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__________Teatro alla Scala

Alla Scala torna l’India da leggenda di “La bayadère”
dal 17 dicembre, il primo titolo di Balletto della nuova stagione si fregia di numerose stelle: Svetlana Zakharova, Roberto Bolle, Marianela Nuñez, Polina Semionova, Denis Matvienko, accanto ai primi ballerini e solisti scaligeri

bolleL’Oriente e l’esotismo di La bayadère risplenderanno nuovamente sul palcoscenico del Teatro alla Scala dal 17 al 31 dicembre nella versione curata da Natalia Makarova, indicata come al tempo stesso il più audace ma anche il più deferente lavoro di ripristino del balletto di Petipa, e presentata l’ultima volta alla Scala nella stagione 2005-2006 e immortalata, in quell’occasione, in un DVD.
E proprio la Scala, il 16 aprile 1992, tenne a battesimo il debutto italiano della versione di Makarova; prima di allora il Teatro alla Scala non aveva avuto in repertorio nessun allestimento di questo balletto, e da allora fu proprio in questa versione che La bayadère fu rappresentata sul palcoscenico della Scala, nel 1994, nel 1999 e nel 2006.
Ad interpretare, in un’India da leggenda, gli intrighi e i drammi d’amore della bella Nikiya, del principe Solor e di Gamzatti, figlia del Rajah saranno, nel corso delle recite in programma, che aprono il cartellone di balletti per la Stagione 2008-2009, le étoile scaligere Svetlana Zakharova e Roberto Bolle, già applauditi nella precedente presentazione del 2006, nei ruoli di Nikiya e Solor, accanto a Marianela Nuñez, principal del Royal Ballet, che dopo aver calcato il palcoscenico della Scala durante il Gala des Etoiles nel gennaio 2007 (accanto a Maximiliano Guerra) ora si presenta al pubblico nel ruolo di Gamzatti. bayadere
Nelle recite di fine dicembre saranno, per la prima volta alla Scala in questo titolo, Polina Semionova e Denis Matvienko, ospiti abituali del Teatro sia per rappresentazioni in sede che in tournée (Semionova infatti è stata recentemente protagonista di “Serata Petit” accanto a Roberto Bolle sia nelle recite scaligere sia nella anteprima al Teatro Regio di Parma, mentre l’ultima collaborazione con Denis Matvienko, nel giugno 2008, porta la firma di Nureyev, con Don Chisciotte in tour in Messico con la compagnia scaligera) .
Accanto a loro, i primi ballerini del Teatro alla Scala e numerosi artisti del Corpo di Ballo, nei ruoli principali: per Nikiya, accanto a Svetlana Zakharova e Polina Semionova sarà Francesca Podini nelle due recite pomeridiane del 18 e 30 dicembre; il ruolo di Gamzatti sarà interpretato, oltre che da Marianela Nunez, dalla prima ballerina Sabrina Brazzo e da Maria Francesca Garritano. Il ruolo di Solor sarà impersonato da Roberto Bolle, Denis Matvienko e, accanto a Francesca Podini, da Eris Nezha; da seguire con attenzione, come pure per il ruolo di Magdaveya il primo ballerino Mick Zeni, il solista Riccardo Massimi e Salvatore Perdichizzi - e dell’Idolo d’Oro con Antonino Sutera, Maurizio Licitra e Federico Fresi. roberto bolle
Lontana dalle favole tradizionali come La bella addormentata o Il lago dei cigni, legata invece al poema indiano Sakuntala di Kalidasa, la cui leggenda ispiro’ Petipa, La bayadère - più orientale del vero oriente - nutrì il suo lussureggiante esotismo con il fascino esercitato dai paesi esotici nei popoli occidentali e il successo senza eguali delle opere letterarie esotizzanti tradotte per la prima volta in inglese alla fine del settecento, in cui trovare l’ambiente ideale per intrighi e drammi amorosi.
L’intuito acutissimo di Petipa nel capire cio’ che poteva incuriosire il pubblico (già La figlia del faraone qualche anno prima apriva il campo ai balletti esotici di Petipa) e la sua abilità coreografica straordinaria lo portarono a costruire un perfetto incastro fra le scene di massa - alle quali affidare le danze di carattere e l’atmosfera di colori e profumi dell’ambientazione prescelta - e i personaggi principali, mossi da sentimenti contrastanti, sui quali creare scene mimiche e momenti di alto lirismo e fascino poetico. Su tutti, lo scenario meraviglioso del Regno delle Ombre, creature che con geometrica purezza si schiudono come corolle, fanno eco ai protagonisti, disegnano ghirlande in un caleidoscopio di decori inesauribili.
bayadereE fu proprio questo quadro ad aprire la strada, come biglietto da visita, alla fortuna occidentale di La bayadère, che ebbe infatti una diffusione in un certo senso tardiva, di fatto iniziata poco più di quarant’anni fa con lo svelarsi al mondo occidentale del “quadro” delle Ombre e che invece nella sua veste integrale torna insistentemente negli ultimi anni a popolare i massimi palcoscenici del mondo di veli e incensi, e a far gareggiare le stars nei ruoli principali di Nikiya, Solor, Gamzatti…..

Nato a San Pietroburgo il 23 gennaio 1877, soggetto in patria a diverse versioni, il balletto di Petipa venne presentato per la prima volta in Occidente nel 1961 dal Balletto del Kirov a Londra e a New York - nel solo “quadro” delle Ombre. Bisognerà attendere gli anni ’80 perché il balletto venga presentato nella sua integrità: nel 1980 per la prima volta a New York, nel 1989 a Stoccolma e a Londra dalle compagnie di balletto dei due paesi. In Italia soltanto nel 1990 (due anni prima della versione Makarova alla Scala) il Kirov presenterà il balletto in forma completa. Al suo arrivo in Occidente, il “quadro” delle Ombre fu presentato come biglietto da visita per mostrare agli occidentali uno straordinario esempio di composizione coreografica perfetta e armoniosamente equilibrata, addirittura antecedente agli atti bianchi del lago dei cigni, salutato come esempio del più puro balletto classico e considerato dalle compagnie europee un modello per apprendere i canoni della scuola russa.
Rudolf Nureyev, che fu tra gli interpreti di quella prima presentazione all’Occidente, a sua volta riallesti il “quadro” delle Ombre al Royal Ballet nel 1963 (e due anni dopo lo stesso bayadereallestimento fu alla Scala con Nureyev stesso e Margot Fonteyn) e nel 1974 fu Natalia Makarova, accomunata a Nureyev dalla scelta di vita ed arte in Occidente come transfuga del Kirov, a curarne una versione per l’American Ballet Theatre. Natalia Makarova nel 1970 al pieno della sua maturità artistica, osannata dal pubblico e dai maggiori coreografi, termina la sua tournée a Londra con il Kirov rifugiandosi all’ufficio stranieri, iniziando cosi la sua carriera occidentale e le sue collaborazioni con il Royal Ballet e l’American Ballet. Ed è qui nel 1974 che rimonta il “quadro” delle Ombre e nel 1979 tutto il balletto che in quella veste venne poi allestito anche per il Royal Ballet, il balletto svedese e, appunto, la Scala.
Dopo aver allestito il “quadro” delle Ombre, con rilevanti differenze rispetto a Nureyev, Makarova decise infatti di riportare alla luce l’intera coreografia, compresa l’ultima parte relativa alla distruzione del tempio e all’apoteosi di Nikiya e Solor, che continua ad essere esclusa dalle versioni del Kirov. Revisiono’ l’opera, riducendola in tre atti, mutando l’ordine delle danze e riducendo il numero delle Ombre a 24; infine affidò a John Lanchbery il compito di una revisione della partitura di Minkus.
Con questo nuovo volto La bayadère arriva alla Scala nel 1992 nella sua giusta dimensione, senza che la drammaturgia di Petipa risulti monca, e senza isolare Il Regno delle Ombre dal resto della narrazione. In questo modo l’opera rifulge nella sua varietà e nell’interazione delle sue parti rendendo merito al suo primo ideatore.
Grazie al www.fondoambiente.it 
CONCERTO STRAORDINARIO
a favore del FAI – Fondo Ambiente Italiano

GRANDI SOLISTI PER IL FAI

ROYAL PHILHARMONIC ORCHESTRA
con
Vladimir Spivakov, direttore e violino
Mischa Maisky, violoncello – Anna Caterina Antonacci, soprano

Milano, Teatro alla Scala
Venerdì 14 novembre 2008, ore 20.00

APERTURA DEL BOTTEGHINO DA VENERDI’ 10 OTTOBRE

PROGRAMMA
Wolfgang Amadeus Mozart: concerto in re magg. n. 2 K 211 per violino e orchestra
Pëtr Il’ic Cajkovskij: variazioni su un tema rococò op. 33 – Da “Evgenij Onegin” Polonaise
Hector Berlioz: La captive op. 12 - Da “La damnation de Faust” Marche hongroise
Da “Les nuits d’été” op. 7 Le spectre de la rose –
Da “Les Troyens” Adieu, fière cité (recitativo e aria di Didon)
Maurice Ravel: Boléro

Grandi Solisti per il FAI: venerdì 14 novembre 2008, alle ore 20 la Royal Philharmonic Orchestra con Vladimir Spivakov, Mischa Maisky e Anna Caterina Antonacci si esibiranno in un concerto straordinario a favore del FAI – Fondo Ambiente Italiano.
Un modo per sostenere concretamente la Fondazione nella sua attività di conservazione e di valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano: il ricavato della serata verrà infatti destinato ai lavori di conservazione in atto nelle proprietà del FAI aperte al pubblico.

Una grande orchestra e tre straordinari protagonisti: Vladimir Spivakov, direttore e violino, premiato come “Artista del mondo” dall’Unesco nel 2006, ha fatto parte delle principali orchestre ed è impegnato nella ricerca e nel supporto di giovani talenti; Mischa Maisky, considerato uno dei maggiori violoncellisti attuali, stimato per la sua musicalità, la versatilità stilistica e la padronanza tecnica; il soprano Anna Caterina Antonacci, famosa in tutto il mondo per le sue esibizioni sui più prestigiosi palcoscenici in collaborazione con direttori d’orchestra e registi di rilievo internazionale. Una serata eccezionale che prevede un programma di grande fascino e impatto: Mozart, Cajkovskij, Berlioz, per finire con il popolarissimo Boléro di Ravel, in una cornice straordinaria come quella del Teatro alla Scala di Milano.

Con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano - Cultura.

COSTO DEL BIGLIETTO
Aderenti FAI da 55 a 250 Euro; non Aderenti da 60 a 280.



Il FAI ringrazia per il generoso sostegno Università IULM, Paolo Bulgari, Generali, JCB,
Fondazione Falck, Yoko Nagae Ceschina, BMW Group Italia, Studio Legale Gianni, Origoni, Grippo & Partners

Si ringrazia per la collaborazione Serate Musicali – Milano.

Per informazioni e prenotazioni:
FAI – tel. 02.467615253-237-295
AMIT – Numero Verde 800 166 250 www.helloticket.it
IPNOS

CON LA SCUOLA DI BALLO DELL’ACCADEMIA TEATRO ALLA SCALA
COREOGRAFIA: DAVIDE BOMBANA
MUSICHE: RICCARDO NOVA - OLIVIER MESSIAEN
VIOLONCELLO: FRANCESCO DILLON
MRIDANGAM: B.C. MANJUNATH

MILANO, PICCOLO TEATRO DI MILANO TEATRO D’EUROPA - TEATRO STUDIO
2-4 OTTOBRE 2008

COMUNICATO STAMPA

L’Accademia Teatro alla Scala continua la feconda collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano presentando dal 2 al 4 ottobre 2008 al Teatro Studio una nuova creazione, Ipnos, con la coreografia di Davide Bombana e le musiche di Riccardo Nova con gli allievi degli ultimi anni della celebre Scuola di Ballo, diretta da Frédéric Olivieri, coinvolti in un’esperienza formativa di straordinario livello.

