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| Piccolo Teatro Grassi – via Rovello 2 (M1 Cordusio) |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dove va il teatro? Si inaugura il 20 dicembre il nuovo ciclo di incontri con gli ‘Amici del Piccolo’ Giovedì 20 dicembre, al Piccolo Teatro Grassi, ore 17.30, si inaugura l’edizione 2007 – 2008 dei “Giovedì degli Amici del Piccolo” con una conversazione sul tema “Dove va il teatro?”. Intervengono Anna Maria Cascetta, Roberto Cuppone e Paolo Puppa. L’Associazione Amici del Piccolo Teatro, nata nel 1998, fin dalla sua costituzione si è proposta l’obiettivo di mantenere viva la tradizione del Piccolo Teatro, non cristallizzandola, ma rinnovando e perpetuando l’idea intorno alla quale si è concentrato il lavoro di Giorgio Strehler e Paolo Grassi. Gli Amici del Piccolo rappresentano non solo un “archivio memoriale” della storia, dei protagonisti e dei mestieri del Piccolo, ma anche uno strumento di approfondimento dei temi più forti della stagione, grazie agli incontri aperti al pubblico e alla disponibilità di materiale in consultazione presso la sede dell’Associazione in via Rovello 2. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per informazioni tel. 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 6 dicembre 2007 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Aspettando Natale al Piccolo con Arlecchino Dopo la recita alla Scala e i successi di San Pietroburgo e Hong Kong, Ferruccio Soleri sarà al Teatro Grassi dall’11 al 23 dicembre. E la Repubblica di San Marino gli dedica un francobollo Arlecchino servitore di due padroni, spettacolo-simbolo del Piccolo Teatro e ambasciatore indiscusso della Commedia dell’Arte nel mondo torna dall’11 al 23 dicembre, in omaggio a Giorgio Strehler nel decennale della morte, nella sede storica di via Rovello dove andò in scena per la prima volta sessant’anni fa, il 24 luglio 1947. Il fatto che, in sessant’anni, il ruolo di Arlecchino sia stato interpretato solo da due attori, Marcello Moretti e Ferruccio Soleri, che ne raccolse l’eredità nel 1963, accresce il suo carattere di eccezionalità e di “arte della memoria”. Ferruccio Soleri è ormai l’unico della compagnia ad aver lavorato per tutta la vita con Strehler, colui che - come ha affermato la studiosa francese Myriam Tanant - è “diventato Arlecchino” come si abbraccia una vocazione, capace di restituire, con una straordinaria longevità scenica, l’energia senza tempo del suo personaggio. Proprio per questo motivo la Repubblica di San Marino celebra il terzo centenario goldoniano con un bellissimo francobollo (emesso il 3 dicembre scorso) raffigurante Ferruccio Soleri–Arlecchino. Spettacolo sempre carico di energia, Arlecchino continua a trasferire la sua grande vitalità alle platee di tutto il mondo; le due settimane di permanenza milanese - anticipate dalla straordinaria recita scaligera, aperta alla cittadinanza, del 25 settembre scorso - rappresentano un ritorno a casa, alla vigilia delle feste natalizie, prima di riprendere la lunga tournée italiana e internazionale. Dopo lo straordinario successo riscosso a San Pietroburgo e Hong Kong a ottobre, lo spettacolo più longevo della storia (ha superato le 2500 repliche e i due milioni di spettatori) andrà ad aggiungere ai 40 paesi e alle 200 città già toccate con le sue tournèe, il Cile a gennaio, Pechino a marzo e il Canada a maggio. Lungi dal trasformarsi in uno “spettacolo-museo”, Arlecchino conferma così la sua natura di “memoria in azione”, capace di trascinare - come diceva Strehler - “lo spettatore nell’Empireo del grande teatro comico, inno gioioso di liberazione”. In scena, con Ferruccio Soleri, (in ordine alfabetico) Enrico Bonavera (che in alcune recite interpreterà il ruolo di Arlecchino), Giorgio Bongiovanni, Paolo Calabresi, Francesco Cordella, Alessandra Gigli, Stefano Guizzi, Sergio Leone, Tommaso Minniti, Stefano Onofri, Annamaria Rossano, Giorgio Sangati, Giorgia Senesi, Giulia Valenti e con Gianni Bobbio, Franco Emaldi, Paolo Mattei, Francesco Mazzoleni, Elisabetta Pasquinelli. LA SCHEDA Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio) – dall’11 al 23 dicembre 2007 Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni regia Giorgio Strehler messa in scena da Ferruccio Soleri con la collaborazione di Stefano de Luca scene Ezio Frigerio costumi Franca Squarciapino luci Gerardo Modica musiche Fiorenzo Carpi movimenti mimici Marise Flach scenografa collaboratrice Leila Fteita maschere Amleto e Donato Sartori Personaggi Interpreti Pantalone de’ Bisognosi Giorgio Bongiovanni Clarice, sua figlia Annamaria Rossano il Dottor Lombardi Tommaso Minniti Silvio, di lui figliolo Stefano Onofri Beatrice, torinese in abito da uomo Giorgia Senesi sotto il nome di Federico Rasponi Florindo Aretusi, di lei amante Sergio Leone Brighella, locandiere Enrico Bonavera Smeraldina, cameriera di Clarice Alessandra Gigli Arlecchino, servitore di Beatrice, Ferruccio Soleri poi di Florindo Un cameriere della locanda Francesco Cordella Un facchino Francesco Cordella camerieri Stefano Guizzi Giorgio Sangati Giulia Valenti il suggeritore Stefano Guizzi suonatori Gianni Bobbio, Franco Emaldi, Paolo Mattei Francesco Mazzoleni, Elisabetta Pasquinelli Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Orari Martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Venerdì 14 dicembre ore 15.00 (pomeridiana per le scuole) e ore 20.30 Durata dello spettacolo: 210 minuti con due intervalli Prezzi: Platea euro 31,00 - balconata euro 24,50 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 5 dicembre 2007 |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Lunedì 26 novembre dalle 18 alle 23 al Piccolo Teatro Grassi Viaggio nel “gran teatro” della Città Quattro dialoghi sulla città con Fawzi al Delmi, Maurizio Cucchi, Gillo Dorfles, Edgarda Ferri, Ermanno Olmi, Arnaldo Pomodoro, Edgar Morin e Guido Martinotti Fawzi al Delmi e Maurizio Cucchi, Gillo Dorfles ed Edgarda Ferri, Ermanno Olmi e Arnaldo Pomodoro, Edgar Morin e Guido Martinotti sono i protagonisti lunedì prossimo 26 novembre al Piccolo Teatro Grassi di un evento straordinario: a chiusura delle celebrazioni per i suoi 60 anni di vita il Piccolo propone infatti quattro incontri-confronto, voluti dal direttore Sergio Escobar, dedicati alla riflessione sul ruolo del teatro e della cultura nelle metropoli contemporanee. GLI INCONTRI - La lunga serata di via Rovello, a ingresso libero fino a esaurimento dei posti (poiché è prevedibile una grande affluenza si consiglia di registrarsi su www.piccoloteatro.org/registrati) avrà inizio alle 18 con l’incontro con i poeti Fawzi al Delmi e Maurizio Cucchi sul tema “La città e il desiderio”. Dopo di loro sarà la volta del critico Gillo Dorfles e della scrittrice Edgarda Ferri, chiamati a discutere su “Le città nascoste”. Alle 21 gli interventi del regista Ermanno Olmi e dello scultore Arnaldo Pomodoro su “La città e i segni”. Concluderanno il