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| Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155
Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di Innovazione Milano, 17 settembre 2008 Comunicato Stampa 2 > 21 dicembre Progetto Lorenzo Gleijeses L’ESAUSTO O IL PROFONDO AZZURRO (2 > 14 dicembre) CHE TRAGEDIA! (18 > 21 dicembre) L’ESAUSTO O IL PROFONDO AZZURRO (2 > 14 dicembre) di Lorenzo Gleijeses con Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio regia Julia Varley Produzione Teatro Stabile di Calabria in collaborazione con Mercadante Teatro Stabile di Napoli “Quello che bisogna evitare, non ne so il perché, è lo spirito di sistema” (L’innominabile, S. Beckett). Nello spettacolo L’esausto o il profondo azzurro volevo esplorare l’ “universo” di Beckett senza doverne per forza mettere in scena un testo unico, né dovendo usare unicamente le sue parole. Le sue immagini mi bastano. Nella scrittura di Beckett vedo dileguarsi il confine che separa il soggetto dall’ esterno e “le situazioni dell’interiorità diventano contemporaneamente situazioni della natura fisica”, così la mia aspirazione era che lo spazio scenico diventasse spazio dell’interiorità, ma, allo stesso tempo, rappresentazione di un semplice interno. Queste sono alcune delle idee che hanno portato alla nascita de L’esausto o il profondo azzurro al cui centro ci vivono l’esausto e la sua ombra che sono, come Vladimiro ed Estragone , parte dello stesso ego: percepisco nelle figure che Manolo Muoio ed io presentiamo in scena lo stesso annullamento di identità, e la stessa dissociazione dell’unità di coscienza in elementi diversi che caratterizza molti dei personaggi di Beckett. Ho sentito spesso parlare dell’astrazione che caratterizza l’Opera di Beckett. Io in essa vedo grande concretezza. Adorno dice che i personaggi ed i prototipi di Beckett sono storici nel senso che “egli presenta come elemento umano tipico solo le deformazioni recate agli uomini dalla forma della loro società”. Così se i protagonisti di Finale di partita sono dei “superstiti della guerra mondiale”, se “Willie e Winnie (Giorni felici) sono vittime di un panico tecnologico, di immagini radicate nell’incubo dei missili V-2” ( L’estetica del disfacimento di S.E. Gontarski), l’esausto e la sua ombra sono figli di un’era post-moderna in cui tutto è superfluo, persino la comunicazione… talmente superflua da non riuscire più a reperirne le chiavi e le necessità: figli di un’epoca e di una società di individui monologanti, in cui aprirsi all’altro, al giovane, al disoccupato, al diverso, allo straniero è superfluo. L’isolamento diviene volontario, una sorta di Arcadia in cui sfuggire dalle difficoltà ed agli orrori giornalieri. Perché un giovane nemmeno trentenne come me vuole mettere in scena dei personaggi così vecchi e rassegnati? Forse perché sento che chi conduce i giochi, chi ci dice oggi come vivere, i nostri uomini di potere reputano del tutto non necessario ascoltarmi e aprirsi a me giovane, a me in quanto altro, portatore di idee e valori diversi dai loro. Questo mi dà un senso di impotenza che ritrovo nei personaggi di Beckett. Scopro in me una impotenza molto simile alla loro e sento che questo avere le mani legate si traduce in una tendenza a chiudermi in me stesso e ad isolarmi: posso parlare quanto voglio, ma non vedo persone interessate a ciò che dico, né le mie parole cambiano qualcosa… Le colpe dei padri ricadono sui figli: inizio a sentirmi e ad essere anche io un individuo monologante, anche per me la comunicazione inizia a sembrare qualcosa di inutile… Vedo di fronte a me una società di migliaia di Lucky giovani ma già invecchiati, tutti uguali, tutti al guinzaglio, tutti pronti per essere svenduti al mercato, oramai sfruttati negli anfratti più reconditi del proprio essere, nutriti dagli ossicini scartati dal vecchio e potente Pozzo. Clov: “…Sono talmente curvo che vedo solo i miei piedi, se apro gli occhi, e tra le gambe un po’ di polvere nerastra. Mi dico che la terra si è spenta benché io non l’abbia mai vista accesa.” (da Finale di Partita di S. Beckett). Lorenzo Gleijeses Gleijeses e Beckett, nuovo ed antico (…) uno spettacolo non di Beckett ma su Beckett, che non puntasse sulla vita e sulle parole del grande Samuel, quanto sul suo modo estremo di vedere e rappresentare l’umanità, a cominciare da se stesso (…) Con pochissimi oggetti - dei cappelli, un ombrellino, un pesce, una moneta, una pistola -, in una scena vuota, con o senza specchio, in perenne rinnovamento, “lo spazio si fa tempo”: i settanta minuti di spettacolo sono tutti da guardare e, pure da sentire con quelle fughe nostrane che incorporano la nuttata da passare di Eduardo e un ritornante canto popolare siciliano a sorreggere due personaggi intenti a chiedersi se loro abbiano un senso. Pubblico giovanissimo e grande successo. Franco Quadri, La Repubblica (…) Chi è l’ombra? La spia, il poliziotto, la minaccia, l’amico, quello uguale eppure diverso, il terrorista, l’extracomunitario, il carceriere, la vittima, l’assassino? Mi sono fatta questa domanda fin dai primi giorni di prova, dopo aver visto le scene che gli attori mi hanno presentato in cui un’ombra accompagnava ogni passo compiuto nella luce e nel buio,. Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio hanno introdotto il tema del suicidio, con atteggiamenti di stanchezza e insensatezza della vita, con testi distaccati, indifferenti, sprezzanti e disaffezionati che stanno bene in bocca a un vecchio senza illusioni. Come accettare queste parole in bocca a giovani che dovrebbero immaginare di avere tutta la vita davanti a sé? (…) Mentre leggevo questi testi (Il saggio di Gilles Deleuze “L’esausto”; “L’altro” di Ryszard Kapucinski e “L’ospite inquietante”di Umberto Galimberti n.d.r) alla ricerca di un filo da seguire nel montaggio dello spettacolo, mi tornava alla mente il libro "Professeurs du désespoir" di Nancy Huston. Da lei ho capito che un’infanzia in cui ci si è sentiti voluti ed amati e la prospettiva di avere figli annulla l’atteggiamento nichilista; che in una donna la necessità di proteggere la vita è più forte. Sempre sono alla ricerca del mio motivo per fare una regia in quanto donna, per non accontentarmi solo della trappola in cui il lavoro mi fa cadere mettendomi davanti un enigma che devo inseguire. (…) Il senso della vita è restare in vita; questo me lo spiega la scienza e il mestiere. Come attrice non mi concentro ad esprimere ma ad essere presente. Come regista lo stesso. Ma in Italia tra i giovani sotto i 25 anni il suicidio è la seconda causa di morte dopo gli incidenti automobilistici... Mi rifiutavo di accettare che le giovani generazioni siano già stanche di vivere. Da dove viene questa spossatezza che li pervade, questa mancanza di speranza, questo preferire di volere il nulla, piuttosto che non volere, come dice Fiedrich Nietzsche? La mia risposta è il teatro. Quel piccolo santuario in cui costruire relazioni, prendere cura delle emozioni, costruire legami affettivi e di solidarietà, un’alternativa al mondo senza bussola in cui i giovani pensano di appartenere solo se parte di una banda o bandija, come dicono in alcuni barrio dell’America Latina. (…) Julia Varley, dalle note sullo spettacolo Lorenzo Gleijeses debutta in Teatro nel ’91 con il padre Geppy e con Regina Bianchi, lavora con Squarzina, Pugliese, Guicciardini, Nekrosius, Eugenio Barba, è allievo di Julia Varley dell’Odin Teatret. Con lo spettacolo “Il figlio di Gertrude” vince il Premio Ubu 2006 come Nuovo attore. Nel 2004 è Romeo nel “Romeo e Giulietta” di Shakespeare diretto da Nikolaj Karpov (del GITIS di Mosca). Nel 2007 è Enrico V nel “Falstaff” di Mario Martone e inizia la collaborazione con Egumteatro. Gleijeses ha diretto vari seminari e dimostrazioni di lavoro in diverse Università e centri teatrali come il Dams di Bologna, il Dams di Torino, il Teatro di Roma-Teatro India, il Teatro Stabile di Torino, Il Teatro Mercadante di Napoli, Il Teatro Stabile di Calabria. Julia Varley, attrice e regista, (come attrice ha partecipato diversi spettacoli dell’Odin Teatret). Dal 1980 partecipa alla concezione e organizzazione dell’ ISTA (International School of Theatre Anthropology) diretta da Eugenio Barba e, dal 1986, è ideatrice e organizzatrice del Magdalena Project, un progetto di donne nel teatro contemporaneo. Pubblica la rivista di teatro The Open Page ed è direttrice artistica del festival Transit, in Danimarca. Ha curato varie regie, tra cui, due spettacoli in Germania con Pumpenhaus Theater, uno sulle Madri di Plaza de Mayo e i desaparecidos con la sua allieva argentina Ana Woolf, e uno spettacolo per bambini con l’attrice giapponese Hisako Miura. Manolo Muoio, nel '92-'93 segue il Living Theater in una tournée italiana, partecipando a diverse performance di strada. Continua a perfezionarsi negli anni, con artisti di varia estrazione tra cui: Yves LeBreton, Clive Barker, Nikolaj Karpov, Eimuntas Nekrosius, Marylin Fried (Actor’s Studio, NY). Nel 1998, è tra i fondatori di Teatro Rossosimona. E' attore in numerosi spettacoli, tra i quali: Casa di vento (semifinalista al Premio Scenario '95), Sida e l'uomo dal fiore (vincitore del Premio ETI-Vetrine '96), E' il momento dell'amore (vincitore del Premio Scenario 2001); Catastrofe di S.Beckett (per il quale cura anche la regia e le scene). E' autore e interprete di una serie di solo performance ispirate alla letteratura di W.S.Burroughs e J.G.Ballard. Nel 2004 lavora nel Romeo e Giulietta di Shakespeare, diretto da Nikolaj Karpov. CHE TRAGEDIA! (18 > 21 dicembre) Un progetto di Lorenzo Gleijeses ed Egumteatro tratto dai testi greci tradotti da Edoardo Sanguineti con Lorenzo Gleijeses, Andrea Capaldi, Armando Iovino, Davide Pini Carenzi regia Annalisa Bianco e Virginio Liberti Prodotto dal Teatro Stabile di Calabria in collaborazione con Festival Della Magnagrecia Appunti per uno spettacolo Premessa La Tragedia Greca è morta e seppellita con la cultura greca. Quando Aristotele scrive la sua Arte Poetica, scrive il primo libro sulla storia del teatro. Gli autori citati dal filosofo sono morti e i testi studiati già da tempo sono diventati memoria storica. Aristotele non ha mai visto i debutti dei testi di Eschilo, di Sofocle o di Euripide. Ne ha sentito parlare. Si fida delle descrizioni di altri, coglie il senso di quel gesto artistico e dà vita al primo libro di semiotica teatrale. Nei secoli successivi molti grandi autori teatrali, innumerevoli scrittori, filosofi e pittori, si sono lasciati influenzare dall’antico “canto del capro” e hanno coltivato il desiderio, l’ambizione e l’utopia di ridare vita allo spettacolo della tragedia greca. Per noi, le parole scritte più di duemila anni fa restano