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Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso a seguito di
discussioni di usare nella nomenclatura delle pagine il termine
lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica
ISO 639-1,
ISO
639-2 oppure
ISO
639-3, approvata nel 2005. Per gli altri idiomi viene usato il
termine
dialetto.
Il milanese (milanes, milanées) è un
dialetto
appartenente al ramo
insubre o occidentale della
lingua lombarda, parlato tradizionalmente a
Milano e
dintorni. È detto anche
meneghino (meneghin, meneghìn), dal
nome della
maschera
milanese Meneghìn. Il milanese è la varietà più importante per
tradizione e letteratura del gruppo linguistico
lombardo occidentale o insubre.
In Italia, il milanese (così come la maggior parte delle altre varietà
linguistiche parlate entro i confini della Repubblica Italiana) è
considerato un "dialetto", con ciò che ne consegue dal punto di vista
sociolinguistico (svalutazione del dialetto,
diglossia ecc.). In realtà il milanese, come tutti i dialetti italiani
non è una "corruzione" della lingua nazionale, ma è, al pari di essa, il
risultato dell'evoluzione del latino parlato in un determinato luogo. In
pratica, una vera e propria
lingua neolatina. Il milanese e l'italiano sono tra loro relativamente
simili, anche se vi è scarsa intelligibilità reciproca (la sensazione che
l'intelligibilità sia maggiore è dovuta al fatto che oramai quasi tutti a
Milano parlano italiano). Il milanese è una specifica (e prestigiosa)
varietà della
lingua
insubre; c'è ovviamente una discreta intelligibilità tra il milanese e
la maggior parte degli altri dialetti insubri.
Il milanese non ha un
riconoscimento giuridico (legge n. 482 del 1999) e non è oggetto di
tutela da parte della
Repubblica italiana. Il milanese (come appartenente alla
lingua
insubre) è riconosciuto ufficialmente dalla
Comunità Europea con la Raccomandazione n. 928 del 7 ottobre 1981 del
Consiglio D'Europa.
Testi di Riferimento
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Il milanese ha avuto (e in certa misura ha tuttora) una ricca
letteratura.
- Vocabolario milanese-italiano -
Francesco Cherubini - Libreria Meravigli, 1997.
- Dizionario milanese-italiano con repertorio italiano-milanese
-
C. Arrighi -
Hoepli, 1896 (rist. 1999).
- Dizionario del gergo milanese e lombardo - Bazzetta De
Vemenia Nino, 1939.
- Vocabolario italiano-milanese - Antonini Ambrogio Maria, 1983
- Dizionario milanese-italiano -
C. Beretta - Vallardi, 2002.
- Vocabolario milanese italiano coi segni per la pronuncia,
preceduto da una breve grammatica del dialetto e seguito dal repertorio
italiano milanese - F. Angiolini - Sala Bolognese, Forni,
1978, SBN
TO00367438.
- Grammatica milanese - Nicoli Franco -
Bramante Editore, 1983.
- Grammatica del dialetto milanese - C.Beretta - Libreria
milanese, 1998.
Antologie e Varie
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- Letteratura dialettale milanese. Itinerario antologico-critico
dalle origini ai nostri giorni -
Claudio Beretta -
Hoepli, 2003.
- I quatter Vangeli de Mattee, March, Luca E Gioann -
NED Editori, 2002.
A causa della mancanza dei parametri che fissano propriamente una
lingua, si sono sviluppate varie differenti convenzioni ortografiche.
La
più antica ancora in uso, e probabilmente quella di più ampia
diffusione, è la convenzione adottata dallo scrittore milanese
Carlo Porta. Tipico di questo sistema è il
trigrafo oeu per la vocale /ö/.
Molte convenzioni più recenti tentano di
- semplificare le regole (che sono a volte non del tutto immediate nel
sistema Porta)
- rendere la lettura corretta del milanese più facile per i
madrelingua italiani
- ridurre il divario tra la forma scritta del milanese e quelle degli
altri dialetti lombardi
Parecchi sistemi alternativi usano ü ed ö al posto di
u ed oeu, allo scopo di evitare confusione tra vocali milanesi
ed italiane. Generalmente riducono anche il numero di accenti utilizzati,
spesso eliminando ^.
Interpretando anche il modello dello stesso Porta, il Circolo
Filologico Milanese ha tracciato uno standard per l'ortografia
milanese classica.
