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| "Don Giovanni" apre la stagione della
Scala Sarà il "Don Giovanni" di Mozart ad aprire la stagione 2011-2012 del teatro alla Scala di Milano. Il 7 dicembre, festa di Sant'Ambrogio, il "Don Giovanni" firmato dal regista Robert Carsen, vedrà sul podio il maestro Daniel Barenboim, le scene sono di Michael Levine, costumi di Brigitte Reiffenstuel, luci di Robert Carsen e Peter Van Praet, coreografia di Philippe Giraudeau. Le voci protagoniste: Peter Mattei (Don Giovanni), Qwangchul Youn (il commendatore), Anna Netrebko (Donna Anna), Giuseppe Filianoti (Don Ottavio), Lina Garanca (Donna Elvira), Bryn Terfel (Leporello), Anna Prohaska (Zerlina), Stefan Kocan (Masetto). |
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Don Giovanni (Mozart))
Il Don Giovanni (titolo originale: Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni, K 527) è un'opera lirica, in due atti, del compositore salisburghese Wolfgang Amadeus Mozart. È la seconda delle tre opere italiane che egli scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte, un librettista dell'epoca al servizio dell'imperatore d'Austria; essa precede Così fan tutte (K 588) e segue Le nozze di Figaro (K 492). L'opera venne composta tra il marzo e l'ottobre del 1787, quando Mozart aveva 31 anni. Commissionata dall'imperatore Giuseppe II essa non andò tuttavia in scena per la prima volta a Vienna (al Burgtheater), bensì a Praga (al Teatro degli Stati). Da Ponte attinse per il libretto a numerose fonti letterarie dell'epoca. Il filosofo danese Søren Kierkegaard ha scritto un lungo saggio in cui afferma, citando Charles Gounod, che il Don Giovanni di Mozart è "un lavoro senza macchia, di ininterrotta perfezione". Il finale, in cui Don Giovanni rifiuta di pentirsi, ha rappresentato argomentazione accattivante per filosofiche e artistiche dissertazioni di molti scrittori tra cui George Bernard Shaw, che nel Man e Superman parodiò l'opera (con esplicita menzione a Mozart per il cliente della scena finale tra il Commendatore e Don Giovanni)[1]. Il Don Giovanni è considerato uno dei massimi capolavori di Mozart, della storia della musica e della cultura occidentale in generale. In esso vi è il riflesso di tutto il genio mozartiano nei diversi stili e modalità compositive e di un Settecento musicale giunto ormai all'apice del suo fulgore e alle porte dell'ormai prossimo Romanticismo. L'organizzazione Opera America l'ha inserita al settimo posto per frequenza di rappresentazione in Nord America[2]. [modifica] PersonaggiI personaggi sono:
[modifica] Una rilettura del mito di Don Giovanni
Lorenzo Da Ponte, ritratto.
L'impronta di Lorenzo Da Ponte, futuro poeta di corte a Vienna, si avverte in maniera sensibile in tutte e tre le opere italiane scritte per Mozart (cioè, Nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte). Il librettista veneto lavorò con molti dei più grandi operisti italiani del tempo, tra cui Antonio Salieri. In particolare, mentre lavorava alla stesura del Don Giovanni, Da Ponte stava scrivendo contemporaneamente il libretto di Axur, re d'Ormus per Salieri (versione italiana del Tarare andato in scena pochi mesi prima a Parigi) e L'arbore di Diana per Martìn y Soler. Da Ponte, nella collaborazione con Mozart per la stesura dell'opera, si appoggiò ad un precedente libretto di Giovanni Bertati intitolato Don Juan Tenorio, ossia Il convitato di pietra, apportandovi per altro importanti modifiche. Bertati aveva quasi certamente derivato il suo testo da un dramma in versi dell'anno 1630 del grande scrittore spagnolo Tirso de Molina, Il seduttore di Siviglia e il convitato di pietra (El burlador de Sevilla y Convidado de piedra). Il tema di Don Juan Tenorio, ripreso dalla fantasia popolare, consentì a de Molina - che articolò il suo racconto in tre distinte giornate del burlador de Sevilla - di inaugurare quella che sarebbe stata la fortunata sorte letterario-musicale del don Giovanni. Un riferimento importante per Da Ponte e Mozart fu sicuramente anche il Don Giovanni o Il convitato di pietra di Molière.
Wolfgang Amadeus Mozart, ritratto.
In particolare, mentre le atmosfere cupe e intrise di un religioso senso di colpa sono da riferirsi al modello di Tirso de Molina, l'immagine del libertino impenitente, ateo e irriverente al punto da scherzare con le ombre dell'aldilà e sfidare persino il giudizio divino, sono assai vicine alla commedia di Molière. Tuttavia, il compiacimento un po' crudele con cui Don Giovanni tratta le sue conquiste, è segno di una certa misoginia che non compare in Molière, e che invece è da ascrivere interamente a Mozart e Da Ponte (anche guardando in prospettiva storica la terza opera della "trilogia", cioè il Così fan tutte). Sia Mozart che Da Ponte erano infatti uomini di mondo. Se di Mozart, nel celebre film Amadeus diretto da Milos Forman su una sceneggiatura di Peter Shaffer, ci viene data l'immagine, in modo piuttosto distorto, di un grande artista che, però, tra una sonata e l'altra al clavicembalo, durante i banchetti si nascondeva sotto ai tavoli in compagnia di avvenenti fanciulle, Da Ponte non fu da meno: si narra, infatti, che durante le intere giornate passate davanti ad una scrivania tenesse vicino a sé un campanello per chiamare una servetta sedicenne che gli facesse compagnia. Certo, per parlare del Don Giovanni non si può far riferimento solo a questi episodi che hanno un po' l'aria di una caricatura assai troppo marcata, ma la baldanzosità e l'allegria di Mozart da una parte, e quanto sappiamo della vita del libertino Da Ponte dall'altra, si rispecchia pienamente nella figura del celebre gentiluomo spagnolo, il cui unico obiettivo nella vita era quello di sedurre tutte le donne che gli si presentavano a tiro. [modifica] Il protagonistaDon Giovanni passa la vita a sedurre donne . L'elenco di quelle da lui conquistate nel girare il mondo è conservato da Leporello sul suo catalogo: in Italia 640, in Alemagna (Germania) 231, in Francia 100, in Turchia 91 e in Spagna 1003. In questo cavaliere, licenzioso quanto coraggioso, si è talvolta voluto vedere una proiezione di Mozart perché anch'egli era un grande seduttore di donne per la sua fama, anche se questo non è mai stato sostenuto da nessun documento storico. La parte del Don Giovanni (la cui estensione va dal Si bemolle grave al Mi acuto, con una concentrazione massima di note nell’intervallo da Fa centrale a Re bemolle acuto) dovrebbe essere generalmente interpretata da un baritono dalla voce leggera, virtuosa e dotato di agilità, com'erano Luigi Bassi e Francesco Albertarelli, cioè, i primi attori ricoprenti il ruolo, l'uno a Praga, l'altro a Vienna. Sebbene dotata di tessitura decisamente baritonale, sono molti i bassi che affrontano la parte (memorabile l'interpretazione del celebre basso Cesare Siepi sotto la direzione di Wilhelm Furtwängler a Salisburgo). Col passare del tempo, si sono distinti nel ruolo di Don Giovanni altri grandi bassi e baritoni tra cui ricordiamo i più famosi: Ezio Pinza, John Brownlee, Dietrich Fischer-Dieskau, Ruggero Raimondi, Eberhard Wächter, Cesare Siepi, Ferruccio Furlanetto, Samuel Ramey, Nicolaj Ghiaurov, Bryn Terfel, Simon Keenlyside ed Ildebrando D'Arcangelo. Don Giovanni finirà poi vittima del suo errore più grave, ossia di non pentirsi davanti alla statua del Commendatore, non soltanto rifiutandosi per ben tre volte di farlo, ma spingendosi a simulare il pentimento davanti a Donna Elvira solamente per raggiungere i suoi scopi. Proprio per questi motivi, verso la fine dell'Atto II, scontrandosi con la statua del Commendatore venuto dall'oltretomba e che, con un amore infinito, lo esorta a cessare ogni violenza e a pentirsi, il nobile finirà all'inferno. Per questo motivo Mozart e Da Ponte hanno conferito a Don Giovanni questa fissità frenetica, brutale, ossessiva e dissennata, così caratteristica della cultura della nostra epoca, e che ritroviamo nella musica del libertino, particolarmente nella famosa aria n°11 (Finch'han dal vino), nota anche col nome di Aria dello champagne. Il Don Giovanni non lascia indifferenti, poiché provoca e disturba con la sua ironia, ma non tradisce la sua intenzione ben definita: ci mostra la supremazia delle leggi dell'universo sull'arbitrarietà della tirannia, lanciandoci una sfida, spiegando perché l'opera non piacque ai viennesi. [modifica] Le due versioniL' opera andò in scena per la prima volta a Praga il 29 ottobre 1787 dopo diversi rinvii avutisi a partire dal 14 ottobre; dopo i consensi entusiastici di quella "prima", il compositore scriveva, con comprensibile entusiasmo: «L'opera è andata in scena con il successo più clamoroso possibile»; d'altronde sappiamo che la sera del 3 novembre vi era stata la quarta serata con incasso «a beneficio del compositore» e vi è pure notizia che molti insistettero per trattenere Mozart a Praga in vista di una nuova opera; l'impresario Guardasoni, proprio in quei giorni, si affretta a scrivere a Da Ponte: «Evviva Da Ponte! Evviva Mozart! Tutti gli impresari, tutti i virtuosi devono benedirli! Finché essi vivranno, non si saprà mai cosa sia la miseria teatrale». Dopo il grande successo praghese l'opera venne rappresentata poi, nel mese di maggio dell'anno successivo, a Vienna. La prima città veniva, per certi versi, vista come un luogo di prova della versione definitiva che poi si sarebbe eseguita nella seconda cioè a Vienna nel Burgtheater. Del resto il pubblico viennese, piuttosto conservatore, avrebbe probabilmente accettato malvolentieri l'opera nella sua versione originaria, ragione per la quale l'autore eseguì non pochi tagli e rilevanti modifiche. Il principale taglio riguardò il finale del secondo atto, dove venne eliminata la scena 20, in cui si ritrovano tutti i personaggi a commentare la fine di Don Giovanni, con il concertato finale in re maggiore che contiene la morale conclusiva:
In sostanza, nella versione viennese l'opera si conclude con la scena 19, e cioè la contesa di Don Giovanni col Commendatore e la sua discesa all'inferno in mezzo al coro (soli bassi) delle anime dannate. Secondo alcuni, il taglio della "scena ultima" sarebbe avvenuto già a Praga; secondo altri, non sarebbe avvenuto mai, né a Praga, né a Vienna.
