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| Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155
Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 26 gennaio 2010 COMUNICATO STAMPA 9 > 21 febbraio RezzaMastrella 7 14 21 28 di Flavia Mastrella Antonio Rezza con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista aiuto regia Massimo Camilli disegno luci Maria Pastore produzione, Teatro 91, Fondazione Teatro Piemonte Europa, RezzaMastrella Il nuovo spettacolo di Flavia Mastrella e Antonio Rezza dopo il debutto torinese a novembre e quello romano a dicembre, dal 9 al 21 febbraio 2010 verrà presentato a Milano al Teatro Out Off. Civiltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato. Malesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di distanza dalla sottrazione che ci fa sparire. Improvvisamente cessa il legame con il passato: corde, reti e lacci tengono in piedi la situazione. Si gioca alla vita in un ideogramma. Il tratto, tradotto in tre dimensioni, sviluppa volumi triangolari diretti verso l’alto che coesistono con linee orizzontali: ma in verticale si muove solo l’uomo. Qui non si racconta la storiella della buona notte, qui si porge l’altro fianco. Che non è la guancia di chi ha la faccia come il culo sotto. Il fianco non significa se non è trafitto. Con la gola secca e il corpo in avaria si emette un altro suono. Fine delle parole. Inizio della danza macabra. Così la stampa: “L’autore ci parla di sconfitta del significato e di un universo ridotto alle oscillazioni e ai tentennamenti di un ideogramma mobile, ma lo spettatore che non smette di ridere, applaudire, gridare con lui in una serata di raro travolgente entusiasmo, sa trovare in questa figura tormentata e urlante che lo spinge a un ridere frenetico vicino anche alle lacrime, un proprio auspicabile doppio che si abbandona alla protesta contro una società allo sfacelo”. Franco Quadri La repubblica “Uno spettacolo di Antonio Rezza non si può raccontare. Rezza va visto e vissuto nell’istante della sua follia comica, che non ha padri e non ha fratelli, pur svelando, in trasparenza, una genealogia che può risalire a Chaplin, Tatì, Totò.” Osvaldo Guerrieri La Stampa Flavia Mastrella e Antonio Rezza dal 1987 hanno realizzato otto opere teatrali interpretate da Rezza all’interno degli spazi ideati da Mastrella: “Nuove parabole” 1988, “Barba e cravatta” 1990, “I vichinghi elettronici” 1991, “Seppellitemi ai fornetti” 1992, “Pitecus” 1995, “Io” 1998, prodotto dal Teatro Stabile delle Marche, “Fotofinish” 2003, “Bahamut” 2006, prodotto dal CRT Artificio. Nel 1991 hanno partecipato al Festival di Avignone con “Barbe et cravate”. Hanno realizzato una serie sterminata di cortometraggi e tre film “Escoriandoli” presentato a Venezia nel 1996 “Delitto sul Po” del 2001 e “Fotofinish2” 2006. Per la televisione hanno scritto e diretto tra il 1999 e il 2000 il programma “Troppolitani” trasmesso da RAI 3. Tra il 1990 e il 2006 Flavia Mastrella espone sculture, videosculture e foto a Roma, Zurigo e nella Certosa di San Lorenzo a Padula all’interno della mostra “Le opere e i giorni” curata da Achille Bonito Oliva. Nel 1998 Antonio Rezza scrive il suo primo romanzo “Non cogito ergo digito” edito da Bompiani cui seguono, per lo stesso editore “Ti squamo” del 1999, “Son(n)o” del 2005, e a settembre 2007 “Credo in un solo oblio”. Nel 2004 Flavia e Antonio realizzano lo spettacolo jazz “Fusion” insieme a The Fringe. Nel 2006 la GAM di Bologna dedica ai due un mese di installazione e spettacolo. Nel 2007 Flavia Mastrella espone al PAN a Napoli l’istallazione Boe alla deriva. Insieme vincono il Premio Francesca Alinovi 2007. Nel 2008 realizzano il cortometraggio “Nell’Aldilà”. Antonio Rezza presenta alla Milanesiana “Ipotesi di film su Cristo Morto” (progetto per un film da realizzare). Sempre nel 2008 presentano al Festival del Cinema di Venezia “Il passato è il mio bastone”, documentario analitico sul metodo di lavoro MastrellaRezza. Per la letteratura Antonio Rezza vince il Premio Feronia con “Credo in un solo oblio”. Flavia Mastrella espone l’habitat di “Autopatia” a Roma. Alla fine dell’anno esce con la casa editrice Kiwido la prima raccolta antologica dei cortometraggi in bianco e nero “Ottimismo Democratico”. Nel 2009 a Biella, all’interno della Fondazione Pistoletto, presentano il corto “Nell’aldilà” con l’esposizione dell’abito di scena relativo. Nonostante siano vivi ci si accanisce dal 1998 infliggendo loro prestigiose retrospettive. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, sabato dalle 17 e domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Orari spettacoli: da martedì a domenica ore 20.45 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 5 gennaio 2010 COMUNICATO STAMPA Teatro Out Off, 7 gennaio > 7 febbraio 2010 ASPETTANDO GODOT di Samuel Beckett traduzione Carlo Fruttero regia Lorenzo Loris con Gigio Alberti (Vladimiro), Mario Sala (Estragone), Giorgio Minneci (Pozzo), Alessandro Tedeschi (Lucky) , Davide Giacometti (Ragazzo) scene Daniela Gardinazzi costumi Nicoletta Ceccolini consulenza musicale Andrea Mormina disegno video Dimitris Statiris e Fabio Cinicola, luci Luca Siola produzione, Teatro Out Off - “Aspettando Godot” ha debuttato a Milano al Teatro Out Off il 13 gennaio 2009. In trentatrè anni di attività dell’Out Off è stato lo spettacolo che ha avuto il maggior successo di pubblico e critica e, in questa stagione, è tra le produzioni dei teatri milanesi che svolgerà il maggior numero di repliche in tournèe. Dopo l’apprezzata messa in scena di “Finale di partita” nel 2003, Lorenzo Loris si misura con il capolavoro beckettiano attrezzandosi come sempre, ma forse in questo caso con maggior consapevolezza e attenzione, a restituire il testo nella sua potente e devastante forza teatrale, cercando, come il regista stesso afferma “dentro le regole che Beckett impone” la libertà della propria interpretazione. E’ indubbio che attenendosi in modo ferreo alle regole che Beckett ci segnala si pensi di avere poca libertà di interpretazione, ma se si segue la sua gabbia di indicazioni si finisce per immagazzinare un tale bagaglio di informazioni che diventa quasi naturale costruire una regia senza dover rinunciare alla propria libertà creativa. Quando abbiamo messo in scena “Finale di Partita” nel 2003, abbiamo cercato di tenere conto delle indicazioni introduttive al testo ma anche dell’ interesse che Beckett aveva nei confronti dei ritratti dipinti da Giorgione. Lo studio di questi quadri ci ha permesso di illuminare la scena in un modo singolare, restituendo la sensazione di trovarci di fronte a uomini immersi nell’ antro nero e buio della loro coscienza. Questo era in linea con quello che Beckett raccontava nel testo, ma nello stesso tempo ci offriva anche un ampio margine di intervento dal punto di vista creativo. Nel rapporto tra Pozzo e Lucky la critica del primo dopoguerra aveva individuato il kapò aguzzino che infieriva contro l’ebreo indifeso, mentre Estragone e Vladimiro sembravano i testimoni attoniti di un orrore incommensurabile. E in quello spazio desertificato i due “clochard” erano diventati il simbolo di un’umanità sterminata dove all’uomo non restava che attendere un domani migliore. Dopo mezzo secolo da allora, nelle nostre metropoli multietniche “Aspettando Godot” può rappresentare l’emblema di una società in cui l’uomo vive una dimensione spersonalizzante e raggiunge il paradosso di sentirsi solo in mezzo alla moltitudine. Lorenzo Loris, dalle note di regia Sinossi Due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Un certo Godot ha dato loro appuntamento ma senza precisare Il luogo e l'orario. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono di poter rimediare qualcosa di caldo da mangiare e un letto dove dormire all'asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo. Estragone e Vladimiro sono incuriositi dall'istrionismo del padrone e spaventati dalla miseria della condizione del servo. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera e Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo che riferisce loro che il signor Godot non può venire. Arriverà sicuramente domani. I due prendono in considerazione l'idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Vladimiro ed Estragone attendono pazientemente sotto l'albero l'arrivo di Godot. Vedono passare Lucky e Pozzo, che nel frattempo è diventato cieco. Sull'albero notano che sono spuntate due o tre foglie. Pozzo e Lucky se ne vanno. Arriva il messaggero a dire che Godot anche stasera non potrà venire ma verrà sicuramente domani. Samuel Beckett è considerato l’autore che più ha innovato il teatro del Novecento sia per quanto riguarda la forma del dramma che i suoi contenuti divenendo un riferimento imprescindibile per tutto il teatro contemporaneo. Il punto di unione fra le diverse opere di Beckett è la solitudine dell'uomo moderno che si trova ad affrontare la perdita di Dio in una condizione di rassegnazione, potenza e ignoranza incolmabili, e senza avere assolutamente modo di comunicare con qualcuno. Waiting for Godot, il suo capolavoro, è stato rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1953 e nel ‘69 gli valse il Premio Nobel per la letteratura . Andate a vedere “Aspettando Godot”. Nel peggiore dei casi scoprirete una curiosità, un quadrifoglio, un tulipano nero; nella migliore, qualcosa che sicuramente si fisserà in un angolo della vostra mente per tutta la vostra vita. H. Hobson, Sunday Times, 7 agosto 1955 Lorenzo Loris, regista storico della compagnia Out Off, nel suo lavoro ha realizzato un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter, Jean-Luc Lagarce). Questo confronto lo ha portato ad affrontare i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Henrik Ibsen, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Così la stampa: Gigio Alberti e Mario Sala, bravissimi nell’attenersi a comportamenti realistici nel denunciare l’assurdo della loro insensata resistenza e in perenne attesa dell’appuntamento sempre rimandato con l’ignoto Godot. (…) Uno spettacolo importante per lo svariare di prospettive che suggerisce. Franco Quadri, La repubblica Loris, nel rispetto del testo e grazie all’interpretazione di bella verità di Gigio Alberti e Mario Sala, infantili e lucidi ma con momenti di rabbia e di abissale smarrimento, riesce a mettere in risalto la compassione profonda dell’autore per la condizione umana. Magda Poli, Corriere della Sera Al loro apparire Didi e Gogo sono come ci aspettiamo: un po’ clown, un po’ barboni, un po’ allucinati, un po’ svaniti, lì a parlarsi addosso. Ma la loro cadenza quotidiana, nell’intercalare di parole in libertà, è una sorta di sottotesto personale dei due bravi protagonisti (Gigio Alberti e Mario Sala) che rende assai simile alla parlata di oggi la lingua beckettiana. Maria Grazia Gregori, www.del teatro.it INFORMAZIONI Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: OutOffcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 di produzione; (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro (Per gli abbonati sconto di 30% su tutti gli spettacoli in cartellone) Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105; E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 9 dicembre 2009 COMUNICATO STAMPA Teatro Out Off, 14 e 20 dicembre 2009, h. 21 Breve storia della canzone italiana raccontata a memoria di e con Gianni Pettenati e con Delia Rimoldi, Massimo Caroldi, Maurizio Dosi, Raffaele Kohler, Luca Maciacchini aiuto regia Maurizio Dosi regia Gianni Pettenati Questo è il titolo di uno spettacolo teatrale e musicale sulla canzone italiana, e sulla vita quotidiana di molti italiani durante alcuni decenni, a partire dall’ultimo dopoguerra che sarà rappresentato al teatro Out Off trentennale teatro dell’avanguardia milanese premiato con l’ambrogino d’oro per la sue attività teatrale. I personaggi in scena saranno cinque: Gianni Pettenati in qualità di cantante e narratore, poi Delia Rimoldi attrice e cantante, nonché Raffaele Koheler trombettista geniale della banda Osiris e degli Ottavo Ricther, Maurizio Dosi, attore del teatro Franco Parenti di Milano e validissimo fisarmonicista, e infine un chitarrista di particolare talento. I monologhi che fanno parte dello spettacolo parlano sì, della canzone, ripeto, ma soprattutto raccontano della solitudine, della felicità, della speranza e delle sconfitte, le rinascite che ogni cittadino di questo paese rivede e risente attraverso le canzoni che sono state sempre la colonna sonora della nostra vita. Una canzone di Mogol-Battisti: perché no? Ci sta ,ci sta dopo un monologo semiserio ma realistico di un pomeriggio passato al supermercato, o in solitudine “Io lavoro e penso a te”…. C’è la ragazza single non più giovanissima che si prepara a uscire il sabato sera con la speranza che finalmente l’uomo che l’ha invitata sia quello giusto. Lo sarà? Lo scopriremo vivendo se “è l’uomo per me” e se domani…. Ci saranno le canzoni di Paoli, De Andrè e di Tenco, poiché “un giorno dopo l’altro”o “domani è un altro giorno” è il capitale che noi tutti scialacquiamo più del denaro, a volte senza dare troppa importanza all’attimo fuggente (carpe diem). Poi ci saranno momenti molto divertenti dove un monologo tratterà l’argomento della TV e del fatto che tutti, ma proprio tutti vogliono andare in televisione, e ci ritroviamo sessanta milioni di ospiti stipati in un talk show, e io solo, “Viva la Rai” sono L’utente, l’unico spettatore rimasto in Italia a cui tutti vogliono ricorrere per lo share, il pik time gli autografi e quant’altro, “Mi vendo”. L’idea è nata da un libro che ho scritto circa vent’anni fa per le edizioni Ricordi di Milano, dal titolo “quelli eran giorni, trent’anni di canzone italiana e del prossimo che pubblicherò sempre con la Ricordi che avrà il appunto il titolo che abbiamo dato allo spettacolo. Le canzoni spesse volte interromperanno i monologhi come la radio interrompeva le nostre conversazioni casalinghe: “Aspetta aspetta questa canzone è un Lucio Dalla d’annata, io dico che è sulla rotta di Cristoforo Colombo no è il cielo…forse”. Racconteremo la storia di un uomo lasciato dalla moglie. “Mi vedo con un altro” gli dice lei, e lui straziato dall’amore accetterà disarmato il disamore…”Ti lascio una canzone” e anche “E penso a te”. Insomma ci saranno gli ingredienti perché si possa o no rivelare a noi stessi se siamo cambiati “Come si cambia”, nel corso degli anni o siamo rimasti immobili e sempre uguali, pregi & difetti, malizie & sospetti, “gioie & dolori” premiata ditta dai forti ricavi. La canzone raccontata a memoria è la nostra vita che abita da oggi fino a ieri e all’altro ieri nella nostra mente. Scriveva il grande filosofo tedesco Hegel che basta non pensare a una cosa perché cessi di esistere. Ebbene, invece a noi piace pensare alle cose e rappresentarle in musica e parole, sono l’unica prova per dirla col poeta Neruda di confessare che abbiamo vissuto. Penso che un sogno così non ritorni mai più…mi dipingevo le mani e la faccia di blu…Dunque tutto questo per noi insieme a voi “La compagnia”, ci sembra…”Meraviglioso”. Gianni Pettenati Gianni Pettenati, cantautore piacentino di origine, ma vive a Milano, nei primi anni Sessanta ha fatto conoscere in Italia le canzoni di Bob Dylan e Donovan con le cover di brani come “Like e Rollin’ Stone” e “Sunshine superman”, ha partecipato a Sanremo, Un disco per l’estate, il Cantagiro, nel 1968 è finalista insieme ad Antoine con una sua canzone, “la Tramontana”. Ha scritto canzoni entrate nel mito della musica italiana quale “Bandiera gialla”. Critico musicale, è autore di numerosi libri sulla storia della musica leggera italiana tra cui: Quelli eran giorni - 30 anni di canzoni italiane, insieme con Red Ronnie edito da Ricordi; Gli anni '60 in America (Edizioni Virgilio); Mina come sono (Edizioni Virgilio); Io Renato Zero (Edizioni Virgilio); Alice se ne va (Edizioni Asefi). Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, sabato dalle 17 e domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 15,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Orari spettacoli: ore 21.00 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 2 dicembre 2009 COMUNICATO STAMPA Al Teatro Out Off Lunedì 7 dicembre ore 21.30 MARCO CONIDI – Live Concerto chitarra e voce Marco Conidi, presenta al Teatro Out Off di Milano una serata Live caratterizzata dai pezzi più significativi della sua carriera eseguiti nel modo più diretto e da sempre più gradito ai suoi fans. Non mancheranno i pezzi presentati in passato al Festival di San Remo e i più recenti successi. La voce di emozioni autentiche. Interprete di ciò che scrive. Passione, grinta e sensibilità. Queste le parole d'ordine di Marco Conidi, cantautore romano che ha saputo esprimere i pensieri e le emozioni di una generazione trasformandoli in canzoni con cui ha fatto breccia nel cuore di migliaia di fan, che non lo hanno mai abbandonato, anche nei frequenti periodi di silenzio. L' esordio discografico arriva prestissimo, a poco più di vent'anni, nel 1989 con "Ferragosto '66", che raccoglie brani in buona misura autobiografici. Nello stesso anno inizia la collaborazione con Paola Turci, per la quale scrive "Paura Di Vivere (La Lettera)". Nel 1990, Marco si fa notare dal pubblico del Cantagiro, e l'anno successivo partecipa al Festival di Sanremo con il brano "E Noi Qui". Nello stesso anno pubblica il suo secondo album "Marco Conta Uno Due Tre". Nel 1992 esce "C'è In Giro Un'Altra Razza", ristampato poco dopo con l'aggiunta di "Non È tardi", la track proposta a Sanremo, e "La Rivoluzione Del '93". "Stella Di Città", cover di "Runaway Train" dei Soul Asylum, è protagonista di un mini-CD pubblicato nel 1994, dopo il quale le uscite discografiche si diradano. Forte del sostegno di un pubblico affezionato, Marco non abbandona mai l'attività live, ma bisogna attendere il 1998 per ascoltare un suo nuovo lavoro. "Marco Conidi" (1998) contiene "Un Passo Via Da Te", adattamento italiano di "One Step Up" di Bruce Springsteen, apprezzato dal Boss in persona che ne autorizza la pubblicazione sul tribute album "For You". Negli anni il suo rock sa addolcirsi ed incontra collaborazioni importanti. Nel 2005, l’album della maturità, “Nuvole e Regole”, dove il pianoforte di Cammariere lo accompagna ne “ L’amore che viene” e Gianmarco Tognazzi sceglie di interpretare il brano-poesia “La stagione delle assenze”. Nel 2006 Marco si fa promotore di una serie di iniziative di beneficenza che culminano in una serie di spettacoli e nella pubblicazione, nel 2007 del disco "Mai Soli Mai", il cui ricavato viene devoluto ai centri anziani della città di Roma. Il 26 luglio dello stesso anno, si esibisce allo Stadio Olimpico di Roma per la celebrazione degli 80 anni AS Roma cantando "Mai Sola Mai", una canzone d'amore dedicata alla Roma. Due suoi brani inediti fanno parte del disco di esordio di Arisa, giovane cantante vincitrice di Sanremo nella categoria giovani al Festival 2009. “Miracoli non se ne fanno” , l'ultimo album, è uscito nel Novembre 2007. Un nuovo esordio, per un rinnovato successo. L'uso in registrazione di strumenti "veri" raccoglie i consensi di chi la musica la fa. Una composizione strumentale che non osa dimenticare le corde elettriche. Suono, testi e contenuti emozionanti, per un artista che non conosce banalità. Amato da chi lo aspetta, atteso da chi ancora non lo conosce. www.marcoconidi.com http://www.myspace.com/marcoconidi Prenotel. 02.34532140 - martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì 7 dicembre dalle 19.30 Biglietti: 15,00 Euro Orario concerto: ore 21.30 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 3 novembre 2009 COMUNICATO STAMPA dal 19 novembre al 20 dicembre 2009 al Teatro Out Off Teatro Out Off LA SERVA AMOROSA di Carlo Goldoni regia Lorenzo Loris con Elena Callegari (Corallina), Giovanni Franzoni (Ottavio), Giorgio Minneci (Pantalone, Notaio), Paola Campaner (Rosaura), Stefania Ugomari Di Blas (Beatrice), Alessandro Tedeschi (Florindo), Nicola Ciammarughi (Arlecchino), Emilio Zanetti (Brighella), Davide Giacometti (Lelio) scene Daniela Gardinazzi costumi Nicoletta Ceccolini consulenza musicale e musiche di Andrea Mormina luci Luca Siola; fonica e video Fabio Cinicola; foto Agneza Dorkin Torna in programmazione uno tra gli spettacoli prodotti dal Teatro Out Off negli ultimi anni con la regia di Lorenzo Loris che più ha avuto successo di pubblico e critica. Lo spettacolo debuttò il 3 giugno 2008 e viene ripreso in questa stagione con repliche dal 19 novembre al 20 dicembre con lo stesso cast della scorsa edizione. “La nostra intenzione è quella di affrontare questo testo senza pregiudizi, scevri da tutti gli orpelli dell’iconografia settecentesca proponendoci di affidare solo alla parola la forza che può sostenere la nostra avventura, con l’obbiettivo di darne una lettura forse anche non convenzionale ma consapevoli che per quanto rischiosa possa essere questa operazione crediamo sia necessaria per afferrare la potenza dirompente della “parola goldoniana” nascosta dietro un’apparente superficie”. Lorenzo Loris, dalle note di regia “La serva amorosa” è il secondo testo di Goldoni che Loris mette in scena, il primo fu nel 2006 “L’ultima sera di carnevale”, e sicuramente l’attrazione del regista per questo autore sta nel fascino moderno dei suoi personaggi, in quelle memorabili figure femminili che racchiudono una complessità umana straordinariamente attuale ancora oggi a duecentocinquanta anni di distanza. In questa commedia Goldoni fa di Corallina, la serva amorosa, quasi un’eroina per intelligenza, capacità di relazioni e psicologia nel capire gli uomini e le loro debolezze e nell’agire con malizia e ingegno tutte femminili. Un divertito omaggio a tutte le donne e alla loro, a volte, spregiudicata concretezza. Ma Loris non manca di notare nella sua rilettura come la superficie leggera dell’intreccio nasconda un affresco lucido e impietoso di una società avida e venale, dove i rapporti tra le persone sono determinati solo dal denaro e dall’interesse, uno spaccato esemplare in perfetto equilibrio tra leggerezza e disincanto che rendono quest'opera veramente innovativa e affascinante. Lorenzo Loris, regista storico della compagnia, in vent’anni di collaborazione con l’Out Off ha realizzato un originale percorso attraverso la drammaturgia contemporanea e del Novecento. Negli ultimi anni Lorenzo Loris ha sviluppato questo interesse allargandolo a un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter, Jean-Luc Lagarce). Questa direzione di lavoro lo ha portato ad affrontare parallelamente anche i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Così la critica: Che testo terribile si rivela “La serva amorosa” nell’aguzza messinscena di Lorenzo Loris. Che meccanismo feroce, che spietato strumento di osservazione della realtà diventa questa commedia di Goldoni se la si sfronda del Settecento di maniera, se la si affronta con uno sguardo ai costumi dell’epoca e un altro alla nostra società odierna. Renato Palazzi, www.delteatro.it Lorenzo Loris ha gioco facile a far emergere dietro la leggerezza di superficie le sabbie mobili dell’avidità e della grettezza morale che dominano un mondo mosso solo dalla legge dell’interesse, dove il dio Denaro domina su tutto. (…) Uno spettacolo che vale la pena di vedere. Roberto Barbolini, Panorama Un autore di belle speranze riceve nutritissimi applausi all’Out off. E’ Carlo Goldoni, di cui Lorenzo Loris mette in scena senza i cascami della tradizione, “La serva amorosa”. (…) Dopo la “Serva amorosa di Ronconi (1986), continua la scoperta di un Goldoni ombroso e disilluso, che sapeva scrutare negli abissi della natura umana. Ugo Ronfani , Il Giorno Informazioni Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, il sab. ore 11 > 13 (solo produzioni) e dalle 16 (ospitalità dalle 17); dom. dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: OutOffcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro (Per gli abbonati sconto di 30% su tutti gli spettacoli in cartellone) Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 (salvo diverse indicazioni per specifici spettacoli) Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro bambini: spettacoli sabato ore 16 per le famiglie; lunedì ore 10 per le scuole. Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 3 novembre 2009 COMUNICATO STAMPA 10 > 15 novembre HAMM-LET/Studio sulla Voracità da Shakespeare, Laforgue, Muller, Pasi, Moscato con Giorgia Cerruti, Valentina Tullio, Davide Giglio elaborazione testo e regia Giorgia Cerruti realizzazione scene e costumi Claudia Martore, Alessandro di Blasi – Atelier PCM Disegno Luci Riccardo Polignieri, Effetti sonori G.u.p. Produzione Piccolo Compagnia della Magnolia con il sostegno del Sistema Teatro Torino Da tempo la PCM sentiva la necessità di lavorare sul mondo di Amleto per indagarne due aspetti precisi: da un lato - quello più strettamente tecnico – c’era l’urgenza di misurarsi con il verso shakespeariano, cercando di capire come “dirlo” in scena rispettandone la metrica e la musicalità e attraversando la lingua inglese per poi tornare al nostro italiano. Una ricerca tesa a veicolare la plasticità, l’intelligibilità e la potenza evocativa dei versi del drammaturgo con una modalità che potesse gettare un ponte tra l’antico e la nostra contemporaneità così inquieta e poetica. Dall’altro lato l’interesse per Shakespeare si è focalizzato sulla storia personale di Hamlet che si insinua tra le più trionfali vicende del regno di Danimarca. L’uomo Hamlet e il sentimento dell’Amore quando oscilla tra le pulsazioni dell’innamoramento e il vizio della possessione. Hamm-Let/Studio sulla Voracità diventa così uno spettacolo sull’ Amore quando l’Amore è cortese, spietato, vorace, quando è agli inizi e sembra per tutta la vita ma poi un tradimento arriva a negarne l’esistenza, quando l’Amore diventa sfrenata ed incestuosa lussuria, quando si ride d’amore e ci si sente immortali, quando Amleto è il frutto della Donna e dalla donna è divorato, quando non si dovrebbe mai parlare d’amore perché le parole tradiscono e l’intelletto cristallizza il nostro umano sentire in maniera ineluttabile. Partendo dall’inesauribile capolavoro di Shakespeare e attraversando il linguaggio cruento di Muller, Hamm-Let/Studio sulla Voracità racconta di Amleto-Gertrude-Ofelia, tre nature che per amore si annullano a vicenda eliminando il proprio doppio, quella parte malagevole di sé che ha contagiato l’altro e che ora si ritorce sui protagonisti come una macchina infernale che divora i rapporti tra una madre ed un figlio e tra due amanti. La ricerca su Hamlet ci ha mostrato - dietro alla tragedia di vendetta - un nodo non risolto nell’animo di Amleto rispetto alla femmina da lui ingigantita quasi a divenirne il fantoccio e immediatamente negata sino a causarne la morte. Solo così Amleto “digerisce” la donna e può finalmente morire da intellettuale, dando voce e nome al silenzio che lo ricopre. Il lavoro nelle prove è devoto alla parola e cerca le possibilità per contenere il verso shakespeariano e allo stesso tempo cogliere una modalità estetizzante che avvolga il freddo testo di Muller. Sono dunque le parole a plasmare i volti e i corpi degli attori, a governarli secondo la loro musica, a renderli poetici. E la partitura musicale può diventare un’ossessione elettronica che informa l’agire degli attori in scena oppure un’aria straziante che accompagna Ofelia verso l’acqua o ancora Gertrude che - bulimica – consuma il suo lauto pranzo sul corpo senza vita di Hamm-Let sulle note di Mia Martini. Le suggestioni rispetto all’ambiente, ai costumi e all’ “aria che si respira” arrivano dal teatro giapponese, dall’opera barocca ma anche da un mondo sacro, quasi che il regno di Hamm-Let fosse una cattedrale in rovina tra macerie di busti di Madonne. Proseguendo il lavoro della compagnia sull’antinaturalismo e sull’artificio come devianza dal verosimile, ecco che i corpi tesi, le voci deformate, la scomposizione gestuale si sposano alla ricerca sui costumi e sul trucco fornendo l’accesso ad uno spettacolo poetico e crudele, dove si affonda nella carne viva, dove ancora e sempre sia l’emozione a veicolare il senso. In un’intervista del 1989 Müller dice: "Tra il bene e il male ci deve essere uno spartiacque, magari anche un muro. Ma quando il muro è assediato da una parte e dall’altra da una marea indistinguibile, quando niente è limpido nelle idee, quando la pressione cieca delle cose è troppo forte, il muro e la morale si rompono: rimane qualcosa che bisogna per forza definire estetico, una conoscenza oscura delle percezioni primarie che riguardano la vita e la morte, la cocciuta speranza di strappare forme all’informe. Questo sentimento è forse l’unico barlume di speranza che possa illuminare la storia di questi anni e renderla comprensibile". Durata dello spettacolo 1 h e 5 min. c.a. Valentina Tullio UFFICIO STAMPA PCM Tel. 333 2069167 Mail info@piccolamagnolia.it Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, sabato dalle 17 e domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Orari spettacoli: da martedì a domenica ore 20.45 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 29.09.09 Comunicato Stampa 23 ottobre, ore 18.00 Prologo per la”Festa del teatro” Valentina Cortese in MAGNIFICAT di Alda Merini regia e drammaturgia, Fabio Battistini abito di scena, Maurizio Galante viola da gamba, Roberto Gini arpa barocca, Elena Spotti Sola in scena, su un tappeto di note d’arpa barocca e viola da gamba l’Attrice restituisce al pubblico tutte le emozioni contenute nelle parole di una donna autentica, capace di fare pieno dono di sé, si svela smarrita dinanzi a un destino sconvolgente, che la vuole al contempo vergine e madre, creatura umana eppure così vicina a Dio. Nel 2001 Alda Merini è stata candidata dal Pen Club Italiano al Premio Nobel per la Poesia. Per il suo libro Magnificat, nel 2002 Alda Merini ha ricevuto il premio Dessì. Così illustra il suo lavoro: “Magnificat è il mio grazie al Signore. E’ la poesia di tutte le madri. Sono convinta che ogni bambino viene mandato da Dio ed ogni madre dovrebbe viverlo come un miracolo”. 26 ottobre ore 20.00 Epilogo per la”Festa del teatro” Valentina Cortese in L’AMORE poesie di Giovanni Testori regia di Fabio Battistini violoncello, Marcella Moretti Arpa, Donata Mattei Nel 1969, per Valentina Cortese, Testori aveva composto «L' Erodiade», che sarà realizzata anni dopo. «L' amore» è una raccolta di cento poesie scritte tra il 1966 e il 1967, pubblicata da Feltrinelli nel marzo 1968. Come già «I Trionfi» e il successivo «Per sempre», i versi de «L' amore» raccontano un itinerario interiore, segnato e ammaliato dalla presenza di Alain nella vita dello scrittore. «Sono versi talmente belli quelli della raccolta "L' amore" - afferma Battistini - da poter essere paragonati ai sonetti di Shakespeare». Valentina Cortese debutta a 17 anni nel cinema e interpreta numerosi film, mettendo in evidenza le sue doti di interprete sensibile e di rara intelligenza. Nel ’46, Grassi e Strehler la indicano come l’attrice del momento per la sua interpretazione di Amarsi male di Mauriac (regia O. Costa). Nel 1956 vince la Grolla d’oro a Saint Vincent per la sua interpretazione in Le amiche di Antonioni, tratto da un racconto di Pavese. Si lega a Giorgi O Strehler e al Piccolo in un rapporto privilegiato che sfocia in una serie di interpretazioni di altissimo livello. La sua recitazione si fa fortemente drammatica per la regina Margherita in Il gioco dei potenti (trilogia dell’Enrico VI di Strehler da Shakespeare). Sono di questi anni le interpretazioni più mature; dalla Ilse de I giganti della montagna nella memorabile edizione del ’66 portata dal Piccolo in tournée in Italia e all’estero a Santa Giovanna dei Macelli di Brecht (1970), alla straordinaria Lulu di Wedekind diretta da Chéreau (1971) e dal ’74 al ’77 alla personale zingaresca Rawneskaja de Il giardino dei ciliegi di Cecov. Fuori dal Piccolo è l’Anna vivace, leziosa e spettrale di Old Times (con A. Asti e U. Orsini, regia Visconti, nel 1973) e la Maria Stuarda del dramma omonimo di Schiller diretto da Franco Zeffirelli, (con R. Falk nel ruolo di Elisabetta). Dei numerosissimi film basterà ricordare Giulietta degli spiriti di Fellini, Fratello sole e sorella Luna e Gesù di Zeffirelli, ed Effetto notte di Truffaut per il quale riceve la nomination per l’Oscar. Biglietti Vendita online al sito www.lombardiaspettacolo.com dal 16 al 21 ottobre Euro 4 + 1 Vendita presso “Spazio Oberdan” dal 16 al 22 ottobre ore 11 >20 e il 23 ottobre ore 11 > 14 Euro 4 Info: Spazio Oberdan tel.334.9855794 Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 29.09.09 Comunicato Stampa 23 ottobre, ore 18.00 Prologo per la”Festa del teatro” Valentina Cortese in MAGNIFICAT di Alda Merini regia e drammaturgia, Fabio Battistini abito di scena, Maurizio Galante viola da gamba, Roberto Gini arpa barocca, Elena Spotti Sola in scena, su un tappeto di note d’arpa barocca e viola da gamba l’Attrice restituisce al pubblico tutte le emozioni contenute nelle parole di una donna autentica, capace di fare pieno dono di sé, si svela smarrita dinanzi a un destino sconvolgente, che la vuole al contempo vergine e madre, creatura umana eppure così vicina a Dio. Nel 2001 Alda Merini è stata candidata dal Pen Club Italiano al Premio Nobel per la Poesia. Per il suo libro Magnificat, nel 2002 Alda Merini ha ricevuto il premio Dessì. Così illustra il suo lavoro: “Magnificat è il mio grazie al Signore. E’ la poesia di tutte le madri. Sono convinta che ogni bambino viene mandato da Dio ed ogni madre dovrebbe viverlo come un miracolo”. 26 ottobre ore 20.00 Epilogo per la”Festa del teatro” Valentina Cortese in L’AMORE poesie di Giovanni Testori regia di Fabio Battistini violoncello, Marcella Moretti Arpa, Donata Mattei Nel 1969, per Valentina Cortese, Testori aveva composto «L' Erodiade», che sarà realizzata anni dopo. «L' amore» è una raccolta di cento poesie scritte tra il 1966 e il 1967, pubblicata da Feltrinelli nel marzo 1968. Come già «I Trionfi» e il successivo «Per sempre», i versi de «L' amore» raccontano un itinerario interiore, segnato e ammaliato dalla presenza di Alain nella vita dello scrittore. «Sono versi talmente belli quelli della raccolta "L' amore" - afferma Battistini - da poter essere paragonati ai sonetti di Shakespeare». Valentina Cortese debutta a 17 anni nel cinema e interpreta numerosi film, mettendo in evidenza le sue doti di interprete sensibile e di rara intelligenza. Nel ’46, Grassi e Strehler la indicano come l’attrice del momento per la sua interpretazione di Amarsi male di Mauriac (regia O. Costa). Nel 1956 vince la Grolla d’oro a Saint Vincent per la sua interpretazione in Le amiche di Antonioni, tratto da un racconto di Pavese. Si lega a Giorgi O Strehler e al Piccolo in un rapporto privilegiato che sfocia in una serie di interpretazioni di altissimo livello. La sua recitazione si fa fortemente drammatica per la regina Margherita in Il gioco dei potenti (trilogia dell’Enrico VI di Strehler da Shakespeare). Sono di questi anni le interpretazioni più mature; dalla Ilse de I giganti della montagna nella memorabile edizione del ’66 portata dal Piccolo in tournée in Italia e all’estero a Santa Giovanna dei Macelli di Brecht (1970), alla straordinaria Lulu di Wedekind diretta da Chéreau (1971) e dal ’74 al ’77 alla personale zingaresca Rawneskaja de Il giardino dei ciliegi di Cecov. Fuori dal Piccolo è l’Anna vivace, leziosa e spettrale di Old Times (con A. Asti e U. Orsini, regia Visconti, nel 1973) e la Maria Stuarda del dramma omonimo di Schiller diretto da Franco Zeffirelli, (con R. Falk nel ruolo di Elisabetta). Dei numerosissimi film basterà ricordare Giulietta degli spiriti di Fellini, Fratello sole e sorella Luna e Gesù di Zeffirelli, ed Effetto notte di Truffaut per il quale riceve la nomination per l’Oscar. Biglietti Vendita online al sito www.lombardiaspettacolo.com dal 16 al 21 ottobre Euro 4 + 1 Vendita presso “Spazio Oberdan” dal 16 al 22 ottobre ore 11 >20 e il 23 ottobre ore 11 > 14 Euro 4 Info: Spazio Oberdan tel.334.9855794 Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it ___________ 29.09.2009 COMUNICATO STAMPA Al Teatro Out Off 20 > 25 ottobre 2009 Compagnia Biancofango 20 > 23 ottobre, ore 20.45 FRAGILE SHOW drammaturgia e regia Francesca Macrì e Andrea Trapani con Andrea Trapani disegno luci Mirco Maria Coletti produzione Biancofango 24 e 25 ottobre – Festa del Teatro TRILOGIA Nei dintorni dell’inettitudine – linea bianca + panchina In punta di piedi - La spallata - Fragile Show drammaturgia e regia Francesca Macrì e Andrea Trapani con Andrea Trapani e Lorenzo Acquaviva (La spallata) disegno luci Mirco Maria Coletti produzione Biancofango sabato 24: In punta di piedi, h. 20.45; La spallata, h.22.00; Fragile show, h.23.15 domenica 25: In punta di piedi, h. 16.00; La spallata, h.17.30; Fragile show, h.19.00 Sabato 24 e domenica 25 spettacoli a 4 € per Festa del Teatro - Teatri aperti Un lavoro che si è delineato sempre più non come un percorso alla ricerca di domande e di conclusioni, ma come il tentativo di scovare, imparare e sostenere il ritmo di un respiro, il respiro di chi si sente sempre al di qua, di chi non riesce a trovare la propria strada eppure la desidera disperatamente. Il ritratto di tre uomini alle prese con la propria in-attitudine a vivere. Tre spettacoli, tre personaggi, tre maschere spogliate di una vera identità e accomunate da un identico soprannome, Mastino, che in fasi diverse della loro vita, sono costrette in qualche modo a ri-guardare e affrontare una perdita d’identità generata e alimentata da un confronto, quasi sempre esasperato e claustrofobico, con un altro diverso da sé e inevitabilmente percepito come migliore. Una linea bianca, di volta in volta confine da attraversare o muro invalicabile, e una panchina, luogo di tormentata inazione e di sola apparente staticità, sono gli unici elementi scenici a far compagnia a dei corpi in lotta con la scena per non cedere al lirismo. Fino all’ultimo respiro. FRAGILE SHOW con debiti e gratitudine a ‘Il soccombente’ di T. Bernhard Una festa, una festa d’artisti, si direbbe. Organizzata da un uomo che mai avrebbe consentito ad un ospite di trattenersi in casa sua per più di due ore, da un pianista bravo, ma non il più bravo. Straziato dall’eco assordante di quel Glenn Gould, genio del pianoforte, conosciuto vent’anni prima a un corso di perfezionamento a Salisburgo, Mastino, nuovo Werthaimer, seduto su una panchina, ai bordi della festa come ai bordi della vita, osserva, ragiona, si dilania. Due atmosfere, quasi due tempi s’incrociano in questa notte: d’un lato il tempo rapido, eccitante e frivolo della festa, dall’altro quello lento, quasi immobile, della panchina da cui Mastino guarda lo spettacolo. Se fosse per lui, questi due tempi non s’incontrerebbero mai. Se fosse per lui si dovrebbe solo attendere la fine di questa lunga, lunghissima, notte. Qualcuno però, improvvisamente, inavvertitamente, decide per lui e lo obbliga a entrare dentro la festa. Mastino tentenna, vorrebbe fuggire. Di più, vorrebbe sparire. Invece no, d’un tratto, decide di parlare, di urlare il suo fragile show IN PUNTA DI PIEDI In punta di piedi è insieme un ritorno e un addio. Un adolescente e la sua città. Firenze. Bella di una bellezza rara, ma refrattaria al gioco e schiava della competizione per natura. Firenze che ama farsi guardare, ma mai che riguardi, se potesse, colpirebbe alle spalle tutti quelli che vorrebbero possederla. Là, dove gli sguardi sono schiaffi, le parole non sono da meno. Ci si fa a botte. Ogni parola è una frustata, usata per far male, ogni discorso un combattimento in cui conta vincere e alla fine non importa darsi la mano. Un adolescente e il calcio. Il calcio che qui non ha il profumo degli album di figurine, dello stringersi tutti insieme davanti alla tv quando gioca la nazionale, delle prodezze dei Maradona di turno che alleviano la fatica del vivere quotidiano. Ha l’odore delle partite nei piazzali sotto casa, con palloni sgonfi o lattine vuote, con i giubbetti a far da pali e le mamme che all’imbrunire si affacciano dai balconi per dire che la cena é pronta e che la partita l’avremmo finita l’indomani. Come spiegare loro che la partita non sarebbe mai finita e che saremmo stati in piedi tutta la notte pur di giocare? LA SPALLATA liberamente ispirato a uno solo fra ‘i Ricordi del sottosuolo’ di F. Dostoevskij Due uomini s’incrociano. Si guardano, si notano. Uno di loro sarà ossessionato da quello sguardo e con estrema difficoltà se ne libererà. L’altro ci passerà sopra. Come un’inezia. Una nullità. I due non si parlano. Eppure comunicano. Non si conoscono. Eppure coi gesti parlano fra loro. Forniscono nomi e cognomi. Non dovrebbero vedersi più. Non avrebbero dovuto vedersi mai. Invece, scatta l’ossessione, l’incubo, lo squilibrio mentale, forse. Uno cammina e l’altro insegue, col desiderio catartico e mai realizzato, d’essere anche lui, per una volta, inseguito, invidiato e stimato. Non abita nessun posto. Non è sulla strada. Non è fuori dalla strada. Le luci dei lampioni ci sembra che di notte lo illuminino come un’anomalia, la più grottesca, indecente e bizzarra anomalia. La compagnia Biancofango nasce a Roma nel 2005 dall’incontro fra Andrea Trapani (attore e video maker) e Francesca Macrì (drammaturga). Da un comune lavoro di due anni sulla scena matura l’idea di realizzare la trilogia ‘Nei dintorni dell’inettitudine. Linea bianca + panchina’, di cui In punta di piedi, è il monologo finalista per la drammaturgia al festival VesuvioSportOpera. Con questo spettacolo tradotto in spagnolo la compagnia si appresta a una lunga tourné (da ottobre a dicembre 2009) in Uruguay, Argentina, Cile e poi successivamente Spagna. Solo per le repliche dal 20 al 23 di “Fragile Show” Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Per la Festa del teatro 24 e 25 ottobre: Vendita online al sito www.lombardiaspettacolo.com dal 16 al 21 ottobre Euro 4 + 1 Vendita presso “Spazio Oberdan” dal 16 al 22 ottobre ore 11 >20 e il 23 ottobre ore 11 > 14 tel.334.9855794 Euro 4 Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 6 ottobre 2009 COMUNICATO STAMPA 13 > 18 ottobre Dionisi SERATE BASTARDE di Renata Ciaravino e Carmen Pellegrinelli e con la collaborazione di Silvia Gallerano con Renata Ciaravino, Silvia Gallerano e Carmen Pellegrinelli. Aiuto regia di Carlo Compare Film-making di Elvio Longato Produzione di Marina Belli Dopo il successo di quest'estate al Fringe Festival di Edimburgo, la Compagnia Dionisi sarà all'Out Off dal 13 al 18 ottobre con "Serate Bastarde". Esiste une versione ufficiale della storia ed esiste anche una versione ufficiale del nostro presente. In genere è raccontato dalla televisione (e dall’informazione). La televisione diventa la verità e nella vita cerchiamo di riprodurla. Per riuscirci occorre essere tendenzialmente belli, tendenzialmente ricchi, tendenzialmente di successo, tendenzialmente arditi, tendenzialmente veloci, tendenzialmente sfrontati, tendenzialmente erotomani e insieme probi, tendenzialmente produttivi, tendenzialmente solari, tendenzialmente in una maggioranza, tendenzialmente automuniti. Ma c’è un problema: nella realtà siamo storti. Inadeguati. Tendenzialmente brutti, tendenzialmente senza soldi, recentemente senza futuro, tendenzialmente bugiardi. Non siamo ottimi figli, spesso neanche buoni genitori. Siamo umani. E, attualmente, nella crisi: ovvero nel momento terrificante e straordinario della separazione, nel momento della decisione. Un momento che separa ciò che è stato da ciò che potrebbe essere. Il passo dalla finanza alla filosofia è breve. Serate Bastarde nasce dal desiderio di parlare delle nostre paure: paura di diventare poveri, paura che i vicini di casa ci sparino, paura degli arabi, paura delle malattie, paura di non essere amate per le ustioni che portiamo sul corpo, paura di rimanere fregate, paura di aprire la bocca e paura di morire senza aver aperto la bocca. E nasce dal desiderio di parlare delle nostre spinte rigeneratrici: le parole che rompono le convenzioni del linguaggio. E si sa che la rottura del linguaggio porta con sé la rottura dei complessi. Raccontare tutto ciò senza la mediazione della metafora ma attraverso la corporalità suicidale dell’incontro diretto con lo spettatore. Per questo, dentro al racconto, ci siamo messe dentro noi per prime, e il nostro corpo: un’ustionata di 4° grado, le nostre esperienze famigliari, i nostri lutti. Gli argomenti che affrontiamo son quelli delle grandi occasioni: sesso, morte e politica. Il linguaggio è quello del Satiro, quell’essere a membro eretto che aveva il compito di purificare la terra dagli spiriti maligni ostentando riso e linguaggio scurrile come affermazioni della potenza rigeneratrice della natura. Che ha il compito di attaccare i territori di premesse e pregiudizi in cui siamo incappate. E di contro il linguaggio della poesia che solleva il mondano e lo lancia nello spazio. La vita è breve e la necessità della liberazione un dovere. Il dovere di conoscere la verità dei fatti, di conoscere chi si è veramente al di là di quello che qualcuno ci richiede di essere. In genere il mondo lo vediamo tratteggiato in maniera lungamente più grossolana della nostra intima consapevolezza del mondo stesso. Ma la società si è strutturata per sottrarci il fuoco dell’indagine, la Sorpresa, e ancora peggio: l’ Entusiasmo. Ci siamo strutturati per perdere l’uso della parola, la capacità di raccontare ciò che esattamente siamo, ciò che esattamente vorremmo essere. Serate Bastarde è uno spettacolo che cerca innanzitutto uno spiazzamento, una sorpresa in noi che lo facciamo. La sorpresa di scoprire cosa c’è, attualmente, dietro alla guerra, dietro a un corpo martoriato dal fuoco, dentro alla casa di una pensionata costretta a lavorare a settant’ anni, dietro alla morale della religione, dentro al lutto, dietro alla bandiera. Serate Bastarde è un intreccio di quadri eseguiti sottoforma di Stand Up, esibizioni fisiche, prosa, video, satira e tragedia. La compagnia Dionisi ha lavorato dalla sua fondazione sui testi di Renata Ciaravino. (Renata Ciaravino ha scritto per la Compagnia Dionisi, e ha lavorato poi con Serena Sinigaglia, Veronica Cruciani, Gianna Nannini. Ha scritto per radio e televisione. I suoi testi sono tradotti e rappresentati in francese, tedesco, turco, polacco, inglese. Ha insegnato all’Università di Pristina in Kosovo. Ha lavorato al laboratorio internazionale di drammaturgia al Teatro de Roind Point di Parigi e al Centre d’Art Scenique di Bruxelles. Alla fine del 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo “Potevo essere io”). Serate Bastarde inaugura una nuova stagione di lavoro aprendo anche all’autoralità di Carmen Pellegrinelli, abbandonando temporaneamente la metafora della prosa, ricercando un rapporto col pubblico più diretto e indagando nell’attualità dell’Italia Contemporanea. Serate Bastarde ha debuttato al Festival Mix alla Scatola Magica del Piccolo Teatro ed è poi stato ospite al Fringe Festival di Edimburgo. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, sabato e domenica dalle 17 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Orari spettacoli: da martedì a domenica ore 20.45 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 30 settembre 2009 Comunicato Stampa 6 > 10 ottobre “Previsioni - giovani proposte per la scena milanese” Container LATRATI Liberamente ispirato al romanzo “Vedova scalza” di Salvatore Niffoi drammaturgia e regia Giulia Abbate e Fabio Cherstich con Vincenza Pastore, Filippo Farina, Alessio Calciolari, Andrea Pinna, Paolo Civati, scena e costumi, Maria Adele Porro musiche, Marcello Gori produzione Teatro Club Udine, in collaborazione con Container e Civica Accademia D’Arte Drammatica “Nico Pepe” Udine La rassegna “Previsioni” è realizzata in collaborazione con Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi e Comune di Milano Settore Spettacolo Intero 10 Euro, ridotto 5 Euro; abbonamento ai 6 spettacoli 18 Euro (sabato 10 ottobre spettacolo ore 22.00) Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti. Primo Levi Latrati racconta una perdita: una donna perde il suo uomo ucciso da una squadra fascista. Nel sovvertimento della realtà portato dal crescere del potere fascista la donna arriva a compiere una vendetta per ristabilire l’ordine e la dignità dell’umano a cui essa fa fede. Immaginiamo sempre il palcoscenico come un non luogo, uno spazio mentale che possa contenere le nostre contraddizioni. Il teatro è un po’ come un container. L'immagine che ne abbiamo è di uno spazio aperto a ogni genere di intromissione e contaminazione, che possa contenere accostamenti di immagini che impongono, a chi le osserva, di creare una propria strada simbolica. Ejzenstejin parlava di montaggio che si fa nella testa dello spettatore. Lavoriamo sull’alterazione della realtà, sul ribaltamento delle prospettive della scena, sui salti temporali, sugli accostamenti emotivi delle immagini, più che sul loro valore narrativo. Una lampadina che oscilla, figure mute che pregano, bestemmiano o ridono, incubi, pioggia che cade, uomini come pesci in un acquario, pistole puntate alle tempie. Cerchiamo di fare un lavoro che restituisca il più possibile la dimensione contraddittoria della realtà che ogni giorno viviamo e saccheggiamo. Giulia Abbate e Fabio Cherstich Container nasce nel 2006 dall’incontro tra Giulia Abbate e Fabio Cherstich, diplomati rispettivamente in drammaturgia e regia alla Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi. Il primo studio del progetto dello spettacolo ha vinto nel 2008 il Primo Premio al concorso “Giovani realtà del Teatro” dell’Accademia “Nico Pepe” di Udine. Informazioni Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, il sab. dalle 18 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it Biglietti: 10,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 5,00 Euro Abbonamenti: 18 Euro per i sei spettacoli della rassegna “Previsioni” Orari spettacoli: da martedì a venerdì ore 20.45, sabato ore 22 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 16 settembre 2009 Comunicato Stampa 23 settembre > 4 ottobre 2009 CORTE SCONTA , presenta L’ACQUA TREMA di Laura Balis Calvetti e Antonio Calvetti coreografie Laura Balis Calvetti, Antonio Calvetti con Antonio Fesce e Daniele Longo direzione artistica Kiko Stella contributi visivi Giuseppe Baresi contributi sonori Franco Maurina direttore di scena Saverio Cona produzione Corte Sconta Corte Sconta torna ospite del Teatro Out Off con la sua ultima produzione, L’acqua trema, che ha debuttato in prima assoluta dal 3 al 5 giugno scorso al Piccolo Teatro Studio di Milano. In napoletano quando si dice che l’acqua trema, s’intende “quel momento in cui l’acqua per fare la pasta inizia a bollire e si deve alzare il fuoco prima di mettere il sale…” Sulla scena una cassa, un piccolo fornello, un tavolino, uno specchio. Per fondale uno schermo che diventa mare, luogo, ambiente, proiezione di desideri, racconto. Protagonisti due danzatori-attori, diversi nelle origini e nell’aspetto. Devono far passare il tempo che si dilata, si condensa, s’inganna. Aspettano. Nemici e complici, violenti e teneri.Giocano come cuccioli, si aggrediscono come fiere. Imprevedibili. Tutto ha senso, ma tutto è al di qua della ragione o al di là. Messi a nudo nei loro bisogni primari e privati di ogni finalità costruiscono la trama della loro relazione, si lanciano parole il cui significato si dissolve in ritmo, nessi non più logici, ma sonori, puri stimoli che si traducono in movimenti. Tra danza e teatro fisico i due attori-danzatori, Antonio Fesce e Daniele Longo, agiscono lo spazio sulle azioni coreografiche di Laura Balis Calvetti e Antonio Calvetti, accompagnati dalle irruzioni visive di Giuseppe Baresi e Kiko Stella, dalle ambientazioni sonore di Franco Maurina, dalla musica di Bach, Tom Waits, degli Knack. L’acqua sul fuoco trema e facciamo che sia mare in tempesta! Corte Sconta. Fondata nel 1990 a Milano dalle danzatrici e coreografe Laura Balis e Cinzia Romiti, la compagnia, fin dall'inizio, si caratterizza per la ricerca coreografica influenzata dal teatrodanza e le creazioni di videodanza. Debutta con Tuffo nell'acqua tonfi del cuore (1990), il cui video, realizzato da Kiko Stella, vince il concorso Coreografo elettronico; invitata poi al Théâtre de la Danse e de l'Image di Chateauvallon per una residenza coreografica, crea Il guardiano dei coccodrilli (1993), opera vincitrice del Premio Speciale della Giuria al GrandPrix de Videodance a Parigi. In seguito, con Strapiombo (1995) e Spargimento (1997), prosegue nella definizione di una danza di grande fisicità e di potente impatto visivo. Corte Sconta ha calcato i più importanti palcoscenici della danza nazionale ed internazionale, tra cui la Biennale di Venezia, Roma Europa, il Festival Novecento a Palermo, Il Piccolo Teatro di Milano, Il Festival Cervantino (Messico), La Biennale Danza di Bogotà, Il Festival di Edinburgo. Ha inoltre ottenuto premi e riconoscimenti internazionali con Strapiombo, Dimmi che sono bella, La scala del fuoco, Maggio (2004), presentato in prima nazionale al Piccolo Teatro di Milano. Del 2005 è la seconda tappa dello spettacolo Dimmi che sono bella 2, l’adolescenza. Nel 2006 Corte Sconta organizza al Teatro Out Off il Festival Opplà Solo Danza 2006, dedicato alla danza e alle performing arts e porta a termine la creazione Kol. Ultima produzione della compagnia nel 2009 L’acqua trema. TEATRO OUT OFF Via Mac Mahon 16 – 20155 Milano Uffici: Via Principe Eugenio 22 – 20155 Milano Tel. 02.34532140 - fax 02.34532105 e.mail: info@teatrooutoff.it <mailto:info@teatrooutoff.it> - www.teatrooutoff.it <http://www.teatrooutoff.it> Prenotel. 02.34532140 - lunedì dalle 10 alle 18 - da martedì a venerdì dalle ore 10 alle 20 Ritiro biglietti: - da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni dello spettacolo anche dalle 19.30 - sabato dalle 17 - domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261 - www.ticketone.it <http://www.ticketone.it/> – www.happyticket.it <http://www.happyticket.it> Biglietti: € 16,00 – costo prevendita e prenotazione € 1.50 - € 1.00 Riduzioni: 30% under 25 - 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Orari spettacoli: - da martedì a sabato ore 20.45 - domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 - Accesso disabili: con aiuto |
