|
| Itinerari Stradali | Itinerari Turistici | Offerte Vacanze | Viaggi per Single |
| Turismo Responsabile | Cicloturismo | Turismo Gay e Lesbo | Agriturismo |
| Turismo Culturale | Turismo Religioso | Turismo Marittimo |
| Grazie a
www.imondonauti.it Guida http://www.imondonauti.it/doc/itinerari/itinerari.htm www.imondonauti.it > Europa > Francia > Itinerario 1 Francia Itinerario 1 I castelli della Loira in bicicletta in 8 gg. di Flavia Daneo Foto di Bananiele Punto di partenza e arrivo: Parigi Lunghezza: 610 km circa Durata: 8 gg. Mezzo di trasporto: auto/treno e bicicletta Difficoltà: nessuna Prezzo: € 800 euro circa (costo hotel a partire da 35-40 euro per la camera doppia) A breve distanza da Parigi la Valle della Loira è una delle mete privilegiate da coloro che amano unire la visita di splendide testimonianze architettoniche (castelli) a luoghi naturali incantevoli. Per tre secoli (XV-XVIII sec.) la valle della Loira fu il luogo prediletto dell'aristocrazia francese che qui costruì scenografici edifici lungo il fiume o entro amene vallate sempre attenta a non creare disarmonie con il paesaggio circostante. L'itinerario proposto è pensato per coloro che vogliono visitare la zona approfittando della possibilità di percorrere vari tratti in bicicletta; chi opterà per l'auto ovviamente diminuirà i tempi di soggiorno. Primo giorno: Parigi - Blois (150 km circa) Da Parigi, Gare d'Austerlitz, si raggiunge in treno Blois (150 km; 1 ora e 30 min.), piacevole cittadina medievale famosa per il suo castello dove convivono diversi stili architettonici, dal medievale al gotico, al rinascimentale, al classico. A Blois conviene pernottare poiché in un raggio di 20 km si trovano alcuni dei più bei castelli della valle della Loira. L'hotel du Bellay (rue des Minimes 12) ha comode doppie così come il familiare hotel Le Savoie (rue Ducoux 6). Si possono noleggiare biciclette da Cycle Leblond, Levee des Tuileries 44 o in rue Porte Coté 4 (a partire da 6-7 euro costo noleggio giornaliero per gite libere). Secondo giorno: Blois - Beauregard - Cheverny - Troussay - Blois (35 km circa) Percorrendo la D765, dopo appena 6 km si giunge al castello di Beauregard (XVI-XVII sec.) nascosto nella foresta di Russy e circondato da campi che stendono a vista d'occhio. Proseguendo per la medesima strada si arriva al castello di Cheverny (10 km) che risale agli inizi del '600. Splendidamente arredato con i mobili originari, l'elegante edificio in purissimo stile Luigi XIII compare anche nei fumetti di capitan Haddock. A 3 km da Cheverny ecco il castello di Troussay, elegante residenza rinascimentale, un castello di dimensioni ridotte immerso tra boschi e vigneti. Si torna a Blois ripercorrendo la strada dell'andata o imboccando la D 956. Terzo giorno: Blois - Chambord - (Villesavin) - Blois (32 km circa senza deviazioni) Il magnifico castello di Chambord Il magnifico castello di Chambord, il più grande e famoso castello della Loira, si trova sul torrente Cosson, affluente di sinistra della Loira - ©Bananiele La D33 porta al castello di Chambord che si trova a 16 km a est di Blois. Iniziato nel 1519 dal re Francesco I che non lo vedrà ultimato, il castello di Chambord è il più grande e spettacolare dei castelli della Loira. Famoso, al suo interno, lo scalone a doppia spirale che permetteva di salire e scendere le scale senza mai incontrarsi. Il castello è immerso nella foresta di Boulogne, vasta riserva di caccia (54 kmq) solo parzialmente accessibile. Da maggio a settembre si può assistere, presso le scuderie, a spettacoli d'arte equestre. Non lontano da Chambord il castello di Villesavin, residenza di J. Le Breton, sovrintendente di Chambord, più che un castello è una villa di campagna intima e raccolta. Se si è in bicicletta si può percorrere una strada che, attraversando diagonalmente la campagna, sbocca poco oltre Beauregard e da lì imboccare la D 956 che riporta a Blois. Volendo pernottare nei pressi di Chambord si può prenotare all'Hotel du Parc (Huisseau sur Cosson, 4 km da Chambord, camere piccole ma pulite, costo 34 euro la doppia; cucina ottima 17,50 euro per un pasto). Quarto giorno: Blois - Chaumont - Amboise (74 km circa) Si attraversa la Loira e si imbocca la D751 (20 km); all'incrocio con rue du Villane Neuf inizia il sentiero che conduce al castello di Chaumont. Lungo la riva della Loira alcune strade secondarie consentono di arrivare a Chaumont tranquillamente in bicicletta. Costruito su una collina sulla sponda del fiume, il castello di Chaumont è quello che più assomiglia a un castello feudale anche se fu più volte rimaneggiato nel corso dei secoli, "derestaurato" nel 1948 e privato degli interventi ottocenteschi nel 1991. Nel pomeriggio con il treno (20 min.) o in auto (34 km) si raggiunge Amboise, pittoresca cittadina che si stende ai piedi del castello fortificato. Dal ponte sulla Loira si può godere di uno dei più suggestivi panorami sulla città. Ad Amboise visse, su invito di Francesco I, Leonardo da Vinci (Le Clos Lucé), qui sepolto (Cappella di Saint-Hubert). Ad Amboise si può pernottare a prezzi economici all'hotel Les Platanes o all'hotel La Breche (rue J. Ferry 26), un po' più caro. Vicino alla stazione ferroviaria (rue de Blois 21) si possono noleggiare bici. Quinto giorno: Amboise - Chanteloup - Chenonceau - Amboise (20 km circa) Terrazze a Santorini Il castello di Chenonceaux, del XIII secolo, oltre al torrione comprendeva anche un mulino costruito su piloni piantati nello Cher - ©Bananiele A 2,5 km da Amboise si raggiunge la bizzarra pagoda di Chanteloup dalla cui sommità si gode di una bellissima vista della valle della Loira. Da qui si prosegue per giungere al castello di Chenonceau, 10 km a sud-est di Amboise, uno dei gioielli architettonici del Rinascimento francese. Il castello di Chenonceau è il tipico castello delle favole con i suoi archi che scavalcano il fiume Cher, il ponte levatoio, le torri e gli incantevoli giardini. Sesto giorno: Amboise - Tours - Villandry - Tours (57 km circa) Percorrendo la D751 in brevissimo tempo si giunge a Tours, città estesa ma anche piacevole da girare a piedi soprattutto se ci si limita al centro storico che ruota attorno a place Plumerau e alla cattedrale gotica di S. Gatien. Non ci sono problemi per pernottare a Tours: ci sono due ostelli (Le Foyer, rue Palissy 16; Auberge de Jeunesse, Av. d'Arsonval, Parc de Grandmont), numerosi alberghi economici (hotel Vendome, rue Salengro 24, vicino alla stazione, o hotel Voltaire, rue Voltaire 13, vicino alla Loira) e alberghi un po' più cari ma dotati di camere ampie (hotel Colbert, rue Colbert 78). Noleggio bici da Amster Cycles (rue du Rempart 5) o da Melomania (rue Colbert 109). Tours è un punto di partenza eccellente per visitare i castelli di Villandry (17 km), Azay-le-Rideau (26 km), Langeais (24 km) e Chinon (46 km). Le maggiori distanze consigliano l'uso della bici solo a chi è più allenato mentre gli altri possono optare per l'auto o il treno (Villandry 10-20 min., Azay-le Ridau 35 min., Langeais 20-30 min., Chinon 1 ora). Da Tour a Villandry che è la località più comoda da raggiungere in bici (km 17) si può percorrere la D 88 e la D 288, un po' più lunghe ma meno trafficate della D7. Il castello di Villandry è famosissimo per i suoi giardini che si estendono per 7 ettari e ricreano i tipici giardini all'italiana del Rinascimento. Settimo giorno: Tours - Langeais - Azay-le-Rideau - Chinon - Tours (110 km circa) Il castello di Azay-le-Rideau Il castello di Azay-le-Rideau, che si specchia nel fiume, fu costruito su un'antica fortificazione medioevale - ©Bananiele Da Tours percorrendo la N152-E60 si giunge a Langeais con il suo castello, splendido esempio di architettura militare quattrocentesca. Imboccando la strada che attraversa la Loira si giunge quindi al castello di Azay-le Rideau (26 km) costruito su un'isola del fiume Indre. Se Chenonceau è il castello delle favole, Azay-le-Rideau è il castello delle fate, circondato dall'acqua e immerso nella natura, un luogo incantato e armonioso che non mancherà di affascinare il visitatore. Proseguendo lungo la D751 che attraversa la campagna, dopo altri 20 km circa si giunge a Chinon il cui castello massiccio e turrito contrasta con la grazia di quello di Azay-le-Rideau. Molto piacevole anche la visita al quartiere medievale che si stende ai piedi del castello, con case a graticcio e torrette angolari. Da Chinon si torna a Tours ripercorrendo la D751 (46 km). Ottavo giorno: Tours - Parigi (235 km) Comodamente in treno in 70 min. con il TGV (treno ad alta velocità) o in 2 ore e 30 min. con un diretto. Alcuni indirizzi e numeri utili... Libri da acquistare Ringraziamo per segnalazioni e aggiornamenti all'itinerario: Susanna (aggiornamento prezzi ) Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2005 _________________________________________________________ www.imondonauti.it > Europa > Germania > Itinerario 1 Germania Itinerario 1 Monaco di Baviera: buona birra e bei monumenti Testo e foto di Alessandro Ranzani Monaco, capoluogo della Baviera, è una delle più grandi città tedesche. Situata appena dopo il confine con l'Austria, sulle rive dell'Isar, affluente del Danubio, conserva lo stile austriaco-tirolese. La città è oggi una città cosmopolita, allegra e accogliente, un vivace centro culturale, commerciale e industriale capace di attirare anche il turista più giovane in cerca di opportunità di incontro e di svago. Si può tranquillamente visitare il centro storico a piedi, in una mezza giornata; 2-3 giorni sono necessari per una visita più approfondita e comprensiva anche di qualche interessante museo. Cosa visitare Frauenkirche, il Duomo di Nostra Signora Monaco di Baviera: Frauenkirche, il Duomo di Nostra Signora Partendo dalla Sedlinger Tor , di cui sono rimaste le due torri laterali risalenti al 1420 e proseguendo lungo Sendlinger Strasse, dopo aver ammirato alcuni bei palazzi, si arriva nella Piazza dei Municipi. Questa piazza è il fulcro di Monaco: qui sorge il Neues Rathaus (Nuovo Municipio), con la sua torre alta 85 m e il carillon animato (Glockenspiel). Ogni giorno, alle 11 precise (ma da maggio a ottobre anche alle 13, 17 e 21), inizia lo show dell'animazione della torre: molte statuette, al ritmo di carillon, ruotano e si muovono, proponendo uno spettacolo unico a ricordo delle nozze di Guglielmo V con Renata di Lotaringia e del successivo torneo cavalleresco. Sul lato opposto della piazza sorge il Ganghofer (Vecchio Municipio; 1470-1480) distrutto in gran parte durante la 2 guerra mondiale e poi ricostruito. Proseguendo il giro turistico si incontra la più vecchia chiesa di Monaco, St. Peter , con il campanile dalla caratteristica cupola a lucernario da cui si gode uno splendido panorama sulla città. La zona tra la Karlsplatz e la Marienplatz è chiusa al traffico automobilistico ed è quindi zona pedonale; con la Neuhauser e la Kaufinger Strasse è una delle zone commerciali più vivaci di Monaco con negozi di ogni tipo, ristoranti e spettacoli di strada volti ad intrattenere e divertire il pubblico di passaggio. Della zona pedonale fa parte anche l'imponente Frauenkirche , ossia il duomo cittadino; ancora più avanti sorge la bella Chiesa barocca dei frati Teatini, chiamata Theatinerkirche , che domina una delle piazze più importanti della città. Nelle vicinanze si estende il Viktualienmarkt , il mercato alimentare il cui confine settentrionale è segnato dalla Heiliggeistkirche (chiesa dello Spirito Santo). Se non andate di fretta non mancate di visitare la Residenza ossia la residenza dei duchi, dei principi e, nell'Ottocento, dei re bavaresi. La Residenza fu fondata nel 1385 quando i Wittelsbach, a causa di sommosse