Burgtheater di Vienna.
Questa scelta artistica di Mozart fu probabilmente dettata dal voler concludere l'opera nella stessa tonalità (re minore) in cui incomincia l'ouverture, dandole così un aspetto ciclico. La disputa tra i sostenitori della partitura praghese e quelli della partitura viennese nacque quasi immediatamente. Anche in tempi moderni si ritrovano entrambe le scelte (il maestro Riccardo Muti preferisce quella viennese in re minore). Dal punto di vista filologico, la disputa è stata però definitivamente risolta dai membri della Neue Mozart-Ausgabe[3] (un'autorevole istituzione che lavora dagli anni cinquanta alla revisione critica dell'opera mozartiana), a favore della versione praghese: dal punto di vista storico, infatti, nel 1700 una tragicommedia era sempre conclusa da una scena d'assieme che conteneva la morale della storia. Nella versione praghese non sono presenti l'aria Dalla sua pace, il duetto Per queste tue manine, l'aria Mi tradì quell' alma ingrata e si dice anche l'ultima scena Ah dove il perfido, mentre nella versione viennese sono presenti. La scelta più spesso usata dai direttori d' orchestra è quella praghese ma è possibile anche ascoltare quella viennese (John Eliot Gardiner, Roger Norrington e René Jacobs la preferiscono). Nonostante ciò il Don Giovanni, per quanto avesse una bellissima musica e che nella versione di Praga ottenne un grandissimo successo, nella versione viennese non fu molto apprezzato dal pubblico, non per la musica, ma per la trama dove un nobile, ossia Don Giovanni, muore, e in questo modo poteva provocare delle ribellioni del popolo contro altri nobili, ed in questo caso contro l' imperatore austriaco; quindi Mozart e Da Ponte non riuscirono ad ottenere un successo della loro opera paragonabile a quello praghese, infatti, l'imperatore Giuseppe II ebbe a dire che: "Il Don Giovanni non è pane per i denti dei miei viennesi". [modifica] Rappresentazioni a Praga e a Vienna
Katherina Cavalieri (Donna Elvira) è stata la prima Konstanze in Il ratto dal serraglio, Francesco Benucci (Leporello) il primo Figaro in Le nozze di Figaro, e Aloysia Weber-Lange, la cognata di Mozart, ha cantato spesso nelle sue opere liriche. [modifica] L'opera
Mozart anticipa il Don Giovanni ai
viennesi.
Il Don Giovanni è un dramma giocoso diviso in due atti. In realtà, questa dicitura che compare nel sottotitolo originale dell'opera dice abbastanza poco sul carattere di essa: "dramma giocoso" era infatti anche il nome con cui all'epoca venivano definite farse del tutto assurde. Dal punto di vista formale essa è un' opera buffa (così come la chiama Mozart nel suo catalogo), con la presenza di elementi tratti dall'opera seria, come i pezzi scritti per Donna Anna e Don Ottavio. L'ouverture è composta da due parti, una è un Andante con moto, che verrà ripetuto in molte occasioni in tutta l'opera, anche per la morte di Don Giovanni. La seconda parte, invece, è un Allegro di carattere festoso. La prima aria dell'opera è "Notte e giorno faticar", cantata da Leporello, seguita poi dall'ingresso di Donna Anna e di Don Giovanni, che interpretano insieme al servo il trio "Non sperar se non m'uccidi". La caratterizzazione psicologica dei personaggi è il vero capolavoro di Mozart e Da Ponte: Don Giovanni, pur essendo nobile, veste quasi il ruolo del tipico basso buffo settecentesco (vocalmente, un baritono o un basso-baritono), quasi a sottolineare l'immoralità del suo comportamento che, per così dire, lo "abbassa" di livello. Leporello (anche lui un basso ai limiti del buffo, la cui estensione va da un Fa grave fino al Mi acuto) è invece un personaggio frequentemente in bilico tra l'ironia, l'insolenza e la sottomissione nei confronti del padron Don Giovanni. Sono presenti figure comiche o dal contorno quasi bucolico (i contadini Masetto e Zerlina) ma c'è tra queste e le figure drammatiche una forte commistione che fa prevalere le seconde, portatrici di forti valori morali ed etici da trasmettere al pubblico. In particolare, in contrasto alle figure semplici ma eticamente forti, all'ascoltatore moderno non può non risultare ridicola la affettata serietà di Don Ottavio (tenore), definito da qualche critico il "fidanzato modello": mentre Masetto per difendere la sua Zerlina è disposto anche a prendersi botte da Don Giovanni (travestito in quell'occasione da Leporello), Don Ottavio per la sua Donna Anna non riesce a reagire se non con un timido «un ricorso vo' far a chi si deve, e in pochi istanti vendicarvi prometto» cosa che in realtà, non farà mai. Tuttavia, né Mozart, né Da Ponte sicuramente ebbero l'intenzione (almeno esplicita) di mettere in ridicolo Don Ottavio, dando invece al suo ruolo una musica smagliante e un tono magniloquente, da opera seria (ricordiamo a conferma di ciò che il primo Don Ottavio, Antonio Baglioni, fu anche il primo interprete di Tito nella Clemenza di Tito). A questo proposito è da segnalare il magnifico duetto del primo atto (Don Ottavio e Donna Anna), Fuggi, crudele, fuggi, che potrebbe essere il gioiello di un'opera seria, il duetto fra un Cesare e una Cleopatra, o fra un Alessandro e una Candace. Gli altri due personaggi seri, Donna Anna e Donna Elvira, ricevono pure grande attenzione da Mozart sul piano musicale: Donna Anna in particolare fu interpretata da cantanti di primo livello (Teresa Saporiti alla prima di Praga e addirittura Aloysia Weber Lange, il grande amore giovanile di Mozart, a Vienna). Da segnalare nel ruolo di Donna Anna il magnifico Rondò che chiude le arie solistiche del secondo atto, Non mi dir, bell'idol mio, dove Mozart fa largo uso della coloratura, qui però intesa in senso profondamente drammatico. Se l'immoralità di Don Giovanni tenderebbe a svilire le figure femminili (e principalmente Donna Anna e Donna Elvira), Mozart con la sua musica le trasfigura in eroine.
