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Itinerario 1


Pozzi perduti, laghi vergini e... piste di atterraggio

Testo e foto di Robo Gabr'Aoun

Punto di partenza:


Oasi di Derji

Punto di arrivo:


Awbari (Oued Ajal)

Lunghezza:


circa 800 km

Durata:


da 6 a più giorni

Mezzo di trasporto:


2 o più fuoristrada ben equipaggiati

Difficoltà:


molto elevata

Un viaggio fuori pista attraverso la Conca di Awbari, nel Sud Ovest Libico, attraverso tre Erg, alla ricerca di pozzi dimenticati, tra falesie di arenaria e grandi dune vergini, tra vestigia della colonizzazione Italiana e campi di nomadi in una landa lontana da tutti gli itinerari battuti, immersi nel silenzio e nell'emozione di un Sahara ancora immacolato.
Le tappe dell'itinerario
didascalia

Il Sud Ovest Libico è divenuto ormai patrimonio del turismo di massa. Il cambiamento avvenuto negli ultimi 3 anni è impressionante: in inverno, periodo ottimale per i viaggi in regioni sabbiose, tutte le grandi piste classiche, dalla Gadamesh - Ghat alla Derji - Edri, dalla pista di Takharkhori al Mathendousc, sono affolate quanto una via del centro di Milano nelle ore di punta! La regione meridionale della Ramla Zellaf, famosa per ospitare alcuni tra i 21 laghi del Fezzan orientale, è meta di decine di escursioni giornaliere dalle città del Oued Ajal, a soli 30 km verso sud. Nello scorso inverno tutti i maggiori tour operators nostrani si trovavano in questa regione, senza contare gli operatori tedeschi e francesi. Il grande affollamento, oltre a provocare sensibili aumenti dei prezzi dei servizi delle guide locali e del carburante ha inoltre contribuito all'aumento degli episodi di brigantaggio ai danni delle piccole comitive. Nonostante questo panorama poco allettante in realtà è ancora possibile viaggiare in Fezzan in zone assolutamente vergini, guidando per giorni e giorni senza incontrare un solo veicolo, a volte nemmeno un pastore nomade.

Viaggiare lungo queste tratte richiede un'ottima conoscenza del territorio e consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti: si tratta di fuori pista in regioni spopolate, ed in caso di avaria sarebbe inutile attendere il passaggio occasionale di altri equipaggi. Ma con le dovute attenzioni è possibile immergersi lungo le Vie del Silenzio, toccare pozzi ed oasi abbandonate, vestigia del periodo coloniale, solcare catene dunarie immacolate, scevre dalle centinaia di tracce che invece martoriano le grandi Ghurdas intorno a Gabraoun e Mandara. Lasciando le colonne di 4x4 a percorrere la Gadamesh-Ghat e la Derji Edri ci si tuffa nell'hammada navigando a perpendicolo verso Bir Arkat e Gazeil, unico punto su una pista classica, la Derji - Edri o Pista dei Francesi.

Pozzo di Bir Arkat

Bir Arkat è un pozzo situato circa 60 km a sud di Derji, in piena Hammada. Vi si trova ancora acqua, ad una profondità di circa 20 metri. Esso è uno dei punti di riferimento per raggiungere il successivo e più famoso pozzo di Gazeil, o El Gazeil in Thamashek, la lingua dei Twaregh. Lo si raggiunge dopo una corsa di circa 120 km dalla città di Derji, attraversando più volte il letto prosciugato del Oued Thanaru. La pista è piuttosto scorrevole, nonostante lievi corrugamenti di tole ondulè nella tratta mediana. Il Paesaggio è lunare, di un'aridità impressionante.

Pozzo di Gazeil

Gazeil si trova al fondo di una vasta piana tabulare, di ghiaia fine. Dopo lo sterminio di sassi del Oued essa invita ad una corsa senza limiti, ma occorre stare sempre in allerta: diversi profondi solchi trasversali attraversano la pista proprio in prossimità della casermetta adiacente il pozzo. Quest'ultimo, ormai secco da circa 3 anni, si trova 400 metri a nord est ed è delimitato da una corolla di pietre e cemento. Nelle vicinanze della casermetta una stele affissa su una piramide di pietre cementate, risalente al periodo coloniale Italiano, riporta la dicitura "Aeroporto di Gazeil" e riporta le distanze chilometriche di alcuni punti geografici importanti.

Nei dintorni una macchia di cespugli di Tamerici offre un buon posto per il bivacco. Le nubi che qui si vengono a formare per la presenza delle vicine montagne dell'Adrar e del Jebel Nafoussa alla sera si tingono di tutta la gamma dei rossi e degli arancioni, donando tramonti di impragonabile bellezza.

Pozzo di Hassi En Nahia

Di qui in poi si abbandona nuovamente la pista Derji Edri per navigare fuori tracciato attraverso l'Hammada alla volta di un terzo pozzo, Nahia per gli autoctoni, Hassi En Nahia per i Twaregh. Per raggiungerlo occorre superare ancora diverse decine di km di hammada pianeggiante, fino a raggiungere l'Adrar Ben Drich, il complesso montano che rappresenta una vera e propria diga al mare di sabbia che contraddistingue la parte centrale della Conca di Awbari. Questa catena è in realtà rappresentata da una serie di gradoni tabulari, degradanti da nord a sud verso la depressione sabbiosa, in una serie di canyons e gole davvero impressionanti, sui quali incombono isolati pinnacoli di arenaria rossa delle forme più strane, scolpiti da millenni di erosione eolica. Per farvi un'idea delle dimensioni di questo complesso roccioso sappiate che esso si sviluppa lungo un arco convesso verso nord che prende origine ai confini dell'Algeria e termina alla Falesia dell'Hammada EL Homra, tagliando praticamente in due l'intera conca di Awbari da ovest ad Est.
didascalia

La via di fuga verso sud è per noi il Oued Nahia, che conduce serpeggiando verso i primi bacini sabbiosi. In vista delle dune giungiamo ad Hassi En Nahia.

Pozzo tra i più importanti nel traffico commerciale sull'asse Nord Sud in tempi passati è ora un pozzo sterile. L'area intorno ad esso è spettrale, un ammasso di rottami ferrosi e resti di capanne "Zeriba" dei nomadi Zentane. Ma la coscienza di trovarsi in un luogo quasi "mitico" del Sahara Libico suscita comunque un'emozione straordinaria.

La corolla del pozzo è segnalata da un'"H" di tubi metallici. A sud del pozzo svettano le dune dell'Erg Idehan, uno dei tre mari di sabbia che compongono la parte sabbiosa della Conca, Tahadjerit, Titersine ed appunto Idehan.

Pozzo di Touil

Da Nahia incomincia il carosello tra le guglie sabbiose. Sgonfiati i pneumatici a 0,9 bar ci si inoltra all'interno di grandi gassi, le vallate che separano i cordoni di dune, puntando verso sud sud ovest, cercando di evitare le formazioni più imponenti. La natura dei corridoi tra i massicci consente una marcia non impegnativa per un buon tratto. Nel centro geografico dell'Idehan troviamo Touil, altro pozzo importante, anch'esso al di fuori di ogni tracciato usuale.

Intorno a Touil la sabbia è invece impegnativa ed i cordoni si presentano sotto forma di massicci più ravvicinati e dal fondo assai cedevole. In alcuni tratti risulta indispensabile affrontare muri di sabbia con pendenze prossime ai 38°, spesso anche superiori in discesa. Procedendo ancora verso sud ovest i gassi tornano a farsi più ampi fino a sboccare nell'immensa vallata di Kartene, dove navighiamo alla ricerca dell'omonimo pozzo, Tin Kartene, nelle vicinanze di una trivellazione petrolifera.

Il paesaggio in questo vallone sabbioso è davvero paradisiaco. Le vette delle grandi Ghurdas sfiorano i 200 metri e il susseguirsi delle dune dà l'impressione di trovarsi in un mare reso immobile da chissà quale sortilegio proprio nell'esplosione della burrasca.

Oltre Kartene scendiamo nel cuore della Conca di Awbari, l'Hammada Zegher, depressione di ciottoli finissimi su fondo cedevole ed argilloso di circa 100 km da nord a sud. Consente medie elevate, tenendo conto del fatto che si viaggia comunque con ruote a bassa pressione e che le buche ed i solchi trasversali sono numerosi.

A sud la pianura s'incunea in una vallata imbutiforme, già aperta verso un nuovo Erg, il Tahadjerit, molto ampia e dal fondo compatto: Timenokalin.

Al suo confine occidentale si trova la pista d'atterraggio in cemento di un altro aeroporto militare Italiano, Timenokalin. Nei pressi i resti di alcuni baraccamenti.
didascalia

Entriamo nell'Erg Tahdjerit da questa splendida vallata e ci inoltriamo a tutto Est, attraverso vallate labirintiche ma semplici da superare. Mantenendoci a sud del Oued Chati e della cittadina di Edri possiamo incrociare il Oued Zellaf e percorrerlo verso oriente fino all'altezza approssimativa dell'oasi di Bergen, circa 20 km più a nord. Di qui non resta che scendere nuovamente a tutto sud inoltrandoci nella regione più orientale del Tahadjerit, nota come Ramla Zellaf, dal nome del suo maggiore Oued.

Pozzo di Dembada

Segnalo una piccola variante: per chi avesse problemi di autonomia è possibile da Bir Touil puntare verso un altro pozzo, più orientale di Kartene, ovvero Dembada, al limite est dell'Idehan. Da Dembada si può poi navigare tra rocce e lingue di sabbia sino alla piana che ospita il pozzo di El Hassi, o Pozzo di Barth, dal nome del suo scopritore. Da questo pozzo distiamo solamente 50 km dalla pista dei Francesi, ad oriente, raggiunta la quale si scende in soli 50 km alla cittadina di Edri, dove è possibile fare rifornimento. Per ricongiungersi all'itinerario di base basta percorrere verso est la strada asfaltata per Brak fino all'abitato di Bergen e di qui scendere in linea retta verso Sud a trovare la vallata di Nech Nouchia, Oum El Ressas e gli altri laghi del Nord.

Pozzo di Bir Arar

Ma torniamo al nostro itinerario. Siamo appena usciti dal Oued Zellaf incrociando un emissario proveniente da Thmissaha. Ci inoltriamo nuovamente tra alte colline di sabbia, imponenti. Qui i massicci dunari si fanno più impegnativi, ed il superamento di alcuni Afrath (massicci in arabo) richiede notevole attenzione ed esperienza di guida su sabbia.

Superiamo Bir Arar, altro pozzo tra le sabbie un tempo utilizzato dai Dawada, e giungiamo al lago di Nech Nouchia, un'esplosione di canne e tamerici intorno ad una polla di acqua cobalto, a ridosso di un cordone sabbioso di circa 120 metri di altezza. Pochi km a sud un lago ancora maggiore ci accoglie al fondo di un gassi piuttosto vasto: Trouna, il lago del sale, il Natron che un tempo era unico bene commerciabile della derelitta popolazione che in queste regioni viveva, i Dawada. La crosta di sali biancheggia sulle sponde del lago, mentre palme e cespugli proseguono lungo tutto il Feidji, fin quasi a lambire il massiccio che chiude il vallone a sud est. Tra le palme a sud del lago i resti di una moschea e di un piccolo villaggio di Zeribas.

I laghi Idella Ramla Zellaf

A pochi km troviamo il lago di Oum El Ressas, e, proseguendo ancora verso oriente, occorre aggirare il cordone che costeggia ad est la valle di Trouna per scivolare alla volta di Oum El Hassan, il più esteso dei 21 laghi Idella Ramla Zellaf, oppure alla volta del piccolo ma assolutamente meraviglioso lago di Tademka, privo di palme ma lussureggiante di canneti e folti cespugli.

Tutti questi laghi, posti in una fascia a circa 80 km a sud della strada tra Brak ed Edri a nord, ed a circa 50 km a nord dei più gettonati laghi della Bassa Ramla (Mandara, Oum El Mha e Gabraoun), sono ancora incontaminati, perché pochi sono i viaggiatori che vi giungono e decisamente rari i gruppi organizzati che inseriscono una di queste oasi di tranquillità all'interno dei loro tours.

La solitudine ed il silenzio sono assicurati.

Awbari
didascalia

Per terminare l'itinerario non resta che scegliere se continuare da Tademka a tutto sud, verso il difficile cordone a nord del lago di Gabr'Aoun, per incontrare la massa dei turisti all'omonimo lago, pur sempre magnifico, e toccare ancora i più meridionali Mafhou, Oum El Mha e Mandara (ora asciutto) prima di raggiungere l'asfalto a Germa, oppure piegare nuovamente a sud ovest per andare a raggiungere i laghi occidentali di El Oglhat ed El Ambha, per poi solcare le sabbie quasi pianeggianti del Tahadjerit centro-meridionale fino all'abitato di Awbari, nel Oued Ajal, meta di questo itinerario.

Sono trascorsi circa 6 giorni dalla partenza dall'Oasi di Derji, al margine nord della Conca di Awbari, ed abbiamo fin qui percorso circa 800 km, al 90% al di fuori di qualsiasi comune tracciato, dei quali circa la metà in dune. Abbiamo toccato una decina dei 21 laghi della Ramla Zellaf e "scoperto" altrettanti pozzi dimenticati, visitato due aeroporti in pieno Nulla.

Il tutto, quasi sicuramente, senza incontrare un solo veicolo, anche in piena stagione Natalizia.
Dove dormire e dove mangiare
Pernottamento

L'itinerario proposto è assolutamente fuori pista, e non tocca l'asfalto da inizio a fine. Occorre quindi essere equipaggiati per affrontare almeno 5 bivacchi in Sahara. Ricordare che in Inverno le temperature notturne scendono anche di diversi gradi sotto lo zero. Consiglio vivamente una tenda da tetto, Air Camping o Maggiolina, anche se, con qualche attenzione in più nella scelta del materassino, anche un igloo può andare bene.

Al termine del tracciato, nel Oued Ajal avrete diverse possibilità di trovare sistemazione in ottimi Campi Attrezzati. Il più antico e rinomato di tutta la Valle è l'Irawan Tourist Camp di Germa, Tel. 07292416, fax 3601362

Anche ad Awbari city si trovano piccole locande ed un'area attrezzata per campeggiare (chiedere alla Tenerè Services, di Awbari)
Vitto

Dovrete essere autonomi per cibo acqua e carburante per almeno 6 giorni. Le uniche possibilità di rifornimento sono a Derji, all'imbocco della pista, e nel Oued Ajal, a fine itinerario.

A Derji, di fronte all'unico distributore di carburante, c'è una piccola taverna, molto conosciuta dai "sahariani", che serve caffè (davvero ottimo!) e panini a scelta. Su richiesta può preparare anche ottime brochettes di montone.

A Germa, presso il già citato Irawan Camp, il ristorante offre la classica ed ottima Chorba, zuppa piccante berbera, l'altrettanto classico pollo con patate, una gustosissima insalata di verdure e, la sera, cous cous di montone, il tutto a circa € 3 a persona.

Numerose botteghe in tutto il paese vendono ortaggi, pane, bibite in bottiglia. Nel Campo si trovano anche tabacchi esteri e acqua minerale (quest'ultima molto cara, però!)
Artigianato

In questo itinerario, se si esclude la tratta di avvicinamento su asfalto da Zwara a Derji via Nalut, sono poche le opportunità di acquistare prodotti di artigianato locale.

Nell'abitato di Derji è raro trovare Twaregh che invece si trovano più facilmente a sud, intorno ai laghi meridionali di Oum El Mha, richiamati dalle orde di turisti che qui si raccolgono, e nell'abitato di Germa. Nello stesso Irawan Camp c'è un piccolo Bazar tenuto da un Twaregh di Ghat nel quale si possono acquistare monili berberi e manufatti in cuoio di notevole fattura, a prezzi tutto sommato interessanti, anche se un po' più cari di quanto si possa trovare a Ghat.

A Germa due giorni la settimana c'è anche il mercato rionale, molto colorato.Si possono trovare in vendita anche cocci di epoca pre islamica, ma non garantisco sull'autenticità.
Rotte e waypoints

La tratta su asfalto dal confine a Derji non è segnalata su nessuna guida in commercio. La mancanza di segnaletice in caratteri occidentali può rendere ostico il raggiungimento della meta. Ho rilevato la rotta di seguito pubblicata per consentire una discesa al sud tranquilla a chiunque volesse cimentarsi in questa meravigliosa traversata.
CONFINE - DERIJ via Nalut-Trasferimento su asfalto:
PUNTI GPS DELL'ITINERARIO

FRONTIERA


33 08 850N


11 34 148E

PAESE1


33 04 730N


11 44 239E

PAESE2


32 57 230N


11 52 222E

ZWARA


32 55 665N


12 05 708E

BIVIO


32 50 578N


12 04 274E

AWATYA


32 28 397N


11 46 204E

BIVIO2


32 00 567N


11 43 733E

GOUSHA


31 59 747N


11 40 218E

TIIJA


32 01 028N


11 20 419E

NALUT


31 51 553N


10 59 016E

NALUT1


31 54 943N


10 54 869E

NALUT2


31 52 021N


10 55 166E

NALUT3


31 47 633N


10 57 611E

INTERMEDIO


31 36 088N


10 59 016E

BIVIO3


31 15 681N


10 37 011E

SINAWA


31 01 567N


10 35 769E

POINT


30 52 462N


10 27 006E

POINT2


30 27 394N


10 26 017E

DERIJ


30 10 354N


10 26 532E

Altri tabulati waypoints di rotta...