lontane e incomprensibili. Non abbiamo l’illusione di poter fare un viaggio nel tempo a ritroso e nemmeno vogliamo cercare una forzata attualità. Le parole tragiche scelte sono quelle nella traduzione del poeta Edoardo Sanguineti. L’arte poetica tragica di Sanguineti si presenta ai nostri occhi come emozione musicale, come ineffabile umanità e come stravolgente appello ai sensi del corpo umano. Detto così tutto può sembrare teoria, invece per noi, esiste una violenta concretezza nelle frasi del poeta Sanguineti. Emozione, Ineffabile, Stravolgimento e Concretezza sono per noi le linee guida per una nostra futura riflessione pratica sulle possibilità del Tragico ai nostri giorni. Non ci interessa tanto il racconto delle disgrazie di Antigone o di Edipo. Ci interessa la discesa negli abissi della sofferenza umana senza nome, senza storia come i quotidiani morti del Darfur, delle strade in Iraq o nei massacri successi in Rwanda. La violenza dei nostri giorni è anonima e le vittime sono corpi senza nome, senza passato, quasi sempre senza una identificazione. Ci accorgiamo della loro esistenza solo quando una bomba li ha uccisi e ha fatto a pezzi i loro corpi. Insomma, i testi tragici non sono un fatto culturale ma un preciso racconto di orrori. Vogliamo entrare nel labirinto dei testi greci per restarci, per perderci senza cercare una illusoria via d’uscita. Il Tragico come un conflitto senza soluzione. Il Tragico come una macchina di sterminio per l’astuzia della ragione. Il Tragico come antidoto all’indifferenza del dolore altrui. Gli attori La nostra avventura nel labirinto tragico è vissuta da giovani attori. Nessun pregiudizio anagrafico. Sappiamo che l’aspettativa di vita nell’antica Grecia era di 40 anni. Aldilà della filologia anagrafica, quello che ci interessava era formare un piccolo gruppo di lavoro composto da giovani e realizzare una formazione attoriale come si faceva un tempo, cioè, attraverso la realizzazione di spettacoli. Noi abbiamo avuto una formazione nelle scuole di teatro italiane ma crediamo che un attore debba studiare e contemporaneamente dormire, mangiare, bere, respirare e sognare e soffrire su un palcoscenico, come un pilota che ha bisogno di ore di volo o di un marinaio tanto bisognoso di tempeste e forti venti. Detestiamo le immagini retoriche per parlare di cose concrete e la poetica dell’attore è l’arte concreta di far apparire (poiesis) i morti mai dimenticati perché eternamente ricordarti nelle e dalle parole di un vivo per altri vivi. Ecco, forse questo è il principio che ci ha guidato nel labirinto tragico: resuscitare i morti per scoprirci vivi. Mah…come vedete non è così originale, questo era il canto del capro. Annalisa Bianco e Virginio Liberti (EGUMTEATRO) Estratti dalle critiche: … un gruppo guida come EGUMTEATRO da sempre dedito al teatro moderno decide di misurarsi con l’antichità e lo fa in modo del tutto insolito, titolando con ironia Che tragedia! una serie di traduzioni classiche firmate da Edoardo Sanguineti, puntando esclusivamente su brani dei cori e dei messaggeri. A esprimerli con occhi sbarrati e precisi movimenti corporei, precisi fino alle vibrazioni, ci sono quattro ragazzi tra il 24 e i 30 anni… e anche se si sussurra del Dioniso, delle Baccanti, o si grida di Andromaca divenuta schiava, non si smette di parlare di noi, di questa umanità che galleggia nei secoli, grazie ad una comunicazione che scavalca il suono per trasmetterci vibrazioni sensitive. Gran serata con prove da brivido di Lorenzo Gleijeses, Armando Iovino, Andrea Capaldi, Davide Pini Carenzi. Franco Quadri – La Repubblica … lode ai due intrepidi registi e, in specie, ai loro quattro attori, tutti bravissimi nella scansione ritmica del testo. Essi sono Lorenzo Gleijeses, Armando Iovino, Andrea Capaldi, Davide Pini Carenzi. Franco Cordelli – Corriere della Sera … in Che tragedia! di EGUMTEATRO (in collaborazione con lo Stabile di Calabria), c’è un sottotesto non dichiarato che arriva dall’antica Grecia al Romanticismo… la fisicità dell’attore (Lorenzo Gleijeses per primo), il linguaggio del suo corpo, è il vero linguaggio del teatro… la bellissima scena dell’acqua con due attori che vi si agitano fino ad immergervisi completamente, mentre Gleijeses/Dioniso rievoca compiaciuto il modo in cui ha “violentemente confuso” Penteo (Baccanti). Renato Nicolini – L’Unità … Davvero una gran bella prova artistica questa, e coraggiosa, da parte di un gruppo giovane e agguerrito come Egumteatro…. I quattro attori corrono, , si affannano, declamano in una prova che a momenti si fa atletica (Fino all’apnea, con momenti di brivido, con risalite dove lo sforzo del raccontare è commovente, appassionante). Come la scena del coro che, in una corsa simultanea, da fermi, restituisce un crescendo ritmico e sonoro dove non conta più tanto la narrazione quanto lo spasmo nervoso, febbrile, parossistico dei coreuti, la corporeità al servizio della parola a dilatarne il senso, a spostare , come a teatro si deve fare, il limite tra senso e suono. E’ raro godere di un tale e assoluto livello di spettacolarità teatrale, che unisce raffinatezza di traduzione, novità di ideazione della regia competenza e generosità attoriale. Renzia D’inca - Hystrio EGUMTEATRO Annalisa Bianco e Virginio Liberti danno vita alla compagnia Egumteatro nel 1994 a Milano. Nel 1998 si trasferiscono nella provincia di Siena dove iniziano un'intensa attività sul territorio. Egumteatro crea un premio di drammaturgia, tiene seminari per attori professionisti, realizza spettacoli con gruppi dialettali, con gli allievi delle scuole elementari e con gli ex lungo-degenti dei servizi psichiatrici. Nella serie editoriale intitolata I Quaderni di Teatro raccoglie interviste inedite ad importanti registi europei. Dal 2002 cura la direzione artistica di Amiata Festival, festival di arti popolari che si svolge in agosto nei Comuni dell'Amiata senese. La compagnia ha vinto il Premio Speciale UBU Giuseppe Bartolucci nel 1998. Tra gli spettacoli più recenti realizzati dal gruppo ricordiamo: Quartett da “Le relazioni pericolose di Laclos” (2002) e Hamletmachine di Heiner Muller (2004), Loretta Strong (2004) e L'omosessuale o la difficoltà di esprimersi (2006) di Copi. Hamletmachine e Loretta Strong sono stati presentati al Festival delle Colline Torinesi rispettivamente nel 2004 e nel 2005. Un anno con 13 lune tratto dall’omonimo film di Fassbinder ha debuttato nel 2007 proprio al Festival delle Colline, è ancora in tournée in Italia ed è valso al protagonista, l’attore torinese Michele Di Mauro, la candidatura a miglior attore ai Premi Ubu 2007. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di Innovazione Milano, 10 novembre 2008 Comunicato Stampa 18 > 30 novembre Politecnico Teatro, presenta LA SONATA A KREUTZER di Leone Tolstoj Versione teatrale, interpretazione e regia, Alvaro Piccardi Scene e costumi, Lorenzo Ghiglia Assistente alla regia Luigi Campi Assistente di palcoscenico Giovanni Piccardi Collaboratori Lapo Bini, Valerio di Filippo, Fabio Vincenzi “La sonata a Kreutzer” è certamente una delle più sofferte e drammatiche opere di Tolstoj. Un uomo ha ucciso la moglie. Viene processato e assolto in base a una legge che riconosce ampie attenuanti per il delitto di gelosia. Ora è libero. Racconta la sua storia, l’incontro con la moglie, il matrimonio, le sue ragioni del delitto. E’ destinato a raccontare, a rivivere, a ripercorrere il tragitto. La storia di un’ossessione … l’ossessione della donna, l’incapacità di riconoscere la donna come essere umano, ma solo come oggetto di desiderio. Solo dopo morta il protagonista ammette “Guardai il viso di lei, livido e gonfio, e per la prima volta mi dimenticai di me, dei miei diritti, del mio orgoglio, e per la prima volta vidi in lei una creatura umana.” Uno spettacolo forte, violento, emotivo. Il viaggio di un attore nella zona di confine fra realtà e allucinazione, fra l’esplosione dei sentimenti e il freddo e delirante argomentare. Una ricerca delle vibrazioni più intime e interiori dell’animo umano al servizio delle necessità del personaggio e di un grande testo di un grande autore del passato: un testo ancora oggi vivo e palpitante in grado di illuminare in modo potente zone inquietanti e scomode della nostra esistenza. Alvaro Piccardi è stato attore dello storico «Gruppo della Rocca», poi attore e regista di importanti allestimenti, in anni recenti si è dedicato all'attività pedagogica: e oggi, firmando anche adattamento e regia, ritorna felicemente al palcoscenico. Piccardi si misura con un monologo impegnativo, tratto dalla Sonata a Kreutzer che Tolstoj scrisse nel 1889 ispirandosi alla celebre opera di Beethoven, uno dei racconti più caustici e amari del maestro russo. Così la critica: “Quel che gratifica lo spettatore è concentrarsi sulla prova d'attore, su quella piccola-grande dimostrazione di capacità interpretative che Piccardi concede. Il pubblico lo trova già in scena, elegante in tight grigio scuro, seduto su una delle sette sedie che costituiscono la scarna scena pensata da Lorenzo Ghiglia. Poi un boffonchiamento, un soffiarsi il naso, un bere qualcosa, assaporandone bene il sapore, facendo girare il liquore tra i denti, muovendo la bocca da intenditore. Ancora il naso, con un fazzoletto rosso. Poi, come uno scoppio naturale, come un discorso che si riallaccia dopo una lunga pausa, inizia il monologo che è dialogo con il pubblico, ancora illuminata la sala. La narrazione è sospesa, quasi leggera, disinvolta, salvo poi accendersi in fiammate o in esagerazioni di perplessità.” Andrea Porcheddu, www.delteatro.it “La sona a Kreutzer” è una vera sorpresa, un piccolo gioiello nel desolato panorama del teatro romano. Dico di più: è uno spettacolo imperdibile. Non capita mai, in ispecie nei teatri di minor capienza, che il pubblico chiami agli applausi gli interpreti (in questo caso l’unico interprete) un così nutrito numero di volte, quante ne ho registrate alla fine della replica cui ho assistito. In un crescendo di intensità, Piccardi si identifica nell’assassino. Ma la sua arte è tutta nel mostrarne, con sottigliezza sempre più insinuante, la falsa coscienza o, forse l’ipocrisia. Franco Cordelli, Il Corriere della sera Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Gli abbonati potranno inoltre assistere agli spettacoli programmati dal Teatro i con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto. Info: www.teatroi.org Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di innovazione COMUNICATO STAMPA 28 ottobre 2008 “Pasqua” di Strindberg: fiaba nera a lieto fine in prima nazionale al Teatro Out Off di Milano dal 4 al 16 novembre 2008 Sacra rappresentazione, fiaba nera a lieto fine, dramma visionario e mistico, Pasqua, uno