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Teatro Scala di Milano | La Prima della Scala con Informazioni annesse della Festa di Sant'Ambrogio. |
| Spettacoli alla Scala di Milano |
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| www.teatroallascala.org | Informazioni sulla Prima della Scala di Milano |
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| Mappa Teatro alla Scala di Milano |
Visualizzazione ingrandita della mappa |
| 12/set/2011 , ore 20:00
Recital pianistico Lang Lang Teatro Alla Scala, Milano
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| http://www.spettacolinews.it/la-scala-milano-DS0A5058.html 07/12/2011 La Scala Milano Applausi a Napolitano di Cristian Pedrazzini Una piccola manifestazione contro la manovra davanti al Teatro alla Scala e la consueta sfilata di vip per la prima del Don Giovanni di Mozart diretto da Daniel Barenboim. I manifestanti, alcune decine di persone, hanno protestato contro le riforme che costringono a pagare ''sempre gli stessi'', mentre il foyer del Teatro si riempiva di ospiti in smoking, stole di pelliccia e gioielli importanti per una prima comunque all'insegna della sobrietà. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio, al suo arrivo è stato accolto, tra gli applausi della folla, dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia. "La prima, della Scala è di una importanza fondamentale perché è un messaggio alla città e fa sì che Milano continui ad essere la capitale della lirica", ha sottolineato Pisapia entrando nel teatro per assistere al "Don Giovanni". Una prima, ha proseguito Pisapia, "che rappresenta un messaggio a tutta la città ma soprattutto ai giovani che sono stati particolarmente entusiasti di questa recita". Quanto al "Don Giovanni" "non è un mio mito - ha sottolineato il sindaco - né un personaggio che possa vedere con simpatia". All'arrivo del corteo di auto del premier Mario Monti, accompagnato dalla moglie Elsa, un uovo è stato lanciato all'indirizzo dell'auto di lusso, ma è stato un gesto isolato. Pochi rappresentanti politici e molti del mondo dell'economia comunque tra gli ospiti della prima della Scala. Oltre alla presenza del presidente della Repubblica, al Piermarini è entrato solo il deputato Giorgio La Malfa. A rappresentare le istituzioni locali sono stati Roberto Formigoni, Guido Podestà e Pisapia. In rappresentanza del governo, oltre a Monti, i ministri Corrado Passera, Lorenzo Ornaghi e Anna Maria Cancellieri e il sottosegretario Vittorio Grilli. Decisamente più nutrita la rappresentanza del mondo economico - finanziario con Giovanni Bazoli, Gabriele Galateri di Genola, Federico Ghizzoni, Giuseppe Vegas, Fulvio Conti, Diana Bracco, Romain Zaleski, Cesare Romiti, Fedele Confalonieri, Pier Gaetano Marchetti, Filippo Annunciata, Enzo Chiesa, Bruno Ermolli, Sergio Balbinot e Domenico Siniscalco. Alla prima della Scala si sono anche presentati il presidente e il direttore generale della Rai, Paolo Garimberti e Lorenza Lei. Nero, grigio nelle gradazioni più chiare e più scure, rosa carne, panna, avorio, blu i colori dominanti negli abiti delle signore, mentre lo smoking è di rigore per gli uomini. Napolitano, è accompagnato dalla signora Clio in Lella Curiel beige; accanto al premier Monti, la first lady Elsa in Giorgio Armani. Stesso stilista anche per Cinzia Sasso, moglie di Pisapia che opta però per un completo pantaloni. Gli abiti sono, con qualche eccezione ovviamente, lineari e sobri, magari indossati con qualche pezzo "riciclato". Elegante l'etoile Roberto Bolle che del "Don Giovanni" dice: "Un personaggio moderno, un'opera bella da vedere e rivedere". Elegantissima Eva Cantarella che indossa una giacca di Antonio Marras "di due o tre anni fa" e "un vecchio vestito" di Issey Miyake, nero, di sottilissimo plisset. E una collana che spiega essere di bijoux, con finti brillanti, rubini e zaffiri. Indossa "gioielli di famiglia" invece il presidente di Expo, Diana Bracco, con un abito in pizzo grigio chiaro. Pantaloni e stola in pelliccia anche per la figlia di Saverio Moschillo. In smoking, declinato al femminile, Evelina Cristillin, la moglie del presidente di Generali Gabriele Galateri di Genola: "Mi sono vestita da uomo - spiega - in smoking. D'altra parte sono venuta a piedi. Va bene così". Pantaloni anche per Lorenza Lei, direttore generale della Rai, con giacca bianca. In pizzo blu, pendenti di brillanti e acconciatura anni 30 la presentatrice Caterina Balivo. Blu cina anche per Valeria Marini, uno dei capi della sua collezione, con generose scollature e decorazioni di paillettes e Swarovsky. Boa di piume bianche spruzzato di rosso per Inge Feltrinelli "regalo di un'amica" indossato sopra "una vecchia giacca riciclata. "E' giusto che le mogli delle istituzioni raccolgano l'appello alla sobrietà - afferma invece Gabriella Dompé - ma io non lo sono, dunque sobria nel limite, ma elegante. Sobrietà non significa essere scialbe". E il pendente con rubino e brillante? "Un Cartier della mamma". Sulle spalle Gabriella Dompé indossa poi un visone bordeaux che sembra velluto: "Questo è essere sobrie", assicura. Sceglie Fausto Sarli, invece Giovanna Salza, moglie del ministro alla Sviluppo economico Corrado Passera, un bicolore bluette e verde. In celeste Barbara Berlusconi, accompagnata dal calciatore Pato, suo compagno e una stola di pelliccia a coprire le spalle. Stola anche per il direttore di A, Maria Latella, che sceglie un abito fasciante color rosa cipria con innesti di luce di Swarovsky. C'è anche Sabina Negri, ex moglie di Roberto Calderoli, con un vestito bianco da sposa del giovane stilista turco Erkan Coruh e del velo bianco e nero intorno al viso che spiega essere un chador. Durante il lungo intervallo tra il primo e il secondo atto del "Don Giovanni", incontro tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Mario Monti con i vertici del teatro alla Scala. Napolitano e Monti si sono incontrati nel camerino del direttore musicale Daniel Barenboim con il sovrintendente del teatro Stephane Lissner. Presente anche il ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture Corrado Passera e quello dei beni culturali Lorenzo Ornaghi. Lasciando il camerino di Barenboim, Napolitano, Monti e Ornaghi si sono poi intrattenuti in un breve colloquio riservato durante il quale, presumibilmente, si è parlato del futuro del teatro. Durante l'incontro Barenboim, rivolgendosi a Monti ha detto: "Non so se farle gli auguri ma tutto il mondo sta pregando per lei". |
| Concerto straordinario di raccolta fondi per la tutela e la valorizzazione dell’arte e della natura italiane Grandi Orchestre Sinfoniche Internazionali per Deutsche Bank a favore del FAI Cristoph Eschenbach dirige la Münchner Philarmoniker Milano, Teatro alla Scala Domenica 13 novembre 2011, ore 20.00 APERTURA DEL BOTTEGHINO GIOVEDI’ 6 OTTOBRE 2011 PROGRAMMA Ludwig van Beethoven - Egmont ouverture op. 84 Max Bruch - Concerto n. 1 in sol minore op. 26 per violino e orchestra Antonìn Dvorák - Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 “dal Nuovo Mondo” Domenica 13 novembre 2011, alle ore 20, il Teatro alla Scala ospiterà il terzo imperdibile concerto reso possibile grazie al generoso sostegno e alla preziosa collaborazione di Deutsche Bank, accanto al FAI – Fondo Ambiente Italiano per un importante progetto triennale che ha visto partecipazione delle più prestigiose orchestre sinfoniche internazionali dirette dai più famosi direttori del mondo esibirsi al Teatro alla Scala di Milano a favore del FAI. Dopo il grande successo dei precedenti appuntamenti nel 2009 con Daniel Harding e la London Symphony Orchestra e nel 2010 con Georges Prêtre e i Bamberger Symphoniker, quest’anno sarà la volta del tedesco Cristoph Eschenbach che dirigerà la Münchner Philarmoniker in un concerto straordinario di raccolta fondi per la tutela e la valorizzazione dell’arte e della natura italiane. Un modo per sostenere concretamente la Fondazione nella sua attività di conservazione e di valorizzazione del patrimonio artistico e naturalistico italiano. L’eccezionalità della serata offrirà l’occasione unica di ascoltare un connubio di altissimo livello: la Münchner Philarmoniker, fondata a Monaco nel 1893 che si distingue per una lunga storia di celebri direttori d’orchestra quali, tra gli altri, Gustav Mahler, Oswald Kabasta, Fritz Rieger e Christian Thielemann, con Cristoph Eschenbach, uno dei più illustri Guest conductor delle principali orchestre del mondo e di recente nominato Direttore Musicale della National Symphony Orchestra di Washington e con il violinista Vadim Repin, uno dei più grandi virtuosi della sua generazione, ospite delle più importanti orchestre del mondo. Una grande iniziativa che prevede un programma di grande impatto in una cornice meravigliosa come quella del Teatro alla Scala di Milano, con l’esecuzione della Egmont ouverture op. 84 di Ludwig van Beethoven, un grande capolavoro dove si fondono ribellione, patriottismo, amore e sacrificio in un vortice caro alla sensiblerie romantica, del noto Concerto n. 1 in sol minore op. 26 per violino e orchestra di Max Bruch, un pezzo improntato ai modelli classici di Beethoven, Mendelssohn e Brahms e della Sinfonia n.9 in mi minore op.95 dal “Nuovo Mondo” di Antonìn Dvoràk, composizione ricca di riferimenti alle melodie del folklore americano. Cristoph Eschenbach nasce in Germania nel 1940 dove si forma studiando pianoforte con Eliza Hansen ad Amburgo. Nel 1972 inizia la carriera di direttore d’orchestra e nel 1975 debutta sul podio della San Francisco Symphony Orchestra. Ha ricoperto la direzione musicale e artistica delle principali orchestre internazionali: dalla Filarmonica di Vienna all’Orchestra Filarmonica di Filadelfia. L’Orchestra Filarmonica di Monaco - Münchner Philarmoniker - è stata fondata nel 1893 e da allora ha segnato il panorama musicale bavarese e internazionale avvalendosi della guida di celebri direttori d’orchestra. Nel corso del XX secolo l’Orchestra è diventata simbolo di indiscussa eccellenza per l’alto livello delle esecuzioni che ne hanno decretato il successo mondiale. A partire dalla stagione 2012-2013, il posto di Direttore Principale della Filarmonica sarà ricoperto dal maestro Lorin Maazel. COSTO DEL BIGLIETTO Iscritti FAI da 60 a 250 Euro; non Iscritti da 70 a 280 Euro Il FAI ringrazia per il generoso sostegno e la preziosa collaborazione Deutsche Bank per aver permesso questo concerto e per l’appoggio in questo importante progetto triennale. Grazie a Fondazione Teatro alla Scala. Si ringrazia per la collaborazione Serate Musicali – Milano. Con il Patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano. Per informazioni e prenotazioni: FAI – tel. 02.467615237 AMIT – Numero Verde 800 907080 www.helloticket.it e www.vivaticket.it Per maggiori informazioni sul FAI: www.fondoambiente.it |
| COMUNICATO STAMPA
Domenica 4 settembre 2011 ore 11.00 – Teatro alla Scala (via Filodrammatici, 2) – Milano Esclusivamente per giovani fino a 26 anni posti numerati 3 € MITO SettembreMusica è Educational: per la prima volta il Festival apre esclusivamente ai giovani fino a 26 anni, al prezzo simbolico di 3 euro, la prova del concerto di inaugurazione al Teatro alla Scala, il giorno 4 alle ore 11, con la Filarmonica della Scala e Daniel Barenboim nella duplice veste di pianista e direttore. Sempre i giovani, il giorno prima, sabato 3 settembre, avranno la possibilità di conversare con il maestro Daniel Barenboim nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, alle ore 18, ingresso gratuito. Il concerto milanese di inaugurazione ha registrato il
tutto esaurito subito dopo l’apertura delle vendite. Grazie alla
disponibilità del maestro e dell’orchestra, MITO SettembreMusica ha deciso
di aprire anche la prova, solitamente a porte chiuse, dedicandola ai tanti
giovani che non hanno trovato posto per il concerto serale o che non hanno
mai avuto modo di entrare al Teatro alla Scala. I biglietti per assistere alla prova saranno in vendita da giovedì 25 agosto, a partire dalle dalle 10.30, presso la biglietteria MITO all’Urban Center (Galleria Vittorio Emanuele 11/12, tel. 02.88464725), sul sito del Festival www.mitosettembremusica.it, nel circuito Vivaticket ( www.vivaticket.it ; tel. 899.666.805 - servizio a pagamento) e un’ora prima dell’inizio della prova, nella biglietteria del Teatro alla Scala in via Filodrammatici.
Domenica 4 settembre 2011 ore 21.00 – Teatro alla Scala (via Filodrammatici, 2) - Milano Tutto esaurito per il concerto di inaugurazione a
Milano della quinta edizione del Festival MITO Concerto trasmesso in live streaming sul sito www.mitosettembremusica.it Presenting Partner Allianz e Enel Come ormai da tradizione sarà una prima all’insegna del
“tutto esaurito” per il Festival MITO SettembreMusica, che apre la sua
quinta edizione a Milano domenica 4 settembre con un concerto al Teatro alla
Scala alle ore 21.00. Sarà un’inaugurazione “tutta milanese” che vede per la
prima volta la Filarmonica della Scala a dare il via al Festival, con cui ha
un legame di stretta collaborazione fin dalla prima edizione 2007. Sul podio
il maestro scaligero Daniel Barenboim, che si esibisce nella duplice veste
di direttore e pianista in un programma classico e di grande popolarità con
musiche di Gioachino Rossini, Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van
Beethoven. Programma: Gioachino Rossini, Sinfonia dall'opera "Semiramide" Wolfgang Amadeus Mozart, Concerto per pianoforte e orchestra n. 26 in re maggiore K. 537 "Incoronazione" Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 “Eroica” Biografia La Filarmonica della Scala è una compagine indipendente fondata da Claudio Abbado insieme ai musicisti scaligeri nel 1982 con l’obiettivo di sviluppare il repertorio sinfonico nel contesto della grande tradizione operistica del Teatro. La Filarmonica realizza una autonoma stagione di concerti e la stagione sinfonica del Teatro in base ad accordi sanciti da una convenzione con il Teatro alla Scala. La Filarmonica ha instaurato rapporti di collaborazione con i maggiori direttori della scena internazionale: dalle prime stagioni affiancano Abbado Carlo Maria Giulini, Georges Prêtre, Lorin Maazel e Wolfgang Sawallisch. Riccardo Muti assume il ruolo di Direttore Principale dal 1987 al 2005, offrendo un decisivo contributo alla crescita artistica dell’orchestra. La stagione del trentennale sarà inaugurata da Daniel Barenboim, che dirigerà l’orchestra anche in un secondo concerto in stagione, in tournée in Francia e Germania e in due grandi cicli per il teatro alla Scala. Tra i maestri che hanno contribuito alla crescita artistica della Filarmonica ricordiamo Leonard Bernstein, Semyon Bychkov, Riccardo Chailly, James Conlon, Gustavo Dudamel, Peter Eötvös, Christoph Eschenbach, John Eliot Gardiner, Daniele Gatti, Daniel Harding, Philippe Jordan, Zubin Mehta, Seiji Ozawa, Gennadij Rozdestvenskij, Esa-Pekka Salonen, Giuseppe Sinopoli, Yuri Temirkanov, Franz Welser–Möst. Oltre ai concerti al Teatro alla Scala, la Filarmonica realizza numerose tournée, che hanno complessivamente superato i 450 concerti fuori sede. Le prime tournée internazionali sono guidate da Carlo Maria Giulini; con Riccardo Muti la Filarmonica suona ai Festival di Salisburgo e di Lucerna e in tutte le capitali musicali dell’Europa e dell’Asia. Nelle ultime stagioni ricordiamo il debutto negli Stati Uniti con Riccardo Chailly e in Cina con Myung-Whun Chung. Gli impegni del 2010 includono il ritorno in Asia con Semyon Bychkov in occasione dell’Expo di Shanghai e a Berlino con Diego Matheuz, mentre nel 2011 l’orchestra tocca Spagna, Grecia, Germania e Lussemburgo con Semyon Bychkov e Serbia, Slovenia, Repubblica Céca e Germania con Daniel Harding. La Filarmonica ha commissionato nuove composizioni a Giorgio Battistelli, Carlo Boccadoro, Azio Corghi, Luis de Pablo, Pascal Dusapin, Peter Eötvös, Ivan Fedele, Matteo Franceschini, Luca Francesconi, Salvatore Sciarrino, Giovanni Sollima e Fabio Vacchi.Impegnata nella diffusione della musica presso le nuove generazioni, l’orchestra apre alle scuole le prove di tutti i concerti della stagione. È al fianco delle principali istituzioni scientifiche e associazioni di volontariato della città di Milano, per le quali realizza prove aperte e concerti dedicati. È regolarmente impegnata per il festival MITOSettembreMusica in concerti che hanno avvicinato un vastissimo pubblico alla musica sinfonica. La Filarmonica ha realizzato una consistente produzione discografica per Sony, Decca, Emi. Di particolare rilievo sono le Sinfonie di Beethoven con Carlo Maria Giulini, le Cantate di Rossini con Riccardo Chailly e l’integrale sinfonica beethoveniana diretta da Riccardo Muti. I concerti della Stagione della Filarmonica sono regolarmente trasmessi in differita televisiva da Rai3, in diretta radiofonica da Radio3 e su medici.tv.
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| COMUNICATO STAMPA Lunedì 12 settembre 2011 ore 15.00 – Sede Amici del Loggione del Teatro alla Scala (via Silvio Pellico, 6) - Milano Presentazione del libro "Il canto dei Poeti" La grande poesia italiana in musica. Un omaggio della Svizzera in occasione del 150° dell'Unità d'Italia a cura di Sabine Frantellizzi Partecipano Mauro Novelli, Sabine Frantellizzi, Carlo Piccardi, Guido Salvetti Coordina Enzo Restagno Con un saluto di Giovanna Masoni, Municipale di Lugano e Assessore alla Cultura della Città Ingresso gratuito In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia MITO SettembreMusica presenta, lunedì 12 settembre presso la Sede Amici del Loggione del Teatro alla Scala alle ore 15.00, il libro Il canto dei Poeti che propone un percorso in musica attraverso la grande poesia italiana. Celebri versi della nostra letteratura - da Dante al Novecento - sono proposti in una inconsueta veste musicale e nell’interpretazione che ne hanno dato compositori di fama o sconosciuti, dall’800 fin oltre la metà del secolo scorso. Dante, Petrarca, Boccaccio, Tasso, Foscolo, Leopardi, Carducci, Pascoli, d’Annunzio, Ada Negri e altri sono stati intonati da molti compositori dell’Ottocento e del Novecento, alcuni famosi, come Mercadante, Tosti, Respighi, Castelnuovo-Tedesco, Pizzetti, altri meno noti come Augusto Rotoli e Mario Pilati, fino ad autori quasi sconosciuti. Il volume contiene anche un doppio CD interpretato dal tenore Fausto Tenzi e dal pianista Maurizio Carnelli, presenti all’incontro. Nella pubblicazione si trovano inoltre diversi saggi dedicati ad argomenti musicali, al rapporto tra musica e poesia, alla letteratura e all’identità nazionale, oltre ai testi delle poesie, le schede di ascolto dei singoli brani, le note biografiche sui compositori e poeti. Il Canto dei Poeti vuole essere anche un excursus attraverso il canto da camera italiano, un segmento artistico notevolissimo, ma in buona parte scomparso dai nostri orizzonti culturali e musicali, con l’obiettivo di reintegrare un tassello mancante particolarmente rilevante proprio nei rapporti tra canto e poesia. Il Canto dei Poeti sarà inoltre una preziosa testimonianza dedicata alla romanza italiana, oggi poco conosciuta nel suo complesso, ma che costituisce, con il lied tedesco e la mélodie francese, uno dei grandi ambiti della cameristica vocale europea. In collaborazione con Associazione Amici del Loggione del Teatro alla Scala Gianpiero Casagrande editore in Lugano e Milano Biografie GLI AUTORI Sabine Frantellizzi -curatrice del progetto- Curatrice di eventi culturali e di spettacolo, con particolare attenzione alle collaborazioni internazionali e istituzionali. Consulente artistico e organizzativo. Storica dell’arte di formazione, laurea presso la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera, con vasti interessi interdisciplinari, si è occupata di manifestazioni culturali nei settori musica, teatro, danza, e arti figurative. Ha ideato e curato numerose manifestazioni sostenute e patrocinate da istituzioni quali: Comune di Roma, Regione Lazio, Istituto Svizzero, Forum Austriaco di Cultura, Goethe Institut, British Council, Accademie, Ministeri degli Esteri e altre Istituzioni dei Paesi scandinavi, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e numerose Ambasciate. Tra gli artisti che hanno preso parte agli eventi sono da ricordare Ruggero Raimondi, Giuseppe Taddei, Fausto Tenzi, Roberto Scandiuzzi, Carmela Remigio, Carlo Guelfi, il Coro Voci Bianche di Roma dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Peter Greenaway, Eugenio Barba, Piera degli Esposti, Erland Josephson, Carolyn Carlson, Birgit Cullberg, Michael Clark, The Finnish National Ballet, Viktor Merzhanov, il Trio di Mosca, Jan Garbarek, Alan Stivell, e molti altri. Recentemente si è dedicata a progetti musicali volti alla valorizzazione della lirica da camera italiana, curando tra l’altro un progetto discografico sulla cameristica vocale di Umberto Giordano per il Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ direttrice artistica della stagione musicale del Teatro Studio Keiros di Roma, e ha ideato il Festival Internazionale di lirica da camera “Sulle Ali del Canto”, che si svolgerà a Roma nel prossimo mese di ottobre. Carlo Piccardi, dal 1968 al 2004 ha svolto la sua attività presso la Radiotelevisione della Svizzera italiana, dapprima come produttore musicale alla televisione, dal 1989 come capo del dipartimento musicale alla radio e dal 1994 come direttore della rete culturale radiofonica. Dal 2002 coordina a Lugano il Progetto Martha Argerich. Ha pubblicato saggi su vari autori e aspetti della musica dell’‘800 e del ‘900, in particolare su musica radiofonica e da film. Fa parte del comitato di redazione di “Musica/Realtà” e della rivista “AAA – TAC (Acoustical Arts and Artifacts – Tecnology, Aesthetics, Communications)” della Fondazione Cini. Guido Salvetti è pianista e musicologo. Ha al suo attivo volumi e saggi su argomenti che spaziano dal Settecento italiano, all’Ottocento operistico e al Novecento storico. In questo ultimo ambito dirige la collana “Musica nel Novecento italiano”. Si ricorda anche il volume Le Sonate per violoncello di Johannes Brahms. Contesto, testo, interpretazione per la Libreria Italiana Musicale di Lucca, primo di una serie di “Repertori musicali”, a cura della Società Italiana di Musicologia. È in corso di stampa il volume I Lieder di Johannes Brahms, tra forme e significati. Come pianista è attivo particolarmente nel repertorio da camera e liederistico. In quest’ultimo ambito ha fondato, assieme al soprano Stelia Doz, l’Accademia di Musica vocale da Camera presso il Teatro di Casalpusterlengo e dal 2009 al Teatro “Signorelli” di Cortona. Si è particolarmente dedicato alla promozione culturale con concerti-lezione e con cicli di trasmissioni televisive e radiofoniche presso la RAI e la Radio Televisione della Svizzera Italiana. Nei vari ambiti della sua attività si è più volte impegnato sul tema dell’interpretazione musicale e dei grandi interpreti, proponendo aggiornati metodi di analisi e di giudizio. Presso il Conservatorio di Milano ha fondato e diretto il corso di Musicologia dal 1984 al 1996. Di questo Conservatorio è stato direttore dal 1996 al 2004. Dal 2006 è Presidente della Società Italiana di Musicologia. Mauro Novelli insegna Letteratura italiana contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. Ha firmato studi e curatele di ambito otto-novecentesco, tra cui si segnalano i due Meridiani riservati alle Opere di Piero Chiara (Mondadori, 2006-2007) e la monografia I “saggi lirici” di Delio Tessa (Led, 2001). GLI INTERPRETI Fausto Tenzi si è formato con il Prof. Frederick Husler e la Prof.ssa Yvonne Rodd-Marling all’Accademia Internazionale di Canto con sede a Lugano, patrocinata da Herbert von Karajan. Contemporaneamente ha compiuto studi vocali e musicali a Milano presso i Maestri Alberto Soresina e Arturo Merlini. Si è esibito nei più prestigiosi Teatri lirici e Festival Internazionali, dal Teatro alla Scala di Milano e l’Accademia di S. Cecilia a Roma, al Metropolitan e Carnegie Hall di New York, dal Théâtre des Champs Elisées, Théâtre Musical e Théâtre Châtelet di Parigi al Festival di Berlino con i prestigiosi Berliner Philarmoniker, al Festival di Lucerna, Maggio Musicale Fiorentino, la Alte Oper di Francoforte e l’Opera di Seoul. Ha inoltre tenuto concerti presso la Sala Ciaikovski di Mosca, al Teatro dell’Opera di Odessa, a San Pietroburgo, Baku, Jerevan, Tbilisi e Vilnius. È stato ospite della RAI, della Radiotelevisione Svizzera, dell’Hessischer Rundfunk, della Radiotelevisione Israeliana. Ha inciso per etichette discografiche di grande prestigio come Deutsche Grammophon, Philips, ARTS, Nuova Era, Riverrecords e per la rivista musicale Amadeus, aggiudicandosi più volte le 5 stelle della critica internazionale. Teodoro Celli, l’autorevole critico e musicologo, dopo averlo ascoltato nel Salmo XIII di Liszt all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, scrisse: “Il tenore Fausto Tenzi è dotato di voce magnificamente timbrata, splendidamente in maschera. Egli è capace di accenti drammatici che lo caratterizzano come Heldentenor. E non è solo una voce: dietro c’è qualcuno!” Maurizio Carnelli ha studiato pianoforte, clavicembalo, direzione d’orchestra e composizione. Nel 1980 ha iniziato una brillante attività di solista e accompagnatore, soprattutto di cantanti, che lo ha portato ad esibirsi in importanti teatri ed istituzioni italiani e stranieri, quali La Scala, il Lirico, il Conservatorio di Milano, il Ponchielli di Cremona, il Fraschini di Pavia, il Pollini di Padova, il Regio di Torino, l’Olimpico di Roma, la Pietà dei Turchini di Napoli, la Sala Nervi del Vaticano, le sale da congressi di Luzern e Lugano, la sala del Parlamento di Budapest e la Toshi Center Hall di Tokio. Ha collaborato con celebri cantanti, attori e registi. Attivo nel campo dell’insegnamento, insegna musica vocale da camera presso la Civica Scuola di Milano, ed è sovente nelle commissioni di concorsi nazionali e internazionali di canto e piano. Ha tenuto lezioni e cicli di incontri per le Università Statale e Cattolica di Milano. Tiene corsi estivi presso il Val Tidone Summer Camp, in Giappone e in Corea. Ha curato numerose pubblicazioni per i tipi di Casa Ricordi quali la riduzione per canto e piano della cantata La morte di Didone di Rossini, la riduzione per violino e pianoforte delle Quattro stagioni di Vivaldi e le recenti antologie Liriche del Novecento italiano, Arie per tenore e Arie per soprano del novecento. Ha al suo attivo numerose incisioni tra cui Pietre Preziose, con Lucia Valentini Terrani, insignito del premio Cd Classica. Ha realizzato e condotto circa trecentocinquanta trasmissioni radiofoniche ed è stato a lungo ospite di una fortunata trasmissione televisiva in onda su Rai Due. PER INFORMAZIONI: Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.88464725 / 02.88464748 c.mitoinformazioni@comune.milano.it www.mitosettembremusica.it App MITO SettembreMusica a Milano per iPhone e iPod-Touch disponibile su http://itunes.apple.com/it/app/id438402161 |
| COMUNICATO STAMPA Teatro alla Scala, domenica 11 settembre 2011 ore 20.00 Concerto in collaborazione con il Teatro alla Scala e con il patrocinio del Comune di Milano, del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Milano e dell’American Chamber of Commerce in Italy Johannes Brahms Schicksalslied (Canto del destino) op. 54 Benjamin Britten War Requiem op. 66 Soprano Chiara Angella Tenore Barry Banks Baritono Mark Stone Coro di Voci Bianche de laVerdi Maestro del Coro di voci bianche Maria Teresa Tramontin Orchestra da Camera de laVerdi Direttore Ruben Jais Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi Maestro del Coro Erina Gambarini Direttore Zhang Xian Per informazioni sui biglietti: Auditorium di Milano, Largo Gustav Mahler tel. 02.83389.401/2/3 (orario biglietteria: da martedì a domenica dalle 14.30 alle 19.00) Data Concerto Teatro alla Scala, domenica 11 settembre 2011 ore 20.00 Biglietti da 11,00 a 66,00 euro Zhang Xian dirige laVerdi alla Scala in occasione del decimo anniversario dell’attentato alle Twin Towers di New York Domenica 11 settembre alle ore 20.00 laVerdi torna al Teatro alla Scala con il suo tradizionale concerto, che quest’anno vuole ricordare le vittime dell’attentato alle Twin Towers di New York dell’11 settembre 2001, a dieci anni da quel tragico evento che ha sconvolto il mondo intero. Il programma, diretto da Zhang Xian al suo terzo anno alla Direzione Musicale de laVerdi, è dedicato a due brani dal grande valore emotivo: il Canto del destino op. 54 per coro e orchestra di Brahms, in cui il compositore esprime con sensibilità profeticamente moderna l’angoscia e la solitudine dell’uomo di fronte all’inconoscibile, con un finale messaggio di speranza; segue War Requiem op. 66 per coro, coro di voci bianche, soli, orchestra, orchestra da camera di Britten, brano in cui emergono il sentimento di abbandono nel quale ogni guerra getta gli uomini e la tenue speranza nel finale Libera me, dove si leva la preghiera per la salvezza e per la pace. L’Orchestra sarà coadiuvata dal Coro de laVerdi diretto da Erina Gambarini, dal Coro di Voci Bianche de laVerdi diretto da Maria Teresa Tramontin e dall’Orchestra da Camera de laVerdi diretta da Ruben Jais. Il concerto è stato organizzato in collaborazione con il Teatro alla Scala e con il patrocinio del Comune di Milano, del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Milano e dell’American Chamber of Commerce in Italy. La collaborazione tra laVerdi e il Teatro alla Scala si è andata consolidando nel corso degli anni, con il primo concerto sinfonico de laVerdi nel settembre del 2006 e due produzioni ballettistiche al Teatro degli Arcimboldi nel maggio del 2007 (La Fille du Pharaon e Il limpido ruscello), con il Corpo di Ballo del Teatro Bol’šoj di Mosca e del Teatro alla Scala. Già nel 1996 laVerdi era stata impegnata in alcune produzioni ballettistiche (Coppelia e Il Gattopardo), accompagnando il corpo di ballo del prestigioso teatro milanese, e, sotto la direzione di Paul Connelly, nella produzione de La vedova allegra. Programma: Il modo con cui Johannes Brahms mise in musica il Canto del destino di Friedrich Hölderlin mette in evidenza un’interpretazione libera e personale del testo. In Schicksalslied (composto a Baden-Baden nel 1871) Brahms va oltre il messaggio di Hölderlin, che aveva sottolineato lo stridente contrasto tra la condizione umana e quella divina. La vita dell’uomo è vista come continua sofferenza e irresolubile incertezza, mentre al di là di ogni contingenza terrena, al di sopra della nuvole, in uno stato di perenne, imperturbabile, beatitudine, l’esistenza divina si estende in una dimensione di perfezione e di luce. Ma Brahms non accetta che l’uomo sia condannato e impossibilitato a trovare una redenzione, non condivide la rassegnazione del poeta: così la musica si conclude riproponendo la sezione d’apertura, che descrive le beatitudini divine. Brahms intende affermare, così, la sua fede, la sua fiducia nella possibilità di redenzione concessa all’uomo. Il War Requiem è stato scritto da Benjamin Britten per la riconsacrazione della Cattedrale di Coventry, rasa al suolo durante i bombardamenti della Luftwaffe dell’8 novembre 1940. Ventidue anni dopo la cattedrale era stata ormai ricostruita vicino alle rovine dell’antica struttura e venne riaperta con una cerimonia che, proprio tramite la musica, voleva tendere alla conciliazione. Era il 30 maggio 1962. Una nuova composizione era stata, quindi, commissionata a Britten, il compositore inglese più acclamato al mondo. Quando si trattò di scrivere una Messa da requiem vera e propria Britten non si limitò a musicare, come i suoi numerosi predecessori, il testo latino, ma lo drammatizzò accostandovi una selezione di poesie di guerra scritte da Wilfred Owen nelle trincee dove sarebbe morto nel 1918. Britten dipinse il quadro di un’accorata denuncia degli orrori della guerra: non della morte in sè, ma della morte in guerra, della sua insensatezza, come pure dell’esperienza di perdita del sé a cui va incontro, in guerra, anche chi sopravvive. L’incontro tra preghiera e poesia avviene anche fisicamente, tra soggetti distinti: il testo liturgico è affidato a un soprano, un coro, una grande orchestra e (in lontananza) un coro di fanciulli, mentre a rivivere la guerra sono un tenore e un baritono soli accompagnati da un’orchestra da camera. Biografia: La Stagione 2011/2012 segna la terza stagione di Zhang Xian come Direttore Musicale de laVerdi (Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi), carica recentemente confermata fino alla Stagione 2014/2015. Zhang Xian è inoltre Direttore Artistico della NJO/Dutch Orchestra e dell’Ensemble Academy con cui ha tenuto il suo primo corso estivo nell’agosto 2011. Prima di tale incarico, è stata Direttore Associato della New York Philharmonic (prima titolare della Arturo Toscanini Chair) per tre anni, dopo esserne stata Direttore Assistente. Sempre più richiesta come direttore ospite in Europa, tra i suoi futuri impegni ricordiamo Wiener Symphoniker, Orchestre Philharmonique de Radio France, Orchestre National Bordeaux Aquitaine e Residentie Orkest, così come London Symphony, Oslo Philharmonic, Netherlands Radio Philharmonic, Royal Stockholm Philharmonic, BBC Scottish Symphony e Gothenburg Symphony Orchestra. Inoltre tornerà a dirigere la Royal Concertgebouw Orchestra nel 2013/2014. I debutti della passata stagione includono esibizioni con Tonhalle-Orchester Zürich, NDR Sinfonieorchester, Radio-Symphonieorchester Wien, Danish National e Swedish Radio Symphony Orchestra e il ritorno con la SWR Sinfonieorchester Stuttgart. Nonostante ora abiti di base in Europa, mantiene tuttavia rapporti con il Nord America e gli impegni della scorsa stagione hanno incluso la National Symphony Orchestra di Washington e la Chicago Symphony Orchestra. Gli appuntamenti della presente e della futura stagione includono le orchestre sinfoniche di New Jersey, Cincinnati, Pittsburgh, Seattle, Atlanta e Indianapolis. Mantiene un forte legame con l’orchestra della Juilliard School e di recente ha presentato la prima mondiale di un nuovo lavoro di Augusta Read Thomas al Lincoln Center. Come direttore d’opera Zhang Xian ha fatto un sensazionale debutto con La bohème per la English National Opera nella primavera 2007, dove ritornerà nella Stagione 2013/2014. Ha diretto Turandot a Beijing nel maggio 2009. Debutterà con la De Nederlandse Opera nel gennaio 2012 in una rappresentazione con due opere e la regia di Robert Lepage: Renard e Le Rossignol di Stravinskij. Impegni futuri includono il suo debutto al Teatro alla Scala nella Stagione 2013/14 e recite di Turandot al Schleswig Holstein Festival nell’estate 2012. Zhang Xian ha promosso compositori cinesi, in particolare le opere di Chen Yi (tra cui Momentum). Nel maggio 2008 ha completato un grande tour della Cina con sei concerti con l’Orchestra della Juilliard School, tour durante il quale Ge Xu di Chen Yi è stato rappresentato a Shanghai, Beijing e Suzhou. Ha anche diretto Fanfare di Huang Ruo con la New York Philharmonic. Farà ritorno in Cina nell’aprile 2012 per dirigere la China Philharmonic e la Guanghzhou Symphony. Nata a Dandong in Cina, Zhang Xian ha debuttato professionalmente a vent’anni con Le nozze di Figaro alla Central Opera House di Beijing. Si è formata al Conservatorio Centrale di Beijing, ottenendo sia la Laurea sia il Master of Music; in seguito, ha insegnato direzione d’orchestra, prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1998. La vittoria al Maazel/Vilar Conducting competition nel 2002 ha definitivamente lanciato la sua carriera internazionale. |
| MITO SettembreMusica apre ai giovani la
prova
del concerto inaugurale al Teatro alla Scala al prezzo simbolico di 3 euro Biglietti in vendita dal 25 agosto presso la biglietteria MITO Domenica 4 settembre 2011 ore 11.00 – Teatro alla Scala (via Filodrammatici, 2) – Milano Esclusivamente per giovani fino a 26 anni posti numerati 3 € MITO SettembreMusica è Educational: per la prima volta il Festival apre esclusivamente ai giovani fino a 26 anni, al prezzo simbolico di 3 euro, la prova del concerto di inaugurazione al Teatro alla Scala, il giorno 4 alle ore 11, con la Filarmonica della Scala e Daniel Barenboim nella duplice veste di pianista e direttore. Sempre i giovani, il giorno prima, sabato 3 settembre, avranno la possibilità di conversare con il maestro Daniel Barenboim nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, alle ore 18, ingresso gratuito. Il concerto milanese di inaugurazione ha registrato il tutto esaurito subito dopo l’apertura delle vendite. Grazie alla disponibilità del maestro e dell’orchestra, MITO SettembreMusica ha deciso di aprire anche la prova, solitamente a porte chiuse, dedicandola ai tanti giovani che non hanno trovato posto per il concerto serale o che non hanno mai avuto modo di entrare al Teatro alla Scala. La prova aperta, con inizio alle ore 11, offre quindi l’opportunità di assistere a una vera sessione di lavoro di una grande orchestra sinfonica. Un’occasione unica per seguire e conoscere da vicino un musicista di fama internazionale come Daniel Barenboim, da sempre impegnato nella divulgazione al vasto pubblico della musica classica, e seguire il lavoro dei musicisti sotto la sua guida. Per favorire la partecipazione dei giovani, nell’ambito del progetto Educational, il Festival MITO offre ai ragazzi fino ai 26 anni di età l’ingresso a soli 3 Euro in tutti i settori. Il programma del concerto inaugurale - lo stesso della prova aperta - prevede di Gioachino Rossini la Sinfonia dall’opera "Semiramide", di Wolfgang Amadeus Mozart il Concerto per pianoforte e orchestra n. 26 in re maggiore K. 537 "Incoronazione" e di Ludwig van Beethoven la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 “Eroica”. L’iniziativa della prova aperta per gli under 26 si inserisce nel vasto progetto di divulgazione musicale che si sviluppa intorno al concerto inaugurale e che rispecchia la vocazione che il Festival MITO ha da sempre nel favorire l’approccio dei giovani alla musica classica. Si inizia già sabato 3 settembre con l’incontro Educational con Daniel Barenboim, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano (ore 18, ingresso gratuito, in live streaming sul sito di MITO). Dopo la prova aperta del mattino, inoltre, tutti potranno seguire il concerto serale in diretta video - www.mitosettembremusica.it - o in diretta radiofonica su Rai Radio3, all’interno del programma Radio Tre Suite. I biglietti per assistere alla prova saranno in vendita da giovedì 25 agosto, a partire dalle dalle 10.30, presso la biglietteria MITO all’Urban Center (Galleria Vittorio Emanuele 11/12, tel. 02.88464725), sul sito del Festival www.mitosettembremusica.it , nel circuito Vivaticket (www.vivaticket.it ; tel. 899.666.805 - servizio a pagamento) e un’ora prima dell’inizio della prova, nella biglietteria del Teatro alla Scala in via Filodrammatici.
