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| Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02 72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dal 26 al 28 ottobre al Teatro Studio Expo Fadhel Jaïbi torna al Piccolo con Amnésia: raccontare la Tunisia per vincere l’oblio Nell’ambito di “Mediterraneo. Progetto Frontiere Liquide”, in collaborazione con UTE-Unione dei Teatri d’Europa Più che di amnesia, sarebbe il caso di parlare di premonizione. Fadhel Jaïbi, massimo regista tunisino contemporaneo, in scena con Amnésia al Piccolo Teatro Studio Expo, dal 26 al 28 ottobre 2011, racconta la parabola di Yahia Yaïch, uomo di potere destituito da un colpo di stato. Agli arresti domiciliari, Yaïch è coinvolto nell’incendio della biblioteca di casa: non è chiaro se sia stato lui ad appiccare il fuoco, per eliminare documenti compromettenti, o se abbiano tentato di toglierlo di mezzo. In stato confusionale, è ricoverato in un ospedale psichiatrico. Qui fronteggia fantasmi e rimorsi, tra incubi e interrogatori. Verità o allucinazione? La clinica riflette la situazione di un Paese oppresso. Quando Jaïbi scrive lo spettacolo, il suo obiettivo è costringere i tunisini a ricordare, spronarli a non rassegnarsi alla gabbia costruita da Ben Ali: una dittatura ben educata, un Paese “in ordine”, che l’Occidente ritiene presentabile, ignorandone le ripetute violazioni dei diritti umani. Concepito nella primavera del 2010, Amnésia torna in scena oggi in un contesto radicalmente mutato: il 14 gennaio 2011 il presidente Ben Ali, dopo 24 anni di dittatura travestita da repubblica, è fuggito in Arabia Saudita e il 23 ottobre i cittadini sono chiamati a votare per il nuovo parlamento. “Essere un cittadino che esercita liberamente il proprio diritto di critica”, spiega Fadhel Jaïbi, “che vive la propria responsabilità di individuo: questa è la mia aspirazione. Intorno a me vedo giovani che ignorano la storia della Tunisia e vecchi che non ne vogliono più parlare. La mancanza di comunicazione tra generazioni è totale. Così ci siamo immersi in questa avventura molto politica e molto attuale: parlare di coloro che muovono le leve del potere, radiografare il potere politico. Abbiamo avuto il coraggio, forse l’incoscienza, di parlare di questi argomenti come nessuno aveva fatto mai”. Venerdì 28 ottobre, al termine della recita, nel foyer del Teatro Studio, Fadhel Jaibi incontra il pubblico dello spettacolo. Fadhel Jaïbi Tunisino, classe 1946, Fadhel Jaïbi si forma in Francia. Tornato in Tunisia nel 1972, successivamente fonda con la moglie, la drammaturga e attrice Jalila Baccar, una compagnia. Il loro sodalizio produce una ventina di pièces per il teatro ed alcuni film. Costantemente censurato in patria, Jaïbi ben presto acquisisce all’estero fama sufficiente a garantire la circolazione dei suoi spettacoli. Tra i titoli più noti, Junun, del 2001, presentato al Piccolo al Festival del Mediterrano (2004), Corps Otages, allestito all’Odéon di Parigi, Medea (2010) da Euripide, in lingua tedesca per il teatro di Bochum. LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO Piccolo Teatro Studio Expo (via Rivoli 6 – M2 Lanza) dal 26 al 28 ottobre 2011, ore 20.30 Amnésia di Jalila Baccar e Fadhel Jaïbi regia di Fadhel Jaïbi scene Kaîs Rostom, costumi Anissa Bediri musica Gérard Hourbette, luci Fadhel Jaïbi con Jalila Baccar, Fatma Ben Saîdane, Sabah Bouzouita, Ramzi Azaiez, Moez M’rabet, Lobna M’lika, Basma El Euchi, Karim El Keffi, Riadh El Hamdi, Khaled Bouzid e Mohamed Ali Kalaî Familia Productions, coproduzione Bonlieu Scène Nationale Annecy, Théâtre National de Bordeaux en Aquitaine, Théâtre de l’Union, Centre Dramatique National du Limousin, Théâtre de l’Agora Scène Nationale d’Évry et de l’Essonne traduzione di Gaia Bastreghi a cura dell’Accademia dei Filodrammatici Spettacolo in lingua araba con sovratitoli in italiano Durata: due ore circa senza intervallo Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv |
| COMUNICATO STAMPA Sabato 17 settembre 2011 ore 15.00 – Teatro Studio (via Rivoli, 6) - Milano Proseguono le proiezioni della rassegna cinematografica del FocusHaiti La terra trema Chronique d’une catastrophe annoncée (Haiti Apocalypse Now) di Arnold Antonin Haiti, 2010, 20’ Inside Disaster: Haiti di Nadine Pequeneza Canada, 2010, 87’ Ingresso gratuito MITO SettembreMusica, in collaborazione con Milano Film Festival, propone, sabato 17 settembre alle ore 15.00, il film cortometraggio Chronique d’une catastrophe annoncée (Haiti Apocalypse Now) di Arnold Antonin seguito da Inside Disaster: Haiti di Nadine Pequeneza. Il corto di Arnold Antonin alterna il racconto documentaristico denso di umanità ad una amara riflessione sulle responsabilità che sono alla base della catastrofe che si è riversata sull’isola caraibica. Un documento intenso, testimone dell’amore per una terra che, nonostante tutto, è ancora in grado di cantare al mondo il suo grido di rabbia e di speranza. In un paese frantumato dal terremoto del 2010, lo sguardo di Nadine Pequeneza segue invece i lavori della Croce Rossa Internazionale. Un paese e un popolo in balia degli aiuti umanitari e in attesa di una rinnovata speranza, di una ricostruzione che tarda ad arrivare. In collaborazione con Milano Film Festival PER INFORMAZIONI: Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.88464725 / 02.88464748 c.mitoinformazioni@comune.milano.it www.mitosettembremusica.it App MITO SettembreMusica a Milano per iPhone e iPod-Touch disponibile su http://itunes.apple.com/it/app/id438402161 |
| COMUNICATO STAMPA Lunedì 12 settembre 2011 ore 21.00 – Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6) - Milano Hamid Drake & Bindu “Reggaeology” Parte I Reggaeology Napoleon Maddox, beatbox, voce Jeff Parker, chitarra Jeb Bishop, trombone Jeff Albert, trombone Joshua Abrams, contrabbasso, guimbri Hamid Drake, batteria, tabla, frame drum, voce Special guest RAIZ, voce Parte II IsWhat?! Napoleon Maddox, beatbox, voce Jack Walker, sassofoni, flauto, voce Dave Kane, basso Hamid Drake, batteria Special Guest Neo Jessica Joshua, voce Posto unico numerato € 15 BIGLIETTI ESAURITI MITO SettembreMusica, lunedì 12 settembre a partire dalle ore 21.00, presso il Piccolo Teatro Studio di Milano, presenta una serata che porta sul palco musicisti del calibro di Napoleon Maddox, RAIZ e Hamid Drake. Questi artisti spaziano, senza alcun limite creativo, tra la migliore tradizione musicale afroamericana di ascendenza jazz, fino a spingersi alle contaminazioni reggae. La serata propone due concerti in uno. Nel primo sono protagonisti Hamid Drake e la sua band, assieme alla voce dello special guest napoletano RAIZ, alias Gennaro Della Volpe. Il titolo della loro esibizione riprende il concetto di bindu, espressione indiana non semplice da tradurre, che rimanda alla dialettica suono-silenzio e, in particolare nella cultura yoga, alla potenza creativa del ‘nulla’. Questo progetto, terzo capitolo di una serie di cinque, dedicato al ‘Divine Feminine’, intende perseguire gli stilemi del jazz e del reggae con estrema libertà improvvisativa, ma allo stesso tempo nel rispetto delle radici e dell’integrità di ogni tradizione. Nella seconda parte del concerto si esibiscono invece Napoleon Maddox, già sul palco con Drake, e la special guest Neo Jessica Joshua, con un programma che cerca di recuperare nel jazz le radici comuni di hip hop e rap. Cantante, improvvisatore, human drum-machine, poeta e creativo, Napoleon Maddox è uno dei protagonisti del mondo hip hop e rap. Maddox, noto al pubblico come NapoleonSolo, è il band leader degli IsWhat?!, gruppo nato a Cincinnati e affermatosi come uno delle più innovative e significative band sulla scena musicale contemporanea. Si unisce a questa formazione la cantante Neo Joshua che, con la sua vocalità esplosiva, fonde rap, funky, soul e hip pop. Biografie Hamid Drake, brillante, sensibile, infinitamente ritmico, intelligente, spirituale e potente batterista di Chicago. Nato a Monroe in Louisiana nel ‘55, la sua famiglia si trasferisce ad Evanston–Chicago qualche anno dopo, proprio mentre un altro musicista, faceva lo stesso tragitto, con la propria di famiglia: Fred Anderson. Hamid si è immerso fin da adolescente nell’ascolto R&B e funk, di tutto il Motown, Stax e Atco. Ha iniziato a suonare in rock and R&B bands, ancor giovanissimo, attirando l’attenzione di Fred Anderson col quale dal 1974 in poi si instaura una collaborazione professionale che diviene sempre più stabile. E’ lo stesso Fred Anderson che lo introduce presso Douglas Ewart, Gerge Lewis e gli altri componenti dell’AACM ( Chicago's Association for the Advancement of Creative Musicians). Le sue influenze musicali più significative per quanto riguarda le percussioni risalgono a quel periodo, ovvero ad Ed Blackwell, Adam Rudolph, Philly Joe Jones, Max Roach, Jo Jones. Altro incontro fortunato è quello con Don Cherry da cui scaturirà un’altra avventura musicale duratura. Dopo aver conosciuto Don Cherry, Hamid ha viaggiato molto al suo seguito in Europa, occasione per dedicare più tempo all’esplorazione dell’infinito universo percussivo, condividendo con Cherry, profondamente, il significato della spiritualità applicata alla musica e delle sue infinite possibilità di trasformazione ed evoluzione. Negli anni è stato inventivo supporto ritmico di lungimiranti artisti tra cui Borah Bergman e Peter Brotzmann, con il quale ha suonato in quartetto con William Parker e Toshinori Kondo, Marylin Crispell, Pierre Dørge, il pianista compositore norvegese Georg Gräwe, Herbie Hancock, Misha Mengelberg, Pharoah Sanders, Wayne Shorter, Malachi Thompson, David Murray, Archie Shepp, Bill Laswell, Gigi, Herbie Hancock, Nicole Mitchell, M. Zerang con cui celebra dal 1991 il Solstizio d’Inverno, Kent Kessler e Ken Vandermark nel DKV trio. Jeff Parker, chitarrista jazz, rock nonché musicista sperimentale, adepto della elettronica avant-garde, e improvvisatore acuto, ha iniziato a suonare la chitarra in età precoce, approdando nel 1985 presso il Berklee College of Music. Ha perfezionato i suoi studi con George Garzone, cimentandosi nella musica totalmente improvvisata. Sebbene avesse dichiarato che Chicago non sarebbe diventata dimora stabile, ma solo una tappa sulla strada verso New York, dove sarebbe giunto dopo un percorso che lo avrebbe reso libero dalle influenze ortodosse esterne del free, Chicago si è rivelata per Parker terreno fertile. Con il Chicago Underground Trio, Parker sperimenta una forma di espressione musicale sui generis, che si concretizza in un dinamico esilarante melange di hard bop, free jazz e di forme non squisitamente jazz. Parimenti eclettiche sono altre compagini con cui J. Parker ha collaborato negli anni '90, tra i quali la post-rock band, Tortoise (Standard), the New Horizon Ensemble, Uptightly, il Quartetto e Tricolor Esopo. Ha assiduamente lavorato con i rappresentanti della realtà musicale contemporanea di Chicago legati all’Association for the Advancemente of Creative Musicians tra cui Fred Anderson, Lin Halliday e Hamid Drake, così come con Ted Sirota e Ernest Dawkins. Napoleon Maddox, noto al pubblico come 'NapoleonSolo, è un abilissimo rapper, beat boxer, cantante, leader del gruppo ‘socialmente consapevole’ IsWhat?! fondato nell'autunno del 1996. A differenza della maggior parte degli artisti hip-hop, Maddox generalmente si fa accompagnare nelle sue performances da strumenti acustici, compresi contrabbasso e sax. Con IsWhat?! ha girato gli Stati Uniti e l’Europa. Nel 2007 il gruppo ha visto la compresenza di Archie Shepp, in una serie di entusiasmanti concerti realizzati in Italia. Ha registrato con Hamid Drake ed ha realizzato un tour con la New York City-based duo Trasmitting. Dal 1994 e il 2001, ha argutamente condotto ‘the Social Factor’ un programma hip-hop/urban su WAIF Radio Cincinnati. Nel palinsesto: interviste dal vivo e/o talvolta pre-registrate con personalità di spicco quali Spike Lee, Channel Live, Jurassic 5, Rahzel, The Roots, Jay-Z, Big Jaz (Jaz-O), Group Home, Mos Def, Watts Prophets, The Last Poets, Burning Spear, and Souls of Mischief. Le linee telefoniche venivano aperte in etere per call-ins su l'attualità, e tematiche politiche. Maddox è stato nominato "Best Setter-Jet" nel 2009. Jeff Albert, trombonista, improvvisatore e compositore di New Orleans. È leader del Jeff Albert Quartet e co-leader con Jeb Bishop del Lucky 7s. È anche un membro di Hamid Drake's Bindu, George Porter Jr. e il Runnin 'Pardners, Michael Ray, e il Cosmic Krewe, la Naked Orchestra, la New Orleans e New Music Ensemble. Si è esibito negli anni con Wolter Weirbos, Jim Baker, Josh Abrams, Georg Gräwe, Tatsuya Nakatani, Dave Rempis, Mike Reed, Jason Stein, Tim Daisy, Jonathan Freilich, Tim Green e, a testimonianza della sua estrema versatilità, con Stevie Wonder, Bonnie Raitt, The Funk Brothers, Quezergue Wardell, Dr. John, Ronnie Milsap, The Temptations, Lou Rawls, La Filarmonica di Louisiana Orchestra e la New Orleans Opera. Jeb Bishop, trombonista, improvvisatore, compositore, si è esibito in tour e ha registrato con gruppi di enorme caratura quali i Vandermark Five, Peter Brötzmann Chicago Tentet, Ted Sirtota’s Rebel Souls, Terminal four, School Days, Ken Vandermark’s Territory Band, Rob Mazurek's Exploding Star Orchestra, la Globe Unity Orchestra , e il suo Trio con Jeb Bishop. Egli è inoltre co-leader del progetto Lucky 7s con il trombonista di new Orleans Jeff Albert ed è un membro del quartetto The Engines. A partire dal 2001, è stato più volte menzionato come Rising Star, dalla Rivista Internazionale Downbeat Critics' Poll. Annovera numerose partecipazioni in festival rinomati a varie latitudini: Chicago Victoriaville, Berlino, Oslo, Vancouver, Parigi, Lisbona, Siviglia. Joshua Abrams, pacato, minimal, e dal contro-intuitivo swing. È noto ai più per il suo lavoro con il gruppo Town and City, la Sam Prekop Band, Stickes and Stones, Previous 73 e anni addietro ancora con The Roots. La sua ubiquità e onnipresenza nella scena della musica improvvisata di Chicago prova che è uno dei più laboriosi, creativi e prolifici bassisti. Eclettico solista ne dà dimostrazione in Busride Interview (Lucky Kitchen), a cui fa seguito Cipher on Delmark in cui conduce il quartetto con Guillermo Gregorio, Axel Dorner, e Jeff Parker. È nel contempo componente trio Sticks and Stones con Mantana Roberts e Chad Taylor. Con lo pseudonimo Reminder, ha pubblicato un entusiasmante lavoro in solo ‘Continuum’, (Eastern Developments) e poi West Side Cabin #1,(Ropeadope Digital) una miscellanea di sonorità impregnata di underground jazz/electronica/beat fusion. Gennaro Della Volpe, in arte Raiz, nasce a Napoli nel 22 aprile del 1967, cresce nel quartiere Ponticelli, nella zona orientale. Nella città partenopea, nel 1991 crea insieme a Gennaro T., D. Rad e Paolo Polcari il gruppo degli Almamegretta (Anima migrante), ed è proprio questo il titolo dell'album di debutto della band, pubblicato nel 1993. Inizia quindi la carriera da solista: lascia temporaneamente gli Almamegretta per lavorare con i produttori Roberto Vernetti e Paolo Polcari (ex Almamegretta). Raiz collabora in Italia e all'estero con artisti quali Pino Daniele, Stewart Copeland, David Fiuczynski, Planet Funk, Bill Laswell, Leftfield, Asian Dub Foundation, Les anarchistes, Eraldo Bernocchi, Roy Paci, Teresa De Sio , Radicanto e SteelA. Compone i brani per alcune colonne sonore e compare nel film di Gianluca Sodaro Cuore scatenato. A maggio del 2004 pubblica il suo primo album da solista, "Wop", anticipato dal singolo "Scegli me". Il titolo del disco richiama il soprannome attribuito negli Stati Uniti agli emigrati italiani che lavoravano senza documenti. "Wop", il secondo singolo tratto dal disco, esce accompagnato da un videoclip realizzato dal collettivo Kroitniz. Nel 2007 esce il suo secondo album, Uno. Partecipa inoltre con gli SteelA e Giuseppe De Trizio al Concerto del Primo Maggio del 2008 a Roma e nell' estate dello stesso anno attraversa in lungo e in largo l'Italia in un tour di grande successo; inoltre, a luglio ritorna per una sera a cantare con i suoi vecchi compagni Almamegretta nella serata inaugurale del Neapolis Rock Festival, dove duetta con gli amici Massive Attack. Sempre nel 2007 collabora con Nino D'Angelo proponendo insieme al Festival di Sanremo la canzone "Nu napulitano" che però non viene accettata a concorrere. A Maggio 2011 è uscito per la Universal YA!, terzo CD da solista per Raiz. PER INFORMAZIONI E VENDITA BIGLIETTI: Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.88464725 / 02.88464748 c.mitoinformazioni@comune.milano.it www.mitosettembremusica.it App MITO SettembreMusica a Milano per iPhone e iPod-Touch disponibile su http://itunes.apple.com/it/app/id438402161 |
| COMUNICATO STAMPA “VIA PADOVA E OLTRE” Produzione Teatro Officina 31 maggio 2011 ore 21 Piccolo Teatro – Teatro Studio Expo (Via Rivoli, 6 - Milano) Ingresso libero Regia di Massimo de Vita e Francesco Mazza con: Massimo de Vita, Luca Aiello, Mavis Castellanos, Carla Cipolla, Andrea Di Gregorio, Stefano Grignani, Karisa Kahindi, Orazio Ler, Soraya Pérez, Mario Pizzamiglio, Irene Quartana, Alice Savarese Dopo quasi un anno di lavoro sul territorio - fatto di incontri con gli abitanti italiani e stranieri del quartiere, di raccolta e condivisione delle loro storie ed esperienze, di rielaborazione drammaturgica, di prove teatrali – il Teatro Officina è lieto di presentare al pubblico “Via Padova e oltre”, uno spettacolo corale, esempio di teatro sociale dedicato alla via più multietnica di Milano. In questo lavoro - che impegna attori, professionisti e non, di 10 nazionalità diverse e si avvale della partecipazione dell’Orchestra di Via Padova - si cantano le storie drammatiche (come l’uccisione nel febbraio 2010 di Aziz el Sayed, egiziano di neanche vent’anni, in una rissa con i “Latin Kings”) ma anche gioiose di quell’autentico tesoro di umanità che è Via Padova. E insieme si lancia un messaggio di speranza e di cambiamento, un messaggio di apertura al diverso, allo straniero e alla sfida dell’integrazione, al di là dei marciapiedi di questa città e di questo Paese. Nel finale, tutto rivolto alla speranza e al futuro, gli spettatori saranno coinvolti e invitati a scrivere su un foglio di carta i propri desideri e a farli librare nell’aria come tanti aeroplanini. Il senso del progetto “Via Padova e oltre” Si tratta di uno spettacolo teatrale che offre una nuova immagine della via più cosmopolita di Milano. Il progetto è partito dalle storie e testimonianze degli abitanti, raccolte tramite decine di interviste, che costituiscono il fondamento dello spettacolo. Dai racconti registrati emergono le criticità, ma anche le potenzialità e le risorse umane e culturali che fanno di questa via la strada più multietnica della città, dove la vita pulsa di mille lingue, colori e profumi che s’intrecciano fra loro ed evocano luoghi lontani, improvvisamente convocati nel nostro presente e immediato futuro. A questa prima fase è seguito il lavoro sulle “narrazioni di vita” nella via Padova, affidato ad attori del Teatro Officina e a testimoni significativi scelti fra gli stessi abitanti, arricchito attraverso contributi audiovisivi e musicali. Complessivamente sono 14 le realtà che hanno collaborato a vario titolo alla realizzazione dello spettacolo: Rete di Via Padova (www.meglioviapadova.org); Orchestra di Via Padova (www.orchestradiviapadova.it); Casa della Poesia del Trotter (www.lacasadellapoesia.com); Cisl (sede di zona); Caritas (sede c/o Parrocchia S. Giovanni Crisostomo); Casa della Carità (www.casadellacarita.org);Durchblick (www.durchblick.it/); Cooperativa Lavoriamo di Via Trasimeno; Istituto Scolastico lnfantile via Padova ; Compagnia dei Transiti; Casa della cultura islamica; Commercianti di Via Crespi; Bar di via Padova; Commercianti di Via Predabissi. Sinossi dello spettacolo La serata del 31 maggio troverà il suo incipit in un brano del film “Via Padova: istruzioni per l’uso” di Anna Bernasconi e Giulia Ciniselli, prodotto dalla Triennale di Milano. Si dipaneranno poi sul palco le narrazioni degli immigrati italiani che abitarono via Padova negli anni ’50 e ’60 e, a seguire, quelle degli immigrati stranieri di oggi, affidate agli attori del Teatro Officina e a testimoni diretti. L’Orchestra di via Padova farà da naturale contrappunto a queste narrazioni. Inizialmente sommessa, crescerà fino ad esplodere nel finale con i suoi trascinanti suoni, proprio quando gli attori reciteranno i desiderata espressi dagli abitanti. “Vorrei capire, parlare, e rispondere nelle lingue delle persone che mi passano accanto”, “Vorrei smettere di vedere paura negli occhi di chi incrocio per la via”, “Vorrei una casa, con una stanza tutta per me”, sono alcuni dei molti desideri raccolti in questi mesi. Lo spettacolo terminerà con il lancio di aeroplanini di carta da parte degli spettatori in balconata, con i loro desideri per una via Padova unita e solidale (evidente la citazione del “W Verdi!” risorgimentale alla Scala, qui declinato in termini di coesione sociale e interculturalità). Gli obiettivi sociali L’idea da cui siamo partiti è che via Padova è la parte più cosmopolita della città, il quartiere più simile a quelli che troviamo in tutte le metropoli più avanzate: si tratta di cominciare a veicolare questa immagine positiva e internazionale della via, di portare via Padova al centro della città, nei luoghi di eccellenza. Concordemente con la Rete di 50 associazioni “Via Padova è meglio di Milano” (di cui siamo fra i fondatori), in maggio si realizzerà una serie di importanti eventi, un vero e proprio coté creativo della Via, proposta come grande laboratorio urbano a cielo aperto. Attraverso lo strumento del teatro sociale il nostro evento intende promuovere un’ulteriore tappa entro il cammino di ricerca di una nuova forma di coesione sociale degli abitanti di via Padova, ed ha il compito precipuo di comunicare i plus di questa via a tutta la città, collocando l’evento presso il Piccolo Teatro Studio di Milano, con ingresso gratuito. Ufficio stampa: Fabrizio Pesoli 02.2553200 comunicazione@teatroofficina.it “Via Padova e oltre” Produzione Teatro Officina di Milano drammaturgia Massimo de Vita e Mohamed Ba regia Massimo de Vita e Francesco Mazza responsabile progetto Daniela Airoldi Bianchi musica dal vivo Orchestra di Via Padova contributo video da “Via Padova, istruzioni per l’uso” di Anna Bernasconi e Giulia Ciniselli con Massimo de Vita, Luca Aiello, Mavis Castellanos, Carla Cipolla, Andrea Di Gregorio, Stefano Grignani, Karisa Kahindi, Orazio Ler, Soraya Pérez, Mario Pizzamiglio, Irene Quartana, Alice Savarese scenografie Gianluca Martinelli e Carla Cipolla luci Luca Giordani fonico Eugenio Mazza video Antonio Grazioli, Enzo Biscardi coreografie Soraya Pérez assistenza alla regia Michele Puzzangara relazioni esterne e fund raising Marianna Caprotti, Francesca Moroni ufficio stampa Fabrizio Pesoli si ringraziano i testimoni Massimo Ameglio, Zakaria Bounegab, Alejandra Meyer, Carlos Pietro Silva, Kevin Wu, Gina e Lilith Con il contributo di: Comune di Milano, Fondazione Cariplo Si ringraziano: Cargo&HighTech, Artefice Group, Fornasetti |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio il 29 e 30 giugno, ingresso gratuito Al debutto i 32 attori della Scuola del Piccolo con due spettacoli nel segno di Cechov Si conclude il Corso Vachtangov. Pubblicato il bando del nono corso intitolato a Jean-Louis Barrault: iscrizioni entro il 28 agosto Si conclude con due giornate-spettacolo il Corso “Evgenij Vachtangov”, l’ottavo della Scuola per attori del Piccolo Teatro di Milano. Mercoledì 29 e giovedì 30 giugno, al termine di un percorso didattico e formativo “full immersion” durato tre anni, i 32 allievi della prestigiosa istituzione fondata nel 1986 da Giorgio Strehler e dal 1998 diretta da Luca Ronconi, reciteranno, ormai da attori professionisti, in due distinti spettacoli cechoviani: Soggetto per un breve racconto, da Il gabbiano, e Commedia senza titolo, da Platonov, su adattamento di Enrico D’Amato, coordinatore didattico della Scuola. L’appuntamento è al Piccolo Teatro Studio Expo di via Rivoli: in programma due rappresentazioni per ogni spettacolo: il 29 e il 30 giugno alle ore 17 Soggetto per un breve racconto; alle 20 delle stesse giornate Commedia senza titolo. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria ai numeri 02 72 333 414 oppure 02 72 333 405. “Il terzo anno della nostra scuola è sempre dedicato a Cechov”, spiega D’Amato. “Soltanto alla fine del loro percorso formativo gli allievi possono affrontare la profondità e la complessità di questo autore. I drammi di Cechov sono un punto d’arrivo, un esame di maturità, per un attore. Si tratta di equilibrare energia e rilassamento per sfuggire, nei momenti di grande tensione, all’enfasi a alla contrazione muscolare. La scrittura apparentemente spoglia di Cechov richiede una continuità della presenza scenica e, quindi, un grande sforzo di concentrazione”. A conclusione del Corso Vachtangov viene pubblicato un volume fotografico nato dalla collaborazione del Piccolo con l’Istituto Italiano di Fotografia diretto da Maurizio Cavalli. Il libro, curato da Wanda Perrone Capano, ripercorre i tre anni trascorsi dagli allievi nelle aule di via Strehler: lezioni, esercitazioni, momenti d’incontro. Alcuni scatti tratti dal libro vanno a formare una mostra allestita nel foyer del Teatro Studio Expo. Partono intanto le iscrizioni per accedere alla selezione del nuovo Corso della Scuola, che sarà intitolato a Jean Louis Barrault, grande attore e regista francese del Novecento, fautore del “teatro totale”. Il corso, destinato a 25 allievi, si svolgerà dal novembre 2011 al giugno 2014. La prima selezione avrà luogo il 5 settembre 2011. I requisiti per l’iscrizione al Bando di Concorso sono: data di nascita compresa tra l’1 gennaio 1986 e il 31 dicembre 1993 e il possesso di diploma di Scuola media superiore. Il modulo per la domanda di ammissione deve pervenire, debitamente compilato, entro e non oltre il 28 agosto 2011. La Segreteria provvederà a comunicare via e-mail la data e l’ora dell’esame. Il bando e la modulistica sono disponibili sul sito www.piccoloteatro.org sotto la voce Educational / Scuola di teatro. Con il via al nono Corso della Scuola si rafforza la collaborazione tra Piccolo ed Eni, all’insegna del fortunato slogan “La cultura dell’energia e l’energia della cultura”. Quello di Eni non sarà un sostegno solo economico: l’obiettivo condiviso è avviare un percorso congiunto tra il Laboratorio di comunicazione Eni e la Scuola, intesa come luogo dove far incontrare competenze, passioni, discipline, linguaggi e creatività, insomma per scoprire le origini del nostro futuro. Milano, 27 giugno 2011 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Grande ritorno dell’artista al Piccolo Teatro Studio dal 14 al 23 giugno 2011 con Povera Gente Paolo Rossi: precari, disoccupati, stranieri, pensionati e lavoratori in cassa integrazione cercansi! Carolina De La Calle Casanova si ispira liberamente al testo di Bertolazzi Ogni sera in scena otto comparse scelte tra il pubblico Grande ritorno di Paolo Rossi al Piccolo Teatro con uno spettacolo originalissimo ispirato al celebre testo El Nost Milan di Carlo Bertolazzi, in una nuova drammaturgia di Carolina De La Calle Casanova. Dopo il successo di Sulla strada ancora, della Cimice e del suo personale Mistero Buffo, l’artista torna a calcare il palcoscenico al Teatro Studio Expo con Povera Gente, prima produzione della Compagnia di Teatro Popolare, da lui fondata due anni fa assieme alla Compagnia BabyGang. Uno spettacolo che prevede una singolare iniziativa: ogni sera, infatti, i primi otto “pover Crist”, sia uomini che donne, che si ritengono “perfetti per la parte” potranno rivestire come comparse il ruolo di “povera gent” accanto al protagonista. Basterà inviare la propria candidatura e avere la “mise adatta” per ottenere una parte nello spettacolo. Ne risulterà una coinvolgente messa in scena piena di imprevisti e gag, che contribuiranno a raccontare la storia tragicomica del nostro Paese in una “suite” moderna, che fonde mirabilmente mimica, uso dello spazio e improvvisazione. Paolo Rossi è il capo dei mendicanti, sognatore e poeta, alla prese con il matrimonio della figlia Nina e circondato da impertinenti clown, spocchiosi mafiosi e “pover Crist”, all’ombra di un palazzo di giustizia inquietante e imponente. Sulle note delle musiche originali di Emanuele Dell’Aquila, eseguite dal vivo da Francesco Arcuri, Rossi guarda la società attraverso le suggestioni oniriche e stralunate del circo, mostrando l’impegno civile del suo teatro e la sua poetica, punto di incontro tra immaginazione e tangibilità della vita. Il celebre testo El Nost Milan di Carlo Bertolazzi, che debuttò in veste drammaturgica al Piccolo Teatro di Milano il 3 dicembre del 1955 con la regia di Giorgio Strehler e le musiche di Fiorenzo Carpi, è una trilogia incompiuta, della quale l’autore compose soltanto due pièce La povera gent (1893) e I sciori (1895), un dramma corrosivo ed amaro che vede protagoniste le classi popolari milanesi. Carolina De La Calle Casanova ne rivisita e rielabora la prospettiva nell’ottica del terzo millennio. Differenti sono gli emarginati e differenti i problemi. La trama di Povera Gente diventa una sorta di canovaccio, un rocambolesco susseguirsi di situazioni paradossali, in cui gli attori ogni sera trovano spazio per improvvisare con il pubblico. Uno spettacolo popolare che - nello stile irriverente che contraddistingue il lavoro della Compagnia del Teatro Popolare - porta in scena e svela l’identità dei veri miseri di oggi. “Perché”, spiega l’autrice Carolina De La Calle Casanova, “i poveri di oggi, come quelli di cento anni fa, sono quelli che non hanno voce né visibilità. Una condizione di incertezza che unisce italiani e stranieri. Si parla così di un'Italia che crediamo di conoscere, ma che in realtà dovremmo scoprire provando, per un solo giorno, ad essere stranieri. Mescolando lingue e dialetti, monologhi e dialoghi, Povera Gente racconta storie di oggi, quelle che non fanno notizia, non si leggono sui giornali, ma si ascoltano alla fermata del tram, al supermercato, nella sala d'aspetto del medico. Si parla di Milano, naturalmente, ma con la consapevolezza che questo spettacolo potrebbe avere come scenario qualsiasi grande città italiana o europea in periodi di crisi economica come quello che stiamo vivendo”. A termine della replica di sabato 18 giugno Paolo Rossi incontrerà il pubblico. Il mio teatro popolare Sono diversi anni ormai che cerco di comprendere che cosa sia l’essenza profonda e fondante di quello che è chiamato, spesso a sproposito, teatro popolare; credo anche che ci vorrà ancora molto tempo prima di comprenderlo fino in fondo. Nel mio esperire e conoscere, o cercare di conoscere, il teatro popolare mi sono fatto guidare da pochi ma importanti elementi, traducendo in pratica le molteplici riflessioni sviluppate insieme ai collaboratori che partecipano ai miei progetti; la necessità di recuperare i vecchi meccanismi, i lazzi, le tecniche del teatro di strada, della Commedia dell’Arte e della tradizione giullaresca, insieme alla volontà di coinvolgere sempre di più le nuove leve del teatro, non solo negli aspetti artistici ma anche organizzativi e gestionali, sono un esempio di indicatore di direzione, di idee guida che facciano luce lungo il percorso. Paolo Rossi Intervista a Paolo Rossi e Carolina De La Calle Casanova su www.piccoloteatro.tv Piccolo Teatro Studio EXPO (via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dal 14 al 23 giugno 2011 Povera Gente suite moderna in due atti testo e drammaturgia Carolina De La Calle Casanova regia Paolo Rossi con Paolo Rossi e Carolina De La Calle Casanova, Paolo Faroni, Marco Ripoldi, Valentina Scuderi musiche originali Emanuele dell'Aquila, musiche dal vivo Francesco Arcuri sviluppo dei movimenti scenici a cura di Giorgio Rossi palco e maschere Andrea Cavarra scenografie realizzate da Gian Luca Albertin, Chiara Arsini e Olivia Fercioni – Accademia di Belle Arti di Brera responsabile di palcoscenico Bruno Crescenzo disegno luci Marcello Cavoto scheda tecnica audio Mario Ordine organizzazione Josephine Magliozzi e Sara Carmagnola con la straordinaria partecipazione del popolo di Milano e dintorni Produzione Compagnia del Teatro Popolare / Compagnia BabyGang con il contributo di Être un progetto di Fondazione Cariplo Orari: da mercoledì a venerdì ore 20.30; martedì e sabato ore 19.30, domenica ore 16. Durata: un’ora e 40 minuti senza intervallo. Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv I primi otto “pover Crist” – sia uomini che donne - che si prenoteranno al numero 3456216226 o invieranno una mail a comparse.poveragente@gmail.com potranno partecipare come comparse nel ruolo di “povera gent” ad una delle repliche dello spettacolo. Maggiori indicazioni verranno date al momento della conferma. Milano, 10 giugno 2011 |
| CALENDARIO TEATRO STUDIO EXPO 9-18 settembre 2011 MilanoFilmFestival 12/17 settembre 2011 Festival MITO SettembreMusica 10-11 ottobre 2011 Gozzi, Pro-Turandot, Mogucij 14-15 ottobre 2011 Tolstoj, Kasatka, Spivak 20-22 ottobre 2011 Cechov, Tre sorelle, Dodin 27-30 ottobre 2011 Baccar, Amnésia, Jaïbi 1-6 novembre 2011 Lazzarini, Muri, Sarti 10-27 novembre 2011 Catalano, Gnam Gnam… 29 novembre-18 dic. 2011 Toni Servillo legge Napoli 1/15 dicembre 2011 Toni Servillo legge i Mémoires di Goldoni 20-22 dicembre 2011 Bambini G - Milano per Gaber 27-30 dicembre 2011 Teatro Gioco Vita, Sogno di una notte di mezza estate 4-22 gennaio 2012 Albanese, Canto la storia dell’astuto Ulisse 7-19 febbraio 2012 Sinigaglia, Settimo 3-20 marzo 2012 Harrower, Blackbird, Pasqual 28 marzo-1 aprile 2012 Berkoff, Shakespeare’s Villains 17-24 aprile 2012 Curino, Mani grandi, senza fine 25-30 aprile 2012 Milano incontra la Grecia 15-20 maggio 2012 Thompson, Palace of the end, Carniti maggio 2012 Masterclass – Casa delle Scuole di Teatro 47 |
| Prossima Rappresentazione |
| Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02 72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio Expo, in prima nazionale, dal 26 aprile Lluís Pasqual dirige Massimo Popolizio e Anna Della Rosa in un testo di David Harrower, rivelazione della nuova drammaturgia scozzese Blackbird: l’inguaribile ferita di un amore sbagliato Il rapporto tra un uomo adulto e una bambina, un tema scomodo affrontato attraverso il linguaggio teatrale con un estremo rigore morale, al di fuori di ogni aspetto scandalistico. Il 28 aprile un incontro con Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano Dopo Donna Rosita nubile dell’amato Garcia Lorca – grande successo della scorsa stagione e in tournée in quella in corso – Lluís Pasqual si cimenta con un testo scomodo e terribilmente attuale sulle ferite inguaribili di un amore sbagliato, Blackbird del quarantenne David Harrower, rivelazione della nuova drammaturgia scozzese. L’atteso spettacolo sarà in scena per oltre un mese al Teatro Studio Expo, dal 26 aprile al 29 maggio prossimi. È questa la terza produzione che il regista catalano firma per il Piccolo Teatro di Milano, sua “seconda casa”, a 25 anni esatti dalla prima, El Público di Garcia Lorca, accolto nel 1986 con uno strepitoso successo proprio allo Studio in occasione della sua apertura. In Blackbird si affronta un tema drammatico, l’amore di un uomo adulto per una bambina, da una prospettiva diversa. “Mettere in scena Blackbird”, spiega Pasqual, “significa portare in evidenza un tema che tutti conosciamo nella sua realtà quotidiana, per guardarlo in modo più profondo, al di fuori di ogni significato scandalistico”. Il linguaggio teatrale diventa lo strumento privilegiato per uno sguardo “altro” sulle cose, soprattutto quando si tratta di vicende scomode e, quindi, spesso taciute. Così, attraverso le molte stratificazioni del testo e i numerosi livelli di lettura, l’ordinaria storia di una violenza si trasforma in una grande storia d’amore, che lega indissolubilmente, in maniera unica e crudele, due esseri umani. Una discesa negli inferi dell’animo umano, che dell’animo umano prova a svelare le ombre, le mille paurose sfumature. Data la delicatezza dell’argomento, pur trattato con un estremo rigore morale, lo spettacolo è vivamente sconsigliato ai minori. E proprio per approfondire con gli spettatori le tematiche affrontate il Piccolo organizza una serie di incontri, tra i quali quello di giovedì 28 aprile alle 17.30 nel Chiostro del Piccolo Teatro Grassi con uno dei massimi esperti di diritto dei minori, Livia Pomodoro, attuale presidente del Tribunale di Milano e per un quindicennio, dal 1993 al 2007, presidente del Tribunale per i minorenni; all’incontro sarà presente anche il regista, Lluís Pasqual. La genesi di “Blackbird” Fino al 2003, il nome di Harrower è legato solo alle sue pièces di ispirazione scozzese e di modesto successo, esclusa la sola Knives in Hens, definito un “classico moderno”. In quell’anno Brian McMaster, direttore dell’International Festival di Edimburgo, gli commissiona un testo: il drammaturgo ha carta bianca e due anni per presentare il lavoro al regista tedesco Peter Stein, che lo metterà in scena. L’inizio della collaborazione con Stein è travagliato: quando Harrower lo incontra in Umbria, il regista dichiara di aver detestato la sua ultima opera (Dark Earth) e lo sprona a scrivere qualcosa di completamente differente, pena il fallimento del progetto. Scoraggiato, Harrower si impegna nella stesura di un testo ispirato al caso giudiziario di Tony Studebaker, ex-marine americano che intrecciò una relazione on-line con una dodicenne di cui ignorava l’età e fu incarcerato per rapimento e reati a sfondo sessuale. Dopo nove mesi, ha steso un testo troppo complesso: 3 atti per 18 personaggi, fra cui il fantasma del cantante Marvin Gaye e un coro di voci bianche che intona “Sexual Healing”. Capisce che non può funzionare. In quattro settimane condensa il testo all’essenza: l’incontro e il confronto fra due personaggi, un uomo e una donna. Racconta Harrower: “Non ci fu bisogno di spiegare molto. Peter intuì in fretta di cosa si trattava esattamente (…) non fece altro che prendere il testo dalle mie mani… e abitarlo”. “Blackbird per me fu davvero una rivelazione”, dice Harrower “perché di solito non scrivo così. È stata un’operazione difficile, irripetibile, che ha investito anche la lingua. Non c’è molta punteggiatura. Mi sono accorto che non potevo usare frasi con un punto e a capo, perché troppo cristalline, troppo finite. La forma rispecchia, in un certo senso, l’incertezza di persone che si aggirano una intorno all’altra. Non potevo usare materiale tratto semplicemente dalle pagine dei giornali”. Il tema dell’abuso è scottante. Ma non è quello il cuore dell’interesse per l’autore, che spiega: “Mi sembrava insensato scrivere un testo sulla pedofilia, e dire la pedofilia è un male: lo sanno tutti. Dovevo cercare più in profondità (…) Pensavo anche che le donne si sarebbero schierate contro di me. Invece, alcune amiche mi hanno poi raccontato di aver avuto relazioni con uomini molto più adulti e di essere sempre rimaste convinte di aver agito nel giusto”. Il titolo dell’opera, tradotto letteralmente, significa “il merlo”, mentre nello slang britannico vuole anche dire “una ragazza”. Harrower conferma che deriva dall’omonima canzone di Paul Mc Cartney aggiungendo che, nella sua immaginazione, la colonna sonora della fuga d’amore di Una e Ray è “The White Album” dei Beatles. Il merlo corrisponde anche al travestimento adottato da Satana per indurre in tentazione un santo – San Benedetto, secondo alcune fonti iconografiche – spingendolo a desiderare una fanciulla: il drammaturgo scopre questo legame quando ha già scelto il titolo e, con sorpresa, si accorge che calza a pennello al testo. Il caso Studebaker Toby Studebaker è un ex-marine dell’esercito americano, membro di un’unità anti-terrorismo, coinvolto in operazioni contro Al-Quaeda a seguito dell’11 settembre 2001. Nel 2003 è giudicato e incarcerato per il rapimento di una ragazzina di 11 anni, Shevaun Pennington, di nazionalità inglese, conosciuta via internet. Tutto inizia quando Shevaun racconta a Toby di avere 17 anni e intreccia con lui una relazione nutrita di espliciti messaggi erotici. Un giorno dice ai genitori che uscirà per un giro con le amichette: in realtà, lei e Toby hanno architettato una fuga che li porterà insieme prima a Parigi, poi a Strasburgo e a Francoforte, dove la storia finisce. Cinque giorni in tutto, al termine dei quali Studebaker è arrestato ed estradato. Davanti alla Corte di Manchester, si dichiara colpevole di rapimento e abuso sessuale. Trascorre 4 anni e mezzo in prigione, è trasferito negli Stati Uniti e qui condannato dalla corte Federale ad altri 11 anni e 4 mesi, con l’ulteriore accusa di espatrio di minore a scopi sessuali. Si aggiunge una condanna simultanea a 7 anni e 11 mesi, per detenzione di materiale pedopornografico. Blackbird è ispirato a questi fatti. BLACKBIRD / LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO Piccolo Teatro Studio Expo (via Rivoli, 6 – M2 Lanza) - dal 26 aprile al 29 maggio 2011 Blackbird di David Harrower, versione italiana Alessandra Serra regia Lluís Pasqual scene Paco Azorin costumi Chiara Donato luci Claudio De Pace con Massimo Popolizio e Anna Della Rosa e con Silvia Altrui Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa Foto di scena David Ruano Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Domenica 1 maggio riposo. Durata: un’ora e 25 minuti senza intervallo Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv Intorno allo spettacolo In occasione della messa in scena dello spettacolo Blackbird il Piccolo organizza un ciclo di incontri di approfondimento sulle tematiche trattate nello spettacolo. Un’occasione per confrontarsi, insieme ad artisti, professionisti e studiosi, sulla capacità del linguaggio teatrale di dare uno sguardo "altro" sulle cose. Gli incontri sono a ingresso libero. Mercoledì 20 aprile ore 17.30, Spazio Eurolab (Piccolo Teatro Strehler) Come parlare dello spettacolo Incontro con Paolo Gelli - psicoterapeuta infantile in collaborazione con il Dipartimento di Storia delle Arti della Musica e dello Spettacolo dell'Università degli Studi di Milano Mercoledì 27 aprile ore 17.30, Scatola Magica (Piccolo Teatro Strehler) L'attualità nello spettacolo Incontro con Maria Cristina Koch, Giovanna Basile e Paolo Gelli in collaborazione "La casa di vetro" e con il Dipartimento di Storia delle Arti della Musica e dello Spettacolo dell'Università degli Studi di Milano Giovedì 28 aprile ore 17.30, Chiostro del Piccolo Teatro Grassi I diversi linguaggi dello spettacolo Incontro con Livia Pomodoro e Lluís Pasqual in collaborazione con il Dipartimento di Storia delle Arti della Musica e dello Spettacolo dell'Università degli Studi di Milano Giovedì 12 maggio ore 17.30, Chiostro del Piccolo Teatro Grassi Le relazioni nello spettacolo Incontro con Silvio Morganti In collaborazione con il Dipartimento di Psicologia e Sociologia dell'Università degli Studi di Milano Bicocca e Assoetica. Mercoledì 18 maggio ore 17.30, Chiostro del Piccolo Teatro Grassi Tradurre la nuova drammaturgia Incontro con Alessandra Serra e Margaret Rose in collaborazione con il Dipartimento di Storia del Teatro Inglese dell'Università degli Studi di Milano Le versioni di “Blackbird” 2005, King’s Theatre, Edimburgo (Festival internazionale di Edimburgo) Negli ultimi anni il Festival di Edimburgo non aveva molta fortuna con i nuovi testi, scrive “The Guardian”, ma Harrower ha spezzato questa maledizione. La prima messa in scena di Blackbird è diretta da Peter Stein. Definita straziante e incantevole, nel 2006 ottiene il premio della critica scozzese (CATS) come migliore nuovo spettacolo. 2005, Schaubühne, Berlino La versione tedesca di Blackbird è firmata Benedict Andrews (classe 1972), uno dei registi più quotati in Australia, sua terra di nascita. 2006, Dramaten (Royal Dramatic Theatre), Stoccolma Il Dramaten è un organismo storico, legato al nome di Ingmar Bergman che firmò qui la sua prima regia e consegnò a questo teatro le sue creazioni fino al termine della sua carriera. Pubblico e critica svedesi accolgono con entusiasmo Blackbird. Lo spettacolo è diretto da Eva Dahlman. 2007, Manhattan Theatre Club, New York Joe Mantello – molto apprezzato a Broadway, due volte vincitore del premio Tony, il più prestigioso della critica americana – dirige la coppia di star hollywoodiane Alison Pill (Milk) e Jeff Daniels (fra i suoi numerosi film, La rosa purpurea del Cairo). 2008, National Center Performing Arts, Bombay Il testo raggiunge l’India e nel 2009 è in cartellone per la sezione “teatro sperimentale” in una delle più importanti istituzioni culturali del continente asiatico (NCPA, inaugurato nel 1969). È rappresentato anche a Bangalore e Nuova Delhi. 2009, Victory Gardens Theater, Chicago Con Dennis Začek alla regia e due volti noti del grande e piccolo schermo americano, Mattie Hawkinson (Stanno tutti bene, Così gira il mondo) e William L. Petersen (Vivere e morire a Los Angeles e C.S.I. Las Vegas, nel ruolo di Gil Grissom), lo spettacolo è il più grande successo del teatro in 34 stagioni. 2011, Théâtre Vidy-Lausanne, Losanna A breve, Blackbird tornerà sulla scena svizzera, dove è stato presentato nel corso di una precedente stagione. Diretto da Gérard Desarthe – regista e docente al Conservatoire di Parigi, è stato uno degli attori prediletti di Patrice Chéreau – il testo turba e affascina, perché affronta con sottile umanità un grande tabù. Lo spettacolo è sconsigliato ai minori di 15 anni. Lluís Pasqual al Piccolo Teatro Blackbird di David Harrower è il terzo spettacolo diretto da Lluís Pasqual e prodotto dal Piccolo Teatro di Milano dopo Donna Rosita nubile, presentato al Teatro Grassi nel 2010, e El Público di Federico Garcia Lorca, in occasione della prima stagione del Teatro Studio, nel 1986. Il lungo sodalizio artistico con il Piccolo, cominciato nel 1978, quando il regista catalano era assistente di Giorgio Strehler, prosegue con questa nuova produzione che ritrova la sua cornice ideale nella sala di via Rivoli, in quello stesso orizzonte dove Pasqual presentò, sempre nel segno del legame con Lorca, I Sonetos del Amor Oscuro nel 1986, Mariana Pineda con il Ballet Flamenco di Sara Baras nel 2002, La Casa di Bernarda Alba nel 2009, ma anche Mòbil del giovane scrittore catalano Sergi Belbel nel 2007. Nella sede storica di via Rovello Pasqual ha invece diretto La Oscura Raiz di Lorca (con Nuria Espert), Aspettando Godot, in omaggio a Strehler (entrambi nel 1999) e La famiglia dell’antiquario di Goldoni, con Eros Pagni, nel 2007. LE BIOGRAFIE Lluís Pasqual Nato nel 1951, per una divertente combinazione anche lui il 5 giugno, come il prediletto Federico García Lorca. Originario di Reus (Catalogna), studia a Barcellona, dove si laurea in Lettere e Filosofia, specializzandosi in filologia e diplomandosi poi anche in Arte Drammatica presso l’Institut del Teatre della capitale catalana. Cofondatore della compagnia La Tartana-Studio teatrale, con questa inizia a lavorare in teatro, per fondare nel 1976, sempre a Barcellona, il Teatre Lliure che inaugura la programmazione con uno spettacolo da lui scritto e diretto, Cammino di notte del 1854. Nel 1983 diventa direttore del Centro drammatico nazionale spagnolo - Teatro María Guerrero di Madrid. Nel 1990 si trasferisce a Parigi, dove rimane per 6 anni alla guida dell’Odéon-Théâtre de l’Europe, dirigendo anche, per il 1995 e il 1996, la sezione teatro della Biennale di Venezia. Successivamente riveste altri incarichi per il Comune di Barcellona (nell’ambito del progetto Barcellona Città del Teatro, 1999) tornando anche alla direzione del Teatre Lliure, che codirige con Guillem-Jordi Graells (1998-2000). In parallelo, prosegue il lavoro di regista ospite delle principali istituzioni europee, per spettacoli di prosa e opera lirica. Nel suo repertorio, grandi classici (Tre sorelle di Cechov, Aspettando Godot di Beckett, Edoardo II di Marlowe, Leonce e Lena di Buchner, Una delle ultime sere di Carnovale e La famiglia dell’antiquario di Goldoni, La tempesta di Shakespeare, tra gli altri), ma anche molti titoli contemporanei, tra cui Roberto Zucco di Koltès, The Breath of Life di David Hare, Mòbil di Belbel. Considerato il regista lorchiano per eccellenza, del grande autore andaluso ha allestito Commedia sin titulo, i recital 5 Lorcas 5 (con un giovanissimo Antonio Banderas), Sonetos del Amor Oscuro, La oscura raiz, Mariana Pineda (spettacolo di flamenco), La casa di Bernarda Alba, Donna Rosita nubile (prodotto dal Piccolo Teatro di Milano). Giorgio Strehler, di cui è stato assistente alla regia, nel 1986, gli ha affidato la messa in scena di El público, sempre di García Lorca, allestito in prima mondiale nella prima stagione di vita del Teatro Studio. Come regista lirico, ha diretto tra gli altri Falstaff e Don Carlos di Verdi, Il tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi di Puccini, Le Comte Ory di Rossini, Tristano e Isotta di Wagner, Don Giovanni e Le nozze di Figaro di Mozart. Ha partecipato in un “cammeo” al film di Pedro Almodóvar Tutto su mia madre: nella finzione, dirigeva Marisa Paredes impegnata nelle prove del recital La oscura raiz. Nel 1996 ha ricevuto dal governo francese l’onorificenza di Cavaliere della Legion d’Onore. Massimo Popolizio Nato a Genova nel 1961, nell’84 si è diplomato a Roma all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D'Amico”. Da circa vent’anni collabora con Luca Ronconi, con cui ha recitato in una trentina di spettacoli, tra i quali Gli ultimi giorni dell’umanità di Kraus (1990), verso “Peer Gynt” da Ibsen (1995), Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda (1996), I fratelli Karamazov di Dostoevskij, Questa sera si recita a soggetto di Pirandello (1998) e, al Piccolo, La vita è sogno di Calderón de la Barca (2000), Lolita-sceneggiatura di Vladimir Nabokov, I due gemelli veneziani di Goldoni (per il quale ha ricevuto l’UBU 2001 come miglior attore protagonista), Candelaio di Giordano Bruno (tutti e tre allestiti nel 2001), Baccanti di Euripide e Rane al Teatro Grande di Siracusa (maggio 2002, ripresi a Milano, al Teatro Strehler, nel 2004), Professor Bernhardi di Schnitzler (2005, premio UBU come miglior attore non protagonista) e Inventato di sana pianta ovvero gli affari del Barone Laborde di Hermann Broch. Ancora nel 2001 è stato protagonista, con Umberto Orsini e Giuliana Lojodice, di Copenaghen di Michael Frayn, per la regia di Mauro Avogadro. Ha collaborato anche con molti altri registi italiani, tra cui Cesare Lievi, Massimo Castri, Walter Pagliaro, Mauro Avogadro, Gianfranco de Bosio, Antonio Calenda, Marco Sciaccaluga e Elio De Capitani, Jean Pierre Vincent. Con Ritter Dene Voss di Thomas Bernhard, regia di Piero Maccarinelli (2007), vince il Premio Olimpico. Nel 2009 è protagonista di Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, regia di Daniele Abbado e, l’anno successivo, è Misantropo nell’omonima commedia di Molière, regia di Massimo Castri. In tv ha recitato in L’attentatuni (2001) e Il grande Torino (2004), entrambi diretti da Claudio Bonivento ed è tra i protagonisti della serie in sei puntate La stagione dei delitti per RaiDue. Per il grande schermo ha lavorato con i fratelli Taviani (Le affinità elettive), Michele Placido (Romanzo criminale), Daniele Luchetti (Mio fratello è figlio unico), Paolo Sorrentino (Il Divo). Collabora con RadioTre dove ha portato a termine la lettura integrale dei libri Il deserto dei tartari di Dino Buzzati, Il Maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov e Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain. Collabora anche con l’Auditorium di Roma dove ha letto integralmente l’Eneide (2005), parte dell’Odissea (2006) con la collaborazione del sestetto di Uri Caine e l’Iliade (2007). Tra i premi ricevuti, nel 1996 il Pegaso d’Oro, l’Ubu e il Premio Nazionale della Critica come migliore interprete della stagione; nel ’98, il premio Salvo Randone, il Veretium d’Oro e il Nastro d’Argento per il doppiaggio del film Hamlet diretto e interpretato da Kenneth Branagh.. Anna Della Rosa Laureata in Lettere e Filosofia, studia con Nikolaj Karpov e consegue nel 2002 il diploma presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Si specializza negli anni successivi con Luca Ronconi e Massimo Castri. Lavora nel cinema, in televisione e soprattutto in teatro, dove recita con la regia di Peter Stein, Maurizio Schmidt e Massimo Castri. Tra gli ultimi lavori, Zio Vanja con la regia di Nanni Garella e Trilogia della villeggiatura, diretto da Toni Servillo, in cui per tre anni interpreta il ruolo di Giacinta in Italia e nei principali teatri del mondo. È stata vincitrice del Premio ETI Gli olimpici del teatro come migliore attrice emergente, del Premio Virginia Reiter come migliore attrice under 35, e del Premio Internazionale Amici di Milano per i giovani. David Harrower David Harrower, 45 anni, nato e cresciuto a Edimburgo (oggi vive a Glasgow), è considerato l’autore più interessante della drammaturgia scozzese contemporanea. Gli inizi di Harrower come autore teatrale non sono semplici. I suoi primi scritti sono respinti dal Traverse Theatre di Edimburgo; seguono altre delusioni. A 27 anni scrive Knives in Hens, “quasi un antidoto”, dice, al senso di sconfitta che lo agita: è la storia asciutta e semplice di una contadina maltrattata dal marito che, innamorandosi di un mugnaio del villaggio (un outsider, deriso da tutti in realtà colto e raffinato) matura un progetto omicida. Nel 1995 la pièce è rappresentata nel teatro della sua città, commuove pubblico e critica, fa il giro del mondo – nel 1998 riceve il premio della critica tedesca, il Theater Heute Best Foreign Play – e rivela il talento di Harrower. La sua produzione si sviluppa lungo due filoni. Il drammaturgo scrive opere originali e intanto guarda al lavoro dei predecessori con occhio curioso, scoprendo un’altra passione: la traduzione e l’adattamento – da cui spesso nascono “versioni altre” – di testi della tradizione teatrale europea. Nel 1998 firma Kill the Old Torture Their Young, storia tragicomica, con elementi fantasy, di un eterogeneo gruppo di personaggi, tra cui un documentarista, una telefonista e una rockstar, riuniti in una città che diventa il fulcro di sogni, desideri, aspettative. Poi è la volta di Presence (2001), ambientata allo Star Club di Amburgo, leggendaria residenza dei Beatles alla vigilia della celebrità, quando i quattro ragazzi di Liverpool sono ospiti di una città memore della tempesta di fuoco del 1943. Segue Dark Earth (2003), che rivela un Harrower più intimo, legato alla terra natale. Racconta la vicenda di una coppia di “cittadini convinti” che si trovano dispersi nelle remote campagne di Glasgow per un’avaria al motore: l’incontro con la figlia ventenne di un fattore, pura e indipendente, spazzerà via i loro preconcetti sul concetto di civiltà. Pochi drammaturghi dei nostri giorni si sono dedicati con lo stesso impegno all’attualizzazione di testi di autori come Pirandello e Cechov. È anche in questa scelta che si cela l’originalità di Harrower. Negli anni adatta The Chrysalids (o I trasfigurati, 1999), racconto di fantascienza di John Wyndham, centrato su una società rurale, in un futuro post-atomico, i cui membri hanno poteri telepatici e sono ossessionati dall’idea di purezza, contro possibili mutazioni genetiche. Traduce Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello (2001), reinventa Ivanov di Checov e Woyzeck di Büchner (entrambi nel 2002). Del medesimo anno sono le traduzioni di Purple e The girl on the sofa, di Jon Fosse. Riscrive poi Storie del bosco viennese (2003), commedia popolare di von Orváth sui bisticci e le pericolose liaisons in una comunità contadina dominata dal bigottismo. La nuova versione di Maria Stuarda di Schiller (2006) è forse il suo lavoro più corrosivo: inscenando un impossibile incontro fra due regine più umane che mai (Mary di Scozia e la cugina Elizabeth I) l’autore fonde politica e religione alle gelosie e ai tradimenti della storia scozzese. Fra le sue più recenti traduzioni, il brechtiano L’anima buona del Sezuan (2008) e Sweet Nothings (2010), riscrittura di Amoretto di Schnitzler, in cui esplora la vulnerabilità di chi ama, svelando le tensioni e le crudeltà su cui si regge un triangolo sentimentale. Già nel 2002, Harrower intuisce che il suo lavoro di “esplorazione” attraverso la scrittura del mondo che lo circonda necessita di strade alternative: riflette sulla possibilità di utilizzare strutture e sintassi più libere, che rispecchino la mobilità e la varietà della società contemporanea. Da Dark Earth in poi, le opere di Harrower si dividono in due differenti tipologie: da un lato i primi testi, di derivazione e argomento prettamente “scozzese”, dall’altro, opere di respiro più ampio. Il testo che ha fatto di Harrower un drammaturgo di fama mondiale è Blackbird, scritto nel 2005. La storia di Blackbird è inquietante, la scrittura frammentata, secca, quotidiana sconvolgente: i giornali paragonano Harrower a Pinter e a Mamet. In scena, due persone braccate da un passato ingombrante: Ray, un uomo di mezza età, messo inaspettatamente “alle corde” da Una, la donna con cui, 15 anni prima e quando lei era solo una dodicenne, ha avuto una relazione sessuale, a causa della quale ha scontato alcuni anni di carcere. Il clamore intorno allo spettacolo lascia incredulo lo stesso Harrower. “Vincere il premio mi ha scioccato”, dirà alla stampa nazionale. Senza contare che Blackbird non è un testo facile, né rientra negli standard delle opere solitamente premiate. La sua ultima creazione è 365 (2008), che riunisce le storie di 16 giovani con un passato di vita in comune – la casa di cura – e un presente da vivere e costruire in privato, nel delicato, traumatico passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Harrower partecipa alla creazione di programmi televisivi e film per la BBC, ma quello che ama di più, ribadisce, è scrivere per il teatro, “l’unico posto in cui riesco a mettermi davvero in contatto con la voce che sento nella mia testa”. Oggi il drammaturgo è determinato a proseguire il suo percorso di ricerca: collabora attivamente con National Theatre of Scotland e Traverse Theatre (i più innovativi nel panorama scozzese), Royal National Theatre Studio, The Royal Shakespeare Company e The Royal Court Theatre (i più consolidati in Inghilterra). |
