***

Ricerca personalizzata

  Condividi le nostre emozioni original feed
Condividi Follow EventiSpeciali on Twitter  
Link Sponsorizzati
  Poesie Dialettali  
Poesie Napoletane Poesie Siciliane Poesie Romanesche Poesie Milanesi
Lingua Veneta Dialetto Veronese Dialetto Calabrese Dialetto Brianzolo
Dialetto Bergamasco Dialetto Bolognese Dialetto Romagnolo Dialetto Modenese
Dialetto Piemontese Dialetto Lombardo Dialetto Ticinese  
Parini Manzoni Fontana Dario Fo
Link Sponsorizzati
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della
 GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da 
http://it.wikipedia.org/wiki/Poesia_dialettale_milanese

Cronologia  
http://it.wikipedia.orgPoesia_dialettale_milanese

Poesia dialettale milanese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Il fenomeno delle composizioni poetiche vernacolari in Italia assume dimensioni molto ampie in tutte le regioni. Nella maggior parte dei casi però si tratta di componimenti in rima concepiti con intenzioni limitate:

Link Sponsorizzati

troppo spesso i toni sono quelli contrapposti del buffo e del sentimentale-nostalgico, mentre il disegno di personaggi e delle scene sono riconducibili solo a folklore spicciolo ed a ruoli stereotipali.

Per quanto riguarda il dialetto milanese, esiste una ampia tradizione che spesso ha raggiunto risultati che si innalzano decisamente al di sopra del livello dei componimenti di genere (che peraltro esistettero anche a Milano, con il genere della bosinada, poco raffinata, spesso anonima e su fatti di attualità). I maggiori rappresentanti di questo settore non trascurabile della poesia italiana spesso hanno conseguito risultati di assoluto valore e alcuni studiosi non esitano a collocare personalità come quelle di Carlo Porta e Delio Tessa tra le maggiori della poesia italiana.

Si tratta di una situazione privilegiata rispetto a quella delle altre importanti realtà cittadine italiane, per estensione del fenomeno e dei risultati. Ad essa si pensa abbiano contribuito vari fattori:

  1. la complessiva apertura culturale della città;
  2. il fatto che Milano, grazie alle le sue possibilità lavorative, ha ospitato numerose persone di ingegno che hanno avuto la possibilità di esprimersi con libertà maggiore di quella consentita da altre realtà socio-economiche italiane;
  3. le istanze etiche nutrite dalla città, in buona parte derivanti dal prestigio e dall'influenza della religiosità ambrosiana.

Per quanto riguarda un profilo generale della storia della letteratura insubre, vedere Letteratura insubre.

 

Maggiori poeti in dialetto milanese [modifica]

Per tutti gli scrittori più importanti vedi Scrittori insubri.

 

Bibliografia [modifica]

  • AA.VV., Florilegio di poesie milanesi dal seicento a oggi a cura di Guido Bèzzola - Viennepierre (1986)
  • Francesco Cherubini, Collezione delle migliori opere scritte in dialetto milanese, Milano, Pirotta, s.d. (ma 1816-17), 12 voll.
  • Ferdinando Fontana, Antologia Meneghina, Bellinzona, E. Colombi, 1901

 

Collegamenti esterni [modifica]

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_milanese

Cronologia   http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dialetto_milanese&action=history

Dialetto milanese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso a seguito di discussioni di usare nella nomenclatura delle pagine il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica ISO 639-1, ISO 639-2 oppure ISO 639-3, approvata nel 2005. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.
dialetto milanese (Milanes)
Creato da: {{{creatore}}} nel {{{anno}}}
Contesto: {{{contesto}}}
Parlato in: Italia
Regioni:Parlato in: Provincia di Milano
Periodo: {{{periodo}}}
Persone: ~2 milioni
Classifica: Non in top 100
Scrittura: {{{scrittura}}}
Tipologia: {{{tipologia}}}
Filogenesi: Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Lombardo
         Insubre
          
