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| Cancun | Playa del Carmen | Yucatan |
| Grazie a www.imondonauti.it |
| Messico Itinerario 1 Messico e Guatemala in 20 giorni di Carlo e Nicoletta Cacciarelli Punto di partenza: Città del Messico Punto di arrivo: Città del Messico Durata: 20 giorni Mezzo di trasporto: Bus locali, aereo, taxi Difficoltà: nessuna Prezzo: €. 1.800 (volo dall'Italia incluso) Il Messico è una terra estremamente varia che necessita sicuramente di più viaggi per poterla apprezzare in pieno in tutte le sue diversità. La suo topografia è la causa principale di questa varietà. Le numerose montagne hanno per secoli mantenuto le popolazioni indigene isolate le une dalle altre. La cultura, la storia, le tradizioni artigianali e culinarie esercitano sul visitatore un fascino inappagabile. Sta a voi scoprirle tra deserti, vulcani, spiagge bianche e rovine antiche. Il mezzo di trasporto più efficacie per viaggiare attraverso il Messico è sicuramente l'autobus. Esistono diverse compagnie private con uffici situati in modernissime stazioni (soprattutto nelle grandi città) che effettuano collegamenti da e per qualsiasi località; i mezzi sono quasi sempre nuovi, le tariffe economiche e variabili a seconda della compagnia e della categoria. L'auto a noleggio rappresenta un valida alternativa, anche se meno economica, in quanto permette di muoversi a piacimento senza dover rispettare alcun orario. Per guidare non è indispensabile la patente internazionale. Si deve ricordare comunque che il Messico è un paese piuttosto esteso e che, di conseguenza, se si vogliono coprire distanze lunghe e non si ha molto tempo a disposizione si rende necessario l'uso dell'aereo. Primo giorno In aereo da Roma a Città del Messico via Toronto e trasferimento in albergo con taxi (€ 8 - circa 30 minuti). E' consigliabile provvedere alla prenotazione direttamente dall'Italia per non perdere tempo prezioso nella ricerca sul posto. Gli alberghi sono concentrati nella zona dello zocalo, la piazza principale di Città del Messico. Pernottamento all' Hotel Monte Real (US$ 50 la doppia con prima colazione- ottimo). Secondo giorno Mexico City Dedichiamo la giornata alla scoperta di Mexico come effettivamente viene chiamata la capitale dai messicani. La mattinata è destinata alla visita del vastissimo Museo di Antropologia che è organizzato veramente bene e che permette di avvicinarsi in maniera costruttiva alla storia del Messico. Il Museo comprende molte sale, ognuna o più di una, dedicate a diversi periodi storici e a diverse etnie ed è pertanto difficile poterlo visitare tutto in sola giornata. Per questo motivo è forse bene concentrarsi sulle sale che riguardano le regioni che si intendono visitare e magari, se si torna a Città del Messico alla fine del viaggio, visitare nuovamente il Museo per comprendere ancora meglio quello che si è visto. Nel pomeriggio si prosegue la visita nella Plaza de la Constitution, il centro storico di Mexico, più comunemente nota come zocalo. Attorno alla piazza sono radunati gli edifici pubblici principali di Città del Messico: il Palacio Nacional è sede degli uffici del presidente del Messico ed è decorato con alcuni murales di Rivera, la Catedral Metropolitana sul lato nord in stile barocco, il Palazzo della Suprema Corte di Giustizia con quattro grandi murales di Orozco. Adiacente allo zocalo si trovano le rovine di quello che era considerato il Templo Mayor della Tenochtitlan azteca. A circa un chilometro c'è la zona dell'Alameda con il più grande parco cittadino, il Palacio de Bellas Artes, la Casa de Azulejos, il Palacio de Iturbide. Proseguendo ancora verso ovest si giunge a Placa de La Repubblica dove si può ammirare il Monumento a la Revolucion. Scendendo a ancora sud-ovest, attraverso il Paseo de La Riforma, grossa arteria stradale, si arriva alla Zona Rosa, la parte moderna e 'zona bene' di Mexico dove si trovano la maggior parte degli uffici e dei grattacieli. San Angel (chiedere a Corrado se è quel quartiere carino che aveva visto). Nonostante sia una gigantesca metropoli, grazie ai peseros, piccoli autobus che innumerevoli percorrono la città, e all'efficiente metropolitana, spostarsi da un punto all'altro di Mexico non rappresenta assolutamente un problema. A sera cena al ristorante Sanborn (€ 6 a persona - sufficiente) situato dentro la bella Casa de Azulejos. Terzo giorno Mexico City - Teotihuacan - Tula Questa giornata è dedicata alla visita di due importanti siti archeologici nei dintorni di Città del Messico. Dalla stazione nord (Terminal Norte ) si prende un autobus che in circa 50 minuti (€ 3 A/R) porta a Teotihuacan la più grande città del Messico antico. Il sito è da non perdere e percorrendo il lungo (quasi due chilometri) Viale del Morti incontriamo le famose e imponenti Piramide del Sole, terza piramide del mondo, e Piramide della Luna. Da ricordare anche il Templo de Quetzalcoatl, il Palacio del Quetzalpapalotl, il Palacio de los Jaguares. Nel primo pomeriggio, dopo essere tornati a Mexico, sempre dal Terminal Norte un altro autobus ci conduce, in circa un'ora e 20 minuti (€ 5 A/R), a Tula, la capitale dell'antica civiltà tolteca. Al ritorno interessante visita alla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe luogo di pellegrinaggio e di preghiera dove si raccolgono ogni giorno migliaia di fedeli per venerare l'immagine della Vergine. Si possono vedere molti di essi percorrere in ginocchio l'ultimo tratto che conduce alla Basilica. Quarto giorno Oxaca Alla mattina partenza in autobus di linea per Oaxaca (5,5 h € 17). All'arrivo sistemazione all'Hotel Principal (€ 22 circa per la doppia - buono) e poi con autobus locale (€ 7.5) ci dirigiamo a Monte Alban (20 m. circa di tragitto) l'antica capitale Zapoteca. Il sito, posto su un'altura che domina le valli sottostanti, è costituito da un'enorme piazza contornata da numerosi edifici e piramidi, ed è di sicuro fascino ed interesse. Al ritorno esplorazione della città che è veramente una città messicana caratteristica con le case basse e coloratissime ed uno zocalo che alla sera si riempie di gente seduta ai tavoli dei bar e ristoranti ad ascoltare le tante orchestrine mariachi. Cena al ristorante El Meson (€ 4; buono). Quinto giorno Oxaca - Tuxtla Gutierrez Mattina ancora dedicata alla visita di Oaxaca e poi nel pomeriggio in aereo (1h circa € 95) ci spostiamo a Tuxtla Gutierrez che prendiamo come base per l'escursione al Canyon del Sumindero. La città è moderna e non offre nulla di particolarmente interessante. Alloggio presso Hotel Esponda (€ 15 la doppia - pessimo) e cena in uno delle churrascherie sotto i portici della piazza principale (€ 5 - buono). Sesto giorno Chiapa de Corzo - Palenque La mattina in autobus (0,5h € 1) ci si dirige verso Chiapa de Corzo il piccolo paese da dove, con delle lance a motore, si percorre l'imponente e suggestivo Canyon del Sumindero lungo circa 35 chilometri con pareti di roccia alte fino a 1200 metri. Il tragitto di andata e ritorno dura due ore e costa circa € 6. Al termine del tour si fa ritorno a Tuxtla Gutierrez da dove con autobus di linea ci si trasferisce a Palenque (6,5 h € 8.5) nel Chiapas dove si arriva a sera inoltrata. Alloggio presso l'Hotel Palenque (€ 19 - appena sufficiente). Settimo giorno Cascate di Agua Azul Giornata dedicata visitando le cascate di Misol-ha e Agua Azul. Le prime si trovano a circa 20 km. da Palenque e non sono di particolare interesse mentre le seconde sono a circa 50 km. Agua Azul è certamente più interessante, vi sono numerose cascate di acqua color turchese che si tuffano una dentro l'altra. Inoltre il posto è frequentato dagli stessi messicani per trascorrervi dei pic-nic. Ci si può fare anche il bagno facendo attenzione alla corrente. Numerosi mini bus da Palenque effettuano entrambe le soste. Si può poi trascorrere il resto della giornata facendo magari un primo giro al sito archeologico di Palenque. Cena al ristorante Mundo Maya (€ 6 - buono). Ottavo giorno Palenque - San Cristobal de las Casas La mattina viene dedicata completamente alla visita del magnifico sito archeologico di Palenque (entrata € 7.5 circa, gratis la domenica-apertura 08.00-17.00 ). Sono solo una minoranza le costruzioni riportate alla luce dagli scavi rispetto a quelle esistenti all'epoca di maggior splendore di Palenque, le altre infatti sono state inghiotti dalla vegetazione fittissima. Tra gli edifici più importanti ricordiamo il grande Tempio delle Iscrizioni con i suoi 69 gradini e la misteriosa tomba del re Pakal all'interno, il Palazzo, il Tempio del Giaguaro, il gruppo della Croce. Salite sulla cima dei vari templi e godetevi la vista di questi edifici armoniosi ed equilibrati nella loro architettura. In giornata il viaggio prosegue in autobus verso San Cristobal de las Casas (5h € 4.5). Nel pomeriggio giro per la città dall'atmosfera tranquilla e coloniale con case basse e coloratissime. Alloggio presso l'Hotel D'Monica (€ 22 doppia - buono), cena e musica alla Posada Maragarita (€ 9 - ottimo). Nono giorno San Juan Chamula e Zincatan Mezza giornata dedicata all'escursione nei villaggi indios circostanti San Cristobal in particolare San Juan Chamula e Zinacantan. Per la suddetta visita si può contattare l'ufficio del turismo sulla piazza principale oppure contattare la signora Mercedes che ogni mattina, sempre sulla piazza, organizza piccoli gruppi. La signora Mercedes è una guida molto particolare, riconoscibile per il suo coloratissimo ombrello ed essendo indigena vi racconterà molte storie interessanti sul Messico e gli indios. Troverete particolarmente interessante la visita alla chiesa di San Juan Chamula dove si svolgono rituali che sono un misto di antiche credenze maya e rituali cattolici. Nel tardo pomeriggio ritorno a San Cristobal e cena al ristorante Dormita (€ 6 - buono). Decimo giorno Guatemala Giornata di trasferimento in Guatemala. In bus e taxi collettivo (6h - € 15) fino al confine con il Guatemala, disbrigo delle formalità, e poi ancora con bus e peseros (6h - € 13) fino a Chichicastenango. Alloggio presso la Posada Conchita (€ 7.5 - discreto) e cena presso il ristorante Las Brasas (€ 7 - buono). Undicesimo giorno Chichicastenago - Panajachel Prima parte della giornata dedicata alla vista del famoso mercato di Chichicastenango che si svolge il giovedì e la domenica. Fin dalle prime luci dell'alba indios da tutti i villaggi vicini arrivano carichi di merci per sistemarle chi, più fortunato sulle bancarelle, chi direttamente sul selciato delle stradine del paese. Il mercato si anima sempre più man mano che passano le ore estendendosi per tutto il paese ed è uno sfavillante tourbillon di colori dove comprare diventa quasi un obbligo. Di particolare interesse a Chichicastenango sono anche la chiesa di San Tomas, dall'atmosfera molto suggestiva, proprio nella piazza principale, il cimitero dalle tombe coloratissime e la stele di Pascual situata su una collinetta dove, intorno ad una pietra nera, gli indios svolgono riti propiziatori. Nel primo pomeriggio trasferimento in bus (2h - € 3) a Panajachel sul lago Atitlan. Questo incantevole lago è contornato da tre superbi vulcani spenti e sulle sue rive si trovano alcuni interessanti villaggi raggiungibili da Panajachel con traghetti o lance a motore. Visitiamo Santiago Atitlan caratteristico per i costumi dei suoi abitanti (Maya Tzutuhil) e per la presenza del Maximom una divinità locale probabilmente un misto di antichi dei Maya. Alloggio presso Maya Kenek (€ 6.5 - scarso) e cena da El Bambu (€ 7 - discreto). Dodicesimo giorno Lago Atitlan La mattina è ancora dedicata al lago Atitlan. Ci dirigiamo infatti al villaggio di San Pedro, sempre sulle sponde del lago, dove è possibile affittare dei cavalli e percorrere dei sentieri in mezzo a piantagioni di caffè intorno ad uno dei tre vulcani. Con un minubus (3,5h - € 8.5) nel pomeriggio ci trasferiamo ad Antigua. Primo contatto con la città, sbrigativa cena al Macondo Pub e alloggio all'Hotel Santa Catalina (€ 11.50 - buono). Tredicesimo giorno Antigua L'intera giornata è dedicata alla visita di Antigua una delle più antiche e belle città delle Americhe e attualmente patrimonio dell'UNESCO. La città mantiene tuttora il suo carattere coloniale e spagnoleggiante ed numerosi sono i palazzi, le chiese ed i conventi da visitare; ricordiamo soprattutto il convento di Santa Clara, la chiesa di San Francesco e lo stupendo edificio dell'Università. La sera la città si vivacizza molto con l'arrivo da Guatemala City dei giovani benestanti che riempiono i numerosi bar e ristoranti di Antigua. Cena al Freida (€ 8.5). Quattordicesimo giorno Guatemala City La giornata inizia prestissimo con trasferimento a Guatemala City e volo per Tikal ( 3h.) dove arriviamo già alle 08.30 circa. Sistemazione presso il Jungle Lodge direttamente dentro il parco di Tikal. Alle 09.00 circa visita guidata all'interno del parco che si estende per circa 520 Kmq mentre la zona archeologica è di circa 16 Kmq. Oltre la straordinaria bellezza ed imponenza delle piramidi e dei vari edifici si possono ammirare anche meravigliosi animali, soprattutto uccelli, come il tucano, il pavone, l'uccello del paradiso e piante maestose. Ritorno per il pranzo presso il lodge, riposo di un paio d'ore per evitare il caldo pesantissimo e poi nel pomeriggio di nuovo un giro nel sito archeologico da terminare salendo sulla piramide chiamata "mundo escondido" per ammirare l'immensità della foresta circostante e il tramonto. Rientro al lodge, cena e pernottamento (l'intero pacchetto acquistato ad Antigua - circa € 120 comprensivo di trasferimenti, volo, 1 notte con pensione completa, visita guidata al sito). Quindicesimo giorno Uaxactun - Flores Levataccia per salire sul tempio IV a vedere l'alba. Ritorno al lodge verso le 8.00 per la colazione e partenza alle 9.00 per il vicino (25 km.) sito di Uaxactun da raggiungere con fuoristrada attraverso la foresta. Il sito è abbastanza interessante anche se molti dei suoi edifici sono ancora sommersi dalle radici degli alberi. L'escursione risulta però comunque interessante perché nelle immediate vicinanze sorge un villaggio, peraltro poverissimo, che custodisce in una semplice baracchetta, definita museo, senza alcun tipo di protezione o antifurti, alcuni stupendi reperti trovati durante gli scavi. Ritorno al Jungle Lodge e partenza per Flores, gradevole cittadina sulle sponde del lago PetenItza. Cena e pernottamento all'Hotele Peten (€ 20 - discreto). Sedicesimo giorno Flores - Cancun In attesa del volo che, nel primo pomeriggio, da Flores ci porterà a Cancun, approfittiamo per fare un'escursione in barca sul lago PetenItza accompagnati da un simpatico anziano barcaiolo. Ore 13.30 volo per Cancan (1,5 h - € 110) poi trasferimento in autobus a Playa del Carmen (1 h - € 3.5). Cena al ristorante Costa del Mar (€ 11 - buono) e pernottamento presso il Casablanca (€ 30 la doppia - discreto). Diciassettesimo giorno Non soddisfatti della sistemazione del giorno precedente ci trasferiamo all'Hotel Shangri, più isolato e confortevole, per terminare da signori la vacanza. Giornata di relax dedicata ai bagni e al sole. Cena e pernottamento (€ 100 pensione completa per due). Diciottesimo giorno Giornata di relax dedicata ai bagni e al sole. Cena e pernottamento. Dicionnovesimo giorno Trasferimento a Cancan in bus, volo per Mexico, volo per Roma. Consigli vari Se possibile evitate di fermarvi a dormire a Tuxtla Gutierrez cercando di organizzarvi per veder comunque il Canyon del Sumindero in altro modo (magari da San Cristobal). A Palenque, piuttosto che vedere le cascate cercate di andare a vedere Bonampak e Yaxchilan, due siti vicini tra di loro completamente immersi nella foresta. Anche la sosta a Flores può essere evitata ma dipende dalle coincidenze tra i voli. Le eventuali giornate guadagnate possono essere trascorse al mare oppure organizzarsi per vedere altri siti dello Yucatan come Chichen Itza o Uxmal, sebbene forse sarebbe meglio dedicare un altro viaggio proprio allo Yucatan. :::: In ITALIA Ufficio Turistico Via Barberini3, Roma, Tel. 06-4872182 Ambasciata Messicana Via Lazzaro Spallanzani 16, Roma, tel. 06-4404401 Consolato messicano Via Cappuccini 4, Milano, tel. 02-76020541 CITTA' DEL MESSICO (prefisso 5) Ufficio del Turismo Amberes 54, Tel. 5259380, 5259381,5259382, 5259383 Ambasciata Italiana Paseo de lAs Palmas 1994, Lomas de Chapultec, tel.5963655 Posta centrale Avenida Lazaro Cardenas aperto dalle 8.00 alle 20.00 Ospedale Americano-Britanico, Calle Sur 138, tel. 2728500 Polizia turistica Florencia 20 (Zona Rosa) tel. 6258664. Emergenza Sanitaria tel. 5158359 OXACA (prefisso 951) Ufficio del Turismo Palacio Municipal 54, Tel. 60123 Consolato Italiano Macedonio Alcala 400, tel.53176 Posta centrale Alamaeda, aperto dalle 8.00 alle 19.00 TUXTLA GUTIERREZ (prefisso 961) Ufficio del Turismo Calle Central Norte. Posta centrale, Avenida 1 Nort Oriente CANCUN (prefisso 98) Ufficio del Turismo Avenida Tulum 26, Tel. 840437 Consolato italiano Calle Alcantraces 39, tel.831261. Posta centrale, Avenida Sunyaxchen ANTIGUA Ufficio del Turismo Palacio de los capitanes Posta centrale 4a calle Ponente, Alameda de Santa Lucia, aperto dalle 8.00 alle 19.00 ::::::::::: Messico Itinerario 2 Puebla, la città più colorata del Messico di Diego Castelbuono Durata: 2 giorni Mezzo di trasporto: Bus locali, taxi Difficoltà: nessuna Chi arriva in Messico non sempre sa che, a pochi km di distanza (120 km) da Città del Messico si trova Puebla, la città più colorata del Paese, ricchissima di chiese ed esemplare nell’ambito dell’architettura coloniale messicana. Posta a 2160 m s. m., Puebla sorge in un’ampia pianura ed è circondata dai grandi coni vulcani del Malinche, Popocatepetl e Iztaccihuatl. Venne fondata nel 1532 da un frate francescano, Toribio de Benanvente conosciuto dagli indios come Motolinia, che vi fece confluire “ottomila persone da Tlaxcala e molti altri indios di Tepeaca e di Huejotzingo... Fu una giornata di grande gioia”. In breve tempo Puebla divenne la seconda città del Messico e ancor oggi stupisce il visitatore con le sue case coloratissime e le sue chiese, cappelle, balconi ricoperti di piastrelle smaltate (azulejos). Puebla si visita comodamente in 2 giorni. Arrivando all’aeroporto di Cittá del Messico potete prendere l’autobus al terminale della linea “Estrella Roja “ che fa servizio ogni ora per Puebla, dalle 7 del mattino a mezzanotte. Il costo é di 130 pesos l’andata e 260 andata e ritorno; il tempo per arrivare a Puebla è di circa 2 ore. Vi consiglio di prendere la corsa per la terminale 4 Poniente: é piu vicina al centro di Puebla e il terminale piú carino. L’altro terminale, chiamato la Capu, é brutto, immenso e più lontano dal centro. Il servizio dall’aeroporto é il piú consigliato in quanto copre tutti gli orari della giornata ed é raggiungibile da qualsiasi punto della capitale con il metro. Se invece uno parte da Città del Messico e non dall’aeroporto deve andare a prendere il bus al hotel Camino Real in Polanco (Mariano Escobedo 700 Col. Anzures México), o al Gran Hotel Valle de Mexico (Ave 1st De Mayo N. 15, Naucalpan) in Toreo o al World Trade Center (Filadelfia s / n Colonia Napoles). La compagnia che effettua questo servizio é, a parte Estrella Roja, Tips. Non ci sono servizi di treni passeggeri ma una comoda autostrada da Città del Messico a Puebla (costo del pedaggio 110 pesos). La visita della città comincia dallo Zocalo (Piazza principale) dove si innalza la mole della Cattedrale (1539-1641), capolavoro del barocco messicano, dall’interno sontuosissimo, ricca di quadri e di affreschi dei maggiori pittori messicani, di altari scolpiti, di mosaici ed intarsi. L’altare maggiore (Altar de los reyes) e il Baldaquino sono capolavori del XVII sec. Uscendo dalla Cattedrale, nella vicina calle Oriente n. 5, potete visitare la bellissima Biblioteca Palafoxiana: interamente in legno, possiede oltre 43.000 volumi. Sempre a due passi dallo Zocalo è situato il Museo Amparo (Calle 2 Sur 708) che possiede una delle più grandi collezioni di opere d’arte che esistano in Messico. Il Museo si divide in due sezioni: la prima mostra lo sviluppo della cultura mesoamericana mentre nella seconda vi é una significativa esposizione di opere d’arte hispanoamericane. Nello stesso Zocalo potrete trovare ristoranti o fast food per tutte le tasche, buoni per rinfocillarvi dopo questa ventata di cultura. Prendendo la via pedonale Avenida cinco de Mayo (tra 4 e 5 Poniente) si arriva alla chiesa di Santo Domingo che possiede una Cappella di bellezza incomparabile: la Capilla del Rosario, interamente in oro, con una cupola intarsiata di decorazioni in stucco rivestito di lamine d’oro. Nella stessa chiesa potete fermarvi anche davanti alla preziosa statua della Vergine, rivestita completamente di perle (vere), ex voto dei pescatori che si salvavano da qualche naufragio. A circa 10 min di strada dalla chiesa di Santo Domingo potete dirigervi verso il Museo di Arte Popolare Poblano (Calle 14 Poniente n. 305). Originariamente era un convento domenicano (1698) divenuto famoso per le sue suore, cuoche rinomate, che secondo la leggenda popolare diedero origine al succulento mole poblano, piatto tradizionale di Puebla a base di pollo e mole, una particolare salsa a base di chile (peperoncino), cioccolata, mandorle: elencarli tutti non è possibile perchè gli ingredienti sono oltre un centinaio: non vi é dubbio che si raccomanda provarla! Uscendo da Puebla (si raccomanda prendere un taxi, possibilmente nel Zocalo; il tragitto costa tra i 50 e i 70 pesos, contrattate se il prezzo è piú alto) fatevi portare a Cholula, distante circa 20 min. e chiedete di farvi lasciare davanti all’entrata della Piramide costruita nel 200 d.C. circa (tempo aprox di visita 1 ora). La peculiaritá del sito é dovuto al fatto che, fino al 1931, si pensava che questo luogo fosse solo una collina sulla cui cima Cortes fece erigere una chiesa. Recenti scavi invece hanno scoperto che, sotto la stessa chiesa, esiste una una piramide e, non potendo metterla tutta a vista a causa della chiesa pericolante, gli stessi archeologi e la locale Sovrintendenza decisero renderne accessibile solo una parte laterale. Dalle misure imponenti (lati di 103 m e 107 m) si puó dire, senza ombra di dubbio, che ci troviamo di fronte alla piramide piú grande del mondo. Si entra da un tunnel scavato dove si può vedere parte degli scaloni della piramide. Il tunnel fuoriesce dietro la chiesa e da lí, camminando per 50 m, si arriva alla parte scavata scoprendo così la vecchia Piramide sotto la chiesa stessa (www.mexicoart.it/Ita/cholula.htm). ::::::::::: Messico Itinerario 3 - parte I Tutto il meglio del Messico Un mese su e giù per il Messico Testo e foto di Beatrice Allegra Città di partenza: Città del Messico Città di arrivo: Cancun Durata: 31 giorni Mezzo di trasporto: Bus locali, taxi, voli locali Difficoltà: nessuna Prezzo: 3500 euro circa (escluso volo da/per l’Italia) Programmare un viaggio in Messico non è cosa semplice! Il Paese è davvero immenso: ben 2 milioni di kmq, in pratica sei volte l’Italia! Il fatto è che il Messico è davvero grande: il suo nome per esteso è Stati Uniti Messicani, essendo formato da ben 31 stati federati più il Distrito Federal (DF), che comprende Città del Messico e i suoi sobborghi. Il Messico offre un’infinità di bellezze naturali, archeologiche e culturali che sarebbero tutte da vedere. Tuttavia, come prima volta, abbiamo deciso per un tour super classico, organizzato con grande cura, cercando di dare spazio ai siti più belli, alle città d’arte più affascinanti, senza trascurare musei e, perché no, ristoranti e locali tipici e rinomati. Seconda Parte Itinerario >> Terza Parte Itinerario >> 1° giorno: ITALIA - CITTA’ del MESSICO Museo archeologico di Mexico City: il calendario Museo archeologico di Mexico City: il calendario azteco I voli dell’andata: Italia – Londra; Londra – Dallas ; Dallas – Città del Messico Meglio prenotare molto in anticipo i voli per non rischiare di dover pagare il biglietto molto di più e dover prevedere vari stop in un volo già di per sé lungo… Una breve parentesi per chi, come noi, vola in Messico Via Stati Uniti, magari con la stessa nostra compagnia aerea, l’ American Airlines: l’AA ha severissime norme di sicurezza per cui occorre presentarsi al check-in 1 ora prima delle 2 solite. Seconda cosa: potrebbe capitarvi, come è successo a noi, di dover sostenere un colloquio coni funzionari dell’AA prima di poter accedere al loro volo. Preparatevi, perché vi capiteranno domande come: “Hai mai rapito un bambino americano?" oppure "Fai parte di qualche organizzazione segreta?” “Sei stato coinvolto in atti criminali, terrorismo, prostituzione, genocidio o persecuzione nazista?” “Hai con te bombe o droga, esplosivi o oggetti pericolosi? All'aeroporto internazionale Dallas Fort Worth (DFW), uno dei più trafficati del mondo (qualcosa come più di 2000 voli giornalieri in partenza o arrivo da un campo d'aviazione più grande dell'isola di Manhattan), abbiamo dovuto prelevare i bagagli spediti col check-in, riconoscerli e affidarli, uno per uno, ad un funzionario dell’American Airlines: i bagagli non riconosciuti vengono distrutti. Poi nuove code, nuovi controlli e infine la coda per il controllo del passaporto: ricordatevi che gli USA richiedono il nuovo passaporto, quello a la lettura ottica. Dopodiché vi viene scattata una fotografia e vi vengono prese le impronte digitali di entrambi gli indici. Poi via, verso il Messico... altre 3,30 ore di volo e atterriamo a Città del Messico, all’aeroporto “Benito Juarez” che si trova a 13 km dal centro. Siamo a quasi 10.000 km da casa. Il fuso orario segna una differenza non da poco: -7 ore. Chiamata dai suoi abitanti El Defe (sta per D.F. cioè Distrecto Federal), Città del Messico è una megalopoli “saltata” da molti turisti. Certo, è famosa per il suo caos, l’alto tasso di delinquenza… Tuttavia la capitale merita, eccome, ricca com’è di capolavori artistici e archeologici di immenso fascino! Eccoci dunque arrivati, prima tappa di questo nostro lungo viaggio. Recuperiamo i bagagli e facciamo la fila per la dogana. Ci aspetta la ormai celebre “prova del semaforo”: di fronte al poliziotto di dogana si preme un pulsante: se si accende la luce rossa si verrà sottoposti a controlli approfonditi, mentre se scatta il verde si può passare subito. Marito ed io passiamo entrambi indenni, meno male! Abbiamo solo voglia di andarcene in hotel a riposare. Per prima cosa cambiamo un po’ di soldi in una delle tante banche che si trovano nella hall degli Arrivi: qui, infatti, sono numerose le Casa de cambio e il cambio è buono. Nella Sala Arrivi c’e’ anche uno sportello per il servizio taxi: dando l’indirizzo dell’hotel si paga una tariffa predeterminata (nel nostro caso 105 pesos per lo Zocalo) e si usufruisce di un taxi senza necessità di contrattare, ma soprattutto certi che sia legale e sicuro! Abbiamo infatti letto che a Città del Messico esistono tantissimi tassisti abusivi che non disdegnano di rapinare, o addirittura sequestrare a scopo di estorsione, i malcapitati clienti. Con gli sportelli che si trovano in aeroporto, invece, si paga in base alla zona da raggiungere e si sale su un taxi in regola. A proposito Come riconoscere un taxi regolare (es.www.servitaxis.com.mx e www.taxi-mexico.com) da uno abusivo? Ecco 4 semplici regole: 1. 1) la targa regolare deve recare la lettera L seguita da 4 numeri, con una riga verde sottostante; 2. 2) il numero dipinto in nero sulle fiancate deve corrispondere a quello delle targhe. 3. 3) sul vetro posteriore devono essere appiccicati almeno due adesivi a forma di diamante: sono le tasse di circolazione pagate. 4. 4) Appena siete a bordo, controllate se la faccia del conducente coincide con la scheda segnaletica (gafete) apposta di fronte a voi. Si tratta di una carta d'identità laminata e normalmente la foto computerizzata è di qualità mediocre. Dopo un’attesa di circa 45 minuti trascorsa a rabbrividire fuori dall’aeroporto (piove ed è piuttosto freddo: benché sia fine luglio troviamo solo 14°), un taxi collettivo ci porta verso il centro storico, nel cuore di questa infinita città. Per quanto riguarda il pernottamento a Città del Messico, le possibilità sono praticamente infinite e per tutte le tasche. Noi abbiamo scelto un hotel 4 stelle in posizione spettacolare, ossia affacciato sullo Zocalo, in Av. Madero 73, nel cuore della città: l’Hotel Majestic appartenente alla catena Best Western. Abbiamo prenotato dall’Italia, poi abbiamo pagato una volta arrivati (circa 75 dollari a notte, senza colazione). Non economico, ma in una posizione pazzesca! Nel buio della mia prima notte in Messico sbircio curiosa la città sotto la pioggerella fine. Attraversiamo il centro storico e non so, mi sento bene, nonostante la stanchezza. Non sento la vertigine dell’immenso, quella che mi ha fatta fremere di meraviglia di fronte ai grattacieli di Shanghai o alla folla immensa di Pechino; non mi sento spaesata e intimorita come a Il Cairo. No, mi sento benissimo e rilassata, come in una piccola città: eppure so che Città del Messico si estende per 2.000 kmq, roba che in aereo la sorvoli per 10 minuti e sotto hai sempre e solo case, pazzesco… Fa anche un certo effetto sapere che si trova a oltre 2.200 metri di altitudine, cosa di cui mi accorgerò presto, quando arrancherò sulle Piramidi, senza fiato. Ah! Poi è circondata da due vulcani attivi: lo Iztaccihuatl, detto “la donna dormiente” perché ha la forma di una donna distesa, e il Popocatepetl, familiarmente chiamato el Popo, dal nome di un antico guerriero. So già che la capitale del Messico sorge dove un tempo stava la capitale dell'Impero atzeco Tenochtitlan, meravigliosa città che aveva lasciato basiti gli Spagnoli, giunti qui nel XVI sec., per la sua bellezza e la sua particolarità: “Eravamo storditi. Le torri e le case così maestose, tutte di pietra massiccia, venivano fuori dall’acqua. Somigliavano a castelli incantati”, scrisse il cronista spagnolo Bernal Diaz del Castello. Era, infatti, costruita al centro di un lago salato, il Texcoco. Le sue strade e i suoi edifici erano imponenti, secondo quanto hanno lasciato scritto gli spagnoli, prima di raderla completamente al suolo. Pareva insomma una Venezia esotica, con canali percorsi da canoe, dighe e piramidi colorate. Oggi, invece, Città del Messico è enorme, caotica, inquinata, ed è la città più grande del mondo coi suoi 24 milioni di abitanti. Ma di questo ce ne accorgeremo solo all’indomani : il tempo di sbirciare dalla finestra e scoprire di godere di una magnifica vista sulla Cattedrale e subito sprofondiamo in un sonno beato. 