dei testi teatrali meno noti di Strindberg è di certo una sfida interessante per Monica Conti che ne cura la regia e la drammaturgia, presentandolo in prima nazionale al Teatro Out Off di Milano da martedì 4 a domenica 16 novembre 2008. Coproduzione L’ART e Teatro Out Off, lo spettacolo vede in scena Michela Martini, Federico Manfredi, Silvia Ajelli, Greta Zamparini, Alessandro Lussiana e Nicola Stravalaci, protagonisti di una storia tutta borghese dalla trama semplice: la famiglia di Heyst, uomo inetto e orgoglioso che si trova in carcere, è assillata da un creditore senza scrupoli, Lindkvist. Ciascuno reagisce a seconda della propria indole, come ad esempio la giovane figlia di Heyst, Eleonora, figura che assurge al ruolo di capro espiatorio. Ma a sorpresa, il creditore cancella i debiti in nome di un’antica gentilezza ricevuta anni addietro dal capofamiglia. Scritto nel 1900, poco tempo dopo una profonda crisi che avvicinò il drammaturgo svedese al misticismo visionario, Pasqua concentra nelle tre giornate del rito, venerdì, sabato e domenica, un percorso morale che mette in campo colpa, pentimento e redenzione, e la figura di un Dio buono che perdona e di un’umanità infantile, pronta a spaventarsi profondamente di fronte al pericolo ma poi altrettanto rapida a scordarsene una volta che torna la serenità. Amato da Kafka, Pasqua è una forma di teatro dell’assurdo in cui il sublime e il banale si scontrano di continuo, l’angoscia stringente e la disperazione si stemperano nei toni della favola. Infatti “Strindberg - dichiara la regista Monica Conti - chiama questo suo lavoro “mistero”. I misteri e le sacre rappresentazioni si recitavano per imparare una cosa buona ed erano scritti in una forma semplice e quasi ingenua accessibile a tutti. Esattamente come le favole”. “Di questo geniale infelice che fu Strindberg – prosegue Monica Conti nelle note di regia - “Pasqua” è il tentativo di un momento di pace. Pieno di buona volontà Strindberg scrive un finale di Redenzione, quasi totalmente luminoso, con una lezione morale: è l’occhio “nero” e nevrotico che ingigantisce il negativo e le paure, che ci fa temere l’incontro con l’estraneo, col “mostro”. Basta cambiare occhio e le stesse cose appaiono diverse. Si può arrivare anche ad essere nuovamente bambini e credere nella Fiaba – Mistero di una Pasqua che libera dall’angoscia. O, più semplicemente, la Pasqua è proprio l’incontro con “l’altro” che, forse, ha qualcosa di nuovo da raccontarci”. 4 > 16 novembre - PRIMA NAZIONALE Coproduzione L’ART e Teatro Out Off PASQUA di August Strindberg drammaturgia e regia Monica Conti Michela Martini (La Signora Heyst) Federico Manfredi (Elis, suo figlio, laureando in filosofia, maestro) Silvia Ajelli (Eleonora, sua figlia) Greta Zamparini (Cristina, fidanzata di Elis) Alessandro Lussiana (Beniamino, studente) Nicola Stravalaci (Lindkvist) Scene Claudia Calvaresi Costumi Roberta Vacchetta Luci Marcello Jazzetti Suono Alessandro Saviozzi Direzione Allestimento Gennaro Cerlino Assistenti alla regia: Sonia Bonacina, Camilla Fraschini Trucco: Maria Bojkowa consolle: Franco Lupi Macchinista: Vittorio Giuliana Foto di scena:Tommaso Le Pera Direzione organizzativa Oreste Valente Scene Laboratorio Ostorero- Noleggio materiale luci: White lights- Parrucche: Audello Torino Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Dopo HIM che debutta stasera all’Out Off,
domani 22 ottobre è la volta di K313 (repliche il 24 e 25 ottobre ore 20.45;
26 ottobre ore 16.00) da “Breve canzoniere” di Tommaso Landolfi. Recital letterario. riduzione a cura di Chiara Lagani con: Marco Cavalcoli e Chiara Lagani regia: Luigi de Angelis produzione Fanny & Alexander, in collaborazione con Festivaletteratura di Mantova Con preghiera di segnalazione: Iniziative collaterali agli spettacoli di Fanny & Alexander: IL RUMORE DELLE IMMAGINI. Presentazioni di libri presso il Ristorante LE QUINTE, all'interno del teatro: 22 ott. ore 21.45 “La foto di Moro”, di Marco Belpoliti (ed. Nottetempo, 2008). Partecipano l’autore e Fanny & Alexander. 25 ott. ore 21.45 “All’ordine del giorno è il terrore” di Daniele Giglioli (ed. Bompiani, 2007). Partecipano l’autore e Fanny & Alexander. 26 ott. ore 17.00 “6 SETT.2007” di Fanny & Alexander e Monica Bolzoni (ed. Il Vicolo, 2008). Partecipano gli autori e l’editrice Marisa Zattini. |
| Stabile di Innovazione Milano, 13 ottobre 2008 Comunicato Stampa Al Teatro Out Off dal 21 al 26 ottobre due creazioni di Fanny & Alexander, uno dei gruppi più interessanti della nuova scena italiana. Fanny & Alexander , presenta HIM (21e 23 ottobre ore 20.45; 25 ottobre ore 22.30; 26 ottobre ore 17.45) if the wizard is a wizard you will see... produzione Fanny & Alexander con Marco Cavalcoli drammaturgia Chiara Lagani regia Luigi de Angelis promozione Valentina Ciampi e Marco Molduzzi ufficio stampa Marco Molduzzi logistica Sergio Carioli amministrazione Marco Cavalcoli «E la voce?». Chiese la bambina. «Oh, io sono ventriloquo», disse l’omino, «e posso fare uscire il suono della mia voce da dove voglio; per questo hai creduto che venisse fuori dalla testa. E adesso vi mostrerò le altre cose che ho adoperato per ingannarvi...» F. L. Baum, Il Meraviglioso Mago di Oz Malgrado la durezza e la crudeltà che mi è sembrato di vedere nel suo viso, ho avuto l’impressione che davanti a me ci fosse un uomo di cui ci si poteva fidare, una volta che avesse dato la sua parola. Dal discorso di N. Chamberlain alla Camera dei Comuni, 28 settembre 1938 Forse delle immagini mi affascina proprio la possibilità di non controllarle mai fino in fondo. Non so esattamente perché, ma mi sembra sempre che le immagini non appartengano mai a nessuno e che invece siano lì, a disposizione di tutti. Maurizio Cattelan, Lectio magistralis Al termine della sua famosa storia Dorothy giunge a Oz e, in procinto di essere esaudita, scopre che il suo mago è un falso mago e un vero artista: un ventriloquo, esperto d’aria e mongolfiere, di illusioni e altre cose inesistenti. Le alterne sembianze del mago - la grande testa, la bella dama, la bestia feroce - si rivelano fittizie e mendaci. Ma erano davvero un inganno? Se si volesse dar un volto a questo mago, concedere un’apparenza istantanea al suo smascheramento, forse più che un’immagine occorrerebbe una lacuna, una traccia, un lembo del suo possibile e misterioso aspetto. Quest’istantanea, però, sarebbe lunga quanto la storia che l’ha prodotta, o che dall’immagine si è generata, lunga quanto il racconto intero che le è sigillo e che lei sigilla. Il Mago, protagonista indiscusso della storia, artefice dell’inganno e della realtà dell’opera, ne è forse il primo e solo committente: inginocchiato, crudele e devoto, esile figurina desunta dalle pale di un altare barocco, spettro tridimensionale rubato alla storia o alla storia dell’arte, statuetta ambigua sottratta a un più maestoso, ma invisibile, monumento civile. Sinossi Su un grande schermo approntato su palco è proiettato un film su Il Mago di Oz. Al di sotto, al centro della scena, la figura di un piccolo dittatore-direttore d’orchestra, ossessionato dal film, del quale esegue senza tregua il doppiaggio, arrogandosi tutti i ruoli e, di più, l’intera parte audio: voci, musiche, suoni e rumori. La comicità scaturisce proprio dall’impossibilità di poter doppiare effettivamente tutto e quindi dalla necessità di selezionare, volta a volta, le parti e i punti a cui dare voce. E’ come se il piccolo dittatore-direttore fosse „parlato“ dal film. Egli adatta ai propri toni una differente modalità per ognuno dei personaggi e degli eventi del film, in un’esilarante miscela performativa che da un lato esalta il susseguirsi della narrazione del film, dei colpi di scena, delle battute, mentre dall’altro vi aggiunge la vitalità che è caratteristica dei modi e dei ritmi propri del teatro. K313 (22, 24 e 25 ottobre ore 20.45; 26 ottobre ore 16.00) da “Breve canzoniere” di Tommaso Landolfi. Recital letterario. riduzione a cura di Chiara Lagani con: Marco Cavalcoli e Chiara Lagani abiti: Bianca e Blu, Monica Bolzoni, Moda Designer regia: Luigi de Angelis produzione Fanny & Alexander, in collaborazione con Festivaletteratura di Mantova promozione Valentina Ciampi e Marco Molduzzi ufficio stampa Marco Molduzzi logistica Sergio Carioli amministrazione Marco Cavalcoli si ringraziano Idolina Landolfi, Paula Noah de Angelis, Rodolfo Sacchettini, Sofia Vannini Se delle parole potessimo fare a meno, se avessimo in cambio qualcosa di più sostanzioso e di più sciocco, diretto, immemore, stupito, allora... T. Landolfi Lascio uscire da me i segni che ho ricevuto. A. Warburg Non è dato oggi di amare se non si ritiene preliminarmente che l’amore sia ormai impossibile o almeno condannato. E. Zolla Due attori. Due amanti. Della loro vita umana nulla trapela, perfino i nomi non si ritrovano nel testo. Una storia d’amore per il linguaggio, per le forme. Una possibile riflessione sul dialogo d’amore come lingua disintegrata e disintegrante, lingua impossibile, lingua oltre l’utopia. Breve canzoniere è un prosimetrum che inserisce in un breve romanzo 14 sonetti dedicati alla protagonista e sottoposti al suo giudizio feroce. È un dialogo utopico fra due esseri fatti parola, due catene di montaggio di significazioni. Cosa accadrà quando ogni parola si esaurirà? Che ne sarà, nel pieno silenzio, di quest’AMORE? Sarà questa sopravvivenza una luce, un colore, un odore? Potranno le parole più “cupe trite e polverose”, le parole ordigno restare inesplose? Potrà il dialogo più violento e crudo farsi soffio fantasmatico, cinguettio degli angeli, musica, come nella sonata per flauto e orchestra K.313 di Mozart, nume, vate, modello retorico sempre evocato? Sinossi K.313 è associato ad un’immagine-icona ispirata a un fatto di cronaca: l’attentato del 2002 al Teatro Dubrovka di Mosca in cui un gruppo di terroristi ceceni presero in ostaggio gli spettatori. Qui, in effetti, il pubblico non è in ostaggio di nessun terrorista, ma è uno dei più feroci testi di Tommaso Landolfi a tener prigionieri pubblico e artisti in una situazione che è ai limiti del surreale. In scena ci sono due attori, di fronte a ciascuno un tavolino con due microfoni a filo, due registratori, un quaderno di poesie, delle lettere d’amore, un’abat-jour, un porta cipria, un pacchetto di sigarette, dei dadi. I due, in eleganti costumi di alta moda allusivi all’immagine terroristica (eleganti passamontagna, una scintillante borsetta-esplosivo...), posizionano una telecamera a raggi infrarossi che li riprende per tutta la durata del loro dialogo. Il filmato è proiettato live su un grande schermo alle loro spalle, e quell’immagine sgranata ricorda i ben noti messaggi video registrati dai