Da richiedere a Robo Gabr'Aoun (robogabraoun@hotmail.com)

Per seguire quest'itinerario è assolutamente richiesta una buona esperienza sia in navigazione ed orientamento, sia in guida su sabbia. E' un percorso che per nessun motivo va effettuato con un mezzo in solitaria, minimo 2 mezzi, meglio 3, opportunamente equipaggiati con gps, bussola, carte adeguate, piastre e compressore, ricambi di base, scorte di carburante viveri ed acqua.

Il mezzo deve possedere elementi ammortizzanti robusti e possibilmente molle o balestre da carico.

Consiglio vivamente di portarsi la radio cb, anche se formalmente vietata in tutta l'Africa: è necessaria per le comunicazioni inerenti ad ostacoli sulla pista tra auto ed auto.

Una nota per chiarire: la macchina dev'essere in perfetta efficienza; se vi mollerà a Touil nessuno verrà a prendervela tra le dune!!!
Cosa vedere

Durante l'avvicinamento su asfalto da Zwara a Nalut consiglio di visitare lo ksar Berbero di quest'ultima cittadina, a picco sui costoni del Jebel Nafoussa.

Tra Nalut e Derji diversi punti di grande interesse paesaggistico, e la buona possibilità di incontrare pastori nomadi ai lati della strada con i loro colossali branchi di dromedari.
Derji

visitate le vecchie medine sia dell'area principale dell'abitato sia dei villaggi satelliti abbarbicati sulle collinette di arenaria circostanti.

Qui siete a soli 100 km da Ghadamesh. Se avete tempo fateci una scappata perché ne vale la pena.
Pozzi

Tutti i pozzi dell'itinerario sono stati punti fondamentali delle antiche vie di comunicazione tra il sahara meridionale e la costa mediterranea. Tutti, ad eccezione di Gazeil, sono al di fuori degli itinerari classici seguiti dal turismo organizzato ed hanno una bellezza selvaggia, fatta di desolazione ma di grande passato, da Nahaia a Dembada, da El Hassi a Kartene, fino a Touil.
La Falesia dell'Hammada EL Homra

Una scarpata impressionante che taglia in due la terra. La troverete a sud di Gazeil o a sud di Awaynat Ouenine se farete l'itinerario secondario con passaggio a Edri.
I Laghi della Ramla Dawada

Sono 21, la maggior parte sempre con acqua.I più conosciuti sono quelli meridionali, Mandara, Oum El Mha, Mafhou e Gabraoun, sicuramente splendidi ma anche facilmente raggiungibili in 2 ore di auto dal Oued Ajal.

Più a est troviamo Maharouga, ed a nord le perle proposte in questo tracciato: Tademka, Oum El Hassan, Oum El Ressas, Trouna, Nech Nouchia.Più spostati ad Occidente troviamo i laghi di El Oglhat e EL Hamba, quasi sull'ipotetica rotta che unisce Edri alla città di Awbari.

Resti di villaggi nei pressi dei laghi di Trouna, Gabraoun e Mandara (la popolazione che qui viveva è stata forzata ad abbandonare questi luoghi dal governo di Gheddafi per andare a vivere in nuove città nel Oued Ajal intorno al 1980).
Germa

L'antica Garama, capitale del grande regno dei Garamanti, antichi dominatori del Sahara Orientale preislamico.Le rovine di Garama sono a ovest della nuova città.
Messak Settafet

L'imponente falesia rocciosa di arenaria che domina il Oued Ajal e le città di Germa ed Awbari. Numerose tombe preislamiche sulle sue pendici. Da Germa una strada asfaltata ed una successiva facile pista conducono al progetto agricolo di Berjui, oltre la falesia: splendida l'emozione di incontrare enormi campi verdi di erba e frumento con sullo sfondo le immense dune dellEdeyen Murzuq.

A 130 km da Germa, seguendo ancora a ovest dopo l'oasi di Berjui, si può visitare Mathendousc con i suoi impressionanti graffiti rupestri. Tutte le agenzie dell'Ajal organizzano escursioni giornaliere o di due giorni alla volta di questi siti.
Awbari

Grande centro del sud, ed ultima città prima del nulla: 220 km di pianura sterile la separano da Serdeles a ovest. Procedendo invece verso Est si percorre il verdissimo Oued Ajal fino a Sheba, dove si può imboccare la veloce strada asfaltata diretta per Tripoli e la costa mediterranea, via Brak.

::::::::::::::Libia

Itinerario 2


Africa romana e Sahara: dove arte, natura e avventura si incontrano

Testo e foto di Flavia Daneo

Punto di partenza:


Tripoli

Punto di arrivo:


Tripoli

Lunghezza:


2500-2600 km circa

Durata:


15 gg.

Mezzo di trasporto:


pulmino; fuoristrada 4x4

Difficoltà:


Segnaletica stradale solo in arabo. Guida su sabbia. Pernottamenti in tenda.
Tra i pinnacoli dell'Acacus lo sguardo si perde lontano...
Tra i pinnacoli dell'Acacus lo sguardo si perde lontano...

Andate in Libia, andate in Libia prima che troppi turisti la invadano, prima che ad ogni angolo si possano acquistare cartoline e bottigliette contenenti "vera sabbia del Sahara", prima che gli straordinari silenzi del deserto vengano interrotti da chiassose comitive di fuoristrada, prima che la sua cordiale, semplice e disponibile gente diventi smaliziata e indifferente. Andate in Libia se volete passeggiare tra le antiche strade dove non farebbe meraviglia trovare qualche antico cittadino romano appena uscito dalle terme, o se volete assaporare fino in fondo la poesia di una notte stellata e le metafisiche e sensualissime forme che assumono migliaia e migliaia di granelli di sabbia...e i ricordi che vi porterete dentro dureranno molto più a lungo delle due ore di aereo necessarie a raggiungerla.

Primo giorno:

Tripoli

In genere si giunge a Tripoli nel primo pomeriggio e quindi restano solo alcune ore per dare una prima occhiata a questa moderna città che si affaccia sul Mediterraneo e ancora conserva tracce della passato periodo coloniale italiano. Inevitabile punto di partenza la famosa Piazza Verde (Assaha al-Kradrah), con i bastioni del Castello e le mura della Medina. Ed è proprio tra i vicoli della Medina che conviene perdersi: il suq non è turisticizzato e si possono ancora incontrare autentici sprazzi di vita araba. Interessante l'Arco di Marco Aurelio e l'adiacente Moschea ben Gurni.

Per cenare possiamo senz'altro consigliare due buoni ristoranti, entrambi posizionati dietro all'Hotel Al Khabir: il Safir Restaurant (ambiente elegante, si mangia pesce e pollo a circa 17 dl), o il Bedwen Restaurant (chorba, salsine, kebab vari e abbondanti a 20 dl, bibite comprese). Volendo evitare gli hotel a 5 stelle sul tipo dell'Al Khabir o del Bab Al Bhar, un buon rapporto qualità-prezzo si ha al Al Wahat Hotel (tel. 3334061-69, 3340445-49, camera doppia a 50 dl, con possibilità di contrattare sul prezzo se si è in piccoli gruppi). Senz'altro più economico (30 dl la doppia con prima colazione), ma squallido e sporco il Libyan Palace Hotel (tel.3331181-9).

Secondo giorno:

Tripoli - Sabratha - Nalut - Ghadames (700 km circa)

Partenza verso la magnifica città romana e bizantina di Sabratha che si visita abbastanza accuratamente in circa 3 ore (ingresso 3 DL). Posta in splendida posizione sulla riva del mare, Sabratha è ricca di templi e monumenti, ma ciò che senz'altro colpisce maggiormente è lo straordinario Teatro, restaurato da archeologi italiani, con la skenè a tre ordini e ben 108 colonne corinzie. Si prosegue per Nalut mentre il paesaggio comincia a cambiare e a diventare montuoso: il villaggio berbero di Nalut è infatti arroccato sulla sommità di una di queste alture e conserva un suggestivo ksar, ossia un granaio fortificato (ingresso 1 DL). Si riparte alla volta di Ghadames: la strada da percorrere è ancora lunga, e infatti si arriva in vista della città a sera inoltrata. Molto spesso la recettività alberghiera di Ghadames è insufficiente, ma basta chiedere per trovare facilmente alloggio in qualche casa privata. Con 13 dl potete cenare decentemente al Jawharet al Sahara, che svolge anche funzioni di motel. Attraversata la strada, un ufficio aperto fino a tarda ora offre la possibilità di telefonare e di inviare posta elettronica.

Terzo giorno:

Ghadames - laghi Mujezzin - Hammada Al Hamra (200 km circa)
La grandiosa scena del teatro di Sabratha
La grandiosa scena del teatro di Sabratha

"Perla del Sahara": così chiamavano Ghadames i viaggiatori dei secoli passati. Ed effettivamente la vecchia città di Ghadames è affascinante e tale da meritare una visita accurata. Città tra le meglio conservate della Libia, immersa in un'oasi di 45000 palme e dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, Ghadames offre al viaggiatore le sue splendide case d'argilla imbiancata, le sue piazze, i suoi vicoli coperti ombrosi e freschi, l'antica moschea, i suoi tetti da cui godere ampi panorami, le sue stanze private luccicanti di decorazioni (entrata 5 DL, 2-3 DL per visitare una casa privata). Per non perdere davvero nulla potete rivolgervi ad Abdulgader Heba: è una guida locale preparata e parla un buon italiano: saprà farvi cogliere tutti i particolari di questa città unica (tel. 00218.484.62824, ab_HEBA50@hotmail.com).

Terminata la visita della città, montiamo sulle 4x4 che, d'ora in poi, ci accompagneranno durante la nostra visita del Sahara. C'è anche un pick up di supporto su cui caricare le provviste necessarie: scatolame, frutta e verdura fresca, acqua imbottigliata, bombola del gas, taniche per l'acqua e la benzina, oltre naturalmente ai bagagli personali. Il nostro espertissimo driver-guida è Alarbi Suleiman Ali (tel. 00218.484.62636, arsa74@maktoob.com; lo consigliamo caldamente: conosce alla perfezione i percorsi, è driver esperto e fidato, grande conoscitore del deserto e parla pure un po' di italiano. Il costo giornaliero per un 4x4 compresa la benzina è di 100 DL e Alarbi provvede anche, se necessario, a reperire altri driver e il pick up di appoggio).

Lasciamo Ghadames e, poco dopo, anche la strada asfaltata, per compiere una breve deviazione di 6 km verso i laghi Mujezzin, circondati da un anello di tamerici. Il luogo potrebbe essere molto bello se non fosse purtroppo deturpato dai rifiuti lasciati dalla gente di Ghadames in gita. Proseguiamo addentrandoci nell'Hamada Al Hamra (altopiano rosso), una distesa piattissima di pietre e sassi che, a dispetto del nome, sono più neri che rossi; raggiunto un ampio uadi, ossia il letto asciutto di un antico fiume, si piantano le tende e si inizia a preparare la cena. Assistiamo per la prima volta alla preparazione, da parte degli autisti, del tè, un vero e proprio rito che si ripeterà a ogni cena mentre gli autisti più devoti si appartano per recitare la preghiera serale in direzione della Mecca. Di lì a breve, sopraggiunge la notte: attorno al fuoco si cantano canzoni arabe mentre un cielo stellato "da urlo" ci avvolge nella sua magia.

Quarto giorno:

Hamada Al Hamra - Idhan Ubari (230 km circa)

Dopo un'abbondante colazione ed dopo aver smontato il campo, si continua ad attraversare pietraie nere e desolate interrotte qua e là da cespugli radi e spinosi e da qualche dromedario intento a pascolare. Nel pomeriggio il panorama cambia: si cominciano a vedere le prime dune di sabbia, quello che per noi occidentali è il "deserto" e pian piano ci si addentra tra le meravigliose dune dell'Erg Ubari, dai caldi riflessi dorati. D'obbligo scalare con gioia infantile le prime grandi dune e appollaiarsi sulla duna più alta per attendere il tramonto del sole in un silenzio totale, un silenzio quasi da male fisico tanto è denso e profondo... Si pianta il campo tra le dune. La notte fa molto freddo e, per combatterlo, si indossa tutto quello che di pesante ci si è portati.

Quinto giorno:

Erg Ubari - Tin Hir Dan - Ramlat Diwane - Ghat (330 km circa)
Dune dell'Erg Ubari: i colori del tramonto
Dune dell'Erg Ubari: i colori del tramonto

Il sole sorge tra le dune alle 8.17 ed è un vero spettacolo. Si parte come al solito dopo aver fatto colazione, aver smontato il campo ed aver atteso gli irriducibili che non vogliono perdersi un'ulteriore scalata e relativa discesa di corsa dell'ultima duna... Lungo il percorso si ha tempo di sgranchirsi le gambe e di fare lezione di impronte lasciate sulla sabbia dai vari animaletti del deserto: topolini, scorpioni, qualche sciacallo... Importante anche la raccolta della legna per poter accendere il fuoco: si estirpano i rami secchi degli arbusti ormai morti e si caricano sul portabagagli del fuoristrada stando attenti a non ferirsi (al primo memento non ci si accorge di nulla, ma poi guardandosi le mani si notano un'infinità di piccoli tagli...).

La pista corre dapprima tra la sabbia, poi tra i sassi mentre in lontananza cominciano a stagliarsi i primi contrafforti dell'Acacus. A Ghat si arriva nel primo pomeriggio e c'è il e tempo di visitare la città vecchia (entrata 3 DL), più piccola e meno restaurata di quella di Ghadames, ma con il fascino particolare della città di frontiera oltre la quale si allunga il nulla del deserto del Tenerè. All'interno della medina è installata una piccola cooperativa di artigianato tuareg, poco prima della porta che permette di uscire dalla città vecchia e di inerpicarsi lungo la stradina che porta al vecchio fortino e da cui si gode un bel panorama. Anche all'entrata della città vecchia i tuareg del luogo espongono velocemente le loro mercanzie all'arrivo dei turisti: si possono acquistare monili in argento, piccola oggettistica, martelletti per lo zucchero e porta profumi in pelle di cammello.

Contrattare è d'obbligo: se siete bravi potete anche arrivare a oltre 1/3 del prezzo proposto inizialmente. Si pernotta al Camping Anay situato pochi km fuori città, in zeribe (capanne di foglie di palma; 10 DL a persona) spartane ma molto pulite. C'è la possibilità di farsi una doccia e di mangiare nell'annesso ristorante (pavimento in sabbia ma pulito, pasto abbondante a 15 DL). A Ghat c'è anche la possibilità di telefonare e di fare acquisti di frutta e verdura fresca.

Sesto giorno:

Ghat - Erg Takharkhori (300 km circa)

Al mattino, sosta d'obbligo per acquistare il fabbisogno necessario alla prossima permanenza nell'Acacus: pane, acqua, verdura e frutta fresca più dello scatolame per integrare alcune scorte in via d'esaurimento. Si ripercorre al contrario parte della strada asfaltata che conduce a Ghat e, in breve, si giunge al posto di polizia che segna l'entrata all'Acacus (è necessario premunirsi del relativo permesso che costa 3 DL). La pista che conduce all'Acacus è splendida: si percorre l' ampio uadi Ayadhar costeggiato da alte muraglie di rocce, uadi che a un certo punto si ha anche la possibilità di vedere dall'alto di un belvedere naturale.

Si prosegue per l'Erg Takharkhori dove si innalzano splendide e altissime dune color arancione, sinuose e bellissime nella purezza delle linee e dei colori. Ai piedi di una di queste dune è visibile una raccolta di mortai, pestelli e cocci di vaso di epoca neolitica. Dopo pranzo si prosegue in una continua alternanza di splendidi panorami. L'entrata in Acacus avviene attraverso la cosiddetta "duna del non ritorno", una discesa a precipizio che non si può ripercorrere con l'auto in senso opposto... Si pernotta in un magnifico anfiteatro, tra pinnacoli di roccia scura e dune di sabbia color arancio.

