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Teatro dell'Elfo Teatro Leonardo  
I trent’anni di Quellidigrock


Teatro Leonardo dal 29 maggio al 9 giugno

Caos
di Valeria Cavalli e Claudio Intropido
regia, scene e luci di Claudio Intropido

con Susanna Baccari, Roberta Galasso, Gianpaolo Gambi, Luca Gatti
Alessandro Larocca, Andrea Ruberti

coreografie di Susanna Baccari e Valeria Cavalli

produzione Quelli di Grock

Spettacolo cult della compagnia Quelli di Grock, Caos, nato nel 1988, è in scena da allora in Italia e all’estero. È uno sguardo mordace sul vuoto del vivere quotidiano; è un palpito potente che rinnova successi di anno in anno. In Caos non c'è posto per l'angoscia, lo smarrimento, il fastidio: tutto avviene all'insegna dell'euforia, di uno sfogo fisico e verbale che diventa, minuto dopo minuto, sempre più incontenibile e contagioso, fino ad un inatteso, irresistibile e "torrenziale" finale. Costruito attingendo alle tecniche del teatro-danza, patrimonio consolidato nello stile della storica compagnia milanese, si sviluppa intrecciando l'uso di parole elementari, concetti chiave del pensiero pratico (al limite dell'articolazione) con i gesti della quotidianità. I corpi degli attori-danzatori, mostrati in diretta o ripresi da una telecamera a circuito chiuso, partono instancabilmente da una gestualità banale che, mano a mano, si manifesta come espressione complessa e completa.

DALLA RASSEGNA STAMPA:
È un cocktail spettacolare adatto al gusto di molte platee e ricco d’ingredienti. Ricorda con quel bellissimo e scatenato finale di scivoloni sulla pedana del palcoscenico completamente allagata, giochi d'acqua e fontane viventi in controluce, un "ballando sotto la pioggia" in versione Fura dels Baus, pericolosamente sul filo del coinvolgimento ludico della platea. Da non perdere. Una catena di montaggio di emozioni. Temi e patemi dei Tempi Moderni che i sei bravi e generosi interpreti, impegnati fino all’ultimo briciolo d’energia, ci regalano con straordinaria e comunicativa freschezza.
Nico Garrone, la Repubblica

Lo spettacolo, ispirato a frenesie e nevrosi del vivere metropolitano, è costruito in un clima di spensierata allegria che non lascia mai intravvedere un attimo di smarrimento o fastidio. Caos rappresenta una condizione di nevrosi e disagio senza mai, volutamente, mettere in moto il minimo frammento d'angoscia, creando immagini suggestive e gradevoli in un'atmosfera di giovanilistica gaiezza, giocando sul contagio energetico che questa sorta di sfogo fisico produce sugli spettatori.
Magda Poli, Corriere della Sera

I sei attori sono atleti della sopravvivenza cittadina, corrono sincroni come automi, s'abbandonano a sarabande rock, salgono e scendono le scale dei loro quotidiani affanni. Su ritmi sincopati, con stacchi, come cortocircuiti fra una scena e l'altra, masticando frasi, assurdità patafisiche e follie mondane, diventano campi magnetici che trasmettono una sorta di contagio energetico al pubblico, il quale si sfoga fisicamente - si direbbe - accetta ridendo e alla fine applaude a non finire i sei angeli metropolitani, bravi, scatenati e affiatati.
Ugo Ronfani, il Giorno

Sembra che Quelli di Grock ci scherzino con il pericoloso vuoto contemporaneo, accettando un rischio assai arduo ed uscendone vincitori grazie a una teatralità essenzializzata in un movimento che diviene esso stesso racconto e senso spettacolare. Caos vive di continui spiazzamenti, sino al momento in cui i ritmi si tendono al limite e lo sforzo fisico segna coreografie di grande fascino e sorprendente semplicità, in un crescendo mozzafiato e 'liquido'.
Nicola Viesti, Barisera

Teatro Leonardo da Vinci, via Ampère 1, ang. piazza Leonardo da Vinci, Milano – Attenzione: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato, ore 20.45, giovedì ore 19.45, domenica riposo - Intero € 19, ridotto € 13 - martedì € 11 - Prenotazioni allo 02 266.811.66 (11.30/20 dal lunedì al sabato) e 02 71.67.91 (15.30/19.30 dal martedì al venerdì) - biglietteria@elfo.org  - www.elfo.org  - www.quellidigrock.it
Teatro Leonardo dal 13 aprile al 6 maggio


