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Itinerario 1 Pozzi perduti, laghi vergini e... piste di atterraggio Testo e foto di Robo Gabr'Aoun Punto di partenza: Oasi di Derji Punto di arrivo: Awbari (Oued Ajal) Lunghezza: circa 800 km Durata: da 6 a più giorni Mezzo di trasporto: 2 o più fuoristrada ben equipaggiati Difficoltà: molto elevata Un viaggio fuori pista attraverso la Conca di Awbari, nel Sud Ovest Libico, attraverso tre Erg, alla ricerca di pozzi dimenticati, tra falesie di arenaria e grandi dune vergini, tra vestigia della colonizzazione Italiana e campi di nomadi in una landa lontana da tutti gli itinerari battuti, immersi nel silenzio e nell'emozione di un Sahara ancora immacolato. Le tappe dell'itinerario didascalia Il Sud Ovest Libico è divenuto ormai patrimonio del turismo di massa. Il cambiamento avvenuto negli ultimi 3 anni è impressionante: in inverno, periodo ottimale per i viaggi in regioni sabbiose, tutte le grandi piste classiche, dalla Gadamesh - Ghat alla Derji - Edri, dalla pista di Takharkhori al Mathendousc, sono affolate quanto una via del centro di Milano nelle ore di punta! La regione meridionale della Ramla Zellaf, famosa per ospitare alcuni tra i 21 laghi del Fezzan orientale, è meta di decine di escursioni giornaliere dalle città del Oued Ajal, a soli 30 km verso sud. Nello scorso inverno tutti i maggiori tour operators nostrani si trovavano in questa regione, senza contare gli operatori tedeschi e francesi. Il grande affollamento, oltre a provocare sensibili aumenti dei prezzi dei servizi delle guide locali e del carburante ha inoltre contribuito all'aumento degli episodi di brigantaggio ai danni delle piccole comitive. Nonostante questo panorama poco allettante in realtà è ancora possibile viaggiare in Fezzan in zone assolutamente vergini, guidando per giorni e giorni senza incontrare un solo veicolo, a volte nemmeno un pastore nomade. Viaggiare lungo queste tratte richiede un'ottima conoscenza del territorio e consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti: si tratta di fuori pista in regioni spopolate, ed in caso di avaria sarebbe inutile attendere il passaggio occasionale di altri equipaggi. Ma con le dovute attenzioni è possibile immergersi lungo le Vie del Silenzio, toccare pozzi ed oasi abbandonate, vestigia del periodo coloniale, solcare catene dunarie immacolate, scevre dalle centinaia di tracce che invece martoriano le grandi Ghurdas intorno a Gabraoun e Mandara. Lasciando le colonne di 4x4 a percorrere la Gadamesh-Ghat e la Derji Edri ci si tuffa nell'hammada navigando a perpendicolo verso Bir Arkat e Gazeil, unico punto su una pista classica, la Derji - Edri o Pista dei Francesi. Pozzo di Bir Arkat Bir Arkat è un pozzo situato circa 60 km a sud di Derji, in piena Hammada. Vi si trova ancora acqua, ad una profondità di circa 20 metri. Esso è uno dei punti di riferimento per raggiungere il successivo e più famoso pozzo di Gazeil, o El Gazeil in Thamashek, la lingua dei Twaregh. Lo si raggiunge dopo una corsa di circa 120 km dalla città di Derji, attraversando più volte il letto prosciugato del Oued Thanaru. La pista è piuttosto scorrevole, nonostante lievi corrugamenti di tole ondulè nella tratta mediana. Il Paesaggio è lunare, di un'aridità impressionante. Pozzo di Gazeil Gazeil si trova al fondo di una vasta piana tabulare, di ghiaia fine. Dopo lo sterminio di sassi del Oued essa invita ad una corsa senza limiti, ma occorre stare sempre in allerta: diversi profondi solchi trasversali attraversano la pista proprio in prossimità della casermetta adiacente il pozzo. Quest'ultimo, ormai secco da circa 3 anni, si trova 400 metri a nord est ed è delimitato da una corolla di pietre e cemento. Nelle vicinanze della casermetta una stele affissa su una piramide di pietre cementate, risalente al periodo coloniale Italiano, riporta la dicitura "Aeroporto di Gazeil" e riporta le distanze chilometriche di alcuni punti geografici importanti. Nei dintorni una macchia di cespugli di Tamerici offre un buon posto per il bivacco. Le nubi che qui si vengono a formare per la presenza delle vicine montagne dell'Adrar e del Jebel Nafoussa alla sera si tingono di tutta la gamma dei rossi e degli arancioni, donando tramonti di impragonabile bellezza. Pozzo di Hassi En Nahia Di qui in poi si abbandona nuovamente la pista Derji Edri per navigare fuori tracciato attraverso l'Hammada alla volta di un terzo pozzo, Nahia per gli autoctoni, Hassi En Nahia per i Twaregh. Per raggiungerlo occorre superare ancora diverse decine di km di hammada pianeggiante, fino a raggiungere l'Adrar Ben Drich, il complesso montano che rappresenta una vera e propria diga al mare di sabbia che contraddistingue la parte centrale della Conca di Awbari. Questa catena è in realtà rappresentata da una serie di gradoni tabulari, degradanti da nord a sud verso la depressione sabbiosa, in una serie di canyons e gole davvero impressionanti, sui quali incombono isolati pinnacoli di arenaria rossa delle forme più strane, scolpiti da millenni di erosione eolica. Per farvi un'idea delle dimensioni di questo complesso roccioso sappiate che esso si sviluppa lungo un arco convesso verso nord che prende origine ai confini dell'Algeria e termina alla Falesia dell'Hammada EL Homra, tagliando praticamente in due l'intera conca di Awbari da ovest ad Est. didascalia La via di fuga verso sud è per noi il Oued Nahia, che conduce serpeggiando verso i primi bacini sabbiosi. In vista delle dune giungiamo ad Hassi En Nahia. Pozzo tra i più importanti nel traffico commerciale sull'asse Nord Sud in tempi passati è ora un pozzo sterile. L'area intorno ad esso è spettrale, un ammasso di rottami ferrosi e resti di capanne "Zeriba" dei nomadi Zentane. Ma la coscienza di trovarsi in un luogo quasi "mitico" del Sahara Libico suscita comunque un'emozione straordinaria. La corolla del pozzo è segnalata da un'"H" di tubi metallici. A sud del pozzo svettano le dune dell'Erg Idehan, uno dei tre mari di sabbia che compongono la parte sabbiosa della Conca, Tahadjerit, Titersine ed appunto Idehan. Pozzo di Touil Da Nahia incomincia il carosello tra le guglie sabbiose. Sgonfiati i pneumatici a 0,9 bar ci si inoltra all'interno di grandi gassi, le vallate che separano i cordoni di dune, puntando verso sud sud ovest, cercando di evitare le formazioni più imponenti. La natura dei corridoi tra i massicci consente una marcia non impegnativa per un buon tratto. Nel centro geografico dell'Idehan troviamo Touil, altro pozzo importante, anch'esso al di fuori di ogni tracciato usuale. Intorno a Touil la sabbia è invece impegnativa ed i cordoni si presentano sotto forma di massicci più ravvicinati e dal fondo assai cedevole. In alcuni tratti risulta indispensabile affrontare muri di sabbia con pendenze prossime ai 38°, spesso anche superiori in discesa. Procedendo ancora verso sud ovest i gassi tornano a farsi più ampi fino a sboccare nell'immensa vallata di Kartene, dove navighiamo alla ricerca dell'omonimo pozzo, Tin Kartene, nelle vicinanze di una trivellazione petrolifera. Il paesaggio in questo vallone sabbioso è davvero paradisiaco. Le vette delle grandi Ghurdas sfiorano i 200 metri e il susseguirsi delle dune dà l'impressione di trovarsi in un mare reso immobile da chissà quale sortilegio proprio nell'esplosione della burrasca. Oltre Kartene scendiamo nel cuore della Conca di Awbari, l'Hammada Zegher, depressione di ciottoli finissimi su fondo cedevole ed argilloso di circa 100 km da nord a sud. Consente medie elevate, tenendo conto del fatto che si viaggia comunque con ruote a bassa pressione e che le buche ed i solchi trasversali sono numerosi. A sud la pianura s'incunea in una vallata imbutiforme, già aperta verso un nuovo Erg, il Tahadjerit, molto ampia e dal fondo compatto: Timenokalin. Al suo confine occidentale si trova la pista d'atterraggio in cemento di un altro aeroporto militare Italiano, Timenokalin. Nei pressi i resti di alcuni baraccamenti. didascalia Entriamo nell'Erg Tahdjerit da questa splendida vallata e ci inoltriamo a tutto Est, attraverso vallate labirintiche ma semplici da superare. Mantenendoci a sud del Oued Chati e della cittadina di Edri possiamo incrociare il Oued Zellaf e percorrerlo verso oriente fino all'altezza approssimativa dell'oasi di Bergen, circa 20 km più a nord. Di qui non resta che scendere nuovamente a tutto sud inoltrandoci nella regione più orientale del Tahadjerit, nota come Ramla Zellaf, dal nome del suo maggiore Oued. Pozzo di Dembada Segnalo una piccola variante: per chi avesse problemi di autonomia è possibile da Bir Touil puntare verso un altro pozzo, più orientale di Kartene, ovvero Dembada, al limite est dell'Idehan. Da Dembada si può poi navigare tra rocce e lingue di sabbia sino alla piana che ospita il pozzo di El Hassi, o Pozzo di Barth, dal nome del suo scopritore. Da questo pozzo distiamo solamente 50 km dalla pista dei Francesi, ad oriente, raggiunta la quale si scende in soli 50 km alla cittadina di Edri, dove è possibile fare rifornimento. Per ricongiungersi all'itinerario di base basta percorrere verso est la strada asfaltata per Brak fino all'abitato di Bergen e di qui scendere in linea retta verso Sud a trovare la vallata di Nech Nouchia, Oum El Ressas e gli altri laghi del Nord. Pozzo di Bir Arar Ma torniamo al nostro itinerario. Siamo appena usciti dal Oued Zellaf incrociando un emissario proveniente da Thmissaha. Ci inoltriamo nuovamente tra alte colline di sabbia, imponenti. Qui i massicci dunari si fanno più impegnativi, ed il superamento di alcuni Afrath (massicci in arabo) richiede notevole attenzione ed esperienza di guida su sabbia. Superiamo Bir Arar, altro pozzo tra le sabbie un tempo utilizzato dai Dawada, e giungiamo al lago di Nech Nouchia, un'esplosione di canne e tamerici intorno ad una polla di acqua cobalto, a ridosso di un cordone sabbioso di circa 120 metri di altezza. Pochi km a sud un lago ancora maggiore ci accoglie al fondo di un gassi piuttosto vasto: Trouna, il lago del sale, il Natron che un tempo era unico bene commerciabile della derelitta popolazione che in queste regioni viveva, i Dawada. La crosta di sali biancheggia sulle sponde del lago, mentre palme e cespugli proseguono lungo tutto il Feidji, fin quasi a lambire il massiccio che chiude il vallone a sud est. Tra le palme a sud del lago i resti di una moschea e di un piccolo villaggio di Zeribas. I laghi Idella Ramla Zellaf A pochi km troviamo il lago di Oum El Ressas, e, proseguendo ancora verso oriente, occorre aggirare il cordone che costeggia ad est la valle di Trouna per scivolare alla volta di Oum El Hassan, il più esteso dei 21 laghi Idella Ramla Zellaf, oppure alla volta del