civili, abbandonarono la loro vecchia residenza ed eressero un nuovo castello. Una visita d'obbligo per chiunque si trovi a Monaco è la Hofbräuhaus, la birreria di corte che si trova sul Platzl, fondata nel 1589 da Guglielmo V per approvvigionare di birra la corte. Passando per la Orlandostrasse e Im Tal ci sono solo pochi minuti per tornare al centro della città, alla Marienplatz. Fuori dal centro potete raggiungere il Parco Olimpico costruito in occasione della XX Olimpiade. La sua Torre, alta 290 m, ha una piattaforma panoramica con ristorante girevole. L'Oktoberfest I locali serali di Monaco sono tutti condensati in centro, hanno buona birra ma non sono nulla di trascendentale. Invece è di portata mondiale la sua Festa della birra, il famosissimo Oktoberfest nato in occasione dei festeggiamenti per le nozze tra Ludwig I di Baviera e Teresa di Sassonia (1810). tipico carretto decorativo di una birra di Monaco Immerso nell'Oktoberfest, alle mie spalle un tipico carretto decorativo di una birra di Monaco L'Oktoberfest è un evento eccezionale per la città bavarese, che regala emozioni forti ed è un'occasione di grande divertimento, unica nel suo genere; insomma è la festa della birra più grande del mondo. Ogni anno, per l'occasione, confluiscono in città milioni di persone (6-7 milioni secondo alcune stime) che arrivano da ogni parte del mondo per bere circa 5 milioni di litri di birra! L'Oktoberfest inizia la terza domenica di settembre (e termina la prima domenica di ottobre) con una parata composta da abitanti in abiti tradizionali ed enormi carri carichi di birra decorati a cura delle stesse case produttrici della bevanda. La festa comincia con l'apertura, da parte del sindaco di Monaco, del primo barile di birra in cui viene piantato un rubinetto di bronzo. L'abilità consiste nell'evitare di sporcare e di spruzzare il più possibile di birra coloro che sono lì vicini. La manifestazione avviene in un'immensa area, divisa tra la festa della birra vera e propria e un grande luna park. La zona della birra è molto particolare in quanto presenta una ventina di stand diversi ognuno dei quali propone una determinata birra. Questi stand sono capannoni in legno e muratura davvero grandissimi, dentro ai quali vi è un'infinità di posti a sedere, banconi dove viene servita la birra, orchestre tedesche che suonano il folklore locale e migliaia di persone che contemporaneamente gustano buona birra, accompagnata dai piatti tipici, mangiano e ballano sulle panche. Le birre sono rigorosamente tutte di Monaco: ne posso citare alcune come la "Spaten", la "HB", la "Lowenbràu", la "Paulaner", ecc... La birra è servita dalle robuste cameriere tedesche che portano anche una decina di boccali per volta; la misura unica del bicchiere è di un litro (mass). L'entrata al Parco Theresienwise, dove si tiene la festa, non costa nulla, come non costa nulla entrare nei giganteschi stand della birra. Solo se vi siete seduti, o meglio se siete riusciti a trovar posto, potete gustare la birra che costa circa 7 euro a boccale. Si arriva comodamente a Theresienwiese con la metropolitana (U4/U5). Come arrivare Monaco si può raggiungere facilmente sia in aereo che in treno o in auto. Personalmente ho usato il treno che parte dalla stazione di Milano Centrale e in otto ore raggiunge la città bavarese senza cambi. Se invece siete in tanti è più conveniente andare in auto o in camper, così potete dividere le spese di benzina e di autostrada. Da Verona il percorso tocca Bolzano, Brennero, Innsbruck, Kufstein,Rosenheim,Monaco (il bollino autostradale austriaco Vignette costa circa 10 euro + 8 euro per il Ponte d'Europa); da Milano si imbocca la A3 per Lecco, Lugano e poi la A17 Fussen-Monaco. In bus la partenza avviene da diverse città italiane (www.eurolines.it) . Monaco ha anche un buon aeroporto (Franz Josef Strauss), 35 km a nord est dal centro città. L'aeroporto è collegato al centro da un servizio di metropolitana e da autobus, con partenze ogni 10 minuti. Il biglietto costa 9 euro (in taxi ne spendereste 90). la torre del Nuovo Municipio in Marienplatz Monaco di Baviera: la torre del Nuovo Municipio (nome tedesco Neues Rathaus), in Marienplatz Oltre ai voli di linea della compagnia di bandiera Lufthansa potete approfittare delle convenienti tariffe offerte dalle compagnie low cost, come ad es. la Germanwings (www.germanwings.com) che decolla da Roma, Milano, Bologna con arrivo a Stoccarda, oppure la Air Berlin (www.airberlin.com) con voli da Roma, Brindisi e Catania. Trasporti urbani La metropolitana copre capillarmente ogni zona del centro (U-bahn) mentre la periferia è coperta dalla S-bahn, con il treno che esce in superficie appena fuori dal centro. Si può fare l'abbonamento ai mezzi pubblici spendendo per un giorno 8 euro, per tre giorni 16 euro. Alberghi e ristoranti Non c'è che l'imbarazzo della scelta con hotel e ristoranti per tutti i gusti e tutte le tasche. Tra le tante pensioni a prezzi medi segnaliamo l'Hotelpension Locarno (Bahuhofplatz 5; offre camere doppie pulite con bagno comune e prima colazione compresa nel prezzo: ci si arriva comodamente in metro/Hauptbahnhof). Nei pressi di Theresienwiese si trova invece il K+K Munich Am Arras (Rosshaupter Strasse 4, tel. 89746400, 170 euro la doppia con colazione). La cucina non è il massimo, è abbastanza pesante (soprattutto dentro all'Oktoberfest, con wurstel, krauti e cibi tipicamente tedeschi), comunque si trovano anche i soliti fast-food. Consiglio di assaggiare il brezel, ossia delle sfoglie di pane salate a forma di ferro di cavallo. Tra i locali che propongono cucina tipica segnaliamo Bamberger Haus, vicino a Liutpoldpark, e Isarbrean, una locanda nell'ex stazione di Isartale Bahnhof. Links www.muenchen-tourist.de (sito dell'Ufficio turistico di Monaco; anche in lingua italiana) Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2005 _________________________________________________________ www.imondonauti.it > Europa > Gran Bretagna > Itinerario 2 Gran Bretagna Itinerario 2 Londra: istruzioni per l'uso Testo e foto di Flavia Daneo Partenza da: Expedia Travel Destinazione: Dal: (GG/MM/AA) Al: (GG/MM/AA) Ulteriori opzioni di ricerca Basta tenere d’occhio le offerte dei voli low cost e la vacanza a Londra non è più un sogno… Ma una volta atterrati in terra inglese che fare? Quali mezzi prendere per arrivare dall’aeroporto alla capitale britannica? Come spostarsi una volta arrivati in città? Qui di seguito vogliamo offrire alcune indicazioni pratiche di massima necessarie per arrivare velocemente a destinazione e muoversi in città. Dopodichè ognuno sarà libero di organizzare il proprio soggiorno londinese in base ai suoi interessi, desideri ed aspettative… e la capitale inglese ha talmente tanto da offrire che sicuramente tutti avranno di che impegnare le proprie giornate, serate e nottate. Come arrivare Londra è servita da ben 5 aeroporti: Heathrow e Gatwick sono i principali, Stansted è stato inaugurato nel 1991 e in una quindicina di anni si è enormemente sviluppato, a Luton arrivano i voli charter mentre per i voli di affari si predilige il London City Airport. Aeroporto di Heathrow: (tel. 08700 000123; www.baa.co.uk ) dista 25 km da Londra. Treno: i convogli dell’Heathrow Express (www.heathrowexpress.com) partono ogni 15 min. e arrivano in un quarto d’ora alla stazione di Paddington. Il costo del biglietto parte da 13 £ (25 £ a/r) Metro: si impiegano circa 50 min. per arrivare dall’aeroporto a Londra centro con la linea Piccadilly. Le partenze avvengono ogni 5-10 min. e il biglietto costa 3.80 £. Cattedrale di Canterbury Il Big Ben Bus: la National Express Airport collega l’aeroporto a Victoria Coach Station in circa 1 ora e 45 min. di viaggio (costo del biglietto a partire da 8 £) e a Kings Cross (costo del biglietto a partire da 10 £). Aeroporto di Gatwick: (tel. 08700 002468; www.baa.co.uk ) dista circa 45 km da Londra. Treno: i convogli del Gatwick Express (www.gatwickexpress.com ) partono ogni 15 min. e arrivano in circa mezz’ora a Victoria Station. Il costo del biglietto parte da 12 £ (23.50 £ a/r). Interessante la formula Two for Four: se 4 adulti viaggiano insieme pagano per due solamente. Alle stesse modalità è possibile optare anche per il South Eastern (8.20 £) mentre il treno della Thameslink arriva a London Bridge in circa 30 min. Il biglietto costa 10 £. Bus: in circa 1 ora e 20 min. si arriva dall’aeroporto a Victoria Coach Station con i bus della National Express Airport che partono ogni mezz’ora. Aeroporto di Stansted: dista circa 55 km da Londra. Treno: i convogli dello Stansted Express (www.stanstedexpress.com ) partono ogni 15 min. e arrivano in circa 45 min. di viaggio a Liverpool Street. Il biglietto costa 14.00 £. Bus: i bus (www.terravision.it) partono dalla fermata n. 26 con intervalli di circa mezz’ora e arrivano alla fermata n. 2 della Greenline Coach Station, a Bulled Way (Victoria). Il tragitto dura teoricamente 1 ora e 15 min., ma calcolate anche 2 ore nelle ore di punta. Il costo del biglietto è di 8.50 £ solo andata, 14 £ a/r. E' prevista anche una fermata a Liverpool Street, nel qual caso il biglietto costa 7 £ solo andata, 12.50 £ a/r. Aeroporto di Luton: (tel. 01582 405100; www.london-luton.com) dista circa 45 km da Londra. Treno:i convogli della Thameslink arrivano a King’s Cross in circa 40 min. facendo varie fermate intermedie. Tariffe a partire da 10.40 £. Bus: in circa 1 ora e 40 min. si arriva dall’aeroporto a Victoria Coach Station con i pullman della Greenline 757 (www.greenline.co.uk). I pullman partono ogni mezz’ora e il biglietto costa 8 £. London City Airport: (tel. 020 76460088; www.londoncityairport.com) dista circa 9.5 km da Londra ed è frequentato soprattutto da chi viaggia per affari. Bus: ogni 20 min. l’autobus 473 collega l’aeroporto con la stazione della Docklands Light Railway. Più comodo lo Shuttlebus (tel. 020 76460088) che raggiunge il capolinea a Liverpool Steet in circa 25 min. Il biglietto costa 6 £. Metro: da Londra con la metropolitana Central Line fino a Stratford, poi con il treno fino a Silvertown. Generalmente il bus costa meno del treno ma impiega molto più tempo, soprattutto nelle ore di punta. Quindi, se optate per l’autobus per tornare in aeroporto, calcolate bene i tempi aumentandoli talvolta anche di 1 ora rispetto a quelli indicati. Cattedrale di Canterbury Bus a Oxford street Da tutti gli aeroporti si può naturalmente arrivare in centro a Londra prendendo un taxi. A seconda delle condizioni del traffico ci si impiega mediamente 1 ora – 1 ora e 30 min.; solo il London City Airport, vista la breve distanza, è raggiungibile in minor tempo. Le tariffe vanno dalle 40-50 £ di Heathrow alle oltre 90 £ di Stansted. Trasporti Pullman: la principale stazione londinese è la Victoria Coach Station (tel. 020 77303466). I pullman della Green Line Coaches (www.greenline.co.uk) fanno servizio tra Londra e le destinazioni a breve raggio mentre i pullman della National Express (www.nationalexpress.com) servono tutto il Paese. Treno: le principali stazioni ferroviarie londinesi sono nove. Da Paddington partono i treni diretti nell’Inghilterra occidentale, Galles e South Midlands; da Liverpool Street quelli diretti nell’Inghilterra dell’est e nell’Essex; da Euston, King Cross, Marylebone e St. Pancras quelli diretti nell’Inghilterra centrale, nel nord Inghilterra e Scozia; da Charing Cross, Waterloo e Victoria quelli diretti nel sud del Paese e con il continente. Waterloo International è anche la stazione d’arrivo dei treni Eurostar. Potete trovare info riguardanti orari, tratte, prezzi in www.nationalrail.co.uk Metropolitana: the Tube (www.tube.tfl.gov.uk), così chiamano la metropolitana