Molto rumore per nulla
di William Shakespeare

traduzione, adattamento teatrale e coreografie di Valeria Cavalli
regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido

musiche di Gipo Gurrado
luci di Claudio Intropido

con Giulia Bacchetta, Antonio Brugnano Fernanda Calati, Pietro De Pascalis, Gianpaolo Gambi, Alessandro Larocca, Andrea Ruberti Marco Oliva, Maurizio Salvalalio,
Debora Virello, Max Zatta

produzione Quelli di Grock


«Da sempre lavoriamo con e sul corpo, abbiamo cercato dare corpo alle parole utilizzando il nostro sapere espressivo, la nostra abitudine ad abitare il palcoscenico come spazio di azione, accantonando ogni pretesa filologica che ci sarebbe sembrata mera presunzione e restando coerenti al percorso artistico compiuto finora.
Non abbiamo voluto creare una versione attualizzata della commedia scespiriana ma, più semplicemente, una visione nella quale potessimo riconoscere anche noi stessi e la nostra storia artistica. E la nostra storia parla anche di un pensiero sulla comicità che va sempre più raffinandosi, non solo attento alla risata ma anche alla poesia e alla delicatezza.
Molto Rumore per Nulla rappresenta per noi un passo avanti; un ulteriore tentativo di avvicinarci a testi classici che paiono intoccabili e rappresentabili solo o in modo tradizionale o squadernandoli completamente».
Valeria Cavalli, Claudio Intropido


DALLA RASSEGNA STAMPA:

Gli attori di Quelli di Grock in Molto rumore per nulla duettano sopra le righe come i comici dell’arte. (...) Sorretto dalle musiche prorompenti di Gipo Gurrado, l’intrigo si sgonfia e si scioglie come una bolla di sapone grazie alla puntualità ritmica e motoria di uno stuolo di attori (tra cui si segnalano Marco Oliva, Giulia Bacchetta e Maurizio Salvalalio) per la gioia di una sala gremita da un pubblico giovane catturato dal divertimento.
Franco Quadri, la Repubblica

L’allestimento di Molto rumore per nulla è una bella prova di maturità. Di questa commedia deliziosamente preromantica i registi Valeria Cavalli, anche sagace adattatrice, e Claudio Intropido hanno fatto una gioiosa commedia rusticana di ritmi vivaci, di trascinanti coreografie sorrette dalla ricca, eclettica colonna sonora di Gipo Gurrado, con gli intermezzi degli irresistibili Larocca e Ruberti, che sono Carruba e Sorba con esternazioni mimiche doc. (…) Sette armadi su ruote compongono un azzeccato dispositivo scenico che aggiunge scorrevolezza ai ritmi “à la diable” della vicenda; la mimica grocchiana è il plusvalore aggiunto del cast (…) Partecipe e felice il giovane pubblico.
Ugo Ronfani, Il Giorno

In moto perpetuo come la struttura della geniale scenografia, segmentata e ridisegnata dall’azione scenica stessa. I soldati fanfaroni mentre citano il Miles Gloriosus plautino, recuperano la funzione del coro tragico classico ma soprattutto non danno tregua al pubblico con le loro gag tremende e la loro stupidità esilarante e farsesca.
Shakespeare riletto da Oscar Wilde, se ne infischia di Hollywood e delle sue omonime versioni cinematografiche patinate e recupera la carica comica di uno dei suoi testi più noti, ma raramente interpretati così tanto fedelmente all’idea burlesca originaria. Il Maestro assisterebbe compiaciuto alla traduzione. Tra musiche e balli che ti fanno saltellare in poltrona.
Daniele Stefanoni, Babilonia



Teatro Leonardo da Vinci, via Ampère 1, ang. piazza Leonardo da Vinci, Milano - Martedì, mercoledì, venerdì e sabato, ore 20.45; giovedì ore 19.45; domenica ore 16.00, lunedì riposo - Intero € 19, ridotto € 13 - martedì € 11 - Prenotazioni allo 02 266.811.66 (11.30/20 dal lunedì al sabato) e 02 71.67.91 (15.30/19.30 dal martedì al venerdì) - biglietteria@elfo.org  - www.elfo.org . - durata di 2h e 20 min. www.elfo.org 
Teatro Leonardo da mercoledì 21 marzo a domenica 1 aprile


