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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Nuoro Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Nuoro&action=history NuoroDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nùoro (in sardo Nùgoro) è una città ed il capoluogo dell'omonima provincia della Sardegna centro-settentrionale, e conta circa 37.000 abitanti. È il centro geografico ed ideale della Barbagia. Si estende ai piedi del Monte Ortobene, su un altopiano granitico a circa 600 m.s.l.m., che fu forse l'area di primo popolamento in età nuragica, come testimonierebbero ritrovamenti. Sarebbero invece del VII secolo i resti di una tomba ritrovata nell'attuale abitato.
Brevi cenni storici [modifica]
L'età del rame e la civiltà nuragica [modifica]Il nuraghe Tanca Manna I più antichi insediamenti di tipo "urbano" presenti a Nuoro si trovano presso il nuraghe Tanca Manna, dove sorgono i resti di abitazioni di un villaggio prenuragico del 2000 a.C. costituito da circa 800 capanne, rilevate agli infrarossi, in un insediamento dell’estensione di oltre 2 ettari. Alcune di queste capanne presentano ancora l'originario pavimento costituito da un battuto di argilla e sughero adatto per l'isolamento termico. Tale insediamento fa di Nuoro uno dei centri di tipo urbano più antichi della Sardegna. Nelle immediate vicinanze del sito sorgono sepolture scavate nella roccia, dette Domus De Janas, di periodo precedente. Sono stati inoltre trovati frammenti di ceramiche della cultura di Ozieri risalenti al 3500 a.C.. Presso le alture vicine a "Sedda Ortai" nel monte Ortobene sono presenti tracce di muratura di una fortificazione verosimilmente dell'età del Rame. La civiltà nuragica, a partire dal 1500 a.C. e fino all’invasione romana, ha lasciato una forte impronta nella storia di Nuoro come dimostrano i numerosissimi nuraghi presenti nella zona, i quali coronano tutti i colli della città risultando ormai inglobati nel tessuto urbano (nuraghi Tanca manna, Ugolio, Biscollai) o collocati nelle periferie (Corte, Tigologoe, Tèrtilo, Tres Nuraghes, Gabutèle), spesso accompagnati da tombe dei giganti o da villagi nuragici. Alcuni di questi nuraghi sono assai rilevanti per la complessità costruttiva legata anche al culto delle acque (nuraghe Nurdole e nuraghe Noddule) e per il ritrovamento di oggettistica che segnala importanti commerci mediterranei (ad esempio un piccolo leone bronzeo di probabile fattura etrusca o perle di ambra baltica).
L'età romana [modifica]Dagli ultimi studi sull’età romana risulta che gli abitanti della zona si rifugiarono prima nei pressi del vicino Monte Ortobene e, solo successivamente, si sarebbero spostati più a valle e stabiliti nella zona in cui sorse il più antico rione di Nuoro: Seuna. Tuttavia la penetrazione romana fu di grande importanza come testimoniato sia dalla parlata del Nuorese, la lingua romanza più vicina al latino, sia dallo scavo, nelle campagne di Orune, di una rilevante cittadella romana di tardo periodo imperiale e successivamente bizantino, chiamata Sant’Efis, dal nome della chiesa del 1600 che vi sorge vicino. La cittadella risulterebbe essere estesa su circa 3 ettari, in cui stanno venendo alla luce importantissime testimonianze sulla presenza di insediamenti urbani lungo la strada romana "aliud iter ab Ulbia Caralis". Assai importante il ritrovamento di un manufatto vitreo che raffigura i Santi Pietro e Paolo. A Nuoro sono presenti resti di sepolture romane con copertura in terracotta nella località di Ugolìo.