Ipnos è uno spettacolo che trae ispirazione da molteplici sensazioni olfattive che rimandano a tutta una serie di suggestioni e percezioni, raccolte in una sequenza di quadri.
Davide Bombana nella sua coreografia ha voluto restituire, seppure in maniera astratta, queste sensazioni, sottolineando la sensualità legata all’olfatto come senso connesso all’attrazione fisica e spirituale. Una sensualità che si esprime e viene animata, sia nelle musiche originali di Riccardo Nova sia nei passi di danza, anche dall’evidente richiamo all’Oriente e ad un mondo che si riconosce per l’intensità dell’afrore delle sue spezie e dei suoi incensi. Scie olfattive che appartengono alla natura rese in atmosfere dilatate e contemplative, che si rispecchiano in alcuni pezzi di Olivier Messiaen, in contrapposizione a ritmi serrati e percussivi che riproducono i miasmi e le nevrosi del mondo d’oggi. Il potere ipnotico di un odore o di un profumo viene infine evocato come elemento scatenante di ricordi di situazioni o persone.
Il suono della mridangam, tamburo bipelle, tradizionale strumento indiano e quello del violoncello si fondono in una partitura, in cui si alternano - fra montaggio digitale e musica dal vivo - elettronica, voce Sufi, percussioni e musica per archi. Seguendo i quadri dello spettacolo, vanno a comporsi delle armonie arcaiche dilatate che, come sottolinea Nova “lasciano ai ballerini lo spazio necessario ad una gestualità lenta e sensuale a cui tuttavia si contrappone la complessità inarmonica del rumore che ormai è parte integrante dell’espressione musicale contemporanea”.

Lo spettacolo, che si avvale dei costumi disegnati e confezionati dagli allievi del Corso per Scenografi e Costumisti Realizzatori dell’Accademia Teatro alla Scala, va ad affiancare la consueta esibizione istituzionale della Scuola di Ballo, che verrà ospitata al Teatro Strehler dal 4 al 9 aprile 2009.


Giovedì 02 Ottobre 2008 ore 15:00 - 20:30
Venerdì 03 Ottobre 2008 ore 15:00 - 20:30
Sabato 04 Ottobre 2008 ore 15:00 - 19:30

Platea:
Intero € 24,50 - Ridotto card Gio/Anz € 20,00
Balconata:
Intero € 21,50 - Ridotto card Gio/Anz € 17,00

Informazioni e prenotazioni
NUMERO UNICO BIGLIETTERIA 848.800.304
(max 1 scatto urbano da telefono fisso) Per chi chiama dall'estero tel. +39 02.42.41.18.89
lunedì ore 10-18.30; da martedì a sabato 9.45-19.30; domenica 10 -17. festività (solo nei giorni di
spettacolo) 10-17
SI INAUGURA Lunedì 1 settembre la seconda edizione del Festival Internazionale MITO SettembreMusica, che dal 1 al 25 settembre unisce Torino e Milano in una grande festa musicale con più di 230 eventi: concerti di musica classica, jazz, avanguardia, rock, pop e world music, incontri, maratone musicali, rassegne dedicate e proiezioni di film: tutti i giorni, dal mattino alla sera, grandi concerti gratuiti e a prezzi popolari nei luoghi caratteristici delle due città.


Concerto di inaugurazione del Festival
MITO SettembreMusica
con la Royal Concertgebouw Orchestra e Mariss Jansons
in collaborazione con il Teatro alla Scala

Programma

Olivier Messiaen
Hymne au Saint-Sacrement

Claude Debussy
La mer, tre schizzi sinfonici

Modest Musorgskij
Tableaux d’une exposition
(Trascrizione per orchestra di Maurice Ravel)


Tutto esaurito al Teatro alla Scala per l’inaugurazione del Festival, che quest’anno, in alternanza con Torino, si svolge a Milano: il concerto è affidato alla Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam che ritorna sul palcoscenico scaligero dopo quasi 10 anni di assenza sotto la guida del suo direttore stabile Mariss Jansons.
Dall’impaginazione del programma musicale traspare non solo un forte filo francese, ma anche la grande attenzione che il Festival MITO riserva alla musica del Novecento, accostando il raro Hymne au Saint-Sacrement di Olivier Messiaen, del quale ricorre quest’anno il centenario della nascita, a La mer di Claude Debussy e, in chiusura, ai Tableaux d’une exposition di Modest Musorgskij, nella trascrizione lussureggiante di Maurice Ravel.

L’inaugurazione torinese del Festival, il giorno successivo al Teatro Regio, vede sul palco una delle storiche Big Five americane, la Cleveland Symphony Orchestra fondata nel 1918 e guidata dal suo direttore musicale Franz Welser-Möst. In programma Suite da “Powder Her Face” di Thomas Adès e la Sinfonia n. 9 in re minore di Anton Bruckner. L’orchestra americana, che viene per la prima volta nelle due città, replica la sua presenza al Festival MITO il 3 settembre, con un programma diverso, al Teatro degli Arcimboldi di Milano.


“MITO sta crescendo, un crescendo musicale che inizia con un boom di grandi orchestre internazionali tra cui la Cleveland, una delle più duttili e raffinate al mondo, che George Benjamin considera la più amata dai compositori...per la prima volta a Milano e Torino”, dice Francesco Micheli, presidente del Festival MITO. E Fiorenzo Alfieri, Assessore alla Cultura del Comune di Torino aggiunge: "Due grandi città vicine possono perdere tempo e energie nel farsi la guerra oppure possono mettere insieme le forze per diventare ancora più grandi: MITO è un bell'esempio di come Torino e Milano dovrebbero pensare al loro futuro."

Il concerto di inaugurazione a Milano è preceduto, come già lo scorso anno alle ore 18.00, a Palazzo Reale, dall’evento di apertura della rassegna ArteMusica del Festival MITO, realizzato in collaborazione con Palazzo Reale, con Vittorio Sgarbi che celebra il quadro La cena in Emmaus di Giovanni Agostino da Lodi. L’ingresso è gratuito. Il quadro sarà esposto per tutta la durata del Festival.

Il programma musicale:

Hymne au Saint Sacrement, per orchestra, fu composto da Olivier Messiaen (1908 –1992) a Parigi nel 1932. La composizione s’ispira al tema dell’Eucaristia. La prima esecuzione ebbe luogo a Parigi nel 1933 con l’Orchestre Straram diretta da Walter Straram. La partitura originale andò perduta durante la seconda guerra mondiale, e fu riscritta a memoria da Messiaen (poi edita da Broude Brothers a New York) nel 1947, in occasione di un’esecuzione programmata per quell’anno a New York sotto la direzione di Leopold Stokowski.

Claude Debussy (1862 – 1918) compose La Mer, subito dopo Pelléas et Mélisande, rappresentata nel 1902. Nel settembre 1903egli realizzò i primi abbozzi della partitura. La Mer ebbe la sua prima esecuzione nell’ottobre 1905 ai Concerts Lamoureux di Parigi, sotto la direzione di Camille Chevillard. L’accoglienza fu fredda, e alcuni recensori si dichiararono delusi dal confronto con Pelléas, giudicando l’autore della Mer un Debussy irriconoscibile. Una nuova esecuzione, nel 1908 diretta dall’autore, ebbe il successo meritato.
Dal punto di vista della forma, il primo movimento De l’aube à midi sur la mer, con il suo tempo lento, è una forma aperta, in cui esiste un mosaico di motivi, di frammenti che si incollano e poi si fondono saldamente. Jeux de vagues è uno Scherzo. Dialogue du vent et de la mer ha forma di Rondò.

I Tableaux d’une exposition furono pubblicati postumi nel 1886 dall’editore russo Bessel, in una versione corretta da Rimskij-Korsakov, e ripresa qualche anno dopo anche in Germania da Breitkopf & Härtel a Lipsia. Nel 1975 fu dato alle stampe l’Urtext a cura di Manfred Schander. Numerose le trascrizioni orchestrali, è probabile che i Tableaux siano l’opera più rielaborata nella storia della musica, ma la più celebre ed amata è di certo quella di Maurice Ravel, scritta nel 1922 ed eseguita per la prima volta, con esito trionfale, all’Opéra di Parigi nel 1922. Numerose le scene e le sensazioni acustico-visive: dall’arcaicità di Promenade alla remota aura nostalgica del Vecchio castello, al dispettoso capriccio di Tuileries, a Bydlo, vecchio carro di rigattieri e girovaghi polacchi, all’umoristico Balletto dei pulcini nei loro gusci. all’alterigia pacchiana dell’ebreo ricco, e dell’ebreo povero. E poi alla colorata allegria del Mercato di Limoges, ai cupi sotterranei di Catacumbae e di Cum mortuis in lingua mortua, alla terrificante stregoneria della Capanna su zampe di gallina e alla maestosa solennità e allo splendore sonoro della Porta di Kiev.


ALLA SCALA BIGLIETTI ESAURITI IN OGNI ORDINE DI POSTI
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Milano, 29 agosto 2008

Biografie

Fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1888, la Royal Concertgebouw Orchestra si è affermata come una delle migliori orchestre europee di fama mondiale. È stata insignita del titolo di “Reale” nel 1988 e da quel momento ha prodotto oltre 1110 LP, CD e DVD. Ambita dalle più prestigiose istituzioni internazionali, vanta un’identità musicale peculiare e di alto livello artistico, forte di una lunga esperienza al fianco di eminenti musicisti.
L'Orchestra è formata da 120 esecutori in grado di esprimersi con un suono unico, ricco di una flessibilità sconvolgente, e grazie anche alle eccezionali proprietà acustiche della sala del Concertgebouw, si distingue in particolar modo nell’esecuzione del repertorio tardo-romantico.
Durante i 50 anni di direzione musicale di Willem Mengelberg, da un lato ha avuto l’onore di essere diretta da eminenti compositori, quali Richard Strauss, Gustav Mahler, Claude Debussy ed Igor Stravinsky, dall’altro ha ospitato opere di Béla Bartók, Sergej Rachmaninov e Sergej Prokof’ev, eseguite dagli autori stessi. Nel 1987 fu pubblicamente definita da Richard Strauss «indubitabilmente magnifica, ricca di energia e di entusiasmo».
La tradizione mahleriana che si respira tra le pagine della storia dell'Orchestra raggiunge il suo massimo con Mahler in persona alla direzione musicale in occasione del Festival Mahleriano del 1920. A tal proposito, Bernhard Haitink suscitò una vera e propria emozione all'indomani dell'immissione sul mercato della registrazione dell'integrale delle Sinfonie di Gustav Mahler, riproposte dal vivo anche durante i concerti delle “Christmas Matinees”.
Il costante legame con i compositori contemporanei, che rappresenta la principale scelta artistica dell’Orchestra, ha avuto seguito con nomi di fama mondiale, quali Bruno Maderna, Peter Schat, Luciano Berio, Hans Werner Henze, Luigi Nono e John Adams.

