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| Turchia Itinerario 1 Dalle Dolomiti all'Anatolia attraverso i Balcani alla scoperta della Turchia Testo e foto di Marco Vanzo Punto di partenza: Cavalese (Trento) Punto di arrivo: Ancona - Cavalese (Trento) Distanza: 5400 km circa Durata: 19 gg. Mezzo di trasporto: moto Honda Africa Twin 750 e Bmw GS1000 Difficoltà: nessuna Prezzo: 1200 euro circa Inizialmente volevamo raggiungere la Turchia via mare, da Ancona a Igoumenitza ed attraverso la Grecia arrivare ad Istanbul....In seguito abbiamo optato per l'itinerario "via terra" attraverso Croazia, Slovenia, Serbia e Bulgaria. Abitiamo nel nord-est, ed i km fino ad Istanbul sono 1800, contro i 1500 dell'itinerario via Grecia. Abbiamo letto il bellissimo libro di Emilio Rigatti La strada per Istambul che ci è stato d'ispirazione e guida per pianificare il viaggio. Primo giorno: Cavalese - Slavonsky Brod (km 680 circa) didascalia Finiti i preparativi, caricati i bagagli sulla moto, abbiamo in più rispetto agli scorsi anni la borsa da serbatoio che ci permette di partire avanzando dello spazio. Partiamo alle otto verso Ponte nelle Alpi, Belluno, luogo dell'appuntamento con i nostri compagni di viaggio che partono da Trento; passiamo per il passo S. Pellegrino (fa freddo : 8° C.). Puntuali ripartiamo verso Trieste, passiamo la frontiera slovena, Zagabria, frontiera croata, in autostrada, poco traffico, alle 17 siamo a Slavonski Brod, la meta di oggi (ricordatevi di controllare di essere in possesso di tutti i documenti utili: carta identità e carta di circolazione, assicurazione e carta verde). Pernottiamo alla "Garten Pension" , poco distante dal casello (Maka Dizdara 2, tel.035 465 072, fax. 035 466 338; eko-garten@sb.htnet.hr ; 50 euro la camera doppia + cena per 2 persone; gestione familiare, comodo e pulito) Secondo giorno: Slavonsky Brod - Sofia (Bulgaria) (km 606 circa) Rientriamo in autostrada, dopo un centinaio di km siamo alla frontiera per entrare in Serbia: ci aspettavamo controlli e lunghe attese, ma fortunatamente passiamo in una decina di minuti. Altri 100 km e siamo a Belgrado, la strada passa vicino alla città, il traffico è intenso. La strada è in ottime condizioni, con asfalto rifatto da poco; si possono tenere tranquillamente velocità elevate (140 /150 km orari). Ci fermiamo per la pausa pranzo in un "autogrill" serbo assomigliante più ad un area di sosta per le carovane: ristorante all'aperto, banchetti con frutta e verdura, negozietti, ma distributore di carburanti ultra moderno. Riprendiamo la marcia e, dopo pochi km, facciamo conoscenza con la Polizia serba: viaggiavamo fortunatamente piano... ci controllano attentamente le moto, i documenti, ci segnalano un irregolarità su una patente (non è riportata la sigla A per la guida della moto, ma solo B). La situazione sembra critica: commissariato, migliaia di dinari di multa, sequestro del mezzo, rientro coatto in treno...Dopo mezz'ora di trattative, disposti ad offrire una "mancia", il poliziotto cambia idea, e ci congeda augurandoci buon viaggio: ancora oggi non riusciamo a capirne il senso... Il paesaggio è meraviglioso, ci scorrono davanti centinaia di km di campi con granoturco e girasoli, un arcobaleno di colori e splendidi panorami. Lasciamo la Serbia per entrare in Bulgaria: anche in questo caso passiamo senza problemi ed in poco tempo, circa mezz'ora per i vari controlli dei documenti ecc.. Alle 20 siamo a Sofia, troviamo un'ottima sistemazione all'hotel Amphora (409,"Tsar Boris