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| Moni Ovadia in Cabaret Yiddish In programma al Teatro Elfo Puccini di Milano dal 29 novembre al 4 dicembre!
Settore Prezzo (*) Platea Intero 20,00 € Cabaret Yiddish Prossimamente in Vendita Informazioni sul luogo: |
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____Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02
72333 311 –
piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it COMUNICATO STAMPA La bella utopia di Moni Ovadia Al Piccolo Teatro Strehler dal 26 settembre in prima nazionale l’ultimo lavoro di Moni Ovadia e della Stage Orchestra Appuntamento immancabile nel cartellone del Piccolo Teatro di Milano, Moni Ovadia torna a scavare nelle proprie radici ebraiche con uno spettacolo, “La bella utopia”, prodotto da Promo Music e presentato, da mercoledì 26 settembre al 7 ottobre, in prima nazionale, sul palcoscenico del Teatro Strehler. E’ un sogno quello che viene raccontato da Moni Ovadia, accompagnato come sempre dalla sua Stage Orchestra, una “bella utopia”, come appunto recita il titolo, una dottrina che nulla ha che fare con la trascendenza, ma che come il più forte “credo” religioso ha coinvolto milioni di persone: il comunismo. Si svolge, quindi, l’arco evolutivo di una meravigliosa idea, di un sogno bellissimo, della speranza di milioni di persone che lo alimentarono, dalla sua nascita, dalla sua esplosione sulla ‘scena’ della storia, fino alla sua terribile degenerazione, alla sua trasformazione in incubo, all’irrompere violento della realtà ad offuscare l’orizzonte dell’idealismo. La storia viene ripercorsa da Ovadia attraverso il filtro ironico e dissacrante dell’umorismo ebraico, sorretto da un’impalcatura narrativa multimediale che coniuga immagini, musica, racconto e danza. Dalla figura del narratore, come una sorta di demiurgo lirico, prende corpo una partitura densa di umorismo, memorie, frammenti, confessioni dolorose, tracce poetiche, aneddoti; il tutto immerso in un caleidoscopio di immagini, alcune di repertorio, altre appositamente girate che ripercorrono la parabola storica del comunismo, a partire dalla rivoluzione del ’17, attraverso volti , personaggi, eventi. “La bella utopia” è uno spettacolo che trabocca di storia, la storia di un popolo e della sua meravigliosa illusione, di coloro che la sognarono e di coloro che ne rimasero vittime, senza però essere mai veramente realistico, sempre trasfigurato cromaticamente e musicalmente in una trama infinitamente varia di voci, note, gesti e colori. LA SCHEDA Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza) – dal 26 settembre al 7 ottobre 2007 La bella utopia Lavoratori di tutto il mondo ridete uno spettacolo di Moni Ovadia con Moni Ovadia, Lee Colbert, Maxim Shamkov e con la Moni Ovadia Stage Orchestra (Luca Garlaschelli, contrabbasso; Janos Hasur, violino; Massimo Marcer, tromba; Albert Mihai, fisarmonica; Vincenzo Pasquariello, pianoforte; Paolo Rocca, clarinetto; Emilio Vallorani, flauti e percussioni) scene e costumi Elisa Savi, luci Fabio Menozzi repertorio video Andrea Bocca, suono Mauro Pagiaro direzione di scena Ettore Melani, assistente alla regia Laura Rossi arrangiamenti Colbert, Rocca, Vallorani, Pasquariello direzione musicale Emilio Vallorani Produzione Promo Music, in co-produzione con La Corte Ospitale di Rubiera Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Prezzi: platea euro 23,50, balconata euro 20,50 Biglietteria telefonica 848800304 (chiamata ad addebito ripartito – a tariffa urbana) www.piccoloteatro.org Milano, 18 settembre 2007 La “bella utopia” è un titolo dolorosamente ironico per evocare quella che fu la più epica utopia di redenzione mai concepita dell’essere umano nell’autonomia del proprio cammino verso se stesso, senza fare appello al trascendente: il comunismo. Quel