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| Piccolo Teatro Grassi – via Rovello 2 (M1 Cordusio) |
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| COMUNICATO STAMPA Martedì 20 settembre 2011 ore 17.00 – Piccolo Teatro Grassi Chiostro (via Rovello, 2) - Milano Presentazione del libro "Voglio un monumento in piazza della Scala. La Milano musicale di Gino Negri" di Marco Moiraghi (Edizioni Squilibri) Partecipano Marco Moiraghi, Filippo Crivelli, Nicola Scaldaferri, Milva Coordina Enzo Restagno Ingresso gratuito fino a esaurimento posti ATTENZIONE: ALL’INCONTRO NON PARTECIPERÀ PIÙ ORNELLA VANONI COME PRECEDENTEMENTE COMUNICATO MITO SettembreMusica presenta, martedì 20 settembre nel Chiostro del Piccolo Teatro Grassi alle ore 17.00, il libro "Voglio un monumento in piazza della Scala. La Milano musicale di Gino Negri" di Marco Moiraghi (Edizioni Squilibri). A vent’anni dalla sua scomparsa, il volume illustra l’attività di Gino Negri a Milano, dando conto degli spettacoli, delle conferenze e dei concerti a cui partecipò. Una parte del libro focalizza in particolare sui luoghi di Milano in cui la sua presenza fu significativa, come il Piccolo Teatro negli anni ‘50, il Teatro Gerolamo, il Cab 64, la Piccola Scala e il Salone Pier Lombardo. Insieme all’autore del libro partecipano all’incontro il direttore artistico del Festival, Enzo Restagno, l’attore Filippo Crivelli, Nicola Scaldaferri dell’Università degli Studi di Milano e la cantante Milva. Il libro è accompagnato da due dischi che presentano musiche rare di Negri, alcune delle quali sconosciute, inedite o finora ritenute smarrite. Il primo cd offre un ricco campionario di canzoni e cantanti, mettendo a confronto stili esecutivi e interpretativi di grandi personaggi come Laura Betti, Sandro Massimini, Milly, Milva, Maria Monti, Anna Nogara, Ornella Vanoni e Liliana Zoboli, mentre il secondo disco tratteggia musicalmente la figura di un Negri performer, narratore, attore, cantante, cabarettista, pianista e divulgatore. In collaborazione con Piccolo Teatro di Milano e Teatro d’Europa PER INFORMAZIONI: Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.88464725 / 02.88464748 c.mitoinformazioni@comune.milano.it www.mitosettembremusica.it App MITO SettembreMusica a Milano per iPhone e iPod-Touch disponibile su http://itunes.apple.com/it/app/id438402161 |
| Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02 72333 311 –
piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Grassi, dal 3 al 9 maggio 2011 “Il vecchio e il cielo”: un’istantanea del presente firmata da Cesare Lievi Il vecchio e il cielo, scritto e diretto da Cesare Lievi, in scena al Piccolo Teatro Grassi, dal 3 al 9 maggio 2011, è la storia di un anziano preside che, al suo primo giorno di pensione, vede vacillare tutte le speranze di cambiamento e di riscatto proiettate in questo giorno fatidico: la fine dell’impegno quotidiano, l’indipendenza economica e affettiva riconquistata, la nuova libertà della vecchiaia. E’ invece travolto in un vortice di avventure, di situazioni imprevedibili, comiche e dolorose insieme, assurde e vere, dove ciò che è reale si mescola a ciò che è immaginario, in una girandola paradossale. Il vecchio e il cielo arricchisce il repertorio di Cesare Lievi autore e regista teatrale. Quella composta in questi anni con la sua attività di scrittura, è una drammaturgia che getta uno sguardo sul presente, di acuta sensibilità e chiarezza. Dopo Fotografia di una stanza, La badante e Il mio amico Baggio, Il vecchio e il cielo è un’istantanea della contemporaneità: il teatro si fa strumento di osservazione e indagine sull’uomo e sui suoi piccoli, grandi, dubbi esistenziali. IL VECCHIO E IL CIELO / LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio) – dal 3 al 9 maggio 2011 Il vecchio e il cielo testo e regia Cesare Lievi con Gigi Angelillo, Ludovica Modugno, Paolo Fagiolo e Giuseppina Turra scene Josef Frommwieser, costumi Marina Luxardo, luci Gigi Saccomandi una coproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Teatro Nuovo Giovanni da Udine Orari: martedì e sabato ore 19.30; lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Durata: 80 minuti senza intervallo Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv Milano, 2 maggio 2011 |
| CALENDARIO TEATRO
GRASSI 7/20 settembre 2011 Festival MITO SettembreMusica 17-25 settembre 2011 Tramedautore 2011 27 settembre-9 ottobre 2011 Valeri, Non tutto è risolto, Marini 15-16 ottobre 2011 Gozzi, L’amore delle tre melarance, Lochov 24-25 ottobre 2011 Grossman, Vita e destino, Dodin 28-30 ottobre 2011 Cechov, Zio Vanja, Dodin 1-20 novembre 2011 Goldoni, Arlecchino servitore di due padroni, Strehler 22-27 novembre 2011 Bergman, Scene da un matrimonio, D’Alatri 29 novembre-11 dic. 2011 Harwood, Il servo di scena, Branciaroli 13-18 dicembre 2011 Bergman, Sarabanda, Luconi 20-31 dicembre 2011 Carlo Colla & Figli, La bella addormentata nel bosco 10 gennaio-5 febbraio 2012 Spregelburd, La modestia, Ronconi 28 febbraio-5 aprile 2012 Brecht, Santa Giovanna dei Macelli, Ronconi 10-15 aprile 2012 Zaccheo, L’ultima notte di Oriana Fallaci, Guerritore 18-22 aprile 2012 Tolcachir, Il caso della famiglia Coleman 24 aprile-6 maggio 2012 Goldoni, I rusteghi, Vacis 8-27 maggio 2012 Celestini, Pro Patria 29 maggio-10 giugno 2012 Carlo Colla & Figli, La battaglia di Legnano 48 |
| Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02
72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA La presentazione martedì 12 aprile alle 17.30 nel chiostro del Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2, a un anno dalla scomparsa Quando non c’erano i gossip L’ultimo libro di Emilio Pozzi Martedì 12 aprile alle 17.30 nel chiostro del Piccolo Teatro Grassi, via Rovello, 2 verrà presentato il libro Quando non c’erano i gossip di Emilio Pozzi, edizioni Greco & Greco Si tratta dell’ultima opera cui l’autore, giornalista, dirigente Rai, saggista, docente universitario, ha lavorato fino al giorno prima di lasciarci, il 22 aprile dello scorso anno. Il libro, in due tomi, riporta, in ordine rigorosamente alfabetico, oltre duecento personaggi: schizzi in punta di penna, ora ironici, ora dolenti, che a volte rivelano aspetti inediti di protagonisti della cultura, dello spettacolo, o anche semplicemente della cronaca, incontrati da Pozzi nel corso delle sue molteplici attività professionali e ritratti ogni volta con simpatetica partecipazione. Dopo il saluto di Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, Luciana Invernizzi Pozzi introdurrà gli ospiti. Luigi Pagano, provveditore agli istituti di pena lombardi, illustrerà un’attività, sconosciuta ai più, ma di forte valenza civile, che Emilio Pozzi ha svolto presso il carcere di San Vittore (giovanissimo partigiano, vi era stato incarcerato durante la Resistenza) ove, per oltre un decennio, si è recato settimanalmente per tenere con i carcerati un laboratorio di scrittura giornalistica, coinvolgendo spesso amici artisti ed intellettuali, che contribuivano a far entrare, anche fra quelle mura, gli echi del mondo esterno e della cultura. All’incontro parteciperanno alcuni detenuti, che hanno ottenuto dal magistrato di sorveglianza una speciale autorizzazione per testimoniare con la loro presenza l’affetto e la riconoscenza che li legava a Emilio. Due uomini di teatro legati umanamente e professionalmente a Emilio Pozzi, Moni Ovadia e Umberto Ceriani, ambedue presenti nella galleria dei Gossip, leggono brani tratti dal libro. L’ingresso è libero. |
| Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02 72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dal 15 marzo al Teatro Grassi la nuova produzione del Piccolo Nathan il Saggio, l’intolleranza religiosa e il miracolo di una convivenza pacifica. Il capolavoro di Lessing diretto da Carmelo Rifici Debutta martedì 15 marzo al Teatro Grassi di via Rovello la nuova produzione del Piccolo, Nathan il Saggio, capolavoro drammatico di Gotthold Ephraim Lessing, con la regia di Carmelo Rifici. Dopo aver messo in scena per il Piccolo due testi di autori contemporanei (I pretendenti di Jean-Luc Lagarce, premiato nel 2009 con gli Olimpici del Teatro, e Dettagli di Lars Norén), Rifici si cimenta con un classico. Nathan il Saggio è un’opera di denuncia dell’intolleranza religiosa composta da Lessing tra il 1778 e il 1779 e propone riflessioni di scottante attualità. Siamo a Gerusalemme, culla delle tre grandi religioni monoteiste, ai tempi delle Crociate. L'ebreo saggio e illuminato Nathan, che ha perso moglie e figli in un pogrom antisemita, ha adottato Recha, orfana di nascita cristiana. Durante un incendio, la ragazza è tratta in salvo da un Templare che non è colui che crede di essere... Il testo è costruito intorno all’idea di stampo illuminista dell’esistenza di una religione naturale. “Come se le tre grandi religioni monoteiste fossero l’espressione di un patrimonio di verità che l’uomo ha progressivamente scoperto nel corso della sua evoluzione”, suggerisce Rifici, che nel testo legge un messaggio affascinante: la tolleranza religiosa e l’armonia fra gli uomini possono nascere dalla consapevolezza di vivere alla ricerca della conoscenza, intesa come verità, una verità che nessuno possiede, ma a cui tutti aspirano e che, non per forza, è “unica”. Il testo originale di Lessing, scritto in versi e qui tradotto in una prosa agile e ritmata, è avvolto da un’aura di fiaba, che lo spettacolo conserva e valorizza, svelandone il fascino profondo. Molti sono i generi letterari che si fondono e si esprimono, dalla poesia lirica al romanzo di agnizione: si crea allora un interessante gioco di tematiche e di stili che, in scena, si traduce con levità e ironia. I codici espressivi si mescolano in modo sapiente e giocoso, nel segno della molteplicità. Ai dilanianti conflitti tra gli uomini si oppone il miracolo, sperato e sognato, di una convivenza pacifica. Lo spettacolo rimane in scena fino al 21 aprile 2011. In occasione della messa in scena dello spettacolo Nathan il saggio è in programma nel Chiostro del Piccolo Teatro Grassi un ciclo di incontri dedicati agli studenti liceali ed universitari di Milano e aperto al pubblico. Un occasione per interrogarsi, insieme ad artisti, giornalisti e studiosi, sulla necessità di una convivenza pacifica. Programma degli incontri Giovedì 24 marzo - ore 17.30 I Giovedì degli Amici del Piccolo Nathan: il sogno della fratellanza Intervengono Roberta De Monticelli, Flavia Foradini, Carmelo Rifici, Gabriella, Rovagnati, Paola Sereni Martedì 29 marzo - ore 17.30 Nathan tra i giovani delle rivolte arabe, libertà diritti e democrazia nell'età dei social network Interviene Roberto Festa, giornalista Radio Popolare - inviato al Cairo Mercoledì 31 marzo - ore 17.30 Nathan il saggio dal testo alla scena Interviene Carmelo Rifici Martedì 5 aprile - ore 17.30 Scontri e incontri sulla via del Mare Nostrum Interviene Stefano Torelli, ricercatore ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio) dal 15 marzo al 21 aprile 2011 Nathan il saggio di Gotthold Ephraim Lessing, traduzione Franco Serpa regia Carmelo Rifici scene Guido Buganza costumi Margherita Baldoni luci Claudio De Pace musiche a cura di Emanuele De Checchi con (in ordine alfabetico) Marco Balbi, Francesca Ciocchetti, Massimo De Francovich, Vincenzo Giordano, Stella Piccioni, Bruna Rossi, Fausto Russo Alesi, Massimiliano Speziani Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Foto di scena Attilio Marasco Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Mercoledì 30 marzo e 13 aprile ore 15. Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv Intervista con Carmelo Rifici (dal programma di sala dello spettacolo, a cura di Eleonora Vasta) Come ti sei accostato a Nathan il saggio di Lessing, commedia affascinante, incredibilmente contemporanea, animata da un’incrollabile fiducia nell’etica e nella forza della Ragione umana? La mia lettura è stata fedele al testo. Non ho voluto forzare in nessun modo la commedia, confidando che i suoi temi - l’esortazione alla tolleranza, alla convivenza pacifica nel segno della fratellanza e l’esigenza di una politica libera dalla corruzione e dalla velenosa contaminazione del denaro – fossero espressi con tale forza e intimo convincimento, da parte dell’autore, da arrivare al pubblico senza bisogno di essere tradotti in un’estetica forzatamente contemporanea. Ho lasciato parlare Lessing, avendo ben presente che il contesto e i riferimenti all’interno dei quali ci muoviamo sono quelli del suo Settecento. Certo il dito di Lessing, puntato contro la corruzione dello Stato, colpisce e fa riflettere. In questo senso, i personaggi del derviscio e del frate, non a caso da me affidati allo stesso attore, giocano un ruolo chiave. Al derviscio Lessing affida una battuta sconvolgente: “Sappiamo che è un brutto affare quando i principi sono avvoltoi tra carogne, ma quando sono carogne tra avvoltoi è dieci volte peggio”. Non credo occorra aggiungere altro… Tanto il derviscio quanto il suo corrispettivo cristiano, il frate, aspirano all’eremitaggio: per non corrompersi con il mondo o attraverso il mondo, ritengono opportuno separarsene. Ma entrambi sono chiamati a fare i conti con il potere: il derviscio è convocato dal Saladino perché lo aiuti a rimpinguare le casse dello Stato. Il Patriarca ordina al frate di “corrompere” il Templare, convincendolo a spiare il Saladino. Il derviscio abbandonerà disgustato la scena per tornarsene al suo deserto; il Frate resterà, riuscendo paradossalmente a imprimere una nota positiva all’azione: solo grazie al suo intervento, Nathan non sarà mandato al rogo con l’accusa di aver allevato una cristiana secondo i precetti dell’ebraismo. E veniamo proprio a Nathan. In che modo, lui che è il giusto, si muove in questo scenario? L’incrollabile etica che lo anima gli consente non solo di convivere con la corruzione del mondo ma addirittura di operarvi un cambiamento, salvando e rinnovando lo Stato corrotto. Nathan ha il dono, mano a mano che viene a contatto con gli altri personaggi, di sottoporli a un rito di iniziazione finalizzato a farli agire in maniera eticamente corretta. Il pensiero di Lessing è straordinario: l’assenza di etica produce miseria, e non in senso metaforico. Pertanto lo Stato torna ad essere economicamente ricco solo nel momento in cui sia ricco eticamente. Tanto condivisibile ci sembra il pensiero di Lessing quanto sappiamo che fu contestato da alcuni contemporanei… Nel periodo in cui scrive Nathan il saggio, Lessing polemizza duramente con il pastore protestante Johann Melchior Goeze che lo accusa di eresia. Lessing, che pure di un pastore protestante è figlio e ha studiato teologia, in quel momento sta analizzando - e pubblica anonimamente - i frammenti del filosofo Reimarus, critico verso l’intolleranza dimostrata nei secoli dal Cristianesimo e ostile ai suoi dogmi. Un esempio per tutti: il corpo di Cristo, secondo Reimarus, non sarebbe risorto ma sarebbe stato trafugato dai discepoli per creare un caso politico e costruirvi sopra l’istituzione ecclesiastica. Subissato dalle polemiche, Lessing sceglie il teatro per divulgare la sua concezione morale, filosofica, religiosa e umana. Nathan diventa così un caposaldo della filosofia illuminista tedesca di quel periodo. La teoria al centro della commedia è che solo le religioni monoteiste - Ebraismo, Cristianesimo e Islam - siano praticabili perché fondate su un Dio unico, come unica è la Ragione. Di questo parla la celebre parabola dei tre anelli raccontata da Nathan al Saladino: un padre amorevole possedeva un anello straordinario, avuto dal proprio padre e destinato ad essere trasmesso al migliore dei suoi eredi. Avendo quest’uomo tre figli e non sapendosi decidere a quale dei tre lasciarlo, scelse di farne realizzare due copie, indistinguibili dall’originale, così da poter lasciare un anello a ciascuno. Morto il padre, i tre non sapevano riconoscere il vero anello e si rivolsero a un giudice, che, interpretando il volere del defunto, li congedò con l’invito a dimostrare nel quotidiano agire di essere ciascuno migliore del fratello, senza pretendere una formale investitura. Cosa vuole dirci Lessing? Che Dio ha inteso confondere le tre religioni, come il padre i tre anelli, perché tutti gli uomini ugualmente tendano al bene, alla giustizia e alla fratellanza, ciascuno secondo i comandamenti che il suo profeta, Mosé, Cristo, o Maometto, gli ha consegnato. Fortunatamente Nathan il saggio non è solo un testo filosofico: è una commedia. Al pubblico è “gettato” l’appiglio filosofico-metaforico, ma le figure continuano a muoversi all’interno del racconto come personaggi di un dramma. I tre anelli vivono in scena e sono simboleggiati da Nathan, dal Saladino e dal Templare, un ebreo, un musulmano e un cristiano. Negli equivoci, nelle riappacificazioni e soprattutto nei legami di gratitudine che non sempre sono positivi (spesso nel testo gratitudine e ricatto economico vanno a braccetto) che si istituiscono tra i tre, si origina quella definitiva fusione degli anelli incarnata dalla figlia di Nathan, Recha, nata da una cristiana e da un musulmano, allevata ed educata da un ebreo. Come si recita un testo di questo tipo? La difficoltà principale è trovare misura ed equilibrio nella recitazione. Il testo è dimostrativo e corre il rischio di trasformarsi in lezione universitaria. Agli attori ho chiesto di rendere il concetto filosofico un fatto emotivo e commovente, che con leggerezza veicoli al pubblico un’emozione. Non è semplice: l’attore deve impadronirsi del testo, farlo proprio, quindi cercare di renderlo il più fluido possibile, senza semplificarlo o banalizzarlo. Nel momento in cui Nathan, ad esempio, giunge a raccontare al Saladino la parabola dei tre anelli, è necessario che vi sia condotto da un intenso fervore emotivo. Diversamente, il suo racconto sarà nient’altro che una lezione, bella, bellissima, ma indirizzata a una platea di allievi, non di spettatori. Come dicevo non ho voluto forzare il testo, quando con Ronconi ed Escobar si è deciso di mettere in scena Nathan, la mia preoccupazione era quella di dover lavorare su un testo a temi, dove il regista dovesse essere solo al suo servizio e non utile a svelare ciò che l’autore nasconde o accenna negli spazi bianchi tra le parole, come sono solito fare. Invece, come sempre quando la scrittura è importante, anche qui il margine di intervento non è stato piccolo, il dramma a tesi nascondeva una vera e propria commedia di caratteri dalle molte facce e dalla curiose contraddizioni, una commedia fatta di forti relazioni e personaggi capaci di essere profondamente umani e tragicamente metaforici. Le parole di Lessing, quindi riescono ad esprimere moltissimo. Il nostro obiettivo è trasferirle agli spettatori attraverso una comunicazione di stampo emotivo ma facendo in modo che rimangano quelle, con tutta la loro straordinaria altezza. Accennavi alla comicità. Una chiave importante del testo. Due sono le figure comiche della commedia: Daja, la serva ottusa di Nathan, fanatica cristiana il cui unico scopo è ricondurre al Cristianesimo chiunque le capiti a tiro, e il frate, costruito sulla convenzione del frate ingenuo e scemotto della commedia antica. I due personaggi tracciano la via della comicità di un testo che, ovviamente, non ha come obiettivo quello di far ridere, ma sorridere. Il pregio di questi due caratteri è che, a contatto con gli altri personaggi, li ironizzano regalando leggerezza all’intreccio filosofico della commedia. L’uso della commedia ci mostra quanto Lessing sia stato un grande uomo di teatro e non solo un grande saggista. Dimostra di conoscere la struttura che regola la commedia, dosa con misura equivoci, suspence e agnizioni riuscendo a sciogliere la filosofia in un intreccio “sapientemente vivace” degli eventi rappresentati: quello che si dice la forza della leggerezza. Esiste poi una componente massonica, sulla quale non ho insistito, nella mia lettura, ma da cui non ho voluto nemmeno prescindere. La scena dell’incontro fra Sittah, sorella di Saladino, e Recha, figlia adottiva di Nathan, che si scopre poi sorella del Templare e, come lui, nipote di Saladino e della stessa Sittah, è chiaramente simbolica: è il connubio tra la Ragione pura (Sittah) e la religione naturale (la ragazzina). Di situazioni affini la commedia è ricchissima. Che tipo di lavoro è stato fatto sulla traduzione e in cosa è consistito l’adattamento? La traduzione prescinde dal blank verse dell’originale tedesco, impossibile da rendere in italiano. Franco Serpa ha scelto la via di una prosa ritmata, per restituire la commedia al pubblico con maggiore immediatezza, preservando allo stesso tempo la qualità intrinseca della scrittura. Lo stesso Lessing, inizialmente non sapeva se Nathan sarebbe approdato alla scena; si augurava di farne almeno “un classico della letteratura”. Così è stato. Nathan il saggio è un’opera filosofica che non vuole essere né tragedia né commedia ma un dramma di mezzo, con il quale divertire il pubblico guidandolo ad una riflessione sui temi che a Lessing erano cari, la tolleranza religiosa e la conciliabilità delle differenze tra le culture, che sono differenti nelle forme ma non nei loro principi, scritti e tramandati dai padri perché tutti possano usufruirne al meglio e per tendere al meglio. Anche se il vero obiettivo del testo credo sia quello di dare alle religioni un valore storico: le religioni, come le scienze, sono un patrimonio dato all’uomo per tendere verso la verità. Le religioni sono diverse perché differente è la geografia in cui sono nate e sviluppate, sono quindi un patrimonio culturale e umano utile quanto la filosofia e la medicina, se usate per il loro valore etico che sprona l’uomo al miglioramento umano e intellettuale. Quanto all’adattamento, a parte il taglio strutturale della sola scena dei Mamelucchi, ho snellito alcuni monologhi e scene, soprattutto là dove il contenuto filosofico rischiava di essere preponderante sul fatto teatrale, curando sempre di non impoverire né il ruolo dei singoli personaggi né i contenuti di cui si fanno portatori. Per scene, costumi e musiche, quali scelte hai operato con i tuoi collaboratori artistici? Scenograficamente, con Guido Buganza abbiamo scartato la via del naturalismo. Abbiamo pensato a una pedana e a pareti che andassero a prolungare il palcoscenico del Grassi diventando parte del teatro. Volevo liberarmi di qualsiasi idea naturalistica della Gerusalemme delle crociate: tutto è talmente metaforico che non avrebbe avuto senso; inoltre volevamo sottolineare che il dramma è una continua rappresentazione, una teatralizzazione degli attori per gli attori, dei personaggi per gli altri personaggi. Sotto il testo serpeggia l’idea che tutti noi che guardiamo la commedia stiamo in realtà assistendo a una serie di racconti giustapposti. Il culmine di tutto è la parabola dei tre anelli: Nathan si abbandona ad uno spettacolo di narrazione da intendersi su due piani narrativi: il primo destinatario è il Saladino ma è a noi che in realtà si rivolge. Nel gioco di scatole cinesi, lo spazio teatrale è metafora di Gerusalemme, a sua volta metafora del teatro in cui si rappresenta la storia dell’umanità. I costumi di Margherita Baldoni, sono invece storicizzati. Non riprendono il Settecento di Lessing ma il periodo delle Crociate, portando con sé eventuali “errori storici” dell’autore. Non avrebbe avuto senso riprodurre un XII secolo “filologico”, mentre intendevamo restituire un’atmosfera evidentemente orientale. I colori sono volutamente stinti, a suggerire l’idea di una nobiltà impoverita, mi riferisco a Sittah e al Saladino, o di una reale povertà, come nel caso del Templare del derviscio o del frate. Sobria e composta è la ricchezza di Nathan, che si traduce in un costume di severa eleganza. Per le musiche, a cura di Emanuele De Checchi, abbiamo avuto le nostre difficoltà. Le parole di Nathan dovrebbero essere accompagnate, a nostro avviso, da Haydn o Mozart, ma uno “ucciderebbe” l’altro. Alla fine ci siamo orientati sul Mozart meno conosciuto, ad esempio, ascolterete una sua trascrizione per trio di un Preludio per organo di Bach (BWV 526), il Mozart delle Serenate e composizioni per strumenti a fiato. Brani senza clavicembalo o fortepiano, senza archi, adagi, che ci portano fuori dalle convenzioni delle sale da concerto e ci invitano ad un viaggio sonoro “metafisico”. Mentre, nei cambi di scena, un’atmosfera ironica, quasi da “colonna sonora” scaturirà da pagine per orchestra novecentesca di Stravinskij, comunque, di carattere e di ispirazione settecenteschi. Milano, 9 marzo 2011 |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dal 15 marzo al Teatro Grassi la nuova produzione del Piccolo Nathan il Saggio, l’intolleranza religiosa e il miracolo di una convivenza pacifica. Il capolavoro di Lessing diretto da Carmelo Rifici Debutta martedì 15 marzo al Teatro Grassi di via Rovello la nuova produzione del Piccolo, Nathan il Saggio, capolavoro drammatico di Gotthold Ephraim Lessing, con la regia di Carmelo Rifici. Dopo aver messo in scena per il Piccolo due testi di autori contemporanei (I pretendenti di Jean-Luc Lagarce, premiato nel 2009 con gli Olimpici del Teatro, e Dettagli di Lars Norén), Rifici si cimenta con un classico. Nathan il Saggio è un’opera di denuncia dell’intolleranza religiosa composta da Lessing tra il 1778 e il 1779 e propone riflessioni di scottante attualità. Siamo a Gerusalemme, culla delle tre grandi religioni monoteiste, ai tempi delle Crociate. L'ebreo saggio e illuminato Nathan, che ha perso moglie e figli in un pogrom antisemita, ha adottato Recha, orfana di nascita cristiana. Durante un incendio, la ragazza è tratta in salvo da un Templare che non è colui che crede di essere... Il testo è costruito intorno all’idea di stampo illuminista dell’esistenza di una religione naturale. “Come se le tre grandi religioni monoteiste fossero l’espressione di un patrimonio di verità che l’uomo ha progressivamente scoperto nel corso della sua evoluzione”, suggerisce Rifici, che nel testo legge un messaggio affascinante: la tolleranza religiosa e l’armonia fra gli uomini possono nascere dalla consapevolezza di vivere alla ricerca della conoscenza, intesa come verità, una verità che nessuno possiede, ma a cui tutti aspirano e che, non per forza, è “unica”. Il testo originale di Lessing, scritto in versi e qui tradotto in una prosa agile e ritmata, è avvolto da un’aura di fiaba, che lo spettacolo conserva e valorizza, svelandone il fascino profondo. Molti sono i generi letterari che si fondono e si esprimono, dalla poesia lirica al romanzo di agnizione: si crea allora un interessante gioco di tematiche e di stili che, in scena, si traduce con levità e ironia. I codici espressivi si mescolano in modo sapiente e giocoso, nel segno della molteplicità. Ai dilanianti conflitti tra gli uomini si oppone il miracolo, sperato e sognato, di una convivenza pacifica. Lo spettacolo rimane in scena fino al 21 aprile 2011. In occasione della messa in scena dello spettacolo Nathan il saggio è in programma nel Chiostro del Piccolo Teatro Grassi un ciclo di incontri dedicati agli studenti liceali ed universitari di Milano e aperto al pubblico. Un occasione per interrogarsi, insieme ad artisti, giornalisti e studiosi, sulla necessità di una convivenza pacifica. Programma degli incontri Giovedì 24 marzo - ore 17.30 I Giovedì degli Amici del Piccolo Nathan: il sogno della fratellanza Intervengono Roberta De Monticelli, Flavia Foradini, Carmelo Rifici, Gabriella, Rovagnati, Paola Sereni Martedì 29 marzo - ore 17.30 Nathan tra i giovani delle rivolte arabe, libertà diritti e democrazia nell'età dei social network Interviene Roberto Festa, giornalista Radio Popolare - inviato al Cairo Mercoledì 31 marzo - ore 17.30 Nathan il saggio dal testo alla scena Interviene Carmelo Rifici Martedì 5 aprile - ore 17.30 Scontri e incontri sulla via del Mare Nostrum Interviene Stefano Torelli, ricercatore ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio) dal 15 marzo al 21 aprile 2011 Nathan il saggio di Gotthold Ephraim Lessing, traduzione Franco Serpa regia Carmelo Rifici scene Guido Buganza costumi Margherita Baldoni luci Claudio De Pace musiche a cura di Emanuele De Checchi con (in ordine alfabetico) Marco Balbi, Francesca Ciocchetti, Massimo De Francovich, Vincenzo Giordano, Stella Piccioni, Bruna Rossi, Fausto Russo Alesi, Massimiliano Speziani Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Foto di scena Attilio Marasco Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Mercoledì 30 marzo e 13 aprile ore 15. Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv Intervista con Carmelo Rifici (dal programma di sala dello spettacolo, a cura di Eleonora Vasta) Come ti sei accostato a Nathan il saggio di Lessing, commedia affascinante, incredibilmente contemporanea, animata da un’incrollabile fiducia nell’etica e nella forza della Ragione umana? La mia lettura è stata fedele al testo. Non ho voluto forzare in nessun modo la commedia, confidando che i suoi temi - l’esortazione alla tolleranza, alla convivenza pacifica nel segno della fratellanza e l’esigenza di una politica libera dalla corruzione e dalla velenosa contaminazione del denaro – fossero espressi con tale forza e intimo convincimento, da parte dell’autore, da arrivare al pubblico senza bisogno di essere tradotti in un’estetica forzatamente contemporanea. Ho lasciato parlare Lessing, avendo ben presente che il contesto e i riferimenti all’interno dei quali ci muoviamo sono quelli del suo Settecento. Certo il dito di Lessing, puntato contro la corruzione dello Stato, colpisce e fa riflettere. In questo senso, i personaggi del derviscio e del frate, non a caso da me affidati allo stesso attore, giocano un ruolo chiave. Al derviscio Lessing affida una battuta sconvolgente: “Sappiamo che è un brutto affare quando i principi sono avvoltoi tra carogne, ma quando sono carogne tra avvoltoi è dieci volte peggio”. Non credo occorra aggiungere altro… Tanto il derviscio quanto il suo corrispettivo cristiano, il frate, aspirano all’eremitaggio: per non corrompersi con il mondo o attraverso il mondo, ritengono opportuno separarsene. Ma entrambi sono chiamati a fare i conti con il potere: il derviscio è convocato dal Saladino perché lo aiuti a rimpinguare le casse dello Stato. Il Patriarca ordina al frate di “corrompere” il Templare, convincendolo a spiare il Saladino. Il derviscio abbandonerà disgustato la scena per tornarsene al suo deserto; il Frate resterà, riuscendo paradossalmente a imprimere una nota positiva all’azione: solo grazie al suo intervento, Nathan non sarà mandato al rogo con l’accusa di aver allevato una cristiana secondo i precetti dell’ebraismo. E veniamo proprio a Nathan. In che modo, lui che è il giusto, si muove in questo scenario? L’incrollabile etica che lo anima gli consente non solo di convivere con la corruzione del mondo ma addirittura di operarvi un cambiamento, salvando e rinnovando lo Stato corrotto. Nathan ha il dono, mano a mano che viene a contatto con gli altri personaggi, di sottoporli a un rito di iniziazione finalizzato a farli agire in maniera eticamente corretta. Il pensiero di Lessing è straordinario: l’assenza di etica produce miseria, e non in senso metaforico. Pertanto lo Stato torna ad essere economicamente ricco solo nel momento in cui sia ricco eticamente. Tanto condivisibile ci sembra il pensiero di Lessing quanto sappiamo che fu contestato da alcuni contemporanei… Nel periodo in cui scrive Nathan il saggio, Lessing polemizza duramente con il pastore protestante Johann Melchior Goeze che lo accusa di eresia. Lessing, che pure di un pastore protestante è figlio e ha studiato teologia, in quel momento sta analizzando - e pubblica anonimamente - i frammenti del filosofo Reimarus, critico verso l’intolleranza dimostrata nei secoli dal Cristianesimo e ostile ai suoi dogmi. Un esempio per tutti: il corpo di Cristo, secondo Reimarus, non sarebbe risorto ma sarebbe stato trafugato dai discepoli per creare un caso politico e costruirvi sopra l’istituzione ecclesiastica. Subissato dalle polemiche, Lessing sceglie il teatro per divulgare la sua concezione morale, filosofica, religiosa e umana. Nathan diventa così un caposaldo della filosofia illuminista tedesca di quel periodo. La teoria al centro della commedia è che solo le religioni monoteiste - Ebraismo, Cristianesimo e Islam - siano praticabili perché fondate su un Dio unico, come unica è la Ragione. Di questo parla la celebre parabola dei tre anelli raccontata da Nathan al Saladino: un padre amorevole possedeva un anello straordinario, avuto dal proprio padre e destinato ad essere trasmesso al migliore dei suoi eredi. Avendo quest’uomo tre figli e non sapendosi decidere a quale dei tre lasciarlo, scelse di farne realizzare due copie, indistinguibili dall’originale, così da poter lasciare un anello a ciascuno. Morto il padre, i tre non sapevano riconoscere il vero anello e si rivolsero a un giudice, che, interpretando il volere del defunto, li congedò con l’invito a dimostrare nel quotidiano agire di essere ciascuno migliore del fratello, senza pretendere una formale investitura. Cosa vuole dirci Lessing? Che Dio ha inteso confondere le tre religioni, come il padre i tre anelli, perché tutti gli uomini ugualmente tendano al bene, alla giustizia e alla fratellanza, ciascuno secondo i comandamenti che il suo profeta, Mosé, Cristo, o Maometto, gli ha consegnato. Fortunatamente Nathan il saggio non è solo un testo filosofico: è una commedia. Al pubblico è “gettato” l’appiglio filosofico-metaforico, ma le figure continuano a muoversi all’interno del racconto come personaggi di un dramma. I tre anelli vivono in scena e sono simboleggiati da Nathan, dal Saladino e dal Templare, un ebreo, un musulmano e un cristiano. Negli equivoci, nelle riappacificazioni e soprattutto nei legami di gratitudine che non sempre sono positivi (spesso nel testo gratitudine e ricatto economico vanno a braccetto) che si istituiscono tra i tre, si origina quella definitiva fusione degli anelli incarnata dalla figlia di Nathan, Recha, nata da una cristiana e da un musulmano, allevata ed educata da un ebreo. Come si recita un testo di questo tipo? La difficoltà principale è trovare misura ed equilibrio nella recitazione. Il testo è dimostrativo e corre il rischio di trasformarsi in lezione universitaria. Agli attori ho chiesto di rendere il concetto filosofico un fatto emotivo e commovente, che con leggerezza veicoli al pubblico un’emozione. Non è semplice: l’attore deve impadronirsi del testo, farlo proprio, quindi cercare di renderlo il più fluido possibile, senza semplificarlo o banalizzarlo. Nel momento in cui Nathan, ad esempio, giunge a raccontare al Saladino la parabola dei tre anelli, è necessario che vi sia condotto da un intenso fervore emotivo. Diversamente, il suo racconto sarà nient’altro che una lezione, bella, bellissima, ma indirizzata a una platea di allievi, non di spettatori. Come dicevo non ho voluto forzare il testo, quando con Ronconi ed Escobar si è deciso di mettere in scena Nathan, la mia preoccupazione era quella di dover lavorare su un testo a temi, dove il regista dovesse essere solo al suo servizio e non utile a svelare ciò che l’autore nasconde o accenna negli spazi bianchi tra le parole, come sono solito fare. Invece, come sempre quando la scrittura è importante, anche qui il margine di intervento non è stato piccolo, il dramma a tesi nascondeva una vera e propria commedia di caratteri dalle molte facce e dalla curiose contraddizioni, una commedia fatta di forti relazioni e personaggi capaci di essere profondamente umani e tragicamente metaforici. Le parole di Lessing, quindi riescono ad esprimere moltissimo. Il nostro obiettivo è trasferirle agli spettatori attraverso una comunicazione di stampo emotivo ma facendo in modo che rimangano quelle, con tutta la loro straordinaria altezza. Accennavi alla comicità. Una chiave importante del testo. Due sono le figure comiche della commedia: Daja, la serva ottusa di Nathan, fanatica cristiana il cui unico scopo è ricondurre al Cristianesimo chiunque le capiti a tiro, e il frate, costruito sulla convenzione del frate ingenuo e scemotto della commedia antica. I due personaggi tracciano la via della comicità di un testo che, ovviamente, non ha come obiettivo quello di far ridere, ma sorridere. Il pregio di questi due caratteri è che, a contatto con gli altri personaggi, li ironizzano regalando leggerezza all’intreccio filosofico della commedia. L’uso della commedia ci mostra quanto Lessing sia stato un grande uomo di teatro e non solo un grande saggista. Dimostra di conoscere la struttura che regola la commedia, dosa con misura equivoci, suspence e agnizioni riuscendo a sciogliere la filosofia in un intreccio “sapientemente vivace” degli eventi rappresentati: quello che si dice la forza della leggerezza. Esiste poi una componente massonica, sulla quale non ho insistito, nella mia lettura, ma da cui non ho voluto nemmeno prescindere. La scena dell’incontro fra Sittah, sorella di Saladino, e Recha, figlia adottiva di Nathan, che si scopre poi sorella del Templare e, come lui, nipote di Saladino e della stessa Sittah, è chiaramente simbolica: è il connubio tra la Ragione pura (Sittah) e la religione naturale (la ragazzina). Di situazioni affini la commedia è ricchissima. Che tipo di lavoro è stato fatto sulla traduzione e in cosa è consistito l’adattamento? La traduzione prescinde dal blank verse dell’originale tedesco, impossibile da rendere in italiano. Franco Serpa ha scelto la via di una prosa ritmata, per restituire la commedia al pubblico con maggiore immediatezza, preservando allo stesso tempo la qualità intrinseca della scrittura. Lo stesso Lessing, inizialmente non sapeva se Nathan sarebbe approdato alla scena; si augurava di farne almeno “un classico della letteratura”. Così è stato. Nathan il saggio è un’opera filosofica che non vuole essere né tragedia né commedia ma un dramma di mezzo, con il quale divertire il pubblico guidandolo ad una riflessione sui temi che a Lessing erano cari, la tolleranza religiosa e la conciliabilità delle differenze tra le culture, che sono differenti nelle forme ma non nei loro principi, scritti e tramandati dai padri perché tutti possano usufruirne al meglio e per tendere al meglio. Anche se il vero obiettivo del testo credo sia quello di dare alle religioni un valore storico: le religioni, come le scienze, sono un patrimonio dato all’uomo per tendere verso la verità. Le religioni sono diverse perché differente è la geografia in cui sono nate e sviluppate, sono quindi un patrimonio culturale e umano utile quanto la filosofia e la medicina, se usate per il loro valore etico che sprona l’uomo al miglioramento umano e intellettuale. Quanto all’adattamento, a parte il taglio strutturale della sola scena dei Mamelucchi, ho snellito alcuni monologhi e scene, soprattutto là dove il contenuto filosofico rischiava di essere preponderante sul fatto teatrale, curando sempre di non impoverire né il ruolo dei singoli personaggi né i contenuti di cui si fanno portatori. Per scene, costumi e musiche, quali scelte hai operato con i tuoi collaboratori artistici? Scenograficamente, con Guido Buganza abbiamo scartato la via del naturalismo. Abbiamo pensato a una pedana e a pareti che andassero a prolungare il palcoscenico del Grassi diventando parte del teatro. Volevo liberarmi di qualsiasi idea naturalistica della Gerusalemme delle crociate: tutto è talmente metaforico che non avrebbe avuto senso; inoltre volevamo sottolineare che il dramma è una continua rappresentazione, una teatralizzazione degli attori per gli attori, dei personaggi per gli altri personaggi. Sotto il testo serpeggia l’idea che tutti noi che guardiamo la commedia stiamo in realtà assistendo a una serie di racconti giustapposti. Il culmine di tutto è la parabola dei tre anelli: Nathan si abbandona ad uno spettacolo di narrazione da intendersi su due piani narrativi: il primo destinatario è il Saladino ma è a noi che in realtà si rivolge. Nel gioco di scatole cinesi, lo spazio teatrale è metafora di Gerusalemme, a sua volta metafora del teatro in cui si rappresenta la storia dell’umanità. I costumi di Margherita Baldoni, sono invece storicizzati. Non riprendono il Settecento di Lessing ma il periodo delle Crociate, portando con sé eventuali “errori storici” dell’autore. Non avrebbe avuto senso riprodurre un XII secolo “filologico”, mentre intendevamo restituire un’atmosfera evidentemente orientale. I colori sono volutamente stinti, a suggerire l’idea di una nobiltà impoverita, mi riferisco a Sittah e al Saladino, o di una reale povertà, come nel caso del Templare del derviscio o del frate. Sobria e composta è la ricchezza di Nathan, che si traduce in un costume di severa eleganza. Per le musiche, a cura di Emanuele De Checchi, abbiamo avuto le nostre difficoltà. Le parole di Nathan dovrebbero essere accompagnate, a nostro avviso, da Haydn o Mozart, ma uno “ucciderebbe” l’altro. Alla fine ci siamo orientati sul Mozart meno conosciuto, ad esempio, ascolterete una sua trascrizione per trio di un Preludio per organo di Bach (BWV 526), il Mozart delle Serenate e composizioni per strumenti a fiato. Brani senza clavicembalo o fortepiano, senza archi, adagi, che ci portano fuori dalle convenzioni delle sale da concerto e ci invitano ad un viaggio sonoro “metafisico”. Mentre, nei cambi di scena, un’atmosfera ironica, quasi da “colonna sonora” scaturirà da pagine per orchestra novecentesca di Stravinskij, comunque, di carattere e di ispirazione settecenteschi. Milano, 14 marzo 2011 |
| COMUNICATO STAMPA Venerdì 25 febbraio al chiostro di via Rovello appuntamento con il regista, Sergio Escobar e Maria Grazia Gregori Dieci anni di Ronconi al Piccolo In un libro i suoi grandi spettacoli E in un documentario come è nata "La compagnia degli uomini" Dieci anni di lavoro di Luca Ronconi al Piccolo, in qualità di direttore artistico. Questo il tema del volume che il regista, Sergio Escobar e Maria Grazia Gregori, curatrice dell'opera edita da Corraini, presentano venerdì 25 febbraio nel chiostro del Piccolo Teatro Grassi, alle ore 18. Vi sono raccolti gli spettacoli prodotti dallo Stabile milanese, dal 2000 al 2010, in alcuni casi realizzati in collaborazione con i principali teatri pubblici italiani. I testi contenuti nel libro sono ricavati dalle interviste rilasciate da Luca Ronconi all'interno dei programmi di sala, nelle quali illustra l'approccio critico ai testi e la genesi delle messe in scena. Una scheda della giornalista e critica teatrale Maria Grazia Gregori introduce il lettore a ciascuno spettacolo. Le immagini di Marcello Norberth, da sempre il fotografo che ha saputo cogliere e interpretare il disegno ronconiano, restituiscono la suggestione visiva degli allestimenti. A seguire Andrea Bosco presenta il documentario La Compagnia alla prima realizzato dal Piccolo Teatro di Milano in collaborazione con IED Milano, in occasione della messa in scena dello spettacolo, diretto Ronconi, La compagnia degli uomini. Come nasce uno spettacolo? Cosa si nasconde dietro le quinte di una grande produzione? Il lavoro delle prove, la costruzione delle scene, l'ideazione e la realizzazione dei costumi, le dichiarazioni dell'autore e le intenzioni del regista, le opinioni e le sensazioni degli attori. Con un montaggio serrato, che mescola la "presa diretta" in sala alle immagini del backstage, gli autori del documentario raccontano l'impegno di un intero teatro - artisti, tecnici e maestranze - teso al raggiungimento di un unico, coinvolgente e condiviso scopo: portare in scena lo spettacolo, dimostrando il massimo impegno in ciascun settore. L'ingresso è libero fino a esaurimento posti. Chiostro Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2) Venerdì 25 febbraio 2011 ore 18.00 Sergio Escobar - direttore Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa Luca Ronconi - direttore artistico Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa Maria Grazia Gregori - critico teatrale e docente di Storia del Teatro presentano il volume Luca Ronconi al Piccolo a cura di Maria Grazia Gregori, fotografie Marcello Norberth e Marco Caselli Nirmal, Attilio Marasco direttore editoriale Giovanni Soresi; coordinamento progetto Eleonora Vasta redazione Katia Cusin; ricerca iconografica Silvia Colombo; archivio storico Franco Vespro; progetto grafico Emilio Fioravanti, G&R Associati; elaborazione grafica Anna Pecchillo, G&R Associati © Piccolo Teatro di Milano (2009) © Maurizio Corraini srl - Prima edizione Corraini gennaio 2011 a seguire Andrea Bosco presenta il documentario La Compagnia alla prima (in occasione della messa in scena dello spettacolo La compagnia degli uomini di Edward Bond, regia Luca Ronconi) realizzato dal Piccolo Teatro di Milano in collaborazione con IED Milano produzione Davide Ferazza regia Giovanni Piscaglia (IED, Milano) montaggio Enrico Carucci (IED, Milano) supervisione Andrea Bosco |