Eumenidi

di Vincenzo Pirrotta
da Eschilo e dalla traduzione di Pier Paolo Pasolini
regia di Vincenzo Pirrotta
con la collaborazione di Pasquale De Cristofaro

con Vincenzo Pirrotta
Giovanni Calcagno, Salvatore Ragusa, Marcello Montalto
Maurizio Rippa (contraltista)

musiche di Ramberto Ciammarughi
eseguite dal vivo da Emanuele Esposito e Gianni Maestrucci (percussioni)
Angelo Lazzeri (chitarra)

produzione CTB Teatro Stabile di Brescia
La Biennale di Venezia Fondazione Orestiadi di Gibellina
Teatro di Roma

Durata 1h 20



«Avevo già lavorato alla trilogia di Eschilo. La raccontavo in pubblico utilizzando le forme popolari del cunto, affidandomi alla particolare scansione ritmica di questo genere siciliano di racconto. In seguito sono andato alla ricerca di forme più arcaiche, quelle ancora vive nelle tradizioni nordafricane e magrebine, le cui assonanze sono presenti nella cultura della mia isola…». Così Vincenzo Pirrotta, allievo di Mimmo Cuticchio, grande maestro dell’opera dei pupi, ripercorre la genesi di questa singolare lettura di Eumenidi. La storia dello scontro tra Apollo e le Erinni, che rimette in gioco il destino di Oreste, si arricchisce in questa messa in scena di improvvise variazioni ritmiche, strane scansioni vocali che imprimono alla dizione una forza incalzante e insieme un’asciutta astrazione.
La scena di Pasquale De Cristofaro è essenziale: un grande cubo di cristallo, che rimanda ad un dipinto di Francis Bacon. Forte è anche l’impatto e “la sonorità violentemente primordiale” delle musiche eseguite dal vivo.
Vincenzo Pirrotta, che ha ricevuto il premio dell'Associazione Nazionale Critici “per la prorompente fisicità attorale e la forza interpretativa che unisce nei suoi spettacoli allo stesso tempo tradizione e modernità", incarna sulla scena sia Oreste sia Clitennestra; insieme a lui Giovanni Calcagno, Salvatore Ragusa, Marcello Montalto e Maurizio Rippa.

Dalla rassegna stampa:

Emozionantissimo, e pervaso di sensi oscuri e anatomie pittoriche moderne, questo lavoro parla come parlano gli spadaccini, mette in campo Pirrotta che a torso nudo e con la spada di legno in mano annuncia fatali gesta, "di come Oreste viene perseguitato dalle Erinni", ma la materia svela un'atrocità che rigurgita di mostri annidati nell'immaginario anche attuale, cui è di troppo forse solo l'enfasi di "oggi murìu la giustizia".
Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica

Nell'affrontare il testo, Pirrotta ha imposto una divisione dei ruoli quasi rituale: lui, spada in mano, nella stretta parlata di Alcamo, si riserva la rievocazione degli antefatti e poi i personaggi di Oreste e Clitemnestra. Agli altri quattro, in un siciliano più diluito, toccano le parti delle Erinni, figure scarmigliate a torso nudo e in pantaloni scuri, di un Apollo innaturalmente allungato sugli alti trampoli, di un'Atena che scende come un misterioso uccellaccio sulla colonna dentro il cubo di cristallo, incarnata - con bella invenzione - dallo straordinario contraltista Maurizio Rippa.
Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore

Se l'asse nord-sud, che condusse Pasolini al progetto di un'Orestea "africana", vibra in questo ottimo spettacolo, che sposa la ferocia ellenica del testo eschileo a modi di rappresentazione bellica tipici delle società tribali africane (oggi armate di kalashnikov); se la ricerca di Pirrotta, allievo del maestro Mimmo Cuticchio, muovendo dall'opera dei pupi, è andata via via sulle tracce di contaminazioni non solo maghrebine ma anche neroafricane; va però aggiunto un altro asse, l'asse est-ovest, altrettanto presente nella cultura meridionale, altrettanto presente anche qui.
Spettacolo furente, ma di una furia metronomica, dove il rito accresce lo spavento di questa storia il cui oggetto è il perdono concesso a un matricida.
Luca Doninelli, Avvenire