PER INFORMAZIONI:
Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.88464725 / 02.88464748 c.mitoinformazioni@comune.milano.it App MITO SettembreMusica a Milano per iPhone e iPod-Touch disponibile su http://itunes.apple.com/it/app/id438402161 |
| COMUNICATO STAMPA Teatro alla Scala, domenica 11 settembre 2011 ore 20.00 CONCERTO STRAORDINARIO In collaborazione con il Teatro alla Scala e con il patrocinio della Camera di Commercio Americana e del Consolato Americano Johannes Brahms Schicksalslied (Canto del destino) op. 54 Benjamin Britten War Requiem op. 66 Soprano Chiara Angella Tenore Barry Banks Baritono Mark Stone Coro di Voci Bianche de laVerdi Maestro del Coro di voci bianche Maria Teresa Tramontin Orchestra da Camera de laVerdi Direttore Ruben Jais Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi Maestro del Coro Erina Gambarini Maestro concertatore e Direttore Zhang Xian Per informazioni sui biglietti: Auditorium di Milano, Largo Gustav Mahler tel. 02.83389.401/2/3 (orario biglietteria: da martedì a domenica dalle 14.30 alle 19.00) Data Concerto Teatro alla Scala, domenica 11 settembre 2011 ore 20.00 Biglietti da 11,00 a 66,00 euro Zhang Xian dirige laVerdi alla Scala in occasione del decimo anniversario dell’attentato alle Twin Towers di New York Domenica 11 settembre alle ore 20.00 laVerdi torna al Teatro alla Scala per un concerto straordinario dedicato al ricordo delle vittime dell’attentato alle Twin Towers di New York dell’11 settembre 2001, a dieci anni da quel tragico evento che ha sconvolto il mondo occidentale. Il programma, diretto da Zhang Xian al suo terzo anno alla Direzione Musicale de laVerdi, è dedicato a due brani dal grande valore emotivo: il Canto del destino op. 54 per coro e orchestra di Brahms, in cui il compositore esprime con sensibilità profeticamente moderna l’angoscia e la solitudine dell’uomo di fronte all’inconoscibile, con un finale messaggio di speranza; segue War Requiem op. 66 per coro, coro di voci bianche, soli, orchestra, orchestra da camera di Britten, brano in cui emergono il sentimento di abbandono nel quale ogni guerra getta gli uomini e la tenue speranza nel finale Libera me, dove si leva la preghiera per la salvezza e per la pace. L’Orchestra sarà coadiuvata dal Coro de laVerdi diretto da Erina Gambarini, dal Coro di Voci Bianche de laVerdi diretto da Maria Teresa Tramontin e dall’Orchestra da Camera de laVerdi diretta da Ruben Jais. Il concerto è stato organizzato in collaborazione con il Teatro alla Scala e con il patrocinio della Camera di Commercio Americana e del Consolato Americano. La collaborazione tra laVerdi e il Teatro alla Scala si è andata consolidando nel corso degli anni, con il primo concerto sinfonico de laVerdi nel settembre del 2006 e due produzioni ballettistiche al Teatro degli Arcimboldi nel maggio del 2007 (La Fille du Pharaon e Il limpido ruscello), con il Corpo di Ballo del Teatro Bol’šoj di Mosca e del Teatro alla Scala. Già nel 1996 laVerdi era stata impegnata in alcune produzioni ballettistiche (Coppelia e Il Gattopardo), accompagnando il corpo di ballo del prestigioso teatro milanese, e, sotto la direzione di Paul Connelly, nella produzione de La vedova allegra. Programma: Il modo con cui Johannes Brahms mise in musica il Canto del destino di Friedrich Hölderlin mette in evidenza un’interpretazione libera e personale del testo. In Schicksalslied (composto a Baden-Baden nel 1871) Brahms va oltre il messaggio di Hölderlin, che aveva sottolineato lo stridente contrasto tra la condizione umana e quella divina. La vita dell’uomo è vista come continua sofferenza e irresolubile incertezza, mentre al di là di ogni contingenza terrena, al di sopra della nuvole, in uno stato di perenne, imperturbabile, beatitudine, l’esistenza divina si estende in una dimensione di perfezione e di luce. Ma Brahms non accetta che l’uomo sia condannato e impossibilitato a trovare una redenzione, non condivide la rassegnazione del poeta: così la musica si conclude riproponendo la sezione d’apertura, che descrive le beatitudini divine. Brahms intende affermare, così, la sua fede, la sua fiducia nella possibilità di redenzione concessa all’uomo. Il War Requiem è stato scritto da Benjamin Britten per la riconsacrazione della Cattedrale di Coventry, rasa al suolo durante i bombardamenti della Luftwaffe dell’8 novembre 1940. Ventidue anni dopo la cattedrale era stata ormai ricostruita vicino alle rovine dell’antica struttura e venne riaperta con una cerimonia che, proprio tramite la musica, voleva tendere alla conciliazione. Era il 30 maggio 1962. Una nuova composizione era stata, quindi, commissionata a Britten, il compositore inglese più acclamato al mondo. Quando si trattò di scrivere una Messa da requiem vera e propria Britten non si limitò a musicare, come i suoi numerosi predecessori, il testo latino, ma lo drammatizzò accostandovi una selezione di poesie di guerra scritte da Wilfred Owen nelle trincee dove sarebbe morto nel 1918. Britten dipinse il quadro di un’accorata denuncia degli orrori della guerra: non della morte in sè, ma della morte in guerra, della sua insensatezza, come pure dell’esperienza di perdita del sé a cui va incontro, in guerra, anche chi sopravvive. L’incontro tra preghiera e poesia avviene anche fisicamente, tra soggetti distinti: il testo liturgico è affidato a un soprano, un coro, una grande orchestra e (in lontananza) un coro di fanciulli, mentre a rivivere la guerra sono un tenore e un baritono soli accompagnati da un’orchestra da camera. Biografia: La stagione 2011/2012 segna la terza stagione di Zhang Xian come Direttore Musicale de laVerdi (Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi). Prima di tale carica, è stata Direttore Associato della New York Philharmonic (prima titolare della Arturo Toscanini Chair) per tre anni, dopo essere stata Direttore Assistente per un anno. Essendo sempre più richiesta come direttore ospite, nella stagione 2010/2011, Zhang Xian ha diretto le seguenti orchestre: Orchestre Philharmonique de Radio France, Residentie Orkest, Tonhalle-Orchester Zürich, NDR Sinfonieorchester, Radio-Symphonieorchester Wien, Netherlands Radio Philharmonic, Royal Stockholm Philharmonic, Swedish Radio Symphony, Danish National Symphony e Oslo Philharmonic. I suoi futuri impegni europei includono la London Symphony, la SWR Sinfonieorchester Stuttgart e i Wiener Symphoniker; tornerà inoltre al Royal Concertgebouw Orchestra nella stagione 2013/2014. Nonostante ora abiti di base in Italia, a Milano, mantiene rapporti con il Nord America e gli impegni della scorsa stagione hanno incluso la National Symphony Orchestra di Washington e la Chicago Symphony Orchestra. Più avanti, ritornerà per dirigere le orchestre sinfoniche di Cincinnati, Pittsburgh, Seattle, Atlanta e Indianapolis. Mantiene un forte legame con l’orchestra della Juilliard School e di recente ha presentato la prima mondiale di un nuovo lavoro di Augusta Read Thomas al Lincoln Center. Dall’estate 2011 Zhang Xian diventerà Direttore Artistico della NJO / Giovane orchestra nazionale olandese e dell’Ensemble Academy. Come direttore d’opera, Zhang Xian ha fatto un sensazionale debutto con La bohème per la English National Opera nella primavera 2007 e ha diretto Turandot in Beijing nel maggio 2009. Debutterà con la De Nederlandse Opera in una rappresentazione con due opere e la regia di Robert Lepage: Renard e Le Rossignol di Stravinskij nel gennaio. Zhang Xian ha sostenuto compositori cinesi, in particolare le opera di Chen Yi (tra cui Momentum). Nel maggio 2008 ha completato un grande tour della Cina con sei concerti con l’Orchestra della Juilliard School, tour durante il quale Ge Xu di Chen Yi è stato rappresentato a Shanghai, Beijing e Suzhou. Ha anche diretto Fanfare di Huang Ruo con la New York Philharmonic. Nata a Dandong, Cina, Zhang Xian ha debuttato professionalmente a vent’anni con Le nozze di Figaro alla Central Opera House di Beijing. Si è formata al Conservatorio Centrale di Beijing, ottenendo sia la Laurea sia il Master of Music; in seguito, ha insegnato direzione d’orchestra, prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1998. Chiara Angella Soprano Diplomata col massimo dei voti in Canto ed in Musica vocale da camera presso il Conservatorio G. Verdi di Milano e specializzata in regìa e drammaturgia presso il Teatro stabile del Veneto, a soli 21 anni già richiama su di sé l’attenzione e l’interesse di appassionati e critici, con la vittoria del Concorso Amici del Loggione del Teatro alla Scala di Milano. Da sempre elogiata dal pubblico e dalla stampa specializzata per l’indubbia particolarità di timbro, l’innata eleganza di fraseggio e la spiccata capacità d’approfondimento dell’aspetto comunicativo-scenico, dopo alcuni anni di studio sotto la guida del Soprano Magda Olivero, si perfeziona coi Maestri Luciano Pavarotti, Giuseppe Scandola e Maria del Fante. Il suo debutto è a Firenze, al Teatro Comunale dove, solo ventiquattrenne, interpreta il ruolo di Cio cio San nella Madama Butterfly e il successo riportato è così importante da vedersi riconfermata dallo stesso teatro fiorentino per i ruoli di Liù in Turandot, di Zarina Militrissa ne La fiaba dello Zar Saltan, di Lauretta nel Gianni Schicchi (con la direzione di J.Conlon) di Mimì ne La bohème (con la direzione di S.Bychkov), di Maria nella Natività di Bartolucci e di Leonora nella Forza del destino ( dicembre 2007 con la direzione di Zubin Metha). La sua carriera, in continua crescita, la vedrà quindi calcare i palcoscenici di alcuni fra i più importanti Teatri italiani ed esteri: Comunale di Bologna, Carlo Felice di Genova, Massimo di Palermo, La Fenice di Venezia, Filarmonico di Verona, Opernhaus di Zurigo, Théatre du Capitole di Toulouse solo per citarne alcuni, e sempre in ruoli principali fra cui si ricordano particolarmente Desdemona (Otello di G.Verdi), Fidelia (Edgar di G.Puccini), Elisabetta (Don Carlodi G.Verdi), Santuzza (Cavalleria rusticana di P. Mascagni), Lisabetta (La cena delle beffe di U.Giordano) Leonora (La forza del destino di G.Verdi), Leonora (Il trovatore di G.Verdi), Tosca (Tosca di G.Puccini), ed ancora Nedda (I pagliacci di R.Leoncavallo) e Giorgetta ( Il tabarro di G.Puccini ) interpretate rispettivamente al Teatro Carlo Felice di Genova e al Teatro Massimo di Palermo sotto le direzioni dei Maestri B. Bartoletti e P. Arrivabeni, fino al recente straordinario successo, all’Opernhaus di Zurigo, nei panni di Aida nell’omonima opera Verdiana. Non da meno è la sua affermazione in ambito concertistico sia in Italia sia all’estero (Germania, Spagna, Svizzera, Polonia, Repubblica Ceca, Russia, Canada, Stati Uniti) dove, grazie alla vivace duttilità e alla raffinata musicalità, si propone sì col repertorio operistico, ma anche cameristico: Debussy, Ravel, Beethoven, Rachmaninov etc.. e Sacro: Verdi (si ricordi la fortunata trasferta con la Fondazione Arena di Verona per la Messa di Requiem eseguita ad Omsk-Siberia, e la straordinaria accoglienza del pubblico della stessa Messa eseguita con l’Orchestra Festival Breslau in Fraumunster a Zurigo) Donizetti, Dvořák (a Firenze con il Requiem diretto dall’indimenticabile Maestro Yuri Ahronovitch), Mozart, Pergolesi, Beethoven (Missa Solemnis), Vivaldi, Bartolucci (La Navitità, con l’Orchestra del Maggio musicale fiorentino diretta dallo stesso autore), Porpora (del quale ha inciso “Opere inedite” per l’etichetta discografica Bongiovanni) etc.. In una recente intervista al giornale “Gli amici della musica”, Chiara Angella ha dichiarato che il suo sogno nel cassetto è: “continuare a vivere d’arte e per l’arte” ed è anche da questo pensiero che si evince l’entità dell’amore e la totale dedizione per la sublime arte del cantare della giovane artista, giovane, sì, ma già tanto amata (si ricordino le assegnazioni dei premi Circolo Dordoni Brescia come miglior cantante 2006 e Mascagni d’oro 2007) . Barry Banks Tenore La duttilità e la facilità con cui affronta i ruoli di Bellini, Donizetti e Rossini, hanno portato all’attenzione dei più importanti teatri d’opera il tenore Barry Banks. Con Renèe Fleming come partner si è esibito in Armida, esempio di tour-de-force del bel canto, al Metropolitan Opera, con Natalie Dessay nella Figlia del reggimento e nella Sonnambula, con Olga Borodina nell’Italiana in Algeri e con Anna Netrebko in Don Pasquale e L’elisir d’amore. Durante il suo lungo rapporto con la English National Opera è apparso come Tamino nel Flauto magico, come Tom Rakewell nella Carriera di un libertino e con il suo indimenticabile ritratto di Edgardo, cantato con “ fiera eleganza e splendida semplicità”, nell’acclamata produzione di David Alden Lucia di Lammermoor. Nell’attuale stagione i suoi successi includono Ernesto in Don Pasquale al Royal Opera House, Covent Garden con Don Pasquale, Armida e Capriccio al Metropolitan Opera. Più avanti, debuttreà nel ruolo di protagonista di Mkitridate di Mozart al Bayerische Staatsoper di Monaco. Altri ruoli lo hanno visto come Conte di Almaviva (Il barbiere di Siviglia) al Metropolitan Opera; Don Narciso (Il turco in Italia) per il suo debutto al Bayerische Staatsoper; Don Ramiro (La Cenerentola) al Gran Teatre del Liceu; ha debuttato Oreste (Ermione) al Santa Fe Opera Festival; Belfiore & Libenskof (Il viaggio a Reims) al Teatro Comunale di Bologna e L’Astrologo (Le coq d’or) al Théâtre du Châtelet. Nel ruolo di Tamino (Flauto magico) è apparso a Salisburgo, Lipsia e Bruxelles. Come concertista, Barry Banks si è esibito in The Dream of Gerontius con i Münchner Philharmoniker diretti da Sir Andrew Davis; nel War Requiem con la Orchestre Philharmonique de Strasbourg e Jan Latham-Koenig e nella Petite Messe Solennelle di Rossini con la Royal Philharmonic Orchestra e Daniele Gatti. Altri successi sono Ermione in concerto al Carnegie Hall; le versioni in concerto I puritani e Linda di Chamonix al Caramoor Festival; Armida di Rossini al Festival di Edimburgo diretto da Carlo Rizzi ed Elvino (La sonnambula) con Kent Nagano al Knowlton Festival. La discografia di Barry Banks comprende L’elisir d’amore, L’italiana in Algeri, Don Pasquale, Don Giovanni, Flauto magico con Carlo Rizzi entrambe per Teldec e Trial by Jury diretto da Sir Charles Mackerras per Telarc. Tra I DVD realizzati, Billy Budd in una produzione per la English National Opera per Virgin/EMI e Il ratto dal seraglio registrato a Buckingham Palace. Il suo disco “solo” Barry Banks sings Bel Canto Arias – è realizzato da Chandos. Mark Stone Baritono Il baritone Mark Stone è nato a Londra e studiato matematica al King's College, Cambridge, cantando al Guildhall School of Music and Drama. Nel 1998 ha ricevuto il Decca Prize al Kathleen Ferrier Awards. I suoi recenti impegni hanno compreso il ruolo di Mr Astley (The Gambler), Valvert (Cyrano de Bergerac) e Sonora (La fanciulla del West) al Royal Opera House, Covent Garden; il ruolo del protagonista in Eugene Onegin a Glyndebourne; Eisenstein (Die Fledermaus) e Belcore (L'Elisir d’amore) al Welsh National Opera; Demetrius (A Midsummer Night’s Dream) all’Opera North; Don Carlo (La forza del destino) all’ Opera Holland Park; Lescaut (Manon Lescaut)a Lipsia; Elviro (Serse) per la Royal Swedish Opera; e Yeletsky (Pique Dame), Danilo (Die lustige Witwe); e Ottakar (Der Freischütz) per l’ Opéra de Montpellier. Negli Stati Uniti ha cantato Germont (La traviata), e si è esibito nel ruolo principale di Gianni Schicchi e Ford (Falstaff) per Philadelphia Opera e Guglielmo (Così fan tutte), in Santa Fe. I suoi innumerevoli ruoli all’ English National Opera includono il ruolo del protagonista in Don Giovanni, Il Conte (Le nozze di Figaro), Guglielmo, Marcello (La bohème), Figaro (Il barbiere di Siviglia), Enrico (Lucia di Lammermoor), Silvio (I Pagliacci), Chou-en-Lai (Nixon in China) e il Principe Yamadori nella produzione di Anthony Minghella di Madama Butterfly. Per il futuro, si ricorda il debutto Deutsche Oper Berlin nel ruolo del protagonista di Don Giovanni, e al Cologne Opera come Il Conte (Le nozze di Figaro), il suo primo Prosdocimo (Il turco in Italia) per Garsington, Don Giovanni per Opera North, Papageno per Philadelphia Opera, e Mountjoy (Gloriana) per la Royal Opera House, Covent Garden. In ambito concertistico, recenti impegni hanno incluso the London Symphony Orchestra con Harding e Sir Colin Davis; la Hallé Orchestra con Elder; il Gabrieli Consort con McCreesh; I Bamberger Symphoniker con Norrington; la Orquesta Sinfónica de Castilla y León con Zedda; la Academy of Ancient Music con Paul Daniel e comparse con la City of London Sinfonia; la BBC Symphony Orchestra; la BBC National Orchestra of Wales; la Royal Liverpool Philharmonic Orchestra e CBSO. In recital, è apparso a New York al Carnegie’s Weill Hall; a Londra al St John's, Smith Square; al Oxford Lieder Festival e ai Canterbury e Buxton Festival. I suoi futuri concerti includono Guillaume Tell con l’Orchestra Santa Cecilia e Pappano ai Proms, la Passione secondo Giovanni di Bach con la Manchester Camerata, e The Dream of Geronius al Vienna Konzerthaus. Le sue incisioni includono Eugene Onegin (estratti) con Pappano (EMI), Les Troyens con LSO e Sir Colin Davis (LSO Live), Billy Budd con LSO e Harding (Virgin / EMI); La Straniera di Bellini’ con LPO e Parry (Opera Rara) e Arie di Mozart con Classical Opera Company (Sony BMG). Ha registrato tre dischi come “solo”, volume numero uno della completa Quilter edition (Sony BMG), English Love (Stone Records), e il completo Butterworth Songbook (Stone Records) che ha ricevuto ampie critiche. |
| 10/05/2011 JEWELS Dal 12 maggio alla Scala i gioielli di Balanchine di Cristian Pedrazzini Per la prima volta il Balletto della Scala rappresenterà nella sua interezza il trittico balanchiniano di cui si compone Jewels: Smeraldi, Rubini e Diamanti, colore e geometrica perfezione coreografica che si amalgama alle essenze musicali di Gabriel Fauré, Igor’ Stravinskij e Pëtr I’lič Čajkovskij. Dodici recite, dal 12 al 26 maggio, vedranno in scena il Corpo di Ballo e stelle del calibro di Alina Somova, Leonid Sarafanov, Polina Semionova e Guillaume Côté Roberto Bolle non potrà essere in scena nelle recite di Diamonds del 12, 14 e 15 maggio: sarà Guillaume Côté, principal del National Ballet of Canada, ad anticipare il suo debutto scaligero in questo ruolo, che quindi interpreterà, nelle prime recite, con Alina Somova e successivamente, come già annunciato, con Polina Semionova. “Dopo un periodo di riposo forzato per un'infiammazione alla fascia plantare che si e' fatta viva durante le recite di Gala des Étoiles – commenta Roberto Bolle - ho ripreso a partecipare alla lezione e agli allenamenti giornalieri, ma i medici mi sconsigliano di sottopormi ancora per una settimana a grandi sforzi. Mi vedo cosi costretto a rinunciare a 'Jewels', un appuntamento cui tenevo tantissimo, l'ultimo di una stagione scaligera ricca e piena di debutti e soddisfazioni (Serata Forsythe, Onegin, L’histoire de Manon, Gala des Étoiles). Sono molto dispiaciuto." Questo multiplo gioiello, presentato a New York nel 1967, è una lunga coreografia in tre “atti” senza spunti narrativi e legata da un solo tema: le pietre preziose. Balanchine fu ispirato dall’arte del disegnatore di gioielli Claude Arpels e scelse una musica che rivelasse l’essenza di ciascun gioiello (Fauré per gli “Smeraldi”, Stravinskij per i “Rubini”, Čajkovskij per i “Diamanti”). Ogni sezione di Jewels è differente per musica e atmosfera. Emeralds richiama le danze ottocentesche del romanticismo francese. Rubies è frizzante e spiritoso, e incarna appieno la collaborazione fra Stravinskij e Balanchine. Diamonds rievoca l’ordine e la grandeur della Russia Imperiale e del Teatro Mariinskij, dove Balanchine crebbe artisticamente. In Emeralds le due coppie principali saranno Mariafrancesca Garritano con Antonino Sutera, Petra Conti con Mick Zeni, ai quali si alterneranno Gilda Gelati con Alessandro Grillo e Mariafrancesca Garritano con Andrea Volpintesta . In Rubies, a Marta Romagna è affidato il ruolo della ballerina solista (in altre recite Sofia Rosolini) mentre nella coppia principale brillerà la presenza di Leonid Sarafanov (il 12, 14, 18 e 20 maggio): al suo fianco Alessandra Vassallo (che danzerà anche con Antonino Sutera) giovane artista scaligera, appena applaudita nel Gala des Étoiles, come pure Antonella Albano e Federico Fresi che in altre recite si esibiranno nel medesimo ruolo. Diamonds sarà l’occasione per ammirare, per la prima volta insieme alla Scala, due straordinarie coppie di star: Alina Somova (nelle recite del 12, 14 sera e 15 maggio) e Polina Semionova, (nelle recite conclusive del 24, 25, 26 maggio),entrambe al fianco di Guillaume Côté che, come annunciato, sarà in scena anche nelle prime recite, assegnate a Roberto Bolle. Ma anche altri cast sono da tenere d’occhio: Alina Somova danzerà in Diamonds anche nelle recite del 18 e 20 maggio, accanto a Gabriele Corrado; in altre recite la coppia principale sarà composta da Francesca Podini con Gabriele Corrado e Marta Romagna con Eris Nezha. Sul podio sarà David Coleman e, nelle recite del 24, 25, 26 maggio, Alessandro Ferrari: per motivi personali il maestro Paul Connelly è stato costretto a rinunciare alla direzione di Jewels. JEWELS Il soggetto Marinella Guatterini Jewels, presentato a New York il 13 aprile 1967, figura come eccezione, sia nell’originale repertorio di George Balanchine, sia nella storia del balletto, essendo una lunga coreografia, a serata intera, in tre “atti”, priva di spunti narrativi e guidata da un solo e unico tema: le pietre preziose. Lo stesso Balanchine racconta che l’idea della creazione di un nuovo balletto con costumi cosparsi di gioielli (poi firmati dalla prediletta costumista Karinska) cominciò a balenargli nella mente quando un amico gli presentò il gioielliere Claude Arpels. Tempo dopo, il coreografo ebbe modo di ammirare, a New York, una sua splendida collezione di preziosi proprio nella gioielleria “Van Cleef & Arpels”. La cosa non dovette lasciarlo indifferente: da orientale, da georgiano del Caucaso, Balanchine confessò sempre la sua passione per il colore delle gemme e la bellezza delle pietre preziose. E fu molto soddisfatto nel constatare, durante l’allestimento del balletto, come i gioielli applicati da Karinska ai costumi si avvicinassero molto agli originali (quelli, ovviamente, troppo pesanti da poter essere indossati dai danzatori!). Anche se accecato dall’abbacinante luce dei bijoux, Balanchine non rinunciò di certo ad attingere, anche in questo balletto, alle sue abituali fonti ispiratrici: ovvero la musica che in quel momento lo seduceva e i danzatori che più lo affascinavano. All’epoca, inoltre, nutriva il forte desiderio di dar vita a una creazione ampia e opulenta, che fosse apprezzata dal grande pubblico e adatta al New York City Ballet, la sua numerosa compagnia, che proprio in quell’occasione si sarebbe avvalsa di una nuova e prestigiosa dimora, il New York State Theatre del Lincoln Center. Il risultato fu un balletto in tutto e per tutto corrispondente alle aspirazioni del suo creatore. Le donne amano i gioielli e George Balanchine (1904-1983), il coreografo che più ha assecondato la danza al femminile realizzò un balletto rendendo loro omaggio. Jewels è un trittico, in cui in ogni sua parte brilla lo splendore di una pietra preziosa. Perfezione fisica e colori si amalgamano alle essenze musicali di Gabriel Fauré, Igor Stravinskij e Pëtr I’lič Čajkovskij rispettivamente in Emeralds, Rubies e Diamonds . EMERALDS (Smeraldi) Concepito per due coppie principali, tre solisti e un corpo di ballo di dieci ballerine, e coreografato su brani di Gabriel Fauré, tratti da Pelléas et Mélisande (1898) per il dramma di Maurice Maeterlinck, e da Shylock (1889), per quello di Edmond Haraucourt, Emeralds ha inizio con un delicato passo a due incorniciato da otto danzatrici, su una soffice musica per archi. Segue una variazione per una delle soliste su una musica melodiosa, a sua volta raggiunto da un’altra variazione per la seconda solista. Quindi, un pas de trois anticipa su una mutata musica per archi, un altro passo a due, quieto e solitario. Il finale riporta in scena tutti i danzatori. L’ordine dei brani musicali è: Prélude, Fileuse, Sicilienne (da Pelléas et Mélisande), Entracte, Nocturne, Épithalame e Finale (da Shylock) e La mort de Mélisande (di nuovo da Pelléas et Mélisande). Balanchine aggiunse solo in seguito, nel 1976, Nocturne pas de deux e il Pas de sept finale. Il coreografo ebbe a dire, e a scrivere, che, poiché raccontare a parole questo tipo di danza pura sarebbe stato noioso, forse lo spettatore avrebbe potuto pensare all’evocazione della Francia: “la Francia dell’eleganza, del lusso, dello chic, dei profumi”. E possiamo aggiungere, la Francia culla del balletto romantico… RUBIES (Rubini) A proposito di Rubies, Balanchine stesso volle precisare, disapprovando il parere di alcune esegeti, che la seconda parte di Jewels non sarebbe affatto rappresentativa dell’America, della sua energia, delle sue girls da commedia musicale. Al contrario, la coreografia sarebbe stata ancora una volta ispirata alla prediletta musica del connazionale Stravinskij e concepita in accordo con il compositore stesso. Rubies mette in scena una coppia principale, un solista e un corpo di ballo femminile e maschile. La coppia e il solista si alternano alla guida dell’ensemble. Il Capriccio per piano e orchestra di Stravinskij, del 1929, in tre movimenti (Presto, Andante rapsodico e Allegro capriccioso ma tempo giusto), qui utilizzato -, fu pensato da Stravinskij avendo in mente la brillantezza di Carl Maria von Weber e cioè, secondo la definizione di Praetorius, come sinonimo di “fantasia, o forma libera di fugato”. Talvolta il balletto, specie se presentato senza quanto lo precede e lo segue in Jewels, prende anche il titolo di Capriccio, e proprio in onore alla musica. DIAMONDS (Diamanti) L’ultima parte di Jewels è danzata da una ballerina e dal suo partner, da un gruppo di solisti e da un ampio corpo di ballo sugli ultimi quattro movimenti dei cinque che costituiscono la Sinfonia n. 3 in re maggiore di Čajkovskij. Escluso il primo movimento della Sinfonia che Balanchine non riteneva adatto alla danza, il secondo (Alla tedesca, Allegro moderato e semplice) è destinato a tredici ballerine e una coppia di solisti. Il terzo (Andante elegiaco) punta sulla coppia principale, il quarto (Scherzo, Allegro vivo) fa danzare quattro ballerini e altrettante ballerine con variazioni dei due protagonisti. E infine il quinto movimento (Allegro con fuoco-tempo di Polacca) muove l’intero gruppo composto di trentaquattro elementi. |
| CONCERTO STRAORDINARIO in collaborazione con il Teatro alla Scala Teatro alla Scala, domenica 11 settembre 2011 ore 20.00 Johannes Brahms Schicksalslied (Canto del destino) op. 54 Benjamin Britten War Requiem op. 66 Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi Maestro del coro Erina Gambarini Coro di voci bianche de laVerdi Maestro del coro di voci bianche Maria Teresa Tramontin Direttore Zhang Xian |
| "Don Giovanni" apre la stagione della
Scala Sarà il "Don Giovanni" di Mozart ad aprire la stagione 2011-2012 del teatro alla Scala di Milano. Il 7 dicembre, festa di Sant'Ambrogio, il "Don Giovanni" firmato dal regista Robert Carsen, vedrà sul podio il maestro Daniel Barenboim, le scene sono di Michael Levine, costumi di Brigitte Reiffenstuel, luci di Robert Carsen e Peter Van Praet, coreografia di Philippe Giraudeau. Le voci protagoniste: Peter Mattei (Don Giovanni), Qwangchul Youn (il commendatore), Anna Netrebko (Donna Anna), Giuseppe Filianoti (Don Ottavio), Lina Garanca (Donna Elvira), Bryn Terfel (Leporello), Anna Prohaska (Zerlina), Stefan Kocan (Masetto). |
| È stato presentato il programma del
teatro Alla Scala di Milano. Ecco il calendario della Stagione Opera 2011 -
2012. Per consultare la Stagione di Balletto. Ingresso: 187 – 12 Eu Per info: www.teatroallascala.org 4 dicembre 2011 ore 18 Wolfgang Amadeus Mozart Don Giovanni - Anteprima per i giovani Direttore d'orchestra: Daniel Barenboim 7, 10, 13, 16, 20, 23, 28 dicembre 2011 ore 20 Wolfgang Amadeus Mozart Don Giovanni Direttore d'orchestra: Daniel Barenboim 4, 12, 14 gennaio 2012 ore 20 8 gennaio 2012 ore 15 Wolfgang Amadeus Mozart Don Giovanni Direttore d'orchestra: Karl Heinz Steffens 15, 17, 19, 21, 24, 27 gennaio 2011 ore 19.30 1, 3 febbraio 2012 ore 19.30 5 febbraio 2012 ore 15 Jacques Offenbach Le Contes d'Hoffmann Direttore Marco Lentoja 14, 16, 23, 25 febbraio 2012 ore 19.30 19, 21 febbraio 2012 ore 15 1, 4, 7, 10 marzo 2012 ore 19.30 Giuseppe Verdi Aida Direttore: Omer Mei Wellber, regia di Franco Zeffirelli 11, 14, 17, 20, 24, 27 marzo 2012 ore 19.30 Richard Strauss Die Frau ohne Schatten Direttore: Semyon Bychkov 23, 25, 28, 30 marzo 2012 10, 12, 14, 17 aprile 2012 ore 19.30 Wolfgang Amadeus Mozart Le nozze di Figaro Direttore: Andrea Battistoni, regia di Giorgio Strehler 22, 26, 28 aprile 2012 2, 9, 11, 12, 15 maggio 2012 ore 20 6 maggio 2012 ore 15 Giacomo Puccini Tosca Direttore: Nicola Luisotti 19, 22, 24, 29, 31 maggio 2012 5, 7 giugno 2012 ore 20 Benjamin Britten Peter Grimes 6, 8, 9, 11, 12, 15, 18, 21, 23 giugno 2012 ore 20 Giuseppe Verdi Luisa Miller 19, 22, 25, 29 giugno 2012 2, 5, 7 luglio 2012 ore 19.30 Jules Massenet Manon 30 giugno 2012 3, 4, 6, 9, 10, 12, 13, 14 luglio 2012 ore 20 Gaetano Donizetti Don Pasquale 26, 28 settembre 2012 1, 4, 8, 10, 12, 19, 22, 24, 26 ottobre 2012 ore 20 Giacomo Puccini La bohème Regia e scene di Franco Zeffirelli 23, 27, 31 ottobre 2012 18, 22 novembre 2012 ore 18 4 novembre 2012 ore 15 Richard Wagner Siegfried (Der Ring des Nibelungen) 6, 8, 10, 13, 15, 17 novembre 2012 ore 20 11 novembre 2012 ore 15 Giuseppe Verdi Rigoletto |
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| La Scala di Milano Grande stagione 2010/2011 di Cristian Pedrazzini Video Foto Sarà la "Valchiria" di Richard Wagner ad aprire la stagione 2010-2011 del Teatro alla Scala di Milano. Il Piermarini propone quattordici appuntamenti di opera e sei di balletto per quella che è "la più ampia offerta di spettacoli per stagione da vent'anni a oggi". Un'offerta con una forte impronta italiana. Nove titoli d'opera sono di autori italiani: Mascagni, Leoncavallo, Verdi, due Puccini, due Rossini, Monteverdi e una nuova composizione di Luca Francesconi. "Il 2009-2010 - ha spiegato Stephane Lissner, sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala- era stato annunciato come l'anno "della svolta", che ridefiniva la fisionomia artistica della Scala introducendo sguardi nuovi sul repertorio e nuovi repertori. I risultati che stiamo registrando lo confermano. |
| Croce Rossa Italiana Sezione Femminile di Milano COMUNICATO STAMPA Lunedì 11 aprile 2011 – ore 20.00 Teatro alla Scala CONCERTO STRAORDINARIO Serata a favore della CROCE ROSSA ITALIANA Sezione Femminile di Milano ORCHESTRA E CORO DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA Direttore ANTONIO PAPPANO Robert Schumann Sinfonia n. 4 in re minore op. 120 Johannes Brahms Ein deutsches Requiem op.45 per soli, coro e orchestra Lunedì 11 aprile 2011, alle ore 20.00, a Teatro alla Scala di Milano, Antonio Pappano, uno fra i più affermati direttori d’orchestra dei nostri tempi, dirigerà l’Orchestra e il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia in due capisaldi della musica romantica: la Quarta Sinfonia in re minore op. 120 di Robert Schumann e il Requiem Tedesco di Johannes Brahms (soprano Rebecca Evans, baritono Peter Mattei, Maestro del Coro Ciro Visco). La genesi della Sinfonia in Re minore fu problematica, tanto da abbracciare di fatto l’intera carriera dello Schumann sinfonista. Iniziata il 30 maggio 1841, fu portata a compimento il 9 ottobre dello stesso anno ed eseguita per la prima volta il 6 dicembre 1841 al Gewandhaus di Lipsia. Essa fu accolta da un successo piuttosto modesto. Schumann ritirò la partitura, già pronta per la stampa, mettendola da parte. In seguito nacquero e furono pubblicate la Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61 (1846) e la Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore op. 97 detta "Renana" (febbraio 1851). Fu a questo punto, nel corso del 1851, che la partitura della Sinfonia in Re minore venne ripresa in mano e rielaborata. In questa nuova veste venne presentata al Festival del Basso Reno di Düsseldorf nel 1853 e, stampata subito dopo a Lipsia, divenne la Quarta Sinfonia con il numero d'opera 120. Fu in pratica l'ultimo grande successo di pubblico ottenuto in vita da Schumann come direttore d'orchestra e compositore. Delle quattro, la Sinfonia in Re minore è senza dubbio la più sperimentale e ai nostri occhi moderna. Sul frontespizio della partitura Schumann indicò che il lavoro consisteva di Introduzione, Allegro, Romanza, Scherzo e Finale "in un solo movimento"; al tempo della revisione, in parte correggendosi, pensò di introdurre il titolo "Fantasia sinfonica", che gli sembrava più adatto a un'opera tutta contesta di legami tematici tra un movimento e l'altro e senza interruzione fra gli stessi: un po' come aveva fatto Mendelssohn nella sua Sinfonia n. 3 "Scozzese" (1842). Per il resto la revisione si appuntò soprattutto sulla strumentazione, rinvigorendola e, secondo alcuni, appesantendola. Le presunte inefficienze e debolezze di Schumann come orchestratore furono denunciate dalla critica già lui vivente (e non solo dalla critica: l'ammiratore Brahms ne condivideva molte riserve, e Mahler ritenne addirittura necessario intervenire sull'orchestrazione); oggi ci paiono non soltanto tratti idiomatici del linguaggio schumanniano ma anche una conquista che avrebbe lasciato un'impronta: nella Quarta, soprattutto nella concezione della prima versione originale. Le origini del Requiem tedesco, l’opera che contribuì in modo determinante alla definitiva affermazione di Brahms, si fanno comunemente risalire al 1854. In quell’anno il compositore aveva scritto tre movimenti di una sonata per due pianoforti in re minore, che eseguì più volte a Clara Schumann. Ma presto comunicò al suo grande amico, il violinista Joachim, che «nemmeno due pianoforti mi bastano». Il movimento iniziale fu rivisto e impiegato, in posizione analoga, nel Primo concerto in Re minore per pianoforte, mentre l’Adagio successivo sarebbe stato rifuso nel n. 2 del Requiem. Pesava sulle scelte di Brahms, in questo primo periodo creativo, la dichiarazione rilasciata da Schumann, nell’articolo Vie nuove (1853), sulla natura sinfonica del suo genio musicale. Di conseguenza numerosi erano i ripensamenti riguardo alla forma delle opere in cui impiegava l’orchestra, oltre all’urgenza, insieme al timore, di cimentarsi con la sinfonia. Fu così che nel 1861 concepì il progetto di una cantata in quattro parti. La ricerca dell’originalità, mista all’ossessione per evitare di ripetere i modelli dell’idolo Beethoven, lo portarono ad ampliare la struttura originale: nell’estate 1866 aveva già composto sei movimenti, gli attuali primi quattro e ultimi due. Un’esecuzione viennese limitata ai tre tempi iniziali, l’1 dicembre 1867, sortì un esito negativo. Per prenotazioni e informazioni: Croce Rossa Italiana Sezione Femminile di Milano Via Marcello Pucci, 7 Tel. 02 33129218 – 02 33600395(dalle 9 alle 16) Fax 02 33129281 e-mail : sezionefemminile@crimilano.it Biglietti: Platea € 200,00 – Platea Giovani € 50,00 Palchi I e II ordine € 150,00 – Palchi III e IV ordine € 100,00 Gallerie € 50,00 - € 30,00 – € 15,00 Il ricavato della serata sarà interamente devoluto a sostegno dei progetti messi in atto dalla Sezione Femminile della Croce Rossa Italiana nella città di Milano. Via Marcello Pucci,7 – 20145 MILANO – Tel. 02/33129218 – 02 33600395 - Fax 02/33129281 – E-mail : sezionefemminile@crimilano.it www.crimilano.it – Codice Fiscale 01906810583 – Partita IVA 01019341005 |