III" Blvd.Knjazewo, tel. +359 2 957-15-09; 37 euro la camera doppia; alla reception parlano italiano) sulla strada che porta al monastero di Rila, tappa di domani. Terzo giorno: Sofia- Rila - Plovdiv (km 395 circa) didascalia Partiamo con calma alle 10, siamo sulla strada che unisce la Bulgaria alla Grecia, da Sofia a Salonicco. Attraversiamo zone industriali abbandonate, segno evidente della caduta del sistema socialista, le strade sono percorse da carretti tirati da asini e capre che vanno verso i pascoli.Giungiamo al bivio per il monastero, entriamo nel pittoresco paese di Rila con case in pietra ornate da balconi e verande di legno. La strada si stringe e comincia a salire gradualmente, un vero piacere, dopo tanta autostrada, piegare, accelerare, scalare.... Il monastero si staglia con sorpresa davanti a noi dopo l'ennesima curva. L'impatto è forte, immersi nel verde siamo in una valle che scende dai monti Rodotopi, con cime che raggiungono anche i 3000 m. Il complesso si presenta come una fortezza. Posteggiamo le moto, varchiamo il primo portale, ed entriamo in un ampio cortile circondato da quattro ali di 3 e 4 piani che comprendono 300 celle di monaci. Al centro la Chiesa con splendidi affreschi e sculture in legno, dedicata alla Natività della Vergine, e la torre dell'orologio. Il contrasto tra il bianco dell'intonaco e i colori rosso, ocra e nero dei mattoni delle arcate accresce la suggestione del luogo. Dal 1961 il complesso è monumento nazionale e l'UNESCO lo ha inserito nell'elenco del patrimonio culturale mondiale. Pienamente soddisfatti della deviazione fatta per raggiungere questo luogo ripartiamo, dopo aver mangiato con pochi euro in un ristorante in riva al torrente, poco sotto al monastero. Non torniamo a Sofia, che sarebbe l'itinerario più breve, ma decidiamo di aggirare il massiccio del Rila. Le indicazioni stradali in cirillico non ci sono di grande aiuto, ci facciamo tradurre i nomi dei paesi che intendiamo attraversare dalla cameriera di un baretto... Transitiamo per Doupnitsa, Razlog; da qui la strada si inerpica verso un altipiano a quota1800 m, passiamo per piccoli paesi agricoli, i locali tentano di vendere i piccoli frutti di bosco lungo la strada. Siamo circondati dagli abeti, sembra di essere a casa; vediamo i primi minareti accanto a minuscole moschee. Scendiamo verso Velingrad in una stretta valle scavata nella roccia, fino al fondovalle dove, costeggiando l'autostrada, raggiungiamo la città di Plovdiv, pernottando all'hotel Rodopi (12 Kouklensko shousse blvd., tel.: 00359 32 6108, fax: 00359 32 673967; 40 euro la camera doppia; grande hotel di città, crediamo gestito dal governo.Tutti i confort, ristorante non all'altezza). Quarto giorno: Plovdiv - Istanbul (km 440 circa) Oggi trasferimento ad Istanbul. Percorriamo velocemente i 150 km fino al confine bulgaro-turco e impieghiamo circa 1 ora per espletare le formalità d'ingresso in Turchia (acquisto del visto, annotazione della moto sul passaporto). I doganieri turchi sono cordiali e regalano banane alle nostre ragazze.... L'autostrada inizia appena dopo il confine e ci porta dopo altri 250 km alle porte di Istanbul. Siamo costretti ad uscire e rientrare in autostrada per fare il pieno di benzina, non esiste nessun distributore per l'intera lunghezza (240 km) dell'autostrada!! Guida e piantina della città alla mano arriviamo nei pressi del hotel prenotato da casa, a Sultanahmet. Siamo incantati dalla magica atmosfera di Istanbul dove oriente e occidente si fondono in un