Leopold Mozart, ritratto
Elvira, dal punto di vista musicale, ha una caratura simile a quella di Donna Anna: l'importanza delle prime interpreti (fra cui la diva Katherina Cavalieri a Vienna) conferma la sostanziale equivalenza al ruolo della compagna di Ottavio. Anche dal punto di vista vocale, Donna Elvira è un soprano come Anna, seppure dall'ottocento in poi sia invalsa la tendenza ad attribuire a Donna Elvira la voce del mezzosoprano. Da segnalare l'aria Ah fuggi il traditor del primo atto, in cui Mozart addirittura ricorre a delle reminiscenze haendeliane. Appositamente scritto per la Cavalieri (notissima cantante dell'epoca) è l'aria solistica del secondo atto, Mi tradì quell'alma ingrata, caratterizzata anche questa da un largo uso della coloratura. Insomma, stilisticamente il Don Giovanni è in bilico fra opera seria e buffa, e allo stesso modo, il tono generale oscilla fra tragedia e commedia, ben giustificando quindi il sottotitolo "dramma giocoso" con cui da Da Ponte sigilla l'intera opera. Non si potrebbe infatti forse porre il Don Giovanni di Mozart sullo stesso piano delle grandi tragedie greche, il cui obiettivo catartico è a noi ormai noto da tempo, e riuscire ad intravedere nella statua del Commendatore quel deus ex machina, dalla natura quasi divina, trasmettitore di giustizia e moralità? Tutto questo potrebbe giustificare la continuazione del titolo, ovvero "Il dissoluto punito". Infatti, arie e recitativi dei due atti sono preceduti in apertura da una sinfonia dalla matrice tutt'altro che allegra, che inizialmente non troverebbe motivo per essere stata scritta con tali toni drammatici, visto ciò che ci si aspetta da una sorta di "commedia", ma che trova con pienezza la sua spiegazione alla fine dell'opera, in cui ricompare e si riesce a cogliere nel susseguirsi dei suoni, l'idea di una sorta di ring-composition, di una ciclicità quasi epica nella narrazione, che sembra, coi suoi cerchi concentrici, avvolgere a poco a poco il corpo di Don Giovanni fino a stringerlo per trascinarlo nell'oltretomba. È infine utile segnalare che il film di Milos Forman Amadeus (1984) si rifà ad un'interpretazione del Don Giovanni in chiave psicoanalitica, suggerendo nella figura del Commendatore che sorge dagli Inferi per chiamare Don Giovanni al giudizio divino, la figura di Leopold Mozart, il padre di Mozart, che risorge parimenti dalla tomba a richiamare al dovere il figlio libertino e scapestrato. Questa interpretazione, pur non essendo sostenuta da nessun documento storico, è tuttavia suggestiva, in quanto Leopold Mozart morì il 28 maggio 1787, qualche mese prima della rappresentazione del Don Giovanni a Praga. [modifica] Trama[modifica] Atto ILeporello attende il suo padrone, Don Giovanni, introdottosi mascherato in casa di Donna Anna per sedurla e, se del caso, violentarla, lamentandosi della sua condizione di servitore . Ma la tentata violenza da parte del nobile non riesce: egli era intento a cercare di violentare Donna Anna che, anche se all'inizio credeva che fosse il suo fidanzato Don Ottavio a farle visita, subito dopo si era accorta dell'inganno ed era riuscita ad allontanare il nobiluomo dalla sua stanza, facendolo scappare fino in giardino, dove il servo lo attendeva. Sopraggiunge allarmato il Commendatore, padre di Anna, che dopo aver mandato la figlia a chiamare i soccorsi, sfida a duello Don Giovanni. Questi, prima riluttante, accetta ed in pochi istanti uccide il vecchio. Ritrova Leporello che spaventato, si era nascosto ed ora che il Commendatore è stato ucciso, al nobile ed al suo complice non resta che fuggire. Donna Anna, quando scopre il cadavere del padre, sviene dalla tristezza; Don Ottavio, che l'accompagna, la soccorre e le promette di vendicare la morte del suocero a qualsiasi costo . Nel frattempo, Don Giovanni è per strada con Leporello in cerca di nuove conquiste e, mentre parla con quest'ultimo scorge da lontano una fanciulla tutta sola e le si avvicina, ma quando scopre che quella dama è Donna Elvira, da lui già sedotta ed abbandonata pochi giorni prima a ] e che ora lo cerca disperata d'amore, si trova in grande imbarazzo . Don Giovanni cerca di giustificarsi e quando Donna Elvira viene distratta da Leporello, si allontana in fretta lasciando il povero servo a tentare di placare la furia funesta di donna Elvira: viste le circostanze, egli non può far altro che rivelarle la vera natura del carattere di Don Giovanni e l'infinita serie delle sue conquiste di donne in tutto il mondo: 640 in Italia, 231 in Germania, 100 in Francia, 91 in Turchia e in Spagna 1300. Donna Elvira, sebbene sia sconvolta e molto triste, non vuole arrendersi e ricercherà quel birbone di Don Giovanni affinché si penta definitivamente delle sue malefatte. Intanto, un gruppo di contadini e contadine festeggiano le nozze di Zerlina e Masetto . Don Giovanni e Leporello, fuggiti da Donna Elvira, vanno a vederle. Intenzionato a sedurre la fresca sposina, Don Giovanni fa allontanare con una scusa il marito in compagnia di Leporello (che stava corteggiando alcune invitate) con tutti gli altri paesani suscitando l'ira di Masetto che però riesce a contenersi e, rimasto solo con la giovane Zerlina, la invita a seguirlo e le promette di sposarla . Proprio quando Zerlina sta per cedere alle promesse e alle lusinghe di Don Giovanni, sopraggiunge Donna Elvira arrabbiatissima, che la avvisa delle cattive intenzioni del malvagio libertino e la porta via con sé mentre arrivano Donna Anna e Don Ottavio, venuti a chiedere a Don Giovanni aiuto per rintracciare l'ignoto assassino del Commendatore, senza sapere che sia stato proprio lui. Donna Elvira arriva di nuovo e dice di non credere a Don Giovanni, ma questi la accusa di essere pazza. Donna Anna e Don Ottavio, partiti Don Giovanni e Donna Elvira, rimangono soli: Donna Anna ha riconosciuto dalla voce di Don Giovanni l'uccisore del padre, ricorda al fidanzato la sua promessa e poi parte . Rimasto solo, Don Ottavio rimane stupìto dalle parole di Donna Anna, ma prima di arrestare Don Giovanni, decide di andarla a consolare . Don Giovanni, per sedurre Zerlina, ordina a Leporello di organizzare una grande festa in onore del matrimonio . Partiti, Zerlina cerca di farsi perdonare da Masetto ), ma nel frattempo arriva Don Giovanni che li invita al ballo insieme agli altri paesani ). Prima della festa, Donna Anna, Don Ottavio e Donna Elvira vogliono andare mascherati al matrimonio che Don Giovanni ha organizzato per arrestarlo. Il donnaiolo ordina a Leporello di invitarle, senza sapere la loro intenzioni ). Arrivano contadini e contadine in festa e iniziano a scherzare e ballare. Il cavaliere balla con Zerlina e la conduce in disparte per farla sua, mentre Leporello intrattiene ancora Masetto. Ma la giovane grida fuori scena e tutti vengono in suo soccorso. Don Giovanni dapprima cerca di accusare della tentata violenza l'innocente Leporello, ma Donna Elvira, Donna Anna e Don Ottavio, gettate le maschere, lo accusano apertamente e cercano di arrestarlo insieme a Masetto, Zerlina e agli altri paesani. Don Giovanni e Leporello, però, riescono a fuggire . [modifica] Atto IILa Sera, di fronte alla casa di Donna Elvira. Don Giovanni e Leporello discutono animatamente (Eh via, Buffone). Inizialmente quest'ultimo, dopo le accuse rivoltegli ingiustamente, vorrebbe prendere le distanze dal suo padrone, ma questi, offrendogli del denaro, lo convince a tornare al suo servizio attuando una nuova impresa: scambiare con lui gli abiti in modo tale che mentre il servo distrae Elvira, egli possa corteggiare impunemente la sua cameriera. Donna Elvira, affacciatasi alla finestra (Ah, taci ingiusto core), cade nel tranello e si illude che Don Giovanni si sia pentito e ravveduto. Dopo che Donna Elvira e Leporello travestito si sono allontanati, Don Giovanni intona una serenata sotto la finestra della cameriera (Deh vieni alla finestra). Sopraggiunge Masetto in compagnia di contadini e contadine armati in cerca del nobile per ucciderlo. Protetto dal suo travestimento, Don Giovanni riesce a far allontanare tutti gli altri tranne Masetto (Metà di voi qua vadano): rimasto solo con il