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| Itineraria/Opere Teatrali | Macbeth | Dedalo |
| Amleto (1599-1600) |
Romeo e
Giulietta
" (1594-95) |
Enrico IV" (1597-98) | Macbeth (1605-06) | |
| "La bisbetica domata" (1593-94) | "Molto rumore per nulla" (1598-99) | "Le allegre comari di Windsor" (1600-01). | Otello |
| Descrizione Opere |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Macbeth_%28opera%29 Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Macbeth_%28opera%29&action=history Macbeth (opera)Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Macbeth è la decima opera lirica di Giuseppe Verdi. Il libretto, tratto dal Macbeth di William Shakespeare, fu firmato da Francesco Maria Piave, ma molte parti furono riviste o riscritte da Andrea Maffei. Dopo l'iniziale successo, il 14 marzo 1847, al Teatro della Pergola di Firenze, l'opera cadde nell'oblio, e in Italia fu riesumata con strepitoso successo al Teatro alla Scala il 7 dicembre 1952, con Maria Callas nel panni della protagonista femminile. Da allora è entrata stabilmente in repertorio.
Trama [modifica]
Atto I [modifica]In Scozia. Macbeth e Banco sono di ritorno da una vittoriosa battaglia contro i rivoltosi. Incontrano tre streghe, che fanno loro una profezia: Macbeth sarà signore di Cawdor e in seguito re di Scozia, mentre la progenie di Banco regnerà. Parte della profezia si avvera subito. Giunge infatti un messaggero che comunica a Macbeth che re Duncano gli ha concesso la signoria di Cawdor. Al castello, si attende la venuta del sovrano. Venuta a conoscenza della profezia delle streghe, l'ambiziosa Lady Macbeth incita il marito a uccidere il re. La notte avviene il regicidio.
Atto II [modifica]Del delitto viene incolpato il figlio di Duncano, Malcolm, che si trova costretto a fuggire in Inghilterra. Ora che Macbeth è re di Scozia, la moglie lo convince a liquidare Banco e soprattutto il figlio di costui, Fleanzio, nel timore che si avveri la seconda parte della profezia. I sicari di Macbeth assassinano Banco in un agguato, ma Fleanzio riesce a fuggire. Durante un banchetto a corte, Macbeth è terrorizzato dall'apparizione del fantasma di Banco.
Atto III [modifica]Inquieto, Macbeth torna dalle streghe per interrogarle. Il verdetto è oscuro: egli resterà signore di Scozia fino a quando la foresta di Birman non gli muoverà contro e che nessun "nato di donna" potrà nuocergli. Lady Macbeth, intanto, lo incita ad uccidere la moglie e i figli del nobile profugo Macduff, che insieme a Malcolm sta radunando in Inghilterra un esercito per muovere contro Macbeth.
Atto IV [modifica]L'esercito invasore giunge segretamente al comando di Malcom e Macduff. Giunti nei pressi della foresta di Birnam, i soldati raccolgono i rami degli alberi e con questi avanzano mimetizzati dando l'impressione che l'intera foresta si avanzi (come nella profezia). Lady Macbeth, nel sonno, è sopraffatta dal rimorso e muore nel delirio. Macbeth, rimasto solo, fronteggia l'invasore, ma è ucciso in duello da Macduff, l'uomo che, venuto al mondo con una sorta di parto cesareo, avvera la seconda parte del vaticinio ("nessun nato di donna ti nuoce").
Caratteri generali [modifica]Il Macbeth (o Macbetto come amava chiamarla il compositore con un affetto intimo) fu composta da Giuseppe Verdi nel 1847 (anno in cui si dedicherà anche alla composizione de I masnadieri) su libretto di Francesco Maria Piave per il Teatro della Pergola di Firenze dove fu rappresentato nel marzo di quell'anno. La complessa struttura del dramma shakesperiano in cinque atti fu sintetizzata dal Piave, non senza difficoltà, in una struttura in quattro atti che risulta dal punto di vista "logistico" difficilmente rappresentabile per i numerosi cambi scena e le ambientazioni complesse, come le due scene ambientate nei boschi (introduzione dell'atto primo e finale ultimo) e una certa incongruenza nelle due parti dell'atto terzo (la Gran scena delle apparizioni e il duetto "Ora di morte e di vendetta"). Bisogna tuttavia riconoscere a Piave, la cui opera fu rivista dal Maffei, la solita grande abilità di composizione ed una, per quanto difficile, aderenza al testo di Shakespeare. In questa opera si evidenzia ancora un Verdi molto legato alle forme tradizionali che lo portano sulla partitura edita da Ricordi ancora a suddividere le sequenze melodrammatiche in pezzi chiusi come Cavatine, Gran scena, sestetto, duetto e recitativo, una forma che abbandonerà solo dopo la Traviata con la partitura del Ballo in Maschera che risulta, per l'appunto, priva di tali suddivisioni e più omogenea. Il soggetto, caro a Verdi, come d'altronde tutti i soggetti di Shakespeare - che soleva chiamare Papà Guglielmo - si presenta molto bene articolato sul punto di vista delle voci, in una completezza che porta ad una soddisfazione intima dell'uditore che vede soddisfatte tutte le sue ambizioni musicali da ascoltatore. In effetti la schematizzazione dei personaggi nei gruppi del "bene" (Malcolm, Macduff, Banco) e del "male" (Lady Macbeth, Macbeth) sono riflessi dai modi di cantare: i primi cantano insieme ai cori e con declamati molto patetici (come l'aria del IV atto di Macduff) che rispondono all'ideale del "giusto" nell'opera ottocentesca; i secondi e soprattutto Lady Macbeth cantano sottovoce e con toni cupi espressamente evidenziati da Verdi nella partitura stessa.