| TEATRO OUT OFF XXXIVa STAGIONE 2009-2010 Programma OUT OFF MUSICA 6 settembre, ore 23.00 MITO SettembreMusica Concerto di Rafael Anton Irisarri in collaborazione con Uovo Performing Arts posto unico numerato euro 10 biglietteria MITO - Urban Center - Galleria Vittorio Emanuele 11/12 OUT OFF TEATRO 15 > 20 settembre Compagnia Kor ANIMELLE 1 EURO AL CHILO davvero oggi tutto è in vendita? scritto e diretto da Rocco Ricciardulli con Man-Lò Zhang, Giada Barbieri, Natalia Liubchenko, Rocco Ricciardulli aiuto regia Elena Parretti produzione Compagnia Kor, Camera del Lavoro di Milano, CGIL Lombardia OUT OFF DANZA 23 settembre > 4 ottobre Corte Sconta L’ACQUA TREMA di Laura Balis Calvetti e Antonio Calvetti coreografie Laura Balis Calvetti, Antonio Calvetti con Antonio Fesce e Daniele Longo direzione artistica Kiko Stella contributi visivi Giuseppe Baresi contributi sonori Franco Maurina produzione Corte Sconta OUT OFF TEATRO 6 > 10 ottobre Container LATRATI Liberamente ispirato al romanzo “Vedova scalza” di Salvatore Niffoi drammaturgia e regia Giulia Abbate e Fabio Cherstich con Vincenza Pastore, Filippo Farina, Alessio Calciolari, Andrea Pinna, Paolo Civati, scena e costumi, Maria Adele Porro; musiche, Marcello Gori all’interno della rassegna “Previsioni - giovani proposte per la scena milanese” in collaborazione con Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi e Comune di Milano Settore Spettacolo Intero 10 Euro, ridotto 5 Euro; abbonamento ai 6 spettacolo 18 Euro (sabato 10 ottobre spettacolo ore 22.00) OUT OFF TEATRO 13 > 18 ottobre Dionisi SERATE BASTARDE Renata Ciaravino, Silvia Gallerano, Carmen Pellegrinelli aiuto regia di Carlo Compare film-making di Elvio Longato costumi di Titti Crotti produzione compagnia DIONISI OUT OFF TEATRO 20 > 23 ottobre Biancofango FRAGILE SHOW 24, 25 ottobre TRILOGIA Nei dintorni dell’inettitudine – linea bianca + panchina In punta di piedi - La spallata - Fragile Show In punta di piedi, h. 20.45 (domenica 25 ore 16.00); La spallata, h.22.00 (domenica ore 17.30); Fragile show, h.23.15 (domenica ore 19.00) drammaturgia e regia Francesca Macrì e Andrea Trapani con Andrea Trapani e Lorenzo Acquaviva (La spallata) disegno luci Mirco Maria Coletti produzione, Biancofango Sabato 24 e domenica 25 spettacoli a 4 € per Festa del Teatro OUT OFF PROGETTI SPECIALI 23 ottobre, ore 18.00 Prologo per la”Festa del teatro” Valentina Cortese in MAGNIFICAT di Alda Merini regia e drammaturgia, Fabio Battistini abito di scena, Maurizio Galante viola da gamba, Roberto Gini arpa barocca, Elena Spotti 26 ottobre, ore 20.00 Epilogo per la”Festa del teatro” Valentina Cortese in L’AMORE poesie di Giovanni Testori regia di Fabio Battistini violoncello, Marcella Moretti Arpa, Donata Mattei spettacoli a 4 € per Festa del Teatro OUT OFF TEATRO 27 ottobre > 8 novembre Teatri abitati, residenze teatrali in Puglia Teatro Minimo, presentano SEQUESTRO ALL’ITALIANA di Michele Santeramo regia Michele Sinisi con Vittorio Continelli e Michele Sinisi scene e luci e costumi Michelangelo Campanale cura del progetto Antonella Papeo in coproduzione con il Comune di Andria, in collaborazione con il Festival Castel dei Mondi OUT OFF TEATRO 10 > 15 novembre Piccola Compagnia della Magnolia HAMM-LET Studio sulla Voracità Rielaborazione drammaturgica da Shakespeare, Laforgue, Pasi, Moscato con Valentina Tullio, Davide Giglio, Giorgia Cerruti elaborazione testo e regia Giorgia Cerruti Produzione, Piccola Compagnia della Magnolia con il sostegno del Sistema Teatro Torino OUT OFF TEATRO 19 novembre > 20 dicembre Teatro Out Off LA SERVA AMOROSA (*) di Carlo Goldoni regia Lorenzo Loris con Elena Callegari, Giovanni Franzoni, Giorgio Minneci, Paola Campaner, Stefania Ugomari Di Blas, Alessandro Tedeschi, Nicola Ciammarughi, Emilio Zanetti, Davide Giacometti scene Daniela Gardinazzi, costumi Nicoletta Ceccolini consulenza musicale e musiche di Andrea Mormina luci Luca Siola; fonica e video Fabio Cinicola produzione, Teatro Out Off OUT OFF TEATRO 7 gennaio > 7 febbraio 2010 Teatro Out Off ASPETTANDO GODOT (*) di Samuel Beckett traduzione Carlo Fruttero regia Lorenzo Loris con Gigio Alberti, Mario Sala, Giorgio Minneci, Alessandro Tedeschi, Davide Giacometti scene Daniela Gardinazzi costumi Nicoletta Ceccolini consulenza musicale Andrea Mormina disegno video Dimitris Statiris e Fabio Cinicola, luci Luca Siola produzione, Teatro Out Off OUT OFF TEATRO 9 > 21 febbraio RezzaMastrella 7 14 21 28 di Flavia Mastrella Antonio Rezza con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista aiuto regia Massimo Camilli disegno luci Maria Pastore produzione, Teatro 91, Fondazione Teatro Piemonte Europa, RezzaMastrella OUT OFF TEATRO 2 > 21 marzo Teatro Out Off KING RICHARD II (*) studio per autoritratto da William Shakespeare drammaturgia e traduzione di Roberto Trifirò interpretazione e regia di Roberto Trifirò scene Gianni Carluccio produzione, Teatro Out Off DANZA e TEATRO 23 marzo > 2 aprile DANAE FESTIVAL XII edizione A cura di Teatro delle Moire OUT OFF TEATRO 6 > 11 aprile laLut/Egumteatro ASPETTANDO GODOT di Samuel Beckett traduzione Carlo Fruttero regia Annalisa Bianco e Virginio Liberti con Sergio Licatalosi, Francesco Pennacchia, Massimiliano Poli, Angelo Romagnoli regista assistente Amandio Pinheiro (Stagista della borsa di studio "Inov-Art" promossa dal Ministero della Cultura/DGartes portoghese) produzione Egumteatro, laLut Centro di Ricerca e Produzione Teatrale, Festival Voci di Fonte, con il sostegno di Regione Toscana - Sistema Regionale dello Spettacolo OUT OFF TEATRO 13 > 18 aprile Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa NEL LAGO DEI LEONI da “Le parole dell’estasi” di Maria Maddalena de’ Pazzi drammaturgia Marco Isidori con Maria Luisa Abate (Maria Maddalena), Paolo Oricco, Anna Fantozzi, Stefano Re scene e costumi Daniela Dal Cin regia Marco Isidori produzione, Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa con il sostegno di Sistema Teatro / Teatro Stabile di Torino OUT OFF DANZA 20 > 25 aprile EXISTER 09/10 Creazioni OUT OFF TEATRO 4 > 23 maggio Teatro Out Off LA GILDA DEL MAC MAHON (*) di Giovanni Testori regia di Lorenzo Loris con Elena Callegari produzione Teatro Out Off OUT OFF TEATRO 25 > 30 maggio Nuovo Teatro Nuovo CHINESE COFFEE di Ira Lewis traduzione di Letizia Russo con Max Malatesta, Paolo Sassanelli scene Francesco Ghisu, costumi Annapaola Brancia D’apricena regia di Pierpaolo Sepe produzione, Nuovo Teatro Nuovo in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi OUT OFF PROGETTI SPECIALI 8>13 giugno 2009 Art of Living Foundation, Associazione Teatro MaMa in collaborazione con Teatro Out Off, presentano ARTE E SPIRITUALITA’ L’esperienza della spiritualità a teatro a cura di Giorgio Minneci 8, 9, 10 Musica e Spiritualità, gospel, musica celtica e canti gregoriani 11,12,13 dalla Testa al Cuore, spettacolo di e con Giorgio Minneci. OUT OFF PROGETTI SPECIALI Luogo e data da definire SENTIMENTO: PAURA Drammaturgia contemporanea Ideazione Teatro Out Off e Teatro Franco Parenti Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, il sabato ore 11 > 13 (solo produzioni) e dalle 16 (ospitalità dalle 17); domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: OutOffcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro (Per gli abbonati sconto di 30% su tutti gli spettacoli in cartellone) Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 (salvo diverse indicazioni per specifici spettacoli) Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it www.teatrooutoff.it – info@animamente.it |
| Milano, 24.06.2009 Comunicato Stampa Al Teatro Out Off, 29 giugno, ore 21.30 ILLUSIONE E MAGIA Lettura spettacolo di Enrico Groppali letto da Enrico Groppali e Giancarlo Condè a cura di Paolo Castagna Il testo di Groppali ripercorre la vita e la carriera di Daniel Dunglas Home, il più celebre medium europeo dell’Ottocento, attraverso una galleria di personaggi, che vanno dallo stesso Home ai suoi più celebri clienti, in una cavalcata tragicomica ai confini tra il nostro mondo e ciò che presumibilmente ci attende nell’aldilà! Daniel Dunglas Home (1833-1886), unanimemente considerato il più grande medium di tutti i tempi, era di origine scozzese. Resosi conto fin dall'infanzia di capacità paranormali, rimasto orfano si trasferì presso alcuni parenti negli Stati Uniti. Dove le visioni da cui era colto, i fenomeni medianici che si manifestavano in pieno giorno e le sorprendenti levitazioni che lo coglievano addirittura in chiesa durante la messa impressionarono sia teologi che scienziati. Che più tardi finanziarono al medium, appena uscito dall'adolescenza, un viaggio a Londra dove le sue eccezionali qualità furono a lungo dibattute in esperimenti pubblici. Costretto da queste doti psichiche di cui non fu mai accertata l'origine ad esercitare la professione di evocatore di spiriti, Home nel corso della sua breve esistenza, diede spettacolo in tutta Europa- Russia compresa - in più di 1.500 sedute. Tra i suoi clienti più celebri figurarono Napoleone III e l'imperatrice Eugenia, Elizabeth Barrett Browning e Charles Baudelaire. Sepolto al cimitero di Saint Germain--en-Laye a Parigi è tuttora oggetto di culto da parte degli studiosi di parapsicologia. Enrico Groppali, drammaturgo e critico teatrale, ha di recente pubblicato da Mondadori "Leonardo mago", un romanzo che rivela le sorprendenti attitudini paranormali del sommo scienziato. Tra le sue opere, oltre alla narrativa esemplata in "Viaggio al paese dei visi", "La chiamavano Lamon" ed "Hermann Resse nei ricordi del suo medico" figurano numerosi saggi sulla scena contemporanea come "L'ossessione e il fantasma", "Cinema e Teatro, tra le quinte dello schermo", "Pabst" e "Abel Gance". Tra i suoi testi teatrali si ricorda "Don Sand Don Juan" che rappresentò l'Italia all'Expo di Siviglia nell'interpretazione di Valerla Moriconi. Giancarlo Condè, attore, ha lavorato con i registi più importanti da Giorgio Strehler (La Grande magia), a Luca Ronconi (Venezia salva), fino ad Aldo Trionfo (Il diavolo e il buon Dio) e a Giancarlo Cobelli (Il matrimonio di Figaro). Nella scorsa stagione è stato Tiburzio nella messa inscena di Gabriele Lavia dell’Avaro di Molière. Ha recitato poi con Tullio Solenghi nella “Bisbetica domata” e nel “Matrimonio di Figaro” con la regia di Matteo Tarasco. Nel 2005 ha vinto il Premio Olimpico per il miglior monologo della stagione con “Rigoletto o il buffone del re”. Ingresso libero Orario spettacolo: ore 21.30 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| ULTIMI RIMORSI PRIMA DELL’OBLIO di Jean-Luc Lagarce regia Lorenzo Loris Teatro Out Off fino a venerdì 3 luglio Informiamo che le repliche dello spettacolo “Ultimi rimorsi prima dell’oblio” di Jean-Luc Lagarce – regia Lorenzo Loris - annunciate al Teatro Out Off fino al 5 luglio termineranno invece venerdì 3 luglio. |
| Milano, 9 giugno 2009 Comunicato Stampa 3 giugno > 5 luglio Teatro Out Off, in collaborazione con Face à Face - Parole di Francia per scene d’Italia, presenta ULTIMI RIMORSI PRIMA DELL’OBLIO di Jean Luc Lagarce traduzione Franco Quadri regia Lorenzo Loris con Gigio Alberti (Antoine) Giovanni Franzoni (Pierre) Sara Bertelà (Hélène) Sabrina Colle (Anne) Alessandro Quattro (Paul) Paola Campaner (Lise) Scena Daniela Gardinazzi Costumi Nicoletta Ceccolini Interventi visivi Dimitris Statiris e Fabio Cinicola Consulenza musicale Andrea Mormina Luci Luca Siola Foto Agneza Dorkin Filmati di Show Biz (Milano) a cura di Alberica Archinto Foto di Roby Schirer – dal suo archivio personale Due uomini, Pierre e Paul, e una donna, Hélène hanno vissuto per molto tempo insieme nella stessa casa di campagna, legati da un rapporto sentimentale molto intenso. Poi, in quella casa, è rimasto soltanto Pierre, professore di liceo di mezza età: il tempo ha diviso inesorabilmente i tre amici-amanti. Ora si ritrovano dopo molti anni per concordare la cessione della proprietà. Al termine della giornata, però, nulla è stato deciso: Pierre continuerà a vivere da solo nella casa, Paul e Hélène torneranno alle rispettive famiglie. Quello potrebbe essere stato l’ultimo e definitivo incontro dei tre. In “Ultimi rimorsi prima dell’oblio”, Jean-Luc Lagarce esprime il mistero del legame famigliare e il bisogno di appartenenza, spesso insoddisfatto, che pulsa in ogni essere umano. Allo stesso tempo la pièce – con il suo susseguirsi di parole non finalizzate alla comunicazione ma proferite per la pura ansia di affermare la propria presenza - restituisce il clima, la temperie socio-culturale degli anni ’80. In una scena solo apparentemente statica, idealmente assediata da un’epoca in cui tutto si brucia, il testo di Lagarce ferma l’attimo e si stampa nella mente così come un istante di vita si imprime sul frame di una pellicola fotografica: il teatro, dunque, come la fotografia, risponde al bisogno di arrestare l’istante, per farlo proprio, perché non si perda nel caos Ma, pur se la pièce cattura frammenti di vita, utilizzando molto la tecnica cinematografica del contrasto fra primo piano e background, lo spettatore avverte un disagio: assistiamo da parte degli attori alla totale mancanza di ascolto, alla loro assoluta incapacità di comunicare, all’assenza continua di risposte. La casa è un pretesto per parlare, è un contenitore del nulla che contamina i personaggi. Essi non sciolgono nessun nodo, né riescono a sfogare le loro frustrazioni personali o a risolvere le dinamiche dei loro rapporti. Così entrano in relazione tra loro solo prefigurando un prossimo incontro che forse non vogliono. Tuttavia lasciano qualcosa in sospeso: il problema della casa non è stato risolto. La casa - oggetto del desiderio, fulcro delle loro esistenze, simbolo di tutte le rimozioni possibili - è l’utero materno, è ciò che dà calore, che testimonia l’appartenenza. I muri dividono ma proteggono e, soprattutto qui, non si abbattono: né quelli della casa, né quelli che ogni personaggio ha costruito dentro di sé. Nessuno dei tre ha il coraggio di chiudere col passato perché i ricordi li tengono ancora vicini, nonostante che lo scorrere del tempo sciolga progressivamente il legame. E, come un cordone ombelicale che tutto sommato li tiene imprigionati e che loro non riescono a tagliare, la casa rimarrà ancora lì, realtà tangibile la cui esistenza minaccia o promette di rimettere in gioco le loro vite. E che in futuro, forse, a dispetto di ciò che dicono, li convincerà a un altro incontro, più reale e più vero di quest’ ultimo. Lorenzo Loris (dalle note di regia) Sinossi Due uomini, Pierre e Paul e una donna, Hélène hanno vissuto per molto tempo insieme nella stessa casa di campagna. La loro convivenza è stata molto intensa e li ha portati a condividere una storia sentimentale molto forte. Poi, in quella casa, è rimasto soltanto Pierre, un professore di liceo di mezza età e il tempo ha diviso inesorabilmente i 3 amici-amanti. Paul e Hélène si sono in seguito rispettivamente uniti a Anne ed Antoine. Hélène e Antoine hanno avuto anche due figli. La relazione sentimentale che aveva visto i tre amici-amanti sempre vicini e molto uniti, dopo tanti anni, si è risolta in qualche scambio occasionale di formali saluti e tra loro sembra ormai sceso un velo di inesorabile silenzio. Pierre ha continuato a vivere nella casa che aveva comprato insieme a Paul e Hélène. Da giovani erano saliti verso la grande città con gli stessi interessi per la letteratura tedesca e il cinema del terzo mondo e poi erano fuggiti dalla metropoli per andare a vivere in campagna, in quella stessa casa, alla ricerca dell’aria pura, la “vera vita”, con una curiosità particolare per le attività artigianali alternative, credendo di raggiungere la tranquillità e il paradiso; ma alla fine l’esplosione dei loro rapporti e poi ciascuno per sé, ciascuno per la propria strada. Ora i tre si ritrovano dopo molti anni con le loro nuove famiglie per accordarsi sulla cessione della loro proprietà. Fanno difficoltà a venirne a capo, si parlano, si sfidano e nelle loro parole affiorano segreti del passato. Le loro nuove vite, così diverse, sembrano aver seppellito e trasformato tutto. E al termine di quella giornata si salutano senza riuscire ad accordarsi su niente, Pierre continuerà a vivere da solo in quella casa e Paul e Hélène a condurre le loro vite con le proprie nuove e improbabili famiglie. Si ha la sensazione profonda che quello possa essere stato il loro ultimo e definitivo incontro. Che cosa rimane oltre le parole? Che cosa resta di tanto amore? Jan-Luc Lagarce è l’autore più rappresentato in Francia dopo Shakespeare e Moliere. La semplicità delle sue parole, la profondità del suo pensiero e l’originalità della sua sintassi fanno di lui l’ultimo classico del teatro contemporaneo francese. I suoi testi sono stati tradotti in molte lingue e rappresentati in tutto il mondo. Falciato dall’AIDS nel 1995 all’età di 38 anni, Lagarce lascia un’eredità ricca di decine di opere teatrali, un saggio “Teatro e potere in occidente” e molti racconti. “Ultimi rimorsi prima dell’oblio” è del 1987. Lorenzo Loris, regista storico della compagnia Out Off nel suo lavoro ha sviluppato un originale confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter) e parallelamente anche con i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Il 12 giugno alle ore 18.00 presso il Mondadori Multicenter, Piazza Duomo, 1 (3° Piano Spazio eventi) per il ciclo “Gli incontri di Milano per lo Spettacolo” il regista Lorenzo Loris, insieme agli attori Gigio Alberti, Giovanni Franzoni, Sara Bertelà, Sabrina Colle, Alessandro Quattro, Paola Campaner Presentano “Ultimi rimorsi prima dell’oblio” di Jean-Luc Lagarce Conduce l’incontro Antonio Calbi Direttore Settore Spettacolo del Comune di Milano. Face à face – Parole di Francia per scene d’Italia giunge nel 2009 alla sua terza edizione. Il progetto, promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia, si iscrive nel programma Teri (Traduction, Edition, Représentation en Italie) e ha avuto due edizioni di grande successo nel 2007 e nel 2008. Face à face ha come obiettivo primario quello di promuovere gli autori di teatro francesi in Italia e di interessare alla drammaturgia contemporanea francese il sistema teatrale italiano. A partire dal 2009 il progetto si arricchisce di un’edizione in Francia, che si svolgerà in contemporanea all’edizione italiana e sarà promossa dall’Ente Teatrale Italiano e dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi attraverso la presentazione a Parigi e in altre città della Francia di dieci autori della drammaturgia italiana contemporanea, in collaborazione con i teatri e gli operatori francesi. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 di produzione; (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Gli abbonati potranno inoltre assistere agli spettacoli programmati dal Teatro i con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto. Info: www.teatroi.org Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 25 giugno 2009 Comunicato Stampa PRIMA NAZIONALE PER LA STAMPA GIOVEDI’ 4 GIUGNO ORE 20.45 3 giugno > 5 luglio Teatro Out Off, in collaborazione con Face à Face - Parole di Francia per scene d’Italia, presenta ULTIMI RIMORSI PRIMA DELL’OBLIO di Jean Luc Lagarce traduzione Franco Quadri regia Lorenzo Loris con Gigio Alberti (Antoine) Giovanni Franzoni (Pierre) Sara Bertelà (Hélène) Sabrina Colle (Anne) Alessandro Quattro (Paul) Paola Campaner (Lise) Scena Daniela Gardinazzi Costumi Nicoletta Ceccolini Interventi visivi Dimitris Statiris e Fabio Cinicola Consulenza musicale Andrea Mormina Luci Luca Siola Foto Agneza Dorkin Filmati di Show Biz (Milano) a cura di Alberica Archinto Due uomini, Pierre e Paul, e una donna, Hélène hanno vissuto per molto tempo insieme nella stessa casa di campagna, legati da un rapporto sentimentale molto intenso. Poi, in quella casa, è rimasto soltanto Pierre, professore di liceo di mezza età: il tempo ha diviso inesorabilmente i tre amici-amanti. Ora si ritrovano dopo molti anni per concordare la cessione della proprietà. Al termine della giornata, però, nulla è stato deciso: Pierre continuerà a vivere da solo nella casa, Paul e Hélène torneranno alle rispettive famiglie. Quello potrebbe essere stato l’ultimo e definitivo incontro dei tre. In “Ultimi rimorsi prima dell’oblio”, Jean-Luc Lagarce esprime il mistero del legame famigliare e il bisogno di appartenenza, spesso insoddisfatto, che pulsa in ogni essere umano. Allo stesso tempo la pièce – con il suo susseguirsi di parole non finalizzate alla comunicazione ma proferite per la pura ansia di affermare la propria presenza - restituisce il clima, la temperie socio-culturale degli anni ’80. In una scena solo apparentemente statica, idealmente assediata da un’epoca in cui tutto si brucia, il testo di Lagarce ferma l’attimo e si stampa nella mente così come un istante di vita si imprime sul frame di una pellicola fotografica: il teatro, dunque, come la fotografia, risponde al bisogno di arrestare l’istante, per farlo proprio, perché non si perda nel caos Ma, pur se la pièce cattura frammenti di vita, utilizzando molto la tecnica cinematografica del contrasto fra primo piano e background, lo spettatore avverte un disagio: assistiamo da parte degli attori alla totale mancanza di ascolto, alla loro assoluta incapacità di comunicare, all’assenza continua di risposte. La casa è un pretesto per parlare, è un contenitore del nulla che contamina i personaggi. Essi non sciolgono nessun nodo, né riescono a sfogare le loro frustrazioni personali o a risolvere le dinamiche dei loro rapporti. Così entrano in relazione tra loro solo prefigurando un prossimo incontro che forse non vogliono. Tuttavia lasciano qualcosa in sospeso: il problema della casa non è stato risolto. La casa - oggetto del desiderio, fulcro delle loro esistenze, simbolo di tutte le rimozioni possibili - è l’utero materno, è ciò che dà calore, che testimonia l’appartenenza. I muri dividono ma proteggono e, soprattutto qui, non si abbattono: né quelli della casa, né quelli che ogni personaggio ha costruito dentro di sé. Nessuno dei tre ha il coraggio di chiudere col passato perché i ricordi li tengono ancora vicini, nonostante che lo scorrere del tempo sciolga progressivamente il legame. E, come un cordone ombelicale che tutto sommato li tiene imprigionati e che loro non riescono a tagliare, la casa rimarrà ancora lì, realtà tangibile la cui esistenza minaccia o promette di rimettere in gioco le loro vite. E che in futuro, forse, a dispetto di ciò che dicono, li convincerà a un altro incontro, più reale e più vero di quest’ ultimo. Lorenzo Loris (dalle note di regia) Sinossi Due uomini, Pierre e Paul e una donna, Hélène hanno vissuto per molto tempo insieme nella stessa casa di campagna. La loro convivenza è stata molto intensa e li ha portati a condividere una storia sentimentale molto forte. Poi, in quella casa, è rimasto soltanto Pierre, un professore di liceo di mezza età e il tempo ha diviso inesorabilmente i 3 amici-amanti. Paul e Hélène si sono in seguito rispettivamente uniti a Anne ed Antoine. Hélène e Antoine hanno avuto anche due figli. La relazione sentimentale che aveva visto i tre amici-amanti sempre vicini e molto uniti, dopo tanti anni, si è risolta in qualche scambio occasionale di formali saluti e tra loro sembra ormai sceso un velo di inesorabile silenzio. Pierre ha continuato a vivere nella casa che aveva comprato insieme a Paul e Hélène. Da giovani erano saliti verso la grande città con gli stessi interessi per la letteratura tedesca e il cinema del terzo mondo e poi erano fuggiti dalla metropoli per andare a vivere in campagna, in quella stessa casa, alla ricerca dell’aria pura, la “vera vita”, con una curiosità particolare per le attività artigianali alternative, credendo di raggiungere la tranquillità e il paradiso; ma alla fine l’esplosione dei loro rapporti e poi ciascuno per sé, ciascuno per la propria strada. Ora i tre si ritrovano dopo molti anni con le loro nuove famiglie per accordarsi sulla cessione della loro proprietà. Fanno difficoltà a venirne a capo, si parlano, si sfidano e nelle loro parole affiorano segreti del passato. Le loro nuove vite, così diverse, sembrano aver seppellito e trasformato tutto. E al termine di quella giornata si salutano senza riuscire ad accordarsi su niente, Pierre continuerà a vivere da solo in quella casa e Paul e Hélène a condurre le loro vite con le proprie nuove e improbabili famiglie. Si ha la sensazione profonda che quello possa essere stato il loro ultimo e definitivo incontro. Che cosa rimane oltre le parole? Che cosa resta di tanto amore? Jan-Luc Lagarce è l’autore più rappresentato in Francia dopo Shakespeare e Moliere. La semplicità delle sue parole, la profondità del suo pensiero e l’originalità della sua sintassi fanno di lui l’ultimo classico del teatro contemporaneo francese. I suoi testi sono stati tradotti in molte lingue e rappresentati in tutto il mondo. Falciato dall’AIDS nel 1995 all’età di 38 anni, Lagarce lascia un’eredità ricca di decine di opere teatrali, un saggio “Teatro e potere in occidente” e molti racconti. “Ultimi rimorsi prima dell’oblio” è del 1987. Lorenzo Loris, regista storico della compagnia Out Off nel suo lavoro ha sviluppato un originale confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter) e parallelamente anche con i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Il 12 giugno alle ore 18: Incontro con i protagonisti - Mondadori Multicenter, Piazza Duomo, 1 (3° Piano Spazio eventi) Intervengono: il regista Lorenzo Loris, gli attori Gigio Alberti, Giovanni Franzoni, Sara Bertelà, Sabrina Colle. Presenta Antonio Calbi, Direttore Settore Spettacolo Comune di Milano Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 di produzione; (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Gli abbonati potranno inoltre assistere agli spettacoli programmati dal Teatro i con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto. Info: www.teatroi.org Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 28 aprile 2009 Comunicato Stampa 19 > 24 maggio Nuovo Teatro Nuovo, in collaborazione con Festival Castel dei Mondi di Andria e PIM Spazio Scenico, presenta IL SENTIERO DEI PASSI PERICOLOSI una tragedia stradale di Michel Marc Bouchard Traduzione di Francesca Moccagatta con Andrea Capaldi, Andrea Manzalini, Silvio Laviano disegno luci Simone De Angelis suono Franco Visioli trainer Sabrina Jorio personal boxing trainer Lino Silvestri (Napoli Boxe/Mediterranea) foto di scena Brunella Giolivo progetto video Paco Capaldi assistente alla regia Luisa Tuzzoli regia Tommaso Tuzzoli Tre fratelli hanno un incidente stradale e si