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1/09/2010 |
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| Quentin Tarantino è stato accolto da
un coro di 'buuu' nella sala stampa del Palazzo del Casinò del Lido, per
la tradizionale conferenza stampa del presidente della giuria dopo
l'assegnazione dei premi della 67ma Mostra, e ha reagito prima con un
gestaccio muovendo una mano vicino alle sue parti intime e poi
rivolgendosi ai giornalisti con un esplicito: "Buuu You!". Si è difeso
sostenendo che la decisione di assegnare il Leone d'Oro a "Somewhere" è
stata una''decisione unanime della giuria''. "Questo film -ha premesso il presidente della giuria prima ancora di annunciare il premio e consegnarlo con un abbraccio alla ex fidanzata- ci ha incantato fin dalla prima scena, è cresciuto dentro di noi, nelle nostre analisi, nelle nostre menti, nelle nostre fantasie", conclude Tarantino che prima di pronunciare il nome della Coppola si è fermato simulando scherzosamente di avere dimenticato chi dovesse annunciare. "Essential Killing" del polacco Jerzy Skolimowski si aggiudica il Premio Speciale della Giuria e per l'interpretazione dello stesso film Vincent Gallo vince la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. Per assegnare più premi allo stesso film la giuria ha evidentemente ottenuto una deroga al regolamento. La Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile va a sorpresa ad Ariane Labed, protagonista di 'Attenberg' della regista greca Athina Rachel Tsangari. La giuria presieduta da Quentin Tarantino e composta da Guillermo Arriaga, Ingeborga Dapkunaite, Danny Elfman e dagli italiani Luca Guadagnino e Gabriele Salvatores rende omaggio inoltre al regista Monte Hellman, molto legato al regista di "Pulp Fiction", con un Leone Speciale. Hellman, che al Lido ha portato "Road to nowhere", ''è un grande artista cinematografico ed un poeta minimalista. La sua opera è stata di ispirazione a questa giuria per cui è per noi un onore rendergli onore", si legge nella motivazione. Il premio Osella per la migliore sceneggiatura va ad Alex de la Iglesia per lo script del film "Balada triste de trompeta" Mikhail Krichman per la fotografia del film "Silent Souls" di Aleksei Fedorchenko vince invece l'Osella per il migliore contributo tecnico. Mila Kunis, interprete del film "Black Swan", vince il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente. Il Leone del Futuro - Premio Venezia Luigi De Laurentiis - per la migliore opera prima va al film Cogunluk (Majority), diretto da Seren Yuce. Ad assegnare il premio è stata una giuria internazionale composta da Fatih Akin (presidente), Nina Lath Gupta, Stanley Kwan, Samuel Maoz e Jasmine Trinca. ___________09/09/2010 Il Film Per Caso di Marco Bellocchio: Sorelle Mai Sei episodi girati tra il 1999 e il 2008 a Bobbio di Mary Calvi Basta leggere il cast per capire che questo non è banale, ma qualcosa di speciale. Il regista Marco Bellocchio porta fuori concorso alla Mostra internazionale del cinema di Venezia quello che definisce “il mio film per caso” potrebbe dar vita a qualcosa di importante dato che l’ultima parte potrebbe diventare un film e dare l’occasione all’attrice Bardi di sfondare nel mondo del cinema. Il film si chiama Sorelle mai, è composto di sei episodi girati tra il 1999 e il 2008 a Bobbio. Racconta di una famiglia, composta dalla figlia Elena, dal figlio Giorgio (Pier Giorgio Bellocchio) e dalle due zie, Letizia e Maria Luisa Bellocchio. Accanto a loro ci sono pochissimi attori tra cui Alba Rohrwacher nei panni di una professoressa, Gianni Schicchi Gabrieli, l’amico di famiglia e la sconosciuta Valentina Bardi. In conferenza stampa il regista ha detto “In realtà si trattava di sei episodi indipendenti e non avevo in mente di farne un lungometraggio. Poi invece ho notato che esisteva un filo conduttore: il tema di chi va e chi resta. Il film è un prodotto realizzato con grande libertà, non c’era l’ossessione di girare un film tout court, di pensare