Mariss Jansons è divenuto il sesto Direttore Stabile della Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam nel 2004, sebbene fosse apparso già in svariate occasioni a partire dal 1988 in veste di Direttore Ospite ad Amsterdam.
Nato a Riga, in Lettonia, e residente a San Pietroburgo, Mariss Jansons ha assunto il ruolo di direttore stabile della Oslo Philharmonic Orchestra dal 1979 al 2000. Successivamente ha ottenuto la nomina di direttore musicale della Pittsburgh Symphony Orchestra. Ha inoltre ricoperto la carica di direttore principale della Bayerische Rundfunk di Monaco a partire dal 2003, parallelamente all’'impegno con la Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam.
Giovanissimo, Mariss Jansons si spostò dalla città natìa a Leningrado. Suo padre Yarvid Jansons era un noto direttore che aveva lavorato per numerosi anni in veste di delegato di Yugenyi Mravinski, capo della Leningrad Philharmonic, sua madre era una cantante d'opera.
Mariss Jansons intraprese gli studi di pianoforte, violino e direzione d'orchestra presso il Conservatorio di Leningrado e dal 1969 proseguì i suoi studi in qualità di allievo di Hans Swarowski a Vienna di e di Herbert von Karajan a Salisburgo. Solo due anni più tardi, si aggiudicò il Primo Premio all'International Herbert von Karajan International Competition di Berlino.
La sua collaborazione con l'Orchestra di San Pietroburgo è datata 1973, divenendo assistente di Evgeny Mravinsky. In seguito tenne una serie di importantissime tournées alla guida della prestigiosa formazione.
Alla direzione della Oslo Philharmonic Orchestra e della Pittsburgh Symphony Orchestra, Mariss Jansons si è distinto presso i principali centri musicali europei, americani e giapponesi. È inoltre stato ambitissimo ospite del Festival di Lucerna, del Festival di Edimburgo e del BBC London Proms e di tutte le edizioni del Festival di Salisburgo. Tiene attualmente una stagione concertistica presso il prestigiosissimo Musikverein di Vienna.
Oltre alla produzione discografica realizzata con la Oslo Philharmonic e con la Royal Concertgebouw, Mariss Jansons ha inciso con i Wiener Philharmoniker, i Berliner Philharmoniker, la Philadelphia Orchestra, la London Philharmonic Orchestra. Gran parte di queste produzioni sono state premiate con riconoscimenti internazionali, incluso l'Edison ed il Grammy Award.
Una serie di incisioni dal vivo effettuate per la RCO ovvero l'etichetta discografica di proprietà della Royal Concertgebouw Orchestra, hanno riscosso eccezionali consensi da parte di pubblico e critica.
Mariss Jansons ha ottenuto numerose onorificenze di rilievo internazionale per il suo contributo dato alla Cultura ed alla Musica, tra queste la “Cross of Merit” conferitagli da parte di Re Harald di Norvegia e l'acquisizione come membro onorario da parte Academy of Music di Londra e del Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna.
Nel Maggio 2006 è stato insignito dell'Ordine delle Tre Stelle, la più alta onorificenza conferita dallo Stato della Lettonia.
Lunedì 1 settembre 2008
si inaugura MITO Settembre Musica
Il concerto di apertura del Festival
con la Royal Concertgebouw Orchestra
diretta da Mariss Jansons al Teatro alla Scala


Lunedì 1 settembre, al Teatro alla Scala, si inaugura la seconda edizione del Festival Internazionale MITO SettembreMusica, che dal 1 al 25 settembre unisce Torino e Milano in una grande festa musicale con più di 230 eventi: concerti di musica classica, jazz, avanguardia, rock, pop e world music, incontri, maratone musicali, rassegne dedicate e proiezioni di film. Tutti i giorni, dal mattino alla sera, grandi concerti gratuiti e a prezzi popolari nei luoghi caratteristici delle due città.

L’inaugurazione del Festival, è affidata alla Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam che torna sul palcoscenico scaligero dopo quasi 10 anni di assenza sotto la guida del suo direttore stabile Mariss Jansons. Il concerto alla Scala ha già registrato il tutto esaurito.

Dopo il grande successo dello scorso anno - oltre 160mila spettatori - questa seconda edizione ripropone la formula dell’alta qualità a prezzi accessibili anche per gli appuntamenti più importanti, mantenendo sempre alta l’attenzione all’integrazione tra i generi musicali più diversi, coniugando qualità e intrattenimento.

In seguito ad una ricerca commissionata all’Università Bocconi, relativamente all’impatto della scorsa edizione del Festival sulla città di Milano, è emerso un dato significativo: quasi 3mila spettatori, non frequentatori di concerti di musica, grazie a MITO hanno assistito a più di 4 concerti alla settimana.

Sabato 30 e domenica 31 agosto, MITO festeggia la sua apertura con momenti musicali e la distribuzione del programma del Festival nelle principali piazze, fiere e mercati milanesi. I momenti musicali coinvolgono giovani musicisti allievi del Conservatorio di Milano, ma anche alcuni collaboratori di MITO, che tra le file del suo staff annovera molti giovani diplomati in musica. Per chi volesse richiedere informazioni più approfondite sul Festival, la biglietteria sarà aperta tutti i giorni compresa la domenica, dalle 10.30 alle 18.30, fino alla fine del Festival.

Lo staff di MITO a Milano è formato da 45 persone, con un’età media di 28 anni: sono stati coinvolti stagisti che provengono da tutte le università milanesi.

Un accordo esclusivo con ATM mette a disposizione di coloro che acquistano un biglietto o un abbonamento per i concerti di MITO un carnet di 10 viaggi al prezzo speciale di 8 euro: i carnet sono reperibili presso le biglietterie Mito e le sedi dei concerti. Inoltre ATM lancia per l’occasione una nuova cartina della città con tutte le linee metropolitane e di superficie in cui sono riportate, con apposite icone numerate, le sedi dei concerti di MITO, con indicazioni sul retro relative ai luoghi degli appuntamenti, come raggiungerli e la segnalazione degli spettacoli che si terranno in ogni sede.

Il FAI presenta i luoghi di MITO: un testo speciale realizzato dal FAI, dedicato alle sedi milanesi architettoniche più interessanti sarà pubblicato nei libretti di sala di ogni concerto.

MITO, in occasione del Bicentenario della Ricordi, realizza inoltre un prezioso inserto all’interno dei programmi di sala dei concerti di musica classica, antica, sacra, contemporanea e cameristica, che riporta alcune immagini messe a disposizione dall’archivio Ricordi che raccontano due secoli della storia civile, imprenditoriale, musicale e teatrale italiana.

MITO SettembreMusica non manca di dimostrare grande sensibilità ambientale aderendo al progetto Impatto Zero®, promosso da LifeGate e certificato da Bios, Ente Certificatore accreditato SINCERT e riconosciuto dall’Unione Europea, per ridurre e compensare le emissioni di anidride carbonica generate dall’organizzazione di un’iniziativa che prevede, nelle due città, un pubblico di oltre 160.000 persone. E’ stato calcolato che l’impatto ambientale corrisponde alle emissioni di 832.590 kg di CO2, che verranno compensate con la creazione e tutela di nuove foreste in Italia, nel Parco del Ticino, e in Costa Rica per una superficie complessiva di oltre 222.000 mq, corrispondente a circa 7.400 alberi. Inoltre MITO si fa portavoce della cultura della sostenibilità invitando tutti i partecipanti a ridurre l’impatto ambientale complessivo attraverso una serie di eco-comportamenti disponibili sulla maggior parte dei materiali di comunicazione. A questo proposito il Festival stamperà tutti i programmi di sala su carta riciclata e realizzerà speciali t-shirt di cotone ecologico.

I numeri di Milano: 48 concerti con biglietti a prezzi popolari, 60 concerti a ingresso gratuito, 33 dibattiti (incontri, presentazioni di libri, appuntamenti Arte e Musica, 13 proiezioni cinematografiche), le sedi degli spettacoli a Milano sono 48 di cui 5 in Lombardia, 61 le istituzioni coinvolte e la capitale lombarda registra la presenza di 236 artisti tra solisti e direttori internazionali e 75 tra orchestre internazionali e ensemble.


Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12
telefono 02.36508343 - c.mitobiglietteria@comune.milano.it
(aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30)
www.mitosettembremusica.it
____www.laverdi.org
CONCERTO STRAORDINARIO in collaborazione con il TEATRO ALLA SCALA
Teatro alla Scala, dom 7 settembre 2008 ore 20.00
George Gershwin Girl Crazy, Ouverture
Concerto in Fa per pianoforte e orchestra
Leonard Bernstein Candide, Ouverture
Symphonic Dances da West Side Story
Pianoforte e Direttore Wayne Marshall
27 Aprile 2008 - Prova Aperta della Filarmonica della Scala Maestro S.Bychkov Teatro alla Scala  Ora 19,00