2° giorno: CITTA’ del MESSICO (sito archeologico di TENOCHTITLAN - Nueva e Antigua Basilica de Nuestra Senora de Guadalupe - Museo Nacional de Antropologia y Historia) Arrivare in Messico a fine luglio significa avere un 95% di probabilità di pigliare acqua tutti i giorni. La cosa strana è che fa anche piuttosto freddo, diciamo un 14° gradi, che poi durante il giorno salgono a 25/26 e allora sì, che si sta bene. Una bella felpa e i calzettoni sono comunque d’obbligo, sia al mattino che la sera. Usciamo ben coperti, sotto un cielo plumbeo che non promette nulla di buono e siamo già praticamente su Plaza de la Constituciòn, più conosciuta come Zocalo, “il basamento” Il suo nome è dovuto al fatto che qui un tempo sorgeva un monumento a Carlos IV che fu abbattuto dopo l’indipendenza messicana: di esso rimase appunto solo il basamento. La piazza dello Zòcalo è una delle piazze più grandi del mondo (chi dice la seconda, chi terza), ben 4 ettari! Lo Zocalo al mattino presto è quasi deserto, ben altra cosa dal pomeriggio quando è traboccante di ambulanti, passanti, poliziotti, turisti. Al mattino presto c’è la Polizia (tanta davvero, in tutti i luoghi turistici) e qualche taxista in attesa. Al centro della piazza c’è la bandiera messicana, davvero gigantesca: è infatti la più grande del mondo! Il Messico ha una tribolata storia ed è un Paese recente, essendosi reso indipendente dalla Spagna solo nel 1821. La sua bandiera ricorda quella italiana: rosso, bianco e verde sono infatti i suoi colori, simboli rispettivamente della religione, dell’indipendenza e dell’unità del popolo messicano. L’emblema centrale rappresenta invece la leggenda della fondazione dell'antica città di Tecnochtitlán sui resti della quale poi è sorta Città del Messico. Secondo la leggenda, una divinità solare, Huitzilopochtli, disse alle genti azteche di fermarsi in un luogo dove avessero visto un cactus (nopal) crescere su una roccia; giunti presso un’isola in mezzo a un lago, gli Aztechi trovarono il cactus: su di esso un’aquila straordinariamente grande stava catturando un serpente; quel posto fu chiamato Tenochtitlan, “luogo del cactus sulla roccia” e sarebbe diventato Città del Messico. Ma torniamo al nostro primo giorno a Città del Messico. Per cominciare alla grande il nostro viaggio ci gustiamo una raffinata colazione al vicinissimo Grand Hotel Ciudad de Mexico (av. 16 de Septiembre 82), uno splendido hotel affacciato sulla Piazza centrale, traboccante di ferro batturo, colonne di marmo, vetri colorati, secondo la moda della seconda metà dell’Ottocento. L’Hotel è famoso per la prima colazione, da gustare nell’elegante salone al pian terreno, a poca distanza da eleganti voliere dove piccoli uccelli cantano. Costoso (per gli standard messicani, oltre 200 pesos in due, cifra che si spende per una cena, in certi locali), ma consigliato! Poi, rinfrancati dall’ottimo caffè servito in belle tazze di porcellana, attraversiamo lo Zocalo e ci rechiamo alla Cattedrale. Magnifica, imponente, la Catedral Metropolitana è un tripudio di barocco spagnolo, con fregi e dorature vertiginose. La facciata barocca risale al 1573, ma negli anni seguenti vennero operate numerose aggiunte tanto che fu terminata soltanto nel 1813. Posato sul fragile suolo paludoso di Città del Messico, l’edificio è eternamente a rischio, come del resto tutta la città che, a causa del lento sprofondamento in verticale del terreno, viene continuamente sottoposta a delicati restauri e lavori di consolidamento. Una curiosità a riguardo: l' edificio sorge su un sito atzeco, esattamente sullo Tzompantli, luogo rituale dove venivano esposti i teschi dei guerrieri nemici uccisi; da qui una leggenda racconta che a farla sprofondare sia la maledizione degli antichi Aztechi! La cattedrale è l’edificio religioso più grande del continente ed è un’enciclopedia d’arte coloniale. È lunga 100 m e larga 46 ed è divisa in 5 navate. Le sue magnifiche torri, alte 67 m, svettano sullo Zocalo. All’interno ci sono ben 14 cappelle e 5 altari maggiori, il più importante dei quali è l’Altar de los Reyes, posto dietro l'altare maggiore e realizzato completamente con foglie d'oro e legno dorato. E’ davvero splendido, un vero capolavoro in stile churrigueresco, ossia tardo barocco, opera di Jeromino de Balbas (1737). Le tante sculture rappresentano Re e Regine canonizzate. E’ bello camminare in silenzio all’interno. Persone pregano e regna un’atmosfera molto spirituale. Ancora non so che nessun’altra delle tante chiese che vedrò in questo viaggio mi piacerà così tanto quanto la splendida Cattedrale di Città del Messico. E la sera, oh! La sera! Quando fa buio e la Cattedrale viene illuminata e risplende, incantevole….Da vedere, sì. Su un fianco le sorge El Sagrario, costruito nel XVIII sec. in stile barocco, rivestito da un esercito di santi a bassorilievo. E’ un edificio aggraziato con una facciata di pietra decoratissima e una struttura fantasiosa. Anche lui, però, ha crepe impressionanti e fondamenta sprofondate. Lo oltrepassiamo e, pochi passi dopo, siamo all’ingresso di ciò che resta di Tenochtitlan: il sito archeologico del Templo Mayor, una delle poche cose sopravvissute alla distruzione spagnola. Il tempio era la rappresentazione della concezione azteca dell'universo. Qui avvenivano le incoronazioni e le consacrazioni. Oggi è possibile visitare i resti del tempio degli Aztechi, con la grande piramide che ne racchiudeva altre sei, poiché ogni sovrano ne costruiva una nuova sopra la precedente. I 2 templi in punta alla piramide del tempio erano dedicati alle due divinità più importanti: in rosso quello per il dio della guerra Huitzilopochtli, in blu quello per il dio della pioggia e della fertilità Tlaloc. E’ sopravvissuta una statua del Chac Mool, messaggero degli dei, che riceveva i cuori delle vittime sacrificali. Ed è davvero interessante lo Tzompantli, il Muro dei teschi, fatto di teschi umani ricoperti di stucco. Nel tempio vivevano migliaia di sacerdoti e accoliti. Una zona, oggi chiamata la stanza dei Guerrieri Aquila, ospitava i militari. Non è un sito particolarmente ricco, ma ci ha comunque colpito, perché per la prima volta incontriamo dal vivo l’arte precolombiana! Inoltre il sito ospita un bellissimo Museo, ricco di stele, oggetti, statue, coltelli di selce per i sacrifici… Ma soprattutto al suo interno c’è la famosa pietra circolare con i rilievi della dea della Luna Coyolxauhqui, scoperta per caso da alcuni operai nel 1978. Bellissime anche due statue identiche, rappresentanti i Cavalieri dell’Aquila, quasi a grandezza naturale. Terminata la visita torniamo sullo Zocalo ed entriamo, attraverso una porticina controllata da militari, nel Palacio Nacional, il Palazzo Nazionale (ingresso gratuito, basta mostrare un documento di identità). Sopra il portale principale pende la Campana di Dolores che, suonata nel 1810 dal prete rivoluzionario Miguel Hidalgo, annunciò con i suoi tocchi l’inizio della Guerra di Indipendenza. Qui ci sta tutto: è la sede del Presidente della Repubblica, del Tesoro, dell’Archivio di Stato e della più grande Biblioteca del Messico. Da uno dei suoi balconi, ogni anno il 16 Settembre, nella ricorrenza dell' indipendenza dalla Spagna, il Presidente della Repubblica si affaccia e urla alla folla il famoso grido: "Que viva México!". Qui anticamente sorgeva il Palazzo di Montezuma II, l'ultimo imperatore atzeco, distrutto e saccheggiato dagli uomini di Cortés che frantumarono gli arredi e strapparono le vesti ed i piumaggi per recuperare gli ornamenti d’oro. Sulle sue macerie Cortés fece costruire il nuovo Palazzo che nel 1526 divenne sede del Viceré spagnolo. Semidistrutto durante una rivolta del XVII sec., il Palazzo venne ricostruito nella forma attuale: un lunghissimo edificio con quattordici patii e una vasta corte centrale che venne decorata negli Anni Trenta con i murales di Diego Rivera (1886 – 1957), il grande muralista messicano. Gli affreschi, eseguiti fra il 1929 e il 1945, rappresentano la storia della civiltà messicana. Meritano di essere visti anche per conoscere un po’ il Muralismo messicano, movimento nato nel momento in cui il Messico visse la rivoluzione (1910-1920) e profondi sconvolgimenti sociali, con il passaggio da paese agricolo a industrializzato, l'ascesa delle classi borghesi e la scoperta delle proprie radici preispaniche. Ammiriamo a lungo i murales che si trovano sopra la scalinata principale, privi di qualsiasi protezione. Con bei colori accesi Rivera racconta la storia del Messico: gli Aztechi che combattono contro gli Spagnoli di Cortes, ma anche i missionari francescani che battezzano gli indios, i capi della rivoluzione messicana come Zapata e Pancho Villa, i politici più importanti come il dittatore Diaz, Benito Juarez, Francisco Madero. Poi, avvertito un certo languorino, decidiamo di andare a pranzo. Ci spostiamo, sempre a piedi, nella vicina Av. 5 Majo, una bella via di localini. Qui, al numero 52 c’è il Cafè el Popular, noto per le ottime colazioni e gli stuzzicanti pranzetti. Si mangia messicano, a prezzi buoni e servizio veloce. Qui gustiamo i nostri primi tacos. Poco distante, dall’altro lato della via, al numero 39 c’è la Dulceria de Celaja, una delle migliori pasticcerie della città, specializzata in pasticcini dai gusti antichi, come latte e pistacchio. Belli, bellissimi, ma quasi stucchevoli per la troppa dolcezza, comunque da provare! Ancora poca strada e arriviamo davanti alla splendida Casa de los azulejos, la Casa delle piastrelle, risalente al XVI sec., rivestita nel 1737 di bellissime ceramiche bianche e blu in stile Puebla. Durante la rivoluzione ospitò Pancho Villa, Zapata e le loro truppe. Oggi ospita un ristorante Sanbors, una moderna catena messicana, amata dai messicani chic, dove si mangia piuttosto bene. Di fronte si trova la Torre latinoamericana, alta 47 m, il primo grattacielo costruito nella capitale, negli anni Cinquanta. Non ci saliamo, ma passiamo oltre sino al famoso Parque de Alameda, cioè “pioppeto”, un bellissimo parco, dove riposiamo un po’, al sole. Esso fu creato nel 1592 dal Vicerè Luis de Velasco, al posto di un mercato azteco, per poter celebrare i pubblici autodafè dell’Inquisizione con tanto di roghi per gli eretici. Oggi il grande parco si è riempito di bancarelle, gente, venditori ambulanti. Poi entriamo al Palacio de las Bellas Artes, in stile art nouveau, che ospita alcuni dei più famosi murales di Diego Rivera e Josà Clemente Orozco. Ammiriamo i murales, poi decidiamo cos’altro vedere. Basilica de Nuestra Senora de Guadalupe Basilica de Nuestra Senora de Guadalupe Optiamo per la Basilica della Vergine di Guadalupe. Urge la metro. Se è vero infatti che la zona centrale è piuttosto circoscritta (abbiamo camminato e visto tanto, pur restando nell’arco di pochi km), la città è sconfinata e la Basilica distante, su a nord. E metro sia. Tanto più che la metropolitana (www.metro.df.gob.mx/red) è efficiente, veloce ed economica (solo 2 pesos a corsa, non esistono ticket giornalieri o abbonamenti). Ha 10 linee che corrono per 175 km, per un totale di 150 fermate. La metro è in funzione dalle 5 della mattina a mezzanotte. Bisogna fare attenzione alle ore di punta, cioè intorno alle 7 della mattina e alle 6 della sera: i vagoni sono letteralmente stracolmi e gli scippi in agguato… Ci spostiamo velocemente e con una breve passeggiata, attraverso uno straripante mercatino di cibo, souvenir di ogni genere e ninnoli sacri arriviamo alla celebre Basilica de Nuestra Senora de Guadalupe, la protettrice di tutta l'America Latina, la più venerata dell’America Latina, meta di pellegrini da tutto il continente americano. Secondo la leggenda la Vergine apparve nel 1531 ad un indio di nome Juan Diego e miracolosamente, dopo l’apparizione, la sua immagine rimase impressa sul mantello del giovane. Il Santuario comprende due chiese: la chiesa antica è ispanico-barocca, è tutta storta e pare sprofondare nel terreno. In effetti un’ antica diceria della popolazione locale racconta che Città del Messico, essendo stata costruita sopra alla vecchia Tenochtitlan, sta sprofondando per vendetta dei vecchi dei i quali vogliono far ritornare in superficie i loro templi. All’interno si trova il quadro della Madonna che, si racconta, non bruciò durante un terribile incendio che distrusse tutto il resto. Ma che strano! Anche nella città da cui proveniamo c’è una icona della Madonna, scampata ad un funesto incendio e difatti la ns. patrona è la Madonna del Fuoco. Colpita dalla coincidenza, compro immediatamente un santino che decido sarà il nostro portafortuna del viaggio. Il negozietto si trova accanto alla Basilica antica ed è piccolo e semplice. La chiesa nuova è invece moderna e avveniristica e decisamente meno suggestiva! Però è al suo interno che si trova la piccola immagine della Vergine. Riposiamo un po’ seduti all’interno della Basilica e poi decidiamo di spostarci al Museo Archeologico. Tanta è la voglia di vedere, che non siamo neppure stanchi! Il lungo viale chiamato Paseo de la Reforma unisce il centro alla Zona Rosa, uno dei quartieri più eleganti e moderni della città. Qui, nel Bosque de Chapultepec, cioè “delle cavallette”, un grande parco verde nel cuore della città, si trova il Museo Nacional de antropologia y historia(www.mna.inah.gob.mx/muse1/mna/muse1/muna/mna_esp/main.html) inaugurato nel 1964. E’ aperto dalle 9 alle 19, escluso lun. L’ingresso costa 38 pesos. Il Museo è una costruzione moderna bellissima. Sul grande atrio d’ingresso si aprono le varie sale in cui sono ordinati i reperti che illustrano lo svolgersi della storia del Paese dalle origini; si passa poi nel grande cortile dominato da un immane pilastro avvolto da un velo d’acqua sul quale si aprono 12 sale dedicate alla varie civiltà evolutesi in Messico. Le prime tre sale sono di carattere generale e preparano il visitatore a ciò che vedrà in dettaglio. Le altre sale sono dedicate a: età Preclassica (Valle del Messico), Teotihuacan, Oltechi, Mexica (cioè Aztechi), Oaxaca, Costa del Golfo, Maya, Messico settentrionale, Messico occidentale. I reperti archeologici sono tanti e splendidi e vanno da oggetti di uso quotidiano e ornamentali, gioielli, armi, utensili per la cucina, la caccia, l’agricoltura, alle sculture e fregi di templi. Tanti i pezzi impedibili, come: 2 statue giganti in basalto degli Olmechi; testa di un giovane uomo di Palenque; maschera funeraria di pietra decorata con conchiglie, turchesi e giada; la Stele de la Ventilla (un raro esempio di colonna segnapunti del gioco della pelota); numerose splendide stele provenienti dal sito di Yaxchilan; una rara statua della dea Coatlicue. Affascinanti anche le tipologie di sepoltura, con i tanti scheletri distesi o in posizione fetale, circondati dal loro corredo funerario. Da non perdere la tomba di un nobile sacerdote di Palenque, con lo scheletro ancora ingioiellato. Ma il pezzo inestimabile è la stra-famosa Pietra del Sole, il famoso calendario azteco, un lastrone circolare che misura 3,40 m di diametro e che pesa ben 24 tonnellate, diventato ormai il simbolo del Messico: ci sono rappresentati i cicli temporali degli Aztechi. Si tratta di un calendario scolpito su una pietra circolare larga oltre 3 m e mezzo e pesante 24 tonnellate. Esso riporta il ciclo di 52 anni con cui gli Atzechi dividevano il tempo. E’ questo che viene riprodotto e venduto in tutto il Messico come tipico souvenir in pietra o riprodotto su pelle e tessuti. La visita si protrae sino all’ora di cena. Torniamo verso lo Zocalo e ceniamo nella celebre Cantina La Opera Bar, una vera istituzione! Si narra che lo stesso Pancho Villa vi sia entrato a cavallo ed abbia ordinato da bere sparando in aria. Il foro sul soffitto, tra l'altro mai coperto, costituirebbe la prova di questo singolare episodio. In Messico la cantina è un luogo fondamentale dal punto di vista culturale, storico e culinario. E’ una sorta di punto di incontro tra osteria, enoteca, caffè. La Opera è tra le più antiche e lussuose, tutta traboccante di decorazioni, specchi, legni antichi. Si trova in Calle 5 de Mayo, No.10. Merita, per l’eleganza avvolgente, la musica dei Mariachi, le botanas, saporiti e spesso piccanti antipasti serviti gratis se si ordina da bere. Gustiamo anche una buona sopa de verduras ossia un bollente minestrone. Spendiamo 300 pesos in due. Poi, com’era prevedibile, stramazziamo a nanna, stanchissimi. E l’indomani ci aspetta l’archeologia pura! 3° giorno: CITTA’ del MESSICO – sito archeologico di TEOTIHUACAN – Coyoacan e Museo Frida Kahlo Teotihuacan Il sito di Teotihuacan Se il giorno prima ha diluviato solo verso sera, il terzo giorno a Città del Messico ci regala un’alba pallida, ma carica di premesse. Saliamo all’ultimo piano del nostro hotel per fare colazione sulla terrazza del Majestic e godiamo di una delle più famose viste sulla città, quella sull’intero Zocalo. Poi, ancora infreddoliti, prendiamo la metro (ormai siamo degli esperti) fino alla fermata del Terminal Norte. Non ci sono turisti sulla metro, non si capisce come mai. Molti sono in viaggio organizzato, è vero; molti magari preferiscono il taxi…fatto sta che ci siamo solo noi di stranieri e i messicani ci guardano con una curiosità molto discreta. La metro è uno spettacolo di varia umanità: poveri di ogni ordine e grado vendono ai passeggeri le loro povere cose: fichi, caramelle, gomme da masticare, bibite, frutta secca, banane fritte, patatine, ma anche pile, penne, quaderni, elastici e cd taroccati che fanno ascoltare su piccoli stereo. Compro un cd di musica romantica per 10 pesos: ci sono anche i grandi successi di Tiziano Ferro, che qui è amatissimo, e canta in spagnolo. Non mancano cantanti improvvisati, musicisti con chitarra o fisarmonica. E’ una cosa che ci ha colpito molto. Di fronte al Terminal Norte c’è la stazione Autobuses del Norte da cui partono i bus per Teotihuacan (25 pesos solo andata). Il viaggio, che dura un’ora, altro non è che l’intero attraversamento dell’infinita periferia nord di Città del Messico, fino all’entrata del sito. Come nella metropolitana, anche sugli autobus di seconda classe salgono venditori ambulanti a proporre bibite, tacos, patatine, ma anche unguenti portentosi per la cervicale. Qualcuno suona e canta struggenti canzoni dei Mariachi. Una di quelle cose che chi è in viaggio organizzato si perde e invece è da vedere, senza dubbio, anche per riflettere su ciò che abbiamo qua nella ricca Europa e su quanto invece ci lamentiamo di non possedere. Teotihuacan è di una bellezza superba. Con i suoi grandi viali, le piramidi ed i templi è senza dubbio uno dei siti archeologici più belli del Messico. Sul podio, per intenderci. Quando si arriva alla piana che racchiude armoniosamente le costruzioni non si può fare a meno di provare dei brividi. Eccola, Teotihuacan, “luogo dove gli uomini si fanno déi”, in lingua nahautl. Di più: il luogo sacro e cerimoniale degli Aztechi. Immensa: 4,5 km di lunghezza, 13 kmq di estensione. Dovevano amarla molto, gli Aztechi: per merito loro Teotihuacan stupiva i visitatori per la sua ricchezza e lo splendore dei suoi edifici dipinti di rosso e blu, grazie ai colori estratti da minerali e cactus. Eppure poi la città fu misteriosamente abbandonata pochi secoli dopo aver raggiunto il suo splendore, tra il 200 e il 500 d.C. Epidemie? Ribellioni del popolo? Mistero. Certo è che scoppiò un terribile incendio che la devastò in gran parte. Ma Teotihuacan resta un luogo magico, dove si percepisce distintamente la Storia, dove camminare ammirando a bocca aperta gli edifici. Ho letto che qualcuno ha voluto vedere nell’antica città la riproduzione esatta del sistema solare, con il Sole, la Luna e il Viale dei Morti sul quale vi sarebbero alcuni contrassegni indicanti le distanze tra i pianeti del sistema solare. A detta di alcuni ci sarebbero tutti, persino Plutone, visibile solo con un telescopio…. Una splendida mattina primaverile illumina tutto. Le piramidi si stagliano perfette contro il cielo blu. Solo a Monte Alban, seppure su scala minore, proverò una simile sensazione di armonia e bellezza. Cominciamo la visita dal Tempio di Quetzalcoatl (200 d.C.), decorato con maschere del serpente piumato Quetzalcoatl e del dio della pioggia Thlaloc. Poi ci incamminiamo verso le Piramidi percorrendo il Miccaotli, il Viale dei Morti, lungo ben 2 km e largo 45 m. La Piramide del Sole è una costruzione imponente. E’ infatti la terza piramide del mondo, dopo Cheope in Egitto e Cholula (sempre in Messico, vicino a Puebla) che però è quasi sepolta nella terra. La sua base misura 222 x 225 m di lato. I 248 scalini consentono di arrivare in cima, a circa 65 m di altezza. Fu costruita con un miscuglio di mattoni di creta, paglia, terra ricoperti di pietre e ghiaia. Secondo gli studiosi occorsero 10.000 persone per costruirla! Salire è un’impresa eppure lo sforzo vale la pena di farlo perché il panorama, da lassù, è superbo. La vista spazia sulla pianura immensa e tutti gli altri edifici si rivelano di proporzioni armoniche ed eleganti. C’è una nota matematica curiosa da sapere: il rapporto tra il lato di base e l'altezza della piramide del Sole è pari al numero irrazionale pi-greco, proprio come per la Piramide di Cheope a Giza. Coincidenza singolare, no? La Piramide della Luna è più piccola rispetto a quella del Sole: la base misura 120 x 150 m ed è alta 46 m. Per arrivare sulla cima bisogna scalare i suoi 196 gradini. La salita anche qui è faticosa, ma il panorama sembra essere ancora più bello da lassù, merito della sua particolare posizione, sulla parte più alta del sito. Alcuni fantasiosi scrittori sostengono la tesi che gli edifici messicani e quelli egizi siano stati costruiti dagli stessi autori, in un'epoca antichissima, intorno al 10.500 a.C.! C’è un archeologo britannico, H.S. Bellamy, che addirittura fissa la costruzione delle piramidi maya intorno al 5.000 a.C. Ma chi sarebbero questi antichi costruttori? Qualcuno si sbizzarrisce e crede alla presenza di singolari divinità (forse venute dallo spazio) o a quella di fantomatici “giganti”, presenti in tutte le culture del mondo. Un testimone dei tempi coloniali, Fernando de Alba Ixtilxochitl, riferiva nei suoi scritti che "esistevano giganti nella Nuova Spagna (il Messico): le loro ossa si possono trovare ovunque”. Salire le piramidi è un’impresa impegnativa: c’è la ripidezza dei gradini, ma anche l’altitudine. Qui ho avvertito mancanza di aria, una fatica terribile per respirare. Certo che non abbiamo ancora avuto il tempo di acclimatati agli oltre 2.000 m della capitale e già siamo qui a scalare! non è il massimo, no…. Anche la discesa, comunque, non è facilissima, specie per chi soffre di altitudine. Un consiglio? Lasciar perdere le corde, ma cercare di scendere a zig zag, provare per credere! Una volta scesi andiamo a visitare anche gli altri edifici, come il Complesso di Quetzalpapalotl, che comprende il Palazzo del Giaguaro con murales che raffigurano giaguari che suonano strumenti fatti di conchiglie; il Tempio delle Conchiglie piumate, il Palazzo di Quetzalpapalotl con le figure mitologiche degli uccelli farfalla scolpite nelle colonne del cortile. Anche il piccolo Museo è interessante, anche se i reperti più importanti sono tutti al Museo di Antropologia di Città del Messico. Ci sono comunque reperti interessanti come gioielli fatti di denti e conchiglie, sepolture di vittime sacrificali con i crani fracassati. Mentre si passeggia per il sito si viene avvicinati dai tanti venditori ambulanti che vendono prodotti d’artigianato, per lo più riproduzioni in ossidiana di statue e sculture, bottiglie decorate per la tequila, tessuti colorati. Noi però acquistiamo una bella scacchiera di scacchi al mercatino subito fuori dall’ uscita n°5 del sito. Tempo di pranzo. Andiamo al famoso ristorante La Gruta ricavato all’interno di una grotta naturale. Ottimo cibo, ottima musica dei mariachi che vengono al nostro tavolo e mi dedicano la struggente “Besame Mucho”, bellissimo! Finalmente vedo i mariachi, una vera icona del Messico. Ho letto che il loro nome fu coniato dagli indios Coca nel XVI sec.: significava semplicemente “musica” e venne utilizzato per riferirsi a chiunque si dedicasse ad attività musicali. Una definizione più precisa di mariachi, oggi, sarebbe quella di musica del folclore messicano. In ogni caso, attualmente la parola mariachi definisce gruppi di musicisti che si distinguono per l’uso di determinati strumenti, per l’abbigliamento e per il repertorio musicale. Gli strumenti musicali utilizzati dai mariachi sono violini, trombe, chitarre, una vihuela, una jarana chiamata anche guitarra de golpe, un guitarrón, un’arpa diatonica. Il pranzo è davvero squisito e ce lo gustiamo al fresco delizioso della grotta: una calda sopa de cactus, un piattone di tacos e frjiolatas assieme a birra e Michelada, una celebre bibita messicana a base di birra e succo di limone servita in bicchieri ghiacciati, col bordo cosparso di sale…molto insolita! Col taxi (20 pesos) ci facciamo quindi riportare all’ingresso 1, dove riprendiamo l’autobus che ci riporta in città. Rientrati, ci dirigiamo velocemente, prima in metro poi in taxi), verso i quartieri meridionali e precisamente verso l'elegante quartiere Coyoacan, il “luogo dei coyote”(metro Viveros). Situato a circa 10 km a sud dal centro storico, Coyoacán è un elegante quartiere coloniale. Rimase un piccolo abitato esterno a Città del Messico fino a quando non fu raggiunto dall'ampliamento urbano, una cinquantina di anni fa. Coyoacán, al tempo della conquista spagnola era il quartier generale di Hernan Cortes. Ancora oggi, sulla bella Plaza Hidalgo, stracolma di gente e bancarelle di dolciumi e palloncini, si affaccia la Casa de Cortes, edificio del XVII sec. ancora utilizzato per gli uffici del Governo. Questo gradevole quartiere coloniale divenne a inizio Novecento la zona preferita da intellettuali e artisti, e qui vissero anche la pittrice Frida Kahlo (1907-54) e suo marito Diego Rivera. Oggi questo elegante quartiere coloniale conserva una propria identità grazie alle strette vie dell'epoca coloniale, alle sue plazas, ai caffè e all'atmosfera frizzante. Nei fine settimana, soprattutto, musicisti di vario genere, mimi e bancarelle di artigianato richiamano nelle piazze centrali della zona folle numerose e rilassate di ogni ceto sociale. Arriviamo fin qui per vedere il Museo Frida Kahlo, la casa-museo della pittrice (via Londres 247). Cinta da mura blu cobalto e circondata da un giardino tropicale, la Casa Azul di Frida fu luogo d'incontro di personalità come Leon Trotzky, Nelson Rockfeller, Sergei Eisenstein, George Gershwin. Frida Kahlo trascorse qui la maggior parte della sua dolorosa esistenza condividendo spazi ed emozioni con il famoso muralista Diego Rivera che sposò per due volte. Il lussureggiante giardino è popolato da idoli precolombiani, la casa conserva ancora i suoi quadri, i suoi costumi da Tehuana e suoi gioielli. Fa un certo effetto muoversi nella sua camera da letto o nella sua cucina, pare quasi di violarne l’intimità e a tratti ci si aspetterebbe di vedersela comparire accanto all’improvviso, esile nel corpo, lo sguardo ardente e i baffetti che nulla toglievano alla sua femminilità. Dopo la visita passeggiamo per la bella Piazza Hidalgo, stracolma di gente e bancarelle di dolciumi e palloncini: c’è un concerto-manifestazione in corso pro zapatisti, ma tutto è tranquillo e l’atmosfera è molto festosa. Ci fermiamo a riposare e bere un refrescos (una bibita fredda) a due passi, a La Guadalupana, celebre cantina che si trova in Higuera 14. Poi è tempo di rientrare. Comincia a piovere solo quando fa buio, mentre ci godiamo la cena sulla terrazza di uno dei ristoranti più raffinati della città, La Casa de Las Sirenas (Re. De Guatemala 32), da dove si gode una magnifica vista sulla cattedrale illuminata. Splendida giornata, davvero. 4° giorno: CITTA’ del MESSICO - Sito archeologico di TULA - Città del Messico – Xochimilco – Città del Messico (km 180 circa) Gli Atlantes nel sito di Tula Gli Atlantes nel sito di Tula E’ ancora presto quando prendiamo un taxi sullo Zocalo e ci facciamo portare in un locale tipico di Città del Messico: la Churrascheria El Moro (Eje Central Lazaro Cardenas 42, Alamada central; metro San Juan de Latran, proprio di fronte). Si tratta di un locale aperto 24 ore su 24, che serve unicamente tazze di cioccolata calda e churros, bastoncini di pasta fritta (tipo bomboloni) e cosparsi di zucchero. Una leccornia! Poi partiamo per l’antica capitale tolteca di Tula, a 65 km a nord di Città del Messico. Il sito, benché sia stra-famoso per i 4 Atlantes, immortalati in tutte le guide e nelle pubblicità più disparate, non è visitato da molti turisti. Peccato, perché è davvero grazioso. Per arrivarci torniamo al Terminal Norte e poi alla solita stazione Autobuses del Norte. Da qui, con un autobus di prima classe (95 pesos a/r) si arriva in circa 1 ora e 15 minuti. La zona archeologica si trova a 2 km dal centro cittadino; in taxi (si trovano subito fuori la stazione degli autobus) si spendono circa 3 dollari. Tula e i Toltechi, il popolo più civile del Messico preazteco. Venivano da Teotihuacán, dove avevano abitato tra 200 a.C. e 900 d.C. facendone un’immensa città-tempio gravitante intorno alle piramidi del Sole e della Luna, città destinata a divenire prototipo architettonico di tutte le successive città-santuario del Messico. Poi i Toltechi abbandonarono Teotihuacán e fondarono Tula e Chichén Itzá, città dove alla loro iniziale monumentalità si aggiunsero anche decorazioni scultoree più vivaci e linee meno severe. Agli Aztechi che li sottomisero, i Toltechi trasmisero la scrittura in glifi e le tecniche di costruzione. Leggo queste informazioni mentre con una bella passeggiata tra immensi cactus e piante grasse ci dirigiamo verso il cuore del sito. E’ un emozione quando “li” scorgo, bellissimi già da distanza. Unici, soprattutto, nulla di simile in nessun altra parte del Messico! Eccoli, i celebri Atlantes ossia le enormi statue di pietra giganti (ben 4.60 m) che si trovano in cima alla cosiddetta Piramide B. La loro funzione era probabilmente quella di sorreggere una copertura andata persa. Gli studiosi hanno stabilito che i giganti di pietra raffigurano Quetzalcòatl, il Serpente Piumato, nella sua manifestazione di Tlahuizcalpantecuhtli, la "Stella del Domani” in veste di guerriero. Saliamo la breve gradinata che porta ad ammirare gli Atlantes da vicino. Sono davvero belli e maestosi. La vista dall’alto spazia sulla bella pianura circostante, molto verde. Poi scendiamo ad ammirare anche il resto del sito, la piramide semi sepolta che si trova accanto alla Piramide B, i resti del Palacio Quemado, residenza dei sacerdoti, poi il campo del gioco della palla che è uno dei più grandi del Messico, si dice il più antico. Splendido è un muro, detto Coatlepantli ossia Muro dei Serpenti, alto circa due metri e decorato con un lungo fregio perfettamente conservato raffigurante il dio Quetzalcoatl che nasce dalla bocca del serpente piumato. E dopo la cultura lo shopping lungo la stradina che riporta all’ingresso del sito dove si trova il piccolo Museo Archeologico: ci aspettano le bancarelle di souvenirs! Subito dopo visitiamo il Museo e compriamo un frugale pasto (biscotti e le mitiche patatine Sabrita’s, che compreremo per tutto il viaggio) al distributore automatico accanto alla biglietteria. Quindi si torna a Città del Messico, dove ci aspetta un’escursione deliziosa!!! Un lungo viaggio in metropolitana, seguito da un’infinità di fermate di trenino (il Tren Ligero): scendendo all’ultima ci portano a Xochimilco, quartiere all'estremo sud della capitale, circa 24 km dal centro storico. Sì, perché Xochimilco, patrimonio dell'umanita' dal 1987, è un quartiere veramente caratteristico! Il suo nome significa “luogo dei campi e dei fiori”: in tempo antico qui si rifugiarono le popolazioni tolteche dopo la caduta di Tula. In seguito (sec. XIII) vi si installò una tribù chichimeca. Gli abitanti, conosciuti con il nome di Chinampanecas, erano apparentati agli Aztechi. Ancora oggi Xochimilco è una zona ricca di canali e isolotti ed è ciò che rimane dei chinampas, i giardini galleggianti di Tenochtitlan. Essendo una zona paludosa e incoltivabile, i chinampas erano l’unico modo per sfruttare l’insalubre terreno: erano costituiti da graticci galleggianti sull'acqua, ricoperti di canne, rami e fango. Queste isole artificiali, separate da canali, erano ancorate al fondo del lago con salici piantati lungo i margini. Xochimilco è una delle mete messicane più popolari per il divertimento e il relax. Soprattutto la domenica le famiglie fanno la classica “gita fuori porta”. Centinaia di coloratissime trajineras (originali barconi decorati con fiori di cartapesta), ciascuna condotta da un barcaiolo che rema con un palo, navigano per i canali del il Lago di Huetzalin trasportando gruppi di festaioli e turisti. Si può salire a bordo da uno degli embarcaderos (moli) vicino al centro di Xochimilco. E’ un’esperienza che merita perché durante la gita, che prevede anche soste ai vivai di fiori e al pittoresco mercatino dell’artigianato specializzato in legno, si viene continuamente avvicinati da piccole barche, dette trajineras, che portano a bordo venditori ambulanti che vendono di tutto: souvenirs, fiori, pannocchie bollite, grosse mele caramellate, ma anche orchestre di mariachi e fotografi ambulanti… Uno spettacolo meraviglioso, da non perdere. Ceniamo con una buona pizza da Pizza Hut, a due passi dal nostro hotel e poi a nanna prestissimo. 5° giorno: Città del Messico - DURANGO (volo) – set cinematografici di Villa de l’Oeste (km 20 circa) L'atmosfera a Durango è decisamente western... L'atmosfera a Durango è decisamente western... Lo stato del Durango si trova tra la catena dei montidella Sierra Madre Occidental e offre uno splendido scenario naturale fatto di bellezze naturali: boschi, valli, fiumi, orti e vigne e, soprattutto, cactus, deserto e canyon che ne hanno fatto la location perfetta per i film western. Durango, l’omonima capitale, ne è la capitale! Partiamo da Città del Messico con un piccolo aereo dotato di eliche!!!! Oddio, che senso! A bordo non più di 40 passeggeri e due i soli turisti: noi! Due ore di volo, un viaggio di 1.490 km che ci porta giù a 1.900 m, sull’altipiano sul quale sorge Durango. La città ha origini antiche: la sua fondazione risale al 1563 quando cominciò la ricerca dell’oro e dell’argento dalle miniere della Sierra madre. Con un taxi collettivo ci facciamo portare in città. La capitale è piuttosto grande (circa mezzo milione di abitanti) ed è chiamata anche “la città degli scorpioni” per il numero di simpatici animaletti che, si dice, invadono il paese in estate. Noi però non ne abbiamo visti, aggiungo subito. Ci facciamo portare in un piccolo e malandato hotel del centro storico, l’Hotel Buenos Aires (via Constitucion 126). Scopriamo subito che la gente è davvero poco simpatica e socievole. Nessuno ci degna di un sorriso o altro. Si paga in anticipo, come è d’uso in Messico, ci vengono dati due piccoli teli, una saponetta e un rotolo di carta igienica. E’ tutto. Manco “buongiorno”. Diamo una veloce occhiata alla bella cattedrale barocca in Plaza de Armas e ci rechiamo in un piacevole ristorantino, Gorditas Gabino in avenida Constituciòn. La gente guarda storto, senza sorrisi o gentilezza. A Durango molti vestono ancora il stile western, proprio come i cow boys: jeans, stivali "Durango", cinturone e fibbia d'argento, cappello a larghe tese e camicia di flanella a quadretti. Noi ci sentiamo come degli alieni. Sperimentiamo cosa vuol dire stare in un luogo dove nessuno parla la tua lingua e tu non capisci la loro! Meno male che un piccolo vocabolarietto ci salva! Mangiato (bene) usciamo per recarci all'Ufficio Turistico Statale, Florida 1006, dove c’è un piccolo caffè- museo del cinema (museo de Cine, 10/19) che però il lunedì è chiuso, che sfortuna! Ci dicono però che sono aperti i set cinematografici di Villa de Oriente e Chupaderos, i famosi set cinematografici di Durango! Negli anni ‘50 qui si iniziarono a girare vari film western le grandi produzioni statunitensi che vi trovavano bassi costi e ambientazioni perfette. Da allora la cosa è andata avanti al punto tale che si sono costruiti interi villaggi che sono diventati set stabili adattati di volta in volta alla pellicola in lavorazione. Qualche titolo? da Un uomo chiamato Cavallo a Geronimo, dal famosissimo Quel maledetto colpo al Rio Grande Express, con John Wayne a Gli Invincibili (69), da I cacciatori di scalpo (67) con Burt Lancaster e Telly Savalas a All’inseguimento della pietra verde con Michael Douglas e Kathleen Turner, fino ad arrivare a Zorro (97) con Antonio Banderas. In taxi andiamo al lontano terminal dei bus e acquistiamo il biglietto del bus della Estrella Blanca per Villa de l'Oeste, a circa 9 km da Durango. Il paesaggio è davvero bello, non c’è che dire: vallate con ranch e mucche in libertà, cespugli e cactus splendidi, cielo suggestivo. Chiediamo al conducente di lasciarci a Villa de l'Oeste e scendiamo nel nulla. Una casina di legno mal messa è la biglietteria. Oltre all’omino dei biglietti non c’è nessuno. Il biglietto costa 10 pesos. Il posto è simpatico e sembra davvero di stare in un vecchio villaggio western: ecco il saloon, l’ufficio dello sceriffo, l’hotel, la stalla, la prigione, il patibolo con il cappio per i condannati a morte e il vicino cimitero! Davvero divertente, peccato che minacciosi tuoni si stiano avvicinando. Si è pure fatto improvvisamente freddo, si è alzato vento e noi siamo senza felpa, senza kway e mezzi malati….Ci incamminiamo a piedi, sotto un cielo nero nero, verso il paese di Chupaderos e già cadono le prime gocce. Facciamo l’autostop: passano pick up e tir, ma nessuno si ferma. Io penso che se prendiamo il diluvio ci beccheremo di sicuro la polmonite quand’ecco che, quando ormai disperavamo, un pick up si ferma e una coppia ci fa cenno di salire. Quasi mi accoppo a salire (ma quanto è alto un pick up?!) e cado su dei sacchi di patate. Piove, tira vento e siamo in mezzo alle patate, in un luogo ostile: iniziamo a ridere a crepapelle, decisamente non ci manca senso dell’umorismo… Il pick up ci abbandona accanto a Chupaderos, ma non ce la sentiamo di addentrarci in visita così pigliamo al volo un autobus per tornare in città e rifugiarci in hotel. Siamo bagnati e infreddoliti: una doccia bollente non ci salva da febbre, tosse, mal di gola. Io torno da Gorditas Gabino solo per prendere qualche hamburger d’asporto e poi ci prepariamo ad affrontare una lunga notte di impacchi freddi e Tachipirina… 6° giorno: Durango - CHIHUAHUA (670 km circa) Dopo una notte lunga e febbricitante, prima di partire ci concediamo una buona colazione nel posto più carino di Durango: la Cremeria Wallander (angolo tra Constitucion 110 Nte e Serdan). Il locale, davvero caratteristico, è celebre per la produzuone di formaggi, dolci e mille altre cose buone. Il locale è tra l’altro splendido, molto old America, perfetto per una buona colazione. Ci facciamo quindi preparare un cestino con golosi panini e partiamo per Chihuahua (Trasp. Grupo Estrella Blanca primera, 402 pesos). Certo, sarebbe stato logico fare il tragitto di notte, ma non ce la siamo sentita, vista la febbre del marito. Dopo la notte a riposo, invece, stiamo un po’ meglio. Non resta che starcene buonini in pullman fin quasi a sera. Leggiamo, ammiriamo lo splendido paesaggio delle vallate piene di verde brillante e mucche. E’ davvero bellissimo. Procediamo lenti e arriviamo al tramonto, dopo quasi 9 ore (667 km). Ci facciamo portare in taxi in centro storico, e troviamo una stanza al Nuevo Hotel plaza (Calle 4, 206), un orribile e fatiscente hotel che si trova dietro la cattedrale della città. Della città (quasi 700.000 ab.), capitale dell’omonimo stato (il più grande del Messico), non vedremo altro. Gran bella Chiesa, peraltro, costruita tra 1726 e 1789, con una bellissima facciata barocca che si affaccia sulla bella Plaza de Armas. Poi passeggiamo tra i negozi e acquistiamo scarpe, davvero economicissime. Peccato, perché vedere il famoso Museo de la Revolution Mexicana sarebbe stato davvero interessante. Ma è tardi e inizia a piovere. Ceniamo in camera, lottiamo con gli animali che vivono in bagno ed escono addirittura dagli interruttori della luce! Poi andiamo a nanna, stremati. 