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Luigi Pirandello

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«er il suo coraggio e l'ingegnosa ripresentazione dell'arte drammatica e teatrale»
(Motivazione del Premio Nobel)
 

Luigi Pirandello
 
Nobel per la letteratura 1934

Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867 - Roma, 10 dicembre 1936) è stato uno dei più importanti scrittori e drammaturghi italiani. Fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Indice

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[modifica] La vita

Pirandello nacque a Caos (località attualmente parte del comune di Porto Empedocle, a quel tempo invece del comune di Girgenti, oggi Agrigento) da don Stefano e Caterina Ricci Gramitto, in una famiglia di agiata condizione borghese dalle tradizioni risorgimentali; il padre era stato garibaldino.

Lo scrittore iniziò i suoi studi universitari a Palermo, per recarsi in seguito a Roma, dove continuò i suoi studi di filologia romanza che poi dovette completare a Bonn su consiglio del suo maestro Ernesto Monaci e a causa di un insanabile conflitto con il rettore dell'ateneo capitolino. A Bonn, capitale culturale di allora, Pirandello ebbe l'opportunità di conoscere grandi maestri come Bucheler, Usener e Forster. Si laureò nel 1891 con una tesi sulla parlata agrigentina "Voci e sviluppi di suoni nel dialetto di Girgenti". Il tipo di studi, però, gli fu probabilmente di fondamentale ausilio nella stesura delle sue opere, dato il raro grado di purezza della lingua italiana utilizzata.

Nel 1903, poco dopo le nozze, un allagamento in una miniera di zolfo, in cui Pirandello e la sua famiglia avevano investito il loro capitale, li ridusse sul lastrico. Questa notizia accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di Pirandello, Maria Antonietta Portulano. Nonostante la moglie andasse sempre più spesso soggetta a crisi isteriche, di cui Pirandello stesso era il bersaglio, egli non volle che la moglie venisse ricoverata se non diversi anni dopo, nel 1919. La malattia della moglie portò lo scrittore ad approfondire lo studio dei meccanismi della mente e della reazione sociale dinanzi alla menomazione intellettuale.

Spinto dalle ristrettezze economiche e dallo scarso successo economico delle sue prime opere letterarie, Pirandello insegnò per qualche tempo come professore all'Istituto superiore di Magistero. Il suo primo grande successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. In questo periodo collaborò con alcune riviste letterarie e anche con il Corriere della Sera.

La riflessione di Pirandello sul tema della follia appare memorabilmente in molte opere, come l'Enrico IV o come Il berretto a sonagli, nel quale inserisce addirittura una ricetta per la pazzia: dire sempre la verità, la nuda e cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi e delle maniere, delle ipocrisie e delle convenzioni sociali, porterà presto all'isolamento e, agli occhi degli altri, alla pazzia.

Grande appassionato di cinematografia, mentre assisteva a Cinecittà alle riprese di un film tratto dal suo "Il fu Mattia Pascal", si ammalò di polmonite. Il suo corpo ormai segnato dal tempo e dagli avvenimenti della sua vita non sopportò oltre, e Pirandello morì lasciando incompiuto un nuovo lavoro teatrale, I giganti della montagna.

Egli scrisse nel testamento di essere avvolto nudo in un lenzuolo e poi bruciato, e volle che al funerale non partecipasse nessuno.

 

[modifica] Prosa

 

[modifica] Teatro

 

[modifica] Romanzi e novelle

 

[modifica] Poesia

Pirandello compose poesie per circa un trentennio, dal 1883 al 1912. Le sue opere liriche non si lasciano inserire in nessun movimento letterario a lui contemporaneo, ma presentano moduli espressivi e forme metriche tradizionali.

La prima raccolta Mal Giocondo (1889), che Pirandello aveva iniziato a scrivere a sedici anni, esprime lo scontro tra l'armonia classica e il presente illusorio e dissoluto. Le altre raccolte sono: Pasqua di Gea (1891) dedicata a Jenny Schulz-Lander, di cui si innamorò a Bonn, che mostra rimandi alla poesia di Carducci; le Elegie Renane (1895) modellate sull'influenza delle Elegie Romane di Goethe e la Zampogna (1901), in cui l'autore è più vicino alla poetica di Pascoli. Con l'ultima raccolta Fuori di chiave affiorano i temi umoristici e di pluralità dell'io. Scrisse "Uno, nessuno, centomila", romanzo che evidenziava come all'epoca l'uomo si confondeva facilmente con la massa, dimenticando come era in realtà, ovvero dimenticando se stesso.

 

[modifica] Umorismo pirandelliano

Pirandello fotografato negli anni Venti

L'umorismo viene meglio definito come "il sentimento del contrario". Per Pirandello l'umorismo nasce dalla riflessione. Le più importanti riflessioni di Luigi Pirandello sul tema sono esposte nel saggio "L'umorismo":

«Vediamo dunque, qual è il processo da cui risulta quella particolar rappresentazione che si suol chiamare umoristica; se questa ha peculiari caratteri che la distinguono, e da che derivano; se vi è un particolar modo di considerare il mondo, che costituisce appunto la materia e la ragione dell'umorismo.

[...]Ho già detto altrove, e qui m'è forza ripetere- l'opera d'arte è creata dal libero movimento della vita interiore che organa le idee e le immagini in una forma armoniosa, di cui tutti gli elementi han corrispondenza tra loro e con l'idea madre che le coordina. [...]Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere. "Avverto" che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un "avvertimento del contrario".

Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo,ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico.»

 

Luigi Pirandello nelle sue riflessioni spiega che un comico fa ridere proprio perché all'apparenza mostra al pubblico il contrario di quello che dovrebbe essere mentre l'umorista invece spinge a riflettere sul motivo del contrario, passando così da un sentimento di avversione, che faceva ridere il pubblico, ad un sentimento quasi di compassione e non più una risata divertita, ma un sorriso di comprensione.