| COMUNICATO STAMPA Al Teatro Grassi di via Rovello la nuova produzione del Piccolo, repliche per un mese e mezzo, fino a sabato 26 febbraio La Compagnia degli uomini, regia di Luca Ronconi in scena al Piccolo Teatro dall’11 gennaio Il testo di Edward Bond pubblicato da Libri Scheiwiller Debutta l’11 gennaio prossimo in prima nazionale la nuova, attesissima produzione del Piccolo Teatro di Milano, La compagnia degli uomini di Edward Bond, con la regia di Luca Ronconi: una commedia appassionante, attualissima, una lucida analisi delle contraddizioni del presente scritta dal più graffiante autore inglese contemporaneo – poco conosciuto in Italia – e messa in scena dal più grande regista italiano. «Il testo di Edward Bond ha due livelli di lettura», spiega Ronconi, «da una parte gli intrecci tra capitalismo, finanza, multinazionali, industria della guerra; dall’altra i rapporti interpersonali e l’eterno conflitto tra padre e figlio (adottivo). La mia messa in scena, con il palcoscenico nudo, scandaglia la “nudità” dell’animo umano, mette in luce le miserie di una società alla deriva, la durezza di un mondo dove tutto è dominato dalla legge del profitto». Tutto al maschile, come indica il titolo, il cast (in ordine di apparizione): Marco Foschi, Riccardo Bini, Paolo Pierobon, Gianrico Tedeschi, Giovanni Crippa, Carlo Valli. Lo spettacolo va in scena nella sala storica del Piccolo, il Teatro Grassi di via Rovello, con repliche fino al 26 febbraio. Edward Bond sarà a Milano nell’ultima settimana di gennaio per una serie di incontri con il pubblico e con gli studenti. L’evento vede l’eccezionale collaborazione tra il Piccolo Teatro di Milano e il Gruppo 24 ORE, che pubblicherà, con il marchio Libri Scheiwiller, il volume con il testo messo in scena dal maestro Ronconi nella traduzione di Franco Quadri e Pietro Faiella, in libreria dai prossimi giorni. Il giorno prima del debutto di La Compagnia degli uomini, lunedì 10 gennaio alle 18, al Piccolo Teatro Studio Expo di via Rivoli, si terrà un incontro con il pubblico sul tema “L’industria al tramonto? Economia, etica, teatro” promosso da Il Sole 24 ORE e Piccolo Teatro. Intervengono Ivan Lo Bello, Corrado Passera, Gianni Riotta, Luca Ronconi, Marco Vitale, Sergio Escobar. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti. Il convegno sarà trasmesso in diretta web sul sito www.ilsole24ore.com, che ospita uno speciale on line dedicato all’iniziativa; interviste e voci del convegno e dello spettacolo anche su Radio 24. LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – MM1 Cordusio) – dall’11 gennaio al 26 febbraio 2011 La compagnia degli uomini di Edward Bond, traduzione Franco Quadri e Pietro Faiella regia Luca Ronconi costumi Gabriele Mayer luci A.J. Weissbard con (in ordine di apparizione) Marco Foschi Leonard Oldfield Riccardo Bini Colin Dodds Paolo Pierobon Bartley Gianrico Tedeschi Oldfield Giovanni Crippa Eric Wilbraham Carlo Valli Hammond Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.00; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Mercoledì 16 febbraio ore 15 per le scuole. Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv Linguaggio, potere, dissimulazione di Luca Ronconi (dall’introduzione al volume La compagnia degli uomini, edizioni Libri Scheiwiller) L’autore Si dice spesso che Edward Bond sia un autore duro, cattivo, corrosivo e crudele. Di sicuro è stato - e continua ad essere – scomodo per le situazioni che prospetta e violento per il linguaggio con cui sceglie di descriverle. Questo è il mio secondo appuntamento teatrale con la sua scrittura, dopo Atti di guerra che misi in scena a Torino nel 2006. Ne sono attratto perché trovo che da sempre, dalla metà degli anni Sessanta, sia stato un osservatore attento e critico dei rapporti di forza messi in atto tra chi esercita il potere e chi lo subisce. Bond sceglie di leggere questa realtà dalla parte delle vittime, schierandosi con coloro che guardano il mondo dal basso. Ma la sua grandezza consiste nel rifuggire la cronaca e nel trasferire sulla pagina una sorta di lucida furia nei confronti di un mondo dominato da regole assurde, una rabbia necessaria e fredda che nulla ha a che spartire con una banale ribellione. L’argomento Nella Compagnia degli uomini esistono due linee tematiche lungo le quali il racconto si sviluppa: un filone storico-politico e un altro emotivo-psicologico. Nelle prime cinque scene assistiamo alla costruzione di una macchinazione, alla messa a regime di un progetto che, nella seconda parte del dramma, si mette autonomamente in moto, stritolando tutti coloro che avevano contribuito a realizzarlo. Si genera un’attesa che rende la Compagnia degli uomini un thriller storico-politico e allo stesso tempo psicologico ma intelligentemente privo di soluzione: non riproduce cioè il classico impianto di genere, ma affida allo spettatore il compito di risolvere, ammesso che sia possibile, il dramma. Nulla è dichiarato, niente è mostrato con chiarezza: spetta al pubblico vedere, leggere, interpretare, costruirsi un’idea personale, trarre le conclusioni di quanto la commedia intende comunicare. I protagonisti del dramma sono due magnati dell’industria. Il più anziano, Oldfield, è un grande industriale che fabbrica armamenti, l’altro, Hammond, “opera nell’abbigliamento-nei trasporti-nelle costruzioni-ma soprattutto nell’alimentazione”. Hammond vuole impadronirsi del mercato dei Paesi in via di sviluppo e, per poterlo fare, ha bisogno della Oldfield’s, come lui stesso espone in un drammatico colloquio con Leonard: “io li nutrirò e li armerò-e se pagano- li trasporterò-….li vestirò” e ancora “Darò loro spade e aratri, carriarmati e trattori, a poco prezzo. Una volta era burro o fucili. Ora devono essere entrambi”. Oldfield ha un figlio – adottivo – un ragazzo che vorrebbe sostituirsi a lui al vertice della Compagnia. Per farlo, si allea con il rivale del patrigno e con altri equivoci personaggi. Una trama all’apparenza semplice, “classica”, ma soltanto in superficie: le ragioni che conducono i personaggi all’azione sono per lo più oscure ai protagonisti stessi, che sorprendentemente per noi agiscono per impulso e mai per consapevolezza. È una commedia che non dà risposte facili o soluzioni preconfezionate, non fornisce risposte. Si limita a rappresentare un quadro, a dipingere un’immagine a tinte molto forti. La bestia e l’uomo senza virtù Nella Compagnia degli uomini esiste una forte polarità tra impulsi e istinti. Se nell’animale l’impulso è per definizione puro, poiché obbedisce all’istinto e mira al risultato senza mediazione razionale, nella persona umana - e soprattutto nei personaggi di Bond - viceversa, è avvelenato da un’altra componente: dalla coscienza che è il danaro l’elemento fondante del potere. All’inizio della commedia, nella prima, violenta scena del conflitto che lo oppone al giovane Leonard, Oldfield invita il figlio adottivo ad abbandonare ogni velleità di successione e gli dice: “Il mio denaro non vale la pena. Ne verresti corrotto”. Suggerisce una chiave di lettura fondamentale: nel momento in cui il denaro sarà vissuto come finalità, come esibizione di potere e non più come semplice veicolo, allora tutti gli impulsi generati dal binomio denaro/potere risulteranno irrimediabilmente corrotti. In questa nostra commedia esistono tre “vittime”: Leonard, ovvero il puro, l’agnello sacrificale, la vittima destinata. Su tutt’altro versante si collocano Wilbraham, l’industriale alcolizzato e indebitato di cui Leonard, dietro consiglio fraudolento di Dodds, diventa creditore precipitando nella trappola di Hammond – e Bartley, l’ambiguo cameriere di Oldfield e Leonard, uomo dal misterioso e fosco passato. Costoro sono coinvolti in situazioni il cui tratto principale è quello di un’atroce carnevalata, in cui forte appare la componente clownesca. Conflitto generazionale, collisione di stili e lotta di classe Nella Compagnia degli uomini il conflitto generazionale non è tanto quello tra Oldfield e Leonard, quanto quello storico tra Oldfield e Hammond, ovvero tra due concezioni diametralmente opposte del ruolo dell’impresa nel mondo, nella politica e nella società. Oldfield è un grande magnate dell’industria, è il rappresentante di un capitalismo vagamente ottocentesco. Hammond offre l’immagine più recente di un capitalismo d’assalto. Il giovane Leonard pertanto non è la vittima sacrificale di un conflitto in cui i “vecchi” hanno la meglio sui “giovani”, bensì della storia. È un trovatello che Oldfield raccoglie dalla strada ed accoglie in un mondo diverso ed estraneo a quello originario. In questo universo per lui nuovo, Leonard si imbatte in una guida infida, Dodds, che lo istruisce e prepara alla vita. Pian piano Leonard, attraverso l’esperienza del dolore arriva al compimento del proprio “romanzo di formazione” e sceglie di degradarsi, di tornare al basso da dove proviene. Oldfield umilia Leonard rimproverandogli la sua debolezza. In realtà il ragazzo non è debole, ma fragile. Per completare il quadro della paternità (mancata?) di Oldfield occorre parlare di Bartley, della sporca, sciatta, irriverente, e ambigua figura di servitore che Oldfield ha sottratto alla corte marziale e accolto nella propria casa. Il parallelismo con Leonard appare evidente. Quasi al termine della commedia, a suicidio di Leonard avvenuto, lo sentiamo esclamare “Tutto questo è mio!”, a ribadire una volontà di revanscismo tipica dell’erede scippato della legittima. Ma a differenza di Leonard, Bartley non ha saputo né voluto provare a “salire”: è rimasto nel “basso”. E Dodds, motore della commedia, ha potere in quanto strumento manovrato da Hammond ma consapevole di esserlo: “Lo strumento ha il potere di dio”, dice di sé. Di lui si serve chi, per comprare tutto, per divorare tutto, deve prima vendere tutto, in quel noto, perverso meccanismo di import export che lega l’Occidente ai Paesi in via di sviluppo. Edward Bond, in questa come nelle altre sue commedie, insiste ossessivamente sulla mancanza di valori etici, di figure che traccino i parametri di tali valori. Ritengo che tradurre, pubblicare e mettere in scena questa commedia oggi, in Italia, al Piccolo, in una città come Milano, sia un gesto necessario, per il modo in cui intendo il teatro: distanziarsi dalla provocazione fine a se stessa ma neppure cercare il consenso, entrambi nemici della verità sul palcoscenico. SCUOLA E UNIVERSITA’ Il Piccolo organizza un ampio programma di attività di approfondimento rivolto alle Scuole ed alle Università milanesi. Un gruppo di 25 laureandi, dottorandi e ricercatori, provenienti dalle facoltà di lettere, sociologia, economia e lingue degli Atenei milanesi, sta seguendo un percorso di "rilettura" del testo di Bond e visione delle prove dello spettacolo di Ronconi. Nel periodo delle repliche verranno realizzati diversi momenti di riflessione con la partecipazione di oltre mille studenti universitari. Per informazioni: comunicazione@piccoloteatromilano.it - 02.72333313. IL PICCOLO ON LINE Sul sito ufficiale del Piccolo, www.piccoloteatro.org, sono stati realizzati dei promo dello spettacolo, alcuni dedicati al testo, ossia alla costruzione dello spettacolo e alla regia, altri invece con lo stile tipico del trailer cinematografico, in cui gli attori presentano il proprio personaggio. I video sono stati condivisi sulla pagina del Piccolo su Facebook, dove i fans del Piccolo li hanno visionati e commentati; ne è stato creato un palinsesto su www.piccoloteatro.tv (dove è possibile vederli in sequenza). Sempre sul sito, un banner animato guida il pubblico sia all'approfondimento sulla scheda spettacolo (dove sfogliare, tra l'altro, un'intervista originale a Edward Bond) sia su www.piccolocard.it, dove acquistare i biglietti. IL LIBRO Ilsole24ore.com entra nel Piccolo Teatro di Milano grazie allo spettacolo La Compagnia degli Uomini. Dal 4 gennaio su www.ilsole24ore.com, nella sezione Cultura dedicata al Teatro e in quella della Domenica, uno Speciale racconterà i retroscena della pièce dell’anno, diretta dal maestro Luca Ronconi, con contributi inediti e anticipazioni video, interviste, recensioni, link e tutte le notizie utili sullo spettacolo. Lunedì’ 10 gennaio, alla vigilia della prima, il sito del Sole 24 Ore trasmetterà dalle 18.00 in videodiretta dal Teatro Studio il convegno “L’industria al tramonto? Economia, etica, teatro” con il presidente degli industriali siciliani Ivan lo Bello, il consigliere delegato di Intesa SanPaolo Corrado Passera, il direttore del Sole 24 ORE Gianni Riotta, il regista Luca Ronconi, l’economista Marco Vitale, il direttore del Piccolo Teatro, Sergio Escobar. In collaborazione con Con il contributo editoriale LIBRI SCHEIWILLER |
| Teatri Uniti Falso Movimento/ Teatro dei Mutamenti / Teatro Studio di Caserta COMUNICATO STAMPA Lo spettacolo del Piccolo e di Teatri Uniti con Toni Servillo regista e interprete all’International Theatre Festival Trilogia della villeggiatura a Istanbul Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano e da Teatri Uniti, con la regia di Toni Servillo, che ne è anche interprete, dopo aver fatto con 338 repliche il giro del mondo, riscuotendo strepitosi successi in Francia, Germania, Romania, Russia, Ungheria, Polonia, Stati Uniti, Spagna riprende il suo viaggio internazionale. Sabato 29 e domenica 30 maggio raggiunge la Turchia, in occasione dell’İstanbul International Theatre Festival, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Istanbul e il Ministero degli Affari Esteri, nella cornice di Istanbul Capitale Europea della Cultura 2010. Toni Servillo terrà anche una Masterclass aperta al pubblico, domenica 30 maggio (ore 11) nel Teatro Muhsin Ertugrul, dove lo spettacolo è in scena. Il capolavoro goldoniano traccia un’analisi lucida e cruda del nostro mondo, in cui quel che più conta è l’apparenza. “Ciò che conquista è l’assoluta originalità, la perfetta architettura teatrale”, spiega Servillo. Fra ansia per la partenza, giochi di carte, conversazioni estive e malinconici silenzi al rientro in città, si narra della ricerca assillante della realizzazione personale. I personaggi, continua il regista “sembrano raccontarci un oggi animato dalla necessità di esserci piuttosto che di essere, da una ricerca ostinata e nevrotica della felicità”. Lo spettacolo disegna un minuzioso affresco della società settecentesca e lo sovrappone a quello della nostra attualità. Lo spettacolo sarà in Canada, a Montreal, a settembre, e in varie piazze italiane tra novembre e dicembre; tornerà al Piccolo Teatro Grassi dove aveva debuttato sul finire del 2007, prima della chiusura per i restauri, per quasi un mese di recite, dal 16 novembre al 12 dicembre 2010. Milano, 27 maggio 201 |