trovano bloccati nella foresta dove il loro padre era morto esattamente lo stesso giorno di quindici anni prima. Ambroise, Carl e Victor sono così costretti a confrontarsi con il passato che avevano tentato di cancellare. Abituati a dimenticare e a non guardare in faccia la vita, i loro pezzi di verità emergono a fatica. I tre fratelli si confrontano come se facessero a pugni, con la violenza liberatoria di chi muore e si rigenera ad ogni colpo inferto o incassato. Attraversarsi, scavarsi dentro, spingersi fino alla soglia dei propri silenzi e così ridar vita ai ricordi alle immagini ai suoni, a volte lontani, a volte dimenticati, che ci compongono nel corpo e nei sentimenti. A questo compito duro e violento il testo di Michel Marc Bouchard ci rimanda indiscutibilmente per ottenere verso se stessi e gli altri quella franchezza a cui ci siamo disabituati. Una tragedia che vede il ricongiungimento di tre fratelli da anni lontani, il giorno del matrimonio del più piccolo che involontariamente coincide con quello della scomparsa del padre, avvenuta quindici anni prima. Un luogo, la foresta, spettro del ricordo per queste vite bloccate. Una spirale fatta di continui deja vù: ripercorrere freneticamente le proprie vite costruite negli anni sulla colpa, credendo di essere ancora vivi. Corpi in continuo movimento che sudano, si abbracciano, si liberano, diventano con la luce sagome ed ombre. Uno spazio riempito dalla presenza dei corpi, che per mezzo della luce si sospendono in un luogo sconosciuto, in bilico tra l’essere e il non essere. Un’immagine in bianco e nero di un fiume che appare come da una memoria sfocata non del tutto decifrabile, un continuo movimento di acqua che vivendo sui corpi li tramuta in tele. Un suono che è ripetizione di tre temi, ossessione che non vuole essere udita e solo alla fine diviene liberazione, aria. Tommaso Tuzzoli L’impianto drammaturgico (sono tutti già morti ma rivedono per un istante tutta la loro vita) spiazza lo spettatore e lo costringe mentalmente a ricostruire l’equilibrio dei fatti mano a mano che si dipana il dialogo che sferra colpi allo stomaco e lascia l’amaro in bocca. La sensazione di camminare su una strada dritta ma di ritrovarsi sempre allo stesso punto, il continuo déjà-vu, il meravigliarsi dell’assenza delle zanzare in un luogo dove ci sono sempre state sono alcuni espedienti per rappresentare il loro drammatico “essere già morti”. Geniale e poetico essere vivi ma morti sul palcoscenico, sorprendente il tempo circolare, quasi metafisico in cui è immersa la vicenda familiare. Teresa Terranova, www.connessomagazine.it Ricco di sorprese, il testo viene gratificato dall’incontro con un regista giovanissimo, Tommaso Tuzzoli, che ci presenta i suoi personaggi a torso nudo, pronti a gettarsi addosso fiumi di parole coi gesti e la forza di lottatori capaci anche di qualche tenerezza nel penetrare storie di vita dai contrastanti ideali … Franco Quadri Michel Marc Bouchard (1958) è uno degli autori canadesi più noti al mondo e docente universitario. Inizia la sua attività nei primissimi anni Ottanta, segnalandosi al National Arts Centre con La Contre-nature de Chrysippe Tanguy, écologiste (1983), ma il successo arriva alcuni anni più tardi con Le feluettes, in italiano Le mammole, prova o ripetizione di un dramma romantico (1988), tradotto in inglese (Lilies), e trasposto in film per la regia di John Greyson, presentato in Italia al festival a tematiche omosessuali Da Sodoma a Gomorra di Torino. Nello stesso anno compone Le muse orfane, testo rappresentato in vari paesi, Il viaggio dell'incoronazione (1995), Pierre et Marie... et le Demon (1997), Il sentiero dei passi pericolosi. Tragedia stradale (1998), Sous le regard des mouches (2000), I manoscritti del diluvio (2003). Ha scritto appositamente per Intercity Festival Il pittore di madonne. Nascita di un quadro (2003), durante una sua permanenza in Italia. Ha ricevuto molti riconoscimenti fra i quali il Premio Chalmer, il Dora Moore, il premio dell'Associazione Critici Teatrali del Québec, il premio del Journal de Montréal. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 05.05.2009 Comunicato Stampa 12 > 17 maggio Compagniaeleonoradanco in collaborazione con Luigi Tortato, presenta: ME VOJO SARVA’ - NESSUNO CI GUARDA di e con Eleonora Danco Musiche scelte da Marco Tecce Disegno luci Narda Costumi MdM Aiuto regista Kathrin Gramsdorff Assistenza tecnica Luca Siola, Fabio Cinicola Regia Eleonora Danco “Me Vojo Sarvà”, atto unico sulla Città in slang romano. Personaggi di strada, intesa sia come marciapiede che come luogo interiore. Storie che fanno ridere e fanno male. L'uso del Romano è di Astrazione Poetica. Il dialetto è utilizzato come suono dell'anima, una scrittura di immagini e ritmi. Un flusso continuo tra parola e corpo. Una ragazza matta alla fermata dell'autobus; un uomo imbottigliato nel traffico; l'addio di una coppia; una poesia sull'ottusità, dai ritmi travolgenti. “Nessuno ci guarda” atto unico sull'infanzia ispirato alla pittura di Jackson Pollock. Una donna si sveglia da un sogno incubo, non riesce ad uscire di casa; oscilla tra la vita reale e quella del ricordo, la memoria; torna bambina, adolescente, obblighi e rifiuti, attrazione inconscia per il padre, desiderio di morte per la madre. Una scrittura tragicomica, vitale, dove il corpo come colore scivola precipitando in diagonale, sul pavimento, contro le pareti. Slancio verso la vita e impulso a distruggerla. Eleonora Danco, è autrice, regista, attrice. Fra i suoi testi messi in scena: “Sabbia”, “Nessuno ci guarda”, “Ero purissima”, “Me vojo sarvà”, “Ragazze al muro”. Ha scritto per diversi teatri, fra cui lo Stabile di Parma e lo Stabile di Napoli. Ha realizzato per RadioRai 3 il documentario “Il vuoto” e l’atto unico “Non parlo di me”. Per Mario Martone ha scritto “Mignotta56”, tratto da un soggetto di Sergio Citti. Ha inoltre collaborato come editorialista per il Messaggero. Come attrice ha lavorato tra gli altri con Nanni Moretti, Michele Placido, Ettore Scola. E’ in preparazione un film-documentario da lei scritto e diretto, “Il collo e la collana”. E’ stato appena edito dalla casa editrice Minimumfax una raccolta dei suoi testi dal titolo “Ero purissima”. Così la critica: “..Un vero talento, i suoi monologhi fanno ridere e fanno male, sono crudi e struggenti,un'artista capace di raccontare con rabbia e poesia tutta l'infelicità delle nostre periferie” Marco Lodoli La Repubblica “Ho visto per la prima volta uno spettacolo di Eleonora Danco e ne fui impressionato... Le sue parole sono getti di colore, getti umani, sofferti e vitali.” Mario Martone “Eleonora Danco è un fenomeno di culto, come scrittrice e interprete di testi corsari, una performer in grado di alimentare un fluxus joycian-romanesco di slang romanesco...Ma il colpo al cuore lo assesta con l'infanzia, fra coltelli della Upim,la voglia di fare l'amore con il papà, la paura di sbagliare...Bravissima ”Rodolfo di Giammarco La Repubblica “Riuscita prova d'autore...Scatenata energia, profonda palpabile disperazione, contagiosa euforia, un raro e mai comune senso dell'umorismo” Nico Garrone ETInforma “ Un flusso di ricordi infantili...Il corpo corre, sbatte...accoglie in se tutti i motivi del teatro... Sarebbe bello vedere questo spettacolo nei musei d'arte contemporanea” Renato Nicolini Tuttoteatro Quasi come Pasolini. Un linguaggio crudo e diretto...si abbatte sullo spettatore con folate tempestose” Osvaldo Guerrieri La Stampa “...Personaggi in bilico sulla follia quotidiana...poesia sboccata e feroce... Una tigre da palcoscenico,non mancatela.”Rossella Battisti L’Unità “...Eversiva, folgorante,fa ridere,sorridere, ma scortica il cuore “ Giuseppe Di Stefano Prima Fila “La sua poesia cruda e commovente è una boccata d'aria pura nel teatro italiano.” Andrea Monti Teatro.Teatro Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30, il sabato dalle 17; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 11,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 8,00 Euro Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Vi informiamo che la rassegna Up To Date
annunciata e prevista al Teatro Out Off dal 20 al 30 aprile non avrà luogo. Per ogni altra informazione potete rivolgervi ai responsabili del progetto Crt Artificio e Change Performing Arts. |
| Milano, 24 marzo 2009 Comunicato Stampa 1 > 8 aprile MarcidoMarcidorjs e FamosaMimosa, presenta in Prima Nazionale … MA BISOGNA CHE IL DISCORSO SI FACCIA! Quadro per un’esposizione spettacolare da “L’innominabile” di Samuel Beckett, un "Concerto Grosso" drammaturgia e direzione Marco Isidori scene e costumi Daniela Dal Cin con Maria Luisa Abate, Marco Isidori, Paolo Oricco, Anna Fantozzi, Stefano Re Note di Marco Isidori «...Si tratta di un romanzo con un carattere spiccatamente sperimentale, dove una "Prima Persona" di indecifrabile aspetto e dagli altrettanto indecifrabili scopi, monologa sui temi della sua ipotetica prigionia e della sua indesiderata prossima libertà, delle sue felicità passate e dell'attuale suo stato nefasto, del suo ardere per una volontà feroce d'appartenenza al genere umano e del suo gelido constatare di essere invece nient'altro che un'epifania burattinesca, esilarante perfino, del puro diabolico; insomma Beckett ci istruisce come al solito sulla geografia esatta della nostra valle di lacrime, e lo fa con ironia e dispetto aristocratico, con una cruenza e una lucidità strabilianti. ...Poiché il tema dell'Innominabile ci è sembrato l'esempio di una grandiosa costruzione poetica tutta piegata nel mettere in evidenza già nei suoi potentissimi gangli letterari, quanto di "mancante", di "mostruosamente sgangherato" competa e pertenga indissolubilmente alla condizione dell'esistenzialità umana, l'abbiamo scelto convinti che ci possa condurre verso quella dimensione (storica) di Teatro Totale che la Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa ha eletto quale suo bersaglio.» La Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, fondata dal regista Marco Isidori, dalla scenografa Daniela Dal Cin e dall’attrice Maria Luisa Abate, esordisce nel 1985 con uno studio su Les bonnes di Jean Genet (Le serve, una danza di guerra) imponendosi subito all’attenzione della critica. Dal 1987 la compagnia si dedica a un lavoro sulla tragedia che porta a elaborazioni e riscritture di testi classici: Una giostra: l’Agamennone (premi Opera d'Attore 1988 e Drammaturgia In-finita 1990); Canzonetta (1990); Musica per una Fedra moderna (1992) e Spettacolo (1993). Con Palcoscenico ed Inno da La sirenetta di Andersen, nel 1991 i Marcido vincono il premio Speciale Ubu. Produzioni successive sono state Il cielo in una stanza (1994), L’Isi fa Pinocchio, ma sfar lo mondo desierebbe in ver (1996) e Happy Days in Marcido’s Field (1997). Cardini della ricerca dei Marcido sono il lavoro sulla vocalità e la re-invenzione dello spazio, con la creazione di macchine sceniche e strutture architettoniche autonome. Tra le altre produzioni della compagnia si ricordano Vortice del Macbeth (2002), Facciamo nostri questi giganti! (2006) e Bersaglio su Molly Bloom (Premio Ubu 2003 per la scenografia). L'ultimo spettacolo, LA PACE di Antonio Tarantino, ha debuttato nel giugno 2007 (Festival delle Colline Torinesi). Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon , 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Dopo “Un anno con tredici lune” di
Fassbinder (proposto all’Out Off nel 2008), viene presentato sempre all’Out
Off un’altra regia importante di Annalisa Bianco e Virginio Liberti
“L’apparenza inganna” di Thomas Bernhard con l’interpretazione di Michele Di
Mauro e Riccardo Lombardo. Comunicato Stampa 17 > 22 marzo Fondazione Teatro Piemonte Europa, in collaborazione con Egumteatro presentano L’APPARENZA INGANNA di Thomas Bernhard traduzione di Roberto Menin regia Annalisa Bianco, Virginio Liberti con Michele di Mauro, Riccardo Lombardo scene e costumi Rita Bucchi - luci Marco Burgher Due uomini legati da un vincolo familiare, la morte di una donna che è stata importante per entrambi. Riempiono ed elaborano un lutto. Danno sembianze ai fantasmi del tempo e disegnano una varietà di intrighi che l’età suggerisce. “L’apparenza inganna” ci indica la finzione come un’unica alternativa credibile. Come vita parallela. Come luogo in cui vita e morte sono intercambiabili. Dopo il successo di “Un anno con 13 lune” la fondazione Teatro Piemonte Europa propone un altro spettacolo con Michele di Mauro e la collaborazione di Egumteatro. EGUMTEATRO Annalisa Bianco e Virginio Liberti danno vita alla compagnia Egumteatro nel 1994 a Milano. Nel 1998 si trasferiscono nella provincia di Siena dove iniziano un'intensa attività sul territorio. Egumteatro crea un premio di drammaturgia, tiene seminari per attori professionisti, realizza spettacoli con gruppi dialettali, con gli allievi delle scuole elementari e con gli ex lungo-degenti dei servizi psichiatrici. Nella serie editoriale intitolata I Quaderni di Teatro raccoglie interviste inedite ad importanti registi europei. Dal 2002 cura la direzione artistica di Amiata Festival, festival di arti popolari che si svolge in agosto nei Comuni dell'Amiata senese. La compagnia ha vinto il Premio Speciale UBU Giuseppe Bartolucci nel 1998. Tra gli spettacoli più recenti realizzati dal gruppo ricordiamo: Quartett da “Le relazioni pericolose di Laclos” (2002) e Hamletmachine di Heiner Muller (2004), Loretta Strong (2004) e L'omosessuale o la difficoltà di esprimersi (2006) di Copi. Hamletmachine e Loretta Strong sono stati presentati al Festival delle Colline Torinesi rispettivamente nel 2004 e nel 2005. Un anno con 13 lune tratto dall’omonimo film di Fassbinder ha debuttato nel 2007 proprio al Festival delle Colline, è ancora in tournée in Italia ed è valso al protagonista, l’attore torinese Michele Di Mauro, la candidatura a miglior attore ai Premi Ubu 2007. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Gli abbonati potranno inoltre assistere agli spettacoli programmati dal Teatro i con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto. Info: www.teatroi.org Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 2 febbraio 2009 Comunicato Stampa 19 febbraio > 15 marzo Produzione Teatro Out Off UNA SPECIE DI STORIA D’AMORE di Arthur Miller traduzione Masolino D’Amico regia di Lorenzo Loris con Elena Callegari e Mario Sala progetto visivo Dimitris Statiris, Stefano Bruscolini scenografia Daniela Gardinazzi, costumi Nicoletta Ceccolini luci Luca Siola, audio e video Fabio Cinicola consulenza musicale Andrea Mormina, Ariel Bertoldo foto Dorkin “Una specie di storia d’amore” è stato presentato per la prima volta all’Out Off nel 2006 e ripreso poi nel 2007 riscuotendo anche in tournèe un notevole successo. Lo spettacolo comprende due atti unici con al centro due coppie particolari. Nella prima, dal titolo “una specie di storia d’amore” , un investigatore privato in una città di provincia si trova a occuparsi di un caso in cui è implicata una donna che a volte sembra voler disinteressatamente scagionare un uomo condannato a torto, e a volte sembra essere lei la responsabile di quella condanna. Questa donna, in parte puttana e in parte esempio di impegno morale a favore della giustizia, eccita la moribonda sessualità di lui. L’ambientazione guarda con decisione ai classici film noir hollywoodiani degli anni ’40 con la claustrofobica camera d’albergo e un’insegna luminosa che si accende a intermittenza mentre i poliziotti sostano all’esterno sull’asfalto bagnato. Ma l’ambientazione è pretestuosa e il conflitto è tutto mentale e avviene nella testa dell’investigatore, un uomo onesto ma privo di fantasia e irresistibilmente attratto da una donna che è fonte continua di provocazione sensuale, inafferrabile dietro le sue mille metamorfosi, eppure allo stesso tempo corredata di una sua fondamentale innocenza che la rende dispensatrice di morale. Nella seconda dal titolo “Non mi ricordo più niente” , due anziani, amici di vecchia data vivono da soli in case vicine e si ritrovano spesso a farsi compagnia durante la cena. Vittime della sclerosi, vivono in una vaghezza che rende la loro amicizia comicamente precaria e non gli impedisce di avere delle certezze o di ricevere delle illuminazioni; visitati come sono da brandelli di passato, essi si trovano addirittura, talvolta, in grado di comprendere cose che in precedenza erano rimaste loro oscure. Senza ignorare gli inconvenienti della terza età , Miller, in questo breve capolavoro, riesce serenamente e quasi con ottimismo a mostrare i lati positivi e la ricchezza che certi esseri umani possono contenere sotto una superficie che appare poco invidiabile. Così la critica: Uno degli spettacoli più interessanti di questa ripresa di stagione. Ugo Ronfani Per una volta anche l’autore si diverte. Franco Quadri Uno spettacolo intrigante che strizza l’occhio al cinema noir, nel caso del primo atto, che fa leva sul minimalismo nel secondo. E che trova due eccellenti interpreti in Elena Callegari e Mario Sala. Domenico Rigotti Loris nel suo raffinato allestimento accentua l’ironia già presente nell’autore. Renato Palazzi Una regia impostata su un antinaturalismo che ben riesce a far lievitare I significati Magda Poli Un’intensa e multiforme Elena Callegari ai vertici della bravura e della simpatia (…) Un Mario Sala di istupidita felicità espressiva. Paolo Paganini Arthur Miller nasce a Manhattan (New York) il 17 ottobre 1915 da famiglia ebrea benestante. Esordisce a soli ventuno anni a Broadway con “L’uomo che ebbe tutte le fortune”, seguito nel ’47 da “Erano tutti miei figli” e nel ’49 con "Morte di un commesso viaggiatore", capolavoro assoluto, a cui è stato riconosciuto il prestigioso premio Pulizer. Nel ’53 è la volta de “Il crogiuolo” testo che ripercorrendo una vicenda di “caccia alle streghe” avvenuto nel 1692 allude al clima di persecuzione nel periodo maccartista. Nel ’55 va in scena “Uno sguardo dal ponte” tragedia dai risvolti incestuosi in un ambiente di emigranti italiani. Trascorrono poi anni di silenzio creativo in cui Miller vive la sua breve esperienza matrimoniale con Marilyn Monroe. Seguono negli anni ‘70/’80 molti altri titolo tra cui ,”Una specie di storia d’amore” che è del 1982 e “Non mi ricordo più niente” (Pericolo: memoria) del 1986. Malato di cancro da tempo, il grande commediografo Arthur Miller si è spento all'età di 89 anni l'11 febbraio 2005. Lorenzo Loris, regista storico della compagnia Out Off, nel suo lavoro ha realizzato un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questo confronto lo ha portato ad affrontare i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Henrik Ibsen, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 di produzione; (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Gli abbonati potranno inoltre assistere agli spettacoli programmati dal Teatro i con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto. Info: www.teatroi.org Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 16 dicembre 2008 Comunicato Stampa PRIMA NAZIONALE PER STAMPA E CRITICA VENERDI’ 16 GENNAIO 2009 - ore 20.45 Repliche dal 13 gennaio al 15 febbraio 2009 Produzione Teatro Out Off ASPETTANDO GODOT di Samuel Beckett traduzione Carlo Fruttero regia Lorenzo Loris con Gigio Alberti (Estragone), Mario Sala (Vladimiro), Giorgio Minneci (Pozzo), Alessandro Tedeschi (Lucky) , Davide Giacometti (Ragazzo) scene Daniela Gardinazzi costumi Nicoletta Ceccolini consulenza musicale Andrea Mormina luci Luca Siola fonica e video Fabio Cinicola foto Agneza Dorkin Dopo l’apprezzata messa in scena di “Finale di partita” nel 2003, Lorenzo Loris si misura con il capolavoro beckettiano attrezzandosi come sempre, ma forse in questo caso con maggior consapevolezza e attenzione, a restituire il testo nella sua potente e devastante forza teatrale, cercando, come il regista stesso afferma “dentro le regole che Beckett impone” la libertà della propria interpretazione. E’ indubbio che attenendosi in modo ferreo alle regole che Beckett ci segnala si pensi di avere poca libertà di interpretazione, ma se si segue la sua gabbia di indicazioni si finisce per immagazzinare un tale bagaglio di informazioni che diventa quasi naturale costruire una regia senza dover rinunciare alla propria libertà creativa. Quando abbiamo messo in scena “Finale di Partita” nel 2003, abbiamo cercato di tenere conto delle indicazioni introduttive al testo ma anche dell’ interesse che Beckett aveva nei confronti dei ritratti dipinti da Giorgione. Lo studio di questi quadri ci ha permesso di illuminare la scena in un modo singolare, restituendo la sensazione di trovarci di fronte a uomini immersi nell’ antro nero e buio della loro coscienza. Questo era in linea con quello che Beckett raccontava nel testo, ma nello stesso tempo ci offriva anche un ampio margine di intervento dal punto di vista creativo. Nel rapporto tra Pozzo e Lucky la critica del primo dopoguerra aveva individuato il kapò aguzzino che infieriva contro l’ebreo indifeso, mentre Estragone e Vladimiro sembravano i testimoni attoniti di un orrore incommensurabile. E in quello spazio desertificato i due “clochard” erano diventati il simbolo di un’umanità sterminata dove all’uomo non restava che attendere un domani migliore. Dopo mezzo secolo da allora, nelle nostre metropoli multietniche “Aspettando Godot” può rappresentare l’emblema di una società in cui l’uomo vive una dimensione spersonalizzante e raggiunge il paradosso di sentirsi solo in mezzo alla moltitudine. Lorenzo Loris, dalle note di regia Sinossi Due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Un certo Godot ha dato loro appuntamento ma senza precisare Il luogo e l'orario. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono di poter rimediare qualcosa di caldo da mangiare e un letto dove dormire all'asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo. Estragone e Vladimiro sono incuriositi dall'istrionismo del padrone e spaventati dalla miseria della condizione del servo. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera e Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo che riferisce loro che il signor Godot non può venire. Arriverà sicuramente domani. I due prendono in considerazione l'idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Vladimiro ed Estragone attendono pazientemente sotto l'albero l'arrivo di Godot. Vedono passare Lucky e Pozzo, che nel frattempo è diventato cieco. Sull'albero notano che sono spuntate due o tre foglie. Pozzo e Lucky se ne vanno. Arriva il messaggero a dire che Godot anche stasera non potrà venire ma verrà sicuramente domani. Samuel Beckett è considerato l’autore che più ha innovato il teatro del Novecento sia per quanto riguarda la forma del dramma che i suoi contenuti divenendo un riferimento imprescindibile per tutto il teatro contemporaneo. Il punto di unione fra le diverse opere di Beckett è la solitudine dell'uomo moderno che si trova ad affrontare la perdita di dio in una condizione di rassegnazione, potenza e ignoranza incolmabili, e senza avere assolutamente modo di comunicare con qualcuno. Waiting for Godot, il suo capolavoro, è stato rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1953 e nel ‘69 gli valse il Premio Nobel per la letteratura . Andate a vedere “Aspettando Godot”. Nel peggiore dei casi scoprirete una curiosità, un quadrifoglio, un tulipano nero; nella migliore, qualcosa che sicuramente si fisserà in un angolo della vostra mente per tutta la vostra vita. H. Hobson, Sunday Times, 7 agosto 1955 Lorenzo Loris, regista storico della compagnia Out Off, nel suo lavoro ha realizzato un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questo confronto lo ha portato ad affrontare i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Henrik Ibsen, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 € - 3 spett. a scelta tra quelli prodotti; (under 25) 25 euro; (over 60) 20 € Gli abbonati potranno inoltre assistere agli spettacoli programmati dal Teatro i con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto. Info: www.teatroi.org Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano; Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Comunicato Stampa Milano, 15.12.2008 Continua il progetto proposto all’Out Off dal giovane Lorenzo Gleijeses con lo spettacolo “Che tragedia!” di cui Gleijeses è ideatore insieme a Egumteatro nonchè interprete. La regia è invece di Annalisa Bianco e Virginio Liberti. Lo spettacolo vede anche un’interessante iniziativa della Zona 8 volta a promuovere il teatro tra i residenti per i quali la replica di venerdì 19 sarà completamente gratuita (previa prenotazione allo 02.34532140). info: roberto.daugusta@comune.milano.it (Pres. Comm. Spettacoli Roberto D’Augusta); info@teatrooutoff.it CHE TRAGEDIA! (dal 18 al 21 dicembre) Un progetto di Lorenzo Gleijeses ed Egumteatro tratto dai testi greci tradotti da Edoardo Sanguineti con Lorenzo Gleijeses , Andrea Capaldi, Armando Iovino, Davide Pini Carenzi regia Annalisa Bianco e Virginio Liberti Prodotto dal Teatro Stabile di Calabria in collaborazione con Festival Della Magnagrecia Appunti per uno spettacolo La Tragedia Greca è morta e seppellita con la cultura greca. Quando Aristotele scrive la sua Arte Poetica, scrive il primo libro sulla storia del teatro. Gli autori citati dal filosofo sono morti e i testi studiati già da tempo sono diventati memoria storica. Aristotele non ha mai visto i debutti dei testi di Eschilo, di Sofocle o di Euripide. Ne ha sentito parlare. Si fida delle descrizioni di altri, coglie il senso di quel gesto artistico e dà vita al primo libro di semiotica teatrale. Nei secoli successivi molti grandi autori teatrali, innumerevoli scrittori, filosofi e pittori, si sono lasciati influenzare dall’antico “canto del capro” e hanno coltivato il desiderio, l’ambizione e l’utopia di ridare vita allo spettacolo della tragedia greca. Per noi, le parole scritte più di duemila anni fa restano lontane e incomprensibili. Non abbiamo l’illusione di poter fare un viaggio nel tempo a ritroso e nemmeno vogliamo cercare una forzata attualità. Le parole tragiche scelte sono quelle nella traduzione del poeta Edoardo Sanguineti. L’arte poetica tragica di Sanguineti si presenta ai nostri occhi come emozione musicale, come ineffabile umanità e come stravolgente appello ai sensi del corpo umano. Detto così tutto può sembrare teoria, invece per noi, esiste una violenta concretezza nelle frasi del poeta Sanguineti. Emozione, Ineffabile, Stravolgimento e Concretezza sono per noi le linee guida per una nostra futura riflessione pratica sulle possibilità del Tragico ai nostri giorni. Non ci interessa tanto il racconto delle disgrazie di Antigone o di Edipo. Ci interessa la discesa negli abissi della sofferenza umana senza nome, senza storia come i quotidiani morti del Darfur, delle strade in Iraq o nei massacri successi in Rwanda. La violenza dei nostri giorni è anonima e le vittime sono corpi senza nome, senza passato, quasi sempre senza una identificazione. Ci accorgiamo della loro