a come poteva venire accolto dal pubblico. Abbiamo lavorato con grande spensieratezza” ____________09/09/2010 Premio Biraghi a Nicole Grimaudo e Michele Riondino Il Sindacato Giornalisti Cinematografici premiano gli attori rivelazione dell’anno di Mary Calvi Ieri sera, nello spazio Nastro Azzurro,si è tenuta la festa dedicata ai vincitori del premio Guglielmo Biraghi; Nicole Grimaudo e Michele Riondino. Il premio, viene assegnato dal Sindacato Giornalisti Cinematografici italiani agli attori rivelazione dell’anno. Grimaudo, dopo aver ricevuto la targa e fatto i dovuti ringraziamenti dichiara, che dovrebbe iniziare fra poche settimane le riprese del nuovo film di Lucio Gaudino: "Il tema è serio e si dovrebbe girare anche in Kenya. Ma sul personaggio non voglio dire nulla per scaramanzia". Anche Riondino, altro vincitore del Premio Biraghi, racconta gli ultimi step della sua carriera. Reduce dalla lunga giornata di interviste e presentazione per Noi credevamo, il film sul Risorgimento di Mario Martone, in concorso alla Mostra. "C'é stata la grande emozione di rivederlo e di sentire in sala il favore del pubblico. Speriamo bene e che il film lo vedano in tanti, perché ci accosta a fatti della nostra storia che non conosciamo realmente". ____________08/09/2010 La Passione di Mazzacurati è laica Intervista a Carlo Mazzacurati e Giuseppe Battiston di Mary Calvi Video Foto Al Festival di Venezia ieri sera si è riso con "La Passione" di Carlo Mazzacurati, film su un regista in crisi interpretato da Silvio Orlando, affiancato da Giuseppe Battiston e Cristiana Capotondi. Otto minuti di applausi al termine. Questo pomeriggio allo Spazio Lancia abbiamo incontrato il regista Carlo Mazzacurati e il bravissimo e poliedrico attore Giuseppe Battiston. L’Italia è un paese che tende a perdere l’importanza dei valori e quindi in alcuni momenti della vita delle persone si cerca di ritrovare disperatamente. Lei ha detto che La Passione un film laico, ci spiega cosa significa per lei questa definizione? Carlo Mazzacurati. Si questa è la mia visione del film. Quando si fa un percorso ci sono delle cose di cui si è consapevoli e altri in cui non lo si è. Io l’ho costruito perché per me è un parallelo con il racconto del film e di come questi esseri umani vengono messi alla berlina come il Cristo. C’è un continuo parallelo nel racconto della Passione e nel racconto del film, le due cose si mischiano, fino al punto che uno dei personaggi diventa un personaggio cristologico senza rendersene conto. Il martirio a cui inaspettatamente viene sottoposto a qualcosa di inevitabile, come qualcosa che non si riesce a fermare perché in quel momento diventano attori degli eventi che accadono. Giuseppe Battiston. La componente mistica è nella forza del pubblico che prima deride e poi si trova davanti a qualcosa di fortemente evocativo. Ovviamente quello che penso io rispetto a questa rappresentazione è che non importa se uno crede o non crede ma il fatto di trovarsi davanti alla Passione di Cristo riscopre il riconoscimento di una ritualità che ci appartiene, questa è la forza del film. In conferenza stampa ha confessato il film è tratto da una storia realmente accaduta. Come è nata l’idea di scrivere una sceneggiatura e farne un film? C.M. Si, è vero. Dovevo ristrutturare una casa e la giunta comunale mi ha chiesto di fare questa rappresentazione e io preoccupato che non mi dessero i permessi ho accettato di fare La Passione di Cristo. Mai nella vita mi sarebbe venuto in mente di fare questo film se non fosse capitata quest’avventura. L’idea di farne un film è nata quando ho raccontato ad un amico cosa mi era successo e lui mi ha detto che sarebbe stato un buono spunto per creare un soggetto di un film e da lì e ho incominciato a farmi delle fantasie e lavorare sul progetto. Quando ha iniziato la scrittura sui personaggi, aveva già pensato che Cristo sarebbe stato Battiston, oppure che il regista “fallito” sarebbe stato Silvio Orlando? C.M. Durante la scrittura