filosofo francese Edgar Morin e il sociologo Guido Martinotti, conversando su “Le città invisibili”. Il confronto prenderà le mosse dall’idea che Giorgio Strehler lanciò con il “Progetto 2000: un teatro patrimonio della città, laboratorio permanente di incontro fra culture, linguaggi, storie e contenuti”. Assumendo uno sguardo globale, si proverà a riflettere attorno al ruolo che la cultura, e in particolare il teatro, hanno nel contribuire a “umanizzare” la vita delle città contemporanee. Se il mondo assume sempre più l’aspetto di una città, le città sono sempre più attraversate dal mondo, dalle contraddizioni e dai contrasti ma anche da nuove opportunità. Le realtà metropolitane, a differenza di sessant’anni fa, sono caratterizzate da nuove forme di periferie sulle quali occorre riflettere. E’ questo il nuovo contesto in cui misurare la forza del teatro – e della cultura in generale – nel creare nuove relazioni tra lingue, linguaggi, valori, culture, economie, senza rinunciare all’idea di concorrere alla creazione di un nuovo umanesimo. Da Milano, che da sempre rappresenta un significativo esempio di sintesi tra cultura, pensiero, produzione e innovazione, si attende una grande sfida anche nella prospettiva di Expo 2015, per la quale la metropoli è candidata. LA MOSTRA - In occasione degli incontri al Piccolo nei foyer del Teatro Strehler e del Teatro Studio sarà allestita una mostra dedicata a Milano dal titolo “Il Quadrilatero della cultura. Progetto di riqualificazione”, nella quale saranno presentati i progetti dei Gruppi di studio del Laboratorio di Progettazione Architettonica della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano per riqualificare la zona compresa tra Foro Buonaparte, via Pontaccio, via Dante e via Manzoni. Il teatro della città. Quattro dialoghi sulla città. Milano 26 novembre 2007, Piccolo Teatro Grassi – Via Rovello 2 Ore 18-20 La città e il desiderio Maurizio Cucchi e Fawzi al Delmi Le città nascoste Gillo Dorfles e Edgarda Ferri pausa Ore 21-23 La città e i segni Ermanno Olmi e Arnaldo Pomodoro Le città invisibili Edgar Morin e Guido Martinotti Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti. Per informazioni: tel. 02 72333 314 Milano, 23 novembre 2007 |
| Dal 7 novembre al 9 dicembre al Piccolo
Teatro Grassi Toni Servillo debutta con Trilogia della villeggiatura prodotta da Teatri Uniti e Piccolo Teatro L’attualità di Carlo Goldoni: analisi lucida e cruda di un mondo in cui ciò che più conta è apparire Appuntamento con Toni Servillo per una prima nazionale d’eccezione al Piccolo Teatro Grassi di via Rovello: debutta in prima nazionale mercoledì 7 novembre Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni, prodotta da Teatri Uniti e Piccolo Teatro e messa in scena da Servillo, che ne è anche straordinario interprete nella parte di Ferdinando. Lo spettacolo sarà replicato per oltre un mese, fino al 9 dicembre. A oltre mezzo secolo dalla messa in scena di Giorgio Strehler (La Trilogia andò in scena al Piccolo il 23 novembre 1954) i tre testi Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura, concepiti da Goldoni come un’unica opera, rivivono in uno stesso spettacolo con questo nuovo originalissimo allestimento che rappresenta un affresco “a puntate” della società settecentesca. Una folla di personaggi anima la scena tra l’ostentazione del lusso, la volontà di apparire, le difficoltà economiche e i contrasti del cuore. La compagnia della Trilogia riunisce attori di diverse generazioni, molti dei quali sono giovani formati con un lavoro “sul campo” nello spirito del gruppo di Teatri Uniti, da sempre luogo aperto di scambio culturale e di formazione alla scena. UNA PERFETTA ARCHITETTURA TEATRALE - “Ciò che conquista della Trilogia della Villeggiatura è la sua assoluta originalità, la sua perfetta architettura teatrale”, spiega Toni Servillo. “Sotto i nostri occhi, nello svolgimento delle tre commedie, assistiamo, come se si trattasse di un romanzo, alla trasformazione dei personaggi in persone i cui destini, le cui emozioni, ci riguardano e ci toccano profondamente. Questa trasformazione è visibile soprattutto in Giacinta, che sembra sottrarsi alla propria rappresentazione per rivolgersi, nei suoi monologhi, direttamente al pubblico, alla vita”. “I preparativi per la villeggiatura, l’ansia per la partenza, il tempo disteso delle partite a carte, delle conversazioni estive, a cui seguono i silenzi malinconici del rientro in città”, aggiunge Servillo, “hanno una scansione temporale, un movimento emotivo, un migrare sentimentale fatto di attese e delusioni, di speranze e conflitti, di ottimismo ed infelicità. I personaggi che via via incontriamo sembrano raccontarci un oggi animato dalla necessità di esserci piuttosto che di essere, da una ricerca ostinata e nevrotica della felicità, dall’incapacità di intravedere, all’orizzonte, novità che sostituiscano le abitudini. Goldoni ci offre un’analisi lucida e cruda di questo mondo, che è anche il nostro. Un mondo”, conclude il regista, “in cui i sentimenti e i destini sono spesso trattati con fredda aridità, alla stregua di una partita doppia”. TONI SERVILLO E IL PICCOLO TEATRO - La coproduzione della Trilogia tra il Piccolo Teatro e Teatri Uniti”, osserva Sergio Escobar, direttore del Piccolo, “è segnata da scelte artistiche condivise, naturale sviluppo di una grande affinità con Toni Servillo che si è costruita negli anni con i suoi spettacoli rappresentati al Piccolo: nel 2002 Tartufo; nel 2003 e nel 2005 Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo; nel 2005 Benjaminowo: padre e figlio di Franco Marcoaldi e E… / Litoranea di De Filippo ed Enzo Moscato; e infine l’anno scorso Le false confidenze di Marivaux. Un’affinità anche tra Milano e Napoli”, aggiunge Escobar, “che è giusto far risalire ad una cultura comune costruita già nella storia e che ha radici nell’Illuminismo, ma anche ad un profondo legame di cultura teatrale che ha da sempre legato il Piccolo a Napoli: dal 1964, quando nacque un connubio fra Paolo Grassi ed Eduardo De Filippo per la riapertura del San Ferdinando, sino alla straordinaria messa in scena di La grande magia di Giorgio Strehler, omaggio al grande Eduardo”. “La Trilogia va in scena al Piccolo in prima nazionale dopo le prove dei giorni scorsi al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere e al Teatro di Corte della Reggia di Caserta”, conclude il direttore del Piccolo. “Sono felice di questa scelta, perché corrisponde al profondo legame che Toni Servillo ha con la sua terra teatrale che “profuma” ogni suo lavoro, uno dei “segreti” – ne sono convinto – che fa di lui un grande artista di portata internazionale”. NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’ - Ricorda Angelo Curti, presidente di Teatri Uniti: “Dopo un’episodica presenza nella primavera 1995 al Teatro Studio - Terremoto con madre e figlia di Fabrizia Ramondino, con Anna Bonaiuto e Valeria Milillo dirette da Mario Martone - il fecondo rapporto fra un’istituzione già leggendaria come il Piccolo Teatro ed una compagnia indipendente, quale continua tenacemente ad essere Teatri Uniti nel ventennale della sua fondazione, si è andato sviluppando con inesorabile gradualità. La prima rapida incursione fu al Teatro Studio, una breve ma serrata tenitura del Tartufo di Molière che con Il Misantropo, peraltro accolto proprio da Luca Ronconi al Teatro di Roma, e Le false confidenze di Marivaux, avrebbe costituito a posteriori per Toni Servillo un’altra trilogia, dedicata al teatro francese fra Sei e Settecento e stilisticamente unita dalle mirabili versioni in italiano del compianto Cesare Garboli. E poi ancora una tripartizione scenica, quella dell’eduardiano Sabato, Domenica e Lunedì, che con l’insperato approdo a via Rovello avrebbe inaugurato per noi una felice stagione di inconsuete rentrées, che gli assai confortanti esiti delle prevendite autorizzano ad auspicare anche per la Trilogia della villeggiatura. Una coproduzione”, continua Curti, “non la prima con un teatro milanese, dopo alcune felici esperienze con il Teatro dell’Elfo ed il C.R.T, ma senz’altro la più importante e la più empaticamente sentita, anche attraverso la duplice mediazione dell’autore feticcio del Piccolo Teatro e dello storico allestimento del suo artista fondatore. Mi piace perciò pensare che la sera del sette novembre Carlo Goldoni e Giorgio Strehler vorranno ancora una volta ritrovarsi insieme ed esserci vicini, da spettatori preziosi e benevoli”. Dopo il debutto al Piccolo, lo spettacolo sarà in tournée nazionale, nei teatri di Napoli, Salerno, Benevento, Avellino, Bari, Iesi, Pesaro, Ferrara, Bergamo, Pisa, Pistoia, Pavia, Ravenna e Roma, fino al prossimo aprile 2008. Milano, 6 novembre 2007 LA SCHEDA Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – MM1 Cordusio) – dal 7 novembre al 9 dicembre 2007 Trilogia della villegiatura di Carlo Goldoni adattamento e regia Toni Servillo scene Carlo Sala costumi Ortensia De Francesco disegno luci Pasquale Mari realizzato da Lucio Sabatino suono Daghi Rondanini aiuto regia Costanza Boccardi fotografo di scena Fabio Esposito Personaggi Interpreti Leonardo Andrea Renzi Paolino Francesco Paglino Cecco Rocco Giordano Vittoria Eva Cambiale Berto Salvatore Cantalupo Ferdinando Toni Servillo Guglielmo Tommaso Ragno Filippo Paolo Graziosi Giacinta Anna Della Rosa Brigida Chiara Baffi Fulgenzio Gigio Morra Sabina Betti Pedrazzi Rosina Giulia Pica Tognino Marco D'Amore Costanza Mariella Lo Sardo Coproduzione Teatri Uniti, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa in collaborazione con Progetto Grande Reggia, Regione Campania, Provincia di Caserta, Città di Caserta. Si ringrazia il Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì, venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Giovedì 15 novembre e mercoledì 5 dicembre ore 15.00 (pomeridiana per le scuole) Mercoledì 28 novembre ore 15.30 recita riservata Touring Club Italiano Durata 3 ore e ’15 Prezzi: platea euro 31,00, balconata euro 24,50 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org _________ Quella sottile alchimia tra testo, attore e pubblico Dentro una cornice popolare e comunitaria del teatro, dell’ensemble musicale nel quale suoni anche tu, ogni sera essere il “primo violino”, vuol dire voler vivere ogni sera quel circuito virtuoso con il pubblico, e non avere intenzione di rinunciarci… “Assolutamente: se questa alchimia tra testo attore pubblico si compie, è reale. Non accade magari tutte le sere, ma certo le 400 repliche di Sabato domenica e lunedì ci hanno restituito una visione del testo e un approfondimento del teatro inimmaginabile quando abbiamo cominciato il viaggio. Esserci sera per sera vuol dire anche approfondire il teatro in sé. A parte i problemi prettamente “esecutivi”: l’abbandono di uno spettacolo da parte del regista, spesso coincide col suo “slabbramento”. La mia non è una vigilanza di tipo fiscale, ma i miei attori sanno che io concerto la recita del giorno dopo e discuto quella del giorno precedente. La mia posizione non è certo contro la regia, o a favore di certe forme di “passatismo” capocomicale. Io credo al valore interpretativo legato all’attimo dell’esecuzione, così come quando godo di una Settima di Beethoven diretta da Kleiber rispetto alla stessa musica diretta da un maestro qualsiasi.. La differenza è che Kleiber fa girare nelle note di quello stesso spartito un’aria che in altre esecuzioni non c’è. Credo in quel tipo di approfondimento, che passa attraverso il fatto materiale dello sforzo e dell’energia propositiva dell’équipe, la disponibilità ricettiva del pubblico, la efficacia di un testo che nel momento in cui nasce contenga questi presupposti, come è nel caso di Molière, Eduardo, Goldoni. Io avrei maggiori difficoltà a lavorare su testi nati dalla penna di drammaturghi che lavorano nella solitudine della loro stanza; che lavorano in zone, o con parentele, più limitrofe alla letteratura che alla pratica di palcoscenico. Per questa squisita ragione!”. Hai voluto un cast inconsueto, fatto di attori che ben conosci, e di alcune presenze giovanissime, come le due protagoniste femminili. “Ho affrontato per molto tempo e con grande cura quell’aspetto della nascita di uno spettacolo che non è quasi citato nelle ricognizioni e nei manuali di teatro: la formazione del cast. Se il teatro è una comunità, i suoi membri devono poter camminare insieme. E io ho lavorato alla preparazione di questa compagnia per due anni, facendo non i provini classici ma lavori sulla parte che sono durati anche giorni. Queste attrici, Anna Della Rosa e Eva Cambiale, non le ho incontrate né scoperte, le ho cercate, e portano in quelle parti di ragazza un fremito aurorale, perché sono davvero agli inizi. Poi ci sono gli attori con cui lavoro da sempre, come Andrea Renzi, Tommaso Ragno, Mariella Lo Sardo, Betti Pedrazzi, e poi i due grandi “vecchi”, Paolo Graziosi e Gigio Morra. Questi sono l’incarnazione di un teatro che mi arriva direttamente da Eduardo e Cecchi, cosa di cui sento la vertigine. E d’altra parte, se è vero che il teatro qui si allunga nel romanzo per poi rifarsi teatro, c’era quasi bisogno di una varietà anagrafica che riunisse in compagnia attori dai venti ai quasi settant’anni, proprio per rappresentare la bella complessità del mondo”. Dall’intervista di Gianfranco Capitta a Toni Servillo (dal programma di sala) Le biografie Toni Servillo Nato ad Afragola (Napoli) nel 1959, regista e attore, nel 1977 fonda il Teatro Studio di Caserta, con il quale dirige e interpreta, fra l’altro, Propaganda (1979), Norma (1982), Billy il bugiardo (1983), Guernica (1985). Nel 1986 inizia a collaborare con il gruppo Falso Movimento, interpretando Ritorno ad Alphaville di Mario Martone e mettendo in scena E... su testi di Eduardo De Filippo. Nel 1987 è tra i fondatori di Teatri Uniti e partecipa, come attore e regista, alla creazione di spettacoli come