| COMUNICATO STAMPA Mercoledì 13 aprile, alle ore 21, al Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), si terrà il quarto appuntamento della XIIIa edizione della rassegna Jazz al Piccolo – Orchestra Senza Confini, organizzato dall’Associazione Culturale Musica Oggi e dal Piccolo Teatro di Milano IL MONDO MUSICALE DI FRANCO CERRI FRANCO CERRI chitarra CIVICA JAZZ BAND Solisti: Emilio Soana (tromba), Roberto Rossi (trombone), Giulio Visibelli (sassofoni e flauto), Marco Vaggi (contrabbasso), Tony Arco (batteria) e gli studenti dei Civici Corsi di Jazz della Civica Scuola di Musica direttore ENRICO INTRA LABORATORIO DI MUSICA D’INSIEME e GUITAR QUARTET dei CIVICI CORSI DI JAZZ CERRI-INTRA DOPPIO TRIO Franco Cerri (chitarra), Enrico Intra (pianoforte), Marco Vaggi (contrabbasso), Tony Arco (batteria) FRANCO CERRI QUARTETTO Franco Cerri 8chitarra), Alberto Gurrisi (Organo Hammond), Marco Vaggi (contrabbasso), Tony Arco (batteria) In programma composizioni originali e arrangiamenti di standard del repertorio americano Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco Ottantacinque anni compiuti nel gennaio scorso, Franco Cerri prosegue indomito nel suo percorso artistico, che lo vede sempre più vicino ai giovani musicisti, soprattutto ai suoi studenti dei Civici Corsi di Jazz di Milano. Il concerto del Piccolo riveste quindi un duplice significato: da una parte fa il punto sullo sviluppo dell’attività del popolare chitarrista e dall’altro è un momento di festa nel quale il pubblico degli appassionati potrà tributare un grande omaggio a un musicista che calca le scene musicali da oltre sessantacinque anni. Il concerto di Milano ricorderà giustamente alcune tappe fondamentali della sua carriera, come il sodalizio con Enrico Intra, lo proporrà poi in veste di solista davanti alla big band e, infine, ci porterà all’interno dei suoi progetti più recenti: il quartetto con l’organo hammond e la musica scritta per l’ormai conosciutissimo quartetto di chitarre e per il laboratorio di musica d’insieme che lo impegnano nei Civici Corsi di Jazz. Questo momento importante per il jazz italiano e milanese trova spazio all’interno di una manifestazione unica per i suoi progetti e per il ruolo che svolge nella crescita dei giovani musicisti. Ingresso 16 euro - Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304 Prossimo e ultimo appuntamento Lunedì 9 maggio, Teatro Studio Expo, ore 21 EUROPEAN BIG BAND Jazz Studio Orchestra e i solisti della Civica Jazz Band Il repertorio europeo del jazz, direttore Paolo Lepore Milano, 11 aprile 2011 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA “Canto la storia dell’astuto Ulisse”con Flavio Albanese torna al Teatro Studio Expo, dal 15 al 27 marzo 2011 Il racconto dell’Odissea con il teatro d’ombre Un affascinante viaggio tra le ombre, un po’ come quello che fece Ulisse, ma le ombre in questo caso sono quelle di Emanuele Luzzati e l’avventura di Ulisse avrà nei panni di novello cantastorie Flavio Albanese che dello spettacolo cura anche l’allestimento. Dedicato alle scuole e agli spettatori più piccoli, Canto la storia dell’astuto Ulisse è il racconto dell’Odissea. L’affascinante mondo dell’antica Grecia rivive nel mito di Ulisse e delle sue avventure, a partire dalla guerra di Troia per arrivare al lunghissimo viaggio che doveva ricondurlo a casa dopo mille incontri e peripezie. Evocati dalle voci degli attori e dal gioco magico del teatro d’ombre, realizzato con la collaborazione di Teatro Gioco Vita, i personaggi del grande testo epico sono riportati in vita nel semplice linguaggio del racconto, per affascinare gli spettatori, grandi e piccini, e avvicinarli al mondo di Omero e dei miti classici. Andiamo a fare un viaggio nella terra dei Giganti? Volete imparare dalla Maga Circe, la figlia del Sole, come si fa la pozione magica che trasforma gli uomini in maiali? Sapete dove dobbiamo cercare un indovino vero che ci racconti il nostro futuro? Avete mai sentito il famoso canto delle Sirene? Lo vorreste sentire? Sapete quanti piedi ha il drago Scilla? Dodici! E quante teste? Sei!!! Se riusciremo ad attraversare il regno delle ombre senza svegliarle, ad imparare come separare la luce dal buio e a pronunciare le parole segrete per parlare con l’indovino, allora vedremo tutto questo mondo nella famosa storia di Ulisse: l’Odissea. Ulisse è un eroe dell'antica Grecia. Pensate che tutti i bambini di Atene a scuola imparavano a memoria le storie di Ulisse, lo conoscevano come fosse un loro compagno. Ulisse è scaltro. E un tipo incredibilmente furbo. Possiede una qualità che i Greci chiamano “métis”: astuzia. Il viaggio di Ulisse comincia con una battaglia furiosa, la famosa guerra di Troia che fu vinta dai Greci grazie a un’astuzia di Ulisse. Dovete sapere però che Ulisse non aveva tanta voglia di partire per la guerra e così appena finì di combattere tornò a casa nella sua isola: Itaca. Gli Dei però, gli concessero di tornare a casa sano e salvo solo dopo aver visto e combattuto Giganti, Maghi, Draghi, Sirene ed essere stato nel regno delle Ombre dove un indovino gli svelò i segreti del suo futuro. Flavio Albanese LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio Expo, via Rivoli 6 (MM2 Lanza) dal 15 al 27 marzo 2011 Canto la storia dell’astuto Ulisse di Flavio Albanese, collaborazione drammaturgica Giuseppina Carutti regia di Flavio Albanese con Flavio Albanese, Federica Armillis, Eugenio Olivieri produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in collaborazione con Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile d’Innovazione Foto di scena Masiar Pasquali Dagli 8 anni. Orari: da lunedì a venerdì ore 9.45 e 11.15. Sabato riposo. Domenica ore 10 e 11.30. Martedì 15 marzo, ore 11.15; giovedì 17 marzo riposo. Durata: un’ora circa. Prezzi: posto unico 15 euro; ragazzi fino a 12 anni 8 euro; matinèe per le scuole 8 euro Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv Milano, 14 marzo 2011 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dal 31 marzo al 3 aprile 2011, al Piccolo Teatro Studio Expo Spoonface, storia di una bambina molto speciale La malattia come occasione per una diversa interpretazione della realtà. Uno spettacolo con Melania Giglio e la regia di Marco Carniti. Spoonface (Faccia da cucchiaio) Steinberg è una bambina molto speciale, con un' intelligenza particolare e una percezione della realtà irripetibile. Soffre di una sindrome autistica ma racchiude in sé un così prepotente istinto alla vita, che attraverso i suoi occhi il mondo appare nuovo e straordinario. La cosa più importante del vivere è “trovare la scintilla” dice la piccola. Il testo, scritto da Lee Hall, autore inglese candidato all’Oscar per la sceneggiatura di Billy Elliot, interpretato da Melania Giglio diretta da Marco Carniti, giocando sul filo sottile che separa il riso dal pianto, drammaturgicamente ben dosato e ricco della freschezza espressiva tipica del linguaggio dei bambini, offre uno sguardo disincantato sulla famiglia, la malattia, la diversità. Il regista riconosce nel testo: “un messaggio vitale ed energico di amore per la vita, finché c’è; un richiamo infantile, quindi efficacissimo, alla memoria storica dell’uomo, e una spiegazione semplice e dirompente del mistero dell’esistenza. Spoonface insegna che l’errore dell’uomo è nella divisione, nella separazione sistematica di questo da quello, mentre la divinità del creato risiede nella sua unità più profonda e intangibile, al di là di ogni religione. Spoonface Steinberg, in questo particolare momento storico, rappresenta la scelta coraggiosa ed interessante da far riflettere su temi di scottante attualità, visti con gli occhi di una bambina autistica, innamorata della bellezza della vita”. Spoonface è, a tutti gli effetti, la “sorellina” di Billy Elliot, figlia della stessa penna di Lee Hall, anche sceneggiatore dell’ultimo film di Spielberg in uscita a maggio, ambientato negli anni del primo conflitto mondiale. LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO Piccolo Teatro Studio Expo (via Rivoli 6 – M2 Lanza), dal 31 marzo al 3 aprile 2011 Spoonface Steinberg Faccia da cucchiaio di Lee Hall, con Melania Giglio uno spettacolo di Marco Carniti, traduzione Eddy Quaggio luci Paolo Ferrari musiche originali David Baritoni, consulenza musicale Adamo Lorenzetti Produzione Fahrenheit 451Teatro Orari: giovedì e venerdì ore 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 16.00. Durata: un’ora e 10 minuti senza intervallo. Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv Milano, 29 marzo 2011 |
| con il sostegno di Comunicato stampa POESIA Poeti d’Italia / Poeti di Francia 2010-2011 I NUOVI POETI FRANCESI martedì 29 marzo 2010 Intitolata Nuovi Poeti Francesi 2011, la manifestazione si articolerà in due tempi. In occasione della presentazione dell’antologia “Nuovi Poeti Francesi”, pubblicata per l’occasione da Einaudi nella famosa “Collana Bianca”, il Centre culturel français de Milan organizza una tavola rotonda pomeridiana che riunirà poeti italiani e rappresentanti delle ultime generazioni di poeti francesi (Olivier Cadiot, Benoît Conort, Sylvie Fabre G., Gérard Noiret, Jean-Baptiste Para, Christian Prigent, Martin Rueff, Ryôko Sekiguchi, Alain Veinstein, André Velter). Seguirà una serata di lettura al Piccolo Teatro, curata da Carmelo Rifici, dove alcuni grandi attori daranno voce alle opere dei “nuovi” poeti d’Oltralpe presenti a Milano. martedì 29 marzo 2011 ore 16.30 Centre culturel français de Milan, corso Magenta 63 con traduzione simultanea Tavola rotonda con Olivier Cadiot, Benoît Conort, Sylvie Fabre G., Gérard Noiret, Jean-Baptiste Para, Christian Prigent, Martin Rueff, Ryôko Sekiguchi, Alain Veinstein, André Velter Moderatore: Martin Rueff Presentazione dell’antologia I nuovi poeti francesi a cura di Fabio Scotto Edizioni Einaudi - Traduzioni di Fabio Posterla e Fabio Scotto Proprio in marzo esce in Italia la nuova antologia di poesia francese contemporanea: Nuovi Poeti francesi, curata da Fabio Scotto e pubblicata da Einaudi. Naturale, quindi, dare loro voce nella seconda parte della rassegna dedicata alla poesia contemporanea d’oltralpe, inaugurata la scorsa primavera. Alcuni dei poeti presenti nell’antologia sono invitati a partecipare ad una tavola rotonda e a dialogare con alcuni poeti italiani. Partecipano all’incontro Martin Rueff, poeta, professore all’Università di Ginevra, redattore della rivista Po&sie e Fabio Scotto, professore associato presso l’Università degli Studi di Bergamo e curatore dell’antologia. “Alla lettura di questi poeti emergono, fra i tratti comuni a molti di essi, il senso della lingua come spazio conflittuale ma abitabile e plurilinguistico (molti di loro sono traduttori); la possibilità odierna di sopravvivenza di una parola come musica e canto in versi e in prosa, per quanto provocatorio e dissonante; la presenza della vita in luoghi e spazi non solo astratti che possa dare ancora pieno senso allo scrivere come gesto a suo modo laicamente salvifico” (Fabio Scotto). ore 20.30 Piccolo Teatro Studio Expo Via Rivoli 6, Milano (Ingresso libero) Serata di lettura a cura di Carmelo Rifici Laura Marinoni, Massimo Popolizio, Mariangela Granelli e Tindaro Granata leggono le opere dei poeti presenti in sala nella traduzione di Fabio Posterla e Fabio Scotto Accompagnamento al pianoforte: Roberto Vacca Collaboratore di Luca Ronconi dal 2003 al 2006, Carmelo Rifici ha al suo attivio un numero considerevole di esperienze artistiche. Ha collaborato con il Teatro Litta, il Festival Nazionale di Teatro di Napoli, il Teatro Due di Parma, il Teatro di Sinalung, il Piccolo Teatro di Milano. Nel 2008, cura la regia de “I Pretendenti” di Jean-Luc Lagarce per la quale riceve il Premio della Critica 2009. Attrice di teatro e di cinema affermata, Laura Marinoni ha ricevuto diversi premi tra cui, il Premio della Stampa 2002 (Migliore interpretazione nelle tragedie classiche), il prestigioso Premio E. Duse 2007 e il Premio della Critica 2009. Ha girato film con i fratelli Taviani, Jean-Paul Rappeneau e partecipato a molte produzioni francesi. Massimo Popolizio ha alle spalle una lunga carriera di interprete a teatro (in particolare con Luca Ronconi) e al cinema. Ha vinto diversi premi, tra cui il Premio Ubu 2011 per I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni e l’Eschilo d’Oro 2006. Mariangela Granelli ha lavorato con Luca Ronconi (Fahrenheit 451, Ronconi-Lezioni per il Festival di Spoleto). Nel 2007, con La signorina Julie (regia di Carmelo Rifici) ha vinto il Premio della Critica teatrale come miglior attrice emergente. Nel 2008 è stata in Una notte di maggio, regia di Rifici e ne L’aggancio, regia di Serena Sinigaglia. Tindaro Granata, attore di origine siciliana, ha iniziato questo lavoro accanto a Massimo Ranieri. Ha lavorato al Piccolo Teatro di Milano nel Gatto con Gli Stivali per la regia di Carmelo Rifici e, al Teatro Due di Parma, nello spettacolo Buio. |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dal 31 marzo al 3 aprile 2011, al Piccolo Teatro Studio Expo Spoonface, storia di una bambina molto speciale La malattia come occasione per una diversa interpretazione della realtà. Uno spettacolo con Melania Giglio e la regia di Marco Carniti. Spoonface (Faccia da cucchiaio) Steinberg è una bambina molto speciale, con un' intelligenza particolare e una percezione della realtà irripetibile. Soffre di una sindrome autistica ma racchiude in sé un così prepotente istinto alla vita, che attraverso i suoi occhi il mondo appare nuovo e straordinario. La cosa più importante del vivere è “trovare la scintilla” dice la piccola. Il testo, scritto da Lee Hall, autore inglese candidato all’Oscar per la sceneggiatura di Billy Elliot, interpretato da Melania Giglio diretta da Marco Carniti, giocando sul filo sottile che separa il riso dal pianto, drammaturgicamente ben dosato e ricco della freschezza espressiva tipica del linguaggio dei bambini, offre uno sguardo disincantato sulla famiglia, la malattia, la diversità. Il regista riconosce nel testo: “un messaggio vitale ed energico di amore per la vita, finché c’è; un richiamo infantile, quindi efficacissimo, alla memoria storica dell’uomo, e una spiegazione semplice e dirompente del mistero dell’esistenza. Spoonface insegna che l’errore dell’uomo è nella divisione, nella separazione sistematica di questo da quello, mentre la divinità del creato risiede nella sua unità più profonda e intangibile, al di là di ogni religione. Spoonface Steinberg, in questo particolare momento storico, rappresenta la scelta coraggiosa ed interessante da far riflettere su temi di scottante attualità, visti con gli occhi di una bambina autistica, innamorata della bellezza della vita”. Spoonface è, a tutti gli effetti, la “sorellina” di Billy Elliot, figlia della stessa penna di Lee Hall, anche sceneggiatore dell’ultimo film di Spielberg in uscita a maggio, ambientato negli anni del primo conflitto mondiale. LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO Piccolo Teatro Studio Expo (via Rivoli 6 – M2 Lanza), dal 31 marzo al 3 aprile 2011 Spoonface Steinberg Faccia da cucchiaio di Lee Hall, con Melania Giglio uno spettacolo di Marco Carniti, traduzione Eddy Quaggio luci Paolo Ferrari musiche originali David Baritoni, consulenza musicale Adamo Lorenzetti Produzione Fahrenheit 451Teatro Orari: giovedì e venerdì ore 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 16.00. Durata: un’ora e 10 minuti senza intervallo. Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv Milano, 29 marzo 2011 |
| COMUNICATO STAMPA Lunedì 7 marzo, alle ore 21, al Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), si terrà il terzo appuntamento della XIIIa edizione della rassegna Jazz al Piccolo – Orchestra Senza Confini, organizzato dall’Associazione Culturale Musica Oggi e dal Piccolo Teatro di Milano MEDITERRANEAN JAZZ Nell’ambito del Progetto MED, a cura del Piccolo Teatro di Milano e dell’UTE – Unione dei Teatri d’Europa CIVICA JAZZ BAND Solisti: Emilio Soana (tromba), Roberto Rossi (trombone), Giulio Visibelli (sassofoni e flauto), Marco Vaggi (contrabbasso), Tony Arco (batteria) e gli studenti dei Civici Corsi di Jazz della Civica Scuola di Musica di Milano Solisti ospiti: Vincenzo Mazzone batteria e timpani Livio Minafra pianoforte Quartetto Vocale FARAUALLA direttori PINO MINAFRA, LIVIO MINAFRA, ENRICO INTRA musiche di Pino Minafra, Livio Minafra e Enrico Intra immagini di Pino Ninfa introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco Il progetto sul Mediterraneo proposto nel cartellone di Jazz al Piccolo si compone di un mosaico di situazioni differenti, nel quale il corpo principale è dato dalle pagine del trombettista pugliese Pino Minafra (in particolar modo dal brano Terronia), personaggio rilevante nel jazz italiano e magistrale creatore di un teatro musicale immaginario nel quale emerge il clima e il colore della musica mediterranea, unitamente all’ironia del jazz. Il figlio Livio, giovane e affermato talento del jazz italiano, già vincitore nel 2009 del Top Jazz di Musica Jazz quale miglior nuovo talento nazionale, dirigerà una sua composizione e siederà al piano in quelle del padre, mentre Enrico Intra presenterà nuove composizioni per orchestra di carattere aforistico, pensate in funzione delle immagini del fotografo Pino Ninfa. Quest’ultimo proporrà immagini inedite dedicate ai teatri del Mediterraneo (prese in Sicilia e in Libia), alle bande musicali sarde e alla città di Modica. Un concerto articolato, al quale parteciperanno anche il percussionista Vincenzo Mazzone e il gruppo vocale Faraualla, attivo da sedici anni e portatore, all’interno di diversi contesti, di un’antica e oggi rivisitata tradizione vocale pugliese. Ingresso 16 euro - Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304 Prossimi appuntamenti Martedi 12 aprile, Teatro Strehler, ore 21 IL MONDO MUSICALE DI FRANCO CERRI con Franco Cerri, direttore Enrico Intra Lunedì 9 maggio, Teatro Studio Expo, ore 21 EUROPEAN BIG BAND Jazz Studio Orchestra e i solisti della Civica Jazz Band Il repertorio europeo del jazz, direttore Paolo Lepore |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it Al Piccolo Teatro Studio Expo, 23 e 24 febbraio 2011 ore 20.30 Migraciones internas: storie di esilio e di emigrazione nel Mediterraneo Nell’ambito del Progetto MED a cura del Piccolo e dell’UTE Al Piccolo Teatro Studio Expo, mercoledì 23 e giovedì 24 febbraio (ore 20.30), Migraciones internas. Esuli figli di Eva è uno spettacolo sull’esilio e sull’emigrazione nel Mediterraneo. Prende spunto dai flussi migratori che hanno portato, alla fine del XIX secolo, migliaia di spagnoli a raggiungere la sponda sud del “mare nostrum”, in un movimento contrario a quello che si vive oggi, quando tanti nordafricani sono attratti dal nostro benessere e arrivano in Europa. Il racconto segue le vicende di una famiglia contadina della regione spagnola della Murcia: emigrati in Algeria alla fine dell’Ottocento, nel 1962 sono costretti ad abbandonare la nazione che li ha accolti a causa della guerra d’indipendenza, un conflitto ugualmente cruento tanto per gli europei che per gli africani. Dall’Algeria alla Francia, dalla Francia all’Argentina, dall’Argentina nuovamente alla Spagna, in un continuo peregrinare che ha obbligato i componenti di questa famiglia a vivere tra trasferimenti e incomunicabilità. Il loro esilio, infatti è l’esempio di tante fratture aperte, derivate dalle differenze religiose, economiche e politiche che hanno origini antiche, dalla prima jihad nel secolo VIII, fino ad arrivare ai giorni nostri, agli attentanti dei fondamentalisti, passando attraverso secoli di crociate. “Per questo alla storia di questa famiglia abbiamo aggiunto quella di alcuni militari francesi che hanno lasciato l’Algeria per insegnare in Argentina i metodi della repressione civile”, dice l’autrice, Ana Fernández Valbuena, “e quella di Prosper Messaud, ebreo sefardita, che fino alla sua morte, nel 2010, ha vissuto nella città algerina di Orano; oppure quella del filosofo andaluso Al Ricotí, vissuto nel ‘200, che nella sua madrasa (termine arabo per indicare una scuola) insegnava lo spagnolo in arabo, in ebreo, in latino ed in volgare. Anche lui morì in esilio. La breve storia di un essere umano non dà la misura della Storia; nonostante ciò, vale la pena alzare la voce per raccontarla e costruire la memoria del nostro imperfetto presente”. Migraciones internas è il frutto della ricerca di alcuni professori, allievi e diplomati della RESAD, Real Escuela Superior de Arte Dramático di Madrid, la più antica scuola d'arte drammatica in Spagna nonché una delle più prestigiose d'Europa. Migraciones internas fa parte del Progetto MED, un progetto del Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa con UTE - Unione dei Teatri d'Europa. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio Expo (via Rivoli 6 – M2 Lanza) 23 e 24 febbraio 2011, ore 20.30 Migraciones internas Esuli, figli di Eva di Ana Fernández Valbuena regia Nacho Sevilla scene e costumi David Orrico disegno luci Diego Domínguez e Miguel Ruz musica orginale Alvaro Alvarado e Juan Olivera basata su "Qu'es de ti desconsolado" di Juan del Encina suono Pablo Iglesias aiuto regia Cristina Bernal con David Alonso, Charo Amador. Iñaki Arana, Cristina Bernal, Andrés del Bosque, Álex Domínguez, Yolanda Porras, Christian Vázquez, Ana Vázquez de Castro, Alejandra Venturini produzione Asociazione "José Estruch"-RESAD con il sostegno del Ministero della Cultura spagnolo Spettacolo in spagnolo con sovratitoli in italiano sovratitoli di Ana Fernández Valbuena Foto di scena Julián Peña Durata dello spettacolo: 90 minuti senza intervallo Prezzi: posto unico 15 euro Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it Al Piccolo Teatro Studio Expo dal 15 al 20 febbraio da due saggi di Hans Magnus Enzensberger Prospettive sulla guerra civile, alla ricerca di una nuova felicità con Massimo De Francovich e gli attori dell’A.T.I.R. diretti da Serena Sinigaglia Prospettive sulla guerra civile, in scena al Piccolo Teatro Studio Expo dal 15 al 20 febbraio 2011, è una sorta di monologo che Serena Sinigaglia ha “cucito” intessendo le trame di due saggi di Hans Magnus Enzensberger, Prospettive sulla guerra civile e Il perdente radicale. Come spiega la regista :“ho tagliato, rimontato, qua e là integrando con altri autori, in qualche caso (raro) riscrivendo io stessa quei passaggi che nella resa scenica avrebbero perso di efficacia. Ho scelto”, aggiunge, “un attore di grande esperienza e talento che ho avuto l’onore di incontrare, dirigere e ammirare in questi anni quale Massimo De Francovich. Ho scelto di accompagnare il monologo con tutta una serie di sequenze video, alcune di repertorio storico, altre di film che ho ritenuto pertinenti, al fine di renderlo ancora più efficace. Ho fatto dunque tutto questo ovvero ho preparato gli elementi. Poi li ho cotti. Come? Immaginando”. Immaginando un vecchio eccentrico professore in pensione che, non avendo nipoti e figli da curare, decide di partire. Viaggia di guerra civile in guerra civile e parla. Parla in mezzo alle macerie. Parla ai sopravvissuti. “E’ un tipo strano il professore”, spiega Serena Sinigaglia, “però dove passa lui, come per magia, ritorna un poco di ordine e di pulizia come se lo sforzo di dare nome ai fenomeni, di capirli, di riconoscerli, sia già di per se stesso un modo per opporsi al male e ricostruire un brandello di bene”. Lo spettacolo si interroga sul tema della guerra civile, riflettendo sull’odio, sulla paura e sull’invidia che germinano in ogni cuore umano. Una tesi dura questa, perché, come suggerisce l’autore, i responsabili dell’odio siamo noi. E proprio per questo a noi è dato anche il potere di generare, nel nostro piccolo, la pace e il miracolo di una nuova armonia. Va in scena l’ostinata ricerca di una nuova felicità, da costruire attraverso i nostri gesti quotidiani. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio Expo (via Rivoli 6 – M2 Lanza), dal 15 al 20 febbraio 2011 Prospettive sulla guerra civile da "Prospettive sulla guerra civile" e "Il perdente radicale" di H.M. Enzensberger drammaturgia e regia di Serena Sinigaglia, assistente alla drammaturgia Giorgio Finamore con Massimo De Francovich e la partecipazione di Irene Bonifazi, Pietro Paroletti e Sandra Zoccolan scene Maria Spazzi, luci Alessandro Verazzi, video Alberto Sansone, costumi Federica Ponissi coproduzione A.T.I.R. e Thesis - Dedica Festival Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Durata dello spettacolo: 75 minuti senza intervallo Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 10 febbraio 2011 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it Al Piccolo Teatro Studio Expo, domenica 23 gennaio, ore 20.30 Poi una notte siamo partiti Una serata per non dimenticare Il Comitato permanente antifascista, la Comunità ebraica e il Piccolo Teatro di Milano nel “Giorno della Memoria” Una serata per non dimenticare e per riflettere: domenica 23 gennaio 2011 alle 20.30 il Piccolo Teatro Studio Expo ospita la manifestazione organizzata dal Comitato permanente antifascista, in collaborazione con la Comunità ebraica e col Piccolo Teatro di Milano, in occasione del “Giorno della Memoria”. La manifestazione si apre con il saluto del Sindaco di Milano, Letizia Moratti, e del direttore del Piccolo, Sergio Escobar, per proseguire con Poi una notte siamo partiti, lettura scenica a cura del Piccolo, con Giorgio Bongiovanni, Leonardo De Colle, Roberta Petrozzi, Giorgia Senesi, Roberto Vacca (al pianoforte), Fabrizio Longo (al violino) e la regia di Marco Rampoldi. Quattro voci per restituire brandelli di testimonianze, ripercorrendo rapidamente l’incredulità di fronte all’inasprirsi del regime, la ribellione, il trasporto verso un orrore che viene solo evocato perché “in quei momenti c’era qualcosa di talmente brutto che la coscienza della persona cerca di cancellarla.” Tre quadri scanditi dalle note di Fiorenzo Carpi, il cui padre ha scritto l’unico diario italiano uscito da un lager, e dagli interventi di chi sta dedicando la propria vita a mantenere vivo il ricordo: tra gli altri, Carlo Smuraglia (Presidente dell’ANPI e coordinatore del Comitato permanente antifascista), Dario Venegoni (Presidente dell’ANED), Alfonso Arbib (Rabbino Capo di Milano), Roberto Jarach (Presidente della Comunità ebraica di Milano), Onorio Rosati (Segretario generale della Camera del lavoro di Milano). Ingresso libero fino a esaurimento posti |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it Al Piccolo Teatro Studio Expo, dall’11 al 22 gennaio 2011 I viaggi di Atalanta. Omaggio di Teatro Gioco Vita all’opera di Lele Luzzati e Gianni Rodari Il percorso di iniziazione di una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi, ricreata dalla tradizione del Teatro d’ombre Con I viaggi di Atalanta. Una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi, omaggio di Teatro Gioco Vita all’opera di Lele Luzzati e di Gianni Rodari, di cui nel 2010 ricorre il trentennale della morte, riprende vita - sulla scena del Piccolo Teatro Studio Expo, dall’11 al 22 gennaio 2011 - la Grecia dei miti con i suoi fastosi palazzi, le foreste intricate, le flotte di navi. Tre attori, in un gioco scenico di corpi, sagome e ombre, incarnano la storia di Atalanta, giovane fanciulla alla scoperta non solo del mondo, ma anche di sé e delle forze interiori che la abitano. Il suo è un percorso di iniziazione, come il mondo della Grecia antica è un grande specchio in cui personaggi senza tempo – e spettatori di oggi – possono riflettersi e riscoprirsi. Una storia, quella di Atalanta, che diventa un’occasione per immergersi nel mondo greco e medio orientale, esplorando i miti che sono alle radici della cultura occidentale, scoprendo altre tradizioni del suggestivo Teatro d’ombre. “Insomma, chi sono io veramente?”. La domanda accompagna Atalanta nei suoi viaggi e nel suo crescere. Abbandonata nella foresta alla nascita perché femmina, viene cresciuta prima da un’orsa e poi dalla dea Diana che fa di lei una cacciatrice abile e consapevole. “Tu sei una ragazza e ti trovi qui perché i tuoi genitori volevano un maschio” le rivela Diana. Atalanta sente dentro di sé un sentimento di rabbia mai conosciuto. Il desiderio di vendetta la porta a sfidare i più grandi eroi della Grecia nella caccia al cinghiale che devasta il regno di Caledonia. Atalanta è instancabile, la più veloce, la più abile. Uccide il cinghiale ottenendo l’ammirazione degli uomini, ma si accorge di essersi innamorata del giovane Meleagro solo quando lui, vittima di un sortilegio, muore. Atalanta non si è fermata in tempo: la rabbia fa correre, ma non porta lontano. Parte con gli Argonauti alla ricerca del vello d’oro, finalmente si sente in una sorta di famiglia o quanto meno sente di essere accettata. E capisce di dover fare i conti con un mondo fatto di sfumature, dove il bene e il male, la lealtà e l’inganno, sono aspetti di ognuno di noi. Atalanta ritrova infine la tenerezza del padre che la riconosce e le chiede perdono. “L’uomo che mi batterà nella corsa sarà il mio sposo”… Dopo aver vinto molti eroi, durante la corsa con Melanione, Atalanta trova risposta alla sua domanda e rallenta. La scena evoca astrattamente la Grecia dei miti con i suoi innumerevoli palazzi, foreste e flotte di navi. I tre attori ci raccontano la storia con le ombre e la loro presenza scenica che di volta in volta incarna un personaggio diverso. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio Expo (via Rivoli 6 – M2 Lanza) Dall’11 al 22 gennaio 2011 I viaggi di Atalanta Una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi dal testo di Gianni Rodari dai disegni di Lele Luzzati con Alessandro Ferrara, Tiziano Ferrari, Laura Zeolla drammaturgia Giovanni Covini regia e scene Anusc Castiglioni sagome Federica Ferrari, Nicoletta Garioni musiche Alessandro Nidi costumi Giulia Bonaldi luci e fonica Davide Rigodanza Coproduzione Teatro Gioco Vita-Teatro Stabile di Innovazione, Emilia Romagna Teatro Fondazione Lo spettacolo è per bambini da 6 a 10 anni Orari: da martedì a venerdì ore 10.30; sabato ore 19.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Durata dello spettacolo: 60 minuti senza intervallo Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro – spettacoli del mattino 8 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio, dal 17 novembre al 5 dicembre Il ritorno di Alice, tra meraviglie e paradossi In scena una compagnia di giovani attori del Piccolo, diretti da Emiliano Bronzino Alice, l'intramontabile classico per bambini (ma non solo) da Lewis Carroll, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, con la regia di Emiliano Bronzino, dopo il successo della scorsa stagione, torna in scena al Teatro Studio - dal 17 novembre al 5 dicembre - per oltre due settimane di repliche: al mattino, per le scuole, nel corso della settimana; in orario serale e pomeridiano, per le famiglie, nel week end. Nella cornice così poco tradizionale della sala di via Rivoli, che ben si adatta a scenari e situazioni fiabesche, la giovane compagnia di attori del Piccolo torna a dare vita alla storia della ragazzina che insegue il coniglio bianco con il panciotto e si trova a fronteggiare cappellai matti e lepri marzoline, un gatto che tende a sparire sul più bello, un’iraconda regina di cuori e un bruco vagamente tossicodipendente. Lo spettacolo è un inno alla libertà, un invito rivolto al pubblico, giovane o meno, a preservare la propria individualità, a cercare di essere ciò che si vuole, senza mai perdere la voglia di sperimentare e conoscere cose nuove. Ma è anche un viaggio nella follia, nell’ignoto. “È importante”, spiega Bronzino, “non cercare una logica spiegazione al perché le cose succedano – nel testo come nello spettacolo – ma lasciarsi andare alla fantasia del racconto”. E questa Alice teatrale si presenta più come "un'antifiaba, un capovolgimento di tutti gli elementi della tradizione: non impartisce alcuna morale, non vuole dare risposte né offrire soluzioni. La nostra eroina commette un errore dopo l'altro, si lancia con tragica incoscienza in ogni sorta di pericolo... sembra quasi che il reverendo Carroll abbia voluto insegnare ai bambini ad essere 'sovversivi' e a sviluppare un personale punto di vista sulle cose”. Traduzione e adattamento teatrale sono di Margaret Rose che spiega: “Il lavoro di adattamento al testo è stato molto complesso, in primo luogo perché si partiva da un inglese ‘antico’, di epoca vittoriana, ben diverso dalla lingua parlata oggi nel Regno Unito, secondariamente perché avevamo a che fare con un romanzo, i cui dialoghi dovevano essere trasformati in battute teatrali. Con Emiliano Bronzino”, conclude, “abbiamo lavorato a lungo per cercare di rispettare e di esaltare la fisionomia del singoli personaggi, per tradurre in italiano senza tradire lo spirito del racconto e il vivace temperamento di Lewis Carroll”. Età consigliata: da 8 anni. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) - dal 17 novembre al 5 dicembre 2010 Alice da Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll adattamento teatrale e traduzione Margaret Rose regia Emiliano Bronzino scene Marco Rossi costumi Chiara Donato luci Claudio De Pace musiche a cura di Tiziano Bovini Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione) Alice Valentina Picello Coniglio Bianco, Valletto Pesce, Gatto Antonio Mingarelli Valletto Rana, Ghiro, Regina di Cuori Andrea Germani Bruco, Cuoca, Lepre Marzolina, Re di Cuori Gabriele Falsetta Duchessa, Cappellaio Matto, Fante di Cuori Clio Cipolletta produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa foto di scena Attilio Marasco Orari: da martedì a venerdì ore 10.30, sabato ore 19.30, domenica ore 16. Lunedì riposo. Mercoledì 17 novembre ore 20.30. Durata: un’ora e 20 minuti senza intervallo Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Info e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 15 novembre 2010 |
| COMUNICATO STAMPA Al Piccolo prosegue “La Casa delle Scuole di Teatro” fino al 30 giugno la sesta edizione della Masterclass di Luca Ronconi Mercoledì 16 e giovedì 17 giugno, in scena la Scuola del Teatro Nazionale della Grecia e due spettacoli del Teatro Garibaldi di Palermo Prosegue a pieno ritmo fino al 30 giugno 2010 al Piccolo Teatro di Milano la sesta edizione di Masterclass-La Casa delle Scuole di Teatro. Sul palcoscenico del Teatro Studio sono di scena le scuole di teatro e le compagnie provenienti da Italia, Francia, Spagna, Grecia, Marocco, Brasile. Il progetto, pensato da Luca Ronconi come occasione di confronto fra le diverse scuole di teatro e accademie teatrali europee ed extraeuropee, ha ora in programma due spettacoli dalla Grecia e dall’Italia, rispettivamente alle 18.30 e alle 21 di mercoledì 16 e giovedì 17 giugno. Gli allievi della Scuola del Teatro Nazionale della Grecia presentano Il Mediterraneo incontra il Sol Levante; il Teatro Garibaldi di Palermo mette in scena Lucio, di e con Franco Scaldati, e Sutta Scupa di Giuseppe Massa. |
| Spettacoli |
| COMUNICATO STAMPA La nuova produzione del Piccolo Teatro dal 20 al 31 ottobre in prima nazionale allo Studio Expo I beati anni del castigo di Fleur Jaeggy Un mondo in bilico tra idillio e cattività nella “lettura” di Luca Ronconi Luca Ronconi si immerge nelle contraddizioni del presente portando in scena I beati anni del castigo, romanzo di formazione di Fleur Jaeggy (Edizioni Adelphi), con l’interpretazione di Elena Ghiaurov. Lo spettacolo, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, debutta in prima nazionale al Teatro Studio Expo mercoledì prossimo 20 ottobre, con repliche fino al 31 ottobre, e segna un’altra importante tappa nel percorso di Ronconi sulla drammaturgia contemporanea. «I beati anni del castigo è un titolo ossimorico, evidentemente», sottolinea Ronconi. «Il fatto che si definisca beato un castigo lascia intendere che esista un elemento fuori registro. È un titolo ironico, ma forse vuole anche sottolineare quanto il successivo disincanto della vita adulta sia stato peggiore della vita di collegio. Forse quegli anni di “clausura” e di punizioni, da un certo punto di vista, sono stati beati». La storia è ambientata in un collegio femminile, in Svizzera, dove la protagonista vive. Il racconto della donna, sorta di lettura di un suo intimo diario, apre le porte su un mondo in bilico tra l’idillio e la cattività, che possiamo chiamare un’ arcadia della malattia, per usare le parole della scrittrice. Finché arriva Frédérique, una nuova allieva, severa, perfetta, magnetica, che sembra aver già vissuto tutte le esperienza della vita. La protagonista – che resta senza un nome – si sente attratta dalla nuova arrivata, dal suo aspetto quieto e insieme minaccioso. E qui, la minaccia, poco a poco, si scopre, e si approda a una “terra di nessuno”, un luogo ibrido e segreto che si colloca tra la perfezione e la follia. Lo stile limpido e nervoso della scrittura, l'acutezza quasi clinica delle notazioni, l'intensità di questa storia fanno risuonare una corda segreta dell’animo: quella legata all’immaginario collegio da cui tutti noi siamo usciti. Fra lo sconcerto, l'attrazione e il timore, lo spettatore è guidato in una sorta di giardino dei saperi femminili, fatto di fiori che sbocciano nelle stagioni della vita, attraverso esperienze giovanili goffe e talvolta crudeli. Il rapporto fra le due donne, centro del monologo, è ripercorso attraverso le percezioni dell’unica che racconta e descrive: nello svilupparsi lento e spietato di un assolo unilaterale, in un crescendo di tensione e di attesa. Dopo I beati anni del castigo Ronconi metterà in scena, nel gennaio 2011, un altro titolo di drammaturgia contemporanea di produzione del Piccolo Teatro, La compagnia degli uomini di Edward Bond. «Al contrario di quello che si potrebbe credere, viste alcune mie frequentazioni teatrali, io sono molto interessato al contemporaneo», spiega il regista. «Non lo sono affatto alle mode e non credo che qualcosa sia “moderno” perché lo si definisce tale. La modernità non è una copertina, un involucro artificiosamente applicato a un prodotto: quelle sono codificazioni fasulle, ingannevoli, linguaggi la cui inflazione gratuita mi lascia del tutto indifferente. Pensare che si possano dettare i crismi di un’“accademia della modernità” è assurdo. La ricerca è mobilità, movimento, continuo ricambio», aggiunge Ronconi. «Mi interessano gli autori, non i copioni. Autori che abbiano qualcosa da dire e mi sfidino a trovare un modo per dirlo nel territorio a me familiare, il teatro: quelli, per me, sono “i moderni”. Bisogna fare attenzione anche a non confondere contemporaneità e attualità. Un testo è contemporaneo se mette in evidenza una contraddizione, se si sviluppa attorno a un conflitto. In quel caso è moderno, necessariamente contemporaneo». Dal romanzo al teatro Quando leggo qualcosa, a qualunque genere appartenga, mi viene naturale immaginare soluzioni per trasportare quel testo in teatro. È il mio mestiere, è il territorio in cui mi so muovere. Non trovo differenza nell’allestire un romanzo o un lavoro nato per il teatro: il mio interesse scatta nel momento in cui mi imbatto in un linguaggio preciso, riconoscibile, che possegga una significativa connotazione letteraria. Ed è il caso dei Beati anni del castigo, un’opera letteraria che, per come è scritta, mi è sembrato presupponesse l’idea anche di una sua comunicazione orale. Luca Ronconi LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio Expo (via Rivoli 6 – M2 Lanza) - dal 20 al 31 ottobre 2010 I beati anni del castigo (ed. Adelphi) di Fleur Jaeggy regia Luca Ronconi con Elena Ghiaurov luci Claudio De Pace e con Federica Rosellini, Maria La Falce Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in collaborazione con Santacristina Centro Teatrale Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv TOURNÉE Lo spettacolo è in tournée a Lecco (3 novembre 2010), Bellinzona (26 gennaio 2011), Macerata (29 e 30 gennaio 2011), Bagno a Ripoli (12 febbraio 2011), San Benedetto del Tronto (18 febbraio 2011), Prato (20 febbraio 2011), Pietrasanta (22 febbraio 2011). Milano, 14 ottobre 2010 Elena Ghiaurov Dopo il diploma alla Civica Scuola d'Arte Drammatica "Paolo Grassi" inizia la carriera di attrice teatrale accanto a Valeria Moriconi e Massimo De Francovich in Antonio e Cleopatra di Shakespeare di Giancarlo Cobelli, regista con il quale collabora nel Dialogo nella palude di Marguerite Yourcenar per il Festival di Benevento, Parenti terribili di Cocteau, Andreas o i ricongiunti di Hoffmansthal e Troilo e Cressida di Shakespeare. Ha lavorato con importanti registi italiani tra i quali, oltre a Cobelli, Glauco Mauri, Antonio Calenda, Massimo Castri, Luigi Squarzina, Gabriele Lavia. Con Luca Ronconi ha recitato nel Progetto "Odissea doppio ritorno" (Itaca di Botho Strass - premio UBU come attrice non protagonista per il ruolo di Atena - e L'antro delle ninfe da Omero e Porfirio), a Ferrara e al Piccolo, in Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare (sempre al Piccolo), in Un altro gabbiano, da Cechov, per il Festival dei Due Mondi di Spoleto 2009 e in Il mercante di Venezia di Shakespeare (di nuovo al Piccolo, stagione 2009/2010). Carmelo Rifici l'ha diretta allo Stabile milanese in I pretendenti, di Jean-Luc Lagarce e in Dettagli di Lars Noren. Nel 1998 ha preso parte al film dei fratelli Taviani Tu ridi accanto a Antonio Albanese, Sabrina Ferilli, Turi Ferro, Luca Zingaretti. Nel 2009 ha interpretato il film “Poesia che mi guardi” di Marina Spada. Lunedì 18 ottobre 2010, al Teatro Manzoni di Milano, le verrà assegnato il Premio Teatrale Eleonora Duse. |
| GRECIA Piccolo Teatro Studio – Palco, 16 e 17 giugno ore 18.30 Il Mediterraneo incontra il Sol Levante ispirato a Kwaidan racconti di Lafcadio Hearn (Yakumo Koizumi) regia Martha Frintzila con gli allievi del III anno della Scuola del Teatro Nazionale della Grecia Prokopis Agathokleous, Babis Galiatsatos, Eleni Zachopoulou, Denis Makris-Barbetas, Panaghiotis Makris, Alexandros Mavropoulos, Kitty Paitazoglou, Arghiris Pantazaras, Ioannis Papadopoulos, Apostolis Psarros (commento/introduzione in italiano di un attore dal vivo) Scuola del Teatro Nazionale della Grecia, Atene-Grecia Il lavoro dei giovani allievi è concepito a partire dai testi poetici dello scrittore del XIX secolo Lafcadio Hearn. Nato in una delle isole dell’arcipelago Ionico, ed emigrato in Giappone, arriva al successo negli ultimi anni dell’Ottocento, sotto lo pseudonimo di Koizumi Yakumo, grazie alle sue vivissime descrizioni del paesaggio giapponese. Gli studenti della Scuola del Teatro Nazionale della Grecia proveranno a far rivivere, attraverso la loro messa in scena, le antiche tradizioni e le suggestioni dell’estremo oriente attraverso l’occhio straniero di chi quelle terre le vive per la prima volta, proprio come poco più di cent’anni prima era stato in grado di fare Lafcadio Hearn. durata 1h20’ La Scuola - Teatro Nazionale della Grecia direzione degli studi Victor Arditti Fondata nel 1930, la Scuola di recitazione del Teatro Nazionale della Grecia nasce nello stesso periodo in cui inizia l’attività del Teatro. Ha formato, nei sui ottanta anni di storia, alcuni tra i maggiori attori che si sono poi esibiti in tutta la Grecia. Il programma della scuola, strutturato in tre cicli, ha lo scopo di offrire ai suoi attori un’eccellente formazione artistica e professionale. http://www.n-t.gr ITALIA Piccolo Teatro Studio – Arena, 16 e 17 giugno ore 21 Teatro Garibaldi di Palermo alla Kalsa, Scuola di strada a cura di Matteo Bavera Lucio di e con Franco Scaldati Riproposto sotto forma di lettura, Lucio, scritto alla fine degli anni Settanta, si presenta nella sua forma più pura, da cui emergono la poesia e la musicalità che ne costituiscono la radice più profonda. Rispetto alla completezza di uno spettacolo, la semplice lettura di Franco Scaldati si rivela una grande opportunità per svelarci il ritmo e la polifonia della lingua siciliana e per assistere all’esperienza di un autore a confronto con una propria opera. durata 50’ Piccolo Teatro Studio-Arena, 16 e 17 giugno ore 22 Sutta scupa di Giuseppe Massa regia di Giuseppe Massa, Giuseppe Provinzano e Fabrizio Ferracane con Giuseppe Massa e Giuseppe Provinzano voce Elena Amato produzione Teatro Garibaldi, Palermo All’interno della sala d’attesa di un’azienda, due amici, lavoratori precari, al momento disoccupati, attendono di essere chiamati da una Voce a fare un colloquio dal quale potrebbe scaturire un’assunzione… È l’occasione per immergersi nei ricordi. Giovanni e Vitu, giocando a scopa, iniziano una personale via crucis che li condurrà a una laica resurrezione; nell’attesa, scopriamo la sgradevolezza dei silenzi, l’imbarazzo della costrizione, le speranze e i disagi di due personaggi che incarnano un’umanità passiva, che non agisce per cambiare la realtà, trovando come àncora di salvezza l’unione, lo stare assieme. Il testo è scritto e recitato in siciliano, simbolo di speranza e di condivisione di culture. sovratitolato, durata 1h Teatro Garibaldi La sala che oggi è il Teatro Garibaldi di Palermo fu inaugurata nel 1861 da Giuseppe Garibaldi; negli anni Sessanta fu utilizzato anche come cinematografo e riaperto soltanto negli anni ’90. Attualmente, dopo un periodo di restauro e riqualificazione, è diretto da Matteo Bavera, ed è stato impegnato in produzioni e co-produzioni affidate a nomi di rilevanza europea, dagli italiani Carlo Cecchi, Emma Dante, Antonio Latella, agli stranieri Peter Brook, Patrice Chéreau e Krysztof Warlikowski. http://www.ute-net.org La rassegna prosegue con il Marocco, con la giovane Compagnia, per la prima volta in Italia, "Nous Jouons pour les Arts" degli allievi diplomati all'Istituto Superiore d'Arte Drammatica di Rabat, che porta lo spettacolo Li'fhamator (19 e 20 giugno) ispirato al teatro dell’assurdo di Eugène Ionesco. La Real Escuela Superior de Arte Dramático di Madrid presenta El Mar (21 e 22 giugno), saggio degli allievi del quarto anno con la regia di Juan Ollero nato da un laboratorio di scrittura drammaturgia sul tema della migrazione. La Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano (dal 24 al 27 giugno) presenta i due progetti Miracolo tratto dal film di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica, in collaborazione con lo Yoram Levinstein Acting Studio di Tel Aviv, con adattamento e regia di Roy Maliach Reshef, e Occhi gettati di Enzo Moscato con la regia di Francesco Saponaro. Per la quarta volta torna al Piccolo Teatro la Scuola del Teatro Nazionale di Strasburgo con i due spettacoli: Et la nuit sera calme ispirato a I Masnadieri di Friedrich Schiller e Faust di J.W. Goethe (29 e 30 giugno). Novità di Masterclass 2010 un laboratorio per avvicinarsi alle tecniche della messa in scena teatrale. Il Laboratorio, coordinato da Flavio Albanese si avvarrà della collaborazione degli insegnanti della Scuola di Teatro del Piccolo: Antonella Astolfi (voce), Maria Consagra (movimentro per l’attore) e Marise Flach (mimo, tecnica Decroux). L’ingresso agli spettacoli è gratuito previo ritiro dei biglietti presso la biglietteria del Piccolo Teatro Strehler. Per informazioni tel. 0272333332. PROGRAMMA Piccolo Teatro Studio, Palco – 16 e 17 giugno ore 18.30 Grecia : Scuola del Teatro Nazionale di Atene Il Mediterraneo incontra il Sol Levante Piccolo Teatro Studio, Arena – 16 e 17 giugno ore 21.00 Italia: Teatro Garibaldi di Palermo Lucio e Sutta Scupa Piccolo Teatro Studio, Palco – 19 e 20 giugno ore 18.30 Marocco : Nous Jouons pour les Arts - ISADAC Rabat Li'fhamator Piccolo Teatro Studio, Arena – 21 e 22 giugno ore 18.30 Spagna: RESAD, Real Escuela Superior de Arte Dramático, Madrid El Mar Piccolo Teatro Studio, Palco – dal 24 al 26 giugno ore 18.30 Italia: Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi Miracolo Piccolo Teatro Studio, Arena – sabato 26 giugno ore 21.00, domenica 27 giugno ore 16.00 Italia: Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi Occhi Gettati Piccolo Teatro Studio, Palco – 29 e 30 giugno ore 18.30 Francia: Ecole du Théâtre National de Strasbourg Et la nuit sera calme Piccolo Teatro Studio, Arena – 29 e 30 giugno ore 21.30 Francia : Ecole du Théâtre National de Strasbourg Faust |
