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 martedì 7 febbraio avrà luogo la PRIMA NAZIONALE dello spettacolo


CERCASI TENORE
di Ken Ludwig – traduzione di Lilla Picciotto


interpretato da
GIANFRANCO JANNUZZO
con la partecipazione di MILENA MICONI


per la regia di GIANCARLO ZANETTI


Scene Nicola Rubertelli, costumi Dora Argento, musiche Luciano Francisci, light designer Franco Ferrari.

Recite sino a domenica 26 febbraio (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).



Al Teatro Manzoni dal 7 al 26 febbraio
Biglietto: poltronissima € 30,00 - poltrona € 20,00
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30

Fenice srl presenta
GIANFRANCO JANNUZZO
in
CERCASI TENORE
di Ken Ludwig - traduzione di Lilla Picciotto

con la partecipazione di MILENA MICONI
e
Federico Pacifici, Claudia Coli, Tiziana Bagatella, Fabrizio Apolloni,
Rodolfo Medina, Stefania Papirio

scene Nicola Rubertelli - costumi Dora Argento
musiche Luciano Francisci – light designer Franco Ferrari

Regia Giancarlo Zanetti

Stanley Tucci firma a Broadway la regia di una delle commedie più esilaranti degli ultimi
tempi: lo spettacolo resterà in scena per due anni diventando un cult della comicità

Importante sforzo produttivo della Fenice che segna questa fase storica di trasformazione del teatro italiano; la produzione non cede alla tentazione di spogliare il teatro della magia della messa in scena in nome del momento di crisi e investe in un progetto intelligente e in qualità su tutti i piani della produzione: la scelta di un cast di eccellenza, bellissime scenografie, importanti costumi, luci firmate da un famoso creatore, regia moderna ed allo stesso tempo di grande attenzione alla tradizione del teatro.
“Cercasi tenore”, spettacolo che si preannuncia come l’evento comico dell’anno, riporta in Italia un testo che a Broadway è rimasto in scena ininterrottamente per due anni. Non sempre questo è elemento di certezza per il pubblico italiano ma in questo caso, sia la stampa che gli spettatori hanno attribuito a questa messa in scena il medesimo plauso.
Gianfranco Jannuzzo, attore dalle grandissime capacità istrioniche, mostra tutta la sua forza teatrale in un personaggio nuovo, diverso da quelli che lo hanno reso celebre e amatissimo dal pubblico. Un personaggio esilarante, scritto con incredibile ironia in una partitura drammaturgica in cui, l’attore siciliano, mostra tutto il suo grande talento e una faccia molto interessante.
Milena Miconi, stupirà il pubblico non solo per la sua bellezza,ma per la bravura e la capacità di far ridere e coinvolgere in iperboliche situazioni gli spettatori. Un cast di attori di grande esperienza corona questo spettacolo che lascia senza fiato per le continue risate e l’avvicendarsi di una storia concertata con incredibile perfezione drammaturgica.
Nicola Rubertelli, scenografo del teatro lirico San Carlo di Napoli e del Petruzzelli di Bari, che ha firmato gli allestimenti televisivi degli spettacoli su De Filippo curati da Massimo Ranieri, disegna una scenografia raffinatissima e molto intrigante.
Franco Ferrari, reduce dall’aver illuminato la mostra su Zeffirelli e il Duomo di Milano, esalta con le sue luci magiche la bravura degli attori e la bellezza della scenografia.
I costumi sfarzosi di Dora Argento seguono rigorosamente un’epoca molto sensuale e rappresentano il piacere di questo spettacolo.
La regia di Giancarlo Zanetti è di grande attenzione al testo e restituisce una messa in scena intrigante in cui si ride e contemporaneamente si apprezza la dedizione al teatro di qualità. Sua è anche la produzione, un segno preciso, con cui ha voluto mettere in scena non solo una bella rappresentazione piena di divertimento e classe ma anche sottolineare come il teatro, in un momento di crisi come questo che drammaticamente sta attraversando, debba investire in progetti e in qualità.


La storia: siamo negli anni ’30, la vicenda ruota attorno a Max aspirante ed incerto cantante lirico che in qualità di assistente affianca un direttore senza scrupoli di teatro d’opera di provincia. Grandi fermenti agitano gli animi dei protagonisti per l’arrivo di un tenore di fama mondiale di rara bravura, tanto da essere soprannominato “lo stupendo”, che interpreterà Otello. Cosa accade però quando a poche ore dallo spettacolo il grande artista soccombe ad un potente mix di alcool e sedativi?? Tutto precipita in un esilarante vortice di fraintendimenti, scambi di persona, doppi sensi mal interpretati, vulcaniche gags che strappano allo spettatore risate a non finire.
Aperitivo in Concerto 2011-2012
TEATRO MANZONI - Via Manzoni, 42 - Milano

COMUNICATO STAMPA

Domenica 5 Febbraio 2012, ore 11.00

PRIMA DATA ITALIANA


una straordinaria Orchestra ricorda il mito di Duke Ellington

WILLIAM PARKER ORCHESTRA
with special guest KIDD JORDAN
The Essence of Ellington
voce
Ernie Odoom
tromba, flicorno
Roy Campbell
tromba
Matt Lavelle
sassofoni soprano e tenore
Ras Moshe
sassofono contralto
Rob Brown, Darius Jones

clarinetto, sassofono tenore
Sabir Mateen
sassofono tenore
Kidd Jordan
sassofono baritono
Dave Sewelson
trombone
Willie Applewhite
Steve Swell
pianoforte
Dave Burrell

contrabbasso, direzione, arrangiamenti
William Parker
batteria
Hamid Drake

Domenica 5 febbraio 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” presenta come prima data italiana il nuovo lavoro di uno fra i massimi rappresentanti della nuova musica americana, il celebre contrabbassista William Parker: The Essence of Ellington è un'appassionante rilettura di alcune fra le più note e più significative composizioni di uno fra i più grandi musicisti del XX secolo, Edward Kennedy “Duke” Ellington. A capo di un'eccezionale orchestra, formata dalla crema dei più autorevoli esponenti della musica di ricerca africano-americana (da Sabir Mateen a Hamid Drake, da Rob Brown a Roy Campbell, da Ras Moshe al grandissimo pianista Dave Burrell) Parker, con la collaborazione di un leggendario musicista quale il sassofonista Kidd Jordan (classe 1935, grande strumentista e didatta, ha suonato con Ray Charles, Aretha Franklin, Steve Wonder, O. Coleman, C. Taylor), riesamina la figura di Ellington, tributandogli l'omaggio dovuto ad un artista che seppe imporre il jazz, in un miracoloso equilibrio fra rigorosa pagina scritta e vertiginosi interventi solistici, come forma d'arte da concerto. L'omaggio di Parker sottolinea inoltre la straordinaria attualità, la vigorosa modernità che ancora conserva l'opera ellingtoniana, al di là delle ineffabili e immortali melodie che espone e che tutti oggi conosciamo.

WILLIAM PARKER
"....Ci sono due modi per fare musica - la via accademica o quella spirituale. La prima è costruita sul concetto che non esiste un mondo spirituale vivente, solo il mondo che possiamo vedere, sentire, toccare e gustare. Questa musica è basata sull'idea che l'uomo è il compositore della musica e la musica si manifesta solo come suono. E' finita, con un inizio e una fine. Questa scuola di musica è insegnata nelle scuole in tutto il mondo usando mappe chiamate spartiti che regolano l'immaginazione. Utilizzando teorie e formule studiate per tenerci lontano da una esperienza religiosa. Il secondo approccio alla musica non viene insegnato nella scuola di musica. Le teorie della Musica Cosmica, Musica Spirituale, Musica Winti, Musica dei Toni, Musica Om, si basano sulla teoria musicale finale che risiede nell'amore per Dio. Il riconoscimento che l'Universo e tutto ciò che è dentro è collegato ed è musica. "La musica è" tutto ciò che vive, tutto ciò che è parte della creazione. Composizione musicale e l'improvvisazione diventa una forma di preghiera. Succinta e meravigliosa. Che comprende l'intera esistenza del suono e del silenzio...”
Importante figura di raccordo del free jazz dagli anni Settanta ad oggi, il contrabbassista/compositore William Parker, ha fatto della musica una questione di vita spirituale: spesso lo stesso ha cercato di spiegare alla comunità musicale come il suo jazz fosse intimamente legato alle occasioni della vita, alla sua tristezza, ma anche come fosse possibile sopportarne il carico grazie a quel legame verso la fede in Dio. Molti non l'hanno compreso, facendogli vivere una vita modestissima dal lato economico, ma Parker ha avuto di converso tante soddisfazioni artistiche. Tralasciando tutta la maestosa attività svolta a servizio di tanti nomi illustri del free americano e quella condotta in coabitazioni musicali con alcuni dei migliori talenti del free degli ultimi trent'anni, va ricordata la carriera solistica che ha visto nel 1979 in "Through Acceptance of Mistery Peace" il primo vagito discografico importante dell'artista: accanto ad episodi più ermetici, quello che si faceva strada in quel disco era il free ben congegnato di "Committment" (vicino a quello di Leo Smith con splendide esecuzioni in assolo di Arthur Williams alla tromba e John Hagen al sax), i violini esplorativi di Billy Bang e Ramsey Ameen (Face still hands folded is folded) e il suo recitativo di carattere religioso. L'attività discografica a suo nome si intensificherà solo agli inizi degli anni Novanta, anni in cui le registrazioni si dividono tra quelle costruite in "solitudine" e quelle in cui viene accompagnato da quartetto o band allargata; nell'ambito della prima esperienza Parker pubblicherà due lavori ("Testimony" e "Lifting the Sanctions") che appaiono stridenti, apertamente strumentali, con una personale situazione di trascendenza nella divagazione free molto dura da decifrare; Parker, a differenza di tanti contrabbassisti che si sono mossi solo nell'ambito della composizione, cerca di dare un contributo personale all'evoluzione del suo strumento ed in tal senso si avvicina agli incroci con l'avanguardia classica che pochi altri colleghi hanno intrapreso; anzi cerca anche connubi e affinità collaborative: di quegli anni infatti sono i duetti con Joelle Leandre e Peter Kowald, che producono alcune delle più rare produzioni di contrabbasso suonato in doppia contrapposizione, nonchè gli esperimenti in triplo o in quadruplo basso, alla ricerca di un nuovo "muro" di suono da contrabbasso. Il sound è spesso ipnotico, con continue scosse allo strumento ricavate anche attraverso tecniche estese, un uso dell'arco tutto frutto della personale interpretazione dei temi di Parker, che dà alla sua musica un tono molto dissonante, incalzante, una prefigurazione di immagini con forza d'urto relativa e il suo stile si caratterizza per una sorta di ronzio incosciente di fondo che dà sostegno a sè e all'attività dei musicisti; uno stile che richiede molto vigore fisico e che si contrappone alle idee della Leandre, ad esempio, che si concentra più sulle possibilità armoniche del contrabbasso.
Le due formazioni principali di Parker saranno gli "In Order to Survive" nel cui gruppo militeranno con costanza il pianista free Cooper-Moore (magnifica via d'incontro tra Cecil Taylor e un certo impressionismo classico), il sassofonista Rob Brown (presenza quasi fissa e capacità innata all'improvvisazione da assolo) e la percussionista Suzie Ibarra (che con Parker fisserà il suo status musicale), con i quali registrerà numerosi lavori discografici. L'altro gruppo sarà la Little Huey Creative Music Orchestra, un ensemble dedito anch'esso alla riproposizione jazzistica delle band di improvvisazione sulla falsariga dei concetti creati in “Ascension” da Coltrane, ma con un substrato decisamente più indirizzato alle tecniche di avanguardia classica.
Nel decennio 2000 grazie alle registrazioni per la Aum Fidelity e la Thirsty Ear, Parker praticherà formazioni in trio o quartetto in cui sacrificherà il respiro dell'avanguardia per concentrarsi su un attività di sostegno squisitamente ritmica che possa coinvolgere in maniera più convenzionale musicisti operanti nell'area free jazz: sono perfette riproposizioni d'arte quasi pittorica (“O'Neals Porch”, “Luc's Lantern”, “Sound Unity”) o vie di mezzo trasversali con la sua espressione solistica (“Painter's spring” in trio con D.Carter e il suo batterista fidato Hamid Drake, o “Scrapbook” in trio al violino con Billy Bang) oppure estensioni nella spiritualità blues del genere che coinvolgono anche la vocalità tradizionale (Leena Conquest in “Raining on the moon” e “Corn Meal Dance”) e quella etnica (l'indiana Sangeeta Bandyopadhyay nel mediorientale “Double Sunrise”). In tutte queste registrazioni, Parker sembra aver trovato anche una soluzione accessibile alla comprensione del pubblico ed aver aggiornato molti punti oscuri di contatto tra il free e la sperimentazione classica. Tanto merito artistico è la causa dell'invito fatto dalla Neos Records sezione jazz (etichetta specializzata nella classica contemporanea) di registrare i concerti fatti con l'ICI Ensemble di Monaco (International Composers and Improvisers) in un cd "Winter sun crying" dove Parker ritorna ad alcuni aspetti musicali intrapresi con la Little Huey Orchestra, ma dove soprattutto il dialogo con gli altri musicisti diventa un viaggio "sonico" che cerca di mediare le posizioni formative e di stile del contrabbassista con le cognizioni raggiunte dai compositori classici moderni.

Prevendita
dal 24 ottobre 2011
Biglietto € 12 + € 1 prevendita
Ridotto giovani fino a 26 anni € 8 + €1 prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350
Online:
www.aperitivoinconcerto.com
circuito Ticketone + Call Center 892.101
www.ticket.it
Aperitivo in Concerto 2011-2012
TEATRO MANZONI - Via Manzoni, 42 - Milano

COMUNICATO STAMPA
Domenica 29 Gennaio 2012, ore 11.00
PRIMA MONDIALE


un protagonista del jazz rende omaggio al blues e a un suo leggendario interprete
JAMES BLOOD ULMER
DAVID MURRAY
& THE BLUES ORCHESTRA
Blood Singin' and Stompin' The Blues
sassofono tenore David Murray
chitarra elettrica solista, voce James Blood Ulmer
tromba Ravi Best
tromboni Shareef Clayton, Mario Hernández Morejón
sassofoni contralto Terry Greene II, Mark Williams, Denis Cuni Rodriguez
sassofono contralto Lakecia Benjamin, Tony Kofi
sassofono tenore Jay Rodriguez, Irving Acao
sassofono baritono Alex Harding
chitarra elettrica Mingus Murray
tastiere Llorenç Barceló
pianoforte Steve Colson
contrabbasso Jaribu Shahid
batteria Chris Beck
Domenica 29 gennaio 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni, 42 – Milano), “Aperitivo in Concerto” presenta un nuovo, appassionante progetto del sassofonista David Murray, con la partecipazione del leggendario chitarrista e cantante James Blood Ulmer e della strepitosa The Blues Orchestra.
Murray, a capo di un’eccellente big band formata da musicisti di altissimo rango, rende un tributo al blues e alla grande tradizione popolare africano-americana: la partecipazione di un interprete di straordinario rilievo come James Blood Ulmer (strumentista e cantante che ha saputo rinnovare la stessa tradizione grazie anche alle sue storiche collaborazioni con Ornette Coleman) rende l’evento di particolare significanza. Sia Murray che Ulmer, non casualmente, giungono alle radici del blues e della cultura musicale nero-americana, dopo una lunga militanza nel campo dell’innovazione: il loro sguardo verso il passato non è, dunque, nostalgico ma lucidamente cosciente, una vera e propria rilettura di radici mai dimenticate e mai sopite che assume una trascinante, coinvolgente enfasi strumentale, vieppiù sottolineata da un’opulenta e brillante veste strumentale.
DAVID MURRAY Sassofonista e compositore, David Murray, dalla fine degli anni Novanta, è stato spesso associato all’avanguardia improvvisativa per il suo modo di esplorare l'intersezione di jazz, hip hop, gospel, sonorità africane e dei caraibi. La musica di Murray ha combinato le innovazioni del free jazz degli anni '70 con il jazz della tradizione per ottenere un suono estremo e aspro. La sua carriera sembra confermare quanto sostiene Ornette Coleman, e cioè che l'anima dei neri d'America si esprime al meglio attraverso il sax tenore. Dal 1975 si trasferisce a New York dalla natia Oakland in California, per collaborare con Cecil Taylor e Dewey Redman, che lo incoraggiano a proseguire l’attività musicale. Sempre a New York lavora con Sunny Murray, Anthony Braxton, Oliver Lake, Don Cherry. Entra a far parte della Energy Band di Ted Daniel, collabora con Hamiet Bluiett, Lester Bowie e Frank Lowe. Nel 1976 Murray partecipa alla fondazione del World Saxophone Quartet con Oliver Lake, Julius Hemphill e Hamiett Bluiett. E’ l'inizio di un periodo estremamente fertile e che dura fino ad oggi: Murray incide e collabora con il World Saxophone Quartet, Dave Burrell, John Hicks, Craig Harris, Butch Morris, McCoy Tyner, Elvin Jones, Mal Waldron, Amiri Baraka, creando inoltre molteplici lavori originali che ne fanno uno dei più acclamati protagonisti dell’improvvisazione contemporanea.
JAMES BLOOD ULMER - Il chitarrista e cantante James “Blood” Ulmer (St. Matthews, Carolina del Sud, 1942) è uno dei personaggi più peculiari di tutta la recente storia musicale afro-americana. Protagonista di innumerevoli formazioni a fianco di grandi del jazz come Art Blakey, Joe Henderson, Paul Bley, Archie Shepp, Larry Young o Jimmy Smith, è soprattutto grazie a Ornette Coleman, con cui collabora a più riprese a partire dai primi anni Settanta, che mette a punto una propria cifra stilistica ben definita. Il suo carattere è perfettamente in evidenza nelle sue numerosissime prove solistiche, che poco hanno a che fare con i grandi nomi del jazz sopra citati, ma che sembrano piuttosto identificarsi con una personalità dirompente e in uno stile sempre molto aspro, a cavallo tra improvvisazione jazz, rock, funk e blues elettrico; una musica che l’ha fatto definire da Bill Milkowski “un incontro perfettamente riuscito tra Albert Ayler e Skip James”.
Prevendita dal 24 ottobre 2011
Biglietto € 12 + € 1 prevendita - Ridotto giovani fino a 26 anni € 8 + €1 prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901 - Numero Verde 800-914350
Online: www.aperitivoinconcerto.com - circuito Ticketone + Call Center 892.101 - www.ticket.it
Chi è di scena! presenta L’ASTICE AL VELENO commedia in due atti scritta e diretta da VINCENZO SALEMME con in ordine di entrata: Benedetta Valanzano (Barbara), Maurizio Aiello (Matteo), Domenico Aria (Angelo Vicedomini) , Antonio Guerriero (Scugnizzo), Giovanni Ribò (Poeta), Antonella Morea (Lavandaia), Nicola Acunzo (Munaciello), Vincenzo Salemme (Gustavo).
Canzoni originali: musiche Antonio Boccia, testi Vincenzo Salemme.
Scene Alessandro Chiti, costumi Giusy Giustino, disegno luci Umile Vainieri, movimenti coreografici Stefano Bontempi.


Dopo il successo record cui l’anno scorso è andato incontro (ben 105.000 spettatori per 129 repliche), che continua immutato in questa stagione, impossibile non riprendere, anche se per poche recite, “L’astice al veleno”, l’ultima commedia del prolifico Vincenzo Salemme. La più scanzonata e allegra che l’attore dirige e interpreta insieme alla sua affiatata Compagnia, si basa come sempre su un meccanismo comico farsesco, che è la cifra dell’autore, e porta in sé i caratteri della commedia brillante e romantica. Protagonisti sono Barbara e Gustavo. Lei è un’attricetta che sta provando uno spettacolo ed attualmente è l’amante addolorata e delusa del regista, un inseparabile ammogliato. Gustavo invece è un pony express che porta in giro pacchi dono per il Natale imminente. La vicenda infatti nasce e finisce nella giornata del 24 dicembre. Nel teatro dove Barbara debutterà tra pochi giorni, in scena coi protagonisti ci saranno quattro figure molto particolari: sono le statue raffigurate nella scenografia, una lavandaia del Cinquecento, uno scugnizzo di Gemito, un poeta rivoluzionario proveniente dal Regno delle Due Sicilie, un “Munaciello”, figura mitologica dell’iconografia popolare napoletana, che si esprime come un primitivo. Barbara è una donna molto suscettibile e sognatrice e, proprio per questa sua fragilità psicologica, parla con queste figure inanimate che però nella sua fantasia prendono vita. Solo lei (e il pubblico in sala) le vede “vivere”. E invece quando in teatro arriva Gustavo, col costume di Babbo Natale per una consegna, anche per lui le statue si animano. E’ il segno che tra i due c’è molto in comune. Barbara decide di mettere fine alla sua relazione con il regista adultero attuando un piano diabolico e a tal fine organizza una cena a lume di candela in teatro. Il tutto condito dalle incursioni di un astice vivo da cucinare, ma che nessuno ha il coraggio di ammazzare.
Vincenzo Salemme introduce come novità una decina di pezzi inediti cantati dai personaggi, passaggi musicali che spezzano e alleggeriscono il ritmo convulso delle battute.


Note di regia di Vincenzo Salemme
Non so voi, ma io nelle giornate natalizie sono sempre più felice che nel resto dell’anno. Dal 23 dicembre al 6 gennaio mi sembra tutto più allegro e condito di sana bontà. E allora proprio nel mese di dicembre ho deciso di scrivere “L’astice al veleno” e di ambientare la storia di Barbara nei giorni che precedono il Natale, precisamente il 24 dicembre, la Vigilia. E la Vigilia si sa è giorno di cenoni. Ma il cenone in questione prevede un astice vivo che non ha nessuna intenzione di morire. Anche perché la nostra romantica Barbara non ha il coraggio di ucciderlo. Eppure il coraggio di mettere il veleno nel vino per ammazzare il suo amante ce l’ha avuto. Però prima che arrivi l’amante, alla cena avvelenata si presenta Babbo Natale. Non quello vero, no! E chi ci crederebbe più. Nel nostro caso si tratta di un pony express che porta doni delle festività alle Compagnie teatrali. E sì perché Barbara è un’attrice ed il suo amante è un regista. Ma non sono i soli a muoversi in scena. Personaggi nuovi si intrometteranno nella vicenda per rendere più complicati i piani di tutti. Chi vincerà? L’amore? La vendetta? Il rimorso? Ce lo racconteranno parlando e cantando i personaggi di questa storia dove di certo si muore, ma speriamo dal ridere.


Al Teatro Manzoni dal 1 al 5 febbraio 2012
Biglietto: poltronissima € 30,00 - poltrona € 20,00
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Teatro Manzoni
via Manzoni 42 - Milano
12 dicembre 2011 – ore 20,45
Biglietto: Poltronissima € 35,00 - Poltrona € 25,00


SOWETO GOSPEL CHOIR
“AFRICAN GRACE”

Dopo il successo ottenuto la scorsa stagione al Teatro Manzoni, torna a grande richiesta per una sola data in prossimità del Natale il Soweto Gospel Choir con un concerto le cui sonorità evocano le festività imminenti.
Riconosciuto come il gruppo più emozionante della world music degli ultimi anni, il Soweto Gospel Choir torna in Italia per il quarto anno, con il nuovo show “African Grace”. Un condensato di energia e vocalità, dato dal connubio perfetto tra canzoni del repertorio Gospel e rivisitazioni di musiche tradizionali africane ed interpretato attraverso balli sfrenati ed una perfetta sincronia tra gesto e vocalità. Con 20 artisti in scena, tra cantanti, ballerini e percussionisti, il Soweto Gospel Choir riesce a scuotere le anime, trasmettendo al pubblico di tutto il mondo la bellezza e la passione che caratterizzano l’Africa. “African Grace” è una parola che spazia nel significato tra ‘l’amore e la grazia che Dio concede’, e ‘bellezza della forma’, ‘donatore di bellezza e magia’. Le canzoni nello spettacolo riflettono tutti questi significati della parola Grace. Sono brani che, non necessariamente in modo religioso, si riferiscono alla bellezza, all’amore e alla forza dello spirito umano. Attraverso i viaggi e le performance in giro per il mondo, il Coro risveglia le coscienze sull’Aids e raccoglie fondi per aiutare gli orfani in Sud Africa. Per questo, si sentono davvero fortunati e benedetti. Lo show del Coro prevede canzoni africane sia tradizionali che contemporanee, incluso il classico “Pata Pata” di Mirriam Makeba, e anche brani famosi a livello internazionale come “Bridge Over Troubled Waters” e “Many Rivers To Cross”, tutte cantate con l’originale e unico spirito africano del Soweto Gospel Choir. Inoltre, una perfetta sincronia tra gesto e vocalità, con balli sfrenati e foot-stomping, creano sul palco un caleidoscopio di colori e movimenti che si può solo sperimentare e vivere in un concerto del Soweto Gospel Choir.
La tournée italiana del 2008 ha registrato con lo spettacolo “African Spirit” 10.000 spettatori in varie città italiane, un successo già ottenuto nel 2007 al Festival di Edimburgo e nel 2008 durante il Festival dei Due Mondi di Spoleto.



Il Soweto Gospel Choir, fondato nel 2002 sotto la direzione di David Mulovhedzi e Beverly Bryer, ha tra le sue fila i migliori talenti vocali formatisi nelle molte chiese di Soweto, il grande sobborgo di Johannesburg - Sud Africa, ed è riconosciuto come uno dei più importanti gruppi del panorama musicale gospel degli ultimi anni. Il Coro nasce per celebrare l’eccezionale energia e la forza ispiratrice della musica Gospel sudafricana ed ha come missione la condivisione della gioia e della fede attraverso di essa.
Il Soweto Gospel Choir è inoltre ambasciatore internazionale, insieme a Bono degli U2 e Brad Pitt, della 46664 Foundation di Mandela, Fondazione per la lotta all’HIV intitolata dall’ex presidente sudafricano in memoria dei suoi giorni di reclusione a Robben Island, sotto il regime di apartheid (Nelson Mandela prigioniero n°466, imprigionato nel ’64). Attraverso raccolte benefiche si occupa anche di sostenere gli enti di Nkosi’s Haven e Nkosi’s Haven Vukani, fondati entrambi nel 2003 e intitolati a Nkosi, bambino nato sieropositivo, che ha impegnato la sua breve vita per la lotta all’HIV in Africa.
Il Soweto Gospel Choir ha ottenuto in questi anni numerosi riconoscimenti tra cui ben tre Grammy Awards per il miglior album di musica tradizionale dal mondo nel 2006, 2007 e 2008 e una nomination all’81 edizione dei premi Oscar - Annual Academy Awards 2009. Il Coro è stato infatti segnalato nella categoria Miglior Canzone Originale per la canzone Down To Earth, presente nella pellicola animata Wall-E di Andrew Stanton, realizzata a seguito della preziosa collaborazione del Coro con il compositore e musicista Peter Gabriel assieme a Thomas Newman. In questa sede il Soweto Gospel Choir è stato riconosciuto come il primo artista proveniente dal Sud Africa e si è esibito sul palco degli Oscar insieme a John Legend.
che martedì 29 novembre avrà luogo la PRIMA NAZIONALE dello spettacolo


TANTE BELLE COSE
di Edoardo Erba


interpretato da
MARIA AMELIA MONTI GIANFELICE IMPARATO
con
VALERIO SANTORO e CARLINA TORTA


per la regia di ALESSANDRO D’ALATRI
e le musiche a cura di CESARE CREMONINI

Scene Matteo Soltanto, costumi Giuseppina Maurizi, luci Adriano Pisi.

Recite sino a domenica 18 dicembre (feriali e 7 dicembre ore 20,45 - domenica e 8 dicembre ore 15,30).


Al Teatro Manzoni dal 29 novembre al 18 dicembre
Biglietto: poltronissima € 30,00 - poltrona € 20,00
Orari: feriali e 7 dicembre ore 20,45 - domenica e 8 dicembre ore 15,30


Associazione Culturale La Pirandelliana e L’Incredibile S.R.L.

presentano
Maria Amelia Monti Gianfelice Imparato

in

TANTE BELLE COSE
una commedia di Edoardo Erba

con
Valerio Santoro e Carlina Torta

musiche di Cesare Cremonini

scene Matteo Soltanto costumi Giuseppina Maurizi
luci Adriano Pisi

regia di Alessandro D’Alatri




Debutta martedì 29 novembre 2011 a Milano in prima nazionale assoluta la nuova commedia di Edoardo Erba “TANTE BELLE COSE”, con Maria Amelia Monti, Gianfelice Imparato, Valerio Santoro e Carlina Torta. Giocato sul doppio piano della commedia e del dramma psicologico, “Tante belle cose” è un lavoro fresco, vivo, pulsante di energia e comicità. Disegna lo straordinario ritratto di una donna, particolare eppure vicina, in cui chiunque può riconoscere una parente, una conoscente, un’amica; di un uomo semplice e generoso, un signor nessuno capace di grandi cose. E di due malvagi della porta accanto, convinti nel loro perbenismo, di fare la cosa giusta.

La Trama: Ci sono persone che non riescono a separarsi dalle cose e accumulano tutto nelle loro case finché gli oggetti non li sommergono. Se ne contano a milioni. In America si chiamano “hoarder”. Orsina è una “hoarder”, fa l’infermiera a domicilio, non è cosciente del suo disagio, ma mette a disagio i vicini, che mal sopportano la sua mania di accumulare e la ritengono responsabile della sporcizia e degli olezzi della palazzina. Per buttarla fuori, i condomini guidati dalla implacabile Bolasco e dal viscido Eugenio assumono un amministratore pieno di debiti e ricattabile, Aristide. Orsina scambia Aristide per un suo paziente e ingenuamente lo fa entrare in casa. Fra i due c’è una spontanea simpatia, e Aristide invece di lavorare per sfrattarla, si illude di poterla aiutare a sgombrare tutto. Nella sua missione impossibile, è costretto ad entrare nella rutilante, divertente e creativa follia della donna, che è legata ad ogni oggetto, anche il più piccolo, da un ricordo affettivo, da un progetto futuro, da un timore irrazionale di privarsene. In un crescendo comico ed emotivo, i due trovano motivi di scontro e di solidarietà, e arrivano fino alla soglia del sentimento. Poi improvvisamente il gioco si rompe: è il condominio ad averla vinta, e i due si separano, irrimediabilmente sconfitti. Ma la vita riserva molte sorprese e…

Note dell’autore
L'idea di scrivere un testo sugli hoarder è di Alessandro Gassman. Tre anni fa stavo lavorando alla riscrittura di “Roman e il suo Cucciolo” e Alessandro mi chiamò al telefono: "Sono appena stato in America e ho visto un reality su un fenomeno pazzesco, devi scriverci un testo". Gli feci ripetere la parola hoarder due o tre volte, non l'avevo mai sentita, e riagganciai con una sensazione di disagio. Mi capita sempre così quando mi suggeriscono un tema, mi fa sentire inadeguato. Non ci lavoro mai. Ma avevo sentito Alessandro così entusiasta che un pomeriggio mi misi a cercare queste benedette trasmissioni su internet. E scoprii che parlavano di persone che conoscevo molto bene. Persone vicinissime a me nel senso letterale del termine. In America chiamano con una sola parola, hoarder, quella gente di cui noi diciamo: vive in un disordine bestiale, a casa sua non riesci nemmeno a camminarci, tanta roba ci ha dentro. Pare che laggiù il fenomeno coinvolga milioni di persone. Gli psicologi l'hanno definito un disagio psichico grave. Ci hanno scritto saggi, che qualche produttore televisivo audace ha pensato potessero diventare spunti per un reality di successo. Qui da noi il problema, più che a livello psichico, è percepito a livello condominiale. Anche per la differenza di abitudine abitative: là villette in legno dove ciascuno fa e disfa un po' come crede, qua casermette o casermoni con o senza portineria, con leggine, divieti, regolamenti, devastanti assemblee e liti da manicomio. Insomma qui un hoarder non solo non è considerato né dalla psichiatria né dalla tivù, ma ha una vita molto più difficile sul campo. Si dice: uno scrittore deve immedesimarsi nei personaggi. Ma forse sarebbe più preciso dire: uno scrittore deve trovare dentro di sé quella zona che somiglia a quel tal personaggio. Ecco, per scrivere di un hoarder questo lavoro non è difficile. Siamo tutti un po' hoarder, almeno in un punto della nostra casa. Per esempio io da hoarder ho la scrivania. Se qualcuno di voi entrasse nel mio studio in questo momento ci vedrebbe sopra: il telefono, la lampada da tavolo, due computer di cui uno abbastanza rotto, una statuetta in plastica dell'uomo ragno, le fotografie delle vacanze, la teiera e una tazza, decine di libri, decine di penne di cui almeno la metà non scrivono, una lente d'ingrandimento, un metro a scomparsa, un galleggiante da pesca, bollettini postali di multe non pagate, la rivista dei programmi tv di Sky, due medaglie di bronzo eredità di mio zio, l'ultimo numero dell'Espresso ancora dentro il cellophane e un pezzo di cemento che è venuto giù ieri dal balcone del vicino e che non mancherò di mostrargli alla prossima assemblea condominiale. Secondo voi il mio problema è riordinare la scrivania? No. Il mio problema è la donna delle pulizie. Ho il terrore che ci metta le mani e sposti le cose. Perché questo apparente disordine è nella mia testa un ordine molto preciso, che però - ecco il dramma - conosco solo io. Quando ho finito di scrivere la storia che vedrete, non avevo ancora un titolo. Chiamare il lavoro con una parola americana che comincia con acca-a-o non mi andava. La sua traduzione letterale accumulatore avrebbe dato l'idea che fosse ambientato da un elettrauto. E poi volevo qualcosa di positivo. Perché è vero, l'hoarder è uno che accumula, perciò interpreta uno dei peggiori vizi di una civiltà inflattiva. Ma è anche una persona che non butta, che riutilizza, che restituisce valore, cioè in qualche modo è un ecologista. E poi non è nel disordine, nell'immondizia che spesso sono nascosti i tesori? L'idea me l'ha data un'amica di famiglia, una signora all'antica che ho incontrato a Pavia, la mia città d'origine. Le ho parlato della mia famiglia, del nuovo figlio in arrivo, dei problemi economici, della casa da ristrutturare e lei mi ha salutato stringendomi la mano e sussurrandomi con voce cordiale: "Tante belle cose".
Note di regia
Il testo di Erba mi ha colpito sin dalla prima lettura per lo sguardo poetico sulle fragilità umane e al tempo stesso per la delicata ironia con cui vengono messe in scena. Ho sempre più frequentemente la sensazione che ci sia una grande necessità di prestare attenzione ai testi contemporanei. Non per una mia particolare insoddisfazione nei confronti dei classici o del repertorio in generale ma perché trovo che i testi contemporanei rendono più chiaro il percorso sul dove si è “arrivati”. “Tante belle cose” è uno spettacolo che rientra in questa specificità. Innanzitutto per l’argomento trattato. Mi piace quando sulle assi del palcoscenico, media antico, vengono rappresentati i comportamenti della modernità. E’ come se il passato e il presente stabilissero improvvisamente un contatto diretto. E poi Edoardo, nella migliore tradizione pirandelliana, ristabilisce con grazia quella netta differenza che c’è tra comicità e umorismo. Il risultato è un gentile equilibrio tra dramma e affettuosa ironia sui comportamenti umani in grado di generare quella sorta di compassione da cui origina un sorriso di comprensione sulle altrui debolezze. Che poi sono anche le nostre.
Martedì 8 novembre avrà luogo la PRIMA dello spettacolo

STANNO SUONANDO LA NOSTRA CANZONE
di Neil Simon
interpretato da

GIAMPIERO INGRASSIA e SIMONA SAMARELLI

per la regia di GIANLUCA GUIDI

Musiche di Marvin Hamlisch, direzione musicale di Giovanni Maria Lori, coreografie di Stefano Bontempi, disegno luci di Valerio Tiberi, scene di Alessandro Chiti, costumi di Daniela Rapisarda.

Recite sino a domenica 27 novembre (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).

Al Teatro Manzoni dall’8 al 27 novembre

Biglietto: poltronissima € 30,00 - poltrona € 20,00

Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30

D & P PRODUCTION S.R.L.


presenta

STANNO SUONANDO

LA NOSTRA CANZONE

di Neil Simon


Regia Gianluca Guidi


con

Giampiero Ingrassia e Simona Samarelli


Musiche di Marvin Hamlisch

Direzione musicale di Giovanni Maria Lori

Coreografie di Stefano Bontempi

Disegno luci di Valerio Tiberi

Scene di Alessandro Chiti

Costumi di Daniela Rapisarda



Tornare sul luogo del delitto…

"Stanno Suonando la Nostra Canzone" (titolo originale: "They're Playing our Song"), di Neil Simon (testo), Marvin Hamlisch (musiche) e Carol Bayer Sager (liriche). Questa fortunata commedia musicale ha visto la luce a Broadway nel 1979 aprendo il sipario dell'Imperial Theatre per ben 1.082 sere consecutive. Ottimi interpreti di questo successo erano Robert Klein e Lucie Arnaz. Nel 1980 "sbanca" il West-End londinese, grazie ad un duo di formidabili interpreti del teatro inglese: Tom Conti e Gemma Craven. Da Londra all'Italia il passo è breve ed ecco che nel 1981 "Stanno Suonando la Nostra Canzone" viene rappresentata sui nostri palcoscenici da una "ditta" di grande prestigio: Gigi Proietti (che ne curava anche la regia) e Loretta Goggi; quasi vent'anni dopo Gigi riaffrontava l'avventura come regista, affidando i ruoli a Maria Laura Baccarini e al sottoscritto.

Curiosa la “genesi” di questo testo: Simon e Hamlisch si frequentavano con l'intento di scrivere un musical tratto da una precedente commedia di Simon "The Gingerbread Lady" (in Italia ricordo una bella edizione con la bravissima Anna Mazzamauro). In quel periodo Hamlisch cominciava la sua burrascosa relazione sentimentale con la giovane paroliera Carol Bayer Sager (poi diventata famosissima e molto prolifica). I racconti del musicista a proposito di questa relazione intrigarono a tal punto il commediografo che "The Gingerbread Lady" venne immediatamente abbandonata per lasciare il posto alla nuova commedia la cui trama si sviluppa intorno ai personaggi di Sonia Walsk (Bayer Sager) e Vernon Gersch (Hamlisch) e alla loro tempestosa e divertente storia d'amore. Vernon Gersch un musicista di grande successo, vincitore (a 45 anni) di 2 Grammy Awards e 1 Oscar, carriera eccezionale. Uomo fragile, attanagliato da nevrosi che minano il suo instabile ma molto programmato e blindato sistema nervoso; “ovviamente” in analisi da molti anni…; quando ebbi la fortuna di recitare questo ruolo (e forse all’epoca ero troppo giovane) capii che il cognome Gersch era senz’ altro una voluta derivazione di Gershwin (e non credo sia necessario spiegare chi fosse), ma rimaneva il dubbio se il nome “Vernon” avesse, anche lui, qualche origine. Scoprii che era così una notte di qualche anno dopo quando, guardando un vecchio telefilm americano, mi resi conto che l’azione si svolgeva all’interno di un ospedale di New York specializzato nella cura d’urgenza dell’infarto: il “Mount Vernon”. Nel nome è racchiusa tutta la natura del nostro protagonista maschile…genio e ansia…

Per Sonia il discorso è (come sempre quando si tratta di una donna) molto più complesso. Simon conosce bene l’universo femminile. Le protagoniste che ho incontrato nelle sue storie sono mirabilmente definite, diverse tra loro, ma allo stesso modo il centro del mondo di cui scrive. Tutto gravita attorno a loro. Io ne ho incontrate “personalmente” sei: Fran Kubelik di “Promesse Promesse”, Corie Bratter in “A Piedi Nudi nel Parco”, Karen, Muriel e Norma di “Plaza Suite” e adesso, per la seconda volta, Sonia Walsk di “Stanno Suonando La Nostra Canzone”.

Come attore le ho “amate” tutte. Da regista le ho “studiate” tutte amandole! Come uomo avrei amato Fran Kubelik, avrei dovuto sposare Corie Bratter, non avrei tradito Karen, e mi sarei augurato di non incontrare Sonia sulla mia strada…mi avrebbe travolto!! La più irrequieta, la più insicura, la più talentuosa, la meno “normale”. Claudio Villa e Gino Latilla cantavano “…il pericolo numero uno? LA DONNAAAAA…” questa è Sonia. Incapace di seguire regole ma capacissima di distruggere quelle altrui…fragili o solide che siano… mettendo a dura prova il reparto cardio-vascolare del nostro Vernon. E’ il Kaos primordiale allo stato puro, e non esiste argine adatto a contenerla…figuriamoci poi il suo antagonista…dotata di una velata malinconia che la rende prima di tutto umana e (cosa non da poco) affascinante.

La coppia protagonista di questa nuova edizione di “Stanno Suonando…” è formata da due miei cari amici: Simona Samarelli e Giampiero Ingrassia.

Comincio dal maschietto perché è quello che conosco da più anni. Per un certo periodo di tempo ci siamo contesi parti da attor giovane in varie compagnie, arrivavamo alla scelta finale dei provini…una volta prendevano lui un’altra me. E così per quasi vent’anni senza mai aver lavorato una volta insieme, se non per una puntata televisiva di molti anni fa in cui eravamo vestiti da Puffi…(quindi assolutamente dimenticabile)…poi di colpo l’estate scorsa abbiamo condiviso la scena del Globe Theatre di Roma diretto da Gigi Proietti interpretando “I Due Gentiluomini di Verona” di William Shakespeare. (Qualcuno avrà notato come il nome di Gigi Proietti unisce questo progetto teatrale con le vite di Giampiero e mia…entrambi dobbiamo a Gigi il nostro “stare” in palcoscenico). E adesso questa nuova occasione. Attore solido, bravo cantante, persona per bene, bravo padre, Giampiero ha la capacità di farmi ridere in qualsiasi momento…anche fossimo nella più delicata e seriosa delle situazioni…condividiamo lo stesso stile di vita: facciamo le cose seriamente senza prenderci troppo sul serio! Che è un grande viatico per sopravvivere!

Simona è un essere curioso! Abbiamo condiviso il palcoscenico molte volte! La prima (circa 10 anni fa) in una lettura di “Nine” (Musical Americano ispirato a Otto e mezzo di Fellini) a Chianciano Terme per un omaggio al grande Federico. Ricordo questa fanciulla bionda sempre dimessa, vestita con tute deformi e grandi sciarpe attorno al collo, che non lasciavano capire se da qualche parte vi fosse nascosto un corpo, perennemente al telefono. Per giorni andò vanti così. Poi la sera della Manifestazione vedo scendere dallo scalone dell’ albergo una nuvola bionda, sexy in modo violento, vestita con un abitino nero attillato…mi giro verso il M° Giovanni Maria Lori (oggi nostro direttore musicale anche qui) e gli dico “ammazza Giò ma chi è questa…” poi guardo l’orologio spazientito e dico “..telefona un po’ alla Samarelli e dille di scendere che siamo in ritardo…”. Lori molto calmo e signorile dice “è già qui Gianluca!”…un bravo sceneggiatore non avrebbe saputo fare di meglio e avrebbe aggiunto rumore di ambulanza in sottofondo con corsa verso un ospedale…Magari il Mount Vernon…

Qualche anno dopo (con l’adorabile Enzo Iacchetti) abbiamo condiviso un grande successo: “The Producers” di Mel Brooks per la regia di Marconi prodotto dalla Compagnia della Rancia. Un’esperienza indimenticabile che è valsa allo spettacolo la vittoria dei Premi Olimpici del Teatro indetti dall’ Eti e dalla Presidenza del Consiglio.

Poi ancora deliziosa in un mio One Man Show “…e sottolineo Se!”…Simona è cantante invidiabile…attrice con senso dell’ umorismo, ma soprattutto ha negli occhi un sorriso sempre acceso, contaminato da una malinconia che la rende perfetta per interpretare Sonia Walsk. Dietro il suo aspetto da “ricovero immediato” nasconde le doti di una pantera.

Sono molto contento della scelta dei sei performers che (come da scrittura Americana, 3 uomini e 3 donne, non uno di più!) abbiamo trovato facendo un’interminabile audizione a circa 220 iscritti durata 14 ore. L’ Italia non è più la Cenerentola del teatro musicale… Lo dimostra l’invidiabile talento e personalità di questi sei colleghi che accompagneranno Vernon e Sonia interpretando le loro “coscienze”.

Stefano Bontempi è il nostro coreografo! Ci siamo conosciuti 13 anni fa proprio con questa commedia. Diventò coreografo in quell’occasione (promosso da Proietti a furor di popolo) dopo la (fortunata) defezione di un non meglio identificato “signore” che lasciò la produzione in quanto non ammetteva intromissioni “registiche” nel suo lavoro. Non smetterò mai di ringraziarlo!! Da allora Stefano non mi ha più lasciato ne io ho lasciato lui. Fatte salve The Producers e Aggiungi un Posto a Tavola abbiamo collaborato per ogni mio spettacolo interpretato, diretto o prodotto che fosse. Nel tempo è diventato anche un ottimo attore!

Il Maestro Giovanni Maria Lori è il nostro direttore musicale. Anche con lui diverse collaborazioni: “Nine” “The Producers” “…e sottolineo Se!”…bravo musicista ed ottimo punto di riferimento per i nostri cantanti.

Alessandro Chiti firma le scenografie: Complesse! Questo spettacolo in virtù del cast ridotto (come da scrittura), necessita di invenzioni scenografiche notevoli dovute anche ai numerosi cambi scena. Anche con Ale, molteplici collaborazioni: Serial Killer Promesse Promesse A Piedi Nudi nel Parco.

Valerio “Pinturicchio” Tiberi è da ormai 10 anni il mio light designer preferito. L’ho soprannominato io “Pinturicchio” per la deliziosa manina con cui gestisce ed asseconda la console e le mie richieste. Vanta collaborazioni prestigiose: una per tutte il TEATRO ALLA SCALA di Milano.

Bene! Ora non mi resta che augurare ai nostri spettatori un sano divertimento. Perché nella sua essenza “Stanno Suonando…” offre proprio questo! Sono felice di “tornare sul luogo del delitto”…riaffrontando uno spettacolo a cui devo tantissimo e di cui conservo meravigliosi ricordi…e ancora più felice di viverlo assieme a così tanti amici…

Grazie

Gianluca Guidi

Tournée 2011 /2012



8 – 27 Novembre 2011 MILANO TEATRO MANZONI

4 Dicembre 2011 PALMANOVA TEATRO GUSTAVO MODENA

5 -7 Dicembre 2011 VERONA TEATRO NUOVO

9 – 13 Dicembre 2011 TRIESTE TEATRO LA CONTRADA

15 Dicembre 2011 BRUGHERIO TEATRO SAN GIUSEPPE

16 Dicembre 2011 BUSTO ARSIZIO TEATRO MANZONI

17 Dicembre 2011 IVREA TEATRO GIACOSA

19 Dicembre 2011 BORGOMANERO TEATRO NUOVO

20 Dicembre 2011 COSSATO TEATRO COMUNALE

29 Dic 2011 – 6 Gen 2012 FIRENZE TEATRO DELLA PERGOLA

13 – 15 Gennaio 2012 BOLOGNA TEATRO DUSE

5 Febbraio 2012 MATERA TEATRO DUNI

10 Febbraio 2012 TARANTO TEATRO ORFEO

11-12 Febbraio 2012 BARI TEATRO TEAM

18 Febbraio 2012 ORVIETO TEATRO MANCINELLI

24 – 26 Febbraio 2012 CATANIA TEATRO METROPOLITAN

2-3 Marzo 2012 ASCOLI TEATRO VENTIDIO BASSO

4 Marzo 2012 ASSISI TEATRO LYRICK

6 – 11 Marzo 2012 TORINO TEATRO ALFIERI

3 – 22 Aprile 2012 ROMA TEATRO SISTINA
Il Teatro Manzoni
Via Manzoni 42 - 20121 Milano
Tel. 02 - 7636901 - Fax 02 76005471
Internet www.teatromanzoni.it
E-mail info@teatromanzoni.it

Martedì 11 ottobre avrà luogo la PRIMA dello spettacolo

SORELLE D’ITALIA
avanspettacolo fondamentalista



drammaturgia originale di Roberto Buffagni

direzione musicale e pianoforte Alessandro Nidi

contrabbasso e batteria Giuliano Nidi

vibrafono e percussioni Sebastiano Nidi





interpretato da

ISA DANIELI e VERONICA PIVETTI





per la regia di CRISTINA PEZZOLI



Scene Rosanna Monti, costumi Giuliana Colzi, disegno luci Massimo Consoli.



Recite sino a domenica 30 ottobre (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).
SPETTACOLI IN ABBONAMENTO
Stagione teatrale 2011-12

Dall’ 11 al 30 ottobre
ISA DANIELI e VERONICA PIVETTI
“Sorelle d’Italia” avanspettacolo fondamentalista
drammaturgia originale di Roberto Buffagni
direzione musicale di Alessandro Nidi
Regia di Cristina Pezzoli

Dall’ 8 al 27 novembre
GIAMPIERO INGRASSIA – SIMONA SAMARELLI
“Stanno suonando la nostra canzone” di Neil Simon
Regia di Gianluca Guidi

Dal 29 novembre al 18 dicembre
MARIA AMELIA MONTI – GIANFELICE IMPARATO
“Tante belle cose” di Edoardo Erba
con VALERIO SANTORO e CARLINA TORTA
Regia di Alessandro D’Alatri

Dal 10 al 29 gennaio
LUNETTA SAVINO – EMILIO SOLFRIZZI
“Due di noi” di Michael Frayn
Regia di Leo Muscato

Dal 7 al 26 febbraio
GIANFRANCO JANNUZZO
“Cercasi tenore” di Ken Ludwig
con MILENA MICONI
Regia di Giancarlo Zanetti

Dal 6 al 25 marzo
ISABELLA RAGONESE
“La commedia di Orlando” liberamente tratto da Orlando di Virginia Woolf
con ERIKA BLANC
Regia e drammaturgia di Emanuela Giordano

Dal 27 marzo al 22 aprile
CARLO GIUFFRE’
“Questi fantasmi!” di Eduardo De Filippo
Regia di Carlo Giuffrè

Dal 2 al 21 maggio
ZUZZURRO & GASPARE
“La cena dei cretini” di Francis Veber
Regia di Andrea Brambilla


ABBONAMENTI A 8 SPETTACOLI
A POSTO FISSO E A POSTO LIBERO
IN VENDITA FINO AL 23 OTTOBRE
prezzi da € 150,00 a € 240,00

IN VENDITA PRESSO: TEATRO MANZONI o telefonicamente al NUMERO VERDE 800-914350 o al numero 02-7636901 con carta di credito (Cartasì, Visa, Mastercard), bonifico bancario, invio vaglia postale o assegno bancario.
Orari cassa: 10.00 - 18.00 continuato da lunedì a venerdì.



Generosa, anzi generosissima di proposte la stagione che anche quest’anno abbiamo messo in cantiere. Ricca e garantita com’è di forti e belle presenze attorali, di registi di alta caratura, di titoli importanti. Una stagione che premia ancora una volta i gusti e i desideri del pubblico costruita, si può vedere, su tre bei fili conduttori che sapientemente s’intersecano fra loro. Filone il primo che è quello del teatro cosiddetto di intrattenimento, capace di allietare il nostro spirito. Il secondo quello dei classici, con due autentici capolavori l’uno dell’inossidabile Eduardo, il secondo di colei che è la più grande scrittrice inglese del Novecento, Virginia Woolf. Accanto ad essi poi ad aprirsi una piccola, ma interessante vetrina sulla drammaturgia contemporanea più recente che ci parla del nostro oggi.
Ma prima, per cominciare , ecco un lever de rideau, un alzarsi del sipario del tutto singolare e perché no? necessario. Si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia e il teatro non poteva non parteciparvi. Magari in un modo libero e sorridente (o scanzonato addirittura) come avviene con “Sorelle d’Italia, avanspettacolo fondamentalista” firmato con penna sagace da Roberto Buffagni dove le sorelle del titolo sono due attrici di vitalissima presenza della nostra scena, Isa Danieli e Veronica Pivetti. Due attrici sintomaticamente agli antipodi, per radici, età e formazione artistica che si accostano alla nostra storia con ironia intelligente e quanto mai arguta. Le due, dirette con maestria da Cristina Pezzoli, a portare avanti una sorta di dicotomia fra Nord e Sud, o viceversa. Pronte a calarsi, la prima con la sua divampante, effervescente napoletaneità, la seconda con la sua esuberanza lombarda, in due teatranti di vita stenta che nel continuo andirivieni dal proscenio al camerino, si lanciano frecciate velenose e colpi bassi di consolidata rivalità fra comprimarie. E intanto, tra rosse camicie garibaldine e scintillanti marsine da cabaret in un profluvio di canzoni, snodano un profetico excursus di storia patria destinato ad approdare nel 2061 ai trilli tirolesi di una napoletana secessionista e alle vesti di odalisca di una milanese fuggita da padanarabe realtà. Determinante al successo anche l’accompagnamento musicale dal vivo dei musicisti diretti da Alessandro Nidi.
Con il secondo appuntamento torna invece sulla ribalta il vecchio re di Broadway, Neil Simon, con uno dei suoi titoli più noti “Stanno suonando la nostra canzone”. E’ la storia romantica e buffa di una coppia, lui Vernon compositore, lei Sonia paroliera, che scrive le più fortunate canzoni d’amore, ma non riesce a far funzionare la vita privata come le loro composizioni. Quando apparve a Broadway nel 1979 la brillantissima “comedy music”, collezionò un record di repliche: 1082. Due anni dopo Gigi Proietti insieme a Loretta Goggi la fece trionfare anche in Italia e vent’anni dopo big Gigi ritenterà l’avventura, questa volta in veste di regista, affidando i ruoli principali a Gianluca Guidi e a Maria Laura Baccarini. Adesso, altro passaggio di testimone, è lo stesso Guidi che la rilancia lasciando che siano Giampiero Ingrassia e Simona Samarelli a far rivivere la scanzonata e ironica vicenda e a sgranare quel bouquet di felici canzoni regalateci da Marvin Hamlisch.
A seguire una “novità” tutta italiana di un autore che in passato già si è imposto anche al Manzoni: “Tante belle cose” di Edoardo Erba. Una commedia fresca, intelligente, pulsante di energia e comicità che si avvale dell’interpretazione della spiritosa e frizzante Maria Amelia Monti e del bravo Gianfelice Imparato, affiancati dagli ottimi Valerio Santoro e Carlina Torta. La protagonista femminile fa l’infermiera a domicilio. Ma soprattutto è una “hoarder”, cioè una di quelle persone che non riescono a separarsi dalle cose, grandi o piccole siano, e accumulano oggetto dietro oggetto finché questi non li sommergono. Lui è l’amministratore ricattabile che dovrebbe sfrattarla. Missione quasi impossibile visto che in campo entrano complicazioni sentimentali. Due tempi gustosissimi che Edoardo Erba giostra assai bene sul doppio piano della commedia brillante e del dramma psicologico per parlarci di un fenomeno sociale che si sta diffondendo anche in Italia. Uno spettacolo che Alessandro D’Alatri, da esperto regista, fa volar via come una fiaba del nostro tempo.
Una commedia che sicuramente non è da perdere è anche “Due di noi” di Michael Frayn, l’autore, tanto per non dimenticare, di “Rumori fuori scena”. Un maestro dell’ironia e del nonsense, sempre capace di coinvolgerci nei suoi meccanismi a orologeria che non danno tregua. E a provarlo anche “Due di noi” che fu la sua commedia d’esordio (1970). Un titolo che racchiude tre atti unici studiati alla perfezione perché siano recitati da un’unica coppia d’attori, costretti continuamente a mutar di ruolo e a dar vita, soprattutto nell’ultimo atto, a un vorticoso crescendo di equivoci fino al paradosso finale. Da noi già venne interpretata da Marina Confalone e Gianpiero Bianchi, dalla coppia Marchesini-Solenghi e, più recentemente da Milvia Marigliano e Antonio Catania per la regia di Massimo Navone. Sulla scena questa volta un’altra coppia di grido formata dai popolarissimi e televisivi, ma soprattutto bravi, Lunetta Savino e Emilio Solfrizzi. Valore aggiunto dello spettacolo la regia di Leo Muscato.
Un altro atteso appuntamento con il teatro di mero intrattenimento è con quel dirompente, simpaticissimo e poliedrico attore, da sempre beniamino del nostro teatro, che si chiama Gianfranco Jannuzzo. Abbandonati i suoi impagabili one-ma- show, diretto da un veterano della scena, Giancarlo Zanetti, il vulcanico attore agrigentino vira questa volta verso la pochade di marca americana. Ed eccolo, in “Cercasi tenore” di Ken Ludwig, entrare con disinvoltura nei panni del segretario di un impresario teatrale che sfoga la sua passione per la lirica sostituendo il protagonista che ha dato forfait alla vigilia di un atteso “Otello” di Verdi. Nessuno meglio di Jannuzzo, circondato da un cast di prima qualità – in cui compare anche Milena Miconi - si dimostra capace di dar vita alla girandola di equivoci che scaturiscono dalla vicenda. Anche se, con la regia di Pietro Garinei, ventidue anni fa e proprio sulla scena del Manzoni, già s’era provato anche Enrico Montesano.
E arriviamo allo spettacolo che è forse la punta di diamante della stagione. E perché la protagonista è una giovane attrice lanciatissima nel firmamento teatrale e cinematografico, Isabella Ragonese, e perché esso nasce da uno dei romanzi più singolari della letteratura inglese, diventato subito un classico. Siamo a “La commedia di Orlando” liberamente tratta dal capolavoro di Virginia Woolf (1928). Un racconto fascinoso e un romanzo-puzzle “Orlando”. Ne venne tratto anche un film con Tilda Swinton (1992). Qui Orlando, un personaggio enigmatico in cui si cela una presenza ora femminile e ora maschile, che trapassa quattro secoli di passioni travolgenti e cupe delusioni alla ricerca di una possibile felicità, ha il volto invece di Isabella Ragonese pronta alla grande sfida guidata dalla mano sicura di Emanuela Giordano (che firmò due anni fa “Dona Flor e i suoi due mariti”). Uno spettacolo, nel cast anche Erika Blanc, dove non mancano le sollecitazioni visive, emozionanti come il racconto.
A prendere subito dopo il posto agli incantesimi cui va incontro Orlando saranno i “fantasmi” del grande Eduardo. E a farli risorgere è quello straordinario attore che è Carlo Giuffrè. Lavoro di arguta moralità (è da mettere sicuramente fra i capolavori del drammaturgo napoletano), “Questi fantasmi!” (1945) fu anche la sua prima commedia a essere rappresentata all’estero, a Parigi. Nel 1967 Leonardo Castellani ne trasse anche un film, con la Loren e Gassman. La commedia vive tutta di delicata poesia e di grandi sfumature psicologiche e sulle nostre scene, con successo, ebbero a riprenderla anche Enrico Maria Salerno e il figlio Luca. Ora ce la riconsegna, e in modo magistrale, Carlo Giuffrè. Nel personaggio di Pasquale Lojacono, “anima in pena” che dopo mille mestieri ha accettato per sbarcare il lunario di occupare un palazzo notoriamente abitato da fantasmi allo scopo di dimostrarne l’abitabilità, a calarsi con una verità straordinaria, oseremmo dire rabbrividente. Stupendo l’evergreen Carlo Giuffrè nella scena in cui fa l’elogio della “tazzulella ‘o cafè”.
E siamo all’ultimo appuntamento con una commedia che è un invito a liberarci dalle nostre preoccupazioni. E’ sufficiente il titolo per capirlo: “La cena dei cretini”. La pièce è del francese Francis Veber, uno che conosce bene le regole e i trucchi per farci divertire, ma divertire con finezza. Un gruppo di amici, ricchi e annoiati, ogni mercoledì sera organizza per tradizione la cosiddetta “cena dei cretini” alla quale ogni partecipante deve portare un personaggio giudicato stupido, per poi riderne sadicamente per tutta la serata. Una commedia umana comicissima, ma al tempo stesso estremamente crudele. Già la conoscevamo anche per il film (1998) che lo stesso Veber ne aveva tratto, e per averla vista con Enrico Beruschi e Giuseppe Pambieri. Ora è la “premiata ditta” Zuzzurro & Gaspare, alias Andrea Brambilla (anche regista) e Nino Formicola, che la rilanciano portando in dote quel talento multiforme e quell’intelligenza ironica che ne fanno dei campioni del nostro teatro leggero.
Una stagione variegata e stuzzicante, nel segno della brillantezza e della serietà, da sempre caratteristiche del nostro modo di far teatro.