i londinesi. Dodici linee e 275 stazioni fanno della metropolitana di Londra il mezzo più comodo e veloce per spostarsi e raggiungere praticamente tutti i punti di maggior interesse turistico della capitale. La metropolitana divide Londra in 6 zone per accedere alle quali vi sono biglietti a tariffe differenti, ma al turista interessano generalmente le zone 1 e 2, quelle in cui si concentra il maggior numero di munumenti. Acquistare il singolo biglietto, valido per 1 corsa, è il modo più costoso per muoversi (2-2.20 £). Conviene senz’altro optare per la Travel Card valida da 1 a 7 gg., per un numero illimitato di corse, su tutta la rete metropolitana, sugli autobus e su alcuni tratti ferroviari. La Travel Card è acquistabile agli sportelli di ogni stazione della metro. Ve ne sono di diversi tipi: la Family Travelcard conviene alle famiglie con bambini, la Weekend Travelcard è valida per tutto il fine settimana,la 7 Days Travelcard (25 £, zone 1-3) è valida per 7 giorni, la 3 Days Travelcard (15 £, zone 1-2) è valida per 3 giorni. La Day Travelcard è venduta in due versioni: quella valida in qualunque momento dal lunedì al venerdì e quella off peak valida dal lunedì al venerdì dopo le 9.30 e in qualunque momento durante il weekend (4.70 £, valida per le zone 1-2). Esiste anche la Visitor Travel Card (www.tfl.gov.uk; www.ticket-on-line.com), non acquistabile a Londra ma direttamente in Italia. Consente di viaggiare senza limiti sulla metropolitana, bus, e treni del centro di Londra e di godere di uno sconto del 20% per accedere ad alcune attrazioni della città. La Docklands Light Railway (D.L.R.) è parte del sistema metropolitano; è infatti una metropolitana leggera automatica che collega i Docklands con la City. Bus: il tradizionale bus londinese rosso a due piani è ormai stato in gran parte sostituito da bus più moderni, piccoli e di colori diversi. Alla fermata dell’autobus vedrete che i londinesi attendono rigorosamente in fila l’arrivo del mezzo: rispettate la fila e salite dalla porta anteriore. Il costo del biglietto (1 £) si paga direttamente al conducente (tranne che alle fermate che recano la scritta “Buy tickets before boarding on all routes”), ma conviene munirsi di un pass. C’è l’One Day Bus Pass, un abbonamento giornaliero valido per un numero illimitato di corse su tutti gli autobus (eccetto quelli notturni contraddistinti dalla lettera N; 2.50 £), e il Bus Pass settimanale (11 £). Cattedrale di Canterbury La sede del parlamento a Londra Taxi: comodi (possono ospitare fino a 5 persone) e numerosi i taxi londinesi sono una vera e propria istituzione. I black cabs sono i taxi tradizionali di colore nero: non è necessario prenotarli, basta mettersi sul ciglio della strada, individuarne uno con la scritta For Hire accesa (segno che è libero) e fermarlo alzando il braccio. Sono sempre dotati di tassamentro che indica il prezzo della corsa. I minicab sono invece taxi privati che necessitano di prenotazione, anche telefonica. Bisogna chiedere la tariffa al momento della prenotazione e farsela confermare dall’autista. I Taxi Bike sono invece motociclette taxi: se non piove sono senz’altro un mezzo rapido per muoversi nel traffico londinese. Alloggi Inutile dire che a Londra si trovano alloggi di tutti i tipi e per tutte le tasche: ostelli, hotel economici e di lusso, appartamenti. Pensiamo di fare cosa utile evidenziare alcuni hotel che ci sono stati segnalati per la loro posizione centrale, la categoria di medio livello (2-3 stelle), la pulizia delle camere (non sempre cosa scontata a Londra, purtroppo!) e il buon rapporto qualità-prezzo ( i prezzi variano naturalmente a seconda del periodo prescelto). Hotel Reem, Princes Square, metro Bayswater; Central Park Hotel, 49-67 Queensborough Terrace, metro Queensway; Hotel Swinton, 18-24 Swinton Street, metro King’s Cross; Rose Court Hotel, 1-3 Talbot Square, metro Paddington o Lacaster Gate. Come ostelli segnaliamo il centralissimo Piccadilly Hostel. I letti in camerata a 6 letti costano 12 £, in camerata a 4 letti 18 £, le camere doppie 50 £. Buono anche l'Hyde Park Inn Hostel, metro Bayswater (fermata della metro a una ventina di metri dall'ostello). Un letto in camerata costa a partire da 10 £ a notte. Links e numeri utili Info generali: www.visitlondon.com; www.londontown.com; www.visitbritain.com Ambulanza: tel. 999 Polizia: tel. 112 Servizio medico: tel. 08 706000870; www.medicentre.co.uk Prenotazioni hotel: tel. 020 72345800 Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2005 ______________________________________________ www.imondonauti.it > Africa > Algeria > Itinerario 1 Algeria Itinerario 1 Djanet e il Tassili n'Ajjer di Robo Gabr'Aoun Punto di partenza: Djanet Punto di arrivo: Djanet Lunghezza: 30 km in fuoristrada + trekking sul Tassili Durata: 5-8 gg. Mezzo di trasporto: fuoristrada e a piedi Difficoltà: facile TraghettiOnLine Vuoi viaggiare in traghetto e avere maggiori informazioni sui prezzi delle tratte? Clicca qui per prenotare il tuo viaggio su TraghettiOnLine Primo giorno: Djanet Tassili - Pitture rupestri della fase bovidiana Yabbaren, Tassili - Pitture rupestri della fase bovidiana (3800 a.C.) Chiamata dagli europei la "perla del deserto", Djanet dista centinaia di km da qualsiasi altro centro sia a nord che a sud, sia ad est che ad ovest. È un raggruppamento di case a circa 1000 metri d'altitudine; tutte le costruzioni sono abbarbicate sull'erta di una scarpata, sui contrafforti del Tassili. La pianura sottostante, preziosa perché fertile, viene utilizzata solo per le coltivazioni, decisamente lussureggianti se si tiene conto della latitudine. La città è suddivisa in quattro quartieri o sobborghi: El Milhan, Adjahil, Azelouaz e Tin Khatama. Le sue origini affondano nella notte dei tempi. La storia certa risale alla fine dell' '800 ed alle guerre coloniali; la sua posizione strategica, proprio all'imbocco della catena del Tassili, ne fece una preda ambita dai Francesi una volta che essi superarono la cortina di In Shala. Occupata dai Francesi fu nuovamente assalita dai Senussiti (e nelle battaglie che ne seguirono morì De Foucauld, a Fort Charlet, al sommo dell'abitato.) Fort Charlet, che prende il nome di un comandante francese, è visitabile: pare che sia ancora visibile il foro del proiettile che uccise il prete amico dei nomadi tuareg... ma non so se sia vero. Djanet salì agli onori della cronaca nel 1951 quando una spedizione guidata da Lhote scoprì, nelle zone circostanti, una grande concentrazione di pitture rupestri. Secondo-settimo giorno: Djanet-Tassili n'Ajjer Nel 1972 il Governo algerino dichiarò l'area Parco Naturale e dal 1985 tutto il Tassili n'Ajjer è tutelato dall'Unesco. È proibito l'accesso all'area senza autorizzazioni e guide ufficiali, piuttosto care (rivolgersi all'Onat, ente delegato alla salvaguardia del luogo o alle agenzie turistiche). Le stesse guide però non sono inflessibili nel far rispettare la selva di divieti ed obblighi che investono coloro che si avventurano in questo paradiso di sabbia ed arenaria. Anche in questo luogo è il buon senso a impedire la sottrazione di beni archeologici. Dopo 15 km dall'abitato di Djanet si giunge a Tafelalet, punto di accesso all'altipiano del Tassili (400 m di dislivello). Subito oltre l'akbha si trovano i siti di Tamrit, Sefar, Jabbaren ed altri. A Tamrit c'è la famosa foresta di cipressi (ovviamente pietrificata) che ha un'età di circa 4000 anni. Gole e precipizi spaventosi, "dita" di arenaria che si slanciano verso il cielo... mozzafiato! Si sfiorano i 2000 metri d'altitudine. A Tan Zoumaitak vi sono invece interessanti graffiti, stile Mathendousc in Libia. A Sefar un immenso labirinto di canyon, gole e torrioni, in cui è facile smarrirsi, ci accoglie. I Tuareg credono che questa zona, in particolare Sefar, sia luogo di abitazione degli djenoun, spiriti maligni, così come la montagna di Idinen a nord est di Ghat, in Libia... Le forme bizzarre della roccia, dovute all'erosione prima dell'acqua e poi eolica, sicuramente ha aiutato gli indigeni a dare al luogo un'aura di magia. Nei siti del Tassili n'Ajer si ritrovano tutte le fasi della pittura rupestre, dalla Grande fauna selvaggia, al Bovidiano, dalle Teste Rotonde alla fase Camelina. Yabbaren, Tassili - Pitture rupestri Yabbaren, Tassili - Pitture rupestri I siti del Tassili non sono avvicinabili in auto: occorre compiere delle marce di avvicinamento. Le strutture per campeggiare ed i vettovagliamenti vengono di norma trasportati con i 4x4 fino a Tafelalet, poi caricati su muli o asini condotti da assistenti delle guide tuareg. Gli asini solitamente percorrono itinerari diversi da quelli che vengono fatti compiere ai turisti, ma la sera si ritrovano nelle aree prestabilite, dove verrà scaricato tutto il necessario per rendere il più comodo possibile il campo. Un circuito di 7 giorni può toccare i siti di Tamrit, Sefar, Tin Tazarift, Tin Aboteka, Tin Kani, Jabbaren, Inaouanrhat, con partenza e ritorno sempre da Djanet. Lo stesso circuito, molto meno approfondito, può richiedere anche solo 4 giorni, prediligendo solo le opere di maggior interesse ed andando decisamente di corsa. Djanet si può raggiungere in fuoristrada o direttamente da Illizi (circa 900 km) o scendendo al sud lungo la pista di Amguid, deviando al famoso trivio In Shala-Amguid-Djanet a sud est, direttamente verso la città. Un itinerario più interessante è quello che percorre tutta la pista di Amguid e devia, a pochi km da Tamanrasset verso i picchi d'Hoggar fino all'eremo dell'Assekrem, dove visse De Focault. Di qui, raggiunta Irhafok, si percorre la pista per Djanet (altre varianti possibili, tralasciando la battuta ed accidentata pista classica per tuffarsi in quella dei contrabbandieri), si attraversa con facili passaggi l'Erg d'Admer, per giungere a Djanet da ovest (circa 300 km da Tamanrasset a Djanet). Dove dormire e dove mangiare Pernottamento Occorre quindi essere equipaggiati per affrontare almeno 4-7 bivacchi in Tassili. Conviene stipare tutto il necessario (naturalmente il minimo indispensabile) in zaini o sacche morbide, più facilmente trasportabili dagli asini nella faticosa salita. Ricordarsi che in inverno le temperature notturne scendono anche di diversi gradi sotto lo zero. Vitto Dovrete essere autonomi per cibo e acqua per almeno 4-7 giorni. Le uniche possibilità di rifornimento sono a Djanet dove vi sono diversi negozi di alimentari e un mercato ben fornito. Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2005 ________________________________________________ www.imondonauti.it > Europa > Gran Bretagna > Itinerario 1 Gran Bretagna Itinerario 1 Alla scoperta delle Cattedrali gotiche inglesi in 8 gg. Testo e foto di Flavia Daneo Punto di partenza e arrivo: Londra Lunghezza: ca. 1200 km Durata: 8 gg. Mezzo di trasporto: auto a nolo; si può compiere il tragitto anche in pullman / treno Difficoltà: nessuna Prezzo: 774,69 - 1032,91 Euro Partenza da: Expedia Travel Destinazione: Dal: (GG/MM/AA) Al: (GG/MM/AA) Ulteriori opzioni di ricerca L'architettura gotica, nata in Francia, fu "importata" in Inghilterra dall'architetto Guillaume de Sens che, nel 1174, iniziò la costruzione del coro della cattedrale di Canterbury. In Inghilterra nessun edificio anteriore a questa data può essere definito gotico. Se il trattamento delle singole parti delle cattedrali gotiche inglesi si può far risalire alla tradizione francese, la concezione della pianta è del tutto originale, con doppio transetto e, nella maggior parte dei casi, abside rettilinea. Ma la più importante novità è costituita dalle facciate, di forma rettangolare, con un totale predominio delle linee orizzontali su quelle verticali e con un annullamento della sporgenza del portale. Tradizionalmente nel gotico inglese si possono distinguere tre periodi: early english (sec. XII), decorated style (XIII sec.) e perpendicular style (XIV sec.). Primo giorno: Londra - Canterbury - Londra (c. 200 km ) Cattedrale di Canterbury Cattedrale di Canterbury Da Londra a Canterbury (poco meno di 100 km) che si visita comodamente in giornata facendo poi ritorno a Londra. Canterbury si può raggiungere sia in pullman (2 h circa) sia in treno (1 ora e 30 min.): quest'ultimo è più veloce ma meno economico e non consente di arrivare all'interno delle mura della città, cosa invece possibile con il bus. La Cattedrale di Canterbury, prima grande costruzione gotica in suolo inglese, appare attualmente come il risultato di una serie di costruzioni e aggiunte: dopo che l'architetto Guillaume de Sens ebbe riedificato il coro ed esteso l'edificio verso oriente, i lavori ripresero verso il 1300 con la ricostruzione del braccio occidentale e della navata romanica cosicché la Cattedrale si presenta ora come esempio del gotico inglese tardivo o perpendicular style che predilige una più severa scansione delle linee verticali nella finestratura. Secondo giorno: Londra-Winchester-Salisbury (c. 160 km) Da Londra si esce verso sud-ovest e si imbocca l'autostrada M3 per giungere, dopo c. 112 km, a Winchester, bellissima città situata in un paesaggio idilliaco lungo le rive del fiume Ichten e, per fortuna, non ancora invasa da frotte di turisti. La Cattedrale, fondata nel X sec. e completata in epoche successive, colpisce per l'armonia degli interni di gran lunga più interessanti delle facciate. L'altissima navata centrale è in stile perpendicolare mentre precedente è la costruzione del coro centrale e del presbiterio. Si prosegue per Salisbury (45 km; M3, A303), piacevole cittadina del Wiltshire. Al centro della città sorge la Cattedrale, una delle più belle chiese di tutta la Gran Bretagna, capolavoro del gotico primitivo inglese (early english), mirabile per unità stilistica, eleganza di proporzioni e finezza di particolari. L'uniformità di stile si deve sia alla rapidità con cui la chiesa fu costruita (1220-1266) sia al fatto che non è mai stata sostanzialmente modificata. Unica aggiunta di rilievo fu la bellissima torre gugliata, la più alta d'Inghilterra, innalzata tra il 1285 e il 1315. Notevoli anche il chiostro e la Chapter House ovvero la Sala capitolare, gioiello dell'architettura gotica, che conserva una delle copie originali della Magna Charta. A Salisbury non ci sono difficoltà di alloggio: si può scegliere tra l'ostello (in Milford Hill), poco distante dal centro, numerosi Bed & Breakfast (in Castle Road) ed alberghi più costosi ricavati da edifici storici (in Milford Street). Terzo giorno: Salisbury-Wells Transetto della cattedrale di Salisbury Transetto della cattedrale di Salisbury Prima di puntare verso Wells, dirigendosi a nord di Salisbury (16 km) si raggiunge Stonehenge, imperdibile anche se ovviamente non ha nulla a che fare con l'architettura gotica trattandosi del più famoso monumento preistorico d'Europa. Purtroppo il sito perde molto del suo fascino durante le ore di maggior afflusso turistico: l'ideale sarebbe poterlo visitare la mattina presto o, meglio, al tramonto. Si prosegue per Wells (A303, A37), nel sud-ovest dell'Inghilterra, cittadina che conserva quasi intatto il suo carattere medievale. La Cattedrale (St. Andrew, 1180) è una delle opere più importanti del gotico inglese in cui si ravvisa un aspetto dell'orizzontalismo cui generalmente tende il gotico in Inghilterra. Le statue della facciata, invece di raggrupparsi intorno ai portali come avviene nelle cattedrali francesi, rivestono uniformemente l'intera larghezza della facciata; all'interno i giganteschi archi invertiti che sostengono la crociera, una delle più ardite creazioni del gotico perpendicolare. A due passi dalla cattedrale di può pernottare all'Old Poor House (St. Andrew Street 7) o al 19 Cuthbert St. situato nella via omonima. Quarto giorno: Wells-Worcester (c. 180 km) Da Wells ci si immette nella strada per Gloucester (c. 105 km; M5) dove si fa tappa per visitare la Cattedrale (1089), esempio tra i più antichi di stile gotico perpendicolare inglese specialmente elaborato nel transetto e nell'abside mentre sulla crociera si erge la splendida torre a pinnacoli angolari del 1450. Si prosegue per Worcester (72 km) antica e piacevole città famosa per la sua Cattedrale (1084) con una bellissima cripta e un interno assai elegante per la fuga delle arcate lungo la stretta navata centrale. Nel coro è sepolto il re Giovanni Senza Terra, fratello di Riccardo Cuor di Leone. Vari B&B si trovano lungo Barbourne Road e all'estremità settentrionale di The Tything. Quinto giorno: Worcester-York (c. 170 km) Sala capitolare della La sala capitolare della cattedrale di Wells Da Worcester, passando per Birmingham (M5) si raggiunge York (c.170 km), circondata da imponenti mura medioevali che racchiudono un affascinante centro storico ricco di angoli incantevoli sovrastati dalla mole della Cattedrale (St. Peter, 1290-1474), la più grande chiesa gotica d'Inghilterra. Vi si distinguono chiaramente il gotico primitivo (transetto), il gotico ornato (navate e Chapter House) e il gotico perpendicolare (coro e torri). A York vi sono molte possibilità di alloggio: se non si vuole spendere molto si può optare per un letto o una camera in ostello (City Centre Youth Hotel, Bishophill Senior 11) oppure in uno dei numerosi B&B (Bootham Street e stradine trasversali oppure Scarcroft Road, Southlands Road e Bishopthorpe Road) tenendo presente che, durante l'estate quando l'afflusso turistico aumenta, aumentano anche i prezzi delle stanze. Numerosi anche i ristoranti. Sesto giorno: York-Lincoln (c.120 km) Al mattino si prosegue la visita di York compiendo almeno parzialmente una piacevole passeggiata lungo le mura, tra le meglio conservate d'Europa, il che permette di vedere le antiche porte tra cui la Monk Bar, la più conservata e pittoresca della città. Da qui, prendendo la Goodramgate e superando il trecentesco Lady Row si raggiungono i Shambles (macelli), edifici a graticcio con gli antichi negozi medievali e, poco oltre, la Merchant Adventures Hall, splendida costruzione gotica antica sede della corporazione dei mercanti. Da York si comincia a scendere verso sud per arrivare a Lincoln (120 km; A1072, A1034, A63, A15), un po' fuori delle solite strade turistiche ma con una magnifica cattedrale situata in posizione spettacolare. Nella Cattedrale di Lincoln i nuovi elementi gotici francesi si presentano ancora mescolati con quelli tradizionali anglo-normanni; di stile puramente gotico è però il coro iniziato da Sant'Ugo nel 1192, esempio dell'originalità con cui gli artisti locali seppero svolgere i temi importati dall'architettura gotica continentale. Anche a Lincoln si può pernottare in ostello (Lincoln Youth Hotel, South Park Av. 77) oppure, a pochi minuti dalla Cattedrale, in B&B (Angus Guest House e Alisa Guest House, entrambi in Yarborough Road; Admiral Guest House, Lincoln St.). Settimo giorno: Lincoln-Ely-Cambridge (c.185 km) Lanterna del tiburio della Lanterna del tiburio della cattedrale di Ely Da Lincoln si raggiunge Cambridge (136 km; A46, A1, A604) e da Cambridge, lungo la A10, Ely (24 km) pittorescamente adagiata sul fiume Ouse. La Cattedrale, splendido esempio di architettura romanico-normanna, è famosa per l'"Ottagono", l'unica cupola gotica in legno esistente al mondo, capolavoro di Alan of Walsingham, dove si può cogliere la tendenza, tipicamente inglese, ad articolare lo spazio in maniera fantasticamente decorativa (decorated style). Si può pernottare a Ely (No 10 Waterside, un B&B con vista della Cattedrale) oppure a Cambridge (diversi B&B in Tenison Road e in Chesterton Road). Ottavo giorno: Cambridge-Londra (c. 100 km) Cambridge è un'animata e pittoresca cittadina che merita senz'altro una visita pur non avendo alcuna Cattedrale. In compenso ha splendide chiese gotiche e magnifiche cappelle tra cui la King's College Chapel, uno dei più squisiti esempi del gotico perpendicolare destinato a prevalere nel corso del XV sec.. Tipica di questo stile è l'adozione della volta a ventaglio concepita come un fascio di linee curve stilizzate che, partendo da una colonnina, si aprono a disegnare per l'appunto un ventaglio di cui vediamo qui un magnifico esempio. Imboccando l'autostrada M11 si arriva a Londra (c. 100 km) dove si può, se non si è ancora sazi di architettura gotica, dare un'ulteriore occhiata all'Abbazia di Westminster (1240-1263) che rivela il forte influsso dell'architettura francese con le sue cappelle a raggiera ed uno sviluppatissimo sistema di contrafforti; la parte interna presenta invece i caratteri sostanziali del gotico primitivo inglese (early english) sia nella pianta che nella copertura a volta. Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2005 ________________________________ www.imondonauti.it > Africa > Marocco > Itinerario 1 Marocco Itinerario 1 Marocco: l'Atlante e il centro-sud, fino ai confini del deserto di RoboGabr'Aoun Punto di partenza: Ceuta Punto di arrivo: Tangeri Lunghezza: ca. 2800 km Durata: 15 gg. (senza varianti e deviazioni) Mezzo di trasporto: auto; 4x4 Difficoltà: nessuna TraghettiOnLine Vuoi viaggiare in traghetto e avere maggiori informazioni sui prezzi delle tratte? Clicca qui per prenotare il tuo viaggio su TraghettiOnLine Primo giorno: Ceuta - Tetouan - Chechaouen - Fes (km 274) La strada costiera Ceuta (Sebta) - Tetouan (42 km) attraversa una zona residenziale della locale classe benestante. A Tetouan si possono visitare i souk della sua pittoresca medina e passeggiare lungo gli stretti vicoli fino a raggiungere la kasba, da cui si gode un'ampia veduta della città e dei suoi giardini. (Tetouan è una cittadina con una elevatissima concentrazione di malavita: prestate dunque la dovuta attenzione!) Lasciata Tetouan seguite le indicazioni per Chechaouen (Chaouen) - Fes -Meknes. Subito oltre Tetouan la strada si restringe, costeggia la discarica dei Paese e si inerpica ripida lungo i primi contrafforti del Rif. Questa catena montuosa è la naturale prosecuzione della Sierra della penisola iberica: monti brulli ed arsi dal sole con vegetazione arbustiva ed uliveti (le costruzioni si caratterizzano per le coperture in lamiera ondulata). Numerose greggi di ovini e piccole mandrie di vacche si intravvedono sui versanti lungo la strada; i villaggi, man mano che si sale, si diradano. Un primo colle libera l'orizzonte consentendo una splendida visuale sulle valli sottostanti; diversi bacini artificiali si aprono sulla destra della strada ed ampie piazzole consentono la sosta per le fotografie. Nella stagione invernale i corsi d'acqua sono gonfi e limacciosi e, solitamente, tracimano a livello delle rare spianate (nell'inverno '97 tra Chechaouen e Ouezzane ho dovuto affrontare ben tre guadi lungo la statale, uno dei quali con acque fino a 50 cm!) A Chechaouen la strada percorre un'ampia vallata: il paese s'intravvede sulla sinistra, arroccato sulle pendici della montagna. E' un paesino pittoresco e architettonicamente incantevole con le casette immacolate di calce. Ma l'opprimente presenza sia dei venditori di kjf (ne è uno dei maggiori centri di spaccio) sia l'assillante presenza di procacciatori di affari, parcheggiatori e rompipalle in genere ad ogni angolo, fa presto dimenticare la bellezza del luogo in favore di una salutare fuga verso luoghi meno stressanti. L'artigianato è ad uso dei turismo di massa e le strutture ricettive, nonostante l'apparenza sontuosa, lasciano assai a desiderare mentre i costi sono elevati. Oltre