| COMUNICATO STAMPA Il Piccolo diventa “Casa delle Scuole di Teatro” dal 5 al 30 giugno la sesta edizione della Masterclass di Luca Ronconi Magie Noire, teatro-danza dalle favelas di Recife Al via con una coproduzione della compagnia francese OphéliaThéâtre e dell’ONG brasiliana O Grupo Pé No Chão Poi in scena gli allievi di cinque scuole da Grecia, Spagna, Francia e Italia Una giovane compagnia dal Marocco e un laboratorio a cura di Flavio Albanese Dal 5 al 30 giugno 2010 il Piccolo Teatro di Milano ospita la sesta edizione di Masterclass-La Casa delle Scuole di Teatro. Sul palcoscenico del Teatro Studio si esibiranno le scuole di teatro e le compagnie provenienti da: Italia, Francia, Spagna, Grecia, Marocco, Brasile. Il progetto, pensato da Luca Ronconi come occasione di confronto fra le diverse scuole di teatro e accademie teatrali europee ed extraeuropee, si apre quest’anno con Magie Noire, spettacolo di teatro-danza, in scena al Piccolo Teatro Studio, sabato 5 giugno ore 19.30. Il progetto nasce dall’incontro fra gli artisti dell’ONG brasiliana O Grupo Pé No Chão, originari delle “favelas” di Recife, partner di Mani Tese dal 1996, e il lavoro drammaturgico e teatrale della compagnia OphéliaThéâtre, diretta dal regista Laurent Poncelet. I giovani artisti portano in scena l’energia visuale e musicale, di rara intensità, dove al teatro si mescolano elementi di danze afro, danze hip-hop, capoeira e percussioni afro-brasiliane; la freschezza e la leggerezza dei ritmi di vita e di festa accompagnano la tematica centrale dello spettacolo: la “favela”, che incorpora in sé tematiche universali come la segregazione economica e sociale, la povertà estrema e la violenza. Tra salti, danza e musica i giovani artisti esultano con tutta l’energia che li fa vivere, resistere, lottare e sopravvivere. Con i suoi laboratori di strada in danza, in break, in percussioni, l’organizzazione non governativa Pé No Chão propone ai giovani delle periferie di Recife non solo un’ alternativa alla strada e alle sue economie parallele (lavoro dei bambini, droga, prostituzione,…), ma anche un modo di valorizzare e di riappropriarsi delle radici culturali e di una storia collettiva che risalgono all’Africa, attraversate da numerose influenze. La rassegna prosegue con la Scuola del Piccolo Teatro di Milano che presenta Alla ricerca di un Flauto Magico (12 e 13 giugno), tratto dalla celebre opera mozartiana, con gli allievi del secondo anno del corso Vachtangov, a cura di Enrico D'Amato, Lydia Stix e Michele Abbondanza. Dal Teatro Garibaldi di Palermo i due spettacoli Lucio di e con Franco Scaldati e Sutta Scupa di Giuseppe Massa (16 e 17 giugno), la cui messa in scena è ispirata ad una "scuola di teatro di strada". La Scuola del Teatro Nazionale della Grecia porta da Atene lo spettacolo Il Mediterraneo incontra il Sol Levante (16 e 17 giugno), un progetto che unisce l'antica tradizioni del Teatro Giapponese con il linguaggio della Scuola Teatrale greca. Dal Marocco, per la prima volta in Italia, la giovane Compagnia "Nous Jouons pour les Arts" degli allievi diplomati all'Istituto Superiore d'Arte Drammatica di Rabat porta lo spettacolo Li'fhamator (19 e 20 giugno) ispirato al teatro dell’assurdo di Eugène Ionesco. La Real Escuela Superior de Arte Dramático di Madrid presenta El Mar (21 e 22 giugno), saggio degli allievi del quarto anno con la regia di Juan Ollero nato da un laboratorio di scrittura drammaturgia sul tema della migrazione. La Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano (dal 24 al 27 giugno) presenta i due progetti Miracolo tratto dal film di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica, in collaborazione con lo Yoram Levinstein Acting Studio di Tel Aviv, con adattamento e regia di Roy Maliach Reshef, e Occhi gettati di Enzo Moscato con la regia di Francesco Saponaro. Per la quarta volta torna al Piccolo Teatro la Scuola del Teatro Nazionale di Strasburgo con i due spettacoli: Et la nuit sera calme ispirato a I Masnadieri di Friedrich Schiller e Faust di J.W. Goethe (29 e 30 giugno). Novità di Masterclass 2010 un laboratorio per avvicinarsi alle tecniche della messa in scena teatrale. Il Laboratorio, coordinato da Flavio Albanese si avvarrà della collaborazione degli insegnanti della Scuola di Teatro del Piccolo: Antonella Astolfi (voce), Maria Consagra (movimentro per l’attore) e Marise Flach (mimo, tecnica Decroux). L’ingresso agli spettacoli è gratuito previo ritiro dei biglietti presso la biglietteria del Piccolo Teatro Strehler. Per informazioni tel. 0272333332. PROGRAMMA Piccolo Teatro Studio – sabato 5 giugno ore 19.30 Cie Ophélia Théâtre (Francia) e O Grupo Pé No Chão (Brasile) in collaborazione con Mani Tese Magie Noire Piccolo Teatro Studio – sabato 12 giugno ore 18.30, domenica 13 giugno ore 16.00 Italia: Scuola del Piccolo Teatro di Milano Alla ricerca di un Flauto Magico Piccolo Teatro Studio, Arena – 16 e 17 giugno ore 21.00 Italia: Teatro Garibaldi di Palermo Lucio e Sutta Scupa Piccolo Teatro Studio, Palco – 16 e 17 giugno ore 18.30 Grecia : Scuola del Teatro Nazionale di Atene Il Mediterraneo incontra il Sol Levante Piccolo Teatro Studio, Palco – 19 e 20 giugno ore 18.30 Marocco : Nous Jouons pour les Arts - ISADAC Rabat Li'fhamator Piccolo Teatro Studio, Arena – 21 e 22 giugno ore 18.30 Spagna: RESAD, Real Escuela Superior de Arte Dramático, Madrid El Mar Piccolo Teatro Studio, Palco – dal 24 al 26 giugno ore 18.30 Italia: Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi Miracolo Piccolo Teatro Studio, Arena – sabato 26 giugno ore 21.00, domenica 27 giugno ore 16.00 Italia: Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi Occhi Gettati Piccolo Teatro Studio, Palco – 29 e 30 giugno ore 18.30 Francia: Ecole du Théâtre National de Strasbourg Et la nuit sera calme Piccolo Teatro Studio, Arena – 29 e 30 giugno ore 21.30 Francia : Ecole du Théâtre National de Strasbourg Faust Milano, 3 giugno 2010 |
| COMUNICATO STAMPA “Il bosco magico – Canto la storia dell’astuto Ulisse” al Piccolo Teatro Studio, dall’8 al 30 maggio 2010 Il racconto dell’Odissea con il teatro d’ombre Una mostra-spettacolo, a cura di Flavio Albanese Un affascinante viaggio tra le ombre, un po’ come quello che fece Ulisse, ma le ombre in questo caso sono quelle di Emanuele Luzzati e l’avventura di Ulisse avrà nei panni di novello cantastorie Flavio Albanese che dello spettacolo cura anche l’allestimento. Piccolo Teatro e Teatro Gioco Vita nuovamente insieme per un progetto che ha come elemento centrale la mostra Il bosco magico di Emanuele Luzzati, all’interno della quale prende vita lo spettacolo Canto la storia dell’astuto Ulisse a cura di Flavio Albanese. Dedicato alle scuole e agli spettatori più piccoli, Canto la storia dell’astuto Ulisse, al Piccolo Teatro Studio dall’8 al 30 maggio, è il racconto dell’Odissea. L’affascinante mondo dell’antica Grecia rivive nel mito di Ulisse e delle sue avventure, a partire dalla guerra di Troia per arrivare al lunghissimo viaggio che doveva ricondurlo a casa dopo mille incontri e peripezie. Evocati dalle voci degli attori e dal gioco magico delle ombre, i personaggi del grande testo epico sono riportati in vita nel semplice linguaggio del racconto, per affascinare gli spettatori, grandi e piccini, e avvicinarli al mondo di Omero e dei miti classici. Andiamo a fare un viaggio nella terra dei Giganti? Volete imparare dalla Maga Circe, la figlia del Sole, come si fa la pozione magica che trasforma gli uomini in maiali? Sapete dove dobbiamo cercare un indovino vero che ci racconti il nostro futuro? Avete mai sentito il famoso canto delle Sirene? Lo vorreste sentire? Sapete quanti piedi ha il drago Scilla? Dodici! E quante teste? Sei!!! Se riusciremo ad attraversare il regno delle ombre senza svegliarle, ad imparare come separare la luce dal buio e a pronunciare le parole segrete per parlare con l’indovino, allora vedremo tutto questo mondo nella famosa storia di Ulisse: l’Odissea. Ulisse è un eroe dell'antica Grecia. Pensate che tutti i bambini di Atene a scuola imparavano a memoria le storie di Ulisse, lo conoscevano come fosse un loro compagno. Ulisse è scaltro. E un tipo incredibilmente furbo. Possiede una qualità che i Greci chiamano “métis”: astuzia. Il viaggio di Ulisse comincia con una battaglia furiosa, la famosa guerra di Troia che fu vinta dai Greci grazie a un’astuzia di Ulisse. Dovete sapere però che Ulisse non aveva tanta voglia di partire per la guerra e così appena finì di combattere tornò a casa nella sua isola: Itaca. Gli Dei però, gli concessero di tornare a casa sano e salvo solo dopo aver visto e combattuto Giganti, Maghi, Draghi, Sirene ed essere stato nel regno delle Ombre dove un indovino gli svelò i segreti del suo futuro. Flavio Albanese In occasione dello spettacolo, CINI Italia Onlus lancia la nuova campagna stampa realizzata dall'agenzia Forchets e inaugura una mostra fotografica allestita, sabato 8 e domenica 9 maggio, nel foyer del teatro e già ospitata a Calcutta, Delhi, Londra e Verona. Gli scatti del fotografo Stuart Mackay testimoniano l’attività svolta da CINI a sostegno della popolazione povera dell’India. Domenica 9, giorno della festa della mamma, sarà presente Samir Chaudhuri, fondatore del Child In Need Institute India, ONG nata nel 1974 a Calcutta. L’iniziativa sarà l’occasione per favorire un gemellaggio tra le mamme italiane e le mamme indiane, sostenute dal progetto “Adotta una mamma” (www.adottaunamamma.it). LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (MM2 Lanza) – dall’8 al 30 maggio 2010 La mostra Il bosco magico Antichi racconti nel teatro di Lele Luzzati Percorso guidato alla mostra Canto la storia dell’astuto Ulisse a cura di Flavio Albanese movimenti ombre Federica Ferrari collaborazione alla drammaturgia Giuseppina Carutti con Flavio Albanese, Eugenio Olivieri, Camilla Zorzi produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in collaborazione con Teatro Gioco Vita In collaborazione con Intesa Sanpaolo. Dai 6 anni. Orari: da lunedì a venerdì ore 9.45 e 11.15. Sabato riposo. Domenica ore 10 e 11.30. Sabato 8 maggio, ore 19.30; domenica 9 maggio, ore 16. Da lunedì 24 a venerdì 28 maggio, ore 15. Prezzi: posto unico 10 euro Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 7 maggio 2010 |
| COMUNICATO STAMPA Al Teatro Studio, dal 19 al 30 aprile 2010 Il Signore del Cane Nero Laura Curino racconta Enrico Mattei regia di Gabriele Vacis Dopo l’approfondito e acclamato lavoro su Camillo e Adriano Olivetti, Laura Curino porta in scena, al Piccolo Teatro Studio dal 19 al 30 aprile 2010, la storia di Enrico Mattei, un altro grande industriale del Novecento. Il testo, che l’attrice ha firmato con Gabriele Vacis, anche regista dello spettacolo, trae ispirazione dall’evento per il centenario di Mattei allestito al Piccolo nel 2006, ma è un lavoro completamente nuovo, prodotto dalla Fondazione del Teatro Stabile di Torino e dall’Associazione Culturale Muse. Sola sul palco, intrecciando le parole con documenti d’epoca e filmati, Laura Curino racconta le storie dell’uomo “più potente d’Italia” come ebbe a definirlo Giovanni Guareschi. «All'infuori dell'elezione del Santo Padre, tutto il resto dipende - in Italia - direttamente o indirettamente da lui nel senso che, dovunque egli lo voglia, può attivamente intervenire e far sentire il peso della sua smisurata forza. Col metano egli controlla l'industria, coi concimi chimici egli è in grado di controllare l'agricoltura, con le sue circa cinquanta aziende "sicure" (in quanto garantite dallo Stato) egli regna sul mercato finanziario ed è in grado di assorbire facilmente una parte colossale del risparmio nazionale. Non esiste città, paese, villaggio, strada che non siano presidiati dai distributori di benzina del Cane Nero: attraverso questi "blocchi" stabili, il Signore del Cane nero è in grado di controllare qualsiasi spostamento di uomini o cose»: così appunto Guareschi a proposito di Enrico Mattei, personaggio chiave della storia economica e culturale del nostro paese, dal dopoguerra al 1962, anno della sua tragica fine. Partigiano, deputato, regista della creazione di una forte industria energetica nazionale, Mattei ha rappresentato una figura imprenditoriale di grande forza e carisma, capace di imporre l’Italia come soggetto economico autorevole anche sui mercati internazionali. «Sei anni di lavoro istruttorio», scrive la Curino, «poi nel maggio del 1999, viene aperto a Pavia un nuovo processo sul caso Enrico Mattei, prove schiaccianti dimostrano che la tragedia di Bascapè, in cui persero la vita Mattei, il pilota e un giornalista, considerata fino ad allora un incidente aereo, in realtà nasconde un triplice omicidio. Tanti lo sospettavano e credevano di conoscerne i mandanti. Ma non c’erano prove. Il processo di Pavia arriva alle prove inconfutabili che l’aereo è scoppiato in volo. Una carica di dinamite pone fine alla vita dell’italiano più potente dai tempi dell’imperatore Augusto. Ma chi abbia piazzato l’ordigno, e su ordine di chi, è un segreto ancora sepolto nel fango. Ce n’è di fango in questa storia. Tanto da mettere disagio solo a leggerne, figurarsi a recitarla. Petrolio e fango. Eppure, immergendo le mani nel pozzo nero della storia, le emozioni più profonde restano il disgusto, si, ma anche lo stupore. Il disgusto: quali interessi personali, politici ed economici portano a troncare ignobilmente la vita di Mattei? Lo stupore: come ha fatto l’Italia a sollevarsi dalla vergogna della guerra persa, dal disastro umano ed economico, dalla miseria secolare di tanta parte del paese? Dove ha trovato l’energia? Nella generosità dei suoi uomini e delle sue donne migliori, nel coraggio, nell’intraprendenza, nel lavoro. Di Mattei si sono dette tante cose. Viene accusato di statalismo, sfiducia nella politica, addirittura di aver dato inizio alla corruzione in Italia. Nessuno però contesta la sua lucida comprensione delle necessità del paese: pensiero costante al bene comune, energia a basso costo per la ricostruzione, lavoro, fiducia nelle giovani generazioni, costruzione di rapporti economici internazionali fondati sul rispetto reciproco e sull’equità, attenzione per gli stati emergenti. Visioni che lo portano in paesi allora “intoccabili” come l’Unione Sovietica e la Cina». Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale alla Cavallerizza Reale/Maneggio di Torino il 2 marzo 2010 e arriva a Milano dopo una tournée che ha toccato varie piazze del Nord e Centro Italia. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (MM2 Lanza) – dal 19 al 30 aprile 2010 Il Signore del Cane Nero Storie su Enrico Mattei di Laura Curino e Gabriele Vacis con Laura Curino regia Gabriele Vacis luci e scenofonia Roberto Tarasco scenografia e video Lucio Diana Produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Associazione Culturale Muse Foto di scena Giorgio Sottile Orari: martedì e sabato ore 19.30; lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30. Domenica 25 aprile riposo. Durata: 80 minuti senza intervallo Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 15 aprile 2010 |
| COMUNICATO STAMPA Lunedì 12 aprile, alle ore 21, presso il Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza), si terrà il quarto appuntamento della dodicesima edizione della rassegna Jazz al Piccolo - Orchestra Senza Confini, organizzata dal Piccolo Teatro di Milano e dall’Associazione Culturale Musica Oggi. MILES DAVIS – GIL EVANS FABRIZIO BOSSO tromba solista CIVICA JAZZ BAND & J.W. ORCHESTRA Solisti: Emilio Soana, Umberto Marcandalli, Sergio Orlandi (tromba), Roberto Rossi, Giovanni Di Stefano (tromboni), Giulio Visibelli, Marco Gotti, Giancarlo Porro (sassofoni, clarinetti, flauti) Marco Vaggi (contrabbasso), Tony Arco (batteria) E gli studenti dei Civici Corsi di Jazz dell’Accademia Internazionale della Musica Direttore ENRICO INTRA Programma: da Birth Of The Cool Moondreams / Boplicity da Miles Ahead Blues For Pablo / New Rhumba da Porgy And Bess I Love You Porgy / Bess, You Is My Woman Now / There Is A Boat That Leaving Soon For New York / Summertime / Gone, Gone, Gone da Sketches Of Spain Will O’ The Wisp Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco Questo concerto è un vero e proprio evento nel panorama musicale milanese, che fa parte delle ormai tradizionali riletture di grandi pagine della storia del jazz a cui ci ha abituato la Civica Jazz Band. Un concerto nel quale si integrano due orchestre importanti: quella legata ai Civici Corsi di Jazz e la bergamasca Jazz Workshop Orchestra di Marco Gotti, dirette da Enrico Intra, in un incontro che è un esempio ammirevole di collaborazione nel segno del jazz. Ospite d’eccezione, la tromba di uno dei migliori strumentisti internazionali della generazione dei trentenni del jazz contemporaneo: Fabrizio Bosso, che interpreterà in maniera personale e per nulla didascalica o filologica le parti che furono di Miles Davis. Musica stupenda, che tra il 1949 e il 1960 Gil Evans arrangiò pensando alla tromba davisiana e quindi creando delle cornici sonore nelle quali il suono di Davis trovava una dimensione ideale, una collocazione idonea per le sue peculiarità espressive. Da album quali Birth of The Cool, Miles Ahead, Sketches Of Spain e dal capolavoro assoluto rappresentato da Porgy and Bess sono state scelte pagine tra le più belle e significative, per creare un avvincente programma in grado di esaltare le sfumature espressive della scrittura di Evans ed esaltare le qualità artistiche di Fabrizio Bosso. Ingresso 16,50 euro - Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304 I prossimi appuntamenti: Lunedì 7 giugno 2010 ore 21 al Teatro Studio DALL’APARTHEID AI MONDIALI OMAGGIO AL JAZZ SUDAFRICANO Solista ospite: Gabriele Mirabassi clarinetto Immagini di Pino Ninfa Direttore Enrico Intra Arrangiamenti di Roberto Ottaviano e Enrico Intra |
| COMUNICATO STAMPA Dall’8 al 27 febbraio al Piccolo Teatro Studio un nuovo spettacolo del percorso di drammaturgia contemporanea ideato da Luca Ronconi Lars Norén inedito in Italia: Dettagli storia di coppie con “il mal di vivere” Carmelo Rifici, dopo il successo riscosso con Lagarce, torna a dirigere un affiatato gruppo di attori legati al Piccolo Prosegue con Lars Norén il viaggio del Piccolo Teatro di Milano nella drammaturgia contemporanea, dopo Jean-Luc Lagarce nella scorsa stagione. Lunedì 8 febbraio debutta al Teatro Studio il primo dei due spettacoli dello scrittore e regista svedese prodotti dal Piccolo, Dettagli, con la regia di Carmelo Rifici. Sul palcoscenico un affiatato gruppo di attori legato al Piccolo Teatro: in ordine di locandina, Giovanni Crippa, Elena Ghiaurov, Francesco Colella, Melania Giglio, Gianluigi Fogacci, Silvia Pernarella. Già ospite del Piccolo nel 1994, in occasione del terzo Festival dei Teatri d’Europa, con Danza di morte di Strindberg, di cui curò la regia, Norén torna ora a Milano come drammaturgo. Nell’ambito dello stesso progetto va in scena il monologo 20 novembre, che vede Fausto Russo Alesi nel ruolo di regista e interprete (Scatola Magica, prima per la stampa lunedì 15 febbraio). Luca Ronconi ha scelto non a caso questo autore per due nuove produzioni del Piccolo. Norén, nato nel 1944, infatti – come Lagarce – è un autore molto rappresentato e apprezzato in tutta Europa ma poco conosciuto in Italia. I due testi sono inediti nel nostro Paese e verranno pubblicati, assieme ad altri di Norén, da Ubulibri. Dettagli, pubblicato nel 2002, è una storia di ordinario “mal di vivere”, è la storia di due coppie della ricca borghesia intellettuale svedese che si rincorrono e si scambiano: Erik, un editore cinico e Ann, medico; Stefan, scrittore di successo ed Emma, aspirante scrittrice. Successo personale e plauso sociale sono l’obiettivo delle loro personalità tormentate. New York, Stoccolma, Firenze sono lo sfondo degli incontri-scontri tra i quattro personaggi. Tra uffici, ospedali, party mondani e librerie si innescano sottili dinamiche di seduzione e distruzione reciproca. Rimuovere la realtà ed esibire una vita apparentemente perfetta rimane l’unico espediente per reggere una situazione che alcuni “dettagli” svelano insostenibile. Disseminati nel testo, fungono da lenti di ingrandimento sulla vita dei personaggi e mostrano come la bugia e l’inganno siano le vere patologie. “Guardare ai personaggi nella loro complessità sarebbe stato troppo angosciante, pertanto mi sono concentrato sui particolari”, spiega Lars Norén. Gli aeroporti, le situazioni di passaggio sono i non-luoghi dello spettacolo, ambientato nel primo atto dal 1989 al 1992, nel secondo nel 1998. In questi spazi si sviluppano i dialoghi “affilati” dello spettacolo, nel segno di una spietata ironia. “Noi mediterranei siamo molto verbosi, meta-analitici”, sottolinea Carmelo Rifici. “Affrontiamo il tema del disagio psichico in maniera molto letteraria. La nostra drammaturgia è meno spietata. Nella drammaturgia svedese l’analisi della verità e la verità stessa coincidono. Tutto combacia nell’azione. I personaggi non hanno consapevolezza del loro problema. Vivono le situazioni più estreme con assoluta naturalezza”. Dettagli, che vede cimentarsi Carmelo Rifici in un altro testo di drammaturgia contemporanea dopo il successo riscosso con I pretendenti di Lagarce nella passata stagione, è in calendario fino al 27 febbraio. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) Dall’8 al 27 febbraio 2010 Dettagli di Lars Norén traduzione Annuska Palme Sanavio regia Carmelo Rifici scene Guido Buganza costumi Margherita Baldoni luci Claudio De Pace musiche Daniele D’Angelo video Giuditta Mora Personaggi Interpreti ERIK, un editore Giovanni Crippa ANN, un medico Elena Ghiaurov STEFAN, un autore di teatro Francesco Colella EMMA, una donna che aspira a diventare una scrittrice Melania Giglio PADRE Gianluigi Fogacci CAMERIERA, RAGAZZA, PAZIENTE Silvia Pernarella DANIEL Ivan Senin produzione Piccolo Teatro di Milano Foto di scena Attilio Marasco Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica 14 febbraio ore 16, domenica 21 febbraio ore 20.30. Lunedì riposo (salvo la ‘prima’, lunedì 8 febbraio ore 20.30). Durata: 3 ore e ’15 compreso un intervallo Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Info e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 4 febbraio 2010 |
| COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio, in prima nazionale dal 26 gennaio al 28 febbraio 2010 Alice, tra meraviglie e paradossi In scena una compagnia di giovani attori del Piccolo, diretti da Emiliano Bronzino Alice, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, l'intramontabile classico per bambini (ma non solo) da Lewis Carroll viene allestito al Teatro Studio dal 26 gennaio al 28 febbraio, con la regia di Emiliano Bronzino. Ideale chiusura e coronamento dell’edizione 2008-2009 di TeatroScienza, nella cornice così poco tradizionale della sala di via Rivoli, che ben si adatta a scenari e situazioni fiabesche, la giovane compagnia di attori del Piccolo dà vita alla storia della ragazzina che insegue il coniglio bianco con il panciotto e si trova a fronteggiare cappellai matti e lepri marzoline, un gatto che tende a sparire sul più bello, un’iraconda regina di cuori e un bruco vagamente tossicodipendente. Lo spettacolo è un inno alla libertà, un invito rivolto al pubblico, giovane o meno, a preservare la propria individualità, a cercare di essere ciò che si vuole, senza mai perdere la voglia di sperimentare e conoscere cose nuove. Ma è anche un viaggio nella follia, nell’ignoto. “È importante”, spiega Bronzino, “non cercare una logica spiegazione al perché le cose succedano – nel testo come nello spettacolo – ma lasciarsi andare alla fantasia del racconto”. E questa Alice teatrale si presenta più come "un'antifiaba, un capovolgimento di tutti gli elementi della tradizione: non impartisce alcuna morale, non vuole dare risposte né offrire soluzioni. La nostra eroina commette un errore dopo l'altro, si lancia con tragica incoscienza in ogni sorta di pericolo... sembra quasi che il reverendo Carroll abbia voluto insegnare ai bambini ad essere 'sovversivi' e a sviluppare un personale punto di vista sulle cose”. Ma come si può rappresentare in palcoscenico “il paese delle meraviglie”, mentre al cinema, tra poche settimane, dilagheranno gli effetti speciali del film di Tim Burton? “E’ indubbio che il mezzo cinematografico consenta soluzioni spettacolari”, spiega il regista. “Non solo per una questione di budget, ma soprattutto perché si tratta di linguaggi ben diversi. La prima domanda che mi sono posto è stata invece ‘cosa può essere il mondo delle meraviglie?’ Il teatro, ovviamente! Così ho abbandonato subito una delle possibili soluzioni: l’impiego di audiovisivi. Lo spettacolo doveva avere un carattere prettamente teatrale e sfruttare le meraviglie che il teatro sa produrre con i propri mezzi: illuminotecnica, scenotecnica, costumistica, attrezzeria”. Lo spettacolo nasce all’interno di Teatro Scienza, un filo rosso culturale che attraversa la storia del Piccolo, dagli anni lontanissimi del Galileo di Giorgio Strehler, fino a Candelaio e Infinities di Luca Ronconi e al recentissimo Darwin per ragazzi diretto da Stefano de Luca. Nel suo romanzo, Carroll – che era un logico e un matematico di prim’ordine – si diverte a disseminare giochi e paradossi. La bimba che precipita nella tana del coniglio all’inizio della storia menziona il centro della Terra e gli antipodi, rimandando alla riflessione sulla legge di gravità. Il nonsense del té dei Matti è una speculazione sul tempo e sulla sua misurazione, riferita al concetto di infinito. Naturalmente Carroll nulla sapeva della teoria einsteiniana della relatività. È vero però che, a livello più o meno consapevole, esiste in Alice l’anticipazione di una logica di tipo aspaziale e atemporale: il tunnel di Alice, per esempio, è molto simile a quello che oggi chiamiamo buco nero. “Così come Carroll nasconde i suoi paradossi nel racconto senza appesantirlo, anche noi, nello spettacolo”, conclude Bronzino, “ci siamo tenuti lontani dalla dimostrazione scientifica, preservando la dimensione del gioco: l’obiettivo è stimolare la curiosità dei ragazzi perché vadano poi in cerca delle spiegazioni al di fuori del testo, con gli insegnanti o con la ricerca personale”. Traduzione e adattamento teatrale sono di Margaret Rose che spiega: “Il lavoro di adattamento al testo è stato molto complesso, in primo luogo perché si partiva da un inglese ‘antico’, di epoca vittoriana, ben diverso dalla lingua parlata oggi nel Regno Unito, secondariamente perché avevamo a che fare con un romanzo, i cui dialoghi dovevano essere trasformati in battute teatrali. Con Emiliano Bronzino”, conclude, “abbiamo lavorato a lungo per cercare di rispettare e di esaltare la fisionomia del singoli personaggi, per tradurre in italiano senza tradire lo spirito del racconto e il vivace temperamento di Lewis Carroll”. Età consigliata: da 8 anni. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) - dal 26 gennaio al 28 febbraio 2010 Alice da Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll adattamento teatrale e traduzione Margaret Rose regia Emiliano Bronzino scene Marco Rossi costumi Chiara Donati luci Claudio De Pace musiche a cura di Tiziano Bonini Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione) Alice Camilla Semino Favro Coniglio Bianco, Valletto Pesce, Gatto Andrea Luini Valletto Rana, Ghiro, Regina di Cuori Andrea Germani Bruco, Cuoca, Lepre Marzolina, Re di Cuori Gabriele Falsetta Duchessa, Cappellaio Matto, Fante di Cuori Clio Cipolletta produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa foto di scena Attilio Marasco Orari: da lunedì a venerdì ore 10.30; domenica 21 e 28 febbraio ore 16. Riposo: i sabati e le domeniche; lunedì 8 febbraio; da martedì 16 a sabato 20 febbraio. Durata: un’ora e un quarto circa Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Info e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 21 gennaio 2010 |
| Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02
72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio dal 22 al 30 dicembre 2009 Arriva per le Feste Scrooge - Canto di Natale ballata per attori e ombre Musica, teatro d’ombre e teatro d’attore si mescolano nell’originale rilettura dal celebre testo di Dickens, proposta natalizia di Teatro Gioco Vita e Teatro delle Briciole Tratto da Canto di Natale di Dickens, Scrooge, in scena dal 22 al 30 dicembre 2009 al Piccolo Teatro Studio, è uno spettacolo popolare e coinvolgente che trova nella musica il fulcro dell’intero impianto drammaturgico e scenico, unendo recitato, recitativo e canto. Scenicamente incentrato sulle molteplici possibilità combinatorie di personaggi in carne ed ossa, ombre corporee e ombre di sagome, lo spettacolo affronta tematiche e contenuti di grande attualità. La storia di Scrooge, avaro e misantropo riccone nato dalla fantasia di Dickens, è universalmente conosciuta. Scrooge è un perfetto prototipo di uomo avido ed egoista, cieco e insensibile di fronte ai mali del mondo; ma anche un esempio edificante di uomo in lotta con una lacerante presa di coscienza. Scrooge, coproduzione Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile di Innovazione e Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti, costituisce una nuova tappa del percorso di collaborazione già da tempo avviato tra queste realtà. Da anni Teatro delle Briciole e Teatro Gioco Vita, pur nella diversità delle poetiche e delle linee artistiche, hanno avviato percorsi di collaborazione instaurando sinergie comuni su alcuni progetti. La coproduzione dello spettacolo Alice nel paese delle meraviglie nel 1997, ad esempio, ma anche collegamenti sull’ospitalità e l’attività sul territorio, collaborazioni e scambi culturali. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dal 22 al 30 dicembre 2009 Scrooge Ballata per attori e ombre da Canto di Natale di Charles Dickens progetto drammaturgico Fabrizio Montecchi, Alessandro Nidi, Bruno Stori musiche e canzoni Alessandro Nidi testi Bruno Stori regia e scene Fabrizio Montecchi disegni e sagome Nicoletta Garioni costumi Evelina Barilli con Giuseppe Fraccaro, Candida Nieri, Gino Paccagnella, Michele Radice luci e fonica Cesare Lavezzoli realizzazione scene e oggetti Sergio Bernasani, Paolo Romanini, Morello Rinaldi, Patrizia Caggiati realizzazione sagome Federica Ferrari, Nicoletta Garioni, Sini Peltola (assistente) una coproduzione Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile di Innovazione Orari: martedì ore 19.30, mercoledì ore 20.30, giovedì e venerdì riposo, sabato, domenica,lunedì, martedì e mercoledì ore 16.00 Durata: 75 minuti circa senza intervallo Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848.800.304, www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv |
| Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02 72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Le sedie in prima nazionale al Teatro Studio dal 16 al 20 dicembre 2009 La vacuità dell’esistenza nella farsa tragica di Ionesco a cent’anni dalla nascita dell’autore Pietro Carriglio prosegue la sua ricerca registica sul teatro del Novecento e sui temi dell’assurdo Dopo Il re muore, Pietro Carriglio torna a Ionesco, nel centenario della nascita dell’autore franco-rumeno, scegliendo Le sedie, “farsa tragica” scritta nel 1951, in prima nazionale al Piccolo Teatro Studio, dal 16 al 20 dicembre. Protagonisti Nello Mascia e Galatea Ranzi nel ruolo di due anziani coniugi che vivono in un faro abbandonato su un’isola deserta. Una vita fatta di piccoli gesti quotidiani, ma anche dell’assoluta mancanza di comunicazione con il mondo esterno che i due anziani decidono di rompere per trasmettere un “messaggio all'umanità”. Attraverso le parole dei due protagonisti prendono vita sulla scena un gran numero di personaggi invisibili: alla porta è un continuo via vai di persone, saluti e strette di mano di individui inesistenti nella realtà, ma lucidamente delineati nella loro mente. Persone che si materializzano solo attraverso il moltiplicarsi di sedie oggetto-simbolo, unico segno concreto del senso di vuoto che l'autore intende trasmettere. “Oltre i risaputi giochi di parole, che hanno deliziato l’avanguardia degli anni Cinquanta”, commenta il regista Pietro Carriglio, “vi è un vuoto che è anche l’ultimo interrogativo sull’uomo, sulla sua sopravvivenza fisica e morale, sul suo dialogo con Dio. Ionesco è uno stupefacente esempio di teologia negativa: Dio non è tenebra né luce, Dio è se non è. E’ questa la nostra estrema speranza.” LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dal 16 al 20 dicembre 2009 Le sedie di Eugène Ionesco regia e scene Pietro Carriglio musiche Matteo D’Amico, luci Gigi Saccomandi, costumi Marcella Salvo con Nello Mascia, Galatea Ranzi e con la partecipazione di Sergio Basile produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo Orari: mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30, sabato ore 19.30, domenica ore 16.00 Durata: 90 minuti circa, senza intervallo Prezzi: platea 32 euro, balconata 25,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848.800.304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Eugène Ionesco, l’omaggio dello Stabile di Palermo Nel centenario della nascita di Eugène Ionesco (1909-1994), il Teatro Biondo Stabile di Palermo ha voluto ricordare il grande drammaturgo franco-rumeno producendo e realizzando uno dei suoi testi più significativi e impegnativi, Le sedie, per la regia dello stesso direttore artistico dello Stabile, Pietro Carriglio. Lo Stabile di Palermo ringrazia Sergio Escobar per avere sollecitato l’iniziativa. Carriglio, peraltro, ha sempre amato Ionesco, del quale ha già messo in scena La lezione e Delirio a due in un dittico del 1980, poi un’altra edizione di Delirio a due (assieme a Finale di partita di Beckett) nel 2002 e Il re muore nel 2007. Al centro de Le sedie – scritta nel 1951 e rappresentata per la prima volta nel 1952 – Ionesco pone l’irrealtà del reale e il vano, drammatico, grottesco tentativo di popolare il vuoto dell’esistenza e di comunicare l’incomunicabile. Protagonisti sono due coniugi ultranovantenni, il Vecchio e la Vecchia, che abitano sulla torre di un’isola deserta, conducendo una vita fatta di piccoli gesti quotidiani e dell’assoluta mancanza di rapporti con il mondo esterno. Come ogni sera, i due sono impegnati a rappresentare la farsa della loro esistenza, carica di fatuità, ricordi, insuccessi e rimpianti, alleviata solo dalla forza delle proprie immaginazioni deliranti, da un affettuoso sentimento reciproco, dalle abitudini che fanno passare il tempo e danno l’illusione di esistere. Ma questa è una serata speciale: i due, infatti, aspettano degli ospiti illustri, invitati ad ascoltare il messaggio di salvezza che il Vecchio ha deciso di tramandare ai posteri, ingaggiando a tale scopo un atteso Oratore. In un crescendo sempre più concitato, comico e beffardo, fanno il loro ingresso gli ospiti, tanti e tutti invisibili, e la stanza si riempie di sedie, tante e tutte ben visibili, accumulate dai due vecchi. Alla porta è un continuo via vai di persone, saluti e strette di mano di ombre, individui inesistenti nella realtà, ma lucidamente delineati nella loro mente, fra i quali un misterioso Imperatore. I dialoghi che i vecchi intrattengono con gli ospiti-fantasma sono frammenti di vani monologhi cerimoniosi cui essi si fingono risposte. Il deserto dell’esistenza della coppia si è popolato con il nulla di invitati incorporei e con l’invadenza progressiva delle sedie, la cui disposizione sulla scena obbedisce ad un’architettura precisa. Soffocati dalla materia e dal desolante disagio del vuoto destinato ad esplodere nel coup de theatre finale, i vecchi si gettano dalla finestra. L’Oratore nel frattempo giunto si rivela muto, incapace di articolare alcunché, e tutto finisce nella beffarda certezza che è impossibile spiegare il senso dell’esistenza. Definito nel sottotitolo “farsa tragica”, il testo nelle parole di Ionesco «tratta dell’assenza, della vacuità, del nulla. Le sedie sono rimaste vuote perché non c’è nessuno... Il mondo non esiste per davvero». Le sedie: il teatro come conoscenza di Luca Doninelli Una lunga conversazione, svoltasi nella tarda primavera del 2009, tra il sottoscritto e Pietro Carriglio mise in moto quest’opera comune, la sua di regista e la mia di traduttore, all’ombra di un’idea che le fratture intercorse nei quasi sessant’anni che ci separano dal testo ioneschiano rende quasi obbligatoria. La possibilità di assistere a due giorni di prove, al Bellini di Palermo, alla fine di novembre, ha confermato il senso della strada intrapresa. La scelta di Carriglio di affidare alla forza degli attori Le sedie, questo vecchio monumento dell’avanguardia teatrale, riassorbendolo come per un atto di natura nel grande pool del Repertorio (e quindi opponendosi alla vulgata che lo poneva in una sorta di antirepertorio composto da tutte quelle opere e da tutti quegli autori che si ponevano come punti di rottura nella tradizione letteraria), ha messo in luce quello che già la mia scelta d’indirizzo nella traduzione (a lungo discussa con lo stesso regista) intendeva far venire alla luce. […] Oggi il nostro modo di leggere Ionesco differisce completamente dalle chiavi che ci venivano offerte una trentina d’anni fa, quando personaggi come Beckett, Ionesco e Pinter galleggiavano in un’unica brodaglia critica. In effetti, l’espressione “Teatro dell’Assurdo”, al tempo assunta come reale movimento artistico, è stata coniata oltre dieci anni dopo la pubblicazione dei primi capolavori di Beckett e Ionesco, e ha perciò lo stesso significato convenzionale che ha, poniamo, l’espressione “Scuola del Sospetto” con la quale Paul Ricoeur designò la triade Marx-Nietzsche-Freud: tre scolaretti di scuole, come ognuno sa, ben lontane tra loro. Allo stesso modo, il Teatro dell’Assurdo fu un’invenzione che, per ragioni diverse, non poteva interessare Beckett e Pinter, ma che qualche danno recò, viceversa, a Ionesco. […] Rileggere Ionesco oggi – e soprattutto lo Ionesco dei primi Anni Cinquanta - può fare un cattivo effetto se quello che cerchiamo è la sua attualità, o peggio ancora la sua modernità. […] Ionesco, con la fine del mito del progresso in tutte le sue varianti (linguistiche, metafisiche, sociali), appare, proprio per la sua posizione più ostinatamente oppositiva (rispetto a un Beckett o a un Pinter), più disarmato. D’un tratto, il canone letterario lo ha estromesso, la battaglia di Ionesco è una battaglia del passato, i suoi temi sono temi del passato: l’assurdità dell’esistenza, la difesa dell’unicità di ogni individuo, la finzione del potere. Se il ritratto ufficiale di Beckett si libera facilmente di Aspettando Godot portando in prima linea altre opere – prima fra tutte il grande capolavoro Finale di partita – e rivelando nello scrittore e drammaturgo franco-irlandese una filigrana tragica di tutt’altra consistenza rispetto alla facile (e fallace) collocazione in ambito esistenzialista, Ionesco rischia di rimanere intrappolato nelle macerie del Novecento. […] Col tramonto delle tematiche legate al Teatro dell’Assurdo, un nuovo Ionesco si presenta a noi, infinitamente più variegato e umorale, infinitamente più complesso. Le sedie ne è un esempio emblematico. Lo conoscemmo, ai tempi, come una specie di parabola dell’insignificanza del vivere: in un faro su un’isola deserta vivono un vecchio e una vecchia. L’uomo, frustrato dagli insuccessi, ha però elaborato un grande messaggio, un grande pensiero che ora, sulla soglia della morte, vuole rivelare a tutti gli uomini. Le sue parole saranno quelle definitive, quelle grazie alle quali tutti gli enigmi saranno svelati e una nuova stagione del mondo si inaugurerà. Ma c’è un contrattempo: al vecchio manca la facilità di parola, per questo ha chiesto a un oratore di pronunciare il suo messaggio. Alla fine, dopo che tutti gli invitati saranno giunti, arriverà anche l’oratore, che però non potrà pronunciare il messaggio, perché sordomuto. Il messaggio si ridurrà così a un grugnito senza senso – segno dell’insensatezza di ogni filosofia e di ogni umano tentativo di rendere abitabile il mondo. […] Dietro la contraddittorietà programmatica dei personaggi (il figlio di cui lei afferma l’esistenza, mentre lui la nega, la parentesi erotica di lei e quella galante di lui, e così via) altre contraddizioni si profilano. L’esistenza non scivola più verso l’assurdo, ma verso una sorta di purificazione. Il solo progresso è quello che fa avanzare l’uomo verso la propria innocenza, verso la propria creaturalità. Uno stupore accompagna questi due personaggi che hanno conosciuto la devastazione, l’impotenza […] e lo spezzettamento della propria vita – sono vite interrotte, attraversate da molte morti, morte anch’esse più volte in un tempo che non ha nessuna continuità, e infligge alla nostra coscienza le sue fratture: la loro vecchiaia è una sommatoria di diverse morti e diverse venute al mondo, attraversata da tutte le età: l’infanzia dolorosa, l’adolescenza piena di umori, la tarda maturità carica di rimpianti, la decrepitezza smemorata. Così, giunti alla fine, ci troviamo a dover sospendere il vecchio giudizio: forse il messaggio affidato all’oratore sordomuto non è una banale beffa, forse esprime piuttosto il balbettio dell’essere creato, il grugnito, il grido di chi, dopo la delusione dei grandi lenzuoli dell’ideologia, delle grandi formule omnicomprensive, torna al be-be dell’inizio, quando l’essere non sa usare la parola per dirsi, ma sa solo invocare, affermare il suo essere-per-altro. Bisognoso di tutto, spoglio di tutto, incapace di produrre discorsi, incapace di autorappresentarsi, pura creatura, pura – fragilissima – presenza. […] Tutta l’opera di Ionesco – come quella di Molière e di Goldoni – è una grande meditazione sul teatro, e soprattutto sul teatro comico. Lo scrittore è il concierge, il “maresciallo d’alloggio” – come il Vecchio protagonista della nostra pièce – che presiede l’opera. Avrebbe potuto essere chissà cosa, invece ha preferito incatenarsi a questo spazio, a questa sala, a queste assi, a queste sedie. Affinché dal concreto di questa esperienza, fatta di diastole e sistole, di infinito e finito, di fantasmi che diventano corpo per poi ridiventare fantasmi, ogni tematica o pensiero o filosofia, insomma ogni contenuto acquistasse sapore di vita. Nella mia traduzione ho semplicemente cercato di limitare il birignao delle mode che indussero lo scrittore a tagliare le sue frasi secondo un gusto oggi incomprensibile per rendere meglio visibile la sapienza del commediografo. L’ho allontanato di un passo da Beckett (che, ne sono certo, ringrazierà) per avvicinarlo meglio a Molière e Goldoni, suoi parenti più naturali. Le sedie è un grande manuale sul senso del Teatro e del fare teatro, e così ho cercato di presentarlo. Milano, 15 dicembre 2009 |
| COMUNICATO STAMPA Lunedì 7 dicembre, alle ore 11, presso il Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza), apertura della dodicesima edizione di JAZZ AL PICCOLO – ORCHESTRA SENZA CONFINI la stagione concertistica imperniata sulla CIVICA JAZZ BAND dei Civici Corsi di Jazz Programma Ore 10.30 Inaugurazione della mostra di Roberto Cifarelli Jazz al Piccolo – emozioni e immagini Ore 11.0 IL JAZZ DI ALBERTO SORDI La musica di Piero Piccioni Musiche e arrangiamenti originali di Piero Piccioni Adattamenti di Enrico Intra America Slow (da: Il bell’Antonio) / Amore, Amore, Amore, Amore (da: Un italiano in America) / Anima Nera (da: Anima Nera) / Opus Jazz (da: Adua e le compagne) / Underground Sketches, In Point of Love e Magic of New York (da: Lucky Luciano) / Rugido do leao (da: Finché c’è guerra c’è speranza) / This Is Life (da: Fumo di Londra) / Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto (dal film omonimo) / Daylight (sigla dell’orchestra 013) CIVICA JAZZ BAND Direttore ENRICO INTRA Solisti: Emilio Soana (tromba), Roberto Rossi (trombone), Giulio Visibelli (sassofoni e flauto), Mario Rusca (pianoforte), Lucio Terzano (contrabbasso), Tony Arco (batteria) Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco Dopo gli arrangiamenti in chiave jazz delle musiche di Morricone, Rota e Trovajoli, la Civica Jazz Band apre la sua stagione interpretando la musica di un altro grande interprete di musica per film: Piero Piccioni. Scomparso nel 2004, a 82 anni, Piccioni ha lavorato con grandi registi quali Lattuada, Monicelli, Rosi, Comencini, Visconti, Rossellini, Pietrangeli, Bertolucci, De Sica, ma soprattutto con Alberto Sordi, di cui fu il musicista di riferimento, colui che lo accompagnò nella sua grande avventura cinematografica diventando anche uno dei suoi più intimi amici. Al pari di Trovajoli, fu un autentico musicista di jazz, che cominciò ad ascoltare da bambino, appassionandosi in particolare a Duke Ellington e imparando a suonare il pianoforte. Tra l’altro, é stato l’unico musicista italiano a suonare con Charlie Parker, in un serata del 1949, a New York, quando sostituì il pianista Al Haig. Il suo mondo musicale era quindi vicino al jazz, tanto che in questa serie di letture delle opere dei grandi autori sopra citati, Piccioni è l’unico di cui si possono utilizzare le partiture originali senza bisogno di arrangiamenti jazzistici, ma solo di alcuni adattamenti e aperture congeniali per l’esecuzione di pagine nate per il cinema nell’ambito di un contesto jazzistico. Lo sguardo a Piccioni rappresenta un doveroso contributo a una autentica personalità della musica italiana e rende l’apertura di Orchestra Senza Confini un evento di assoluta originalità. Ingresso 16,50 euro - Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304 I prossimi appuntamenti: Lunedì 15 febbraio 2010 ore 21 al Teatro Studio ITALIAN JAZZ GRAFFITI Solisti: Claudio Allifranchini, Stefano Bagnoli, Gigi Cifarelli, Laura Fedele, Patrizio Fariselli, Piero Leveratto, Alberto Mandarini, Carlo Morena, Paolo Tomelleri, Riccardo Zegna Direttori Enrico Intra e Massimo Nunzi Lunedì 22 marzo 2010 ore 21 al Teatro Studio IL MONDO MUSICALE DI GIANLUIGI TROVESI Solista ospite: Gianluigi Trovesi (sax alto e clarinetti) Direttore Enrico Intra Lunedì 12 aprile 2010 ore 21 al Teatro Studio MILES DAVIS-GIL EVANS Civica Jazz Band e J.W. Orchestra Solista ospite: Fabrizio Bosso tromba Direttore Enrico Intra Lunedì 7 giugno 2010 ore 21 al Teatro Studio DALL’APARTHEID AI MONDIALI OMAGGIO AL JAZZ SUDAFRICANO Solista ospite: Gabriele Mirabassi clarinetto Immagini di Pino Ninfa Direttore Enrico Intra Arrangiamenti di Roberto Ottaviano e Enrico Intra Milano, 4 dicembre 2009 |