man mano che i personaggi diventavano più complessi, tridimensionali, avevo bisogno di immaginare delle persone vere. Silvio e Giuseppe sono arrivati abbastanza presto nel gruppo di lavoro. L’idea di un Cristo grande e grosso mi sembrava toccante, va oltre la versione palestrata che siamo abituati a vedere. G.B. Dal punto di vista iconografico il ruolo di Cristo non mi sarebbe mai potuto appartenere. C’è un punto nodale nel film, quando Gesù cade perché ha rotto la sedia dove era seduto, il pubblico lo deride e Jonatan dice “Se non vi piace andate a casa”. Non ho mai letto una sceneggiatura così bella. Quando ti è stato proposto di interpretare questo ruolo hai accettato subito o ti sei preso del tempo per riflettere? G.B. Ho accettato immediatamente, non avevo mai letto prima una sceneggiatura così bella. Carlo mi ha fatto un dono, l’hanno scritto per me e questo mi rende veramente orgoglioso e felice di aver partecipato. Ieri è stata la prima del suo film, il pubblico l’ha guardato e tornando a casa avrà riflettuto su quello che ha visto. Secondo lei quali sono stati i pensieri in merito? C.M. Mi sono accorto che faccio dei film che non arrivano immediatamente, dei film che hanno bisogno di tempo. Ci sono film molto belli alla prima visione e ti danno un significato e quando li riguardi ci trovi qualcosa di diverso e interessante. Credo che La Passione sia uno di questi. Mi auguro che le persone tornando a casa abbiano riflettuto su quello che hanno visto, perché è film che ha una curva particolare, inizialmente la spensieratezza e il sorriso ma poi alla fine il sorriso se ne va e dentro ti lascia un emozione di natura completamente diversa. ____________08/09/2010 Incontro con Robert Rodriguez Alla Mostra di Venezia con l’anteprima mondiale di “Machete” di Mary Calvi Video Foto È Robert Rodriguez, cineasta indipendente americano, amico di Quentino Tarantino che oggi presenta alla Mostra di Venezia l’anteprima mondiale di “Machete”, film ispirato da un trailer che appariva all’interno del progetto Grindhouse voluto da lui e Tarantino per riportare al cinema di genere, i film a base di violenza, sesso e azione. Con lui al Lido ci sono il protagonista Danny Trejo e la co-protagonista Jessica Alba. Il film parla di un ex agente federale messicano che fugge in Texas dopo essersi finto morto da uno scontro con il boss della droga Torrez. Machete tenta di sparire e di dimenticare il suo passato, ma lì trova: corruzione e ingiustizia. Abbiamo incontrato Robert Rodriguez con il suo immancabile cappello che lui reputa portatore sano di idee, e gli abbiamo chiesto di rispondere a qualche nostra curiosità. Mr Rodriguez in sala stampa ha raccontato perché ha deciso di fare questo film. Lo racconterebbe anche a nostri lettori? L’idea di fare Machete è nata direttamente dal pubblico. In tutti questi anni abbiamo fatto un trailer che ha alimentato gli interessi degli spettatori e molti mi fermavano per strada, mi chiamavano, mi scrivevano chiedendomi di fare il film di Machete. Li ho accontentati e mi sono accontentato. Quando ha iniziato a lavorare sul personaggio di Machete? Ho iniziato a lavorare al personaggio nel 1984 quando ho incontrato Danny la prima volta, avevo idea di creare un film d’azione con una storia molto violenta di un’agente federale che aveva combattuto contro la droga e che aveva perso la famiglia negli Stati Uniti, che era stato scelto dai cattivi per agire e Machete diventa incorruttibile. Quando ho incontrato Danny ho pensato che fosse il personaggio giusto. Il suo lavoro con Danny Trejo per la preparazione al personaggio è stata lunga. Ha pensato che per interpretare Machete avrebbe dovuto abbandonare i suoi panni per indossare quelli di un uomo che non conosce il compromesso? No, perché Machete è un personaggio duro e molti attori devono lavorare sodo per arrivare a mostrare sul grande schermo questa caratteristica. Danny c’è l’ha. Danny è un duro. Abbiamo iniziato a lavorare al personaggio già da tempo. Machete è