Chechaouen, tra questa e Ouezzane (69 km), la strada attraversa vaste distese di conifere ed affronta numerosi colli. (Consiglio l'itinerario per Ouezzane perché la tratta che passa per Ketama è dominio degli spacciatori di kíf. Non vi sono problemi per la sicurezza, ma l'impressionante numero dei posti di blocco della Gendarmeria è veramente snervante!) Sulla tratta Chechaouen - Ouezzane vi è un solo posto di controllo e la strada è solitamente deserta, assolutamente non battuta dai tour organizzati. Oltre il centro abitato di Ouezzane la strada scende verso la piana di Meknes attraverso immensi campi ondulati. I rilievi si addolciscono via via che si scende lasciando spazio a vasti altopiani di selvaggia bellezza. Proseguite per Fes. Secondo e terzo giorno: Fes Fes, forse la più bella delle Città imperiali, merita sicuramente una sosta di un paio di giorni. Situata in splendida posizione, tutta circondata da colline, a differenza di Marrakech essa conserva inalterate le sue caratteristiche culturali. Per notizie in dettaglio sulla città di Fes rimando alle innumerevoli guide già in commercio. Ricordate comunque che Fes el-Bali (vecchia Fes) merita una visita accurata e fatta senza fretta: è qui che si trovano le più celebri moschee e madrase della città come la Moschea degli Andalusi e la Moschea Karaouiyine, la madrasa Attarine e quella di Bou Inania, il santuario di Moulay Idriss e il Palazzo di Bou Jeloud. A Fes Djedid (nuova Fes) trovate invece il Palazzo reale, la Grande Moschea e la Moschea di Moulay Abdallah. A proposito dell'"assedio" dei procacciatori d'affari devo dire che Fes ne sembra immune; ho percorso la medina di Fes el Bali e di Fes Djedid in lungo ed in largo e nessuno mi ha minimamente infastidito, anzi, tutte le persone con le quali ho avuto contatti si sono mostrate gentilissime e cordiali. Consiglio la visita dell'esposizione del Mastro dei Portali, artista dell'ottone. Diverse scuole coraniche sono aperte alle visite: sono luoghi affascinanti. Il quartiere dei conciatori è ormai famoso nel mondo, e gli articoli in vendita sono di ottima qualità e minimo costo. Una breve gita sulla strada panoramica vi consentirà di avere una visione dall'alto delle medine con i monti della regione di Taza da sfondo: un quadro mozzafiato. Le strutture ricettive non mancano. Ritengo che una buona sistemazione economica sia il Camping Municipale, qualche km ad est della città: è un luogo sicuro, offre tutti i servizi di un camping di medio livello con in più una ampia piscina, toccasana in occasione di un viaggio estivo. Nel Camping è possibile assoldare una guida per la visita della città (circa 6 ore di visita) e recarvisi con un taxi lasciando le auto nel complesso, senza alcun timore di furti. Il costo di una guida si aggira sui 21 euro, a prescindere dal numero di persone che verranno accompagnate. Per il taxi il costo a/r è di circa 3 euro. Non abbiate timore dì non trovare il Camping: all'entrata di Fes verrete letteralmente assediati da torme di giovani (ed anche meno giovani) in motorino che vi offriranno i loro servigi. Con 1 euro lire vi toglierete il pensiero dell'assedio e vi risparmierete una non facile ricerca: il fortunato prescelto vi farà strada fino all'ingresso dei Camping. Quarto giorno: Fes - Taza (km 150 circa) Da Fes il nostro itinerario volge alla volta di Taza, antico caposaldo dei Riff: la strada che porta a Oujda conduce a Taza in circa 150 km. A circa mezza via, nei pressi di un immenso bacino artificiale si diparte sulla destra la deviazione per il Parco di Friouato. Questo Parco statale ad un primo approccio non appaga: la strada sale attraverso boschi di conifere abbastanza anonimi, specialmente per un viaggiatore proveniente da paesi boscosi come il Nord Italia e l'Europa in genere. Ma, poco dopo, la vista si ritrova a spaziare in un altopiano stupefacente, verdissimo in inverno, stepposo in estate, punteggiato di rare capanne in fango e paglia, a tetto piatto, di fattura quasi nepalese... Tutt'intorno una corona di alte vette, per 5 mesi l'anno incappucciate di neve. E poi le gole strette e vertiginose, giù, verso Taza. Nei pressi del margine orientale dell’altipiano si apre la caverna di Friouato, grande antro con volta crollata, visitabile per pochi euro. Scendendo a Taza, visibile ad est dal bordo dell'altopiano, numerosi torrentelli in inverno scendono spumeggiando in stretti canaloni dando vita a cascate anche di notevoli dimensio ni. Taza troneggia su di un colle vasto e pianeggiante, crocevia in passato di grande importanza strategica tra il Rif e l'Atlante, sede dì sanguinose rivolte. Oggi è un tranquillo borgo di case bianche, suddiviso in due distinte parti, bassa (nuova) ed alta (antica). Potete visitare la Moschea degli Andalusi, la madrasa merinide, la torre saracena, il curioso minareto della Djamaa Es Souk, la Grande Moschea e i bastioni, spesso costruiti a picco sul dirupo. Ogni sera, nel centro della città nuova, un piccolo ma coloratissimo mercato anima le vie. Ristorantini ad uso dei locali si aprono nei vicoli ed ogni genere di mercanzie viene esposto lungo i marciapiedi: la gente dì Taza, almeno per quanto riguarda la mia personale esperienza, è assolutamente ospitale. Quinto giorno: Taza - Midelt - Er Rachidia (km 430 circa) Da Taza si prosegue fino a Guerciff, dove si devia a tutto sud per imboccare la stradina strettissima che, in 350 km, conduce a sud di Midelt, attraverso l'AntiAtlante ed escludendo i rilievi di lfrane, Azrou ed in generale la regione dei Cedri. Tra Guerciff e l'innesto della statale Midelt – Er Rachidia, 350 km più a sud-est non c'è assolutamente nulla! Solo arenaria, sabbia e cespugli, in un susseguirsi incredibilmente scenografico di tavolati e pinnacoli rossi con, sulla destra a circa 100 km, le alte vette d'Atlante. Il nastro d'asfalto è in condizioni pessime e non consente il passaggio contemporaneo di due veicoli. Non vi sono distributori fino ad Er Rachidia o Mideit: calcolate quindi con prudenza le scorte di carburante. Lo spettacolo è emozionante, una fascia pre-desertica che può anche suscitare angoscia, ma che mette il viaggiatore in sintonia con il paesaggio che incontrerà scendendo a sud, oltre Er Rachidìa. VARIANTE: Le piste tra i cedri: Fes-Ifrane - Azrou - Foresta di cedri (km variabili a seconda delle tratte percorse nella foresta) Da Fes proseguire alla volta di lfrane, centro di villeggiatura posto a 1650 m di altitudine. Poco oltre l'abitato di lfrane, superato l'aeroporto visibile in lontananza sulla destra, la statale per Midelt sale verso una zona boscosa. Siamo alle pendici della Regione dei Cedri. Dopo pochi tornanti un enorme cartello turistico indica, sulla destra, una diramazione verso la Foresta di Cedri(100.000 ettari): la imbocchiamo. Il sottile nastro di asfalto si biforca dopo alcune centinaia di metri: teniamo la sinistra e penetriamo nella foresta. Più avanti la foresta dirada e si accede ad un vastissimo altopiano erboso, fresco anche in piena estate. Numerose tende di nomadi punteggiano la piana. Appena oltre gli ultimi cedri una deviazione segnalata (cartello illeggibile) conduce ad uno specchio d'acqua che lambisce gli alberi verso monte ed ospita in estate famiglie di nomadi con le loro greggi: se lo chiedete vi permetteranno di pernottare presso il loro campo. Tornati alla strada principale si prosegue ancora sulla piana per circa 15 km. A destra ed a sinistra numerose sterrate portano alla foresta che circonda l'altopiano. E' possibile, su queste piste, incrociare taglialegna con i loro enormi autocarri da trasporto. E' gente cordiale, non avvezza ad incontrare turisti: saranno lieti di scambiare due parole con voi e vi inviteranno a fermarvi presso le loro baracche, nel folto della foresta. La strada prosegue fino a Khenifra, capoluogo della tribù degli Zaiani, e situata a 830 m di altitudine sulla riva destra dell'Oum er Rebia. Consiglio di pernottare al limitare della piana e ritornare poi sulla strada per Midelt. Nella zona numerose piste si dipartono verso i rilievi a lato della spianata: alcune di esse portano verso oriente ed è possibile raggiungere tramite queste la località di lmilchil e, di qui, le valli dei Dades o di Todra. (Per questo tipo di tracciati, quasi di tipo trialistico, rimando alle edizioni Road Book della Pirelli. Se siete in cerca dei fuoristrada ad ogni costo, diversi spunti di quei road book faranno al caso vostro. ATTENZIONE: una nuova rotabile asfaltata, recentissima, sale dall’abitato di Rich verso il villaggio di Agoudal, il più alto del Marocco e, puntando poi a nord, verso Benji Mellal, passa nel villaggio di Imilchil (ora pullula letteralmente di alberghetti) e sfiora il lago, un tempo raggiungibile solamente in 4x4 e dopo una pista piuttosto dura. Oltre il lago è possibile raggiungere sempre su asfalto Kenifrha, con soli 20 km di cantiere ancora sterrato poco oltre il lago. Potrebbe capitarvi, dunque, di spaccarvi la schiena salendo ad Agoudal in 6 ore di pista da M’serir, nel Dades, e parcheggiare il vostro 4x4 polveroso e stanco accanto ad una scintillante berlinetta da città…). Ma ritorniamo all'itinerario principale, sulla rotabile per Midelt: da qui ci si spinge sempre più a sud est, fino al grande bacino di Er Rachidia, che segna in pratica l'inizio della piana desertica che conduce al confine algerino. Sesto giorno: Valle dello Ziz - Er Rachidia - Erdouf (km 200 circa) Oltre la diga che domina alla sinistra della strada, il fiume Ziz s'incunea in una gola dirupata e stretta che offre meravigliosi spunti paesaggistici. Lungo il corso dei fiume tamerici e canneti fanno da cornice a piccoli laghetti e stagni con, da sfondo, le bastionate di roccia strapiombanti. In questa zona incontrerete il Tunnel dei Legionario, che altro non è che una piccola galleria scavata a mano dalle truppe della legione durante l'occupazione francese. E' attraversata dalla carrozzabile Midelt-Er Rachidia, quindi si è obbligati a transitarvi, ma non è certo un luogo che suscita emozioni; nelle nostre Alpi decine di gallerie decisamente più impressionanti sono state scavate dagli Alpini nell'ambito dei lavori di fortificazione a cavallo dei due conflitti mondiali. Ad Er Rachidia, la valle dei fiume Zíz si perde in una gola profonda, scavata nella piana sulla quale s'erge la città. Er Rachidia è una cittadina decisamente viva. I suoi 50.000 abitanti ogni sera si riversano lungo le vie del centro ed i caffè sono sempre stracolmi. Per strada si vedono molte donne anche dopo il tramonto, molte di esse vestono all’occidentale. Massiccia la presenza dei militari. Numerosi alberghi e ristoranti offrono i loro servizi; c'è anche un camping, a circa 10 km sulla strada per Erfoud. Personalmente ho pernottato all'Hotel Oasis, alla periferia sud-est, verso Erfoud; è un albergo decoroso, decisamente di sapore "africano" e pulito. Il personale è davvero gentile e pronto a tentare di risolvere qualsiasi vostro problema. Non c'è garage, ma il posto è assolutamente sicuro. Nei dintorni dell'albergo, prendendo le stradine che portano verso destra, incontrerete decine e decine di locali tipici, ad uso dei locali: non vi troverete un solo turista ma vivrete momenti di una realtà altrimenti introvabili: decine di grill fumosi con brochettes freschissime da consumare in piedi o seduti sui gradini di un portico, tra stuoli di gatti e bimbi vocianti, le strade invase da un brulicare di gente colorata, a godersi il fresco della sera... E nessuno vi verrà ad importunare; anzi la gente verrà a salutarvi per il sincero piacere dì comunicare con voi. I famigerati procacciatori di affari ad Er Rachidía io non li ho mai incontrati, a parte qualche timida offerta dì guide