sogno mobilitò l’impegno generoso, le energie titaniche e i sacrifici altruisti di milioni di donne e uomini su tutto il pianeta. I comunisti furono motore di lotte eroiche per il riscatto degli umili e degli oppressi, per la liberazione dei popoli e l’emancipazione delle minoranze perseguitate. Ma, eletto a sistema statuale, il comunismo si trasformò nell’incubo di quel sogno, fece sorgere il sole dell’avvenire su albe tragiche di tirannia, di inganno burocratico fondato sulla propaganda della retorica menzognera e nelle epoche più buie divenne paradigma di violenza concentrazionaria e ferocia sanguinaria. Tradì crudelmente coloro che avevano sperato nel suo avvento e divorò i propri figli più leali, quei comunisti autentici che avevano votato le proprie forze migliori e persino il senso della propria esistenza a quell’ideale luminoso. “La bella utopia” è uno spettacolo di canzoni, musiche, memorie, tracce poetiche, confessioni, icone, immagini che schizzano la memoria di quell’Atlantide che fu l’Unione Sovietica, un’Atlantide popolata da donne e uomini che in quel tempo e in quello spazio vissero, morirono, amarono soffrirono, gioirono e sperarono. Uomini e donne, persone vive e pulsanti, non robot e burocrati come un frettoloso, becero e vile revisionismo televisivo vorrebbe far credere. “La bella utopia” si propone, nei suoi limiti di rappresentazione scenica, di restituire profondità e dignità agli esseri umani, comunisti e non, che ebbero la sorte di nascere ed esistere nelle Russie Sovietiche. La chiave di interpretazione de “La bella utopia” è quella urticante dell’umorismo ebraico, un umorismo paradossale e critico che permette di guardare dritto negli occhi della Medusa senza rimanere pietrificati. Ma la lettura “ebraica” ha anche un senso tragico. Gli ebrei russi, sia come intellighenzia che come proletariato svolsero un ruolo di primissimo piano nelle rivoluzioni russe, sia in quella fallita del 1905, sia in quella vittoriosa del ‘17. Gli antisemiti anticomunisti, i fascisti e i nazisti di ogni risma videro negli ebrei tout court gli untori di ogni processo rivoluzionario comunista, ma gli ebrei comunisti furono fra le vittime dello stalinismo i più atrocemente traditi. L’Unione sovietica era stato il primo, fra tutti i paesi del mondo, a dichiarare l’antisemitismo crimine contro lo stato, ma Stalin negli ultimi anni della sua dittatura, alla fine degli anni ’40, scatenò una vera e propria campagna antisemita che culminò con il progetto di deportare tutti gli ebrei nel Birobigian, un territorio ai confini con la Cina, un vasto gulag cinicamente travestito da repubblica sovietica ebraica. Non bisogna comunque dimenticare che molti di coloro fra gli ebrei che aderirono all’ideale comunista lo fecero anche perché l’idea di una società fondata sulla giustizia sociale, di uomini liberi, non sfruttati, ugualmente degni e fratelli, è l’essenza del messianesimo ebraico. |
| ______Moni Ovadia Nasce a Plovdiv in Bulgaria nel 1946, da una famiglia ebraica sefardita, greco-turca da parte di padre, serba da parte di madre. Alla fine degli anni '40 si trasferisce a Milano con la famiglia. Già negli anni del liceo comincia la sua attività artistica come cantante e musicista nel gruppo dell’“Almanacco Popolare” sotto la guida dell’etnomusicologo Roberto Leydi. Dopo la laurea in Scienze Politiche nel 1972 fonda e dirige il “Gruppo Folk Internazionale” che si dedica allo studio della musica tradizionale di vari paesi, in particolare dell’area balcanica. Nel 1978 il gruppo cambia orientamento e diventa “Ensemble Havadià”, dedicandosi a musiche di propria composizione e sviluppando una forma inedita di concerto teatrale. In quegli anni alterna l’attività dei concerti con quella discografica anche come produttore. L'attività di teatro vera e propria inizia