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Teatro Scala di Milano | La Prima della Scala con Informazioni annesse della Festa di Sant'Ambrogio. |
| Opere Liriche | Descrizione Opere |
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| 2/12/2009 Serata Béjart apre la stagione del balletto alla Scala Tre capolavori coreografici di Maurice Béjart su musiche di Mahler e Stravinskij dirette da Daniel Harding di Cristian Pedrazzini Video Foto La musica di Stravinskij e Mahler, la bacchetta preziosa di Daniel Harding, la grandezza di Maurice Béjart, tutto il Corpo di Ballo insieme per il titolo di apertura della nuova stagione di Balletti. Una celebrazione del connubio fra balletto e musica nella sua forma più completa, che vedrà sul podio un grande direttore sinfonico e di teatro, per dare giusta luce ai tre capolavori della musica del ‘900 che muovono le coreografie-capolavoro del trittico. La storia scaligera di Béjart iniziò nel 1971 proprio con Chant du compagnon errant sui Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler e si concluse nel luglio 2007, con la sua ultima apparizione in scena per la serata dedicata a Gianni Versace. Solo pochi anni prima, nel 2004, Béjart aveva offerto alla compagnia scaligera, che ne festeggiava le “nozze d’oro con la danza”, la sua rivoluzionaria “Sagra”, coreografia che spalancò le ali al Ballet du XXe Siècle e alla sua straordinaria avventura, definita da Béjart “uno strumento di bellezza e gioventù, perché il ’900 era il secolo della danza”. Parliamo di tre pietre miliari, tre classici della creatività di Béjart e del legame con la Scala, legati in un percorso al cui centro è incastonato proprio Chant du compagnon errant, che vide in scena alla Scala Nureyev e Bortoluzzi. Nel cast è ora impegnato l’étoile Massimo Murru insieme a Gabriele Corrado, giovane artista del Teatro alla Scala che sostituisce Roberto Bolle. In altre recite sono impegnati Oscar Chacon e Dawid Kupinski, ospiti dal Béjart Ballet Lausanne; solisti di canto saranno, in alternanza, Christopher Maltman e Roderick Williams. In apertura e chiusura di serata, due sono i balletti che sovrappongono la carica innovatrice di Stravinskij a quella dei grandi messaggi béjartiani, alla sua rilettura dei classici in chiave nuova, sospinta dal vento dei tempi: L’uccello di fuoco e La sagra della primavera . Anche questi due capolavori sono l’occasione per importanti debutti: L’uccello di fuoco sarà Antonino Sutera, in alternanza con Marco Agostino e Eris Nezha, che interpreteranno anche il ruolo della Fenice; in Le sacre du printemps, il ruolo dell’Eletta sarà interpretato da Francesca Podini, Emanuela Montanari, Luana Saullo e Sofia Rosolini, e il ruolo dell’Eletto da Mick Zeni e da Eris Nezha. E immediato scaturisce il collegamento con la straordinaria epoca creativa dei Ballets Russes, nel cui ambito nacquero le musiche e le coreografie di L’Oiseau de feu e di Le sacre du printemps e di cui questo 2009 ha visto celebrare il centenario della nascita. Il legame con i Ballets Russes e la spinta originale delle letture béjartiane sarranno approfonditi in due appuntamenti collaterali: l’incontro dedicato al pubblico per il ciclo ”Prima delle prime - Balletto”, intitolato appunto “I Ballets Russes secondo Béjart” che si svolgerà sabato 12 dicembre alle ore 18 presso il Ridotto dei Palchi “A. Toscanini” e una iniziativa che si aprirà proprio in concomitanza con le recite di “Serata Béjart”: presso il Museo Teatrale alla Scala, in una esposizione ideata e curata da Marinella Guatterini e intitolata “I Ballets Russes alla Scala - Milano Anni Venti” si potranno ammirare materiali inediti delle 14 coreografie presentate dai Ballets Russes a Milano nel 1920 e 1927. Stagione d’Opera e Balletto 2009 ~ 2010 TEATRO ALLA SCALA 16, 17, 19, 29 (2 rappr), 30, 31 dicembre 2009 2, 3, 5 gennaio 2010 Serata Béjart Allestimento del Teatro alla Scala L’Oiseau de feu Coreografia Maurice Béjart Ripresa da Michel Gascard Musica Igor’ Stravinskij Costumi Joëlle Roustan e Roger Bernard Chant du compagnon errant Coreografia Maurice Béjart Ripresa da Gil Roman Musica Gustav Mahler Lieder eines fahrenden Gesellen Le sacre du printemps Coreografia Maurice Béjart Ripresa da Michel Gascard e Kyra Kharkevitch Musica Igor’ Stravinskij Direttore Daniel Harding |
| Opera e balletto Georges Bizet Carmen - Anteprima per i giovani Dicembre 2009: 4 Acquista biglietto Acquista Georges Bizet Carmen Dicembre 2009: 7, 10, 13, 15, 18, 20, 23 ______Georges Bizet Carmen Nuova produzione Teatro alla Scala Dicembre 2009: 07 (18:00), 10 (20:00), 13 (20:00), 15 (20:00), 18 (20:00), 20 (15:00), 23 (20:00) Acquista biglietto Acquista Cantato in francese con videolibretti in italiano, inglese, francese Direttore Daniel Barenboim Regia e costumi Emma Dante Scene Richard Peduzzi Luci Dominique Bruguière Personaggi Interpreti Don José Jonas Kaufmann Escamillo Erwin Schrott Le Dancaïre Francis Dudziac Le Remendado Rodolphe Briand Moralès Mathias Hausmann Zuniga Gabor Bretz Carmen Anita Rachvelishvili Micaëla Adriana Damato Mercédès Adriana Kučerová Frasquita Michèle Losier Lillas Pastia Gabriel Da Costa Guide Carmine Marinicola |
| Descrizione dell'Opera della Carmen di Bizet |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Carmen_%28opera%29 Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Carmen_%28opera%29&action=history Carmen (opera)Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Carmen è un'opera lirica in quattro atti di Georges Bizet, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845), ne apporta delle modifiche salienti tra cui l'introduzione dei personaggi di Escamillo e Micaela e il carattere di Don José, nel romanzo descritto come un bandito rozzo e brutale. Al libretto collaborò lo stesso Bizet di cui scrisse anche le parole della celebre "habanera". La sua prima rappresentazione avvenne all'Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875. Inizialmente l'opera non ebbe grande successo così che Bizet, morto tre mesi dopo la prima rappresentazione, non potè vederne la fortuna.
Trama [modifica]
Atto I [modifica]In una piazza di Siviglia, Morales e un gruppo di dragoni osservano incuriositi Micaela. Ella sta cercando don Josè, e chiede a Morales dove si trova. Morales la invita a rimanere ad aspettarlo, ma ella, intimidita, corre via. Entra Don José, e viene informato da Morales di Micaela. Subito dopo risuona la campana della fabbrica di sigari lì vicino escono le sigaraie, per la pausa. Tra esse c'è Carmen, la più nota e famosa. I giovanotti le chiedono chi è il suo amore, e Carmen risponde con la famosa Habanera L'amour est un oiseau rebelle. Prende un fiore e per scherzo lo lancia a Don Josè. Irato, subito dopo che Carmen è andata via, incontra Micaela, e con essa parla della madre, povera e sola, che aspetta il ritorno del figlio. Dopo che Micaela se ne è andata, escono le sigaraie litigando: Carmen ha aggredito con un coltello una sua collega. La sigaraia viene fatta arrestare da Zuniga, che la lascia in custodia a Don Josè, il quale, purtroppo, si lascia sedurre dalla zingara, e la fa fuggire.
Atto II [modifica]Siamo nell'osteria di Lillas Pastia. Lì Carmen danza e canta con le amiche Mercedes e Frasquita (Les tringles des sistres tintaient). Entra Zuniga che cerca di sedurre Carmen, ma viene interrotto dall'arrivo del torero Escamillo (Votre toast, je peux vous le rendre). Anche il torero si fa sedurre da Carmen, che però respinge. Confidandosi con le amiche, il Dancairo e il Remendado, Carmen confessa di essersi innamorata di don Josè, che arriva subito dopo, scarcerato. Lì Josè le confessa il suo amore (Le fleur que tu m'avais jetée), ma vengono interrotti da Zuniga, che esorta il giovane a tornare in esercito. Al suo rifiuto, Zuniga lo aggredisce, ma Carmen chiama in aiuto gli zingari, che immobilizzano il comandante. Capendo che non può fare altro che scappare, José si unisce a Carmen e agli zingari, fuggendo dall'osteria.
Atto III [modifica]L'atto terzo si apre nelle montagne ove c'è il covo dei contrabbandieri. Carmen e José litigano frequentemente, ormai, e la loro relazione è agli sgoccioli. Carmen interroga le carte, ma il suo destino è funesto: la morte! Subito dopo entra Micaela, alla ricerca di don Josè, ma scappa quando entrano Escamillo e Josè. Geloso del rivale, Josè sfida a duello il torero, ma viene bloccato dagli zingari, che trovano Micaela nascosta tra le rocce. Ella dice che la madre di Josè è in punto di morte: egli non può fare altro che seguirla, ma giura vendetta a Carmen.
Atto IV [modifica]È il giorno della corrida. La folla attende Escamillo, che entra trionfante nell'arena. Mercedes e Frasquita avvertono Carmen: Josè è nei paraggi. Ignorando i consigli delle amiche, Carmen lo incontra, e Josè supplica Carmen di tornare con lei. Agli sprezzanti rifiuti di lei, Josè s'infervora, e, quando scopre che l'amante di Carmen è Escamillo, s'arrabbia sempre di più. Minaccia continuamente Carmen, ma lei gli getta addosso l'anello che gli aveva donato mesi prima. Accecato dall'ira la uccide. Quando esce la folla dal circo rivela davanti a tutti il suo delitto.
Organico orchestrale [modifica]La partitura di Bizet prevede l'utilizzo di:
Da suonare internamente:
In un'annotazione della partitura Bizet scrive: La parte delle nacchere appartiene al ruolo di Carmen, ma se l'attrice incaricata del ruolo non sa suonare questo strumento, dovrà mimarne i movimenti, e le nacchere saranno suonate da un percussionista dell'orchestra
Brani celebri [modifica]
Atto primo [modifica]
Atto secondo [modifica]
Atto terzo [modifica]
Atto quarto [modifica]
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| Acquista biglietto Acquista Serata Béjart Dicembre 2009: 16, 17, 19, 29 (2 rappr.), 30, 31 Gennaio 2010: 2, 3, 5 Acquista biglietto Acquista Giuseppe Verdi Rigoletto Gennaio 2010: 15, 17, 20, 22, 24, 27, 29, 31 Febbraio 2010: 3, 5 In vendita dal 16-11-09 ore 9In vendita dal 16-11-09 alle 9 Wolfgang Amadeus Mozart Don Giovanni Gennaio 2010: 30 Febbraio 2010: 2, 4, 7, 10, 12, 14 In vendita dal 30-11-09 ore 9In vendita dal 30-11-09 alle 9 Don Chisciotte Febbraio 2010: 13, 16, 17 (2 rappr.), 18, 19, 20 In vendita dal 14-12-09 ore 9In vendita dal 14-12-09 alle 9 Leoš Janácek Da una casa di morti (Z mrtvého domu) Febbraio 2010: 28 Marzo 2010: 2, 5, 9, 13, 16 In vendita dal 28-12-09 ore 9In vendita dal 28-12-09 alle 9 Richard Wagner Tannhäuser Marzo 2010: 17, 20, 24, 27, 30 Aprile 2010: 2 In vendita dal 18-01-10 ore 9In vendita dal 18-01-10 alle 9 Alban Berg Lulu Aprile 2010: 6, 10, 15, 20, 23, 30 In vendita dal 08-02-10 ore 9In vendita dal 08-02-10 alle 9 Giuseppe Verdi Simon Boccanegra Aprile 2010: 16, 18, 21, 24, 28, 29 Maggio 2010: 4, 7 In vendita dal 16-02-10 ore 9In vendita dal 16-02-10 alle 9 Richard Wagner Das Rheingold (Der Ring des Nibelungen) Maggio 2010: 13, 16, 19, 22, 26, 29 In vendita dal 15-03-10 ore 9In vendita dal 15-03-10 alle 9 Trittico Novecento - Anteprima per i giovani Maggio 2010: 20 In vendita dal 22-03-10 ore 12In vendita dal 22-03-10 alle 9 Trittico Novecento Maggio 2010: 27, 28 Giugno 2010: 1, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 12 In vendita dal 29-03-10 ore 9In vendita dal 29-03-10 alle 9 Charles Gounod Faust Giugno 2010: 18, 21, 23, 26, 30 Luglio 2010: 2, 5 In vendita dal 19-04-10 ore 9In vendita dal 19-04-10 alle 9 Romeo e Giulietta Giugno 2010: 25, 28, 29 Luglio 2010: 1, 3, 8, 14, 16 In vendita dal 26-04-10 ore 9In vendita dal 26-04-10 alle 9 Gioachino Rossini Il barbiere di Siviglia Luglio 2010: 9, 10, 12, 13, 15, 17, 19, 20, 23, 24 In vendita dal 10-05-10 ore 9In vendita dal 10-05-10 alle 9 Serata Forsythe Settembre 2010: 6, 7, 8, 9, 10, 13, 14, 15, 21, 23 In vendita dal 21-06-10 ore 9In vendita dal 21-06-10 alle 9 Gioachino Rossini L'occasione fa il ladro Settembre 2010: 18, 20, 22, 24, 26, 27, 28 Ottobre 2010: 1, 4, 7 In vendita dal 23-06-10 ore 9In vendita dal 23-06-10 alle 9 Gaetano Donizetti L'elisir d'amore Ottobre 2010: 2, 5, 6, 11, 13, 14, 16, 18, 20, 22, 25, 27 In vendita dal 05-07-10 ore 9In vendita dal 05-07-10 alle 9 Onegin Ottobre 2010: 9, 12 (2 rappr.), 15, 30 Novembre 2010: 3, 3, 5, 13 In vendita dal 06-07-10 ore 9In vendita dal 06-07-10 alle 9 Georges Bizet Carmen Ottobre 2010: 29, 31 Novembre 2010: 2, 4, 6, 9, 12, 14, 18 In vendita dal 30-08-10 ore 9In vendita dal 30-08-10 alle 9 |
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| 22/10/2009 Giselle torna alla Scala Nove recite con étoiles, nuovi cast e debutti di Cristian Pedrazzini Video Foto Dal 3 novembre è un grande classico del Balletto a chiudere la Stagione 2008-2009 del Teatro alla Scala. Amore, tradimento e redenzione, Giselle è lo spettacolo romantico per eccellenza, il più famoso e rappresentato nel mondo insieme al Lago dei cigni. Lo contrassegnano due ruoli paradigmatici del repertorio accademico: la contadinella Giselle che muore per amore e l’innamorato che la tradisce, Albrecht. Nello svolgersi della coreografia entrambi devono variare il registro tecnico-espressivo dai toni dell’allegria spensierata a quelli della disperazione, dalla scanzonata padronanza di sé alla consapevolezza che la vita non ha scopo senza amore. Saranno le étoiles Svetlana Zakharova e Roberto Bolle a inaugurare, nei ruoli principali, le recite di Giselle (in scena anche il 5, 6 e 8 novembre); Massimo Murru interpreterà il Principe Albrecht nelle recite del 12 e 14 a fianco di Emanuela Montanari, al debutto nel ruolo di Giselle ma sua partner abituale in numerose produzioni (da Daphnis et Chloè a La dame aux camélias, da Romeo e Giulietta a L’Arlesienne). Pure in debutto saranno gli altri cast nelle recite in programma: Petra Conti con Eris Nezha (4 e 13 novembre), Antonella Albano e Antonino Sutera (nella pomeridiana del 5 novembre) Nel corso delle nove rappresentazioni il ruolo di Mirta, la regina delle Willi, sarà interpretato da Francesca Podini (poi Luana Saullo, Mariafrancesca Garritano e Alessandra Vassallo), quello di Hilarion da Mick Zeni (in alternanza con Alessandro Grillo e Antonino Sutera), il passo a due dei contadini da Antonella Albano con Antonino Sutera, poi Sophie Sarrote con Maurizio Licitra, Alessandra Vassallo con Marco Agostino, Serena Sarnataro e Federico Fresi. L’orchestra sarà diretta da Paul Connelly. Numerosissime sono le versioni di questo classico, alcune delle quali sono state rappresentate, fin dal 1843, dal Balletto della Scala, per il quale si ricordano in tempi recenti la versione di Mats Ek (stagione ’97-‘98 e in tour nel ’99 - 2000) quella di Patrice Bart (nel ‘96 e nel ‘99), di Patricia Rouanne (nel 2000) e infine, la più recentemente presentata dal Balletto scaligero, la versione di Sylvie Guillem, in Scala nel 2001 e in seguito in tour a Londra e negli Stati Uniti. A conclusione della stagione in corso, prima di immergersi nel linguaggio béjartiano che inaugurerà, con un omaggio al grande coreografo, la programmazione 2009-2010, il Corpo di Ballo scaligero riprende la versione per molti ritenuta molto vicina e fedele all’originale di Giselle: la ripresa coreografica curata da Yvette Chauviré, apparsa per la prima volta alla Scala nel 1950, quando la stessa Chauviré era in scena nel ruolo di Giselle, e mantenuta in repertorio fino al 1977; ripresa in seguito dall’81 fino alla stagione 1989-1990 e recentemente nel 2005, occasione che permise anche la registrazione in DVD . Fra le più grandi ballerine del secolo, Yvette Chauviré proprio con la cura e la raffinatezza di ruoli come Giselle ha consegnato la sua fama al mondo, esaltando la tradizione classica in tutta la sua purezza. “Il virtuosismo di Giselle – scriveva Yvette Chauviré - consiste nel rendere invisibile la tecnica. Ho studiato ogni possibile evoluzione coreografica, le entrate e le uscite di scena e i “tempi morti” – se cosi posso dire – tra i diversi enchaînements, il fluttuare degli arabesques e la posa respirata delle braccia. Quando danzavo, la mia ossessione era quella di far dimenticare la carnalità dei piedi … sempre troppo umani, ai quali bisognava dare “l’apparenza di un respiro” . Martedi 3 novembre 2009 - ore 20 - Prima rappresentazione con Svetlana Zakharova (Giselle) - Roberto Bolle (Il Principe Albrecht) Francisco Sedeno (Il Duca di Courland) - Beatrice Carbone (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Mick Zeni (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Antonella Albano, Antonino Sutera (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Francesca Podini (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Emanuela Montanari (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Mercoledi 4 novembre - ore 20 - Fuori abbonamento Petra Conti (Giselle) - Eris Nezha (Il Principe Albrecht) Gianni Ghisleni (Il Duca di Courland) - Laura Caccialanza (La Principessa Bathilde) Simona Chiesa (La madre di Giselle) - Alessandro Grillo (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Sophie Sarrote, Maurizio Licitra (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Luana Saullo (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Emanuela Montanari (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Giovedi 5 novembre - ore 14.30 - Invito alla Scala per Giovani e Anziani Antonella Albano (Giselle) - Antonino Sutera (Il Principe Albrecht) Matthew Endicott (Il Duca di Courland) - Raffaella Benaglia (La Principessa Bathilde) Simona Chiesa (La madre di Giselle) - Alessandro Grillo (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Alessandra Vassallo, Marco Agostino (Passo a due contadini) Jennifer Renaux, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Lorella Ferraro, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Mariafrancesca Garritano (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Emanuela Montanari (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Giovedi 5 novembre - ore 20 - Turno P Svetlana Zakharova (Giselle) - Roberto Bolle (Il Principe Albrecht) Francisco Sedeno (Il Duca di Courland) - Beatrice Carbone (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Mick Zeni (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Serena Sarnataro, Federico Fresi (Passo a due contadini) Jennifer Renaux, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Lorella Ferraro, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Francesca Podini (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Emanuela Montanari (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Venerdi 6 novembre - ore 20 - Turno R Svetlana Zakharova (Giselle) - Roberto Bolle (Il Principe Albrecht) Francisco Sedeno (Il Duca di Courland) - Beatrice Carbone (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Mick Zeni (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Sophie Sarrote, Maurizio Licitra (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Francesca Podini (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Domenica 8 novembre - ore 14.30 - La Scala in Famiglia - La Scala Giovani Svetlana Zakharova (Giselle) - Roberto Bolle (Il Principe Albrecht) Francisco Sedeno (Il Duca di Courland) - Beatrice Carbone (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Mick Zeni (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Antonella Albano, Antonino Sutera (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Francesca Podini (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Giovedi 12 novembre - ore 20 - Fuori abbonamento Emanuela Montanari (Giselle) - Massimo Murru (Il Principe Albrecht) Matteo Buongiorno (Il Duca di Courland) - Laura Caccialanza (La Principessa Bathilde) Simona Chiesa (La madre di Giselle) - Alessandro Grillo (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Gianni Ghisleni (Il Gran cacciatore) Sophie Sarrote, Maurizio Licitra (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Alessandra Vassallo (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Venerdi 13 novembre - ore 20 - Fuori abbonamento Petra Conti (Giselle) - Eris Nezha (Il Principe Albrecht) Gianni Ghisleni (Il Duca di Courland) - Serena Colombi (La Principessa Bathilde) Roberta Nebulone (La madre di Giselle) - Antonino Sutera (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Matteo Buongiorno (Il Gran cacciatore) Alessandra Vassallo, Marco Agostino (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Lorella Ferraro, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Luana Saullo (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Sabato 14 novembre - ore 20 - Fuori abbonamento Emanuela Montanari (Giselle) - Massimo Murru (Il Principe Albrecht) Matteo Buongiorno (Il Duca di Courland) - Laura Caccialanza (La Principessa Bathilde) Simona Chiesa (La madre di Giselle) - Alessandro Grillo (Hilarion) Vittorio D’Amato (Wilfried) - Gianni Ghisleni (Il Gran cacciatore) Antonella Albano, Antonino Sutera (Passo a due contadini) Serena Sarnataro, Christelle Cennerelli, Lara Montanaro, Daniela Cavalleri, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone (Sei amiche di Giselle) Alessandra Vassallo (Mirta, regina delle Willi) Beatrice Carbone, Deborah Gismondi (Due Willi) E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Giselle Balletto in due atti di Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges da Théophile Gautier Allestimento del Teatro alla Scala Coreografia Jean Coralli – Jules Perrot Ripresa coreografica di Yvette Chauviré Musica Adolphe Adam Direttore Paul Connelly Scene e costumi Aleksandr Benois rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli Étoiles Svetlana Zakharovanelle recite del 3, 5s , 6 e 8 novembre Roberto Bolle nelle recite del 3, 5s, 6 e 8 novembre Massimo Murru nelle recite del 12 e 14 novembre GISELLE Il soggetto Atto primo In un villaggio renano i contadini sono in festa, al tempo della vendemmia, Un giovane nobile, il principe Albrecht, che si cela sotto il nome di Loys, corteggia una ragazza, Giselle, che lo ricambia. Ma il guardacaccia Hilarion, che sospetta la vera identità di Loys e che ne è geloso, attende il momento giusto per vendicarsi. Giselle è felice, e non ascolta i consigli e gli ammonimenti della madre che la mette in guardia raccontando la storia delle Willi, fanciulle morte prima delle nozze che, trasformate in spiriti, attirano di notte gli uomini che incontrano e li obbligano a danzare fino a morirne. Giunge frattanto al villaggio un corteo di nobili reduci dalla caccia, al seguito del duca di Courland e di sua figlia Bathilde, che è fidanzata ad Albrecht. Giselle confida alla giovane di essere innamorata e riceve un dono di nozze, ma in quel punto sopravviene Hilarion che rivela che Albrecht e Loys sono la stessa persona. Il principe non può negarlo. Giselle, che si sente tradita nel suo sentimento più bello e puro, perde la ragione. Si dà la morte in una danza folle, con la spada di Albrecht. Atto secondo E’ passato del tempo e Albrecht, in preda ai rimorsi, torna al villaggio. Si realizza qui l’incantesimo delle Willi, che, guidate dalla imperiosa regina Myrtha, escono a notte dalle loro tombe. Albrecht ritrova Giselle, ma è condannato a danzare fino a morire, cosi come il guardacaccia Hilarion. Invano egli chiede a Myrtha perdono, la legge delle Willi è inflessibile; sarà tuttavia Giselle a salvarlo, aiutandolo a resistere e danzando con lui fino all’apparire del sole. Svanito l’incantesimo, il principe si ritrova solo, nel villaggio, con il suo rimorso. |