per escursioni verso la vicina Erfoud. Se invece volete a tutti i costi utilizzare la vostra Air Camping, procedete sulla strada per Erfoud. Oltre l'incrocio che conduce all’Hotel Oasis, superate il ponte sullo Ziz, lasciate sfilare sulla destra la recinzione di un sontuoso Hotel a cinque stelle e superate i sobborghi meridionali della città. A circa 8 km dall'incrocio troverete un cartello sulla destra che riporta l'indicazione del Sahara 4x 4 Tourist Camp. Una breve sterrata conduce sul limitare dei giardini che sono adiacenti al Campo. Pare non offrano servizio di ristorazione, quindi dovrete essere autosufficienti per quanto riguarda il vitto. (Se avete qualche problema, di qualsiasi genere esso sia, andate a mio nome all'hotel Oasis e chiedete di Hassan Wahidi, tel. 2519, sarà felice di aiutarvi). La strada che da Er Rachìdia conduce ad Erfoud costeggia il solco fluviale creato dallo Ziz nelle rocce di arenaria.Oltre i sobborghi del capoluogo, il panorama sulla valle è meraviglioso: un susseguirsi di oasi lussureggianti, giardini ben curati, piccoli villaggi. Diversi punti panoramici sullo strapiombo. Arrivando ad Erfoud si vedono sulla destra piccole dune di 5/10 metri di altezza, dalla disposizione caotica. Uno strano pozzo attirerà la vostra attenzione a circa 5 km da Erfoud: una zampillante colonna d'acqua che si solleva da una condotto posta al centro di una vasca circolare. Si tratta di una sorgente d'acqua solforosa non potabile. L'abitato di Erfoud è preannunciato da un sobborgo molto pittoresco; la carrozzabile fiancheggia la cinta muraria di un'antica Kasbha, sfila al limitare di alcuni giardini, per tuffarsi nella via principale di Erfoud. (Distributore di benzina appena entrati sulla sin. Diverse botteghe di gommisti e meccanici ai lati della strada). L'Hotel Tafilalet si trova sulla sin., lo si riconosce dal muro rivestito di piastrelle verdi e dal parcheggio adiacente, solitamente zeppo di 4x4 e bus dei tour organizzati che qui scendono per recarsi all'Erg Chebbi. L'Hotel è molto bello ma assai caro. Si può usufruire della piscina anche se non vi si alloggia pagando un ticket irrisorio; può essere una piacevole pausa "rinfrescante" nel corso della discesa verso il sud. All'hotel Tafilalet potete informarvi per avere delle guide per itinerari in 4x4, anche se la maggior parte di esse non conosce altro itinerario se non la classica Erfoud-Merzouga e ritorno, per la quale la guida davvero non occorre... Ma qui potete chiedere di Aziz Belmadani, un ottimo giovane, che non possiede una vettura 4x4 ma che può guidarvi con sicurezza lungo la pista Taouz-Mahamid lungo il confine algerino. Può condurvi anche lungo la pista delle miniere che da Taouz risale a nord verso Rissani, o a M'fis,circumnavigando l'Eirg Chebbi (anche per questi ultimi due itinerari ritengo superflua la guida se si hanno buone conoscenze di navigazione). Oltre il Tafilalet, sempre sullo stesso lato, trovate un buon ristorantino a prezzi modici,con ottimi piatti locali. Lo riconoscerete dalle foto della Parigi - Dakar appese all'interno; solitamente non è frequentato dai turisti. Settimo giorno: Erdouf - Merzouga - Taouz - Pista delle miniere - Rissani - Sigilmassa - Mecissi (km 100 circa) Da Erdouf una pista conduce a Merzouga e all'Erg Chebbi. La maggior parte delle pubblicazioni riferisce che l'erg Chebbi è l'unico erg che si trova in Marocco: è falso. A parte le formazioni dunarie che si trovano lungo il confine mauritano, nelle depressioni dei Jebel tra Erfoud e Mahamid e a parte gli agglomerati sabbiosi di Laayoune e Dachla, a sud di Mahamid si trova l'Erg Debaia, propaggine dell'Erg Occidentale Algerino. L'erg Chebbi non è che un catino sabbioso di dune piramidali non ordinate in cordoni e vallate, circoscritto dalle montagne a nord ovest e dall'hammada a sud est. La sua ampiezza si limita a qualche decina di chilometri in senso nord-sud ed a circa 50 km da est ad ovest. Le formazioni dunarie più elevate si trovano nei pressi dell'abitato di Merzouga, quasi ai margini orientali dell'Erg. Numerosi villaggi si susseguono lungo la pista tra Erfoud e Merzouga ed anche oltre Merzouga, verso Taouz al confine con l'Algeria. Consiglio di procedere oltre Merzouga e circumnavigare l'Erg almeno fino a M'fis,per godere dei silenzi dell'erg lontano dalle centinaia di turisti che ogni giorno affollano le dune intorno a Merzouga. Bel chott tra Merzouga e Taouz. Si segnalano siti rupestri nelle vicinanze di Taouz. Visitarli è quasi impossibile: al vostro ingresso in paese verrete letteralmente assaliti da decine di ragazzi che vi faranno passare la voglia di fermarvi; i militari dei posto di confine non sono dei più socievoli. Le dune di Merzouga sono meta di escursioni per i locali che vi si recano per effettuare sabbiature terapeutiche nei mesi estivi; non vi sarà difficile vedere persone completamente sepolte nella sabbia rovente, col capo riparato da un ombrello. Fate molta attenzione nell'attraversare i villaggi: centinaia di bimbi sbucano dalle viuzze e rischiate di investirli. Una bella foggara si vede accanto all'oasi immediatamente precedente Merzouga. Un pozzo alimenta i giardini, che sono una meraviglia di silenzio e frescura anche in agosto. Il lago stagionale segnalato da molte guide è asciutto ormai da tre anni anche in inverno. La famosa Valle dei fossili è la regione che si estende sulla sin. della rotabile che da Erfoud porta all'Erg Chebbi. L'hammada che vi troverete a percorrere è un fondo marino dei Cretaceo; gli indigeni la sfruttano per vendere ai turisti dei manufatti litici contenenti fossili. Alcuni di questi oggetti sono di pregevole fattura e costano una sciocchezza. (Fate caso al bancone della Reception dell'Hotel Tafilalet di Erfoud: è un unico blocco litico con centinaia di fossili del Cretaceo...). Diverse capanne, lungo la strada ed all'interno dell'hammada non sono che le botteghe di questi artigiani dei fossili. Andate a visitarle: vi offriranno un buon tè e troverete begli oggetti. (ATTENZIONE: la grande pista di confine che da Taouz conduce a Mahamid è vietata e soggetta al controllo dei militari: per percorrerla occorrono permessi specifici. So che molti la seguono senza questi documenti e che i gendarmi incontrati non hanno mai posto questioni…ma è comunque illegale ed il rischio di sconfinare in Algeria (se sorpresi sono grane!) è elevato. C’è una disputa in corso sull'andamento di queste frontiere e non tira aria tranquilla. Rissani viene descritta dalle guide come un luogo fondamentale, da non perdere... lo l'ho visitata tre volte, e tre volte sono letteralmente fuggito inseguito da stuoli di motorini e biciclette di "guide" di un'insistenza sconcertante. La piazza mercatale è materialmente inavvicinabile a causa di questa abitudine dei locali, abitudine peraltro alimentata dalla massa di turisti dei tour organizzati, il più delle volte facilmente raggirabili e di facile portafoglio,che qui calano a migliaia... Rissani rimane oggi un crocevia importante, nodo stradale che collega la valle dello Ziz a Tinherir, Tazzarine, Ouarzazate o Zagora. E' punto di partenza per la via più breve per scendere all'Erg Chebbi o a Taouz. Totalmente deserto è invece il periplo sterrato che costeggia la periferia sud della città, indicato da un cartello stradale proprio dirimpetto le rovine di Sigilmassa. Ho letto su alcune rinomate guide che questo"circuito" è deludente. Io l'ho trovato interessante: ho incontrato contadini al lavoro, fermandomi a discorrere con loro, ho assistito ai lavori di irrigazione dei giardini, trovato scorci meravigliosi di vita quotidiana intorno ai pozzi ed alle fontane, ho passeggiato indisturbato tra le coltivazioni, ho ammirato i giochi dei bambini nei cortili... 12 km di tranquillità proprio accanto al caos di pullman e 4x4 del centro di Rissani. C'è poi, in questo circuito, l'emozione di Sigilmassa. E' vero che le rovine non sono che poveri ruderi, ma pensare che quei ruderi sono stati una delle città più potenti ed importanti di tutto il Sahara mette impressione. La caduta di prestigio della città, con la fondazione di Tindouf ed il dirottamento dei traffico commerciale verso di essa, ne segnò la condanna e l'abbandono graduale; così come avvenne a Murzuq, in Libia, a Timbouctou in Mali... Ma tra le rovine resta come un profumo di passato luminoso che suscita davvero emozione. Sulla strada per Tinherir si apre la rotabile per Mecissi,Tazzarine, Zagora, asfaltata e poco frequentata. Da questa stessa rotabile si dipartono due piste che scendono direttamente a sud verso Zagora attraverso i Jebel ed il colle Tafilalet. Una più breve parte da Tazzarine ed in 90 km conduce all'ansa del Draa a sud di Zagora. E' una pista scorrevole per i primi 30 km, assolutamente impegnativa nei restanti 60, con passaggi quasi trialistici sul fondo sassoso di ouadi disastrati. Un'altra pista, lunga circa 330 km, parte invece da Mecissi e punta su una serie di villaggi posti nelle valli dei jebel: Fezzou, Oum Jirane,Tissemimoune. Si unisce alla traccia proveniente da Tazzarine poco oltre il passo dei Tiz 'n Tafilalet. Entrambe hanno come punto di arrivo l'oasi di Zagora sul corso dei Draa. In entrambi i percorsi,quasi totalmente infrequentati, è notevole la possibilità di smarrire la giusta via. Numerose tracce conducono ad est, verso l'Algeria, altre riportano all'asfalto in direzione di Alnif e Tazzarine. A sud est dell'abitato di Fezzou numerosi chott di fondo cedevole inducono a compiere un ampio giro che porta sempre più alla deriva verso est, seguendo tracce fievoli che terminano in una depressione sabbiosa di alcuni km quadrati posta a ridosso delle montagne che separano questa regione dal corso inferiore dello Ziz. Nella parte settentrionale del percorso, nei dintorni di Tazzarine, sono segnalate incisioni rupestri. Tutta la zona è ricca di fossili anche se in percentuale nettamente inferiore rispetto alla regione a sud ovest di Erfoud. Nei pressi del villaggio di Tissemimoune dei ragazzi vendevano interessanti reperti fossili e geodi. Numerosi accampamenti di nomadi tra le gole dei Jebel lungo tutto il percorso a sud di Oum Jirane. Ottavo giorno: Mecissi - Zagora (pista) - Tagounite (solo 4x4) (km 290 circa) Zagora è una città priva di interesse, a meno che non si arrivi dalle piste: è infatti un buon posto dove far rifornimento e consumare un buon pasto in uno dei numerosi ristoranti. Vi sono diverse stazioni di servizio, due con autolavaggio (concordate il prezzo prima!). La strada che esce dal paese a nord conduce a Ouarzazate, lungo il Draa, tra palmeti e giardini di incommensurabile bellezza. La rotabile che va a sud est conduce a Mahamid, all'ansa del Draa, in prossimità dei confine algerino. Lungo questa strada si attraversa Tamegroute citato nelle guide per la presenza della sua scuola coranica e per le isolate formazioni dunarie che si trovano a pochi km dall'asfalto; non merita una deviazione. Tra Tamegroute e Mahamid la strada supera un valico sul Jebel Bani che offre una splendida vista sulla valle dei Draa e sulla pianura che conduce a Mahamid e Foum Zguid. Prima di giungere all'abitato di Tegounite un cartello in legno,dipinto in giallo e blu, sulla sinistra, indica il bivio per Kasbha Issfoul, luogo davvero meraviglioso. Il maestro elementare della Kasbha è il proprietario di un alberghetto, il Bivouac Isfoul, splendida oasi tra le dune dorate proprio di fronte all’antica fortezza. L'ingresso alla struttura implica lo scavalcamento di una piccola duna di sabbia cedevole, ma non ci sono problemi. La piscina non è che una vasca di acqua di sorgente, ma in estate merita un tuffo. Gente semplice e davvero gentile. Questo luogo è assolutamente