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| Diritto e Rovescio in collaborazione con TEATRO BELLI e l'Istituto Polacco di Roma presenta Dal 31 Gennaio all' 11 Febbraio 2012 VIAGGIO A BUENOS AIRES di Amanita Muskaria traduzione di Francesco Groggia con Francesca Bianco musiche di Francesco Verdinelli costumi di Adelia Apostolico adattamento e regia Carlo Emilio Lerici Arriva al Teatro Libero, dopo il grande successo ottenuto nella scorsa stagione nelle recite di Roma e Napoli, uno dei testi più celebrati della nuova drammaturgia polacca: “Il viaggio a Buenos Aires” di Amanita Muskaria diretto da Carlo Emilio Lerici ed interpretato da Francesca Bianco, reduci dallo straordinario successo ottenuto con lo spettacolo “Il sogno di Ipazia”. Una donna bussa ad una porta. Nessuno apre. Inizia così il viaggio terribile di una donna che sta poco a poco perdendo la memoria e la coscienza di sé stessa. Volutamente non si parla mai espressamente di Alzeihmer. Il disagio della protagonista assume così un valore simbolico non strettamente legato ad una patologia fisica e proprio per questo restituisce meglio la drammaticità della sua condizione. A rivivere e reinterpretare questo viaggio è la figlia, tornata nella stanza di sua madre, dopo la sua morte, per rimettere a posto i suoi oggetti. Parla, chiede. Le sue domande riguardano cose che non riesce a ritrovare. E poi preghiere storpiate, canzoncine popolari, parole in inglese e frammenti di lettere che sta provando a scrivere (ai suoi figli, a sua sorella in Argentina) nelle quali chiede disperatamente che qualcuno la porti via. La sua memoria frammentaria va via via perdendosi sempre di più. Le rimangono soltanto dei sentimenti semplici: paura, rabbia, angoscia. Il linguaggio che usa non è omogeneo, infatti riflette i vari momenti della sua vita. E poco a poco si disintegra, le parole sono confuse, o sono solo sillabe. Tenta di scrivere con una forchetta, non si ricorda più quanti figli ha. Memoria, identità e linguaggio sono fattori indivisibili. La porta si aprirà solo alla fine. Solo dopo aver compreso che siamo noi che viviamo accanto ai malati, a tenerla chiusa. HANNO DETTO: …. “Il viaggio a Buenos Aires” interpretato dalla fantastica Francesca Bianco... il pubblico completamente affascinato da un’interpretazione che lascia senza fiato. Carlo Ferrajuolo – Roma Uno spettacolo che impaurisce e fa riflettere... Un’interpretazione molto forte e a tratti quasi inquietante... Flavia Fabozzi – Il Brigante Francesca Bianco ci regala una prova d'attrice altissima. Alessandro Paesano – Teatro.org Roma Mi lascio trasportare dalla presenza dell'attrice, fantastica, bravissima. Lo spettacolo mi prende e mi emoziona, mi emoziona la sua bravura...Il blog di Paolo … uno spettacolo toccante... B. Nev. Metronews ... una scrittura quanto mai viva, attuale e importante... Laura Novelli Il Giornale Impressionante la resa scenica con Francesca Bianco estremamente coinvolgente nell'interpretazione... Piergiorgio Mori - Italia Sera ….interpretato dalla superba Francesca Bianco... Ivana Cuzzucoli La Voce di tutti Francesca Bianco è bravissima a calarsi, con sottigliezza di sfumature, grazia e vigore, nei panni del personaggio....Elisabetta Colla Teatro.org Molto brava l’attrice che ha saputo affrontare questa recitazione concitata e frantumata e vivere l’angoscia del personaggio. Maria Sandias – Alzheimeruniti.it Un monologo intenso e toccante...Luigi Scaglione – Napoli News Prova d'artista quella di Francesca Bianco...Maurizio Vitiello – Napoli On The Road Una bravissima Francesca Bianco ha emozionato il pubblico... Giovanna Castellano – Notizie Teatrali In scena una straordinaria Francesca Bianco...Domenico Orsini – Teatro.Org Napoli Nel fiume in piena del testo, che irrompe come un implacabile, straziante grido d’aiuto, non si dà spazio a retoriche derive di compassione: il disagio viene sottoposto al pubblico come un fatto, nudo e spudorato, mostrato in tutta la sua violenza, e lo spettatore è chiamato a farsene carico, a custodirne memoria, a fare esperienza del dolore, anche se solo indotta, simulata attraverso l’arte. Silvia Ianniello – Persinsala Protagonista assoluta è Francesca Bianco, padrona di un’interpretazione dal colore fortemente realistico. Alessandra d'Ottone – Arteatro In un monologo delicato all’inizio e sempre più angosciante nel finire in un crescendo di rimembranze o frammenti del passato e del presente, la protagonista, un’eccezionale