giovane e con l'inganno privato delle sue armi, Don Giovanni lo prende a botte e si allontana. Zerlina, di lì passante, soccorre il marito che quando le rivela l'accaduto, decide insieme a questi di catturare non solo Don Giovanni ma anche il suo sfortunato complice dato che Masetto crede di esser stato picchiato da lui (Vedrai carino). Nel frattempo, Leporello travestito non sa più come comportarsi con Donna Elvira che lo incalza e vorrebbe fuggire senza dare nell'occhio: trovata un'uscita, decide di tagliare la corda, ma è bloccato dall'arrivo di Donna Anna, Don Ottavio, Zerlina e Masetto accompagnati da servi, contadini e contadine, che credendolo Don Giovanni, si fanno avanti per catturarlo e ucciderlo, non prima che però il poveretto riveli la sua vera identità (Sola sola in buio loco). La cose comunque non cambiano, Zerlina lo accusa di aver picchiato Masetto, Donna Elvira di averla ingannata e Don Ottavio e Donna Anna di tradimento, quindi lo vogliono uccidere ugualmente. Il servo spiega a Masetto e a Zerlina di non sapere nulla, dato che è da un'ora che gira con Donna Elvira e spiega a Donna Anna e a Don Ottavio che non ha colpa di tradimento verso di loro, poi fugge (Ah, pietà signori miei). Don Ottavio è sempre più deciso ad assicurare Don Giovanni alla giustizia e parte per vendicare gli amici (Il mio tesoro). Mentre Masetto cerca Don Giovanni, Zerlina raggiunge Leporello e cerca di eliminarlo perché non crede alle sue parole, ma con l'inganno Leporello riesce a fuggire nuovamente (Per queste tue manine). Zerlina, insieme a Donna Elvira, cerca di inseguirlo ma sopraggiunge Masetto che spiega che Leporello è innocente perché ha visto Don Giovanni con gli abiti del servo, poi partono. Donna Elvira, rimasta da sola, dà sfogo a tutta la sua amarezza e rabbia ai suoi sentimenti contrastanti, divisi fra l'amore per Don Giovanni e il desiderio di vendetta nei suoi confronti (In quali eccessi e Mi tradì quell'alma ingrata). È notte fonda, verso le due. Don Giovanni si è rifugiato nel cimitero e attende Leporello. Questi arriva e racconta al padrone ciò che gli è capitato dicendo che avrebbe fatto meglio ad andarsene invece di accettare la sua offerta di soldi: Giovanni reagisce ridendo di gusto all'accaduto del suo servo, ma all'improvviso si ode una voce minacciosa: "Di rider finirai pria dell'aurora". Stupìti, si guardano intorno per vedere di chi fosse quella voce tenebrosa, ma la si sente ancora dicendo "Ribaldo, audace, lascia ai morti la pace". È la statua funebre del Commendatore a parlare. Leporello è tremante nascosto sotto una panchina, ma Don Giovanni non ne è per nulla intimorito, anzi, ordina beffardo a Leporello, terrorizzato, di invitarla a cena (Oh statua gentilissima): la statua accetta rispondendo terribilmente "Sì". Palazzo del Commendatore, notte. Don Ottavio chiede a Donna Anna se si sia decisa a sposarlo. Donna Anna dice che lo ama moltissimo ma è troppo addolorata per la perdita del padre, quindi dichiara che potrà sposarlo solo quando il colpevole di questo atroce delitto (Don Giovanni) sarà arrestato (Non mi dir). Don Ottavio non può fare a meno di darle ragione: lui e i suoi amici vendicheranno il Commendatore, ma nessuno di loro sa che Don Giovanni lo ha invitato a cena nel suo palazzo. Max Slevogt: Don Giovanni l'incontro con la statua del Commendatore, 1906 Nel palazzo di Don Giovanni, tutto è pronto per la cena: la tavola è preparata, i musicisti sono al loro posto ecc... Quindi Don Giovanni si siede a mangiare. Il licenzioso cavaliere si intrattiene ascoltando brani delle opere: Una cosa rara di Vicente Martín y Soler, Fra i due litiganti il terzo gode di Giuseppe Sarti e infine in una spiritosa autocitazione, Le nozze di Figaro, in quel caso, l'aria di Figaro Non più andrai farfallone amoroso dello stesso Mozart (Già la mensa è preparata). Giunge all'improvviso Donna Elvira, che implora ancora una volta a Don Giovanni di pentirsi (Ultima prova dell'amor mio), ma questi si prende gioco di lei e la caccia via. La donna esce di scena, ma la si sente gridare terrorizzata. Don Giovanni ordina a Leporello di andare a vedere cosa stia accadendo là fuori e si sente un altro grido e questa volta è Leporello a tornare pallidissimo e tremante: alla porta c'è la statua del Commendatore! Dato che il servo è troppo spaventato, lo stesso Don Giovanni, allora, si reca ad accoglierla a testa alta mentre il servo si nasconde sotto al tavolo Entra quindi la statua del Commendatore (Don Giovanni a cenar teco), vedendo Don Giovanni stupìto e Leporello tremante che cerca di convincere il padrone a scappare, malgrado egli rifiuti. Il "convitato di pietra" vuole ricambiare l'invito, e propone a Don Giovanni di recarsi a cena da lui, porgendogli la mano. Impavido e spericolato, Don Giovanni accetta e stringe la mano della statua: pur prigioniero di quella morsa letale, rifiuta fino all'ultimo di pentirsi. Il Commendatore, molto arrabbiato, scompare in mezzo a nubi di foschia, improvvisamente compare fuoco da diverse parti e si sente un gran terremoto; sono demoni e diavoli che stanno richiamando il libertino all'inferno. Egli cerca di sfuggire al suo destino ma il potere dei mostri è troppo forte e Don Giovanni viene inghiottito dalle fiamme dell'inferno Giungono gli altri personaggi con servi, contadini e contadine pronti ad arrestarlo. Leporello riferisce l'orribile scena appena accaduta. Dato che il Cielo ha punito l'incorreggibile libertino, Don Ottavio chiede a Donna Anna se questa volta ella sia disposta a sposarlo ma il suo cuore si deve ancora sfogare, Masetto e Zerlina vanno a cena insieme ai loro amici, Donna Elvira, poiché l'unico uomo che ha amato, Don Giovanni, è morto, decide di ritirarsi in convento e Leporello va a cercare un padrone migliore. Il sipario si chiude infine sui personaggi che dopo aver cantato il concertato finale (Questo è il fin di chi fa mal) si allontanano in direzioni diverse. [modifica] Organico orchestraleLa partitura di Mozart prevede l'utilizzo di Il basso continuo nei recitativi secchi è garantito dal clavicembalo e dal violoncello Nel Finale del primo atto sono inoltre previste tre
orchestre da suonare sul palco: la prima composta da 2 oboi, 2 corni,
archi senza violoncelli, la seconda e la terza da
violini
e
contrabbasso. [modifica] Struttura musicale
[modifica] Atto I
[modifica] Atto II
[modifica] Numeri composti per Vienna
[modifica] Versione cinematografica
Oltre che in numerose versioni da teatro, è possibile vedere "Don Giovanni" di Mozart nella versione cinematografica prodotta dal regista Joseph Losey e diretta dal maestro Lorin Maazel. Un interessante riferimento all'opera viene fatto nel racconto breve di E.T.A. Hoffmann "Don Juan", dedicato al suo compositore prediletto, poi adattato in un film di Ricard Carbonell nel suo cortometraggio "Don Giovanni" (2006). L'ultimo libro adattamento del mito, nel quale viene ricreato l'ambiente di Mozart, è il film "Io Don Giovanni" di Carlos Saura. [modifica] Brani celebri
[modifica] Media[modifica] Estratti Video
[modifica] Audio
Ouverture
[modifica] Incisioni discografiche (selezione)
[modifica] Edizioni
[modifica] Citazioni in altre opere
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_alla_Scala Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Teatro_alla_Scala&action=history Teatro alla ScalaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La facciata neoclassica del Teatro alla Scala di Milano
Teatro alla Scala di Milano
Il Teatro alla Scala di Milano, citato spesso semplicemente come La Scala, è uno dei più famosi teatri del mondo, situato in una delle piazze maggiormente frequentate ed eleganti della città, l'omonima Piazza della Scala, dalla quale prende appunto il nome. Il nome della piazza, a sua volta, si rifà a quello della Chiesa di Santa Maria alla Scala, eretta nel 1381 e così chiamata in onore della committente, Regina della Scala moglie di Bernabò Visconti, che nel 1778 fu demolita proprio per fare spazio al teatro. La stagione teatrale, uno dei più importanti eventi della vita mondana milanese, è composta da opera lirica, balletto e concerti di musica classica.