miscuglio di stili architettonici. Giunti alla sommità della città vecchia rimaniamo senza parole davanti all’imponente sagoma della Moschea Blu, con i minareti e le cupole di chiara impronta ottomana. Poco distante si scorge la moschea di Santa Sofia, caratterizzata da una struttura estremamente ardita. L’impatto visivo è grandioso. Dopo infruttuosi giri e scoraggiati dal traffico caotico, decidiamo di farci guidare verso l'albergo da un taxista.... da soli ci saremmo arrivati con molta difficoltà.. Posteggiamo le moto davanti all Hotel Askin, proprio come ci avevano promesso ( Askin Hotel Istanbul, Dalbasti Sokak No.16, Sultanahmet , Istanbul ; 40 € la camera doppia; in ottima posizione, vista sulle moschee, molto confortevole). Ceniamo al Kirevi un ottimo ristorante poco lontano dalla via principale,e dalle moschee (10 euro a persona). Quinto giorno: Istanbul La colazione in terrazza con vista sulla moschea Blu è una piacevole sorpresa... Visitiamo per prima la Basilica Cisterna. Costruita in epoca romana, fungeva da serbatoio per l’acqua (80.000 metri cubi) in grado di garantire l’approvvigionamento idrico alla città fin dai tempi di Giustiniano. Quasi invisibile dall'esterno, entrando ci sorprende per la grandezza: colonne immerse nell'acqua ed atmosfera magica data dall'illuminazione artificiale. Nel pomeriggio siamo alle imponenti moschee: Ayasofya (Santa Sofia), costruita tra il 532 e il 537 sotto il regno di Giustiniano e simbolo dell’età d’oro dell’Impero bizantino, nel 1453, con la conquista ottomana, il sultano Maometto II la convertì immediatamente in moschea; Sultan Ahmet Camii (la Moschea Blu),costruita da Ahmed I tra il 1603 e il 1616, è l’ultima delle grandi moschee imperiali prima del declino del potere dei sultani e, con esso, dell’architettura ottomana. Entrambe bellissime dall'esterno, con gli alti minareti che si stagliano nell'azzurro del cielo, lasciano col fiato sospeso all'interno: grandi spazi, la maestosità delle cupole, le vetrate, i mosaici. Bei giardini fioriti separano le due moschee, a poche centinaia di metri una di fronte all'altra. A fianco l'Ippodromo, oggi una grande piazza e posteggio dei pullman turistici, un tempo luogo di eventi sportivi e celebrazioni imperiali, e della vita politica. Ammiriamo l'Obelisco di Teodosio, la Colonna dei Serpenti e la fontana di Guglielmo II. Dalla piazza dell'Ippodromo si stacca la via Divanolu, un arteria di traffico nel cuore della città percorsa anche dal tram, sempre piena di vita e di movimento. Visitiamo il Gran Bazar, il più grande mercato coperto del mondo; lunghissime gallerie parallele, collegate con traverse, formano un intricato labirinto di negozi di ogni tipo, dalle gioiellerie ai laboratori di sartoriapassando per gli immancabili tappeti. Percorriamo stradine coperte di volte dipinte da cui traboccano mercanzie, una più esotica dell'altra. Sesto giorno: Istanbul Proseguiamo alla scoperta delle meraviglie di Istanbul. Raggiungiamo il palazzo di Topkapi in pochi minuti di passeggiata, valichiamo passando attraverso il grande portale, il muro di cinta che circonda il palazzo, e ci rendiamo conto della grandezza di questo luogo: giardini immensi, costruzioni di vario genere, terrazze, pagode. Visitiamo l'harem e molte delle sale che costituiscono il Topkapi, che conserva i tesori dei sultani. La visita ci impegna per diverse ore. Nel pomeriggio scorazziamo in battello sul Bosforo, sui battelli usati dalla gente comune,e non quelli dei turisti, passando in pochi minuti