| COMUNICATO STAMPA Al Piccolo Teatro Grassi, dal 20 al 24 aprile 2010 Macbeth: Declan Donnellan e Cheek by Jowl tornano nella sede storica di via Rovello Dopo Pene d’amor perdute di Lev Dodin, continua, con un altro Shakespeare, il Macbeth di Declan Donnellan e della sua compagnia, Cheek by Jowl, la programmazione internazionale del Piccolo Teatro Grassi. Il regista e la sua compagnia tornano nel sede storica di via Rovello, dal 20 al 24 aprile 2010, dopo lo straordinario successo di Cymbeline nel Festival dei Teatri d’Europa del 2007. In scena per sole cinque repliche, Macbeth secondo Donnellan è una grande tragedia dell’immaginazione: un uomo e una donna, incatenati l’uno all’altra dall’ambizione, periscono in un lago di sangue. Ancora Shakespeare, per il più internazionale dei registi inglesi, amato e apprezzato in tutto il mondo, dall’Inghilterra (ha vinto ben tre Laurence Olivier Awards, il massimo riconoscimento teatrale britannico), alla Francia, alla Russia. Donnellan in Macbeth riporta in vita sulla scena l’universo celtico shakespeariano di stregoneria, fantasmi e apparizioni, in un’esperienza allucinatoria tra suoni e ombre. Di Donnellan e del suo lavoro è stato scritto che ha riportato “linfa vitale ai classici, con performance intense e vivide, come un raggio laser che dia fuoco al testo” (The Guardian). Fondata da Declan Donnellan e Nick Ormerod nel 1981, la compagnia è stata in tournée in più di 300 città e in 40 Paesi, ed è Associate Company del Barbican di Londra. LA SCHEDA Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2 (MM1 Cordusio) – dal 20 al 24 aprile 2010 Macbeth di William Shakespeare regia Declan Donnellan scene Nick Ormerod movimenti Jane Gibson luci Judith Greenwood musica Catherine Jayes suono Helen Atkinson assistente alla regia Owen Horsley con Will Keen, Anastasia Hille, David Caves, David Collings, Kelly Hotten, Orlando James, Ryan Kiggell, Vincent Enderby, Jake Fairbrother, Nicholas Goode, Greg Kolpakchi, Edmund Wiseman produzione Cheek by Jowl in coproduzione con barbicanbite10; Les Gémeaux/Sceaux/Scène Nationale; Koninklijke Schouwburg, The Hague; Grand Théâtre de Luxembourg; Théâtre du Nord, Lille e Théâtre de Namur/Centre dramatique. Con il supporto del Britsh Council. In lingua inglese con sopratitoli in italiano, a cura di Prescott Studio. Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30. Durata: 2 ore senza intervallo Prezzi: platea 38 euro, balconata 29,50 euro - Prezzi speciali su www.piccolocard.it Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Dove va il teatro? Si inaugura il 20 dicembre il nuovo ciclo di incontri con gli ‘Amici del Piccolo’ Giovedì 20 dicembre, al Piccolo Teatro Grassi, ore 17.30, si inaugura l’edizione 2007 – 2008 dei “Giovedì degli Amici del Piccolo” con una conversazione sul tema “Dove va il teatro?”. Intervengono Anna Maria Cascetta, Roberto Cuppone e Paolo Puppa. L’Associazione Amici del Piccolo Teatro, nata nel 1998, fin dalla sua costituzione si è proposta l’obiettivo di mantenere viva la tradizione del Piccolo Teatro, non cristallizzandola, ma rinnovando e perpetuando l’idea intorno alla quale si è concentrato il lavoro di Giorgio Strehler e Paolo Grassi. Gli Amici del Piccolo rappresentano non solo un “archivio memoriale” della storia, dei protagonisti e dei mestieri del Piccolo, ma anche uno strumento di approfondimento dei temi più forti della stagione, grazie agli incontri aperti al pubblico e alla disponibilità di materiale in consultazione presso la sede dell’Associazione in via Rovello 2. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per informazioni tel. 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 6 dicembre 2007 |
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72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Aspettando Natale al Piccolo con Arlecchino Dopo la recita alla Scala e i successi di San Pietroburgo e Hong Kong, Ferruccio Soleri sarà al Teatro Grassi dall’11 al 23 dicembre. E la Repubblica di San Marino gli dedica un francobollo Arlecchino servitore di due padroni, spettacolo-simbolo del Piccolo Teatro e ambasciatore indiscusso della Commedia dell’Arte nel mondo torna dall’11 al 23 dicembre, in omaggio a Giorgio Strehler nel decennale della morte, nella sede storica di via Rovello dove andò in scena per la prima volta sessant’anni fa, il 24 luglio 1947. Il fatto che, in sessant’anni, il ruolo di Arlecchino sia stato interpretato solo da due attori, Marcello Moretti e Ferruccio Soleri, che ne raccolse l’eredità nel 1963, accresce il suo carattere di eccezionalità e di “arte della memoria”. Ferruccio Soleri è ormai l’unico della compagnia ad aver lavorato per tutta la vita con Strehler, colui che - come ha affermato la studiosa francese Myriam Tanant - è “diventato Arlecchino” come si abbraccia una vocazione, capace di restituire, con una straordinaria longevità scenica, l’energia senza tempo del suo personaggio. Proprio per questo motivo la Repubblica di San Marino celebra il terzo centenario goldoniano con un bellissimo francobollo (emesso il 3 dicembre scorso) raffigurante Ferruccio Soleri–Arlecchino. Spettacolo sempre carico di energia, Arlecchino continua a trasferire la sua grande vitalità alle platee di tutto il mondo; le due settimane di permanenza milanese - anticipate dalla straordinaria recita scaligera, aperta alla cittadinanza, del 25 settembre scorso - rappresentano un ritorno a casa, alla vigilia delle feste natalizie, prima di riprendere la lunga tournée italiana e internazionale. Dopo lo straordinario successo riscosso a San Pietroburgo e Hong Kong a ottobre, lo spettacolo più longevo della storia (ha superato le 2500 repliche e i due milioni di spettatori) andrà ad aggiungere ai 40 paesi e alle 200 città già toccate con le sue tournèe, il Cile a gennaio, Pechino a marzo e il Canada a maggio. Lungi dal trasformarsi in uno “spettacolo-museo”, Arlecchino conferma così la sua natura di “memoria in azione”, capace di trascinare - come diceva Strehler - “lo spettatore nell’Empireo del grande teatro comico, inno gioioso di liberazione”. In scena, con Ferruccio Soleri, (in ordine alfabetico) Enrico Bonavera (che in alcune recite interpreterà il ruolo di Arlecchino), Giorgio Bongiovanni, Paolo Calabresi, Francesco Cordella, Alessandra Gigli, Stefano Guizzi, Sergio Leone, Tommaso Minniti, Stefano Onofri, Annamaria Rossano, Giorgio Sangati, Giorgia Senesi, Giulia Valenti e con Gianni Bobbio, Franco Emaldi, Paolo Mattei, Francesco Mazzoleni, Elisabetta Pasquinelli. LA SCHEDA Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio) – dall’11 al 23 dicembre 2007 Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni regia Giorgio Strehler messa in scena da Ferruccio Soleri con la collaborazione di Stefano de Luca scene Ezio Frigerio costumi Franca Squarciapino luci Gerardo Modica musiche Fiorenzo Carpi movimenti mimici Marise Flach scenografa collaboratrice Leila Fteita maschere Amleto e Donato Sartori Personaggi Interpreti Pantalone de’ Bisognosi Giorgio Bongiovanni Clarice, sua figlia Annamaria Rossano il Dottor Lombardi Tommaso Minniti Silvio, di lui figliolo Stefano Onofri Beatrice, torinese in abito da uomo Giorgia Senesi sotto il nome di Federico Rasponi Florindo Aretusi, di lei amante Sergio Leone Brighella, locandiere Enrico Bonavera Smeraldina, cameriera di Clarice Alessandra Gigli Arlecchino, servitore di Beatrice, Ferruccio Soleri poi di Florindo Un cameriere della locanda Francesco Cordella Un facchino Francesco Cordella camerieri Stefano Guizzi Giorgio Sangati Giulia Valenti il suggeritore Stefano Guizzi suonatori Gianni Bobbio, Franco Emaldi, Paolo Mattei Francesco Mazzoleni, Elisabetta Pasquinelli Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Orari Martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Venerdì 14 dicembre ore 15.00 (pomeridiana per le scuole) e ore 20.30 Durata dello spettacolo: 210 minuti con due intervalli Prezzi: Platea euro 31,00 - balconata euro 24,50 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 5 dicembre 2007 |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Lunedì 26 novembre dalle 18 alle 23 al Piccolo Teatro Grassi Viaggio nel “gran teatro” della Città Quattro dialoghi sulla città con Fawzi al Delmi, Maurizio Cucchi, Gillo Dorfles, Edgarda Ferri, Ermanno Olmi, Arnaldo Pomodoro, Edgar Morin e Guido Martinotti Fawzi al Delmi e Maurizio Cucchi, Gillo Dorfles ed Edgarda Ferri, Ermanno Olmi e Arnaldo Pomodoro, Edgar Morin e Guido Martinotti sono i protagonisti lunedì prossimo 26 novembre al Piccolo Teatro Grassi di un evento straordinario: a chiusura delle celebrazioni per i suoi 60 anni di vita il Piccolo propone infatti quattro incontri-confronto, voluti dal direttore Sergio Escobar, dedicati alla riflessione sul ruolo del teatro e della cultura nelle metropoli contemporanee. GLI INCONTRI - La lunga serata di via Rovello, a ingresso libero fino a esaurimento dei posti (poiché è prevedibile una grande affluenza si consiglia di registrarsi su www.piccoloteatro.org/registrati) avrà inizio alle 18 con l’incontro con i poeti Fawzi al Delmi e Maurizio Cucchi sul tema “La città e il desiderio”. Dopo di loro sarà la volta del critico Gillo Dorfles e della scrittrice Edgarda Ferri, chiamati a discutere su “Le città nascoste”. Alle 21 gli interventi del regista Ermanno Olmi e dello scultore Arnaldo Pomodoro su “La città e i segni”. Concluderanno il filosofo francese Edgar Morin e il sociologo Guido Martinotti, conversando su “Le città invisibili”. Il confronto prenderà le mosse dall’idea che Giorgio Strehler lanciò con il “Progetto 2000: un teatro patrimonio della città, laboratorio permanente di incontro fra culture, linguaggi, storie e contenuti”. Assumendo uno sguardo globale, si proverà a riflettere attorno al ruolo che la cultura, e in particolare il teatro, hanno nel contribuire a “umanizzare” la vita delle città contemporanee. Se il mondo assume sempre più l’aspetto di una città, le città sono sempre più attraversate dal mondo, dalle contraddizioni e dai contrasti ma anche da nuove opportunità. Le realtà metropolitane, a differenza di sessant’anni fa, sono caratterizzate da nuove forme di periferie sulle quali occorre riflettere. E’ questo il nuovo contesto in cui misurare la forza del teatro – e della cultura in generale – nel creare nuove relazioni tra lingue, linguaggi, valori, culture, economie, senza rinunciare all’idea di concorrere alla creazione di un nuovo umanesimo. Da Milano, che da sempre rappresenta un significativo esempio di sintesi tra cultura, pensiero, produzione e innovazione, si attende una grande sfida anche nella prospettiva di Expo 2015, per la quale la metropoli è candidata. LA MOSTRA - In occasione degli incontri al Piccolo nei foyer del Teatro Strehler e del Teatro Studio sarà allestita una mostra dedicata a Milano dal titolo “Il Quadrilatero della cultura. Progetto di riqualificazione”, nella quale saranno presentati i progetti dei Gruppi di studio del Laboratorio di Progettazione Architettonica della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano per riqualificare la zona compresa tra Foro Buonaparte, via Pontaccio, via Dante e via Manzoni. Il teatro della città. Quattro dialoghi sulla città. Milano 26 novembre 2007, Piccolo Teatro Grassi – Via Rovello 2 Ore 18-20 La città e il desiderio Maurizio Cucchi e Fawzi al Delmi Le città nascoste Gillo Dorfles e Edgarda Ferri pausa Ore 21-23 La città e i segni Ermanno Olmi e Arnaldo Pomodoro Le città invisibili Edgar Morin e Guido Martinotti Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti. Per informazioni: tel. 02 72333 314 Milano, 23 novembre 2007 |
| Dal 7 novembre al 9 dicembre al Piccolo
Teatro Grassi Toni Servillo debutta con Trilogia della villeggiatura prodotta da Teatri Uniti e Piccolo Teatro L’attualità di Carlo Goldoni: analisi lucida e cruda di un mondo in cui ciò che più conta è apparire Appuntamento con Toni Servillo per una prima nazionale d’eccezione al Piccolo Teatro Grassi di via Rovello: debutta in prima nazionale mercoledì 7 novembre Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni, prodotta da Teatri Uniti e Piccolo Teatro e messa in scena da Servillo, che ne è anche straordinario interprete nella parte di Ferdinando. Lo spettacolo sarà replicato per oltre un mese, fino al 9 dicembre. A oltre mezzo secolo dalla messa in scena di Giorgio Strehler (La Trilogia andò in scena al Piccolo il 23 novembre 1954) i tre testi Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura, concepiti da Goldoni come un’unica opera, rivivono in uno stesso spettacolo con questo nuovo originalissimo allestimento che rappresenta un affresco “a puntate” della società settecentesca. Una folla di personaggi anima la scena tra l’ostentazione del lusso, la volontà di apparire, le difficoltà economiche e i contrasti del cuore. La compagnia della Trilogia riunisce attori di diverse generazioni, molti dei quali sono giovani formati con un lavoro “sul campo” nello spirito del gruppo di Teatri Uniti, da sempre luogo aperto di scambio culturale e di formazione alla scena. UNA PERFETTA ARCHITETTURA TEATRALE - “Ciò che conquista della Trilogia della Villeggiatura è la sua assoluta originalità, la sua perfetta architettura teatrale”, spiega Toni Servillo. “Sotto i nostri occhi, nello svolgimento delle tre commedie, assistiamo, come se si trattasse di un romanzo, alla trasformazione dei personaggi in persone i cui destini, le cui emozioni, ci riguardano e ci toccano profondamente. Questa trasformazione è visibile soprattutto in Giacinta, che sembra sottrarsi alla propria rappresentazione per rivolgersi, nei suoi monologhi, direttamente al pubblico, alla vita”. “I preparativi per la villeggiatura, l’ansia per la partenza, il tempo disteso delle partite a carte, delle conversazioni estive, a cui seguono i silenzi malinconici del rientro in città”, aggiunge Servillo, “hanno una scansione temporale, un movimento emotivo, un migrare