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________ Valtournenche, 2 agosto 2008 Comunicato Stampa I PREMI DELLA XIª EDIZIONE DEL CERVINO CINEMOUNTAIN Due importanti riconoscimenti a “Berhault” il film di Gilles Chappaz e Raphaël Lassablière. E’ questo il film vincitore della 11ª edizione del Cervino CineMountain International Film Festival 2008 che oltre al Grand Prix si aggiudica anche il Premio Cai per il miglior film d’Alpinismo. Lo ha deciso una Giuria Internazionale, composta da Gaia Ceriana Franchetti, Laurence Guyon, Freddy Paul Grunert (Presidente), Dermot Somers, René Vernadet. La pellicola-documentario è un omaggio a Patrick Berhault, il grande alpinista francese tragicamente scomparso nel 2004 durante una traversata sul massiccio del Mischabel in Svizzera. Si tratta di un ritratto intimista ricostruito attraverso le testimonianze di Patrick Edlinger, grande amico di Berhault e tra i più grandi esponenti dell’arrampicata moderna. La pellicola ricorda, attraverso interviste e interventi dello stesso Berhault, uno dei personaggi più amati dell’alpinismo degli ultimi decenni e mette in risalto le sue grandi doti umane, l’etica sportiva e la sua umiltà. Motivazione: “E’ con grande fermezza che Gilles Chappaz ha costruito un film a partire da molteplici materiali cinematografici che esistevano su Berhault. Egli evita al contempo lo scoglio del racconto agiografico e quello del requiem per tracciare a posteriori un ritratto dell’uomo e delle sue diverse sfaccettature e per celebrare quell’alpinista eccezionale che è stato Berhault. In parallelo il film sviluppa una matrice continua che è l’interfaccia di Berhault con la telecamera che lo acccompagnerà fino alla morte. Infine il montaggio è animato di vive testimonianze di chi gli era vicino, che esprimono in maniera esplicita il vuoto che ormai si creato nel mondo dell’alpinismo”. “Asiemut” di Olivier Higgins e Mélanie Carrier è stato eletto Premio Festival per il miglior Grand Prix dei Festival 2007/2008. Motivazione: “Film di avventura di forte impatto, di una giovane coppia in bicicletta. Un cammino spirituale, geografico, emozionale che parte dalla Mongolia esterna, attraversa La Cina, il Tibet, il Nepal e raggiunge, dopo 8000 km, la baia del Bengala in India. Si premia il senso d’innocenza e la tenacia con cui la coppia racconta il suo viaggio. In particolare colpisce la sincerità nel loro rapporto, così come la spontaneità negli incontri con gli altri, la maestà dei paesaggie ed il senso d’apertura verso gli spettatori. Si ha l’impressione di essere in viaggio con loro”. “La montagne perdue” di Christian Deleau ha vinto il Premio “Montagne passion”. Motivazione: “Con una visione molto particolare da alpinista solitario nell’Himalaya questo film racconta la fragilità a cui si va incontro affrontando gli 8000, in inverno e senza uso di ossigeno. L’impresa si sviluppa ai limiti dell’umana resistenza. Lafaille è sapiententemente guidato, da una distanza di oltre 6000km, da sua moglie, che dalla loro casa gli fornisce previsioni meteo satellitari accompagnate da affettuose e rassicuranti conversazioni. E’ la durezza dell’attesa e l’impazienza dell’alpinista che conducono alla tragedia come lo mostra il film di Christian Deleau”. Associazione Culturale Strade del Cinema Regione Borgnalle 10/e - 11100 Aosta tel. 0165/230.528 - fax 0165/360.413 “Vies d’alpage” di Frédéric Déret è stato scelto come miglior opera per il Premio “Vie de Montagne”. Motivazione: “In questo film l’argomento della vita in montagna viene trattato come scelta. Si premia l’autenticità con cui questa decisione radicale ed alternativa viene descritta. Il film narra realisticamente diverse attività di montagna come la pastorizia, l’allevamento e la creazione di prodotti caseari, che pur utilizzando metodi tecnicamente avanzati rispettano in pieno la natura”. “Wings on their feeeet” di Fulvio Mariani si è aggiudicato il Premio “SportSide of the Mountain”. Motivazione: “Questo film spazia dalla neve fresca della Svizzera alle nevi del Kashmir, del Libano, della Sicilia, fino alla Patagonia. Il regista Mariani mostra la sua particolare attenzione e l’ abilità nell’uso delle luci, delle ombre, e dei movimenti: punti cardinali di ogni composizione cinematografica. Il film presenta e sviluppa i caratteri dei personaggi, e accentua il senso di avventura che li anima. Il regista compone un quadro che unisce il paesaggio con il senso della scoperta e la gioia che ne deriva”. Altri premi principali: per il miglior Cortometraggio “La Ossa” dello spagnolo Gerard Sinfreu. Motivazione: “Film di finzione più che documentario, sulla reintroduzione dell’orso bruno in Spagna. In particolare sulla storia di un esemplare, arrivato nei Pirenei, proveniente dalla Francia e sulle contraddizioni e sui problemi che questa situazione determina. Il film utilizza dei personaggi per descrivere con lucidità e consapevolezza le difficoltà ed i pregiudizi posti dai limiti territoriali, politici, sociali e di genere; si conclude con un ingegnoso finale a sorpresa ed un convincente ed ironico colpo di mano”. Premio Speciale della Giuria “Club Amici del Cervino – Società delle Guide del Cervino” a “Becoming a woman in Zanskar” di Jean-Michel Corillion. Motivazione: “Questo film ci fa partecipare alla vita delle popolazioni buddiste dello Zanskar per scoprirne i costumi e le abitudini. Riesce a coinvolgere nella vita della famiglia tibetana con le sue aspirazioni di libertà ed i vincoli posti dalle sue consuetudini e tradizioni. La fotografia sublima le immagini dei paesaggi himalayani e ne amplifica l’immensità la profondità e la distanza e rende accessibili gli intimi spazi di raccoglimento e di vita quotidiana”. Premio del Pubblico assegnato in base ai voti raccolti dagli spettatori a tutte le proiezioni e che hanno espresso il loro giudizio su apposite schede a “La montagne en face” di Bruno Peyronnet. I PREMI in SINTESI: GRAND PRIX “CERVINO CINEMOUNTAIN”: ”Berhault” di Gilles Chappaz e Raphaël Lassabliére (Francia) PREMIO FESTIVAL PER IL MIGLIOR GRAND PRIX DEI FESTIVAL 2007/2008 ”Asiemut” di Olivier Higgins e Mélanie Carrier (Canada) PREMIO “MONTAGNE PASSION” ”La Montagne perdue” di Christian Deleau (Francia) PREMIO “VIE DE MONTAGNE”: ”Vies d’Alpage” di Frédéric Déret (Francia) PREMIO “CORTOMETRAGGIO”: ”La Ossa” di Gerard Sinfreu (Spagna) PREMIO “SPORTSIDE OF THE MOUNTAIN”: ”Wings on their feer” di Fulvio Mariani (Svizzera) PREMIO DEL CLUB ALPINO ITALIANO PER IL MIGLIOR FILM DI ALPINISMO ”Berhault” di Gilles Chappaz e Raphaël Lassabliére (Francia) PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ”Becoming a woman in Zanskar” di Jean-Michel Corillion (Francia) PREMIO DEL PUBBLICO ”La montagne en face” di Bruno Peyronnet (Francia) LA GIURIA: Freddy Paul Grunert (presidente) Gaia Ceriana Franchetti Laurence Guyon Dermot Somers René Vernadet. Le schede dei film premiati: “Bérhault” di Gilles Chappaz, Francia, 2008, 72’ – Produzione Miigo Productions, con Patrick Edlinger, Philippe Magnin e Laurent Chevallier. Durante i suoi trent’anni di carriera Patrick Berhault ha realizzato delle prime spettacolari, delle imprese uniche per la loro portata, la loro originalità, senza mai rinunciare alla sua umanità, alla sua umiltà e alla sua etica: un artista senza precedenti della verticalità. Chi era Patrick Berhault? Chi era questo eroe, adorato da generazioni di alpinisti, di arrampicatori, di amanti della montagna tout court? Ed ecco questo ritratto intimista che, attraverso la voce di uno dei suoi più grandi amici, Patrick Edlinger, anch’egli icona dell’arrampicata moderna, ci porta a scoprire il mondo del grande alpinista francese scomparso tragicamente il 28 aprile del 2004 nel massiccio del Mischabel in Svizzera. Gilles Chappaz, prima maestro di sci e uomo di montagna, poi giornalista (Montagnes Magazine, Vertical, Ski Français) e produttore cinematografico, è specializzato nella produzione alpinistica. Ha lavorato molto sulla figura di Patrick Berhault: La grande cordée (2002), Sur le fil des 4000 (2004) premiato a Autrans, Copenhagen, Trento, Torello e Poprad. Lassablière Raphaël è sia regista che montatore. Ha lavorato in condizioni estreme in tante parti del mondo, sviluppando così una naturale