Platea Gialla 38,50
Palchi I e II Ord Azzurro Euro 33,00
Palchi I e II Ord Grigio Euro 33,00
Palchi III e IV Ord Rosa Euro 27,50
Palchi III e IV Ord Blu Euro 22,00
I Galleria Verde Euro 16,50
II Galleria Rossa Euro 11,00
In Vednita presso il Negozio di Milano Stradivarius Linea 2 Verde Tel: 02 29400600
Grazie dei dati a www.teatroregioparma.org
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
L’illustre passato della compagnia di balletto del Teatro alla Scala affonda le proprie radici nei secoli precedenti all’inaugurazione, nel 1778, del più celebre teatro musicale del mondo, che ne è tuttora la sede. La sua storia si intreccia alla nascita stessa del genere balletto, promosso proprio nelle corti rinascimentali italiane e in particolare nella splendida dimora degli Sforza, a Milano. Qui, tra il 1779 e il 1789 Gasparo Angiolini, il coreografo della riforma gluckiana del melodramma, fece danzare una compagnia di oltre cinquanta elementi, e Salvatore Viganò, il “sommo tra i coreografi”, idolatrato da Stendhal, collaudò con Il noce di Benevento (1812), Prometeo (1813), Mirra (1817), Dedalo (1817), Otello (1818), La vestale (1818) e I Titani (1819) la sua personale declinazione del ballet d’action definita “coreodramma”. Enorme l’influenza esercitata sugli autori di danza del tempo come Gaetano Gioja e sui danzatori che furono beniamini del pubblico come il danseur noble Carlo Blasis, il cui nome resta per sempre legato ai fasti della scuola scaligera fondata nel 1813.
Grande didatta e teorico del balletto romantico, Blasis fu direttore dell’Imperial Regia Accademia dal 1838 al 1851; con lui studiarono le maggiori stelle della prima metà dell’Ottocento: da Carlotta Grisi a Fanny Cerrito, da Lucine Grahn ad Amelia Boschetti. Molte sue allieve scaligere, come Caterina Beretta e Virginia Zucchi, si contesero i favori del pubblico occidentale e in Russia, meta di una successiva schiera di prime ballerine provenienti dalla Scala che contribuirono alla nascita del balletto tardo-romantico o “classico”. Carlotta Brianza fu la prima interprete della La Bella addormentata di Čaikovskij/Petipa (1890), Pierina Legnani la prima Odette/Odile nel Lago dei cigni ancora di Čaikovskij/Petipa (1895), a cui si deve la prodezza tecnica dei 32 fouettés del Cigno Nero, e Carlotta Zambelli fu l’ultima rappresentante della scuola ottocentesca del balletto milanese, capitanata da Enrico Cecchetti, alla testa della Scuola scaligera dal 1926 al 1928, l’anno della sua morte. Tra i maggiori didatti della storia coreutica di tutti i tempi, proprio Cecchetti proiettò l’insegnamento italiano della tecnica accademica nel mondo.
Già nel 1881, con il debutto di Excelsior di Luigi Manzotti, Romualdo Marenco e Alfredo Edel, la Scala si allineava, in modo originale, alla moda spettacolare invalsa a fine Ottocento. Inneggiante al progresso, Excelsior fu il più celebrato dei “balli grandi” manzottiani (al quale seguirono Amor, 1886, e Sport, 1897): anticipò il genere della rivista musicale e, oltre a ottenere una fama planetaria, creò proseliti scaligeri. Saldi professionisti come Raffaele Grassi, Nicola Guerra e Giovanni Pratesi (autore, nel 1928, di Vecchia Milano) traghettarono la compagnia scaligera nel Novecento. Una nuova leva di stelle, formata da Teresa Battaggi, Cia Fornaroli, Rosa Piovella Ansaldo, Attilia Radice, Ria Teresa Legnani, Vincenzo Celli, Gennaro Corbo, contribuì a dar lustro al Teatro dopo la pausa bellica, e grandi coreografi, come Michel Fokin e Léonide Massine, si impegnarono nell’adattare al gusto scaligero le novità apportate nella danza, nella musica e nella scenografia dai Ballets Russes.
Dopo il debutto, nel 1942, del suo paradigmatico Mandarino meraviglioso (musica di Béla Bartók, scene e costumi di Enrico Prampolini), Aurelio Milloss fu incaricato da Arturo Toscanini del rilancio del Balletto alla Scala del secondo dopoguerra. Milly Clerici, Edda Martignoni, Wanda Sciaccaluga, Elide Bonagiunta e soprattutto Olga Amati, Luciana Novaro, Ugo Dell’Ara, Giulio Perugini, Mario Pistoni, Walter Venditti e Amedeo Amodio s’imposero sotto la sua direzione, in tante coreografie (tra le altre, La follia d’Orlando, Marsia, La rivolta di Sisifo) affiancate alle opere di Massine, che alla Scala tornò nel 1948 per allestire la sua Sagra della primavera. Massine esercitò per oltre un decennio una grande influenza sul Corpo di Ballo (Gaîté parisienne, Capriccio, Il cappello a tre punte, Laudes Evangeli) che in quegli anni conobbe anche il New York City Ballet e George Balanchine, chiamato alla Scala dal 1952 al 1964 (Ballet Impérial, Il bacio della fata, Palais de cristal, Concerto barocco, I quattro temperamenti e Orfeo). Grande lustro diedero al balletto di allora stelle come Vera Colombo, Gilda Majocchi, Elettra Morini, Fiorella Cova e soprattutto Carla Fracci che avviò la sua carriera nel 1956 interpretando Cenerentola di Alfred Rodriguez e, due anni dopo, Romeo e Giulietta di John Cranko, allestito proprio per il complesso scaligero al Teatro Verde dell’Isola di San Giorgio a Venezia.
Fracci fu partner di Rudolf Nureyev, che, apparso per la prima volta alla Scala nel 1965, destinò alla compagnia quasi tutti i suoi classici: La Bella addormentata (1966), Lo schiaccianoci (1969), Paquita (1970), Don Chisciotte, Romeo e Giulietta (1980) e Il lago dei cigni (1990), mantenendo un legame del tutto particolare con la compagnia diretta dal 1971 da John Field e ricca di talenti classici come Liliana Cosi, anche lei partner di Nureyev, e moderni come Luciana Savignano e Paolo Bortoluzzi. Molte le creazioni pensate per la Fracci in quarant’anni: da La strada di Rota-Pistoni (1966) a Medea (1987) di John Butler sino a Chéri di Roland Petit (1997) e le novità destinate alla prediletta Savignano da Maurice Béjart (Bolero nel 1975 e La luna) che alla Scala allestì L’uccello di fuoco, Le marteau sans maître, Bakhti e ancora Le martyre de Saint Sébastien (1986) e Dionysos (1988) mescolando spesso la compagnia scaligera al suo Ballet du XXème Siècle a partire dalla Nona Sinfonia di Beethoven (1973).
Con Le Jeune homme et la Mort si inaugura, addirittura nel 1955, per prendere quota nel 1963, anche la lunga e fertile collaborazione del Balletto della Scala con Roland Petit (Le loup, La chambre, Les demoiselles de la nuit e in anni più recenti The Marriage of Heaven and Hell, Proust, ou Les intermittences du coeur, L’Angelo azzurro, Tout Satie, Carmen e Nôtre-Dame de Paris) mentre continuano a essere valorizzati i talenti della coreografia interni come Mario Pistoni, Amedeo Amodio, Ugo Dell’Ara: il coreografo del nuovo Excelsior (1967) con la regia di Filippo Crivelli e l’adattamento musicale di Fiorenzo Carpi, portato alla Scala nel 1978, nel 1999 e dal 2002 in tournée. Negli anni Settanta e Ottanta si avvicendano étoiles e primi ballerini quali Anna Razzi, Oriella Dorella, Renata Calderini, Angelo Moretto, Paolo Podini, Bruno Vescovo e ancora Maurizio Bellezza, Davide Bombana e Marco Pierin: è l’epoca di una nuova apertura all’Europa e all’America con Jiří Kylián (Sinfonia in Re, La cathédrale engloutie), Jerome Robbins (Après midi d’une faune, Les noces), Birgit Cullberg (Signorina Giulia), Louis Falco (Eagle’s Nest) e Joseph Russillo (La leggenda di Giuseppe, Lieb und Leid).
Nel Lago dei cigni di Franco Zeffirelli (1985) si affaccia, accanto a Carla Fracci, una giovanissima Alessandra Ferri: cresciuta alla Scuola di Ballo della Scala e perfezionatasi alla Scuola del Royal Ballet di Londra, diventa nel 1992, prima ballerina assoluta del Teatro alla Scala, legando il suo nome a una lunga serie di debutti: Il bacio della fata (1993) con la direzione musicale di Riccardo Muti, Onegin di John Cranko (1994), L’histoire de Manon (1994) e Romeo e Giulietta (1995) entrambi nelle versioni di Kenneth MacMillan, Nôtre-Dame de Paris (1998) di Roland Petit, Quartetto (1998), creazione a lei destinata da William Forsythe, e Ondine di Frederick Ashton (2000).
Nel frattempo tra i direttori artistici di prestigio internazionale della compagnia, come Rosella Hightower e Patricia Neary, s’impone l’étoile Elisabetta Terabust che esalta il talento di ballerini come il danseur noble Roberto Bolle e l’espressivo e moderno Massimo Murru. Formati e cresciuti nel vivaio della Scuola di Ballo della Scala diretta da Anna Maria Prina, i due ballerini diventano star di livello mondiale e, con l’inizio della stagione 2003-2004, acquistano il rango di étoile del Teatro. Tra le presenze femminili di maggior fama spicca Sylvie Guillem, il cui debutto alla Scala, in coppia con Rudolf Nureyev, risale al 1987. La grande ballerina francese crea per il complesso scaligero la sua seconda versione di Giselle (2001) e figura tra gli ospiti d’onore, con Diana Vishneva del Mariinskij-Kirov, l’argentino Maximiliano Guerra, il cubano José Manuel Carreño, i francesi Laurent Hilaire e Manuel Legris. Nel repertorio, alla cui costruzione ha contribuito anche Giuseppe Carbone, per due volte direttore del Balletto scaligero, tra gli anni Ottanta e Novanta,
figurano, oltre ai classici, coreografie di Mats Ek, William Forsythe, Antony Tudor, Glen Tetley, Alvin Ailey, Agnes de Mille, Paul Taylor e Maguy Marin.
All’inizio del 2002 la direzione artistica del Corpo di Ballo viene affidata al francese Frédéric Olivieri, già ancienne étoile del Balletto di Monte-Carlo e danzatore celebre nel mondo. La sua nomina coincide con il passaggio al ruolo di primi ballerini di Sabrina Brazzo, Gilda Gelati, Marta Romagna, Alessandro Grillo e Mick Zeni, e al ruolo di solista di Riccardo Massimi, Maurizio Licitra, Deborah Gismondi, Antonino Sutera, Emanuela Montanari, che si affiancano alle prime interpreti Elisabetta Armiato, Anita Magyari, Isabel Seabra e ai primi ballerini Vittorio D’Amato, Francisco Sedeño, Biagio Tambone, Maurizio Vanadia, Michele Villanova. Nel decennale della morte di Rudolf Nureyev, il nuovo direttore imposta una programmazione celebrativa dell’evento (Lo schiaccianoci, Don Chisciotte, soprattutto un Galà internazionale che riporta alla Scala il gusto delle competizioni tra divi mondiali) e stabilisce contatti con John Neumeier (Daphnis et Chloé e Now and Then), Angelin Preljocaj e Maurice Béjart. Il franco-albanese Preljocaj dona alla Scala l’intenso duetto Annonciation e il settantenne Béjart ripristina Bolero nell’interpretazione di Sylvie Guillem in Serata Ravel, un progetto musicale che Olivieri manterrà nel tempo, e che abbina al semplice titolo di “Serata” il nome del compositore cui fanno capo tutte le partiture dei balletti prescelti (qui oltre a Bolero, proprio i raveliani Daphnis et Chloé e Now and Then).
Altro biglietto da visita, allestito nel ventennale della morte di George Balanchine, e in anticipo sulle celebrazioni del centenario stesso, è Sogno di una notte di mezza estate: originale coreografia del 1962 del grande coreografo russo-americano, fortemente voluta da Olivieri e di cui solo la Scala in questi anni detiene i diritti in Europa. Il suo trionfale debutto, nell’ottobre 2003, al Teatro Mariinskij-Kirov di San Pietroburgo ha riscattato la compagnia scaligera dalla sua secolare assenza su quell’illustre palcoscenico della danza. Grazie a fortunati eventi consimili (il debutto al Bol’šoj con Romeo e Giulietta di MacMillan) e ripetuti successi, l’attività del complesso s’intensifica con la conseguente valorizzazione di talenti come Marta Romagna, Mick Zeni, Antonino Sutera, Francesco Ventriglia, Beatrice Carbone, Emanuela Montanari, Lara Montanaro, Maria Francesca Garritano, Riccardo Massimi, Deborah Gismondi - provenienti dalla Scuola di Ballo.
L’incremento delle tournée all’estero (speciale è stato il debutto di Excelsior al Théâtre National de l’Opéra-Palais Garnier nel dicembre 2002 ma anche la lunga tournée americana nell’estate del 2001, seguita dal debutto della Giselle di Sylvie Guillem al Covent Garden di Londra) proietta la compagnia da Milano in Italia e sui palcoscenici internazionali. I nomi delle sue étoiles - Ferri,
Bolle, Murru (questi ultimi nominati da Olivieri) - sono una garanzia, e il livello raggiunto dall’intero Corpo di Ballo è un lasciapassare per ogni futura acquisizione coreografica.
Ne danno conferma, nella stagione 2003-2004, apertasi con il ritorno di Roland Petit e il debutto del suo Pipistrello (protagonisti Alessandra Ferri, Massimo Murru, Luigi Bonino) sia la messinscena dello storico Lago dei cigni di Vladimir Bourmeister, sia quella, in esclusiva, del Sacre du printemps . Il capolavoro del 1959 di Maurice Béjart confluisce in una Serata Stravinskij che, ancora in omaggio al centenario della nascita di Balanchine, annette anche Rubies e il drammatico The Cage di Jerome Robbins in cui risalta, nel ruolo della Novizia, Sabrina Brazzo.
Con il nuovo allestimento del Lago di Bourmeister, ripreso da Florence Clerc e dallo stesso direttore Olivieri (le scene e i costumi sono di Roberta Guidi di Bagno), l’ucraina Svetlana Zakharova , già stella di Mariinskij-Kirov e ormai in forza al Balletto del Bol’šoj, si fa conoscere più da vicino dal pubblico scaligero (dopo la fugace apparizione nel Gala Nureyev) e, in coppia con Roberto Bolle, comincia a diventare una delle star ospiti di maggior richiamo della compagnia. Sempre beniamina della Scala, Sylvie Guillem stupisce nel Sacre (in coppia con Massimo Murru) come nella ripresa dell’ Histoire de Manon che annovera tra i suoi ospiti d’eccezione anche Sir Anthony Dowell (nel ruolo di Monsieur G.M.) al suo primo debutto scaligero! Il titolo di MacMillan (con due frizzanti comprimarie come Beatrice Carbone e Deborah Gismondi), s’imporrà, in seguito, come un vero e proprio duello ravvicinato tra star: Alessandra Ferri (in coppia con Bolle) e la Guillem (ancora affiancata da Murru).
Intanto il Sogno di una notte di mezza estate continua il suo “tour du monde” sia in Italia (debutta al Comunale di Bologna, alla “Fenice” di Venezia, al “Regio” di Torino, al “Ravenna Festival”) sia all’estero: al Festspielhaus di Baden-Baden, in Turchia, in Brasile (nei teatri municipali di San Paolo e di Rio de Janeiro), a Cipro e in Messico, mentre ad Atene, nella speciale cornice del Teatro di Erode Attico, viene affiancato da un Gala Nureyev, questa volta quasi tutto interpretato dai primi ballerini della compagnia, in cui si mette in luce la pulizia delle linee di Marta Romagna. Ormai nessun coreografo può negare l’accresciuto fascino del complesso scaligero: neppure il “difficile” Jiří Kylián che, a distanza di vent’anni dall’ultimo ingaggio alla Scala, dona al complesso la sua spirituale Sinfonia di Salmi. Il balletto rifulge nel trittico Novecento, in cui compare, tra l’altro Theme and Variations di Balanchine (debutto al 34°Festival Internazionale del Balletto di Genova, e in seguito anche al Teatro Real di Madrid con The Cage di cui sono interpreti nei ruoli principali Gilda Gelati e Mick Zeni, e il béjartiano Sacre).
La stagione del ritorno di Kylián alla Scala è di particolare importanza e non solo per il Corpo di Ballo: l’intero teatro - dopo tre stagioni di residenza al Teatro degli Arcimboldi - si riappropria degli spazi e del palcoscenico del Piermarini, restaurati e adeguati dall’architetto Mario Botta. Per l’occasione del rientro Alessandra Ferri e Roberto Bolle, assieme ad alcuni primi ballerini, ottengono un caloroso successo nell’ Europa riconosciuta di Antonio Salieri, l’opera della “terza” inaugurazione della Scala, per la quale viene chiamato un coreografo neoclassico ma esperto in danze del Settecento come Heinz Spoerli. Nella Scala restaurata un Gala des étoiles, nuova occasione per conoscere i ballerini più affascinanti del momento e per il rientro di Luciana Savignano e Gheorghe Iancu, porta con sé Marguerite and Armand (interpreti Sylvie Guillem e Massimo Murru): l’indimenticato cammeo di Sir Frederick Ashton aveva fatto ammirare, nel 1966, la speciale liaison artistica di Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev . Torna anche Giselle nella felice versione di Yvette Chauviré, mentre due novità mantengono il rapporto con la platea più popolare del Teatro degli Arcimboldi: il trittico Europa e Carmen di Amedeo Amodio con Roberto Bolle nel ruolo di Don José e Marta Romagna (Carmen).
Nel trittico “europeo”, la vivaldiana Stravaganza di Angeljn Preljocaj, si affianca a Polyphonia dell’inglese Christopher Wheeldon, già accreditato talento della coreografia internazionale, e a Contropotere di Jacopo Godani. Il Corpo di Ballo scaligero riconferma così il suo rapporto con Preljocaj, l’autore del suasivo affresco settecentesco Le Parc - nuova acquisizione per la stagione 2006-2007 - e rafforza il proposito, subito espresso da Olivieri al momento del suo primo incarico come direttore - di farsi portavoce in Italia e all’estero della migliore coreografia italiana. Dopo Mauro Bigonzetti, Amedeo Amodio e Jacopo Godani è infatti la volta di un altro italiano: Fabrizio Monteverde si affaccia con Vanitas in Serata Mozart, sostanzioso trittico del giugno 2006, che annette al repertorio scaligero altri due chef d’oeuvres di Kylián - Petite Mort e Sechs Tänze - più Jeunehomme (sull’omonimo concerto mozartiano) di Uwe Scholz, coreografo scomparso nel fiore degli anni, che la Scala conobbe in occasione dell’allestimento del Rosso e il Nero (1995).
Con un classico della modernità come il balletto esistenzialista Le jeune homme et la Mort di Roland Petit, interpreti Darcey Bussell e Roberto Bolle, il complesso torna al Teatro degli Arcimboldi. Vi presenta pure La strada in un debutto ravvicinato rispetto a quello della Scala, nel febbraio/marzo 2006 (con Alessandra Ferri nel ruolo protagonista), che consente la rotazione di più primi ballerini e solisti nei ruoli di Gelsomina e Zampanò. Si amplia anche il numero delle star ospiti: Robert Tewsley danza Cenerentola (in coppia con Marta Romagna), Aurélie Dupont, Leonid Sarafanov e Maximiliano Guerra sono i “guests” del debutto scaligero di La Sylphide di Pierre
Lacotte, titolo d’apertura della stagione 2005-2006, mentre Svetlana Zakharova in occasione della ripresa di La bayadère di Natalja Makarova, scolpisce definitivamente il suo nome a chiare lettere nel cuore del pubblico scaligero accanto a Bolle.
La partecipazione a un’opera elogiata da tutta la critica, Dido and Aeneas, allestita dall’emergente coreografo inglese Wayne McGregor, la tournée in Cina (novembre 2006), la prima in assoluto per il Corpo di Ballo italiano più importante, e un nuovo cartellone nutrito di titoli del grande repertorio tardo-ottocentesco, rivisti da Nureyev (Lo schiaccianoci, La Bella addormentata, Don Chisciotte) consentono alla compagnia l’avvicendamento degli emergenti. All’orizzonte, nel marzo 2007, si profila l’affascinante “dance drama” La Dame aux camélias di John Neumeier, destinata a Alessandra Ferri (ma anche a Roberto Bolle e Massimo Murru) che, assieme a Le Parc (ottobre 2007), giunge a coronamento di un’attività sempre più intensa e in continua crescita artistica.
Nella Dame la Ferri si congeda dal pubblico scaligero: in un ruolo tanto adatto alle sue corde, lascia un fulgido ricordo della sua carriera internazionale.
Tra le novità della stagione 2007-2008 spicca il ritorno di Elisabetta Terabust alla testa del Corpo di Ballo e, per la prima volta nella storia scaligera, la nomina a étoile della compagnia di una ballerina russa, Svetlana Zakharova. Due i titoli a lei destinati: Don Chisciotte (con Denis Matvienko) e ancora Il lago dei cigni di Bourmeister che danza in coppia con Bolle e successivamente con Guillaume Côté. Due “guest stars”, Alina Cojocaru e Julie Kent, ricoprono il ruolo di Giulietta nel Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, mentre è tutto scaligero, e capitanato dall’étoile Massimo Murru, il nuovo allestimento di Mediterranea di Mauro Bigonzetti presentato oltre che al Teatro degli Arcimboldi, in apertura del V Belgrade Dance Festival.
Testo a cura di Marinella Guatterini © Teatro alla Scala 2007