piccolo ma assolutamente meraviglioso lago di Tademka, privo di palme ma lussureggiante di canneti e folti cespugli. Tutti questi laghi, posti in una fascia a circa 80 km a sud della strada tra Brak ed Edri a nord, ed a circa 50 km a nord dei più gettonati laghi della Bassa Ramla (Mandara, Oum El Mha e Gabraoun), sono ancora incontaminati, perché pochi sono i viaggiatori che vi giungono e decisamente rari i gruppi organizzati che inseriscono una di queste oasi di tranquillità all'interno dei loro tours. La solitudine ed il silenzio sono assicurati. Awbari didascalia Per terminare l'itinerario non resta che scegliere se continuare da Tademka a tutto sud, verso il difficile cordone a nord del lago di Gabr'Aoun, per incontrare la massa dei turisti all'omonimo lago, pur sempre magnifico, e toccare ancora i più meridionali Mafhou, Oum El Mha e Mandara (ora asciutto) prima di raggiungere l'asfalto a Germa, oppure piegare nuovamente a sud ovest per andare a raggiungere i laghi occidentali di El Oglhat ed El Ambha, per poi solcare le sabbie quasi pianeggianti del Tahadjerit centro-meridionale fino all'abitato di Awbari, nel Oued Ajal, meta di questo itinerario. Sono trascorsi circa 6 giorni dalla partenza dall'Oasi di Derji, al margine nord della Conca di Awbari, ed abbiamo fin qui percorso circa 800 km, al 90% al di fuori di qualsiasi comune tracciato, dei quali circa la metà in dune. Abbiamo toccato una decina dei 21 laghi della Ramla Zellaf e "scoperto" altrettanti pozzi dimenticati, visitato due aeroporti in pieno Nulla. Il tutto, quasi sicuramente, senza incontrare un solo veicolo, anche in piena stagione Natalizia. Dove dormire e dove mangiare Pernottamento L'itinerario proposto è assolutamente fuori pista, e non tocca l'asfalto da inizio a fine. Occorre quindi essere equipaggiati per affrontare almeno 5 bivacchi in Sahara. Ricordare che in Inverno le temperature notturne scendono anche di diversi gradi sotto lo zero. Consiglio vivamente una tenda da tetto, Air Camping o Maggiolina, anche se, con qualche attenzione in più nella scelta del materassino, anche un igloo può andare bene. Al termine del tracciato, nel Oued Ajal avrete diverse possibilità di trovare sistemazione in ottimi Campi Attrezzati. Il più antico e rinomato di tutta la Valle è l'Irawan Tourist Camp di Germa, Tel. 07292416, fax 3601362 Anche ad Awbari city si trovano piccole locande ed un'area attrezzata per campeggiare (chiedere alla Tenerè Services, di Awbari) Vitto Dovrete essere autonomi per cibo acqua e carburante per almeno 6 giorni. Le uniche possibilità di rifornimento sono a Derji, all'imbocco della pista, e nel Oued Ajal, a fine itinerario. A Derji, di fronte all'unico distributore di carburante, c'è una piccola taverna, molto conosciuta dai "sahariani", che serve caffè (davvero ottimo!) e panini a scelta. Su richiesta può preparare anche ottime brochettes di montone. A Germa, presso il già citato Irawan Camp, il ristorante offre la classica ed ottima Chorba, zuppa piccante berbera, l'altrettanto classico pollo con patate, una gustosissima insalata di verdure e, la sera, cous cous di montone, il tutto a circa € 3 a persona. Numerose botteghe in tutto il paese vendono ortaggi, pane, bibite in bottiglia. Nel Campo si trovano anche tabacchi esteri e acqua minerale (quest'ultima molto cara, però!) Artigianato In questo itinerario, se si esclude la tratta di avvicinamento su asfalto da Zwara a Derji via Nalut, sono poche le opportunità di acquistare prodotti di artigianato locale. Nell'abitato di Derji è raro trovare Twaregh che invece si trovano più facilmente a sud, intorno ai laghi meridionali di Oum El Mha, richiamati dalle orde di turisti che qui si raccolgono, e nell'abitato di Germa. Nello stesso Irawan Camp c'è un piccolo Bazar tenuto da un Twaregh di Ghat nel quale si possono acquistare monili berberi e manufatti in cuoio di notevole fattura, a prezzi tutto sommato interessanti, anche se un po' più cari di quanto si possa trovare a Ghat. A Germa due giorni la settimana c'è anche il mercato rionale, molto colorato.Si possono trovare in vendita anche cocci di epoca pre islamica, ma non garantisco sull'autenticità. Rotte e waypoints La tratta su asfalto dal confine a Derji non è segnalata su nessuna guida in commercio. La mancanza di segnaletice in caratteri occidentali può rendere ostico il raggiungimento della meta. Ho rilevato la rotta di seguito pubblicata per consentire una discesa al sud tranquilla a chiunque volesse cimentarsi in questa meravigliosa traversata. CONFINE - DERIJ via Nalut-Trasferimento su asfalto: PUNTI GPS DELL'ITINERARIO FRONTIERA 33 08 850N 11 34 148E PAESE1 33 04 730N 11 44 239E PAESE2 32 57 230N 11 52 222E ZWARA 32 55 665N 12 05 708E BIVIO 32 50 578N 12 04 274E AWATYA 32 28 397N 11 46 204E BIVIO2 32 00 567N 11 43 733E GOUSHA 31 59 747N 11 40 218E TIIJA 32 01 028N 11 20 419E NALUT 31 51 553N 10 59 016E NALUT1 31 54 943N 10 54 869E NALUT2 31 52 021N 10 55 166E NALUT3 31 47 633N 10 57 611E INTERMEDIO 31 36 088N 10 59 016E BIVIO3 31 15 681N 10 37 011E SINAWA 31 01 567N 10 35 769E POINT 30 52 462N 10 27 006E POINT2 30 27 394N 10 26 017E DERIJ 30 10 354N 10 26 532E Altri tabulati waypoints di rotta... Da richiedere a Robo Gabr'Aoun (robogabraoun@hotmail.com) Per seguire quest'itinerario è assolutamente richiesta una buona esperienza sia in navigazione ed orientamento, sia in guida su sabbia. E' un percorso che per nessun motivo va effettuato con un mezzo in solitaria, minimo 2 mezzi, meglio 3, opportunamente equipaggiati con gps, bussola, carte adeguate, piastre e compressore, ricambi di base, scorte di carburante viveri ed acqua. Il mezzo deve possedere elementi ammortizzanti robusti e possibilmente molle o balestre da carico. Consiglio vivamente di portarsi la radio cb, anche se formalmente vietata in tutta l'Africa: è necessaria per le comunicazioni inerenti ad ostacoli sulla pista tra auto ed auto. Una nota per chiarire: la macchina dev'essere in perfetta efficienza; se vi mollerà a Touil nessuno verrà a prendervela tra le dune!!! Cosa vedere Durante l'avvicinamento su asfalto da Zwara a Nalut consiglio di visitare lo ksar Berbero di quest'ultima cittadina, a picco sui costoni del Jebel Nafoussa. Tra Nalut e Derji diversi punti di grande interesse paesaggistico, e la buona possibilità di incontrare pastori nomadi ai lati della strada con i loro colossali branchi di dromedari. Derji visitate le vecchie medine sia dell'area principale dell'abitato sia dei villaggi satelliti abbarbicati sulle collinette di arenaria circostanti. Qui siete a soli 100 km da Ghadamesh. Se avete tempo fateci una scappata perché ne vale la pena. Pozzi Tutti i pozzi dell'itinerario sono stati punti fondamentali delle antiche vie di comunicazione tra il sahara meridionale e la costa mediterranea. Tutti, ad eccezione di Gazeil, sono al di fuori degli itinerari classici seguiti dal turismo organizzato ed hanno una bellezza selvaggia, fatta di desolazione ma di grande passato, da Nahaia a Dembada, da El Hassi a Kartene, fino a Touil. La Falesia dell'Hammada EL Homra Una scarpata impressionante che taglia in due la terra. La troverete a sud di Gazeil o a sud di Awaynat Ouenine se farete l'itinerario secondario con passaggio a Edri. I Laghi della Ramla Dawada Sono 21, la maggior parte sempre con acqua.I più conosciuti sono quelli meridionali, Mandara, Oum El Mha, Mafhou e Gabraoun, sicuramente splendidi ma anche facilmente raggiungibili in 2 ore di auto dal Oued Ajal. Più a est troviamo Maharouga, ed a nord le perle proposte in questo tracciato: Tademka, Oum El Hassan, Oum El Ressas, Trouna, Nech Nouchia.Più spostati ad Occidente troviamo i laghi di El Oglhat e EL Hamba, quasi sull'ipotetica rotta che unisce Edri alla città di Awbari. Resti di villaggi nei pressi dei laghi di Trouna, Gabraoun e Mandara (la popolazione che qui viveva è stata forzata ad abbandonare questi luoghi dal governo di Gheddafi per andare a vivere in nuove città nel Oued Ajal intorno al 1980). Germa L'antica Garama, capitale del grande regno dei Garamanti, antichi dominatori del Sahara Orientale preislamico.Le rovine di Garama sono a ovest della nuova città. Messak Settafet L'imponente falesia rocciosa di arenaria che domina il Oued Ajal e le città di Germa ed Awbari. Numerose tombe preislamiche sulle sue pendici. Da Germa una strada asfaltata ed una successiva facile pista conducono al progetto agricolo di Berjui, oltre la falesia: splendida l'emozione di incontrare enormi campi verdi di erba e frumento con sullo sfondo le immense dune dellEdeyen Murzuq. A 130 km da Germa, seguendo ancora a ovest dopo l'oasi di Berjui, si può visitare Mathendousc con i suoi impressionanti graffiti rupestri. Tutte le agenzie dell'Ajal organizzano escursioni giornaliere o di due giorni alla volta di questi siti. Awbari Grande centro del sud, ed ultima città prima del nulla: 220 km di pianura sterile la separano da Serdeles a ovest. Procedendo invece verso Est si percorre il verdissimo Oued Ajal fino a Sheba, dove si può imboccare la veloce strada asfaltata diretta per Tripoli e la costa mediterranea, via Brak. ::::::::::::::Libia Itinerario 2 Africa romana e Sahara: dove arte, natura e avventura si incontrano Testo e foto di Flavia Daneo Punto di partenza: Tripoli Punto di arrivo: Tripoli Lunghezza: 2500-2600 km circa Durata: 15 gg. Mezzo di trasporto: pulmino; fuoristrada 4x4 Difficoltà: Segnaletica stradale solo in arabo. Guida su sabbia. Pernottamenti in tenda. Tra i pinnacoli dell'Acacus lo sguardo si perde lontano... Tra i pinnacoli dell'Acacus lo sguardo si perde lontano... Andate in Libia, andate in Libia prima che troppi turisti la invadano, prima che ad ogni angolo si possano acquistare cartoline e bottigliette contenenti "vera sabbia del Sahara", prima che gli straordinari silenzi del deserto vengano interrotti da chiassose comitive di fuoristrada, prima che la sua cordiale, semplice e disponibile gente diventi smaliziata e indifferente. Andate in Libia se volete passeggiare tra le antiche strade dove non farebbe meraviglia trovare qualche antico cittadino romano appena uscito dalle terme, o se volete assaporare fino in fondo la poesia di una notte stellata e le metafisiche e sensualissime forme che assumono migliaia e migliaia di granelli di sabbia...e i ricordi che vi porterete dentro dureranno molto più a lungo delle due ore di aereo necessarie a raggiungerla. Primo giorno: Tripoli In genere si giunge a Tripoli nel primo pomeriggio e quindi restano solo alcune ore per dare una prima occhiata a questa moderna città che si affaccia sul Mediterraneo e ancora conserva tracce della passato periodo coloniale italiano. Inevitabile punto di partenza la famosa Piazza Verde (Assaha al-Kradrah), con i bastioni del Castello e le mura della Medina. Ed è proprio tra i vicoli della Medina che conviene perdersi: il suq non è turisticizzato e si possono ancora incontrare autentici sprazzi di vita araba. Interessante l'Arco di Marco Aurelio e l'adiacente Moschea ben Gurni. Per cenare possiamo senz'altro consigliare due buoni ristoranti, entrambi posizionati dietro all'Hotel Al Khabir: il Safir Restaurant (ambiente elegante, si mangia pesce e pollo a circa 17 dl), o il Bedwen Restaurant (chorba, salsine, kebab vari e abbondanti a 20 dl, bibite comprese). Volendo evitare gli hotel a 5 stelle sul tipo dell'Al Khabir o del Bab Al Bhar, un buon rapporto qualità-prezzo si ha al Al Wahat Hotel (tel. 3334061-69, 3340445-49, camera doppia a 50 dl, con possibilità di contrattare sul prezzo se si è in piccoli gruppi). Senz'altro più economico (30 dl la doppia con prima colazione), ma squallido e sporco il Libyan Palace Hotel (tel.3331181-9). Secondo giorno: Tripoli - Sabratha - Nalut - Ghadames (700 km circa) Partenza verso la magnifica città romana e bizantina di Sabratha che si visita abbastanza accuratamente in circa 3 ore (ingresso 3 DL). Posta in splendida posizione sulla riva del mare, Sabratha è ricca di templi e monumenti, ma ciò che senz'altro colpisce maggiormente è lo straordinario Teatro, restaurato da archeologi italiani, con la skenè a tre ordini e ben 108 colonne corinzie. Si prosegue per Nalut mentre il paesaggio comincia a cambiare e a diventare montuoso: il villaggio berbero di Nalut è infatti arroccato sulla sommità di una di queste alture e conserva un suggestivo ksar, ossia un granaio fortificato (ingresso 1 DL). Si riparte alla volta di Ghadames: la strada da percorrere è ancora lunga, e infatti si arriva in vista della città a sera inoltrata. Molto spesso la recettività alberghiera di Ghadames è insufficiente, ma basta chiedere per trovare facilmente alloggio in qualche casa privata. Con 13 dl potete cenare decentemente al Jawharet al Sahara, che svolge anche funzioni di motel. Attraversata la strada, un ufficio aperto fino a tarda ora offre la possibilità di telefonare e di inviare posta elettronica. Terzo giorno: Ghadames - laghi Mujezzin - Hammada Al Hamra (200 km circa) La grandiosa scena del teatro di Sabratha La grandiosa scena del teatro di Sabratha "Perla del Sahara": così chiamavano Ghadames i viaggiatori dei secoli passati. Ed effettivamente la vecchia città di Ghadames è affascinante e tale da meritare una visita accurata. Città tra le meglio conservate della Libia, immersa in un'oasi di 45000 palme e dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, Ghadames offre al viaggiatore le sue splendide case d'argilla imbiancata, le sue piazze, i suoi vicoli coperti ombrosi e freschi, l'antica moschea, i suoi tetti da cui godere ampi panorami, le sue stanze private luccicanti di decorazioni (entrata 5 DL, 2-3 DL per visitare una casa privata). Per non perdere davvero nulla potete rivolgervi ad Abdulgader Heba: è una guida locale preparata e parla un buon italiano: saprà farvi cogliere tutti i particolari di questa città unica (tel. 00218.484.62824, ab_HEBA50@hotmail.com). Terminata la visita della città, montiamo sulle 4x4 che, d'ora in poi, ci accompagneranno durante la nostra visita del Sahara. C'è anche un pick up di supporto su cui caricare le provviste necessarie: scatolame, frutta e verdura fresca, acqua imbottigliata, bombola del gas, taniche per l'acqua e la benzina, oltre naturalmente ai bagagli personali. Il nostro espertissimo driver-guida è Alarbi Suleiman Ali (tel. 00218.484.62636, arsa74@maktoob.com; lo consigliamo caldamente: conosce alla perfezione i percorsi, è driver esperto e fidato, grande conoscitore del deserto e parla pure un po' di italiano. Il costo giornaliero per un 4x4 compresa la benzina è di 100 DL e Alarbi provvede anche, se necessario, a reperire altri driver e il pick up di appoggio). Lasciamo Ghadames e, poco dopo, anche la strada asfaltata, per compiere una breve deviazione di 6 km verso i laghi Mujezzin, circondati da un anello di tamerici. Il luogo potrebbe essere molto bello se non fosse purtroppo deturpato dai rifiuti lasciati dalla gente di Ghadames in gita. Proseguiamo addentrandoci nell'Hamada Al Hamra (altopiano rosso), una distesa piattissima di pietre e sassi che, a dispetto del nome, sono più neri che rossi; raggiunto un ampio uadi, ossia il letto asciutto di un antico fiume, si piantano le tende e si inizia a preparare la cena. Assistiamo per la prima volta alla preparazione, da parte degli autisti, del tè, un vero e proprio rito che si ripeterà a ogni cena mentre gli autisti più devoti si appartano per recitare la preghiera serale in direzione della Mecca. Di lì a breve, sopraggiunge la notte: attorno al fuoco si cantano canzoni arabe mentre un cielo stellato "da urlo" ci avvolge nella sua magia. Quarto giorno: Hamada Al Hamra - Idhan Ubari (230 km circa) Dopo un'abbondante colazione ed dopo aver smontato il campo, si continua ad attraversare pietraie nere e desolate interrotte qua e là da cespugli radi e spinosi e da qualche dromedario intento a pascolare. Nel pomeriggio il panorama cambia: si cominciano a vedere le prime dune di sabbia, quello che per noi occidentali è il "deserto" e pian piano ci si addentra tra le meravigliose dune dell'Erg Ubari, dai caldi riflessi dorati. D'obbligo scalare con gioia infantile le prime grandi dune e appollaiarsi sulla duna più alta per attendere il tramonto del sole in un silenzio totale, un silenzio quasi da male fisico tanto è denso e profondo... Si pianta il campo tra le dune. La notte fa molto freddo e, per combatterlo, si indossa tutto quello che di pesante ci si è portati. Quinto giorno: Erg Ubari - Tin Hir Dan - Ramlat Diwane - Ghat (330 km circa) Dune dell'Erg Ubari: i colori del tramonto Dune dell'Erg Ubari: i colori del tramonto Il sole sorge tra le dune alle 8.17 ed è un vero spettacolo. Si parte come al solito dopo aver fatto colazione, aver smontato il campo ed aver atteso gli irriducibili che non vogliono perdersi un'ulteriore scalata e relativa discesa di corsa dell'ultima duna... Lungo il percorso si ha tempo di sgranchirsi le gambe e di fare lezione di impronte lasciate sulla sabbia dai vari animaletti del deserto: topolini, scorpioni, qualche sciacallo... Importante anche la raccolta della legna per poter accendere il fuoco: si estirpano i rami secchi degli arbusti ormai morti e si caricano sul portabagagli del fuoristrada stando attenti a non ferirsi (al primo memento non ci si accorge di nulla, ma poi guardandosi le mani si notano un'infinità di piccoli tagli...). La pista corre dapprima tra la sabbia, poi tra i sassi mentre in lontananza cominciano a stagliarsi i primi contrafforti dell'Acacus. A Ghat si arriva nel primo pomeriggio e c'è il e tempo di visitare la città vecchia (entrata 3 DL), più piccola e meno restaurata di quella di Ghadames, ma con il fascino particolare della città di frontiera oltre la quale si allunga il nulla del deserto del Tenerè. All'interno della medina è installata una piccola cooperativa di artigianato tuareg, poco prima della porta che permette di uscire dalla città vecchia e di inerpicarsi lungo la stradina che porta al vecchio fortino e da cui si gode un bel panorama. Anche all'entrata della città vecchia i tuareg del luogo espongono velocemente le loro mercanzie all'arrivo dei turisti: si possono acquistare monili in argento, piccola oggettistica, martelletti per lo zucchero e porta profumi in pelle di cammello. Contrattare è d'obbligo: se siete bravi potete anche arrivare a oltre 1/3 del prezzo proposto inizialmente. Si pernotta al Camping Anay situato pochi km fuori città, in zeribe (capanne di foglie di palma; 10 DL a persona) spartane ma molto pulite. C'è la possibilità di farsi una doccia e di mangiare nell'annesso ristorante (pavimento in sabbia ma pulito, pasto abbondante a 15 DL). A Ghat c'è anche la possibilità di telefonare e di fare acquisti di frutta e verdura fresca. Sesto giorno: Ghat - Erg Takharkhori (300 km circa) Al mattino, sosta d'obbligo per acquistare il fabbisogno necessario alla prossima permanenza nell'Acacus: pane, acqua, verdura e frutta fresca più dello scatolame per integrare alcune scorte in via d'esaurimento. Si ripercorre al contrario parte della strada asfaltata che conduce a Ghat e, in breve, si giunge al posto di polizia che segna l'entrata all'Acacus (è necessario premunirsi del relativo permesso che costa 3 DL). La pista che conduce all'Acacus è splendida: si percorre l' ampio uadi Ayadhar costeggiato da alte muraglie di rocce, uadi che a un certo punto si ha anche la possibilità di vedere dall'alto di un belvedere naturale. Si prosegue per l'Erg Takharkhori dove si innalzano splendide e altissime dune color arancione, sinuose e bellissime nella purezza delle linee e dei colori. Ai piedi di una di queste dune è visibile una raccolta di mortai, pestelli e cocci di vaso di epoca neolitica. Dopo pranzo si prosegue in una continua alternanza di splendidi panorami. L'entrata in Acacus avviene attraverso la cosiddetta "duna del non ritorno", una discesa a precipizio che non si può ripercorrere con l'auto in senso opposto... Si pernotta in un magnifico anfiteatro, tra pinnacoli di roccia scura e dune di sabbia color arancio. Settimo giorno: Uadi Bubbu - Inn Fozzigiaren - Uadi Tanshal didascalia Pitture rupestri dell'Acacus Si parte con comodo verso le 10 di mattina : dapprima si vedono alcune pitture rupestri del uadi Bubbu, poi si arriva all'arco naturale di Inn Fozzigiaren, un grandioso arco di roccia testimone del lavorio millenario di sabbia e vento. Da qui si penetra nel Uadi Tanshal dove, in anfratti naturali della roccia, si ammirano le prime pitture e incisioni rupestri, mute testimonianze dei periodi preistorici in cui il Sahara non era un deserto di sabbia e sassi, ma una lussureggiante savana ricca di acqua in cui pascolavano mandrie di bufali, giraffe, elefanti, struzzi, ippopotami e vagavano gruppi di cacciatori alla ricerca di cibo. Le pitture, nella stragrande maggioranza eseguite in color rosso/ocra, appartengono a vari periodi: il più antico è quello della "grande fauna selvaggia", segue quello "delle teste rotonde", il "bovidiano o pastorale", quello del "cavallo" e, da ultimo, quello"del cammello", segno evidente di una desertificazione ormai in atto. Ottavo giorno: Uadi Anshal - Uadi Amenal - Tin Ghalega - Uadi Teshuinat - Uan Amil (60 km circa) L'intera giornata è dedicata alla scoperta delle innumerevoli pitture e incisioni di cui è ricca questa zona. Le pitture raffigurano scene tra le più varie: sciamani, uomini con la testa a bastoncino, uomini a caccia o che dalla