***

Ricerca personalizzata

  Condividi le nostre emozioni  
Condividi Follow EventiSpeciali on Twitter  
Link Sponsorizzati
Opere Teatrali    

Antigone Macbeth Pene d'amor Perdute  Joan Padan
Busker Opera   Vaccaria Otello  
Amleto (1599-1600) Romeo e Giulietta  "
(1594-95)
Enrico IV" (1597-98) Macbeth (1605-06)  
"La bisbetica domata" (1593-94) "Molto rumore per nulla" (1598-99) "Le allegre comari di Windsor" (1600-01). Otello  
Link Sponsorizzati
 http://www.spettacolinews.it/sogno-di-una-notte-di-mezza-estate-DS0A4206.html
07/07/2011
Sogno di una Notte di Mezza Estate
Venezia, Gran Teatro La Fenice 9, 10, 12 e 13 luglio 2011
di Cristian Pedrazzini


Dopo il debutto nel febbraio 2010 al Teatro Regio di Parma con la direzione di Yuri Temirkanov, la prima trasposizione teatrale dell’opera di Mendelssohn-Bartholdy, resa possibile dalla traduzione di Luca Fontana, diretta da Walter Le Moli, animerà quattro magiche serate di mezza estate al Gran Teatro La Fenice. Sogno di una notte di mezza estate sarà in scena sabato 9 luglio alle ore 19.00, domenica 10 alle 15.30, martedì 12 e mercoledì 13 alle 19.00. La prima di sabato sarà trasmessa da Rai Radio3.
Un progetto originale di teatro musicale che riporta il pubblico e gli interpreti, l’Ensemble di Fondazione Teatro Due, alle origini della commedia in cinque atti di William Shakespeare, fondendo in un’unica metrica il verso recitato e il canto, intrecciando con sapienza e raffinatezza le musiche di scena per soli, coro e orchestra dell’opera 61 di Felix Mendelssohn Bartholdy (1843).
L’Orchestra della Fenice sarà diretta da Gabriele Ferro, il Coro della Fenice sarà diretto da Claudio Marino Moretti, con le voci soliste del soprano Elena Monti e del mezzosoprano Marina Comparato. Lo spettacolo è diretto da Walter Le Moli; lo spazio scenico è concepito da Tiziano Santi; i costumi sono firmati da Gianluca Falaschi; il disegno luci è di Claudio Coloretti.
Il Sogno ha accompagnato Mendelssohn, fin da quando, a diciassette anni, scrisse un’ouverture di grande successo (1826). Dopo molti anni il Sogno tornò ad ispirarlo e fu invitato a comporre una serie di numeri musicali che accompagnassero una rappresentazione della commedia (18 ottobre 1843) a Berlino, in un allestimento curato dallo scrittore Ludwig Tieck alla presenza della corte di Friedrich Wilhelm IV, re di Prussia. La traduzione in tedesco di August Wilhelm Schlegel diede l’opportunità di costruire uno spettacolo di azione, parola e musica che segnò una tappa decisiva per il teatro romantico. Oggi la musica di scena si alterna a passi in versi della commedia e l’azione degli attori dipana l’intreccio di desideri e passioni dei personaggi, così che le parole e le note si trovano ad essere le une l’anticipazione e il commento delle altre.
Il Sogno mescola mito, fiaba, quotidianità, fonti classiche e patrimonio folklorico inglese ed utilizza un linguaggio con una natura ritmica profonda, nutrita di valori musicali funzionali all'espressione drammatica. In esso s’intersecano tre mondi diversi, ciascuno con un suo linguaggio specifico: quello della tradizione cortese, quello degli artigiani e quello del bosco e delle fate. La trascrizione per soli e coro di Fontana riproduce al massimo la varietà di valori fonici e la pluralità espressiva dell’originale, intersecandosi perfettamente con le parti musicali e consentendo una perfetta simbiosi fra le battute recitate dagli attori e la musica. Il testo è stato adattato salvaguardando la comprensibilità delle quattro vicende intrecciate e sovrapposte, puntando su fluidità e scorrevolezza e restituendo un auto-rinnovamento reciproco tra musica e poesia: la musica vivifica il testo che di rimando ne amplifica le emozioni. La Marcia Nuziale contestualizzata sarà certamente una sorpresa per molti.
In occasione del debutto di Sogno di una notte di mezza estate presso il Teatro La Fenice di Venezia, il prossimo venerdì 8 luglio, alle 18 nelle Sale Apollinee del Teatro, si terrà la presentazione dei due volumi “La tragica storia di Amleto, principe di Danimarca” e “Sogno della prima notte d’estate” di Luca Fontana, editi da Il Saggiatore.
La traduzione per il teatro include la conoscenza da parte del traduttore del rapporto tra le lingue coinvolte e la scena, della loro emissione da parte dell’attore e ricezione da parte del pubblico. Luca Fontana illustrerà durante l’incontro il processo attraverso cui si arriva alla riscrittura del testo tramite la collaborazione con regista e attori.
All’incontro saranno presenti l’autore Luca Fontana, il regista Walter Le Moli, Paola Donati, Direttore di Fondazione Teatro Due, Medardo Chiapponi, Preside della Facoltà di Design e Arti dell’Università IUAV di Venezia, dove l’autore insegna “Fondamenti di pratica del teatro” e “Strutture drammaturgiche del teatro”.

