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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Province_italiane Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Province_d%27Italia&action=history Province d'Italia
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Province italiane)
La provincia, in Italia, è un ente locale territoriale il cui territorio è per estensione inferiore a quello della regione (della quale, a sua volta, fa parte) e comprende il territorio di più comuni. La disciplina delle Province è contenuta nel titolo V della parte II della Costituzione (artt. 114 ss.) e, ovviamente, in fonti primarie e secondarie che attuano il disposto costituzionale. Tranne quelle autonome, tutte le province fanno parte dell'Unione delle Province d'Italia (Upi). [modifica] Informazioni generaliAttualmente le province italiane sono territorialmente 110, cui corrispondono 107 Amministrazioni Provinciali membri dell'UPI, suddivise in 20 regioni.
[modifica] Denominazione delle provinceLa denominazione delle province in Italia è per la maggior parte quella del capoluogo, con alcune eccezioni.
[modifica] Storia dell'istituto provinciale
Lapide commemorativa del congresso delle province
italiane del 1898 presente presso il
Palazzo Reale di Torino
Nello Stato sabaudo preunitario l'ordinamento provinciale era stato definito dal Regio Decreto 3702 del 23.10.1859 (cosiddetto Decreto Rattazzi) che, sul modello francese, aveva stabilito l'organizzazione del territorio in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni. La provincia nasceva così come Ente locale dotato di propria rappresentanza elettiva e di un'amministrazione autonoma: un collegio deliberante (il Consiglio provinciale) e di un organo esecutivo-amministrativo (la Deputazione Provinciale) presieduta dal Governatore, poi Prefetto, di nomina regia. Nel 1865 la legge Lanza segnò una tendenza accentratrice. La legge stabiliva che il governo della provincia - la Deputazione - era costituito da 10 membri, eletti dal Consiglio provinciale, e dal Prefetto che "la presiede e la convoca". Nel 1889, con il primo di una serie di testi unici, venne introdotto il principio elettivo nella nomina del presidente della Deputazione provinciale (già di diritto il Prefetto); gli organi della Provincia venivano così ad essere: il Consiglio, la Deputazione, il presidente della Deputazione. Veniva inoltre fissata in cinque anni la durata del Consiglio, con un rinnovo annuale di un quinto dei Consiglieri, determinati per sorteggio (il suffragio amministrativo per censo era infatti ancora molto ristretto); la Deputazione si rinnovava invece di metà ogni anno. Nel 1898 la durata del Consiglio veniva portata a sei anni, con rinnovo triennale di metà dei Consiglieri, scelti per sorteggio. La Deputazione si rinnovava invece per intero ogni tre anni. La principale riforma dell'istituto della Provincia venne con il testo unico della legge comunale e provinciale del 1915. Consiglio e Deputazione venivano da allora eletti integralmente ogni quattro anni. Con l'art. 14, inoltre, il suffragio universale (già esteso dal 1914 alle elezioni politiche) venne esteso alle elezioni amministrative. L'elettorato attivo venne concesso a tutti i cittadini maschi maggiori di 30 anni (inclusi gli analfabeti), mentre per i 21-30enni permanevano le condizioni di censo, istruzione e servizio militare per l'accesso al voto. Il testo unico del 1915 raccoglieva così un'evoluzione trentennale, che vedeva il sistema amministrativo italiano distaccarsi dallo schema francese napoleonico. La configurazione dell'istituzione provinciale veniva così regolata nei suoi organi costitutivi, nei suoi compiti, nei proventi e nelle spese ad essa attribuite. Il regime fascista, con la sua tendenza accentratrice ed antidemocratica, abolì il criterio elettivo nella formazione degli organi provinciali. Consiglio e Deputazione vennero così sostituiti dal Rettorato (di 4, 6 o 8 rettori in base alla popolazione della provinciale) e dal Preside, di nomina regia, che accentrava le competenze della Deputazione e del suo Presidente. Il dopoguerra porta il voto alle donne anche a livello provinciale, grazie al Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1º febbraio 1945. Le Province vennero ricostituite lentamente in senso democratico: prima con il ripristino delle delegazioni (1945), quindi con la ricomparsa dei Consigli Provinciali (1951). La Legge 122/1951 fissava a 45 il numero dei consiglieri provinciali, e ad 8 (+2 supplenti) i membri della Giunta provinciale, che sostituiva la Delegazione come organo esecutivo. Il Presidente della Provincia, eletto dal Consiglio tra i suoi componenti, ricopriva sia la carica di presidente del Consiglio provinciale che quella di presidente della Giunta. Un importante intervento legislativo di riforma venne con la Legge n. 142/1990: per la prima volta i Comuni e le Province potevano adottare un proprio Statuto ed istituire regolamenti. Nello Statuto vengono stabilite le norme fondamentali di organizzazione dell'ente e le attribuzioni degli organi, l'ordinamento degli uffici e dei servizi pubblici, le forme di collaborazione tra comuni e province, di partecipazione popolare, di decentramento, di accesso dei cittadini alle informazioni ed ai provvedimenti amministrativi, oltre alla nuova figura del Difensore civico. Infine, la legge prevedeva un nuovo istituto, la città metropolitana, per le aree urbane più dense; tuttavia non vi sono ancora seguite leggi regionali di attuazione. La legge n. 81 del 25 marzo 1993 stabilì