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| Concerto straordinario di raccolta fondi per la tutela e la valorizzazione dell’arte e della natura italiane Grandi Orchestre Sinfoniche Internazionali per Deutsche Bank a favore del FAI London Symphony Orchestra Daniel Harding, direttore Christian Tetzlaff, violino Milano, Teatro alla Scala Domenica 15 novembre 2009, ore 20 PROGRAMMA F. Mendelssohn- Bartholdy: Concerto in mi minore per violino e orchestra op.64 G. Mahler: Sinfonia n.6 in la minore Una grande iniziativa resa possibile dal generoso sostegno e dalla preziosa collaborazione di Deutsche Bank, accanto al FAI – Fondo Ambiente Italiano per un importante progetto triennale che vedrà la straordinaria partecipazione delle più prestigiose orchestre sinfoniche internazionali dirette dai più famosi direttori del mondo esibirsi al Teatro alla Scala di Milano a favore del FAI. Primo imperdibile appuntamento domenica 15 novembre 2009, alle ore 20 con la London Symphony Orchestra diretta dal Maestro Daniel Harding che si esibirà in un concerto straordinario di raccolta fondi per la tutela e la valorizzazione dell’arte e della natura italiane. Un modo per sostenere concretamente la Fondazione nella sua attività di conservazione e di valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano: in particolare i fondi raccolti con questo evento saranno devoluti a Villa Necchi Campiglio, proprietà aperta al pubblico lo scorso anno, nel cuore di Milano. L’eccezionalità della serata offrirà la possibilità di ascoltare un connubio di altissimo livello: la leggendaria London Symphony Orchestra, una delle orchestre più famose del mondo oltre che una delle primissime formazioni sinfoniche a livello globale, con Daniel Harding, uno dei più interessanti e tra i più apprezzati direttori d’orchestra della giovane generazione. Giovane, brillante, curioso e simpatico, il Direttore inglese gode infatti di una grande fama internazionale nonostante la giovane età - poco più che trentenne. E’ il direttore ospite principale della London Symphony Orchestra, Direttore Musicale della Swedish Radio Symphony Orchestra e Direttore Principale della Mahler Chamber Orchestra. La celebre orchestra sarà accompagnata da Christian Tetzlaff, il violinista tedesco ritenuto uno degli artisti più interessanti e versatili della giovane generazione. Una serata straordinaria che prevede un programma di grande fascino e impatto in una cornice meravigliosa come quella del Teatro alla Scala di Milano, con l’esecuzione del Concerto in mi minore per violino e orchestra op.64 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, capolavoro di straordinaria bellezza melodica e di eleganza classica, scritto nel 1844 dal compositore tedesco e dedicato a un famoso virtuoso del violino, Ferdinand David e della inquieta e travolgente Sinfonia n.6 in la minore di Gustav Mahler. COSTO DEL BIGLIETTO Iscritti FAI da 60 a 250 Euro; non Iscritti da 70 a 280 Euro Il FAI ringrazia per il generoso sostegno e la preziosa collaborazione Deutsche Bank. Si ringrazia Serate Musicali – Milano. Con il Patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano – Cultura. Per informazioni e prenotazioni: FAI – tel. 02.467615295-253 AMIT – Numero Verde 800 166 250 www.helloticket.it |
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| 06/09/2009 Teatro alla Scala: la nuova stagione un'emozione da poco... di Alberto Bassi Video Foto La delusione è ancor più cocente quando le aspettative sono alte, soprattutto quando si parla di un teatro come quello che si trova a Milano di fronte agli uffici della Letizia Moratti. “Il Teatro alla Scala non è stato risparmiato dalla crisi economica… In più ci si mettono anche i tagli al FUS!”, questo è il primo pensiero che mi passa in mente quando sfoglio con curiosità il programma della nuova stagione 2009-2010: pochi nomi prestigiosi di caratura internazionale (troppo costosi!), allestimenti non sfarzosi (so cheap!) e personalità della provincia spacciate per gli artisti migliori in circolazione caratterizzano gran parte della nuova programmazione. Ovvio, qualcosa si salva, se no sarebbe la fine! Innanzitutto devo ancora capire una cosa (aiutatemi voi…): perché la stagione si apre con Carmen e si chiude ancora con la stessa Carmen? Qualcuno mi potrebbe far notare che cambiano gli interpreti, ma è un’annotazione veramente degna di rilevanza? Monta la rabbia, è un semplice segno di mancanza di soldi o di sclerotizzazione ideativa? Sperando di leggere almeno il nome di un grande regista che supplisca alla mia delusione, leggo: Emma Dante… I giornali più accreditati applaudono tale scelta, ma le mie perplessità restano ferme: aprire la stagione con una debuttante nel settore della regia lirica e con un’artista che fa un certo tipo di sperimentazione da parecchi anni (dopo molti anni cosa si può sperimentare ancora?) sinceramente mi fa pensare. Altro nome che metterei a fianco a quello di Emma Dante è quello di Federico Tiezzi. Anche Tiezzi fu un grande sperimentatore coi Magazzini negli anni Ottanta, ma l’avanzare inesorabile del tempo, si sa, rende meno fecondi; fino l’anno scorso ci ricordavamo il nome di Tiezzi come regista lirico nei bei teatri di provincia, mentre quest’anno sarà il regista di Simon Boccanegra la cui direzione orchestrale spetta al bravo Daniel Baremboim (che dirigerà anche Carmen). Simon Boccanegra insieme a Rigoletto daranno il via da quest’anno e per le tre stagioni seguenti alle riprese delle maggiori opere verdiane. Rigoletto sembra invece interessante per la presenza del regista Gilbert Deflo, di Leo Nucci e per i nomi che firmano scene e costumi, vale a dire Ezio Frigerio e Franca Squarciapino. Trascurabile è invece la ripresa del Don Giovanni di Mozart (regia di Peter Mussbach e direzione musicale di Luis Lanfrée), già andata in scena nel 2006. Lo spettacolo più curioso sarà la nuova produzione del Tannhäuser di Wagner, diretto dal bravissimo Zubin Metha, la cui regia andrà in mano alla Fura dels Baus, gruppo di ricerca spagnolo che colpisce allo stomaco per le sue provocazioni e che si è già cimentato in opere liriche. Fra gli spettacoli da non perdere rientrano Da una casa di morti del contemporaneo Janáček con la regia di Patrice Chéreau; Lulu di Berg diretto da Daniele Gatti e messo in scena da Peter Stein e, soprattutto, Faust di Gounod con la regia di quel genio che è Eimuntas Nekrosius e con una giovane interprete strepitosa che è Irina Lungu. Per quel che riguarda la stagione del balletto, oltre agli storici allestimenti di Don Chisciotte e di Romeo e Giulietta, vale la pena ricordare i tre spettacoli dedicati alla danza contemporanea; innanzitutto, Serata Béjart, diretta dal bravo e nervoso Daniel Harding e dove verrà riproposto quel capolavoro coreografico che è Le sacre du printemps; poi Trittico Novecento, dedicato a Balanchine e a Ventriglia e, infine, Serata Forsythe come nuova produzione. All’interno della sezione dei concerti sinfonici da vedere (anzi, da ascoltare!) il concerto di Pierre Boulez con Maurizio Pollini e quello diretto da Zubin Metha con la Filarmonica della Scala. Mi piace inoltre ricordare il primo pianista pop della storia musicale: Lang Lang, che si esibirà il 20 giugno del 2010. Infine nel guardare i recital di canto mi cade l’occhio su due artiste dalle voci incredibili: la soprano Fiorenza Cedolins e la mezzo-soprano Sonia Ganassi. |
| COMUNICATO STAMPA Venerdì 4 settembre 2009 ore 21 - Teatro alla Scala, Milano Concerto di inaugurazione del Festival MITO SettembreMusica a Milano Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo Yuri Temirkanov, direttore Kun Woo Paik, pianoforte In collaborazione con il Teatro alla Scala Programma Sergej Prokof’ev Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25 “Classica” Concerto n. 2 in sol minore per pianoforte e orchestra op. 16 Suite da Romeo e Giulietta op. 64 Biglietti: Posti numerati Euro 15/ 25/ 35 Lunedì 4 settembre, alle ore 21 al Teatro alla Scala, inaugura a Milano la terza edizione del Festival Internazionale MITO SettembreMusica, che dal 3 al 24 settembre unisce Torino e Milano in una grande festa musicale con più di 200 eventi: musica classica, jazz, avanguardia, rock, pop e etnica, incontri, maratone musicali, rassegne dedicate e proiezioni di film. Tutti i giorni, dal mattino alla sera, grandi concerti gratuiti e a prezzi popolari nei luoghi caratteristici delle due città. Il concerto inaugurale a Milano è affidato all’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo diretta dal suo direttore Yuri Temirkanov, che dopo il progetto Čaikovskij-Stravinsky del 2007 tornano al Festival MITO per un nuovo ciclo di quattro grandi appuntamenti sinfonici, interamente dedicati a Sergej Prokof’ev. A Prokof’ev, compositore russo che ha avuto un ruolo fondamentale per la storia della musica del Novecento, è riservata una sezione monografica di concerti del Festival MITO dal titolo E ora Prokof’ev. Il programma si apre con la Sinfonia n. 1 “Classica”, del 1917, ispirata allo stile settecentesco di Haydn, offrendone una rilettura in chiave moderna, per proseguire con il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra, caratterizzato da un pianismo percussivo, lontano dalla tradizione romantica. Al pianoforte Kun Woo Paik che ha conquistato fama internazionale per la profonda ispirazione e l'infallibilità tecnica con cui interpreta un repertorio che spazia da Bach a Stockhausen. Il programma si chiude con la suite dal celebre balletto Romeo e Giulietta. Il concerto di inaugurazione a Milano è preceduto, alle ore 18.00, alla Pinacoteca di Brera, dall’evento Arte&Musica del Festival MITO, con Massimiliano Finazzer Flory che presenta il quadro La predica di San Marco in Alessandria di Gentile e Giovanni Bellini. L’ingresso è gratuito. In seguito al concerto al Teatro alla Scala si svolgerà il consueto ricevimento riservato agli ospiti istituzionali del Festival, quest’anno realizzato con il sostegno della casa di orologi sassone Lange & Söhne Glashütte I/SA. ________________________________________ Il programma musicale: La Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25 “Classica”, del 1917, è da annoverare tra le opere giovanili più rilevanti di Prokof’ev. Ispirata a Haydn, per ammissione dello stesso autore, da un lato mostra una scrittura assolutamente in linea con gli stilemi settecenteschi, dall’altro appare come un esperimento di rilettura di questi in chiave decisamente moderna. L’opera, di piccole dimensioni, brillante, molto vivace, è in quattro movimenti, il terzo occupato da una Gavotta, quelli estremi ricchi di spunti di particolare dinamicità strumentale. Fu eseguita per la prima volta nel 1918 a Pietroburgo diretta dallo stesso autore. Il Concerto n. 2 in sol minore per pianoforte e orchestra op. 16, fu scritto tra il 1912 ed il 1913 e ampiamente riveduto nel 1923. Come il precedente anche questo secondo suscitò perplessità negli ascoltatori per il suo pianismo percussivo e lontano dalla tradizione romantica. Lo contraddistinguono infatti un linguaggio ironico e aggressivo ed una certa eterodossia formale. L’aspetto costruttivo mostra un maggior interesse rispetto al primo per la dimensione cantabile e espressiva. Dei quattro movimenti che lo compongono il Finale è un autentico pezzo di bravura per il solista per i brillanti passi d’ottava e i salti di ampi intervalli, tipici del più tardo stile pianistico di Prokof’ev. Scritto tra il 1935 e il 1936 Romeo e Giulietta fu il primo balletto composto da Prokof’ev secondo la tradizione russa, e divenne presto il capolavoro ballettistico del compositore che da esso trasse tre suites, le opp. 64 bis e 64 ter e l’op. 101, realizzata dieci anni più tardi. L’ordine dei pezzi non segue la successione narrativa della vicenda ma un criterio musicale che dipinge i momenti più significativi del racconto, così che gli interpreti scelgono sovente di accostarli secondi i propri gusti. Nel concerto della Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo diretta da Yuri Temirkanov saranno eseguiti i brani Montecchi e Capuleti, L'infanzia di Giulietta, Padre Lorenzo, Danza, Romeo e Giulietta prima della separazione, Danza delle fanciulle delle Antille, Romeo al sepolcro di Giulietta dalla suite n. 2 e Scena, Maschere, La morte di Tibaldo dalla suite n. 1. ________________________________________ Biografie Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo L’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, la più antica compagine sinfonica russa, è stata fondata nel 1882. In quell’anno, su ordine di Alessandro III, fu istituito il Coro Musicale di Corte (il prototipo dell’odierno Collettivo d’Onore della Federazione russa), fondato per esibirsi alla presenza dei sovrani, durante i ricevimenti, le cerimonie ufficiali, i balli, le rappresentazioni teatrali e i concerti di corte. Nel 1897 il Coro di Corte diventò Orchestra di Corte. All’inizio del ventesimo secolo, venne concesso ai musicisti di esibirsi in concerti a pagamento aperti al pubblico. La serie di concerti intitolata “Raccolte orchestrali di musica nuova” propose in Russia le prime esecuzioni dei poemi sinfonici di Richard Strauss (Ein Heldenleben e Also Sprach Zarathustra), della Prima sinfonia di Mahler, della Nona sinfonia di Bruckner e del Poema Divino di Skryabin. Tra i direttori dell’orchestra si annoverano musicisti di fama mondiale, quali Richard Strauss, Arthur Nikisch, Alexander Glazunov e Sergej Koussevitsky. Nel 1917 la compagine divenne Orchestra di Stato e, in seguito al decreto del 1921, fu integrata nella Filarmonica di Pietrogrado, appena fondata. In quel periodo diressero l’orchestra molti grandi direttori occidentali, fra gli altri, Otto Klemperer, Bruno Walter, Felix Weingartner. Solisti quali Vladimir Horowitz e Sergej Prokof’ev (quest’ultimo eseguendo i suoi concerti per pianoforte) si esibirono con l’orchestra che, su iniziativa di direttori stranieri, affrontò anche il repertorio moderno; Stravinsky, Schönberg, Berg, Hindemith, Honegger, Poulenc. Nel 1934 fu la prima del paese a ricevere il titolo di Orchestra d’Onore della Repubblica. Quattro anni più tardi Evgeny Mravinsky, vincitore del primo premio del Concorso nazionale per direttori, iniziò il suo sodalizio con l’orchestra e, nei cinquant’anni successivi, la trasformò gradualmente in una delle migliori del mondo; divenne così rapidamente il punto di riferimento per l’esecuzione delle sinfonie di Cˇaikovskij e Sˇostakovicˇ. Rimane assolutamente unico il sodalizio creativo tra Mravinsky e Sˇostakovicˇ; molte delle sue sinfonie furono eseguite per la prima volta da Mravinsky, diventando brani fondamentali del repertorio, sia in patria, sia nelle tournée all’estero. Il profondo apprezzamento di Sostakovicˇ per tale collaborazione emerge con evidenza dal fatto che dedicò proprio a Mravinsky l’Ottava sinfonia. In questo periodo, e in seguito, l’orchestra fu diretta anche, tra gli altri, da Leopold Stokowski, Igor Markevich, Kurt Sanderling, Georg Solti, Arvid Jansons, Gennady Rozhdestvensky, Evgeny Svetlanov e Mariss Jansons. Nel 1988 i componenti di quella che ormai era la più famosa orchestra nazionale, elessero Yuri Temirkanov come direttore principale, titolo che mantiene ancora oggi. Proprio negli ultimi anni l’orchestra ha eseguito diverse première mondiali e ha inaugurato la stagione 2005-2006 alla Carnegie Hall, vertice delle sue esibizioni in tutte le più prestigiose sale da concerto del mondo. Durante l’ultima stagione, dopo una lunga sosta, l’orchestra, per la prima volta, è andata in tournée in Siberia, toccando le città di Irkutsk, Surgut e Khanty-Mansiysk, per la seconda edizione del Festival musicale internazionale “Stars at Baikal”. Per l’Orchestra Filarmonica la stagione 2007-2008 è stata particolarmente ricca di eventi speciali, a cominciare dalla celebrazione del suo centoventicinquesimo anniversario. Sotto la direzione di Krzysztof Penderecki, l’orchestra ha proposto a San Pietroburgo, nella Sala della Filarmonica recentemente restaurata, la prima esecuzione del suo Requiem polacco. Un importante tour dell’orchestra negli Stati Uniti l’ha potata ad esibirsi anche in tre concerti alla Carnegie Hall. Durante un tour europeo nel maggio 2008, Yuri Temirkanov ha ricevuto il premio della critica musicale italiana “Franco Abbiati” come migliore direttore della stagione 2006-2007. Yuri Temirkanov, direttore Nato nella città caucasica di Nalchik, Yuri Temirkanov inizia gli studi musicali a nove anni. A tredici frequenta la Scuola di Leningrado per giovani talenti, dove continua gli studi di violino e viola. Al termine di questo corso studia al Conservatorio di Leningrado, dove completa la formazione di violista per poi, successivamente, ritornare a studiare direzione d’orchestra; si diplomerà nel 1965. Dopo la vittoria del prestigioso Concorso Nazionale di Direzione d’Orchestranel 1966, Temirkanov viene invitato da Kiril Kondrashin a partecipare ad una tournée in Europa e negli Stati Uniti con il leggendario violinista David Oistrakh e l’Orchestra Filarmonica di Mosca. Yuri Temirkanov fece il suo debutto con l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo (all’epoca Filarmonica di Leningrado) all’inizio del 1967, e fu poi invitato a far parte dell’orchestra in qualità di Assistente direttore di Yevgeny Mravinsky. Nel 1968, fu nominato Direttore principale dell’Orchestra sinfonica di Leningrado, con la quale rimase sino alla nomina di Direttore musicale del Teatro Kirov (ora teatro Mariinskij), nel 1976. Qui è rimasto sino al 1988; le sue produzioni di Evgenij Onegin e La Dama di picche sono diventate leggendarie nella storia del teatro. Dal 1988 Yuri Temirkanov ricopre la carica di Direttore artistico e Direttore principale dell’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, con la quale regolarmente intraprende importanti tournée e registrazioni. Conserva altri incarichi, incluso quello di Direttore ospite principale del Teatro Bolshoi, e, dal gennaio del 2009, è stato nominato Direttore musicale del Teatro Regio di Parma. Dopo il suo debutto londinese con la Royal Philharmonic Orchestra nel 1977, fu eletto principale Direttore ospite e poi Direttore principale nel 1992, incarico che ha mantenuto fino al 1998. Dal 1992 al 1997 è stato anche il principale Direttore ospite dell’Orchestra Filarmonica di Dresda e, dal 1998 al 2008, è stato principale Direttore ospite dell’Orchestra Sinfonica della Radio Nazionale Danese. Yuri Temirkanov è frequentemente ospitato dalle più grandi orchestre d’Europa, Asia e Stati Uniti. Ha avuto il privilegio di essere il primo artista russo al quale è stato permesso di esibirsi negli Stati Uniti dopo la ripresa delle relazioni culturali con l’Unione Sovietica alla fine della guerra in Afghanistan nel 1988. Ha diretto le principali orchestre europee, inclusi i Berliner e i Wiener Philharmoniker, la Staatskapelle di Dresda, la London Philharmonic, la London Symphony, la Royal Concertgebouw Orchestra, l’Orchestra di Santa Cecilia e quella della Scala. Ospite fisso negli Stati Uniti, dirige le maggiori orchestre di New York, Philadelphia, Boston, Chicago, Cleveland, San Francisco e Los Angeles. Dal 2000 al 2006 è stato Direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Baltimora. Le sue numerose registrazioni includono collaborazioni con la Filarmonica di San Pietroburgo, la New York Philharmonic, l’Orchestra Sinfonica della Radio Nazionale Danese e la Royal Philharmonic Orchestra con la quale ha inciso tutti i balletti di Stravinsky e le sinfonie di Cˇajkovskij. Per dieci giorni durante le vacanze di Natale, Temirkanov ospita a San Pietroburgo l’annuale Festival invernale, durante il quale invita molti fra i principali solisti del mondo. In Russia ha ricevuto molti importanti premi; nel 2003, il presidente Vladimir Putin ha conferito a Temirkanov la medaglia del presidente. Nel 2002 ha ricevuto il premio Abbiati come Miglior Direttore, e nel 2003 è stato nominato in Italia Direttore dell’anno. Recentemente è diventato Accademico Onorario di Santa Cecilia. Kun Woo Paik. Nato a Seoul ha tenuto il suo primo concerto all’età di dieci anni, interpretando il Concerto per pianoforte di Grieg con l’Orchestra Nazionale Coreana e all’età di quindici anni si è trasferito a New York per studiare con Rosina Lhevinne alla Julliard School, e poi con Guido Agosti e Willhelm Kempff. È vincitore della Naumburg Competition e medaglia d’oro al Concorso Pianistico Internazionale Busoni. La sua carriera internazionale è decollata in seguito alla prima apparizione newyorkese, durante la quale ha proposto l’opera completa per pianoforte di Maurice Ravel al Lincoln Centre, e poi con il suo debutto orchestrale alla Carnegie Hall. Nel 1974 Paik ha debuttato in Europa con tre recital consecutivi alla Wigmore Hall di Londra, seguiti nel 1975 da un recital alla Philharmonie di Berlino. Da allora ha collaborato a stretto contatto con direttori quali Lorin Maazel, Mariss Jansons, Sir Neville Marriner, Wolfgang Sawallisch, Jiri Belohlavek, Mikhail Pletnev, Dmitri Kitaenko, James Colon, John Nelson, Eliahu Inbal e Krzysztof Penderecki, e ha suonato con orchestre quali la New York Philharmonic, l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, la London Symphony, la BBC Symphony (Last Night of the Proms, nel 1987), l’Orchestra di Parigi, i Berliner Symphoniker, l’Orchestra Nazionale Ungherese, la Filarmonica di Montecarlo, la Filarmonica di Oslo, la Filarmonica di Rotterdam, l’Orchestra della Rai, la Filarmonica di Varsavia e la English Chamber Orchestra. È inoltre regolarmente ospite di festival musicali quali il Berlin Festwochen, Aix-en-Provence, La Roque d’Antheron, Ravinia, Montreux e il Moscow Easter Festival. Nell’ottobre del 2000 è stato il primo artista coreano ad essere ufficialmente invitato dal governo cinese e, nello stesso anno, ha interpretato a Seoul il Concerto per pianoforte di Busoni, per la prima volta eseguito in Asia. Nel 2003, anno del cinquantesimo anniversario della morte di Prokof’ev, Paik ha interpretato i suoi concerti a Berlino, Milano, Budapest, Beijing, Tokyo, Seoul, Nizza e Siviglia. Nella stagione successiva ha proposto l’integrale dei concerti di Rachmaninov con la Filarmonica della Cina. Il suo repertorio si estende da Bach a Stockhausen, da Busoni a Scriabin, da Liszt a Messiaen. È artefice di un importante evento musicale, articolato in una serie di sei recital a Londra e a Parigi, e dedicato alle opere per pianoforte solo di Franz Liszt. Per informazioni: Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.88464725 www.mitosettembremusica.it |