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
A Midsummer Night’s Dream
commedia in cinque atti di William Shakespeare
traduzione italiana Luca Fontana

musiche di scena per soli, coro e orchestra Felix Mendelssohn Bartholdy op. 61

interpreti
soprano Elena Monti
mezzosoprano Marina Comparato

Ensemble Attori Fondazione Teatro Due di Parma
Oberon/Teseo Luchino Giordana
Titania/Ippolita Paola De Crescenzo
Puck Luca Nucera
Grande Fata Federica Bognetti
Ermia Francesca Porrini
Elena Ippolita Baldini
Demetrio Francesco Gerardi
Lisandro Alessandro Averone
Filostrato/Egeo Massimiliano Sozzi
Peter Quince/prologo Gigi Dall’Aglio
Nick Bottom/Piramo Nanni Tormen
Tom Snout/Muro Massimiliano Sbarsi
Francis Flute/Tisbe Ruggero Cara
Snug/Leone Marcello Vazzoler
Robin Starveling/Chiarodiluna Sergio Filippa

maestro concertatore e direttore Gabriele Ferro

direzione teatrale Walter Le Moli
assistente direzione teatrale Caterina Vianello

spazio scenico Tiziano Santi

costumi Gianluca Falaschi

light designer Claudio Coloretti

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

produzione Fondazione Teatro La Fenice
in collaborazione con Fondazione Teatro Due e Teatro Regio di Parma

Al Teatro dell’Elfo dal 12 gennaio al 6 febbraio – via C. Menotti 11, Milano – Feriali ore 20.45, festivi ore 16.00 - Informazioni e prenotazioni tel. 02.716791 o 02.26681166 – Intero 18 €, ridotto 12 € - martedì 11 € - www.elfo.org

Dal 9 al 31 dicembre al Teatro dell’Elfo

Teatridithalia

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di William Shakespeare

regia di Elio De Capitani

traduzione di Dario Del Corno

scene di Carlo Sala - costumi di Ferdinando Bruni

musiche originali eseguite dal vivo di Mario Arcari

coro della notte di Giovanna Marini

con

Cristian Maria GiammariniTeseo/Oberon, Ida Marinelli Ippolita/Titania

Luca Toracca Egeo/Filostrato, Nicola Russo Puck

Alessandro Genovesi Demetrio, Massimo Giovara Lisandro

Marina Remi Elena, Elena Russo Arman Ermia

Elio De Capitani Bottom, Alessandro Genovesi Quince

Corinna Agustoni Starveling, Lorenzo Fontana Flute, Luca Altavilla Snout

luci di Nando Frigerio - suono di Renato Rinaldi

produzione Teatridithalia

È uno spettacolo che rinnova successi di anno in anno e si rinnova nei cast, permettendo di sperimentare nuovi ensemble, mettere alla prova giovani talenti così da sprigionare, ad ogni levarsi di sipario, tutta la comicità e la magia sensuale del testo shakespeariano. In occasione di questa ripresa ambientata nello spazio dell’Elfo viene recuperata la scenografia creata per il debutto di Verona nell’estate del ’97: ideata da Carlo Sala, è costituita da un quadrato scenico elementare, delimitato nelle scene diurne d’avvio dalla facciata di un palazzo rinascimentale che, scivolando sul fondo, dilata lo spazio e rivela quella soglia, varcata la quale si precipita nel bosco delle meraviglie notturne. Qui la corte del duca d’Atene - luogo mitico per l’Inghilterra elisabettiana - si trasforma nel corteo lunare di Oberon e Titania.

DALLA RASSEGNA STAMPA:

De Capitani seguendo la traduzione, facile all’orecchio, di Dario Del Corno, punta molto sulla contrapposizione tra saggezza e slancio, fra capacità di ordire l’inganno e l’ingenuità di subirlo. E punta moltissimo sul lato onirico del testo, mescolandone intelligentemente le suggestioni e ambientandolo in una scenografia che ne accentua la chiave favolistica. C’è una tangibile tenerezza nello smaliziato approccio di De Capitani e dei suoi attori al testo di Shakespeare, scelto quasi come spettacolo delle "svolte" per questo gruppo, cambiato nel corso del tempo, riuscendo però a restare fedele a un linguaggio teatrale personale pieno di forza e di gioco.