propensione ad aggiustarsi con i mezzi a disposizione. Dal 1998 ad oggi ha lavorato con la Migoo Productions. Aveva già partecipato con Gilles Chappaz alla realizzazione di Sur le fil des 4000. “Asiemut” di Olivier Higgins e Mélanie Carrier, Canada, 2006, 57’, montaggio Olivier Higgins e Eric Denis, musica EMW Music Box, postproduzione Studio Elément, produzione Olivier Higgins e Mélanie Carrier con il supporto del Forum Jeunesse & Jeunes Volontaires. Gran Premio ai Festival di Graz e Tegernsee Olivier Higgins e Mélanie Carrier scelgono di fare un viaggio, anche se molti la chiamerebbero una lunga avventura, di approssivamente 8000 km a cavallo delle loro biciclette. Lungo la strada scopriranno il mondo, ma su tutto, scopriranno sè stessi. Chi siamo? Quale è il nostro posto in questo mondo? Non abbiamo forse tutti lo stesso “azimuth”? Olivier e Mélanie sono nati in Québec nel 1978 e 1979. Sin dalla loro adolescenza la grande passione per l’arrampicata li ha portati sulle più belle pareti del mondo e a dedicarsi alla produzione di video e film. Questo amore per le immagini, la natura e l’umanità continua a guidarli tuttora e lo farà anche per i futuri progetti che vorranno realizzare. “La montagne perdue” di Christian Deleau, Francia, 2007, 52’ – Produzione Nefertiti, con Jean-Christophe e Katia Lafaille, Reinhold Messner, Albertooo Inurrategi, Pier Beghin, Yan Giezendanner. Népal, 12 dicembre 2005. Versante ovest della quinta montagna più alta del mondo. Jean-Christophe Lafaille si sta acclimatando a 5300m. Da lì a poco tenterà l’impresa mai riuscita a nessun alpinista: l’ascensione del Makalu - 8463m – in solitaria invernale senza uso di ossigeno. “La montagne perdue” restituisce la dura realtà di una spedizione himalayana in pieno inverno, ma è soprattutto la storia di una sfida fuori misura, vissuta da due anime lontane eppure così vicine: il grande alpinista francese e sua moglie Katia, rimasta con i figli a casa. La narrazione procede in questo duplice sguardo, in questo incrociarsi di impressioni e di espressioni attraverso il telefono, dal campo base all’ultimo tentativo di ascensione. Ne emerge tutta la forza dell’alpinismo di Jean-Chrispophe Lafaille fatto di determinazione, audacia, sacrificio ed accettazione del pericolo. Christian Deleau ha 48 anni e si è formato presso il Conservatoire Libre du Cinéma Français. Lavora dal 1993 sia in campo pubblicitario che documentaristico. Tra i suoi film: Odyssée (2001, Gran Premio al Festival di Tolone), Oceans’twenty (2005, premiato al Festival di Montréal). “Vies d’alpage” di Frédéric Deret, France, 2006, 26’ – Produzione Mecanos per France 3 Questo film fa un ritratto di di Frédéric Laperrière (incarnazione a modo suo di un certo spirito sessantottino) che specializzatosi in una scuola parigina di Economia e Commercio, decide, dopo un’ estate trascorsa in un alpeggio in Valle d’Aosta di cambiare vita. Lo ritroviamo trent’anni più tardi a fare un bilancio; una testimonianza semplice e profonda come la sua scelta di vita. Frédéric Déret è regista dall’89 e ha diretto centinaia di programmi per la televisione. Tra i suoi documentari di creazione ricordiamo: Ces dames de Chanterelle (1989), La Joselito (1993), Les musicales de Bastia (1996), Le roman de Michel (1998), Images d’une vie (2003), L’Olympe de Tromsö (2004), Faraya, les neiges du Liban (2005), Histoires d’espèces et d’espaces (2006). “La Ossa” di Gerard Sinfreu, Spagna, 2007, 15’ sceneggiatura Gerard Sinfreu, Paul Lopez e Marti Roca, fotografia Andreu Adam, montaggio Luis Rico, produzione CEP, con Dani Codina, Ramon Toredeflor, Gabi Gel. Jaime, un biologo del Dipartimento dell’ambiente (Serzvizio di protezione animale) è inviato in missione a Arduix per identificare un’orsa che è venuta dalla Francia oltrepassando il confine. A causa della sua inesperienza il ricercatore ha bisogno dell’aiuto dei contadini locali. Dichiaratamente ostili agli orsi, essi mostrano dapprima tutta a loro reticenza ad aiutarlo. Come farà Jaime ad ottenere il loro aiuto? Riuscirà a trovare l’orso? Sarà un orso o L’Orsa? Creato per rispondere a una commisione del Festival di Film di montagna di Ortedo in Catalonia, il film La Ossa è una commedia noir che tratta della re-introduzione dell’orso nei Pirenei sottolineando come questa azione sia differentemente percepita dalla popolazione locale rispetto alla popolazione della città. Nato nel 1980 a La Seu d’Urgell nei Pirenei Catalani, Gerard Sinfreu studia regia alla ESCAC e si fa subito notare con il suo lavoro di laurea Estupidos selezionato da più di 40 Festival e pluripremiato. Egli sviluppa per la Escandalos films nuovi format televisivi e nel contempo lavora come direttore della pubblicità per la TV. Responabile per due anni del Asian Cinema Festival Hannya (2006-2007), diviene poi uno dei direttori della Eddie Saeta Co. per la quale lavora tuttora. “Wings on their Feet” di Fulvio Mariani, Svizzera, 2007, 60’
John Falkiner e Paolo Tassi, due personaggi di grande carisma, instancabili cacciatori di poudreuse e liberi interpreti del telemark, raccontano i propri sogni e le scelte che li hanno portati ad adottare lo sci come un vero e proprio stile di vita. Volando fra le immagini di Fulvio Mariani, essi ci conducono in viaggi di scoperta e d’amicizia attraverso le splendide geografie del Libano, della Patagonia, delle Dolomiti dell’Etna e del Kashmir. “Becoming a Woman in Zanskar” di Jean-Michel Corillion, Francia, 2007, 85’ – Produzione Zed. Nel lontano ed isolato regno dello Zanskar, nel nord dell’Himalaya, il film racconta la vera e commovente storia d’amicizia tra due giovani ragazze prima che il destino le separi allontanandole dal loro villaggio e dalle loro famiglie… per diventare donne! Jean-Michel Corillion è nato nel 1964. Ha lavorato per dieci anni come direttore della fotografia per film e per produzioni televisive. Nel 1995 è diventato regista e da allora ha viaggiato per il mondo con la passione e lo scopo di raccontare popoli e culture minacciate dalla globalizzazione contemporanea.
“La Montagne en face” di Bruno Peyronnet, Francia, 2007, 26’ Ritratto di Frank, guida di Chamonix, dopo il suo fatale incidente. Emerge una personalità esemplare per la sua forza d’animo e la sua capacità a reinterpretare la vita senza rinunciare alla sua passione per la montagna. Specializzato in sceneggiatura e regia Bruno Peyronnet è il creatore e fondatore del “Réalpisme”, una nuova maniera di concepire i film in luoghi estremi partendo dall’idea di “réalisation de proximité” e ottimizzando il più possibile grazie alle nuove tecnologie il rapporto qualità/prezzo. PROGRAMMA DOMENICA 3 AGOSTO
Il Festival avrà il suo epilogo domani con le proiezioni dei film premiati a partire dalle ore 10 all’Auditorium di Valtournenche. Nel pomeriggio e in serata l’omaggio del Cervino CineMountain a Massimo Mila. Si comincia alle 18 all’Espace Montagne con gli interventi del Prof. Alberto Sinigaglia e del Prof. Paolo Salomone e si prosegue alle 21.30 in Piazzetta delle Guide con la serata intitolata “Argomenti "non strettamente" di montagna”. Letture di estratti da testi di Massimo Mila a cura di Jean-Claude Oberto e Virgilio Biei accompagnate dalle musiche dei Quartetti per archi di Brahms, Dvorak e Borodin, eseguiti dal Quartetto d’Archi dell’Istituto Musicale di Aosta. In mezzo a queste due proposte, alle 18,30 circa all’Espace Montagne, l’ultima proposta de “Interviste verticali con…” ospite Fredrik Ericsson, a cura di Valeria Allievi e in collaborazione con Grivel. Fredrik Ericsson si definisce un avventuriero dello sci estremo. Negli ultimi anni Frederik è diventato un leader tra gli sciatori delle « Grandi Montagne » con le sue discese del Dhaulagiri, Laila Peak, Gasherbrum 2, Shisha Pangma e Peak Somoni. Non limitando la sua attività alle linee in discesa (le montagne prima di scenderle bisogna salirle!) è anche un amante dell’arrampicata. Per le sue ascensioni predilige il Monte Bianco, ma spazia anche in tutte le Alpi. Tutte le proiezioni sono a ingresso gratuito. L’ingresso è gratuito per tutte le iniziative del Festival (fino ad esaurimento posti disponibili). Il festival è organizzato dal Comune di Valtournenche e dall'Associazione Culturale Strade del Cinema con il sostegno