7° giorno: Chihuahua- CREEL – Riserva degli indios Tahumara - Creel (Km 470 circa) Sveglia all’alba, fuga in taxi alla Stazione degli autobus e piccola colazione a suon di fette di torta e pseudo cappuccino caldo della Nestlé. Poi via, verso Creel, a 5 ore di pullman (Autobuses Estrella Blanca, economico, 181 pesos). Un paesaggio piuttosto piatto e verde, molto piacevole, ci porta dritti in Paradiso. Bella, bella, bella. Creel è una chicca, un luogo di montagna che ti cattura con la sua rustica semplicità e la sua aria pura. Scendiamo alla minuscola fermata dei bus, di fronte ai binari del treno. Un ragazzino ci accompagna prima in stazione, dove chiediamo informazioni sul trenino Chepe (ma ci dicono che non si può prenotare, bisogna presentarsi al mattino un’ora prima di partire), poi alla Posada Margherita (Av Lopez Mateos 11), una pensione dove con 350 pesos ci offrono pernottamento, cena e colazione per due. Il luogo mi piace subito da matti: Creel è una piacevole cittadina di 4.000 abitanti a quasi 2.400 m di altitudine. La via principale si chiama Av Lopez Mateos e porta alla piazza principale dove si trovano due chiesette e la banca. Lungo questa via si concentra anche la maggior parte degli alberghi e delle agenzie viaggi che organizzano gite e escursioni a piedi, cavallo, mountain bike. C’è atmosfera di montagna e odore di pino. La nostra camerina è tutta di legno, con un bel lettone comodo, il piumino morbido e lenzuola profumate. Alla Posada ci informano che, se ci interessa, il pomeriggio organizzano una bellissima escursione alla riserva indiana, così prenotiamo (300 pesos in due). Pranziamo a due passi dall’hotel, in una pizzeria, la Pizza del Rey, dove ci servono una pizza-focacciosa molto buona (150 pesos). Poi partiamo per l’escursione a bordo di una gigantesca auto insieme a due turiste spagnole. Piove. No!!!!! Piove, ma per poco, per fortuna. Poi, ecco, splende il sole e la natura si svela in tutto il suo splendore! Fuori Creel c’è la Valle de los Bongos (valle dei funghi), con le sue splendide rocce di forma bizzarra! Che bello è. Mi godo il paesaggio: pini fitti e altissimi sembrano non finire mai finché sbuchiamo al lago Arreco. Non ci fermiamo ora, lo faremo al ritorno, perché sfrecciamo verso la terra degli indiani Tahumara, una popolazione numerosa (circa 60.000) che, grazie all'isolamento dovuto al territorio, hanno saputo mantenere intatte molte antiche tradizioni. Ad esempio, molti vivono ancora nelle grotte o in caratteristiche case costruite con tronchi di legno, coltivando mais e fagioli. Sono famosi per le loro doti di corridori: il loro nome significa “coloro che corrono veloci”. L’auto si inoltra sempre più tra le montagne. Guadiamo fiumi e ci divertiamo da matti col fuoristrada! Leggo sulla guida che questo luogo splendido si chiama “Completo Ecoturistico Arakedo”, una terra che appartiene alle 400 famiglie di indios che vi vivono e che, nei suoi oltre 200 mq, ospita pinete, cascate, rocce e il bel Lago Arareko che abbiamo già intravisto. L’auto finalmente si ferma e cominciamo una bellissima passeggiata tra la natura fino ad arrivare alla Cascada Cusarare. Il suo getto nel vuoto, 30 m di altezza, è davvero spettacolare. Il panorama sul fiume sottostante e la vallata è magnifico, non si può che restare a bocca aperta… Una lunga scala ci porta di sotto, ad ammirare da vicino la cascata e sentire le sue gocce sul viso: bellissimo!!! Restiamo incantati a lungo di fronte a un simile spettacolo, poi facciamo ritorno, non prima di avere acquistato oggettini di legno e fischietti dalle donne Tahumara, davvero belle nei loro coloratissimi costumi. Vivono qui, gli indios, nelle loro grotte. Vendono i loro prodotti di artigianato senza neppure comunicare con gli stranieri, fedeli alla loro madre lingua. Ne troviamo altri anche sulla strada del ritorno, quando ci fermiamo ad ammirare le verdi acque del lago Arreco. Poi proseguiamo a vedere una piccola missione cattolica e infine torniamo a Creel: neppure 50 km tra a/r, ma sufficienti per scoprire un mondo lontano anni luce dal nostro. Piove di nuovo. Passeggiamo ugualmente per Av Lopez Mateos: compriamo frutta fresca, spediamo mail da un piccolo e economico Internet point (10 pesos per mezz’ora), curiosiamo nei tanti negozietti d’artigianato. Poi scoppia un vero diluvio e facciamo ritorno, fradici, alla Posada! Tempo di cambiarsi e coprirsi con felpe e calzettoni grossi e torniamo nella sala da pranzo dove tutti gli ospiti consumano la cena insieme! Ci aspetta una zuppa calda di patate e un piattone di pollo, verdure e pastina di grano. Poi, stanchi, ma felici, ci addormentiamo stretti, sotto il piumone, mentre fuori piove. Eccola qua, la nostra notte più bella in Messico… 8° giorno: Creel - Barrancas del Cobre e il mitico trenino Chepe - LOS MOCHIS (km 360 circa) Il trenino Chepe Il trenino Chepe Ci svegliano i raggi di una magnifica giornata. Una colazione, sempre alla Posada, a base di pancake, miele, burro di fragola e marmellata, caffè e pappa di avena ci prepara ad affrontare al meglio il viaggio in treno. Prima di partire, però, diamo un’occhiata al Museo della Casa de las Artesianas (10 pesos) che racconta la vita e la storia degli indios Tarahumara e la vita del magnate Creel, cui la cittadina deve il nome. Poi ci spostiamo alla Stazione del treno dove scopriamo di non poter acquistare i biglietti del Chepe! Il bigliettaio ci spiega che ha pochissimi biglietti in vendita: 10, e li ha venduti sotto il nostro naso a turisti messicani arrivati molto dopo di noi. Protestiamo vivacemente, ma niente. Ci dice comunque di salire, che ci aggiusteremo con i controllori di bordo. Mah, siamo perplessi, comunque attendiamo fiduciosi. Io sono emozionata: sogno questo trenino da anni, da quando lo prese una mia cugina, nel lontano 1985, raccontando della bellezza del paesaggio. E oggi tocca a me! So che mi aspetta un lungo viaggio alla scoperta della Sierra Tarahumara, una catena montuosa con vette che toccano i 3.650 m, solcata da una serie di magnifici canyon denominati le Barrancas del cobre (Burroni del Rame). Ho letto che per capire l’immensità di questi burroni basta pensare che dei sei che la compongono ben quattro sono più profondi del Grand Canyon americano! La BarrancaUrique è la più profonda e tocca i 1879 m, la Barranca Sinforosa è invece la più elevata e, insomma, si tratta di uno delle escursioni più emozionanti e spettacolari che il Messico possa offrire! Lungo questa meraviglia naturale corre la Ferrocaril Chihuaua Pacifico, detta Chepe: da Chihuahua, nell'entroterra del Paese, a Los Mochis, sul Pacifico. Secondo molti si tratta della ferrovia più spettacolare del mondo, un capolavoro d’ingegneria inaugurato nel 1961 che copre 655 km, attraversa 86 gallerie e 39 ponti sospesi). Con un fischio lontano, il trenino arriva. Sono emozionantissima, ho il cuore che batte. E’ un momento di allegria e confusione indicibili: gente che scende, gente che sale…i controllori, nei loro abiti di foggia antica, smistano i turisti senza biglietto e assegnano i posti liberi. Ce l’abbiamo fatta, siamo su!!! Prendiamo posto ridendo felici e ci prepariamo a vivere questa nuova avventura. Con puntualità svizzera il trenino parte. Non è lunghissimo. Abbiamo scelto la Primiera Classe perché è confortevole, c’è anche il ristorante e soprattutto arriva nelle località più belle da fotografare quando ancora c’è luce. I finestrini però non si possono abbassare così si staziona tra un vagone e l’altro, un po’ schiacciati. Bello è bello. Montagne infinite, vallate, cascate…davvero bello. A El Divisadero il treno sosta circa 30 minuti per permettere di ammirare la vista sul Canyon e gustare ottimi tacos preparati sul momento dalle donnine dei tanti “stand” improvvisati lungo i binari. Il trenino procede lento, oltrepassando ponti sospesi e gallerie buie. Arranca piano, tra montagne e vallate. Poi inizia a piovere e dalle rocce scendono cascate i cui spruzzi arrivano anche al treno. Verso le 20 di sera, quando da tempo fuori è buio e non si vede nulla, ci domandiamo, sospettosi, a che ora si arriverà. I controllori rispondono che siamo in ritardo e che arriveremo non prima dell’1 di notte. L’1??? Ma non dovevamo arrivare sulle 20? Oddio…restiamo basiti, poi corriamo al ristorante per cenare, ma sorpresa! Il ristorante chiude alle 20 così come il bar. Facciamo appena in tempo a comprare noccioline e patatine e chiudono: sarà la nostra cena. Molti altri turisti restano a bocca asciutta, incredibile. Rassegnati ci sistemiamo alla meglio sui sedili, ci copriamo con il caldo sacco a pelo e sprofondiamo in un sonno popolato da trenini in ritardo e bagagli pesantissimi... Ogni viaggio ha il suo giorno horribilis, quello in cui tutto sembra andare storto. Per noi comincia il 9° giorno. All’1 e mezzo i controllori del trenino ci svegliano urlando che siamo arrivati alla fine del viaggio. Evviva! Siamo a Los Mochis, sul Pacifico! In fretta e furia chiudiamo bagagli e sacco a pelo e scendiamo. L’aria umida e afosa che ci accoglie fuori è allucinante. Sudiamo copiosamente mentre usciamo dalla stazione e ci sistemiamo a bordo di un taxi collettivo. E’ caldissimo e l’aria irrespirabile: Creel già mi manca da matti. Il taxi sfreccia nella scacchiera delle vie di Los Mochis, moderna cittadina (fondata un secolo fa) di 200.000 abitanti. Ci facciamo accompagnare in un hotel pulito e tranquillo, l’Hotel Beltran (Hidalgo 281). Neppure una doccia tiepida mette sollievo, a causa dell’incredibile umidità. Lo sbalzo di temperatura e altitudine ci regaleranno presto un bel mal di gola… 9° giorno: Los Mochis - GUADALAJARA - Puebla (aereo) Dopo una notte tumultuosa per via del caldo e dell’umidità insopportabili alle 6 ci alziamo e facciamo telefonare in aeroporto per sentire se c’è modo di arrivare a Puebla in aereo. Sì, c’è, via Guadalajara. Inebetiti dalla stanchezza (non abbiamo dormito per il caldo) ci facciamo chiamare un taxi e raggiungiamo l’aeroporto che si trova fuori città, a 13 km. In aeroporto non c’è ancora nessuno e le zanzare pasteggiano di noi. E’ a questo punto che commentiamo la prima e unica sciocchezza del viaggio: anziché cercare un volo per Mexico City e proseguire poi per Puebla in pullman (2 ore e 30), prenotiamo prima un volo Aerocalifornia per Guadalajara e poi un secondo volo, sempre Aerocalifornia, per Puebla, ma a distanza di 8 ore. Che sciocchi… ma tant’è. Imbarchiamo i bagagli per Puebla e partiamo con lieve ritardo. Guadalajara Guadalajara Guadalajara non era prevista, nel nostro tour, benché sia la seconda Città del Messico e abbia tradizioni che vengono considerate tipicamente messicane come la musica dei mariachi, la tequila, i sombrero e il rodeo messicano, tutti nati qui. Appena arriviamo pigliamo un autobus che ci porta in città, o meglio alla Nueva central Camionera, la stazione degli autobus; da lì, in taxi, andiamo nel cuore della città. Siamo nello Stato del Jalisco e Guadalajara è la sua capitale. E’ una bella città, bisogna dirlo, grande (4 milioni di abitanti), vivace, piena di negozi e gallerie d’arte, alberghi e ristoranti. L'enorme Cattedrale è davvero bella ed è il simbolo della città. Risale al 1618 ed ha decorazioni ricchissime in un misto insolito di barocco, neoclassico, churrigueresco… I campanili gemelli sono invece della metà Ottocento. Dentro c’è un reliquiario molto famoso che conserva le mani di una martire, Santa Inocencia. La Cattedrale si affaccia su due piazze: da un lato c’è Plaza de Armas, col bel chiosco di ferro battuto al centro. Da un lato vi si affaccia il Palacio del Gobierno, imponente palazzo di fine Settecento. Vicinissima c’è una seconda grande piazza, Plaza de la Liberacion, animatissima di bancarelle e venditori di palloncini. Pranziamo proprio qui in un delizioso ristorante coloniale con magnifica vista sulla piazza, L’Antigua: pranzo tipico con l’immancabile zuppa di verdure bollente, tortillas e formaggio fuso. Dopo pranzo passeggiamo lungo le belle vie del centro, Av 16 de Septiembre e Av Juarez, curiosando tra negozi di scarpe e abbigliamento. Poi ci spostiamo verso la Plazuela de los Mariachis dove i gruppi di musicisti mariachi suonano a ogni ora del giorno e della notte. Consumiamo in relax una bibita fresca in attesa di tornare all’aeroporto. Trovare l’autobus giusto è semplice, purtroppo l’autista, benché gliel’avessimo chiesto, non ci fa fermare alla Nueva Central Camionera degli autobus. Noi non la riconosciamo e proseguiamo trovandoci ben presto sperduti in periferia. Finalmente ci capiamo, solo che staremo in autobus per quasi 40 minuti prima di ripassarci! Finalmente riusciamo a prendere l’autobus per l’aeroporto, stracolmo all’inverosimile e lentissimo oltre ogni ragionevole sopportazione tanto che anche gli abitanti urlano più volte all’autista di sbrigarsi. Nulla! L’essere in questione, stupido e maleducato, arriva addirittura a scendere dall’autobus, vicino ad un incrocio, per scegliersi tranquillamente alcuni cd da un venditore ambulante…..Senza parole. Arriviamo in aeroporto appena in tempo, solo che, sorpresa!, il volo non parte e non si quando ripartiremo. Tra rinvii e ritardi, finiremo con l’aspettare oltre 4 ore. Per scusarsi, la compagnia ci offre bibite e salatini schifosetti… Arriviamo a Puebla (volo di 1.000 km) all’1 di notte passata, ma il giorno “horribilis” non è ancora finito… L’incubo non è finito. All’1 e mezza della notte scopro, desolata, che il mio bagaglio non c’è. Sparito. Faccio immediatamente denuncia. La situazione è irreale: siamo stanchissimi e l’aeroporto vuoto, siamo rimasti io, mio marito e due addetti. Sono talmente stanca e desolata che non ho neppure la forza di piangere per la rabbia: mi limito a descrivere il mio bagaglio e a fornire le mie generalità. Quando ci chiedono dove pernottiamo e noi spieghiamo che ancora non abbiamo scelto l’hotel, avverto una certa perplessità. Chiediamo alla signorina addetta alle denunce di aiutarci a trovarne uno usando il suo telefono. Nulla, tutto pieno. L’addetta ci invita a richiamarla l’indomani per scoprire se il bagaglio salta fuori e poi ci carica su un taxi, chiedendo al tassista di aiutarci a trovare un hotel libero. Noi siamo stremati. L’aeroporto Serdan è pure lontano dalla città, ben 24 km! L’autista, meno male, è gentile, il primo dopo giorni. Ci porta in diversi hotel, ma nulla. Alla fine, stremati, troviamo una camera all’Hotel Real Best Western****, 90 euro la doppia senza colazione, ma siamo talmente stanchi che qualsiasi prezzo sarebbe andato bene….Prendiamo possesso della splendida stanza, con mega paesaggio sulla città, e crolliamo sul letto a 4 piazze! Io, però, preoccupata per il bagaglio, dormo pochissimo. 10° giorno: PUEBLA Puebla, convento Santa Rosa Puebla, convento Santa Rosa Con in tasca due brioche rubate al buffet della colazione, usciamo. Pigliamo un taxi e partiamo alla scoperta della città. Puebla è proprio bella. Si trova a oltre 2.000 m di altitudine, in una bella zona contornata da montagne, tra le quali l’Iztaccíhuatl ed il Popocatèpetl, duegrandi vulcani. La città fu fondata nel 1531 da un gruppo di coloni spagnoli che la chiamarono Ciudad de los Angelos, presto divenuta Puebla de los Angelos. Oggi è la capitale dell'omonimo stato e, con oltre 1 milione e 350.000 abitanti, è anche una delle città più grandi del Messico. E’ celebre per la sua bella architettura coloniale colorata e l'utilizzo delle maioliche di Talavera, ceramiche policrome smaltate che rivestono la maggior parte delle cupole delle chiese. Per la sua bellezza, Puebla è considerata un vero gioiello del Messico: il suo centro storico è Patrimonio dell’Umanità dal 1987. Purtroppo esso ancora riporta i danni del pauroso terremoto del 1999 (quasi 7° Richter) che lesionò molte case, chiese, palazzi e causò parecchi morti. La nostra prima tappa è il Museo Amparo (2 Sur 708; costo 25 pesos). L’Amparo è un museo privato con raccolte precolombiane e pezzi coloniali. Le collezioni sono davvero preziose: mi colpisce una collana hasteca fatta con 17 piccoli teschi d’osso, ma anche i tanti vasi a forma di animali tra cui un paio a forma di paperelle, anche il mobilio di epoca coloniale è interessante. Poi, con un taxi, ci facciamo portare dall’altra parte della città, all’ Ex Convento de Santa Rosa y Museo de arte popolar poblano (14 Poniente 305, costo10 pesos). Ex convento, ex ospedale psichiatrico, ex dormitorio, ora finalmente museo, contenente opere di artigianato, mobili e soprattutto la celebre immensa cucina del Convento, tutta in ceramica, bellissima!!! Qui pare sia stato inventato il celebre mole pueblano (pollo con salsa al cioccolato). L'origine di questo piatto ha una storia assai curiosa. Siamo nel XVI sec. Le monache del convento di santa Rosa a Puebla furono prese dal panico quando vennero a sapere che il vescovo della diocesi, senza preavviso, stava per rendere loro una visita. Non avendo nulla da offrire che fosse all' altezza di cotanto ospite radunarono tutte le provviste del convento. Mescolarono quindi diversi tipi di peperoncini a mandorle, a pomodori, a cipolle, a aglio, a pane, a tortillas, a banane, a grani di sesamo, a zucchero, a uvetta secca, a strutto, a foglie di avocado ed a tantissime erbe aromatiche e spezie. Pestarono il tutto e lo fecero cuocere per diverse ore aggiungendo per ultimo un po' di cioccolato per togliere un po' di asprezza al mole. E mentre la salsa sobolliva, sacrificarono e arrostirono l'unico tacchino del convento. Quando il vescovo arrivò, gli fu servito il tacchino ricoperto da questa salsa miracolosa che fu apprezzata moltissimo. Poi ci spostiamo a piedi al Templo de Santo Domingo. La Chiesa di San Domenico è molto famosa per la ricchissima Cappella del Rosario, un magnifico esempio dell'arte churrigueresca (il barocco messicano), eretta nel 1690. Da notare, le statue di angeli davanti all’atrium, simbolo di Puebla. Ammiriamo, rapiti, la bellezza delle decorazioni. Tempo di pranzo: tempo dunque di mole poblano, uno dei piatti nazionali del Messico. La parola mole deriva dall'atzeco molli e significa salsa aromatica al peperoncino. Ci sono tanti altri ingredienti a creare la tipica salsa scura da servire su pollo o tacchino e tra questi il cacao, che le conferisce un aroma particolarissimo.Essendo la sua preparazione lunga e laboriosa è riservata solo per le grandi occasioni. Comunque nei negozi specializzati si trovano moles già pronti per l' uso. Il mole più famoso si gusta nel celebre ristorante Fonda de Santa Clara (av. 3 Poniente 307),il più famoso ristorante di Puebla. E’ qui che arriviamo, molto affamati: l’ambiente è raccolto e carinissimo, i camerieri gentili e i piatti stra abbondanti. E il mole…bè…da provare, sicuro…ma non posso dire che mi sia piaciuto! Davvero strano, sì,per palati decisamente “aperti” alle novità! Dopo un buon bicchierino di Rompope, il liquore all’uovo tipico, è tempo di visitare il cuore della città. La Plaza principal, piazza centrale, è detta anche qui zocalo, ed è un’area verde costeggiata da bei portici cinquecenteschi. Animata da venditori ambulanti e bancarelle, la piazza è un luogo molto piacevole. Giusto per evitare le gocce di pioggia che stanno cadendo e in attesa che la Cattedrale apra ci ripariamo in una bella caffetteria (appartenente all’omonima catena che si trova in giro per tutto il Messico) Italian Coffee che serve frappè e cappuccino più che discreti. Accanto si trova la Cattedrale, davvero superba! E’ la seconda Cattedrale del Messico e fu edificata, in stile rinascimentale, tra il 1588 e il 1649. Una curiosità: è la Chiesa che compare sulle banconote da 500 pesos. La Cattedrale ha un magnifico altare ottagonale realizzato dall’artista Manuel Tolsa nel 1797 e ricorda l’altare di San Pietro. Sulle colonne che circondano lo spiazzo di fronte la cattedrale si trovano statue di angeli, da sempre simboli della città. Belle le torri, alte ben 69 m. Accanto alla cattedrale, su 5 Oriente, si trova l’immensa Biblioteca Palafoxiana, la più antica delle Americhe: contiene oltre 42.000 volumi e oltre 5.000 manoscritti. Essa si trova al primo piano della Casa de la Cultura, un tempo il vescovado della città. La Plaza Principal ospita anche l’elegante Palacio Municipal, in stile neoclassico francese. Poco distante si trova la Casa de los munecos, un palazzo settecentesco rivestito di ceramica rossa, raffiguranti figure danzanti, davvero bello!. Proseguendo si può camminare sino a Calle 6 Oriente, una via famosa per i negozi di caramelle e dolci artigianali per cui Puebla è famosissima, e per un liquore, il Rompope, a base d’uova, davvero delizioso! Il numero di pasticcerie è incredibile! I dolci sono bellissimi e stra calorici, zeppi di zucchero e glasse. A due passi si trova la bellissima Casa del Alfenique, all’incrocio tra 4 Oriente e 6 Norte, un palazzo seicentesco famoso per gli stucchi della sua facciata che ricordano una caramella fatta di albume, zucchero e mandorle, l’alfenique, appunto, tipica della città. Siamo al Barrio del artista (tra 6 Norte e 8 Oriente), un quartiere caratteristico, una sorta di Montparnasse messicana dove comprare le splendide ceramiche Talavera, altro orgoglio della città. Le ceramiche Talavera sono un intrigante mix di arte araba, spagnola, italiana e cinese. Le più antiche erano con disegni blu su fondo bianco. Furono i frati domenicani di Talavera de la Reina, in Spagna, a importarla in Messico, nel Cinquecento. Dal Seicento queste superbe ceramiche cominciarono ad utilizzare anche il verde, il nero e il giallo. In seguito si cominciarono a decorare con motivi a fiori e animali. Vicino al Barrio del Artista si trova El Parian, un bel mercato di artigianato, dove è bellissimo curiosare tra bancarelle e musicisti improvvisati. Poi, a malincuore, ci spostiamo in taxi alla stazione degli autobus per prenotare gli autobus per i giorni successivi e ne approfittiamo anche per cenare velocemente, con pizza, yogurt e macedonia, acquistati nei tanti ristorantini della stazione. Infine, sempre in taxi, facciamo ritorno all’Hotel dove, verso le 23 della sera, arriva il bagaglio smarrito! Sommo gaudio! Felicissimi, piombiamo a nanna…. ::::::::::::::: Messico Itinerario 3 - parte II Tutto il meglio del Messico Un mese su e giù per il Messico di Beatrice A. Città di partenza: Città del Messico Città di arrivo: Cancun Durata: 31 giorni Mezzo di trasporto: Bus locali, taxi, voli locali Difficoltà: nessuna Prezzo: 3500 euro circa (escluso volo da/per l’Italia) << Prima Parte Itinerario Terza Parte Itinerario >> 11° giorno: Puebla - POZA RICA e rovine archeologiche di El Tajin - Puebla (km 500 circa) El Tajin El Tajin Sveglia all’alba per cambiare hotel e spostarci all’Hotel Imperial (Av 4 Ote), davvero bellino, pulito e confortevole. E a metà prezzo, rispetto al Best Western! Tempo di lasciare i bagagli, pagare la camera e spiegare al proprietario che rincaseremo solo a sera tardi e ci facciamo portare in taxi alla stazione degli autobus: colazione veloce e si parte per lo Stato di Vera Cruz, destinazione Poza Rica! Roba da matti, affrontare in giornata un’escursione così massacrante, ma non volevamo assolutamente perderci la visita di uno dei più belli e meno turistici siti archeologici del Messico: El Tajin! L’autobus di segunda classe carica tutti: da bordo un omino urla il nome della destinazione finale richiamando i passeggeri. 4 ore e ½ di grida dopo, di film violenti sparati a tutto volume e di curve e burroni, fino alla rassicurante pianura, e finalmente arriviamo a Poza Rica, “pozzo ricco”, città petrolifera piccola e congestionata. Nessun turista all’orizzonte. Prendiamo un piccolo e “sgarrupato” autobus che ci porta alle rovine, una ventina di km di distanza. L’autista ci fa scendere ad un bivio, poi proseguiamo a piedi, lieti di poterci sgranchire! Se Poza Rica ha pozzi petroliferi in periferia, le rovine sorgono invece in una zona splendida e verdissima, ricca di piantagioni di aranci e vaniglia che qui viene universalmente coltivata: la vaniglia di Papantla, piccolo centro qui vicino, è infatti la più famosa del Messico ed è venduta in ogni parte del paese. Eccoci qua, nel cuore della regione abitata dagli indios Totonachi, eccoci arrivati nella terra dei voladores, los Voladores de Papantla, che qui avremo la fortuna di vedere… Il sito si presenta moderno. All’ingresso, dopo i tanti negozietti, ci sono il piccolo Museo, un ristorantino, una caffetteria e la biglietteria. Mangiamo un panino al volo e entriamo. Una passeggiata ci porta al sito di El Tajin, uno dei siti archeologici più belli del Messico, ancora in buona parte sepolto nella giungla tropicale. L’impatto è subito splendido. Rarissimi i turisti stranieri, ma, ovunque, famigliole di messicani che la domenica, approfittando dell’ingresso gratis (per loro, noi paghiamo), vengono alle rovine per un pic nic. Veniamo osservati con curiosità e diverse persone ci chiedono di dove siamo, sorridenti e curiose. Tutti sembrano amare l’Italia e gli italiani, che bello… El Tajin, “Uragano” in lingua totonaca, è un sito splendido ed è il più importante centro cerimoniale delle culture classiche (dal 300 al 1200 d.C ) del Golfo del Messico. Doveva essere una città davvero bella, con le sue belle piramidi stuccate e dipinte di rosso e blu! Poi, verso il 1200, in seguito ad un incendio probabilmente appiccato dai vicini Chichimec, la città fu abbandonata e cadde nell’oblio. La giungla la inghiottì per 800 anni. Fu riscoperta dagli Spagnoli nel 1785, ma gran parte dei lavori sono stati effettuati solo di recente, nel 1992: essi ci mostrano parecchie strutture, spesso non ancora identificate (tanto che si chiamano Estructura A, Estructura B, C….), grosso modo divise in due zone: la parte intorno alla celebre Piramide delle Nicchie e la parte più in alto, El Tajin Chico (Piccolo Tajin). All’ingresso si trova il Grupo Plaza del Arroyo, costituito da 4 piramidi a gradoni, intorno a un’ampia piazza. Proseguendo si arriva alla Plaza Menor che fa parte del centro cerimoniale più importante. A poca distanza sorge la Estructura 5, con la statua di una divinità: il dio del tuono o della morte. Accanto c’è il più importante dei 17 campi per il gioco della pelota: è il Juego de la Pelota Sur, risalente al 1150. Ha sei magnifici rilievi che illustrano il gioco. Accanto alla Plaza Menor c’è invece ciò che rende unico nel suo genere il sito: la splendida Piramide de Los Nichos (Piramide delle Nicchie), davvero unica. E’ davvero imponente: emerge dalla giungla con i suoi 18 metri, e ha i fianchi scavati a nicchie a intervalli regolari: 365 per l’esattezza. Una per ogni giorno dell’anno. Può essere insomma considerato un calendario. Con un sentiero si passa al El Tajin Chico, in una natura quasi selvaggia e verdissima. Interessante è anche il Juego de la Pelota Norte, anch’esso decorato a rilievi. El Tajin Chico conserva grandi strutture, anticamente colorate, un tempo forse dimora di funzionari e sacerdoti. Gli edifici spesso sono decorati con mosaici di pietra. Numerosi sono i motivi a greca. La struttura più importante di questa parte è la Plaza de las Columnas, con colonne scolpite con scene di rituali praticati dalla classe dirigente esteso su gran parte della collina, ma non ancora ricostruito. Visitiamo tutto con calma, godendoci la visita e la bellezza del luogo. Un messicano ci avvisa che alle 15 si esibiscono i Voladores. Ci accomodiamo nella piccola piazzetta dell’ingresso e ci incantiamo a vedere lo spettacolo. Il rito è noto col nome di “Danza di quelli che volano” ed è un rito antico, probabilmente legato alla fertilità, intento a propiziarsi le forze della Natura. Cinque uomini, nei loro costumi colorati, si arrampicano con agilità fino alla cima di un palo, altissimo. Con loro portano le corde con cui si legheranno, alla vita. Secondo alcuni, l’uomo al centro sul palo simboleggia il Sole: egli si sistema sulla cima e comincia a suonare un tamburo e un flauto. Suona per molto tempo, mentre gli altri si sistemano e legano con cura. Poi, quando cessa di suonare, gli altri quattro uomini si lanciano nel vuoto all’indietro, a rappresentare Terra, Aria, Acqua e Fuoco. Si librano per 13 volte intorno al palo, per un totale di 52 cerchi, il numero magico che costituiva il sacro secolo precolombiano!!! Infine “planano” a terra con delicatezza, bellissimo! Noi restiamo a bocca aperta per tutta la durata dello spettacolo, dopodiché curiosiamo nei tanti negozietti e compriamo boccette con estratto di vaniglia e uno strumento curioso, un tubo che, capovolto, produce un suono simile all’acqua che scorre. Quindi torniamo alla stazione degli autobus in tempo per scoprire di aver perso l’autobus per Puebla per soli 3 minuti. Tocca aspettare 3 ore e mezza. Pazienza! Inganniamo l’attesa leggendo e mangiucchiando, poi, finalmente, partiamo. Sarà un viaggio estenuante, per colpa della lentezza del mezzo: 6.30 ore straziati dai film a tutto volume e dalle grida del “buttadentro” che grida “Puebla Puebla” in tutti gli angoli in cui si ferma l’autobus… Arriviamo a Puebla alle 2.30 della notte! Pigliamo un taxi notturno per l’hotel dove, probabilmente, il proprietario ci dava per dispersi… Crolliamo a letto distrutti, senza neppure toglierci gli abiti. Tanto, si parte alle 5.30!!! Che rabbia, pensare che la colazione era inclusa….unico caso in tutto il viaggio!!!! 12° giorno: Puebla - OAXACA (km 400 circa) Partenza prima dell’alba, quando è ancora buio. Il taxi sfreccia veloce nella città deserta. Arriviamo in perfetto orario alla stazione. Bevo qualcosa di caldo, sbocconcello una brioche e poi partiamo. Cinque ore di viaggio che trascorrono benissimo, a bordo di un autobus finalmente stracomodo (GL Esecutivo, 282 pesos), con tanto di caffè self service. Il paesaggio è brullo e suggestivo, grazie alle infinite coltivazioni di agave. Le curve, invece, sono davvero fastidiose….sono felice, quando arriviamo, 400 km dopo! Ci aspetta la Posada Catarina (Aldama 325; www.hotelesoaxaca.com), un hotel delizioso, in pieno centro storico, col fascino delle antiche case coloniali, tutto colorato e allegro. La stanza è bella e confortevole, tutta in legno. Il bagno è ampio e pulitissimo. Usciamo per cambiare il denaro e mangiare in un piccolo ristorantino, la Posada Mexicana, cucina tipica messicana: sopa di verduras, tortillas, pollo, patatine e flan, il tipico crem caramel... Ci accorgiamo subito di essere in una zona bellissima della città, quasi di fronte al mercato cittadino. Prima ancora di averla vista, Oaxaca mi fa innamorare. Solo che siamo davvero stanchissimi….così ci prendiamo un pomeriggio di relax per mettere ordine nel bagaglio, fare il bucato, dormire un po’, leggiucchiare. Ripasso gli appunti preparati prima di partire: lo stato dell’Oaxaca si trova a sud della Repubblica Messicana ed è circondato dalla Sierra Madre Oriental e dalla Sierra Madre del Sur, al centro di tre belle vallate, le Valles Centrales. Oaxaca, la capitale omonima (che, nota bene, si pronuncia “Ohuaha”), si trova a oltre 1.500 m di altitudine. Fu fondata nel 1529 sui resti della città azteca Huaxyacan (“nel naso della zucca”) ed i suoi abitanti, che discendono da tribù zapoteche e mixteche, sono famosi per la loro allegria, la musica e le feste. Considerata una delle capitali più belle del Messico, la città conserva bellissime chiese, interessantissimi negozi di artigianato e due fantastici siti archeologici a poche decine di chilometri. Insomma, è una tappa davvero impedibile! In questa terra, infatti, si svilupparono due delle grandi culture del México precolombiano: quella Zapoteca ("il popolo delle nuvole"), con il centro in Monte Albàn, e quella Mixteca, la cui capitale fu Mitla. Leggo che dal 1987 Oaxaca e Monte Albán sono state incluse dall’UNESCO nel Patrimonio dell’Umanità! Inoltre, per chi ama le cose buone, Oaxaca è la città del cioccolato! E’ infatti qui che si produce il miglior cioccolato del Messico! Verso sera usciamo per curiosare. Il mercato ci calamita all’istante, anzi “i” mercati, data la loro vicinanza! Il mercato Benito Juarez, fondato nel 1892, è il luogo giusto dove acquistare cioccolato, formaggi, verdure, frutta, ma anche souvenirs e oggetti di artigianato. Si trova tra Flores Magon e 20 de Novembre. Pieno di cosine da comprare è anche il vicino mercato 20 de novembre, tra Cabrera e 20 de Novembre. I mercati ospitano tantissime e colorate bancarelle di frutta e verdura, tappeti, oggetti in paglia, cuoio e legno, tappeti e arazzi e tanto, tantissimo cioccolato! Molta è anche la frutta (meloni, cocomeri, cocco, papaia, ananas…), venduta intera oppure tagliata sul momento e venduta in bicchieroni di plastica. Golosissimi i churros, dolci a forma di bastoncino, morbidi, fritti e ricoperti di zucchero. Qui si comprano anche le cavallette, chapulines, fritte e vendute in cartoccini, spruzzate di limone. Se ne vedono vere e proprie montagne all’interno del mercato! Una leggenda dice che se le mangerete, tornerete a Oaxaca! Gironzoliamo a lungo, per i mercati, affascinati dai colori e gli odori. Poi, con una bella passeggiata, arriviamo al ristorante prescelto per la cena, El Naranjo, uno dei ristoranti più famosi del Messico. Si trova vicino in centro storico, due passi dallo Zócalo, in Av Valerio Trujano 203. Il ristorante coloniale, piccolo e raccolto, ospita nel suo patio, tra le fronde, piccoli tavoli preparati con sobria eleganza, ovviamente a lume di candela. L’atmosfera è rilassata e piacevole: qui tutto invita alla conversazione a due ed è tutto molto romantico. Ad un tratto, una signora affabile, vestita di morbidi pantaloni di lino e ampia camicia, esce da una porta e passa tra i tavoli, a salutare i commensali. E’ lei: Iliana de la Vega, una delle cuoche più famose del mondo! Gentilissima, ci augura una piacevole serata. Noi ci diamo alla cucina oaxaqueña caratterizzata dall’uso abbondante di salse piccanti e abbondanza di spezie di vario tipo. Oaxaca é famosa per il quesillo (tipo di formaggio a pasta filante), i gustosissimi chorizos (salsiccine rossicce), i tamales avvolti in foglie di banano e una miriade di tipi di mole (piatto fatto in base al chile e il cioccolato) che comprende quello nero, giallo e rosso. Il più famoso è il nero, a base di banane, pepe, peperoncino, cannella, cacao, servita di solito col pollo. Noi ordiamo piatti tipici: la botana oaxaquesa, un antipasto col meglio della cucina regionale, il chile poblano, un delicatissimo filate de pez , il tutto annaffiato da buona birra fresca. Non rinunciamo neppure al pastel de la casa, una crostata ricca di golosità! Il conto, certo salato per lo standard messicano (591 pesos) non ci fa pentire di essere venuti qui. Quando la Vega esce di nuovo dalla cucina, ne approfittiamo per ringraziarla della piacevolissima serata; le diciamo che siamo venuti dall’Italia anche per gustare le sue prelibatezze e che siamo felici di averlo fatto. Mio marito, che dipinge, le regala un suo catalogo di opere. La Vega si illumina e non smette più di ringraziarci e inchinarsi. Davvero gentilissima…. Pochi minuti dopo, un cameriere viene al nostro tavolo e ci spiega che la chef sarebbe lieta di offrirci il tipico Mezcal!Quello di Oaxaca è infatti considerato il migliore del Messico! E’ un liquore ottenuto, come la tequila, dalla spremitura delle foglie di una pianta grassa, il maguey. A garanzia della purezza del prodotto, all’interno della bottiglia viene inserito un verme, parassita della pianta, che si conserva perfettamente per anni e che si dice conferisca un particolare sapore a questo prodotto. Ce lo gustiamo, e poi corriamo a nanna, felici di sprofondare tra le lenzuola fresche e profumate della nostra posada. 