Francesca Bianco, trascina il pubblico portandolo a riflettere sull’importanza della propria memoria storica. Manuela Tiberi – MarteMagazine Interprete nel difficile ed intenso ruolo di unica protagonista Francesca Bianco, che si cala con sottigliezza e sfumature molteplici nei panni del suo fragile personaggio. Concita Brunetti – Vespertilla ______________________________________ PREZZI BIGLIETTI Intero: € 19,00 Ridotto Under 26: € 15,00 Ridotto Over 60 : € 11,00 allievi con TP CARD: € 10,00 ORARIO SPETTACOLI Lunedì – Sabato: ore 21.00 Domenica: ore 16.00 ORARIO BIGLIETTERIA Lunedì – Venerdì: 15.00 – 19.00 Domenica: 14.30 – 16.15 Biglietteria serale nei giorni di spettacolo: 19.00 – 21.15 PRENOTAZIONI: È possibile prenotare nelle seguenti modalità: - via e-mail scrivendo a biglietteria@teatrolibero.it - online collegandosi al sito www.teatrolibero.it -chiamando allo 02-8323126 È possibile acquistare online collegandosi al sito www.vivaticket.it www.teatrolibero.it |
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22/01/2012 Il Viaggio a Buenos Aires Dal 31 gennaio al 11 febbraio al Teatro Libero di Antonio Galluzzo Arriva al Teatro Libero, dopo il grande successo ottenuto nella scorsa stagione nelle recite di Roma, Milano e Napoli, uno dei testi più celebrati della nuova drammaturgia polacca: Il viaggio a Buenos Aires di Amanita Muskaria diretto da Carlo Emilio Lerici e interpretato da Francesca Bianco, reduci dallo straordinario successo ottenuto con lo spettacolo Il sogno di Ipazia. Una donna bussa ad una porta. Nessuno apre. Inizia così il viaggio terribile di una donna che sta poco a poco perdendo la memoria e la coscienza di sé stessa. Volutamente non si parla mai espressamente di Alzeihmer. Il disagio della protagonista assume così un valore simbolico non strettamente legato ad una patologia fisica e proprio per questo restituisce meglio la drammaticità della sua condizione. A rivivere e reinterpretare questo viaggio è la figlia, tornata nella stanza di sua madre, dopo la sua morte, per rimettere a posto i suoi oggetti. Parla, chiede. Le sue domande riguardano cose che non riesce a ritrovare. E poi preghiere storpiate, canzoncine popolari, parole in inglese e frammenti di lettere che sta provando a scrivere (ai suoi figli, a sua sorella in Argentina) nelle quali chiede disperatamente che qualcuno la porti via. La sua memoria frammentaria va via via perdendosi sempre di più. Le rimangono soltanto dei sentimenti semplici: paura, rabbia, angoscia. Il linguaggio che usa non è omogeneo, infatti riflette i vari momenti della sua vita. E poco a poco si disintegra, le parole sono confuse, o sono solo sillabe. Tenta di scrivere con una forchetta, non si ricorda più quanti figli ha. Memoria, identità e linguaggio sono fattori indivisibili. La porta si aprirà solo alla fine. Solo dopo aver compreso che siamo noi che viviamo accanto ai malati, a tenerla chiusa. |
| Skené Company Milano e Compagnia
Teatri Possibili Dal 10 al 30 Gennaio 2012 RUMORI FUORI SCENA di Michael Frayn Regia Claudia Negrin Con Michele Bottini, Daniele Ornatelli, Claudia Negrin, Alberto Pistacchia, Anna di Maio, Claudio Gherardi, Sabra del Mare, Gabriele Amietta, Elena Redaelli e Luisa Mauro Luci Chiara Senesi Scenografie Aldo Mandozzi Costumi Paola Arcuria Assistente alle scene e costumi Ornella Banfi Traduzione Filippo Ottoni Organizzazione Cristina Carlini In scena dal 10 al 30 gennaio, riposo lunedì 16 e lunedì 23 gennaio. Orario Spettacoli: dal Lunedì al Sabato ore 21.00; Domenica ore 16.00 PROMOZIONE SPECIALE PER LA NOSTRA NEWSLETTER: per le repliche di martedì e mercoledì ingresso ridotto ad € 15 portando questa email in biglietteria Notte prima del debutto, prova generale. Attori e regista definiscono gli ultimi dettagli prima del grande giorno. Peccato che lo spettacolo sia tutt'altro che pronto, e la scalcinata compagnia sia guidata da un regista sull'orlo della crisi di nervi... Prende il via da qui una brillante commedia degli equivoci che gioca fra il teatro visto dallo spettatore in scena, e tutto ciò che in realtà accade fra i protagonisti dietro le quinte: tre atti esilaranti che portano alla luce tutte le disavventure, gli amori, le amicizie e le gelosie di una tournée teatrale, e le inevitabili e disastrose conseguenze che hanno sullo spettacolo in scena. Una commedia in cui gli attori interpretano sé stessi: difficile non lasciarsi coinvolgere dalle vicissitudini della Compagnia