SPETTACOLI FUORI ABBONAMENTO
Stagione teatrale 2011-12



Dal 3 al 6 novembre
ADRIANA ASTI
“Milano che non c’è più” storia di una città tra musiche e parole
Direzione musicale di Alessandro Nidi

12 dicembre
SOWETO GOSPEL CHOIR
in concert

23 dicembre
LE SORELLE MARINETTI
L’ORCHESTRA MANISCALCHI
e la partecipazione straordinaria degli ITALIAN HARMONISTS
“Note di Natale”
Testi e regia di Giorgio Bozzo
Direzione d’Orchestra del M° Christian Schmitz

LA COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTE
con orchestra dal vivo
31 dicembre, 1 e 6 gennaio
“La vedova allegra” di Franz Lehar
7 e 8 gennaio
“Cin ci là” di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato

Dal 31 gennaio al 5 febbraio - RENTREE
VINCENZO SALEMME
“L’astice al veleno”
Scritto e diretto da Vincenzo Salemme

Dal 28 febbraio al 4 marzo
ENRICO MONTESANO
Il canto del cigno
Scritto da Enrico Montesano e Luigi Lunari
Regia di Enrico Montesano


Sette appuntamenti “fuori abbonamento”, ma in realtà, anche se le proposte hanno durata più breve, si dovrebbe dire un secondo cartellone che naviga dentro un altro più denso. Un secondo cartellone che offre anch’esso tante belle sorprese. Per cominciare una signora della scena, Adriana Asti, che ci parla della sua Milano. Compaiono ancora i reucci della risata ed è match tra il napoletano Vincenzo Salemme ed Enrico Montesano. E poi a sedurre tanta musica. Musica nelle sue sfaccettature più diverse. Il grande gospel (ecco Soweto Gospel Choir), l’immarcescibile operetta (“La Vedova allegra” e “Cin Ci Là”) e le canzoni d’antan (un tuffo al cuore con Le Sorelle Marinetti accompagnate dall’Orchestra Maniscalchi con la partecipazione straordinaria degli Italian Harmonists).


MILANO CHE NON C’E’ PIU’ Storia di una città tra musiche e parole
Adriana Asti ovvero talento da vendere, brio, verve incandescente. E, milanese, una passione per la sua città, viscerale e infinita. E questo “Milano che non c’è più” a risultare la prova più evidente. Una testimonianza d’affetto, oltre che essere anche una proposta culturale, tutta esposta sul filo della nostalgia, ma anche dell’ironia. Uno spettacolo che si snoda tra le più grandi pagine poetiche e letterarie e un mare di bellissime canzoni, che non solo ci toccano il cuore, ma ci fanno riscoprire una Milano che ha ancora l’odore della nebbia e il fascino di certi cortili segreti, di certe viuzze con l’acciottolato, di certe chiese fuori mano. Di più, l’ineffabile Adriana ci fa capire che quel dialetto meneghino, che lei conosce a meraviglia, è ancora una lingua assai viva, tutta da riscoprire. Il suo spettacolo una scatola magica che si trasforma in giostra, mostrando i luoghi più noti e più cari, la Galleria, i Navigli, il Duomo che si apre in un abbraccio quasi a raccogliere tutti fra le sue guglie, all’ombra della Madonnina.

SOWETO GOSPEL CHOIR
Impossibile non subirne il fascino. Scuote le anime, tocca il cuore, suscita entusiasmo. L’incontro con il Soweto Gospel Choir è di quelli che lasciano una emozione profonda. Avverrà anche questa volta. Ritorna a grande richiesta il famoso “ensemble” sudafricano - ventidue bravissimi artisti sulla scena tra cantanti, ballerini e percussionisti - e ci farà ascoltare alcuni fra i più bei brani del suo repertorio. Gospel trascinanti, carichi di energia, suggeriti da una superba forza ispiratrice, che esprimono l’amore per il prossimo e il desiderio di convivenza e armonia fra i popoli. Premiato due volte con il prestigioso Grammy Award, da sempre nei suoi spettacoli il Soweto Gospel Choir, fondato da David Mulovhedzi, esegue un repertorio quanto mai seducente e sfaccettato che bene riflette l’anima, la storia e la cultura del Sudafrica (la Rainbow Nation) attraverso un ritmo sempre vivace, una stupefacente danza e soprattutto una preziosa ricerca vocale. Due ore capaci di trasmettere al pubblico tutta la bellezza e la passione che caratterizzano quell’Africa così lontana ma anche, nel sentire, così vicina a noi.

NOTE DI NATALE
Come cantano bene, anzi benissimo, Le Sorelle Marinetti, Turbina, Mercuria e Scintilla. E quanta grazia c’è nei loro movimenti coreografici, in quella loro delicata gestualità. Con loro è un tuffo ironico e raffinato negli anni Trenta e nei grandi nomi della canzone di quel periodo d’oro. Gli anni dell’avvento della radio, del Trio Lescano, di Wanda Osiris, di Alberto Rabagliati, di Silvana Fioresi e di tanti altri grandi artisti. E grandi artiste sono anche loro le genovesi Sorelle Marinetti figlie di papà Giorgio Bozzo che tra un brano e l’altro, i loro racconti esposti con grande padronanza attoriale, ci fanno ripercorrere un pezzo di storia italiana. Con loro, accompagnate dalla magica orchestra Maniscalchi e dagli Italian Harmonists, si procede a suon di “swing” e, brano dopo brano, aneddoto dopo aneddoto, “Note di Natale” va avanti carico di sorprese, ricco di buon umore. Quel buon umore che le canzoni da loro cantate con classe insuperabile ancora ci mettono addosso a distanza di ottanta anni.

LA VEDOVA ALLEGRA – CIN CI LA’
C’è un pubblico, e vasto, che la ama ancora, e molto. Vogliamo sottrargli il piacere dell’operetta? L’operetta vuol dire nostalgia di un tempo lontano, ma anche tanto brio, tanto, tanto buon umore. Ne è l’esempio più vistoso l’intramontabile “La vedova allegra”, che del genere da sempre è considerata la regina. Capolavoro di Lehar che ci regala la più bella musica possibile punteggiata di valzer, di romanze, di duetti. Anche questa volta fatta rivivere alla perfezione dalla pregiata Compagnia Italiana di Operette, la quale trae dal cilindro anche un altro titolo famoso: “Cin Ci Là”. Un soggetto decisamente più comico e uno sfondo più esotico o falsamente esotico. Una Cina di cartapesta dove il librettista Carlo Lombardo e il compositore Virgilio Ranzato con le sue scintillanti musiche e refrain che non si dimenticano, ci raccontano la storia, alquanto buffa, di due timidi e principi (Myosotis e Ciclamino) destinati a convolare a nozze come la più irruente Anna Glavary e il bel Danilo, protagonisti dell’inossidabile “Vedova allegra”.

L’ASTICE AL VELENO
Dopo il successo record cui l’anno scorso è andato incontro (ben 105.000 spettatori per 129 repliche!), impossibile non riprendere, anche se per poche sere, “L’astice al veleno” di Vincenzo Salemme. La più scanzonata, la più allegra, e condita di sana bontà (si svolge la vicenda sotto le feste natalizie), delle commedie uscite dall’effervescente fantasia del grande comico napoletano che qui si cala nei panni di un pony express, e si innamora di un’attricetta lasciata dall’amico e produttore proprio alla vigilia di un importante debutto. Due tempi che presentano una continua girandola di trovate (non mancano anche le statue parlanti di napoletana tradizione), con un meccanismo comico farsesco che mai da tregua. E mai il popolarissimo attore partenopeo, qui in veste di Babbo Natale, ha prodotto una esplosione di risate come in questa occasione.

IL CANTO DEL CIGNO
Bravura, divertimento, sorpresa. Difficile non ammettere che Enrico Montesano non sia uno dei nostri più bravi one-man-show. E quanto lo sia lo rivela, ancora una volta, proprio in questo spettacolo pensato e scritto a quattro mani con Luigi Lunari. Uno show dove il fil rouge è la sua stessa vita. Che rivive e narra a se stesso e a cinque figure femminili che gli fanno visita nella solitudine di un camerino mentre rigira la statuetta di un premio ricevuto. Su su sempre più su: dai sogni dei suoi esordi d’attore, la gavetta al Bagaglino, ai grandi successi del teatro di rivista, al musical (il top con Bravo!), ai popolari personaggi creati, con piglio moderno, dalla sua fantasia. La fantasia di un osservatore ironico e spietato del reale. Ma anche Montesano abilissimo come nessun altro nel conversare col pubblico, alla maniera dei vecchi entertainer. Una grande tavolozza su cui può mettere tutti i suoi “colori” d’attore e una esilarante cavalcata comica qua e là, accompagnata da un filo di nostalgia per note e accenti del grande teatro classico, da cui la vita e il successo l’hanno tenuto lontano.
COMUNICATO STAMPA

Mercoledì 14 settembre 2011 – Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42)

Dal Congo a Parigi passando per il Mali: tre concerti per l’African Day di MITO SettembreMusica. In scena il métissage culturale

Sconto African Day tre concerti a € 23

African Day

ore 16.00
Nkolo
Lokua Kanza, voce, chitarra
Didi Ekukuan, basso
Pathy Molesso Ebila, chitarra
Mafwala Komba, percussioni
Malaika Lokua, Roselyne Belinga, coriste
Posto unico numerato € 5

ore 18.30
Mali Denhou
Boubacar Traoré, voce, chitarra
Madieye Niang, calebassa
Vincent Bucher, armonica a bocca
Posto unico numerato € 10

ore 21.00
Orchestra National de Barbès
Fatah Ghoggal, canto, chitarra
Taoufik Mimouni, tastiere, canto
Kamel Tenfiche, percussioni, canto
Ahmed Bensidhoum, derbouka, canto
Michel Petry, batteria
Youssef Boukella, basso
Medhi Askeur, canto
Hafid Bidari, canto, percussioni
Emmanuel Le Houezec, sassofono
Mustapha Mataoui, tastiere, canto
Khliff Miziallaoua, chitarra, canto
Posto unico numerato € 15

Il concerto delle ore 21 è trasmesso in live streaming sul sito www.mitosettembremusica.it

Il 14 settembre al Teatro Manzoni di Milano, a partire dalle ore 16.00, MITO SettembreMusica dedica, come già lo scorso anno, una giornata all’Africa. Tre appuntamenti con la musica del continente africano all’insegna del métissage culturale, con un percorso alla scoperta delle radici del suono e delle sue trasformazioni nella società contemporanea. Tre artisti internazionali guidano l’itinerario che parte dal cuore dell’Africa, passa per la sua costa occidentale e giunge a Parigi, città che del melting pot fa la propria cifra.
Il primo appuntamento, alle 16.00, è con Lokua Kanza, cantante, chitarrista, compositore, arrangiatore, autore e produttore, di padre congolese e di madre ruandese, in Francia da più di venti anni. Vincitore del premio come “Migliore album africano” agli African Music Awards del 1994, si distingue per gli arrangiamenti dal suono vellutato e le suggestioni melodiche, che rievocano la terra di cui conserva le radici che si fondono nel carattere universale della sua musica.
Alle 18.30 sale sul palco Boubacar Traoré, conosciuto anche come Kar Kar. Il bluesman del Mali dal talento leggendario, cresciuto ascoltando il kassonké, genere maliano per eccellenza, è stato paragonato ad artisti come James Brown, Chuck Berry ed Elvis Presley. I suoi brani rappresentano un’immersione totale nello spirito africano, non vanno analizzati, ma ascoltatati: un viaggio che ci trasporta nel cuore delle tradizioni del continente nero e dell’animo umano. Con la sua chitarra interpreta il blues in chiave africana, suonandola come una kora, tipico strumento a corde dell’Africa occidentale. Kar Kar è un artista che parla per immagini permeate di simbolismo, riuscendo a comunicare il dolore e le difficoltà dell’esistenza e del suo paese d’origine con una quiete e una dolcezza infinite.
Il percorso musicale proposto da MITO SettembreMusica termina alle 21.00 con la coinvolgente esibizione dell’Orchestra National de Barbès, per scatenarsi a ritmi contaminati, con suoni primordiali e percussioni che rimandano a terre lontane, oggi sempre più vicine. La formazione, composta da dodici elementi provenienti da diversi paesi africani, prende nome dal quartiere più multietnico di Parigi, dove è nata e cresciuta negli anni. Il suono dell’orchestra ci trasporta in Algeria, Marocco, Mali, Senegal, ogni musicista conferisce alle melodie il proprio apporto personale, in una gioiosa sintesi dei diversi linguaggi musicali. Una fusione che parte dalla tradizione africana dei Gnawa e arriva al jazz, passando per il raï, lo chaâbi, il rock, il groove e il rap, espressioni del mélange culturale contemporaneo e di una società in evoluzione, in cui non esistono più confini tra Nord e Sud del mondo.

Biografie

Lokua Kanza nasce a Bukavu (attuale Repubblica democratica del Congo). Il padre di Lokua, di etnia Mongo, è innamorato della polifonia. Sua madre è nativa delle montagne del Rwanda, paese celebre per la raffinatezza della sua musica di corte. Entrambi lo sensibilizzano sin dai suoi primi giorni alla bellezza delle melodie. Il suo amico Ray Lema gli regala la sua prima chitarra, da adolescente fa le sue prime apparizioni pubbliche nelle orchestre di rumba zairese. Poi parte per perfezionarsi al conservatorio di Kinshasa, dove familiarizza con il solfeggio, la composizione, l’armonia, l’orchestrazione e dove perfeziona anche la sua conoscenza strumentale. I suoi professori lo definiscono “brillante”, "lavoratore", con "le orecchie grandi aperte”, "costantemente in ricerca”. Oltre alle chitarre e ai mandolini, acustici ed elettrici, classici, tradizionali e moderni, Lokua maneggia da esperto la sanza, il piano, le tastiere, il basso, le percussioni e il flauto. Nel 1984 Lokua va a Parigi per seguire i corsi del chitarrista jazz Pierre Cullaz. Rapidamente, il polistrumentista mescola la sua voce a quelle della comunità musicale africana, accompagnando Ray Lema, Papa Wemba, Sixun, Manu Dibango. Autore e compositore, scrive molto per gli uni e per gli altri e si costruisce pian piano un suo repertorio personale. Tiene il suo primo grande concerto parigino nel 1992 all’Olympia in "vedette américaine" d'Angélique Kidjo. L’album Lokua Kanza, prima opera personale, è registrato alla fine del 1992 e pubblicato un anno più tardi con enorme successo. All’inizio del 1994 la stampa si dichiara “affascinata”, “sotto choc”, “ammaliata”, “allucinata”, “rinvigorita”, il bardo è diventato una star e si vede assegnare a Libreville il premio “Migliore album africano” agli African Music Awards. Wapi Yo nel 1995 è il secondo favoloso successo, un album totalmente intriso di melodie fatate, trovate strumentali e voci sorprendenti, il tutto rivestito di arrangiamenti di seta. Seguono una serie di tournée nel mondo intero, dal Senegal alla Spagna, dalla Germania al Canada, dal Brasile a Los Angeles, scandite da momenti cruciali: la “Festa a Lokua”, nel luglio 1996, al Francofolies della Rochelle, dove Lokua duetta con Catherine Lara, Enzo Enzo, Papa Wemba et Youssou N’Dour; il festival di Montreux, lo stesso anno; l’Heineken Festival di San Paolo, nel 1997, occasione unica per unire la sua voce a quelle di Djavan, Al Jarreau e Chico César. Senza dimenticare diverse altre collaborazioni: è ospite nell’album Hors saison di Francis Cabrel e duetta con la cantante israeliana Noa. Ritorna sulle scene all’inizio del 2005 con Plus vivant, la sua quinta produzione personale e la sua seconda collaborazione con Universal Music Jazz France. L’opera è espressione di un grande musicista che si afferma come cittadino del mondo, artista senza frontiere e creatore di transculture. Esclusivamente interpretato nella lingua di Verlaine e Rimbaud, il nuovo lavoro di Lokua offre al concetto di métissage un’incarnazione pura e incontestabile, che propone una fusione perfetta tra il Nord e il Sud e ricrea alla sua maniera l’unicità che un tempo fu dei nostri antenati comuni. Un disco arrangiato in modo superbo, quindici titoli interpretati con un cuore enorme ed eseguiti in compagnia di indubbi talenti.

Boubacar Traoré, detto Kar Kar, è una contraddizione armoniosa, un musicista di cui l’arte e la biografia sorprendono più per gli estremi che per l’equilibrio. Un idolo per tutta la costa africana occidentale negli anni Sessanta, dimenticato negli anni Settanta, riscoperto negli anni Ottanta e Novanta, complici le lunghe tournée in Europa e negli Stati Uniti. Nel corso della sua carriera è stato paragonato a numerose star della musica pop. È stato accostato a Elvis Presley, così come a Robert Johnson, Johnny Hallyday o Chuck Berry. Possiamo qualificare la sua musica come blues? Tutti questi paragoni dimostrano come sia impossibile definire le canzoni di Kar Kar. Tanto gli europei quanto gli americani hanno bisogno di tali confronti per comprendere un artista che, fondamentalmente, rappresenta un vero e proprio mondo musicale a sé. La sua musica non può essere catalogata come “blues” inteso alla maniera occidentale e non è nemmeno funky come quella del Padre del Soul James Brown, al quale viene talvolta paragonato. In tutto e per tutto, “blues” è una definizione di cui la sua musica gode in casa, nel Mali, tra i suoi colleghi e i suoi compatrioti. Solo se si considera il termine “blues” non come forma musicale ma come espressione di sentimenti, è possibile accostarsi al suo suono. Kar Kar fa quello che ha sempre voluto fare: musica. Per lui sono le melodie, le canzoni che il suo strumento accompagna cantando la seconda voce. “La chitarra mi ha attirato come per magia”, così prova a spiegare il legame con il suo strumento. Negli Stati del Sud non si sentono interpretare gli accordi di blues dei cantanti con le stesse affinità musicali della sua chitarra. La sua chitarra crepita come una kora. D’altra parte, il blues del Mali non ha le stesse strutture che conosciamo della versione americana. “Blues” serve come termine generale, quale tentativo di spiegazione, dal momento che il Kassonké, genere musicale con il quale è cresciuto Traoré, non può rappresentare una descrizione comprensibile a tutti. Nella musica di Kar Kar si sentono le sue origini del Mali occidentale, Kayes, la sua patria e la sua nostalgia. Il suo amore per questa patria e i suoi abitanti è grande anche se di tanto in tanto critica duramente gli amministratori del Paese e i suoi compatrioti. Nelle storie calme delle sue canzoni sono raccontati quarant’anni duri e pieni di tribolazioni. Eppure sono il calore e l’amore a dominare. Kar Kar è un cantastorie e, dal momento che si rifiuta di dare delle spiegazioni, interpretare queste storie non è un compito facile, se vogliamo comprenderne il senso profondo. Parla delle tradizioni africane, permeate di un simbolismo e di un esotismo che difficilmente svelano i propri segreti ai bianchi. Canta l’amore in tutte le sue sfumature umane e tragiche, l’amore per la sua prima moglie deceduta, per i suoi bambini, senza che il dolore - che pesa sul destino tragico della sua storia - appesantisca o faccia soccombere le sue canzoni sotto il peso dell’afflizione. Boubacar Traoré non è un musicista le cui canzoni possono essere spiegate, ma va analizzato per immagini e stati d’animo. È necessario abbandonarsi anima e corpo. E allora sarà forse possibile fare l’esperienza di un’Africa al di là dei cliché e dei pregiudizi.

L’Orchestra National de Barbès assomiglia più a un’idra musicale che a una formazione. Composta da una ventina di membri è una struttura a geometria variabile. A seconda della disponibilità dei musicisti, una sera possono esserci tre chitarristi che conferiscono alla musica una colorazione africana, mentre il giorno successivo uno di loro può essere sostituito da un violinista. Algeria, Marocco, Mali, Senegal: l’Orchestra National de Barbès è la sintesi dei diversi idiomi musicali, il tutto in un gioioso mélange. Giungendo al dunque, perché “Barbès”? “Perché Barbès, recita la copertina del loro disco, è una parte d’Africa dispersa ai piedi del Sacro Cuore. Si trovano il couscous e il pollo, i bar fumosi e le antenne paraboliche”. Un gioiosa banda di dodici musicisti che si scatenano sulla base di un frenetico mix musicale, che va dalla tradizione dei Gnawa al jazz, passando per il raï, lo chaâbi e il rap. Una storia che risale al 1995 e, malgrado la loro predilezione per il palco, specialmente per quanto riguarda l’album live Barbès (1997), si sono rivelati brillantemente in studio con Paulina (1999) e Alik (2008). La storia comincia nel 1987, quando Youssef Boukella, bassista del jazzista Jeff Gardner e originario d’Algeri, arriva a Parigi. Il genere raï sta conquistando il pubblico francese, aldilà la comunità maghrebina. Molto rapidamente, Youssef si fa notare accanto a Cheb Mami e a TakFarinas. È a partire da una sala prove di periferia, tuttavia, che si va a costituire l’idea dell’ONB intorno a Youssef e a quattro cantanti, nel 1995. Larbi Dida, ex cantante del Raïna Raï; Fateh Benlala, che ha dovuto lasciare la situazione calda di Algeri, dove si è formato musicalmente con i ritmi chaâbi; Aziz Sehmaoui, giovane marocchino di tradizione Gnawa; Kamel Tenfiche, nato in Francia, dove è cresciuto intriso di cultura rap. Personaggi chiave nell’evoluzione della musica del gruppo, il sassofonista dei Sixun Alain Debiossat, il chitarrista Olivier Louvel, il tastierista Jean-Baptiste Serré - musicisti francesi - e Tewfik Mimouni, apportano rispettivamente i colori del jazz e il rock. Il concept dell’Orchestra National de Barbès è creato da una piccola squadra ben decisa ad abbattere i vecchi cliché spregiativi nei confronti dei maghrebini, la Bougnoule Connection. Il segreto del successo dell’ONB risiede nella straordinaria facoltà di servirsi, per la costruzione del proprio repertorio, di improvvisazioni di ogni musicista durante i concerti. Anche il pubblico, coinvolto nella danza, gioca il suo ruolo e il successo dell’ONB è confermato da un primo album live, Barbès, pubblicato da Virgin France nel 1997. Questo primo disco è immediatamente seguito dai concerti alla Cigale e alla Grande Halle della Villette, poi da una tournée che passa per festival quali Printemps di Bourges, Musiques Métisses di Angoulême o la Jeunesse di Ivry-sur-Seine, che confermano il talento di ognuno. Ma l'ONB è ormai un collettivo di dodici musicisti e sono dunque presenti anche Fatah Benlala, Fathellah Ghoggal alla chitarra knopflérienne, Khlif Miziallaoua, Ahmed Bensidhoum alle percussioni, Michel Petry alla batteria e Mustapha Mataoui alle tastiere. Dodici individualità che apportano ciascuna un tocco particolare alla musica. Ma per loro niente eguaglia il palco, dove possono dare libero corso al loro temperamento festoso e alla gioia di suonare.


PER INFORMAZIONI E VENDITA BIGLIETTI:

Biglietteria MITO
Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12
telefono 02.88464725 / 02.88464748
c.mitoinformazioni@comune.milano.it
www.mitosettembremusica.it
App MITO SettembreMusica a Milano per iPhone e iPod-Touch disponibile su http://itunes.apple.com/it/app/id438402161
SCHERZI DEL DESTINO
scritto e diretto da MARCO CALINDRI

Teatro Manzoni
7 - 8 - 9 giugno
orario: ore 20,45

Biglietti:
poltronissima € 26,00 - poltrona € 19,00
giovani € 15,00 - anziani € 23,00



“Scherzi del destino” è una commedia ambientata ai giorni nostri e interpretata da 5 attori che hanno maturato la loro esperienza professionale, soprattutto nell’attività del doppiaggio.
Una parte dell’incasso della serata del 7 giugno sarà devoluto all’Associazione ‘Attivecomeprima’ ONLUS, una parte dell’incasso della serata dell’8 giugno sarà devoluto all’associazione ‘Telefono Azzurro’ ONLUS, mentre una parte dell’incasso del 9 giugno sarà devoluto alla ‘LILT – Lega italiana per la Lotta contro i Tumori’ ONLUS.
La trama vede protagonista Stefano, separato da circa un anno e titolare, insieme al suo amico Lorenzo, di una piccola agenzia di pubblicità.
Una sera, rientrando a casa dopo una difficile giornata di lavoro, riceve l’imprevista telefonata di una donna sconosciuta (Paola) la quale, con tono particolarmente teso, chiede di parlare con Giovanni, il suo fidanzato.
Stefano fa presente che si tratta di un banale errore telefonico, perché in casa sua non c’è nessun Giovanni ma, prima che Paola chiuda la telefonata, incuriosito da quella voce per lui particolarmente affascinante, con un’abile dialettica riesce a trattenerla in linea per qualche minuto. Viene così a sapere che la tensione di Paola è dovuta alla decisione di comunicare al fidanzato, proprio quella sera, che il loro rapporto è chiuso definitivamente.
In seguito a questa telefonata, si susseguono colpi di scena, equivoci e coincidenze che coinvolgono i due protagonisti in una serie di imprevisti assolutamente sorprendenti.
‘Scherzi del destino’ è una commedia nella quale si alternano sentimenti e stati d’animo contrapposti come l’amicizia, la prepotenza, i rimpianti, la solidarietà, l’attrazione… e altro.


Personaggi e interpreti:
Stefano – Giorgio Bonino
Paola – Federica Toti
Lorenzo – Claudio Migliavacca
Giovanni – Alberto Pistacchia
Francesca – Deborah Morese

Scene Raffaele D’Alesio, scenografie Agorà Studio srl, direttore di scena Raffaele D’Alesio, operatore luci Danilo La Rosa, assistente alla regia Giusy De Donno
GIOVEDI’ 5 MAGGIO 2011 - ORE 18.00
presso
MONDADORI MULTICENTER DUOMO
P.zza Duomo, 1 – Spazio Eventi – Terzo piano

per il ciclo "Gli incontri di Milano per lo Spettacolo"


ROCCO PAPALEO
e GIOVANNI ESPOSITO

presentano

EDUARDO, PIU’ UNICO CHE RARO!
atti unici di Eduardo De Filippo



in scena al TEATRO MANZONI fino al 15 maggio 2011

Presentano Massimiliano Finazzer Flory, Assessore alla Cultura del Comune di Milano e Antonio Calbi, Direttore del Settore Spettacolo.



“Eduardo: più unico che raro!” è un insieme di atti unici di Eduardo De Filippo scelti dal regista Giancarlo Sepe che avvicina, mostrandone limiti e similitudini, personaggi di atti diversi. Personaggi che si dibattono in spazi angusti, depositari di umori fugaci, surreali, focosi, poetici. Sembrano appunti scritti velocemente, dopo aver assistito ad un curioso accidente, ad un fatto familiare, a cronache riportate su colorite gazzette locali. Persone che s’incontrano, si amano, si spiano, mentre la vita scorre dando l’impressione di non aver bisogno di esseri così comuni, vittime di piccole tragedie quotidiane fatte di niente e di tutto. Saranno Rocco Papaleo con la sua stralunata comicità, l’ottimo Giovanni Esposito e i caratteri di un nutrito cast di attori, a dare vita ai numerosi personaggi che popolano questi piccoli capolavori.
EDUARDO, PIU’ UNICO CHE RARO!

atti unici di
EDUARDO DE FILIPPO


interpretato da
ROCCO PAPALEO
e
GIOVANNI ESPOSITO


per la regia di GIANCARLO SEPE


Musiche a cura di Harmonia Team con la collaborazione di Davide Mastrogiovanni, scene e costumi Carlo De Marino, disegno luci Perceval.

Recite sino a domenica 15 maggio (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).

GLI IPOCRITI
presenta
ROCCO PAPALEO
e
GIOVANNI ESPOSITO

EDUARDO, PIÙ UNICO CHE RARO!
atti unici di Eduardo De Filippo
con
PINO TUFILLARO
ELISABETTA D’ACUNZO ANGELA DE MATTEO ANTONIO MARFELLA
GIAMPIERO SCHIANO ANTONIO SPADARO SIMONE SPIRITO

musiche a cura di HARMONIA TEAM
con la collaborazione di DAVIDE MASTROGIOVANNI
scene e costumi disegno luci
CARLO DE MARINO PERCEVAL
regia
GIANCARLO SEPE
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Due parole sugli Atti Unici
Gli atti unici di Eduardo sono stati sempre una lettura e basta per me, o meglio non li ho mai affrontati, leggendoli, per metterli in scena. Ed ora mi trovo a che fare con una minuzia di personaggi che si dibattono in spazi angusti e depositari di umori a volte fugaci, surreali, focosi e poetici. Come se tutti i protagonisti delle opere più importanti avessero in questi brevi componimenti la loro radice emotiva, il loro pensiero inconfessabile, la loro perversione fatta di gelosia e vendetta. Sembrano appunti e note scritte dall’autore velocemente, dopo aver assistito ad un curioso accidente, ad un fatto familiare, a cronache ridicole di storie ridicole riportate su colorite gazzette locali. Per un napoletano la lettura degli atti unici è come un affaccio su di una viuzza piena zeppa di persone che s’incontrano, si parlano addosso, si amano e si spiano, persone che cantano e si disperano, mentre la vita scorre dando l’impressione di non aver bisogno di esseri così comuni e così vittime di quelle piccole tragedie quotidiane fatte di niente e di tutto. Beckett scrive: “non c’è nulla di più comico dell’infelicità”. Penso che specie negli atti unici Eduardo e Beckett parlino la stessa lingua. Giancarlo Sepe


Eduardo: più unico che raro! è un insieme di atti unici di Eduardo De Filippo scelti dal regista Giancarlo Sepe che avvicina, mostrandone limiti e similitudini, personaggi di atti diversi che presentano insolite affinità. Il protagonista di Occhiali neri (1945), Mario Spelta, tornato cieco dalla guerra, decide di sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico dal cui esito potrà dipendere non solo il suo futuro, ma anche la felicità di Assunta, la sua fidanzata. Il personaggio di Mario viene accostato a quello di Arturo e del suo amico Vincenzo, protagonisti di Filosoficamente (1928) l’uno cieco e l’altro fortemente miope, che a casa di Gaetano Piscopo, impiegato di modeste condizioni economiche, chiedono la mano delle figlie Margherita e Maria di cui si dicono follemente innamorati.
In questo spettacolo sono rappresentati per intero solo alcuni atti mentre di altri ne vengono realizzate alcune scene; di seguito brevi note sugli atti unici più completi messi in scena:
Pericolosamente (1938)
Interprete principale di questo atto unico è Dorotea, una brava donna, ma con un carattere così impossibile che - a detta del marito Arturo - può essere domata solo a colpi di pistola. L’arma, di cui egli si serve, è caricata a salve, ma Dorotea non lo sa e ogni volta crede di dovere la propria salvezza a un miracolo. Per poter sviluppare l’intreccio, Eduardo si serve, oltre che della coppia marito domatore - moglie domata, di un terzo personaggio, Michele, un amico del primo, in cerca di una stanza da affittare dopo quindici anni trascorsi in America. Da allibito testimone dell’incredibile comportamento di Arturo, Michele si trasforma in suo complice.
Sik - Sik, l’artefice magico (1929)
Sik-Sik è un illusionista che si esibisce con la moglie Giorgetta, visibilmente incinta, in teatri di infimo livello. Una sera il mago è costretto, all'ultimo momento, a sostituire Nicola, il suo assistente/palo, con Rafele, uno sprovveduto capitato lì per caso. Una scelta che si rivelerà disastrosa per il mago…. Le due spalle litigheranno tra loro; i giochi truccati falliranno miseramente e Sik – Sik sarà l’unico a pagarne le conseguenze.
La voce del padrone (1932)
La commedia racconta del travagliato tentativo di effettuare la registrazione, in sala d’incisioni di una canzone… Arriva dapprima il tecnico, poi il direttore della sala, il maestro Scardeca, che “modestamente… aggiustò la Bohème di Puccini”; il violinista Attilio, con la testa fasciata, “colpa del litigio con la sua signora che lo ha violentemente colpito con una spazzola, perché se la “intendeva” con la portinaia”. Ancora la cantante Fiammetta Flambò, che ama esibirsi esclusivamente in strada, nelle piazze, nei ristoranti, nei bar ma, chissà perché mai nei teatri; il trombonista Camillo colpito da continui attacchi di tosse convulsa; Nicola il maestro di clarino venuto, “fresco, fresco“ dal dentista che gli ha estirpato i tre denti anteriori; ancora Vincenzo rullante, ovvero il batterista con qualche “piccolo problema” ed infine la vera cantante Clara, moglie di Attilio. Ecco l'orchestra: è al gran completo pronta per l’incisione…


Al Teatro Manzoni dal 26 aprile al 15 maggio
Biglietto: poltronissima € 30,00 - poltrona € 20,00
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
______ Luca Barbarossa & Guest Stars
Teatro Manzoni  di Milano
11 aprile 2011 ore 21,00
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 20,00

Partirà lunedì 11 aprile dal Teatro Manzoni di Milano "BARBAROSSA SOCIAL CLUB in Tour”, il nuovo tour di Luca Barbarossa.
Luca Barbarossa presenterà i brani dal suo ultimo album "Barbarossa Social Club", ed i brani che hanno segnato i 30 anni di carriera del cantautore. Con lui sul palcoscenico si alterneranno alcune guest stars come Enrico Ruggeri, Max Gazzè e Syria.
“Barbarossa Social Club” uscito il 16 Febbraio scorso è subito salito nei primi posti delle classifiche italiane di itunes con il singolo “Fino in fondo” presentato al Festival di Sanremo. Il doppio album con 4 inediti e 3 cover contiene 16 canzoni del repertorio di Luca Barbarossa completamente riarrangiate. Tre dei quattro inediti si avvalgono della preziosa collaborazione di grandissimi artisti come Fiorella Mannoia, Max Gazzè, Roy Paci e Raquel del Rosario. Quest’ultima ha condiviso con Barbarossa l’esperienza sanremese, duettando nel brano “Fino in fondo”. Nell'album non poteva mancare un’incursione dell'amico-socio Neri Marcorè , che si cimenta nel canto di “Amore che vieni amore che vai” di Fabrizio De Andrè.
In questo viaggio Luca Barbarossa sarà accompagnato dalla Social Band composta da Roberto Polito alla batteria, Mauro Formica al basso, Claudio Trippa alla chitarra elettrica, Mario Amici alla chitarra acustica e armonica e Stefano Cenci alle tastiere.
Ad oggi sono confermate per il mese di aprile altre due tappe del Barbarossa Social Club in Tour:
12 Teatro Colosseo - Torino
15 Auditorium Conciliazione - Roma

Per aggiornamenti www.lucabarbarossa.it
Martedì 29 marzo avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


L’ASTICE AL VELENO

scritto e diretto da
VINCENZO SALEMME


interpretato da (in ordine di entrata):
Benedetta Valanzano, Maurizio Aiello, Domenico Aria,
Antonio Guerriero, Giovanni Ribò, Antonella Morea,
Nicola Acunzo, Vincenzo Salemme

Canzoni originali: musiche Antonio Boccia, testi Vincenzo Salemme. Scene Alessandro Chiti, costumi Giusy Giustino, disegno luci Umile Vainieri, movimenti coreografici Stefano Bontempi.

Recite sino a domenica 17 aprile (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).

Debutto, lunedì 28 marzo


Chi è di scena! presenta L’ASTICE AL VELENO commedia in due atti scritta e diretta da VINCENZO SALEMME con in ordine di entrata: Benedetta Valanzano (Barbara), Maurizio Aiello (Matteo), Domenico Aria (Angelo Vicedomini) , Antonio Guerriero (Scugnizzo), Giovanni Ribò (Poeta), Antonella Morea (Lavandaia), Nicola Acunzo (Munaciello), Vincenzo Salemme (Gustavo).
Canzoni originali: musiche Antonio Boccia, testi Vincenzo Salemme.
Scene Alessandro Chiti, costumi Giusy Giustino, disegno luci Umile Vainieri, movimenti coreografici Stefano Bontempi.


“L’astice al veleno” è l’ultima commedia che il prolifico Vincenzo Salemme ha scritto appena un anno fa e con la quale si sta confrontando col pubblico riscuotendo grande successo.
Lo spettacolo ha debuttato a Orvieto il 20 novembre 2010 e dopo molte piazze approda al Teatro Manzoni il 29 marzo, per poi concludere la lunga tournée il 5 maggio.
Si basa come sempre su un meccanismo comico farsesco, che è la cifra dell’autore, e porta in sé i caratteri della commedia brillante e romantica.
Protagonisti sono Barbara e Gustavo. Lei è un’attricetta che sta provando uno spettacolo ed attualmente è l’amante addolorata e delusa del regista, un inseparabile ammogliato. Gustavo invece è un pony express che porta in giro pacchi dono per il Natale imminente. La vicenda infatti nasce e finisce nella giornata del 24 dicembre. Nel teatro dove Barbara debutterà tra pochi giorni, in scena coi protagonisti ci saranno quattro figure molto particolari: sono le statue raffigurate nella scenografia, una lavandaia del Cinquecento, uno scugnizzo di Gemito, un poeta rivoluzionario proveniente dal Regno delle Due Sicilie, un “Munaciello”, figura mitologica dell’iconografia popolare napoletana, che si esprime come un primitivo. Barbara è una donna molto suscettibile e sognatrice e, proprio per questa sua fragilità psicologica, parla con queste figure inanimate che però nella sua fantasia prendono vita. Solo lei (e il pubblico in sala) le vede “vivere”. E invece quando in teatro arriva Gustavo, col costume di Babbo Natale per una consegna, anche per lui le statue si animano. E’ il segno che tra i due c’è molto in comune. Barbara decide di mettere fine alla sua relazione con il regista adultero attuando un piano diabolico e a tal fine organizza una cena a lume di candela in teatro. Il tutto condito dalle incursioni di un astice vivo da cucinare, ma che nessuno ha il coraggio di ammazzare.
Vincenzo Salemme, come sempre alla direzione dello spettacolo e in scena con il suo affiatato gruppo di attori, introduce come novità una decina di pezzi inediti cantati dai personaggi, passaggi musicali che spezzano e alleggeriscono il ritmo convulso delle battute.


Note di regia di Vincenzo Salemme
Non so voi, ma io nelle giornate natalizie sono sempre più felice che nel resto dell’anno. Dal 23 dicembre al 6 gennaio mi sembra tutto più allegro e condito di sana bontà. E allora proprio l’anno scorso, nel mese di dicembre ho deciso di scrivere “L’astice al veleno” e di ambientare la storia di Barbara proprio nei giorni che precedono il Natale, precisamente il 24 dicembre, la Vigilia. E la Vigilia si sa è giorno di cenoni. Ma il cenone in questione prevede un astice vivo che non ha nessuna intenzione di morire. Anche perché la nostra romantica Barbara non ha il coraggio di ucciderlo. Eppure il coraggio di mettere il veleno nel vino per ammazzare il suo amante ce l’ha avuto. Però prima che arrivi l’amante, alla cena avvelenata si presenta Babbo Natale. Non quello vero, no! E chi ci crederebbe più. Nel nostro caso si tratta di un pony express che porta doni delle festività alle compagnie teatrali. E sì perché Barbara è un’attrice ed il suo amante è un regista. Ma non sono i soli a muoversi in scena. Personaggi nuovi si intrometteranno nella vicenda per rendere più complicati i piani di tutti. Chi vincerà? L’amore? La vendetta? Il rimorso? Ce lo racconteranno parlando e cantando i personaggi di questa storia dove di certo si muore, ma speriamo dal ridere.



Al Teatro Manzoni dal 29 marzo al 17 aprile
Biglietto: poltronissima € 30,00 - poltrona € 20,00
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Abbiamo il piacere di comunicarLe che venerdì 4 e sabato 5 marzo andrà in scena lo spettacolo


A CUORE APERTO
Voci del Novecento – da Neruda a Sanguineti

Recital con musiche eseguite dal vivo

interpretato e diretto da
SERGIO RUBINI
Martedì 8 marzo avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


NIENTE PROGETTI PER IL FUTURO

di Francesco Brandi


interpretato da
GIOBBE COVATTA ENZO IACCHETTI


regia di
FRANCESCO BRANDI


Scene e costumi Nicolas Bovey, musiche Cesare Picco, disegno luci Christian Zucaro.

Recite sino a domenica 27 marzo (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).


La Contemporanea e Mismaonda presentano NIENTE PROGETTI PER IL FUTURO di Francesco Brandi. Con GIOBBE COVATTA (Ivan) e ENZO IACCHETTI (Tobia).
Scene e costumi Nicolas Bovey, musiche Cesare Picco, disegno luci Christian Zucaro.
Regia Francesco Brandi.

"Niente progetti per il futuro", la nuova commedia di Francesco Brandi interpretata da Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti, ha debuttato il 21 gennaio al Teatro Mancinelli di Orvieto registrando un tutto esaurito e un cordialissimo consenso da parte del pubblico presente in sala. E' iniziato in questo modo un viaggio che si concluderà l'8 di maggio al Teatro Donizetti di Bergamo. “Se possiamo fare un commento sulla qualità del nostro lavoro, siamo particolarmente contenti che il pubblico abbia apprezzato la capacità dei due interpreti di inserirsi in modo autorevole ed originale in una narrazione mai scontata, dove si alternano momenti di grande ilarità a momenti di sorridente melanconia; vince insomma la capacità del teatro di mischiare storia, personalità degli attori, atmosfere
registiche e divertimento del pubblico".

“Niente progetti per il futuro” ha vinto il Premio Flaiano 2009, con la seguente motivazione di Masolino D’Amico: “Dramma sottile e coinvolgente, spesso imprevedibile, nel rappresentare l’incontro di un semplice garagista con un Vip della televisione, colto e intelligente ma egocentrico oltre ogni limite. Ne esce il ritratto di una società intera, priva di valori e piena di contraddizioni.” L’autore Francesco Brandi che ha firmato altri interessanti testi teatrali, alcuni dei quali già andati in scena, rappresenta una delle più nuove e più autentiche voci della drammaturgia italiana.
“Niente progetti per il futuro” è un gioco teatrale surreale, una parabola contemporanea, che cerca di raccontare con i toni della leggerezza e del paradosso una società in crisi, dove i valori dell’Uomo appaiono lisi e sfilacciati sullo sfondo di un progressivo impoverimento spirituale.
L’ambientazione è un ponte pedonale della periferia di una grande città, sul quale si incontrano di notte due aspiranti suicidi, uniti dalla comune insana aspirazione ma diversissimi per tutto il resto.
Ivan è un garagista, uomo semplice e di piacevole concretezza, religioso praticante, di bassa estrazione sociale, con una cultura non certo ricca ma nutrita da un’insopprimibile curiosità che alimenta le sue velleità speculative e finanche filosofiche, un filosofo del paradosso ovviamente! E proprio certe sue speculazioni vittimistiche lo hanno portato a concludere che il modo più consono di reagire al tradimento della fidanzata sia levarsi la vita.
Tobia invece è un vip della TV, psicologo di nascita ma opinionista tuttologo di adozione (televisiva). Uomo colto e ironico, ma anche molto egoista e egocentrico. Ultimamente è finito in disgrazia dopo aver involontariamente offeso un alto papavero della televisione in una delle solite schermaglie dei salotti televisivi. Sebbene, pentito dell’incauto gesto, abbia cercato di porvi rimedio con scuse e genuflessioni, subisce ormai da mesi un pesante ostracismo che lo ha logorato lentamente, facendo emergere la sua parte più cinica e nichilista. Su consiglio del suo agente ha speso gli ultimi denari per sposare in sontuose nozze una starlette della tv con cui era fidanzato da tempo, più che per amore per fare un po’ di “rumore” intorno alla sua immagine, ma a poco è servito. Questo è il motivo del suicidio, una carriera distrutta, e soprattutto nessuno più che lo ama e lo cerca, nemmeno la neo moglie che al contrario di lui è impegnata in una carriera folgorante. Ma proprio nel fatidico istante in cui sta per lasciarsi andare giù dal ponte appare Ivan, il quale dopo aver conosciuto di persona Tobia, di cui è da sempre grande fan, decide che la sua ultima buona azione da vivo sarà impedirgli il suicidio.
Dall’incontro tra queste due diverse disperazioni, che provengono da mondi lontani ma che si riconoscono in fretta, nasce il dramma o la commedia, secondo i diversi punti di vista o la diversa lettura degli avvenimenti.

Il gioco del teatro – Note di Francesco Brandi
In inglese “Play”, in francese “Jouer”, in tedesco “Spiele”…
in Italia purtroppo è “Recitare”, un termine che si porta dietro una spiacevole suggestione di pesantezza e falsità. Mentre il teatro, certamente è finto, ma non deve essere mai falso. E la sorpresa, è stata scoprire come Giobbe e Enzo sulla scena non “recitano” neanche un secondo, ma al contrario giocano sempre, e incessantemente, come nelle prove così per tutte le due ore di ogni replica, con l’energia, la vitalità e l’impunità dei bambini che sono incapaci di essere falsi, e non sono mai così veri come nella finzione del gioco. La verità invade il palcoscenico, proprio attraverso la serietà leggera del credere fino in fondo a quello a cui si sta giocando. Quel sasso al collo non è più di cartapesta e quel ponte è davvero sospeso sul baratro di un fiume che laggiù scorre minaccioso. Tutto diventa più vero del vero, tutto è pericoloso perché in ogni momento si ha la sensazione che possa accadere l'imprevedibile e che qualunque cosa accada sia plausibile. E allora eccolo qua! Il miracolo cui spero sempre di assistere quando lavoro in teatro e quando vi assisto da spettatore. Quel momento in cui il gioco è talmente intenso da diventare illusione perfetta. E illusionisti lo sono davvero i miei due eccellenti compagni di squadra, e quando si calano nelle vesti dei due aspiranti suicidi ti illudono che sia vita e invece è teatro… ma ti illudono anche che sia teatro e invece è vita.

Al Teatro Manzoni dall’8 al 27 marzo 2011
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 20,00
COMUNICATO STAMPA

Domenica 27 febbraio 2011 ore 11.00
TEATRO MANZONI

PRIMA DATA ITALIANA

una ironica rilettura ‘a tutta birra’ della Swing Era

MATT DARRIAU & BALLIN' THE JACK

clarinetto, sassofoni contralto e tenore
Matt Darriau
sassofono baritono e clarinetto
Andy Laster
tromba
Frank London
trombone
Curtis Hasselbring
pianoforte, Hammond B3
Barney McAll
contrabbasso
Joe Fitzgerald
batteria
George Schuller

Domenica 27 febbraio 2011, alle ore 11.00, al teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” presenta, guidato dal noto clarinettista Matt Darriau, un trascinante, ironico e teatrale gruppo che oggi primeggia sulla scena musicale di New York: Ballin' the Jack (“andare tutta birra” espressione gergale usata nel blues e nella black music).
Strumentista virtuoso, acclamato componente di un celebrato gruppo di musica klezmer come i Klezmatics, Darriau propone, a capo di un elettrizzante complesso formato da eccezionali musicisti come il trombettista Frank London e il trombonista Curtis Hasselbring, un'affascinante e arguta rilettura del repertorio improvvisato degli anni Trenta e Quaranta, da Duke Ellington a Count Basie, riadattato secondo un approccio marcatamente spettacolare e intimamente legato alla nostra contemporaneità. Il risultato è di incredibile modernità e di eccezionale coinvolgimento, in un susseguirsi di climi e sonorità che ci riportano indietro nel tempo e allo stesso tempo ci propongono un’incantevole lezione poetica per il futuro. Le atmosfere ora drammatiche, ora disincantate e giocose dell'affascinante Swing Era, diventano pretesto non solo per una sorta di rilettura ironica (proposta però con la indispensabile preparazione filologica), in cui il gioco del virtuosismo supremo si allea ad una componente ritmica elettrizzante, ma anche per una rimeditazione poetica che sa illustrare, con improvvisi squarci di lirica tenerezza, il debito che la nostra contemporaneità ha con un passato in cui una certa naiveté sapeva farsi veicolo di grande espressività e di appassionanti emozioni.


MATT DARRIAU
Il periodico specializzato Jazziz ha indicato nel clarinettista Matt Darriau uno fra i più influenti improvvisatori degli ultimi quindici anni, per aver saputo inserire all'interno dell'improvvisazione jazzistica non solo il contributo della tradizionale musica ebraica ma anche e soprattutto l'enfasi ritmico-melodica delle tradizioni balcaniche. Attivo sia come compositore che come strumentista, egli guida il Paradox Trio nel contesto della nuova musica ebraica, oltre a operare nell'ambito della musica celtica con il gruppo Whirligig ed in quella swing con Ballin' the Jack. Da non dimenticare la sua big band Orange Then Blue e la Recycled Waltz Orchestra, dedicata al ricupero di colonne sonore del passato. Dal 1995 fa parte del gruppo Klezmatics; nel frattempo ha collaborato e collabora con artisti quali Gunther Schuller, Frank London, Lorin Sklamberg, Elliott Sharp, Marc Ribot, Theodosii Spassov, Mark Feldman, Bojan Z e altri ancora.

FRANK LONDON
Frank London, trombettista e compositore di fama, ha intrapreso da qualche anno una brillante carriera solistica aprendo i confini del klezmer ad altre sonorità. Si esibisce regolarmente con i Klezmatics e The Hasidic New Wave. La sua carriera è veramente impressionante: ha suonato con John Zorn, LL Cool J, Mel Tormé, Lester Bowie's Brass Fantasy, LaMonte Young, They Might Be Giants, David Byrne, Jane Siberry, Itzhak Perlman, Ben Folds 5, Mark Ribot e GalCosta. La sua tromba è presente in più di 80 dischi. E’ stato tra i cofondatori dei gruppi Les Miserables Brass Band e della Klezmer Conservatory Band.

CURTIS HASSELBRING
L'eccezionale trombonista Curtis Hasselbring guida da lungo tempo gruppi di grande successo, di pubblico e di critica, come The New Melow Edward, Decoupage e la Curha-chestra. Ha collaborato o collabora con artisti quali Medeski Martin & Wood, Slavic Soul Party, Golem, Bobby Previte, Josh Roseman, The Either/Orchestra, Andrew D'Angelo, Mr. Dorgon, Satoko Fujii, Jazz Passengers, Frank London, Tom Harrell, Cuong Vu, Roberto Rodriguez, Anthony Coleman, fra i tanti. Ad oggi ha partecipato, inoltre, a più di sessanta incisioni discografiche.

ANDY LASTER
Il brillante sassofonista Andy Laster è nato nel 1961 ed ha compiuto i suoi studi musicali al Cornish Institute di Seattle. Trasferitosi a New york nel 1985, si è velocemente affermato non solo per le sue doti di strumentista, ma anche per la sua originalità d'approccio alla musica e per il vastissimo raggio dei suoi interessi musicali e culturali. Ha collaborato o collabora con artisti e gruppi quali Dan Froot’s Dancing Saxophone Quartet, Orange Then Blue, Bobby Previte, Julius Hemphill, Phil Haynes, Hank Roberts, Pink Noise Saxophone Quartet, New & Used, Lyle Lovett e altri ancora. Apprezzatissime le sue realizzazioni discografiche come Hippo Stomp (con Drew Gress, Phil Haynes, Michele Rosewoman, Frank Lacy), Twirler (con Drew Gress, Phil Haynes, Hank Roberts, Herb Robertson), Interpretation of Lessness (con Erik Friedlander, Cuong Vu, Kenny Wollesen). Oltre a guidare il gruppo Hydra, di particolare interesse è il progetto discografico Sounds of Cairo, dedicato alle musiche di compositori ebreo-egiziani degli anni Venti.

BARNEY MCALL
Nato a Melbourne, Australia, nel 1966, il pianista e tastierista Barney McAll è estremamente attivo come arrangiatore e come compositore di colonne sonore. Dopo essersi affermato in patria, collaborando con artisti quali Vince Jones, Kate Ceberano e Renee Geyer, si trasferisce nel 1997 a New York, esibendosi con il quartetto del sassofonista Gary Bartz e collaborando con artisti quali Fred Wesley, Josh Roseman, Groove Collective e il cantante Daniel Merriweather.

JOE FITZGERALD
Trasferitosi a New York nel 1991, l'eccellente contrabbassista Joe Fitzgerald ha saputo conquistarsi una posizione di assoluto rilievo sulla scena musicale della città per la sua capacità di operare con originalità sia nel campo dell'avanguardia che nel campo del mainstream e, persino, del jazz tradizionale. Ha difatti collaborato o collabora, esibendosi in tutto il mondo, con artisti ben diversi fra di loro quali Anthony Coleman, Bruce Barth, Nelson Faria, Bill Pierce, Datevik Hovanesian, Ken Peplowski, Ana Caram, Maxine Sullivan, Joel Frahm, Donald Brown, Howard Alden, Portinho, Ana Lu, Vanderlei Pereira, Cafe, Cliff Korman, Joe Puma, Gene Bertoncini, Curtis Fowlkes, Allan Chase, Alan Dawson, Kurt Rosenwinkel, Chris Speed, Andrew D'Angelo, Jim Black, Matt Munisteri, Frank Wess, Jon-Erik Kelso, Warren Vache, Richard Sudhalter, Bill Easley, Billy Kilson e altri ancora.

