausoleo di Ho-Chi-Minh, che purtroppo al pomeriggio è chiuso. Poco male: in fondo, le spoglie in formalina non ci hanno mai entusiasmato. Il Viet Nam conta 82 milioni di abitanti e una quantità spropositata di motorini. Anche Phàt ci rassicura: noi passiamo ma loro non si fermano. E aggiunge, come in una sentenza: mai! Intorno al mausoleo sventolano le bandiere vietnamite, rosse con la stella gialla. All’interno del parco sorge il Palazzo presidenziale, anch’esso di color giallo carico. Ma Ho-Chi-Minh era un uomo legato alle semplici tradizioni dettate dalle sue umili origini, visse e lavorò sempre in una casa di legno su palafitte costruita lì accanto. Il parco intorno è coltivato a manghi, pompelmi che danno frutti enormi e piante le cui radici escono dall’acqua come pinnacoli. Girando intorno al Mausoleo si raggiunge il Museo di Ho-Chi-Minh: sul fronte di marmo bianco spiccano falce e martello e sullo sfondo si stacca la bandiera rossa, i nostalgici sono avvisati. Nei pressi si erge una piccola pagoda dedicata alla Dea della Misericordia, che ha mille occhi e mille braccia per vedere e rimediare a tutti i malanni dell’umanità. La pagoda poggia su un’unica colonna. Sottili volute di fumo salgono da un incensiere, mentre una costante processione di uomini e donne consegna le sue preghiere alla dea. Ci immergiamo nel traffico di Hanoi per raggiungere il Tempio della Letteratura. Di fronte all’ingresso, presso il Laghetto della Letteratura, è allestita una mostra di bonsai, ovvero dell’arte che consente la crescita in vaso (bon) degli alberi (sai). Il tempio fu dedicato a Confucio ed è improntato alla sua dottrina, che esalta i valori familiari di rispetto verso i genitori, base della stabilità sociale del Paese. Qui si laureavano i figli dei dignitari che ambivano a diventare mandarini. Gli esami, tutti in letteratura, erano molti ed estremamente difficili. All’interno sono ancora conservate steli che riportano i nomi degli studenti più meritevoli e le date dei loro esami. Ogni stele, assai pesante, è sorretta da una tartaruga dalla testa lucida: ancora oggi gli studenti le accarezzano come portafortuna prima degli esami. Come il Mausoleo dello zio Ho, come viene affettuosamente chiamato dai Viet il padre della patria, anche il tempio del Genio che protegge la città, Quang Thang, è chiuso, ma costeggiando il Lago orientale si può raggiungere una pagoda dedicata alla protezione della patria, tutta illuminata adesso che viene sera. Piano piano cala il buio tra le strette viuzze dove si allarga il mercato, accanto al teatro delle marionette sull’acqua, la nostra meta. Superati gli ostacoli dei tavolini sui marciapiedi, bassi come l’arredo di un asilo, e sopravvissuti ai motorini che davvero non si fermano mai, eccoci seduti in prima fila. Sul proscenio, al posto del palco, un laghetto, sullo sfondo una pagoda e di lato una piccola orchestra. Danzando sulla melodia di canti tradizionali si muovono nell’acqua marionette di legno colorato: pesci che guizzano, dragoni che eruttano dalle fauci fuochi d’artificio, ballerine, cortei imperiali manovrati da esperti burattinai immersi nell’acqua fino alla cintola. Lo spettacolo è originale, ma la nostra stanchezza è ormai così elevata che di tanto in tanto la testa crolla. Stasera cena al ristorante Indochine (16 Nam Ngu Str., Hoan Kiem Dist., Hanoi). In un attimo ci avvolgono i profumi di queste terre delicate: zuppa di ananas e germogli di soia, banane fritte con la carne, involtini di maiale, zenzero e prezzemolo. Pernottiamo all’Hotel Hoa Binh, I cat. www.hoabinhhotel.com) Terzo giorno: Hanoi hanoi lago spada restituita Hanoi lago spada restituita Oggi siamo liberi. E quindi abbiamo deciso di gironzolare per la città. Prima tappa la Pagoda Ba Trung, detta anche delle due sorelle, in onore di due eroine dell’indipendenza vietnamita. Cartina alla mano e zaino in spalla raggiungiamo l’Opera house da cui si dovrebbe facilmente arrivare alla pagoda. Si dovrebbe… A ogni incrocio si avvicinano guidatori di cyclo, speranzosi di convincerci ad accettare un passaggio. Rifiutiamo ostinatamente per un po’, ma alla fine cediamo. Ci troviamo immersi nel traffico. Un’esperienza da brivido: centinaia di motorini che vanno in tutte le direzioni e invadono ogni corsia. Anche qui, come in Cina, vale la regola della schivata: il senso di sopravvivenza sviluppato dai pedoni è qualcosa di meraviglioso. Il cyclo ci deposita presso una pagoda nella strada Ba Trung: il tempio non corrisponde affatto alla descrizione, ma vale la pena visitarlo. L’interno è un giardino bonsai. Tra i rami degli alberi sono state appese le bandiere colorate della preghiera e numerose voliere. Nella sala principale offerte di cibo, banane e biscotti; una pendola segna le ore, davanti a un altare dedicato a Ho-Chi-Minh. Nel cortile una teoria di cagnolini dal pelo arruffato che si confonde con le tigri di stucco dagli occhi di vetro. Ci facciamo portare adesso alla pagoda dell’Elefante inginocchiato, che narra la storia del figlio del re Ly Thai-tong, Linh Lang, morto in battaglia per difendere la patria e il cui spirito ancora protegge la città. A guardia della piccola pagoda due cavalli, uno bianco e uno rosso. All’interno lo spazio è angusto, su un tavolino di formica sono allineati i piatti con le offerte di frutta e le banconote false. La pagoda si trova in un parco ingentilito da un laghetto, lungo le rive i venditori ambulanti di cibi e bevande ingannano il tempo in interminabili partite a carte. Sulla strada del ritorno facciamo una sosta al parco dove si erge la statua di Lenin, di fronte alla torre della bandiera. Al momento di congedare il cyclo la richiesta è esorbitante, ben 1 milione di dong. Decidiamo arbitrariamente che 400 mila (20 euro) siano un’ottima cifra, consapevoli di aver speso molto più del dovuto. Ed eccoci a riaffrontare il traffico dal punto di vista dei pedoni. Se riusciamo a riportare in albergo le piume entro stasera possiamo sopravvivere bene per i prossimi 15 giorni. Vicino al lago della Spada restituita si apre il Quartiere delle 36 strade. Zona storica e commerciale di Hanoi, suddivisa secondo i criteri del suq: ogni strada ha la sua tipologia di merce: almeno, così fino a qualche tempo fa, oggi la suddivisione è meno rigorosa. Infiliamo la via dei giocattolai, poi quella dei fiorai e dei ferramenta. Le strade sono strette, le merci invadono i marciapiedi, vera e propria estensione del negozio, dove avvengono le vendite. Scansiamo motorini, auto, biciclette stracariche di scope, scovolini, piumini, ciabattine di plastica e le immancabili donne che saltellano sotto il peso dei bilancieri con il cappello conico in testa e il volto coperto dal fazzoletto: immagine simbolo del Viet Nam. Al centro del quartiere c’è un mercato coperto, restaurato di recente, a due piani. È ora di pranzo e i venditori, accoccolati a gruppi su basse seggioline di plastica, mangiano spaghetti e verdure saltate in padella sul fornelletto lì accanto. Abbiamo fame. Riusciamo a riemergere dalla baraonda della strada salendo in una trattoria situata al primo piano di un edificio storico. Pavimento di legno dalle assi traballanti, sedie made in Usa, la signora posa un foglietto sul tavolo: pesce fritto 70.000 dong (nemmeno 3 euro) più le bevande. Menu fisso. Arriva un braciere con sopra un padellino dove frigge il pesce e poi tanti piattini con verdure, arachidi, spaghetti di riso. Senza parlare, non conoscendo altra lingua che il vietnamita, la signora ci fa vedere come mettere gli ingredienti nella padella sfrigolante, come farli saltare e amalgamare. Si mangia con le bacchette, ovviamente. Una delizia. E questo prezzemolo come profuma, è diverso dal nostro. Opportunamente ristorati scopriamo che la pagoda delle due sorelle è esattamente dalla parte opposta rispetto a dove la cercavamo. Andiamo a piedi, ma quest’oggi non si lascia visitare: è chiusa. Però il cortile è un brulicare di persone che si ritrovano per giocare e chiacchierare. Comunque bello. Percorriamo in lungo e in largo le strade della vecchia Hanoi. Qua e là si aprono mercati coperti dove è piacevole indugiare osservando insolite verdure e pesci che guizzano dentro enormi bacinelle. Scende la sera e al centro del lago della Spada restituita si illumina una piccola pagoda. Nei vicoli fra la Ba Da e la cattedrale la gente inizia a cenare, i ragazzini giocano a palla. Il traffico è sempre incessante: ma dove vanno tutti, e per tutto il giorno poi? I negozi qui si uniformano all’impronta occidentale: ripuliti e illuminati hanno la porta chiusa e la commessa seduta all’interno. Il marciapiede è libero. La pagoda Ba Da è immersa nel buio e nel silenzio, ma in un’altra, lì a fianco, un gruppo di donne sta recitando una preghiera. Sostiamo un po’ a riposare nel giardino, cullati dal loro canto. Per cena riusciamo a scovare un ristorante thai, con un ampio menu di difficile consultazione. Però c’è la famosissima hot pot. Ordinandola non ci aspettavamo certo di dover lavorare così tanto: arriva un pentolone dove ribolle un brodo di verdure molto saporito in cui immergere pesci di vario genere, carni, verdure e naturalmente spaghetti. Un ovetto sbattuto viene mescolato rapidamente nel brodo. Comprendendo la nostra difficoltà i camerieri ci assistono come angeli custodi: l’hot pot richiede tempo e dedizione. Quarto giorno: Hanoi - Halong Bay (circa 3 ore) Baia di Halong Baia di Halong In un tempo molto lontano, così lontano che non si possono contare gli anni, il nostro paese correva un grave pericolo. Un nemico feroce e potente si apprestava a invaderlo e nulla sembrava potesse fermarlo. Il dio del Cielo, allora, chiamò a sé la Grande madre dei Dragoni e le ordinò di scendere sulla terra con tutti i suoi figli per portare aiuto al nostro paese su cui incombeva questa terribile minaccia. La Madre chiamò a raccolta tutti i suoi figli e, quando la grande flotta dei nostri nemici già solcava le acque di questo mare, a migliaia i dragoni piombarono su di essa scagliando intorno a loro miriadi e miriadi di perle incantate. Molte scesero sulle acque e si trasformarono in isolotti, scogliere e faraglioni. Altre si unirono per erigere promontori alti come muraglie di roccia. Molte altre infine si precipitarono sulla flotta del nostro nemico abbattendosi come su un campo di battaglia. Il nostro Paese così fu salvo. La Grande madre dei Dragoni e tutti i suoi figli non vollero però ritornare in cielo e decisero di dimorare qui, nella nostra terra, per proteggerla in eterno dai suoi nemici. Il luogo dove la Madre toccò le acque si chiama Ha-long. Dove si posarono i suoi figli si chiama Bai Tu Long. Dove le migliaia di code dei dragoni si agitarono nell’infuriare della battaglia è la penisola di Tra Co. La strada non è lunghissima, attraversa i villaggi neri tra le miniere di carbone e le centrali elettriche. Si procede piano, impiegheremo circa tre ore per arrivare. Phàt ha 24 anni e si è appena laureato in lingue. Non è mai stato in Italia, ma parla bene la nostra lingua e gli piace raccontare barzellette. Attraversiamo risaie di un verde fresco, nuovo, e fabbriche di mattoni. Sullo sfondo, a mano a mano, fanno capolino le prime colline, zuccotti a forma di pan di zucchero fanno da quinta alla strada. Più ci si inoltra in direzione della baia di Halong e più aumentano le colline finché si arriva al porto dove attende una moltitudine di imbarcazioni, giunche di legno con la testa di drago a prua pronte a solcare le onde. Confezioniamo rapidamente una piccola valigia e, saltando da un’imbarcazione all’altra, raggiungiamo la nostra barca: Profumo di mare. La cabina è piccola, con i letti in vimini e un’abat-jour che getta intorno una luce da romanzo di Agata Christie. Non passa troppo tempo e lasciamo il porto allontanandoci adagio, siamo già sul ponte ad ammirare il paesaggio. Il cielo è coperto, ma per fortuna abbiamo evitato le nebbie e i temporali della scorsa settimana. Il pranzo a bordo viene servito quasi subito ed è una leccornia: gamberi, granchi, seppie, frittelle di patata dolce, ciccioli e pesce