un incorruttibile che non si ritrae mai. Il film lascia pensare che ci saranno altri “episodi” di Machete… Si nel film cito altri due possibili titoli per esempio uno di questi è “Il ritorno di Machete”, beh mi hanno chiesto di fare il film dopo il trailer ora mi aspetto che si faccia lo stesso per il film. Machete è un film iconico e io voglio lavorare con personaggi iconici come li ho scelti. Prima ci ha detto che Machete è diventato film perché l’ha voluto il pubblico, quanto è riuscito a distaccarlo dalla versione del trailer? Non l’ho distaccato, non volevo fare qualcosa di diverso, in questo modo avrei tradito le aspettative di chi aveva visto il trailer. Ho voluto ricreare un film sulla base di quella storia. Perché in tutti i suoi film, che sono film d’azione, non ha mai voluto girarli in America ma andare sempre lontano e farli con budget bassissimi rispetto ai registi che fanno questo genere di film? La mia idea è quella di lavorare tradizionalmente con budget bassi e chi poi decide di produrmi ricaverà dei soldi. Per mantenere la mia libertà creativa devo rimanere reale perché credo che solo così possa piacere al pubblico. ___________06/09/2010 Vallanzasca, Placido: il mio film non lo assolve La pellicola fuori concorso alla Mostra di Cristian Pedrazzini e Carmen Guadalaxara "Il mio non è certo un film assolutorio. Quello che fa Vallanzasca è fin troppo chiaro: ammazza poliziotti, scanna il suo amico più caro in carcere. Se uno vede una glorificazione non ha capito. E' un criminale fino in fondo ma un criminale con una sua etica del male". Con il "Vallanzasca" di Michele Placido alla Mostra del Cinema di Venezia sbarca fuori concorso anche la prima vera polemica di questa edizione. Il regista porta al Lido una pellicola che racconta la vita, i crimini, gli arresti, le fughe rocambolesche del bandito più famoso del dopoguerra italiano, in un racconto che è anche un affresco della Milano degli anni '70 con efferati scontri tra le bande della mala. Il film stamattina ha ricevuto dalle colonne del "!Corriere della Sera" l'accusa dai parenti delle vittime del bandito di aver trasformato un criminale in eroe, ma Placido non ci sta. "Non abbiamo affatto raccontato un eroe. Abbiamo raccontato un criminale senza se e senza ma", dice il regista che però riconosce a Vallanzasca una sua "etica criminale": "Lui non ha mai tradito i suoi principi: non ammazzava a sangue freddo, non faceva saltare in aria innocenti come hanno fatto la mafia o i terroristi. Il criminale è quello che affronta le sue responsabilità. Lui ha mantenuto una sua etica comportamentale, una sua coerenza nel male fino alla fine. E infatti sta scontando il suo ergastolo mentre tanti terroristi e mafiosi che si sono macchiati di stragi di gente inerme sono in libertà. Vallanzasca invece è ancora in carcere e in un certo senso ha pagato per tutti". Quanto al fascino del personaggio, Placido sottolinea che "è innegabile": "Ma forse - aggiunge - una certa critica non ama gli attori belli. L'emblema di Vallanzasca è che era bello ed era allo stesso tempo un angelo del male. E questo spiazza molti. Il suo fascino e la sua notorietà si devono proprio a questo. Forse l'Italia ama il cliché del cattivo brutto, la visione lombrosiana del male. Grazie a Dio questo è un film prodotto dagli americani, non l'hanno voluto produrre né la Rai né Medusa. E' un film che andrà all'estero, con buona pace di chi non ama questo personaggio, che è scomodo fino in fondo. In questo senso, Renato fa il suo dovere". Nel ruolo del bel Renè c'è Kim Rossi Stuart, che non vuole entrare nel merito della polemica anche perché ammette che vedrà il finito solo qui Venezia: "Io ho visto solo un premontato quindi non azzardo giudizi. Posso dire però quello che c'era nelle intenzioni del film: pensavamo fosse giusto mettere il protagonista sulla graticola e far emergere il bene e il male. E speriamo di esserci riusciti". Nella lettera delle associazioni dei familiari delle vittime di Vallanzasca, pubblicata