| La stagione 2010-2011 la definirei
del consolidamento, in cui si afferma una stabilità artistica attraverso la
presenza regolare degli interpreti più significativi del panorama lirico-sinfonico internazionale". Dieci appuntamenti, otto di opera e due di balletto, sono le nuove produzioni della Scala. E nel settembre 2011 avverrà uno scambio con la Staatsoper di Vienna, che porterà alla Scala un suo allestimento di "Arabella" di Strauss e un concerto sinfonico, mentre la Scala esporterà "Simon Boccanegra", protagonista Placido Domingo, e il "Requiem" di Verdi. |
| 08/12/2010 Prima alla Scala Tra contestazioni e standing ovation di Cristian Pedrazzini Video Foto Tutti alla Scala ieri sera, per la prima della "Valchiria" di Richard Wagner, diretta da Daniel Barenboim per la regia di Guy Cassiers, mentre all'esterno il mondo della cultura fa sentire la sua voce contro i tagli previsti dalla Finanziaria. IL presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio, è stato accolto nel foyer del Piermarini dal sindaco di Milano, Letizia Moratti. ''Sono qui per rendere omaggio, come sempre, alla grande tradizione del teatro italiano che la Scala rappresenta'', ha affermato il capo dello Stato facendo il suo ingresso. Dal canto suo la Moratti ha dichiarato: ''Mi auguro, nonostante il momento di difficoltà, che il governo riconsideri i tagli alla cultura''. Il sindaco di Milano, ex ministro dell'Istruzione, ha sottolineato che ''la cultura è un investimento importante, soprattutto in Italia''. Assente alla prima il responsabile dei Beni culturali, Sandro Bondi. ''Peccato che il ministro non ci sia. Non commento. Avrà altro da fare'', si è limitato a dire il sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala di Milano, Stephane Lissner. Replica a distanza il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Maria Giro: "Conosciamo il carattere un po' ruvido del sovrintendente - sottolinea - Ci siamo abituati! Il ministro Bondi è assolutamente superiore a queste vicende. La Scala, del resto - prosegue - si gioverà della legge Bondi sulle Fondazioni Lirico-Sinfoniche". Prima di dirigere la "Valchiria", il direttore d'orchestra, Daniel Barenboim, ha letto un messaggio. ''Siamo tutti profondamente preoccupati per il futuro della cultura nel nostro Paese ed in Europa'', ha sottolineato. Uscendo dalla "buca", con il microfono in mano, Barenboim ha raggiunto la platea e rivolgendosi al capo dello Stato e alle autorità presenti si è detto ''molto felice di dirigere anche quest'anno il 7 dicembre alla Scala''.''Sono onorato di essere stato dichiarato "Maestro Scaligero" - ha continuato - e per tale titolo e anche a nome dei colleghi che cantano, ballano e lavorano, non solo qui ma in tutti i teatri, vorrei dirle a quale punto siamo profondamente preoccupati''. ''Vorrei ricordare assieme a voi l'articolo 9 della Costituzione'', ha concluso il direttore d'orchestra citando appunto l'articolo a sostegno della cultura. A difendere l'operato dell'esecutivo è il ministro per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla. ''I tagli che il governo ha messo in campo con la Finanziaria - ha spiegato -, hanno avuto un peso non indifferente ma purtroppo non c'era altra scelta''. ''Sono convinta di quanto sia importante sostenere la cultura'', ha sottolineato il ministro, che ha definito le proteste all'interno del teatro ''più che giuste, ma purtroppo - ha aggiunto - non c'è stata altra scelta per il governo''. Sulla stessa linea il ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani, che, entrando alla Scala, ha sottolineato: i tagli ''non rappresentano una battaglia contro la cultura''. ''Ci sono dei problemi di stabilità - ha spiegato - e i tagli sono ovunque''. Quanto alle proteste ''sono legittime - ha proseguito Romani - il problema è che dobbiamo tirare tutti la cinghia''. Presenti alla "prima" scaligera anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e quello della Provincia, Guido Podestà, il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, il presidente di Expo 2015 Diana Bracco, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, Donna Assunta Almirante, il ministro della cultura del Kazakhstan, il sindaco di Francoforte e molti altri esponenti del mondo dell'università, della finanza e dell'imprenditoria. Come da tradizione, la serata non è terminata alle 22, quando è calato il sipario sulla "Valchiria". Dopo ci sono state delle cene: la prima nel ridotto del teatro, per circa duecento persone, un'altra alla Società del Giardino. |
| Istituto
dei Ciechi di Milano Concerto Straordinario Teatro alla Scala Domenica 17 ottobre 2010, ore 20 In occasione del 170° anniversario della fondazione dell’Istituto dei Ciechi di Milano. Domenica 17 ottobre 2010, alle ore 20, l’Istituto dei Ciechi di Milano celebra il 170° anniversario di attività al servizio dei non vedenti con un Concerto Straordinario al Teatro alla Scala. La serata vede protagonisti nella sala del Piermarini l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e il pianoforte solista Davide Cabassi, al suo debutto scaligero, sotto la sapiente guida del Maestro Helmuth Rilling. Il programma prevede l’esecuzione dell’Ouverture da Paulus op. 36, un oratorio romantico ispirato a Bach e Händel composto da Felix Mendelssohn-Bartholdy nel 1836, e due capolavori di Wolfgang Amadeus Mozart: il Concerto n. 23 in la magg. K 488 per pianoforte e orchestra, forse il più amato dei suoi concerti, e la Sinfonia n. 38 in re magg. K 504 "Praga", dal ritmo incalzante e spumeggiante. Un evento davvero speciale, che unisce la grande musica sinfonica alla solidarietà: laVerdi torna al Teatro alla Scala, uno dei simboli più prestigiosi di Milano, per celebrare con un Concerto Straordinario l’Istituto dei Ciechi, storica istituzione milanese che, fin dal 1840, rappresenta un vanto della città per i numerosi progetti e servizi promossi a favore dell’integrazione dei disabili visivi nella società. Fondato su iniziativa di Michele Barozzi nel 1840, l’Istituto dei Ciechi di Milano promuove l'indipendenza e l'autonomia dei non vedenti, favorendo la scelta delle più appropriate possibilità formative e culturali dei disabili visivi attraverso la ricerca, lo studio e l'offerta di servizi necessari per l'educazione, l'organizzazione della vita quotidiana e la crescita professionale. I servizi offerti dall’Istituto hanno lo scopo di realizzare un percorso di sviluppo formativo, culturale e sociale finalizzato, attraverso l'acquisizione delle autonomie personali, alla piena integrazione. Le aree di competenza spaziano in diversi ambiti tra i quali la consulenza educativa e tiflopedagogica, la consulenza informatica, la formazione professionale, la stampa di testi in braille e a caratteri ingranditi, la produzione di materiale didattico tattile e l'assistenza agli anziani. L’iniziativa gode del Patronato della Regione Lombardia, del Patrocinio e del sostegno della Provincia di Milano e del Comune di Milano – Assessorato Famiglia, Scuola e Politiche Sociali e del Patrocinio della Presidenza Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia. Si ringraziano, per il prezioso sostegno all’Istituto dei Ciechi di Milano: Fondazione Cariplo, Fondazione Banca del Monte di Lombardia, a2a, Pirelli e UBI Banca Popolare Commercio & Industria. Biglietti: da 10 a 80 euro (commissioni di servizio escluse). Informazioni, prenotazioni e prevendite telefoniche al numero 02 465.467.467 Orari: lunedì-venerdì ore 10/13 e 14/18. Possibilità di pagamento anche con carta di credito. Biglietti disponibili anche sul circuito www.vivaticket.it |
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| Teatro Alla Scala: Serata Forsythe Dedicata al coreografo statunitense William Forsythe dal 6 al 23 settembre 2010 di Cristian Pedrazzini Video Foto Tre pezzi “storici” che ben chiariscono la genialità di William Forsythe, e quella rivoluzione artistica che ha portato a rivedere il concetto di balletto classico ampliandone le variabili e le prospettive. Il risultato è stimolo puro verso le illimitate potenzialità della danza e una nuova coscienza del classico in sé. L’entrare e uscire da posizioni accademiche, la sperimentazione di nuove dinamiche, la destrutturazione, le combinazioni fisiche “al limite” che scoprono nuove configurazioni, tutte supportate da rigorosa precisione e smagliante tecnica, sono alla base di In The Middle, Somewhat Elevated e di due brani che il Balletto della Scala presenta per la prima volta: Herman Schmerman e Artifact Suite Stagione d’Opera e Balletto 2009 - 2010 TEATRO ALLA SCALA 6, 7, 8, 9, 10, 13, 14, 15, 21, 23 settembre 2010 Serata Forsythe Artifact Suite Nuova produzione Teatro alla Scala Coreografia William Forsythe Ripresa da Jodie Gates e Noah Gelber Musica Johann Sebastian Bach - Eva Crossman-Hecht Scene, costumi e luci William Forsythe Herman Schmerman Nuova produzione Teatro alla Scala Coreografia William Forsythe Quintett Ripresa da Noah Gelber, Agnes Noltenious Pas de deux Ripresa da Jill Johnson, Christopher Roman, Marc Spradling Musica Thom Willems Scene e luci William Forsythe - Costumi Gianni Versace – William Forsythe In the Middle, Somewhat Elevated Allestimento del Teatro alla Scala Coreografia William Forsythe Ripresa da Laura Graham Musica Thom Willems in collaborazione con Leslie Stuck Scene, costumi e luci William Forsythe ARTIFACT SUITE “Tra le tante coreografie che ho creato ve ne sono alcune che riprendo e sulle quali non smetto di lavorare sin tanto che continuano a ispirarmi. Paul Valéry diceva: “un poema non è mai finito, semplicemente l’abbandoniamo” (William Forsythe). Artifact Suite è un distillato ma anche una nuova versione di Artifact, emblematico balletto classico a serata intera, in cui già nel titolo che significa “artefatto”, “oggetto fabbricato”, il coreografo annuncia l’intenzione di lavorare sui materiali dello spettacolo, ma deviando costantemente dai risultati che ci si aspetta. In Artifact, Forsythe ha esposto le sue teorie sull’illusione della percezione (“Benvenuti a vedere ciò che credete di vedere…”), sulla decostruzione, la rottura degli equilibri, la proiezione dei bacini in avanti, in un’interpretazione superveloce. Il vocabolario di quel balletto è servito da base al coreografo per formulare una suite riflessiva sull’arte, la civiltà, i limiti del balletto e l’illusione teatrale. Anche in Artifact Suite infatti il soggetto della danza è la danza classica stessa. Tuttavia le concatenazioni secolari, inscritte nei corpi dei danzatori, sono squassate e ricomposte in un lessico nuovo, atomizzato, lanciato nello spazio vuoto in maniera apparentemente casuale. Gli interpreti, tra i quali spiccano due coppie principali e un solista, agiscono spesso ai lati del palcoscenico, inoltre scompaiono poco alla volta durante le cadute del sipario, oppure vengono investiti da fasci luminosi che esaltano le loro silhouettes. Nella prima parte del balletto, la famosa Ciaccona BWV1004 (Partita per violino solo n°2 in re minore) di Johann Sebastian Bach è registrata, ed è qui che le due coppie principali si alternano in una serie di stupefacenti concatenazioni. Anche nella seconda parte la musica è registrata, ma reca la firma di Eva Crossmann-Hecht. (Marinella Guatterini) HERMAN SCHMERMAN Balletto senza trama, e omaggio a George Balanchine, Herman Schmerman è idealmente diviso in due parti. Nella prima - creata in seno al New York City Ballet - viene coinvolto un fibrillante quintetto in nero, nella seconda - aggiunto in seguito a Francoforte - una coppia eterogenea che finisce per indossare gonnelle gialle (i costumi sono firmati Gianni Versace). Le due parti si amalgamano in quanto in entrambe gli interpreti devono dare sfoggio di grande virtuosismo e velocità. I movimenti sono sempre esasperati, sciancrati sino al parossismo e cercano perni d’appoggio nelle zone meno scontate: dai gomiti alle ginocchia. Si può dunque pensare a un tipico balletto concertante, qui su musica di Thom Willems, ma scosso, agitato, decostruito in sintonia con la frenesia e l’impazienza del nostro mondo contemporaneo. Tuttavia, quando si giunge al passo a due del gran finale, ci si accorge che il coreografo fa risaltare proprio qui quell’amore per i calembour e i cortocircuiti del linguaggio che guida la sua fantasia. Nella coppia, il partner maschile in gonnella sembra emulare il comportamento femminile. Infatti Herman sta, con qualche ridondanza fonetica, per her man (il “suo uomo”, in inglese), mentre sch mer man, sta per superuomo (in tedesco), con annesso quel Sch, che ricorda il she (in inglese), ovvero “ella”, “lei”. Passando dal titolo alla danza possiamo osservare quella speciale sintonia e anche rivalità tra maschile e femminile che azzera, almeno nell’impiego energetico, ogni differenza di genere. Il coreografo mette sullo steso piano i due sessi, ma forse qui propende anche per rendere omaggio al femminile e alla sua, eventuale, superiorità. Il balletto perde in questo finale vagamente evocativo e di gender la sua connotazione di danza pura, e acquista una allure astratta (astrarre significa “estrapolare” ma da un contesto dato), in totale sintonia con Balanchine, grande innovatore proprio nell’ambito dell’astrazione coreutica. (Marinella Guatterini) IN THE MIDDLE, SOMEWHAT ELEVATED Due piccole ciliegie, appese a un filo che cala dall’alto, sovrastano impercettibilmente le due ballerine ferme e quasi in proscenio, che danno l’avvio al balletto, e ne giustificano il titolo. Ma In the Middle, Somewhat Elevated - anche inserito nella coreografia Impressing the Czar (seconda parte) - non ha trama: sul palcoscenico spoglio danzano in tutto nove interpreti in calzamaglie spezzate e lucenti. I bodies dalle schiene scollatissime delle sei ballerine, che calzano scarpette a punta, sono sormontati da collants velati di nero. Nell’insieme i costumi aderenti e sexy mettono in evidenza la forma dei corpi. Essi sono resi ancor più metallici dall’ovattata consistenza di luci che delineano il perimetro rettangolare della scena ma lasciano intravedere nella penombra sia le quinte sia le figure dei ballerini, i quali, verso la fine del balletto, si stagliano come altorilievi sul fondale nero. La struttura di In the Middle, Somewhat Elevated alterna tutte le possibili combinazioni numeriche dei nove interpreti, mettendo in evidenza assoli (quattro), quartetti e terzetti ma soprattutto passi a due (ugualmente quattro) di speciale brillantezza e difficoltà. In questi ultimi è molto evidente la dinamica circolare e la continua trasformazione dei passi. La danzatrice, sostenuta dal partner, può rovesciare il corpo oltre il limite del proprio asse d’equilibrio, può accentuare e soprattutto mantenere per qualche secondo le posizioni di disequilibrio.Si percepisce il pericolo di una sua possibile e imminente caduta; ci si aspetta di vederla capitombolare al suolo. Invece il fuori-balance della danzatrice viene prontamente ricondotto all’equilibrio dal partner con uno sforzo non mascherato, che sottolinea anche il senso di pesantezza del corpo femminile. Le sonorità concrete, create da Thom Willems, con rumori allo stato puro, assemblati e modificati al computer, non si correlano alla struttura della coreografia, ma sottolineano, con accenti simili a frustate, i passi e le figure della danza. (Marinella Guatterini) |
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La Valchiria (Die Walküre) è la seconda delle quattro opere che costituiscono - assieme a L'oro del Reno, Sigfrido e Il crepuscolo degli dei - la tetralogia L'anello del Nibelungo, di Richard Wagner. Fu rappresentata per la prima volta singolarmente il 26 giugno 1870 a Monaco di Baviera, mentre fu messa in scena all'interno dell'intera tetralogia per la prima volta il 14 agosto 1876 al teatro di Bayreuth.
Trama [modifica]Atto primo [modifica]
Siegmund, Sieglinde e Hunding, illustrazione di
Arthur Rackham
La prima scena mostra il fuggiasco
Siegmund che trova rifugio in un'abitazione.
Sieglinde lo accoglie mentre suo marito
Hunding
è assente. Egli le spiega come, affrontato da molti nemici, sia stato
costretto alla fuga e spinto da una tempesta a cercare rifugio presso di
lei. Ma sa che una maledizione grava su di lui e si prepara a ripartire;
ella però gli chiede di restare: è infatti attesa a sua volta da un oscuro
destino. Ciò altro non è che la conseguenza della loro origine divina: i
due sono fratelli, figli di
Wotan e di
una donna con la quale egli si è unito (nella speranza di generare l'eroe
senza paura in grado di riconquistare il tesoro dei
Nibelunghi) e, come tali, legati a lui. Ritorna Hunding; sorpreso e sospettoso nei confronti di Siegmund per la di lui somiglianza con Sieglinde, lo invita con decisione a rivelare il suo nome; Siegmund mente affermando di chiamarsi Wehwalt (figlio del lupo). Racconta poi la sua storia e, per ultimo, di come la sua lotta per una donna costretta a sposarsi contro i propri sentimenti avesse causato una strage. Hunding riconosce così Siegmund come un nemico della sua tribù e, trattenuto dai doveri d'ospitalità dall'attaccarlo immediatamente, lo sfida comunque a un duello che avrà luogo l'indomani mattina. Sieglinde, che è favorevole a Siegmund, ha addormentato Hunding con delle droghe e, negli ultimi bagliori del fuoco che si spegne, mostra al fratello (che è giunto alla casa senz'armi) il luogo ove nel giorno del suo matrimonio uno straniero ha conficcato una spada che, da allora, nessuno è riuscito a estrarre. Ella è convinta che Siegmund sia in grado di farlo e di liberarla dall'uomo che non ama. Improvvisamente la luce della luna illumina la scena: i due riconoscono l'uno nell'altro il volto del padre. Ella comprende di trovarsi davanti al fratello da cui era stata separata quand'era bambina. Egli estrae dal tronco di frassino la spada e le dà nome Nothung. A quel punto i due confessano l'un l'altra il proprio amore. Atto secondo [modifica]
La valchiria Brunilde, illustrazione di Arthur
Rackham
Wotan istruisce la valchiria Brunilde, sua figlia, perché ella protegga Siegmund nel suo prossimo duello con Hunding. Ma Fricka, moglie di Wotan e divinità protettrice del matrimonio, domanda al contrario che Siegmund e Sieglinde siano puniti per aver commesso i crimini di adulterio e incesto (ella sa infatti che Wotan è il padre di entrambi). Wotan replica affermando la necessità di un eroe libero, non legato a lui, ma Fricka ribatte che Siegmund non è che un'inconsapevole pedina nelle mani di Wotan. Wotan è costretto a cedere e promette alla moglie la morte di Siegmund. Fricka si allontana, e Wotan, disperato, rimane solo con Brunilde. Ad ella spiega che, angustiato dalla sinistra profezia di Erda sulla sorte degli dei (al termine de L'oro del Reno), aveva sedotto la dea per venire a sapere qualcosa di più: da ella aveva avuto Brunilde. Aveva cresciuto Brunilde ed altre otto figlie come valchirie, donne guerriere che accolgono le anime degli eroi caduti per formare un esercito contro Alberich. Ma l'armata del Valhalla sarà sicuramente sconfitta se Alberich riuscirà a rientrare in possesso dell'anello, che ora è custodito dal gigante Fafner. Usando il Tarnhelm, il gigante si è tramutato in un drago e si è nascosto in una foresta, dove monta la guardia al tesoro dei Nibelunghi, cedutogli proprio da Wotan. Poiché è legato a lui da questo patto, non può essere Wotan a prendergli l'anello, quindi ha bisogno di un eroe libero. Tuttavia, come gli ha fatto notare Fricka, tutto ciò che riesce a fare è creare servi. Sconsolato, Wotan ordina a Brunilde di ubbidire al volere di Fricka e di procurare la morte del suo amato figlio Siegmund per mano di Hunding. Siegmund e Sieglinde, intanto, fuggiti insieme, si inoltrano fra i passi montani. Sieglinde, esausta, sviene. Sopraggiunge Brunilde, che si rivolge a Siegmund annunciandogli la sua morte imminente e il suo prossimo ingresso nel Valhalla. Ma Siegmund rifiuta di seguirla quando viene a sapere che Sieglinde non potrà venire con lui. Colpita dalla forza del suo coraggio e del suo amore, Brunilde decide di contravvenire agli ordini del padre e di aiutarlo. Arriva Hunding, che attacca Siegmund. Favorito da Brunilde, questi sembra prevalere sul rivale, ma arriva Wotan e spezza Nothung, la spada di Siegmund, con la sua lancia. Disarmato, Siegmund viene ucciso da Hunding. Brunilde prende Sieglinde e raccoglie i frammenti di Nothung, e fugge sul suo cavallo portando in salvo la donna. Wotan si ferma a guardare il corpo senza vita del figlio. Con un gesto sprezzante uccide Hunding, e parte all'inseguimento della sua figlia ribelle. Atto terzo [modifica]
Brunilde giace addormentata circondata dal fuoco
magico, illustrazione di Arthur Rackham
Le valchirie, ciascuna accompagnata dall'anima di un guerriero caduto, si riuniscono sulla sommità di una montagna. Quando vedono arrivare Brunilde con una donna viva rimangono sconvolte. La sorella implora il loro aiuto, ma le altre valchirie non osano andare contro il volere di Wotan. Brunilde, allora, decide di trattenere Wotan per dare tempo a Sieglinde di fuggire; annuncia inoltre che Sieglinde è incinta di Siegmund, e che il nome del bambino sarà Sigfrido (Siegfried). Sopraggiunge Wotan, furibondo, e pronuncia la sua condanna contro Brunilde: ella verrà privata della sua condizione di valchiria e diventerà mortale; immersa in un sonno magico sulla cima di una montagna, sarà preda di ogni uomo. Le altre valchirie fuggono terrorizzate. Brunilde implora pietà, spiega che sono stati il coraggio e l'eroismo di Siegmund a spingerla a parteggiare per lui e a proteggerlo, sapendo che quello, in fondo, era anche il desiderio dello stesso Wotan. Wotan, alla fine, acconsente almeno a questa richiesta: di circondarla, mentre giace profondamente addormentata, di un cerchio di fuoco magico, per scoraggiare dall'avvicinarla chiunque, a parte il più coraggioso degli eroi (che entrambi già sanno sarà lo stesso Sigfrido, non ancora nato, come annunciato dal leitmotiv che si ode in questo punto). Wotan porta Brunilde in cima ad un monte e la fa addormentare; ordina a Loge, semidio del fuoco, di circondarla di fiamme, quindi si allontana in preda al dolore, pronunciando queste ultime parole: Wer meines Speeres Spitze fürchtet, durchschreite das Feuer nie! ("Chi della mia lancia teme la punta, mai non traversi il fuoco!"). Curiosità [modifica]
Voci correlate [modifica]
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| 27/04/2010 Les Ballets Russes Alla Scala Milano Anni Venti di Cristian Pedrazzini Il centenario della nascita dei Ballets Russes si continua a celebrare in tutto il mondo. In vent’anni, l’importantissima compagnia nata il 15 maggio 1909 rivoluzionò il modo di creare, danzare e fruire il balletto del XX° secolo. Transfughi dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo e installati a Parigi e successivamente a Monte Carlo, i Ballets Russes, fondati da Sergej Djagilev, furono il primo nucleo coreutico a raccogliere attorno a sé artisti delle più varie discipline, scegliendo giovani debuttanti tra i compositori, gli artisti visivi, i pittori, i poeti e gli intellettuali che sarebbero diventati le punte di diamante della creatività del Novecento, basti pensare a Stravinskij, Debussy, Picasso, Cocteau ma anche a grandi ballerini come Vaslav Nijinskij, il maggior danzatore della prima metà del secolo scorso, e a coreografi come Mikhail Fokin, lo stesso Nijinskij, Léonide Massine e George Balanchine, autori di capolavori come L’Uccello di fuoco, Petruška, La sagra della primavera, Parade, Apollon Musagète, tuttora vivi nei repertori delle maggiori formazioni accademiche Il progetto dell’allestimento Per ricordare questa straordinaria esperienza artistica vissuta sino al 1929, l’anno della scomparsa del suo patron Djagilev, molte mostre, oltre a quelle già inaugurate a Boston, Mosca, Stoccolma, Monte Carlo, Monaco di Baviera, Vienna, San Pietroburgo, posticipano il loro debutto, come a Londra, sino al 2010. Si tratta di esposizioni per lo più riassuntive dell’intera e fortunata attività della leggendaria compagnia. Il Museo Teatrale alla Scala - unico a Milano e in Italia - intende unirsi a questa ricorrenza che rinnova l’incanto di una bellezza tuttora stimolo alla creatività contemporanea, con un allestimento del tutto particolare perché tematico, ovvero incentrato sulle 14 coreografie presentate dai Ballets Russes a Milano, nel 1920 e nel 1927. Il carattere “milanese” tende sia a distinguere l’allestimento da analoghe iniziative in programma durante tutto il 2009 e i prossimi mesi del 2010, sia a far riemergere il fascino di creazioni meno note al grande pubblico, con un’attenzione all’arte scenica dei primi due decenni del secolo scorso che giustifica il sottotitolo della mostra Ballets Russes alla Scala - Milano Anni Venti. I quattordici balletti in questione - Cléopâtre, Petruška, Danze Polovesiane, Carnaval, Papillons, Thamar, Contes Russes, La Boutique fantasque, Soleil de Nuit e Les Femmes de bonne-humeur apparsi nel 1920 al Teatro Lirico, con Cimarosiana, L’Uccello di fuoco, Le Mariage d’Aurore, Il Lago dei cigni (sintesi del secondo atto) che invece debuttarono nel 1927 al Teatro alla Scala - recano date di creazione diverse e abbracciano talune fasi salienti dell’avventura estetica dei Ballets Russes. Quella esotica e orientaleggiante porta con sé il profumo di una Russia sconosciuta in Occidente, all’epoca del debutto della compagnia, e primitiva (come nelle Danze Polovesiane dal Principe Igor di Borodin del 1909), legata a favole, leggende (come nell’Uccello di fuoco del 1910, nel collage senza vera trama Soleil de Nuit del 1915 e nelle più lontane Contes Russes del 1917), suggestionata da un erotismo proveniente da paesi lontani (come in Cléopâtre del 1909 e nella consanguinea coreografia Thamar del 1912), ma vi aggiunge l’impeto di una pièce già quasi neo-espressionista come Petruška (1911). C’è anche il recupero di una tradizione tardo-ottocentesca e romantica, resa più sintetica possibile pur mantenendo l’opulenza di décor e costumi preziosi (Le Mariage d’Aurore, Il Lago dei cigni-secondo atto). Tale recupero sfatò l’idea che la compagnia di Djagilev avesse decisamente ignorato l’aureo periodo coreutico zarista, cosa che invece non fece, e proprio con i revival ottocenteschi degli anni Venti. Ci sono, infine, i guizzi multicolori di una ricerca che guarda all’Italia, alla Commedia dell’Arte (Carnaval, 1910, Papillons, 1914), persino a Goldoni (Les Femmes de bonne-humeur del 1917, basata proprio sulla goldoniana Le donne di buon umore) e a Cimarosa (per il divertissement Cimarosiana del 1924, tratto dall’allestimento delle Astuzie femminili). In questo caleidoscopio altamente rappresentativo di una ventennale esperienza coreografica, spiccano capolavori noti, come Petruška, ma anche pièce avvolte in un mistero che la mostra milanese potrà svelare, come Cléopâtre e Thamar. Materiali in esposizione L’allestimento milanese punta su una varietà di materiali soprattutto inediti a Milano e in Italia: in particolare sui costumi scaligeri dell’Uccello di fuoco (stagione 1954-1955) di Natalia Goncharova (con etichette degli anni’50). Tra questi un costume del Principe Ivan reca un’etichetta anni Venti ed è presumibilmente attribuibile alla versione del balletto con scene e costumi di Léon Bakst (1910) ma ugualmente indossato alla Scala nel 1927. Di particolare charme è il bustino dipinto e ricamato con pailettes, e il tutù-piatto con molle in tulle di seta rosa e ocra indossato da Margot Fonteyn nel 1955. Mai presentate prima d’ora al pubblico, le 14 silhouettes in legno dapprima attribuite a Picasso ed ora finalmente ai loro esatti intagliatori (il resto della collezione è di proprietà del Victoria&Albert Museum che le esporrà a Londra, a breve), ricordi di coreografi e ballerini, fotografie d’epoca, libri preziosi, oggetti appartenenti, tra gli altri a Stravinskij (il leggio, prestito Toni Candeloro) e porcellane. Più alcuni preziosi inediti come il costume della mummia di Cléopâtre ( prestito da Paolo Castaldi, acquisito da Candeloro) e i fondali di Cimarosiana e Carnaval. Ma anche il costume del lacché di La Boutique fantasque (prestito di Alexandre Vassiliev) e del personaggio del Circasso di Thamar. Immagini in video immergeranno i visitatori in un ambiente dinamico che darà allo stesso tempo il sapore e il profumo degli anni Venti, e una contemporaneità in cui i segni coreografici, pittorici e musicali dei Ballets Russes appaiano in tutta la loro inossidabile e imperitura vitalità creativa. Nonostante tra i tanti protagonisti del balletto mondiale che poi sarebbero diventati famosi nel “dopo Djagilev” come George Balanchine, Serge Lifar, Olga Spessiva, Ninette De Valois, non fosse mai comparso a Milano Vaslav Nijinskij, il grande “dieu de la danse” del primo Novecento, ritiratosi anzitempo dalle scene e sprofondato in una irrisolvibile follia già nel 1919, l’allestimento ne ricorda l’importanza grazie ad alcune testimonianze. In particolare un rarissimo bigliettino da visita del 1944, in cui sul retro compare la firma del tutto deformata dell’alienato Nijinskij. In molti anni di reclusione in istituti di malattia mentale, Nijinskij si era sempre rifiutato di rilasciare autografi, firmandosi, di solito, con una semplice “N”. Invece nel biglietto del Museo Teatrale della Scala la firma appare, ed è l’unica in circolazione, in forma completa. Le altre lettere del grande ballerino, tutte autografe, appartengono comunque agli anni considerati dall’esposizione. Un valore aggiunto, quello appartenente a Nijinskij, di indubbio interesse. Contributi video I coreografi di Djagilev alla Scala dal dopoguerra agli anni Sessanta Una produzione dell’Associazione Michel Fokine, con ideazione e regia di Toni Candeloro, realizzata appositamente per la mostra “Les Ballets Russes alla Scala”. Giuliana Barabaschi, Elettra Morini, Walter Venditti e Roberto Fascilla raccontano, tra storia e aneddoti, il loro incontro con gli artisti e i coreografi dei Balletti Russi di Djagilev nelle stagioni di Balletto della Scala dal dopoguerra sino alla fine degli anni Sessanta. Un video-ricordo arricchito da rari documenti fotografici dell’Archivio fotografico della Scala ed estratti filmati degli anni Cinquanta di appartenenza del M° Ugo Dell’Ara e di Toni Candeloro. "Il destino del profeta dell'arte. S. Djagilev" Film-documentario realizzato da Alexandre Vassiliev nel 2006 con la regia di Spiridonov e trasmesso sul canale TV russo "Telekanal Kul'tura" (Cultura). Un omaggio a Djagilev quale creatore e promotore della cultura russa nel mondo. Il Maestro Vassiliev, ripercorrendo i teatri e i luoghi che hanno visto Djagilev protagonista, racconta i momenti più significativi della sua storia artistica e personale, dando particolare risalto ad alcuni ballerini e coreografi, che con la loro arte hanno incantato il mondo del balletto. Traduzione italiana a cura di Svetlana De Marchi, Associazione “Le Stagioni Russe dell’Insubria” Voce narrante Teodoro Bonci del Bene. Si ringrazia il Rotary Club di Colico Materiali e partnership I materiali dell’allestimento provengono dall’Archivio Costumi “Caramba” del Teatro alla Scala, dal Museo Teatrale alla Scala, ma anche da alcuni prestatori: Toni Candeloro con l’Associazione Michel Fokine, Alexandre Vassiliev, Paolo Castaldi. Dati della mostra L’allestimento è stato aperto al pubblico negli ultimi giorni diDicembre 2009, in concomitanza con la prima serata di balletto della stagione 2009/2010, Serata Béjart, che recava tra i suoi titoli anche due balletti che hanno avuto origine presso i Ballets Russes: L’Uccello di fuoco e La Sagra della primavera, e avrà durata, salvo possibili proroghe, sino alla metà del mese di maggio 2010 Museo Teatrale alla Scala Largo Ghiringhelli 1, Piazza Scala Milano |