GEORGE SCHULLER
Cresciuto musicalmente a Boston ma nativo di New York, l'affermato batterista George Schuller s'è inizialmente esibito, dopo studi al New England Conservatory, con Herb Pomeroy, Jaki Byard, Jerry Bergonzi, George Garzone, Mick Goodrick, John Lockwood, Ran Blake, Lisa Thorson, Billy Pierce, Bruce Gertz, Mili Bermejo, John LaPorta. Tornato a New York, si è affermato come compositore, band leader e arrangiatore, oltre a imporsi come batterista in collaborazioni con Lee Konitz, Mose Allison, Dee Dee Bridgewater, Nnenna Freelon, Ran Blake, Fred Hersch, Armen Donelian, Burton Greene, Tom Varner, Mark Helias, Tony Malaby, Dave Douglas, Herb Robertson, Peter Yarrow, Gebhard Ullmann, The Smithsonian Jazz Masterworks Orchestra.

Prevendita
dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita
Ridotto giovani € 8 + prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350
circuito Ticketone + Call Center 892.101
Tiromancino
Teatro Manzoni
14 febbraio 2011 ore 21,00
Biglietto: Poltronissima € 35,00
Poltrona € 25,00

“L’ESSENZIALE” TOUR 2011
Prende il via il 3 febbraio da Catania il tour teatrale dei Tiromancino. Con una formazione rinnovata, la band guidata da Federico Zampaglione torna sui palcoscenici di alcuni tra i più suggestivi teatri italiani per presentare dal vivo i brani del nuovo album “L’essenziale” e una selezione delle canzoni più significative tratte dal loro intero repertorio. Lo spettacolo offrirà al pubblico momenti di grande emozione e coinvolgimento grazie anche alle proiezioni e alle suggestioni visive di Dario Albertini, l’artista che ha diretto gli ultimi video del gruppo e che curerà l’allestimento scenografico del tour. Coerentemente con le scelte sonore che caratterizzano l’ultimo lavoro dei Tiromancino, il live punterà a restituire ai brani nuova essenzialità e asciuttezza stilistica, con le chitarre al centro dell’impianto sonoro.
Federico Zampaglione (voce e chitarre - acustica, elettrica, slide) sarà affiancato da Emanuele Brignola al basso, Stefano Cenci alle tastiere e Ivo Parlati alla batteria.

“L’essenziale è riuscire ad avere qualche cosa di buono da fare o almeno da dire per non restare a guardare…”
“L’ESSENZIALE” è un album che emoziona, per diversi motivi. Il primo è che sancisce il ritorno sulle scene di un gruppo che con la sua musica ha caratterizzato, in questi anni, il panorama musicale italiano finendo per farne parte in un modo importante. Ritrovare i Tiromancino è come ritrovare dei vecchi amici che non vedi da un po’. E, che dopo cinque minuti, ti sembra di non avere mai perso di vista davvero. Ma il nuovo album della band di Federico Zampaglione è un album importante anche e perché arriva dopo che “il fare” ha permesso a Federico di realizzare appieno le proprie aspirazioni artistiche, lasciandogli di conseguenza la libertà di pensare ad un disco semplicemente come una raccolta di canzoni, un affare che riguarda lui e la musica. E non è un caso che questo album non abbia riferimenti cinematografici, altri piani o altri rimandi, ma sia una raccolta di nuove canzoni fatte per essere suonate, per essere cantate, per essere ricordate. E registrate con un nuovo suono in mente.
Dimenticate i Tiromancino focalizzati sul suono del piano che avete ascoltato nello scorso decennio: “L’ESSENZIALE” riparte dalle chitarre, da sempre la passione di Federico, e dalla voglia di restituire ai brani una nuova essenzialità, un’asciuttezza stilistica che forse sono soltanto il risultato di una voglia di perdere peso che arriva con l’età, e con gli anni di carriera. “L’ESSENZIALE” è in questo senso un album leggero, pieno di canzoni importanti, che però sono portate a salire verso l’alto, a volare senza peso. Merito di arrangiamenti azzeccati, di suoni minimali, scelti in funzione delle strutture armoniche, delle aperture melodiche, mai invasivi o pedanti. Insieme a questo cambiamento, c’è una piacevole conferma. Accanto a Federico torna, nel ruolo di coautore dei testi, il padre Domenico, già al suo fianco in un brano del precedente album “L’alba di domani”. E’ anche merito suo se le liriche di questo album si confrontano con successo con tematiche importanti come l’amore (“Esiste un posto”, “Quanto ancora”, “Le mie notti”), la libertà (“Se tutte le avventure”), l’inquietudine (“La strada da prendere”, “L’inquietudine di esistere”), le dinamiche sociali (“Migrantes”), con quell’universo di azioni e reazioni che hanno a che fare con il crescere, con l’essere uomini (“Mondo imperfetto”, “L’essenziale”, “Vite di ordinaria follia”). E lo fanno con una grazia e uno stile che rendono questi testi dei piccoli esempi di poesia quotidiana.
Registrato tra Roma (preproduzione con Alessandro Canini e Andrea Moscianese) e i leggendari studi Henson di Los Angeles con la complicità di un grande project manager come Saverio Principini , “L’ESSENZIALE” gode dei favori di alcuni importanti musicisti di studio statunitensi, che hanno dato a questo album l’imprinting di un suono fuori dal tempo, fedele soltanto alle canzoni. E se Federico è un artista che ama agire, ecco che, tra gli ospiti, l’unico ospite italiano, Fabri Fibra, finisce per essere una sorta di suo specchio gemello, per la voglia incessante di non stare mai fermo.
“L’ESSENZIALE” è una bella conferma di stile, riporta nella nostra quotidianità delle canzoni che iniziavano a mancarci e che sicuramente sapranno trovarsi un posto nel cuore e nella vita delle persone. Il viaggio di Federico e dei Tiromancino prosegue, sorretto da alcune basilari certezze…l’essenziale è riuscire a dare forma / anche a quello che ti sembra assurdo / e se pensi al futuro / non tutto è perduto… l’azione, la voglia di fare, prima di tutto.
Buon viaggio a loro, e a tutti noi.

Oltre il Teatro Manzoni, queste le altre date attualmente confermate del tour:

giovedì 3 febbraio - Le Ciminiere - Catania,
venerdì 4 febbraio - Teatro Golden - Palermo
lunedì 7 febbraio - Teatro Ambra Jovinelli - Roma
martedì 22 febbraio - Teatro Puccini – Firenze
venerdì 15 aprile - Teatro Multiplex - Taviano (Le)
martedì 19 aprile - Teatro Rossini - Civitanova Marche

http://www.tiromancino.com/
Agenzia: Vie Musicali - info@viemusicali.it

BIOGRAFIA
La voglia di fare è da sempre amica di Federico Zampaglione. Pochi artisti come lui hanno saputo imprimere una direzione alla propria strada facendola scorrere attraverso le proprie passioni con la stessa energia di un treno in marcia. E’ stato così già a partire dalla fine degli anni ’80, quando i Tiromancino si sono formati, a Roma. Ha continuato ad essere così negli anni ’90, anni in cui la band affilava il proprio suono attraverso proposte musicali di volta in volta sperimentali o più rassicuranti, ma sempre accomunate dalla voglia di farsi notare e dall’esigenza di farsi comprendere. Federico Zampaglione, di quella spinta incessante, era per l’appunto il motore, inarrestabile: collaborazioni, tournée, apparizioni televisive, scrittura di canzoni, tutto faceva capo a lui e alla sua voglia di portare i Tiromancino oltre il ristretto ambito in cui la scena alternativa italiana sembrava averli collocati. Nel 2000, con l’album “La descrizione di un attimo” arrivano la svolta, e il successo. Che da quel momento in poi non abbandonerà più la navicella dei Tiromancino, nonostante i continui cambi di organico e alcuni momenti di crisi interna, anzi. E’ proprio da quel momento in poi che la ditta si avvia a diventare, progressivamente, sempre più una creatura del solo Federico, che ne impugna saldamente il timone. Gli album successivi, “In continuo movimento” e “Illusioni parallele”, non fanno che confermare e ampliare la svolta sonora di un album come “La descrizione di un attimo”, arricchendolo di elementi inconfondibili per il sound del gruppo, che viaggia ormai in perfetto equilibro tra raffinatezze pop e spigolosità rock,metabolizzando al proprio interno elettronica, hip hop, dance e il background musicale degli ultimi vent’anni. Al centro di tutto questo universo, però, c’è un sole: il songcrafting di Federico, ossia la sua innata capacità di scrivere grandi canzoni. Le sue metriche, i suoi giri armonici, la felicità nella scelta delle melodie, perfino il suo inconfondibile modo di cantare, sono il marchio di fabbrica dei Tiromancino, che nel 2005 si concedono il lusso di pubblicare un’antologia che ne sintetizza il cammino di dieci anni. Ma Federico è un artista d’azione, dicevamo. E se già nel percorso dei Tiromancino aveva dimostrato un’attitudine al visual molto spiccata, finendo per contribuire personalmente alla realizzazione dei videoclip della band, ora è arrivato il momento di osare. “Nero bifamiliare” è la sua prima idea per il cinema, idea che diventa film, film che riscuote un successo sufficiente a far voltare la testa a quanti, fino a quel momento, lo avevano considerato “soltanto” un musicista brillante, come del resto conferma la pubblicazione di un nuovo album dei Tiromancino, “L’alba di domani”, che di quel film contiene la colonna sonora. Così, la spinta verso il nuovo, verso ciò che è davanti, non si ferma. Anzi. 2010. Un altro anno cruciale per Federico. Nelle sale cinematografiche esce il suo nuovo film, “Shadow”, un horror in piena regola, acquistato in oltre 30 paesi esteri e trasmesso in televisione negli Stati Uniti. Nei negozi di dischi, invece, si prepara ad arrivare un nuovo album di inediti, ennesima svolta artistica di un percorso unico e inimitabile, al cui centro ci sono, ancora una volta, soltanto delle grandi canzoni.
 SPETTACOLI FUORI ABBONAMENTO
Stagione teatrale 2011-12

Dal 30 settembre al 2 ottobre
VANESSA INCONTRADA
“Miles gloriosus” di Tito Maccio Plauto
Regia di Cristiano Roccamo

Dal 3 al 6 novembre
ADRIANA ASTI
“Milano che non c’è più” storia di una città tra musiche e parole
Direzione musicale di Alessandro Nidi

12 dicembre
SOWETO GOSPEL CHOIR
in concert

23 dicembre
LE SORELLE MARINETTI
L’ORCHESTRA MANISCALCHI
e la partecipazione straordinaria degli ITALIAN HARMONISTS
“Note di Natale”
Testi e regia di Giorgio Bozzo
Direzione d’Orchestra del M° Christian Schmitz

LA COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTE
con orchestra dal vivo
31 dicembre, 1 e 6 gennaio
“La vedova allegra” di Franz Lehar
7 e 8 gennaio
“Cin ci là” di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato

Dal 31 gennaio al 5 febbraio - RENTREE
VINCENZO SALEMME
“L’astice al veleno”
Scritto e diretto da Vincenzo Salemme

Dal 28 febbraio al 4 marzo
ENRICO MONTESANO
Il canto del cigno
Scritto da Enrico Montesano e Luigi Lunari
Regia di Enrico Montesano


Sette appuntamenti “fuori abbonamento”, ma in realtà, anche se le proposte hanno durata più breve, si dovrebbe dire un secondo cartellone che naviga dentro un altro più denso. Un secondo cartellone che offre anch’esso tante belle sorprese. Ci sono per cominciare le signore della scena, e il confronto è tra la giovane e fresca Vanessa Incontrada e l’evergreen Adriana Asti. Compaiono ancora i reucci della risata ed è match tra il napoletano Vincenzo Salemme ed Enrico Montesano. E poi a sedurre tanta musica. Musica nelle sue sfaccettature più diverse. Il grande gospel (ecco Soweto Gospel Choir), l’immarcescibile operetta (“La Vedova allegra” e “Cin Ci Là”) e le canzoni d’antan (un tuffo al cuore con Le Sorelle Marinetti accompagnate dall’Orchestra Maniscalchi con la partecipazione straordinaria degli Italian Harmonists).


MILES GLORIOSUS
E’ una cosa rara trovare Plauto su una ribalta al chiuso. Tito Maccio Plauto da Sarsina il grande autore latino, il padre del teatro popolare e l’antesignano del teatro comico. Fuori abbonamento, a rompere il ghiaccio di una nuova e ricca stagione del nostro teatro, arriva quella che è una delle sue più sorprendenti commedie: “Miles gloriosus” ovvero il soldato che si vanta delle sue bravure. Un capolavoro, un intreccio divertentissimo e dunque risate a gogò. A procurarcele in uno spettacolo ben realizzato da Cristiano Roccamo che guida un bel cast di attori fra i quali svetta, a sorpresa, in un ruolo maschile che le è congeniale, Vanessa Incontrada attrice non solo di straordinaria bellezza e simpatia (lo testimoniano anche i molti film da lei interpretati, a cominciare da “Il cuore altrove” di Pupi Avati), ma anche di splendido temperamento.

MILANO CHE NON C’E’ PIU’ Storia di una città tra musiche e parole
Adriana Asti ovvero talento da vendere, brio, verve incandescente. E, milanese, una passione per la sua città, viscerale e infinita. E questo “Milano che non c’è più” a risultare la prova più evidente. Una testimonianza d’affetto, oltre che essere anche una proposta culturale, tutta esposta sul filo della nostalgia, ma anche dell’ironia. Uno spettacolo che si snoda tra le più grandi pagine poetiche e letterarie e un mare di bellissime canzoni, che non solo ci toccano il cuore, ma ci fanno riscoprire una Milano che ha ancora l’odore della nebbia e il fascino di certi cortili segreti, di certe viuzze con l’acciottolato, di certe chiese fuori mano. Di più, l’ineffabile Adriana ci fa capire che quel dialetto meneghino, che lei conosce a meraviglia, è ancora una lingua assai viva, tutta da riscoprire. Il suo spettacolo una scatola magica che si trasforma in giostra, mostrando i luoghi più noti e più cari, la Galleria, i Navigli, il Duomo che si apre in un abbraccio quasi a raccogliere tutti fra le sue guglie, all’ombra della Madonnina.

SOWETO GOSPEL CHOIR
Impossibile non subirne il fascino. Scuote le anime, tocca il cuore, suscita entusiasmo. L’incontro con il Soweto Gospel Choir è di quelli che lasciano una emozione profonda. Avverrà anche questa volta. Ritorna a grande richiesta il famoso “ensemble” sudafricano - ventidue bravissimi artisti sulla scena tra cantanti, ballerini e percussionisti - e ci farà ascoltare alcuni fra i più bei brani del suo repertorio. Gospel trascinanti, carichi di energia, suggeriti da una superba forza ispiratrice, che esprimono l’amore per il prossimo e il desiderio di convivenza e armonia fra i popoli. Premiato due volte con il prestigioso Grammy Award, da sempre nei suoi spettacoli il Soweto Gospel Choir, fondato da David Mulovhedzi, esegue un repertorio quanto mai seducente e sfaccettato che bene riflette l’anima, la storia e la cultura del Sudafrica (la Rainbow Nation) attraverso un ritmo sempre vivace, una stupefacente danza e soprattutto una preziosa ricerca vocale. Due ore capaci di trasmettere al pubblico tutta la bellezza e la passione che caratterizzano quell’Africa così lontana ma anche, nel sentire, così vicina a noi.

NOTE DI NATALE
Come cantano bene, anzi benissimo, Le Sorelle Marinetti, Turbina, Mercuria e Scintilla. E quanta grazia c’è nei loro movimenti coreografici, in quella loro delicata gestualità. Con loro è un tuffo ironico e raffinato negli anni Trenta e nei grandi nomi della canzone di quel periodo d’oro. Gli anni dell’avvento della radio, del Trio Lescano, di Wanda Osiris, di Alberto Rabagliati, di Silvana Fioresi e di tanti altri grandi artisti. E grandi artiste sono anche loro le genovesi Sorelle Marinetti figlie di papà Giorgio Bozzo che tra un brano e l’altro, i loro racconti esposti con grande padronanza attoriale, ci fanno ripercorrere un pezzo di storia italiana. Con loro, accompagnate dalla magica orchestra Maniscalchi e dagli Italian Harmonists, si procede a suon di “swing” e, brano dopo brano, aneddoto dopo aneddoto, “Note di Natale” va avanti carico di sorprese, ricco di buon umore. Quel buon umore che le canzoni da loro cantate con classe insuperabile ancora ci mettono addosso a distanza di ottanta anni.

LA VEDOVA ALLEGRA – CIN CI LA’
C’è un pubblico, e vasto, che la ama ancora, e molto. Vogliamo sottrargli il piacere dell’operetta? L’operetta vuol dire nostalgia di un tempo lontano, ma anche tanto brio, tanto, tanto buon umore. Ne è l’esempio più vistoso l’intramontabile “La vedova allegra”, che del genere da sempre è considerata la regina. Capolavoro di Lehar che ci regala la più bella musica possibile punteggiata di valzer, di romanze, di duetti. Anche questa volta fatta rivivere alla perfezione dalla pregiata Compagnia Italiana di Operette, la quale trae dal cilindro anche un altro titolo famoso: “Cin Ci Là”. Un soggetto decisamente più comico e uno sfondo più esotico o falsamente esotico. Una Cina di cartapesta dove il librettista Carlo Lombardo e il compositore Virgilio Ranzato con le sue scintillanti musiche e refrain che non si dimenticano, ci raccontano la storia, alquanto buffa, di due timidi e principi (Myosotis e Ciclamino) destinati a convolare a nozze come la più irruente Anna Glavary e il bel Danilo, protagonisti dell’inossidabile “Vedova allegra”.

L’ASTICE AL VELENO
Dopo il successo record cui l’anno scorso è andato incontro (ben 105.000 spettatori per 129 repliche!), impossibile non riprendere, anche se per poche sere, “L’astice al veleno” di Vincenzo Salemme. La più scanzonata, la più allegra, e condita di sana bontà (si svolge la vicenda sotto le feste natalizie), delle commedie uscite dall’effervescente fantasia del grande comico napoletano che qui si cala nei panni di un pony express, e si innamora di un’attricetta lasciata dall’amico e produttore proprio alla vigilia di un importante debutto. Due tempi che presentano una continua girandola di trovate (non mancano anche le statue parlanti di napoletana tradizione), con un meccanismo comico farsesco che mai da tregua. E mai il popolarissimo attore partenopeo, qui in veste di Babbo Natale, ha prodotto una esplosione di risate come in questa occasione.

IL CANTO DEL CIGNO
Bravura, divertimento, sorpresa. Difficile non ammettere che Enrico Montesano non sia uno dei nostri più bravi one-man-show. E quanto lo sia lo rivela, ancora una volta, proprio in questo spettacolo pensato e scritto a quattro mani con Luigi Lunari. Uno show dove il fil rouge è la sua stessa vita. Che rivive e narra a se stesso e a cinque figure femminili che gli fanno visita nella solitudine di un camerino mentre rigira la statuetta di un premio ricevuto. Su su sempre più su: dai sogni dei suoi esordi d’attore, la gavetta al Bagaglino, ai grandi successi del teatro di rivista, al musical (il top con Bravo!), ai popolari personaggi creati, con piglio moderno, dalla sua fantasia. La fantasia di un osservatore ironico e spietato del reale. Ma anche Montesano abilissimo come nessun altro nel conversare col pubblico, alla maniera dei vecchi entertainer. Una grande tavolozza su cui può mettere tutti i suoi “colori” d’attore e una esilarante cavalcata comica qua e là, accompagnata da un filo di nostalgia per note e accenti del grande teatro classico, da cui la vita e il successo l’hanno tenuto lontano.
COMUNICATO STAMPA

Domenica 6 febbraio 2011 ore 11.00
Teatro Manzoni

PRIMA DATA ITALIANA

uno dei grandi protagonisti della scena musicale neworkese

BEN ALLISON QUINTET
contrabbasso
Ben Allison
sassofono tenore
Michael Blake
violino
Jenny Scheinman
chitarra
Steve Cardenas
batteria
Rudy Royston

Domenica 6 febbraio 2011, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” presenta il nuovo, affascinante progetto di uno fra i protagonisti della scena musicale newyorkese, il contrabbassista Ben Allison.
Definito uno degli attuali migliori giovani musicisti jazz dal Boston Globe, e agli esordi da Down Beat come una delle 25 rising jazz stars for the future, Ben Allison è sicuramente uno dei musicisti più interessanti e attivi della già ricchissima scena di New York: oltre ad essere un contrabbassista formidabile è anche un compositore di grande sensibilità. Egli ha ad oggi pubblicato con composizioni originali a sua firma nove album, (di recente pubblicazione Think Free per Palmetto Records), lavori che esemplificano la sua visione lungimirante e creativa evidenziando le sue doti di produttore, compositore, arrangiatore e bassista. Viene citato nella categoria Miglior bassista dal Downbeat Critics Poll dal 2005 al 2009.
Think Free ha rapidamente raggiunto il primo posto su CMJ National Jazz radio charts rimanendo tra le prime venti posizioni per più di tre mesi.
A Milano Ben Allison torna proprio per presentare il progetto Think Free con i musicisti che lo hanno aiutato a realizzarlo, fra i quali l'eccellente e apprezzatissima violinista Jenny Scheinman e il tenorista Michael Blake.


BEN ALLISON

Nato nel 1966 a New Haven, Connecticut, il contrabbassista e compositore Ben Allison vanta una straordinaria carriera sia come leader che come collaboratore di artisti come il chitarrista Vernon Reid, il liutista Ara Dinkjan, i ballerini Jimmy Slide e Fayard Nicholas, il poeta Robert Pinsky. Ha partecipato ad oltre 40 incisioni discografiche e, con i suoi gruppi, Ben Allison Band, Man Size Safe, Peace Pipe e Medicine Wheel, ha compiuto numerosissime tournée in tutto il mondo.
Allison ha al suo attivo nove incisioni a suo nome, che ne hanno consolidato grandemente la fama non solo di strumentista ma di compositore originalissimo: Think Free (2009), Little Things Run the World (2008), Cowboy Justice (2006), Buzz (2004), Peace Pipe (2002), Riding the Nuclear Tiger (2001), Third Eye (1999), Medicine Wheel (1998) per la Palmetto Records, oltre al suo album d'esordio nel 1996, Seven Arrows per la Koch Jazz. Apprezzato dalla critica sia americana che internazionale (in Olanda Allison ha ottenuto il prestigioso Bird Award), il contrabbassista s'è sempre più orientato verso un'integrazione fra le sue attività di musicista, compositore, leader, produttore.
All'età di 25 anni Allison ha inoltre costituito il Jazz Composers Collective, un'associazione non-profit con sede a New York, finalizzata alla realizzazione di un ambiente dove gli artisti possano liberamente esplorare - allargando i confini dell'espressività - le proprie idee musicali e presentare i propri lavori come compositori. Egli è inoltre co-leader, assieme al pianista Frank Kimbrough, dello Herbie Nichols Project, con cui ha inciso con grande successo Strange City (Palmetto Records, 2001), Dr. Cyclops' Dream e Love Is Proximity (Soul Note Records, 1999 e 1997).


MICHAEL BLAKE
Il sassofonista, compositore e arrangiatore Michael Blake s'è affermato da tempo come una delle voci più originali nell'ambito della musica improvvisata contemporanea. Fra le sue incisioni più recenti vanno ricordate: Amor de Cosmos (Songlines), The World Awakes/A Tribute to Lucky Thompson (Stunt Records), Blake Tartare e More Like Us (Stunt Records). Leader di acclamati gruppi come Blake Tartare e Slow Poke (con il chitarrista David Tronzo, il bassista Tony Scherr e il batterista Kenny Wollesen), Blake s'è distinto per la varietà dei suoi interessi musicali e il virtuosismo con cui sa condensarli in progetti di grande fascino.
Noto sia per la sua partecipazione ai gruppi di Ben Allison che ai Lounge Lizards di John Lurie, Blake ha partecipato allo Herbie Nichols Project e a gruppi come MB3, Hellbent, Eulipion Orchestra, oltre ad avere collaborato con artisti quali Oliver Lake, Grachan Moncur III, Medeski, Martin & Wood, Ray LaMontagne, The Gil Evans Orchestra, Ben E. King, Neil Sedaka, Tricky, Prince Paul, Roscoe Gordon, The Groove Collective, Jack McDuff, Steven Bernstein, Chris Brown/Kate Fenner, Dr. Lonnie Smith, Hal Wilner, Sir Coxsone Dodd, Pinetop Perkins.


JENNY SCHEINMAN
La violinista, cantante, compositrice e arrangiatrice Jenny Scheinman compie i suoi studi musicali all'Oberlin Conservatory, e si esibisce sin dalla più giovane età. Pluripremiata dalla critica americana, ha collaborato con artisti quali Lucinda Williams, Bono, Lou Reed e Sean Lennon, oltre ad essersi esibita ed avere inciso con Bill Frisell, Norah Jones, Madeleine Peyroux, Nels Cline, Vinicius Cantuaria, Jimmie Dale Gilmore, Marc Ribot. Ha al suo attivo quattro registrazioni discografiche a suo nome e si appresta a pubblicarne una quinta, con Bill Frisell, Jason Moran, Ron Miles, Doug Weiselman, Tim Luntzel e Kenny Wollesen, oltre a un'orchestra d'archi diretta da Eyvind Kang e da Brooklyn Rider.


STEVE CARDENAS
Il chitarrista Steve Cardenas esordisce a Kansas City, prima di trasferirsi a New York, dove egli è oggi fra gli apprezzati protagonisti della scena musicale. Fra le sue prime collaborazioni vanno ricordate quelle con Eddie Harris, Marilyn Maye, Jay McShann, Claude "Fiddler" Williams e Slide Hampton. Si è esibito più volte all'estero e nei più importanti festival musicali, collaborando con artisti quali Paul McCandless, Jeff Beal, Mark Isham, John Patitucci, Marc Johnson, Madeleine Peyroux, Norah Jones. Attualmente fa parte del Paul Motian Septet, della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden, dei gruppi guidati da Ben Allison e da Joey Baron, oltre a vantare un'intensa attività come insegnante, sia negli Stati Uniti che all'estero.


RUDY ROYSTON
Nato nel 1970 a Ft. Worth, Texas, il batterista Rudy Royston ha compiuto i suoi studi a Denver, Colorado, esibendosi con celebrità locali come Nelson Rangel, Dotsero, Stefan Karlsson, Ron Miles. Si trasferisce a New York nel 2006, dove si perfeziona alla Rutgers University, sotto la guida di Victor Lewis. Collabora in seguito con artisti quali Ben Allison, Javon Jackson, Les McCann, Sean Jones, Dr. Lonnie Smith, Edward Simon, Jennifer Holiday, Ralph Bowen, Bruce Barth, George Colligan, Don Byron, Stanley Cowell, Jenny Scheinman, David Gilmore, JD Allen, Bill Frisell e altri ancora.


Prevendita
dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita
Ridotto giovani € 8 + prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350
circuito Ticketone + Call Center 892.101
Compagnia Italiana di Operette

Umberto Scida
Elena D’Angelo
Armando Carini

Milena Salardi
Camilla Corsi
Emil Alekperov
Massimiliano Costantino

Maria Teresa Nania
Claudio Pinto
Alessandro Lori
Gianvito Pascale
Francesco Giuffrida


Operetta Ballet
“I cameristi” diretti dal M° Orlando Pulin
Maestro Accompagnatore Simonetta Longo

Regia e coreografie
Serge Manguette

Assistente alle coreografie
Monica Emmi

Costumista
Eugenio Girardi



1-2-3 febbraio 2011
Il paese dei campanelli
di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato

4-5-6 febbraio 2011
La vedova allegra
di Franz Lehar



Grande appuntamento quest'anno dal 1 al 6 febbraio con la “Compagnia Italiana di Operette”, realtà teatrale presente sulla scena Italiana da oltre cinquant'anni. Operetta è la vera e propria espressione della borghesia francese ed austriaca di fine ottocento, con i suoi amori, le sue gelosie, i suoi tradimenti, le sue risate. Operetta è un profumo di antico e di rinascita, è la vita spensierata raccontata attraverso musiche che toccano il cuore, attraverso costumi che inebriano la vista, attraverso balletti che simboleggiano la leggerezza di un mondo ancora puro e intoccato.
Due sono i titoli presentati: “Il Paese dei Campanelli” e “La Vedova Allegra”; nel primo ci si immerge in un’immaginaria cittadina olandese dove, per un incantesimo, ogni volta che un bacio “galeotto” viene scoccato, suonano dei campanelli in difesa della virtù. Se questo paese viene visitato da una intera nave di marinai a causa di un guasto ai motori, possiamo immaginare quali saranno le conseguenze della leggenda dei campanelli. “La Vedova Allegra” non ha praticamente bisogno di presentazione, è la regina delle operette, ambientata nell'ambasciata del Pontevedro a Parigi dove il Conte Danilo Danilovich, scapolo d'oro, viene coinvolto dal Barone Zeta come candidato per sposare la ricca e bellissima Anna Glavari, vedova per l'appunto di un banchiere di corte. Ma Danilo non vuole saperne, in quanto ebbe con Anna un flirt giovanile da cui lui non riuscì mai a mettersi del tutto il cuore in pace. Una serie di eventi provocati per lo più dal buffo Njegus, insolente e ironico collaboratore del Barone Zeta, porteranno a sviluppi inaspettati.
Quaranta artisti che girano l'Italia per portare buonumore attraverso una tournée che tocca teatri come il Verdi di Firenze, il Ponchielli di Cremona, l'Alfieri di Torino, il Valli di Reggio Emilia, il Massimo di Palermo, il Fabbri di Forlì per citare i più importanti. Quaranta artisti giovani ed entusiasti che si dividono tra attori, cantanti, musicisti e splendide ballerine per emozionare e coinvolgere spettatori di tutte le età. Quaranta artisti che vivono una vita fatta di teatro, di viaggi, di scambi culturali ma anche di sacrifici ed impegno per riuscire a regalare storie che diano modo di sognare, storie in fondo anche un po' loro.
Leopardi scriveva “...e 'l naufragar m'è dolce in questo mare...”, questo vuole trasmettere l'Operetta, la capacità dello spettatore di abbandonarsi alla magia dello spettacolo dal vivo, un evento unico ed irripetibile fatto apposta per lui per quella sera, una energia che gli arriva come un'onda che lo solleva e lo fa volare sulla storia che gli viene narrata per poi farlo approdare di nuovo alla realtà, con un sorriso e tanta voglia di tornare.
Questo è l'appuntamento che il Teatro Manzoni e la Compagnia Italiana di Operette danno a chi ha tanta voglia di comicità, bellezza e spensieratezza.

Il paese dei campanelli
Al Teatro Manzoni dal 1 al 3 febbraio 2011
Orari: ore 20,45
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 25,00



La vedova allegra
Al Teatro Manzoni dal 4 al 6 febbraio 2011
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 25,00
COMUNICATO STAMPA

Domenica 23 gennaio 2011 ore 11.00
Teatro Manzoni

PRIMA DATA ITALIANA

da Tel Aviv a N.Y. il jazz cosmopolita dei celebri

3 COHENS
sassofoni, clarinetto
Anat Cohen

tromba Avishai Cohen

sassofono soprano Yuval Cohen

pianoforte
Yonathan Avishai

contrabbasso
Omer Avital

batteria Jonathan Blake

Domenica 23 gennaio 2011, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), “Aperitivo in Concerto “ presenta, per la prima volta in Italia, uno fra i più travolgenti complessi affermatisi sulla scena musicale internazionale: 3 Cohens.
I tre fratelli Cohen, Anat, Avishai e Yuval, strepitosi musicisti israeliani, da quasi un decennio mietono successi come strumentisti e creatori. Una “famiglia” in musica, dunque, che però non attrae l’attenzione per questa peculiarità, quanto per la straordinaria bravura di ogni strumentista e per la capacità di creare un organismo strumentale di straordinario affiatamento e di eccezionale creatività. Musicisti spettacolari, perciò, ma in grado di articolare un linguaggio in cui la cultura ebraica e mediorientale si unisce all’improvvisazione jazzistica, arricchendosi inoltre grazie alla vasta cultura, musicale e non, di ogni singolo componente, dalla musica brasiliana alla world music. Di particolare rilievo, inoltre, gli accompagnatori: il pianista israeliano Yonatan Avishai, il contrabbassista Omer Avital (uno fra i più affermati solisti israeliani a livello internazionale) e il batterista Johnathan Blake (già collaboratore di artisti come Tom Harrell, Kenny Barron, David Sanchez, Oliver Lake, Randy Brecker, Russell Malone).


ANAT COHEN
Nata a Tel Aviv, Anat Cohen inizia gli studi musicali all’età di dodici anni, esibendosi per la prima volta con il gruppo dixieland del Conservatorio di Giaffa. A sedici anni entra a far parte dell’orchestra dello stesso conservatorio ed inizia a praticare il sassofono tenore, iscrivendosi alla prestigiosa “Thelma Yelin” High School for the Arts, dove si diploma in studi jazzistici. Fra il 1993 e il 1995 presta servizio militare nelle forze aeree israeliane e si esibisce con la banda del corpo. Nel 1996 s’iscrive al Berklee College of Music di Boston, dove pratica il clarinetto e studia sotto la guida di musicisti come Phil Wilson, Greg Hopkins, Ed Tomassi, Hal Crook, George Garzone e Bill Pierce. In quello stesso periodo, durante le pause dallo studio, frequenta lo “Smalls” a New York, un locale in cui artisti come il pianista Jason Lindner e il contrabbassista Omer Avital stanno creando un nuovo linguaggio in cui un rilievo particolare assumono l’improvvisazione jazzistica e la world music. A Boston, la Cohen approfondisce anche lo studio del sassofono tenore e si esibisce in una molteplicità di contesti musicali, dalla tradizione afrocubana al tango argentino, dal klezmer allo choro brasiliano. Al contempo entra a far parte della nota compagine tutta femminile Diva Jazz Orchestra, guidata da Sherrie Maricle.
Si trasferisce nel 1999 a New York, dove collabora con alcuni gruppi brasiliani (Choro Ensemble, Samba Jazz Quintet del batterista Duduka Da Fonseca) ed entra a far parte della Gully Low Jazz Band, guidata da David Ostwald, con la quale esplora la musica di Louis Armstrong, Bix Beiderbecke, Sidney Bechet e Jelly Roll Morton. Da allora, con il plauso della critica internazionale, incide copiosamente come leader, soprattutto per la propria casa discografica, la Anzic Records: con l’album Notes From The Village del 2008 si afferma definitivamente sia come protagonista della scena musicale newyorkese che come star di livello mondiale.

AVISHAI COHEN
Trombettista di valore e fama internazionali, Avishai Cohen è nato a Tel Aviv, dove esordisce all’età di dieci anni, esibendosi poi con la Young Israel Philharmonic Orchestra e diventando un beniamino della scena locale. Si trasferisce poi a Boston con una borsa di studio per il Berklee College of Music e nel 1997 si classifica terzo alla prestigiosa Thelonious Monk Jazz Trumpet Competition. Trasferitosi a New York, si fa notare sul palcoscenico dello Smalls, dove, assieme ad artisti come il contrabbassista Omer Avital e la cantante Claudia Acuñ, crea un originale connubio fra improvvisazione hardboppistica, funk, world music, sonorità ebraiche e mediorientali.
Cohen debutta discograficamente come leader nel 1993 con The Trumpet Player, un album in cui guida un quartetto di cui fanno parte il contrabbassista John Sullivan, il batterista Jeff Ballard e il tenorista Joel Frahm. Crea poi una trilogia discografica intitolata The Big Rain Trilogy, di cui ha pubblicato After The Big Rain e Flood.
Fra le varie esperienze musicali del trombettista, vanno ricordate le collaborazioni con la cantante israelo-francese Keren Ann, con il vibrafonista Bobby Hutcherson e il gruppo San Francisco Jazz Collective. Cohen è inoltre co-leader dell’eccezionale gruppo israeliano Third World Love, con il pianista Yonatan Avishai, il contrabbassista Omer Avital e il batterista Daniel Freedman e con il quale ha realizzato quattro album. Da menzionare anche la sua prolungata collaborazione con la contrabbassista Me’shell Ndegeocello e, naturalmente, la sua partecipazione al gruppo 3 Cohens.


YUVAL COHEN
Brillante sopranista e compositore affermato, Yuval Cohen è nato a Tel Aviv nel 1973. Compie gli studi musicali al Conservatorio di Tel Aviv e alla “Thelma Yellin” High School for the Arts, ottenendo diverse borse di studio per prestigiose istituzioni musicali statunitensi fra il 1987 e il 1996. Fra il 1991 e il 1994 presta il servizio militare, partecipando alla banda dell’esercito israeliano. Nel 1996 si diploma “summa cum laude” al Berklee College of Music di Boston, perfezionandosi poi alla Manhattan School of Music. Nel 2010 si diploma in composizione alla Rubin Academy for Music and Dance di Gerusalemme, dove oggi insegna così come alla Rimon School for Jazz and Contemporary Music e alla “Thelma Yellin” High School of the Arts.
Ha di recente pubblicato il suo primo album come leader, Freedom. Fra le sue tante collaborazioni si ricordano quelle con Lee Konitz, Lew Soloff, Arnie Lawrence, Reggie Workman, Eric Harland, Omer Avital, Jason Lindner, Matt Penman, Aaron Parks, Gary Versace, Shai Maestro.

Prevendita
dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita
Ridotto giovani € 8 + prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350
circuito Ticketone + Call Center 892.101
Teatro Manzoni
via Manzoni 42 - Milano
13 dicembre 2010 – ore 21,00
Biglietto: Poltronissima € 35,00 - Poltrona € 25,00


SOWETO GOSPEL CHOIR
“GRACE”

Riconosciuto come il gruppo più emozionante della world music degli ultimi anni, il Soweto Gospel Choir torna in Italia per il terzo anno, con il nuovo show “Grace”. Un condensato di energia e vocalità, dato dal connubio perfetto tra canzoni del repertorio Gospel e rivisitazioni di musiche tradizionali africane ed interpretato attraverso balli sfrenati ed una perfetta sincronia tra gesto e vocalità. Con 26 artisti in scena, tra cantanti, ballerini e percussionisti, il Soweto Gospel Choir riesce a scuotere le anime, trasmettendo al pubblico di tutto il mondo la bellezza e la passione che caratterizzano l’Africa. “Grace” è una parola che spazia nel significato tra ‘l’amore e la grazia che Dio concede’, e ‘bellezza della forma’, ‘donatore di bellezza e magia’. Le canzoni nello spettacolo riflettono tutti questi significati della parola Grace. Sono brani che, non necessariamente in modo religioso, si riferiscono alla bellezza, all’amore e alla forza dello spirito umano. Attraverso i viaggi e le performance in giro per il mondo, il Coro risveglia le coscienze sull’Aids e raccoglie fondi per aiutare gli orfani in Sud Africa. Per questo, si sentono davvero fortunati e benedetti. Lo show del Coro prevede canzoni africane sia tradizionali che contemporanee, incluso il classico “Pata Pata” di Mirriam Makeba, e anche brani famosi a livello internazionale come “Bridge Over Troubled Waters” e “Many Rivers To Cross”, tutte cantate con l’originale e unico spirito africano del Soweto Gospel Choir. Inoltre, una perfetta sincronia tra gesto e vocalità, con balli sfrenati e foot-stomping, creano sul palco un caleidoscopio di colori e movimenti che si può solo sperimentare e vivere in un concerto del Soweto Gospel Choir.
La tournée italiana del 2008 ha registrato con lo spettacolo “African Spirit” 10.000 spettatori in varie città italiane, un successo già ottenuto nel 2007 al Festival di Edimburgo e nel 2008 durante il Festival dei Due Mondi di Spoleto.



Il Soweto Gospel Choir, fondato nel 2002 sotto la direzione di David Mulovhedzi e Beverly Bryer, ha tra le sue fila i migliori talenti vocali formatisi nelle molte chiese di Soweto, il grande sobborgo di Johannesburg - Sud Africa, ed è riconosciuto come uno dei più importanti gruppi del panorama musicale gospel degli ultimi anni. Il Coro nasce per celebrare l’eccezionale energia e la forza ispiratrice della musica Gospel sudafricana ed ha come missione la condivisione della gioia e della fede attraverso di essa.
Il Soweto Gospel Choir è inoltre ambasciatore internazionale, insieme a Bono degli U2 e Brad Pitt, della 46664 Foundation di Mandela, Fondazione per la lotta all’HIV intitolata dall’ex presidente sudafricano in memoria dei suoi giorni di reclusione a Robben Island, sotto il regime di apartheid (Nelson Mandela prigioniero n°466, imprigionato nel ’64). Attraverso raccolte benefiche si occupa anche di sostenere gli enti di Nkosi’s Haven e Nkosi’s Haven Vukani, fondati entrambi nel 2003 e intitolati a Nkosi, bambino nato sieropositivo, che ha impegnato la sua breve vita per la lotta all’HIV in Africa.
Il Soweto Gospel Choir ha ottenuto in questi anni numerosi riconoscimenti tra cui ben tre Grammy Awards per il miglior album di musica tradizionale dal mondo nel 2006, 2007 e 2008 e una nomination all’81 edizione dei premi Oscar - Annual Academy Awards 2009. Il Coro è stato infatti segnalato nella categoria Miglior Canzone Originale per la canzone Down To Earth, presente nella pellicola animata Wall-E di Andrew Stanton, realizzata a seguito della preziosa collaborazione del Coro con il compositore e musicista Peter Gabriel assieme a Thomas Newman. In questa sede il Soweto Gospel Choir è stato riconosciuto come il primo artista proveniente dal Sud Africa e si è esibito sul palco degli Oscar insieme a John Legend.
COMUNICATO STAMPA
Domenica 5 dicembre 2010 ore 11.00

PRIMA EUROPEA - UNICA DATA ITALIANA


IL JAZZ INCONTRA BJÖRK

TRAVIS SULLIVAN & THE BJÖRKESTRA
Very Special Guest: DAVE DOUGLAS
tromba
Dave Douglas
voce
Shayna Steele
sassofoni Travis Sullivan, Dave Pietro, Sean Nowell, Steve Welsh, Lauren Sevian
trombe Kevin Bryan, Dave Smith, Ravi Best
tromboni
Ryan Keberle, Alan Ferber, James Hirschfeld, Max Seigel
pianoforte Dave Cook
contrabbasso, basso elettrico Yoshi Waki
batteria Joe Abba
laptop
Ian Cook

“Aperitivo in Concerto”, domenica 5 dicembre 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), presenta per la prima volta in Europa e in Italia una fra le più affascinanti formazioni orchestrali sulla scena americana e internazionale: Travis Sullivan & The Björkestra. Ad affiancare questo eccezionale organico, uno fra i protagonisti del jazz contemporaneo, il trombettista Dave Douglas, di recente applaudito al Teatro Manzoni in occasione della ormai celebrata Masada Marathon guidata da John Zorn. Non meno importante è la partecipazione della cantante Shayna Steele, straordinaria virtuosa, grande star di Broadway, applauditissima per la sua interpretazione nel celebre musical di Broadway “Rent” (che rielaborava in chiave attuale la vicenda della Bohème di Puccini) e, ancor di più, voce indimenticabile a fianco di Moby, di cui caratterizza in modo indelebile il celebrato album “Hotel”.

Nella storia del jazz è stato ed è ancora comune il fenomeno di eseguire ed interpretare pagine musicali scritte per spettacoli di Broadway o per pellicole cinematografiche: i cosiddetti standard hanno così rivelato le meraviglie celate nelle opere di compositori di rango come Gershwin, Cole Porter, Harold Arlen, Richard Rodgers, Vernon Duke, Alec Wilder, Alex North e molti altri. Autori e interpreti come Miles Davis e Herbie Hancock hanno saputo fare miracoli con pagine di Michael Jackson, Cindy Lauper o dei Nirvana, ma il progetto dell’eccellente contraltista e band leader americano Travis Sullivan (di cui si ricordano le collaborazioni con l’olandese Metropolitan Jazz Orchestra ed un eccellente volume di trascrizioni dedicato ad Eric Dolphy), a capo della The Björkestra, è diverso, meno estemporaneo e più organico. Egli articola un vero e proprio songbook non di un autore “classico”, bensì di un’autrice ed interprete del tutto peculiare e innovativa, l’islandese Björk, artista in apparenza ben lontana dal jazz e dal mondo della musica improvvisata. Sullivan, grazie a sontuose orchestrazioni dal caleidoscopico assemblaggio di colori, sospinte da un nerbo ritmico altrimenti insospettabile nelle ombrose composizioni originali, trasforma il pop intellettuale della cantante islandese in un coacervo di ritmi. Una batteria incalzante, sostenuta da loop da dance-hall dettati da un laptop, sostiene dei veri e propri voli di fantasia da parte di diciotto solisti di eccezionale valore, fra i quali spicca la voce virtuosistica e meravigliosamente flessibile di Shayna Steele. Il segreto del successo di questa formazione orchestrale risiede proprio nella volontà di non copiare la musica di Björk, ma di interpretarla secondo una varietà di linguaggi e materiali: il risultato è una sorta di affascinante, coinvolgente e poetico sincretismo, in cui l’improvvisazione fa da collante ad un’apparentemente infinita varietà di spunti ed idee in cui ogni barriera fra generi viene abbattuta con gioioso senso creativo. Di particolare rilievo è inoltre la presenza solistica del grande trombettista Dave Douglas, che arricchirà la già ricchissima tavolozza orchestrale di questo brillantissimo e teatrale gruppo di creatori.
Questo è l’ultimo appuntamento prima della pausa natalizia. “Aperitivo in Concerto” si ripresenta al suo pubblico il 23 gennaio 2011 con l’esibizione dedicata alla grande scena improvvisativa istraeliana del celebrato gruppo 3 COHENS.

DAVE DOUGLAS

Nato nel 1963 a Montclair, New Jersey, Dave Douglas non è solo un trombettista dotato e personale, ma anche un musicista completo, compositore e leader originalissimo. Solista ferrato, discende stilisticamente sia dalla scuola boppistica che parte da Clifford Brown e passa per Booker Little, sia da Miles Davis, che sempre più sembra ispirarlo negli ultimi tempi, specie quello della prima svolta elettrica, a cavallo fra gli anni ’60 e ’70.
Douglas unisce alla profonda conoscenza della tradizione – ha suonato, giovanissimo, nella band di Horace Silver – una costante ricerca verso il “nuovo”, che com’è noto ha preso oggi le strade più diverse. Questa scelta di campo l’ha portato ad incrociare i linguaggi musicali più disparati, dal klezmer al folk balcanico, dall’avanguardia più radicale alla sperimentazione elettronica, ma con i ritmi e le armonie del jazz sempre ben impressi nella mente. Ancor più importante dell’incontro con Silver, è stato quello con John Zorn, che l’ha chiamato a far parte dell’ormai leggendario quartetto “Masada”, con Greg Cohen e Joey Baron, protagonista di innumerevoli tournée mondiali e dischi. Dopo aver collaborato con i gruppi di Myra Melford e Don Byron, il trombettista del New Jersey ha privilegiato sempre di più i propri progetti musicali, in verità piuttosto numerosi.
Se prezioso è stato il lavoro col Tiny Bell Trio – di cui esistono quattro album ufficiali – la consacrazione è forse avvenuta prima con il disco Sanctuary (1997), poi con «Soul on soul» (2000), a seguito del quale si sono moltiplicate le vittorie nei più prestigiosi referendum internazionali. Nel 2002 ha inoltre inciso alla testa di uno splendido quintetto, comprendente Chris Potter e Uri Caine, il riuscito The Infinite, in cui ritorna a sonorità di stampo hard-bop, riprendendo soprattutto la musica del magnifico quintetto davisiano di fine anni ’60. Difficile stabilire qual è la prima delle numerose doti del quarantenne trombettista americano, fra i pochi jazzisti oggi in grado di bilanciare l’eclettismo con la coerenza e l’originalità, riuscendo a metter d’accordo, caso più unico che raro, neo-bopper e cultori dell’avanguardia.
Douglas é indiscutibilmente il più prolifico e originale trombettista e compositore della sua generazione e continua a riscuotere successo e riconoscimenti di vario genere come trombettista, compositore e jazzista dell’anno dalle più disparate istituzioni come il New York Jazz Awards, la riviste specializzate Down Beat, Jazz Times, Jazziz, e – fra le altre – anche l’Associazione dei Critici di Jazz Italiani. Nel 2005, dopo sette dischi di successo pubblicati per Bluebird/RCA, Douglas ha lanciato la propria etichetta discografica, la Greenleaf Music. Attraverso la Greenleaf Music ha distribuito gli ultimi dischi del suo lungamente acclamato Quintetto, del sestetto elettronico Keystone, e di altri progetti. Direttore artistico del Workshop in Jazz and Creative Music e del Festival of New Trumpet Music, oltre a guidare numerosi propri progetti (tra i quali Brass Ecstasy, Dave Douglas 3, un quartetto e un sestetto), Douglas collabora stabilmente con numerose formazioni e con artisti del calibro di Anthony Braxton, Don Byron, Joe Lovano, Miguel Zenon, Bill Frisell, Han Bennink e Misha Mengelberg.

Prevendita
dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita
Ridotto giovani € 8 + prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350
circuito Ticketone + Call Center 892.101

Dal 31 dicembre al 9 gennaio sarà in scena lo spettacolo

GEORGE GERSHWIN… DIARIO DI VIAGGIO DA
UN AMERICANO A PARIGI


con
RAFFAELE PAGANINI

Compagnia Nazionale Raffaele Paganini e Almatanz


Coreografia Luigi Martelletta, scene e costumi Giuseppina Maurizi, libretto Riccardo Reim.

Luciano Carratoni e Michele Gentile
presentano

Compagnia Nazionale Raffaele Paganini e Almatanz

RAFFAELE PAGANINI

GEORGE GERSHWIN… DIARIO DI VIAGGIO DA
UN AMERICANO A PARIGI

Coreografia
LUIGI MARTELLETTA
Scene e costumi
GIUSEPPINA MAURIZI
Libretto
RICCARDO REIM


L’opera musicale Un americano a Parigi di George Gershwin (1928) e la sua felicissima versione cinematografica curata da Vincente Minnelli nel 1950-51 (punto di riferimento per il rapporto cinema/danza e che, tra l’altro, compie sessant’anni esatti) sono oggi praticamente inscindibili nell’immaginario del pubblico, al punto che risulta quasi impossibile, in un’ulteriore trasposizione, non tenerne conto, sia pure a livello di semplice citazione.
L’attuale elaborazione drammaturgica per balletto curata da Riccardo Reim per la coreografia di Luigi Martelletta e l’interpretazione di Raffaele Paganini (senz’altro il ballerino italiano più adatto – per la sua formazione e la sua storia – a ricoprire tale ruolo) segue quindi il doppio binario dell’opera originale e della sua versione per il grande schermo (attingendovi in parte per la costruzione di una “trama”) al quale però si aggiunge – come una sorta di “chiave di lettura” – un terzo elemento, ovvero il dato biografico (usato anche in modo “onirico”, non soltanto meramente cronachistico) riguardante George Gershwin, lui stesso, neppure trentenne, giovane “Americano a Parigi” – dove effettivamente soggiornò - abbagliato dalla cultura europea, amante della
tradizione classica, pazzamente invaghito della musica di Maurice Ravel… Un americano a Parigi diviene così anche un’indagine su ciò che costituisce il processo creativo in un musicista fortemente anomalo come Gershwin, capace di una sintesi unica e irripetibile tra le musiche di estrazione popolare e quelle di tradizione più nobile, riuscendo come nessun altro a fonderle in una miscela di immenso fascino. Questo sovrapporre (e la vicenda biografica lo consente in pieno) autore e protagonista permette di utilizzare (come del resto già il film, sia pure “timidamente” fa) altre melodie gershwiniane più o meno famose (da Want’ Em You Can’t Get’Em a Rialto Ripples fino alle celeberrime Rhapsody in Blue, The Man I Love, Summertime…) come bagaglio “mentale” (o meglio, interiore) dell’artista, al di là delle pastoie cronologiche… Un altro aspetto importante di questa versione a balletto dell’opera di Gershwin (tra l’altro, la prima in Italia) è l’attenzione all’atmosfera davvero irripetibile della Parigi degli ultimi Anni Venti, quando la capitale francese era di fatto la capitale culturale d’Europa e forse del mondo: una Parigi ancora memore della grande stagione impressionista e già percorsa dai primi fremiti dell’esistenzialismo, che verrà qui resa (anche scenograficamente, con numerose citazioni pittoriche) con lo sguardo “innocente” ed entusiasta del protagonista e del suo “innamoramento” giovanile per la cultura d’oltreoceano, di cui avverte in sé le radici.


1, 7, 8 GENNAIO 2011 ore 20,45
2, 6, 9 GENNAIO 2011 ore 15.30
BIGLIETTI
Poltronissima € 30,00
Poltrona € 25,00

SAN SILVESTRO
31 DICEMBRE 2010
Orario inizio spettacolo ore 21,00 precise
All’intervallo rinfresco con buffet salato
A mezzanotte brindisi con spumante, panettone e dolci
Si festeggia con la partecipazione di tutta la compagnia

BIGLIETTI
Poltronissima € 90,00
Poltrona € 70,00
Martedì 30 novembre avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


CENA A SORPRESA
“The Dinner Party”

di Neil Simon


interpretato da
GIUSEPPE PAMBIERI GIANCARLO ZANETTI LIA TANZI


per la regia di
GIOVANNI LOMBARDO RADICE


Scene Nicola Rubertelli, costumi Silvia Morucci, musiche Luciano Francisci, disegno luci Franco Ferrari.

Recite sino a domenica 19 dicembre (feriali ore 20,45 - domenica e 8 dicembre ore 15,30).

Una Produzione Lux T

CENA A SORPRESA
“The Dinner Party”
di NEIL SIMON


GIUSEPPE PAMBIERI (Claude Pichon)
GIANCARLO ZANETTI (Andrè Bouville)
LIA TANZI (Mariette Levieux)
MARIA LETIZIA GORGA (Gabrielle Buonocelli)
MICHELE DE MARCHI (Albert Donay)
SIMONA CELI (Yvonne Fouchet)

Scene NICOLA RUBERTELLI - Costumi SILVIA MORUCCI
Musiche LUCIANO FRANCISCI - Disegno luci FRANCO FERRARI

Regia GIOVANNI LOMBARDO RADICE


Commedia inedita per l’Italia, “The Dinner Party” è stato uno dei maggiori successi degli ultimi anni a New York, rimanendo in cartellone per ben due stagioni. Nel cast figuravano Henry Winkler e John Ritter.
Una tessitura drammaturgica che si snocciola come un meccanismo ad orologeria in cui la fine non è mai quella che si presume possa essere. Neil Simon esprime in questa commedia un gusto diverso sia nella scrittura che nell’evoluzione della storia. Si ride, di quel modo intelligente ed elegante che lui conosce bene, ma allo stesso tempo si hanno spunti interessanti di riflessione che fioriscono proprio in quei momenti in cui l’autore sembra spingere alla facile conclusione. La virata porta proprio la commedia verso quei piccoli drammi quotidiani che tutti conosciamo molto bene. Neil Simon, che certamente è tra gli autori più amati e rappresentati, miscela in questo testo la risata e il dramma con la medesima intensità abituando il pubblico ad una gamma molto vasta di sentimenti che si susseguono.
Sei personaggi, tre uomini e tre donne. Caratteri rubati alla quotidianità, vicende immediatamente riconoscibili. Un’elegante cena al buio, anzi “a sorpresa” nella quale nessuno sa che incontrerà il suo ex, diventa la soluzione a tre storie finite male. Ma non sempre l’epilogo è quello del “vissero felici e contenti” e la vera sorpresa della cena forse è quella che l’autore fa al pubblico.
Il tema centrale di “Cena a sorpresa” è focalizzato intorno al rapporto di coppia: tre esempi di rapporti sono il paradigma che permette una declinazione di storie, circostanze, incomprensioni, micro drammi e nuove conquiste. Un inseguirsi di risate, riflessioni e situazioni al limite del grottesco. Un Neil Simon che propone una struttura drammaturgica nuova e molto accattivante.
Tre coppie di ex si ritrovano ad una cena organizzata, a loro insaputa, dall'avvocato che ne ha curato i divorzi. Meccanismi imbarazzanti e comici si alternano a momenti di riflessione sulla vita di coppia, sull’amore e sulle scelte che hanno portato alla rottura. Si capisce che ci sarà una nuova evoluzione in queste tre coppie ritrovate, ma l'epilogo non è mai scontato, anzi quando tutto sembra far presupporre un lieto fine c'è sempre un colpo di scena dal quale ricominciare. Ironia e passione convivono e provocano un alternasi di risate e riflessioni. Alla fine due coppie su tre torneranno romanticamente insieme.
Il testo è tenero, intelligente e sapientemente dosato, mai scontato e prevedibile. Un’elegantissima sala da pranzo e una cena ricca di preziosità gastronomiche fanno da sfondo ai sei personaggi, per una sera, in cattività.
Una scenografia di grande impatto curata da Nicola Rubertelli, i costumi impeccabili di Silvia Morucci, le musiche originali di Luciano Francisci e il disegno luci ideato da Franco Ferrari completano lo spettacolo. La regia curiosa e sapiente è di Giovanni Lombardo Radice.