[modifica] StoriaIl teatro fu fondato per volere dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria dopo l'incendio che il 26 febbraio del 1776 distrusse il Teatro Regio Ducale di Milano, che fino a quel momento ospitava l'opera lirica. Le spese per l'edificazione del nuovo teatro furono sostenute dai proprietari dei palchi del Teatro Regio Ducale in cambio del rinnovo della proprietà dei palchi. Il progetto venne affidato al celebre architetto neoclassico folignate Giuseppe Piermarini, e l'edificio venne inaugurato il 3 agosto 1778, la prima rappresentazione fu quella dell'opera Europa riconosciuta di Antonio Salieri. L'opera buffa napoletana caratterizza il primo periodo di vita del teatro, con esponenti come Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa e opere come La Frascatana, Il barbiere di Siviglia e Nina pazza per amore, L'italiana in Londra e Il matrimonio segreto di Cimarosa. Nel 1812 il teatro cambiò linea coll'arrivo di Gioachino Rossini, con La pietra del paragone. Il teatro diventò il luogo deputato del melodramma italiano, il ruolo che conserva ancora oggi e che l'ha reso celebre. Tra la prima guerra mondiale e la seconda, il teatro vide avvicendarsi i maggiori cantanti del tempo, tra cui Feodor Šaljapin, Magda Olivero, Giacomo Lauri Volpi, Titta Ruffo, Gino Bechi, Beniamino Gigli, Mafalda Favero, Toti Dal Monte, Gilda Dalla Rizza, Aureliano Pertile. La Scala venne bombardata durante la seconda guerra mondiale, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto del 1943, subendo gravi danni. L'edificio venne subito ricostruito come prima del conflitto, e venne riaperto l'11 maggio 1946, con un concerto di Arturo Toscanini. Al termine della stagione 2001, il teatro fu chiuso per dare vita ad una riorganizzazione radicale delle strutture e degli impianti tecnici del palcoscenico, e per sottoporre la sala principale ad un restauro conservativo. Il progetto dei restauri venne affidato all'architetto ticinese Mario Botta. Nel frattempo, l'attività del teatro si svolse al Teatro degli Arcimboldi. I lavori, iniziati nel gennaio 2000, furono terminati nel dicembre 2004. Il teatro rinnovato è stato ufficialmente restituito al pubblico di appassionati dell'opera lirica colla rappresentazione dell'Europa riconosciuta, di Antonio Salieri, lo stesso melodramma commissionato al compositore italiano dalla corte imperiale asburgica per l'inaugurazione del teatro scaligero, il 3 agosto 1778. Al momento il suo sovrintendente è Stéphane Lissner.
[modifica] Responsabili del teatro
[modifica] Direttori artistici
[modifica] Direttori d'orchestra
[modifica] Direttori del coro nel dopoguerra
[modifica] Principali Direttori e Sovrintendenti
[modifica] Sovrintendenti nel 2005 (ordine cronologico)
[modifica] Prime assolute
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://de.wikipedia.org/wiki/Teatro_alla_Scala Cronologia/Autori: http://de.wikipedia.org/w/index.php?title=Teatro_alla_Scala&action=history Teatro alla Scalaaus Wikipedia, der freien EnzyklopädieDas Teatro alla Scala (auch: Mailänder Scala) ist ein am 3. August 1778 eröffnetes Opernhaus in Mailand, welches das 1776 abgebrannte Teatro Regio Ducale ersetzte. Maria Theresia ließ in der Hauptstadt der damals österreichischen Lombardei für den Neubau die Kirche Santa Maria alla Scala (1381, benannt nach Beatrice Regina della Scala, der Gemahlin von Bernabò Visconti) abreißen und durch den klassizistischen Architekten Giuseppe Piermarini das eher schlicht wirkende neue Opernhaus in nur 23 Monaten errichten. Zur Premiere wurde Antonio Salieris Oper L'Europa riconosciuta aufgeführt. Die Mailänder Scala wird heutzutage zu den wichtigsten Opernhäusern der Welt gezählt.
Mailänder Scala
Mailänder Scala, während der Umbauarbeiten
Die Saison beginnt alljährlich am 7. Dezember, dem Namenstag des Stadtpatrons von Mailand, dem Hl. Ambrosius (Sant'Ambrogio). Nach der völligen Zerstörungen im Zweiten Weltkrieg (1943) war das legendäre Opernhaus in Rekordzeit wieder aufgebaut worden. Am 11. Mai 1946 wurde das Haus mit einem Konzert unter Arturo Toscanini wiedereröffnet. Dem überhasteten Wiederaufbau waren verschiedene Fehler geschuldet, so wurde beispielsweise unter dem Orchestergraben Bauschutt abgelagert, was die Akustik beeinträchtigte. Eine Grundsanierung wurde dringend erforderlich. Eine heftige Diskussion über die Art der Sanierung entbrannte. Trotz erheblichen Protests, einer Sammlung von 18.000 Unterschriften durch die Primaballerina Carla Fracci und Gerichtsverhandlungen wurde die Scala abgerissen. Nur noch das Foyer, der Zuschauerraum und die von Stahlträgern gestützten Außenmauern blieben stehen. Der gesamte hintere Teil, beginnend mit der Bühne aus Holz, wurde entfernt. Von 2001 bis Anfang Dezember 2004 war die Mailänder Scala geschlossen, um Akustik und Bühnentechnik auf den neuesten Stand zu bringen und dabei doch den Stil der ursprünglichen Inneneinrichtung weitgehend zu erhalten. Für den Wiederaufbau wurde der Schweizer Architekt Mario Botta beauftragt. Unter seiner Verantwortung entstand ein Theater mit modernster Bühnentechnik. Aber Foyer und Zuschauerraum erhielten ihre originale Ausstattung von 1778. So kann seither auf drei Bühnen gleichzeitig geprobt werden. Der neue Bühnenturm erreicht eine Höhe von 38 Meter. Wieder eröffnet wurde das Opernhaus am 7. Dezember 2004 mit der Oper, die zur Ersteröffnung uraufgeführt wurde: L'Europa riconosciuta. Regie führte Luca Ronconi, die Ausstattung entwarf Pier Luigi Pizzi, Dirigent war Riccardo Muti, die Hauptrolle sang die deutsche Sopranistin Diana Damrau. Unter den 2000 geladenen Gästen waren unter anderem Sophia Loren, Giorgio Armani sowie Angehörige mehrerer europäischer Königshäuser. Eine Eintrittskarte zur Eröffnungsveranstaltung kostete 2400 Euro. Ein Konflikt entzündete sich an der Person des Nachfolgers von Intendant Carlo Fontana. Musikdirektor Muti favorisierte Maurizio Meli, gegen den sich jedoch die Belegschaft in Protestversammlungen aussprach. Die Wogen schlugen so hoch, dass Muti schließlich das Vertrauen in seine Personen nicht mehr gegeben sah und zurücktrat. Schließlich kristallisierten sich Stéphane Lissner, Intendant des Festivals in Aix-en-Provence sowie Musikintendant der Wiener Festwochen, und Alexander Pereira, Direktor des Opernhauses Zürich als wichtigste Nachfolgekandidaten heraus. Lissner wurde schließlich bestellt und gab dafür seine Position in Aix auf. Er will die Scala wieder als ernstzunehmendes, wichtiges europäisches Opernhaus in der öffentlichen Aufmerksamkeit etablieren und plant, die zuletzt schmal gewordene Riege an Gastdirigenten zu erweitern, wichtige Regisseure zu verpflichten und die Zahl der Vorstellungen zu erhöhen. Für Lissners erste Scala-Eröffnung am 7. Dezember 2005 setzte er Wolfgang Amadeus Mozarts Idomeneo auf den Spielplan und holte dafür die Debütanten Daniel Harding (Dirigent) und Luc Bondy (Regie). Das Bühnenbild entwarf Erich Wonder, der bereits 1997 an der Scala tätig gewesen war. Die Scala-Eröffnung am 7. Dezember 2006 wurde mit Giuseppe Verdis Aida in der Regie von Franco Zeffirelli, der auch das Bühnenbild entworfen hatte, sowie unter der musikalischen Leitung von Riccardo Chailly bestritten. Die beteiligten Sänger waren unter anderem Roberto Alagna, Violeta Urmana und Ildiko Komlosi. Zur Scala-Eröffnung am 7. Dezember 2007 wurde Richard Wagners Tristan und Isolde unter Daniel Barenboim und in der Inszenierung von Patrice Chéreau aufgeführt.