esistenza solo quando una bomba li ha uccisi e ha fatto a pezzi i loro corpi. Insomma, i testi tragici non sono un fatto culturale ma un preciso racconto di orrori. Vogliamo entrare nel labirinto dei testi greci per restarci, per perderci senza cercare una illusoria via d’uscita. Il Tragico come un conflitto senza soluzione. Il Tragico come una macchina di sterminio per l’astuzia della ragione. Il Tragico come antidoto all’indifferenza del dolore altrui. Gli attori La nostra avventura nel labirinto tragico è vissuta da giovani attori. Nessun pregiudizio anagrafico. Sappiamo che l’aspettativa di vita nell’antica Grecia era di 40 anni. Aldilà della filologia anagrafica, quello che ci interessava era formare un piccolo gruppo di lavoro composto da giovani e realizzare una formazione attoriale come si faceva un tempo, cioè, attraverso la realizzazione di spettacoli. Noi abbiamo avuto una formazione nelle scuole di teatro italiane ma crediamo che un attore debba studiare e contemporaneamente dormire, mangiare, bere, respirare e sognare e soffrire su un palcoscenico, come un pilota che ha bisogno di ore di volo o di un marinaio tanto bisognoso di tempeste e forti venti. Detestiamo le immagini retoriche per parlare di cose concrete e la poetica dell’attore è l’arte concreta di far apparire (poiesis) i morti mai dimenticati perché eternamente ricordarti nelle e dalle parole di un vivo per altri vivi. Ecco, forse questo è il principio che ci ha guidato nel labirinto tragico: resuscitare i morti per scoprirci vivi. Mah…come vedete non è così originale, questo era il canto del capro. Annalisa Bianco e Virginio Liberti (EGUMTEATRO) Estratti dalle critiche: … un gruppo guida come EGUMTEATRO da sempre dedito al teatro moderno decide di misurarsi con l’antichità e lo fa in modo del tutto insolito, titolando con ironia Che tragedia! una serie di traduzioni classiche firmate da Edoardo Sanguineti, puntando esclusivamente su brani dei cori e dei messaggeri. A esprimerli con occhi sbarrati e precisi movimenti corporei, precisi fino alle vibrazioni, ci sono quattro ragazzi tra il 24 e i 30 anni… e anche se si sussurra del Dioniso, delle Baccanti, o si grida di Andromaca divenuta schiava, non si smette di parlare di noi, di questa umanità che galleggia nei secoli, grazie ad una comunicazione che scavalca il suono per trasmetterci vibrazioni sensitive. Gran serata con prove da brivido di Lorenzo Gleijeses , Armando Iovino, Andrea Capaldi, Davide Pini Carenzi. Franco Quadri – La Repubblica … lode ai due intrepidi registi e, in specie, ai loro quattro attori, tutti bravissimi nella scansione ritmica del testo. Essi sono Lorenzo Gleijeses , Armando Iovino, Andrea Capaldi, Davide Pini Carenzi. Franco Cordelli – Corriere della Sera … in Che tragedia! di EGUMTEATRO (in collaborazione con lo Stabile di Calabria), c’è un sottotesto non dichiarato che arriva dall’antica Grecia al Romanticismo… la fisicità dell’attore ( Lorenzo Gleijeses per primo), il linguaggio del suo corpo, è il vero linguaggio del teatro… la bellissima scena dell’acqua con due attori che vi si agitano fino ad immergervisi completamente, mentre Gleijeses/Dioniso rievoca compiaciuto il modo in cui ha “violentemente confuso” Penteo (Baccanti). Renato Nicolini – L’Unità … Davvero una gran bella prova artistica questa, e coraggiosa, da parte di un gruppo giovane e agguerrito come Egumteatro…. I quattro attori corrono, , si affannano, declamano in una prova che a momenti si fa atletica (Fino all’apnea, con momenti di brivido, con risalite dove lo sforzo del raccontare è commovente, appassionante). Come la scena del coro che, in una corsa simultanea, da fermi, restituisce un crescendo ritmico e sonoro dove non conta più tanto la narrazione quanto lo spasmo nervoso, febbrile, parossistico dei coreuti, la corporeità al servizio della parola a dilatarne il senso, a spostare , come a teatro si deve fare, il limite tra senso e suono. E’ raro godere di un tale e assoluto livello di spettacolarità teatrale, che unisce raffinatezza di traduzione, novità di ideazione della regia competenza e generosità attoriale. Renzia D’inca - Hystrio Lorenzo Gleijeses debutta in Teatro nel ’91 con il padre Geppy e con Regina Bianchi , lavora con Squarzina, Pugliese, Guicciardini, Nekrosius, Eugenio Barba, è allievo di Julia Varley dell’Odin Teatret. Con lo spettacolo “Il figlio di Gertrude” vince il Premio Ubu 2006 come Nuovo attore. Nel 2004 è Romeo nel “Romeo e Giulietta” di Shakespeare diretto da Nikolaj Karpov (del GITIS di Mosca). Nel 2007 è Enrico V nel “Falstaff” di Mario Martone e inizia la collaborazione con Egumteatro. Gleijeses ha diretto vari seminari e dimostrazioni di lavoro in diverse Università e centri teatrali come il Dams di Bologna, il Dams di Torino, il Teatro di Roma-Teatro India, il Teatro Stabile di Torino, Il Teatro Mercadante di Napoli, Il Teatro Stabile di Calabria. Egumteatro Annalisa Bianco e Virginio Liberti danno vita alla compagnia Egumteatro nel 1994 a Milano. Nel 1998 si trasferiscono nella provincia di Siena dove iniziano un'intensa attività sul territorio. Egumteatro crea un premio di drammaturgia, tiene seminari per attori professionisti, realizza spettacoli con gruppi dialettali, con gli allievi delle scuole elementari e con gli ex lungo-degenti dei servizi psichiatrici. Nella serie editoriale intitolata I Quaderni di Teatro raccoglie interviste inedite ad importanti registi europei. Dal 2002 cura la direzione artistica di Amiata Festival, festival di arti popolari che si svolge in agosto nei Comuni dell'Amiata senese. La compagnia ha vinto il Premio Speciale UBU Giuseppe Bartolucci nel 1998. Tra gli spettacoli più recenti realizzati dal gruppo ricordiamo: Quartett da “Le relazioni pericolose di Laclos” (2002) e Hamletmachine di Heiner Muller (2004), Loretta Strong (2004) e L'omosessuale o la difficoltà di esprimersi (2006) di Copi. Hamletmachine e Loretta Strong sono stati presentati al Festival delle Colline Torinesi rispettivamente nel 2004 e nel 2005. Un anno con 13 lune tratto dall’omonimo film di Fassbinder ha debuttato nel 2007 proprio al Festival delle Colline, è ancora in tournée in Italia ed è valso al protagonista, l’attore torinese Michele Di Mauro, la candidatura a miglior attore ai Premi Ubu 2007. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano; Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di Innovazione Milano, 17 settembre 2008 Comunicato Stampa 2 > 21 dicembre Progetto Lorenzo Gleijeses L’ESAUSTO O IL PROFONDO AZZURRO (2 > 14 dicembre) CHE TRAGEDIA! (18 > 21 dicembre) L’ESAUSTO O IL PROFONDO AZZURRO (2 > 14 dicembre) di Lorenzo Gleijeses con Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio regia Julia Varley Produzione Teatro Stabile di Calabria in collaborazione con Mercadante Teatro Stabile di Napoli “Quello che bisogna evitare, non ne so il perché, è lo spirito di sistema” (L’innominabile, S. Beckett). Nello spettacolo L’esausto o il profondo azzurro volevo esplorare l’ “universo” di Beckett senza doverne per forza mettere in scena un testo unico, né dovendo usare unicamente le sue parole. Le sue immagini mi bastano. Nella scrittura di Beckett vedo dileguarsi il confine che separa il soggetto dall’ esterno e “le situazioni dell’interiorità diventano contemporaneamente situazioni della natura fisica”, così la mia aspirazione era che lo spazio scenico diventasse spazio dell’interiorità, ma, allo stesso tempo, rappresentazione di un semplice interno. Queste sono alcune delle idee che hanno portato alla nascita de L’esausto o il profondo azzurro al cui centro ci vivono l’esausto e la sua ombra che sono, come Vladimiro ed Estragone , parte dello stesso ego: percepisco nelle figure che Manolo Muoio ed io presentiamo in scena lo stesso annullamento di identità, e la stessa dissociazione dell’unità di coscienza in elementi diversi che caratterizza molti dei personaggi di Beckett. Ho sentito spesso parlare dell’astrazione che caratterizza l’Opera di Beckett. Io in essa vedo grande concretezza. Adorno dice che i personaggi ed i prototipi di Beckett sono storici nel senso che “egli presenta come elemento umano tipico solo le deformazioni recate agli uomini dalla forma della loro società”. Così se i protagonisti di Finale di partita sono dei “superstiti della guerra mondiale”, se “Willie e Winnie (Giorni felici) sono vittime di un panico tecnologico, di immagini radicate nell’incubo dei missili V-2” ( L’estetica del disfacimento di S.E. Gontarski), l’esausto e la sua ombra sono figli di un’era post-moderna in cui tutto è superfluo, persino la comunicazione… talmente superflua da non riuscire più a reperirne le chiavi e le necessità: figli di un’epoca e di una società di individui monologanti, in cui aprirsi all’altro, al giovane, al disoccupato, al diverso, allo straniero è superfluo. L’isolamento diviene volontario, una sorta di Arcadia in cui sfuggire dalle difficoltà ed agli orrori giornalieri. Perché un giovane nemmeno trentenne come me vuole mettere in scena dei personaggi così vecchi e rassegnati? Forse perché sento che chi conduce i giochi, chi ci dice oggi come vivere, i nostri uomini di potere reputano del tutto non necessario ascoltarmi e aprirsi a me giovane, a me in quanto altro, portatore di idee e valori diversi dai loro. Questo mi dà un senso di impotenza che ritrovo nei personaggi di Beckett. Scopro in me una impotenza molto simile alla loro e sento che questo avere le mani legate si traduce in una tendenza a chiudermi in me stesso e ad isolarmi: posso parlare quanto voglio, ma non vedo persone interessate a ciò che dico, né le mie parole cambiano qualcosa… Le colpe dei padri ricadono sui figli: inizio a sentirmi e ad essere anche io un individuo monologante, anche per me la comunicazione inizia a sembrare qualcosa di inutile… Vedo di fronte a me una società di migliaia di Lucky giovani ma già invecchiati, tutti uguali, tutti al guinzaglio, tutti pronti per essere svenduti al mercato, oramai sfruttati negli anfratti più reconditi del proprio essere, nutriti dagli ossicini scartati dal vecchio e potente Pozzo. Clov: “…Sono talmente curvo che vedo solo i miei piedi, se apro gli occhi, e tra le gambe un po’ di polvere nerastra. Mi dico che la terra si è spenta benché io non l’abbia mai vista accesa.” (da Finale di Partita di S. Beckett). Lorenzo Gleijeses Gleijeses e Beckett, nuovo ed antico (…) uno spettacolo non di Beckett ma su Beckett, che non puntasse sulla vita e sulle parole del grande Samuel, quanto sul suo modo estremo di vedere e rappresentare l’umanità, a cominciare da se stesso (…) Con pochissimi oggetti - dei cappelli, un ombrellino, un pesce, una moneta, una pistola -, in una scena vuota, con o senza specchio, in perenne rinnovamento, “lo spazio si fa tempo”: i settanta minuti di spettacolo sono tutti da guardare e, pure da sentire con quelle fughe nostrane che incorporano la nuttata da passare di Eduardo e un ritornante canto popolare siciliano a sorreggere due personaggi intenti a chiedersi se loro abbiano un senso. Pubblico giovanissimo e grande successo. Franco Quadri, La Repubblica (…) Chi è l’ombra? La spia, il poliziotto, la minaccia, l’amico, quello uguale eppure diverso, il terrorista, l’extracomunitario, il carceriere, la vittima, l’assassino? Mi sono fatta questa domanda fin dai primi giorni di prova, dopo aver visto le scene che gli attori mi hanno presentato in cui un’ombra accompagnava ogni passo compiuto nella luce e nel buio,. Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio hanno introdotto il tema del suicidio, con atteggiamenti di stanchezza e insensatezza della vita, con testi distaccati, indifferenti, sprezzanti e disaffezionati che stanno bene in bocca a un vecchio senza illusioni. Come accettare queste parole in bocca a giovani che dovrebbero immaginare di avere tutta la vita davanti a sé? (…) Mentre leggevo questi testi (Il saggio di Gilles Deleuze “L’esausto”; “L’altro” di Ryszard Kapucinski e “L’ospite inquietante”di Umberto Galimberti n.d.r) alla ricerca di un filo da seguire nel montaggio dello spettacolo, mi tornava alla mente il libro "Professeurs du désespoir" di Nancy Huston. Da lei ho capito che un’infanzia in cui ci si è sentiti voluti ed amati e la prospettiva di avere figli annulla l’atteggiamento nichilista; che in una donna la necessità di proteggere la vita è più forte. Sempre sono alla ricerca del mio motivo per fare una regia in quanto donna, per non accontentarmi solo della trappola in cui il lavoro mi fa cadere mettendomi davanti un enigma che devo inseguire. (…) Il senso della vita è restare in vita; questo me lo spiega la scienza e il mestiere. Come attrice non mi concentro ad esprimere ma ad essere presente. Come regista lo stesso. Ma in Italia tra i giovani sotto i 25 anni il suicidio è la seconda causa di morte dopo gli incidenti automobilistici... Mi rifiutavo di accettare che le giovani generazioni siano già stanche di vivere. Da dove viene questa spossatezza che li pervade, questa mancanza di speranza, questo preferire di volere il nulla, piuttosto che non volere, come dice Fiedrich Nietzsche? La mia risposta è il teatro. Quel piccolo santuario in cui costruire relazioni, prendere cura delle emozioni, costruire legami affettivi e di solidarietà, un’alternativa al mondo senza bussola in cui i giovani pensano di appartenere solo se parte di una banda o bandija, come dicono in alcuni barrio dell’America Latina. (…) Julia Varley, dalle note sullo spettacolo Lorenzo Gleijeses debutta in Teatro nel ’91 con il padre Geppy e con Regina Bianchi, lavora con Squarzina, Pugliese, Guicciardini, Nekrosius, Eugenio Barba, è allievo di Julia Varley dell’Odin Teatret. Con lo spettacolo “Il figlio di Gertrude” vince il Premio Ubu 2006 come Nuovo attore. Nel 2004 è Romeo nel “Romeo e Giulietta” di Shakespeare diretto da Nikolaj Karpov (del GITIS di Mosca). Nel 2007 è Enrico V nel “Falstaff” di Mario Martone e inizia la collaborazione con Egumteatro. Gleijeses ha diretto vari seminari e dimostrazioni di lavoro in diverse Università e centri teatrali come il Dams di Bologna, il Dams di Torino, il Teatro di Roma-Teatro India, il Teatro Stabile di Torino, Il Teatro Mercadante di Napoli, Il Teatro Stabile di Calabria. Julia Varley, attrice e regista, (come attrice ha partecipato diversi spettacoli dell’Odin Teatret). Dal 1980 partecipa alla concezione e organizzazione dell’ ISTA (International School of Theatre Anthropology) diretta da Eugenio Barba e, dal 1986, è ideatrice e organizzatrice del Magdalena Project, un progetto di donne nel teatro contemporaneo. Pubblica la rivista di teatro The Open Page ed è direttrice artistica del festival Transit, in Danimarca. Ha curato varie regie, tra cui, due spettacoli in Germania con Pumpenhaus Theater, uno sulle Madri di Plaza de Mayo e i desaparecidos con la sua allieva argentina Ana Woolf, e uno spettacolo per bambini con l’attrice giapponese Hisako Miura. Manolo Muoio, nel '92-'93 segue il Living Theater in una tournée italiana, partecipando a diverse performance di strada. Continua a perfezionarsi negli anni, con artisti di varia estrazione tra cui: Yves LeBreton, Clive Barker, Nikolaj Karpov, Eimuntas Nekrosius, Marylin Fried (Actor’s Studio, NY). Nel 1998, è tra i fondatori di Teatro Rossosimona. E' attore in numerosi spettacoli, tra i quali: Casa di vento (semifinalista al Premio Scenario '95), Sida e l'uomo dal fiore (vincitore del Premio ETI-Vetrine '96), E' il momento dell'amore (vincitore del Premio Scenario 2001); Catastrofe di S.Beckett (per il quale cura anche la regia e le scene). E' autore e interprete di una serie di solo performance ispirate alla letteratura di W.S.Burroughs e J.G.Ballard. Nel 2004 lavora nel Romeo e Giulietta di Shakespeare, diretto da Nikolaj Karpov. CHE TRAGEDIA! (18 > 21 dicembre) Un progetto di Lorenzo Gleijeses ed Egumteatro tratto dai testi greci tradotti da Edoardo Sanguineti con Lorenzo Gleijeses, Andrea Capaldi, Armando Iovino, Davide Pini Carenzi regia Annalisa Bianco e Virginio Liberti Prodotto dal Teatro Stabile di Calabria in collaborazione con Festival Della Magnagrecia Appunti per uno spettacolo Premessa La Tragedia Greca è morta e seppellita con la cultura greca. Quando Aristotele scrive la sua Arte Poetica, scrive il primo libro sulla storia del teatro. Gli autori citati dal filosofo sono morti e i testi studiati già da tempo sono diventati memoria storica. Aristotele non ha mai visto i debutti dei testi di Eschilo, di Sofocle o di Euripide. Ne ha sentito parlare. Si fida delle descrizioni di altri, coglie il senso di quel gesto artistico e dà vita al primo libro di semiotica teatrale. Nei secoli successivi molti grandi autori teatrali, innumerevoli scrittori, filosofi e pittori, si sono lasciati influenzare dall’antico “canto del capro” e hanno coltivato il desiderio, l’ambizione e l’utopia di ridare vita allo spettacolo della tragedia greca. Per noi, le parole scritte più di duemila anni fa restano lontane e incomprensibili. Non abbiamo l’illusione di poter fare un viaggio nel tempo a ritroso e nemmeno vogliamo cercare una forzata attualità. Le parole tragiche scelte sono quelle nella traduzione del poeta Edoardo Sanguineti. L’arte poetica tragica di Sanguineti si presenta ai nostri occhi come emozione musicale, come ineffabile umanità e come stravolgente appello ai sensi del corpo umano. Detto così tutto può sembrare teoria, invece per noi, esiste una violenta concretezza nelle frasi del poeta Sanguineti. Emozione, Ineffabile, Stravolgimento e Concretezza sono per noi le linee guida per una nostra futura riflessione pratica sulle possibilità del Tragico ai nostri giorni. Non ci interessa tanto il racconto delle disgrazie di Antigone o di Edipo. Ci interessa la discesa negli abissi della sofferenza umana senza nome, senza storia come i quotidiani morti del Darfur, delle strade in Iraq o nei massacri successi in Rwanda. La violenza dei nostri giorni è anonima e le vittime sono corpi senza nome, senza passato, quasi sempre senza una identificazione. Ci accorgiamo della loro esistenza solo quando una bomba li ha uccisi e ha fatto a pezzi i loro corpi. Insomma, i testi tragici non sono un fatto culturale ma un preciso racconto di orrori. Vogliamo entrare nel labirinto dei testi greci per restarci, per perderci senza cercare una illusoria via d’uscita. Il Tragico come un conflitto senza soluzione. Il Tragico come una macchina di sterminio per l’astuzia della ragione. Il Tragico come antidoto all’indifferenza del dolore altrui. Gli attori La nostra avventura nel labirinto tragico è vissuta da giovani attori. Nessun pregiudizio anagrafico. Sappiamo che l’aspettativa di vita nell’antica Grecia era di 40 anni. Aldilà della filologia anagrafica, quello che ci interessava era formare un piccolo gruppo di lavoro composto da giovani e realizzare una formazione attoriale come si faceva un tempo, cioè, attraverso la realizzazione di spettacoli. Noi abbiamo avuto una formazione nelle scuole di teatro italiane ma crediamo che un attore debba studiare e contemporaneamente dormire, mangiare, bere, respirare e sognare e soffrire su un palcoscenico, come un pilota che ha bisogno di ore di volo o di un marinaio tanto bisognoso di tempeste e forti venti. Detestiamo le immagini retoriche per parlare di cose concrete e la poetica dell’attore è l’arte concreta di far apparire (poiesis) i morti mai dimenticati perché eternamente ricordarti nelle e dalle parole di un vivo per altri vivi. Ecco, forse questo è il principio che ci ha guidato nel labirinto tragico: resuscitare i morti per scoprirci vivi. Mah…come vedete non è così originale, questo era il canto del capro. Annalisa Bianco e Virginio Liberti (EGUMTEATRO) Estratti dalle critiche: … un gruppo guida come EGUMTEATRO da sempre dedito al teatro moderno decide di misurarsi con l’antichità e lo fa in modo del tutto insolito, titolando con ironia Che tragedia! una serie di traduzioni classiche firmate da Edoardo Sanguineti, puntando esclusivamente su brani dei cori e dei messaggeri. A esprimerli con occhi sbarrati e precisi movimenti corporei, precisi fino alle vibrazioni, ci sono quattro ragazzi tra il 24 e i 30 anni… e anche se si sussurra del Dioniso, delle Baccanti, o si grida di Andromaca divenuta schiava, non si smette di parlare di noi, di questa umanità che galleggia nei secoli, grazie ad una comunicazione che scavalca il suono per trasmetterci vibrazioni sensitive. Gran serata con prove da brivido di Lorenzo Gleijeses, Armando Iovino, Andrea Capaldi, Davide Pini Carenzi. Franco Quadri – La Repubblica … lode ai due intrepidi registi e, in specie, ai loro quattro attori, tutti bravissimi nella scansione ritmica del testo. Essi sono Lorenzo Gleijeses, Armando Iovino, Andrea Capaldi, Davide Pini Carenzi. Franco Cordelli – Corriere della Sera … in Che tragedia! di EGUMTEATRO (in collaborazione con lo Stabile di Calabria), c’è un sottotesto non dichiarato che arriva dall’antica Grecia al Romanticismo… la fisicità dell’attore (Lorenzo Gleijeses per primo), il linguaggio del suo corpo, è il vero linguaggio del teatro… la bellissima scena dell’acqua con due attori che vi si agitano fino ad immergervisi completamente, mentre Gleijeses/Dioniso rievoca compiaciuto il modo in cui ha “violentemente confuso” Penteo (Baccanti). Renato Nicolini – L’Unità … Davvero una gran bella prova artistica questa, e coraggiosa, da parte di un gruppo giovane e agguerrito come Egumteatro…. I quattro attori corrono, , si affannano, declamano in una prova che a momenti si fa atletica (Fino all’apnea, con momenti di brivido, con risalite dove lo sforzo del raccontare è commovente, appassionante). Come la scena del coro che, in una corsa simultanea, da fermi, restituisce un crescendo ritmico e sonoro dove non conta più tanto la narrazione quanto lo spasmo nervoso, febbrile, parossistico dei coreuti, la corporeità al servizio della parola a dilatarne il senso, a spostare , come a teatro si deve fare, il limite tra senso e suono. E’ raro godere di un tale e assoluto livello di spettacolarità teatrale, che unisce raffinatezza di traduzione, novità di ideazione della regia competenza e generosità attoriale. Renzia D’inca - Hystrio EGUMTEATRO Annalisa Bianco e Virginio Liberti danno vita alla compagnia Egumteatro nel 1994 a Milano. Nel 1998 si trasferiscono nella provincia di Siena dove iniziano un'intensa attività sul territorio. Egumteatro crea un premio di drammaturgia, tiene seminari per attori professionisti, realizza spettacoli con gruppi dialettali, con gli allievi delle scuole elementari e con gli ex lungo-degenti dei servizi psichiatrici. Nella serie editoriale intitolata I Quaderni di Teatro raccoglie interviste inedite ad importanti registi europei. Dal 2002 cura la direzione artistica di Amiata Festival, festival di arti popolari che si svolge in agosto nei Comuni dell'Amiata senese. La compagnia ha vinto il Premio Speciale UBU Giuseppe Bartolucci nel 1998. Tra gli spettacoli più recenti realizzati dal gruppo ricordiamo: Quartett da “Le relazioni pericolose di Laclos” (2002) e Hamletmachine di Heiner Muller (2004), Loretta Strong (2004) e L'omosessuale o la difficoltà di esprimersi (2006) di Copi. Hamletmachine e Loretta Strong sono stati presentati al Festival delle Colline Torinesi rispettivamente nel 2004 e nel 2005. Un anno con 13 lune tratto dall’omonimo film di Fassbinder ha debuttato nel 2007 proprio al Festival delle Colline, è ancora in tournée in Italia ed è valso al protagonista, l’attore torinese Michele Di Mauro, la candidatura a miglior attore ai Premi Ubu 2007. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di Innovazione Milano, 10 novembre 2008 Comunicato Stampa 18 > 30 novembre Politecnico Teatro, presenta LA SONATA A KREUTZER di Leone Tolstoj Versione teatrale, interpretazione e regia, Alvaro Piccardi Scene e costumi, Lorenzo Ghiglia Assistente alla regia Luigi Campi Assistente di palcoscenico Giovanni Piccardi Collaboratori Lapo Bini, Valerio di Filippo, Fabio Vincenzi “La sonata a Kreutzer” è certamente una delle più sofferte e drammatiche opere di Tolstoj. Un uomo ha ucciso la moglie. Viene processato e assolto in base a una legge che riconosce ampie attenuanti per il delitto di gelosia. Ora è libero. Racconta la sua storia, l’incontro con la moglie, il matrimonio, le sue ragioni del delitto. E’ destinato a raccontare, a rivivere, a ripercorrere il tragitto. La storia di un’ossessione … l’ossessione della donna, l’incapacità di riconoscere la donna come essere umano, ma solo come oggetto di desiderio. Solo dopo morta il protagonista ammette “Guardai il viso di lei, livido e gonfio, e per la prima volta mi dimenticai di me, dei miei diritti, del mio orgoglio, e per la prima volta vidi in lei una creatura umana.” Uno spettacolo forte, violento, emotivo. Il viaggio di un attore nella zona di confine fra realtà e allucinazione, fra l’esplosione dei sentimenti e il freddo e delirante argomentare. Una ricerca delle vibrazioni più intime e interiori dell’animo umano al servizio delle necessità del personaggio e di un grande testo di un grande autore del passato: un testo ancora oggi vivo e palpitante in grado di illuminare in modo potente zone inquietanti e scomode della nostra esistenza. Alvaro Piccardi è stato attore dello storico «Gruppo della Rocca», poi attore e regista di importanti allestimenti, in anni recenti si è dedicato all'attività pedagogica: e oggi, firmando anche adattamento e regia, ritorna felicemente al palcoscenico. Piccardi si misura con un monologo impegnativo, tratto dalla Sonata a Kreutzer che Tolstoj scrisse nel 1889 ispirandosi alla celebre opera di Beethoven, uno dei racconti più caustici e amari del maestro russo. Così la critica: “Quel che gratifica lo spettatore è concentrarsi sulla prova d'attore, su quella piccola-grande dimostrazione di capacità interpretative che Piccardi concede. Il pubblico lo trova già in scena, elegante in tight grigio scuro, seduto su una delle sette sedie che costituiscono la scarna scena pensata da Lorenzo Ghiglia. Poi un boffonchiamento, un soffiarsi il naso, un bere qualcosa, assaporandone bene il sapore, facendo girare il liquore tra i denti, muovendo la bocca da intenditore. Ancora il naso, con un fazzoletto rosso. Poi, come uno scoppio naturale, come un discorso che si riallaccia dopo una lunga pausa, inizia il monologo che è dialogo con il pubblico, ancora illuminata la sala. La narrazione è sospesa, quasi leggera, disinvolta, salvo poi accendersi in fiammate o in esagerazioni di perplessità.” Andrea Porcheddu, www.delteatro.it “La sona a Kreutzer” è una vera sorpresa, un piccolo gioiello nel desolato panorama del teatro romano. Dico di più: è uno spettacolo imperdibile. Non capita mai, in ispecie nei teatri di minor capienza, che il pubblico chiami agli applausi gli interpreti (in questo caso l’unico interprete) un così nutrito numero di volte, quante ne ho registrate alla fine della replica cui ho assistito. In un crescendo di intensità, Piccardi si identifica nell’assassino. Ma la sua arte è tutta nel mostrarne, con sottigliezza sempre più insinuante, la falsa coscienza o, forse l’ipocrisia. Franco Cordelli, Il Corriere della sera Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Gli abbonati potranno inoltre assistere agli spettacoli programmati dal Teatro i con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto. Info: www.teatroi.org Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di innovazione COMUNICATO STAMPA 28 ottobre 2008 “Pasqua” di Strindberg: fiaba nera a lieto fine in prima nazionale al Teatro Out Off di Milano dal 4 al 16 novembre 2008 Sacra rappresentazione, fiaba nera a lieto fine, dramma visionario e mistico, Pasqua, uno dei testi teatrali meno noti di Strindberg è di certo una sfida interessante per Monica Conti che ne cura la regia e la drammaturgia, presentandolo in prima nazionale al Teatro Out Off di Milano da martedì 4 a domenica 16 novembre 2008. Coproduzione L’ART e Teatro Out Off, lo spettacolo vede in scena Michela Martini, Federico Manfredi, Silvia Ajelli, Greta Zamparini, Alessandro Lussiana e Nicola Stravalaci, protagonisti di una storia tutta borghese dalla trama semplice: la famiglia di Heyst, uomo inetto e orgoglioso che si trova in carcere, è assillata da un creditore senza scrupoli, Lindkvist. Ciascuno reagisce a seconda della propria indole, come ad esempio la giovane figlia di Heyst, Eleonora, figura che assurge al ruolo di capro espiatorio. Ma a sorpresa, il creditore cancella i debiti in nome di un’antica gentilezza ricevuta anni addietro dal capofamiglia. Scritto nel 1900, poco tempo dopo una profonda crisi che avvicinò il drammaturgo svedese al misticismo visionario, Pasqua concentra nelle tre giornate del rito, venerdì, sabato e domenica, un percorso morale che mette in campo colpa, pentimento e redenzione, e la figura di un Dio buono che perdona e di un’umanità infantile, pronta a spaventarsi profondamente di fronte al pericolo ma poi altrettanto rapida a scordarsene una volta che torna la serenità. Amato da Kafka, Pasqua è una forma di teatro dell’assurdo in cui il sublime e il banale si scontrano di continuo, l’angoscia stringente e la disperazione si stemperano nei toni della favola. Infatti “Strindberg - dichiara la regista Monica Conti - chiama questo suo lavoro “mistero”. I misteri e le sacre rappresentazioni si recitavano per imparare una cosa buona ed erano scritti in una forma semplice e quasi ingenua accessibile a tutti. Esattamente come le favole”. “Di questo geniale infelice che fu Strindberg – prosegue Monica Conti nelle note di regia - “Pasqua” è il tentativo di un momento di pace. Pieno di buona volontà Strindberg scrive un finale di Redenzione, quasi totalmente luminoso, con una lezione morale: è l’occhio “nero” e nevrotico che ingigantisce il negativo e le paure, che ci fa temere l’incontro con l’estraneo, col “mostro”. Basta cambiare occhio e le stesse cose appaiono diverse. Si può arrivare anche ad essere nuovamente bambini e credere nella Fiaba – Mistero di una Pasqua che libera dall’angoscia. O, più semplicemente, la Pasqua è proprio l’incontro con “l’altro” che, forse, ha qualcosa di nuovo da raccontarci”. 4 > 16 novembre - PRIMA NAZIONALE Coproduzione L’ART e Teatro Out Off PASQUA di August Strindberg drammaturgia e regia Monica Conti Michela Martini (La Signora Heyst) Federico Manfredi (Elis, suo figlio, laureando in filosofia, maestro) Silvia Ajelli (Eleonora, sua figlia) Greta Zamparini (Cristina, fidanzata di Elis) Alessandro Lussiana (Beniamino, studente) Nicola Stravalaci (Lindkvist) Scene Claudia Calvaresi Costumi Roberta Vacchetta Luci Marcello Jazzetti Suono Alessandro Saviozzi Direzione Allestimento Gennaro Cerlino Assistenti alla regia: Sonia Bonacina, Camilla Fraschini Trucco: Maria Bojkowa consolle: Franco Lupi Macchinista: Vittorio Giuliana Foto di scena:Tommaso Le Pera Direzione organizzativa Oreste Valente Scene Laboratorio Ostorero- Noleggio materiale luci: White lights- Parrucche: Audello Torino Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Dopo HIM che debutta stasera all’Out Off,
