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| 15/11/2009 Good Morning, Aman Una lancia che trafigge l’indifferenza di Mary Calvi Video Foto Esce nelle sale il 13 novembre Good Morning, Aman, il film di Claudio Noce con i protagonisti in questo caso anche produttore Valerio Mastandrea, Said Sabrie, Anita Caprioli,Giordano De Plano, Sandra Toffolati, Amin Nur. Ci sono piccole ingenuità e difetti ben visibili in quest'opera che ci negano il gusto di gridare alla nascita di un grande autore, ma la sua freschezza e la frequenza con cui riesce a fare delle immagini una violenta poesia metropolitana lascia ben sperare per il futuro. Good Morning, Aman parte, infatti, male: il protagonista si presenta agli spettatori con una voce off da dj, poi la regia comincia a seguirlo ostentando un’estrosità quasi fastidiosa. Tutto cambia nel giro di poche sequenze; l’Aman del titolo è un giovane italiano di origini somale che entra in contatto con un uomo introverso, chiuso e rinchiuso in casa e che, come il ragazzo scoprirà ben presto, ha un modo violento di relazionarsi agli altri, amici compresi. In una capitale caoticamente e anonima, Noce si concentra separatamente su due personaggi non facili da amare per lo spettatore, per motivi diversi. Il giovane somalo-italiano Aman (Said Sabrie) vive in un palazzone periferico, è lavamacchine e piccolo spacciatore di hashish. Teodoro (Valerio Mastandrea) è un ex pugile che riscuote il pizzo, ha un carattere difficile con trascorsi problematici, da 3 anni non esce di casa e cova una furia autolesionista. Il regista li coglie insieme nelle lotte e negli abbracci, in un tenero ma virile rapporto da cui le rispettive solitudini cercano di trarre sollievo. Il loro si configura quindi come un viaggio, l'uno dentro l'altro, ognuno dentro sé stesso. Claudio Noce debutta dietro la macchina da presa che si muove su più livelli permettendo al regista di posare lo sguardo su personaggi e ambienti in maniera personale. Noce, fa parlare soprattutto i volti variando continuamente la messa a fuoco, educando il nostro sguardo a quello che si vede e quello che si dovrebbe imparare a vedere. Claudio, con questo film porti avanti un tema che hai già affrontato nei tuoi precedenti documentari: l’integrazione sociale, ma su quale elemento lo spettatore dovrebbe soffermarsi e iniziare a credere che l’integrazione deve essere un processo naturale e non una costrizione costituzionale? Stavolta l'idea era essenzialmente quella di realizzare un film sull'identità e l'integrazione legata alle seconde generazioni. Bisogna avere il coraggio di raccontare storie piccole di esseri umani concreti. Uomini, donne, giovani e bambini che arrivano nel nostro Paese, nelle nostre città, desiderosi di trovare quello che non hanno mai avuto nella loro vita. In questo film io parlo di un'amicizia tra due anime molto diverse tra loro: un uomo maturo e un ragazzo di origine somala, questo è quello che vorrei vedesse lo spettatore, due uomini soli con diverse tradizioni, credenze differenti ma che insieme possono farcela. Aman vuole scrollarsi di dosso le sue paure, le sue delusioni, le sue esperienze. Il suo è grido di aiuto che fa ad ogni singolo spettatore. Nel film c’è una grande attenzione per i dettagli... I dettagli sono un elemento fondamentale, si tratta certamente di un film che richiede una seconda visione. Per quanto riguarda le scelte registiche, ho usato ottiche molto strette, per essere vicino ai soggetti, ma tenendo allo stesso tempo la macchina da presa fisicamente a distanza. E per quanto riguarda il personaggio di Teodoro interpretato da Valerio Mastandrea? A Valerio, che conosceva anche i miei precedenti lavori, era piaciuta molto la sceneggiatura. Teodoro inizialmente doveva essere un personaggio molto più anziano di Valerio – ma credo che in fondo si tratti di un personaggio senza età. Protagonista d’eccezione del film e l’utilizzo degli sguardi in macchina… Lo sguardo in macchina è qualcosa di affascinante ma anche di rischioso, che permette di creare un rapporto stretto con lo spettatore, di chiamarlo direttamente in causa. Ecco perché ho scelto di utilizzare questo espediente in un momento del film che segna la dichiarazione di resa di Teodoro. Il finale è circolare, questo ci lascia un certo sapore di pessimismo e rassegnazione, quasi si trattasse di una mancata evoluzione... Sì, può essere un'ipotesi. Ma potrebbe dare anche l'idea che si tratti solo di un unico flashback. Ci abbiamo pensato in fase di lavorazione, e la cosa non ci dispiace, è una possibile interpretazione. |