Milanese
           
            
             
              
Statuto ufficiale
Nazioni: -
Regolato da: nessuna regolazione ufficiale
Codici di classificazione
ISO 639-1 {{{iso1}}}
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 {{{iso3}}}  (EN)
SIL LMO  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
 
Il Padre Nostro
 
Traslitterazione
 
{{{traslitterazione}}}
Lingua - Elenco delle lingue - Linguistica
Visita la Wikipedia [[:{{{codice}}}:|in Dialetto milanese]]!
Visita la Wikipedia [[:{{{codice2}}}:|in {{{nome2}}}]]!
Visita la Wikipedia [[:{{{codice3}}}:|in {{{nome3}}}]]!
Questa pagina potrebbe contenere caratteri Unicode.
Si invita a seguire lo schema del Progetto:Lingue


Il milanese (milanes, milanées) è un dialetto appartenente al ramo insubre o occidentale della lingua lombarda, parlato tradizionalmente a Milano e dintorni. È detto anche meneghino (meneghin, meneghìn), dal nome della maschera milanese Meneghìn. Il milanese è la varietà più importante per tradizione e letteratura del gruppo linguistico lombardo occidentale o insubre.

In Italia, il milanese (così come la maggior parte delle altre varietà linguistiche parlate entro i confini della Repubblica Italiana) è considerato un "dialetto", con ciò che ne consegue dal punto di vista sociolinguistico (svalutazione del dialetto, diglossia ecc.). In realtà il milanese, come tutti i dialetti italiani non è una "corruzione" della lingua nazionale, ma è, al pari di essa, il risultato dell'evoluzione del latino parlato in un determinato luogo. In pratica, una vera e propria lingua neolatina. Il milanese e l'italiano sono tra loro relativamente simili, anche se vi è scarsa intelligibilità reciproca (la sensazione che l'intelligibilità sia maggiore è dovuta al fatto che oramai quasi tutti a Milano parlano italiano). Il milanese è una specifica (e prestigiosa) varietà della lingua insubre; c'è ovviamente una discreta intelligibilità tra il milanese e la maggior parte degli altri dialetti insubri.

Il milanese non ha un riconoscimento giuridico (legge n. 482 del 1999) e non è oggetto di tutela da parte della Repubblica italiana. Il milanese (come appartenente alla lingua insubre) è riconosciuto ufficialmente dalla Comunità Europea con la Raccomandazione n. 928 del 7 ottobre 1981 del Consiglio D'Europa.

Indice

[nascondi]

 

Testi di Riferimento [modifica]

Il milanese ha avuto (e in certa misura ha tuttora) una ricca letteratura.

 

Dizionari [modifica]

  • Vocabolario milanese-italiano - Francesco Cherubini - Libreria Meravigli, 1997.
  • Dizionario milanese-italiano con repertorio italiano-milanese - C. Arrighi - Hoepli, 1896 (rist. 1999).
  • Dizionario del gergo milanese e lombardo - Bazzetta De Vemenia Nino, 1939.
  • Vocabolario italiano-milanese - Antonini Ambrogio Maria, 1983
  • Dizionario milanese-italiano - C. Beretta - Vallardi, 2002.
  • Vocabolario milanese italiano coi segni per la pronuncia, preceduto da una breve grammatica del dialetto e seguito dal repertorio italiano milanese - F. Angiolini - Sala Bolognese, Forni, 1978, SBN TO00367438.

 

Grammatiche [modifica]

  • Grammatica milanese - Nicoli Franco - Bramante Editore, 1983.
  • Grammatica del dialetto milanese - C.Beretta - Libreria milanese, 1998.

 

Antologie e Varie [modifica]

  • Letteratura dialettale milanese. Itinerario antologico-critico dalle origini ai nostri giorni - Claudio Beretta - Hoepli, 2003.
  • I quatter Vangeli de Mattee, March, Luca E Gioann - NED Editori, 2002.