domani 22 ottobre è la volta di K313 (repliche il 24 e 25 ottobre ore 20.45;
26 ottobre ore 16.00) da “Breve canzoniere” di Tommaso Landolfi. Recital letterario. riduzione a cura di Chiara Lagani con: Marco Cavalcoli e Chiara Lagani regia: Luigi de Angelis produzione Fanny & Alexander, in collaborazione con Festivaletteratura di Mantova Con preghiera di segnalazione: Iniziative collaterali agli spettacoli di Fanny & Alexander: IL RUMORE DELLE IMMAGINI. Presentazioni di libri presso il Ristorante LE QUINTE, all'interno del teatro: 22 ott. ore 21.45 “La foto di Moro”, di Marco Belpoliti (ed. Nottetempo, 2008). Partecipano l’autore e Fanny & Alexander. 25 ott. ore 21.45 “All’ordine del giorno è il terrore” di Daniele Giglioli (ed. Bompiani, 2007). Partecipano l’autore e Fanny & Alexander. 26 ott. ore 17.00 “6 SETT.2007” di Fanny & Alexander e Monica Bolzoni (ed. Il Vicolo, 2008). Partecipano gli autori e l’editrice Marisa Zattini. |
| Stabile di Innovazione Milano, 13 ottobre 2008 Comunicato Stampa Al Teatro Out Off dal 21 al 26 ottobre due creazioni di Fanny & Alexander, uno dei gruppi più interessanti della nuova scena italiana. Fanny & Alexander , presenta HIM (21e 23 ottobre ore 20.45; 25 ottobre ore 22.30; 26 ottobre ore 17.45) if the wizard is a wizard you will see... produzione Fanny & Alexander con Marco Cavalcoli drammaturgia Chiara Lagani regia Luigi de Angelis promozione Valentina Ciampi e Marco Molduzzi ufficio stampa Marco Molduzzi logistica Sergio Carioli amministrazione Marco Cavalcoli «E la voce?». Chiese la bambina. «Oh, io sono ventriloquo», disse l’omino, «e posso fare uscire il suono della mia voce da dove voglio; per questo hai creduto che venisse fuori dalla testa. E adesso vi mostrerò le altre cose che ho adoperato per ingannarvi...» F. L. Baum, Il Meraviglioso Mago di Oz Malgrado la durezza e la crudeltà che mi è sembrato di vedere nel suo viso, ho avuto l’impressione che davanti a me ci fosse un uomo di cui ci si poteva fidare, una volta che avesse dato la sua parola. Dal discorso di N. Chamberlain alla Camera dei Comuni, 28 settembre 1938 Forse delle immagini mi affascina proprio la possibilità di non controllarle mai fino in fondo. Non so esattamente perché, ma mi sembra sempre che le immagini non appartengano mai a nessuno e che invece siano lì, a disposizione di tutti. Maurizio Cattelan, Lectio magistralis Al termine della sua famosa storia Dorothy giunge a Oz e, in procinto di essere esaudita, scopre che il suo mago è un falso mago e un vero artista: un ventriloquo, esperto d’aria e mongolfiere, di illusioni e altre cose inesistenti. Le alterne sembianze del mago - la grande testa, la bella dama, la bestia feroce - si rivelano fittizie e mendaci. Ma erano davvero un inganno? Se si volesse dar un volto a questo mago, concedere un’apparenza istantanea al suo smascheramento, forse più che un’immagine occorrerebbe una lacuna, una traccia, un lembo del suo possibile e misterioso aspetto. Quest’istantanea, però, sarebbe lunga quanto la storia che l’ha prodotta, o che dall’immagine si è generata, lunga quanto il racconto intero che le è sigillo e che lei sigilla. Il Mago, protagonista indiscusso della storia, artefice dell’inganno e della realtà dell’opera, ne è forse il primo e solo committente: inginocchiato, crudele e devoto, esile figurina desunta dalle pale di un altare barocco, spettro tridimensionale rubato alla storia o alla storia dell’arte, statuetta ambigua sottratta a un più maestoso, ma invisibile, monumento civile. Sinossi Su un grande schermo approntato su palco è proiettato un film su Il Mago di Oz. Al di sotto, al centro della scena, la figura di un piccolo dittatore-direttore d’orchestra, ossessionato dal film, del quale esegue senza tregua il doppiaggio, arrogandosi tutti i ruoli e, di più, l’intera parte audio: voci, musiche, suoni e rumori. La comicità scaturisce proprio dall’impossibilità di poter doppiare effettivamente tutto e quindi dalla necessità di selezionare, volta a volta, le parti e i punti a cui dare voce. E’ come se il piccolo dittatore-direttore fosse „parlato“ dal film. Egli adatta ai propri toni una differente modalità per ognuno dei personaggi e degli eventi del film, in un’esilarante miscela performativa che da un lato esalta il susseguirsi della narrazione del film, dei colpi di scena, delle battute, mentre dall’altro vi aggiunge la vitalità che è caratteristica dei modi e dei ritmi propri del teatro. K313 (22, 24 e 25 ottobre ore 20.45; 26 ottobre ore 16.00) da “Breve canzoniere” di Tommaso Landolfi. Recital letterario. riduzione a cura di Chiara Lagani con: Marco Cavalcoli e Chiara Lagani abiti: Bianca e Blu, Monica Bolzoni, Moda Designer regia: Luigi de Angelis produzione Fanny & Alexander, in collaborazione con Festivaletteratura di Mantova promozione Valentina Ciampi e Marco Molduzzi ufficio stampa Marco Molduzzi logistica Sergio Carioli amministrazione Marco Cavalcoli si ringraziano Idolina Landolfi, Paula Noah de Angelis, Rodolfo Sacchettini, Sofia Vannini Se delle parole potessimo fare a meno, se avessimo in cambio qualcosa di più sostanzioso e di più sciocco, diretto, immemore, stupito, allora... T. Landolfi Lascio uscire da me i segni che ho ricevuto. A. Warburg Non è dato oggi di amare se non si ritiene preliminarmente che l’amore sia ormai impossibile o almeno condannato. E. Zolla Due attori. Due amanti. Della loro vita umana nulla trapela, perfino i nomi non si ritrovano nel testo. Una storia d’amore per il linguaggio, per le forme. Una possibile riflessione sul dialogo d’amore come lingua disintegrata e disintegrante, lingua impossibile, lingua oltre l’utopia. Breve canzoniere è un prosimetrum che inserisce in un breve romanzo 14 sonetti dedicati alla protagonista e sottoposti al suo giudizio feroce. È un dialogo utopico fra due esseri fatti parola, due catene di montaggio di significazioni. Cosa accadrà quando ogni parola si esaurirà? Che ne sarà, nel pieno silenzio, di quest’AMORE? Sarà questa sopravvivenza una luce, un colore, un odore? Potranno le parole più “cupe trite e polverose”, le parole ordigno restare inesplose? Potrà il dialogo più violento e crudo farsi soffio fantasmatico, cinguettio degli angeli, musica, come nella sonata per flauto e orchestra K.313 di Mozart, nume, vate, modello retorico sempre evocato? Sinossi K.313 è associato ad un’immagine-icona ispirata a un fatto di cronaca: l’attentato del 2002 al Teatro Dubrovka di Mosca in cui un gruppo di terroristi ceceni presero in ostaggio gli spettatori. Qui, in effetti, il pubblico non è in ostaggio di nessun terrorista, ma è uno dei più feroci testi di Tommaso Landolfi a tener prigionieri pubblico e artisti in una situazione che è ai limiti del surreale. In scena ci sono due attori, di fronte a ciascuno un tavolino con due microfoni a filo, due registratori, un quaderno di poesie, delle lettere d’amore, un’abat-jour, un porta cipria, un pacchetto di sigarette, dei dadi. I due, in eleganti costumi di alta moda allusivi all’immagine terroristica (eleganti passamontagna, una scintillante borsetta-esplosivo...), posizionano una telecamera a raggi infrarossi che li riprende per tutta la durata del loro dialogo. Il filmato è proiettato live su un grande schermo alle loro spalle, e quell’immagine sgranata ricorda i ben noti messaggi video registrati dai terroristi e inviati alle emittenti televisive. Il recital ha un andamento duplice: da una parte il nudo testo, rarefatto, intimissimo, dall’altra le musiche di Mozart, richiamate dalle parole di Landolfi (il Concerto per Flauto e Orchestra K.313) e contenute nei registratori e amplificate mediante gli stessi microfoni. Al termine una batteria di flash luminosi interrompe il dialogo illuminando a tratti le due figure, riverse sulle sedie. * il 25 e 26 ottobre ingresso € 3 per: Festa del Teatro - Teatri aperti Fanny & Alexander è una bottega d’arte fondata a Ravenna nel 1992 da Luigi de Angelis e Chiara Lagani. Ha finora prodotto una cinquantina di eventi, tra spettacoli teatrali e produzioni video e cinematografiche, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, convegni e seminari di studi, festival e rassegne. Nel 2006 ha portato a termine un progetto triennale legato al romanzo Ada di Nabokov svoltosi per tappe in una copiosa germinazione di spettacoli, eventi installativi e cinematografici, percorsi d’indagine letteraria culminati con la pubblicazione nel 2006 del libro Ada - romanzo teatrale per enigmi in sette dimore liberamente tratto da Vladimir Nabokov edito da Ubulibri e del dvd Rebus per Ada di Fanny & Alexander e Zapruder Filmmakersgroup per Luca Sossella editore nel 2007. Luigi de Angelis, regista, scenografo, grafico, filmmaker, light e sound designer, assemblatore musicale e performer. Ha studiato canto gregoriano e pianoforte. Le sue ideazioni partono da una interrelazione tra musica, spazio sonoro e spazio scenico che coniuga gli sviluppi più interessanti delle arti figurative e del repertorio musicale contemporaneo. Chiara Lagani è drammaturga, scrittrice, studiosa del linguaggio, costumista e attrice. Da anni compie un complesso lavoro di tessitura culturale e di indagine tematica assieme a studiosi e ricercatori quali Stefano Bartezzaghi, Margherita Crepax, Florence de Mèredieu, Alan Jay Edelnant, Elisabetta Gulli Grigioni, Jean Jacques Lecercle, Idolina Landolfi, Caterina Marrone, Antonella Sbrilli, Luca Scarlini, Maria Sebregondi, Rodolfo Sacchettini, Cristina Terrile. Ha condotto diversi laboratori per attori in Europa, ma anche conferenze in centri culturali e teatrali. Marco Cavalcoli, attore. Dal 1997 è parte integrante della compagnia. Il suo percorso si intreccia a quello della compagnia Teatrino Clandestino negli spettacoli: Mondo Mondo (1995), Sinfonia Majakovskiana (1997) e Ossigeno (2006). Iniziative collaterali agli spettacoli di Fanny & Alexander: IL RUMORE DELLE IMMAGINI. Presentazioni di libri presso il Ristorante LE QUINTE, all'interno del teatro: 22 ott. ore 21.45 “La foto di Moro”, di Marco Belpoliti (ed. Nottetempo, 2008). Partecipano l’autore e Fanny & Alexander. 25 ott. ore 21.45 “All’ordine del giorno è il terrore” di Daniele Giglioli (ed. Bompiani, 2007). Partecipano l’autore e Fanny & Alexander. 26 ott. ore 17.00 “6 SETT.2007” di Fanny & Alexander e Monica Bolzoni (ed. Il Vicolo, 2008). Partecipano gli autori e l’editrice Marisa Zattini. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Gli abbonati potranno inoltre assistere agli spettacoli programmati dal Teatro i con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto. Info: www.teatroi.org Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 22 settembre 2008 Comunicato Stampa 14 > 19 ottobre Mixò, in collaborazione con Associazione Teatrale Pistoiese, presentano in anteprima nazionale OLIO di Marco Calvani con Monica Scattini, Mauro Marino e Michael Schermi regia Marco Calvani Dopo il successo ottenuto con Le Mani forti, la pièce teatrale ispirata alle vicende di Erika e Omar, rappresentata anche in Spagna, Inghilterra ed Argentina, Marco Calvani debutta alla regia con Olio, una commedia nera interpretata da Monica Scattini, Mauro Marino e Michael Schermi, in scena in anteprima nazionale dal 14 al 19 ottobre 2008 al Teatro Out Off di Milano. Attingendo ancora all’attualità, Calvani in OLIO racconta in forma di monologo tre storie. Quella di Leo, un ambizioso attore di teatro che firmando un contratto per un reality show inizia una scalata verso il successo ma anche una vera discesa agli inferi, del suo compagno Miky un brillante avvocato ossessionato dall’idea di ridare un ordine al mondo, e di Giò, un agente di spettacolo arrivista, una macchina da lavoro e da soldi, vittima della propria ambizione e della propria solitudine. La parabola discendente di un attore che inseguendo il successo finisce per bruciare non solo la sua carriera ma la sua stessa identità, si intreccia con quella di altri personaggi che lottano, più o meno consapevoli, per mantenere quella piccola umanità che è loro ancora concessa, che si ingegnano per accaparrarsi l’amore, un pezzo d’eternità, e si ritrovano costretti ad una drammatica ed inevitabile presa di coscienza. I tre monologhi si sviluppano in un veloce e vorticoso susseguirsi di quadri in cui i singoli personaggi pur parlandosi rimangono separati fra di loro, senza toccarsi o guardarsi mai, isolati nel loro universo come nel loro destino. Un viaggio nelle coscienze dei tre protagonisti vuole essere così spunto per una lucida riflessione sullo sfarinamento morale dei nostri tempi, in cui come l’Olio o il petrolio tutto e tutti hanno un prezzo e in cui la televisione diventa il simbolo, la superficie patinata di un malessere ben più diffuso. Una favola ironica e cattiva sull’eterno conflitto fra la ragione e la passione, e sulla fragilità di un’identità al cospetto dell’autorità. Una commedia nera sulla paura della fine e della morte, e sulla umana folle rincorsa al possesso e all’affermazione di se stessi. Marco Calvani (1980), giovane attore formatosi alla scuola del Teatro della Limonaia debutta come drammaturgo nel 2002 con Quasi, scritto con Federica Santi. Dopo Teloleggonegliocchi! (2003) e un terzo lavoro per il Festival di Todi scrive nel 2005 per il Phoenix Theatre di Londra La vita bassa (Low Life) che girerà in Italia, Germania e Olanda. Le Mani Forti (2006), pièce liberamente ispirata alla tragedia di Novi Ligure, è attualmente in produzione in Europa e in Argentina. Mixò (www.mixonline.eu) nasce nel dicembre 2005 e riunisce giovani attori e autori italiani nello scopo di promuovere opere originali di teatro e di cinema. Ha sede a Roma e sta sviluppando progetti sia a livello nazionale, sia in ambito internazionale. Collabora tra gli altri con il Teatro Metastasio Stabile della Toscana di Prato e con il Duse Studio di Roma, centro internazionale di cinema e teatro. A livello internazionale sono collegati al Phoenix Theatre, al National Theatre e al Bush Theatre di Londra, agli Artistas Unidos di Lisbona, alla Platea Social di Barcellona e al Théatre des Celestins di Lione, con i quali sono in via di realizzazione progetti sulla nuova drammaturgia e sulla mescolanza dei diversi linguaggi teatrali. Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di Innovazione Milano, 9 settembre 2008 Comunicato Stampa 30 settembre > 12 ottobre PsicopompoTeatro Con il contributo di: IMAIE, Regione Lazio, Rialto Santambrogio, Banca IntesaSan Paolo Presenta HAMELIN di Juan Mayorga traduzione e regia: Manuela Cherubini luce: Gianni Staropoli suono: Grazieano Lella assistente alla regia: Claudia Gaviglia lettering di scena: Ale Sordi con Raimondo Brandi (Gianmaria); Luisa Merloni (Giulia e Licia - le madri); Mariano Nieddu (Giudice Montero); Alessandro Quattro (Alessio e Luca - il padre ed il fratello); Patrizia Romeo (Rachele - la psicopedagogista); Roberto Rustioni (Didascalista); Marco Vergani (Alessandro Riva) HAMELIN E’ una parabola contemporanea della fiaba “Il pifferaio di Hamelin”, che lo stesso Mayorga richiama spesso nel testo. Hamelin è l’inchiesta di un giudice istruttore intorno ad un caso di presunte molestie sessuali subite da un bambino. In scena agiscono il giudice e la sua famiglia, l’accusato, la vittima e la sua famiglia, una psicopedagogista e il didascalista, voce dentro e fuori dalla storia, che la racconta, la osserva, vi agisce e quindi, a volte, la modifica. In scena è anche la città, gli spettatori, che sono chiamati in causa a giudicare, ad interrogarsi sulla validità del proprio sguardo e sulla natura stessa del mezzo, del teatro. In Hamelin le incertezze dominano il gioco investigativo, alla ricerca non di un territorio franco, ma dello sguardo dello spettatore, guidandolo ad osservare le perversioni suscitate dall’anonimato urbano e quelle che alimentiamo noi stessi, protetti da un’idea puramente formale di ordine sociale. Sono un uomo, niente di ciò che è proprio dell’uomo mi è estraneo. Terenzio E all’improvviso un mormorio d’ombre, un rumore sinistro ai nostri piedi ci fa temere che i topi siano già qui, fra di noi. E mentre corriamo in cerca dei bambini, temiamo che il “c’era una volta” ci raggiunga come una lingua nera. E che, come una profezia, si compia per noi la fiaba. Juan Mayorga Hamelin è un’opera sul linguaggio. “Su come si forma e su come ammala il linguaggio”, perché il linguaggio è un corpo vivo, può ammalarsi ed ammalare la realtà. Una cosa è il nome che decidiamo di darle. La Verità è questo: ciò che noi desideriamo sia, ciò che noi temiamo sia. A perdere in questo gioco, sono coloro che non possiedono gli strumenti per dominare il linguaggio: i più poveri, i più piccoli. Manuela Cherubini Juan Mayorga è nato a Madrid nel 1965. Potrà sembrare strano, ma il suo curriculum accademico conta una laurea in Matematica e un dottorato in Filosofia. Teatralmente si è formato con il drammaturgo cileno Marco Antonio de la Parra, con Sarah Kane, e con José Sanchis Sinisterra. Dal 1998 insegna Drammaturgia e Filosofia presso la Real Escuela Superior de Arte Dramático de Madrid; è membro fondatore del collettivo teatrale “El Astillero”, e membro del consiglio di redazione delle riviste “Primer Acto” e “Acotaciones”. Come autore si è rivelato all’attenzione del pubblico nel 1998 con Cartas de amor a Stalin, ma la consacrazione è avvenuta nel 2003 con Alejandro y Ana. Lo que España no pudo ver del banquete de la boda de la hija del presidente (scritta a quattro mani con Juan Cavestany), seguito l’anno successivo da Últimas palabras de Copito de Nieve, entrambe portate in scena dalla compagnia Animalario. Mayorga è oggi probabilmente l’autore in castigliano più rappresentativo e importante della sua generazione. Hamelin, la sua ultima opera, ha fatto incetta di Premi Max, il più prestigioso riconoscimento del teatro spagnolo. Il 9 ottobre al Salón de Actos • Instituto Cervantes • via Dante, 12 • Milano, ore 18.00 Presentazione della monografia: Juan Mayorga. Teatro - edizioni Ubulibri Himmelweg, Animali notturni, Hamelin, Il ragazzo dell’ultimo banco Insieme al drammaturgo Juan Mayorga, saranno presenti Franco Quadri (editore Ubulibri di Milano), Davide Carnevali (curatore del volume), Antonella Caron (traduttrice) e Manuela Cherubini (regista) Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20 Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Stabile di Innovazione 30 luglio 2008, ore 21 FOTOFINISH con Antonio Rezza allestimento scenico Flavia Mastrella mai scritto da Antonio Rezza regia di Flavia Mastrella e Antonio Rezza E’ la storia di un uomo che si fotografa per sentirsi meno solo. E grazie alla moltiplicazione della sua immagine arriva a credersi una moltitudine che non c’è. Alla fine capisce che nulla è mai esistito. L’unica cosa che esisteva era la sua solitudine. Che non può essere fotografata perché la solitudine è l’assenza di chi non ti è vicino. Flavia Mastrella e Antonio Rezza dal 1987 hanno realizzato otto opere teatrali interpretate da Antonio Rezza all’interno degli spazi ideati dall’artista e scultrice Flavia Mastrella. Oltre al teatro e all’arte il loro interesse si è rivolto anche al cinema, alla televisione e alla narrativa. Insieme hanno prodotto e realizzato numerosi cortometraggi e tre film: “Escoriandoli”, presentato a Venezia nel 1996, ”Delitto sul Po”, antifilm a corpo morto del 2001 e “Fotofinish 2” del 2007. Per la televisione hanno scritto e diretto tra il 1999 e il 2000 il programma “Troppolitani”, interviste a corpo libero condotte da Rezza e trasmesse su RAI 3. Tra il 1990 e il 2000 Flavia Mastrella espone sculture, video-sculture e foto a Roma e Zurigo. Antonio Rezza è anche autore di quattro romanzi , il suo ultimo lavoro s’intitola “Credo in un solo oblio” edito da Bompiani (2007). Orario spettacolo: ore 21 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Ingresso libero fino ad esaurimento posti (Posti già esauriti) Informazioni e prenotazioni 02.34532140 (lun./ven. dalle 10 alle 20) Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it ; www.rezzamastrella.it |
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Dal 7 al 9 luglio 2008 |