Teatro Leonardo da Vinci, via Ampère 1, ang. piazza Leonardo da Vinci, Milano - Martedì, mercoledì, venerdì e sabato, ore 20.45; giovedì ore 19.45; domenica ore 16.00, lunedì riposo - Intero € 19, ridotto € 13 - martedì € 11 - Prenotazioni allo 02 266.811.66 (11.30/20 dal lunedì al sabato) e 02 71.67.91 (15.30/19.30 dal martedì al venerdì) - biglietteria@elfo.org  - www.elfo.org - Durata 1h 20
Italiani cìncali! Andata e Turnàta

di Nicola Bonazzi e Mario Perrotta | regia e interpretazione di Mario Perrotta |
voci amichevolmente registrate da Ascanio Celestini, Peppe Barra, Elio De Capitani, Laura Curino Ferdinando Bruni | una produzione TEATRIDITHALIA/Teatro dell'Argine/ITC Teatro di San Lazzaro

La Turnàta
Parte seconda dal 6 al 18 marzo al Teatro Leonardo



Interpretato e diretto da Mario Perrotta, scritto a quattro mani con Nicola Bonazzi, Italiani cìncali! Andata e Turnàta è un progetto teatrale diviso in due parti sull’epopea di milioni di italiani costretti ad emigrare nel secondo dopoguerra. Emigranti di scarto rispetto a coloro che partivano per l’America o per il nord Italia, quelli che venivano arruolati in Svizzera, in Germania o in Belgio si trovavano nella condizione di eterni stagionali. A chiusura il percorso di ricerca durato tre anni Perrotta ha allestito una mostra fotografica nel foyer del teatro e realizzato un breve documentario sui protagonisti delle storie narrate nei due spettacoli del Progetto Cìncali.

In questa seconda parte, intitolata La Turnàta, Nino, nove anni, è l’aedo di un viaggio familiare tragicomico dalla Svizzera verso l’Italia. Zurigo-Lecce 1400 Km: un'avventura. “Se sei emigrante la prima cosa che devi imparare è che una enùta è solo una enùta, una turnàta è per sempre”. Nel 1990, quando approdava la prima nave carica di albanesi nel Salento, c’erano ancora mille bambini italiani clandestini in Svizzera. Negli anni Settanta, l’altro ieri, erano trentamila. Insomma eravamo noi italiani i cìncali, gli zingari d’Europa.

DALLA RASSEGNA STAMPA:
Uno spettacolo di ottima fattura in cui Mario Perrotta alterna con grande perizia la narrazione pura al monologo di narrazione, il racconto storico all'invenzione scenica, il tragico al comico. È merito di una buonissima tecnica, merito anche del testo, scritto a quattro mani con Nicola Bonazzi, uno dei tanti giovani autori da tenere d'occhio.
Pier Giorgio Nosari, L’Eco di Bergamo

La Turnàta, spettacolo affabulato dal sempre più bravo, fluido ed espansivo Perrotta con grottesco senso della tragedia per il glaciale razzismo inflitto all’estero ai nostri connazionali, con romanzesca serenità da escluso, e qua e là con bastarda ma efficace versione di un “a spasso con Dickens” applicato al calvario d’un operaio reduce, è uno spettacolo sulla fantasia degli uomini terroni mentre altri uomini, quell’anno, sbarcano sulla luna.
Rodolfo Di Giammarco, la Repubblica

Il lavoro è stato scritto a quattro mani con Nicola Bonazzi dallo stesso interprete, e Perrotta non soltanto è energico, fantasioso e limpidissimo nell'incedere di quel fitto tessuto verbale e narrativo, ma è capace di mostrarci quelle vicende tristi con una luminosa ironia, uscendo, di tanto in tanto, dalla polifonia del racconto per inquadrare i fatti con cifre e notazioni storiche.


Teatro Leonardo da Vinci, via Ampère 1, ang. piazza Leonardo da Vinci, Milano - Martedì, mercoledì, venerdì e sabato, ore 20.45; giovedì ore 19.45; domenica ore 16.00, lunedì riposo - Intero € 19, ridotto € 13 - martedì € 11 - Prenotazioni allo 02 266.811.66 (11.30/20 dal lunedì al sabato) e 02 71.67.91 (15.30/19.30 dal martedì al venerdì) - biglietteria@elfo.org  - www.elfo.org . durata di 1h e 20 min. www.elfo.org  - www.marioperrotta.it.
Leonardo 30 gennaio/11 febbraio 2007

Ubu re
di Alfred Jarry
riduzione, adattamento e regia di Susanna Baccari e Claudio Orlandini
con Pietro De Pascalis, Marco Oliva, Manola Vignato, Max Zatta
scene e costumi di Carlo Sala
in collaborazione con gli allievi del corso
“Tecniche di elaborazione del costume”
dell’Accademia di Belle Arti di Brera
luci di Claudio Intropido
musiche di Gipo Gurrado

produzione Quelli di Grock


La storica compagnia di Quelli di Grock porta in scena al Teatro Leonardo, dopo il felice debutto dello scorso anno, Ubu re, di Alfred Jarry, scandaloso testo rappresentato per la prima volta presso il Theatre de l'Oeuvre di Parigi nel 1896.