 

 

Ortografia [modifica]

A causa della mancanza dei parametri che fissano propriamente una lingua, si sono sviluppate varie differenti convenzioni ortografiche.

La più antica ancora in uso, e probabilmente quella di più ampia diffusione, è la convenzione adottata dallo scrittore milanese Carlo Porta. Tipico di questo sistema è il trigrafo oeu per la vocale /ö/.

Molte convenzioni più recenti tentano di

  • semplificare le regole (che sono a volte non del tutto immediate nel sistema Porta)
  • rendere la lettura corretta del milanese più facile per i madrelingua italiani
  • ridurre il divario tra la forma scritta del milanese e quelle degli altri dialetti lombardi

Parecchi sistemi alternativi usano ü ed ö al posto di u ed oeu, allo scopo di evitare confusione tra vocali milanesi ed italiane. Generalmente riducono anche il numero di accenti utilizzati, spesso eliminando ^.

Interpretando anche il modello dello stesso Porta, il Circolo Filologico Milanese ha tracciato uno standard per l'ortografia milanese classica.

 

Pronuncia [modifica]

Vocali

  • à a chiusa tonica tendente ad "o" (non esistente in italiano): giornài
  • ô come la u italiana tonica: tôsa
  • o come la o italana atona: tosànn
  • oeu come la "eu" francese e la ö tedesca: fioeu
  • u come la "u" francese e la ü tedesca: malumor
  • aa, ee, ii, oo, uu in fine di parola, con suono prolungato e stretto: parlaa, miee, finii, coo, cuu

Consonanti

  • b in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia "p": gouebb
  • c in fine di parola si pronuncia come la "c dolce": secc, vinc
  • d in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia "t": crud
  • g in fine di parola e dopo una vocal si pronuncia come la "c dolce": magg
  • gh in fine di parola si pronuncia come la "c dura": figh
  • s'g si pronuncia come "sg" di sgelare: s'giaff, s'gelada
  • s'c si pronuncia "s" aspra seguita dalla "c" dolce: s'ciopp, s'cepà e s'ciena fregia
  • v in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia "f": noeuv, rav
  • z ha il suono di "s" dolce: mezz, zafràn, zio

 

Un confronto con l'italiano [modifica]

Le differenze tra milanese e italiano standard sono senza dubbio inferiori a quelle che vi sono tra l'italiano e un'altra lingua non neolatina, ma dal momento che si tratta da un punto di vista storico di due distinte lingue neolatine, le differenze sono analoghe a quelle che vi sono, per esempio tra l'italiano ed il francese. Un certo "avvicinamento" del dialetto all'italiano si è avuto, soprattutto nell'ultimo secolo, anche per via dell'acquisizione di lessico dalla lingua nazionale (per esempio scòla rispetto a scoeura "scuola", ecc.), un fenomeno abbastanza comprensibile se si pensa che chi parla milanese in genere parla anche italiano.

Tra le caratteristiche più notevoli si osserva:

  • Ci sono più vocali in milanese che in italiano. In particolare, il milanese possiede anche le vocali anteriori arrotondate /ö/ e /ü/; inoltre, in certe posizioni la quantità vocalica in milanese può essere distintiva (per esempio: andà "andare", infinito / andaa "andato", participio passato).
  • Mentre quasi tutte le parole italiane di più di una sillaba terminano in vocale, le terminazioni in consonante sono estremamente comuni in milanese. Una conseguenza è che molte parole che in italiano sono piane diventano tronche in milanese.
  • Mentre i pronomi soggetto italiani derivano direttamente dalla controparte latina, i pronomi soggetto milanesi derivano dai pronomi dativi latini. Questo fa assomigliare i pronomi soggetto milanesi ai pronomi oggetto o dativi italiani: mi (italiano mi), ti (italiano ti), lu (italiano lui), lee (italiano lei), numm (italiano noi), viálter (italiano voi), lór (italiano loro).
  • I pronomi soggetto sono raddoppiati nella seconda e terza persona singolare. "Tu sei" diventa ti te seet in milanese; il primo ti è il pronome soggetto vero e proprio (e, come in italiano, è opzionale), mentre il secondo te, normalmente un pronome dativo, è utilizzato per rinforzare il soggetto ed è obbligatorio.
  • La negazione è situata dopo il verbo. Questo significa che dove l'italiano direbbe "non sei", il milanese permette le due forme ti te seet no e ti te seet minga. Minga è un avverbio di negazione alternativo (probabilmente derivato dalla parola latina mica, che significa "briciola"), di cui svariate forme sono presenti in altri dialetti italiani e persino nell'italiano stesso, dove mica colloquialmente viene spesso aggiunto a non per rinforzare la negazione. Si considerino anche il pas francese e il punto toscano come esempi di negazioni formate utilizzando parole che designano genericamente "qualcosa di piccolo". Statisticamente, minga e no sono ugualmente comuni in milanese, e sono normalmente intercambiabili, anche se un madrelingua milanese troverà a volte che uno "suoni meglio" dell'altro in una determinata frase.
  • Le congiunzioni disgiuntive "o" ed "oppure" vengono solitamente rese con il comparativo "piuttosto che". Mentre in italiano la prima esprime due scelte equiprobabili: "vado a teatro oppure al cinema?", "se mangio le fragole o le pesche sto male" , la seconda esprime una preferenza per un'opzione: "Solitamente vado a piedi piuttosto che in auto", "Stai meglio col vestito verde piuttosto che con quello rosso".
  • In milanese sono molto frequenti i verbi seguiti da una preposizione o un avverbio che ne cambia il significato. Ad esempio trà (tirare) può diventare: trà via (gettare), trà sü (vomitare), trà giò (buttar giù), trà foeura "rinvigorire"... Questa costruzione è frequente anche nell'inglese, ad esempio: get up, get down, get off...

 

Proverbi e filastrocche in milanese [modifica]

El Signur prima ià fa e poeu i cumbina = Il signore prima li fa, poi li mette insieme

Non sempre le ciambelle escono con il buco, così pure le famiglie. Quando i due sposi manifestano dei limiti, di qualsiasi genere, le malelingue si scatenano e le più delicate si limitano a questa considerazione.

La boca a l'è minga straca se la sa no da vaca = La bocca non è stanca se non sa di vacca

Il detto sta a indicare, nel modo in cui anticamente il formaggio costituiva la portata finale del pasto, che il senso di fame non può essere placato finché non si è gustato qualche tipo di latticino come dessert.

Te set andà a scola de giuedì = Sei andato a scuola di giovedì

Alcuni decenni fa il giovedì non si andava a scuola, e per questo dire a una persona che è andata a scuola solo di giovedì è come dire che è un ignorante.

Voeuia de laurà salteme 'dos che mi me sposti = Voglia di lavorare saltami addosso che io mi sposto

Usato nei confronti di persone scansafatiche che cercano sempre di evitare il lavoro.

Zuca e melon, a la sua stagion = Zucca e melone, a ognuno la sua stagione

È utilizzato quando si vuole indicare di fare qualcosa in tempi opportuni

Quandu gh'e scapà ul purscel, ai seran ul stabier = Quando è scappato il maiale, chiudono il porcile

È indicato in situazioni in cui si sottolineano rimedi presi troppo tardi

Gata inguantada la ciapa minga i ratt = Gatta coi guanti non li prende i topi

Indica che spesso coi metodi gentili e cauti si ottiene poco

In agustu ul su al va in dul buscu = Ad agosto il sole va nel bosco

Indica la possibilità di avere brutto tempo nel mese di agosto

Ôfelee, fa ul to mestee = Pasticcere, fai il tuo mestiere

Usato nei confronti di coloro che si vogliono occupare di materie o discorsi che non li riguardano