fritto. Intanto la giunca si inoltra nella baia, ecco i primi faraglioni. Procediamo lentamente con i motori al minimo. Ci sono pescatori a bordo delle loro barchette e allevamenti di gamberi raggruppati qua e là. La baia è grandissima, ci vorrebbero cinque giorni per vederla tutta. Le montagne che affiorano dall’acqua hanno le forme più stravaganti: la tartaruga, il coniglio, il cane, la teiera. Ci fermiamo in una caletta per visitare la Grotta della sorpresa. Lo stillicidio è ormai cessato, la cavità è enorme e illuminata a sufficienza per poterne ammirare l’interno. Bambini a bordo di piccole barchette si avvicinano per vendere conchiglie ai turisti con piglio già sicuro, da abili commercianti. Risaliti sul barcone andiamo ora all’isola di Ti-Top, celebre astronomo russo, che visitò questi luoghi con il presidente Ho. Sull’isola c’è una spiaggia di sabbia rosa, una scala ripida porta a un belvedere da cui si può ammirare la baia a 360°. Il cielo è rimasto coperto, ma verso sera la luce acquista comunque tonalità più calde. Torniamo a bordo, ci aspettano con un cesto di frutta dai colori accesi: arance, mele, dragoni verdi e altri frutti rossi a forma di palla pelosa, chissà come si chiamano. Attracchiamo in una caletta riparata. Scende il buio, c’è un silenzio bellissimo rotto solo dai generatori di alcuni barconi ancorati nei pressi. Sull’acqua tremola il riflesso di piccole luci dorate. Alle sette si cena. Anche stasera le portate promettono qualcosa di buono: zuppa per cominciare, poi gamberoni, granchio, cetrioli conditi con una salsa raffinata, dolce e piccante assieme. E, ancora, pollo, pesce e palline di seppia fritte. L’ananas che conclude la cena è dolcissimo. Il cuoco canta al ritmo delle stoviglie che tintinnano tra loro, la giornata di lavoro è finita. Fuori è proprio nero. E silenzio. (Cruise in Halong Bay: www.halongtravels.com, www.halongdiscovery.com) Quinto giorno: Halong - Hanoi - Sa Pa Tempio Caodaista Tempio Caodaista La notte è trascorsa tranquilla, la barca lentamente ha compiuto un giro su se stessa. La caletta è calma, la luce rischiara il cielo, nuvoloso. Per fortuna anche oggi non c’è foschia e sulla montagna di fronte si possono scorgere alcune scimmie arrampicarsi con i cuccioli. Si avvicina la chiatta per il rifornimento di acqua potabile e alcune basse imbarcazioni a remi portate dai piccoli venditori di perle. Sono le sette del mattino. Saliamo su una lancetta che ci conduce fino a un lago interno raggiungibile passando sotto la stretta fenditura di una grotta. Dall’altra parte non c’è nessuno, ancora e solo un silenzio assoluto rotto di tanto in tanto dal gracchiare delle cornacchie. Guadagniamo nuovamente la nostra giunca di legno e torniamo verso il porto. La mattinata è fredda, la superficie dell’acqua increspata da un venticello che impedisce la sosta sul ponte. I draghi benefici della tradizione locale sembrano dormire nell’aria lattiginosa. Navighiamo lentamente incrociando gli abitanti della baia che vivono sulle barche, le giunche che trasportano i turisti, le petroliere che passano al largo. Verso le 11 servono il pranzo: zuppa di semi di loto, involtini primavera, gamberi fritti e stufato di carne. Poco dopo siamo in vista del porto. La giunca è già pronta ad accogliere i nuovi turisti che si affollano sulla banchina. Torniamo ad Hanoi percorrendo la strada a ritroso, spunta quasi un raggio di sole. In città dobbiamo far trascorrere il pomeriggio in attesa del treno che partirà stasera per Sa Pa. Cerchiamo quindi di riprendere quello che abbiamo lasciato indietro, a cominciare dalla Pagoda del genio Huang Than, protettore della città, che oggi finalmente è aperta. All’interno un enorme gong in bronzo e una lastra con incisa una grafia ormai quasi dimenticata, risalente all’epoca in cui i Viet usavano gli ideogrammi oggi sostituiti da lettere latine addizionate di accenti curiosi per rendere tutti e cinque i toni di questa lingua. Anche la pagoda Ba Da oggi è aperta e la gente vi si reca per pregare il Buddha o le anime degli antenati, le foto dei defunti affollano un altare all’ingresso. La pagoda ha questo nome in memoria di una statua in pietra rappresentante una dea, rinvenuta nelle fondamenta. È molto raccolta e suggestiva, spiccano splendide statue bronzee del Buddha. La pagoda degli Ambasciatori, invece, serviva in passato per ricevere gli ambasciatori dei Paesi amici del Viet Nam. Oggi accoglie tutte le confraternite buddhiste dell’Asia. In cortile stanno sistemando un albero di mandarini in vaso, con grande fatica; c’è il timore che crolli sui bonsai sottostanti, cresciuti con tanta cura. All’interno, ecco la fila dei tre Buddha: del passato, del presente e del futuro. Adesso il nostro autista ci deve lasciare perché dovrà portare il pulmino a Sa Pa: un viaggio lunghissimo, come scopriremo presto. Raccogliamo in fretta qualcosa nella piccola valigia e proseguiamo il giro con Phàt. Andiamo alla pagoda della Montagna di giada. Si trova sul lago della Spada restituita, dove le tartarughe andavano a depositare le uova. Il ponticello rosso conduce alla pagoda, posta al centro del lago. Inizialmente il tempio era dedicato all’arte militare e al generale Le Loi, che sconfisse i cinesi grazie alla spada consegnatagli dalla tartaruga che abitava il lago. Successivamente venne costruito un padiglione per il Genio delle arti letterarie. Questa è la ragione per cui all’ingresso è stato eretto un grande pennello con la punta rivolta in alto: per scrivere nel blu del cielo. Mentre fuori, in cortile, gruppi di persone giocano a dama, all’interno alcuni anziani, che ancora conoscono la scrittura degli ideogrammi, si dilettano a interpretare le iscrizioni incise sui muri o sulle tavole. Abbiamo ancora qualche ora da far trascorrere e Phàt decide di portarci al mercato, luogo di delizia e perdizione se si è dotati di una buona macchina fotografica, soprattutto per il settore alimentare, che stuzzica per la varietà di verdure, pesci e frutti. Ma anche tra i banchi passano inesorabili i motorini. Suonano chiedendo strada, solcando il canale di scolo delle acque nere, schivando merci e persone. Camminare sui marciapiedi, invasi da qualunque genere di mercanzia e di attività, è comunque impossibile. Ma anche stavolta ci si scopre in possesso di un insospettabile istinto di sopravvivenza e in qualche modo si arriva incolumi all’ora di cena. Torniamo al ristorante Indochine anche perché non è troppo lontano dalla stazione. Cena ottima, come sempre: zuppa di granchio, involtini primavera con gamberi, involtini di maiale con il cocco e gamberi alla salsa d’arancio. Raggiungiamo la stazione a piedi. Preannunciata da una serie di posti di ristoro con le tv accese su una partita di calcio che deve essere di grande interesse, data la partecipazione degli astanti, si presenta come tutte le stazioni del mondo. La sala d’attesa è gremita di gente, non c’è un posto libero. Tutti gli uomini sono rapiti dal piccolo schermo, a giudicare da come fanno il tifo. Le donne hanno il viso coperto da una sciarpa o da un fazzoletto che cela il mento e il naso, annodata sopra la testa, anche adesso che è buio e non sono in mezzo al traffico. Per difendersi dal sole, dalla polvere e dallo smog, certo, ma evidentemente anche dagli sguardi indiscreti. Arrivano turisti armati di valigie, con il biglietto in mano. Passiamo un cancello: controllo biglietti. Attraversiamo i binari (quasi tutti) ed ecco il nostro treno. Vagone tre, posti 25 e 26, ma anche 27 e 28: ci hanno prenotato tutto lo scompartimento, così possiamo restare da soli, quasi come in un vagon-lit. Purtroppo abbiamo dimenticato lo sleeping-bag nell’altra valigia, le lenzuola e le federe dei cuscini qui non vedono l’acqua da tempo. Meglio dormire vestiti. La linea ferroviaria fu costruita dai francesi nel 1910, per collegare Haiphong con Kunming nello Yunnan, al di là del confine cinese. Sono 860 km, dovremmo arrivare domani mattina molto presto. Sesto giorno: Sa pa Capanne nel villaggio di Ta Phin Capanne nel villaggio di Ta Phin Alle 6.20 il treno arriva alla stazione di Lao Cai: si scende. C’è ancora poca luce, il cielo sembra grigio. Troviamo il pulmino partito da Hanoi ieri sera che ci attende alla stazione. In circa un’ora dovremmo arrivare a Sa Pa. La stazione di Lao Cai è molto importante perché si trova a 1 km dalla porta d’immigrazione con la Cina: la cosiddetta Porta dell’amicizia, anche se in passato non lo fu affatto e da lì transitarono gli eserciti nemici che portarono guerra, morti e distruzione. La strada inizia a salire e compaiono i primi terrazzamenti coltivati a riso, sinuosi come i fianchi della montagna. I bambini sono già per strada: chi va a scuola con i quaderni nel tascapane e il fratellino stropicciato dal sonno per mano, chi già lavora trasportando fascine sulle spalle. Lentamente le palme cedono il posto agli abeti. Sa Pa è a 2000 m di altitudine. Salendo l’aria si fa più fredda e la nebbia si infittisce. Quando arriviamo cade una pioggerellina sottile sottile. Nell’albergo sono accesi finti caminetti elettrici e la colazione aspetta i viaggiatori della notte. Il mercato di Sa Pa è il luogo d’incontro delle varie etnie che si trovano qui per commerciare. Donne vestite di nero con gonne corte e gambe fasciate nel panno, altre con abiti ricamati. Copricapi colorati tintinnanti di pendagli d’argento. Bambini appesi sulle spalle, i più grandi sanno già parlare inglese con i turisti. Nella zona inferiore, tra i vicoli riparati da tettoie, si vendono prodotti alimentari; sopra, al coperto, è un tripudio di stoffe colorate ricamate a mano, molto a buon mercato. Borse, coperte, vestiti. C’è una ressa impressionante. Nella piazza del paese, sotto la chiesa cattolica (il potere del clero è giunto fin qui!), i giovani si incontrano durante le feste per maritarsi. Si chiamano intonando una canzone e suonando una specie di scacciapensieri, la chiamano piazza dell’Amore. Anche qui nei pressi c’è un piccolo mercato dove si può anche mangiare. Per meno di 100.000 dong (5 euro) la signora frigge polpette di maiale avvolte nelle foglie di palma, spiedini, verdure saltate, riso cotto nella canna di bambù e birra. Ci pranziamo in tre. Seduti sulle seggioline basse di plastica assaporiamo questo cibo che non ha nulla da invidiare a quello cucinato da un ristorante di grido. Naturalmente non ci sono forchette, ma solo bacchette di legno consumate dall’uso e piccole stoviglie che Phàt pulisce con cura prima di darle a noi per mangiare. Al pomeriggio ci inoltriamo nel villaggio di Ta Phin, protetto come bene culturale: si paga il biglietto per poterlo visitare, come per un museo. In Viet Nam ci sono oltre 50 etnie, qui vivono in massima parte gli Zao Rossi. Indossano pantaloni a tre quarti larghi e scuri e una tunica aperta sul davanti, ricamata lungo il collo. In testa le donne portano fazzoletti rossi di stoffa pesante. Sulle spalle hanno in genere un fagotto da cui spunta la testa di un bambino con un cappellino colorato. I bimbi sono spesso scalzi, anche con questo freddo, mentre gli adulti portano ciabatte di plastica o stivali di gomma per difendersi dal fango che invade le strade di pietra e argilla del villaggio. Le case, di legno, hanno il pavimento in terra battuta, il tetto è di lamiera. All’interno l’arredamento è, per usare un eufemismo, molto scarno: seggioline basse intorno al fuoco, qualche giaciglio, attrezzi per macinare il riso, pentoloni per dar da mangiare ai maiali. Spesso dal soffitto pendono pannocchie dorate. Talvolta una credenza fa da sostegno a un televisore e un videoregistratore che catalizza gli sguardi di tutti su un’improbabile telenovela: scorrono storie di vita molto lontane da questo mondo. Ogni famiglia alleva maiali e galline che razzolano in cortile, pigolano le nidiate di pulcini. Le donne ricamano manufatti da vendere ai turisti, assediandoli dal momento in cui mettono piede nel villaggio, salutando sorridenti se concludono l’affare o protestando se non sono riuscite a vendere nulla: i guai del turismo più o meno di massa. Nella scuola, unico