Al Teatro Manzoni dal 30 novembre al 19 dicembre 2010
Orari: feriali ore 20,45 - domenica e 8 dicembre ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 20,00
COMUNICATO STAMPA

Domenica 21 novembre 2010 ore 11.00
TEATRO MANZONI

UNICA DATA ITALIANA

il pluripremiato rinnovatore della ‘Swing Era’:
DARCY JAMES ARGUE & SECRET SOCIETY

composizioni, direzione
Darcy James Argue

sassofoni, flauti, clarinetti
Erica von Kleist, Rob Wilkerson, Sam Sadigursky, Mark Small, Josh Sinton

trombe
Seneca Black, Jonathan Powell, Matt Holman, Nadje Noordhuis, Ingrid Jensen

tromboni
Mike Fahie, Curtis Hasselbring, James Hirschfeld, Jennifer Wharton

chitarra
Sebastian Noelle

tastiere
Gordon Webster

contrabbasso, basso elettrico
Matt Closehy

batteria, percussioni
Jon Wikan

Domenica 21 novembre, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), “Aperitivo in Concerto” presenta il più acclamato arrangiatore e leader orchestrale sulla scena americana ed internazionale: Darcy James Argue & Secret Society.

Pluripremiato dalla stampa specializzata di tutto il mondo per il suo lavoro discografico d’esordio, Infernal Machines, Darcy James Argue, compositore e arrangiatore canadese nato a Vancouver nel 1975 e trapiantatosi negli Stati Uniti (dove ha studiato al New England Conservatory di Boston), è uno degli artisti emergenti che più ha fatto, negli ultimi anni, per riportare d’attualità le grandi orchestre jazzistiche, che un tempo, fra gli anni Trenta e Quaranta, formavano il nerbo della musica improvvisata negli Stati Uniti, contrassegnando soprattutto quell’epoca denominata Swing Era. Erano le cosiddette Infernal Machines, infernali macchine da ritmo che scandivano non solo il tempo delle coppie che danzavano nei migliori locali da ballo americani, ma anche l'incontenibile crescita delle industrie statunitensi e l'espansione inarrestabile di un'economia che s'apprestava a scendere in campo con tutto il suo potere nella Seconda Guerra mondiale.
A capo di una superba compagine orchestrale come Secret Society, che vanta nelle sue fila solisti di altissimo rango come i trombettisti Seneca Black, Erica von Kleist e Ingrid Jensen o il trombonista Curtis Hasselbring, Argue, sulla scia di Gil Evans, Bob Brookmeyer e Maria Schneider, ha saputo creare un innovativo e vitalissimo linguaggio musicale, un calderone ribollente ma accuratamente dettagliato e strutturato in cui ha riversato e trasformato i materiali della nostra contemporaneità, dal jazz al rock al minimalismo. Ritmi incalzanti e trascinanti, ottoni poderosi e dal volume dilagante, sassofoni che delineano improvvise e affascinanti melodie, chitarre distorte in scampoli di post-rock, assolo di straordinaria complessità ma di languida bellezza: Secret Society riflette con caleidoscopica precisione il convulso evolversi dei sincretismi culturali nella nostra attuale quotidianità. Una steampunk band, la definisce Argue, alludendo a quel filone della narrativa fantastica-fantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all'interno di un'ambientazione storica, spesso l'Ottocento e in particolare la Londra vittoriana dei libri di Conan Doyle e H. G. Wells. Le storie steampunk descrivono un mondo anacronistico -a volte una vera e propria ucronia- in cui armi e strumentazioni vengono azionate dalla forza motrice del vapore (steam in inglese) anziché dall'energia elettrica; dove i computer sono completamente analogici, o enormi apparati magnetici sono in grado di modificare l'orbita lunare. Un modo per descrivere l'atmosfera steampunk è riassunto nello slogan "come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima". Secret Society delinea il futuro, dunque, con gli anacronistici strumenti delle big band degli anni Trenta e Quaranta: il risultato è di straordinario fascino, proiettando il pubblico in un'altra dimensione musicale, in cui la Storia e le visioni del futuribile si incontrano per dare vita a inusitati scenari sonori di magnifica, incantatoria teatralità. Non stupisce, perciò, che Darcy James Argue sia diventato negli Stati Uniti un artista ammirato anche in ambiti estranei alla musica ed in cui la sua carica espressiva, di onirica intensità, viene paragonata allo stravolgente sguardo indagatore di un William Gibson. Argue e Secret Society, infatti, scandagliano il nostro futuro, illustrano ed esplorano tempi che noi ancora non siamo neanche capaci di immaginare. Uno spettacolo, perciò, letteralmente imperdibile, in cui la tradizione del jazz assume valenze ineffabili ed insospettate.


Prevendita
dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita
Ridotto giovani € 8 + prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350
circuito Ticketone + Call Center 892.101
VOGLIA DI TENEREZZA

adattato per le scene da Dan Gordon
dal romanzo di Larry McMurtry
& la sceneggiatura cinematografica di James L. Brooks
traduzione Antonia Brancati

interpretato da
ANNA GALIENA
KARIN PROIA FABIO SARTOR


per la regia di
GINO ZAMPIERI


Scene Alessandro Chiti, costumi Cesare Tanoni e Tiziana Mancini.

Recite sino a domenica 28 novembre (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).
Francesco Bellomo
PRESENTA

ANNA GALIENA
KARIN PROIA FABIO SARTOR
in
VOGLIA DI TENEREZZA

Adattato per le scene da Dan Gordon
Dal romanzo di Larry McMurtry
& La sceneggiatura cinematografica di James L. Brooks
Traduzione Antonia Brancati

con
ROBERTO BALDASSARRI
VERONICA REGA
ADRIANA TUZZEO

SCENE
ALESSANDRO CHITI

COSTUMI
CESARE TANONI TIZIANA MANCINI


Regia
GINO ZAMPIERI


I capolavori non nascono per caso. Un film, una pièce teatrale, quando incontrano un esaltante successo di pubblico, riuniscono in sé inevitabilmente i migliori ingredienti: una profonda conoscenza dell’animo umano e una tecnica professionale di altissimo livello. Nasce così uno spettacolo in cui commedia e dramma convivono in modo perfetto, come accade nella vita di ognuno di noi, rendendo i personaggi così vicini alla nostra realtà da farne quasi dei famigliari. Questo è il pregio principale del romanzo di Larry McMurtry da cui è tratto “Voglia di tenerezza” e del film messo in scena con grande successo da James L.Brooks, con protagonisti Shirley MacLaine, Debra Winger e Jack Nicholson (1983, tre Oscar e uno per la strepitosa Shirley MacLaine). L’adattamento per il teatro, firmato da Dan Gordon, accentua ancor di più, per la sua asciuttezza e la conseguente rara intensità, la componente umana, esaltando con mille sfumature, comiche, drammatiche, poetiche, l’azzeccatissimo titolo italiano “Voglia di tenerezza”.

Aurora rimasta vedova molto presto, vive con la giovane figlia, Emma. La donna è molto possessiva, e il rapporto con la figlia è molto stretto ma al tempo stesso tormentato. Emma sposa l'insegnante Flap contro il volere della madre. Il matrimonio però non è felice ed Emma inizia una relazione con un direttore di banca. Il rapporto tra i due si interrompe anche questa volta; nel frattempo Emma scopre che Flap la tradisce con una sua allieva, e i due si separano. Aurora non si è più risposata, nonostante abbia molti corteggiatori. In occasione della sua festa di compleanno, terrorizzata dall'avanzare dell'età, Aurora accetta la corte del suo vicino di casa Garreth, un ex astronauta alcolista e donnaiolo. I due iniziano una relazione, Aurora si affeziona all'uomo ma lui non riesce a essere monogamo. Nel frattempo Emma scopre di avere un cancro incurabile: la sua malattia è l'occasione per una riconciliazione con il marito, che ora vive con la sua amante, e con la madre, alla quale affida i figli. Nonostante la loro relazione sia finita, Garreth sta vicino ad Aurora e aiuta i bambini a superare il dolore per la morte della madre.

La splendida Anna Galiena, attrice eclettica e generosa, nota per la passione con la quale si impossessa di ogni nuovo personaggio, sarà Aurora, madre-mostro, ma così disperatamente bisognosa di tenerezza. Garrett, l’astronauta orso, dongiovanni prepotente, ma con un animo da adolescente egoista, mai veramente cresciuto né amato, sembra fatto su misura per l’ottimo attore che è Fabio Sartor. La sensibilità di Karin Proia sarà al servizio del personaggio di Emma, giovane smarrita nella vita, intelligente ma priva della necessaria volontà e del coraggio per cambiare modo di pensare e di agire. Sarà appunto la sua inesauribile voglia di tenerezza a salvarne la figura al tempo stesso “eroica” e banale. A tenere le fila della complessa vicenda provvede l’elegante regia di Gino Zampieri.

Al Teatro Manzoni dal 9 al 28 novembre 2010
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 20,00
COMUNICATO STAMPA
Domenica 14 novembre 2010 ore 11.00
TEATRO MANZONI

PRIMA E UNICA DATA ITALIANA

AVI LEBOVICH & THE ORCHESTRA
trombone, tastiere, percussioni
Avi Lebovich

sassofoni Alon Farber, Amit Friedman, Tal Varon, Lior Levin
trombe Dan Varon, Arthur Krasnobaev
tromboni
Yait Slutzki
Yaron Uozana
chitarra
Yonatan Albalak
tastiere Nitay Hershkovitz
contrabbasso Mickey Wharshai
batteria Ron Almog
percussioni
Gilad Dobrecky
violoncello Maya Belsitzman

Domenica 14 novembre 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni, “Aperitivo in Concerto” presenta una delle più significative realtà della nuova musica improvvisata internazionale: Avi Lebovich and The Orchestra.
Creatività di straordinario livello, capacità di coniugare influenze provenienti non solo dal Medio Oriente ma da tutto il mondo, dinamismo quasi incontrollato: la scena culturale e musicale di Tel Aviv è oggi fra le più vivaci e affascinanti del pianeta, centro di un melting pot che forse trova analogie solo con una città come New York o come Istanbul, altra grande capitale della nuova cultura contemporanea.
 Da Tel Aviv proviene Avi Lebovich, eccellente trombonista e straordinario arrangiatore che ha collaborato con artisti quali Chick Corea, Larry Willis, Claudia Acuña, Bootsy Collins, Roy Hargrove, Philip Bailey, Wynton Marsalis, Slide Hampton (suo maestro e mentore), Milt Jackson, Brad Mehldau, James Moody, Michel Camilo, Chico O’Farrill e Jason Lindner, oltre a lavorare per anni come direttore musicale del celebre gruppo Incognito: nella sua The Orchestra, già pluripremiata dalla critica americana per il suo primo Cd, Groove Collage, egli ha chiamato a partecipare i migliori talenti musicali della ricchissima scena israeliana (di particolare rilievo la presenza dell’eccezionale sassofonista Alon Farber), creando un organico di fenomenale varietà interpretativa ed espressiva, che sa misurarsi sia con i grandi classici del jazz moderno che con le molteplici testimonianze musicali che affollano la cultura mediorientale, senza trascurare l’elettronica, il rock e l’hip hop. Ne scaturisce una musica d’irreprimibile fascino, caleidoscopica manifestazione di inusitati sincretismi dalla travolgente carica teatrale e comunicativa.
Prevendita
dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita
Ridotto giovani € 8 + prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350
www.teatromanzoni.it + Call Center 02- 54271
circuito Ticketone + Call Center 892.101

per ulteriori informazioni:
Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni
Via Manzoni, 42
20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682
fax: 02 763690646
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it
CAMPAGNA ABBONAMENTI stagione teatrale 2010-2011

ABBONAMENTI IN VENDITA FINO AL 24 OTTOBRE

da lunedì a venerdì orari 09.00 - 18.00

- telefonicamente al numero 02-7636901
o al numero verde 800914350
- presso la cassa del teatro

ABBONAMENTO A POSTO FISSO A 8 SPETTACOLI

- € 240,00 compresi diritti di prevendita

- ANZIANI OVER 60 € 230,00 compresi diritti di prevendita

ABBONAMENTO A POSTO LIBERO A 8 SPETTACOLI
CON VALIDITA’ NEI GIORNI DI MARTEDI’, MERCOLEDI’ E GIOVEDI’ CON ASSEGNAZIONE DEL POSTO NEL SECONDO SETTORE DEL TEATRO
€ 180,00 compresi diritti di prevendita

SPETTACOLI FUORI ABBONAMENTO
Stagione teatrale 2010-11



7 - 8 - 9 ottobre 2010
ENRICO RUGGERI
Concerto LA RUOTA

13 dicembre 2010
SOWETO GOSPEL CHOIR
Grace

31 dicembre 2010, 1 - 2 - 6 - 7 - 8 - 9 gennaio 2011
Compagnia Nazionale RAFFAELE PAGANINI
e Compagnia ALMATANZ
Un americano a Parigi
(George Gershwin: diario di viaggio)

LA COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTE
con orchestra dal vivo
1 - 2 - 3 febbraio 2011
Il paese dei campanelli di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato
4 - 5 - 6 febbraio 2011
La vedova allegra di Franz Lehar

4 - 5 marzo 2011
SERGIO RUBINI
Il cattivo soggetto
di Carla Cavalluzzi, Domenico Starnone, Sergio Rubini
con Giovanna Modellato
Regia di Pierluigi Ferrandini

Prezzo agevolato per i nostri Abbonati

La prosa l’asse portante della stagione, ma il Teatro Manzoni quest’anno darà spazio ad altre forme spettacolari. Allarga i suoi orizzonti ad altre proposte, fuori abbonamento. S’arricchisce di appuntamenti di diverso genere (entra anche la mitica operetta), ma tutti d’alta classe.
   
VARIAZIONE SPETTACOLO RUBINI


4 - 5 marzo 2011

Sergio Rubini

a Cuore Aperto

Voci del Novecento - da Neruda a Sanguineti

Recital con musiche e canzoni dal vivo

Regia di Sergio Rubini



Una pagina da leggere e da ascoltare con emozione è quella che aprirà sul palcoscenico quel singolare e straordinario attore, soprattutto cinematografico, che è Sergio Rubini. Un’antologia del fior fiore della poesia del secolo appena trascorso, che Rubini, col supporto di bellissime musiche, sfoglierà appunto “a Cuore Aperto “, con amore e sincerità. Ogni secolo - sottolinea l’attore - ha trovato nell’amore una propria peculiarità e nel Novecento questa peculiarità è legata in particolare al cinema. Dunque per questo inedito recital si ascolteranno le voci di grandi che rimandano al cinema, da Neruda a Sanguineti passando per Pavese e Prévert, ma anche per Totò e Eduardo.

COMUNICATO STAMPA

Lunedì 8 novembre 2010 ore 21.00
Teatro Manzoni

PRIMA MONDIALE

JOHN ZORN:
MASADA MARATHON iPOD CONCERT
Book of Angels


i 12 Gruppi in ordine di apparizione:
MASADA QUARTET
John Zorn, sassofono contralto
Dave Douglas, tromba
Greg Cohen, contrabbasso
Joey Baron, batteria


COURVOISIER/FELDMAN DUO
Sylvie Courvoisier, pianoforte
Mark Feldman, violino


MEDESKI, MARTIN & WOOD
John Medeski, tastiere
Chris Wood, basso elettrico, contrabbasso
Billy Martin, batteria

BANQUET OF THE SPIRITS
Cyro Baptista, percussioni, voce
Brian Marsella, pianoforte, tastiere, balafon
Tim Keiper, batteria, percussioni
Shanir Blumenkranz, contrabbasso, basso elettrico, oud, gimbri


MYCALE
voci
Ayelet Rose Gottlieb
Sofia Rei Koutsovitis
Basya Schecter
Malika Zarra


BAR KOKHBA
Mark Feldman, violino
Erik Friedlander, violoncello
Marc Ribot, chitarra
Greg Cohen, contrabbasso
Joey Baron, batteria
Cyro Baptista, percussioni


DREAMERS
Marc Ribot, chitarra
Jamie Saft, tastiere
Kenny Wollesen; vibrafono
Trevor Dunn, contrabbasso, basso elettrico
Joey Baron, batteria
Cyro Baptista, percussioni


ERIK FRIEDLANDER
Erik Friedlander, violoncello


NEW KLEZMER TRIO
Ben Goldberg, clarinetto
Greg Cohen, contrabbasso
Kenny Wollesen, batteria



BESTER QUARTET
Jaroslaw Buster, fisarmonica
Jaroslaw Tyrala, violino
Oleg Dyak, fisarmonica, clarinetto, percussioni
Mikolaj Pospieszalski, contrabbasso


MASADA STRING TRIO
Mark Feldman, violino
Erik Friedlander, violoncello
Greg Cohen, contrabbasso


ELECTRIC MASADA
John Zorn, sassofono contralto
Ikue Mori, laptop, live electronics
Jamie Saft, tastiere
Marc Ribot, chitarra
Trevor Dunn, contrabbasso, basso elettrico
Joey Baron, batteria
Kenny Wollesen, batteria
Cyro Baptista, percussioni



Lunedì 8 novembre 2010, alle ore 21.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni, 42, Milano), in prima mondiale, ritorna a Milano il geniale compositore e sassofonista John Zorn, forse il più celebrato autore americano dei nostri giorni, che presenterà, con la collaborazione di alcuni fra i più acclamati solisti della scena musicale internazionale, una panoramica sulle sue più recenti composizioni, raccolte sotto il titolo Book of Angels.
Dodici diversi gruppi, tutti legati da lungo tempo all’estetica zorniana, si alterneranno sul palcoscenico del Teatro Manzoni per interpretare le più recenti ed affascinanti creazioni di Zorn, da anni impegnato nella rivisitazione dei contesti linguistici del post-moderno, cui abbina una vibrante rilettura delle proprie origini culturali ebraiche. La elettrica e laica contemporaneità della cultura metropolitana newyorkese si abbina così all’intensità spirituale della tradizione culturale ebraica, dando vita ad un sincretismo linguistico di squassante e teatrale espressività.
Le dodici formazioni, che si succederanno sul palcoscenico milanese, in una peculiare e trascinante maratona musicale, oltre allo stesso Zorn vantano solisti di fama internazionale, da un trio come Medeski, Martin & Wood al violoncellista Erik Friedlander, dal trombettista Dave Douglas al batterista Joey Baron, dal chitarrista Marc Ribot alle voci di Basya Schecter e Malika Zarra, dal violinista Mark Feldman e la pianista Sylvie Courvoisier a gruppi come Banquet of The Spirits e il Bester Quartet (un tempo applaudito con il nome di Cracow Klezmer Band), per non parlare di organici “storici” del mondo estetico di Zorn: Masada, Electric Masada, Bar Kokhba.
Come in una sorta di gigantesco iPod, ogni gruppo si alternerà sulla scena senza soluzione di continuità, presentando ciascuno circa venti minuti di nuove composizioni dell’ormai leggendario protagonista della nuova avanguardia musicale americana.

JOHN ZORN

Nato a New York nel 1953, John Zorn studia composizione nella città natale, ma la frequentazione del trombettista francese Jacques Coursil lo spinge verso l’improvvisazione jazzistica, facendosi influenzare dall’opera di Jimmy Giuffre, Roscoe Mitchell, Ornette Coleman. Inizia lo studio intensivo dell’improvvisazione a St. Louis, dove conosce Joseph Bowie e altri sperimentatori, influenzato da fonti tanto diverse quali Stravinskij, Braxton, il contrappunto, Varèse, Harry Partch, il chitarrista inglese Derek Bailey. I suoi primi lavori sono, in effetti, assai vicini alla musica gestuale europea, ma l'influenza della musica creativa lo spinge ad abbracciare strutture sempre piu' improvvisate, e a suonare sempre piu' il sassofono.
Le opere, espressivamente violente e sperimentali al limite della cacofonia, che lo rivelano sono, fra le altre, Lacross (1977), Hockey (1978), Fencing (1978), Jai Alai (1980), Croquet (1981), Track And Field (1982), nelle quali e' spesso coadiuvato da artisti di grande valore e creatività come Arto Lindsay, David Moss, Tom Cora, Eugene Chadbourne, Fred Frith. Sono lavori ispirati dalla rapidita' di cambiamento delle colonne sonore dei cartoni animati: analogamente le sue pièce sono zeppe di discontinuita' apparentemente paradossali, in vivo contrasto con le prassi estetiche dominanti nell'ambiente della libera improvvisazione.
All’ombra dell’esempio di John Cage, Zorn rifiuta lo spartito e compone stabilendo le relazioni fra le varie parti musicali, lasciando poi liberi gli esecutori di muoversi all'interno dei vari livelli strutturali ad essi consentiti da quelle stesse relazioni. Lavori come School, Pool e Archery raccolgono alcune di queste perfomance, che costituiscono di fatto un'estensione degli assoli creativi del jazz degli anni Settanta: invece che far improvvisare un musicista alla volta (o un duo o un trio), Zorn fa improvvisare una decina di essi contemporaneamente fissando le regole secondo cui devono interagire.
Reso celebre anche dai ripetuti tentativi di suonare pezzi di Charlie Parker all'indietro, dall'ambizione di unificare musica accademica, improvvisazione jazzistica e cultura rock (si pensi ad un’opera monumentale come Sebastopol), da un trio con Derek Bailey e George Lewis (da cui le glaciali e cerebrali geometrie di Yankees) e dal vocabolario inusitato di fonemi musicali che estrae dagli strumenti a fiato piu' svariati (Classic Guide To Strategy), nel 1984 Zorn registra il suo ottavo disco, il doppio Locus Solus, che raccoglie DJ votati alla sperimentazione (Christian Marclay), esponenti della no wave come Arto Lindsay, Peter Blegvad, Anton Fier e Ikue Mori, e musicisti jazz (fra cui Wayne Horvitz), e propone una forma di improvvisazione "negativa" in cui jazz, jazz-rock e sonorità hard-core si fondono e si scontrano in un caos volontario ma controllato.
Dopo tale opera di rottura la sua carriera prende una direzione completamente opposta. Cobra -con Elliot Sharp, Arto Lindsay e Bill Frisell alle chitarre, Bobby Previte alla batteria, Zeena Parkins all'arpa, Wayne Horvitz al piano, Christian Marclay ai turntables, Anthony Coleman al pianoforte, piu' nastri-collage, celeste, fisarmonica, trombone e sintetizzatore- e' un altro vertice del suo caos dissociato, che ricorda i dipinti di Pollock ma che possiede l’ironia tutta ebraica dei fratelli Marx.
Negli anni successivi Zorn compie il salto dal mondo delle piccole etichette indipendenti a quello delle major attraverso una serie di opere di imitazione e demistificazione in cui si esprime al meglio il suo genio di arrangiatore: Big Gundown e' un tributo surreale e sofisticato a Ennio Morricone (la suite omonima e' costruita su motivi di spaghetti-western, chitarrismi surf, jam improvvisate e musica sinfonica), mentre Spillane e' un omaggio surreale alle atmosfere dei film noir (la title-track e' una fantasia costruita cucendo una dietro l'altra sessanta miniature da colonna sonora che vanno dallo strumentale alla Telstar al cocktail jazz piu' languido con ogni sorta di intermezzi cacofonici e brani conversazione, e Two-lane Highway e' una serie di variazioni blues per Albert Collins). In News For Lulu, in trio con il trombone di George Lewis e la chitarra di Bill Frisell, interpreta classici del post-bop con l'immaginazione della musica creativa, e in Spy Vs Spy rielabora l’estetica di Ornette Coleman attraverso l'enfasi teppista del punk-rock.
Naked City, con Frisell, Frith, Horvitz e il batterista Joey Baron, e' un summa delle sue ossessioni (colonne sonore, free-jazz, be bop, country & western). Assolutamente folli, i mille camuffamenti in forma di slapstick come Latin Quarter e Saigon Pickup rimandano a una forma moderna e schizoide del music-hall. Gli sconquassi armonici di Zorn e Frisell in microcacofonie come Snagglepuss sono volutamente gratuiti e infantili. Altre pagine (ciascuna spesso di trenta secondi o meno) sono suonate con ferocia da thrash-punk e alterando la velocita' di registrazione; risultano totalmente anonime, vivendo soltanto di improvvise scariche epilettiche: Zorn sembra godere del caos piu' assoluto. Al tempo stesso le sue incursioni al sassofono contralto, che esasperano la tradizione dei break di yakety-sax del Rhythm & Blues, non hanno eguali negli annali del jazz e del rock per sfrontatezza e smodatezza.
Zorn è forse l'ultimo dei grandi sperimentatori dadaisti, erede dei programmi aleatori di Cage e della gestualita' europea. Negli ultimi anni ha rivisitato sia le influenze da lui subite attraverso il jazz, rendendo omaggio ad autori come Sonny Clark, Hank Mobley, Freddy Redd, Kenny Dorham, sia, soprattutto, la sua eredità culturale ebraica, che oggi appare l’asse portante di un corpus compositivo di eccezionale rilevanza: gruppi come Masada e Electric Masada hanno offerto straordinari contributi al rinnovamento della musica ebraica, inserendola di fatto fra gli elementi più significativi della nostra contemporaneità culturale.
Non meno apprezzabile è l’attività di Zorn come compositore di affascinanti colonne sonore e come organizzatore di suoni, nonché come squisito e sofisticato autore di incantatorie pagine cameristiche: molteplici aspetti della complessa e poliedrica personalità di una fra le maggiori figure della musica contemporanea tout court.

Abbonamento n. 11 concerti € 125
in vendita alla cassa del Teatro – 02 7636901
dal 21 giugno al 24 ottobre 2010
posti fissi e numerati

Prevendita
dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita
Ridotto giovani € 8 + prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350
circuito Ticketone + Call Center 892.101

Biglietti concerto fuori abbonamento
8 nov.
Masada Marathon iPod Concert
Prevendita dal 21 giugno
€ 15/20 + prevendita
€ 12/16 + prevendita Ridotto giovani
E il primo, quello che sarà una sorta di anteprima, con uno dei cantautori più amati: Enrico Ruggeri. Chi non conosce “Mistero”? Non è il solito concerto di routine. Sul palcoscenico ci sarà una grande ruota che conterrà tutti i suoi successi lontani o recenti. Girerà LA RUOTA, è anche il titolo, e il pubblico stesso sorteggerà le canzoni che vuole ascoltare.

Siamo vicini al Natale quando la sala riecheggerà di gospel, i magici song dei neri. Ad arrivare dal South Africa con il concerto Grace è il Soweto Gospel Choir, uno fra i più prestigiosi complessi al mondo formato da 22 bravissimi cantanti, ballerini e percussionisti che coinvolgeranno il pubblico.

Dopo il gospel a fare invasione di campo con il musical è il popolare Raffaele Paganini. Il quale danza, vola e canta sulle bellissime musiche di Gershwin, quelle create per Un americano a Parigi. Un capolavoro che prima nacque come poema sinfonico alla Carnegie Hall di New York (1928) e poi, nel 1951 (quando il musicista era già morto da più di dieci anni), senza alcun taglio, servirà come musica per un balletto da inserire in un film che dovrà avere lo stesso titolo. Un film che passa alla storia (anche per i numerosi Oscar ricevuti) diretto da Vincente Minnelli e la coreografia di Gene Kelly che sarà anche lo straordinario protagonista, mentre la parte femminile toccherà alla delicata Leslie Caron. Da noi la figura del giovane pittore, l’americano a Parigi, e siamo negli anni Cinquanta, che subisce le attenzioni di una miliardaria ma che si innamora della ragazza di un amico, stuzzicò anche Christian De Sica (anno 2000), ma prima a realizzarlo (1994) e con alto livello professionale fu proprio Raffaele Paganini che ne ha fatto il suo cavallo di battaglia . Sarà invece parentesi di grande allegria quando arriverà la “Compagnia italiana di operette”, la migliore oggi in campo, quella che offre i migliori cantanti, attori, caratteristi e un’orchestra dal vivo. Due titoli storici in locandina: Il paese dei campanelli e La vedova allegra. La prima operetta, frutto italianissimo di Virgilio Ranzato e Carlo Lombardo (il debutto, e un successone, a Milano nel 1923) a trasportarci con melodie incantevoli nel paese dei tulipani e degli zoccoletti e qui a prendere vita un intreccio spassosissimo. Un vero capolavoro la seconda, che grazie alla musica voluttuosa e spumeggiante di Franz Lehar, dolcemente ci sospinge verso la Belle époque.

Infine sul palcoscenico quel singolare attore, soprattutto cinematografico, che si chiama Sergio Rubini. Propone un lavoro originale e suggestivo in origine destinato al cinema e scritto a sei mani, le sue e quelle di Carla Cavalluzzi e Domenico Starnone, Il cattivo soggetto. Chi sia il “cattivo soggetto” cui accenna il titolo toccherà al pubblico scoprire. Sulla scena lo stesso Rubini a far da narratore e interprete dei due protagonisti maschili, Giovanna Modellato per le figure femminili e il musicista Pierluigi Ferrandini.
SPETTACOLI IN ABBONAMENTO
Stagione teatrale 2010-11


Dal 12 al 31 ottobre 2010
CORRADO TEDESCHI DEBORA CAPRIOGLIO
con MARIOLETTA BIDERI
“Spirito allegro” di Noel Coward
Regia di Patrick Rossi Gastaldi

Dal 9 al 28 novembre 2010
ANNA GALIENA
VALENTINA CARNELUTTI FABIO SARTOR
“Voglia di tenerezza” adatt. Dan Gordon - dal romanzo di L. McMurtry e dalla sceneggiatura cinem. di James L. Brooks - trad. Antonia Brancati
Regia di Marco Carniti

Dal 30 novembre al 19 dicembre 2010
GIUSEPPE PAMBIERI GIANCARLO ZANETTI LIA TANZI
“Cena a sorpresa” di Neil Simon
Regia di Giovanni Lombardo Radice

Dall’11 al 30 gennaio 2011
ENNIO FANTASTICHINI ISABELLA FERRARI
“Il catalogo” di Jean Claude Carrière
Regia di Valerio Binasco

Dall’8 al 27 febbraio 2011
DONATELLA FINOCCHIARO DANIELE RUSSO
“La Ciociara” di Annibale Ruccello
tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia
Regia di Roberta Torre

Dall’8 al 27 marzo 2011
GIOBBE COVATTA ENZO IACCHETTI
“Niente progetti per il futuro”
Scritto e diretto da Francesco Brandi

Dal 29 marzo al 17 aprile 2011
VINCENZO SALEMME
“L’astice al veleno”
Scritto e diretto da Vincenzo Salemme

Dal 26 aprile al 15 maggio 2011
ROCCO PAPALEO
“Eduardo: più unico che raro!” quattro atti unici di Eduardo De Filippo
con GIOVANNI ESPOSITO
Regia di Giancarlo Sepe
Anche in questa stagione è intenzione del Teatro Manzoni offrire un cartellone che sia una vera garanzia per lo spettatore il quale ama il teatro e che al teatro chiede divertimento ma anche momenti di riflessione. Un ventaglio variopinto composto di tante belle e curiose proposte, oculatamente scelte. Testi classici e, così deve essere, titoli e “novità” di genere diverso. Commedie famose, altre da scoprire. Con una galleria di interpreti, volti femminili e visi maschili, nonché registi, tutti molto conosciuti e tutti molto apprezzati.

Si parte con un capolavoro inossidabile per brillantezza, “Spirito allegro” di Noel Coward, cioè l’autore britannico che mise la sua vita al servizio dell’umorismo più raffinato. Una commedia che gira per il mondo da quasi settant’anni e ha avuto versioni cinematografiche (famosa quella di David Lean con Rex Harrison e adattata dallo stesso autore), musicali e televisive e che anche in casa nostra ha sempre goduto di larga popolarità. La interpretarono fra gli altri Aldo Giuffré e la Masiero, Tieri e la Lojodice con accanto una spassosissima Paola Borboni, Ugo Pagliai e Paola Gassman. Ora, a far rivivere con altrettanto smalto la vicenda dello scrittore che appassionato di spiritismo incautamente evoca il fantasma della prima moglie, e saranno equivoci a non finire, sono Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio affiancati da Marioletta Bideri sapientemente guidati da Patrick Rossi Gastaldi.

Un cocktail di sorrisi e lacrime, siamo nel territorio romantico, riserva invece “Voglia di tenerezza”. Frutto del romanziere di grido americano (anche un Premio Pulitzer) Larry McMurtry, pure famoso sceneggiatore cinematografico (Oscar 2006 per “I segreti di Brokebak Mountain”). Molti ricorderanno il film (1983, tre Oscar e uno per la strepitosa Shirley MacLaine). E dunque ricorderanno il soggetto che mette al centro il rapporto conflittuale tra una madre (Aurora) e una figlia (Emma) destinato però a risolversi in un grande atto d’amore materno quando la morte le strapperà la figlia. Mette in scena con forte e bella sensibilità teatrale il regista Marco Carniti. Nel ruolo di Aurora un’attrice di gran classe e di bellissimo temperamento, Anna Galiena, affiancata dagli ottimi Valentina Carnelutti e Fabio Sartor.

Si ritorna alla commedia brillante con “Cena a sorpresa” di Neil Simon. “The Dinner Party” è stato uno dei maggiori successi degli ultimi anni a New York, andato in scena a Broadway nel 2000 al Music Box Theatre. Nel cast figurava anche Henry Winkler conosciuto dal pubblico italiano come il Fonzie della serie “Happy Days”. Una “novità” per l’Italia che vede protagonisti un terzetto di attori tra i più adatti per dar vita a quella comicità intelligente ed elegante di cui Simon è maestro, Giuseppe Pambieri, Giancarlo Zanetti e Lia Tanzi. I tre, insieme ad altri attori ben scelti dal regista Giovanni Lombardo Radice, a sedersi a quella “cena al buio”, anzi “a sorpresa” nella quale nessuno sa che incontrerà il suo ex e come tutto poi si concluderà.

Un’altra commedia anch’essa dall’humour puntuto dell’autore francese Jean Claude Carrière, noto anche per aver collaborato con Peter Brook e al cinema con un genio quale Bunuel, è “Il catalogo” (in francese L’aide mémoire). In Francia ne furono protagoniste femminili a teatro dal 1968 al 1993 Delphine Seyrig, Fanny Ardant, Jane Birkin e nei ruoli maschili Henry Garcin, Bernard Giraudeau, Pierre Arditi. In una bella versione televisiva (1984) anche Hanna Schygulla con Andrè Dussolier. In Italia fu già rappresentata da Renzo Montagnani e Micol Pambieri (1993) per la regia di Giampiero Solari. Ora a cimentarsi è un’attrice raffinata e ricca di talento quale é Isabella Ferrari. E’ lei in questa occasione, la giovane che si intrufola, anzi si insedia proditoriamente fino a invaderne il cuore, nella casa di Jean Jacques il cui personaggio calza a pennello a un attore di razza come Ennio Fantastichini. Un maturo avvocato, scapolo impenitente e donnaiolo, possessore di un “catalogo” con ben 134 nomi e indirizzi. A Valerio Binasco, uno dei registi di punta delle ultime generazioni, a regolare il match fra i due e mettere in risalto tutte le sfumature di un testo divertente e sofisticato.

Siamo a metà cammino quando il sipario si aprirà su uno degli spettacoli più attesi della stagione: “La Ciociara”. Tutti abbiamo letto il romanzo di Moravia, tutti abbiamo visto il film (1960) con una grande Sophia Loren (premiata con l’Oscar) e diretto da Vittorio De Sica sulla sceneggiatura di Zavattini. La Loren tornò alla “Ciociara” nel 1989 con una versione televisiva di Dino Risi. Un dramma naturalistico “La Ciociara”, alternato da scene madri e parentesi bozzettistiche. La vicenda di una giovane vedova (Cesira) e della figlia Rosetta in fuga da Roma e dai bombardamenti degli alleati e che saranno aggredite da soldati marocchini aggregati all’esercito americano. Ora è Roberta Torre , regista affermata al cinema (“Tano da morire”), che la riporta alla ribalta fruendo della riduzione del drammaturgo Annibale Ruccello (1956 - 1986) apprezzata dallo stesso Moravia. Riduzione utilizzata per la prima volta per la messa in scena da Aldo Reggiani (1985). Ora con grande carica emotiva ad affrontare il personaggio di Cesira è la brava Donatella Finocchiaro al cui fianco è Daniele Russo nei panni dell’uomo che si innamorerà di lei, Michele l’idealista partigiano che morirà per salvare altre vite umane.

E’ una “novità” stuzzicante lo spettacolo successivo “Niente progetti per il futuro”. Per il soggetto ma anche perché ci fa trovare insieme due beniamini del pubblico Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti. Come dire due campioni dell’umorismo surreale. Vincitrice del Premio Flaiano 2009 la commedia porta la firma di Francesco Brandi, una fra le voci più interessanti della nuova drammaturgia italiana. Brandi lavora a stretto contatto con registi come Sergio Fantoni e Cristina Pezzoli e collabora come autore agli spettacoli di Gioele Dix (un successo “Edipo.com”). Per l’occasione è anche regista di questo suo dramma sottile e coinvolgente, spesso imprevedibile, di cui protagonisti sono due uomini che una notte su un ponte della periferia di una grande città s’incrociano per caso. Diversa la loro vita e il loro modo di pensare. L’uno si chiama Tobia ed è un Vip della tv, tuttologo e opinionista, uomo colto e intelligente e supremamente egocentrico ma ora in crisi profonda tanto da meditare il suicidio. L’altro Ivan, è un garagista, un uomo semplice e concreto ma con una vena di filosofo che vede la vita secondo una visione diversa e che a poco a poco distoglierà Tobia dall’insano gesto. Nessuno meglio di Giobbe Covatta e Enzo Iacchetti potrebbero essere i protagonisti migliori di questo lavoro tragicomico da cui sembra uscire il ritratto di una società intera.

Dopo di loro troviamo quell’attore, regista, autore (idolo anche del nostro cinema) che come pochi altri riesce a portare sulla scena una ventata di festosa allegria, Vincenzo Salemme. Maestro Salemme del meccanismo comico farsesco che discende da tanti rivoli, dal teatro napoletano e dall’avanspettacolo e non solo. Basta ricordare i suoi numerosi lavori ospitati dal Teatro Manzoni. E come dimostra anche con “L’astice al veleno” commedia appena uscita dalla sua straripante fantasia dove si raccontano, e questa volta ci sono anche siparietti musicali, le vicissitudini di un’attricetta Barbara, amante, addolorata e delusa, del regista dello spettacolo che sta provando e di Gustavo, un pony express che porta in giro regali per il Natale imminente, ma dove entrano in campo, con quel segno surreale che è tipico di Salemme, anche altre figure molto particolari, a cominciare da una lavandaia del Cinquecento e un poeta rivoluzionario del Regno delle Due Sicilie. Hanno i due tempi un ritmo spiritato e sono un ennesimo atto d’amore a Eduardo alla cui scuola Salemme si è nutrito.

A chiudere la stagione quell’Eduardo, sempre vivo fra noi, con un omaggio dal bellissimo titolo: “Eduardo, più unico che raro!” che gli dedicheranno due fuori classe come Rocco Papaleo e Giovanni Esposito. Sulla ribalta, a firmarne la regia con mano esperta e raffinata il regista napoletano Giancarlo Sepe, a sfilare quattro splendidi ma quasi sconosciuti atti unici del Maestro tutti contenuti nella “Cantata dei giorni pari”. Quattro pièces – storie brevi ma folgoranti – dove, tra concretezza realistica e sussulti onirici, sfugge tutta la poesia e la magia dell’autore. Nell’ordine essi sono “Il dono di Natale” (1932) che nasce da un delizioso racconto di O. Henry , e qui si racconta, con garbo e lepidezza, di come due sposi con sacrificio si fanno un dono di Natale. “Filosoficamente” (1928), fra l’altro dall’autore mai messo in scena. E’ la storia di un padre che vuole accasare le due figlie e dà una festa, compaiono due spasimanti, ma l’uno è cieco, l’altro fortemente miope. Segue “Pericolosamente” (1938) che col titolo “L’ora di punta” divenne anche il secondo episodio del film “Oggi, domani, dopodomani” diretto dallo stesso Eduardo. Inoltre conosce una versione televisiva nel 1956 per la regia di Vieri Bigazzi insieme al “Dono di Natale”. Per domare la bisbetica moglie un marito spara in continuazione, ma la pistola non è che uno scacciacani. Una piéce paradossale dove Eduardo dà tutto il meglio della sua fantasia. Infine, quasi uno scherzo comico, “La Voce del padrone” (1932), il cui titolo originale era “L’incisione di dischi”. Un atto divertentissimo dove prima di iniziare l’incisione succede di tutto e di più.
Vuoto
TEATRO MANZONI
Via Manzoni 42. Milano

Enrico Ruggeri
in concerto
7, 8, 9 ottobre 2010 ore 21.00

Enrico Ruggeri, accompagnato dalla sua band, chiuderà il fortunato tour dell'album "La Ruota" con 3 imperdibili concerti al Teatro Manzoni di Milano il 7, 8 e 9 ottobre 2010.
Malgrado l'intensa attività live degli ultimi 25 anni, non abbiamo mai visto un tour di Enrico Ruggeri simile al precedente. Questa volta non assisteremo nemmeno a UN CONCERTO simile a quello della sera prima: Enrico infatti ripropone la fortunata formula del 1993 (l'anno di Mistero) nella quale tutti i grandi successi saranno contenuti in una ruota, questa volta elettronica, e verranno sorteggiati di volta in volta dal pubblico stesso. Sarà un happening che renderà ogni concerto unico e irripetibile, evidenziando la grande comunicativa di Ruggeri, più che mai mattatore di una serata piena di sorprese, con amici e vip che si alterneranno sul palco ai fans storici per contribuire a un concerto e a un tour destinati più che mai a entrare nella storia del nostro spettacolo.
Enrico Ruggeri, accompagnato dalla sua band, chiuderà il fortunato tour dell'album "La Ruota" con 3 imperdibili concerti al Teatro Manzoni di Milano il 7, 8 e 9 ottobre 2010. Nel corso della conferenza stampa verranno annunciati eventuali ospiti che parteciperanno alle serate.

Band:
Luigi Schiavone, chitarre
Fabrizio Palermo, basso
Marco Orsi, batteria
Paolo Zanetti, chitarre
Francesco Luppi, tastiere

Biglietti: intero 35,00 + 3,00 di prevendita / poltrona 25,00 + 2,00 di prevendita.
MERCOLEDI’ 21 APRILE - ORE 18.00
presso
MONDADORI MULTICENTER DUOMO
P.zza Duomo, 1 – Spazio Eventi – Terzo piano

per il ciclo "Gli incontri di Milano per lo Spettacolo"

CAZUZZURRO e GASPARE

presentano

RUMORS
di Neil Simon

con
Andrea Brambilla, Nino Formicola
Eleonora d’Urso, Alessandra Schiavoni, Marco Zanutto,
Elisabetta Becattini, Simone Francia, Elisa Gabrielli, Paolo Giangrasso

Regia di MASSIMO CHIESA


in scena al TEATRO MANZONI fino al 2 maggio 2010

Conduce l’incontro il giornalista Daniele Soragni



Andrea Brambilla e Nino Formicola, alias Zuzzurro e Gaspare, diretti da Massimo Chiesa, tornano a Neil Simon con l’esilarante “Rumors”, ovvero “pettegolezzi”.
L’azione si svolge nella casa del vicesindaco di New York dove dovrebbe tenersi la festa di anniversario di matrimonio dei padroni di casa. Ma il party non avverrà per l’assenza dei festeggiati: il vicesindaco nella sua camera ferito da un proiettile e la moglie introvabile. Le cose si complicano con l’arrivo di due poliziotti.
Uno spettacolo di satira sociale, un comico affresco sull’alta borghesia, fatua e pettegola, un grottesco e paradossale viaggio nella farsa. Il risultato è uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai dialoghi surreali, un crescendo di porte che si aprono e si chiudono, di perbenismi che esplodono, di incidenti che dilagano.
Martedì 30 marzo avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


RUMORS

di Neil Simon


interpretato da
ZUZZURRO & GASPARE


per la regia di
MASSIMO CHIESA


Scena Props and Decors, costumi Pamela Aicardi, luci Raffaele Perin.

Recite sino a domenica 2 maggio (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30 – chiusura per le festività pasquali dal 2 all’8 aprile).


Hurlyburly srl e Cherestanì Produzioni, Zuzzurro&Gaspare presentano RUMORS di Neil Simon. Con ANDREA BRAMBILLA (Lenn), NINO FORMICOLA (Ken), ELEONORA D’URSO (Chris), ALESSANDRA SCHIAVONI (Claire), MARCO ZANUTTO (Ernie), ELISABETTA BECATTINI (Cassie), SIMONE FRANCIA (Glenn), ELISA GABRIELLI (Cookie), PAOLO GIANGRASSO (Welch).
Scena Props and Decors, costumi Pamela Aicardi, luci Raffaele Perin.
Regia di MASSIMO CHIESA.


Uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai dialoghi surreali, un crescendo spasmodico di porte
che si aprono e si chiudono, di perbenismi che esplodono, di paure che si contagiano,
di incidenti che dilagano

Dopo 15 anni di collaborazione tra Massimo Chiesa e Zuzzurro & Gaspare il 2010 ha portato alla nascita di un nuovo spettacolo, Rumors di Neil Simon, che ha sancito questa ormai duratura unione ma ne ha dato avvio ad una nuova: la collaborazione tra la neonata The Kitchen Company e la ditta Zuzzurro&Gaspare era quasi inevitabile. I punti di contatto sono tanti e probabilmente lo saranno ancora di più in futuro.

In scena saranno presenti, oltre a Zuzzurro&Gaspare, Eleonora d’Urso, Alessandra Schiavoni, Marco Zanutto, Elisabetta Becattini, Simone Francia, Elisa Gabrielli e Paolo Giangrasso.
La regia e la produzione sono affidate a Massimo Chiesa che ormai, come consuetudine, produce da anni spettacoli che vedono protagonisti Andrea Brambilla e Nino Formicola; ed è bello sottolineare come questo sia uno dei connubi più duraturi tra un impresario e una coppia di artisti che amano mettersi in gioco, allestire nuovi spettacoli rendendo il teatro sempre più vivo e vitale.
Rumors è stato scritto venti anni fa e, come quasi tutti i testi di Simon, non invecchia, anzi troviamo qui un plot assolutamente attuale.
L’azione si svolge nella lussuosa casa del vice sindaco di New York e consorte dove dovrebbe svolgersi la loro festa di anniversario di matrimonio; ma il party non avverrà per l’assenza dei due festeggiati: il vice sindaco rintanato nella sua camera da letto ferito a un orecchio da un proiettile e la moglie introvabile.
Pian piano arrivano gli invitati, quattro coppie di amici, che cercano prima di tutto di scoprire cosa è successo e poi di non far trapelare nulla dell’accaduto al mondo esterno in quanto l’uomo politico da proteggere è assai noto nell’intero Paese. Le cose si complicano non poco con l’arrivo di un poliziotto che sta indagando su altri fatti accaduti nel quartiere.
Nel corso della farsa si sprecano i pettegolezzi, “Rumors”, appunto, come recita il titolo.
Rumors è un comico affresco sull’alta borghesia newyorkese, fatua e pettegola.
In questa pièce andata in scena per la prima volta a Broadway nel 1988, Simon abbandona il suo ruolo di osservatore preciso e graffiante delle nevrosi metropolitane, per accompagnare il pubblico in un grottesco e paradossale viaggio all’interno della farsa. Farsa che, come spiega l’autore, non concede rallentamenti, servono persone che entrino ed escano attraverso le porte senza mai incontrarsi.
Il risultato è uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai dialoghi surreali, un crescendo spasmodico di porte che si aprono e si chiudono, di perbenismi che esplodono, di paure che si contagiano, di incidenti che dilagano.
Uno spettacolo di satira sociale che ha una forza comica senza precedenti.


Al Teatro Manzoni dal 30 marzo al 2 maggio 2010 (chiusura per le festività pasquali dal 2 all’8 aprile)
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 20,00
COMUNICATO STAMPA

“Aperitivo in Concerto”
2009-2010
TEATRO MANZONI

FINALMENTE TORNA A MILANO
UN GENIO DEL JAZZ

Domenica 14 marzo 2010 ore 11.00
STANLEY COWELL TRIO

pianoforte
Stanley Cowell

contrabbasso
Tarus Mateen

batteria
Nasheet Waits

“Aperitivo in Concerto” conclude l’applauditissima stagione 2009-2010 e si accomiata dal suo pubblico - domenica 14 marzo, ore 11, Teatro Manzoni - con un grande concerto, dedicato alla più sofisticata e appassionante musica improvvisata. Dopo lunga assenza, torna a Milano un artista geniale dall'ispirazione sopraffina, testimone del periodo più creativo del post-bop: Stanley Cowell.
Figura preminente nel panorama pianistico degli anni ’70, Cowell ha avuto rare apparizioni in Italia, nonostante un’attività, discografica e concertistica, cospicua. Eppure siamo di fronte ad un vero gigante del jazz. Dotato di una profonda preparazione accademica (che vanta anche un periodo di studi al Mozarteum di Salisburgo), questo eccezionale pianista e compositore nasce da una famiglia di musicisti che lo mette ben presto in contatto con il mondo del jazz. Collabora con Yusef Lateef, Roland Kirk, Marion Brown e poi, dopo il suo arrivo a New York, con Miles Davis, Max Roach (1968-70), Bobby Hutcherson, Stan Getz, Thad Jones e Mel Lewis. Quindi comincia il suo lungo sodalizio con il trombettista Charles Tolliver e l’avventura della leggendaria etichetta discografica Strata East, di cui è il vero fondatore e direttore artistico. La sua musica diventa sempre più personale, basata su un peculiare connubio tra eleganza di suono e di forma e un’atmosfera generale più ribollente di umori e spunti diversi, dal bop al free. Si esibisce con Donald Byrd, Clifford Jordan, Sonny Rollins, ma anche Art Pepper (1978-1980) e J.J.Johnson (anni successivi). Da questo momento però tutta la sua arte si concentrerà nel solo e nel trio (incisioni per etichette europee e giapponesi).
Cowell è nato nel 1941 e la sua maturità rappresenta uno dei vertici del pianismo jazzistico moderno. Tecnicamente brillantissimo, è in grado di suonare nello spirito di Art Tatum come in quello del bop più avanzato. Il suo stile procede per fitte densità sonore, alla maniera di McCoy Tyner, svelando un’energia e un impatto rari, e tuttavia sempre tenuti sotto controllo, a tutto vantaggio di un disegno compositivo di estrema raffinatezza.
Accompagnano il pianista due fra i più acclamati protagonisti dell'improvvisazione contemporanea: il contrabbassista Tarus Mateen (strumentista eccellente, ha collaborato, fra gli altri, con artisti quali Outkast, Stephon Harris, Greg Osby, Terence Blanchard, Betty Carter, Art Blakey, Eddie Harris, Marc Cary, George Benson, Branford Marsalis, Kenny Barron) e l'eccezionale batterista Nasheet Waits (che il pubblico di “Aperitivo in Concerto” ricorda al Teatro Manzoni già al fianco di Andrew Hill e di Miroslav Vitous), strumentista fra i più importanti della sua generazione e che vanta collaborazioni con Dave Douglas, Freddie Hersch, Eddie Gomez, Luis Perdomo, Andrew Hill, Jason Moran, Orrin Evans, Ron Carter, Joe Lovano e molti altri ancora.



TARUS MATEEN

Il contrabbassista Tarus Mateen è nato in California ed esordisce professionalmente all’età di dodici anni. Dopo gli studi universitari, collabora con il celebre duo giamaicano Sly & Robbie Si trasferisce nel 1988 a New York, dove entra a far parte del trio della leggendaria cantante Betty Carter. Lavora ed incide poi con Terence Blanchard e collabora abitualmente con Nasheet Waits, con il pianista Jason Moran e con Stanley Cowell. E’ molto attivo anche sulla scena della musica popolare e dello hip hop: fra le sue collaborazioni vanno ricordate quelle con Rhonda Ross, Fugees,Outkast, Toni Braxton, DeLaSoul, Fishbone.


NASHEET WAITS

Nasheet Waits è uno dei batteristi più stimolanti e creativi della sua generazione. In possesso di mezzi tecnici e sfumature timbriche come di rado è dato incontrare, egli ha messo a punto uno stile estremamente originale, caratterizzato dalla mescolanza di flussi poliritmici che sembrano dare vita a delle vere e proprie onde sonore in grado di sottolineare e arricchire la musica dei gruppi cui partecipa. Nato nel 1971 a Manhattan, New York, è stato incoraggiato a suonare la batteria dal padre, il celebre Frederick (Freddie) Waits, grande musicista che nel corso della sua carriera ha collaborato con molte leggende del Jazz, tra cui Ella Fitzgerald, Sonny Rollins, McCoy Tyner, Max Roach. Nasheet Waits si è laureato con lode in Arts in Music presso la Long Island University, e ha inoltre studiato con il percussionista Michael Carvin, al contempo influenzato ovviamente dal padre così come da Max Roach, che lo ha scritturato come membro del suo ensemble di percussioni M’Boom, proprio in sostituzione di Freddie Waits. La prima scrittura di rilievo gli è stata offerta dal sassofonista Antonio Hart, nel cui quintetto ha a lungo militato effettuando tourneé e partecipando all’incisione di tre album. Tra le proprie influenze egli cita Billy Higgins, Art Blakey, Tony Williams, Philly Joe Jones e Billy Hart. Oltre a prendere parte a vari gruppi di Andrew Hill, uno dei quali ha vinto il prestigioso premio danese JAZZPAR nel 2003, Waits è stato un componente del trio di Fred Hersch, nonché del gruppo “Bandwagon” di Jason Moran. Tra le sue altre collaborazioni spiccano quelle con Geri Allen, Mario Bauzá, Hamiett Bluiett, Abraham Burton, Ron Carter, Marc Cary, Steve Coleman, Stanley Cowell, Orrin Evans, Stefon Harris, Andrew Hill, Bill Lee, Jackie McLean, The Mingus Big Band, The New Jersey Symphony Orchestra, Greg Osby, Joshua Redman, Vanessa Rubin, Antoine Roney, Wallace Roney, Jacky Terrasson, Bunky Green e Mark Turner.