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| Trittico Novecento alla Scala di Milano
dal 7 al 23 maggio Intervista al ballerino Marco Messina Una passione, per il ballo, una carriera ricca di grandi soddisfazioni e successi personali. Lui, Marco Messina, ha lavorato con i migliori coreografi classici e contemporanei. E' stato un vero piacere per me fare questa intervista, ad un personaggio come Marco il cui successo è iniziato dall'età di sedici anni. Appena qualche giorno fa lo abbiamo apprezzato sul palcoscenico degli Arcimboldi con Shock uno spettacolo di danza molto innovativo ideato e diretto da Andrea Forte, dove di scena vi erano i Vizi Capitali; ora lo ritoveremo nel Trittico Novecento dal 7 di maggio al Teatro alla Scala di Milano. marco messinaMarco tu sei un ballerino molto affermato, hai lavorato nella Compagnia del Teatro Nuovo di Torino, ora sei nel corpo di ballo della Scala. I tuoi studi inizialmente erano poco inerenti al mondo artistico, a cosa devi la spinta ad iniziare questa tua brillante carriera? Prima di tutto a me stesso, non per peccare di presunzione, ho messo in gioco tutta la mia anima, la voglia di imparare, e di ballare. Fondamentale sono state le sollecitazioni dei miei insegnanti di Torino. Ho iniziato la mia carriera a sedici anni, che come ben tu sai in questo mondo è abbastanza tardi…Non è stato facile recuperare gli anni persi, infatti facevo quotidianamente, dalle due alle tre lezioni di danza classica, anche perché la mia formazione precedente arrivava dall’hip hop e dal funky; la mia volontà e il sostegno ricevuto mi hanno permesso di concretizzare le mie aspettative. Come ricordi gli anni al Teatro Nuovo di Torino? Un po’ bene e un po’ male… Bene perché ho ballato molto, molti coreografi mi sceglievano nonostante fossi il più giovane. Male perché purtroppo la compagnia ora ha chiuso nonostante il grandissimo potenziale che, aihmè, non si è riusciti a sfruttare. Nel momento più brutto per la compagnia, io ho avuto la fortuna di entrare alla Scala Com’è lavorare alla Scala di Milano? Beh, sicuramente pesante, bello, faticoso stressante, sono moltissime le sensazioni che si provano, ma con l’umiltà e le capacità si possono superare tutti gli ostacoli Vedendoti ballare sembra che tutto ti venga molto facilmente, quanto devi alla natura e quanto al tuo lavoro? Sinceramente metà e metà perché io ci metto me stesso e tutto ciò che sento verso il balletto che sto interpretando, ma l’altra metà è caratterizzata dal movimento, dalla tecnica, allo stare in scena, alla parte artistica, e qui entra in scena il lavoro perché se fossi solo naturale farei tutto identico essendo solo una mia espressione. Cosa ti alletta di più nella danza? La danza mi fa sentire vivo, quando io entro sul palcoscenico e inizio a ballare mi immergo in un altro mondo, cancellando tutte le cose negative che ho intorno, in poche parole è come entrare in paradiso. Mi spiace solo che la danza in Italia non sia evoluta come invece è all’estero Tu hai appena interpretato al Teatro degli Arcimboldi Shock: A passi di danza tra Vizi e Virtù, dove tu e Laura Caccialanza avete interpretato l’invidia, ma quanta invidia c’è nel tuo mondo? Molta purtroppo!! L’invidia purtroppo è una brutta cosa, io concepisco l’invidia in due modi quella positiva, ovvero quando vedo qualcuno più bravo di me non provo invidia, anzi!! Vedo e vivo tutto ciò come stimolo per cercare di migliorare e affinare le mie capacità. Quella negativa che onestamente io non vivo ma, che purtroppo è sempre presente ed è quella che molto spesso provoca anche dissapori. Ora interpreterai bella Figura di Kyliàn alla Scala, cosa provi? Per me si è avverato un sogno, quando mi han comunicato che facevo parte del cast, allora mi son detto i sogni possono trasformarsi in realtà. Premetto che il pezzo l’avevo già visto a Parigi e che Kyliàn è il mio coreografo preferito, quindi per me era già il top; interpretarlo è veramente importante. La cosa che mi piace di questo balletto è la genialità dei passi sulla musica, ogni minimo accento e nota sono espressi dai passi stessi in modo sublime, il movimento di Kyliàn è davvero unico, non cambierei nulla! Tu canti bene oltre a ballare. Vorresti interpretare un musical? Si è uno dei miei sogni, il mio idolo è Notre Dame, che interpreterei come ballerino, se invece dovessi cantare sceglierei Grease. Cosa ne pensi del musical oggi? Il musical oggi in Italia si è evoluto e ciò mi rende felice, lo reputo uno spettacolo completo, perché comprende musica, danza, canto e recitazione. Ho avuto la fortuna di lavorare con Manuel Frattini e da quel momento è nata questa mia passione per il musical. Un consiglio a chi intraprende la tua carriera la prima cosa è la passione, questa ti permette di superare qualsiasi ostacolo!! La seconda è l’umiltà perché solo con questa hai il giusto e meritato ritorno di successo che ti dà lo slancio verso ogni nuovo lavoro. >>Cristian Pedrazzini 06/05/2009 Il Balletto della Scala interpreta tre capolavori di Kylián, Balanchine e Tetley trittico novecento apolloDue debutti per la Scala e un ritorno, dopo oltre dieci anni di assenza, che celebra il centenario dei leggendari Ballets Russes: con il Trittico Novecento, in scena dal 7 maggio con repliche fino al 23, il Balletto scaligero arricchisce il repertorio e prosegue il viaggio nella creatività di ieri e di oggi. Come appassionata memoria e tributo a una scomparsa (quella prematura di John Cranko), nasce nel 1973 Voluntaries. E come tributo al suo autore, Glen Tetley, scomparso nel 2007, viene ora presentato per la prima volta alla Scala. Sul monumentale Concerto in sol minore di Poulenc per organo, archi e timpani, in un sontuoso intreccio di forza ritmica e intenso misticismo, Voluntaries dà l’esatta misura del genio creativo di Tetley, pioniere del connubio tra balletto e Modern Dance, al quale la Scala nel 1995 aveva dedicato una intera serata. Accanto alle sei coppie, il balletto farà emergere nel passo a due l’interpretazione di Antonella Albano e Mick Zeni (in alternanza con Mariafrancesca Garritano e Andrea Volpintesta) e nel passo a tre Francesca Podini con Gabriele Corrado e Eris Nezha (in alternanza con Chiara Fiandra, Riccardo Massimi, Antonino Sutera). bella figuraIn debutto per la Scala anche Bella Figura, gioiello di celebrazione della bellezza, quella che emerge anche dal movimento più bizzarro e imprevisto, creato da Jirí Kylián nel 1995, per il ventennale della sua direzione al Nederlands Dans Theater. In Bella Figura Kylián esplora la zona di crepuscolo tra arte e artificio, tra realtà della vita e fantasia. Con il rosso vivo dei costumi, con il colore della pelle nuda, con le suggestioni musicali del Sei e Settecento, cattura il momento esatto in cui il sogno e la realtà si fondono. Con Bella Figura si approfondisce ulteriormente il rapporto con il grande maestro, che nelle recenti stagioni aveva portato la compagnia ad interpretare Symphony of Psalms, Petite Mort e Sechs Tänze. In scena il cast composto da cinque donne e quattro uomini: Antonella Albano, Lara Montanaro, Chiara Borgia, Emanuela Montanari, Antonella Luongo, Mick Zeni, Riccardo Massimi, Antonino Sutera, Marco Messina, ai quali si alterneranno in altre recite Stefania Ballone, Christelle Cennerelli, Luana Saullo, Francesco Pio Ricci, Fabio Saglibene, Matteo Gavazzi. Su tutto svetta la grazia, l’eleganza, la quintessenza della perfezione geometrica di Apollo, manifesto dell’insostituibile apporto di George Balanchine alla storia del balletto e della danza, e prima ancora alla straordinaria avventura dei Ballets Russes che nati nel 1909 di lì a poco, nel 1929, avrebbero cessato di esistere con la scomparsa del loro patron, Sergej Djagilev. Dopo oltre dieci anni di assenza, Apollo torna sul palcoscenico della Scala: il linguaggio neoclassico, la summa della grammatica classico-accademica alle altezze più eccelse, in una architettura che nasce dallo Stravinskij di Apollon Musagète (1928) e che portò il coreografo all’esaltazione della tradizione classica, di cui era erede più colto, e insieme al suo superamento. Grazia, eleganza, perfezione tecnica: come nel 1997 Apollo sarà l’étoile Roberto Bolle, nuovamente nelle vesti del dio greco sul palcoscenico del Piermarini, circondato dalle sue Muse: Sabrina Brazzo (Tersicore), Mariafrancesca Garritano (Polimnia) e Gilda Gelati (Calliope). In altre recite sarà Francesca Podini a interpretare il ruolo di Tersicore, Luana Saullo quello di Polimnia e Emilie Fouilloux quello di Calliope, guidate da un nuovo Apollo: Gabriele Corrado. Bella Figura Giovanni Battista Pergolesi, Stabat Mater (Stabat Mater dolorosa, Quando corpus morietur) Lukas Foss, Salomon Rossi Suite (Lento, Andante ) Alessandro Marcello, Concerto per oboe in re minore (Adagio) Antonio Vivaldi, Concerto per due mandolini e archi RV 532 (Andante) Giuseppe Torelli, Concerto Grosso n. 6 in sol minore (Grave) L’idea di base e il conseguente materiale di cui si compone Bella Figura non sono molto complicati, ma forse non troppo semplici, nel caso si osservino da prospettive personali. Il balletto è infatti una “parabola” sulla relatività in senso lato di sensualità, bellezza ed estetica, e sul quesito relativo a come affrontiamo questo fenomeno nella vita quotidiana. È un viaggio nel tempo e nello spazio, che illumina sia la nostra dignità sia i nostri dubbi. Per i danzatori, non si tratta solo di una manifestazione delle loro competenze, qualità estetiche o capacità tecniche, ma rappresenta anche l’accettazione dei loro limiti e dubbi e della loro vulnerabilità. Le parole “bella figura”, nella lingua italiana, non significano solo “corpo magnifico” ma indicano anche un atteggiamento filosofico di persone messe a confronto con una situazione difficile. In altri termini, il pubblico in platea non sa se l’attore, che sta recitando stasera, ha problemi oppure no, e nulla saprà delle sue difficoltà personali, ma anche l’attore è consapevole che il pubblico è ignaro! Tutto ciò che gli serve sapere, però, è che il pubblico ha acquistato un biglietto per vederlo, e vuole essere “intrattenuto”. Così indossa la sua “bella figura”. Si mette addosso “la sua faccia migliore”... Da tempo mi pongo questa domanda: “Che cos’è una performance, e chi ne sono davvero gli interpreti?”. E ancora: “Quando comincia lo spettacolo? Quando si alza il sipario o quando il coreografo chiede ai danzatori di impararne i primi passi? Il balletto ha forse inizio quando i danzatori cominciano a mettersi il make-up? E... finisce nel momento in cui lasciano il palcoscenico, o continua sino alla fine delle nostre vite?”. Oppure: “Qual è la differenza tra i vestiti che indossiamo per strada, e i costumi teatrali? Dove sta il confine tra arte e artificio? e dove dobbiamo disegnare la linea di demarcazione tra fantasia e realtà?...” Questo “Mondo di mezzo”, questa “Zona del tramonto”, in cui si mescolano sentimenti diversi, produce il tipo di tensione o alchimia, che mi interessa di più. Crea un mondo in cui ogni tipo di realtà (razionale o fantastica) emerge nel modo più imprevedibile e surreale. Puoi immaginare di essere sull’argine di un sogno… sei nel buio più totale, ed ecco che entri in una luce brillante e tagliente, con gli occhi chiusi, e dubiti ogni momento della nostra cosiddetta realtà. Quando riapri gli occhi, ti rendi conto che il sogno è entrato nella tua vita, ed è diventato una parte della tua cosiddetta “realtà”. In ogni caso tutte queste cose - che ho appena tentato di descrivervi - possono essere spiegate in modo molto più semplice: immaginate di aver fatto un sogno nel quale siete caduti giù dal letto e, quando vi svegliate la mattina dopo, vi accorgete di esservi rotti una costola. (Jirí Kylián, Den Haag, 23 settembre 2007) |
| 7 Febbraio 2009 Prova Aperta della
Filarmonica della Scala di Milano M°Chung in favore di Aism - Sezione di
Milano Platea gialla Euro 33,00 Palchi I e II Ord.Azzurro Euro 27,50 Palchi I e II Ord.Grigio Euro 22,00 Palchi III e IV Ord.Rosa Euro 24,00 Palchi III e IV Ord.Blu Euro 20,00 I Galleria Verde Euro 16,50 II Galleria Rossa Euro 11,00 |
| Grazie a http://www.papido.it |
| Programmazione Spettacoli: Il Viaggio a Reims Dove Teatro alla Scala Genere Spettacolo -Musical Quando Dal 07/04/2009 al 10/05/2009 Tel. 02 88791 Orari ore 20: il 7, 14, 16, 19, 23, 30 aprile; 6,8,10 maggio ore 15: 3 maggio Prezzo Da Euro 22 a Euro 187 INFORMAZIONI SPETTACOLO: Il teatro nel teatro torna a girovagare in platea in un'opera di Gioacchino Rossini. Schermi dentro e fuori per Il viaggio a Reims annunciano la modernità e Luca Ronconi è chiamato a dirigere con l'occhio profetico che gli appartiene. le scene e i costumi dell'opera sono di Gea Aulenti. |
| Teatro Alla Scala Sito: www.teatroallascala.org/ Via Filodrammatici, 2 - Milano Telefono: 02 72003744 Teatro Alla Scala, Milano - venne fondato su iniziativa dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, in seguito all’incendio che nel 1776 aveva distrutto il Teatro Regio Ducale, luogo anticamente deputato alle rappresentazioni liriche a Milano. Oltre ad essere uno dei teatri più famosi al mondo, è rinomato per essere considerato il tempio della lirica. La stagione teatrale, evento clou per la vita mondana nella città, è composta da balletto, concerti di musica classica e ovviamente da opera lirica. Programmazione Spettacoli: Coppélia Dove Teatro Alla Scala Genere Spettacolo - Danza Quando Dal 15/02/2009 al 15/03/2009 Orari ore 20:00 Prezzi da € 19.20 a 138.00 INFORMAZIONI SPETTACOLO: Pur mantenendosi nel solco della tradizione, il coreografo Derek Deane sposta gli equilibri del celebre meccanismo e individua il perno della sua Coppélia nel personaggio dell'eccentrico giocattolaio, nella sua intelligenza, nella sua convinzione profonda di poter dare vita a un automa, nella sua intima solitudine di creatore che si circonda di bambole, spesso liquidato come semplice visionario oggetto delle beffe della giovane Swanilda. È intorno a lui e al suo mondo che ruotano gli altri personaggi. In un impianto coreografico English Style, i temi del balletto e del racconto di E.T.A. Hoffmann - amore, gelosia, mistero, romanticismo - assumono le sfumature di gioiosa leggerezza di un villaggio della Galizia. |
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| ____________Dopo oltre vent’anni una
nuova Coppélia per il Balletto della Scala Nel solco della tradizione Derek Deane firma la sua versione del celebre titolo In prima assoluta dal 15 febbraio coppeliaIl Corpo di Ballo del Teatro alla Scala è impegnato nella prima delle nuove produzioni di stagione, un balletto a serata che sta prendendo forma nelle sale ballo e nei laboratori della Scala sotto la guida di Derek Deane, instancabile nel suo lavoro di riallestimento dei classici, che negli anni lo ha portato ad ottenere importantissimi riconoscimenti. La nuova versione di Coppélia secondo Deane, sarà una creazione assoluta. Molte sono le versioni coreografiche di questo titolo, documentato alla Scala fin dalla fine dell’Ottocento e occasione per l’invito a compagnie ospiti, come fu nel 1996 per il Balletto di Marsiglia. Risale invece al 1986 l’ultima interpretazione del Balletto della Scala. Dopo oltre vent’anni è tempo di far tornare in scena al Piermarini la bambola meccanica che dà il titolo al balletto, Swanilda, gelosa di Franz che crede invaghitosi di quella misteriosa e affascinante creatura, e soprattutto Coppelius. Pur mantenendosi con decisione nel solco della tradizione, Derek Deane sposta gli equilibri e individua il perno della sua Coppelia proprio nel personaggio dell’eccentrico giocattolaio, nella sua intelligenza, nella sua convinzione profonda di poter dare vita a un automa, nella sua intima solitudine di creatore che si circonda di bambole, spesso sminuito nella sua valenza drammaturgica o liquidato come semplice visionario oggetto delle beffe illusorie della giovane Swanilda. E’intorno a lui e al suo mondo che ruotano gli altri personaggi: in un impianto coreografico “English Style”, non verranno tralasciati i nuclei del balletto e del racconto di E.T.A. Hoffmann - amore, gelosia, mistero, romanticismo - né l’atmosfera di gioiosa leggerezza di un villaggio della Galizia che suggella, con una festa di nozze, il ritorno alla normalità. Sarà Luisa Spinatelli a firmare scene e costumi, e Jacques Chatelet le luci, per una creazione totalmente nuova che il Balletto della Scala presenterà in undici recite, dal 15 febbraio al 5 marzo, e subito dopo in tour al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste. In scena, accanto agli artisti di casa, due ospiti che per la prima volta danzeranno insieme alla Scala. Si tratta di Paloma Herrera, principal all’American Ballet Theatre, artista di altissima fama e innumerevoli riconoscimenti, ospite delle più prestigiose compagnie internazionali e con i più importanti partner; e, accanto a lei, di Friedemann Vogel, primo ballerino dello Stuttgarter Ballett. A causa di un recente infortunio infatti Guillaume Côté non potrà prendere parte alla creazione. Vogel è una nuova presenza alla Scala, ma una vecchia conoscenza di Derek Deane, che lo ha voluto protagonista, all’English National Ballet, della sua “Bella addormentata” , del suo “Lago dei cigni” e recentemente nella produzione “Strictly Gershwin”. |