Generalintendanten [Bearbeiten]
Künstlerische Direktoren [Bearbeiten]
Musikdirektoren [Bearbeiten]
Chordirektoren [Bearbeiten]
Uraufführungen [Bearbeiten]
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Koordinaten: 45° 28′ 3" n. Br., 9° 11′ 22" ö. L.
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/La_Scala Cronologia/Autori: http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=La_Scala&action=history La ScalaFrom Wikipedia, the free encyclopedia
The Teatro alla Scala in
Milan,
by night.
Teatro alla Scala
This article is about the opera house. For other uses,
see Scala.
The Teatro alla Scala (or La Scala, as it is known), in Milan, Italy, is one of the world's most famous opera houses. The theatre was inaugurated on 3 August 1778, under the name Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala with Salieri's Europa riconosciuta. La Scala's season traditionally opens on 7 December, Saint Ambrose's Day, Milan's patron saint. All performances must end before midnight; long operas start earlier in the evening if need be. Ticketholders are not allowed to enter after the performance has begun. The La Scala Museum (Museo Teatrale alla Scala), accessible from the theatre's foyer and a part of the house, contains an extraordinary collection of paintings, drafts, statues, costumes, and other documents regarding opera and La Scala's history. La Scala also hosts the Accademia d’Arti e Mestieri dello Spettacolo (Academy for the Performing Arts). Its goal is to train a new generation of young musicians, technical staff, and dancers (at the Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, one of the Academy's divisions).
[edit] HistoryA fire destroyed the previous theatre, the ancient Teatro Ducale, on 25 February 1776, after a carnival gala. A group of ninety wealthy Milanese, who owned palchi (private boxes) in the theatre, wrote to Archduke Ferdinand I of Austria asking for a new theatre and a provisional one to be used while completing the new one. The neoclassical architect Giuseppe Piermarini produced an initial design but it was rejected by Count Firmian (an Austrian governor). A second plan was accepted in 1776 by Empress Maria Theresa. The new theatre was built on the former location of the church of Santa Maria della Scala, from which the theatre gets its name. The church was deconsecrated and demolished, and over a period of two years the theater was completed by Pietro Marliani, Pietro Nosetti and Antonio and Giuseppe Fe. This theatre had a total over 3,000 seats organized into 678 pit-stalls, arranged in six tiers of boxes above which is the 'loggione' or two galleries. Now the stage is one of the largest in Italy (16.15m d x 20.4m w x 26m h). Building expenses were covered by the sale of palchi, which were lavishly decorated by their owners, impressing observers such as Stendhal. La Scala (as it soon became to be known) soon became the preeminent meeting place for noble and wealthy Milanese people. In the tradition of the times, the platea (the main floor) had no chairs and spectators watched the shows standing up. The orchestra was in full sight, as the golfo mistico (orchestra pit) had not yet been built. Above the boxes, La Scala has always had a gallery where the less wealthy can watch the performances. It is called the loggione. The loggione is typically crowded with the most critical opera aficionados, who can be ecstatic or merciless towards singers' perceived successes or failures. La Scala's loggione is considered a baptism of fire in the opera world, and fiascos are long remembered. One recent incident occurred in 2006 when tenor Roberto Alagna was booed off-stage during his performance, forcing a non-wardrobed understudy to replace him mid-concert. As with most of the theaters at that time, La Scala was also a casino, with gamblers sitting in the foyer. La Scala was originally illuminated with eighty-four oil lamps mounted on the palcoscenico and another thousand in the rest of theater. To prevent the risks of fire, several rooms were filled with hundreds of water buckets. In time, oil lamps were replaced by gas lamps, these in turn were replaced by electric lights in 1883. The original structure was renovated in 1907, when it was given its current layout with 2,800 seats. In 1943, during WWII, La Scala was severely damaged by bombing. It was rebuilt and reopened on May 11, 1946, with a memorable concert conducted by Arturo Toscanini, with a soprano solo by Renata Tebaldi, which created a sensation. La Scala hosted the prima (first production) of many famous operas, and had a special relationship with Giuseppe Verdi. For several years, however, Verdi did not allow his work to be played here, as some of his music had been modified (he said "corrupted") by the orchestra. This dispute originated in a disagreement over the production of his Giovanna d'Arco in 1845; however the composer later conducted his Requiem there on May 25, 1874, and in 1886 announced that La Scala would host the premiere of his opera Otello.[1] The premiere of his last opera, Falstaff was also given in the theatre.
[edit] Recent developments
[edit] Major renovation, 2002 to 2004
The new interior of the theatre.
Following the traditional 7 December 2001 season opening performances of Otello, which ran through December, the theatre was closed for renovation[2] and, from 19 January 2002 to November 2004, the opera company was transferred to the new Teatro degli Arcimboldi, built in the Pirelli-Bicocca industrial area 4.5 miles from the city centre. The renovation by the renowned architect Mario Botta proved controversial, as preservationists feared that historic details would be lost; however, the opera company was said to be impressed with improvements to the structure and the sound quality, which was enhanced when the heavy red carpets in the hall were removed. The stage was entirely re-constructed, and an enlarged backstage will allow more sets to be stored, permitting more productions, and the seats now include monitors for the electronic libretto system, allowing audiences to follow opera libretti in English and Italian in addition to the original language. Conducted by Riccardo Muti, the opera house re-opened on 7 December 2004 with a production of Salieri's Europa riconosciuta, the opera which was performed at La Scala's inauguration in 1778. [3]. Tickets for the re-opening fetched up to €2,000. The renovations cost a reported €61 million, and left a budget shortfall that the opera house did not overcome until 2006.[4]
[edit] Management controversies and changes, 2005 onwardCarlo Fontana, the general manager of La Scala since 1990, was dismissed in February 2005 by the board of governors over differences with the music director, Riccardo Muti. The resulting staff backlash has caused serious disruptions and staff strikes. In a statement, the theater's board said it was "urgent to unify the theatre's management". On March 16, 2005, the La Scala orchestra and other staff voted overwhelmingly in no confidence motion against Muti, and demanded the resignation of Fontana's replacement, Mauro Meli. Muti had already been forced to cancel a concert a few days earlier because of the disagreements. Italy's culture minister, Giuliano Urbani, supported the conductor, but called for urgent action by management to safeguard the smooth operation and prestige of La Scala. On April 2, 2005, Muti resigned from La Scala, citing "hostility" from staff members. In May 2005 Stéphane Lissner, who came from the Aix-en-Provence Festival, was appointed as General Manager and Artistic Director of La Scala and on May 15, 2006, Daniel Barenboim was named Principal Guest Conductor.