| COMUNICATO STAMPA Lunedì 7 dicembre, alle ore 11, presso il Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza), apertura della dodicesima edizione di JAZZ AL PICCOLO – ORCHESTRA SENZA CONFINI la stagione concertistica imperniata sulla CIVICA JAZZ BAND dei Civici Corsi di Jazz Programma Ore 10.30 Inaugurazione della mostra di Roberto Cifarelli Jazz al Piccolo – emozioni e immagini Ore 11.0 IL JAZZ DI ALBERTO SORDI La musica di Piero Piccioni Musiche e arrangiamenti originali di Piero Piccioni Adattamenti di Enrico Intra America Slow (da: Il bell’Antonio) / Amore, Amore, Amore, Amore (da: Un italiano in America) / Anima Nera (da: Anima Nera) / Opus Jazz (da: Adua e le compagne) / Underground Sketches, In Point of Love e Magic of New York (da: Lucky Luciano) / Rugido do leao (da: Finché c’è guerra c’è speranza) / This Is Life (da: Fumo di Londra) / Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto (dal film omonimo) / Daylight (sigla dell’orchestra 013) CIVICA JAZZ BAND Direttore ENRICO INTRA Solisti: Emilio Soana (tromba), Roberto Rossi (trombone), Giulio Visibelli (sassofoni e flauto), Mario Rusca (pianoforte), Lucio Terzano (contrabbasso), Tony Arco (batteria) Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco Dopo gli arrangiamenti in chiave jazz delle musiche di Morricone, Rota e Trovajoli, la Civica Jazz Band apre la sua stagione interpretando la musica di un altro grande interprete di musica per film: Piero Piccioni. Scomparso nel 2004, a 82 anni, Piccioni ha lavorato con grandi registi quali Lattuada, Monicelli, Rosi, Comencini, Visconti, Rossellini, Pietrangeli, Bertolucci, De Sica, ma soprattutto con Alberto Sordi, di cui fu il musicista di riferimento, colui che lo accompagnò nella sua grande avventura cinematografica diventando anche uno dei suoi più intimi amici. Al pari di Trovajoli, fu un autentico musicista di jazz, che cominciò ad ascoltare da bambino, appassionandosi in particolare a Duke Ellington e imparando a suonare il pianoforte. Tra l’altro, é stato l’unico musicista italiano a suonare con Charlie Parker, in un serata del 1949, a New York, quando sostituì il pianista Al Haig. Il suo mondo musicale era quindi vicino al jazz, tanto che in questa serie di letture delle opere dei grandi autori sopra citati, Piccioni è l’unico di cui si possono utilizzare le partiture originali senza bisogno di arrangiamenti jazzistici, ma solo di alcuni adattamenti e aperture congeniali per l’esecuzione di pagine nate per il cinema nell’ambito di un contesto jazzistico. Lo sguardo a Piccioni rappresenta un doveroso contributo a una autentica personalità della musica italiana e rende l’apertura di Orchestra Senza Confini un evento di assoluta originalità. Ingresso 16,50 euro - Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304 I prossimi appuntamenti: Lunedì 15 febbraio 2010 ore 21 al Teatro Studio ITALIAN JAZZ GRAFFITI Solisti: Claudio Allifranchini, Stefano Bagnoli, Gigi Cifarelli, Laura Fedele, Patrizio Fariselli, Piero Leveratto, Alberto Mandarini, Carlo Morena, Paolo Tomelleri, Riccardo Zegna Direttori Enrico Intra e Massimo Nunzi Lunedì 22 marzo 2010 ore 21 al Teatro Studio IL MONDO MUSICALE DI GIANLUIGI TROVESI Solista ospite: Gianluigi Trovesi (sax alto e clarinetti) Direttore Enrico Intra Lunedì 12 aprile 2010 ore 21 al Teatro Studio MILES DAVIS-GIL EVANS Civica Jazz Band e J.W. Orchestra Solista ospite: Fabrizio Bosso tromba Direttore Enrico Intra Lunedì 7 giugno 2010 ore 21 al Teatro Studio DALL’APARTHEID AI MONDIALI OMAGGIO AL JAZZ SUDAFRICANO Solista ospite: Gabriele Mirabassi clarinetto Immagini di Pino Ninfa Direttore Enrico Intra Arrangiamenti di Roberto Ottaviano e Enrico Intra Milano, 2 dicembre 2009 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA In prima nazionale il nuovo lavoro di Marco Carniti che da Madrid, dopo quindici anni, torna al Piccolo Teatro Palacio del fin: processo alla storia Tre storie sullo sfondo della guerra in Iraq Mentre arrivano a Milano i prigionieri di Guantánamo, va in scena, al Teatro Studio, dall’11 al 13 dicembre, uno spettacolo di scottante attualità sui danni collaterali della guerra in Iraq Arriva in prima nazionale al Piccolo Teatro Studio, dall’11 al 13 dicembre 2009, Palacio del fin, il nuovo lavoro di Marco Carniti, regista che, dopo quindici anni, da Madrid torna al Piccolo dove si è formato al fianco di Giorgio Strehler. Tratto dal testo di Judith Thompson, la più importante drammaturga canadese, Palacio del fin attinge direttamente da fatti di cronaca, mostrando, sullo sfondo della guerra in Iraq, la parte peggiore della storia contemporanea. In primo piano le vicende personali di Lyndie England, soldatessa americana condannata per torture sessuali nel campo di Abu Graib; David Kelly, microbiologo, morto in circostanze sospette dopo aver testimoniato sull’infondatezza del dossier sulle armi di distruzione di massa presentato dal governo inglese che avvalorava l’intervento militare americano in Iraq; una madre irachena, moglie del capo del Partito Comunista, che dopo aver visto torturare e uccidere i propri figli dal regime di Saddam, viene a sua volta uccisa dalle bombe dell’invasione americana. “Tre monologhi”, spiega Carniti, “strappati direttamente dai titoli dei giornali che stordiscono lo spettatore lasciandolo senza fiato. Un processo alla realtà. Una trilogia di voci che illumina i danni collaterali della guerra in Iraq. Tre vite, tre differenti percorsi con un unico denominatore: essere condannati dall’Umanità e dalla Storia, che sul campo lascia sempre e solo perdenti”. Il regista invita il pubblico a un interrogatorio ‘in diretta’ in un carcere stile Guantánamo, disegnato da tre porte murate e da un recinto di reti metalliche entro cui i personaggi-testimoni, “voci di fantasmi”, dice sempre Carniti, “si riaffacciano alla vita per gridare al mondo la loro verità, la loro testimonianza”. Mercoledì 9 dicembre (ore 17), nello Spazio Eurolab del Piccolo Teatro Strehler si terrà un incontro, aperto al pubblico, dedicato allo spettacolo. Interverrà il regista, Marco Carniti. L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Marco Carniti ha un percorso di studio che, partendo dalla danza, passa attraverso la recitazione, per approdare alla regia teatrale, lirica e cinematografica. Nel corso della sua carriera studia negli Stati Uniti alla UCLA poi con Grotowski e Bob Wilson. Recita per Fellini e si forma teatralmente lavorando per lungo tempo al Piccolo Teatro come aiuto regista, al fianco di Giorgio Strehler, per diverse importanti produzioni come Opera da tre soldi, Elvira o la passione teatrale, Come tu mi vuoi, Arlecchino servitore di due padroni, Faust I e Faust II, Falstaff e Don Giovanni. Successivamente collabora con alcuni dei più prestigiosi registi europei ed extra europei tra cui Bob Wilson, Lluis Pasqual, Giancarlo del Monaco, Maurizio Scaparro, E. Mosinsky, Pet Halmen e Gilbert Deflo. Ha formato e diretto una compagnia di venti giovani attori come responsabile artistico del "Progetto giovani" al Teatro Eliseo di Roma. In Francia le prime regie di teatro con Alberto Savinio e Corrado Alvaro e in Germania a Bonn con l'opera Romeo e Gulietta di Gounod. Da anni vive e lavora parte dell’anno in Spagna, alternando regie di teatro e di opera lirica. Oltre ai testi classici propone autori moderni di forte urgenza e impatto sociale e riletture di opere liriche con uno sguardo al contemporaneo. Dirige la sua prima opera cinematografica Sleeping Around e vince 6 premi al Festival Internazionale di Cinema di Ibiza 2008 tra cui miglior film e miglior regista. Premio Fondi La Pastora per Spoonface con Melania Giglio sul tema dell'autismo. Nel 2008 in Spagna riceve un importante riconoscimento di critica e pubblico al Teatro Real di Madrid con la Clemenza di Tito di Mozart e con un testo contemporaneo Lapidando Maria di D.T.Green sulla lapidazione delle donne in Africa. Quest'anno ha presentato una Bisbetica Domata al Teatro Globe di Roma in un ring da boxe e Mozart /Haydn al Festival Internazionale di Tenerife. Ad aprile 2010 sarà al Teatro Regio di Parma con Werther di Massenet. Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dall’11 al 13 dicembre 2009 Palacio del fin di Judith Thompson, regia Marco Carniti scene Nicolás Hünerwadel/Marco Carniti in collaborazione con Francesco Scandale costumi Belén Montoliú spazio sonoro Massimo Carniti/Adamo Lorenzetti/David Barittoni luci Paolo Ferrari produzione esecutiva Susi Arias con Helio Pedregal, Yolanda Ulloa, Alexandra Fierro produzione PasionArte In lingua spagnola con sovratitoli in italiano, a cura di Prescott Studio Orari: venerdì ore 20.30, sabato ore 19.30, domenica ore 16. Durata: 100 minuti senza intervallo Prezzi: platea 38 euro, balconata 29,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848.800.304, www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 3 dicembre 2009 |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA “Milano per Giorgio Gaber”, secondo appuntamento al Piccolo Maddalena Crippa: Gaber al femminile “E pensare che c’era il pensiero”, al Teatro Studio, 2 e 3 dicembre Il secondo appuntamento con “Milano per Giorgio Gaber” è affidato a Maddalena Crippa, che torna al teatro-canzone, dopo le esperienze di Sboom e di A sud dell’alma, con E pensare che c’era il pensiero di Gaber-Luporini, prima donna a cimentarsi con il repertorio gaberiano. “Dal primo istante”, spiega l’attrice, “mi è stato chiaro che in quanto donna non avrei mai potuto, ma soprattutto non avrei mai voluto, rifare Gaber. Ma Gaber, insieme a Luporini, ha davvero inventato un nuovo modo di abitare il palcoscenico e la canzone, rinnovando l'unione tra parola e musica, riflettendo,interrogandosi, scendendo nel privato o aprendosi al sociale, stando nel presente, riuscendo spesso a decifrarlo e persino ad anticiparlo, mettendosi in gioco in prima persona in una costante ricerca. Proprio nell'onestà di questa ricerca, che a tratti diventa perfino corrosiva, e nel bisogno di condividerla sta il punto di contatto con me, con noi, con l'oggi. Vale la pena di riascoltare le sue parole, specie in un momento tanto buio sia per la cultura che per le coscienze, ma credo valga la pena soprattutto perché la sua eredità, in questo caso, passa attraverso un'alterità - il mio essere donna appunto - un altro punto di vista, un'altra sensibilità. Nella costruzione della scaletta drammaturgica, non ho esitato a tagliare e ad integrare brani o canzoni di altri spettacoli, come per altro era sua consuetudine, specie con E pensare che c’era il pensiero forse lo spettacolo più rappresentato ed elaborato nel corso del tempo”. “La cosa che mi ha soprattutto convinto”, aggiunge la regista Emanuela Giordano, “è l’idea di un Gaber riletto, ripensato, metabolizzato e proposto al femminile grazie all’interpretazione assolutamente inedita che ne fa Maddalena Crippa, allontanando così ogni rischio di imitazione, di rifare Gaber “facendo” Gaber. Maddalena Crippa, attraverso Gaber, canta e racconta la sua (nostra) idea del vivere, i suoi perché, le sue paure. E lo fa volutamente, con fascino, ironia, e potenza tutta femminile. Arturo Annecchino che ha curato il coordinamento musicale dello spettacolo, con gli arrangiamenti di Massimiliano Gagliardi, al pianoforte, ha aderito con entusiasmo al nostro desiderio di portare all’estremo questa inedita lettura gaberiana, presentando in scena non un ensemble strumentale ma un trio di giovanissime vocalist che fanno da contrappunto al canto di Maddalena Crippa, canto che spazia da una vocalità piena a note sottili e struggenti”. L’ultimo appuntamento con “Milano per Giorgio Gaber” sarà il 14 dicembre con Claudio Bisio, che porta in scena, questa volta al Piccolo Teatro Strehler, Io quella volta lì avevo 25 anni, lettura scenica di un testo inedito di Gaber-Luporini, diretta da Giorgio Gallione con Carlo Boccadoro al pianoforte. Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – 2 e 3 dicembre 2009 E pensare che c’era il pensiero di Giorgio Gaber e Sandro Luporini con Maddalena Crippa Massimiliano Gagliardi (pianoforte) Chiara Calderale, Miriam Longo, Valeria Svizzeri (coriste) arrangiamenti di Massimiliano Gagliardi coordinamento musicale di Arturo Annecchino regia di Emanuela Giordano produzione Tieffe Teatro Milano Stabile di Innovazione diretto da Emilio Russo in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber Orari: mercoledì 2 e giovedì 3 dicembre, ore 20.30 Durata: 80 minuti Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni: 848.800.304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 23 novembre 2009 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA “Milano per Giorgio Gaber”, terza edizione Gioele Dix al Piccolo Teatro per ricordare Gaber “Se potessi mangiare un’idea”, al Piccolo Teatro Studio, 25 e 26 novembre Torna anche nella stagione 2009-2010 “Milano per Giorgio Gaber”. Quest’anno Gaber avrebbe compiuto settant’anni. Per questa ricorrenza la manifestazione, al suo terzo anno di vita, avrà un carattere d’eccezionalità. Si articolerà in vari momenti di approfondimento culturale e didattico, in vari luoghi della città, e in tre proposte teatrali di altissimo profilo, ospitate al Piccolo Teatro. Il primo appuntamento è mercoledì 25 e giovedì 26 novembre, al Teatro Studio, con Gioele Dix e il suo Se potessi mangiare un’idea, monologhi di Gaber-Luporini, prodotto dalla Fondazione Giorgio Gaber. Gioele Dix racconta e canta Giorgio Gaber, ripercorrendo alcune delle tappe più significative del percorso musicale e teatrale dell’artista. La scelta dei brani spazia liberamente nel vastissimo e prezioso repertorio gaberiano, raccogliendo perle dalle travolgenti folgorazioni di Dialogo fra un impegnato e un non so e Anche per oggi non si vola, dai tempi delle benefiche provocazioni di Un’idiozia conquistata a fatica, per finire ai lucidi e dolenti ripensamenti di La mia generazione ha perso. Canzoni come Il corpo stupido, Il potere dei più buoni, Un’idea, Ora che non son più innamorato, Qualcuno era comunista, monologhi come Il minestrone, Dove l’ho messa, La sedia, in una selezione guidata dal gusto di un suo appassionato ammiratore, testimoniano una riconoscenza artistica e professionale che il tempo non affievolisce. Gioele Dix propone dunque il suo originale sguardo sul mondo di Giorgio Gaber, con la complicità e gli arrangiamenti di due eccellenti musicisti, Silvano Belfiore alle tastiere e Savino Cesario alle chitarre, adattandolo alle proprie corde interpretative. I successivi appuntamenti con “Milano per Giorgio Gaber” saranno con Maddalena Crippa, E pensare che c’era il pensiero, produzione Tieffe Teatro Stabile d’Innovazione, il 2 e 3 dicembre, al Piccolo Teatro Studio. Il 14 dicembre sarà poi la volta di Claudio Bisio, questa volta al Piccolo Teatro Strehler, con Io quella volta lì avevo 25 anni, lettura scenica di un testo inedito di Gaber-Luporini, diretta da Giorgio Gallione con Carlo Boccadoro al pianoforte. Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – 25 e 26 novembre 2009 Se potessi mangiare un’idea Gioele Dix racconta e canta Giorgio Gaber monologhi e canzoni di Gaber-Luporini drammaturgia e regia di Gioele Dix con Silvano Belfiore (tastiere), Savino Cesario (chitarre) Produzione Fondazione Giorgio Gaber Orari: mercoledì 25 novembre, ore 21 - giovedì 26 novembre, ore 20.30 Durata: 90 minuti Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni: 848.800.304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 20 novembre 2009 |
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fax 02 72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Piccolo Teatro Studio, venerdì 20 novembre 2009 dalle 12.00 alle 18.00 Non-stop di incontri - spettacolo con Cecchi Paone per Science for Peace Si svolgerà domani l’incontro-spettacolo occasione per lanciare la petizione mondiale online per far assegnare il Premio Nobel per la pace a Internet Nell’ambito della manifestazione Science for Peace live, il Piccolo Teatro di Milano ospiterà all’interno del Teatro Studio, venerdì 20 novembre dalle ore 12.00 alle 18.00, la manifestazione non-stop progettata dalla Fondazione Umberto Veronesi, in collaborazione col Comune di Milano. Un incontro spettacolo ideato e condotto da Alessandro Cecchi Paone per lanciare la petizione mondiale online finalizzata all’assegnazione del Premio Nobel per la pace a Internet. Sei ore ininterrotte durante le quali oltre al collegamento in diretta con la conferenza mondiale Science for Peace, in corso nell’aula magna dell’Università Bocconi, verranno proposte immagini, note, parole, frammenti di film, e alcune scene dello spettacolo “Darwin… tra le nuvole”, produzione del Piccolo, in scena al Teatro Studio dal 21 novembre al 5 dicembre 2009. Il programma della giornata, ad ingresso libero, comprende esibizioni e performance di personaggi del mondo dello spettacolo, e non solo, tra i quali, Moni Ovadia, la clarinettista Selene Framarin, gli studenti dell’Accademia internazionale di Milano e del Conservatorio di Milano. Parleranno di scienza e pace Umberto Veronesi, Emma Bonino e Alberto Martinelli. Interverranno inoltre Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, Sergio Cecchini, direttore della comunicazione per Medici Senza Frontiere, Rita El Khayat, medico psichiatra, saggista e scrittrice, Manuela Dviri Vitali Norsa, scrittrice, Awich Pollar, ex bambino soldato, rappresentante Onu, Giovanni Puglisi, direttore di Unesco Italia , Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano. Milano, 19 novembre 2009 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio dal 21 novembre al 5 dicembre 2009 lo spettacolo scritto a tre mani da Giorello-Boschi-de Luca Darwin… tra le nuvole: teatro e immagini per spiegare l’evoluzione Dopo lo straordinario successo riscosso a Mosca e Lisbona, Darwin… tra le nuvole torna al Piccolo. In tournée in Italia, in primavera Dopo le tappe internazionali di Mosca e Lisbona, toccate ad ottobre, con straordinario successo di pubblico, Darwin… tra le nuvole torna a Milano. Originale omaggio a Charles Darwin, nel bicentenario della nascita, nato dall’incontro “improbabile” tra un epistemologo, Giulio Giorello, un professore di Fumetto e Cinema d’animazione, Luca Boschi, e un regista di teatro, Stefano de Luca, lo spettacolo, per grandi e piccini (dai dieci anni in su), è nuovamente in scena al Piccolo Teatro Studio dal 21 novembre al 5 dicembre 2009. A primavera Darwin… tra le nuvole salperà per la tournée italiana. Nella cornice di una scenografia “animata” da immagini in parte originali in parte rielaborazioni delle illustrazioni di Darwin, tutte firmate da Luca Boschi, si dipana il viaggio del Beagle, il vascello che in cinque anni avrebbe portato lo scienziato alla scoperta dei luoghi più remoti del mondo: un percorso a tappe in cui ogni nuovo approdo, ogni nuova meta diventa occasione per illustrare alcuni aspetti del sistema evoluzionistico. Il racconto prende le mosse dal desiderio di due ragazze dei giorni nostri di “intervistare” quel tranquillo gentiluomo del Kent che avrebbe promosso in biologia una rivoluzione intellettuale paragonabile a quella iniziata da Copernico in astronomia. Comincia così un viaggio nel tempo attraverso il teatro. Lo scienziato che le ragazze incontrano è un Darwin giovane, praticamente ventenne, l’età nella quale si unì alla spedizione del Beagle, un Darwin narratore, entusiasta, fantasioso, tra le nuvole appunto, che ama perdersi nei racconti della sua infanzia e che diventa emblema dell’immaginazione come territorio comune nel quale si muovono allo stesso modo infanzia, teatro e scienza, dell’immaginazione come primordiale strumento di interpretazione della realtà e come possibile scorciatoia per la conoscenza. Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 - M2 Lanza) – dal 21 novembre al 5 dicembre 2009 Darwin… tra le nuvole un’idea di Luca Boschi, Stefano de Luca e Giulio Giorello, regia Stefano de Luca impianto scenografico a cura di Marco Rossi, luci Claudio De Pace, costumi Luisa Spinatelli con Clio Cipolletta, Gabriele Falsetta, Andrea Germani, Andrea Luini, Silvia Pernarella Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Le foto di scena sono di Attilio Marasco Durata: un’ora e 20’ Orari: da martedì a giovedì ore 10.30; venerdì ore 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Venerdì 27 novembre, ore 10.30 e 20.30. Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50. Prezzi speciali su www.piccolocard.it Per informazioni e prenotazioni: 848800304 – www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 18 novembre 2009 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Serata in ricordo di Alda Merini lunedì 9 novembre al Piccolo Teatro Studio Si terrà lunedì prossimo 9 novembre alle 20,30 al Piccolo Teatro Studio di via Rivoli una serata in ricordo di Alda Merini, con letture di suoi testi e la proiezione di filmati. L’incontro, promosso dal Piccolo in collaborazione con il Teatro Franco Parenti, è a ingresso libero fino a esaurimento dei posti. “Subito dopo la sua morte, domenica scorsa, ci siamo sentiti con l’assessore regionale Massimo Zanello: con lui abbiamo condiviso questa iniziativa, che ho ritenuto giusto promuovere in collaborazione con il Franco Parenti, l’altro teatro al quale Alda Merini era molto legata. Riteniamo doveroso ricordare così la grande poetessa, che è stata più volte ospite dei due teatri con memorabili recital”, spiega il direttore del Piccolo Teatro, Sergio Escobar. “Ricordo in particolare quelli con Milva al Teatro Strehler nell’aprile 2005 e con Licia Maglietta al Parenti”. Milano, 3 novembre 2009 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Venerdì 30 ottobre 2009 alle ore 18.00 al Piccolo Teatro Studio Racconti e Menzogne: Pippo Delbono incontra i suoi lettori e spettatori Pippo Delbono, in occasione della rappresentazione al Piccolo di La Menzogna, in scena fino al 31 ottobre, incontrerà il pubblico al Teatro Studio per un momento di confronto e riflessione su Racconti di giugno, libro edito da Garzanti, il cui sottotitolo, “incontro con se stesso”, ne rivela la cifra autobiografica. “Racconti e menzogne”, incontro condotto da Oliviero Ponte di Pino, sarà una vera e propria conversazione con il regista, un’opportunità per approfondire le intenzioni poetiche di Delbono. Racconti di giugno Le Forme, Garzanti Libri 144 pagine, con 180 foto «Io credo di aver iniziato a cercare un percorso di libertà grazie a quegli anni di costrizioni.» Un giorno è stato chiesto a Pippo Delbono di parlare dell’amore. Sono nati così questi Racconti di giugno, dove Pippo ripercorre la sua esperienza, i suoi incontri e le sue lotte, tra la vita e la scena. Lo fa con pudore e con rabbia. Commuove e diverte, in una ricerca della libertà furiosa e felice, dove ci sono il corpo e Dio, il teatro e la morte, l’amicizia e la rivolta, la disciplina e la grazia, il dolore più atroce e la risata irrefrenabile. Racconti di giugno è una favola vera, arricchita da numerose immagini che seguono il suo percorso umano e artistico. Vi si incontrano Arafat e la regina d’Olanda: ma gli eroi sono, tra gli altri, Pepe, che è fuggito dalla repressione dei generali argentini; Gianluca, il ragazzo down che voleva fare l’attore; Nelson, il barbone con lo zainetto come unico bene; e soprattutto Bobò, sordomuto e analfabeta, per quarantacinque anni rinchiuso nel manicomio di Aversa e diventato una star internazionale. Quella che è un’esperienza personale, e dunque assolutamente unica e irripetibile, si arricchisce così dei mille colori della vita, trasmettendoci una lezione unica. Imprevedibile e sfaccettata come - appunto - la vita. Milano, 29 ottobre 2009 |
| ENEL: I NUOVI SCENARI ITALIANI ED
EUROPEI A “DUE ORE CON” • Mercoledì 28 ottobre alle ore 18.00 al Piccolo Teatro Studio di Via Rivoli, Enel propone un dibattito sui nuovi equilibri politici e sociali in Europa, e sulle prospettive future. Intervengono Ernesto Galli della Loggia, Antonio Polito, Oscar Fulvio Giannino. Modera Alberto Mingardi. Ingresso libero. Milano, 26 ottobre 2009 – I nuovi scenari italiani ed europei. Una lettura del nuovi equilibri politici e sociali e una disamina delle prospettive. E’ questo il tema del primo di “Due ore con”, il ciclo di incontri promossi da Enel, in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano in cui si confrontano personalità legate al mondo dell’informazione, della cultura, dell’economia, della politica, delle istituzioni. Mercoledì 28 ottobre alle ore 18.00 presso il Piccolo Teatro Studio di Via Rivoli (ingresso libero), prendono parte al dibattito il professor Ernesto Galli della Loggia, editorialista del Corriere della Sera, Antonio Polito, direttore del Riformista e Oscar Fulvio Giannino, editorialista politico-economico. Modera Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni. L’incontro affonda il tema dei nuovi equilibri sociali, politici e geopolitica, in Italia e in Europa, provando a delineare gli scenari futuri. Il dibattito ha la durata di due ore circa e sarà trasmesso anche sul sito www.enel.it. “Due ore con” è realizzato in collaborazione con Cassiopea di Chicca Olivetti e rientra nel progetto Energiaper, il programma di Enel che raccoglie in un unico contenitore le attività di comunicazione a sostegno della cultura, la ricerca scientifica, l’ambiente e lo sport, in Italia e all’estero. Il prossimo incontro è previsto per il 25 novembre e avrà come titolo: Nuovi mondi, nuove frontiere: da Oriente a Occidente. Cina, India e i protagonisti dello sviluppo. |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Pippo Delbono con La menzogna al Teatro Studio, dal 18 al 31 ottobre La tragedia della Thyssen: il rogo della verità Giunge a Milano dopo il grande successo riscosso ad Avignone La menzogna, ultima creazione di Pippo Delbono, che sarà in scena al Piccolo Teatro Studio dal 18 al 31 ottobre. Nelle acciaierie della ThyssenKrupp di Torino il 5 dicembre 2007 scoppia un incendio che costa la vita a sette operai. Il tragico incidente di lavoro è il punto di rottura di una situazione che Pippo Delbono vuole denunciare. A partire dal vergognoso silenzio – etico e politico – creatosi intorno al fenomeno delle morti bianche, l’artista avvia un percorso che allarga il campo e indaga, nella sua maniera visionaria e lirica, i luoghi della menzogna come malessere capillarmente diffuso all’interno della nostra società. Un male al quale è difficile, se non impossibile, sottrarsi. Siamo entrati nella fabbrica per i sopralluoghi e più che la parte bruciata mi ha colpito il resto, lo squallore, la tristezza, la morte che il luogo in sé, la fabbrica appunto, emanava. Il mio viaggio dentro la fabbrica è cominciato da lì. Sentivo il bisogno di partire da quel dolore cercando di entrare nella sua profondità, evitando il pietismo che è solo prodotto dall’ipocrisia. (Pippo Delbono) Quarto spettacolo di Pippo Delbono ad approdare al Piccolo dopo Esodo (2001), Urlo (2006) e Questo buio feroce (2008), La menzogna racconta la tragedia della Thyssen e il caso giudiziario che ne è seguito: è l’occasione per proporre al pubblico un nuovo capitolo del viaggio nei territori dell’emarginazione, dell’ingiustizia sociale e della sofferenza, da sempre oggetto della ricerca umana e artistica dell’artista. Ogni volta che Pippo Delbono allestisce uno spettacolo, l’urgenza di affrontare uno specifico tema coincide con il bisogno di sollevare un dibattito sulla società civile e sul ruolo del teatro quale luogo di condivisione e di incontro. In questo caso, la lente è puntata sulle vite quasi “informi” del nostro presente, vite, nella visione di Delbono, socialmente dissimulate, trascurate, che solo la morte sul lavoro riporta alla luce della cronaca e della coscienza collettiva. I testi originali di Delbono si alternano a materiali che contribuiscono a costruire il discorso dell’autore intorno al tema: brani da Shakespeare emergono come urli dell’anima, in un tessuto sonoro ed emotivo che va dall’opera al tango, da Stravinskij a Wagner, fino alla voce di Juliette Gréco. Dopo Milano lo spettacolo sarà a Parigi al Théatre du Rond Point dal 20 gennaio al 6 febbraio, e successivamente a Lisbona al Centro Cultural di Belem (12 e 13 maggio). Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) dal 18 al 31 ottobre 2009 La menzogna ideazione e regia Pippo Delbono con (in ordine alfabetico) Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Raffaella Banchelli, Bobò, Antonella De Sarno, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Claudio Gasparotto, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Mr. Puma, Pepe Robledo, Grazia Spinella scene Claude Santerre luci Robert John Resteghini costumi Antonella Cannarozzi suono Angelo Colonna produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione Unione Europea nell’ambito del progetto Prospero Fondazione del Teatro Stabile di Torino Teatro di Roma Théâtre du Rond Point Maison de la Culture d’Amiens Malta Festival Poznan Orari: martedì e sabato ore 19.30, mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30, domenica ore 16. Lunedì riposo. Domenica 18 ottobre (prima rappresentazione) ore 20.30. Durata: 80’ senza intervallo Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Milano, 13 ottobre 2009 Pippo Delbono Appassionato esploratore degli aspetti più crudi della nostra società, Pippo Delbono è conosciuto e amato dal pubblico per il coraggio delle sue scelte e la personalità inconfondibile del suo linguaggio teatrale. Nato a Varazze nel 1959, negli anni della formazione incontra l’attore argentino Pepe Robledo, e lo segue in Danimarca, dove si avvicina al gruppo Farfa, diretto da Iben Nagel Rasmussen, attrice “storica” dell’Odin Teatret. Successivamente approfondisce le tecniche della tradizione orientale dell’attore-danzatore, per poi approdare alla lezione del teatrodanza di Pina Bausch. Nei primi Anni Ottanta fonda la Compagnia Pippo Delbono, con la quale realizza tutti i suoi spettacoli, cominciando da Il tempo degli assassini (1987). Seguono, negli anni, tra gli altri, Morire di musica, Il muro, La rabbia (dedicato a Pier Paolo Pasolini). È con Barboni, vincitore del premio speciale Ubu nel 1997 “per lo stile inconfondibile con il quale mescola arte e vita”, che si impone all’attenzione di pubblico e critica. Continuando a sperimentare e a fondere diversi linguaggi, Delbono prosegue il proprio percorso artistico con Guerra (1998), Il silenzio (2000), Gente di plastica (2002), Urlo (2004), Questo buio feroce (2007). Nel corso di una tournée tra Israele e Palestina gira un documentario, anch’esso intitolato Guerra, con il quale, nel 2007, vince il David di Donatello. Pellicole successive sono Grido e La paura, quest’ultimo in concorso al Festival di Locarno, che quest’anno gli dedica una retrospettiva. Nel 2009 gli viene assegnato il premio Europa Nuove Realtà Teatrali. |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA In scena al Piccolo Teatro Studio, dal 9 al 13 ottobre Elisabetta Pozzi è Max Gericke Favola tragica di un’identità rubata Il capolavoro di Manfred Karge ritorna a dieci anni dalla prima messa in scena L’identità negata, il tema del doppio, del complesso intreccio di femminile e maschile, la violenza della convenzione sociale: questi i temi di Max Gericke, in scena al Piccolo Teatro Studio dal 9 al 13 ottobre, spettacolo che viene ripreso da Fondazione Teatro Due, a più di dieci anni di distanza dall’ultima messa in scena, con la stessa attrice, Elisabetta Pozzi, a interpretare nuovamente la tragica e paradossale ambiguità del personaggio. Un uomo anziano, sprofondato in una poltrona. Riaffiorano i ricordi, le memorie di una solitudine lunga quarant’anni, brandelli di vita chiusi in un segreto che affiora a poco a poco. Ispirato ad un caso realmente accaduto, Max Gericke è la storia di Ella, che a poco più di vent’anni si ritrova vedova, sola, nella Repubblica di Weimar in piena crisi economica dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Per non perdere il lavoro di Max, Ella si sostituisce al marito nascondendo la propria identità, rinnegando la propria femminilità. E solo alla fine della sua esistenza, nell’abbandono di una modesta casa di pensionato, Ella rimette insieme i frammenti della propria vita, rimpiangendo un universo al femminile tenuto accuratamente nascosto e sostituito dalla gretta brutalità del mondo degli uomini. Rappresentato in Italia per la prima volta nel 1984 a Teatro Festival Parma con l’interpretazione di Lore Brunner, il monologo di Manfred Karge è stato poi riallestito da Walter Le Moli nel 1990 con Elisabetta Pozzi. Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – dal 9 al 13 ottobre 2009 Max Gericke. La più gran parte della vita è vita passata, meno male di Manfred Karge, traduzione e messa in scena Walter Le Moli con Elisabetta Pozzi costumi Susanna Montecolli, scene Tiziano Santi, luci Claudio Coloretti, trucco Cinzia Costantino produzione Fondazione Teatro Due Orari: lunedì e venerdì ore 20.30, martedì e sabato ore 19.30, domenica ore 16. Durata: un’ora e 45 minuti Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org Milano, 8 ottobre 2009 |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA La bellezza e l’inferno, dal 6 all’8 ottobre, al Teatro Studio e per due settimane, a febbraio, nel restaurato Teatro Grassi Roberto Saviano interpreta se stesso La parola come forma di resistenza Uno spettacolo-monologo diretto da Serena Sinigaglia, prodotto dal Piccolo, in collaborazione con Mondadori Escobar: “Teatro civile per noi significa riscatto della parola al di fuori di un contesto di banalizzazione dilagante” Un racconto che si sviluppa a partire dall’uscita di “Gomorra” e da quello che quel libro ha generato. Un monologo che racconta come la parola, da sola, possa rappresentare oggi l’unica forma di resistenza, come possa opporsi a qualsiasi forma di potere, a testimonianza che la verità, nonostante tutto, può esistere. Roberto Saviano mette in scena se stesso, la sua persona, e diventa “attore” e insieme testimone della sua vita blindata, dopo tre anni di scorta, in “La bellezza e l’inferno”, l’attesissimo spettacolo prodotto dal Piccolo Teatro in collaborazione con Mondadori, che ha pubblicato l’omonimo libro, in scena per tre sere dal 6 ottobre al Teatro Studio e poi, dal 16 al 28 febbraio 2010, nel restaurato Teatro Grassi di via Rovello. Dalla rivolta di Castelvolturno alle canzoni di Miriam Makeba, dalle note di Petrucciani ai goal di Lionel Messi, dall’incredibile storia di Varlam Shalamov al ricordo appassionato di Ken Saro Wiwa, ovvero la parola che ha la forza di opporsi a una delle più grandi multinazionali del petrolio, ai pugili di Marcianise, che in una realtà difficile continuano a conquistare medaglie, riempiendo d’orgoglio una terra devastata nell’economia e nell’animo, a riprova del fatto che non esiste predestinazione e che nel deserto è possibile coltivare qualsiasi frutto: Roberto Saviano racconta le storie di coloro che hanno usato il talento per sconfiggere l’inferno. Perché il talento è la forma attraverso cui la bellezza resiste all’inferno. “Già dal nostro primo incontro nella primavera scorsa, insieme con gli amici della Mondadori, è scattata con Roberto Saviano una totale sintonia, anzi, una vera e propria empatia su questo progetto”, spiega il direttore del Piccolo Teatro, Sergio Escobar. “Ciò che unisce il lavoro di Roberto Saviano - che attore non è e non lo diventerà neanche dopo questa esperienza - al percorso del Piccolo è l'assoluta necessità di raccontare, di non tacere. La bellezza e l'inferno rappresenta il riscatto della parola dalla banalizzazione dilagante, che è la più profonda minaccia alla libertà di esprimere il pensiero, e ci consente di riaffermare il valore, per il Piccolo, del "teatro civile": significa, per noi, la necessità di dare spazio alla parola, a una parola che esprima tutta la propria forza dirompente, al di fuori di quei contesti che la deformano”. “Il paradosso è che proprio il teatro, in assoluto il luogo della menzogna, della rappresentazione della finzione, diventa talvolta il luogo della verità possibile”, osserva Roberto Saviano. “Una verità messa a fuoco attraverso strumenti che non rendano semplice ciò che è complesso, ma che rendano ciò che è complesso quantomeno visibile e leggibile. La verità è ciò che più mi ossessiona”, aggiunge Saviano. “E sul palco del Piccolo Teatro di Milano cercherò di raccontarla attraverso le storie di coloro che hanno usato il proprio talento per sconfiggere l'inferno”. “Roberto mi ha inondata di vita e di umanità, mi ha commossa, avvinta, appassionata”, commenta Serena Sinigaglia. “Averlo incontrato e potergli camminare a fianco mi ha ridato la speranza che qualcosa un giorno possa cambiare in questo nostro paese di buffoni e litiganti, di mediocri inutili commedianti. Forse è un giorno lontano, ma finché ci saranno persone d’ingegno e di valore disposte a lottare perché la verità vinca sulla menzogna, perché la giustizia sia prassi quotidiana del nostro coabitare sulla terra, perché la bellezza,ovunque essa si manifesti e comunque essa si manifesti, vinca sull’inferno, allora potremo ancora sperare”. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – dal 6 all’8 ottobre 2009 Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2 (M1 Cordusio) – dal 16 al 28 febbraio 2010 La bellezza e l’inferno di e con Roberto Saviano regia Serena Sinigaglia luci Claudio De Pace produzione Piccolo Teatro di Milano Le foto di scena sono di Serena Serrani Orari: martedì ore 19.30, mercoledì e giovedì ore 20.30 Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org Milano, 2 ottobre 2009 |
| COMUNICATO STAMPA La bellezza e l'inferno, domani 6 ottobre debutto al Piccolo Roberto Saviano interpreta se stesso Grande attesa al Teatro Studio Attesa delle grandi occasioni al Teatro Studio, dove domani sera, 6 ottobre, alle 19,30 debutterà in prima nazionale La bellezza e l'inferno di Roberto Saviano, con l'autore di Gomorra nelle vesti di interprete di se stesso. Lo spettacolo-monologo prodotto dal Piccolo Teatro in collaborazione con Mondadori, con la regia di Serena Sinigaglia, resterà in scena fino all'8 ottobre, per tornare poi nel restaurato Teatro Grassi di via Rovello per due settimane, dal 16 al 28 febbraio 2010. Dalla rivolta di Castelvolturno alle canzoni di Miriam Makeba, dalle note di Petrucciani ai goal di Lionel Messi, dall'incredibile storia di Varlam Shalamov al ricordo appassionato di Ken Saro Wiwa, ovvero la parola che ha la forza di opporsi a una delle più grandi multinazionali del petrolio, ai pugili di Marcianise, che in una realtà difficile continuano a conquistare medaglie, riempiendo d'orgoglio una terra devastata nell'economia e nell'animo, a riprova del fatto che non esiste predestinazione e che nel deserto è possibile coltivare qualsiasi frutto: Roberto Saviano racconta le storie di coloro che hanno usato il talento per sconfiggere l'inferno. Perché il talento è la forma attraverso cui la bellezza resiste all'inferno. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) - dal 6 all'8 ottobre 2009 Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2 (M1 Cordusio) - dal 16 al 28 febbraio 2010 La bellezza e l'inferno di e con Roberto Saviano regia Serena Sinigaglia luci Claudio De Pace produzione Piccolo Teatro di Milano Le foto di scena sono di Serena Serrani Orari: martedì ore 19.30, mercoledì e giovedì ore 20.30 Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dopo la fortunata tournée dell’Arlecchino a Tokyo, è il Giappone ad aprire il Festival del Teatro d’Europa In scena, al Teatro Studio, l’antichissima arte del kyogen con la regia di Mansai Nomura, storico interprete del kyogen tradizionale e attore di Kurosawa Uno scambio tra Tesori Nazionali Viventi: Ferruccio Soleri, in luglio, ha visitato con Arlecchino il Setagaya Public Theatre di Tokyo; il 18 settembre un grande maestro giapponese, Mansaku Nomura, apre il Festival internazionale del Piccolo con la sua compagnia di kyogen tradizionale. Il kyogen è un’arte millenaria che nel 2001 l’Unesco ha nominato, assieme al noh, capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità. Mansaku, Mansai e Mannosuke Nomura, esponenti di una delle due famiglie che, in Giappone, si tramandano da secoli questa forma teatrale antichissima (Mansai Nomura ha debuttato in teatro a soli tre anni e, giovanissimo, ha lavorato nel celebre film Ran di Akira Kurosawa) presentano al Piccolo Teatro Studio tre pièce tratte dallo sterminato repertorio (oltre 250 opere): Bo-Shibari (Legato ad un palo), Kawakami (La sorgente del fiume Kawakami), Kagyu (La lumaca). Il kyogen affonda le sue radici nei miti e nelle leggende che si perdono nella notte dei tempi e assume ancora oggi i caratteri di una cerimonia laica, nella ritualità dei movimenti del corpo, della testa o delle mani, nell’espressività degli occhi. Nato tra il XIV e il XV secolo, inizialmente legato al più celebre noh di cui costituiva una sorta di intervallo farsesco, era considerato una parte indispensabile della rappresentazione, perché alleggeriva la tensione drammatica sottolineando gli aspetti ridicoli del reale. Assunto il carattere di forma teatrale autonoma, il kyogen si sviluppa in brevi pièce comiche che hanno come temi la vita, le abitudini e i costumi della gente comune. Recitato prevalentemente senza maschera, utilizza un linguaggio quotidiano, evita qualsiasi riferimento al soprannaturale, se non per parodia, e non prevede i personaggi nobili. Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – dal 18 al 20 settembre 2009 Traditional Kyogen Mansaku-no-kai Kyogen Company Bo-Shibari (Legato ad un palo) Kawakami (La sorgente del fiume Kawakami) Kagyu (La lumaca) regia Mansai Nomura Orari: venerdì ore 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 16. Durata: un’ora e ’40 con intervallo Prezzi: platea 38 euro, balconata 29,50 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org Milano, 15 settembre 2009 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Una compagnia tutta maschile per un dittico in stile elisabettiano Edward Hall e i Propeller Shakespeare alla maniera di Shakespeare A Midsummer Night’s Dream allo Studio dal 21 al 24 maggio e The Merchant of Venice allo Strehler dal 27 al 31 maggio Prosegue il Festival del Teatro d’Europa che nei prossimi giorni propone un vero e proprio ‘dittico elisabettiano’: Shakespeare come l’avrebbe fatto Shakespeare. Propeller, la compagnia tutta maschile di Edward Hall, che ha sede a Watermill, vecchio mulino ad acqua alle porte di Londra, raddoppia l’appuntamento e accanto a The Merchant of Venice, già annunciato in stagione, in programma al Piccolo Teatro Strehler dal 27 al 31 maggio, propone la sua versione di A Midsummer Night’s Dream, al Piccolo Teatro Studio dal 21 al 24 maggio. Il primo appuntamento è con A Midsummer Night’s Dream, storia di amori possibili e impossibili, di fughe nella foresta, di giovani amanti, di fate e folletti, di artigiani che si trasformano in comici: un percorso iniziatico nell’intricata geografia dei sentimenti, con pozioni magiche che creano il caos in una lunga notte tra sogno e follia. Dice Robert Warren che con il regista Edward Hall ha adattato il testo per la scena: “E’ una delle opere di Shakespeare più originali, più comunicative e più abilmente costruite. L’autore fa interagire quattro gruppi di personaggi - la corte, gli amanti, i commedianti, le fate - per drammatizzare i diversi aspetti dell’esperienza amorosa. Il matrimonio della coppia Teseo/Ippolita è l’evento intorno al quale si muovono le storie di tutti, riuniti nella scena finale, quando i servi, per celebrare l’avvenimento, allestiscono la commedia Piramo e Tisbe. Il filo conduttore è la commedia nella commedia. Nel suo svolgimento, la scena contribuisce alla drammatizzazione del gioco dell’amore in tutte le sue forme: la gioia e la tristezza, l’idealismo e l’egoismo, e il modo in cui gli uomini possono innamorarsi delle apparenze. Rappresentare il Sogno con un cast tutto maschile mi aiuta ad esprimere la a-sessualità, l’androginia della commedia, una versione sublimata della concezione elisabettiana di relazioni spirituali tra persone dello stesso sesso, una forma di spiritualità celebrata anche nei Sonetti”. La settimana successiva è poi la volta della storia di Bassanio e Antonio, dello spietato contratto di Shylock… Vittima o carnefice? Uomo o donna? L’eterno tema dell’ambiguità e della ricerca di identità torna in un altro dei capolavori di Shakespeare, in una messa in scena originale, divertente e di lucida intelligenza. “Al centro del Mercante è la tensione tra giustizia e misericordia”, spiega sempre Warren “ma si parla anche d’amore, vendetta, intolleranza, e della natura dei legami, degli obblighi di un essere umano nei confronti di un altro. La drammatizzazione delle scene di Shakespeare impedisce di semplificare scegliendo una soluzione che sia bianca o nera: la sua studiata ambiguità è l’esempio più estremo dell’equilibrio tra gli argomenti dall’inizio alla fine dell’opera. La tensione tra l’imparzialità teoretica della legge e l’imperfezione dei suoi esecutori ricade sul modo in cui adempiere agli obblighi. Obblighi di due generi: di legge e d’amore. Nella scena finale, Shakespeare porta all’estremo il contrasto tra fantasia lirica e semplice realtà. Si potrebbe sintetizzare con una frase di Groucho Marx, ‘il contrario è anche vero’”. Edward Hall Quarantenne figlio d’arte – suo padre Peter è uno dei registi teatrali più famosi in Gran Bretagna - Edward Hall inizia giovanissimo a lavorare con Watermill Theatre. Nel 1995, grazie al fondamentale aiuto di Jill Fraser, direttore artistico di Watermill, mette in scena Otello: è un successo. Hall, con lo scenografo Michael Pavelka, approfondisce il lavoro su Shakespeare per Enrico V. Lo spettacolo prevede un coro di undici attori che rievoca la vicenda interpretandone tutti i ruoli, compresi quelli femminili. Nasce l’idea di Propeller, compagnia tutta al maschile. In repertorio La commedia degli errori (1998), La dodicesima notte (1999), Rose Rage, dalle tre parti dell’Enrico VI (2001), Sogno di una notte di mezza estate (2003), Racconto d’inverno (2005) e La bisbetica domata (2006). Per festeggiare il decennale di produzioni shakespeariane, Edward Hall debutta nel dicembre 2008 con Il mercante di Venezia. Successivamente mette in scena una nuova produzione di Sogno di una notte di mezza estate. I Propeller sono stati ospiti al Piccolo Teatro nel maggio 2007 con La bisbetica domata e La dodicesima notte. Spettacoli in lingua originale con sovratitoli in italiano LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – dal 21 al 24 maggio 2009 A Midsummer Night’s Dream di William Shakespeare adattamento Edward Hall e Roger Warren regia Edward Hall scene Michael Pavelka, disegno luci Ben Ormerod, costumi Hannah Lobelson musica Propeller, arrangiamenti e musiche originali Jon Trenchard Produzione Propeller del The Watermill Theatre in associazione con Liverpool Everyman & Playhouse La tournèe è realizzata con il supporto di The Arts Council of England e Coutts Bank. in collaborazione con DUETTO 2000 - Roma Personaggi Interpeti Bottom Bob Barrett Snout Kelsey Brookfield Helena Babou Ceesay Oberon Richard Clothier Titania Richard Dempsey Flute John Dougall Hermia / Snug Richard Frame Hippolyta Jonathan Livingstone Quince / Egeus Chris Myles Moth David Newman Theseus Thomas Padden Demetrius Sam Swainsbury Lysander Jack Tarlton Puck / Starvling Jon Trenchard Foto di scena Nobby Clark Durata 2 ore e 30’ compreso intervallo Orari: sabato ore 19.30; giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi (M2 Lanza) – dal 27 al 31 maggio 2009 The Merchant of Venice di William Shakespeare, adattamento Edward Hall e Roger Warren regia Edward Hall scene Michael Pavelka, disegno luci Ben Ormerod, costumi Hannah Lobelson musica Propeller, arrangiamenti e musiche originali Jon Trenchard Produzione Propeller del The Watermill Theatre in associazione con Liverpool Everyman & Playhouse La tournèe è realizzata con il supporto di The Arts Council of England e Coutts Bank. in collaborazione con DUETTO 2000 - Roma Interpreti Personaggi Bob Barrett Antonio Sam Swainsbury Salerio Jack Tarlton Bassanio Richard Frame Gratiano Richard Dempsey Lorenzo Kelsey Brookfield Portia Chris Myles Nerissa Richard Clothier Shylock Jonathan Livingstone Morocco Thomas Padden Tubal/Aragon John Dougall Lancelot Gobbo Jon Trenchard Jessica Babou Ceesay Duke of Venice David Newman Monsieur le Bon/Preacher Foto di scena Nobby Clark Durata 2 ore e 30’ compreso intervallo Orari: sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; giovedì ore 15 e 20.30; domenica ore 16 e 21. Prezzi: platea 38 euro, balconata 29,50 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org Milano, 18 maggio 2009 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Primo appuntamento con il dittico elisabettiano messo in scena da una compagnia inglese, tutta al maschile Edward Hall e i Propeller Shakespeare alla maniera di Shakespeare A Midsummer Night’s Dream allo Studio dal 21 al 24 maggio Shakespeare come l’avrebbe fatto Shakespeare: primo appuntamento con il ‘dittico elisabettiano’ messo in scena da Propeller, la compagnia inglese, tutta maschile, di Edward Hall. Si comincia con A Midsummer Night’s Dream - al Piccolo Teatro Studio, dal 21 al 24 maggio - storia di amori possibili e impossibili, di fughe nella foresta, di giovani amanti, di fate e folletti, di artigiani che si trasformano in comici: un percorso iniziatico nell’intricata geografia dei sentimenti, con pozioni magiche che creano il caos in una lunga notte tra sogno e follia. Dice Robert Warren che con il regista Edward Hall ha adattato il testo per la scena: “E’ una delle opere di Shakespeare più originali, più comunicative e più abilmente costruite. L’autore fa interagire quattro gruppi di personaggi - la corte, gli amanti, i commedianti, le fate - per drammatizzare i diversi aspetti dell’esperienza amorosa. Il matrimonio della coppia Teseo/Ippolita è l’evento intorno al quale si muovono le storie di tutti, riuniti nella scena finale, quando i servi, per celebrare l’avvenimento, allestiscono la commedia Piramo e Tisbe. Il filo conduttore è la commedia nella commedia. Nel suo svolgimento, la scena contribuisce alla drammatizzazione del gioco dell’amore in tutte le sue forme: la gioia e la tristezza, l’idealismo e l’egoismo, e il modo in cui gli uomini possono innamorarsi delle apparenze. Rappresentare il Sogno con un cast tutto maschile mi aiuta ad esprimere la a-sessualità, l’androginia della commedia, una versione sublimata della concezione elisabettiana di relazioni spirituali tra persone dello stesso sesso, una forma di spiritualità celebrata anche nei Sonetti”. Quarantenne figlio d’arte – suo padre Peter è uno dei registi teatrali più famosi in Gran Bretagna - Edward Hall inizia giovanissimo a lavorare con Watermill Theatre. Nel 1995, grazie al fondamentale aiuto di Jill Fraser, direttore artistico di Watermill, mette in scena Otello: è un successo. Hall, con lo scenografo Michael Pavelka, approfondisce il lavoro su Shakespeare per Enrico V. Lo spettacolo prevede un coro di undici attori che rievoca la vicenda interpretandone tutti i ruoli, compresi quelli femminili. Nasce l’idea di Propeller, compagnia tutta al maschile. In repertorio La commedia degli errori (1998), La dodicesima notte (1999), Rose Rage, dalle tre parti dell’Enrico VI (2001), Sogno di una notte di mezza estate (2003), Racconto d’inverno (2005) e La bisbetica domata (2006). Per festeggiare il decennale di produzioni shakespeariane, Edward Hall debutta nel dicembre 2008 con Il mercante di Venezia. Successivamente mette in scena una nuova produzione di Sogno di una notte di mezza estate. I Propeller sono stati ospiti al Piccolo Teatro nel maggio 2007 con La bisbetica domata e La dodicesima notte. Spettacolo in lingua originale con sovratitoli in italiano. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – dal 21 al 24 maggio 2009 A Midsummer Night’s Dream di William Shakespeare adattamento Edward Hall e Roger Warren regia Edward Hall scene Michael Pavelka, disegno luci Ben Ormerod, costumi Hannah Lobelson musica Propeller, arrangiamenti e musiche originali Jon Trenchard Produzione Propeller del The Watermill Theatre in associazione con Liverpool Everyman & Playhouse La tournèe è realizzata con il supporto di The Arts Council of England e Coutts Bank. in collaborazione con DUETTO 2000 - Roma Personaggi Interpeti Bottom Bob Barrett Snout Kelsey Brookfield Helena Babou Ceesay Oberon Richard Clothier Titania Richard Dempsey Flute John Dougall Hermia / Snug Richard Frame Hippolyta Jonathan Livingstone Quince / Egeus Chris Myles Moth David Newman Theseus Thomas Padden Demetrius Sam Swainsbury Lysander Jack Tarlton Puck / Starvling Jon Trenchard Foto di scena Nobby Clark Durata 2 ore e 30’ compreso intervallo Orari: sabato ore 19.30; giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Prezzi: platea 38 euro, balconata 29,50 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org Milano, 20 maggio 2009 |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Arlecchino - Soleri torna a casa Al Piccolo Teatro Studio, dal 15 aprile al 10 maggio Arlecchino servitore di due padroni, spettacolo-simbolo del Piccolo Teatro torna a casa, ma questa volta non nella storica sala di via Rovello, dove è “nato” (ora chiusa per restauri) bensì nella cornice dello Studio, dal 15 aprile al 10 maggio. Il fatto che, in sessant’anni, il ruolo di Arlecchino sia stato interpretato solo da due attori, Marcello Moretti e Ferruccio Soleri, che ne raccolse l’eredità nel 1963, accresce il suo carattere di eccezionalità e di “arte della memoria”. Ferruccio Soleri è ormai l’unico della compagnia ad aver lavorato per tutta la vita con Strehler, colui che - come ha affermato la studiosa francese Myriam Tanant - è “diventato Arlecchino” come si abbraccia una vocazione, capace di restituire, con una straordinaria longevità scenica, l’energia senza tempo del suo personaggio. Spettacolo sempre carico di energia, Arlecchino continua a trasferire la sua grande vitalità alle platee di tutto il mondo; le quasi quattro settimane di permanenza milanese rappresentano un ritorno a casa, dopo la tappa in Turchia e prima di concludere, con il Giappone a luglio, la lunga tournée italiana e internazionale che lo ha visto riscuotere ovunque uno straordinario successo. E a Milano la prima rappresentazione sarà sotto il segno della solidarietà con la dedica a Vidas, voluta dal Piccolo Teatro e da Ferruccio Soleri che ha dichiarato: “Sono lieto di dedicare la rappresentazione di questa sera a Vidas, perchè credo sia dovere di una società che si definisca civile, sostenere un'associazione che in oltre 27 anni ha assistito gratuitamente oltre 22.000 malati terminali a domicilio e nel proprio hospice". Lo spettacolo più longevo della storia (ha superato le 2500 repliche e i due milioni di spettatori) ha aggiunto, in questa stagione, ai 40 paesi e alle 200 città già toccate con le sue tournée, Ecuador e Adana, in Turchia. Lungi dal trasformarsi in uno “spettacolo-museo”, Arlecchino conferma così la sua natura di “memoria in azione” e il suo ruolo di ambasciatore indiscusso della Commedia dell’Arte nel mondo mai tanto vivacemente come in questo momento, in particolare con la creazione dell’Accademia internazionale della Commedia dell’Arte del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Ferruccio Soleri, che, dopo il “debutto” al Maly Teatr di Mosca nell’autunno 2008, terrà a Brindisi un corso speciale – l’unico in Italia nel 2009 – dal 15 maggio al 7 giugno. Giovedì 16 aprile, alle ore 17, nello Spazio Mondadori Multicenter di Milano, piazza Duomo 1, si terrà un incontro con Ferruccio Soleri. Conduce l’incontro Antonio Calbi, direttore del Settore Spettacolo del Comune di Milano. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) – dal 15 aprile al 10 maggio 2009 Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni regia Giorgio Strehler messa in scena da Ferruccio Soleri con la collaborazione di Stefano de Luca scene Ezio Frigerio costumi Franca Squarciapino luci Gerardo Modica musiche Fiorenzo Carpi movimenti mimici Marise Flach scenografa collaboratrice Leila Fteita maschere Amleto e Donato Sartori con Ferruccio Soleri e con Enrico Bonavera, Giorgio Bongiovanni, Francesco Cordella, Leonardo De Colle, Alessandra Gigli, Stefano Guizzi, Tommaso Minniti, Stefano Onofri, Matteo Romoli, Annamaria Rossano, Giorgio Sangati, Camilla Semino, Giorgia Senesi, Giulia Valenti e i suonatori Gianni Bobbio, Franco Emaldi, Paolo Mattei, Francesco Mazzoleni, Elisabetta Pasquinelli Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Orari Martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Venerdì 17, mercoledì 22, lunedì 27, mercoledì 29 aprile e mercoledì 6 maggio ore 15.00 (pomeridiana per le scuole) e ore 20.30 Sabato 25 aprile, venerdì 1 e lunedì 4 maggio riposo. Durata dello spettacolo: 210 minuti con due intervalli Prezzi: Platea euro 32 - balconata euro 25,50 Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org Milano, 8 aprile 2009 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dal 28 marzo (anteprima il 27) al Teatro Studio l’atteso testo dell’autore francese Jean-Luc Lagarce secondo Luca Ronconi Va in scena “Giusto la fine del mondo” storia di un’assenza e di un addio impossibile Debutta il 28 marzo, con un’anteprima il 27, in prima nazionale al Piccolo Teatro Studio Giusto la fine del mondo di Jean-Luc Lagarce, regia di Luca Ronconi. E’ questo l’attesissimo secondo spettacolo prodotto dal Piccolo che fa parte del Progetto Lagarce diretto dallo stesso Ronconi: il primo, I pretendenti, con la regia di Carmelo Rifici, è andato in scena con grande successo il mese scorso. Jean-Luc Lagarce, morto di Aids nel 1995 a 38 anni, è oggi l’autore teatrale contemporaneo più rappresentato nelle sale francesi; a lui sono dedicati ovunque convegni, pubblicazioni, tesi di laurea. I suoi testi sono tradotti in una dozzina di lingue e sono sempre più rappresentati anche all’estero, dal Brasile al Cile e all’Argentina, dalla Spagna alla Germania e alla Lituania. Lagarce ebbe l’idea di Giusto la fine del mondo prima di sapere d’essere sieropositivo. Poi la sua storia personale si incrociò con quella della finzione drammaturgica. Luca Ronconi mette in risalto la bellezza di un testo scritto quasi fosse un pezzo musicale. Lo spettacolo racconta con estrema delicatezza e discrezione la storia di Louis, che va a trovare la sua famiglia dopo una lunga assenza interrotta di tanto in tanto da brevi messaggi scritti su cartoline illustrate. Torna perché sa di morire di lì a poco. E vuole essere lui a raccontare, a “dire” la sua morte, ma partirà senza essere riuscito a farlo. Giusto la fine del mondo è collegato alla rassegna “Face-à-face, Parole di Francia per scene d’Italia”. Il testo dello spettacolo è pubblicato da Ubulibri nel volume Jean-Luc Lagarce. Teatro I, a cura di Franco Quadri, che comprende anche I pretendenti, Ultimi rimorsi prima dell’oblio, Noi, gli eroi. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – dal 28 marzo (anteprima 27) al 9 aprile 2009 Jean-Luc Lagarce Luca Ronconi Giusto la fine del mondo di Jean-Luc Lagarce traduzione Franco Quadri regia Luca Ronconi impianto scenografico a cura di Marco Rossi costumi Margherita Baldoni luci Claudio De Pace Personaggi Interpreti Louis, 34 anni Riccardo Bini Suzanne, sua sorella, 23 anni Melania Giglio Antoine, loro fratello, 32 anni Pierluigi Corallo Catherine, moglie di Antoine, 32 anni Francesca Ciocchetti La madre, madre di Louis, Antoine e Suzanne, 61 anni Bruna Rossi Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Foto di scena Attilio Marasco Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Domenica 29 marzo, ore 21. Durata: 2 ore e 15’ Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org Milano, 24 marzo 2009 PROGETTO JEAN-LUC LAGARCE La parola e l’ “impossibilità” dei sentimenti di Sergio Escobar Giusto la fine del mondo è il secondo dei testi di Jean-Luc Lagarce che, con Luca Ronconi, abbiamo scelto per il Piccolo Teatro. Dire qualcosa di questo testo significherebbe tradirlo: l’atteggiamento giusto è la totale disponibilità all’ascolto: occorre lasciarsi invadere dalle parole di Lagarce e dall’impossibilità dei sentimenti che pure esse potentemente evocano. Nella prosa teatrale di questo autore colpisce la continua ricerca di una “classicità del linguaggio” pur nella contemporaneità, quasi contingenza, delle “situazioni” delle commedie. Il lavoro che egli compie per scegliere, selezionare e tessere il disegno delle parole, andando a comporre un “ordito linguistico”, si esprimeva in maniera beffarda nei Pretendenti, creando una gabbia, da entomologo, in cui si gioca il gioco del potere. Con Giusto la fine del mondo, la parola raggiunge distillazione estrema, affondando nella materia viva di sentimenti impossibili quanto inevitabili. In una pagina posta a introduzione di un altro suo testo, I Solitari Intempestivi, Lagarce descrive la propria generazione cresciuta “amando canzoni che parlano di canzoni e film che ci parlano di cinema… vivendo di ricordi che ci sono stati inculcati” e conclude con amara lucidità: “Non siamo un punto di riferimento per nessuno”. Lagarce ha saputo con grandissima finezza trasferire sulla pagina scritta, e poi in teatro, la sconcertata consapevolezza della sua generazione di camminare sola, nella notte, lungo una strada ferrata – come accade a Louis al termine di Giusto la fine del mondo - immersa nella bellezza del mondo circostante, ma incapace di levare quel “grande grido di gioia” che solo potrebbe segnare una svolta. È una fuga dalla cronaca, dalla famiglia, per trovare rifugio nella scrittura, nel teatro, in relazioni umane liberamente scelte. In questo Lagarce è stato forse terribilmente anticipatore della frammentazione del nostro presente riuscendo già a leggerlo in una prospettiva classica. Un testo che “pretende” l’ascolto Intervista a Luca Ronconi a cura di Eleonora Vasta (dal programma di sala) Con “Giusto la fine del mondo” il suo interesse per Jean-Luc Lagarce arriva alla prova del palcoscenico. Le sembra che l’autore mantenga le promesse che le aveva fatto alla lettura dei testi? Giusto la fine del mondo è, prima di ogni altra cosa, un testo che pretende l’ascolto. Portata in palcoscenico, la commedia mantiene tutte le sue promesse ma esige di non essere tradita. Il linguaggio di Lagarce chiede di essere rispettato in tutte le sue difficoltà, asperità, ambiguità: ed è un linguaggio che può anche sconcertare. Durante le prove ho fornito agli attori un’indicazione: “Cercate di non recitarlo come se aveste tra le mani una commedia di Pirandello”. Il paragone con l’autore siciliano sorgeva spontaneo perché anche il suo è uno stile particolarmente arzigogolato. Mentre per Pirandello l’elaborazione linguistica è richiesta dall’assurdità dei concetti espressi - serve a convincere l’interlocutore di qualcosa di terribilmente astruso – qui, all’opposto, la complessità verbale svela la semplicità assoluta di sentimenti che appartengono a tutti. Sono emozioni molto profonde, talmente profonde che i personaggi non riescono ad enunciarle. Ciò che è commovente, nella commedia, è lo scarto che si crea tra il pensiero profondo che ciascun personaggio alimenta dentro di sé e le difficoltà che incontra nel verbalizzarlo: servono troppe parole per esprimere concetti lineari. Si può scegliere di tacere e isolarsi - come Louis, che si rifugia nel silenzio - oppure di alimentare una volontà inarrestabile di comunicare il cui inevitabile esito sarà rimanere impigliati nei passaggi che separano immagine, pensiero ed eloquio. Ed è questo che trovo molto bello. È giusto dire che i cinque personaggi della commedia - la Madre, Louis, la sorella Suzanne, il fratello Antoine e sua moglie Catherine - recitino un susseguirsi di monologhi? Non del tutto. È vero che ciascun personaggio interpreta dei monologhi, ma sempre rivolti ad un interlocutore. I monologhi di Louis non sono mai soliloqui e non hanno tutti lo stesso statuto: enuncia prologo ed epilogo parlando al pubblico; altre volte immagina di rivolgersi a un familiare non presente in quel momento in scena. Oppure prepara quello che dirà - meglio che vorrebbe dire - e che poi non riuscirà a pronunciare. Il più lungo, e più importante, è il monologo in cui immagina il modo in cui potrebbe comunicare ai parenti la propria morte. Quelli degli altri quattro personaggi, invece, non sono monologhi: sono tentativi di farsi rispondere. Ma chi è in posizione di ascolto, penso soprattutto a Louis, è veramente attento? Ha una reale volontà di accogliere quel che gli viene detto? Dipende. Ci sono momenti in cui Louis ascolta e lo fa sinceramente. È il caso della conversazione con la madre, che lo esorta a parlare con Antoine e con Suzanne. Con la sorella, invece, è distratto. Louis la guarda, la osserva più che ascoltarla. Diverso l’atteggiamento con Antoine, anche perché il rapporto con lui è radicato nell’infanzia: Louis raccoglie l’esortazione della madre, eppure non riesce a dire, nemmeno ad Antoine, quel che vorrebbe. In “Giusto la fine del mondo” Lagarce ha uno strano rapporto con il tempo… È già tutto scritto nella didascalia iniziale: la commedia si svolge in un’unica giornata, una domenica, o anche durante tutto un anno. L’intermezzo che sta al centro della commedia può dare l’impressione di spezzare la linea temporale: Louis è qui già morto. I familiari ne parlano a posteriori, mentre la sola Catherine, la cognata, estranea al legame di sangue, è rimasta nel tempo presente. La scansione temporale in questo punto del testo è complessa ma è altrettanto giusto che essa non sia didascalicamente spiegata e lasci un margine di ambiguità. In fondo Louis spesso dice di aver l’impressione che i suoi parenti vorrebbero parlare a lui vivo come gli si rivolgerebbero se fosse morto… Un altro tema della commedia è la cesura tra chi è “prigioniero” della famiglia e chi è riuscito a staccarsene. In particolare è la chiave del rapporto tra Suzanne e Louis. È la madre ad avere un ruolo chiave sotto questo aspetto. Nella lunga “tirata” che rivolge a Louis, paradossalmente gli chiede di incoraggiare i fratelli ad andarsene e ad abbandonarla. Il suo è un personaggio molto bello: è una donna che, contrariamente agli altri, ha compiuto un percorso, in una parola ha vissuto. Louis, invece, ci sembra cercare il contatto con gli altri e allo stesso tempo respingerli. In un punto della commedia dice “Penso il male. Non amo nessuno”. Dice anche a chiare lettere che i suoi familiari devono capire che solo lasciandolo andare, lasciandolo in pace, gli dimostreranno veramente dell’affetto. Antoine lo smaschera molto correttamente, al termine della commedia, quando gli dice che tutta l’infelicità di cui attribuisce la colpa ai familiari è solo la barriera che frappone fra sé e loro, per impedire che entrino nella sua intimità. Se dovesse descrivere, sinteticamente, tutti i cinque personaggi della commedia? Impersonano delle solitudini, solitudini ricche di una fortissima tensione emotiva e affettiva verso gli altri. Louis è il figlio che è riuscito ad andarsene di casa e a costruirsi una vita propria; Antoine no, purtroppo. La madre insiste molto sul punto “dolente” del fratello maggiore come modello: Antoine avrebbe voluto fare quello che Louis è stato capace di fare ma non c’è riuscito. Catherine è un personaggio trattato con una certa ironia. Il suo turbamento di fronte alla presentazione del cognato omosessuale, e di fronte all’omosessualità in genere, è risibile e la porta a commettere gaffes. Rimprovera Louis perché non si interessa della vita del fratello poi è lei per prima a non sapere che mestiere faccia il cognato… continua per tutto il tempo a dargli del lei, mantiene le distanze. È un modello di donna limitata. Suzanne ha un carattere aggressivo. Si percepisce che è cresciuta immaginando il fratello ma che, incontrandolo, lo ha trovato, persino nell’aspetto, totalmente diverso dalla proiezione della sua fantasia. Questo alimenta in lei rancore, non dovuto, è importante sottolinearlo, all’assenza di Louis. L’accusa che gli rivolge è “Non sei come ti immaginavo!” Eppure la responsabilità di questo “errore” è tutta sua… La madre ha raggiunto una pacifica indifferenza. A Louis dice cose terribili per poi rimproverargli la “detestabile” calma con cui reagisce. Allo stesso tempo è toccante la sua accettazione dell’omosessualità di lui. Accettazione che si accompagna al fastidio per il modo in cui Louis la vive, con calma e serenità. Connaissez-vous Jean-Luc Lagarce? Autobiografia Sono nato in Haute-Saône, il 14 febbraio 1957. I miei genitori abitavano a Doubs, il paese dove mio padre era nato e aveva sempre vissuto. Dicono di aver traslocato sette volte in dodici anni ma non me ne ricordo. Abbiamo abitato a Seloncourt, di questo mi ricordo, da un lato della piazza; poi a un certo punto abbiamo attraversato la piazza e ci siamo stabiliti nell’edificio di fronte. Dopo la nascita di mia sorella, ci siamo stabiliti nella casa di Valentigny che apparteneva alla mia nonna materna e da cui non ci siamo più allontanati. I miei nonni paterni e materni abitavano in campagna, coltivavano i campi, allevavano qualche animale e lavoravano in fabbrica. Non sono sicuro che mio nonno paterno lavorasse in fabbrica: aveva un furgone, era stato soldato e parrucchiere. Mio padre aveva conservato il rasoio del nonno e tagliava i capelli a me e a mio fratello, fino all’arrivo dei Beatles, poi, qualche volta, la domenica di nuovo, quando adottai il mio taglio attuale. Mio padre lavorava in fabbrica, prima da operaio, poi da quadro, ma era già vecchio quando divenne quadro. Mia madre non lavorava quando ero bambino; poi andò anche lei in fabbrica; quando nacque mia sorella, era operaia. Quando eravamo molto piccoli, e ancora non c’era mia sorella, mia madre disse che eravamo molto poveri, che alle volte lei aveva i buchi sotto le scarpe, ma io non me ne ricordo, non mi ricordo la povertà, mi ricordo semplicemente che noi eravamo “giusti”, che non potevamo andare in vacanza, ma non che fossimo poveri fino a quel punto. Sono il maggiore, ho un fratello e una sorella. Mio fratello ha un anno meno di me, mia sorella otto. Mio fratello è stato investito da una donna in motorino e la maestra mi ha detto che era colpa mia se mio fratello aveva corso il rischio di morire, ma mia madre ha detto di no e che non erano cose da dirsi a un bambino. Mi ricordo il luogo esatto. In seguito, fino ai quindici anni, mio fratello ha avuto frequenti e violenti attacchi d’asma, andava male a scuola e poiché io avevo la fortuna di essere sano, non potevo che essere un eccellente studente. Nel maggio del ’68 ha avuto la febbre tifoidea e del maggio ’68 io non ho che questo ricordo: mio fratello che un’altra volta correva il rischio di morire. Un giorno sono stato mandato al cinema, da solo, a vedere Tutti insieme appassionatamente, il primo film che ho visto, con Julie Andrews, perché non avevo creato problemi mentre mio fratello era in ospedale. Mio fratello, di nuovo, si è rotto tutte e due le braccia in due diversi incidenti, si è procurato una doppia frattura della mascella in un altro incidente motociclistico, e in seguito, intorno ai vent’anni, ha avuto un altro incidente, d’auto, con degli amici, di ritorno da un viaggio in Marocco. A me non è mai successo niente. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per il film Portrait, apparso in dvd all’interno del progetto Journal vidéo. Il testo integrale (intitolato 1957-1977) è pubblicato nell’introduzione a Diario 1977-1990. La mia generazione, i Solitari Intempestivi Abbiamo trent’anni. Ogni tanto incrociamo qualche ragazzetto che ci dice: “Ai tuoi tempi…” Siamo nati alla fine della Guerra Fredda. I nostri genitori hanno l’età di Brigitte Bardot, Johnny Hallyday… avrebbero l’età di Jean Seberg, se lei avesse voluto. Siamo i fratelli minori di Marx e della Coca Cola e le nostre scuole sono rimaste chiuse nel maggio del ’68. Senza rendercene conto, siamo diventati i fratelli maggiori della Generazione Morale. Facciamo l’amore pensando alla Morte e siamo preoccupati per la Pace. Siamo come Fabrizio ad Austerlitz: non vediamo nulla delle battaglie e delle realtà del mondo. Ci siamo divertiti con la nostra nostalgia. Ci siamo nutriti dei nostri libri e dei libri di chi ci ha preceduto. Amiamo le canzoni che ci parlano di canzoni e i film che ci parlano di cinema. Camminiamo tranquillamente immersi nella paura e nella bellezza delle catastrofi o delle utopie più terrificanti. Siamo fatti solo dei ricordi che ci sono stati inculcati. Non siamo un punto di riferimento per nessuno. © Les Solitaires Intempestifs - Testo scritto in occasione del debutto dello spettacolo Les Solitaires Intempestifs per i “Cahiers du Granit” (n° 1, maggio 1992), ripreso in Traces incertaines. Per conoscere l’origine del titolo di questo testo, diventato poi il nome della casa editrice fondata da Jean-Luc Lagarce, rimandiamo al sito dell’editore stesso: www.solitaireintempestifs.com Saremo sereni, questa notte ancora Rinunciare al naturale, alla cretinata della falsa modernità, l’imperativo che credono di poterci imporre di dire tutto, raccontarsi ogni mattina, svelarsi e far mostra di sé ovunque, descrivere i propri infimi “niente”, e voler credere che si tratti della nostra anima, di quel che ne resta. No, rinunciare, preservare per sé, mantenere il riserbo, darsi solo a chi ci conosce davvero. Rivelare solo gli autentici segreti, dire giusto l’essenziale e che non siano sempre pesanti e tristi questi nostri segreti. Rivelare solo una volta, la prima, e non ripetere più, farsi desiderare: incomprensioni, malintesi… peccato e pazienza. Non rimuginare, vendere al dettaglio. Barare in silenzio, mentire con cortesia e abbandonarsi alle confidenze solo in presenza di autentiche belle persone, dolci e generose. Andare per la propria strada, essere desiderati per cattive ragioni, perdonati, oggi, per antichi ricordi felici o ancora, questo sarebbe bene, essere detestati per qualche stupido malinteso. Non smentire nulla, mai. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per il calendario della stagione 1993/94 del Théâtre de la Roulotte, ripreso all’interno di Du luxe et de l’impuissance. Come scrivo Scrivo molto male, la mia grafia è illeggibile. Non scrivo più lettere a mano per questa ragione, le scrivo a computer, ordinandole automaticamente in un dossier dal titolo corrispondenza privata. Le archivio con il nome del destinatario e la data. Faccio parecchi errori di ortografia, ne faccio di più oggi che quando ero ragazzo. Controllo sul Littré (celebre dizionario della lingua francese, n.d.t.) ma come tutti coloro che fanno errori di ortografia, non ci penso, non lo immagino. Credo che dovrei farne meno. Ascolto sempre musica quando lavoro a casa. La musica proviene dalla stanza accanto ed è necessario che sia a volume piuttosto alto, perché io la senta dallo studio. In città, nei caffè, per esempio, il rumore non mi dà alcun fastidio, la gente non mi disturba, e preferirò sempre un caffè affollato ad un posto deserto. Non smetto mai di sollevare il naso dal mio quaderno e di riabbassarlo, gli andirivieni non mi danno noia. Amo vedere la strada, se è possibile, guardar passare la gente e tornare al mio lavoro. Ho le dita sporche di inchiostro. Sono sempre tornato da scuola con le dita sporche di inchiostro, spesso ne avevo tracce anche in viso e ancora oggi, nonostante questa bella ed ottima penna, succede ancora. Mi capita di trovare inchiostro sui vestiti e a lungo ho asciugato la penna sui pantaloni e sulle camicie, ma mi hanno talmente rimproverato che ho smesso. Non scrivo sempre. A volte faccio solo finta. Per due anni non ho scritto nulla. A. dice che non è vero: nega l’evidenza. Ho fatto qualche lavoretto, piccoli testi, ma in realtà non scrivevo più. Di ritorno dalla Germania, dopo la morte di G. era finita, non scrivevo più, ero a terra. Ho scritto una commedia e ho lavorato a un copione con un’altra persona, ma non era scrivere, era svolgere un compito. Tecnica e mestiere. Facevo il regista. Non ho mai smesso di scrivere il Diario, come un automa gli ho dedicato forse ancora più tempo, mi sedevo nei caffè e tenevo il mio piccolo registro di bordo, e per non affogare definitivamente ho tentato anche di mettere in bella i quaderni vecchi. Ogni giorno ho ricopiato con calma le pagine degli anni precedenti. Forse le cose capiteranno ancora senza troppa violenza, si pensa questo, non lo so. Si può scrivere senza scrivere, barare, ma anche restare là in silenzio, inutili e impotenti. Qualche testo fondamentale prende forma nella testa senza nessuna voglia di vederlo sulla carta, senza alcun desiderio di darlo che a se stessi. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per i “Cahiers deProspero” (n° 2, 1994), ripreso all’interno di Du luxe et de l’impuissance. Affermare il rifiuto di avere paura Accettare di guardare dentro di sé per guardare il Mondo, non straniarsi, ma collocarsi là, nel bel mezzo dello spazio e del tempo, avere il coraggio di cercare nel proprio spirito, nel proprio corpo, le tracce di tutti gli altri uomini, ammettere di vederle, ricevere nella propria esistenza i due o tre barlumi di vita di tutte le altre vite, accettare di conoscere, correndo il rischio di distruggere le proprie personali certezze, cercare e rifiutare pertanto di trovare e andare in giro indifesi, rischiando di non essere capiti, con il pericolo della presa in giro o dell’insulto, esporsi, camminare senza preoccupazione e affermare questo rifiuto di avere paura come il primo impegno. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per il calendario della stagione 1994/1995 del Théâtre de la Roulotte, ripreso all’interno di Du luxe et de l’impuissance. Farò questo quando tornerò Mi pongo degli obiettivi, prendo delle decisioni, mi incoraggio, cose così, mi incoraggio come ho sempre fatto, a non guardare troppo indietro, a rifiutare, ad ammettere, adesso, che ciò che è perso è perso e non tornerà più. Ammettere l’idea, semplicissima e molto rassicurante, gioiosa, è questo quello che voglio dire, gioiosa, sì, l’idea che tornerò, che avrò un’altra vita dopo questa, nella quale sarò lo stesso, nella quale avrò più fascino, nella quale camminerò la notte per le strade con ancora maggiore sicurezza rispetto al passato, nella quale sarò un uomo molto libero e molto felice. Un’idea frequente, automatica, quasi pronunciata ad alta voce “Farò questo quando tornerò...” Un’idea gioiosa, molto rassicurante e perfettamente ancorata al mio spirito, con un solo timore, un po’ stupido, il solo timore di risvegliarmi, come ci si risveglia dal mal di denti, e, alla fine, avere paura e mettersi a gridare all’improvviso, come farebbe un bambino, terrorizzato, in modo inopportuno, dopo la scomparsa del pericolo. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto da L’Apprentisage. In Trois récits. L’illusione comica Nella cornice della “grotta magica”, il palcoscenico oscuro, questo buco profondo dove lo spettatore, prima che inizi lo spettacolo, non vede niente, non indovina niente, nella scatola che abbiamo di fronte a noi, possono apparire i “fantasmi effimeri”, gli uomini e le donne, gli attori, senza che si sappia, che si possa sapere o immaginare se essi diranno il vero o il falso, diranno sempre, in fin dei conti, il falso e nient’altro. Si tratta solo di ammettere il pericolo di non tornare mai più alle nostre certezze. Di non aver paura e di guardare noi stessi nelle luci tremolanti della scena e nelle incertezze della nostra concentrazione. Camminare a passi misurati, nella fragilità della luce che separa il sogno dalla veglia, la platea dal palcoscenico, il sole della Turenna da una grotta oscura come quella di Platone. Forse oltrepassare la nostra stessa immaginazione, entrare nel nostro romanzo, attraversare quel confine dove gli spettatori si voltano per diventare, di faccia, nella luce, attori del racconto. Dalla magia iniziale, solo un colpo di bacchetta magica, il passaggio da un mondo all’altro, si costruisce il teatro e si dimenticano gli spettatori, l’apparenza costruita, meditata, l’opera d’arte elaborata, nell’illusione spontanea, nata dalla creatività più segreta. E, come un libro nel quale si potrebbe entrare, superare il prologo come se si oltrepassasse il proscenio del teatro, introdursi nella storia come se ci si addentrasse sul palcoscenico, muoversi nel romanzo come se si viaggiasse con il pensiero nelle parole e nelle frasi, prendere i costumi teatrali e diventare personaggi, sfilare in parata, il sogno dell’infanzia, come se si marciasse nella propria immaginazione, da esploratore e regista della propria vita, allora si potrebbe recitare, e si direbbe il vero più vero del vero. E quando arriverà la rassicurazione nella quale si spegne il sogno e nella quale i morti si alzano e gli attori salutano, e quando arriverà la pace delle emozioni, quando riprenderanno il loro corso, resterà, ancora, come un leggero dolore, una piccola morte, il ricordo di questo tempo fittizio, e la speranza inconfessata che questa nuova vita sia l’inizio di un altro spettacolo, l’ingresso in un altro sogno, più grande degli altri e che li comprenda tutti, all’infinito, sempre. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto da un testo scritto per il progetto di messa in scena dell’Illusione comica di Corneille, ottobre 1993, ripreso in Traces incertaines. Essere un amatore (un “dilettante”, n.d.t.) Essere un amatore, “colui che ama”, un autore amatore. E amare ancora l’essere amatore. Pedone e allo stesso tempo amante delle passeggiate, è possibile. Non dire la parola “professionista della scrittura”, guardarsene bene, prendersi questo rischio. Pazienza. Fuggire quando vi parlano di scrittura come mestiere senza curarsi di ogni logica e negare davanti ai “doganieri” o ai “riduttori di teste”. Scrivere per se stessi, senza saperlo, e per due o tre altre persone, talvolta per una, e soltanto dopo, per vigliaccheria o per sciupare le cose o per sbarazzarsene o, più probabilmente, per obbligarsi ad accettarle, nero su bianco, confessarle agli altri, tutti gli altri, darle da leggere, perdere il pudore, lasciarle scappare e diffondersi. Farne un mestiere. Scrivere invece di amare, come forma d’amore, o per amare di più e fare di questa forma d’amore un mestiere come un altro. Che ha un nome. Parlare molto, scrivere enormemente e lungamente per evitare, nel silenzio, di essere interrogati. Confessare tutto per evitare le domande. Burlarsene anche. Una parola per un’altra, cosa cambia? Scrivere spesso “cosa cambia”? Pensarlo veramente. Le cose essenziali sono senza importanza, e reciprocità, stavo per dimenticarlo. © Les Solitaires Intempestifs - Testo commissionato a Jean-Luc Lagarce da Théâtre Ouvert in occasione di un “Parcours d’auteur” di tre settimane con un itinerario attraverso l’opera di Eugène Durif, Jean-Luc Lagarce e Armando Llamas, marzo 1990. Foto di prova Gli attori, a volte l’ho stupidamente dimenticato, gli attori ascoltano. Foto di prova. Mentre lavorano, ascoltano, questo ascolto teso verso due o tre parole, perdute a metà discorso, un dettaglio solo per riprendere, ricominciare, essere pronti a seguire la battuta, cercare di essere all’interno della mia storia, essere più vicini a ciò che io stesso ignoro, sforzandosi di trovare in se stessi il segreto. © Les Solitaires Intempestifs - Didascalia di una foto della mostra Obscène di Lin Delpierre (1992). La didascalia integrale è riprodotta in Un ou deux reflets dans l’obscurité. Dobbiamo difendere i luoghi della creazione Dobbiamo difendere i luoghi della creazione, i luoghi del lusso del pensiero, i luoghi del superficiale, i luoghi dell’invenzione di ciò che ancora non esiste, i luoghi dove ci si interroga sul passato, i luoghi dove ci si pone delle domande. Sono le nostre belle proprietà, le nostre case, di tutti e di ognuno di noi. Gli edifici impressionanti della certezza definitiva non ci mancano, smettiamo di costruirli. Anche la commemorazione può essere viva, anche il ricordo può essere allegro o terribile. Il passato non deve essere sempre sussurrato, non deve camminare a passi felpati. Noi abbiamo il dovere di fare rumore. Dobbiamo conservare al centro del nostro mondo il luogo delle nostre incertezze, il luogo delle nostre fragilità, delle nostre difficoltà di parlare e ascoltare. Dobbiamo mantenere i nostri dubbi e resistere così, nel dubbio, ai discorsi violenti o affabili dei “perentori professionisti”, delle logiche economiste, di chi consiglia non essendo direttamente in causa, di chi cerca un utile immediato, dei capaci e dei furbi, tutti nostri signori, con il nostro consenso. Non possiamo accontentarci della nostra buona o cattiva coscienza davanti alla barbarie degli altri, la barbarie è insita in noi, chiede solo di devastarci, esplodere nella profondità della nostra anima e piombare sull’Altro. Dobbiamo rimanere vigili davanti al mondo e, per rimanere vigili davanti al mondo occorre essere vigili davanti a noi stessi. Dobbiamo sorvegliare il male e l’odio che ci nutre segretamente, senza saperlo, senza volerlo sapere, senza nemmeno osare immaginarlo, l’odio sotterraneo, silenzioso, che attende il momento giusto per divorarci e servirsi di noi per divorare nemici innocenti. I luoghi dell’Arte possono allontanarci dalla paura e quando noi abbiamo meno paura, siamo meno cattivi. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto da un editoriale scritto per il programma della stagione 1993/1994 del Théâtre Granit di Belfort, ripreso in Du luxe et de l’impuissance. Del lusso e dell’impossibilità Raccontare il Mondo, la mia parte miserabile e infima del Mondo, la parte che mi è toccata in sorte, scriverla e metterla in scena, costruirne con fatica, una volta ancora, la luce, la durata, esprimerne con lucidità l’evidenza. Mostrare in teatro la forza perfetta che ci afferra a volte, quella, precisamente quella, gli uomini e le donne, tali quali sono, la bellezza e l’orrore dei loro cambiamenti e la malinconia che subito li prende quando quella bellezza e quell’orrore svaniscono, fuggono e cercano di distruggersi da sé, terrorizzati dai propri demoni. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per la “Revue d’esthétique” (n°26, luglio 1994), ripreso all’interno di Du luxe et de l’impuissance. La fine è nota C’è una cosa di cui mi ricordo e che voglio ancora raccontare (dopo avrò finito). Estate. Sono gli anni in cui sono via, nel Sud della Francia. Una notte mi perdo sulle montagne. Mi avvio lungo la ferrovia: eviterò i tornanti della strada, il percorso sarà più breve; soprattutto so che la ferrovia passa vicino alla casa dove vivo. Di notte non passano treni, non corro rischi e riuscirò a orientarmi. Imbocco un gigantesco viadotto che domina una vallata di cui indovino al chiaro di luna i contorni; cammino da solo nella notte, sospeso nel vuoto, a pari distanza dal cielo e dalla terra. Ciò che penso – qui volevo arrivare – è che dovrei lanciare un grido grande, bello, un lungo grido di gioia che risuonerebbe in tutta la valle, dovrei regalarmi quella felicità, urlare una buona volta. Ma non lo faccio, non l’ho fatto. Mi rimetto in cammino, con il solo rumore dei miei passi sulla ghiaia. Sono queste le mancanze che rimpiango. Settembre 1995 © Les Solitaires Intempestifs |
| Face à Face MILANO - PICCOLO TEATRO DI MILANO - TEATRO STUDIO lunedì 23 marzo 2009 ore 20.30 mise en espace ingresso libero fino a esaurimento posti VALÈRE NOVARINA L’animale del tempo traduzione di Gioia Costa mise en espace a cura di Carmelo Rifici con Roberto Herlitzka Ritorna Face à face, la rassegna di testi francesi allestiti nelle scene d’Italia, con una nuova serata al Piccolo Teatro Studio di Milano che avrà per protagonista Roberto Herlitzka, uno dei più apprezzati interpreti del nostro teatro, alle prese con il testo di Valère Novarina L’animale del tempo, tradotto da Gioia Costa. La mise en espace è diretta da Carmelo Rifici. L’appuntamento è per lunedì 23 marzo ore 20.30, ingresso libero. La figura del 5 nel dado, un punto circondato da altri 4 punti. È il simbolo che si fanno tatuare i detenuti sul dorso della mano: uno solo fra quattro mura… È questa l’unica indicazione che ho dato a Roberto Herlitzka quando abbiamo lavorato qualche giorno su L’animale del tempo, ha detto lo stesso Valère Novarina. L’emozione, a teatro, ogni volta nasce dal vedere lo spazio aprirsi davanti a noi d’improvviso - e l’uomo, dentro, per la prima volta. L'animale del tempo è la versione per la scena de Le Discours aux Animaux, pièce teatrale creata per il Festival d’Avignone e ripresa al Festival d’automne di Parigi nel 1987, in Italia ha avuto un allestimento all’Università di Roma, diretto dallo stesso Novarina nel 2002, che ebbe per protagonista proprio Roberto Herlitzka, come sarà ora per la versione mise en espace allestita da Rifici per Face à face. Maestro naturale del segno e del verbo, giocoliere del linguaggio, Novarina è entrato in scena da autore venti anni fa facendo parlare i morti e gli animali, e via via ha invaso lo spazio di parole inventate per costruire a forza di ritmi e di analogie una realtà fittizia che ripete quella autentica. Se l'attore parla agli animali, gli animali siamo noi, il suo pubblico. Al centro della scena c’è l’attore, al centro dell’attore il linguaggio. Un linguaggio inafferrabile e che pure appare come un oggetto fatto di materia, capace di colpire. Il “Discorso agli animali” altro non è se non una passeggiata fino ai luoghi più profondi dell’interiorità. Parla di cose di cui normalmente non si parla, di ciò che noi viviamo quando siamo portati a situazioni estreme, lacerati, nella più grande oscurità, e non ci accorgiamo che la luce non è lontana. “Il teatro di Valère Novarina è popolato di figure orali” dice la traduttrice Gioia Costa, “nomi che si autogenerano attraverso la chiamata, la nominazione e l'elenco. Come un invisibile telaio, la voce tesse esistenze e forme. Nel ritmo, nel gioco delle pause, nei ritorni dei nomi e nella proliferazione di figure si tesse in scena lo spettacolo della lingua”. Autore e pittore, Valère Novarina è regista di alcuni suoi testi. Nato a Ginevra nel 1947, ha studiato letteratura e filosofia, ed è fra i massimi autori teatrali francesi. I suoi testi sono tradotti in tutto il mondo e i suoi spettacoli sono ospiti abituali del Festival d’Automne di Parigi e del Festival di Avignone. Nel 2007 la sua ultima creazione, L’Acte Inconnu, ha inaugurato nella Cour d’Honnneur del Palais des Papes il Festival d’Avignone. Dal 1997 è entrato a far parte del repertorio della Comédie Française. Face à Face, progetto promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia e dalla Fondazione Nuovi Mecenati, nonché iscritto nel programma Teri (Traduction, Edition, Représentation en Italie), è nato per interessare il sistema teatrale italiano ai testi e agli autori francesi di oggi, coinvolge 18 teatri italiani, distribuiti su 13 città. Dopo questa mise en espace, atteso è l’appuntamento milanese con il nuovo spettacolo di Luca Ronconi Giusto la fine del mondo dal testo di Jean-Luc Lagarce. |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Carmelo Rifici, dopo il successo dei “Pretendenti”, torna dall’11 marzo allo “Studio” con una nuova attesa produzione del Piccolo Teatro Il Gatto con gli stivali ovvero una recita continuamente interrotta Dopo il grande successo dei Pretendenti, Carmelo Rifici è di nuovo alle prese con la regia di una nuova produzione del Piccolo Teatro, Il Gatto con gli stivali ovvero Una recita continuamente interrotta, in scena allo Studio, dall’11 marzo (anteprima il 10 marzo, ore 10.30) all’1 aprile 2009, un “gioco del teatro nel teatro”, per adulti e bambini (da 10 anni), ma anche una feroce satira che intreccia atmosfere surreali a riflessioni sulla vita, la società, le convenzioni teatrali, la politica. Il poeta romantico Tieck, nel 1844, innesta la famosa fiaba di Perrault, dove alla morte del padre, il fratello più giovane riceve l’eredità più misera, e cioè solo il gatto Hinze, in una fittizia e paradossale rappresentazione teatrale, con il crescente malcontento del pubblico, che mostra di non gradire una pièce che mescola fantasia, umorismo e satira sociale. La fiaba del poeta, frutto di raffinata cultura sui modelli di Aristofane, Shakespeare e Gozzi, continua nel modo più classico, ma gli spettatori inferociti trovano assurdo che creature favolose parlino come se fossero uomini e mostrano il proprio disagio con frequenti interventi che interrompono lo spettacolo. Perfino il poeta deve comparire in scena per invocare pazienza e giustificare la libera irriverenza della commedia, ma riceve dal pubblico, cieco e sordo, un fitto lancio di frutta marcia. Tieck, cento anni prima di Pirandello e di Jarry, fa interloquire, come in un gioco del teatro nel teatro dalle suggestioni oniriche, finzione e realtà, immaginando che i suoi personaggi si auto-critichino e girino il mondo in “cerca d’autore”. LA LOCANDINA Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – dall’11 marzo (anteprima 10 marzo) all’1 aprile 2009 Il Gatto con gli stivali ovvero Una recita continuamente interrotta di Ludwig Tieck/Ugo Tessitore elaborazione drammaturgica Ugo Tessitore regia Carmelo Rifici scene Guido Buganza costumi Margherita Baldoni luci Claudio De Pace musiche a cura di Emanuele De Checchi movimenti scenici Alessio Maria Romano Personaggi Interpreti (in ordine di apparizione) Cassiera, Oste, Cuoco Andrea Germani Sig.ra Persichetti Elena Ghiaurov Sig. Persichetti Gianluigi Fogacci Sig.ra Lodoli Silvia Pernarella Kunz, Innamorato, Paggio, Pubblico Tindaro Granata Lorenz, Macchinista, Paggio, Cameriere, Pubblico, Suggeritore Giuseppe Sartori De Coupertin Marco Grossi Innamorata, Cantante, Volpe, Paggio Stella Piccioni Autore, Soldato Andrea Luini Comico Giovanni Crippa Seppia, Spauracchio Pasquale Di Filippo Nathanael, Paciere, Barthel, Sarastro Sax Nicosia Gottlieb, Soldato disertore, Paggio Gabriele Falsetta Gatto Francesco Colella Re Massimo De Francovich Principessa, Usignolo Clio Cipolletta Leandro Sergio Leone Voce registrata Melania Giglio produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Foto di scena Attilio Marasco Orari: martedì 10 marzo, anteprima, ore 10.30 mercoledì 11 marzo, prima, ore 20.30 giovedì 12 marzo, ore 20.30 venerdì 13 marzo, ore 10.30 sabato 14 marzo, ore 19.30 domenica 15 marzo, ore 16 lunedì 16 marzo, riposo martedì 17 e mercoledì 18 marzo, ore 10.30 giovedì 19 e venerdì 20 marzo, ore 20.30 sabato 21 marzo, ore 19.30 domenica 22 marzo, ore 16 lunedì 23 marzo, ore 10.30 martedì 24 marzo, ore 19.30 mercoledì 25 marzo, ore 20.30 giovedì 26 marzo, ore 21 venerdì 27 e sabato 28 marzo, riposo domenica 29 marzo, ore 16 lunedì 30 marzo, ore 10.30 e 20.30 martedì 31 marzo e mercoledì 1 aprile, ore 10.30 Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org “Guardare il mondo con gli occhi del bambino…” di Sergio Escobar “Guardare il mondo con gli occhi del bambino e la consapevolezza dell’adulto”, per non perdere la curiosità e non temere la splendida ambiguità del vivere senza lo scudo delle certezze, parola di Edgar Morin. È in tal senso che questo Gatto con gli stivali costantemente interrotto tra finzione e verosimiglianza, tra accettazione delle regole del gioco e buon senso, non può ridursi alle categorie “per bambini” o “per adulti”. Lo si sa, un cavallo vero, o meglio un gatto vero, in scena suona falso, sproporzionato, mentre un falso è più vero del vero. Perché quel che c’è di vero, in teatro, è la condivisione del gioco che, come ci insegnano i bambini, è una cosa serissima. Chi non ha ricordi sconfortanti dell’amico che sul più bello si faceva serio e diceva: basta, non gioco più. L’emozione, invece, dell’“arimortis” come regola sacrale del gioco condiviso e sospeso. Il Gatto di Tieck è anche questo. Nella commedia l’autore propone al pubblico una riflessione sul senso del teatro e sulla sua funzione, oggi, per noi. Discussione che, come vedrete nel corso dello spettacolo, ha attraversato i secoli ed è destinata a rimanere priva di soluzioni che non siano assurde, grottesche, scherzose. La risposta di Carmelo Rifici e di Ugo Tessitore – come anche la conclusione di Tieck prima di loro - è che il teatro non serva e non debba servire a nulla. Il teatro è semplicemente un luogo “deputato all’infanzia”… ed è consigliabile lo si frequenti anche in età adulta. Curiosamente, sia con Darwin… tra le nuvole, sia con questo Gatto con gli stivali, proponiamo al pubblico dei più giovani un itinerario di formazione: in entrambi i casi un giovane scoprirà la propria vocazione. Nella realtà, il figlio di un medico britannico diventerà il grande scienziato Charles Darwin; nella fiaba, il figlio di un mugnaio diventerà principe. Ecco, forse a questo serve il teatro, a convincerci amorevolmente dell’importanza di rintracciare in noi stessi la nostra vera natura e a insegnarci, se possibile, a non soffocarla. Un mondo alla rovescia di Carmelo Rifici Che cos’è questo Gatto con gli stivali? Questa è la domanda legittima che sia il pubblico adulto sia quello prossimo a diventarlo potranno porsi di fronte allo spettacolo. Ma in che mondo ci troviamo? Sicuramente in un mondo alla rovescia, a prima vista caoticamente infantile, che chiede al pubblico, con coraggio e con ironica ingenuità, di essere visitato. Siamo nel mondo della Fantasia, nell’universo favola, ma nello svolgerla Ludwig Tieck, qui tradotto con sardonico divertimento da Ugo Tessitore, ha presente i grandi maestri di un teatro che è riuscito ad intrecciare, con grazia e perizia, poesia, realtà, satira e sogno: Aristofane, Gozzi, Shakespeare. Certo, per quanto uomo di cultura raffinato, Tieck non riesce a raggiungere i suoi modelli, per i quali il Teatro è misura ed equilibrio; il nostro autore invece appartiene a quella appassionata squadra di romantici tedeschi che fin dalla prime formulazioni fu avversa per principio a ogni regola teatrale e a leggi sociali e culturali. Cresciuti durante la Rivoluzione, questi scrittori si formano con l’intento di distruggere qualsiasi convenzione, ossessionati dal riportare sulle scene quell’universo favoloso che il Settecento aveva represso. Per questa mancanza di misura, dei fondatori della prima scuola romantica nessuno si può dire uno scrittore riuscito e il Gatto con gli stivali, per quanto raffinato gioco d’intelligenza, per sua stessa natura non può costituire un modello. Detto questo, le intuizioni di Tieck sono talmente evidenti che si dovrà riconoscere che molte audacie del teatro del Novecento non costituiscono una novità. Cent’anni prima di Pirandello, di Jarry e dei russi, Tieck affronta il surrealismo e il gioco del teatro nel teatro. Lo spettacolo, per seguire i binari su cui corre il testo, aggiunge al titolo Il Gatto con gli stivali il sottotitolo Una recita continuamente interrotta. La favola è nota a tutti, né l’autore si è dato la pena di cambiarla, ma per muoversi con agilità in questo mondo onirico e satirico, Tieck fa partecipare all’azione non solo i suoi personaggi – il Re e sua figlia, il Gatto e il suo ottuso padroncino – ma anche il pubblico che assiste alla sua rappresentazione e che protesta, commenta, applaude o fischia, intrecciando dialoghi con gli attori della fiaba. Lo stesso poeta viene in scena ad invocare pazienza, a giustificare la novità della sua commedia, ma vi è di più, gli stessi personaggi spesso escono dalla loro parte per auto-criticarsi e scoprire le magagne della commedia. Così il pubblico vero e quello artificiale possono assistere non solo alle scene tra il re e la principessa, ma anche alle sotto scene di odio tra l’attore che interpreta il re, che per mostrare tutti i suoi colori tonali si pavoneggia in un brutale barocchismo di stili teatrali, e la giovane attrice che interpreta la figlia, disinvolta, sciolta e alquanto stupida, guarda caso perfetta per interpretare la parte della donna letterata che scrive per vanità, senza avere la cultura necessaria. Si può assistere alle peripezie dell’emozionante e spaesato comico, che cacciato dal teatro ufficiale e prigioniero in una corte di dubbia altezza politica e culturale, va alla ricerca della sua identità di buffone, assumendo, con schizofrenico divertimento, tutte le maschere di comici a noi noti. Ci si stupisce per la semplicità del Gatto, che come il coniglio di Alice (ma anche come Woland de Il maestro e Margherita) fa compiere al suo protetto il misterioso viaggio verso la maturità. Altrove nello spettacolo, il pubblico commenta la superficialità del poeta, che mischia luoghi e tempi, altre volte si sbalordisce dell’esistenza del vero pubblico in sala, mentre il comico e il filosofo litigano furiosamente, durante una disputa culturale che ha per oggetto proprio il Gatto con gli stivali di Tieck. Tutto questo moltiplica il gioco delle illusioni, come avviene per chi si riflette in uno specchio che a sua volta si riflette in uno specchio, così all’infinito. Certo la satira di Tieck colpisce i mediocri scrittori dell’epoca, rei di aver creato un teatro di convenzionale realismo dove l’arte è relegata all’imitazione della realtà, colpisce la filosofia di Rousseau per la quale tutto ciò che esiste in natura è buono ed è la società che corrompe gli istinti, ma lo spettacolo, per quanto consapevole della satira, affronta un altro tema del testo. Il teatro è ancora il luogo del sogno e dell’infanzia? Un teatro surreale può essere l’alter ego irriverente e fintamente caotico del reale? Ma soprattutto, il teatro è ancora un luogo dove lo spettatore può compiere un viaggio di conoscenza? Con la fantasia si scappa dalla realtà o la si svela? Non abbiamo la presunzione di una risposta, ma chiederemo al pubblico di fare insieme a noi un salto nel mondo della fantasia più sfrenata, un divertente viaggio per adulti e bambini che termina con la consapevolezza dell’importanza del sogno nell’esperienza quotidiana come destabilizzante delle nostre certezze. Lo spettacolo, un giocoso e inquieto rito iniziatico (bisogna tornare bambini per due ore, dice alla fine l’autore), sviluppa i riferimenti di Tieck al Flauto magico di Mozart, come “collante” di questo caos di frammenti di sogno. I rischi del teatro di Ugo Tessitore Adattare il Gatto con gli Stivali di Tieck nel nostro caso odierno significa correre rischi ineludibili: per la comprensione dei ragazzi e per divertire sia loro sia gli adulti; e soprattutto senza tirarla troppo per le lunghe. Ma il rischio è insito nel teatro stesso, area di conflitto, di litigio, di sferzanti allusioni. Fra autore e regista, fra regista e attori, fra attori tra loro, fra attori e pubblico, fra pubblico e palcoscenico. Se questa non è la natura umana, è però, comunque, la natura del teatro in sé e di questo testo di Tieck in particolare. E assistere alle risse è, per tutti, una sorta di confortante sollazzo che dà sicurezza allo spettatore, decida di partecipare o estraniarsi. Commedia a chiave? Sì, per i riferimenti a cose a quei tempi assolutamente chiare, allora individuabili, riconoscibili; il che pone, è ovvio, un problema in più per noi. Tieck sapeva bene con chi prendersela, e nel nostro caso sarebbe stato fuori luogo sostituire quei fatti, cose, persone, con elementi della nostra attualità. I personaggi, dunque - per inciso tutt’altro che pirandelliani, cioè incerti e dubbiosi su se stessi - non sono più quelli “storici” dell’originale bensì di carattere per così dire archetipico: il critico militante, lo spettatore accorto, lo spettatore ingenuo, l’attore alle prime armi, il mattatore. Con il che la “cronaca” sparisce in quanto tale, ma non se ne perde la morsa graffiante. In Tieck - si pensi ai tempi in cui visse, a cavallo tra Sette e Ottocento - c’era inoltre il confronto beffardo tra il realismo allora in gestazione e il fantastico in declino. Ma, si badi, questo non è teatro dell’assurdo o del metafisico, questo teatro è soprattutto gioco. E si gioca anche - parrebbe a noi oggi irriverente assai - con lo stesso Mozart. Ma il Flauto Magico è stato immaginato anch’esso proprio come gioco. Nel che gran parte ha la familiarità dello spettatore di allora con quelle cose, da tradursi oggi in diverse se pur equivalenti cose. Quanto al rapporto eventuale con altre fiabe teatrali più o meno di quei tempi, poniamo alla Gozzi, si badi che il confronto tra sceneggiata orientale e spettatore nostrano appare in certo senso rovesciato: sul palco si svolge ciò che è naturale e nudamente reale, mentre lo sconcerto, la perplessità, l’immaginifico, sta dalla parte del pubblico. Si è detto che questo è un avvicinare a noi cosa tutt’altro che novecentesca in sé. Però c’è anche in quel testo un pizzico di cosa che ricorda - proprio in tema di pericolosità - una trasgressione a noi più vicina: quella del gatto del teatrante Bulgakov - di cui non è detto che il gatto di Tieck non sia un antenato o un’anteprima, anche nella fisiologia del mestiere - con quella sua compartecipazione a pieno titolo alla compagnia di Woland |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Teatro Studio dall’8 al 27 febbraio (anteprime dal 4 al 6 febbraio) Darwin… tra le nuvole: teatro e immagini per spiegare l’evoluzione Nel bicentenario della nascita un originalissimo spettacolo di Stefano de Luca da un’idea di Luca Boschi, Giulio Giorello e dello stesso De Luca Dall’incontro “improbabile” tra un epistemologo, Giulio Giorello, un professore di Fumetto e Cinema d’animazione, Luca Boschi, e un regista di teatro, Stefano de Luca, nasce Darwin… tra le nuvole, originale omaggio a Charles Darwin, del quale ricorre quest’anno il bicentenario della nascita. Lo spettacolo, per grandi e piccini (dai dieci anni in su), è in scena al Piccolo Teatro Studio dall’8 al 27 febbraio 2009 (anteprime dal 4 al 6 febbraio) Nella cornice di una scenografia “animata” da immagini in parte originali in parte rielaborazioni delle illustrazioni di Darwin, tutte firmate da Luca Boschi, si dipana il viaggio del Beagle, il vascello che in cinque anni avrebbe portato lo scienziato alla scoperta dei luoghi più remoti del mondo: un percorso a tappe in cui ogni nuovo approdo, ogni nuova meta diventa occasione per illustrare alcuni aspetti del sistema evoluzionistico. Il racconto prende le mosse dal desiderio di due ragazze dei giorni nostri di “intervistare” quel tranquillo gentiluomo del Kent che avrebbe promosso in biologia una rivoluzione intellettuale paragonabile a quella iniziata da Copernico in astronomia. Comincia così un viaggio nel tempo attraverso il teatro. Lo scienziato che le ragazze incontrano è un Darwin giovane, praticamente ventenne, l’età nella quale si unì alla spedizione del Beagle, un Darwin narratore, entusiasta, fantasioso, tra le nuvole appunto, che ama perdersi nei racconti della sua infanzia e che diventa emblema dell’immaginazione come territorio comune nel quale si muovono allo stesso modo infanzia, teatro e scienza, dell’immaginazione come primordiale strumento di interpretazione della realtà e come possibile scorciatoia per la conoscenza. Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 - M2 Lanza) - dall’8 al 27 febbraio 2009 (anteprime dal 4 al 6 febbraio) Darwin… tra le nuvole un’idea di Luca Boschi, Stefano de Luca e Giulio Giorello, regia Stefano de Luca impianto scenografico a cura di Marco Rossi, luci Claudio De Pace, costumi Luisa Spinatelli con Clio Cipolletta, Gabriele Falsetta, Andrea Germani, Andrea Luini, Silvia Pernarella Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Le foto di scena sono di Attilio Marasco Durata: un’ora e 20’ Orari: da lunedì a venerdì ore 10.30; sabato riposo; domenica ore 21. Giovedì 19 e venerdì 20 febbraio ore 10.30 e 20.30; sabato 21 febbraio ore 19.30; domenica 22 febbraio ore 16 e 20.30. Ultima settimana: martedì 24 febbraio ore 19.30; da mercoledì 25 a venerdì 27 febbraio ore 20.30. Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50. Per le recite del mattino: 8 euro Prezzi speciali su www.piccolocard.it Per informazioni e prenotazioni: 848800304 – www.piccoloteatro.org Milano, 4 febbraio 2009 Raccontare la scienza di Sergio Escobar Una personalità come quella di Charles Darwin ci è sembrata ideale per avvicinare un pubblico giovane al mondo scientifico. In teatro – e l’esperimento “per adulti” che Luca Ronconi aveva condotto con Infinities ne è stata una prova eccellente – è possibile raccontare la scienza. Soprattutto è possibile rappresentare la suggestione, la curiosità, l’emozione che l’intuizione scientifica sa produrre. Fantasia, curiosità credo che queste siano le parole chiave che possiamo applicare a Charles Darwin. Lo spettacolo, la visione che il disegnatore Luca Boschi, il regista Stefano de Luca e l’epistemologo Giulio Giorello hanno immaginato insieme, è proprio questo: un inno alla fantasia e al suo potere creatore. Non esiste intelligenza, senza curiosità, non sarebbe possibile ricerca scientifica. Darwin, al pari di Galileo o di Newton, è stata una delle figure chiave per l’evoluzione del pensiero occidentale. Quest’anno il mondo lo festeggia, a duecento anni dalla nascita. Celebra un uomo che fu rivoluzionario suo malgrado e le cui teorie, ancora oggi, fanno discutere animatamente. Evoluzione, tempo profondo, lotta per la sopravvivenza, selezione naturale… oggi queste parole e l’universo ideologico che sta alle loro spalle sono per noi familiari e assodate. Di questi concetti scientifici si parla, naturalmente, anche nello spettacolo, andando però in cerca del momento in cui quelle intuizioni presero forma. La ricerca dei tre autori racconta un Darwin giovane, timido, con la testa perennemente… tra le nuvole. Il teatro si pone, in questo caso, non come divulgatore, ma come luogo dove descrivere e rendere riconoscibile un metodo. A maggior ragione in un’occasione come questa, in cui ci rivolgiamo a giovani e giovanissimi, ci preme sottolineare l’importanza del metodo scientifico e del ruolo dello scienziato: scienziato è colui che non smette mai di chiedersi il perché delle cose, mantenendo così tutte le positive radici della propria componente infantile. In questo, Charles Darwin costituì un esempio straordinario, lasciando un’indicazione di vita appassionante per qualsiasi giovane di ogni epoca e luogo: fu un uomo, prima ancora un ragazzo, che seppe studiare con atteggiamento sempre critico, andò oltre i confini del sapere già tracciati, senza mai perdere la ricchezza di uno stupore infantile davanti alla meraviglia del mondo. Darwin a teatro di Stefano de Luca Scienza, fumetto e teatro L’idea di uno spettacolo su Charles Darwin nasce da un progetto di Giulio Giorello, filosofo della scienza, di Luca Boschi fumettologo e fumettista, e mio. Il 12 febbraio del 2009 cade il bicentenario della nascita di questo personaggio straordinario che ha completamente cambiato la visione dell’uomo sulla terra: ci è sembrato interessante individuare nella biografia di Darwin spunti che potessero rendere la sua storia appassionante per dei ragazzi. Attraverso la “scatola magica” del teatro vogliamo raccontare la storia di un uomo che con sensibilità, serietà e una testardaggine fuori dal comune si avventurò in un’impresa incredibile: andare contro i pregiudizi e rifondare il pensiero scientifico occidentale. Ci siamo innamorati di un’avventura vissuta a vent’anni e di una straordinaria capacità di osservare le cose serbando, sempre, una non comune indipendenza di giudizio. Cercare, classificare, scoprire L’immagine tradizionale che l’iconografia di Darwin suggerisce è quella di un uomo anziano, con una lunga barba bianca, un cattedratico. Ci siamo accorti che esiste un aspetto forse meno noto della biografia di Darwin, ma decisamente affascinante: è la storia di Darwin bambino, a Shrewsbury, nella grande casa di campagna dove viveva con il padre e le sorelle (la madre morì quando era giovanissimo), della sua vita ai tempi della scuola, all’università. Quest’uomo ha attraversato la vita inseguendo le passioni dell’infanzia: ha cominciato a scrivere il proprio destino raccogliendo insetti e piccoli minerali nel cortile di casa, classificandoli, osservando la struttura delle foglie degli alberi del giardino; poi, a poco a poco, ha trasportato questo “gioco” su un piano più serio. Si è accorto che quella era la sua vocazione, nonostante il padre lo incoraggiasse ad altre professioni. Per il giovane Charles inseguire blatte e scarafaggi era una chiamata irresistibile… Il nostro Darwin è un ragazzo Darwin simboleggia per noi l’espressione del desiderio di esplorare il mondo. Il nostro Darwin ha poco più di vent’anni, come l’attore che lo interpreta. E poco più di vent’anni aveva all’epoca anche il capitano Fitzroy, comandante del Beagle, il brigantino della regia marina di Sua Maestà su cui Darwin si imbarcò per viaggiare cinque anni intorno al mondo. Come potevamo parlare di Charles Darwin ai ragazzi di oggi, a giovani che ne hanno sentito parlare in modo vago e ai quali la sua storia è giunta contaminata da veli ideologici? Portando in scena un giovane Darwin e sottolineando un atteggiamento meraviglioso che emerge sia dall’Autobiografia sia dal Viaggio di un naturalista intorno al mondo: il desiderio di osservare e di esplorare il continente, la curiosità nutrita fin da bambino, l’impulso a domandarsi il perché delle cose, a scovare le ragioni dei risvolti sorprendenti e affascinanti della natura. Domande che al resto dei suoi contemporanei parevano oziose: perché le giraffe hanno il collo lungo? Perché alcuni scarafaggi possono avere grosse corna? Perché? Perché? Perché? Come i bambini. Il nostro Darwin è un giovanotto che non ha perso, fortunatamente, neppure da adulto, il desiderio di domandarsi il perché delle cose e di cercare risposte senza accettare soluzioni preconfezionate. È quanto premeva sottolineare a me e a Giorello; è la chiave che ci ha fatto scoprire il collegamento con il teatro. A teatro per esplorare Anche i teatranti si domandano il perché delle cose, esplorano il mondo e le relazioni tra le persone; anche i teatranti adorano raccontare storie. Darwin è un narratore straordinario, uno scienziato atipico, rinascimentale, dotato di un talento letterario fuori del comune. Il Viaggio di un naturalista intorno al mondo è, prima di ogni altra cosa, un fantastico libro di avventure. Darwin ha grande sensibilità, capacità di ascoltare, sentire, osservare, rielaborare, sia attraverso teorie scientifiche, sia ricorrendo alla letteratura. L’elemento scientifico Con Giorello abbiamo individuato i concetti scientifici fondamentali su cui attirare l’attenzione dei ragazzi. Filo conduttore di tutta la storia è il viaggio del Beagle, l’avvenimento più importante della vita di Darwin, come lui stesso ebbe a dire. Nel corso del viaggio, le future scoperte sono ancora in bozzolo ma alcune prime osservazioni fanno presagire la direzione verso cui lo scienziato si orienterà. Il viaggio ha alcune tappe fondamentali: il Brasile, la foresta tropicale, la Patagonia, la Terra del Fuoco, le Ande. In ognuna di queste, Darwin approfondisce elementi che lo porteranno a formulare la teoria dell’evoluzione: la lotta per la sopravvivenza, ossia il combattimento fra specie e all’interno della stessa specie, il significato dei fossili ritrovati sulle Ande, l’estinzione degli animali preistorici… Riflettendo su questi concetti Darwin non si accontenta delle spiegazioni tradizionali: ne cerca di nuove, più credibili e verificabili. Le illustrazioni Fu Darwin stesso a illustrare le proprie pubblicazioni e a scegliere l’iconografia da allegarvi. Aveva un’immaginazione figurativa e corredò i diari di immagini di atolli, tempeste, animali, piante… La nostra scena è un grande foglio bianco, che funziona da fondale teatrale, ma che adoperiamo anche come foglio, come in un libro illustrato, per raccontare la storia di Darwin e rendere più vividi situazioni e racconti… Le immagini di Luca Boschi, alcune animate, trasformano l’azione in un racconto illustrato. Lo scienziato risponde di Giulio Giorello Cosa significa essere uno scienziato? Il termine scientist (scienziato) viene in uso piuttosto tardi. All’epoca di Charles Darwin si parla di philosopher (filosofo, filosofo naturale nello specifico): ed è con questo appellativo che, nello spettacolo, Fitzroy, il capitano del Beagle, si rivolge al giovane Darwin. Scientist non è adoperato perché fa spiacevolmente rima con artist e atheist, artista e ateo... È William Whewell di Cambridge, grande autorità del Trinity College, a sdoganare la parola e a renderla di uso comune. Siamo negli anni ‘30 dell’Ottocento: Whewell, figura legata all’establishment della Chiesa d’Inghilterra, ma anche grande matematico, studioso di mineralogia e botanica, nonché fondatore, attraverso l’opera Philosophy of Inductive Sciences, (Filosofia delle scienze induttive), di quella che oggi chiamiamo “filosofia della scienza”, adopera il termine scienziato per indicare un professionista della scienza, non più soltanto un semplice dilettante: la parola si adatta piuttosto bene alla personalità di Charles Darwin. Darwin, con le sue ricerche, intuisce quale sia l’obiettivo della spiegazione scientifica: porre domande interessanti, talvolta inquietanti, partendo dalle credenze consolidate ma saper poi trovare risposte che vadano a scoprire le ragioni profonde delle forme che appaiono in natura. Nel 1842, quando concepisce i primi lineamenti della propria teoria, Darwin annota sui propri diari che, così come sarebbe strano, oggi che Newton ha scoperto la gravitazione universale, pensare che i pianeti stiano nelle orbite “per volontà di Dio”, allo stesso modo, ritenere che ciascuna specie, animale o vegetale, sia stata creata da un atto singolo di Dio è altrettanto arbitrario. Se invece si inizia ad ammettere che ci sia stata un’evoluzione a partire da un ceppo comune, allora molte analogie, anatomiche e fisiologiche, tra le varie specie viventi cominceranno a risultare comprensibili. Aumentare la comprensibilità del mondo: questo è lo scopo primo della spiegazione scientifica. La lotta per la sopravvivenza Durante il viaggio sul Beagle e nel corso delle sue osservazioni in Brasile ed in altre zone dell’America meridionale, fino a quelle conclusive sulle isole Galàpagos, Darwin si confronta con il fenomeno della lotta per la vita: essa si basa su due vettori fondamentali, il cibo e la riproduzione. Quando descrive il combattimento fra una vespa e un ragno, Darwin scopre che alcuni animali, di norma predatori, possono diventare loro stessi prede di altri animali più feroci. Parlare di ferocia è però scorretto, perché attribuisce agli animali comportamenti umani. Nel 1856, Darwin, riflettendo su questo tema, parla dell’“immane crudeltà della natura” e dice di sentirsi un “cappellano del diavolo che scrive uno strano Vangelo dove si raccontano tutte quelle terribili uccisioni necessarie perché la vita sulla Terra continui e produca incessantemente nuove forme”. Il tempo profondo Darwin, fin da bambino, si appassiona allo studio della geologia. Il testo-guida che lo accompagna nel viaggio sul Beagle è Principles of Geology (1830) di Charles Lyell, di origine scozzese, grande innovatore della geologia. Scozzese è anche James Hutton (1726-1797) che introduce in geologia il concetto di tempo profondo. Cosa significa? La terra porta su di sé le cicatrici di sconvolgimenti immani che hanno richiesto un numero di secoli ben più grande di quei seimila anni di età del mondo indicati dai lettori rigorosi della Bibbia... Il tempo profondo è pertanto una scoperta dei geologi. È il tempo necessario perché l’evoluzione delle specie, quella che nelle prime traduzioni italiane di Darwin è chiamata trasmutazione, possa lentamente intercorrere. Evoluzionismo e creazionismo Il disegno evoluzionistico di Darwin è molto complesso. Come aveva notato uno dei più grandi evoluzionisti del secolo scorso, Ernst Mayr, molte sono le concezioni legate insieme nel pensiero darwiniano. 1) Le specie non sono entità “fisse” ma si evolvono nel lungo periodo. 2) Molte di loro discendono da un ceppo comune. 3) Esiste un gradualismo, che rimanda al concetto di tempo profondo, cioè i mutamenti avvengono nel corso di periodi di tempo molto lunghi. 4) L’evoluzione conduce alla creazione di forme sempre più varie: di qui la spiegazione dell’immensa varietà degli esseri viventi, tra cui l’uomo. 5) Il punto che a Darwin costò più fatica e più ostilità: l’idea che il meccanismo evolutivo avvenga per selezione naturale dovuta alla pressione dell’ambiente. Sostenendo questa posizione, Darwin si distacca sia da Lamarck sia dal nonno Erasmus: Charles afferma che non esiste una “virtù” propria di ciascuna specie tale da spingerla a migliorare, un’intima tendenza al progresso. Esiste solo il meccanismo cieco della selezione. Esso, che è naturale, elimina qualsiasi idea di un piano ultraterreno o di una provvidenza divina. Alla domanda se si potesse ancora ipotizzare un disegno superiore dell’evoluzione del vivente, Darwin risponde che pensare a un progetto della natura è come domandarsi se esista un piano per la direzione dei venti. Per Darwin non è affatto semplice: nel 1844, illustrando a un amico i fondamenti della spiegazione scientifica che ha concepito, dichiara di sentirsi come chi abbia commesso un assassinio. La prima “vittima” è stata la fissità delle specie; la seconda la teologia naturale, sostituita dalla selezione naturale. È questo il “crimine” maggiore di Darwin, quello che ancora oggi alcuni non gli perdonano. Illustrare Darwin di Luca Boschi La scuola scopre il fumetto Negli ultimi dieci anni, noi disegnatori abbiamo assistito a una sorta di mini riforma della scuola e del libro di testo: il fumetto è stato sdoganato e promosso a mezzo per la comunicazione didattica. È stata una svolta epocale, se pensiamo che, ancora poche decine di anni fa, questa forma espressiva era disprezzata e osteggiata. Le immagini rappresentavano, secondo gli educatori, un prodotto preconfezionato e perciò un ostacolo allo sviluppo della fantasia nei bambini. Si trattava di una situazione molto italiana: diverso era il discorso negli Stati Uniti o in Giappone. Non tutti sanno che il successo del formato tascabile, per i fumetti, nasceva dalla comodità di poterlo nascondere in tasca, sottraendosi al controllo di insegnanti e genitori! Rispetto a una posizione così ostile, le cose oggi sono cambiate molto. Forse perché i ragazzini ormai leggono pochissimo… Ecco che allora il fumetto può alleggerire, aiutare a studiare e a imparare. La scuola ha rivalutato fortemente l’educazione all’immagine. Si è deciso che nei testi scolastici, compresi quelli scientifici per la scuola dell’obbligo, testo scritto e illustrazioni debbano avere lo stesso peso. Alcuni editori hanno ritenuto che il fumetto, per la sua caratteristica di mischiare parole e immagini, sia un’occasione preziosa da sfruttare a fini didattici. Alcuni anni fa sono stato contattato da uno di loro che aveva avuto un’idea interessante: raccontare, attraverso strisce illustrate, le vite di alcuni scienziati, le scoperte scientifiche fondamentali e altri importanti episodi storici. Era una strada utile anche a descrivere episodi spesso difficili da spiegare con i modi tradizionali: per esempio, i conflitti tra la chiesa e Galileo, in una striscia a fumetti, erano comunicabili ai ragazzi in maniera leggera e sdrammatizzata. Il mio incontro con Darwin Una delle figure su cui mi è stato chiesto di lavorare era Charles Darwin. Di qui è nato il mio rapporto con questo signore. Darwin era visto attraverso le varie epoche della sua vita: quando giovane e incosciente si avventurava nel viaggio sul Beagle, poi anziano, quando, presa coscienza della portata dei cambiamenti introdotti nella visione del mondo, si tormentava su quelle che sarebbero state le conseguenze delle sue scoperte, non soltanto per i problemi con la chiesa, ma anche per i conflitti con gli altri scienziati, ostili alle sue idee, innovative e rivoluzionarie rispetto alle credenze acquisite e consolidate nei secoli. L’immagine in teatro Il ruolo dell’immagine, nello spettacolo che abbiamo realizzato con Giulio e Stefano, è simile a quello che svolgeva sulla pagina stampata nell’esperienza che ho ricordato. È una sorta di “messaggero”, di tramite, uno stratagemma che può servire a rendere più “digeribili” le informazioni attraverso un gioco, una minima deformazione. L’immagine riesce a raccontare qualcosa che non è fisicamente trasportabile in teatro - penso alla scena in cui si descrive la rotta seguita dal Beagle, o ai fantastici animali che i cinque protagonisti incontrano in giro per il mondo, ai ricordi dell’infanzia di Charles… - l’immagine è una forma di mediazione della comunicazione. Le illustrazioni che adoperiamo sono animate, in alcuni punti dello spettacolo, grazie all’impiego del computer. La deformazione delle immagini, il fatto che attori in carne ed ossa interagiscano con loro, dialoghino con loro, è sicuramente un modo per alleggerire i contenuti scientifici dello spettacolo, per renderne più efficace la comprensione e per catturare i nostri giovani spettatori. La mia idea di Darwin Un elemento che trovo fondamentale nella personalità di Darwin - e che forse è l’essenza stessa della figura di qualsiasi scienziato - è la consapevolezza che tutto si trasforma, niente è fermo: anche la fantasia deve compiere dei balzi in avanti, per intuire qualcosa che difficilmente potrebbe afferrare ricorrendo alla sola razionalità. Il metodo scientifico, e quindi anche quello darwiniano, ha la fantasia come elemento propulsore. Se Darwin non avesse avuto l’infanzia che raccontiamo nello spettacolo, l’infanzia di un sognatore, probabilmente non sarebbe diventato lo scienziato che oggi conosciamo. Eppure il padre, proprio per questo suo modo di essere, ne aveva una cattiva opinione, lo riteneva uno scioperato, un perditempo neanche troppo intelligente. Il Darwin giovane che si imbarca sul Beagle coltiva una buona dose di incoscienza, accanto alla curiosità. Incoscienza che perderà, fatalmente, tornando in Inghilterra, maturando, scontrandosi con i suoi contemporanei…. Dal mio, dal nostro punto di vista, la parte più interessante della sua vita è stata quella in cui era libero dai freni inibitori impostigli dalla società. Anche il disegnatore è un sognatore… La personalità del giovane Darwin mi ha suggerito molte analogie con noi disegnatori… forse non tutti conoscono l’influenza che alcuni elementi biografici esercitano sulla scelta, da ragazzini, di prendere in mano una matita e di cominciare a disegnare su un foglio… Se i bimbi spesso non fossero costretti a un tavolo ma lasciati liberi di correre, di sfogarsi, chissà, magari diventerebbero sportivi di successo! Seduti, obbligati a stare fermi, trovano nella carta il luogo ideale dove fissare il mondo che si portano dentro: la pagina diventa un modo per mettere il fuoco sulla propria instabilità, sulla propria irrequietezza, per imparare a conviverci e in qualche modo a farsela amica… È questo il collegamento tra la ricerca “fantastica” dello scienziato e quella del fumettista o del creativo in senso lato. |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio dal 27 gennaio al 18 febbraio Jean-Luc Lagarce, un progetto di Luca Ronconi Debutta “I pretendenti” diretto da Carmelo Rifici Debutta al Piccolo Teatro Studio (anteprima martedì 27 gennaio, prima mercoledì 28) I pretendenti di Jean-Luc Lagarce, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano. A curare la regia di questo primo testo che fa parte del Progetto Lagarce diretto da Luca Ronconi, è Carmelo Rifici, giovane regista già presente nella stagione del Piccolo con un altro spettacolo. A I pretendenti seguirà dal 18 marzo Giusto la fine del mondo con la regia di Ronconi. Jean-Luc Lagarce, morto di Aids nel 1995 a 38 anni, è oggi l’autore teatrale contemporaneo più rappresentato nelle sale francesi; a lui sono dedicati ovunque convegni, pubblicazioni, tesi di laurea. I suoi testi sono tradotti in una dozzina di lingue e sono sempre più rappresentati anche all’estero, dal Brasile al Cile e all’Argentina, dalla Spagna alla Germania e alla Lituania. Il testo dei Pretendenti è edito da Ubulibri nel primo volume a cura di Franco Quadri dedicato all’opera di Lagarce, che uscirà in febbraio e comprenderà anche Giusto la fine del mondo, Ultimi rimorsi prima dell’oblio, Noi, gli eroi. Il testo dello spettacolo messo in scena da Rifici si attiene alla traduzione di Gioia Costa pubblicata nel volume. Lo spettacolo è collegato alla rassegna “Face à Face. Parole di Francia per scene d’Italia – Paroles d’Italie pour les scènes de France”. I pretendenti è costruito come una commedia. I componenti del direttivo di un circolo culturale di una città di provincia si riuniscono per sostituire il vecchio direttore con uno più giovane. È un giorno importante, perché finalmente si presenta l’occasione per portare avanti nuove idee. Un quadro caustico e carico di humour dei luoghi del potere, nel passaggio dal vecchio al nuovo. È l’analisi di un microcosmo, dove ciascuno gioca il suo destino. Lagarce, mentre scriveva la commedia aveva quotidianamente sotto gli occhi la Francia provinciale di Besançon, dove lavorava, e il mondo della cultura. Il testo si presenta come un attacco frontale verso questi “mondi” fatti di atti illeciti, manovre ambigue, conflitti professionali che si confondono spesso con quelli familiari. I diciassette personaggi sono sempre in scena e rappresentano una società in piccolo, dove ognuno è riconoscibile sia per la sua funzione sociale che per quella privata: rappresentanti comunali che litigano con i dirigenti, impiegati contro impiegati, mogli contro i mariti, amanti contro amanti. La struttura dello spettacolo, i suoi ritmi, le azioni sono veicolati dal linguaggio di Lagarce, dalle parole, che come delle armi rivolte più verso chi le pronuncia che verso coloro ai quali sono riferite, commettono dei tragicomici e involontari suicidi. Tutto questo grazie a una serie di gaffes, lapsus, bestialità, menzogne, correzioni che invece di “salvare” il personaggio che in quel momento sta parlando, lo gettano in un abisso di imbarazzo e disagio dal quale può essere sottratto solo dallo stesso tragico destino di un altro personaggio, il quale, per aiutare il suo compagno (o per annientarlo del tutto) cade a sua volta nella stessa fatale trappola. Lagarce scrive una commedia dove dal non detto e dall’ambiguo scaturiscono una serie di situazioni che vanno dal tragico al ridicolo, come nelle migliori commedie di Cechov e Gogol. Milano, 26 gennaio 2008 PRIMA DELLA PRIMA Mercoledì 28 gennaio, alle ore 17.30, nello Spazio Eurolab del Piccolo Teatro Strehler si terrà l’incontro “Jean-Luc Lagarce, la passione teatrale” con Carmelo Rifici, regista dei Pretendenti, e Franco Quadri, critico teatrale ed editore di Ubulibri. LA LOCANDINA Piccolo Teatro Studio, 27 gennaio – 18 febbraio 2009 (prima per la stampa 28 gennaio 2009) Jean-Luc Lagarce Un progetto di Luca Ronconi I pretendenti di Jean-Luc Lagarce, traduzione Gioia Costa regia Carmelo Rifici testo conforme alla traduzione edita da Ubulibri impianto scenografico a cura di Marco Rossi costumi Margherita Baldoni luci Claudio De Pace Personaggi Interpreti Paul Raout Massimo De Francovich Héléne Raout Paola Bacci Christine Raout Melania Giglio Maxime Ripoix Alessandro Genovesi Nelly Ripoix Bruna Rossi Paule Brulat Elena Ghiaurov Ludovic Brulat Giorgio Ginex Joseph Schwartzer Gianluigi Fogacci Marc Spater Pierluigi Corallo Jean-Michel Blot Francesco Colella Solange Poitiers Francesca Ciocchetti Henri Poitiers Michele Maccagno Mariani Giovanni Crippa Louis Simone Bianca Pesce Jacques Debreuil Angelo De Maco Aubier Sergio Leone Soliveau Marco Grossi produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa foto di scena Attilio Marasco Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Durata 1 ora e 55’ senza intervallo Prezzi: platea 32 euro, balconata 25,50 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org LA SCHEDA Carmelo Rifici Carmelo Rifici, nato a Cernusco sul Naviglio (Milano) il 19 dicembre 1973, si è diplomato in qualità di attore alla Scuola di Teatro del Teatro Stabile di Torino e laureato in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano. Ha partecipato al Corso di perfezionamento per attori diretto da Massimo Castri e al Corso di perfezionamento diretto da Luca Ronconi, in qualità di regista. Come regista ha messo in scena: nel 2001 Cinque capitoli per una condanna, da Victor Hugo per il Teatro Stabile di Torino e Tre Sorelle, di Anton Cechov per il Teatro Verdi di Milano. Dal 2003 al 2006 è regista residente per il Teatro Litta di Milano dove mette in scena Il giro di vite, di Henry James, La tardi ravveduta, di Giuseppe Giacosa, La signorina July, di August Strindberg. Nel 2006 firma per il Teatro Filodrammatici di Milano Lunga giornata verso la notte di Eugeen O’Neil e in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, I Giusti di Albert Camus. Nel 2007 partecipa al Festival di San Miniato con Il nemico di Julien Green e nel 2008 il Festival di teatro di Napoli gli commissiona la regia di Chiechan ed io, di Banana Yoshimoto, prodotto insieme al Teatro Mercadante di Napoli e al Teatro Eliseo di Roma. Sempre nel 2008 firma per Teatro Due di Parma la regia di Una notte di maggio del grande romanziere israeliano Abraham Yeoshua. Come regista assistente e collaboratore di Luca Ronconi partecipa ai seguenti spettacoli: Troilo e Cressida, di Shakespeare, Lo specchio del diavolo di Giorgio Rufolo, per Torino Olimpiadi 2006, I soldati di Lenz, Farenheit 451 di Bradbury , Odissea Doppio Ritorno di Strauss e Porfirio, Turandot di Puccini È docente di recitazione al Corso di perfezionamento per attori Santa Cristina, diretto da Luca Ronconi, alla Scuola di Teatro del Teatro Litta di Milano e all’Università IUAV di Venezia. Nel 2005 vince il Premio della Critica come regista emergente. ___________PROGETTO JEAN-LUC LAGARCE La forza della parola di Sergio Escobar È indubbiamente nell’uso della parola, di una lingua potentemente teatrale nella contemporaneità dello stile, apparentemente quotidiana ma in realtà non confinata nei limiti dell’attualità, che risiede l’oggetto primario di interesse verso l’opera di Jean-Luc Lagarce per Luca Ronconi e per il Piccolo Teatro. Una lingua frammentata, che è la drammaturgia stessa di Lagarce, e che ha rappresentato una sfida, nel renderne intensità e forza attraverso la traduzione italiana di Gioia Costa per I pretendenti e di Franco Quadri per il testo che proporremo successivamente, Giusto la fine del mondo, entrambi raccolti in un volume edito da Ubulibri, prima raccolta di testi di Lagarce pubblicata in Italia. Ancora dalla forza della parola è partita la scelta di Ronconi di allestire questi due testi in particolare: I pretendenti, commedia corale in cui i dialoghi tra diciassette personaggi sono brevi, serrati, tra cinismo e ironia, e Giusto la fine del mondo, testo di solitudini, vicino allo stile del romanzo, pensato e architettato come una collazione di lunghi monologhi per cinque attori. Il Progetto Lagarce, dopo Sogno di una notte di mezza estate, è la seconda tappa di un nuovo modo di lavorare, al Piccolo, con attori e giovani registi: le produzioni, in questa stagione, si passano il testimone senza soluzione di continuità; artisti e tecnici sono impegnati a provare, nell’arco di tutta la giornata, mentre ancora la sera si svolgono le repliche della precedente produzione. All’interno di questo metodo che stiamo sperimentando con successo, Ronconi ha cooptato per il “Progetto Lagarce” Carmelo Rifici, un giovane regista sulla cui qualità professionale il Piccolo aveva già investito, affidandogli la messa in scena del Gatto con gli stivali di Tessitore da Tieck, in calendario nel mese di marzo 2009. Rifici è anche coinvolto, in qualità di curatore di alcune mise en espace di autori francesi contemporanei a Lagarce, nel progetto “Face à Face - Parole di Francia per scene d’Italia”, promosso dall’Ambasciata di Francia e ospitato per una parte dal Piccolo. Ci auguriamo che il pubblico milanese scopra con Jean-Luc Lagarce un autore intelligente e appassionante. Il Piccolo, investendo su un nome nuovo per l’Italia e incoraggiando giovani registi di serio talento, si riappropria così del diritto e del dovere di condividere con il pubblico valide proposte culturali. _______PROGETTO JEAN-LUC LAGARCE Perché ho scelto questi due testi di Luca Ronconi Jean-Luc Lagarce ha destato in me grande interesse. Portarlo in scena al Piccolo è stata pertanto un’operazione editoriale, oltre che teatrale. Le traduzioni dal francese sono state realizzate per l’occasione e confluiranno anche in un volume, edito da Ubulibri, comprendente altri tre testi di Lagarce, oltre ai due che allestiamo noi. Altri appuntamenti, promossi dall’Ambasciata di Francia nell’ambito del Progetto “Face à Face”, completano questo nostro excursus all’interno della drammaturgia francese contemporanea. A Lagarce ho voluto dedicare un percorso scegliendo due testi profondamente diversi tra loro. I pretendenti - del quale ho affidato la regia a Carmelo Rifici – è una commedia animata da diciassette personaggi, costruita sul registro dell’ironia e racconta un turbolento avvicendamento ai vertici di un circolo culturale della provincia francese; Giusto la fine del mondo è una commedia “da camera”, con soli cinque attori che interpretano i membri di una stessa famiglia. Pur differenti, le due commedie contengono, tuttavia, elementi di affinità: uno di questi è per esempio il fatto che nei dialoghi si usino molte parole tutto sommato per eludere e non per dichiarare. Parlare per nascondere, per non rivelare, non esplicitare, per non rendere didascalicamente scolastico quello che si vuole dire ma per farlo percepire: tutto questo non poteva non interessarmi. Ma ci sono elementi che attengono alla componente più specificatamente teatrale. Prima di essere autore, Lagarce fu attore e regista di testi scritti da altri. Le sue commedie sono una sfida al regista: Giusto la fine del mondo, già nella prima pagina, pone un problema di regia. La didascalia di Lagarce specifica che la scena di svolge una domenica, in casa della madre di Louis, oppure nell’arco di un intero anno. Come la scrittura rifletta questa doppia temporalità e come essa possa realizzarsi in teatro è in qualche modo la questione affidata a chi la mette in scena, al regista come all’attore. Allo stesso modo, nei Pretendenti, le uniche scene in cui si dichiara che cosa stia realmente succedendo si svolgono nella stanza accanto a quella dove è ambientata l’azione. Gli spettatori sono invitati non a cercare di capire ma semplicemente a cercare di vedere il fenomeno che ha luogo in palcoscenico. Vedere è sufficiente a conoscere: la pretesa di capire, per questa volta, può anche restare in secondo piano… ________Il teatro di Lagarce, una storia di incontri di Jean-Pierre Thibaudat* Dal cerchio dei familiari stretti a quello della famiglia elettiva degli amici e degli amori, dalla vita del teatro alla cerimonia sociale del passaggio di potere da un vecchio a un nuovo direttore o governatore, dal tempo passato o futuro che accade e riaccade nel presente della rappresentazione, dalla difficoltà a dire e a come dire le cose, il teatro di Jean-Luc Lagarce incontra e incrocia molti sentieri. Ma lui parte sempre dallo stesso punto: l’individuo solo al mondo che volontariamente – per affrontare (risate e lacrime, stessa battaglia), per sentirsi meglio, per regolare i conti o fare il punto – oppure involontariamente, spinto dalle circostanze, si ritrova a contatto con l’altro, o più esattamente con gli altri perché il teatro di Lagarce è prima di tutto un teatro di gruppo, si tratti di famiglia, amici, colleghi, partner e persino del (o a cominciare dal) pubblico di lettori e spettatori. Tutte le pièce, tutti i testi di Jean-Luc Lagarce sono storie di incontri in un luogo unico e spesso indistinto. Alcuni personaggi si ritrovano, per il tempo di una pièce, imbarcati nella stessa storia. Una storia che, nella maggior parte dei casi, si riduce semplicemente e precisamente a questo incontro. Ultimi rimorsi prima dell’oblio (1986) riunisce due uomini e una donna che vivevano insieme in una casa che avevano acquistato in comune e si ritrovano quindici anni più tardi per vendere eventualmente questo bene che, nel frattempo, è aumentato di valore. Questa pièce si inserisce in una sorta di trama romanzesca che Lagarce sviluppa attraverso più testi (compresi i due episodi di Storia d’amore), relativa alla storia comune di due uomini e una donna. Pierre è rimasto a vivere nella casa, Paul si è sposato con Anna, Hélène si è sposata con Antoine e hanno avuto due figli tra cui Lise, un’adolescente che è in viaggio ed è come la spettatrice sarcastica degli scambi tra persone della generazione dei suoi genitori. Tutto accade una domenica, e la sera ognuno, tranne Pierre, ripartirà. La questione della casa non sarà stata risolta, ma il confronto sarà avvenuto tra persone che si ritrovano o fanno conoscenza sullo sfondo dell’imborghesimento e dell’invecchiamento dei tre vecchi amici e amanti. In Giusto la fine del mondo (1990) ritroviamo due uomini, Louis e Antoine, e una donna, Suzanne, ma questi sono fratelli e sorella. Antoine si è sposato con Catherine, i due vivono nella stessa cittadina della madre, che abita nella casa di famiglia con Suzanne. Louis se n’è andato da molto tempo. In un prologo, questi dice di essere tornato dai suoi per annunciare che sta per morire, ma se ne andrà la sera stessa senza aver detto niente. Il padre è morto, si capisce che l'autorità paterna – che sarebbe dovuta essere prerogativa del fratello maggiore Louis – è passata, a causa dell’assenza di quest’ultimo, sulle spalle di Antoine che, come l’Antoine della pièce precedente, non è un intellettuale al contrario di Louis, che è uno scrittore. Come in Ultimi rimorsi prima dell’oblio e come spesso accade nei testi di Lagarce, tutto gira attorno allo scambio verbale e al suo carico di confessioni, rivelazioni, rimorsi, silenzi, di cose non dette a lungo trattenute o difficilmente dicibili, e di cose dette alla fine, a volte con violenza. La forza poetica della scrittura di Lagarce risiede in questo movimento del dire che risulta spesso uno strazio. L’oralità della lingua è qui come presa alla sua fonte, nel suo emergere maldestro, esitante, a volte impedito e ostinato, attraverso un ritmo, un respiro che dà filo da torcere agli attori prima di offrirgli un raro piacere nel recitarlo. Sotto l'apparente ripetizione di parole, si recita la recita della verità del dire che in Lagarce non è estranea all’imbroglio. L’imbroglio, la composizione, la recitazione sono incantesimi del teatro presenti nelle pièce dell’autore che trattano da vicino o da lontano questo ambiente, come nel caso di Noi, gli eroi (1995). Pur essendo uno scrittore di teatro, Lagarce è stato anche regista e direttore di una giovane compagnia con sede a Besançon che attraversò la Francia e l’Europa con vari gradi di successo. Ha scritto Noi, gli eroi verso la fine della sua breve vita per occupare i pomeriggi degli attori che recitavano nella sua versione di successo del Malato immaginario di Molière. Sulla sua scrivania, ha ritrovato qui un complice che era già stato tale in passato: Franz Kafka. Il testo di Lagarce attinge al suo Diario diversi personaggi e alcune battute, ma la storia di questa compagnia teatrale, dei suoi stati d'animo e del suo girovagare in un’Europa centrale in tempo di guerra è squisitamente originale. Il teatro qui, come accade spesso, è uno specchio, un bellissimo specchio. L'ultimo testo pubblicato in questo volume, I pretendenti (1992), porta sulla scena diciassette personaggi durante una serata in cui vediamo il responsabile di una struttura culturale di una città di provincia venire sostituito da un giovane lupo in presenza del rappresentante del ministero venuto da Parigi. La satira di questi ambienti, che Lagarce conosceva bene dopo averli osservati da vicino a Besançon, è tanto fine quanto feroce. E si applica a molti paesi, proprio come Il revisore di Gogol, commedia che non è senza parentela con quella di Lagarce. Il fatto che Lagarce fosse sieropositivo (cosa che non nascondeva ma che non ha mai voluto considerare come oggetto) e in seguito la sua scomparsa a 38 anni (nel 1995), vittima dell’AIDS, ha contribuito a offuscare il suo lavoro. Oggi valutiamo meglio l’umorismo delle sue pièce, anche delle ultime. E accade con il suo teatro ciò che accade con quello di Cechov – di cui è per molti aspetti l’erede – lo si può tirare in tutti i sensi, ma esso resiste a tutte le prove, il che risulta sempre marchio di un grande opera. Durante la sua vita, Jean-Luc Lagarce non vedrà nessuna di queste quattro pièce rappresentate. Ultimi rimorsi prima dell’oblio sarà semplicemente l’oggetto di una mise en espace, ovvero di una lettura migliorata. Giusto la fine del mondo sarà rifiutata in tutto il mondo (anche dall’usuale editore di Lagarce) e sarà pressappoco lo stesso per I pretendenti. Lagarce stesso tenterà di montare una produzione di Noi, gli eroi, ma non riuscirà a raccogliere un numero sufficiente di coproduttori e anche questo testo rimarrà inedito. Questi quattro lavori sono stati messi in scena con successo qualche anno dopo la morte dell’autore, Giusto la fine del mondo è entrato nel repertorio della Comédie Française nel 2008 e in quello della maturità liceale francese assieme a Noi, gli eroi. Un’ironia della storia che non sarebbe dispiaciuta a Jean-Luc Lagarce. * Questo testo è stato scritto dall'autore come prefazione al volume Jean-Luc Lagarce “Opere, I”, edito da Ubulibri, la cui uscita in libreria è prevista nel mese di febbraio 2009. __________ Connaissez-vous Jean-Luc Lagarce? Autobiografia Sono nato in Haute-Saône, il 14 febbraio 1957. I miei genitori abitavano a Doubs, il paese dove mio padre era nato e aveva sempre vissuto. Dicono di aver traslocato sette volte in dodici anni ma non me ne ricordo. Abbiamo abitato a Seloncourt, di questo mi ricordo, da un lato della piazza; poi a un certo punto abbiamo attraversato la piazza e ci siamo stabiliti nell’edificio di fronte. Dopo la nascita di mia sorella, ci siamo stabiliti nella casa di Valentigny che apparteneva alla mia nonna materna e da cui non ci siamo più allontanati. I miei nonni paterni e materni abitavano in campagna, coltivavano i campi, allevavano qualche animale e lavoravano in fabbrica. Non sono sicuro che mio nonno paterno lavorasse in fabbrica: aveva un furgone, era stato soldato e parrucchiere. Mio padre aveva conservato il rasoio del nonno e tagliava i capelli a me e a mio fratello, fino all’arrivo dei Beatles, poi, qualche volta, la domenica di nuovo, quando adottai il mio taglio attuale. Mio padre lavorava in fabbrica, prima da operaio, poi da quadro, ma era già vecchio quando divenne quadro. Mia madre non lavorava quando ero bambino; poi andò anche lei in fabbrica; quando nacque mia sorella, era operaia. Quando eravamo molto piccoli, e ancora non c’era mia sorella, mia madre disse che eravamo molto poveri, che alle volte lei aveva i buchi sotto le scarpe, ma io non me ne ricordo, non mi ricordo la povertà, mi ricordo semplicemente che noi eravamo “giusti”, che non potevamo andare in vacanza, ma non che fossimo poveri fino a quel punto. Sono il maggiore, ho un fratello e una sorella. Mio fratello ha un anno meno di me, mia sorella otto. Mio fratello è stato investito da una donna in motorino e la maestra mi ha detto che era colpa mia se mio fratello aveva corso il rischio di morire, ma mia madre ha detto di no e che non erano cose da dirsi a un bambino. Mi ricordo il luogo esatto. In seguito, fino ai quindici anni, mio fratello ha avuto frequenti e violenti attacchi d’asma, andava male a scuola e poiché io avevo la fortuna di essere sano, non potevo che essere un eccellente studente. Nel maggio del ’68 ha avuto la febbre tifoidea e del maggio ’68 io non ho che questo ricordo: mio fratello che un’altra volta correva il rischio di morire. Un giorno sono stato mandato al cinema, da solo, a vedere Tutti insieme appassionatamente, il primo film che ho visto, con Julie Andrews, perché non avevo creato problemi mentre mio fratello era in ospedale. Mio fratello, di nuovo, si è rotto tutte e due le braccia in due diversi incidenti, si è procurato una doppia frattura della mascella in un altro incidente motociclistico, e in seguito, intorno ai vent’anni, ha avuto un altro incidente, d’auto, con degli amici, di ritorno da un viaggio in Marocco. A me non è mai successo niente. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per il film Portrait, apparso in dvd all’interno del progetto Journal vidéo. Il testo integrale (intitolato 1957-1977) è pubblicato nell’introduzione a Diario 1977-1990. La mia generazione, i Solitari Intempestivi Abbiamo trent’anni. Ogni tanto incrociamo qualche ragazzetto che ci dice: “Ai tuoi tempi…” Siamo nati alla fine della Guerra Fredda. I nostri genitori hanno l’età di Brigitte Bardot, Johnny Hallyday… avrebbero l’età di Jean Seberg, se lei avesse voluto. Siamo i fratelli minori di Marx e della Coca Cola e le nostre scuole sono rimaste chiuse nel maggio del ’68. Senza rendercene conto, siamo diventati i fratelli maggiori della Generazione Morale. Facciamo l’amore pensando alla Morte e siamo preoccupati per la Pace. Siamo come Fabrizio ad Austerlitz: non vediamo nulla delle battaglie e delle realtà del mondo. Ci siamo divertiti con la nostra nostalgia. Ci siamo nutriti dei nostri libri e dei libri di chi ci ha preceduto. Amiamo le canzoni che ci parlano di canzoni e i film che ci parlano di cinema. Camminiamo tranquillamente immersi nella paura e nella bellezza delle catastrofi o delle utopie più terrificanti. Siamo fatti solo dei ricordi che ci sono stati inculcati. Non siamo un punto di riferimento per nessuno. © Les Solitaires Intempestifs - Testo scritto in occasione del debutto dello spettacolo Les Solitaires Intempestifs per i “Cahiers du Granit” (n° 1, maggio 1992), ripreso in Traces incertaines. Per conoscere l’origine del titolo di questo testo, diventato poi il nome della casa editrice fondata da Jean-Luc Lagarce, rimandiamo al sito dell’editore stesso: www.solitaireintempestifs.com Saremo sereni, questa notte ancora Rinunciare al naturale, alla cretinata della falsa modernità, l’imperativo che credono di poterci imporre di dire tutto, raccontarsi ogni mattina, svelarsi e far mostra di sé ovunque, descrivere i propri infimi “niente”, e voler credere che si tratti della nostra anima, di quel che ne resta. No, rinunciare, preservare per sé, mantenere il riserbo, darsi solo a chi ci conosce davvero. Rivelare solo gli autentici segreti, dire giusto l’essenziale e che non siano sempre pesanti e tristi questi nostri segreti. Rivelare solo una volta, la prima, e non ripetere più, farsi desiderare: incomprensioni, malintesi… peccato e pazienza. Non rimuginare, vendere al dettaglio. Barare in silenzio, mentire con cortesia e abbandonarsi alle confidenze solo in presenza di autentiche belle persone, dolci e generose. Andare per la propria strada, essere desiderati per cattive ragioni, perdonati, oggi, per antichi ricordi felici o ancora, questo sarebbe bene, essere detestati per qualche stupido malinteso. Non smentire nulla, mai. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per il calendario della stagione 1993/94 del Théâtre de la Roulotte, ripreso all’interno di Du luxe et de l’impuissance. Come scrivo Scrivo molto male, la mia grafia è illeggibile. Non scrivo più lettere a mano per questa ragione, le scrivo a computer, ordinandole automaticamente in un dossier dal titolo corrispondenza privata. Le archivio con il nome del destinatario e la data. Faccio parecchi errori di ortografia, ne faccio di più oggi che quando ero ragazzo. Controllo sul Littré (celebre dizionario della lingua francese, n.d.t.) ma come tutti coloro che fanno errori di ortografia, non ci penso, non lo immagino. Credo che dovrei farne meno. Ascolto sempre musica quando lavoro a casa. La musica proviene dalla stanza accanto ed è necessario che sia a volume piuttosto alto, perché io la senta dallo studio. In città, nei caffè, per esempio, il rumore non mi dà alcun fastidio, la gente non mi disturba, e preferirò sempre un caffè affollato ad un posto deserto. Non smetto mai di sollevare il naso dal mio quaderno e di riabbassarlo, gli andirivieni non mi danno noia. Amo vedere la strada, se è possibile, guardar passare la gente e tornare al mio lavoro. Ho le dita sporche di inchiostro. Sono sempre tornato da scuola con le dita sporche di inchiostro, spesso ne avevo tracce anche in viso e ancora oggi, nonostante questa bella ed ottima penna, succede ancora. Mi capita di trovare inchiostro sui vestiti e a lungo ho asciugato la penna sui pantaloni e sulle camicie, ma mi hanno talmente rimproverato che ho smesso. Non scrivo sempre. A volte faccio solo finta. Per due anni non ho scritto nulla. A. dice che non è vero: nega l’evidenza. Ho fatto qualche lavoretto, piccoli testi, ma in realtà non scrivevo più. Di ritorno dalla Germania, dopo la morte di G. era finita, non scrivevo più, ero a terra. Ho scritto una commedia e ho lavorato a un copione con un’altra persona, ma non era scrivere, era svolgere un compito. Tecnica e mestiere. Facevo il regista. Non ho mai smesso di scrivere il Diario, come un automa gli ho dedicato forse ancora più tempo, mi sedevo nei caffè e tenevo il mio piccolo registro di bordo, e per non affogare definitivamente ho tentato anche di mettere in bella i quaderni vecchi. Ogni giorno ho ricopiato con calma le pagine degli anni precedenti. Forse le cose capiteranno ancora senza troppa violenza, si pensa questo, non lo so. Si può scrivere senza scrivere, barare, ma anche restare là in silenzio, inutili e impotenti. Qualche testo fondamentale prende forma nella testa senza nessuna voglia di vederlo sulla carta, senza alcun desiderio di darlo che a se stessi. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per i “Cahiers deProspero” (n° 2, 1994), ripreso all’interno di Du luxe et de l’impuissance. Affermare il rifiuto di avere paura Accettare di guardare dentro di sé per guardare il Mondo, non straniarsi, ma collocarsi là, nel bel mezzo dello spazio e del tempo, avere il coraggio di cercare nel proprio spirito, nel proprio corpo, le tracce di tutti gli altri uomini, ammettere di vederle, ricevere nella propria esistenza i due o tre barlumi di vita di tutte le altre vite, accettare di conoscere, correndo il rischio di distruggere le proprie personali certezze, cercare e rifiutare pertanto di trovare e andare in giro indifesi, rischiando di non essere capiti, con il pericolo della presa in giro o dell’insulto, esporsi, camminare senza preoccupazione e affermare questo rifiuto di avere paura come il primo impegno. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per il calendario della stagione 1994/1995 del Théâtre de la Roulotte, ripreso all’interno di Du luxe et de l’impuissance. Farò questo quando tornerò Mi pongo degli obiettivi, prendo delle decisioni, mi incoraggio, cose così, mi incoraggio come ho sempre fatto, a non guardare troppo indietro, a rifiutare, ad ammettere, adesso, che ciò che è perso è perso e non tornerà più. Ammettere l’idea, semplicissima e molto rassicurante, gioiosa, è questo quello che voglio dire, gioiosa, sì, l’idea che tornerò, che avrò un’altra vita dopo questa, nella quale sarò lo stesso, nella quale avrò più fascino, nella quale camminerò la notte per le strade con ancora maggiore sicurezza rispetto al passato, nella quale sarò un uomo molto libero e molto felice. Un’idea frequente, automatica, quasi pronunciata ad alta voce “Farò questo quando tornerò...” Un’idea gioiosa, molto rassicurante e perfettamente ancorata al mio spirito, con un solo timore, un po’ stupido, il solo timore di risvegliarmi, come ci si risveglia dal mal di denti, e, alla fine, avere paura e mettersi a gridare all’improvviso, come farebbe un bambino, terrorizzato, in modo inopportuno, dopo la scomparsa del pericolo. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto da L’Apprentisage. In Trois récits. L’illusione comica Nella cornice della “grotta magica”, il palcoscenico oscuro, questo buco profondo dove lo spettatore, prima che inizi lo spettacolo, non vede niente, non indovina niente, nella scatola che abbiamo di fronte a noi, possono apparire i “fantasmi effimeri”, gli uomini e le donne, gli attori, senza che si sappia, che si possa sapere o immaginare se essi diranno il vero o il falso, diranno sempre, in fin dei conti, il falso e nient’altro. Si tratta solo di ammettere il pericolo di non tornare mai più alle nostre certezze. Di non aver paura e di guardare noi stessi nelle luci tremolanti della scena e nelle incertezze della nostra concentrazione. Camminare a passi misurati, nella fragilità della luce che separa il sogno dalla veglia, la platea dal palcoscenico, il sole della Turenna da una grotta oscura come quella di Platone. Forse oltrepassare la nostra stessa immaginazione, entrare nel nostro romanzo, attraversare quel confine dove gli spettatori si voltano per diventare, di faccia, nella luce, attori del racconto. Dalla magia iniziale, solo un colpo di bacchetta magica, il passaggio da un mondo all’altro, si costruisce il teatro e si dimenticano gli spettatori, l’apparenza costruita, meditata, l’opera d’arte elaborata, nell’illusione spontanea, nata dalla creatività più segreta. E, come un libro nel quale si potrebbe entrare, superare il prologo come se si oltrepassasse il proscenio del teatro, introdursi nella storia come se ci si addentrasse sul palcoscenico, muoversi nel romanzo come se si viaggiasse con il pensiero nelle parole e nelle frasi, prendere i costumi teatrali e diventare personaggi, sfilare in parata, il sogno dell’infanzia, come se si marciasse nella propria immaginazione, da esploratore e regista della propria vita, allora si potrebbe recitare, e si direbbe il vero più vero del vero. E quando arriverà la rassicurazione nella quale si spegne il sogno e nella quale i morti si alzano e gli attori salutano, e quando arriverà la pace delle emozioni, quando riprenderanno il loro corso, resterà, ancora, come un leggero dolore, una piccola morte, il ricordo di questo tempo fittizio, e la speranza inconfessata che questa nuova vita sia l’inizio di un altro spettacolo, l’ingresso in un altro sogno, più grande degli altri e che li comprenda tutti, all’infinito, sempre. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto da un testo scritto per il progetto di messa in scena dell’Illusione comica di Corneille, ottobre 1993, ripreso in Traces incertaines. Essere un amatore (un “dilettante”, n.d.t.) Essere un amatore, “colui che ama”, un autore amatore. E amare ancora l’essere amatore. Pedone e allo stesso tempo amante delle passeggiate, è possibile. Non dire la parola “professionista della scrittura”, guardarsene bene, prendersi questo rischio. Pazienza. Fuggire quando vi parlano di scrittura come mestiere senza curarsi di ogni logica e negare davanti ai “doganieri” o ai “riduttori di teste”. Scrivere per se stessi, senza saperlo, e per due o tre altre persone, talvolta per una, e soltanto dopo, per vigliaccheria o per sciupare le cose o per sbarazzarsene o, più probabilmente, per obbligarsi ad accettarle, nero su bianco, confessarle agli altri, tutti gli altri, darle da leggere, perdere il pudore, lasciarle scappare e diffondersi. Farne un mestiere. Scrivere invece di amare, come forma d’amore, o per amare di più e fare di questa forma d’amore un mestiere come un altro. Che ha un nome. Parlare molto, scrivere enormemente e lungamente per evitare, nel silenzio, di essere interrogati. Confessare tutto per evitare le domande. Burlarsene anche. Una parola per un’altra, cosa cambia? Scrivere spesso “cosa cambia”? Pensarlo veramente. Le cose essenziali sono senza importanza, e reciprocità, stavo per dimenticarlo. © Les Solitaires Intempestifs - Testo commissionato a Jean-Luc Lagarce da Théâtre Ouvert in occasione di un “Parcours d’auteur” di tre settimane con un itinerario attraverso l’opera di Eugène Durif, Jean-Luc Lagarce e Armando Llamas, marzo 1990. Foto di prova Gli attori, a volte l’ho stupidamente dimenticato, gli attori ascoltano. Foto di prova. Mentre lavorano, ascoltano, questo ascolto teso verso due o tre parole, perdute a metà discorso, un dettaglio solo per riprendere, ricominciare, essere pronti a seguire la battuta, cercare di essere all’interno della mia storia, essere più vicini a ciò che io stesso ignoro, sforzandosi di trovare in se stessi il segreto. © Les Solitaires Intempestifs - Didascalia di una foto della mostra Obscène di Lin Delpierre (1992). La didascalia integrale è riprodotta in Un ou deux reflets dans l’obscurité. Dobbiamo difendere i luoghi della creazione Dobbiamo difendere i luoghi della creazione, i luoghi del lusso del pensiero, i luoghi del superficiale, i luoghi dell’invenzione di ciò che ancora non esiste, i luoghi dove ci si interroga sul passato, i luoghi dove ci si pone delle domande. Sono le nostre belle proprietà, le nostre case, di tutti e di ognuno di noi. Gli edifici impressionanti della certezza definitiva non ci mancano, smettiamo di costruirli. Anche la commemorazione può essere viva, anche il ricordo può essere allegro o terribile. Il passato non deve essere sempre sussurrato, non deve camminare a passi felpati. Noi abbiamo il dovere di fare rumore. Dobbiamo conservare al centro del nostro mondo il luogo delle nostre incertezze, il luogo delle nostre fragilità, delle nostre difficoltà di parlare e ascoltare. Dobbiamo mantenere i nostri dubbi e resistere così, nel dubbio, ai discorsi violenti o affabili dei “perentori professionisti”, delle logiche economiste, di chi consiglia non essendo direttamente in causa, di chi cerca un utile immediato, dei capaci e dei furbi, tutti nostri signori, con il nostro consenso. Non possiamo accontentarci della nostra buona o cattiva coscienza davanti alla barbarie degli altri, la barbarie è insita in noi, chiede solo di devastarci, esplodere nella profondità della nostra anima e piombare sull’Altro. Dobbiamo rimanere vigili davanti al mondo e, per rimanere vigili davanti al mondo occorre essere vigili davanti a noi stessi. Dobbiamo sorvegliare il male e l’odio che ci nutre segretamente, senza saperlo, senza volerlo sapere, senza nemmeno osare immaginarlo, l’odio sotterraneo, silenzioso, che attende il momento giusto per divorarci e servirsi di noi per divorare nemici innocenti. I luoghi dell’Arte possono allontanarci dalla paura e quando noi abbiamo meno paura, siamo meno cattivi. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto da un editoriale scritto per il programma della stagione 1993/1994 del Théâtre Granit di Belfort, ripreso in Du luxe et de l’impuissance. Del lusso e dell’impossibilità Raccontare il Mondo, la mia parte miserabile e infima del Mondo, la parte che mi è toccata in sorte, scriverla e metterla in scena, costruirne con fatica, una volta ancora, la luce, la durata, esprimerne con lucidità l’evidenza. Mostrare in teatro la forza perfetta che ci afferra a volte, quella, precisamente quella, gli uomini e le donne, tali quali sono, la bellezza e l’orrore dei loro cambiamenti e la malinconia che subito li prende quando quella bellezza e quell’orrore svaniscono, fuggono e cercano di distruggersi da sé, terrorizzati dai propri demoni. © Les Solitaires Intempestifs - Estratto di un testo scritto per la “Revue d’esthétique” (n°26, luglio 1994), ripreso all’interno di Du luxe et de l’impuissance. La fine è nota C’è una cosa di cui mi ricordo e che voglio ancora raccontare (dopo avrò finito). Estate. Sono gli anni in cui sono via, nel Sud della Francia. Una notte mi perdo sulle montagne. Mi avvio lungo la ferrovia: eviterò i tornanti della strada, il percorso sarà più breve; soprattutto so che la ferrovia passa vicino alla casa dove vivo. Di notte non passano treni, non corro rischi e riuscirò a orientarmi. Imbocco un gigantesco viadotto che domina una vallata di cui indovino al chiaro di luna i contorni; cammino da solo nella notte, sospeso nel vuoto, a pari distanza dal cielo e dalla terra. Ciò che penso – qui volevo arrivare – è che dovrei lanciare un grido grande, bello, un lungo grido di gioia che risuonerebbe in tutta la valle, dovrei regalarmi quella felicità, urlare una buona volta. Ma non lo faccio, non l’ho fatto. Mi rimetto in cammino, con il solo rumore dei miei passi sulla ghiaia. Sono queste le mancanze che rimpiango. Settembre 1995 © Les Solitaires Intempestifs |