| COMUNICATO STAMPA Lunedì 17 maggio 2010 – ore 21 Teatro alla Scala Serata a favore della CROCE ROSSA ITALIANA Sezione Femminile di Milano FILARMONICA DELLA SCALA Direttore BOBBY McFERRIN NIKOLAIJ RIMSKIJ-KORSAKOV Capriccio Spagnolo Op. 34 MAURICE RAVEL Bolero BOBBY McFERRIN Solo Improvisations GABRIEL FAURÉ Pavane Op. 50 LEONARD BERNSTEIN da West Side Story Symphonic Dances Lunedì 17 maggio 2010, alle ore 21.00, al Teatro alla Scala di Milano, alla testa della Filarmonica della Scala, si esibirà il celebre cantante e direttore d’orchestra Bobby McFerrin, in una serata a favore della Croce Rossa Italiana. Organizzato dalla Sezione Femminile di Milano, in collaborazione con Publitalia ’80, Allianz, Telecom Italia e UniCredit Group, l’evento riporta a Milano uno dei più acclamati talenti musicali sulla scena internazionale. Vincitore di dieci Grammy Award, McFerrin è uno degli innovatori ed improvvisatori più noti, direttore d’orchestra, creatore di "Don’t Worry Be Happy", una delle canzoni più conosciute del ventesimo secolo, ed è inoltre grande promotore dell’educazione musicale. Le sue registrazioni hanno venduto più di 20 milioni di copie e le sue collaborazioni con Yo-Yo Ma, Chick Corea, la Filarmonica di Vienna e Herbie Hancock lo hanno reso ambasciatore della musica classica e del jazz. Con un’estensione di quattro ottave e un’incredibile padronanza delle più complesse tecniche vocali, Bobby McFerrin non è un semplice cantante, incarna bensì lo spirito rinascimentale, ovvero quello della ricerca. Questo lo porta ad unire il jazz, il folk e le più svariate influenze musicali - corali, a cappella, classiche - con le sue peculiari caratteristiche. In qualità di direttore d’orchestra, Bobby McFerrin riesce ad infondere la sua innata musicalità in un contesto totalmente diverso. Oltre che con la Filarmonica di Vienna, ha lavorato di frequente con la London Philharmonic, la Chicago Symphony, la Cleveland Orchestra, la New York Philharmonic, la Philadelphia Orchestra e la Saint Paul Chamber Orchestra dove ha ricoperto la posizione di direttore artistico. “Non convenzionale” è sicuramente una descrizione adatta alla carriera di Bobby McFerrin. Chi ha potuto assistere ai suoi spettacoli, da direttore d’orchestra o cantante, sa che ogni volta assisterà a qualcosa di nuovo. Si tratta di un artista che possiede la rara dote di andare oltre i generi e gli stereotipi musicali, alla ricerca di una musicalità che è solo sua. Bobby McFerrin è uno dei più illustri preservatori del patrimonio musicale e al contempo è sempre all’avanguardia con la sua musica meravigliosa, naturale e senza tempo, che trascende tutti i confine e abbraccia ogni cultura. A Milano McFerrin presenta un programma estremamente vario quanto coinvolgente, in grado di offrire la misura delle sue capacità di interprete musicale a tutto tondo. Dallo scintillante Capriccio Spagnolo di Rimskij-Korsakov al popolarissimo Bolero di Ravel, il programma comprende anche la raffinata Pavane di Fauré, per concludersi con le torrenziali Danze Sinfoniche da West Side Story, scritte da un genio del Novecento come Leonard Bernstein, artista supremo che è uno dei modelli spirituali cui più s’ispira McFerrin. Nel corso del concerto, com’era lecito aspettarsi, il direttore McFerrin cederà il posto al McFerrin inarrivabile interprete vocale, improvvisatore dalle fenomenali risorse tecniche ed improvvisative, fenomeno affascinante quanto di trascinante profondità. Uno spettacolo nello spettacolo. BOBBY MCFERRIN È difficile contenere in poche righe il mondo musicale e creativo di Bobby McFerrin: vocalist dalle doti straordinarie (quattro ottave di estensione!) che hanno fatto parlare la critica tedesca di Stimmwunder (meraviglia vocale); autore di dischi venduti in 20 milioni di copie in tutto il mondo; vincitore di dieci Grammy Award (di cui uno per Don't Worry; Be Happy, una delle canzoni più conosciute del secolo scorso); infaticabile promotore di progetti artistici con i più grandi musicisti in attività, sia in ambito jazzistico sia classico, da Yo-Yo Ma a Chick Corea; direttore di compagini sinfoniche del calibro della San Francisco Symphony Orchestra o della St. Paul Chamber Orchestra e di quest'ultima, infine, direttore artistico. Nato nel 1950 a NewYork, Bobby McFerrin inizia la sua attività artistica come pianista e cantante. Ispirato dai concerti per pianoforte, totalmente improvvisati, di Keith Jarrett, nel 1980 debutta con un concerto per voce sola: il pubblico è attonito, sbalordito di fronte a questo strumento musicale umano, che improvvisa ritmi e melodie con il solo ausilio di un microfono, come testimonia il suo primo disco, registrato dal vivo: The voice. Ma ciò che maggiormente caratterizza la sua attività è lo sforzo continuo di condividere il piacere di fare musica, di qualsiasi tipo, con chiunque. Su questa traccia si collocano i concerti in cui spesso McFerrin canta interagendo con il pubblico, insieme alla Voicestra, un'orchestra di voci composta anche di cantanti non professionisti, con i bambini, con strumentisti di tutti i tipi. Senza confini. Per prenotazioni e informazioni: Croce Rossa Italiana Sezione Femminile di Milano Via Marcello Pucci, 7 Tel. 02 33129218 – 02 33600395 (dalle ore 9 alle 16) Fax 02 33129281 e-mail: sezionefemminile@crimilano.it Biglietti: Platea € 200,00 - Platea Giovani € 50,00 Palchi I e II ordine € 150,00 - Palchi III e IV ordine € 100,00 Gallerie € 50,00 - € 30,00 - € 15,00 Il ricavato della serata verrà devoluto a sostegno dei seguenti progetti rivolti alla Città di Milano: Centro di sostegno per famiglie in difficoltà con bambini di 1 a 3 anni, Centro di socializzazione per anziani soli, cure odontoiatriche gratuite a persone indigenti, vacanze per anziani autosufficienti, laboratorio didattico di taglio, cucito e maglieria per l’inserimento nel mondo del lavoro di donne in difficoltà, distribuzione materiale di prima necessità, distribuzione viveri e beni di prima necessità. |
| SPETTACOLO ISTITUZIONALE SCUOLA DI BALLO ACCADEMIA TEATRO ALLA SCALA Milano, Teatro Strehler 8-9 aprile 2010 - ore 20.30 10 aprile 2010 - ore 19.30 11 aprile 2010 - ore 16.00 Informazioni e prenotazioni NUMERO UNICO BIGLIETTERIA 848.800.304 www.piccoloteatro.org – www.accademialascala.it COMUNICATO STAMPA Dall’8 all’11 aprile torna al Teatro Strehler il tradizionale appuntamento con lo spettacolo istituzionale della Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala. Per il terzo anno consecutivo si rinnova la felice collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano sul cui palcoscenico gli allievi della Scuola, oltre 150, si mettono alla prova a chiusura del loro percorso formativo. Il programma prevede in apertura una Presentazione, ideata da Frédéric Olivieri, direttore del Dipartimento e della Scuola di Ballo, in cui si esibiscono gli allievi dei primi sei corsi al fine di illustrare i diversi livelli accademici. Le coreografie originali sono a cura dei docenti. Segue un intramontabile titolo della danza contemporanea, Who cares? di George Balanchine, ideato nel 1970 per il New York City Ballet, su musiche di Gershwin. Balanchine interpreta con briosa energia i brani di Gershwin, 16 pezzi scritti fra il 1924 e il 1931, che raccontano la dinamica vita di Manhattan. Per la prima volta la Fondazione Balanchine concede alla scuola una delle più note creazioni del coreografo russo, spumeggiante e vivace pur nel rigore tecnico del tessuto classico-accademico. Per l’occasione, John Clifford, etoile del New York City Ballet, oggi direttore del Los Angeles Dance Theatre, ha seguito gli allievi nella preparazione della coreografia. Chiude un divertissement dal Don Chisciotte con estratti da due celebri versioni che si avvalgono delle musiche di Ludwig Minkus: quella storica di Marius Petipa, creata nel 1869 per il Bolshoi di Mosca e l’esuberante coreografia di Vladimir Derevianko, attuale Direttore del Corpo di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino, andata in scena per la prima volta nel 2005 al Semperoper di Dresda e riproposta con grande successo nel mese di marzo nell’ambito di MaggioDanza, con alcuni degli allievi della scuola scaligera. Le attività della Scuola proseguono il 23 e 24 aprile, quando gli allievi saranno impegnati ad Ancona al Teatro alle Muse nel Gala dal classico al contemporaneo. Fra il 26 e il 30 aprile si terrà inoltre la prima sessione d’esami per l’ammissione ai corsi dal 1° al 7° (la seconda sessione si svolgerà a settembre). Lo spettacolo istituzionale costituisce una delle numerose opportunità offerte agli allievi della prestigiosa scuola scaligera durante il percorso formativo, che ha una durata di otto anni. I giovani ballerini non solo partecipano costantemente ai più importanti titoli della stagione in corso del Teatro alla Scala ma, negli anni più recenti, hanno avuto anche la possibilità di incontrare con sempre maggior frequenza coreografi di fama internazionale (come Davide Bombana, Vladimir Derevianko, Francesco Ventriglia). Inoltre, la concessione alla Scuola di note coreografie del repertorio contemporaneo (di artisti come Balanchine, Matz Ek, Kylian, solo per citarne alcuni), interpretate nei maggiori teatri italiani ed europei, hanno ulteriormente ampliato la conoscenza del repertorio. Oltre ad essere “vivaio” privilegiato per il Corpo di Ballo scaligero, la Scuola, che consente di ottenere un diploma dalla duplice specializzazione in danza classico-accademica e danza moderno-contemporanea, forma ballerini di altissimo livello professionale, in grado di inserirsi nelle più apprezzate compagnie, in Italia e all’estero. Innumerevoli gli ex allievi che hanno intrapreso una carriera ricca di successi, da Carla Fracci a Liliana Cosi, da Luciana Savignano a Oriella Dorella, da Paola Cantalupo a Marco Pierin, fino alle stelle di oggi Roberto Bolle, Sabrina Brazzo, Alessio Carbone, Gabriele Corrado, Mara Galeazzi, Gilda Gelati, Massimo Murru, Marta Romagna. Platea: Intero € 24,50 - Ridotto card Gio/Anz € 20,00 Balconata: Intero € 21,50 - Ridotto card Gio/Anz € 17,00 |
| 2/12/2009 Serata Béjart apre la stagione del balletto alla Scala Tre capolavori coreografici di Maurice Béjart su musiche di Mahler e Stravinskij dirette da Daniel Harding di Cristian Pedrazzini Video Foto La musica di Stravinskij e Mahler, la bacchetta preziosa di Daniel Harding, la grandezza di Maurice Béjart, tutto il Corpo di Ballo insieme per il titolo di apertura della nuova stagione di Balletti. Una celebrazione del connubio fra balletto e musica nella sua forma più completa, che vedrà sul podio un grande direttore sinfonico e di teatro, per dare giusta luce ai tre capolavori della musica del ‘900 che muovono le coreografie-capolavoro del trittico. La storia scaligera di Béjart iniziò nel 1971 proprio con Chant du compagnon errant sui Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler e si concluse nel luglio 2007, con la sua ultima apparizione in scena per la serata dedicata a Gianni Versace. Solo pochi anni prima, nel 2004, Béjart aveva offerto alla compagnia scaligera, che ne festeggiava le “nozze d’oro con la danza”, la sua rivoluzionaria “Sagra”, coreografia che spalancò le ali al Ballet du XXe Siècle e alla sua straordinaria avventura, definita da Béjart “uno strumento di bellezza e gioventù, perché il ’900 era il secolo della danza”. Parliamo di tre pietre miliari, tre classici della creatività di Béjart e del legame con la Scala, legati in un percorso al cui centro è incastonato proprio Chant du compagnon errant, che vide in scena alla Scala Nureyev e Bortoluzzi. Nel cast è ora impegnato l’étoile Massimo Murru insieme a Gabriele Corrado, giovane artista del Teatro alla Scala che sostituisce Roberto Bolle. In altre recite sono impegnati Oscar Chacon e Dawid Kupinski, ospiti dal Béjart Ballet Lausanne; solisti di canto saranno, in alternanza, Christopher Maltman e Roderick Williams. In apertura e chiusura di serata, due sono i balletti che sovrappongono la carica innovatrice di Stravinskij a quella dei grandi messaggi béjartiani, alla sua rilettura dei classici in chiave nuova, sospinta dal vento dei tempi: L’uccello di fuoco e La sagra della primavera . Anche questi due capolavori sono l’occasione per importanti debutti: L’uccello di fuoco sarà Antonino Sutera, in alternanza con Marco Agostino e Eris Nezha, che interpreteranno anche il ruolo della Fenice; in Le sacre du printemps, il ruolo dell’Eletta sarà interpretato da Francesca Podini, Emanuela Montanari, Luana Saullo e Sofia Rosolini, e il ruolo dell’Eletto da Mick Zeni e da Eris Nezha. E immediato scaturisce il collegamento con la straordinaria epoca creativa dei Ballets Russes, nel cui ambito nacquero le musiche e le coreografie di L’Oiseau de feu e di Le sacre du printemps e di cui questo 2009 ha visto celebrare il centenario della nascita. Il legame con i Ballets Russes e la spinta originale delle letture béjartiane sarranno approfonditi in due appuntamenti collaterali: l’incontro dedicato al pubblico per il ciclo ”Prima delle prime - Balletto”, intitolato appunto “I Ballets Russes secondo Béjart” che si svolgerà sabato 12 dicembre alle ore 18 presso il Ridotto dei Palchi “A. Toscanini” e una iniziativa che si aprirà proprio in concomitanza con le recite di “Serata Béjart”: presso il Museo Teatrale alla Scala, in una esposizione ideata e curata da Marinella Guatterini e intitolata “I Ballets Russes alla Scala - Milano Anni Venti” si potranno ammirare materiali inediti delle 14 coreografie presentate dai Ballets Russes a Milano nel 1920 e 1927. Stagione d’Opera e Balletto 2009 ~ 2010 TEATRO ALLA SCALA 16, 17, 19, 29 (2 rappr), 30, 31 dicembre 2009 2, 3, 5 gennaio 2010 Serata Béjart Allestimento del Teatro alla Scala L’Oiseau de feu Coreografia Maurice Béjart Ripresa da Michel Gascard Musica Igor’ Stravinskij Costumi Joëlle Roustan e Roger Bernard Chant du compagnon errant Coreografia Maurice Béjart Ripresa da Gil Roman Musica Gustav Mahler Lieder eines fahrenden Gesellen Le sacre du printemps Coreografia Maurice Béjart Ripresa da Michel Gascard e Kyra Kharkevitch Musica Igor’ Stravinskij Direttore Daniel Harding |
| Opera e balletto Georges Bizet Carmen - Anteprima per i giovani Dicembre 2009: 4 Acquista biglietto Acquista Georges Bizet Carmen Dicembre 2009: 7, 10, 13, 15, 18, 20, 23 ______Georges Bizet Carmen Nuova produzione Teatro alla Scala Dicembre 2009: 07 (18:00), 10 (20:00), 13 (20:00), 15 (20:00), 18 (20:00), 20 (15:00), 23 (20:00) Acquista biglietto Acquista Cantato in francese con videolibretti in italiano, inglese, francese Direttore Daniel Barenboim Regia e costumi Emma Dante Scene Richard Peduzzi Luci Dominique Bruguière Personaggi Interpreti Don José Jonas Kaufmann Escamillo Erwin Schrott Le Dancaïre Francis Dudziac Le Remendado Rodolphe Briand Moralès Mathias Hausmann Zuniga Gabor Bretz Carmen Anita Rachvelishvili Micaëla Adriana Damato Mercédès Adriana Kučerová Frasquita Michèle Losier Lillas Pastia Gabriel Da Costa Guide Carmine Marinicola |
| Descrizione dell'Opera della Carmen di Bizet |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Carmen_%28opera%29 Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Carmen_%28opera%29&action=history Carmen (opera)Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Carmen è un'opera lirica in quattro atti di Georges Bizet, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845), ne apporta delle modifiche salienti tra cui l'introduzione dei personaggi di Escamillo e Micaela e il carattere di Don José, nel romanzo descritto come un bandito rozzo e brutale. Al libretto collaborò lo stesso Bizet di cui scrisse anche le parole della celebre "habanera". La sua prima rappresentazione avvenne all'Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875. Inizialmente l'opera non ebbe grande successo così che Bizet, morto tre mesi dopo la prima rappresentazione, non potè vederne la fortuna.
Trama [modifica]
Atto I [modifica]In una piazza di Siviglia, Morales e un gruppo di dragoni osservano incuriositi Micaela. Ella sta cercando don Josè, e chiede a Morales dove si trova. Morales la invita a rimanere ad aspettarlo, ma ella, intimidita, corre via. Entra Don José, e viene informato da Morales di Micaela. Subito dopo risuona la campana della fabbrica di sigari lì vicino escono le sigaraie, per la pausa. Tra esse c'è Carmen, la più nota e famosa. I giovanotti le chiedono chi è il suo amore, e Carmen risponde con la famosa Habanera L'amour est un oiseau rebelle. Prende un fiore e per scherzo lo lancia a Don Josè. Irato, subito dopo che Carmen è andata via, incontra Micaela, e con essa parla della madre, povera e sola, che aspetta il ritorno del figlio. Dopo che Micaela se ne è andata, escono le sigaraie litigando: Carmen ha aggredito con un coltello una sua collega. La sigaraia viene fatta arrestare da Zuniga, che la lascia in custodia a Don Josè, il quale, purtroppo, si lascia sedurre dalla zingara, e la fa fuggire.
Atto II [modifica]Siamo nell'osteria di Lillas Pastia. Lì Carmen danza e canta con le amiche Mercedes e Frasquita (Les tringles des sistres tintaient). Entra Zuniga che cerca di sedurre Carmen, ma viene interrotto dall'arrivo del torero Escamillo (Votre toast, je peux vous le rendre). Anche il torero si fa sedurre da Carmen, che però respinge. Confidandosi con le amiche, il Dancairo e il Remendado, Carmen confessa di essersi innamorata di don Josè, che arriva subito dopo, scarcerato. Lì Josè le confessa il suo amore (Le fleur que tu m'avais jetée), ma vengono interrotti da Zuniga, che esorta il giovane a tornare in esercito. Al suo rifiuto, Zuniga lo aggredisce, ma Carmen chiama in aiuto gli zingari, che immobilizzano il comandante. Capendo che non può fare altro che scappare, José si unisce a Carmen e agli zingari, fuggendo dall'osteria.
Atto III [modifica]L'atto terzo si apre nelle montagne ove c'è il covo dei contrabbandieri. Carmen e José litigano frequentemente, ormai, e la loro relazione è agli sgoccioli. Carmen interroga le carte, ma il suo destino è funesto: la morte! Subito dopo entra Micaela, alla ricerca di don Josè, ma scappa quando entrano Escamillo e Josè. Geloso del rivale, Josè sfida a duello il torero, ma viene bloccato dagli zingari, che trovano Micaela nascosta tra le rocce. Ella dice che la madre di Josè è in punto di morte: egli non può fare altro che seguirla, ma giura vendetta a Carmen.
Atto IV [modifica]È il giorno della corrida. La folla attende Escamillo, che entra trionfante nell'arena. Mercedes e Frasquita avvertono Carmen: Josè è nei paraggi. Ignorando i consigli delle amiche, Carmen lo incontra, e Josè supplica Carmen di tornare con lei. Agli sprezzanti rifiuti di lei, Josè s'infervora, e, quando scopre che l'amante di Carmen è Escamillo, s'arrabbia sempre di più. Minaccia continuamente Carmen, ma lei gli getta addosso l'anello che gli aveva donato mesi prima. Accecato dall'ira la uccide. Quando esce la folla dal circo rivela davanti a tutti il suo delitto.
Organico orchestrale [modifica]La partitura di Bizet prevede l'utilizzo di:
Da suonare internamente:
In un'annotazione della partitura Bizet scrive: La parte delle nacchere appartiene al ruolo di Carmen, ma se l'attrice incaricata del ruolo non sa suonare questo strumento, dovrà mimarne i movimenti, e le nacchere saranno suonate da un percussionista dell'orchestra
Brani celebri [modifica]
Atto primo [modifica]
Atto secondo [modifica]
Atto terzo [modifica]
Atto quarto [modifica]
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| Acquista biglietto Acquista Serata Béjart Dicembre 2009: 16, 17, 19, 29 (2 rappr.), 30, 31 Gennaio 2010: 2, 3, 5 Acquista biglietto Acquista Giuseppe Verdi Rigoletto Gennaio 2010: 15, 17, 20, 22, 24, 27, 29, 31 Febbraio 2010: 3, 5 In vendita dal 16-11-09 ore 9In vendita dal 16-11-09 alle 9 Wolfgang Amadeus Mozart Don Giovanni Gennaio 2010: 30 Febbraio 2010: 2, 4, 7, 10, 12, 14 In vendita dal 30-11-09 ore 9In vendita dal 30-11-09 alle 9 Don Chisciotte Febbraio 2010: 13, 16, 17 (2 rappr.), 18, 19, 20 In vendita dal 14-12-09 ore 9In vendita dal 14-12-09 alle 9 Leoš Janácek Da una casa di morti (Z mrtvého domu) Febbraio 2010: 28 Marzo 2010: 2, 5, 9, 13, 16 In vendita dal 28-12-09 ore 9In vendita dal 28-12-09 alle 9 Richard Wagner Tannhäuser Marzo 2010: 17, 20, 24, 27, 30 Aprile 2010: 2 In vendita dal 18-01-10 ore 9In vendita dal 18-01-10 alle 9 Alban Berg Lulu Aprile 2010: 6, 10, 15, 20, 23, 30 In vendita dal 08-02-10 ore 9In vendita dal 08-02-10 alle 9 Giuseppe Verdi Simon Boccanegra Aprile 2010: 16, 18, 21, 24, 28, 29 Maggio 2010: 4, 7 In vendita dal 16-02-10 ore 9In vendita dal 16-02-10 alle 9 Richard Wagner Das Rheingold (Der Ring des Nibelungen) Maggio 2010: 13, 16, 19, 22, 26, 29 In vendita dal 15-03-10 ore 9In vendita dal 15-03-10 alle 9 Trittico Novecento - Anteprima per i giovani Maggio 2010: 20 In vendita dal 22-03-10 ore 12In vendita dal 22-03-10 alle 9 Trittico Novecento Maggio 2010: 27, 28 Giugno 2010: 1, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 12 In vendita dal 29-03-10 ore 9In vendita dal 29-03-10 alle 9 Charles Gounod Faust Giugno 2010: 18, 21, 23, 26, 30 Luglio 2010: 2, 5 In vendita dal 19-04-10 ore 9In vendita dal 19-04-10 alle 9 Romeo e Giulietta Giugno 2010: 25, 28, 29 Luglio 2010: 1, 3, 8, 14, 16 In vendita dal 26-04-10 ore 9In vendita dal 26-04-10 alle 9 Gioachino Rossini Il barbiere di Siviglia Luglio 2010: 9, 10, 12, 13, 15, 17, 19, 20, 23, 24 In vendita dal 10-05-10 ore 9In vendita dal 10-05-10 alle 9 Serata Forsythe Settembre 2010: 6, 7, 8, 9, 10, 13, 14, 15, 21, 23 In vendita dal 21-06-10 ore 9In vendita dal 21-06-10 alle 9 Gioachino Rossini L'occasione fa il ladro Settembre 2010: 18, 20, 22, 24, 26, 27, 28 Ottobre 2010: 1, 4, 7 In vendita dal 23-06-10 ore 9In vendita dal 23-06-10 alle 9 Gaetano Donizetti L'elisir d'amore Ottobre 2010: 2, 5, 6, 11, 13, 14, 16, 18, 20, 22, 25, 27 In vendita dal 05-07-10 ore 9In vendita dal 05-07-10 alle 9 Onegin Ottobre 2010: 9, 12 (2 rappr.), 15, 30 Novembre 2010: 3, 3, 5, 13 In vendita dal 06-07-10 ore 9In vendita dal 06-07-10 alle 9 Georges Bizet Carmen Ottobre 2010: 29, 31 Novembre 2010: 2, 4, 6, 9, 12, 14, 18 In vendita dal 30-08-10 ore 9In vendita dal 30-08-10 alle 9 |
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| 22/10/2009 Giselle torna alla Scala Nove recite con étoiles, nuovi cast e debutti di Cristian Pedrazzini Video Foto Dal 3 novembre è un grande classico del Balletto a chiudere la Stagione 2008-2009 del Teatro alla Scala. Amore, tradimento e redenzione, Giselle è lo spettacolo romantico per eccellenza, il più famoso e rappresentato nel mondo insieme al Lago dei cigni. Lo contrassegnano due ruoli paradigmatici del repertorio accademico: la contadinella Giselle che muore per amore e l’innamorato che la tradisce, Albrecht. Nello svolgersi della coreografia entrambi devono variare il registro tecnico-espressivo dai toni dell’allegria spensierata a quelli della disperazione, dalla scanzonata padronanza di sé alla consapevolezza che la vita non ha scopo senza amore. Saranno le étoiles Svetlana Zakharova e Roberto Bolle a inaugurare, nei ruoli principali, le recite di Giselle (in scena anche il 5, 6 e 8 novembre); Massimo Murru interpreterà il Principe Albrecht nelle recite del 12 e 14 a fianco di Emanuela Montanari, al debutto nel ruolo di Giselle ma sua partner abituale in numerose produzioni (da Daphnis et Chloè a La dame aux camélias, da Romeo e Giulietta a L’Arlesienne). Pure in debutto saranno gli altri cast nelle recite in programma: Petra Conti con Eris Nezha (4 e 13 novembre), Antonella Albano e Antonino Sutera (nella pomeridiana del 5 novembre) Nel corso delle nove rappresentazioni il ruolo di Mirta, la regina delle Willi, sarà interpretato da Francesca Podini (poi Luana Saullo, Mariafrancesca Garritano e Alessandra Vassallo), quello di Hilarion da Mick Zeni (in alternanza con Alessandro Grillo e Antonino Sutera), il passo a due dei contadini da Antonella Albano con Antonino Sutera, poi Sophie Sarrote con Maurizio Licitra, Alessandra Vassallo con Marco Agostino, Serena Sarnataro e Federico Fresi. L’orchestra sarà diretta da Paul Connelly. Numerosissime sono le versioni di questo classico, alcune delle quali sono state rappresentate, fin dal 1843, dal Balletto della Scala, per il quale si ricordano in tempi recenti la versione di Mats Ek (stagione ’97-‘98 e in tour nel ’99 - 2000) quella di Patrice Bart (nel ‘96 e nel ‘99), di Patricia Rouanne (nel 2000) e infine, la più recentemente presentata dal Balletto scaligero, la versione di Sylvie Guillem, in Scala nel 2001 e in seguito in tour a Londra e negli Stati Uniti. A conclusione della stagione in corso, prima di immergersi nel linguaggio béjartiano che inaugurerà, con un omaggio al grande coreografo, la programmazione 2009-2010, il Corpo di Ballo scaligero riprende la versione per molti ritenuta molto vicina e fedele all’originale di Giselle: la ripresa coreografica curata da Yvette Chauviré, apparsa per la prima volta alla Scala nel 1950, quando la stessa Chauviré era in scena nel ruolo di Giselle, e mantenuta in repertorio fino al 1977; ripresa in seguito dall’81 fino alla stagione 1989-1990 e recentemente nel 2005, occasione che permise anche la registrazione in DVD . Fra le più grandi ballerine del secolo, Yvette Chauviré proprio con la cura e la raffinatezza di ruoli come Giselle ha consegnato la sua fama al mondo, esaltando la tradizione classica in tutta la sua purezza. “Il virtuosismo di Giselle – scriveva Yvette Chauviré - consiste nel rendere invisibile la tecnica. Ho studiato ogni possibile evoluzione coreografica, le entrate e le uscite di scena e i “tempi morti” – se cosi posso dire – tra i diversi enchaînements, il fluttuare degli arabesques e la posa respirata delle braccia. Quando danzavo, la mia ossessione era quella di far dimenticare la carnalità dei piedi … sempre troppo umani, ai quali bisognava dare “l’apparenza di un respiro” . Martedi 3 novembre 2009 - ore 20 - Prima rappresentazione con Svetlana Zakharova (Giselle) - Roberto Bolle (Il Principe Albrecht) Francisco Sedeno (Il Duca di Courland) - Beatrice Carbone (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Mick Zeni (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Antonella Albano, Antonino Sutera (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Francesca Podini (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Emanuela Montanari (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Mercoledi 4 novembre - ore 20 - Fuori abbonamento Petra Conti (Giselle) - Eris Nezha (Il Principe Albrecht) Gianni Ghisleni (Il Duca di Courland) - Laura Caccialanza (La Principessa Bathilde) Simona Chiesa (La madre di Giselle) - Alessandro Grillo (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Sophie Sarrote, Maurizio Licitra (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Luana Saullo (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Emanuela Montanari (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Giovedi 5 novembre - ore 14.30 - Invito alla Scala per Giovani e Anziani Antonella Albano (Giselle) - Antonino Sutera (Il Principe Albrecht) Matthew Endicott (Il Duca di Courland) - Raffaella Benaglia (La Principessa Bathilde) Simona Chiesa (La madre di Giselle) - Alessandro Grillo (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Alessandra Vassallo, Marco Agostino (Passo a due contadini) Jennifer Renaux, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Lorella Ferraro, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Mariafrancesca Garritano (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Emanuela Montanari (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Giovedi 5 novembre - ore 20 - Turno P Svetlana Zakharova (Giselle) - Roberto Bolle (Il Principe Albrecht) Francisco Sedeno (Il Duca di Courland) - Beatrice Carbone (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Mick Zeni (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Serena Sarnataro, Federico Fresi (Passo a due contadini) Jennifer Renaux, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Lorella Ferraro, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Francesca Podini (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Emanuela Montanari (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Venerdi 6 novembre - ore 20 - Turno R Svetlana Zakharova (Giselle) - Roberto Bolle (Il Principe Albrecht) Francisco Sedeno (Il Duca di Courland) - Beatrice Carbone (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Mick Zeni (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Sophie Sarrote, Maurizio Licitra (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Francesca Podini (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Domenica 8 novembre - ore 14.30 - La Scala in Famiglia - La Scala Giovani Svetlana Zakharova (Giselle) - Roberto Bolle (Il Principe Albrecht) Francisco Sedeno (Il Duca di Courland) - Beatrice Carbone (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Mick Zeni (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Antonella Albano, Antonino Sutera (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Francesca Podini (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Giovedi 12 novembre - ore 20 - Fuori abbonamento Emanuela Montanari (Giselle) - Massimo Murru (Il Principe Albrecht) Matteo Buongiorno (Il Duca di Courland) - Laura Caccialanza (La Principessa Bathilde) Simona Chiesa (La madre di Giselle) - Alessandro Grillo (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Gianni Ghisleni (Il Gran cacciatore) Sophie Sarrote, Maurizio Licitra (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Alessandra Vassallo (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Venerdi 13 novembre - ore 20 - Fuori abbonamento Petra Conti (Giselle) - Eris Nezha (Il Principe Albrecht) Gianni Ghisleni (Il Duca di Courland) - Serena Colombi (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Antonino Sutera (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Alessandra Vassallo, Marco Agostino (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Lorella Ferraro, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Luana Saullo (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Sabato 14 novembre - ore 20 - Fuori abbonamento Emanuela Montanari (Giselle) - Massimo Murru (Il Principe Albrecht) Matteo Buongiorno (Il Duca di Courland) - Laura Caccialanza (La Principessa Bathilde) Simona Chiesa (La madre di Giselle) - Alessandro Grillo (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Gianni Ghisleni (Il Gran cacciatore) Antonella Albano, Antonino Sutera (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Alessandra Vassallo (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Giselle Balletto in due atti di Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges da Théophile Gautier Allestimento del Teatro alla Scala Coreografia Jean Coralli – Jules Perrot Ripresa coreografica di Yvette Chauviré Musica Adolphe Adam Direttore Paul Connelly Scene e costumi Aleksandr Benois rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli Étoiles Svetlana Zakharovanelle recite del 3, 5s , 6 e 8 novembre Roberto Bolle nelle recite del 3, 5s, 6 e 8 novembre Massimo Murru nelle recite del 12 e 14 novembre GISELLE Il soggetto Atto primo In un villaggio renano i contadini sono in festa, al tempo della vendemmia, Un giovane nobile, il principe Albrecht, che si cela sotto il nome di Loys, corteggia una ragazza, Giselle, che lo ricambia. Ma il guardacaccia Hilarion, che sospetta la vera identità di Loys e che ne è geloso, attende il momento giusto per vendicarsi. Giselle è felice, e non ascolta i consigli e gli ammonimenti della madre che la mette in guardia raccontando la storia delle Willi, fanciulle morte prima delle nozze che, trasformate in spiriti, attirano di notte gli uomini che incontrano e li obbligano a danzare fino a morirne. Giunge frattanto al villaggio un corteo di nobili reduci dalla caccia, al seguito del duca di Courland e di sua figlia Bathilde, che è fidanzata ad Albrecht. Giselle confida alla giovane di essere innamorata e riceve un dono di nozze, ma in quel punto sopravviene Hilarion che rivela che Albrecht e Loys sono la stessa persona. Il principe non può negarlo. Giselle, che si sente tradita nel suo sentimento più bello e puro, perde la ragione. Si dà la morte in una danza folle, con la spada di Albrecht. Atto secondo E’ passato del tempo e Albrecht, in preda ai rimorsi, torna al villaggio. Si realizza qui l’incantesimo delle Willi, che, guidate dalla imperiosa regina Myrtha, escono a notte dalle loro tombe. Albrecht ritrova Giselle, ma è condannato a danzare fino a morire, cosi come il guardacaccia Hilarion. Invano egli chiede a Myrtha perdono, la legge delle Willi è inflessibile; sarà tuttavia Giselle a salvarlo, aiutandolo a resistere e danzando con lui fino all’apparire del sole. Svanito l’incantesimo, il principe si ritrova solo, nel villaggio, con il suo rimorso. |