| __________Teatro alla Scala Alla Scala torna l’India da leggenda di “La bayadère” dal 17 dicembre, il primo titolo di Balletto della nuova stagione si fregia di numerose stelle: Svetlana Zakharova, Roberto Bolle, Marianela Nuñez, Polina Semionova, Denis Matvienko, accanto ai primi ballerini e solisti scaligeri bolleL’Oriente e l’esotismo di La bayadère risplenderanno nuovamente sul palcoscenico del Teatro alla Scala dal 17 al 31 dicembre nella versione curata da Natalia Makarova, indicata come al tempo stesso il più audace ma anche il più deferente lavoro di ripristino del balletto di Petipa, e presentata l’ultima volta alla Scala nella stagione 2005-2006 e immortalata, in quell’occasione, in un DVD. E proprio la Scala, il 16 aprile 1992, tenne a battesimo il debutto italiano della versione di Makarova; prima di allora il Teatro alla Scala non aveva avuto in repertorio nessun allestimento di questo balletto, e da allora fu proprio in questa versione che La bayadère fu rappresentata sul palcoscenico della Scala, nel 1994, nel 1999 e nel 2006. Ad interpretare, in un’India da leggenda, gli intrighi e i drammi d’amore della bella Nikiya, del principe Solor e di Gamzatti, figlia del Rajah saranno, nel corso delle recite in programma, che aprono il cartellone di balletti per la Stagione 2008-2009, le étoile scaligere Svetlana Zakharova e Roberto Bolle, già applauditi nella precedente presentazione del 2006, nei ruoli di Nikiya e Solor, accanto a Marianela Nuñez, principal del Royal Ballet, che dopo aver calcato il palcoscenico della Scala durante il Gala des Etoiles nel gennaio 2007 (accanto a Maximiliano Guerra) ora si presenta al pubblico nel ruolo di Gamzatti. bayadere Nelle recite di fine dicembre saranno, per la prima volta alla Scala in questo titolo, Polina Semionova e Denis Matvienko, ospiti abituali del Teatro sia per rappresentazioni in sede che in tournée (Semionova infatti è stata recentemente protagonista di “Serata Petit” accanto a Roberto Bolle sia nelle recite scaligere sia nella anteprima al Teatro Regio di Parma, mentre l’ultima collaborazione con Denis Matvienko, nel giugno 2008, porta la firma di Nureyev, con Don Chisciotte in tour in Messico con la compagnia scaligera) . Accanto a loro, i primi ballerini del Teatro alla Scala e numerosi artisti del Corpo di Ballo, nei ruoli principali: per Nikiya, accanto a Svetlana Zakharova e Polina Semionova sarà Francesca Podini nelle due recite pomeridiane del 18 e 30 dicembre; il ruolo di Gamzatti sarà interpretato, oltre che da Marianela Nunez, dalla prima ballerina Sabrina Brazzo e da Maria Francesca Garritano. Il ruolo di Solor sarà impersonato da Roberto Bolle, Denis Matvienko e, accanto a Francesca Podini, da Eris Nezha; da seguire con attenzione, come pure per il ruolo di Magdaveya il primo ballerino Mick Zeni, il solista Riccardo Massimi e Salvatore Perdichizzi - e dell’Idolo d’Oro con Antonino Sutera, Maurizio Licitra e Federico Fresi. roberto bolle Lontana dalle favole tradizionali come La bella addormentata o Il lago dei cigni, legata invece al poema indiano Sakuntala di Kalidasa, la cui leggenda ispiro’ Petipa, La bayadère - più orientale del vero oriente - nutrì il suo lussureggiante esotismo con il fascino esercitato dai paesi esotici nei popoli occidentali e il successo senza eguali delle opere letterarie esotizzanti tradotte per la prima volta in inglese alla fine del settecento, in cui trovare l’ambiente ideale per intrighi e drammi amorosi. L’intuito acutissimo di Petipa nel capire cio’ che poteva incuriosire il pubblico (già La figlia del faraone qualche anno prima apriva il campo ai balletti esotici di Petipa) e la sua abilità coreografica straordinaria lo portarono a costruire un perfetto incastro fra le scene di massa - alle quali affidare le danze di carattere e l’atmosfera di colori e profumi dell’ambientazione prescelta - e i personaggi principali, mossi da sentimenti contrastanti, sui quali creare scene mimiche e momenti di alto lirismo e fascino poetico. Su tutti, lo scenario meraviglioso del Regno delle Ombre, creature che con geometrica purezza si schiudono come corolle, fanno eco ai protagonisti, disegnano ghirlande in un caleidoscopio di decori inesauribili. bayadereE fu proprio questo quadro ad aprire la strada, come biglietto da visita, alla fortuna occidentale di La bayadère, che ebbe infatti una diffusione in un certo senso tardiva, di fatto iniziata poco più di quarant’anni fa con lo svelarsi al mondo occidentale del “quadro” delle Ombre e che invece nella sua veste integrale torna insistentemente negli ultimi anni a popolare i massimi palcoscenici del mondo di veli e incensi, e a far gareggiare le stars nei ruoli principali di Nikiya, Solor, Gamzatti….. Nato a San Pietroburgo il 23 gennaio 1877, soggetto in patria a diverse versioni, il balletto di Petipa venne presentato per la prima volta in Occidente nel 1961 dal Balletto del Kirov a Londra e a New York - nel solo “quadro” delle Ombre. Bisognerà attendere gli anni ’80 perché il balletto venga presentato nella sua integrità: nel 1980 per la prima volta a New York, nel 1989 a Stoccolma e a Londra dalle compagnie di balletto dei due paesi. In Italia soltanto nel 1990 (due anni prima della versione Makarova alla Scala) il Kirov presenterà il balletto in forma completa. Al suo arrivo in Occidente, il “quadro” delle Ombre fu presentato come biglietto da visita per mostrare agli occidentali uno straordinario esempio di composizione coreografica perfetta e armoniosamente equilibrata, addirittura antecedente agli atti bianchi del lago dei cigni, salutato come esempio del più puro balletto classico e considerato dalle compagnie europee un modello per apprendere i canoni della scuola russa. Rudolf Nureyev, che fu tra gli interpreti di quella prima presentazione all’Occidente, a sua volta riallesti il “quadro” delle Ombre al Royal Ballet nel 1963 (e due anni dopo lo stesso bayadereallestimento fu alla Scala con Nureyev stesso e Margot Fonteyn) e nel 1974 fu Natalia Makarova, accomunata a Nureyev dalla scelta di vita ed arte in Occidente come transfuga del Kirov, a curarne una versione per l’American Ballet Theatre. Natalia Makarova nel 1970 al pieno della sua maturità artistica, osannata dal pubblico e dai maggiori coreografi, termina la sua tournée a Londra con il Kirov rifugiandosi all’ufficio stranieri, iniziando cosi la sua carriera occidentale e le sue collaborazioni con il Royal Ballet e l’American Ballet. Ed è qui nel 1974 che rimonta il “quadro” delle Ombre e nel 1979 tutto il balletto che in quella veste venne poi allestito anche per il Royal Ballet, il balletto svedese e, appunto, la Scala. Dopo aver allestito il “quadro” delle Ombre, con rilevanti differenze rispetto a Nureyev, Makarova decise infatti di riportare alla luce l’intera coreografia, compresa l’ultima parte relativa alla distruzione del tempio e all’apoteosi di Nikiya e Solor, che continua ad essere esclusa dalle versioni del Kirov. Revisiono’ l’opera, riducendola in tre atti, mutando l’ordine delle danze e riducendo il numero delle Ombre a 24; infine affidò a John Lanchbery il compito di una revisione della partitura di Minkus. Con questo nuovo volto La bayadère arriva alla Scala nel 1992 nella sua giusta dimensione, senza che la drammaturgia di Petipa risulti monca, e senza isolare Il Regno delle Ombre dal resto della narrazione. In questo modo l’opera rifulge nella sua varietà e nell’interazione delle sue parti rendendo merito al suo primo ideatore. |
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| CONCERTO STRAORDINARIO a favore del FAI – Fondo Ambiente Italiano GRANDI SOLISTI PER IL FAI ROYAL PHILHARMONIC ORCHESTRA con Vladimir Spivakov, direttore e violino Mischa Maisky, violoncello – Anna Caterina Antonacci, soprano Milano, Teatro alla Scala Venerdì 14 novembre 2008, ore 20.00 APERTURA DEL BOTTEGHINO DA VENERDI’ 10 OTTOBRE PROGRAMMA Wolfgang Amadeus Mozart: concerto in re magg. n. 2 K 211 per violino e orchestra Pëtr Il’ic Cajkovskij: variazioni su un tema rococò op. 33 – Da “Evgenij Onegin” Polonaise Hector Berlioz: La captive op. 12 - Da “La damnation de Faust” Marche hongroise Da “Les nuits d’été” op. 7 Le spectre de la rose – Da “Les Troyens” Adieu, fière cité (recitativo e aria di Didon) Maurice Ravel: Boléro Grandi Solisti per il FAI: venerdì 14 novembre 2008, alle ore 20 la Royal Philharmonic Orchestra con Vladimir Spivakov, Mischa Maisky e Anna Caterina Antonacci si esibiranno in un concerto straordinario a favore del FAI – Fondo Ambiente Italiano. Un modo per sostenere concretamente la Fondazione nella sua attività di conservazione e di valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano: il ricavato della serata verrà infatti destinato ai lavori di conservazione in atto nelle proprietà del FAI aperte al pubblico. Una grande orchestra e tre straordinari protagonisti: Vladimir Spivakov, direttore e violino, premiato come “Artista del mondo” dall’Unesco nel 2006, ha fatto parte delle principali orchestre ed è impegnato nella ricerca e nel supporto di giovani talenti; Mischa Maisky, considerato uno dei maggiori violoncellisti attuali, stimato per la sua musicalità, la versatilità stilistica e la padronanza tecnica; il soprano Anna Caterina Antonacci, famosa in tutto il mondo per le sue esibizioni sui più prestigiosi palcoscenici in collaborazione con direttori d’orchestra e registi di rilievo internazionale. Una serata eccezionale che prevede un programma di grande fascino e impatto: Mozart, Cajkovskij, Berlioz, per finire con il popolarissimo Boléro di Ravel, in una cornice straordinaria come quella del Teatro alla Scala di Milano. Con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano - Cultura. COSTO DEL BIGLIETTO Aderenti FAI da 55 a 250 Euro; non Aderenti da 60 a 280. Il FAI ringrazia per il generoso sostegno Università IULM, Paolo Bulgari, Generali, JCB, Fondazione Falck, Yoko Nagae Ceschina, BMW Group Italia, Studio Legale Gianni, Origoni, Grippo & Partners Si ringrazia per la collaborazione Serate Musicali – Milano. Per informazioni e prenotazioni: FAI – tel. 02.467615253-237-295 AMIT – Numero Verde 800 166 250 www.helloticket.it |
| IPNOS CON LA SCUOLA DI BALLO DELL’ACCADEMIA TEATRO ALLA SCALA COREOGRAFIA: DAVIDE BOMBANA MUSICHE: RICCARDO NOVA - OLIVIER MESSIAEN VIOLONCELLO: FRANCESCO DILLON MRIDANGAM: B.C. MANJUNATH MILANO, PICCOLO TEATRO DI MILANO TEATRO D’EUROPA - TEATRO STUDIO 2-4 OTTOBRE 2008 COMUNICATO STAMPA L’Accademia Teatro alla Scala continua la feconda collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano presentando dal 2 al 4 ottobre 2008 al Teatro Studio una nuova creazione, Ipnos, con la coreografia di Davide Bombana e le musiche di Riccardo Nova con gli allievi degli ultimi anni della celebre Scuola di Ballo, diretta da Frédéric Olivieri, coinvolti in un’esperienza formativa di straordinario livello. Ipnos è uno spettacolo che trae ispirazione da molteplici sensazioni olfattive che rimandano a tutta una serie di suggestioni e percezioni, raccolte in una sequenza di quadri. Davide Bombana nella sua coreografia ha voluto restituire, seppure in maniera astratta, queste sensazioni, sottolineando la sensualità legata all’olfatto come senso connesso all’attrazione fisica e spirituale. Una sensualità che si esprime e viene animata, sia nelle musiche originali di Riccardo Nova sia nei passi di danza, anche dall’evidente richiamo all’Oriente e ad un mondo che si riconosce per l’intensità dell’afrore delle sue spezie e dei suoi incensi. Scie olfattive che appartengono alla natura rese in atmosfere dilatate e contemplative, che si rispecchiano in alcuni pezzi di Olivier Messiaen, in contrapposizione a ritmi serrati e percussivi che riproducono i miasmi e le nevrosi del mondo d’oggi. Il potere ipnotico di un odore o di un profumo viene infine evocato come elemento scatenante di ricordi di situazioni o persone. Il suono della mridangam, tamburo bipelle, tradizionale strumento indiano e quello del violoncello si fondono in una partitura, in cui si alternano - fra montaggio digitale e musica dal vivo - elettronica, voce Sufi, percussioni e musica per archi. Seguendo i quadri dello spettacolo, vanno a comporsi delle armonie arcaiche dilatate che, come sottolinea Nova “lasciano ai ballerini lo spazio necessario ad una gestualità lenta e sensuale a cui tuttavia si contrappone la complessità inarmonica del rumore che ormai è parte integrante dell’espressione musicale contemporanea”. Lo spettacolo, che si avvale dei costumi disegnati e confezionati dagli allievi del Corso per Scenografi e Costumisti Realizzatori dell’Accademia Teatro alla Scala, va ad affiancare la consueta esibizione istituzionale della Scuola di Ballo, che verrà ospitata al Teatro Strehler dal 4 al 9 aprile 2009. Giovedì 02 Ottobre 2008 ore 15:00 - 20:30 Venerdì 03 Ottobre 2008 ore 15:00 - 20:30 Sabato 04 Ottobre 2008 ore 15:00 - 19:30 Platea: Intero € 24,50 - Ridotto card Gio/Anz € 20,00 Balconata: Intero € 21,50 - Ridotto card Gio/Anz € 17,00 Informazioni e prenotazioni NUMERO UNICO BIGLIETTERIA 848.800.304 (max 1 scatto urbano da telefono fisso) Per chi chiama dall'estero tel. +39 02.42.41.18.89 lunedì ore 10-18.30; da martedì a sabato 9.45-19.30; domenica 10 -17. festività (solo nei giorni di spettacolo) 10-17 |
| SI INAUGURA Lunedì 1 settembre la seconda
edizione del Festival Internazionale MITO SettembreMusica, che dal 1 al 25
settembre unisce Torino e Milano in una grande festa musicale con più di 230
eventi: concerti di musica classica, jazz, avanguardia, rock, pop e world
music, incontri, maratone musicali, rassegne dedicate e proiezioni di film:
tutti i giorni, dal mattino alla sera, grandi concerti gratuiti e a prezzi
popolari nei luoghi caratteristici delle due città. Concerto di inaugurazione del Festival MITO SettembreMusica con la Royal Concertgebouw Orchestra e Mariss Jansons in collaborazione con il Teatro alla Scala Programma Olivier Messiaen Hymne au Saint-Sacrement Claude Debussy La mer, tre schizzi sinfonici Modest Musorgskij Tableaux d’une exposition (Trascrizione per orchestra di Maurice Ravel) Tutto esaurito al Teatro alla Scala per l’inaugurazione del Festival, che quest’anno, in alternanza con Torino, si svolge a Milano: il concerto è affidato alla Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam che ritorna sul palcoscenico scaligero dopo quasi 10 anni di assenza sotto la guida del suo direttore stabile Mariss Jansons. Dall’impaginazione del programma musicale traspare non solo un forte filo francese, ma anche la grande attenzione che il Festival MITO riserva alla musica del Novecento, accostando il raro Hymne au Saint-Sacrement di Olivier Messiaen, del quale ricorre quest’anno il centenario della nascita, a La mer di Claude Debussy e, in chiusura, ai Tableaux d’une exposition di Modest Musorgskij, nella trascrizione lussureggiante di Maurice Ravel. L’inaugurazione torinese del Festival, il giorno successivo al Teatro Regio, vede sul palco una delle storiche Big Five americane, la Cleveland Symphony Orchestra fondata nel 1918 e guidata dal suo direttore musicale Franz Welser-Möst. In programma Suite da “Powder Her Face” di Thomas Adès e la Sinfonia n. 9 in re minore di Anton Bruckner. L’orchestra americana, che viene per la prima volta nelle due città, replica la sua presenza al Festival MITO il 3 settembre, con un programma diverso, al Teatro degli Arcimboldi di Milano. “MITO sta crescendo, un crescendo musicale che inizia con un boom di grandi orchestre internazionali tra cui la Cleveland, una delle più duttili e raffinate al mondo, che George Benjamin considera la più amata dai compositori...per la prima volta a Milano e Torino”, dice Francesco Micheli, presidente del Festival MITO. E Fiorenzo Alfieri, Assessore alla Cultura del Comune di Torino aggiunge: "Due grandi città vicine possono perdere tempo e energie nel farsi la guerra oppure possono mettere insieme le forze per diventare ancora più grandi: MITO è un bell'esempio di come Torino e Milano dovrebbero pensare al loro futuro." Il concerto di inaugurazione a Milano è preceduto, come già lo scorso anno alle ore 18.00, a Palazzo Reale, dall’evento di apertura della rassegna ArteMusica del Festival MITO, realizzato in collaborazione con Palazzo Reale, con Vittorio Sgarbi che celebra il quadro La cena in Emmaus di Giovanni Agostino da Lodi. L’ingresso è gratuito. Il quadro sarà esposto per tutta la durata del Festival. Il programma musicale: Hymne au Saint Sacrement, per orchestra, fu composto da Olivier Messiaen (1908 –1992) a Parigi nel 1932. La composizione s’ispira al tema dell’Eucaristia. La prima esecuzione ebbe luogo a Parigi nel 1933 con l’Orchestre Straram diretta da Walter Straram. La partitura originale andò perduta durante la seconda guerra mondiale, e fu riscritta a memoria da Messiaen (poi edita da Broude Brothers a New York) nel 1947, in occasione di un’esecuzione programmata per quell’anno a New York sotto la direzione di Leopold Stokowski. Claude Debussy (1862 – 1918) compose La Mer, subito dopo Pelléas et Mélisande, rappresentata nel 1902. Nel settembre 1903egli realizzò i primi abbozzi della partitura. La Mer ebbe la sua prima esecuzione nell’ottobre 1905 ai Concerts Lamoureux di Parigi, sotto la direzione di Camille Chevillard. L’accoglienza fu fredda, e alcuni recensori si dichiararono delusi dal confronto con Pelléas, giudicando l’autore della Mer un Debussy irriconoscibile. Una nuova esecuzione, nel 1908 diretta dall’autore, ebbe il successo meritato. Dal punto di vista della forma, il primo movimento De l’aube à midi sur la mer, con il suo tempo lento, è una forma aperta, in cui esiste un mosaico di motivi, di frammenti che si incollano e poi si fondono saldamente. Jeux de vagues è uno Scherzo. Dialogue du vent et de la mer ha forma di Rondò. I Tableaux d’une exposition furono pubblicati postumi nel 1886 dall’editore russo Bessel, in una versione corretta da Rimskij-Korsakov, e ripresa qualche anno dopo anche in Germania da Breitkopf & Härtel a Lipsia. Nel 1975 fu dato alle stampe l’Urtext a cura di Manfred Schander. Numerose le trascrizioni orchestrali, è probabile che i Tableaux siano l’opera più rielaborata nella storia della musica, ma la più celebre ed amata è di certo quella di Maurice Ravel, scritta nel 1922 ed eseguita per la prima volta, con esito trionfale, all’Opéra di Parigi nel 1922. Numerose le scene e le sensazioni acustico-visive: dall’arcaicità di Promenade alla remota aura nostalgica del Vecchio castello, al dispettoso capriccio di Tuileries, a Bydlo, vecchio carro di rigattieri e girovaghi polacchi, all’umoristico Balletto dei pulcini nei loro gusci. all’alterigia pacchiana dell’ebreo ricco, e dell’ebreo povero. E poi alla colorata allegria del Mercato di Limoges, ai cupi sotterranei di Catacumbae e di Cum mortuis in lingua mortua, alla terrificante stregoneria della Capanna su zampe di gallina e alla maestosa solennità e allo splendore sonoro della Porta di Kiev. ALLA SCALA BIGLIETTI ESAURITI IN OGNI ORDINE DI POSTI www.mitosettembremusica.it Milano, 29 agosto 2008 Biografie Fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1888, la Royal Concertgebouw Orchestra si è affermata come una delle migliori orchestre europee di fama mondiale. È stata insignita del titolo di “Reale” nel 1988 e da quel momento ha prodotto oltre 1110 LP, CD e DVD. Ambita dalle più prestigiose istituzioni internazionali, vanta un’identità musicale peculiare e di alto livello artistico, forte di una lunga esperienza al fianco di eminenti musicisti. L'Orchestra è formata da 120 esecutori in grado di esprimersi con un suono unico, ricco di una flessibilità sconvolgente, e grazie anche alle eccezionali proprietà acustiche della sala del Concertgebouw, si distingue in particolar modo nell’esecuzione del repertorio tardo-romantico. Durante i 50 anni di direzione musicale di Willem Mengelberg, da un lato ha avuto l’onore di essere diretta da eminenti compositori, quali Richard Strauss, Gustav Mahler, Claude Debussy ed Igor Stravinsky, dall’altro ha ospitato opere di Béla Bartók, Sergej Rachmaninov e Sergej Prokof’ev, eseguite dagli autori stessi. Nel 1987 fu pubblicamente definita da Richard Strauss «indubitabilmente magnifica, ricca di energia e di entusiasmo». La tradizione mahleriana che si respira tra le pagine della storia dell'Orchestra raggiunge il suo massimo con Mahler in persona alla direzione musicale in occasione del Festival Mahleriano del 1920. A tal proposito, Bernhard Haitink suscitò una vera e propria emozione all'indomani dell'immissione sul mercato della registrazione dell'integrale delle Sinfonie di Gustav Mahler, riproposte dal vivo anche durante i concerti delle “Christmas Matinees”. Il costante legame con i compositori contemporanei, che rappresenta la principale scelta artistica dell’Orchestra, ha avuto seguito con nomi di fama mondiale, quali Bruno Maderna, Peter Schat, Luciano Berio, Hans Werner Henze, Luigi Nono e John Adams. Mariss Jansons è divenuto il sesto Direttore Stabile della Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam nel 2004, sebbene fosse apparso già in svariate occasioni a partire dal 1988 in veste di Direttore Ospite ad Amsterdam. Nato a Riga, in Lettonia, e residente a San Pietroburgo, Mariss Jansons ha assunto il ruolo di direttore stabile della Oslo Philharmonic Orchestra dal 1979 al 2000. Successivamente ha ottenuto la nomina di direttore musicale della Pittsburgh Symphony Orchestra. Ha inoltre ricoperto la carica di direttore principale della Bayerische Rundfunk di Monaco a partire dal 2003, parallelamente all’'impegno con la Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam. Giovanissimo, Mariss Jansons si spostò dalla città natìa a Leningrado. Suo padre Yarvid Jansons era un noto direttore che aveva lavorato per numerosi anni in veste di delegato di Yugenyi Mravinski, capo della Leningrad Philharmonic, sua madre era una cantante d'opera. Mariss Jansons intraprese gli studi di pianoforte, violino e direzione d'orchestra presso il Conservatorio di Leningrado e dal 1969 proseguì i suoi studi in qualità di allievo di Hans Swarowski a Vienna di e di Herbert von Karajan a Salisburgo. Solo due anni più tardi, si aggiudicò il Primo Premio all'International Herbert von Karajan International Competition di Berlino. La sua collaborazione con l'Orchestra di San Pietroburgo è datata 1973, divenendo assistente di Evgeny Mravinsky. In seguito tenne una serie di importantissime tournées alla guida della prestigiosa formazione. Alla direzione della Oslo Philharmonic Orchestra e della Pittsburgh Symphony Orchestra, Mariss Jansons si è distinto presso i principali centri musicali europei, americani e giapponesi. È inoltre stato ambitissimo ospite del Festival di Lucerna, del Festival di Edimburgo e del BBC London Proms e di tutte le edizioni del Festival di Salisburgo. Tiene attualmente una stagione concertistica presso il prestigiosissimo Musikverein di Vienna. Oltre alla produzione discografica realizzata con la Oslo Philharmonic e con la Royal Concertgebouw, Mariss Jansons ha inciso con i Wiener Philharmoniker, i Berliner Philharmoniker, la Philadelphia Orchestra, la London Philharmonic Orchestra. Gran parte di queste produzioni sono state premiate con riconoscimenti internazionali, incluso l'Edison ed il Grammy Award. Una serie di incisioni dal vivo effettuate per la RCO ovvero l'etichetta discografica di proprietà della Royal Concertgebouw Orchestra, hanno riscosso eccezionali consensi da parte di pubblico e critica. Mariss Jansons ha ottenuto numerose onorificenze di rilievo internazionale per il suo contributo dato alla Cultura ed alla Musica, tra queste la “Cross of Merit” conferitagli da parte di Re Harald di Norvegia e l'acquisizione come membro onorario da parte Academy of Music di Londra e del Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna. Nel Maggio 2006 è stato insignito dell'Ordine delle Tre Stelle, la più alta onorificenza conferita dallo Stato della Lettonia. |