dal "Corriere della Sera", si legge: "Bisogna chiedersi se i diritti di espressione e di libero mercato non collidano con un altrettanto diritto: quello di onorare la memoria delle vittime, di servitori dello Stato che hanno pagato con la vita il loro attaccamento alle Istituzioni. Inoltre dovrebbe essere tenuto ben presente il rispetto per i sentimenti dei familiari di coloro che sono stati uccisi per mano criminali". I familiari, peraltro, si mostrano anche contrari ad una ricostruzione della "memoria collettiva" attingendo soltanto alle verità dei colpevoli. "Riteniamo - spiegano infatti - non sia ammissibile riscrivere la storia, costruire una memoria collettiva dei fatti che riguardano spietati assassini attraverso i loro stessi occhi e secondo le loro logiche irrazionali e inaccettabili prescindendo dalla verità". ___________03/09/2010 Miral La pellicola è tratta dal romanzo autobiografico della reporter palestinese Rula Jebre di Cristian Pedrazzini e Alex Intermite Video Foto "Smetto di fare cinema per due anni. Il mio unico interesse al momento è che Miral venga visto da quanta più gente possibile". Gli auspici di Julian Schnabel al momento sono stati esauditi, e il film - in concorso al Lido e da domani in sala con Eagle Pictures (che lo ha anche prodotto con Pathè, Er Productions e India ake One Productions) - è stato acquistato anche in Medio oriente: "Lo vedranno pure in Israele", conferma il pittore/regista. Non era affatto scontato. Tratto da "La strada dei fiori di Miral", romanzo autobiografico della reporter palestinese Rula Jebreal (compagna di vita di Schnabel e volto noto in Italia per aver condotto diversi programmi su La7 e la Rai), "Miral" è un duro atto d'accusa contro l'occupazione israeliana filtrato dallo sguardo di una giovane donna palestinese la cui storia personale s'intreccia con quella disgraziata della propria terra. Dopo un'iniziale adesione alla lotta armata, Miral (interpretata da Freida Pinto, che ha dato forfait alla Mostra) seguirà la via pacifista tracciata dal padre e dalla sua vecchia insegnante, la coraggiosa Hind Husseini (Hiam Abbas, che si dice "grata della partecipazione a questo progetto" e rivendica "l'esigenza di fare cinema politicamente impegnato"). La stessa che a Gerusalemme, anni prima, aveva fondato un istituto per gli orfani di guerra palestinesi: "Il romanzo e il film sono dedicati alla sua figura e a quella di mio padre, maestri di tolleranza - racconta la Jebreal -. Mamma Hind in particolare aveva capito l'importanza dell'istruzione nel garantire un futuro di libertà alle donne. Se sono ignorati hanno solo due strade davanti: sposarsi o diventare prede dei fondamentalisti. Sono loro, insieme ai bambini, le prime vittime di ogni conflitto. Ma se Miral può insegnarci qualcosa è proprio questo: laddove c'è un bambino che ha bisogno, lì si trova anche chi può aiutarlo". La Jebreal, che ha scritto anche l'addattamento, è stata per tutto il tempo delle riprese sul set in Medio Oriente, tra Gerusalemme e Ramallah: "Ho rivisto la mia vita, è stato doloroso - racconta - ma anche liberatorio. C'erano episodi, come lo stupro del padrino ai danni di mia madre, che facevano ancora male. Ma insieme ho ritrovato il volto di quelle donne che allora mi diedero coraggio". "Era impossibile girare il film senza Rula - interviene Schnabel -. Lei aveva vissuto in prima persona quella storia, sapeva esattamente cosa c'era in una stanza, dov'era un posto, come vestiva un personaggio. E poi tanti ricordavano la ragazzina che era, e questo ci ha aperto molte porte facilitando la lavorazione". Sul suo personale coinvolgimento nel progetto: "Da ebreo-americano avevo bisogno di rileggere la storia di questo dannato conflitto da un altro punto di vista. Un conlitto che ancora oggi non mi so spiegare, perché se i valori che il padre di Rula diede alla figlia sono gli stessi che mi ha trasmesso il mio, vuol dire che ebrei e palestinesi non sono poi tanto diversi". ___________02/09/2010 Al