alle prese col tentativo di mettere in scena il proprio spettacolo! Ritmi serrati, grande humor ed un brillante cast hanno fatto di Rumori fuori scena un vero e proprio cult: dopo 7 anni di repliche, Skené Company Milano lo ripropone a Milano in un nuovo allestimento. Lo spettacolo è inserito in INVITO A TEATRO tagliando TEATRO LIBERO NOTE DI REGIA: “Noises Off” è del 1982, rappresentata in tutto il mondo con grandissimo successo: un orologio perfetto, una “macchina da guerra” in cui gli attori si muovono sincronizzati e tutti sono protagonisti. Una commedia geniale, in cui il teatro è guardato fin nelle sue “pieghe”, ed intessuta di ciniche, sarcastiche, tenere annotazioni sulle miserie della vita dei teatranti. Il primo atto, con la prova della sciaguratissima commedia sexy, molto inglese, di cui poi nel secondo e nel terzo assisteremo a due esecuzioni impagabilmente disastrose, contiene un repertorio magistrale di luoghi comuni fra i “guitti”, oltre a ordire, secondo la specialità di Frayn, un complesso schema di rapporti umani, cui l’ambiente “dietro le quinte” fornisce materiale e irresistibile fascino. La sua caratteristica base è di essere un lavoro d’equipe: senso del tempo e grande affiatamento fra gli interpreti sono qualità indispensabili per la buona riuscita di questa piece. In questa messinscena si è quindi voluto calcare su ritmi molto serrati in cui gli esilaranti inciampi spicchino ancora di più come note di gusto. Il secondo atto in particolare ha la straordinarietà di essere guardato da dietro le quinte, a scenografia invertita e di essere per gran parte recitato in mimiche frenetiche. E’ un franare senza tregua, inesorabile, di fraintendimenti, equivoci, sgarbi, vizi, gelosie in cui lo spettacolo “davanti” è mantenuto in piedi in modo bizzarro e alquanto pericolante da attori fondamentalmente, esilarantemente impegnati ad occuparsi dei fatti loro... ______________________________________ PREZZI BIGLIETTI Intero: € 19,00 Ridotto Under 26: € 15,00 Ridotto Over 60 : € 11,00 allievi con TP CARD: € 10,00 ORARIO SPETTACOLI Lunedì – Sabato: ore 21.00 Domenica: ore 16.00 ORARIO BIGLIETTERIA Lunedì – Venerdì: 15.00 – 19.00 Domenica: 14.30 – 16.15 Biglietteria serale nei giorni di spettacolo: 19.00 – 21.15 PRENOTAZIONI: È possibile prenotare nelle seguenti modalità: - via e-mail scrivendo a biglietteria@teatrolibero.it - online collegandosi al sito www.teatrolibero.it -chiamando allo 02-8323126 È possibile acquistare online collegandosi al sito www.vivaticket.it www.teatrolibero.it |
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22/10/2011 |
| Grazie a www.teatrolibero.it |
| IL REGISTRO DEI PECCATI Moni Ovadia torna a Teatro Libero con uno spettacolo intenso per celebrare la fragilità umana e la sua bellezza ...Il mondo raccontato da Marc Chagall nei suoi celeberrimi dipinti e disegni è una creazione della sua straordinaria fantasia di genio artistico o è esistito realmente? Il mondo e l’umanità che Chagall ha trasfigurato nella sua arte suprema è autenticamente esistito? Si, e fu un mondo vero, pulsante, fatto di esseri umani, troppo umani e, per questo, inadatti ad un pianeta posseduto dai demoni della violenza, del razzismo, del delirio nazionalista. La spiritualità di quella gente della diaspora ebraica che vestiva in bianco e nero era davvero coloratissima, lo era con i colori del fervore estatico eppure quotidiano. Il linguaggio più autentico con cui si espressero quegli ebrei fu quello del khassidismo, la celebrazione della fragilità umana e della sua bellezza. In quella celebrazione si riconosce la maestà ineffabile del divino che non si vede, il cui nome è impronunciabile, e ciò nonostante con quel divino si intrattengono relazioni di familiarità e persino di prossimità irriverente, senza che questa contraddizione trascorra mai nella blasfemia. Quel divino che viene celebrato sì con la preghiera e con lo studio, ma anche con il canto, la danza, la narrazione e predilige l’umorismo. Moni Ovadia conduce per mano lo spettatore verso un mondo straordinario che è stato estirpato dal nostro paesaggio umano e spirituale dalla brutalità dell’odio, ma che ci parla e ci ammaestra anche dalla sua assenza attraverso un’energia che pulsa in chi la sa ascoltare ed accogliere perché sente di potere costruire in sé, per sé e per l’altro un essere umano migliore, più degno e più consapevole del proprio statuto spirituale. Il grande teologo cattolico Teillard de Chardin ha scritto:”noi non siamo esseri materiali che vivono un’esperienza spirituale, noi siamo esseri spirituali che fanno un’esperienza materiale”. Gli ebrei del khassidismo, come forse nessun altro nella terra d’Europa, hanno letteralmente incarnato, nel loro modo di vivere concreto e mistico, la straordinaria intuizione del grande teologo francese. Incontrare quel mondo, anche solo nel riverbero delle sue iridescenze, percepire i profumi della sua anima e ascoltarne la voce è un'esperienza indimenticabile che spiazza ogni ortodossia clericale e smaschera la miseria dei baciapile. 