terroristi e inviati alle emittenti televisive. Il recital ha un andamento duplice: da una parte il nudo testo, rarefatto, intimissimo, dall’altra le musiche di Mozart, richiamate dalle parole di Landolfi (il Concerto per Flauto e Orchestra K.313) e contenute nei registratori e amplificate mediante gli stessi microfoni. Al termine una batteria di flash luminosi interrompe il dialogo illuminando a tratti le due figure, riverse sulle sedie. * il 25 e 26 ottobre ingresso € 3 per: Festa del Teatro - Teatri aperti Fanny & Alexander è una bottega d’arte fondata a Ravenna nel 1992 da Luigi de Angelis e Chiara Lagani. Ha finora prodotto una cinquantina di eventi, tra spettacoli teatrali e produzioni video e cinematografiche, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, convegni e seminari di studi, festival e rassegne. Nel 2006 ha portato a termine un progetto triennale legato al romanzo Ada di Nabokov svoltosi per tappe in una copiosa germinazione di spettacoli, eventi installativi e cinematografici, percorsi d’indagine letteraria culminati con la pubblicazione nel 2006 del libro Ada - romanzo teatrale per enigmi in sette dimore liberamente tratto da Vladimir Nabokov edito da Ubulibri e del dvd Rebus per Ada di Fanny & Alexander e Zapruder Filmmakersgroup per Luca Sossella editore nel 2007. Luigi de Angelis, regista, scenografo, grafico, filmmaker, light e sound designer, assemblatore musicale e performer. Ha studiato canto gregoriano e pianoforte. Le sue ideazioni partono da una interrelazione tra musica, spazio sonoro e spazio scenico che coniuga gli sviluppi più interessanti delle arti figurative e del repertorio musicale contemporaneo. Chiara Lagani è drammaturga, scrittrice, studiosa del linguaggio, costumista e attrice. Da anni compie un complesso lavoro di tessitura culturale e di indagine tematica assieme a studiosi e ricercatori quali Stefano Bartezzaghi, Margherita Crepax, Florence de Mèredieu, Alan Jay Edelnant, Elisabetta Gulli Grigioni, Jean Jacques Lecercle, Idolina Landolfi, Caterina Marrone, Antonella Sbrilli, Luca Scarlini, Maria Sebregondi, Rodolfo Sacchettini, Cristina Terrile. Ha condotto diversi laboratori per attori in Europa, ma anche conferenze in centri culturali e teatrali. Marco Cavalcoli, attore. Dal 1997 è parte integrante della compagnia. Il suo percorso si intreccia a quello della compagnia Teatrino Clandestino negli spettacoli: Mondo Mondo (1995), Sinfonia Majakovskiana (1997) e Ossigeno (2006). Iniziative collaterali agli spettacoli di Fanny & Alexander: IL RUMORE DELLE IMMAGINI. Presentazioni di libri presso il Ristorante LE QUINTE, all'interno del teatro: 22 ott. ore 21.45 “La foto di Moro”, di Marco Belpoliti (ed. Nottetempo, 2008). Partecipano l’autore e Fanny & Alexander. 25 ott. ore 21.45 “All’ordine del giorno è il terrore” di Daniele Giglioli (ed. Bompiani, 2007). Partecipano l’autore e Fanny & Alexander. 26 ott. ore 17.00 “6 SETT.2007” di Fanny & Alexander e Monica Bolzoni (ed. Il Vicolo, 2008). Partecipano gli autori e l’editrice Marisa Zattini. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Gli abbonati potranno inoltre assistere agli spettacoli programmati dal Teatro i con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto. Info: www.teatroi.org Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 22 settembre 2008 Comunicato Stampa 14 > 19 ottobre Mixò, in collaborazione con Associazione Teatrale Pistoiese, presentano in anteprima nazionale OLIO di Marco Calvani con Monica Scattini, Mauro Marino e Michael Schermi regia Marco Calvani Dopo il successo ottenuto con Le Mani forti, la pièce teatrale ispirata alle vicende di Erika e Omar, rappresentata anche in Spagna, Inghilterra ed Argentina, Marco Calvani debutta alla regia con Olio, una commedia nera interpretata da Monica Scattini, Mauro Marino e Michael Schermi, in scena in anteprima nazionale dal 14 al 19 ottobre 2008 al Teatro Out Off di Milano. Attingendo ancora all’attualità, Calvani in OLIO racconta in forma di monologo tre storie. Quella di Leo, un ambizioso attore di teatro che firmando un contratto per un reality show inizia una scalata verso il successo ma anche una vera discesa agli inferi, del suo compagno Miky un brillante avvocato ossessionato dall’idea di ridare un ordine al mondo, e di Giò, un agente di spettacolo arrivista, una macchina da lavoro e da soldi, vittima della propria ambizione e della propria solitudine. La parabola discendente di un attore che inseguendo il successo finisce per bruciare non solo la sua carriera ma la sua stessa identità, si intreccia con quella di altri personaggi che lottano, più o meno consapevoli, per mantenere quella piccola umanità che è loro ancora concessa, che si ingegnano per accaparrarsi l’amore, un pezzo d’eternità, e si ritrovano costretti ad una drammatica ed inevitabile presa di coscienza. I tre monologhi si sviluppano in un veloce e vorticoso susseguirsi di quadri in cui i singoli personaggi pur parlandosi rimangono separati fra di loro, senza toccarsi o guardarsi mai, isolati nel loro universo come nel loro destino. Un viaggio nelle coscienze dei tre protagonisti vuole essere così spunto per una lucida riflessione sullo sfarinamento morale dei nostri tempi, in cui come l’Olio o il petrolio tutto e tutti hanno un prezzo e in cui la televisione diventa il simbolo, la superficie patinata di un malessere ben più diffuso. Una favola ironica e cattiva sull’eterno conflitto fra la ragione e la passione, e sulla fragilità di un’identità al cospetto dell’autorità. Una commedia nera sulla paura della fine e della morte, e sulla umana folle rincorsa al possesso e all’affermazione di se stessi. Marco Calvani (1980), giovane attore formatosi alla scuola del Teatro della Limonaia debutta come drammaturgo nel 2002 con Quasi, scritto con Federica Santi. Dopo Teloleggonegliocchi! (2003) e un terzo lavoro per il Festival di Todi scrive nel 2005 per il Phoenix Theatre di Londra La vita bassa (Low Life) che girerà in Italia, Germania e Olanda. Le Mani Forti (2006), pièce liberamente ispirata alla tragedia di Novi Ligure, è attualmente in produzione in Europa e in Argentina. Mixò (www.mixonline.eu) nasce nel dicembre 2005 e riunisce giovani attori e autori italiani nello scopo di promuovere opere originali di teatro e di cinema. Ha sede a Roma e sta sviluppando progetti sia a livello nazionale, sia in ambito internazionale. Collabora tra gli altri con il Teatro Metastasio Stabile della Toscana di Prato e con il Duse Studio di Roma, centro internazionale di cinema e teatro. A livello internazionale sono collegati al Phoenix Theatre, al National Theatre e al Bush Theatre di Londra, agli Artistas Unidos di Lisbona, alla Platea Social di Barcellona e al Théatre des Celestins di Lione, con i quali sono in via di realizzazione progetti sulla nuova drammaturgia e sulla mescolanza dei diversi linguaggi teatrali. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di Innovazione Milano, 9 settembre 2008 Comunicato Stampa 30 settembre > 12 ottobre PsicopompoTeatro Con il contributo di: IMAIE, Regione Lazio, Rialto Santambrogio, Banca IntesaSan Paolo Presenta HAMELIN di Juan Mayorga traduzione e regia: Manuela Cherubini luce: Gianni Staropoli suono: Grazieano Lella assistente alla regia: Claudia Gaviglia lettering di scena: Ale Sordi con Raimondo Brandi (Gianmaria); Luisa Merloni (Giulia e Licia - le madri); Mariano Nieddu (Giudice Montero); Alessandro Quattro (Alessio e Luca - il padre ed il fratello); Patrizia Romeo (Rachele - la psicopedagogista); Roberto Rustioni (Didascalista); Marco Vergani (Alessandro Riva) HAMELIN E’ una parabola contemporanea della fiaba “Il pifferaio di Hamelin”, che lo stesso Mayorga richiama spesso nel testo. Hamelin è l’inchiesta di un giudice istruttore intorno ad un caso di presunte molestie sessuali subite da un bambino. In scena agiscono il giudice e la sua famiglia, l’accusato, la vittima e la sua famiglia, una psicopedagogista e il didascalista, voce dentro e fuori dalla storia, che la racconta, la osserva, vi agisce e quindi, a volte, la modifica. In scena è anche la città, gli spettatori, che sono chiamati in causa a giudicare, ad interrogarsi sulla validità del proprio sguardo e sulla natura stessa del mezzo, del teatro. In Hamelin le incertezze dominano il gioco investigativo, alla ricerca non di un territorio franco, ma dello sguardo dello spettatore, guidandolo ad osservare le perversioni suscitate dall’anonimato urbano e quelle che alimentiamo noi stessi, protetti da un’idea puramente formale di ordine sociale. Sono un uomo, niente di ciò che è proprio dell’uomo mi è estraneo. Terenzio E all’improvviso un mormorio d’ombre, un rumore sinistro ai nostri piedi ci fa temere che i topi siano già qui, fra di noi. E mentre corriamo in cerca dei bambini, temiamo che il “c’era una volta” ci raggiunga come una lingua nera. E che, come una profezia, si compia per noi la fiaba. Juan Mayorga Hamelin è un’opera sul linguaggio. “Su come si forma e su come ammala il linguaggio”, perché il linguaggio è un corpo vivo, può ammalarsi ed ammalare la realtà. Una cosa è il nome che decidiamo di darle. La Verità è questo: ciò che noi desideriamo sia, ciò che noi temiamo sia. A perdere in questo gioco, sono coloro che non possiedono gli strumenti per dominare il linguaggio: i più poveri, i più piccoli. Manuela Cherubini Juan Mayorga è nato a Madrid nel 1965. Potrà sembrare strano, ma il suo curriculum accademico conta una laurea in Matematica e un dottorato in Filosofia. Teatralmente si è formato con il drammaturgo cileno Marco Antonio de la Parra, con Sarah Kane, e con José Sanchis Sinisterra. Dal 1998 insegna Drammaturgia e Filosofia presso la Real Escuela Superior de Arte Dramático de Madrid; è membro fondatore del collettivo teatrale “El Astillero”, e membro del consiglio di redazione delle riviste “Primer Acto” e “Acotaciones”. Come autore si è rivelato all’attenzione del pubblico nel 1998 con Cartas de amor a Stalin, ma la consacrazione è avvenuta nel 2003 con Alejandro y Ana. Lo que España no pudo ver del banquete de la boda de la hija del presidente (scritta a quattro mani con Juan Cavestany), seguito l’anno successivo da Últimas palabras de Copito de Nieve, entrambe portate in scena dalla compagnia Animalario. Mayorga è oggi probabilmente l’autore in castigliano più rappresentativo e importante della sua generazione. Hamelin, la sua ultima opera, ha fatto incetta di Premi Max, il più prestigioso riconoscimento del teatro spagnolo. Il 9 ottobre al Salón de Actos • Instituto Cervantes • via Dante, 12 • Milano, ore 18.00 Presentazione della monografia: Juan Mayorga. Teatro - edizioni Ubulibri Himmelweg, Animali notturni, Hamelin, Il ragazzo dell’ultimo banco Insieme al drammaturgo