caccia ritornano con le prede appese a lunghe pertiche, danze, donne che si acconciano i capelli (Uan Amil), giraffe in trappola circondate da cacciatori...il tutto reso con estremo realismo e un senso della linea e del colore veramente eccezionale. Le incisioni non sono da meno e rappresentano i più diversi tipi di animali, talvolta con una predominanza di cammelli e di scritte nell'antica lingua dei tuareg, il tifinagh. A Teshuinat due grandi elefanti fanno bella mostra di sè e della bravura dei loro creatori. Lungo il percorso c'è l'opportunità di sostare presso il grandioso arco naturale di Tin Ghalega, dai pilastri rocciosi che sembrano quelli di una cattedrale gotica, e nell'accampamento tuareg dell'Amrar Hamdani Khali, aiuto del professor Mori, lo scopritore delle pitture rupestri sahariane. Attendete l'invito del capo prima di entrare nella zeriba: a nessuno fa piacere che estranei entrino in casa propria senza permesso! Nono giorno: Uadi Tin Lalan - Erg Uan Kasa (100 km circa) Si prosegue con la visita delle incisioni rupestri: il pezzo forte quotidiano è rappresentato dalle incisioni di Tin Lalan, un'intera parete rocciosa incisa con scene erotiche di forte impatto. Si lascia l'Acacus e le sue meraviglie e si prosegue verso le dune sabbiose di Uan Kasa dove si pernotta, non prima di aver sperimentato l'ebbrezza di correre con le macchine su e giù per le dune. Decimo Giorno: Messak Settafet - Messak Mellet - Eyden Murzuq (136 km circa) Colorate pitture rivestono le pareti delle stanze delle Colorate pitture rivestono le pareti delle stanze delle case di Ghadames Il Messak è un vasto altopiano nero di cui si percorre la sommità per kilometri e kilometri. Ogni tanto ci si ferma per attendere l'altro fuoristrada e il pick up: è vietato perdersi di vista e, se questo succede, è d'obbligo tornare indietro alla ricerca del 4x4 perduto... Nel deserto non si scherza e gli autisti rispettano con estrema attenzione le ferree regole! Intanto, in lontananza, compaiono le prime dune dell'Eyden Murzuq, esteso come la Svizzera. Le sue dune, alte come piccole colline, hanno un colore diverso da quello delle dune viste finora in quanto tendono nettamente al rosa/rosso. Ci si accampa al riparo di una duna immacolata: la sabbia è soffice e c'è il concreto pericolo di insabbiarsi con la macchina. La sera non fa molto freddo, ma gli autisti avvertono che nel Murzuq la notte fa davvero freddo a causa della maggiore altitudine... Undicesimo giorno: Wadi Mathendush - Eyden Murzuq (km 116 circa) Il Wadi Manthedush non si vede finchè non ci si arriva davanti o, meglio, sopra; è infatti un'enorme spaccatura che si raggiunge dopo aver lasciato le sabbie dell'erg Murzuq e aver percorso una desolata spianata interrotta qua e là da acacie spinose e da qualche cespuglio rinsecchito. Il Wadi Manthedush è ciò che resta del letto di un fiume preistorico ed è famoso perchè, lungo le sue pareti rocciose, sono stati scoperti alcuni tra i più bei graffiti del Sahara. Si inizia il trekking (5 km) scendendo lungo una breve scarpata e poi saltellando tra i sassi dell'ex fiume tra fastidiosissime mosche e un sole a picco. Sotto i nostri occhi si snoda tutto il repertorio della fauna che popolava 10.000-8000 anni fa questi luoghi: bufali dalle lunghe corna, ippopotami, giraffe, elefanti, leoni, struzzi... Due splendidi elefanti e un ippopotamo si trovano proprio nello slargo dove termina la prima parte di questa breve camminata e dove, all'ombra di un'acacia, si può fare un veloce spuntino. Volendo si può proseguire per altri 4 km lungo il Wadi Manthedush propriamente detto, oppure si può optare per percorrere questo pezzo in auto e rientrare nel Wadi dalla parte finale del percorso (3 DL). Scendendo nuovamente nel Wadi, si vede una vera galleria all'aperto di graffiti che qui sono numerosissimi: ancora coccodrilli, elefanti, giraffe, struzzi e, in alto, quasi a coronamento, due grandi "gatti mammoni", figure enigmatiche che si fronteggiano. Si fa ritorno verso l'Eyden Murzuq dove si pianta il campo. Dodicesimo giorno: Erg Murzuq - Berjuj - Germa - Erg Ubari (km 150 circa) Le acque azzurre del lago Gabr'Aoun Le acque azzurre del lago Gabr'Aoun Lasciate le dune rosate dell'Erg Murzuq, si prosegue attraverso una striscia di terra stranamente ricca di cespugli e ciuffi d'erba. La prossima meta è Berjuj, dove, a sentire il nostro autista, sorge una "fattoria"... E infatti, a due passi dall'aridità totale del Murzuq, ecco apparire, come in un miraggio, degli immensi e verdissimi cerchi: sono i campi di cereali irrigati da gigantesche pompe che ruotano lentamente intorno ad un perno centrale. Un progetto agricolo che è un vero miracolo nel deserto! Dalla fattoria, dapprima una veloce pista di ciottoli poi una vera strada asfaltata conduce direttamente a Germa, antica capitale dei leggendari Garamanti, oggi città notevolmente sporca e priva di particolari attrattive. L'unico interesse è costituito dalla visita al locale Museo del Deserto (3 DL) che conserva interessanti reperti di epoca preistorica e dell'epoca dei Garamanti. Dopo tanti giorni di deserto, a Germa si può pernottare in camping (Camping Wadi Borjush; Camping Irawan), ma anche solo farsi una doccia (2 DL) o una telefonata (a partire da 4 e 1/2 DL). Preferendo dormire ancora tra le dune si prosegue per pernottare nella Ramla Zellaf (Erg Ubari) che si raggiunge dopo la discesa di alcune dune davvero da brivido! Tredicesimo giorno: Erg Ubari - Lago Mafhou - Lago Gabraoun - Lago Oum al Ma - Lago Mandara - Sebha - Tripoli (165 km circa) Raggiungiamo velocemente la regione dei laghi, splendidi specchi d'acqua che si aprono tra le dune del deserto, annunciati da alte palme che si vedono da lontano. Circondato da palme e canne ecco dapprima il lago Mafhou; segue, preceduto dai resti del preesistente villaggio dei Dawada, antica e poverissima popolazione locale, il lago di Gabraoun, più grande e più frequentato da turisti e gente del luogo. Qui sorge un camping con annesso ristorante e negozio di artigianato. Il lago è sovrastato da una grandiosa duna: se volete provare qualcosa fuori dell'ordinario, all'interno del camping potete noleggiare un paio di sci e scendere dalla sommità della duna fino alle acque del lago! Il più pittoresco è però il lago Oum al Ma, circondato da canne e con le acque scintillanti sotto il sole. Il lago successivo, il Mandara, è secco. Presso tutti i laghi, gruppetti di tuareg, su lenzuola stese a terra, vendono monili e prodotti di artigianato a buoni prezzi (contrattate sempre). Dal lago Mandara, una pista tra le dune conduce, in circa mezz'ora, alla strada asfaltata, direzione Sebha, città che si raggiunge dopo altre 2 ore circa. A Sebha, capitale del Fezzan, ci si imbarca sull'aereo che, in tarda serata, riporta a Tripoli (il costo del volo è di 33 DL; conviene prenotarlo al momento dell'arrivo a Tripoli e ricordarsi che può essere comunque annullato, anticipato o posticipato senza preavviso). Quattordicesimo giorno: Tripoli - Leptis Magna - Villa Silin - Tripoli (km 246 circa) Le teste di Medusa si rincorrono nel foro di Leptis Magna Le teste di Medusa si rincorrono nel foro di Leptis Magna Una strada scorrevole porta da Tripoli a Leptis Magna. Leptis Magna è imperdibile e da sola vale il viaggio. Arricchita da splendidi monumenti durante il regno dell'imperatore romano Settimio Severo, che qui nacque, Leptis conserva l'Arco dei Severi, le magnifiche Terme, il Foro Severiano, la Basilica, il Mercato, il grandioso Teatro, le Terme dei Cacciatori, la Via Colonnata e tutta una serie di edifici che contribuiscono a accrescere la bellezza del luogo. Una visita abbastanza accurata richiede non meno di 4 ore perchè l'area archeologica è davvero immensa: il nostro consiglio è di avvalersi di una guida locale, in genere preparata e disponibile. Se poi siete appassionati di arte romana, non perdetevi assolutamente Villa Silin, splendida Villa romana del I sec. d.C. che si trova in magnifica posizione a picco sul mare ed è completamente rivestita di bellissimi mosaici (800 mq) e affreschi. Villa Silin attualmente è visitabile solo se si è in possesso di uno specifico permesso rilasciato dalla locale Soprintendenza. Se non lo possedete, non disperate...il nostro consiglio è di accordarvi con la guida che vi ha accompagnato nel vostro giro di Leptis, promettendo una buona mancia sia a lei che al guardiano della Villa. La guida vi indicherà la strada per raggiungere la Villa (non pensate di trovarla da soli, a meno che non abbiate molto tempo da perdere: non c'è alcuna segnalazione nè cartello stradale, la Villa è immersa tra gli ulivi e se non si conosce la strada è pressochè impossibile raggiungerla. Quanto alla mancia, non pensate di gettare i vostri soldi: la Villa li vale davvero tutti). Quindicesimo giorno: Tripoli - Italia In attesa del volo aereo, resta ancora il tempo per gli ultimi acquisti al suq o per visitare il Museo della Jamahirija, che si trova nella fortezza che si apre sulla Piazza Verde. Il Museo è assai interessante: conserva splendide statue e mosaici provenienti dalle ville romane del litorale e da Leptis Magna ed è il degno completamento di quanto si è visto finora. Nelle sale del piano superiore sono ricreate scene di vita e di folklore locale. ::::::::::::Libia - Raid Libici Pre-raid Manuale per la preparazione di un Raid in Sahara Testo di Robo Gabr'Aoun Foto di Flavia Daneo IL MEZZO Le vetture da utilizzare in un tour in Sahara devono avere due caratteristiche fondamentali: essere robuste ed avere buona potenza ai bassi regimi. La robustezza, che implica la presenza di un telaio in acciaio e di ponti generosamente dimensionati, deve necessariamente accompagnarsi ad una elevata semplicità di intervento in caso di riparazioni. Veicoli con gestione elettronica dell'iniezione, sospensioni attive, inserimento delle quattro trazioni elettrico sono sconsigliate: le scosse delle piste africane possono danneggiare irreparabilmente centraline e relais e ciò può significare l'abbandono del mezzo. Inoltre nessun meccanico del Nord Africa saprà mai riparare un guasto di natura elettronica mentre in molti casi saprà aiutarvi nella riparazione di noie meccaniche. Le sospensioni, sia a molla che a balestra, devono necessariamente essere rinforzate per permettere il carico delle scorte di cibo, acqua e carburante senza pregiudicare l'altezza dello chassis dal suolo. In commercio esistono molle ad alta tenacità e, per le balestre, basta aggiungere una lama subito sotto la lama maestra e lunga quanto quest'ultima. Le ruote hanno notevole importanza: pneumatici di larga sezione possono migliorare la galleggiabilità su sabbia, ma nello stesso tempo scampanatura