dell’ Assessorato al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti della Regione Autonoma Valle d'Aosta, Consiglio Regionale della Valle d’Aosta, Fondazione CRT, Compagnia di San Paolo, Casino de la Vallée, Cai, Grivel, Alliance Française. E con la collaborazione del Comité du Film Ethnographique di Parigi, Musée International du Carnaval et du Masque di Binche (Belgio), The North Face, CDA e Vivalda Editori, DiscoveryAlps, Convenzione delle Alpi, Touring Club, L’Eubage, Istituto Europeo di Design, Società Guide del Cervino, Scuola di Sci del Cervino, Terme di Pré Saint Didier, Aosta Classica, Fondazione Istituto Musicale della Valle d’Aosta, Scarpa, Quatremillemètres Vins d’Altitude. La direzione artistica è firmata da Luisa Montrosset e Luca Bich, il Presidente è Antonio Carrel. Con invito di diffusione 011/320.20.79 ________ COMUNICATO STAMPA con invito di diffusione Valtournenche (Aosta), 1° agosto 2008 CERVINO CINEMOUNTAIN – INTERNATIONAL FILMFESTIVAL 3 agosto 2008 UNA SERIE DI EVENTI PER LA CHIUSURA DELL’XI. EDIZIONE DEL CERVINO CINEMOUNTAIN. LA PROIEZIONE DEI FILM PREMIATI, L’OMAGGIO A MASSIMO MILA, L’INCONTRO CON FREDRIK ERICSSON E AFTERFESTIVAL CON IL CONCERTO DEL QUARTETTO D’ARCHI DELL’ISTITUTO MUSICALE DI AOSTA VALTOURNENCHE Giornata conclusiva per l’XI. edizione del Cervino CineMountain. Si tratta di un appuntamento celebrativo per ricordare al pubblico i film in concorso che si sono aggiudicati i Premi del Festival e poi, nel tardo pomeriggio, un evento culturale di primissimo piano, l’omaggio a Massimo Mila. In serata è previsto il terzo concerto di questa rassegna, un momento musicale che vede protagonista il Quartetto d’Archi dell’Istituto Musicale di Aosta. Alle ore 10 l’apertura dell’Espace Montagne. In contemporanea iniziano all’Auditorium le proiezioni dei film premiati che dopo la pausa pranzo riprendono nel pomeriggio a partire dalle 14,30 e fino alle 18. Alle 18 l’Espace Montagne è sede dell’ ”Omaggio a Massimo Mila” con gli interventi del Prof. Alberto Sinigaglia, del Prof. Paolo Salomone e della signora Anna Giubertoni Mila. Massimo Mila, nato a Torino nel 1910, si forma al liceo classico “Massimo D’Azeglio”, dove conosce Norberto Bobbio, Cesare Pavese e Leone Ginzburg. Si laurea all’Università di Torino con una tesi sul melodramma di Verdi che contribuirà alla rivalutazione verdiana contemporanea. Insieme alla musica, proprio agli anni degli studi risale l’altra sua grande passione, quella per la montagna, che gli varrà l’ammissione al Club Accademico Alpino. E proprio nei suoi Scritti di montagna Mila esprime riflessioni, non prive di ironia, sull’alpinismo inteso come cultura e ricorda, ben lungi da un registro retorico e sentimentale, il suo legame con il territorio della Valle d’Aosta e l’amicizia con Renato Chabod. L’opposizione al regime fascista gli costa una prima carcerazione nel 1929 e, dopo aver aderito al movimento di “Giustizia e Libertà”, viene nuovamente arrestato nel 1935, insieme ad amici come Giulio Einaudi, Vittorio Foa e Franco Antonicelli. Il Tribunale Speciale lo condanna a sette anni di reclusione. Nel dopoguerra insegna Storia della musica al Conservatorio e all’Università di Torino. Finissimo musicologo, collabora con la casa editrice Einaudi e scrive per l’Unità, L’Espresso e La Stampa, segnalandosi - non solo in quanto critico musicale - per i suoi interventi acuti, vivaci e nel contempo di rara chiarezza espositiva. Membro dell’Accademia di Santa Cecilia, si occupa anche della traduzione di opere, fra gli altri, di Goethe, Hesse e Wagner. Muore a Torino nel 1988. Di Massimo Mila vorremmo ricordare alcuni brevi e concisi ragionamenti, straordinariamente densi e di non comune lucidità. La sua tensione verso una libertà autentica e la sua coerenza di atteggiamenti vorremmo noi dunque rievocare, con un omaggio raccolto ai piedi del Cervino. In scaletta l’ultima proposta de “Interviste verticali con…” ospite Fredrik Ericsson, a cura di Valeria Allievi e in collaborazione con Grivel. Fredrik Ericsson si definisce un avventuriero dello sci estremo. Negli ultimi anni Frederik è diventato un leader tra gli sciatori delle « Grandi Montagne » con le sue discese del Dhaulagiri, Laila Peak, Gasherbrum 2, Shisha Pangma e Peak Somoni. Non limitando la sua attività alle linee in discesa (le montagne prima di scenderle bisogna salirle!) è anche un amante dell’arrampicata. Per le sue ascensioni predilige il Monte Bianco, ma spazia anche in tutte le Alpi. Associazione Culturale Strade del Cinema Regione Borgnalle 10/e - 11100 Aosta tel. 0165/230.528 - fax 0165/360.413 Il finale inizia alle 21.30 in Piazzetta delle Guide con la serata dedicata Massimo Mila e intitolata “Argomenti "non strettamente" di montagna”. Si tratta di lettura di estratti da testi di Massimo Mila a cura di Jean-Claude Oberto e Virgilio Biei accompagnata dalle musiche dei Quartetti per archi di Brahms, Dvorak e Borodin, eseguiti dal Quartetto d’Archi dell’Istituto Musicale di Aosta. In ricordo di Massimo Mila, nella Place des guides di Valtournanche, avrà luogo un reading a due voci. Virgilio Biei (partigiano e attore) e Jean-Claude Oberto (trentenne poeta) leggeranno brani selezionati da Scritti di montagna, Scritti civili e Argomenti strettamente personali. Un singolare sodalizio, quello di Biei ed Oberto, che ha preso forma nell’intento di testimoniare un dialogo fra generazioni lontane intorno ai valori civili e culturali che hanno caratterizzato il pensiero di Mila. Riferimenti bibliografici: Massimo Mila, Scritti di montagna - A cura di Anna Mila Giubertoni – Con una presentazione di Gianni Vattimo e uno scritto di Italo Calvino, Giulio Einaudi editore, Torino 1992 Massimo Mila, Scritti civili - A cura di Alberto Cavaglion – Con una nota di Giulio Einaudi, Giulio Einaudi editore, Torino 1995 Massimo Mila, Argomenti strettamente familiari – Lettere dal carcere 1935-1940 – A cura di Paolo Soddu – Introduzione di Claudio Pavone, Giulio Einaudi editore, Torino 1999. Tutte le proiezioni sono a ingresso gratuito. L’ingresso è gratuito per tutte le iniziative del Festival (fino ad esaurimento posti disponibili). Il festival è organizzato dal Comune di Valtournenche e dall'Associazione Culturale Strade del Cinema con il sostegno dell’ Assessorato al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti della Regione Autonoma Valle d'Aosta, Consiglio Regionale della Valle d’Aosta, Fondazione CRT, Compagnia di San Paolo, Casino de la Vallée, Cai, Grivel, Alliance Française. E con la collaborazione del Comité du Film Ethnographique di Parigi, Musée International du Carnaval et du Masque di Binche (Belgio), The North Face, CDA e Vivalda Editori, DiscoveryAlps, Convenzione delle Alpi, Touring Club, L’Eubage, Istituto Europeo di Design, Società Guide del Cervino, Scuola di Sci del Cervino, Terme di Pré Saint Didier, Aosta Classica, Fondazione Istituto Musicale della Valle d’Aosta, Scarpa, Quatremillemètres Vins d’Altitude. Ma il festival è anche “non solo festival”. In concomitanza con i dieci giorni della rassegna il comprensorio turistico offrirà infatti per i più attivi la possibilità di praticare gli sport di e in montagna: sci, trekking, arrampicata sportiva (su artificiale in caso di pioggia), alpinismo, golf, equitazione. Il Consorzio Turistico potrà soddisfare ogni richiesta d’informazione o curiosità (si trova in via Guido Rey, 17 11021 Breuil-Cervinia (AO) - tel. 0166/940.986) Informazioni relative al Festival: tel. 0165/230.528 fax 0165/360.413 – Sito Internet www.cervinocinemountain.it Informazioni turistiche per il pubblico ai numeri telefonici: 0166/940.986 – e mail info@sportepromozione it Per scaricare le immagini ad alta definizione del Festival http://picasaweb.google.com/cervinocinemountain/CERVINOCINEMOUNTAIN2008 Programma del 3 agosto Cervino CineMountain XI edizione Valtournenche 3 agosto 2008 domenica 3 agosto ore 10: Apertura Espace montagne ore 10/13 e ore 14,30/18: Auditorium - Proiezione dei film premiati ore 18,00: Espace Montagne Omaggio a Massimo Mila Intervengono Prof. Alberto Sinigaglia, Prof. Paolo Salomone e la signora Anna Giubertoni Mila. “Interviste verticali con…” Fredrik Ericsson a cura di Valeria Allievi in collaborazione con Grivel ore 21,30: Piazzetta