13° giorno: OAXACA - MONTE ALBAN - OAXACA (km 20 circa) Oxaca, Conventos Oxaca, Conventos Per cominciare al meglio la giornata, niente di meglio che una ricca colazione al Cafè Alex (Diaz Ordaz 218): omelette, marmellata, brioche, frutta, tazzone di caffè molto buone e a buon prezzo! Poi ci spostiamo a piedi in Mina 518, all’ hotel Rivera del Angel dove si prende l’autobus che porta al sito archeologico di Monte Alban. L’autobus costa 60 pesos a/roppure supplemento di 15 pesos per ritorno in ora diversa da quella stabilita. Occhio perché occorre entrare proprio nella hall dell’hotel, pagare lì, e dal cortile interno partire con l’autobus, non dalla strada principale. Il tragitto è breve, 10 km a sud ovest di Oaxaca, circa mezz'ora di bus. Il bus esce dalla città e sale gradualmente sulle colline finché arriva in un punto panoramico dove sorge il sito archeologico Monte Alban, la “montagna bianca”, che domina sulla vallata ed è incorniciato da suggestivi rilievi. Monte Alban fu fondato intorno al 500 a.C. dagli Olmechi e con loro divenne un centro culturale, economico e religioso di primaria importanza. Nel VI sec. a.C. arrivarono gli Zapotechi che ne fecero una città elegante, con templi allineati e profumati di incenso. C’erano splendide cisterne che raccoglievano acqua piovana ed un elaborato sistema di irrigazione rendeva fertile la terra, coltivata a cereali e alberi da frutto su terrazze. Nelle vallate attorno si cacciavano cervi e uccelli. I commerci fiorivano e la città ospitava affollati mercati all’aperto dove si vendevano beni del luogo, perline di giada importate, oggetti in pietra, metalli, minerali, colori. Era, insomma, una terra ricca e piacevole. Poi, come in altri siti, iniziò la decadenza (800 d.C.) e Monte Alban fu abbandonata, per ragioni sconosciute. Seguirono i Mixtechi, popolo che la trasformò in un immenso cimitero. Qui, infatti, sono stati scoperti oltre 220 siti funerari colmi di gioielli. Cuore del sito è l’immensa Gran Plaza attorno la quale si trovano tutti le principali costruzioni del sito. Il sito è molto elegante: le linee sobrie e il rigore geometrico ne fanno uno dei più belli dell’intero Messico. In posizione centrale si trovano gli Edifici G, H, I, templi con all’interno tombe. Un tunnel sotterraneo, non visitabile, collega l’Edificio H col Palazzo. Accanto agli edifici c’è un edificio, l’Osservatorio, eretto attorno al 100 d.C. Esso è l'unico tempio al di fuori dei canoni di simmetria delle città precolombiane: devia infatti di 45° verso est dall'asse nord-sud e la sua sommità è volta a sud-ovest; probabilmente era usato dagli Zapotechi per i loro studi astronomici. E’ bello, tutto decorato con geroglifici scritti sulle sue mura. Le tombe più importanti di Monte Alban sono purtroppo attualmente chiuse: la Tomba 7, che conteneva più di 500 oggetti preziosi in oro, ambra, turchese e manufatti in argento e cristallo (oggi conservati al Museo Regionale di Oaxaca) e la Tomba 104, decorata da immagini di Cocijo, dio della pioggia zapoteco e Pitao Cozobi, dio del grano. La Piattaforma Nord e la Piattaforma Sud hanno entrambe gradini in pietra e balaustrate. La Piattaforma Nord è la più grande struttura del sito. In cima alla gradinata ci sono due file di colonne crollate, che un tempo dovevano supportare un tetto. Di fianco alla piattaforma settentrionale, sulla strada che porta verso l'uscita, si trova il Campo del gioco della pelota, non grande, ma molto ben conservato. Molti i bassorilievi presenti nel sito. Il più famoso è quello della Galeria de los danzantes, sul lato ovest della Plaza, vicino al Tumulo M. E’ così chiamato perché vi sono raffigurati degli uomini che sembrano danzare, anche se probabilmente si tratta di schiavi torturati, nemici delle città vicine, che si contorcono per il dolore. In alcuni edifici del sito, denominati Strutture K, L, IV Sur, H, sono stati rinvenuti oggetti preziosissimi (come la celebre maschera di giada del dio pipistrello rubata il giorno di Natale del 1985 dal Museo Antropologico di Città del Messico e poi fortunatamente ritrovata), oggi al Museo Nazionale di Antropologia. Nel Museo del sito, accanto all’ingresso, si trovano un gruppo di teschi di bambini relativi ad un sacrificio e dei teschi di persone che hanno subito trapanazioni craniche per fini, si suppone, terapeutici. Terminata la visita, facciamo rientro in città. Ci fermiamo a mangiare un delizioso e gigante hamburger con patatine fritte all’hotel Rivera del Angel, poi con un taxi ci facciamo portare in centro storico. La piazza principale di Oaxaca si chiama Plaza de Armas, più nota come Zocalo, animatissima ad ogni ora del giorno. E’ una bella piazza, in ristrutturazione, circondata da portici, con tanti caffè e ristorantini. Qui si affacciano il Palazzo del Governo e la Cattedrale del XVI sec., dedicata all’assunzione della Vergine Maria. Purtroppo risulta danneggiata dai terremoti che hanno colpito nei secoli la zona. Adiacente allo Zocalo c’è piazza Alameda de Leon, una tranquilla piazza punto di ritrovo, dove sostare e riposare. La città conserva altre belle chiese, come la Chiesa de La Compania (la Compagnia di Gesù). Ma la più bella, da non perdere, è l’Iglesia de Santo Domingo, l’ex Convento di San Domenico, splendidamente coloniale. E’ un monastero incredibile, voluto dai Domenicani nel 1570. Ha una stretta facciata con elaborate sculture su 4 file e due imponenti torre campanarie, con tracce di barocco. L’interno è un tripudio di bassorilievi policromi di stucco bianco e decorazioni in oro, in perfetto stile Puebla. All’interno nel chiostro c’è il Museo de las culturas de Oaxaca, il Museo regionale indispensabile per comprendere la storia del Paese dalla civiltà precolombiana ad oggi. In particolare, esso ospita i corredi funerari rinvenuti a Monte Alban, come la Tomba 7, ricca di gioielli e oggetti preziosi. Ci sono reperti archeologici e riproduzioni di oggetti di uso quotidiano e ornamentali, gioielli, armi, utensili per la cucina, la caccia, l’agricoltura, statue e fregi di vari templi. E’ una visita fondamentale per comprendere ciò che si è visto e che si vedrà in questa meravigliosa terra. Da una delle finestre panoramiche ammiriamo i magnifici Giardini etnobotanici, situati dietro la chiesa, ricco delle piante originarie di Oaxaca. Oaxaca è famosa anche per l’artigianato: ceramica di terracotta, oggetti di latta e legno, gioielli, le alebrijes, figure animali in resina, tappeti, coperte, arazzi, ma anche abiti in cotone. Alla Casa de las Artesanias( Matamaror 105; www.casadelasartesanias.com.mx), cooperativa che riunisce 80 laboratori di artigianato, compriamo camicie (150 pesos cad.) e un completo gonna-camicia di pizzo di grande qualità (250 pesos). Ma il centro storico è ricco di negozi splendidi, tra la Chiesa di Santo Domingo e lo Zocalo: è la via Alcalà, la più chic della città. Qui si possono ammirare i magnifici tappeti che hanno reso celebre la capitale: i tappeti tradizionali sono fatti con telai a cintura e a pedale e vengono tinti con materie naturali: il rosso viene dalla grana, una coccinella parassita del cactus, fatta essiccare; aggiungendo un po’ di succo di limone diventa arancione; l’ azzurro si ottiene invece da una pianta cotta ed essiccata. I tipici tipici hanno elaborati disegni geometrici o figure di dei. Trucchi per riconoscere un tappeto di qualità? Deve avere una trama fitta, non deve fare le antipatiche pallottoline di lana se strofinato a lungo, e non si sgualcisce una volta steso per terra. Ne ammiriamo di splendidi nel negozio La Mano Magica, dove sono presenti i lavori del famoso Arnulfo Mendoza. Se si ha tempo si può visitare il paese di Teotitlan, da dove vengono i tappeti migliori. Resta il tempo solo per una cenetta, con frutta e yogurt comprati nelle bancarelle del mercato (20 pesos in tutto). 14° giorno: Oaxaca - MITLA - EL TULE (km 110 circa) El Tule El Tule Veloce prima colazione in un minuscolo localino (2 tavolini) nei pressi della stazione di Seconda Classe, poi partiamo per Mitla con autobus della Trasportes Oaxaca, in partenza dallo stallo 9. Percorriamo i circa 50 km che ci separano dal sito archeologico in circa 90 minuti. Eccoci arrivati, nel cuore della bella Valle Tlacolula. Mitla era un importante centro cerimoniale preispanico, il più importante centro religioso zapoteco, dominato dai potenti sacerdoti che qui si dedicavano ai sacrifici umani. Il nome deriva dall’antica lingua nahuatl: mictlan, ossia “terra dei morti”, "il luogo di riposo delle anime". Poi gli Zapotechi la chiamarono Lyobaa, “luogo di sepoltura” e la trasformarono nel loro centro principale, dopo l’abbandono di Monte Alban (700/800 d.C.). Nell’XI sec. Mitla fu occupata dai Mixtechi, per poi tornare zapoteca; gli Aztechi arrivarono nel 1494 e Mitla era ancora abitata all'epoca della conquista spagnola. Dell'antico insediamento sono visitabili cinque palazzi, un tempo protetti da una fortezza, realizzati in bello stile architettonico, che conservano ancora i loro colori originali. I muri perimetrali esterni sono decorati con motivi geometrici a rilievo realizzati con piccole pietre intagliate di diversa forma, disposte a mosaico. E’ interessante sapere che questo posto è il solo, con Uxmal, ad essere originale per l’80-90% e non ricostruito, come gli altri. Ho letto sul web che le pietre vulcaniche e calcaree usate per la costruzione dei templi furono trasportate dalle vicine montagne, senza l’ausilio di ruota o ferro. Per lo più si tratta di blocchi monolitici, incastrati l’uno nell’altro senza uso di cemento o altra amalgama. Dall’ingresso, il primo gruppo di edifici che si incontra è quello del Grupo de la Iglesia, Gruppo della Chiesa. Qui ci sono i resti di una struttura che fu smembrata per costruire la Chiesa di San Paolo Apostolo, nel XVI sec. Proseguendo si raggiunge il più importante gruppo di edifici di Mitla: il Grupo de las Columnas, Gruppo delle Colonne, dove lunghe costruzioni in muratura circondano una piazza centrale. Qui si trova la Sala de las Columnas, così chiamata per i sei enormi pilastri che un tempo reggevano le travi di legno e il grande soffitto piatto. Da qui si accede al Patio de las Grecas, detto anche de Mosaicos, che prende il nome dai disegni geometrici, grecas (dal nome della pietra); ce ne sono 11 diversi, ma di nessuno si conosce il significato, forse si riferiscono a fenomeni cosmici, come raggi di sole, oppure all’acqua, ai serpenti, le croci forse ai quattro punti cardinali. Chiara è però l’influenza mixteca. Questi strani disegni, unici al mondo, dato che sono i soli del Centroamerica a non riportare immagini di animali/dei/piante, sono riportati oggi nella trama dei tappeti o delle maglie lavorati al telaio dai locali. Quello che possiamo vedere sono solo i templi e le case dei nobili e dei sacerdoti, che costruiti in maniera più solida, hanno sfidato i secoli; le case del popolo, nei dintorni, costruite in argilla, sono invece andate distrutte. A questo complesso appartiene anche la Columna de la Vida, che si trova in una tomba, nel Patio Sur. Non molto conservati sono i restanti complessi: il Grupo Arroyo, il Grupo Adobe e il più lontano Grupo Sur. Nel complesso Mitla è un sito piccolo piccolo, ma interessante. Molto carino è il piccolo Mercato de Artesanas, un mercato di artigianato che si trova proprio accanto all’ingresso delle rovine. Qui acquistiamo belle maracas in legno e il celebre calendario Maya in pietra. Ma Mitla è nota anche per la produzione di un ottimo Mexcal, il celebre liquore ottenuto dalla spremitura delle foglie del maguey, acquistabile nei tanti negozietti del paese. Poi prendiamo l’autobus, non prima di aver acquistato, alla fermata, un cartoccino di cavallette fritte (terribili…). Sulla strada del ritorno ci fermiamo al paesino di Santa Maria del Tule, 10 km da Oaxaca, per ammirare l’albero più vecchio del mondo: l’Arbor del Tule! L’albero gigantesco si trova vicino ad una chiesetta bianca del Seicento, in un piccolo spiazzo recintato(entrata 3 pesos). Nella guida leggo che si tratta di un imponente albero della famiglia dei cipressi dell’età apparente di 2.500 anni! Davvero imponente: è alto 42 m, ha ben 59 m di circonferenza alla base e pesa qualcosa come 36 tonnellate! Ho letto che per poterlo mantenere in vita occorrono 30.000 litri di acqua a settimana. Sostiamo all’ombra della sua ampia chioma seduti su panchine di ferro battuto, poi torniamo in città con un lentissimo autobus. Pranziamo, finalmente!, gustandoci buone specialità messicane al ristorantino Flor de Loto (Morelos 509). Resta il tempo per la visita di un museo davvero bello, eppure poco conosciuto: il Museo de arte prehispanico Rufino Tamayo (Av Morelos 503; costo 15 pesos). Si trova in un bel edificio seicentesco e ospita manufatti artistici di grande bellezza. A breve distanza si trova anche una delle chiese più belle della città: la splendida Basilica de la Soledad, del XVII sec. Barocca e dalla ricchissima facciata di marmo bianco, la chiesa conserva la miracolosa statua della Vergine, una statua magnificamente addobbata di diamanti e perle. Cena in un minuscolo localino della zona dei mercati, a base di pollo alla griglia e riso. 15° giorno: OAXACA – SANTA MARIA ATZOMPA e partenza in pullman per il Chapas (660 km circa) La città di Oaxaca è famosa anche per il cioccolato dal particolare gusto vanigliato. E’ tempo dunque di andare a scoprirla. In alcuni negozi della città di Oaxaca è possibile acquistare semi di cacao tostati e assistere alla loro trasformazione in cioccolato. Oltre che in vendita nei tanti negozietti del mercato, il cioccolato si trova in due ottimi negozi di via Mina Esq. 20 de Novembre. Un ottimo indirizzo è la fabbrica di cioccolato Mayordomo, dove è possibile assistere alla tostatura del cacao e alla sua lavorazione. Ovviamente la si può acquistare (in polvere o tavolette), ma soprattutto degustare, sciolta nel latte e servita fredda o calda. Cito da www.mexichoco.com/MainPage.asp: “Eredi del gusto per il cacao degli imperatori aztechi, i Messicani hanno mantenuto lo stesso grande rispetto per questo prodotto. Ancora oggi il cioccolato piace nella forma che prediligeva Moctezuma. Ovvero semplicemente fermentato, essiccato, tostato, macinato e zuccherato, senza aggiunta di altri ingredienti, senza lavorazioni industriali quali aggiunta di latte, spremitura del burro di cacao, triturazioni, battiture, temperaggio, aggiunta di grassi vegetali, ecc.; procedimenti inventati successivamente dai signori Suchard, Nestlé, Lindt, Cadbury, Hershey e altri, al fine di ottenere squisitezze ancora più raffinate.” Cito, sempre da web, che da Mayordomo “…il consumatore decide il grado di dolcezza e gli aromi del prodotto finito. In generale, per ogni chilo di semi si aggiungono due chili di zucchero, un certo quantitativo di mandorle e una stecca di cannella. Di fronte al cliente la cannella viene triturata e aggiunta alle mandorle e al cacao; il tutto è quindi passato in un semplice macinino. Quando si aggiunge lo zucchero il composto è macinato una seconda volta. Ne risulta un cioccolato all’antica: una pasta calda, morbida e malleabile, consegnata in un sacchetto di plastica. Ogni acquirente le conferirà la forma che preferisce. La modellerà in tavolette mentre è ancora calda, o la spezzerà in frammenti quando si sarà solidificata in un unico blocco. Questo è il cioccolato originario, genuino, non corrotto, che si presenta in grosse tavolette tondeggianti o in frammenti dal sapore potente e un po’ rude. Nelle cucine di tutto il Messico lo si scioglie poi, non senza fatica, in acqua o latte, per farlo montare con il tipico frullino manuale in legno intagliato.” Altro eccellente indirizzo è Soledad, stessa via, di fronte Mayordomo. Anche qui si degusta e si compra. Dopo il cioccolato è la volta della scoperta delle belle ceramiche di terracotta, tipiche della regione di Oaxaca. In particolare ve ne sono di tue tipi: la nera che è originaria del paesino di San Bartolo Coyotepec, a 16 km dalla città (qui c’è la famosa fabbrica di Dona Rosa); l’altra è verde ed è tipica del paesino Santa Maria Atzompa. La loro particolarità è che sono cotte in buche nel terreno, senza forno. Con un piccolo e scassato autobus di Segunda Classe raggiungiamo Atzompa, a 8 km dalla città. Il paese è piccolo e piuttosto povero. Molte case, alcune capanne vere e proprie, hanno maialini e animali da cortile in libertà. Il Mercatino però è davvero grazioso e acquistiamo bicchierini e posacenere che, miracolosamente arriveranno interi…. Resta il tempo di dare un’ultima occhiata al Mercato di Oaxaxa, sbocconcellare frutta e yogurt e acquistare gli ottimi panini (qua si chiamano tortas) di Chacos, in Flores Magon, che saranno la cena per la nostra notte e in pullman e via…verso il Chapas! 16° giorno: S. CRISTOBAL DE LAS CASAS - Villaggi indios di S. JUAN CHAMULA e ZINACATÀN Il lungo viaggio che ci porta in Chapas (650 km in 12 ore e ½), passa tranquillo, a bordo del confortevole autobus di prima classe ADO (320 pesos). Avvolti nel caldo sacco a pelo riusciamo anche a dormire! Siamo finalmente in Chapas, uno degli stati più poveri e belli del Messico. Qui un quarto degli abitanti sono indios e vivono in condizioni di estrema povertà. E questo benché il sottosuolo sia ricchissimo di petrolio e metano e benché la natura dia piantagioni di frutta e caffè di rara bellezza e fertilità. E’ questa una terra ricchissima di fiumi e acqua, eppure 1/3 degli indios non ha in casa né acqua, né luce… Analfabetismo e mortalità infantili sono inoltre i più alti del Messico. Qui 11 anni fa è scoppiata la rivolta. Cito, dal sito: amolt.interfree.it/Messico/storia12_chiapas.htm: “Il movimento del Chiapas, scoppiato il 1° gennaio 1994, si ispira a Emiliano Zapata, il leader rivoluzionario d'inizio secolo: l’EZLN rivendica le grandi conquiste della rivoluzione messicana (terra per tutti i contadini, autonomia per gli indios, democratizzazione dello stato). L'EZLN, dopo un referendum al suo interno, si è dotato di un proprio organismo politico, l'FZLN, che ha avviato trattative, spesso interrotte da ambo le parti, con il governo. L'insurrezione contadina era ed è guidata dal Subcomandante Marcos, il quale ha acquisito vasta popolarità nel mondo anche grazie all'utilizzo di Internet quale mezzo di diffusione di proclami e programmi rivoluzionari: egli è divenuto il simbolo della lotta dei poveri. Da allora sono stati avviati i negoziati con il governo federale, e nel febbraio 1996 è stato siglato il primo di sei accordi di pace, inteso a proteggere la cultura autoctona e a conferire alla popolazione indigena maggior peso politico. La situazione nella regione, però, non si è placata e la repressione delle popolazioni del Chiapas con squadroni della morte e anche con lo stesso esercito federale è continuata…” Noi siamo curiosissimi di scoprire questa terra e la sua gente. Arriviamo che fa ancora buio, piove e fa freddo. Eppure sono felicissima di essere qui, mi pervade una sensazione di piacevole attesa e felicità. Eccoci a San Cristobal de Las Casas, che sorge a quasi 2.200 m di altitudine. Ci facciamo portare in taxi all’Hotel Plaza Central, in via Paniagua 2, e prenotiamo l’ultima cameretta con bagno disponibile. L’albergo è un po’ vecchiotto e malmesso, ma ha il suo fascino grazie al fatto che è tutto in legno e ha un bel cortile interno coperto. Lasciamo i bagagli e facciamo due passi in piazza, che è a due passi. Il fascino di San Cristobal de Las Casas ci cattura immediatamente nonostante la pioggerella fine fine che non rende giustizia alla sua bellezza. Un tempo il nome di questa piccola città (120.000 abitanti) era Villa Real de Chapa. Essa fu fondata nel 1528 dal conquistatore spagnolo Diego de Mazariegos. Il nome attuale fu scelto in onore di Bartolomé de Las Casas (1474-1566), un frate domenicano missionario in Messico. Egli fu autore di celebri scritti, tra cui la "Brevissima relazione della distruzione delle Indie" del 1552 in cui condannò vigorosamente la condizione di schiavitù in cui gli Spagnoli avevano ridotto gli Indios. Fu grazie a lui che venne limitato il lavoro forzato e infine abolita la schiavitù. Oggi S. Cristobal è la terra degli indios Lacadones e degli zapatisti del subcomandante Marcos. La cittadina conserva la splendida architettura coloniale, con vicoli stretti, strade acciottolate e case costruite con adobe, la miscela di fango e fibre naturali, molto tipiche e dai colori sgargianti, specie rossi, gialli e celesti. La piazza principale di San Cristobal si chiama Plaza 31 de marzo. Ci fermiamo proprio al gazebo centrale dove c’è un piccolo locale dove fare colazione. Ci accomodiamo in uno dei piccoli tavolini in ferro battuto lieti che abbia smesso di piovere e si cominci a vedere il sereno. Ci gustiamo un eccellente caffè bollente (il Chapas è il massimo produttore di caffè del Messico) e pane tostato con una deliziosa marmellata. Poi notiamo una signora con un ombrellino colorato: avevo letto del tour di Mercedes Hernandez Gomez, una signora maya che organizza un tour ai villaggi indios di S. Juan Chamula e Zinacatàn ogni mattina alle 9. In realtà non si tratta di Mercedes, ma di un’amica, che comunque ci vende l’escursione e ci appiccica sulla felpa un’etichettina di “avvenuto pagamento”. Il prezzo, pagato subito, è di 120 pesos a persona e comprende la visita ai villaggi dei maya Tzotzil di Chamula e Zinacantan, al cimitero maya e ad un casa di tessitrici. In pochissimo si raduna una piccola folla e partiamo. Gli italiani sono davvero tanti! Ci portano via con due pulmini e un taxi. Spunta anche il sole! Un tragitto tra campi di fagioli e mais ci porta al paesino di S. Juan Chamula, villaggio indios (3.000 abitanti) a 9 km dalla città. La nostra guida, in un misto di italiano e spagnolo, ci racconta della vita degli indios, delle loro credenze religiose e delle loro condizioni di vita. Passeggiamo osservando le povere case, i campi coltivati, le vallate verdi circostanti. Qui la gente veste i costumi tradizionali e non vuole essere fotografata. Ci osservano, incuriositi, ma non danno confidenza. Al massimo ci scappa qualche sorriso. Poi ci spostiamo verso la piazza, animata dal consueto mercato indios, all’aperto, dove si comprano bei poncho di lana, maglioni, frutta, cartoline. Ci sono anche polli e papere anche loro in vendita. Bimbi, alquanto straccioni e sporchi, ci chiedono caramelle, patatine, penne, pesos. Le persone non amano essere fotografate (esiste la credenza di perdere in questo modo l'anima!). Sulla piazza si affaccia il Templo de San Juan, la famosissima Chiesa di San Giovanni Battista, risalente al 1524. Fu costruita sulle rovine di una precedente chiesa distrutta da un incendio. Per vederla bisogna pagare un obolo al vicino ufficio del turismo, ma a questo pensa la nostra guida. La facciata è bella: bianca con i profili verde acqua e i fili con le bandierine colorate, molto “messicana”. La si può fotografare, mentre è severamente proibito fotografare l’interno. All’interno, molto buio, migliaia di candele disposte per terra in file ordinate dai fedeli. Sul pavimento moltissima erba e aghi di pino, nenie, voci e lamenti: la religione maya di oggi è un misto tra cristianesimo e paganesimo, una sorta di sincretismo in cui i santi hanno a poco a poco sostituito le varie divinità pagane. Qui non c’è un sacerdote fisso e la chiesa è autonomamente gestita dalla popolazione indigena. Intere famiglie pregano inginocchiate, accendono davanti a loro piccole candele colorate. Alcune mamme allattano i loro bimbi. Entriamo silenziosi, con l’impressione di disturbare. La guida ci spiega che qui vengono officiati riti particolari che prevedono il sacrificio di polli. Alcuni rituali prevedono la purificazione della persona dal male che può venir espulso dalla bocca, ad esempio facendo uso di bevande gasate, specie la Coca Cola/Pepsi: i rutti aiuterebbero insomma a liberarsi degli spiriti maligni! All’interno ci sono grandi e rozze statue di Santi cattolici, rivestite di abiti di stoffa, ai quali si chiede l'intercessione per l' ottenimento di una guarigione o la risoluzione di un grave problema. A tal scopo vengono offerte candele colorate votive: bianche per i problemi di nervi, verdi per problemi legati alla natura e la foresta, vista come entità spirituale, rosse per le ferite, marroni per i problemi con la terra o i raccolti, nere per il pericolo di morte. A detta della guida la Chiesa ufficiale ha provato negli anni a scalzare queste pratiche religiose, ma invano... Dopo gli acquisti al mercatino, ci spostiamo verso il paesino di San Lorenzo Zinacantan, l’altro caratteristico villaggio sulle montagne. Sostiamo un poco su una collina, ad osservare il cimitero indio, con le sue croci colorate, poi proseguiamo. Arriviamo purtroppo che il mercatino è terminato. Diamo un’occhiata alla chiesa del villaggio, la grande Iglesia de San Lorenzo, ricostruita nel 1975 dopo un devastante incendio. Poi ci spostiamo tutti a visitare una casa Tzotzil del villaggio, dove ci offrono tortillas appena cotte e bicchierini di punch colorato. Le donne lavorano i telai, noi ammiriamo i loro lavori e la loro abilità. Rientriamo a San Cristobal che è pomeriggio inoltrato e siamo davvero stanchissimi. Per di più ha preso a piovere. Gironzoliamo comunque per il centro storico ed entriamo nella Cattedrale, risalente al XVI secolo. Davvero bello il pulpito barocco dell’interno e soprattutto la facciata decorata da stucchi colorati di ocra, bianco e giallo. Sulla piazza si affaccia anche il palazzo Municipale, austero e pallido. Un’occhiata alle bancarelle e agli spettacolini che ci sono sempre (mimi, danze), poi cenetta light e disintossicante da Naturalissimo (20 de Novembre 4), localino-negozio di prodotti biologici che offre frullati, panini, centrifughe, macedoni e yogurt eccellenti. Quindi a nanna presto, sotto le coperte. 17° giorno: S. Cristobal de Las Casas - CAÑÓN DEL SUMIDERO - S. Cristobal de Las Casas (km 140 circa) Se amate il biologico e le cose fatte in casa, la Casa del Pan è perfetta per la prima colazione. Si trova in Calle dr Navarro 10: tutto qui è all’insegna del naturale e non raffinato e la marmellata è ottima! Poi andiamo all’agenzia Astur Viajes (Plaza 31 de Marzo Oriente) e per 200 pesos a persona acquistiamo l’escursione al famoso Cañón del Sumidero. Quella che secondo alcuni turisti è una brutta escursione, banale e perdibile, per noi è stata un’escursione davvero sorprendente e divertente, grazie al simpatico gruppo e le bellezze della flora e la fauna viste! Francamente, io la consiglio a tutti! Per vedere il Cañón del Sumidero occorre raggiungere in autobus Chiapa de Corzo, una piccola cittadina a 12 km da Tuxtla Gutierrez, la capitale del Chapas. Da qui, infatti, partono le imbarcazioni per il Cañón. Il viaggio, nel complesso dura circa 2 ore di pullmino, trascorse tra risate e chiacchiere. E’ una giornata incantevole e soleggiata, siamo davvero fortunati. Arriviamo e ci fanno subito indossare i giubbotti appositi, imbottiti, poi ci fanno accomodare sulla lancia a motore. Il Cañón del Sumidero è una spaccatura nella terra attraversata dal Río Grijalva. Un’antica e triste leggenda racconta che piuttosto che cadere nelle mani dei Conquistadores spagnoli, gli indios preferirono gettarsi nelle acque del Cañón… La navigazione sulle acque del Río Grijalva dura circa due ore e si fa su veloci lance a motore. I 32 km del fiume portano i passeggeri lungo le ripidissime pareti del Cañón alte oltre 1.000 m. La gita consente di ammirare un panorama davvero suggestivo, ma soprattutto la fauna locale: falchi, aironi, avvoltoi, martin pescatori e…coccodrilli! Tanti! Noi ne abbiamo contati 12, di tutte le misure, fino al più grande, di 5 metri…. Nel corso della navigazione la lancia rallenta per consentire di ammirare le grotte e le rocce dall’insolita forma: come la stalattite caballito de mar, il cavalluccio marino, o l’Arbol de la Navidad, una roccia a forma di abete. Nella Grotta dei colori spicca una croce con attorno nastri colorati, fiori ed ex-voto. C’è anche una scaletta che porta sino alla statua della Madonna. La grotta è così chiamata perché ci sono delle scolature di colore lungo le pareti, dovute ad infiltrazioni di acqua piovana. In fondo al fiume c’è la diga idroelettrica di Chicoaséu, costruita nel 1981. Da qui il fiume ricomincia a scorrere potentissimo, sino a sfociare nel lontano Golfo del Messico. L’escursione è piacevolissima e il paesaggio splendido. Poi proseguiamo verso il paesino di Chiapa de Corzo. Il pulmino ci lascia nella bella piazzetta, Plaza Albino Corzo. Vediamo anche la Pila, la monumentale fontana in mattoni e stile gotico, che ricorda un castello o più probabilmente la corona dei re spagnoli. La fame si fa sentire. Il nostro accompagnatore ci porta in un ristorante dove mangiamo davvero bene: El campanario, via Urbina 5, dove gustiamo specialità regionali e ci rilassiamo. Ma è già tempo di tornare e inizia a diluviare! Riposiamo in hotel e poi usciamo in taxi, facendoci portare al Museo del ambar de Chiapas (20 pesos), all’interno dell’ex Convento de la Merced: ha splendide raccolte della famosa ambra del Chapas, particolarmente pregiata e variopinta. Qui l’ambra si può anche acquistare (e infatti compriamo un ciondolo da regalare). Finalmente smette di piovere. Passeggiamo per la colorata via 20 de Novembre, curiosando nei tanti negozietti che vendono ambra e poi, dato che ormai è buio, andiamo a cena. La pizza di PP’s Pizza è davvero buona! Ha vari indirizzi, noi abbiamo scelto Calle Paniagua 8, attaccato al nostro hotel: 2 eccellenti pizze, birra, acqua, piatto di formaggio fuso e prosciutto cotto a soli 157 pesos! Consigliatissimo! 18° giorno: S. CRISTOBAL DE LAS CASAS e partenza in pullman per Palenque (km 180 circa) Torniamo da PP’s Pizza, data la vicinanza e i buonissimi prezzi, per un’abbondante colazione con uova, pane tostato, burro, marmellata, chocomilk e caffè. E’ il nostro ultimo giorno a San Cristobal e la vogliamo dedicare agli acquisti! Sì, perché il Chapas, e questa cittadina in particolare, sono il posto giusto dove acquistare regali e souvenir. Prima di tutto ci rechiamo al carinissimo Cafè Museo Cafè (MA Flores 10; lun./sab. 9-19 e dom. 16-21), un caffè museo dedicato al caffè del Chapas, un’idea di un gruppo di coltivatori locali (www.ComercioJusto.com.mx), molti di cui indios. Qui si compra dell’ottimo caffè, acquistabile in grani oppure macinato sul momento. Poi andiamo alla chiesa più bella della città, il Templo ed ex Convento de Santo Domingo, una chiesa costruita a partire dal 1547, con una magnifica facciata barocca contaminata da influenze maya. Qui si trova l’imperdibile mercatino indio col suo caotico tripudio di frutta, verdura e oggetti di artigianato! Ogni giorno, infatti, gli indios degli altopiani scendono a vendere i loro manufatti come le loro belle borse in cuoio, le coperte multicolori, poncho, camice ricamate, cinture intrecciate…. Di tutto di più! Acquistiamo tutto qui… Poi, carichi di regali, torniamo in hotel e ce ne andiamo via, certi che questa cittadina, con la sua atmosfera particolare, ci resterà nel cuore. Piove di nuovo. L’aria frizzante di montagna presto sarà un ricordo…. Da S. Cristobal de las Casas impieghiamo circa 5 h e ½ per arrivare a Palenque (autobus di Primera classe a 105 pesos). I chilometri sono pochi, 180 in tutto, ma interamente di curve! Un’autentica sofferenza, benché il panorama sia splendido: valli e montagne verdi ci portano su al passo di Ococingo, a circa 3000 m, poi giù sino a Santo Domingo de Palenque, nella giungla chiapaneca. Siamo sempre in Chapas e siamo arrivati qui per ammirare una delle meraviglie del Messico: l’antica Palenque, forse la più bella città maya. Qui ci fermeremo per diverse notti, date le diverse e interessanti escursioni. Le possibilità di pernottamento sono due: o dormire negli hotel della zona delle rovine, scomodi, ma immersi nel verde, oppure in città, in sistemazioni meno suggestive, ma comode per prenotare escursioni, cambiare il denaro, cenare nei tanti localini. Noi scegliamo la praticità e la comodità: Hotel Nikte-Ha, Juarez 133, stanza grande e pulita, con aria condizionata a 350 pesos a notte. 