20, 21 e 22 aprile 2011 IL REGISTRO DEI PECCATI Informazioni, prenotazioni e acquisto telefonico: tel. 02-8323126 e-mail: biglietteria@teatrolibero.it SPETTACOLO VALIDO CARTALIBERA |
| TEATRO LIBERO dal 30 marzo al 5 aprile Accademia dei Folli KVETCH (PIAGNISTEI) DI STEVEN BERKOFF regia di Carlo Roncaglia con Lorenzo Bartoli, Luca Di Prospero, Enrico Dusio, Francesca Porrini, Carlo Roncaglia “Tutti noi viviamo con l’incubo delle bombe – del cancro – della disoccupazione – dell’impotenza – delle bollette – dei vuoti di memoria – di ingrassare – di essere stupidi – paura di fallire – di esporsi – di non capire una barzelletta… - motivo per cui questa commedia è dedicata a chi ha paura” Kvetch, parola ebraica che significa piagnisteo, è il titolo della pièce di Steven Berkoff. Una commedia graffiante e comica; una farsa tragica; un affresco amaro di varia umanità, inquietante ed allo stesso tempo tenero. Poetico, triviale, urticante. Un viaggio affatto consolatorio nell’animo umano. Un girotondo di lamenti, di grida soffocate, di sogni di fuga, di furie represse che non trovano mai sfogo; una risata disperata e sguaiata che implode nell’intimo dei pensieri. Berkoff mette in scena cinque personaggi, fra loro legati, un vero e proprio campionario di desideri inconfessabili: la moglie, casalinga frustrata, che sogna di essere violentata da due spazzini; il marito, piazzista, con pulsioni omosessuali; la suocera, una vecchia ingombrante e fastidiosa; il problematico collega abbandonato dalla moglie; l'uomo d’affari con l’ansia da prestazione sessuale. E li fa parlare, parlare, parlare. Ma le loro parole non vanno quasi mai d'accordo con i loro pensieri che, come in un flusso di coscienza, ci vengono sbattuti senza riguardo in faccia. C’è da chiedersi però quale sia la voce a cui dar retta - quella più vera – e dove realmente risiedano le convenzioni. In ciò a cui uno è portato a pensare o nell’effettivo suo comportamento? Già… c’è una voglia matta di piangersi addosso. Ciò che si intende mettere in scena è la profonda e universale insoddisfazione che cova in ogni personaggio. L’ambientazione è perciò quanto più possibile simbolica e atemporale. Una casa angusta in cui tutti vivono forzatamente vicini, “inscatolati”, dove il bagno confina con la cucina e la camera da letto, e tutti si dividono la coperta… i personaggi in scena sono tutti sotto un’unica cupola: una casa-contenitore che è il mondo e cinque insipide, grottesche esistenze in rappresentanza dell’umanità. Vedi il clip dello spettacolo cliccando qui dal 30 marzo al 5 aprile Informazioni, prenotazioni e acquisto telefonico: tel. 02-8323126 e-mail: biglietteria@teatrolibero.it SPETTACOLO VALIDO CARTALIBERA ::::::::TEATRO LIBERO dal 9 al 12 aprile Antonio Carli e Corrado Trabuio in Bukowsky Blues Canzoni e ordinaria follia Omaggio ad uno degli ultimi testimoni della Beat Generation Stile Lo stile è una risposta a tutto, un modo nuovo per affrontare la noia e le cose pericolose fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile fare una cosa pericolosa con stile è quello che io chiamo arte. (Charles Bukowsky) Con questa frase comincia il più grande film sull’autore più “maledetto” della Beat generation, molto discusso, ma senz’altro acuto narratore di una vita che ha scelto di osservare da un punto di vista “straniato” e per questo più lucido e spietato. Bukowsky picchia duro: saggio, ironico e dissacrante, illustra la natura umana dal basso, e perciò senza moralismi, ma con grande senso morale. Le poesie, o meglio i pensieri alla rinfusa di questa raccolta sono contrappuntati da musiche e canzoni, che affermano i pensieri del grande Bukowsky, ora duri, ora malinconici e soli, ora divertiti e ironici, così che certi artisti, pur molto diversi, riescono a convergere sui grandi temi. Corrado Trabuio, chitarra e violino, e Antonio Carli, chitarra e voci, danno vita, con grande passione ed eleganza, ad uno spettacolo passionale e suggestivo. Un recital dove le parole si fondono alle musiche in una combinazione divertente e assolutamente attuale in grado di ricreare piacevoli atmosfere e le citazioni di grandi artisti quali De Andrè, Fossati, Dalla o Gaber per ritrovare in essi l'essenza di uno degli ultimi autorevoli testimoni della Beat Generation. dal 9 al 12 aprile |