sentimentale fatto di attese e delusioni, di speranze e conflitti, di ottimismo ed infelicità. I personaggi che via via incontriamo sembrano raccontarci un oggi animato dalla necessità di esserci piuttosto che di essere, da una ricerca ostinata e nevrotica della felicità, dall’incapacità di intravedere, all’orizzonte, novità che sostituiscano le abitudini. Goldoni ci offre un’analisi lucida e cruda di questo mondo, che è anche il nostro. Un mondo”, conclude il regista, “in cui i sentimenti e i destini sono spesso trattati con fredda aridità, alla stregua di una partita doppia”. TONI SERVILLO E IL PICCOLO TEATRO - La coproduzione della Trilogia tra il Piccolo Teatro e Teatri Uniti”, osserva Sergio Escobar, direttore del Piccolo, “è segnata da scelte artistiche condivise, naturale sviluppo di una grande affinità con Toni Servillo che si è costruita negli anni con i suoi spettacoli rappresentati al Piccolo: nel 2002 Tartufo; nel 2003 e nel 2005 Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo; nel 2005 Benjaminowo: padre e figlio di Franco Marcoaldi e E… / Litoranea di De Filippo ed Enzo Moscato; e infine l’anno scorso Le false confidenze di Marivaux. Un’affinità anche tra Milano e Napoli”, aggiunge Escobar, “che è giusto far risalire ad una cultura comune costruita già nella storia e che ha radici nell’Illuminismo, ma anche ad un profondo legame di cultura teatrale che ha da sempre legato il Piccolo a Napoli: dal 1964, quando nacque un connubio fra Paolo Grassi ed Eduardo De Filippo per la riapertura del San Ferdinando, sino alla straordinaria messa in scena di La grande magia di Giorgio Strehler, omaggio al grande Eduardo”. “La Trilogia va in scena al Piccolo in prima nazionale dopo le prove dei giorni scorsi al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere e al Teatro di Corte della Reggia di Caserta”, conclude il direttore del Piccolo. “Sono felice di questa scelta, perché corrisponde al profondo legame che Toni Servillo ha con la sua terra teatrale che “profuma” ogni suo lavoro, uno dei “segreti” – ne sono convinto – che fa di lui un grande artista di portata internazionale”. NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’ - Ricorda Angelo Curti, presidente di Teatri Uniti: “Dopo un’episodica presenza nella primavera 1995 al Teatro Studio - Terremoto con madre e figlia di Fabrizia Ramondino, con Anna Bonaiuto e Valeria Milillo dirette da Mario Martone - il fecondo rapporto fra un’istituzione già leggendaria come il Piccolo Teatro ed una compagnia indipendente, quale continua tenacemente ad essere Teatri Uniti nel ventennale della sua fondazione, si è andato sviluppando con inesorabile gradualità. La prima rapida incursione fu al Teatro Studio, una breve ma serrata tenitura del Tartufo di Molière che con Il Misantropo, peraltro accolto proprio da Luca Ronconi al Teatro di Roma, e Le false confidenze di Marivaux, avrebbe costituito a posteriori per Toni Servillo un’altra trilogia, dedicata al teatro francese fra Sei e Settecento e stilisticamente unita dalle mirabili versioni in italiano del compianto Cesare Garboli. E poi ancora una tripartizione scenica, quella dell’eduardiano Sabato, Domenica e Lunedì, che con l’insperato approdo a via Rovello avrebbe inaugurato per noi una felice stagione di inconsuete rentrées, che gli assai confortanti esiti delle prevendite autorizzano ad auspicare anche per la Trilogia della villeggiatura. Una coproduzione”, continua Curti, “non la prima con un teatro milanese, dopo alcune felici esperienze con il Teatro dell’Elfo ed il C.R.T, ma senz’altro la più importante e la più empaticamente sentita, anche attraverso la duplice mediazione dell’autore feticcio del Piccolo Teatro e dello storico allestimento del suo artista fondatore. Mi piace perciò pensare che la sera del sette novembre Carlo Goldoni e Giorgio Strehler vorranno ancora una volta ritrovarsi insieme ed esserci vicini, da spettatori preziosi e benevoli”. Dopo il debutto al Piccolo, lo spettacolo sarà in tournée nazionale, nei teatri di Napoli, Salerno, Benevento, Avellino, Bari, Iesi, Pesaro, Ferrara, Bergamo, Pisa, Pistoia, Pavia, Ravenna e Roma, fino al prossimo aprile 2008. Milano, 6 novembre 2007 LA SCHEDA Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – MM1 Cordusio) – dal 7 novembre al 9 dicembre 2007 Trilogia della villegiatura di Carlo Goldoni adattamento e regia Toni Servillo scene Carlo Sala costumi Ortensia De Francesco disegno luci Pasquale Mari realizzato da Lucio Sabatino suono Daghi Rondanini aiuto regia Costanza Boccardi fotografo di scena Fabio Esposito Personaggi Interpreti Leonardo Andrea Renzi Paolino Francesco Paglino Cecco Rocco Giordano Vittoria Eva Cambiale Berto Salvatore Cantalupo Ferdinando Toni Servillo Guglielmo Tommaso Ragno Filippo Paolo Graziosi Giacinta Anna Della Rosa Brigida Chiara Baffi Fulgenzio Gigio Morra Sabina Betti Pedrazzi Rosina Giulia Pica Tognino Marco D'Amore Costanza Mariella Lo Sardo Coproduzione Teatri Uniti, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa in collaborazione con Progetto Grande Reggia, Regione Campania, Provincia di Caserta, Città di Caserta. Si ringrazia il Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì, venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Giovedì 15 novembre e mercoledì 5 dicembre ore 15.00 (pomeridiana per le scuole) Mercoledì 28 novembre ore 15.30 recita riservata Touring Club Italiano Durata 3 ore e ’15 Prezzi: platea euro 31,00, balconata euro 24,50 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org _________ Quella sottile alchimia tra testo, attore e pubblico Dentro una cornice popolare e comunitaria del teatro, dell’ensemble musicale nel quale suoni anche tu, ogni sera essere il “primo violino”, vuol dire voler vivere ogni sera quel circuito virtuoso con il pubblico, e non avere intenzione di rinunciarci… “Assolutamente: se questa alchimia tra testo attore pubblico si compie, è reale. Non accade magari tutte le sere, ma certo le 400 repliche di Sabato domenica e lunedì ci hanno restituito una visione del testo e un approfondimento del teatro inimmaginabile quando abbiamo cominciato il viaggio. Esserci sera per sera vuol dire anche approfondire il teatro in sé. A parte i problemi prettamente “esecutivi”: l’abbandono di uno spettacolo da parte del regista, spesso coincide col suo “slabbramento”. La mia non è una vigilanza di tipo fiscale, ma i miei attori sanno che io concerto la recita del giorno dopo e discuto quella del giorno precedente. La mia posizione non è certo contro la regia, o a favore di certe forme di “passatismo” capocomicale. Io credo al valore interpretativo legato all’attimo dell’esecuzione, così come quando godo di una Settima di Beethoven diretta da Kleiber rispetto alla stessa musica diretta da un maestro qualsiasi.. La differenza è che Kleiber fa girare nelle note di quello stesso spartito un’aria che in altre esecuzioni non c’è. Credo in quel tipo di approfondimento, che passa attraverso il fatto materiale dello sforzo e dell’energia propositiva dell’équipe, la disponibilità ricettiva del pubblico, la efficacia di un testo che nel momento in cui nasce contenga questi presupposti, come è nel caso di Molière, Eduardo, Goldoni. Io avrei maggiori difficoltà a lavorare su testi nati dalla penna di drammaturghi che lavorano nella solitudine della loro stanza; che lavorano in zone, o con parentele, più limitrofe alla letteratura che alla pratica di palcoscenico. Per questa squisita ragione!”. Hai voluto un cast inconsueto, fatto di attori che ben conosci, e di alcune presenze giovanissime, come le due protagoniste femminili. “Ho affrontato per molto tempo e con grande cura quell’aspetto della nascita di uno spettacolo che non è quasi citato nelle ricognizioni e nei manuali di teatro: la formazione del cast. Se il teatro è una comunità, i suoi membri devono poter camminare insieme. E io ho lavorato alla preparazione di questa compagnia per due anni, facendo non i provini classici ma lavori sulla parte che sono durati anche giorni. Queste attrici, Anna Della Rosa e Eva Cambiale, non le ho incontrate né scoperte, le ho cercate, e portano in quelle parti di ragazza un fremito aurorale, perché sono davvero agli inizi. Poi ci sono gli attori con cui lavoro da sempre, come Andrea Renzi, Tommaso Ragno, Mariella Lo Sardo, Betti Pedrazzi, e poi i due grandi “vecchi”, Paolo Graziosi e Gigio Morra. Questi sono l’incarnazione di un teatro che mi arriva direttamente da Eduardo e Cecchi, cosa di cui sento la vertigine. E d’altra parte, se è vero che il teatro qui si allunga nel romanzo per poi rifarsi teatro, c’era quasi bisogno di una varietà anagrafica che riunisse in compagnia attori dai venti ai quasi settant’anni, proprio per rappresentare la bella complessità del mondo”. Dall’intervista di Gianfranco Capitta a Toni Servillo (dal programma di sala) Le biografie Toni Servillo Nato ad Afragola (Napoli) nel 1959, regista e attore, nel 1977 fonda il Teatro Studio di Caserta, con il quale dirige e interpreta, fra l’altro, Propaganda (1979), Norma (1982), Billy il bugiardo (1983), Guernica (1985). Nel 1986 inizia a collaborare con il gruppo Falso Movimento, interpretando Ritorno ad Alphaville di Mario Martone e mettendo in scena E... su testi di Eduardo De Filippo. Nel 1987 è tra i fondatori di Teatri Uniti e partecipa, come attore e regista, alla creazione di spettacoli come Partitura (1988) e Rasoi (1991) di Enzo Moscato, Ha da passà a nuttata (1989) dall’opera di Eduardo De Filippo, Zingari (1993) di Raffaele Viviani, fino a Sabato, domenica e lunedì (2002), pluripremiata rivisitazione del capolavoro eduardiano, in scena per quattro stagioni ed applaudito nei maggiori teatri europei (Strasburgo, Berlino, Parigi). Nel 2005 dirige Il lavoro rende liberi che nasce dall’incontro con due testi teatrali di Vitaliano Trevisan. Con Il Misantropo (1995) e Tartufo (2000) di Molière, e con Le false confidenze (1998) di Marivaux, tutti nelle mirabili traduzioni di Cesare Garboli, realizza un trittico sul grande teatro francese fra Sei e Settecento. Le false confidenze, ripreso nel dicembre del 2005, ha concluso la sua nuova tournèe a maggio 2007. Tra le sue regie figurano inoltre L’uomo dal fiore in bocca (1990/96) di Luigi Pirandello, Natura morta (1990), Da Pirandello a Eduardo (1997), Benjaminowo: padre e figlio (2004), messo in scena in occasione della riapertura dello storico Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. Al 1999 risale il suo debutto da regista nel teatro musicale con La cosa rara di Martin y Soler per la Fenice di Venezia, cui fanno seguito Le nozze di Figaro di Mozart, Il marito disperato di Cimarosa, Boris Godunov di Mussorgskij, Arianna a Naxos di Richard Strauss, Fidelio di Beethoven (con cui, nel dicembre del 2005 ha inaugurato la stagione del San Carlo di Napoli) e L’Italiana in Algeri di Rossini per il festival di Aix en Provence. Diretto da registi teatrali come Memè Perlini, Mario Martone, Elio De Capitani, interprete dei film di Mario Martone, Antonio Capuano, Paolo Sorrentino, e Elisabetta Sgarbi. Per Le conseguenze dell’amore, secondo film di Sorrentino, in concorso al Festival di Cannes 2004, riceve il Nastro d’argento e il David di Donatello. Reduce dal recente successo dell’opera prima di Andrea Molaioli La ragazza del lago (2007), ritornerà sul grande schermo dapprima con Lascia perdere Johnny di Fabrizio Bentivoglio (in uscita nelle sale il prossimo 30 novembre 2007) e, successivamente, con Gomorra, film di Matteo Garrone dall’omonimo volume di Roberto Saviano, e con Il divo per la regia di Paolo Sorrentino. Andrea Renzi E' tra i fondatori delle compagnie Falso Movimento e Teatri Uniti. E' stato protagonista dei principali spettacoli di Mario Martone, fra i quali Tango glaciale, Otello, Riccardo II, Edipo a Colono, di Toni Servillo ne Le false confidenze , Tartufo e Antonio Neiwiller in Dritto all'inferno. Tra le sue regie si ricordano: Fuochi a mare per Vladimir Majakovskij, Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal, da cui è stato tratto il film di Incerti L'uomo di carta, presentato al Festival di Locarno, Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard, Le avventure di Pinocchio da Collodi., Magic People Show di Giuseppe Montesano. A teatro ha lavorato inoltre con Raul Ruiz, Elio De Capitani, Marco Baliani, Leo De Berardinis. Nel 2000 ha ricevuto il Premio Salvo Randone per la sua attività di interprete. Per il cinema è stato protagonista di Teatro di guerra di Martone, L’Uomo in più di Paolo Sorrentino, La spettatrice di Paolo Franchi, La guerra di Mario di Antonio Capuano. Francesco Paglino Si è formato incrociando i percorsi di Roberto Castello, Theodoros Terzopulos, Judith Malina e Mamadou Dioume, storico interprete del teatro di Peter Brook. Ha lavorato con Renato Carpentieri, Enrique Vargas, Remondi e Caporossi e in numerose produzioni di Teatri Uniti con la regia di Andrea Renzi e di Toni Servillo. Rocco Giordano Si è formato con la scuola di mimo di Michele Monetta ed ha proseguito con Forma Azione Scena, sotto la guida di maestri provenienti dalla scuola Lecoq e dalla compagnia di Peter Brook. E’ stato diretto da Francesco Saponaro ed Egumteatro; ha lavorato in laboratorio con Emma Dante. Eva Cambiale Si è diplomata alla scuola del Teatro Stabile di Genova nel 2003 ed ha recitato in numerose produzioni dello stesso teatro. Interprete per Fausto Paravidino e Valerio Binasco, dal 2002 è parte attiva del progetto Narramondo e collabora con Gloriababbi Teatro. Ha recitato inoltre per la televisione in diverse fiction. Salvatore Cantalupo Si è formato con Antonio Neiwiller, con il quale ha lavorato dal 1983 al 1993. Ha recitato inoltre con Toni Servillo e con Mario Martone. Al cinema è stato tra gli interpreti di Teatro di guerra di Martone, ed ha lavorato con Tonino De Bernardi e Matteo Garrone. Tommaso Ragno Debutta in teatro con Mario Martone nel 1988 ne La seconda generazione. Lavora con De Bosio, Cecchi e Ronconi. Con Cecchi è interprete della trilogia shaskespeariana al Teatro Garibaldi di Palermo; con Ronconi lavora in particolare ne Lo specchio del diavolo e nel Troilo e Cressida. Recita inoltre con Emma Dante, Cesare Lievi e Valerio Binasco. In cinema è protagonista de L’uomo privato di Emidio Greco e viene inoltre diretto da Tonino De Bernardi, Kim Rossi Stuart e Pappi Corsicato. Paolo Graziosi Esordisce negli anni sessanta ne Gli Arcangeli. In teatro Franco Zeffirelli lo fa debuttare in Romeo e Giulietta nel ruolo di Mercuzio. In televisione uno dei suoi primi lavori è Zoo di vetro per la regia di Vittorio Cottafavi. E’ stato vincitore del premio Oscar del Teatro 2005 quale miglior attore non protagonista in Sei personaggi in cerca d'autore (Premio ETI 2005). In cinema lavora