imperdibile!!! Un ragazzo del luogo, Boubker lkhlaff, se vi interessa può farvi da guida sulle piste circostanti,anche fino a Foum Zguid o all'Erg Debaia... Nell'oasi di Oum Lalek, posta a circa 10 km dall'erg Debaia, l'acqua è abbondante. Un ex professore di filosofia nativo di Essaouira vi ha aperto un Bivouac, sempre deserto anche per la poca socialità dell'individuo in questione. Una famiglia di pastori vive nelle vicinanze. L'oasi sorge nelle vicinanze di un marabutto: è un luogo sacro ed è credenza dei locali che porti sfortuna cogliere i datteri per consumarli altrove: consumateli lì, non si sa mai! Circa 60 km a sud dell’oasi si apre la pianura del lago fossile di Iriki, grande specchio d’acqua bacino di raccolta dei torrenti del Bani. Recenti spedizioni archeologiche hanno rilevato un’ingente quantitativo di fossili del cretaceo anche in questa regione ar gillosa. A Tegounite c'è una pompa di carburante, ma è spesso a secco: vista la relativa vicinanza con Zagora conviene fare il pieno di serbatoi e riserve nel capoluogo,onde evitare sorprese. In caso di estrema necessità potete chiedere al Bivouac Issfoul di vendervi della nafta:ne hanno una scorta. Nello splendido paradiso del Bivouac Issfoul (cartello stinto a nord della strada, 5 km prima del paese) è possibile pernottare. Nono giorno: Tagounite - Foum Zguid passando per l'Erg Debaia (solo 4x4) (km 150 circa) A sud-est di Mahamid il Draa si piega a sud con un'ampia ansa. La pista che collega Tagounite a Foum Zguid corre parallela al Draa tra il letto dei oued ed il Jebel Bani ad ovest. Tutta la regione è caratterizzata da terreno duro intercalato a vaste distese cedevoli, residui melmosi ed argillosi. Più ad est le sabbie hanno il sopravvento,sino a degradare nella piatta hammada di Tindouf. Una appendice di erg oltrepassa il Draa e si spinge fin quasi alle pendici del Jebel Bani, prolungamento dell'Erg Occidentale Algerino: si tratta dell'Erg Debaia, chiamato dai berberi Ch Gaga, grande mare di sabbia. Esso non è direttamente visibile dalla pista che conduce a Foum Zguid; all'altezza dell'oasi sopra citata di Oum Lalek, circa 60 km a sud di Maharnid, occorre abbandonare la pista con una deviazione di 90° verso est. Dopo circa 15 km, oltre un colletto tra colline tabulari ed una ripida salita sabbiosa, il mare di sabbia appare di fronte, dominato da alcune dune piramidali che sfiorano i 150 m. A differenza dell'erg Chebbi, questa conca sabbiosa non è delimitata da montagne, ma sembra continuare verso est fino all'orizzonte senza soluzione di continuità. ln realtà l'Erg Debaia è diviso dall'Erg Occidentale Algerino dalla valle del Draa, a qualche decina di km più ad est. Dall'alto dei siouf si possono ben notare stretti gassi raggiungibili in 4x4 solamente dietro attento esame degli itinerari, in quanto mancano vere e proprie valli interdunarie e si vedono numerose formazioni ad anello anche se con creste non eccessivamente elevate. Le dune vere e proprie sono anticipate da una piana sabbiosa piuttosto cedevole (ATTENZIONE: numerose formazioni di terreno più consistente formano scalini perpendicolari alla direzione di avvicinamento all'erg di anche 60 cm di altezza che, se presi a velocità sostenuta, possono provocare seri danni ai ponti!) La sabbia si presenta in tonalità più chiare dell'Erg Chebbi ed i granelli sono di grandezza più consistente. Nomadi accampati a qualche km dalle dune. Foum Zguid a prima vista può apparire assolutamente anonimo è in realtà una bella oasi, posta proprio nella valle di sbocco del fiume Zguid dal Bani verso la piana di Iriki… E’ raggiungibile da Mahamid previo attraversamento di un insidioso chott e di 120 km di pista pessima. Ha un'importanza capitale in quanto è snodo stradale per le maggiori località della regione. Di qui infatti, per asfalto, si raggiunge Ouarzazate e la valle dell'alto Draa oppure, sempre su asfalto ma verso sud, le oasi di Tata ed Akka, lungo il corso del basso Draa; o, ancora oltre, Guelmine e Cap Draa sull'Atlantico. La strada che segue il corso dello Zguid fino a Tazenahkt si snoda attraverso paesaggi da mille ed una notte fatti di arenaria resa un merletto dal vento…. Se volete pernottare in città recatevi al bell’Hotel Iriki, alla periferia sud. La cucina è ottima, l’accoglienza anche. Pulito e con aria condizionata (ottima cosa d’estate: in agosto in questa regione il termometro supera di parecchio i 50 gradi!). Il palmeto è ombroso e molto tranquillo. Decimo giorno: Foum Zguid - Ouarzazate - Ait Ben Haddou (km 150 circa) Giunti nella alta valle del Draa a Zagora, se non vi interessa raggiungere il sud est di Mahamid o il sud di Tata, Akka, Guelmine e Tan Tan, potete fare rotta verso ovest, alla volta di Ouarzazate. Questo grosso centro ampliatosi intorno alla kasbha originaria ai tempi della dominazione francese non presenta grossi spunti di interesse paesaggistico. Consiglio di proseguire verso nord ovest fino all’abitato posto in prossimità del bivio per il villaggio berbero di Ait Ben Haddou (cartello sulla destra provenendo da Zagora. Posto di polizia fisso, pattuglie in motocicletta. Siamo su una delle maggiori arterie di collegamento di tutto il Paese. Il traffico turistico è intenso). Ait Ben Haddou è una splendida kasbha restaurata in parte, posta a circa 15 km a nord della strada Ouarzazate-Marrakech. Domina un'ampia valle ed un piccolo villaggio meta di migliaia di tour organizzati. Nonostante la grande affluenza turistica non vi ho mai trovato venditori insistenti o guide asfissianti; è anzi un luogo tranquillo. Nell'estate '98 hanno aperto un piccolo camping proprio a pochi passi dalla strada principale. Un ampio parcheggio si apre a destra della strada in prossimità di due Hotel posti ai due lati del vicolo d'accesso alla kasbha. (Parcheggiate altrove: qui troverete parcheggiatori di professione che pretenderanno un compenso per custodire l'auto!). La kasbha merita senza dubbio una visita accurata: dalla sommità si gode di un panorama mozzafiato sulla valle e sulle alture verso nord ovest in direzione di Telouet. Alcune famiglie di berberí abitano nelle dimore più basse, vicino ai giardini e non amano essere fotografati. I torrioni della porta meridionale, restaurati in occasione dei film Gesù di Nazareth, hanno parti in carton gesso, ma buona parte della struttura è originale. In alcune case sono state aperte piccole botteghe di oggettistica per turisti. I giardini, situati a sud della fortezza, sono in degrado ma nascondono meravigliosi scorci naturalistici. La parte sommitale della kasbha, la più antica, è totalmente in rovina: attenzione ai massi pericolanti. Undicesimo giorno: Ait Ben Haddou - Telouet (pista solo 4x4) - Marrakech (km 150 circa) La valle che unisce Ait Ben Haddou a Telouet è meravigliosa: un susseguirsi continuo di giardini, kasbhe, piscine naturali, distese di giunchi, boschetti di tameríci, il tutto incassato in gole strapiombanti di arenaria rossa dominate da tozzi rilievi tabulari. Paesaggio selvaggio e splendido. La pista è abbastanza impegnativa ma percorribile con tranquillità in circa tre ore (45 km circa). Telouet è un paese anonimo dominato però da una kasbha imponente, di particolare struttura architettonica: è un complesso fortificato con torri imponenti e con tetti in tegole di colore verde smeraldo: in tempi passati si trattava di una residenza reale (La visita è subordinata alla presenza all'ingresso del guardiano governativo che possiede le chiavi dei cancelli). Dai tetti splendida vista sulla valle che porta al Tiz 'n Tika, verso Marrakech. All'interno splendidi saloni con stucchi e gessi finemente lavorati, soffittature cesellate e pavimenti in marmo bianco.Vale una visita; nonostante l'abbandono in cui versa, la kasbha (che poi kasbha non è!) dà ancora l'idea dei fasti regali che essa conteneva. Il villaggio vecchio, posto a ridosso delle mura del palazzo,è ormai abbandonato ed è luogo di gioco per i bimbi della città nuova distante 1 km. Nella città nuova è possibile pasteggiare in diversi ristorantini, alcuni anche invitanti; negoziettì di alimentari e piccole botteghe sulla piazza principale. Dodicesimo e tredicesimo giorno: Marrakech Ho lasciato per ultima Marrakech. Marrakech l’inghippo, l’attrazione per i turisti, Marrakech la finta, la città dei ricchi sfondati e dei più poveri tra i poveri… ma anche Marrakech incantata, Marrakech che non si può non visitare e, lasciata, non si può dimenticare fino al punto da tornarci e tornarci ancora perchè l’emozione di Djema El Fna non è descrivibile a parole, non è possibile dipingerla o fissarla in una foto. Marrakech è da vivere, da sentire con le mani e con l’olfatto, è da ascoltare nei suoi infiniti rumori, richiami, urla… Marrakech dal traffico da incubo, dalla gente che riempie le strade, Marrakech della Kotubia, simbolo stesso del Marocco e dell’Islam… Marrakech delle vetrine che non sfigurerebbero in San Babila a Milano, nelle grandi vie della città nuova… E poi le mura antiche, le porte, ed all’interno la realtà esplosiva di una cultura ed una società incredibilmente diverse dalle nostre eppure egualmente ricche. Non amo le città. Prediligo i grandi spazi, la solitudine delle sabbie e delle piste, ma non posso non amare Marrakech. Marrakech non è Fes, non è reale, ma proprio questa sua irrealtà la rende unica in tutto il Maghreb. In nessun altro luogo si respira l’aria di Marrakech, in nessun altro luogo potrebbe esistere una piazza come Djema El Fna. Per questo motivo un viaggiatore delle sabbie come me, solitamente in fuga dai grandi agglomerati urbani e dai grandi ammassi di folla, si è tuffato nel caos di quella piazza più volte in più anni, toccando ogni volta una Marrakech diversa, portandomi via sensazioni ogni volta diverse, ogni volta indelebili, ogni volta più forti. Non vi racconto Marrakech: sono migliaia i libri che parlano dei suoi monumenti, delle sue genti, delle sue strade, della sua storia antica e recente. Non ve la racconto perchè, stranamente, Marrakech è per me come la sabbia: non la si può raccontare, ma solo vivere… Quattordicesimo giorno: Marrakech - Essaouira - Casablanca (km 530 circa) Raggiungiamo Essaouria nel primo pomeriggio. Memori delle passate esperienze estive in questa città lasciamo l’auto ben lontana dalle mura del borgo vecchio e ci inoltriamo nella cittadina a piedi. Ci colpisce subito la tranquillità del luogo: giriamo per diverse ore nei vicoli senza subire alcuna pressione da venditori e procacciatori. Passeggiamo indisturbati anche nella zona delle bancarelle dove si arrostisce il pesce. Sulle spiagge invece la ressa,e non è un gioco di parole, oceanica: insieme a Larache, Asilah e Tan Tan Plage questa cittadina è la meta più ambita per le vacanze al mare dei marocchini benestanti. Circa 70 km a nord di Essaouira abbandoniamo la strada principale per imboccare la via costiera, che ci regala panorami fantastici, a sud di Safi. Visitiamo alcuni villaggi di pescatori e pranziamo sulla riva dell’Oceano, completamente isolati…Il panorama dalle spiagge, battute dai venti, è meraviglioso. Qualche decina di km prima di Essaouria scendiamo per una breve pista fino ad un piccolo golfo naturale dove sorge un piccolo villaggio. Le barche sono ancorate nella rada ed un manipolo di uomini stanno sulla risacca intenti ad ordinare le reti. Un istmo di rocce erose dal mare separa le acque tranquille dell’insenatura dalle onde dell’Oceano. Una pace incredibile regna sul villaggio. Quindicesimo giorno: Casablanca - Larache - Tangeri (km 371 circa). Libri consigliati: Robogabr'aoun - La sabbia è in me. Modena, Mucchi, 2001. Ultimo aggiornamento: 01 agosto 2005 ________________________________ www.imondonauti.it > America > Messico > Itinerario 1 Messico Itinerario 1 Messico e Guatemala in 20 giorni di Carlo e Nicoletta Cacciarelli Punto di partenza: Città del Messico Punto di arrivo: Città del Messico Durata: 20 giorni Mezzo di trasporto: Bus locali, aereo, taxi Difficoltà: nessuna Prezzo: €. 