| Grazie dei dati a www.spettacolinews.it |
| 5/03/2011 Kvetch: dedicato a chi ha paura... Dal 30 marzo al 5 aprile a Teatro Libero, uno spettacolo graffiante per raccontare le frustrazioni e i desideri più nascosti dell'essere umano di Cristian Pedrazzini “Tutti noi viviamo con l’incubo delle bombe – del cancro – della disoccupazione – dell’impotenza – delle bollette – dei vuoti di memoria – di ingrassare – di essere stupidi – paura di fallire – di esporsi – di non capire una barzelletta… - motivo per cui questa commedia è dedicata a chi ha paura” Kvetch, parola ebraica che significa piagnisteo, è il titolo della pièce di Steven Berkoff. Una commedia graffiante e comica, una farsa tragica, un affresco amaro di varia umanità, inquietante e tenero allo stesso tempo. Poetico, triviale, urticante. Un viaggio affatto consolatorio nell’animo umano. Un girotondo di lamenti, di grida soffocate, di sogni di fuga, di furie represse che non trovano mai sfogo, una risata disperata e sguaiata che implode nell’intimo dei pensieri. Berkoff mette in scena cinque personaggi, fra loro legati, un vero e proprio campionario di desideri inconfessabili: la moglie, casalinga frustrata, che sogna di essere violentata da due spazzini; il marito, piazzista, con pulsioni omosessuali; la suocera, una vecchia ingombrante e fastidiosa; il problematico collega abbandonato dalla moglie; l'uomo d’affari con l’ansia da prestazione sessuale. E li fa parlare, parlare, parlare. Ma le loro parole non vanno quasi mai d'accordo con i loro pensieri che, come in un flusso di coscienza, ci vengono sbattuti senza riguardo in faccia. C’è da chiedersi però quale sia la voce a cui dar retta - quella più vera – e dove realmente risiedano le convenzioni. In ciò a cui uno è portato a pensare o nell’effettivo suo comportamento? Già… c’è una voglia matta di piangersi addosso. Ciò che si intende mettere in scena è la profonda e universale insoddisfazione che cova in ogni personaggio. L’ambientazione è perciò quanto più possibile simbolica e atemporale. Una casa angusta in cui tutti vivono forzatamente vicini, “inscatolati”, dove il bagno confina con la cucina e la camera da letto, e tutti si dividono la coperta… i personaggi in scena sono tutti sotto un’unica cupola: una casa-contenitore che è il mondo e cinque insipide, grottesche esistenze in rappresentanza dell’umanità. |
| 15/03/2011 Il Sogno Di Ipazia Storia di una donna d’altri tempi,arriva a Teatro Libero di Cristian Pedrazzini Lo spettacolo racconta l'ultimo giorno di Ipazia. Dal suo risveglio al mattino, seguito dall'uscita di casa per recarsi alla sua scuola, sino all'aggressione e alla morte. La narrazione è intervallata dal ricordo di una delle imprese “disperate” tentate dalla protagonista: salvare la Biblioteca di Alessandria, simbolo della sua intera vita. A questo ricordo si alterna la voce sempre più veemente, e progressivamente più violenta, dell'autorità politica e religiosa. “Immaginate un tempo quando il più importante matematico e astronomo vivente era una donna. Immaginate che abbia vissuto in una città così turbolenta e problematica come sono oggi Beirut o Baghdad. Immaginate che questa donna abbia raggiunto la fama non solo nel suo campo, ma anche come filosofo e pensatore religioso, capace di attrarre un largo numero di seguaci. Immaginatela come una vergine martire ma non per la sua Cristianità, ma da parte dei Cristiani perché non era una di loro. E immaginate che il colpevole della sua morte sia stato accolto tra i santi più onorati e significativi della Cristianità. Non avremmo dovuto sentirne parlare? La sua vita non avrebbe dovuto essere nota a tutti? Avrebbe dovuto essere così, ma così non è stato.” Dopo essere stata cancellata dalla storia per 1600 anni, la figura di Ipazia è tornata prepotentemente alla ribalta e la sua vita e la sua tragica fine ci lasciano un messaggio di così grande attualità e modernità da trasformarla in vero esempio e simbolo per i tempi a venire. L'incredibile successo ottenuto la scorsa stagione e la curiosità che ha suscitato a tutti i livelli hanno fatto diventare lo spettacolo un piccolo “caso” nel panorama nazionale. Su facebook è attiva una pagina che ha già raccolto oltre 2300 iscritti!! Con la speranza che Ipazia trovi finalmente la sua giusta collocazione nella storia... |