Partitura (1988) e Rasoi (1991) di Enzo Moscato, Ha da passà a nuttata (1989) dall’opera di Eduardo De Filippo, Zingari (1993) di Raffaele Viviani, fino a Sabato, domenica e lunedì (2002), pluripremiata rivisitazione del capolavoro eduardiano, in scena per quattro stagioni ed applaudito nei maggiori teatri europei (Strasburgo, Berlino, Parigi). Nel 2005 dirige Il lavoro rende liberi che nasce dall’incontro con due testi teatrali di Vitaliano Trevisan. Con Il Misantropo (1995) e Tartufo (2000) di Molière, e con Le false confidenze (1998) di Marivaux, tutti nelle mirabili traduzioni di Cesare Garboli, realizza un trittico sul grande teatro francese fra Sei e Settecento. Le false confidenze, ripreso nel dicembre del 2005, ha concluso la sua nuova tournèe a maggio 2007. Tra le sue regie figurano inoltre L’uomo dal fiore in bocca (1990/96) di Luigi Pirandello, Natura morta (1990), Da Pirandello a Eduardo (1997), Benjaminowo: padre e figlio (2004), messo in scena in occasione della riapertura dello storico Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. Al 1999 risale il suo debutto da regista nel teatro musicale con La cosa rara di Martin y Soler per la Fenice di Venezia, cui fanno seguito Le nozze di Figaro di Mozart, Il marito disperato di Cimarosa, Boris Godunov di Mussorgskij, Arianna a Naxos di Richard Strauss, Fidelio di Beethoven (con cui, nel dicembre del 2005 ha inaugurato la stagione del San Carlo di Napoli) e L’Italiana in Algeri di Rossini per il festival di Aix en Provence. Diretto da registi teatrali come Memè Perlini, Mario Martone, Elio De Capitani, interprete dei film di Mario Martone, Antonio Capuano, Paolo Sorrentino, e Elisabetta Sgarbi. Per Le conseguenze dell’amore, secondo film di Sorrentino, in concorso al Festival di Cannes 2004, riceve il Nastro d’argento e il David di Donatello. Reduce dal recente successo dell’opera prima di Andrea Molaioli La ragazza del lago (2007), ritornerà sul grande schermo dapprima con Lascia perdere Johnny di Fabrizio Bentivoglio (in uscita nelle sale il prossimo 30 novembre 2007) e, successivamente, con Gomorra, film di Matteo Garrone dall’omonimo volume di Roberto Saviano, e con Il divo per la regia di Paolo Sorrentino. Andrea Renzi E' tra i fondatori delle compagnie Falso Movimento e Teatri Uniti. E' stato protagonista dei principali spettacoli di Mario Martone, fra i quali Tango glaciale, Otello, Riccardo II, Edipo a Colono, di Toni Servillo ne Le false confidenze , Tartufo e Antonio Neiwiller in Dritto all'inferno. Tra le sue regie si ricordano: Fuochi a mare per Vladimir Majakovskij, Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal, da cui è stato tratto il film di Incerti L'uomo di carta, presentato al Festival di Locarno, Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard, Le avventure di Pinocchio da Collodi., Magic People Show di Giuseppe Montesano. A teatro ha lavorato inoltre con Raul Ruiz, Elio De Capitani, Marco Baliani, Leo De Berardinis. Nel 2000 ha ricevuto il Premio Salvo Randone per la sua attività di interprete. Per il cinema è stato protagonista di Teatro di guerra di Martone, L’Uomo in più di Paolo Sorrentino, La spettatrice di Paolo Franchi, La guerra di Mario di Antonio Capuano. Francesco Paglino Si è formato incrociando i percorsi di Roberto Castello, Theodoros Terzopulos, Judith Malina e Mamadou Dioume, storico interprete del teatro di Peter Brook. Ha lavorato con Renato Carpentieri, Enrique Vargas, Remondi e Caporossi e in numerose produzioni di Teatri Uniti con la regia di Andrea Renzi e di Toni Servillo. Rocco Giordano Si è formato con la scuola di mimo di Michele Monetta ed ha proseguito con Forma Azione Scena, sotto la guida di maestri provenienti dalla scuola Lecoq e dalla compagnia di Peter Brook. E’ stato diretto da Francesco Saponaro ed Egumteatro; ha lavorato in laboratorio con Emma Dante. Eva Cambiale Si è diplomata alla scuola del Teatro Stabile di Genova nel 2003 ed ha recitato in numerose produzioni dello stesso teatro. Interprete per Fausto Paravidino e Valerio Binasco, dal 2002 è parte attiva del progetto Narramondo e collabora con Gloriababbi Teatro. Ha recitato inoltre per la televisione in diverse fiction. Salvatore Cantalupo Si è formato con Antonio Neiwiller, con il quale ha lavorato dal 1983 al 1993. Ha recitato inoltre con Toni Servillo e con Mario Martone. Al cinema è stato tra gli interpreti di Teatro di guerra di Martone, ed ha lavorato con Tonino De Bernardi e Matteo Garrone. Tommaso Ragno Debutta in teatro con Mario Martone nel 1988 ne La seconda generazione. Lavora con De Bosio, Cecchi e Ronconi. Con Cecchi è interprete della trilogia shaskespeariana al Teatro Garibaldi di Palermo; con Ronconi lavora in particolare ne Lo specchio del diavolo e nel Troilo e Cressida. Recita inoltre con Emma Dante, Cesare Lievi e Valerio Binasco. In cinema è protagonista de L’uomo privato di Emidio Greco e viene inoltre diretto da Tonino De Bernardi, Kim Rossi Stuart e Pappi Corsicato. Paolo Graziosi Esordisce negli anni sessanta ne Gli Arcangeli. In teatro Franco Zeffirelli lo fa debuttare in Romeo e Giulietta nel ruolo di Mercuzio. In televisione uno dei suoi primi lavori è Zoo di vetro per la regia di Vittorio Cottafavi. E’ stato vincitore del premio Oscar del Teatro 2005 quale miglior attore non protagonista in Sei personaggi in cerca d'autore (Premio ETI 2005). In cinema lavora con Bellocchio, Patroni Griffi, Luigi Comencini, Marco Tullio Giordana, Sorrentino; in teatro viene diretto da Zeffirelli, De Bosio, Enriquez, De Filippo, Peter Stein, Luca Ronconi, Mario Martone, anche se un sodalizio particolare lo instaura con Carlo Cecchi. E’ da sempre attivo anche in televisione. Anna Della Rosa Laureata in Lettere e Filosofia, studia con Nikolaj Karpov e consegue nel 2002 il diploma presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Si specializza negli anni successivi con Luca Ronconi e Massimo Castri. Lavora in cinema, televisione e pubblicità ma soprattutto in teatro, dove recita con la regia di Peter Stein, Maurizio Schmidt e Massimo Castri. Tra gli ultimi lavori Zio Vanja con la regia di Nanni Garella, e Happy family con la regia di Alessandro Genovesi. Chiara Baffi Ha frequentato la scuola di mimo di Michele Monetta e ha proseguito gli studi di teatro incontrando Spiro Scimone, Davide Iodice, Andrea De Rosa e l’Onorevole Teatro Casertano, oltre che Yves Lebreton ed Enrique Vargas. In teatro ha lavorato con Renato Carpentieri, Francesco Rosi e Francesco Saponaro. In televisione è stata tra le protagoniste del serial La Squadra. Gigio Morra Si diploma alla Scuola d’Arte Drammatica di Napoli nel 1966. Successivamente entra nella compagnia di Eduardo De Filippo e per dieci anni, dal 1970 al 1980, è parte del Granteatro di Carlo Cecchi; fino al 1989 è nella compagnia di Angelo Savelli. A teatro lavora inoltre con Maurizio Scaparro, Peppino Patroni Griffi e Luca De Filippo, Toni Servillo. Recita al cinema diretto da Marco Bellocchio, Nanni