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| Concerto straordinario di raccolta fondi per la tutela e la valorizzazione dell’arte e della natura italiane Grandi Orchestre Sinfoniche Internazionali per Deutsche Bank a favore del FAI London Symphony Orchestra Daniel Harding, direttore Christian Tetzlaff, violino Milano, Teatro alla Scala Domenica 15 novembre 2009, ore 20 PROGRAMMA F. Mendelssohn- Bartholdy: Concerto in mi minore per violino e orchestra op.64 G. Mahler: Sinfonia n.6 in la minore Una grande iniziativa resa possibile dal generoso sostegno e dalla preziosa collaborazione di Deutsche Bank, accanto al FAI – Fondo Ambiente Italiano per un importante progetto triennale che vedrà la straordinaria partecipazione delle più prestigiose orchestre sinfoniche internazionali dirette dai più famosi direttori del mondo esibirsi al Teatro alla Scala di Milano a favore del FAI. Primo imperdibile appuntamento domenica 15 novembre 2009, alle ore 20 con la London Symphony Orchestra diretta dal Maestro Daniel Harding che si esibirà in un concerto straordinario di raccolta fondi per la tutela e la valorizzazione dell’arte e della natura italiane. Un modo per sostenere concretamente la Fondazione nella sua attività di conservazione e di valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano: in particolare i fondi raccolti con questo evento saranno devoluti a Villa Necchi Campiglio, proprietà aperta al pubblico lo scorso anno, nel cuore di Milano. L’eccezionalità della serata offrirà la possibilità di ascoltare un connubio di altissimo livello: la leggendaria London Symphony Orchestra, una delle orchestre più famose del mondo oltre che una delle primissime formazioni sinfoniche a livello globale, con Daniel Harding, uno dei più interessanti e tra i più apprezzati direttori d’orchestra della giovane generazione. Giovane, brillante, curioso e simpatico, il Direttore inglese gode infatti di una grande fama internazionale nonostante la giovane età - poco più che trentenne. E’ il direttore ospite principale della London Symphony Orchestra, Direttore Musicale della Swedish Radio Symphony Orchestra e Direttore Principale della Mahler Chamber Orchestra. La celebre orchestra sarà accompagnata da Christian Tetzlaff, il violinista tedesco ritenuto uno degli artisti più interessanti e versatili della giovane generazione. Una serata straordinaria che prevede un programma di grande fascino e impatto in una cornice meravigliosa come quella del Teatro alla Scala di Milano, con l’esecuzione del Concerto in mi minore per violino e orchestra op.64 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, capolavoro di straordinaria bellezza melodica e di eleganza classica, scritto nel 1844 dal compositore tedesco e dedicato a un famoso virtuoso del violino, Ferdinand David e della inquieta e travolgente Sinfonia n.6 in la minore di Gustav Mahler. COSTO DEL BIGLIETTO Iscritti FAI da 60 a 250 Euro; non Iscritti da 70 a 280 Euro Il FAI ringrazia per il generoso sostegno e la preziosa collaborazione Deutsche Bank. Si ringrazia Serate Musicali – Milano. Con il Patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano – Cultura. Per informazioni e prenotazioni: FAI – tel. 02.467615295-253 AMIT – Numero Verde 800 166 250 www.helloticket.it |
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| 06/09/2009 Teatro alla Scala: la nuova stagione un'emozione da poco... di Alberto Bassi Video Foto La delusione è ancor più cocente quando le aspettative sono alte, soprattutto quando si parla di un teatro come quello che si trova a Milano di fronte agli uffici della Letizia Moratti. “Il Teatro alla Scala non è stato risparmiato dalla crisi economica… In più ci si mettono anche i tagli al FUS!”, questo è il primo pensiero che mi passa in mente quando sfoglio con curiosità il programma della nuova stagione 2009-2010: pochi nomi prestigiosi di caratura internazionale (troppo costosi!), allestimenti non sfarzosi (so cheap!) e personalità della provincia spacciate per gli artisti migliori in circolazione caratterizzano gran parte della nuova programmazione. Ovvio, qualcosa si salva, se no sarebbe la fine! Innanzitutto devo ancora capire una cosa (aiutatemi voi…): perché la stagione si apre con Carmen e si chiude ancora con la stessa Carmen? Qualcuno mi potrebbe far notare che cambiano gli interpreti, ma è un’annotazione veramente degna di rilevanza? Monta la rabbia, è un semplice segno di mancanza di soldi o di sclerotizzazione ideativa? Sperando di leggere almeno il nome di un grande regista che supplisca alla mia delusione, leggo: Emma Dante… I giornali più accreditati applaudono tale scelta, ma le mie perplessità restano ferme: aprire la stagione con una debuttante nel settore della regia lirica e con un’artista che fa un certo tipo di sperimentazione da parecchi anni (dopo molti anni cosa si può sperimentare ancora?) sinceramente mi fa pensare. Altro nome che metterei a fianco a quello di Emma Dante è quello di Federico Tiezzi. Anche Tiezzi fu un grande sperimentatore coi Magazzini negli anni Ottanta, ma l’avanzare inesorabile del tempo, si sa, rende meno fecondi; fino l’anno scorso ci ricordavamo il nome di Tiezzi come regista lirico nei bei teatri di provincia, mentre quest’anno sarà il regista di Simon Boccanegra la cui direzione orchestrale spetta al bravo Daniel Baremboim (che dirigerà anche Carmen). Simon Boccanegra insieme a Rigoletto daranno il via da quest’anno e per le tre stagioni seguenti alle riprese delle maggiori opere verdiane. Rigoletto sembra invece interessante per la presenza del regista Gilbert Deflo, di Leo Nucci e per i nomi che firmano scene e costumi, vale a dire Ezio Frigerio e Franca Squarciapino. Trascurabile è invece la ripresa del Don Giovanni di Mozart (regia di Peter Mussbach e direzione musicale di Luis Lanfrée), già andata in scena nel 2006. Lo spettacolo più curioso sarà la nuova produzione del Tannhäuser di Wagner, diretto dal bravissimo Zubin Metha, la cui regia andrà in mano alla Fura dels Baus, gruppo di ricerca spagnolo che colpisce allo stomaco per le sue provocazioni e che si è già cimentato in opere liriche. Fra gli spettacoli da non perdere rientrano Da una casa di morti del contemporaneo Janáček con la regia di Patrice Chéreau; Lulu di Berg diretto da Daniele Gatti e messo in scena da Peter Stein e, soprattutto, Faust di Gounod con la regia di quel genio che è Eimuntas Nekrosius e con una giovane interprete strepitosa che è Irina Lungu. Per quel che riguarda la stagione del balletto, oltre agli storici allestimenti di Don Chisciotte e di Romeo e Giulietta, vale la pena ricordare i tre spettacoli dedicati alla danza contemporanea; innanzitutto, Serata Béjart, diretta dal bravo e nervoso Daniel Harding e dove verrà riproposto quel capolavoro coreografico che è Le sacre du printemps; poi Trittico Novecento, dedicato a Balanchine e a Ventriglia e, infine, Serata Forsythe come nuova produzione. All’interno della sezione dei concerti sinfonici da vedere (anzi, da ascoltare!) il concerto di Pierre Boulez con Maurizio Pollini e quello diretto da Zubin Metha con la Filarmonica della Scala. Mi piace inoltre ricordare il primo pianista pop della storia musicale: Lang Lang, che si esibirà il 20 giugno del 2010. Infine nel guardare i recital di canto mi cade l’occhio su due artiste dalle voci incredibili: la soprano Fiorenza Cedolins e la mezzo-soprano Sonia Ganassi. |
| COMUNICATO STAMPA Venerdì 4 settembre 2009 ore 21 - Teatro alla Scala, Milano Concerto di inaugurazione del Festival MITO SettembreMusica a Milano Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo Yuri Temirkanov, direttore Kun Woo Paik, pianoforte In collaborazione con il Teatro alla Scala Programma Sergej Prokof’ev Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25 “Classica” Concerto n. 2 in sol minore per pianoforte e orchestra op. 16 Suite da Romeo e Giulietta op. 64 Biglietti: Posti numerati Euro 15/ 25/ 35 Lunedì 4 settembre, alle ore 21 al Teatro alla Scala, inaugura a Milano la terza edizione del Festival Internazionale MITO SettembreMusica, che dal 3 al 24 settembre unisce Torino e Milano in una grande festa musicale con più di 200 eventi: musica classica, jazz, avanguardia, rock, pop e etnica, incontri, maratone musicali, rassegne dedicate e proiezioni di film. Tutti i giorni, dal mattino alla sera, grandi concerti gratuiti e a prezzi popolari nei luoghi caratteristici delle due città. Il concerto inaugurale a Milano è affidato all’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo diretta dal suo direttore Yuri Temirkanov, che dopo il progetto Čaikovskij-Stravinsky del 2007 tornano al Festival MITO per un nuovo ciclo di quattro grandi appuntamenti sinfonici, interamente dedicati a Sergej Prokof’ev. A Prokof’ev, compositore russo che ha avuto un ruolo fondamentale per la storia della musica del Novecento, è riservata una sezione monografica di concerti del Festival MITO dal titolo E ora Prokof’ev. Il programma si apre con la Sinfonia n. 1 “Classica”, del 1917, ispirata allo stile settecentesco di Haydn, offrendone una rilettura in chiave moderna, per proseguire con il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra, caratterizzato da un pianismo percussivo, lontano dalla tradizione romantica. Al pianoforte Kun Woo Paik che ha conquistato fama internazionale per la profonda ispirazione e l'infallibilità tecnica con cui interpreta un repertorio che spazia da Bach a Stockhausen. Il programma si chiude con la suite dal celebre balletto Romeo e Giulietta. Il concerto di inaugurazione a Milano è preceduto, alle ore 18.00, alla Pinacoteca di Brera, dall’evento Arte&Musica del Festival MITO, con Massimiliano Finazzer Flory che presenta il quadro La predica di San Marco in Alessandria di Gentile e Giovanni Bellini. L’ingresso è gratuito. In seguito al concerto al Teatro alla Scala si svolgerà il consueto ricevimento riservato agli ospiti istituzionali del Festival, quest’anno realizzato con il sostegno della casa di orologi sassone Lange & Söhne Glashütte I/SA. ________________________________________ Il programma musicale: La Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25 “Classica”, del 1917, è da annoverare tra le opere giovanili più rilevanti di Prokof’ev. Ispirata a Haydn, per ammissione dello stesso autore, da un lato mostra una scrittura assolutamente in linea con gli stilemi settecenteschi, dall’altro appare come un esperimento di rilettura di questi in chiave decisamente moderna. L’opera, di piccole dimensioni, brillante, molto vivace, è in quattro movimenti, il terzo occupato da una Gavotta, quelli estremi ricchi di spunti di particolare dinamicità strumentale. Fu eseguita per la prima volta nel 1918 a Pietroburgo diretta dallo stesso autore. Il Concerto n. 2 in sol minore per pianoforte e orchestra op. 16, fu scritto tra il 1912 ed il 1913 e ampiamente riveduto nel 1923. Come il precedente anche questo secondo suscitò perplessità negli ascoltatori per il suo pianismo percussivo e lontano dalla tradizione romantica. Lo contraddistinguono infatti un linguaggio ironico e aggressivo ed una certa eterodossia formale. L’aspetto costruttivo mostra un maggior interesse rispetto al primo per la dimensione cantabile e espressiva. Dei quattro movimenti che lo compongono il Finale è un autentico pezzo di bravura per il solista per i brillanti passi d’ottava e i salti di ampi intervalli, tipici del più tardo stile pianistico di Prokof’ev. Scritto tra il 1935 e il 1936 Romeo e Giulietta fu il primo balletto composto da Prokof’ev secondo la tradizione russa, e divenne presto il capolavoro ballettistico del compositore che da esso trasse tre suites, le opp. 64 bis e 64 ter e l’op. 101, realizzata dieci anni più tardi. L’ordine dei pezzi non segue la successione narrativa della vicenda ma un criterio musicale che dipinge i momenti più significativi del racconto, così che gli interpreti scelgono sovente di accostarli secondi i propri gusti. Nel concerto della Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo diretta da Yuri Temirkanov saranno eseguiti i brani Montecchi e Capuleti, L'infanzia di Giulietta, Padre Lorenzo, Danza, Romeo e Giulietta prima della separazione, Danza delle fanciulle delle Antille, Romeo al sepolcro di Giulietta dalla suite n. 2 e Scena, Maschere, La morte di Tibaldo dalla suite n. 1. ________________________________________ Biografie Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo L’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, la più antica compagine sinfonica russa, è stata fondata nel 1882. In quell’anno, su ordine di Alessandro III, fu istituito il Coro Musicale di Corte (il prototipo dell’odierno Collettivo d’Onore della Federazione russa), fondato per esibirsi alla presenza dei sovrani, durante i ricevimenti, le cerimonie ufficiali, i balli, le rappresentazioni teatrali e i concerti di corte. Nel 1897 il Coro di Corte diventò Orchestra di Corte. All’inizio del ventesimo secolo, venne concesso ai musicisti di esibirsi in concerti a pagamento aperti al pubblico. La serie di concerti intitolata “Raccolte orchestrali di musica nuova” propose in Russia le prime esecuzioni dei poemi sinfonici di Richard Strauss (Ein Heldenleben e Also Sprach Zarathustra), della Prima sinfonia di Mahler, della Nona sinfonia di Bruckner e del Poema Divino di Skryabin. Tra i direttori dell’orchestra si annoverano musicisti di fama mondiale, quali Richard Strauss, Arthur Nikisch, Alexander Glazunov e Sergej Koussevitsky. Nel 1917 la compagine divenne Orchestra di Stato e, in seguito al decreto del 1921, fu integrata nella Filarmonica di Pietrogrado, appena fondata. In quel periodo diressero l’orchestra molti grandi direttori occidentali, fra gli altri, Otto Klemperer, Bruno Walter, Felix Weingartner. Solisti quali Vladimir Horowitz e Sergej Prokof’ev (quest’ultimo eseguendo i suoi concerti per pianoforte) si esibirono con l’orchestra che, su iniziativa di direttori stranieri, affrontò anche il repertorio moderno; Stravinsky, Schönberg, Berg, Hindemith, Honegger, Poulenc. Nel 1934 fu la prima del paese a ricevere il titolo di Orchestra d’Onore della Repubblica. Quattro anni più tardi Evgeny Mravinsky, vincitore del primo premio del Concorso nazionale per direttori, iniziò il suo sodalizio con l’orchestra e, nei cinquant’anni successivi, la trasformò gradualmente in una delle migliori del mondo; divenne così rapidamente il punto di riferimento per l’esecuzione delle sinfonie di Cˇaikovskij e Sˇostakovicˇ. Rimane assolutamente unico il sodalizio creativo tra Mravinsky e Sˇostakovicˇ; molte delle sue sinfonie furono eseguite per la prima volta da Mravinsky, diventando brani fondamentali del repertorio, sia in patria, sia nelle tournée all’estero. Il profondo apprezzamento di Sostakovicˇ per tale collaborazione emerge con evidenza dal fatto che dedicò proprio a Mravinsky l’Ottava sinfonia. In questo periodo, e in seguito, l’orchestra fu diretta anche, tra gli altri, da Leopold Stokowski, Igor Markevich, Kurt Sanderling, Georg Solti, Arvid Jansons, Gennady Rozhdestvensky, Evgeny Svetlanov e Mariss Jansons. Nel 1988 i componenti di quella che ormai era la più famosa orchestra nazionale, elessero Yuri Temirkanov come direttore principale, titolo che mantiene ancora oggi. Proprio negli ultimi anni l’orchestra ha eseguito diverse première mondiali e ha inaugurato la stagione 2005-2006 alla Carnegie Hall, vertice delle sue esibizioni in tutte le più prestigiose sale da concerto del mondo. Durante l’ultima stagione, dopo una lunga sosta, l’orchestra, per la prima volta, è andata in tournée in Siberia, toccando le città di Irkutsk, Surgut e Khanty-Mansiysk, per la seconda edizione del Festival musicale internazionale “Stars at Baikal”. Per l’Orchestra Filarmonica la stagione 2007-2008 è stata particolarmente ricca di eventi speciali, a cominciare dalla celebrazione del suo centoventicinquesimo anniversario. Sotto la direzione di Krzysztof Penderecki, l’orchestra ha proposto a San Pietroburgo, nella Sala della Filarmonica recentemente restaurata, la prima esecuzione del suo Requiem polacco. Un importante tour dell’orchestra negli Stati Uniti l’ha potata ad esibirsi anche in tre concerti alla Carnegie Hall. Durante un tour europeo nel maggio 2008, Yuri Temirkanov ha ricevuto il premio della critica musicale italiana “Franco Abbiati” come migliore direttore della stagione 2006-2007. Yuri Temirkanov, direttore Nato nella città caucasica di Nalchik, Yuri Temirkanov inizia gli studi musicali a nove anni. A tredici frequenta la Scuola di Leningrado per giovani talenti, dove continua gli studi di violino e viola. Al termine di questo corso studia al Conservatorio di Leningrado, dove completa la formazione di violista per poi, successivamente, ritornare a studiare direzione d’orchestra; si diplomerà nel 1965. Dopo la vittoria del prestigioso Concorso Nazionale di Direzione d’Orchestranel 1966, Temirkanov viene invitato da Kiril Kondrashin a partecipare ad una tournée in Europa e negli Stati Uniti con il leggendario violinista David Oistrakh e l’Orchestra Filarmonica di Mosca. Yuri Temirkanov fece il suo debutto con l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo (all’epoca Filarmonica di Leningrado) all’inizio del 1967, e fu poi invitato a far parte dell’orchestra in qualità di Assistente direttore di Yevgeny Mravinsky. Nel 1968, fu nominato Direttore principale dell’Orchestra sinfonica di Leningrado, con la quale rimase sino alla nomina di Direttore musicale del Teatro Kirov (ora teatro Mariinskij), nel 1976. Qui è rimasto sino al 1988; le sue produzioni di Evgenij Onegin e La Dama di picche sono diventate leggendarie nella storia del teatro. Dal 1988 Yuri Temirkanov ricopre la carica di Direttore artistico e Direttore principale dell’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, con la quale regolarmente intraprende importanti tournée e registrazioni. Conserva altri incarichi, incluso quello di Direttore ospite principale del Teatro Bolshoi, e, dal gennaio del 2009, è stato nominato Direttore musicale del Teatro Regio di Parma. Dopo il suo debutto londinese con la Royal Philharmonic Orchestra nel 1977, fu eletto principale Direttore ospite e poi Direttore principale nel 1992, incarico che ha mantenuto fino al 1998. Dal 1992 al 1997 è stato anche il principale Direttore ospite dell’Orchestra Filarmonica di Dresda e, dal 1998 al 2008, è stato principale Direttore ospite dell’Orchestra Sinfonica della Radio Nazionale Danese. Yuri Temirkanov è frequentemente ospitato dalle più grandi orchestre d’Europa, Asia e Stati Uniti. Ha avuto il privilegio di essere il primo artista russo al quale è stato permesso di esibirsi negli Stati Uniti dopo la ripresa delle relazioni culturali con l’Unione Sovietica alla fine della guerra in Afghanistan nel 1988. Ha diretto le principali orchestre europee, inclusi i Berliner e i Wiener Philharmoniker, la Staatskapelle di Dresda, la London Philharmonic, la London Symphony, la Royal Concertgebouw Orchestra, l’Orchestra di Santa Cecilia e quella della Scala. Ospite fisso negli Stati Uniti, dirige le maggiori orchestre di New York, Philadelphia, Boston, Chicago, Cleveland, San Francisco e Los Angeles. Dal 2000 al 2006 è stato Direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Baltimora. Le sue numerose registrazioni includono collaborazioni con la Filarmonica di San Pietroburgo, la New York Philharmonic, l’Orchestra Sinfonica della Radio Nazionale Danese e la Royal Philharmonic Orchestra con la quale ha inciso tutti i balletti di Stravinsky e le sinfonie di Cˇajkovskij. Per dieci giorni durante le vacanze di Natale, Temirkanov ospita a San Pietroburgo l’annuale Festival invernale, durante il quale invita molti fra i principali solisti del mondo. In Russia ha ricevuto molti importanti premi; nel 2003, il presidente Vladimir Putin ha conferito a Temirkanov la medaglia del presidente. Nel 2002 ha ricevuto il premio Abbiati come Miglior Direttore, e nel 2003 è stato nominato in Italia Direttore dell’anno. Recentemente è diventato Accademico Onorario di Santa Cecilia. Kun Woo Paik. Nato a Seoul ha tenuto il suo primo concerto all’età di dieci anni, interpretando il Concerto per pianoforte di Grieg con l’Orchestra Nazionale Coreana e all’età di quindici anni si è trasferito a New York per studiare con Rosina Lhevinne alla Julliard School, e poi con Guido Agosti e Willhelm Kempff. È vincitore della Naumburg Competition e medaglia d’oro al Concorso Pianistico Internazionale Busoni. La sua carriera internazionale è decollata in seguito alla prima apparizione newyorkese, durante la quale ha proposto l’opera completa per pianoforte di Maurice Ravel al Lincoln Centre, e poi con il suo debutto orchestrale alla Carnegie Hall. Nel 1974 Paik ha debuttato in Europa con tre recital consecutivi alla Wigmore Hall di Londra, seguiti nel 1975 da un recital alla Philharmonie di Berlino. Da allora ha collaborato a stretto contatto con direttori quali Lorin Maazel, Mariss Jansons, Sir Neville Marriner, Wolfgang Sawallisch, Jiri Belohlavek, Mikhail Pletnev, Dmitri Kitaenko, James Colon, John Nelson, Eliahu Inbal e Krzysztof Penderecki, e ha suonato con orchestre quali la New York Philharmonic, l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, la London Symphony, la BBC Symphony (Last Night of the Proms, nel 1987), l’Orchestra di Parigi, i Berliner Symphoniker, l’Orchestra Nazionale Ungherese, la Filarmonica di Montecarlo, la Filarmonica di Oslo, la Filarmonica di Rotterdam, l’Orchestra della Rai, la Filarmonica di Varsavia e la English Chamber Orchestra. È inoltre regolarmente ospite di festival musicali quali il Berlin Festwochen, Aix-en-Provence, La Roque d’Antheron, Ravinia, Montreux e il Moscow Easter Festival. Nell’ottobre del 2000 è stato il primo artista coreano ad essere ufficialmente invitato dal governo cinese e, nello stesso anno, ha interpretato a Seoul il Concerto per pianoforte di Busoni, per la prima volta eseguito in Asia. Nel 2003, anno del cinquantesimo anniversario della morte di Prokof’ev, Paik ha interpretato i suoi concerti a Berlino, Milano, Budapest, Beijing, Tokyo, Seoul, Nizza e Siviglia. Nella stagione successiva ha proposto l’integrale dei concerti di Rachmaninov con la Filarmonica della Cina. Il suo repertorio si estende da Bach a Stockhausen, da Busoni a Scriabin, da Liszt a Messiaen. È artefice di un importante evento musicale, articolato in una serie di sei recital a Londra e a Parigi, e dedicato alle opere per pianoforte solo di Franz Liszt. Per informazioni: Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.88464725 www.mitosettembremusica.it |
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| Trittico Novecento alla Scala di Milano
dal 7 al 23 maggio Intervista al ballerino Marco Messina Una passione, per il ballo, una carriera ricca di grandi soddisfazioni e successi personali. Lui, Marco Messina, ha lavorato con i migliori coreografi classici e contemporanei. E' stato un vero piacere per me fare questa intervista, ad un personaggio come Marco il cui successo è iniziato dall'età di sedici anni. Appena qualche giorno fa lo abbiamo apprezzato sul palcoscenico degli Arcimboldi con Shock uno spettacolo di danza molto innovativo ideato e diretto da Andrea Forte, dove di scena vi erano i Vizi Capitali; ora lo ritoveremo nel Trittico Novecento dal 7 di maggio al Teatro alla Scala di Milano. marco messinaMarco tu sei un ballerino molto affermato, hai lavorato nella Compagnia del Teatro Nuovo di Torino, ora sei nel corpo di ballo della Scala. I tuoi studi inizialmente erano poco inerenti al mondo artistico, a cosa devi la spinta ad iniziare questa tua brillante carriera? Prima di tutto a me stesso, non per peccare di presunzione, ho messo in gioco tutta la mia anima, la voglia di imparare, e di ballare. Fondamentale sono state le sollecitazioni dei miei insegnanti di Torino. Ho iniziato la mia carriera a sedici anni, che come ben tu sai in questo mondo è abbastanza tardi…Non è stato facile recuperare gli anni persi, infatti facevo quotidianamente, dalle due alle tre lezioni di danza classica, anche perché la mia formazione precedente arrivava dall’hip hop e dal funky; la mia volontà e il sostegno ricevuto mi hanno permesso di concretizzare le mie aspettative. Come ricordi gli anni al Teatro Nuovo di Torino? Un po’ bene e un po’ male… Bene perché ho ballato molto, molti coreografi mi sceglievano nonostante fossi il più giovane. Male perché purtroppo la compagnia ora ha chiuso nonostante il grandissimo potenziale che, aihmè, non si è riusciti a sfruttare. Nel momento più brutto per la compagnia, io ho avuto la fortuna di entrare alla Scala Com’è lavorare alla Scala di Milano? Beh, sicuramente pesante, bello, faticoso stressante, sono moltissime le sensazioni che si provano, ma con l’umiltà e le capacità si possono superare tutti gli ostacoli Vedendoti ballare sembra che tutto ti venga molto facilmente, quanto devi alla natura e quanto al tuo lavoro? Sinceramente metà e metà perché io ci metto me stesso e tutto ciò che sento verso il balletto che sto interpretando, ma l’altra metà è caratterizzata dal movimento, dalla tecnica, allo stare in scena, alla parte artistica, e qui entra in scena il lavoro perché se fossi solo naturale farei tutto identico essendo solo una mia espressione. Cosa ti alletta di più nella danza? La danza mi fa sentire vivo, quando io entro sul palcoscenico e inizio a ballare mi immergo in un altro mondo, cancellando tutte le cose negative che ho intorno, in poche parole è come entrare in paradiso. Mi spiace solo che la danza in Italia non sia evoluta come invece è all’estero Tu hai appena interpretato al Teatro degli Arcimboldi Shock: A passi di danza tra Vizi e Virtù, dove tu e Laura Caccialanza avete interpretato l’invidia, ma quanta invidia c’è nel tuo mondo? Molta purtroppo!! L’invidia purtroppo è una brutta cosa, io concepisco l’invidia in due modi quella positiva, ovvero quando vedo qualcuno più bravo di me non provo invidia, anzi!! Vedo e vivo tutto ciò come stimolo per cercare di migliorare e affinare le mie capacità. Quella negativa che onestamente io non vivo ma, che purtroppo è sempre presente ed è quella che molto spesso provoca anche dissapori. Ora interpreterai bella Figura di Kyliàn alla Scala, cosa provi? Per me si è avverato un sogno, quando mi han comunicato che facevo parte del cast, allora mi son detto i sogni possono trasformarsi in realtà. Premetto che il pezzo l’avevo già visto a Parigi e che Kyliàn è il mio coreografo preferito, quindi per me era già il top; interpretarlo è veramente importante. La cosa che mi piace di questo balletto è la genialità dei passi sulla musica, ogni minimo accento e nota sono espressi dai passi stessi in modo sublime, il movimento di Kyliàn è davvero unico, non cambierei nulla! Tu canti bene oltre a ballare. Vorresti interpretare un musical? Si è uno dei miei sogni, il mio idolo è Notre Dame, che interpreterei come ballerino, se invece dovessi cantare sceglierei Grease. Cosa ne pensi del musical oggi? Il musical oggi in Italia si è evoluto e ciò mi rende felice, lo reputo uno spettacolo completo, perché comprende musica, danza, canto e recitazione. Ho avuto la fortuna di lavorare con Manuel Frattini e da quel momento è nata questa mia passione per il musical. Un consiglio a chi intraprende la tua carriera la prima cosa è la passione, questa ti permette di superare qualsiasi ostacolo!! La seconda è l’umiltà perché solo con questa hai il giusto e meritato ritorno di successo che ti dà lo slancio verso ogni nuovo lavoro. >>Cristian Pedrazzini 06/05/2009 Il Balletto della Scala interpreta tre capolavori di Kylián, Balanchine e Tetley trittico novecento apolloDue debutti per la Scala e un ritorno, dopo oltre dieci anni di assenza, che celebra il centenario dei leggendari Ballets Russes: con il Trittico Novecento, in scena dal 7 maggio con repliche fino al 23, il Balletto scaligero arricchisce il repertorio e prosegue il viaggio nella creatività di ieri e di oggi. Come appassionata memoria e tributo a una scomparsa (quella prematura di John Cranko), nasce nel 1973 Voluntaries. E come tributo al suo autore, Glen Tetley, scomparso nel 2007, viene ora presentato per la prima volta alla Scala. Sul monumentale Concerto in sol minore di Poulenc per organo, archi e timpani, in un sontuoso intreccio di forza ritmica e intenso misticismo, Voluntaries dà l’esatta misura del genio creativo di Tetley, pioniere del connubio tra balletto e Modern Dance, al quale la Scala nel 1995 aveva dedicato una intera serata. Accanto alle sei coppie, il balletto farà emergere nel passo a due l’interpretazione di Antonella Albano e Mick Zeni (in alternanza con Mariafrancesca Garritano e Andrea Volpintesta) e nel passo a tre Francesca Podini con Gabriele Corrado e Eris Nezha (in alternanza con Chiara Fiandra, Riccardo Massimi, Antonino Sutera). bella figuraIn debutto per la Scala anche Bella Figura, gioiello di celebrazione della bellezza, quella che emerge anche dal movimento più bizzarro e imprevisto, creato da Jirí Kylián nel 1995, per il ventennale della sua direzione al Nederlands Dans Theater. In Bella Figura Kylián esplora la zona di crepuscolo tra arte e artificio, tra realtà della vita e fantasia. Con il rosso vivo dei costumi, con il colore della pelle nuda, con le suggestioni musicali del Sei e Settecento, cattura il momento esatto in cui il sogno e la realtà si fondono. Con Bella Figura si approfondisce ulteriormente il rapporto con il grande maestro, che nelle recenti stagioni aveva portato la compagnia ad interpretare Symphony of Psalms, Petite Mort e Sechs Tänze. In scena il cast composto da cinque donne e quattro uomini: Antonella Albano, Lara Montanaro, Chiara Borgia, Emanuela Montanari, Antonella Luongo, Mick Zeni, Riccardo Massimi, Antonino Sutera, Marco Messina, ai quali si alterneranno in altre recite Stefania Ballone, Christelle Cennerelli, Luana Saullo, Francesco Pio Ricci, Fabio Saglibene, Matteo Gavazzi. Su tutto svetta la grazia, l’eleganza, la quintessenza della perfezione geometrica di Apollo, manifesto dell’insostituibile apporto di George Balanchine alla storia del balletto e della danza, e prima ancora alla straordinaria avventura dei Ballets Russes che nati nel 1909 di lì a poco, nel 1929, avrebbero cessato di esistere con la scomparsa del loro patron, Sergej Djagilev. Dopo oltre dieci anni di assenza, Apollo torna sul palcoscenico della Scala: il linguaggio neoclassico, la summa della grammatica classico-accademica alle altezze più eccelse, in una architettura che nasce dallo Stravinskij di Apollon Musagète (1928) e che portò il coreografo all’esaltazione della tradizione classica, di cui era erede più colto, e insieme al suo superamento. Grazia, eleganza, perfezione tecnica: come nel 1997 Apollo sarà l’étoile Roberto Bolle, nuovamente nelle vesti del dio greco sul palcoscenico del Piermarini, circondato dalle sue Muse: Sabrina Brazzo (Tersicore), Mariafrancesca Garritano (Polimnia) e Gilda Gelati (Calliope). In altre recite sarà Francesca Podini a interpretare il ruolo di Tersicore, Luana Saullo quello di Polimnia e Emilie Fouilloux quello di Calliope, guidate da un nuovo Apollo: Gabriele Corrado. Bella Figura Giovanni Battista Pergolesi, Stabat Mater (Stabat Mater dolorosa, Quando corpus morietur) Lukas Foss, Salomon Rossi Suite (Lento, Andante ) Alessandro Marcello, Concerto per oboe in re minore (Adagio) Antonio Vivaldi, Concerto per due mandolini e archi RV 532 (Andante) Giuseppe Torelli, Concerto Grosso n. 6 in sol minore (Grave) L’idea di base e il conseguente materiale di cui si compone Bella Figura non sono molto complicati, ma forse non troppo semplici, nel caso si osservino da prospettive personali. Il balletto è infatti una “parabola” sulla relatività in senso lato di sensualità, bellezza ed estetica, e sul quesito relativo a come affrontiamo questo fenomeno nella vita quotidiana. È un viaggio nel tempo e nello spazio, che illumina sia la nostra dignità sia i nostri dubbi. Per i danzatori, non si tratta solo di una manifestazione delle loro competenze, qualità estetiche o capacità tecniche, ma rappresenta anche l’accettazione dei loro limiti e dubbi e della loro vulnerabilità. Le parole “bella figura”, nella lingua italiana, non significano solo “corpo magnifico” ma indicano anche un atteggiamento filosofico di persone messe a confronto con una situazione difficile. In altri termini, il pubblico in platea non sa se l’attore, che sta recitando stasera, ha problemi oppure no, e nulla saprà delle sue difficoltà personali, ma anche l’attore è consapevole che il pubblico è ignaro! Tutto ciò che gli serve sapere, però, è che il pubblico ha acquistato un biglietto per vederlo, e vuole essere “intrattenuto”. Così indossa la sua “bella figura”. Si mette addosso “la sua faccia migliore”... Da tempo mi pongo questa domanda: “Che cos’è una performance, e chi ne sono davvero gli interpreti?”. E ancora: “Quando comincia lo spettacolo? Quando si alza il sipario o quando il coreografo chiede ai danzatori di impararne i primi passi? Il balletto ha forse inizio quando i danzatori cominciano a mettersi il make-up? E... finisce nel momento in cui lasciano il palcoscenico, o continua sino alla fine delle nostre vite?”. Oppure: “Qual è la differenza tra i vestiti che indossiamo per strada, e i costumi teatrali? Dove sta il confine tra arte e artificio? e dove dobbiamo disegnare la linea di demarcazione tra fantasia e realtà?...” Questo “Mondo di mezzo”, questa “Zona del tramonto”, in cui si mescolano sentimenti diversi, produce il tipo di tensione o alchimia, che mi interessa di più. Crea un mondo in cui ogni tipo di realtà (razionale o fantastica) emerge nel modo più imprevedibile e surreale. Puoi immaginare di essere sull’argine di un sogno… sei nel buio più totale, ed ecco che entri in una luce brillante e tagliente, con gli occhi chiusi, e dubiti ogni momento della nostra cosiddetta realtà. Quando riapri gli occhi, ti rendi conto che il sogno è entrato nella tua vita, ed è diventato una parte della tua cosiddetta “realtà”. In ogni caso tutte queste cose - che ho appena tentato di descrivervi - possono essere spiegate in modo molto più semplice: immaginate di aver fatto un sogno nel quale siete caduti giù dal letto e, quando vi svegliate la mattina dopo, vi accorgete di esservi rotti una costola. (Jirí Kylián, Den Haag, 23 settembre 2007) |