INGRESSI:

biglietto intero €12 + 1 prevendita
ridotto giovani €8 + 1 prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2

Si conclude con il concerto di un celeberrimo jazzista come il pianista Stanley Cowell la venticinquesima edizione di “Aperitivo in Concerto”, La rassegna prodotta e organizzata al Teatro Manzoni di Milano da Mediaset e Publitalia ’80, con la collaborazione di Martini & Rossi e H3G, raggiunto il quarto di secolo, ha confermato ancora una volta il suo successo, incrementando ulteriormente quella partecipazione di pubblico che, assieme ad una programmazione estremamente originale, ne hanno fatto un caso nazionale. Da anni, ormai, il “tutto esaurito” caratterizza tutte le produzioni di “Aperitivo in Concerto”: la stagione 2009-2010 non ha certo fatto eccezione. Oltre mille persone si sono accalcate, ad ogni concerto, al Teatro Manzoni, applaudendo una programmazione che negli anni s’è fatta sempre più ardita e sofisticata, presentando più prime italiane, europee e persino mondiali e offrendo al pubblico la possibilità di avvicinarsi a quanto di più attuale e creativo si va svolgendo sulle più importanti scene internazionali. Il ritorno a Milano, dopo quasi vent’anni di assenza, di un leggendario musicista come Sonny Rollins ha dato il “la” ad un cartellone in cui spicca sicuramente la prima mondiale di Holding Down, eccezionale lavoro sulle guerre del XXI secolo ideato dal pianista Vijay Iyer e dal poeta Mike Ladd. Non vanno dimenticate le prime europee di A Night In The Old Marketplace, trascinante pièce di teatro musicale yiddish realizzata dal compositore e trombettista Frank London, e del nuovo progetto del grande gruppo di sassofoni World Saxophone Quartet con M’Boom, celebrato complesso di percussioni ideato da un’icona del jazz come lo scomparso batterista Max Roach. Altra prima europea di notevole impatto è stata la collaborazione fra un gruppo di improvvisatori americani di prim’ordine come la ben nota Either/Orchestra e due padri della musica africana come gli etiopi Mulatu Astatke e Mahmoud Ahmed. Il pubblico del Teatro Manzoni ha poi decretato il trionfo di un’anteprima assoluta come la nuova edizione del gruppo Bindu guidato dal batterista Hamid Drake e dedicato ai rapporti storici fra reggae e jazz, così come allo scatenato gruppo di ottoni di Chicago, per la prima volta a Milano, Hypnotic Brass Ensemble. Miroslav Vitous, a capo di un complesso che includeva artisti di fama mondiale come il clarinettista Michel Portal e il trombettista Franco Ambrosetti, ha deliziato la straripante platea con la “sua” versione di un gruppo storico quale Weather Report, di cui è stato uno dei fondatori, mentre il gruppo Stolas, un “all star” composto da Dave Douglas, Uri Caine, Greg Cohen e Joey Baron, con l’aggiunta del formidabile tenorista Chris Potter, ha reso omaggio a uno fra i più grandi autori della nostra personalità, il compositore e sassofonista John Zorn, con cui da anni “Aperitivo in Concerto” ha allacciato un rapporto esclusivo e privilegiato. La rassegna si accomiata perciò dal suo pubblico per dare un nuovo appuntamento per la stagione 2010-2011, anch’essa, come sempre, caratterizzata da uno sguardo indagatore sui nostri tempi e sull’arte musicale più creativa e coinvolgente dei nostri tempi.
Milano, 10 febbraio 2010

Martedì 2 marzo avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


L’ORO DI NAPOLI

dai racconti di Giuseppe Marotta
adattamento teatrale di Gianfelice Imparato e Armando Pugliese


interpretato da
GIANFELICE IMPARATO LUISA RANIERI


per la regia di
ARMANDO PUGLIESE


Musiche di scena Nicola Piovani, scene Andrea Taddei, costumi Silvia Polidori, luci Valerio Tiberi.

Recite sino a domenica 28 marzo (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).


Valerio Santoro presenta
uno spettacolo dell’Ass.cult. “La Pirandelliana” in coproduzione con Diana Or.I.S.



GIANFELICE IMPARATO LUISA RANIERI


“L’ORO DI NAPOLI”

Dai racconti di Giuseppe Marotta
Adattamento teatrale di Gianfelice Imparato e Armando Pugliese


Musiche di scena Scene
NICOLA PIOVANI ANDREA TADDEI

Costumi Luci
SILVIA POLIDORI VALERIO TIBERI

Regia
ARMANDO PUGLIESE


Personaggi e interpreti:

GIANFELICE IMPARATO – Michele, Saverio, Ersilio
LUISA RANIERI – Sofia, Teresa
GIANNI CANNAVACCIUOLO - Don Cosimo
ANTONELLA CIOLI - Amalia, Carolina, la Maitresse
GIUSEPPE DE ROSA – Don Carmine, la Mamma
LOREDANA GIORDANO – Donna Assunta
RENATO GIORDANO – il Malato
ANTONIO MILO – Rosario, Don Catello
LELLO RADICE – Guarino, Fortunato, Don Pasquale
GIOVANNI RIENZO – il Suonatore, Fortunato
LUIGI E DAVIDE SANTORO – Gennarino, Antonio
VALERIO SANTORO – Don Cafiero, Don Nicola



“Una dichiarazione d’amore per Napoli, città splendida e miserabile, amorosa e spietata, e per i suoi abitanti, disperati, poveri, ricchi di fantasia, magnifici, capaci di inventarsi la vita giorno per giorno. In questi racconti la Napoli di un tempo rivive senza pietismo o retorica, ma con commossa, asciutta, a volte divertita partecipazione.” - Così nel risvolto di copertina del libro.
“Film in sei episodi, tratti dall’omonimo libro di Giuseppe Marotta, “Trent’anni, diconsi trenta”, “Gente nel vicolo” e “La gente di Napoli”, “I giocatori”, “Personaggi in busta chiusa”, “Don Ersilio Miccio vendeva saggezza”. Difficile fare una graduatoria in un film di insolita omogeneità, tematica e stilistica, se non basandosi sui gusti personali. Di Marotta si accentua la vena umoristica più che quella malinconica, l’allegria più che la tristezza. L’Oro di Napoli è la pazienza, “la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza.” E’ il suo tema conduttore. Non è un film neorealista. Di maniera nel suo bozzettismo? Toppo teatrale e calligrafico? Forse, ma riscattato dalla sagace direzione desichiana degli attori e dallo stesso teatralismo del popolo dei bassi napoletani.” - Così sul film di De Sica del 1954.
E’ da quel ‘teatralismo’ che si intende partire per un’edizione teatrale de ‘L’Oro di Napoli’, e da quella miriade di personaggi e di situazioni che, come nella ‘Mappata’ di Salvatore Di Giacomo dove i poveri vengono raccolti tutti in un lenzuolo, in questo caso se ne raccolgono le storie, dolenti o comiche, tragiche o paradossali, in un unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli.
E, come a strati, progressivamente ne scopriamo gli interni, e negli interni gli episodi, e negli episodi i personaggi che, a prescindere dagli stessi singoli episodi, interloquiscono tra loro nell’androne, tra le scale, nella strada, sui pianerottoli del palazzo-microcosmo, dando vita a quella coralità dolente e magica di una Napoli anche furbesca ed ingannatrice, ma non imbastardita da un degrado che sembra inarrestabile. Per cui questa edizione teatrale de ‘L’Oro di Napoli’ di Giuseppe Marotta non sarà, come ormai troppo spesso accade in teatro, una pedissequa riproposta del film di De Sica, ma una ricomposizione totalmente nuova dei suoi racconti, di cui alcuni sfruttati anche dal film, ma altri completamente inediti da un punto di vista spettacolare e tratti direttamente dagli scritti di Giuseppe Marotta.
Così dagli intenti teatrali del 2009. (A cura di Armando Pugliese)



Al Teatro Manzoni dal 2 al 28 marzo 2010
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 20,00
COMUNICATO STAMPA

Domenica 31 gennaio 2010 ore 11.00

PRIMA ASSOLUTA

DAL REGGAE AL JAZZ
CON L’ECCEZIONALE GRUPPO DI
UNO FRA I PIÙ GRANDI BATTERISTI DI OGGI

HAMID DRAKE & BINDU

batteria e percussioni
Hamid Drake

voce
Napoleon Maddox

trombone
Jeb Bishop
Jeff Albert

chitarra elettrica
Jeff Parker

contrabbasso
Josh Abrams

Reggaeology


Aperitivo in Concerto, domenica 24 gennaio 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano) ospita, in una esibizione che si prospetta spettacolare, uno fra i più grandi batteristi sulla scena internazionale, Hamid Drake, che conduce da tempo –attraverso il gruppo Bindu- una sua personale ricerca sulle molteplici radici del jazz e della tradizione musicale africana-americana. Come ha scritto Stefano Merighi per AllAboutJazz: “La sua impresa di leader-compositore in Bindu lo illumina anche come regista sonoro di primo piano, in grado di influenzare benignamente le prove dei suoi musicisti, sempre fervidi di idee.
Al Teatro Manzoni Drake presenta in prima assoluta un’innovativa versione di Bindu, arricchita dalla presenza del chitarrista Jeff Parker (fra i leader del noto gruppo di avant-rock Tortoise) e con la strepitosa collaborazione del ben noto rapper Napoleon Maddox, specialista di human beatboxing e già conosciuto dal pubblico di "Aperitivo in Concerto" per la sua esaltante partecipazione al concerto di Archie Shepp e Oliver Lake, testimoniato dalla recente incisione Phat Jam In Milano per la Archieball Records. Drake, infatti, esplorerà, in un concerto, che già si annuncia di coinvolgente e trascinante spettacolarità, le connessioni fra reggae, tradizione giamaicana, musica africana-americana e jazz.

HAMID DRAKE

Hamid Drake è nato il 3 agosto 1955 a Monroe, Louisiana, USA. Ha studiato a lungo le percussioni compresi gli stili orientali e caraibici.
Nel 1974 inizia quella che sarebbe stata una lunga collaborazione musicale con il tenorsassofonista Fred Anderson. Verso la fine degli anni Settanta, lo stesso Anderson lo presenta a George Lewis, Douglas Ewart e altri artisti dell’AACM.
Le sue influenze musicali più significative per quanto riguarda le percussioni, ovvero Ed Blackwell e Adam Rudolph, risalgono a questo periodo. Altre sue influenze sono Philly Joe Jones, Max Roach e Jo Jones.
Don Cherry, con cui si incontra per la prima volta nel 1978, è altro significativo artista con cui ha collaborato in modo continuativo.
Alla fine degli anni Settanta, dopo molteplici esperienze nel mondo del reggae, diviene uno dei membri del Mandingo Griot Society guidato da Foday Musa Suso con cui incide fin dal primo album. Per molti anni offre il suo supporto ritmico a musicisti quali Borah Bergman e Peter Brötzmann, con cui si presenta in un quartetto completato dal contrabbassista William Parker (altro artista con cui collabora in molteplici occasioni e formazioni) e dal trombettista Toshinori Kondo.
Altri musicisti con cui ha lavorato negli anni sono Marilyn Crispell, Pierre Dørge, Georg Gräwe, Herbie Hancock, Misha Mengelberg, IsWhat?!, Yakuza, Jemeel, Moondoc, David Murray, Assif Tsahar, Sabir Mateen, Liof Munimula, Pharoah Sanders, Wayne Shorter, Malachi Thompson, il percussionista Michael Zerang e particolarmente Kent Kessler e Ken Vandermark con cui ha formato il trio DKV.
In una tale varietà musicale egli ha adottato idiomi dell'Africa del Nord e dell'Africa occidentale e suggestioni indiane così come del reggae e della musica latino-americana.
Suona spesso senza bacchette usando le mani per creare particolari ritmi sonori.

NAPOLEON MADDOX

Napoleon Maddox è nato a Springfield, Massachusetts, nel 1973. Cresciuto a Cincinnati, Ohio, s’è affermato come straordinario poeta ed improvvisatore nel campo del rap e dello hip-hop, generi che egli preferisce affrontare in chiave puramente acustica, affiancando grandi figure del jazz. Collaboratore del batterista Hamid Drake e del duo newyorkese Transmitting, ha lavorato con gruppi e interpreti quali Ming+FS e Karsh Kale, nonché con artisti quali Archie Shepp e Oliver Lake.
Componente del gruppo Sotto Voce (con Roy Nathanson, Tim Kiah, Sam Bardfeld), ha affiancato anche la Burnt Sugar Arkestra e la JC Hopkins Biggish Band.
Fondatore del gruppo ISWHAT?!, fra il 1994 e il 2001 si è anche affermato, a Cincinnati, come conduttore di una trasmissione radiofonica, The Social Factor, che ha ospitato personalità come Spike Lee, Jurassic 5, Rahzel, The Roots, Jay Z, Big Jaz, Group Home, Mos Def, Watts Prophets, The Last Poets, Burning Spear, Souls of Mischief.

JEB BISHOP

Estremamente attivo a Chicago, il trombonista Jeb Bishop s’è esibito e ha inciso con artisti e gruppi quali Vandermark Five, il Chicago Tentet di Peter Brötzmann, Ted Sirota's Rebel Souls, Terminal Four, School Days, Ken Vandermark's Territory Band, Rob Mazurek e Exploding Star Orchestra, Globe Unity Orchestra. Guida inoltre il proprio Jeb Bishop Trio e il progetto Lucky 7s con il trombonista Jeff Albert, oltre a far parte di un complesso come The Engines. Dal 2001 viene ogni anno premiato dalla nota pubblicazione Down Beat come talento meritevole di maggiori riconoscimenti.

JEFF ALBERT

Il trombonista Jeff Albert, autore di un popolare blog musicale come Scratch My Brain e curatore di una serie concertistica come Open Ears, è attivo a New Orleans, dove guida il proprio Jeff Albert Quartet e si esibisce con i Lucky 7s assieme al trombonista Jeb Bishop. Collaboratore di Bindu di Hamid Drake, lavora anche con gruppi quali George Porter Jr. & the Runnin’ Partners, Michael Ray & the Cosmic Krewe, Naked Orchestra, New Orleans New Music Ensemble. Ha inoltre collaborato con Wolter Weirbos, Jim Baker, Josh Abrams, Georg Gräwe, Tatsuya Nakatani, Dave Rempis, Mike Reed, Jason Stein, Tim Daisy, Jonathan Freilich, Tim Green, nonché, in altri ambiti, con artisti e complessi quali Stevie Wonder, Bonnie Raitt, The Funk Brothers, Wardell Quezergue, Dr. John, Ronnie Milsap, The Temptations, Lou Rawls, The Louisiana Philharmonic Orchestra and the New Orleans Opera.

JEFF PARKER
Il ben noto chitarrista Jeff Parker ha iniziato in giovanissima età lo studio della musica, perfezionandosi poi al Berklee College Of Music. Ha inoltre studiato con George Garzone, esibendosi al contempo con Antonio Hart e trasferendosi a Chicago nel 1991. Collabora poi con il cornettista Rob Mazurek e con il batterista Chad Taylor, con i quali crea lo Chicago Underground Trio e, susseguentemente, la Chicago Underground Orchestra. Partecipa poi alla creazione del gruppo Isotope 217, con Mazurek e la trombonista Sara P. Smith, conquistandosi ampia popolarità come chitarrista del notissimo complesso post-rock Tortoise e collaborando con gruppi quali New Horizon Ensemble, Uptightly, Aesop Quartet e Tricolor. Vanta inoltre collaborazioni con altri celebrati artisti di Chicago come Fred Anderson, Lin Halliday, Ken Vandermark.
JOSH ABRAMS

Josh Abrams è contrabbassista la cui notorietà è vasta a Chicago, dove egli s’è affermato anche in contesti non jazzistici. Artista dalle notevoli virtù tecniche, s’è esibito nel trio Sticks and Stones, a fianco di Matana Roberts e Chad Taylor. Da tempo collaboratore di un artista come Ernest Dawkins, s’è esibito anche con David Boykin e con artisti quali Guillermo Gregorio, Axel Dorner, Jeff Parker, Jeb Bishop, Hamid Drake, Nicole Mitchell, Greg Ward.




INGRESSI:

biglietto intero €12+ 1 prevendita
ridotto giovani €8 + 1 prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1,
COMUNICATO STAMPA

“Aperitivo in Concerto”
2009-2010
TEATRO MANZONI

Domenica 7 febbraio 2010 ore 11.00

PRIMA ASSOLUTA

un pianista pluripremiato
e un sofisticato rapper

VIJAY IYER & MIKE LADD ENSEMBLE

HOLDING IT DOWN

pianoforte, composizione, laptop
Vijay Iyer

voce, versi, campionamenti, sintetizzatore analogico
Mike Ladd

voce, live electronic processing
Pamela Z

voce, electronics
Guillermo Brown

chitarra
Liberty Ellman


violoncello
Okkyung Lee

percussioni
Kassa Overall

“Aperitivo in Concerto”, domenica 7 febbraio 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), presenta la prima esecuzione assoluta di Holding It Down, appassionante lavoro scritto da due pluripremiati ed acclamati musicisti come Vijay Iyer e Mike Ladd, alla testa di un complesso formato da alcuni fra i più importanti solisti sulla scena musicale contemporanea, fra i quali spicca la presenza della compositrice e interprete vocale Pamela Z.
Philip K. Dick scrisse il noto romanzo Do Androids Dream Of Electric Sheep?, Iyer e Ladd (che hanno già collaborato insieme alla realizzazioni di lavori come In What Language? del 2003 e Still Life with Commentator del 2006) si sono invece chiesti di che materia sono fatti i sogni dei reduci, nel caso specifico dei giovani reduci africani-americani della guerra in Iraq e in Afghanistan. Dopo avere raccolto centinaia di interviste con militari di ritorno in patria, ne hanno ricavato una fitta trama di immagini, versi, ricordi, echi che ha fatto da canovaccio a Holding It Down.
I due autori, oggi fra i più sofisticati e celebrati autori nel panorama musicale internazionale, si sono chiesti cosa potesse significare, per dei giovani soldati africani-americani passare dalla complessità della società statunitense al mondo della guerra , per poi fare ritorno in patria in un clima di indifferenza, aggravato da un'ottusa burocrazia e da una crisi economica che ha colpito soprattutto le classi medio-basse. Come vivono e sopravvivono questi giovani veterani e, soprattutto, cosa sognano? Come affrontano le loro vite irrimediabilmente trasformate dall'esperienza della guerra? Come affrontano il passaggio dall'indescrivibile alla presunta normalità? E come si vedono oggi in patria, con il primo presidente africano-americano della storia? Qual è il loro ruolo in un'America dove gli equilibri etnici si vanno alterando? Con l'uso poetico della compressa e universale logica del sogno allo scopo di riaffermare la loro essenziale umanità, Holding It Down rende un sentito omaggio a questi giovani uomini e donne che ritornano al loro Nuovo Mondo.




VIJAY IYER

Howard Reich del Chicago Tribune l’ha definito “senza dubbio uno degli artisti jazz più originali nella generazione degli under-quaranta.” Il Village Voice lo ritiene “il più autorevole pianista e compositore che sia emerso negli ultimi anni”, mentre per il Boston Globe ci troviamo di fronte ad “uno dei più stimolanti e clamorosi talenti del jazz odierno” e, sulla west coast, il Los Angeles Weekly non esita ad esclamare: “è nata una stella dal talento illimitato”. Stiamo parlando del pianista e compositore Vijay Iyer, nato da genitori indiani ad Albany, New York, nel 1971.
Se la discografia di Iyer non ha eguali, in termini di ampiezza e varietà è perché la sua produzione musicale, che se ne ponderino l’estensione o la sempre ineccepibile fattura, non può che lasciare stupefatti, a tal punto che ci si chiede se sia davvero opera di un’unica persona. Historicity, l’ultimo e più che pluripremiato tra i suoi album, che propone una personale rilettura di una selezione di cover, in trio, si è aggiudicato alcune tra le migliori recensioni del 2009: "Presto! Ecco il nuovo grande trio." (New York Times) "Truly astonishing... they make challenging music sound immediately enjoyable. " (National Public Radio) "A jewel... 9 out of 10" (PopMatters.com).
Il sassofonista del suo celebrato quartetto, l’indiano Rudresh Mahanthappa, con il quale Iyer vanta una collaborazione decennale, descrive la musica di Iyer nei termini di un "magico e nebuloso interregno sonoro dove la musica della Diaspora indo-asiatica incontra il Jazz della tradizione occidentale e anticipa gli scenari di una possibile evoluzione per entrambe le tradizioni”. (All Music Guide). Il giudizio dell’autorevole National Public Radio sui quattro, acclamatissimi dischi Panoptic Modes (2001), Blood Sutra (2003), Reimagining (2005), and Tragicomic (2008) è chiaro: "essi documentano quanto di più avvincente e innovativo sia prodotto dalla scena del jazz contemporaneo".
I successi di Iyer si estendono ben oltre l’ambito discografico del jazz, come nel caso del remix per la ri-publicazione di “Ok”, premiato album del pioniere dell’elettronica British Asian Talvin Singh. Iyer ha anche creato una serie di sigle musicali per il canale televisivo sportivo ESPN. La sua suite per quintetto From Over, commissionata dal Chicago Jazz Festival nel 2008 ha debuttato di fronte ad un pubblico di 30,000 persone, ed è stata acclamata dal Chicago Tribune in quanto " capolavoro, potenzialmente in grado di trasformare la storia della musica.. graffiante, originale, una composizione epica, rivoluzionaria." La composizione orchestrale Interventions, commissionata ed eseguita dall’American Composers Orchestra nel marzo 2007, è stata diretta da Dennis Russell Davies. Tra gli altri lavori, vanno citati Mutations I-X (2005) commissionato ed eseguito in prima dal quartetto Ethel; Three Episodes per quintetto di fiati (1999) scritto per gli Imani Winds; l’ "incantevole” (Variety) partitura per l’opera di teatro - danza Betrothed (2007); e la premiata colonna sonora di Teza (2008), pellicola del leggendario regista Haile Gerima.
Ripetutamente messo in luce dalla critica, Iyer è stato premiato, dal Downbeat Magazine International Critics' Poll, in più di una categoria tra cui Il Miglior Artista Jazz Emergente (2006, 2007), Miglior Compositore Emergente (2006, 2007), e Miglior Pianista Emergente (2009).
Lavori di Iyer, in veste di compositore e d’interprete, sono stati commissionati e finanziati dal Rockefeller Foundation MAP Fund (2000, 2001, 2005, 2009), dal New York State Council on the Arts (2002), dalla Creative Capital Foundation (2002), dal Mary Flagler Cary Charitable Trust (2002, 2004), dall’American Composers Forum (2005), dalla Chamber Music America (2005), da Meet The Composer (2006), e dal Jazz Institute of Chicago (2008).
Iyer è stato ospite, in quanto compositore, esecutore e bandleader delle principali istituzioni concertistiche americane ed internazionali. Ha inoltre collaborato con Steve Coleman, Roscoe Mitchell, Amiri Baraka, Wadada Leo Smith, Dead Prez, Amina Claudine Myers, Butch Morris, George Lewis, Oliver Lake, Miya Masaoka, Matana Roberts, Trichy Sankaran, Talvin Singh, Pamela Z, Imani Uzuri, Will Power, Suphala, Dafnis Prieto, Burnt Sugar, Karsh Kale, Shujaat Khan, DJ Spooky, High Priest of Antipop Consortium, John Zorn, Bill Morrison, e molti altri.
Erudito la cui preparazione spazia dalla scienza all’arte e alle discipline umanistiche Iyer ha conseguito una laurea in Matematica e Fisica presso il Yale College, un Master in Fisica e un Ph.D. interdisciplinare in Tecnologia e Arte presso la University of California a Berkeley. E’ stato selezionato per entrare a fare parte della cerchia di nove "Revolutionary Minds" dalla rivista scientifica Seed, e i suoi studi in cognizione musicale sono stati presentati dalle trasmissioni radiofoniche This Week in Science e Studio 360. Membro di Facoltà della New York University e della The New School University, ha anche tenuto masterclass e lezioni di composizione, improvvisazione, scienze cognitive, e nell’ambito dei jazz studies e dei performance studies, al California Institute of the Arts, alla Columbia University, alla Harvard University, alla Manhattan School of Music, e alla School for Improvisational Music, tra altre. Suoi studi sono pubblicati da Music Perception, Current Musicology, Journal of Consciousness Studies, Critical Studies in Improvisation, Journal for the Society of American Music, e le raccolte antologiche di Uptown Conversation: The New Jazz Studies (Columbia University Press), Sound Unbound (MIT Press), e Arcana IV (Hips Road).

MIKE LADD

Scrittore, poeta, performer, docente e produttore musicale, Michael C. Ladd è nato a Boston nel 1970. Laureatosi in poesia alla Boston University con una tesi sugli espatriati africani-americani nel XIX secolo, ha scritto saggi e opere poetiche per pubblicazioni come Long Shot Review e Bostonia. Suoi lavori sono presenti anche nel volume Swing Low, Black Men Writing e in numerose antologie, fra le quali Aloud: Voices from the Nuyorican Poets Café, In Defense of Mumia, Bum Rush The Page, Por La Victoire, Everything But the Burden, Rip It Up, Essays on Black Rock in the U.S. Ladd è l'autore dei testi e il produttore di dieci lavori discografici, fra i quali Easy Listening For Armageddon (Scratchie/Mercury records), Negrophilia: The Album (Thirsty Ear), Father Divine (ROIR) e The Infesticons, Bedford Park (Big Dada). In qualità di professore associato dello Institute for Arts and Civic Dialogue alla Harvard University, Ladd ha prodotto e diretto Blood Black and Blue, un documentario audio e performativo sui poliziotti di colore negli Stati Uniti. Per l'Asia Society, Ladd ha creato con Vijay Iyer In What Language, un progetto performativo sugli individui di colore in relazione alla gobalizzazione nel contesto degli aeroporti e della loro sicurezza. Con Iyer ha realizzato anche Still Life With Commentator, presentato per la prima volta alla Brooklyn Academy of Music di New York. In collaborazione con The Kitche, a New York, Ladd ha inoltre prodotto un'opera, Domestica. Diviso fra Boston, New York e Parigi, Ladd continua a realizzare progetti performativi e didattici in sobborghi parigini e città come Nanterre, Aubervillers, Pantin e Saint Denis.


INGRESSI:

biglietto intero €12 + 1 prevendita
ridotto giovani €8 + 1+ prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
GIOVEDI’ 14 GENNAIO - ORE 18.00
presso
MONDADORI MULTICENTER DUOMO
P.zza Duomo, 1 – Spazio Eventi – Terzo piano

per il ciclo "Gli incontri di Milano per lo Spettacolo"

CAMASSIMO DAPPORTO e BENEDICTA BOCCOLI

presentano

L’APPARTAMENTO
adattamento italiano di Edoardo Erba e Massimo Dapporto
tratto dal film dello Metro-Goldwin-Mayer
scritto da Billy Wilder e I.A.L. Diamond
prodotto in accordo con la MGM ON STAGE, Darcie Denkert e Dean Stolber

con
in ordine alfabetico
Rossana Bonafede
Riccardo Peroni
Carlo Ragone
Riccardo Maria Tarci

Regia di PATRICK ROSSI GASTALDI


in scena al TEATRO MANZONI fino al 31 gennaio 2010
Conduce l’incontro Antonio Calbi, Direttore del Settore Spettacolo del Comune di Milano



Bud Buxter, impiegato ambizioso, cerca di accattivarsi la simpatia dei superiori prestando il proprio appartamento ai più libertini tra loro. Purtroppo apprende che la gentile accompagnatrice del capo è la donna dei suoi sogni e a questo punto dovrà decidere se perdere l’amore o il lavoro. Potrà l’amore vincere sulla carriera? Questa commedia cinica, amara e divertente, capolavoro di Billy Wilder, mette a nudo una società basata sull’ambizione e la ricerca di appartenenza a una classe sociale più elevata. Il regista Patrick Rossi Gastaldi ha voluto conservare la dimensione degli anni Sessanta per evidenziare valori come innocenza, etica e amore, quasi appartenessero al passato. Lo aiutano in quest’impresa l’ironia e la versatilità di Massimo Dapporto e il fascino naturale di un’accattivante Benedicta Boccoli.
COMUNICATO STAMPA

Domenica 24 gennaio 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni
via Manzoni, 42

PRIMA E UNICA DATA ITALIANA

DALL’ETIOPIA AL JAZZ:
UN’ECCEZIONALE BIG BAND
INCONTRA I GRANDI PROTAGONISTI
DELL’ETHIO-JAZZ

THE EITHER/ORCHESTRA
feat.: MULATU ASTATKE
& MAHMOUD AHMED


voce
Mahmoud Ahmed

vibrafono e percussioni
Mulatu Astatke

direzione, sassofoni soprano e tenore
Russ Gershon

tromba
Tom Halter
Dan Rosenthal

trombone
Joel Yennior

sassofono contralto
Hailey Niswanger

sassofono baritono
Charles Kohlhase

pianoforte e tastiere
Rafael Alcala

contrabbasso
Rick McLaughlin

batteria
Pablo Bencid

congas e percussioni
Vicente Lebron

Come primo evento del nuovo anno, “Aperitivo in Concerto” presenta, domenica 24 gennaio 2010, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), in unica data per l’Italia, due nomi eccezionali: Either/Orchestra, una delle big band più acclamate sulla scena internazionale, e il celeberrimo vibrafonista Mulatu Astatke, considerato il padre dell’Ethio-jazz.
Fondata nel 1985 dal sassofonista Russ Gershon, la Either/Orchestra da tempo realizza progetti in cui le forme contemporanee si sposano ai molteplici linguaggi della tradizione africana-americana. L’orchestra, che vanta solisti d'eccezione come lo stesso Gershon e il baritonista Charlie Kohlhase, ha allacciato un rapporto particolare e originalissimo con alcuni grandi artisti etiopi, testimoniato anche discograficamente dalla nota serie Ethiopiques, dedicata al fiorire rigoglioso del jazz e di un nuovo tipo di linguaggio musicale popolare, basato sulla commistione fra tradizione etiope e canzone pop americana, sviluppatosi in Etiopia a partire dagli anni Sessanta con risultati di straordinaria rilevanza, rimasti a lungo sconosciuti in Occidente.
Nel 2004, prima orchestra americana a presentarsi in Etiopia dopo l’esibizione della Duke Ellington Orchestra nel 1973, la Either/Orchestra ha partecipato all’Ethiopian Music Festival di Addis Abeba, collaborando con alcuni celebri artisti locali, fra cui Mulatu Astatke (alcuni ricorderanno la sua straordinaria partecipazione alla colonna sonora del film Broken Flowers di Jim Jarmusch), vibrafonista e tastierista di vaglia, collaboratore di Duke Ellington, fondatore del cosiddetto Ethio-jazz, in cui si fondono retaggi etiopi con influenze latinoamericane e improvvisazione jazzistica.
Per la prima volta in Italia in un tale contesto improvvisativo, Mulatu Astatke, con la collaborazione dell’altrettanto celebre cantante Mahmoud Ahmed, presenterà assieme a Either/Orchestra una rilettura affascinante e coinvolgente di un grande momento storico della musica africana e dei suoi rapporti con il jazz. Un viaggio alla riscoperta di affascinanti radici che riguardano tutti noi.


MULATU ASTATKE

Mulatu Astatke (o Astatqé), vibrafonista e compositore, è considerato il padre dell’Ethio-jazz, combinazione fra musica tradizionale etiope, jazz e tradizione ispanoamericana. Nato nel 1943 a Jimma, in Etiopia, ha studiato musica a Londra, New York e Boston, dov’è stato il primo africano a frequentare la Berklee School of Music.
Tornato in Etiopia, Astatke lavora lungamente come strumentista e direttore d’orchestra, affiancando persino Duke Ellington ed altri celebri musicisti americani. A lungo sconosciuto al di fuori della patria, conquista iniziale celebrità grazie alla collaborazione, iniziata nel 2004, con la Either/Orchestra, con cui si esibisce ogni anno negli Stati Uniti e in Europa. Nel 2005, una sua composizione viene inserita nella colonna sonora del film Broken Flowers di Jim Jarmush. Nel 2008 egli firma un’applaudita incisione, a Londra, con il collettivo psyche-jazz The Heliocentrics. La nota serie discografica Ethiopiques (Buda Musique) dedica nel 1998 un’intero capitolo alla sua musica, testimoniando inoltre la sua collaborazione, e quella di Mahmoud Ahmed, con la Either/Orchestra.
Fra il 2007 e il 2008, Astatke ha completato, presso la Harvard University, l'opera Yared, basata sulla modernizzazione di una serie di fonti musicali tradizionali etiopi. Al contempo, ha ottenuto l'incarico di Artist-in-Residence presso il Massachusetts Institute of Technology, creando presso il MIT Media Lab una versione moderna del krar, strumento tradizionale etiope. Nel corso del 2009 ha inoltre collaborato con noti improvvisatori quali Phil Ranelin, Bennie Maupin, Azar Lawrence.


MAHMOUD AHMED

Nato ad Addis Abeba nel 1941, il celebre cantante etiope Mahmoud Ahmed esordisce professionalmente nel 1961, esibendosi con la orchestra militare Imperial Body Guard Band fino al 1974 ed incidendo con complessi come Amha e Kaifa. Negli anni Ottanta, dopo essere stato uno fra i primi artisti etiopi ad esibirsi negli Stati Uniti, apre un proprio negozio di dischi ad Addis Abeba, pur continuando ad esibirsi. Influenzato da un cantante come Tlahoun Gèssèssè, collabora con complessi e artisti, anche non etiopi, come Ibex Band, Venus Band, Idan Raichel Project, Roha Band, Badume's Band. Grazie alle esibizioni con la Either/Orchestra rinnova il proprio successo anche negli Stati Uniti; il suo lavoro viene ampiamente testimoniato dalla serie discografica Ethiopiques. Ancora oggi egli è forse il più popolare artista fra le comunità etiopi in tutto il mondo.


INGRESSI:

biglietto intero €12 + prevendita
ridotto giovani €8 + prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
Vi comunichiamo che la conferenza stampa dello spettacolo L’APPARTAMENTO con Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli si terrà martedì 5 gennaio alle ore 13,00, e non più alle ore 12,00 come precedentemente indicato
COMUNICATO STAMPA

Domenica 24 gennaio 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni
via Manzoni, 42

PRIMA E UNICA DATA ITALIANA

DALL’ETIOPIA AL JAZZ:
UN’ECCEZIONALE BIG BAND
INCONTRA I GRANDI PROTAGONISTI
DELL’ETHIO-JAZZ

THE EITHER/ORCHESTRA
feat.: MULATU ASTATKE
& MAHMOUD AHMED


voce
Mahmoud Ahmed

vibrafono e percussioni
Mulatu Astatke

direzione, sassofoni soprano e tenore
Russ Gershon

tromba
Tom Halter
Dan Rosenthal

trombone
Joel Yennior

sassofono contralto
Hailey Niswanger

sassofono baritono
Charles Kohlhase

pianoforte e tastiere
Rafael Alcala

contrabbasso
Rick McLaughlin

batteria
Pablo Bencid

congas e percussioni
Vicente Lebron

Come primo evento del nuovo anno, “Aperitivo in Concerto” presenta, domenica 24 gennaio 2010, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), in unica data per l’Italia, due nomi eccezionali: Either/Orchestra, una delle big band più acclamate sulla scena internazionale, e il celeberrimo vibrafonista Mulatu Astatke, considerato il padre dell’Ethio-jazz.
Fondata nel 1985 dal sassofonista Russ Gershon, la Either/Orchestra da tempo realizza progetti in cui le forme contemporanee si sposano ai molteplici linguaggi della tradizione africana-americana. L’orchestra, che vanta solisti d'eccezione come lo stesso Gershon e il baritonista Charlie Kohlhase, ha allacciato un rapporto particolare e originalissimo con alcuni grandi artisti etiopi, testimoniato anche discograficamente dalla nota serie Ethiopiques, dedicata al fiorire rigoglioso del jazz e di un nuovo tipo di linguaggio musicale popolare, basato sulla commistione fra tradizione etiope e canzone pop americana, sviluppatosi in Etiopia a partire dagli anni Sessanta con risultati di straordinaria rilevanza, rimasti a lungo sconosciuti in Occidente.
Nel 2004, prima orchestra americana a presentarsi in Etiopia dopo l’esibizione della Duke Ellington Orchestra nel 1973, la Either/Orchestra ha partecipato all’Ethiopian Music Festival di Addis Abeba, collaborando con alcuni celebri artisti locali, fra cui Mulatu Astatke (alcuni ricorderanno la sua straordinaria partecipazione alla colonna sonora del film Broken Flowers di Jim Jarmusch), vibrafonista e tastierista di vaglia, collaboratore di Duke Ellington, fondatore del cosiddetto Ethio-jazz, in cui si fondono retaggi etiopi con influenze latinoamericane e improvvisazione jazzistica.
Per la prima volta in Italia in un tale contesto improvvisativo, Mulatu Astatke, con la collaborazione dell’altrettanto celebre cantante Mahmoud Ahmed, presenterà assieme a Either/Orchestra una rilettura affascinante e coinvolgente di un grande momento storico della musica africana e dei suoi rapporti con il jazz. Un viaggio alla riscoperta di affascinanti radici che riguardano tutti noi.


MULATU ASTATKE

Mulatu Astatke (o Astatqé), vibrafonista e compositore, è considerato il padre dell’Ethio-jazz, combinazione fra musica tradizionale etiope, jazz e tradizione ispanoamericana. Nato nel 1943 a Jimma, in Etiopia, ha studiato musica a Londra, New York e Boston, dov’è stato il primo africano a frequentare la Berklee School of Music.
Tornato in Etiopia, Astatke lavora lungamente come strumentista e direttore d’orchestra, affiancando persino Duke Ellington ed altri celebri musicisti americani. A lungo sconosciuto al di fuori della patria, conquista iniziale celebrità grazie alla collaborazione, iniziata nel 2004, con la Either/Orchestra, con cui si esibisce ogni anno negli Stati Uniti e in Europa. Nel 2005, una sua composizione viene inserita nella colonna sonora del film Broken Flowers di Jim Jarmush. Nel 2008 egli firma un’applaudita incisione, a Londra, con il collettivo psyche-jazz The Heliocentrics. La nota serie discografica Ethiopiques (Buda Musique) dedica nel 1998 un’intero capitolo alla sua musica, testimoniando inoltre la sua collaborazione, e quella di Mahmoud Ahmed, con la Either/Orchestra.
Fra il 2007 e il 2008, Astatke ha completato, presso la Harvard University, l'opera Yared, basata sulla modernizzazione di una serie di fonti musicali tradizionali etiopi. Al contempo, ha ottenuto l'incarico di Artist-in-Residence presso il Massachusetts Institute of Technology, creando presso il MIT Media Lab una versione moderna del krar, strumento tradizionale etiope. Nel corso del 2009 ha inoltre collaborato con noti improvvisatori quali Phil Ranelin, Bennie Maupin, Azar Lawrence.


MAHMOUD AHMED

Nato ad Addis Abeba nel 1941, il celebre cantante etiope Mahmoud Ahmed esordisce professionalmente nel 1961, esibendosi con la orchestra militare Imperial Body Guard Band fino al 1974 ed incidendo con complessi come Amha e Kaifa. Negli anni Ottanta, dopo essere stato uno fra i primi artisti etiopi ad esibirsi negli Stati Uniti, apre un proprio negozio di dischi ad Addis Abeba, pur continuando ad esibirsi. Influenzato da un cantante come Tlahoun Gèssèssè, collabora con complessi e artisti, anche non etiopi, come Ibex Band, Venus Band, Idan Raichel Project, Roha Band, Badume's Band. Grazie alle esibizioni con la Either/Orchestra rinnova il proprio successo anche negli Stati Uniti; il suo lavoro viene ampiamente testimoniato dalla serie discografica Ethiopiques. Ancora oggi egli è forse il più popolare artista fra le comunità etiopi in tutto il mondo.


INGRESSI:

biglietto intero €12 + prevendita
ridotto giovani €8 + prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
SPETTACOLO “GIRGENTI AMORE MIO…”
di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo
con GIANFRANCO JANNUZZO
regia Pino Quartullo

Al Teatro Manzoni dal 1 dicembre 2009 al 3 gennaio 2010
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
chiusura per le festività natalizie dal 24 al 30 dicembre 2009
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 20,00


SAN SILVESTRO
31 DICEMBRE 2009
Orario inizio spettacolo ore 20,45 precise
All’intervallo rinfresco con buffet salato
A mezzanotte brindisi con spumante, panettone e dolci
Si festeggia con la partecipazione di Gianfranco Jannuzzo

BIGLIETTI
Poltronissima € 85,00 + 8,00 di prevendita
Poltrona € 65,00 + 6,00 di prevendita


CAPODANNO
1 GENNAIO 2009
Inizio spettacolo ore 17.00
BIGLIETTI
Poltronissima € 30,00 + 3,00 di prevendita
Poltrona € 20,00 + 2,00 di prevendita
COMUNICATO STAMPA

Domenica 13 dicembre 2009 ore 11.00

Teatro Manzoni
via Manzoni, 42

UNICA DATA ITALIANA

CONCERTO DI NATALE

DALLE STRADE DI CHICAGO
AI TEATRI DI NEW YORK,
L’ESALTANTE SPETTACOLO
DEL PIU’ IMPORTANTE GRUPPO DI OTTONI SULLA SCENA DI OGGI


HYPNOTIC BRASS ENSEMBLE
feat.: KELAN PHIL COHRAN

tromba
Kelan Phil Cohran

tromba
Jafar "Yoshi" Graves
Tarik "Smoov" Graves
Gabriel "Ben Yehuda" Hubert

cornetta
Amal "Baji" Hubert

trombone
Saiph Graves

trombone basso
Seba Graves

sousaphone
Tycho Cohran

euphonium
Uttama "Rocco" Hubert


batteria
Gabriel Wallace

“Aperitivo in Concerto” presenta per la prima volta a Milano, domenica 13 dicembre 2009, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), una celebre e trascinante banda di ottoni, lo Hypnotic Brass Ensemble, che per la prima volta in Italia si presenta guidato dal grande trombettista Kelan Phil Cohran.
Hypnotic Brass Ensemble è un giovane collettivo con base operativa tra le affollate e caotiche strade di Chicago, uno dei crocevia della cultura afroamericana, dove la musica ha radici profonde e dove il gruppo nasce nel 1999: per anni, infatti, i giovani componenti del complesso, tutti studenti dell’A.A.C.M. (Association for the Advancement of Creative Musicians) si sono espressi esclusivamente come street-band suonando tra cunicoli della metro e marciapiedi della propria città. La loro musica è un teatrale, coinvolgente e trascinante mélange di jazz innestato su travolgenti ritmi funky e esaltato dalle potenti sonorità degli ottoni; il tutto è scolpito da nove elementi, tra fiati (quattro trombe, due tromboni, un baritono, un sousaphone) e percussioni. La freschezza, l’esultante vitalità e la scorrevolezza (gli incastri armonici paiono quasi di natura hip-hop) che caratterizza ogni composizione è semplicemente affascinante e spettacolare. I membri dell’Hypnotic Brass Ensemble, oggi trasferitisi a New York, amano mischiare le carte, sporcarsi le mani con i generi di musica più disparati, appoggiandosi a una lunga gavetta e rivendicando con orgoglio di suonare «anche» del jazz.
Al Teatro Manzoni il gruppo si esibisce, in una prima italiana, con la guida di un ulteriore trombettista, Kelan Phil Cohran. La storia del jazz, dagli anni Trenta in poi, è sempre stata incentrata su New York, e molti dei personaggi che hanno lasciato un segno indelebile sulla musica di Chicago sono stati rimossi - se mai sono apparsi - dalle pagine dei libri e delle pubblicazioni specializzate. Un caso limite è per l’appunto l’ottantaduenne Kelan Phil Cohran, singolare figura di intellettuale a tutto tondo, la cui influenza sulla scena della black music di Chicago è ancora tutta da scrivere. E solo la ristampa, qualche anno fa, delle prime, strabilianti opere di Sun Ra ha portato all’attenzione di un pubblico più vasto l’esistenza di questo multiforme personaggio: trombettista, compositore, educatore, astronomo, storico, matematico, membro fondatore dell’AACM e in possesso di una discendenza quanto mai folta. Già, perché nella sua lunga vita Phil Cohran ha contribuito a mettere al mondo ben ventidue figli, otto dei quali, per l’appunto, sono oggi riuniti nell’Hypnotic Brass Ensemble. Come accade nel mondo globalizzato, fatto di comunità, con Hypnotic Brass Ensemble si esibisce una famiglia, una tribù che, con la musica, presenta e illustra la sua storia, la sua identità, le vicende, insomma, delle nuove culture del Nuovo Mondo in un vero e proprio happening teatrale.

Condizioni metereologiche permettendo, la performance dell’energetica band prenderà l’attacco già alle 10.45, in Via Manzoni, davanti all’ingresso del teatro Manzoni, un modo per rivolgere – conformemente alla propria tradizione – alla città di Milano un’insolito augurio in musica di buon Natale, buona Channukà o, come avrebbe potuto dire Sun Ra, ... buona festa del ritorno del Sole!





KELAN PHIL COHRAN

Women in wool hair chant their poetry. Phil Cohran gives us messages and music made of developed bone and polished and honed cult. It is the Hour of tribe and of vibration, the day-long Hour. It is the Hour of ringing, rouse, of ferment-festival. On Forty-third and Langley black furnaces resent ancient legislatures of play and scruple and practical gelatin. They keep the fever in, fondle the fever. All worship the Wall. Così, già nel 1967 scriveva la nota poetessa Gwendolyn Brooks, in uno scritto dedicato a Phil Cohran, trombettista, compositore, didatta, guru di Chicago.
Kelan Phil Cohran ('Kelan' significa “Sacra Scrittura”, un titolo onorifico attribuito a Cohran dalla comunità islamica cinese nel corso di un viaggio in Cina) è nato l’8 maggio 1927 a Oxford, Mississippi ma, si trasferisce a St. Louis, Missouri, dove, dopo studi alla Lincoln University, verso la fine degli anni Quaranta si esibisce a fianco di Clark Terry, Oliver Nelson, Jimmy Forrest e del noto band leader Jay McShann, incidendo inoltre con Clarence 'Gatemouth' Brown e Big Mama Thornton.
Arruolato durante il periodo della guerra in Corea, lo trascorre come componente della banda militare dell’Accademia Navale del Maryland. Nel 1953 si trasferisce a Chicago, dove incontra Sun Ra, con la cui Myth Science Arkestra si esibisce dal 1958 al 1961, partecipando ad incisioni di lavori come Rocket Number Nine, Fate In A Pleasant Mood, Holiday For Soul Dance e We Travel The Spaceways, facendosi apprezzare (Angels And Demons At Play, Music From The World Tomorrow) anche come inventivo esecutore allo zither ukelin, cetra da tavolo, tipicamente americana e utilizzata soprattutto fra gli anni Venti e Quaranta: lo strumento dispone di due gruppi di corde, uno di sedici accordato in Do, più quattro gruppi di quattro corde ciascuno, ognuno intonato differentemente.
A Chicago, con Sun Ra, Cohran si applica alla composizione, studiando intensamente i grandi trattatisti e teorici musicali rinascimentali come Gioseffo Zarlino e Vincenzo Galilei. Dopo avere lasciato l’Arkestra di Sun Ra, collabora con Muhal Richard Abrams e fonda un proprio gruppo, The Story Tellers. Con Steve McCall, Abrams e altri dà vita all’A.A.C.M. (Association for the Advancement of Creative Musicians). Crea un altro complesso, The Artistic Heritage Ensemble, in cui, nell’Affro-Arts Theatre fondato appositamente per il gruppo, suona esclusivamente la cetra ed in cui entrano a far parte anche la pianista Amina Claudine Myers, il batterista Maurice White (che presto fonderà il gruppo Earth, Wind & Fire) e il chitarrista Pete Cosey (che più tardi si affermerà a fianco di Miles Davis). Dall’Artistic Heritage Ensemble nascerà il gruppo The Pharaohs e, susseguentemente, Earth, Wind & Fire. Da allora, Cohran prosegue la sua attività didattica come impegno civile, esibendosi per le comunità africane-americane e insegnando ad alcuni fra i principali artisti chicagoani di oggi.



INGRESSI:

biglietto intero €12/15 + prevendita
ridotto giovani €8/11 + prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
COMUNICATO STAMPA

Domenica 13 dicembre 2009 ore 11.00

Teatro Manzoni
via Manzoni, 42

UNICA DATA ITALIANA

CONCERTO DI NATALE

DALLE STRADE DI CHICAGO
AI TEATRI DI NEW YORK,
L’ESALTANTE SPETTACOLO
DEL PIU’ IMPORTANTE GRUPPO DI OTTONI SULLA SCENA DI OGGI

HYPNOTIC BRASS ENSEMBLE
feat.: KELAN PHIL COHRAN

tromba
Kelan Phil Cohran

tromba
Jafar "Yoshi" Graves
Tarik "Smoov" Graves
Gabriel "Ben Yehuda" Hubert

cornetta
Amal "Baji" Hubert

trombone
Saiph Graves

trombone basso
Seba Graves

sousaphone
Tycho Cohran

euphonium
Uttama "Rocco" Hubert

batteria
Gabriel Wallace

“Aperitivo in Concerto” presenta per la prima volta a Milano, come Concerto di Natale domenica 13 dicembre 2009 alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), una celebre e trascinante banda di ottoni, lo Hypnotic Brass Ensemble, che verrà guidato per la prima volta in Italia dal grande trombettista Kelan Phil Cohran.
Hypnotic Brass Ensemble è un giovane collettivo con base operativa tra le affollate e caotiche strade di Chicago, uno dei crocevia della cultura afroamericana, dove la musica ha radici profonde e dove il gruppo nasce nel 1999: per anni, infatti, i giovani componenti del complesso, tutti studenti dell’A.A.C.M. (Association for the Advancement of Creative Musicians) si sono espressi all’origine come street-band suonando tra cunicoli della metro e marciapiedi della propria città, cosa che fanno tutt’ora. La loro fama si è poi estesa a tal punto che anche i Rolling Stones li hanno chiamati per aprire i loro concerti. La loro musica è un teatrale, coinvolgente e trascinante mélange di jazz innestato su travolgenti ritmi funky e esaltato dalle potenti sonorità degli ottoni; il tutto è scolpito da nove elementi, tra fiati (quattro trombe, due tromboni, un baritono, un sousaphone) e percussioni. La freschezza, l’esultante vitalità e la scorrevolezza (gli incastri armonici paiono quasi di natura hip-hop) che caratterizza ogni composizione è semplicemente affascinante e spettacolare. I membri dell’Hypnotic Brass Ensemble, oggi trasferitisi a New York, amano mischiare le carte, sporcarsi le mani con i generi di musica più disparati, appoggiandosi a una lunga gavetta e rivendicando con orgoglio di suonare «anche» del jazz.
Al Teatro Manzoni il gruppo si esibisce, in una prima italiana, con la guida di un ulteriore trombettista, Kelan Phil Cohran. La storia del jazz, dagli anni Trenta in poi, è sempre stata incentrata su New York, e molti dei personaggi che hanno lasciato un segno indelebile sulla musica di Chicago sono stati rimossi - se mai sono apparsi - dalle pagine dei libri e delle pubblicazioni specializzate. Un caso limite è per l’appunto l’ottantaduenne Kelan Phil Cohran, singolare figura di intellettuale a tutto tondo, la cui influenza sulla scena della black music di Chicago è ancora tutta da scrivere. E solo la ristampa, qualche anno fa, delle prime, strabilianti opere di Sun Ra ha portato all’attenzione di un pubblico più vasto l’esistenza di questo multiforme personaggio: trombettista, compositore, educatore, astronomo, storico, matematico, membro fondatore dell’AACM e in possesso di una discendenza quanto mai folta. Già, perché nella sua lunga vita Phil Cohran ha contribuito a mettere al mondo ben ventidue figli, otto dei quali, per l’appunto, sono oggi riuniti nell’Hypnotic Brass Ensemble. Come accade nel mondo globalizzato, fatto di comunità, con Hypnotic Brass Ensemble si esibisce una famiglia, una tribù che, con la musica, presenta e illustra la sua storia, la sua identità, le vicende, insomma, delle nuove culture del Nuovo Mondo in un vero e proprio happening teatrale.


KELAN PHIL COHRAN

Women in wool hair chant their poetry. Phil Cohran gives us messages and music made of developed bone and polished and honed cult. It is the Hour of tribe and of vibration, the day-long Hour. It is the Hour of ringing, rouse, of ferment-festival. On Forty-third and Langley black furnaces resent ancient legislatures of play and scruple and practical gelatin. They keep the fever in, fondle the fever. All worship the Wall. Così, già nel 1967 scriveva la nota poetessa Gwendolyn Brooks, in uno scritto dedicato a Phil Cohran, trombettista, compositore, didatta, guru di Chicago.
Kelan Phil Cohran ('Kelan' significa “Sacra Scrittura”, un titolo onorifico attribuito a Cohran dalla comunità islamica cinese nel corso di un viaggio in Cina) è nato l’8 maggio 1927 a Oxford, Mississippi, ma si trasferisce a St. Louis, Missouri dove, dopo studi alla Lincoln University, verso la fine degli anni Quaranta si esibisce a fianco di Clark Terry, Oliver Nelson, Jimmy Forrest e del noto band leader Jay McShann, incidendo inoltre con Clarence 'Gatemouth' Brown e Big Mama Thornton.
Arruolato durante il periodo della guerra in Corea, lo trascorre come componente della banda militare dell’Accademia Navale del Maryland. Nel 1953 si trasferisce a Chicago, dove incontra Sun Ra, con la cui Myth Science Arkestra si esibisce dal 1958 al 1961, partecipando ad incisioni di lavori come Rocket Number Nine, Fate In A Pleasant Mood, Holiday For Soul Dance e We Travel The Spaceways, facendosi apprezzare (Angels And Demons At Play, Music From The World Tomorrow) anche come inventivo esecutore allo zither ukelin, cetra da tavolo, tipicamente americana e utilizzata soprattutto fra gli anni Venti e Quaranta: lo strumento dispone di due gruppi di corde, uno di sedici accordato in Do, più quattro gruppi di quattro corde ciascuno, ognuno intonato differentemente.
A Chicago, con Sun Ra, Cohran si applica alla composizione, studiando intensamente i grandi trattatisti e teorici musicali rinascimentali come Gioseffo Zarlino e Vincenzo Galilei. Dopo avere lasciato l’Arkestra di Sun Ra, collabora con Muhal Richard Abrams e fonda un proprio gruppo, The Story Tellers. Con Steve McCall, Abrams e altri dà vita all’A.A.C.M. (Association for the Advancement of Creative Musicians). Crea un altro complesso, The Artistic Heritage Ensemble, in cui, nell’Affro-Arts Theatre fondato appositamente per il gruppo, suona esclusivamente la cetra ed in cui entrano a far parte anche la pianista Amina Claudine Myers, il batterista Maurice White (che presto fonderà il gruppo Earth, Wind & Fire) e il chitarrista Pete Cosey (che più tardi si affermerà a fianco di Miles Davis). Dall’Artistic Heritage Ensemble nascerà il gruppo The Pharaohs e, susseguentemente, Earth, Wind & Fire. Da allora, Cohran prosegue la sua attività didattica come impegno civile, esibendosi per le comunità africane-americane e insegnando ad alcuni fra i principali artisti chicagoani di oggi.


INGRESSI:

biglietto intero €12/15 + prevendita
ridotto giovani €8/11 + prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
COMUNICATO STAMPA

Domenica 29 novembre 2009 ore 11.00

Teatro Manzoni
via Manzoni, 42

PRIMA EUROPEA

dai successi di Broadway una pièce musicale con un cast eccezionale

A NIGHT IN THE OLD MARKETPLACE
di e con FRANK LONDON
Special Guest: VINICIO CAPOSSELA

adattamento teatrale e testi
Glen Berger

regia
Alexandra Aaron

luci
Solomon Weisbard

video
Kate Howard

voce recitante
Vinicio Capossela

voci
Manu Narayan
Charlotte Cohn
Lorin Sklamberg
Steven Hrycelak
Melinda Blake

tromba, tastiere
Frank London

fisarmonica
Carmen Staaf

chitarra, banjo, mandolino
Brandon Seabrook

tuba, contrabbasso
Ron Caswell

batteria
Aaron Alexander

Con un cast eccezionale, da Vinicio Capossela alla star di Broadway Charlotte Cohn, domenica 29 novembre, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano “Aperitivo in Concerto” porterà in scena un'affascinante pièce di teatro musicale, già andata in scena con grande successo a Broadway, ideata come celebrazione della cultura ebraica, di quell'yiddishkeit che ha contribuito a fare grande la tradizione mitteleuropea e che è stata cancellata dalla Shoa. Il ben noto trombettista e compositore americano Frank London, infatti, porta sul palcoscenico del Teatro Manzoni A Night in The Old Marketplace, straordinario musical applauditissimo negli Stati Uniti, dove è stato recentemente presentato. Incantevole e trascinante lavoro di teatro musicale, A Night in The Old Marketplace mette in scena un racconto fantastico (Bay nakht oyfn altn mark) dello scrittore Isaac Leib Peretz (1852-1915), una fra le massime figure della letteratura yiddish, avvalendosi di un commento musicale di grande espressività ed efficacia, fra Kurt Weill e Tom Waits, che si avvale di un amalgama di tradizionali musiche ebraiche come il klezmer rilette con un orecchio rivolto alla contemporaneità, ma anche dell'apporto di eccellenti strumentisti e di alcuni fra i più importanti interpreti vocali sulle scene del teatro musicale americano, come Manu Narayan (protagonista di Bombay Dreams) e Charlotte Cohn (la Musetta de La Bohème a Broadway del celebre regista Baz Luhrmann) Nonché di un narratore d'eccezione, Vinicio Capossela, di uno fra i più acclamati librettisti dei nostri giorni, Glen Berger, e di una fra le più affermate registe teatrali americane, Alexandra Aron.
Il risultato è uno spettacolo coinvolgente e di fortissimo impatto che, attraverso la rievocazione della vita delle popolazioni ebree nell'ottocentesco Est europeo, ci offre il colorito e drammatico spaccato di una profonda e sofisticata cultura il cui amore e rispetto per la vita ha saputo resistere alle sofferenze della persecuzione, donando alla nostra civiltà una indimenticabile lezione di tolleranza e civiltà.
FRANK LONDON

Frank London, trombettista e compositore di fama, ha intrapreso da qualche anno una brillante carriera solistica aprendo i confini del klezmer ad altre sonorità. Si esibisce regolarmente con i Klezmatics e The Hasidic New Wave. La sua carriera è veramente impressionante: ha suonato con John Zorn, LL Cool J,Mel Tormé, Lester Bowie's Brass Fantasy, LaMonte Young, They Might Be Giants, David Byrne, Jane Siberry, Itzhak Perlman, Ben Folds 5, Mark Ribot e GalCosta. La sua tromba è presente in più di 80 dischi. E’ stato tra i cofondatori dei gruppi Les Miserables Brass Band e della Klezmer Conservatory Band.