delle Guide After Festival Lettura di estratti da “Scritti di montagna” di Massimo Mila a cura di Jean-Claude Oberto e Virgilio Biei con l’esecuzione dei “Quartetti per archi di Brahms, Dvorak e Borodin” a cura del Quartetto d’archi dell’Istituto Musicale di Aosta. _________ COMUNICATO STAMPA con invito di diffusione Valtournenche (Aosta), 24 luglio 2008 CERVINO CINEMOUNTAIN – INTERNATIONAL FILMFESTIVAL 27 luglio 2008 A VALTOURNENCHE SI INAUGURANO ANTROPOMOUNT E LA PIRAMIDE CON IL VENERABILE LAMA TIBETANO GESHE GEDUN TARCHIN PRIME PROIEZIONI ALL’AUDITORIUM GRANDE CONCERTO DI RICHARD GALLIANO IN PIAZZETTA DELLE GUIDE VALTOURNENCHE Dopo l’intensa due giorni inaugurale a Cervinia l’International Film Festival Cervino CineMountain scende a Valtournenche per iniziare la sua cavalcata che fino al 3 agosto vedrà susseguirsi una incredibile serie di appuntamenti. Domenica 27 luglio alle ore 10 l’inaugurazione dell’Espace Montagne (aperta tutti i giorni fino alle 24) e alle 11,30 l’attesa presentazione della Piramide dove sono allestite la mostra "Tibet" di Davide Camisasca e una esposizione di maschere Tibetane del Musée Intérnational du Carnaval et du Pasque di Blinche (Belgio). Il vernissage della Piramide avviene in presenza del Lama tibetano Venerabile Geshe Gedun Tarchin, di Davide Camisasca e di Christel de Liège, conservatrice del Musée Intérnational du Carnaval et du Masque di Binche. Dopo un inizio dalle sfumature glamour il Cervino Cine- ANTROPOMOUNT “TIBET”. Tra le novità di questa edizione del Festival c’è da sottolineare l’interesse antropologico. Infatti Antropo-Mount intende promuovere una riflessione sul modus vivendi e sul modus operandi delle popolazioni di montagna, sottolineandone le diversità come i tratti comuni. Questa prima edizione, dedicata alla popolazione tibetana - come emblematica di tutte le popolazioni di montagna - e alla sua terra - e cioè simbolicamente alle montagne più alte del mondo dove l’uomo ha da sempre creduto dimorassero la divinità-, cercherà di restituirne l’immagine del Tibet attraverso la forza dell’antropologia visuale. In questo senso è stata attivata una preziosa collaborazione con il Comité du Film Ethnographique di Parigi. AntropoMount cercherà inoltre di sollecitare i vari sensi. Non si tratterà infatti esclusivamente di filmati. La vista sarà sollecitata anche in senso fotografico grazie alla mostra Tibet di Davide Camisasca e in chiave più specificatamente patrimoniale all’esposizione di tre preziose maschere tibetane dei morti di proprietà del Musée International du Carnaval et du masque de Binche (Belgio). Le arie di montagna interpretate da un’ inedita collaborazione tra un grande musicista come Richard Galliano e la Corale mista Grand Combin suggestioneranno l’udito. Quanto al gusto, un buffet tibetano, realizzato in collaborazione con l’associazione Italia-Tibet di Milano, permetterà di scoprire sapori lontani. Infine la parola e l’ascolto saranno gli strumenti chiave in quel momento deputato all’incontro e allo scambio che è la tavola rotonda “I nostri Tibet” dove registi, antropologi racconteranno la loro esperienza di quei luoghi, così come lo farà dal Tibet verso l’Europa il Venerabile Geshe Gedum Tarschin, Lama Tibetano specializzato nei cinque trattati del Buddhismo. Con questa prima edizione Antropomount non fa che inaugurare un cammino di ricerca il cui itinerario porta verso la scoperta dell’altro. Quando l’altro diventa la meta si scongiura l’aridità dell’ignoranza che spesso è fonte di pregiudizio poiché come recita un proverbio tibetano: “Quando c’è una meta, anche il deserto diventa strada.” Le mostre. La maschera è un accessorio straordinario. Una delle rare produzioni umane ad essere quasi universale, quest’accessorio stupirà sempre anche l’osservatore più disincantato con la sua varietà stilistica e cromatica infinita ed i suoi multipli impieghi. Il Tibet non fa eccezione e ci offre ricche tradizioni mascherate. Infatti, in Tibet, paese degli dei e della neve, così come nelle vicine regioni di cultura tibetana si praticano, da tempi immemorabili, danze mascherate che costituiscono, per la storia che evocano, un tipo di rappresentazione teatrale vocazione religiosa e didattica. Le rappresentazioni o Cham si svolgono in occasione delle grandi feste nei monasteri lamaici. Esse costituiscono senza dubbio il residuo di vecchi riti della fecondità e della cospirazione dei demoni. All’origine, queste rappresentazioni erano celebrate nel segreto dei monasteri, a porte chiuse, ed erano riservati ad un cerchio di iniziati. Associazione Culturale Strade del Cinema Regione Borgnalle 10/e - 11100 Aosta tel. 0165/230.528 - fax 0165/360.413 Ogni scuola di iniziati aveva le sue danze. Se col tempo, le rappresentazioni pubbliche si sono moltiplicate, i significati di alcune restano misteriosi. Queste maschere appartengono certamente al teatro popolare interpretato neppure da monaci, ma da laici. Gli attori formano delle troupes ambulanti. Le danze Cham permettono ai fedeli di conoscere le divinità ed i loro ruoli. Secondo la religione tibetana, dopo la morte, ogni essere umano attraversa un periodo transitorio durante il quale il suo cuore errante sta fianco a fianco con divinità, tanto benefiche che malefiche. Fra queste, il cuore del defunto deve identificare quelle che lo aiuteranno a trovare una migliore reincarnazione. Mostra fotografica “Tibet”. Davide Camisasca è nato a Milano nel 1953 e vive in Valle d’Aosta, a Gressoney-St-Jean, dal 1972. Guida alpina e noto fotografo professionista specializzato sul tema della montagna, ha allestito importanti mostre personali a Milano, Ginevra, Londra, Torino, Trento e in diverse occasioni in Valle d’Aosta. Ha pubblicato libri fotografici sul Monte Bianco, Gran Paradiso, Gran San Bernardo, Monte Rosa; ha inoltre dedicato titoli importanti ai diversi aspetti paesaggistici e architettonici del territorio valdostano. Inseguendo il suo interesse per il viaggio alla scoperta di terre e popolazioni che vivono a cavallo della catena himalayana, ha dato alle stampe Tibet. Sono queste le fotografie scelte dal Cervino CineMountain Festival per inaugurare la Piramide, luogo deputato ad accogliere simbolicamente ogni anno la popolazione ospite della sezione AntropoMount. È il tetto del mondo ad essere immortalato negli scatti di Camisasca, dove l’occhio si perde osservando gli sconfinati altipiani incorniciati da giganti coperti di ghiaccio, imperturbabili. Il Tibet, la terra dell’incanto orizzontale. Le immagini hanno un particolare impatto derivato da una sapiente ricerca nella tecnica di ripresa e di stampa. Le dimensioni geometriche, caratteristica naturale di questi ambienti, sono esaltate dall’utilizzo di una macchina fotografica che mette in risalto l’estensione orizzontale, amplificandola. ESPACE MONTAGNE. Anche quest’anno l’Espace Montagne conferma il suo ruolo di contenitore della montagna accessibile a tutti. Un luogo d’incontro e scambio, dove condividere esperienze in un’atmosfera conviviale e di intrattenimento. Aperto tutti i giorni, invita gli ospiti del Festival a concedersi un momento, o più, a contatto con il Mondo della Montagna. All’interno dell’Espace Montagne, ricavato dall’allestimento ad hoc della palestra del Centro polivalente di Valtournenche, si trovano diversi ambienti tematici caratterizzati setting diversi a seconda dalla funzione che svolgono. La Piramide - non solo materialmente imponente, ma simbolicamente fondamentale- luogo accoglie l’ospite di AntropoMount, è il fulcro dell’allestimento. Ai suoi fianchi si estendono La Playa-Emeroteca, ideale per rilassarsi sfogliando comodamente riviste specializzate, e il Camp 1 nel quale si concentrano le attività e gli appuntamenti quotidiani, incontri e Interviste Verticali, e dove sarà possibile arrampicare sul muro artificiale della palestra. Attigua alla Palya-Emeroteca, la libreria propone una selezione dell’editoria specializzata sui temi sviluppati dal Festival: ambiente, alpinismo, arrampicata ma anche etnografia e fotografia. La Buvette è il punto ristoro e sosta che nel tardo pomeriggio si trasforma per offrire un aperitivo agli ospiti a conclusione di ogni intensa giornata. Inoltre le mostre fotografiche metteranno in luce