Settimo giorno:

Uadi Bubbu - Inn Fozzigiaren - Uadi Tanshal
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Pitture rupestri dell'Acacus

Si parte con comodo verso le 10 di mattina : dapprima si vedono alcune pitture rupestri del uadi Bubbu, poi si arriva all'arco naturale di Inn Fozzigiaren, un grandioso arco di roccia testimone del lavorio millenario di sabbia e vento. Da qui si penetra nel Uadi Tanshal dove, in anfratti naturali della roccia, si ammirano le prime pitture e incisioni rupestri, mute testimonianze dei periodi preistorici in cui il Sahara non era un deserto di sabbia e sassi, ma una lussureggiante savana ricca di acqua in cui pascolavano mandrie di bufali, giraffe, elefanti, struzzi, ippopotami e vagavano gruppi di cacciatori alla ricerca di cibo. Le pitture, nella stragrande maggioranza eseguite in color rosso/ocra, appartengono a vari periodi: il più antico è quello della "grande fauna selvaggia", segue quello "delle teste rotonde", il "bovidiano o pastorale", quello del "cavallo" e, da ultimo, quello"del cammello", segno evidente di una desertificazione ormai in atto.

Ottavo giorno:

Uadi Anshal - Uadi Amenal - Tin Ghalega - Uadi Teshuinat - Uan Amil (60 km circa)

L'intera giornata è dedicata alla scoperta delle innumerevoli pitture e incisioni di cui è ricca questa zona. Le pitture raffigurano scene tra le più varie: sciamani, uomini con la testa a bastoncino, uomini a caccia o che dalla caccia ritornano con le prede appese a lunghe pertiche, danze, donne che si acconciano i capelli (Uan Amil), giraffe in trappola circondate da cacciatori...il tutto reso con estremo realismo e un senso della linea e del colore veramente eccezionale. Le incisioni non sono da meno e rappresentano i più diversi tipi di animali, talvolta con una predominanza di cammelli e di scritte nell'antica lingua dei tuareg, il tifinagh. A Teshuinat due grandi elefanti fanno bella mostra di sè e della bravura dei loro creatori.

Lungo il percorso c'è l'opportunità di sostare presso il grandioso arco naturale di Tin Ghalega, dai pilastri rocciosi che sembrano quelli di una cattedrale gotica, e nell'accampamento tuareg dell'Amrar Hamdani Khali, aiuto del professor Mori, lo scopritore delle pitture rupestri sahariane. Attendete l'invito del capo prima di entrare nella zeriba: a nessuno fa piacere che estranei entrino in casa propria senza permesso!

Nono giorno:

Uadi Tin Lalan - Erg Uan Kasa (100 km circa)

Si prosegue con la visita delle incisioni rupestri: il pezzo forte quotidiano è rappresentato dalle incisioni di Tin Lalan, un'intera parete rocciosa incisa con scene erotiche di forte impatto. Si lascia l'Acacus e le sue meraviglie e si prosegue verso le dune sabbiose di Uan Kasa dove si pernotta, non prima di aver sperimentato l'ebbrezza di correre con le macchine su e giù per le dune.

Decimo Giorno:

Messak Settafet - Messak Mellet - Eyden Murzuq (136 km circa)
Colorate pitture rivestono le pareti delle stanze delle
Colorate pitture rivestono le pareti delle stanze delle
case di Ghadames

Il Messak è un vasto altopiano nero di cui si percorre la sommità per kilometri e kilometri. Ogni tanto ci si ferma per attendere l'altro fuoristrada e il pick up: è vietato perdersi di vista e, se questo succede, è d'obbligo tornare indietro alla ricerca del 4x4 perduto... Nel deserto non si scherza e gli autisti rispettano con estrema attenzione le ferree regole! Intanto, in lontananza, compaiono le prime dune dell'Eyden Murzuq, esteso come la Svizzera. Le sue dune, alte come piccole colline, hanno un colore diverso da quello delle dune viste finora in quanto tendono nettamente al rosa/rosso. Ci si accampa al riparo di una duna immacolata: la sabbia è soffice e c'è il concreto pericolo di insabbiarsi con la macchina. La sera non fa molto freddo, ma gli autisti avvertono che nel Murzuq la notte fa davvero freddo a causa della maggiore altitudine...

Undicesimo giorno:

Wadi Mathendush - Eyden Murzuq (km 116 circa)

Il Wadi Manthedush non si vede finchè non ci si arriva davanti o, meglio, sopra; è infatti un'enorme spaccatura che si raggiunge dopo aver lasciato le sabbie dell'erg Murzuq e aver percorso una desolata spianata interrotta qua e là da acacie spinose e da qualche cespuglio rinsecchito. Il Wadi Manthedush è ciò che resta del letto di un fiume preistorico ed è famoso perchè, lungo le sue pareti rocciose, sono stati scoperti alcuni tra i più bei graffiti del Sahara.

Si inizia il trekking (5 km) scendendo lungo una breve scarpata e poi saltellando tra i sassi dell'ex fiume tra fastidiosissime mosche e un sole a picco. Sotto i nostri occhi si snoda tutto il repertorio della fauna che popolava 10.000-8000 anni fa questi luoghi: bufali dalle lunghe corna, ippopotami, giraffe, elefanti, leoni, struzzi... Due splendidi elefanti e un ippopotamo si trovano proprio nello slargo dove termina la prima parte di questa breve camminata e dove, all'ombra di un'acacia, si può fare un veloce spuntino. Volendo si può proseguire per altri 4 km lungo il Wadi Manthedush propriamente detto, oppure si può optare per percorrere questo pezzo in auto e rientrare nel Wadi dalla parte finale del percorso (3 DL).

Scendendo nuovamente nel Wadi, si vede una vera galleria all'aperto di graffiti che qui sono numerosissimi: ancora coccodrilli, elefanti, giraffe, struzzi e, in alto, quasi a coronamento, due grandi "gatti mammoni", figure enigmatiche che si fronteggiano. Si fa ritorno verso l'Eyden Murzuq dove si pianta il campo.

Dodicesimo giorno:

Erg Murzuq - Berjuj - Germa - Erg Ubari (km 150 circa)
Le acque azzurre del lago Gabr'Aoun
Le acque azzurre del lago Gabr'Aoun

Lasciate le dune rosate dell'Erg Murzuq, si prosegue attraverso una striscia di terra stranamente ricca di cespugli e ciuffi d'erba. La prossima meta è Berjuj, dove, a sentire il nostro autista, sorge una "fattoria"... E infatti, a due passi dall'aridità totale del Murzuq, ecco apparire, come in un miraggio, degli immensi e verdissimi cerchi: sono i campi di cereali irrigati da gigantesche pompe che ruotano lentamente intorno ad un perno centrale. Un progetto agricolo che è un vero miracolo nel deserto!

Dalla fattoria, dapprima una veloce pista di ciottoli poi una vera strada asfaltata conduce direttamente a Germa, antica capitale dei leggendari Garamanti, oggi città notevolmente sporca e priva di particolari attrattive. L'unico interesse è costituito dalla visita al locale Museo del Deserto (3 DL) che conserva interessanti reperti di epoca preistorica e dell'epoca dei Garamanti. Dopo tanti giorni di deserto, a Germa si può pernottare in camping (Camping Wadi Borjush; Camping Irawan), ma anche solo farsi una doccia (2 DL) o una telefonata (a partire da 4 e 1/2 DL). Preferendo dormire ancora tra le dune si prosegue per pernottare nella Ramla Zellaf (Erg Ubari) che si raggiunge dopo la discesa di alcune dune davvero da brivido!

Tredicesimo giorno:

Erg Ubari - Lago Mafhou - Lago Gabraoun - Lago Oum al Ma - Lago Mandara - Sebha - Tripoli (165 km circa)

Raggiungiamo velocemente la regione dei laghi, splendidi specchi d'acqua che si aprono tra le dune del deserto, annunciati da alte palme che si vedono da lontano. Circondato da palme e canne ecco dapprima il lago Mafhou; segue, preceduto dai resti del preesistente villaggio dei Dawada, antica e poverissima popolazione locale, il lago di Gabraoun, più grande e più frequentato da turisti e gente del luogo. Qui sorge un camping con annesso ristorante e negozio di artigianato. Il lago è sovrastato da una grandiosa duna: se volete provare qualcosa fuori dell'ordinario, all'interno del camping potete noleggiare un paio di sci e scendere dalla sommità della duna fino alle acque del lago! Il più pittoresco è però il lago Oum al Ma, circondato da canne e con le acque scintillanti sotto il sole.

Il lago successivo, il Mandara, è secco. Presso tutti i laghi, gruppetti di tuareg, su lenzuola stese a terra, vendono monili e prodotti di artigianato a buoni prezzi (contrattate sempre). Dal lago Mandara, una pista tra le dune conduce, in circa mezz'ora, alla strada asfaltata, direzione Sebha, città che si raggiunge dopo altre 2 ore circa. A Sebha, capitale del Fezzan, ci si imbarca sull'aereo che, in tarda serata, riporta a Tripoli (il costo del volo è di 33 DL; conviene prenotarlo al momento dell'arrivo a Tripoli e ricordarsi che può essere comunque annullato, anticipato o posticipato senza preavviso).

Quattordicesimo giorno:

Tripoli - Leptis Magna - Villa Silin - Tripoli (km 246 circa)
Le teste di Medusa si rincorrono nel foro di Leptis Magna
Le teste di Medusa si rincorrono nel foro di Leptis
Magna

Una strada scorrevole porta da Tripoli a Leptis Magna. Leptis Magna è imperdibile e da sola vale il viaggio. Arricchita da splendidi monumenti durante il regno dell'imperatore romano Settimio Severo, che qui nacque, Leptis conserva l'Arco dei Severi, le magnifiche Terme, il Foro Severiano, la Basilica, il Mercato, il grandioso Teatro, le Terme dei Cacciatori, la Via Colonnata e tutta una serie di edifici che contribuiscono a accrescere la bellezza del luogo. Una visita abbastanza accurata richiede non meno di 4 ore perchè l'area archeologica è davvero immensa: il nostro consiglio è di avvalersi di una guida locale, in genere preparata e disponibile. Se poi siete appassionati di arte romana, non perdetevi assolutamente Villa Silin, splendida Villa romana del I sec. d.C. che si trova in magnifica posizione a picco sul mare ed è completamente rivestita di bellissimi mosaici (800 mq) e affreschi.

Villa Silin attualmente è visitabile solo se si è in possesso di uno specifico permesso rilasciato dalla locale Soprintendenza. Se non lo possedete, non disperate...il nostro consiglio è di accordarvi con la guida che vi ha accompagnato nel vostro giro di Leptis, promettendo una buona mancia sia a lei che al guardiano della Villa. La guida vi indicherà la strada per raggiungere la Villa (non pensate di trovarla da soli, a meno che non abbiate molto tempo da perdere: non c'è alcuna segnalazione nè cartello stradale, la Villa è immersa tra gli ulivi e se non si conosce la strada è pressochè impossibile raggiungerla. Quanto alla mancia, non pensate di gettare i vostri soldi: la Villa li vale davvero tutti).

Quindicesimo giorno:

Tripoli - Italia

In attesa del volo aereo, resta ancora il tempo per gli ultimi acquisti al suq o per visitare il Museo della Jamahirija, che si trova nella fortezza che si apre sulla Piazza Verde. Il Museo è assai interessante: conserva splendide statue e mosaici provenienti dalle ville romane del litorale e da Leptis Magna ed è il degno completamento di quanto si è visto finora. Nelle sale del piano superiore sono ricreate scene di vita e di folklore locale.


::::::::::::Libia - Raid Libici

Pre-raid


Manuale per la preparazione di un Raid in Sahara

Testo di Robo Gabr'Aoun
Foto di Flavia Daneo
IL MEZZO

Le vetture da utilizzare in un tour in Sahara devono avere due caratteristiche fondamentali: essere robuste ed avere buona potenza ai bassi regimi.

La robustezza, che implica la presenza di un telaio in acciaio e di ponti generosamente dimensionati, deve necessariamente accompagnarsi ad una elevata semplicità di intervento in caso di riparazioni. Veicoli con gestione elettronica dell'iniezione, sospensioni attive, inserimento delle quattro trazioni elettrico sono sconsigliate: le scosse delle piste africane possono danneggiare irreparabilmente centraline e relais e ciò può significare l'abbandono del mezzo.
Inoltre nessun meccanico del Nord Africa saprà mai riparare un guasto di natura elettronica mentre in molti casi saprà aiutarvi nella riparazione di noie meccaniche.

Le sospensioni, sia a molla che a balestra, devono necessariamente essere rinforzate per permettere il carico delle scorte di cibo, acqua e carburante senza pregiudicare l'altezza dello chassis dal suolo. In commercio esistono molle ad alta tenacità e, per le balestre, basta aggiungere una lama subito sotto la lama maestra e lunga quanto quest'ultima.

Le ruote hanno notevole importanza: pneumatici di larga sezione possono migliorare la galleggiabilità su sabbia, ma nello stesso tempo scampanatura dei cerchi troppo elevate possono danneggiare i cuscinetti delle ruote o addirittura rendere possibile la piegatura dei ponti in buche e dossi. Cerchi di maggior diametro aumentano la luce a terra del veicolo, ma "allungano" i rapporti finali togliendo potenza ai bassi e migliorando la velocità e l'allungo. Circa il dilemma sui cerchi in lega o lamiera, si può dire che entrambi hanno pro e contro: un cerchio in lega pesa un terzo di quello in lamiera ma può spezzarsi e, se piegato, è impossibile raddrizzarlo.
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duna del non ritorno

La "cavalleria" è sicuramente importante ma solamente se essa si sviluppa a bassi regimi e su curve di continuità: una duna ripida richiede potenza a bassa velocità ed a bassi giri senza dimenticare il grande peso del carico al retrotreno. Una Uaz di soli 70 cavalli non ha difficoltà in quanto i suoi pochi cavalli si sviluppano immediatamente fin da 500 giri/minuto. Una Range Rover di 130 cavalli dovrà invece contare su una notevole rincorsa in quanto la sua coppia motrice arriva a 4000 giri e prima si ha un buco di potenza. Qualsiasi potenza permette il superamento di massicci dunari: occorre solamente adeguare la propria guida alle caratteristiche del mezzo. Importante è che, all'interno di un gruppo, vi sia uniformità di tipologia di motorizzazione: se un Pajero V6 viaggia con un Land 88, sorgeranno problemi sicuramente! ( Problemi peggiori per la convivenza tra moto e auto -a meno che la macchina funga da supporto alle moto- o tra camion e auto).

Per quanto riguarda l'argomento ricambi penso che, a parte le sacrosante due ruote di scorta, non debba rappresentare che una piccolissima parte del carico, sempre in relazione al tragitto da compiere. Una traversata fuori pista di 2000 chilometri vi deve trovare preparati ad ogni evenienza, dal riduttore rotto alla balestra spezzata. Un itinerario più breve o su piste battute (dove per battute si intende un mezzo ogni tre- quattro giorni!) porterà ad un notevole snellimento della lista dei ricambi vitali. Da portare sempre sono filtri ed oli, cinghie e manicotti, fusibili e lampadine, collanti e bulloneria, fil di ferro e camere d'aria, anche in caso di uso di tubeless. Conoscendo poi i punti deboli specifici del vostro mezzo porterete ricambi per i particolari che possono essere considerati a rischio. Una buona conoscenza della meccanica del proprio mezzo è comunque fondamentale, così come l'inventiva. Se si rompe la pompa della benzina, se non siete meccanici pur avendo il ricambio non riuscirete a montarla ed a metterla in fase. Una tanica sul tetto collegata mediante un tubo al carburatore immetterà carburante in esso semplicemente per caduta. L'officina deve essere completa di tutti i ferri utili e deve comprendere mazzetta e leve. Un compressore a pedale ed uno elettrico sono indispensabili ( i compressori da mercatone che si attaccano all'accendisigari e fanno da torcia, lampeggiatore e a volte anche il caffè non sono da considerare, con il caldo e gomme 750x16 si fa prima a pompare a mano che con uno di quegli accrocchi!), così come guanti da lavoro, stracci e tavolette di legno di 3 cm di spessore. Se l'avete portate anche una binda, utile per le operazioni di disincaglio. Da non dimenticare nastro americano e tubetti di silicone per riparare rotture su manicotti o guarnizioni esterne.