Juan Mayorga, saranno presenti Franco Quadri (editore Ubulibri di Milano), Davide Carnevali (curatore del volume), Antonella Caron (traduttrice) e Manuela Cherubini (regista) Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di Innovazione 30 luglio 2008, ore 21 FOTOFINISH con Antonio Rezza allestimento scenico Flavia Mastrella mai scritto da Antonio Rezza regia di Flavia Mastrella e Antonio Rezza E’ la storia di un uomo che si fotografa per sentirsi meno solo. E grazie alla moltiplicazione della sua immagine arriva a credersi una moltitudine che non c’è. Alla fine capisce che nulla è mai esistito. L’unica cosa che esisteva era la sua solitudine. Che non può essere fotografata perché la solitudine è l’assenza di chi non ti è vicino. Flavia Mastrella e Antonio Rezza dal 1987 hanno realizzato otto opere teatrali interpretate da Antonio Rezza all’interno degli spazi ideati dall’artista e scultrice Flavia Mastrella. Oltre al teatro e all’arte il loro interesse si è rivolto anche al cinema, alla televisione e alla narrativa. Insieme hanno prodotto e realizzato numerosi cortometraggi e tre film: “Escoriandoli”, presentato a Venezia nel 1996, ”Delitto sul Po”, antifilm a corpo morto del 2001 e “Fotofinish 2” del 2007. Per la televisione hanno scritto e diretto tra il 1999 e il 2000 il programma “Troppolitani”, interviste a corpo libero condotte da Rezza e trasmesse su RAI 3. Tra il 1990 e il 2000 Flavia Mastrella espone sculture, video-sculture e foto a Roma e Zurigo. Antonio Rezza è anche autore di quattro romanzi , il suo ultimo lavoro s’intitola “Credo in un solo oblio” edito da Bompiani (2007). Orario spettacolo: ore 21 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Ingresso libero fino ad esaurimento posti (Posti già esauriti) Informazioni e prenotazioni 02.34532140 (lun./ven. dalle 10 alle 20) Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it ; www.rezzamastrella.it |
| ____Grazie a
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Dal 7 al 9 luglio 2008 |
| Milano, 28 maggio 2008 COMUNICATO STAMPA Teatro Out Off in collaborazione con si ringrazia per il contributo il Ministero della Cultura Spagnolo Presenta: 9 e 16 giugno, ore 21.00 (Ingresso libero) CONTRASTI POETICI – decima edizione a cura di Milo De Angelis letture di Viviana Nicodemo e Paolo Cosenza 9 giugno - Spagna – Susanna Rafart, Vincente Valero, 16 giugno - Francia – Luis Mizon , Jean-Baptiste Para La decima edizione di Contrasti poetici si apre alla poesia europea. E’ un viaggio tra gli autori più importanti del nostro tempo. Un viaggio destinato a ripetersi nelle prossime edizioni, una proposta di studio, traduzione, conoscenza. La poesia spagnola di oggi viene rappresentata da Vicente Valero, autore immerso nelle metamorfosi del paesaggio, nella sua vita segreta ed enigmatica. Ascolterete poi Susanna Rafart, lirica e drammatica, che scrive in catalano ed è la voce più significativa di questa lingua affascinante. Per la Francia abbiamo scelto Jean-Baptiste Para, nel cui verso risuona una potente vena di pensiero, di sapienza e di inquietudine, e Luis Mizon, poeta cileno emigrato a Parigi, con i suoi versi d’ amore e di ombra, intrecciati in una sintesi fulminea. Susanna Rafart, nata a Ripoll nel 1962, vive a Barcellona. Ricordiamo le sue opere poetiche: Olis sobre paper (1996), Reflexió de la llum (1999), Jardins d’amor advers (2000), Pou de glaç (2002), Retrat en blanc (2004), Molino en llamas/Molí encès (2005), Baies (2005). Nel 2005 è uscito (Ed. Crocetti) Pozzo di neve. Vicente Valero vive a Ibiza, dove è nato nel 1963. Ha pubblicato sei libri di poesia: Jardín de la noche (1986), Herencia y fábula (1989),Teoria solar (1992),Vigilia en Cabo Sur (1999), Libro de los trazados (2005), Dias del bosque (2008). E’ presente nelle maggiori antologie della poesia spagnola di oggi. Luis Mizon è nato a Valparaiso (Cile) nel 1942. Vive in Francia dal 1973. Tra le opere poetiche: Poèmes du Sud (trad R. Caillois),Terre brûlée (1986), Le songe du figuier en flammes (1999), L’escargot (2006), Poème d’Eau et de Lumière (2007). In italiano è uscito, a cura di Mia Lecomte, La casa del respiro (Ed. La Vita Felice). Jean-Baptiste Para, nato nel 1956, vive a Parigi. Critico e poeta, dirige la rivista Europe. Ha tradotto alcuni dei maggiori poeti italiani. Tra i suoi libri ricordiamo: Arcanes de l’ermite et du monde (1985), Atlantes (1991), La faim des ombres (2006). Suoi testi sono apparsi su Poesia (n. 212) e clanDestino (1/2007). Milo De Angelis vive a Milano, dove è nato nel 1951. È tra i poeti italiani più significativi dell’ultima generazione sia per l’opera in versi sia per il contributo al dibattito teorico sul fare poetico. Numerose sono le sue pubblicazioni: Somiglianze (1976), Millimetri (1983), Terra del viso (1985), Distante un padre (1989). Sul piano critico vanno segnalati il volume Poesia e destino (1982) e la direzione di Niebo, rivista che si caratterizza per l’estremo rigore della ricerca e del rifiuto di ogni compromesso. De Angelis è autore anche di un’opera narrativa a metà strada tra fiaba e romanzo, La corsa dei martelli (Guanda, 1979). Con Tema dell’addio ha vinto il Premio Viareggio 2005. CONTRASTI POETICI 1999 - 2008 Edizione 1999 Vivian Lamarque , Luca Ragagnin; Nanni Balestrini, Francesca Genti, Elio Pagliarani, Rosaria Lo Russo, Milo De Angelis, Aldo Nove, Tommaso Ottonieri Edizione 2000 Maurizio Cucchi, Giovanna Sicari, Michelangelo Coviello, Rosaria Lo Russo, Giancarlo Majorino, Lello Voce, Giorgio Orelli; Fabio Pusterla, Franco Loi, Marco Berisso Edizione 2001 Giuseppe Conte, Isabella Vicentini, Roberto Mussapi, Davide Rondoni, Gabriela Fantato, Valentino Zeichen, Giusi Busceti, Rosita Copioli, Marco Guzzi, Emi Rabuffetti Edizione 2002 Danilo Bramati, Alessandro Ceni, Cristina Annino, Luigi Fontanella, Mario Santagostini, Patrizia Valduga, Roberto Carifi, Giancarlo Pontiggia, Mariangela Gualtieri, Paolo Lanaro Edizione 2003 Elio Pecora, Giovanna Sicari, Antonella Anedda, Stefano Raimondi, Sebastiano Aglieco, Albino Crovetto Edizione 2004 Bianca Dorato, Franco Loi, Raffaello Baldini, Franca Grisoni, Ida Vallerugo, Edoardo Zuccato, Edizione 2005 Assunta Finiguerra, Achille Serrao, Francesco Granatiero, Stefano Marino, Franco Cocco, Nino De Vita Edizione 2006 Roberto Bacchetta, Corradi Benigni, Andrea Ponso, Francesca Serragnoli, Mariarita Stefanini, Tiziana Cera Rosco, Isabella Leardini, Daniele Mencarelli, Daniele Piccini, Isacco Turina, Lorenzo Chiuchiù, Andrea Leone, Stefano Massari, Sarah Tardino, Vladimiro Cislaghi Edizione 2007 Gianmaria Annovi, Roberto Bartoli, Elisa Biagini, Dome Bulfaro, Massimo Baldi, Massimo Gezzi, Francisca Paz Rojas, Alberto Pellegatta, Davide Brullo, Roberta Castoldi, Matteo di Meco, Carla Saracino Edizione 2008 Susanna Rafart, Vincente Valero, Luis Mizon , Jean-Baptiste Para Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano INGRESSO LIBERO Letture: ore 21.00 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105; email info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Comunicato stampa Milano, 25.05.08 Dal 3 giugno al 6 luglio (Prima per la stampa e la critica, martedì 10 giugno) Produzione Teatro Out Off LA SERVA AMOROSA di Carlo Godoni regia Lorenzo Loris con Elena Callegari (Corallina), Giovanni Franzoni (Ottavio), Giorgio Minneci (Pantalone), Paola Campaner (Rosaura), Stefania Ugomari Di Blas (Beatrice), Alessandro Tedeschi (Florindo), Nicola Ciammarughi (Arlecchino), Emilio Zanetti (Brighella), Davide Giacometti (Lelio) scene Daniela Gardinazzi costumi Nicoletta Ceccolini consulenza musicale e musiche di Andrea Mormina luci Luca Siola; fonica e video Fabio Cinicola; foto Agneza Dorkin Dopo aver lavorato per anni sulla nuova drammaturgia e su quella del ‘900 Lorenzo Loris, regista di riferimento dell’Out Off, da qualche anno ha deciso di confrontarsi con i massimi autori del passato, ma sempre con occhio e sensibilità contemporanee. “La serva amorosa” è il secondo testo di Goldoni che Loris mette in scena, il primo fu nel 2006 “L’ultima sera di carnevale”, e sicuramente l’attrazione del regista per questo autore sta nel fascino moderno dei suoi personaggi, in quelle memorabili figure femminili che racchiudono una complessità umana straordinariamente attuale ancora oggi a duecentocinquanta anni di distanza. In questa commedia Goldoni fa di Corallina, la serva amorosa, quasi un’eroina per intelligenza, capacità di relazioni e psicologia nel capire gli uomini e le loro debolezze e nell’agire con malizia e ingegno tutte femminili. Un divertito omaggio a tutte le donne e alla loro, a volte, spregiudicata concretezza. Ma Loris non manca di notare nella sua rilettura come la superficie leggera dell’intreccio nasconda un affresco lucido e impietoso di una società avida e venale, dove i rapporti tra le persone sono determinati solo dal denaro e dall’interesse, uno spaccato esemplare in perfetto equilibrio tra leggerezza e disincanto che rendono quest'opera veramente innovativa e affascinante. (…) La signora Medebac mi forniva idee interessanti, patetiche o d'una comicità semplice e innocente; e la signora Marliani, vivace, spiritosa e naturalmente scaltra, mi stimolava felicemente l'immaginazione, e mi incoraggiava a lavorare in quel genere di commedie che richiedono finezza e artificio. Cominciai con La serva amorosa, cioè in francese la Suivante généreuse, perché l'aggettivo amoroso in italiano si applica sia all'amicizia che all'amore. Corallina, giovane vedova ed ex-domestica di Ottavio, vecchio negoziante veneziano, è legata d'amicizia disinteressata a Florindo, figlio di primo letto del suo ex-padrone: lo accoglie in casa, e assiste con ogni cura l'infelice giovane, scacciato dalla casa patema dalla malignità d'una matrigna avida e barbara. Non basta: Florindo è innamorato di Rosaura, figlia unica di Pantalone: sa che la ragazza risponde al suo sentimento, ma la durezza del padre non gli permette di sposarsi, e d'altra parte crede di essere obbligato dalla riconoscenza a sposar Corallina. Quella donna virtuosa comincia a persuaderlo che per lei non è un'offesa se lui ne sposa un'altra; poi tanto fa che convince Pantalone ad accordare la figliuola a Florindo, a patto che questi torni in casa del padre. Si trattava di conquistare la fiducia di Ottavio e di annientare le calunnie e gli artifici d'una donna maligna e amata. Col suo spirito Corallina ci riesce: Ottavio è convinto della falsità della consorte, riconosce l'innocenza del figlio e stende in suo favore il testamento che stava ideando. La commedia incontrò moltissimo. (…) Carlo Goldoni (…) Dicesi che Corallina parla più che da Serva, ed opera con troppo ingegno e con troppo fina condotta. Ciò è vero, se tutte le Serve hanno ad essere