Elisabetta Terabust
Direttrice del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
Dopo aver frequentato la Scuola di Ballo dell’Opera di Roma sotto la guida di Attilia Radice, Elisabetta Terabust entra a far parte del Corpo di Ballo dello stesso teatro, diventando prima ballerina nel 1966 ed Étoile nel 1972. Si perfeziona con Zarko Prebil e con Erik Bruhn, che l’avvia al grande repertorio: insieme a Bruhn interpreta il pas de deux da Romeo e Giulietta e Giselle, cui seguono Lo Schiaccianoci e Cenerentola, oltre ad alcune creazioni di Aurel Milloss come Estri, su musica di Petrassi. Nel 1973 si trasferisce a Londra dove inizia il suo rapporto di collaborazione, divenuto negli anni sempre più stabile, con il London Festival Ballet: qui interpreta alcuni tra i principali ruoli del repertorio classico (Il lago dei cigni, La bella addormentata...), oltre ad alcune creazioni nuove di Glen Tetley, come Greening e Sphinx, rappresentate anche in Italia. Svolge un’intensa attività di ballerina all’estero, ampliando le proprie prospettive artistiche grazie alla collaborazione con coreografi di grande valore, in primo luogo Roland Petit, che crea per lei una versione de Lo Schiaccianoci e le affida, poi, ruoli importanti in balletti di repertorio nell’ambito della sua compagnia: tra gli altri Le loup, Notre-Dame de Paris e Coppélia.
Dopo Erik Bruhn, prosegue il perfezionamento con Peter Schaufuss, approfondendo lo stile Bournonville di cui è stata una delle interpreti italiane più apprezzate. Per lei il National Ballet of Canada allestisce prima Napoli, ossia il pescatore e la sua sposa, creato da Schaufuss su Bournonville (e ripreso al Teatro di San Carlo nell’88-89), dove Terabust sostiene il ruolo di Teresina, poi La Sylphide, in seguito rappresentata al Comunale di Firenze con la coreografia Bournonville/Schaufuss.
Il Teatro alla Scala di Milano le affida il ruolo principale in Giselle e il Metropolitan di New York la invita per Romeo e Giulietta, con coreografia di Nureyev.
Ballerina versatile, sensibile alle innovazioni dei coreografi contemporanei (Tetley, Moreland, MacMillan), Elisabetta Terabust ha avuto in repertorio anche numerosi balletti di Balanchine (Agon, Apollon Musagète, Allegro Brillante, Tchaikovski - Pas de deux, La sonnambula), alcuni dei quali allestiti per l’Aterballetto. È stata ospite della compagnia diretta da Amedeo Amodio, il quale creò per lei Psiche a Manhattan, per poi affidarle i ruoli principali in Ricercare a nove movimenti, Après-midi d’un faune, Romeo e Giulietta e Lo Schiaccianoci.
Ha danzato con i più grandi ballerini del nostro tempo, da Rudolf Nureyev a Erik Bruhn, da Paolo Bortoluzzi a Peter Schaufuss e Patrice Bart, oltre ai primi ballerini del London Festival Ballet, come Jay Jolley, e dell’Opéra di Parigi, come Patrick Dupond (al fianco del quale interpreta Lo Schiaccianoci nella versione Poljakov al Comunale di Firenze). Tra le sue interpretazioni più recenti, due creazioni di Petit: Charlot danse avec nous con il Ballet National de Marseille e La valse triste ou le retour des cygnes, rappresentata per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, Carmen e L’Arlésienne.
Per quattro anni dirige il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, mantenendo comunque la Direzione Artistica della Scuola di Ballo dell’Opera di Roma, dove rientra come Direttore nel ‘ 97. Dal 2000 al 2002 è Direttore di MaggioDanza, compagnia di ballo del Maggio Musicale Fiorentino. Alla fine del 2002 assume l’incarico di Direttore della Compagnia di Balletto del Teatro di San Carlo e dal settembre 2007 riprende la direzione del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.