Prima della partenza occorre fare un check completo alla vettura e tutti gli apparati devono essere in perfetta efficienza. L'impianto elettrico non va trascurato: un'auto che non parte a causa di una batteria inefficiente, se all'interno di un erg, viene abbandonata! (soluzioni estreme considerano doppia batteria con deviatori, una strada proponibile solo in casi estremi di raid in solitaria decisamente sconsigliati dal redattore) Il traino da parte di un altro veicolo sarebbe follia e quasi certamente causa di rottura anche di quest' ultimo. L'impianto di raffreddamento deve contare su una ventola di grandi dimensioni. Non è una cattiva idea quella di montare un radiatore per l'olio: la temperatura del motore scenderà notevolmente, anche sotto sforzo. Sconsiglio di modificare parti del motore: lasciate la pressione della turbina ai valori dichiarati dalla Casa e non tarate la pompa del gasolio: ciò che rimane standard è meno soggetto a rotture. Oli di cambio, motore e differenziali vanno nuovi. Fate controllare i cavi dell'acceleratore e della frizione. Se questa è idraulica, controllatene l'usura e, nel dubbio, sostituitela. Se l'auto non ne è equipaggiata di serie, fate installare un termometro dell'olio ed un indicatore della pressione del turbo e dell'olio motore. Anche un voltmetro sarebbe molto utile, per avere sotto controllo l'efficienza dell'alternatore. Se cambiate la misura dei cerchi dovrete far cambiare il pignone del contachilometri: con cerchi più piccoli di un pollice avrete uno scarto di 10 km/ora in meno e le distanze ne risulteranno sfalsate in difetto. Se volete viaggiare su piste pietrose fatevi installare un ammortizzatore di sterzo di grosse dimensioni: le scosse al volante scompariranno e l'auto avrà maggior direzionalità. Ingrassate bene le crociere ma non grafitate il sotto scocca: la sabbia vi si incollerebbe. Oliate le cerniere delle portiere e dei cofani: la sabbia può inchiodarle. Controllate l'antigelo: se manca aggiungetelo in quanto esso aumento il livello di bollitura dell'acqua a 115°. Fate in modo di avere a disposizione in abitacolo più vani possibile: ciò che non avrà una collocazione stabile volerà per l'abitacolo non appena incontrerete la tole ondulee!!! (Contenitori stagni -polvere e sabbia abbondano- sono i migliori e consigliati per riporre attrezzature delicate come macchine fotografiche, videocamere etc, non dimenticate di imbottirle e di fissare tutto in maniera stabile).

CARBURANTE

Se ne avete la possibilità fatevi costruire un serbatoio supplementare su misura, da collocare sul fondo del pianale, subito dietro la cabina di guida ( l'inox è il migliore dei materiali, assicuratevi che contenga la schiuma o spugna antisciabordio o delle paratie. I bocchettoni di accesso sarebbe meglio fossero fuori dall'abitacolo cosi come i sifoni per evitare puzza -per i disel- o pericolo di vapori esplosivi -per il benzina. La cosa migliore è affidarsi ad un professionista, l'omologazione di questi serbatoi non è mai garantita).
Un serbatoio da 200 litri non è più alto di 30 cm se si sviluppa per l'intera ampiezza del pianale e contribuisce ad abbassare il baricentro dell'auto.
I serbatoi da camion, quasi sempre cilindrici, sono ingombranti e difficili da fissare (e spesso quelli che si recuperano dagli sfasciacarrozze sono anche pieni di ruggine!).
Se proprio non potete avere un serbatoio su misura allora optate senz'altro per le taniche in lamiera da 20 l, rumorose ma pratiche. ( Ne esistono versioni militari -esercito olandese mi sembra- in plastica speciale leggere, non rumorose, non si bucano con sfregamenti e non arrugginiscono, si possono usare anche per l'acqua e non fanno la morchia, ma come al solito costano un capitale).
Fissatele con cinghie robuste all'interno dell'auto in una posizione che renda possibile il loro riempimento senza doverle rimuovere e senza dover scaricare mezza macchina. (ricordatevi sempre baricentro basso e centrale). Cinque taniche da 20 l vi daranno sempre la tranquillità di non rimanere a secco! Attenzione: provatele prima di partire e sostituite le guarnizioni dei tappi: le scosse della pista le metteranno a dura prova.

Consiglio: ogniqualvolta se ne presenti l'occasione durante il viaggio, riempite serbatoio e taniche: in Africa non sempre le stazioni di rifornimento hanno le cisterne piene e, se siete a secco, potrebbe succedervi di dover attendere il carburante per giorni. ( Se però avete in programma un giretto impegnativo su dune con partenza e rientro al campo base e pianificate di dover fare 200 Km non caricatevi 500 litri/Kg di carburante: sarebbero solo impiantate in più!).

DISINCAGLIO
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Succede anche questo...

Portatevi una pala non troppo piccola, meglio due se viaggiate in due (quelle dell'Esercito vanno benissimo e le trovate dai rigattieri a pochi euro). Una cinghia a nastro da almeno 20 metri, che sopporti 5000 kg di trazione (con apposite funi è possibile operare una trazione a "elastico": la tecnica consiste nel partire e fare accumulare alla fune l'energia cinetica del nostro mezzo. Il mezzo può allungare fino al 20% la lunghezza della fune -generalmente funi da 8 metri+6 metri di briglia- quindi il mezzo deve fermarsi; l'energia cinetica viene quindi passata al mezzo trainato con grande potenza. ATTENZIONE: le funi per queste operazioni sono in nylon 24 mm di diametro di colore giallo specificatamente costruite a questo scopo. L'operazione risulta sempre pericolosa e bisogna fare molta attenzione ai punti di ancoraggio che devono essere simmetrici e sui longaroni. E' facile sradicare un paraurti e farlo partire come una fionda sul parabrezza di colui che si voleva trainare!).

Un rotolo di 20 metri di corda da roccia da 15 mm. Le piastre sono indispensabili: quelle in commercio presso i negozi specializzati sono ottime ma veramente costose (qualsiasi fabbro può costruirvele in alluminio da 4 mm assolutamente identiche a quelle ufficiali ed a costi veramente allettanti. Per il disegno basta sfogliare una qualsiasi rivista di fuoristrada: troverete un mare di foto di auto con piastre. Se invece anche la spesa del fabbro risultasse per voi eccessiva, allora procuratevi dei ripiani da scaffalatura industriale in lamiera zincata, zigrinate e forate: andranno bene anch'esse, ma dovrete piazzarle con la massima attenzione sotto le ruote per non ritrovarvi dopo la prima insabbiata con le "piastre" snervate e a forma di banana! Anche quelle in alluminio ufficiali o meno tendono a non ritornare della forma originale, la migliore e ovviamente più costosa soluzione sono piastre in carbonio: leggere, flessibili, non ci si taglia le mani -usate sempre i guanti con quelle di alluminio! L'inconveniente: 260 euro per due piastre. Non tentate di costruirle in fibra di vetro, non sono la stessa cosa: pesano, si fessurano, vi infilano schegge nelle mani). Come usare le piastre? Niente paura una volta piantati si impara! Il verricello è inutile se non avete un'elica da sabbia a cui ancorarlo. Non pensate di attaccarvi ad un altro mezzo con un verricello per disinsabbiarvi: affonderebbe anch'esso, a meno che non sia un Unimog.
NAVIGAZIONE

Buone carte della regione interessata. Le carte 1/1000000 della I.G.N. Francesi sono ottime carte ma purtroppo risultano alquanto antiquate e alcuni riferimenti risultano essere notevolmente spostati ad est. Le carte dell'Aviazione Statunitense hanno una buona scalatura, ma la toponomastica al suolo è piuttosto scarsa. Io ho sperimentato in Libia le carte militari sovietiche e le ho trovate eccezionali ed alquanto precise in relazione ai rilevamenti satellitari effettuati in loco.

Qualsiasi carta voi scegliate, non tralasciate di portare anche la carta 953 della Michelin, vera "Bibbia" del Sahara, che nonostante la sfavorevole scalatura è in grado di fornire informazioni superlative(ad esempio vi sono riportati i posti di controllo militare fissi).

Il GPS è utilissimo sempre e se qualcuno sostiene il contrario è solamente perché o non ce l'ha o non l'ha mai utilizzato correttamente. Vi sono prodotti ottimi a prezzi modici, come i rilevatori della Garmin, sotto i € 250, in grado di fornirvi la vostra posizione con scarti di poche decine di metri ed in grado di impostarvi rotte complesse con 270 punti in memoria: un giocattolo fantastico in grado di aiutarvi oltre ogni immaginazione. Per interpretare le informazioni dei satelliti dovete però essere in grado di trasferirle sulle carte: portatevi quindi righello, squadretta e calcolatrice, e quel gioiellino del Manuale di Orientamento della Alp.

Bussola e binocolo sono d'obbligo. Sarebbe opportuno conoscere il cielo, per orientarsi con le stelle in casi di necessità. Io non lo conosco e la ritengo una grossa lacuna: in Marocco, perso tra le gole a sud di Tazzarine senza bussola ed in piena notte, mi avrebbe fatto comodo conoscerlo.

Compendio di quanto sopra una buona guida del Paese visitato, che riporti notizie utili alla navigazione. Ottime quelle della Polaris. Le guide EDT sono utili solo per la ricerca di luoghi per pernottare e solo nei centri abitati più battuti dal turismo. Le guide Clup sono invece anch'esse complete e ricche di informazioni.
SOPRAVVIVENZA

Una tanica in plastica da 10 litri per ogni persona a bordo, con relativo zainetto per contenerla: in caso di necessità potreste aver bisogno di spostarvi a piedi ed una tanica da 10 litri di acqua appesa sulla schiena sarà senz'altro più comoda a trasportarsi che non tenuta in mano!

Medicinali. Coperta in alluminio (telo termico). Coltello da caccia ed accetta.Torce a vento. Almeno due razzi da segnalazione. Candele in cera e fiammiferi antivento. Portare il CB se si viaggia in gruppo: è di grande aiuto viaggiando in un erg se chi precede comunica ai compagni ostacoli e caratteristiche del terreno.

La miglior cosa è la prevenzione: studiate al dettaglio gli itinerari e se non siete sicuri della direzione tornate sui vostri passi subito: il Sahara non perdona e se superate il punto di non ritorno nessuno vi verrà a cercare, e se lo farà sarà sicuramente tardi. Avvisate la gendarmeria più vicina delle vostre intenzioni e MAI intraprendete itinerari vietati: se lo sono ci sarà un motivo!

Viaggiare senza guide locali è bello, ma fattibile solo con tempi a disposizione elevati: trovare la via in un erg con il GPS è sicuramente possibile, ma vi ruberà il triplo del tempo che vi occorrerebbe per attraversarlo condotti da chi conosce passaggi e direzione.
ACQUA

In estate la quota giornaliera individuale sale ad otto-dieci litri e dovete sempre calcolare l'evenienza di dover sostare forzatamente per diversi giorni. Caricate sull'auto almeno 120 litri di acqua: con essa, oltre che bere, dovrete lavarvi, preparare il cibo, lavare le stoviglie ( per le stoviglie impariamo dai locali e usiamo la sabbia che fa tornare lucide pentole e scodelle senza acqua o detersivi, consigliamo le versioni inox + care ma eterne). In caso di sosta accidentale vi daranno la sicurezza di poter contare su di una buona riserva.

Anche per l'acqua sarebbe meglio procurarsi un serbatoio (rigorosamente inox) ma, come per il carburante, anche per essa le taniche possono andare bene, meglio se vetrificate internamente ed in lamiera esternamente. (L'uso delle taniche inoltre permette di poter dividere l'acqua di provenienza sicura da acqua di pozzo di cui non ci fidiamo magari enormemente. Si può così riservare l'acqua migliore per bere o cucinare e quella dubbia per la pulizia. Infine, taniche in plastica pesano meno e sono più pratiche e igieniche di serbatoi, pompe, tubi in cui facilmente si annidano germi. Posizionando adeguatamente la tanica per il suo utilizzo e con un piccolo rubinetto, la caduta a gravità permetterà di non sprecare acqua e di avere tutta la comodità dell'acqua "corrente").

Ad ogni pozzo rifornitevi: potabilizzate l'acqua con Euclorina o prodotti similari: forse il pozzo successivo lo troverete secco o non lo troverete proprio. (Potabilizzatori ceramici, a sali d'argento e carboni, UV o a osmosi hanno i propri pro e contro; comuni a tutti i costi, peso e tempo di potabilizzazione).
CIBO

Garantitevi una scorta per almeno un mese anche se prevedete un viaggio di sole due settimane: se doveste rimanere bloccati avrete di che sopravvivere abbastanza a lungo per attendere soccorso (l'acqua risulta sempre la risorsa più critica, è molto più facile morire di sete che di fame!). Non scordate sale e zucchero, ma specialmente il primo: l'organismo in Sahara espelle enormi quantità di sali minerali: occorre bilanciare la perdita con cibi ricchi di cloruro di sodio, per prevenire coliche e mancamenti. Portatevi integratori e vitamine, Nutella e miele: vi saranno d'aiuto nelle faticose tappe in pista così come tè, caffè ed altri stimolanti. Ponete le riserve in casse stagne facilmente raggiungibili e fissate al pianale.
Tenete sempre in cabina una piccola scorta di cibo come biscotti o simili, mangiate poco e spesso durante il giorno. La sera, al bivacco, una buona cena vi rimetterà in sesto.
PERNOTTAMENTO

I convinti della leggerezza del mezzo come conditio sine qua non indicano le tende igloo come il miglior tetto da Sahara: sono leggere, non occupano spazio, puoi piazzarle ovunque capiti: effettivamente è vero (i più estremisti dicono che il cielo è già il tetto e un sacco a pelo basta, magari sul tetto della macchina si è anche più al sicuro da scorpioni ed altri animaletti). Ma la sabbia, di notte, raggiunge temperature prossime od inferiori allo zero. montare un igloo sulla sabbia è come piazzarlo sulla neve: il gelo penetra ovunque, anche attraverso il miglior sacco-letto da montagna, attraverso qualsiasi stuoia o materassino. La coperta d'alluminio stesa sul fondo del catino ferma in buona parte il freddo e può essere una soluzione per coloro che desiderano l'igloo come compagno di viaggio.

Le tende da tetto sono una soluzione che ha vantaggi (molti) e svantaggi. La posizione elevata vi pone al sicuro dagli abitatori della sabbia, siano essi scorpioni e coleotteri o cani del deserto (a chi vi dice che si trovano solo in Australia dite di andare a dormire nell'Erg Awbari in Libia). L'auto vi isola completamente dal gelo del suolo ed i materassi contenuti in una Air Camping od in una Maggiolina sono sicuramente più comodi di qualsiasi stuoia: non c'è vento che possa svellerla né picchetti che si possano allentare, tiranti in cui inciampare. Ed è pronta subito. Ma pesa circa 60 kg e necessita del supporto di una bagagliera e ciò può essere un problema. (Le bagagliere di serie sono inutili: resisterebbero poche ore alla pista).