via la 67 edizione Il Programma di oggi 2 settembre di Cristian Pedrazzini Video Foto Oggi è il giorno di Ascanio Celestini, con "La pecora nera", il primo dei quattro film italiani in concorso a scendere in campo. "Non voglio dire che siamo tutti matti, ma che viviamo tutti negli stessi meccanismi, gli stessi influssi, sotto i quali alcuni soccombono" ha detto l'attore e autore teatrale a proposito del senso della sua opera prima, che verrà distribuita in sala da Bim. Il film, girato nel padiglione 8 dell'ex manicomio di Santa Maria della Pietà, a Roma, e interpretato fra gli altri, da Giorgio Tirabassi, Maya Sansa e Luisa de Santis, porta fedelmente sul grande schermo lo spettacolo teatrale che Celestini ha più volte presentato in palcoscenico. Un testo in cui c'é il lavoro di otto anni, fra ricerche e interviste nei manicomi di tutt'Italia. "Anche nel film ho cercato di mantenere il carattere di storia orale, che descrive poco e evoca molto" ha detto Celestini. A lui è sempre interessato raccontare "come l'individuo una volta "istituzionalizzato" venga "plasmato". Come a volte si usino delle tecniche simili a quelle dei campi di concentramento. Sono partito dal desiderio di raccontare la fine dei manicomi, ma mi sono reso conto di come per le persone che ne siano usciti, e anche per noi, l'alienazione continui. Infatti, in tutto il film, fino alla fine, non è chiarissimo chi sia il paziente". IL PROGRAMMA DI OGGI, CELESTINI PRIMO ITALIANO (di Giorgio Gosetti) E' il giorno del primo film italiano in concorso (Ascanio Celestini) e di Antonio Capuano alle Giornate degli Autori. La Settimana della Critica festeggia il suo "padrino" Carlo Mazzacurati e scende in gara l'atteso Julian Schnabel. - MIRAL di Julian Schnabel. Concorso. Una storia di violenza e difficile dialogo tra culture nella Palestina squassata dalla guerra dell'Intifada. Dal regista di "Lo scafandro e la farfalla". - LA PECORA NERA di e con Ascanio Celestini. In concorso. L'outsider della selezione italiana cala subito le sue carte nello stile che ha reso celebre il "narratore orale" Celestini, qui affiancato da Giorgio Tirabassi. - NORWEGIAN WOOD di Tran Anh Hung. In concorso. E' il ritorno di uno dei maggiori talenti asiatici degli ultimi anni, scoperto proprio a Venezia con "Cyclo". Qui si ispira a un classico della letteratura giapponese. -THE LAST MOVIE di Dennis Hopper. Fuori concorso. La Mostra ricorda una delle icone del cinema indipendente americano (anche presidente di giuria a Venezia) con la versione restaurata del suo film più personale diretto negli anni '70. - SE HAI UNA MONTAGNA DI NEVE TIENILA ALL'OMBRA di Elisabetta Sgarbi. Eventi Controcampo. Prosegue il percorso di ricerca espressiva che ormai da anni contraddistingue il cinema, meglio si direbbe la narrazione visuale, di Elisabetta Sgarbi. - LA BELLE ENDORMIE di Catherine Breillat. Orizzonti. Una delle autrici più "sulfuree" del cinema francese rilegge a suo modo la celebre fiaba e promette un pizzico di scandalo. - SHOWTIME di Stanley Kwan. Fuori concorso. Esordisce anche il cinema cinese nella seconda Giornata della Mostra con un tipico "pastiche" del regista più "americanizzato" della nuova generazione. - L'AMORE BUIO di Antonio Capuano. Giornate degli Autori. Luisa Ranieri e Fabrizio Gifuni accompagnano al Lido il più appartato degli autori partenopei con una storia di violenza urbana e scoperta della maturità da parte di un ragazzo dei vicoli che finisce al carcere di Nisida per uno stupro. - NOTTE ITALIANA di Carlo Mazzacurati. Una versione nuova di zecca per il film d'esordio del regista di "La Passione" che grazie alla Settimana della critica si rivelò a Venezia alla fine degli anni '70. Con Marco Messeri. - IL COMMISSARIO LO GATTO di Dino Risi. E' il giorno di Lino Banfi nel contesto della retrospettiva sulla comicità italiana. Altre sorprese per appassionati vengono da pellicole da Antonio Pietrangeli ("Lo scapolo"), Steno ("Un giorno in pretura"), Franco Indovina ("Lo scatenato"). |