| Milano, 28 maggio 2008 COMUNICATO STAMPA Teatro Out Off in collaborazione con si ringrazia per il contributo il Ministero della Cultura Spagnolo Presenta: 9 e 16 giugno, ore 21.00 (Ingresso libero) CONTRASTI POETICI – decima edizione a cura di Milo De Angelis letture di Viviana Nicodemo e Paolo Cosenza 9 giugno - Spagna – Susanna Rafart, Vincente Valero, 16 giugno - Francia – Luis Mizon , Jean-Baptiste Para La decima edizione di Contrasti poetici si apre alla poesia europea. E’ un viaggio tra gli autori più importanti del nostro tempo. Un viaggio destinato a ripetersi nelle prossime edizioni, una proposta di studio, traduzione, conoscenza. La poesia spagnola di oggi viene rappresentata da Vicente Valero, autore immerso nelle metamorfosi del paesaggio, nella sua vita segreta ed enigmatica. Ascolterete poi Susanna Rafart, lirica e drammatica, che scrive in catalano ed è la voce più significativa di questa lingua affascinante. Per la Francia abbiamo scelto Jean-Baptiste Para, nel cui verso risuona una potente vena di pensiero, di sapienza e di inquietudine, e Luis Mizon, poeta cileno emigrato a Parigi, con i suoi versi d’ amore e di ombra, intrecciati in una sintesi fulminea. Susanna Rafart, nata a Ripoll nel 1962, vive a Barcellona. Ricordiamo le sue opere poetiche: Olis sobre paper (1996), Reflexió de la llum (1999), Jardins d’amor advers (2000), Pou de glaç (2002), Retrat en blanc (2004), Molino en llamas/Molí encès (2005), Baies (2005). Nel 2005 è uscito (Ed. Crocetti) Pozzo di neve. Vicente Valero vive a Ibiza, dove è nato nel 1963. Ha pubblicato sei libri di poesia: Jardín de la noche (1986), Herencia y fábula (1989),Teoria solar (1992),Vigilia en Cabo Sur (1999), Libro de los trazados (2005), Dias del bosque (2008). E’ presente nelle maggiori antologie della poesia spagnola di oggi. Luis Mizon è nato a Valparaiso (Cile) nel 1942. Vive in Francia dal 1973. Tra le opere poetiche: Poèmes du Sud (trad R. Caillois),Terre brûlée (1986), Le songe du figuier en flammes (1999), L’escargot (2006), Poème d’Eau et de Lumière (2007). In italiano è uscito, a cura di Mia Lecomte, La casa del respiro (Ed. La Vita Felice). Jean-Baptiste Para, nato nel 1956, vive a Parigi. Critico e poeta, dirige la rivista Europe. Ha tradotto alcuni dei maggiori poeti italiani. Tra i suoi libri ricordiamo: Arcanes de l’ermite et du monde (1985), Atlantes (1991), La faim des ombres (2006). Suoi testi sono apparsi su Poesia (n. 212) e clanDestino (1/2007). Milo De Angelis vive a Milano, dove è nato nel 1951. È tra i poeti italiani più significativi dell’ultima generazione sia per l’opera in versi sia per il contributo al dibattito teorico sul fare poetico. Numerose sono le sue pubblicazioni: Somiglianze (1976), Millimetri (1983), Terra del viso (1985), Distante un padre (1989). Sul piano critico vanno segnalati il volume Poesia e destino (1982) e la direzione di Niebo, rivista che si caratterizza per l’estremo rigore della ricerca e del rifiuto di ogni compromesso. De Angelis è autore anche di un’opera narrativa a metà strada tra fiaba e romanzo, La corsa dei martelli (Guanda, 1979). Con Tema dell’addio ha vinto il Premio Viareggio 2005. CONTRASTI POETICI 1999 - 2008 Edizione 1999 Vivian Lamarque , Luca Ragagnin; Nanni Balestrini, Francesca Genti, Elio Pagliarani, Rosaria Lo Russo, Milo De Angelis, Aldo Nove, Tommaso Ottonieri Edizione 2000 Maurizio Cucchi, Giovanna Sicari, Michelangelo Coviello, Rosaria Lo Russo, Giancarlo Majorino, Lello Voce, Giorgio Orelli; Fabio Pusterla, Franco Loi, Marco Berisso Edizione 2001 Giuseppe Conte, Isabella Vicentini, Roberto Mussapi, Davide Rondoni, Gabriela Fantato, Valentino Zeichen, Giusi Busceti, Rosita Copioli, Marco Guzzi, Emi Rabuffetti Edizione 2002 Danilo Bramati, Alessandro Ceni, Cristina Annino, Luigi Fontanella, Mario Santagostini, Patrizia Valduga, Roberto Carifi, Giancarlo Pontiggia, Mariangela Gualtieri, Paolo Lanaro Edizione 2003 Elio Pecora, Giovanna Sicari, Antonella Anedda, Stefano Raimondi, Sebastiano Aglieco, Albino Crovetto Edizione 2004 Bianca Dorato, Franco Loi, Raffaello Baldini, Franca Grisoni, Ida Vallerugo, Edoardo Zuccato, Edizione 2005 Assunta Finiguerra, Achille Serrao, Francesco Granatiero, Stefano Marino, Franco Cocco, Nino De Vita Edizione 2006 Roberto Bacchetta, Corradi Benigni, Andrea Ponso, Francesca Serragnoli, Mariarita Stefanini, Tiziana Cera Rosco, Isabella Leardini, Daniele Mencarelli, Daniele Piccini, Isacco Turina, Lorenzo Chiuchiù, Andrea Leone, Stefano Massari, Sarah Tardino, Vladimiro Cislaghi Edizione 2007 Gianmaria Annovi, Roberto Bartoli, Elisa Biagini, Dome Bulfaro, Massimo Baldi, Massimo Gezzi, Francisca Paz Rojas, Alberto Pellegatta, Davide Brullo, Roberta Castoldi, Matteo di Meco, Carla Saracino Edizione 2008 Susanna Rafart, Vincente Valero, Luis Mizon , Jean-Baptiste Para Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano INGRESSO LIBERO Letture: ore 21.00 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105; email info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Comunicato stampa Milano, 25.05.08 Dal 3 giugno al 6 luglio (Prima per la stampa e la critica, martedì 10 giugno) Produzione Teatro Out Off LA SERVA AMOROSA di Carlo Godoni regia Lorenzo Loris con Elena Callegari (Corallina), Giovanni Franzoni (Ottavio), Giorgio Minneci (Pantalone), Paola Campaner (Rosaura), Stefania Ugomari Di Blas (Beatrice), Alessandro Tedeschi (Florindo), Nicola Ciammarughi (Arlecchino), Emilio Zanetti (Brighella), Davide Giacometti (Lelio) scene Daniela Gardinazzi costumi Nicoletta Ceccolini consulenza musicale e musiche di Andrea Mormina luci Luca Siola; fonica e video Fabio Cinicola; foto Agneza Dorkin Dopo aver lavorato per anni sulla nuova drammaturgia e su quella del ‘900 Lorenzo Loris, regista di riferimento dell’Out Off, da qualche anno ha deciso di confrontarsi con i massimi autori del passato, ma sempre con occhio e sensibilità contemporanee. “La serva amorosa” è il secondo testo di Goldoni che Loris mette in scena, il primo fu nel 2006 “L’ultima sera di carnevale”, e sicuramente l’attrazione del regista per questo autore sta nel fascino moderno dei suoi personaggi, in quelle memorabili figure femminili che racchiudono una complessità umana straordinariamente attuale ancora oggi a duecentocinquanta anni di distanza. In questa commedia Goldoni fa di Corallina, la serva amorosa, quasi un’eroina per intelligenza, capacità di relazioni e psicologia nel capire gli uomini e le loro debolezze e nell’agire con malizia e ingegno tutte femminili. Un divertito omaggio a tutte le donne e alla loro, a volte, spregiudicata concretezza. Ma Loris non manca di notare nella sua rilettura come la superficie leggera dell’intreccio nasconda un affresco lucido e impietoso di una società avida e venale, dove i rapporti tra le persone sono determinati solo dal denaro e dall’interesse, uno spaccato esemplare in perfetto equilibrio tra leggerezza e disincanto che rendono quest'opera veramente innovativa e affascinante. (…) La signora Medebac mi forniva idee interessanti, patetiche o d'una comicità semplice e innocente; e la signora Marliani, vivace, spiritosa e naturalmente scaltra, mi stimolava felicemente l'immaginazione, e mi incoraggiava a lavorare in quel genere di commedie che richiedono finezza e artificio. Cominciai con La serva amorosa, cioè in francese la Suivante généreuse, perché l'aggettivo amoroso in italiano si applica sia all'amicizia che all'amore. Corallina, giovane vedova ed ex-domestica di Ottavio, vecchio negoziante veneziano, è legata d'amicizia disinteressata a Florindo, figlio di primo letto del suo ex-padrone: lo accoglie in casa, e assiste con ogni cura l'infelice giovane, scacciato dalla casa patema dalla malignità d'una matrigna avida e barbara. Non basta: Florindo è innamorato di Rosaura, figlia unica di Pantalone: sa che la ragazza risponde al suo sentimento, ma la durezza del padre non gli permette di sposarsi, e d'altra parte crede di essere obbligato dalla riconoscenza a sposar Corallina. Quella donna virtuosa comincia a persuaderlo che per lei non è un'offesa se lui ne sposa un'altra; poi tanto fa che convince Pantalone ad accordare la figliuola a Florindo, a patto che questi torni in casa del padre. Si trattava di conquistare la fiducia di Ottavio e di annientare le calunnie e gli artifici d'una donna maligna e amata. Col suo spirito Corallina ci riesce: Ottavio è convinto della falsità della consorte, riconosce l'innocenza del figlio e stende in suo favore il testamento che stava ideando. La commedia incontrò moltissimo. (…) Carlo Goldoni (…) Dicesi che Corallina parla più che da Serva, ed opera con troppo ingegno e con troppo fina condotta. Ciò è vero, se tutte le Serve hanno ad essere quelle sciocche, che tali Critici avranno praticato soltanto; ma io ne ho conosciute delle bene educate, delle pronte di spirito, capaci de' più difficili, de' più delicati maneggi. lo non imbarazzo questa mia Serva in cose superiori al femminile talento: ella è una femmina più accorta di molte altre, siccome lo è effettivamente l'Attrice medesima, che ha tal carattere rappresentato. È osservabile in questa Commedia il carattere della Matrigna, che per far la fortuna di un suo Figliuolo cerca rovinare il Figliastro, ed è non meno essenziale il personaggio di Ottavio, accecato dalle lusinghe della seconda Moglie a segno di abbandonare il proprio Figlio, sagrificandolo alla tirannide di una Donna mal conosciuta. Corallina ha il merito di disingannare il buon Vecchio, di svelare le mali arti della Matrigna, e di restituire allo stato suo il povero sventurato Florindo, onde le se adatta mirabilmente il titolo di amorosa. (…) Carlo Goldoni Goldoni nacque a Venezia il 25 Febbraio 1707 da una famiglia borghese. Iniziati gli studi a Rimini, dopo un periodo avventuroso che lo portò anche a seguire una compagnia di comici a Chioggia, si laureò in giurisprudenza a Padova e intraprese la carriera forense. Fu però la passione per il teatro a caratterizzare la sua inquieta esistenza. Nel 1734 incontrò a Verona il capocomico Giuseppe Imer e con lui tornò a Venezia dopo aver ottenuto l'incarico di scrivere testi per il teatro San Samuele. Seguendo a Genova la compagnia Imer, conobbe e sposò Nicoletta Conio. Nel 1748 tornò a Venezia e fino al 1753 scrisse per la compagnia Medebac una serie di commedie, in cui, distaccandosi dai modelli della commedia dell'arte, realizza i principi di una "riforma" del teatro. Sono di questo periodo: La bottega del caffè, La serva amorosa, La locandiera. Dopo aver rotto con il Medebac, Goldoni assume un nuovo impegno con il teatro San Luca di Venezia che durerà fino al 1761. E’ di questo periodo il suo capolavoro Il Campiello, mentre nell’ultimo anno della sua permanenza nella città lagunare realizza la Trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di carnovale. Nel 1762 Goldoni si trasferisce a Parigi per occuparsi della Comédie Italienne dove riprende una battaglia di riforma. Goldoni insegnò l'italiano alla famiglia reale e nel 1769 ebbe una pensione di corte. Tra il 1784 e l'87 scrisse in francese la sua autobiografia, Mémoires. La rivoluzione francese sconvolse la sua vita e, con la soppressione delle pensioni di corte, morì in miseria il 6 febbraio 1793. Le sue ossa sono andate disperse. Lorenzo Loris, regista storico della compagnia, in vent’anni di collaborazione con l’Out Off ha realizzato un originale percorso attraverso la drammaturgia contemporanea e del Novecento. Negli ultimi anni Lorenzo Loris ha sviluppato questo interesse allargandolo a un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questa direzione di lavoro lo ha portato ad affrontare parallelamente anche i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Spettacolo inserito nel carnet Invito a teatro e nell’abbonamento OutOff Card: 50 euro - 5 spettacoli; (under 25) 40 euro; (over 60) 35 euro abbonamento ai 3 spettacoli: Spettri di Ibsen ; Terra di nessuno di Pinter ; La serva amorosa di Goldoni 27 € Convenzioni: abbonati Teatro I 50% di sconto Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano - Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105; E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 28.04.2008 Comunicato stampa LA CONFESSIONE di Arthur Adamov traduzione di Enzo Lamartora regia e drammaturgia Roberto Trifirò con Roberto Trifirò scene Gianni Carluccio trucco Maria Boykova assistente alla regia Sonia Bonacina Luci Luca Siola Fonica Fabio Cinicola Foto Agneza Dorkin Produzione Teatro Out Off Teatro Out Off dal 5 al 25 maggio 2008 - PRIMA NAZIONALE PER LA STAMPA MARTEDI’ 6 MAGGIO L’Aveu (La confessione) descrive la grave crisi spirituale e psicologica che Adamov dovette affrontare nella sua vita d’artista e di uomo. Nella prima parte, datata “Parigi 1938”, l’autore cerca conforto nei sogni e nella preghiera: nei sogni che sono “il grande movimento silenzioso dell’anima durante la notte” e nella preghiera che è “il bisogno disperato dell’uomo, immerso nel tempo, di cercare rifugio nella sola entità che poterebbe salvarlo, la proiezione al di fuori di lui di ciò che in lui partecipa dell’eternità”. Ma allora chi pregare? “Il nome di Dio non dovrebbe più uscire dalla bocca dell’uomo. Questa parola, logorata dall’uso, dopo un così lungo tempo, non significa più niente…”. Così la crisi della fede diviene anche la crisi del linguaggio. Nella parte successiva de L’Aveu, datata “Parigi 1939, l’umiliazione senza fine”, Adamov fornisce una descrizione dettagliata e sincera della sua nevrosi tale da consentirgli di accedere, attraverso la singolarità del suo male, alle grandi leggi universali nelle quali si esprime la più alta comprensione del mondo. Adamov tenta poi una diagnosi della nostra epoca in un capitolo intitolato: “Le temps de l’ignominie”. Egli definisce ignominia ciò che non ha nome, l’innominabile, ed il compito del poeta non consiste nel chiamare ciascuna cosa col proprio nome quanto nel “denunciare… i concetti degenerati, le vuote astrazioni che hanno usurpato… le spoglie funebri dei vecchi nomi sacri”. La degradazione del linguaggio è l’espressione del male più profondo della nostra epoca. Ciò che si è perduto è il senso del sacro, ma questa degradazione e questa disperazione sono forse delle tappe necessarie per un rinnovamento. Così il solo dovere dell’uomo è di strapparsi di dosso tutte le pelli morte finché “troverà se stesso nell’ora della grande nudità”. In questo documento di impietosa autorivelazione, Adamov espone tutta una filosofia del Teatro dell’Assurdo, molto prima di cominciare a scrivere la sua prima commedia. Attraverso questo testo, percepiamo uno spirito che pone le basi della propria salvezza mediante l’autointrospezione e l’inventario impietoso del proprio stato. Considero L’Aveu un viaggio nell’abisso dell’esistenza umana, viaggio attraverso la parola, parola diventata carcassa, svuotata di senso, fantasma di sé, parola che qui cerca di recuperare un senso originario, puro, sacro. Un uomo solo, in scena, vaga nel perimetro dei suoi muri… tenta di abbatterli… mastica parole… Ogni esistenza è un muro, e nel mondo i muri sono tanti quanti gli uomini che soffrono da soli… Uomo che parla o è parlato? Uomo che si muove o è mosso? Uomo che desidera farsi umiliare dalla donna. Uomo che vuole scavare nel profondo della sua coscienza, uomo che cerca un senso, che ama la vita e pensa al suicidio. Ci saranno finestre sospese, frammenti di camere delimitate da plastiche trasparenti, specchi, carta disseminata, letti arrugginiti. Le realtà si moltiplicano nell’aleatorietà del suo percorso verso il non si sa dove. Fin qui non ho fatto che abbozzi, dirà, dirò; adesso devo dare forma a tutto ciò che ho soltanto balbettato, dirà, dirò. Da oggi dovrò sforzarmi di vivere. Bisogna continuare. E io continuo. Dirà. Dirò. Forse. Roberto Trifirò Arthur Adamov (1908-1970) di origine Armena, vive quasi tutta la sua vita a Parigi dove viene in contatto con i fermenti culturali e gli ambienti letterari e soprattutto con la lezione di Antonin Artaud. Ne "La Confessione", vera e propria rivelazione dell'angoscia dell'autore dinnanzi al vuoto esistenziale, si percepisce la fascinazione delle teorie di Freud. Decisiva nella sua vita l'adesione al partito comunista che lo porta a condividere gli obiettivi drammaturgici enunciati da Bertolt Brecht, nella sua ricerca di un teatro anche politico. L'attenzione al disagio psichico dell'umanita', al non-sense dell'esistenza trova la sua espressione, in Adamov, in una progressiva distruzione del linguaggio che lo avvicina al teatro dell'assurdo. Roberto Trifirò, come attore ha lavorato con i registi italiani e stranieri più importanti tra cui Bob Wilson, Aldo Trionfo, Luca Ronconi, Sandro Sequi, Stefan Braunschweig, Pier’Alli, Cesare Lievi, Antonio Calenda, Monica Conti. Tra i suoi più recenti lavori come regista e interprete ricordiamo: “La felicità coniugale” due atti unici di A. Cechov (2003); “Non si sa come” di Luigi Pirandello (2004); “Il cerchio incantato” da “Il monaco nero” di Anthon Cecov (2005) di cui ha curato anche la drammaturgia ; “Identità violate”, due atti unici “Il bicchiere della staffa” di Harold Pinter e “Catastrofe” di Samuel Beckett (2006); “Piccinì” da Luigi Pirandello (2007); Filax Anghelos di Renato Sarti (2008). Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Spettacolo inserito nel carnet Invito a teatro e nell’abbonamento OutOff Card: 50 euro - 5 spettacoli; (under 25) 40 euro; (over 60) 35 euro Convenzioni: Gli abbonati del Teatro I hanno la possibilità di assistere alle produzioni del Teatro Out Off al 50% di sconto, allo stesso modo i nostri abbonati usufruiranno della stessa facilitazione per gli spettacoli prodotti dal Teatro I (www.teatroi.org). Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| COMUNICATO STAMPA Milano, 21 aprile 2008 Teatro Out Off dal 17 al 23 aprile 2008 UP TO DATE PiccoloAtlanteDelleContaminazioniContemporanee seconda edizione un progetto di Crt Artificio, Change Performing Arts e Teatro Out Off in collaborazione con Comune di Milano Settore Cultura Al coinvolgente turbine di attività e di iniziative che il Salone del Mobile risveglia in tutta la città dallo scorso anno si è aggiunto un nuovo appuntamento: UpToDate, occasione per conoscere alcune delle forme più interessanti e vitali delle contaminazioni tra linguaggi artistici. L’arte per sua stessa natura rifugge le categorie, invade nuovi spazi, si mette costantemente in discussione. In questa seconda edizione si presentano tre progetti di artisti che, con modalità personali e molto differenti tra loro, fanno della sperimentazione la linfa vitale della loro attività. La rassegna prosegue martedì 22 aprile con le fascinazioni sonore di Ezio Bosso - noto tra gli altri progetti di cui è stato protagonista per le vibranti musiche dei film di Gabriele Salvatores - che ci regala un fantasmagorico percorso nei sogni e nei colori attraverso la musica da camera per quartetto e contrabbasso da lui composta. Un viaggio travolgente accompagnato e incorniciato dalle elaborazioni video dello stesso Bosso e di Giuseppe Zambon. Considerato uno dei rari virtuosi di contrabbasso, come solista e direttore Ezio Bosso si è esibito in Europa, America del Nord e America Latina, Australia, Stati Uniti e Israele. Ha partecipato a prestigiosi Festival Musicali Internazionali. Nel maggio 2005, un brutto incidente alla mano sinistra interrompe la sua carriera di strumentista portandolo a dedicarsi principalmente alla composizione e alla direzione. Come compositore, dal 1996 ha scritto musica per teatro e per spettacoli di danza. Ha creato inoltre colonne sonore per il cinema muto (ricordiamo The Lodger, sulla copia restaurata del film di uno dei primi film di Hitchcock) e ha lavorato nel cinema contemporaneo con registi come Tavarelli, Terracciano, Porporati, ma soprattutto con Gabriele Salvatores (Oscar® 1996) con il quale è nato un sodalizio costante e del quale firma le musiche di tutti i suoi progetti. Nel 2003 con la musica del film “Io non Ho Paura”, Bosso viene acclamato internazionalmente come compositore innovativo sia nell’ambito musicale che cinematografico, dalla critica e dal pubblico. È l’unico compositore classico italiano ad aver ricevuto l’Italian Music Award (Italian Grammy). La sua musica è distribuita da BMG RCA, Sony, Warner ed è eseguita in Europa, Giappone, America Latina, Australia. Dal 2005 tutte le sue composizioni vengono prodotte da Hector Castillo e Dan Bora (David Bowie, Lou Reed, Philip Glass) presso il Looking Glass Studio di Philip Glass a New York. Prossimo e ultimo appuntamento mercoledì 23 con il nuovo progetto di uno dei protagonisti della scena artistica newyorkese: Paul Miller, internazionalmente noto come DJ Spooky. A Milano presenta la prima parte di una performance multimediale che si propone di tratteggiare il ritratto acustico di un continente che cambia rapidamente, l’Antartico. PROGRAMMA DEI PROSSIMI GIORNI martedì 22 aprile Ezio Bosso, Buxusconsort e Giuseppe Zambon MUSICA DA CAMERA PER COLORI IN CORSA con Ezio Bosso (contrabbasso e direzione), Giacomo Agazzini (violino), Roberta Bua (violino), Roberto Tarenzi (viola), Claudio Ravetto (violoncello), Giuseppe Zambon (video) mercoledì 23 aprile DJ Spooky TERRA NOVA: STUDI PER ANTARCTIC SUITE (I PARTE) con DJ Spooky Commissionato da BAM per the 2009 Next Wave Festival Melbourne International Arts Festival 2008 Change Performing Arts Dartmouth College – UK Prenotazioni, tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20. Prevendita: Ticketone 02.392261 www.ticketone.it www.happyticket.it Biglietti: 12 € Riduzioni: under 25, 8 €; over 60, 6 € Trasporti pubblici: tram 12/14 ; Accesso disabili: con aiuto Orario spettacoli: ore 20.45 Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 16 aprile 2007 Lunedì 21 aprile, ore 21.15 Cristiani di Allah di e con Massimo Carlotto con Massimo Carlotto – voce narrante Maurizio Camardi – sassofoni, duduk, flauti etnici Mauro Palmas – liuto cantabile con la partecipazione di Patrizia Laquidara – voce e Mirco Maistro – fisarmonica, Rachele Colombo – percussioni Regia di Velia Mantegazza, Loris Contarini Testo spettacolo di Massimo Carlotto Musiche di Maurizio Camardi, Mauro Palmas Liberamente ispirato al romanzo omonimo di Massimo Carlotto pubblicato dalle edizioni E/O. Le musiche dello spettacolo sono contenute nel cd allegato al libro. Una produzione di Gershwin Spettacoli In coproduzione con Sosia & pistola, Jazzin’ Sardegna In collaborazione con Porsche House Milano Ingresso libero fino ad esaurimento posti Presentazione Tra il 1500 e il 1800 nel solo Maghreb oltre 300.000 cristiani abiurarono per abbracciare l’Islam. Una parte si convertì per sfuggire alla schiavitù, l’altra scelse liberamente per sfruttare le occasioni offerte da una società dove il destino degli uomini non era deciso fin dalla nascita come in Europa ma ognuno era “fabbro di se stesso”. E furono i rinnegati, come venivano chiamati gli ex cristiani, a diventare i principali artefici della grandezza di Algeri, Tripoli e Tunisi. Ne ebbero saldamente in mano il potere, contribuirono all’espansione dell’Impero Ottomano ma furono anche il “motore” principale dell’economia del Mediterraneo basata sul commercio degli schiavi e sulla guerra di corsa, il cui sbocco principale era la stessa Europa cristiana che assorbiva la maggior parte delle merci depredate dai “turchi”. Cristiani di Allah racconta l’Algeri del 1542 attraverso le vicende personali di Lucia De Jani, famosa cantante veneziana catturata in mare in compagnia dei suoi due musicisti – Miali il sardo e Missak l’armeno – dal corsaro rinnegato Redouane Rais. Una Algeri dove approdano tranquillamente navi di regni europei che hanno stretto accordi diplomatici o commerciali con il governo locale e dove approdano quelle algerine cariche di schiavi cristiani. Lucia, Missak e Miali ci raccontano la straordinaria epopea dei rinnegati, rimossa, a parte qualche lodevole eccezione, dalla storiografia occidentale che ha cristallizzato la lettura del periodo storico in una granitica divisione tra culture incapaci di comunicare. In realtà, grazie ai rinnegati, il dialogo era ben aperto e il conflitto tra religioni serviva solo a celare la motivazione di fondo di quella guerra perenne e cioè il controllo militare ed economico del Mediterraneo. Tra l’altro i rinnegati ebbero buon gioco nel rendere più aperto e più tollerante l’islam maghrebino e non a caso in quell’epoca omosessuali e alchimisti potevano trovare ospitalità nelle città corsare mentre nei regni cristiani ardevano i roghi del Sant’Uffizio. Lo spettacolo è il risultato finale di un lungo e articolato progetto nato dall’incontro tra lo scrittore Massimo Carlotto e i musicisti Maurizio Camardi e Mauro Palmas che hanno lavorato parallelamente basandosi sulle stesse fonti storiche. Il primo naturale effetto di questo incontro è stata la scelta di allegare il cd al romanzo Cristiani di Allah, edito dalle edizioni E/O, essendone di fatto la naturale colonna sonora, ma il desiderio comune di raccontare una storia così straordinaria ma anche così storicamente complessa ha convinto Carlotto, Camardi e Palmas di portarla anche a teatro. Mentre nel romanzo l’io narrante è il corsaro Redouane, nello spettacolo testo e musiche narrano le vicende dei tre schiavi. Due punti di vista totalmente differenti e in aperto conflitto ma che completano un percorso iniziato ormai tre anni fa. Teatro Out Off, via Mac Mahon, 16 Milano – ore 21.15 Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; sabato 11>13 e dalle 16.00. Orario spettacolo: ore 21.15 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| COMUNICATO STAMPA Milano, 14 aprile 2008 Teatro Out Off dal 17 al 23 aprile 2008 UP TO DATE PiccoloAtlanteDelleContaminazioniContemporanee seconda edizione un progetto di Crt Artificio, Change Performing Arts e Teatro Out Off in collaborazione con Comune di Milano Settore Cultura Al coinvolgente turbine di attività e di iniziative che il Salone del Mobile risveglia in tutta la città dallo scorso anno si è aggiunto un nuovo appuntamento: UpToDate, occasione per conoscere alcune delle forme più interessanti e vitali delle contaminazioni tra linguaggi artistici. L’arte per sua stessa natura rifugge le categorie, invade nuovi spazi, si mette costantemente in discussione. In questa seconda edizione si presentano tre progetti di artisti che, con modalità personali e molto differenti tra loro, fanno della sperimentazione la linfa vitale della loro attività. Ad aprire la settimana, Michela Lucenti coreografa che a partire dal movimento e dall’interazione dei corpi è arrivata a concentrarsi sulle vibrazioni interiori che producono il suono della voce umana: dall’incontro con l’artista visiva Marzia Migliora nasce il progetto ‘Concerto per naufragio interiore’, che richiama il mito antico delle Sirene e lo accosta alla drammatica attualità delle incerte traversate nel Mediterraneo dei barconi a cui si aggrappano i sogni di tanti disperati emigranti in fuga. A seguire, le fascinazioni sonore di Ezio Bosso - noto tra gli altri progetti di cui è stato protagonista per le vibranti musiche dei film di Gabriele Salvatores - che ci regala un fantasmagorico percorso nei sogni e nei colori attraverso la musica da camera per quartetto e contrabbasso da lui composta. Un viaggio travolgente accompagnato e incorniciato dalle elaborazioni video dello stesso Bosso e di Giuseppe Zambon. Infine il nuovo progetto di uno dei protagonisti della scena artistica newyorkese: Paul Miller, internazionalmente noto come DJ Spooky. A Milano presenta la prima parte di una performance multimediale che si propone di tratteggiare il ritratto acustico di un continente che cambia rapidamente, l’Antartico. Le registrazioni di Miller fatte da una sala di incisione portatile - allestita per catturare le qualità acustiche delle forme glaciali - riflettono un ambiente la cui morfologia muta costantemente e minaccia perfino di sparire con violenza. I suoni sono accompagnati da un’ampia raccolta di materiale visivo. Una performance unica e potente attorno al rapporto di scottante attualità tra l’uomo e la natura. PROGRAMMA giovedì 17, venerdì 18, sabato 19 aprile Michela Lucenti / Marzia Migliora CONCERTO PER NAUFRAGIO INTERIORE con Alice Conti, Ambra Chiarello, Michela Lucenti, Marzia Migliora, Lisa Pugliese e Emanuela Serra una produzione Balletto Civile con il contributo di Lia Rumma e Ratti martedì 22 aprile Ezio Bosso, Buxusconsort e Giuseppe Zambon MUSICA DA CAMERA PER COLORI IN CORSA con Ezio Bosso (contrabbasso e direzione), Giacomo Agazzini (violino), Roberta Bua (violino), Roberto Tarenzi (viola), Claudio Ravetto (violoncello), Giuseppe Zambon (video) mercoledì 23 aprile DJ Spooky TERRA NOVA: STUDI PER ANTARCTIC SUITE (I PARTE) con DJ Spooky Commissionato da BAM per the 2009 Next Wave Festival Melbourne International Arts Festival 2008 Change Performing Arts Dartmouth College – UK Prenotazioni, tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20. Prevendita: Ticketone 02.392261 www.ticketone.it www.happyticket.it Biglietti: 12 € Riduzioni: under 25, 8 €; over 60, 6 € Trasporti pubblici: tram 12/14 ; Accesso disabili: con aiuto Orario spettacoli: ore 20.45 Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 17 marzo 2008 Comunicato Stampa Teatro Out Off, dal 25 al 30 marzo UN ANNO CON 13 LUNE di Rainer Werner Fassbinder un progetto di Michele Di Mauro e Egumteatro con Michele Di Mauro, Gisella Bein, Eugenia D’Aquino, Tatiana Lepore, Simona Nasi, Pasquale Buonarota, Massimo Giovara, Riccardo Lombardo Regia Annalisa Bianco e Virginio Liberti produzione Egumteatro, Fondazione Teatro Piemonte Europa, Festival delle Colline Torinesi, con il patrocinio della Regione Toscana-Sistema Regionale dello Spettacolo In ogni secolo gli anni con 13 lune sono sei. Il 2007 è il primo anno con 13 lune del nuovo secolo. Sono anni che suscitano profondissime crisi nei tipi emotivi. Il 1978 è stato un anno con tredici lune. Ed è proprio l'anno in cui si svolgono a