19° giorno: Palenque- MISOL HA - AGUA CLARA - AGUA AZUL - Palenque (km 120 circa) Agua Azul Agua Azul Palenque è una cittadina (33.000 abitanti) moderna, ma piuttosto sgraziata. La sua vita si svolge lungo poche vie, Juarez e Hidalgo, zeppe di localini, negozi, agenzie viaggio. La zona di Palenque è famosa per la grande varietà di oggetti di artigianato delle diverse regioni del paese come tessuti per la fabbricazione di una vasta gamma di abiti, mantelli, tappeti e decorazioni, intagli di legno e maschere. Palenque è anche un’ ottima base per le escursioni ai siti di Bonampak e Yaxchilán e alle bellezze naturali di Misol-Ha, Agua Azul e Agua Clara. Tante e valide sono le agenzie che vendono “pacchetti completi”. In genere c’è la possibilità di visitare, in un solo giorno il sito di Palenque e le cascate, ma noi abbiamo preferito dedicare a Palenque parecchie ore e non una visita frettolosa, così ci siamo affidati a Viajes Misol ha (Juarez 148) per la visita approfondita delle cascate, da soli (120 pesos a persona). Nemmeno il tempo di cambiare i soldi in banca, quindi neppure di fare colazione, e partiamo, ore 8.20, per le famose Misol-Ha, Agua Azul, Agua Clara. MISOL-HA Le cascate di Misul Ha si trovano ad una trentina di chilometri da Palenque. Abbiamo un’ora di tempo per ammirarla. Ci incamminiamo subito in mezzo al verde della foresta e subito la vediamo. E’ davvero una cascata spettacolare: sottile, sì, ma molto alta e si tuffa aggraziata in una deliziosa conca di acqua verde brillante. Intorno la natura è davvero esplosiva! Una bella passeggiata conduce dietro la cascata, sino a grotte buie dove si trova una piccola e suggestiva cascata di 5 metri. I ragazzi del luogo si offrono come guide e accompagnano nella cavità, fornendo le torce; naturalmente, poi, si lascia una piccola mancia. Suggestivo! Acquistiamo patatine e succo di frutta al barettino che c’è all’ingresso e ripartiamo per la tappa successiva. AGUA CLARA Qui sosta molto breve (40 minuti appena). Agua Clara significa “ Acqua Chiara”, ed è una semplice distesa di acqua turchese, il Rio Shumulha. Il luogo è davvero ameno, nessun turista in giro, ma il paesaggio è piacevole. Ci divertiamo in particolare a passeggiare nel verde camminando su uno spettacolare ponte sospeso, a 50 m di altezza! Poi ripartiamo. AGUA AZUL Il nome significa “Acqua Azzurra” ed è una località dove numerose piscine naturali sono separate da magnifiche cascate. Certo, nella stagione delle piogge le acque limpide si fanno più scure, ma lo spettacolo è garantito! Qui la corrente, poi, è forte. E’ quindi necessario fare molta attenzione quando se fa il bagno, perché alcuni turisti qui sono morti affogati! Attorno domina una lussureggiante foresta. Una bella passeggiata consente di salire la collina e ammirare i diversi punti in cui le cascate si gettano. Numerosi localini offrono cibo gustoso, specie pesce, a prezzi economici. Poi ci sono i venditori ambulanti che offrono tacos e bicchieroni di frutta fresca appena sbucciata, deliziosi! Purtroppo scoppia un violentissimo temporale, fortuna che abbiamo già visto tutto e fatto anche il bagno! Ci ripariamo in un ristorantino dove pranziamo e poi, quando sgocciola appena, curiosiamo tra le tante bancarelle di abiti, in cerca di t shirt e pantaloncini. Torniamo a Palenque verso le 16.30 del pomeriggio. Una doccia bollente, un riposino e poi andiamo a cena nel miglior ristorante della zona: La Selva (Carretera Palenque-Ruinas km 0,5), pochi minuti dal nostro hotel. Elegante e dall’atmosfera molto romantica, immerso in un giardino tropicale con tetto di paglia, il ristorante offre cucina di eccellente qualità. Ordiniamo il piatto più famoso, il filate jacaranda (manzo con prosciutto, formaggio e brandy), davvero incantevole. La pina colada gustata qui è tra le migliori che io abbia mai bevuto! Consigliato di cuore! 20° giorno: Palenque - YAXCHILÀN - BONAMAPAK – Palenque (km 400 circa) Non potevamo perderci due siti (aperti tutti i gg. dalle 8 alle 16.45) così incredibili, anche se piuttosto scomodi da raggiungere: Yaxchilàn e Bonamapak, i siti maya che fiorirono durante la tarda era classica. Si trovano ai confini col Guatemala e sono sperduti nella lussureggiante foresta pluviale, la Selva Lacandona, un incredibile polmone verde che ospita oltre 4.300 piante, per non parlare di animali. Questo è il regno dei pappagalli, dei tucani, delle farfalle (ce ne sono ben 450 specie), delle scimmie urlatrici, del giaguaro, del tapiro, dei pipistrello vampiro e di numerosi serpenti. In questa magnifica giungla di circa 4.000 mq vivono gli indios Lacandones, fieri sostenitori degli Zapatisti di Marcos, dediti all’allevamento, alla coltivazione del granoturco e all’artigianato, che vendono ai turisti. Il modo più semplice per raggiungere questi magnifici siti è da Palenque, con un’escursione organizzata da una delle tante agenzie di viaggio locali. Bisogna tener conto che, data la distanza, occorre un giorno intero. Noi ci siamo affidati a Viajes Na Chan Kan ( Hidalgo, ang. Juarez). Yaxchilan Yaxchilan Yaxchilan Da Palenque Yaxchilán dista quasi 180 km di strada, più 22 km di navigazione sul fiume. Partiamo alle 6 del mattino, con un comodo pulmino. Siamo una decina di persone in tutte, italiani, una svizzera, alcuni messicani. Ci fermiamo a fare colazione in un posticino immerso nel verde, sulla strada, una sorta di capanna di legno dove i sedili sono tronchi tagliati. Ci offrono un’ottima colazione a buffet, generosa e di qualità. Dopo due tazze di caffè bollente siamo pronti a proseguire per Frontiera Corozal, un piccolo paese al confine col Guatemala. Qui alla Zona Lacandona Comunidad Frontiera Corozal si pagano 10 pesos per l’ingresso. E’ da qui che partono le motolance che navigano per un’ora circa lungo il fiume Usumacinta fino a raggiungere le rovine archeologiche. Il viaggio è suggestivo. La giungla è ovunque e avvolge tutto. La navigazione è quasi magica. Finalmente raggiungiamo il sito. Il manto selvatico della giungla copre gli edifici in modo affascinante, ma nasconde alla vista buona parte dello splendore dell’antica cultura Maya. Yaxchilán fu costruita fra il III ed il X sec. d.C. Dall'anno 752 la città fu governata dal sovrano Pajaro Jaguar IV (Uccello Giaguaro IV ) che, attraverso tre alleanze firmate da matrimoni politici e varie guerre, riuscì ad espandere la propria influenza sui territori circostanti. Coscienti dell'importanza di lasciare traccia della loro egemonia, i Maya incisero su pietra gli avvenimenti salienti riguardanti la vita della classe nobile della città e, grazie a questa lungimiranza, oggi possiamo conoscere con relativa esattezza la storia degli ultimi 300 anni di questo regno. La città fu poi abbandonata intorno all’810. Ciò che la rende famosa sono le facciate particolarmente decorate dei suoi palazzi e i magnifici architravi scolpiti. Dall’ingresso si può decidere se visitare subito la Pequena Acropolis, un gruppo di rovine su un’altura. Dirigendosi invece verso il “centro”, la prima struttura che s’incontra è El Labirinto, il Labirinto, un dedalo di stanze e di passaggi intricati in cui gli abitanti si nascondevano durante le incursioni dei nemici. Al piano superiore vi è una sala centrale da cui si dipartono altre stanze. La facciata in origine era ricoperta di stucco sagomato e dipinto. Non manca anche in questo sito uno spazio per il Juego de la Pelota, gioco della pelota. Oltre al Labirinto, ci sono altri palazzi grigio verdi ricoperti da rampicanti, da qui il nome di “Luogo delle Pietre Verdi”; si affacciano sull’erbosa Gran Plaza, luogo dove risiedevano i nobili. La Stele 1 raffigura Giaguaro Uccello nel corso di una cerimonia; la Stele 11 raffigura due personaggi e uno è Giaguaro Uccello (è il personaggio più grande). Tutto il sito è ricco di stele che raffigurano l’auto-sacrificio, considerato atto di devozione e modo per comunicare con l’aldilà: le donne si pungevano la lingua, il re si salassava il pene…. Dalla Stele 1 delle scale portano all’edificio meglio conservato: l’Edificio 33, riconoscibile per il coronamento a cresta. Esso ospita splendidi bassorilievi e la scultura priva di testa del Giaguaro Uccello, a cui il palazzo è dedicato. A sud della Gran Plaza le scalinate conducono alla Gran Acropolis. L’edificio 41 è il più alto del sito ed è probabilmente il luogo dell’ultima battaglia. Il sito è semplicemente favoloso. La natura è straripante: vediamo serpenti e una tarantola gigantesca! Veniamo anche divorati, nonostante l’ Autan, da zanzare e formiche fameliche!!! La cosa più emozionante in assoluto è l’urlo delle scimmie urlatrici: quasi un ruggito nelle foreste! Ho letto che le scimmie urlatrici sono il secondo animale sulla Terra per potenza di emissione vocale, subito dopo la balenottera azzurra. Io posso dire che sentirle è stata una emozione indescrivibile!!! Dopo la navigazione del ritorno, il gruppo sosta in un ristorantino dove mangiamo un’ottima zuppa di verdura, un piattone di patatine, pollo e verdure, tortillas e tanta frutta fresca dolcissima. Quindi ripartiamo alla volta di: BONAMPAK E’un sito estremamente affascinante, rimasto inghiottito tra la giungla sino al 1946 quando due americani della United Fruit Company convinsero un indio Lacandon a rivelare il misterioso sito delle pratiche devozionali locali. Bonampak, che in lingua maya vuol dire “muri dipinti”, sorse intorno al 600 d.c. presso il fiume Lacanja, un affluente dell’ Usumacinta. Ciò che rende davvero unico questo sito è la presenza, al suo interno, della più rilevante testimonianza visiva della pittura maya: si tratta di splendide pitture murali, le più belle del periodo classico maya, che raffigurano cerimonie religiose, battaglie, sacrifici e offrono un interessante quadro della società maya del secolo VIII. Le rovine occupano un’area circoscritta e si sviluppano attorno alla Grande Piazza (90 x 110 m circa), delimitata da larghe piattaforme a terrazza. Per arrivarci occorre fare una mezz’oretta in fuoristrada, tra la giungla fitta. I celebri dipinti murali si trovano nel Templo de las Pinturas, “Tempio dei dipinti”, scoperto nel 1946 dal fotografo Giles Healey: vi sono raffigurate scene di battaglia con guerrieri che vanno a caccia di prigionieri da sacrificare, cerimoniali di corte con danzatori e figure grottesche al cospetto dei sovrani, vivide rappresentazioni di sacrifici umani e scene di auto sacrificio, un atto che consisteva nel trafiggersi la lingua o i genitali con una cordicella ricoperta di spine per raccogliere le gocce di sangue da offrire agli dèi. Un vero incanto! Tanto che le tre camere splendidamente affrescate hanno dato al sito l’appellativo di “Cappella Sistina dei Maya”! Tutto il sito di Bonampak è affascinante. Occupa oltre 2,4 kmq, anche se le costruzioni principali si trovano nei dintorni della Gran Plaza. Ovunque volano migliaia di farfalle colorate… A partire dal 776 d.C. su questa città regnò Chan Muwan II. E’ lui il sovrano raffigurato con una lancia in mano sulla Stele 1 della Gran Plaza, un’enorme lastra in pietra alta 6 m circa. Sempre lui, con una testa mozzata in mano, sulla Stele 2 o con davanti un prigioniero con orecchini di carta ai lobi, segno di sottomissione, sulla Stele 3. Re Chan Muwan II è rappresentato anche nei celebri dipinti a colori, con addosso la pelle di giaguaro, indossata nel corso dei combattimenti: ha davanti i prigionieri torturati mediante lo strappo delle unghie, scena che turbò non poco gli scopritori del sito in quanto sino ad allora i Maya erano ritenuti una popolazione mite, non interessata a sacrifici umani o torture. Ma è tempo di rientrare: Bonampak dista circa 150 km da Palenque. Siamo stanchi e pisoliamo un po’ tutti, sulla via del ritorno. Ma ne valeva davvero la pena… Poi, verso sera, il consueto temporalone, che prosegue per tutta la notte. Cenetta deliziosa e meravigliosi club sandwiches al Cafè de Yara (Hidalgo 66) ristorantino caffetteria nuovo, pulito e coloratissimo (160 pesos in due). Molto consigliato! :::::::::::: Messico Itinerario 3 - parte III Tutto il meglio del Messico Un mese su e giù per il Messico di Beatrice A. Città di partenza: Città del Messico Città di arrivo: Cancun Durata: 31 giorni Mezzo di trasporto: Bus locali, taxi, voli locali Difficoltà: nessuna Prezzo: 3500 euro circa (escluso volo da/per l’Italia) << Prima Parte Itinerario << Seconda Parte Itinerario 21° giorno: Rovine di PALENQUE e partenza per Villahermosa (km 150 circa) Rovine di Palenque Rovine di Palenque Torniamo al Cafè de Yara (Hidalgo 66) per una colazione eccellente, a base di frutta fresca, omelette. Poi ci spostiamo di pochi passi per prendere uno dei bus colectivos che portano alle rovine, 8 km fuori città, in mezzo alla rigogliosa selva tropicale. Al grido ripetuto di "Ruinas, ruinas!" l’autista richiama i clienti. In breve siamo al sito. Le rovine di Palenque sono considerate da molti come le più belle del Messico, soprattutto per la luce iridescente che dona un particolare fascino alla zona. Questo luogo, che risale al tardo periodo classico, ma è stato abitato fino in epoca tarda, segna l'apogeo architettonico dell'Impero Occidentale Maya. La zona archeologica si trova all’interno del Parque Nacional de Palenque. Il clima è caldo-umido, l’altitudine è inferiore ai 350 m. In pratica si soffoca!!! Con i suoi ben 1.780 ettari Palenque è uno dei complessi archeologici più importanti al mondo. Eppure ben il 95% del sito si trova ancora sotto cumuli di terra! Palenque significa “palizzata”, ma molto probabilmente il suo nome antico era B’aakal, ossia “osso”. La città antica conobbe il suo massimo splendore sotto il re Pakal, chiamato anche Scudo del Sole . Egli governò la città fra il 615 e il 683 d.C. portandola a grande splendore. A Pakal succedette il figlio Kan B’alam II, detto anche Giaguaro Serpente II, che continuò le grandi opere di edificazione del padre. Alla sua morte, nel 702, Palenque iniziò un rapido declino, anche per gli attacchi della vicina città di Toninà. Dopo il 900 fu abbandonata e presto coperta dalla giungla. La riscoperta avvenne con Antonio de Solis, un sacerdote spagnolo che vi giunse nel 1746. Solo agli inizi del secolo XIX arrivarono archeologi scrupolosi, ma anche avventurieri e artisti, tra i quali troviamo Guillermo Dupaix, il conte Waldeck, il ricercatore americano John L. Stephens, l’arch. inglese Frederick Catherwood, che fecero conoscere la mondo la grandezza di questa città attraverso i loro rapporti. Essi scoprirono che questa città stato era la testimonianza di un grande regno e che fu capitale di una provincia che comprendeva le terre basse delimitate dai fiumi Usumacinta e Grijalva. Nel giugno del 1952, l’archeologo Alberto Ruz Lhuillier scoprì la cripta segreta di Pakal, nel Tempio delle Iscrizioni. Al suo interno, sotto una lastra di 5 tonnellate, fu ritrovato il sarcofago con le spoglie di re Pakal. Lo scheletro era adorno di gioielli e aveva il volto coperto da una magnifica maschera di giada (rubata purtroppo nel 1985 dal Museo Archeologico di Città del Messico, dove si trovano attualmente lo scheletro e i gioielli). Il sarcofago, invece, e la celebre lastra con “l’astronauta”, sono ancora qui, nella tomba. Attualmente però (primavera-estate 2005) essa è chiusa a causa dei danni subiti dalla massiccia presenza dei turisti. Inutile recarsi al Museo del sito (1,5 km dall’ingresso) per richiedere il permesso. Andateci invece per la sua raccolta di antichità. Il museo è aperto dalle 9 alle 15.45. Esso è dedicato alla cultura Maya e permette di apprezzare i costumi e l’arte che caratterizzò questa misteriosa civiltà, con incensieri, statuette in terracotta, gioielli di giada. Ospita anche una celebre tavoletta, detta “Tavoletta degli schiavi”, di pregevole fattura. Le rovine sono disseminate su una superficie vastissima. Palenque è forse il sito maya più elegante: gli edifici hanno un aspetto lieve e raffinato, le finestre a T evocano il dio del vento IK. Un tempo questi edifici erano tinteggiati di rosso e decorati con stucchi blu e gialli. Poco dopo l’ingresso c’è il Templo XIII, che ospita la tomba (scoperta nel 1994) di una donna, il cui scheletro fu rinvenuto completamente coperto di cinabro, un minerale rosso. Secondo alcuni si tratta della moglie, per altri della madre di Pakal. Accanto c’è il Templo de la Calavera, Tempio del Teschio, il cui nome è dovuto allo stucco a forma di teschio di cervo o coniglio, nella parte inferiore di uno dei pilastri che sorreggono il portico. Vicinissimo c’è il principale edificio di Palenque: il Templo de las Inscripciones, il Tempio delle Iscrizioni. Questo è l’unico edificio che NON si può più scalare. La sua costruzione è stata iniziata da Pakal e terminata dal figlio. Il Tempio deve il suo nome al ritrovamento di tre tavole geroglifiche che riportano la storia della dinastia di Palenque con 617 glifi, molti dei quali non ancora decifrati. Il tempio è il più imponente edificio del sito: è alto 25 m suddivisi in otto piani, uniti da una scalinata di 69 gradini. Le 9 rampe di scale simboleggiano i 9 livelli in cui è diviso l’Inframundo maya, ossia il mondo sotterraneo, il quale ha delle divinità a guardia di ciascuno, i Bolontiku. È questo il luogo freddo, oscuro ed infelice nel quale giacciono le anime di alcuni trapassati, quelli che durante la loro vita hanno demeritato. Secondo i maya, i vari corpi celesti, compresi Sole e Luna, dopo il loro tramonto passano attraverso questo mondo sotterraneo per poi risorgere. Nella cripta, oggi chiusa al pubblico, si trova il celebre “astronauta di Palenque”, l’immagine di “…una figura umana in una posa che ricorda quella di un viaggiatore spaziale intento a pilotare un veicolo a razzo. L'uomo sembra impugnare i comandi di guida, e nella parte posteriore del veicolo compare una struttura (un motore?) da cui fuoriescono quelle che appaiono essere fiamme. Altri dettagli suggeriscono la presenza di un sedile, di un apparato di respirazione e di una struttura esterna affusolata che ben si concilia con l'aspetto di un veicolo a razzo. L'immagine è stata portata all'attenzione del pubblico dallo scrittore svizzero Erich von Däniken che, a partire dal suo libro “Ricordi del futuro” (1968), l'ha interpretata come una testimonianza della visita all'umanità da parte di viaggiatori extraterrestri, avvenuta secondo l'autore in tempi remoti e della quale si sarebbe in seguito persa la memoria. Secondo le teorie dello scrittore, riprese ed ampliate anche in Italia da Peter Kolosimo, gli antichi contatti con civiltà aliene avrebbero tuttavia lasciato traccia in alcuni manufatti, dei quali la pietra di Palenque costituirebbe uno degli esempi più convincenti. Nonostante l'aspetto dell'immagine tombale, in sé piuttosto sorprendente, von Däniken si ferma però all'interpretazione che deriva dalle prime sensazioni, tralasciando di approfondire aspetti decisivi fra cui - ad esempio - l'abbigliamento del "pilota", non certo adatto a un volo spaziale. Ma soprattutto altri studiosi, fra cui l'archeologo statunitense William H. Stiebing, documentano come nella stessa località di Palenque vi siano diverse pietre tombali maya (come nel Tempio della Croce e nel Tempio della Croce Fronzuta) sulle quali compaiono simboli che si ritrovano anche nell'immagine del cosiddetto astronauta. Nel contesto dell'arte maya, tali figure rappresentano il "Mostro della Terra" (un guardiano degli inferi), scambiato per la parte inferiore dell'astronave, un oggetto a forma di croce (che probabilmente raffigura una pianta di mais), un uccello quetzal (un simbolo solare ad indicare la sorgente della vita) e altro ancora. Si suppone quindi che la scena sulla pietra ritragga in realtà un sacerdote o un re raffigurato al momento della morte, durante il passaggio fra il mondo dei vivi e l'aldilà. Conosciamo invece la data della sepoltura, risalente alla fine del VII sec. d.C., che evidentemente non si concilia affatto con l'ipotesi della visita di antichi extraterrestri sostenuta da von Däniken e dai suoi seguaci.” Astronauta a parte, la lastra ha, scolpita, parte della complessa cosmologia maya. Vi compare infatti il dio Ometeotl, creatore originale, maschio e femmina insieme; egli è il creatore sia degli dèi che degli uomini e abita il più alto dei 13 cieli, dove vivono gli Oxlahuntiku, gli dei del giorno. Il cielo tutto è sostenuto ai quattro lati da altrettanti ceiba, gli alberi sacri dei Maya (tipici della foresta tropicale, coperti di spine) e al centro un quinto ceiba gigantesco giunge fino al primo cielo. I Maya simboleggiavano il cielo con l'immagine di un serpente a due teste, con le caratteristiche sia di un rettile che quelle di un uccello. E’ il celebre serpente piumato, il Caan. El Palcio a Palenque El Palacio a Palenque Altro magnifico complesso è quello de El Palacio, il palazzo. Si tratta di un grande edificio, costruito su una piattaforma, dotato di una splendida torre a quattro piani molto probabilmente adibita a osservatorio astronomico. Il Palazzo di Palenque era l’abitazione della famiglia reale e sede delle cerimonie d’incoronazione dei re. Il Palazzo ha 4 cortili principali e un dedalo di stanze dove probabilmente risiedevano i sacerdoti e la famiglia reale. Disponeva di bagni, stanze per i bagni di vapore e aveva un sistema fognario, passaggi sotterranei e un cortile cerimoniale. Le mura del palazzo in origine dovevano essere stuccate e pitturate di rosso e azzurro. Nel cortile nord, il Patio de los Cautivos, patio dei prigionieri, c’è una raccolta di sculture in rilievo rappresentanti sovrani soggiogati. Più avanti si trova il bel Tempio del Sole, un edificio molto ben conservato posto su una piramide a quattro livelli e con un bel tetto a cresta. Al suo interno, glifi e stucchi rappresentanti il Sole. Accanto gli sta il Templo XIV, in gran parte ricostruito. E’ ricco di glifi e sculture. Da qui si può andare verso il Grupo de la Cruz costituito da tre edifici molto importanti, costruiti in onore di Kan B’alam II, il figlio di Pakal. Essi simboleggiano la vita, la morte e la reincarnazione. Da vedere l'albero della vita che compare insieme a pannocchie di mais, simbolo di fertilità e al quetzal, un uccello sacro per i Maya. Il Templo del Sol è molto ben conservato. Esso rappresenta l’Inframundo maya, il mondo sotterraneo, abitato dai 9 dei infernali. La piazza del tempio è dedicata alla guerra e alla morte. Esso possiede una cresta ancora intatta. Al suo interno è rappresentata l'adorazione del sole, a commemorare la nascita di Kan B’alam II e la sua ascesa al trono. Il Templo de la Cruz è la piramide più alta di Palenque; ha una decorazione che raffigura il dio degli inferi che fuma tabacco e Kan B’alam II in abito da cerimonia. Qui venivano praticati sacrifici umani, in particolare donne e bambini e qui furono rinvenuti 110 incensieri ora custoditi nel museo. Il Templo de la Cruz Foliada (Croce Fogliata), conserva una tavola che illustra Pakal con lo scudo a forma di Sole. Il tempio si chiama così per via di un rilievo con una pianta di mais a forma di croce. Con una camminata superiamo il complesso del Palazzo e ci dirigiamo all’immancabile campo de la pelota. Il gioco della palla era molto diffuso tra i Maya. Tutti i siti hanno un loro campo. Tuttavia, le regole non sono ancora chiare. Secondo alcuni, i giocatori della squadra vincitrice venivano sacrificati agli dei. Il gioco della palla ricreava la lotta tra entità contrapposte: Sole e Luna, giorno e notte, dei del mondo sotterraneo e dei celesti… Il campo da gioco, a forma di I, rappresentava il Cosmo e la palla di caucciù il Sole. I giocatori indossavano cinturoni di cuoio e protezioni agli arti. La palla poteva essere spinta solo con gomiti, polsi, vita e ginocchia. Ancora oltre si trova il Grupo Norte o gruppo nord: 5 larghe piattaforme sormontate da templi. Qui si trova il Templo del Conde, così chiamato perché un eccentrico nobile (?) francese, il conte Jean Maximilien di Waldeck, abitò sulla sua cima per ben due anni (1830). E non è mica finita! Per chi ha voglia di camminare e vedere, oltre al Gruppo Nord ci sono gruppi di edifici separati da un corso d’acqua con cascate: i Gruppi denominati I e II, da un lato, e Gruppo dei Pipistrelli, Gruppo B e Gruppo C, dall’altro. Insomma, per chi ama l’archeologia, uno splendore. Intervalliamo la visita con brevi pause, data l’umidità affaticante. Pranziamo subito fuori dall’ingresso (si può uscire e rientrare), nel piccolo ristorantino, con deliziosi sandwiches. Poi via, raccattiamo i bagagli e ci prepariamo a lasciare il Chapas. Cenetta veloce in una piccola pizzeria a due passi dal nostro hotel e poi pullman di Primera classe (80 pesos) per Villahermosa, la capitale dello stato del Tabasco. Villahermosa è una grande città di 400.000 abitanti, né brutta né bella. Si sviluppa su entrambe le rive del Río Grijalva, ma non ha un centro definito. E’ caotica, affollata, disordinata e decisamente poco affascinante: è, in una sola parola, una città petrolifera. La vera attrazione della zona e vero motivo della visita è l’incredibile Parque Museo de La Venta, il museo archeologico dedicato alla grande civiltà olmeca. Per questo siamo qui. Poco più di 2 ore di autobus e ci siamo. Usciamo dalla stazione, dopo aver prenotato i tragitti in pullman successivi e cerchiamo un hotel. Ne scegliamo uno praticamente di fronte la stazione: è l’Hotel Palomino (av. Javier Mina 222), 350 pesos per una stanza molto pulita e confortevole. 22° giorno: VILLAHERMOSA - partenza per Merida (km 650 circa) Dopo una notte tranquilla e riposante, siamo pronti per andare alla scoperta della misteriosa cultura degli Olmechi. Dopo aver cambiato i traveler’s cheques in una vicina banca ci facciamo portare in taxi al Parque Museo de La Venta ( Av Ruiz Cortines; biglietto 40 pesos). Il Parco fu creato negli anni Quaranta, quando l’industria del petrolio mise a rischio l’insediamento di la Venta, l’antica città olmeca che si trova a 70 km. Così i reperti più importanti furono trasferiti qui, in questo parco all’aperto dove, tra le fronde della vegetazione tropicale, sono conservate 30 grandi statue olmeche di basalto. C’è un magnifico sentiero, lungo 1 km, detto “sentiero delle sculture”, che porta alla scoperta delle sculture e delle stele. Ma non solo, perché il parco è anche zoo e ha numerose gabbie con animali, alcuni in via di estinzione. Dopo aver fatto colazione in una piccola caffetterie all’interno, e aver visto le scimmie ragno e i fenicotteri, ci addentriamo nel sentiero. Il posto è splendido e la giornata magnifica e soleggiata. Peccato che il numero delle zanzare sia folle! Le statue sono davvero suggestive! La più grande pesa più di 24 tonnellate, è alta 2 m ed è diventata il simbolo della cultura Olmeca, come i troni di pietra dei re Olmechi. Da non perdere il gruppo di 16 figurine di giada e un insolito mosaico di blocchi di serpentino e roccia e argille colorate raffigurante una maschera di giaguaro geometrica. Gli Olmechi, stabibilitisi intorno all'800 a.C. nelle tierras calientes a sud del golfo del Messico, svilupparono una civiltà che durò più di un millennio. La civiltà Olmeca è la cultura-madre di tutte le popolazioni mesoamericane non soltanto perché l’arte, i culti e i centri cerimoniali hanno costituito un modello al quale si sono ispirate tutte le future generazioni, ma perché quella olmeca era un modo di sentire e di agire, era un’ideologia prevalentemente pacifica che venne condivisa da tutte le civiltà che erano entrate in contatto con quel mondo. Del primo periodo (civiltà di La Venta) restano ceramiche dipinte e teste umane scolpite. Più tardi gli Olmechi divennero costruttori fondando anche la grande città-santuario di Monte Albán. Opere olmeche (sculture monumentali, templi a piramide, ceramiche ornate di animali stilizzati, oreficerie, ecc.) si diffusero allora anche all'interno del Messico esercitando una duratura influenza sulle civiltà zapoteca e tolteca. Terminato il sentiero, visitiamo la parte Zoo, con le gabbie della pantera, i leoncilli, i leopardi, i ghepardi, i coccodrilli, i tucani, daini, gli animali notturni, i serpenti. Davvero bella la gigantesca voliera, dove è possibile entrare, dove vivono papere, pappagalli e altri uccelli colorati. Girano invece liberi, tra i visitatori, degli animaletti a me sconosciuti: sono i coati, una specie di procione dal lungo naso a punta, buffi e teneri, sempre alla ricerca di cibo. Tempo di pranzo, ormai. In taxi raggiungiamo il CICOM, Centro de Investigacion de las Colturas Olmeca y maya, un complesso che raccoglie teatro, biblioteca, istituto di ricerca, ristorante e, soprattutto, il Museo Regional de Antropologia Carlos Pellicer Camara (Periferico Carlos Pellicer, 511) con pezzi di origine maya e olmeca. Prima della visita mangiamo (bene) nell’adiacente ristorante Los Tulipanes, chic e rilassante. Poi ammiriamo il grande museo, purtroppo in un edificio vecchiotto e bisognoso di cure, privo di aria. Fa davvero caldo e io sono ormai distrutta: la stanchezza inizia a farsi sentire… Con un taxi ci facciamo portare al cuore della città, nella la zona pedonale Zona Luz, che si estende dal Parco Benito Juarez a Plaza des Armas. Essa è stata creata nel 1970 ed è tutta pavimentata. Qui sorgono negozi, bar, gallerie d’arte… è davvero molto molto carina. Sulla Piazza principale si affaccia il candido neoclassico Palacio de Gobierno; dall’altra parte c’è il Tempio della Concepcion, una chiesa della metà del XX sec. con elementi gotici. Molto, molto carina è la Casa de los Azuleyos, un magnifico palazzo dell’Ottocento, in Juarez 402, che ospita il Mueso di Storia. Ci fermiamo accanto, in un fresco Mc Donald’s, dove gustiamo un gelatone e riposiamo un po’, decidendo il programma delle prossime giornate. Poi gironzoliamo alla ricerca di un negozio dove scaricare le foto digitali (lo troveremo in Lerdo de Tejada 313) osservando vetrine e bancarelle di granite e zainetti colorati. Nonostante la presenza del Parco, Villahermosa non è quasi per nulla turistica. Ceniamo in un Burger King e poi torniamo in taxi all’hotel, per recuperare i bagagli: si parte per lo Yucatan, finalmente! Ci attende una notte in pullman, ma ci volgiamo coccolare concedendoci il pullman più lussuoso possibile: un UNO “Luyo”, 602 pesos a testa. A bordo pare di essere in una business classe d’aereo: copertina e cuscino, bibita, poltrona che si stende quasi come un letto, sorta di puff per gambe e piedi, bagno uomini e bagno donne, tv con cuffiette. Insomma, un extra confort che ci permetterà di dormire tutta la notte! 23° giorno: MÉRIDA - IZAMAL – Merida (km 140 circa) Izamal, Convento de Santo Antonio de Padua Izamal, Convento de Santo Antonio de Padua 650 km e 8 ore dopo, alle prime luci dell’alba, siamo a Merida, la capitale dello Yucatán! Ci attendono alcuni dei siti più celebri del Messico e il Mare dei Carabi. Merida conserva un antico soprannome, "Città bianca", per il fatto che un tempo era pulitissima e i suoi abitanti vestivano sempre di bianco. Oggi è una città vivace, ma non particolarmente caratteristica. Anzi, a onor del vero, a parte la zona della piazza, il centro storico non è che sia troppo bello, né troppo pulito. La città è però un ottimo punto di partenza per escursioni alla scoperta delle affascinanti rovine della Ruta Puuc. Merida anticamente si chiamava T’ho, “quinto palazzo”. Fu Francisco de Montejo a darle il nome di Merida nel 1542, in ricordo dell’omonima città spagnola dalla quale provenivano molti dei Conquistadores. Oggi ci vivono 500 mila persone ed è una città che si snoda in caratteristici quartieri, i barrio, ciascuno con la sua chiesa e i suoi mercati. Il traffico è notevole, la città è parecchio rumorosa e inquinata. Noi però ci troviamo un’oasi: l’Hotel Posada Toledo (calle 58, N°487 x 57; 300 pesos a notte con ventilatore), un piccolo hotel ricavato da un’antica casa aristocratica. Qui, oltre i cancelli di ferro battuto, tutto è tranquillo e il tempo sembra non essere passato mai. Le camere sono tutte arredate con mobilio ottocentesco e si fa colazione nella sala da pranzo della famiglia, tra ritratti e tazze preziose. Davvero bello! Lasciati i bagagli, usciamo dalla città per un’escursione al più famoso e fotografato monastero del Messico, consigliatomi da un’amica prima di partire: IZAMAL Izamal si trova a circa 70 km da Merida (1h e ½ di autobus, dalla stazione degli autobus di seconda classe di Merida, 55 pesos a/r con autobus Oriente di servizio intermedio) e deve la sua notorietà al monastero francescano che gli spagnoli costruirono nel 1561 smantellando il tempio maya precedente. Izamal era una città Maya dedicata al culto di diverse divinità tra le quali Itzamna, dio creatore, nel tardo preclassico (300 a.C. – 100 d.C.). Gli Spagnoli edificarono la loro città sulle rovine della antica città maya e ancora oggi Izamal è una cittadina coloniale piuttosto ben conservata. Molti edifici sono del secolo XVI e XVII e sono dipinti nel colore classico dell'epoca coloniale, l'ocra chiaro, tanto che la cittadina è soprannominata Città Amarilla, città gialla. Nel XVI sec. i frati francescani utilizzarono le pietre del distrutto tempio maya di Ppapp Hol Chac per edificare uno spettacolare convento, il Convento de San Antonio de Padua, il monastero più famoso di tutto il Messico, spesso sulla copertina di tante guide dedicate al Messico. L'atrio sopraelevato della cattedrale è infinito ed é circondato da un portico di 75 archi disposti in forma di rettangolo irregolare. La chiesa principale del monastero è il Santuario de la Virgen de Izamal, con affreschi del XVI sec. Bisogna dire che a Izamal non c’è praticamente altro, se non una piccolissima piramide e un minuscolo mercatino, però il monastero è davvero bello, merita! Rientriamo a Mérida e sono talmente stanca da non avere la forza di andare a pranzo: mi accontenterò di succhi di frutta e yogurt. Decido quindi di dedicare il pomeriggio al bucato e al riposo, mentre mio marito va a vedere il bel Museo Regional de Antropología, che illustra la storia della penisola dello Yucatan. Usciamo per cena. Gironzoliamo per il centro, che è davvero grazioso e animato di bancarelle e negozietti. Cuore della città è Plaza Grande o Mayor, costruita sulle rovine dell'antica città Maya di T'Ho', distrutta dagli Spagnoli. Qui si affaccia la Catedral de San Ildefonso, la Cattedrale di San Idelfonso, iniziata nel 1561. Con le sue 12 massicce colonne e la grande navata in romanico spagnolo, è la più antica di tutto il Nord America ed è costata la vita a diverse decine di schiavi Maya impiegati nella sua costruzione; l'edificio è in sobrio stile rinascimentale con una facciata disadorna e severa. Sempre sulla Plaza Grande sorgono alcuni edifici coloniali come la Casa de Montejo, costruita nel 1549 e abitata dall’omonima famiglia. Oggi è una banca, uno degli esempi migliori di plateresco secolare; il Palacio de Gobierno, Palazzo del Governo, invece, risale al 1892 e fu costruito dove un tempo sorgeva il palazzo dei governatori coloniali. Il centro storico di Merida offre molti negozi di souvenir e artigianato. Questa zona del Messico è particolarmente famosa per le lavorazioni tessili, specialmente per le amache e le huipiles, l’indumento femminile indigeno, una specie di camicetta decorata con disegni preispanici coloratissimi. Merida è famosa anche per i cappelli Panama realizzati con le foglie della palma jipiapa. Splendidi cappelli panama al negozio Artesiana El Xiric calle 57°, n.15 Y16 accanto al Pasaye Congreso). E’ una sera speciale: festeggiamo il nostro dodicesimo anniversario al ristorante Amaro in calle 59 tra calle 60 e calle 62. Atmosfera coloniale a lume di candela con la tipica cucina dello Yucatan. Davvero una serata splendida. 