L’opera di Alfred Jarry, icona del teatro contemporaneo, commedia satirica originariamente concepita come spettacolo di marionette, colpisce la stupidità e la violenza delle convenzioni sociali in maniera dissacrante, rivoluzionaria, priva di qualsiasi psicologismo, scardinando le regole del teatro romantico e borghese.

«Eccoci alle prese con un testo che è una straordinaria provocazione, per chi lo fa e per chi lo riceve, e che ancora maledettamente racconta tanto di noi e della nostra modernità. È stata questa la principale motivazione nel voler mettere in scena Ubu re, seguita immediatamente dopo dalle grandi potenzialità attoriali e registiche che l’opera offre.
Un insieme di brandelli di storia, un’accozzaglia di cose, un mondo di rifiuti, una discarica magica. Magica esattamente come la scenografia, dove attore e oggetto lavorano insieme in un’inarrestabile trasformazione di se stessi e dello spazio; un gioco patafisico, appunto, in cui al grido del tutto è possibile, vagabondando in luoghi reali e metaforici, divertendosi e divertendoci, si racconta una vicenda epica che assomiglia ad una parodia, ad una farsa dove la forza del dramma sta fuori dall’opera, nell’inquietante realtà che ci circonda. Ecco perché fa bene ridere con l’Ubu re, prima di piangere nel renderci conto che, nonostante il suo debutto sia datato 1896, siamo ancora accerchiati da tiranni delinquenti.
Speriamo che la nostra scelta di seguire registicamente il taglio fiabesco, il ritmo da burattini, il tono ludico e goliardico dell’opera, restituisca la bellezza di un testo che è sì un’icona per i teatranti, ma che è ancora sconosciuto alla maggior parte del pubblico.» Susanna Baccari, Claudio Orlandini

L'allestimento punta ad affastellare oggetti su oggetti, un'accozzaglia quasi indistinguibile che richiama l'immagine di una discarica. Ma una discarica magica, dove poltrone, tavoli, sedie, ombrelli, scale e materiali riciclati non esitano a trasformarsi in troni, castelli, carri armati, grotte, colline da scalare, all'inseguimento del mito del possesso.

DALLA RASSEGNA STAMPA:
Lo stile clownesco di Quelli di Grock ha a che fare con il “mito” dell’attore - marionetta e dunque è “naturalmente” idoneo a interpretare l’immortale farsa patafisica. Subumani i personaggi, stravolti in nani e giganti; il regno di Ubu una discarica dove i rifiuti riciclati diventano parti di una scenografia in surreale trasformazione. Marco Oliva e Manola Vignato (la coppia ottusa e criminale) sono in scena con Pietro De Pascalis e Max Zatta, esagerati, grotteschi e ottusi ma nella levità di uno spettacolo ludico: più che mai oggi, la mostruosità di Ubu ha bisogno, per essere ancora dirompente e morale, di sconfinare nell’assurdo. Ugo Ronfani, Il Giorno

Riecco Ubu Re messo in scena dai simpaticoni di Quelli di Grock in un allestimento colorato, festoso e molto naif… Un taglio ludico e molto goliardico, che spinge a tratti verso la commedia musicale, che funziona bene e dà i suoi frutti. … Molte sono le trovate originali e buffe, il gioco dell’immaginazione, e delle clownerie (perché si sa Quelli di Grock nascono soprattutto clowns) mai venendo meno. Ben aiutata o soprattutto aiutata da una scenografia e più ancora dai costumi che sanno di fiaba. Non è al risparmio infatti la fantasia di Carlo Sala che mette in campo poltrone, tavoli, sedie, ombrelli fatti con stracci, scale da clowns, materiali da riciclo, tutti oggetti pronti a diventare il castello, il trono, l’interno di una casa, il carro armato, la grotta, la barca sulla quale alla fine fuggiranno via Ubu e i suoi grotteschi accolti dopo aver sparso tanta ilarità e tanta stupidità. Ma non sono al risparmio neanche i quattro attori impegnati nel gioco della demistificazione. A cominciare da Marco Oliva che è un Ubu forse più bonario che terribile e da Manola Vignato che cavalca con incisivo spirito comico il personaggio della mère Ubu. E poi ancora dai bravi, divertenti Pietro De Pascalis e Max Zatta che, ricomprendo tutti gli altri ruoli, prendono parte al gioco in continui travestimenti.
Domenico Rigotti, Avvenire
al Teatro Leonardo dal 24 novembre al 31 dicembre