Vocali
- à a chiusa tonica tendente ad "o" (non esistente in italiano):
giornài
- ô come la u italiana tonica: tôsa
- o come la o italana atona: tosànn
- oeu come la "eu" francese e la ö tedesca: fioeu
- u come la "u" francese e la ü tedesca: malumor
- aa, ee, ii, oo, uu in fine di parola, con suono prolungato e
stretto: parlaa, miee, finii, coo, cuu
Consonanti
- b in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia "p": gouebb
- c in fine di parola si pronuncia come la "c dolce": secc, vinc
- d in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia "t": crud
- g in fine di parola e dopo una vocal si pronuncia come la "c dolce":
magg
- gh in fine di parola si pronuncia come la "c dura": figh
- s'g si pronuncia come "sg" di sgelare: s'giaff, s'gelada
- s'c si pronuncia "s" aspra seguita dalla "c" dolce: s'ciopp, s'cepà
e s'ciena fregia
- v in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia "f": noeuv, rav
- z ha il suono di "s" dolce: mezz, zafràn, zio
Un confronto con l'italiano
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Le differenze tra milanese e italiano standard sono senza dubbio
inferiori a quelle che vi sono tra l'italiano e un'altra lingua non
neolatina, ma dal momento che si tratta da un punto di vista storico di
due distinte lingue neolatine, le differenze sono analoghe a quelle che vi
sono, per esempio tra l'italiano ed il francese. Un certo "avvicinamento"
del dialetto all'italiano si è avuto, soprattutto nell'ultimo secolo,
anche per via dell'acquisizione di lessico dalla lingua nazionale (per
esempio scòla rispetto a scoeura "scuola", ecc.), un
fenomeno abbastanza comprensibile se si pensa che chi parla milanese in
genere parla anche italiano.
Tra le caratteristiche più notevoli si osserva:
- Ci sono più
vocali
in milanese che in italiano. In particolare, il milanese possiede anche
le vocali anteriori arrotondate /ö/ e /ü/; inoltre, in certe posizioni
la
quantità vocalica in milanese può essere distintiva (per esempio:
andà "andare", infinito / andaa "andato", participio
passato).
- Mentre quasi tutte le parole italiane di più di una
sillaba
terminano in vocale, le terminazioni in consonante sono estremamente
comuni in milanese. Una conseguenza è che molte parole che in italiano
sono piane diventano tronche in milanese.
- Mentre i pronomi soggetto italiani derivano direttamente dalla
controparte
latina, i pronomi soggetto milanesi derivano dai pronomi dativi
latini. Questo fa assomigliare i pronomi soggetto milanesi ai pronomi
oggetto o dativi italiani: mi (italiano mi), ti
(italiano ti), lu (italiano lui), lee
(italiano lei), numm (italiano noi), viálter
(italiano voi), lór (italiano loro).
- I pronomi soggetto sono raddoppiati nella seconda e terza persona
singolare. "Tu sei" diventa ti te seet in milanese; il primo
ti è il pronome soggetto vero e proprio (e, come in italiano, è
opzionale), mentre il secondo te, normalmente un pronome dativo,
è utilizzato per rinforzare il soggetto ed è obbligatorio.
- La
negazione è situata dopo il
verbo.
Questo significa che dove l'italiano direbbe "non sei", il milanese
permette le due forme ti te seet no e ti te seet minga.
Minga è un
avverbio di negazione alternativo (probabilmente derivato dalla
parola latina mica, che significa "briciola"), di cui svariate
forme sono presenti in altri dialetti italiani e persino nell'italiano
stesso, dove mica colloquialmente viene spesso aggiunto a non
per rinforzare la negazione. Si considerino anche il pas
francese e il punto
toscano come esempi di negazioni formate utilizzando parole che
designano genericamente "qualcosa di piccolo". Statisticamente, minga
e no sono ugualmente comuni in milanese, e sono normalmente
intercambiabili, anche se un madrelingua milanese troverà a volte che
uno "suoni meglio" dell'altro in una determinata frase.
- Le congiunzioni disgiuntive "o" ed "oppure" vengono solitamente rese
con il comparativo "piuttosto che". Mentre in italiano la prima esprime
due scelte equiprobabili: "vado a teatro oppure al cinema?", "se mangio
le fragole o le pesche sto male" , la seconda esprime una preferenza per
un'opzione: "Solitamente vado a piedi piuttosto che in auto", "Stai
meglio col vestito verde piuttosto che con quello rosso".