| 08/10/2009 Amleto dirige Corrado d'Elia Shakespeare al Teatro Libero di Alberto Bassi In uno spazio claustrofobico e geometrico, in chiave contemporanea va in scena il dramma di Amleto immerso in un ritmo d’azione crescente e martellante. Un altro piccolo gioiello realizzato da Corrado d’Elia per il suo Teatro Libero di Milano. Amleto come regista-attore e D’Elia che si annulla nel personaggio shakespeariano: il protagonista spinto dalla sofferenza lacerante e dalla sete violenta di vendetta è il vero demiurgo di quello che avviene. |
| Amleto induce chi gli sta attorno a sottomettersi involontariamente al suo gioco, calandolo in un ambiente simile a una scatola, privo di uscite, luogo della mente e della materia grigia, ma anche trappola da cui non si può uscire se non tramite la perdita della vita. La più alta forma di follia è qui l’intelligenza del protagonista, che si finge pazzo per rendere giustizia ai valori in cui crede e travolge i personaggi che gli stanno attorno e anche se stesso; sopraffatto da una spinta indomabile, non esita a sopprimere anche il suo infinito amore per Ofelia pur di vendicare il padre assassinato. |
| Il tutto è trasposto in un presente
più che mai attuale e riconoscibile per mezzo dei costumi; Amleto esprime la
sua irriverenza e il suo senso di ribellione attraverso un look rock-punk,
il cui segno più evidente è l’acconciatura verde con cresta d’obbligo. La
coerenza del tempo presente è evidente anche nelle musiche utilizzate che
sono prevalentemente rock e si ripetono scandendo la ciclicità degli eventi
di morte nel senso di un climax ascendente, in un avvicendamento sempre più
repentino che termina nella perdita di vita del protagonista. Solo alla fine
si tira un sospiro (non di sollievo) e si ha il tempo riflettere e di
ricordare, come puntualizzano le parole rivolte a Orazio. La regia si caratterizza per l’andamento quasi cinematografico, dove le scene iniziano e terminano grazie e stacchi di luci e di musiche: i personaggi non entrano e non escono mai dalla scena in modo tradizionale ma appaiono e scompaiono dall’alternanza buio-luce; questi bruschi passaggi permettono di osservare una stessa scena da prospettive diverse, in modo che sia visibile il punto di vista del personaggio che in quel momento sta agendo maggiormente. È come se vedessimo un film pre-montato, dove il montaggio è lasciato allo spettatore e le telecamere si limitano a riprendere i singoli eventi della storia. Un gioco interessante che rende l’allestimento dinamico e agile e che tiene incollato alle poltrone, ma che in alcuni (e trascurabili) momenti rischia di essere ridondante. Nel complesso la prosa non pecca di poesia e non si sente la mancanza della rima; bellissimo e vibrante è il monologo di Ofelia nella scena della sua follia. Ancora una volta un’ottima messa in scena di d’Elia, nonostante qualche fragilità nella recitazione degli interpreti. Da vedere. |
| Riccardo III al Teatro Libero, Milano fino al 31 dicembre Riccardo III Teatro libero MilanoNon andatelo a vedere pensando di ritrovare a teatro quella versione con Ian McKellen che avete visto al cinema. Se l'avete amata, meglio: vi aiuterà a entrare subito nello spirito e a capire il ruolo dei vari personaggi. Altrimenti, poco male. Il "Riccardo III" diretto da Corrado D'Elia è assolutamente imprevedibile e non tradizionale. E consente molte chiavi di visione. Dalla più semplice (perché luci psichedeliche, suoni, musica, voci, movimento degli attori incantano e affascinano) fino a una lettura più articolata, con più di una riflessione. Tutto ruota intorno a Riccardo (Corrado D'Elia). Che però, pur essendo sempre presente, come il vero motore di ogni azione, non è sul palcoscenico. E' la voce fuori campo, che domina su tutto e tutto muove, istrionica, con infinite variazioni, potente, insinuante, perchè Riccardo è l'emblema della sete di potere, a tutto pronto pur di conquistarlo. Sulla scena si muovono gli altri personaggi (Marco Brambilla, Alessandro Castellucci, Monica Faggiani, Valeria Perdonò, Bruno Viola). Storici, sì, ognuno con un dramma che Riccardo e la sua sete di potere hanno causato o causeranno. Ma anche degli