quelle sciocche, che tali Critici avranno praticato soltanto; ma io ne ho conosciute delle bene educate, delle pronte di spirito, capaci de' più difficili, de' più delicati maneggi. lo non imbarazzo questa mia Serva in cose superiori al femminile talento: ella è una femmina più accorta di molte altre, siccome lo è effettivamente l'Attrice medesima, che ha tal carattere rappresentato. È osservabile in questa Commedia il carattere della Matrigna, che per far la fortuna di un suo Figliuolo cerca rovinare il Figliastro, ed è non meno essenziale il personaggio di Ottavio, accecato dalle lusinghe della seconda Moglie a segno di abbandonare il proprio Figlio, sagrificandolo alla tirannide di una Donna mal conosciuta. Corallina ha il merito di disingannare il buon Vecchio, di svelare le mali arti della Matrigna, e di restituire allo stato suo il povero sventurato Florindo, onde le se adatta mirabilmente il titolo di amorosa. (…) Carlo Goldoni Goldoni nacque a Venezia il 25 Febbraio 1707 da una famiglia borghese. Iniziati gli studi a Rimini, dopo un periodo avventuroso che lo portò anche a seguire una compagnia di comici a Chioggia, si laureò in giurisprudenza a Padova e intraprese la carriera forense. Fu però la passione per il teatro a caratterizzare la sua inquieta esistenza. Nel 1734 incontrò a Verona il capocomico Giuseppe Imer e con lui tornò a Venezia dopo aver ottenuto l'incarico di scrivere testi per il teatro San Samuele. Seguendo a Genova la compagnia Imer, conobbe e sposò Nicoletta Conio. Nel 1748 tornò a Venezia e fino al 1753 scrisse per la compagnia Medebac una serie di commedie, in cui, distaccandosi dai modelli della commedia dell'arte, realizza i principi di una "riforma" del teatro. Sono di questo periodo: La bottega del caffè, La serva amorosa, La locandiera. Dopo aver rotto con il Medebac, Goldoni assume un nuovo impegno con il teatro San Luca di Venezia che durerà fino al 1761. E’ di questo periodo il suo capolavoro Il Campiello, mentre nell’ultimo anno della sua permanenza nella città lagunare realizza la Trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di carnovale. Nel 1762 Goldoni si trasferisce a Parigi per occuparsi della Comédie Italienne dove riprende una battaglia di riforma. Goldoni insegnò l'italiano alla famiglia reale e nel 1769 ebbe una pensione di corte. Tra il 1784 e l'87 scrisse in francese la sua autobiografia, Mémoires. La rivoluzione francese sconvolse la sua vita e, con la soppressione delle pensioni di corte, morì in miseria il 6 febbraio 1793. Le sue ossa sono andate disperse. Lorenzo Loris, regista storico della compagnia, in vent’anni di collaborazione con l’Out Off ha realizzato un originale percorso attraverso la drammaturgia contemporanea e del Novecento. Negli ultimi anni Lorenzo Loris ha sviluppato questo interesse allargandolo a un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questa direzione di lavoro lo ha portato ad affrontare parallelamente anche i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Spettacolo inserito nel carnet Invito a teatro e nell’abbonamento OutOff Card: 50 euro - 5 spettacoli; (under 25) 40 euro; (over 60) 35 euro abbonamento ai 3 spettacoli: Spettri di Ibsen ; Terra di nessuno di Pinter ; La serva amorosa di Goldoni 27 € Convenzioni: abbonati Teatro I 50% di sconto Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano - Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105; E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 28.04.2008 Comunicato stampa LA CONFESSIONE di Arthur Adamov traduzione di Enzo Lamartora regia e drammaturgia Roberto Trifirò con Roberto Trifirò scene Gianni Carluccio trucco Maria Boykova assistente alla regia Sonia Bonacina Luci Luca Siola Fonica Fabio Cinicola Foto Agneza Dorkin Produzione Teatro Out Off Teatro Out Off dal 5 al 25 maggio 2008 - PRIMA NAZIONALE PER LA STAMPA MARTEDI’ 6 MAGGIO L’Aveu (La confessione) descrive la grave crisi spirituale e psicologica che Adamov dovette affrontare nella sua vita d’artista e di uomo. Nella prima parte, datata “Parigi 1938”, l’autore cerca conforto nei sogni e nella preghiera: nei sogni che sono “il grande movimento silenzioso dell’anima durante la notte” e nella preghiera che è “il bisogno disperato dell’uomo, immerso nel tempo, di cercare rifugio nella sola entità che poterebbe salvarlo, la proiezione al di fuori di lui di ciò che in lui partecipa dell’eternità”. Ma allora chi pregare? “Il nome di Dio non dovrebbe più uscire dalla bocca dell’uomo. Questa parola, logorata dall’uso, dopo un così lungo tempo, non significa più niente…”. Così la crisi della fede diviene anche la crisi del linguaggio. Nella parte successiva de L’Aveu, datata “Parigi 1939, l’umiliazione senza fine”, Adamov fornisce una descrizione dettagliata e sincera della sua nevrosi tale da consentirgli di accedere, attraverso la singolarità del suo male, alle grandi leggi universali nelle quali si esprime la più alta comprensione del mondo. Adamov tenta poi una diagnosi della nostra epoca in un capitolo intitolato: “Le temps de l’ignominie”. Egli definisce ignominia ciò che non ha nome, l’innominabile, ed il compito del poeta non consiste nel chiamare ciascuna cosa col proprio nome quanto nel “denunciare… i concetti degenerati, le vuote astrazioni che hanno usurpato… le spoglie funebri dei vecchi nomi sacri”. La degradazione del linguaggio è l’espressione del male più profondo della nostra epoca. Ciò che si è perduto è il senso del sacro, ma questa degradazione e questa disperazione sono forse delle tappe necessarie per un rinnovamento. Così il solo dovere dell’uomo è di strapparsi di dosso tutte le pelli morte finché “troverà se stesso nell’ora della grande nudità”. In questo documento di impietosa autorivelazione, Adamov espone tutta una filosofia del Teatro dell’Assurdo, molto prima di cominciare a scrivere la sua prima commedia. Attraverso questo testo, percepiamo uno spirito che pone le basi della propria salvezza mediante l’autointrospezione e l’inventario impietoso del proprio stato. Considero L’Aveu un viaggio nell’abisso dell’esistenza umana, viaggio attraverso la parola, parola diventata carcassa, svuotata di senso, fantasma di sé, parola che qui cerca di recuperare un senso originario, puro, sacro. Un uomo solo, in scena, vaga nel perimetro dei suoi muri… tenta di abbatterli… mastica parole… Ogni esistenza è un muro, e nel mondo i muri sono tanti quanti gli uomini che soffrono da soli… Uomo che parla o è parlato? Uomo che si muove o è mosso? Uomo che desidera farsi umiliare dalla donna. Uomo che vuole scavare nel profondo della sua coscienza, uomo che cerca un senso, che ama la vita e pensa al suicidio. Ci saranno finestre sospese, frammenti di camere delimitate da plastiche trasparenti, specchi, carta disseminata, letti arrugginiti. Le realtà si moltiplicano nell’aleatorietà del suo percorso verso il non si sa dove. Fin qui non ho fatto che abbozzi, dirà, dirò; adesso devo dare forma a tutto ciò che ho soltanto balbettato, dirà, dirò. Da oggi dovrò sforzarmi di vivere. Bisogna continuare. E io continuo. Dirà. Dirò. Forse. Roberto Trifirò Arthur Adamov (1908-1970) di origine Armena, vive quasi tutta la sua vita a Parigi dove viene in contatto con i fermenti culturali e gli ambienti letterari e soprattutto con la lezione di Antonin Artaud. Ne "La Confessione", vera e propria rivelazione dell'angoscia dell'autore dinnanzi al vuoto esistenziale, si percepisce la fascinazione delle teorie di Freud. Decisiva nella sua vita l'adesione al partito comunista che lo porta a condividere gli obiettivi drammaturgici enunciati da Bertolt Brecht, nella sua ricerca di un teatro anche politico. L'attenzione al disagio psichico dell'umanita', al non-sense dell'esistenza trova la sua espressione, in Adamov, in una progressiva distruzione del linguaggio che lo avvicina al teatro dell'assurdo. Roberto Trifirò, come attore ha lavorato con i registi italiani e stranieri più importanti tra cui Bob Wilson, Aldo Trionfo, Luca Ronconi, Sandro Sequi, Stefan Braunschweig, Pier’Alli, Cesare Lievi, Antonio Calenda, Monica Conti. Tra i suoi più recenti lavori come regista e interprete ricordiamo: “La felicità coniugale” due atti unici di A. Cechov (2003); “Non si sa come” di Luigi Pirandello (2004); “Il cerchio incantato” da “Il monaco nero” di Anthon Cecov (2005) di cui ha curato anche la drammaturgia ; “Identità violate”, due atti unici “Il bicchiere della staffa” di Harold Pinter e “Catastrofe” di Samuel Beckett (2006); “Piccinì” da Luigi Pirandello (2007); Filax Anghelos di Renato Sarti (2008). Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Spettacolo inserito nel carnet Invito a teatro e nell’abbonamento OutOff Card: 50 euro - 5 spettacoli; (under 25) 40 euro; (over 60) 35 euro Convenzioni: Gli abbonati del Teatro I hanno la possibilità di assistere alle produzioni del Teatro Out Off al 50% di sconto, allo stesso modo i nostri abbonati usufruiranno della stessa facilitazione per gli spettacoli prodotti dal Teatro I (www.teatroi.org). Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| COMUNICATO STAMPA Milano, 21 aprile 2008 Teatro Out Off dal 17 al 23 aprile 2008 UP TO DATE PiccoloAtlanteDelleContaminazioniContemporanee seconda edizione un progetto di Crt Artificio, Change Performing Arts e Teatro Out Off in collaborazione con Comune di Milano Settore Cultura Al coinvolgente turbine di attività e di iniziative che il Salone del Mobile risveglia in tutta la città dallo scorso anno si è aggiunto un nuovo appuntamento: UpToDate, occasione per conoscere alcune delle forme più interessanti e vitali delle contaminazioni tra linguaggi artistici. L’arte per sua stessa natura rifugge le categorie, invade nuovi spazi, si mette costantemente in discussione. In questa seconda edizione si presentano tre progetti di artisti che, con modalità personali e molto differenti tra loro, fanno della sperimentazione la linfa vitale della loro attività. La rassegna prosegue martedì 22 aprile con le fascinazioni sonore di Ezio Bosso - noto tra gli altri progetti di cui è stato protagonista per le vibranti musiche dei film di Gabriele Salvatores - che ci regala un fantasmagorico percorso nei sogni e nei colori attraverso la musica da camera per quartetto e contrabbasso da lui composta. Un viaggio travolgente accompagnato e incorniciato dalle elaborazioni video dello stesso Bosso e di Giuseppe Zambon. Considerato uno dei rari virtuosi di contrabbasso, come solista e direttore Ezio Bosso si è esibito in Europa, America del Nord e America Latina, Australia, Stati Uniti e Israele. Ha partecipato a prestigiosi Festival Musicali Internazionali. Nel maggio 2005, un brutto incidente alla mano sinistra interrompe la sua carriera di strumentista