Moretti e Lina Wertmüller. In televisione è tra i protagonisti della serie Il commissario Montalbano. E’ stato vincitore del premio IDI nel 1982. Betti Pedrazzi Diplomatasi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” nel 1974, ha lavorato con Ronconi, Cobelli, Cecchi, Zucchi, Bassignano, Simone, Gagliardo, Ricordi, Tessitore, Ghione, Martella, Salemme. Lavora stabilmente in cinema e televisione, tra gli altri con Guido Chiesa e Vincenzo Salemme. Tra i lavori più recenti ricordiamo “Sabato, domenica e lunedì” e “Le false confidenze”, per la regia di Toni Servillo, “Hedda Gabler” per la regia di Carlo Cecchi, “Il gabbiano” per la regia di Valerio Binasco. Si è occupata di radio, doppiaggio ed organizzazione teatrale ed è stata nel 1984 la fondatrice della “Compagnia Teatro Il Quadro”. Giulia Pica Si è formata con l’Onorevole Teatro Casertano di Santa Maria Capua Vetere ed ha proseguito con Forma Azione Scena, sotto la supervisione didattica di Hassane Kassi Kouyatè, già attore per Peter Brook. Ha preso parte in numerose regie della compagnia I Teatrini ed inoltre è stata interprete per EgumTeatro e Kismet Opera. Marco D’Amore Diplomato nel 2005 presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, ha precedentemente lavorato in diverse produzioni di Teatri Uniti per la regia di Andrea Renzi e con la compagnia de Le belle bandiere. Si è inoltre occupato di regia e sceneggiatura e nel 2007 ha ricevuto la menzione al Premio Hystrio quale miglior attore. Mariella Lo Sardo Laureata in Lingue e Letterature straniere, ha studiato recitazione con Michele Perriera ed ha debuttato in teatro con Roberto Guicciardini e al cinema con i fratelli Taviani. E’ andata in scena con la regia, tra gli altri, di Mario Martone, Giorgio Barberio Corsetti, Toni Servillo e Thierry Salmon, interpretando testi classici e moderni, ma anche opere in dialetto napoletano e siciliano. Ha inoltre recitato in inglese in un musical di Kurt Weill coprodotto dal Teatro dell’Opera di Roma e dal Teatro Massimo di Palermo. Al cinema ha lavorato con Roberto Benigni, Amos Gitai e Franco Zeffirelli. Ha inoltre scritto per il teatro e lavorato all’adattamento di diversi testi. La tournée Da mercoledì 12 dicembre 2007 a domenica 6 gennaio 2008 Teatro Mercadante Stabile di Napoli Nel 2008, il calendario programma lo spettacolo in diverse città fra le quali: Salerno, Teatro Verdi, da martedì 8 a domenica 13 gennaio Benevento, Teatro Comunale, giovedì 17 e venerdì 18 gennaio Avellino, Teatro Gesualdo, sabato 19 e domenica 20 gennaio Bari, Teatro Piccinni, da martedì 22 a domenica 27 gennaio Iesi, Teatro Pergolesi, da martedì 29 a giovedì 31 gennaio Pesaro, Teatro Rossini, da venerdì 1 a domenica 3 febbraio Ferrara, Teatro Comunale, da giovedì 7 a domenica 10 febbraio Mantova, Teatro Sociale, lunedì 11 febbraio Cremona, Teatro Ponchielli, martedì 12 e mercoledì 13 febbraio Bergamo, Teatro Donizetti, da venerdì 15 a domenica 24 febbraio Pisa, Teatro Verdi, da martedì 26 a giovedì 28 febbraio Pistoia, al Teatro Manzoni, da venerdì 29 febbraio a domenica 2 marzo Casale Monferrato, Teatro Municipale, martedì 4 e mercoledì 5 marzo Pavia, Teatro Fraschini, da venerdì 7 a domenica 9 marzo Piacenza, Teatro Municipale, lunedì 10 e martedì 11 marzo Ravenna, Teatro Alighieri, da giovedì 13 a domenica 16 marzo Civitavecchia, Teatro Comunale Traiano, martedì 18 e mercoledì 19 marzo Roma, Teatro Valle, da mercoledì 26 marzo a domenica 13 aprile. |
| _____________Teatro Grassi Garibaldi, l’eroe dei due mondi, dal 31 ottobre al 4 novembre 2007 Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli Nel Bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi (1807-1882), la Compagnia Marionettistica presenta uno storico spettacolo del suo repertorio, L’eroe dei due mondi, ovvero Garibaldi e i suoi tempi, epopea storico militare. 25 scene e 150 marionette, per una trama che ripercorre le vicende della vita dell’Eroe dei Due Mondi, da Nizza a Genova, dal Sudamerica a Roma e alla Sicilia, fino al ritiro a Caprera. Al di là del “medaglione” storico di carattere didascalico danno vita all’azione drammaturgica i diversi personaggi nella loro funzione di commento corale. Tra i personaggi, anche Gerolamo, secondo la tradizione del Teatro Marionettistico che vuole la presenza del personaggio maschera della Compagnia a “commentare” le gesta dei grandi personaggi, facendosi intermediario fra le azioni dell’eroe indomito, la vita quotidiana del popolo e lo spettatore. La trilogia della villeggiatura, dal 7 novembre al 9 dicembre 2007 (prima per la stampa 9 novembre) di Carlo Goldoni regia Toni Servillo Coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatri Uniti Protagonista del nuovo Rinascimento culturale napoletano, regista di cinema e di teatro, Toni Servillo da alcuni anni sta compiendo un percorso attraverso i classici che lo ha portato a mettere in scena Tartufo di Molière, Le false confidenze di Marivaux, e Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo, tutti presentati anche al Piccolo Teatro. In occasione del tricentenario goldoniano, prodotto dal Piccolo, Servillo sceglie La trilogia della villeggiatura, un testo tra i più belli del drammaturgo veneziano, sospeso tra malinconia e ironia, tra affresco critico di una società in crisi e struggimento di una giovane generazione capace solo di lasciarsi vivere Arlecchino, servitore di due padroni, dall’11 al 23 dicembre 2007 di Carlo Goldoni regia di Giorgio Strehler Produzione Piccolo Teatro di Milano |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Il Goldoni solare di Lluís Pasqual Dopo Venezia e Barcellona, “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni, con Eros Pagni, dal 9 ottobre, al Piccolo Teatro di Milano Dopo un prestigioso itinerario che l’ha condotto dalla Biennale di Venezia al Festival Grec di Barcellona, arriva al Piccolo Teatro Grassi, dal 9 fino al 28 ottobre 2007, La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni, con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci e con la regia di Lluís Pasqual, spettacolo prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno della Biennale e in collaborazione con la Regione Veneto. Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!". Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca. Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto?". LA SCHEDA Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio) – dal 9 al 28 ottobre 2007 La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni regia Lluìs Pasqual scene Ezio Frigerio costumi Franca Squarciapino musiche Antonio Di Pofi luci Sandro Sussi con Eros Pagni Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Massimo Cagnina, Giovanni Calò, Piergiorgio Fasolo, Nunzia Greco, Aldo Ottobrino, Paolo Serra, Enzo Turrin Produzione Teatro Stabile del Veneto e Teatro Stabile di Genova con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione del Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Mercoledì 24 ottobre, ore 15.00 (pomeridiana per le scuole) e 20.30 Prezzi: platea euro 31,00, balconata euro 24,50 Durata: 2 ore circa Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) Dall’estero tel. +39 02.57480889 www.piccoloteatro.org Milano, 21 settembre 2007 |