| Lunedì 1 settembre 2008 si inaugura MITO Settembre Musica Il concerto di apertura del Festival con la Royal Concertgebouw Orchestra diretta da Mariss Jansons al Teatro alla Scala Lunedì 1 settembre, al Teatro alla Scala, si inaugura la seconda edizione del Festival Internazionale MITO SettembreMusica, che dal 1 al 25 settembre unisce Torino e Milano in una grande festa musicale con più di 230 eventi: concerti di musica classica, jazz, avanguardia, rock, pop e world music, incontri, maratone musicali, rassegne dedicate e proiezioni di film. Tutti i giorni, dal mattino alla sera, grandi concerti gratuiti e a prezzi popolari nei luoghi caratteristici delle due città. L’inaugurazione del Festival, è affidata alla Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam che torna sul palcoscenico scaligero dopo quasi 10 anni di assenza sotto la guida del suo direttore stabile Mariss Jansons. Il concerto alla Scala ha già registrato il tutto esaurito. Dopo il grande successo dello scorso anno - oltre 160mila spettatori - questa seconda edizione ripropone la formula dell’alta qualità a prezzi accessibili anche per gli appuntamenti più importanti, mantenendo sempre alta l’attenzione all’integrazione tra i generi musicali più diversi, coniugando qualità e intrattenimento. In seguito ad una ricerca commissionata all’Università Bocconi, relativamente all’impatto della scorsa edizione del Festival sulla città di Milano, è emerso un dato significativo: quasi 3mila spettatori, non frequentatori di concerti di musica, grazie a MITO hanno assistito a più di 4 concerti alla settimana. Sabato 30 e domenica 31 agosto, MITO festeggia la sua apertura con momenti musicali e la distribuzione del programma del Festival nelle principali piazze, fiere e mercati milanesi. I momenti musicali coinvolgono giovani musicisti allievi del Conservatorio di Milano, ma anche alcuni collaboratori di MITO, che tra le file del suo staff annovera molti giovani diplomati in musica. Per chi volesse richiedere informazioni più approfondite sul Festival, la biglietteria sarà aperta tutti i giorni compresa la domenica, dalle 10.30 alle 18.30, fino alla fine del Festival. Lo staff di MITO a Milano è formato da 45 persone, con un’età media di 28 anni: sono stati coinvolti stagisti che provengono da tutte le università milanesi. Un accordo esclusivo con ATM mette a disposizione di coloro che acquistano un biglietto o un abbonamento per i concerti di MITO un carnet di 10 viaggi al prezzo speciale di 8 euro: i carnet sono reperibili presso le biglietterie Mito e le sedi dei concerti. Inoltre ATM lancia per l’occasione una nuova cartina della città con tutte le linee metropolitane e di superficie in cui sono riportate, con apposite icone numerate, le sedi dei concerti di MITO, con indicazioni sul retro relative ai luoghi degli appuntamenti, come raggiungerli e la segnalazione degli spettacoli che si terranno in ogni sede. Il FAI presenta i luoghi di MITO: un testo speciale realizzato dal FAI, dedicato alle sedi milanesi architettoniche più interessanti sarà pubblicato nei libretti di sala di ogni concerto. MITO, in occasione del Bicentenario della Ricordi, realizza inoltre un prezioso inserto all’interno dei programmi di sala dei concerti di musica classica, antica, sacra, contemporanea e cameristica, che riporta alcune immagini messe a disposizione dall’archivio Ricordi che raccontano due secoli della storia civile, imprenditoriale, musicale e teatrale italiana. MITO SettembreMusica non manca di dimostrare grande sensibilità ambientale aderendo al progetto Impatto Zero®, promosso da LifeGate e certificato da Bios, Ente Certificatore accreditato SINCERT e riconosciuto dall’Unione Europea, per ridurre e compensare le emissioni di anidride carbonica generate dall’organizzazione di un’iniziativa che prevede, nelle due città, un pubblico di oltre 160.000 persone. E’ stato calcolato che l’impatto ambientale corrisponde alle emissioni di 832.590 kg di CO2, che verranno compensate con la creazione e tutela di nuove foreste in Italia, nel Parco del Ticino, e in Costa Rica per una superficie complessiva di oltre 222.000 mq, corrispondente a circa 7.400 alberi. Inoltre MITO si fa portavoce della cultura della sostenibilità invitando tutti i partecipanti a ridurre l’impatto ambientale complessivo attraverso una serie di eco-comportamenti disponibili sulla maggior parte dei materiali di comunicazione. A questo proposito il Festival stamperà tutti i programmi di sala su carta riciclata e realizzerà speciali t-shirt di cotone ecologico. I numeri di Milano: 48 concerti con biglietti a prezzi popolari, 60 concerti a ingresso gratuito, 33 dibattiti (incontri, presentazioni di libri, appuntamenti Arte e Musica, 13 proiezioni cinematografiche), le sedi degli spettacoli a Milano sono 48 di cui 5 in Lombardia, 61 le istituzioni coinvolte e la capitale lombarda registra la presenza di 236 artisti tra solisti e direttori internazionali e 75 tra orchestre internazionali e ensemble. Biglietteria MITO Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.36508343 - c.mitobiglietteria@comune.milano.it (aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30) www.mitosettembremusica.it |
| ____www.laverdi.org CONCERTO STRAORDINARIO in collaborazione con il TEATRO ALLA SCALA Teatro alla Scala, dom 7 settembre 2008 ore 20.00 George Gershwin Girl Crazy, Ouverture Concerto in Fa per pianoforte e orchestra Leonard Bernstein Candide, Ouverture Symphonic Dances da West Side Story Pianoforte e Direttore Wayne Marshall |
| 27 Aprile 2008 - Prova
Aperta della Filarmonica della Scala Maestro S.Bychkov
Teatro
alla Scala Ora 19,00 Platea Gialla 38,50 Palchi I e II Ord Azzurro Euro 33,00 Palchi I e II Ord Grigio Euro 33,00 Palchi III e IV Ord Rosa Euro 27,50 Palchi III e IV Ord Blu Euro 22,00 I Galleria Verde Euro 16,50 II Galleria Rossa Euro 11,00 In Vednita presso il Negozio di Milano Stradivarius Linea 2 Verde Tel: 02 29400600 |
| Grazie dei dati a www.teatroregioparma.org |
| Corpo di Ballo del Teatro alla Scala L’illustre passato della compagnia di balletto del Teatro alla Scala affonda le proprie radici nei secoli precedenti all’inaugurazione, nel 1778, del più celebre teatro musicale del mondo, che ne è tuttora la sede. La sua storia si intreccia alla nascita stessa del genere balletto, promosso proprio nelle corti rinascimentali italiane e in particolare nella splendida dimora degli Sforza, a Milano. Qui, tra il 1779 e il 1789 Gasparo Angiolini, il coreografo della riforma gluckiana del melodramma, fece danzare una compagnia di oltre cinquanta elementi, e Salvatore Viganò, il “sommo tra i coreografi”, idolatrato da Stendhal, collaudò con Il noce di Benevento (1812), Prometeo (1813), Mirra (1817), Dedalo (1817), Otello (1818), La vestale (1818) e I Titani (1819) la sua personale declinazione del ballet d’action definita “coreodramma”. Enorme l’influenza esercitata sugli autori di danza del tempo come Gaetano Gioja e sui danzatori che furono beniamini del pubblico come il danseur noble Carlo Blasis, il cui nome resta per sempre legato ai fasti della scuola scaligera fondata nel 1813. Grande didatta e teorico del balletto romantico, Blasis fu direttore dell’Imperial Regia Accademia dal 1838 al 1851; con lui studiarono le maggiori stelle della prima metà dell’Ottocento: da Carlotta Grisi a Fanny Cerrito, da Lucine Grahn ad Amelia Boschetti. Molte sue allieve scaligere, come Caterina Beretta e Virginia Zucchi, si contesero i favori del pubblico occidentale e in Russia, meta di una successiva schiera di prime ballerine provenienti dalla Scala che contribuirono alla nascita del balletto tardo-romantico o “classico”. Carlotta Brianza fu la prima interprete della La Bella addormentata di Čaikovskij/Petipa (1890), Pierina Legnani la prima Odette/Odile nel Lago dei cigni ancora di Čaikovskij/Petipa (1895), a cui si deve la prodezza tecnica dei 32 fouettés del Cigno Nero, e Carlotta Zambelli fu l’ultima rappresentante della scuola ottocentesca del balletto milanese, capitanata da Enrico Cecchetti, alla testa della Scuola scaligera dal 1926 al 1928, l’anno della sua morte. Tra i maggiori didatti della storia coreutica di tutti i tempi, proprio Cecchetti proiettò l’insegnamento italiano della tecnica accademica nel mondo. Già nel 1881, con il debutto di Excelsior di Luigi Manzotti, Romualdo Marenco e Alfredo Edel, la Scala si allineava, in modo originale, alla moda spettacolare invalsa a fine Ottocento. Inneggiante al progresso, Excelsior fu il più celebrato dei “balli grandi” manzottiani (al quale seguirono Amor, 1886, e Sport, 1897): anticipò il genere della rivista musicale e, oltre a ottenere una fama planetaria, creò proseliti scaligeri. Saldi professionisti come Raffaele Grassi, Nicola Guerra e Giovanni Pratesi (autore, nel 1928, di Vecchia Milano) traghettarono la compagnia scaligera nel Novecento. Una nuova leva di stelle, formata da Teresa Battaggi, Cia Fornaroli, Rosa Piovella Ansaldo, Attilia Radice, Ria Teresa Legnani, Vincenzo Celli, Gennaro Corbo, contribuì a dar lustro al Teatro dopo la pausa bellica, e grandi coreografi, come Michel Fokin e Léonide Massine, si impegnarono nell’adattare al gusto scaligero le novità apportate nella danza, nella musica e nella scenografia dai Ballets Russes. Dopo il debutto, nel 1942, del suo paradigmatico Mandarino meraviglioso (musica di Béla Bartók, scene e costumi di Enrico Prampolini), Aurelio Milloss fu incaricato da Arturo Toscanini del rilancio del Balletto alla Scala del secondo dopoguerra. Milly Clerici, Edda Martignoni, Wanda Sciaccaluga, Elide Bonagiunta e soprattutto Olga Amati, Luciana Novaro, Ugo Dell’Ara, Giulio Perugini, Mario Pistoni, Walter Venditti e Amedeo Amodio s’imposero sotto la sua direzione, in tante coreografie (tra le altre, La follia d’Orlando, Marsia, La rivolta di Sisifo) affiancate alle opere di Massine, che alla Scala tornò nel 1948 per allestire la sua Sagra della primavera. Massine esercitò per oltre un decennio una grande influenza sul Corpo di Ballo (Gaîté parisienne, Capriccio, Il cappello a tre punte, Laudes Evangeli) che in quegli anni conobbe anche il New York City Ballet e George Balanchine, chiamato alla Scala dal 1952 al 1964 (Ballet Impérial, Il bacio della fata, Palais de cristal, Concerto barocco, I quattro temperamenti e Orfeo). Grande lustro diedero al balletto di allora stelle come Vera Colombo, Gilda Majocchi, Elettra Morini, Fiorella Cova e soprattutto Carla Fracci che avviò la sua carriera nel 1956 interpretando Cenerentola di Alfred Rodriguez e, due anni dopo, Romeo e Giulietta di John Cranko, allestito proprio per il complesso scaligero al Teatro Verde dell’Isola di San Giorgio a Venezia. Fracci fu partner di Rudolf Nureyev, che, apparso per la prima volta alla Scala nel 1965, destinò alla compagnia quasi tutti i suoi classici: La Bella addormentata (1966), Lo schiaccianoci (1969), Paquita (1970), Don Chisciotte, Romeo e Giulietta (1980) e Il lago dei cigni (1990), mantenendo un legame del tutto particolare con la compagnia diretta dal 1971 da John Field e ricca di talenti classici come Liliana Cosi, anche lei partner di Nureyev, e moderni come Luciana Savignano e Paolo Bortoluzzi. Molte le creazioni pensate per la Fracci in quarant’anni: da La strada di Rota-Pistoni (1966) a Medea (1987) di John Butler sino a Chéri di Roland Petit (1997) e le novità destinate alla prediletta Savignano da Maurice Béjart (Bolero nel 1975 e La luna) che alla Scala allestì L’uccello di fuoco, Le marteau sans maître, Bakhti e ancora Le martyre de Saint Sébastien (1986) e Dionysos (1988) mescolando spesso la compagnia scaligera al suo Ballet du XXème Siècle a partire dalla Nona Sinfonia di Beethoven (1973). Con Le Jeune homme et la Mort si inaugura, addirittura nel 1955, per prendere quota nel 1963, anche la lunga e fertile collaborazione del Balletto della Scala con Roland Petit (Le loup, La chambre, Les demoiselles de la nuit e in anni più recenti The Marriage of Heaven and Hell, Proust, ou Les intermittences du coeur, L’Angelo azzurro, Tout Satie, Carmen e Nôtre-Dame de Paris) mentre continuano a essere valorizzati i talenti della coreografia interni come Mario Pistoni, Amedeo Amodio, Ugo Dell’Ara: il coreografo del nuovo Excelsior (1967) con la regia di Filippo Crivelli e l’adattamento musicale di Fiorenzo Carpi, portato alla Scala nel 1978, nel 1999 e dal 2002 in tournée. Negli anni Settanta e Ottanta si avvicendano étoiles e primi ballerini quali Anna Razzi, Oriella Dorella, Renata Calderini, Angelo Moretto, Paolo Podini, Bruno Vescovo e ancora Maurizio Bellezza, Davide Bombana e Marco Pierin: è l’epoca di una nuova apertura all’Europa e all’America con Jiří Kylián (Sinfonia in Re, La cathédrale engloutie), Jerome Robbins (Après midi d’une faune, Les noces), Birgit Cullberg (Signorina Giulia), Louis Falco (Eagle’s Nest) e Joseph Russillo (La leggenda di Giuseppe, Lieb und Leid). Nel Lago dei cigni di Franco Zeffirelli (1985) si affaccia, accanto a Carla Fracci, una giovanissima Alessandra Ferri: cresciuta alla Scuola di Ballo della Scala e perfezionatasi alla Scuola del Royal Ballet di Londra, diventa nel 1992, prima ballerina assoluta del Teatro alla Scala, legando il suo nome a una lunga serie di debutti: Il bacio della fata (1993) con la direzione musicale di Riccardo Muti, Onegin di John Cranko (1994), L’histoire de Manon (1994) e Romeo e Giulietta (1995) entrambi nelle versioni di Kenneth MacMillan, Nôtre-Dame de Paris (1998) di Roland Petit, Quartetto (1998), creazione a lei destinata da William Forsythe, e Ondine di Frederick Ashton (2000). Nel frattempo tra i direttori artistici di prestigio internazionale della compagnia, come Rosella Hightower e Patricia Neary, s’impone l’étoile Elisabetta Terabust che esalta il talento di ballerini come il danseur noble Roberto Bolle e l’espressivo e moderno Massimo Murru. Formati e cresciuti nel vivaio della Scuola di Ballo della Scala diretta da Anna Maria Prina, i due ballerini diventano star di livello mondiale e, con l’inizio della stagione 2003-2004, acquistano il rango di étoile del Teatro. Tra le presenze femminili di maggior fama spicca Sylvie Guillem, il cui debutto alla Scala, in coppia con Rudolf Nureyev, risale al 1987. La grande ballerina francese crea per il complesso scaligero la sua seconda versione di Giselle (2001) e figura tra gli ospiti d’onore, con Diana Vishneva del Mariinskij-Kirov, l’argentino Maximiliano Guerra, il cubano José Manuel Carreño, i francesi Laurent Hilaire e Manuel Legris. Nel repertorio, alla cui costruzione ha contribuito anche Giuseppe Carbone, per due volte direttore del Balletto scaligero, tra gli anni Ottanta e Novanta, figurano, oltre ai classici, coreografie di Mats Ek, William Forsythe, Antony Tudor, Glen Tetley, Alvin Ailey, Agnes de Mille, Paul Taylor e Maguy Marin. All’inizio del 2002 la direzione artistica del Corpo di Ballo viene affidata al francese Frédéric Olivieri, già ancienne étoile del Balletto di Monte-Carlo e danzatore celebre nel mondo. La sua nomina coincide con il passaggio al ruolo di primi ballerini di Sabrina Brazzo, Gilda Gelati, Marta Romagna, Alessandro Grillo e Mick Zeni, e al ruolo di solista di Riccardo Massimi, Maurizio Licitra, Deborah Gismondi, Antonino Sutera, Emanuela Montanari, che si affiancano alle prime interpreti Elisabetta Armiato, Anita Magyari, Isabel Seabra e ai primi ballerini Vittorio D’Amato, Francisco Sedeño, Biagio Tambone, Maurizio Vanadia, Michele Villanova. Nel decennale della morte di Rudolf Nureyev, il nuovo direttore imposta una programmazione celebrativa dell’evento (Lo schiaccianoci, Don Chisciotte, soprattutto un Galà internazionale che riporta alla Scala il gusto delle competizioni tra divi mondiali) e stabilisce contatti con John Neumeier (Daphnis et Chloé e Now and Then), Angelin Preljocaj e Maurice Béjart. Il franco-albanese Preljocaj dona alla Scala l’intenso duetto Annonciation e il settantenne Béjart ripristina Bolero nell’interpretazione di Sylvie Guillem in Serata Ravel, un progetto musicale che Olivieri manterrà nel tempo, e che abbina al semplice titolo di “Serata” il nome del compositore cui fanno capo tutte le partiture dei balletti prescelti (qui oltre a Bolero, proprio i raveliani Daphnis et Chloé e Now and Then). Altro biglietto da visita, allestito nel ventennale della morte di George Balanchine, e in anticipo sulle celebrazioni del centenario stesso, è Sogno di una notte di mezza estate: originale coreografia del 1962 del grande coreografo russo-americano, fortemente voluta da Olivieri e di cui solo la Scala in questi anni detiene i diritti in Europa. Il suo trionfale debutto, nell’ottobre 2003, al Teatro Mariinskij-Kirov di San Pietroburgo ha riscattato la compagnia scaligera dalla sua secolare assenza su quell’illustre palcoscenico della danza. Grazie a fortunati eventi consimili (il debutto al Bol’šoj con Romeo e Giulietta di MacMillan) e ripetuti successi, l’attività del complesso s’intensifica con la conseguente valorizzazione di talenti come Marta Romagna, Mick Zeni, Antonino Sutera, Francesco Ventriglia, Beatrice Carbone, Emanuela Montanari, Lara Montanaro, Maria Francesca Garritano, Riccardo Massimi, Deborah Gismondi - provenienti dalla Scuola di Ballo. L’incremento delle tournée all’estero (speciale è stato il debutto di Excelsior al Théâtre National de l’Opéra-Palais Garnier nel dicembre 2002 ma anche la lunga tournée americana nell’estate del 2001, seguita dal debutto della Giselle di Sylvie Guillem al Covent Garden di Londra) proietta la compagnia da Milano in Italia e sui palcoscenici internazionali. I nomi delle sue étoiles - Ferri, Bolle, Murru (questi ultimi nominati da Olivieri) - sono una garanzia, e il livello raggiunto dall’intero Corpo di Ballo è un lasciapassare per ogni futura acquisizione coreografica. Ne danno conferma, nella stagione 2003-2004, apertasi con il ritorno di Roland Petit e il debutto del suo Pipistrello (protagonisti Alessandra Ferri, Massimo Murru, Luigi Bonino) sia la messinscena dello storico Lago dei cigni di Vladimir Bourmeister, sia quella, in esclusiva, del Sacre du printemps . Il capolavoro del 1959 di Maurice Béjart confluisce in una Serata Stravinskij che, ancora in omaggio al centenario della nascita di Balanchine, annette anche Rubies e il drammatico The Cage di Jerome Robbins in cui risalta, nel ruolo della Novizia, Sabrina Brazzo. Con il nuovo allestimento del Lago di Bourmeister, ripreso da Florence Clerc e dallo stesso direttore Olivieri (le scene e i costumi sono di Roberta Guidi di Bagno), l’ucraina Svetlana Zakharova , già stella di Mariinskij-Kirov e ormai in forza al Balletto del Bol’šoj, si fa conoscere più da vicino dal pubblico scaligero (dopo la fugace apparizione nel Gala Nureyev) e, in coppia con Roberto Bolle, comincia a diventare una delle star ospiti di maggior richiamo della compagnia. Sempre beniamina della Scala, Sylvie Guillem stupisce nel Sacre (in coppia con Massimo Murru) come nella ripresa dell’ Histoire de Manon che annovera tra i suoi ospiti d’eccezione anche Sir Anthony Dowell (nel ruolo di Monsieur G.M.) al suo primo debutto scaligero! Il titolo di MacMillan (con due frizzanti comprimarie come Beatrice Carbone e Deborah Gismondi), s’imporrà, in seguito, come un vero e proprio duello ravvicinato tra star: Alessandra Ferri (in coppia con Bolle) e la Guillem (ancora affiancata da Murru). Intanto il Sogno di una notte di mezza estate continua il suo “tour du monde” sia in Italia (debutta al Comunale di Bologna, alla “Fenice” di Venezia, al “Regio” di Torino, al “Ravenna Festival”) sia all’estero: al Festspielhaus di Baden-Baden, in Turchia, in Brasile (nei teatri municipali di San Paolo e di Rio de Janeiro), a Cipro e in Messico, mentre ad Atene, nella speciale cornice del Teatro di Erode Attico, viene affiancato da un Gala Nureyev, questa volta quasi tutto interpretato dai primi ballerini della compagnia, in cui si mette in luce la pulizia delle linee di Marta Romagna. Ormai nessun coreografo può negare l’accresciuto fascino del complesso scaligero: neppure il “difficile” Jiří Kylián che, a distanza di vent’anni dall’ultimo ingaggio alla Scala, dona al complesso la sua spirituale Sinfonia di Salmi. Il balletto rifulge nel trittico Novecento, in cui compare, tra l’altro Theme and Variations di Balanchine (debutto al 34°Festival Internazionale del Balletto di Genova, e in seguito anche al Teatro Real di Madrid con The Cage di cui sono interpreti nei ruoli principali Gilda Gelati e Mick Zeni, e il béjartiano Sacre). La stagione del ritorno di Kylián alla Scala è di particolare importanza e non solo per il Corpo di Ballo: l’intero teatro - dopo tre stagioni di residenza al Teatro degli Arcimboldi - si riappropria degli spazi e del palcoscenico del Piermarini, restaurati e adeguati dall’architetto Mario Botta. Per l’occasione del rientro Alessandra Ferri e Roberto Bolle, assieme ad alcuni primi ballerini, ottengono un caloroso successo nell’ Europa riconosciuta di Antonio Salieri, l’opera della “terza” inaugurazione della Scala, per la quale viene chiamato un coreografo neoclassico ma esperto in danze del Settecento come Heinz Spoerli. Nella Scala restaurata un Gala des étoiles, nuova occasione per conoscere i ballerini più affascinanti del momento e per il rientro di Luciana Savignano e Gheorghe Iancu, porta con sé Marguerite and Armand (interpreti Sylvie Guillem e Massimo Murru): l’indimenticato cammeo di Sir Frederick Ashton aveva fatto ammirare, nel 1966, la speciale liaison artistica di Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev . Torna anche Giselle nella felice versione di Yvette Chauviré, mentre due novità mantengono il rapporto con la platea più popolare del Teatro degli Arcimboldi: il trittico Europa e Carmen di Amedeo Amodio con Roberto Bolle nel ruolo di Don José e Marta Romagna (Carmen). Nel trittico “europeo”, la vivaldiana Stravaganza di Angeljn Preljocaj, si affianca a Polyphonia dell’inglese Christopher Wheeldon, già accreditato talento della coreografia internazionale, e a Contropotere di Jacopo Godani. Il Corpo di Ballo scaligero riconferma così il suo rapporto con Preljocaj, l’autore del suasivo affresco settecentesco Le Parc - nuova acquisizione per la stagione 2006-2007 - e rafforza il proposito, subito espresso da Olivieri al momento del suo primo incarico come direttore - di farsi portavoce in Italia e all’estero della migliore coreografia italiana. Dopo Mauro Bigonzetti, Amedeo Amodio e Jacopo Godani è infatti la volta di un altro italiano: Fabrizio Monteverde si affaccia con Vanitas in Serata Mozart, sostanzioso trittico del giugno 2006, che annette al repertorio scaligero altri due chef d’oeuvres di Kylián - Petite Mort e Sechs Tänze - più Jeunehomme (sull’omonimo concerto mozartiano) di Uwe Scholz, coreografo scomparso nel fiore degli anni, che la Scala conobbe in occasione dell’allestimento del Rosso e il Nero (1995). Con un classico della modernità come il balletto esistenzialista Le jeune homme et la Mort di Roland Petit, interpreti Darcey Bussell e Roberto Bolle, il complesso torna al Teatro degli Arcimboldi. Vi presenta pure La strada in un debutto ravvicinato rispetto a quello della Scala, nel febbraio/marzo 2006 (con Alessandra Ferri nel ruolo protagonista), che consente la rotazione di più primi ballerini e solisti nei ruoli di Gelsomina e Zampanò. Si amplia anche il numero delle star ospiti: Robert Tewsley danza Cenerentola (in coppia con Marta Romagna), Aurélie Dupont, Leonid Sarafanov e Maximiliano Guerra sono i “guests” del debutto scaligero di La Sylphide di Pierre Lacotte, titolo d’apertura della stagione 2005-2006, mentre Svetlana Zakharova in occasione della ripresa di La bayadère di Natalja Makarova, scolpisce definitivamente il suo nome a chiare lettere nel cuore del pubblico scaligero accanto a Bolle. La partecipazione a un’opera elogiata da tutta la critica, Dido and Aeneas, allestita dall’emergente coreografo inglese Wayne McGregor, la tournée in Cina (novembre 2006), la prima in assoluto per il Corpo di Ballo italiano più importante, e un nuovo cartellone nutrito di titoli del grande repertorio tardo-ottocentesco, rivisti da Nureyev (Lo schiaccianoci, La Bella addormentata, Don Chisciotte) consentono alla compagnia l’avvicendamento degli emergenti. All’orizzonte, nel marzo 2007, si profila l’affascinante “dance drama” La Dame aux camélias di John Neumeier, destinata a Alessandra Ferri (ma anche a Roberto Bolle e Massimo Murru) che, assieme a Le Parc (ottobre 2007), giunge a coronamento di un’attività sempre più intensa e in continua crescita artistica. Nella Dame la Ferri si congeda dal pubblico scaligero: in un ruolo tanto adatto alle sue corde, lascia un fulgido ricordo della sua carriera internazionale. Tra le novità della stagione 2007-2008 spicca il ritorno di Elisabetta Terabust alla testa del Corpo di Ballo e, per la prima volta nella storia scaligera, la nomina a étoile della compagnia di una ballerina russa, Svetlana Zakharova. Due i titoli a lei destinati: Don Chisciotte (con Denis Matvienko) e ancora Il lago dei cigni di Bourmeister che danza in coppia con Bolle e successivamente con Guillaume Côté. Due “guest stars”, Alina Cojocaru e Julie Kent, ricoprono il ruolo di Giulietta nel Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, mentre è tutto scaligero, e capitanato dall’étoile Massimo Murru, il nuovo allestimento di Mediterranea di Mauro Bigonzetti presentato oltre che al Teatro degli Arcimboldi, in apertura del V Belgrade Dance Festival. Testo a cura di Marinella Guatterini © Teatro alla Scala 2007 Elisabetta Terabust Direttrice del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Dopo aver frequentato la Scuola di Ballo dell’Opera di Roma sotto la guida di Attilia Radice, Elisabetta Terabust entra a far parte del Corpo di Ballo dello stesso teatro, diventando prima ballerina nel 1966 ed Étoile nel 1972. Si perfeziona con Zarko Prebil e con Erik Bruhn, che l’avvia al grande repertorio: insieme a Bruhn interpreta il pas de deux da Romeo e Giulietta e Giselle, cui seguono Lo Schiaccianoci e Cenerentola, oltre ad alcune creazioni di Aurel Milloss come Estri, su musica di Petrassi. Nel 1973 si trasferisce a Londra dove inizia il suo rapporto di collaborazione, divenuto negli anni sempre più stabile, con il London Festival Ballet: qui interpreta alcuni tra i principali ruoli del repertorio classico (Il lago dei cigni, La bella addormentata...), oltre ad alcune creazioni nuove di Glen Tetley, come Greening e Sphinx, rappresentate anche in Italia. Svolge un’intensa attività di ballerina all’estero, ampliando le proprie prospettive artistiche grazie alla collaborazione con coreografi di grande valore, in primo luogo Roland Petit, che crea per lei una versione de Lo Schiaccianoci e le affida, poi, ruoli importanti in balletti di repertorio nell’ambito della sua compagnia: tra gli altri Le loup, Notre-Dame de Paris e Coppélia. Dopo Erik Bruhn, prosegue il perfezionamento con Peter Schaufuss, approfondendo lo stile Bournonville di cui è stata una delle interpreti italiane più apprezzate. Per lei il National Ballet of Canada allestisce prima Napoli, ossia il pescatore e la sua sposa, creato da Schaufuss su Bournonville (e ripreso al Teatro di San Carlo nell’88-89), dove Terabust sostiene il ruolo di Teresina, poi La Sylphide, in seguito rappresentata al Comunale di Firenze con la coreografia Bournonville/Schaufuss. Il Teatro alla Scala di Milano le affida il ruolo principale in Giselle e il Metropolitan di New York la invita per Romeo e Giulietta, con coreografia di Nureyev. Ballerina versatile, sensibile alle innovazioni dei coreografi contemporanei (Tetley, Moreland, MacMillan), Elisabetta Terabust ha avuto in repertorio anche numerosi balletti di Balanchine (Agon, Apollon Musagète, Allegro Brillante, Tchaikovski - Pas de deux, La sonnambula), alcuni dei quali allestiti per l’Aterballetto. È stata ospite della compagnia diretta da Amedeo Amodio, il quale creò per lei Psiche a Manhattan, per poi affidarle i ruoli principali in Ricercare a nove movimenti, Après-midi d’un faune, Romeo e Giulietta e Lo Schiaccianoci. Ha danzato con i più grandi ballerini del nostro tempo, da Rudolf Nureyev a Erik Bruhn, da Paolo Bortoluzzi a Peter Schaufuss e Patrice Bart, oltre ai primi ballerini del London Festival Ballet, come Jay Jolley, e dell’Opéra di Parigi, come Patrick Dupond (al fianco del quale interpreta Lo Schiaccianoci nella versione Poljakov al Comunale di Firenze). Tra le sue interpretazioni più recenti, due creazioni di Petit: Charlot danse avec nous con il Ballet National de Marseille e La valse triste ou le retour des cygnes, rappresentata per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, Carmen e L’Arlésienne. Per quattro anni dirige il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, mantenendo comunque la Direzione Artistica della Scuola di Ballo dell’Opera di Roma, dove rientra come Direttore nel ‘ 97. Dal 2000 al 2002 è Direttore di MaggioDanza, compagnia di ballo del Maggio Musicale Fiorentino. Alla fine del 2002 assume l’incarico di Direttore della Compagnia di Balletto del Teatro di San Carlo e dal settembre 2007 riprende la direzione del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. Roland Petit Coreografo Nel 1933, all’età di otto anni, entra alla Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi. Ammesso nel Corpo di Ballo dell’Opéra nel 1940, interpreta il repertorio riproposto da Carlotta Zambelli e Albert Aveline, oltre alle opere di Serge Lifar. Parallelamente lavora da Madame Rouzanne allo Studio Wacker. Nominato “sujet” nel 1943, interpreta Carmelo in L’amour sorcier di Serge Lifar, accanto a Teresina e Lycette Darsonval. A vent’anni abbandona l’Opéra. Con Janine Charrat presenta le sue prime coreografie in occasione delle “Soirées de la Danse” al Teatro Sarah Bernhardt . È in questo periodo che frequenta anche i corsi di Boris Kniaseff (iniziatore di un nuovo metodo di “barre à terre” classica). Nel 1945, con l’aiuto finanziario del padre, dà vita ai Ballets des Champs-Élysées: Les forains, Le rendez-vous, ben presto seguiti da Le Jeune homme et la Mort, vedono la collaborazione di scrittori (Boris Kochno, Jacques Prévert, Jean Cocteau) , scenografi (Christian Bérard, Picasso, Brassaï, Georges Wakhévitch) e compositori (Henri Sauguet, Joseph Kosma), affermando in breve tempo una concezione teatrale del balletto alla quale resterà sempre fedele. Nel 1948 abbandona i Ballets des Champs Élysées per fondare i Ballets de Paris -Roland Petit, con cui si presenta al Teatro Marigny; con essi creerà, fra altre coreografie, Les demoiselles de la nuit per Margot Fonteyn. L’anno 1949 è segnato dalla creazione di Carmen a Londra: Renée Jeanmaire diventa Zizi. L’anno successivo Ninette de Valois gli chiede di realizzare Ballabile per il Royal Ballet di Londra. Nell’aprile del 1951 Les demoiselles de la nuit e Le Jeune homme et la Mort entrano nel repertorio dell’American Ballet Theater: la prima rappresentazione ha luogo alla Metropolitan Opera House di New York; interpreti di Les demoiselles de la nuit sono Collette Marchand (Agatha, the White Kitten), John Kriza (Young Musician), Eric Braun (Cat Baron di Grotius), Angela Velez (Black Cat) e di Le Jeune homme et la Mort, Jean Babilée et Nathalie Philippart. A Londra collabora in seguito con Orson Welles per The Lady in the Ice (1953). Gli si apre quindi una carriera internazionale: Hollywood lo invita per quattro anni, ed egli gira nel 1952 Hans Christian Andersen (con Zizi Jeanmaire e Danny Kaye), nel 1954 Daddy Long Legs (con Fred Astaire e Leslie Caron) e nel 1955 Anything Goes (con Zizi Jeanmaire e Bing Crosby). Al suo ritorno dagli Stati Uniti adatta la commedia musicale americana al gusto francese e allestisce “La Revue des Ballets de Paris” al Théâtre de Paris e poi all’Alhambra (1956-59). Nel 1960 mette in scena Patron, operetta di Marcel Aymé (con musica di Guy Béart, scene e costumi di Bernard Buffet) al Teatro Sarah Bernhardt, e gira Black Tights (1-2-3-4 ou les collants noirs) con Zizi Jeanmaire, Moira Shearer e Cyd Charisse. Nello stesso anno il Royal Ballet di Copenhagen gli chiede di rimettere in scena Carmen, spettacolo del quale questa compagnia farà oltre 500 rappresentazioni. Nel 1961 Zizi, vestita con i costumi di Yves Saint-Laurent, ottiene un successo travolgente all’Alhambra; danza in La revue e quello che sarà un suo cavallo di battaglia: Mon truc en plumes (coreografia di Petit, libretto di Bernard Dimey, musica di Jean Constantin). Nello stesso anno crea La chaloupée per Erik Bruhn all’Opera di Copenhagen. Nel 1965, dopo numerose tournées con i Ballets de Paris, è invitato a ritornare all’Opéra di Parigi, vent’anni dopo che l’aveva lasciata, su richiesta di Georges Auric che ne era allora sovrintendente; creerà qui Adages et Variations e Notre-Dame de Paris. Nello stesso anno rimonta Carmen per il PACT a Johannesburg. Un altro importante ritorno fu quello al Théâtre des Champs-Élysées, nel 1966, per l’Éloge de la folie, con i Ballets de Paris. Dal 1967 al 1969 realizza alcune coreografie al Royal Ballet di Londra per Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn, e alla Scala con Estasi (Skrjabin) per Rudolf Nureyev e Luciana Savignano. Nel 1970 accetta la direzione del Ballo dell’Opéra di Parigi: un incarico per il quale rassegnerà però le dimissioni dopo soli sei mesi. Riacquista invece il Casino di Parigi e vi monta due grandi spettacoli: La revue e poi Zizi, je t’aime (scene e costumi di Erté, Yves Saint-Laurent, Vasarély, Guy Pellaert, César, canzoni di Jean-Jacques Debout, Guy Béart, Jean Ferrat, Michel Legrand, Serge Gainsbourg). Il 1° gennaio 1976, malgrado il successo, la pesante pressione fiscale lo costringe ad abbandonare assieme all’inseparabile Zizi Jeanmaire questa impresa. Nel frattempo, nel 1972, il sindaco di Marsiglia Gaston Defferre lo invita a infondere nuova energia nella compagnia dell’Opéra Municipal. Nascono così, a cquisendo una loro autonomia, i Ballets de Marseille. Il primo spettacolo della compagnia si tiene al Festival d’Avignon del 1972: Allumez les étoiles (da Majakovskij). Nel 1981 i Ballets de Marseille si trasformano in Ballet National de Marseille - Roland Petit, e girano il mondo. Per questa compagnia crea opere di rilievo quali: Pink-Floyd ballet (1972), La rose malade (1973), L’Arlésienne (1974), Proust ou les intermittences du coeur (1974), Septentrion (1975), Coppélia (1975), La nuit transfigurée (1976), Lo schiaccianoci (1976) , À la mémoire d’un ange (1977), La Dama di picche (1978), Il pipistrello (1979), Parisianna (1979), Les amours de Franz (1981), Les contes d’Hoffmann (1982) , Le mariage du ciel et de l’enfer (prima destinato al Balletto della Scala con il titolo inglese The Marriage of Heaven and Hell, 1984), La symphonie fantastique (1985), Le chat botté (1985), Ma Pavlova (1986), Tout Satie (1988), Valentine ‘ s Love Songs (1988), Le diable amoureux (1989), La Bella addormentata (1990), Charlot danse avec nous (1991) , Mère Méditerranée (1992), Il Gattopardo (1994), Chéri (creato prima al Teatro alla Scala con Carla Fracci e Massimo Murru, 1996) , Le lac des cygnes et ses maléfices (1998). Nel dicembre 1981 Carmen entra nel repertorio dell’American Ballet Theater, allora diretto da Mikhail Baryshnikov; la prima ha luogo al Kennedy Center for the Performing Arts di Washington;il cast è costituito da Natalia Makarova (Carmen), Mikhail Baryshnikov (Don José), Victor Barbee (Escamillo). Continuerà poi a dividersi fra la sua compagnia a Marsiglia e il Balletto dell’Opéra di Parigi, l’American Ballet Theater, la Staatsoper e la Deutsche Oper di Berlino, il Teatro alla Scala, il music- hall per Zizi Jeanmaire (Casino di Parigi dal 1970 al 1974 - Bobino, 1977 - Zizi aux bouffes du Nord, 1989 - Zizi au Zénith, 1995) e il teatro (messa in scena di Marcel et la belle excentrique, una pièce tratta dall’opera di Marcel Jouhandeau per Zizi Jeanmaire e Michel Duchaussoy, 1992; da La voix humaine di Jean Cocteau, per Alessandra Ferri al Teatro Studio di Milano, 1994). Nel 1992 ottiene dalle autorità la possibilità di dare una continuità pedagogica al suo lavoro, con la creazione dell’École Nationale Supérieure de Danse de Marseille, la cui sede ospita anche il Ballet National de Marseille. Lascia il Ballet National de Marseille nel marzo 1998, dopo averlo diretto per ventisei anni, al termine delle rappresentazioni della sua ultima creazione marsigliese: Le lac des cygnes et ses maléfices. Dopo la sua partenza da Marsiglia continua a creare nuovi balletti,e riallestisce le sue opere in tutto il mondo con compagnie quali: San Francisco Ballet, Asami Maki Ballet a Tokyo, Teatro Colón di Buenos Aires, Balletto del Teatro alla Scala, K. Ballet Company di Tetsuya Kumakawa a Tokyo, Ballet National de Nancy, Balletto del San Carlo di Napoli, compagnia del Maggio Musicale Fiorentino, New National Theater di Tokyo. Ha creato Clavigo per Nicolas Leriche all’Opéra di Parigi nell’ottobre 1999 e uno spettacolo di Zizi Jeanmaire nel novembre 2000 per l’Anfiteatro dell’Opéra-Bastille di Parigi. Nel luglio 2001 per il Tokyo Asami Maki Ballet ha creato The Duke Ellington Ballet in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli. Nell’ottobre 2001 è stato invitato a Mosca dal Teatro Bolshoi per una nuova produzione tratta dalla novella La Dama di picche di Aleksandr Puskin sulla sinfonia Patetica di Pëtr Il’ic Cajkovskij. Nel gennaio 2002 realizza la regia dello spettacolo musicale Délits d’ivresse su testi della figlia Valentine Petit e musiche di Richard Galliano, all’Auditorium di Saint- Germain-des-Prés a Parigi. Nel settembre 2002 è invitato dal New National Theater di Tokyo per la ripresa del balletto Il pipistrello con nuove scenografie firmate da Jean-Michel Wilmotte. Nel febbraio 2003 è invitato a Mosca dal Teatro Bolshoi per la ripresa del suo balletto Notre-Dame de Paris. Nel giugno 2003 riceve a Mosca dalle mani del presidente Vladimir Putin il premio di Stato russo per il suo balletto La Dama di picche, premio che ricompensa «un’opera notevole e originale che contribuisce allo sviluppo della cultura russa». Ha pubblicato alcuni appunti e ricordi: J’ai dansé sur les flots (1993) , Temps liés avec Noureev (1998) per l’editore Grasset, e sta attualmente preparando un libro di ricordi. È stato insignito dei seguenti riconoscimenti: Chevalier des arts et des lettres (26 marzo 1962), Chevalier de la Légion d’honneur (12 luglio 1974), Officier des arts et lettres (10 novembre 1978), Officier de l’ordre national du mérite (23 luglio 1983), Officier de la légion d’honneur (31 dicembre 1992), Commandeur de l’ordre national du mérite (14 maggio 2001). Roberto Bolle Étoile del Teatro alla Scala Nato a Casale Monferrato, Roberto Bolle è entrato giovanissimo alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala; il primo a notare il suo talento è stato Rudolf Nureyev, che lo ha scelto per interpretare il ruolo di Tadzio nel balletto Morte a Venezia. Nel 1996, appena due anni dopo il suo ingresso nel balletto scaligero, alla fine di un suo spettacolo di Romeo e Giulietta, viene nominato Primo Ballerino dall’allora direttrice del Ballo, Elisabetta Terabust. Da quel momento è protagonista di balletti classici e contemporanei come La bella addormentata, Cenerentola e Don Chisciotte (Nureyev), Il lago dei cigni (Nureyev-Dowell-Deane-Bourmeister), Schiaccianoci (Wright-Hynd-Deane-Bart), La Bayadère (Makarova), Etudes (Lander), Excelsior (Dell’Ara), Giselle (anche nella nuova versione di Sylvie Guillem), Spectre de la rose, La Sylphide, Manon, Romeo e Giulietta (MacMillan-Deane), Onegin (Cranko), Notre-Dame de Paris (Petit), La Vedova allegra (Hynd), Ondine, Rendez-vous e Thaïs (Ashton), In the middle somewhat elevated (Forsythe), Tre preludi (Stevenson). Molti anche i ruoli neoclassici: in Agon, Čajkovskij pas de deux ma soprattutto Apollon musagète, che gli ha permesso di ottenere una candidatura al Premio “Benois de la danse”. Dal 1996 si è intensificata la sua carriera internazionale. Ha danzato con il Royal Ballet, il Balletto Nazionale Canadese, il Balletto di Stoccarda, il Balletto Nazionale Finlandese, la Staatsoper di Berlino, il Teatro dell’Opera di Vienna, la Staatsoper di Dresda, Il Teatro dell’Opera di Monaco di Baviera, il Wiesbaden Festival, l’8° e il 9° Festival Internazionale di Balletto a Tokyo, il Tokyo Ballet, l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Teatro Comunale di Firenze. Derek Deane, direttore dell’English National Ballet, ha creato per lui due produzioni: Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta, entrambe rappresentate alla Royal Albert Hall di Londra. In occasione del 10° anniversario dell’Opera del Cairo, ha partecipato ad una spettacolare Aida alle piramidi di Giza e successivamente all’Arena di Verona, per una nuova versione dell’opera trasmessa in mondovisione. Dal dicembre ‘ 98 è Artista Ospite Residente del Teatro alla Scala. Nell’ottobre del 2000 ha inaugurato la stagione del Covent Garden di Londra con Il lago dei cigni nella versione di Anthony Dowell e nel novembre è stato invitato al Bol’soj per celebrare il 75° anniversario di Maija Plisetskaja alla presenza del Presidente Putin. Nel giugno 2002, in occasione del Giubileo, ha danzato a Buckingham Palace al cospetto della Regina d’Inghilterra: l’evento è stato ripreso in diretta dalla BBC e trasmesso in tutti i paesi del Commonwealth.. Nell’ottobre del 2002 al Teatro Bol’soj di Mosca, è stato protagonista con Alessandra Ferri del Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, nel corso della tournée del Balletto della Scala di Milano. Nel 2003, in occasione dei festeggiamenti per i 300 anni di San Pietroburgo, ha danzato Il lago dei cigni, ancora con il Royal Ballet, al Teatro Mariinskij. E subito dopo, per il ritorno del Fauno Danzante a Mazara del Vallo, ha danzato l’Aprés-midi d’un faune di Amedeo Amodio. Nella stagione 2003/2004 gli viene riconosciuto il titolo di Etoile del Teatro alla Scala. Nel febbraio del 2004 ha danzato trionfalmente al Teatro degli Arcimboldi di Milano ne L’histoire de Manon, per la prima volta accanto ad Alessandra Ferri. Nel mese di marzo è apparso in mondovisione