l'elezione diretta a suffragio universale dei presidenti di provincia e dei sindaci. L'ultima compilazione ed evoluzione delle norme amministrative degli enti locali è venuta con il Testo unico sull'ordinamento delle autonomie locali (Legge 267/2000). [modifica] Evoluzione delle province italianeNel 1861 all'istituzione del Regno d'Italia le province erano solamente 59 e il territorio nazionale non comprendeva le attuali regioni del Veneto (più la parte della provincia di Mantova a sinistra del fiume Oglio), del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino-Alto Adige (che erano ancora sotto il dominio dello stato asburgico) e del Lazio (che era rimasto allo Stato Pontificio). Invece furono riordinate nelle nuove province dello stato italiano il circondario di Rieti, allora in provincia di Perugia (già parte dello Stato Pontificio, che fu annesso al nuovo stato italiano dopo l'invasione sabauda), e i circondari di Cittaducale in provincia dell'Aquila e di Gaeta e Sora in provincia di Terra di Lavoro) che facevano parte del Regno delle Due Sicilie (anch'essi annessi a seguito dell'invasione delle truppe savoiarde e dei Mille di Garibaldi). Nel 1866, a seguito della guerra tra Regno d'Italia ed impero austriaco sono stati annessi i territori del Veneto (incluso il Friuli) e del mantovano, precedentemente appartenenti all'Impero Austriaco, con l'inglobamento delle previgenti 8 province asburgiche (Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza, Udine), cui segue nel 1868 la provincia di Mantova e nel 1870, a seguito dell'annessione della futura capitale, Roma, portando il numero complessivo di province nel Regno a 69. Nel 1920, a seguito della prima guerra mondiale conclusasi con l'annessione della Venezia Tridentina (fino al Brennero) e della Venezia Giulia (da Trieste a Zara esclusa Fiume) viene istituita la provincia di Trento e nel 1923 le tre province di Spezia, di Trieste e dello Ionio, mentre la provincia di Porto Maurizio viene ridenominata provincia di Imperia. Già nel 1921, la provincia di Terra di Lavoro viene ridenominata provincia di Caserta. Nel 1924 vengono inoltre istituite le province di Fiume, di Pola e di Zara, portando il numero delle province a 76. [modifica] Riordino delle circoscrizioni provincialiNel 1927 ad effetto del Regio Decreto Legislativo n. 1/1927 del 3 gennaio 1927 "Riordinamento delle circoscrizioni provinciali" si ha l'istituzione di ben 17 province (Aosta, Vercelli, Varese, Savona, Bolzano, Gorizia, Pistoia, Pescara, Rieti, Terni, Viterbo, Frosinone, Brindisi, Matera, Ragusa, Castrogiovanni, Nuoro) e la soppressione della provincia di Caserta. Nello stesso anno vengono soppressi i circondari che costituivano circoscrizioni subprovinciali sedi di sottoprefettura e tribunale. Nello stesso anno Castrogiovanni viene ridenominata
Enna e Girgenti
Agrigento. Nel
1930 Spezia
diviene
La Spezia e la provincia di Fiume rinominata in
provincia del Carnaro, mentre nel
1931 Bari
delle Puglie diviene
Bari. [modifica] Secondo dopoguerraAlla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, la provincia di Aosta viene rinominata Valle d'Aosta, Littoria cambia nome in Latina e viene reistituita la provincia, già soppressa, di Caserta. Nel 1946, alla Provincia di Massa e Carrara (rinominata Apuania nel 1938) viene dato, durante la luogotenenza di Umberto II di Savoia, il nuovo nome di Provincia di Massa - Carrara, fissandone il capoluogo in Massa. Nel 1947 l'Italia perde, con il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, le province dell'Istria, del Carnaro e la Dalmazia, nonché parte del territorio di quelle di Trieste e Gorizia, mentre la stessa provincia di Trieste (zona A) viene occupata in Territorio Libero dalle forze statunitensi e britanniche e di fatto esclusa dall'Italia. Alla nascita della Repubblica l'Italia ha un totale di 91 province effettive. Nel 1948 la provincia della Valle d'Aosta viene soppressa e ne vengono trasferite le competenze alla neonata Regione a statuto speciale, mentre con lo Statuto della Regione Siciliana (1946) le circoscrizioni provinciali siciliane vengono soppresse e sostituite da liberi consorzi comunali, denominati "province regionali" con successiva L.R. n. 9 del 1986. La situazione rimane immutata per oltre 30 anni, fatte salve la ridenominazione, nel 1951, della provincia dello Ionio in provincia di Taranto e il rientro in Italia, nel 1954, della provincia di Trieste. [modifica] Storia recenteNel 1968 viene istituita la provincia di Pordenone, cui seguono nel 1970 quella di Isernia e nel 1974 quella di Oristano, per un totale di 95 province (inclusa la Regione Valle d'Aosta). L'incremento diviene più sostanziale nel 1992 con la creazione di ben 8 province: Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Lecco, Lodi, Rimini, Prato, Crotone, Vibo Valentia, mentre Forlì viene rinominata Forlì-Cesena. Nel 2001 la Regione a statuto speciale della Sardegna istituisce 4 province, divenute operative nel 2005, Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias; mentre nel 2004 il Parlamento ha istituito le 3 province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani, che sono divenute operative nel 2009, portando il numero complessivo delle province geografiche a 110. Nel 2009 il ministro Roberto Calderoli, annullando sia il Regio decreto del 1938, sia il decreto Luogotenenziale del 1946, ha fatto sì che la provincia di Massa - Carrara riassumesse l'originaria denominazione di provincia di Massa e Carrara.[1][2]
La variazione del numero di province in Italia.