| COMUNICATO STAMPA/ In onda dal Piccolo Teatro Grassi cinque puntate di “Cominciamo bene Prima” DAL 1 AL 5 OTTOBRE 2007 ORE 9,15 SU RAITRE La sede storica del Piccolo Teatro si trasforma per una settimana in studio televisivo per il ritorno su Raitre di “Cominciamo bene Prima”. Da lunedì 1 a venerdì 5 ottobre, infatti, la trasmissione dedicata al teatro e condotta da Pino Strabioli andrà in onda dal Piccolo Teatro Grassi di via Rovello. Con garbo e competenza, tutti i giorni dalle 9,15 alle 10 circa, Strabioli racconterà il teatro ai telespettatori, facendolo conoscere e amare attraverso le esperienze e i ricordi dei grandi nomi del palcoscenico italiano. E ricordando due ricorrenze importanti: i sessant’anni appena conclusi del Piccolo e i dieci dalla scomparsa di Giorgio Strehler. A fare da sfondo alla trasmissione la scenografia dell’Arlecchino, la stessa che rese celebre il più famoso spettacolo goldoniano di Strehler. Ospite della prima puntata sul palcoscenico di via Rovello, lunedì 1 ottobre, sarà Luca Ronconi, direttore artistico del Piccolo. Quella con Strabioli sarà un’intervista intimista che, oltre al teatro e ai suoi successi, cercherà di mettere in evidenza l’animo di Ronconi, le sue emozioni e anche il suo amore per gli animali. Martedì 2 ottobre sarà la volta di Milva, che rievocherà tra l’altro il suo incontro con Strehler nel 1965 e la sua trasformazione da diva popolare a grande interprete del teatro europeo più sofisticato nel segno di Brecht. Dalia Gaberscik, figlia di Giorgio Gaber, sarà la protagonista della puntata di mercoledì 3 ottobre. Strabioli, in un’intervista che Dalia, persona molto riservata, concederà in via del tutto eccezionale per “Prima”, ripercorrerà con lei la carriera teatrale del padre e presenterà le manifestazioni che la Fondazione Gaber e il Piccolo stanno preparando in ricordo del grande artista. Andrea Jonasson, attrice e moglie di Strehler, sarà l’ospite della puntata di giovedì 4 ottobre. Proprio al Piccolo la Jonasson interpreterà dal 14 ottobre la nuova edizione dello spettacolo strehleriano “La storia della bambola abbandonata”, al quale le telecamere di “Prima” hanno avuto il privilegio di assistere durante le prove. L’ultima puntata dal Piccolo, venerdì 5 ottobre, prima della ripresa della trasmissione dagli studi di Roma, avrà come ospite Paolo Limiti, un’occasione per proporre uno spaccato della storia del teatro e della televisione italiana. Milano, 28 settembre 2007 |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani in prima nazionale al Piccolo Teatro Grassi Mario Maranzana e Lamberto Puggelli portano in scena il libro-testamento di Tiziano Terzani Martedì 25 settembre debutta in prima nazionale al Piccolo di Milano – Teatro Grassi La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani, nell’adattamento di Mario Maranzana diretto da Lamberto Puggelli. In scena lo stesso Mario Maranzana nella parte di Tiziano Terzani e Roberto Andrioli (allievo di Maranzana alla scuola del Piccolo Teatro) in quella del figlio Folco. “... e se io e te ci sedessimo ogni giorno, per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita? Un dialogo fra padre e figlio, così diversi e così eguali, un libro testamento che toccherà a te mettere assieme. Fai presto, perché non credo di avere molto tempo. Fai i tuoi programmi e io cerco di sopravvivere ancora per un po’ per questo bellissimo progetto, se sei d’accordo. Ti abbraccio, i’ babbo”. Nasce così La fine è il mio inizio, il libro-testamento - pubblicato da Longanesi, alla sua settima edizione - nel quale Tiziano Terzani, scomparso nel 2004, si racconta al figlio Folco rispondendo alle sue domande, parlando di se stesso, della sua storia e delle sue origini, dei suoi viaggi e delle sue scoperte, dei luoghi, delle persone. Un “bellissimo progetto”, dice l’autore. Un uomo che racconta e un uomo che lo ascolta. Cos’altro è il teatro? Il libro di Tiziano Terzani sembra nascere proprio per il teatro, e alla sua vocazione naturale - la narrazione - torna grazie alla volontà di Mario Maranzana (che con Terzani ha anche un’incredibile somiglianza fisica) e Lamberto Puggelli. Chi ha letto La fine è il mio inizio sa bene che il testo si presta naturalmente a una trasposizione teatrale. E non è un caso se Terzani definisce la morte “l’ultimo atto della vita”. Proprio come una commedia, la vita è scandita da atti. La fine è il mio inizio è uno scritto che diventa parlato. Ma La fine è il mio inizio nasce da uno scritto. Il circolo si chiude aprendo nel lettore/spettatore finestre su interrogativi esistenziali e ironiche prese di coscienza. Lo spettacolo ripercorre i momenti più intimi e profondi del racconto: l’incontro tra un padre giunto agli ultimi giorni della sua vita e un figlio che si ferma ad ascoltare le sue parole, nella loro casa di montagna, tra il verde e il silenzio della natura dell’Appennino tosco-emiliano. Il rapporto tra Maranzana e Andrioli, un rapporto di docente e allievo, simile per molti versi a quello tra padre e figlio, ha reso spontanea la relazione che i due attori devono avere in scena. “Ho voluto portare in scena questo testo perché certa esasperazione del femminismo ha eliminato l’uomo e quindi è andata perduta anche la figura del padre. Invece adesso i giovani chiedono a quest’uomo che cammina per casa chi è, cosa fa, cos’è la vita… Terzani si è ricordato di aver sbagliato con il padre, al quale non ha domandato nulla. Allora, sapendo di dover morire, vuole rispondere alle domande del figlio. Quello che fa molta impressione è il modo in cui quest’uomo dolcissimo risponde al ragazzo, che gli fa domande anche piuttosto difficili. C’è un senso di chiarezza e una leggerezza non italiana”. Così Maranzana sul testo di Terzani, per una messinscena che vuole esaltare queste chiarezza e leggerezza anche attraverso le scene di Luisa Spinatelli e le musiche di Filippo Del Corno: essenziali ed esiziali, ma concepite con l’obiettivo di trasmettere allo spettatore l’assoluta serenità di spirito con cui l’ “intervistato” (il Padre) parla con l’ “intervistatore” (il Figlio) nella piena consapevolezza della morte imminente, in assenza di orpelli e distrazioni. Allora, questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato, c'è un senso Domenica 20 settembre, alle ore 18.00 circa (al termine della rappresentazione), al Piccolo Teatro Grassi, incontro sullo spettacolo La fine è il mio inizio. Intervengono Mario Maranzana, Roberto Andrioli e Lamberto Puggelli. Introduce e coordina Max De Martino, curatore del sito ufficiale di Tiziano Terzani. Ingresso libero. LA SCHEDA Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio) – dal 25 al 30 