VINICIO CAPOSSELA

Vinicio Capossela nasce il 14 dicembre 1965 ad Hannover, in Germania.
Arriva presto in Italia e dopo una breve esperienza al Conservatorio e un precario impiego come suonatore di piano su navi, night club di riviera e pub newyorkesi, incontra Francesco Guccini e il produttore Renzo Fantini. E' il 1990 e per Capossela è il primo contratto discografico, dal quale nasce All'una e trentacinque circa, album che vanta il premio come migliore opera prima, assegnatogli dal Club Tenco.
L'anno successivo esce il secondo album, Modì, che porta l'artista in tutta Italia con il suo primo tour.
Le continue conferme che fioccano sulla sua vita artistica gli danno nuovi stimoli, e nel 1994 nasce il terzo album, Camera a sud. Nella primavera del 1996, inizia le registrazioni del quarto album, Il ballo di San Vito, la cui promozione sarà motivo di due grandi concerti a Roma e Milano, nei quali Capossela si avvarrà del contributo musicale del chitarrista Marc Ribot.
Liveinvolvo è il titolo del suo quinto album registrato con il supporto musicale della Kocani Orchestra, mentre il 6 ottobre del 2000 esce il sesto album Canzoni a Manovella, da lui stesso prodotto con la collaborazione di Pasquale Minieri. Quest'ultimo album vanta la partecipazione di grandi nomi, tra i quali Marc Ribot, Ares Tavolazzi, Roy Paci.
Dopo la raccolta L'indispensabile (2003) esce nel 2006 l'album Ovunque proteggi per il quale Capossela vince il premio Tenco. L'ultimo lavoro si intitola Da solo (2008), è in uscita Solo Show Alive.

MANU NARAYAN

Manu Narayan, attore e musicista americano di origini indiane, nasce a Pittsburgh, Pennsylvania, il 16 agosto 1973. Sebbene apprezzato compositore e ottimo sassofonista particolarmente versato nella sofisticata cultura musicale carnatica, Narayan è conosciuto soprattutto come interprete teatrale. Fra i protagonisti del film The Love Guru (con Mike Myers, Jessica Alba e Justin Timberlake), ha ottenuto grande successo come interprete principale del musical di Andrew Lloyd Webber Bombay Dreams. Esibitosi per Hillary Clinton, Tony Blair e la regina Elisabetta II, Narayan ha collaborato con Cindy Lauper ed ha recitato in numerosi serial televisivi come The Sopranos, Law & Order: SVU, Lipstick Jungle, Cashmere Mafia (diretto da Spike Lee).


CHARLOTTE COHN

Nata a Copenhagen ma cresciuta a Gerusalemme, Charlotte Cohn ha studiato recitazione presso il celebrato Actors Studio di New York. La sua prima esperienza professionale la vede affiancare un attore come Elliott Gould in One Hundred Gates, al Jewish Theatre di New York. Viene chiamata poco dopo dal noto regista Baz Luhrmann (Moulin Rouge, Romeo + Julia) a interpretare il ruolo di Musetta per la prima produzione de La Bohème a Broadway. E' stata inoltre acclamata co-protagonista di Happy End di Kurt Weill nel 2006 per l'American Conservatory Theatre ed ha partecipato alla prima esecuzione di A Night in The Old Marketplace di Frank London. Assieme al marito, l'attore e drammaturgo Jason Odell Williams, ha fondato una propria compagnia di produzioni teatrali, la Bandwagon Prod.


LORIN SKLAMBERG

Lorin Sklamberg è la voce solista dei Klezmatics sin dalla fondazione del celebre gruppo, verso la metà degli anni Ottanta. Presente in oltre cinquanta incisioni, ha collaborato con artisti quali Itzhak Perlman, Don Byron, Uri Caine, Matt Darriau, Frank London, Rob Schwimmer, Jane Siberry, Marc Cohn, Tony Kushner, Moxy Früvous, i Western Wind. Ha interpretato e insegnato la cultura musicale yiddish in quasi tutto il mondo, da Maui a Buenos Aires, da San Pietroburgo a Londra, Kiev e Parigi. Studioso e organizzatore oltre che eccezionale cantante, è stato per quattordici anni a capo dell'organizzazione Living Traditions, che ha contribuito a fondare: con essa ha partecipato alla creazione di KlezKamp, manifestazione dedicata alla cultura yiddish. E' inoltre ricercatore per l'YIVO Institute for Jewish Research.


STEVEN HRYCELAK

Steven Hrycelak ha studiato presso la Yale University e la Indiana University. Da vari anni fa parte della compagnia della Indiana University Opera; fra i suoi ruoli: Sparafucile in Rigoletto, Zuniga in Carmen, Fiorello ne Il Barbiere di Siviglia, Dottor Bombasto in Arlecchino, William Williamson in A Wedding di William Bolcom. E' inoltre attivo anche sulla scena musicale non teatrale, partecipando a gruppi vocali come NY Virtuoso Singers, NY Choral Artists, Choir of St. Ignatius Loyola, Equal Voices.

MELINDA BLAKE

Melinda Blake ha partecipato alla prima mondiale di A Night in the Old Marketplace al Prince Music Theatre di Philadelphia. Dopo studi alla University of Michigan, ha fatto parte delle compagnie di Fiddler on the Roof, High School Musical (New World Stages), Ella Minnow Pea (Manhattan Theatre Club), My New York (Vital Theatre), oltre ad avere interpretato i ruoli di Maria in West Side Story, di Jan in Grease, di Joanie in The Full Monty e di Fraulein Kost in Cabaret.


CARMEN STAAF

Carmen Staaf ha studiato presso il New England Conservatory sotto la guida di Danilo Perez e di Bob Brookmeyer, esibendosi inoltre con James Moody, Johnny Griffin, David Baker e George Cables. Ha collaborato con Bob Brookmeyer, George Garzone, Stefon Harris, Dave Liebman, Rufus Reid e Ernestine Anderson. Attualmente fa parte del gruppo guidato dal clarinettista Michael Winograd, leader del gruppo musicale klezmer Khevre, con cui s'è esibita a New York e in altre parti degli Stati Uniti. Ha lavorato con altri gruppi klezmer come Klezmer Conservatory Band e Susan Watts & Fabulous Shpielkehs. Leader dello Staaf Quartet, svolge anche attività di compositrice e suoi brani sono stati interpretati da Ran Blake e dalla Seattle Women's Jazz Orchestra.
La Staaf è inoltre docente presso il Berklee College of Music di Boston. Laureatasi anche in antropologia con il massimo dei voti, ha trascorso lunghi periodi a Cuba e nei Caraibi per studiare le locali tradizioni musicali.


BRANDON SEABROOK

Brandon Seabrook si è diplomato presso il New England Conservatory of Music di Boston e attualmente risiede a Brooklyn, NY. Apprezzatissimo dalla critica internazionale per il suo virtuosismo e la sua originalità d'approccio al banjo e alla chitarra, s'è esibito in tutti gli Stati Uniti e in Europa. Ha collaborato con artisti quali Roswell Rudd, Anthony Coleman, Min Xiao-Fen, Roger Miller, Jack Wright, Jessica Pavone e molti altri. Ha inciso con gruppi quali Naftule's Dream e Sadawi del trombettista Paul Brody



RON CASWELL

Nato a Trenton, NJ, Ron Caswell ha studiato al Mannes College of Music. Ha collaborato con The New York City Opera, New Jersey Symphony, Little Orchestra Society, Orchestra of St. Lukes e con gruppi quali Our State Fair, Flying Karamazov Brothers, Slavic Soul Party!, Frank London's Klezmer Brass All-Stars e molti altri. Ha inoltre lavorato a lungo nell'ambito della musica latinoamericana e collabora con numerosi gruppi rock newyorkesi, fra i quali i KNOBS!


AARON ALEXANDER

Aaron Alexander ha studiato nella natia Seattle sotto la guida di Jerry Granelli, Jay Clayton, Julian Priester, James Knapp e Randy Halberstadt, perfezionandosi con Dave Holland, Marvin Smith, Anthony Davis, Muhal Richard Abrams, Pat LaBarbera e prendendo lezioni private dallo stesso Granelli, da Sam Ulano, Gerry Hemingway, Bob Moses, Joe Morello, Victor Lewis, Woody Pierce e Mike Clark.
Esordisce professionalmente con la Composers and Improvisors Orchestra diretta da James Knapp, collaborando così con Julian Priester, Hadley Caliman, Marc Seales e altri. A Seattle fonda il gruppo Timebone nel 1988, con J. Anthony Granelli, Arnold Hammerschlag e Briggan Kraus. Collabora poi con il duo di Jay Clayton e James Knapp e lavora in contesti interdisciplinari con artisti quali Stuart Dempster, Skinner Releasing Dance Company, Roberta Maguire, Andy Shaw & Christian Swenson, Bert Wilson, Julian Priester. Nel 1993 si trasferisce a New York, collaborando con Brad Shepik e Briggan Kraus, Burton Greene e Perry Robinson, Sex Mob, Chris Speed, Peter Epstein, Curtis Hasselbring e altri. Collaboratore dei Klezmatics, è anche il batterista del gruppo fondato da Frank London e Greg Wall, Hasidic New Wave. Lavora poi con il gruppo Klezmerfest! e con la Klezmer Brass All Stars di Frank London. Ha collaborato anche con David Krakauer, Dave Tronzo, Anthony Coleman, Wayne Horvitz e molti altri, oltre a essere leader di propri gruppi come la Raggedy Time Band. A proprio nome ha inciso per la Tzadik di John Zorn Midrash Mish Mosh.


INGRESSI:

biglietto intero €12/15 + prevendita
ridotto giovani €8/11 + prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
martedì 1 dicembre avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


GIRGENTI AMORE MIO…

scritto da
Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo


interpretato da
GIANFRANCO JANNUZZO

per la regia di
Pino Quartullo


Scene Salvo Manciagli, musiche originali e arrangiamenti Francesco Buzzurro, costumi Silvia Morucci.

Recite sino a domenica 3 gennaio (feriali ore 20,45 - domenica e 8 dicembre ore 15,30 - chiusura per le festività natalizie dal 24 al 30 dicembre compresi - recita straordinaria lunedì 21 dicembre ore 20,45 – S. Silvestro ore 20,45 - 1 gennaio ore 17,00).


Girgenti Spettacoli s.r.l. presenta GIRGENTI AMORE MIO… di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callido, con GIANFRANCO JANNUZZO.
Scene Salvo Manciagli, musiche originali e arrangiamenti Francesco Buzzurro, costumi Silvia Morucci. Regia PINO QUARTULLO.



Questo spettacolo è il tentativo sincero e appassionato di dialogare con le proprie radici e, così facendo, restituirle agli altri. Dico proprie, e non mie, a ragion veduta. Girgenti, e con essa la Sicilia intera, è per me molto più che la terra della mia infanzia o il luogo di memorie mai sbiadite. Girgenti è lo scrigno magico in cui si condensano tutte le terre, in cui tesori d’ogni genere si accompagnano a profonde ferite, profumi meravigliosi si mescolano a storie che ancora oggi non mi è sempre facile raccontare. Girgenti è, insomma, quel groviglio di sentimenti e razionalità che accomuna ogni terra o, per meglio dire, la terra che ogni uomo si porta dentro. Già, perché proprio questo è il punto. Per ognuno di noi, inevitabilmente, gli spazi della propria terra coincidono con i confini della propria anima. Per questo ho preferito Girgenti ad Agrigento. Girgenti è un nome che non c’è più di una città che invece c’è ancora e, dunque, molto più adatto a spiegare l’intensità della sua presenza dentro di me: Agrigento è un semplice punto tra le coordinate di una cartina geografica, Girgenti è l’incrocio obbligato per cui passa ogni mia emozione.
Lo spettacolo esplora, scava, libera le mille contraddizioni che mi legano a Girgenti e a tutta la mia isola: le lunghe file che da bambino facevo per poter attingere un po’ d’acqua in una Sicilia perennemente assetata, gli improbabili personaggi che con i loro tic, divertenti e amari insieme, sono a volte la cifra più caratteristica di questa mia terra, il Mediterraneo che nel suo seno ha raccolto infinite specie di culture e lingue, la voglia ossessiva di scappare per diventare, non si sa perché, migliori in un qualsiasi altro punto del mondo, ma poi l’inesauribile necessità di ritornare, di riannodare un cordone ombelicale mai tagliato, l’amore potente e assoluto per una terra che è anche donna e madre insieme, il sapore indimenticabile di antiche processioni nelle quali un santo nero, San Calogero, diventava fulcro di una sempre possibile, ma mai realizzata, rivoluzione.
Emozioni, come dicevo. Soprattutto l’emozione di raccontare la mia terra come mai prima avevo fatto, dando vita a personaggi e situazioni del tutto nuove e inedite, seguendo percorsi recitativi costruiti in modo completamente originale.
Emozioni e memoria, meraviglia e stupore, come “stupor mundi” era chiamata la terra di Federico II, fuoco e acqua, lontananza e senso di appartenenza, opposti che sembrano inconciliabili, ma che, tra le latitudini dell’animo umano, si compongono in un inno d’amore, forte, diretto, immediato, come solo l’amore per la terra che ti ha partorito può essere.
“Girgenti amore mio…” è il mio pretesto, la mia metafora, la mia personale traccia di un destino che, ad ogni passo in avanti, non smarrisce la strada che corre a ritroso. Perché se non è mai certa la fine, l’inizio non può che esserci noto.
Buon Girgenti a tutti.
Gianfranco Jannuzzo



Al Teatro Manzoni dal 1 dicembre 2009 al 3 gennaio 2010

Orari: feriali ore 20,45 - domenica e 8 dicembre ore 15,30
chiusura per le festività natalizie dal 24 al 30 dicembre compresi
recita straordinaria lunedì 21 dicembre ore 20,45
S. Silvestro ore 20,45 - 1 gennaio ore 17,00

Biglietto: Poltronissima € 30,00 - Poltrona € 20,00
S. Silvestro poltronissima € 85,00 – S. Silvestro poltrona € 65,00
COMUNICATO STAMPA

Domenica 29 novembre 2009 ore 11.00

Teatro Manzoni
via Manzoni, 42

PRIMA EUROPEA

dai successi di Broadway una pièce musicale con un cast eccezionale

A NIGHT IN THE OLD MARKETPLACE
di e con FRANK LONDON
Special Guest: VINICIO CAPOSSELA

adattamento teatrale e testi
Glen Berger

regia
Alexandra Aaron

luci
Solomon Weisbard

video
Kate Howard

voce recitante
Vinicio Capossela

voci
Manu Narayan
Charlotte Cohn
Lorin Sklamberg
Steven Hrycelak
Melinda Blake

tromba, tastiere
Frank London

fisarmonica
Carmen Staaf

chitarra, banjo, mandolino
Brandon Seabrook

tuba, contrabbasso
Ron Caswell

batteria
Aaron Alexander

Con un cast eccezionale, da Vinicio Capossela alla star di Broadway Charlotte Cohn, domenica 29 novembre, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano “Aperitivo in Concerto” porterà in scena un'affascinante pièce di teatro musicale, già andata in scena con grande successo a Broadway, ideata come celebrazione della cultura ebraica, di quell'yiddishkeit che ha contribuito a fare grande la tradizione mitteleuropea e che è stata cancellata dalla Shoa. Il ben noto trombettista e compositore americano Frank London, infatti, porta sul palcoscenico del Teatro Manzoni A Night in The Old Marketplace, straordinario musical applauditissimo negli Stati Uniti, dove è stato recentemente presentato. Incantevole e trascinante lavoro di teatro musicale, A Night in The Old Marketplace mette in scena un racconto fantastico (Bay nakht oyfn altn mark) dello scrittore Isaac Leib Peretz (1852-1915), una fra le massime figure della letteratura yiddish, avvalendosi di un commento musicale di grande espressività ed efficacia, fra Kurt Weill e Tom Waits, che si avvale di un amalgama di tradizionali musiche ebraiche come il klezmer rilette con un orecchio rivolto alla contemporaneità, ma anche dell'apporto di eccellenti strumentisti e di alcuni fra i più importanti interpreti vocali sulle scene del teatro musicale americano, come Manu Narayan (protagonista di Bombay Dreams) e Charlotte Cohn (la Musetta de La Bohème a Broadway del celebre regista Baz Luhrmann) Nonché di un narratore d'eccezione, Vinicio Capossela, di uno fra i più acclamati librettisti dei nostri giorni, Glen Berger, e di una fra le più affermate registe teatrali americane, Alexandra Aron.
Il risultato è uno spettacolo coinvolgente e di fortissimo impatto che, attraverso la rievocazione della vita delle popolazioni ebree nell'ottocentesco Est europeo, ci offre il colorito e drammatico spaccato di una profonda e sofisticata cultura il cui amore e rispetto per la vita ha saputo resistere alle sofferenze della persecuzione, donando alla nostra civiltà una indimenticabile lezione di tolleranza e civiltà.
FRANK LONDON

Frank London, trombettista e compositore di fama, ha intrapreso da qualche anno una brillante carriera solistica aprendo i confini del klezmer ad altre sonorità. Si esibisce regolarmente con i Klezmatics e The Hasidic New Wave. La sua carriera è veramente impressionante: ha suonato con John Zorn, LL Cool J,Mel Tormé, Lester Bowie's Brass Fantasy, LaMonte Young, They Might Be Giants, David Byrne, Jane Siberry, Itzhak Perlman, Ben Folds 5, Mark Ribot e GalCosta. La sua tromba è presente in più di 80 dischi. E’ stato tra i cofondatori dei gruppi Les Miserables Brass Band e della Klezmer Conservatory Band.

VINICIO CAPOSSELA

Vinicio Capossela nasce il 14 dicembre 1965 ad Hannover, in Germania.
Arriva presto in Italia e dopo una breve esperienza al Conservatorio e un precario impiego come suonatore di piano su navi, night club di riviera e pub newyorkesi, incontra Francesco Guccini e il produttore Renzo Fantini. E' il 1990 e per Capossela è il primo contratto discografico, dal quale nasce All'una e trentacinque circa, album che vanta il premio come migliore opera prima, assegnatogli dal Club Tenco.
L'anno successivo esce il secondo album, Modì, che porta l'artista in tutta Italia con il suo primo tour.
Le continue conferme che fioccano sulla sua vita artistica gli danno nuovi stimoli, e nel 1994 nasce il terzo album, Camera a sud. Nella primavera del 1996, inizia le registrazioni del quarto album, Il ballo di San Vito, la cui promozione sarà motivo di due grandi concerti a Roma e Milano, nei quali Capossela si avvarrà del contributo musicale del chitarrista Marc Ribot.
Liveinvolvo è il titolo del suo quinto album registrato con il supporto musicale della Kocani Orchestra, mentre il 6 ottobre del 2000 esce il sesto album Canzoni a Manovella, da lui stesso prodotto con la collaborazione di Pasquale Minieri. Quest'ultimo album vanta la partecipazione di grandi nomi, tra i quali Marc Ribot, Ares Tavolazzi, Roy Paci.
Dopo la raccolta L'indispensabile (2003) esce nel 2006 l'album Ovunque proteggi per il quale Capossela vince il premio Tenco. L'ultimo lavoro si intitola Da solo (2008), è in uscita Solo Show Alive.

MANU NARAYAN

Manu Narayan, attore e musicista americano di origini indiane, nasce a Pittsburgh, Pennsylvania, il 16 agosto 1973. Sebbene apprezzato compositore e ottimo sassofonista particolarmente versato nella sofisticata cultura musicale carnatica, Narayan è conosciuto soprattutto come interprete teatrale. Fra i protagonisti del film The Love Guru (con Mike Myers, Jessica Alba e Justin Timberlake), ha ottenuto grande successo come interprete principale del musical di Andrew Lloyd Webber Bombay Dreams. Esibitosi per Hillary Clinton, Tony Blair e la regina Elisabetta II, Narayan ha collaborato con Cindy Lauper ed ha recitato in numerosi serial televisivi come The Sopranos, Law & Order: SVU, Lipstick Jungle, Cashmere Mafia (diretto da Spike Lee).


CHARLOTTE COHN

Nata a Copenhagen ma cresciuta a Gerusalemme, Charlotte Cohn ha studiato recitazione presso il celebrato Actors Studio di New York. La sua prima esperienza professionale la vede affiancare un attore come Elliott Gould in One Hundred Gates, al Jewish Theatre di New York. Viene chiamata poco dopo dal noto regista Baz Luhrmann (Moulin Rouge, Romeo + Julia) a interpretare il ruolo di Musetta per la prima produzione de La Bohème a Broadway. E' stata inoltre acclamata co-protagonista di Happy End di Kurt Weill nel 2006 per l'American Conservatory Theatre ed ha partecipato alla prima esecuzione di A Night in The Old Marketplace di Frank London. Assieme al marito, l'attore e drammaturgo Jason Odell Williams, ha fondato una propria compagnia di produzioni teatrali, la Bandwagon Prod.


LORIN SKLAMBERG

Lorin Sklamberg è la voce solista dei Klezmatics sin dalla fondazione del celebre gruppo, verso la metà degli anni Ottanta. Presente in oltre cinquanta incisioni, ha collaborato con artisti quali Itzhak Perlman, Don Byron, Uri Caine, Matt Darriau, Frank London, Rob Schwimmer, Jane Siberry, Marc Cohn, Tony Kushner, Moxy Früvous, i Western Wind. Ha interpretato e insegnato la cultura musicale yiddish in quasi tutto il mondo, da Maui a Buenos Aires, da San Pietroburgo a Londra, Kiev e Parigi. Studioso e organizzatore oltre che eccezionale cantante, è stato per quattordici anni a capo dell'organizzazione Living Traditions, che ha contribuito a fondare: con essa ha partecipato alla creazione di KlezKamp, manifestazione dedicata alla cultura yiddish. E' inoltre ricercatore per l'YIVO Institute for Jewish Research.


STEVEN HRYCELAK

Steven Hrycelak ha studiato presso la Yale University e la Indiana University. Da vari anni fa parte della compagnia della Indiana University Opera; fra i suoi ruoli: Sparafucile in Rigoletto, Zuniga in Carmen, Fiorello ne Il Barbiere di Siviglia, Dottor Bombasto in Arlecchino, William Williamson in A Wedding di William Bolcom. E' inoltre attivo anche sulla scena musicale non teatrale, partecipando a gruppi vocali come NY Virtuoso Singers, NY Choral Artists, Choir of St. Ignatius Loyola, Equal Voices.

MELINDA BLAKE

Melinda Blake ha partecipato alla prima mondiale di A Night in the Old Marketplace al Prince Music Theatre di Philadelphia. Dopo studi alla University of Michigan, ha fatto parte delle compagnie di Fiddler on the Roof, High School Musical (New World Stages), Ella Minnow Pea (Manhattan Theatre Club), My New York (Vital Theatre), oltre ad avere interpretato i ruoli di Maria in West Side Story, di Jan in Grease, di Joanie in The Full Monty e di Fraulein Kost in Cabaret.


CARMEN STAAF

Carmen Staaf ha studiato presso il New England Conservatory sotto la guida di Danilo Perez e di Bob Brookmeyer, esibendosi inoltre con James Moody, Johnny Griffin, David Baker e George Cables. Ha collaborato con Bob Brookmeyer, George Garzone, Stefon Harris, Dave Liebman, Rufus Reid e Ernestine Anderson. Attualmente fa parte del gruppo guidato dal clarinettista Michael Winograd, leader del gruppo musicale klezmer Khevre, con cui s'è esibita a New York e in altre parti degli Stati Uniti. Ha lavorato con altri gruppi klezmer come Klezmer Conservatory Band e Susan Watts & Fabulous Shpielkehs. Leader dello Staaf Quartet, svolge anche attività di compositrice e suoi brani sono stati interpretati da Ran Blake e dalla Seattle Women's Jazz Orchestra.
La Staaf è inoltre docente presso il Berklee College of Music di Boston. Laureatasi anche in antropologia con il massimo dei voti, ha trascorso lunghi periodi a Cuba e nei Caraibi per studiare le locali tradizioni musicali.


BRANDON SEABROOK

Brandon Seabrook si è diplomato presso il New England Conservatory of Music di Boston e attualmente risiede a Brooklyn, NY. Apprezzatissimo dalla critica internazionale per il suo virtuosismo e la sua originalità d'approccio al banjo e alla chitarra, s'è esibito in tutti gli Stati Uniti e in Europa. Ha collaborato con artisti quali Roswell Rudd, Anthony Coleman, Min Xiao-Fen, Roger Miller, Jack Wright, Jessica Pavone e molti altri. Ha inciso con gruppi quali Naftule's Dream e Sadawi del trombettista Paul Brody



RON CASWELL

Nato a Trenton, NJ, Ron Caswell ha studiato al Mannes College of Music. Ha collaborato con The New York City Opera, New Jersey Symphony, Little Orchestra Society, Orchestra of St. Lukes e con gruppi quali Our State Fair, Flying Karamazov Brothers, Slavic Soul Party!, Frank London's Klezmer Brass All-Stars e molti altri. Ha inoltre lavorato a lungo nell'ambito della musica latinoamericana e collabora con numerosi gruppi rock newyorkesi, fra i quali i KNOBS!


AARON ALEXANDER

Aaron Alexander ha studiato nella natia Seattle sotto la guida di Jerry Granelli, Jay Clayton, Julian Priester, James Knapp e Randy Halberstadt, perfezionandosi con Dave Holland, Marvin Smith, Anthony Davis, Muhal Richard Abrams, Pat LaBarbera e prendendo lezioni private dallo stesso Granelli, da Sam Ulano, Gerry Hemingway, Bob Moses, Joe Morello, Victor Lewis, Woody Pierce e Mike Clark.
Esordisce professionalmente con la Composers and Improvisors Orchestra diretta da James Knapp, collaborando così con Julian Priester, Hadley Caliman, Marc Seales e altri. A Seattle fonda il gruppo Timebone nel 1988, con J. Anthony Granelli, Arnold Hammerschlag e Briggan Kraus. Collabora poi con il duo di Jay Clayton e James Knapp e lavora in contesti interdisciplinari con artisti quali Stuart Dempster, Skinner Releasing Dance Company, Roberta Maguire, Andy Shaw & Christian Swenson, Bert Wilson, Julian Priester. Nel 1993 si trasferisce a New York, collaborando con Brad Shepik e Briggan Kraus, Burton Greene e Perry Robinson, Sex Mob, Chris Speed, Peter Epstein, Curtis Hasselbring e altri. Collaboratore dei Klezmatics, è anche il batterista del gruppo fondato da Frank London e Greg Wall, Hasidic New Wave. Lavora poi con il gruppo Klezmerfest! e con la Klezmer Brass All Stars di Frank London. Ha collaborato anche con David Krakauer, Dave Tronzo, Anthony Coleman, Wayne Horvitz e molti altri, oltre a essere leader di propri gruppi come la Raggedy Time Band. A proprio nome ha inciso per la Tzadik di John Zorn Midrash Mish Mosh.


INGRESSI:

biglietto intero €12/15 + prevendita
ridotto giovani €8/11 + prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
APERITIVO IN CONCERTO 2009-2010

www.aperitivoinconcerto.com



COMUNICATO STAMPA

Domenica 29 novembre 2009 ore 11.00

Teatro Manzoni
via Manzoni, 42

PRIMA EUROPEA

A NIGHT IN THE OLD MARKETPLACE
di e con FRANK LONDON
Special Guest: VINICIO CAPOSSELA

adattamento teatrale e testi
Glen Berger

regia
Alexandra Aron

luci
Solomon Weisbard

video
Kate Howard

voce recitante
Vinicio Capossela

voci
Manu Narayan
Charlotte Cohn
Lorin Sklamberg
Steven Hrycelak
Melinda Blake

tromba, tastiere
Frank London

fisarmonica
Carmen Staaf

chitarra, banjo, mandolino
Brandon Seabrook

tuba, contrabbasso
Ron Caswell

batteria
Aaron Alexander

Con un cast eccezionale, da Vinicio Capossela alla star di Broadway Charlotte Cohn, domenica 29 novembre, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano “Aperitivo in Concerto” porterà in scena un'affascinante pièce di teatro musicale, già andata in scena con grande successo a Broadway, ideata come celebrazione della cultura ebraica, di quell'yiddishkeit che ha contribuito a fare grande la tradizione mitteleuropea e che è stata cancellata dalla Shoa. Il ben noto trombettista e compositore americano Frank London, infatti, porta sul palcoscenico del Teatro Manzoni A Night in The Old Marketplace, straordinario musical applauditissimo negli Stati Uniti, dove è stato recentemente presentato. Incantevole e trascinante lavoro di teatro musicale, A Night in The Old Marketplace mette in scena un racconto fantastico (Bay nakht oyfn altn mark) dello scrittore Isaac Leib Peretz (1852-1915), una fra le massime figure della letteratura yiddish, avvalendosi di un commento musicale di grande espressività ed efficacia, fra Kurt Weill e Tom Waits, che si avvale di un amalgama di tradizionali musiche ebraiche come il klezmer rilette con un orecchio rivolto alla contemporaneità, ma anche dell'apporto di eccellenti strumentisti e di alcuni fra i più importanti interpreti vocali sulle scene del teatro musicale americano, come Manu Narayan (protagonista di Bombay Dreams) e Charlotte Cohn (la Musetta de La Bohème a Broadway del celebre regista Baz Luhrmann) Nonché di un narratore d'eccezione, Vinicio Capossela, di uno fra i più acclamati librettisti dei nostri giorni, Glen Berger, e di una fra le più affermate registe teatrali americane, Alexandra Aron.
Il risultato è uno spettacolo coinvolgente e di fortissimo impatto che, attraverso la rievocazione della vita delle popolazioni ebree nell'ottocentesco Est europeo, ci offre il colorito e drammatico spaccato di una profonda e sofisticata cultura il cui amore e rispetto per la vita ha saputo resistere alle sofferenze della persecuzione, donando alla nostra civiltà una indimenticabile lezione di tolleranza e civiltà.

FRANK LONDON

Frank London, trombettista e compositore di fama, ha intrapreso da qualche anno una brillante carriera solistica aprendo i confini del klezmer ad altre sonorità. Si esibisce regolarmente con i Klezmatics e The Hasidic New Wave. La sua carriera è veramente impressionante: ha suonato con John Zorn, LL Cool J,Mel Tormé, Lester Bowie's Brass Fantasy, LaMonte Young, They Might Be Giants, David Byrne, Jane Siberry, Itzhak Perlman, Ben Folds 5, Mark Ribot e GalCosta. La sua tromba è presente in più di 80 dischi. E’ stato tra i cofondatori dei gruppi Les Miserables Brass Band e della Klezmer Conservatory Band.

VINICIO CAPOSSELA

Vinicio Capossela nasce il 14 dicembre 1965 ad Hannover, in Germania.
Arriva presto in Italia e dopo una breve esperienza al Conservatorio e un precario impiego come suonatore di piano su navi, night club di riviera e pub newyorkesi, incontra Francesco Guccini e il produttore Renzo Fantini. E' il 1990 e per Capossela è il primo contratto discografico, dal quale nasce All'una e trentacinque circa, album che vanta il premio come migliore opera prima, assegnatogli dal Club Tenco.
L'anno successivo esce il secondo album, Modì, che porta l'artista in tutta Italia con il suo primo tour.
Le continue conferme che fioccano sulla sua vita artistica gli danno nuovi stimoli, e nel 1994 nasce il terzo album, Camera a sud. Nella primavera del 1996, inizia le registrazioni del quarto album, Il ballo di San Vito, la cui promozione sarà motivo di due grandi concerti a Roma e Milano, nei quali Capossela si avvarrà del contributo musicale del chitarrista Marc Ribot.
Liveinvolvo è il titolo del suo quinto album registrato con il supporto musicale della Kocani Orchestra, mentre il 6 ottobre del 2000 esce il sesto album Canzoni a Manovella, da lui stesso prodotto con la collaborazione di Pasquale Minieri. Quest'ultimo album vanta la partecipazione di grandi nomi, tra i quali Marc Ribot, Ares Tavolazzi, Roy Paci.
Dopo la raccolta L'indispensabile (2003) esce nel 2006 l'album Ovunque proteggi per il quale Capossela vince il premio Tenco. L'ultimo lavoro si intitola Da solo (2008), è in uscita Solo Show Alive.

MANU NARAYAN

Manu Narayan, attore e musicista americano di origini indiane, nasce a Pittsburgh, Pennsylvania, il 16 agosto 1973. Sebbene apprezzato compositore e ottimo sassofonista particolarmente versato nella sofisticata cultura musicale carnatica, Narayan è conosciuto soprattutto come interprete teatrale. Fra i protagonisti del film The Love Guru (con Mike Myers, Jessica Alba e Justin Timberlake), ha ottenuto grande successo come interprete principale del musical di Andrew Lloyd Webber Bombay Dreams. Esibitosi per Hillary Clinton, Tony Blair e la regina Elisabetta II, Narayan ha collaborato con Cindy Lauper ed ha recitato in numerosi serial televisivi come The Sopranos, Law & Order: SVU, Lipstick Jungle, Cashmere Mafia (diretto da Spike Lee).


CHARLOTTE COHN

Nata a Copenhagen ma cresciuta a Gerusalemme, Charlotte Cohn ha studiato recitazione presso il celebrato Actors Studio di New York. La sua prima esperienza professionale la vede affiancare un attore come Elliott Gould in One Hundred Gates, al Jewish Theatre di New York. Viene chiamata poco dopo dal noto regista Baz Luhrmann (Moulin Rouge, Romeo + Julia) a interpretare il ruolo di Musetta per la prima produzione de La Bohème a Broadway. E' stata inoltre acclamata co-protagonista di Happy End di Kurt Weill nel 2006 per l'American Conservatory Theatre ed ha partecipato alla prima esecuzione di A Night in The Old Marketplace di Frank London. Assieme al marito, l'attore e drammaturgo Jason Odell Williams, ha fondato una propria compagnia di produzioni teatrali, la Bandwagon Prod.


LORIN SKLAMBERG

Lorin Sklamberg è la voce solista dei Klezmatics sin dalla fondazione del celebre gruppo, verso la metà degli anni Ottanta. Presente in oltre cinquanta incisioni, ha collaborato con artisti quali Itzhak Perlman, Don Byron, Uri Caine, Matt Darriau, Frank London, Rob Schwimmer, Jane Siberry, Marc Cohn, Tony Kushner, Moxy Früvous, i Western Wind. Ha interpretato e insegnato la cultura musicale yiddish in quasi tutto il mondo, da Maui a Buenos Aires, da San Pietroburgo a Londra, Kiev e Parigi. Studioso e organizzatore oltre che eccezionale cantante, è stato per quattordici anni a capo dell'organizzazione Living Traditions, che ha contribuito a fondare: con essa ha partecipato alla creazione di KlezKamp, manifestazione dedicata alla cultura yiddish. E' inoltre ricercatore per l'YIVO Institute for Jewish Research.


STEVEN HRYCELAK

Steven Hrycelak ha studiato presso la Yale University e la Indiana University. Da vari anni fa parte della compagnia della Indiana University Opera; fra i suoi ruoli: Sparafucile in Rigoletto, Zuniga in Carmen, Fiorello ne Il Barbiere di Siviglia, Dottor Bombasto in Arlecchino, William Williamson in A Wedding di William Bolcom. E' inoltre attivo anche sulla scena musicale non teatrale, partecipando a gruppi vocali come NY Virtuoso Singers, NY Choral Artists, Choir of St. Ignatius Loyola, Equal Voices.

MELINDA BLAKE

Melinda Blake ha partecipato alla prima mondiale di A Night in the Old Marketplace al Prince Music Theatre di Philadelphia. Dopo studi alla University of Michigan, ha fatto parte delle compagnie di Fiddler on the Roof, High School Musical (New World Stages), Ella Minnow Pea (Manhattan Theatre Club), My New York (Vital Theatre), oltre ad avere interpretato i ruoli di Maria in West Side Story, di Jan in Grease, di Joanie in The Full Monty e di Fraulein Kost in Cabaret.


CARMEN STAAF

Carmen Staaf ha studiato presso il New England Conservatory sotto la guida di Danilo Perez e di Bob Brookmeyer, esibendosi inoltre con James Moody, Johnny Griffin, David Baker e George Cables. Ha collaborato con Bob Brookmeyer, George Garzone, Stefon Harris, Dave Liebman, Rufus Reid e Ernestine Anderson. Attualmente fa parte del gruppo guidato dal clarinettista Michael Winograd, leader del gruppo musicale klezmer Khevre, con cui s'è esibita a New York e in altre parti degli Stati Uniti. Ha lavorato con altri gruppi klezmer come Klezmer Conservatory Band e Susan Watts & Fabulous Shpielkehs. Leader dello Staaf Quartet, svolge anche attività di compositrice e suoi brani sono stati interpretati da Ran Blake e dalla Seattle Women's Jazz Orchestra.
La Staaf è inoltre docente presso il Berklee College of Music di Boston. Laureatasi anche in antropologia con il massimo dei voti, ha trascorso lunghi periodi a Cuba e nei Caraibi per studiare le locali tradizioni musicali.


BRANDON SEABROOK

Brandon Seabrook si è diplomato presso il New England Conservatory of Music di Boston e attualmente risiede a Brooklyn, NY. Apprezzatissimo dalla critica internazionale per il suo virtuosismo e la sua originalità d'approccio al banjo e alla chitarra, s'è esibito in tutti gli Stati Uniti e in Europa. Ha collaborato con artisti quali Roswell Rudd, Anthony Coleman, Min Xiao-Fen, Roger Miller, Jack Wright, Jessica Pavone e molti altri. Ha inciso con gruppi quali Naftule's Dream e Sadawi del trombettista Paul Brody



RON CASWELL

Nato a Trenton, NJ, Ron Caswell ha studiato al Mannes College of Music. Ha collaborato con The New York City Opera, New Jersey Symphony, Little Orchestra Society, Orchestra of St. Lukes e con gruppi quali Our State Fair, Flying Karamazov Brothers, Slavic Soul Party!, Frank London's Klezmer Brass All-Stars e molti altri. Ha inoltre lavorato a lungo nell'ambito della musica latinoamericana e collabora con numerosi gruppi rock newyorkesi, fra i quali i KNOBS!


AARON ALEXANDER

Aaron Alexander ha studiato nella natia Seattle sotto la guida di Jerry Granelli, Jay Clayton, Julian Priester, James Knapp e Randy Halberstadt, perfezionandosi con Dave Holland, Marvin Smith, Anthony Davis, Muhal Richard Abrams, Pat LaBarbera e prendendo lezioni private dallo stesso Granelli, da Sam Ulano, Gerry Hemingway, Bob Moses, Joe Morello, Victor Lewis, Woody Pierce e Mike Clark.
Esordisce professionalmente con la Composers and Improvisors Orchestra diretta da James Knapp, collaborando così con Julian Priester, Hadley Caliman, Marc Seales e altri. A Seattle fonda il gruppo Timebone nel 1988, con J. Anthony Granelli, Arnold Hammerschlag e Briggan Kraus. Collabora poi con il duo di Jay Clayton e James Knapp e lavora in contesti interdisciplinari con artisti quali Stuart Dempster, Skinner Releasing Dance Company, Roberta Maguire, Andy Shaw & Christian Swenson, Bert Wilson, Julian Priester. Nel 1993 si trasferisce a New York, collaborando con Brad Shepik e Briggan Kraus, Burton Greene e Perry Robinson, Sex Mob, Chris Speed, Peter Epstein, Curtis Hasselbring e altri. Collaboratore dei Klezmatics, è anche il batterista del gruppo fondato da Frank London e Greg Wall, Hasidic New Wave. Lavora poi con il gruppo Klezmerfest! e con la Klezmer Brass All Stars di Frank London. Ha collaborato anche con David Krakauer, Dave Tronzo, Anthony Coleman, Wayne Horvitz e molti altri, oltre a essere leader di propri gruppi come la Raggedy Time Band. A proprio nome ha inciso per la Tzadik di John Zorn Midrash Mish Mosh.


INGRESSI:

biglietto intero €12/15 + prevendita
ridotto giovani €8/11 + prevendita

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
COMUNICATO STAMPA

Teatro Manzoni
Via Manzoni, 42

Lunedì 16 novembre 2009 ore 21.00

PRIMA E UNICA DATA ITALIANA

il gruppo scelto da John Zorn per:
STOLAS: MASADA QUINTET

sassofoni soprano e tenore
Chris Potter

tromba
Dave Douglas

pianoforte
Uri Caine

contrabbasso
Greg Cohen

batteria
Joey Baron

Eseguito da un gruppo di “all star” scelto appositamente da John Zorn, “Aperitivo in Concerto” presenta, lunedì 16 novembre 2009, ore 21.00, al Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), in prima e unica data italiana, uno fra i più recenti lavori del celeberrimo compositore e sassofonista americano, Stolas, il dodicesimo capitolo di Book of Angels, esplorazione musicale del mondo mistico della Kabbalah, affidato al Masada Quintet.
Zorn -celebrato autore e interprete con cui “Aperitivo in Concerto” intrattiene da lungo tempo un rapporto costante e proficuo e di cui ha presentato più lavori, da Moonchild e Electric Masada a Shir haShirim- si va sempre più proponendo come compositore che scrive opere appositamente per musicisti da lui reputati interpreti ideali. Per Stolas egli ha ideato una serie di composizioni pensate per una nuova versione del suo celebre gruppo Masada, questa volta un quintetto di “all star” con il trombettista Dave Douglas, il pianista Uri Caine, il contrabbassista Greg Cohen e il batterista Joey Baron e con un sassofonista quale Joe Lovano. Purtroppo, notizia del 4 novembre, Lovano si è fratturato la spalla nel corso di una tournée e dovrà rimanere a riposo per molti mesi. Zorn stesso ha perciò indicato, come unico possibile sostituto, un altro “divo” del sassofono, Chris Potter, conosciutissimo come solista in proprio (i lettori e critici di una pubblicazione come Down Beat lo hanno più volte premiato, considerandolo secondo solo a una leggenda come Sonny Rollins) e per le sue collaborazioni con artisti quali Paul Motian e Dave Holland. Come Lovano, Potter si avvicina per la prima volta al mondo complesso e sofisticato dell’ebraismo zorniano, introducendovi la vitalità intellettuale dell’improvvisazione jazzistica più attuale.

CHRIS POTTER

Chris Potter nasce a Chicago nel 1971. Cresce a Columbia, South Carolina. Inizia a suonare a dieci anni. Il suo primo strumento è il pianoforte ma presto passa al sax e col tempo si appassiona sia al sax tenore che al soprano, al flauto alto e al clarinetto basso. Il 1989 è un anno cruciale per la sua vita: si diploma alla scuola superiore; è nominato 'Presidential Scholar' per eccellenza accademica e musicale; riceve la borsa di studio Hennessey Jazz Search; è votato come migliore strumentista jazz universitario d'America dal Down Beat; infine, riceve la borsa di studio Zoot Sims per studiare jazz alla New School for Social Research di New York. Sassofonista tenore, contralto e soprano, Potter raggiunge ben presto una sorprendente maturità, mostrando straordinaria intelligenza, lucidità creativa e un fraseggio assolutamente originale.
Ottiene il primo ingaggio di rilievo nel quintetto del trombettista Red Rodney. Ha poi affiancato i pianisti Kenny Werner e Marian McPartland, fino a diventare negli ultimi tempi il sassofonista più conteso di New York. La sua carriera si infoltisce di numerose esperienze che rendono il suo curriculum incredibilmente ricco nonostante la giovanissima età. Chris Potter è infatti elemento fondamentale e parte vitale di diversi gruppi: il Dave Holland Quintet, il Magic Triangle Quartet di Dave Douglas, l’Electric Bebop di Paul Motian. Tre gruppi che hanno in comune la capacità di conciliare l'avanguardia e l'innovazione con il successo di critica e pubblico. Si aggiungano inoltre collaborazioni con Steely Dan, Jim Hall, Ray Brown, Mingus Big Band, Steve Swallow, Mike Mainieri, Herbie Hancock, James Moody, Joanne Brackeen e altri ancora.
Chris Potter è il più giovane musicista ad essere stato insignito del prestigioso Danish Jazzpar Prize, lo scorso 2000, premio destinato annualmente al jazzista di fama internazionale meritevole della maggiore attenzione.

DAVE DOUGLAS

Nato nel 1963 a Montclair, New Jersey, Dave Douglas non è solo un trombettista dotato e personale, ma anche un musicista completo, compositore e leader originalissimo. Solista ferrato, discende stilisticamente sia dalla scuola boppistica che parte da Clifford Brown e passa per Booker Little, sia da Miles Davis, che sempre più sembra ispirarlo negli ultimi tempi, specie quello della prima svolta elettrica, a cavallo fra gli anni ’60 e ’70.
Douglas unisce alla profonda conoscenza della tradizione – ha suonato, giovanissimo, nella band di Horace Silver – una costante ricerca verso il “nuovo”, che com’è noto ha preso oggi le strade più diverse. Questa scelta di campo l’ha portato ad incrociare i linguaggi musicali più disparati, dal klezmer al folk balcanico, dall’avanguardia più radicale alla sperimentazione elettronica, ma con i ritmi e le armonie del jazz sempre ben impressi nella mente. Ancor più importante dell’incontro con Silver, è stato quello con John Zorn, che l’ha chiamato a far parte dell’ormai leggendario quartetto “Masada”, con Greg Cohen e Joey Baron, protagonista di innumerevoli tournée mondiali e dischi. Dopo aver collaborato con i gruppi di Myra Melford e Don Byron, il trombettista del New Jersey ha privilegiato sempre di più i propri progetti musicali, in verità piuttosto numerosi.
Se prezioso è stato il lavoro col Tiny Bell Trio – di cui esistono quattro album ufficiali – la consacrazione è forse avvenuta prima con il disco Sanctuary (1997), poi con «Soul on soul» (2000), a seguito del quale si sono moltiplicate le vittorie nei più prestigiosi referendum internazionali. Nel 2002 ha inoltre inciso alla testa di uno splendido quintetto, comprendente Chris Potter e Uri Caine, il riuscito The Infinite, in cui ritorna a sonorità di stampo hard-bop, riprendendo soprattutto la musica del magnifico quintetto davisiano di fine anni ’60. Difficile stabilire qual è la prima delle numerose doti del quarantenne trombettista americano, fra i pochi jazzisti oggi in grado di bilanciare l’eclettismo con la coerenza e l’originalità, riuscendo a metter d’accordo, caso più unico che raro, neo-bopper e cultori dell’avanguardia.
Douglas é indiscutibilmente il più prolifico e originale trombettista e compositore della sua generazione e continua a riscuotere successo e riconoscimenti di vario genere come trombettista, compositore e jazzista dell’anno dalle più disparate istituzioni come il New York Jazz Awards, la riviste specializzate Down Beat, Jazz Times, Jazziz, e – fra le altre – anche l’Associazione dei Critici di Jazz Italiani. Nel 2005, dopo sette dischi di successo pubblicati per Bluebird/RCA, Douglas ha lanciato la propria etichetta discografica, la Greenleaf Music. Attraverso la Greenleaf Music ha distribuito gli ultimi dischi del suo lungamente acclamato Quintetto, del sestetto elettronico Keystone, e di altri progetti. Direttore artistico del Workshop in Jazz and Creative Music e del Festival of New Trumpet Music, oltre a guidare numerosi propri progetti (tra i quali Brass Ecstasy, Dave Douglas 3, un quartetto e un sestetto), Douglas collabora stabilmente con numerose formazioni e con artisti del calibro di Anthony Braxton, Don Byron, Joe Lovano, Miguel Zenon, Bill Frisell, Han Bennink e Misha Mengelberg.


URI CAINE

Nato a Philadelphia nel 1956, Uri Caine inizia a studiare pianoforte con Bernard Peiffer, poi composizione all’Università della Pennsylvania con George Rochberg e George Crumb. Sono gli anni del suo apprendistato di pianista straordinariamente versatile e di improvvisatore:Caine suona con Philly Joe Jones, Joe Henderson e Lester Bowie. Negli anni 80 si trasferisce a New York, dove è fra i protagonisti di una generazione di artisti impegnata ad ampliare le basi improvvisative del jazz verso una dimensione transculturale della musica:è qui che lavora con Don Byron, Dave Douglas, Rashid Ali, Arto Lindsay, Sam Rivers e Barry Altschul, The Master Musicians of Jajouka e altri. Sempre a New York, comincia ad incidere i suoi primi album: Sphere Music (JMT/Polygram,1993) e Toys (JMT/Polygram, 1995) un tributo ai grandi pianisti jazz Thelonious Monk e Herbie Hancock. Ma è con Urlicht/Primal Light (Winter&Winter, 1996), premiato nel 1997 con il Toblacher Komponierhaeuschen, che Caine fa il primo passo verso una serie di rivisitazioni che trasformano, estremizzano e capovolgono i classici. Dopo Gustav Mahler, seguiranno, sempre per la Winter & Winter, Wagner in Venezia, in cui Caine affronta con lo stesso metodo la musica di Richard Wagner per un piccolo ensemble che si esibisce al Caffè Quadri di Piazza S.Marco. Incide nel 1998 Blue Wail e Gustav Mahler in Toblach, registrazione del concerto al Gustav Mahler Festival, l’anno dopo Sidewalks of New York, Love Fugue, dai Dichertliebe di Schumann e nel 2000 Bach’s Goldberg Variations. Le novità per il 2001 Solitaire per piano solo, Rio, un live registrato a Rio de Janeiro, Bedrock 3, in trio con Zach Danziger and Tim Lefebvre che nel 2005 produrrà un nuovo album siglato Bedrock, dal titolo Shelf Life. Il catalogo di Uri Caine si arricchisce di una versione delle Variazioni su tema di Diabelli di Beethoven, e nel 2003 prende avvio un nuovo progetto dedicato ai lieder di Mahler (Dark Flame) ed uno come jazz-piano trio con Drew Gress e Ben Perowsky, intitolato Live at the Village Vanguard. Nello stesso anno, Uri Caine viene nominato direttore del settore Musica della Biennale di Venezia dove debutta con The Othello Syndrome, titolo anche dell'album che ottiene una nomination ai Grammy Awards di Los Angeles, come migliore album di musica classica/crossover del 2008. Lo stesso cd riceve nel 2009 il premio Echo Klassik in Germania. Nel corso degli ultimi 5 anni, gli sono state commissionate opere dal Beaux Arts Trio, dalla Basel Chamber Orchestra, dalla Volksoper di Vienna, dal Ravenna Festival , dalla Los Angeles Chamber Orchestra, dalla BBC Orchestra, dal Granada Festival sugli orrori delle guerre, con un'opera musicale ispirata alle opere di Goya, dalla Provincia di Trento per Suoni delle Dolomiti, e dal quartetto Arditti, con un programma di Capricci per pianoforte e quartetto d'archi. Il suo ultimo cd per la Winter&Winter si chiama Plastic Temptation, con il Bedrock Trio e Barbara Walker.
Uri Caine ha inoltre ricevuto riconoscimenti dal Pennsylvania Council of the Arts e il National Endowment for the Arts, ed è regolarmente invitato sia a festival e istituzioni dedicati alla musica contemporanea sia a quelli di musica jazz.

GREG COHEN

Greg Cohen, bassista, è nato a Los Angeles. Ha suonato in numerosi gruppi affermati a partire dagli anni Sessanta. Musicista senza eguali, è membro stabile dei gruppi di John Zorn e Dave Douglas, tra gli altri. La sua esperienza travalica i confini di genere; ha anche suonato con i Rolling Stones, Randy Newman, Bill Frisell, Elvis Costello, Lou Reed e Laurie Anderson, ed è presenza fissa negli album di Tom Waits a partire da Heartattack and Vine (1980). Oltre al jazz e alla canzone Cohen continua il suo lavoro di ricerca in tutti i campi musicali affrontando diversi universi culturali. Dagli arrangiamenti sul disco "Lost in the stars", dedicato alle canzoni di Kurt Weill, alla produzione ed arrangiamento dell’album di Dagmar Krause ("Tank battles") che ripropone le canzoni politiche ed antinaziste di Hanns Eisler, dalla collaborazione col violinista algerino Djamel Ben Yelles, fino all’ arrangiamento e direzione orchestrale per l’opera teatrale The Black Rider scritta da William Burroughs, con le musiche di Tom Waits e la regia di Bob Wilson
Cohen ha composto musica per - tra gli altri - il teatro del Lincoln Center, e collaborato alla realizzazione delle colonne sonore di film come Ed Wood e Pomodori verdi fritti.
Ha pubblicato due album a suo nome, Way Low e Moment to Moment, entrambi per la DIW.

JOEY BARON
Joey Baron è nato nel 1955 a Richmond, Virginia in una famiglia di origini ebraiche della working class. Si è formato prevalentemente da autodidatta, attraverso l’osservazione degli altri musicisti e l’ascolto di dischi, radio e televisione. Le sue prime influenze spaziano dagli ospiti dell’Ed Sullivan show e la sigla del telefilm "The Wild Wild West" alle incisioni di Art Blakey, Ray Charles, Booker T. and the M.G.'s, James Brown, i Beatles e Jimi Hendrix. Oltre ad aver fino al 1995 fatto parte per dieci anni della band di Bill Frisell, si è esibito e ha inciso con un numero impressionante di grandi artisti tra cui spiccano Carmen McRae, Dizzy Gillespie, Tony Bennett, Hampton Hawes, Chet Baker, Laurie Anderson, Art Pepper, Stan Getz, Jay McShann, David Bowie, The Los Angeles Philharmonic, Big Joe Turner, Philip Glass, John Abercrombie, Mel Lewis, Pat Martino, Harry Sweets Edison, David Sanborn, Al Jarreau, Jim Hall, Randy Brecker, Marian McPartland, John Scofield, e i Lounge Lizards. Joey Baron inoltre è co-leader del gruppo Miniature (insieme a Tim Berne e Hank Roberts) ed è stato membro dei Naked City (con John Zorn, Bill Frisell, Fred Frith and Wayne Horvitz). Suona nel gruppo "Masada" di John Zorn ed è leader del proprio trio Barondown, che comprende il sassofonista Ellery Eskelin e il trombonista Steve Swell: con tale gruppo ha inciso Crackshot (Avant), Raised Pleasure Dot (New World) e Tongue in Groove (JMT). Baron ha anche diretto una all star band che ha visto la partecipazione di Ron Carter, Arthur Blythe and Bill Frisell. Con questo gruppo ha inciso, per la serie Songline/Tone Field della Intuition, Down Home, un album di proprie composizioni originali ispirate alle sonorità R&B del sud degli Stati Uniti, sua zona d’origine. Joey Baron si esibisce anche in duo con Bill Frisell e da solo. Un brano da lui inciso in solitudine, “Alfie”, è stato pubblicato nell’opera discografica Great Jewish Music: Burt Bacharach (Tzadik).

INGRESSI:

biglietto intero €12/15 + prevendita
ridotto giovani €8/11 + prevendita


Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
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COMUNICATO STAMPA

Teatro Manzoni
Via Manzoni, 42

Domenica 8 novembre 2009 ore 11.00

MIROSLAV VITOUS
REMEMBERING WEATHER REPORT
feat. Franco Ambrosetti &
Michel Portal

contrabbasso
Miroslav Vitous

clarinetto
Michel Portal

tromba e flicorno
Franco Ambrosetti,

sassofoni soprano e tenore
Gary Campbell

batteria
Nasheet Waits


Domenica 8 novembre, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni, 42 – Milano), “Aperitivo in Concerto” presenta Remembering Weather Report, progetto musicale che il grande contrabbassista Miroslav Vitous, fra i fondatori proprio del celebre gruppo Weather Report, ha dedicato alla musica dello storico complesso. Il gruppo di Vitous annovera oggi due ospiti di riguardo: l’autorevole trombettista Franco Ambrosetti, tra i nomi più blasonati del jazz europeo, e lo straordinario clarinettista Michel Portal, artista di spicco non solo nel campo dell’improvvisazione ma anche in quello accademico.