l’interpretazione personale della montagna e dell’alpinismo resa attraverso la visione sapiente di fotografi professionisti. Insomma l’Espace Montagne si propone come un ambiente poliedrico e ricco di contenuti. L’obiettivo è di stimolare l’interesse per l’ambiente montano e tutte le attività correlate, alimentandolo, condividendolo e magari facendo nascere la curiosità da una semplice suggestione. Il concetto creativo che genera l’allestimento è teso alla creazione di uno spazio dove vivere la montagna a 360 gradi. Non è semplice trovare un’immagine di montagna in grado di soddisfare contemporaneamente tutte le peculiarità del luogo. In questo senso, il nostro intervento è volto a mettere in luce degli elementi caratteristici, offrendo al pubblico degli spunti e degli stimoli che si configurino come una sorta di guida in un percorso di avvicinamento e di conoscenza alla scoperta di un sistema ambientale, sociale e culturale complesso. Questa considerazione ci ha portato a scegliere i contenuti identificandoli con degli ambienti fortemente riconoscibili, suddivisi per temi e attività, nei quali proporre esperienze diverse. Un’iconografia dalla semplice interpretazione che rimandi a luoghi, spazi e situazioni appartenenti all’ambiente montano, ricco per aspetti e sfumature. L’utilizzo della metafora è un elemento ricorrente e strumentale all’allestimento dello spazio che non si limita a contenere degli oggetti, ma ha la pretesa più ambiziosa di farlo vivere. La piramide simboleggia “la montagna”, un grappolo di tende diventa un campo base per incontri e interviste, comode sedie sdraio richiamano una terrazza al sole, dove riposarsi o leggere in tutta tranquillità. L’idea progettuale si completa con il concetto di percorso. Il viaggio nel Mondo della Montagna, racchiuso nell’Espace Montagne, è guidato da una segnaletica simile a quella dei sentieri, reinterpretata e adattata alle nostre necessità con una punta d’ironia. I percorsi e le mete, raccolti nella mappa dei sentieri, sono contraddistinti dal grado di difficoltà per permettere di scegliere le attività in base alle proprie inclinazioni e aspettative, dalla semplice lettura all’arrampicata sul muro artificiale della palestra. Alle 15 e fino alle 18 all’Auditorium, proiezioni di “Les Pèlerins de l’Amnye Machen” di Marie-Claire Quiquemelle (Francia, 2006, 58') in collaborazione con il Comité du Film Ethnographique di Parigi – e “Salzmänner von Tibet“ di Ulrike Koch (Germania, 1997, 110'). La giornata si conclude alle 21.30 in Piazzetta delle Guide con “Arie d’Alpi”, il concerto di Richard Galliano con la corale Choir Grand Combin. Nel suo viaggio musicale, Richard Galliano ha raccontato la memoria di uno strumento, l’accordéon, che si allunga e si accorcia con un respiro profondo e sincopato che ricorda la sua vocazione nomade, quella di un suono sempre in cammino. Come una frase senza punti, quando si ferma lo fa solo per prendere fiato. L’accordéon francese, così come la nostra fisarmonica, il bandoneón argentino, il bayan russo, l’organetto o la concertina, sono strumenti da viaggio. Archetipi sonori e culturali della world music, in un certo senso. Il suono legnoso e insieme aereo di un mantice ha accompagnato per quasi due secoli ogni vero viaggiatore. Nelle bettole dei porti sudamericani, nelle case di pietra e legno dei villaggi alpini, nei bistrot parigini e nei cabaret berlinesi, sui nostri Appennini, alla semina e alla vendemmia. Convivono diverse memorie, nel suono della fisarmonica, le stesse che si nascondono nella musica di Galliano. Alcune le ha inventate, e sono sue. Altre sono quadri in movimento che raccontano la musette francese, le architetture musicali di Bill Evans, il mondo secondo Couperin e Debussy, certa musica da pastis e bouillabaisse della sua Francia profonda. E, naturalmente, Astor Piazzolla, il maestro, che ha immaginato una nuova mitologia sonora. Attraversando quella musica lontana e indecifrabile -il tango, che Borges definiva un “sentimento segreto”- Galliano ha riscoperto un sentimento più vicino, quello delle culture musicali popolari. Solo sporcandole, con il ricordo dei suoi viaggi, Galliano le ha rese universali, autentiche, vive. Richard Galliano e la montagna. Ciò che ad un primo sguardo può dare l’idea di una sintesi un poco forzata, in realtà nasconde un duplice valore. Quello di far incontrare i nuovi suoni della fisarmonica con la memoria del patrimonio corale alpino. E soprattutto, quello di inventare, per una sera, qualcosa di inedito, restituendo quello strumento alla sua vocazione popolare autentica. Con la Corale Grand Combin, a immaginare un viaggio comune insieme ad un musicista che ha saputo raccontare tutte le storie che la fisarmonica ha raccolto nel mondo. E chi conosce la montagna, riconosce immediatamente il suono della fisarmonica, strumento che ha viaggiato attraverso la storia e la geografia della musica. E che si ferma, per qualche ora, in una piccola valle della montagna valdostana. Il viaggio di Richard Galliano con la Corale del Grand Combin comprende tre momenti. Il primo prevede la rilettura di alcuni temi delle tradizioni corale e popolari della montagna valdostana, alpina e occitana. Con Galliano, insieme al coro, a reinventare (almeno per una sera) la montagna musicale contemporanea. Il secondo è dedicato alle musiche corali del mondo, dalla Sardegna all’Argentina. L’ultima tappa è quella del viaggio personale di Richard Galliano, tra i suoni, le culture e le musiche del mondo e del suo mondo, con una breve suite in solo. L’ingresso è gratuito per tutte le iniziative del Festival (fino ad esaurimento posti disponibili). Il festival è organizzato dal Comune di Valtournenche e dall'Associazione Culturale Strade del Cinema con il sostegno dell’ Assessorato al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti della Regione Autonoma Valle d'Aosta, Consiglio Regionale della Valle d’Aosta, Fondazione CRT, Compagnia di San Paolo, Casino de la Vallée, Cai, Grivel, Alliance Française. E con la collaborazione del Comité du Film Ethnographique di Parigi, Musée International du Carnaval et du Masque di Binche (Belgio), The North Face, CDA e Vivalda Editori, DiscoveryAlps, Convenzione delle Alpi, Touring Club, L’Eubage, Istituto Europeo di Design, Società Guide del Cervino, Scuola di Sci del Cervino, Terme di Pré Saint Didier, Aosta Classica, Fondazione Istituto Musicale della Valle d’Aosta, Scarpa, Quatremillemètres Vins d’Altitude. Ma il festival è anche “non solo festival”. In concomitanza con i dieci giorni della rassegna il comprensorio turistico offrirà infatti per i più attivi la possibilità di praticare gli sport di e in montagna: sci, trekking, arrampicata sportiva (su artificiale in caso di pioggia), alpinismo, golf, equitazione. Il Consorzio Turistico potrà soddisfare ogni richiesta d’informazione o curiosità (si trova in via Guido Rey, 17 11021 Breuil-Cervinia (AO) - tel. 0166/940.986) Informazioni relative al Festival: tel. 0165/230.528 – 392/981.46.92 / fax 0165/360.413 – Sito Internet www.cervinocinemountain.it Informazioni turistiche per il pubblico ai numeri telefonici: 0166/940.986 – e mail info@sportepromozione it Per scaricare le immagini ad alta definizione del Festival http://picasaweb.google.com/cervinocinemountain/CERVINOCINEMOUNTAIN2008 http://picasaweb.google.com/cervinocinemountain/FILM2008 Programma del 27 luglio Cervino CineMountain XI edizione Valtournenche 27 luglio 2008 Sezione Antropomount “TIBET” domenica 27 luglio ore 11,30: Espace Montagne Inaugurazione Piramide – Mostra fotografica”Tibet” di Davide Camisasca. Esposizione di maschere Tibetane del Musée Intérnational du Carnaval et du Pasque di Blinche. Intervengono il Lama tibetano Venerabile Geshe Gedun Tarchin, Davide Camisasca, Christel de Liège curatrice del Musée di Blinche ore 15/18: Auditorium In collaborazione con il Comité du Film Ethnographique di Parigi. Proiezioni di “Les Pèlerins de l’Amnye Machen” di Marie-Claire Quiquemelle (Francia, 2006) e “Salzmänner von Tibet” di Ulrike Koch (Germania, 1997) ore 21,30: Piazzetta delle Guide “Arie d’Alpi” concerto di Richard Galliano (accordéon) con la corale Choir Grand Combin COMUNICATO STAMPA
con invito di diffusione
Valtournenche (Aosta), 22 luglio 2008