| 7 Febbraio 2009 Prova Aperta della
Filarmonica della Scala di Milano M°Chung in favore di Aism - Sezione di
Milano Platea gialla Euro 33,00 Palchi I e II Ord.Azzurro Euro 27,50 Palchi I e II Ord.Grigio Euro 22,00 Palchi III e IV Ord.Rosa Euro 24,00 Palchi III e IV Ord.Blu Euro 20,00 I Galleria Verde Euro 16,50 II Galleria Rossa Euro 11,00 |
| Grazie a http://www.papido.it |
| Programmazione Spettacoli: Il Viaggio a Reims Dove Teatro alla Scala Genere Spettacolo -Musical Quando Dal 07/04/2009 al 10/05/2009 Tel. 02 88791 Orari ore 20: il 7, 14, 16, 19, 23, 30 aprile; 6,8,10 maggio ore 15: 3 maggio Prezzo Da Euro 22 a Euro 187 INFORMAZIONI SPETTACOLO: Il teatro nel teatro torna a girovagare in platea in un'opera di Gioacchino Rossini. Schermi dentro e fuori per Il viaggio a Reims annunciano la modernità e Luca Ronconi è chiamato a dirigere con l'occhio profetico che gli appartiene. le scene e i costumi dell'opera sono di Gea Aulenti. |
| Teatro Alla Scala Sito: www.teatroallascala.org/ Via Filodrammatici, 2 - Milano Telefono: 02 72003744 Teatro Alla Scala, Milano - venne fondato su iniziativa dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, in seguito all’incendio che nel 1776 aveva distrutto il Teatro Regio Ducale, luogo anticamente deputato alle rappresentazioni liriche a Milano. Oltre ad essere uno dei teatri più famosi al mondo, è rinomato per essere considerato il tempio della lirica. La stagione teatrale, evento clou per la vita mondana nella città, è composta da balletto, concerti di musica classica e ovviamente da opera lirica. Programmazione Spettacoli: Coppélia Dove Teatro Alla Scala Genere Spettacolo - Danza Quando Dal 15/02/2009 al 15/03/2009 Orari ore 20:00 Prezzi da € 19.20 a 138.00 INFORMAZIONI SPETTACOLO: Pur mantenendosi nel solco della tradizione, il coreografo Derek Deane sposta gli equilibri del celebre meccanismo e individua il perno della sua Coppélia nel personaggio dell'eccentrico giocattolaio, nella sua intelligenza, nella sua convinzione profonda di poter dare vita a un automa, nella sua intima solitudine di creatore che si circonda di bambole, spesso liquidato come semplice visionario oggetto delle beffe della giovane Swanilda. È intorno a lui e al suo mondo che ruotano gli altri personaggi. In un impianto coreografico English Style, i temi del balletto e del racconto di E.T.A. Hoffmann - amore, gelosia, mistero, romanticismo - assumono le sfumature di gioiosa leggerezza di un villaggio della Galizia. |
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| ____________Dopo oltre vent’anni una
nuova Coppélia per il Balletto della Scala Nel solco della tradizione Derek Deane firma la sua versione del celebre titolo In prima assoluta dal 15 febbraio coppeliaIl Corpo di Ballo del Teatro alla Scala è impegnato nella prima delle nuove produzioni di stagione, un balletto a serata che sta prendendo forma nelle sale ballo e nei laboratori della Scala sotto la guida di Derek Deane, instancabile nel suo lavoro di riallestimento dei classici, che negli anni lo ha portato ad ottenere importantissimi riconoscimenti. La nuova versione di Coppélia secondo Deane, sarà una creazione assoluta. Molte sono le versioni coreografiche di questo titolo, documentato alla Scala fin dalla fine dell’Ottocento e occasione per l’invito a compagnie ospiti, come fu nel 1996 per il Balletto di Marsiglia. Risale invece al 1986 l’ultima interpretazione del Balletto della Scala. Dopo oltre vent’anni è tempo di far tornare in scena al Piermarini la bambola meccanica che dà il titolo al balletto, Swanilda, gelosa di Franz che crede invaghitosi di quella misteriosa e affascinante creatura, e soprattutto Coppelius. Pur mantenendosi con decisione nel solco della tradizione, Derek Deane sposta gli equilibri e individua il perno della sua Coppelia proprio nel personaggio dell’eccentrico giocattolaio, nella sua intelligenza, nella sua convinzione profonda di poter dare vita a un automa, nella sua intima solitudine di creatore che si circonda di bambole, spesso sminuito nella sua valenza drammaturgica o liquidato come semplice visionario oggetto delle beffe illusorie della giovane Swanilda. E’intorno a lui e al suo mondo che ruotano gli altri personaggi: in un impianto coreografico “English Style”, non verranno tralasciati i nuclei del balletto e del racconto di E.T.A. Hoffmann - amore, gelosia, mistero, romanticismo - né l’atmosfera di gioiosa leggerezza di un villaggio della Galizia che suggella, con una festa di nozze, il ritorno alla normalità. Sarà Luisa Spinatelli a firmare scene e costumi, e Jacques Chatelet le luci, per una creazione totalmente nuova che il Balletto della Scala presenterà in undici recite, dal 15 febbraio al 5 marzo, e subito dopo in tour al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste. In scena, accanto agli artisti di casa, due ospiti che per la prima volta danzeranno insieme alla Scala. Si tratta di Paloma Herrera, principal all’American Ballet Theatre, artista di altissima fama e innumerevoli riconoscimenti, ospite delle più prestigiose compagnie internazionali e con i più importanti partner; e, accanto a lei, di Friedemann Vogel, primo ballerino dello Stuttgarter Ballett. A causa di un recente infortunio infatti Guillaume Côté non potrà prendere parte alla creazione. Vogel è una nuova presenza alla Scala, ma una vecchia conoscenza di Derek Deane, che lo ha voluto protagonista, all’English National Ballet, della sua “Bella addormentata” , del suo “Lago dei cigni” e recentemente nella produzione “Strictly Gershwin”. |
| __________Teatro alla Scala Alla Scala torna l’India da leggenda di “La bayadère” dal 17 dicembre, il primo titolo di Balletto della nuova stagione si fregia di numerose stelle: Svetlana Zakharova, Roberto Bolle, Marianela Nuñez, Polina Semionova, Denis Matvienko, accanto ai primi ballerini e solisti scaligeri bolleL’Oriente e l’esotismo di La bayadère risplenderanno nuovamente sul palcoscenico del Teatro alla Scala dal 17 al 31 dicembre nella versione curata da Natalia Makarova, indicata come al tempo stesso il più audace ma anche il più deferente lavoro di ripristino del balletto di Petipa, e presentata l’ultima volta alla Scala nella stagione 2005-2006 e immortalata, in quell’occasione, in un DVD. E proprio la Scala, il 16 aprile 1992, tenne a battesimo il debutto italiano della versione di Makarova; prima di allora il Teatro alla Scala non aveva avuto in repertorio nessun allestimento di questo balletto, e da allora fu proprio in questa versione che La bayadère fu rappresentata sul palcoscenico della Scala, nel 1994, nel 1999 e nel 2006. Ad interpretare, in un’India da leggenda, gli intrighi e i drammi d’amore della bella Nikiya, del principe Solor e di Gamzatti, figlia del Rajah saranno, nel corso delle recite in programma, che aprono il cartellone di balletti per la Stagione 2008-2009, le étoile scaligere Svetlana Zakharova e Roberto Bolle, già applauditi nella precedente presentazione del 2006, nei ruoli di Nikiya e Solor, accanto a Marianela Nuñez, principal del Royal Ballet, che dopo aver calcato il palcoscenico della Scala durante il Gala des Etoiles nel gennaio 2007 (accanto a Maximiliano Guerra) ora si presenta al pubblico nel ruolo di Gamzatti. bayadere Nelle recite di fine dicembre saranno, per la prima volta alla Scala in questo titolo, Polina Semionova e Denis Matvienko, ospiti abituali del Teatro sia per rappresentazioni in sede che in tournée (Semionova infatti è stata recentemente protagonista di “Serata Petit” accanto a Roberto Bolle sia nelle recite scaligere sia nella anteprima al Teatro Regio di Parma, mentre l’ultima collaborazione con Denis Matvienko, nel giugno 2008, porta la firma di Nureyev, con Don Chisciotte in tour in Messico con la compagnia scaligera) . Accanto a loro, i primi ballerini del Teatro alla Scala e numerosi artisti del Corpo di Ballo, nei ruoli principali: per Nikiya, accanto a Svetlana Zakharova e Polina Semionova sarà Francesca Podini nelle due recite pomeridiane del 18 e 30 dicembre; il ruolo di Gamzatti sarà interpretato, oltre che da Marianela Nunez, dalla prima ballerina Sabrina Brazzo e da Maria Francesca Garritano. Il ruolo di Solor sarà impersonato da Roberto Bolle, Denis Matvienko e, accanto a Francesca Podini, da Eris Nezha; da seguire con attenzione, come pure per il ruolo di Magdaveya il primo ballerino Mick Zeni, il solista Riccardo Massimi e Salvatore Perdichizzi - e dell’Idolo d’Oro con Antonino Sutera, Maurizio Licitra e Federico Fresi. roberto bolle Lontana dalle favole tradizionali come La bella addormentata o Il lago dei cigni, legata invece al poema indiano Sakuntala di Kalidasa, la cui leggenda ispiro’ Petipa, La bayadère - più orientale del vero oriente - nutrì il suo lussureggiante esotismo con il fascino esercitato dai paesi esotici nei popoli occidentali e il successo senza eguali delle opere letterarie esotizzanti tradotte per la prima volta in inglese alla fine del settecento, in cui trovare l’ambiente ideale per intrighi e drammi amorosi. L’intuito acutissimo di Petipa nel capire cio’ che poteva incuriosire il pubblico (già La figlia del faraone qualche anno prima apriva il campo ai balletti esotici di Petipa) e la sua abilità coreografica straordinaria lo portarono a costruire un perfetto incastro fra le scene di massa - alle quali affidare le danze di carattere e l’atmosfera di colori e profumi dell’ambientazione prescelta - e i personaggi principali, mossi da sentimenti contrastanti, sui quali creare scene mimiche e momenti di alto lirismo e fascino poetico. Su tutti, lo scenario meraviglioso del Regno delle Ombre, creature che con geometrica purezza si schiudono come corolle, fanno eco ai protagonisti, disegnano ghirlande in un caleidoscopio di decori inesauribili. bayadereE fu proprio questo quadro ad aprire la strada, come biglietto da visita, alla fortuna occidentale di La bayadère, che ebbe infatti una diffusione in un certo senso tardiva, di fatto iniziata poco più di quarant’anni fa con lo svelarsi al mondo occidentale del “quadro” delle Ombre e che invece nella sua veste integrale torna insistentemente negli ultimi anni a popolare i massimi palcoscenici del mondo di veli e incensi, e a far gareggiare le stars nei ruoli principali di Nikiya, Solor, Gamzatti….. Nato a San Pietroburgo il 23 gennaio 1877, soggetto in patria a diverse versioni, il balletto di Petipa venne presentato per la prima volta in Occidente nel 1961 dal Balletto del Kirov a Londra e a New York - nel solo “quadro” delle Ombre. Bisognerà attendere gli anni ’80 perché il balletto venga presentato nella sua integrità: nel 1980 per la prima volta a New York, nel 1989 a Stoccolma e a Londra dalle compagnie di balletto dei due paesi. In Italia soltanto nel 1990 (due anni prima della versione Makarova alla Scala) il Kirov presenterà il balletto in forma completa. Al suo arrivo in Occidente, il “quadro” delle Ombre fu presentato come biglietto da visita per mostrare agli occidentali uno straordinario esempio di composizione coreografica perfetta e armoniosamente equilibrata, addirittura antecedente agli atti bianchi del lago dei cigni, salutato come esempio del più puro balletto classico e considerato dalle compagnie europee un modello per apprendere i canoni della scuola russa. Rudolf Nureyev, che fu tra gli interpreti di quella prima presentazione all’Occidente, a sua volta riallesti il “quadro” delle Ombre al Royal Ballet nel 1963 (e due anni dopo lo stesso bayadereallestimento fu alla Scala con Nureyev stesso e Margot Fonteyn) e nel 1974 fu Natalia Makarova, accomunata a Nureyev dalla scelta di vita ed arte in Occidente come transfuga del Kirov, a curarne una versione per l’American Ballet Theatre. Natalia Makarova nel 1970 al pieno della sua maturità artistica, osannata dal pubblico e dai maggiori coreografi, termina la sua tournée a Londra con il Kirov rifugiandosi all’ufficio stranieri, iniziando cosi la sua carriera occidentale e le sue collaborazioni con il Royal Ballet e l’American Ballet. Ed è qui nel 1974 che rimonta il “quadro” delle Ombre e nel 1979 tutto il balletto che in quella veste venne poi allestito anche per il Royal Ballet, il balletto svedese e, appunto, la Scala. Dopo aver allestito il “quadro” delle Ombre, con rilevanti differenze rispetto a Nureyev, Makarova decise infatti di riportare alla luce l’intera coreografia, compresa l’ultima parte relativa alla distruzione del tempio e all’apoteosi di Nikiya e Solor, che continua ad essere esclusa dalle versioni del Kirov. Revisiono’ l’opera, riducendola in tre atti, mutando l’ordine delle danze e riducendo il numero delle Ombre a 24; infine affidò a John Lanchbery il compito di una revisione della partitura di Minkus. Con questo nuovo volto La bayadère arriva alla Scala nel 1992 nella sua giusta dimensione, senza che la drammaturgia di Petipa risulti monca, e senza isolare Il Regno delle Ombre dal resto della narrazione. In questo modo l’opera rifulge nella sua varietà e nell’interazione delle sue parti rendendo merito al suo primo ideatore. |
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| CONCERTO STRAORDINARIO a favore del FAI – Fondo Ambiente Italiano GRANDI SOLISTI PER IL FAI ROYAL PHILHARMONIC ORCHESTRA con Vladimir Spivakov, direttore e violino Mischa Maisky, violoncello – Anna Caterina Antonacci, soprano Milano, Teatro alla Scala Venerdì 14 novembre 2008, ore 20.00 APERTURA DEL BOTTEGHINO DA VENERDI’ 10 OTTOBRE PROGRAMMA Wolfgang Amadeus Mozart: concerto in re magg. n. 2 K 211 per violino e orchestra Pëtr Il’ic Cajkovskij: variazioni su un tema rococò op. 33 – Da “Evgenij Onegin” Polonaise Hector Berlioz: La captive op. 12 - Da “La damnation de Faust” Marche hongroise Da “Les nuits d’été” op. 7 Le spectre de la rose – Da “Les Troyens” Adieu, fière cité (recitativo e aria di Didon) Maurice Ravel: Boléro Grandi Solisti per il FAI: venerdì 14 novembre 2008, alle ore 20 la Royal Philharmonic Orchestra con Vladimir Spivakov, Mischa Maisky e Anna Caterina Antonacci si esibiranno in un concerto straordinario a favore del FAI – Fondo Ambiente Italiano. Un modo per sostenere concretamente la Fondazione nella sua attività di conservazione e di valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano: il ricavato della serata verrà infatti destinato ai lavori di conservazione in atto nelle proprietà del FAI aperte al pubblico. Una grande orchestra e tre straordinari protagonisti: Vladimir Spivakov, direttore e violino, premiato come “Artista del mondo” dall’Unesco nel 2006, ha fatto parte delle principali orchestre ed è impegnato nella ricerca e nel supporto di giovani talenti; Mischa Maisky, considerato uno dei maggiori violoncellisti attuali, stimato per la sua musicalità, la versatilità stilistica e la padronanza tecnica; il soprano Anna Caterina Antonacci, famosa in tutto il mondo per le sue esibizioni sui più prestigiosi palcoscenici in collaborazione con direttori d’orchestra e registi di rilievo internazionale. Una serata eccezionale che prevede un programma di grande fascino e impatto: Mozart, Cajkovskij, Berlioz, per finire con il popolarissimo Boléro di Ravel, in una cornice straordinaria come quella del Teatro alla Scala di Milano. Con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano - Cultura. COSTO DEL BIGLIETTO Aderenti FAI da 55 a 250 Euro; non Aderenti da 60 a 280. Il FAI ringrazia per il generoso sostegno Università IULM, Paolo Bulgari, Generali, JCB, Fondazione Falck, Yoko Nagae Ceschina, BMW Group Italia, Studio Legale Gianni, Origoni, Grippo & Partners Si ringrazia per la collaborazione Serate Musicali – Milano. Per informazioni e prenotazioni: FAI – tel. 02.467615253-237-295 AMIT – Numero Verde 800 166 250 www.helloticket.it |
| IPNOS CON LA SCUOLA DI BALLO DELL’ACCADEMIA TEATRO ALLA SCALA COREOGRAFIA: DAVIDE BOMBANA MUSICHE: RICCARDO NOVA - OLIVIER MESSIAEN VIOLONCELLO: FRANCESCO DILLON MRIDANGAM: B.C. MANJUNATH MILANO, PICCOLO TEATRO DI MILANO TEATRO D’EUROPA - TEATRO STUDIO 2-4 OTTOBRE 2008 COMUNICATO STAMPA L’Accademia Teatro alla Scala continua la feconda collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano presentando dal 2 al 4 ottobre 2008 al Teatro Studio una nuova creazione, Ipnos, con la coreografia di Davide Bombana e le musiche di Riccardo Nova con gli allievi degli ultimi anni della celebre Scuola di Ballo, diretta da Frédéric Olivieri, coinvolti in un’esperienza formativa di straordinario livello. Ipnos è uno spettacolo che trae ispirazione da molteplici sensazioni olfattive che rimandano a tutta una serie di suggestioni e percezioni, raccolte in una sequenza di quadri. Davide Bombana nella sua coreografia ha voluto restituire, seppure in maniera astratta, queste sensazioni, sottolineando la sensualità legata all’olfatto come senso connesso all’attrazione fisica e spirituale. Una sensualità che si esprime e viene animata, sia nelle musiche originali di Riccardo Nova sia nei passi di danza, anche dall’evidente richiamo all’Oriente e ad un mondo che si riconosce per l’intensità dell’afrore delle sue spezie e dei suoi incensi. Scie olfattive che appartengono alla natura rese in atmosfere dilatate e contemplative, che si rispecchiano in alcuni pezzi di Olivier Messiaen, in contrapposizione a ritmi serrati e percussivi che riproducono i miasmi e le nevrosi del mondo d’oggi. Il potere ipnotico di un odore o di un profumo viene infine evocato come elemento scatenante di ricordi di situazioni o persone. Il suono della mridangam, tamburo bipelle, tradizionale strumento indiano e quello del violoncello si fondono in una partitura, in cui si alternano - fra montaggio digitale e musica dal vivo - elettronica, voce Sufi, percussioni e musica per archi. Seguendo i quadri dello spettacolo, vanno a comporsi delle armonie arcaiche dilatate che, come sottolinea Nova “lasciano ai ballerini lo spazio necessario ad una gestualità lenta e sensuale a cui tuttavia si contrappone la complessità inarmonica del rumore che ormai è parte integrante dell’espressione musicale contemporanea”. Lo spettacolo, che si avvale dei costumi disegnati e confezionati dagli allievi del Corso per Scenografi e Costumisti Realizzatori dell’Accademia Teatro alla Scala, va ad affiancare la consueta esibizione istituzionale della Scuola di Ballo, che verrà ospitata al Teatro Strehler dal 4 al 9 aprile 2009. Giovedì 02 Ottobre 2008 ore 15:00 - 20:30 Venerdì 03 Ottobre 2008 ore 15:00 - 20:30 Sabato 04 Ottobre 2008 ore 15:00 - 19:30 Platea: Intero € 24,50 - Ridotto card Gio/Anz € 20,00 Balconata: Intero € 21,50 - Ridotto card Gio/Anz € 17,00 Informazioni e prenotazioni NUMERO UNICO BIGLIETTERIA 848.800.304 (max 1 scatto urbano da telefono fisso) Per chi chiama dall'estero tel. +39 02.42.41.18.89 lunedì ore 10-18.30; da martedì a sabato 9.45-19.30; domenica 10 -17. festività (solo nei giorni di spettacolo) 10-17 |
| SI INAUGURA Lunedì 1 settembre la seconda
edizione del Festival Internazionale MITO SettembreMusica, che dal 1 al 25
settembre unisce Torino e Milano in una grande festa musicale con più di 230
eventi: concerti di musica classica, jazz, avanguardia, rock, pop e world
music, incontri, maratone musicali, rassegne dedicate e proiezioni di film:
tutti i giorni, dal mattino alla sera, grandi concerti gratuiti e a prezzi
popolari nei luoghi caratteristici delle due città. Concerto di inaugurazione del Festival MITO SettembreMusica con la Royal Concertgebouw Orchestra e Mariss Jansons in collaborazione con il Teatro alla Scala Programma Olivier Messiaen Hymne au Saint-Sacrement Claude Debussy La mer, tre schizzi sinfonici Modest Musorgskij Tableaux d’une exposition (Trascrizione per orchestra di Maurice Ravel) Tutto esaurito al Teatro alla Scala per l’inaugurazione del Festival, che quest’anno, in alternanza con Torino, si svolge a Milano: il concerto è affidato alla Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam che ritorna sul palcoscenico scaligero dopo quasi 10 anni di assenza sotto la guida del suo direttore stabile Mariss Jansons. Dall’impaginazione del programma musicale traspare non solo un forte filo francese, ma anche la grande attenzione che il Festival MITO riserva alla musica del Novecento, accostando il raro Hymne au Saint-Sacrement di Olivier Messiaen, del quale ricorre quest’anno il centenario della nascita, a La mer di Claude Debussy e, in chiusura, ai Tableaux d’une exposition di Modest Musorgskij, nella trascrizione lussureggiante di Maurice Ravel. L’inaugurazione torinese del Festival, il giorno successivo al Teatro Regio, vede sul palco una delle storiche Big Five americane, la Cleveland Symphony Orchestra fondata nel 1918 e guidata dal suo direttore musicale Franz Welser-Möst. In programma Suite da “Powder Her Face” di Thomas Adès e la Sinfonia n. 9 in re minore di Anton Bruckner. L’orchestra americana, che viene per la prima volta nelle due città, replica la sua presenza al Festival MITO il 3 settembre, con un programma diverso, al Teatro degli Arcimboldi di Milano. “MITO sta crescendo, un crescendo musicale che inizia con un boom di grandi orchestre internazionali tra cui la Cleveland, una delle più duttili e raffinate al mondo, che George Benjamin considera la più amata dai compositori...per la prima volta a Milano e Torino”, dice Francesco Micheli, presidente del Festival MITO. E Fiorenzo Alfieri, Assessore alla Cultura del Comune di Torino aggiunge: "Due grandi città vicine possono perdere tempo e energie nel farsi la guerra oppure possono mettere insieme le forze per diventare ancora più grandi: MITO è un bell'esempio di come Torino e Milano dovrebbero pensare al loro futuro." Il concerto di inaugurazione a Milano è preceduto, come già lo scorso anno alle ore 18.00, a Palazzo Reale, dall’evento di apertura della rassegna ArteMusica del Festival MITO, realizzato in collaborazione con Palazzo Reale, con Vittorio Sgarbi che celebra il quadro La cena in Emmaus di Giovanni Agostino da Lodi. L’ingresso è gratuito. Il quadro sarà esposto per tutta la durata del Festival. Il programma musicale: Hymne au Saint Sacrement, per orchestra, fu composto da Olivier Messiaen (1908 –1992) a Parigi nel 1932. La composizione s’ispira al tema dell’Eucaristia. La prima esecuzione ebbe luogo a Parigi nel 1933 con l’Orchestre Straram diretta da Walter Straram. La partitura originale andò perduta durante la seconda guerra mondiale, e fu riscritta a memoria da Messiaen (poi edita da Broude Brothers a New York) nel 1947, in occasione di un’esecuzione programmata per quell’anno a New York sotto la direzione di Leopold Stokowski. Claude Debussy (1862 – 1918) compose La Mer, subito dopo Pelléas et Mélisande, rappresentata nel 1902. Nel settembre 1903egli realizzò i primi abbozzi della partitura. La Mer ebbe la sua prima esecuzione nell’ottobre 1905 ai Concerts Lamoureux di Parigi, sotto la direzione di Camille Chevillard. L’accoglienza fu fredda, e alcuni recensori si dichiararono delusi dal confronto con Pelléas, giudicando l’autore della Mer un Debussy irriconoscibile. Una nuova esecuzione, nel 1908 diretta dall’autore, ebbe il successo meritato. Dal punto di vista della forma, il primo movimento De l’aube à midi sur la mer, con il suo tempo lento, è una forma aperta, in cui esiste un mosaico di motivi, di frammenti che si incollano e poi si fondono saldamente. Jeux de vagues è uno Scherzo. Dialogue du vent et de la mer ha forma di Rondò. I Tableaux d’une exposition furono pubblicati postumi nel 1886 dall’editore russo Bessel, in una versione corretta da Rimskij-Korsakov, e ripresa qualche anno dopo anche in Germania da Breitkopf & Härtel a Lipsia. Nel 1975 fu dato alle stampe l’Urtext a cura di Manfred Schander. Numerose le trascrizioni orchestrali, è probabile che i Tableaux siano l’opera più rielaborata nella storia della musica, ma la più celebre ed amata è di certo quella di Maurice Ravel, scritta nel 1922 ed eseguita per la prima volta, con esito trionfale, all’Opéra di Parigi nel 1922. Numerose le scene e le sensazioni acustico-visive: dall’arcaicità di Promenade alla remota aura nostalgica del Vecchio castello, al dispettoso capriccio di Tuileries, a Bydlo, vecchio carro di rigattieri e girovaghi polacchi, all’umoristico Balletto dei pulcini nei loro gusci. all’alterigia pacchiana dell’ebreo ricco, e dell’ebreo povero. E poi alla colorata allegria del Mercato di Limoges, ai cupi sotterranei di Catacumbae e di Cum mortuis in lingua mortua, alla terrificante stregoneria della Capanna su zampe di gallina e alla maestosa solennità e allo splendore sonoro della Porta di Kiev. ALLA SCALA BIGLIETTI ESAURITI IN OGNI ORDINE DI POSTI www.mitosettembremusica.it Milano, 29 agosto 2008 Biografie Fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1888, la Royal Concertgebouw Orchestra si è affermata come una delle migliori orchestre europee di fama mondiale. È stata insignita del titolo di “Reale” nel 1988 e da quel momento ha prodotto oltre 1110 LP, CD e DVD. Ambita dalle più prestigiose istituzioni internazionali, vanta un’identità musicale peculiare e di alto livello artistico, forte di una lunga esperienza al fianco di eminenti musicisti. L'Orchestra è formata da 120 esecutori in grado di esprimersi con un suono unico, ricco di una flessibilità sconvolgente, e grazie anche alle eccezionali proprietà acustiche della sala del Concertgebouw, si distingue in particolar modo nell’esecuzione del repertorio tardo-romantico. Durante i 50 anni di direzione musicale di Willem Mengelberg, da un lato ha avuto l’onore di essere diretta da eminenti compositori, quali Richard Strauss, Gustav Mahler, Claude Debussy ed Igor Stravinsky, dall’altro ha ospitato opere di Béla Bartók, Sergej Rachmaninov e Sergej Prokof’ev, eseguite dagli autori stessi. Nel 1987 fu pubblicamente definita da Richard Strauss «indubitabilmente magnifica, ricca di energia e di entusiasmo». La tradizione mahleriana che si respira tra le pagine della storia dell'Orchestra raggiunge il suo massimo con Mahler in persona alla direzione musicale in occasione del Festival Mahleriano del 1920. A tal proposito, Bernhard Haitink suscitò una vera e propria emozione all'indomani dell'immissione sul mercato della registrazione dell'integrale delle Sinfonie di Gustav Mahler, riproposte dal vivo anche durante i concerti delle “Christmas Matinees”. Il costante legame con i compositori contemporanei, che rappresenta la principale scelta artistica dell’Orchestra, ha avuto seguito con nomi di fama mondiale, quali Bruno Maderna, Peter Schat, Luciano Berio, Hans Werner Henze, Luigi Nono e John Adams. Mariss Jansons è divenuto il sesto Direttore Stabile della Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam nel 2004, sebbene fosse apparso già in svariate occasioni a partire dal 1988 in veste di Direttore Ospite ad Amsterdam. Nato a Riga, in Lettonia, e residente a San Pietroburgo, Mariss Jansons ha assunto il ruolo di direttore stabile della Oslo Philharmonic Orchestra dal 1979 al 2000. Successivamente ha ottenuto la nomina di direttore musicale della Pittsburgh Symphony Orchestra. Ha inoltre ricoperto la carica di direttore principale della Bayerische Rundfunk di Monaco a partire dal 2003, parallelamente all’'impegno con la Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam. Giovanissimo, Mariss Jansons si spostò dalla città natìa a Leningrado. Suo padre Yarvid Jansons era un noto direttore che aveva lavorato per numerosi anni in veste di delegato di Yugenyi Mravinski, capo della Leningrad Philharmonic, sua madre era una cantante d'opera. Mariss Jansons intraprese gli studi di pianoforte, violino e direzione d'orchestra presso il Conservatorio di Leningrado e dal 1969 proseguì i suoi studi in qualità di allievo di Hans Swarowski a Vienna di e di Herbert von Karajan a Salisburgo. Solo due anni più tardi, si aggiudicò il Primo Premio all'International Herbert von Karajan International Competition di Berlino. La sua collaborazione con l'Orchestra di San Pietroburgo è datata 1973, divenendo assistente di Evgeny Mravinsky. In seguito tenne una serie di importantissime tournées alla guida della prestigiosa formazione. Alla direzione della Oslo Philharmonic Orchestra e della Pittsburgh Symphony Orchestra, Mariss Jansons si è distinto presso i principali centri musicali europei, americani e giapponesi. È inoltre stato ambitissimo ospite del Festival di Lucerna, del Festival di Edimburgo e del BBC London Proms e di tutte le edizioni del Festival di Salisburgo. Tiene attualmente una stagione concertistica presso il prestigiosissimo Musikverein di Vienna. Oltre alla produzione discografica realizzata con la Oslo Philharmonic e con la Royal Concertgebouw, Mariss Jansons ha inciso con i Wiener Philharmoniker, i Berliner Philharmoniker, la Philadelphia Orchestra, la London Philharmonic Orchestra. Gran parte di queste produzioni sono state premiate con riconoscimenti internazionali, incluso l'Edison ed il Grammy Award. Una serie di incisioni dal vivo effettuate per la RCO ovvero l'etichetta discografica di proprietà della Royal Concertgebouw Orchestra, hanno riscosso eccezionali consensi da parte di pubblico e critica. Mariss Jansons ha ottenuto numerose onorificenze di rilievo internazionale per il suo contributo dato alla Cultura ed alla Musica, tra queste la “Cross of Merit” conferitagli da parte di Re Harald di Norvegia e l'acquisizione come membro onorario da parte Academy of Music di Londra e del Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna. Nel Maggio 2006 è stato insignito dell'Ordine delle Tre Stelle, la più alta onorificenza conferita dallo Stato della Lettonia. |
| Lunedì 1 settembre 2008 si inaugura MITO Settembre Musica Il concerto di apertura del Festival con la Royal Concertgebouw Orchestra diretta da Mariss Jansons al Teatro alla Scala Lunedì 1 settembre, al Teatro alla Scala, si inaugura la seconda edizione del Festival Internazionale MITO SettembreMusica, che dal 1 al 25 settembre unisce Torino e Milano in una grande festa musicale con più di 230 eventi: concerti di musica classica, jazz, avanguardia, rock, pop e world music, incontri, maratone musicali, rassegne dedicate e proiezioni di film. Tutti i giorni, dal mattino alla sera, grandi concerti gratuiti e a prezzi popolari nei luoghi caratteristici delle due città. L’inaugurazione del Festival, è affidata alla Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam che torna sul palcoscenico scaligero dopo quasi 10 anni di assenza sotto la guida del suo direttore stabile Mariss Jansons. Il concerto alla Scala ha già registrato il tutto esaurito. Dopo il grande successo dello scorso anno - oltre 160mila spettatori - questa seconda edizione ripropone la formula dell’alta qualità a prezzi accessibili anche per gli appuntamenti più importanti, mantenendo sempre alta l’attenzione all’integrazione tra i generi musicali più diversi, coniugando qualità e intrattenimento. In seguito ad una ricerca commissionata all’Università Bocconi, relativamente all’impatto della scorsa edizione del Festival sulla città di Milano, è emerso un dato significativo: quasi 3mila spettatori, non frequentatori di concerti di musica, grazie a MITO hanno assistito a più di 4 concerti alla settimana. Sabato 30 e domenica 31 agosto, MITO festeggia la sua apertura con momenti musicali e la distribuzione del programma del Festival nelle principali piazze, fiere e mercati milanesi. I momenti musicali coinvolgono giovani musicisti allievi del Conservatorio di Milano, ma anche alcuni collaboratori di MITO, che tra le file del suo staff annovera molti giovani diplomati in musica. Per chi volesse richiedere informazioni più approfondite sul Festival, la biglietteria sarà aperta tutti i giorni compresa la domenica, dalle 10.30 alle 18.30, fino alla fine del Festival. Lo staff di MITO a Milano è formato da 45 persone, con un’età media di 28 anni: sono stati coinvolti stagisti che provengono da tutte le università milanesi. Un accordo esclusivo con ATM mette a disposizione di coloro che acquistano un biglietto o un abbonamento per i concerti di MITO un carnet di 10 viaggi al prezzo speciale di 8 euro: i carnet sono reperibili presso le biglietterie Mito e le sedi dei concerti. Inoltre ATM lancia per l’occasione una nuova cartina della città con tutte le linee metropolitane e di superficie in cui sono riportate, con apposite icone numerate, le sedi dei concerti di MITO, con indicazioni sul retro relative ai luoghi degli appuntamenti, come raggiungerli e la segnalazione degli spettacoli che si terranno in ogni sede. Il FAI presenta i luoghi di MITO: un testo speciale realizzato dal FAI, dedicato alle sedi milanesi architettoniche più interessanti sarà pubblicato nei libretti di sala di ogni concerto. MITO, in occasione del Bicentenario della Ricordi, realizza inoltre un prezioso inserto all’interno dei programmi di sala dei concerti di musica classica, antica, sacra, contemporanea e cameristica, che riporta alcune immagini messe a disposizione dall’archivio Ricordi che raccontano due secoli della storia civile, imprenditoriale, musicale e teatrale italiana. MITO SettembreMusica non manca di dimostrare grande sensibilità ambientale aderendo al progetto Impatto Zero®, promosso da LifeGate e certificato da Bios, Ente Certificatore accreditato SINCERT e riconosciuto dall’Unione Europea, per ridurre e compensare le emissioni di anidride carbonica generate dall’organizzazione di un’iniziativa che prevede, nelle due città, un pubblico di oltre 160.000 persone. E’ stato calcolato che l’impatto ambientale corrisponde alle emissioni di 832.590 kg di CO2, che verranno compensate con la creazione e tutela di nuove foreste in Italia, nel Parco del Ticino, e in Costa Rica per una superficie complessiva di oltre 222.000 mq, corrispondente a circa 7.400 alberi. Inoltre MITO si fa portavoce della cultura della sostenibilità invitando tutti i partecipanti a ridurre l’impatto ambientale complessivo attraverso una serie di eco-comportamenti disponibili sulla maggior parte dei materiali di comunicazione. A questo proposito il Festival stamperà tutti i programmi di sala su carta riciclata e realizzerà speciali t-shirt di cotone ecologico. I numeri di Milano: 48 concerti con biglietti a prezzi popolari, 60 concerti a ingresso gratuito, 33 dibattiti (incontri, presentazioni di libri, appuntamenti Arte e Musica, 13 proiezioni cinematografiche), le sedi degli spettacoli a Milano sono 48 di cui 5 in Lombardia, 61 le istituzioni coinvolte e la capitale lombarda registra la presenza di 236 artisti tra solisti e direttori internazionali e 75 tra orchestre internazionali e ensemble. Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.36508343 - c.mitobiglietteria@comune.milano.it (aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30) www.mitosettembremusica.it |