Occorre trovare un buon fabbro, fornirgli un buon disegno ed inventarsi dei buoni ganci d'ancoraggio tetto in vetroresina ed occorre studiare sistemi d'ancoraggio che aggirino l'ostacolo. In alcuni casi si renderà necessario forare in più punti la carrozzeria, ma tutto è possibile. Per chi non bada a spese esistono comunque in commercio bagagliere "sahariane" costosissime ma valide, con già di serie i supporti per tenda, ruote e taniche, piastre e binda. La presenza di una tenda sul tetto innalza il baricentro ed aumenta il pericolo di ribaltamento laterale: occorre rammentare che si hanno 100 chili sulla testa quando si serpeggia tra le dune! Per questo motivo suggerisco di posizionare sul tetto la sola tenda e, se si possiede una Air Camping, una ruota di scorta proprio sopra l'abitacolo per bilanciare un po' i pesi (motore e ruota davanti, tenda e bagagli dietro). La Maggiolina occupa tutta la lunghezza del tetto di un passo corto e sulla piccola bagagliera superiore può trovare posto solamente qualcosa di leggerissimo tipo seggioline pieghevoli etc. etc. Ai lati della bagagliera poi potrete agganciare le piastre da disincaglio, fissandole con galletti a farfalla a bulloni opportunamente saldati ai montanti (un foro passante sul montante e un lucchettino eviterà, negli attraversamenti delle città, qualche spiacevole sparizione)
VESTIARIO

Portate pochissimi capi di buona qualità perché la qualità è sempre collegata alla robustezza ed alla comodità. Pile da montagna e giacche a vento anche in estate se vi spingete in pieno Sahara: la notte fa veramente freddo. Utilizzate calzature alte e comode: potreste aver bisogno di camminare a lungo. Non dimenticate gli zainetti di cui ho parlato alla voce "sopravvivenza". Due paia di occhiali da sole per persona e berretti leggeri e pesanti. Tralasciate le maniche corte: il sole del deserto vi ustionerebbe; meglio magliette con manica lunga o camiciole sahariane. Portate pantaloni con molte tasche, ma in nessun caso indumenti militari: potreste andare incontro a noie con la gendarmeria di molti paesi. Sacchi letto in piumino d'oca in inverno ed estivi in estate, sempre con una coperta di lana di scorta! Non tralasciate di portare una bacinella per il bucato, lavarsi la mattina etc: ve ne sono in commercio di gonfiabili veramente comode.
IGIENE E SANITA'

Salviette igieniche in quantità: spesso costituiranno l'unico mezzo per lavarvi. Esistono in commercio tubetti di dentifricio liquido che non necessitano di acqua. Usate amuchina ogni volta che utilizzate frutta o verdura locali. Per nessun motivo bevete acqua di pozzo prima di purificarla, nemmeno per lavare o cuocere cibi. Caffè e tè locali beveteli tranquillamente: l'acqua viene bollita. Il pane locale è ottimo, così come le carni cotte alla brace. Evitate il latte che vi venisse offerto. Non immergetevi in pozze d'acqua poiché la bhilarzosi è diffusissima in Sahara. (Esistono inoltre montagne di altre malattie con cui è meglio non fare conoscenza; specialmente se vi spostate in zone subsahariane o tropicali contattate sempre ospedali specializzati che vi potranno dare ragguagli su epidemie in corso o problemi. Pidocchi che intaccano il sistema nervoso centrale, oncocercosi, larve che entrando dai piedi depositano delle uova nel sangue e a distanza di 5 anni ci si ritrova ciechi: un punto di riferimento unico nel suo genere e paragonabile al famoso centro di Nizza è il Centro Malattie Tropicali di Negrar, a Nord di Verona). Vaccinatevi prima della partenza contro tetano, tifo ed epatite: sono vaccini che non danno controindicazioni, previa consulta medica.
COMPORTAMENTO

Il Sahara è islamico: adeguatevi alla cultura dell'Islam e nessuno vi darà noia; se accadrà sarà a causa del comportamento scorretto di chi vi ha preceduti. Le donne vestano sobriamente e sempre con braccia e gambe assolutamente coperte. Non fissino mai un uomo: equivarrebbe ad un invito a letto! Frotte di donne occidentali scosciate e con il petto succintamente coperto hanno diffuso in Nord Africa l'idea che tutte le nostre donne siano di facili costumi: non contribuite ad alimentare questa fama vestendovi succintamente. Per quanto appena detto potrebbe accadere che un locale si avvicini e vi chieda di cedergli per un'ora o una notte la vostra ragazza: dite solamente no con garbo e senza far intervenire l'interessata. La faccenda verrà considerata come un semplice affare non andato a fine. L'uomo non si mostri in pantaloni corti, perché anche per il sesso maschile l'essere scoperti è infamante.

Ai posti di controllo non mostrate orologi ed apparecchiature: sono merci allettanti in tutto il Sahara e fanno gola anche ai militari. A tal proposito si rammenti che in questi Paesi le forze di Polizia hanno un potere immenso: non discutete mai con un poliziotto od un militare. potrebbe avere conseguenze spiacevoli. Offrite sigarette e parlate con cortesia. Non ridete mai di fronte ai militari: potrebbero pensare che vi burlate di loro e sarebbero guai! Se volete essere simpatici parlate di calcio: Roberto Baggio è conosciutissimo tra le piste nordafricane. Coltelli ed accette sono tollerati, ma non portatele alla cintura: ve li sequestrerebbero per tenerle per sé.

Ai posti di blocco, anche se nessuno vi bada, fermatevi SEMPRE e salutate i gendarmi. Nella maggior parte dei casi vi faranno cenno di andare o vi guarderanno i passaporti distrattamente, ma se non vi fermate potrebbero sparare e lo fanno con estrema facilità. Non sempre le guardie sono in divisa, ma i posti fissi sono segnalati da bandiere statali. I mitra in spalla comunque parlano chiaro anche se non c'è una divisa.

E cercate di leggere, leggere ed ancora leggere tutto ciò che potete sul paese che vi accingete a visitare: cercate di approfondire le conoscenze su storia, usi, costumi, tradizioni. Tutto vi sarà utile per rendere il viaggio un'esperienza indimenticabile, bagaglio culturale di valore immenso per voi e per coloro ai quali potrete comunicare quanto vissuto. Viaggiare nel rispetto degli usi locali e dell'ecosistema ambientale sono le regole primarie da seguire per essere viaggiatori e non turisti casuali. Perché ogni viaggio lascia in noi un segno, un arricchimento.


Il Sahara non ha bisogno dei nostri rifiuti per ricordarci: portiamoceli via!!!

::::::::::::::Libia - Raid Libici

Raid 1


Traversata Awbari - Gadamesh (diretta)

di RoboGabr'Aoun

Punto di partenza:


Oubari

Punto di arrivo:


Gadamesh

Lunghezza:


650 km circa

Durata:


3-4 gg.

Mezzo di trasporto:


fuoristrada 4x4

Difficoltà:


Media. E' richiesta esperienza di guida su sabbia
Le tappe dell'itinerario:

Awbari - Timenokalin - Oued Nashouwa - Bir Tisckahoui - Gadamesh
didascalia
La nostra meta, Gadamesh

L'itinerario prende il suo avvio dalla periferia nord-ovest di Awbari City. Si sgonfiano le gomme praticamente appena usciti dall'asfalto. La traccia iniziale percorre un paio di km all'interno dei giardini settentrionali della città per poi scomparire in un'infinita spianata di sabbia consistente.

Dune trasversali a dorso di balena. Splendida sensazione di "vuoto". Qui si viaggia intorno ai 100 km/h a due ruote motrici, senza problemi. Attenzione però: ci sono dei tratti di fech fech che non creano problema se si incontrano ad elevata velocità, in quanto di modesta estensione. Attenzione: picchetti in ferro (rilevati 8) sulla sommità di alcune dune.

Dopo circa 40 km l'itinerario incomincia a penetrare nei gassi dell'erg Tahadjierit. Sabbia un po' più cedevole, meglio inserire le 4x4, ma si può, con un po' di sensibilità,continuare a 2x4.

Cordoni via via più elevati risalendo a nord ovest. Passaggi delicati a sud di Zegher, con traversi in contropendenza non impressionanti ma piuttosto lunghi. Alcune discese dai siouf terminano con una spalla rientrante. Attenzione: ci lasciate il paraurti!

Un bel cordone porta ad un circolo di ghurde piramidali, ultima appendice del Tahadjierit prima del serir dell'hammada Zegher.La sabbia è più pallida che nell'Idehan, ma più sottile. Barcane un po' ovunque: attenzione nello scegliere i passaggi.

Il oued Timenokalin, con omonimo pozzo, sede dell'aeroporto italiano durante la colonizzazione, è circondato da cordoni imponenti, ma già aperto a nord ovest, verso l'hammada che abbiamo attraversata ad una velocità notevole nonostante il fondo pessimo ed i numerosi solchi trasversali.

L'ultima parte, prima di incontrare le dune dell'Idhean, è molto sassosa e costellata da piccoli ouidian di rocce rosse, presumo arenaria, con sebkhe e depositi salini.

Si entra nell'Idehan dal gassi di Tin Kartene. Due km e siamo tra i siouf, alti ed impegnativi, anche se non quanto quelli della ramla Zellaf.

Anche in questa parte numerosi traversi in forte inclinazione laterale. Siouf taglienti con rispettive ripide discese, intorno ai 40°, per fortuna non lunghe.

Bir Tiskahoui è ancora tra le sabbie, sul fondo di un ampio gassi sabbioso. Si esce dopo questo pozzo dalle dune, che continuano a sfilarci sulla destra, ad est, in direzione di Bir Touil, tralasciato per evitare problemi ad una delle nostre auto con le cuffie dei semiassi distrutte.

Nell'hammada Tinghert non vi sono problemi di rotta, seguendo i punti allegati. All'altezza dell'Adrar ci si va ricongiungere alla classica pista Ghat-Gadamesh, sulla quale percorriamo gli ultimi 150 km di traversata.

Rilevata il 31 dic.,1,2 e 3 gennaio 2001 da Robogabraoun e Antonella
DIFFICOLTA'

Circa 350 km in sabbia, di cui circa 100 di dune; alcuni cordoni sono impegnativi. La maggior parte di questi km tuttavia sono da percorrersi lungo ampie spianate di sabbia con leggere ondulazioni trasversalidi circa 10 metri di altezza, con dorso arrotondato.

Circa 100 km su serir morbido, con ciottolame fine. Tenere presente che, nonostante l'alta velocità raggiungibile, si viaggia pur sempre con pneumatici a bassa pressione.

Ancora circa 200 km su terreno duro,dal reg classico allo sfasciume detritico della zona intorno all'Adrar. Alcuni tratti in sebkhe argillose che peraltro non presentano difficoltà in inverno; gli stessi tratti, nella stagione dei rovesci temporaleschi, possono essere addirittura impraticabili.

Calcolare un'autonomia di almeno 900 km, per ogni evenienza.

Unici punti di rifornimento carburante: Ubari e Ghadamesh.
NAVIGAZIONE

Carte Russe 1:500.000 Sheba, In Amenas, Gadamesh

Rilevatore GPS Garmin II

Programma di navigazione Ozi Explorer

Mappe digitali Quo Vadis

Punti GPS: da waypoint 90 a waypoint "GADAME".
COSA VEDERE

Oued Nashwa: un catinodi dune piramidali con diverse barcane di grande estensione con siouf affilatissimi di sabbia rosata.

Bir Tiskhaoui: pozzo subito al di fuori della zona di dune alte, al limite nord occidentale dell'erg Idehan. L'enorme presenza di relitti di auto e pezzi di ricambio fa pensare che un tempo fosse tappa privilegiata nei trasferimenti commerciali tra l'Adjal e Gadamesh.

Timenokalin: immensa vallata al limite meridionale dell'hammada Zegher dove si trova un pozzo omonimo. Lungo il suo ramo principale scorre la pista dell'aeroporto italiano costruito durante l'epoca coloniale. Si scorgono nei pressi rovine di edifici. Tutta la zona è contraddistinta da balise in pietre. All'uscita dal oued ci si tuffa nell'hammada Zegher.

Hammada Zegher: centro geografico della conca dell'edeyen Ubari. Si tratta di una distesa piana di sabbia cedevole ricoperta di detriti litici di piccole e medie dimensioni. Ai suoi margini presenta serie di gradoni e piccoli oued rocciosi con fondo sconnesso che richiedono attenzione nella guida. Tutta la zona può essere percorsa con la sola trazione su 2 ruote. Questa pianura, quasi un cerchio di circa 100 km di diametro, è completamente circondata dalle sabbie degli erg Idehan a nord e Tahadjierit a sud, entrambi parte dell'erg Awbari.

Tin Kartene: luogo meraviglioso, una valle di sabbia profonda che rappresenta il varco per uscire, a nord, da Zegher. Al principio si corre tra due alti cordoni per poi affrontare i rilievi dunari quasi improvvisamente. Alcuni passaggi delicati. Nei pressi si trova una stazione petrolifera (non rilevata)

Adrar B. Drich: questo importante massiccio montuoso taglia da ovest ad est tutta la conca di Awbari, dal confine algerino alla falesia dell'hammada El Hamra lungo la Derji -Edri. Incontrati i primi gradoni che portano al culmine del massiccio quasi tutte le tracce si convogliano in un unico passo che conduce alla grande hammada a sud di Gadamesh. Panorami splendidi di rocce e sabbia rossastra. Possibilità di incontrare pastori e nomadi.
Dove dormire e dove mangiare
Pernottamento

L'itinerario proposto è assolutamente fuori pista e non tocca l'asfalto da inizio a fine. Occorre quindi essere equipaggiati per affrontare almeno 3-4 bivacchi in Sahara. Ricordare che in inverno le temperature notturne scendono anche di diversi gradi sotto lo zero. Consiglio vivamente una tenda da tetto, Air Camping o Maggiolina anche se, con qualche attenzione in più nella scelta del materassino, anche un igloo può andare bene.
Vitto

Dovrete essere autonomi per cibo, acqua e carburante per almeno 3-4 giorni. Diversi pozzi lungo l'itinerario. Campi permanenti di pastori nell'ultimo tratto della pista lungo il confine algerino.
Letture consigliate:

Robogabraoun - La sabbia è in me. Modena, Mucchi, 2001. (il ricavato della vendita servirà a costruire una scuola nella regione di Moptì in Mali a cura di "Bambini Nel Deserto" di Modena).
:::::::::Libia - Raid Libici

Raid 3


Akakus - Manthendousc via Tahaha

Testo di Robo Gabr'Aoun

Foto di Flavia Daneo

Punto di partenza:


Ghat

Punto di arrivo:


Oued Berinij

Lunghezza:


250 km circa

Durata:


almeno 4 gg.

Mezzo di trasporto:


fuoristrada 4x4

Difficoltà:


nessuna
Le tappe dell'itinerario
Pista di Akakus
Pista di Akakus

La strada asfaltata esce da Ghat verso sud; dopo 7 km si giunge in prossimità dell'oasi di El Barkat. Al km 23 da Ghat siamo ad Esseyen. A qualche chilometro ad ovest svettano i pinnacoli del Tassili che dominano Djanet, in Algeria. I controlli di polizia sono meticolosi. Al km 30 si giunge a Tin Beibe, dove si subirà un ennesimo controllo. Il posto di polizia è piuttosto strano, con aiuole di tronchi fossili ben curate ed ordinate; solitamente i gendarmi non hanno fretta di far proseguire i turisti e spesso li invitano per un tè! (nel gennaio 2000 non v'erano militari ad Esseyen ed il posto di blocco era smantellato. A Tin Beibe c'era un solo militare che si è limitato a controllare i permessi della guida).

Da Tin Beibe parte la pista per Tin Alkum, Algeria, 8 km più a sud del posto di polizia. La pista per l'Akakus segue il Oued Ayadhar, un canyon sabbioso tra muraglie imponenti: una delle guglie di queste falesie è l'Ayadhar, la vetta più elevata d'Akakus con i suoi 1480 mt. Al km 50 da Ghat la pista sfiora un belvedere naturale che permette alla vista di spaziare sulla gola del ouadi Ayadhar che scivola a destra della pista. Piccoli depositi di sabbia; verso l'orizzonte le colline di sabbia dell'Erg Takharkhori. Il percorso lambisce le dune da ovest; in questa zona riparata dal ghibli dalla falesia che ci separa dall'Akakus vi sono, lungo il margine dell'erg, decine di macine neolitiche. La pista s'incunea nei corridoi interdunari e giunge alla spaccatura del Oued Atunek, dove c'è un altro posto di polizia. Anche questi militari probabilmente cercheranno di passare un po' di tempo con voi: vivono qui, fuori dal mondo e muoiono di noia...

Oltre il controllo si è costretti a risalire una grande duna che sbarra l'accesso: dopo qualche passaggio delicato si affronta una spianata di sabbie consistenti che portano ad una discesa spaventosamente ripida che consente di scendere dalla spianata verso l'Akakus. Siamo nel Ouadi Afaar; dopo una diramazione scendiamo nel Oued Bubbu. Di qui, con una breve deviazione si giunge all'Arco di Fozzigiaren. Sui massi nei dintorni si trovano vermi fossili dell'epoca dei trilobiti. Risalendo verso nord s'imbocca il Ouadi Teshuinat, ramo fluviale principale d'Akakus.

Siamo in un vallone meraviglioso che corre parallelo alla falesia che domina ad oriente Ghat. Ancora archi rocciosi e canaloni. Al Ouadi Amenal la pista serpeggia tra stupefacenti funghi di pietra che ci accompagnano fino al pozzo di Inn Hannia, crocevia di piste verso Serdeles,Ouan Kasa ed Anai. Oltre Inn Hannia si scende nella parte centrale del Oued Teshuinat, regione ove si riscontra la maggior concentrazione di siti rupestri, battuta da Fabrizio Mori per 50 anni. Di qui gli ouidian si dipartono a raggiera a 360° e tutti contengono importanti stazioni rupestri. I punti Gps delle maggiori sono riportati sulla Guida Polaris .