stereotipi, perché la tragedia del potere è senza tempo e senza tempo è la lotta per conquistarlo. E luci e musica parlano dell'oggi. Sopra tutto domina un lampadario classico, a goccia, di quelli da salotto bene, perché stiamo parlando di potere e di sete di dominio e pare difficile immaginare il potere dove c'è disagio economico. Ma il lampadario segna anche un'epoca, perché questo è il "Riccardo III" e proprio Shakespeare ha dato al personaggio quella connotazione negativa, molto più negativa di quanto ci hanno tramandato i libri di storia. Così il "Riccardo III" diretto da Corrado D'Elia parla dell'oggi raccontando una storia di ieri. E, proprio così facendo, rende giustizia a Shakespeare, le cui storie sono universali e parlano di temi sempre attuali. A questo proposito val la pena ricordare che il Riccardo III si inserisce nel progetto del «ciclo shakespeariano» prodotto dalla Compagnia Teatri Possibili con la regia di Corrado d'Elia, che comprende anche Otello, Romeo e Giulietta, Macbeth, Amleto, già andati in scena. Chi si aspetta le due più celebri battute del "Riccardo III" rimarrà deluso solo parzialmente. Perché, se non si inizia con «L'inverno del nostro scontento...» c'è però «Un cavallo, il mio regno per un cavallo», che chiude l'opera. Shakespeare è in scena e parla con il linguaggio di ieri e le immagini e le luci di oggi, per raccontare una storia di sempre. |
| Ghiaccio al teatro Libero fino al 9 novembre ghiaccioFa freddo sul palcoscenico del Teatro Libero: Massimiliano Cividati riesce a rievocare il ghiaccio in cui si svolge la vicenda, che è una storia vera, quella di Shackleton, partito dall'Inghilterra per attraversare l'Antartide, un'impresa che ancora oggi apparirebbe ardita. Invece la spedizione avviene nel 1914, quando sta iniziando la prima guerra mondiale. Massimiliano Cividati ce la racconta mentre in scena Gennaro Scarpato suona le percussioni e Andrea Zani la tastiera. Lo spettatore, sull'onda del suo racconto, si perde tra i ghiacci, lungo le coste del Polo Sud, sulle alture all'interno del continente antartico. Quella raccontata non è tanto la storia di una esplorazione, quanto quella di un sogno e della necessità e della capacità di adattarsi alle situazioni, piuttosto che andare avanti imperterriti con tutte le conseguenze del caso, quando il sogno appare evidente che non è realizzabile. Perché l'impresa di Shackleton non si realizzò, ma lui, nonostante tutto, riuscì a riportare a casa salvi tutti i suoi uomini, inventandosi anche di tutto perché non si demoralizzassero, ma anche perché riuscissero a sopravvivere. E proprio nella scelta di raccontare questa storia sta uno dei meriti dello spettacolo. >> Valeria Prina 30/10/2008 ________Liberi amori possibili, rassegna al Teatro Libero di Milano, dal 2 al 17 maggio liberi amori possibili"Liberi amori possibili": con questo bel titolo, che gioca anche sulla doppia accezione di «libero» - aggettivo e nome del Teatro - prende il via la rassegna di teatro a tema omosessualità, a Milano, presso il Teatro Libero, che, sotto la direzione artistica di Corrado D'Elia e la gestione di Teatri Possibili, risulta per la terza stagione consecutiva il più frequentato in Italia tra le sale fino a 200 posti. «Il teatro gay passa con un altro nome» commenta Vittorio Sgarbi, quando si parla del patrocinio dato da comune e provincia alla rassegna. Fa anche notare che siamo in una città come Milano, che ha annoverato o annovera personaggi come Testori, Luchino Visconti, Dolce e Gabbana, per citarne solo alcuni: «quando è una quotidianità non è necessario alzare una bandiera» e suona una ghettizzazione parlare di teatro omosessuale. Del resto, qualcuno parlerebbe di teatro eterosessuale? Al di là del titolo sono da segnalare i contenuti, con un programma molto articolato, che occupa tre settimane, dal 2 al 17 maggio. I giorni dispari alle 19 sono previsti gli incontri, gratuiti e aperti al pubblico, che può così incontrare giornalisti, scrittori, musicisti, dibattendo temi come il teatro omosessuale in Italia (3 maggio) e i gay e la musica (9 maggio) o altri temi affrontati in alcuni libri. I giorni pari alle 21 debuttano invece gli spettacoli: otto, ognuno per due giorni, selezionati tra un centinaio presentati da compagnie di tutta Italia, come ricorda Francesco Di Rienzo, direttore organizzativo del Teatro Libero. «L'arte non regola le ingiustizie e le discriminazioni, ma ha il merito di denunciarle e mostrarle» si legge nel comunicato di presentazione. Questi i titoli delle pièce in programma. 