24° giorno: Merida - RUTA PUUC (siti di Labnà, Sayil, Kabah) - Uxmal - Merida (km 190 circa) Ruta Puuc è il nome della “via” dedicata alla civiltà maya Puuc fiorita tra VIII e X sec. Col nome di Puuc si indicano sia le omonime colline che formano un basso promontorio a sud della città che lo stile fiorito in questa zona caratterizzato da grandi complessi palaziali a pianta rettangolare, gruppi di colonne alternate a pannelli incorniciati, maschere di Chaac sulla facciata e mosaici di pietra quasi “barocchi”. Per ammirare i siti contraddistinti da questo elaborato stile è possibile prendere l’ autobus ATS che parte alle 8 spaccate dal Terminal di Segunda classe di Merida e che porta a Labnà, Sayil, Kabah e Uxmal (120 pesos a/r). Acquistiamo yogurt da bere e un paio di panini alla stazione degli autobus e partiamo. Circa 100 km dopo, entriamo nel primo sito. LABNÀ Labnà, che significa “Casa vecchia”, è un piccolo e bellissimo sito che merita davvero di essere visto. Sorge in posizione rialzata, davvero spettacolare, circondata da aride colline. La città vide la luce nel IV sec. e fiorì per secoli, sino alla sua decadenza, intorno all’anno 1000. A Labnà ci sono templi del VII - VIII sec. edificati dai Puuc, un’etnia Maya che adorava il dio Chac della pioggia. Una stupenda via cerimoniale rialzata, il saché, attraversa buona parte del sito congiungendo i monumenti principali. Da vedere: l’Edificio de las Columnas, col suo basamento di 40 m e 20 di larghezza; El Mirador, l’osservatorio posto in cima ad una piramide quasi distrutta; El Palacio, con le sue magnifiche decorazioni. Il Palazzo aveva un totale di 67 stanze disposte su due livelli. Purtroppo oggi una parte delle stanze è andata perduta, ma l’edificio è comunque considerato un gioiello dello stile Puuc. Ma l’edificio più famoso è El Arco, l’Arco, magnifico arco monumentale, ampio 3 m e alto 6 m che faceva parte di un edificio andato purtroppo distrutto e marcava l’ingresso e l’uscita dalla città. Si tratta di un tipico falso arco maya ed è decorato da mascheroni di Chaac e piccole nicchie che riproducono capanne maya. SAYIL 40 minuti è il tempo che ci è concesso al sito di Sayil, “luogo delle formiche”, una grande città, costruita tra il 750 e il 1000 d.C. E’ un sito famoso per lo spettacolare Gran Palazzo che vi è conservato! El Palacio, questo il suo nome in messicano, è un favoloso edificio composto di tre piattaforme con una facciata lunga 85 m. E’ considerato uno dei più bei palazzi dell’architettura maya, pari a quello di Uxmal. Splendide le decorazioni puuc sulle colonne, raffiguranti Chaac Mool e un dio discendente, Ah Mucen Cab (dio ape) ma anche le stecche delle capanne maya. Un bel sentiero porta al El Mirador, un osservatorio malridotto, costituito da un tempio quadrato decorato con un’alta merlatura in stile Chenes (quello di Tikal in Guatemala). E’ tutto. Nel sito restano alcune cisterne. I Maya non avendo fonti di acqua naturali e scorrendo l’acqua a circa 40 m sottoterra, profondità che non potevano raggiungere con le tecniche dell’epoca, avevano trovato altri sistemi per l’approvvigionamento idrico. Creavano delle buche grandi e profonde in prossimità di pozze d’acqua naturali, che impermeabilizzavano artificialmente e nelle quali facevano defluire l’acqua per conservarla. Oppure, vicino alla propria capanna, costruivano delle piattaforme che convogliavano l’acqua piovana in cisterne sotterranee. Questi sistemi erano chiamati aguadas i primi e chuetun i secondi. In media una cisterna conteneva circa 35 litri d’acqua che venivano utilizzati non solo per gli usi domestici ma anche per il materiale (vedi lo stucco) delle costruzioni. KABAH 30 minuti per ammirare Kabah (“la mano che cesella” o “il signore dalla mano forte e potente”), un sito Puuc di indubbio fascino. Si racconta che in questa città nacque il nano protagonista della leggenda di Uxmal. Fatto sta che Kabah risale ad un periodo compreso tra il 750 e il 950 d.C. e che a quell’epoca era la città più importante dopo Uxmal. Erano infatti unite da sacbé di 20 km, oggi purtroppo invisibili: i bei viali lastricati di pietre bianche sono del tutto sepolti sotto la vegetazione della vicina giungla. L’edificio più famoso del sito è il Palacio de los Mascarones (Palazzo delle Maschere) chiamato anche Codz Pop ossia “stuoia arrotolata”. Si tratta di un incredibile esempio di stile precolombiano barocco esacerbato costruito tra il 700 e il 900 d.C.! Lungo 46 m, con due file di cinque stanze collegate a coppia, il Palazzo ha una straordinaria facciata ornata da 300 maschere del dio della pioggia Chac Mool. Bellissimo! Curiosi i 2 atlantes, strutture architettoniche di forma umana. Molto interessante è anche El Palacio, edificio in stile Puuc di sobria eleganza: ha una serie di portali con colonnine sulla parte superiore della facciata. Sempre di stile Puuc è il Templo de las Colomnes. Da qui, con un sentiero si arriva al cumulo di pietre che un tempo erano la Gran Piramide e al bell’ arco monumentale restaurato. UXMAL Uxmal Uxmal Si trova a una ventina di chilometri da Kabah ed è uno dei siti archeologici più importanti del Messico. Le due ore e mezza di visita ci hanno permesso di visitarlo per intero e personalmente posso dire che mi è piaciuto molto di più di Chichen Itza! Il nome Uxmal vuol dire “costruita tre volte” in riferimento alle tre fasi di realizzazione del sito (anche se pare che si possano riconoscere cinque fasi di sovrapposizioni architettoniche, dal VI al X sec.) . A Uxmal sono stati scoperti i più begli edifici di stile Puuc caratterizzati dall'uso di mosaici le cui tessere raggiungono dimensioni insolite (fino a 1 m di lunghezza). Cito: “Per lunghi secoli Uxmal è stata una delle città maya piú popolose dello Yucatán, grazie anche a un prodigioso sistema di approvvigionamento d’acqua attraverso numerosi chultunes, grandi cisterne che assicuravano una duratura riserva idrica in un luogo privo di pozzi naturali. All’arrivo degli Spagnoli, Uxmal era ancora abitata anche se l’ultima dinastia Xiú aveva da tempo trasferito la sua capitale a Mayapán. Le prime descrizioni del luogo si trovano nei diari del frate spagnolo Alonso de Ponce, ma poi scese il silenzio su Uxmal fino alla prima metà dell’Ottocento quando venne riscoperta dall’esploratore-scrittore statunitense John Lloyd Stephens e dall’architetto e disegnatore inglese Frederick Catherwood. Appassionati entrambi delle culture precolombiane, Stephens e Catherwood si erano avventurati per lunghi anni tra le foreste tropicali del Guatemala, dell’Honduras e dello Yucatán alla ricerca delle antiche rovine di popolazioni sconosciute – allora essi ignoravano che si trattava di una cultura omogenea chiamata Maya – e a loro dobbiamo una preziosa documentazione scritta e illustrata dei maggiori monumenti di quelle regioni.” Tutta l’architettura di Uxmal denota l’altissimo grado di perfezione raggiunto dagli intagliatori maya nell’arte della lavorazione della pietra. Poco dopo l’ingresso si incontra la costruzione forse più celebre del sito: la Piramide dell’Indovino, Casa del Adivino in spagnolo. Si tratta di un’originale piramide sulla quale purtroppo è vietato salire, che raggiunge i 39 m, decorata in stile chenes. E’ chiamata anche Casa del Nano perché una leggenda dice che la piramide è stata costruita in una sola notte magicamente da un nano uscito da un minuscolo uovo. La cosa davvero insolita di questa costruzione è la curiosa base ovale che non abbiamo trovato in nessun altro posto. Fu costruita tra il VI e il X sec. e anticamente era dipinta di rosso, con particolari in giallo, nero e blu. Accanto alla Piramide dell’Indovino si trova il cosiddetto Chiostro, un cortile lungo 75 m e largo 60 circondato da quattro edifici dalle facciate scolpite. Si pensa che il Chiostro servisse da residenza ai sacerdoti che officiavano nella Casa dello Stregone così chiamata anche se si trattava in realtà del principale tempio di Uxmal. Vicinissimo c’è lo splendido Cuadrangulo de las Monas, Quadrilatero delle Monache, perché ricorda il cortile di un convento, con le 74 stanzette-celle. Non si sa a cosa fosse adibito: accademia miliare? Scuola? Palazzo? Tra le decorazioni, regna il volto di Chac Mool, ma è presente anche il serpente piumato. Il sito è immerso nel verde. Tantissime le iguane, di tutte le dimensioni, che scorrazzano libere rincorrendosi tra le rocce o prendendo il sole. Dopo aver attraversato un piccolo Campo da gioco della pelota, ci spostiamo su una piccola collina. Qui si trovano il Palazzo del Governatore, un edificio lungo quasi 100 m che sorge sopra una vasta piattaforma a gradinate e che fungeva probabilmente da residenza delle massime autorità (conta ben 24 stanze!). Il palazzo è orientato verso il sorgere del pianeta Venere e presenta una parte inferiore semplice e lineare mentre il cornicione superiore è fittamente decorato con i simboli cari alla cultura maya: sul fregio si possono contare 260 maschere del dio Chaac, tante quanti sono i giorni del calendario dell’anno sacro. La parte posteriore del palazzo è caratterizzata da una serie di strette porte a forma di punta di freccia che immettono in un piccolissimo vano il cui uso è rimasto sconosciuto. Gli elaborati mosaici che decorano le quattro facciate sono composti da ben ventimila pezzi. Accanto si trova la Casa de las Tartarugas, una bella costruzione chiamata così per il fregio del cornicione superiore decorato con tartarughine scolpite. Pare sia stata costruita come tributo al dio dell’acqua. Da qui si può salire sulla la Grande Piramide, che si trova attaccata alla collinetta. Conviene passare da dietro il Palacio del Gobernador così vi troverete già a metà scalinata che è ripida e faticosa. Il panorama è però bello. Vicino si trova El Palomar, la “piccionaia”, una curiosa struttura con il tetto a cresta che ricorda le colombaie arabe. Pranziamo al ristorantino che si trova all’ingresso del sito, con degli spettacolari Club sandwiches! Ma è tempo di tornare a Merida, distante 78 km (in autobus occorre un’ora e trenta). Nel tragitto del ritorno ci addormentiamo, sfiniti. Una pennichella è d’obbligo anche quando rientriamo in hotel, siamo davvero distrutti per la stanchezza e l’umidità. Poi a cena in un ristorantino davvero delizioso, Pane e vino (Calle 62 tra Calle 59 e calle 61) dove gustiamo ottima cucina italiana. Dopo oltre 3 settimane di vacanza, la voglia di pasta è davvero tanta… Mangiamo di gusto e poi ci spostiamo per divertirci al Merida en Domingo, una fiera che si tiene ogni domenica tra la piazza principale e Calle 60, dove sorge il bel Palacio Municipal, il Palazzo Municipale, risalente al 1542. Qui la città diventa tutta pedonale, si anima di bancarelle che vendono oggetti di legno, conchiglie, pelle, terracotta e dei dolci tradizionali. Musicisti suonano e la gente balla per le vie: molto bello! 25° giorno: Merida – CHICHEN ITZA’ - Merida (km 240 A/R) Chichén ltzá, el Caracol Chichén ltzá, el Caracol Dedichiamo un’intera giornata al sito di Chichén ltzá, uno dei siti archeologici più famosi del mondo, certamente il più famoso e visitato del Messico. Per arrivarci prendiamo un autobus di prima linea che ci porta a destinazione in circa 3 ore. Chichén ltzá rappresenta il centro maya più significativo del periodo postclassico: raggiunse il suo massimo splendore tra l'800 e il 1200 d.C., epoca in cui era il centro politico, militare e religioso di tutto lo Yucatan. Dubbio il significato del nome: secondo alcuni "la città dei maghi d’acqua", secondo altri 'bocca del pozzo degli Itza”, “ai margini del pozzo di Itza”. Anticamente Chichén ltzá era una città maya. Poi, verso il IX sec., fu in gran parte abbandonata. Secondo alcuni studiosi, nel X sec. d.C. qui arrivarono i Toltechi, proveniente dalla città di Tula; tuttavia studi più recenti propendono piuttosto per l'elaborazione di uno stile maya locale, influenzato dall'intensificarsi, dal X sec. in poi, dei rapporti con altri popoli limitrofi. Chichén ltzá ha vissuto tre periodi storici diversi che hanno visto lo sviluppo di tre diversi stili architettonici: l’ultimo, definito postclassico, è il più importante in termini di testimonianze archeologiche perché vede la commistione di elementi maya e toltechi: al dio Chac Mool maya si unì il culto del serpente piumato Quetzalcoatl. La cosa si rispecchia anche in architettura dove, alle colonne tonde e semplici maya, si aggiungono quelle tolteche, quadrate e decorate con bassorilievi. I Toltechi trasmisero ai Maya anche i sacrifici umani…. El Castello, Il Castello, è l’edificio più celebre del sito. E’ una piramide che domina il luogo con la sua altezza di oltre 30 m e sulla cui cima si trova il Tempio di Kukulcan, la divinità maya che corrisponde a quella tolteca di Quetzacoatl, il dio-uccello piumato. El Castillo è una rappresentazione non solo del calendario maya, ma di tutta la loro astronomia. La piramide infatti è a nove livelli, come quelli del Mondo Inferiore. Ha poi 4 gradinate, ciascuna di 91 gradini che, sommati e aggiunti al livello superiore, danno in totale 365 gradini, quanti sono i giorni del calendario. Le 18 terrazze presenti su ogni facciata rappresentano i 18 mesi del calendario maya. Inoltre, su ogni faccia vi sono 52 pannelli di stucco che dovevano essere dipinti; essi rappresentano gli anni che compongono il secolo maya. Ma non basta, il tempio piramide è stato orientato in modo tale che una diagonale punta ove leva il Sole al solstizio estivo e una faccia invece è rivolta ove tramonta il Sole il giorno del suo passaggio allo zenit. Ma ciò che è veramente stupefacente è il fatto che nei giorni attorno agli equinozi, al tramonto del Sole, lo spigolo della piramide genera un'ombra sulla scala, alla base della quale vi sono due teste del serpente piumato che per contrasto disegna una lunga macchia di luce ondulata: è il corpo luminoso del serpente piumato il quale si innesta sulla sua testa di pietra che è posta in basso. Per salire alla piramide che racchiude il trono e la figura di Chac Mool occorre passare attraverso El Tunel, un’apertura aperta solo in alcuni orari, larga 1 m ed alta 1 m e 70. La salita è ripida e faticosa, soprattutto per il caldo. Qui è custodita la statua di un Chac Mool, semisdraiato, poggiato sui gomiti, con le ginocchia piegate, la testa girata di lato, che tiene un piatto sul ventre. Forse questo recipiente serviva per contenere il sangue o il cuore degli uomini sacrificati. Dietro Chac Mool c’è un trono a forma di giaguaro con pezzi di giada a rappresentare la pelliccia maculata. Altri punti impedibili: Grupo de las mil columnas, un complesso di edifici decorati con stucchi e pietra raffiguranti divinità animali comprendente il Templos de los Guerreros, con le originali file di colonne (elemento quasi inesistente nelle altre zone archeologiche); la Columnata Noreste, decorata con tante immagini di Chac-Mool; la Plataforma de Los Cranos, dei teschi, in lingua maya tzompantli, dove venivano esibiti i teschi dei giocatori sacrificati; il Cenote Sacro; la Plataforma de las Aguilas y los Jaguares; il Templo del Barbado, ossia dell’uomo barbuto; il Templo de los Jaguares y escudo, tempio di giaguari e degli scudi, ricco di sculture interessanti; il famosissimo Gran Juego de Pelota, il più grande di tutta la Mesoamerica; la piramide El Osario, l’Ossario, detto anche Tomba del Gran Sacerdote; El Caracol (“la Lumaca”, perché all’interno c’è una scala a chiocciola), ossia l'osservatorio astronomico, costruito per osservare Venere, pianeta che i Maya identificavano con il dio Kukulkán, il serpente piumato. Le aperture quadrate delle pareti determinano posizioni astronomiche, come la posizione occupata dal sole nell'equinozio di primavera e la posizione della luna alla stessa data. Ancora più avanti ci sono l’Edificio de las Monyas, detto anche il Convento, perché le tante stanze al suo interno ricordano le celle di un convento; la Casa Colorata o Rossa; la piccola Iglesia, la “chiesa”, un piccolo, ma splendido edificio decorato con maschere di Chac Mool. Il sito è molto, molto grande e non dispone di ristoranti al suo interno, ma di due semplici punti ristoro dove acquistare bevande e snack; si trovano uno accanto al cenote sagrado e l’altro accanto alla Tomba del sommo sacerdote. Rientriamo quindi a Merida per la cena (ancora l’eccellente “Pane e vino”, Calle 62 tra Calle 59 e calle 61) per gustarci dell’ottima pasta, quindi acquisti di souvenir in un vicinissimo locale che vende splendidi presepi messicani in terracotta. Poi a nanna: domani, finalmente, ci aspetta il mare! 26° giorno: Mérida - sito archeologico di TULUM e Mar dei Carabi (km 200 circa) Tulum, il sito affacciato sul Mar dei Caraibi Tulum, il sito affacciato sul Mar dei Caraibi Da Merida impieghiamo 3 ore di autobus di Primera classe (160 pesos) per raggiungere la celebre Tulum, penultima tappa del nostro viaggio, nello Stato di Quintana Roo. Finalmente mare, non vediamo l’ora! Qualche precisazione circa Tulum. La cittadina vera e propria, dove si trova la minuscola stazione degli autobus, la banca, l’agenzia viaggi, gli internet point, i negozietti, le caffetterie, gli hotel e i ristorantini si chiama Tulum Pueblo o, più semplicemente, come la chiamano qui, Pueblo. Si tratta di un paesone di circa 7.000 abitanti che si snoda lungo una via principale, Av Tulum. Il mare si trova a circa 7 km. Il tratto dove invece sorgono gli hotel sul mare e le cabanas si chiama Zona Hotelera. Numerosi taxi passano in continuazione per portare i turisti da una parte all’altra (35/45 pesos a tratta, a seconda della distanza). Apro una breve parentesi. Col nome di cabanas si indicano bungalows di varie tipologie, da quelli piuttosto spartani, spesso fatti solo in legno, con tetto di paglia e pavimento in cemento o sabbia, a quelli di lusso, elegantissimi e dotati di tutti i confort. I prezzi sono disparati: ce ne sono da 20 dollari a notte, ma la maggior parte costa dai 60/70 dollari americani in su e molte costano oltre 100 dollari a notte. Oltretutto le sistemazioni economiche non sono poi così numerose e vanno a ruba, tanto che di solito si arriva, si soggiorna dove capita e poi con calma, il giorno dopo (magari noleggiando una bici), quando i turisti lasciano le camere (intorno alle 12/14) si cerca una nuova sistemazione. Per risparmiare molti restano in città, in hotel più economici. Altra cosa da dire: la LP avverte che le cabanas più spartane sono poco sicure e a alto rischio di furto. Non mancano, inoltre, scarafaggi e insetti, specialmente un numero altissimo di zanzare. Per farvi un’idea vi invito a visitare il sito www.intulum.com. La Zona Hotelera è molto lunga e parte dalle rovine archeologiche di Tulum, poi giù giù, verso sud, in direzione della Riserva Sian ka’an, per circa 8 km. Quando arriviamo a Tulum piove. Da 3 giorni, per la precisione. Ci facciamo portare in taxi in una zona che sappiamo essere abbastanza vivace, verso l’Hotel Zamas. Tutto pieno, aiuto! Giriamo 3 o 4 hotel e sono esauriti. C’era d’aspettarselo, in fondo Ferragosto è passato da poco…Troviamo una stanza con bagno allo Zahara, per circa 90 dollari, senza colazione. E’ bella, grande, pulita. E noi siamo stanchi, stanchissimi. La prendiamo. Pranziamo con frutta fresca e yogurt (75 pesos cad., i prezzi sono triplicati rispetto il resto del Messico) e intanto spunta il sole! Evviva! Mettiamo il costume e ci facciamo portare alle rovine, a pochi km. Sito archeologico di TULUM: E’ uno dei siti archeologici più fotografati del mondo. Il motivo è semplice: si tratta dell’unico sito archeologico Maya costruito sul mare, su promontorio erboso a picco sul Mar dei Carabi. Tulum significa “fortezza”, “mura”: il sito è infatti circondato su tre lati da una muraglia difensiva che misura circa 6 m di spessore e oltre 3 m di altezza. Gli antichi abitanti, però, la chiamavano Zama, “alba”. Fra il 1100 e la conquista spagnola, Tulum fu un fiorente nodo commerciale probabilmente retto da una classe di ricchi mercanti. Gli abitanti veneravano il Dio Discendente (forse il dio ape), la cui effige è ancora visibile sulla porta del tempio omonimo. Il sito archeologico è grazioso, ma non particolarmente significativo. Secondo gli esperti è frutto della civiltà maya in declino. Le costruzioni ospitate all’interno delle mura erano adibite alla classe dirigente. Delle loro case restano piattaforme, ossia le fondamenta delle costruzioni in legno e paglia andate distrutte. Non ci sono piramidi, ma solo templi. E tutti recintati, non si può entrare o salire in nessuno, neppure sull’edificio più importante, il celebre El Castillo, “il castello”, la torre di guardia in calcare alabastrino affacciata sul mare. Bello anche il Templo de Las Pinturas, a due piani, costruito nel 145 circa, probabilmente l’ultima costruzione maya edificata prima dell’arrivo degli Spagnoli. Purtroppo ormai disfatti sono gli affreschi colorati al suo interno; molto belle le maschere e le stele che lo decorano. Interessanti sono anche il Templo del Dio Discendente e El Palacio che riportano entrambi immagini della divinità del dio ape: il primo l’ha sul portale, il secondo sul portale stesso, in stucco. Nel Templo de la Estela, “tempio delle stele”, fu rinvenuta la stele (oggi al British Museum di Londra) con sopra impressa la più antica data maya scritta conosciuta (564 d.C.). Il Templo del Dios del Viento è invece il miglior punto per fotografare l’incredibile paesaggio sulle rovine e il mare sotto. Visitiamo velocemente il sito perché la voglia di tuffarci in acqua è tanta. Dal sito, infatti si accede ad una spiaggia di sabbia bianchissima. Il mare è incantevole, caldo e di un blu perfetto. Trascorriamo il pomeriggio qui, tra bagni lunghissimi. Poi, verso il tramonto, rientriamo in hotel in taxi per un ultimo bagno nella nostra spiaggia. Ma, delusione!!! Spiaggetta piccola, mare con rocce e strani caspi di alghe poco invitanti. Non è propriamente quello che avevo in mente io per Mare dei Carabi. La zona, invece, è graziosa: c’è il noleggio bici, organizzano escursioni, c’è un negozietto di alimentari e cartoline. La sera ceniamo in un famoso hotel, presso il vicino Zamas: si chiama Que Fresco ed è molto rinomato. Peccato per le zanzare, in numero davvero folle! Poi ci rilassiamo ascoltando la musica dal vivo che ogni sera propone il nostro hotel. A Tulum “mare” non c’è vita notturna e tutti finisce intorno alle 22/22.30. In moltissimi hotel a quell’ora va via anche la luce e le camere sono dotate di candele. E’ il posto giusto per chi cerca riposo e tranquillità. 27° giorno: TULUM e Mar dei Carabi Spiaggia a Tulum Spiaggia a Tulum Colazione ottima ancora da Que Fresco, allo Zamas, poi noleggiamo una bici per andare alla scoperta delle spiagge vicine e per andare in città a confermare i nostri voli del rientro: per telefono non siamo riusciti così ci cerchiamo un’agenzia viaggi, che troviamo non senza difficoltà , perché collocata in una parallela della via principale: Savana (Av Tulum Ote., s/n entre orion y Beta Sur). Poi, finalmente, mare. Girovaghiamo in cerca di cabanas o stanze a prezzi più economici della nostra e finalmente troviamo entrambe le cose: una camera per l’indomani, molto modesta, presso il piccolo hotel Playa Condesa. L’hotel è alquanto fatiscente e non ha neppure una spiaggia davanti (solo rocce), però proprio accanto, ti sposti un metro e tadààààà: una spiaggia favolosa, bianca e spettacolare, senza rocce o alghe. E alle sue spalle, palme di cocco verdissime. Ci siamo. Ecco i veri Carabi!!! Trascorriamo la giornata in allegria, tra bagni e risate, pisolini e sole. Mangiamo al ristorantino de El Paradiso: eccellenti e giganteschi hamburger con patatine fritte e fantastici frullati. Da notare: sulla spiaggia c’è anche un omino che vende cocco fresco appena raccolto! Il tempo passa veloce. Verso il tramonto facciamo ritorno. Passiamo l’ultima notte allo Zahara. Ceniamo, benissimo, nel romanticissimo ristorante della Pietra Escondida (da provare la loro favolosa paella), poi passeggiata romantica sotto le stelle. E’ un cielo magnifico, questo messicano. Non lo dimenticheremo tanto presto… 28° giorno: Tulum - sito archeologico di COBA’ – Tulum (km 100 circa) Non paghi di rovine, l’indomani decidiamo di andare a Cobà, una delle più grandi città maya dello Yucatan. Si trova a 50 km a nord di Tulum ed è un sito immerso nella giungla, non molto conosciuto. Prima, però, lasciamo i bagagli nel nuovo hotel e ci facciamo portare al Bus Station. Facciamo colazione in un bel localino, proprio di fronte, La Flor de Michoacan, dove servono ottimi frullati, e poi partiamo. Per arrivare a Cobà c’è un autobus quotidiano che porta lì in 45 minuti (servizio di primiera classe, 54 pesos a/r). L’autobus ci lascia a 10 minuti di passeggiata dall’ingresso del sito. Passiamo davanti ad un lago popolato di coccodrilli ed entriamo. Fa davvero caldo e gli insetti sono tantissimi. Ci sono però migliaia di farfalle, davvero suggestivo. Cobá fu fondata nel 623 e prosperò per circa quindici secoli, fino al tardo periodo postclassico. Il sito venne riscoperto nel 1891 grazie agli scavi dell’austriaco Maler; fu poi ri-oggetto di studi nel 1930 e quindi quasi dimenticato sino al ‘73, quando si ricominciò a scavare. Oggi la sua parte scoperta e visitabile è solo il 5% dell'intera superficie (il sito è 50 kmq! tanto che consigliata la visita in bicicletta!). La sua architettura è un mistero: le sue piramidi, le stele ricordano lo stile di Tikal, che si trova a molte centinaia di km, più che i vicini siti. Secondo alcuni archeologici questo fu forse dovuto all’alleanza che Cobà dovette stipulare con Tikal, fatta attraverso matrimoni. E’ possibile, dunque, che anche artigiani e architetti di Tikal giungessero qui portando con sé il loro stile. Le rovine sono disseminate intorno a cinque laghetti e comprendono i resti di una rete stradale, le sacbés ossia i viali lastricati di pietra che collegavano il quartiere centrale della città alle zone periferiche. Cobà è famosa per le sue 32 stele scolpite, purtroppo molto rovinate: il Grupo Macanxoc si trova proseguendo diritto al bivio dopo il juego de la pelota. Altre stele si trovano al Conjunto de las Pinturas (gruppo delle pitture). Da vedere: il Templo de las Iglesias, una enorme piramide sulla quale è vietato salire, e il piccolo campo del juego de la pelota. La cosa più interessante è però il Nohoch Mul ossia “grande tumulo”, detto anche Grande Piramide, che coi suoi 42 m è la più alta struttura maya della penisola. Gli scalini sono tutti rovinati e bisogna stare attenti, ma da sopra si apre un panorama bellissimo che domina la giungla selvaggia. Data la sua grandezza, all’interno del sito è possibile noleggiare bici o farsi scorazzare da bici taxi. Noi ne abbiamo approfittato al ritorno. Pranzetto veloce, prima di rientrare, nel ristorantino che c’è presso la fermata dell’autobus. Alle 15 siamo già a Tulum. Ci godiamo la magnifica spiaggia bianca, ci concediamo infiniti bagni. Cenetta, ottima, a La vita è bella, splendido resort gestito da Italiani. La pizza è ottima! Poi altre stelle e altra passeggiata. Questa è vita! 29° giorno: TULUM e Mar dei Caraibi Colazione molto piacevole a La vita è bella: succhi di frutta, pane tostato, buona marmellata. Poi, con una certa faccia tosta, ci impossessiamo di due loro lettini e ombrellone. La giornata trascorre tra sole, bagni, libri, cocco. Relax puro. Cenetta ultra chic al ristorante thai dell’esclusivo Mezzanine, con spettacolare vista sull’Oceano. Peccato il diluvio che scoppia di lì a poco… Siamo ormai alla fine della vacanza, già è malinconia. 30° giorno: Tulum – CANCUN (km 130 circa) Cancun Cancun Mentre sbocconcello il toast acquistato alla stazione degli autobus, penso che questo sarà il mio ultimo giorno in Messico. Lasciamo Tulum per la famosa Cancun (che in lingua Maya significa "nido di serpenti"), il centro turistico più importante del Messico ed uno dei più famosi del mondo. E’ anche la moderna capitale dello stato del Quintana Roo, nato nel 1974, da dove l’indomani prenderemo il volo per l’Italia. Le 2 ore di pullman di Servizio Intermedio (48 pesos) vedono un paesaggio di palme e vegetazione fitta e una breve sosta nella vivace Playa del Carmen. Poi arriviamo alla grande e moderna stazione degli autobus di Cancun che si affaccia su un’immensa rotonda, là dove si incrociano le vie principali: Av Tulum e Av Uxmal. La città è davvero moderna e grande, oltre mezzo milione di abitanti. Leggo nella guida che è nata agli inizi degli anni Settanta per contrastare il monopolio turistico di Acapulco. C’è riuscita: oggi è una delle zone turistiche più famose del Messico. Cancùn fa un effetto strano a chi arriva qui dopo aver visto il resto del Messico. Sembra di essere in una città americana, con mega albergoni stile Las Vegas, piccoli grattacieli, insegne luminose e scritte in inglese. Numerosi sono i locali notturni, le discoteche, i centri commerciali, i fast-food, le agenzie viaggi che vendono escursioni. Tantissimi gli americani. Pensare che sino a 30 anni fa fosse solo un lembo di spiaggia bianca, con accanto un piccolo villaggio di pescatori, fa strano…. Troviamo una bella stanza, fresca e pulita, al Las Palmas Hotel (Palmera 43) due passi dalla stazione degli autobus. Sistemiamo i bagagli, mettiamo il costume e usciamo per il pranzo. Mangiamo un hamburger di pollo in un piccolo localino stile Mc Donald’s, di fronte la stazione. Poi partiamo per il nostro ultimo pomeriggio al mare. Cancun, come Tulum, è divisa in due parti. Sulla terraferma c’è Ciudad Cancun, stracolma di alberghi, locali, centri commerciali, ristoranti, banche. La via principale si chiama Av Tulum e porta dritta alla Zona Hotelera, detta anche isla Cancun, ossia la Cancùn sul mare, decisamente più vip e costosa. Anche se non sembra, in realtà questa è una vera isola, lunga ben 22 km. Nella Zona Hotelera ci sono le più grandi catene alberghiere del mondo con i loro lussuosi complessi turistici molti dei quali dotati di immensi campi fa golf. Isla Cancun è unita alla terraferma da due ponti: quello sul canale Nichupte (pochi km dal centro della città), e quello sul canale Nizuc, dalla parte opposta, che unisce la Punta Nizuc. Qui ci sono anche le spiagge più belle: Playa las Perlas, Linda, Mangosta, Tortuga, Caracol, Delfines, Marlin… Chiediamo nel nostro hotel e le proprietarie sono concordi nel consigliarci Playa Delfines, raggiungibile con un autobus recante la scritta R1, da Av Tulum: occorrono circa 45 minuti per raggiungerla. La giornata è nuvolosa, ma non piove. La spiaggia è però piuttosto deludente rispetto quella di Tulum: è stretta e degrada improvvisamente, dunque l’acqua si fa subito profonda. Inoltre ci sono rocce scivolose e alghe. E al posto delle palme c’è solo la stradona e, al di là, la laguna. Insomma, non è il massimo. Per un po’ sfruttiamo anche i lettini dell’Hilton finché un custode ci invita ad andarcene, figuraccia! Tempo degli ultimi bagni nell’Oceano, qui più freddo che a Tulum, e poi si fa ritorno. Ceniamo nei dintorni dell’hotel, in un Sanborns (diffusa catena messicana di ottimo livello, piuttosto chic), vicinissimo alla Stazione degli Autobus. Fuori piove. Prepariamo i bagagli e a nanna per poche ore: la sveglia è puntata per le 2.45 della notte. 31° giorno: Cancun – Italia “...Più che un paese, il Messico è un mito, la rappresentazione di un sogno, e la sua interpretazione dipende, come nei saluti, da una certa intonazione delle parole, a seconda che si enfatizzi la favola o la trama che regge lo specchio che ci contempla." (Francisco Solano, da “ Sotto le nuvole del Messico”) Tempo di rientrare, dopo un mese di viaggio. Nella notte calda, il taxi sfreccia per la via deserta che ci porta all’aeroporto. Siamo i primi, al check in delle 3.30. Curiosiamo tra i negozietti che piano piano aprono, facciamo colazione con uno pseudo-cappuccino servito in un bicchiere di carta, spendiamo gli ultimi pesos in patatine Sabrita’s e dolcetti e pensiamo che, sì, è stata una grande avventura. E che il Messico è un paese che merita di essere visitato in lungo e in largo. Non siamo ancora partiti e già ne sentiamo nostalgia… |
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Il Messico (in spagnolo: México) è uno stato dell'America settentrionale. La superficie del territorio è di 1.972.550 km², popolata da 104.959.594 abitanti (luglio 2004) e la capitale è Città del Messico. Confina a nord con gli Stati Uniti d'America e a sud-est con il Guatemala e il Belize, si affaccia sull'Oceano Pacifico a ovest e sul Golfo del Messico e sul Mar dei Caraibi a est. È il paese più settentrionale dell'America Latina e costituisce la più grande e la più popolata nazione ispanofona del mondo. È diffusa sulla stampa e alla TV la tendenza a considerare il Messico uno Stato appartenente all'America Centrale; forse confondendo "America latina" con "America centrale e meridionale". Pur appartenendo il Messico all'America latina, dove si parlano, con alcune rare eccezioni, solo lingue che derivano dal latino, lo Stato fa parte della parte settentrionale del continente. Alcuni autori (soprattutto in Spagna) preferiscono la variante Méjico al più conosciuto termine México (che deriverebbe dal náhuatl Mēxihco e significherebbe l'ombelico della luna). Entrambe le forme sono ritenute corrette dalla Real Academia de la Lengua Española, che, comunque, suggerisce la forma México e l'uso della "x" in tutte le parole da essa derivate. Storicamente, la maggior parte dei paesi di lingua spagnola hanno usato la forma contente la "x". Il Messico è una repubblica federale costituita da 31 stati (il nome ufficiale è Stati Uniti Messicani). La capitale federale è Città del Messico (Ciudad de México), la cui area metropolitana supera i 18 milioni di abitanti, di cui 8.600.000 vivono nel cosiddetto Distretto Federale (Distrito Federal, D.F.) propriamente detto.