Ritornati ad Inn Hannia si prosegue poi verso oriente alla volta dell'Iguidi Ouan Kasa per raggiungere Tahaha e quindi il Mathendousc. Da Inn Hannia la pista scorre verso oriente: le falesie si appiattiscono sempre più fino a scomparire in una pianura di ciottolame fine, una hammada sterile e desolata. Attenzione: avvallamenti con sabbia molle lungo il tracciato della pista principale. All'orizzonte svettano le dune del Ouan Kasa che incontriamo dopo circa 60 km dall'incrocio di Inn Hannia. Subito prima dei primi contrafforti sabbiosi incrociamo una pista che taglia a tutto sud e conduce al valico di Anai, al confine con il Niger. L'accesso all'erg avviene attraverso una immensa spianata pietrosa, con qualche avvallamento sabbioso. Di colpo il primo cordone ci sbarra la strada, ma il superamento è facile anche con gomme a 1,5 atm e più. Due piccole dune e si corre in ampio gassi di sabbia abbastanza consistente se si resta lungo i margini dei cordoni che scorrono da ovest ad est su entrambi i lati della valle.
Sahara
Sahara

L'uscita dall'erg avviene con la stessa facilità con cui si è affrontato l'ingresso. Oltre lo sbarramento la pianura sabbiosa si estende fino al Messak. Tracce in tutte le direzioni. Si notano le torri di Abahoa diritto ad est, ma è sicuramente più conveniente puntare a nord est, verso Tahaha, che si distingue dai tozzi torrioni subito a nord di Abhaoa. Dal passo si scende ancora su sabbia per una decina di km accompagnati a destra ed a sinistra da imponenti balconate di arenaria. Si sale quasi impercettibilmente fino al piano del tavolato dove incominciano le pietre. La pista è dura, ma abbastanza scorrevole. Mantenendo le gomme a pressione ridotta (1,8 atm) è più facile evitare le forature perché il profilo degli pneumatici se leggermente sgonfi si adegua alle asperità senza lacerarsi.

Finalmente a destra si profilano le prime immense dune dell'Edeyen di Murzuq. Il Ouadi Beriuij non si vede: è una ferita che taglia l'hammada e lo incroceremo più a nord, a circa 30 km dalle dune dell'estremità nord-occidentale dell'edeyen. La pista è qui larga diverse decine di metri; le tracce costeggiano i massicci dell'erg per poi penetrare in una zona di bassi cespugli oltre i quali di nuovo la pietraia, fino alla spaccatura del ouadi Beriuij, che compare d'improvviso. Lasciare i veicoli sul margine del canyon e scendere a piedi fino al letto sabbioso. Tutt'intorno gli splendidi graffiti.
Dove dormire e dove mangiare
Pernottamento

L'itinerario proposto è assolutamente fuori pista e non tocca l'asfalto da inizio a fine. Occorre quindi essere equipaggiati per affrontare almeno 4 bivacchi in Sahara. Ricordare che in inverno le temperature notturne scendono anche di diversi gradi sotto lo zero. Consiglio vivamente una tenda da tetto, Air Camping o Maggiolina anche se, con qualche attenzione in più nella scelta del materassino, anche un igloo può andare bene. In Akakus ci sono due campi attrezzati, ma sono quasi sempre affollati di turisti in arrivo da Ghat per brevi escursioni. A Ghat ci sono strutture ricettive (anche un campo fuori città verso El Barkat), ma il vicino Erg Tannezzouft invita a bivaccare tra le dune che si trovano a soli 3 km dalla città.
Vitto

Dovrete essere autonomi per cibo, acqua e carburante per almeno 4 giorni.
Letture consigliate:

Robogabraoun - La sabbia è in me. Modena, Mucchi, 2001. (il ricavato della vendita servirà a costruire una scuola nella regione di Moptì in Mali a cura di "Bambini Nel Deserto" di Modena)
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Esso utilizza materiale tratto da
http://it.wikipedia.org/wiki/Libia
Cronologia/Autori:  http://it.wikipedia.org/=Libia&action=history

Libia

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 Libia
Motto: 
Informazioni
Nome completo: Grande Jamahiriya Araba di Libia Popolare e Socialista
Nome ufficiale: الجماهيرية العربية الليبية الشعبية الإشتراكية العظمى
 
Lingua ufficiale: Arabo
Capitale: Tripoli  (1.000.000 ab. /  )
Politica
Governo: Jamahiriya (Dittatura militare)
Capo di stato: Muammar Gheddafi
Capo di governo: Baghdadi Mahmudi
Indipendenza: Dall'Italia il 24 dicembre 1951
Ingresso all'ONU: 14 dicembre 1955
Area
Totale: 1.759.840 km²
Pos. nel mondo: 16°
% delle acque: 0 %
Popolazione
Totale: 5.631.585 ab.  (2003)
Pos. nel mondo: 103°
Densità: 2,3 ab./km²
Geografia
Continente: Africa
Fuso orario: UTC +1
Economia
Valuta: Dinaro libico
Energia:  
Varie
TLD: .ly
Prefisso tel.: +218
Sigla autom.: LY
Inno nazionale: Allahu Akbar
Festa nazionale: 1 settembre
Fa inoltre parte dell'OEA e dell'APEC.

La Grande Jamahiriya Araba di Libia Popolare e Socialista o semplicemente Libia (in Arabo: ليبيا) è uno stato del Nordafrica confinante con il Mar Mediterraneo e compreso tra l'Egitto ad est, il Sudan a sudest, il Ciad e il Niger a sud e l'Algeria e la Tunisia ad ovest. La sua capitale è Tripoli.

Indice

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Storia

Le prime tracce nella storia libica vengono lasciate da una serie di insediamenti Fenici, poi assorbiti da Cartagine nel VI secolo avanti Cristo insieme a tutta la fascia costiera: l'interno, desertico e, praticamente, privo di risorse, viene lasciato a sé stesso dai cartaginesi ed un secolo dopo (V secolo A.C.), sorge, nel Fezzan, l'impero Garamanti. Dopo la definitiva conquista (e distruzione) romana di Cartagine nel 146 A.C., la Libia nord-occidentale entra a far parte del dominio romano e, poco più tardi, viene costituita come provincia col nome di Tripolitania. Circa trent'anni dopo, nel 74 A.C., le legioni romane conquistano la Cirenaica ma la loro avanzata verso Sud viene fermata dai Garamanti.

Dopo la caduta dell'impero romano i Vandali, provenienti dalla Spagna, occupano la Libia nel 455, per venirne scacciati due secoli dopo dagli arabi del nascente impero musulmano. La dominazione musulmana dura fino al 1146 quando la Libia viene conquistata dai Normanni di Sicilia. La dominazione normanna dura fino al 1521, quando l'impero ottomano arriva a lambire la Libia nordorientale che vi si sottomette, sia pure solo nominalmente: ma, trent'anni dopo, la sottomissione formale è diventata annessione per tutta la Libia.

Nel 1711 sorge a Tripoli la dinastia dei Karamanli, plenipotenziari del Sultano, che prosperano proteggendo le attività dei pirati, che facevano base nel porto di Tripoli, e favorendo attivamente il commercio degli schiavi destinati alle colonie americane. Ma l'attività corsara nel Mediterraneo irrita sempre di più le potenze europee, ed alla fine le pressioni sull'impero ottomano perché abolisca il commercio di schiavi e combatta la pirateria hanno effetto: nel 1835 il Sultano della Sublime Porta rimuove i Karamanli dall'incarico di suoi rappresentanti.

Pochi anni dopo, nel 1843 Mohammed Ibn Ali s-Sanussiy, capo di un importante movimento religioso, si stabilisce in Cirenaica e fa proseliti in tutta la Libia. È contro questo movimento che nel 1911, dopo la vittoriosa Guerra Italo-Turca, si scontra la colonizzazione italiana della Libia, che per vent'anni deve combattere la resistenza organizzata dai Sanussi. Questo periodo di lotta tra Italiani e Libici per il possesso della Libia è passato alla storia come "Riconquista". Il regno italiano sulla Libia dura fino alla caduta del paese in mani alleate nel 1943.

Divenuta indipendente come monarchia parlamentare nel 1951, sotto re Idris, la Libia entra nella Lega Araba nel 1953 e nell'ONU nel 1955. Sei anni dopo (1961) inizia l'estrazione del petrolio libico.

Nel 1969 un colpo di stato contro il re Idris, ordito da giovani ufficiali, ha successo: il governo provvisorio è presieduto da Muammar Gheddafi che resterà a capo del paese da quel momento in poi fino ad oggi; il nuovo governo nazionalizza tutte le imprese di estrazione petrolifera, nonché tutti i possedimenti italiani in Libia.

 

Geografia

Circa il 90% del territorio libico è desertico o semidesertico: le uniche estensioni verdi sono lungo la fascia costiera, dove il clima è mediterraneo e dove è concentrato il 90% della popolazione. I rilievi della catena dell'Atlante separano la linea di territorio verde dall'interno desertico del paese, che è essenzialmente pianeggiante, con dune di sabbia, depressioni ed occasionali zone rocciose.

 

Demografia

 

Lingua

Parlata anche la lingua berbera, ma senza alcun riconoscimento ufficiale (soprattutto nel Gebel Nefusa, a Zuara sulla costa e in vari centri dell'interno come Ghat, Ghadames, Sokna e Augila). La lingua italiana e quella inglese sono utilizzate a livello economico per i commerci.

 

Religioni

Musulmani sunniti 97%, cristiani 3%.

 

Personaggi italiani nativi della Libia

 

Tripoli

 

Bengasi

 

Homs

 

Voci correlate

 

Collegamenti esterni

Stati del mondo | Africa
Territori con stato legale indefinito
 Sahara Occidentale

Grazie  a www.imondonauti.it

Guida a ...Lybia

Testi e foto a cura di Flavia Daneo

Scalata duna

Scalare una duna può essere davvero faticoso...

Esclusa per anni dai circuiti turistici, la Libia offre al viaggiatore curioso un paese "vergine", ricco di attrattive archeologiche e di paesaggi incontaminati. Gli amanti del deserto potranno percorrere una delle regioni più affascinanti del Sahara che conserva le memorie di un passato remoto ricco di suggestioni: migliaia di pitture costituiscono una dei più grandi musei a cielo aperto del mondo mentre tutt'intorno rocce erose dal tempo ed enormi dune di sabbia dorata ci avvolgono nel caldo abbraccio dell'Africa.



IL PAESE

Libia in cifre

Capitale


Tripoli

Superficie


1.775.500 kmq

Abitanti


5.400.000 (luglio 2001)

Abitanti capitale


1.682.000

Densità di popolazione


3.1 ab./kmq

Religione


Musulmana
Geografia e territorio
mappa Libia

Click per ingrandire

Il territorio libico, chiuso entro confini rettilinei politici ma non morfologici, confina a N con il Mar Mediterraneo (900 km), a O con Algeria e Tunisia, a S con il Ciad e il Niger, a S-E con il Sudan e a E con l'Egitto. Il Paese è in gran parte occupato dal Sahara. Sabbioso o ghiaioso a est (deserto Calanscio), arido e roccioso a sud- ovest (Murzuk e Ubari), desertico nel Fezzan, solo lungo la costa mediterranea presenta rilievi collinari (Jebel Akhdar) e brevi, fertili pianure (pianura di Jefara). All'estremo sud si innalzano i monti Tibesti (3000 m) e l'altopiano del Tassili (1000 m). In Libia non vi sono fiumi permanenti, ma solamente uadi a carattere stagionale. All'interno compaiono alcune oasi: quelle di Kufra e di Sebha sono le maggiori.
Popolazione

La maggioranza della popolazione è arabo-berbera, discendente cioè dalla primitiva popolazione berbera linguisticamente arabizzata. Altri elementi etnici sono i Cologli (frutto di incroci tra donne indigene e giannizzeri turchi), gli Ebrei e gli Africani sub-sahariani. A sud, soprattutto nei dintorni di Ghat, risiedono vaste comunità di Tuareg.

A causa della conformazione del territorio, la popolazione si concentra lungo il più ospitale litorale mediterraneo: nelle città della costa, soprattutto a Tripoli e Bengasi, risiede il 90% degli abitanti la metà dei quali ha meno di 15 anni. Considerando che la Libia ha un incremento annuo del 3-4%, la popolazione dovrebbe attualmente ammontare a circa 5.500.000 abitanti.
Clima

Il clima è aridissimo, caratterizzato da forti escursioni termiche, venti caldi e secchi che soffiano dal deserto e rare piogge invernali lungo la costa (max 100 mm alla fine di dicembre). L'estate è molto calda: lungo il litorale, dove il tasso di umidità può essere molto alto, si raggiungono i 30° C mentre a sud si può arrivare anche a 50° C. Nel deserto l'escursione termica tra il giorno e la notte è sempre notevole.

In inverno le medie diurne sono di 20°-25° C di massima e le notturne di di 5°-6° C di minima con punte di 0° C in dicembre e gennaio. In inverno il clima è comunque più fresco, decisamente più freddo lungo la costa dove la piovosità ha i massimi (100 mm) alla fine di dicembre. In primavera soffia il ghibli, un vento caldo e secco proveniente dal deserto che può alzare sensibilmente la temperatura.
Ora
Tuareg

Targhi

Il Libia vi è un'ora in più rispetto all'Italia (quando in Italia sono le 12 in Libia sono le 13), nessuna quando in Italia è in vigore l'ora legale.
Lingua

La lingua ufficiale è l'arabo. Nei rapporti internazionali è utilizzato l'inglese mentre al sud e nelle regioni desertiche è facile trovare chi parla francese; parte della popolazione anziana comprende ancora l'italiano. Alcuni gruppi berberi usano il loro dialetto e i Tuareg parlano arabo e tifinagh.
Religione

Predominano in maniera assoluta i musulmani sunniti (97%) mentre i Berberi sono in parte hibaditi, appartenenti cioè a una setta musulmana eretica unico ramo sopravvissuto dell'eresia kharigita. Piccole comunità di cattolici, soprattutto nella capitale (50.000), minoranze esigue di copti, anglicani, unionisiti e protestanti.
Storia

In epoca storica, intorno al 1000 a. C., i Fenici sbarcarono sulle coste libiche fondando Sabratha, Oea (Tripoli), Leptis Magna, Macomades-Euphranta e Charax. Più tardi, nel 630 a.C., giunsero i Greci che fondarono Cirene e altre città nella regione che prese il nome di Cirenaica ed ebbe un fiorente sviluppo fino all'arrivo dei Romani a seguito della distruzione di Cartagine. Durante la Dominazione romana la regione prosperò e si svilupparono centri periferici come Leptis Magna, città che darà a Roma addirittura un imperatore, Settimio Severo (193 d.C.).

Invasa dai Vandali e più tardi soggetta al dominio bizantino, nel VII sec. anche Tripoli fu conquistata dai musulmani. Fonte di arricchimento furono le attività illecite dei pirati che per secoli furono il terrore delle navi europee che navigavano nel Mediterraneo e che scomparvero definitivamente solo nel 1830. Retto da una serie di sovrani che non favorirono un'effettiva coesione politica e nazionale, il Paese raggiunse una parvenza di autonomia nel 1711 quando Ahmed Karamanli fondò una dinastia che durò fino al 1835.

Nel 1911, dopo una breve guerra, la Libia passò sotto la dominazione dell'Italia. Si proclamò Stato indipendente nel 1951: al trono salì re Idris, sovrano senusso della Cirenaica. Nel 1969, con un colpo di stato militare, l'anziano re fu deposto e al potere andò il colonnello Muammar Gheddafi, che ribattezzò il Paese "Jamahirija libico del popolo socialista" configurandolo sempre più come polo nevralgico di un panarabismo radicale.
Costituzione

La Libia è una Repubblica socialista popolare. Nel Paese vige un sistema di governo popolare diretto, istituito dopo la riforma costituzionale del 1977, i cui organismi culminano nel Congresso Generale del Popolo e in un Segretariato generale composto da 5 membri e presieduto dal Capo dello Stato che però , formalmente, non esiste. Gheddafi, che in precedenza ricoprì la carica di presidente, adottò poi il titolo di Capo della Rivoluzione; di fatto Gheddafi detiene le reali leve del potere da più di 25 anni.
Situazione politica
Testa di Medusa a Lepris Magna

Chissà quanti turisti avrà visto questa testa di
Medusa a Lepris Magna

Le posizioni politiche del colonnello Gheddafi, se da un lato ottennero consensi, dall'altro suscitarono opposizione anche tra i regimi arabi. Attualmente la Libia cerca di uscire da una situazione di isolamento provocata dall'embargo ordinato dall'ONU dopo l'abbattimento di un aereo americano nei cieli di Lockerbie (1992). Nonostante questa situazione abbia provocato grossi problemi interni, Gheddafi gode nel Paese ancora di ampio favore, soprattutto fra i giovani.

Nell'aprile 1999 l'embargo aereo imposto dagli Stati Uniti contro la Libia è stato revocato e ciò ha permesso una ripresa dei rapporti del Paese con i Paesi occidentali. Gheddafi, dal canto suo, cerca ora di cancellare l'immagine di un leader nazionalista e terrorista partendo anche da piccole cose: non più Colonnello, non più Rais (Capo) ma semplicemente al-Qaid, una Guida che vuole un Paese pacificato. Il futuro politico della Libia dipende dalla capacità che egli avrà di por fine agli effetti delle sanzioni e di equilibrare il malcontento esistente sia tra i militari che nel mondo del lavoro.
Economia

L'attuale prosperità del Paese, poverissimo per secoli ma attualmente con il reddito pro-capite più alto dell'Africa, è legata alla scoperta nel dopoguerra, ad opera di compagnie petrolifere straniere, dei ricchi giacimenti di petrolio della Cirenaica e della Sirtica. Il petrolio rappresenta il 90% delle entrate statali e le riserve accertate ammontano a 180 miliardi di barili, il che significa che fino al 2085 la Libia potrà contare su una ricchezza petrolifera ininterrotta (ma alcuni ritengono che queste cifre siano sottostimate).