portandolo a dedicarsi principalmente alla composizione e alla direzione. Come compositore, dal 1996 ha scritto musica per teatro e per spettacoli di danza. Ha creato inoltre colonne sonore per il cinema muto (ricordiamo The Lodger, sulla copia restaurata del film di uno dei primi film di Hitchcock) e ha lavorato nel cinema contemporaneo con registi come Tavarelli, Terracciano, Porporati, ma soprattutto con Gabriele Salvatores (Oscar® 1996) con il quale è nato un sodalizio costante e del quale firma le musiche di tutti i suoi progetti. Nel 2003 con la musica del film “Io non Ho Paura”, Bosso viene acclamato internazionalmente come compositore innovativo sia nell’ambito musicale che cinematografico, dalla critica e dal pubblico. È l’unico compositore classico italiano ad aver ricevuto l’Italian Music Award (Italian Grammy). La sua musica è distribuita da BMG RCA, Sony, Warner ed è eseguita in Europa, Giappone, America Latina, Australia. Dal 2005 tutte le sue composizioni vengono prodotte da Hector Castillo e Dan Bora (David Bowie, Lou Reed, Philip Glass) presso il Looking Glass Studio di Philip Glass a New York. Prossimo e ultimo appuntamento mercoledì 23 con il nuovo progetto di uno dei protagonisti della scena artistica newyorkese: Paul Miller, internazionalmente noto come DJ Spooky. A Milano presenta la prima parte di una performance multimediale che si propone di tratteggiare il ritratto acustico di un continente che cambia rapidamente, l’Antartico. PROGRAMMA DEI PROSSIMI GIORNI martedì 22 aprile Ezio Bosso, Buxusconsort e Giuseppe Zambon MUSICA DA CAMERA PER COLORI IN CORSA con Ezio Bosso (contrabbasso e direzione), Giacomo Agazzini (violino), Roberta Bua (violino), Roberto Tarenzi (viola), Claudio Ravetto (violoncello), Giuseppe Zambon (video) mercoledì 23 aprile DJ Spooky TERRA NOVA: STUDI PER ANTARCTIC SUITE (I PARTE) con DJ Spooky Commissionato da BAM per the 2009 Next Wave Festival Melbourne International Arts Festival 2008 Change Performing Arts Dartmouth College – UK Prenotazioni, tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20. Prevendita: Ticketone 02.392261 www.ticketone.it www.happyticket.it Biglietti: 12 € Riduzioni: under 25, 8 €; over 60, 6 € Trasporti pubblici: tram 12/14 ; Accesso disabili: con aiuto Orario spettacoli: ore 20.45 Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 16 aprile 2007 Lunedì 21 aprile, ore 21.15 Cristiani di Allah di e con Massimo Carlotto con Massimo Carlotto – voce narrante Maurizio Camardi – sassofoni, duduk, flauti etnici Mauro Palmas – liuto cantabile con la partecipazione di Patrizia Laquidara – voce e Mirco Maistro – fisarmonica, Rachele Colombo – percussioni Regia di Velia Mantegazza, Loris Contarini Testo spettacolo di Massimo Carlotto Musiche di Maurizio Camardi, Mauro Palmas Liberamente ispirato al romanzo omonimo di Massimo Carlotto pubblicato dalle edizioni E/O. Le musiche dello spettacolo sono contenute nel cd allegato al libro. Una produzione di Gershwin Spettacoli In coproduzione con Sosia & pistola, Jazzin’ Sardegna In collaborazione con Porsche House Milano Ingresso libero fino ad esaurimento posti Presentazione Tra il 1500 e il 1800 nel solo Maghreb oltre 300.000 cristiani abiurarono per abbracciare l’Islam. Una parte si convertì per sfuggire alla schiavitù, l’altra scelse liberamente per sfruttare le occasioni offerte da una società dove il destino degli uomini non era deciso fin dalla nascita come in Europa ma ognuno era “fabbro di se stesso”. E furono i rinnegati, come venivano chiamati gli ex cristiani, a diventare i principali artefici della grandezza di Algeri, Tripoli e Tunisi. Ne ebbero saldamente in mano il potere, contribuirono all’espansione dell’Impero Ottomano ma furono anche il “motore” principale dell’economia del Mediterraneo basata sul commercio degli schiavi e sulla guerra di corsa, il cui sbocco principale era la stessa Europa cristiana che assorbiva la maggior parte delle merci depredate dai “turchi”. Cristiani di Allah racconta l’Algeri del 1542 attraverso le vicende personali di Lucia De Jani, famosa cantante veneziana catturata in mare in compagnia dei suoi due musicisti – Miali il sardo e Missak l’armeno – dal corsaro rinnegato Redouane Rais. Una Algeri dove approdano tranquillamente navi di regni europei che hanno stretto accordi diplomatici o commerciali con il governo locale e dove approdano quelle algerine cariche di schiavi cristiani. Lucia, Missak e Miali ci raccontano la straordinaria epopea dei rinnegati, rimossa, a parte qualche lodevole eccezione, dalla storiografia occidentale che ha cristallizzato la lettura del periodo storico in una granitica divisione tra culture incapaci di comunicare. In realtà, grazie ai rinnegati, il dialogo era ben aperto e il conflitto tra religioni serviva solo a celare la motivazione di fondo di quella guerra perenne e cioè il controllo militare ed economico del Mediterraneo. Tra l’altro i rinnegati ebbero buon gioco nel rendere più aperto e più tollerante l’islam maghrebino e non a caso in quell’epoca omosessuali e alchimisti potevano trovare ospitalità nelle città corsare mentre nei regni cristiani ardevano i roghi del Sant’Uffizio. Lo spettacolo è il risultato finale di un lungo e articolato progetto nato dall’incontro tra lo scrittore Massimo Carlotto e i musicisti Maurizio Camardi e Mauro Palmas che hanno lavorato parallelamente basandosi sulle stesse fonti storiche. Il primo naturale effetto di questo incontro è stata la scelta di allegare il cd al romanzo Cristiani di Allah, edito dalle edizioni E/O, essendone di fatto la naturale colonna sonora, ma il desiderio comune di raccontare una storia così straordinaria ma anche così storicamente complessa ha convinto Carlotto, Camardi e Palmas di portarla anche a teatro. Mentre nel romanzo l’io narrante è il corsaro Redouane, nello spettacolo testo e musiche narrano le vicende dei tre schiavi. Due punti di vista totalmente differenti e in aperto conflitto ma che completano un percorso iniziato ormai tre anni fa. Teatro Out Off, via Mac Mahon, 16 Milano – ore 21.15 Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; sabato 11>13 e dalle 16.00. Orario spettacolo: ore 21.15 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| COMUNICATO STAMPA Milano, 14 aprile 2008 Teatro Out Off dal 17 al 23 aprile 2008 UP TO DATE PiccoloAtlanteDelleContaminazioniContemporanee seconda edizione un progetto di Crt Artificio, Change Performing Arts e Teatro Out Off in collaborazione con Comune di Milano Settore Cultura Al coinvolgente turbine di attività e di iniziative che il Salone del Mobile risveglia in tutta la città dallo scorso anno si è aggiunto un nuovo appuntamento: UpToDate, occasione per conoscere alcune delle forme più interessanti e vitali delle contaminazioni tra linguaggi artistici. L’arte per sua stessa natura rifugge le categorie, invade nuovi spazi, si mette costantemente in discussione. In questa seconda edizione si presentano tre progetti di artisti che, con modalità personali e molto differenti tra loro, fanno della sperimentazione la linfa vitale della loro attività. Ad aprire la settimana, Michela Lucenti coreografa che a partire dal movimento e dall’interazione dei corpi è arrivata a concentrarsi sulle vibrazioni interiori che producono il suono della voce umana: dall’incontro con l’artista visiva Marzia Migliora nasce il progetto ‘Concerto per naufragio interiore’, che richiama il mito antico delle Sirene e lo accosta alla drammatica attualità delle incerte traversate nel Mediterraneo dei barconi a cui si aggrappano i sogni di tanti disperati emigranti in fuga. A seguire, le fascinazioni sonore di Ezio Bosso - noto tra gli altri progetti di cui è stato protagonista per le vibranti musiche dei film di Gabriele Salvatores - che ci regala un fantasmagorico percorso nei sogni e nei colori attraverso la musica da camera per quartetto e contrabbasso da lui composta. Un viaggio travolgente accompagnato e incorniciato dalle elaborazioni video dello stesso Bosso e di Giuseppe Zambon. Infine il nuovo progetto di uno dei protagonisti della scena artistica newyorkese: Paul Miller, internazionalmente noto come DJ Spooky. A Milano presenta la prima parte di una performance multimediale che si propone di tratteggiare il ritratto acustico di un continente che cambia rapidamente, l’Antartico. Le registrazioni di Miller fatte da una sala di incisione portatile - allestita per catturare le qualità acustiche delle forme glaciali - riflettono un ambiente la cui morfologia muta costantemente e minaccia perfino di sparire con violenza. I suoni sono accompagnati da un’ampia raccolta di materiale visivo. Una performance unica e potente attorno al rapporto di scottante attualità tra l’uomo e la natura. PROGRAMMA giovedì 17, venerdì 18, sabato 19 aprile Michela Lucenti / Marzia Migliora CONCERTO PER NAUFRAGIO INTERIORE con Alice Conti, Ambra Chiarello, Michela Lucenti, Marzia Migliora, Lisa Pugliese e Emanuela Serra una produzione Balletto Civile con il contributo di Lia Rumma e Ratti martedì 22 aprile Ezio Bosso, Buxusconsort e Giuseppe Zambon MUSICA DA CAMERA PER COLORI IN CORSA con Ezio Bosso (contrabbasso e direzione), Giacomo Agazzini (violino), Roberta Bua (violino), Roberto Tarenzi (viola), Claudio Ravetto (violoncello), Giuseppe Zambon (video) mercoledì 23 aprile DJ Spooky TERRA NOVA: STUDI PER ANTARCTIC SUITE (I PARTE) con DJ Spooky Commissionato da BAM per the 2009 Next Wave Festival Melbourne International Arts Festival 2008 Change Performing Arts Dartmouth College – UK Prenotazioni, tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20. Prevendita: Ticketone 02.392261 www.ticketone.it www.happyticket.it Biglietti: 12 € Riduzioni: under 25, 8 €; over 60, 6 € Trasporti pubblici: tram 12/14 ; Accesso disabili: con aiuto Orario spettacoli: ore 20.45 Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 17 marzo 2008 Comunicato Stampa Teatro Out Off, dal 25 al 30 marzo UN ANNO CON 13 LUNE di Rainer Werner Fassbinder un progetto di Michele Di Mauro e Egumteatro con Michele Di Mauro, Gisella Bein, Eugenia D’Aquino, Tatiana Lepore, Simona Nasi, Pasquale Buonarota, Massimo Giovara, Riccardo Lombardo Regia Annalisa Bianco e Virginio Liberti produzione Egumteatro, Fondazione Teatro Piemonte Europa, Festival delle Colline Torinesi, con il patrocinio della Regione Toscana-Sistema Regionale dello Spettacolo In ogni secolo gli anni con 13 lune sono sei. Il 2007 è il primo anno con 13 lune del nuovo secolo. Sono anni che suscitano profondissime crisi nei tipi emotivi. Il 1978 è stato un anno con tredici lune. Ed è proprio l'anno in cui si svolgono a Francoforte gli ultimi cinque giorni di vita di Elvira/Erwin Weishaupt, un transessuale. «Perché abbiamo scelto, tra