con Bellocchio, Patroni Griffi, Luigi Comencini, Marco Tullio Giordana, Sorrentino; in teatro viene diretto da Zeffirelli, De Bosio, Enriquez, De Filippo, Peter Stein, Luca Ronconi, Mario Martone, anche se un sodalizio particolare lo instaura con Carlo Cecchi. E’ da sempre attivo anche in televisione. Anna Della Rosa Laureata in Lettere e Filosofia, studia con Nikolaj Karpov e consegue nel 2002 il diploma presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Si specializza negli anni successivi con Luca Ronconi e Massimo Castri. Lavora in cinema, televisione e pubblicità ma soprattutto in teatro, dove recita con la regia di Peter Stein, Maurizio Schmidt e Massimo Castri. Tra gli ultimi lavori Zio Vanja con la regia di Nanni Garella, e Happy family con la regia di Alessandro Genovesi. Chiara Baffi Ha frequentato la scuola di mimo di Michele Monetta e ha proseguito gli studi di teatro incontrando Spiro Scimone, Davide Iodice, Andrea De Rosa e l’Onorevole Teatro Casertano, oltre che Yves Lebreton ed Enrique Vargas. In teatro ha lavorato con Renato Carpentieri, Francesco Rosi e Francesco Saponaro. In televisione è stata tra le protagoniste del serial La Squadra. Gigio Morra Si diploma alla Scuola d’Arte Drammatica di Napoli nel 1966. Successivamente entra nella compagnia di Eduardo De Filippo e per dieci anni, dal 1970 al 1980, è parte del Granteatro di Carlo Cecchi; fino al 1989 è nella compagnia di Angelo Savelli. A teatro lavora inoltre con Maurizio Scaparro, Peppino Patroni Griffi e Luca De Filippo, Toni Servillo. Recita al cinema diretto da Marco Bellocchio, Nanni Moretti e Lina Wertmüller. In televisione è tra i protagonisti della serie Il commissario Montalbano. E’ stato vincitore del premio IDI nel 1982. Betti Pedrazzi Diplomatasi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” nel 1974, ha lavorato con Ronconi, Cobelli, Cecchi, Zucchi, Bassignano, Simone, Gagliardo, Ricordi, Tessitore, Ghione, Martella, Salemme. Lavora stabilmente in cinema e televisione, tra gli altri con Guido Chiesa e Vincenzo Salemme. Tra i lavori più recenti ricordiamo “Sabato, domenica e lunedì” e “Le false confidenze”, per la regia di Toni Servillo, “Hedda Gabler” per la regia di Carlo Cecchi, “Il gabbiano” per la regia di Valerio Binasco. Si è occupata di radio, doppiaggio ed organizzazione teatrale ed è stata nel 1984 la fondatrice della “Compagnia Teatro Il Quadro”. Giulia Pica Si è formata con l’Onorevole Teatro Casertano di Santa Maria Capua Vetere ed ha proseguito con Forma Azione Scena, sotto la supervisione didattica di Hassane Kassi Kouyatè, già attore per Peter Brook. Ha preso parte in numerose regie della compagnia I Teatrini ed inoltre è stata interprete per EgumTeatro e Kismet Opera. Marco D’Amore Diplomato nel 2005 presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, ha precedentemente lavorato in diverse produzioni di Teatri Uniti per la regia di Andrea Renzi e con la compagnia de Le belle bandiere. Si è inoltre occupato di regia e sceneggiatura e nel 2007 ha ricevuto la menzione al Premio Hystrio quale miglior attore. Mariella Lo Sardo Laureata in Lingue e Letterature straniere, ha studiato recitazione con Michele Perriera ed ha debuttato in teatro con Roberto Guicciardini e al cinema con i fratelli Taviani. E’ andata in scena con la regia, tra gli altri, di Mario Martone, Giorgio Barberio Corsetti, Toni Servillo e Thierry Salmon, interpretando testi classici e moderni, ma anche opere in dialetto napoletano e siciliano. Ha inoltre recitato in inglese in un musical di Kurt Weill coprodotto dal Teatro dell’Opera di Roma e dal Teatro Massimo di Palermo. Al cinema ha lavorato con Roberto Benigni, Amos Gitai e Franco Zeffirelli. Ha inoltre scritto per il teatro e lavorato all’adattamento di diversi testi. La tournée Da mercoledì 12 dicembre 2007 a domenica 6 gennaio 2008 Teatro Mercadante Stabile di Napoli Nel 2008, il calendario programma lo spettacolo in diverse città fra le quali: Salerno, Teatro Verdi, da martedì 8 a domenica 13 gennaio Benevento, Teatro Comunale, giovedì 17 e venerdì 18 gennaio Avellino, Teatro Gesualdo, sabato 19 e domenica 20 gennaio Bari, Teatro Piccinni, da martedì 22 a domenica 27 gennaio Iesi, Teatro Pergolesi, da martedì 29 a giovedì 31 gennaio Pesaro, Teatro Rossini, da venerdì 1 a domenica 3 febbraio Ferrara, Teatro Comunale, da giovedì 7 a domenica 10 febbraio Mantova, Teatro Sociale, lunedì 11 febbraio Cremona, Teatro Ponchielli, martedì 12 e mercoledì 13 febbraio Bergamo, Teatro Donizetti, da venerdì 15 a domenica 24 febbraio Pisa, Teatro Verdi, da martedì 26 a giovedì 28 febbraio Pistoia, al Teatro Manzoni, da venerdì 29 febbraio a domenica 2 marzo Casale Monferrato, Teatro Municipale, martedì 4 e mercoledì 5 marzo Pavia, Teatro Fraschini, da venerdì 7 a domenica 9 marzo Piacenza, Teatro Municipale, lunedì 10 e martedì 11 marzo Ravenna, Teatro Alighieri, da giovedì 13 a domenica 16 marzo Civitavecchia, Teatro Comunale Traiano, martedì 18 e mercoledì 19 marzo Roma, Teatro Valle, da mercoledì 26 marzo a domenica 13 aprile. |
| _____________Teatro Grassi Garibaldi, l’eroe dei due mondi, dal 31 ottobre al 4 novembre 2007 Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli Nel Bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi (1807-1882), la Compagnia Marionettistica presenta uno storico spettacolo del suo repertorio, L’eroe dei due mondi, ovvero Garibaldi e i suoi tempi, epopea storico militare. 25 scene e 150 marionette, per una trama che ripercorre le vicende della vita dell’Eroe dei Due Mondi, da Nizza a Genova, dal Sudamerica a Roma e alla Sicilia, fino al ritiro a Caprera. Al di là del “medaglione” storico di carattere didascalico danno vita all’azione drammaturgica i diversi personaggi nella loro funzione di commento corale. Tra i personaggi, anche Gerolamo, secondo la tradizione del Teatro Marionettistico che vuole la presenza del personaggio maschera della Compagnia a “commentare” le gesta dei grandi personaggi, facendosi intermediario fra le azioni dell’eroe indomito, la vita quotidiana del popolo e lo spettatore. La trilogia della villeggiatura, dal 7 novembre al 9 dicembre 2007 (prima per la stampa 9 novembre) di Carlo Goldoni regia Toni Servillo Coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatri Uniti Protagonista del nuovo Rinascimento culturale napoletano, regista di cinema e di teatro, Toni Servillo da alcuni anni sta compiendo un percorso attraverso i classici che lo ha portato a mettere in scena Tartufo di Molière, Le false confidenze di Marivaux, e Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo, tutti presentati anche al Piccolo Teatro. In occasione del tricentenario goldoniano, prodotto dal Piccolo, Servillo sceglie La trilogia della villeggiatura, un testo tra i più belli del drammaturgo veneziano, sospeso tra malinconia e ironia, tra affresco critico di una società in crisi e struggimento di una giovane generazione capace solo di lasciarsi vivere Arlecchino, servitore di due padroni, dall’11 al 23 dicembre 2007 di Carlo Goldoni regia di Giorgio Strehler Produzione Piccolo Teatro di Milano |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA Il Goldoni solare di Lluís Pasqual Dopo Venezia e Barcellona, “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni, con Eros Pagni, dal 9 ottobre, al Piccolo Teatro di Milano Dopo un prestigioso itinerario che l’ha condotto dalla Biennale di Venezia al Festival Grec di Barcellona, arriva al Piccolo Teatro Grassi, dal 9 fino al 28 ottobre 2007, La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni, con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci e con la regia di Lluís Pasqual, spettacolo prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno della Biennale e in collaborazione con la Regione Veneto. Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!". Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca. Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto?". LA SCHEDA Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio) – dal 9 al 28 ottobre 2007 La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni regia Lluìs Pasqual scene Ezio Frigerio costumi Franca Squarciapino musiche Antonio Di Pofi luci Sandro Sussi con Eros Pagni Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Massimo Cagnina, Giovanni Calò, Piergiorgio Fasolo, Nunzia Greco, Aldo Ottobrino, Paolo Serra, Enzo Turrin Produzione Teatro Stabile del Veneto e Teatro Stabile di Genova con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione del Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Mercoledì 24 ottobre, ore 15.00 (pomeridiana per le scuole) e 20.30 Prezzi: platea euro 31,00, balconata euro 24,50 Durata: 2 ore circa Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) Dall’estero tel. +39 02.57480889 www.piccoloteatro.org Milano, 21 settembre 2007 |
| COMUNICATO STAMPA/ In onda dal Piccolo Teatro Grassi cinque puntate di “Cominciamo bene Prima” DAL 1 AL 5 OTTOBRE 2007 ORE 9,15 SU RAITRE La sede storica del Piccolo Teatro si trasforma per una settimana in studio televisivo per il ritorno su Raitre di “Cominciamo bene Prima”. Da lunedì 1 a venerdì 5 ottobre, infatti, la trasmissione dedicata al teatro e condotta da Pino Strabioli andrà in onda dal Piccolo Teatro Grassi di via Rovello. Con garbo e competenza, tutti i giorni dalle 9,15 alle 10 circa, Strabioli racconterà il teatro ai telespettatori, facendolo conoscere e amare attraverso le esperienze e i ricordi dei grandi nomi del palcoscenico italiano. E ricordando due ricorrenze importanti: i sessant’anni appena conclusi del Piccolo e i dieci dalla scomparsa di Giorgio Strehler. A fare da sfondo alla trasmissione la scenografia dell’Arlecchino, la stessa che rese celebre il più famoso spettacolo goldoniano di Strehler. Ospite della prima puntata sul palcoscenico di via Rovello, lunedì 1 ottobre, sarà Luca Ronconi, direttore artistico del Piccolo. Quella con Strabioli sarà un’intervista intimista che, oltre al teatro e ai suoi successi, cercherà di mettere in evidenza l’animo di Ronconi, le sue emozioni e anche il suo amore per gli animali. Martedì 2 ottobre sarà la volta di Milva, che rievocherà tra l’altro il suo incontro con Strehler nel 1965 e la sua trasformazione da diva popolare a grande interprete del teatro europeo più sofisticato nel segno di Brecht. Dalia Gaberscik, figlia di Giorgio Gaber, sarà la protagonista della puntata di mercoledì 3 ottobre. Strabioli, in un’intervista che Dalia, persona molto riservata, concederà in via del tutto eccezionale per “Prima”, ripercorrerà con lei la carriera teatrale del padre e presenterà le manifestazioni che la Fondazione Gaber e il Piccolo stanno preparando in ricordo del grande artista. Andrea Jonasson, attrice e moglie di Strehler, sarà l’ospite della puntata di giovedì 4 ottobre. Proprio al Piccolo la Jonasson interpreterà dal 14 ottobre la nuova edizione dello spettacolo strehleriano “La storia della bambola abbandonata”, al quale le telecamere di “Prima” hanno avuto il privilegio di assistere durante le prove. L’ultima puntata dal Piccolo, venerdì 5 ottobre, prima della ripresa della trasmissione dagli studi di Roma, avrà come ospite Paolo Limiti, un’occasione per proporre uno spaccato della storia del teatro e della televisione italiana. Milano, 28 settembre 2007 |
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piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani in prima nazionale al Piccolo Teatro Grassi Mario Maranzana e Lamberto Puggelli portano in scena il libro-testamento di Tiziano Terzani Martedì 25 settembre debutta in prima nazionale al Piccolo di Milano – Teatro Grassi La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani, nell’adattamento di Mario Maranzana diretto da Lamberto Puggelli. In scena lo stesso Mario Maranzana nella parte di Tiziano Terzani e Roberto Andrioli (allievo di Maranzana alla scuola del Piccolo Teatro) in quella del figlio Folco. “... e se io e te ci sedessimo ogni giorno, per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita? Un dialogo fra padre e figlio, così diversi e così eguali, un libro testamento che toccherà a te mettere assieme. Fai presto, perché non credo di avere molto tempo. Fai i tuoi programmi e io cerco di sopravvivere ancora per un po’ per questo bellissimo progetto, se sei d’accordo. Ti abbraccio, i’ babbo”. Nasce così La fine è il mio inizio, il libro-testamento - pubblicato da Longanesi, alla sua settima edizione - nel quale Tiziano Terzani, scomparso nel 2004, si racconta al figlio Folco rispondendo alle sue domande, parlando di se stesso, della sua storia e delle sue origini, dei suoi viaggi e delle sue scoperte, dei luoghi, delle persone. Un “bellissimo progetto”, dice l’autore. Un uomo che racconta e un uomo che lo ascolta. Cos’altro è il teatro? Il libro di Tiziano Terzani sembra nascere proprio per il teatro, e alla sua vocazione naturale - la narrazione - torna grazie alla volontà di Mario Maranzana (che con Terzani ha anche un’incredibile somiglianza fisica) e Lamberto Puggelli. Chi ha letto La fine è il mio inizio sa bene che il testo si presta naturalmente a una trasposizione teatrale. E non è un caso se Terzani definisce la morte “l’ultimo atto della vita”. Proprio come una commedia, la vita è scandita da atti. La fine è il mio inizio è uno scritto che diventa parlato. Ma La fine è il mio inizio nasce da uno scritto. Il circolo si chiude aprendo nel lettore/spettatore finestre su interrogativi esistenziali e ironiche prese di coscienza. Lo spettacolo ripercorre i momenti più intimi e profondi del racconto: l’incontro tra un padre giunto agli ultimi giorni della sua vita e un figlio che si ferma ad ascoltare le sue parole, nella loro casa di montagna, tra il verde e il silenzio della natura dell’Appennino tosco-emiliano. Il rapporto tra Maranzana e Andrioli, un rapporto di docente e allievo, simile per molti versi a quello tra padre e figlio, ha reso spontanea la relazione che i due attori devono avere in scena. “Ho voluto portare in scena questo testo perché certa esasperazione del femminismo ha eliminato l’uomo e quindi è andata perduta anche la figura del padre. Invece adesso i giovani chiedono a quest’uomo che cammina per casa chi è, cosa fa, cos’è la vita… Terzani si è ricordato di aver sbagliato con il padre, al quale non ha domandato nulla. Allora, sapendo di dover morire, vuole rispondere alle domande del figlio. Quello che fa molta impressione è il modo in cui quest’uomo dolcissimo risponde al ragazzo, che gli fa domande anche piuttosto difficili. C’è un senso di chiarezza e una leggerezza non italiana”. Così Maranzana sul testo di Terzani, per una messinscena che vuole esaltare queste chiarezza e leggerezza anche attraverso le scene di Luisa