All'industria petrolifera è legata la riorganizzazione portuale delle principali città costiere e dei porti mediterranei di Es Sidra, Ras Lanuf e Marsa Brega. Altre risorse estrattive sono quelle del sale e della soda nel Fezzan e soprattutto del gas metano, i cui giacimenti potrebbero durare per alcune generazioni.

Primo partner commerciale della Libia è l'Italia verso cui converge il 41% delle esportazioni libiche. Improduttivo per il 94% del totale, il suolo libico produce orzo, frumento, agrumi, olivi, datteri, tabacco, uva, pomodori; l'allevamento è affidato essenzialmente ai nomadi. Vengono incoraggiati l'industria mentre il turismo, affidato ad Aicha Gheddafi, figlia del Presidente, è in costante crescita.
Festival e tradizioni popolari

Festività nazionali sono il 2 marzo (fondazione della Jamahiriya), 11 giugno (anniversario dell'evacuazione della base militare americana di Wheelus Field), 1 settembre (Giornata della Rivoluzione: a Tripoli, parate, bande musicali e compagnie folcloristiche) e 26 ottobre (Giornata del lutto: si ferma ogni attività, non funzionano i telefoni pubblici e i traghetti, chiudono le frontiere). In ottobre si tiene il Festival della raccolta dei datteri a Ghadames mentre a Capodanno festival tuareg a Ghat (30, 31 dicembre e 1 gennaio). Interessante è anche la Festa del Qasr che si tiene a Kabaw ad aprile. Vengono osservate tutte le festività islamiche quali il Capodanno, la vigilia e la fine del Ramadan, il Giorno della nascita del profeta Maometto. Esse seguono il calendario lunare islamico il che significa che cadono ogni anno in momenti diversi.
Links

www.arab.net/libya
in lingua inglese; fornisce informazioni generali nonché notizie di carattere giornalistico sui principali avvenimenti di attualità.

www.libyaonline.com/
in lingua inglese, francese ed italiana; oltre a informazioni di carattere generale sono disponibili numerosi links.

www.lybiana.org
in lingua inglese; informazioni sul Paese, la sua cultura e la sua gente
Guide

Libia - (Guide Edt) Torino, Edt, 2001.
Maneggevole, indispensabile per il viaggiatore indipendente.

A. Semplici: Libia - (Paesi) Torino, Clup, 1998.
Ben impostata, ricca di notizie e di informazioni pratiche.

J. Gandini: La Libia del sud ovest - Il Fezzan (Polaris guide) Firenze, Polaris, 2000.

J. Gandini: La Libia sud est - (Polaris guide) Firenze, Polaris, 1997.

G. Castelli: Gattinara, Libia, arte rupestre del Sahara - (Polaris guide) Firenze, Polaris.

Libia mediterranea e romana - (Polaris guide) Firenze, Polaris, 1997.
Ricche di informazioni pratiche sono ideali per chi viaggia con un mezzo proprio.

RoboGabr'Aoun: La sabbia è in me - Modena, Mucchi, 2001

Le carte geografiche più utili per chi intende attraversare il deserto sono quelle russe (scala 1:500.000). Le carte americane sono meno precise e presentano alcuni grossolani errori di rilevamento specialmente per le zone a sud del 26° parallelo.

PRIMA DEL VIAGGIO

Burocrazia e sanità in cifre

Visto


Obbligatorio

Passaporto


Valido almeno sei mesi dopo la data di uscita; nessun timbro di Israele

Febbre gialla


Obbligatoria per chi entra da sud

Profilassi antimalarica


Consigliata

Vaccino Epatite A ed antitifico


Consigliati

Vaccino Epatite B


Consigliato per chi sosta a lungo
Quando andare

I mesi invernali sono i migliori per compiere un viaggio nel deserto: la temperatura è accettabile durante il giorno anche se la notte scende notevolmente, il cielo è terso. Da metà marzo a metà giugno e da metà settembre a metà dicembre l'aria è meno tersa ma la visita delle zone costiere è senz'altro più piacevole. Nel Sahara, nei mesi primaverili (marzo-aprile), soffia il ghibli che può essere veramente insopportabile. Raramente però una tempesta di sabbia dura più di un giorno e la cosa migliore da fare in questo caso è rifugiarsi in macchina sia per mangiare che per dormire, aspettando che passi.
Burocrazia e visti
Ogni tanto si fanno incontri di questo tipo...

Ogni tanto si fanno incontri di questo tipo...

Una premessa è d'obbligo: la Libia sta costruendo giorno dopo giorno la propria politica turistica e quindi le regole burocratiche possono cambiare, senza preavviso, da un giorno all'altro.

Per entrare in Libia occorre il passaporto valido per un periodo non inferiore a sei mesi dalla data di uscita dal Paese e privo del visto israeliano. Il timbro biligue non è più necessario. Il costo del visto è di 28 euro e si ottiene in 15-20 gg. riempiendo un apposito formulario e allegandovi due fotografie e il passaporto; la domanda va inoltrata al Consolato di Libia di Milano, Roma o Palermo unitamente ad un invito di un'agenzia turistica libica (vengono ritenute agenzie valide solo quelle ufficialmente registrate; non è quindi più valida la possibilità di farsi rilasciare la lettera d'invito da un qualsiasi cittadino libico). Ultimamente è richiesto che compaia sul passaporto anche il nome dell'agenzia garante: in sua mancanza può darsi non succeda nulla, ma per legge si dovrebbe essere espulsi dal Paese. Dall' 01/01/2005 è possibile ottenere il visto turistico anche al momento dell'arrivo all'aeroporto di Tripoli, ma si deve essere un gruppo di almeno 4 persone e avere l'appoggio di un'agenzia locale. Il visto è valido 45 gg. dalla data del rilascio, se si intende prolungarlo bisogna rivolgersi al jawwazat (ufficio permessi) di Tripoli allegandovi 2 foto. Talvolta viene richiesto, per la concessione del visto, un certificato comprovante la sieronegatività al virus dell'AIDS (soprattutto ai lavoratori stranieri e ai visitatori a lunga permanenza).

Se arrivate in Libia con un'automobile privata le pratiche di frontiera sono abbastanza complesse: all'ingresso dovete compilare un formulario in arabo per timbrare il passaporto e successivamente, allo sportello bancario, dovete cambiare 55 USD. Lasciata momentaneamente l'auto al parcheggio di frontiera sarà quindi necessario compilare un altro formulario (chiedete la copia tradotta in italiano) e richiedere il Carnet de passage (costo 55 USD oppure 51,65 euro). Per richiedere l'Assicurazione Libica (attenzione: questa Assicurazione non copre alcun tipo di danni, quindi fatene una in Italia valida per la Libia!!) dovrete subito dopo recarvi all'ufficio dell'assicurazione con passaporto e dinari cambiati in banca + relativa ricevuta; da ultimo dovete farvi registrare dalla Polizia.

Attualmente non è permesso l'ingresso a turisti solitari in motocicletta mentre non vi è alcun problema per gruppi di motociclisti con auto al seguito.

N.B.: al momento del vostro passaggio alla frontiera deve attendervi un agente d'agenzia viaggi locale o un tour operator locale altrimenti non vi permetteranno di entrare e questo anche se avete il visto e la lettera d'invito. Inoltre un consiglio sempre valido: durante le pratiche di frontiera non dimostrate mai impazienza e non alzate mai la voce.

Per indicazioni più dettagliate vi consigliamo di consultare il seguente documento.
Telefono

Per telefonare dall'Italia in Libia bisogna comporre lo 00218 seguito dal prefisso della località senza lo zero e dal numero dell'abbonato. Per chiamare l'Italia dalla Libia bisogna comporre le 0039 seguito dal numero dell'abbonato.
Vaccinazioni

Per entrare in Libia non è obbligatoria alcuna vaccinazione; è richiesta la vaccinazione contro la febbre gialla solo per i viaggiatori provenienti da zone infette. Sono consigliate le vaccinazioni antitifica e quelle contro l'epatite A e B. Rischio malarico, molto limitato, esiste da febbraio a fine agosto in due piccoli focolai a sud ovest del Paese; non si ritiene necessaria alcuna profilassi.
Da mettere in valigia

Abiti in cotone, una maglia pesante e una giacca a vento per la sera nei mesi invernali, prodotti per l'igiene personale (sapone, shampoo, dentifricio, carta igienica sono difficili da reperire), cappello e occhiali da sole; se decidete di visitare il deserto, eventuale tenda con picchetti da sabbia, sacco a pelo, abbigliamento pesante per la notte (calzamaglia, una tuta, berretto di lana), scarpe robuste e sandali, borraccia, farmacia da viaggio (oltre ai medicinali di base, collirio, pastiglie per depurare l'acqua, pastiglie di destrosio e di sale, crema idratante e contro le scottature), scatolame, torcia elettrica e pile di ricambio, coltellino multiuso, pellicole, sacco di plastica antisabbia per la macchina fotografica. Si consiglia di usare uno zaino o un borsone morbido, le valigie rigide sono del tutto inadatte. Portate almeno 3 fototessera soprattutto se viaggiate in maniera indipendente: possono rivelarsi utilissime nel caso dobbiate richiedere permessi vari.
Elettricità

La corrente è a 220 volt quasi ovunque e vengono usate prese rotonde o quadrate a doppio o triplo ingresso. La presenza talvolta di prese di tipo americano consigliano di portare con sè un adattatore.
Quanto costa

Se ci si affida a un tour operator i prezzi oscillano tra i 1350 e i 2800 euro a seconda che si visitino solo le città della costa (8 gg.) o ci si addentri nel deserto (8-15 gg.). Variazioni di prezzo sono possibili a seconda della stagione scelta e al valore del dollaro. Per viaggiatori indipendenti: volo aereo per Tripoli 341-510 euro (a/r); più economico quello per Tunisi (240-340 euro a/r. Indicativamente il tragitto in taxi collettivo da Djerba a Tripoli si aggira sui 300 DL). Pernottamento medio in camera doppia 30-60 dinari, 5 dinari in ostello; pasto medio 8-15 dinari. Per il noleggio di un'auto 4x4 bisogna considerare una spesa di circa 70 $ al giorno per persona, spesa che comprende anche i pasti serali; il noleggio di un'auto con guida-autista-militare che faccia strada ai vostri veicoli (indipendentemente dal numero) costa circa 200 $ al giorno; la benzina costa, al litro, 0,12 dinari.
Indirizzi utili

Indirizzi utili burocrazia

Ambasciata di Libia


Via Nomentana 365, Roma, tel. 06-86320951 (orario 9-14, ven. 9-12, chiuso sab. e dom.)

Consolato di Libia


Via Baracchini 7, Milano, tel. 02-86464285, fax 02-874504 (orario 9-12 lun., merc. e ven.)

Consolato di Libia


Consolato di Libia, Via della Libertà 161, Palermo, tel. 091-343930

Ambasciata d'Italia


Shara Wahran 1, P.O. Box 912, Tripoli, tel . 21-3334131, 21-3334132, 21-3334133, 21-3333447, fax 21-3334131, 21-3334132, 21-3334133, 21-3331673 (orario 9-12, chiuso venerdì e sabato)

Consolato generale d'Italia


Shara Omar Al Ass, P.O. Box 212, Bengasi, tel. 61-9092331, 61-9093484, 61-9098077, 61-9097097 (dalle 14 alle 3)

Consolato generale d'Italia


Shara Uahran 1, P.O. Box 912, Tripoli, tel. 21-73333630, 21-3330365, 21-3330742, 21-3337916, 21-3331222

Indirizzi utili turismo e cultura

Tourism Investment & promotion board


P.O. Box 91781, Tripoli, tel. 21-3341088; fax 21-4445545; (non esistono uffici del turismo locali statali)

Scuola italiana Al Maziri


Sciara Zawiet El Dahmani 8, P.O. Box 912, Tripoli, tel. 21-331294

Istituto italiano di cultura


Maidan Shohda Al Karamin Dahara, P.O. Box 12475, Tripoli, tel. 21-3331604

Automobile and Touring Club of Lybia


Sayedy Street, Tripoli, tel.21-3605986

Indirizzi utili sicurezza

Polizia


Piazza verde, Tripoli

IL VIAGGIO
Quanto stare

Se si decide di visitare le colonie greche della Cirenaica, Tripoli, Sabratha e Leptis Magna in Tripolitania 8 gg. sono sufficienti; possono diventare 10 con l'escursione a Ghadames, oasi nel deserto libico e centro di cultura berbera. Lungo le piste del deserto libico sono possibili diversi itinerari che richiedono da un minimo di 5 gg. fino a 15 gg. e più a seconda della difficoltà e della lunghezza del percorso. 4-5 gg. sono necessari per vedere la zona del Tadrart Akakus, 7-8 gg. se si intende visitare anche la regione delle incisioni rupestri del Mathendush.
Come arrivare


Ulteriori opzioni di ricerca

Cessato l'embargo, è possibile raggiungere direttamente la Libia con voli di linea della Libyan Arab Airlines ( tel. 06-65956014; Shara Haiti, P.O. Box 2555, Tripoli, tel. 21/20333-20193) che collega Roma con Tripoli il lunedì, mercoledì e venerdì. Bisettimanalmente è possibile volare da Roma e da Milano a Tripoli con Alitalia (tel. 8488-65642; da Roma e dai cellulari 0665643; www.alitalia.it ). Il viaggio di a/r costa a partire da 404 euro con la compagnia libica, da 470 euro con quella italiana. Altri voli sono offerti da Lufthansa (via Francoforte) e Austrian Airlines (via Vienna), Swiss (via Zurigo). Voli Alitalia anche per Bengasi da Roma (una volta la settimana). Più convenienti le tariffe aeree per Tunisi o Djerba, plurisettimanali sia con Alitalia che con Tunis Air (tel. 0-28057752-3; 06-421131); dalla Tunisiaè poi necessario proseguire via terra raggiungendo la frontiera di Ras al-Jedir in taxi; da Djerba a Tripoli si impiegano circa 8 ore di viaggio (in taxi collettivo circa 300 DL).

E' possibile raggiungere Tripoli o Bengasi anche partendo dall'Egitto (Alessandria o Il Cairo) e viaggiando in autobus o in taxi collettivi. Non vi sono servizi di traghetti diretti Italia-Libia; vi sono servizi di traghetto alquanto irregolari con partenze da Malta, Marocco o Egitto. In particolare è possibile partire da Salerno (Grimaldi Ferries), Reggio Calabria (info tel. 096523891) o Catania (info tel. 095325081) per Malta e da qui proseguire per Tripoli (Sea Malta, tel. 00356-232230). La soluzione più comoda resta comunque quella di affidarsi completamente ad un'agenzia e di acquistare un pacchetto di viaggio.
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Tasse di ingresso e di imbarco

Il timbro di registrazione per i turisti che va apposto entro 7 gg. dall'ingresso in Libia (non si può richiedere alla frontiera) costa 5 DL a persona. Il costo complessivo per entrare in Libia via terra con la propria auto è di 105 USD; all'uscita vi verranno restituiti 50 DL (vedi Burocrazia e visti).

Non vi sono da pagare tasse di uscita dal Paese.
Cosa vedere e cosa fare
tempio di Iside a Sabratha

Le colonne del Tempio di Iside di Sabratha si stagliano
contro l'azzurro del mare

Tripoli è il punto di partenza per la visita del Paese; da non perdere l'interessante Museo che consente un primo approccio con la storia della Libia e una passeggiata attraverso la città vecchia e il souk fino all'Arco di Marco Aurelio. Da Tripoli a Leptis Magna, in origine emporio fenicio e poi ricca città romana di cui restano grandiose rovine, l'Arco di Settimio Severo che qui nacque, le Terme, il Foro imperiale, il Teatro.

Oltre Misurata e Bengasi Qsar Lybia la cui solitaria basilica bizantina aveva un pavimento musivo con l'unica rappresentazione del Faro di Alessandria e poi Apollonia e Cyrene ricca di grandiose testimonianze greche. Da qui una nuova strada panoramica scende fino a Tolemaide ai cui piedi si stendono le più belle spiagge della Libia. Tornati a Tripoli si può fare tappa a Sabratha, città romana il cui splendido Anfiteatro rivela un periodo di grande potenza e poi iniziare la discesa verso Nalut, antico villaggio berbero, e Ghadames, città dichiarata patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, posta all'incrocio di antiche strade e piste carovaniere.