al Festival di San Remo, danzando L’Uccello di fuoco, un assolo appositamente creato per lui da Renato Zanella. Invitato al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo nell’ambito del III Festival Internazionale del Balletto, Roberto Bolle ha danzato il ruolo del Cavalier Des Grieux ne L’histoire de Manon ed è stato inoltre tra i protagonisti del Gala finale danzando il pas de deux dal Ballo Excelsior e Summer di J. Kudelka. Il 1° Aprile 2004 ha balla to al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II sul sagrato di Piazza San Pietro, in occasione della giornata della Gioventù. Nel mese di maggio è stato invitato all’Opéra di Parigi, per il balletto Don Chisciotte, e in dicembre per La Bella addormentata. In occasione dell’inaugurazione della Scala di Milano dopo il restauro ha danzato accanto ad Alessandra Ferri nel balletto dell’opera Europa riconosciuta. Nel Piermarini restaurato Bolle ha danzato anche nel Galà di stelle di fine anno e, nell’aprile 2005, in Giselle, accanto a Svetlana Zacharova. Nel marzo 2005 Roberto Bolle è stato invitato a danzare Apollon musagète al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, in occasione del IV Festival Internazionale del Balletto. Nel dicembre 2005 è stato interprete al Covent Garden di Londra, accanto a Darcey Bussell, del revival di Sylvia, nella versione di Frederick Ashton, trasmesso a Natale dalla BBC. Nel febbraio 2006 è stato tra i protagonisti della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino, con una coreografia creata per lui da Enzo Cosimi. Fra le sue numerose partners: Altynai Asylmuratova, Darcey Bussell, Lisa-Marie Cullum, Viviana Durante, Alessandra Ferri, Carla Fracci, Isabelle Guérin, Sylvie Guillem, Greta Hodgkinson, Margareth Illmann, Susan Jaffe, Lucia Lacarra, Agnès Letestu, Marianela Nuñez, Elena Pankova, Lisa Pavane, Darja Pavlenko, Laetitia Pujol, Tamara Rojo, Polina Semionova, Diana Visnëva, Zenaida Yanowsky, Svetlana Zacharova. Numerosi i premi ricevuti: nel 1995 ha conseguito sia il Premio “Danza e Danza” che il Premio “Positano” quale giovane promessa della danza italiana. Nel ‘ 99, nella Sala Promoteca del Campidoglio a Roma, gli viene assegnato il Premio “Gino Tani” per aver contribuito con la sua attività a diffondere attraverso il linguaggio del corpo e dell’anima i valori della danza e del movimento. L’anno successivo gli viene conferito in Piazza della Signoria a Firenze il Premio “Galileo 2000” con la consegna del “Pentagramma d’oro”. Riceve inoltre il Premio “Danza e Danza 2001”, il Premio “Barocco 2001” e il Premio “Positano 2001” per l’attività internazionale degli ultimi anni. Dal 1999 è “Ambasciatore di buona volontà” per l’UNICEF. Polina Semionova Prima ballerina della Staatsoper Unter den Linden di Berlino Nata a Mosca nel 1984, Polina Semionova si è diplomata alla Scuola di Ballo del Teatro Bol’šoj nel 2002. Quello stesso anno è stata ingaggiata da Vladimir Malakhov quale Prima Ballerina del Balletto della Staatsoper Unter den Linden di Berlino. Il suo repertorio include i seguenti ruoli: Maria nello Schiaccianoci, la Principessa Aurora nella Bella addormentata, Nikija in La Bayadère, Odette/Odile nel Lago dei cigni, Kitri in Don Chisciotte, Giselle, Cenerentola, Sylvia, Tatjana, Manon, oltre al passo a due di Diana e Atteone e Shéhérazade. Ha inoltre danzato i ruoli di Sieglinde e Brünnhild in Ring um den Ring e in Serait-ce la Mort di Maurice Béjart, l’assolo in Rückkehr ins fremde Land di Jiří Kylián, Balletto imperiale, Apollo, Čajkovskij pas de deux di George Balanchine, Ein Lindentraum di Uwe Scholz, This di Christian Spuck, Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, il pas de deux di Carmen di Roland Petit . Come Guest Artist si è unita alle compagnie di balletto della Bayerische Staatsoper di Monaco, del Teatro alla Scala di Milano, del Tokyo Ballet in Giappone, del Teatro Bol’šoj di Mosca, dell’English National Ballet di Londra, dello Zürich Ballet e ha partecipato a numerosi Gala internazionali. Dal 2005 è Guest Artist alla Wiener Staatsoper. Tra i suoi partner: Vladimir Malakhov, Roberto Bolle, Igor’ Zelenskij, Denis Matvienko, Sergej Filin, Ronald Savkovic e José Manuel Carreño. Nel 2003 ha partecipato alla realizzazione del video musicale Demo, letzter Tag della popstar tedesca Herbert Grönemeyer. Nel 2001 ha vinto la medaglia d’oro e il Premio “Anna Pavlova” al Concorso Internazionale di balletto di Mosca; nel 2002 ha vinto il Premio "Junior" al Concorso internazionale di balletto di Nagoya in Giappone, e il primo premio al Concorso “Vaganova” a San Pietroburgo. Nel 2004 ha vinto il Premio “Dafne”; l’anno successivo ha vinto il Premio della Critica tedesca e il Premio di Danza tedesco “Future”. Nel 2007 ha vinto il Premio Cultura e il Premio “Dancer of the Year”. Teatro alla Scala - Dal libretto di sala Stagione d’Opera e Balletto 2007 - 2008 David Garforth Direttore d’orchestra Compiuti i primi studi musicali di pianoforte, violino, direzione d’orchestra e di composizione presso il Royal Manchester College of Music, ha vinto il Premio Ricordi e la Worshipful Company of Musicians Medal per la direzione d’orchestra. Grazie a una borsa di studio del governo francese è poi entrato al Conservatorio di Parigi, dove ha ottenuto a fine studio il Primo Premio. Nominato lecteur presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Parigi, per tre anni ha proseguito gli studi musicali con Igor Markévitch. Garforth è stato Consulente Musicale e direttore d’orchestra dei Ballets e dell’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, e direttore ospite per vari teatri, al Ballet National de Marsiglia e Nancy, all’Opéra de Paris e la Scuola di Ballo dell’Opera di Parigi, al English National Ballet, al Deutsche Oper Berlin, al Tokyo Ballet e la Compagnia Nazionale di Tokyo. Nel 1996 ha debuttato alla Scala in Coppélia e Il gattopardo di Roland Petit con il Ballet National de Marseille e l’Orchestra Sìnfonica Giuseppe Verdi. Ha diretto Notre Dame de Paris, Romeo e Giulietta, Amarcord, La Strada, Don Chisciotte, Lo Schiaccianoci con il Balletto e Orchestra della Scala. Garforth ha anche diretto e preparato una nuova edizione musicale, con l’Archivio Musicale della Scala, di Giselle con coreografia di Sylvie Guillem al Teatro alla Scala e anche in tournée a Los Angeles, New York e Londra. In maggio 2002 ha ricevuto il premio di Danza e Danza per la sua direzione d’orchestra per la danza. Nel 1991 ha fondato a Londra la Blackheath Opera, con la partecipazione di celebri cantanti al fine di preparare giovani cantanti lirici e di offrire loro l’opportunità di partecipare a spettacoli. Oltre ad aver diretto una serie di programmi televisivi per la BBC soprattutto a capo dell’Orchestra del Covent Gaden e l’Orchestra del Teatro Maryinsky di San Pietroburgo, ha effettuato la registrazione video e DVD di Notre Dame de Paris con il Balletto e l’Orchestra dell’Opera di Parigi, Romeo e Giulietta con il Balletto e l’Orchestra della Scala e Lo Schiaccianoci con i complessi di Monte-Carlo. Tra le sue registrazioni CD: La Sylphide con la Royal Danish Orchestra e musiche inglesi con la English Chamber Orchestra, e inoltre composizioni di Ravel, Rimskij-Korsakov, Borodin e Gershwin, infine la registrzione integrale di Romeo e Giulietta di Prokof’ev con l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo. Orchestra del Teatro Regio di Parma La storia dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma affonda le sue radici in una tradizione secolare: già nel Rinascimento raffinate Cappelle vocali e strumentali e brillanti Compagnie dei violini accompagnano la vita musicale del Ducato, mentre tra Seicento e Settecento più nutrite compagini sostengono quella vivacità teatrale che da allora diviene caratteristica della città. Crocevia politico e culturale tra Parigi e Vienna, Parma vive tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento uno dei momenti salienti di questa storia, divenendo un vero e proprio laboratorio per lo sviluppo della musica e del ruolo dell’orchestra in particolare. Il punto culminante è senz’altro quello nel quale Maria Luigia vuole a capo dell’Orchestra Ducale il più celebre dei musicisti del tempo, Niccolò Paganini. Con lui, e per sua affermazione, l’orchestra parmigiana diviene «la migliore d’Italia». Da quel momento, e per tutto l’Ottocento e il Novecento, strumentisti parmigiani costituiscono il nerbo delle migliori orchestre italiane. Esempio probante: l’orchestra formata e diretta da Toscanini nelle sue grandi tournée dei primi anni Venti, per quasi un quinto costituita da musicisti di Parma. Da allora, per molti decenni, l’Orchestra ha accompagnato il canto di quegli straordinari interpreti che hanno contribuito ad alimentare nel mondo il prestigio del Teatro Regio. Nel solco di questa tradizione, l’Orchestra del Teatro Regio, come formazione stabile, debutta nel 2000 con Lohengrin di Wagner e Dinorah di Meyerbeer, riscuotendo elogi di critica e pubblico. Dal 2002 è impegnata in tutte le produzioni liriche e concertistiche del Teatro Regio di Parma e del Festival Verdi, affronta il grande repertorio operistico, sinfonico e sacro sotto la guida di alcuni tra i migliori direttori del panorama musicale internazionale. All’estero, grande successo riscuotono le tournée del dicembre 2001, con il Coro della Fondazione Arena di Verona per le celebrazioni del Centenario Verdiano, ad Annecy e all’Auditorium National di Lione, del luglio 2002 con Nabucco all’Arena di Nîmes, del settembre 2003 in Corea del Sud, con Aida al Jamshil Olympic Stadium, e del settembre 2004 con lo Stabat Mater di Rossini a Marsiglia per il Festival de Musique à Saint Victor. Tra le trasferte in altri continenti va segnalata la partecipazione all’applaudito Rigoletto, produzione del Teatro Regio, all’Auditorio Nacional di Città del Messico, le tournée in India con tappe a Nuova Delhi e Bombay. Recentissima la tournée a Bilbao con Aida per il progetto pluriennale “Tutto Verdi” promosso da OLBE ABAO, Asociación Bilbaina de Amigos de la Ópera. Dall’incontro con Bruno Bartoletti, e dalla sua nomina a direttore musicale della Fondazione Teatro Regio di Parma, è nata una proficua collaborazione, culminata nella realizzazione di un importante progetto dedicato a Benjamin Britten, con l’allestimento de The Turn of the Screw e l’esecuzione del War Requiem. I solisti dell’Orchestra danno vita al Parma Opera Ensemble, formazione cameristica, specializzata nel repertorio lirico e vocale, con un’intensa attività concertistica e discografica internazionale. Direttori di prestigio internazionale come Riccardo Muti e Yuri Temirkanov hanno diretto l’Orchestra del Teatro Regio di Parma nella Messa da Requiem e ne La Traviata presentate nell’ambito del Festival Verdi 2007. |
| Artisti che parteciperanno al Teatro alla Scala di Milano nel corso del 2008... |
| ANDREA PADOVA
www.andreapadova.com
- 2008 Sunday 27th January: Siracusa, ASAM – Recital (Chopin, Padova) Sunday 17th February: Nantes – “Festival du cinéma italien” – Videoclip “Salento” (music by Andrea Padova) Friday 18th April: Catanzaro, Amici della Musica - Recital (Chopin, Padova) Saturday 19th April: Palmi, Amici della Musica - Recital (Chopin, Padova) Sunday 20th April: Lamezia Terme, AMA - Recital (Chopin, Padova) Saturday 26th April: Lecce, Teatro Paisiello - “J.S.Bach at the piano” - Masterclass Thursday 8th May: Lecce, ICO Symphony Orchestra – (Chopin – Fantasy on Polish Airs) Friday 9th May: Lecce, ICO Symphony Orchestra – (Chopin – Fantasy on Polish Airs) Wednesday 28th May: Melbourne, BMW Edge - Recital (Bach, Chopin, Padova) Saturday 31st May: Sydney - Recital (Bach, Chopin, Padova) Wednesday 11th June: Meissen - Recital (Chopin) Friday 13th June: Bochum - Recital (Chopin) Dates TBA (21-26?) July: San Marino, Camerata del Titano – Bach-Course Wednesday 1st October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Thursday 2nd October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Friday 3rd October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Tuesday 14th October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Thursday 16th October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Tuesday 14th October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Friday 24th October: Milano, Teatro alla Scala – Orchestra Sinfonica della Scala –Conductor Ermanno Florio (Chopin – Piano Concerto #2, Andante Spianato, Fantasy on Polish Airs) Dates TBA, November: India – Tournée (recital Bach, Chopin, Padova) |
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_____ COMUNICATO STAMPA Al via le celebrazioni per il decennale della scomparsa del grande regista L’Arlecchino il 25 settembre alla Scala Omaggio di Milano a Giorgio Strehler Serata speciale a ingresso gratuito: i biglietti in distribuzione da lunedì 17 settembre Ferruccio Soleri da 45 anni mitico interprete in Italia e nel mondo Lissner: “Lo spettacolo-simbolo del Piccolo è parte della mia vita” Escobar: “Teatro e musica inscindibili nel lavoro di Strehler” Si aprono con un evento eccezionale le celebrazioni per il decennale della scomparsa di Giorgio Strehler. Martedì 25 settembre, infatti, andrà in scena al Teatro alla Scala, in una serata speciale aperta a tutta la città e intitolata “Milano per Strehler”, l’Arlecchino servitore di due padroni con Ferruccio Soleri, da 45 anni straordinario interprete del capolavoro goldoniano messo in scena da Giorgio Strehler. Lo spettacolo, prodotto dal Piccolo Teatro, è a ingresso gratuito. I biglietti per l’assegnazione del posto numerato possono essere ritirati da lunedì 17 settembre (non più di due per persona) presso la biglietteria del Teatro alla Scala (via Filodrammatici 3), dalle ore 10.00 alle ore 16.00 (orario continuato) e presso la biglietteria del Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi), da lunedì a sabato, dalle ore 10.00 alle ore 18.45 e domenica dalle ore 13.00 alle ore 18.30 (orario continuato). La rappresentazione di uno spettacolo di prosa alla Scala costituisce un evento storico e per questo è prevedibile una grande affluenza di pubblico. Con la recita scaligera lo spettacolo goldoniano raggiunge il record di 2.558 repliche in Italia e nel mondo. Dopo l’Arlecchino alla Scala l’omaggio a Strehler continuerà con una nuova versione della Storia della bambola abbandonata con Andrea Jonasson, che coinvolgerà anche alcuni bambini della scuola primaria di Milano, Roma e Prato (in scena al Piccolo Teatro Studio, dal 14 ottobre al 4 novembre 2007). La collaborazione tra Piccolo Teatro e Scala nel nome di Strehler continuerà a dicembre con il riallestimento del Così fan tutte (in scena al Piccolo Teatro Strehler dal 13 al 22 dicembre) che vedrà anche la partecipazione di giovani interpreti e musicisti dell’Accademia della Scala. Ma in questi giorni i riflettori sono puntati sull’Arlecchino e sulla serata-evento che vede la collaborazione tra due grandi istituzioni culturali milanesi. “All’inizio della mia storia personale con Giorgio Strehler, trent’anni fa esatti, c’è Arlecchino”, ricorda Stéphane Lissner, Sovrintendente del Teatro alla Scala. “Nel 1977, quando ero direttore del Théâtre National di Nizza, volevo quello spettacolo già famoso nel mondo, a tutti i costi, ma era terribilmente difficile organizzarne la trasferta. Venni a Milano e incontrai Nina Vinchi: fu lei a prodigarsi e a trovare una soluzione per l’anno seguente”. “Nel 1985”, aggiunge Lissner, “tornato a Parigi, portai allo Châtelet l’Opera da tre soldi di Brecht, con Milva, e nel 1989, sempre allo Châtelet, Strehler creò la sua regia per Fidelio di Beethoven, con Lorin Maazel sul podio, che poi giunse alla Scala. E in quegli anni Ottanta, per la sua venuta al Théâtre de l’Europe, tenni di persona i contatti fra Strehler e l’allora ministro francese della Cultura, Léotard”. “Quando Sergio Escobar”, conclude Lissner, “mi ha proposto di ospitare Arlecchino servitore di due padroni alla Scala, per celebrare i 60 anni del Piccolo e i 10 dalla morte del Maestro, non ho avuto un attimo di esitazione. Per me, Strehler e lo spettacolo simbolo del “suo” Piccolo, sono parte della mia vita, della mia idea di teatro, dei miei affetti. Un felice segno del destino nella mia carriera”. La serata del 25 settembre rappresenta un evento unico di grande significato simbolico. “Rarissimi sono stati in epoca moderna, gli spettacoli di prosa rappresentati alla Scala”, spiega Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, “e comunque si è trattato sempre di produzioni in cui forte risultava l’intreccio con la musica. Basti pensare alla doppia esecuzione, teatrale e musicale, nel 1969, dell’Edipo re di Sofocle-Gabrielli e dell’Oedipus Rex di Cocteau-Stravinskij, con la direzione musicale di Claudio Abbado e la regia di Giorgio De Lullo”. “Anche nel caso di Arlecchino, spettacolo che Strehler allestì per la prima volta nell’estate 1947, esiste un forte legame tra prosa e teatro musicale, ma si gioca non tanto sul testo, quanto sul lavoro artistico di Giorgio Strehler. Per il fondatore del Piccolo”, prosegue Escobar, “il palcoscenico della Scala è stato una seconda casa: al Piccolo come alla Scala, Strehler ha messo alla prova il proprio talento di riformatore della scena italiana del Novecento. In questo senso, un rapporto privilegiato lo ha unito a due autori: Carlo Goldoni per la prosa e Wolfgang Amadeus Mozart nell’opera lirica. Ma “prosa” e “lirica” sembrano termini angusti: la sua è stata una ricerca continua del teatro totale, del teatro universale. Perciò non è un caso che quest’anno la collaborazione con la Scala ci veda impegnati proprio per Arlecchino di Goldoni e Così fan tutte di Mozart, oltre alla riproposta con Andrea Jonasson de La storia della bambola abbandonata. Così fan tutte è l’ultima opera messa in scena da Strehler, è la sintesi della sua visione del teatro e la summa del suo percorso musicale”. “In Goldoni e Mozart, Strehler leggeva la stessa intuizione”, conclude Escobar: “la vita è una tragedia inevitabile da affrontare con l’amara saggezza dell’ironia e con la forza della leggerezza del teatro. Così, quel Don Giovanni “nero”, che creò per il 7 dicembre 1987 – e che ebbi la fortuna di seguire nel lungo e tormentato periodo delle prove alla Scala - con la direzione di Riccardo Muti, le scene e i costumi della coppia Frigerio-Squarciapino, quanto in comune ha con l’Arlecchino che Strehler chiamò “dell’Addio”, di soli pochi mesi successivo, spettacoli nati entrambi da una profonda, lucida ma sempre appassionata disperazione!”. La serata dell’Arlecchino alla Scala vede la collaborazione anche di un imprenditore illuminato. “Appassionato d’arte e di teatro, non potevo mancare ad un evento così importante”, sottolinea Vito Gulli, presidente di Generale Conserve. “Come tutti coloro che condividono questa passione, sono sensibile alla qualità della vita e sono convinto che l’arte e la cultura l’alimentino e l’arricchiscano, in tutte le sue espressioni. Qualità della vita, che esige una qualità alimentare di alto livello, accompagnata da una sensibilità ormai imprescindibile, agli aspetti etici ed ecologici. Per questo”, conclude Vito Gulli, “l’Azienda che rappresento ha colto l’opportunità di unirsi al pubblico di questo grande evento, per sostenere l’arte e la cultura col suo marchio Ás do Mar. Un pubblico di amici e di appassionati che oggi, insieme, condivide la qualità della vita in questo splendido contesto”. Milano, 12 settembre 2007 Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni regia Giorgio Strehler messa in scena da Ferruccio Soleri con la collaborazione di Stefano de Luca scene Ezio Frigerio costumi Franca Squarciapino luci Gerardo Modica musiche Fiorenzo Carpi movimenti mimici Marise Flach scenografa collaboratrice Leila Fteita maschere Amleto e Donato Sartori Personaggi Interpreti Pantalone de’ Bisognosi Giorgio Bongiovanni Clarice, sua figlia Sara Zoia il Dottor Lombardi Tommaso Minniti Silvio, di lui figliolo Stefano Onofri Beatrice, torinese in abito da uomo Giorgia Senesi sotto il nome di Federico Rasponi Florindo Aretusi, di lei amante Sergio Leone Brighella, locandiere Enrico Bonavera Smeraldina, cameriera di Clarice Alessandra Gigli Arlecchino, servitore di Beatrice, Ferruccio Soleri poi di Florindo Un cameriere della locanda Francesco Cordella Un facchino Francesco Cordella camerieri Stefano Guizzi Annamaria Rossano Giorgio Sangati il suggeritore Stefano Guizzi suonatori Gianni Bobbio, Franco Emaldi, Paolo Mattei Francesco Mazzoleni, Elisabetta Pasquinelli Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Sponsor ÁS do MAR Teatro alla Scala, martedì 25 settembre ore 20.00 Ingresso gratuito Infotel Scala 02 88791 Infotel Piccolo Teatro 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org |
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La facciata neoclassica del Teatro alla Scala di Milano
Teatro alla Scala di Milano
Il Teatro alla Scala di Milano, citato spesso semplicemente come La Scala, è uno dei più famosi teatri del mondo, situato in una delle piazze maggiormente frequentate ed eleganti della città, l'omonima Piazza della Scala, dalla quale prende appunto il nome. Il nome della piazza, a sua volta, si rifà a quello della Chiesa di Santa Maria alla Scala, eretta nel 1381 e così chiamata in onore della committente, Regina della Scala moglie di Bernabò Visconti, che nel 1778 fu demolita proprio per fare spazio al teatro. La stagione teatrale, uno dei più importanti eventi della vita mondana milanese, è composta da opera lirica, balletto e concerti di musica classica.