[edit] Principal conductors/Music directors of La Scala
[edit] Premieres
[edit] Notes
[edit] References
[edit] See also
[edit] External links
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| Informazioni sui Programmi della Scala |
| COMUNICATO STAMPA Domenica 9 settembre 2007 ore 20.00 La Verdi al Teatro alla Scala Johannes Brahms Concerto in Re maggiore per violino e orchestra op. 77 Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68 Violino Salvatore Accardo Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi Direttore Vladimir Jurowski Per informazioni sui biglietti: Auditorium di Milano, Largo Gustav Mahler tel. 02.83389.401/2/3 (orario biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 19.00) Data Concerto Domenica 9 settembre 2007 ore 20.00 Biglietti da 5,00 a 60,00 euro Jurowski e Accardo con la Verdi al Teatro alla Scala Anche quest’anno nuovo appuntamento della Verdi al Teatro alla Scala: domenica 9 settembre alle ore 20.00 la Verdi diretta da Vladimir Jurowski (che la settimana successiva inaugurerà anche la Stagione sinfonica all’Auditorium di Milano), sarà ospite al Teatro alla Scala, nel segno di una consolidata collaborazione tra la più giovane orchestra sinfonica milanese e la storica istituzione musicale della nostra città. Il programma è dedicato interamente a Johannes Brahms, l’espressione del Romanticismo, e vede protagonista Salvatore Accardo, con un vero gioiello della letteratura violinistica, il Concerto in Re maggiore per violino e orchestra op. 77. Sul programma, inoltre, la Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68, a suo tempo indicata come legittima continuatrice del sinfonismo beethoveniano. La collaborazione tra la Verdi e il Teatro alla Scala si è andata consolidando lo scorso anno, con il primo concerto sinfonico della Verdi alla Scala e due produzioni ballettistiche al Teatro degli Arcimboldi (La Fille du Pharaon e Il limpido ruscello), con il Corpo di Ballo del Teatro Bol’�oj di Mosca e del Teatro alla Scala. Già nel 1996 la Verdi era stata impegnata in alcune produzioni ballettistiche (Coppelia e Il Gattopardo), accompagnando il corpo di ballo del prestigioso teatro milanese, e, sotto la direzione di Paul Connelly, in una produzione de La vedova allegra. Programma: Il Concerto in Re maggiore per violino e orchestra op. 77 di Johannes Brahms venne composto nel corso dell’anno 1878 per il violinista Josef Joachim ed eseguito per la prima volta, sotto la direzione dell’autore, al Gewandhaus di Lipsia nell’anno successivo. Il Concerto, articolato nei movimenti Allegro non troppo, Adagio, Allegro giocoso ma non troppo vivace, è caratterizzato fin dal primo tempo da una grande cantabilità, che solo nell’ultimo movimento da spazio a una scrittura virtuosistica di carattere tzigano. I primi abbozzi e gran parte del primo movimento della Sinfonia n. 1 di Johannes Brahms risalgono al 1862. Tuttavia la composizione venne completata solo nel 1876. Il famoso critico e amico Eduard Hanslick vide nella Prima Sinfonia la legittima successione della tradizione beethoveniana e, infatti, Hans von Bülow la chiamò “la Decima” per il suo rapporto esplicito con la Nona di Beethoven, riscontrabile nella cupa monumentalità del primo movimento e nel trionfale finale, nell’orchestrazione e nell’affinità tematica con l’Inno alla gioia dell’ultimo movimento. Biografie: Nato a Mosca, Vladimir Jurowski ha compiuto la prima parte dei suoi studi musicali nella città natale, inizialmente con il padre e quindi presso il Conservatorio. Nel 1990 si è stabilito con la famiglia in Germania, dove ha portato a termine la sua formazione presso le Accademie Musicali di Dresda e Berlino, perfezionandosi in seguito con Colin Davis, Rolf Reuter e Semion Skigin. Segue, nel 1996, il brillante debutto al Covent Garden di Londra e nel dicembre 1999 quello al Metropolitan. Dal 1998 è ospite regolare di alcune delle più prestigiose istituzioni musicali europee come il Teatro La Fenice di Venezia, la Welsh National Opera di Cardiff, il Covent Garden, il Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles, il Festival Internazionale di Edimburgo, l’Opéra Bastille de Paris, la Komische Oper di Berlino, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Comunale di Firenze, la Oslo Philharmonic, il Teatro di San Carlo di Napoli, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, la English National Opera, la Bayerischer Rundfunk, l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, l’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, la Semperoper di Dresda, la Los Angeles Philharmonic, la Russian National Orchestra, la London Philharmonic, la Gürzenich Orchester di Köln, la City of Birmingham Symphony Orchestra, la Rotterdam Philharmonic Orchestra, l’Ensemble Intercontemporain de Paris. Nel 2004-2005 dirige l’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, mentre nella stagione 2005-2006 ha debuttato al Teatro alla Scala. Vladimir Jurowski ha inciso per le etichette ECM, Naxos-Marco Polo Records, BMG, Arte Nova. Nell’estate del 2000 è stato nominato Direttore Ospite Principale dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e, fino al 2001, dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. Sempre allo stesso anno risale la sua nomina a Direttore Musicale del Glyndebourne Festival Opera, mentre dal 2003 è Direttore Ospite Principale della London Philarmonic Orchestra e membro della Russian National Orchestra Conductor Collegium, per poi diventare, nel 2005, Direttore Ospite Principale della Russian National Orchestra. Nel 2006 è stato nominato Direttore Principale della Orchestra of the Age of Enlightenment. Nel settembre 2007 Vladimir Jurowski diventerà il dodicesimo Direttore Principale della London Philharmonic Orchestra. Salvatore Accardo esordisce all’età di 13 anni eseguendo in pubblico I Capricci di Paganini. A 15 anni vince il primo premio al Concorso di Ginevra e, due anni dopo, nel 1958 è primo vincitore assoluto - dall’epoca della sua istituzione - del Concorso Paganini di Genova. Il suo vastissimo repertorio spazia dalla musica barocca a quella contemporanea. Compositori quali Sciarrino, Donatoni, Piston, Piazzolla, Xenakis gli hanno dedicato loro opere. Suona regolarmente con le maggiori Orchestre e i più importanti Direttori, affiancando all’attività di Solista quella di Direttore d’Orchestra. La passione per la musica da camera e l’interesse per i giovani lo hanno portato alla creazione del Quartetto Accardo nel 1992 e alla istituzione dei corsi di perfezionamento per strumenti ad arco della Fondazione Walter Stauffer di Cremona nel 1986 insieme a Giuranna, Filippini e Petracchi. Ha inoltre dato vita nel 1971 al Festival “Le settimane Musicali Internazionali” di Napoli in cui - primo esempio assoluto - il pubblico era ammesso alle prove, e al Festival di Cremona, interamente dedicato agli strumenti ad arco. Nel 1987 Accardo ha debuttato con grande successo come Direttore d’orchestra e nel corso degli ultimi anni ha diretto, fra l’altro, all’Opera di Roma, all’Opera di Monte Carlo, all’Opéra di Lille oltre a numerosi concerti sinfonici. Oltre alle incisioni dei Capricci e dei Concerti per violino di Paganini per la DGG e alle numerose registrazioni per la Philips tra le quali le Sonate e le Partite di Bach per violino solo e l’integrale dell’opera per violino e orchestra di Max Bruch, Accardo ha inciso per ASV, Dynamic, EMI, Sony Classical, Collins Classic e FONE'. Nel corso della sua prestigiosa carriera Salvatore Accardo ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Abbiati della critica italiana per le sue eccezionali interpretazioni. Nel 1982 il Presidente della Repubblica Pertini lo ha nominato Cavaliere di Gran Croce, la più alta onorificenza della Repubblica Italiana. Alla fine del 1996 Accardo ha ridato vita all’Orchestra da Camera Italiana (O.C.I.), formata dai migliori allievi dei corsi di perfezionamento dell’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona. Con essi ha inciso, nel corso del 1997, per la Warner Fonit Il violino virtuoso in Italia e I Capolavori per violino e archi, dischi che segnano il debutto discografico dell’O.C.I. Nel 2001 gli è stato conferito il prestigioso premio “Una vita per la Musica”. Possiede due violini Stradivari, lo Hart ex Francescatti 1727 e l’Uccello di Fuoco ex Saint-Exupéry 1718. |