nel 1984 quando avvia una serie di collaborazioni con numerose personalità della scena tra cui Pier’Alli, Bolek Polivka, Tadeusz Kantor, Giorgio Marini, Franco Parenti. E proprio per il Teatro Franco Parenti crea, in collaborazione con Mara Cantoni, lo spettacolo Dalla sabbia dal tempo in occasione del I Festival di Cultura Ebraica nel 1987. È questa per Moni Ovadia l’occasione di fondere le proprie esperienze di attore e di musicista, dando vita alla proposta di un “teatro musicale” lungo il quale ancora oggi opera la sua ricerca espressiva. Nel ’90 fonda la TheaterOrchestra e inizia a lavorare stabilmente con il CRTArtificio di Milano che produce lo spettacolo Golem messo in scena con la collaborazione di Daniele Abbado. Dopo il debutto al Petruzzelli di Bari viene presentato con successo a Milano, Roma, Berlino, Parigi e New York. Ma è con Oylem Goylem, una creazione di teatro musicale in forma di cabaret, che Ovadia si impone all’attenzione del grande pubblico. Nel gennaio1995 crea con la collaborazione di Mara Cantoni Dybbuk, spettacolo sull’Olocausto che viene accolto come uno degli eventi più importanti della stagione teatrale. Sempre nello stesso anno con Pamela Villoresi - che ne firma anche la regia - debutta con lo spettacolo Taibele e il suo demone, una co-produzione CRTArtificio-Piccolo Teatro di Milano. Rinnovando la collaborazione con il Piccolo Teatro e con Mara Cantoni, nel febbraio ’96 da vita allo spettacolo Ballata di fine millennio, grandissimo successo di critica e di pubblico, con il quale intraprende un’impegnativa tournée nelle principali città italiane. Nel 1994 inizia il sodalizio artistico con Roberto Andò debuttando nell’opera multimediale Frammenti sull’Apocalisse di Daniele Abbado, Nicola Sani e dello stesso Andò presentato a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, e in forma di spettacolo al Festival Roma Europa nel giugno1995. Nel febbraio 1995 nasce Diario ironico dall’esilio scritto a due mani con Roberto Andò e coprodotto dal CRTArtificio e Teatro Biondo Stabile di Palermo. Partecipa insieme all’attore tedesco Bruno Ganz al primo lungometraggio di Andò Diario senza date (Diary with no dates), presentato alla 51° Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Finestra sulle Immagini. Da non dimenticare nell’90 Progetto Ritsos Delfi Cantata, ispirato al poeta greco Ghiannis Ritsos con le musiche di Piero Milesi e ripreso nel 1994 in una nuova edizione per il festival Suoni e Visioni di Milano. Per le Orestiadi di Gibellina del 1993, a memoria del venticinquennale del terremoto che distrusse la valle del Belice, costruisce con la collaborazione di Studio Azzurro e le musiche di Alfredo Lacosegliaz Ultima forma di libertà, il silenzio ambientato nell’inquietante scenario del Cretto di Burri. Sempre per il Festival di Gibellina del 1996 partecipa allo spettacolo evento Pallida madre, tenera sorella con la regia di Piero Maccarinelli. Nel 1997 per una coproduzione CRTArtificio-Stabile Biondo di Palermo mette in scena Il caso Kafka, ideato da lui e da Roberto Andò e diretto dallo stesso Andò. Nell’ottobre 1998 ha presentato Trieste… ebrei e dintorni al Politeama Rossetti, uno spettacolo prodotto in esclusiva per il Teatro Stabile di Trieste e, nel novembre dello stesso anno, al Piccolo Teatro di Milano, Mame, mamele, mamma, mamà… scritto, diretto e interpretato da lui stesso e dalla sua TeatherOrchestra. Seguono nel dicembre '99 Jossl Rakover si rivolge a Dio tratto dall'omonimo libro di Zvi Kolitz e l'anno seguente lo spettacolo Tevjie und mir, uno studio libero ispirato al racconto Tevjie il lattivendolo di Sholem Alekem da cui fu tratto il musical Fiddler on the roof. In seguito nella stagione 2002/2003 Moni Ovadia dirigerà ed interpreterà la prima messa in scena italiana di quel musical con il titolo