edificio in muratura, è l’ora delle lezioni di matematica e di canto. Un tamburo in cortile viene suonato all’intervallo o al cambio dell’ora. I bambini parlano bene l’inglese: lo imparano a scuola per poter trattare con i turisti e aiutare gli anziani – che non lo conoscono – nel commercio. C’è anche un meccanico che fa fortuna riparando i motorini, d’importazione cinese: non durano molto su queste strade. Alzando lo sguardo dagli accrocchi di bambini che giocano scalzi nelle strade infangate, si ammirano i terrazzamenti ondulati coltivati a riso. Tutto molto bello nonostante il tempo infame. Modi diversi di percepire la temperatura: noi abbiamo indossato quasi tutto quello che avevamo in valigia e ben due paia di calze e di fronte abbiamo un bimbo nudo dalla cintola in giù, che giocherella con un piccolo falò. Non deve avere molto caldo neanche lui, però che tempra! Sostiamo in albergo in attesa della cena. Ci buttiamo a letto, sotto il piumone, perché nemmeno il finto caminetto/vera stufa elettrica e il tè caldo sono riusciti a toglierci il freddo dalle ossa. L’albergo è proprio gelido, perfino il personale di servizio indossa giacche imbottite. Il nostro tavolo è stato riservato anche se la sala è completamente vuota. La cena è da hotel, ma buona: zuppa di zucca, ravioli al vapore, pesce e una fetta d torta freddissima. Stanotte andremo a dormire vestiti! Pernottiamo al Chau Long Sapa Hotel; www.chaulonghotel.com) Settimo giorno: Sa Pa e villaggi dei dintorni Bambina dell'etnia H'mong del villaggio di Sa Pa nel nord-ovest Bambina dell'etnia H'mong del villaggio di Sa Pa nel nord-ovest Anche stamani piove e la nebbia fitta ci impedisce di vedere il Phan-si-pan, la montagna più alta di questa catena. Phàt è venuto a prenderci con una jeep che a suo tempo deve essere stata un mezzo militare. L’autista indossa un caschetto coloniale verde e il quadro è completo. Il terreno che dovremo percorrere a piedi per buona parte è così infangato che non è il caso di avventurarsi con le scarpe da trekking: andiamo al mercato a comprare stivali di gomma. C’è ancora abbastanza calma. Le donne delle minoranze stanno arrivando con le gerle sulle spalle. Per ben 60.000 dong (circa 3 euro) compriamo due paia di stivaloni neri e saltiamo sulla jeep. La strada sale, tra la nebbia e la pioggerellina fitta, tortuosa, a tratti sterrata. Il terreno è argilloso e frana con facilità quando è così zuppo d’acqua. La jeep ci lascia all’inizio del villaggio di Lao Chai, abitato prevalentemente dai H’Mong Neri. Il sentiero, piuttosto ampio, scende. Fango fino alle caviglie. Qualche curva più in basso c’è la scuola, parte in muratura con le finestre, parte in legno. Come unica apertura per la luce, la porta. Niente riscaldamento. I bambini stretti nei banchi recitano in coro le tabelline. La maestra ha il berretto di lana e la sciarpa tirata fin sul naso: insegnare in queste lande è una vera missione. Continuiamo a scendere. Le donne e le ragazze aspettano i turisti lungo il sentiero per vendere i loro manufatti ricamati a mano. Aprono le loro belle coperte sotto la pioggia: sono umide e sanno di affumicato per via dei fuochi che si accendono nelle case. Ci sono anche bambini tra loro: le maestre passano di casa in casa al mattino per portarli a scuola, ma talvolta i genitori non vogliono, preferiscono che i piccoli restino con loro, così imparano a vendere. Nelle case di legno le anziane filano una sorta di fettuccia di rafia facendola diventare sottile sottile. I piccini gironzolano al solito mezzi nudi - qui non si usano pannolini - succhiando canna da zucchero. Le ragazze imparano a ricamare. Tutti hanno le mani tinte di verde o blu con i colori usati per le stoffe, che riposano in grosse botti di legno. Maiali, galline, pulcini e bufali sono dappertutto. Ogni tanto entriamo in una casa e sediamo intorno al fuoco sorseggiando il tè che ci viene offerto dentro piccole tazzine. Persone e animali si accovacciano intorno alla fiamma per scaldarsi piedi e zampe, i bambini accorrono a prendere le caramelle e in un attimo si chetano, intenti a ciucciare, sbavando con il moccolo al naso. Curiosi tutti quanti della magia della fotocamera digitale che mostra subito l’immagine sullo schermo luminoso. Continuiamo a camminare con le suole che si appiccicano al fango attorniati da venditrici di coperte e borsette di stoffa. In tarda mattinata, abbastanza infradiciati, arriviamo al villaggio di Ta Van abitato in prevalenza dai Giay, dal copricapo verde e blu. Le loro case sono più belle e spaziose. Sediamo anche qui intorno a un braciere a sorseggiare tè verde. È usanza presso questo popolo che il fidanzato compia qualche anno a servizio dai suoceri prima che questi concedano al mano della figlia. Ma potrebbero anche rifiutare. Piove decisamente quando lasciamo la casa dei Giay e ci inoltriamo nel sentiero, è quasi ora di pranzo. L’acqua inizia a filtrare dalle cuciture delle giacche. Ripariamo in una casa privata dove oggi mangeremo. In nostro onore hanno preparato un tavolo con sedie di altezza normale, compare pure una forchetta piuttosto vetusta. Accovacciati come d’abitudine accanto al braciere, i proprietari stanno preparando pollo fritto, omelette e spaghetti saltati con verdure. Grossi mandarini bitorzoluti e dolcissimi concludono il pasto. Riprendiamo il cammino attraversando case e scuole, cortili dove i bambini giocano nell’intervallo, ragazzini che urlano con quanta voce hanno in gola approfittando dell’assenza della maestra. Arriva l’ora di tornare a casa ed escono tutti portando sulle spalle cartelle targate Unicef. Verso il finire del villaggio vivono famiglie poverissime: bambini vestiti di pochi cenci strappati e infangati accorrono non appena mostriamo qualche caramella, cercando di accaparrarsene quante più possono, strappandocele dalle mani, a differenza di quelli delle famiglie più benestanti (si fa per dire) abituati a dividersele tra di loro. Uno è appena caduto, è mezzo nudo e trema come una foglia, non si sa se per la paura o per il freddo. Forse per tutt’e due. Il villaggio dei Thay non è raggiungibile. La strada è così messa male che l’autista si rifiuta di percorrerla e ci riporta a Sa Pa guidando nella nebbia più fitta che mai e schivando i “nidi d’elefante” che si aprono sulla strada: ovvero buche grandi così! Phàt vorrebbe portarci a vedere uno spettacolo di danze etniche, ma i ballerini sono in tournée altrove. Ripieghiamo allora sul villaggio di Cat Cat abitato da H’Mong Neri e H’Mong Fioriti. La differenza è la gonna che portano le donne di questa ultima etnia: corta, a fiori e tutta pieghettata. Anche qui risaie. Il villaggio è attraversato da una scala in pietra che sale e scende in una foresta di bambù abitata da capre e maiali. Fuori sono appese la stoffe tinte ad asciugare. In casa si preparano pentoloni di colori naturali. Ovunque spuntano bambini, pulcini, gatti e cani. Scendiamo, risaliamo. Le donne intente a ricamare tengono le gambe vicine al fuoco in questo pomeriggio freddo e piovoso, accanto i bambini più piccoli, che per necessità sono nudi dalla cintola in giù. Dalla montagna arrivano giovani ragazze con le gerle piene di legna appena tagliata. Torniamo a Sa Pa, attraversiamo il mercato, ci fermiamo ad ammirare lo strano copricapo di alcune donne di un’etnia quasi sconosciuta ai più, quella degli Zao Neri: trecce arrotolate sormontate da una strana architettura d’argento. Fiutano il nostro interesse per loro e vogliono farsi pagare per posare davanti all’obiettivo. Rinunciamo. Torniamo in hotel a ristorarci con una bella doccia calda. Stendiamo tutto quello che abbiamo comprato ormai umido dalla pioggia. Ottavo giorno: Sa Pa - Hanoi Mercato Cao Can, venditrici Mercato Cao Can, venditrici Stamani sveglia molto presto, partenza alle 6, la strada è molto lunga. Quanto sia lunga davvero lo capiremo stasera, quando Hanoi ci sembrerà una meta irraggiungibile. Per il momento ci sediamo sul pulmino con il cestino della colazione di fianco, è ancora troppo presto per aver fame. La nebbia sembra essersi diradata. Lasciamo Sa Pa ancora addormentata, anche le strade del mercato sono deserte. Scendiamo nuovamente fino a Lao Cai, città di frontiera, il confine con la Cina è vicino. Lao Cai ha un assetto urbanistico assolutamente anonimo. Fu completamente distrutta dai cinesi in ritirata nel ’79, al termine di una guerra durata solo 12 giorni. All’epoca i cinesi erano intervenuti in aiuto dell’aggressiva Cambogia di Pol Pot che, dopo una serie di scontri ai confini con il Viet Nam, era stata infine invasa dall’esercito di Hanoi. La guerra fu breve ma cruentissima. Questa storia, dice Phàt, è nota solo ai vecchi, non è scritta in nessun libro di testo per non rovinare i buoni rapporti che ci sono oggi con la Cina. La porta d’immigrazione, infatti, si chiama Porta dell’amicizia, ennesimo monumento all’ipocrisia di cui l’Asia è piena: ponti e strade dell’amicizia che sanciscono accordi e interessi economici tra paesi nemici in un passato recente. Ma mai come in questo angolo di mondo il passato è passato e gli affari sono affari. La strada sale nuovamente, tutta curve, tra case di legno con l’uscio aperto sulla strada. Nebbia, pioggia, poi uno squarcio d’azzurro che lascia sfuggire un raggio di sole. Quando arriviamo al mercato di Cao Can il cielo è pulito e l’aria calda. Sono le 10 del mattino e il mercato è affollato. È uno spettacolo che lascia a bocca aperta. Le donne sono arrivate dai villaggi sparsi sulle colline qui intorno, indossano vestiti coloratissimi, con la gonna lunga fino alle caviglie e ampia mentre uno scialle rigido tutto ricamato copre le spalle e le braccia. Immancabili i bambini avvolti nelle coperte e sapientemente legati sulla schiena. Copricapi verdi, arancioni, rosa. Lungo la strada depositano gerle colme di zenzero o peperoncino. Qualche venditrice, accoccolata per terra, frigge frittelle e animaletti di zucchero per i più piccoli. I venditori di canna da zucchero fanno affari d’oro: tutti la comprano e la mangiano, sbucciandola con i denti. Nella zona più ampia del mercato sono esposti i banchi delle stoffe. Le donne si accalcano e contrattano, al minimo movimento del capo gli enormi orecchini d’argento luccicano al sole. Si vendono attrezzi per lavorare nei campi, tabacco, cordami, pentole. E, ancora, carni, tabacco e liquori contenuti in taniche di plastica. Il mercato è gremito, la gente si fa spazio sgomitando. Un antico signore si avvicina incuriosito alla macchina fotografica per vedere le immagini che si muovono sullo schermo: si lascia fotografare e controlla che sia rimasta immortalata anche la sua barba stile Ho-Chi-Minh. Phàt ci regala una splendida pipa di ceramica. Per terra il solito fango della pioggia recente. Si vendono anche cani, al mercato: da guardia, perché le case sono isolate. E incensi. C’è anche la zona ristoro: una lunga tavola e, al centro, le ceste colme di spaghetti di riso pronti per essere tuffati nel brodo caldo. Ma è tardi, dobbiamo lasciare il variopinto mercato. La strada è lunga. E brutta anche, l’asfalto rotto, le curve. Ma attraversiamo una campagna da fiaba: foreste di palme, coltivazioni di tè in fiore, risaie, laghetti dove nuotano le papere, distese di mais arancione lasciato al sole a invadere i cortili delle case, belle, di legno, con il tetto di paglia. Case con l’uscio aperto sulla strada, su palafitte, dove i bambini giocano mentre gli adulti sono intenti a raccogliere il riso, a stendere i panni, a costruire. Infaticabili. Facciamo solo una sosta, Phàt ci offre un pranzo come sempre delizioso: verdure saltate, carne di maiale, riso e involtini primavera fritti nello strutto. Poi riprendiamo la via del ritorno, fermandoci qua e là per una foto, dormendo, chiacchierando. Quando si fa buio alla radio trasmettono una partita del campionato dell’Asia dell’est: è la semifinale, all’andata ha vinto la Thailandia contro il Viet Nam, in trasferta, due a zero. La strada è buia, sconnessa, bisogna fare attenzione a motorini e biciclette che circolano senza luci. Arriviamo a Hanoi alle 21, andiamo