CERVINO CINEMOUNTAIN – INTERNATIONAL FILMFESTIVAL
27 luglio 2008

A VALTOURNENCHE SI INAUGURANO ANTROPOMOUNT
E LA PIRAMIDE CON IL VENERABILE LAMA TIBETANO GESHE GEDUN TARCHIN
PRIME PROIEZIONI ALL’AUDITORIUM
GRANDE CONCERTO DI RICHARD GALLIANO IN PIAZZETTA DELLE GUIDE

VALTOURNENCHE
Dopo l’intensa due giorni inaugurale a Cervinia l’International Film Festival Cervino CineMountain scende a Valtournenche per iniziare la sua cavalcata che fino al 3 agosto vedrà susseguirsi una incredibile serie di appuntamenti. Domenica 27 luglio alle ore 10 l’inaugurazione dell’Espace Montagne (aperta tutti i giorni fino alle 24) e alle 11,30 l’attesa presentazione della Piramide dove sono allestite la mostra "Tibet" di Davide Camisasca e una esposizione di maschere Tibetane del Musée Intérnational du Carnaval et du Pasque di Blinche (Belgio). Il vernissage della Piramide avviene in presenza del Lama tibetano Venerabile Geshe Gedun Tarchin, di Davide Camisasca e di Christel de Liège, conservatrice del Musée Intérnational du Carnaval et du Masque di Binche.
Dopo un inizio dalle sfumature glamour il Cervino Cine-
ANTROPOMOUNT “TIBET”. Tra le novità di questa edizione del Festival c’è da sottolineare l’interesse antropologico. Infatti Antropo-Mount intende promuovere una riflessione sul modus vivendi e sul modus operandi delle popolazioni di montagna, sottolineandone le diversità come i tratti comuni. Questa prima edizione, dedicata alla popolazione tibetana - come emblematica di tutte le popolazioni di montagna - e alla sua terra - e cioè simbolicamente alle montagne più alte del mondo dove l’uomo ha da sempre creduto dimorassero la divinità-, cercherà di restituirne l’immagine del Tibet attraverso la forza dell’antropologia visuale. In questo senso è stata attivata una preziosa collaborazione con il Comité du Film Ethnographique di Parigi. AntropoMount cercherà inoltre di sollecitare i vari sensi. Non si tratterà infatti esclusivamente di filmati. La vista sarà sollecitata anche in senso fotografico grazie alla mostra Tibet di Davide Camisasca e in chiave più specificatamente patrimoniale all’esposizione di tre preziose maschere tibetane dei morti di proprietà del Musée International du Carnaval et du masque de Binche (Belgio). Le arie di montagna interpretate da un’ inedita collaborazione tra un grande musicista come Richard Galliano e la Corale mista Grand Combin suggestioneranno l’udito. Quanto al gusto, un buffet tibetano, realizzato in collaborazione con l’associazione Italia-Tibet di Milano, permetterà di scoprire sapori lontani. Infine la parola e l’ascolto saranno gli strumenti chiave in quel momento deputato all’incontro e allo scambio che è la tavola rotonda “I nostri Tibet” dove registi, antropologi racconteranno la loro esperienza di quei luoghi, così come lo farà dal Tibet verso l’Europa il Venerabile Geshe Gedum Tarschin, Lama Tibetano specializzato nei cinque trattati del Buddhismo. Con questa prima edizione Antropomount non fa che inaugurare un cammino di ricerca il cui itinerario porta verso la scoperta dell’altro. Quando l’altro diventa la meta si scongiura l’aridità dell’ignoranza che spesso è fonte di pregiudizio poiché come recita un proverbio tibetano: “Quando c’è una meta, anche il deserto diventa strada.”
Le mostre. La maschera è un accessorio straordinario. Una delle rare produzioni umane ad essere quasi universale, quest’accessorio stupirà sempre anche l’osservatore più disincantato con la sua varietà stilistica e cromatica infinita ed i suoi multipli impieghi. Il Tibet non fa eccezione e ci offre ricche tradizioni mascherate. Infatti, in Tibet, paese degli dei e della neve, così come nelle vicine regioni di cultura tibetana si praticano, da tempi immemorabili, danze mascherate che costituiscono, per la storia che evocano, un tipo di rappresentazione teatrale vocazione religiosa e didattica. Le rappresentazioni o Cham si svolgono in occasione delle grandi feste nei monasteri lamaici. Esse costituiscono senza dubbio il residuo di vecchi riti della fecondità e della cospirazione dei demoni. All’origine, queste rappresentazioni erano celebrate nel segreto dei monasteri, a porte chiuse, ed erano riservati ad un cerchio di iniziati.