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Storia
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Epoca preispanicaIl territorio messicano fu abitato da cacciatori e raccoglitori a partire da circa 30.000 anni fa. L'agricoltura iniziò a svilupparsi nel IX millennio a.C., anche se la coltivazione del mais, la più importante della regione, non fu iniziata fino al V millennio a.C.. Il vasellame, importante segno della nascita di una societá sedentaria, fu introdotto attorno al 2500 a.C., che viene considerato la data di inizio della civilizzazione mesoamericana. Mentre le popolazioni del deserto del nord continuarono a sopravvivere grazie a caccia e raccolta, nella parte meridionale del Messico l'agricoltura permise la transizione dalle società egalitarie del periodo preclassico antico (tra il XXV ed il XVI secolo a.C.) - basate sulle differenze di genere, età e parentela - alle società più complesse del periodo preclassico mediano, fra cui si segnala la cultura olmeca. In quest'ultimo periodo si svilupparono i sistemi di irrigazione, che condussero ad una stratificazione sociale. Alla fine del I secolo la città di Teotihuacan divenne il luogo più importante della Mesoamerica, facendo sentire la propria influenza fino al Nuovo Messico ed al Costa Rica. Nell'VIII secolo Teotihuacan cominciò a decadere e nella regione sorsero diversi stati ostili fra loro. Nel X secolo questi stati avevano esaurito le proprie forze, proprio mentre dal deserto del nord giungevano dal deserto le prime tribù chichimeche. Nel frattempo, nel nord-est i popoli Oasisamericani crearono una civiltà propria, le cui vestigia più importanti in territorio messicano sono localizzate a Paquimé. Fra il X ed il XII secolo il centro del Messico fu dominato dalla città di Tula, capitale dei toltechi, che stabilì forti vincoli con varie altre parti della Mesoamerica, e specialmente con la penisola dello Yucatan, dove stava fiorendo la civiltà Maya. Allo stesso tempo, nell'attuale stato di Oaxaca i Mixtechi iniziarono ad espandersi che li portò ad occupare le Valli Centrali dove abitavano gli zapotechi. Nel 1325 il popolo azteco (detto anche dei mexicas) fondò la città di Tenochtitlan, che divenne rapidamente il centro del più vasto e potente stato della Mesoamerica preispanica, il cui unico rivale fu quello dei Taraschi di Tzintzuntzan.
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La ConquistaIn seguito all'arrivo degli spagnoli nel XVI secolo e alla distruzione del regno azteco nel 1521 il Messico divenne la colonia spagnola dal nome Nuova Spagna.
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Il periodo coloniale
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L'indipendenzaIl 16 settembre 1810 dichiarò l'indipendenza dalla Spagna, seguì una lunga guerra che portò all'indipendenza definitiva nel 1821.
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Il XIX secoloIn seguito all'invasione statunitense e a vendite di ampie porzioni di territorio la superficie del Messico diminuì drasticamente. Nel 1861 il paese fu invaso da una spedizione voluta da Napoleone III che culminò nella conquista e nella costituzione dell'impero messicano dell'arciduca Massimiliano d'Asburgo che venne poi ucciso per ordine dell'ex presidente.
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La rivoluzione messicanaLa lunga dittatura di Porfirio Diaz portò alla rivoluzione messicana del 1910. Le forze rivoluzionarie sconfissero le truppe regolari ma a causa di conflitti interni il paese subì un ventennio di disordini.
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La repressione della libertà religiosa e la rivolta dei "cristeros"Il periodo di disordini proseguì anche, fra il 1926 ed il 1929, a causa della rivolta "cristiana". La Costituzione approvata nel 1917 prevedeva una netta separazione tra Stato e Chiesa. Nel 1926, il governo volle dare piena attuazione al dettato costituzionale, giungendo a prevedere la requisizione di molti beni ecclesiastici, la chiusura di molte scuole cattoliche e la soppressione degli ordini religiosi, impedendo di fatto la possibilità di divenire frate o suora. Il mondo cattolico, dopo iniziali proteste di piazza, si divise in due movimenti. Il ramo pacifico diede vita alla Lega Nazionale per la Libertà Religiosa, composto e sostenuto dai soci dell'Azione Cattolica. Il ramo favorevole ad azioni violente venne detto "cristero" (da "Cristo Re") e ingaggiò battaglie, soprattutto nel Sud del Messico, con gruppi dell'esercito. Il governo represse con forza ogni forma di opposizione, dando vita a pubbliche esecuzioni, anche di esponenti non violenti della Lega, accusati soltanto di professare pubblicamente la fede cattolica. Molti iscritti all'Azione Cattolica ed alla Lega sono stati beatificati, nel corso della seconda metà del '900, dalla Chiesa Cattolica, poiché hanno testimoniato la propria fede fino al martirio, senza mai usare la violenza come mezzo di lotta culturale o politica. Nel 1929, impossibilitato a sedare le numerose rivolte, il governo giunse ad una accordo con la Chiesa Cattolica, che prevedeva il rispetto, almeno formale, della libertà religiosa. Alcuni dei "cristeros" più estremisti non condivisero, però, l'accordo, continuando, ancora per un decennio, ad apporsi alle scelte governative.
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DemografiaCon una popolazione di 105 milioni di persone il Messico è una delle nazioni più popolate del mondo ed è, subito dopo il Brasile, il paese più popolato dell'America Latina. Il 60% della popolazione è costituita da meticci, di discendenza mista europea soprattutto spagnola e indigena. Gli amerindi, appartenenti a varie nazioni indigene, rappresentano il 30% dei messicani. Il 9% degli abitanti è invece di origine europea si tratta soprattutto di creoli, anche se vi sono italiani, francesi, tedeschi, polacchi, russi e inglesi. Il restante 1% è composta da ebrei, arabi, turchi, cinesi e giapponesi. Il Messico è lo stato che ospita il maggior numero di statunitensi che vivono al di fuori degli U.S.A. Ciò è dovuto in primo luogo ai legami economici, sempre più importanti, fra i due paesi a seguito dell'entrata del Messico. Inoltre, gli statunitensi considerano il Messico un'ottima meta di ritiro dalla vita frenetica: questo vale in particolare per San Miguel e per altre località della Baja California. In Messico coesistono 56 differenti etnie indigene, le quali affondano le loro radici nella storia precedente al colonialismo. Dallo stato di Sinaloa al Chiapas vivono 10 milioni di indios. Il Messico è il paese dell'America latina con la più bassa presenza di popolazione di origine italiana.
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Geografia politicaIl Messico è diviso in 31 stati (estados) e un distretto federale (Distrito Federal). Ogni stato ha una costituzione propria e un governatore eletto direttamente. Il Messico fa parte dell'OEA e dell'APEC.
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ReligioneLa religione predominante è la cattolica (89%), seguono varie confessioni protestanti (6%) e un 5% di altri credenti o atei. Alcuni amerindi, pur dichiarandosi cattolici, praticano in realtà una religione sincretista, che mescola il cristianesimo e alcuni elementi degli antichi culti aztechi e maya. La Chiesa dei Santi dell'Ultimo Giorno (mormoni) si sta diffondendo in modo significativo nelle principali città presso il confine nord-orientale. L'ebraismo è presente da molti secoli in Messico e attualmente vi sono circa 100.000 ebrei nel paese. I musulmani (di origine araba o turca) sono alcune migliaia.
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LingueLo spagnolo (castigliano) è la lingua ufficiale del Messico ed è anche quella parlata dalla maggioranza degli abitanti. Circa il 7% dei messicani parla una lingua amerindia. Ufficialmente, il governo riconosce 62 lingue amerindie, tra le quali le più parlate sono il nahuatl e il maya (entrambe con 1,5 milioni di parlanti). Altre, come il lacadon, sono usate da meno di 100 persone. Il governo ha promosso programmi educativi bilingue (in spagnolo e in una lingua locale) presso le comunità indigene rurali. L'inglese è molto conosciuto nelle grandi città, presso il confine statunitense e nelle località balneari. L'inglese sta diventando popolare soprattutto fra i giovani, mentre le più prestigiose scuole private offrono un'educazione bilingue. Da segnalare è inoltre la comunità di Chipilo nello stato di Puebla, documentata da vari linguisti (tra cui Carolyn McKay). La città, infatti, venne fondata nel 1882 da immigrati provenienti dal Veneto. Mentre tutti gli altri europei di origine non-spagnola hanno finito col perdere la loro lingua originaria, gli abitanti di Chipilo (e di alcune zone vicine) conservano in modo straordinariamente inalterato il dialetto veneto parlato dai loro nonni, rappresentando perciò una minoranza linguistica non riconosciuta ufficialmente.
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Geografia
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Vulcani
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Voci correlate
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Collegamenti esterniScheda del Messico dal sito Viaggiare Sicuri - Sito curato dal Ministero degli Esteri e dall'ACI
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www.imondonauti.it Guida Guida MESSICO Testo di Nicola Piffanelli; foto di Nicola Piffanelli e Michele Amicucci Piramide dell'indovino o del nano di Uxmal Uno straordinario crogiolo di culture e di bellezze naturali a cavallo del Tropico del Cancro: il Messico è un paese tutto da scoprire. Non si può raccontare il Messico. Si deve credere nel Messico, con passione, con rabbia, con totale abbandono, dice il personaggio di un romanzo di Carlos Fuentes, il più celebre e amato scrittore messicano vivente. Terra d'estremi, dove tutto é eterno e in apparenza immobile e al tempo stesso in frenetica evoluzione e capace d'improvvise eruzioni per noi inaspettate, il Messico sembra essersi incaricato, ormai da secoli, di rieducare lo straniero al senso della vita. Anche se la maggior parte dei viaggiatori restano sedotti dai maestosi monumenti maya ed aztechi, per i curiosi il Messico è un’ inesauribile fonte di meraviglie che trova il principale punto d'inizio proprio nel suo popolo, drammaticamente attaccato alla vita e gioiosamente innamorato della morte tanto da poterlo definire surreale, ma offre pure momenti di svago per trascorrere una vacanza di mare sulle coste del Pacifico o alla scoperta della "Ruta de l'Indipendencia". IL PAESE Messico in cifre Capitale Città del Messico Superficie 1.972.547 kmq Abitanti 104,959,594 (luglio 2004 est.) Abitanti capitale 22.000.000 (rif.1995) Densità di popolazione 41ab./kmq Religione Cattolici 89%, Protestanti 6%, altri 5% Geografia e territorio Click per ingrandire Il Messico come lo conosciamo oggi, con i suoi confini attuali, esiste da meno di 150 anni. La ricostruzione storica di un'entità politica di nome Messico è possibile fino alla conquista spagnola, mentre tutto quello che risale ad epoche precedenti si basa su racconti orali, registrati molto tempo dopo gli eventi, e su congetture archeologiche, poiché gli spagnoli hanno fatto veramente un buon lavoro nel distruggere ogni traccia delle culture che li avevano preceduti. Il Messico confina a nord con gli USA, a sud-est con Guatemala e Belize, a ovest con l’Oceano Pacifico e a est con l’Oceano Atlantico. Il Paese ha il suo cuore geografico nelle terre dell'altopiano vulcanico (Altopiano Centrale o, secondo l'antica denominazione azteca, Anàhuac) in cui avviene la saldatura tra le due catene - la Sierra Madre Orientale e la Sierra Madre Occidentale- che, da nord a sud, formano l'ossatura fondamentale del Paese. E' una regione dominata dai superbi coni vulcanici del Popocatépetl (5452 m), dell'Ixtaccìhuatl (5286 m), del più marginale Citlaltépetl (5747 m) e altri ancora, tra loro divisi da depressioni e bacini in parte chiusi situati a ca. 2000-2500 m d'altitudine. E' la zona dove sorge Città di Messico e i maggiori centri di popolamento. Il nome della capitale del Messico è fonte d'infiniti equivoci per i turisti, infatti, Città di Messico non si trova su nessuna cartina, e non é utilizzato da nessuno. Per i messicani si tratta di México, o meglio El DF (El Deefe), lo stato ha preso il nome della città e México nelle conversazioni si riferisce sempre a quest'ultima. Di là di questa zona d'altopiani vulcanici, le due Sierre corrono insieme come una singola catena attraverso gli stati meridionali di Oaxaca e del Chiapas. Solo nella parte orientale dei tavolati dello Yucatan il territorio è sostanzialmente pianeggiante. Il fiume maggiore è il Rio Bravo, che per un lungo tratto fa da confine tra Messico e USA sfociando nel golfo del Messico dopo 3000 km di corso; altri fiumi di una certa importanza li troviamo nella parte meridionale del Paese, come il Tehuantepec che sfocia nel golfo omonimo (Oceano Pacifico) e il Papaloapàn (Golfo del Messico). La vegetazione varia in corrispondenza delle caratteristiche climatiche delle diverse regioni. Così nel sud (Yucatan e rilievi che dominano l'istmo di Tehuantepec e il golfo del Messico) si hanno le foreste tropicali che ospitano tutte le specie dell'ambiente caraibico, dai mogani ai cedri, o le piante del chicle, la sapotiglia o sapodilla.Nelle zone dove più marcato è il clima a due stagioni la vegetazione è savanica con specie xerofile: particolarmente numerose sono qui le piante grasse come le agavi, le yucche, tipiche del paesaggio messicano, oltre a piante cespugliose come il mezquite o l'ocotillo. Popolazione La piramide di Chichen Itza La piramide di Chichen Itza - ©MicheleAmicucci La popolazione è costituita per il 55% da meticci, per il 29% da amerindi, diffusisi specialmente nel nord e nel sud, mentre i creoli, messicani di origine spagnola, e gli altri bianchi, molti dei quali nordamericani immigrati di recente, sono il 15%; di scarsa entità gli altri gruppi tra cui cinesi, malesi ecc. Lungo le coste meridionali si trovano minoranze negre e di zambos, derivanti dall'incrocio tra indios e negri. La densità di popolazione (la media è di 41 ab./kmq) varia da zona a zona, l'incremento tumultuoso si ebbe dagli anni Quaranta, quando la mortalità subì sensibili riduzioni mentre la natalità, conservava i valori tradizionali, elevatissimi, pari al 40-50%. Nel 1940 la popolazione era di 19 milioni, nel 1960 già di 38 milioni, mentre ora supera i 100 milioni. Il coefficiente di accrescimento annuo è stato elevatissimo negli ultimi decenni toccando il 3,6%, valore tra i più alti del mondo, sceso recentissimamente all'1,6%. La popolazione messicana, che sino al 1940 era in maggior parte considerata rurale, oggi è urbanizzata in una percentuale elevata: il 73%, raggiungendo il massimo nell'agglomerato urbano della capitale Città di Messico con oltre 20 milioni di abitanti. La popolazione rurale vive nei pueblos, villaggi che hanno funzioni centrali nell'ambito di territori agricoli disseminati di nuclei di peones (composti di non più di 50-100 famiglie) e di haciendas. Poche sono ormai le zone dove gli indios vivono nelle loro condizioni originarie, in vecchie abitazioni di legno o paglia. Clima Dato il notevole sviluppo latitudinale del Paese, il clima varia in misura sensibile da nord a sud ed in modo anche più forte in funzione dell'altitudine. Rispetto a questa si distinguono diverse fasce. La prima è quella delle Tierras Calientes, le terre calde situate vicino al mare di cui pertanto avvertono gli influssi. La seconda fascia è quella delle Tierras Templadas, le terre temperate poste tra i 600 e i 1600 metri; le temperature sono mitigate, risentono già delle differenze stagionali, sebbene ci siano delle notevoli differenze passando da sud a nord del paese (Chihuahua situata a quasi 1500 m ha una media annua di 20°C, una estiva di 26°C). Condizioni ancora migliori si ritrovano ai bassi livelli della successiva fascia superiore, quella delle Tierras Frias, le terre fredde che si spingono fino a 2800 m a Città di Messico, la cui altitudine è di circa 2300 m. Le medie sono di 9°C in gennaio e di 23°C in luglio. Più oltre si passa gradatamente verso le Tierras Heladas, le terre gelate, tra l'altro limitate in Messico alle cime dei più alti vulcani. La stagione delle piogge va da giugno ad ottobre, e nel cuore del Paese ci si deve aspettare un acquazzone breve e violento in pratica ogni pomeriggio mentre a nord non piove quasi mai. Il Chiapas è lo stato più piovoso, ma anche nelle basse zone costiere del sud è facile in estate essere travolti da spettacolari tempeste tropicali. Ora Il Messico è sette ore indietro rispetto all'Italia (se in Italia sono le 12 in Messico sono le cinque), ma vi sono altre due fasce orarie: la prima, che comprende Baja California Sur e gli altri stati nord occidentali della costa di Sonora, Sinaloa e Nayarit, è indietro otto ore rispetto all'Italia mentre la Baja California rimane sulle nove ore in meno. Lingua La lingua ufficiale è lo spagnolo, ma sono pure diffusi i vari dialetti amerindi nelle zone più remote e rurali e l'inglese nelle località turistiche. Religione Il 92% della popolazione è di religione cattolica, introdotta dagli spagnoli dopo l'arrivo di Hernàn Cortés nel 1519, ma in alcune regioni del sud ed in particolare nel Chiapas cerimonie cattoliche e antichi rituali maya si fondono ancora oggi ed è facile imbattersi in questi tipi di esperienze durante il corso di un viaggio. Storia Sito olmeco di Monte Alban Le prime prove di vita umana si hanno nel Messico centrale dal 20.000 a.C., ma la prima vera civiltà fu fondata nell'era pre-classica (1500 a.C.-300 d.C.) ed è quella degli Olmechi. Le città olmeche, facenti parte della meno conosciuta tra tutte le società antiche, sorsero nelle basse giungle costiere di Tabasco e Veracruz. Proprio in queste società, che sono considerate la vera culla delle culture meso-americane, nascono invenzioni come il primo calendario e il primo sistema geroglifico dell'emisfero occidentale, e una religione, basata sul dio giaguaro, che fu diffusa grazie ai loro commerci in tutto il Messico centrale e meridionale. Sono di questo periodo le prime fasi del sito di Monte Albàn, vicino ad Oaxaca, e molte piccole città sorte dove oggi è situata Città di Messico, ma anche grandi centri come Cuicuilco, prima di essere sepolta da un eruzione vulcanica verso l'inizio del I sec. d.C. per lasciare il posto alla costruzione di Teotihuacàn che dominò il periodo classico (300-900 d.C.) Anche oggi la città, con le sue grandi piramidi del Sole e della Luna, è l'imponente testimonianza di una società urbana governata da un'elite religiosa molto severa. Compaiono per la prima volta le figure degli déi che diventeranno in seguito familiari come Tlaloc, dio della pioggia e della fertilità, e Quetzalcoatl, il serpente piumato che ha portato la civilizzazione all'uomo. Storicamente non sappiamo quasi nulla di Teotihuacàn in quanto la mancanza di registrazioni scritte sul suo popolo o governanti c'impedisce di conoscere addirittura il suo vero nome (Teotihuacàn fu coniato successivamente dagli Aztechi e significa "il luogo dove gli uomini divennero dei"). E' certo comunque che il periodo storico in cui fu abbandonata la città, terminato il periodo di splendore, è il 650 d.C. Pare che le civiltà della Meso-America e in particolare i Maya si siano estinte nello stesso periodo anche se i siti più a sud, in Guatemala e Honduras, sopravvissero più a lungo, in pratica fino all'800 d.C. Nello Yucatàn i Maya durarono più a lungo e le loro città rifiorirono intorno al 900 d.C.; pare, infatti, che le strutture che formano il sito di Chichén Itzà risalgano, i al periodo che va dal 900 al1100 d.C. Sempre verso questo periodo, che coincide con l'inizio dell'era post-classica (900-1520 d.C.), nuove invasioni provenienti dal nord del Paese arrivarono nella fertile vallata del Messico fondando nuove città sullo stesso stile dei loro predecessori; di queste popolazioni, denominate Chichimechi, che significa barbari, ne emergono due d'estrema importanza: i Toltechi e gli Aztechi. I Toltechi, che dominarono le vallate centrali dal 950 al 1150 d.C. furono tra i prima ad arrivare, anzi si dice addirittura che a loro si deve l'attacco che distrusse Teotihuacàn, dando il loro apporto al rafforzamento del culto di Quetzalcoatl, con una società strutturata in maniera sia militaristica che religiosa, che applicava il rito del sacrificio umano su scala più ampia che in precedenza. Quanto agli Aztechi, arrivarono nel Messico centrale verso la fine del XII sec., ma fu solo nel 1345, dopo un periodo trascorso spesso in condizioni di semi schiavitù o lavorando come mercenari per i governanti locali, che si verificarono le condizioni e venne il segno profetizzato (un’ aquila posata su un cactus che divora un serpente) ad annunciare la costruzione di una loro città, Tenochitlàn. Scelta la posizione, un’ isola di un lago (dove ora sorge Città del Messico), e formata una triplice alleanza con i vicini di Texcoco e Tlacopàn, l'Impero Azteco era pronto alla conquista del Messico. Le sue conquiste furono notevoli: in meno di cento anni gli Aztechi giunsero a controllare e ad esigere tributi e tasse da tutto il Messico centrale e meridionale; Teotihuacàn divenne enorme tanto che, più tardi, gli invasori spagnoli non riuscivano a credere alle sue dimensioni e potenza. Nel frattempo altre popolazioni si spostavano per il Messico. Ad Oaxaca gli Zapotechi erano soggetti ad invasioni dei Mixtechi, provenienti dalle montagne, i quali solo negli ultimi anni prima dell'invasione spagnola si assoggettarono agli Aztechi. Nello Yucatàn invece i Maya non furono mai conquistati ma la loro cultura era in declino. Sito maya di Chichén Itzà nello Yucatan La conquista spagnola del Messico comincia quando Hernàn Cortès, a capo di appena 550 uomini, giunge sulla costa vicino all'odierna Veracruz il 21 aprile 1519. L'indecisione del re azteco Montezuma nel contrastare l'arrivo delle navi spagnole, giacché le sue spie ne avevano comunicato l'arrivo con largo anticipo, è da ricercarsi nel suo subire molto l'influenza di presagi religiosi, e l'arrivo di Cortés coincise con la data per la quale era stato predetto il ritorno di Quetzalcoatl. Gli invasori avevano la pelle chiara e la barba, come Quetzalcoatl, ed erano venuti da est, vale a dire da dove lui era svanito, tanto da indurlo a riceverli con doni in oro e gioielli con il risultato di accendere la bramosia degli spagnoli. In meno di tre anni gli spagnoli riuscirono poi, con diverse spedizioni, a sconfiggere gli Aztechi e a stabilire un efficace controllo sulla maggior parte del Messico. A sterminarli, più ancora delle spade e dei cannoni, furono le malattie portate dall'Europa come vaiolo e tisi. Insieme alle vite umane (nel 1519, all'arrivo di Cortés, gli indigeni erano 25 milioni scesi a 17 milioni nel 1532 e quindi a soli due milioni nel 1580) anche la cultura dei popolo precolombiani fu cancellata, dando inizio al territorio della Nuova Spagna, con la nomina di Cortés a Governatore. Iniziarono così trecento anni di dominio spagnolo diretto durante il quale furono costruite centinaia di città sullo stile della Spagna, con una plaza circondata da un reticolo di strade, migliaia di chiese, spesso in aree considerate sacre dagli Indios come in cima alle loro piramidi (fino al 1800 in Messico ce n'erano 12.000), e con il conseguente arrivo, nel 1524, dei primi monaci francescani per la conversione cattolica della popolazione. La Chiesa, che inizialmente aveva difeso i diritti degli indigeni spesso ridotti a veri e propri schiavi ed impiegati nella costruzione delle nuove città, divenne in seguito sempre meno interessata a conservare la loro cultura e ad educare i loro bambini, a favore del denaro e della ricchezza del Paese. Nel Seicento la Chiesa possiede metà del territorio del Messico, ma si allargano anche le haciendas, le grandi proprietà agricole gestite da una piccola classe di ricchi proprietari spagnoli. Il Messico divenne così, una delle più ricche colonie spagnole, e tutto questo durò fino all'inizio del XIX sec., quando comincia il declino della Spagna come potenza mondiale. Nel 1767 Carlo III espelle dal Messico i gesuiti, ritenuti troppo potenti, ma provoca risentimenti nei fedeli e nel basso clero. Nel 1804 la Corona confisca i beni della Chiesa. Ma fu l'invasione della Spagna da parte della Francia, ad accendere la scintilla, perché le colonie in America latina rifiutarono di riconoscere il regime di Napoleone Bonaparte. E' a questo punto che emergono i primi leader del movimento per l'Indipendenza, Padre Miguel Hidalgo y Costilla, un prete creolo, e Ignacio Allende, un ufficiale dell'esercito dissidente. Il 16 settembre 1810 al grido d'indipendenza di viva México, pronunciato da Higalgo dai gradini della sua chiesa a Dolores, una folla d'indios e mestizos si raccoglie dietro la bandiera e conquista rapidamente le città di San Miguel, Guanajuato ed inizia la marcia verso la capitale. Ma nella primavera 1811 l'esercito di Hidalgo, numeroso ma indisciplinato, si disgrega con la stessa rapidità con la quale si era costituito, favorendo la cattura di Hidalgo, Allende e gli altri leader che furono giustiziati. Molti mestizos e la maggior parte della popolazione indigena rimasero tuttavia in uno stato di rivolta e, nel 1821, dopo l'introduzione di riforme liberali in Spagna proprio del tipo temuto dalle classi governative messicane, Augustin de Iturbide, un generale mestizo unì le sue truppe a Guerrero e propose il Piano Iguala alle autorità spagnole, che non erano in grado di rifiutare, e il Messico proclamò la sua Indipendenza. Alla nascita della Repubblica, nel 1924, seguono anni d'anarchia mentre l'economia crolla. Fra il 1833 e il 1855 si alternano ben 36 presidenze, 11 rette dal generale Santa Ana. Nel 1835 l'abolizione della schiavitù scatena la reazione del Texas che si stacca dal Messico dando inizio alla guerra USA-Messico nel 1845, che si concluderà con la cessione della California e New Mexico per soli 15 milioni di dollari. Successivamente la vendita nel 1855 anche del territorio dell'Arizona porta ad una rivoluzione che depone definitivamente Santa Ana. Ma i guai non sono certo finiti. E’ cresciuta una nuova generazione che aveva conosciuto solamente un Messico indipendente ed aveva vissuto l'umiliazione statunitense, ma soprattutto identificava il suo nemico nella Chiesa, più ricca e potente che qualsiasi governo legittimo. E' questo l'inizio delle guerre della riforma tra i liberali di Benito Juàrez e i conservatori sostenuti dalla Chiesa, che si conclude nel 1861 con il trionfo di Juàrez, che sospende il pagamento del debito estero nei confronti di Spagna, Francia ed Inghilterra che inviano spedizioni navali ma sono battute e costrette a ritirarsi. Dopo la morte di Juàrez, nel 1872, il Paese conosce per quasi quattro decenni la cosiddetta "dittatura costituzionale" del generale Porfirio Diaz e solo nel 191,1 con l'esilio di Diaz, la parola tornerà alle armi ed alle lotte rivoluzionarie di Pancho Villa ed Emiliano Zapata. Il primo, ladro di bestiame e bandito ai tempi di Diaz, si batteva soprattutto per un proprio tornaconto personale; il secondo fu forse l'unico vero rivoluzionario nel lungo conflitto che seguì; il suo grido di battaglia Tierra y Liberdad (Terra e Libertà) e l'insistenza sul fatto che "è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio" continuano a fare di lui una figura venerata fra i contadini. Dal 1920 possiamo iniziare a parlare del Messico moderno. Costituzione Il Messico è una Repubblica federale presidenziale composta di 31 Stati e un Distretto Federale. Il potere legislativo spetta al Congresso formato da Senato e Camera dei Deputati eletta a suffragio universale. Il potere esecutivo spetta al Presidente della Repubblica eletto per sei anni a suffragio diretto. L'attuale Presidente della Repubblica è Vicente Fox, esponente della destra cattolico integralista messicana. Situazione politica Nel 2000 viene eletto Presidente del Messico Vicente Fox, esponente della destra cattolico-integralista messicana, strettamente legato agli Stati Uniti e alla loro politica. Dopo ben 13 elezioni presidenziali vinte dal Partito Rivoluzionario Istituzionale ( ultimo presidente Ernesto Zedillo) i messicani scelgono una strada diversa.. Economia Il Messico occupa una posizione di primo piano tra i Paesi in via di sviluppo (in genere si colloca per importanza economica al secondo posto tra gli Stati dell'America Latina, preceduto solo dal Brasile), ma risente ancora di squilibri sociali e territoriali molto marcati. Tuttavia lo Stato interviene con molteplici iniziative allo scopo di porre rimedio alle più pesanti sperequazioni e d'eliminare le maggiori sacche d'arretratezza. All'interno del suo territorio si trovano giacimenti di petrolio, raffinerie, ed è un importante esportatore di greggio. E' il primo produttore al mondo d'argento, che si estrae da miniere antichissime. E' tra i primi produttori al mondo di piombo. Ha industrie siderurgiche, meccaniche, tessili. Ma le importazioni superano ancora notevolmente le esportazioni e appesantiscono la bilancia dei pagamenti. La coltura principale è il mais coltivato tanto dai piccoli proprietari terrieri quanto nelle grandi e più moderne aziende agricole. Nelle zone del nord è diffuso il frumento e nei bassopiani umidi è praticata la risicoltura. Fondamentale pure la coltivazione dei fagioli che insieme al mais sono alla base dell'alimentazione messicana. Nelle zone meridionali il clima consente buoni raccolti di frutta tropicale (banane, cocco, ananas); non meno importanti e coltivati un po' dapperttutto gli agrumi ai quali si aggiunge, nelle regioni asciutte del nord e del centro, la vite. L'allevamento è un’ attività importante: ha preminenza l'allevamento bovino da carne mentre nelle terre del centro e del sud prevale il bovino da latte. L'inflazione che, solo 10 anni fa era al 30%, oggi si aggira nonostante le diverse cure ancora sul 18%. Cospicuo è l'apporto valutario degli oltre sei milioni di turisti che ogni anno visitano il Paese. Festivals e tradizioni popolari Se ne celebrano ovunque e tutti i pretesti sono buoni. Fondamentale, per saperne di più, è un libretto edito in Messico, vera e propria bibbia per sapere dove e quando andare: Fiestas de México, Guias Panorama. Tra le feste