subito a dormire: domani sveglia alle 4. Vietnam Itinerario 1 Vietnam: un popolo in movimento Testo di Federica Lipari Foto di Federica Lipari e Fulvio Bertamini Punto di partenza: Hanoi Punto di arrivo:: Ho Chi Minh City (Saigon) Durata: 15 gg. Mezzo di trasporto: aereo, mezzi locali Difficoltà: nessuna; molti km su strade di montagna o in treno. Costo: 3000 euro a persona circa (la quota include: voli intercontinentali e nazionali, alberghi tranne Saigon, alcuni pasti, auto a noleggio con autista e guida parlante italiano, tutte le escursioni. << Prima Parte Itinerario Nono giorno: Hanoi - Hue (aereo) La cittadella di Huè La cittadella di Huè Sveglia alle 4, appunto. Ritiriamo il cestino della colazione per andare all’aeroporto. Per strada decine di persone preparano i banchi del mercato: arrivano dalle province intorno alla città, chissà a che ora hanno iniziato il cammino. Phàt, una delle migliori guide che abbiamo mai avuto, gentile e premuroso, preparato e simpatico, è quasi commosso quando lo salutiamo. Arrivederci Hanoi. L’aereo parte puntuale alle 6,30. Il cestino della colazione propone cose terribilmente soffocanti, nonostante avessimo saltato la cena ieri sera non ce la sentiamo di ingoiare questo cemento a presa rapida, ma il sesto senso ci consiglia di non buttarlo via. Dopo un’ora atterriamo a Hue, cuore del centro del Viet Nam. Piove. Su dieci canzoni della tradizione di Hue, otto parlano della pioggia. Apriamo l’ombrello. Saliamo subito su una barchetta a motore con la prua a forma di drago. Navighiamo per un breve tratto sul Fiume dei profumi che ha le sue sorgenti in un luogo dolcissimo: il Laos. Sul fiume vive un discreto numero di persone dedite alla pesca che, purtroppo, viene praticata anche con punzoni elettrici, efficaci sul momento ma che stanno riducendo di fatto la pescosità del fiume. Un’altra attività redditizia ma dannosa è la raccolta della sabbia dalle rive, l’oro dell’edilizia. Sulla nostra barca vive un’intera famiglia con una bimbetta di un paio d’anni abituata a muoversi con disinvoltura da prua a poppa. Dopo un breve tratto di navigazione scendiamo alla Pagoda Thien Mu, ossia della Dama celeste. Pare infatti che su questa collina apparisse una donna miracolosa. Qui vivono i monaci: Hue è un importante centro buddhista. L’ingresso è dominato da una colonna di sette piani attorniata da alberi di frangipane, purtroppo spogli. All’interno si susseguono vari padiglioni, sparsi tra giardini bonsai. Si può ammirare la tomba di un monaco comunista che fu a capo della comunità mentre in una camera aperta sul giardino è conservata l’auto presso la quale si diede fuoco un monaco nel ’63, durante l’occupazione americana, per sottolineare la persecuzione che subivano i buddhisti nel loro paese. Il suo esempio di protesta fu poi seguito da altri. Andiamo adesso alla Cittadella. Intanto la fame inizia a essere tale da indurci a riconsiderare con un certo interesse il cestino che avevamo snobbato. Ed è solo metà mattina. Quando si ha fame un salsicciotto avvolto in una guaina di plastica e quattro fette di maiale affumicato assumono un’aria veramente ghiotta. La Cittadella fu costruita verso fine Ottocento sul modello architettonico e urbanistico della Città proibita di Pechino. Piove e tutto è grigio, ma non perde fascino. Vi abitavano l’imperatore, con tutti i Mandarini militari e civili, la regina madre e le concubine in numero di 600 nei periodi più floridi. Anche qui i Mandarini dovevano sostenere esami difficilissimi: gli ultimi certificati risalgono al 1919. E anche qui si studiava unicamente letteratura: davvero altri tempi. Gli interni sono stati restaurati, ma in modo discreto. Merita un passaggio attento la pagoda in cui sono conservati gli altari e i ritratti dei vari imperatori, l’ultimo dei quali scomparso (o fatto scomparire) che era ancora un ragazzino. Non era conveniente diventare imperatore sotto l’occupazione francese, si finiva vittime del fuoco incrociato dei mandarini fedeli agli occupanti e dei funzionari rivoltosi. Alcuni edifici sono stati distrutti durante la guerra con gli americani, si notano ancora i fori delle pallottole sui grandi vasi di bronzo nei cortili. La biblioteca merita uno sguardo dall’esterno, nonostante abbia subito le ingiurie di un recente tifone. Per stamani è tutto, ci vuole un pisolino e, al risveglio, un’occhiata più approfondita al cestino della colazione ci rivela la presenza di due ovetti sodi, due pomodori e due confezioni di marmellata! Alle 14,30 ricominciamo il giro. Attraversiamo il lungo viale del quartiere francese e ci addentriamo in una stradina laterale costeggiata da venditori di bacchette d’incenso variopinte disposte per terra come fuochi artificiali. È spuntato il sole e l’aria è tiepida come un assaggio di primavera. Gli alberi di albicocco sono carichi di gemme: sono stati spogliati di tutte le foglie in modo che fioriscano in tempo per la festa di Tet, il 17 febbraio: più fiori ci saranno, più soldi si guadagneranno nel nuovo anno. Per la festa degli antenati la casa sarà addobbata a dovere, si mangeranno semi di cocomero in attesa della visita delle anime dei defunti. Ogni casa, infatti, è un tempio dedicato agli antenati, ingrandito via via dalle generazioni a venire e per questo invendibile. Ma eccoci arrivati al mausoleo dell’imperatore Tu Duc, il quarto della sua dinastia, che regnò dal 1848 al 1883. Gli alberi di frangipane sono assolutamente spogli e i rami ricamano nell’aria un intreccio che lascia intravedere i padiglioni di legno, appoggiati sul laghetto di ninfee. I mandarini di pietra sono schierati come a corte davanti alla stele che narra la vita di Tu Duc. Nel luogo più remoto del parco un muro protegge la tomba del sovrano, che in realtà non è sepolto qui ma è tumulato chissà dove, in un luogo segreto tra le montagne per impedirne la profanazione. Gli stagni e i laghetti pullulano di lumachine, unico cibo durante il periodo successivo all'invasione americana. Adesso che non le mangia più nessuno stanno infestando le acque, rosicchiando le piante e riducendone le foglie a un colabrodo. Di un periodo successivo è il Mausoleo dell’imperatore Khai Dinh, che regnò dal 1916 al 1925. Il monumento è maestoso, costruito con lo stile e i materiali innovativi importati dalla Francia. Si presenta con una grande scalinata di pietra dalla quale scivolano quattro draghi sinuosi. Sulla prima terrazza è schierata la corte d’onore dei Mandarini militari e civili. Una galleria, adesso murata, conduceva alla sala della terrazza superiore dove si trova il tempio, al centro del quale è la statua di Khai Dinh, d’oro, seduto sotto un enorme baldacchino intarsiato di ceramiche e specchi. Tutte le decorazioni sono una sorta di mosaico ottenuto con frammenti di porcellana cinese e perfino di bicchieri di birra giapponese. Nella sala accanto, foto in bianco e nero dell’imperatore e doni ricevuti dai francesi per il suo quarantesimo compleanno. Lo coprivano d’oro, i colonizzatori, e intanto sfruttavano le risorse del Viet Nam per soddisfare l’economia industriale della madre patria: piantagioni di gomma sugli altipiani, canna da zucchero, caffè. Avevano perfino trascurato il riso, inutile all’industria, conducendo alla morte per fame migliaia di vietnamiti nel Nord. Sono le 17, si avvicina la sera, è il momento per fare una passeggiata sul lungofiume. Arrivano le voci allegre dei bambini che abitano sulle barche, i proprietari dei battelli turistici propongono un giro al tramonto. I rumori del traffico arrivano attutiti: è il momento propizio per una sosta in uno dei tanti chioschetti dai tavolini bassi, a sorseggiare un caffè vietnamita, carico e corroborante. I fotografi si appostano sul lungofiume, con la macchina montata sul cavalletto, pronti a immortalare i turisti sullo sfondo del ponte francese che alla sera cambia colore: rosso, verde, giallo, blu. L’illuminazione è stata curata da un’azienda illuminotecnica italiana. Dalle barche e dai bar giungono gli echi della telecronaca di una partita di calcio: Thailandia-Viet Nam. Sul viale principale il traffico è intenso ma mai come ad Hanoi. I motorini si fermano a fare benzina lungo il marciapiede dove una donna con una bottiglia di plastica e un imbuto riempie il serbatoio di miscela. La cena è all’hotel: il buffet contempla spiedini, sushi, pesce fritto, involtini primavera, cosce di rana, salsine gustose. La suonatrice di violino sottolinea ogni portata emettendo una serie di lamenti strazianti e due vetuste signore la incoraggiano con i loro applausi. La partita, intanto, finisce con un pareggio: si qualifica la Thailandia per la finale con Singapore, i calciatori delle due squadre si abbracciano e posano insieme davanti ai fotografi, dando un esempio di sportività ormai raro dalle nostre parti. Pernottiamo all’Huong Giang Hotel (51 Le Loi Str., Hue City). Decimo giorno: Hue - Da Nang - Hoi Han Pesca lago Hoi-An Pesca al lago Hoi-An Il profumo del mercato. È un odore misto di frutta, verdura, pesce essiccato. Di cibo che alle nove del mattino già stanno mangiando i venditori che saranno qui da almeno quattro ore. Il mercato di Hue è grande. Cappelli conici, scarpe che odorano di plastica, legumi dentro grossi sacchi. Manghi, papaie, frutti del drago verde, chili di zenzero fresco e candito: un chilo costa al massimo due dollari, My impallidisce quando gli dico che una sola radice in Italia costa tre euro. Grandi foglie di tè verde, interi caschi di banane, gamberetti vivi che saltano nelle bacinelle appoggiate a terra. E, ancora, barattoli di tamarindo in agrodolce, collane di semi di loto, riso, soia, calamari essiccati. In prossimità della festa del Tet si vendono banconote e lingotti finti da bruciare per gli antenati perché abbiano soldi e oro per la vita nell’aldilà. Dopo un buon caffè vietnamita, preparato con una sorta di caffettiera napoletana, si parte in direzione Da Nang. La strada si arrampica sulla catena dei monti Annamiti e attraversa risaie e allevamenti di gamberetti e di lumache che prosperano attaccate a pneumatici usati, calati in mare dai pescatori. Diamo la scalata al Passo delle nuvole; sullo sfondo, le onde lunghe del mare. Dalla cima del passo si domina l’accesso al litorale, 500 m più in basso. Da qui si poteva controllare una via strategicamente importante, infatti prima i francesi e poi gli americani vi hanno costruito i loro bunker, adesso diroccati e traforati di proiettili mentre la pietà buddhista, alla fine dell’ultima guerra, vi ha eretto un tempietto a memoria dei caduti. Scendiamo a Da Nang, dove sbarcarono gli americani nel 1965, primo atto del sanguinoso conflitto vietnamita. La baia da questa parte è piuttosto spoglia, nessuno vuole costruire qui per paura di tifoni e tsunami. Quattro mesi fa un tifone non previsto al largo della costa si è portato via 400 pescatori usciti con le loro piccole barche rotonde per la pesca dei calamari. Ci fermiamo a mangiare in un locale aperto sulla strada, compriamo mezzo chilo di gamberoni che vengono arrostiti sulla brace. Il posto è frequentato solo da vietnamiti, a parte un californiano molto cordiale e un po’ maiale che è lì in compagnia di una ragazza che lavora come entreneuse in un night della città. Sono molto gentili con noi, inizialmente pensano che siamo francesi. Tra i tavoli, intanto, si aggira una signora che parla solo vietnamita, si fa capire a gesti. Come tovaglioli piccoli quadratini di carta, gli stessi che troviamo anche in quella che pomposamente viene definita toilette, destinati ovviamente ad altro uso. Un vai e vieni di ambulanti e mendicanti fra i tavoli, entrano per vendere qualcosa o chiedere un obolo agli avventori. Dopo pranzo visitiamo il museo che conserva vestigia dell’arte del regno di Cham, coevo di Angkor, si estendeva nella zona centro-meridionale dell’attuale Viet Nam. Di fede induista e origini indonesiane, adoravano principalmente Shiva, dio della distruzione e della ricostruzione. Erano corsari dediti a guerre di conquista. Apsara che danzano, ioni e lingam, tutto il pantheon induista in questo