settembre 2007 La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani adattamento Mario Maranzana regia Lamberto Puggelli scene e costumi Luisa Spinatelli musiche Filippo Del Corno con Mario Maranzana e Roberto Andrioli Produzione Vincenzo De Leo e Claudio Padovani Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Prezzi: platea euro 23,50; balconata euro 20,50 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) Dall’estero tel. +39 02.57480889 www.piccoloteatro.org Milano, 21 settembre 2007 Come nasce da un libro un’opera teatrale di Mario Maranzana E’ sempre arduo cercare di scoprire come nasce un fatto d’Arte. E ancor più arduo cercare il suo perché. Nonostante questa malinconica e mai superata difficoltà, si tenta sempre di scoprire l’origine del fatto in quanto si crede sempre che appartenga all’anima dell’autore che nella creazione si svela. E si finisce per associare la creazione ad un segreto . Il segreto non si svela, si custodisce. E lo si lascia galleggiare nel “gran mar dell’essere” Chi vedrà lo spettacolo La fine è il mio inizio si chiederà tutto ciò dando spiegazioni multiple del galleggiamento . Mario Maranzana che dello spettacolo è l’ideatore e l’interprete e l’autore di queste note, ha il dovere di parlar chiaro. Intanto la metafora marina mi spinge a raccontare di una intervista del pittore De Chirico presentata moti anni fa alla TV. Uno sciagurato intervistatore ha posto, con l’occhio brillante di chi assapora il successo della domanda , la questione creativa a De Chirico: Maestro, perchè nasce un suo quadro? La risposta, dopo una pausa carica di uno speciale disprezzo eccola: Lei chiede al mare perché fa onde? Non occorre commentare! Il mio parlar chiaro di cui sopra, è dichiarare di essere autore di seconda mano. L’autore è Tiziano Terzani, un giornalista, che con i suoi scritti è diventato uno degli scrittori più importanti del momento e questo libro non è stato mai scritto ma detto, parlato, raccontato in una sterminata intervista al figlio Folco. Il suo incontro con i lettori è troppo semplice chiamarlo successo. E’ piuttosto un’ondata (vedi De Chirico) che ha travolto e avvolto e che, come fa il mare, si rinnova sempre. Insomma dopo alcune pagine di lettura del libro La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani, dentro, nell’onda, ho sentito il ristoro dell’acqua che pulisce e rinfresca; e portato dallo sciacquio sono arrivato ad una spiaggia dove ho cominciato a vedere tra sabbia e scogli un palcoscenico e il Teatro. Non conoscevo Terzani e ammetto senza pudore di non averlo mai sentito nominare. Nel mio habitat creativo era uno sconosciuto. Qualcuno, non mi ricordo chi fosse (questo fatto è importante per il mistero dell’onda creativa) mi disse di leggere questo libro. Nel libro ci sono alcune fotografia di Lui da giovane coi figli e la moglie e come era quando dettava le frase al figlio (altra “onda”?) e quando morì. Ho intravisto qualche somiglianza fisica. E non fu questa coincidenza stralunata a farmi decidere di portare Lui in Teatro. Fu quella metafora di spiaggia e scogli. Interpellai la casa Editrice Longanesi, Editrice del libro, per avere un incontro con chi dell’opera letteraria aveva i diritti. Mi faccio conoscere con una raffica di scritti su di me con la conclusione “terroristica” del mio curriculum che racconta le mie gesta in 54 anni di professione. Preso atto del mio buon passato, i responsabili mi fissano un incontro alla Libreria Feltrinelli a Milano. Nell’aprile 2006, in una sala dove sarebbe avvenuta un’importante e forse l’ultima presentazione del libro. Ci arrivai che l’avevo letto almeno due volte, senza avere alcun dubbio sul progetto di trasporto in teatro. Il libro è tutto dialogo. Quindi una primordiale certezza di Teatro. Ho rincorso notizie su Terzani e mi si è svelato un personaggio singolare che già nel libro si intravede e si manifesta chiaramente come un personaggio di Teatro. Arrivai alla Sala della Libreria Feltrinelli alle 16 30. L’incontro col pubblico era fissato alle 18. E un’ora e mezza prima la sala era strapiena e non avrei trovato un posto a sedere se non mi fosse stato offerto dall’Addetto stampa della Casa Editrice. Puntuale incomincia la presentazione con una giornalista (Giovanna Zucconi di LA STAMPA) che fa domande al figlio di Tiziano, Folco Terzani. Folco ha curato l’edizione del Libro. E’ proprio lui cui le domande vanno fatte. Dopo la presentazione, il pubblico si slancia in una vitalissima gara di domande. Al figlio curatore. Il libro parla sempre della morte che si attende e il pubblico vitalissimo vuole saperne ancora di più, scoprire ancora di più la sua certezza. Non si sa se si nasce, ma quando si è nati si è sicuri che si morirà. La morte come fatto certo. E’ un pubblico da teatro quello della Sala, lo individuo subito anche perché quel pubblico in sala non lo sa di essersi trasformato. Il pubblico del Teatro si pone le domande dopo lo spettacolo. Tra se e se. E quando lo spettacolo ha toccato corde segrete ma comuni. Se le pone per sempre. Quel pubblico di Sala Feltrinelli non ha potuto aspettare, perché, trattandosi di un libro che si legge in silenzio da soli, ha subito sentito nello stare in comunità, il conforto a chiedere, a farsi e fare domande, nate proprio dall’essere tanti insieme. E’ diventato pubblico di Teatro, con altri tempi, dovuti al trasformarsi di ognuno dei componenti , da lettore a spettatore, da individuo solo a componente di collettività. Intervenni anch’io e raccontai il mio progetto di portare Terzani in Teatro. Nessuno si meravigliò, ma tutti rivelarono che era quasi ovvio pensare di far Teatro da quel libro. Esso ha quasi 450 pagine. Una durata di lettura impossibile per uno spettacolo di Teatro. Si trattò subito di inventare una durata possibile e consonante. Da quasi 450 pagine, il libro. A 56 pagine, il copione. Miracolo? Nel mentre si sviluppa il racconto che Tiziano fa della sua prossima morte, nasce in me la vita di Tiziano personaggio di teatro, artistico, immortale. Nella consuetudine teatrale, l’opera di teatro viene scritta dall’autore con una speciale lingua che contiene la freschezza e l’immediatezza del parlato. Il lavoro dell’attore consta nell’estrarre dallo scritto la sonorità del parlato. In questa opera l’autore, impossibilitato dal suo male a scrivere, ha solo parlato. Lo scritto è un libro della casa editrice sulle frasi di Tiziano, registrate dal figlio Folco. Il rapporto di padre e figlio è nuovo e antico, suggellato da un affetto testamentario. Un monito dolcissimo per i giovani sperduti e naufraghi nella famiglia moderna. Da notare che la metafora marina mi segue come una scia. Il figlio Folco sarà interpretato da Roberto Andrioli, che è stato mio allievo nella Scuola del Piccolo Teatro di Milano, dove questo spettacolo debutta. Anche il regista, Lamberto Puggelli, appartiene a quella spiaggia della pianura padana che si trova in via Rovello a Milano. In un Teatro che si chiamò