L'aqua la fa gli oeuv, le inscì da pioeuv = L'acqua fa le uova, ne ha ancora tanto per piovere

Utilizzato in condizioni acquazzoni, ove le "uova" non sono altro che le gocce grosse di pioggia al momento della loro "esplosione" al contatto con il terreno

Te gh'et l'oeuc pussee grand del boec = Hai l'occhio più grande della bocca

Detto di chi chiede più di quanto può mangiare

 

La somiglianza col francese [modifica]

È opinione comune che determinate sonorità del lombardo, ma del milanese in particolare, siano confondibili col francese. Esso deriva in parte dalla presenza di suoni come "oeu" (ö), "u" (ü); dell'abbondanza di parole tronche, soprattutto nei verbi (staa, andaa, stracc, ecc.), e dall'esatta corrispondenza di molti lemmi (es. "Giambon" in milanese è mutuato dal francese "Jambon", prosciutto; l'utilizzo in "Mercì" in vece di "Grazie/prego", ecc.) Queste notevoli somiglianze vanno fatte risalire soprattutto alle diverse dominazioni a cui è stata soggetta l'area padana nel corso dalla storia, che hanno influito sulla lingua (confronta: francese, spagnola e austriaca). La parziale somiglianza col francese tuttavia è stata qualche volta esasperata, creando qualche equivoco. Significativa a proposito una vecchia filastrocca riguardante un ortolán che aveva delle noci in esposizione, e un turista francese, che sarebbero stati capaci di comprendersi, all'interno di una serie di continui e sconclusionati qui pro quo:

Turista: "Comment s'appellent-ils?" (Come si chiamano?)
Fruttivendolo: "Se pelen no, se schiscen." (Non si pelano, si schiacciano.)
Turista: "Comment?" (Come?)
Fruttivendolo: "Coi man, coi pé, me 'l te voeurett!" (Con le mani, coi piedi, come ti pare!)
Turista: "Je ne comprends pas..." (Non capisco...)
Fruttivendolo "Si ti voeurett minga comprà, gh'el lassa staa!" (Se non vuoi comprare, lascia stare!)

 

Voci correlate [modifica]

 

Collegamenti esterni [modifica]

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Bosinada
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Bosinada&action=history

Bosinada

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

La Bosinada (pronuncia in IPA: [buzi'nada]; pl. bosinad) o Bosinata è una composizione poetica popolare, scritta in dialetto milanese su fogli volanti, recitata da cantastorie (bosin, [bu'zĩ:]) e di contenuto quasi sempre satirico. Ebbe il suo apice nell'Ottocento.

Indice

[nascondi]

 

[modifica] Il nome

Bosin era un diminutivo di Ambroeus, "Ambrogio", nome particolarmente legato alla città di Milano. Ciononostante, in milanese bosin (pl. bositt) è epiteto corrispondente a "Brianzolo", "contadino dell'alto milanese". Ed in effetti, le bosinate, anche d'autore, tendevano a presentarsi come opera di un bosin il cui dialetto, particolarmente colorito rispetto al milanese cittadino, pareva meglio adattarsi alla vivacità della rustica composizione. Sull'etimologia di bosin a partire dal nome di Ambrogio oggi sembra esserci un consenso tra gli studiosi, anche se non mancano altre proposte etimologiche. Per esempio, G. Crespi (1907) afferma che il termine bosin per indicare la «frazione del contado milanese che sta tra il Ticino. il Lambro e i monti del Varesotto» deriverebbe dal nome di «un torrentaccio, quasi sempre asciutto, denominato Bozzente e in antico Bosintio».