Roland Petit
Coreografo
Nel 1933, all’età di otto anni, entra alla Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi. Ammesso nel Corpo di Ballo dell’Opéra nel 1940, interpreta il repertorio riproposto da Carlotta Zambelli e Albert Aveline, oltre alle opere di Serge Lifar. Parallelamente lavora da Madame Rouzanne allo Studio Wacker.
Nominato “sujet” nel 1943, interpreta Carmelo in L’amour sorcier di Serge Lifar, accanto a Teresina e Lycette Darsonval. A vent’anni abbandona l’Opéra. Con Janine Charrat presenta le sue prime coreografie in occasione delle “Soirées de la Danse” al Teatro Sarah Bernhardt . È in questo periodo che frequenta anche i corsi di Boris Kniaseff (iniziatore di un nuovo metodo di “barre à terre” classica). Nel 1945, con l’aiuto finanziario del padre, dà vita ai Ballets des Champs-Élysées: Les forains, Le rendez-vous, ben presto seguiti da Le Jeune homme et la Mort, vedono la collaborazione di scrittori (Boris Kochno, Jacques Prévert, Jean Cocteau) , scenografi (Christian Bérard, Picasso, Brassaï, Georges Wakhévitch) e compositori (Henri Sauguet, Joseph Kosma), affermando in breve tempo una concezione teatrale del balletto alla quale resterà sempre fedele.
Nel 1948 abbandona i Ballets des Champs Élysées per fondare i Ballets de Paris -Roland Petit, con cui si presenta al Teatro Marigny; con essi creerà, fra altre coreografie, Les demoiselles de la nuit per Margot Fonteyn.
L’anno 1949 è segnato dalla creazione di Carmen a Londra: Renée Jeanmaire diventa Zizi. L’anno successivo Ninette de Valois gli chiede di realizzare Ballabile per il Royal Ballet di Londra. Nell’aprile del 1951 Les demoiselles de la nuit e Le Jeune homme et la Mort entrano nel repertorio dell’American Ballet Theater: la prima rappresentazione ha luogo alla Metropolitan Opera House di New York; interpreti di Les demoiselles de la nuit sono Collette Marchand (Agatha, the White Kitten), John Kriza (Young Musician), Eric Braun (Cat Baron di Grotius), Angela Velez (Black Cat) e di Le Jeune homme et la Mort, Jean Babilée et Nathalie Philippart.
A Londra collabora in seguito con Orson Welles per The Lady in the Ice (1953). Gli si apre quindi una carriera internazionale: Hollywood lo invita per quattro anni, ed egli gira nel 1952 Hans Christian Andersen (con Zizi Jeanmaire e Danny Kaye), nel 1954 Daddy Long Legs (con Fred Astaire e Leslie Caron) e nel 1955 Anything Goes (con Zizi Jeanmaire e Bing Crosby).
Al suo ritorno dagli Stati Uniti adatta la commedia musicale americana al gusto francese e allestisce “La Revue des Ballets de Paris” al Théâtre de Paris e poi all’Alhambra (1956-59).
Nel 1960 mette in scena Patron, operetta di Marcel Aymé (con musica di Guy Béart, scene e costumi di Bernard Buffet) al Teatro Sarah Bernhardt, e gira Black Tights (1-2-3-4 ou les collants noirs) con Zizi Jeanmaire, Moira Shearer e Cyd Charisse. Nello stesso anno il Royal Ballet di Copenhagen gli chiede di rimettere in scena Carmen, spettacolo del quale questa compagnia farà oltre 500 rappresentazioni. Nel 1961 Zizi, vestita con i costumi di Yves Saint-Laurent, ottiene un successo travolgente all’Alhambra; danza in La revue e quello che sarà un suo cavallo di battaglia: Mon truc en plumes (coreografia di Petit, libretto di Bernard Dimey, musica di Jean Constantin). Nello stesso anno crea La chaloupée per Erik Bruhn all’Opera di Copenhagen. Nel 1965, dopo numerose tournées con i Ballets de Paris, è invitato a ritornare all’Opéra di Parigi, vent’anni dopo che l’aveva lasciata, su richiesta di Georges Auric che ne era allora sovrintendente; creerà qui Adages et Variations e Notre-Dame de Paris. Nello stesso anno rimonta Carmen per il PACT a Johannesburg. Un altro importante ritorno fu quello al Théâtre des Champs-Élysées, nel 1966, per l’Éloge de la folie, con i Ballets de Paris.
Dal 1967 al 1969 realizza alcune coreografie al Royal Ballet di Londra per Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn, e alla Scala con Estasi (Skrjabin) per Rudolf Nureyev e Luciana Savignano. Nel 1970 accetta la direzione del Ballo dell’Opéra di Parigi: un incarico per il quale rassegnerà però le dimissioni dopo soli sei mesi. Riacquista invece il Casino di Parigi e vi monta due grandi spettacoli:
La revue e poi Zizi, je t’aime (scene e costumi di Erté, Yves Saint-Laurent, Vasarély, Guy Pellaert, César, canzoni di Jean-Jacques Debout, Guy Béart, Jean Ferrat, Michel Legrand, Serge Gainsbourg).
Il 1° gennaio 1976, malgrado il successo, la pesante pressione fiscale lo costringe ad abbandonare assieme all’inseparabile Zizi Jeanmaire questa impresa. Nel frattempo, nel 1972, il sindaco di Marsiglia Gaston Defferre lo invita a infondere nuova energia nella compagnia dell’Opéra Municipal. Nascono così, a cquisendo una loro autonomia, i Ballets de Marseille. Il primo spettacolo della compagnia si tiene al Festival d’Avignon del 1972: Allumez les étoiles (da Majakovskij). Nel 1981 i Ballets de Marseille si trasformano in Ballet National de Marseille - Roland Petit, e girano il mondo.
Per questa compagnia crea opere di rilievo quali: Pink-Floyd ballet (1972), La rose malade (1973), L’Arlésienne (1974), Proust ou les intermittences du coeur (1974), Septentrion (1975), Coppélia (1975), La nuit transfigurée (1976), Lo schiaccianoci (1976) , À la mémoire d’un ange (1977), La Dama di picche (1978), Il pipistrello (1979), Parisianna (1979), Les amours de Franz (1981), Les contes d’Hoffmann (1982) , Le mariage du ciel et de l’enfer (prima destinato al Balletto della Scala con il titolo inglese The Marriage of Heaven and Hell, 1984), La symphonie fantastique (1985), Le chat botté (1985), Ma Pavlova (1986), Tout Satie (1988), Valentine ‘ s Love Songs (1988), Le diable amoureux (1989), La Bella addormentata (1990), Charlot danse avec nous (1991) , Mère Méditerranée (1992), Il Gattopardo (1994), Chéri (creato prima al Teatro alla Scala con Carla Fracci e Massimo Murru, 1996) , Le lac des cygnes et ses maléfices (1998).
Nel dicembre 1981 Carmen entra nel repertorio dell’American Ballet Theater, allora diretto da Mikhail Baryshnikov; la prima ha luogo al Kennedy Center for the Performing Arts di Washington;il cast è costituito da Natalia Makarova (Carmen), Mikhail Baryshnikov (Don José), Victor Barbee (Escamillo).
Continuerà poi a dividersi fra la sua compagnia a Marsiglia e il Balletto dell’Opéra di Parigi, l’American Ballet Theater, la Staatsoper e la Deutsche Oper di Berlino, il Teatro alla Scala, il music- hall per Zizi Jeanmaire (Casino di Parigi dal 1970 al 1974 - Bobino, 1977 - Zizi aux bouffes du Nord, 1989 - Zizi au Zénith, 1995) e il teatro (messa in scena di Marcel et la belle excentrique, una pièce tratta dall’opera di Marcel Jouhandeau per Zizi Jeanmaire e Michel Duchaussoy, 1992; da La voix humaine di Jean Cocteau, per Alessandra Ferri al Teatro Studio di Milano, 1994). Nel 1992 ottiene dalle autorità la possibilità di dare una continuità pedagogica al suo lavoro, con la creazione dell’École Nationale Supérieure de Danse de Marseille, la cui sede ospita anche il Ballet National de Marseille.
Lascia il Ballet National de Marseille nel marzo 1998, dopo averlo diretto per ventisei anni, al termine delle rappresentazioni della sua ultima creazione marsigliese: Le lac des cygnes et ses maléfices. Dopo la sua partenza da Marsiglia continua a creare nuovi balletti,e riallestisce le sue opere in tutto il mondo con compagnie quali: San Francisco Ballet, Asami Maki Ballet a Tokyo, Teatro Colón di Buenos Aires, Balletto del Teatro alla Scala, K. Ballet Company di Tetsuya Kumakawa a Tokyo, Ballet National de Nancy, Balletto del San Carlo di Napoli, compagnia del Maggio Musicale Fiorentino, New National Theater di Tokyo.
Ha creato Clavigo per Nicolas Leriche all’Opéra di Parigi nell’ottobre 1999 e uno spettacolo di Zizi Jeanmaire nel novembre 2000 per l’Anfiteatro dell’Opéra-Bastille di Parigi. Nel luglio 2001 per il Tokyo Asami Maki Ballet ha creato The Duke Ellington Ballet in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli.
Nell’ottobre 2001 è stato invitato a Mosca dal Teatro Bolshoi per una nuova produzione tratta dalla novella La Dama di picche di Aleksandr Puskin sulla sinfonia Patetica di Pëtr Il’ic Cajkovskij.
Nel gennaio 2002 realizza la regia dello spettacolo musicale Délits d’ivresse su testi della figlia Valentine Petit e musiche di Richard Galliano, all’Auditorium di Saint- Germain-des-Prés a Parigi. Nel settembre 2002 è invitato dal New National Theater di Tokyo per la ripresa del balletto Il pipistrello con nuove scenografie firmate da Jean-Michel Wilmotte. Nel febbraio 2003 è invitato a Mosca dal Teatro Bolshoi per la ripresa del suo balletto Notre-Dame de Paris. Nel giugno 2003 riceve a Mosca dalle mani del presidente Vladimir Putin il premio di Stato russo per il suo balletto La Dama di picche, premio che ricompensa «un’opera notevole e originale che contribuisce allo sviluppo della cultura russa».
Ha pubblicato alcuni appunti e ricordi: J’ai dansé sur les flots (1993) , Temps liés avec Noureev (1998) per l’editore Grasset, e sta attualmente preparando un libro di ricordi. È stato insignito dei seguenti riconoscimenti: Chevalier des arts et des lettres (26 marzo 1962), Chevalier de la Légion d’honneur (12 luglio 1974), Officier des arts et lettres (10 novembre 1978), Officier de l’ordre national du mérite (23 luglio 1983), Officier de la légion d’honneur (31 dicembre 1992), Commandeur de l’ordre national du mérite (14 maggio 2001).


Roberto Bolle
Étoile del Teatro alla Scala
Nato a Casale Monferrato, Roberto Bolle è entrato giovanissimo alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala; il primo a notare il suo talento è stato Rudolf Nureyev, che lo ha scelto per interpretare il ruolo di Tadzio nel balletto Morte a Venezia. Nel 1996, appena due anni dopo il suo ingresso nel balletto scaligero, alla fine di un suo spettacolo di Romeo e Giulietta, viene nominato Primo Ballerino dall’allora direttrice del Ballo, Elisabetta Terabust.
Da quel momento è protagonista di balletti classici e contemporanei come La bella addormentata, Cenerentola e Don Chisciotte (Nureyev), Il lago dei cigni (Nureyev-Dowell-Deane-Bourmeister), Schiaccianoci (Wright-Hynd-Deane-Bart), La Bayadère (Makarova), Etudes (Lander), Excelsior (Dell’Ara), Giselle (anche nella nuova versione di Sylvie Guillem), Spectre de la rose, La Sylphide, Manon, Romeo e Giulietta (MacMillan-Deane), Onegin (Cranko), Notre-Dame de Paris (Petit), La Vedova allegra (Hynd), Ondine, Rendez-vous e Thaïs (Ashton), In the middle somewhat elevated (Forsythe), Tre preludi (Stevenson). Molti anche i ruoli neoclassici: in Agon, Čajkovskij pas de deux ma soprattutto Apollon musagète, che gli ha permesso di ottenere una candidatura al Premio “Benois de la danse”.
Dal 1996 si è intensificata la sua carriera internazionale. Ha danzato con il Royal Ballet, il Balletto Nazionale Canadese, il Balletto di Stoccarda, il Balletto Nazionale Finlandese, la Staatsoper di Berlino, il Teatro dell’Opera di Vienna, la Staatsoper di Dresda, Il Teatro dell’Opera di Monaco di Baviera, il Wiesbaden Festival, l’8° e il 9° Festival Internazionale di Balletto a Tokyo, il Tokyo Ballet, l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Teatro Comunale di Firenze.
Derek Deane, direttore dell’English National Ballet, ha creato per lui due produzioni: Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta, entrambe rappresentate alla Royal Albert Hall di Londra.
In occasione del 10° anniversario dell’Opera del Cairo, ha partecipato ad una spettacolare Aida alle piramidi di Giza e successivamente all’Arena di Verona, per una nuova versione dell’opera trasmessa in mondovisione.
Dal dicembre ‘ 98 è Artista Ospite Residente del Teatro alla Scala.
Nell’ottobre del 2000 ha inaugurato la stagione del Covent Garden di Londra con Il lago dei cigni nella versione di Anthony Dowell e nel novembre è stato invitato al Bol’soj per celebrare il 75° anniversario di Maija Plisetskaja alla presenza del Presidente Putin.
Nel giugno 2002, in occasione del Giubileo, ha danzato a Buckingham Palace al cospetto della Regina d’Inghilterra: l’evento è stato ripreso in diretta dalla BBC e trasmesso in tutti i paesi del Commonwealth..
Nell’ottobre del 2002 al Teatro Bol’soj di Mosca, è stato protagonista con Alessandra Ferri del Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, nel corso della tournée del Balletto della Scala di Milano.
Nel 2003, in occasione dei festeggiamenti per i 300 anni di San Pietroburgo, ha danzato Il lago dei cigni, ancora con il Royal Ballet, al Teatro Mariinskij. E subito dopo, per il ritorno del Fauno Danzante a Mazara del Vallo, ha danzato l’Aprés-midi d’un faune di Amedeo Amodio.
Nella stagione 2003/2004 gli viene riconosciuto il titolo di Etoile del Teatro alla Scala.
Nel febbraio del 2004 ha danzato trionfalmente al Teatro degli Arcimboldi di Milano ne L’histoire de Manon, per la prima volta accanto ad Alessandra Ferri. Nel mese di marzo è apparso in mondovisione al Festival di San Remo, danzando L’Uccello di fuoco, un assolo appositamente creato per lui da Renato Zanella. Invitato al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo nell’ambito del III Festival Internazionale del Balletto, Roberto Bolle ha danzato il ruolo del Cavalier Des Grieux ne L’histoire de Manon ed è stato inoltre tra i protagonisti del Gala finale danzando il pas de deux dal Ballo Excelsior e Summer di J. Kudelka.
Il 1° Aprile 2004 ha balla to al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II sul sagrato di Piazza San Pietro, in occasione della giornata della Gioventù.
Nel mese di maggio è stato invitato all’Opéra di Parigi, per il balletto Don Chisciotte, e in dicembre per La Bella addormentata. In occasione dell’inaugurazione della Scala di Milano dopo il restauro ha danzato accanto ad Alessandra Ferri nel balletto dell’opera Europa riconosciuta. Nel Piermarini restaurato Bolle ha danzato anche nel Galà di stelle di fine anno e, nell’aprile 2005, in Giselle, accanto a Svetlana Zacharova.
Nel marzo 2005 Roberto Bolle è stato invitato a danzare Apollon musagète al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, in occasione del IV Festival Internazionale del Balletto.
Nel dicembre 2005 è stato interprete al Covent Garden di Londra, accanto a Darcey Bussell, del revival di Sylvia, nella versione di Frederick Ashton, trasmesso a Natale dalla BBC. Nel febbraio 2006 è stato tra i protagonisti della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino, con una coreografia creata per lui da Enzo Cosimi.
Fra le sue numerose partners: Altynai Asylmuratova, Darcey Bussell, Lisa-Marie Cullum, Viviana Durante, Alessandra Ferri, Carla Fracci, Isabelle Guérin, Sylvie Guillem, Greta Hodgkinson, Margareth Illmann, Susan Jaffe, Lucia Lacarra, Agnès Letestu, Marianela Nuñez, Elena Pankova, Lisa Pavane, Darja Pavlenko, Laetitia Pujol, Tamara Rojo, Polina Semionova, Diana Visnëva, Zenaida Yanowsky, Svetlana Zacharova.
Numerosi i premi ricevuti: nel 1995 ha conseguito sia il Premio “Danza e Danza” che il Premio “Positano” quale giovane promessa della danza italiana. Nel ‘ 99, nella Sala Promoteca del Campidoglio a Roma, gli viene assegnato il Premio “Gino Tani” per aver contribuito con la sua attività a diffondere attraverso il linguaggio del corpo e dell’anima i valori della danza e del movimento. L’anno successivo gli viene conferito in Piazza della Signoria a Firenze il Premio “Galileo 2000” con la consegna del “Pentagramma d’oro”. Riceve inoltre il Premio “Danza e Danza 2001”, il Premio “Barocco 2001” e il Premio “Positano 2001” per l’attività internazionale degli ultimi anni.
Dal 1999 è “Ambasciatore di buona volontà” per l’UNICEF.