Maria Grazia Gregori, l’Unità, 14/7/97

Non si pensi a una scelta ammiccante, a concessioni in qualche modo commerciali, anche perché tutto ciò che impronta questa messinscena viene direttamente dalla memoria teatrale del gruppo; è un fatto tuttavia, che raramente una formazione così spiccatamente generazionale abbia realizzato uno spettacolo tanto rispettoso del modello originario: pur suggerendo i bei costumi di Ferdinando Bruni qualche richiamo a una disinvolta attualità - con gli abiti dei duchi che rimandano a un clima da operetta mitteleuropea - De Capitani non esita a calarsi in un’autentica féerie, traendone spunti elegantemente surreali soprattutto per le coreografiche presenze delle fate. Nell’elaborata stratificazione barocca del plot, dove il mondo degli elfi è il risvolto notturno, sfuggente della corte di Teseo, e la recita degli artigiani ne incarna il controcanto grottesco, ogni segmento appare in felice armonia con gli altri, per cui la tenerezza va di pari passo con lo sberleffo, e l’ironia ben si accorda con le componenti più esplicitamente misteriose e soprannaturali.

Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore, 20/7/97

Ora nell’eccellente spettacolo di De Capitani, lo scenografo Carlo Sala ha azzeccato una cornice-traliccio che delimitando lo spazio scenico inquadra sia un fondale classicheggainte per l’inizio e la fine, sia tendoni che suscitano un’atmosfera di foresta incantata, grazie alle luci livide di Nando Frigerio e al suggestivo clarino di Mario Arcari.

Per tre ore tutto compreso la storia si dipana con vivacità ininterrotta, arricchita da una serie di gag spassose specie ovviamente nella parte degli artigiani...

Masolino d’Amico, La Stampa

Le riuscite migliori dello spettacolo si registrano, a mio avviso, in ambito comico; ma suggestive mi sono apparse anche alcune aperture (ben sostenute dalle musiche di Mario Arcari e Giovanna Marini) verso l’inquietudine e il mistero.

Giovanni Raboni, Corriere della Sera, 15/11/97

La regia di De Capitani è tutta all’insegna dell’amplificazione. Che non è esagerazione né deformazione, bensì l’unica possibile giusta misura trattandosi del Sogno. Tanti e tali sono, infatti, gli echi di questo capolavoro, che la loro, sia pur parziale, amplificazione è la sola giustizia estetica che si può render loro. Dopo la regia dark degli anni Ottanta, De Capitani ce ne propone una più solare in cui ritornano però gli stessi personaggi, gente comune, normale. Così tra l’incanto e le risate, tra misura e esagerazione, tra il giusto e il troppo, questo magnifico Sogno ci parla anche dell’oggi, della nostra vita di oggi, di qui.

Luca Doninelli, Avvenire, 20/11/97

De Capitani si diverte ad esasperare e rivitalizzare con freschezza tutti i cliché teatrali, esaltando la dimensione del teatro nel teatro, le ambiguità tra il sogno e la realtà, la sarabanda degli incantesimi e delle illusioni. Così gli attori che preparano la recita esplodono in una comicità da varietà, Oberon e Titania con le loro corti di elfi, fate e folletti sembrano usciti da un musical stile Hair o Rocky Horror, riccioluti, capelloni e seminudi. In questo nuovo Sogno la forza perturbante non è tanto quella della sessualità e dei suoi fantasmi, quanto il comico: l’ironia di Ermia, il sarcasmo di Puck, la risata grossolana che scatena Bottom, gli sfottò e gli equivoci. E a rendere possibile questa costante deformazione della realtà è ovviamente il gran gioco del teatro, nella sua capacità insieme di rivelare e di reinventare il mondo tra disincanto e utopia.

Oliviero Ponte di Pino, Il manifesto, 26/11/97

Maccheronico, sproloquiante, fanfarone, il Bottom di Elio De Capitani parla come un camionista bergamasco capace di confondere Piramo con pirla, e la platea viene giù dalle risate.

Roberto Barbolini, Panorama 11/12/97

Il senso di felice sagra, impresso all’azione dalla scena tutta teli e sipari da circo, può rivelarsi ideale per esprimere i diversi piani del testo, usando à grande vitesse le armi del divertimento, dell’invenzione, della continua scoperta… Questo spettacolo è un pezzo di storia per un gruppo che recupera così il gusto per un filone autobiografico, stavolta per chiedersene il senso con l’autore.

Franco Quadri, la Repubblica, 7/1/99

……………………………………………………………………………………………………..

Al Teatro dell’Elfo, via Ciro Menotti 11, Milano - Feriali ore 20.45, festivi ore 16.00 – Intero 18 € - Ridotto 12 € - Martedì 11 € - www.elfo.org