- In milanese sono molto frequenti i verbi seguiti da una preposizione
o un avverbio che ne cambia il significato. Ad esempio trà
(tirare) può diventare: trà via (gettare), trà sü
(vomitare), trà giò (buttar giù), trà foeura
"rinvigorire"... Questa costruzione è frequente anche nell'inglese,
ad esempio: get up, get down, get off...
Proverbi e filastrocche in milanese
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El Signur prima ià fa e poeu i cumbina = Il signore prima li fa,
poi li mette insieme
Non sempre le ciambelle escono con il buco, così pure le famiglie.
Quando i due sposi manifestano dei limiti, di qualsiasi genere, le
malelingue si scatenano e le più delicate si limitano a questa
considerazione.
La boca a l'è minga straca se la sa no da vaca = La bocca non è
stanca se non sa di vacca
Il detto sta a indicare, nel modo in cui anticamente il formaggio
costituiva la portata finale del pasto, che il senso di fame non può
essere placato finché non si è gustato qualche tipo di latticino come
dessert.
Te set andà a scola de giuedì = Sei andato a scuola di giovedì
Alcuni decenni fa il giovedì non si andava a scuola, e per questo dire
a una persona che è andata a scuola solo di giovedì è come dire che è
un ignorante.
Voeuia de laurà salteme 'dos che mi me sposti = Voglia di
lavorare saltami addosso che io mi sposto
Usato nei confronti di persone scansafatiche che cercano sempre di
evitare il lavoro.
Zuca e melon, a la sua stagion = Zucca e melone, a ognuno la sua
stagione
È utilizzato quando si vuole indicare di fare qualcosa in tempi
opportuni
Quandu gh'e scapà ul purscel, ai seran ul stabier = Quando è
scappato il maiale, chiudono il porcile
È indicato in situazioni in cui si sottolineano rimedi presi troppo
tardi
Gata inguantada la ciapa minga i ratt = Gatta coi guanti non li
prende i topi
Indica che spesso coi metodi gentili e cauti si ottiene poco
In agustu ul su al va in dul buscu = Ad agosto il sole va nel
bosco
Indica la possibilità di avere brutto tempo nel mese di agosto
Ôfelee, fa ul to mestee = Pasticcere, fai il tuo mestiere
Usato nei confronti di coloro che si vogliono occupare di materie o
discorsi che non li riguardano
L'aqua la fa gli oeuv, le inscì da pioeuv = L'acqua fa le uova,
ne ha ancora tanto per piovere
Utilizzato in condizioni acquazzoni, ove le "uova" non sono
altro che le gocce grosse di pioggia al momento della loro "esplosione" al
contatto con il terreno
Te gh'et l'oeuc pussee grand del boec = Hai l'occhio più grande
della bocca
Detto di chi chiede più di quanto può mangiare
La somiglianza col francese
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È opinione comune che determinate sonorità del lombardo, ma del
milanese in particolare, siano confondibili col
francese. Esso deriva in parte dalla presenza di suoni come "oeu"
(ö), "u" (ü); dell'abbondanza di parole tronche, soprattutto nei
verbi (staa, andaa, stracc, ecc.), e dall'esatta
corrispondenza di molti lemmi (es. "Giambon" in milanese è mutuato dal
francese "Jambon", prosciutto; l'utilizzo in "Mercì" in vece di
"Grazie/prego", ecc.) Queste notevoli somiglianze vanno fatte risalire
soprattutto alle diverse dominazioni a cui è stata soggetta l'area padana
nel corso dalla storia, che hanno influito sulla lingua (confronta:
francese, spagnola e austriaca). La parziale somiglianza col francese
tuttavia è stata qualche volta esasperata, creando qualche equivoco.
Significativa a proposito una vecchia filastrocca riguardante un
ortolán che aveva delle
noci in
esposizione, e un turista francese, che sarebbero stati capaci di
comprendersi, all'interno di una serie di continui e sconclusionati
qui
pro quo:
- Turista: "Comment s'appellent-ils?" (Come si chiamano?)
- Fruttivendolo: "Se pelen no, se schiscen." (Non si pelano, si
schiacciano.)
- Turista: "Comment?" (Come?)
- Fruttivendolo: "Coi man, coi pé, me 'l te voeurett!" (Con le
mani, coi piedi, come ti pare!)
- Turista: "Je ne comprends pas..." (Non capisco...)
- Fruttivendolo "Si ti voeurett minga comprà, gh'el lassa staa!"
(Se non vuoi comprare, lascia stare!)
Voci correlate
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Collegamenti esterni
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