 

[modifica] Storia

 

[modifica] XVII e XVIII secolo

Le più antiche bosinate di cui si conosca l'anno di composizione risalgono agli inizi del XVIII secolo, ma dal momento che raramente i fogli su cui erano stampati contenevano una data, non è escluso che i primi componimenti del genere risalgano alla fine del XVII. Rileva infatti C. Repossi (1985: 168): «Gli inizi [...] sono da porsi alla fine del Cinquecento, ma di tutta la fase "arcaica" non è rimasta testimonianza [...]: le bosinate più antiche fino ad ora ritrovate sono collocabili (attraverso elementi interni e caratteristiche tipografiche) tra la metà del secolo XVII e l'inizio del successivo».

Si possono citare, per esempio, 9 bosinad di Gaspare Fumagalli datate intorno al 1723:

  • Sora la gran sciora miserabela ("Sulla gran dama miserabile")
  • Contrast tra marì e miee ("Contrasto tra marito e moglie")
  • Sora on omm che porta el scossaa ("Su di un uomo che porta il grembiule")
  • Sora el pont se se ha pù valor la fam o l'amor ("Sulla questione se valga di più la fame o l'amore")
  • Contrast tra el moros e la morosa ("Contrasto tra innamorato e innamorata")
  • Sora quij che giuga al lott ("So coloro che giocano al lotto")
  • Sora i patron che ben no osserva a ona volpona d'ona serva ("Sui padroni che non osservano bene una serva furbacchiona")
  • Sora el pont che no gh'è pù discrezion tra i omen ("Sul fatto che non c'è più discrezione tra gli uomini")
  • Sora i donn de Milan che no poden stà senza on omm ("Sulle donne di Milano che non possono stare senza un uomo")

Molte altre bosinate sono descritte nel primo volume di Cherubini (1816-17) e in F. Fontana (1901).

 

[modifica] XIX secolo

Anche i poeti maggiori come il Porta amarono descriversi come bositt (plurale di bosin), benché i loro componimenti fossero ben diversi da quelli improvvisati dai cantastorie. Ad uno dei quali si fa cenno ne La Ninetta del Verzee. La povera ragazza, perseguitata dal suo amante-sfruttatore, litiga con lui che si vendica facendo comporre una bosinata che la mette alla berlina:

«nè savend toeù oltra straa de vendicass
l'è andaa a cercà on poetta e el m'ha faa fà
ona dianzen d'ona bosinada
de famm fà la minee perfinna in strada »
«e non trovando altro modo di vendicarsi,
è andato a cercare un poeta e mi ha fatto fare
un accidenti di una bosinata
da farmi prendere in giro perfino in strada »
Una bosinada del 1908

 

[modifica] XX secolo

Le bosinate continuarono per tutto l'Ottocento, e se ne conoscono perfino nei primi anni del Novecento su argomenti moderni. Ad esempio La Balonada, di Gaetano Crespi del 1907, che descrive una gara tra palloni aerostatici, oppure quella anonima, dell'anno successivo, che descrive i tentativi di record di volo da parte di Léon Delagrange (giugno 1908), dal titolo Delagrange volerà! Satira e Businada de rid de Ambrosian / le a sura l'om che vula su l'Areoplaan. Ecco di seguito l'incipit della prima:

«La Bosinada sora i trii balon
Che hân mandaa in aria i noster Giornalista,
L’è on dielegh faa ona sira sul Bastion,
In tra el Gioeu pelatee e ’l Pepin brumista,
El cunta el Pèpp come se l’hin cavada
I balonista con la Balonada»
(Gaetano crespi, La balonada, vv. 1-6)

 

[modifica] Struttura

La bosinada non aveva una forma rigida. Il metro poteva essere di varie misure (a volte all'interno della stessa composizione: i versi "zoppicanti" erano una caratteristica immancabile in queste composizioni a volte volutamente rozze) e andava dall'ottonario all'endecasillabo. I versi erano poi perlopiù uniti in "distici" a rima baciata e la lunghezza complessiva di ogni composizione era anch'essa variabile.