[modifica] StoriaIl teatro fu fondato per volere dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria dopo l'incendio che il 26 febbraio del 1776 distrusse il Teatro Regio Ducale di Milano, che fino a quel momento ospitava l'opera lirica. Le spese per l'edificazione del nuovo teatro furono sostenute dai proprietari dei palchi del Teatro Regio Ducale in cambio del rinnovo della proprietà dei palchi. Il progetto venne affidato al celebre architetto neoclassico folignate Giuseppe Piermarini, e l'edificio venne inaugurato il 3 agosto 1778, la prima rappresentazione fu quella dell'opera Europa riconosciuta di Antonio Salieri. L'opera buffa napoletana caratterizza il primo periodo di vita del teatro, con esponenti come Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa e opere come La Frascatana, Il barbiere di Siviglia e Nina pazza per amore, L'italiana in Londra e Il matrimonio segreto di Cimarosa. Nel 1812 il teatro cambiò linea coll'arrivo di Gioachino Rossini, con La pietra del paragone. Il teatro diventò il luogo deputato del melodramma italiano, il ruolo che conserva ancora oggi e che l'ha reso celebre. Tra la prima guerra mondiale e la seconda, il teatro vide avvicendarsi i maggiori cantanti del tempo, tra cui Feodor Šaljapin, Magda Olivero, Giacomo Lauri Volpi, Titta Ruffo, Gino Bechi, Beniamino Gigli, Mafalda Favero, Toti Dal Monte, Gilda Dalla Rizza, Aureliano Pertile. La Scala venne bombardata durante la seconda guerra mondiale, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto del 1943, subendo gravi danni. L'edificio venne subito ricostruito come prima del conflitto, e venne riaperto l'11 maggio 1946, con un concerto di Arturo Toscanini. Al termine della stagione 2001, il teatro fu chiuso per dare vita ad una riorganizzazione radicale delle strutture e degli impianti tecnici del palcoscenico, e per sottoporre la sala principale ad un restauro conservativo. Il progetto dei restauri venne affidato all'architetto ticinese Mario Botta. Nel frattempo, l'attività del teatro si svolse al Teatro degli Arcimboldi. I lavori, iniziati nel gennaio 2000, furono terminati nel dicembre 2004. Il teatro rinnovato è stato ufficialmente restituito al pubblico di appassionati dell'opera lirica colla rappresentazione dell'Europa riconosciuta, di Antonio Salieri, lo stesso melodramma commissionato al compositore italiano dalla corte imperiale asburgica per l'inaugurazione del teatro scaligero, il 3 agosto 1778. Al momento il suo sovrintendente è Stéphane Lissner.
[modifica] Responsabili del teatro
[modifica] Direttori artistici
[modifica] Direttori d'orchestra
[modifica] Direttori del coro nel dopoguerra
[modifica] Principali Direttori e Sovrintendenti
[modifica] Sovrintendenti nel 2005 (ordine cronologico)
[modifica] Prime assolute
[modifica] Altri progetti
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://de.wikipedia.org/wiki/Teatro_alla_Scala Cronologia/Autori: http://de.wikipedia.org/w/index.php?title=Teatro_alla_Scala&action=history Teatro alla Scalaaus Wikipedia, der freien EnzyklopädieDas Teatro alla Scala (auch: Mailänder Scala) ist ein am 3. August 1778 eröffnetes Opernhaus in Mailand, welches das 1776 abgebrannte Teatro Regio Ducale ersetzte. Maria Theresia ließ in der Hauptstadt der damals österreichischen Lombardei für den Neubau die Kirche Santa Maria alla Scala (1381, benannt nach Beatrice Regina della Scala, der Gemahlin von Bernabò Visconti) abreißen und durch den klassizistischen Architekten Giuseppe Piermarini das eher schlicht wirkende neue Opernhaus in nur 23 Monaten errichten. Zur Premiere wurde Antonio Salieris Oper L'Europa riconosciuta aufgeführt. Die Mailänder Scala wird heutzutage zu den wichtigsten Opernhäusern der Welt gezählt.
Mailänder Scala
Mailänder Scala, während der Umbauarbeiten
Die Saison beginnt alljährlich am 7. Dezember, dem Namenstag des Stadtpatrons von Mailand, dem Hl. Ambrosius (Sant'Ambrogio). Nach der völligen Zerstörungen im Zweiten Weltkrieg (1943) war das legendäre Opernhaus in Rekordzeit wieder aufgebaut worden. Am 11. Mai 1946 wurde das Haus mit einem Konzert unter Arturo Toscanini wiedereröffnet. Dem überhasteten Wiederaufbau waren verschiedene Fehler geschuldet, so wurde beispielsweise unter dem Orchestergraben Bauschutt abgelagert, was die Akustik beeinträchtigte. Eine Grundsanierung wurde dringend erforderlich. Eine heftige Diskussion über die Art der Sanierung entbrannte. Trotz erheblichen Protests, einer Sammlung von 18.000 Unterschriften durch die Primaballerina Carla Fracci und Gerichtsverhandlungen wurde die Scala abgerissen. Nur noch das Foyer, der Zuschauerraum und die von Stahlträgern gestützten Außenmauern blieben stehen. Der gesamte hintere Teil, beginnend mit der Bühne aus Holz, wurde entfernt. Von 2001 bis Anfang Dezember 2004 war die Mailänder Scala geschlossen, um Akustik und Bühnentechnik auf den neuesten Stand zu bringen und dabei doch den Stil der ursprünglichen Inneneinrichtung weitgehend zu erhalten. Für den Wiederaufbau wurde der Schweizer Architekt Mario Botta beauftragt. Unter seiner Verantwortung entstand ein Theater mit modernster Bühnentechnik. Aber Foyer und Zuschauerraum erhielten ihre originale Ausstattung von 1778. So kann seither auf drei Bühnen gleichzeitig geprobt werden. Der neue Bühnenturm erreicht eine Höhe von 38 Meter. Wieder eröffnet wurde das Opernhaus am 7. Dezember 2004 mit der Oper, die zur Ersteröffnung uraufgeführt wurde: L'Europa riconosciuta. Regie führte Luca Ronconi, die Ausstattung entwarf Pier Luigi Pizzi, Dirigent war Riccardo Muti, die Hauptrolle sang die deutsche Sopranistin Diana Damrau. Unter den 2000 geladenen Gästen waren unter anderem Sophia Loren, Giorgio Armani sowie Angehörige mehrerer europäischer Königshäuser. Eine Eintrittskarte zur Eröffnungsveranstaltung kostete 2400 Euro. Ein Konflikt entzündete sich an der Person des Nachfolgers von Intendant Carlo Fontana. Musikdirektor Muti favorisierte Maurizio Meli, gegen den sich jedoch die Belegschaft in Protestversammlungen aussprach. Die Wogen schlugen so hoch, dass Muti schließlich das Vertrauen in seine Personen nicht mehr gegeben sah und zurücktrat. Schließlich kristallisierten sich Stéphane Lissner, Intendant des Festivals in Aix-en-Provence sowie Musikintendant der Wiener Festwochen, und Alexander Pereira, Direktor des Opernhauses Zürich als wichtigste Nachfolgekandidaten heraus. Lissner wurde schließlich bestellt und gab dafür seine Position in Aix auf. Er will die Scala wieder als ernstzunehmendes, wichtiges europäisches Opernhaus in der öffentlichen Aufmerksamkeit etablieren und plant, die zuletzt schmal gewordene Riege an Gastdirigenten zu erweitern, wichtige Regisseure zu verpflichten und die Zahl der Vorstellungen zu erhöhen. Für Lissners erste Scala-Eröffnung am 7. Dezember 2005 setzte er Wolfgang Amadeus Mozarts Idomeneo auf den Spielplan und holte dafür die Debütanten Daniel Harding (Dirigent) und Luc Bondy (Regie). Das Bühnenbild entwarf Erich Wonder, der bereits 1997 an der Scala tätig gewesen war. Die Scala-Eröffnung am 7. Dezember 2006 wurde mit Giuseppe Verdis Aida in der Regie von Franco Zeffirelli, der auch das Bühnenbild entworfen hatte, sowie unter der musikalischen Leitung von Riccardo Chailly bestritten. Die beteiligten Sänger waren unter anderem Roberto Alagna, Violeta Urmana und Ildiko Komlosi. Zur Scala-Eröffnung am 7. Dezember 2007 wurde Richard Wagners Tristan und Isolde unter Daniel Barenboim und in der Inszenierung von Patrice Chéreau aufgeführt.
Generalintendanten [Bearbeiten]
Künstlerische Direktoren [Bearbeiten]
Musikdirektoren [Bearbeiten]
Chordirektoren [Bearbeiten]
Uraufführungen [Bearbeiten]
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Koordinaten: 45° 28′ 3" n. Br., 9° 11′ 22" ö. L.
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The Teatro alla Scala in
Milan,
by night.
Teatro alla Scala
This article is about the opera house. For other uses,
see Scala.
The Teatro alla Scala (or La Scala, as it is known), in Milan, Italy, is one of the world's most famous opera houses. The theatre was inaugurated on 3 August 1778, under the name Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala with Salieri's Europa riconosciuta. La Scala's season traditionally opens on 7 December, Saint Ambrose's Day, Milan's patron saint. All performances must end before midnight; long operas start earlier in the evening if need be. Ticketholders are not allowed to enter after the performance has begun. The La Scala Museum (Museo Teatrale alla Scala), accessible from the theatre's foyer and a part of the house, contains an extraordinary collection of paintings, drafts, statues, costumes, and other documents regarding opera and La Scala's history. La Scala also hosts the Accademia d’Arti e Mestieri dello Spettacolo (Academy for the Performing Arts). Its goal is to train a new generation of young musicians, technical staff, and dancers (at the Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, one of the Academy's divisions).
[edit] HistoryA fire destroyed the previous theatre, the ancient Teatro Ducale, on 25 February 1776, after a carnival gala. A group of ninety wealthy Milanese, who owned palchi (private boxes) in the theatre, wrote to Archduke Ferdinand I of Austria asking for a new theatre and a provisional one to be used while completing the new one. The neoclassical architect Giuseppe Piermarini produced an initial design but it was rejected by Count Firmian (an Austrian governor). A second plan was accepted in 1776 by Empress Maria Theresa. The new theatre was built on the former location of the church of Santa Maria della Scala, from which the theatre gets its name. The church was deconsecrated and demolished, and over a period of two years the theater was completed by Pietro Marliani, Pietro Nosetti and Antonio and Giuseppe Fe. This theatre had a total over 3,000 seats organized into 678 pit-stalls, arranged in six tiers of boxes above which is the 'loggione' or two galleries. Now the stage is one of the largest in Italy (16.15m d x 20.4m w x 26m h). Building expenses were covered by the sale of palchi, which were lavishly decorated by their owners, impressing observers such as Stendhal. La Scala (as it soon became to be known) soon became the preeminent meeting place for noble and wealthy Milanese people. In the tradition of the times, the platea (the main floor) had no chairs and spectators watched the shows standing up. The orchestra was in full sight, as the golfo mistico (orchestra pit) had not yet been built. Above the boxes, La Scala has always had a gallery where the less wealthy can watch the performances. It is called the loggione. The loggione is typically crowded with the most critical opera aficionados, who can be ecstatic or merciless towards singers' perceived successes or failures. La Scala's loggione is considered a baptism of fire in the opera world, and fiascos are long remembered. One recent incident occurred in 2006 when tenor Roberto Alagna was booed off-stage during his performance, forcing a non-wardrobed understudy to replace him mid-concert. As with most of the theaters at that time, La Scala was also a casino, with gamblers sitting in the foyer. La Scala was originally illuminated with eighty-four oil lamps mounted on the palcoscenico and another thousand in the rest of theater. To prevent the risks of fire, several rooms were filled with hundreds of water buckets. In time, oil lamps were replaced by gas lamps, these in turn were replaced by electric lights in 1883. The original structure was renovated in 1907, when it was given its current layout with 2,800 seats. In 1943, during WWII, La Scala was severely damaged by bombing. It was rebuilt and reopened on May 11, 1946, with a memorable concert conducted by Arturo Toscanini, with a soprano solo by Renata Tebaldi, which created a sensation. La Scala hosted the prima (first production) of many famous operas, and had a special relationship with Giuseppe Verdi. For several years, however, Verdi did not allow his work to be played here, as some of his music had been modified (he said "corrupted") by the orchestra. This dispute originated in a disagreement over the production of his Giovanna d'Arco in 1845; however the composer later conducted his Requiem there on May 25, 1874, and in 1886 announced that La Scala would host the premiere of his opera Otello.[1] The premiere of his last opera, Falstaff was also given in the theatre.
[edit] Recent developments
[edit] Major renovation, 2002 to 2004
The new interior of the theatre.
Following the traditional 7 December 2001 season opening performances of Otello, which ran through December, the theatre was closed for renovation[2] and, from 19 January 2002 to November 2004, the opera company was transferred to the new Teatro degli Arcimboldi, built in the Pirelli-Bicocca industrial area 4.5 miles from the city centre. The renovation by the renowned architect Mario Botta proved controversial, as preservationists feared that historic details would be lost; however, the opera company was said to be impressed with improvements to the structure and the sound quality, which was enhanced when the heavy red carpets in the hall were removed. The stage was entirely re-constructed, and an enlarged backstage will allow more sets to be stored, permitting more productions, and the seats now include monitors for the electronic libretto system, allowing audiences to follow opera libretti in English and Italian in addition to the original language. Conducted by Riccardo Muti, the opera house re-opened on 7 December 2004 with a production of Salieri's Europa riconosciuta, the opera which was performed at La Scala's inauguration in 1778. [3]. Tickets for the re-opening fetched up to €2,000. The renovations cost a reported €61 million, and left a budget shortfall that the opera house did not overcome until 2006.[4]
[edit] Management controversies and changes, 2005 onwardCarlo Fontana, the general manager of La Scala since 1990, was dismissed in February 2005 by the board of governors over differences with the music director, Riccardo Muti. The resulting staff backlash has caused serious disruptions and staff strikes. In a statement, the theater's board said it was "urgent to unify the theatre's management". On March 16, 2005, the La Scala orchestra and other staff voted overwhelmingly in no confidence motion against Muti, and demanded the resignation of Fontana's replacement, Mauro Meli. Muti had already been forced to cancel a concert a few days earlier because of the disagreements. Italy's culture minister, Giuliano Urbani, supported the conductor, but called for urgent action by management to safeguard the smooth operation and prestige of La Scala. On April 2, 2005, Muti resigned from La Scala, citing "hostility" from staff members. In May 2005 Stéphane Lissner, who came from the Aix-en-Provence Festival, was appointed as General Manager and Artistic Director of La Scala and on May 15, 2006, Daniel Barenboim was named Principal Guest Conductor.
[edit] Principal conductors/Music directors of La Scala
[edit] Premieres
[edit] Notes
[edit] References
[edit] See also
[edit] External links
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| Informazioni sui Programmi della Scala |
| COMUNICATO STAMPA Domenica 9 settembre 2007 ore 20.00 La Verdi al Teatro alla Scala Johannes Brahms Concerto in Re maggiore per violino e orchestra op. 77 Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68 Violino Salvatore Accardo Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi Direttore Vladimir Jurowski Per informazioni sui biglietti: Auditorium di Milano, Largo Gustav Mahler tel. 02.83389.401/2/3 (orario biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 19.00) Data Concerto Domenica 9 settembre 2007 ore 20.00 Biglietti da 5,00 a 60,00 euro Jurowski e Accardo con la Verdi al Teatro alla Scala Anche quest’anno nuovo appuntamento della Verdi al Teatro alla Scala: domenica 9 settembre alle ore 20.00 la Verdi diretta da Vladimir Jurowski (che la settimana successiva inaugurerà anche la Stagione sinfonica all’Auditorium di Milano), sarà ospite al Teatro alla Scala, nel segno di una consolidata collaborazione tra la più giovane orchestra sinfonica milanese e la storica istituzione musicale della nostra città. Il programma è dedicato interamente a Johannes Brahms, l’espressione del Romanticismo, e vede protagonista Salvatore Accardo, con un vero gioiello della letteratura violinistica, il Concerto in Re maggiore per violino e orchestra op. 77. Sul programma, inoltre, la Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68, a suo tempo indicata come legittima continuatrice del sinfonismo beethoveniano. La collaborazione tra la Verdi e il Teatro alla Scala si è andata consolidando lo scorso anno, con il primo concerto sinfonico della Verdi alla Scala e due produzioni ballettistiche al Teatro degli Arcimboldi (La Fille du Pharaon e Il limpido ruscello), con il Corpo di Ballo del Teatro Bol’�oj di Mosca e del Teatro alla Scala. Già nel 1996 la Verdi era stata impegnata in alcune produzioni ballettistiche (Coppelia e Il Gattopardo), accompagnando il corpo di ballo del prestigioso teatro milanese, e, sotto la direzione di Paul Connelly, in una produzione de La vedova allegra. Programma: Il Concerto in Re maggiore per violino e orchestra op. 77 di Johannes Brahms venne composto nel corso dell’anno 1878 per il violinista Josef Joachim ed eseguito per la prima volta, sotto la direzione dell’autore, al Gewandhaus di Lipsia nell’anno successivo. Il Concerto, articolato nei movimenti Allegro non troppo, Adagio, Allegro giocoso ma non troppo vivace, è caratterizzato fin dal primo tempo da una grande cantabilità, che solo nell’ultimo movimento da spazio a una scrittura virtuosistica di carattere tzigano. I primi abbozzi e gran parte del primo movimento della Sinfonia n. 1 di Johannes Brahms risalgono al 1862. Tuttavia la composizione venne completata solo nel 1876. Il famoso critico e amico Eduard Hanslick vide nella Prima Sinfonia la legittima successione della tradizione beethoveniana e, infatti, Hans von Bülow la chiamò “la Decima” per il suo rapporto esplicito con la Nona di Beethoven, riscontrabile nella cupa monumentalità del primo movimento e nel trionfale finale, nell’orchestrazione e nell’affinità tematica con l’Inno alla gioia dell’ultimo movimento. Biografie: Nato a Mosca, Vladimir Jurowski ha compiuto la prima parte dei suoi studi musicali nella città natale, inizialmente con il padre e quindi presso il Conservatorio. Nel 1990 si è stabilito con la famiglia in Germania, dove ha portato a termine la sua formazione presso le Accademie Musicali di Dresda e Berlino, perfezionandosi in seguito con Colin Davis, Rolf Reuter e Semion Skigin. Segue, nel 1996, il brillante debutto al Covent Garden di Londra e nel dicembre 1999 quello al Metropolitan. Dal 1998 è ospite regolare di alcune delle più prestigiose istituzioni musicali europee come il Teatro La Fenice di Venezia, la Welsh National Opera di Cardiff, il Covent Garden, il Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles, il Festival Internazionale di Edimburgo, l’Opéra Bastille de Paris, la Komische Oper di Berlino, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Comunale di Firenze, la Oslo Philharmonic, il Teatro di San Carlo di Napoli, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, la English National Opera, la Bayerischer Rundfunk, l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, l’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, la Semperoper di Dresda, la Los Angeles Philharmonic, la Russian National Orchestra, la London Philharmonic, la Gürzenich Orchester di Köln, la City of Birmingham Symphony Orchestra, la Rotterdam Philharmonic Orchestra, l’Ensemble Intercontemporain de Paris. Nel 2004-2005 dirige l’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, mentre nella stagione 2005-2006 ha debuttato al Teatro alla Scala. Vladimir Jurowski ha inciso per le etichette ECM, Naxos-Marco Polo Records, BMG, Arte Nova. Nell’estate del 2000 è stato nominato Direttore Ospite Principale dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e, fino al 2001, dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. Sempre allo stesso anno risale la sua nomina a Direttore Musicale del Glyndebourne Festival Opera, mentre dal 2003 è Direttore Ospite Principale della London Philarmonic Orchestra e membro della Russian National Orchestra Conductor Collegium, per poi diventare, nel 2005, Direttore Ospite Principale della Russian National Orchestra. Nel 2006 è stato nominato Direttore Principale della Orchestra of the Age of Enlightenment. Nel settembre 2007 Vladimir Jurowski diventerà il dodicesimo Direttore Principale della London Philharmonic Orchestra. Salvatore Accardo esordisce all’età di 13 anni eseguendo in pubblico I Capricci di Paganini. A 15 anni vince il primo premio al Concorso di Ginevra e, due anni dopo, nel 1958 è primo vincitore assoluto - dall’epoca della sua istituzione - del Concorso Paganini di Genova. Il suo vastissimo repertorio spazia dalla musica barocca a quella contemporanea. Compositori quali Sciarrino, Donatoni, Piston, Piazzolla, Xenakis gli hanno dedicato loro opere. Suona regolarmente con le maggiori Orchestre e i più importanti Direttori, affiancando all’attività di Solista quella di Direttore d’Orchestra. La passione per la musica da camera e l’interesse per i giovani lo hanno portato alla creazione del Quartetto Accardo nel 1992 e alla istituzione dei corsi di perfezionamento per strumenti ad arco della Fondazione Walter Stauffer di Cremona nel 1986 insieme a Giuranna, Filippini e Petracchi. Ha inoltre dato vita nel 1971 al Festival “Le settimane Musicali Internazionali” di Napoli in cui - primo esempio assoluto - il pubblico era ammesso alle prove, e al Festival di Cremona, interamente dedicato agli strumenti ad arco. Nel 1987 Accardo ha debuttato con grande successo come Direttore d’orchestra e nel corso degli ultimi anni ha diretto, fra l’altro, all’Opera di Roma, all’Opera di Monte Carlo, all’Opéra di Lille oltre a numerosi concerti sinfonici. Oltre alle incisioni dei Capricci e dei Concerti per violino di Paganini per la DGG e alle numerose registrazioni per la Philips tra le quali le Sonate e le Partite di Bach per violino solo e l’integrale dell’opera per violino e orchestra di Max Bruch, Accardo ha inciso per ASV, Dynamic, EMI, Sony Classical, Collins Classic e FONE'. Nel corso della sua prestigiosa carriera Salvatore Accardo ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Abbiati della critica italiana per le sue eccezionali interpretazioni. Nel 1982 il Presidente della Repubblica Pertini lo ha nominato Cavaliere di Gran Croce, la più alta onorificenza della Repubblica Italiana. Alla fine del 1996 Accardo ha ridato vita all’Orchestra da Camera Italiana (O.C.I.), formata dai migliori allievi dei corsi di perfezionamento dell’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona. Con essi ha inciso, nel corso del 1997, per la Warner Fonit Il violino virtuoso in Italia e I Capolavori per violino e archi, dischi che segnano il debutto discografico dell’O.C.I. Nel 2001 gli è stato conferito il prestigioso premio “Una vita per la Musica”. Possiede due violini Stradivari, lo Hart ex Francescatti 1727 e l’Uccello di Fuoco ex Saint-Exupéry 1718. |