museo senza porte e finestre, da cui entra una brezza profumata dai rari fiori di frangipane e dal mare. All’uscita di Da Nang, lungo la strada per Hoi Han, costruita da due anni, è stata eretta una bella caserma a fronteggiare la baia ove sbarcarono gli invasori a stelle e strisce, portando dieci anni di distruzione. Gli americani hanno dimostrato ampiamente di non aver imparato niente da quella vicenda. I vietnamiti, invece, si sono tutelati: non si sa mai. Arriviamo a Hoi Han nel primo pomeriggio. Dopo aver visitato la fabbrica della seta si sale su un cyclo per fare un giro nella campagna circostante. È un’idea da turisti, d’accordo, ma è molto bello scivolare in silenzio tra campi coltivati, risaie dove le donne sono chine a raccogliere tenere piantine, canali d’irrigazione e reti tese sull’acqua per pescare. Abbiamo un paio d’ore di tempo per passeggiare lungo le strade di questa cittadina di 80.000 abitanti. Alle 17,30 i ragazzi escono dalle scuole e invadono le strade con le loro biciclette, le ragazze hanno la divisa di seta bianca che svolazza al ritmo della pedalata e la mano a coprire bocca e naso per non respirare polvere e smog. Le vie sono invase di negozi di abiti, sui marciapiedi sono esposti i manichini mentre all’interno scaffali pieni di stoffe e l’immancabile macchina per cucire made in China, a pedali: se l’abito non va bene lo confezionano su misura in una notte. A sera andiamo a cena al ristorante Tam Tam, gestito da francesi. Il locale è carino, i tavoli sparsi tra alberi di banano. Purtroppo siamo sulla riva del fiume e le zanzare banchettano con noi. Un simpatico roditore fa la sua comparsa tra i tavoli, ma la presenza dei molti stranieri lo induce a occultarsi nell’aiuola. Fortunatamente per tutti, ratto compreso, nessuno sembra essersi accorto di lui. Torniamo all’hotel (Hoi An Hotel) a piedi. Costeggiamo il lungofiume: da un lato le barche ormeggiate sembrano dormire, dall’altro un pullulare di localini con le lanterne rosse e gialle accese. Undicesimo giorno: Hoi Han - My Son - Hoi Han Sito di My Son Sito di My Son Verso le 6 e mezza di mattina ci svegliano le voci delle persone già per strada intente al loro lavoro e, poco più tardi, il vociare dei bambini della vicina scuola. In un attimo siamo in piedi e di nuovo sulla strada. Attraversiamo risaie punteggiate di cicogne bianche. Le donne sono paragonate proprio alle cicogne: stanno sempre nelle risaie con le gambe nell’acqua. Un tempo queste coltivazioni erano infestate di serpenti, molto pericolosi, che però mangiavano i topi. Adesso che i rettili sono scomparsi, i campi vengono periodicamente allagati per far annegare i topi nelle tane. Durante l’operazione a bordo strada si accumulano via via cumuli di roditori morti. Fortunatamente non è questo il periodo. A proposito di animali: il bufalo è una vera ricchezza da queste parti e funziona come moneta contante. Il figlio di un contadino può fare il guardiano per un allevatore, guadagnerà il secondo bufalo della cucciolata. E la giornata di lavoro di un bufalo adulto può essere barattato con tre giornate di lavoro di un contadino. Lungo la strada sono stesi ad asciugare al sole grandi dischi bianchi: sono gallette di riso cotte al vapore, croccanti e saporite. La signora che le sta preparando ci invita ad assaggiarne una e ci regala una manciata di radici di lemongrass: proveremo a piantarle in Italia. Arriviamo al sito di My Son, capolavoro della civiltà Cham, sempre in guerra con i vicini regni di Angkor e Bac Viet. Sui libri di storia vietnamiti, però, non si studia l’epopea Cham perché quel regno, allora, non faceva parte del Paese. I Cham, come detto, erano induisti e sulle loro costruzioni in mattoni si possono ammirare fregi di apsara o immagini di Shiva. Il sito sorge tra le montagne, una delle quali ricorda il monte Meru, l’Olimpo degli dei buddhisti e induisti. Intorno scorre il fiume. Le torri di My Son sono tutte di mattoni legati tra loro da un materiale sconosciuto e resistente alle ingiurie del tempo. Solo le bombe americane sono riuscite a far crollare alcuni altari lasciando grossi crateri nel terreno. Quando rimanevano inesplose, i vietnamiti cercavano di recuperarne la polvere, all’interno. Se erano fortunati, le bombe continuavano a rimanere inerti e parte dell’esplosivo si poteva usare per pescare o per fabbricare altri ordigni. Molti, però, sono morti nel tentativo o ci hanno rimesso qualche pezzo. My, la nostra guida, non ha fatto la guerra per un soffio: ha compiuto 18 anni quando era appena finita, però ha fatto da guida a un inviato francese. Da lì, probabilmente, è nata la sua vocazione a questa professione. Torniamo a Hoi Han per salire su una barca e navigare lungo il fiume. Passiamo davanti al mercato, stanno arrivando i pescatori con i frutti del loro lavoro. Una gran quantità di donne con le ceste si accalca lì intorno. I pescatori usano reti particolari che lanciano sul fiume formando grossi cerchi nell’aria. Oppure le legano a un sistema di pali, alti talvolta fino a 20 m, e poi le manovrano dall’interno di una casupola di legno azionando una ruota meccanica dentata. Lungo il fiume allevamenti di oche, pascoli per le mucche, palme d’acqua. Sullo sfondo, case di legno con attraccata la barchetta dagli occhi dipinti sulla prua. Il fiume finisce in mare, laggiù si vedono onde lunghe. Torniamo a terra per andare a pranzare in un ristorantino lungo il fiume: è forse uno dei pochi ad avere mantenuto un aspetto vietnamita, gli altri locali sono espressamente adattati alla clientela straniera, cosa che è accaduta un po’ a tutta la città da una decina d’anni a questa parte. Al Thang Long si può mangiare con 100.000 dong un succulento pranzetto: omelette ripiene di verdure avvolte in sfoglie di riso sottilissime (wongtong), involtini primavera, zuppa di gamberi e un ottimo caffè vietnamita, filtrato nella caffettiera simile alla nostra napoletana. Il caffè sgocciola piano piano in un bicchiere tenuto in caldo dentro una ciotola d’acqua bollente. Ci facciamo spiegare come si fa, al ritorno a casa vogliamo sperimentare anche noi questa bevanda così aromatica e corroborante (Thang Long, 136 Nguyen Thai Hoc Str.). Vicino al ristorante c’è il Ponte giapponese, un grazioso passaggio coperto la cui costruzione iniziò nell’anno del cane e terminò, 36 mesi dopo, in quello della scimmia. Al centro una piccola pagoda cinese. Il ponte divideva il quartiere cinese da quello giapponese. A Hoi Han ci sono ancora vecchie dimore, passate di generazione in generazione, costruite in legno intarsiato di madreperla. Si possono visitare e ammirare la mescolanza di stili (vietnamita, cinese e giapponese) che si armonizzano perfettamente. Un tempo dimore di mercanti, attualmente vi si vendono prodotti artigianali per i turisti. Nei pressi del mercato i cinesi hanno costruito una bellissima pagoda dedicata alla dea del Mare. Fin dall’ingresso enormi pesci e statue di geni dotati di occhi e orecchie per avvistare e sentire marinai in pericolo e poter così avvisare la dea, che correrà a salvarli. Dal grande soffitto pendono enormi spirali d’incenso che profumano l’aria, dono di confraternite devote. Sacchi di riso da distribuire nei giorni della festa del Tet ai poveri. L’ideogramma della fortuna merita una spiegazione: rappresenta una persona con i vestiti e molte risaie. Benessere equivale a buona sorte. Uscendo facciamo un giretto al mercato. My compra per noi un calamaro essiccato e lo consegna a una signora che, a sua volta, mette il pesce ad arrostire sul carbone. Sarebbe ottimo mangiato con i peperoni, che adesso non abbiamo, e anche con un po’ più di appetito: scarseggia pure quello. Tra i banchi del mercato c’è di tutto, si può trovare anche l’estetista intenta a lisciare il viso di una ragazza con un filo trattenuto tra i denti e gesti sicuri, che sembrano ricamare l’aria. Si possono acquistare posate di legno, caffettiere e caffè in gran quantità e tutto al prezzo di soli 20 euro. Il tardo pomeriggio scivola verso la sera. Gironzoliamo tra le bancarelle comprando ancora qualche souvenir e oggetti per la casa. I lampioncini di carta illuminano le strade, i ristoratori del lungofiume cercano di attirare potenziali clienti mostrando loro il menu. Ma noi torniamo alla trattoria vietnamita per assaggiare qualche nuova pietanza: pollo piccante e gamberetti allo zenzero. Dodicesimo giorno: Hoi Han - Ho Chi Minh City (Saigon) Saigon piazza Ho-Chi-Minh Saigon piazza Ho-Chi-Minh Stamani lasciamo Hoi Han per andare a Ho Chi Minh City. Sulla strada per l’aeroporto di Da Nang ci fermiamo a visitare la Montagna di marmo. Una cava piuttosto grande con annessa fabbrica nella quale si producono statue di una certa grandezza, ornamento di case e giardini. My pensa che agli italiani non piaccia questo marmo perché quello di Carrara è migliore. Gli sveliamo la vera ragione, che lo fa molto sorridere: in Italia la statuaria di marmo si usa soprattutto… nei cimiteri. E poi imbarcare in aereo un Buddha marmoreo come bagaglio a mano sarebbe oltremodo complesso. Saliamo lungo un’ampia scalinata sulla montagna che domina il villaggio. Vi sono state costruite varie pagode e da un nastro registrato arriva il canto sacro: om, mani padme hum. La montagna è ricca di grotte e cavità scoscese che i fedeli hanno popolato di statue di Buddha e dove ardono continuamente candele e bruciano bastoncini d’incenso. Nella grotta più ampia i vietcong avevano allestito un piccolo ospedale. In uno spazio remoto vi è pure un altare dell’epoca Cham: un piccolo lingam collocato sopra la ioni. Ci arrampichiamo per uno stretto e impervio sentiero (immaginiamo i vietcong, 30 anni fa). Dalla cima si domina tutto il villaggio, si ode in lontananza il rumore della fabbrica di marmo e le onde che si infrangono sulla battigia. Sui tetti delle case sacchi di sabbia per salvare le coperture dalla furia dei tifoni. Durante la guerra questa era una base militare americana, le case sono state costruite dopo. Ma i vietcong avevano conquistato la montagna, vi avevano piazzato una batteria aerea e da lassù cercavano di abbattere i caccia Usa. Sulla spiaggia, adesso, è sorta una caserma dove un plotone sta facendo l’esercitazione quotidiana. Come sopra: non si sa mai. Scendiamo attraversando grotte anguste e verticali incontrando all’improvviso statue del Buddha, che ci sorprendono. Poi ritorniamo al villaggio e al piccolo aeroporto di Da Nang. È l’ora dei saluti anche per My: ci facciamo lasciare il suo indirizzo per mandargli, tra le altre, le foto del Karni Mata: è stupito che in India ci sia un luogo sacro dove si venerano i topi. L’aereo che viaggia su Saigon è della Pacific airline, compagnia malese: velivoli sporchi, cibo a bordo solo a pagamento, mai visto nulla del genere nemmeno con l’Alitalia. Speriamo sia anche l’ultimo volo con questo scadentissimo vettore. E finalmente eccoci a Ho Chi Minh City, la cara, vecchia Saigon. Il traffico di Saigon è, se possibile, ancora più caotico di quello di Hanoi, ma in qualche modo riusciamo ad arrivare fino a casa di un nostro amico. Casa vietnamita, stretta e lunga, senza finestre ai lati. Tre piani, il terrazzo sul tetto e una vespa autentica parcheggiata dietro il grande cancello d’ingresso. Finestre e porte chiuse a doppia mandata perché qui si arrampicano i ladri. Usciamo nella tentacolare Saigon. Un tassista dall’aria assolutamente spaesata cerca di portarci in centro. Lo guidiamo usando una mappa, noi che non siamo mai stati qui, poi dobbiamo pregarlo di farci scendere in una zona che non è troppo lontana dalla meta, il Teatro dell’opera (35.000 dong), che raggiungeremo a piedi. Nei giardini di fronte all’edificio, in stile neoclassico, stanno allestendo una mostra fotografica per la ricorrenza della fondazione del Partito comunista vietnamita. Foto della liberazione di Saigon, Ho Chi Minh che premia i vietcong, immagini del Viet Nam moderno. Lungo la strada Le Loi si trova un grande mercato coperto, oltrepassato il quale si arriva al Palazzo della riunificazione, da cui gli americani sono fuggiti a rotta di collo