tutti i meravigliosi testi teatrali di Fassbinder, proprio un film e per di più un film nato non come versione cinematografica di un suo testo teatrale? Risposta estetico-razionale: Perché, dopo tanta drammaturgia contemporanea, ci sembrava inevitabile confrontarci con la poetica di un autore che ha cinematografato il suo teatro e teatralizzato il suo cinema. Vogliamo capire come un’immagine nata bidimensionale, può acquisire volume, sudore, come può diventare tattile e come si possa realizzare questo stravolgimento ricreando e mantenendo l’emozione di una storia tanto semplice quanto crudele. Inoltre, troviamo fondamentale ripristinare un fare artistico che sia contemporaneamente gesto artistico, politico, etico ed emotivo. Risposta emotivo-irrazionale: Perché crediamo che il teatro debba e possa parlare ancora al cuore, al cervello, ai sensi e allo stomaco restituendoci la sensazione di essere persone intere e non corpi squartati seduti su una poltrona di velluto. Perché vogliamo occuparci della vita (proprietà di tutti) piuttosto che solo del teatro (proprietà di decodificatori convinti sapienti). Perché crediamo che ragione e “sragione” siano due differenti componenti del pensiero umano e, visto che il cervello ha due emisferi ed è decisamente sconosciuto, forse, c’è spazio per entrambe. Perché vogliamo emozionarci ed emozionare indipendentemente dalla strategia formale artistica». (Egumteatro) Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 26.02.2008 Comunicato Stampa Dal 5 al 20 marzo Prima nazionale una co-produzione Quinto Settano/Compagnia Kor/Kafka Motel/Teatro Out Off TRILOGIA DELLA VENDETTA con Gerardo Maffei Lara Franceschetti Rocco Ricciardulli regia Rocco Ricciardulli drammaturgia Rocco Ricciardulli e Giulio Baraldi luci Maria Pastore costumi Michela Battista Per la crudezza degli argomenti trattati si consiglia la visione ad un pubblico adulto Trilogia della vendetta affronta in tre atti unici la violenza sotto le sue molteplici forme. Può un evento cambiare irreversibilmente la nostra vita? In queste tre storie i personaggi sono come macchiati da un'ombra indelebile che segnerà la loro vita per sempre. Nel primo quadro un uomo,dopo un anno, trova la forza di vendicare la morte del fratello e lo fa istintivamente accecato da una rabbia mossa da qualcosa apparentemente inspiegabile. Nel secondo e terzo atto una donna viene stuprata e assistiamo ad una vendetta che stavolta si esplica in un modo diverso, sottile, psicologica. I personaggi sono come sospesi in una "nebbia" che rende la scena e loro stessi rarefatti, quasi trasparenti, freddi. E' il freddo della vita di chi, come i nostri personaggi, sono ormai coinvolti in qualcosa che ormai sfugge al loro controllo. Il colore grigio ghiaccio, gli oggetti trasparenti, le voci amplificate ci portano in un mondo in sospensione, indefinibile così vicino ormai a quello che oggi ci circonda. Rocco Ricciardulli e Gerardo Maffei hanno deciso di affrontare insieme questo nuovo e ambizioso spettacolo, che debutterà, in prima nazionale, al Teatro Out Off di Milano. Rocco Ricciardulli debutta come attore in due produzioni Rai :“Teatro in casa” e “Prima notte” di Pirandello.Attore di esperienza ventennale,lavora in diversi spettacoli, tra cui: “Coppia aperta quasi spalancata” di D. Fo e Franca Rame ; “La rosa tatuata” di T. Williams ; “Mobbing” di Giulio Baraldi, “Atti sovversivi” di A: Camus (teatro CRT Salone di Milano ).Nel 2005 fonda Compagnia Kor. E’autore e regista di “Ammerika!”, lavoro di denuncia sul tema dell’immigrazione. Attraverso spettacoli sul tema dell’integrazione, la sua attività si è caratterizzata sino ad oggi per la peculiarità di instaurare rapporti con le più importanti istituzioni teatrali estere (Canada, Danimarca, Bielorussia, Australia), con vivaci e frequenti scambi culturali. I testi degli spettacoli più rappresentativi di Compagnia Kor (“Ammerika!” e “Kor Vola”) sono il frutto di una ricerca di linguaggio tesa a rappresentare e identificare la cultura italiana nel mondo. Con “Il viaggio di Antonio” è protagonista di uno spettacolo che dopo molte repliche ha chiuso la sua tourneè a Toronto in Canada. Nel 2006 “Ammerika!” viene riproposto con ampio successo di pubblico e di critica al C.R.T. Salone di Milano a conclusione di una lunga tourneè (Progetto ETI). Gerardo Maffei si diploma nel 2001 presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Studia inoltre con Danio Manfredini, Anna Strasberg e Tiziana Bergamaschi. Nel 2007 viene selezionato per il progetto Masterclass di Luca Ronconi al Piccolo Teatro di Milano. Debutta nel 2001 con lo spettacolo “Didone Abbandonata”, di Metastasio, regia di Sergio Maifredi.Nel 2002 viene scritturato dal Teatro Eliseo di Roma come aiuto-regia di Luca Barbareschi ("Una relazione privata" di P. Blasband). Prosegue la sua collaborazione con Barbareschi nel film "Il trasformista"( 2002, Rai Cinema), dove interpreta anche il ruolo di Paolo. Nel 2003 è uno dei protagonisti di “Trilogia di Belgrado” di B.Sbriljanovic, (Compagnia Stabile Teatro Filodrammatici), spettacolo diretto da Massimo Navone, secondo classificato al premio nazionale Ubu per il teatro 2003. Dal 2004 è direttore artistico di Quinto Settano, con la quale produce e interpreta “Il Calapranzi” di Harold Pinter, regia di Antonio Sixty( 2005), “Le affinità Elettive” da Goethe, regia di Paolo Giorgio( 2005), “Pazzo d’amore” di Sam Shepard, regia di Paolo Giorgio( 2006), Perversioni Sessuali a Chicago di David Mamet, regia di Paolo Giorgio ( 2006). Per la televisione partecipa come interprete a numerose fiction tra cui: “Nebbie e Delitti”( 2005, Rai Fiction), “Giorni da Leone 2” ( 2006, Rai Fiction), “Un posto al sole” ( 2006, Rai Fiction), “Andata e Ritorno” ( 2007, Rai Fiction), “Carabinieri” ( 2008, Mediaset), “Hospital Central” ( 2008, Rai Fiction). Nel 2008 è autore, regista e interprete di Memorie di Barry Lyndon da W.M. Thackeray. Giulio Baraldi Nato a Milano nel 1971. Dopo i primi anni di formazione con Nikolaj Karpov, del Gitis di Mosca, ha contribuito alla nascita e alla vita di compagnie teatrali di ricerca quali Egumteatro, Aia Taumastica e Macrò Maudit, di cui è stato direttore artistico dal 1999 fino alla scorsa stagione. Nella sua intensa attività di questi anni ha collaborato con Alfonso Santagata, Pierpaolo Sepe, Franco Scaldati, Enzo Iacchetti, Renata Ciaravino, Valeria Talenti, Massimo Munaro e Max Malatesta. Inoltre ha scritto, diretto e interpretato numerosi spettacoli tra cui ‘Mobbing!’, ‘Nel fango del dio pallone’ , ‘Come Vallanzasca’, ‘Xanax’ e ‘Atti Sovversivi’. Nel 2001 riceve il premio speciale ETI Scenario con il progetto ‘Sbarlùsc - Il teatro senza Varietà’. Con ‘Dora – Le nevrosi sessuali dei nostri genitori’, (Teatro Out Off e Kafka Motel Produzioni 2007) inizia un nuovo percorso di regista-attore e produttore, legato alla drammaturgia contemporanea e alla riscrittura di testi classici. Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Convenzioni: Gli abbonati del Teatro I hanno la possibilità di assistere alle produzioni del Teatro Out Off al 50% di sconto, allo stesso modo i nostri abbonati usufruiranno della stessa facilitazione per gli spettacoli prodotti dal Teatro I (www.teatroi.org). Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 30 gennaio 2008 Comunicato Stampa Dal 7 febbraio al 2 marzo 2008 Teatro Out Off, presenta TERRA DI NESSUNO di Harold Pinter traduzione di Alessandra Serra regia di Lorenzo Loris con Gigio Alberti, Mario Sala, Massimo Greco, Alessandro Tedeschi Scene Daniela Gardinazzi Costumi Nicoletta Ceccolini Progetto visivo Dimitris Statiris Musiche Ariel Bertoldo, Andrea Mormina Luci Luca Siola Fonica Fabio Cinicola Foto Agneza Dorkin Lo spettacolo è stato presentato in 1a nazionale al Teatro Out Off il 10 gennaio 2007 Nel cast alcune variazioni rispetto all’edizione precedente. Al posto di Giovanni Franzoni e Angelo Di Genio sono in scena Massimo Greco e Alessandro Tedeschi. Un ricco e affermato scrittore e critico letterario, Hirst, dopo essersi ubriacato al pub e aver fatto amicizia con un poeta vagabondo, Spooner, lo porta a casa sua, in uno dei quartieri più esclusivi della città. La notte è ancora lunga, i due continuano a bere, la gradazione alcolica è altissima e il tono dei loro dialoghi raffinati diventa sempre più esilarante e ricco di divertenti osservazioni. Forse i due si conoscevano da diverso tempo e il destino ha riservato loro vite diversissime: uno è famoso e molto abbiente mentre l'altro è costretto a lavorare nei pubs come cameriere per riuscire a sopravvivere. In casa di Hirst vivono anche Briggs e Foster, due ambigui aiutanti tuttofare che tollerano a fatica l'arrivo di quell'intruso. Spooner viene chiuso a chiave nel salotto di casa e gli viene impedito di andarsene. Arriva il mattino, Hirst e tutti gli altri riprendono a bere come se la notte non fosse mai passata. E’ un testo in cui Pinter scandaglia il “ proprio rapporto “ fra arte e vita e principalmente sviscera il senso di una esistenza prossima alla fine dove anche i ricordi che sembrano essere le cose vere che ci sono accadute , dato che abbiamo la certezza che ci hanno visto testimoni , perdono consistenza e svaniscono nell’ indeterminatezza. In scena ci sono 4 personaggi ma forse uno solo è reale e gli altri 3 non sono che la proiezione di se stesso , dei suoi fantasmi. Pinter scrive questo testo per fare un bilancio con se stesso e per raccontarci la parte più oscura della propria anima. Nel 2005 Harold Pinter riceve il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: " A colui che nelle sue commedie discopre il precipizio sotto le chiacchiere Così la critica: Da non perdere assolutamente il Pinter dell’ Out Off, che cresce di sera in sera insieme alle grandi prestazioni di Gigio Alberti con trucco da beone e da uno stupefacente Mario Sala, alle prese con un testo attraente e misterioso, da scoprire battuta per battuta. Franco Quadri,Tutto Milano, La Repubblica Un febbrile concentrato interiore per due attori dall’ estro stralunato, Gigio Alberti, un Hirst spettrale (…) e lo strepitoso Mario Sala, uno Spooner di sbilenca esuberanza. Renato Palazzi, delteatro.it Un testo bellissimo e difficile, sostenuto da una regia che dosa immagini, musica e parole con misura. Miriam D’Ambrosio, il Giornale Questa Terra di nessuno si avvicina ad essere terra di tutti gli spettatori, che infatti premiano il lavoro con applausi calorosi. Gianfranco Capitta, il manifesto Un testo amatissimo dalle star di tutte le latitudini che qui il regista Lorenzo Loris non mette in scena come un duetto fra divi, ma come un vero e proprio finale di partita. Maria Grazia Gregorio, L’Unità Se Pinter riuscisse a vederlo, ne siamo certi |