 

[modifica] Bibliografia

  • Francesco Cherubini, Collezione delle migliori opere scritte in dialetto milanese, Milano, Pirotta, s.d. (ma 1816-17), 12 voll. [Un'ampia bibliografia sulle Bosinate nel vol. 1, pp. xxxvii ss.]
  • Gaetano Crespi, La balonada. Satira giornalistica in sestine milanesi di G.C., Milano, Libreria Renato Baggio, 1907
  • Ferdinando Fontana, Antologia Meneghina, Bellinzona, E. Colombi, 1901
  • Cesare Repossi, "Bibliografia delle Bosinate in dialetto milanese (1650-1848)", in: F. Della Peruta, R. Leydi, A. Stella (a cura di).Milano e il suo territorio, Milano, Silvana ed., 1985 ["Mondo popolare in Lombardia" 13], II vol., pp. 167-246

 

[modifica] Collegamenti esterni

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Ortografia_milanese_classica
Cronologia/Autori:  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Ortografia_milanese_classica&action=history

Ortografia milanese classica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

L'ortografia milanese classica è l'ortografia adoperata per la lingua insubre, in particolare per il dialetto milanese o meneghino, dai maggiori poeti e scrittori della letteratura milanese, quali Carlo Porta, Carlo Maria Maggi, Delio Tessa ecc. Il suo primo utilizzo risale al XVI secolo con Carlo Maria Maggi che per primo introduce in trigramma oeu, mentre autori precedenti, come Bonvesin de la Riva (XIII secolo), utilizzano proprie ortografie latineggianti. Già nel 1606 G.A. Viffi con il suo Prissian de Milan de la parnonzia milanesa aveva tentato una prima codifica, relativa ad esempio alle vocali lunghe e brevi, e al suono /ö/ per il quale aveva trovato la soluzione ou. L'ortografia classica nasce come compromesso tra quella italiana antica e quella francese (di cui utilizza i dittonghi per le consonanti assenti nel fiorentino); la caratteristica che discosta notevolmente questa ortografia dalla pronuncia effettiva è il metodo per la distinzione di vocali lunghe e vocali brevi. Al giorno d'oggi, a causa della sua bassa corrispondenza con la dizione e della sua natura contorta, viene molto frequentemente sostituita, specialmente al di fuori della provincia meneghina, da altri metodi più semplici e aderenti alla pronuncia, nei quali vengono adottati solitamente i segni ö, ü e il raddoppiamento delle vocali. L'ortografia classica è stata regolarizzata negli anni novanta dal Circolo Filologico Milanese per l'uso moderno. Numerosi autori hanno variato liberamente le regole ortografiche nell'ambito della loro opera.

Qui di seguito le indicazioni per la scrittura e la lettura in ortografia milanese classica, come rivista dal Circolo Filologico Milanese, con corrispondente pronuncia valida solo per il dialetto milanese o macromilanese.

Uso generale degli accenti:

  • accento acuto: indica timbro chiuso in "e" od "o"
  • accento grave: indica timbro aperto in "e" od "o"
  • accento circonflesso: indica timbro molto chiuso e lunga durata di "o"

Pronuncia delle vocali e dei falsi dittonghi:

  • "a", "e", "i": pronunciate aperte e brevi se seguite da doppia consonante o se accentate in fine di parola; pronunciate chiuse e lunghe se seguite da consonante semplice
  • "o": pronunciata come u italiana
  • "ò": pronunciata come o italiana aperta
  • "oeu": pronunciata come eu francese lunga
  • "u": pronunciata come ü tedesca; si pronuncia come u italiana solo nei gruppi "qu", "gua", "au" e simili

Uso delle consonanti:

  • raddoppio: rinforza leggermente la consonante ma soprattutto rende breve e aperta la vocale che precede
  • "s": pronunciata sorda o sonora; intervocalica, la sorda si scrive doppia; in fine di parola è sempre sorda
  • "z": pronunciata come z italiana sonora, z italiana sorda o come suono intermedio tra i precedenti
  • "n": provoca nasalizzazione della vocale che precede; si pronuncia come n italiana solo quando è scritta doppia, non forma sillaba con la vocale che precede o quando tale vocale è atona in fine di parola
  • "m": provoca nasalizzazione della vocale che precede, quando è seguita da consonante; altrimenti si pronuncia come m italiana
  • "h": serve a mantenere la velarità di "c" e "g" davanti a "i" ed "e" e in fine di parola
  • "sg(i)": pronunciata come j francese
  • "sc(i)": pronunciata come in italiano
  • "s'c(i)": pronunciata con scissione del suono di s italiana e di c italiana dolce
www.bollatenet.net Bollate Grazie a www.bollatenet.net
Poesie in lingua milanese

8 a Edizione 2003 del concorso di poesia dialettale
CAMPANILE D'ORO
Primo premio Campanile d’oro
Valore 500 euro

La mia Baransà - di Franco Pasqualini (Baranzate) Biografia di Franco Pasqualini
Vita in casinad - i Franco Pasqualini (Baranzate)
A chi temp la - di Franco Pasqualini (Baranzate)
El ziu Paulin - di Franco Pasqualini (Baranzate)
El mè papà - di Franco Pasqualini (Baranzate)
EL ZIU AMBROEUS E ZIA CURINA - di Franco Pasqualini (Baranzate)
Adèss che te ghe se pu - di Franco Pasqualini (Baranzate)
Primavera in casina - di Franco Pasqualini (Baranzate)
Un bel di de primavera - di Franco Pasqualini (Baranzate)
L'asilo de Baransà - di Franco Pasqualini (Baranzate)
La mia mama - di Franco Pasqualini (Baranzate)
La Nustalgia - di Franco Pasqualini (Baranzate)
Un Omm de ricurdà - di Franco Pasqualini (Baranzate)
I mè penser - di Franco Pasqualini (Baranzate)
Una fed… e una pena nera - (dedicata all'Avv. Prisco)

di Franco Pasqualini (Baranzate)
Quater pass pèr Castelass - di Franco Pasqualini (Baranzate)
El Don Livio - di Franco Pasqualini (Baranzate)
La festa de Baransà - di Franco Pasqualini (Baranzate)
Nustalgia di temp indre - di Franco Pasqualini (Baranzate)
El prestinè de Baransà - di Franco Pasqualini (Baranzate)
La spusa - di Franco Pasqualini (Baranzate)

In bej in bon i frutt del moron - di M. Farina
O Madonna Santa Clara - di M. Farina

La pulitica - di M. Galimberti
L'eleziun del President - di M. Galimberti
L'aquila - di M. Galimberti

NUOVA POESIA DI FRANCO PASQUALINI

E con questa sono ben ventitre le poesie di Franco (di cui una in italiano) pubblicate all'indirizzo:
http://www.bollatenet.net/cultura/poesie_in_milanese.htm
Mi riconosco molto in questa poesia, ma credo sia la sensazione che provano la maggior parte dei genitori.

El Sabet de sera


Tra tucc i ser de la settimana el Sabet sera l’è una cundana,
se va in lett cun el penser di to fioue in di baler.
Se riès nanca a ripusà e se spèta l’ura de vedèi turnà,
e se una sirèna se sent in luntananza,
te batt el coeur e te penset subit a l’ambulanza.
Te cumincet a pregà fin quant cumincia ad albegià,
e quant te sentet che in rivà, te saret i oeucc e te cumincet a sugnà.
Te se disedet a la matina e el prim meste che te voeuret fa, l’è tacà la radio
per senti i ultim nuità.
Quanti volt me capità de senti de fioeu che se masà,
l’è la nostra società che te porta a esagerà,
ghè chi ciapa una pastiglia, e chi se scula una butiglia,
pasen la nott semper a balà, poeu de cursa a turnà a ca.
Se acorgen no che la stanchèsa in un atim la te roba la giuinèsa.


Franco Pasqualini (Baranzate)