Il Medioevo [modifica]Alla fine dell’impero romano Plinio il Vecchio menziona i celeberrimi popoli Ilienses situati nella Sardegna centrale per la particolare bellicosità. Tra questi nella zona tra Nuoro e Orotelli erano situati i "Nurritani". Nell’età vandalica e bizantina si inizia a parlare dei "Barbaricini" per le testimonianze dirette di Procopio e di Gregorio Magno, sensibile oltre che agli aspetti religiosi anche alle tristi condizioni dei sudditi di Sardegna, Sicilia e Corsica oppressi dalla fiscalità bizantina che spesso costringeva le popolazioni a vendere i figli e familiari ai barbari (Longobardi) per pagare le tasse. Papa Gregorio I (590-604) con 39 lettere ricostruisce il quadro politico e religioso di due Sardegne di cui una oramai romanizzata, nonostante l'incursione degli Ostrogoti di re Totila, cristianizzata e bizantina (quella dei Provinciales) e una interna, costituita da aggregati cantonali, con forte identità etnica, di religione "idolatra e pagana", la Gens Barbaricina agli ordini del carismatico Dux Hospiton, coinvolta, quest'ultima, in una vicenda bellica con le forze armate imperiali agli ordini del Dux Sardiniae Zabardas. Nell’estate del 594 si conclude una pace tra Bizantini (vincitori) e Barbaricini che prevede tra le clausole la conversione al Cristianesimo e il probabile riconoscimento ad Hospiton (di cui si esaltano il carisma e le virtù cristiane) delle insegne del comando della sua gens sotto l'egida dell'Impero e sotto il controllo di una serie articolata di castra tutt'attorno al ducato dei barbaricini. Dentro la città, in via Brusco Onnis (quartiere San Pietro), è stata rinvenuta una tomba bizantina (poliandro), probabilmente del VII secolo d.C., recante cuspidi di lance e fibbie bronzee di cinturoni dell'equipaggiamento bellico di una decarchia, un piccolo corpo di guardia di soldati-coloni con famiglia al seguito, detti Kabaddaris, indicante la presenza in città della èlite bizantina allora dominante e l'introduzione di nuove tecnologie e di componenti religiose legate al culto dei Santi della Cristianità greca, che sopravvivono a tutt'oggi nelle tradizioni popolari (si pensi che lo stesso natale, in nuorese, si traduce con pasqua di natale, esattamente come viene chiamato oggi dagli ortodossi). Con l'affievolirsi del controllo imperiale anche in seguito all'affermarsi della potenza islamica nel mediterraneo nascono in Sardegna i Giudicati, 4 regni autonomi che spartiscono la Barbagia sotto la propria autorità. Durante i "secoli bui" Nuoro e la "Curatoria Dore-Orotelli" fecero parte del Giudicato di Torres, regno giudicale di tradizione vicina a quella carolingia nei costumi e negli usi diplomatici, che si estendeva dal sassarese alle parti più settentrionali delle attuali province di Oristano e di Nuoro; Il villaggio di "Nugor" di poche centinaia d’abitanti si rileva su carte medievali risalenti al 1147 (spesso con la dicitura "Nori"). Il Villaggio sorgeva attorno alla chiesa di "Santu Milianu" nel quartiere "Seuna" ed alla chiesa si "Santu Pedru" nel quartiere omonimo. Il nome di Sant’Emiliano è fondamentale nella storia di Nuoro in quanto testimonia il passaggio della popolazione dal monte Ortobene, località "Milianu", al quartiere Seuna, in cui si preservò, tramandandola, la tradizionale devozione al Santo da parte della comunità. Nel XII secolo fu annessa alla sede vescovile di Galtellì, nell'ambito del Giudicato del Logudoro; la diocesi assunse nel tempo titolo di "Galtellì e Nuoro", sino a che il vescovo spagnolo Roich non la trasferì definitivamente nel capoluogo nel 1779, ottenendone il decreto da Papa Pio VI. Fra il 1300 ed il 1400 l’importanza di Nugor cresce insieme ad i suoi abitanti, più di mille, e fra il 1341 e 1342 viene indicato come uno dei villaggi che versavano le più alte tasse alla Diocesi di Ottana. Nei secoli seguenti restò relativamente isolata e non rilevò per i conquistatori che si succedettero nell'Isola (Pisani, Aragonesi e Spagnoli), se non per la pesante imposizione fiscale. Si noti infatti che forse la prima traccia scritta dell'esistenza della città si reperisce nel liber fondachi, un registro fiscale pisano sui possedimenti in Gallura e Baronia della metà del Trecento. Il villaggio cresce e nei registri Spagnoli si riporta negli atti del Viceré Gerolamo Piementel che "La encontrada de Nuero tiene 4 