| COMUNICATO STAMPA Martedì 4 settembre - ore 21- Milano, Teatro alla Scala Concerto di inaugurazione del Festival “MITO SettembreMusica” con la Israel Philharmonic Orchestra e Zubin Mehta Concerto in onore delle Università di Milano In collaborazione con il Teatro alla Scala Programma: Gustav Mahler Sinfonia n. 7 in mi minore Martedì 4 settembre 2007, al Teatro alla Scala, inaugura a Milano la prima edizione di “MITO SettembreMusica”, il nuovo Festival Internazionale della Musica che, dal 3 al 27 settembre, unisce Milano e Torino in un fitto calendario di concerti ed eventi. Solo a Milano sono previsti 101 appuntamenti, tra concerti di musica classica, jazz, rock, pop ed etnica, incontri, maratone musicali, rassegne dedicate e proiezioni di film: tutti i giorni, dal mattino alla sera, grandi concerti gratuiti e a prezzi popolari in 50 luoghi caratteristici della città. L’inaugurazione del Festival, il 3 settembre al Lingotto di Torino e il 4 settembre al Teatro alla Scala a Milano, è affidata alla Israel Philharmonic Orchestra, guidata da Zubin Mehta, dal 1969 Direttore musicale e dal 1981 Direttore musicale a vita della celebre compagine sinfonica di Tel Aviv. Per l’inaugurazione milanese la Israel Philharmonic suonerà, a quasi 100 anni dalla sua prima esecuzione assoluta, la Settima Sinfonia di Gustav Mahler. “Questo grande concerto di inaugurazione di MITO con la Settima di Mahler diretta da Zubin Mehta”, ha dichiarato Francesco Micheli, presidente dell’Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano, “chiude idealmente un ciclo unico che si è svolto a Milano negli ultimi mesi: la Quinta Sinfonia diretta da Daniel Barenboim, e la Sesta Sinfonia diretta da Pierre Boulez, tutte e tre alla Scala. E’ un grande segno di vitalità e rilancio internazionale dell’attività musicale cittadina di cui non possiamo che rallegrarci.” A Torino, il giorno precedente, si possono ascoltare due delle composizioni più celebri dell’Ottocento sinfonico, La Grande di Franz Schubert e la Sinfonia Dal nuovo mondo di Antonìn Dvořák. La Sinfonia n. 7 in mi minore di Gustav Mahler, composta nel corso di due estati, nel 1904 e 1905, conclude il secondo periodo compositivo dell’autore. Non più basata su elementi folkloristici e senza accenni alla propria opera liederistica, la Settima Sinfonia sembra realizzare un percorso musicale dall’oscurità alla luce, che porterà poi alla composizione dell’Ottava Sinfonia. La struttura della sinfonia è speculare. Al centro è posto l’enigmatico terzo movimento Schattenhaft (Tenebroso), racchiuso tra le due Nachtmusik (Musiche notturne). La Sinfonia venne eseguita per la prima volta il 19 settembre 1908 a Praga sotto la guida del compositore. Il concerto è preceduto, alle ore 18.00 nella “Sala del Tiepolo” in Palazzo Clerici, in via Clerici 3, dall’incontro Mito e Realtà. Tiepolo e Canaletto interpretati da Vittorio Sgarbi. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. I biglietti possono essere ritirati un’ora prima presso la sede dell’evento. Mito SettembreMusica Martedì 4 settembre - ore 21 Teatro alla Scala – Piazza della Scala The Israel Philharmonic Orchestra Zubin Mehta, direttore Gustav Mahler Sinfonia n. 7 in mi minore Posti numerati € 15, € 30 e € 40 I biglietti possono essere acquistati nella biglietteria MITO o un’ora prima dell’inizio presso la sede del concerto Ingressi loggione a 5 Euro: dalle ore 13.00 del 4 settembre si registrano, presso la biglietteria Scala in via Filodrammatici, i nomi degli interessati. Biglietteria Mito Urban Center Galleria Vittorio Emanuele 11/12 telefono 02.36508343 c.mitobiglietteria@comune.milano.it (aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30) www.mitosettembremusica.it Biografie La Israel Philharmonic Orchestra è stata fondata nel 1936 dal formidabile violinista ebreo-polacco Bronislaw Huberman, che aveva cercato per quasi tre anni di persuadere i solisti delle più grandi orchestre tedesche e dell’Europa orientale, rimasti senza lavoro dopo l’ascesa del nazismo, ad emigrare in Palestina. L’orchestra, che allora si chiamava Palestine Orchestra, denominata “l’orchestra dei solisti”, diede il suo concerto inaugurale sotto la guida di Arturo Toscanini il 26 dicembre. Nel gennaio 1937 l’orchestra partì per la sua prima tournée al Cairo e ad Alessandria. Dopo l’indipendenza di Israele nel 1948, ha assunto il nome Israel Philharmonic Orchestra (IPO). La fama della IPO si é diffusa rapidamente in tutto il mondo ed essa é simbolicamente diventata “L’Orchestra degli Ebrei”. Quando le forze di difesa israeliane liberarono Ber-Sheva nel 1947, la IPO si esibì, con l’allora giovane Leonard Bernstein, nella scena della battaglia nel deserto. La IPO ha anche suonato la sinfonia Resurrezione di Mahler al De Good Fence, al confine del Libano e sul Monte Scopus, di nuovo con Bernstein, segnando la liberazione di Gerusalemme. E’ stata la IPO ad andare nella Germania dell’Ovest nel 1970, aprendo una nuova era di scambi culturali e rapporti diplomatici. Nella decade successiva, diretta da Mehta, ha visitato Auschwitz durante una tournée che ha toccato Polonia, Russia ed Ungheria. Nel 1994, Mehta e la IPO sono stati in Cina e in India per instaurare un nuovo dialogo tra Israele e l’Estremo Oriente. In Israele la IPO presenta più di 150 concerti l’anno per le cittadinanze di Tel-Aviv, Gerusalemme, Haifa e altre città. Nel marzo 1992 ha celebrato il suo 10.000° concerto. I più grandi direttori e solisti del nostro secolo sono stati affiliati alla IPO, tra questi: Toscanini, Mitropoulos, Rubinstein, Arrau, Serkin, Casals, Szeryng, Solti, Maazel, Masur, Abbado, Ashkenazy, Lupu, Perahia, Menuhin, Stern, Rostropovich, Yo-Yo Ma, Midori, Barenboim, Zucherman, Bronfman, Mintz, Perlman, Domingo, Pavarotti, Tucker, Caballé, Price, Milnes, Norman, Fischer-Dieskau, Hendricks, Ludwig. Nel 1963 Bernstein ha diretto a Tel-Aviv la prima mondiale della sua Kaddish Symphony. Le sue visite annuali hanno dato ai musicisti della IPO il privilegio unico, per più di 40 anni, di realizzare musica con Leonard Bernstein con il quale l’orchestra ha inciso per la DGG le sinfonie Kaddish, Chichester e Jeremiah. Nel 1968 Mehta é stato nominato Consigliere musicale dell’orchestra e, nel 1977, ne é diventato il Direttore musicale. Dal 1981 la sua é diventata una nomina a vita. Kurt Masur, é stato nominato, nel 1992, Direttore ospite onorario della IPO. Nel 2001 Yoel Levi, ex-Direttore musicale dell’Atlanta Symphony Orchestra, é stato nominato Direttore principale invitato della IPO. La IPO registra regolarmente per grandi case discografiche: Sony Classic, Teldec, EMI e Deutsche Grammophon. Zubin Mehta nasce nel 1936 a Bombay dove riceve la sua prima educazione musicale dal padre Mehli Mehta, fondatore della Bombay Symphony Orchesrra. Nel 1954, dopo avere studiato per un breve periodo medicina, si trasferisce a Vienna, dove frequenta il corso di direzione d'orchestra di M.° Hans Swarowsky presso l'Akademie fur Musik. Nel 1958 vince la Liverpool International Conducting Competition e successivamente il premio della Academy di Tanglewood. Nel 1961 dirige per la prima volta i Wiener Philharmoniker, i Berliner Philharmoniker e l'Israel Philharmonic Orchestra. Dal 1961 al 1967 è Direttore musicale della Montreal Symphony Orchestra e dal 1962 al 1967 della Los Angeles Philharmonic Orchestra. Nel 1969 diviene Music Adviser della Israel Philharmonic Orchestra, della quale è nominato Direttore musicale nel 1977 e Direttore musicale a vita nel 1981. Con questa straordinaria orchestra Mehta ha tenuto oltre duemila concerti e ha guidato numerose tournée in tutto il mondo. Nel 1978 è nominato Direttore musicale della New York Philharmonic, una collaborazione durata oltre 13 anni, la più lunga nella storia di questo complesso. Dal 1985 è direttore del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Come direttore d'opera Mehta ha esordito con Tosca a Montreal nel 1964. Da allora ha diretto presso il Metropolitan Opera di New York, la Staatsoper Wien, la Royal Opera House, Covent Garden, la Scala di Milano, l’Opera di Chicago e Firenze e il Festival di Saisburgo. Dal 1998 al 2006 Zubin Mehta è stato direttore musicale della Bayerische Staatsoper, che lo ha nominato Direttore e Membro onorario al termine della collaborazione. La lista di premi e onorificenze di Zubin Mehta è molto vasta e include anche il "Nikisch-Ring" lasciatogli in eredità da Karl Böhm. E’ cittadino onorario di Firenze e Tel Aviv, e nel 1997 è stato nominato membro onorario della Staatsoper Wien. Nel 1999 le Nazioni Unite gli hanno conferito il "Lifetime Achievment Peace and Tolerance Award". E’ stato nominato Direttore onorario dei Wiener Philharmoniker nel 2001, dell’Orchestra Filarmonica di Monaco nel 2004, della Los Angeles Philarmonic Orchestra e del Teatro del Maggio Fiorentino nel 2006. Nel Dicembre 2006 ha ricevuto il Kennedy Center Honor. Dopo aver inaugurato il Palau de Les Arts Reina Sofia di Valencia, è impegnato in un progetto triennale con il Ring wagneriano per la regia della Fura dels Baus a Valencia e Firenze e dirigerà lo spettacolo d’apertura del nuovo Teatro dell'Opera di Oslo nel 2008. |