all’arrivo dei vietcong: gli elicotteri decollavano direttamente dal tetto dell’edificio, con la gente appesa a grappoli, scaraventata di sotto, mors tua vita mea. Però è tardi e un agente ci fa segno di uscire. Solo una foto a una facciata laterale del palazzo dove militari in uniforme chiacchierano affacciati alla balaustra. Torniamo sui nostri passi fino al mercato schivando moto e ogni mezzo su ruota che sembra venirci addosso. Il mercato è una struttura coperta dove si vende ovviamente qualunque merce, dai prodotti di artigianato prettamente turistici a quelli locali di uso quotidiano. Scarpe, moltissime, assemblate lì per lì. Caffè di ogni tipo. Gamberetti, astucci e borsette di stoffa, abiti tradizionali e souvenir di legno di buona fattura, ma fatti in serie. Il tassista che ci riporta a casa sa il fatto suo nel traffico congestionato della sera, ma si fa pagare una fortuna: 100.000 dong! Il ristorante dove ceniamo è tipicamente vietnamita ed è così frequentato che dobbiamo attendere un po’ per trovare posto. Ma l’attesa viene ripagata da una cena davvero squisita: notevoli soprattutto gli involtini primavera crudi, ripieni di verdure fresche (ristorante Quàn An Ngon, 138 Nam Ky Khoi Nghia, Quan Mot; 80.000 dong a persona). Dopo cena andiamo a bere un bicchiere di vino in un locale per stranieri, ritrovo di un’umanità piuttosto repellente. Professionisti, medici dell’ospedale francese, occidentali appesantiti e laidi che vivono qui e si accompagnano con ragazze coperte da non più di un metro quadrato di stoffa arrampicate su sandali minimalisti dai tacchi vertiginosi, ben equipaggiate di tutto ciò che occorre. L’unico essere genuino e dignitoso sembra essere un grosso topo che non sa più come fare a uscire dal cortile del locale, ci prova e ci riprova ma il nostro tavolo gli ostruisce il passo. Tredicesimo giorno: delta del Mekong Coppia di bufali Coppia di bufali Alle 8.30 partiamo per il Delta del Mekong. La nostra guida, soprannominata Papaia dal suo insegnante di italiano, ha studiato all’università per stranieri di Perugia e ha una discreta padronanza della lingua. Sa che durante la guerra in Italia si raccoglievano medicine e sacche di sangue per le trasfusioni, poi spedite in Viet Nam dal porto di Genova. Era l’epoca in cui nel nostro Paese il popolo della sinistra scendeva in piazza per manifestare contro la guerra imperialista e, più in generale, c’era molto fermento politico. Il Pci era sempre all’opposizione, ma era il secondo partito e la Compagnia unica dei lavoratori merci varie (Culmv) del porto di Genova, quella dei camalli, era molto potente e di tradizione comunista. Milioni di morti civili, in Viet Nam, in quegli anni. Gli americani gettarono su queste terre, e su quelle limitrofe, una quantità di bombe quattro volte superiore a quella sganciato sull’Europa imprigionata dalla tenaglia nazista. Oggi, 30 anni dopo, nascono ancora bambini malformati – pare siano almeno 3 milioni- per gli effetti degli agenti chimici utilizzati in quella che fu davvero una guerra sporca: diossina, napalm e il famigerato agente arancio. Solo lo scorso anno gli Stati Uniti hanno ammesso che sì, in effetti, in Viet Nam si verificò questo “problema”. Dopo un viaggio di oltre 2 ore arriviamo a un imbarcadero. E siamo nuovamente sul Mekong, questo grande fiume che nasce in Tibet e attraversa sei paesi prima di gettarsi in mare: Cina, Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia e Viet Nam. Qui si ramifica in nove bracci principali, i nove draghi, che a loro volta si diramano in una fitta rete di canali. E qui fiorisce la vita. La terra è molto fertile, chiunque può vivere semplicemente pescando, raccogliendo frutta che cresce in abbondanza, coltivando riso. Le case su palafitte hanno sempre due aperture, una sul fiume e una sulla stradina dalla parte opposta. Ma alcune famiglie vivono proprio sulle barche, dove si possono vedere bambini, cani, panni stesi e giardini pensili. Lungo il fiume si muovono natanti che fanno servizio bar. I cattolici francesi, all’epoca delle colonie, hanno portato le loro chiese fin qui. Lungo i canali si svolge tutta la vita, come il mercato. Sugli alberi delle barche è appesa una piccola quantità della merce venduta: ecco qui una zucca, là una patata. Sul delta del Mekong l’economia favorisce un ecosistema perfetto: ogni pianta, cresciuta anche spontaneamente, viene utilizzata completamente. Alla fine le scorie sono impiegate come concime o combustibile. Scendiamo a vedere. Dalla palma si raccolgono cocchi la cui polpa serve per fare ottime caramelle artigianali. Con le bucce e il legno si producono utensili da cucina o graziose borsette. Il riso soffiato nella sabbia rovente viene mescolato a zucchero, cocco e zenzero per fare dolci. Così pure il mais. Con la farina di manioca cotta nei testi si fanno gallette al sesamo molto nutrienti. Naturalmente assaggiamo tutto, sorseggiando tè al gelsomino e sgranocchiando zenzero candito e semi di loto. Il delta del Mekong produce il 90% del riso esportato, ma la vendita non è diretta, passa attraverso i grossisti thailandesi e spesso arriva sui nostri mercati con quest’ultima etichetta, più conosciuta, che ne facilita la commercializzazione. I frutti che crescono qui hanno dimensioni ragguardevoli e sono dolcissimi: pompelmi, arance, mandarini, jackfruit. Ci fermiamo a mangiare in un’antica casa colonica, il pranzo è buono ma in stile nouvelle cuisine: pochi bocconi, il prezzo un po’ elevato (170.000 dong). Riprendiamo la navigazione infilando una serie di canali molto stretti, le cui sponde sono collegate dai cosiddetti ponti delle scimmie: strutture in bambù che si possono percorrere solo sorreggendosi anche con le mani. Poi eccoci ancora su canali più ampi, dove viene dragata la sabbia. Qui anche la erbe che crescono spontaneamente nell’acqua vengono usate per fare borsette o cestini. Le barche, intanto, trasportano verdure, riso e scaricano grandi ceste all’imbarcadero. Qui vengono caricate sui camion e portate ai mercati in città. Torniamo a Saigon. La strada è molto trafficata, gli operai escono dalle fabbriche, gli studenti tornano a casa da scuola. In città le strade sono ancora più congestionate, difficile riuscire ad attraversare in tempi brevi. Ceniamo al ristorante cinese vicino al teatro dell’Opera. Arrivano nove piatti che invadono il tavolo: verdure, pesci, ottime rane e soprattutto fagiolini con un trito di carne irriconoscibile, ma ottima. Meglio non indagare da quale animale provenga. Nel quartiere Fan Gu Lao ci sono molte guest-house e locali di ritrovo per i giovani, venditori ambulanti di sigarette e marijuana. L’atmosfera potrebbe ricordare le stradine di Amsterdam, decisamente migliore di quella che aleggiava nel locale di ieri sera. Assaggiamo un terribile rhum vietnamita, una vodka quasi decente anch’essa autoctona, e una bella birra per rifarci la bocca. Intanto si avvicendano le venditrici con i loro bambini appesi alle spalle, almeno finché sono molto piccoli. Ma appena camminano vengono istruiti al commercio. Quattordicesimo giorno: Ho Chi Minh City - Cu Chi - Ho Chi Minh City Traffico a Saigon Traffico a Saigon Attraversare le strade di Saigon al mattino non è meno difficile che alla sera. Però, nonostante le auto e i motorini, gli edifici contemporanei e le liane di fili elettrici questa città moderna del sudest asiatico, pur priva di monumenti eclatanti, merita comunque di essere visitata, mantenendo un suo carattere, una sua personalità. Il mestiere più faticoso in città pare essere quello dell’elettricista: ci vuole un giorno intero per capire dove sono i guasti in questa foresta di cavi. Passa un corteo funebre, è un carro variopinto, perché in queste cerimonie bisogna essere allegri, festeggiare chi è morto e rinascerà presto a nuova vita. Perciò si mangia, si beve e si balla al ritmo di canzoni d’amore. Spesso un funerale coinvolge gli abitanti di un’intera via e si protrae per tutta la notte. I bambini vanno a scuola. All’ingresso di ogni edificio c’è una grande foto che ritrae il presidente Ho Chi Minh che decora gli alunni più meritevoli, annodandogli un fazzoletto rosso al collo: si guadagnano il titolo di nipoti dello zio Ho. Ancora oggi, ogni anno, le scuole delle varie province premiano i nipoti dello zio Ho con un viaggio ad Hanoi, per visitare il mausoleo di quest’uomo davvero modesto, partito dal nulla per realizzare il suo sogno di libertà per il popolo vietnamita, diventando un simbolo in tutto il mondo. In Occidente anche l’orgoglio e il desiderio di emulazione di personaggi moralmente degni è stato fagocitato dalla legge di mercato, il premio per aver svolto il proprio dovere è un bene di consumo: l’ultimo modello di cellulare, il motorino, gli occhiali firmati. Durante l’occupazione francese un modesto funzionario vietnamita di nome Ngo Van Chieu fondò un culto religioso davvero particolare: il Cao Dai (Palazzo supremo). Basandosi su un ideale di giustizia e uguaglianza mise insieme tutto ciò che di buono aveva prodotto ogni religione fino a quel momento, almeno dal suo punto di vista. Creò un culto sincretico in cui al vertice stava Buddha, a seguire Confucio, Cristo, Lao-Tze e così via. Il pantheon dei santi caodaisti contempla anche uomini realmente esistiti e ritenuti importanti per il messaggio lasciato all’umanità: come lo scrittore Victor Hugo o il fondatore del partito comunista cinese Sun Yat Sen. E, ancora, Giovanna d’Arco, Cartesio, Pasteur, Lenin e Shakespeare. È un culto che si pratica ancora oggi, ma solo in Viet Nam (pur avendo qualche seguace nella vicina Cambogia) e nella provincia di Tay Ninh esiste il santuario principale. Una cosa unica al mondo, in tutti i sensi. La costruzione potrebbe ricordare una cattedrale, ma le decorazioni e i colori la rendono un luogo veramente speciale. In facciata si può ammirare la statua di Buddha seduto sul fiore di loto e un grande occhio che rappresenta il dio unico, che tutto può vedere, in ogni momento e in ogni luogo. L’occhio si ripete lungo tutti i finestroni bordati di fiori di loto rosa. Completano l’opera dragoni e figure tipiche del culto buddhista. L’interno è ampio e pieno di luce e decorato con colori vivacissimi. Il pavimento è suddiviso in nove gradoni, tanti quanti i livelli di perfezione che raggiungono i sacerdoti e, poiché il culto è recente, non tutti i gradi sono stati ancora occupati. In fondo, un globo azzurro con l'occhio che tutto vede mentre sul soffitto splendono oltre 30 mila stelle. A mezzogiorno inizia la cerimonia, la seconda della giornata (la prima è all’alba e l’ultima a mezzanotte): questa, in particolare, è dedicata ai defunti. I fedeli sono tutti vestiti di bianco, i sacerdoti hanno abiti rossi, azzurri o gialli. I musicisti suonano e i fedeli cantano mentre i passerotti, attirati da tanti colori, si inseguono tra i decori lignei cinguettando allegramente. Non era veramente possibile mancare la visita di un luogo simile. Torniamo indietro in direzione di Saigon per una strada che non mostra un sospetto di asfalto, circondata da ettari di alberi della gomma tutti regolarmente incisi lungo la corteccia dalla quale la preziosa resina cola in uno scodellino. Tutto grigio intorno, perfino il fogliame che riveste il terreno brullo. È tardi per pranzare, ma a Cu Chi c’è ancora un posto dove trovare ottimi spring rolls, noodles, carne e pesce salato da accompagnare con il riso bollito e profumato. La nostra guida ci confessa che non ama i nostri risotti, sono crudi: il riso va cotto al vapore almeno 45 minuti finché diventa quasi colloso. Ed eccoci a Cu Chi, in un’ora del pomeriggio in cui ci sono pochissimi turisti. Il villaggio rurale è famoso per i suoi tunnel costruiti durante la guerra con gli americani: ben 250 km di cunicoli sotterranei. Il terreno era favorevole perché molto solido e privo di corsi d’acqua, perciò si è potuto scavare in profondità. Sono rimaste le case, modelli conservati per raccontare come si svolgeva la vita durante la guerra. I campi coltivati, i manichini seduti qua e là a illustrare la vita quotidiana di