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| Antigone | Macbeth | Pene d'amor Perdute | Joan Padan |
| Busker Opera | Vaccaria | Otello |
| Amleto (1599-1600) |
Romeo e
Giulietta
" (1594-95) |
Enrico IV" (1597-98) | Macbeth (1605-06) | |
| "La bisbetica domata" (1593-94) | "Molto rumore per nulla" (1598-99) | "Le allegre comari di Windsor" (1600-01). | Otello |
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Al Teatro dellElfo dal 12 gennaio al 6 febbraio via C. Menotti 11, Milano Feriali ore 20.45, festivi ore 16.00 - Informazioni e prenotazioni tel. 02.716791 o 02.26681166 Intero 18 , ridotto 12 - martedì 11 - www.elfo.org Dal 9 al 31 dicembre al Teatro dellElfo Teatridithalia SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE di William Shakespeare regia di Elio De Capitani traduzione di Dario Del Corno scene di Carlo Sala - costumi di Ferdinando Bruni musiche originali eseguite dal vivo di Mario Arcari coro della notte di Giovanna Marini con Cristian Maria GiammariniTeseo/Oberon, Ida Marinelli Ippolita/Titania Luca Toracca Egeo/Filostrato, Nicola Russo Puck Alessandro Genovesi Demetrio, Massimo Giovara Lisandro Marina Remi Elena, Elena Russo Arman Ermia Elio De Capitani Bottom, Alessandro Genovesi Quince Corinna Agustoni Starveling, Lorenzo Fontana Flute, Luca Altavilla Snout luci di Nando Frigerio - suono di Renato Rinaldi produzione Teatridithalia È uno spettacolo che rinnova successi di anno in anno e si rinnova nei cast, permettendo di sperimentare nuovi ensemble, mettere alla prova giovani talenti così da sprigionare, ad ogni levarsi di sipario, tutta la comicità e la magia sensuale del testo shakespeariano. In occasione di questa ripresa ambientata nello spazio dellElfo viene recuperata la scenografia creata per il debutto di Verona nellestate del 97: ideata da Carlo Sala, è costituita da un quadrato scenico elementare, delimitato nelle scene diurne davvio dalla facciata di un palazzo rinascimentale che, scivolando sul fondo, dilata lo spazio e rivela quella soglia, varcata la quale si precipita nel bosco delle meraviglie notturne. Qui la corte del duca dAtene - luogo mitico per lInghilterra elisabettiana - si trasforma nel corteo lunare di Oberon e Titania. DALLA RASSEGNA STAMPA: De Capitani seguendo la traduzione, facile allorecchio, di Dario Del Corno, punta molto sulla contrapposizione tra saggezza e slancio, fra capacità di ordire linganno e lingenuità di subirlo. E punta moltissimo sul lato onirico del testo, mescolandone intelligentemente le suggestioni e ambientandolo in una scenografia che ne accentua la chiave favolistica. Cè una tangibile tenerezza nello smaliziato approccio di De Capitani e dei suoi attori al testo di Shakespeare, scelto quasi come spettacolo delle "svolte" per questo gruppo, cambiato nel corso del tempo, riuscendo però a restare fedele a un linguaggio teatrale personale pieno di forza e di gioco. Maria Grazia Gregori, lUnità, 14/7/97 Non si pensi a una scelta ammiccante, a concessioni in qualche modo commerciali, anche perché tutto ciò che impronta questa messinscena viene direttamente dalla memoria teatrale del gruppo; è un fatto tuttavia, che raramente una formazione così spiccatamente generazionale abbia realizzato uno spettacolo tanto rispettoso del modello originario: pur suggerendo i bei costumi di Ferdinando Bruni qualche richiamo a una disinvolta attualità - con gli abiti dei duchi che rimandano a un clima da operetta mitteleuropea - De Capitani non esita a calarsi in unautentica féerie, traendone spunti elegantemente surreali soprattutto per le coreografiche presenze delle fate. Nellelaborata stratificazione barocca del plot, dove il mondo degli elfi è il risvolto notturno, sfuggente della corte di Teseo, e la recita degli artigiani ne incarna il controcanto grottesco, ogni segmento appare in felice armonia con gli altri, per cui la tenerezza va di pari passo con lo sberleffo, e lironia ben si accorda con le componenti più esplicitamente misteriose e soprannaturali. Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore, 20/7/97 Ora nelleccellente spettacolo di De Capitani, lo scenografo Carlo Sala ha azzeccato una cornice-traliccio che delimitando lo spazio scenico inquadra sia un fondale classicheggainte per linizio e la fine, sia tendoni che suscitano unatmosfera di foresta incantata, grazie alle luci livide di Nando Frigerio e al suggestivo clarino di Mario Arcari. Per tre ore tutto compreso la storia si dipana con vivacità ininterrotta, arricchita da una serie di gag spassose specie ovviamente nella parte degli artigiani... Masolino dAmico, La Stampa Le riuscite migliori dello spettacolo si registrano, a mio avviso, in ambito comico; ma suggestive mi sono apparse anche alcune aperture (ben sostenute dalle musiche di Mario Arcari e Giovanna Marini) verso linquietudine e il mistero. Giovanni Raboni, Corriere della Sera, 15/11/97 La regia di De Capitani è tutta allinsegna dellamplificazione. Che non è esagerazione né deformazione, bensì lunica possibile giusta misura trattandosi del Sogno. Tanti e tali sono, infatti, gli echi di questo capolavoro, che la loro, sia pur parziale, amplificazione è la sola giustizia estetica che si può render loro. Dopo la regia dark degli anni Ottanta, De Capitani ce ne propone una più solare in cui ritornano però gli stessi personaggi, gente comune, normale. Così tra lincanto e le risate, tra misura e esagerazione, tra il giusto e il troppo, questo magnifico Sogno ci parla anche delloggi, della nostra vita di oggi, di qui. Luca Doninelli, Avvenire, 20/11/97 De Capitani si diverte ad esasperare e rivitalizzare con freschezza tutti i cliché teatrali, esaltando la dimensione del teatro nel teatro, le ambiguità tra il sogno e la realtà, la sarabanda degli incantesimi e delle illusioni. Così gli attori che preparano la recita esplodono in una comicità da varietà, Oberon e Titania con le loro corti di elfi, fate e folletti sembrano usciti da un musical stile Hair o Rocky Horror, riccioluti, capelloni e seminudi. In questo nuovo Sogno la forza perturbante non è tanto quella della sessualità e dei suoi fantasmi, quanto il comico: lironia di Ermia, il sarcasmo di Puck, la risata grossolana che scatena Bottom, gli sfottò e gli equivoci. E a rendere possibile questa costante deformazione della realtà è ovviamente il gran gioco del teatro, nella sua capacità insieme di rivelare e di reinventare il mondo tra disincanto e utopia. Oliviero Ponte di Pino, Il manifesto, 26/11/97 Maccheronico, sproloquiante, fanfarone, il Bottom di Elio De Capitani parla come un camionista bergamasco capace di confondere Piramo con pirla, e la platea viene giù dalle risate. Roberto Barbolini, Panorama 11/12/97 Il senso di felice sagra, impresso allazione dalla scena tutta teli e sipari da circo, può rivelarsi ideale per esprimere i diversi piani del testo, usando à grande vitesse le armi del divertimento, dellinvenzione, della continua scoperta Questo spettacolo è un pezzo di storia per un gruppo che recupera così il gusto per un filone autobiografico, stavolta per chiedersene il senso con lautore. Franco Quadri, la Repubblica, 7/1/99 .. Al Teatro dellElfo, via Ciro Menotti 11, Milano - Feriali ore 20.45, festivi ore 16.00 Intero 18 - Ridotto 12 - Martedì 11 - www.elfo.org |