MIROSLAV VITOUS

Miroslav Ladislav Vitous (cognome originale Vitouš, nato il 6 dicembre 1947) è nato a Praga. Inizia lo studio del violino all’età di sei anni, pianoforte a dieci anni, e contrabbasso a quattordici. Uno dei primi gruppi da lui guidati è il Junior Trio, con il fratello Alan alla batteria e un altro musicista ceco, presto anch’egli famoso, Jan Hammer, alle tastiere. Vitouš studia al conservatorio di Praga e vince successivamente un concorso internazionale a Vienna, ottenendo una borsa di studio per la Berklee College Of Music di Boston. Il virtuosismo di Vitous nell’ambito del contrabbasso ha spinto molti critici ad affiancarlo a strumentisti del calibro di Scott LaFaro, Dave Holland, Niels-Henning Ørsted Pedersen e Christian McBride. Un esempio rappresentativo del suo talento è il disco Now He Sings, Now He Sobs (1968), a nome di Chick Corea al pianoforte: vi sono evidenti il forte senso ritmico, le innovative linee di walking bass ed un originale uso dell’improvvisazione. Il suo primo disco solista, Infinite Search (1969), presenta nella formazione musicisti chiave per quello che sarà successivamente il movimento cosiddetto fusion: John McLaughlin, Herbie Hancock e la già nota icona del jazz, il sassofonista Joe Henderson. Uno dei membri fondatori del gruppo Weather Report lascia il gruppo dopo tre anni e fonda il Miroslav Vitous Group con John Surman, Kenny Kirkland e Jon Christensen, con il quale registra 3 album per la ECM. Direttore per tre anni del Jazz Department presso il New England Conservatory di Boston, ha lavorato anche con Freddie Hubbard, Miles Davis, Enrico Rava e Jan Garbarek. Nel 1988 fa ritorno in Europa per concentrarsi sulla composizione, senza però smettere di esibirsi in concerti e festival.

FRANCO AMBROSETTI

Franco Ambrosetti (Lugano, 10 dicembre 1941) inizia a studiare e praticare la musica nel 1952, suonando il pianoforte fino al 1959 e in seguito impara, come autodidatta, a suonare la tromba. Negli ultimi anni si è appassionato anche al flicorno. La sua carriera come musicista professionista inizia nel 1961 e qualche anno dopo, a Zurigo, forma il suo primo gruppo. La sua passione per il jazz e i suoi impegni non gli impediscono però di laurearsi in economia nel 1968, presso l’università di Basilea. Dal 1963 al 1970 lavora con il quintetto del padre, il sassofonista Flavio Ambrosetti, di cui fanno parte anche George Gruntz (pianista e compositore) e Daniel Humair (batterista), con i quali ancora oggi si esibisce. È con questa formazione che nel 1967 debutta negli Stati Uniti al Monterey Jazz Festival. Nel 1972 nasce la George Gruntz Concert Jazz Band, gruppo fondato con il padre e di cui fanno parte George Gruntz e Daniel Humair. Dal 1970 in poi lavora come freelance e incide con musicisti di fama mondiale come Dexter Gordon, Joe Henderson, Phil Woods, Kenny Clarke, Cannonball Adderley, Michael Brecker, Mike Stern, Gato Barbieri, Don Sebesky e molti altri. Come leader ha guidato gruppi di notevole importanza, di cui hanno fatto parte artisti di rilievo come Michael Brecker, Kenny Kirkland, John Scofield, Ron Carter, Bennie Wallace, Dave Holland, Kenny Barron, Victor Lewis, Seamus Blake. Fonda inoltre anche un quartetto con eccellenti musicisti italiani come Alfredo Golino, Antonio Faraò e Dado Moroni. Ambrosetti è a tutt’oggi attivo in Europa e negli Stati Uniti.


MICHEL PORTAL

Michel Portal è il più inclassificabile tra i grandi solisti europei della seconda metà del 900. Clarinettista e sassofonista di eccelso virtuosismo, ha sempre rifiutato le appartenenze di genere. Subito al vertice della scena accademica francese (celebrate interpretazioni di Mozart, Haydn, Brahms), negli anni ‘50 e ‘60 partecipa al movimento delle avanguardie post-Darmstadt, protagonista in lavori di Stockhausen, Boulez, Kagel, Berio. E’ componente del New Phonic Art, formazione di punta della libera improvvisazione. Parallelamente si dedica al jazz, affascinato da Ellington e dai solisti americani. Ma il suo linguaggio è del tutto originale e contribuisce a sviluppare la free music europea in decine di situazioni e session, suonando con François Tusques, Bernard Vitet, Bernard Lubat, Sunny Murray.
I suoi gruppi, battezzati “Unit”, nascono nei primi anni 70, laboratori aperti con formazioni sempre mutevoli. Partecipa a numerose sedute di improvvisazione e lavora con musicisti come Albert Mangelsdorff, John Surman, Steve Lacy, Han Bennink, Dave Liebman, e con tutta la scena francese. Famosi i duetti con Lubat e Jean-Pierre Drouet. Compone moltissime colonne sonore per il cinema, suona accanto a solisti di danza (da ricordare il lungo sodalizio con Carolyn Carlson).
Dagli anni 80 dirige diverse formazioni, in particolare il trio con Daniel Humair e Bruno Chevillon. Collabora con Mino Cinelu, Joachim Kuhn, Martial Solal, Jacky Terrasson. Fonda un quintetto assieme a Louis Sclavis. Il successo maggiore arriva con l’ormai celebre duo con il fisarmonicista Richard Galliano, attivo ormai da più di un decennio.
Negli ultimi anni Portal si è interessato anche al funk, collaborando con musicisti di Minneapolis vicini all’entourage di Prince.


GARY CAMPBELL

Il sassofonista Gary Campbell è nato in Indiana ed ha studiato sotto la guida del celebre didatta David Baker. Dopo avere esordito con il chitarrista Ted Dunbar e l’organista Melvin Rhyne, si trasferisce a New York alla fine degli anni Sessanta, dove entra a far parte di Free Life Communications, organizzazione fondata dal sassofonista Dave Liebman per offrire possibilità di lavoro a giovani musicisti di talento; collabora così con John Abercrombie, Michael Moore, Jan Hammer, Bob Moses e molti altri.
A New York partecipa ad incisioni con artisti quali Randy Brecker, Adam Nussbaum, Dave Liebman, Andy Laverne, Tom Harrell, Red Rodney, James Moody, George Adams, Hank Crawford, Arturo Sandoval, Conrad Herwig.
Nel 1982 si trasferisce a Miami, dove insegna per dodici anni alla University of Miami, prima di occupare una cattedra presso la Florida International University. A Miami collabora inoltre con musicisti di rango quali Lonnie Smith, Ira Sullivan, Chubby Jackson, Andy Laverne, Ignacio Berroa.
Apprezzato didatta in tutto il mondo, ha inoltre pubblicato cinque testi di teoria musicale.


NASHEET WAITS

Nasheet Waits è uno dei batteristi più stimolanti e creativi della sua generazione. In possesso di mezzi tecnici e sfumature timbriche come di rado è dato incontrare, egli ha messo a punto uno stile estremamente originale, caratterizzato dalla mescolanza di flussi poliritmici che sembrano dare vita a delle vere e proprie onde sonore in grado di sottolineare e arricchire la musica dei gruppi cui partecipa. Nato nel 1971 a Manhattan, New York, è stato incoraggiato a suonare la batteria dal padre, il celebre Frederick (Freddie) Waits, grande musicista che nel corso della sua carriera ha collaborato con molte leggende del jazz, tra cui Ella Fitzgerald, Sonny Rollins, McCoy Tyner, Max Roach. Nasheet Waits si è laureato con lode in Arts in Music presso la Long Island University, e ha inoltre studiato con il percussionista Michael Carvin, al contempo influenzato ovviamente dal padre così come da Max Roach, che lo ha scritturato come membro del suo ensemble di percussioni M’Boom, proprio in sostituzione di Freddie Waits. La prima scrittura di rilievo gli è stata offerta dal sassofonista Antonio Hart, nel cui quintetto ha a lungo militato effettuando tourneé e partecipando all’incisione di tre album. Tra le proprie influenze egli cita Billy Higgins, Art Blakey, Tony Williams, Philly Joe Jones e Billy Hart. Oltre a prendere parte a vari gruppi di Andrew Hill, uno dei quali ha vinto il prestigioso premio danese JAZZPAR nel 2003, Waits è stato un componente del trio di Fred Hersch, nonché del gruppo “Bandwagon” di Jason Moran. Tra le sue altre collaborazioni spiccano quelle con Geri Allen, Mario Bauza, Hamiett Bluiett, Abraham Burton, Ron Carter, Marc Cary, Steve Coleman, Stanley Cowell, Orrin Evans, Stefon Harris, Andrew Hill, Bill Lee, Jackie McLean, The Mingus Big Band, The New Jersey Symphony Orchestra, Greg Osby, Joshua Redman, Vanessa Rubin, Antoine Roney, Wallace Roney, Jacky Terrasson, Bunky Green e Mark Turner.

INGRESSI:

biglietto intero €12/15 + prevendita
ridotto giovani €8/11 + prevendita

Biglietti concerto fuori abbonamento
2 novembre
Sonny Rollins – Teatro Dal Verme
€20/30 + prevendita
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Abbonamento n. 9 concerti €110,00
In vendita alla cassa del Teatro
Dal 18 giugno al 25 ottobre 2009
Tel. 02.7636901

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

Come raggiungere il Teatro:
MM Montenapoleone – MM1 San Babila – MM1 Palestro
Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
COMUNICATO STAMPA

Teatro Manzoni
Via Manzoni, 42

Domenica 8 novembre 2009 ore 11.00

MIROSLAV VITOUS
REMEMBERING WEATHER REPORT
feat. Franco Ambrosetti &
Michel Portal

contrabbasso
Miroslav Vitous

clarinetto
Michel Portal

tromba e flicorno
Franco Ambrosetti,

sassofoni soprano e tenore
Gary Campbell

batteria
Nasheet Waits


Domenica 8 novembre, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni, 42 – Milano), “Aperitivo in Concerto” presenta Remembering Weather Report, progetto musicale che il grande contrabbassista Miroslav Vitous, fra i fondatori proprio del celebre gruppo Weather Report, ha dedicato alla musica dello storico complesso. Il gruppo di Vitous annovera oggi due ospiti di riguardo: l’autorevole trombettista Franco Ambrosetti, tra i nomi più blasonati del jazz europeo, e lo straordinario clarinettista Michel Portal, artista di spicco non solo nel campo dell’improvvisazione ma anche in quello accademico.


MIROSLAV VITOUS

Miroslav Ladislav Vitous (cognome originale Vitouš, nato il 6 dicembre 1947) è nato a Praga. Inizia lo studio del violino all’età di sei anni, pianoforte a dieci anni, e contrabbasso a quattordici. Uno dei primi gruppi da lui guidati è il Junior Trio, con il fratello Alan alla batteria e un altro musicista ceco, presto anch’egli famoso, Jan Hammer, alle tastiere. Vitouš studia al conservatorio di Praga e vince successivamente un concorso internazionale a Vienna, ottenendo una borsa di studio per la Berklee College Of Music di Boston. Il virtuosismo di Vitous nell’ambito del contrabbasso ha spinto molti critici ad affiancarlo a strumentisti del calibro di Scott LaFaro, Dave Holland, Niels-Henning Ørsted Pedersen e Christian McBride. Un esempio rappresentativo del suo talento è il disco Now He Sings, Now He Sobs (1968), a nome di Chick Corea al pianoforte: vi sono evidenti il forte senso ritmico, le innovative linee di walking bass ed un originale uso dell’improvvisazione. Il suo primo disco solista, Infinite Search (1969), presenta nella formazione musicisti chiave per quello che sarà successivamente il movimento cosiddetto fusion: John McLaughlin, Herbie Hancock e la già nota icona del jazz, il sassofonista Joe Henderson. Uno dei membri fondatori del gruppo Weather Report lascia il gruppo dopo tre anni e fonda il Miroslav Vitous Group con John Surman, Kenny Kirkland e Jon Christensen, con il quale registra 3 album per la ECM. Direttore per tre anni del Jazz Department presso il New England Conservatory di Boston, ha lavorato anche con Freddie Hubbard, Miles Davis, Enrico Rava e Jan Garbarek. Nel 1988 fa ritorno in Europa per concentrarsi sulla composizione, senza però smettere di esibirsi in concerti e festival.

FRANCO AMBROSETTI

Franco Ambrosetti (Lugano, 10 dicembre 1941) inizia a studiare e praticare la musica nel 1952, suonando il pianoforte fino al 1959 e in seguito impara, come autodidatta, a suonare la tromba. Negli ultimi anni si è appassionato anche al flicorno. La sua carriera come musicista professionista inizia nel 1961 e qualche anno dopo, a Zurigo, forma il suo primo gruppo. La sua passione per il jazz e i suoi impegni non gli impediscono però di laurearsi in economia nel 1968, presso l’università di Basilea. Dal 1963 al 1970 lavora con il quintetto del padre, il sassofonista Flavio Ambrosetti, di cui fanno parte anche George Gruntz (pianista e compositore) e Daniel Humair (batterista), con i quali ancora oggi si esibisce. È con questa formazione che nel 1967 debutta negli Stati Uniti al Monterey Jazz Festival. Nel 1972 nasce la George Gruntz Concert Jazz Band, gruppo fondato con il padre e di cui fanno parte George Gruntz e Daniel Humair. Dal 1970 in poi lavora come freelance e incide con musicisti di fama mondiale come Dexter Gordon, Joe Henderson, Phil Woods, Kenny Clarke, Cannonball Adderley, Michael Brecker, Mike Stern, Gato Barbieri, Don Sebesky e molti altri. Come leader ha guidato gruppi di notevole importanza, di cui hanno fatto parte artisti di rilievo come Michael Brecker, Kenny Kirkland, John Scofield, Ron Carter, Bennie Wallace, Dave Holland, Kenny Barron, Victor Lewis, Seamus Blake. Fonda inoltre anche un quartetto con eccellenti musicisti italiani come Alfredo Golino, Antonio Faraò e Dado Moroni. Ambrosetti è a tutt’oggi attivo in Europa e negli Stati Uniti.


MICHEL PORTAL

Michel Portal è il più inclassificabile tra i grandi solisti europei della seconda metà del 900. Clarinettista e sassofonista di eccelso virtuosismo, ha sempre rifiutato le appartenenze di genere. Subito al vertice della scena accademica francese (celebrate interpretazioni di Mozart, Haydn, Brahms), negli anni ‘50 e ‘60 partecipa al movimento delle avanguardie post-Darmstadt, protagonista in lavori di Stockhausen, Boulez, Kagel, Berio. E’ componente del New Phonic Art, formazione di punta della libera improvvisazione. Parallelamente si dedica al jazz, affascinato da Ellington e dai solisti americani. Ma il suo linguaggio è del tutto originale e contribuisce a sviluppare la free music europea in decine di situazioni e session, suonando con François Tusques, Bernard Vitet, Bernard Lubat, Sunny Murray.
I suoi gruppi, battezzati “Unit”, nascono nei primi anni 70, laboratori aperti con formazioni sempre mutevoli. Partecipa a numerose sedute di improvvisazione e lavora con musicisti come Albert Mangelsdorff, John Surman, Steve Lacy, Han Bennink, Dave Liebman, e con tutta la scena francese. Famosi i duetti con Lubat e Jean-Pierre Drouet. Compone moltissime colonne sonore per il cinema, suona accanto a solisti di danza (da ricordare il lungo sodalizio con Carolyn Carlson).
Dagli anni 80 dirige diverse formazioni, in particolare il trio con Daniel Humair e Bruno Chevillon. Collabora con Mino Cinelu, Joachim Kuhn, Martial Solal, Jacky Terrasson. Fonda un quintetto assieme a Louis Sclavis. Il successo maggiore arriva con l’ormai celebre duo con il fisarmonicista Richard Galliano, attivo ormai da più di un decennio.
Negli ultimi anni Portal si è interessato anche al funk, collaborando con musicisti di Minneapolis vicini all’entourage di Prince.


GARY CAMPBELL

Il sassofonista Gary Campbell è nato in Indiana ed ha studiato sotto la guida del celebre didatta David Baker. Dopo avere esordito con il chitarrista Ted Dunbar e l’organista Melvin Rhyne, si trasferisce a New York alla fine degli anni Sessanta, dove entra a far parte di Free Life Communications, organizzazione fondata dal sassofonista Dave Liebman per offrire possibilità di lavoro a giovani musicisti di talento; collabora così con John Abercrombie, Michael Moore, Jan Hammer, Bob Moses e molti altri.
A New York partecipa ad incisioni con artisti quali Randy Brecker, Adam Nussbaum, Dave Liebman, Andy Laverne, Tom Harrell, Red Rodney, James Moody, George Adams, Hank Crawford, Arturo Sandoval, Conrad Herwig.
Nel 1982 si trasferisce a Miami, dove insegna per dodici anni alla University of Miami, prima di occupare una cattedra presso la Florida International University. A Miami collabora inoltre con musicisti di rango quali Lonnie Smith, Ira Sullivan, Chubby Jackson, Andy Laverne, Ignacio Berroa.
Apprezzato didatta in tutto il mondo, ha inoltre pubblicato cinque testi di teoria musicale.


NASHEET WAITS

Nasheet Waits è uno dei batteristi più stimolanti e creativi della sua generazione. In possesso di mezzi tecnici e sfumature timbriche come di rado è dato incontrare, egli ha messo a punto uno stile estremamente originale, caratterizzato dalla mescolanza di flussi poliritmici che sembrano dare vita a delle vere e proprie onde sonore in grado di sottolineare e arricchire la musica dei gruppi cui partecipa. Nato nel 1971 a Manhattan, New York, è stato incoraggiato a suonare la batteria dal padre, il celebre Frederick (Freddie) Waits, grande musicista che nel corso della sua carriera ha collaborato con molte leggende del jazz, tra cui Ella Fitzgerald, Sonny Rollins, McCoy Tyner, Max Roach. Nasheet Waits si è laureato con lode in Arts in Music presso la Long Island University, e ha inoltre studiato con il percussionista Michael Carvin, al contempo influenzato ovviamente dal padre così come da Max Roach, che lo ha scritturato come membro del suo ensemble di percussioni M’Boom, proprio in sostituzione di Freddie Waits. La prima scrittura di rilievo gli è stata offerta dal sassofonista Antonio Hart, nel cui quintetto ha a lungo militato effettuando tourneé e partecipando all’incisione di tre album. Tra le proprie influenze egli cita Billy Higgins, Art Blakey, Tony Williams, Philly Joe Jones e Billy Hart. Oltre a prendere parte a vari gruppi di Andrew Hill, uno dei quali ha vinto il prestigioso premio danese JAZZPAR nel 2003, Waits è stato un componente del trio di Fred Hersch, nonché del gruppo “Bandwagon” di Jason Moran. Tra le sue altre collaborazioni spiccano quelle con Geri Allen, Mario Bauza, Hamiett Bluiett, Abraham Burton, Ron Carter, Marc Cary, Steve Coleman, Stanley Cowell, Orrin Evans, Stefon Harris, Andrew Hill, Bill Lee, Jackie McLean, The Mingus Big Band, The New Jersey Symphony Orchestra, Greg Osby, Joshua Redman, Vanessa Rubin, Antoine Roney, Wallace Roney, Jacky Terrasson, Bunky Green e Mark Turner.

per ulteriori informazioni:
Viviana Allocchio
Iniziative Speciali
Teatro Manzoni
Via Marina, 1
20121 MILANO
tel.: 02781253 - 02781254
fax: 0276281604
e-mail: viviana.allocchio@fininvest.it

Nicoletta Tassan Solet
Studiomusica PRESS|PR
Via Farini 53
41121 Modena
Tel. 059 24 54 86 – 348 64 18 066
Fax 059 235875
e-email: nicoletta.tassan@studiomusica.net
skype: nicoletta.tassan

INGRESSI:

biglietto intero €12/15 + prevendita
ridotto giovani €8/11 + prevendita

Biglietti concerto fuori abbonamento
2 novembre
Sonny Rollins – Teatro Dal Verme
€20/30 + prevendita
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Abbonamento n. 9 concerti €110,00
In vendita alla cassa del Teatro
Dal 18 giugno al 25 ottobre 2009
Tel. 02.7636901

Prevendita
Dal 27 ottobre 2009-10-07 alla cassa del Teatro
Tel. 02.7636901
Numero verde 800-914350
Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati

Info:
Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

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Bus 61 – 94 – Tram 1, 2
______________Martedì 6 ottobre avrà luogo la PRIMA nazionale dello spettacolo


UN ISPETTORE IN CASA BIRLING

di John Boynton Priestley
traduzione di Giovanni Lombardo Radice


interpretato da
PAOLO FERRARI ANDREA GIORDANA

per la regia di
GIANCARLO SEPE


Costumi Giovanni Ciacci, scene Almodovar, disegno luci Umile Vainieri, aiuto regia Francesco Brandi, disegno audio Paolo Astolfi, musiche Harmonia Team.

Recite sino a domenica 1 novembre (feriali ore 20,45, domenica ore 15,30).



Bis Tremila s.r.l. presenta UN ISPETTORE IN CASA BIRLING di John Boynton Priestley, traduzione di Giovanni Lombardo Radice.
Con PAOLO FERRARI, ANDREA GIORDANA, Crescenza Guarnieri, Cristina Spina, Vito Di Bella, Mario Toccafondi, Loredana Gjeci.
Costumi Giovanni Ciacci, scene Almodovar, disegno luci Umile Vainieri, aiuto regia Francesco Brandi, disegno audio Paolo Astolfi, musiche Harmonia Team.
Regia GIANCARLO SEPE.




In Inghilterra nel 1912 la famiglia Birling festeggia il proprio benessere finanziario e il fidanzamento della figlia Sheila con un giovane industriale. Abiti da sera, cena e vini d’annata. Mentre tutto fila liscio verso la conclusione bussano alla porta: un ispettore di polizia deve porre delle domande al capo famiglia, Arthur… Un inizio folgorante per una commedia a carattere giallo, piena di suspense. Il poliziotto mette in crisi la serata, la famiglia, gli affari, il fidanzamento e tutto il resto. Sulla storia aleggia la morte violenta di una giovane donna.
Ecco una combine che non ha eguali nel teatro del Novecento di cui John Boynton Priestley è un rappresentante esemplare: thriller e dramma borghese. Le ipocrisie dell’alta società che si mischiano al disagio del ceto meno abbiente, che soccombe; le colpe che si materializzano e diventano spauracchi agli occhi della famiglia Birling che prova a scaricare le proprie responsabilità. Un interrogatorio poliziesco che dura un’intera notte, non risparmiando niente e nessuno. Una serie di colpi di scena alla Hitchcock che cambia ogni volta il nome dell’assassino, coinvolgendo i protagonisti, presunti ignari e presenti colpevoli, in una sarabanda surreale e velenosa, che non conosce sosta e che ha termine alle prime luci dell’alba.
Scritto e rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1945, “Un ispettore in casa Birling”, considerato oramai un classico del teatro inglese, ottenne grandi successi a metà degli anni Quaranta anche a Londra (compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec Guinnes), Parigi, New York. In Italia venne messo in scena per la prima volta nel 1947 da Orazio Costa con Salvo Randone e Camillo Pilotto, e successivamente negli anni Ottanta dalla Compagnia Tieri-Lojodice. In questa edizione viene riproposto, con la regia di Giancarlo Sepe, da una coppia di consumati attori del calibro di Paolo Ferrari e Andrea Giordana, avvalendosi per la traduzione della prestigiosa firma di Giovanni Lombardo Radice.
Attualmente lo spettacolo è in scena al Novello Theatre di Londra con Nicholas Woodeson, Sandra Duncan, Christopher Saul, Marianne Oldham, Robin Whiting, per la regia di Stephen Daldry.




Al Teatro Manzoni dal 6 ottobre al 1 novembre 2009
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00
Poltrona € 20,00
__________Per la stagione teatrale 2009-2010 il programma alterna come di consuetudine spettacoli classici e appuntamenti con il divertissement. Il criterio dell’alternanza si basa sulla contrapposizione tra il recupero di pagine memorabili della scena internazionale e il varo di novità assolute, come traspare già nell’incipit che fa seguire all’inaugurale proposta di un’icona del teatro del Novecento una nuova commedia dell’autrice-regista Cristina Comencini.
Scritto e rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1945 e l’anno dopo a Londra da una Compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec Guinnes, “Un ispettore in casa Birling” di John Boynton Priestley arrivò sulle scene italiane nel 1947 con la regia di Orazio Costa, protagonisti Salvo Randone e Camillo Pilotto, e venne ripreso nel 1986 da Sandro Sequi per Aroldo Tieri, Giuliana Lojodice, Mino Bellei. L’apparizione di un ispettore di polizia durante una festa di fidanzamento mette a disagio una famiglia benpensante inglese rivelandone le debolezze e i compromessi. Adesso sono Paolo Ferrari e Andrea Giordana con Crescenza Guarnieri e la regia di Giancarlo Sepe a rinverdire la trama complicata da un delitto che è costato la vita a una giovane donna.
Un’altra famiglia in crisi è al centro di “Est Ovest” in cui l’autrice di “Due partite” e candidata all’Oscar per “La bestia nel cuore”, ricostruisce la festa per gli ottanta anni di nonna Letizia, assistita da una badante ucraina e sfruttata da figli e nipoti che mirano a impossessarsi anzi tempo degli ultimi beni dell’ottuagenaria. Ma l’elemento cruciale della vicenda è costituito dal confronto di due solitudini: quella dell’anziana signora in balia degli eredi e quella della badante costretta all’estero dalla povertà del suo paese di origine. A interpretare la novità della Comencini sono l’intramontabile Rossella Falk, la giovane Daniela Piperno, nonchè Luciano Virgilio e Claudio Bigagli.
Un assolo di Gianfranco Jannuzzo costituisce il terzo appuntamento stagionale che in “Girgenti amore mio…”, scritto assieme ad Angelo Callipo, scioglie un inno alla natia Agrigento, richiamandola con il nome dei memori genitori. Nell’exploit di Jannuzzo, affidatosi alla regia di Pino Quartullo, prendono forza non soltanto il gusto spregiudicato dell’inconfondibile “humour” locale, ma anche la topografia labirintica della città, resa viva e palpitante dall’evocazione appassionata dell’interprete di “Liolà” e di “Nord & Sud”. L’antica Agrigento non è soltanto eletta a simbolo della Sicilia, ma nel canto accorato del protagonista assurge a emblema di tutte le città del mondo innalzate a simbolo dell’amore per la propria terra.
A seguire lo spregiudicato interno de “L’Appartamento” di Billy Wilder e I.A.L. Diamond nell’adattamento di Edoardo Erba e di Massimo Dapporto. La versione teatrale del famoso film del 1960 con Jack Lemmon e Shirley MacLaine ha per protagonisti Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli. La simpatica e spregiudicata vicenda ripropone, con la regia di Patrick Rossi Gastaldi, la spericolata disponibilità di un arrembante impiegato che per far carriera dà la possibilità agli altrettanto spregiudicati superiori di usufruire del suo appartamento per i loro incontri galanti. Salvo scoprire che la disinvolta partner dei suoi “soci” non è che la galeotta ragazza dei suoi sogni.
L’allestimento teatrale di “Dona Flor e i suoi due mariti”, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jorge Amado del 1966, si ispira al film di Bruno Barreto (1977), protagonista Sonia Braga nel ruolo inquietante di una giovane donna di Bahia che alla morte del marito, adorabile giocatore e sciupafemmine, si riaccasa con un tranquillo farmacista e scopre ben presto di aver la necessità di conciliare la serena disponibilità del secondo marito con la passionalità e l’erotismo dell’intramontabile predecessore. Con la regia e la rielaborazione scenica di Emanuela Giordano sono Caterina Murino, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti con Valeria D’Obici a impersonare i protagonisti dell’esilarante e struggente metafora brasiliana.
Ispirato alla metropoli vesuviana dell’immediato dopoguerra è il film “L’Oro di Napoli” che nel 1954 Vittorio De Sica trasse da sei racconti dell’omonimo libro di Giuseppe Marotta, interpretato dal gotha attorale che trascorre da Totò a Sophia Loren, da Silvana Mangano a Eduardo De Filippo, allo stesso De Sica. Ma nell’odierno adattamento teatrale di Armando Pugliese e Gianfelice Imparato, con musiche di Nicola Piovani, si ripropone una ricomposizione totalmente nuova dei racconti marottiani affidati all’interpretazione di Gianfelice Imparato, Luisa Ranieri, Valerio Santoro, per raccontare le storie dolenti, comiche e tragiche di una miriade di personaggi di un unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli.
Il penultimo appuntamento della stagione è con “Rumors” di Neil Simon affidato alla coppia Zuzzurro e Gaspare e alla regia di Massimo Chiesa. Scritta nel 1988, “Rumors” non significa “rumori”, ma pettegolezzi ed è una farsa infernale in cui il clou della vicenda è costituito dall’assenza del vicesindaco di New York e della moglie alla festa per il loro anniversario di matrimonio. Nulla a che vedere con “Rumori fuori scena” di Michael Frayn in cui si cimentarono gli stessi Andrea Brambilla e Nino Formicola. “Rumors” è un comico affresco dell’alta borghesia di New York, andato in scena a Broadway nel 1988 e ripreso l’anno dopo in Italia da Gianfranco De Bosio per Giuseppe Pambieri, Lia Tanzi, Riccardo Peroni, infine riproposto nel 2000 dagli Attori e Tecnici di Attilio Corsini.
A concludere “La strada”, un dramma, con musiche di Germano Mazzocchetti, tratto dall’omonimo film di Federico Fellini premiato con l’Oscar nel 1954. Nella versione teatrale si misurarono nel 1999 Fabio Testi e Rita Pavone diretti da Filippo Crivelli. Oggi sono Massimo Venturiello e la cantante Tosca a impersonare il girovago Zampanò e l’ingenua e clownesca Gelsomina. Tra loro non c’è dialogo: la diffidenza, il cinismo, l’incomunicabilità sono la colonna sonora della loro esistenza condotta ai margini della società e della civiltà. Attorno ruota un’umanità altrettanto degradata e marginale, cinica, diffidente e povera, fatta di uomini che ancora oggi troviamo nelle nostre metropoli, vicinissimi a noi eppure invisibili, ignorati e allontanati.


::::::::::IL TEATRO MANZONI S.P.A.
P R O G R A M M A - Stagione Teatrale 2009-2010


Dal 6 ottobre al 1 novembre
PAOLO FERRARI ANDREA GIORDANA
“Un ispettore in casa Birling” di John Boynton Priestley
con CRESCENZA GUARNIERI
Regia di Giancarlo Sepe
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dal 3 al 29 novembre
ROSSELLA FALK LUCIANO VIRGILIO
CLAUDIO BIGAGLI DANIELA PIPERNO
“Est Ovest”
Scritto e diretto da Cristina Comencini
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dal 1 dicembre al 3 gennaio
GIANFRANCO JANNUZZO
“Girgenti amore mio…” di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo
Regia di Pino Quartullo
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dal 5 al 31 gennaio
MASSIMO DAPPORTO BENEDICTA BOCCOLI
“L’Appartamento” di Billy Wilder e I. A. L. Diamond
Adattamento di Edoardo Erba e Massimo Dapporto
Regia di Patrick Rossi Gastaldi
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dal 2 al 28 febbraio
CATERINA MURINO
PAOLO CALABRESI PIETRO SERMONTI
“Dona Flor e i suoi due mariti" liberamente tratto dal romanzo di Jorge Amado
con VALERIA D’OBICI
Regia e drammaturgia di Emanuela Giordano
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dal 2 al 28 marzo
GIANFELICE IMPARATO LUISA RANIERI
“L’Oro di Napoli” dai racconti di Giuseppe Marotta
Adattamento teatrale di Armando Pugliese e Gianfelice Imparato
con VALERIO SANTORO
Musiche di scena di NICOLA PIOVANI
Regia di Armando Pugliese
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dal 30 marzo al 2 maggio
ZUZZURRO e GASPARE
“Rumors” di Neil Simon
Regia di Massimo Chiesa
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dal 4 al 30 maggio
MASSIMO VENTURIELLO e TOSCA
“La strada” di Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi
Dramma con musiche tratto dal film di Federico Fellini
Regia di Massimo Venturiello


ABBONAMENTI IN VENDITA FINO AL 25 OTTOBRE

ABBONAMENTI A POSTO FISSO E A POSTO LIBERO A 8
SPETTACOLI – PREZZI DA € 180,00 A € 240,00
GIOVEDI’ 14 MAGGIO - ORE 18.00
presso
MONDADORI MULTICENTER DUOMO – P.zza Duomo, 1


CACA
CORRADO TEDESCHI e DEBORA CAPRIOGLIO

presentano

L’ANATRA ALL’ARANCIA
di William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon
trad. e adatt. Nino Marino, Ennio Coltorti, Antonia Piccolo

per la regia di ENNIO COLTORTI


in scena al TEATRO MANZONI fino al 31 maggio 2009
Conduce l’incontro Daniele Soragni, giornalista di Tv Sorrisi e Canzoni


“L’anatra all’arancia” è considerato un testo “sempreverde”, forse perché, oltre a essere una perfetta macchina drammaturgica, vi si ritrovano gli eterni temi dell’amore, della gelosia, della fedeltà (e dell’infedeltà) nell’ambito del nucleo familiare più antico e tradizionale: la coppia con figli. Quello però che lo distingue da altri testi simili, sta soprattutto nel modo in cui viene messa in scena la competitività nonché l’astuzia e l’energia che si è capaci di mettere in campo quando si ama e si vuol riuscire, ad ogni costo, a tenere il compagno/a accanto a sè.
Gilberto e Lisa, due coniugi con figli, sposati da quindici anni, trascinano stancamente il loro matrimonio. Il marito trascura la moglie e lei finisce per innamorarsi di un giovane con l’aria da principe azzurro, con l’idea di rifarsi una vita. A questo punto, nel tentativo di riconquistarla, Gilberto inventa un copione esilarante: organizza un week-end pieno di sorprese invitando la sua bella segretaria e l’amante della moglie. Con una tattica apparentemente scombinata, ingaggia così una pittoresca e divertentissima lotta che coinvolgerà tutti i presenti.
Nel cast diretto da Ennio Coltorti, oltre a Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio, i coniugi annoiati che il sospetto del tradimento risveglia da una vita di coppia forse un po’ troppo tranquilla, anche Mino Manni che interpreta l’affascinante Leopoldo Augusto Serravalle-Scrivia, in grado di far tremare le fondamenta del matrimonio Ferrari; Gloria Bellicchi, nel ruolo della sexy segretaria ingenua e bellissima, e la spumeggiante Gioietta Gentile, in quello della colf di famiglia, impicciona e ironica.

Al Teatro Manzoni fino al 31 maggio 2009
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica



Mondadori Multicenter
Spazio Eventi – terzo piano
Piazza Duomo, 1
Info tel. 02 4544110
martedì 5 maggio avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


L’ANATRA ALL’ARANCIA

di William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon
traduzione e adattamento di Nino Marino, Ennio Coltorti e Antonia Piccolo


interpretato da
CORRADO TEDESCHI DEBORA CAPRIOGLIO

per la regia di
ENNIO COLTORTI


Scene Andrea Bianchi/Forlani, costumi Rita Forzano, musiche Dino Scuderi, disegno luci Sergio Noè.

Recite sino a domenica 31 maggio (feriali ore 20,45, domenica ore 15,30).


Rosario Coppolino e Antonella Piccolo per Molise Spettacoli presentano L’ANATRA ALL’ARANCIA di William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon, traduzione e adattamento di Nino Marino, Ennio Coltorti e Antonia Piccolo.
Con CORRADO TEDESCHI (Gilberto Ferrari), DEBORA CAPRIOGLIO (Lisa Ferrari), Mino Manni (Leopoldo Augusto Serravalle-Scrivia), Gloria Bellicchi (Patrizia Bertini), Gioietta Gentile (Teresa). Regia ENNIO COLTORTI. Scene Andrea Bianchi/Forlani, costumi Rita Forzano, musiche Dino Scuderi, disegno luci Sergio Noè.


“L’anatra all’arancia” è considerato, a ragione, un vero capolavoro del teatro cosiddetto “leggero”.
Scritta da William Douglas Home e adattata poi liberamente dal celebre commediografo francese Marc Gilbert Sauvajon, ha sempre riscosso un notevole successo sia a Londra che a Parigi e, in seguito, anche nel nostro Paese. Questa edizione è prodotta da Rosario Coppolino e Antonella Piccolo per Molise Spettacoli per la regia di Ennio Coltorti, che ne ha curato la traduzione e l’adattamento insieme a Nino Marino e Antonia Piccolo.

Costruita su un meccanismo comico di straordinaria efficacia che dà vita a un intreccio spassoso e frizzante e da un trentennio riscuote continui successi, “L’anatra all’arancia” continua a divertire platee teatrali e cinematografiche. Considerato un testo “sempreverde”, forse perché, oltre a essere una perfetta macchina drammaturgica, vi si ritrovano gli eterni temi dell’amore, della gelosia, della fedeltà (e dell’infedeltà) nell’ambito del nucleo familiare più antico e tradizionale: la coppia con figli. Quello però che lo distingue da altri testi simili, sta soprattutto nel modo in cui viene messa in scena la competitività nonché l’astuzia e l’energia che si è capaci di mettere in campo quando si ama e si vuol riuscire, ad ogni costo, a tenere il compagno/a accanto a sè.

Quattro personaggi perfettamente scolpiti tra comicità e satira psicologica, più una divertentissima cameriera testimone dell’ipotetico e farsesco adulterio, animano una vicenda il cui esito è incerto fino alla fine della commedia. Gilberto e Lisa, due coniugi con figli, sposati da quindici anni, trascinano stancamente il loro matrimonio. Il marito trascura la moglie e lei finisce per innamorarsi di un giovane con l’aria da principe azzurro, con l’idea di rifarsi una vita. A questo punto, nel tentativo di riconquistarla, Gilberto inventa un copione esilarante: organizza un week-end pieno di sorprese invitando la sua bella segretaria e l’amante della moglie. Servendosi di una tattica apparentemente scombinata, ingaggia così, con un’avversaria al suo livello come Lisa, una pittoresca e divertentissima lotta che coinvolgerà tutti i presenti.
Nel cast, oltre a Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio, nei panni di Gilberto e Lisa Ferrari, i coniugi annoiati che il sospetto del tradimento risveglia da una vita di coppia forse un po’ troppo tranquilla, anche Mino Manni che interpreta l’affascinante Leopoldo Augusto Serravalle-Scrivia, in grado di far tremare le fondamenta del matrimonio Ferrari. Inoltre troviamo Gloria Bellicchi, nel ruolo della sexy Patrizia Bertini, la segretaria ingenua e bellissima di Gilberto Ferrari, e la spumeggiante Gioietta Gentile in quello di Teresa, la colf di famiglia, impicciona e ironica.
Le scene di Andrea Bianchi/Forlani e i costumi di Rita Forzano rispecchiano l'eleganza e la raffinatezza che caratterizzano la commedia, e insieme alle musiche originali di Dino Scuderi sono complementari a un adattamento che mette in risalto l’aspetto umano dei personaggi più che la facile risata che il tradimento ha sempre generato.


Al Teatro Manzoni dal 5 al 31 maggio 2009
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica
GIOVEDI’ 2 APRILE - ORE 18.00
presso
MONDADORI MULTICENTER DUOMO – P.zza Duomo, 1

per il ciclo "Gli incontri di Milano per lo Spettacolo"

CACA
GIUSEPPE PAMBIERI e DANIELA MAZZUCATO

presentano

TO BE OR NOT TO BE
di Maria Letizia Compatangelo
dal soggetto originale di Melchior Lengyel
per il film “Vogliamo vivere” di Ernst Lubitsch

con le canzoni di Nicola Piovani

per la regia di ANTONIO CALENDA


in scena al TEATRO MANZONI fino al 3 maggio 2009
Conduce l’incontro Antonio Calbi, Direttore del Settore Spettacolo del Comune di Milano


“To be or not to be” è una commedia che Maria Letizia Compatangelo ha elaborato sulla base del soggetto originale dell’ungherese Melchior Lengyel, divenuto nel 1942 un film di successo di Ernst Lubitsch (“Vogliamo vivere”), ripreso quarant’anni dopo da un altro genio della comicità, Mel Brooks. Il regista Antonio Calenda ha selezionato un gruppo di 18 artisti di alta qualità: i ruoli principali saranno sostenuti dal bravissimo Giuseppe Pambieri e dall’affascinante Daniela Mazzucato che presta duttilità, talento e la sua splendida voce alle canzoni dello spettacolo, due delle quali firmate dal grande Nicola Piovani. È il 1939, Varsavia è asservita a Hitler, Ian e Maria sono i capocomici di una compagnia teatrale intenti a provare un testo non troppo velatamente antinazista di cui la censura impedisce la messinscena. Gli attori ripiegano su Amleto, ruolo che è il pallino di Ian, ma durante il lungo monologo di “To be or not to be” Maria si fa raggiungere in camerino da uno spasimante, giovane ufficiale dell’aeronautica, grazie al quale il mondo evanescente degli attori diviene fondamentale per giocare una serie di tiri contro gli oppressori. Commedia piena d’ironia e garbo, di battute irresistibili e intuizioni intelligenti, “To be or not to be” scrive, in termini leggeri e surreali, una dura satira contro il nazismo.

Al Teatro Manzoni dal 31 marzo al 3 maggio 2009
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
chiusura per le festività pasquali dal 9 al 15 aprile
1 maggio riposo – recita straordinaria lunedì 20 aprile ore 20,45
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica


Mondadori Multicenter
Spazio Eventi – terzo piano
Piazza Duomo, 1
Info tel. 02 4544110
MERCOLEDI’ 18 MARZO - ORE 18.00
presso
MONDADORI MULTICENTER DUOMO – P.zza Duomo, 1

per il ciclo "Gli incontri di Milano per lo Spettacolo"

CACA
LUCA BARBARESCHI e CHIARA NOSCHESE

presentano
IL CASO DI ALESSANDRO E MARIA
curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo

una commedia in due atti
di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

con le musiche eseguite dal vivo dalla Marco Zurzolo Band

per la regia di Luca Barbareschi


in scena al TEATRO MANZONI fino al 29 marzo 2009
presentano LA NAVE FANTASMA
Conduce l’incontro Antonio Calbi, Direttore del Settore Spettacolo del Comune di Milano



Luca Barbareschi caleidoscopico e sorprendente per la sua perizia di rinnovarsi di volta in volta nei panni di regista, attore, cantante, riporta in scena, affiancato da un’attrice fuoriclasse e talentuosa come Chiara Noschese, un testo raro di un autore di culto come Giorgio Gaber: “Il caso di Alessandro e Maria” sottotitolo “curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo”. La commedia, scritta con l’inseparabile Sandro Luporini, fu messa in scena esclusivamente dallo stesso Gaber con Mariangela Melato nel 1982. Un piccolo musical da “camera”: dialogo intimo a due in bilico tra passato e presente, storia di un innamoramento trascorso e della devastazione che inevitabilmente le grandi passioni comportano. I due litigano, giocherellano, duettano sulle note della colonna sonora inedita del bravo musicista Marco Zurzolo, eseguita dal vivo dall’autore e la sua band, al ritmo di cover di canzoni riadattate di autori come Pino Daniele, Endrigo, Lauzi, Cotreau.


Al Teatro Manzoni dal 3 al 29 marzo 2009
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica



Mondadori Multicenter
Spazio Eventi – terzo piano
Piazza Duomo, 1
Info tel. 02 4544110
(Naples, Italy 1962) Marco Zurzolo graduated in Flute, in Jazz Composition and in Saxophone at the Conservatory of Music in Naples. Over time, the saxophone has become his principal instrument. During his career, he has had several different musical experiences, collaborating with many Italian and international artist, among these:Archie Shepp, Chet Baker, Solomon Burkes,Roscoe Mitchell, Van Morrison, Billy Preston,Brian Ferry,Renaud-garçia Fons, Kocani Orkestar, Rita Marley Don Moye and Art Ensemble of Chicago, Mike Minieri, Enrico Pierannunzi, Marc Johnson (who collaborated in the 2005 CD “7 e mezzo”), Ensemble Vocale di Napoli (Chor.Dir. Antonio Spagnolo: Officium Defunctorum, Cristobal de Morales, arr. for Chorus and Sax Soprano soloist).
Teacher of Jazz Saxophone in the Conservatory of Salerno.
2008 Director of the Festival Ischia Jazz.
Since 1995 he started composing. Since then he published nine CDs, the tenth is in preparation and it will be published in July 2008 by EGEA publishing. His Cds are distributed all over Europe and Canada.
He composed music for many cinema movies, theatre pieces and television. For his composition and his activity he was assigned many awards and prize, among the others “il premio qualità” of the Italian Minstry of Culture.
Marco Zurzolo presents his projects in tours in Italy and abroad and has been invited to some of the most representative festivals: Umbria Jazz, Perugia, Italy, Festival International de Jazz de Montreal (Canada) (Indicated among the best concert by the reviewers of the“The Gazette” of Montreal), Opera House, Cairo and Alexandrian library, Alexandria, Egypt,Gipfel du Jazz, Freiburg, Germany, INNtoene Festival Jazz am Bauernhof, Diersbach Austria, (guest Roul de Souza) Festival Pomigliano Jazz (guest Don Moye), Pomigliano, Italy, Fête de la Musique, Paris, France, Jazz in Parco, Nocera (SA), Italy (Marco Zurzolo Ensenble with Art Ensemble of Chicago), Festival di Quebec, Canada, Stanser Musiktage, Stans, Swiss, Moods, Zurig, Swiss, Week of Italian Culture in Belgrado, Yugoslavia, 3rd Euro Jazz Festival, Athens, Greece, Week of Italian Culture, London, UK, Concert, Galleria Principe di Napoli, Italy guest Mike Minieri, Ischia Jazz Weekend (under the art direction of Umbria Jazz), Umbria Jazz Melbourne (Australia), Blue Note, New York (USA), Blue Note, Milano (Italia), Bayamo (Cuba), Charleston, SC USA, Euro Jazz Festival, Mexico City, Mexico, Guatemala City, Guatemala, Sevilla, Spain, Rocella Jonica, Italy, Monterrey, Mexico.
Noctivagus e Casanova Entertainment
presentano
Luca Barbareschi e Chiara Noschese
Il caso di Alessandro e Maria
Curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo


Commedia in due atti
di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

Musiche eseguite dal vivo dalla Marco Zurzolo Band
sax Marco Zurzolo piano Antonino Armano contrabbasso Peppe Timbro
chitarra Tony Miele batteria Leonardo De Lorenzo

scene Massimiliano Nocente
costumi Teresa Acone
disegno luci Mario Esposito


Regia Luca Barbareschi


Piccolo Musical da “camera” per quattro grandi protagonisti. Luca Barbareschi caleidoscopico e sorprendente per la sua perizia di rinnovarsi di volta in volta nei panni di regista, attore, cantante, riporta in scena un testo raro di un autore di culto come Giorgio Gaber: “Il caso di Alessandro e Maria” sottotitolo “curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo”. La commedia scritta con l’inseparabile Sandro Luporini, fu messa in scena esclusivamente dallo stesso Gaber con Mariangela Melato nel 1982. Dialogo intimo a due in bilico tra passato e presente, storia di un innamoramento trascorso e della devastazione che inevitabilmente le grandi passioni comportano, ring del cuore per quei due che avevano vissuto “un amore smisurato e sciupato”. Inaspettate interazioni tra quotidianità e sogno trascendono e prendono corpo e voce con Luca Barbareschi nel ruolo di Alessandro tra il dilemma di “essere” o “esserci” e la Maria di Chiara Noschese “con la sua gioia di esistere e la sua tristezza di non essere in nessun posto”. Litigano, comunicano e non comunicano, punzecchiano, giocherellano, duettano, sulle note della colonna sonora inedita del bravo musicista Marco Zurzolo, eseguita dal vivo dall’autore e la sua band. Le scene sono di Massimiliano Nocente. I costumi di Teresa Acone. Luci di Mario Esposito. Un modo per restituire al pubblico un pezzo eclissato della straordinaria e vasta produzione gaberiana, un omaggio personale di Barbareschi all’amico Giorgio, una ricerca del regista-attore di ritornare a raccontarsi attraverso il privato, di volare oniricamente tra musica e parole, un reality love show, cantato, ballato, recitato. Poetico, confidenziale, comico, spietato. La personalissima visione della sfera affettiva di un intellettuale viscerale, anticonformista, libero, trasfigurata ed elaborata in versione scoppiettante e vitale, da un mattatore istrionico come Barbareschi, un’attrice fuoriclasse e talentuosa come la Noschese, ritmato da cover di canzoni riadattate di autori come Pino Daniele, Endrigo, Lauzi, Cotreau e nuove composizioni di Marco Zurzolo come “C’amor”, “Migranti, “ Tema di Giulia”. Nessun vintage teatrale quindi, bensì una rilettura meno intellettualistica e più scanzonata dell’universo dei sentimenti secondo Gaber alla maniera di Barbareschi, in un’originale partita a due orchestrata, per questo spettacolo-evento al debutto in prima nazionale al Teatro Manzoni di Milano.



Al Teatro Manzoni dal 3 al 29 marzo 2009
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica


Note di regia


Dopo il Gattopardo e il suo forte segno politico, sentivo la pulsione di parlare del privato, di scandagliare la sfera dei sentimenti. Per questo ho scelto il testo di Gaber, una storia d’amore, interrotta ed eterna, furiosa e sublime. Uno spazio astratto, un luogo intimo per far librare la “parola”, per raccontare raccontandomi di Alessandro e Maria. Il sogno di un musicista, un pianoforte a coda, un testo di vita, un uomo e una donna che rievocano un amore profondissimo. La melodia accentua il racconto, svela parole e note, scava nei meandri dell’anima. Semplicemente ho usato le emozioni, ascoltato la voce del cuore, per regalarvi gli illimitati temi di una confessione, con l’aiuto fondamentale dei brani di Marco Zurzolo che si adattano perfettamente alla parola gaberiana. Ne è venuta fuori una storia autentica, come la vita. Un connubio perfetto, un lavoro di squadra fondamentale, con il valore aggiunto di una partner straordinaria, Chiara Noschese, che personalmente reputo una delle più brave attrici italiane.

Luca Barbareschi


La tournée


1 marzo Alessandria Teatro Comunale

dal 3 al 29 marzo Milano Teatro Manzoni

dal 31 marzo al 5 aprile Verona Teatro Nuovo

6 aprile Ivrea Teatro Giacosa

7 e 8 aprile Castiglione Teatro Comunale

dal 15 al 17 aprile Pistoia Teatro Manzoni

18 e 19 aprile Jesi Teatro Pergolesi

dal 21 al 26 aprile Torino Teatro Alfieri

dal 28 aprile al 3 maggio Firenze Teatro La Pergola

5 maggio Asti Teatro Alfieri
GIOVEDI’ 5 FEBBRAIO - ORE 18.00
presso
MONDADORI MULTICENTER DUOMO – P.zza Duomo, 1

per il ciclo "Gli incontri di Milano per lo Spettacolo"

CACA
CARLO GIUFFRE’
presenta IL SINDACO DEL RIONE SANITA’

in scena al TEATRO MANZONI dal 3 febbraio al 1 marzo 2009
presentano LA NAVE FANTASMA
Conduce l’incontro Antonio Calbi, Direttore del Settore Spettacolo del Comune di Milano



Protagonista del “Sindaco del rione Sanità” è Antonio Barracano, riconosciuto dai meno abbienti in un quartiere popolare di Napoli come loro “Sindaco”, perché impegnato a proteggerli, a mettere pace con giustizia fra di loro senza ricorrere ai tribunali.
Questa commedia fu scritta nel 1960. La camorra c’era anche cinquant’anni fa, ma aveva dei dogmi e delle regole. Non si toccavano donne e bambini, c’erano i capi quartieri come Campoluongo: il vero Sindaco del rione Sanità che ha ispirato Eduardo. L’autore costruisce un eroe che proprio con l’azione dimostra di non agire; crea un idolo polemico, propone un personaggio che in buona fede fa del male, un giusto che perpetua l’ingiustizia.
Dopo aver affrontato numerose opere di Eduardo De Filippo, Carlo Giuffrè approda felicemente al “Sindaco del rione Sanità”. Sotto la sua direzione una numerosa Compagnia di ottimi interpreti trasferisce mirabilmente verosimiglianza ai personaggi. Una prova indimenticabile, come è stata definita dalla critica, sul filo del rigore e della misura che Carlo Giuffrè, alle soglie degli ottanta anni, affronta con straordinaria forza interpretativa in una perfetta fusione di generosità, risentimento e semplicismo in cui si iscrive il personaggio.


Mondadori Multicenter
Spazio Eventi – terzo piano
Piazza Duomo, 1
Info tel. 02 4544110
Martedì 3 febbraio alle ore 20,45 avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


IL SINDACO DEL RIONE SANITA’

di Eduardo De Filippo


diretto e interpretato da
CARLO GIUFFRE’




Musiche originali Francesco Giuffrè, scene e costumi Aldo Terlizzi.

Recite sino a domenica 1 marzo (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).

La Diana Or.i.s. presenta IL SINDACO DEL RIONE SANITA’ di Eduardo De Filippo.
Con CARLO GIUFFRE’ (Antonio Barracano), PIERO PEPE (Arturo Santaniello), Antonella Lori (Immacolata), Massimo Masiello (Rafiluccio Santaniello), Gennaro Di Biase (Gennarino), Vincenzo Borrino (Vicienzo Cozzo), Roberta Misticone (Rita), Enzo Romano (Catiello), ALDO DE MARTINO (Pascale Nasone), e con ALFONSO LIGUORI (Fabio Della Ragione), Monica Maiorino (Armida), Benedetta Bottino (Geraldina), Geremia Longobardo (Amedeo), Vincenzo La Marca (O’ Palummiello), Danilo Della Calce (O’ Nait), Salvatore Felaco (Luigi), Stefania Aluzzi (Vicenzella).
Musiche originali Francesco Giuffrè, scene e costumi Aldo Terlizzi.
Regia CARLO GIUFFRE’.



Protagonista del “Sindaco del rione Sanità” è Antonio Barracano, riconosciuto dai meno abbienti, dai diseredati in un quartiere popolare di Napoli come loro “Sindaco”, perché impegnato a proteggerli, a mettere pace con giustizia fra di loro senza ricorrere ai tribunali, dove, per la loro ignoranza e la loro povertà questa giustizia, forse, non l’avrebbero mai ottenuta. Parliamo quindi di un protettore: una specie di Robin Hood, toglieva ai ricchi per dare ai poveri.
Questa commedia fu scritta nel 1960. La camorra c’era anche cinquant’anni fa, ma aveva dei dogmi, delle regole, dei principi. Non si toccavano donne e bambini, c’erano i capi quartieri come Campoluongo: il vero Sindaco del rione Sanità che ha ispirato Eduardo. Costui sembrava un aristocratico, gentile ed educato, alto di statura, asciutto, la schiena inarcata gli conferiva un’andatura regale. Eduardo, che lo conosceva, costruisce un eroe che proprio con l’azione dimostra di non agire; crea un idolo polemico, propone un personaggio che in buona fede fa del male, un giusto che perpetua l’ingiustizia. E’ sicuramente uno dei personaggi più complessi del suo Teatro. Di Antonio Barracano Eduardo dice: “E’ stato il mio ruolo preferito, è uno dei personaggi più interessanti che un attore possa desiderare”.
Dopo aver affrontato numerose opere di Eduardo De Filippo, Carlo Giuffrè approda felicemente al “Sindaco del rione Sanità”. Sotto la sua direzione una numerosa Compagnia di ottimi interpreti trasferisce mirabilmente verosimiglianza ai personaggi. Una prova indimenticabile, come è stata definita dalla critica, sul filo del rigore e della misura che Carlo Giuffrè, alle soglie degli ottanta anni, affronta con straordinaria forza interpretativa in una perfetta fusione di generosità, risentimento e semplicismo in cui si iscrive il personaggio.
Un successo di pubblico che da due anni si rinnova ad ogni replica, tanto da valere allo spettacolo l’assegnazione del Biglietto d’Oro per aver registrato il più alto numero di spettatori.