villas Y la primera Villa de Nuero 1434 Fuegos, Villa de Orgosolo 1162 fuegos, Villa de Loloy 83 fuegos, Villa de Locoy 54 fuegos". Nel 600 si contavano 15 chiese urbane, 7 chiese periferiche e 9 chiese campestri. Non particolarmente ricca di risorse agricole e nella sua orografia accidentata che consentiva però l'alternativa della pastorizia, sviluppò modesti commerci e vi si sviluppò un rilevante banditismo che nel corso dei secoli assunse un condizione di ordinarietà, tanto da consentire lo sviluppo di un codice di tradizione orale costituente un ordinamento giuridico di fatto: il c.d. "codice barbaricino" [2]. La dominazione catalana prima e spagnola successivamente hanno contribuito in modo determinante all'elaborazione delle tradizioni religiose, dei manufatti artigianali e delle ricche vesti d'uso quotidiano, impreziositesi nei secoli, poi divenute "costumi" da indossare nelle sagre folkloristiche. Il 22 ottobre 1679 il Vescovo di Alghero Francesco Lopez de Urraca concedeva a Nicolau Ruju Manca la "permissione di poter fabbricare una chiesa in onore della Vergine delle Grazie di Nuoro". Comincia con quest'atto ufficiale la storia della chiesa delle Grazie, edificio che è da considerarsi tra i più rilevanti della città di Nuoro. L’antico rosone in trachite, incastonato nella facciata, si dice provenisse dalla antica chiesa di "Santu Milianu" andata ormai in rovina. Alla fine del 600 pestilenze e carestie, con una mortalità media del 60% della popolazione, si arresta lo sviluppo demografico e nel 1698 negli atti del Viceré De Solis Volderrabano si registrano 936 Hombres y 1168 Mujeres ma il paese di "Nuero" diventa il primo centro abitato delle zone vicine (Barbaja Ololay, Marquesado de Orani, Encontrada de Nuero) e versa al Regno di Spagna la più ingente quantità di tasse con 924,08 Libras.
Il Regno di Sardegna [modifica]La cattedrale di Santa Maria della Neve Più estesa e popolata dei paesi del circondario, Nuoro crebbe con la cessione della Sardegna ai Savoia. In una bolla pontificia del 1779 si legge che "… Nuoro conta 589 famiglie e 2782 abitanti, vi sono 5 case di cavalieri e oltre 30 di gente civile e benestante, qualche laureato e otto notai…" Divenne sede del Tribunale di Prefettura (1807), città nel 1836, e sede di Divisione Amministrativa e di Intendenza nel 1848 (praticamente una provincia, insieme a Cagliari e Sassari); poi l'ultimo titolo fu ridotto nel 1859 a quello di sottoprefettura. Si sviluppò perciò come centro amministrativo a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, periodo in cui si aprì ad un rilevante insediamento di funzionari piemontesi del Regno di Sardegna e commercianti continentali. Così avrebbe in seguito descritto questo passaggio storico il Satta: "In breve, i nuoresi si trovarono amministrati, rappresentati dagli estranei, e in fondo non se ne dolsero. Era un fastidio in meno [3]. Il Regno di Sardegna in realtà non giunse in loco che dopo molti decenni dopo la sua istituzione (1720) e celebrò il suo centenario con una manovra legislativa di armonizzazione del sistema immobiliare che avrebbe creato disordini gravissimi. Con l'Editto delle Chiudende del 6 ottobre 1820, infatti, l'intera Barbagia fu messa sottosopra dall'appropriazione selvaggia di terreni sino ad allora adibiti ad uso comunitario (e giuridicamente anche ad uso civico) [4]. Si ebbero rivolte sanguinose, faide e numerosi omicidi in una sempre più grave serie di tragedie, tali da sconsigliare il Valery, che nel 1834 stava realizzando il suo "Voyage en Sardaigne", dall'approssimarsi a Nuoro, solo lambita nel suo articolatissimo itinerario; tragedie gravissime che sarebbero sfociate nei noti moti de "su Connottu" [5], quando al culmine della tensione il 26 aprile 1868 diverse centinaia di persone assaltarono i simboli del sempre più foresto potere savoiardo e diedero alle fiamme il palazzo del municipio, curando che la carta, strumento di sperequazione fra alfabetizzati e popolo, scomparisse insieme con il malefico potere che vi era impresso sopra [6]. Il banditismo, che dopo Su Connottu si pretese almeno in parte corroborato da sentimenti di ribellione all'invasore, ebbe una recrudescenza e lo stato rispose con l'invio di truppe di polizia, numerose quanto poco efficaci nel contrastare grassazioni e faide. Sul finire dell'Ottocento si fece più grave l'usura, i cui maggiori gestori erano dei "miserabili napoletani" [7] ed anche la Deledda ebbe a citarla in una delle sue opere. Una singolare e copiosa aneddotica del periodo si ricava da un romanzo scritto da un carabiniere continentale, paracadutato dalla Firenze-bene alle scabre montagne del circondario della città, del quale vale riportare un brano:
Il romanzo riporta incidentalmente ma con buona fedeltà il nuovo ruolo di Nuoro sede del tribunale penale, cui si traducevano gli imputati di un vastissimo mandamento, comprendente moltissimi paesi ad altissimo tasso di criminalità. Il secolo si chiuse con una rilevante partecipazione dei nuoresi all'emigrazione verso il continente americano e le miniere del Nord-Europa; fra le cause non vi era solo la povertà ma spesso anche il desiderio di sottrarre le famiglie all'implacabilità della vendetta od a diverse rischiosità sempre di versante criminoso. Gli abitanti scesero a circa 7.000.
Il Novecento [modifica]Con il Novecento il fermento culturale che avrebbe dato vita alla più importante avanguardia artistica sarda si giovò del notevole miglioramento dei trasporti per la comunicazione col Continente, ed anzi prese proprio questa a suo obiettivo; pian piano, si fecero conoscere oltremare le opere della Deledda, dei pittori, dei poeti. Nuoro divenne il centro culturale della Sardegna, lasciando alla sola Sassari un minimo spazio residuo che questa tentava di rimpinguare con il pubblico mecenatismo per attrarne i migliori esponenti. Con l'allargamento dei servizi e dei posti di lavoro amministrativi, iniziarono a trasferirsi a Nuoro molti abitanti dei paesi vicinanti e fra questi molti artisti. Passate la guerra di Libia e la prima guerra mondiale con un elevato numero di caduti, si ebbero in città i primi sviluppi delle sinistre. Uno dei principali attivisti fu l'avvocato Salvatore Sini (noto "Badore"), originario di Sarule, più conosciuto come autore dei testi di "Non potho reposare", canzone in lingua sarda di grande successo nell'isola, ma in realtà impegnato in molte campagne fra le quali una per la fondazione di una lega fra le donne operaie. Nel 1921 fu visitata da David Herbert Lawrence, anche se solo di passaggio e per una sola notte, e di questa fugacissima tappa nemmen troppo programmata, restano alcune interessanti pagine di "Mare e Sardegna" nelle quali descrisse una animatissima sagra in costume. Avendo già assunto almeno moralmente questo ruolo, ed essendola in pratica già stata nel secolo precedente, Nuoro ri-divenne provincia durante il Fascismo, nel 1927 [8]. I rapporti del regime con la popolazione passarono attraverso la mediazione di alcuni artisti, i quali imposero il rispetto di forme culturali autoctone, nonostanze le politiche di unificazione nazionale. L'uso degli indumenti della tradizione fu tollerato e si giunse anzi ad avere diversi nuoresi in abiti sardi per le cerimonie del matrimonio di Umberto II. Notevole fu, tra gli artisti di punta, Remo Branca, preside del liceo ginnasio (suucceduto al padre di Indro Montanelli, che in questa città trascorse l'infanzia [9]) ed infaticabile animatore culturale. Nel 1931 raggiunse i 9.300 abitanti, che nel 1936 celebrarono il premio Nobel conferito alla loro più illustre concittadina (ormai però trasferitasi a Roma per seguire il marito). La città cominciò ad espandersi attorno ai quartieri originari, Santu Predu, dei pastori e dei proprietari terrieri e Seuna, dei contadini, dei braccianti e degli artigiani, e la via Majore (attuale Corso Garibaldi, tutt'ora la via "di passeggio"), dei signori. Gli altri dieci rioni erano S'Ispina Santa (via Sassari), Irillai (via della Pietà), Santu Carulu (via Alberto Mario), Su Serbadore (via Malta), Corte 'e susu (via Poerio), Santa Ruche (via Farina), Sette Fochiles (via Lamarmora), Fossu Loroddu (Largo Nino di Gallura), Su Carmine (Piazza Marghinotti), Lolloveddu (via Guerrazzi). Vi è poi Lollove, frazione che dista circa 15 chilometri dal capoluogo, piccolo centro rurale che mantiene un aspetto quasi incontaminato rispetto alle origini. La sua provincia è una delle meno popolose d'Europa, e raccoglie numerose bellezze paesaggistiche e naturali di grande rilievo, tra cui il Gennargentu ed il Golfo di Orosei, con un interesse particolare per le bellezze naturali che ci offre il tratto di costa della zona tra Cala Gonone e Baunei.