Spinatelli e le musiche di Filippo Del Corno: essenziali ed esiziali, ma concepite con l’obiettivo di trasmettere allo spettatore l’assoluta serenità di spirito con cui l’ “intervistato” (il Padre) parla con l’ “intervistatore” (il Figlio) nella piena consapevolezza della morte imminente, in assenza di orpelli e distrazioni. Allora, questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato, c'è un senso Domenica 20 settembre, alle ore 18.00 circa (al termine della rappresentazione), al Piccolo Teatro Grassi, incontro sullo spettacolo La fine è il mio inizio. Intervengono Mario Maranzana, Roberto Andrioli e Lamberto Puggelli. Introduce e coordina Max De Martino, curatore del sito ufficiale di Tiziano Terzani. Ingresso libero. LA SCHEDA Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio) – dal 25 al 30 settembre 2007 La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani adattamento Mario Maranzana regia Lamberto Puggelli scene e costumi Luisa Spinatelli musiche Filippo Del Corno con Mario Maranzana e Roberto Andrioli Produzione Vincenzo De Leo e Claudio Padovani Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16. Prezzi: platea euro 23,50; balconata euro 20,50 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) Dall’estero tel. +39 02.57480889 www.piccoloteatro.org Milano, 21 settembre 2007 Come nasce da un libro un’opera teatrale di Mario Maranzana E’ sempre arduo cercare di scoprire come nasce un fatto d’Arte. E ancor più arduo cercare il suo perché. Nonostante questa malinconica e mai superata difficoltà, si tenta sempre di scoprire l’origine del fatto in quanto si crede sempre che appartenga all’anima dell’autore che nella creazione si svela. E si finisce per associare la creazione ad un segreto . Il segreto non si svela, si custodisce. E lo si lascia galleggiare nel “gran mar dell’essere” Chi vedrà lo spettacolo La fine è il mio inizio si chiederà tutto ciò dando spiegazioni multiple del galleggiamento . Mario Maranzana che dello spettacolo è l’ideatore e l’interprete e l’autore di queste note, ha il dovere di parlar chiaro. Intanto la metafora marina mi spinge a raccontare di una intervista del pittore De Chirico presentata moti anni fa alla TV. Uno sciagurato intervistatore ha posto, con l’occhio brillante di chi assapora il successo della domanda , la questione creativa a De Chirico: Maestro, perchè nasce un suo quadro? La risposta, dopo una pausa carica di uno speciale disprezzo eccola: Lei chiede al mare perché fa onde? Non occorre commentare! Il mio parlar chiaro di cui sopra, è dichiarare di essere autore di seconda mano. L’autore è Tiziano Terzani, un giornalista, che con i suoi scritti è diventato uno degli scrittori più importanti del momento e questo libro non è stato mai scritto ma detto, parlato, raccontato in una sterminata intervista al figlio Folco. Il suo incontro con i lettori è troppo semplice chiamarlo successo. E’ piuttosto un’ondata (vedi De Chirico) che ha travolto e avvolto e che, come fa il mare, si rinnova sempre. Insomma dopo alcune pagine di lettura del libro La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani, dentro, nell’onda, ho sentito il ristoro dell’acqua che pulisce e rinfresca; e portato dallo sciacquio sono arrivato ad una spiaggia dove ho cominciato a vedere tra sabbia e scogli un palcoscenico e il Teatro. Non conoscevo Terzani e ammetto senza pudore di non averlo mai sentito nominare. Nel mio habitat creativo era uno sconosciuto. Qualcuno, non mi ricordo chi fosse (questo fatto è importante per il mistero dell’onda creativa) mi disse di leggere questo libro. Nel libro ci sono alcune fotografia di Lui da giovane coi figli e la moglie e come era quando dettava le frase al figlio (altra “onda”?) e quando morì. Ho intravisto qualche somiglianza fisica. E non fu questa coincidenza stralunata a farmi decidere di portare Lui in Teatro. Fu quella metafora di spiaggia e scogli. Interpellai la casa Editrice Longanesi, Editrice del libro, per avere un incontro con chi dell’opera letteraria aveva i diritti. Mi faccio conoscere con una raffica di scritti su di me con la conclusione “terroristica” del mio curriculum che racconta le mie gesta in 54 anni di professione. Preso atto del mio buon passato, i responsabili mi fissano un incontro alla Libreria Feltrinelli a Milano. Nell’aprile 2006, in una sala dove sarebbe avvenuta un’importante e forse l’ultima presentazione del libro. Ci arrivai che l’avevo letto almeno due volte, senza avere alcun dubbio sul progetto di trasporto in teatro. Il libro è tutto dialogo. Quindi una primordiale certezza di Teatro. Ho rincorso notizie su Terzani e mi si è svelato un personaggio singolare che già nel libro si intravede e si manifesta chiaramente come un personaggio di Teatro. Arrivai alla Sala della Libreria Feltrinelli alle 16 30. L’incontro col pubblico era fissato alle 18. E un’ora e mezza prima la sala era strapiena e non avrei trovato un posto a sedere se non mi fosse stato offerto dall’Addetto stampa della Casa Editrice. Puntuale incomincia la presentazione con una giornalista (Giovanna Zucconi di LA STAMPA) che fa domande al figlio di Tiziano, Folco Terzani. Folco ha curato l’edizione del Libro. E’ proprio lui cui le domande vanno fatte. Dopo la presentazione, il pubblico si slancia in una vitalissima gara di domande. Al figlio curatore. Il libro parla sempre della morte che si attende e il pubblico vitalissimo vuole saperne ancora di più, scoprire ancora di più la sua certezza. Non si sa se si nasce, ma quando si è nati si è sicuri che si morirà. La morte come fatto certo. E’ un pubblico da teatro quello della Sala, lo individuo subito anche perché quel pubblico in sala non lo sa di essersi trasformato. Il pubblico del Teatro si pone le domande dopo lo spettacolo. Tra se e se. E quando lo spettacolo ha toccato corde segrete ma comuni. Se le pone per sempre. Quel pubblico di Sala Feltrinelli non ha potuto aspettare, perché, trattandosi di un libro che si legge in silenzio da soli, ha subito sentito nello stare in comunità, il conforto a chiedere, a farsi e fare domande, nate proprio dall’essere tanti insieme. E’ diventato pubblico di Teatro, con altri tempi, dovuti al trasformarsi di ognuno dei componenti , da lettore a spettatore, da individuo solo a componente di collettività. Intervenni anch’io e raccontai il mio progetto di portare Terzani in Teatro. Nessuno si meravigliò, ma tutti rivelarono che era quasi ovvio pensare di far Teatro da quel libro. Esso ha quasi 450 pagine. Una durata di lettura impossibile per uno spettacolo di Teatro. Si trattò subito di inventare una durata possibile e consonante. Da quasi 450 pagine, il libro. A 56 pagine, il copione. Miracolo? Nel mentre si sviluppa il racconto che Tiziano fa della sua prossima morte, nasce in me la vita di Tiziano personaggio di teatro, artistico, immortale. Nella consuetudine teatrale, l’opera di teatro viene scritta dall’autore con una speciale lingua che contiene la freschezza e l’immediatezza del parlato. Il lavoro dell’attore consta nell’estrarre dallo scritto la sonorità del parlato. In questa opera l’autore, impossibilitato dal suo male a scrivere, ha solo parlato. Lo scritto è un libro della casa editrice sulle frasi di Tiziano, registrate dal figlio Folco. Il rapporto di padre e figlio è nuovo e antico, suggellato da un affetto testamentario. Un monito dolcissimo per i giovani sperduti e naufraghi nella famiglia moderna. Da notare che la metafora marina mi segue come una scia. Il figlio Folco sarà interpretato da Roberto Andrioli, che è stato mio allievo nella Scuola del Piccolo Teatro di Milano, dove questo spettacolo debutta. Anche il regista, Lamberto Puggelli, appartiene a quella spiaggia della pianura padana che si trova in via Rovello a Milano. In un Teatro che si chiamò piccolo, si chiama ancora Piccolo ed è uno dei Teatri più grandi del mondo. Nel senso di importante. Nell’opera Teatrale che stiamo analizzando, si srotola, come il mare con onde una drammaturgia speciale: dallo scritto parlato, documentario, vero di Tiziano, si arriva al parlato teatrale metaforico artistico, parlato dall’attore interprete che sarò io. Ma ancora uno sviluppo mi corre dentro questo lavoro. E si arriva al più grande, il mai superato teatro del mondo: La tragedia. Il coro è il pubblico che ho sentito in Sala Feltrinelli, il coreuta è il figlio Folco e Tiziano si erige solenne ed umoristico a raccontare in lunghe tirate la sua esperienza che ha come trama la fine e l’inizio. I due opposti che sono anche occidente e oriente, giostra che ruota come anello indissolubile nella storia umana. Tragedia moderna, modernissima. Quella scritta da Euripide che della morte racconta come si può anche ridere di essa. Ma senza mancarle mai di rispetto. Per questo rispetto umano dell’unica certezza è tornato il conto a me, attore autore, di raccontare Terzani per raccontare la vita e la morte. Il teatro di sempre. E tutto avverrà con la collaborazione commossa e sensibile del regista. Lamberto Puggelli, cui fu da me proposta la regia e non avevo ancora finito la parola “Terzani” che mi disse subito SI. E fu un momento molto intenso: quello in cui gli artisti si riconoscono nella luce che illumina il pensiero. Puggelli ama questa operazione da lui raggiunta con altro suggestivo strumento quello di trasformarsi da lettore affascinato in mediatore, affabulatore e organizzatore del nuovo racconto, colui che impaginerà ed aiuterà il pubblico a sfogliare il libro del teatro con una cornice metaforica immersa nella luce dei proiettori. E la cornice sarà di Luisa Spinatelli. Non si vedranno, ma saranno presenti dentro il palcoscenico, nella cornice, nella luce inventata e nella recitazione accordata con gli attori. Quella dell’Arte che hanno vissuto assieme al magistero di Giorgio Strehler, maestro e amico. E infine amico, maestro e concittadino di chi ha scritto queste note. Note del regista di Lamberto Puggelli "Pronto. Al telefono l'amico attore Mario Maranzana: metteresti in scena l'ultimo libro di Tiziano Te..." "Si!". Conosco tutti i libri di Tiziano Terzani e in passato ho messo in scena cronache saggi, poemi e romanzi (fra cui Siddharta di Hesse). Pochi giorni prima, scherzando con i miei allievi, dicevo loro che l'ambizione mia era che potessero diventare buoni spettatori e buoni cittadini. Qualcuno di loro, chissà, diventerà un buon attore. E che enorme soddisfazione e orgoglio smisurato per me se qualcuno diventasse Ruggeri o la Duse. Ma il desiderio impossibile, il sogno da sognare era che ci fosse fra loro se non proprio Siddharta, Tiziano Terzani. Ma parliamo di Teatro: un Teatro che unisca spiritualità e vita vissuta, impegno morale e civile, realismo e utopia…. Questo è il Teatro che ho fatto e che farò. Con semplicità. Parlando con parole che esprimano pensieri e sentimenti. Che donino speranza e serenità. Questo Vogliamo fare Mario ed io e Folco Terzani e Angela Staude, che ci sono vicini con affetto. E questo vuole certamente Tiziano Terzani. Mario Maranzana nasce a Trieste nel 1930. Debutta in teatro con Vittorio Gassman in Edipo re di Sofocle (1954). Dal 1955 al 1957 recita con la Compagnia dei Giovani. Nel 1958 debutta come regista firmando I diari di Bertoli, con cui ottiene il Premio San Genesio. Nel ’61 è al fianco di Paolo Ferrari e Ornella Vanoni ne L’idiota di Achard. Lavora con Memo Benassi, Salvo Randone, Sergio Tofano, Gino Cervi, Anna Proclemer, Lilla Brignone, diretto da Strehler, Visconti, Costa, De Lullo. Nel 1982 è il protagonista di un suo adattamento di Das Kapital di Curzio Malaparte, realizzato con lo Stabile del Friuli Venezia Giulia. Nel 1983 è con Vittorio Franceschi in Bouvard e Pécuchet da Flaubert e partecipa a L’affare Danton da Büchner diretto da Andrzej Wajda. Tra gli ultimi successi Bella figlia dell’amore di Harwood, regia di Patrick Rossi Gastaldi e Storie delle maldobrie di Carpinteri & Faraguna, regia di Antonio Calenda. Roberto Andrioli, attore musicista e danzatore, si diploma nel 1996 presso la scuola di formazione per attori del Piccolo Teatro di Milano diretta da Giorgio Strehler, dove è allievo di Mario Maranzana, e in seguito si perfeziona partecipando a seminari e workshop condotti da Yoshi Oida, Maureen Fleming, Nicolaj Karpov, Carolyn Carlson... Prosegue il suo percorso di ricerca sull’uso della voce al fianco di Gabriella Bartolomei e il master in pedagogia teatrale frequentato presso l’Università di Brescia, che lo avvicina particolarmente al mondo dell’infanzia. Dalla scorsa stagione lavora stabilmente nella compagnia Locus solus prodotta dal centro teatrale La Corte Ospitale di Rubiera. Lamberto Puggelli debutta come regista di diversi spettacoli al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Dalla metà degli anni ’60 firma regie liriche. Molti dei suoi allestimenti sono visti ad Amburgo, Mosca, Chicago, Barcellona, Rio de Janeiro, Tokyo, Londra. Al Teatro alla Scala mette in scena diverse opere, tra le quali Andrea Chénier, La forza del destino, Il matrimonio segreto, Adriana Lecouvreur, dirette da Chailly, Patanè, Gavazzeni. Il suo repertorio comprende Euripide, Racine, Goldoni, Sartre, Osborne, Albee, Shaw, Brecht, con una particolare attenzione per Pirandello e la riscoperta e proposta di testi “lombardi” (Bertolazzi, Porta, DeLemene, Testori, Santucci, Ciro Fontana). E’ l’unico regista vincitore del premio dell’Associazione degli Scrittori Italiani di Teatro. Collabora per anni con il Teatro Stabile di Catania, dove firma 23 spettacoli. Negli anni ’70 collabora con Strehler al Piccolo Teatro. Tiziano Terzani nasce a Firenze nel 1938. Dal 1971 è corrispondente dall’Asia per il settimanale tedesco Der Spiegel e collaboratore del Corriere della Sera. Vive a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok e Nuova Delhi. Nel 1994 si stabilisce in India con la moglie, la scrittrice Angela Staude, e i due figli, Folco e Saskia. Le esperienze di Terzani in Asia sono confluite, oltre che negli articoli per i giornali, anche in numerosi libri, da Pelle di leopardo al suo ultimo lavoro, Un altro giro di giostra. Nel 1997 gli viene conferito il Premio Luigi Barzini all’inviato speciale. Viaggiatore d'eccezione, testimone non sempre comodo, ha attraversato gli eventi della Storia, le guerre e i grandi temi politici degli ultimi cinquant’anni. Straordinaria figura di uomo e di scrittore, convive per sette anni con un tumore all’intestino, dando una struggente lezione di umanità e di coraggio grazie all’accettazione serena della malattia come viaggio nel viaggio. Terzani trascorre i suoi ultimi giorni ad Orsigna (Pistoia), spegnendosi il 28 luglio 2004. La fine è il mio inizio, edito da Longanesi, è stato pubblicato nel 2006 in 300.000 copie. Oggi è alla sua settima edizione. |