RENZO E LUCIA
(Questo matrimonio non s’ha da fare)
da I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni
drammaturgia di Valeria Cavalli
regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido

con Giulia Bacchetta, Andrea Battistella, Antonio Brugnano
Pietro De Pascalis, Luca Gatti, Marco Oliva
Maurizio Salvalalio, Debora Virello, Max Zatta

scene e luci di Claudio Intropido
costumi di Paola Giorgi, Betty Pajoro
musiche originali di Gipo Gurrado

produzione Quelli di Grock
prima nazionale

Una nuova sfida per la storica compagnia Quelli di Grock che festeggia i suoi primi trent’anni cimentandosi con il più “classico dei classici” romanzi della letteratura italiana: I Promessi Sposi.

«Chiunque, senza esser pregato, s’intromette a rifar l’opera altrui, s’espone a render conto della propria: è questa una regola di fatto e di diritto alla quale non pretendiamo di sottrarci …” Così Alessandro Manzoni introduce I Promessi Sposi: ironicamente e sinceramente assicura che presenterà una sua versione dei fatti che vedranno coinvolti Renzo e Lucia. E continua dicendo che forse questa storia non piacerà al pubblico ormai troppo “ammaliziato”, ma egli stesso ritiene che sarebbe un peccato lasciarla in un cassetto.
Anche noi siamo di questo avviso: I Promessi Sposi per tutti rappresenta solo un volume da leggere, magari analizzare e studiare sui banchi di scuola, per poi – negli anni a seguire – restare un ricordo opaco, annoiato, da relegare in qualche angolo della libreria. Proprio per questo abbiamo voluto riprenderlo in mano e rileggerlo: le sorprese sono state tante, davvero piacevoli. Oltre alla bellezza stilistica e ai momenti poetici così alti e commoventi, abbiamo finalmente potuto apprezzare il Manzoni ironico, fine conoscitore dell’animo umano, attento descrittore di caratteri, vizi, pregi e debolezze.
Eccoci, dunque, a rappresentare I Promessi Sposi con il desiderio di non essere dei narratori, ma di agire all’interno della storia facendola nostra, pur restando fedeli alle vicende e all’essenza, al senso di ogni personaggio. Abbiamo evitato accuratamente la filologia da sceneggiato televisivo; abbiamo dato al romanzo una dinamicità teatrale che ci ha permesso di giocare sul contrasto fra classi sociali con interessi e principi opposti; di mettere in luce una società governata arbitrariamente, di dare alla pietas manzoniana un volto più laico, di sottolineare il peso dei personaggi principali, trascurando i minori per dare ritmo e fluidità alla vicenda stessa. Abbiamo dato allo spessore storico dell’opera un respiro che dal particolare dell’epoca seicentesca ci porta all’universale di un’era contemporanea, o di un tempo che certo arriverà.
Non c’è stato alcun intento di snaturare la storia, ma quello di riambientarla invece per renderla adatta al gioco teatrale che ne esalta i chiaroscuri e le dicotomie, una lettura quindi nient’affatto letteraria, ma “sanguignamente” da palcoscenico che regala una vita, uno sguardo al racconto e a dei personaggi descritti solo sulla carta.
Queste e molte altre le ragioni della nostra scommessa, ma come dice il Manzoni “per disporla con qualche ordine ci vorrebbe un libro, ma un libro per giustificarne un altro sarebbe cosa ridicola e di libri ne basta uno per volta, quando non è d’avanzo».

Valeria Cavalli

Teatro Leonardo da Vinci, via Ampère 1, ang. piazza Leonardo da Vinci, Milano - Da venerdì 24 novembre a domenica 31 dicembre – Martedì, mercoledì, venerdì e sabato, ore 20.45; giovedì ore 19.45; domenica ore 16.00; riposi: tutti i lunedì, 24, 25 dicembre - Intero € 19, ridotto € 13 - martedì € 11 – 31 dicembre inizio spettacolo ore 20.00, intero € 35, ridotto ragazzi € 23 - Prenotazioni allo 02 266.811.66 (11.30/20 dal lunedì al sabato) e 02 71.67.91 (15.30/19.30 dal martedì al venerdì) - www.elfo.org - biglietteria@elfo.org