dei cerchi troppo elevate possono danneggiare i cuscinetti delle ruote o addirittura rendere possibile la piegatura dei ponti in buche e dossi. Cerchi di maggior diametro aumentano la luce a terra del veicolo, ma "allungano" i rapporti finali togliendo potenza ai bassi e migliorando la velocità e l'allungo. Circa il dilemma sui cerchi in lega o lamiera, si può dire che entrambi hanno pro e contro: un cerchio in lega pesa un terzo di quello in lamiera ma può spezzarsi e, se piegato, è impossibile raddrizzarlo. didascalia duna del non ritorno La "cavalleria" è sicuramente importante ma solamente se essa si sviluppa a bassi regimi e su curve di continuità: una duna ripida richiede potenza a bassa velocità ed a bassi giri senza dimenticare il grande peso del carico al retrotreno. Una Uaz di soli 70 cavalli non ha difficoltà in quanto i suoi pochi cavalli si sviluppano immediatamente fin da 500 giri/minuto. Una Range Rover di 130 cavalli dovrà invece contare su una notevole rincorsa in quanto la sua coppia motrice arriva a 4000 giri e prima si ha un buco di potenza. Qualsiasi potenza permette il superamento di massicci dunari: occorre solamente adeguare la propria guida alle caratteristiche del mezzo. Importante è che, all'interno di un gruppo, vi sia uniformità di tipologia di motorizzazione: se un Pajero V6 viaggia con un Land 88, sorgeranno problemi sicuramente! ( Problemi peggiori per la convivenza tra moto e auto -a meno che la macchina funga da supporto alle moto- o tra camion e auto). Per quanto riguarda l'argomento ricambi penso che, a parte le sacrosante due ruote di scorta, non debba rappresentare che una piccolissima parte del carico, sempre in relazione al tragitto da compiere. Una traversata fuori pista di 2000 chilometri vi deve trovare preparati ad ogni evenienza, dal riduttore rotto alla balestra spezzata. Un itinerario più breve o su piste battute (dove per battute si intende un mezzo ogni tre- quattro giorni!) porterà ad un notevole snellimento della lista dei ricambi vitali. Da portare sempre sono filtri ed oli, cinghie e manicotti, fusibili e lampadine, collanti e bulloneria, fil di ferro e camere d'aria, anche in caso di uso di tubeless. Conoscendo poi i punti deboli specifici del vostro mezzo porterete ricambi per i particolari che possono essere considerati a rischio. Una buona conoscenza della meccanica del proprio mezzo è comunque fondamentale, così come l'inventiva. Se si rompe la pompa della benzina, se non siete meccanici pur avendo il ricambio non riuscirete a montarla ed a metterla in fase. Una tanica sul tetto collegata mediante un tubo al carburatore immetterà carburante in esso semplicemente per caduta. L'officina deve essere completa di tutti i ferri utili e deve comprendere mazzetta e leve. Un compressore a pedale ed uno elettrico sono indispensabili ( i compressori da mercatone che si attaccano all'accendisigari e fanno da torcia, lampeggiatore e a volte anche il caffè non sono da considerare, con il caldo e gomme 750x16 si fa prima a pompare a mano che con uno di quegli accrocchi!), così come guanti da lavoro, stracci e tavolette di legno di 3 cm di spessore. Se l'avete portate anche una binda, utile per le operazioni di disincaglio. Da non dimenticare nastro americano e tubetti di silicone per riparare rotture su manicotti o guarnizioni esterne. Prima della partenza occorre fare un check completo alla vettura e tutti gli apparati devono essere in perfetta efficienza. L'impianto elettrico non va trascurato: un'auto che non parte a causa di una batteria inefficiente, se all'interno di un erg, viene abbandonata! (soluzioni estreme considerano doppia batteria con deviatori, una strada proponibile solo in casi estremi di raid in solitaria decisamente sconsigliati dal redattore) Il traino da parte di un altro veicolo sarebbe follia e quasi certamente causa di rottura anche di quest' ultimo. L'impianto di raffreddamento deve contare su una ventola di grandi dimensioni. Non è una cattiva idea quella di montare un radiatore per l'olio: la temperatura del motore scenderà notevolmente, anche sotto sforzo. Sconsiglio di modificare parti del motore: lasciate la pressione della turbina ai valori dichiarati dalla Casa e non tarate la pompa del gasolio: ciò che rimane standard è meno soggetto a rotture. Oli di cambio, motore e differenziali vanno nuovi. Fate controllare i cavi dell'acceleratore e della frizione. Se questa è idraulica, controllatene l'usura e, nel dubbio, sostituitela. Se l'auto non ne è equipaggiata di serie, fate installare un termometro dell'olio ed un indicatore della pressione del turbo e dell'olio motore. Anche un voltmetro sarebbe molto utile, per avere sotto controllo l'efficienza dell'alternatore. Se cambiate la misura dei cerchi dovrete far cambiare il pignone del contachilometri: con cerchi più piccoli di un pollice avrete uno scarto di 10 km/ora in meno e le distanze ne risulteranno sfalsate in difetto. Se volete viaggiare su piste pietrose fatevi installare un ammortizzatore di sterzo di grosse dimensioni: le scosse al volante scompariranno e l'auto avrà maggior direzionalità. Ingrassate bene le crociere ma non grafitate il sotto scocca: la sabbia vi si incollerebbe. Oliate le cerniere delle portiere e dei cofani: la sabbia può inchiodarle. Controllate l'antigelo: se manca aggiungetelo in quanto esso aumento il livello di bollitura dell'acqua a 115°. Fate in modo di avere a disposizione in abitacolo più vani possibile: ciò che non avrà una collocazione stabile volerà per l'abitacolo non appena incontrerete la tole ondulee!!! (Contenitori stagni -polvere e sabbia abbondano- sono i migliori e consigliati per riporre attrezzature delicate come macchine fotografiche, videocamere etc, non dimenticate di imbottirle e di fissare tutto in maniera stabile). CARBURANTE Se ne avete la possibilità fatevi costruire un serbatoio supplementare su misura, da collocare sul fondo del pianale, subito dietro la cabina di guida ( l'inox è il migliore dei materiali, assicuratevi che contenga la schiuma o spugna antisciabordio o delle paratie. I bocchettoni di accesso sarebbe meglio fossero fuori dall'abitacolo cosi come i sifoni per evitare puzza -per i disel- o pericolo di vapori esplosivi -per il benzina. La cosa migliore è affidarsi ad un professionista, l'omologazione di questi serbatoi non è mai garantita). Un serbatoio da 200 litri non è più alto di 30 cm se si sviluppa per l'intera ampiezza del pianale e contribuisce ad abbassare il baricentro dell'auto. I serbatoi da camion, quasi sempre cilindrici, sono ingombranti e difficili da fissare (e spesso quelli che si recuperano dagli sfasciacarrozze sono anche pieni di ruggine!). Se proprio non potete avere un serbatoio su misura allora optate senz'altro per le taniche in lamiera da 20 l, rumorose ma pratiche. ( Ne esistono versioni militari -esercito olandese mi sembra- in plastica speciale leggere, non rumorose, non si bucano con sfregamenti e non arrugginiscono, si possono usare anche per l'acqua e non fanno la morchia, ma come al solito costano un capitale). Fissatele con cinghie robuste all'interno dell'auto in una posizione che renda possibile il loro riempimento senza doverle rimuovere e senza dover scaricare mezza macchina. (ricordatevi sempre baricentro basso e centrale). Cinque taniche da 20 l vi daranno sempre la tranquillità di non rimanere a secco! Attenzione: provatele prima di partire e sostituite le guarnizioni dei tappi: le scosse della pista le metteranno a dura prova. Consiglio: ogniqualvolta se ne presenti l'occasione durante il viaggio, riempite serbatoio e taniche: in Africa non sempre le stazioni di rifornimento hanno le cisterne piene e, se siete a secco, potrebbe succedervi di dover attendere il carburante per giorni. ( Se però avete in programma un giretto impegnativo su dune con partenza e rientro al campo base e pianificate di dover fare 200 Km non caricatevi 500 litri/Kg di carburante: sarebbero solo impiantate in più!). DISINCAGLIO didascalia Succede anche questo... Portatevi una pala non troppo piccola, meglio due se viaggiate in due (quelle dell'Esercito vanno benissimo e le trovate dai rigattieri a pochi euro). Una cinghia a nastro da almeno 20 metri, che sopporti 5000 kg di trazione (con apposite funi è possibile operare una trazione a "elastico": la tecnica consiste nel partire e fare accumulare alla fune l'energia cinetica del nostro mezzo. Il mezzo può allungare fino al 20% la lunghezza della fune -generalmente funi da 8 metri+6 metri di briglia- quindi il mezzo deve fermarsi; l'energia cinetica viene quindi passata al mezzo trainato con grande potenza. ATTENZIONE: le funi per queste operazioni sono in nylon 24 mm di diametro di colore giallo specificatamente costruite a questo scopo. L'operazione risulta sempre pericolosa e bisogna fare molta attenzione ai punti di ancoraggio che devono essere simmetrici e sui longaroni. E' facile sradicare un paraurti e farlo partire come una fionda sul parabrezza di colui che si voleva trainare!). Un rotolo di 20 metri di corda da roccia da 15 mm. Le piastre sono indispensabili: quelle in commercio presso i negozi specializzati sono ottime ma veramente costose (qualsiasi fabbro può costruirvele in alluminio da 4 mm assolutamente identiche a quelle ufficiali ed a costi veramente allettanti. Per il disegno basta sfogliare una qualsiasi rivista di fuoristrada: troverete un mare di foto di auto con piastre. Se invece anche la spesa del fabbro risultasse per voi eccessiva, allora procuratevi dei ripiani da scaffalatura industriale in lamiera zincata, zigrinate e forate: andranno bene anch'esse, ma dovrete piazzarle con la massima attenzione sotto le ruote per non ritrovarvi dopo la prima insabbiata con le "piastre" snervate e a forma di banana! Anche quelle in alluminio ufficiali o meno tendono a non ritornare della forma originale, la migliore e ovviamente più costosa soluzione sono piastre in carbonio: leggere, flessibili, non ci si taglia le mani -usate sempre i guanti con quelle di alluminio! L'inconveniente: 260 euro per due piastre. Non tentate di costruirle in fibra di vetro, non sono la stessa cosa: pesano, si fessurano, vi infilano schegge nelle mani). Come usare le piastre? Niente paura una volta piantati si impara! Il verricello è inutile se non avete un'elica da sabbia a cui ancorarlo. Non pensate di attaccarvi ad un altro mezzo con un verricello per disinsabbiarvi: affonderebbe anch'esso, a meno che non sia un Unimog. NAVIGAZIONE Buone carte della regione interessata. Le carte 1/1000000 della I.G.N. Francesi sono ottime carte ma purtroppo risultano alquanto antiquate e alcuni riferimenti risultano essere notevolmente spostati ad est. Le carte