[modifica] Elenco delle provinceDi seguito una tabella contenente i dati di popolazione[3], superficie e densità abitativa, numero di comuni e regione di appartenenza delle 110 province (inclusa la Valle d'Aosta, il Trentino e l'Alto Adige). Gli enti sono ordinati alfabeticamente con la possibilità di ordinarli per le altre colonne.
[modifica] Statistiche
[modifica] Assetto istituzionale
Colore politico dei presidenti delle 110 province
italiane(dopo le elezioni del 2010).
██ Lega Nord La legge n° 81 del 25 marzo 1993 ha stabilito l'elezione popolare diretta dei presidenti delle province italiane, ricorrendo ad un eventuale turno di ballottaggio qualora nessun candidato raggiungesse la maggioranza assoluta dei consensi. La durata in carica del presidente, originariamente fissata in quattro anni, fu prolungata a cinque, e l'intero sistema normativo venne consolidato nel Testo unico sull'Ordinamento degli Enti Locali, il D.Lg. n°267 del 2000. In qualunque caso di morte, dimissioni, sospensione, sfiducia o decadenza del presidente, si procede all'indizione di nuove elezioni provinciali e, nel caso di crisi politica, alla gestione provvisoria dell'ente da parte di un commissario nominato dal prefetto. Contestualmente alla scelta del presidente, si tengono le elezioni del Consiglio Provinciale, sul principio del governo di legislatura. I consiglieri, in numero variabile da 24 a 45 secondo l'entità della popolazione, sono eletti con un particolare sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza. L'elettore può tracciare sulla scheda elettorale, di colore giallo, un segno su un candidato presidente e su un candidato consigliere che lo sostiene. Alla coalizione collegata al presidente eletto vengono comunque garantiti almeno il 60% dei seggi consiliari; tenuta presente questa clausola, i seggi vengono ripartiti in maniera proporzionale con metodo D'Hont sulla base dei voti conseguiti dalle varie coalizioni, e in seconda istanza dalle singole liste, nella circoscrizione unica provinciale. I candidati si presentano però in collegi uninominali e, determinato il numero di seggi assegnati a ciascuna lista, vengono dichiarati eletti coloro che, all'interno della stessa, abbiano ottenuto le maggiori percentuali di voto nel proprio collegio. Norme del tutto diverse regolano invece la vita istituzionale nelle comunità autonome: Aosta, Bolzano e Trento. [modifica] Consistenza numerica dei consigli e delle giunte provincialiSecondo gli articoli 37 e 47 del Decreto Legislativo 267/2000[7] (Testo unico degli enti locali) modificato da art. 2, comma 23, L. 244/2007[8] la consistenza numerica dei consigli provinciali è definita in base al numero di abitanti. Leggi costituzionali specifiche regolano invece le due entità sui generis del Trentino, dell'Alto Adige e della Valle d'Aosta.
[modifica] Progetti di riformaIl Parlamento italiano ha approvato la legge 5 maggio 2009, n. 42, legge delega sul federalismo fiscale che mira a garantire alle province autonomia di entrata e di spesa, attraverso tributi propri, compartecipazioni e fondi perequativi, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione. I decreti attuativi della legge delega approvati o in corso di approvazione sono disponibili al seguente indirizzo: http://www.riformeistituzionali.it/primo-piano.aspx Il 30 giugno 2010, è stato approvato dalla Camera dei Deputati il disegno di legge di riforma degli enti locali "Carta delle Autonomie locali" che individua le funzioni fondamentali delle Province. Il DDL AS 2259 è ora all'esame della Commissione affari costituzionali del Senato della Repubblica. [modifica] Galleria[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
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