| Jean-Luc Lagarce, il progetto di Luca
Ronconi L'atteso testo di Jean-Luc Lagarce "I pretendenti" andrà in scena dal 27 gennaio prossimo al Piccolo Teatro Studio con la regia di Carmelo Rifici (prima per la stampa 28 gennaio). Lo ha deciso Luca Ronconi, ideatore del Progetto Lagarce, che ha affidato al giovane regista (già presente nella stagione del Piccolo con un altro spettacolo) la messa in scena del testo dell'autore contemporaneo francese attualmente più rappresentato e amato, ma ancora sconosciuto in Italia. Ronconi, convalescente dopo un intervento chirurgico, sovrintende all'intero progetto Lagarce, che prevede, nella primavera 2009, la messa in scena di un secondo spettacolo, "Giusto la fine del mondo". |
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fax 02 72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA La storia della bambola abbandonata di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro Studio dal 2 al 21 dicembre 2008 Andrea Jonasson e una compagnia di bambini raccontano la favola di Sastre e Brecht Dopo una breve anteprima milanese al Teatro Ringhiera, La storia della bambola abbandonata torna al Piccolo per quasi un mese di repliche che accompagneranno le famiglie fino a Natale. Lo spettacolo, nato da un’idea di Strehler e ripreso da Andrea Jonasson, sarà al Teatro Studio dal 2 al 21 dicembre 2008 e vedrà recitare, accanto all’attrice, bambini delle elementari preparati attraverso laboratori teatrali. Mentre a Milano, infatti, verrà riproposta la compagnia di bambini della scorsa stagione, nelle tappe della tournée italiana dello spettacolo – Gallarate, Salerno, Recanati, Piacenza e Chieti – sono stati avviati laboratori per la formazione, in loco, dei piccoli interpreti. Lo spettacolo, dal forte impatto etico, pone una domanda fondamentale: le cose sono di chi le lavora, di chi le migliora, di chi le ama e le difende oppure di chi le ha ricevute senza aver fatto nulla per conquistarle? Paca e Lolita sono due bambine coetanee. Paca trova nell’immondizia una vecchia bambola malandata, gettata via dalla ricca e viziata Lolita. La prende con sé e, con l’aiuto di alcuni amici, la ripara. Lolita, indispettita nel vedere il suo vecchio giocattolo tornato come nuovo nelle mani di un’altra ragazzina, rivuole indietro la bambola. Come risolvere la lite? Nella fiaba moderna si innesta il racconto brechtiano del Cerchio di gesso del Caucaso, in cui due donne si contendono, questa volta, un bambino, abbandonato dalla ricca madre naturale e allevato con amore dalla povera serva Gruscia. Sarà un giudice a decidere se debba prevalere la legge del sangue o quella dell’amore. Lo spettacolo è dedicato a Luciano Damiani inventore di sogni. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) - dal 2 al 21 dicembre 2008 La storia della bambola abbandonata di Giorgio Strehler da Alfonso Sastre e Bertolt Brecht regia Giorgio Strehler ripresa da Andrea Jonasson scene e costumi originali Luciano Damiani luci Gerardo Modica musiche Fiorenzo Carpi a cura di Giulio Luciani movimenti mimici Marise Flach Personaggi Interpreti La venditrice di palloncini/Il cantastorie Andrea Jonasson Grusa Chiara Claudi Lo straccivendolo/Il governatore/Il giudice Azdak Riccardo Ballerini Il ciabattino Alberto Onofrietti/Tommaso Minniti Il portiere/il Primo Soldato Francesco Guidi La Governatrice Camilla Zorzi Paca Sophie Ceccato/Carola Stella De Mitri, Daniela Pulerà/Francesca Pulerà Lolita Anastasia D’Aiello/Elisabetta De Savino, Sofia Guaitamacchi/Giulia Ley, Beatrice Petrillo Il secondo soldato/ L’Ombra Paolo Garghentino Il terzo soldato/ L’Ombra Eugenio Olivieri I musicisti Anna Grazia Anzelmo, Alessandro Virzi, Francesco Zaccaria I bambini della strada Carlo Apollo Giorgia Carella, Ludovica Apollo Edoardo Carella Manuel Correzzola Marco Dehò Camillo Grillo Letizia Maria Dehò Caterina Grillo Eleonora Lunghi Martino Grillo Federico Riva Filippo Panzeri Maria Francesca Riva Giulia Panzeri Riccardo Pescini Giorgia Pasini Filippo Zini Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa in collaborazione con Teatro Marrucino di Chieti, Teatro delle Arti di Gallarate, Teatro Gioco Vita di Piacenza, Teatro Persiani Comune di Recanati, Teatro Pubblico Campano e Accademia d'Arti e Mestieri dello Spettacolo Teatro alla Scala Le foto di scena sono di Marcello Norberth Orari da martedì a giovedì ore 10.30; venerdì ore 10.30 e 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Martedì 2 dicembre ore 19.30. Sabato 6 dicembre riposo. Lunedì 8 dicembre ore 16. Durata un’ora e ‘40 Prezzi platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro. Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 26 novembre 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA “Manca solo la domenica” al Piccolo Teatro Studio dall’11 novembre LiciaMaglietta sposa infelice, vedova immaginaria Con Manca solo la domenica, al Teatro Studio, dall’11 al 30 novembre 2008 (‘prima’ per la stampa, mercoledì 12 novembre), il Piccolo torna ad ospitare una produzione di Teatri Uniti di Napoli, dopo lo straordinario successo di Sabato, domenica e lunedì e delle False confidenze e dopo la fortunata coproduzione della Trilogia della villeggiatura in tournée a Berlino dai primi giorni di novembre. E torna ad accogliere, dopo Toni Servillo, un’altra grande interprete napoletana, in questa occasione in veste anche di regista, Licia Maglietta Ambientato in una Sicilia senza tempo, lo spettacolo mette in scena una figura insieme mitica e reale, quella di una donna, Borina, all’anagrafe Liboria Serrafalco sposata Liuzzo, immaginaria e devotissima vedova di sei defunti sconosciuti che sceglie per sé quali indimenticati mariti “adottivi”. Le inconsapevoli spoglie di questi uomini diventano oggetto di un rito quotidiano che la donna dedica ad essi con puntuali visite in cui adorna di rose baccarà le loro lastre tombali. E’ il modo con cui rifiuta la frustrazione di un amore mancato, di un rapporto infelice, alla ricerca di sentimenti e passioni forti. Frammenti poetici e un tessuto musicale, creato ed interpretato dal fisarmonicista Vladimir Denissenkov, attraverso cui rappresentare l’intemperante esuberanza della vita, restituita non senza amarezza, ma con sguardo sorridente e commosso. Borina rifiuta il suo status di “maritata”, ripudia nella mente e nelle azioni il suo uomo, incapace di toccarla nell’intimo dei sentimenti e mancante nel suscitarne passioni. La storia è tratta dal racconto di Silvana Grasso Pazza è la luna e segna una nuova tappa nel percorso della Maglietta, interprete consacrata anche dal successo cinematografico (vincitrice del David di Donatello come miglior attrice protagonista in ‘Pane e tulipani’ di Silvio Soldini e più recentemente voce della madre in “Persepolis” film d’animazione di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi), che da qualche tempo indirizza la sua ricerca sulle possibilità di incarnare figure femminili mediate dalla grande letteratura d’ogni tempo e nazionalità. Donne scelte per la loro forza e intensità . “Esistono amori che non danno la felicità - dichiara la Maglietta - ma....se ne possono vivere altri! Andare lontano dalla propria casa. Fantasticare una vita di sentimenti amorosi e luttuosi. Desiderare passioni, amori e soprattutto uno status, riconosciuto da tutti, da poter portare dipinto sulla faccia come una voglia di fragola. E se la realtà le impedisce di continuare a vivere tutto questo Borina non se ne preoccupa: pianifica. Come una straordinaria attrice dal lunedì al sabato accanto alla sua vita piatta e prevedibile come quella di tutto il paese, ne affianca un’altra fatta di tournée in altri luoghi nel suo ruolo di vedova. L’unico cruccio - conclude l’attrice - resta la domenica. Sì, manca solo la domenica...”. LA LOCANDINA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6, M2 Lanza) – dall’11 al 30 novembre 2008 Manca solo la domenica di Silvana Grasso scene e regia Licia Maglietta con Licia Maglietta, Vladimir Denissenkov costumi Katia Esposito luci Cesare Accetta suono Daghi Rondanini Produzione Teatri Uniti Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro. Prezzi speciali su www.piccolocard.it Durata un’ora e ‘10 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 6 novembre 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dopo “Camillo Olivetti - Alle radici di un sogno” “Adriano Olivetti” dal 4 al 9 novembre al Piccolo Teatro Studio Laura Curino continua a raccontare il “sogno olivettiano” Dopo le due settimane di repliche di Camillo Olivetti – Alle radici di un sogno, dal 4 al 9 novembre al Piccolo Teatro Studio sono ancora di scena la vita e le imprese della famiglia Olivetti. Se Camillo era l’inventore geniale, fondatore della prima fabbrica italiana di macchine da scrivere e ideatore della mitica “Lettera 22”, Adriano fu il manager illuminato e sostenitore di un'industria dal volto umano e di un’economia fonte di progresso anche sociale e intellettuale. Laura Curino e Gabriele Vacis continuano il racconto dell’avventura umana e professionale di una delle dinastie italiane più creative e lungimiranti, attraverso una paziente ricerca un passato illustre, quando Ivrea era la culla di un sogno urbanistico, culturale e civile unico in tutta Europa. “Quando cominciai a lavorare allo spettacolo Adriano Olivetti quel che mi colpiva di più era il sentimento della dimenticanza di Ivrea. La città svaniva. Eppure era vivido per me il ricordo di quando, bambina, credevo che Ivrea fosse grande come Torino, forse anche di più, tanto se ne parlava. Così ho pensato ad un testo sulla dimenticanza che spera di essere scintilla di memoria collettiva.” “E del resto la dimenticanza sembrava caduta in tutta Italia: chi parlava più di fabbriche belle, di città a misura d’uomo, di rispetto del territorio, di tecnologia al servizio del benessere? Chi si ricordava di un luogo dove pittori, artisti, poeti dirigevano un’azienda? Chi citava più un uomo, Adriano Olivetti, che aveva chiamato Le Corbusier per creare le case per gli operai, che costruiva fabbriche fra gli alberi, che aveva inventato l’urbanistica, il design, la psicologia del lavoro?… E’ il racconto epico di un’avventura, e in quanto tale avvincente, pieno di colpi di scena, di prove da superare, di lotte, di amori, di eroi. La cosa più straordinaria è che è…tutto vero” Laura Curino LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) – dal 4 al 9 novembre 2008 Adriano Olivetti di Laura Curino e Gabriele Vacis con Laura Curino, Mariella Fabbris, Lucilla Piagnoni regia Gabriele Vacis scenofonia – luci Roberto Marasco, collaborazione all’allestimento Lucio Diana produzione Fondazione Teatro Stabile di Torino in collaborazione con Associazione Culturale Muse Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Prezzi: platea euro 24,50, balconata euro 21,50 - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Durata un’ora e ’20 senza intervallo Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org Milano, 30 ottobre 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA “Camillo Olivetti - Alle radici di un sogno” dal 21 ottobre al 2 novembre e “Adriano Olivetti” dal 4 al 9 novembre al Piccolo Teatro Studio Il “sogno olivettiano” raccontato da Laura Curino Dal 21 ottobre al 9 novembre al Piccolo Teatro Studio sono di scena la vita e le imprese di Camillo e Adriano Olivetti. Il primo, l’inventore geniale, fondatore della prima fabbrica italiana di macchine da scrivere che prese il suo nome. Da questa nacque la mitica “Lettera 22”, compagna di grandi giornalisti, fra tutti Indro Montanelli. Il secondo, Adriano, manager illuminato e sostenitore di un'industria dal volto umano e di un’economia fonte di progresso anche sociale e intellettuale. Laura Curino e Gabriele Vacis hanno dedicato a queste due figure due diversi spettacoli, recuperando attraverso una paziente ricerca un passato illustre, quando Ivrea era la culla di un sogno urbanistico, culturale e civile unico in tutta Europa. E l’hanno fatto partendo dai ricordi di quei bambini che negli anni 60 sognavano la colonia estiva Olivetti, luogo umano e accogliente, come se fosse il Paradiso. “Con l’aiuto di biografie, interviste, testi letterari – spiega Laura Curino - ho ricostruito la vita, le figure che ruotano attorno, l’ambiente e le imprese. In Camillo Olivetti, alle radici di un sogno ho affidato le voci narranti a due personaggi fondamentali: la madre, Elvira Sacerdoti, e la moglie, Luisa Revel. Queste due donne sono state le protagoniste silenziose della formazione e della realizzazione del sogno olivettiano. Mi è sembrato giusto riportare la loro voce in primo piano. Quando cominciai a lavorare allo spettacolo Adriano Olivetti quel che mi colpiva di più era il sentimento della dimenticanza di Ivrea. La città svaniva. Eppure era vivido per me il ricordo di quando, bambina, credevo che Ivrea fosse grande come Torino, forse anche di più, tanto se ne parlava. Così ho pensato ad un testo sulla dimenticanza che spera di essere scintilla di memoria collettiva.” “E del resto la dimenticanza sembrava caduta in tutta Italia: chi parlava più di fabbriche belle, di città a misura d’uomo, di rispetto del territorio, di tecnologia al servizio del benessere? Chi si ricordava di un luogo dove pittori, artisti, poeti dirigevano un’azienda? Chi citava più un uomo, Adriano Olivetti, che aveva chiamato Le Corbusier per creare le case per gli operai, che costruiva fabbriche fra gli alberi, che aveva inventato l’urbanistica, il design, la psicologia del lavoro?… E’ il racconto epico di un’avventura, e in quanto tale avvincente, pieno di colpi di scena, di prove da superare, di lotte, di amori, di eroi. La cosa più straordinaria è che è…tutto vero” Laura Curino In occasione dei due spettacoli, venerdì 24 ottobre alle 17.30, al Piccolo Teatro Studio si terrà l’incontro “Olivetti: cento anni di passioni. Polifonia sull’impresa”. Intervengono Carlo De Benedetti, Giulio Ballio e Ferruccio de Bortoli; moderano Nerio Nesi e Laura Curino. L’ingresso è libero. Al mattino, al Teatro Gobetti di Torino alle 11 si svolgerà un incontro sullo stesso tema, con la partecipazione di Roberto Colaninno, Gianluigi Gabetti, Gabriele Galateri di Genola, Francesco Profumo e Giulio Anselmi; moderatori Nerio Nesi e Laura Curino. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) – dal 21 ottobre al 2 novembre 2008 Camillo Olivetti. Alle radici di un sogno di Laura Curino e Gabriele Vacis con Laura Curino regia Gabriele Vacis produzione Fondazione Teatro Stabile di Torino in collaborazione con Associazione Culturale Muse Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) – dal 4 al 9 novembre 2008 Adriano Olivetti di Laura Curino e Gabriele Vacis con Laura Curino, Mariella Fabbris, Lucilla Piagnoni regia Gabriele Vacis scenofonia – luci Roberto Tarasco collaborazione all’allestimento Lucio Diana produzione Fondazione Teatro Stabile di Torino in collaborazione con Associazione Culturale Muse Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Lo spettacolo partecipa alla Festa del Teatro: venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 ottobre, biglietti a 3 euro. Prezzi speciali su www.piccolocard.it Prezzi: platea euro 24,50, balconata euro 21,50 Durata un’ora e ’45 senza intervallo Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 16 ottobre 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio, dall’8 al 19 ottobre Ritter/Dene/Voss: un Bernhard per la “meglio gioventù” del teatro italiano Massimo Popolizio, Maria Paiato, Manuela Mandracchia diretti da Piero Maccarinelli, nei panni di tre tragicomici fratelli Al Piccolo Teatro Studio, dall’8 al 19 ottobre “un Bernhard per la mia generazione”: così Piero Maccarinelli definisce Ritter/Dene/Voss, lo spettacolo del quale cura la regia, prodotto dal Teatro di Roma e che vede insieme in scena Massimo Popolizio, Maria Paiato, Manuela Mandracchia Tra i massimi autori della letteratura contemporanea non solo di lingua tedesca, Thomas Bernhard scrive la piéce nel 1984. Il titolo deriva dai cognomi di tre grandi attori della compagnia di Claus Peymann (regista e direttore artistico di prestigiosi teatri tedeschi, tra cui il celebre Berliner Ensemble brechtiano) - Ilse Ritter, Kirsten Dene e Gert Voss - che, in realtà, nulla hanno a che vedere con i reali protagonisti dell’opera. Ritter, Dene e Voss sono infatti tre surreali, tragicomici fratelli, protagonisti di una vicenda al limite della follia: Ritter e Dene, attrici, sono in attesa del fratello Voss, “filosofo”, autore di un trattato di logica, la cui figura allude a Ludwig Wittgenstein. Voss si è fatto volontariamente rinchiudere nel manicomio di Steinhof e saltuariamente viene convinto a ritornare a casa dalla sorella Dene, contro il parere di Ritter. Lo spettacolo racconta l’attesa di Voss, il suo arrivo a casa e gli eventi che ne conseguono. “Il grande austriaco”, spiega Maccarinelli, “l’ho sempre affrontato con gli attori più prestigiosi della generazione dei mostri sacri. Gianrico Tedeschi e il suo splendido Riformatore del mondo (1996), la grande indimenticabile Valeria Moriconi e la sua terribile madre in Alla meta (1987) e la sua acida e grottesca gigantesca Clara di Prima della pensione (2001). Tutti grandi attori”, prosegue il regista, “che, per usare un termine caro a Bernhard, sanno di sangue, sudore e stallatico, perché questo credo sia il segreto del genio austriaco: scrivere testi solo apparentemente alti o gelidi che riescono a innervarsi e a diventare capolavori anche grazie al sangue, al sudore e allo stallatico degli attori che gli danno vita, passando da vertici filosofici alle contaminazioni più basse e sordide proprio come nella vita. Ecco perché”, conclude, “ritengo per me doveroso affrontare questo Bernhard generazionale dove Ritter, Dene e Voss, i tre fratelli-attori, in un gioco al massacro dissacrante e lucido, prenderanno vita grazie alle voci e ai corpi di tre fra i migliori attori della mia generazione: Maria Paiato, Manuela Mandracchia e Massimo Popolizio, alla ricerca costante di quello stesso sangue sudore e stallatico che, con rigore, gli attori che li hanno preceduti hanno saputo trovare”. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) – dall’8 al 19 ottobre 2008 Ritter/Dene/Voss di Thomas Bernhard, traduzione Eugenio Bernardi, regia Piero Maccarinelli scene Carmelo Giammello, costumi Gianluca Sbicca, musiche Paolo Terni con Massimo Popolizio, Maria Paiato, Manuela Mandracchia produzione Teatro di Roma foto di scena di Serafino Amato Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Domenica 12 ottobre, ore 16.00 e 20.30. Prezzi: platea euro 32; balconata euro 25,50. Prezzi speciali su www.piccolocard.it - Durata: 2 ore e ‘15 Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org Milano, 6 ottobre 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Lunedì 6 ottobre, ore 20.30, al Piccolo Teatro Studio “La mia Primavera di Praga” Quarant’anni dopo, una serata con Jitka Frantova e Daniele Salvo Quarant’anni fa la “Primavera di Praga”: lunedì 6 ottobre, a quasi mezzo secolo di distanza, Jitka Frantova, attrice praghese e moglie di Jiri Pelikan, diretta da Daniele Salvo, racconta la “sua” primavera. Nel gennaio 1968 la Cecoslovacchia visse un breve periodo di riforme stroncato nel sangue il 20 agosto dello stesso anno dall’invasione sovietica. Sul palcoscenico del Piccolo Teatro Studio, per un un’unica serata, va in scena “La mia Primavera di Praga”, uno spettacolo che ricorda quelle tragiche vicende e rende omaggio alla personalità morale di Pelikan, uomo politico di spicco in quel tormentato periodo. Esiliato in Italia continuò a battersi in prima linea, con le armi del rigore intellettuale e della volontà, contro l’invasione dei carri armati sovietici e per il ripristino delle libertà democratiche nella Cecoslovacchia governata dal regime comunista. E’ una storia narrata attraverso la lente della memoria personale. Dai ricordi di Jitka Frantova emerge un’epoca che non dovrebbe essere dimenticata, la storia di due testimoni che incrociarono i loro destini umani e civili in anni cruciali per il futuro dell’Europa. Lo spettacolo è accompagnato da immagini autentiche in parte inedite. “La proposta di questa serata”, dichiara Daniele Salvo, “vuole essere un piccolo gesto ‘umano’ per ricordare una persona che non c’è più, Jiri Pelikan, ed un periodo storico archiviato troppo in fretta. Attenzione però: questo lavoro non vuol essere un atto d’accusa di stampo politico o un atto di schieramento ideologico. Il teatro non è la sede giusta per fare propaganda politica. Ho cercato di presentare gli eventi”, prosegue il regista, “nel modo più fedele possibile, per ricordare una storia che dovrebbe fare riflettere tutti noi in questi anni di mediocrità assoluta e di spaventoso vuoto di intenti e necessità. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) – 6 ottobre 2008, ore 20.30 La mia Primavera di Praga di e con Jitka Frantova, regia Daniele Salvo elaborazione immagini video Giandomenico Musu, musiche originali Marco Podda scene Barbara Tomada, costumi Mario Pisu, luci Christian Sorci sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e con il Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Ceca e Ambasciata della Repubblica Slovacca in occasione del 40° Anniversario della “Primavera di Praga” una produzione Fahrenheit 451 Teatro Prezzi: platea euro 24,50, balconata euro 21,50 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 2 ottobre 2008 |
| IPNOS CON LA SCUOLA DI BALLO DELL’ACCADEMIA TEATRO ALLA SCALA COREOGRAFIA: DAVIDE BOMBANA MUSICHE: RICCARDO NOVA - OLIVIER MESSIAEN VIOLONCELLO: FRANCESCO DILLON MRIDANGAM: B.C. MANJUNATH MILANO, PICCOLO TEATRO DI MILANO TEATRO D’EUROPA - TEATRO STUDIO 2-4 OTTOBRE 2008 COMUNICATO STAMPA L’Accademia Teatro alla Scala continua la feconda collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano presentando dal 2 al 4 ottobre 2008 al Teatro Studio una nuova creazione, Ipnos, con la coreografia di Davide Bombana e le musiche di Riccardo Nova con gli allievi degli ultimi anni della celebre Scuola di Ballo, diretta da Frédéric Olivieri, coinvolti in un’esperienza formativa di straordinario livello. Ipnos è uno spettacolo che trae ispirazione da molteplici sensazioni olfattive che rimandano a tutta una serie di suggestioni e percezioni, raccolte in una sequenza di quadri. Davide Bombana nella sua coreografia ha voluto restituire, seppure in maniera astratta, queste sensazioni, sottolineando la sensualità legata all’olfatto come senso connesso all’attrazione fisica e spirituale. Una sensualità che si esprime e viene animata, sia nelle musiche originali di Riccardo Nova sia nei passi di danza, anche dall’evidente richiamo all’Oriente e ad un mondo che si riconosce per l’intensità dell’afrore delle sue spezie e dei suoi incensi. Scie olfattive che appartengono alla natura rese in atmosfere dilatate e contemplative, che si rispecchiano in alcuni pezzi di Olivier Messiaen, in contrapposizione a ritmi serrati e percussivi che riproducono i miasmi e le nevrosi del mondo d’oggi. Il potere ipnotico di un odore o di un profumo viene infine evocato come elemento scatenante di ricordi di situazioni o persone. Il suono della mridangam, tamburo bipelle, tradizionale strumento indiano e quello del violoncello si fondono in una partitura, in cui si alternano - fra montaggio digitale e musica dal vivo - elettronica, voce Sufi, percussioni e musica per archi. Seguendo i quadri dello spettacolo, vanno a comporsi delle armonie arcaiche dilatate che, come sottolinea Nova “lasciano ai ballerini lo spazio necessario ad una gestualità lenta e sensuale a cui tuttavia si contrappone la complessità inarmonica del rumore che ormai è parte integrante dell’espressione musicale contemporanea”. Lo spettacolo, che si avvale dei costumi disegnati e confezionati dagli allievi del Corso per Scenografi e Costumisti Realizzatori dell’Accademia Teatro alla Scala, va ad affiancare la consueta esibizione istituzionale della Scuola di Ballo, che verrà ospitata al Teatro Strehler dal 4 al 9 aprile 2009. Giovedì 02 Ottobre 2008 ore 15:00 - 20:30 Venerdì 03 Ottobre 2008 ore 15:00 - 20:30 Sabato 04 Ottobre 2008 ore 15:00 - 19:30 Platea: Intero € 24,50 - Ridotto card Gio/Anz € 20,00 Balconata: Intero € 21,50 - Ridotto card Gio/Anz € 17,00 Informazioni e prenotazioni NUMERO UNICO BIGLIETTERIA 848.800.304 (max 1 scatto urbano da telefono fisso) Per chi chiama dall'estero tel. +39 02.42.41.18.89 lunedì ore 10-18.30; da martedì a sabato 9.45-19.30; domenica 10 -17. festività (solo nei giorni di spettacolo) 10-17 |
| COMUNICATO STAMPA MITO SettembreMusica presenta Giovedì 18 settembre 2008 ore 21 - Piccolo Teatro Studio, Milano Ingresso gratuito George Benjamin Into the Little Hill Un racconto lirico in due parti per soprano, contralto e ensemble di 15 musicisti Testo originale di Martin Crimp Ensemble Modern Franck Ollu, direttore Di George Benjamin, compositore e allievo di Olivier Messiaen, che non esitò a paragonarlo, sedicenne, al giovane Mozart, è la terza delle opere contemporanee in programma per il Festival MITO. In scena al Piccolo Teatro Studio, giovedì 18 alle 21, Into the Little Hill è un racconto lirico in due parti su testo originale di Martin Crimp, drammaturgo del Royal Court Theatre di Londra. La storia prende spunto, dopo tante versioni storiche, dall’inesauribile leggenda del pifferaio magico di Hamelin, una favola sugli effetti della musica, la sua magia, la sua forza incantatrice e trascinante, ma anche sui suoi rapporti sempre ambivalenti con il potere. Il sindaco della città di Hamelin diventa qui un ministro. Un ministro tollerante, ecumenico, disposto persino ad accettare i topi della leggenda, ma la folla non è d’accordo e, in cambio del voto, pretende che elimini i topi, quella brulicante plebaglia che turba la sua tranquillità. Alla vigilia delle elezioni, quindi, vicino a sua figlia che dorme, il ministro stringe un patto con uno strano sconosciuto, un essere privo di sensi, ma con il potere di servirsi a suo piacimento dell’incantamento della musica: in cambio di una somma di denaro, quest’ultimo libererà la città dai topi. Il garante della transazione è l’innocenza dell’infanzia, la figlia del ministro. Rieletto, non mantiene le sue promesse e tutti ne subiranno le conseguenze. L’allestimento verrà proposto con le scene e la regia di Daniel Jeanneteau, le luci di Marie-Christine Soma, e i costumi di Olga Karpinsky. L’esecuzione musicale è affidata all’Ensemble Modern diretto da Franck Ollu, con il soprano Anu Komsi, e il contralto Hilary Summers nelle due parti soliste dell’opera. Into the little Hill è preceduto dall’esecuzione del brano Viola, Viola, per 2 viole, con Garth Knox e Geneviève Strosser, quest’ultimo lo ha eseguito in prima mondiale a New York, e il brano Three Miniatures, per violin con il solista Jagdish Mistry. Introduce Renato Mannheimer. In collaborazione con Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa Ensemble Modern Franck Ollu, direttore Jagdish Mistry, violino Geneviève Strosser, Garth Knox, viola Anu Komsi, soprano Hilary Summers, contralto Daniel Jeanneteau, scenografia e messa in scena Marie-Christine Soma, collaborazione artistica e luci Olga Karpinsky, costumi Commissionato da Festival d’Automne à Paris con Fondazione Ernst von Siemens per la musica; Opéra national de Paris; Ensemble Modern con Fondazione Forberg-Schneider In coproduzione: Festival d’Automne à Paris; Opéra National de Paris; Ensemble Modern T&M; Oper Frankfurt; Lincoln Center Festival; Wienerfestwochen; Holland Festival; Liverpool Capitale Europea della Cultura 2008 Ingresso gratuito – i biglietti di ingresso saranno distribuiti un’ora prima dello spettacolo direttamente presso la sede del concerto. Per informazioni: Biglietteria MITO Urban Center Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.36508343 (aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30) c.mitobiglietteria@comune.milano.it www.mitosettembremusica.it Biografie: Ensemble Modern Ensemble di spicco nello scenario internazionale di musica contemporanea, l’Ensemble Modern è stato fondato nel 1980 e dal 1985 ha sede a Francoforte. È composto da elementi provenienti da tutto il mondo e la sua programmazione rispecchia l’internazionalità e la versatilità che lo distingue: teatro, danza, videoproiezioni, musica da camera e concerti per orchestra vengono eseguiti in tutto il mondo e nei principali festival come quello del Lincoln Center Festival di New York, il Festival d’Automne a Parigi, l’Ars Musica di Bruxelles, l’Holland Festival di Amsterdam, i Festival di Lucerna, Salisburgo e Berlino. Nel 1988 viene fondata l’Ensemble Modern Orchestra (EMO), la prima orchestra al mondo ad eseguire esclusivamente musica contemporanea del XX e XXI secolo. Raggruppa musicisti da tutto il mondo, che si riuniscono una o due volte l’anno per lavorare su progetti specifici. Dal 1996 l’Ensemble Modern, in collaborazione con Society for New Music – GNM, organizza Young Talent’s Forum per compositori, musicisti e musicologi. La formazione di giovani talenti, la ricerca e l’approfondimento dello studio della musica contemporanea sono gli obiettivi principali dell’Ensemble e l’International Ensemble Modern Academy è il frutto di questa volontà; i primi corsi si terranno nell’autunno del 2003. Nel marzo del 2003 la EMO si è nuovamente riunita per eseguire una serie di concerti in onore di György Ligeti a Bruxelles, Colonia e Francoforte sotto la direzione di George Benjamin. La collaborazione con i compositori indiani continua in un ciclo di concerti che si terranno in autunno alla Casa delle Culture del Mondo a Berlino. Uno dei più importanti concerti del 2003 è sicuramente quello in Italia dedicato a Frank Zappa: a dieci anni dalla sua morte un omaggio al grande compositore dalla sua “ultima band” e l’uscita di un nuovo cd con sue musiche. L’Ensemble è sponsorizzato da: Deutsche Ensemble Akademie, Città di Francoforte, Stato dell’Hessen, Fondazione Culturale Federale Tedesca, Fondazione GEMA, GVL. Franck Ollu, direttore Nato a La Rochelle, Franck Ollu compie la sua formazione musicale a Parigi, studiando corno con George Barboteu e André Cazalet, e composizione con Jean-François Zygel. Nel 1990 diventa membro dell’Ensemble Modern e si trasferisce a Francoforte. Per diversi anni studia direzione d’orchestra con Jonathan Nott e nel 2000 diventa assistente dell’Ensemble InterContemporain di Parigi e dell’Ensemble Modern Orchestra diretta da Pierre Boulez. Ha diretto diverse formazioni, tra cui l’Ensemble Modern, l’Orchestre du Conservatoire de Paris, la Kammerensemble, l’Ensemble Recherche, l’Asko Ensemble, l’Ensemble Inter-Contemporain, la Queensland Symphony Orchestra, l’Ensemble Avanti, l’Elision Ensemble. Ha tenuto a battesimo le prime mondiali di diversi compositori tra cui Hans Zender, York Höller, Emmanuel Nunes, Heiner Goebbels e Wolfgang Rihm. Anu Komsi, soprano È un interprete versatile che spazia dal Rinascimento al contemporaneo. Il suo repertorio operistico comprende più di quaranta ruoli, che includono Lulu, Zerbinetta, Norina, L’Usignolo di Stravinsky, oltre alla sua recente performance virtuosistica in Neither di Morton Feldman. Come solista si è esibita con numerose orchestre di rilievo, diretta fra gli altri da Roger Norrington, Oliver Knussen, Sakari Oramo, Rudolf Barshai, Jucca-Pekka Saraste, George Benjamin. La sua collaborazione con Esa-Pekka Salonen è iniziata nel 1988 con la prima mondiale della sua opera Floof, seguita da trentina di repliche in tutto il mondo. La Komsi è stata recentemente nominata direttore artistico della Kokkola Opera, una nuova compagnia operistica che ha sede nella sua città natale in Finlandia, Kokkola appunto: vi ha cantato il ruolo di Susanna nelle Nozze di Figaro nel 2006 e di Rosalinda nel Pipistrello di Strauss nel 2007. I suoi impegni futuri includono nuove produzioni con Cité de la Musique, Casa da Musica di Porto, Oper Frankfurt e Alte Oper Frankfurt, oltre a una tournée con Salonen e la Los Angeles Philharmonic e al debutto con la San Francisco Symphony diretta da Oramo. Hilary Summers, contralto È nata nel sud del Galles e ha studiato musica alla Reading University, proseguendo poi presso la Royal Academy of Music e il National Opera Studio di Londra. Specializzata nel repertorio barocco, lavora regolarmente con molti ensemble europei che suonano su strumenti antichi, come l’Academy of Ancient Music e Christopher Hogwood, Les Arts Florissants e William Christie, The King’s Consort e Robert King, The English Concert e Andrew Manze. Profonda conoscitrice e amante appassionata della musica contemporanea, si esibisce in occasioni prestigiose come Le marteau sans maître di Boulez, eseguito in tutta Europa con la direzione del compositore e l’Ensemble Intercontemporain, la cui registrazione ha riscosso il plauso incondizionato della critica. È stata la prima interprete del ruolo di Stella in What Next di Elliott Carter alla Berlin Staatsoper, diretta da Daniel Baremboim, e del ruolo di Irma in Le Balcon di Peter Eötvös al Festival di Aix-en-Provence nel 2002. Ha registrato numerose colonne sonore per il cinema con musiche di Nyman, oltre a interpretare il ruolo principale nella sua opera Facing Goya, scritto appositamente per lei. I suoi progetti futuri prevedono esibizioni con l’Ensemble Intercontemporain diretto da Boulez al Festival di Lucerna e il debutto con l’Orchestre de Paris. |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Settimo appuntamento con la “ Casa delle Scuole di Teatro”, rassegna ideata da Luca Ronconi Futurismo: un’opera da camera tra le scuole di teatro In scena, martedì 8 luglio, al Piccolo Teatro Studio, “Vespe d’artificio” di Luigi Maio La tematica futurista, che ha percorso trasversalmente la “Casa delle Scuole di Teatro” con gli spettacoli proposti dalla Scuola del Piccolo Teatro e dalla University of Toronto - College Drama Program, avrà anche una declinazione non accademica. Martedì 8 luglio, infatti, al Piccolo Teatro Studio, non andrà in scena una scuola ma un’opera da camera scritta e musicata da Luigi Maio. La performance, dal titolo “Vespe d’Artificio - Il Futurismo da Stravinskij a Petrolini”, interpretata dallo stesso Luigi Maio, nei panni del Musicattore, accompagnato al pianoforte da Enrico Grillotti, accosta estratti di partiture di Savinio e Pratella a brani originali dello stesso autore in cui “si fa il verso” a testi tipici delle composizioni e delle esecuzioni futuriste. Attraverso stralci di Groucho Marx, Stravinskij e Poulenc, lo spettacolo si chiude con il Fortunello di Petrolini, il quale, premiato con la medaglia da Mussolini, pronunciò l’immortale ringraziamento: “E io me ne fregio!”. Il testo di questa originale sintesi tra teatro, arti figurative e musica, creata dal poliedrico Musicattore genovese - per la quale ha vinto il Premio Arte e Cultura Ettore Petrolini - è costituito dalla storia in endecasillabi delle avanguardie teatrali e musicali del primo Novecento. Il pianista Enrico Grillotti ha il compito di dialogare attraverso le note con Maio, il quale recita, canta e interagisce con il pubblico. “Vespe d’Artificio” è un divertissement teatral-cameristico sugli aspetti scanzonati e meno noti del Futurismo, il cui aspetto ludico e innovativo fu oscurato fatalmente dalla sinistra ombra del conflitto mondiale. Lo spettacolo, nato nel 1998, in collaborazione con la Fondazione Mazzotta, in occasione di una mostra sul Futurismo allestita dalla Fondazione stessa, è preceduto, alle ore 20.30, da un incontro - aperto a tutti - con Gabriele Mazzotta. La Masterclass è dedicata agli studenti universitari e alle scuole di teatro. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (Via Rivoli 6 – M2 Lanza) - martedì 8 luglio 2008, ore 20.30 Vespe d’artificio Il Futurismo da Stravinskij a Petrolini Opera da camera scritta e musicata da Luigi Maio con Luigi Maio (il Musicattore), Enrico Grillotti (pianoforte) in collaborazione con Fondazione Mazzotta Durata: un’ora Informazioni e prenotazioni zanolir@piccoloteatromilano.it tel: 0272333405 CALENDARIO: Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova Teatro Strehler, retropalco - 9 luglio, ore 19.30; 10 luglio, ore 16.00 Ivona, Principessa di Borgogna di Witold Gombrovicz, regia di Anna Laura Messeri Scuola del Piccolo Teatro di Milano Teatro Studio - 10 e 11 luglio, ore 19.30 Futur…azione a crepapelle regia di Emanuele De Checchi Con il contributo di Milano, 7 luglio 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Due nuovi appuntamenti alla “Casa delle Scuole di Teatro” Dalla Cina e dall’Ungheria, sguardo sui classici I giovani attori di Shanghai rivisitano Sofocle quelli di Budapest Shakespeare Doppio appuntamento, domenica 6 luglio, con la “Casa delle Scuole di Teatro”. La rassegna, ideata da Luca Ronconi e giunta alla sua quarta edizione, ospiterà l’Accademia di Teatro di Shanghai che presenterà Heavenly Kindness and Han e l’Università di Cinema e Teatro di Budapest con Vuotami il Pitale. Heavenly Kindness and Han. L’Accademia di Teatro di Shanghai, una delle scuole più antiche della Cina, presenterà al pubblico della Masterclass un saggio del proprio metodo di studio. Heavenly Kindness and Ham rielabora l’Antigone di Sofocle riadattando i personaggi e le vicissitudini della tragedia classica allo stile recitativo, alle ambientazioni, ai suoni e ai costumi della tradizione operistica cinese. Gli studenti, attraverso un lavoro di sperimentazione di tutte le combinazioni possibili, hanno lavorato per far affiorare la profonda umanità insita nei rapporti che legano i personaggi di Sofocle. La presenza degli allievi dell’Accademia di Teatro di Shanghai rientra in un progetto di scambio avviatosi nel corso di una lunga tournée cinese dell’Arlecchino strehleriano. LA SCHEDA Area lavoro, Piccolo Teatro Strehler (L.go Greppi – M2 Lanza) 6 e 8 luglio 2008 Teatro Studio (Via Rivoli 6 – M2 Lanza) 7 luglio 2008 Heavenly Kindness and Han un testo originale cinese ispirato al mito greco scritto da Sun Huizhu (William) e Yu Dongtian regia Qian Zheng (Cash) scene Zhu Yongjun costumi Qin Wenbao luci Shen Qian direttore di produzione Zhang Jun con (in ordine di locandina) Wang Con gran, Song Bo, Li Jin, Wang Yi, Ji Yi, Guo Tongtong, Tang Xiaosong, Fu Ran Orari sabato 5 luglio ore 17:00 domenica 6 luglio ore 16:00 lunedì 7 luglio ore 19:30 martedì 8 luglio ore 16:00 giovedì 10 luglio ore 14:00 durata 1 ora e 30 minuti. Vuotami il Pitale. Gli attori del quarto anno di studi dell’Università di Cinema e Teatro di Budapest, guidati da due dei più importanti registi ungheresi – Gábor Zsámbéki e Sándor Zsótér – presentano Vuotami il Pitale, un insieme di scene in cui i protagonisti raccontano se stessi attraverso parti dell’Enrico IV, Enrico V, Enrico VI e del Riccardo III di Shakespeare. La selezione operata dalle “king plays” shakespeariane non è costituita da riassunti parziali delle opere, bensì prevede scene, sia conosciute che secondarie, che propongono soprattutto i risvolti popolari di questi drammi storici. LA SCHEDA Teatro Studio (Via Rivoli 6 – M2 Lanza) 6 - 7 luglio 2008 Vuotami il Pitale regia Gábor Zsámbéki interpreti (in ordine alfabetico) Bálint Adorjáni, István Dankó, Tímea Erdélyi, Ádám Földi, Marina Gera, Mátyás Lazók, Attila László, Piroska Mészáros, Ákos Orosz, Péter Orth, Natasa Stork, Emilia Szabó, Péter Pál Szucs, Réka Tenki Orari domenica 6 luglio ore 19:30 lunedì 7 luglio ore 16:00 durata 2 ore Informazioni e prenotazioni zanolir@piccoloteatromilano.it tel: 0272333405 CALENDARIO Teatro Studio - 8 luglio 2008, ore 20.30 Vespe d'Artificio Il futurismo da Stravinskij a Petrolini opera da camera scritta e musicata da Luigi Maio con Luigi Maio, al pianoforte Enrico Grilletti Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova Teatro Strehler, retropalco - 9 luglio, ore 19.30; 10 luglio, ore 16.00 Ivona, Principessa di Borgogna di Witold Gombrovicz, regia di Anna Laura Messeri Scuola del Piccolo Teatro di Milano Teatro Studio - 10 e 11 luglio, ore 19.30 Futur…azione a crepapelle regia di Emanuele De Checchi Con il contributo di Milano, 4 luglio 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Terzo appuntamento con la “ Casa delle Scuole di Teatro”, rassegna ideata da Luca Ronconi 2010. Il Futuro del Futuro del Futurismo In scena gli allievi della Scuola “Paolo Grassi” Terzo appuntamento, domani 2 luglio, con la rassegna “Casa delle Scuole di Teatro”. A calcare il palcoscenico del Piccolo Teatro Studio sarà la Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano con l’opera 2010. Il Futuro del Futuro del Futurismo. Lo spettacolo, in collaborazione con l’Accademia Internazionale della Musica e sotto la guida artistica di Cesc Gelabert, Lidia Azzopardi, Fabrizio Palla, Luciana Melis e Franco Brambilla, è suddiviso in due parti e si propone di ripercorrere i canoni della serata futurista attraverso dei frammenti scenici sintetici e non lineari. Una riflessione sul Futurismo in rapporto al XXI secolo che porta inevitabilmente ad una domanda: che futuro può avere chi vive in quel mondo teorizzato da Marinetti? Uno spettacolo ironico e senza pudori dove l’azione scenica si mescola alla danza e alla musica in uno sguardo collettivo e generazionale sulla nostra epoca. La tematica futurista, già affrontata dalla Scuola di Teatro dell’Università di Toronto (University of Toronto – College Drama Program), sarà riproposta anche da Luigi Maio con lo spettacolo Vespe d’Artificio (in collaborazione con la Fondazione Mazzotta), con un’introduzione sul tema di Gabriele Mazzotta. La “Casa delle Scuole di Teatro” proseguirà fino al 11 luglio con gli spettacoli della Scuola del Piccolo Teatro di Milano, della Shanghai Theatre Academy, dell’Università di Cinema e Teatro di Budapest e della Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova. La Masterclass è dedicata agli studenti universitari e alle scuole di teatro. LA SCHEDA Teatro Studio (Via Rivoli 6 – M2 Lanza) - il 2 e il 4luglio 2008 Il Futuro del Futuro del Futurismo Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi in collaborazione con Accademia Internazionale della Musica e in collaborazione con Fondazione TPE/Festival Teatro a Corte 08, Amat/Fondazione Teatro della Fortuna di Fano, Armunia e con il patrocinio di Fondazione Cariplo Parte I: danza musica e figure “Il futuro è in ritardo” coreografia di Cesc Gelabert e Lidia Azzopardi - III corso teatrodanza “Pereppepperodepero” variazioni sul nero a cura di Fabrizio Palla - I corso tecnici di palcoscenico “Un volo (an)egato” coreografia di Luciana Melis - II corso teatrodanza “Frammenti musicali” - biennio di specializzazione in timpani e percussioni, corso di musica elettronica, corso di composizione, corso di musica da camera dell’Accademia Internazionale della Musica “100/ di zero9” a cura di Franco Brambilla - II corso attori Parte II: teatro “Expoi” fantasia sul futuro ideata, scritta, diretta, interpretata e prodotta dagli allievi dei corsi di regia, drammaturgia, attori, organizzazione, studio permanente insieme agli allievi del corso di musica elettronica dell’Accademia Internazionale della Musica Orari: I parte: danza musica e figure mercoledì 2 luglio, ore 19.30 II parte: teatro venerdì 4 luglio, ore 19.30 durata I parte 2 ore con intervallo, II parte 1 ora e 40 minuti senza intervallo. Informazioni e prenotazioni zanolir@piccoloteatromilano.it tel: 0272333405 CALENDARIO Scuola del Piccolo Teatro di Milano Teatro Strehler, retropalco - 3 luglio, ore 15.30 e 19.30; 4 luglio, ore 16.00 Opera Seria di Ranieri de’ Calzabigi, regia di Luca Ronconi (ripresa di Emanuele De Checchi) Shanghai Theatre Academy Teatro Strehler, retropalco - 6 luglio, ore 16.00; 7 luglio, ore 19.30; 8 luglio, ore 16.00 Heavenly Kindness and Han testo originale ispirato all’Antigone di Sofocle Università di Cinema e Teatro, Budapest Teatro Studio - 6 luglio, ore 19.30; 7 luglio, ore 16.00 Vuotami il pitale studio su Shakespeare, regia di Gàbor Zsàmbéki Teatro Studio - 8 luglio 2008, ore 20.30 Vespe d'Artificio Il futurismo da Stravinskij a Petrolini opera da camera scritta e musicata da Luigi Maio con Luigi Maio, al pianoforte Enrico Grilletti Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova Teatro Strehler, retropalco - 9 luglio, ore 19.30; 10 luglio, ore 16.00 Ivona, Principessa di Borgogna di Witold Gombrovicz, regia di Anna Laura Messeri Scuola del Piccolo Teatro di Milano Teatro Studio - 10 e 11 luglio, ore 19.30 Futur…azione a crepapelle regia di Emanuele De Checchi Milano, 1 luglio 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Il 28 giugno al Piccolo Teatro Studio va in scena Rose d’autunno, un’antologia delle opere di Cechov Gli allievi del Piccolo diventano professionisti Saggio finale del Corso “Bertolt Brecht” della Scuola diretta da Luca Ronconi Secondo appuntamento, sabato 28 giugno, con la rassegna “Casa delle Scuole di Teatro”: la Scuola del Piccolo Teatro di Milano diretta da Luca Ronconi presenterà Rose d’autunno, un'antologia di brani tratti da alcuni dei testi più celebri di Anton Cechov: Zio Vanja, Il giardino dei ciliegi, Le tre sorelle, Il gabbiano. Quattro opere che hanno fatto la storia del teatro, pagine immortali riunite sotto un unico titolo tratto dal III atto di Zio Vanja. Cechov, autore da sempre protagonista del terzo anno di studi della Scuola di Teatro del Piccolo, diventa il "banco di prova" per gli allievi del corso “Bertolt Brecht” che in questa occasione affrontano lo spettacolo conclusivo del loro ciclo di studi sotto il coordinamento didattico e registico di Enrico D'Amato. Lo spettacolo sarà in scena fino al 30 giugno. La Scuola del Piccolo Teatro sarà protagonista della rassegna anche nei giorni successivi con le rappresentazioni di Opera Seria di Ranieri de’ Calzabigi per la regia di Luca Ronconi (ripresa da Emanuele De Checchi), il 3 e 4 luglio, e di Futur…azione a crepapelle per la regia di Emanuele De Checchi, il 10 e 11 luglio. La Casa delle Scuole di Teatro proseguirà fino all’ 11 luglio spaziando da Sofocle alla poetica futurista nelle rappresentazioni delle sei scuole partecipanti: oltre alla Scuola del Piccolo e alla Scuola di Teatro dell’Università di Toronto (University of Toronto – College Drama Program), la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, la Shanghai Theatre Academy, l’Università di Cinema e Teatro di Budapest e la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova. Un approfondimento sul tema del Futurismo sarà affidato allo spettacolo di Luigi Maio Vespe d’Artificio (in collaborazione con la Fondazione Mazzotta), con un’introduzione sul tema di Gabriele Mazzotta. La Masterclass è dedicata agli studenti universitari e alle scuole di teatro. LA SCHEDA Teatro Studio (Via Rivoli 6 – M2 Lanza) - dal 28 al 30 giugno 2008, ore 18.00 Rose d’Autunno da Anton Cechov, regia Enrico D’Amato, scene e costumi Luisa Spinatelli, luci Claudio De Pace Il Gabbiano di Anton Cechov, traduzione Angelo Maria Ripellino Personaggi Interpreti Irina Akràdina, attrice Marcella Favilla Kostantin, suo figlio Gabriele Falsetta Piotr Sorin, fratello di Irina Riccardo Ripani Nina Clio Cipolletta Sciamraiev, amministratore di Sorin Paolo Garghentino Polina, sua moglie Laura Dell’Albani Mascia, loro figlia Caterina Bajetta, Francesca Puglisi Borìs Trigorin, scrittore Ivan Alovisio Dorn, medico Eugenio Olivieri Miedvièdienko, maestro di scuola Fabrizio Martorelli Zio Vanja di Anton Cechov, traduzione Angelo Maria Ripellino Personaggi Interpreti Alexandr Sieriebriakòv, professore in pensione Ettore Colombo Elena, sua moglie Elisabetta Fusari Sonia, figlia di primo letto di Sieriebriakòv Stella Piccioni Zio Vanja Andrea Luini Maria, sua madre Silvia Pietta Astrov, medico Gabriele Falsetta Ilià Tielieghin, possidente caduto in miseria Luca Nucera Marina, vecchia balia Marcella Favilla Il Giardino dei Ciliegi di Anton Cechov, traduzione Luigi Lunari, Giorgio Strehler Personaggi Interpreti Liubòv Ranièvskaia, possidente Silvia Pernarella Ania, sua figlia Clio Cipolletta Varia, sua figlia adottiva Caterina Bajetta, Francesca Puglisi Leonìd Gaiev, fratello di Liubòv Andrea Germani Lopachin, mercante Andrea Coppone, Paolo Garghentino Piotr Trofimov, studente Ettore Colombo Simeonov Pistcik, possidente Fabrizio Martorelli Charlotta, governante Nicol Quaglia Iepichodov, contabile Luca Nucera Duniascia, cameriera Laura Dell’Albani Firs, vecchio maggiordomo Riccardo Ripani Iascia, cameriere Andrea Coppone, Paolo Garghentino Un viandante Emanuele Banchio Tre Sorelle di Anton Cechov, traduzione di Gerardo Guerrieri Personaggi Interpreti Andrei Prosorov Andrea Luini Natasha, sua moglie Beatrice Niero Olga, sorella di Andriei Silvia Pietta Mascia, sorella di Andrei Silvia Degrandi Irina, sorella di Andrei Camilla Semino Favro Fiodor Kulighin, professore di ginnasio, marito di Mascia Giuseppe Sartori Vierscìnin, colonnello Ivan Alovisio Nicolai Tusenbach, barone, ex tenente Nicola Mingarelli Solioni, capitano Eugenio Olivieri Ivan Cebutykin, ufficiale medico Andrea Germani Fedotik, sottotenente Luca Nucera Ferapònt, vecchio usciere del consorzio Emanuele Banchio Anfisa, vecchia balia Laura Dell’Albani Foto di scena Attilio Marasco Orari: ore 18 – 23.30 con un intervallo di un’ora Informazioni e prenotazioni: zanolir@piccoloteatromilano.it; tel 0272333405 CALENDARIO Scuola del Piccolo Teatro di Milano Teatro Strehler, retropalco - 3 luglio, ore 15.30 e 19.30; 4 luglio, ore 16.00 Opera Seria di Ranieri de’ Calzabigi, regia di Luca Ronconi (ripresa di Emanuele De Checchi) Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi Teatro Studio - 2 luglio, ore 19.30 (I parte); 4 luglio ore 19.30 (II parte ) 2010. Il Futuro del futuro del Futurismo I parte: danza, musica e figure - II parte: teatro Shanghai Theatre Academy Teatro Strehler, retropalco - 6 luglio, ore 16.00; 7 luglio, ore 19.30; 8 luglio, ore 16.00 Heavenly Kindness and Han testo originale ispirato all’Antigone di Sofocle Università di Cinema e Teatro, Budapest Teatro Studio - 6 luglio, ore 19.30; 7 luglio, ore 16.00 Vuotami il pitale studio su Shakespeare, regia di Gàbor Zsàmbéki Teatro Studio - 8 luglio 2008, ore 20.30 Vespe d'Artificio Il futurismo da Stravinskij a Petrolini opera da camera scritta e musicata da Luigi Maio con Luigi Maio, al pianoforte Enrico Grilletti Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova Teatro Strehler, retropalco - 9 luglio, ore 19.30; 10 luglio, ore 16.00 Ivona, Principessa di Borgogna di Witold Gombrovicz, regia di Anna Laura Messeri Scuola del Piccolo Teatro di Milano Teatro Studio - 10 e 11 luglio, ore 19.30 Futur…azione a crepapelle regia di Emanuele De Checchi Con il contributo di Milano, 26 giugno 2008 |