Polina Semionova
Prima ballerina della Staatsoper Unter den Linden di Berlino
Nata a Mosca nel 1984, Polina Semionova si è diplomata alla Scuola di Ballo del Teatro Bol’šoj nel 2002. Quello stesso anno è stata ingaggiata da Vladimir Malakhov quale Prima Ballerina del Balletto della Staatsoper Unter den Linden di Berlino.
Il suo repertorio include i seguenti ruoli: Maria nello Schiaccianoci, la Principessa Aurora nella Bella addormentata, Nikija in La Bayadère, Odette/Odile nel Lago dei cigni, Kitri in Don Chisciotte, Giselle, Cenerentola, Sylvia, Tatjana, Manon, oltre al passo a due di Diana e Atteone e Shéhérazade.
Ha inoltre danzato i ruoli di Sieglinde e Brünnhild in Ring um den Ring e in Serait-ce la Mort di Maurice Béjart, l’assolo in Rückkehr ins fremde Land di Jiří Kylián, Balletto imperiale, Apollo, Čajkovskij pas de deux di George Balanchine, Ein Lindentraum di Uwe Scholz, This di Christian Spuck, Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, il pas de deux di Carmen di Roland Petit .
Come Guest Artist si è unita alle compagnie di balletto della Bayerische Staatsoper di Monaco, del Teatro alla Scala di Milano, del Tokyo Ballet in Giappone, del Teatro Bol’šoj di Mosca, dell’English National Ballet di Londra, dello Zürich Ballet e ha partecipato a numerosi Gala internazionali. Dal 2005 è Guest Artist alla Wiener Staatsoper.
Tra i suoi partner: Vladimir Malakhov, Roberto Bolle, Igor’ Zelenskij, Denis Matvienko, Sergej Filin, Ronald Savkovic e José Manuel Carreño.
Nel 2003 ha partecipato alla realizzazione del video musicale Demo, letzter Tag della popstar tedesca Herbert Grönemeyer.
Nel 2001 ha vinto la medaglia d’oro e il Premio “Anna Pavlova” al Concorso Internazionale di balletto di Mosca; nel 2002 ha vinto il Premio "Junior" al Concorso internazionale di balletto di Nagoya in Giappone, e il primo premio al Concorso “Vaganova” a San Pietroburgo. Nel 2004 ha vinto il Premio “Dafne”; l’anno successivo ha vinto il Premio della Critica tedesca e il Premio di Danza tedesco “Future”. Nel 2007 ha vinto il Premio Cultura e il Premio “Dancer of the Year”.
Teatro alla Scala - Dal libretto di sala Stagione d’Opera e Balletto 2007 - 2008


David Garforth
Direttore d’orchestra
Compiuti i primi studi musicali di pianoforte, violino, direzione d’orchestra e di composizione presso il Royal Manchester College of Music, ha vinto il Premio Ricordi e la Worshipful Company of Musicians Medal per la direzione d’orchestra. Grazie a una borsa di studio del governo francese è poi entrato al Conservatorio di Parigi, dove ha ottenuto a fine studio il Primo Premio. Nominato lecteur presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Parigi, per tre anni ha proseguito gli studi musicali con Igor Markévitch.
Garforth è stato Consulente Musicale e direttore d’orchestra dei Ballets e dell’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, e direttore ospite per vari teatri, al Ballet National de Marsiglia e Nancy, all’Opéra de Paris e la Scuola di Ballo dell’Opera di Parigi, al English National Ballet, al Deutsche Oper Berlin, al Tokyo Ballet e la Compagnia Nazionale di Tokyo.
Nel 1996 ha debuttato alla Scala in Coppélia e Il gattopardo di Roland Petit con il Ballet National de Marseille e l’Orchestra Sìnfonica Giuseppe Verdi. Ha diretto Notre Dame de Paris, Romeo e Giulietta, Amarcord, La Strada, Don Chisciotte, Lo Schiaccianoci con il Balletto e Orchestra della Scala. Garforth ha anche diretto e preparato una nuova edizione musicale, con l’Archivio Musicale della Scala, di Giselle con coreografia di Sylvie Guillem al Teatro alla Scala e anche in tournée a Los Angeles, New York e Londra. In maggio 2002 ha ricevuto il premio di Danza e Danza per la sua direzione d’orchestra per la danza.
Nel 1991 ha fondato a Londra la Blackheath Opera, con la partecipazione di celebri cantanti al fine di preparare giovani cantanti lirici e di offrire loro l’opportunità di partecipare a spettacoli. Oltre ad aver diretto una serie di programmi televisivi per la BBC soprattutto a capo dell’Orchestra del Covent Gaden e l’Orchestra del Teatro Maryinsky di San Pietroburgo, ha effettuato la registrazione video e DVD di Notre Dame de Paris con il Balletto e l’Orchestra dell’Opera di Parigi, Romeo e Giulietta con il Balletto e l’Orchestra della Scala e Lo Schiaccianoci con i complessi di Monte-Carlo. Tra le sue registrazioni CD: La Sylphide con la Royal Danish Orchestra e musiche inglesi con la English Chamber Orchestra, e inoltre composizioni di Ravel, Rimskij-Korsakov, Borodin e Gershwin, infine la registrzione integrale di Romeo e Giulietta di Prokof’ev con l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo.


Orchestra del Teatro Regio di Parma
La storia dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma affonda le sue radici in una tradizione secolare: già nel Rinascimento raffinate Cappelle vocali e strumentali e brillanti Compagnie dei violini accompagnano la vita musicale del Ducato, mentre tra Seicento e Settecento più nutrite compagini sostengono quella vivacità teatrale che da allora diviene caratteristica della città. Crocevia politico e culturale tra Parigi e Vienna, Parma vive tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento uno dei momenti salienti di questa storia, divenendo un vero e proprio laboratorio per lo sviluppo della musica e del ruolo dell’orchestra in particolare. Il punto culminante è senz’altro quello nel quale Maria Luigia vuole a capo dell’Orchestra Ducale il più celebre dei musicisti del tempo, Niccolò Paganini. Con lui, e per sua affermazione, l’orchestra parmigiana diviene «la migliore d’Italia». Da quel momento, e per tutto l’Ottocento e il Novecento, strumentisti parmigiani costituiscono il nerbo delle migliori orchestre italiane. Esempio probante: l’orchestra formata e diretta da Toscanini nelle sue grandi tournée dei primi anni Venti, per quasi un quinto costituita da musicisti di Parma. Da allora, per molti decenni, l’Orchestra ha accompagnato il canto di quegli straordinari interpreti che hanno contribuito ad alimentare nel mondo il prestigio del Teatro Regio. Nel solco di questa tradizione, l’Orchestra del Teatro Regio, come formazione stabile, debutta nel 2000 con Lohengrin di Wagner e Dinorah di Meyerbeer, riscuotendo elogi di critica e pubblico. Dal 2002 è impegnata in tutte le produzioni liriche e concertistiche del Teatro Regio di Parma e del Festival Verdi, affronta il grande repertorio operistico, sinfonico e sacro sotto la guida di alcuni tra i migliori direttori del panorama musicale internazionale. All’estero, grande successo riscuotono le tournée del dicembre 2001, con il Coro della Fondazione Arena di Verona per le celebrazioni del Centenario Verdiano, ad Annecy e all’Auditorium National di Lione, del luglio 2002 con Nabucco all’Arena di Nîmes, del settembre 2003 in Corea del Sud, con Aida al Jamshil Olympic Stadium, e del settembre 2004 con lo Stabat Mater di Rossini a Marsiglia per il Festival de Musique à Saint Victor. Tra le trasferte in altri continenti va segnalata la partecipazione all’applaudito Rigoletto, produzione del Teatro Regio, all’Auditorio Nacional di Città del Messico, le tournée in India con tappe a Nuova Delhi e Bombay. Recentissima la tournée a Bilbao con Aida per il progetto pluriennale “Tutto Verdi” promosso da OLBE ABAO, Asociación Bilbaina de Amigos de la Ópera. Dall’incontro con Bruno Bartoletti, e dalla sua nomina a direttore musicale della Fondazione Teatro Regio di Parma, è nata una proficua collaborazione, culminata nella realizzazione di un importante progetto dedicato a Benjamin Britten, con l’allestimento de The Turn of the Screw e l’esecuzione del War Requiem. I solisti dell’Orchestra danno vita al Parma Opera Ensemble, formazione cameristica, specializzata nel repertorio lirico e vocale, con un’intensa attività concertistica e discografica internazionale. Direttori di prestigio internazionale come Riccardo Muti e Yuri Temirkanov hanno diretto l’Orchestra del Teatro Regio di Parma nella Messa da Requiem e ne La Traviata presentate nell’ambito del Festival Verdi 2007.
Artisti che parteciperanno al Teatro alla Scala di Milano nel corso del 2008...
ANDREA PADOVA  www.andreapadova.com  - 2008


Sunday 27th January:

Siracusa, ASAM – Recital (Chopin, Padova)

Sunday 17th February:

Nantes – “Festival du cinéma italien” – Videoclip “Salento” (music by Andrea Padova)

Friday 18th April:

Catanzaro, Amici della Musica - Recital (Chopin, Padova)

Saturday 19th April:

Palmi, Amici della Musica - Recital (Chopin, Padova)

Sunday 20th April:

Lamezia Terme, AMA - Recital (Chopin, Padova)

Saturday 26th April:

Lecce, Teatro Paisiello - “J.S.Bach at the piano” - Masterclass

Thursday 8th May:

Lecce, ICO Symphony Orchestra – (Chopin – Fantasy on Polish Airs)

Friday 9th May:

Lecce, ICO Symphony Orchestra – (Chopin – Fantasy on Polish Airs)

Wednesday 28th May:

Melbourne, BMW Edge - Recital (Bach, Chopin, Padova)

Saturday 31st May:

Sydney - Recital (Bach, Chopin, Padova)

Wednesday 11th June:

Meissen - Recital (Chopin)


Friday 13th June:

Bochum - Recital (Chopin)

Dates TBA (21-26?) July:

San Marino, Camerata del Titano – Bach-Course

Wednesday 1st October:

Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio
(Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs)

Thursday 2nd October:

Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio
(Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs)

Friday 3rd October:

Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio
(Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs)

Tuesday 14th October:

Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio
(Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs)

Thursday 16th October:

Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio
(Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs)

Tuesday 14th October:

Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio
(Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs)

Friday 24th October:

Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio
(Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs)

Dates TBA, November:

India – Tournée (recital Bach, Chopin, Padova)
_____ COMUNICATO STAMPA

Al via le celebrazioni per il decennale della scomparsa del grande regista
L’Arlecchino il 25 settembre alla Scala
Omaggio di Milano a Giorgio Strehler

Serata speciale a ingresso gratuito:
i biglietti in distribuzione da
lunedì 17 settembre