dall'Europa all'Asia.. Rientrando verso l'hotel visitiamo il mercato delle spezie; siamo colpiti dagli aromi, profumi e colori della merce in vendita in una moltitudine di bancarelle, assaggiamo dolcetti di varie forme e gusti, annusiamo erbe e spezie alcune a noi sconosciute. Tutti i mercanti ci invitano a visitare i loro negozi ed assaggiare qualcosa.... usciamo inebriati dal miscuglio di sapori ed aromi. Istanbul si rivela una metropoli carica di storia e brulicante di vita. Divisa tra Oriente e Occidente concludiamo la nostra permanenza consapevoli di aver visto solo una parte del grande patrimonio che la città offre. Settimo giorno: Istanbul - Goreme (km 763 circa) didascalia Partiamo da Istanbul alle 9. Ci attende un lungo trasferimento, vorremmo arrivare a Goreme in Cappadocia. Usciamo agevolmente dal traffico cittadino seguendo le indicazioni per l'autostrada fortunatamente su cartelli a sfondo verde come nel resto d'Europa; attraversiamo il lungo Ataturk Bridge, il ponte sospeso, che abbiamo ammirato ieri navigando. Dopo circa 400 km di autostrada siamo nei pressi di Ankara, capitale del Paese. Decidiamo di percorrere una strada secondaria (e non la più diretta e trafficata via che passa da Kirikkale), seguiamo le indicazioni per Adana e 15 km dopo Golbasi svoltiamo per Bala.Saremo premiati della deviazione da splendidi paesaggi, viaggiando lungo una stradina senza traffico, in mezzo ai campi; saliamo di quota superando trattori e lentissimi camion stracarichi di cereali: è in pieno svolgimento la mietitura che, a queste altezze (1500 m), è in ritardo rispetto al resto del Paese. Qui il turismo è lontano, il nostro passaggio deve essere un avvenimento, tutti ci guardano e salutano amichevolmente. Nei pressi di Kirsheir il traffico aumenta notevolmente e, per fortuna, anche le dimensioni della strada. Siamo indecisi se fermarci per la notte: abbiamo sforato i tempi. Veloce consulto, si prosegue, arriviamo a Goreme alle 20, il primo assaggio di questa rinomata zona ci si apre davanti scendendo poco dopo Nevsehir, proprio mentre sta tramontando il sole: uno spettacolo! Ci sistemiamo presso la Backpacker's cave pension (15 euro la camera doppia; il prezzo è molto basso, le camere graziose, ma avremmo speso volentieri qualcosa in più ed avere una maggiore pulizia). Ottavo giorno: Valle di Goreme (km 60 circa) La Cappadocia è un posto assolutamente fantastico;più propriamente, il triangolo di una decina di chilometri di lato racchiuso tra Avanos, Urgup e Uchisar è un luogo unico in cui davvero ci si sente fuori da tutto, in una sorta di paese fatato. Violente eruzioni vulcaniche, avvenute tre milioni di anni fa, ricoprirono di lava, cenere e fango l’altopiano intorno a Nevsehir. Il vento e le piogge, erodendo queste rocce friabili, hanno creato un paesaggio suggestivo: rocce a forma di coni e camini, di pinnacoli, con colori che variano dal rosso all’oro, dal verde al grigio. Goreme è un grazioso paese con decine di abitazioni (ancora utilizzate) ricavate scavando nella roccia soprattutto nella parte alta del villaggio che, pur accresciuto per soddisfare le richieste del turismo, ancora conserva buona parte dell'originario aspetto e fascino. Partiamo a piedi dalla nostra pensione e, con una comoda passeggiata, siamo al museo all'aperto di Goreme, perla della zona, con decine di chiese rupestri scavate nel tufo costellate da magnifiche decorazioni e pitture murali in gran parte realizzate dai monaci che vivevano in questi luoghi. La valle di Zelve è poco