piccolo, si chiama ancora Piccolo ed è uno dei Teatri più grandi del mondo. Nel senso di importante. Nell’opera Teatrale che stiamo analizzando, si srotola, come il mare con onde una drammaturgia speciale: dallo scritto parlato, documentario, vero di Tiziano, si arriva al parlato teatrale metaforico artistico, parlato dall’attore interprete che sarò io. Ma ancora uno sviluppo mi corre dentro questo lavoro. E si arriva al più grande, il mai superato teatro del mondo: La tragedia. Il coro è il pubblico che ho sentito in Sala Feltrinelli, il coreuta è il figlio Folco e Tiziano si erige solenne ed umoristico a raccontare in lunghe tirate la sua esperienza che ha come trama la fine e l’inizio. I due opposti che sono anche occidente e oriente, giostra che ruota come anello indissolubile nella storia umana. Tragedia moderna, modernissima. Quella scritta da Euripide che della morte racconta come si può anche ridere di essa. Ma senza mancarle mai di rispetto. Per questo rispetto umano dell’unica certezza è tornato il conto a me, attore autore, di raccontare Terzani per raccontare la vita e la morte. Il teatro di sempre. E tutto avverrà con la collaborazione commossa e sensibile del regista. Lamberto Puggelli, cui fu da me proposta la regia e non avevo ancora finito la parola “Terzani” che mi disse subito SI. E fu un momento molto intenso: quello in cui gli artisti si riconoscono nella luce che illumina il pensiero. Puggelli ama questa operazione da lui raggiunta con altro suggestivo strumento quello di trasformarsi da lettore affascinato in mediatore, affabulatore e organizzatore del nuovo racconto, colui che impaginerà ed aiuterà il pubblico a sfogliare il libro del teatro con una cornice metaforica immersa nella luce dei proiettori. E la cornice sarà di Luisa Spinatelli. Non si vedranno, ma saranno presenti dentro il palcoscenico, nella cornice, nella luce inventata e nella recitazione accordata con gli attori. Quella dell’Arte che hanno vissuto assieme al magistero di Giorgio Strehler, maestro e amico. E infine amico, maestro e concittadino di chi ha scritto queste note. Note del regista di Lamberto Puggelli "Pronto. Al telefono l'amico attore Mario Maranzana: metteresti in scena l'ultimo libro di Tiziano Te..." "Si!". Conosco tutti i libri di Tiziano Terzani e in passato ho messo in scena cronache saggi, poemi e romanzi (fra cui Siddharta di Hesse). Pochi giorni prima, scherzando con i miei allievi, dicevo loro che l'ambizione mia era che potessero diventare buoni spettatori e buoni cittadini. Qualcuno di loro, chissà, diventerà un buon attore. E che enorme soddisfazione e orgoglio smisurato per me se qualcuno diventasse Ruggeri o la Duse. Ma il desiderio impossibile, il sogno da sognare era che ci fosse fra loro se non proprio Siddharta, Tiziano Terzani. Ma parliamo di Teatro: un Teatro che unisca spiritualità e vita vissuta, impegno morale e civile, realismo e utopia…. Questo è il Teatro che ho fatto e che farò. Con semplicità. Parlando con parole che esprimano pensieri e sentimenti. Che donino speranza e serenità. Questo Vogliamo fare Mario ed io e Folco Terzani e Angela Staude, che ci sono vicini con affetto. E questo vuole certamente Tiziano Terzani. Mario Maranzana nasce a Trieste nel 1930. Debutta in teatro con Vittorio Gassman in Edipo re di Sofocle (1954). Dal 1955 al 1957 recita con la Compagnia dei Giovani. Nel 1958 debutta come regista firmando I diari di Bertoli, con cui ottiene il Premio San Genesio. Nel ’61 è al fianco di Paolo Ferrari e Ornella Vanoni ne L’idiota di Achard. Lavora con Memo Benassi, Salvo Randone, Sergio Tofano, Gino Cervi, Anna Proclemer, Lilla Brignone, diretto da Strehler, Visconti, Costa, De Lullo. Nel 1982 è il protagonista di un suo adattamento di Das Kapital di Curzio Malaparte, realizzato con lo Stabile del Friuli Venezia Giulia. Nel 1983 è con Vittorio Franceschi in Bouvard e Pécuchet da Flaubert e partecipa a L’affare Danton da Büchner diretto da Andrzej Wajda. Tra gli ultimi successi Bella figlia dell’amore di Harwood, regia di Patrick Rossi Gastaldi e Storie delle maldobrie di Carpinteri & Faraguna, regia di Antonio Calenda. Roberto Andrioli, attore musicista e danzatore, si diploma nel 1996 presso la scuola di formazione per attori del Piccolo Teatro di Milano diretta da Giorgio Strehler, dove è allievo di Mario Maranzana, e in seguito si perfeziona partecipando a seminari e workshop condotti da Yoshi Oida, Maureen Fleming, Nicolaj Karpov, Carolyn Carlson... Prosegue il suo percorso di ricerca sull’uso della voce al fianco di Gabriella Bartolomei e il master in pedagogia teatrale frequentato presso l’Università di Brescia, che lo avvicina particolarmente al mondo dell’infanzia. Dalla scorsa stagione lavora stabilmente nella compagnia Locus solus prodotta dal centro teatrale La Corte Ospitale di Rubiera. Lamberto Puggelli debutta come regista di diversi spettacoli al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Dalla metà degli anni ’60 firma regie liriche. Molti dei suoi allestimenti sono visti ad Amburgo, Mosca, Chicago, Barcellona, Rio de Janeiro, Tokyo, Londra. Al Teatro alla Scala mette in scena diverse opere, tra le quali Andrea Chénier, La forza del destino, Il matrimonio segreto, Adriana Lecouvreur, dirette da Chailly, Patanè, Gavazzeni. Il suo repertorio comprende Euripide, Racine, Goldoni, Sartre, Osborne, Albee, Shaw, Brecht, con una particolare attenzione per Pirandello e la riscoperta e proposta di testi “lombardi” (Bertolazzi, Porta, DeLemene, Testori, Santucci, Ciro Fontana). E’ l’unico regista vincitore del premio dell’Associazione degli Scrittori Italiani di Teatro. Collabora per anni con il Teatro Stabile di Catania, dove firma 23 spettacoli. Negli anni ’70 collabora con Strehler al Piccolo Teatro. Tiziano Terzani nasce a Firenze nel 1938. Dal 1971 è corrispondente dall’Asia per il settimanale tedesco Der Spiegel e collaboratore del Corriere della Sera. Vive a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok e Nuova Delhi. Nel 1994 si stabilisce in India con la moglie, la scrittrice Angela Staude, e i due figli, Folco e Saskia. Le esperienze di Terzani in Asia sono confluite, oltre che negli articoli per i giornali, anche in numerosi libri, da Pelle di leopardo al suo ultimo lavoro, Un altro giro di giostra. Nel 1997 gli viene conferito il Premio Luigi Barzini all’inviato speciale. Viaggiatore d'eccezione, testimone non sempre comodo, ha attraversato gli eventi della Storia, le guerre e i grandi temi politici degli ultimi cinquant’anni. Straordinaria figura di uomo e di scrittore, convive per sette anni con un tumore all’intestino, dando una struggente lezione di umanità e di coraggio grazie all’accettazione serena della malattia come viaggio nel viaggio. Terzani trascorre i suoi ultimi giorni ad Orsigna (Pistoia), spegnendosi il 28 luglio 2004. La fine è il mio inizio, edito da Longanesi, è stato pubblicato nel 2006 in 300.000 copie. Oggi è alla sua settima edizione. |