I personaggi [modifica]
Lady Macbeth [modifica]Lady Macbeth è il personaggio psicologicamente più sfaccettato: è inconsciamente malvagia, ma al tempo stesso è fragile e compassionevole. È lei a spingere Macbeth, di per sé ignavo, verso la serie di efferati delitti che lo portano al trono. Verdi ha affidato il ruolo ad un soprano drammatico d'agilità, mantenendosi però nell'ambito di una tessitura media, quasi da mezzosoprano. Alla cantante sono richieste potenza e agilità insolite, una notevole estensione nel registro grave e una tecnica inappuntabile (basti pensare al re bemolle sovracuto nella scena del sonnambulismo, da eseguire "con un fil di voce, ma sostenuto"). Se si eccettua l'aria del primo atto "Vieni! t'affretta", con la brillante cabaletta "Or tutti sorgete", la sua musica ha un tono lugubre e inquietante. Si narra che Verdi, per la prima dell'opera, dicesse che la Lady dovesse avere voce sgradevole e strisciare sul palcoscenico, con caratteri più da demone che da donna.
Macbeth [modifica]Macbeth invece è un virile baritono a cui vengono affidate pagine brillanti e insieme di estrema introspezione (vedi il duetto Due vaticini e l'aria finale Pietà, rispetto, amore) che Verdi evidenzia con una accurata notazione sul rigo musicale a lui relativo.
Le streghe [modifica]Fra i gruppi di cui sopra si interpongono le streghe che sono i mezzi del fato. Le loro apparizioni sono due all'inizio dell'atto primo, nell'Introduzione, dove assumono dei caratteri grotteschi e quasi ironici e nell'atto terzo, dove invece sono le misteriose artefici del fato con lugubri toni e tuttavia grande grazia e sensibilità si richiede alle cantanti nel coretto ballabile "Ondine e silfidi".
L'edizione francese [modifica]Nell'edizione francese del 1863, Verdi aggiunse l'aria di Lady Macbeth "La luce langue", nel secondo atto e il Ballo del terzo atto. Esso rappresenta probabilmente la più bella incursione di Verdi nel regno della danza, caro al melodramma francese, unendo la consueta perizia teatrale ad una solida scrittura sinfonica, che si rivela anche con l'uso di quasi tutti i timbri dell'apparato orchestrale. Inoltre egli modificò numerosi passi, ne tagliò altri e riscrisse ex novo il coro "Patria oppressa".
Brani famosi [modifica]
Bibliografia [modifica]
Voci correlate [modifica]
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| Corrado d'Elia e la direzione di Teatro
Libero al debutto dello
spettacolo: MACBETH La vita non è che unombra vagante da William Shakespeare Compagnia Atlantide - Teatro di Verona Regia di Paolo Valerio IN SCENA da mercoledì 6 ottobre a domenica 17 ottobre 2004 al Teatro Libero di Milano con attori: Elena Giusti, Roberto Petruzzelli, Paolo Valerio attori danzatori: Sisina Augusta, Andrea Mirabile, Lorenzo Pagani musicisti: Luca Reale, Sabrina Reale, Massimo Rubulotta coreografie Sisina Augusta; compositore Andrea Mannucci; costumi Chiara Defant assistente alla regia Paola Degiuli ************ Il racconto di MacBeth, attraverso le parole, il corpo, la musica. Tutto ruota intorno a questo numero TRE ed alla sua simbologia. Tre streghe. Tre profezie. E così tre attori, tre danzatori, tre musicisti in scena. Il dramma della colpa. Del senso di colpa. Dellossessione dellambizione. E dellambizione trasformata in peccato. Un luogo di una realtà oscillante e mutevole, un luogo della notte dove i sogni si trasformano per diventare incubi e paura. Lo spettacolo nasce proprio da qui: dalla suggestione delle parole color nero della notte e color rosso del sangue. Le streghe, il corpo del vorrei Lady MacBeth, demoniaca e umana nella sua fragilità MacBeth, nobile e disperato, incapace di non cedere alla tentazione Banquo, Re Duncan, MacDuff e tutti gli altri personaggi raccontati da un narratore trasformista, quasi reale fantasma della tragedia. La musica crea e accompagna la storia, le immagini e le emozioni, il suono delle macchie e le contraddizioni dellessere umano. Il bello è brutto, il brutto è bello. MacBeth atto I, sc. 1 produzione Atlantide / Teatro di Verona