allora ai turisti che possono curiosare nelle abitazioni, nella scuola, sedendosi a un tavolo o macinando il riso, assaggiando la grappa di riso che ancora oggi viene distillata con gli alambicchi. Vecchi quaderni di scuola con le prime esercitazioni di scrittura, attrezzi per la pesca, utensili da cucina, vecchie bandiere del Nord Viet Nam, rosse e azzurre. Ma trent’anni fa questo villaggio non era una ricostruzione e al posto dei manichini c’era gente vera, donne, bambini, uomini. E non avevano aggredito l’America, però ne subivano i bombardamenti. I crateri delle bombe americane, vastissimi ancora oggi dopo che per trent’anni la natura ha cercato di riempirli nuovamente di arbusti, vincendo la battaglia sui diserbanti. Ma la vita a quei tempi si svolgeva prevalentemente sotto terra. Ospedali, cucine, fabbriche di armi, sale per ospitare i feriti: tutto sotto il livello del terreno, mimetizzato dal fogliame. Da lì si organizzava la controffensiva. E ogni luogo aveva i suoi buchi che precipitavano, neri, nelle viscere della terra, ancora più sotto, ai cunicoli. Entriamo e siamo costretti a procedere accovacciati, talvolta a quattro zampe, con le spalle che rischiano di incastrarsi nelle volte dei tunnel. Poca luce da fioche lampadine, un caldo soffocante. E pensare che il tunnel che abbiamo percorso è stato ampliato per i turisti! Quelli originari erano grandi un terzo. Volontà di sopravvivenza: non è difficile immaginare come potessero resistere i vietnamiti in tali condizioni. Basta ricordare che dall’alto piovevano bombe a frammentazione, napalm, diossina. Quando gli americani trovavano gli ingressi ai tunnel gettavano dentro armi chimiche: ne hanno usate in quantità pazzesche. I vietnamiti chiudevano gli accessi con grandi diaframmi di gomma che sigillavano i percorsi piuttosto efficacemente: se non altro, qualcosa di buono hanno ereditato dai colonizzatori francesi. Alla fine del cunicolo sbuchiamo sotto il letto di una casa e per uscire dobbiamo fare forza solo sulle braccia, trascinando il resto del corpo. La visita finisce nella cucina sotterranea che, con un complicato sistema di tubi, lasciava uscire il vapore molto più in là di dove era ubicata e solo all’alba o al tramonto, quando il fumo si confondeva con la nebbia. Ci sediamo. Sul tavolo una teiera e un piatto di manioca calda appena lessata: assaggiamo l’unico cibo di cui si nutrivano i vietcong. Siamo rimasti solo noi e la luce si sta abbassando. Il rumore di un motore per un attimo ci suggestiona: sembra un elicottero, è solo un motorino. Ma la guida che è con noi ha ben altri ricordi: è un uomo nato nel 1960 in questo villaggio, a sette anni ha perso entrambi i genitori. E i suoi occhi lo tradiscono quando arriva la sera e, assieme, la malinconia. Usciamo da Cu Chi passando accanto allo scheletro arrugginito di un tank americano sventrato. Ce ne sono molti nella foresta qui intorno. Quando rientriamo a Saigon è buio e siamo stanchi. Quindicesimo giorno: Saigon (a noi piace chiamarla così) Scuola con trincea a cu-chi Scuola con trincea a Cu-Chi Oggi è l’anniversario della fondazione del Partito comunista vietnamita. La città è tutta imbandierata, perfino sui taxi sventolano le effigi del comunismo. Per due maniaci sentimentali come noi, cresciuti all’ombra delle feste dell’Unità quando era segretario il compagno Berlinguer, la suggestione è forte. C’è rimasto poco tempo, ma non possiamo tralasciare il Museo della guerra. È straordinario come i taxisti di Saigon non abbiano assolutamente idea di dove debbano andare, non conoscono affatto la città. Eppure i luoghi di interesse culturale non sono molti, inoltre sui taxi salgono quasi esclusivamente gli stranieri e le loro richieste, in linea di massima, sono sempre le stesse. Insomma, ancora una volta dobbiamo guidare noi l’autista verso la meta. Se non altro è un tipo molto allegro. La nostra mappa sgualcita è provvidenziale, come sempre, e in qualche modo riusciamo ad arrivare. Il museo racconta tutta la vicenda bellica dall’inizio, da quando gli americani finanziavano i francesi nella difesa della colonia che doveva rimanere in mani occidentali e non cadere nell’orbita cinese, alla propaganda contro il Viet Nam e il pericolo comunista per creare nell’opinione pubblica la convinzione di una guerra necessaria: per liberarli dobbiamo distruggerli. Lo spartito e il testo lo hanno rispolverato nel 2001, ma nel frattempo hanno perfezionato le loro armi e con sagacia luciferina si sono tirati fuori da ogni controllo internazionale, garantendosi l’impunità. Almeno per ora. Fotografie. Immagini orribili e orripilanti degli effetti della guerra e delle armi chimiche. Armi. Micidiali, generano terrore anche adesso che sono lì, arrugginite, inoffensive, dentro una teca. Prigioni. Celle anguste, strumenti di tortura, Abu Ghraib è solo la prosecuzione in ordine di tempo dell’aberrazione che può produrre una logica di guerra. Gli scatti dei fotoreporter inviati in Viet Nam e qui scomparsi o caduti nelle altre guerre che hanno insanguinato l’Indocina negli anni Sessanta e Settanta. C’è anche l’ultimo fotogramma di Robert Capa. Ma tanta barbarie si è rivoltata anche contro chi l’aveva pensata e messa in pratica. O meglio, nei confronti della loro carne da macello. Ecco le foto di soldati americani e dei loro figli, anch’essi devastati dagli effetti dell’agente arancio. Intanto un gruppo di turisti Usa invade la sala ciabattando. Alcuni ridono sguaiati. Ma come fanno? Non si vergognano? Usciamo scossi da questa visita. Anche perché sappiamo che l’orrore non si è fermato, si è solo spostato nell’Asia occidentale, in quello che si chiama Medio Oriente e in Afghanistan. E il posto dei comunisti, ora che non c’è più l’Urss, lo hanno preso gli arabi, colpevoli di essere seduti sulle risorse energetiche che fanno gola all’Occidente. Lo scriveva anche Tiziano Terzani: chi non ha capito che dopo il crollo dell’Urss il ruolo svolto dal comunismo è stato preso dall’Islam non ha capito davvero nulla. Passiamo davanti al Palazzo della riunificazione. Da questi cancelli bianchi sono entrati i carri armati dei vietcong alla presa di Saigon. Da quel tetto sono fuggiti gli americani e i funzionari più compromessi del regime sudvietnamita appesi ai loro elicotteri, uccidendosi tra loro, mors tua vita mea. I tempi sono cambiati anche se in fondo sono passati solo pochi anni. Ecco un bambino attraversare questo stesso cortile invaso dal sole e dalle aiuole coperte di erbetta fresca. Intorno, i viali sono rossi di bandiere con falce e martello. Il Paese è giovane, la popolazione è aumentata di 30 milioni di abitanti. Sono tutti in movimento, tutti fanno qualcosa, tutti vanno da qualche parte. E sorridono, chiacchierano, commerciano, si accovacciano per terra – in un gesto che viene dai secoli – a bere il tè. Imparano nuovi mestieri e la nazione cresce, è al secondo posto dopo la Cina negli indici di sviluppo mondiali. Intanto i motorini scorrono, si addensano agli incroci in un ingorgo che sembra senza possibilità di uscita; poi, miracolosamente, ognuno ritrova la sua strada. Anche noi dobbiamo tornare. |
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Solitamente quando si parla di Vietnam è inevitabile ricollegare il Paese alla Guerra contro i francesi e soprattutto contro gli americani. Guerre che hanno dilaniato e devastato territorio e popolazione. Sono passati trent'anni dal ritiro delle truppe statunitensi e la situazione nel Paese è migliorata soprattutto a livello politico, economico e sociale. Lo sforzo sostenuto dal Paese nel periodo di "ricostruzione" aiutato e finanziato anche da numerosi Paesi asiatici ed europei, ha reso il Vietnam una meta turistica molto ambita. Le bellezze naturali sono numerose e impressionanti: la baia di Ha Long, dichiarata patrimonio mondiale dall'UNESCO a nord del Paese, il delta del Fiume Rosso, il corso tortuoso del Mekong, le sagome delle colline a terrazza di Sapa. Le coste poi offrono chilometri e chilometri di spiagge e vegetazione differenti. Montagne altissime, a tratti ricoperte da una lussureggiante foresta pluviale occupano la regione tra i due fiumi. Gli altipiani centrali sono interrotti da corsi d'acqua che terminano in cascate e le montagne, ancora più all'interno, sono abitate da minoranze etniche nelle cui usanze è ancora possibile scorgere tutto lo spessore della millenaria cultura vietnamita. Il vostro tour operator per Praga ....e oltre! Cedok Italia Via G. Lanza, 105/A - 00184 Roma Email:cedokitalia@flashnet.it _________ INFORMAZIONI UTILI Fuso orario rispetto all'Italia: sei ore (cinque quando in Italia vige l'ora legale) in più rispetto all'Italia. Ciò significa, ad esempio, che quando ad Hanoi sono le ore 18 a Roma sono le ore 12. Moneta locale: la moneta del Vietnam è il dong che non è convertibile fuori dal Paese (1 euro = circa 19.000 dong). Un modo semplice e rapido per passare dal valore dei prezzi espresso in dong al corrispettivo valore in euro è il seguente: si consideri che, indicativamente, 100.000 dong corrispondono a 10.000 lire, dunque a 5 euro. Basta quindi togliere uno zero ai prezzi espressi in dong, per avere i prezzi espressi in vecchie lire e poi trasformare il valore da lire a euro. Un esempio: 1.500.000 dong = 150.000 lire = 75 euro Si consiglia di portare con sé denaro sufficiente per l'intera durata del soggiorno. I dollari americani sono utilizzati ovunque, ad eccezione delle amministrazioni pubbliche, mentre gli euro cominciano ad essere accettati in molti alberghi, ristoranti ed esercizi commerciali. Possono essere utilizzati anche i traveller's cheques. Anche se in espansione, l'utilizzo delle carte di credito (Visa, Master Card, American Express) è tuttora limitato ai grandi alberghi, ai ristoranti con clientela internazionale e ad un ristretto numero di negozi. Sui pagamenti effettuati con questo mezzo viene spesso applicata una commissione aggiuntiva compresa tra il 2 ed il 5 %. Nelle principali città è possibile effettuare prelievi di contante con la carta di credito presso un numero crescente di sportelli automatici. Lingue parlate e conosciute: Vietnamita. E' diffusa, nelle zone frequentate dai turisti, la conoscenza della lingua inglese e, soprattutto tra le persone anziane, della lingua francese. Religioni presenti: buddismo, cattolicesimo (circa sette milioni di fedeli), protestantesimo, caodaismo, islamismo. Trasporti in generale: gli spostamenti su lunghe distanze all'interno del Paese si effettuano per lo più in aereo con la Vietnam Airlines a prezzi contenuti. I treni sono lenti e scarsamente confortevoli, a parte alcune eccezioni. Per brevi distanze ed escursioni entro i trenta chilometri, è relativamente economico l'uso del taxi, ma la velocità media è molto ridotta e non supera i 50 km/h. La patente di guida italiana non è valida per condurre veicoli in Vietnam, ma può essere convertita in una patente locale dopo una lunga procedura. E' possibile noleggiare vetture solo con autista. Numerosissime agenzie organizzano escursioni verso le principali mete turistiche a prezzi assai contenuti. Per gli spostamenti in città si possono usare i taxi, numerosi ed economici, i moto-taxi (si sale dietro al guidatore) e i cyclo, la versione locale dei risciò, che consiste in una comoda poltrona spinta da dietro da un uomo in bicicletta. Quest'ultimo mezzo di trasporto, oltre ad essere poco costoso, è esotico e gradevole, quando non piove. Occorre tuttavia negoziare chiaramente la tariffa in anticipo, fissandola anche per iscritto, per evitare spiacevoli discussioni al termine della corsa. Nelle principali città sono in aumento i servizi di autobus. E' molto facile ed economico noleggiare motocicli. Non è consentito introdurre nel Paese motocicli di cilindrata superiore ai 173 cc. Rete cellulare: la copertura per telefoni cellulari GSM a 900 mhz è buona nelle maggiori città del Paese e nelle zone costiere. E' attivo ma non sempre affidabile, il servizio di roaming internazionale per le utenze TIM, Vodafone Omnitel e Wind. Per chi desidera disporre di un numero vietnamita, sono