| 13/11/2009 2012 ,profezia o verità? "2012" uscirà in contemporanea mondiale il 13 novembre di Mary Calvi Video Foto "2012" uscirà in contemporanea mondiale il 13 novembre, distribuito da Sony Pictures Releasing Italia. Roland Emmerich, regista di altri disaster movie come "Independence Day", "Godzilla", "L’alba del giorno Dopo" e "The day after Tomorrow", in "2012" ci fa vivere un flash forward lungo 158 minuti di un’antichissima profezia Maya, secondo la quale il mondo finirà il 21 dicembre 2012. Racconta degli avvertimenti del geologo Adrian Helmsley diventato responsabile scientifico alla Casa Bianca per fronteggiare l’emergenza dell’imminente catastrofe ambientale del nostro pianeta dovuta all’instabilità del clima e alla follia dell’intera umanità rispetto all’ambiente. Mentre il pianeta viene spazzato da una serie di cataclismi, tutti cercano di mettersi in salvo. Tra questi Jackson Curtis, autista separato impegnato nel portare la propria famiglia là dove sembra che il governo stia approntando delle misure definitive di evacuazione. Con 230 milioni di dollari di budget e la possibilità di distruggere l’intero pianeta, il regista ha sguazzato nel proprio deliro apocalittico, tutto quello che c’era da abbattere, inondare, far crollare, bruciare, esplodere o tremare, Emmerich l’ha portato sullo schermo con effetti speciale a volte sorprendenti. ____________ 15/11/2009 Gli abbracci spezzati Almodóvar omaggia il cinema classico di Mary Calvi Video Foto Gli abbracci spezzati, è un’appassionata dichiarazione di amore eterno che il regista Pedro Almodóvar ha voluto dedicare al mondo del cinema. Los Abrazos Rotos, questo è il titolo del film in spagnolo, nelle sale dal 13 novembre, è un melodramma di impianto classico, con una regia impeccabile e attori semplicemente perfetti come: Penelope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, José Luis Gómez, Rubén Ochandiano, Tamar Novas, Marta Aledo, Agustin Almodóvar, Enrique Aparicio, Yuyi Beringola, Javier Coll, Juan Bautista Cucarella, Sabine Daigeler, Sergio Díaz, Lola Dueñas La storia ruota attorno a Mateo Blanco (Lluis Homar), un regista cinematografico che, dopo essere diventato cieco a causa di un incidente automobilistico, si è trasformato in uno sceneggiatore di successo e vive sotto lo pseudonimo di Harry Cane. Nonostante la menomazione, Mateo riesce a condurre una vita normale, anche perché è aiutato dalla sua agente Judit (Blanca Portillo) e dal figlio Diego (Tamar Novas). Un giorno, l’uomo riceve la notizia della morte di Ernesto Martel, noto uomo d’affari, anche lui coinvolto nell’incidente in cui Mateo, non solo ha perso la vista, ma anche Lena (Penelope Cruz), la donna che amava. A complicare le cose sopraggiunge la visita di un giovane regista che oltre a voler ingaggiare Mateo per una sceneggiatura, porta con sé un enorme segreto. Un mix tra commedia e melodramma, Gli abbracci spezzati presenta personaggi, situazioni e figure che non risultano del tutto originali: amori negati o vissuti, intrecci, gelosie, case e vestiti coloratissimi, donne sensuali, altre matronali, personaggi gay a livello diffuso, accenni cinefili e meta-cinematografici. Almodóvar ha la capacità di rendere la sceneggiatura elegante e aggraziata… Almodòvar non osa, lascia scorrere il film senza sgradevolezze ma anche senza lasciare particolari tracce. Il cinema di Almodóvar è costellato da passioni fatali e da donne capaci di annullarsi per