dell'Aviazione Statunitense hanno una buona scalatura, ma la toponomastica al suolo è piuttosto scarsa. Io ho sperimentato in Libia le carte militari sovietiche e le ho trovate eccezionali ed alquanto precise in relazione ai rilevamenti satellitari effettuati in loco. Qualsiasi carta voi scegliate, non tralasciate di portare anche la carta 953 della Michelin, vera "Bibbia" del Sahara, che nonostante la sfavorevole scalatura è in grado di fornire informazioni superlative(ad esempio vi sono riportati i posti di controllo militare fissi). Il GPS è utilissimo sempre e se qualcuno sostiene il contrario è solamente perché o non ce l'ha o non l'ha mai utilizzato correttamente. Vi sono prodotti ottimi a prezzi modici, come i rilevatori della Garmin, sotto i € 250, in grado di fornirvi la vostra posizione con scarti di poche decine di metri ed in grado di impostarvi rotte complesse con 270 punti in memoria: un giocattolo fantastico in grado di aiutarvi oltre ogni immaginazione. Per interpretare le informazioni dei satelliti dovete però essere in grado di trasferirle sulle carte: portatevi quindi righello, squadretta e calcolatrice, e quel gioiellino del Manuale di Orientamento della Alp. Bussola e binocolo sono d'obbligo. Sarebbe opportuno conoscere il cielo, per orientarsi con le stelle in casi di necessità. Io non lo conosco e la ritengo una grossa lacuna: in Marocco, perso tra le gole a sud di Tazzarine senza bussola ed in piena notte, mi avrebbe fatto comodo conoscerlo. Compendio di quanto sopra una buona guida del Paese visitato, che riporti notizie utili alla navigazione. Ottime quelle della Polaris. Le guide EDT sono utili solo per la ricerca di luoghi per pernottare e solo nei centri abitati più battuti dal turismo. Le guide Clup sono invece anch'esse complete e ricche di informazioni. SOPRAVVIVENZA Una tanica in plastica da 10 litri per ogni persona a bordo, con relativo zainetto per contenerla: in caso di necessità potreste aver bisogno di spostarvi a piedi ed una tanica da 10 litri di acqua appesa sulla schiena sarà senz'altro più comoda a trasportarsi che non tenuta in mano! Medicinali. Coperta in alluminio (telo termico). Coltello da caccia ed accetta.Torce a vento. Almeno due razzi da segnalazione. Candele in cera e fiammiferi antivento. Portare il CB se si viaggia in gruppo: è di grande aiuto viaggiando in un erg se chi precede comunica ai compagni ostacoli e caratteristiche del terreno. La miglior cosa è la prevenzione: studiate al dettaglio gli itinerari e se non siete sicuri della direzione tornate sui vostri passi subito: il Sahara non perdona e se superate il punto di non ritorno nessuno vi verrà a cercare, e se lo farà sarà sicuramente tardi. Avvisate la gendarmeria più vicina delle vostre intenzioni e MAI intraprendete itinerari vietati: se lo sono ci sarà un motivo! Viaggiare senza guide locali è bello, ma fattibile solo con tempi a disposizione elevati: trovare la via in un erg con il GPS è sicuramente possibile, ma vi ruberà il triplo del tempo che vi occorrerebbe per attraversarlo condotti da chi conosce passaggi e direzione. ACQUA In estate la quota giornaliera individuale sale ad otto-dieci litri e dovete sempre calcolare l'evenienza di dover sostare forzatamente per diversi giorni. Caricate sull'auto almeno 120 litri di acqua: con essa, oltre che bere, dovrete lavarvi, preparare il cibo, lavare le stoviglie ( per le stoviglie impariamo dai locali e usiamo la sabbia che fa tornare lucide pentole e scodelle senza acqua o detersivi, consigliamo le versioni inox + care ma eterne). In caso di sosta accidentale vi daranno la sicurezza di poter contare su di una buona riserva. Anche per l'acqua sarebbe meglio procurarsi un serbatoio (rigorosamente inox) ma, come per il carburante, anche per essa le taniche possono andare bene, meglio se vetrificate internamente ed in lamiera esternamente. (L'uso delle taniche inoltre permette di poter dividere l'acqua di provenienza sicura da acqua di pozzo di cui non ci fidiamo magari enormemente. Si può così riservare l'acqua migliore per bere o cucinare e quella dubbia per la pulizia. Infine, taniche in plastica pesano meno e sono più pratiche e igieniche di serbatoi, pompe, tubi in cui facilmente si annidano germi. Posizionando adeguatamente la tanica per il suo utilizzo e con un piccolo rubinetto, la caduta a gravità permetterà di non sprecare acqua e di avere tutta la comodità dell'acqua "corrente"). Ad ogni pozzo rifornitevi: potabilizzate l'acqua con Euclorina o prodotti similari: forse il pozzo successivo lo troverete secco o non lo troverete proprio. (Potabilizzatori ceramici, a sali d'argento e carboni, UV o a osmosi hanno i propri pro e contro; comuni a tutti i costi, peso e tempo di potabilizzazione). CIBO Garantitevi una scorta per almeno un mese anche se prevedete un viaggio di sole due settimane: se doveste rimanere bloccati avrete di che sopravvivere abbastanza a lungo per attendere soccorso (l'acqua risulta sempre la risorsa più critica, è molto più facile morire di sete che di fame!). Non scordate sale e zucchero, ma specialmente il primo: l'organismo in Sahara espelle enormi quantità di sali minerali: occorre bilanciare la perdita con cibi ricchi di cloruro di sodio, per prevenire coliche e mancamenti. Portatevi integratori e vitamine, Nutella e miele: vi saranno d'aiuto nelle faticose tappe in pista così come tè, caffè ed altri stimolanti. Ponete le riserve in casse stagne facilmente raggiungibili e fissate al pianale. Tenete sempre in cabina una piccola scorta di cibo come biscotti o simili, mangiate poco e spesso durante il giorno. La sera, al bivacco, una buona cena vi rimetterà in sesto. PERNOTTAMENTO I convinti della leggerezza del mezzo come conditio sine qua non indicano le tende igloo come il miglior tetto da Sahara: sono leggere, non occupano spazio, puoi piazzarle ovunque capiti: effettivamente è vero (i più estremisti dicono che il cielo è già il tetto e un sacco a pelo basta, magari sul tetto della macchina si è anche più al sicuro da scorpioni ed altri animaletti). Ma la sabbia, di notte, raggiunge temperature prossime od inferiori allo zero. montare un igloo sulla sabbia è come piazzarlo sulla neve: il gelo penetra ovunque, anche attraverso il miglior sacco-letto da montagna, attraverso qualsiasi stuoia o materassino. La coperta d'alluminio stesa sul fondo del catino ferma in buona parte il freddo e può essere una soluzione per coloro che desiderano l'igloo come compagno di viaggio. Le tende da tetto sono una soluzione che ha vantaggi (molti) e svantaggi. La posizione elevata vi pone al sicuro dagli abitatori della sabbia, siano essi scorpioni e coleotteri o cani del deserto (a chi vi dice che si trovano solo in Australia dite di andare a dormire nell'Erg Awbari in Libia). L'auto vi isola completamente dal gelo del suolo ed i materassi contenuti in una Air Camping od in una Maggiolina sono sicuramente più comodi di qualsiasi stuoia: non c'è vento che possa svellerla né picchetti che si possano allentare, tiranti in cui inciampare. Ed è pronta subito. Ma pesa circa 60 kg e necessita del supporto di una bagagliera e ciò può essere un problema. (Le bagagliere di serie sono inutili: resisterebbero poche ore alla pista). Occorre trovare un buon fabbro, fornirgli un buon disegno ed inventarsi dei buoni ganci d'ancoraggio tetto in vetroresina ed occorre studiare sistemi d'ancoraggio che aggirino l'ostacolo. In alcuni casi si renderà necessario forare in più punti la carrozzeria, ma tutto è possibile. Per chi non bada a spese esistono comunque in commercio bagagliere "sahariane" costosissime ma valide, con già di serie i supporti per tenda, ruote e taniche, piastre e binda. La presenza di una tenda sul tetto innalza il baricentro ed aumenta il pericolo di ribaltamento laterale: occorre rammentare che si hanno 100 chili sulla testa quando si serpeggia tra le dune! Per questo motivo suggerisco di posizionare sul tetto la sola tenda e, se si possiede una Air Camping, una ruota di scorta proprio sopra l'abitacolo per bilanciare un po' i pesi (motore e ruota davanti, tenda e bagagli dietro). La Maggiolina occupa tutta la lunghezza del tetto di un passo corto e sulla piccola bagagliera superiore può trovare posto solamente qualcosa di leggerissimo tipo seggioline pieghevoli etc. etc. Ai lati della bagagliera poi potrete agganciare le piastre da disincaglio, fissandole con galletti a farfalla a bulloni opportunamente saldati ai montanti (un foro passante sul montante e un lucchettino eviterà, negli attraversamenti delle città, qualche spiacevole sparizione) VESTIARIO Portate pochissimi capi di buona qualità perché la qualità è sempre collegata alla robustezza ed alla comodità. Pile da montagna e giacche a vento anche in estate se vi spingete in pieno Sahara: la notte fa veramente freddo. Utilizzate calzature alte e comode: potreste aver bisogno di camminare a lungo. Non dimenticate gli zainetti di cui ho parlato alla voce "sopravvivenza". Due paia di occhiali da sole per persona e berretti leggeri e pesanti. Tralasciate le maniche corte: il sole del deserto vi ustionerebbe; meglio magliette con manica lunga o camiciole sahariane. Portate pantaloni con molte tasche, ma in nessun caso indumenti militari: potreste andare incontro a noie con la gendarmeria di molti paesi. Sacchi letto in piumino d'oca in inverno ed estivi in estate, sempre con una coperta di lana di scorta! Non tralasciate di portare una bacinella per il bucato, lavarsi la mattina etc: ve ne sono in commercio di gonfiabili veramente comode. IGIENE E SANITA' Salviette igieniche in quantità: spesso costituiranno l'unico mezzo per lavarvi. Esistono in commercio tubetti di dentifricio liquido che non necessitano di acqua. Usate amuchina ogni volta che utilizzate frutta o verdura locali. Per nessun motivo bevete acqua di pozzo prima di purificarla, nemmeno per lavare o cuocere cibi. Caffè e tè locali beveteli tranquillamente: l'acqua viene bollita. Il pane locale è ottimo, così come le carni cotte alla brace. Evitate il latte che vi venisse offerto. Non immergetevi in pozze d'acqua poiché la bhilarzosi è diffusissima in Sahara. (Esistono inoltre montagne di altre malattie con cui è meglio non fare conoscenza; specialmente se vi spostate in zone subsahariane o tropicali contattate sempre ospedali specializzati che vi potranno dare ragguagli su epidemie in corso o problemi. Pidocchi che intaccano il sistema nervoso centrale, oncocercosi, larve che entrando dai piedi depositano delle uova nel sangue e a distanza di 5 anni ci si ritrova ciechi: un punto di riferimento unico nel suo genere e paragonabile al famoso centro di Nizza è il Centro Malattie Tropicali di Negrar, a Nord di