Il violinista sul tetto. Nel 2001 debutta con Il Banchiere errante, spettacolo semiserio sul denaro. Nell'autunno 2003 crea dirige ed interpreta lo spettacolo L'armata a cavallo, un libero adattamento del testo omonimo di Isaak Babel'. Questa produzione concluderà la sua tournée a Mosca nel giugno 2005. La produzione - Promo Music - per la stagione 2005-2006 è stata Es iz Amerike un viaggio teatral-musicale sull’epopea ebraica nella cultura e nello show biz statunitense che è stato presentato in anteprima al Teatro Verdi di Salerno ed è stato in tournèe nelle principali città italiane, tra le quali Milano (al Piccolo Teatro Strehler). E’ del 2006 Le storie del signor Keuner, prodotto da Nuova scena – Arena del Sole con cui firma la regia insieme a Roberto Ando’. E nello stesso anno viene alla luce il concerto Kavanàh, canti della spiritualità ebraica, in cui Ovadia è accompagnato per la prima volta dal quartetto degli Arkè String Quartet. E’ del giugno 2007, prodotto da Promo Music, il nuovo progetto teatrale Il compagno Rabinovich in cui si confronta con l’umorismo ebraico-russo. L'attività di Moni Ovadia non si è limitata solo a quella teatrale: per il cinema ha prestato il suo volto partecipando a Caro Diario di Nanni Moretti e, con il ruolo di co-protagonista, a Facciamo Paradiso di Mario Monicelli. Di grande successo è la serie radiofonica per RAI 2, nella primavera del 1994, Note Spettinate, di cui è coautore e conduttore, rinnovando la collaborazione con Mara Cantoni. Nel luglio ’95 gli viene conferito dal sindaco di Firenze il “Sigillo per la pace”. Premio speciale UBU 1996 per la sperimentazioni su teatro e musica. Fra gli altri riconoscimenti, nel 2000 ha ricevuto il Premio Amelia, nel 2002 il Premio Palmi e nel 2003 il Premio Govi. Nell’autunno del 2005 gli è stata conferita la laurea honoris causa in filosofia dall’università di Pavia. Moni Ovadia è stato professore a contratto nell’Università di Padova e nel gennaio 2004 riceve l’incarico triennale di Direttore Artistico del prestigioso Mittelfest di Cividale del Friuli. Moni Ovadia è anche noto per il suo costante impegno politico e civile a sostegno dei diritti e della pace ed è un punto di riferimento anche per le giovani generazioni. I suoi contributi in questo campo vengono pubblicati su riviste e quotidiani fra i quali: il Corriere della Sera, L’Unità, il Secolo XIX e il Mattino. Numerosi i libri pubblicati: il primo, Perchè no? (Bompiani 1996) entra subito nelle classifiche dei libri più venduti come in seguito molte delle sue pubblicazioni. Seguono il testo integrale di Oylem Goylem (“I Miti” Mondadori 1998), l’autobiografia “Speriamo che tenga” (Mondadori 1998) il saggio sull’umorismo ebraico “L’ebreo che ride” corredato da un video antologico che propone frammenti tratti dalle opere teatrali di Ovadia (Einaudi 1998), “Ballata di fine millennio” , cofanetto libro + CD che propone testo e musiche dell’omonimo spettacolo (Einaudi 2000), il saggio Vai a te stesso (Einaudi 2002) ed infine il saggio “Contro l’idolatria”. (Einaudi 2005) arrivato al terzo posto delle classifiche di vendita. Moni Ovadia non ha limitato la sua attività musicale al teatro, ha interpretato anche alcuni CD con le musiche dei suoi spettacoli: Oylem Goylem, Dibbuk, Ballata di fine Millennio, Nigun. Nel 2005 con la sua Stageorchestra ha creato e inciso Kavanah, frutto di una lunga frequentazione dell’arte cantorale ebraica di cui M.O. da un’interpretazione inedita. E’ del 2007 il DVD Es iz Amerike! testimonianza dell’omonimo e fortunato spettacolo. Moni Ovadia, oggi è considerato uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura ed artisti della scena italiana, il suo teatro musicale ispirato alla cultura yiddish, che ha contribuito a fare conoscere e di cui ha dato una lettura contemporanea, è unico