distante da Goreme, vediamo pinnacoli erosi dal tempo, alte colonne di tufo che conferiscono alla valle un aspetto quasi fiabesco. Queste colonne prendono il nome di "camini delle fate" poichè la leggenda vuole che i massi tondeggianti sulle sommità siano stati posati da divinità celesti. didascalia Per concludere la giornata inforchiamo le moto che, scariche dei bagagli ci sembrano galleggiare sull'asfalto, e ci concediamo una piacevole gita in questo scenario irreale: rocce scavate con scale, finestre, balconi, pinnacoli, ciuffi di roccia rosa che sembrano creati da un bizzarro pasticcere. Passiamo per piccoli campi coltivati, su strade strette e deserte; i gruppi turistici sono lontani, scopriamo luoghi non "assediati" dalle bancarelle... Nono giorno: Goreme - Bozayazi (km 487 circa) Lasciamo questi posti incantati dopo aver fatto visita, nei pressi di Avanos, al caravanserraglio di Sari Hani. I caravanserragli furono costruiti nel XIII sec. come stazione di sosta delle carovane; in passato ce n'era uno ogni 30 km di strada circa, vale a dire il percorso che con i cammelli si poteva coprire in un giorno. Scorgiamo dalla strada gli insediamenti rupestri di Cavusin, scavati in una parete di tufo fino a 100 m d'altezza. Puntiamo verso il mare. Vogliamo visitare la parte di costa occidentale che ci è stata raccomandata. La strada scorrevole taglia l'altipiano anatolico verso sud, nei pressi di Ulukizla incrociamo la strada Konya-Adana. Il traffico aumenta a dismisura, guidiamo con prudenza. Fortunatamente dopo pochi km la via diventa autostrada, traffico pesante, discese da mettere a dura prova i freni dei tir sovraccarichi. Nel tratto finale una verdeggiante e selvaggia gola rocciosa. Il mare ci si staglia davanti improvviso dopo una curva. Siamo ad Icel (Mersin il vecchio nome in turco), grossa città industriale. Proseguiamo per la strada costiera superando cantieri iniziati e mai completati; rischiamo di cadere arrivando in un tratto di strada in cui stanno posando asfalto turco (strana miscela di ghiaia e catrame). Passiamo per località balneari dove sono presenti grossi complessi turistici, ma non è quello che cerchiamo, pertanto proseguiamo. La strada lascia il mare spostandosi nell'entroterra, superando ed aggirando in un continuo saliscendi di curve le asperità della costa. Si sta facendo tardi e cerchiamo una sistemazione ma non vediamo nulla di interessante, forse al prossimo villaggio. Silifke, Tascu, Aydincik.: paese dopo paese, curve, salite e discese, ormai stanchi arriviamo a Bozayasi. Sono le 21, abbiamo fatto tanti km su bellissime strade ma a velocità molto ridotta, sotto un sole cocente. Ci arrendiamo davanti all'Otel Zeysa, una pensione familiare, semplice ma pulita ed economica, frequentata da giovani turchi. (Otel Zeysa, Ada Karsisi, tel. 00 90 (324) 851 20 51, fax. 00 90 (324) 851 25 05; 18 euro la camera doppia compresa la cena). Decimo giorno: Bozayazi - Side (km 210 circa) didascalia Riprendiamo la strada costiera che ci regala continui paesaggi da cartolina: a tratti siamo a pochi metri dal mare, a tratti entriamo nel bosco e ne usciamo in un favoloso scorcio, sembra un quadro appena dipinto... e noi siamo nel quadro. Oggi non vogliamo fare molta strada: scrutiamo alla ricerca di un posto gradevole dove fermarci: preferiamo le piccole pensioni agli enormi albergoni e villaggi. Superiamo Alanya, simpatica ed animata località, transitiamo per paesi dove sono presenti in modo massiccio grandissime serre nelle quali crescono rigogliose