| Altre Informazioni sul compositore Nino Rota |
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tel. 02 72333 212 – fax 02 72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Ultimo appuntamento con la rassegna “Jazz al Piccolo”, lunedì 16 giugno, ore 21, al Teatro Studio La Civica Jazz Band diretta da Enrico Intra rende omaggio alle musiche di Nino Rota Si conclude l’edizione del decennale di una rassegna unica nel panorama nazionale quale Orchestra Senza Confini, che presenta l’ennesima produzione originale di questa stagione: il concerto dedicato a Nino Rota, centrato sull’esecuzione, in chiave jazzistica e per big band, di pagine non solo entrate nella storia musicale del ‘900, ma anche nella memoria collettiva. La musica scritta dal grande compositore italiano per i film di Federico Fellini e per tanti altri autori di cinema ha infatti caratterizzato le stesse pellicole a cui doveva dare un suono musicale, diventandone parte integrante e rafforzandone anche il contenuto poetico. Una musica che ha ispirato più volte i musicisti di tutto il mondo, rivelandosi particolarmente congeniale al pensiero jazzistico, con in più il pregio di essere duttile senza perdere mai la propria identità e riconoscibilità. La Civica Jazz Band porta dunque la musica di Rota all’interno del proprio mondo espressivo, aperto alle sollecitazioni di un vasto e molteplice universo sonoro, attraverso gli arrangiamenti e gli adattamenti di pezzi arcinoti realizzati da musicisti italiani contemporanei, in primo luogo da Roberto Rossi. Primo trombone della Civica Jazz band, il quarantacinquenne jazzista di Rimini è uno degli attuali punti di riferimento del trombone jazz europeo, uno strumentista di livello assoluto a cui nulla sembra precluso sul piano tecnico e che ha collaborato in una miriade di contesti musicali, affiancando i migliori musicisti italiani e molti grandi esponenti del jazz americano ed europeo. Il suo modo di suonare rivela una duttilità sorprendente, che lo porta a suonare con personalità in qualsiasi contesto stilistico, ivi compresa la musica di tradizione accademica. Maestro nell’uso delle sordine, Rossi è uno di quei musicisti capaci di affrontare il linguaggio del jazz con una visione a 360°, anche se predilige la dimensione espressiva del modern mainstream. NINO ROTA SOUND 1a esecuzione assoluta Programma Amarcord Parla più piano La strada Maramao perché sei morto La dolce vita Valzer del commiato La passerella Arrangiamenti di Roberto Rossi, Gigi Grata, Francesca Petrolo, Fabio Petretti Adattamenti e Orchestrazione Roberto Rossi CIVICA JAZZ BAND Emilio Soana tromba Roberto Rossi trombone Giulio Visibelli sassofoni Lucio Terzano contrabbasso Tony Arco batteria e gli studenti dei Civici Corsi di jazz dell’Accademia Internazionale della Musica di Milano direttore ENRICO INTRA Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco Ingresso 15 euro Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) Main sponsor della manifestazione |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA “Try Cream Pie!” al Piccolo Teatro Studio giovedì 12 giugno. Dalle 20.30 a mezzanotte un singolare esperimento nel quale gli spettatori saranno accompagnati uno a uno in una sorta di boudoir letterario Incontri con l’autore… nel letto con l’attore Un triangolo intimo tra autore, attore e spettatore per raccontare l’amore, il desiderio, la passione e le loro mille declinazioni attraverso le voci e le vite di grandi autori del Novecento. Appena conclusa la kermesse cinematografica che ha animato per una settimana la sala e il sagrato dello Strehler, il Piccolo Teatro di Milano e il Festival MIX di Cinema Gaylesbico e Queer Culture 2008 ribadiscono la vitalità dell’intreccio tra cinema e teatro, sperimentato per la prima volta quest’anno, presentando, giovedì 12 giugno, al Teatro Studio un singolare esperimento di rappresentazione in plurisequenza “Try Crem Pie!”. L’allestimento scenico è rappresentato da dodici letti con struttura a baldacchino dove giacciono sdraiati i dodici protagonisti dello spettacolo che rappresentano ciascuno uno scrittore o un personaggio di un’opera letteraria del Novecento: Oscar Wilde e Il ritratto di Dorian Gray, Walt Withman con Chiunque tu sia che ora mi tieni in mano, Jean Genet con Querelle de Brest e Il condannato a morte, Pasolini con Petrolio, David Leavitt con La lingua perduta delle gru, Fassbinder con Le lacrime amare di Petra von Kant, Lorca e I sonetti dell’amore oscuro, Anais Nin e La casa dell’incesto, Steven Berkoff con East, Melania Mazzucco e Il bacio della medusa e, per finire, Allen Ginsberg. Diavoli, angeli, una sirena e il suo ammaliante richiamo accompagnano il pubblico in questo eccitante e ambiguo viaggio in una sorta di boudoir letterario che vedrà i visitatori avventurarsi uno ad uno nei letti, per ascoltare, fino a mezzanotte inoltrata, i sussurri proibiti del cuore. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli – M2 Lanza) – giovedì 12 giugno 2008 Try Cream Pie! progetto Animanera regia Aldo Cassano costumi Lucia Lapolla, luci Monia Giannobile drammaturgia Antonio Spitalieri, Elena Cerasetti musiche Luigi Galmozzi Collaborazioni Michele Masiero, Francesco Annarumma Mar de Flors Lo spettacolo è articolato in 8 sequenze della durata di mezz’ora ciascuna. (inizio ore 20.30 – 21.00 – 21.30 – 22.00 – 22.30 – 23.00 – 23.30 – 24.00) Ingresso 10 euro Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana). www.piccoloteatro.org Milano, 10 giugno 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA “La ballata del carcere di Reading” di Oscar Wilde con la regia di Elio De Capitani al Piccolo Teatro Studio dal 7all’11 giugno Umberto Orsini e Giovanna Marini una ballata di dolore e di bellezza Umberto Orsini e Giovanna Marini, binomio artistico insolito e suggestivo, danno voce al grido disperato dei carcerati ma soprattutto alla loro struggente ansia d’amore. Queste le note e gli accenti della Ballata del carcere di Reading, in scena al Piccolo Teatro Studio dal 7 all’11 giugno 2008: Umberto Orsini recita il testo nella traduzione e nell’adattamento da lui stesso curato con il regista Elio De Capitani e, Giovanna Marini, con la sua musica colta e popolare, interpreta brani tratti dalla ballata originale. Nel 1895 Oscar Wilde viene condannato a due anni di carcere duro e lavori forzati per “grave immoralità”. Una tragica esperienza che segna irrimediabilmente lo scrittore, minando la sua salute, costringendolo, dopo aver scontato la pena, ad allontanarsi dalla “buona società” che fino ad allora lo aveva accolto e vezzeggiato, ma soprattutto rendendolo incapace di dedicarsi alla sua arte. Dopo la scarcerazione e fino alla morte, che lo coglie a Parigi nel novembre del 1900, Wilde non pubblica più alcuna opera. Di questi anni di dura solitudine, miseria e alcolismo, rimane La Ballata del carcere di Reading, un atto d’accusa contro la cosiddetta giustizia inglese. Testimone della brutalità del carcere, lo scrittore, attraverso il racconto degli ultimi giorni di vita di un condannato a morte, denuncia gli orrori cui aveva assistito e la profonda ingiustizia di uno stato che si arroga il diritto di togliere la vita. Un canto di bellezza e desiderio, rabbia e dolore, in una creazione che nella forma del recital riesce a trovare l’intreccio tra musica, canzoni e parole. Giovanna Marini e Umberto Orsini, due artisti dai percorsi differenti, si incontrano per dar vita a uno spettacolo casto e forte creato su misura per loro due: lei con la chitarra e la musica, lui con la voce e le parole del poeta. Le cinque ballate composte dalla Marini per l’occasione rivelano, con altrettante citazioni di stili musicali, dai Beatles a Schubert, gli accenti agrodolci del testo di Wilde, introducono la parola di Orsini, a volte si accavallano sovrapponendosi a testimoniare i pensieri dell’autore. La regia valorizza le zone d’ombra e di luce che dal testo affiorano, studiando un percorso geometrico che rappresenta il viaggio della mente e il cammino dello sguardo che si trasforma in parola e in emozione. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli – M2 Lanza) – dal 7 all’11 giugno 2008 La ballata del carcere di Reading di Oscar Wilde, traduzione e adattamento Elio De Capitani e Umberto Orsini con Umberto Orsini e Giovanna Marini regia Elio De Capitani, musiche Giovanna Marini luci Robert John Resteghini, elettricista Fabio Sgommino Berselli, suono Marco Olivieri produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione foto di scena Rolando Paolo Guerzoni Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì ore 20.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Durata: un’ora Prezzi: platea euro 23,50, balconata euro 20,50 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana). www.piccoloteatro.org Milano, 3 giugno 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio dal 3 al 6 giugno gli Attori Permanenti del Teatro Stabile di Torino diretti da Walter Le Moli e Karina Arutyunyan “The Changeling” (Gli Incostanti), classico del Seicento Riflessioni sul potere, la follia, l’amore Dopo Antigone, gli Attori Permanenti del Teatro Stabile di Torino tornano sul palcoscenico del Piccolo Teatro Studio – dal 3 al 6 giugno – a confrontarsi con i temi del potere, della follia, dell’amore. Diretti questa volta, insieme a Walter Le Moli, da Karina Arutyunyan, presentano l’allestimento di uno dei più affascinanti “classici” prodotti dal teatro inglese del primo Seicento, The Changeling (Gli incostanti) di Thomas Middleton e William Rowley, tragedia già nota al pubblico italiano col titolo I lunatici. Affascinante sin dal titolo, denso di incostanza e volubilità, l’opera, scritta a quattro mani in pieno clima giacomiano (1622-1624), ispirata ad una novella di John Reynolds, racconta uno dei grandi temi del Rinascimento poi esaltato dal Barocco, ovvero quello della follia d’amore: amore inteso come forza magica, come folle dialettica tra desiderio spirituale e passione carnale. Ma non solo: radiografando con scientifica precisione questi evanescenti - eppure potentissimi - personaggi, ci si imbatte in un mondo oscuro e folle, in cui le pulsioni sfrenate, intrecciate e giustapposte sullo sfondo di quel manicomio universale che è la vita, in virtù di uno stile secco ed efficace che coniuga sapientemente visionarietà ed esattezza, non si limitano a fornire una fosca cronaca del tempo, ma arrivano a tratteggiare un’aspra acquaforte della società loro contemporanea di sconcertante attualità. Protagonisti dell’universo squilibrato tratteggiato da Middleton e Rowley, in cui si è spento ogni barlume di intelletto, Beatrìz-Juana, De Flores e Antonio nel drammatico annodarsi dei loro sconvolti e smodati appetiti non ci parlano soltanto degli incubi dell’incipiente Barocco, ma offrono un’agghiacciante fotografia del presente, tramato di voglie bestiali e primitive. Non per nulla, tramontata la fortuna secentesca, dopo secoli di silenzio, The Changeling rinasce sulle scene britanniche negli anni Cinquanta del secolo scorso, proprio in concomitanza con le prime affermazioni di quella drammaturgia “arrabbiata” inglese - sviluppatasi poi per circa cinquant’anni fino ai recenti prodotti dei “new hungry young men” - che fa della volubile giostra di ogni genere di eccesso e bramosia la più fedele messa in scena della società contemporanea. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (largo Greppi – M2 Lanza) - dal 3 al 6 giugno 2008 The Changeling (Gli Incostanti) di Thomas Middleton e William Rowley traduzione Luca Fontana con Francesco Acquaroli, Alessandro Averone, Noemi Condorelli, Paola De Crescenzo, Michele de’ Marchi, Francesco Martino, Franca Penone, Maurizio Rippa, Massimiliano Sbarsi, Maria Grazia Solano, Giovanni Battista Storti, Antonio Tintis, Marco Toloni, Nanni Tormen musicisti Alberto Capellaro (violoncello), Marina Martianova (violino), Cecilia Novarino (clavicembalo) direzione Karina Arutyunyan e Walter Le Moli scene Tiziano Santi costumi Vera Marzot musiche Alessandro Nidi luci Claudio Coloretti produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino, con Fondazione Teatro Due e Teatro di Roma per la produzione originale. foto di scena Tommaso Le Pera Orari: martedì ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30 Prezzi: platea euro 23,50 - balconata euro 20,50 Durata: 2 ore e ‘40 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 30 maggio 2008 |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio, dal 13 maggio, “Il re muore” prodotto dal Biondo di Palermo, con la regia di Pietro Carriglio L’ “apprendistato della morte” secondo Ionesco Definita dallo stesso autore un “apprendistato della morte”, Il re muore è considerato uno dei capolavori della letteratura drammatica moderna. Ionesco vi affronta il tema più inquietante ed enigmatico per ogni essere umano: un evento ineluttabile che si tende a non prendere in considerazione, quasi che il non pensarci possa costituire una sorta di garanzia di vita eterna. Così, afferma Ionesco, l’individuo arriva alla morte inevitabilmente impreparato e anche un Re, in quanto uomo, può sperimentare questa angoscia. Scritto di getto dopo avere subito una grave operazione chirurgica e rappresentato per la prima volta nel 1962, Il re muore è dunque, per ammissione dello stesso autore, un modo per esorcizzare la paura della morte. Per farlo, Ionesco sceglie l’arma dell’ironia e del grottesco, trasformando una situazione di per sé tragica in comica. Messo al corrente dalla moglie e dal medico, nonché astrologo di corte, della propria morte imminente, Re Berénger rifiuta di ammettere la propria agonia, poi cerca di ribellarsi, non solo contro l’ineluttabilità della propria fine, ma anche contro se stesso, che non ha mai riflettuto sulla propria condizione. Infine giunge l’accettazione, l’unica arma che l’uomo possiede per sconfiggere realmente la morte. Tre i momenti principali dello spettacolo: il primo si svolge in assenza del Re, mentre le sue due mogli, la cameriera e una guardia ricevono la conferma della prossima ed inevitabile sua morte; nel secondo, è lo stesso Bérenger, a ricevere la notizia della propria morte imminente; il terzo ci introduce nel cuore del dramma attraverso le tappe dell’agonia regale, quando i diversi personaggi cercano di far abdicare di propria volontà il sovrano. Alla fine, il mondo – la scena – scompare nello stesso momento in cui il Re muore. Nello Mascia è il protagonista di questa nuova edizione del dramma di Ionesco, che il regista Pietro Carriglio immagina come metafora del teatro, scenario privilegiato per raccontare la crisi della modernità, innestata sulle macerie del teatro beckettiano. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) – dal 13 al 25 maggio 2008 Il re muore di Eugène Ionesco, traduzione Edoardo Sanguineti regia Pietro Carriglio scene e costumi Maurizio Balò, luci Gigi Saccomandi, musiche Matteo D’Amico con Nello Mascia, Alvia Reale, Eva Drammis, Aldo Ralli, Fiorenza Brogi, Sergio Basile produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo Foto di scena Tommaso Le Pera Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; Lunedì riposo. Domenica 18 e 25 maggio ore 16.00 e 20.30 Prezzi: platea euro 31,00, balconata euro 24,50 Durata 1 ora e ‘30 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 8 maggio 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio dal 29 aprile all’11 maggio Trent’anni dopo, i 55 giorni che sconvolsero l’Italia Aldo Moro: una tragedia italiana Spettacolo con Paolo Bonacelli messo in scena da Giorgio Ferrara Sedici marzo 1978: Aldo Moro viene sequestrato dalle Brigate Rosse. Nove maggio 1978: l’uomo politico è assassinato. Cinquantacinque giorni che l’Italia non potrà mai dimenticare, 55 giorni in cui lo Stato è tenuto in scacco dal terrorismo, 55 giorni nei quali il dibattito politico si è trasformato in conflitto etico: cedere al ricatto od opporsi con forza; salvare la vita di un uomo o salvare lo Stato. Una vicenda tragica, nel senso greco del termine, un conflitto senza soluzione possibile, che non sia quella stabilita dal fato: il dilemma di Antigone: Polis contro Pietas. Oggi, a trent’anni di distanza, la tragedia di Aldo Moro rivive sulle scene teatrali, in uno spettacolo che ripercorre, dal punto di vista dell’uomo politico, o più semplicemente dell’uomo, i giorni del sequestro, della prigionia, della morte. Lo spettacolo, scritto da Corrado Augias e Vladimiro Polchi, regia di Giorgio Ferrara, è costruito sulle lettere che Moro scrisse agli amici del partito, al Papa, ai familiari. Lettere in cui alterna momenti di speranza ad altri di disperazione, tra ricordi privati e raccomandazioni di incombenze quotidiane, tra accuse di errori ed omissioni e ringraziamenti agli amici. Sulla scena le parole di Aldo Moro saranno interpretate da Paolo Bonacelli, mentre una voce narrante si alternerà al racconto in prima persona con citazioni, materiali d’archivio, comunicati ufficiali delle Br. Il tutto scandito da immagini tratte da telegiornali d’epoca e dai film di Bellocchio, Ferrara e Martinelli. Corrado Augias e Paolo Bonacelli incontrano il pubblico, al Piccolo Teatro Studio, venerdì 9 maggio, ore 17. L’ingresso è libero, fino a esaurimento posti. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) – dal 29 aprile all’11 maggio 2008 Aldo Moro. Una tragedia italiana di Corrado Augias e Vladimiro Polchi con Paolo Bonacelli, Lorenzo Amato musica Marcello Panni, scene Gianni Silvestri, luci Mario Loprevite, costumi Alessandra Giuri regia Giorgio Ferrara produzione Teatro Stabile della Sardegna, Teatro Eliseo di Roma Foto di scena Tommaso Le Pera Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Giovedì 1 maggio riposo. Mercoledì 7 maggio ore 15 (pomeridiana per le scuole) e 20.30. Venerdì 9 maggio ore 15 (pomeridiana per le scuole) Prezzi: platea euro 23,50, balconata euro 20,50 Durata 1 ora e ‘20 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 23 aprile 2008 |
| COMUNCATO STAMPA maggio 2008 SULUTUMANA in concerto mercoledì 23 aprile, h 21.00 Piccolo Teatro di Milano - Teatro Studio via Rivoli, 6 (l.go Greppi) – Milano presentano il nuovo cd ARIMO In uscita il 2 maggio Mercoledì 23 aprile alle ore 21.00, i Sulutumana, vincitori del Premio Tenco nel 2000, ritornano nella prestigiosa cornice del Teatro Studio, per presentare in anteprima il loro nuovo cd Arimo, in tutti i negozi dal 2 di maggio. Il termine Arimo è l’abbreviazione di arimortis: un’indicazione sacra di tregua (dal latino arae mortis, ovvero gli altari della morte elevati al termine della battaglia per onorare i caduti) rimasta ormai soltanto nel linguaggio dei bambini per indicare una pausa, un sospiro di sollievo durante il gioco. I Sulutumana se ne sono appropriati e ne hanno celebrato la sostanza con un disco in cui ci raccontano delle storie: alcune ispirate agli scritti dell’amico e scrittore Andrea Vitali, altre nate sulla base di sceneggiature teatrali, altre ancora dai racconti di persone ordinarie che hanno, purtroppo, vissuto esperienze straordinarie di morte e guerra e, ancora, in Arimo si canta di vita, di addii, di sole, nebbia e temporali come moti di un animo solo. Storie intimiste ma sempre in sintonia con il mondo, le “vicende” di Arimo hanno per protagonisti uomini che hanno avuto il coraggio di scegliere la propria direzione e che vogliono essere un esempio per chi quella direzione la sta ancora cercando…un monito alla riflessione, a quella stasi attiva a cui coraggiosamente abbandonarsi gridando “Arimo”, per riprendere, poi, con maggiore determinazione il “gioco” secondo le proprie regole e con un po’ di fiato in più. L’intimità della scena teatrale, la prossimità fisica con il pubblico, da qui la scelta di un luogo raccolto e caldo come il Teatro Studio, sono parte integrante di uno spettacolo che è quasi riduttivo definire solo un concerto…a noi piace considerarla un’opportunità condivisa di pausa consapevole…in cui abbandonarsi e farsi avvolgere da quell’”Arimo” che forse noi adulti dovremmo imparare a praticare un po’ di più. Biglietti: 15,00 euro Info: 848800304 www.piccoloteatro.org |
| COMUNICATO STAMPA Fårö su Bergman: due film che diventano teatro Piccolo Teatro Studio, 22 aprile 2008 ore 20.30 - via Rivoli 6, Milano Una serata tutta teatrale per chiudere Fårö su Bergman, la rassegna dedicata con successo al grande maestro svedese, che come è noto considerava il teatro la sua casa, dove creava i suoi attori in una serie impressionante di regie. E ora al Piccolo Teatro Studio ecco un dittico di letture inscenate da due giovani registi, Sergio Maifredi e Federico Olivetti, che dell’arte bergmaniana si sono già rivelati appassionati cultori. Ora Maifredi dirige al leggio cinque interpreti in Alle soglie della vita, riprendendo le fila di un suo precedente spettacolo riguardante le storie parallele di tre donne in sala parto alle prese con difficili gravidanze. Un’esperienza rivelatrice di drammi nascosti e di un intreccio complesso di fragilità e speranze, che maturano diversamente al cospetto di un evento di tale forza creatrice che si pone sul confine tra la vita e la morte. In Persona, invece, Federico Olivetti, che a Milano aveva già presentato in settembre Sonata d’autunno, riunisce i personaggi principali di Elisabet e Alma in un’unica interprete: due facce cioè di uno stesso volto, (come nel film Bibi Andersson e Liv Ullmann) in un rapporto dove l’una – chiusa in un ostinato silenzio – si nutre delle parole dell’altra che, costretta quasi a parlare in continuazione, si troverà fatalmente prosciugata di fronte a se stessa, con le proprie riposte pulsioni mascherate di finzioni e false credenze. Letture sceniche Alle soglie della vita di Ingmar Bergman e Ulla Isaksson (1958) Regia di Sergio Maifredi Interpreti Valentina Picello (Hjördis) Lisa Galantini (Cecilia) Mariella Speranza (Stina) Giovanna Rossi (Infermiera Brita) Luca Catanzaro (Ruoli maschili) Compagnia Teatri Possibili Liguria Persona di Ingmar Bergman (1966) Regia di Federico Olivetti Interprete Cecilia Cinardi Ingresso libero fino a esaurimento posti. Informazioni: Associazione Culturale Dioniso tel. 02.72004100 |
| COMUNICATO STAMPA LUNEDI’ 14 APRILE, ORE 21 Presso il Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6, Milano) si terrà il quarto concerto della stagione Jazz al Piccolo – Orchestra Senza Confini, organizzata dall’Associazione Culturale Musica Oggi in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa IL MONDO MUSCALE DI ENRICO INTRA CIVICA JAZZ BAND Solisti: Emilio Soana (tromba), Roberto Rossi (trombone), Giulio Visibelli (sassofoni), Mirko Puglisi (pianoforte), Marco Vaggi e Lucio Terzano (contrabbassi), Tony Arco (batteria) e gli studenti dei Civici Corsi di Jazz dell’Accademia Internazionale della Musica ENRICO INTRA pianoforte Arrangiamenti e direzione RICCARDO BRAZZALE Programma Composizioni originali di Enrico Intra Classic Jazz per trio pianoforte/contrabbasso/batteria (1956) La strada del petrolio per orchestra (1956) medley da Archetipo: Riflessi Pastorale To Freud per orchestra (1969) Al pianoforte Mirko Puglisi Mazurka solo piano (2005) Echo per orchestra (1991) Per una serenata per orchestra (1984) Per Donatoni per orchestra (1999) Ragtime per orchestra (2007) Il mi di Corso Venezia per trio pianoforte/contrabbasso/batteria (2007) Bluestop per orchestra (2007) Zawinul per orchestra (2007) Intramood per orchestra (1990) Al pianoforte Enrico Intra Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco In occasione del decennale di Jazz al Piccolo Teatro – Orchestra Senza Confini, l’appuntamento annuale dedicato alla musica di una grande personalità del jazz è stato dedicato a Enrico Intra, direttore musicale della Civica Jazz Band, protagonista della rassegna. La caratteristica del concerto è quella di realizzare una versione per big band, ma anche con momenti in trio e in piano solo, di pagine storiche e contemporanee che attraversano l’intero percorso artistico dell’artista omaggiato, che vi prende parte anche in veste di solista principale. In questo concerto si potrà così ascoltare uno spaccato delle composizioni di Enrico Intra che interessa un vasto arco temporale, spaziando dagli anni ’50 ai giorni nostri. Un repertorio multiforme e sempre attuale nelle sue coordinate, nel quale si evidenziano qualità compositive di assoluta originalità, pensate per una musica: il jazz, che vive nella performance e richiede una scrittura in grado di essere proiettata nella dimensione estemporanea della creazione artistica. Come tutti i grandi compositori di area jazzistica, le pagine di Intra si caratterizzano per i temi brevi e incisivi, folgoranti e dalla forte personalità, capaci di stimolare l’inventiva dei musicisti, di essere proiettati nella dimensione performativa. Brani che mettono altresì in luce la sua personale visione del jazz, nella quale l’idea “europea”, proveniente dal mondo eurocolto, diventa parte di un linguaggio che non perde mai di vista le caratteristiche più profonde del jazz, il senso del blues, la sua dimensione ritmica e sonora. Riccardo Brazzale, compositore, arrangiatore e musicologo, leader della Lydian Sound Orchestra, ha colto le caratteristiche del linguaggio del grande pianista e compositore milanese, lasciando respirare brani che necessitano di spazio e presentano una magistrale, creativa gestione delle pause, del silenzio. Significativo anche il fatto di far sedere al pianoforte, in alcuni dei pezzi più lontani da noi, un allievo dei Civici Corsi di Jazz: Mirko Puglisi, nel segno della diffusione di un modo di pensare la musica che non può non rivelarsi utile per la riflessione e la ricerca della propria personalità da parte dei giovani musicisti. Ingresso 15 euro Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana |
| A T L A N T I
festival di interazioni culturali |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Studio - Ingresso gratuito Tutti al Gran Teatro della Poesia: domani dalle 17,30 la non stop di sette ore Una eccezionale serata con i poeti Maurizio Cucchi, Davide Rondoni, Mario Benedetti, Mario Santagostini, Luciano Erba, Michael Krüger, Giancarlo Majorino, Armin Senser, Cesare Viviani, Christine Huber, Vivian Lamarque, Franco Loi, Milo De Angelis, Roberto Mussapi, Jacek Napiòrkowski, Antonio Riccardi. Uno spazio speciale per i giovani poeti. Fausto Russo Alesi e Laura Pasetti leggono i classici del Novecento. Musica dal vivo con Enrico Intra, Filippo Del Corno e Walter Muto Prende il via domani, sabato 29 marzo, alle 17.30, al Piccolo Teatro Studio di via Rivoli il “Gran Teatro della Poesia”, non-stop di sette ore, a ingresso libero, nella quale i grandi classici della poesia e i contemporanei si “rincorreranno” fino a notte fonda, accompagnati da una vera e propria trama musicale che culminerà nel pomeriggio con l’intervento di Enrico Intra; le note di Filippo Del Corno e di Walter Muto, invece, rispettivamente apriranno e chiuderanno la maratona, curata da Maurizio Cucchi e Davide Rondoni. Alle 17.30 verrà anche aperta, nel foyer del teatro, la “Bottega di poesia”, nella quale Maurizio Cucchi, Mario Benedetti e Mario Santagostini incontreranno aspiranti poeti desiderosi di sottoporre a un giudizio autorevole i propri scritti. Sempre nel foyer, dalle 17.30 e per tutta la serata giovani poeti, già consacrati come tali ma non ancora affermati, si succederanno con la lettura dei propri lavori. Nella sala dello Studio, a partire dalle 17.45, si entrerà nel vivo della manifestazione: nella cornice scenografica disegnata dalle opere di tre pittori (Letizia Fornasieri, Giovanni Manfredini e Luca Pignatelli) si apre la sezione intitolata “La ragazza della nostra sorte” nella quale l’amore e la passione per l’Italia troverà gli accenti di Marinetti, Gozzano, Pasolini letti da Fausto Russo Alesi e Laura Pasetti. Alle 18.30 Luciano Erba, Michael Krüger, Giancarlo Majorino, Armin Senser, Cesare Viviani inaugurano, con la lettura delle proprie opere, la sezione dedicata ai poeti contemporanei. La lirica amorosa - “Ratto al cuore”, il titolo della sezione – da Dante a Michelangelo, fino a Montale, si intreccerà, dalle ore 20 in poi, alle esecuzioni del Maestro Intra. Alle 21.00 saranno Christine Huber, Vivian Lamarque e Franco Loi a dare nuovamente voce alla contemporaneità. Le infinite espressioni della spiritualità, l’umana aspirazione a “mettere a fuoco Dio” rieccheggerà nei versi di Agostino, ma anche di Baudelaire e Ungaretti, dalle 21.45. Chiuderanno la sezione dedicata ai contemporanei, alle 22.30, Milo De Angelis, Roberto Mussapi, Jacek Napiórkowski e Antonio Riccardi; epilogo della maratona, intorno alle 23.30, sarà l’incontro tra poesia e blues: “un corpo solo, un’anima soul” illustrata dai versi di Eliot, Auden, Carver. Milano, 28 marzo 2008 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Eccezionale evento al Piccolo Teatro Studio sabato 29 marzo dalle 17,30 a dopo mezzanotte INGRESSO GRATUITO Tutti al Gran Teatro della Poesia: non stop di 7 ore e una “Bottega” per gli aspiranti poeti Classici e giovani poeti a confronto in una cornice di musica e pittura “Gran Teatro della Poesia” è il titolo con cui quest'anno il Piccolo Teatro di Milano, in collaborazione con l’Aicem, Associazione degli Istituti di cultura europei di Milano, rinnova sabato 29 marzo l’appuntamento con i poeti europei del ”900. Un’occasione unica non soltanto per approfondire la conoscenza della grande poesia europea del XX secolo, ma anche per avvicinarsi ai nuovi poeti. Con una formula del tutto nuova – proposta e curata da Maurizio Cucchi e Davide Rondoni, con il coordinamento di Italo Gregori sempre nella traccia indicata da Giovanni Raboni 14 anni fa – l’appuntamento si articolerà quest’anno in una non-stop di sette ore, dal pomeriggio a notte fonda. Dalle 17,30 a dopo mezzanotte si alterneranno al Piccolo Teatro Studio di via Rivoli – l’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti – classici, poeti di oggi e giovani autori di domani, mentre aprirà i battenti nel foyer del teatro una vera e propria "Bottega di poesia" alla quale chiunque abbia dei versi nel cassetto potrà rivolgersi per avere – da parte di poeti, per così dire, “professionisti” – giudizi, critiche e suggerimenti. È, quest’ultima, un’originale iniziativa che non mancherà di richiamare numerosi “aspiranti poeti”. Moltissimi, infatti, sono coloro che scrivono versi, che però, nella maggior parte dei casi, rimangono fissati su fogli che nessuno legge. Il primo elemento di possibile collegamento che viene a mancare è proprio il confronto. Infatti chi scrive, anche se dice di scrivere per sé, desidera essenzialmente un interlocutore, che in genere gli manca. Diventa pertanto utile, e in certi casi decisivo, poter essere ascoltati da qualcuno che, tecnicamente, sia in grado di leggere e dare una valutazione. L'arte e la poesia non possono pretendere di trovare risposte esatte, ma la risposta di chi per esperienza e riconosciuta abilità nello specifico può dare un'opinione sul testo, nel dettaglio, è sempre molto importante. Così gli organizzatori hanno pensato di accogliere nella “Bottega di poesia” chi scrive versi, giovane o meno giovane, speranzoso o semplicemente divertito, per dare un parere immediato. Un giudizio tecnico che fornisca anche suggerimenti, indicazioni sui punti deboli o su quelli dove convenga insistere e approfondire; suggerimenti anche di letture, sempre indispensabili per un corretto uso delle proprie risorse, verso soluzioni espressive soddisfacenti. Tutto ciò nella convinzione che ogni forma d'arte nasca dal rigore e dalla disciplina, dal lavoro nella "bottega", il solo che possa fornire consapevolezza nell'uso dei materiali, che in questo caso sono le parole e le sillabe, i suoni e i significati, il verso e la struttura compositiva. Farà da cornice alla manifestazione musica dal vivo classica e contemporanea, dal jazz alle improvvisazioni. E saranno esposte alcune opere di tre pittori: Letizia Fornasieri, Giovanni Manfredini e Luca Pignatelli. Grazie al contributo dell'Aicem parteciperanno anche alcuni autori contemporanei di lingua tedesca. Ma vediamo il programma di questa intensa “maratona poetica”. Sabato 29 marzo ore 17.30, nella sala del Piccolo Teatro Studio Inaugurazione del Gran Teatro della Poesia Apertura della “Bottega di poesia”: Maurizio Cucchi, Mario Benedetti e Mario Santagostini incontrano vis-à-vis gli aspiranti poeti per una valutazione critica dei loro scritti Dalle ore 17.30, nel foyer I giovani poeti Letture di Corrado Benigni, Fabrizio Bernini, Roberta Castoldi, Lucrezia Lerro, Amos Mattio, Francesco Osti, Andrea Ponso, Valentino Ronchi, Francesca Serragnoli, Matteo Zattoni In sala saranno esposte opere di Letizia Fornasieri, Giovanni Manfredini, Luca Pignatelli Ore 17.45 – I classici “La ragazza della nostra sorte”: da Marinetti a Gozzano, a Pasolini L’Italia vista dai poeti Leggono Fausto Russo Alesi e Laura Pasetti Intermezzi musicali a cura di Filippo Del Corno A pochi giorni dalle elezioni sarà interessante ascoltare nella sezione de "La ragazza della nostra sorte", l'Italia vista dai poeti, quanto l'amore e la passione per il nostro paese abbia suscitato grande e forte poesia. Ore 18.30 – I contemporanei Luciano Erba, Michael Krüger, Giancarlo Majorino, Armin Senser, Cesare Viviani leggono le proprie poesie Ore 20.00 – I classici “Ratto al cuore”: da Dante a Michelangelo, a Montale Leggono Fausto Russo Alesi e Laura Pasetti Intermezzi musicali a cura di Enrico Intra Ore 21.00 – I contemporanei Christine Huber, Vivian Lamarque, Franco Loi leggono le proprie poesie Ore 21.45 – I classici “Mettere a fuoco Dio”: da Agostino a Baudelaire, a Ungaretti Leggono Fausto Russo Alesi e Laura Pasetti Intermezzi musicali a cura di Enrico Intra Ore 22.30 – I contemporanei Milo De Angelis, Roberto Mussapi, Jacek Napiórkowski, Antonio Riccardi leggono le proprie poesie Ore 23.30 – I classici “Un corpo solo, un’anima soul”: poesia&blues da Eliot ad Auden, a Carver Leggono Fausto Russo Alesi e Laura Pasetti Intermezzi musicali a cura di Walter Muto Il Piccolo Teatro per la X Settimana della Cultura La “non stop” è organizzata in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, celebrata il 21 marzo sotto l’egida dell’UNESCO, e si inserisce tra le iniziative con le quali il Piccolo Teatro di Milano aderisce alla X Settimana della Cultura promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Sono anche in programma, in occasione della Settimana della Cultura, due “Benvenuti al Piccolo” speciali, al Piccolo Teatro Strehler (ingresso libero su prenotazione fino a esaurimento posti – tel. 0272333214, 215, 237) sabato 29 marzo, ore 16.00, e domenica 30 marzo, ore 11.00. Sono inoltre previsti prezzi speciali per assistere allo spettacolo, in scena al Piccolo Teatro Studio, “La barca dei comici”, nelle giornate di giovedì 27 marzo, ore 20.30, venerdì 28 marzo, ore 20.30, domenica 30 marzo,ore 16.00 (prenotazioni all’848800304). Milano, 26 marzo 2008 |
| Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02 72333 311 –
piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Piccolo Teatro e Teatro Gioco Vita insieme con una fantasia teatrale per attori e ombre tratta dai “Mémoires” di Goldoni Salpa di nuovo la “Barca dei comici” Torna con un nuovo cast di giovani attori lo spettacolo di Stefano de Luca, dal 27 marzo al Piccolo Teatro Studio Uno spettacolo che avvicina al teatro genitori e bambini insieme Torna dal 27 marzo al Teatro Studio, per quasi un mese (fino al 20 aprile), con un cast parzialmente rinnovato, “La barca dei comici”, prodotto da Piccolo Teatro e Teatro Gioco Vita e messo in scena da Stefano de Luca: una straordinaria fantasia teatrale per attori e ombre alla quale de Luca ha dato corpo lavorando sui materiali dei Mémoires di Carlo Goldoni e del copione teatrale di Giorgio Strehler, che all’autobiografia dell’autore veneziano lavorò fin dagli anni Sessanta senza approdare mai alla scena. Le parole di Strehler illustrano l’idea-base dello spettacolo: “Da un miracolo di fantasia o di memoria rinasce di colpo una storia della giovinezza di Carlo Goldoni, quando una mattina d’aprile partì in un favoloso viaggio per mare assieme a una compagnia di comici”. Un frammento di vita, quindi, poche giornate trascorse su una nave in viaggio da Rimini a Venezia, una “scappatella” adolescenziale, la fuga da scuola per ritrovare la madre che vive nella città lagunare, ma per affacciarsi, in realtà, alla vita e scoprirne, per la primissima volta, “l’amore – sono sempre parole di Strehler - le donne, lo stupore, la curiosità per l’umano mondo dei comici, e attraverso di essi, la curiosità per il mondo dell’uomo”. Stefano de Luca e Stella Casiraghi traggono da questo episodio uno spettacolo divertente e allo stesso tempo pieno di poesia, un magico viaggio nel teatro, che coinvolge un capocomico guitto e generoso, un’attrice primadonna, che a volte si trasforma in servetta tuttofare e che interpreta anche la mamma dell’autore, e l’immancabile Arlecchino. Stefano de Luca, 41 anni, una intensa attività anche all’estero, allievo vent’anni fa del primo corso della Scuola fondata da Strehler, è alla sua terza regia goldoniana per il Piccolo Teatro dopo la riedizione dello storico Arlecchino - a Mosca proprio nei giorni del debutto milanese della Barca dei comici - e lo spettacolo per ragazzi Arlecchino racconta. Per il Piccolo ha realizzato altri due spettacoli, un fortunatissimo Pinocchio e Il Piccolo Principe, nei quali il ruolo del protagonista era affidato a Marta Comerio, oggi tra i protagonisti della nuova edizione della Barca dei comici. Lo spettacolo è un’occasione speciale per avvicinare al teatro genitori e bambini insieme, nonni e nipoti, nella linea del pensiero di Strehler che affermava, nella sua Lettera al pubblico di domani: “L’unico modo per fare teatro per i ‘più piccoli’ è quello di farlo per i ‘più grandi’. I piccoli, giovani uomini, sono innanzitutto esseri umani che si aspettano dal teatro parole poetiche, comprensibili ed oneste, spettacoli limpidi ma pieni di fantasia, presentati con rigore su grandi temi, con grandi messaggi e grandi domande”. “Un atto d’amore verso il teatro”, definisce lo spettacolo Sergio Escobar, “affidato a un gruppo di giovani che con straordinaria passione si sono dedicati a questa messa in scena. Compagni in questa avventura sono gli amici di Teatro Gioco Vita, con cui collaboriamo felicemente da svariate stagioni”. Dal canto suo, Diego Maj direttore di Teatro Gioco Vita vede nella Barca dei comici “un incontro autentico di due poetiche, quella del Piccolo e quella di Teatro Gioco Vita, di nuovo impegnati in una coproduzione dopo l’esperienza di Miracolo a Milano e i progetti realizzati insieme in questi anni, la mostra omaggio a Lele Luzzati, l’ospitalità, i laboratori”. LA SCHEDA Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 – M2 Lanza) Dal 27 marzo al 20 aprile 2008 La barca dei comici fantasia teatrale di Stefano de Luca da un episodio dei “Mémoires” di Carlo Goldoni scene Fabrizio Montecchi ombre Nicoletta Garioni e Fabrizio Montecchi, progetto drammaturgico Stella Casiraghi e Stefano de Luca musiche Fiorenzo Carpi e Marco Modana costumi Luisa Spinatelli con Tommaso Banfi, Angelo Campolo, Marta Comerio, Giorgio Minneci Produzione Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Teatro Gioco Vita-Teatro Stabile d’Innovazione Orari: da martedì a giovedì ore 10.30; venerdì ore 10.30 e 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 16. Lunedì riposo. Giovedì 27 marzo ore 20.30 ; sabato 29 marzo riposo. Durata un’ora e ‘25 Spettacolo per bambini a partire dagli 8 anni Prezzi: recite del mattino, posto unico 7 euro platea euro 23,50, balconata euro 20,50; Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 25 marzo 2008 |
| Comune di Milano – Assessorato alla
Cultura in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Pen Club Italia presentano MILANO PER EVGENIJ EVTUSHENKO Nel paese di come se lunedì 17 marzo – ore 20.30, Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 Il Comune di Milano – Assessorato alla Cultura in collaborazione con Il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Pen Club Italia, rende omaggio al più importante poeta russo contemporaneo Evgenij Evtushenko, con una serata di poesia presso il Piccolo Teatro Studio. Lunedì 17 marzo alle ore 20.30 al Piccolo Teatro Studio, Evgenij Evtushenko sarà protagonista di un recital in cui leggerà versi in russo e in italiano tratti dalla raccolta di poesie e testi Nel paese di come se e due poemi inediti Bruno e Enzo e Robertino Loreti. Durante la serata Evtushenko sarà coadiuvato da Alessandro Quasimodo per alcuni testi in italiano. Accompagna la lettura la pianista giapponese Mariko Kitazato, che eseguirà brani di Tchaikovsky, Rachmaninov e Kabalevskij. La serata, a ingresso gratuito, sarà introdotta dall’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi e da Sebastiano Grasso, presidente del Pen Club Italia. Evgenii Evtushenko Nato nel 1933 a Zima, in Siberia, da una famiglia in esilio, vive a Mosca dall’età di undici anni, dove compie i suoi studi letterari. Gli attacchi allo Stalinismo e alla burocrazia dei tardi anni ’50, lo rendono leader dei giovani intellettuali russi. Ha pubblicato i suoi primi versi a 16 anni e il suo primo libro a 19. Ma è soprattutto nel 1956 con La stazione di Zima (Feltrinelli, 1962) e nel 1961 con Babi Yar (denuncia contro l’anti-semitismo nazista e sovietico, pubblicato in Russia solo nel 1984: versi che ispirarono a Šostakovic la Sinfonia n° 13.) che gli ambienti culturali internazionali si accorgono della sua opera. Nel 1960 fu il primo russo a varcare la "Cortina di ferro" e a recitare i suoi versi in Occidente. Gli eredi di Stalin esce sulla Pravda nel 1961, ma non viene ripubblicato fino al 1987. Si tratta di una denuncia del sistema sovietico che avvalora la tesi secondo cui lo Stalinismo è sopravvissuto a lungo al suo ideatore. Fino al 1963 può viaggiare e leggere i suoi versi all’estero, ma la pubblicazione a Parigi di Autobiografia precoce (Feltrinelli, 1963) causa la censura ufficiale del governo russo e la revoca di tutti i privilegi. Poemi successivi: La centrale idroelettrica di Bratsk (Rizzoli, 1965) e L’università di Kazan (1970). Dal ‘70 diventa attore, realizza film, si dedica alla fotografia e anche alla narrativa: è del 1981 il romanzo Il posto delle bacche (Einaudi). Nel 1972 ha grande successo con Sotto la pelle della statua della libertà. Le sue posizioni politiche comunque rimangono molto chiare: nel 1974 supporta Solzhenitsyn, quando il vincitore del Premio Nobel viene arrestato e mandato in esilio. Dopo la salita al potere di Gorbaciov, fa conoscere dalle pagine del giornale Ogonek molti poeti repressi durante il regime di Stalin, e dopo il collasso del comunismo si fa promotore della realizzazione di un monumento dedicato alle vittime della repressione stalinista, collocato davanti alla Lubianka, il quartier generale del Kgb. La sua raccolta di poesie, 1952-1990, viene pubblicata nel 1991. In epoca post-sovietica scrive Non morire prima di essere morto (Baldini & Castoldi, 1995), fiaba su Boris Yeltsin. Le sue opere sono state tradotte in 72 lingue. Ha scritto e diretto due opere cinematografiche: nel 1982, Giardino d’infanzia e, nel 1990, Il funerale di Stalin, con Vanessa Redgrave e Claus Maria Brandauer. Cittadino russo, si divide fra la Russia e l’America, dove, dal 1994, insegna poesia e cinematografia agli studenti dell’Università di Tulsa (Oklahoma). Nel 2000, il 18 luglio, giorno del suo compleanno, Evtušenko ha ricevuto, dall’Accademia Russa delle Scienze, un insolito dono: è stato dato il suo nome a una stella del sistema solare. Dal 1964 Evtušenko ha visitato l’Italia più di 20 volte. In Italia ha ricevuto diversi premi, fra cui il “Boccaccio” (1995), il “Grinzane Cavour” (2005), il "Librex Montale" (2006), ha vinto il "Città di Vercelli" e il "Vailate-Sala" (2007). MILANO PER EVGENIJ EVTUSHENKO Nel paese di come se lunedì 17 marzo ore 20.30 Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 www.piccoloteatro.org ingresso libero fino ad esaurimento posti Ufficio Stampa Comune di Milano Tel. 02 884 50150 www.comune.milano.it Ufficio Stampa Piccolo Teatro di Milano Tel. 02 72333213 |
| COMUNICATO STAMPA LUNEDI’ 10 MARZO 2008, ORE 21 Presso il Piccolo Teatro – Teatro Studio di via Rivoli 6, a Milano, si terrà il terzo appuntamento della rassegna Orchestra Senza Confini, organizzata dall’Associazione Culturale Musica Oggi e dal Piccolo Teatro – Teatro d’Europa ONIC JAZZ BAND Orchestra Nazionale Insegnanti di Conservatorio Direzione artistica: Paolo Damiani Concerto in collaborazione con il Ministero dell’Università e della Ricerca e con il Ministero dei Beni Culturali Musicisti partecipanti: Trombe Marco Sannini, Giampiero Lobello, Marco Tamburini, Alberto Mandarini Tromboni Roberto Rossi, Gianluca Bernardo Tuba Mario Gallo Ance, legni Pietro Tonolo, Giovanni Agostino Frassetto, Nicola Pisani, Mauro Zazzarini, Pierpaolo Pecoriello, Francesco Marini, Claudio Pacifici, Vincenzo Nini, Filiberto Palermini Pianoforte Carlo Morena, Gianni Lenoci, Salvatore Bonafede, Cinzia Gizzi, Alberto Tacchini, Paolo Birro Chitarre Pietro Condorelli, Tomaso Lama Violoncello Paolo Damiani Contrabbasso Piero Leveratto Basso elettrico Marco Micheli Batteria Alessandro Fabbri Musiche e arrangiamenti originali dei musicisti dell’orchestra E con la partecipazione di Marco Fumo in piano solo (musiche di Willie “The Lion” Smith, James P.Johnson, Joe Turner, Art Tatum) Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco Come già avvenuto in passato, la rassegna centrata sulla Civica Jazz Band ospita stavolta un’altra big band italiana di assoluto rilievo, nata dall’impegno di due Ministeri, diretta artisticamente da Paolo Damiani e realizzata con i docenti di Jazz dei Conservatori. Più che una vera big band, si tratta di un ensemble duttile, che si può scomporre in molteplici situazioni strumentali, adeguate al repertorio, comprensivo di brani originali, ma anche di arrangiamenti di pagine storiche del jazz orchestrale. Inoltre, significativa la presenza di quattro brani legati allo stride piano nell’esecuzione di Marco Fumo, pioniere nell’insegnamento della letteratura musicale afroamericana in Conservatorio. Nell’attuale momento storico, in cui il jazz rappresenta un linguaggio musicale che ormai fa totalmente parte della nostra cultura, la ONIC Jazz band diventa una presenza significativa, sul piano dell’incontro culturale, perché avviene all’interno di una manifestazione che è centrata sulla band dei Civici Corsi di Jazz, scuola che fa parte dell’Accademia Internazionale della Musica di Milano. Un avvenimento unico per Milano, a cui partecipano solisti di valore internazionale. Ingresso 15 euro Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) |
| Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02
72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it ODISSEA: DOPPIO RITORNO - ORARI Nel foyer del Piccolo Teatro Studio, a partire da mezz'ora prima dell'inizio dello spettacolo "L'Antro delle Ninfe", verranno proiettate le immagini dello spettacolo "Itaca", in scena al Piccolo Teatro Strehler, per illustrare il legame di interazione tra i due spettacoli. Orari Itaca sabato 8 marzo ore 19.30 domenica 9 marzo ore 16.00 lunedì 10 marzo riposo martedì 11 marzo ore 19.30 mercoledì 12 marzo ore 15.30 (pomeridiana per le scuole) giovedì 13 marzo ore 20.00 venerdì 14 marzo ore 20.00 sabato15 marzo ore 19.30 domenica 16 marzo ore 16.00 lunedì 17 marzo riposo martedì 18 marzo ore 19.30 mercoledì 19 marzo ore 20.00 giovedì 20 marzo ore 20.00 Durata 4 ore compreso intervallo Orari L'antro delle ninfe sabato 8 marzo ore 16.00 e ore 20.00 domenica 9 marzo ore 16.30 e ore 21.00 lunedì 10 marzo riposo martedì 11 marzo ore 20.00 mercoledì 12 marzo ore 16.00 e ore 21.00 giovedì 13 marzo ore 20.30 venerdì 14 marzo ore 20.30 sabato15 marzo ore 20.00 domenica 16 marzo ore 16.30 lunedì 17 marzo riposo martedì 18 marzo ore 20.00 mercoledì 19 marzo ore 20.30 giovedì 20 marzo ore 20.30 Durata 1 ora e 30' senza intervallo __________ Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02 72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Progetto Odissea, dall’8 al 20 marzo 2008: Itaca e L’antro delle ninfe in scena contemporaneamente, al Piccolo Teatro Strehler e al Piccolo Teatro Studio Ronconi e il “doppio” ritorno di Ulisse: due spettacoli che si riflettono l’uno nell’altro, due sguardi sul mito Dall’8 marzo al 20 marzo 2008, due sale del Piccolo Teatro, lo Strehler e lo Studio, faranno da cornice a uno degli eventi “cuore” della stagione; ospiteranno in contemporanea due spettacoli, due capitoli del progetto “Odissea doppio ritorno”, realizzato da Luca Ronconi per “Ferrara, Città del Rinascimento”, felice esito dello sforzo produttivo congiunto del Centro Teatrale Santa Cristina e del Teatro Comunale di Ferrara, in collaborazione con la Scuola del Piccolo Teatro di Milano e la Fondazione Teatro Stabile di Torino. Ronconi sceglie questa volta il personaggio di Ulisse per una nuova incursione nel mito. Nei due spettacoli - Itaca di Botho Strauss e L’antro delle ninfe da Omero e altri autori antichi attraverso l’elaborazione drammaturgica di Emanuele Trevi – racconta il ritorno dell’eroe ad Itaca, seguendo un filo letterario che prende le mosse dal poema omerico per spingersi fino alla drammaturgia contemporanea. Giocando con la contemporaneità delle rappresentazioni e con tutte le possibilità espressive offerte da spazi scenici diversi (il grande palco “frontale” del Teatro Strehler il primo e lo spazio del Teatro Studio il secondo) i due momenti del progetto faranno risuonare attraverso la voce di oltre 30 giovani attori la forza millenaria dei versi originali, invitando il pubblico a prendere parte al viaggio dei viaggi - l’Odissea - per seguire, strada facendo, il disvelarsi di un percorso di approfondimento dentro se stessi… Itaca In quest’opera (del 1996), Botho Strauss rivisita l’epica omerica portando in scena l’episodio conclusivo dell’Odissea, il momento in cui Ulisse dopo dieci anni di guerra a Troia e altri dieci di vagabondaggio per il Mediterraneo nel tentativo di tornare a casa, finalmente sbarca ad Itaca, isola di cui è re, per ricongiungersi alla moglie Penelope e al figlio Telemaco: troverà Itaca occupata dai Proci, che insidiano Penelope, e solo con l’aiuto degli dei e del proprio ingegno l’eroe ristabilirà l’ordine. Ma nella lettura di Strauss casa e famiglia dell’astuto Ulisse sono molto cambiate durante il lungo esilio, e non in meglio. Un dialogo con il classico tra ironia grottesca e psicologia, filtrato dall’intelligenza tagliente di uno fra i massimi intellettuali tedeschi viventi. L’Antro delle Ninfe Originale opera della tarda antichità, l’Antro delle Ninfe del filosofo neoplatonico Porfirio, è un’affascinante lettura simbolica ed esoterica dell’Odissea, che il giovane critico Emanuele Trevi ha adattato per la scena fondendola con i versi originali di Omero, qui nella splendida traduzione di G. Aurelio Privitera. Vissuto nel terzo secolo dopo Cristo, Porfirio, allievo di Plotino, dedicò un trattatello all’analisi di un pugno di versi del tredicesimo libro dell’Odissea. Immerso in un sonno profondo, Ulisse è riportato ad Itaca dai Feaci. Nei versi presi in esame è descritta una misteriosa grotta, sacra alle Naiadi, ninfe delle acque, in cui l’eroe, su consiglio della sua protettrice Atena, nasconde i preziosi doni fattigli dagli stessi Feaci. Lo spettacolo trasforma l’esegesi delle parole omeriche in un’ironica “battaglia verbale” tra studiosi. Innestati nel testo di Porfirio, brani originali dell’Odissea ne rievocano gli episodi più significativi, dalla lotta contro Poliremo e le soste da Circe e Calipso, all’incontro con le anime dei morti. |