agevolmente reperibili schede ricaricabili al costo di circa 300.000 dong (circa 15 euro), comprensivi di altrettanto traffico prepagato. Il vostro tour operator per Praga ....e oltre! Cedok Italia Via G. Lanza, 105/A - 00184 Roma Email:cedokitalia@flashnet.it ___________________ Documentazione necessaria per l'accesso al Paese: Per l'ingresso in Vietnam è necessario possedere un passaporto con validità residua di almeno 6 mesi. Occorre inoltre il visto d'ingresso che può essere ottenuto presso l'Ambasciata vietnamita in Italia (Via Clitunno 34-36, 00198 Roma, tel. 06 8543223-35, fax 06 8548501) al costo indicativo di 50 euro, oppure direttamente all'arrivo in aeroporto, ma in questo caso solo dietro voucher emesso dalla nostra agenzia di Roma. E' il modo più comodo e sicuro in quanto evita l'invio per posta del passaporto (con rischio di smarrimento e disguidi vari) e permette di affrontare il viaggio anche con decisione presa all'ultimo momento. [ Speciali condizioni per viaggi d'affari ] I visti sono normalmente validi per un solo ingresso nel Paese e per trenta giorni. Se si prevede di uscire dal Vietnam e poi rientrarvi durante il periodo di soggiorno, occorrerà premunirsi di un visto multingresso in Italia, oppure ottenere un nuovo visto di entrata singola presso un'agenzia di viaggi prima di uscire dal Vietnam. Se si prevede di rimanere un periodo ulteriore rispetto alla scadenza del visto, occorrerà chiedere l'estensione del visto stesso. Diversamente non si potrà uscire dal Paese e si sarà soggetti ad una sanzione amministrativa. All'arrivo nel Paese, viene consegnato un foglietto giallo (Arrival/Departure Card) da compilare che occorre conservare con attenzione poiché sarà richiesto al momento della partenza. In caso di furto o smarrimento del passaporto, occorre farne denuncia in Vietnam presso il Commissariato di polizia del luogo dove é stato smarrito o rubato il documento. Con questa denuncia si potrà ottenere un nuovo documento di viaggio dall'Ambasciata d'Italia ad Hanoi (9, Le Phung Hieu Street, tel. 0084-4 8256256), ma non sarà consentito lasciare il Paese fino a che non si sia ottenuto un nuovo visto di uscita, che viene rilasciato dal Dipartimento per l'Immigrazione ad Hanoi ed Ho Chi Minh City e dagli Uffici di Immigrazione nelle città più piccole (il Dipartimento e gli Uffici di Immigrazione sono aperti dal lunedì al venerdì dalle 8,00 alle 11,00 e dalle 13,30 alle 16,00). Tale documento consentirà di fare ritorno in Italia, ma non di proseguire il viaggio verso altre destinazioni. E' consigliabile, pertanto, custodire con molta attenzione il proprio passaporto, lasciandolo, ove possibile, nella cassaforte dell'albergo. Vaccinazioni obbligatorie: non è obbligatoria nessuna vaccinazione. Formalità valutarie e doganali: è consentito entrare dal Vietnam con l'equivalente massimo di 3000 dollari USA. Chi porta con sé una somma superiore deve dichiararla alle autorità doganali all'arrivo tenendo presente che, al momento della partenza dal Vietnam, non potrà esportare una somma superiore a quella dichiarata all'arrivo. E' necessario dichiarare all'arrivo anche l'eventuale possesso di metalli preziosi, gioielli, macchine fotografiche e apparecchi elettronici. Il bagaglio può essere ispezionato senza preavviso e senza autorizzazione. Le autorità doganali spesso confiscano documenti, cassette audio e video e libri che considerano di carattere politico, religioso o pornografico. In quest'ultimo caso si può essere anche pesantemente multati. La legge vietnamita pone restrizioni all'esportazione di antichità e gli oggetti acquistati possono essere sequestrati al momento della partenza. Per tali tipologie di beni occorre richiedere un'apposita autorizzazione al Ministero dei Beni Culturali vietnamita. __________HOTEL CATEGORIA DELUXE Ho Chi Minh City Legend Hotel Saigon 5* unisce la bellezza naturale e l'opulenza pura per dare il meglio ai viaggiatori più esigenti. L'ubicazione mozzafiato del resort e la curata architettura dei suoi interni danno una sensazione di lusso e tranquillità. - 282 stanze lussuosamente arredate, incluse 11 suites e 60 camere ai piani esecutivi. - Tutte le camere sono accuratamente progettate per fornire spazio ed il massimo comfort. - 24 hour room service - front desk - security. - Business centre - cambio valuta. - Concierge - servizio limousine. - Parcheggio interno. - Babysitting. - Negozio di souvenir. - Tour assistance desk - noleggio auto. Hanoi Hotel Melià Hanoi 5* Il lussuoso hotel si trova in pieno centro della città di Hanoi, nel distretto diplomatico e finanziario e vicino alle principali attrazioni turistiche. Inoltre, è l'unico hotel di Hanoi con Eliporto in terrazza. L'hotel dispone di 306 camere di lusso, delle quali 68 sono eleganti Executive Suite. Tutte le camere sono provviste di bagno privato con asciugacapelli, pantofole e telefono, aria condizionata, telefono diretto con segreteria telefonica, avviso di messaggi e linea di fax, connessione per computer portatili, TV via satellite, minibar, caffettiera e teiera e cassetta di sicurezza. Il piano del Servizio Reale per uomini d'affari, con menù di guanciali, prima colazione privata, express check-out ed altri servizi esclusivi. Servizio in camera 24 ore. Il Ristorante Internazionale "El Patio" offre un ampio e variato buffet. Ristorante Thai & Chino "The Lotus". Lobby bar. Bar in piscina. Piscina di acqua dolce con idromassaggio integrato. Fitness Center completamente equipaggiato. Hue Hotel Saigon Morin 4* venne costruito nel 1901 in stile coloniale da un uomo d'affari francese, Mr. Morin, e continua a mantenere viva la sua ottima reputazione e rimane la scelta di celebrità, intrepidi avventurieri e di uomini d'affari perspicaci. Si trova nel cuore di Hue, affacciato sul fiume Huonga a soli 20 minuti dall' aeroporto di Phubai e 5 dalla stazione ferroviaria. Tutte le camere hanno accesso per disabili, aria condizionata, bagno con jacuzzi, balcone/terrazza, facilitazioni per caffè/te, telefono, tv via cavo e satellitare. Tra i servizi dell'albergo: cambio divisa estera, concierge, lavanderia, navetta/trasporto locale disponibile, noleggio auto, parcheggio, servizio medico, trasferimento aeroporto. Servizi d'affari: accesso internet, centro business, sala conferenze, sala riunioni, servizio banchetti. Servizi di ricreazione: biliardo, centro fitness e salute, escursioni in barca, escursioni organizzate, galleria d'arte, massaggio, negozi, piscina, salone di bellezza, sauna. Il Saigon Morin Hotel offre le seguente opzioni per la cena: ristorante Morin, ristorante 1 USD, Garden Bar, Panorama Club, ristorante Royal Cuisine, Angelic Bar, barbecue in giardino. Halong L'Halong Plaza Hotel 4* è situato nel cuore della città di Halong, vicino alla stazione dei treni, con facile accesso alla spiaggia Bai Chay Beach & Wharf ed il Centro Amministrativo Hon Gai. Halong Plaza Hotel è circondato da bellissime spiagge, lussureggianti piante tropicali e, con vista mozzafiato sulla baia. Le 200 lussuose camere, tra cui suites e spaziose deluxe e superior, tutte dispongono di moderne attrezzature di elevata qualità, concepite pensando al viaggiatore più internazionale. Tutte le camere dispongono: aria condizionata/riscadalmento centralizzato, cassaforte, mini-bar, ampia scrivania, cesto di frutta fresca, cioccolata, the e caffè. Vista panoramica alla baia. Telefono diretto internazionale e servizio fax. TV a colori con satellite. Accesso ad internet con alta velocità. Tra i servizi dell'hotel ricordiamo: servizio in camera 24 ore, sauna e centro massaggi, Fitness Centre, piscina, barbecue party e cena a buffet bordo piscina su richiesta, discoteca e karaoke, servizio di lavanderia, cambio moneta estera, negozio di souvenirs. Hoi An Il Resort Victoria Hoi An 4* è situato a 5 km dalla cittadina di Hoi An, da una parte si affaccia sulla spiaggia di sabbia fine e, dall'altra, sul delta del fiume Thu Bon. Rispettando la storia di Hoi An e le sue influenze culturali, il Victoria Hoi An è stato costruito ispirandosi ai villaggi dei pescatori, con i suoi piccoli sentieri, e i bungalows dai tetti ricoperti di tegole d'argilla e arredati in stile cinese. Un'attenzione speciale è stata prestata per ottenere un'atmosfera calma, calorosa e distesa. Il Victoria Hoi An dispone di 100 camere, compresi 54 bungalows, tutti con vista o sul fiume Thu Bon, o sul Mar di Cina. Arredati a immagine dell'affascinante cittadina di Hoi An, l’Hotel offre delle camere con differenti stili: giapponese, francese coloniale o vietnamita, unendo l’eleganza dei pezzi d'artigianato vietnamita al confort di un hotel internazionale: sistema d’aria condizionata individuale, ventilatore centrale, telefono diretto internazionale, televisione satellitare (CNN, CNBC,TV5, HBO, Star Sports, MTV, AUS, DW), mini-bar, cassaforte, té e caffé a disposizione, asciugacapelli. Phan Thiet Situato lungo una spiaggia circondata di alberi di cocco, il Resort Victoria Phan Thiet 4* è composto da 60 romantici bungalows ispirati dalla tradizionale architettura vietnamita. Un magnifico giardino lussureggiante integra perfettamente l’hotel nella sua natura, infatti, i servizi offerti sono stati specialmente pensati per il riposo dei clienti che godranno di un soggiorno incantevole, immerso nella natura, in una cornice esotica. Il Resort Victoria Phan Thiet mette a vostra disposizione 59 confortevoli bungalows, inclusi 41 con vista sul mare e 18 fronte spiaggia. Ciascun bungalow unisce l’eleganza dell’artigianato vietnamita al confort di un hotel internazionale. Ristorante L’Oceano: fronte mare, lasciatevi tentare dai deliziosi frutti di mare e dalle raffinate specialità vietnamite o internazionali o da una cena sulla terrazza del ristorante L’Oceano. Bar l’Oceano: fronte mare e piscina, offre appetitosi spuntini e cocktails. La Paillote: cornice ideale per celebrare feste tra amici in una atmosfera familiare al bordo piscina. Café degli Sports: vicino agli impianti sportivi, ideale per rilassarsi. Sapa L'Hotel Victoria Sapa 4*, il solo di lusso della regione, ha aperto a Marzo 1998. Costruito sul modello d’uno chalet di montagna con superbo arredamento di legno e l’accogliente camino in pietra, l’Hotel Victoria Sapa è a strapiombo sul paesino dallo stesso nome e si fonde perfettamente nell'ambiente naturale. L’ubicazione e i servizi sono stati accuratamente studiati perchè i nostri clienti vivano un'esperienza differente e unica, in stretta armonia con la natura e i suoi abitanti, le tribù montanare del Nord del Vietnam. Il Victoria Sapa disponse di 77 camere accoglienti, incluso 4 grandi Suites all'ultimo piano dove possono alloggiare sino a 6 persone. Ogni camera unisce l’eleganza degli oggetti d'artigianato vietnamiti al confort d’un hotel internazionale che offre le seguenti comodità: riscaldamento, ventilatore, telefono diretto internazionale, tv satellite, mini-bar, cassaforte individuale, asciugacapellli. Tra i servizi dell'hotel: personale multilingue, servizi internet, transfert, posta, cambio di valuta, lavanderia, salone di bellezza con parrucchiere, boutique souvenirs, parcheggio. Siem Reap Hotel Sofitel Royal Angkor 5*. Il complesso tempio di Angkor era il centro dell'Impero Khmer nel 12mo secolo AC e l'hotel è il più vicino a questa ricca eredità del mondo che offre un'indimenticabile alloggio, base per le vostre escursioni. 214 camere e 24 suites, 2 piani per non fumatori. L'hotel dispone di una piscina e una jacuzzi all'aperto situati tra i giardini tropicali. L'Angkor Spa offre un'infinità di opzioni per il relax di tutti i viaggiatori. 5 ristoranti tra cui il Mouhots Dream con cucina orientale ed internazionale. Caffè, bar e 2 sale meeting. Camere: 238 - Camere non fumatori: 79 - Suites: 24 Tutte le camere contanto con: cassaforte, mini bar, TV satellite, bagno completo, asciugacapelli, telefono, servizio in camera 24 ore. Tra i servizi dell'hotel: parcheggio, WIFI Wireless Internet access, pulisci scarpe.
Grazie a http://www.atacama.it Vietnam VIETNAM e
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