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Al Teatro dell’Elfo dal 12 gennaio al 6 febbraio – via C. Menotti 11, Milano – Feriali ore 20.45, festivi ore 16.00 - Informazioni e prenotazioni tel. 02.716791 o 02.26681166 – Intero 18 €, ridotto 12 € - martedì 11 € - www.elfo.org

Dal 9 al 31 dicembre al Teatro dell’Elfo

Teatridithalia

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di William Shakespeare

regia di Elio De Capitani

traduzione di Dario Del Corno

scene di Carlo Sala - costumi di Ferdinando Bruni

musiche originali eseguite dal vivo di Mario Arcari

coro della notte di Giovanna Marini

con

Cristian Maria GiammariniTeseo/Oberon, Ida Marinelli Ippolita/Titania

Luca Toracca Egeo/Filostrato, Nicola Russo Puck

Alessandro Genovesi Demetrio, Massimo Giovara Lisandro

Marina Remi Elena, Elena Russo Arman Ermia

Elio De Capitani Bottom, Alessandro Genovesi Quince

Corinna Agustoni Starveling, Lorenzo Fontana Flute, Luca Altavilla Snout

luci di Nando Frigerio - suono di Renato Rinaldi

produzione Teatridithalia

È uno spettacolo che rinnova successi di anno in anno e si rinnova nei cast, permettendo di sperimentare nuovi ensemble, mettere alla prova giovani talenti così da sprigionare, ad ogni levarsi di sipario, tutta la comicità e la magia sensuale del testo shakespeariano. In occasione di questa ripresa ambientata nello spazio dell’Elfo viene recuperata la scenografia creata per il debutto di Verona nell’estate del ’97: ideata da Carlo Sala, è costituita da un quadrato scenico elementare, delimitato nelle scene diurne d’avvio dalla facciata di un palazzo rinascimentale che, scivolando sul fondo, dilata lo spazio e rivela quella soglia, varcata la quale si precipita nel bosco delle meraviglie notturne. Qui la corte del duca d’Atene - luogo mitico per l’Inghilterra elisabettiana - si trasforma nel corteo lunare di Oberon e Titania.

DALLA RASSEGNA STAMPA:

De Capitani seguendo la traduzione, facile all’orecchio, di Dario Del Corno, punta molto sulla contrapposizione tra saggezza e slancio, fra capacità di ordire l’inganno e l’ingenuità di subirlo. E punta moltissimo sul lato onirico del testo, mescolandone intelligentemente le suggestioni e ambientandolo in una scenografia che ne accentua la chiave favolistica. C’è una tangibile tenerezza nello smaliziato approccio di De Capitani e dei suoi attori al testo di Shakespeare, scelto quasi come spettacolo delle "svolte" per questo gruppo, cambiato nel corso del tempo, riuscendo però a restare fedele a un linguaggio teatrale personale pieno di forza e di gioco.

Maria Grazia Gregori, l’Unità, 14/7/97

Non si pensi a una scelta ammiccante, a concessioni in qualche modo commerciali, anche perché tutto ciò che impronta questa messinscena viene direttamente dalla memoria teatrale del gruppo; è un fatto tuttavia, che raramente una formazione così spiccatamente generazionale abbia realizzato uno spettacolo tanto rispettoso del modello originario: pur suggerendo i bei costumi di Ferdinando Bruni qualche richiamo a una disinvolta attualità - con gli abiti dei duchi che rimandano a un clima da operetta mitteleuropea - De Capitani non esita a calarsi in un’autentica féerie, traendone spunti elegantemente surreali soprattutto per le coreografiche presenze delle fate. Nell’elaborata stratificazione barocca del plot, dove il mondo degli elfi è il risvolto notturno, sfuggente della corte di Teseo, e la recita degli artigiani ne incarna il controcanto grottesco, ogni segmento appare in felice armonia con gli altri, per cui la tenerezza va di pari passo con lo sberleffo, e l’ironia ben si accorda con le componenti più esplicitamente misteriose e soprannaturali.

Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore, 20/7/97

Ora nell’eccellente spettacolo di De Capitani, lo scenografo Carlo Sala ha azzeccato una cornice-traliccio che delimitando lo spazio scenico inquadra sia un fondale classicheggainte per l’inizio e la fine, sia tendoni che suscitano un’atmosfera di foresta incantata, grazie alle luci livide di Nando Frigerio e al suggestivo clarino di Mario Arcari.

Per tre ore tutto compreso la storia si dipana con vivacità ininterrotta, arricchita da una serie di gag spassose specie ovviamente nella parte degli artigiani...

Masolino d’Amico, La Stampa

Le riuscite migliori dello spettacolo si registrano, a mio avviso, in ambito comico; ma suggestive mi sono apparse anche alcune aperture (ben sostenute dalle musiche di Mario Arcari e Giovanna Marini) verso l’inquietudine e il mistero.

Giovanni Raboni, Corriere della Sera, 15/11/97

La regia di De Capitani è tutta all’insegna dell’amplificazione. Che non è esagerazione né deformazione, bensì l’unica possibile giusta misura trattandosi del Sogno. Tanti e tali sono, infatti, gli echi di questo capolavoro, che la loro, sia pur parziale, amplificazione è la sola giustizia estetica che si può render loro. Dopo la regia dark degli anni Ottanta, De Capitani ce ne propone una più solare in cui ritornano però gli stessi personaggi, gente comune, normale. Così tra l’incanto e le risate, tra misura e esagerazione, tra il giusto e il troppo, questo magnifico Sogno ci parla anche dell’oggi, della nostra vita di oggi, di qui.

Luca Doninelli, Avvenire, 20/11/97

De Capitani si diverte ad esasperare e rivitalizzare con freschezza tutti i cliché teatrali, esaltando la dimensione del teatro nel teatro, le ambiguità tra il sogno e la realtà, la sarabanda degli incantesimi e delle illusioni. Così gli attori che preparano la recita esplodono in una comicità da varietà, Oberon e Titania con le loro corti di elfi, fate e folletti sembrano usciti da un musical stile Hair o Rocky Horror, riccioluti, capelloni e seminudi. In questo nuovo Sogno la forza perturbante non è tanto quella della sessualità e dei suoi fantasmi, quanto il comico: l’ironia di Ermia, il sarcasmo di Puck, la risata grossolana che scatena Bottom, gli sfottò e gli equivoci. E a rendere possibile questa costante deformazione della realtà è ovviamente il gran gioco del teatro, nella sua capacità insieme di rivelare e di reinventare il mondo tra disincanto e utopia.

Oliviero Ponte di Pino, Il manifesto, 26/11/97

Maccheronico, sproloquiante, fanfarone, il Bottom di Elio De Capitani parla come un camionista bergamasco capace di confondere Piramo con pirla, e la platea viene giù dalle risate.

Roberto Barbolini, Panorama 11/12/97

Il senso di felice sagra, impresso all’azione dalla scena tutta teli e sipari da circo, può rivelarsi ideale per esprimere i diversi piani del testo, usando à grande vitesse le armi del divertimento, dell’invenzione, della continua scoperta… Questo spettacolo è un pezzo di storia per un gruppo che recupera così il gusto per un filone autobiografico, stavolta per chiedersene il senso con l’autore.

Franco Quadri, la Repubblica, 7/1/99

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Al Teatro dell’Elfo, via Ciro Menotti 11, Milano - Feriali ore 20.45, festivi ore 16.00 – Intero 18 € - Ridotto 12 € - Martedì 11 € - www.elfo.org