Associazione Culturale Strade del Cinema
Regione Borgnalle 10/e - 11100 Aosta
tel. 0165/230.528 - fax 0165/360.413



Ogni scuola di iniziati aveva le sue danze. Se col tempo, le rappresentazioni pubbliche si sono moltiplicate, i significati di alcune restano misteriosi. Queste maschere appartengono certamente al teatro popolare interpretato neppure da monaci, ma da laici. Gli attori formano delle troupes ambulanti. Le danze Cham permettono ai fedeli di conoscere le divinità ed i loro ruoli. Secondo la religione tibetana, dopo la morte, ogni essere umano attraversa un periodo transitorio durante il quale il suo cuore errante sta fianco a fianco con divinità, tanto benefiche che malefiche. Fra queste, il cuore del defunto deve identificare quelle che lo aiuteranno a trovare una migliore reincarnazione.
Mostra fotografica “Tibet”. Davide Camisasca è nato a Milano nel 1953 e vive in Valle d’Aosta, a Gressoney-St-Jean, dal 1972. Guida alpina e noto fotografo professionista specializzato sul tema della montagna, ha allestito importanti mostre personali a Milano, Ginevra, Londra, Torino, Trento e in diverse occasioni in Valle d’Aosta. Ha pubblicato libri fotografici sul Monte Bianco, Gran Paradiso, Gran San Bernardo, Monte Rosa; ha inoltre dedicato titoli importanti ai diversi aspetti paesaggistici e architettonici del territorio valdostano. Inseguendo il suo interesse per il viaggio alla scoperta di terre e popolazioni che vivono a cavallo della catena himalayana, ha dato alle stampe Tibet. Sono queste le fotografie scelte dal Cervino CineMountain Festival per inaugurare la Piramide, luogo deputato ad accogliere simbolicamente ogni anno la popolazione ospite della sezione AntropoMount. È il tetto del mondo ad essere immortalato negli scatti di Camisasca, dove l’occhio si perde osservando gli sconfinati altipiani incorniciati da giganti coperti di ghiaccio, imperturbabili. Il Tibet, la terra dell’incanto orizzontale. Le immagini hanno un particolare impatto derivato da una sapiente ricerca nella tecnica di ripresa e di stampa. Le dimensioni geometriche, caratteristica naturale di questi ambienti, sono esaltate dall’utilizzo di una macchina fotografica che mette in risalto l’estensione orizzontale, amplificandola.

ESPACE MONTAGNE. Anche quest’anno l’Espace Montagne conferma il suo ruolo di contenitore della montagna accessibile a tutti. Un luogo d’incontro e scambio, dove condividere esperienze in un’atmosfera conviviale e di intrattenimento. Aperto tutti i giorni, invita gli ospiti del Festival a concedersi un momento, o più, a contatto con il Mondo della Montagna. All’interno dell’Espace Montagne, ricavato dall’allestimento ad hoc della palestra del Centro polivalente di Valtournenche, si trovano diversi ambienti tematici caratterizzati setting diversi a seconda dalla funzione che svolgono. La Piramide - non solo materialmente imponente, ma simbolicamente fondamentale- luogo accoglie l’ospite di AntropoMount, è il fulcro dell’allestimento. Ai suoi fianchi si estendono La Playa-Emeroteca, ideale per rilassarsi sfogliando comodamente riviste specializzate, e il Camp 1 nel quale si concentrano le attività e gli appuntamenti quotidiani, incontri e Interviste Verticali, e dove sarà possibile arrampicare sul muro artificiale della palestra. Attigua alla Palya-Emeroteca, la libreria propone una selezione dell’editoria specializzata sui temi sviluppati dal Festival: ambiente, alpinismo, arrampicata ma anche etnografia e fotografia. La Buvette è il punto ristoro e sosta che nel tardo pomeriggio si trasforma per offrire un aperitivo agli ospiti a conclusione di ogni intensa giornata. Inoltre le mostre fotografiche metteranno in luce l’interpretazione personale della montagna e dell’alpinismo resa attraverso la visione sapiente di fotografi professionisti. Insomma l’Espace Montagne si propone come un ambiente poliedrico e ricco di contenuti. L’obiettivo è di stimolare l’interesse per l’ambiente montano e tutte le attività correlate, alimentandolo, condividendolo e magari facendo nascere la curiosità da una semplice suggestione.
Il concetto creativo che genera l’allestimento è teso alla creazione di uno spazio dove vivere la montagna a 360 gradi. Non è semplice trovare un’immagine di montagna in grado di soddisfare contemporaneamente tutte le peculiarità del luogo. In questo senso, il nostro intervento è volto a mettere in luce degli elementi caratteristici, offrendo al pubblico degli spunti e degli stimoli che si configurino come una sorta di guida in un percorso di avvicinamento e di conoscenza alla scoperta di un sistema ambientale, sociale e culturale complesso. Questa considerazione ci ha portato a scegliere i contenuti identificandoli con degli ambienti fortemente riconoscibili, suddivisi per temi e attività, nei quali proporre esperienze diverse. Un’iconografia dalla semplice interpretazione che rimandi a luoghi, spazi e situazioni appartenenti all’ambiente montano, ricco per aspetti e sfumature. L’utilizzo della metafora è un elemento ricorrente e strumentale
all’allestimento dello spazio che non si limita a contenere degli oggetti, ma ha la pretesa più ambiziosa di farlo vivere. La piramide simboleggia “la montagna”, un grappolo di tende diventa un campo base per incontri e interviste, comode sedie sdraio richiamano una terrazza al sole, dove riposarsi o leggere in tutta tranquillità. L’idea progettuale si completa con il concetto di percorso. Il viaggio nel Mondo della Montagna, racchiuso nell’Espace Montagne, è guidato da una segnaletica simile a quella dei sentieri, reinterpretata e adattata alle nostre necessità con una punta d’ironia. I percorsi e le mete, raccolti nella mappa dei sentieri, sono contraddistinti dal grado di difficoltà per permettere di scegliere le attività in base alle proprie inclinazioni e aspettative, dalla semplice lettura all’arrampicata sul muro artificiale della palestra.

Alle 15 e fino alle 18 all’Auditorium, proiezioni di “Les Pèlerins de l’Amnye Machen” di Marie-Claire Quiquemelle (Francia, 2006, 58') in collaborazione con il Comité du Film Ethnographique di Parigi – e “Salzmänner von Tibet“ di Ulrike Koch (Germania, 1997, 110').

La giornata si conclude alle 21.30 in Piazzetta delle Guide con “Arie d’Alpi”, il concerto di Richard Galliano con la corale Choir Grand Combin.
Nel suo viaggio musicale, Richard Galliano ha raccontato la memoria di uno strumento, l’accordéon, che si allunga e si accorcia con un respiro profondo e sincopato che ricorda la sua vocazione nomade, quella di un suono sempre in cammino. Come una frase senza punti, quando si ferma lo fa solo per prendere fiato. L’accordéon francese, così come la nostra fisarmonica, il bandoneón argentino, il bayan russo, l’organetto o la concertina, sono strumenti da viaggio. Archetipi sonori e culturali della world music, in un certo senso. Il suono legnoso e insieme aereo di un mantice ha accompagnato per quasi due secoli ogni vero viaggiatore. Nelle bettole dei porti sudamericani, nelle case di pietra e legno dei villaggi alpini, nei bistrot parigini e nei cabaret berlinesi, sui nostri Appennini, alla semina e alla vendemmia. Convivono diverse memorie, nel suono della fisarmonica, le stesse che si nascondono nella musica di Galliano. Alcune le ha inventate, e sono sue. Altre sono quadri in movimento che raccontano la musette francese, le architetture musicali di Bill Evans, il mondo secondo Couperin e Debussy, certa musica da pastis e bouillabaisse della sua Francia profonda. E, naturalmente, Astor Piazzolla, il maestro, che ha immaginato una nuova mitologia sonora. Attraversando quella musica lontana e indecifrabile -il tango, che Borges definiva un “sentimento segreto”- Galliano ha riscoperto un sentimento più vicino, quello delle culture musicali popolari. Solo sporcandole, con il ricordo dei suoi viaggi, Galliano le ha rese universali, autentiche, vive.
Richard Galliano e la montagna. Ciò che ad un primo sguardo può dare l’idea di una sintesi un poco forzata, in realtà nasconde un duplice valore. Quello di far incontrare i nuovi suoni della fisarmonica con la memoria del patrimonio corale alpino. E soprattutto, quello di inventare, per una sera, qualcosa di inedito, restituendo quello strumento alla sua vocazione popolare autentica. Con la Corale Grand Combin, a immaginare un viaggio comune insieme ad un musicista che ha saputo raccontare tutte le storie che la fisarmonica ha raccolto nel mondo. E chi conosce la montagna, riconosce immediatamente il suono della fisarmonica, strumento che ha viaggiato attraverso la storia e la geografia della musica. E che si ferma, per qualche ora, in una piccola valle della montagna valdostana. Il viaggio di Richard Galliano con la Corale del Grand Combin
comprende tre momenti. Il primo prevede la rilettura di alcuni temi delle tradizioni corale e popolari della montagna valdostana, alpina e occitana. Con Galliano, insieme al coro, a reinventare (almeno per una sera) la montagna musicale contemporanea. Il secondo è dedicato alle musiche corali del mondo, dalla Sardegna all’Argentina. L’ultima tappa è quella del viaggio personale di Richard Galliano, tra i suoni, le culture e le musiche del mondo e del suo mondo, con una breve suite in solo.