__________________________MACBETH
Progetto e regia di Corrado d'Elia assistente alla regia Francesca Cavalleri con Marco Brancato, Margherita Di Rauso, Guglielmo Menconi, Maria Pia Pagliarecci, Elisa Pella, Marco Brambilla, Davide Palla, Fabio Paroni Scene di Fabrizio Palla Spettacolo inserito in Invito a Teatro Tutto parte dal niente. Il nero assoluto. Il buio pesto della colpa e della notte infernale che sembra non potersi dileguare. Poi il destino chiama tre volte con voci suadenti di vittoria e i tre “salve” illuminano strade di seduzione che sembrano aprire tempi diversi e spalancare futuri di potenza e di gloria. Solo l’ambizione, avvolta su se stessa, può credere di diradare una nebbia che non ammette intrusioni. Così appaiono Macbeth e la Lady, fiammelle indivisibili di un girone infernale, a illuminare con la luce del desiderio e dell'ambizione il buio di un luogo non luogo, caverna della mente e dello spirito, nero inferno delle passioni irrazionali. Sarà lei stessa, orgogliosa sacerdotessa del male assoluto, ad avviare il rito sacrificale per consacrarsi ad una eternità senza fine. Lei stessa a trovare il coraggio per il sacrificio estremo, l'uccisione dell'unico brandello d'amore, l'unica umana resistenza alle potenze eterne del male che già la chiamano regina. Ma come per chi osa non potendo osare, come per chi gioca con qualcosa più grande di lui, sarà inghiottita dalle stesse forze che avrà evocato, perduta per sempre dal suo orgoglioso atto di superbia, resa folle dalla sua brama di potere. Così Macbeth, inconsapevole e impotente vittima sacrificale, rimane solo ad affrontare apparizioni e profezie, perduto in un crudele supplizio. Nel gioco infernale dell'autodistruzione mentale non ci è dato sapere se davvero è Macbeth ad uccidere o soltanto un suo stato di alterazione. Ogni tentativo di porre fine al supplizio è vano. Quello che è cominciato non si cancella. Indietro non si torna. Quello che è fatto non può essere disfatto. La dimensione è quella onirica e orrifica di un grande incubo. Il luogo è uno spazio scenico nudo, labirinto inciso nel nero dove la luce del giorno non giungerà mai. Macbeth, il grande sconfitto è precipitato nell'incubo più nero da cui non si risveglierà più, travolto dalle stesse forze del male che ha creduto di poter governare. “VORTICE DEL MACBETH” DI MARCIDO MARCIDORJS E FAMOSA MIMOSA Giovedì 9 giugno, al Teatro Studio, ore 20.30, Vortice del Macbeth, da Macbeth di William Shakespeare con Marco Isidori e Maria Luisa Abate. Scene e costumi Daniela Dal Cin, regia Marco Isidori. “Quale spazio? E per quale teatro?”. La Compagnia Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa tenta di dare risposta a tale quesito mettendo in scena uno spettacolo ispirato al Macbeth di Shakespeare, punto di arrivo di una ricerca sulle potenzialità dello spazio scenico inteso come luogo di trasformazione, concentrazione e scambio di energie tra attori e spettatori. In un’unica struttura scenografica, la “Torre del Teatro Rosso”, opera di architettura teatrale cui si accede tramite un ponte levatoio, il gruppo orchestrato da Marco Isidori riunisce spazio dell’azione, parola, movimento e spettatori (80 alla volta), in una rielaborazione dei temi e dei motivi del Macbeth shakespeariano, dove si fondono coreografia e parola recitante, dando vita a un “sabba” infernale il cui officiante è allo stesso tempo Macbeth e Lady Macbeth, ambigua entità interpretata da Marco Isidori. Macchine sonore e inquietanti apparizioni accompagnano le ossessive cadenze intonate dagli attori, mentre scontri fisici e lotte sanguinose si alternano a momenti di intenso lirismo. Contemporaneamente allo spettacolo è in mostra la Torre stessa come installazione autonoma. La Torre del Teatro Rosso - così è denominata la struttura all’interno della quale lo spettacolo prende vita - sviluppa infatti, lungo le sue quattro pareti, per quasi 120 metri quadrati dipinti dalla scenografa Daniela Dal Cin, una superficie pittorica di grande rilevanza cromatica, dove è stato possibile costruire un itinerario figurale con aperti rimandi sia alla tradizione pittorica occidentale, che alla tessitura ideogrammatica orientale. Piccolo Teatro Studio – via Rivoli 6 (M2 Lanza) Dal 9 al 25 giugno 2005 Vortice del Macbeth di William Shakespeare con Marco Isidori, Maria Luisa Abate, Davide Barbato, Roberta Cavallo, Alessandro Curti, Grazia Di Giorgio, Paolo Oricco, Isadora Pei, Elena Serra, Carlino Sorrentino scene e costumi Daniela Dal Cin, regia Marco Isidori Produzione Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00. Lunedì riposo. Da sabato 18 a martedì 21 giugno riposo. Durata 140’ senza intervallo Prezzi: intero 22,50 euro – ridotto 18.00 euro Per informazioni e prenotazioni: tel. 02 72 333 222 - www.piccoloteatro.org |