amore. Lena è solo l'ultima delle sue eroine, interpretata da Penélope Cruz, convincente e risoluta come solo con Almodóvar le riesce essere. Pedro Almodóvar grazie alla sua originalità ed espressività ha saputo ritagliarsi un posto di rilievo tra i più grandi registi della sua generazione. _________ 14/11/2009 Un Alibi Perfetto Un noir per Peter Hyams e Michael Douglas di Mary Calvi Video Foto Arriva nei cinema italiani il 13 novembre, scritto e diretto da Peter Hyams, distribuito da Medusa. Un alibi perfetto racconta la storia di un giovane giornalista C.J. ( Jesse Metcalfe) alla ricerca di uno scoop per salvare il posto di lavoro. È convinto di poter dimostrare la corruzione del procuratore Mark Hunter (Michael Douglas), capo dell'amata Ella (Amber Tamblyn) e prossimo a divenire governatore della Lousiana. Hunter, che non perde un processo da anni, la spunta sempre all'ultimo minuto presentando delle prove che C.J. è convinto costruisca ad hoc, con l'aiuto di un collaborare e uomo di forza. Deciso ad incastrarlo, il ragazzo si fa arrestare per l'omicidio di una prostituta di colore, chiede a un amico di filmare ogni cosa e attende che il procuratore porti in aula le prove contraffatte per smascherarlo. Ma il suo non è un piano perfetto. Un alibi perfetto è un remake del 1956 di Fritz Lang, la storia è riambientata in Louisiana a New Orleans. Il regista Peter Hyams ha voluto a tutti i costi riprendere questa storia, e lo motiva in questo modo: Volevo fare un film quasi classico. Solo che lo volevo fare con dei giovani, non con degli adulti. Il risultato di questa pellicola è che si vivono 105 minuti in cui in alcuni momenti ti legano alla sedia ma che ti slegano a causa di un finale buonista e assolutamente non in linea con tutto il resto della pellicola. __________ 13/11/2009 La prima linea del terrorismo degli anni 70-80 Ancora non è uscito al cinema ma già abbondano le polemiche attorno a "La prima linea" di Mary Calvi Video Foto Ancora non è uscito al cinema ma già abbondano le polemiche attorno a "La prima linea", film di Renato De Maria, in uscita nei cinema il 20 novembre con 150 copie distribuito da Lucky Red. Nel cast, accanto ai protagonisti Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno, spiccano le presenze di Fabrizio Rongione, Daniela Tusa, Lucia Mascino, Michele Alhaique, Francesca Cuttica, Awa Ly e Lino Guanciale. Il film narra le vicende di Sergio Segio (Riccardo Scamarcio), un uomo di trentacinque anni incarcerato a Le Nuove di Torino. Sergio è uno dei fondatori del gruppo armato Prima linea, entrato in clandestinità a metà degli anni settanta nella convinzione che l'uso della violenza fosse una scelta necessaria nel nome della rivoluzione. Condannato a molti anni di carcere, Sergio ricorda i giorni del suo arresto e prima ancora un giorno particolare: il 3 gennaio 1982, quando a Venezia riunì un gruppo di militanti impegnati a far evadere dal carcere di Rovigo quattro detenute, tra le quali Susanna Ronconi (Giovanna Mezzogiorno), la donna che Sergio ama e con cui ha condiviso idee, scelte politiche e tragici errori. Mentre scorre la giornata, Sergio rivive i momenti più importanti della sua vita: il primo incontro con Susanna, la condivisione della clandestinità, il complesso rapporto con i genitori, il doloroso scontro con Piero, l'amico che ha condiviso i suoi sogni giovanili ma che ha rifiutato la lotta armata. I ricordi si susseguono, fino agli esiti più drammatici: la giornata del 3 gennaio volge al culmine. Sergio e il gruppo si avvicinano al carcere di Rovigo; all'interno Susanna e le altre attendono l'ora fissata. Un'esplosione fa saltare il muro di cinta del carcere. Susanna e Sergio si ritrovano; le macchine sono in fuga. Sono già in vista di Venezia, quando apprendono che l'esplosione ha causato la morte di un anziano pensionato. La notizia cade su di loro come il segno crudele del destino avverso. Dopo pochi mesi Susanna sarà arrestata, e meno di un anno più tardi la stessa sorte toccherà anche a Sergio. |