L’ingresso è gratuito per tutte le iniziative del Festival (fino ad esaurimento posti disponibili).

Il festival è organizzato dal Comune di Valtournenche e dall'Associazione Culturale Strade del Cinema con il sostegno dell’ Assessorato al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti della Regione Autonoma Valle d'Aosta, Consiglio Regionale della Valle d’Aosta, Fondazione CRT, Compagnia di San Paolo, Casino de la Vallée, Cai, Grivel, Alliance Française.
E con la collaborazione del Comité du Film Ethnographique di Parigi, Musée International du Carnaval et du Masque di Binche (Belgio), The North Face, CDA e Vivalda Editori, DiscoveryAlps, Convenzione delle Alpi, Touring Club, L’Eubage, Istituto Europeo di Design, Società Guide del Cervino, Scuola di Sci del Cervino, Terme di Pré Saint Didier, Aosta Classica, Fondazione Istituto Musicale della Valle d’Aosta, Scarpa, Quatremillemètres Vins d’Altitude.

Ma il festival è anche “non solo festival”. In concomitanza con i dieci giorni della rassegna il comprensorio turistico offrirà infatti per i più attivi la possibilità di praticare gli sport di e in montagna: sci, trekking, arrampicata sportiva (su artificiale in caso di pioggia), alpinismo, golf, equitazione. Il Consorzio Turistico potrà soddisfare ogni richiesta d’informazione o curiosità (si trova in via Guido Rey, 17 11021 Breuil-Cervinia (AO) - tel. 0166/940.986)

Informazioni relative al Festival:
tel. 0165/230.528 – 392/981.46.92 / fax 0165/360.413 – Sito Internet www.cervinocinemountain.it

Informazioni turistiche per il pubblico ai numeri telefonici:
0166/940.986 – e mail info@sportepromozione it


Per scaricare le immagini ad alta definizione del Festival
http://picasaweb.google.com/cervinocinemountain/CERVINOCINEMOUNTAIN2008

http://picasaweb.google.com/cervinocinemountain/FILM2008




Programma del 27 luglio Cervino CineMountain XI edizione


Valtournenche
27 luglio 2008

Sezione Antropomount “TIBET”

domenica 27 luglio
ore 11,30: Espace Montagne
Inaugurazione Piramide – Mostra fotografica”Tibet” di Davide Camisasca. Esposizione di maschere Tibetane del Musée Intérnational du Carnaval et du Pasque di Blinche.
Intervengono il Lama tibetano Venerabile Geshe Gedun Tarchin, Davide Camisasca, Christel de Liège curatrice del Musée di Blinche
ore 15/18: Auditorium
In collaborazione con il Comité du Film Ethnographique di Parigi.
Proiezioni di “Les Pèlerins de l’Amnye Machen” di Marie-Claire Quiquemelle (Francia, 2006) e “Salzmänner von Tibet” di Ulrike Koch (Germania, 1997)
ore 21,30: Piazzetta delle Guide
“Arie d’Alpi” concerto di Richard Galliano (accordéon) con la corale Choir Grand Combin
Thanks to http://www.world66.com/
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http://creativecommons.org/licenses/by-sa/1.0 / ).
Valle d'Aosta Travel Guide
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City's panorama

City's panorama
The Valle d'Aosta is one fo the most beautiful regions of Italy. It preserves its own cultural identity and feels both like Switzerland and like Italy.

_________Aosta Travel Guide
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Augusto's Arch, city's first entrance

Augusto's Arch, city's first entrance
Located at the foot of Mt. Emilius (3,559 m.), Aosta is a crossroads for highways from France (through Mont Blanc tunnel) and Switzerland (through Gran San Bernardo tunnel). The town was founded by the Romans in 25 BC. on a previous Salasso tribal settlement, with the name of Augusta Praetoria. In its long history it changed hands often and was ruled by the Goths, Lombards and Franks, until it came une Savoy rule in the 11th century.

The most impressive sights in town are from the Roman period: the rectangular town walls, the Porta Praetoria, the amphitheatre, theatre and Arco di Augusto. Medieval remains are the Lebbroso and Bramafam towers, as well as the Collegiate church of Sant'Orso with cloister and treasures. The cathedral (11th and 15th century) has a neoclassical façade, as has the Palazzo del Municipio (Town Hall) which overlooks Piazza Chanoux.

_________Cervinia Travel Guide
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What brings people to Breuil Cervinia (as the resort now styles itself) in winter in the 21th century is what brought climbers to the original village of Breuil in the 19th century: altitude. For climbers it was a launch pad for assaults on the nearby Matterhorn (Monte Cervino). For winter sports, it offers an unusual combination: slopes that are gentle and extensive, sunny and snow sure.

For cruisers who like to cover the miles on flattering slopes with no worries about unexpected challenges, there is nowhere like it. But experts should steer clear: they'll find the slopes tame and the link with Zermatt disappointing because it doesn't access Zermatt's best slopes.

_________Courmayeur Travel Guide
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Courmayeur is very popular, especially at weekends, with the smart Italian set from Milan and Turin. It's easy to see why: it's very easy to get to and certainly the most captivating of the Val d'Aosta resorts.

The scenery, the charm and the nightlife must influence the many Brits who go there, too. Certainly, the slopes themselves are unlikely to be the main draw, given their limited range of difficulty, inconvenient location across the valley from the village and, particularly, their limited size. A keen slope-basher will cover Courmayeur in a day. Now the Mont Blanc tunnel is closed you don't have the option of a quick trip to Chamonix. The resort could make a jolly week for those who want to party as much as hit the slopes. It also appeals to those with quite different ambitions who want to explore the spectacular Mont Blanc massif with the aid of a guide and other local peaks with the aid of a helicopter.

:::Things to do
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Winter sports are one of the main attractions of Courmayeur.

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Skiing in Courmayeur
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Courmayeur is one of the most popular Ski destinations for the Milanese & Torinese due to its easy-to-reach location on the motorway. It is also easily accessible from France via the Mont Blanc Tunnel.

Here is a link to the piste map for Courmayeur: http://www.skisolutions.com/resorts/index.cfm?regionID=4&resortID=15&sec=pistemap

type: Skiing
World66 rating: [rate it]
Thanks to www.travelpuppy.com
Valle d'Aosta
Valle d'Aosta - TravelPuppy.com
A ruggedly scenic region, sitting at the foot of Europe’s highest mountains, Cervino (Matterhorn), Gran Paradiso, Mont Blanc and Monte Rosa and bordering France and Switzerland.

Valle d’Aosta is politically autonomous and to some extent culturally distinct from the rest of Italy. French is spoken as a first language by most of the inhabitants. The picturesque ruins of countless castles, some of which are open to the public including, Fenis and Issogne, testify to the region’s immense strategic significance before the era of air travel, it was the gateway to two of the most important routes through the Alps, the Little and Great St Bernard Passes. However, the Mont Blanc Tunnel has largely superseded the St Bernard Passes as a major overland freight route.

The Gran Paradiso National Park is home to wildlife including the chamois and ibex and is a popular destination for hillwalkers and climbers. There are several fine ski resorts in the area, most notably Breuil-Cervinia and Courmayeur. One of Italy’s few casinos is found at St Vincent.

Aosta

The principal city of Valle d’Aosta has many well-preserved Roman and Medieval buildings. The massive Roman city walls remain mostly intact and, the old town retains the grid-iron street plan characteristic of all such military townships. An impressive gateway is the Porta Pretoria, formed the main entrance into the old Roman town. During the Middle Ages a noble family lived in the gatehouse tower, which now houses temporary exhibitions. Further ancient Roman sites include the Teatro Romano, where theatrical performances are still staged during the summer, and the Arco di Augusto, erected in 25 BC to honour Emperor Augustus, after whom the city is named (Aosta being a corruption of Augustus).