nel suo genere, in Italia ed in Europa ed ha un vasto pubblico di tutte le generazioni. Moni Ovadia Stage Orchestra La Theater Orchestra di Moni Ovadia cambia d’abito e diventa la Moni Ovadia Stage Orchestra. Un cambio di nome che corrisponde ad un ritorno alle origini di un artista che nasce come cantante, musicista e compositore fondando e dirigendo, già nel 1972, il Gruppo Folk Internazionale che poi cambia struttura e diventa Ensemble Havadià nel 1978. Così se la Theater Orchestra dal 1990 aveva infatti sostanzialmente accompagnato gli spettacoli teatrali, la Moni Ovadia Stage Orchestra si propone ora al pubblico in chiave squisitamente concertistica, permettendo dunque ad Ovadia di misurare la propria crescita ed evoluzione artistica tornando ad esprimere quella tensione musicale che ha segnato l’inizio del suo cammino. La teatralità rimane comunque intrinseca in tutti i musicisti come atto fondante, e l’energia maturata negli anni attraverso la forma teatrale si riversa con naturalezza nella forma concerto, perché dare consistenza scenica alla musica e al canto è da sempre caratteristica riconoscibile e riconducibile al grande protagonista, Moni Ovadia. Discografia DVD "Oylem Goylem" Einaudi 2004 CD "Kavanah" Promo Music 2005 DVD e CD "Es Iz Amerike" Promo Music 2007 Promo Music Promo Music è una società di produzione di spettacoli teatrali e di concerti live. Nell’aprile 2005 debutta come casa discografica con il CD Kavanah di e con Moni Ovadia e la Stage Orchestra. Ha prodotto CD e DVD con artisti di fama internazionale quali Trilok Gurtu, Arkè String Quartet, Tangeri Cafè Orchestra, Gypsy Rhythms, Kenny Wheeler, Argentina Santos ed altri. Nel marzo 2007 esordisce come casa editrice con il libro con CD e DVD “Es Iz Amerike” dall’omonimo spettacolo di Moni Ovadia con Lee Colbert e la Stage Orchestra. Tra le prossime uscite del 2007 il libro con DVD “Matematico e impertinente” di Piergiorgio Odifreddi, “Storie, sogni e rock’n’roll” libro con CD di Edmondo Berselli e Shel Shapiro e “Kavanah” libro con DVD con Moni Ovadia e gli Arkè String Quartet. La Promo Music ha realizzato spettacoli teatrali e concerti live in Europa, Stati Uniti, Sud America e Australia. In Italia le sue produzioni sono state ospitate dai più importanti teatri sia di prosa che musicali. Produzioni spettacoli originali: 2007 - La bella utopia di e con Moni Ovadia; Lee Colbert e la Stage Orchestra, regia di Moni Ovadia. In coproduzione con La Corte Ospitale di Rubiera 2007 - Promemoria di e con Marco Travaglio, regia di Ruggero Cara, musiche di Valentino Corvino e C-Project. 2007 - Sarà una bella società con Shel Shapiro. Testo di Edmondo Berselli, musiche di Shel Shapiro, regia di Ruggero Cara In collaborazione con Mittelfest 2007 2006 - Matematico e impertinente di e con Piergiorgio Odifreddi , regia Fabio Iaquone, musiche di Valentino Corvino e C-Project In collaborazione con Festival della Scienza di Genova 2006 e Teatro Stabile di Torino 2005 - Es iz Amerike con Moni Ovadia, Lee Colbert e la Moni Ovadia Stage Orchestra, regia di Moni Ovadia. In coproduzione con Tetro Stabile del Friuli Venezia Giulia 2004 - Variazioni sul Cielo con Margherita Hack, Sandra Cavallini, Arkè String Project, regia di Fabio Iaquone In coproduzione con Tetro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Mittelfest 2004 2003 - Lapilli con Leo Gullotta e Al Qantarah, regia di Fabio Grossi. 2002 - Decameron con David Riondino e Cantilena Antiqua, regia di Stefano Albarello 2001 - Shir del Essalem con Moni Ovadia e Theatrum Instrumentorum, mise en espace di Elisa Savi. novembre 2007 - Le fiamme della ragione (Giordano Bruno) di e con Corrado Augias, regia di Ruggero Cara, musiche C-Project novembre 2007 - volevoesserepasolini.com di e con Oliviero Beha, regia di Beppe Arena, musiche C-Project |