Etimologia e pronunzia [modifica]Il nome deriva dal nuorese "Nùgoro" [10]; si è sostenuto dallo Spano (1872) che questa a sua volta provenisse da una non precisata radice nur o ur con significato "casa" o "luce" o "fuoco", quest'ultima intesa come "focolare domestico" [11], stante il radicamento dell'uso fiscale del termine, ma questa interpretazione è stata oggetto di rilevanti contestazioni di altri linguisti. La radice ha comunque secondo la maggior parte degli studiosi origine "prelatina, protosarda, non chiarita" [12]. A partire dall'XI secolo si rileva il tipo toponimico nugor. È frequente l'errata pronuncia del nome di questa città. Derivando da tre sillabe (Nù-go-ro), la pronuncia corretta mantiene l'accento iniziale sulla "u". come in Nùoro, e non Nuòro, benché secondo alcuni studiosi quest'ultima potrebbe essere utilizzata come forma meno corretta [13]. Il dialetto nuorese ("Su nugoresu") è considerato centrale, sia per ragioni storiche che per numero di parlanti, nella lingua sarda logudorese, ed insieme a quelli di alcuni paesi circonvicini, ne è fra le evidenze più pure e consolidate. Il dialetto sardo originale, il più vecchio, si può originare a Nuoro e nei paesi dei dintorni.
Clima [modifica]Nuoro gode, come quasi tutti i comuni della Sardegna, di un clima mediterraneo temperato, con estati moderatamente calde e inverni freschi, solo raramente gelidi. Tuttavia la quota sul livello del mare e la particolare posizione della città favoriscono dei repentini cali di temperatura in occasione di ondate fredde da nord, soprattutto da nord/est. Al contrario, il capoluogo nuorese subisce moltissimo anche il caldo scirocco, che arriva dalla valle di Dorgali e spesso genera delle piogge molto intense. Vista di Nuoro La temperatura media annua varia tra i 13 e i 15°C, a seconda delle annate (Media 2004: +13.09°C / Media 2005: +13.07°C / Media 2006: +14.30°C) e dei quartieri, avendo la città una discreta estensione ed un dislivello massimo di 275 m tra il punto più alto e quello più basso. In inverno sono numerose le gelate (20 nel 2004) e in estate sono abbastanza rari i giorni con temperature superiori ai 35°C (neanche uno nel 2004), anche grazie al fatto che la brezza marina spesso riesce a giungere in città e mitiga di qualche grado la temperatura. Nel decennio 1996-2006 la temperatura più bassa registrata a Nuoro è stata di -10,5°C il 31 gennaio 1999, proprio in occasione di un'ondata fredda da N/E, con 40 cm di neve cumulati in circa 15 ore. Dal 2001 in poi invece non si sono superati i 38.1°C (ovviamente i dati sono riferiti ad una precisa area della città, quella dove c'è il Quadrivio). La neve in genere fa la sua comparsa in città tutti gli anni, e presenta una media trentennale di circa 20/25 cm annui (20 cm nel 2004).. I fuochi più frequentati sono solitamente quelli dei quartieri del centro storico, come quello di Santu Predu o quello della cattedrale.