Al Teatro Manzoni dal 3 febbraio al 1 marzo 2009
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica


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La critica ha scritto:

“Giuffrè offre una prestazione indimenticabile. Tale impronta di assolutezza la trasferisce, da regista all’intera messa in scena che regola da un gran mangiafuoco in tutte le parti , trasferendo altresì la propria forza interpretativa a tutti i componenti del cast…da non perdere” (Rita Sala – Il Messaggero)

“…Sotto la sua direzione impeccabile i molti personaggi (ben diciotto interpreti , un vero lusso oggigiorno) si spiegano e si piegano con mirabile verosimiglianza: Giuffrè ha accorpato i primi due atti lasciati nella loro integrità in circa due ore che volano via in un momento….Magnifico spettacolo” (Masolino D’Amico – La stampa)

“La straordinaria prova che sul filo del rigore e della misura Carlo Giuffrè fornisce in quanto attore: il suo Sindaco diventa il frutto di una strategia espressiva che attinge come doveva la perfetta fusione di generosità, risentimento e semplicismo in cui s’iscrive il personaggio. …in definitiva davvero credo che occorra ringraziarlo Carlo Giuffrè, poiché ben oltre lo spettacolo in se ci ha dato una lezione di anticonformismo. E lo sa l’ iddio del teatro se in questa città simili lezioni servano” (Enrico Fiore – Il Mattino)

“.. questo grande attore (ma non meno sapiente regista) alla soglia dei suoi 80 anni ha compiuto una trasformazione meravigliosa: egli ha superato il maestro …Carlo è un attore apollineo, pacato, il cui pathos appare riassorbito nella sapienza della vita, negli anni che gli è toccato vivere…inutile che dica quanto mirabili siano gli attori (in specie Piero Pepe, Aldo de Martino, Roberta Misticone) che recano lo spettacolo alla sua indiscutibile eccellenza” (Franco Cordelli - Corriere della sera)





Note di regia

Dopo “La fortuna con l’effe maiuscola”, “Non ti pago”, “Le voci di dentro”, “Napoli milionaria” e “Natale in casa Cupiello”, è arrivato “Il Sindaco del Rione Sanità” e ne sono felice.
Il protagonista della commedia Antonio Barracano era riconosciuto dai meno abbienti, dai diseredati in un quartiere popolare di Napoli come loro “Sindaco” perché si era impegnato a proteggerli, a mettere pace con giustizia fra di loro senza ricorrere ai tribunali, dove, per la loro ignoranza e la loro povertà, non avendo “Santi in Paradiso” questa giustizia, forse, non l’avrebbero mai ottenuta.
Era quindi il protettore, una specie di Robin Hood, toglieva ai ricchi per dare ai poveri. Anche questa volta Eduardo aveva previsto tutto; come in “Napoli milionaria” Gennaro Jovine dice a quelli che credono di godersi la libertà “…perché la guerra è finita è finito tutto!” “ No, voi vi sbagliate… la guerra non è finita… non è finito niente”. Lo diceva al finale del secondo atto della commedia scritta nel 1945.
Oggi, dopo più di sessant’anni possiamo forse dire che la guerra è finita? No, purtroppo. E così avviene nel Sindaco del Rione Sanità: l’autore fa dire al personaggio del dottore Fabio della Ragione (sempre in polemica col protagonista) “Voi vi sbagliate, mentre vi adoperate a mettere pace con giustizia, gli ignoranti continuano ad ammazzarsi come tanti conigli, come potete pretendere di portare a termine un’impresa così sproporzionata e assurda?” Questa commedia fu scritta nel 1960 e dopo quasi cinquant’anni è forse terminata l’assurda impresa? No, purtroppo. La camorra c’era anche cinquant’anni fa, ma aveva dei dogmi, delle regole, dei principi. Non si toccavano donne e bambini, c’erano i capi quartieri come Campoluongo, il vero sindaco del Rione Sanità che ha ispirato Eduardo. Io stesso l’ho conosciuto, sembrava un aristocratico, gentile ed educato.
Giravo un film a Napoli negli anni ’50 con Giacomo Rondinella e Maria Fiore, ci invitò alla Sanità per la festa del quartiere. Rondinella cantava, io recitavo qualche poesia “Se avete bisogno di qualunque cosa, fatemelo sapere” ci disse salutandoci. Qualche giorno dopo ad un attore nostro amico rubarono il borsello, lo chiamai, glielo dissi, “Dov’è successo?” “A Santa Lucia” risposi, “Non è zona mia, ma provvederò”. Dopo mezz’ora fu consegnato il borsello. E forse anche l’attore proprietario del borsello avrà detto (come dice un personaggio della commedia al I atto) “Questo è un Santo”.
Eduardo descrive un personaggio che non gli assomiglia fisicamente. I settantacinque anni dell’uomo sono invidiabili, è alto di statura, sano, asciutto, la schiena inarcata gli conferisce un’andatura regale. Eduardo lo conosceva, lo riceveva in camerino al Teatro Politeama o al San Ferdinando. “Disturbo?” “Accomodatevi”, si metteva seduto sempre con la mano sul bastone. “Vulite na tazza e cafè?” “Volentieri”, poi se ne andava.
E’ forse il primo dei suoi ossimori viventi (dice la Barzotti) Eduardo costruisce un eroe, proprio con l’azione dimostra di non agire, crea un idolo polemico, propone un personaggio che in buona fede fa del male, un giusto che perpetua l’ingiustizia. E’ sicuramente uno dei personaggi più complessi del suo Teatro. Di Antonio Barracano il sindaco del Rione Sanità Eduardo dice: “E’ stato il mio ruolo preferito, è uno dei personaggi più interessanti che un attore possa desiderare”.
Oggi io metto in scena questa commedia, mentre Napoli vive la tragedia della criminalità, come Eduardo aveva previsto che sarebbe avvenuto. Ma Eduardo apre uno spiraglio alla speranza e fa dire, sempre a Fabio della Ragione (quando Barracano è convinto che con i suoi metodi abbiano termine le faide) “Le cose peggioreranno, usciranno i figli di don Antonio, i parenti di don Arturo, i compari, i comparielli, gli amici, i protettori e sarà una carneficina, una guerra, fino alla distruzione, però può darsi che da questa distruzione viene fuori un mondo migliore come lo sognava don Antonio meno rotondo, magari un poco più quadrato”.
Questo speriamo tutti noi oggi e chissà che non si avveri, visto che Eduardo intuiva così bene gli avvenimenti futuri!

Carlo Giuffrè
martedì 6 gennaio alle ore 20,45 avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


MICHELINA

commedia musicale di Edoardo Erba
musica Federico Odling

che vede impegnati come protagonisti
MARIA AMELIA MONTI GIAMPIERO INGRASSIA


regia di
ALESSANDRO BENVENUTI



Scene Tiziano Fario, costumi Massimo Poli, disegno luci Laura De Bernardis, aiuto regista Chiara Grazzini.

Recite sino a domenica 1 febbraio (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).



TEATRO STABILE DI FIRENZE

Maria Amelia Monti Giampiero Ingrassia
in
MICHELINA
commedia con musiche
testo Edoardo Erba
regia Alessandro Benvenuti
musiche Federico Odling
scene Tiziano Fario
costumi Massimo Poli
luci Laura de Bernardis
con
Amerigo Fontani, Mauro Marino, Gianni Pellegrino, Anna Lisa Amodio

Dalle risaie alle luci del palcoscenico: amore, passioni e miracoli,
l’imprevedibile storia di una mondina lombarda

Debutta in prima nazionale al Teatro Manzoni di Milano Michelina, con Maria Amelia Monti e Giampiero Ingrassia, per la regia di Alessandro Benvenuti. Un testo inedito scritto da Edoardo Erba che rappresenta un nuovo genere di commedia musicale: originale nell’ambientazione, imprevedibile nello sviluppo, con una grande comicità. Una commedia tutta italiana dove la creatività dell’autore nell’utilizzo della lingua, che in questa commedia è particolarmente ricca ed originale, si incontra con il talento degli attori rendendo così “Michelina” uno spettacolo unico.

Siamo nel 1948. In Lomellina Arturo Bonavia, uno sgangherato cantante che gira le balere di terz’ordine, si ritrova senza soubrette, e viste le gambe di una bella mondina in mezzo alle risaie, la assume immediatamente. La donna si chiama Michelina, canta sguaiatamente, si muove male, ma ha il fisico giusto, e Arturo, con comico cinismo, le insegna a stare sul palcoscenico.
In Vaticano hanno urgenza di proclamare santa suor Ercolina Corbella. Ma per fare un santo ci vogliono tre miracoli, e della suora se ne trovano a stento due.
Il cardinal Dorigo un miracolo ce l’avrebbe: l’ha chiesto e ottenuto per il fratello una mondina lombarda (Michelina). Sarebbe perfetto se non fosse per un dettaglio: benché compaesana di suor Ercolina, la donna non ha invocato lei ma un'altra santa. Pur di velocizzare il processo, Dorigo decide di andare di persona in Lomellina a vedere se è possibile ottenere un piccolo… ritocco a questa versione.
La libertà di Michelina, la sua disarmante ingenuità, l’ignoranza, la franchezza e l’umorismo involontario, la rendono irresistibile per chiunque, ma specialmente per il cardinal Dorigo, che tutto si aspettava tranne che la donna graziata fosse una soubrette del varietà.
Lasciati soli per conversare del miracolo, Dorigo e Michelina camminano per i campi, si confidano, cantano, e quando cercano di sottrarsi a quanto sta avvenendo è tardi, si sono già innamorati.
La reazione della gerarchia è immediata: Dorigo viene trasferito in Francia e Michelina, ricattata da Arturo che dal Vaticano ha ottenuto un’entratura per lo Jovinelli a Roma, sembra rassegnata a rinunciare. Ma quando di mezzo c’è una santa e c’è l’amore, i miracoli diventano possibili.
Sostenuta da un umorismo contagioso e da un ritmo narrativo incalzante, Michelina è un modernissimo ritratto dell’Italia com’era, una commedia di sentimenti che avvince, commuove e diverte.
Lo spettacolo è prodotto da Roberto Toni.


Al Teatro Manzoni dal 6 gennaio al 1 febbraio 2009
Orari: feriali e 6 gennaio ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica
COMUNICATO STAMPA

VENERDI’ 12 DICEMBRE ALLE ORE 18.00 GIANLUCA GUIDI, LORENZA MARIO, ENZO GARINEI E ALDO RALLI, PROTAGONISTI DELLO SPETTACOLO “FACCIAMO L’AMORE” SI RACCONTANO PRESSO IL MONDADORI MULTICENTER DI PIAZZA DUOMO.

Gianluca Guidi, Lorenza Mario, Enzo Garinei e Aldo Ralli e tutta la compagnia incontrano il pubblico presso il Mondadori Multicenter di Piazza Duomo venerdì 12 dicembre 2008 alle ore 18.00 in occasione dello spettacolo “FACCIAMO L’AMORE” di Norman Krasna, presentato dalla Giglio Group Production, in scena presso il Teatro Manzoni di Milano. L’incontro è organizzato dal Teatro Manzoni di Milano, dove lo spettacolo ha debuttato il 2 dicembre e dove è attualmente in scena fino al 4 gennaio 2009 per la regia di Gianluca Guidi.


“Facciamo l’amore” è una bellissima storia d’amore in cui si intrecciano comicità e romanticismo. Ambientata in teatro in una compagnia di artisti piena di talento, narra la storia di un miliardario che, durante le prove di uno spettacolo che mette alla berlina la sua figura, resta folgorato dalla protagonista. Spacciandosi per il sosia di se stesso ottiene la parte del miliardario per far colpo sulla ragazza che, inizialmente, si rivela refrattaria alla sua corte fino a quando scoprirà la verità, e accetterà la sua proposta di matrimonio. Una commedia che mostra il gioco del teatro quando si confonde con la realtà, arricchita dalle magiche atmosfere musicali create da Riccardo Biseo con le canzoni del grande Giorgio Calabrese, dalle coreografie da musical di Stefano Bontempi animate da sei ballerini.
SPETTACOLO “FACCIAMO L’AMORE”
commedia musicale di Norman Krasna
con GIANLUCA GUIDI, LORENZA MARIO
ENZO GARINEI
con la partecipazione di ALDO RALLI

Al Teatro Manzoni dal 2 dicembre 2008 al 4 gennaio 2009
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
chiusura per le festività natalizie dal 22 al 28 dicembre 2008
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica


SAN SILVESTRO
31 DICEMBRE 2008
Inizio spettacolo ore 20.45 precise
All’intervallo rinfresco con buffet salato
A mezzanotte brindisi con spumante, panettone e dolci
Si festeggia con la partecipazione di attori,ballerine e musicisti della Compagnia
BIGLIETTI
Poltronissima € 85,00 + 8,00 di prevendita
Poltrona € 65,00 + 6,00 di prevendita


CAPODANNO
1 GENNAIO 2009
Inizio spettacolo ore 17.00
BIGLIETTI
Poltronissima € 30,00 + 3,00 di prevendita
Poltrona € 20,00 + 2,00 di prevendita
Martedì 2 dicembre alle ore 20,45 avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


FACCIAMO L’AMORE

di Norman Krasna
adattamento di Massimiliano Giovanetti, Claudio Pallottini, Gianluca Guidi

che vede impegnati come protagonisti
GIANLUCA GUIDI LORENZA MARIO
ENZO GARINEI
con la partecipazione di ALDO RALLI

regia di
GIANLUCA GUIDI



Direzione musicale Riccardo Biseo, scene Florenza Marino, testi delle canzoni Giorgio Calabrese, costumi Alessandro Bentivegna, coreografie Stefano Bontempi, disegno luci Valerio Tiberi.
Recite sino a domenica 4 gennaio (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30 – chiusura per le festività natalizie dal 22 al 28 dicembre).
Martedì 4 novembre alle ore 20,45 avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


LA PAROLA AI GIURATI

di Reginald Rose
traduzione di Giovanni Lombardo Radice


diretto e interpretato da

ALESSANDRO GASSMAN




Al Teatro Manzoni dal 4 al 30 novembre 2008
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica



Teatro Stabile d’Abruzzo e Società per Attori
Con il patrocinio di Amnesty International
presentano

ALESSANDRO GASSMAN
in
LA PAROLA AI GIURATI
(Twelve Angry Men)

di Reginald Rose
traduzione di Giovanni Lombardo Radice

scene Gianluca Amodio
costumi Helga Williams
musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi
light designer Marco Palmieri
sound designer Hubert Westkemper
elaborazioni video Marco Schiavoni

con
Alessandro Gassman
Manrico Gammarota
Sergio Meogrossi
Fabio Bussotti
Paolo Fosso
Nanni Candelari
Emanuele Salce
Massimo Lello
Emanuele Maria Basso
Giacomo Rosselli
Matteo Taranto
Giulio Federico Janni

Regia di Alessandro Gassman


La parola ai giurati
(Dodici uomini arrabbiati)

di Reginald Rose






New York. 1950. È il 15 agosto e una giuria popolare composta da dodici uomini di diversa estrazione sociale, età e origini sono chiusi in camera di consiglio per decidere del destino di un ragazzo ispano-americano accusato di parricidio.
Devono raggiungere l’unanimità per mandarlo a morte e tutti sembrano convinti della sua colpevolezza. Tutti ad eccezione di uno che con meticolosità e intelligenza costringe gli altri giurati a ricostruire nel dettaglio i passaggi salienti del processo e, grazie a una serie di brillanti deduzioni, ne incrina le certezze, insinuando in loro il principio secondo il quale una condanna deve implicare la certezza del crimine al di là di ogni ragionevole dubbio.
Fra violenti contrasti, dubbi, ripensamenti ed estenuanti discussioni, l’unanimità sarà raggiunta e alla fine l’imputato verrà dichiarato non colpevole.
Da questo dramma fu tratto un celeberrimo film diretto con grande maestria da
Sidney Lumet ed interpretato in modo indimenticabile da Henry Fonda.




L’interesse per il lavoro di regia è stato per me un naturale approdo, dopo più di venti anni di teatro militante in qualità di attore. Man mano che le mie sicurezze interpretative andavano consolidandosi, sentivo emergere e gradualmente rafforzarsi il desiderio di affrontare un progetto interamente mio.
Ero dunque pronto ad affrontare un percorso all’interno di motivazioni più profonde e personali che avrebbero potuto toccare il cuore ed i sentimenti del pubblico; quel pubblico che fino ad oggi mi ha seguito e mi ha regalato teatri esauriti e il calore del suo affetto.
Dopo due stagioni di successi con la mia prima regia, con la quale ho affrontato un autore ed un testo estremamente complessi quali sono Bernhard e la sua “Forza dell’abitudine”, ho inteso proseguire la mia ricerca affrontando un testo socialmente coinvolgente e profondamente ideologico, nonostante il suo impianto realistico, come è “La parola ai giurati” di Reginald Rose.
Così come Bernhard mi aveva ispirato uno spettacolo ricco di aperture oniriche di grottesca comicità, Rose mi permette invece di entrare nelle varie e sfaccettate



tipologie umane e caratteriali colte in una situazione claustrofobica nella quale emergono gli aspetti comportamentali più contraddittori.
Ne “La parola ai giurati”, l’impianto drammaturgico si basa sullo svolgimento di un dramma giudiziario. Ciò che mi ha ispirato fin dalla prima lettura è la possibilità di portare alla luce i pregiudizi e le false certezze che caratterizzano il comportamento dei giurati e che affiorano nel momento in cui devono assolvere il compito più difficile per un uomo: quello di decidere della vita di un altro uomo.
La vicenda è incentrata su due capisaldi del sistema giuridico anglosassone: la presunzione di innocenza e la dimostrabilità della sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio.
In un’epoca in cui il mondo è afflitto da ideologie contrastanti che si nutrono di assolutismo e che spesso scadono a pregiudizi, il “ragionevole dubbio” è una preziosa arma di difesa.

Alessandro Gassman
Martedì 7 ottobre alle ore 20,45 avrà luogo la PRIMA dello spettacolo

ADORABILI AMICI

di Carole Greep


che vede impegnati come protagonisti

ETTORE BASSI LAURA LATTUADA
ALESSANDRA RAICHI MASSIMILIANO VADO


per la regia di PATRICK ROSSI GASTALDI


Scene di Massimiliano Nocente, costumi di Cristiana Ricceri.

Recite sino a domenica 2 novembre (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).




Noctivagus Produzioni Teatrali presenta ADORABILI AMICI di Carole Greep. Con ETTORE BASSI, LAURA LATTUADA, ALESSANDRA RAICHI, MASSIMILIANO VADO.
Scene Massimiliano Nocente, costumi Cristiana Ricceri.
Regia PATRICK ROSSI GASTALDI.



Tutti noi vorremmo sapere che cosa pensano davvero i nostri migliori amici di noi e, nello stesso tempo, abbiamo paura di saperlo. Perché in fondo al cuore siamo coscienti che anche noi, parlando di loro con terze persone, ci lasciamo andare a critiche spietate e commenti crudeli con l’aria di parlare con affetto e per il loro bene.
Immaginiamo di sentire in una segreteria telefonica una conversazione fortuita in cui i nostri migliori amici parlano di noi non proprio come ci aspetteremmo: la frustrazione e il desiderio di vendetta sono immediati.
Chiuse in una casa di campagna, nel corso di un week-end claustrofobico, due coppie affrontano l’amara verità dei loro rapporti, in un gioco al massacro in cui nessun colpo basso viene risparmiato.
“Adorabili amici”, commedia ironica e graffiante di Carole Greep, permette a tutti di identificarsi nel ruolo di vittima o di carnefice a seconda del contesto, e di capire che anche l’amicizia si basa su una costruzione e ricostruzione continua di affinità e aggressione. Quando poi l’amicizia è tra due coppie le interazioni si moltiplicano e tutto si complica: si combatte per se stessi, per la coppia e anche nella coppia.
“E’ raro che una commedia teatrale possa influenzare i comportamenti. Mi piace vedere come le coppie controllano i loro cellulari quando escono da teatro” dichiara perfidamente l’autrice che, dopo una ascesa inarrestabile, si è affermata in Francia con questo testo rimasto in cartellone a Parigi per molti mesi.
Saranno Ettore Bassi e Laura Lattuada con Alessandra Raichi e Massimiliano Vado a prestare il volto alle due agguerrite e disincantate coppie di amici. La regia di Patrick Rossi Gastaldi contribuirà a dare ritmo e veridicità ad una vicenda caratterizzata da usi e costumi dei nostri giorni.



Al Teatro Manzoni dal 7 ottobre al 2 novembre 2008
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltronissima € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica
Poltrona € 20,00 da martedì a venerdì - € 22,00 sabato e domenica

COMUNICATO STAMPA

MITO SettembreMusica presenta

Martedì 23 settembre ore 22 - Teatro Manzoni di Milano

Giorgio Gaslini compositore e pianista

Programma:
Giorgio Gaslini
Ritual, per due pianoforti
Prima esecuzione assoluta
1. La nascita di Lucy
2. Eva nera dance I
3. Lucy scopre le stelle
4. Eva nera dance II
5. Il cacciatore
6. La grande madre
7. Eva nera dance III (Lucy estrema futura)

Interludio – Piano Improvisations

Peintres au café sonnant, per due pianoforti e un percussionista
Prima esecuzione a Milano
(Africa libera, Cristalli, Around about Miles)
Giorgio Gaslini, pianoforte
Paola Biondi, Debora Brunialti, duo pianisitco
Maurizio Ben Omar, percussioni

Curatore dei video da concerto Francesco Leprino

Giorgio Gaslini, pianista, compositore, direttore d’orchestra milanese, musicista jazz di fama internazionale e attivo anche nella musica contemporanea – è autore di vari lavori sinfonici, opere e balletti – si presenta in questo concerto, martedì 23 settembre ore 22 al Teatro Manzoni di Milano, con una prima esecuzione assoluta del lavoro per due pianoforti Ritual.
Ispirato al ritrovamento, nel 1974, dei più antichi resti della “prima donna della storia umana”, battezzata Lucy – con riferimento alla canzone Lucy in the sky with diamonds dei Beatles, Ritual racconta la nascita di Lucy, una leggenda che è divenuta storia dell’evoluzione femminile sino ai nostri giorni. È un percorso articolato in sette movimenti consequenziali, nei quali la musica evoca i suoi primi passi alla scoperta di una natura incontaminata come lei.
Nell’Interludio sarà prorio Giorgio Gaslini ad essere al pianoforte per le Piano Improvisations, quasi una composizione istantanea che richiede al solista possesso pieno delle conoscenze culturali e tecniche del nostro tempo, oltre a una perfetta padronanza dello strumento.

Il concerto si chiude con Peintres au café sonnant : “In un caffè immaginario si riuniscono per brindare otto pittori famosi che forse non si sono mai incontrati prima, o forse sì, mentre l’orchestrina del locale, un po’ in lontananza, suona spensieratamente. La nona sedia è per il pittore che verrà. A lui è dedicato il brindisi finale”. Appassionato da sempre di pittura, Gaslini ha cercato di interpretare nella forma musicale l’essenza più intima di otto pittori - Giacomo Balla, Antonio Ligabue, Lucio Fontana, Henri Matisse, Edward Munch, Joan Mirò, Francis Bacon, Jean Michel Basquiat - il loro profondo “suono poetico”. In questa composizione tutto è lieve e gioioso, in un clima brindante e sonante, deliziosamente surreale, che si riflette nelle preziose immagini video-filmiche di Francesco Leprino.


Posto unico numerato € 10

Per informazioni:
Biglietteria Mito Urban Center
Galleria Vittorio Emanuele 11/12
telefono 02.36508343
(aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30)
c.mitobiglietteria@comune.milano.it
www.mitosettembremusica.it



Biografie:

Giorgio Gaslini, pianista, compositore, direttore d’orchestra milanese, musicista jazz di fama internazionale, ha al suo attivo più di tremila concerti e cento dischi, per i quali ha vinto dieci volte il premio della critica. Iniziatore di correnti musicali e portatore della musica ai giovani in scuole, università, fabbriche e ospedali psichiatrici ha tenuto concerti e partecipato a festival in oltre 60 nazioni. Attivo anche nella musica contemporanea, dopo aver conseguito sei diplomi al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, ha composto lavori sinfonici, opere e balletti rappresentati al Teatro alla Scala e nei maggiori teatri italiani. Le sue opere sono stampate da Universal Edition di Vienna e da Suvini & Zerboni – Classica di Milano.
È stato titolare dei primi corsi di jazz nei Conservatori di “Santa Cecilia” di Roma (1972-1973) e “G. Verdi” di Milano (1979-1980), facendo conoscere una nuova generazione di talenti musicali e aprendo la strada all’ingresso ufficiale del jazz come materia di studio in tutti i conservatori italiani.
Ha collaborato per le musiche di scena con i più prestigiosi registi di teatro e per la televisione. Per il cinema ha composto numerose colonne sonore: celebri le sue musiche per La Notte di Michelangelo Antonioni, premiata con il Nastro d’Argento, e per Profondo Rosso di Dario Argento. Grande successo europeo hanno ottenuto nel 1991 e 1995 le suite Pierrot Solaire e Skies of Europe con l’Italian Instabile Orchestra. Nel 1996 ha composto per il Teatro Romano di Verona Mister O, prima opera jazz della storia.
Dal 1997 la casa discografia Soul Note sta pubblicando su CD la sua opera omnia. Nello stesso anno, con la sua donazione al Comune di Lecco di migliaia di dischi, libri, partiture originali, ha creato presso Villa Gomes il Fondo Musicale Gaslini inaugurato nel 2001, a disposizione di giovani musicisti e studiosi. Nel 2000 ha fondato la Proxima Centauri Orchestra, forte di 15 tra i migliori solisti italiani. Nel 2002 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il premio alla carriera: diploma e medaglia d’oro, riconoscimento riservato ai benemeriti della cultura e dell’arte. Nell’estate 2003 ha avuto grande successo con il progetto U (Ulisse) realizzato nel sito archeologico di Carsulae (Terni) con il suo quintetto, il trio del jazzista americano Uri Caine, il testo e l’interpretazione di Marco Paolini e la scenografia di Arnaldo Pomodoro. Nel 2006 l’etichetta olandese Mirasound ha pubblicato il CD della sua Sinfonia delle Valli per due orchestre e coro (150 esecutori) diretta da Lorenzo della Fonte. La Velut Luna ha realizzato il cofanetto di 5 CD con il suo Song Book, 100 canzoni con testi dell’autore.
È autore dei libri Musica totale (Feltrinelli, 1975), Tecnica e arte del Jazz (Ricordi, 1982), Il tempo del musicista totale (Baldini e Castoldi, 2002).

Paola Biondi e Debora Brunialti, duo pianistico
Il loro legame artistico nasce sotto la guida di Lidia Baldecchi Arcuri con la quale si diplomano a Genova. Ottengono primi premi assoluti in diversi concorsi internazionali: “Città di Stresa”, “Rovere d’oro”, “Concorso Europeo di Moncalieri”. Decisivi nel loro percorso formativo sono stati l’incontro e lo studio con Massimiliano Damerini, Alfons Kontarsky al Mozarteum di Salisburgo, Dario de Rosa e Maureen Jones alla Scuola di Musica di Fiesole, Katia Labeque all’Accademia Chigiana di Siena. Il loro repertorio originale e innovativo propone, accanto ad autori classici, romantici e del primo Novecento, opere di G. Allevi, L. Berio, A. Corghi, H. Dufourt, G. Gaslini, G. Kurtág, G. Ligeti, G. Sollima, T. Takemitsu e F. Vacchi. Nel corso del 2005 hanno suonato a Mosca, nella storica sala Rachmaninov del Conservatorio Cˇajkovskij, e per i “Concerti del Quirinale” in diretta Euroradio 6 dalla Cappella Paolina di Roma, dove hanno presentato in prima assoluta la composizione It’s bis di Azio Corghi. Hanno inoltre eseguito in prima esecuzione assoluta Soleil de Proie di H. Dufourt alla palazzina Liberty di Milano. Hanno suonato a Parigi, Bruxelles, Birmingham, Sydney, Madrid, Buenos Aires, Santiago del Cile, Stavanger (Norvegia) e per importanti istituzioni italiane quali Accademia Chigiana, Amici della Musica di Firenze, Festival di Montepulciano, I Pomeriggi Musicali di Milano, Torino SettembreMusica, Associazione Alessandro Scarlatti, GOG, CIDIM.
Collaborano con il compositore Azio Corghi insieme all’attore Sergio Bini (Bustric) e all’ensemble di percussioni Naqqâra di Maurizio Ben Omar nella realizzazione dello spettacolo Un Petit Train de Plaisir, che ha debuttato all’Accademia Chigiana. Con questa produzione hanno effettuato una tournée in Sud America ed in Albania organizzata dal Cidim, e sempre con questo spettacolo hanno inaugurato la stagione 2005 del Festival Pergolesi Spontini.
Ancora con l’attore e interprete Sergio Bini hanno creato lo spettacolo Nuvolo e musica, che ha debuttato al Parco della Musica di Roma. Insieme alla coreografa Antonella Agati e alla compagnia di danza moderna Linea realizzano lo spettacolo @Aforismi. Hanno inciso per la Dynamic ed effettuato registrazioni per la Rai.

Maurizio Ben Omar, percussioni
Si é diplomato col massimo dei voti e la lode interessandosi contemporaneamente allo studio del pianoforte e della composizione. È stato timpanista e percussionista delle più importanti orchestre italiane, ha svolto intensa attività solistica e cameristica collaborando con prestigiosi ensemble, solisti e direttori: Claudio Abbado, Quartetto Arditti, P. Y. Artaud, Kees Boeke, Mario Brunello, Bruno Canino, Ensemble intercontemporain, Jill Feldmann, Andrea Lucchesini, Giuseppe Sinopoli, esibendosi in Europa, America, Africa e Oceania. Gli sono state dedicate composizioni da: Bussotti, Clementi, Corghi, Donatoni, Einaudi, Gorli, Manca, Melchiorre, Mosca, Sciarrino, Pisati, Solbiati, Taglietti; ha inoltre collaborato con Giacinto Scelsi. È titolare della cattedra di Percussione al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, nel quale ha formato allievi che hanno vinto concorsi nazionali e internazionali. Ha tenuto workshop e masterclass in Italia, Brasile, California e Australia. Ha inciso come solista per Ricordi, Bmg Ariola e Salabert. Nel 1984 ha fondato il gruppo di percussionisti Naqqâra.

Francesco Leprino, curatore dei video da concerto
Musicista, musicologo, organizzatore musicale, ha pubblicato dischi, volumi e saggi musicologici. Dal 1995 si occupa di audiovisione, tenendo corsi universitari (Università Bicocca di Milano), seminari, conferenze e soprattutto realizzando video antologici e sperimentali, documentari e film fra i quali segnaliamo: L’ascolto dell’immagine (1995, 120’), Clips und Klang (1998, 60’); …In cento ben pugnate battaglie… Verdi nel cinema! (2001, 100’); On Smoking! (2004, 12’); In casa mia v’aspetto! Mozart a Vienna (2005, 90’); Un gioco ardito. Dodici variazioni tematiche su Domenico Scarlatti (2006, 98’), Un secolo con Gillo Dorfles (2007, 55’). I due film su Mozart e Scarlatti sono stati presentati in prima milanese proprio al Teatro Dal Verme. Queste opere hanno avuto lusinghieri riscontri di critica e sono state selezionate in autorevoli festival, trasmesse da RaiUno, Raisat Cinema, Sky Classica e proiettate in prestigiose istituzioni in Italia, Germania, Danimarca, Spagna, Portogallo, Svezia, Canada e Stati Uniti.
Recentemente, ha curato la scelta e il montaggio dei filmati del progetto Per 7 Michelangelo Antonioni – Giorgio Gaslini e le sue musiche per il film “La Notte” andato in scena al Teatro Dal Verme di Milano lo scorso 29 febbraio 2008. Sta lavorando al film Sul nome B.A.C.H. Contrappunti con l’Arte della Fuga e a un documentario su Enzo Jannacci.
COMUNICATO STAMPA

MITO SettembreMusica presenta

Mercoledì 17 settembre ore 17 - Teatro Manzoni di Milano

Dowland Project in Romaria

John Potter, tenore
John Surman, sassofono, clarinetto basso, flauto dolce
Milos Valent, violino e viola
Jacob Heringman, liuto e chitarra

Il Progetto Dowland nasce come tentativo di riscoprire l’essenza del canto rinascimentale partendo dalla percezione che un esecutore moderno ha di un repertorio lontano. L’idea di accostare interpreti di musica antica a musicisti jazz nell’esecuzione delle musiche di John Dowland venne al tenore John Potter e a Manfred Eicher della ECM Records: il primo risultato di questa ricerca fu il CD John Dowland: In Darkness Let Me Dwell uscito nel 1999. Nel concerto di mercoledì 17 alle ore 17 al Teatro Manzoni di Milano l’ensemble Dowland Project presenta Romaria – che in lingua portoghese significa Pellegrinaggio – terzo CD del gruppo, uscito a gennaio: a canzoni di trovatori e Minnelieder, da Got schepfer aller dingen, dello sconosciuto “Der Kanzler” e Der oben swebt, di Oswald von Wolkenstein, si affiancano brani come Veris dulcis e Dulce solum, contenuti nel manoscritto medievale noto con il titolo di Carmina Burana, canzoni popolari portoghesi e composizioni fiamminghe come Tu solus qui facis di Josquin Desprez, e il bellissimo Credo Laudate dominum di Orlando di Lasso. Questi brani, riletti con la sensibilità di musicisti come John Potter, John Surman, Milos Valent, Jacob Heringman, acquistano una veste musicale nuova, tanto da far apparire autori così lontani, nostri contemporanei.

Ingresso gratuito – i biglietti di ingresso saranno distribuiti un’ora prima dello spettacolo direttamente presso la sede del concerto.

Per informazioni:
Biglietteria MITO
Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12
telefono 02.36508343
c.mitobiglietteria@comune.milano.it
(aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30)
www.mitosettembremusica.it


Biografie:

John Potter, tenore
Ha iniziato la sua carriera di cantante con diversi ensemble come Swingle II, New London Consort ed Electric Phoenix. Dal 1984 al 1991 è stato membro dell’Hilliard Ensemble, con cui ha eseguito registrazioni per ECM Records (più di 150 registrazioni). Red Byrd, il gruppo che ha coodiretto col basso Richard Wistreich, ha inciso musica polifonica di Leonino per Hyperion e ha commissionato nuovi lavori a Nigel Osborne, Ivan Moody, John Surman e Jonathan Owen Clark. Il suo primo libro, Vocal Authority, è stato pubblicato dalla Cambridge University Press, per la quale ha successivamente licenziato il Cambridge Companion to Singing. I suoi insegnamenti alla York University riguardano tanto le musiche di Arvo Pärt e Veljo Tormis quanto la musica operistica del XIX secolo e il progressive rock. Con la soprano Anna Maria Friman ha eseguito e inciso musiche di Gavin Bryars e tenuto concerti di musica del Quattrocento con il Ciconia Ensemble.

John Surman, sassofono, clarinetto basso, flauto dolce
È una figura chiave di una generazione europea di musicisti che hanno espanso gli orizzonti del jazz a partire dagli anni ’60. La sua fama da multi strumentista – sassofono, clarinetto e pianoforte – è riflessa in Bluesand,
registrato con la cantante jazz norvegese Karin Krog. Negli anni ’70 era attivo come compositore e alla fine del decennio avviò una collaborazione fertile e continuativa con ECM Records. Attualmente risiede a Oslo, lavora in tutta Europa, compone per organici classici convenzionali e corali: Proverbs and Songs, brano ampiamente eseguito, a partire dalla prima nella Cattedrale di Salisbury; una versione per orchestra da camera del fortunato Road to St Ives; due CD con quintetto d’archi, Coruscating e The Spaces in Between.

Milos Valent, violino e viola
È fondatore dell’orchestra Solamente Naturali, con sede a Bratislava. Dopo aver studiato con Bohdan Warchal all’Academy of Music and Dramatic Arts nella capitale slovacca, dal 1982 al 1998 ha suonato musica antica con il Musica Aeterna ensemble, spesso come solista. Incontrato Stephen Stubbs – con il quale si è esibito nel poco conosciuto repertorio per duo con liuto e chitarra – e il suonatore di viola da gamba e lirone Erin Headley, nel 1992 si è presentato ai maggiori festival, ha registrato con gli ensemble Tragicomedia, Teatro Lirico e Tiramisu. Solamente Naturali suonano musica che spazia dal XVII al XVIII secolo e del nostro tempo. Ha ridato vita a composizioni ormai dimenticate, incluse collezioni di musica da danza slovacca e una prima registrazione dei concerti di Joseph Umstatt. Come ospite principale del Musica
Florea, di Praga, ha registrato le sinfonie di Dvoˇrák su strumenti originali dell’epoca.

Jacob Heringman, liuto e chitarra
Nato negli USA, ha studiato prima con Jakob Lindberg al Royal College of Music di Londra e successivamente con Pat O’Brien a New York. Stabilitosi in Inghilterra dal 1987, è suonato in tutto il mondo sia come liutista solo, sia con ensemble, inclusi The Rose Consort of Viols, Fretwork, Musicians of the Globe, The Kings Singers, The New London Consort, Virelai e The Dufay Collective. I suoi più recenti CD da solista sono The Siena Lute Book e la collezione Blame not My Lute; le sue esecuzioni si possono pure ascoltare in alcune colonne sonore di film hollywoodiani (i più recenti, Harry Potter III and Kingdom of Heaven), e occasionalmente in album di musica pop, come Travelogue di Joni Mitchell.
PRESENTAZIONE STAGIONE TEATRALE 2008-9

Quest’anno ricorre il trentennale dell’attuale gestione del Teatro Manzoni. Il cartellone della nuova stagione teatrale si caratterizza per l’equilibrio tra il versante della leggerezza e del divertimento, e quello dell’impegno e della riflessione, così da non deludere le attese e le aspettative del nostro variegato pubblico.
L’inaugurazione è affidata a “Adorabili amici” per l’interpretazione di Ettore Bassi, Laura Lattuada, Alessandra Raichi e Massimiliano Vado, nei panni di due coppie che, durante un claustrofobico week-end, affrontano la verità dei loro rapporti di amicizia. Una trascinante commedia animata dall’inventiva regia di Patrick Rossi Gastaldi, già andata in scena a Parigi per molte repliche nella scorsa stagione col titolo originale di “J’aime beaucoup ce que vous faites”. L’autrice Carole Greep è una giovane francese che si rivelò come attrice al festival di Avignone nel 2002 per intraprendere subito dopo la riuscita sfida nel campo della drammaturgia.
L’impegno civile è invece al centro del problematico testo di Reginald Rose “La parola ai giurati” da cui fu tratto l’omonimo film plurinominato agli Oscar e diretto nel 1957 da Sidney Lumet col magnifico Henry Fonda. Se ne conosce un rifacimento del 1997 con Jack Lemmon, mentre è di recente realizzazione col titolo “12” una versione di Nikita Mikhalkov che contiene nell’impianto alcuni flashback sul conflitto in Cecenia. Sarà Alessandro Gassman, nella duplice veste di attore e regista, a portare in scena la vicenda dei dodici giurati chiusi in camera di consiglio, chiamati a giudicare della sorte di un ragazzo ispano-americano accusato di parricidio. Uno di loro riesce con tenacia a debellare i pregiudizi e le false certezze dei suoi compagni di giuria.
Dalla drammaturgia più impegnata si passa al genere brillante con “Facciamo l’amore” di Norman Krasna, una commedia musicale, divertente e romantica che narra del colpo di fulmine di un miliardario per una soubrette. Una bellissima storia d’amore ambientata nel mondo del teatro che mostra il suo fascino quando si confonde con la realtà. Protagonista e regista Gianluca Guidi, affiancato da Lorenza Mario e Enzo Garinei con la partecipazione di Aldo Ralli. Celeberrima l’edizione cinematografica del 1960 di George Cukor con Marilyn Monroe e Yves Montand in cui l’attrice canta “My heart belongs to daddy” di Cole Porter.
Si prosegue con “Michelina” di Edoardo Erba, paradossale vicenda “anni Quaranta” ambientata nella Lomellina dell’immediato dopoguerra. La commedia è intitolata a una mondina-soubrette scelta da un disinibito cantastorie di strada per conquistare il disponibile pubblico maschile. Una storia “miracolosa” in cui è invischiato anche un cardinale romano. Interpretata da Maria Amelia Monti, Franco Castellano, Giampiero Ingrassia, con la sofisticata regia di Alessandro Benvenuti, questa commedia con musiche porta la firma di Edoardo Erba, uno dei commediografi più attivi e rappresentati nel complesso panorama teatrale italiano, formatosi alla scuola del Piccolo di Milano.
Sarà Carlo Giuffrè ad assumere le sembianze dell’eduardiano “Sindaco del rione Sanità”, uomo riconosciuto dai meno abbienti di un quartiere popolare di Napoli come loro Sindaco, perché impegnato a proteggerli e a ottenere giustizia senza ricorrere ai tribunali. Tenuto a battesimo nel 1960 al Quirino di Roma dall’indimenticabile autore-attore, e vent’anni orsono impersonato da Turi Ferro in chiave palermitana con la regia di Antonio Calenda, è oggi ricondotto da Carlo Giuffrè all’originaria ambientazione della sua Napoli, osando confrontarsi con la personalità travolgente del concittadino e maestro.
Luca Barbareschi, in coppia con Chiara Noschese, ridarà vita a “Il caso di Alessandro e Maria”, dialogo intimo, lieve e drammatico tra un uomo e una donna. Una ripresa significativa di un testo che nella stagione 1982-83 Giorgio Gaber con Sandro Luporini scrisse e interpretò debuttando trionfalmente al Regio di Parma con il decisivo apporto di una Mariangela Melato ai vertici del suo percorso interpretativo. Il sottotitolo “curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo” aiuta a capire l’imbarazzato ritrovarsi di due amanti passati dal fervore sentimentale al reciproco distacco, nell’incapacità di concedersi veramente all’amore.
A seguire le struggenti e beffarde “Vite private” di Noel Coward, con Rupert Everett e Asia Argento, caratterizzate dai continui litigi amorosi di due coppie spregiudicate, i cui destini si intrecciano durante la luna di miele. Supportati dalla regia di Philip Prowse, i protagonisti si concedono al confronto con una galleria prestigiosa di grandi interpreti a cominciare dallo stesso autore-attore Noel Coward in scena con Laurence Olivier (1930), Renzo Ricci e Margherita Bagni (1932), Renzo Ricci e Eva Magni (1952), Paolo Ferrari, Ileana Ghione e Orso Maria Guerrini (1978), Marina Malfatti, Duilio Del Prete e Geppy Gleijeses diretti da Vittorio Caprioli (1985), fino a Giuseppe Pambieri e Lia Tanzi (2002).
In chiusura troviamo la riproposta della caustica “Anatra all’arancia”, una commedia che gode di un meccanismo comico perfetto, in cui l’adulterio si insinua nella tranquilla esistenza di due coniugi, interpretati da Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio. La regia è di Ennio Coltorti, impegnato a sfidare il ricordo nostalgico di Alberto Lionello e Valeria Valeri (1973) e quello più recente di Marco Columbro e Barbara De Rossi (1998). Popolare l’omonimo film di Luciano Salce con uno spassoso Ugo Tognazzi affiancato da Monica Vitti e Barbara Bouchet. La fortunata commedia, dal titolo originale “The secretary bird” scritta da William Douglas Home, manipolata con accenti comici dall’ingegnoso Marc Gilbert Sauvajon per le risorse sceniche di Jean Poiret e Geneviève Page, prese il nuovo titolo di “Le canard à l’orange”.


Abbonamenti a otto spettacoli in vendita fino al 26 ottobre: a posto fisso da euro 228,00 a euro 240,00, a posto libero euro 180,00. Telefono 027636901 o numero verde 800914350.

------------IL TEATRO MANZONI S.P.A.


P R O G R A M M A - Stagione Teatrale 2008-2009




Dal 7 ottobre al 2 novembre
ETTORE BASSI LAURA LATTUADA
ALESSANDRA RAICHI MASSIMILIANO VADO
“Adorabili amici” di Carole Greep
Regia di Patrick Rossi Gastaldi
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Dal 4 al 30 novembre
ALESSANDRO GASSMAN
“La parola ai giurati” di Reginald Rose
Regia di Alessandro Gassman
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Dal 2 dicembre al 4 gennaio
GIANLUCA GUIDI LORENZA MARIO
ENZO GARINEI
“Facciamo l’amore” di Norman Krasna
con la partecipazione di ALDO RALLI
Regia di Gianluca Guidi
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Dal 6 gennaio al 1 febbraio
MARIA AMELIA MONTI
FRANCO CASTELLANO GIAMPIERO INGRASSIA
“Michelina” commedia con musiche di Edoardo Erba
Regia di Alessandro Benvenuti
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Dal 3 febbraio al 1 marzo
CARLO GIUFFRE’
“Il Sindaco del rione Sanità" di Eduardo De Filippo
Regia di Carlo Giuffrè
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Dal 3 al 29 marzo
LUCA BARBARESCHI CHIARA NOSCHESE
“Il caso di Alessandro e Maria”
curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo
di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
Regia di Luca Barbareschi
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Dal 31 marzo al 3 maggio
RUPERT EVERETT ASIA ARGENTO
“Vite private” di Noel Coward
Regia di Philip Prowse
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Dal 5 al 31 maggio
CORRADO TEDESCHI DEBORA CAPRIOGLIO
“L’anatra all’arancia” di William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon
Regia di Ennio Coltorti
MARTEDI’ 13 MAGGIO ALLE ORE 18.00 ROSSELLA FALK, MADDALENA CRIPPA E MARCO BALBI, PROTAGONISTI DELLO SPETTACOLO “SINFONIA D’AUTUNNO” SI RACCONTANO PRESSO IL MONDADORI MULTICENTER DI PIAZZA DUOMO.

Rossella Falk, Maddalena Crippa e Marco Balbi incontrano il pubblico presso il Mondadori Multicenter di Piazza Duomo martedì 13 maggio 2008 alle ore 18.00 in occasione dello spettacolo “SINFONIA D’AUTUNNO” di Ingmar Bergman, presentato da Argot Produzioni, in scena presso il Teatro Manzoni di Milano. L’incontro, moderato da Alfonso Signorini, è organizzato dal settore spettacolo del Comune in collaborazione con il Teatro Manzoni di Milano, dove lo spettacolo ha debuttato il 6 maggio e dove è attualmente in scena fino al 25 maggio 2008 per la regia di Maurizio Panici.



Eva e’ sposata con un pastore protestante,Viktor,insieme al quale abita nella canonica.
Charlotte, la madre di Eva, è una pianista famosa e molto raramente fa visita alla figlia.
Eva ha sollecitato con una lettera la madre a un nuovo incontro,atteso da lungo tempo.
Charlotte arriva all’improvviso.

Trentasei ore, tanto dura l’incontro tra Charlotte e Eva. Trentasei ore in cui l’autore scava nel rapporto tra le due donne:e sono parole di odio/amore, i sentimenti che hanno segnato l’intera relazione tra madre e figlia. Testimone degli eventi è il marito di Eva.
Charlotte, la madre, in quelle ore parla delle proprie amarezze e solitudini, le svela alla figlia, lo fa forse per la prima volta senza difese, senza maschere. Anche Eva cerca di raccontarsi nelle sue difficoltà, ma le parole che escono non sono quelle giuste e il conflitto sembra non potersi risolvere, il perdono appare impossibile anche se il cordone ombelicale non si è mai spezzato: “non si finisce mai di essere genitori e figli”.
“Sinfonia d’autunno” è e rimane una “storia d’amore” speciale tra due donne dipinte con crudezza e nitore da uno dei più grandi “esploratori” di sentimenti che il secolo scorso ci ha regalato.
Naturale successore di August Strindberg, (non a caso si laurea in Storia della letteratura con una tesi su di lui) per la qualità della scrittura, per l’asprezza del dialogo, per le tematiche affrontate nella sua lunga carriera, Bergman non ci offre un finale consolatorio: tutto resta aperto, non è detto se le due donne si riconcilieranno.
La scena concepita da Aldo Buti , l’interno di una canonica norvegese, con il suo nitore abbagliante, esalta ancora di più la notte in cui le due portano alla luce i fantasmi e le ombre del loro passato. Lo spazio è fermato nel tempo, scandito solo da luci che impietosamente traghettano le due protagoniste verso il culmine del loro incontro. Il mattino vedrà la partenza anticipata di Charlotte.
Milano, 21 aprile 2008

Martedì 6 maggio alle ore 20,45 avrà luogo la PRIMA dello spettacolo


SINFONIA D’AUTUNNO

di Ingmar Bergman


che vede impegnati come protagonisti

ROSSELLA FALK
MADDALENA CRIPPA
con MARCO BALBI


per la regia di MAURIZIO PANICI


Scene di Aldo Buti, costumi di Lucia Mariani, luci di Franco Ferrari, musiche di Edvard Grieg e Frédéric Chopin.

Recite sino a domenica 25 maggio (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).
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Argot Produzioni presenta SINFONIA D’AUTUNNO di Ingmar Bergman. Con ROSSELLA FALK e MADDALENA CRIPPA, con MARCO BALBI.
Scene Aldo Buti, costumi Lucia Mariani, luci Franco Ferrari.
Musiche Edvard Grieg e Frédéric Chopin.
Regia MAURIZIO PANICI.


“Ci sono donne così. Rifiutano di essere disturbate dai loro figli. Non vogliono perdere tempo con i loro problemi. Hanno la loro vita, la loro carriera. Tutto il resto non conta. E’ di una donna così che ho voluto parlare”
Ingmar Bergman

Antefatto
Eva e’ sposata con un pastore protestante, Viktor, insieme al quale abita nella canonica.
Charlotte, la madre di Eva, è una pianista famosa e molto raramente fa visita alla figlia.
Eva ha sollecitato con una lettera la madre a un nuovo incontro, atteso da lungo tempo.
Charlotte arriva all’improvviso.

Note di regia di Maurizio Panici
Trentasei ore, tanto dura l’incontro tra Charlotte e Eva. Trentasei ore in cui l’autore scava nel rapporto tra le due donne:e sono parole di odio/amore, i sentimenti che hanno segnato l’intera relazione tra madre e figlia. Testimone degli eventi è il marito di Eva.
Charlotte, la madre, in quelle ore parla delle proprie amarezze e solitudini, le svela alla figlia, lo fa forse per la prima volta senza difese, senza maschere. Anche Eva cerca di raccontarsi nelle sue difficoltà, ma le parole che escono non sono quelle giuste e il conflitto sembra non potersi risolvere, il perdono appare impossibile anche se il cordone ombelicale non si è mai spezzato: “non si finisce mai di essere genitori e figli”.
“Sinfonia d’autunno” è e rimane una “storia d’amore” speciale tra due donne dipinte con crudezza e nitore da uno dei più grandi “esploratori” di sentimenti che il secolo scorso ci ha regalato.
Naturale successore di August Strindberg, (non a caso si laurea in Storia della letteratura con una tesi su di lui) per la qualità della scrittura, per l’asprezza del dialogo, per le tematiche affrontate nella sua lunga carriera, Bergman non ci offre un finale consolatorio: tutto resta aperto, non è detto se le due donne si riconcilieranno.
La scena concepita da Aldo Buti , l’interno di una canonica norvegese, con il suo nitore abbagliante, esalta ancora di più la notte in cui le due portano alla luce i fantasmi e le ombre del loro passato.
Lo spazio è fermato nel tempo, scandito solo da luci che impietosamente traghettano le due protagoniste verso il culmine del loro incontro.
Il mattino vedrà la partenza anticipata di Charlotte.
Due attrici di grande carisma e straordinaria bravura e profondità sono le protagoniste eccezionali dello
spettacolo: Rossella Falk e Maddalena Crippa, per la prima volta insieme.



Al Teatro Manzoni dal 6 al 25 maggio 2008
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietto: Poltrona € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica

Fabrizio Celestini & Andrea Maia
ATI IL SISTINA



VENERDI’ 18 APRILE ALLE ORE 18.00 MAURIZIO MICHELI, BARBARA D’URSO, SANDRA MILO E IL CAST DELLO SPETTACOLO “IL LETTO OVALE” SI RACCONTANO PRESSO IL MONDADORI MULTICENTER DI PIAZZA DUOMO.

Maurizio Micheli, Barbara d’Urso, Sandra Milo e gli altri attori protagonisti dello spettacolo incontrano il pubblico presso il Mondadori Multicenter di Piazza Duomo venerdì 18 aprile 2008 alle ore 18.00 in occasione dello spettacolo “IL LETTO OVALE” in scena presso il Teatro Manzoni di Milano. Moderatore dell’incontro sarà il giornalista e direttore responsabile della rivista settimanale Chi, Alfonso Signorini. L’incontro è organizzato dalla produzione dello spettacolo in collaborazione con il Teatro Manzoni di Milano, dove lo spettacolo ha debuttato l’8 aprile e dove è attualmente in scena fino al 4 maggio 2008 per la regia di Gino Landi.

“Il Letto Ovale” è la versione italiana, rivista e attualizzata, di “Move over mrs Markham”, scritto negli anni Sessanta dai due londinesi John Chapman e Ray Cooney.
Uno spettacolo esilarante e coinvolgente diretto magistralmente da Gino Landi.
La storia è stata ambientata in Italia e ai giorni nostri, appunto in un salotto borghese di Milano. In un appartamento ristrutturato sopra gli uffici della casa editrice di Filippo ed Enrico, si ritrovano i due soci con le loro mogli, un eccentrico arredatore, una ragazza alla pari disinibita, un’operatrice di call center, un santone indiano ed una scrittrice bizzarra.
L’intreccio è quello classico: due coppie a confronto, qualcuno sa qualcosa che l’altro non deve sapere, in una ci si tradisce e nell’altra no.
Poi l’imprevisto fa scattare la peripezia. La pagina di una lettera caduta per caso da una borsetta creerà una serie di imbarazzanti equivoci, un gioco reso con brio, ma senza scadere mai nella volgarità. Giovanna, moglie fedele di Filippo, si troverà al centro di un intreccio di tradimenti di cui diverrà l’inconsapevole vittima. Ma a tanta frenesia, eccitazione e follia, in una serie di esilaranti colpi di scena, seguirà la resa dei conti finale dove, come in ogni commedia che si rispetti, trionferà la verità.
Molto abilmente Gino Landi innesta sull’impianto drammaturgico di base gli stilemi che appartengono al nostro varietà.
In scena un Maurizio Micheli, che qui entra nei panni di Filippo Branca, personaggio timido, pigro e un po’ trasandato, con atteggiamenti e movimenti che disegnano il tipo senza calcare troppo la mano sullo stereotipo. Accanto a lui una brillante Barbara d’Urso che, con il suo ruolo di moglie, mostra tutto il suo talento e la sua verve capaci di divertire ed affascinare lo spettatore. Con loro Sandra Milo, divertentissima nel ruolo di Sveva Sanfelice, svagata, ma comica scrittrice di favole per bambini; Pierluigi Misasi (nei panni di Enrico) che tratteggia un esilarante “fedifrago” che ha nei tempi e nella napoletanità i suoi punti di forza; Lisa Angelillo (la moglie di Enrico) una donna trascurata che decide di vivere l’ebbrezza e la follia del tradimento; Alessandro Marrapodi (l’arredatore di interni), divertentissimo nella sua eccessiva e comica esagerazione. Completano il cast Adriano Evangelisti, che disegna abilmente un nostrano santone indiano, Lusiana Pedroso (la cameriera) e Valeria Brambilla (l’operatrice di call center).
IL LETTO OVALE
di John Chapman e Ray Cooney



che vede impegnati come protagonisti
MAURIZIO MICHELI BARBARA D’URSO

con la partecipazione di
SANDRA MILO


per la regia di GINO LANDI


Musiche di Pino Perris, costumi di Vera Cozzolino, scene di Gianluca Amodio.

Recite sino a domenica 4 maggio.

In occasione del debutto, lunedì 7 aprile alle ore 13,00 nel foyer del teatro si terrà una conferenza stampa di presentazione dello spettacolo.


La Sua presenza sarà particolarmente gradita.
Cordiali saluti.


L'Ufficio Stampa
Rita Cicero Santalena



Al Teatro Manzoni dall’8 aprile al 4 maggio 2008
Orari: feriali ore 20,45 – lunedì 21 aprile ore 20,45
domenica ore 15,30
1 maggio riposo
Biglietto: Poltrona € 30,00 da martedì a venerdì - € 32,00 sabato e domenica



Fabrizio Celestini & Andrea Maia ATI Il Sistina

presentano


MAURIZIO MICHELI e BARBARA d’URSO
in

IL LETTO OVALE
di John Chapman e Ray Cooney

con
Pierluigi Misasi

Lisa Angelillo Adriano Evangelisti
Lusiana Pedroso Valeria Brambilla

e con
Alessandro Marrapodi

e la partecipazione di
SANDRA MILO

Musiche Pino Perris Scene Gianluca Amodio
Costumi Vera Cozzolino

Regia GINO LANDI

Traduzione e adattamento di
Fabrizio Celestini, Andrea Maia, Gino Landi, Maurizio Micheli
Basati sulla traduzion