Verona). Vaccinatevi prima della partenza contro tetano, tifo ed epatite: sono vaccini che non danno controindicazioni, previa consulta medica. COMPORTAMENTO Il Sahara è islamico: adeguatevi alla cultura dell'Islam e nessuno vi darà noia; se accadrà sarà a causa del comportamento scorretto di chi vi ha preceduti. Le donne vestano sobriamente e sempre con braccia e gambe assolutamente coperte. Non fissino mai un uomo: equivarrebbe ad un invito a letto! Frotte di donne occidentali scosciate e con il petto succintamente coperto hanno diffuso in Nord Africa l'idea che tutte le nostre donne siano di facili costumi: non contribuite ad alimentare questa fama vestendovi succintamente. Per quanto appena detto potrebbe accadere che un locale si avvicini e vi chieda di cedergli per un'ora o una notte la vostra ragazza: dite solamente no con garbo e senza far intervenire l'interessata. La faccenda verrà considerata come un semplice affare non andato a fine. L'uomo non si mostri in pantaloni corti, perché anche per il sesso maschile l'essere scoperti è infamante. Ai posti di controllo non mostrate orologi ed apparecchiature: sono merci allettanti in tutto il Sahara e fanno gola anche ai militari. A tal proposito si rammenti che in questi Paesi le forze di Polizia hanno un potere immenso: non discutete mai con un poliziotto od un militare. potrebbe avere conseguenze spiacevoli. Offrite sigarette e parlate con cortesia. Non ridete mai di fronte ai militari: potrebbero pensare che vi burlate di loro e sarebbero guai! Se volete essere simpatici parlate di calcio: Roberto Baggio è conosciutissimo tra le piste nordafricane. Coltelli ed accette sono tollerati, ma non portatele alla cintura: ve li sequestrerebbero per tenerle per sé. Ai posti di blocco, anche se nessuno vi bada, fermatevi SEMPRE e salutate i gendarmi. Nella maggior parte dei casi vi faranno cenno di andare o vi guarderanno i passaporti distrattamente, ma se non vi fermate potrebbero sparare e lo fanno con estrema facilità. Non sempre le guardie sono in divisa, ma i posti fissi sono segnalati da bandiere statali. I mitra in spalla comunque parlano chiaro anche se non c'è una divisa. E cercate di leggere, leggere ed ancora leggere tutto ciò che potete sul paese che vi accingete a visitare: cercate di approfondire le conoscenze su storia, usi, costumi, tradizioni. Tutto vi sarà utile per rendere il viaggio un'esperienza indimenticabile, bagaglio culturale di valore immenso per voi e per coloro ai quali potrete comunicare quanto vissuto. Viaggiare nel rispetto degli usi locali e dell'ecosistema ambientale sono le regole primarie da seguire per essere viaggiatori e non turisti casuali. Perché ogni viaggio lascia in noi un segno, un arricchimento. Il Sahara non ha bisogno dei nostri rifiuti per ricordarci: portiamoceli via!!! ::::::::::::::Libia - Raid Libici Raid 1 Traversata Awbari - Gadamesh (diretta) di RoboGabr'Aoun Punto di partenza: Oubari Punto di arrivo: Gadamesh Lunghezza: 650 km circa Durata: 3-4 gg. Mezzo di trasporto: fuoristrada 4x4 Difficoltà: Media. E' richiesta esperienza di guida su sabbia Le tappe dell'itinerario: Awbari - Timenokalin - Oued Nashouwa - Bir Tisckahoui - Gadamesh didascalia La nostra meta, Gadamesh L'itinerario prende il suo avvio dalla periferia nord-ovest di Awbari City. Si sgonfiano le gomme praticamente appena usciti dall'asfalto. La traccia iniziale percorre un paio di km all'interno dei giardini settentrionali della città per poi scomparire in un'infinita spianata di sabbia consistente. Dune trasversali a dorso di balena. Splendida sensazione di "vuoto". Qui si viaggia intorno ai 100 km/h a due ruote motrici, senza problemi. Attenzione però: ci sono dei tratti di fech fech che non creano problema se si incontrano ad elevata velocità, in quanto di modesta estensione. Attenzione: picchetti in ferro (rilevati 8) sulla sommità di alcune dune. Dopo circa 40 km l'itinerario incomincia a penetrare nei gassi dell'erg Tahadjierit. Sabbia un po' più cedevole, meglio inserire le 4x4, ma si può, con un po' di sensibilità,continuare a 2x4. Cordoni via via più elevati risalendo a nord ovest. Passaggi delicati a sud di Zegher, con traversi in contropendenza non impressionanti ma piuttosto lunghi. Alcune discese dai siouf terminano con una spalla rientrante. Attenzione: ci lasciate il paraurti! Un bel cordone porta ad un circolo di ghurde piramidali, ultima appendice del Tahadjierit prima del serir dell'hammada Zegher.La sabbia è più pallida che nell'Idehan, ma più sottile. Barcane un po' ovunque: attenzione nello scegliere i passaggi. Il oued Timenokalin, con omonimo pozzo, sede dell'aeroporto italiano durante la colonizzazione, è circondato da cordoni imponenti, ma già aperto a nord ovest, verso l'hammada che abbiamo attraversata ad una velocità notevole nonostante il fondo pessimo ed i numerosi solchi trasversali. L'ultima parte, prima di incontrare le dune dell'Idhean, è molto sassosa e costellata da piccoli ouidian di rocce rosse, presumo arenaria, con sebkhe e depositi salini. Si entra nell'Idehan dal gassi di Tin Kartene. Due km e siamo tra i siouf, alti ed impegnativi, anche se non quanto quelli della ramla Zellaf. Anche in questa parte numerosi traversi in forte inclinazione laterale. Siouf taglienti con rispettive ripide discese, intorno ai 40°, per fortuna non lunghe. Bir Tiskahoui è ancora tra le sabbie, sul fondo di un ampio gassi sabbioso. Si esce dopo questo pozzo dalle dune, che continuano a sfilarci sulla destra, ad est, in direzione di Bir Touil, tralasciato per evitare problemi ad una delle nostre auto con le cuffie dei semiassi distrutte. Nell'hammada Tinghert non vi sono problemi di rotta, seguendo i punti allegati. All'altezza dell'Adrar ci si va ricongiungere alla classica pista Ghat-Gadamesh, sulla quale percorriamo gli ultimi 150 km di traversata. Rilevata il 31 dic.,1,2 e 3 gennaio 2001 da Robogabraoun e Antonella DIFFICOLTA' Circa 350 km in sabbia, di cui circa 100 di dune; alcuni cordoni sono impegnativi. La maggior parte di questi km tuttavia sono da percorrersi lungo ampie spianate di sabbia con leggere ondulazioni trasversalidi circa 10 metri di altezza, con dorso arrotondato. Circa 100 km su serir morbido, con ciottolame fine. Tenere presente che, nonostante l'alta velocità raggiungibile, si viaggia pur sempre con pneumatici a bassa pressione. Ancora circa 200 km su terreno duro,dal reg classico allo sfasciume detritico della zona intorno all'Adrar. Alcuni tratti in sebkhe argillose che peraltro non presentano difficoltà in inverno; gli stessi tratti, nella stagione dei rovesci temporaleschi, possono essere addirittura impraticabili. Calcolare un'autonomia di almeno 900 km, per ogni evenienza. Unici punti di rifornimento carburante: Ubari e Ghadamesh. NAVIGAZIONE Carte Russe 1:500.000 Sheba, In Amenas, Gadamesh Rilevatore GPS Garmin II Programma di navigazione Ozi Explorer Mappe digitali Quo Vadis Punti GPS: da waypoint 90 a waypoint "GADAME". COSA VEDERE Oued Nashwa: un catinodi dune piramidali con diverse barcane di grande estensione con siouf affilatissimi di sabbia rosata. Bir Tiskhaoui: pozzo subito al di fuori della zona di dune alte, al limite nord occidentale dell'erg Idehan. L'enorme presenza di relitti di auto e pezzi di ricambio fa pensare che un tempo fosse tappa privilegiata nei trasferimenti commerciali tra l'Adjal e Gadamesh. Timenokalin: immensa vallata al limite meridionale dell'hammada Zegher dove si trova un pozzo omonimo. Lungo il suo ramo principale scorre la pista dell'aeroporto italiano costruito durante l'epoca coloniale. Si scorgono nei pressi rovine di edifici. Tutta la zona è contraddistinta da balise in pietre. All'uscita dal oued ci si tuffa nell'hammada Zegher. Hammada Zegher: centro geografico della conca dell'edeyen Ubari. Si tratta di una distesa piana di sabbia cedevole ricoperta di detriti litici di piccole e medie dimensioni. Ai suoi margini presenta serie di gradoni e piccoli oued rocciosi con fondo sconnesso che richiedono attenzione nella guida. Tutta la zona può essere percorsa con la sola trazione su 2 ruote. Questa pianura, quasi un cerchio di circa 100 km di diametro, è completamente circondata dalle sabbie degli erg Idehan a nord e Tahadjierit a sud, entrambi parte dell'erg Awbari. Tin Kartene: luogo meraviglioso, una valle di sabbia profonda che rappresenta il varco per uscire, a nord, da Zegher. Al principio si corre tra due alti cordoni per poi affrontare i rilievi dunari quasi improvvisamente. Alcuni passaggi delicati. Nei pressi si trova una stazione petrolifera (non rilevata) Adrar B. Drich: questo importante massiccio montuoso taglia da ovest ad est tutta la conca di Awbari, dal confine algerino alla falesia dell'hammada El Hamra lungo la Derji -Edri. Incontrati i primi gradoni che portano al culmine del massiccio quasi tutte le tracce si convogliano in un unico passo che conduce alla grande hammada a sud di Gadamesh. Panorami splendidi di rocce e sabbia rossastra. Possibilità di incontrare pastori e nomadi. Dove dormire e dove mangiare Pernottamento L'itinerario proposto è assolutamente fuori pista e non tocca l'asfalto da inizio a fine. Occorre quindi essere equipaggiati per affrontare almeno 3-4 bivacchi in Sahara. Ricordare che in inverno le temperature notturne scendono anche di diversi gradi sotto lo zero. Consiglio vivamente una tenda da tetto, Air Camping o Maggiolina anche se, con qualche attenzione in più nella scelta del materassino, anche un igloo può andare bene. Vitto Dovrete essere autonomi per cibo, acqua e carburante per almeno 3-4 giorni. Diversi pozzi lungo l'itinerario. Campi permanenti di pastori nell'ultimo tratto della pista lungo il confine algerino. Letture consigliate: Robogabraoun - La sabbia è in me. Modena, Mucchi, 2001. (il ricavato della vendita servirà a costruire una scuola nella regione di Moptì in Mali a cura di "Bambini Nel Deserto" di Modena). :::::::::Libia - Raid Libici Raid 3 Akakus - Manthendousc via Tahaha Testo di Robo Gabr'Aoun Foto di Flavia Daneo Punto di partenza: Ghat Punto di arrivo: Oued Berinij Lunghezza: 250 km circa Durata: almeno 4 gg. Mezzo di trasporto: fuoristrada 4x4 Difficoltà: nessuna Le tappe dell'itinerario Pista di Akakus Pista di Akakus La strada asfaltata esce da Ghat verso sud; dopo 7 km si giunge in prossimità dell'oasi di El Barkat. Al km 23 da Ghat siamo ad Esseyen. A qualche chilometro ad ovest svettano i pinnacoli del Tassili che dominano Djanet, in Algeria. I controlli di polizia sono meticolosi. Al km 30 si giunge a Tin Beibe, dove si subirà un ennesimo controllo. Il posto di polizia è piuttosto strano, con aiuole di tronchi fossili ben curate ed ordinate; solitamente i gendarmi non