«non ci fermiamo alle apparenze, ciò che inizialmente ci faceva ridere adesso ci farà tutt'al più sorridere.»
(Luigi Pirandello)

 

[modifica] Pirandello al cinema

 

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Luigi Pirandello (1867 - 1936)  
Opere teatrali: Sei personaggi in cerca d'autore - Come tu mi vuoi - Enrico IV - Così è (se vi pare) - Liolà - Pensaci, Giacomino! - Il berretto a sonagli - Il gioco delle parti
Opere di narrativa: Il fu Mattia Pascal - Uno, nessuno e centomila - Quaderni di Serafino Gubbio operatore - L'esclusa - I vecchi e i giovani
Novelle: Novelle per un anno - La giara
Thanks to www.biografieonline.it LuigiPirandello Scrittori/Opere Teatrali
Il piacere dell' onestà        
Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 a Girgenti (odierna Agrigento) da Stefano e Caterina Ricci-Gramitto, entrambi di sentimenti liberali e antiborbonici (il padre aveva partecipato all'impresa dei Mille). Compie gli studi classici a Palermo, per poi trasferirsi a Roma e a Bonn dove si laurea in Filologia Romanza. Nel 1889 aveva già pubblicato la raccolta di versi "Mal giocondo" e nel '91 il libro di liriche "Pasqua di Gea". Nel 1894 sposa a Girgenti Maria Antonietta Portulano dalla quale avrà tre figli; sono gli anni in cui la sua attività di scrittore comincia a farsi intensa: pubblica "Amori senza amore" (novelle), traduce le "Elegie romane" di Goethe e inizia a insegnare Letteratura Italiana all'Istituto Superiore di Magistero di Roma. Il merito che alcuni critici hanno attribuito a Pirandello è quello di aver saputo registrare, lungo l'arco di una vasta carriera letteraria, i passaggi fondamentali della storia e della società italiana dal Risorgimento fino alle crisi più diffuse interne alla cultura, al teatro e alla realtà sociale del mondo occidentale.

Il fu "Mattia Pascal"(romanzo del 1904) è il punto di avvio attraverso cui, oltre a scardinare i meccanismi narrativi veristi, Pirandello coglie in pieno il dramma dell'uomo novecentesco, così intensamente scandagliato anche dalla letteratura europea contemporanea e successiva.

Vasta e articolata è la produzione dello scrittore siciliano. I suoi scritti, novelle e romanzi, si ispirano prevalentemente all'ambiente borghese che sarà poi ulteriormente scandagliato e definito, in ogni suo dettaglio, nelle opere teatrali a cui Pirandello giunge relativamente tardi. I temi delle sue novelle costituiscono, di fatto, una sorta di efficace laboratorio che in larga parte verrà riproposto nelle opere teatrali (il passaggio dalle novelle al teatro avviene in modo naturale per la stringatezza dei dialoghi e per l'efficacia delle situazioni mentre la "poetica dell'umorismo" si trasformava in "drammaturgia dell'umorismo"); così nel giro di pochi anni, dal 1916 in poi, appaiono sulle scene "Pensaci Giacomino", "Liolà", "Così è (se vi pare)", "Ma non è una cosa seria", "Il Piacere dell'onestà", "Il gioco delle parti", "Tutto per bene", "L'uomo la bestia la virtù" per poi arrivare ai "Sei personaggi in cerca d'autore" del 1921 che consacrano Pirandello drammaturgo di fama mondiale (il dramma venne rappresentato nel 1922 a Londra e a New York e nel 1923 a Parigi).

Se il primo teatro pirandelliano rappresentava in vari casi una "teatralizzazione della vita", con i Sei personaggi (ma anche con Ciascuno a suo modo, Questa sera si recita a soggetto e con l'Enrico IV) l'oggetto del teatro diventa il teatro stesso; siamo di fronte a quello che i critici hanno definito il "metateatro": "messa in scena della finzione che denuncia l'esistenza di un codice e ne svela il carattere convenzionale" (Angelini).

Fra i molti altri drammi ricordiamo La vita che ti diedi, Come tu mi vuoi, Vestire gli ignudi, Non si sa come, e infine le opere in cui, all'abbandono della "poetica dell'umorismo", subentra la proposizione di contenuti ideologici e di analisi psicologiche ormai lontanissime da ogni tentazione naturalistica; stiamo parlando dei "tre miti": quello sociale (La nuova colonia), quello religioso (Lazzaro) e quello sull'arte (I giganti della montagna) scritti alla fine degli anni venti e all'inizio degli anni trenta.

Dal crollo delle consuetudini di verosimiglianza del teatro tradizionale alla crisi del dramma rappresentato nella sua impossibilità, fino al teatro dei nuovi miti, Pirandello ha segnato un percorso vasto e interessantissimo non del tutto alieno, come è stato più volte osservato, dalle alchimie della fisica moderna. Alcuni degli esiti teatrali più recenti, come il teatro dell'assurdo da Jonesco a Beckett, non possono essere valutati senza tenere conto delle esperienze pirandelliane.

Della sua attività bisogna ricordare che fu il fondatore nel 1925 di un Teatro dell'Arte a Roma che propose nuovi autori al pubblico italiano. Nel 1929 fu nominato Accademico d'Italia e nel 1934 organizzò un convegno internazionale a cui parteciparono i più importanti esponenti dei teatro come Copeau, Reinhardt, Tairov. Nello stesso anno otteneva il Nobel per la Letteratura e due anni dopo moriva per una congestione polmonare.
«Rifiutare di avere delle opinioni è il modo di averle.»
Luigi Pirandello