piante cariche di banane. Arriviamo a Side. Side è un concentrato dei pregi e dei difetti offerti dalla Turchia: una bella spiaggia, rovine greco-romane sparse per l'abitato, pensioni e ristoranti in gran numero, una bella atmosfera, ma anche orde di turisti (in prevalenza scandinavi e tedeschi) che, specialmente di sera, abbandonano i grandi villaggi turistici posti alle due estremità del paese, per invadere le strade del centro storico. Abbiamo alloggiato ottimamente alla pensione Sevil in una zona tranquilla e vicina al mare, a sinistra della strada centrale, girando dopo la piccola moschea (20 euro la camera doppia). Undicesimo-dodicesimo giorno: Side La bella spiaggia di sabbia fine di Side è raggiungibile in 2 minuti di passeggiata attraverso le rovine della zona est. Ci divertiamo a sguazzare nelle onde di questo limpidissimo mare turchese. Trascorriamo due piacevoli giornate di sole in questo bellissimo paese.Side è un concentrato dei pregi e dei difetti offerti dalla Turchia: una bella spiaggia, rovine greco-romane sparse per l'abitato, pensioni e ristoranti in gran numero, una bella atmosfera, ma anche orde di turisti (in prevalenza scandinavi e tedeschi) che, specialmente di sera, abbandonano i grandi villaggi turistici posti alle due estremità del paese per invadere le strade del centro storico. Tredicesimo giorno: Side - Oludeniz (km 390 circa) didascalia Decidiamo di spostarci verso ovest anche per avvicinarci lentamente a Cesme, ultima tappa del viaggio.Superiamo senza fermarci Antalya, rinomata ed affollata (grazie al vicino aeroporto) località della zona. Superato un rilievo ci si apre davanti uno spettacolo: un promontorio di terra che si spinge verso il mare creando due baie con un paese al centro, incastonato come una pietra preziosa. Siamo a Kas, ci fermiamo per il pranzo nei pressi dell'evidentemente troppo piccola moschea che non riesce a contenere tutti i fedeli riuniti per la preghiera del venerdì: pregano infatti rivolti alla Mecca, all'esterno. Kas ci appare come una tranquilla località dove il turismo non è la principale fonte di reddito anche se sono presenti diverse strutture ricettive e parecchi negozi e ristoranti. La strada scorrevole ci permette di viaggiare veloci, forse anche troppo.... il radar della polizia è in agguato nascosto nel bosco. Poco dopo siamo fermati dalla pattuglia: siamo in torto: 107 km orari, il limite è di 70 km, 180 milioni di lire turche (circa 90 €) la multa che paghiamo. Alle 16 siamo arriviamo a Fethye. Da qui si stacca la strada che ci porta alla famosissima spiaggia di Oludeniz. La foto di questa spiaggia è presente su tutti i depliant turistici della Turchia ed, effettivamente, il posto è paesaggisticamente molto bello, una bianca lingua arcuata di sabbia (sassolini) si protrae nel mare aperto creando una baia di rara bellezza. Giriamo velocemente per il posto che ci appare subito poco turco, ma costruito a misura di turista: bar, ristoranti, negozi e boutiques si susseguono ininterrottamente. Ciononostante decidiamo di fermarci. Visitiamo vari alberghi, molto belli da fuori, non altrettanto possiamo dire delle camere: conviene sempre valutare attentamente prima di fermarsi. Torniamo indietro fino alla fine del paese e troviamo un'ottima sistemazione all'Hotel Arlik, abbarbicato alla montagna, con una bellissima vista sul mare (Arlik hotel, Oludeniz, fethiye, 25 euro la camera doppia). Inizialmente ci era stata proposta una stanza che abbiamo rifiutato, al che il gestore ha riparato su