| ____www.laverdi.org CONCERTO STRAORDINARIO in collaborazione con il TEATRO ALLA SCALA Teatro alla Scala, dom 7 settembre 2008 ore 20.00 George Gershwin Girl Crazy, Ouverture Concerto in Fa per pianoforte e orchestra Leonard Bernstein Candide, Ouverture Symphonic Dances da West Side Story Pianoforte e Direttore Wayne Marshall |
| 27 Aprile 2008 - Prova
Aperta della Filarmonica della Scala Maestro S.Bychkov
Teatro
alla Scala Ora 19,00 Platea Gialla 38,50 Palchi I e II Ord Azzurro Euro 33,00 Palchi I e II Ord Grigio Euro 33,00 Palchi III e IV Ord Rosa Euro 27,50 Palchi III e IV Ord Blu Euro 22,00 I Galleria Verde Euro 16,50 II Galleria Rossa Euro 11,00 In Vednita presso il Negozio di Milano Stradivarius Linea 2 Verde Tel: 02 29400600 |
| Grazie dei dati a www.teatroregioparma.org |
| Corpo di Ballo del Teatro alla Scala L’illustre passato della compagnia di balletto del Teatro alla Scala affonda le proprie radici nei secoli precedenti all’inaugurazione, nel 1778, del più celebre teatro musicale del mondo, che ne è tuttora la sede. La sua storia si intreccia alla nascita stessa del genere balletto, promosso proprio nelle corti rinascimentali italiane e in particolare nella splendida dimora degli Sforza, a Milano. Qui, tra il 1779 e il 1789 Gasparo Angiolini, il coreografo della riforma gluckiana del melodramma, fece danzare una compagnia di oltre cinquanta elementi, e Salvatore Viganò, il “sommo tra i coreografi”, idolatrato da Stendhal, collaudò con Il noce di Benevento (1812), Prometeo (1813), Mirra (1817), Dedalo (1817), Otello (1818), La vestale (1818) e I Titani (1819) la sua personale declinazione del ballet d’action definita “coreodramma”. Enorme l’influenza esercitata sugli autori di danza del tempo come Gaetano Gioja e sui danzatori che furono beniamini del pubblico come il danseur noble Carlo Blasis, il cui nome resta per sempre legato ai fasti della scuola scaligera fondata nel 1813. Grande didatta e teorico del balletto romantico, Blasis fu direttore dell’Imperial Regia Accademia dal 1838 al 1851; con lui studiarono le maggiori stelle della prima metà dell’Ottocento: da Carlotta Grisi a Fanny Cerrito, da Lucine Grahn ad Amelia Boschetti. Molte sue allieve scaligere, come Caterina Beretta e Virginia Zucchi, si contesero i favori del pubblico occidentale e in Russia, meta di una successiva schiera di prime ballerine provenienti dalla Scala che contribuirono alla nascita del balletto tardo-romantico o “classico”. Carlotta Brianza fu la prima interprete della La Bella addormentata di Čaikovskij/Petipa (1890), Pierina Legnani la prima Odette/Odile nel Lago dei cigni ancora di Čaikovskij/Petipa (1895), a cui si deve la prodezza tecnica dei 32 fouettés del Cigno Nero, e Carlotta Zambelli fu l’ultima rappresentante della scuola ottocentesca del balletto milanese, capitanata da Enrico Cecchetti, alla testa della Scuola scaligera dal 1926 al 1928, l’anno della sua morte. Tra i maggiori didatti della storia coreutica di tutti i tempi, proprio Cecchetti proiettò l’insegnamento italiano della tecnica accademica nel mondo. Già nel 1881, con il debutto di Excelsior di Luigi Manzotti, Romualdo Marenco e Alfredo Edel, la Scala si allineava, in modo originale, alla moda spettacolare invalsa a fine Ottocento. Inneggiante al progresso, Excelsior fu il più celebrato dei “balli grandi” manzottiani (al quale seguirono Amor, 1886, e Sport, 1897): anticipò il genere della rivista musicale e, oltre a ottenere una fama planetaria, creò proseliti scaligeri. Saldi professionisti come Raffaele Grassi, Nicola Guerra e Giovanni Pratesi (autore, nel 1928, di Vecchia Milano) traghettarono la compagnia scaligera nel Novecento. Una nuova leva di stelle, formata da Teresa Battaggi, Cia Fornaroli, Rosa Piovella Ansaldo, Attilia Radice, Ria Teresa Legnani, Vincenzo Celli, Gennaro Corbo, contribuì a dar lustro al Teatro dopo la pausa bellica, e grandi coreografi, come Michel Fokin e Léonide Massine, si impegnarono nell’adattare al gusto scaligero le novità apportate nella danza, nella musica e nella scenografia dai Ballets Russes. Dopo il debutto, nel 1942, del suo paradigmatico Mandarino meraviglioso (musica di Béla Bartók, scene e costumi di Enrico Prampolini), Aurelio Milloss fu incaricato da Arturo Toscanini del rilancio del Balletto alla Scala del secondo dopoguerra. Milly Clerici, Edda Martignoni, Wanda Sciaccaluga, Elide Bonagiunta e soprattutto Olga Amati, Luciana Novaro, Ugo Dell’Ara, Giulio Perugini, Mario Pistoni, Walter Venditti e Amedeo Amodio s’imposero sotto la sua direzione, in tante coreografie (tra le altre, La follia d’Orlando, Marsia, La rivolta di Sisifo) affiancate alle opere di Massine, che alla Scala tornò nel 1948 per allestire la sua Sagra della primavera. Massine esercitò per oltre un decennio una grande influenza sul Corpo di Ballo (Gaîté parisienne, Capriccio, Il cappello a tre punte, Laudes Evangeli) che in quegli anni conobbe anche il New York City Ballet e George Balanchine, chiamato alla Scala dal 1952 al 1964 (Ballet Impérial, Il bacio della fata, Palais de cristal, Concerto barocco, I quattro temperamenti e Orfeo). Grande lustro diedero al balletto di allora stelle come Vera Colombo, Gilda Majocchi, Elettra Morini, Fiorella Cova e soprattutto Carla Fracci che avviò la sua carriera nel 1956 interpretando Cenerentola di Alfred Rodriguez e, due anni dopo, Romeo e Giulietta di John Cranko, allestito proprio per il complesso scaligero al Teatro Verde dell’Isola di San Giorgio a Venezia. Fracci fu partner di Rudolf Nureyev, che, apparso per la prima volta alla Scala nel 1965, destinò alla compagnia quasi tutti i suoi classici: La Bella addormentata (1966), Lo schiaccianoci (1969), Paquita (1970), Don Chisciotte, Romeo e Giulietta (1980) e Il lago dei cigni (1990), mantenendo un legame del tutto particolare con la compagnia diretta dal 1971 da John Field e ricca di talenti classici come Liliana Cosi, anche lei partner di Nureyev, e moderni come Luciana Savignano e Paolo Bortoluzzi. Molte le creazioni pensate per la Fracci in quarant’anni: da La strada di Rota-Pistoni (1966) a Medea (1987) di John Butler sino a Chéri di Roland Petit (1997) e le novità destinate alla prediletta Savignano da Maurice Béjart (Bolero nel 1975 e La luna) che alla Scala allestì L’uccello di fuoco, Le marteau sans maître, Bakhti e ancora Le martyre de Saint Sébastien (1986) e Dionysos (1988) mescolando spesso la compagnia scaligera al suo Ballet du XXème Siècle a partire dalla Nona Sinfonia di Beethoven (1973). Con Le Jeune homme et la Mort si inaugura, addirittura nel 1955, per prendere quota nel 1963, anche la lunga e fertile collaborazione del Balletto della Scala con Roland Petit (Le loup, La chambre, Les demoiselles de la nuit e in anni più recenti The Marriage of Heaven and Hell, Proust, ou Les intermittences du coeur, L’Angelo azzurro, Tout Satie, Carmen e Nôtre-Dame de Paris) mentre continuano a essere valorizzati i talenti della coreografia interni come Mario Pistoni, Amedeo Amodio, Ugo Dell’Ara: il coreografo del nuovo Excelsior (1967) con la regia di Filippo Crivelli e l’adattamento musicale di Fiorenzo Carpi, portato alla Scala nel 1978, nel 1999 e dal 2002 in tournée. Negli anni Settanta e Ottanta si avvicendano étoiles e primi ballerini quali Anna Razzi, Oriella Dorella, Renata Calderini, Angelo Moretto, Paolo Podini, Bruno Vescovo e ancora Maurizio Bellezza, Davide Bombana e Marco Pierin: è l’epoca di una nuova apertura all’Europa e all’America con Jiří Kylián (Sinfonia in Re, La cathédrale engloutie), Jerome Robbins (Après midi d’une faune, Les noces), Birgit Cullberg (Signorina Giulia), Louis Falco (Eagle’s Nest) e Joseph Russillo (La leggenda di Giuseppe, Lieb und Leid). Nel Lago dei cigni di Franco Zeffirelli (1985) si affaccia, accanto a Carla Fracci, una giovanissima Alessandra Ferri: cresciuta alla Scuola di Ballo della Scala e perfezionatasi alla Scuola del Royal Ballet di Londra, diventa nel 1992, prima ballerina assoluta del Teatro alla Scala, legando il suo nome a una lunga serie di debutti: Il bacio della fata (1993) con la direzione musicale di Riccardo Muti, Onegin di John Cranko (1994), L’histoire de Manon (1994) e Romeo e Giulietta (1995) entrambi nelle versioni di Kenneth MacMillan, Nôtre-Dame de Paris (1998) di Roland Petit, Quartetto (1998), creazione a lei destinata da William Forsythe, e Ondine di Frederick Ashton (2000). Nel frattempo tra i direttori artistici di prestigio internazionale della compagnia, come Rosella Hightower e Patricia Neary, s’impone l’étoile Elisabetta Terabust che esalta il talento di ballerini come il danseur noble Roberto Bolle e l’espressivo e moderno Massimo Murru. Formati e cresciuti nel vivaio della Scuola di Ballo della Scala diretta da Anna Maria Prina, i due ballerini diventano star di livello mondiale e, con l’inizio della stagione 2003-2004, acquistano il rango di étoile del Teatro. Tra le presenze femminili di maggior fama spicca Sylvie Guillem, il cui debutto alla Scala, in coppia con Rudolf Nureyev, risale al 1987. La grande ballerina francese crea per il complesso scaligero la sua seconda versione di Giselle (2001) e figura tra gli ospiti d’onore, con Diana Vishneva del Mariinskij-Kirov, l’argentino Maximiliano Guerra, il cubano José Manuel Carreño, i francesi Laurent Hilaire e Manuel Legris. Nel repertorio, alla cui costruzione ha contribuito anche Giuseppe Carbone, per due volte direttore del Balletto scaligero, tra gli anni Ottanta e Novanta, figurano, oltre ai classici, coreografie di Mats Ek, William Forsythe, Antony Tudor, Glen Tetley, Alvin Ailey, Agnes de Mille, Paul Taylor e Maguy Marin. All’inizio del 2002 la direzione artistica del Corpo di Ballo viene affidata al francese Frédéric Olivieri, già ancienne étoile del Balletto di Monte-Carlo e danzatore celebre nel mondo. La sua nomina coincide con il passaggio al ruolo di primi ballerini di Sabrina Brazzo, Gilda Gelati, Marta Romagna, Alessandro Grillo e Mick Zeni, e al ruolo di solista di Riccardo Massimi, Maurizio Licitra, Deborah Gismondi, Antonino Sutera, Emanuela Montanari, che si affiancano alle prime interpreti Elisabetta Armiato, Anita Magyari, Isabel Seabra e ai primi ballerini Vittorio D’Amato, Francisco Sedeño, Biagio Tambone, Maurizio Vanadia, Michele Villanova. Nel decennale della morte di Rudolf Nureyev, il nuovo direttore imposta una programmazione celebrativa dell’evento (Lo schiaccianoci, Don Chisciotte, soprattutto un Galà internazionale che riporta alla Scala il gusto delle competizioni tra divi mondiali) e stabilisce contatti con John Neumeier (Daphnis et Chloé e Now and Then), Angelin Preljocaj e Maurice Béjart. Il franco-albanese Preljocaj dona alla Scala l’intenso duetto Annonciation e il settantenne Béjart ripristina Bolero nell’interpretazione di Sylvie Guillem in Serata Ravel, un progetto musicale che Olivieri manterrà nel tempo, e che abbina al semplice titolo di “Serata” il nome del compositore cui fanno capo tutte le partiture dei balletti prescelti (qui oltre a Bolero, proprio i raveliani Daphnis et Chloé e Now and Then). Altro biglietto da visita, allestito nel ventennale della morte di George Balanchine, e in anticipo sulle celebrazioni del centenario stesso, è Sogno di una notte di mezza estate: originale coreografia del 1962 del grande coreografo russo-americano, fortemente voluta da Olivieri e di cui solo la Scala in questi anni detiene i diritti in Europa. Il suo trionfale debutto, nell’ottobre 2003, al Teatro Mariinskij-Kirov di San Pietroburgo ha riscattato la compagnia scaligera dalla sua secolare assenza su quell’illustre palcoscenico della danza. Grazie a fortunati eventi consimili (il debutto al Bol’šoj con Romeo e Giulietta di MacMillan) e ripetuti successi, l’attività del complesso s’intensifica con la conseguente valorizzazione di talenti come Marta Romagna, Mick Zeni, Antonino Sutera, Francesco Ventriglia, Beatrice Carbone, Emanuela Montanari, Lara Montanaro, Maria Francesca Garritano, Riccardo Massimi, Deborah Gismondi - provenienti dalla Scuola di Ballo. L’incremento delle tournée all’estero (speciale è stato il debutto di Excelsior al Théâtre National de l’Opéra-Palais Garnier nel dicembre 2002 ma anche la lunga tournée americana nell’estate del 2001, seguita dal debutto della Giselle di Sylvie Guillem al Covent Garden di Londra) proietta la compagnia da Milano in Italia e sui palcoscenici internazionali. I nomi delle sue étoiles - Ferri, Bolle, Murru (questi ultimi nominati da Olivieri) - sono una garanzia, e il livello raggiunto dall’intero Corpo di Ballo è un lasciapassare per ogni futura acquisizione coreografica. Ne danno conferma, nella stagione 2003-2004, apertasi con il ritorno di Roland Petit e il debutto del suo Pipistrello (protagonisti Alessandra Ferri, Massimo Murru, Luigi Bonino) sia la messinscena dello storico Lago dei cigni di Vladimir Bourmeister, sia quella, in esclusiva, del Sacre du printemps . Il capolavoro del 1959 di Maurice Béjart confluisce in una Serata Stravinskij che, ancora in omaggio al centenario della nascita di Balanchine, annette anche Rubies e il drammatico The Cage di Jerome Robbins in cui risalta, nel ruolo della Novizia, Sabrina Brazzo. Con il nuovo allestimento del Lago di Bourmeister, ripreso da Florence Clerc e dallo stesso direttore Olivieri (le scene e i costumi sono di Roberta Guidi di Bagno), l’ucraina Svetlana Zakharova , già stella di Mariinskij-Kirov e ormai in forza al Balletto del Bol’šoj, si fa conoscere più da vicino dal pubblico scaligero (dopo la fugace apparizione nel Gala Nureyev) e, in coppia con Roberto Bolle, comincia a diventare una delle star ospiti di maggior richiamo della compagnia. Sempre beniamina della Scala, Sylvie Guillem stupisce nel Sacre (in coppia con Massimo Murru) come nella ripresa dell’ Histoire de Manon che annovera tra i suoi ospiti d’eccezione anche Sir Anthony Dowell (nel ruolo di Monsieur G.M.) al suo primo debutto scaligero! Il titolo di MacMillan (con due frizzanti comprimarie come Beatrice Carbone e Deborah Gismondi), s’imporrà, in seguito, come un vero e proprio duello ravvicinato tra star: Alessandra Ferri (in coppia con Bolle) e la Guillem (ancora affiancata da Murru). Intanto il Sogno di una notte di mezza estate continua il suo “tour du monde” sia in Italia (debutta al Comunale di Bologna, alla “Fenice” di Venezia, al “Regio” di Torino, al “Ravenna Festival”) sia all’estero: al Festspielhaus di Baden-Baden, in Turchia, in Brasile (nei teatri municipali di San Paolo e di Rio de Janeiro), a Cipro e in Messico, mentre ad Atene, nella speciale cornice del Teatro di Erode Attico, viene affiancato da un Gala Nureyev, questa volta quasi tutto interpretato dai primi ballerini della compagnia, in cui si mette in luce la pulizia delle linee di Marta Romagna. Ormai nessun coreografo può negare l’accresciuto fascino del complesso scaligero: neppure il “difficile” Jiří Kylián che, a distanza di vent’anni dall’ultimo ingaggio alla Scala, dona al complesso la sua spirituale Sinfonia di Salmi. Il balletto rifulge nel trittico Novecento, in cui compare, tra l’altro Theme and Variations di Balanchine (debutto al 34°Festival Internazionale del Balletto di Genova, e in seguito anche al Teatro Real di Madrid con The Cage di cui sono interpreti nei ruoli principali Gilda Gelati e Mick Zeni, e il béjartiano Sacre). La stagione del ritorno di Kylián alla Scala è di particolare importanza e non solo per il Corpo di Ballo: l’intero teatro - dopo tre stagioni di residenza al Teatro degli Arcimboldi - si riappropria degli spazi e del palcoscenico del Piermarini, restaurati e adeguati dall’architetto Mario Botta. Per l’occasione del rientro Alessandra Ferri e Roberto Bolle, assieme ad alcuni primi ballerini, ottengono un caloroso successo nell’ Europa riconosciuta di Antonio Salieri, l’opera della “terza” inaugurazione della Scala, per la quale viene chiamato un coreografo neoclassico ma esperto in danze del Settecento come Heinz Spoerli. Nella Scala restaurata un Gala des étoiles, nuova occasione per conoscere i ballerini più affascinanti del momento e per il rientro di Luciana Savignano e Gheorghe Iancu, porta con sé Marguerite and Armand (interpreti Sylvie Guillem e Massimo Murru): l’indimenticato cammeo di Sir Frederick Ashton aveva fatto ammirare, nel 1966, la speciale liaison artistica di Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev . Torna anche Giselle nella felice versione di Yvette Chauviré, mentre due novità mantengono il rapporto con la platea più popolare del Teatro degli Arcimboldi: il trittico Europa e Carmen di Amedeo Amodio con Roberto Bolle nel ruolo di Don José e Marta Romagna (Carmen). Nel trittico “europeo”, la vivaldiana Stravaganza di Angeljn Preljocaj, si affianca a Polyphonia dell’inglese Christopher Wheeldon, già accreditato talento della coreografia internazionale, e a Contropotere di Jacopo Godani. Il Corpo di Ballo scaligero riconferma così il suo rapporto con Preljocaj, l’autore del suasivo affresco settecentesco Le Parc - nuova acquisizione per la stagione 2006-2007 - e rafforza il proposito, subito espresso da Olivieri al momento del suo primo incarico come direttore - di farsi portavoce in Italia e all’estero della migliore coreografia italiana. Dopo Mauro Bigonzetti, Amedeo Amodio e Jacopo Godani è infatti la volta di un altro italiano: Fabrizio Monteverde si affaccia con Vanitas in Serata Mozart, sostanzioso trittico del giugno 2006, che annette al repertorio scaligero altri due chef d’oeuvres di Kylián - Petite Mort e Sechs Tänze - più Jeunehomme (sull’omonimo concerto mozartiano) di Uwe Scholz, coreografo scomparso nel fiore degli anni, che la Scala conobbe in occasione dell’allestimento del Rosso e il Nero (1995). Con un classico della modernità come il balletto esistenzialista Le jeune homme et la Mort di Roland Petit, interpreti Darcey Bussell e Roberto Bolle, il complesso torna al Teatro degli Arcimboldi. Vi presenta pure La strada in un debutto ravvicinato rispetto a quello della Scala, nel febbraio/marzo 2006 (con Alessandra Ferri nel ruolo protagonista), che consente la rotazione di più primi ballerini e solisti nei ruoli di Gelsomina e Zampanò. Si amplia anche il numero delle star ospiti: Robert Tewsley danza Cenerentola (in coppia con Marta Romagna), Aurélie Dupont, Leonid Sarafanov e Maximiliano Guerra sono i “guests” del debutto scaligero di La Sylphide di Pierre Lacotte, titolo d’apertura della stagione 2005-2006, mentre Svetlana Zakharova in occasione della ripresa di La bayadère di Natalja Makarova, scolpisce definitivamente il suo nome a chiare lettere nel cuore del pubblico scaligero accanto a Bolle. La partecipazione a un’opera elogiata da tutta la critica, Dido and Aeneas, allestita dall’emergente coreografo inglese Wayne McGregor, la tournée in Cina (novembre 2006), la prima in assoluto per il Corpo di Ballo italiano più importante, e un nuovo cartellone nutrito di titoli del grande repertorio tardo-ottocentesco, rivisti da Nureyev (Lo schiaccianoci, La Bella addormentata, Don Chisciotte) consentono alla compagnia l’avvicendamento degli emergenti. All’orizzonte, nel marzo 2007, si profila l’affascinante “dance drama” La Dame aux camélias di John Neumeier, destinata a Alessandra Ferri (ma anche a Roberto Bolle e Massimo Murru) che, assieme a Le Parc (ottobre 2007), giunge a coronamento di un’attività sempre più intensa e in continua crescita artistica. Nella Dame la Ferri si congeda dal pubblico scaligero: in un ruolo tanto adatto alle sue corde, lascia un fulgido ricordo della sua carriera internazionale. Tra le novità della stagione 2007-2008 spicca il ritorno di Elisabetta Terabust alla testa del Corpo di Ballo e, per la prima volta nella storia scaligera, la nomina a étoile della compagnia di una ballerina russa, Svetlana Zakharova. Due i titoli a lei destinati: Don Chisciotte (con Denis Matvienko) e ancora Il lago dei cigni di Bourmeister che danza in coppia con Bolle e successivamente con Guillaume Côté. Due “guest stars”, Alina Cojocaru e Julie Kent, ricoprono il ruolo di Giulietta nel Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, mentre è tutto scaligero, e capitanato dall’étoile Massimo Murru, il nuovo allestimento di Mediterranea di Mauro Bigonzetti presentato oltre che al Teatro degli Arcimboldi, in apertura del V Belgrade Dance Festival. Testo a cura di Marinella Guatterini © Teatro alla Scala 2007 Elisabetta Terabust Direttrice del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Dopo aver frequentato la Scuola di Ballo dell’Opera di Roma sotto la guida di Attilia Radice, Elisabetta Terabust entra a far parte del Corpo di Ballo dello stesso teatro, diventando prima ballerina nel 1966 ed Étoile nel 1972. Si perfeziona con Zarko Prebil e con Erik Bruhn, che l’avvia al grande repertorio: insieme a Bruhn interpreta il pas de deux da Romeo e Giulietta e Giselle, cui seguono Lo Schiaccianoci e Cenerentola, oltre ad alcune creazioni di Aurel Milloss come Estri, su musica di Petrassi. Nel 1973 si trasferisce a Londra dove inizia il suo rapporto di collaborazione, divenuto negli anni sempre più stabile, con il London Festival Ballet: qui interpreta alcuni tra i principali ruoli del repertorio classico (Il lago dei cigni, La bella addormentata...), oltre ad alcune creazioni nuove di Glen Tetley, come Greening e Sphinx, rappresentate anche in Italia. Svolge un’intensa attività di ballerina all’estero, ampliando le proprie prospettive artistiche grazie alla collaborazione con coreografi di grande valore, in primo luogo Roland Petit, che crea per lei una versione de Lo Schiaccianoci e le affida, poi, ruoli importanti in balletti di repertorio nell’ambito della sua compagnia: tra gli altri Le loup, Notre-Dame de Paris e Coppélia. Dopo Erik Bruhn, prosegue il perfezionamento con Peter Schaufuss, approfondendo lo stile Bournonville di cui è stata una delle interpreti italiane più apprezzate. Per lei il National Ballet of Canada allestisce prima Napoli, ossia il pescatore e la sua sposa, creato da Schaufuss su Bournonville (e ripreso al Teatro di San Carlo nell’88-89), dove Terabust sostiene il ruolo di Teresina, poi La Sylphide, in seguito rappresentata al Comunale di Firenze con la coreografia Bournonville/Schaufuss. Il Teatro alla Scala di Milano le affida il ruolo principale in Giselle e il Metropolitan di New York la invita per Romeo e Giulietta, con coreografia di Nureyev. Ballerina versatile, sensibile alle innovazioni dei coreografi contemporanei (Tetley, Moreland, MacMillan), Elisabetta Terabust ha avuto in repertorio anche numerosi balletti di Balanchine (Agon, Apollon Musagète, Allegro Brillante, Tchaikovski - Pas de deux, La sonnambula), alcuni dei quali allestiti per l’Aterballetto. È stata ospite della compagnia diretta da Amedeo Amodio, il quale creò per lei Psiche a Manhattan, per poi affidarle i ruoli principali in Ricercare a nove movimenti, Après-midi d’un faune, Romeo e Giulietta e Lo Schiaccianoci. Ha danzato con i più grandi ballerini del nostro tempo, da Rudolf Nureyev a Erik Bruhn, da Paolo Bortoluzzi a Peter Schaufuss e Patrice Bart, oltre ai primi ballerini del London Festival Ballet, come Jay Jolley, e dell’Opéra di Parigi, come Patrick Dupond (al fianco del quale interpreta Lo Schiaccianoci nella versione Poljakov al Comunale di Firenze). Tra le sue interpretazioni più recenti, due creazioni di Petit: Charlot danse avec nous con il Ballet National de Marseille e La valse triste ou le retour des cygnes, rappresentata per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, Carmen e L’Arlésienne. Per quattro anni dirige il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, mantenendo comunque la Direzione Artistica della Scuola di Ballo dell’Opera di Roma, dove rientra come Direttore nel ‘ 97. Dal 2000 al 2002 è Direttore di MaggioDanza, compagnia di ballo del Maggio Musicale Fiorentino. Alla fine del 2002 assume l’incarico di Direttore della Compagnia di Balletto del Teatro di San Carlo e dal settembre 2007 riprende la direzione del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. Roland Petit Coreografo Nel 1933, all’età di otto anni, entra alla Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi. Ammesso nel Corpo di Ballo dell’Opéra nel 1940, interpreta il repertorio riproposto da Carlotta Zambelli e Albert Aveline, oltre alle opere di Serge Lifar. Parallelamente lavora da Madame Rouzanne allo Studio Wacker. Nominato “sujet” nel 1943, interpreta Carmelo in L’amour sorcier di Serge Lifar, accanto a Teresina e Lycette Darsonval. A vent’anni abbandona l’Opéra. Con Janine Charrat presenta le sue prime coreografie in occasione delle “Soirées de la Danse” al Teatro Sarah Bernhardt . È in questo periodo che frequenta anche i corsi di Boris Kniaseff (iniziatore di un nuovo metodo di “barre à terre” classica). Nel 1945, con l’aiuto finanziario del padre, dà vita ai Ballets des Champs-Élysées: Les forains, Le rendez-vous, ben presto seguiti da Le Jeune homme et la Mort, vedono la collaborazione di scrittori (Boris Kochno, Jacques Prévert, Jean Cocteau) , scenografi (Christian Bérard, Picasso, Brassaï, Georges Wakhévitch) e compositori (Henri Sauguet, Joseph Kosma), affermando in breve tempo una concezione teatrale del balletto alla quale resterà sempre fedele. Nel 1948 abbandona i Ballets des Champs Élysées per fondare i Ballets de Paris -Roland Petit, con cui si presenta al Teatro Marigny; con essi creerà, fra altre coreografie, Les demoiselles de la nuit per Margot Fonteyn. L’anno 1949 è segnato dalla creazione di Carmen a Londra: Renée Jeanmaire diventa Zizi. L’anno successivo Ninette de Valois gli chiede di realizzare Ballabile per il Royal Ballet di Londra. Nell’aprile del 1951 Les demoiselles de la nuit e Le Jeune homme et la Mort entrano nel repertorio dell’American Ballet Theater: la prima rappresentazione ha luogo alla Metropolitan Opera House di New York; interpreti di Les demoiselles de la nuit sono Collette Marchand (Agatha, the White Kitten), John Kriza (Young Musician), Eric Braun (Cat Baron di Grotius), Angela Velez (Black Cat) e di Le Jeune homme et la Mort, Jean Babilée et Nathalie Philippart. A Londra collabora in seguito con Orson Welles per The Lady in the Ice (1953). Gli si apre quindi una carriera internazionale: Hollywood lo invita per quattro anni, ed egli gira nel 1952 Hans Christian Andersen (con Zizi Jeanmaire e Danny Kaye), nel 1954 Daddy Long Legs (con Fred Astaire e Leslie Caron) e nel 1955 Anything Goes (con Zizi Jeanmaire e Bing Crosby). Al suo ritorno dagli Stati Uniti adatta la commedia musicale americana al gusto francese e allestisce “La Revue des Ballets de Paris” al Théâtre de Paris e poi all’Alhambra (1956-59). Nel 1960 mette in scena Patron, operetta di Marcel Aymé (con musica di Guy Béart, scene e costumi di Bernard Buffet) al Teatro Sarah Bernhardt, e gira Black Tights (1-2-3-4 ou les collants noirs) con Zizi Jeanmaire, Moira Shearer e Cyd Charisse. Nello stesso anno il Royal Ballet di Copenhagen gli chiede di rimettere in scena Carmen, spettacolo del quale questa compagnia farà oltre 500 rappresentazioni. Nel 1961 Zizi, vestita con i costumi di Yves Saint-Laurent, ottiene un successo travolgente all’Alhambra; danza in La revue e quello che sarà un suo cavallo di battaglia: Mon truc en plumes (coreografia di Petit, libretto di Bernard Dimey, musica di Jean Constantin). Nello stesso anno crea La chaloupée per Erik Bruhn all’Opera di Copenhagen. Nel 1965, dopo numerose tournées con i Ballets de Paris, è invitato a ritornare all’Opéra di Parigi, vent’anni dopo che l’aveva lasciata, su richiesta di Georges Auric che ne era allora sovrintendente; creerà qui Adages et Variations e Notre-Dame de Paris. Nello stesso anno rimonta Carmen per il PACT a Johannesburg. Un altro importante ritorno fu quello al Théâtre des Champs-Élysées, nel 1966, per l’Éloge de la folie, con i Ballets de Paris. Dal 1967 al 1969 realizza alcune coreografie al Royal Ballet di Londra per Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn, e alla Scala con Estasi (Skrjabin) per Rudolf Nureyev e Luciana Savignano. Nel 1970 accetta la direzione del Ballo dell’Opéra di Parigi: un incarico per il quale rassegnerà però le dimissioni dopo soli sei mesi. Riacquista invece il Casino di Parigi e vi monta due grandi spettacoli: La revue e poi Zizi, je t’aime (scene e costumi di Erté, Yves Saint-Laurent, Vasarély, Guy Pellaert, César, canzoni di Jean-Jacques Debout, Guy Béart, Jean Ferrat, Michel Legrand, Serge Gainsbourg). Il 1° gennaio 1976, malgrado il successo, la pesante pressione fiscale lo costringe ad abbandonare assieme all’inseparabile Zizi Jeanmaire questa impresa. Nel frattempo, nel 1972, il sindaco di Marsiglia Gaston Defferre lo invita a infondere nuova energia nella compagnia dell’Opéra Municipal. Nascono così, a cquisendo una loro autonomia, i Ballets de Marseille. Il primo spettacolo della compagnia si tiene al Festival d’Avignon del 1972: Allumez les étoiles (da Majakovskij). Nel 1981 i Ballets de Marseille si trasformano in Ballet National de Marseille - Roland Petit, e girano il mondo. Per questa compagnia crea opere di rilievo quali: Pink-Floyd ballet (1972), La rose malade (1973), L’Arlésienne (1974), Proust ou les intermittences du coeur (1974), Septentrion (1975), Coppélia (1975), La nuit transfigurée (1976), Lo schiaccianoci (1976) , À la mémoire d’un ange (1977), La Dama di picche (1978), Il pipistrello (1979), Parisianna (1979), Les amours de Franz (1981), Les contes d’Hoffmann (1982) , Le mariage du ciel et de l’enfer (prima destinato al Balletto della Scala con il titolo inglese The Marriage of Heaven and Hell, 1984), La symphonie fantastique (1985), Le chat botté (1985), Ma Pavlova (1986), Tout Satie (1988), Valentine ‘ s Love Songs (1988), Le diable amoureux (1989), La Bella addormentata (1990), Charlot danse avec nous (1991) , Mère Méditerranée (1992), Il Gattopardo (1994), Chéri (creato prima al Teatro alla Scala con Carla Fracci e Massimo Murru, 1996) , Le lac des cygnes et ses maléfices (1998). Nel dicembre 1981 Carmen entra nel repertorio dell’American Ballet Theater, allora diretto da Mikhail Baryshnikov; la prima ha luogo al Kennedy Center for the Performing Arts di Washington;il cast è costituito da Natalia Makarova (Carmen), Mikhail Baryshnikov (Don José), Victor Barbee (Escamillo). Continuerà poi a dividersi fra la sua compagnia a Marsiglia e il Balletto dell’Opéra di Parigi, l’American Ballet Theater, la Staatsoper e la Deutsche Oper di Berlino, il Teatro alla Scala, il music- hall per Zizi Jeanmaire (Casino di Parigi dal 1970 al 1974 - Bobino, 1977 - Zizi aux bouffes du Nord, 1989 - Zizi au Zénith, 1995) e il teatro (messa in scena di Marcel et la belle excentrique, una pièce tratta dall’opera di Marcel Jouhandeau per Zizi Jeanmaire e Michel Duchaussoy, 1992; da La voix humaine di Jean Cocteau, per Alessandra Ferri al Teatro Studio di Milano, 1994). Nel 1992 ottiene dalle autorità la possibilità di dare una continuità pedagogica al suo lavoro, con la creazione dell’École Nationale Supérieure de Danse de Marseille, la cui sede ospita anche il Ballet National de Marseille. Lascia il Ballet National de Marseille nel marzo 1998, dopo averlo diretto per ventisei anni, al termine delle rappresentazioni della sua ultima creazione marsigliese: Le lac des cygnes et ses maléfices. Dopo la sua partenza da Marsiglia continua a creare nuovi balletti,e riallestisce le sue opere in tutto il mondo con compagnie quali: San Francisco Ballet, Asami Maki Ballet a Tokyo, Teatro Colón di Buenos Aires, Balletto del Teatro alla Scala, K. Ballet Company di Tetsuya Kumakawa a Tokyo, Ballet National de Nancy, Balletto del San Carlo di Napoli, compagnia del Maggio Musicale Fiorentino, New National Theater di Tokyo. Ha creato Clavigo per Nicolas Leriche all’Opéra di Parigi nell’ottobre 1999 e uno spettacolo di Zizi Jeanmaire nel novembre 2000 per l’Anfiteatro dell’Opéra-Bastille di Parigi. Nel luglio 2001 per il Tokyo Asami Maki Ballet ha creato The Duke Ellington Ballet in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli. Nell’ottobre 2001 è stato invitato a Mosca dal Teatro Bolshoi per una nuova produzione tratta dalla novella La Dama di picche di Aleksandr Puskin sulla sinfonia Patetica di Pëtr Il’ic Cajkovskij. Nel gennaio 2002 realizza la regia dello spettacolo musicale Délits d’ivresse su testi della figlia Valentine Petit e musiche di Richard Galliano, all’Auditorium di Saint- Germain-des-Prés a Parigi. Nel settembre 2002 è invitato dal New National Theater di Tokyo per la ripresa del balletto Il pipistrello con nuove