da non perdere segnaliamo: - Città del Messico, El Grito ovvero l'insurrezione contro l'impero spagnolo capeggiata dal mitico padre Hidalgo. La notte del 15 settembre una folla enorme si riunisce nello Zocalo, tra la Cattedrale e il Palacio Nacional, con innumerevoli banchetti che vendono i cibi più inverosimili, il tutto in un crescendo inverosimile fino al mattino. - Città del Messico, Festa della Madonna di Guadalupe ; nella prima metà del mese di dicembre, a partire dal giorno 3, processioni di contadini provenienti da tutto il Messico affluiscono nel grande santuario, e tra l'undicesimo e il dodicesimo giorno ufficiale della festa in migliaia ballano ininterrottamente le spettacolari " danze della Conquista". Il personaggio principale, che raffigura la morte con una maschera nera sul viso e una falce in mano, si aggira tra Mori che hanno copricapi sormontati da mezzelune e cristiani che brandiscono croci. Nell'enorme piazzale i venditori offrono la Gordita de la Virgen, una torta di mais a forma di Madonna. Mercato di Oaxaca - Aguascalintes, Fiera di San Marco : dal 18 aprile al 10 maggio nella città di Aguascalientes, capitale dell'omonimo stato, si svolge la più importante fiera del Messico. L'apice é raggiunto il 25 aprile, anniversario del santo patrono, con una grande parata seguita da rodei, corride, fuochi d'artificio e peleas de gallos, combattimenti di galli. - Huejotzingo (Puebla), Carnevale : uno dei più affascinanti carnevali messicani che raggiunge il culmine il martedì grasso con la battaglia tra due gruppi di abitanti del paese, i "francesi" e i "messicani"; migliaia di persone per le strade hanno tutti il volto coperto da bellissime maschere in legno. - Janitzio (Michoacàn), Dia de los muertos : è un’ occasione per capire il rapporto che hanno i messicani con la morte, esorcizzata in molti modi. I riti più impressionanti si celebrano nei villaggi Purepecha intorno al lago Janitzio quando, nella notte che precede il 2 novembre, l'intera popolazione si riversa nei cimiteri dove porta cibo e bevande trascorrendo la notte a dialogare con i defunti. - Juchitàn (Oaxaca), Festa di San Isidro : le donne dell'istmo, che controllano il commercio locale e quindi sono economicamente autonome, celebrano la loro indipendenza in grandi feste con bellissimi balli, e culminano nella Tirada de Frutas, il 15 maggio, quando dall'alto dei tetti bersagliano con ortaggi vari gli uomini in strada. - Oaxaca, Guelaguetza : il terzo e l'ultimo lunedì di luglio, allo Stadio del Cerro del Fortin, esibizione di gruppi di danzatori che provengono dalle sette regioni dello stato di Oaxaca; è un ottima occasione per ammirare splendidi costumi tradizionali e balli che spesso hanno origini antichissime legate ai miti preispanici. - Papantla (Veracruz), Voladores : la cerimonia, nata come rito di fecondazione della terra, si svolge il 29 giugno: i cinque voladores partecipanti scalano un palo alto più di 20 m e cominciano lentamente a danzare al ritmo di suoni arcaici suonati da uno di loro. Poi i quattro rimanenti voladores, che rappresentano uomini-uccello, si appendono per i piedi a lunghe funi e scendono lentamente verso terra mentre il palo gira. - San Juan Chamula (Chiapas), Carnevale : le cerimonie che celebrano i cinque "giorni perduti" del calendario Maya sono molto suggestive come quando gruppi di uomini saltano attraverso una barricata incendiata davanti alla chiesa. Attenzione agli Indios Chamula: non amano i turisti ed è assolutamente proibito scattare fotografie mantenendo quindi un atteggiamento di massimo rispetto. Links * www.pentanet.com.mx/Embitaly sito ufficiale dell'Ambasciata d'Italia a Città del Messico * www.target.it/messico sito dell'Ambasciata del Messico presso la Repubblica Italiana * www.go2mexico.com sito in inglese con tante informazioni utili in particolare sulle città Messicane * www.mpsnet.com sito informativo in lingua inglese * www.mexonline.com sito informativo in lingua inglese. * www.visitmexico.com sito informativo in lingua inglese. * www.messico.com ; www.rivieramaya.com siti informativi in lingua italiana. * www.ourmexico.com info su bus di linea, hotel economici e quant’altro può servire al viaggiatore indipendente. Guide PRIMA DEL VIAGGIO Burocrazia e sanità in cifre Visto Non occorre Passaporto Valido per almeno sei mesi dalla data di ingresso Febbre gialla Non occorre Profilassi antimalarica Consigliabile per chi voglia visitare le zone umide Vaccino Epatite A ed antitifico Consigliati Vaccino Epatite B Consigliato per chi sosta a lungo Quando andare L'inverno è la tradizionale stagione turistica e nelle località balneari come Cancun o Acapulco dicembre è il mese più affollato dell'anno. In realtà i turisti visitano il Messico durante tutto l'anno concentrandosi sugli altopiani in estate e nelle zone costiere in inverno. Il mese probabilmente ideale rimane comunque novembre quando le piogge (periodo estivo da giugno ad ottobre) sono finite e la stagione di punta deve ancora iniziare, ma anche marzo rimane un ottimo mese. Burocrazia e visti Per entrare in Messico per turismo ai cittadini italiani basta il passaporto con validità di almeno 3 mesi e non occorrono visti per permanenze inferiori ai 3 mesi (attenzione: se fate scalo negli Stati Uniti è necessario essere in possesso di passaporto a lettura ottica). Per permanenze inferiori ai 3 mesi non occorrono visti ma solo la tarjeta de turista (carta turistica) rilasciata durante il volo dalla compagnia aerea e convalidata dalle autorità di frontiera; la tarjeta dovrà poi essere riconsegnata alla dogana al momento della partenza. Per permanenze superiori ai 3 mesi viene rilasciata una forma migratoria (FMT). I minori di 18 anni che viaggiano senza genitori devono avere il loro consenso scritto su un apposito modulo firmato da entrambi al Consolato o su affidavit autenticato da un notaio; se viaggiano con un solo genitore hanno bisogno del permesso scritto ufficiale dell'altro. Vaccinazioni Non è richiesta alcuna vaccinazione obbligatoria. Un eventuale consiglio sulla profilassi antimalarica può venir dato a chi ha intenzione di esplorare le umide zone del sud del Paese. Consigliate in genere invece le vaccinazioni contro l’epatite A e B. Da mettere in valigia E' consigliato un abbigliamento estivo pratico e informale con l'aggiunta di un maglioncino leggero per proteggervi dall'aria condizionata degli hotel. Se soggiornate al mare potete prevedere di portarvi maschera e boccaglio (non tutti amano affittarli) e una macchina fotografica subacquea. Utile anche un impermeabile leggero in caso di improvvisi acquazzoni. Cappello da sole, occhiali da sole, creme solari sono indispensabili, uili repellenti per insetti e un adattatore. Se pensate di visitare i siti archeologici portatevi scarpe comode. Elettricità Teoricamente 110 volt , quindi è bene portarsi da casa un adattatore o un trasformatore. Quanto costa Per quanto riguarda i viaggi organizzati da tour operator non c'è che l'imbarazzo della scelta, qualsiasi agenzia turistica è in grado di offrirvi almeno una decina di possibili soluzioni. In linea di massima un classico soggiorno di 15 giorni che tocca i centri archeologici dello Yucàtan ed eventualmente una puntata nel Chiapas si aggira su una cifra compresa tra i 2000-2500 euro; leggermente inferiori i costi se optate per una vacanza esclusivamente di mare della durata in media di 9 giorni viaggio compreso che può andare dai 1000 ai 1500 euro; stesso discorso per un tour di una decina di giorni alla scoperta delle città storiche di tradizione spagnola. Il discorso cambia se invece volete organizzarvi una vacanza fai da te, tenendo conto che, se non si hanno particolari esigenze, un soggiorno in Messico per quanto riguarda il mangiare e il pernottamento offre veramente svariate possibilità a costi decisamente bassi. Indicativamente un volo aereo per Città del Messico può costare circa 470-840 euro: dipende dal periodo in cui partite e comunque le agenzie di viaggi forniscono quotidianamente offerte anche al di sotto di tali parametri (è consigliabile informarsi adeguatamente della rotta dell'aereo, in particolar modo degli eventuali scali da fare, in modo da non essere costretti, per un viaggio che mediamente dura una decina di ore, ad affrontarne almeno il doppio). Un hotel di media categoria costa circa 30 euro. Indirizzi utili Indirizzi utili burocrazia Ambasciata del Messico Via Lazzaro Spallanzani 16, Roma, tel. 06-441151, 06-44251990; fax. 06-4403876; e-mail emexpart@tin.it Altre sedi consolari Via S. Quintino 32, Torino, tel. 011-544811 Via Solferino 26, Bologna, tel. 051-6447829 Via Arte della Lana, Firenze, tel. 055-217831 Largo Sermoneta 22, Napoli, tel. 081-5751185 Via Amari 40, Palermo, tel. 09-1587144 S. Marta, Punto franco fabbr. 17, Venezia, tel. 041-2712642 Ambasciata Italiana in Messico Av. de las Palmas 1994, Colonia Lomas de Chapultepec, Città del Messico, tel. 55-55963655, fax. 55-5967710; www.embitalia.org.mx Consolati onorari presenti a Cancun, Guadalajara, Monterrey, Queretaro, Tampico; Vice Consolati onorari ad Acapulco, Puebla; Agenzie consolari onorarie a Oaxaca e Tijuana. Ufficio per il Turismo Via Barberini 3, Roma, tel. 06-4872182, 06-4827160; fax 06-483630 ; www.visitmexico.com Ufficio turismo messicano Presidente Mazaryc 172, Colonia Polanco, Città del Messico, tel. 55-30026300; www.sectur.gob.mx Indirizzi utili turismo e cultura Associazione degli ostelli della gioventù (Red mexicana de alojamiento para jovenes) Insurgentes Sur 1510 D, Città del Messico, tel. 5-6628244, fax. 5-6631556 Association des Hotels et Motel mexicains Thiers 83, Colonia Anzurez, Città del Messico, tel. 55-52030466; www.hotelesenmexico.com.mx Indirizzi utili sicurezza e sanità Pronto Intervento e Polizia tel. 06 da qualsiasi località del Messico senza alcun prefisso Polizia tel. 061 Soccorso stradale tel. 55-54886600 (a Città del Messico) tel. 01800522624357 (nel resto del Paese) Angeles Verdes (soccorso stradale del Ministero del Turismo) tel. 55-52508221 (servizio gratuito 24 h su 24 in alta stagione turistica) Altri indirizzi utili... IL VIAGGIO Quanto stare Almeno 15 giorni sono indispensabili per una visita abbastanza completa anche se un viaggio di tre settimane rimane il periodo ideale, in modo da lasciare spazio ad eventuali deviazioni; il programma che non dovrebbe essere troppo rigido per poter gustare pienamente l'atmosfera di paesaggi e incontri che, potete starne certi, si riveleranno interessantissimi. Come arrivare Partenza da: Expedia Travel Destinazione: Dal: (GG/MM/AA) Al: (GG/MM/AA) Ulteriori opzioni di ricerca Il modo più comodo e veloce per arrivare in Messico è ovviamente l’aereo. Non esistono collegamenti diretti da Milano/Roma con Città del Messico, ogni compagnia di bandiera prevede uno o più scali. Aeromexico (tel. 027202319; www.aeromexico.com), compagnia di bandiera messicana, arriva ogni giorno a Città del Messico via Madrid. Anche Iberia (tel. 0272010260; www.iberia.com) offre collegamenti quotidiani dalle principali città italiane via Madrid o Barcellona. Il costo dei voli può oscillare dai 470 agli 840 euro, molto dipende dal periodo prescelto e dalle offerte lanciate sul mercato dalle varie compagnie aeree. Ci sono invece voli charter diretti da Milano/Roma/Bologna per Cancun (costi a partire da circa 430 euro a/r; www.air-europa.com; www.bluepanorama.com). Tasse aeroportuali Quando si parte via aerea dal Messico si deve pagare una tassa di partenza di circa 20 pesos. Già inclusa nel biglietto aereo dovrebbe essere la tassa di soggiorno (sigla UK); qualora tale tasse non fosse inclusa, all’uscita dal Paese si dovranno pagare 205 pesos. Le tasse aeroportuali ammontano a 21 USD per i voli nazionali e a 15 USD per quelli internazionali. Cosa vedere e cosa fare Sito maya di Chichén Itzà La penisola dello Yucàtan rimane ancora una delle mete di punta di un viaggio in Messico. In effetti, i centri di richiamo che offre sono molteplici, a cominciare dai famosi siti archeologici dell'epoca maya come Chichén Itzà, non distante dalla capitale della regione Mérida, ma anche Uxmal, a sud della capitale, merita indubbiamente una visita approfondita con la sua Piramide dell'indovino, la più straordinaria di tutte le piramidi messicane, che si innalza con una stupefacente angolazione dalla sua base ovale, fino a un tempio che si trova a circa 30 m dal suolo, con un ampia ma terribilmente ripida scalinata su ogni lato. Chichén Itzà rimane il sito più famoso del Messico, copre un area di 300 ettari e racchiude i resti di una città maya che prosperò dal IX al XII sec. d.C. . Merida, la pittoresca capitale dello Yucatàn, vanta origini maya e un pizzico d'atmosfera europea essendo stata fondata da Francisco de Montejo nel 1542; offre un vivacissimo mercato con bei prodotti artigianali e parecchie cose da vedere a cominciare dalla Cattedrale cinquecentesca e il Parque Santa Lucia, ritrovo serale dei musicisti. Ad est della penisola troviamo Cancun, famosa località balneare con belle spiagge da dove è possibile, in battello, raggiungere Isla Mujeres con la sua barriera corallina o la più distante Isla Contoy che ospita una riserva ornitologica. Scendendo la costa in direzione sud, a circa 130 km, si incontra il sito di Tulum, posto su una scogliera che guarda al Mar dei Caraibi, uno dei più pittoreschi siti maya ( se volete farvi una nuotata potete tuffarvi direttamente in mare dalla spiaggia presso il sito, inoltre la zona offre illimitate possibilità di godervi il mare anche alloggiando in cabanas sulla spiaggia). Il Chiapas, lo stato più meridionale del Paese, è il più verde ma anche il più difficile da raggiungere ed è l'ideale per quei viaggiatori che cercano di cogliere l'ultimo sussulto rivoluzionario del millennio con la speranza di incontrare il sub comandante Marcos, l'uomo icona che lancia comunicati via internet dal suo rifugio nella Selva Lacandona. E' l'occasione per una visita a San Cristòbal de Las Casas, con il suo mercato, il museo di Santo Domingo e le due Chiese di Guadalupe e San Cristòbal che vantano le più belle viste sulla città, ma anche la base di partenza per un escursione verso uno dei più affascinanti siti archeologici, quello di Palenque. Sito maya di Tulum Ma Messico vuol dire anche cultura e quindi musei: da non perdere nella capitale Città del Messico il Museo de Arte Moderno con opere di artisti messicani di questo secolo. Qui si viene soprattutto per tre grandi protagonisti del moralismo, Diego Ravera, José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros, oltre ad altri nomi celebri da Rufino Tamayo a Frida Khalo. Inoltre il Museo Nacional de Antropologia con la più spettacolare collezione archeologica del mondo, fondamentale per capire le civiltà che hanno attraversato il Paese nel periodo antecedente all'invasione spagnola: Olmechi, Zapotechi, Huaxtechi, Toltechi, Maya e Aztechi. Il pezzo più celebre, diventato il simbolo stesso del museo, è i la Pietra del Sole, lo stupefacente calendario azteco scolpito su un monolito di 24 tonnellate. Per riprendere la storia nel momento in cui il Museo di Antropologia l'aveva conclusa, il Museo Nacional de Historia espone le vicende della conquista spagnola fino alla rivoluzione del 1911-17. Tra gli altri musei sparsi in altre città si segnalano il Museo Antropologico di Mérida, il Museo y Casa Diego Rivera a Guanajuato, il Museo Frida Kahlo di Coyoacàn e il Museo Regional di Oaxaca. Per chi fosse interessato alle meraviglie della natura, il Messico offre un'eccezionale varietà di paesaggi, dai deserti aridi ai vulcani attivi, dalla seconda barriera corallina al mondo a paesaggi alpini che d'improvviso sprofondano in canyon coperti da una lussureggiante vegetazione tropicale. Per chi fosse interessato a visitare parchi o riserve, dove l'avventura è assicurata giacché molti sentieri non sono nemmeno segnalati e le mappe non sono facili da trovare, Quinto Sol ( Presa Las Pilas 37 PH 11500 Città del Messico tel. 0052-5-3955225 Fax. 0052-5-3958431) organizza circuiti ecoturistici in Messico mentre sul sito americano www.gorp.com è possibile trovare notizie sulle aree protette del paese. Gli appassionati di mare e vita da spiaggia troveranno il loro paradiso sulla costa sud dell'Oceano Pacifico. E' in questa striscia di terra che si trovano le più famose località balneari del Messico a cominciare da Acapulco, luogo di spiagge immortalate in decine di film, di locali notturni e di clavadistas, i famosi tuffatori che si gettano dalla scogliera di La Quebrada in un canale stretto e roccioso. Più a nord di Acapulco troviamo Puerto Escondido, paradiso inizialmente di surfisti ed hippy e conosciuto dagli italiani dopo il successo del film di Gabriele Salvadores. Risalendo verso il nord di Acapulco incontriamo la spiaggia di Zihuatanejo, scoperta da uno dei capitani di Cortés: è un pezzo di vecchio Messico con vita notturna praticamente inesistente ed è la meta ideale per trascorrere una vacanza all'insegna del romanticismo. Ancora verso nord incontriamo Puerto Vallarta, al centro della Baia de las Banderas, che contende ad Acapulco il titolo di regina del Pacifico e fu in passato set di diversi film da Lanotte dell'iguana di John Huston ai più recenti Terminator o Revenge con Kevin Costner. Cosa acquistare L'acquisto di prodotti artigianali non richiede più una visita ai luoghi dove sono prodotti: sia a Città del Messico che nei luoghi più frequentati dal turismo si trovano negozi specializzati che raccolgono gli articoli migliori e più popolari provenienti da varie parti del Paese. Tra di essi ricordiamo le ceramiche con disegni e tecniche di lavorazione diverse per ciascuna regione, l'argento lavorato a Taxco, la lana ed in particolare i tappeti provenienti da Oaxaca, le amache di Merida, il vetro di Jalisco e il cuoio, specialmente gli huaraches cioè i sandali. Dormire Se non avete deciso di trascorrere il vostro soggiorno in località di mare, nei periodi di Pasqua o Natale (in questo caso è sempre meglio prenotare con largo anticipo), trovare una stanza anche a buon mercato in genere non è difficoltoso. Gli alberghi più a buon mercato in genere sono situati intorno alla piazza principale (lo Zòcalo), vicino al mercato o alla stazione dei treni o dei pullman, mentre quelli più costosi sono stati costruiti nelle periferie delle città e sono raggiungibili in macchina o in taxi. Per chi si ferma almeno una settimana o chi paga in contanti, in alcuni casi sono praticati sconti o tariffe convenienti, e comunque vale sempre la pena contrattare un po' con gli albergatori. Il prezzo per un hotel di media categoria si aggira sui 30 euro su una gamma di prezzi che comunque va da meno di 10 euro per i più economici, a più di 100 euro per gli hotel di lusso affacciati eventualmente sulla spiaggia. Nettamente di lusso il soggiorno nelle haciendas: testimonianze del potere e della ricchezza degli antichi proprietari hanno prezzi che vanno dai 238 ai 320 euro la camera. Un alternativa all'albergo rimangono i bungalows, qui chiamati cabanas, che di solito si trovano sulle spiagge e qualche volta anche all'interno, adatti comunque più ai giovani che girano con lo zaino. Si tratta quasi sempre di una capanna di legno o di foglie di palma con un'amaca appesa e priva di corrente elettrica (in questi casi è sempre meglio prevenirsi contro gli assalti delle zanzare con un buon repellente). Sempre per i più giovani, con 5-8 euro è possibile garantirsi un letto in uno dei 26 ostelli della gioventù sparsi per il Paese (info: FONATUR, Insurgentes Sur 800, 17° piso, Colonia del Valle, Mexico, tel. 55-54484200; www.fonatur.gob.mx). Ricerca e prenotazione hotel con sconti fino al 50% Mangiare I classici alimenti della dieta messicana sono il mais e i suoi derivati, i fagioli e il chili. Una volta arrivati in Messico, chi di voi a sempre sentito parlare di cucina super piccante deve un po' ricredersi, anzi di solito i cibi non sono nemmeno troppo piccanti e dato che la maggior parte del cibo messicano è semplice, in tutti i ristoranti un modo per arricchirli è costituito dalle varie salse che troverete sul tavolo. Oltre ai conosciuti tacos o alle tortillas, moltissime sono le ricette messicane da assaggiare come ad esempio i tamales, un pasticcio di mais e carne ripieno fatto cuocere in foglie di banano o granturco; oppure i fiori di zucca ripieni di pollo e tortillas; il barbacoaè invece la grigliata mista di carni; la taquiza mixta sono cinque tipi di tacos con riso; i chiles rellenos, peperoni ripieni con salsa di mango; ma anche pesce nelle zone di mare, deliziosi i cocktail di gamberetti e polipo. Oltre ai ristoranti è possibile mangiare nei mercati o nelle bancarelle lungo le strade (da provare quelle in Plaza Garibaldi a Città del Messico), anche se spesso l'ambiente non è dei più invitanti è senz'altro più a buon mercato. I prezzi sono molto abbordabili: mediamente 5-8 euro, 25 euro per mangiare in ristoranti più sofisticati. Per saperne di più... Posta e Telefono I servizi postali messicani sono ragionevolmente efficienti, gli uffici postali rimangono aperti dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, mentre al sabato dalle 9 a mezzogiorno. Per telefonare in Messico dall'Italia bisogna selezionare il prefisso internazionale 0052 seguito dal prefisso del distretto (05 per Città del Messico) senza lo zero e dal numero desiderato. Per chiamare l'Italia si digita lo 0039 seguito dal numero desiderato. E' ancora possibile effettuare chiamate a carico del destinatario: per prendere contatto con l'operatore dai telefoni pubblici premere il tasto con l'asterisco e digitare il 671, mentre dagli alberghi è sufficiente premere due volte l'asterisco seguito dal numero 17. Molti telefoni pubblici dovrebbero accettare le carte di credito ma, leggermente più costose e di sicuro più affidabili sono le casetas de teléfono. Ce ne sono parecchie poiché molti residenti non hanno il telefono in casa, possono essere semplici negozi o bar con telefoni pubblici riconoscibili da un insegna esterna con il telefono. Sono inoltre disponibili per alcuni telefoni le schede telefoniche. In Messico funziona la rete AMPS, quella GSM è stata introdotta di recente. Moneta e cambio Il nuovo Peso Messicano o Nuevo Peso è stato introdotto nel 1993 (solitamente scritto N$), è formato da 100 centavos ed è l'equivalente a 1000 vecchi pesos. Per il momento è emesso in banconote da 10, 20, 50, 100, 200 e 500 N$ e in monete da 5, 10, 20, 50 centavos e da 1, 2 ,5, 10N$. Giacché il peso non è reperibile in Italia si consiglia di cambiare direttamente gli euro all’arrivo in Messico. Le banche sono aperte dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.30; la commissione varia da una banca all'altra, mentre il tasso di cambio, in teoria, dovrebbe essere lo stesso ed è fissato ogni giorno dal Governo. Si può cambiare anche in aeroporto, negli hotel e nelle agenzie di cambio che, in genere, hanno un orario di apertura più flessibile di quello delle banche. Accettate le carte di credito internazionali (ma con percentuali di ricarico anche del 15%), qualche difficoltà a ritirare contanti col bancomat. Spostarsi Nelle grosse città i mezzi pubblici sono poco costosi per quanto riguarda autobus o metropolitana (ottima quella di Città del Messico). Per quanto riguarda i taxi, bisogna stare attenti ai prezzi e comunque è sempre consigliabile fissare il prezzo prima di salire. Per gli spostamenti più lunghi l'aeroplano rimane il mezzo consigliato: Mexicana (tel. 02875398; www.mexicana.com) e Aeromexico (www.aeromexico.com ) offrono collegamenti con più di cinquanta aeroporti nazionali. Le tariffe sono piuttosto alte e i viaggiatori dei voli intercontinentali dovrebbero approfittare del Mexipass che consente un buon risparmio ma è acquistabile solo prima della partenza dall’Italia. Se invece si dispone di più tempo i pullman sono di gran lunga la forma più comune ed efficiente di trasporto pubblico. Molte società (ADO, Autobus de Oriente, www.adogl.com.mx; Estrella de oro, www.autobus.com.mx; Etn, Enlaces Terrestres Nacional, www.etn.com.mx) collegano anche i paesi più piccoli e potete scegliere tra veicoli di prima classe con posti numerati e riservati e quelli di seconda classe, anche se la differenza più rilevante consiste nel numero delle fermate (quindi in linea di massima la prima è consigliata per spostamenti lunghi mentre la seconda per brevi tragitti; potete prenotare i biglietti del bus tramite www.ticketbus.com.mx). La leggendaria pazzia degli autisti messicani è sicuramente esagerata anche se qualche esperienza da farvi rizzare i capelli probabilmente l'avrete; tuttavia è più facile avere guasti meccanici che incidenti visto anche il limite di velocità di 90 km/h. Ricordatevi sempre di avere a portata di mano un maglione poichè l’aria condizionata è sempre altissima e protestare non serve a nulla. Buona norma è anche quella di tenere d’occhio il bagaglio verificando che sia stato caricato proprio sul vostro bus e non magari su un altro in partenza contemporaneamente per la stessa destinazione. Il viaggio in treno (Ferrocarril mexicano, www.ferromex.com.mx) è più a buon mercato del pullman, ma anche molto più lento, visti i continui ritardi (e con ciò si intendono ore e non minuti). Una maniera di evitare i problemi è noleggiare una macchina; è consigliabile comunque controllare bene le tariffe visto che un’auto piccola può costare anche solo 15$ al giorno, ma dopo aver aggiunto assicurazioni, tasse e chilometraggio può facilmente triplicare. La benzina costa 5,76-6,47 pesos al litro; non esistono distributori automatici e si paga in contanti più una mancia all’addetto. E’ necessaria la patente internazionale e la carta di credito. Prenota il noleggio auto con Expedia.it Traghetti collegano la Baja California alla costa nord occidentale e la terraferma con diverse isole (info: www.ferrysernatur.com.mx). Sanità Tulum Il sito di Tulum sul mare - ©MicheleAmicucci Per problemi medici di lieve entità recatevi in farmacia: le potete riconoscere dalla croce verde esposta con l'insegna. I farmacisti sono in genere ben preparati e disponibili e di solito parlano un po' di inglese, se necessario possono anche vendere al banco farmaci che a casa otterreste con la ricetta. Per problemi più gravi potete informarvi presso il Consolato che vi fornirà una lista di dottori che parlano italiano. Le strutture sanitarie pubbliche, comunque, non rispecchiano in media i livelli europei e quelle private, migliori, sono generalmente assai costose. Comunque in linea di massima l'unico problema che avrete probabilità di incontrare è la diarrea (vendetta di Montezuma), quindi attenzione ai cibi e alle bevande, anche se veramente in pochi riescono a scamparla, e comunque nel giro di 24/48 ore dovreste ristabilirvi tranquillamente bevendo molta acqua e sali per il ripristino dei liquidi persi. Di conseguenza vi consigliamo di bere acqua imbottigliata, di evitare il ghiaccio, le verdure crude e la frutta che non potete sbucciare personalmente. L’alto tasso di inquinamento presente nella capitale (soprattutto nella stagione secca che va da novembre a maggio) consigliano cautela a chi a problemi respiratori e cardiocircolatori; chi non ne soffre può comunque avvertire mal di testa, nausea, bruciore agli occhi. Non ci sono accordi in campo sanitario tra il Messico e gli altri Paesi, per cui è indispensabile stipulare qualche tipo di assicurazione sanitaria prima di mettersi in viaggio. Rischio di colera, di epatiti e di salmonella nelle zone rurali e nelle periferie delle maggiori città. Recentemente si sono registrati casi di dengue anche in prossimità di località turistiche (zona di Acapulco) della costa del Pacifico e un’epidemia di epatite A nello stato di Messico. Sicurezza Nonostante gli alti tassi di criminalità, non si dovrebbero avere particolari problemi finché si rimane sui sentieri battuti, il rischio non è superiore ad una città media dell'Europa o del Nord America. Nello stato controllato dagli zapatisti, il Chiapas, incontrerete sicuramente guerriglieri ed unità dell'esercito ma nessuno dei due ha di mira i turisti. Se andate in giro in auto dovete tenere presente il rischio dei banditi: sono infatti possibili furti e anche assalti, specialmente nella zona nord occidentale e in particolare nello stato di Sinaloa. A volte i rapinatori si travestono da poliziotti, a volte da autostoppisti o da automobilisti in panne, per cui è meglio pensarci due volte prima di fermarsi per dare un passaggio. E' consigliabile inoltre non andare mai in giro di notte. Tra le strade ad alto rischio: la 2 ( Mexicali-Agua Prieta), la 40 (Matamoros-Monterrey), la 5 (Città del Messico-Acpulco), la 75 (Oaxaca-Tuxtepec), la 57 (San Luis Potosi-Matehuala) e la 1 a Sinaloa. A Città del Messico la microcriminalità è assai diffusa, con furti e rapine soprattutto nei luoghi di maggior affollamento o isolati. Buona norma è quindi essere prudenti, non indossare gioielli e non mostrare di possedere denaro (prelevate soldi solo agli sportelli all’interno delle banche). Se dovete muovervi, evitate di prendere il metro o i taxi libres, più prudente servirsi solo di taxi sitio (a fermata fissa) o dei taxi dell’hotel. Particolare cautela anche per recarsi a visitare le piramidi di Teotihuacan. Attenzione a chi fa il bagno nelle acque del Pacifico: anche i nuotatori più esperti non ne devono sottovalutare le insidie (soprattutto nella zona di Puerto Escondido). L’uso personale di droghe e il loro traffico comporta pene pesanti. Comportamenti Nelle zone degli altos del Chiapas alcune popolazioni indigene non vedono di buon occhio i turisti, ritenuti poco rispettosi di usi e costumi locali. Si raccomanda quindi il massimo rispetto chiedendo sempre il permesso di fotografare le persone nel caso si voglia farlo. Curiosità I siti archeologici più famosi sono presi d'assalto dai gruppi di turisti organizzati che però arrivano dalle 10.30 del mattino e non si trattengono mai oltre le 15.30 del pomeriggio. Pianificare quindi la vostra visita prima o dopo questi orari vi farà vedere i luoghi sotto un'altra luce; inoltre, di prima mattina o al tramonto, la calura non è soffocante e la scalata alle piramidi è meno faticosa. Ricordate che i musei non sono più gratuiti la domenica e che per tutti i musei e siti statali si paga un biglietto di ingresso di 38 pesos (circa 3,5 dollari). Buon viaggio. Ringraziamo per segnalazioni e aggiornamenti alla guida: Ferruccio (sez. Da mettere in valigia ) |