Cultura [modifica]La città ha avuto, a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, un forte fermento culturale, da cui l'appellativo di "Atene Sarda". Ha tra l'altro dato i natali a Grazia Deledda, scrittrice, vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 1926, ed a Salvatore Satta, grande giurista e scrittore, autore del capolavoro Il Giorno del Giudizio. Questo libro è forse una delle testimonianze più profonde e delle descrizioni più intime della città e dei suoi abitanti, dei quali ritrae le famiglie più note nel primo Novecento sotto una labillima copertura di nomi fittizi ma non troppo, simili ma non coincidenti, fedeli al vero nella narrazione come i veri personaggi furono fedeli al connotato medio del nuorese secocondo questa visione. Altre importanti personalità artistiche nate a Nuoro sono il poeta Sebastiano Satta (1867-1914); lo scultore Francesco Ciusa (1883-1949), vincitore del premio per la scultura alla Biennale di Venezia nel 1907; il pittore Giovanni Ciusa Romagna (1907-1958). Nùoro è sede dal 1989 del Seminario di studi sulla musica Jazz Nuoro Jazz diretto dal trombettista Paolo Fresu ed organizzato dall'Ente Musicale di Nuoro. Il Seminario si tiene tutti gli anni fra l'ultima settimana di agosto e la prima di settembre. Riveste enorme importanza sia per l'attaccamento e devozione dei nuoresi sia come attrattiva turistica la Sagra del Redentore che dura circa una settimana, all'interno della quale vi è anche la sfilata dei costumi della Sardegna. La sagra ha termine con la funzione religiosa che ha sede ai piedi della statua del redentore il 29 di Agosto di ogni anno.
Monumenti e principali luoghi d'interesse [modifica]
Chiese [modifica]
La semplice chiesetta, un oratorio in realtà, era frequentata dallo scultore Francesco Ciusa, la cui casa natale, oggi purtroppo in rovina, si trova proprio di fronte. All'interno del tempio si trova la tomba dell'artista, sopra la quale è collocata una delle copie della famosa scultura La madre dell'ucciso, opera con la quale Ciusa vinse la Biennale di Venezia nel 1907.
La chiesetta, cara al premio Nobel Grazia Deledda, che la cita nelle sue opere, si trova sulla strada che conduce al Monte Ortobene, immersa nel verde. Di origine seicentesca, è stata ampiamente rimaneggiata; ospita la tomba della Deledda.
Risale circa al 1600 è situata nel parco del Monte Ortobene a circa 900 metri d'altitudine.
Monumenti [modifica]
Musei [modifica]
Shopping e cinema/teatri [modifica]
Trasporti [modifica]
Trasporti pubblici [modifica]Nuoro dispone di un sistema di trasporto pubblico, gestito dall'ATP Nuoro. L'autobus a Nuoro viene comunemente chiamato Postalino.
Trasporti su gomma [modifica]La SS 131 dcn è la superstrada che collega Nuoro con Olbia e Cagliari.
Trasporti ferroviari [modifica]Nuoro è capolinea della ferrovia FdS per Macomer, che collega il capoluogo con i paesi del Marghine e con l'altro capolinea di Macomer
Sport [modifica]
Cittadini illustri [modifica]
Evoluzione demografica [modifica]Abitanti censiti
Curiosità [modifica]
Istruzione [modifica]
Note [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
Altri progetti [modifica]
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| Nuoro Travel Guide Edit This The best resource for sights, hotels, restaurants, bars, what to do and see For the real Sardinia you should head for Nuoro. Located in the mountainous heartland of the island where the locals still speak Sardo, at the bottom of the Monte Ortobene, Nuoro has kept most of the insular traditions intact; they include Eternal Bloodfeuds and the Art of Kidnapping. The old part of town is spread around the Corso Garibaldi. The main sight in the area is the Ethnographic Museum on Via Antonio Mereu, with an incredible and marvelous collection of Sardinian jewels, masks, carpets and other handicrafts. A walk to the summit of the Monte Ortobene, almost 1000 meters high, gives you an stunning views over the town and the surrounding countryside. Nuoro is an excellent starting point for taking trips to some of the other villages in the region. Orgoloso is famous for its mural paintings on the houses. Fonni, the highest village on the island, Mamoiada and Ottana have interesting festivals with eccentric processions that go back to pagan times. |