scenografie firmate da Jean-Michel Wilmotte. Nel febbraio 2003 è invitato a Mosca dal Teatro Bolshoi per la ripresa del suo balletto Notre-Dame de Paris. Nel giugno 2003 riceve a Mosca dalle mani del presidente Vladimir Putin il premio di Stato russo per il suo balletto La Dama di picche, premio che ricompensa «un’opera notevole e originale che contribuisce allo sviluppo della cultura russa». Ha pubblicato alcuni appunti e ricordi: J’ai dansé sur les flots (1993) , Temps liés avec Noureev (1998) per l’editore Grasset, e sta attualmente preparando un libro di ricordi. È stato insignito dei seguenti riconoscimenti: Chevalier des arts et des lettres (26 marzo 1962), Chevalier de la Légion d’honneur (12 luglio 1974), Officier des arts et lettres (10 novembre 1978), Officier de l’ordre national du mérite (23 luglio 1983), Officier de la légion d’honneur (31 dicembre 1992), Commandeur de l’ordre national du mérite (14 maggio 2001). Roberto Bolle Étoile del Teatro alla Scala Nato a Casale Monferrato, Roberto Bolle è entrato giovanissimo alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala; il primo a notare il suo talento è stato Rudolf Nureyev, che lo ha scelto per interpretare il ruolo di Tadzio nel balletto Morte a Venezia. Nel 1996, appena due anni dopo il suo ingresso nel balletto scaligero, alla fine di un suo spettacolo di Romeo e Giulietta, viene nominato Primo Ballerino dall’allora direttrice del Ballo, Elisabetta Terabust. Da quel momento è protagonista di balletti classici e contemporanei come La bella addormentata, Cenerentola e Don Chisciotte (Nureyev), Il lago dei cigni (Nureyev-Dowell-Deane-Bourmeister), Schiaccianoci (Wright-Hynd-Deane-Bart), La Bayadère (Makarova), Etudes (Lander), Excelsior (Dell’Ara), Giselle (anche nella nuova versione di Sylvie Guillem), Spectre de la rose, La Sylphide, Manon, Romeo e Giulietta (MacMillan-Deane), Onegin (Cranko), Notre-Dame de Paris (Petit), La Vedova allegra (Hynd), Ondine, Rendez-vous e Thaïs (Ashton), In the middle somewhat elevated (Forsythe), Tre preludi (Stevenson). Molti anche i ruoli neoclassici: in Agon, Čajkovskij pas de deux ma soprattutto Apollon musagète, che gli ha permesso di ottenere una candidatura al Premio “Benois de la danse”. Dal 1996 si è intensificata la sua carriera internazionale. Ha danzato con il Royal Ballet, il Balletto Nazionale Canadese, il Balletto di Stoccarda, il Balletto Nazionale Finlandese, la Staatsoper di Berlino, il Teatro dell’Opera di Vienna, la Staatsoper di Dresda, Il Teatro dell’Opera di Monaco di Baviera, il Wiesbaden Festival, l’8° e il 9° Festival Internazionale di Balletto a Tokyo, il Tokyo Ballet, l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Teatro Comunale di Firenze. Derek Deane, direttore dell’English National Ballet, ha creato per lui due produzioni: Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta, entrambe rappresentate alla Royal Albert Hall di Londra. In occasione del 10° anniversario dell’Opera del Cairo, ha partecipato ad una spettacolare Aida alle piramidi di Giza e successivamente all’Arena di Verona, per una nuova versione dell’opera trasmessa in mondovisione. Dal dicembre ‘ 98 è Artista Ospite Residente del Teatro alla Scala. Nell’ottobre del 2000 ha inaugurato la stagione del Covent Garden di Londra con Il lago dei cigni nella versione di Anthony Dowell e nel novembre è stato invitato al Bol’soj per celebrare il 75° anniversario di Maija Plisetskaja alla presenza del Presidente Putin. Nel giugno 2002, in occasione del Giubileo, ha danzato a Buckingham Palace al cospetto della Regina d’Inghilterra: l’evento è stato ripreso in diretta dalla BBC e trasmesso in tutti i paesi del Commonwealth.. Nell’ottobre del 2002 al Teatro Bol’soj di Mosca, è stato protagonista con Alessandra Ferri del Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, nel corso della tournée del Balletto della Scala di Milano. Nel 2003, in occasione dei festeggiamenti per i 300 anni di San Pietroburgo, ha danzato Il lago dei cigni, ancora con il Royal Ballet, al Teatro Mariinskij. E subito dopo, per il ritorno del Fauno Danzante a Mazara del Vallo, ha danzato l’Aprés-midi d’un faune di Amedeo Amodio. Nella stagione 2003/2004 gli viene riconosciuto il titolo di Etoile del Teatro alla Scala. Nel febbraio del 2004 ha danzato trionfalmente al Teatro degli Arcimboldi di Milano ne L’histoire de Manon, per la prima volta accanto ad Alessandra Ferri. Nel mese di marzo è apparso in mondovisione al Festival di San Remo, danzando L’Uccello di fuoco, un assolo appositamente creato per lui da Renato Zanella. Invitato al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo nell’ambito del III Festival Internazionale del Balletto, Roberto Bolle ha danzato il ruolo del Cavalier Des Grieux ne L’histoire de Manon ed è stato inoltre tra i protagonisti del Gala finale danzando il pas de deux dal Ballo Excelsior e Summer di J. Kudelka. Il 1° Aprile 2004 ha balla to al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II sul sagrato di Piazza San Pietro, in occasione della giornata della Gioventù. Nel mese di maggio è stato invitato all’Opéra di Parigi, per il balletto Don Chisciotte, e in dicembre per La Bella addormentata. In occasione dell’inaugurazione della Scala di Milano dopo il restauro ha danzato accanto ad Alessandra Ferri nel balletto dell’opera Europa riconosciuta. Nel Piermarini restaurato Bolle ha danzato anche nel Galà di stelle di fine anno e, nell’aprile 2005, in Giselle, accanto a Svetlana Zacharova. Nel marzo 2005 Roberto Bolle è stato invitato a danzare Apollon musagète al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, in occasione del IV Festival Internazionale del Balletto. Nel dicembre 2005 è stato interprete al Covent Garden di Londra, accanto a Darcey Bussell, del revival di Sylvia, nella versione di Frederick Ashton, trasmesso a Natale dalla BBC. Nel febbraio 2006 è stato tra i protagonisti della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino, con una coreografia creata per lui da Enzo Cosimi. Fra le sue numerose partners: Altynai Asylmuratova, Darcey Bussell, Lisa-Marie Cullum, Viviana Durante, Alessandra Ferri, Carla Fracci, Isabelle Guérin, Sylvie Guillem, Greta Hodgkinson, Margareth Illmann, Susan Jaffe, Lucia Lacarra, Agnès Letestu, Marianela Nuñez, Elena Pankova, Lisa Pavane, Darja Pavlenko, Laetitia Pujol, Tamara Rojo, Polina Semionova, Diana Visnëva, Zenaida Yanowsky, Svetlana Zacharova. Numerosi i premi ricevuti: nel 1995 ha conseguito sia il Premio “Danza e Danza” che il Premio “Positano” quale giovane promessa della danza italiana. Nel ‘ 99, nella Sala Promoteca del Campidoglio a Roma, gli viene assegnato il Premio “Gino Tani” per aver contribuito con la sua attività a diffondere attraverso il linguaggio del corpo e dell’anima i valori della danza e del movimento. L’anno successivo gli viene conferito in Piazza della Signoria a Firenze il Premio “Galileo 2000” con la consegna del “Pentagramma d’oro”. Riceve inoltre il Premio “Danza e Danza 2001”, il Premio “Barocco 2001” e il Premio “Positano 2001” per l’attività internazionale degli ultimi anni. Dal 1999 è “Ambasciatore di buona volontà” per l’UNICEF. Polina Semionova Prima ballerina della Staatsoper Unter den Linden di Berlino Nata a Mosca nel 1984, Polina Semionova si è diplomata alla Scuola di Ballo del Teatro Bol’šoj nel 2002. Quello stesso anno è stata ingaggiata da Vladimir Malakhov quale Prima Ballerina del Balletto della Staatsoper Unter den Linden di Berlino. Il suo repertorio include i seguenti ruoli: Maria nello Schiaccianoci, la Principessa Aurora nella Bella addormentata, Nikija in La Bayadère, Odette/Odile nel Lago dei cigni, Kitri in Don Chisciotte, Giselle, Cenerentola, Sylvia, Tatjana, Manon, oltre al passo a due di Diana e Atteone e Shéhérazade. Ha inoltre danzato i ruoli di Sieglinde e Brünnhild in Ring um den Ring e in Serait-ce la Mort di Maurice Béjart, l’assolo in Rückkehr ins fremde Land di Jiří Kylián, Balletto imperiale, Apollo, Čajkovskij pas de deux di George Balanchine, Ein Lindentraum di Uwe Scholz, This di Christian Spuck, Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, il pas de deux di Carmen di Roland Petit . Come Guest Artist si è unita alle compagnie di balletto della Bayerische Staatsoper di Monaco, del Teatro alla Scala di Milano, del Tokyo Ballet in Giappone, del Teatro Bol’šoj di Mosca, dell’English National Ballet di Londra, dello Zürich Ballet e ha partecipato a numerosi Gala internazionali. Dal 2005 è Guest Artist alla Wiener Staatsoper. Tra i suoi partner: Vladimir Malakhov, Roberto Bolle, Igor’ Zelenskij, Denis Matvienko, Sergej Filin, Ronald Savkovic e José Manuel Carreño. Nel 2003 ha partecipato alla realizzazione del video musicale Demo, letzter Tag della popstar tedesca Herbert Grönemeyer. Nel 2001 ha vinto la medaglia d’oro e il Premio “Anna Pavlova” al Concorso Internazionale di balletto di Mosca; nel 2002 ha vinto il Premio "Junior" al Concorso internazionale di balletto di Nagoya in Giappone, e il primo premio al Concorso “Vaganova” a San Pietroburgo. Nel 2004 ha vinto il Premio “Dafne”; l’anno successivo ha vinto il Premio della Critica tedesca e il Premio di Danza tedesco “Future”. Nel 2007 ha vinto il Premio Cultura e il Premio “Dancer of the Year”. Teatro alla Scala - Dal libretto di sala Stagione d’Opera e Balletto 2007 - 2008 David Garforth Direttore d’orchestra Compiuti i primi studi musicali di pianoforte, violino, direzione d’orchestra e di composizione presso il Royal Manchester College of Music, ha vinto il Premio Ricordi e la Worshipful Company of Musicians Medal per la direzione d’orchestra. Grazie a una borsa di studio del governo francese è poi entrato al Conservatorio di Parigi, dove ha ottenuto a fine studio il Primo Premio. Nominato lecteur presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Parigi, per tre anni ha proseguito gli studi musicali con Igor Markévitch. Garforth è stato Consulente Musicale e direttore d’orchestra dei Ballets e dell’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, e direttore ospite per vari teatri, al Ballet National de Marsiglia e Nancy, all’Opéra de Paris e la Scuola di Ballo dell’Opera di Parigi, al English National Ballet, al Deutsche Oper Berlin, al Tokyo Ballet e la Compagnia Nazionale di Tokyo. Nel 1996 ha debuttato alla Scala in Coppélia e Il gattopardo di Roland Petit con il Ballet National de Marseille e l’Orchestra Sìnfonica Giuseppe Verdi. Ha diretto Notre Dame de Paris, Romeo e Giulietta, Amarcord, La Strada, Don Chisciotte, Lo Schiaccianoci con il Balletto e Orchestra della Scala. Garforth ha anche diretto e preparato una nuova edizione musicale, con l’Archivio Musicale della Scala, di Giselle con coreografia di Sylvie Guillem al Teatro alla Scala e anche in tournée a Los Angeles, New York e Londra. In maggio 2002 ha ricevuto il premio di Danza e Danza per la sua direzione d’orchestra per la danza. Nel 1991 ha fondato a Londra la Blackheath Opera, con la partecipazione di celebri cantanti al fine di preparare giovani cantanti lirici e di offrire loro l’opportunità di partecipare a spettacoli. Oltre ad aver diretto una serie di programmi televisivi per la BBC soprattutto a capo dell’Orchestra del Covent Gaden e l’Orchestra del Teatro Maryinsky di San Pietroburgo, ha effettuato la registrazione video e DVD di Notre Dame de Paris con il Balletto e l’Orchestra dell’Opera di Parigi, Romeo e Giulietta con il Balletto e l’Orchestra della Scala e Lo Schiaccianoci con i complessi di Monte-Carlo. Tra le sue registrazioni CD: La Sylphide con la Royal Danish Orchestra e musiche inglesi con la English Chamber Orchestra, e inoltre composizioni di Ravel, Rimskij-Korsakov, Borodin e Gershwin, infine la registrzione integrale di Romeo e Giulietta di Prokof’ev con l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo. Orchestra del Teatro Regio di Parma La storia dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma affonda le sue radici in una tradizione secolare: già nel Rinascimento raffinate Cappelle vocali e strumentali e brillanti Compagnie dei violini accompagnano la vita musicale del Ducato, mentre tra Seicento e Settecento più nutrite compagini sostengono quella vivacità teatrale che da allora diviene caratteristica della città. Crocevia politico e culturale tra Parigi e Vienna, Parma vive tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento uno dei momenti salienti di questa storia, divenendo un vero e proprio laboratorio per lo sviluppo della musica e del ruolo dell’orchestra in particolare. Il punto culminante è senz’altro quello nel quale Maria Luigia vuole a capo dell’Orchestra Ducale il più celebre dei musicisti del tempo, Niccolò Paganini. Con lui, e per sua affermazione, l’orchestra parmigiana diviene «la migliore d’Italia». Da quel momento, e per tutto l’Ottocento e il Novecento, strumentisti parmigiani costituiscono il nerbo delle migliori orchestre italiane. Esempio probante: l’orchestra formata e diretta da Toscanini nelle sue grandi tournée dei primi anni Venti, per quasi un quinto costituita da musicisti di Parma. Da allora, per molti decenni, l’Orchestra ha accompagnato il canto di quegli straordinari interpreti che hanno contribuito ad alimentare nel mondo il prestigio del Teatro Regio. Nel solco di questa tradizione, l’Orchestra del Teatro Regio, come formazione stabile, debutta nel 2000 con Lohengrin di Wagner e Dinorah di Meyerbeer, riscuotendo elogi di critica e pubblico. Dal 2002 è impegnata in tutte le produzioni liriche e concertistiche del Teatro Regio di Parma e del Festival Verdi, affronta il grande repertorio operistico, sinfonico e sacro sotto la guida di alcuni tra i migliori direttori del panorama musicale internazionale. All’estero, grande successo riscuotono le tournée del dicembre 2001, con il Coro della Fondazione Arena di Verona per le celebrazioni del Centenario Verdiano, ad Annecy e all’Auditorium National di Lione, del luglio 2002 con Nabucco all’Arena di Nîmes, del settembre 2003 in Corea del Sud, con Aida al Jamshil Olympic Stadium, e del settembre 2004 con lo Stabat Mater di Rossini a Marsiglia per il Festival de Musique à Saint Victor. Tra le trasferte in altri continenti va segnalata la partecipazione all’applaudito Rigoletto, produzione del Teatro Regio, all’Auditorio Nacional di Città del Messico, le tournée in India con tappe a Nuova Delhi e Bombay. Recentissima la tournée a Bilbao con Aida per il progetto pluriennale “Tutto Verdi” promosso da OLBE ABAO, Asociación Bilbaina de Amigos de la Ópera. Dall’incontro con Bruno Bartoletti, e dalla sua nomina a direttore musicale della Fondazione Teatro Regio di Parma, è nata una proficua collaborazione, culminata nella realizzazione di un importante progetto dedicato a Benjamin Britten, con l’allestimento de The Turn of the Screw e l’esecuzione del War Requiem. I solisti dell’Orchestra danno vita al Parma Opera Ensemble, formazione cameristica, specializzata nel repertorio lirico e vocale, con un’intensa attività concertistica e discografica internazionale. Direttori di prestigio internazionale come Riccardo Muti e Yuri Temirkanov hanno diretto l’Orchestra del Teatro Regio di Parma nella Messa da Requiem e ne La Traviata presentate nell’ambito del Festival Verdi 2007. |
| Artisti che parteciperanno al Teatro alla Scala di Milano nel corso del 2008... |
| ANDREA PADOVA
www.andreapadova.com
- 2008 Sunday 27th January: Siracusa, ASAM – Recital (Chopin, Padova) Sunday 17th February: Nantes – “Festival du cinéma italien” – Videoclip “Salento” (music by Andrea Padova) Friday 18th April: Catanzaro, Amici della Musica - Recital (Chopin, Padova) Saturday 19th April: Palmi, Amici della Musica - Recital (Chopin, Padova) Sunday 20th April: Lamezia Terme, AMA - Recital (Chopin, Padova) Saturday 26th April: Lecce, Teatro Paisiello - “J.S.Bach at the piano” - Masterclass Thursday 8th May: Lecce, ICO Symphony Orchestra – (Chopin – Fantasy on Polish Airs) Friday 9th May: Lecce, ICO Symphony Orchestra – (Chopin – Fantasy on Polish Airs) Wednesday 28th May: Melbourne, BMW Edge - Recital (Bach, Chopin, Padova) Saturday 31st May: Sydney - Recital (Bach, Chopin, Padova) Wednesday 11th June: Meissen - Recital (Chopin) Friday 13th June: Bochum - Recital (Chopin) Dates TBA (21-26?) July: San Marino, Camerata del Titano – Bach-Course Wednesday 1st October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Thursday 2nd October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Friday 3rd October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Tuesday 14th October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Thursday 16th October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Tuesday 14th October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Friday 24th October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Dates TBA, November: India – Tournée (recital Bach, Chopin, Padova) |
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_____ COMUNICATO STAMPA Al via le celebrazioni per il decennale della scomparsa del grande regista L’Arlecchino il 25 settembre alla Scala Omaggio di Milano a Giorgio Strehler Serata speciale a ingresso gratuito: i biglietti in distribuzione da lunedì 17 settembre Ferruccio Soleri da 45 anni mitico interprete in Italia e nel mondo Lissner: “Lo spettacolo-simbolo del Piccolo è parte della mia vita” Escobar: “Teatro e musica inscindibili nel lavoro di Strehler” Si aprono con un evento eccezionale le celebrazioni per il decennale della scomparsa di Giorgio Strehler. Martedì 25 settembre, infatti, andrà in scena al Teatro alla Scala, in una serata speciale aperta a tutta la città e intitolata “Milano per Strehler”, l’Arlecchino servitore di due padroni con Ferruccio Soleri, da 45 anni straordinario interprete del capolavoro goldoniano messo in scena da Giorgio Strehler. Lo spettacolo, prodotto dal Piccolo Teatro, è a ingresso gratuito. I biglietti per l’assegnazione del posto numerato possono essere ritirati da lunedì 17 settembre (non più di due per persona) presso la biglietteria del Teatro alla Scala (via Filodrammatici 3), dalle ore 10.00 alle ore 16.00 (orario continuato) e presso la biglietteria del Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi), da lunedì a sabato, dalle ore 10.00 alle ore 18.45 e domenica dalle ore 13.00 alle ore 18.30 (orario continuato). La rappresentazione di uno spettacolo di prosa alla Scala costituisce un evento storico e per questo è prevedibile una grande affluenza di pubblico. Con la recita scaligera lo spettacolo goldoniano raggiunge il record di 2.558 repliche in Italia e nel mondo. Dopo l’Arlecchino alla Scala l’omaggio a Strehler continuerà con una nuova versione della Storia della bambola abbandonata con Andrea Jonasson, che coinvolgerà anche alcuni bambini della scuola primaria di Milano, Roma e Prato (in scena al Piccolo Teatro Studio, dal 14 ottobre al 4 novembre 2007). La collaborazione tra Piccolo Teatro e Scala nel nome di Strehler continuerà a dicembre con il riallestimento del Così fan tutte (in scena al Piccolo Teatro Strehler dal 13 al 22 dicembre) che vedrà anche la partecipazione di giovani interpreti e musicisti dell’Accademia della Scala. Ma in questi giorni i riflettori sono puntati sull’Arlecchino e sulla serata-evento che vede la collaborazione tra due grandi istituzioni culturali milanesi. “All’inizio della mia storia personale con Giorgio Strehler, trent’anni fa esatti, c’è Arlecchino”, ricorda Stéphane Lissner, Sovrintendente del Teatro alla Scala. “Nel 1977, quando ero direttore del Théâtre National di Nizza, volevo quello spettacolo già famoso nel mondo, a tutti i costi, ma era terribilmente difficile organizzarne la trasferta. Venni a Milano e incontrai Nina Vinchi: fu lei a prodigarsi e a trovare una soluzione per l’anno seguente”. “Nel 1985”, aggiunge Lissner, “tornato a Parigi, portai allo Châtelet l’Opera da tre soldi di Brecht, con Milva, e nel 1989, sempre allo Châtelet, Strehler creò la sua regia per Fidelio di Beethoven, con Lorin Maazel sul podio, che poi giunse alla Scala. E in quegli anni Ottanta, per la sua venuta al Théâtre de l’Europe, tenni di persona i contatti fra Strehler e l’allora ministro francese della Cultura, Léotard”. “Quando Sergio Escobar”, conclude Lissner, “mi ha proposto di ospitare Arlecchino servitore di due padroni alla Scala, per celebrare i 60 anni del Piccolo e i 10 dalla morte del Maestro, non ho avuto un attimo di esitazione. Per me, Strehler e lo spettacolo simbolo del “suo” Piccolo, sono parte della mia vita, della mia idea di teatro, dei miei affetti. Un felice segno del destino nella mia carriera”. La serata del 25 settembre rappresenta un evento unico di grande significato simbolico. “Rarissimi sono stati in epoca moderna, gli spettacoli di prosa rappresentati alla Scala”, spiega Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, “e comunque si è trattato sempre di produzioni in cui forte risultava l’intreccio con la musica. Basti pensare alla doppia esecuzione, teatrale e musicale, nel 1969, dell’Edipo re di Sofocle-Gabrielli e dell’Oedipus Rex di Cocteau-Stravinskij, con la direzione musicale di Claudio Abbado e la regia di Giorgio De Lullo”. “Anche nel caso di Arlecchino, spettacolo che Strehler allestì per la prima volta nell’estate 1947, esiste un forte legame tra prosa e teatro musicale, ma si gioca non tanto sul testo, quanto sul lavoro artistico di Giorgio Strehler. Per il fondatore del Piccolo”, prosegue Escobar, “il palcoscenico della Scala è stato una seconda casa: al Piccolo come alla Scala, Strehler ha messo alla prova il proprio talento di riformatore della scena italiana del Novecento. In questo senso, un rapporto privilegiato lo ha unito a due autori: Carlo Goldoni per la prosa e Wolfgang Amadeus Mozart nell’opera lirica. Ma “prosa” e “lirica” sembrano termini angusti: la sua è stata una ricerca continua del teatro totale, del teatro universale. Perciò non è un caso che quest’anno la collaborazione con la Scala ci veda impegnati proprio per Arlecchino di Goldoni e Così fan tutte di Mozart, oltre alla riproposta con Andrea Jonasson de La storia della bambola abbandonata. Così fan tutte è l’ultima opera messa in scena da Strehler, è la sintesi della sua visione del teatro e la summa del suo percorso musicale”. “In Goldoni e Mozart, Strehler leggeva la stessa intuizione”, conclude Escobar: “la vita è una tragedia inevitabile da affrontare con l’amara saggezza dell’ironia e con la forza della leggerezza del teatro. Così, quel Don Giovanni “nero”, che creò per il 7 dicembre 1987 – e che ebbi la fortuna di seguire nel lungo e tormentato periodo delle prove alla Scala - con la direzione di Riccardo Muti, le scene e i costumi della coppia Frigerio-Squarciapino, quanto in comune ha con l’Arlecchino che Strehler chiamò “dell’Addio”, di soli pochi mesi successivo, spettacoli nati entrambi da una profonda, lucida ma sempre appassionata disperazione!”. La serata dell’Arlecchino alla Scala vede la collaborazione anche di un imprenditore illuminato. “Appassionato d’arte e di teatro, non potevo mancare ad un evento così importante”, sottolinea Vito Gulli, presidente di Generale Conserve. “Come tutti coloro che condividono questa passione, sono sensibile alla qualità della vita e sono convinto che l’arte e la cultura l’alimentino e l’arricchiscano, in tutte le sue espressioni. Qualità della vita, che esige una qualità alimentare di alto livello, accompagnata da una sensibilità ormai imprescindibile, agli aspetti etici ed ecologici. Per questo”, conclude Vito Gulli, “l’Azienda che rappresento ha colto l’opportunità di unirsi al pubblico di questo grande evento, per sostenere l’arte e la cultura col suo marchio Ás do Mar. Un pubblico di amici e di appassionati che oggi, insieme, condivide la qualità della vita in questo splendido contesto”. Milano, 12 settembre 2007 Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni regia Giorgio Strehler messa in scena da Ferruccio Soleri con la collaborazione di Stefano de Luca scene Ezio Frigerio costumi Franca Squarciapino luci Gerardo Modica musiche Fiorenzo Carpi movimenti mimici Marise Flach scenografa collaboratrice Leila Fteita maschere Amleto e Donato Sartori Personaggi Interpreti Pantalone de’ Bisognosi Giorgio Bongiovanni Clarice, sua figlia Sara Zoia il Dottor Lombardi Tommaso Minniti Silvio, di lui figliolo Stefano Onofri Beatrice, torinese in abito da uomo Giorgia Senesi sotto il nome di Federico Rasponi Florindo Aretusi, di lei amante Sergio Leone Brighella, locandiere Enrico Bonavera Smeraldina, cameriera di Clarice Alessandra Gigli Arlecchino, servitore di Beatrice, Ferruccio Soleri poi di Florindo Un cameriere della locanda Francesco Cordella Un facchino Francesco Cordella camerieri Stefano Guizzi Annamaria Rossano Giorgio Sangati il suggeritore Stefano Guizzi suonatori Gianni Bobbio, Franco Emaldi, Paolo Mattei Francesco Mazzoleni, Elisabetta Pasquinelli Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Sponsor ÁS do MAR Teatro alla Scala, martedì 25 settembre ore 20.00 Ingresso gratuito Infotel Scala 02 88791 Infotel Piccolo Teatro 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_alla_Scala Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Teatro_alla_Scala&action=history Teatro alla ScalaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La facciata neoclassica del Teatro alla Scala di Milano
Teatro alla Scala di Milano
Il Teatro alla Scala di Milano, citato spesso semplicemente come La Scala, è uno dei più famosi teatri del mondo, situato in una delle piazze maggiormente frequentate ed eleganti della città, l'omonima Piazza della Scala, dalla quale prende appunto il nome. Il nome della piazza, a sua volta, si rifà a quello della Chiesa di Santa Maria alla Scala, eretta nel 1381 e così chiamata in onore della committente, Regina della Scala moglie di Bernabò Visconti, che nel 1778 fu demolita proprio per fare spazio al teatro. La stagione teatrale, uno dei più importanti eventi della vita mondana milanese, è composta da opera lirica, balletto e concerti di musica classica.
[modifica] StoriaIl teatro fu fondato per volere dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria dopo l'incendio che il 26 febbraio del 1776 distrusse il Teatro Regio Ducale di Milano, che fino a quel momento ospitava l'opera lirica. Le spese per l'edificazione del nuovo teatro furono sostenute dai proprietari dei palchi del Teatro Regio Ducale in cambio del rinnovo della proprietà dei palchi. Il progetto venne affidato al celebre architetto neoclassico folignate Giuseppe Piermarini, e l'edificio venne inaugurato il 3 agosto 1778, la prima rappresentazione fu quella dell'opera Europa riconosciuta di Antonio Salieri. L'opera buffa napoletana caratterizza il primo periodo di vita del teatro, con esponenti come Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa e opere come La Frascatana, Il barbiere di Siviglia e Nina pazza per amore, L'italiana in Londra e Il matrimonio segreto di Cimarosa. Nel 1812 il teatro cambiò linea coll'arrivo di Gioachino Rossini, con La pietra del paragone. Il teatro diventò il luogo deputato del melodramma italiano, il ruolo che conserva ancora oggi e che l'ha reso celebre. Tra la prima guerra mondiale e la seconda, il teatro vide avvicendarsi i maggiori cantanti del tempo, tra cui Feodor Šaljapin, Magda Olivero, Giacomo Lauri Volpi, Titta Ruffo, Gino Bechi, Beniamino Gigli, Mafalda Favero, Toti Dal Monte, Gilda Dalla Rizza, Aureliano Pertile. La Scala venne bombardata durante la seconda guerra mondiale, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto del 1943, subendo gravi danni. L'edificio venne subito ricostruito come prima del conflitto, e venne riaperto l'11 maggio 1946, con un concerto di Arturo Toscanini. Al termine della stagione 2001, il teatro fu chiuso per dare vita ad una riorganizzazione radicale delle strutture e degli impianti tecnici del palcoscenico, e per sottoporre la sala principale ad un restauro conservativo. Il progetto dei restauri venne affidato all'architetto ticinese Mario Botta. Nel frattempo, l'attività del teatro si svolse al Teatro degli Arcimboldi. I lavori, iniziati nel gennaio 2000, furono terminati nel dicembre 2004. Il teatro rinnovato è stato ufficialmente restituito al pubblico di appassionati dell'opera lirica colla rappresentazione dell'Europa riconosciuta, di Antonio Salieri, lo stesso melodramma commissionato al compositore italiano dalla corte imperiale asburgica per l'inaugurazione del teatro scaligero, il 3 agosto 1778. Al momento il suo sovrintendente è Stéphane Lissner.
[modifica] Responsabili del teatro
[modifica] Direttori artistici
[modifica] Direttori d'orchestra
[modifica] Direttori del coro nel dopoguerra
[modifica] Principali Direttori e Sovrintendenti
[modifica] Sovrintendenti nel 2005 (ordine cronologico)
[modifica] Prime assolute
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://de.wikipedia.org/wiki/Teatro_alla_Scala Cronologia/Autori: http://de.wikipedia.org/w/index.php?title=Teatro_alla_Scala&action=history Teatro alla Scalaaus Wikipedia, der freien EnzyklopädieDas Teatro alla Scala (auch: Mailänder Scala) ist ein am 3. August 1778 eröffnetes Opernhaus in Mailand, welches das 1776 abgebrannte Teatro Regio Ducale ersetzte. Maria Theresia ließ in der Hauptstadt der damals österreichischen Lombardei für den Neubau die Kirche Santa Maria alla Scala (1381, benannt nach Beatrice Regina della Scala, der Gemahlin von Bernabò Visconti) abreißen und durch den klassizistischen Architekten Giuseppe Piermarini das eher schlicht wirkende neue Opernhaus in nur 23 Monaten errichten. Zur Premiere wurde Antonio Salieris Oper L'Europa riconosciuta aufgeführt. Die Mailänder Scala wird heutzutage zu den wichtigsten Opernhäusern der Welt gezählt.
Mailänder Scala
Mailänder Scala, während der Umbauarbeiten
Die Saison beginnt alljährlich am 7. Dezember, dem Namenstag des Stadtpatrons von Mailand, dem Hl. Ambrosius (Sant'Ambrogio). Nach der völligen Zerstörungen im Zweiten Weltkrieg (1943) war das legendäre Opernhaus in Rekordzeit wieder aufgebaut worden. Am 11. Mai 1946 wurde das Haus mit einem Konzert unter Arturo Toscanini wiedereröffnet. Dem überhasteten Wiederaufbau waren verschiedene Fehler geschuldet, so wurde beispielsweise unter dem Orchestergraben Bauschutt abgelagert, was die Akustik beeinträchtigte. Eine Grundsanierung wurde dringend erforderlich. Eine heftige Diskussion über die Art der Sanierung entbrannte. Trotz erheblichen Protests, einer Sammlung von 18.000 Unterschriften durch die Primaballerina Carla Fracci und Gerichtsverhandlungen wurde die Scala abgerissen. Nur noch das Foyer, der Zuschauerraum und die von Stahlträgern gestützten Außenmauern blieben stehen. Der gesamte hintere Teil, beginnend mit der Bühne aus Holz, wurde entfernt. Von 2001 bis Anfang Dezember 2004 war die Mailänder Scala geschlossen, um Akustik und Bühnentechnik auf den neuesten Stand zu bringen und dabei doch den Stil der ursprünglichen Inneneinrichtung weitgehend zu erhalten. Für den Wiederaufbau wurde der Schweizer Architekt Mario Botta beauftragt. Unter seiner Verantwortung entstand ein Theater mit modernster Bühnentechnik. Aber Foyer und Zuschauerraum erhielten ihre originale Ausstattung von 1778. So kann seither auf drei Bühnen gleichzeitig geprobt werden. Der neue Bühnenturm erreicht eine Höhe von 38 Meter. Wieder eröffnet wurde das Opernhaus am 7. Dezember 2004 mit der Oper, die zur Ersteröffnung uraufgeführt wurde: L'Europa riconosciuta. Regie führte Luca Ronconi, die Ausstattung entwarf Pier Luigi Pizzi, Dirigent war Riccardo Muti, die Hauptrolle sang die deutsche Sopranistin Diana Damrau. Unter den 2000 geladenen Gästen waren unter anderem Sophia Loren, Giorgio Armani sowie Angehörige mehrerer europäischer Königshäuser. Eine Eintrittskarte zur Eröffnungsveranstaltung kostete 2400 Euro. Ein Konflikt entzündete sich an der Person des Nachfolgers von Intendant Carlo Fontana. Musikdirektor Muti favorisierte Maurizio Meli, gegen den sich jedoch die Belegschaft in Protestversammlungen aussprach. Die Wogen schlugen so hoch, dass Muti schließlich das Vertrauen in seine Personen nicht mehr gegeben sah und zurücktrat. Schließlich kristallisierten sich Stéphane Lissner, Intendant des Festivals in Aix-en-Provence sowie Musikintendant der Wiener Festwochen, und Alexander Pereira, Direktor des Opernhauses Zürich als wichtigste Nachfolgekandidaten heraus. Lissner wurde schließlich bestellt und gab dafür seine Position in Aix auf. Er will die Scala wieder als ernstzunehmendes, wichtiges europäisches Opernhaus in der öffentlichen Aufmerksamkeit etablieren und plant, die zuletzt schmal gewordene Riege an Gastdirigenten zu erweitern, wichtige Regisseure zu verpflichten und die Zahl der Vorstellungen zu erhöhen. Für Lissners erste Scala-Eröffnung am 7. Dezember 2005 setzte er Wolfgang Amadeus Mozarts Idomeneo auf den Spielplan und holte dafür die Debütanten Daniel Harding (Dirigent) und Luc Bondy (Regie). Das Bühnenbild entwarf Erich Wonder, der bereits 1997 an der Scala tätig gewesen war. Die Scala-Eröffnung am 7. Dezember 2006 wurde mit Giuseppe Verdis Aida in der Regie von Franco Zeffirelli, der auch das Bühnenbild entworfen hatte, sowie unter der musikalischen Leitung von Riccardo Chailly bestritten. Die beteiligten Sänger waren unter anderem Roberto Alagna, Violeta Urmana und Ildiko Komlosi. Zur Scala-Eröffnung am 7. Dezember 2007 wurde Richard Wagners Tristan und Isolde unter Daniel Barenboim und in der Inszenierung von Patrice Chéreau aufgeführt.
Generalintendanten [Bearbeiten]
Künstlerische Direktoren [Bearbeiten]
Musikdirektoren [Bearbeiten]
Chordirektoren [Bearbeiten]
Uraufführungen [Bearbeiten]
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