di un'altra, di tutt'altro aspetto, nella parte da poco aggiunta all'albergo (fatevi mostrare più di una sistemazione e poi decidete!). Quattordicesimo giorno: Oludeniz - Selcuk (km 315 circa) Proseguiamo nell'avvicinamento a Cesme mentre si riducono i giorni a nostra disposizione.... Rinunciamo a visitare le zone di Marmaris e Bodrum: sarà per la prossima volta. Ci rimettiamo in marcia diretti alle rovine di Efeso. Sotto un sole cocente ( il termometro sfiora i 40 ° C.) arriviamo al passo di Sakar a 650 m dal quale godiamo di una bellissima vista sulla baia di Gokova. Superiamo Mugla e Cine, nei pressi di Ovaymiri; inizia l'autostrada, ma decidiamo di percorrere la statale, alle sei arriviamo a Selcuk che scegliamo come luogo di sosta. Molto gradevole l'Hotel Bella proprio di fronte alla basilica di S.Giovanni (Hotel Bella, Ataturk Mah. St. John Street No.7 ; 18 € la camera doppia). Ci rilassiamo, in attesa della cena, sulla terrazza panoramica dotata di una bella biblioteca con molte guide turistiche ed ottimi libri sulla Turchia, pc con accesso gratuito ad internet e... vista sul nido che le cicogne hanno edificato alla sommità di un palo telefonico. Quindicesimo giorno: Selcuk - Efeso - Cesme (km 210 circa) didascalia Visitiamo in mattinata il sito di Efeso (3 min. in moto/auto oppure una mezz'oretta di passeggiata su percorso pedonale ben tenuto e segnalato a fianco della strada). Delle mille città antiche che si trovano in Turchia, Efeso è sicuramente la meglio conservata. Abitata già dall'antichita', nel 129 la citta'divenne capoluogo della provincia romana di "Asia" . Furono numerosi gli imperatori che vi costruirono monumenti ed edifici pubblici, molti dei quali sono, seppur in rovina, ancora visibili. Iniziamo la nostra visita partendo dall'ingresso superiore. Vediamo l'odeon, templi e portali. Camminiamo sulla Via Arcadica, lastricata di marmo, passiamo davanti al possente tempio di Adriano, una serie di fontane, piscine, bordelli, biblioteche, bagni pubblici, la biblioteca di Celso, manufatto restaurato e riportato agli antichi splendori; arriviamo al grande teatro per scendere dolcemente verso l'estremità orientale dove concludiamo la visita. Pur non essendo particolarmente attratti dai siti archeologici lasciamo quest'antica città molto soddisfatti. Ci attende il trasferimento a Cesme... Riprendiamo il viaggio e, non amando viaggiare in autostrada, scegliamo la via normale; purtroppo la strada attraversa tutta la città di Izmir e quindi perdiamo parecchio tempo. Arriviamo a Cesme verso le 18. Visitiamo e scartiamo alcuni alberghi per fermarci all'Hotel Mert, 2 km dal centro (Mert Hotel, Adnan Menderes Bulvari 36, cevre Yolu, Cesme; unico hotel del viaggio con piscina a 30 €la camera doppia). Sedicesimo giorno: Cesme Cesme si rivela una sorpresa: un vivace e vitale luogo di villeggiatura con negozi, ristoranti ecc. Passiamo l'ultima giornata di mare sulla bella spiaggia di Altinkum, a poca distanza dalla cittadina.In moto o auto ci si impiega una decina di minuti e sulla strada si trovano parecchi ristoranti, a prezzi modici (18 € pranzo di pesce per 2 persone). Diciassettesimo giorno: Cesme - Chios (traghetto) didascalia Inizia oggi il viaggio di rientro. Alle 9 ci imbarchiamo: il battello è veramente piccolo, scomodo ed affollato, sicuramente non all'altezza del prezzo pagato per il biglietto (100 euro per moto + due persone. Dopo 1 ora di traversata, con mare mosso e vento al traverso arriviamo all'isola greca di Chios. Le formalità doganali