Ancora più a sud, in direzione di Ghat, per entrare nel parco naturale dell'Akakus (obbligatoria una guida con regolare permesso). Nell'angusto canyon dell'oued Techouinet si scoprono antichissime pitture e graffiti rupestri poi, traversando l'erg Uan Kasa, si raggiungono le dune rosate dell'erg di Murzuq. Da qui in avanti è tutta una scoperta: centinaia di graffiti rupestri raccontano di antichi popoli e di un mondo oggi completamente scomparso.

Risalendo si raggiunge la valle dell'Ajal e la strada che porta ad una serie di laghi (Mahfan, Umm-el ma, Gabr'aoum) una volta abitati dai Daudà, popolazione paleonegritica. Da Guerma che altro non era che l'antica Garama, capitale dei misteriosi Garamanti che dominarono vaste zone del Sahara per più di un millennio, la risalita verso il nord e verso Tripoli è ormai quasi completata.
Dormire
l'arco naturale di Tin Ghalega in Acacus

l'arco naturale di Tin Ghalega in Acacus

Gli alberghi tendono a raggrupparsi in due opposte categorie: quelli di lusso e quelli molto economici (max 220 DL in quelli governativi, min 8 DL, doppia media 30-60 DL con prima colazione); in entrambi il servizio e la manutenzione sono alquanto discutibili se non inesistenti. Da tenere presente che i migliori alberghi sono sempre a rischio di requisizione da parte del governo libico per ospitare eventuali delegazioni in visita ufficiale.

Numerosi gli ostelli della gioventù, semplici ma abbastanza ben tenuti, che spesso costituiscono l'unica possibilità di alloggio in zone più fuori mano (costo 5-6 dinari a notte; Associazione italiana Alberghi per la gioventù, via Cavour 44, Roma, tel. 06-4871152 oppure info all'Ostello centrale di Tripoli, Sharia Amr ibn al-As, tel. 21-45171). Il campeggio libero è possibile praticamente ovunque anche se è sempre consigliabile chiedere prima il permesso.

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Mangiare

La cucina libica è decisamente semplice: minestre (chorba) a base di carne e verdure, couscous, riso, pollo o montone serviti con verdure bollite o insalata. Lungo la costa è possibile mangiare buon pesce. Come bevande, spremute di frutta o acqua minerale mentre gli alcolici sono proibiti (esiste una birra senza alcol). Il numero dei ristoranti è in continua crescita, sono economici e di buona qualità soprattutto nelle città più turistiche (pasto medio 8-15 DL); è sempre possibile mangiare qualcosa nei piccoli caffè che servono bibite e spuntini a prezzi veramente economici.

A Tripoli i ristoranti chiudono tra le 22 e le 22.30 ed è quindi buona norma non arrivare dopo le 20.30; più tardi è possibile trovare aperto solo qualche fast food. Nelle località minori è necessari affidarsi al proprio fiuto non potendo contare su uno standard qualitativo costante.

Durante le escursioni nel deserto è necessario essere autosufficienti dal punto di vista alimentare; le principali organizzazioni turistiche affiancano agli autisti dei cuochi in grado di preparare una cucina semplice e appetitosa. Nel sud-est, nei negozi si trovano bibite e alimenti in scatola di importazione mentre nei mercati è possibile acquistare sia frutta che verdura. Il pane è sempre ottimo, costa pochissimo e, se conservato correttamente, può durare anche una settimana.
Posta e telefono

L'ufficio postale centrale di Tripoli si trova in Maidan al-Jazayir, vicino all'antica cattedrale. Spedire una lettera in Europa costa 350 dh ma spesso i ritardi di consegna sono molto forti. Nelle città principali esiste un servizio di fermoposta

Il codice telefonico internazionale per la Libia è 00218 seguito dal prefisso della località senza lo zero e dal numero dell'abbonato. Per telefonare inItalia dalla Libia comporre lo 0039 seguito dal numero dell'abbonato. Non si può telefonare dalle cabine pubbliche, è necessario sempre chiamare tramite operatore: basta dargli un bigliettino con scritto il numero che volete chiamare e attendere la linea.

E' possibile che venga richiesto un documento di identità. E' bene armarsi di pazienza perché avere la linea può essere una vera impresa; in particolare, è difficile telefonare dal sud-est del Paese e, in occasione di forte vento o di tempeste di sabbia, è praticamente impossibile riuscire a comunicare.

I telefoni cellulari GSM sono operativi solo nella zona di Tripoli e delle maggiori città.


Moneta, carta di credito e cambio

La moneta della Libia è il dinaro libico (DL) che vale 0,61 euro (1 euro = 1,64 DL; 1 USD = 1,36 DL). Sebbene negli anni passati il cambio al mercato nero fosse molto più conveniente di quello ufficiale attualmente le cose non stanno più così. Conviene pertanto portare con sè gli Euro, facilmente convertibili presso le banche (aperte dal sabato al gioved con orario 8-14) e spendibili direttamente anche nei negozi più frequentati dai turisti. Alcuni commercianti si rifiutano perfino di accettare dollari americani in quanto il cambio è molto sfavorevole.
Le carte di credito internazionali sono utilizzabili solo negli hotel principali presso i quali si può anche cambiare quando le banche sono chiuse.
Spostarsi
Le splendide dune dell'Erg Ubari

Le splendide dune dell'Erg Ubari

Le principali città della Libia sono collegate da voli interni plurigiornalieri e plurisettimanali offerti dalle linee aeree libiche (Libyan Arab Airlines, tel. 21/606551-52; Roma, 0665956014), voli che possono essere ritardati o annullati senza preavviso. Le tariffe sono ragionevoli (Tripoli-Sebha, per es., costa 33 DL). Da Tripoli e Bengasi partono pullman per tutte le destinazioni almeno 1 volta al giorno; le tariffe sono convenienti ma spesso i pullman sono affollati e obsoleti.

Una buona alternativa può essere costituita dai taxi collettivi: il percorso Tripoli-Sabratha, per es., costa 15 dinari. Il noleggio di un' auto è possibile presso le agenzie che si trovano solo a Tripoli e a Bengasi: i prezzi sono molto alti e, per contro, la manutenzione assai carente (bisogna considerare circa 80-100 dinari al giorno + una cifra fissa ogni km + una cauzione di 200-300 dinari).

La rete stradale è ottima ma indicazioni stradali, limiti di velocità, informazioni turistiche e commerciali sono esclusivamente in arabo. Se si viaggia su auto propria, nell'area doganale bisogna stipulare la locale assicurazione, richiedere il Carnet de Passage dell'Automobil Club libico e la targa provvisoria previo pagamento di una cauzione (vedi Burocrazia e visti). E' sufficiente la patente di guida italiana con la traduzione in arabo dei dati contenuti. Le stazioni di rifornimento si trovano in tutte le città e restano aperte ininterrottamente.

Per affrontare il deserto conviene noleggiare un fuoristrada: una 4x4 costa circa 70 dollari al giorno per persona comprensivi di pasti serali.Per alcuni itinerari è obbligatorio avere una guida, per altri no; di fatto, se avete con voi una guida locale nessun posto di blocco vi impedirà di passare. Per visitare la zona dell'Akakus e del Mathedush una guida vi verrà a costare circa 120 DL al giorno, 200 DL in caso di gruppo numeroso di veicoli. Prenota il noleggio auto con Expedia.it
Sanità

E' necessaria particolare cura igienica durante tutta la permanenza: depurare l'acqua o bere acqua imbottigliata al fine di evitare spiacevoli diarree, non mangiare verdura cruda, sbucciare la frutta. Le strutture ospedaliere locali sono spesso molto distanti dagli standard occidentali e mancano le ambulanze; per le situazioni meno gravi sono affidabili i medici locali. A seguito della recente sospensione dell'embargo aereo risulta più semplice un'eventuale evacuazione medica per la quale resta comunque indispensabile la stipula di una buona assicurazione medica privata. I medicinali non sono facilmente reperibili.
Disabili

Pochissimi hotel possiedono qualche camera equipaggiata e, anche in questi casi, mai paragonabile agli standard europei.

Tutti i siti archeologici non sono attrezzati per poter accogliere disabili e lo stesso vale per molte aree pubbliche.


Sicurezza
punte di freccia preistoriche

Punte di freccia preistoriche testimoniano un
lontanissimo passato

Tripoli può considerarsi abbastanza tranquilla anche se sono stati segnalati casi di furto e violenza. Sono in aumento le aggressioni agli stranieri nonché i furti di auto per cuiè prudente viaggiare in gruppo ed evitare di sostare o campeggiare in luoghi isolati. Per questo motivo il governo libico attualmente impone la presenza di un poliziotto turistico al seguito.

Alcune zone del sud sono da evitare in quanto minate altre, come le zone di frontiera verso il Ciad e il Sudan, sono da evitare perchè a rischio. Il possesso e l'uso di droghe e di alcolici nonché critiche al sistema politico e religioso vigente sono punite con pene detentive severe; la polizia solitamente non avverte le rappresentanze diplomatiche dell'arresto di stranieri.

E' possibile imbattersi in sentimenti di ostilità nei confronti degli italiani, ex colonizzatori. E' vietato introdurre materiale pornografico; a questo proposito fare attenzione perché spesso vengono considerati tali anche i nostri settimanali con donne nude o servizi di biancheria intima.

Lo scoppio della guerra in Iraq consiglia al viaggiatore di innalzare il livello di cautela. A tal fine resta altamente opportuno aggiornarsi quotidianamente, tramite Ambasciata, sulla situazione di sicurezza del Paese ospitante.
In particolare, si invita alla prudenza in prossimità di moschee, Università, Ambasciate americana e britannica, luoghi in cui sono in corso manifestazioni di protesta.
Comportamenti

La Libia è un paese musulmano e quindi è bene prestare attenzione all'abbigliamento (evitare vestiti scollati e succinti per le donne, gli uomini farebbero meglio ad indossare pantaloni lunghi e ad evitare le canottiere): questo vale anche se ci si trova in pieno deserto dove è sempre possibile un incontro con gente locale o con militari che svolgono funzioni di controllo.

Le manifestazioni di affetto tra uomini e donne, anche sposati, sono disapprovate. Durante il Ramadan è bene non mangiare, bere e fumare in pubblico durante le ore diurne. Ricordate inoltre che non si mangia, non ci si serve nè si saluta con la mano sinistra.

Chiedere sempre il permesso prima di fotografare qualcuno, soprattutto le donne, e non fotografare potenziali obiettivi strategici.

Nel deserto libico è importante sapere che esiste una norma di comportamento fondamentale: chi nota delle persone o un automezzo qualsiasi è obbligato a dirigersi verso di loro anche in assenza di qualsiasi tipo di segnale. Attenetevi quindi a questa norma e non cercate di eluderla perchè un tale comportamento potrebbe essere male interpretato soprattutto nel caso in cui il veicolo incrociato risultasse appartenere a qualche pattuglia in giro per controlli.

Il deserto è un luogo meraviglioso e tale deve restare: evitate quindi di inquinarlo con i resti dei vostri bivacchi. Fate una buca profonda e gettate i vostri rifiuti, bruciateli e ricoprite il tutto.
Ringraziamo per segnalazioni e aggiornamenti alla guida:
Robo'grabraoun (sez. Burocrazia e Visti, Comportamenti)
Cristina Superti (sez. Moneta e cambio)

Grazie dei dati a
http://www.atacama.it
LIBIA

Informazioni utili

CLIMA

Sulla costa le temperature sono miti tutto l’anno. All’interno il clima è tipicamente sahariano con caldo secco ed escursione termica tra il giorno e la notte.


FUSO ORARIO
La differenza è di 1 ora in più rispetto all’Italia durante l’ora solare.


DOCUMENTI
Passaporto con almeno 6 mesi di validità dalla data di ingresso e almeno 2 pagine bianche consecutive. All’atto della prenotazione verrà inviato un formulario da riempire. Tale formulario unitamente al passaporto ed a 2 fotografie dovranno pervenire agli uffici del Tour Operator almeno 30 giorni prima della partenza. Si ricorda che sul passaporto non devono comparire visto o timbri dello stato di Israele.


ABBIGLIAMENTO
E' consigliabile un abbigliamento pratico in fibre naturali, cotone, lino o lana. Si consigliano scarpe sportive comode, un berretto o foulard, occhiali da sole, crema solare, un repellente per le zanzare, una felpa per la sera e maglie t-shirt. Nel rispetto della cultura locale, per le signore è consigliabile un abbigliamento sobrio, con abiti non troppo scollati o corti. Sono preferibili i pantaloni o gonne lunghe, capi pratici.


LINGUA
L’arabo. L’inglese viene parlato solo dalle guide e negli alberghi, mentre l'italiano è parlato solo dalle persone anziane.


VALUTA
Il dinaro libico. In Libia non accettano carte di credito e i traveller's cheque sono molto difficili da cambiare. L'ideale è portarsi solamente contanti, se possibile in dollari; altre valute comunemente accettate sono le sterline inglesi, i marchi tedeschi e le lire italiane. Il tasso di cambio nelle banche e nei grandi alberghi è lo stesso. Se cambiate al mercato nero, anche in Libia, come negli altri paesi, è necessario agire con discrezione. Alcuni negozianti dei souk sono disposti a cambiare valuta in nero, ma non fatevi vedere né sentire da nessuno. Ricordate che nei grandi alberghi, nelle agenzie della Lybian Arab Airways e delle altre compagnie di trasporti è necessario pagare in valuta, con un tasso altissimo, o mostrare la ricevuta di una banca che attesti il cambio legale. A differenza di quanto avviene negli altri paesi del Nord Africa, nei souk non si deve cercare di tirare sul prezzo. Normalmente nessuno si aspetta la mancia, anche perché nel conto del ristorante e dell'albergo è spesso incluso il servizio.


ELETTRICITA', ACQUISTI, CUCINA, TELEFONO
Elettricità: 220 volt.
Acquisti: Da acquistare gli antichi gioielli berberi in argento, poi tappeti, terrecotte e coperte beduine.
Cucina: Piatti tipici sono il cous cous, lo stufato, il "kebab", pesce, pollo e insalate.
Telefono: Per chiamare l’Italia dalla Libia comporre lo 0039 seguito dal prefisso della propria città.


RACCOMANDAZIONI
Dato la recente apertura al turismo di questa nazione ricordiamo alcune regole fondamentali quali; il divieto assoluto di importazione di bevande alcoliche, sconsigliate le riviste occidentali, alle signore si raccomanda un abbigliamento consono alle usanze arabe, portare a seguito le pellicole fotografiche e le batterie ma attenzione a non filmare o fotografare gli aeroporti, gli automezzi e gli immobili militari, nonché gli stessi militari, i ponti e gli edifici governativi. Ricordiamo inoltre che per ogni tour o soggiorno nel paese, per tutta la sua durata, sarete accompagnati da una guida e da un poliziotto turistico, come prevede la legge libica.


APPROFONDIMENTI
Se gradite approfondimenti sulla Libia, vi consigliamo la miniguida Lonely Planet


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Se desideri informazioni scrivi ad rinaldo.bertoletti@atacama.it


LIBIA

Dall'oasi di Ghadames ai rilievi dell'Acacus

«La suggestiva oasi sahariana di Ghadames, con i suoi vicoli, le case imbiancate e la gentilezza dei suoi abitanti. L’ambiente maestoso dell’Acacus tra contrasti di roccia e sabbia, e capolavori di artisti preistorici. Le scenografie dell’erg Ubari tra splendidi laghi circondati da palme e cordoni di soffici dune.»



IL VIAGGIO


La nostra mente ci ha senz'altro portato almeno una volta ad immaginare quel misterioso ambiente che è il deserto... il Sahara... padre di tutti i deserti. Ebbene, dal primo momento in cui ci si mette “piede” si scopre che tutto ciò immaginato sino al quel momento non è minimamente paragonabile al turbinio di sensazioni da cui saremo avvolti. Libertà... pace... gioia... l'infinito..., iniziamo a vivere il deserto, e iniziamo a guardare dentro noi stessi, scoprendo in quello stesso istante che non ne potremo più fare a meno. Ci caliamo in un mondo misterioso e pieno di pace, diverso da quello frenetico in cui siamo abituati a vivere, continuiamo pian piano ad esserne attratti... il Sahara ci chiama e noi ne veniamo sempre più catturati. Un viaggio nel Sahara è il modo migliore per “imparare a viaggiare”, in maniera più intelligente, nel rispetto di tutto ciò che ci circonda, nel rispetto di culture diverse, di tradizioni... arricchendoci interiormente ritrovando la nostra dimensione, la nostra anima.


Un itinerario intenso che in pochi giorni offre una visione completa degli ambienti più suggestivi del Sahara libico, includendo la mitica oasi di Ghadames, importante centro di scambi del passato, sulla rotta delle carovane. In minibus per i trasferimenti a Tripoli e sul tratto Sebha-Germa. In 4x4 durante il circuito sahariano. Pic-nic a mezzogiorno.