hanno fretta di far proseguire i turisti e spesso li invitano per un tè! (nel gennaio 2000 non v'erano militari ad Esseyen ed il posto di blocco era smantellato. A Tin Beibe c'era un solo militare che si è limitato a controllare i permessi della guida). Da Tin Beibe parte la pista per Tin Alkum, Algeria, 8 km più a sud del posto di polizia. La pista per l'Akakus segue il Oued Ayadhar, un canyon sabbioso tra muraglie imponenti: una delle guglie di queste falesie è l'Ayadhar, la vetta più elevata d'Akakus con i suoi 1480 mt. Al km 50 da Ghat la pista sfiora un belvedere naturale che permette alla vista di spaziare sulla gola del ouadi Ayadhar che scivola a destra della pista. Piccoli depositi di sabbia; verso l'orizzonte le colline di sabbia dell'Erg Takharkhori. Il percorso lambisce le dune da ovest; in questa zona riparata dal ghibli dalla falesia che ci separa dall'Akakus vi sono, lungo il margine dell'erg, decine di macine neolitiche. La pista s'incunea nei corridoi interdunari e giunge alla spaccatura del Oued Atunek, dove c'è un altro posto di polizia. Anche questi militari probabilmente cercheranno di passare un po' di tempo con voi: vivono qui, fuori dal mondo e muoiono di noia... Oltre il controllo si è costretti a risalire una grande duna che sbarra l'accesso: dopo qualche passaggio delicato si affronta una spianata di sabbie consistenti che portano ad una discesa spaventosamente ripida che consente di scendere dalla spianata verso l'Akakus. Siamo nel Ouadi Afaar; dopo una diramazione scendiamo nel Oued Bubbu. Di qui, con una breve deviazione si giunge all'Arco di Fozzigiaren. Sui massi nei dintorni si trovano vermi fossili dell'epoca dei trilobiti. Risalendo verso nord s'imbocca il Ouadi Teshuinat, ramo fluviale principale d'Akakus. Siamo in un vallone meraviglioso che corre parallelo alla falesia che domina ad oriente Ghat. Ancora archi rocciosi e canaloni. Al Ouadi Amenal la pista serpeggia tra stupefacenti funghi di pietra che ci accompagnano fino al pozzo di Inn Hannia, crocevia di piste verso Serdeles,Ouan Kasa ed Anai. Oltre Inn Hannia si scende nella parte centrale del Oued Teshuinat, regione ove si riscontra la maggior concentrazione di siti rupestri, battuta da Fabrizio Mori per 50 anni. Di qui gli ouidian si dipartono a raggiera a 360° e tutti contengono importanti stazioni rupestri. I punti Gps delle maggiori sono riportati sulla Guida Polaris . Ritornati ad Inn Hannia si prosegue poi verso oriente alla volta dell'Iguidi Ouan Kasa per raggiungere Tahaha e quindi il Mathendousc. Da Inn Hannia la pista scorre verso oriente: le falesie si appiattiscono sempre più fino a scomparire in una pianura di ciottolame fine, una hammada sterile e desolata. Attenzione: avvallamenti con sabbia molle lungo il tracciato della pista principale. All'orizzonte svettano le dune del Ouan Kasa che incontriamo dopo circa 60 km dall'incrocio di Inn Hannia. Subito prima dei primi contrafforti sabbiosi incrociamo una pista che taglia a tutto sud e conduce al valico di Anai, al confine con il Niger. L'accesso all'erg avviene attraverso una immensa spianata pietrosa, con qualche avvallamento sabbioso. Di colpo il primo cordone ci sbarra la strada, ma il superamento è facile anche con gomme a 1,5 atm e più. Due piccole dune e si corre in ampio gassi di sabbia abbastanza consistente se si resta lungo i margini dei cordoni che scorrono da ovest ad est su entrambi i lati della valle. Sahara Sahara L'uscita dall'erg avviene con la stessa facilità con cui si è affrontato l'ingresso. Oltre lo sbarramento la pianura sabbiosa si estende fino al Messak. Tracce in tutte le direzioni. Si notano le torri di Abahoa diritto ad est, ma è sicuramente più conveniente puntare a nord est, verso Tahaha, che si distingue dai tozzi torrioni subito a nord di Abhaoa. Dal passo si scende ancora su sabbia per una decina di km accompagnati a destra ed a sinistra da imponenti balconate di arenaria. Si sale quasi impercettibilmente fino al piano del tavolato dove incominciano le pietre. La pista è dura, ma abbastanza scorrevole. Mantenendo le gomme a pressione ridotta (1,8 atm) è più facile evitare le forature perché il profilo degli pneumatici se leggermente sgonfi si adegua alle asperità senza lacerarsi. Finalmente a destra si profilano le prime immense dune dell'Edeyen di Murzuq. Il Ouadi Beriuij non si vede: è una ferita che taglia l'hammada e lo incroceremo più a nord, a circa 30 km dalle dune dell'estremità nord-occidentale dell'edeyen. La pista è qui larga diverse decine di metri; le tracce costeggiano i massicci dell'erg per poi penetrare in una zona di bassi cespugli oltre i quali di nuovo la pietraia, fino alla spaccatura del ouadi Beriuij, che compare d'improvviso. Lasciare i veicoli sul margine del canyon e scendere a piedi fino al letto sabbioso. Tutt'intorno gli splendidi graffiti. Dove dormire e dove mangiare Pernottamento L'itinerario proposto è assolutamente fuori pista e non tocca l'asfalto da inizio a fine. Occorre quindi essere equipaggiati per affrontare almeno 4 bivacchi in Sahara. Ricordare che in inverno le temperature notturne scendono anche di diversi gradi sotto lo zero. Consiglio vivamente una tenda da tetto, Air Camping o Maggiolina anche se, con qualche attenzione in più nella scelta del materassino, anche un igloo può andare bene. In Akakus ci sono due campi attrezzati, ma sono quasi sempre affollati di turisti in arrivo da Ghat per brevi escursioni. A Ghat ci sono strutture ricettive (anche un campo fuori città verso El Barkat), ma il vicino Erg Tannezzouft invita a bivaccare tra le dune che si trovano a soli 3 km dalla città. Vitto Dovrete essere autonomi per cibo, acqua e carburante per almeno 4 giorni. Letture consigliate: Robogabraoun - La sabbia è in me. Modena, Mucchi, 2001. (il ricavato della vendita servirà a costruire una scuola nella regione di Moptì in Mali a cura di "Bambini Nel Deserto" di Modena) |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Libia Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/=Libia&action=history Libia Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Grande Jamahiriya Araba di Libia Popolare e Socialista o semplicemente Libia (in Arabo: ليبيا) è uno stato del Nordafrica confinante con il Mar Mediterraneo e compreso tra l'Egitto ad est, il Sudan a sudest, il Ciad e il Niger a sud e l'Algeria e la Tunisia ad ovest. La sua capitale è Tripoli.
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StoriaLe prime tracce nella storia libica vengono lasciate da una serie di insediamenti Fenici, poi assorbiti da Cartagine nel VI secolo avanti Cristo insieme a tutta la fascia costiera: l'interno, desertico e, praticamente, privo di risorse, viene lasciato a sé stesso dai cartaginesi ed un secolo dopo (V secolo A.C.), sorge, nel Fezzan, l'impero Garamanti. Dopo la definitiva conquista (e distruzione) romana di Cartagine nel 146 A.C., la Libia nord-occidentale entra a far parte del dominio romano e, poco più tardi, viene costituita come provincia col nome di Tripolitania. Circa trent'anni dopo, nel 74 A.C., le legioni romane conquistano la Cirenaica ma la loro avanzata verso Sud viene fermata dai Garamanti. Dopo la caduta dell'impero romano i Vandali, provenienti dalla Spagna, occupano la Libia nel 455, per venirne scacciati due secoli dopo dagli arabi del nascente impero musulmano. La dominazione musulmana dura fino al 1146 quando la Libia viene conquistata dai Normanni di Sicilia. La dominazione normanna dura fino al 1521, quando l'impero ottomano arriva a lambire la Libia nordorientale che vi si sottomette, sia pure solo nominalmente: ma, trent'anni dopo, la sottomissione formale è diventata annessione per tutta la Libia. Nel 1711 sorge a Tripoli la dinastia dei Karamanli, plenipotenziari del Sultano, che prosperano proteggendo le attività dei pirati, che facevano base nel porto di Tripoli, e favorendo attivamente il commercio degli schiavi destinati alle colonie americane. Ma l'attività corsara nel Mediterraneo irrita sempre di più le potenze europee, ed alla fine le pressioni sull'impero ottomano perché abolisca il commercio di schiavi e combatta la pirateria hanno effetto: nel 1835 il Sultano della Sublime Porta rimuove i Karamanli dall'incarico di suoi rappresentanti. Pochi anni dopo, nel 1843 Mohammed Ibn Ali s-Sanussiy, capo di un importante movimento religioso, si stabilisce in Cirenaica e fa proseliti in tutta la Libia. È contro questo movimento che nel 1911, dopo la vittoriosa Guerra Italo-Turca, si scontra la colonizzazione italiana della Libia, che per vent'anni deve combattere la resistenza organizzata dai Sanussi. Questo periodo di lotta tra Italiani e Libici per il possesso della Libia è passato alla storia come "Riconquista". Il regno italiano sulla Libia dura fino alla caduta del paese in mani alleate nel 1943. Divenuta indipendente come monarchia parlamentare nel 1951, sotto re Idris, la Libia entra nella Lega Araba nel 1953 e nell'ONU nel 1955. Sei anni dopo (1961) inizia l'estrazione del petrolio libico. Nel 1969 un colpo di stato contro il re Idris, ordito da giovani ufficiali, ha successo: il governo provvisorio è presieduto da Muammar Gheddafi che resterà a capo del paese da quel momento in poi fino ad oggi; il nuovo governo nazionalizza tutte le imprese di estrazione petrolifera, nonché tutti i possedimenti italiani in Libia.
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GeografiaCirca il 90% del territorio libico è desertico o semidesertico: le uniche estensioni verdi sono lungo la fascia costiera, dove il clima è mediterraneo e dove è concentrato il 90% della popolazione. I rilievi della catena dell'Atlante separano la linea di territorio verde dall'interno desertico del paese, che è essenzialmente pianeggiante, con dune di sabbia, depressioni ed occasionali zone rocciose.
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Demografia
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LinguaParlata anche la lingua berbera, ma senza alcun riconoscimento ufficiale (soprattutto nel Gebel Nefusa, a Zuara sulla costa e in vari centri dell'interno come Ghat, Ghadames, Sokna e Augila). La lingua italiana e quella inglese sono utilizzate a livello economico per i commerci.
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ReligioniMusulmani sunniti 97%, cristiani 3%.
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Personaggi italiani nativi della Libia
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Tripoli
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Bengasi
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Homs
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
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