ci impegnano 1 buona ora, ma non abbiamo fretta, il prossimo traghetto per il Pireo (Atene) parte alle 22. Bighelloniamo sull'isola. Alle 21 entra in porto la grande nave che sarà il nostro passaggio verso la Grecia. La nave parte in orario alle 22: ci sistemiamo sulle quasi comode poltrone per affrontare la notte (costo del biglietto35 € a persona e 38 € a moto per entrambe le tratte. Totale 142 €. Ci sono collegamenti diretti Cesme - Ancona solo il giovedì, 55 ore di nave, partenza alle 22.30 di giovedì e arrivo ad Ancona sabato alle 18.00; costa 265 € a persona + tasse d'imbarco). Diciottesimo giorno: Chios - Pireo (traghetto) - Patrasso (km 230) Sbarchiamo alle 8 al Pireo, impieghiamo parecchio tempo per uscire dal porto ed imboccare la strada per Patrasso, una superstrada pericolosa per le molte curve e dossi per cui conviene moderare la velocità, molte pattuglie della polizia in agguato. Ci accorgiamo di essere giunti a Patrasso quando vediamo il grande ponte sospeso Harilaos Trikoupi che da Rio ad Antirio unisce il Peloponneso alla Grecia continentale. Alle 18 partiamo a bordo del traghetto Europa Palace della Minoan Lines (118 € a persona in cabina da 4 + 33 € a moto). Diciannovesmo giorno: Ancona - Cavalese (km 500 circa) Arriviamo ad Ancona alle 14 dopo una piacevole navigazione: quest'anno abbiamo viaggiato in cabina ed il confort vale il prezzo del biglietto. Da Ancona a Cavalese impieghiamo 5 ore percorrendo gli ultimi 500 km. Il viaggio è terminato! L’intero viaggio è stato stupendo e le meraviglie della natura non finiranno mai di stupirci. Possiamo dirvi che la Turchia ci è rimasta nel cuore!...ma non fatevela raccontare dagli altri.... andate a scoprirla! Note Non abbiamo mai avuto la sensazione che le nostre moto potessero essere oggetto di furto; in ogni caso, sempre meglio posteggiare in luoghi frequentati ed usare un buon sistema di blocco della moto (catena, bloccadisco). Nessun problema al passaggio delle frontiere, tutto si è risolto in tempi ragionevoli. Serbia: abbiamo viaggiato solo in autostrada; siamo stati fermati dalla Polizia, ma dopo mezz'ora di discussioni/trattative siamo ripartiti indenni. Bulgaria: la segnaletica stradale è scritta in caratteri cirillici, solo sulle autostrade e sulle strade nazionali più importanti vi sono segnalazioni scritte in caratteri latini e solo per le località più importanti. Le strade secondarie hanno scarsa manutenzione e risultano quindi molto sconnesse e con pericolose buche nel manto stradale. Moderne aree di servizio presenti lungo tutto il percorso. Siamo stati fermati dalla polizia (sorpasso in divieto e velocità), ma ci hanno congedati amichevolmente. Turchia: la benzina costa circa come in Italia, se non di più . Solo sul tratto autostradale dal confine bulgaro (Edirne) verso Istanbul non abbiamo trovato distributori, . per il resto nessun problema di rifornimento. Officine e gommisti (lastik) sono presenti lungo tutto il percorso fatto, noi non ne abbiamo avuto bisogno. Le strade sono abbastanza buone, ottime le autostrade, scorrevoli e con poco traffico; sulle secondarie l'asfalto non sempre è in ottime condizioni, ma non crea problemi. Consiglio di viaggiare sempre prudentemente, i frequenti ed improvvisi lavori stradali sono a malapena segnalati e non è raro trovare catrame e ghiaia sparsa sulla strada specialmente a lato della carreggiata. Sconsiglio di guidare la notte, pericolo pedoni !!! La polizia è poco presente. |
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