Francoforte gli ultimi cinque giorni di vita di Elvira/Erwin Weishaupt, un transessuale. «Perché abbiamo scelto, tra tutti i meravigliosi testi teatrali di Fassbinder, proprio un film e per di più un film nato non come versione cinematografica di un suo testo teatrale? Risposta estetico-razionale: Perché, dopo tanta drammaturgia contemporanea, ci sembrava inevitabile confrontarci con la poetica di un autore che ha cinematografato il suo teatro e teatralizzato il suo cinema. Vogliamo capire come un’immagine nata bidimensionale, può acquisire volume, sudore, come può diventare tattile e come si possa realizzare questo stravolgimento ricreando e mantenendo l’emozione di una storia tanto semplice quanto crudele. Inoltre, troviamo fondamentale ripristinare un fare artistico che sia contemporaneamente gesto artistico, politico, etico ed emotivo. Risposta emotivo-irrazionale: Perché crediamo che il teatro debba e possa parlare ancora al cuore, al cervello, ai sensi e allo stomaco restituendoci la sensazione di essere persone intere e non corpi squartati seduti su una poltrona di velluto. Perché vogliamo occuparci della vita (proprietà di tutti) piuttosto che solo del teatro (proprietà di decodificatori convinti sapienti). Perché crediamo che ragione e “sragione” siano due differenti componenti del pensiero umano e, visto che il cervello ha due emisferi ed è decisamente sconosciuto, forse, c’è spazio per entrambe. Perché vogliamo emozionarci ed emozionare indipendentemente dalla strategia formale artistica». (Egumteatro) Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 26.02.2008 Comunicato Stampa Dal 5 al 20 marzo Prima nazionale una co-produzione Quinto Settano/Compagnia Kor/Kafka Motel/Teatro Out Off TRILOGIA DELLA VENDETTA con Gerardo Maffei Lara Franceschetti Rocco Ricciardulli regia Rocco Ricciardulli drammaturgia Rocco Ricciardulli e Giulio Baraldi luci Maria Pastore costumi Michela Battista Per la crudezza degli argomenti trattati si consiglia la visione ad un pubblico adulto Trilogia della vendetta affronta in tre atti unici la violenza sotto le sue molteplici forme. Può un evento cambiare irreversibilmente la nostra vita? In queste tre storie i personaggi sono come macchiati da un'ombra indelebile che segnerà la loro vita per sempre. Nel primo quadro un uomo,dopo un anno, trova la forza di vendicare la morte del fratello e lo fa istintivamente accecato da una rabbia mossa da qualcosa apparentemente inspiegabile. Nel secondo e terzo atto una donna viene stuprata e assistiamo ad una vendetta che stavolta si esplica in un modo diverso, sottile, psicologica. I personaggi sono come sospesi in una "nebbia" che rende la scena e loro stessi rarefatti, quasi trasparenti, freddi. E' il freddo della vita di chi, come i nostri personaggi, sono ormai coinvolti in qualcosa che ormai sfugge al loro controllo. Il colore grigio ghiaccio, gli oggetti trasparenti, le voci amplificate ci portano in un mondo in sospensione, indefinibile così vicino ormai a quello che oggi ci circonda. Rocco Ricciardulli e Gerardo Maffei hanno deciso di affrontare insieme questo nuovo e ambizioso spettacolo, che debutterà, in prima nazionale, al Teatro Out Off di Milano. Rocco Ricciardulli debutta come attore in due produzioni Rai :“Teatro in casa” e “Prima notte” di Pirandello.Attore di esperienza ventennale,lavora in diversi spettacoli, tra cui: “Coppia aperta quasi spalancata” di D. Fo e Franca Rame ; “La rosa tatuata” di T. Williams ; “Mobbing” di Giulio Baraldi, “Atti sovversivi” di A: Camus (teatro CRT Salone di Milano ).Nel 2005 fonda Compagnia Kor. E’autore e regista di “Ammerika!”, lavoro di denuncia sul tema dell’immigrazione. Attraverso spettacoli sul tema dell’integrazione, la sua attività si è caratterizzata sino ad oggi per la peculiarità di instaurare rapporti con le più importanti istituzioni teatrali estere (Canada, Danimarca, Bielorussia, Australia), con vivaci e frequenti scambi culturali. I testi degli spettacoli più rappresentativi di Compagnia Kor (“Ammerika!” e “Kor Vola”) sono il frutto di una ricerca di linguaggio tesa a rappresentare e identificare la cultura italiana nel mondo. Con “Il viaggio di Antonio” è protagonista di uno spettacolo che dopo molte repliche ha chiuso la sua tourneè a Toronto in Canada. Nel 2006 “Ammerika!” viene riproposto con ampio successo di pubblico e di critica al C.R.T. Salone di Milano a conclusione di una lunga tourneè (Progetto ETI). Gerardo Maffei si diploma nel 2001 presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Studia inoltre con Danio Manfredini, Anna Strasberg e Tiziana Bergamaschi. Nel 2007 viene selezionato per il progetto Masterclass di Luca Ronconi al Piccolo Teatro di Milano. Debutta nel 2001 con lo spettacolo “Didone Abbandonata”, di Metastasio, regia di Sergio Maifredi.Nel 2002 viene scritturato dal Teatro Eliseo di Roma come aiuto-regia di Luca Barbareschi ("Una relazione privata" di P. Blasband). Prosegue la sua collaborazione con Barbareschi nel film "Il trasformista"( 2002, Rai Cinema), dove interpreta anche il ruolo di Paolo. Nel 2003 è uno dei protagonisti di “Trilogia di Belgrado” di B.Sbriljanovic, (Compagnia Stabile Teatro Filodrammatici), spettacolo diretto da Massimo Navone, secondo classificato al premio nazionale Ubu per il teatro 2003. Dal 2004 è direttore artistico di Quinto Settano, con la quale produce e interpreta “Il Calapranzi” di Harold Pinter, regia di Antonio Sixty( 2005), “Le affinità Elettive” da Goethe, regia di Paolo Giorgio( 2005), “Pazzo d’amore” di Sam Shepard, regia di Paolo Giorgio( 2006), Perversioni Sessuali a Chicago di David Mamet, regia di Paolo Giorgio ( 2006). Per la televisione partecipa come interprete a numerose fiction tra cui: “Nebbie e Delitti”( 2005, Rai Fiction), “Giorni da Leone 2” ( 2006, Rai Fiction), “Un posto al sole” ( 2006, Rai Fiction), “Andata e Ritorno” ( 2007, Rai Fiction), “Carabinieri” ( 2008, Mediaset), “Hospital Central” ( 2008, Rai Fiction). Nel 2008 è autore, regista e interprete di Memorie di Barry Lyndon da W.M. Thackeray. Giulio Baraldi Nato a Milano nel 1971. Dopo i primi anni di formazione con Nikolaj Karpov, del Gitis di Mosca, ha contribuito alla nascita e alla vita di compagnie teatrali di ricerca quali Egumteatro, Aia Taumastica e Macrò Maudit, di cui è stato direttore artistico dal 1999 fino alla scorsa stagione. Nella sua intensa attività di questi anni ha collaborato con Alfonso Santagata, Pierpaolo Sepe, Franco Scaldati, Enzo Iacchetti, Renata Ciaravino, Valeria Talenti, Massimo Munaro e Max Malatesta. Inoltre ha scritto, diretto e interpretato numerosi spettacoli tra cui ‘Mobbing!’, ‘Nel fango del dio pallone’ , ‘Come Vallanzasca’, ‘Xanax’ e ‘Atti Sovversivi’. Nel 2001 riceve il premio speciale ETI Scenario con il progetto ‘Sbarlùsc - Il teatro senza Varietà’. Con ‘Dora – Le nevrosi sessuali dei nostri genitori’, (Teatro Out Off e Kafka Motel Produzioni 2007) inizia un nuovo percorso di regista-attore e produttore, legato alla drammaturgia contemporanea e alla riscrittura di testi classici. Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Convenzioni: Gli abbonati del Teatro I hanno la possibilità di assistere alle produzioni del Teatro Out Off al 50% di sconto, allo stesso modo i nostri abbonati usufruiranno della stessa facilitazione per gli spettacoli prodotti dal Teatro I (www.teatroi.org). Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 30 gennaio 2008 Comunicato Stampa Dal 7 febbraio al 2 marzo 2008 Teatro Out Off, presenta TERRA DI NESSUNO di Harold Pinter traduzione di Alessandra Serra regia di Lorenzo Loris con Gigio Alberti, Mario Sala, Massimo Greco, Alessandro Tedeschi Scene Daniela Gardinazzi Costumi Nicoletta Ceccolini Progetto visivo Dimitris Statiris Musiche Ariel Bertoldo, Andrea Mormina Luci Luca Siola Fonica Fabio Cinicola Foto Agneza Dorkin Lo spettacolo è stato presentato in 1a nazionale al Teatro Out Off il 10 gennaio 2007 Nel cast alcune variazioni rispetto all’edizione precedente. Al posto di Giovanni Franzoni e Angelo Di Genio sono in scena Massimo Greco e Alessandro Tedeschi. Un ricco e affermato scrittore e critico letterario, Hirst, dopo essersi ubriacato al pub e aver fatto amicizia con un poeta vagabondo, Spooner, lo porta a casa sua, in uno dei quartieri più esclusivi della città. La notte è ancora lunga, i due continuano a bere, la gradazione alcolica è altissima e il tono dei loro dialoghi raffinati diventa sempre più esilarante e ricco di divertenti osservazioni. Forse i due si conoscevano da diverso tempo e il destino ha riservato loro vite diversissime: uno è famoso e molto abbiente mentre l'altro è costretto a lavorare nei pubs come cameriere per riuscire a sopravvivere. In casa di Hirst vivono anche Briggs e Foster, due ambigui aiutanti tuttofare che tollerano a fatica l'arrivo di quell'intruso. Spooner viene chiuso a chiave nel salotto di casa e gli viene impedito di andarsene. Arriva il mattino, Hirst e tutti gli altri riprendono a bere come se la notte non fosse mai passata. E’ un testo in cui Pinter scandaglia il “ proprio rapporto “ fra arte e vita e principalmente sviscera il senso di una esistenza prossima alla fine dove anche i ricordi che sembrano essere le cose vere che ci sono accadute , dato che abbiamo la certezza che ci hanno visto testimoni , perdono consistenza e svaniscono nell’ indeterminatezza. In scena ci sono 4 personaggi ma forse uno solo è reale e gli altri 3 non sono che la proiezione di se stesso , dei suoi fantasmi. Pinter scrive questo testo per fare un bilancio con se stesso e per raccontarci la parte più oscura della propria anima. Nel 2005 Harold Pinter riceve il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: " A colui che nelle sue commedie discopre il precipizio sotto le chiacchiere Così la critica: Da non perdere assolutamente il Pinter dell’ Out Off, che cresce di sera in sera insieme alle grandi prestazioni di Gigio Alberti con trucco da beone e da uno stupefacente Mario Sala, alle prese con un testo attraente e misterioso, da scoprire battuta per battuta. Franco Quadri,Tutto Milano, La Repubblica Un febbrile concentrato interiore per due attori dall’ estro stralunato, Gigio Alberti, un Hirst spettrale (…) e lo strepitoso Mario Sala, uno Spooner di sbilenca esuberanza. Renato Palazzi, delteatro.it Un testo bellissimo e difficile, sostenuto da una regia che dosa immagini, musica e parole con misura. Miriam D’Ambrosio, il Giornale Questa Terra di nessuno si avvicina ad essere terra di tutti gli spettatori, che infatti premiano il lavoro con applausi calorosi. Gianfranco Capitta, il manifesto Un testo amatissimo dalle star di tutte le latitudini che qui il regista Lorenzo Loris non mette in scena come un duetto fra divi, ma come un vero e proprio finale di partita. Maria Grazia Gregorio, L’Unità Se Pinter riuscisse a vederlo, ne siamo certi, approverebbe. Mario Cervo Gualersi, Clubbing Lorenzo Loris, regista storico della compagnia, in vent’anni di collaborazione con l’Out Off ha realizzato un originale percorso attraverso la drammaturgia contemporanea e del Novecento. Negli ultimi anni Lorenzo Loris ha sviluppato questo interesse allargandolo a un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questa direzione di lavoro lo ha portato ad affrontare parallelamente anche i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Spettacolo inserito nel carnet Invito a teatro e nell’abbonamento OutOff Card: 50 euro - 5 spettacoli; (under 25) 40 euro; (over 60) 35 euro Convenzioni: Gli abbonati del Teatro I hanno la possibilità di assistere alle produzioni del Teatro Out Off al 50% di sconto, allo stesso modo i nostri abbonati usufruiranno della stessa facilitazione per gli spettacoli prodotti dal Teatro I (www.teatroi.org). Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |
| Milano, 02.01.2008 Comunicato Stampa Dopo aver esplorato in passato la drammaturgia contemporanea europea in particolare con autori quali Lars Noren e Peter Asmussen Lorenzo Loris, regista storico della compagnia dell’Out Off, affronta ora Spettri di Henrik Ibsen, un testo “monumento” di tutto il Teatro del Novecento. 8 gennaio > 3 febbraio 2008 SPETTRI Henrik Ibsen Traduzione Claudio Magris Regia Lorenzo Loris Elena Callegari (Alving) Mario Sala (Osvald) Antonio Zanoletti (pastore Manders) Massimo Greco (Engstrand, falegname) Stefania Ugomari di Blas (Regine) Scene Daniela Gardinazzi Costumi Nicoletta Ceccolini Progetto visivo Dimitris Statiris Con la collaborazione di Fabio Cinicola Luci Luca Siola Foto Agneza Dorkin Produzione Teatro Out Off La vicenda Osvald torna a casa dopo un lungo soggiorno tra Roma e Parigi per l’inaugurazione di un asilo fatto costruire dalla madre Helene Alving in onore del defunto marito, il Ciambellano Alving. In occasione dell’apertura di questa opera di beneficenza interviene anche il pastore Manders, che da anni segue spiritualmente la famiglia Alving e di cui Helene è sempre stata innamorata senza esserne corrisposta. Ma tra il pastore Manders e Osvald scoppia un duro scontro sul concetto della vita morale: (le lodi di Osvald della vita parigina scandalizzano il pastore, ma non la madre che ha sempre tenuto nascosto al figlio il proprio amore fallito e la dissolutezza del padre) e spingono Helene a raccontare la verità sulla sua vita matrimoniale: dalla violenza esercitata dal defunto marito su una domestica è nata Regine, attualmente a servizio degli Alving. Osvald è minato da una malattia trasmessagli dal padre, e teme di diventare pazzo. Potrebbe salvarlo l'amore che lui nutre nei confronti di Regine, ma la madre non riesce più a nascondergli che Regine è sua sorella. Regine venuta a conoscenza della sua vera identità abbandona la casa, mentre Helene che pure ha promesso di dare al figlio malato il veleno liberatore, inorridita e impotente assiste al manifestarsi della pazzia di Osvald. Note sul testo e sulla regia La scelta di orientarsi su di un classico ibseniano nasce da molteplici motivazioni. Il drammaturgo norvegese è infatti uno degli autori più importanti della Storia del Teatro e non solo. Le sue innovazioni stilistiche e di contenuti hanno segnato una svolta nella cultura moderna. Nei suoi testi si può intravedere la compresenza di elementi di innovazione e tradizione. Questi grandi testi offrono la possibilità di entrare in contatto con la tradizione, favoriscono uno stretto legame con essa ma, al tempo stesso, anche la possibilità di rielaborala in modo del tutto personale. E ci permettono di sperimentare una forma di teatro la cui caratteristica fondamentale risiede nel paradosso di far convivere avanguardia e tradizione. Ibsen, scrivendo Spettrì (1881), annota questo appunto: «Pretendere di vivere un' esistenza autentica e di sviluppare nella sua pienezza la propria personalità - è una megalomania». Questa megalomania per lui è necessaria, ma soltanto se ci si rende conto di quanto ardua, lontana, inaccessibile sia la vita vera, si può sperare di arrivarle un po' più vicino, resistendo così un po' di più all’ impero della vita falsa. Sostenitore, nei suoi primi drammi, del libero dispiegarsi dell' individuo, Ibsen rappresenta in quelli più tardi una fatale alternativa tra due mali, fra due colpe egualmente tragiche: il tradimento della morale in nome della propria vitalità che schiaccia gli altri, come John Gabriel Borkmann (1896), o la repressione sacrificale della propria esistenza in nome del dovere morale, come la signora Alving negli Spettri, colpevole di soffocare la propria umanità e la propria persona. Ibsen è il più grande e disilluso poeta del disagio della civiltà; un grandissimo poeta che fa i conti a fondo con l' essenza della vita e insieme con la particolarissima stagione storica della sua epoca, che sradica e travolge i fondamenti di una plurisecolare civiltà; la compostezza classica con la quale egli ritrae quello sconvolgimento radicale lo fa emergere con tanta più forza, proprio perché – anziché mimare nella distruzione delle forme la distruzione del mondo e del pensiero e sentimento del mondo, come la grande arte d' avanguardia - la sua forma asciutta, il suo laconico grande stile classico, dicono e raccontano pure la vertigine del proprio tramonto e rappresentano con sobrietà classica lo sfacelo di ogni classicità. Nella sua opera emergono, con straordinaria anticipazione, tanti motivi che ritorneranno per decenni nella letteratura della crisi borghese: il dissidio tra vita e arte, sentimento e forma, esigenza morale e impulso vitale; la precarietà del soggetto individuale e della sua unità, come Brand, nel dramma omonimo afferma con forza e Peer Gynt dissolve, cercando l'io come si cerca il nucleo di una cipolla togliendo una buccia dopo l' altra, per scoprire che non esiste alcun centro, bensì soltanto i diversi strati della buccia. Il pastore Brand è un eroe etico ma combatte in nome della pienezza vitale e cerca nel cristianesimo non già la mortificazione, bensì la vitalità, la forza del pino delle foreste e dell’ erica delle lande. Ibsen è alla ricerca di una sintesi fra Brand e Peer Gynt, fra la pesante unilateralità dell' impegno e la multiforme indeterminatezza della disponibilità a tutto, fra ciò che sostanzia l' Io ma anche lo irrigidisce e ciò che lo libera ma lo dissolve. Brand si perde per la sua durissima scelta «Tutto o niente»; ma Ibsen non cerca tanto la morale, quanto il dominio morale sulla vita. La morale è anche volontà di potenza, ma quest' ultima, per Ibsen, è un inganno che si rivolge contro chi vi si abbandona, credendo di affermarsi e invece si distrugge nel miraggio di potenza, che lo consuma. Peer Gynt oscilla tra la saggezza elementare dei troll, che gli dice «Ti basti d’essere come sei», e la voce morale che gli dice “Sii te stesso.” Negli ultimi - e più grandi - drammi, Ibsen si protende nostalgico verso il fluire dionisiaco della vita, verso l’Eros nobilmente e colpevolmente negletto; il rimprovero che si muovono i suoi personaggi è quello di non aver vissuto la loro vita, di aver soffocato le pulsioni del profondo. Se vivere - dice Ibsen - significa lottare contro i propri demoni, egli si domanda pure se l' uomo non sia invece il proprio stesso demone e dunque non possa combatterlo. Tuttavia è interessante notare come i drammi ibseniani che possiamo definire "borghesi" (vale a dire quelli ambientati nel periodo contemporaneo all'autore) di cui anche Spettri fa parte, contengano in sé - nella loro struttura, nei personaggi e nel linguaggio drammatico alcuni elementi tipici della commedia. Nel caso specifico di Spettri: in particolare, se approfondiamo la lettura e non rimaniamo ancorati alle convenzioni possiamo rilevare come nella caratterizzazione dei personaggi intervenga l'uso dell'ironia. Ad esempio in un’ importante messa in scena del 1992 il grande regista Ingmar Bergman propone il personaggio di Engstrand e quello del pastore Manders come due caricature (non a caso il pastore porta un'uniforme da ministro del culto, ma di colore viola/lillà, mentre per quanto riguarda Engstrand è chiara l'intenzione di farne un personaggio ridicolo fin dalla scelta dell'attore, che è un comico). Anche Regine non viene risparmiata da questo trattamento, ma viene dipinta come una vulgo-queen, non solo nei suoi movimenti, ma anche nel suo modo di parlare, una forma strascicata di stoccolmese contemporaneo. La scenografia ricorda l’ambiente di un circo e viene collocata su una piattaforma girevole, rivestita di ampi tendaggi che richiamano alla mente un tendone. Un espediente, questo, che allontana da qualsiasi velleità realistico/naturalistica e porta invece ad una decisa teatralizzazione dell'evento scenico mettendo così in atto un procedimento fondamentale per superare il processo di immedesimazione e permettendo allo spettatore di vedere l'allestimento con il distacco necessario per poter cogliere anche gli aspetti comici in esso contenuti. Ibsen sembra abolire la quarta parete convenzionale, e stabilisce un ponte comunicativo tra gli interpreti e il pubblico in modo tale da trasformare l'avanscena e il proscenio, che in genere costituiscono una barriera tra la platea e il palco, in una sorta di ideale passaggio tra i due spazi. In questo modo il palcoscenico non è più uno spazio dove si presenta una descrizione pura della realtà o una definizione simbolica di essa, ma diviene un microcosmo di un mondo più grande che trascende la realtà terrena. I costumi e l’uso della scenografia in un’ipotetica messa in scena. Contro la tradizione naturalistica che prevede l'utilizzo di scenografie caratterizzate da un realismo rigoroso, scrupoloso fin nei minimi dettagli forse ha senso orientarsi verso una scena nella quale la precisione meticolosa, che non lascia spazio all'immaginazione, viene meno a favore di uno spazio in cui la fantasia del pubblico e la recitazione degli attori assumono un'importanza più ragguardevole. Gli spettatori dovrebbero risultare letteralmente dentro lo spettacolo, tanto da occuparne parte dello spazio, ma al tempo stesso ne sarebbero fuori, dal momento che la stanza antecedente la serra, tangibilmente non esiste. E’ possibile rendere un testo fruibile per un pubblico contemporaneo senza necessariamente modernizzare costumi e scenografia. A differenza di un lavoro in cui si pensi sia sufficiente mostrare l'attualità dei classici nella scenografia e nei costumi, qui è ancor più fondamentale sottolineare come sia il testo stesso a parlare al nostro tempo. E quindi come conseguenza del nostro percorso verso Ibsen, in occasione della messa in scena di Spettri potremmo scegliere la soluzione di una progressiva smaterializzazione, vale a dire il processo per cui tutti gli oggetti di scena spariscono durante lo spettacolo per lasciare il posto alla fine ad una scena quasi del tutto spoglia (o apparentemente tale) scevra dall'ammasso di ornamenti decorativi irrilevanti che permetta al pubblico di concentrare la sua attenzione sugli attori e su altri dettagli. Lorenzo Loris, regista storico della compagnia, in vent’anni di collaborazione con l’Out Off ha realizzato un originale percorso attraverso la drammaturgia contemporanea e del Novecento. Negli ultimi anni Lorenzo Loris ha sviluppato questo interesse allargandolo a un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questa direzione di lavoro lo ha portato ad affrontare parallelamente anche i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Spettacolo inserito nel carnet Invito a teatro e nell’abbonamento OutOff Card: 50 euro - 5 spettacoli; (under 25) 40 euro; (over 60) 35 euro Convenzioni: Gli abbonati del Teatro I hanno la possibilità di assistere alle produzioni del Teatro Out Off al 50% di sconto, allo stesso modo i nostri abbonati usufruiranno della stessa facilitazione per gli spettacoli prodotti dal Teatro I (www.teatroi.org). Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it ; www.teatrooutoff.it |
| Milano,26 novembre 2007 COMUNICATO STAMPA dal 4 al 23 dicembre 2007 Sipariofilmproduction, Teatro Out Off, presentano MEDEA di Euripide Traduzione e adattamento Bianca Maria Mariano Scena e regia Fabio Sonzogni con Caterina Deregibus MEDEA, Gabriele Parrillo GIASONE, Andrea Soffiantini CREONTE – PEDAGOGO, Alessandro Quattro MESSAGGERO - NUTRICE - CAPO CORO, Massimo Marchesi EGEO, Elisa Bottiglieri e Vincenza Pastore CORO, Mauro Roncelli e Edoardo Sonzogni FIGLI di Medea Costumi Emanuela Pischedda progetto luci Alberto Bartolini assistente alla regia Alessandra Pozzi movimenti Marco Delle Foglie realizzazione costumi Neva Viale realizzazione video Andrea Zimbelli, Chiara Morcelli Questa è la seconda tragedia greca che affronto, dopo l’Edipo Re dell’anno scorso, e anche in questo caso è come ripercorrere un labirinto di cui riconosco il percorso; all’inizio mi ci sono perso ma poi è come se l’avessi riconosciuto, come se l’avessi già percorso infinite volte, è come se io stesso l’avessi progettato, è come se io stesso fossi il labirinto! Medea è il disordine della furia, è il pericolo, è l’irrazionale, è colei che lacera il tessuto del comune sentire. La mia Medea è fluida, liquida ed è perennemente guardata a vista dal coro vestito in abiti castigati da igiene mentale incapace, però, di mettere la camicia di forza ai pensieri e agli intenti di lei, bellissima e inflessibile, lei, scalza barbara, che bacia il marito traditore sulle labbra mentre canta nenie straniere alle fiammelle, ai figli, poco prima di spegnerle per sempre. L’assassinio dei figli è un parto al contrario, è un utero e una vagina tagliato coi vetri rotti di una bottiglia medicinale. La partecipazione attiva e consapevole del coro – che qui si muove ordinatamente percorrendo solo linee ortogonali, quasi a ricostruire la trama e l’ordito del tessuto lacerato - permetterà alla comunità di stringersi attorno alla vittima, alle vittime, i figli di Medea, uccisi dalla madre con rito sacrificale. La scelta di uccidere i propri figli con un oggetto tagliente è immagine che riporta allo sgozzamento rituale del capro ma anche alla lama che taglia i legami, che lacera il tessuto, che genera uno squarcio da ricucire. Lama che recide il cordone ombelicale, che separa per dare identità ma che contemporaneamente arriva nel labirinto delle viscere, affonda nel buco nero del non essere. Lo sguardo dentro al mito ci rimanda un’eco dei nostri stessi dissidi. Unica operazione consentita è il rispecchiarsi nei conflitti della protagonista , nella violenza inesausta e devastante di una vittoria che coincide con la rovina. Ancora una volta la tragedia ripropone l’insanabile conflitto tra azione e desiderio, tra obiettivo e risultato. Medea ci fa paura perché ci appartiene, perché è una parte di noi, perché, un po’, le assomigliamo. La SIPARIOFILMPRODUCTION nasce nel 2001 per volontà di Fabio Sonzogni con la finalità di promuovere, produrre e diffondere la cultura teatrale e cinematografica. Tra i progetti più importanti: 2002 Cortometraggio Foglie di Cemento, regia di Fabio Sonzogni; 2003 Spettacolo teatrale Cantiere, Misura per Misura, regia di Fabio Sonzogni; 2004 Documentario Misura per Misura in Cantiere, regia di Fabio Sonzogni e Andrea Zimbelli; 2004 Spettacolo teatrale Misura per Misura, regia di Fabio Sonzogni; 2006 Spettacolo teatrale Edipo Re, regia di Fabio Sonzogni. • Spettacolo inserito nel carnet Invito a teatro e nell’abbonamento OutOff Card Prenotel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20 Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16 Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it Biglietti: 16 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano) Abbonamenti: Offcard 50 euro - 5 spettacoli tra quelli indicati (*); (under 25) 40 euro; (over 60) 35 euro Convenzioni: Gli abbonati del Teatro I hanno la possibilità di assistere alle produzioni e coproduzioni del Teatro Out Off al 50% di sconto, allo stesso modo i nostri abbonati usufruiranno della stessa facilitazione per gli spettacoli prodotti dal Teatro I (www.teatroi.org). Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105 E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it |