Ferruccio Soleri da 45 anni mitico interprete in Italia e nel mondo

Lissner: “Lo spettacolo-simbolo del Piccolo è parte della mia vita”
Escobar: “Teatro e musica inscindibili nel lavoro di Strehler”

Si aprono con un evento eccezionale le celebrazioni per il decennale della scomparsa di Giorgio Strehler. Martedì 25 settembre, infatti, andrà in scena al Teatro alla Scala, in una serata speciale aperta a tutta la città e intitolata “Milano per Strehler”, l’Arlecchino servitore di due padroni con Ferruccio Soleri, da 45 anni straordinario interprete del capolavoro goldoniano messo in scena da Giorgio Strehler.
Lo spettacolo, prodotto dal Piccolo Teatro, è a ingresso gratuito. I biglietti per l’assegnazione del posto numerato possono essere ritirati da lunedì 17 settembre (non più di due per persona) presso la biglietteria del Teatro alla Scala (via Filodrammatici 3), dalle ore 10.00 alle ore 16.00 (orario continuato) e presso la biglietteria del Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi), da lunedì a sabato, dalle ore 10.00 alle ore 18.45 e domenica dalle ore 13.00 alle ore 18.30 (orario continuato).
La rappresentazione di uno spettacolo di prosa alla Scala costituisce un evento storico e per questo è prevedibile una grande affluenza di pubblico. Con la recita scaligera lo spettacolo goldoniano raggiunge il record di 2.558 repliche in Italia e nel mondo.
Dopo l’Arlecchino alla Scala l’omaggio a Strehler continuerà con una nuova versione della Storia della bambola abbandonata con Andrea Jonasson, che coinvolgerà anche alcuni bambini della scuola primaria di Milano, Roma e Prato (in scena al Piccolo Teatro Studio, dal 14 ottobre al 4 novembre 2007). La collaborazione tra Piccolo Teatro e Scala nel nome di Strehler continuerà a dicembre con il riallestimento del Così fan tutte (in scena al Piccolo Teatro Strehler dal 13 al 22 dicembre) che vedrà anche la partecipazione di giovani interpreti e musicisti dell’Accademia della Scala.
Ma in questi giorni i riflettori sono puntati sull’Arlecchino e sulla serata-evento che vede la collaborazione tra due grandi istituzioni culturali milanesi.
“All’inizio della mia storia personale con Giorgio Strehler, trent’anni fa esatti, c’è Arlecchino”, ricorda Stéphane Lissner, Sovrintendente del Teatro alla Scala. “Nel 1977, quando ero direttore del Théâtre National di Nizza, volevo quello spettacolo già famoso nel mondo, a tutti i costi, ma era terribilmente difficile organizzarne la trasferta. Venni a Milano e incontrai Nina Vinchi: fu lei a prodigarsi e a trovare una soluzione per l’anno seguente”.
“Nel 1985”, aggiunge Lissner, “tornato a Parigi, portai allo Châtelet l’Opera da tre soldi di Brecht, con Milva, e nel 1989, sempre allo Châtelet, Strehler creò la sua regia per Fidelio di Beethoven, con Lorin Maazel sul podio, che poi giunse alla Scala. E in quegli anni Ottanta, per la sua venuta al Théâtre de l’Europe, tenni di persona i contatti fra Strehler e l’allora ministro francese della Cultura, Léotard”.
“Quando Sergio Escobar”, conclude Lissner, “mi ha proposto di ospitare Arlecchino servitore di due padroni alla Scala, per celebrare i 60 anni del Piccolo e i 10 dalla morte del Maestro, non ho avuto un attimo di esitazione. Per me, Strehler e lo spettacolo simbolo del “suo” Piccolo, sono parte della mia vita, della mia idea di teatro, dei miei affetti. Un felice segno del destino nella mia carriera”.
La serata del 25 settembre rappresenta un evento unico di grande significato simbolico.
“Rarissimi sono stati in epoca moderna, gli spettacoli di prosa rappresentati alla Scala”, spiega Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, “e comunque si è trattato sempre di produzioni in cui forte risultava l’intreccio con la musica. Basti pensare alla doppia esecuzione, teatrale e musicale, nel 1969, dell’Edipo re di Sofocle-Gabrielli e dell’Oedipus Rex di Cocteau-Stravinskij, con la direzione musicale di Claudio Abbado e la regia di Giorgio De Lullo”.
“Anche nel caso di Arlecchino, spettacolo che Strehler allestì per la prima volta nell’estate 1947, esiste un forte legame tra prosa e teatro musicale, ma si gioca non tanto sul testo, quanto sul lavoro artistico di Giorgio Strehler. Per il fondatore del Piccolo”, prosegue Escobar, “il palcoscenico della Scala è stato una seconda casa: al Piccolo come alla Scala, Strehler ha messo alla prova il proprio talento di riformatore della scena italiana del Novecento. In questo senso, un rapporto privilegiato lo ha unito a due autori: Carlo Goldoni per la prosa e Wolfgang Amadeus Mozart nell’opera lirica. Ma “prosa” e “lirica” sembrano termini angusti: la sua è stata una ricerca continua del teatro totale, del teatro universale. Perciò non è un caso che quest’anno la collaborazione con la Scala ci veda impegnati proprio per Arlecchino di Goldoni e Così fan tutte di Mozart, oltre alla riproposta con Andrea Jonasson de La storia della bambola abbandonata. Così fan tutte è l’ultima opera messa in scena da Strehler, è la sintesi della sua visione del teatro e la summa del suo percorso musicale”.
“In Goldoni e Mozart, Strehler leggeva la stessa intuizione”, conclude Escobar: “la vita è una tragedia inevitabile da affrontare con l’amara saggezza dell’ironia e con la forza della leggerezza del teatro. Così, quel Don Giovanni “nero”, che creò per il 7 dicembre 1987 – e che ebbi la fortuna di seguire nel lungo e tormentato periodo delle prove alla Scala - con la direzione di Riccardo Muti, le scene e i costumi della coppia Frigerio-Squarciapino, quanto in comune ha con l’Arlecchino che Strehler chiamò “dell’Addio”, di soli pochi mesi successivo, spettacoli nati entrambi da una profonda, lucida ma sempre appassionata disperazione!”.
La serata dell’Arlecchino alla Scala vede la collaborazione anche di un imprenditore illuminato. “Appassionato d’arte e di teatro, non potevo mancare ad un evento così importante”, sottolinea Vito Gulli, presidente di Generale Conserve. “Come tutti coloro che condividono questa passione, sono sensibile alla qualità della vita e sono convinto che l’arte e la cultura l’alimentino e l’arricchiscano, in tutte le sue espressioni. Qualità della vita, che esige una qualità alimentare di alto livello, accompagnata da una sensibilità ormai imprescindibile, agli aspetti etici ed ecologici. Per questo”, conclude Vito Gulli, “l’Azienda che rappresento ha colto l’opportunità di unirsi al pubblico di questo grande evento, per sostenere l’arte e la cultura col suo marchio Ás do Mar. Un pubblico di amici e di appassionati che oggi, insieme, condivide la qualità della vita in questo splendido contesto”.

Milano, 12 settembre 2007




Arlecchino servitore di due padroni
di Carlo Goldoni
regia Giorgio Strehler
messa in scena da Ferruccio Soleri
con la collaborazione di Stefano de Luca
scene Ezio Frigerio
costumi Franca Squarciapino
luci Gerardo Modica
musiche Fiorenzo Carpi
movimenti mimici Marise Flach
scenografa collaboratrice Leila Fteita
maschere Amleto e Donato Sartori

Personaggi Interpreti
Pantalone de’ Bisognosi Giorgio Bongiovanni
Clarice, sua figlia Sara Zoia
il Dottor Lombardi Tommaso Minniti
Silvio, di lui figliolo Stefano Onofri
Beatrice, torinese in abito da uomo Giorgia Senesi
sotto il nome di Federico Rasponi
Florindo Aretusi, di lei amante Sergio Leone
Brighella, locandiere Enrico Bonavera
Smeraldina, cameriera di Clarice Alessandra Gigli
Arlecchino, servitore di Beatrice, Ferruccio Soleri
poi di Florindo
Un cameriere della locanda Francesco Cordella
Un facchino Francesco Cordella
camerieri Stefano Guizzi
Annamaria Rossano
Giorgio Sangati
il suggeritore Stefano Guizzi
suonatori Gianni Bobbio, Franco Emaldi, Paolo Mattei
Francesco Mazzoleni, Elisabetta Pasquinelli

Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Sponsor ÁS do MAR


Teatro alla Scala, martedì 25 settembre ore 20.00
Ingresso gratuito

Infotel Scala 02 88791
Infotel Piccolo Teatro 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana)

www.piccoloteatro.org
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Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_alla_Scala
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Teatro_alla_Scala&action=history

Teatro alla Scala

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La facciata neoclassica del Teatro alla Scala di Milano
Teatro alla Scala di Milano

Il Teatro alla Scala di Milano, citato spesso semplicemente come La Scala, è uno dei più famosi teatri del mondo, situato in una delle piazze maggiormente frequentate ed eleganti della città, l'omonima Piazza della Scala, dalla quale prende appunto il nome. Il nome della piazza, a sua volta, si rifà a quello della Chiesa di Santa Maria alla Scala, eretta nel 1381 e così chiamata in onore della committente, Regina della Scala moglie di Bernabò Visconti, che nel 1778 fu demolita proprio per fare spazio al teatro.

La stagione teatrale, uno dei più importanti eventi della vita mondana milanese, è composta da opera lirica, balletto e concerti di musica classica.

Indice

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[modifica] Storia

Il teatro fu fondato per volere dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria dopo l'incendio che il 26 febbraio del 1776 distrusse il Teatro Regio Ducale di Milano, che fino a quel momento ospitava l'opera lirica. Le spese per l'edificazione del nuovo teatro furono sostenute dai proprietari dei palchi del Teatro Regio Ducale in cambio del rinnovo della proprietà dei palchi.

Il progetto venne affidato al celebre architetto neoclassico folignate Giuseppe Piermarini, e l'edificio venne inaugurato il 3 agosto 1778, la prima rappresentazione fu quella dell'opera Europa riconosciuta di Antonio Salieri.

L'opera buffa napoletana caratterizza il primo periodo di vita del teatro, con esponenti come Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa e opere come La Frascatana, Il barbiere di Siviglia e Nina pazza per amore, L'italiana in Londra e Il matrimonio segreto di Cimarosa.

Nel 1812 il teatro cambiò linea coll'arrivo di Gioachino Rossini, con La pietra del paragone. Il teatro diventò il luogo deputato del melodramma italiano, il ruolo che conserva ancora oggi e che l'ha reso celebre.

Tra la prima guerra mondiale e la seconda, il teatro vide avvicendarsi i maggiori cantanti del tempo, tra cui Feodor Šaljapin, Magda Olivero, Giacomo Lauri Volpi, Titta Ruffo, Gino Bechi, Beniamino Gigli, Mafalda Favero, Toti Dal Monte, Gilda Dalla Rizza, Aureliano Pertile.

La Scala venne bombardata durante la seconda guerra mondiale, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto del 1943, subendo gravi danni. L'edificio venne subito ricostruito come prima del conflitto, e venne riaperto l'11 maggio 1946, con un concerto di Arturo Toscanini.

Al termine della stagione 2001, il teatro fu chiuso per dare vita ad una riorganizzazione radicale delle strutture e degli impianti tecnici del palcoscenico, e per sottoporre la sala principale ad un restauro conservativo. Il progetto dei restauri venne affidato all'architetto ticinese Mario Botta. Nel frattempo, l'attività del teatro si svolse al Teatro degli Arcimboldi.

I lavori, iniziati nel gennaio 2000, furono terminati nel dicembre 2004. Il teatro rinnovato è stato ufficialmente restituito al pubblico di appassionati dell'opera lirica colla rappresentazione dell'Europa riconosciuta, di Antonio Salieri, lo stesso melodramma commissionato al compositore italiano dalla corte imperiale asburgica per l'inaugurazione del teatro scaligero, il 3 agosto 1778.

Al momento il suo sovrintendente è Stéphane Lissner.

 

[modifica] Responsabili del teatro

 

[modifica] Direttori artistici

 

[modifica] Direttori d'orchestra

 

[modifica] Direttori del coro nel dopoguerra