2 e 3 maggio: Sempre così carine di Claire Dowie, regia di Giancarlo Nanni, con Sabrina Venezia e Alessandra Roca con due amiche d'infanzia che si rincontrano dopo vent'anni per la morte della madre di una. 4 e 5 maggio: Turbamenti notturni scritto e diretto da Riccardo Reim, con Manuele Morgese e Armando Pizzuti con due barboni, la notte. 6 e 7 maggio: Tu amore mio non mi riconoscerai di e con Maurizio Argàn, segnalato come «uno spettacolo per la libertà di essere felici». 8 e 9 maggio: Matrimoni diversi, liberamente tratto da "Matrimoni gay" di Piergiorgio Paterlini, regia di Simone Schinocca, conliberi amori possibili Valentina Aicardi, Silvia Freda, Mirko Martina, Simone Schiocca con 6 storie reali di coppie omosessuali che raccontano la loro quotidianità (nella foto). 10 e 11 maggio: Mi presti la cravatta? di Ennio Trinelli, regia di Fabrizio Lo Presti, con Fabrizio Lo Presti e Viola Villa con due ragazzi come tanti. 12 e 13 maggio: Comuni marziani di Stefano Botti e Aldo Torta, con S. Botti, Francesca Cinalli, Marco Mazza, Rebecca Rossetti, Aldo Torta, Francesca Brizzolara, che parla del passaggio dell'individuo da una fase di non accettazione a una fase di riconoscimento di se stessi. 14 e 15 maggio: Vestito piaccio, nudo convinco (prostituti con problemi e pappagallini) di Flavio Mazzini, con Stefano De Santis e Riccardo Bergo e con Angelo Curci, Paolo Ricchi, Fabrizio Foligno, storia di due giovani prostituti, in un susseguirsi di situazioni da vaudeville con personaggi che ricordano certa commedia all'italiana (nella foto). 16 e 17 maggio: La nuova tonaca di Dio di Jo Clifford, regia di Michele Panella, con Alessandro Baldinotti, che offre gli spunti per riflettere sul parallelismo tra la religione e i vari tipi di «diversità». >> Valeria Prina 30/04/2008 |
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Ecco in anteprima la
prossima stagione di prosa di Teatro Libero.
Stagione Teatrale 2005-06 26 settembre – 3 ottobre 5 – 17 ottobre 19 – 24 ottobre RASSEGNA 'Anni di piombo: La parola caduta' dal 25 al 31 ottobre 25 e 26 ottobre 27 e 28 ottobre 29-30-31 ottobre 2 – 14 novembre 15 – 21 novembre 30 novembre - 5 dicembre 7 – 30 dicembre 4 – 15 gennaio 18 – 30 gennaio 1 – 13 febbraio 15 – 20 febbraio 22 febbraio – 6 marzo 7 – 13 marzo 15 marzo – 2 aprile
4 – 15 aprile 18 – 24 aprile
2 – 20 maggio
22 – 27 maggio 5 -17 giugno
4 – 22 luglio
24 – 31 luglio
Teatro Libero, Via Savona, 10
Milano E' tornata CARTALIBERA
Cari Amici, la stagione 2005-06 di Teatro Libero
è oramai pronta a partire per un altro anno insieme, ricco di
tante iniziative ed importanti novità.Finalmente disponibile per
tutti, torna il noto, vantaggioso abbonamento 'Cartalibera' nelle
tre versioni BASIC, PLUS e GOLD, con un'imperdibile promozione
riservata agli affezionati di Teatro Libero:
Acquistando infatti 'Cartalibera' entro venerdì
16 settembre, si avrà diritto ad un ingresso OMAGGIO in più da
utilizzare a scelta per gli spettacoli in cartellone senza
limitazioni di giorni ed orari.
Affrettatevi, la promozione è valida anche per
gli abbonamenti acquistati on-line o attraverso il comodissimo
servizio a domicilio.L'abbonamento 'CARTALIBERA' dà diritto al
ritiro di 6 ingressi (10 nella versione PLUS, 15 nella versione
GOLD) per gli spettacoli in stagione al Teatro Libero di
Milano.L'abbonamento è assolutamente cedibile e non personale.
Potrai dunque utilizzare i biglietti di ingresso come, quando e
con chi vorrai, rivedere più volte lo stesso spettacolo o prestare
'CARTALIBERA' ad un amico o a chi vuoi tu.CARTALIBERA è sempre
valida. Nessuna restrizione di giorni e di orari.(N.B:Non è
possibile esaurire l'abbonamento in un'unica serata)
Inoltre, tra le novità della Stagione 2005 -
2006, l'esclusiva CARTA 'PRIMISSIMA', uno speciale abbonamento
dedicato ai giovani under 25 e agli allievi di tutte le scuole di
teatro, che consente di assistere alle prime degli spettacoli al
prezzo unico di € 30 per 6 ingressi!
Clicca qui per vedere gli spettacoli della
stagione 2005-06 inseriti in abbonamento
Clicca qui per conoscere tutti i vantaggi di
'Cartalibera' 2005-2006.
Info e prenotazioni abbonamenti:Teatro Libero,
via Savona, 10 - Milano tel. : 02-8323126 mail :
biglietteria@teatrolibero.it Orari di Apertura della Biglietteria:
lun - ven 10 - 14 / 15 - 19
BUON TEATRO A TUTTI!!!
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