1.800 (volo dall'Italia incluso) Il Messico è una terra estremamente varia che necessita sicuramente di più viaggi per poterla apprezzare in pieno in tutte le sue diversità. La suo topografia è la causa principale di questa varietà. Le numerose montagne hanno per secoli mantenuto le popolazioni indigene isolate le une dalle altre. La cultura, la storia, le tradizioni artigianali e culinarie esercitano sul visitatore un fascino inappagabile. Sta a voi scoprirle tra deserti, vulcani, spiagge bianche e rovine antiche. Il mezzo di trasporto più efficacie per viaggiare attraverso il Messico è sicuramente l'autobus. Esistono diverse compagnie private con uffici situati in modernissime stazioni (soprattutto nelle grandi città) che effettuano collegamenti da e per qualsiasi località; i mezzi sono quasi sempre nuovi, le tariffe economiche e variabili a seconda della compagnia e della categoria. L'auto a noleggio rappresenta un valida alternativa, anche se meno economica, in quanto permette di muoversi a piacimento senza dover rispettare alcun orario. Per guidare non è indispensabile la patente internazionale. Si deve ricordare comunque che il Messico è un paese piuttosto esteso e che, di conseguenza, se si vogliono coprire distanze lunghe e non si ha molto tempo a disposizione si rende necessario l'uso dell'aereo. Primo giorno In aereo da Roma a Città del Messico via Toronto e trasferimento in albergo con taxi (€ 8 - circa 30 minuti). E' consigliabile provvedere alla prenotazione direttamente dall'Italia per non perdere tempo prezioso nella ricerca sul posto. Gli alberghi sono concentrati nella zona dello zocalo, la piazza principale di Città del Messico. Pernottamento all' Hotel Monte Real (US$ 50 la doppia con prima colazione- ottimo). Secondo giorno Mexico City Dedichiamo la giornata alla scoperta di Mexico come effettivamente viene chiamata la capitale dai messicani. La mattinata è destinata alla visita del vastissimo Museo di Antropologia che è organizzato veramente bene e che permette di avvicinarsi in maniera costruttiva alla storia del Messico. Il Museo comprende molte sale, ognuna o più di una, dedicate a diversi periodi storici e a diverse etnie ed è pertanto difficile poterlo visitare tutto in sola giornata. Per questo motivo è forse bene concentrarsi sulle sale che riguardano le regioni che si intendono visitare e magari, se si torna a Città del Messico alla fine del viaggio, visitare nuovamente il Museo per comprendere ancora meglio quello che si è visto. Nel pomeriggio si prosegue la visita nella Plaza de la Constitution, il centro storico di Mexico, più comunemente nota come zocalo. Attorno alla piazza sono radunati gli edifici pubblici principali di Città del Messico: il Palacio Nacional è sede degli uffici del presidente del Messico ed è decorato con alcuni murales di Rivera, la Catedral Metropolitana sul lato nord in stile barocco, il Palazzo della Suprema Corte di Giustizia con quattro grandi murales di Orozco. Adiacente allo zocalo si trovano le rovine di quello che era considerato il Templo Mayor della Tenochtitlan azteca. A circa un chilometro c'è la zona dell'Alameda con il più grande parco cittadino, il Palacio de Bellas Artes, la Casa de Azulejos, il Palacio de Iturbide. Proseguendo ancora verso ovest si giunge a Placa de La Repubblica dove si può ammirare il Monumento a la Revolucion. Scendendo a ancora sud-ovest, attraverso il Paseo de La Riforma, grossa arteria stradale, si arriva alla Zona Rosa, la parte moderna e 'zona bene' di Mexico dove si trovano la maggior parte degli uffici e dei grattacieli. San Angel (chiedere a Corrado se è quel quartiere carino che aveva visto). Nonostante sia una gigantesca metropoli, grazie ai peseros, piccoli autobus che innumerevoli percorrono la città, e all'efficiente metropolitana, spostarsi da un punto all'altro di Mexico non rappresenta assolutamente un problema. A sera cena al ristorante Sanborn (€ 6 a persona - sufficiente) situato dentro la bella Casa de Azulejos. Terzo giorno Mexico City - Teotihuacan - Tula Questa giornata è dedicata alla visita di due importanti siti archeologici nei dintorni di Città del Messico. Dalla stazione nord (Terminal Norte ) si prende un autobus che in circa 50 minuti (€ 3 A/R) porta a Teotihuacan la più grande città del Messico antico. Il sito è da non perdere e percorrendo il lungo (quasi due chilometri) Viale del Morti incontriamo le famose e imponenti Piramide del Sole, terza piramide del mondo, e Piramide della Luna. Da ricordare anche il Templo de Quetzalcoatl, il Palacio del Quetzalpapalotl, il Palacio de los Jaguares. Nel primo pomeriggio, dopo essere tornati a Mexico, sempre dal Terminal Norte un altro autobus ci conduce, in circa un'ora e 20 minuti (€ 5 A/R), a Tula, la capitale dell'antica civiltà tolteca. Al ritorno interessante visita alla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe luogo di pellegrinaggio e di preghiera dove si raccolgono ogni giorno migliaia di fedeli per venerare l'immagine della Vergine. Si possono vedere molti di essi percorrere in ginocchio l'ultimo tratto che conduce alla Basilica. Quarto giorno Oxaca Alla mattina partenza in autobus di linea per Oaxaca (5,5 h € 17). All'arrivo sistemazione all'Hotel Principal (€ 22 circa per la doppia - buono) e poi con autobus locale (€ 7.5) ci dirigiamo a Monte Alban (20 m. circa di tragitto) l'antica capitale Zapoteca. Il sito, posto su un'altura che domina le valli sottostanti, è costituito da un'enorme piazza contornata da numerosi edifici e piramidi, ed è di sicuro fascino ed interesse. Al ritorno esplorazione della città che è veramente una città messicana caratteristica con le case basse e coloratissime ed uno zocalo che alla sera si riempie di gente seduta ai tavoli dei bar e ristoranti ad ascoltare le tante orchestrine mariachi. Cena al ristorante El Meson (€ 4; buono). Quinto giorno Oxaca - Tuxtla Gutierrez Mattina ancora dedicata alla visita di Oaxaca e poi nel pomeriggio in aereo (1h circa € 95) ci spostiamo a Tuxtla Gutierrez che prendiamo come base per l'escursione al Canyon del Sumindero. La città è moderna e non offre nulla di particolarmente interessante. Alloggio presso Hotel Esponda (€ 15 la doppia - pessimo) e cena in uno delle churrascherie sotto i portici della piazza principale (€ 5 - buono). Sesto giorno Chiapa de Corzo - Palenque La mattina in autobus (0,5h € 1) ci si dirige verso Chiapa de Corzo il piccolo paese da dove, con delle lance a motore, si percorre l'imponente e suggestivo Canyon del Sumindero lungo circa 35 chilometri con pareti di roccia alte fino a 1200 metri. Il tragitto di andata e ritorno dura due ore e costa circa € 6. Al termine del tour si fa ritorno a Tuxtla Gutierrez da dove con autobus di linea ci si trasferisce a Palenque (6,5 h € 8.5) nel Chiapas dove si arriva a sera inoltrata. Alloggio presso l'Hotel Palenque (€ 19 - appena sufficiente). Settimo giorno Cascate di Agua Azul Giornata dedicata visitando le cascate di Misol-ha e Agua Azul. Le prime si trovano a circa 20 km. da Palenque e non sono di particolare interesse mentre le seconde sono a circa 50 km. Agua Azul è certamente più interessante, vi sono numerose cascate di acqua color turchese che si tuffano una dentro l'altra. Inoltre il posto è frequentato dagli stessi messicani per trascorrervi dei pic-nic. Ci si può fare anche il bagno facendo attenzione alla corrente. Numerosi mini bus da Palenque effettuano entrambe le soste. Si può poi trascorrere il resto della giornata facendo magari un primo giro al sito archeologico di Palenque. Cena al ristorante Mundo Maya (€ 6 - buono). Ottavo giorno Palenque - San Cristobal de las Casas La mattina viene dedicata completamente alla visita del magnifico sito archeologico di Palenque (entrata € 7.5 circa, gratis la domenica-apertura 08.00-17.00 ). Sono solo una minoranza le costruzioni riportate alla luce dagli scavi rispetto a quelle esistenti all'epoca di maggior splendore di Palenque, le altre infatti sono state inghiotti dalla vegetazione fittissima. Tra gli edifici più importanti ricordiamo il grande Tempio delle Iscrizioni con i suoi 69 gradini e la misteriosa tomba del re Pakal all'interno, il Palazzo, il Tempio del Giaguaro, il gruppo della Croce. Salite sulla cima dei vari templi e godetevi la vista di questi edifici armoniosi ed equilibrati nella loro architettura. In giornata il viaggio prosegue in autobus verso San Cristobal de las Casas (5h € 4.5). Nel pomeriggio giro per la città dall'atmosfera tranquilla e coloniale con case basse e coloratissime. Alloggio presso l'Hotel D'Monica (€ 22 doppia - buono), cena e musica alla Posada Maragarita (€ 9 - ottimo). Nono giorno San Juan Chamula e Zincatan Mezza giornata dedicata all'escursione nei villaggi indios circostanti San Cristobal in particolare San Juan Chamula e Zinacantan. Per la suddetta visita si può contattare l'ufficio del turismo sulla piazza principale oppure contattare la signora Mercedes che ogni mattina, sempre sulla piazza, organizza piccoli gruppi. La signora Mercedes è una guida molto particolare, riconoscibile per il suo coloratissimo ombrello ed essendo indigena vi racconterà molte storie interessanti sul Messico e gli indios. Troverete particolarmente interessante la visita alla chiesa di San Juan Chamula dove si svolgono rituali che sono un misto di antiche credenze maya e rituali cattolici. Nel tardo pomeriggio ritorno a San Cristobal e cena al ristorante Dormita (€ 6 - buono). Decimo giorno Guatemala Giornata di trasferimento in Guatemala. In bus e taxi collettivo (6h - € 15) fino al confine con il Guatemala, disbrigo delle formalità, e poi ancora con bus e peseros (6h - € 13) fino a Chichicastenango. Alloggio presso la Posada Conchita (€ 7.5 - discreto) e cena presso il ristorante Las Brasas (€ 7 - buono). Undicesimo giorno Chichicastenago - Panajachel Prima parte della giornata dedicata alla vista del famoso mercato di Chichicastenango che si svolge il giovedì e la domenica. Fin dalle prime luci dell'alba indios da tutti i villaggi vicini arrivano carichi di merci per sistemarle chi, più fortunato sulle bancarelle, chi direttamente sul selciato delle stradine del paese. Il mercato si anima sempre più man mano che passano le ore estendendosi per tutto il paese ed è uno sfavillante tourbillon di colori dove comprare diventa quasi un obbligo. Di particolare interesse a Chichicastenango sono anche la chiesa di San Tomas, dall'atmosfera molto suggestiva, proprio nella piazza principale, il cimitero dalle tombe coloratissime e la stele di Pascual situata su una collinetta dove, intorno ad una pietra nera, gli indios svolgono riti propiziatori. Nel primo pomeriggio trasferimento in bus (2h - € 3) a Panajachel sul lago Atitlan. Questo incantevole lago è contornato da tre superbi vulcani spenti e sulle sue rive si trovano alcuni interessanti villaggi raggiungibili da Panajachel con traghetti o lance a motore. Visitiamo Santiago Atitlan caratteristico per i costumi dei suoi abitanti (Maya Tzutuhil) e per la presenza del Maximom una divinità locale probabilmente un misto di antichi dei Maya. Alloggio presso Maya Kenek (€ 6.5 - scarso) e cena da El Bambu (€ 7 - discreto). Dodicesimo giorno Lago Atitlan La mattina è ancora dedicata al lago Atitlan. Ci dirigiamo infatti al villaggio di San Pedro, sempre sulle sponde del lago, dove è possibile affittare dei cavalli e percorrere dei sentieri in mezzo a piantagioni di caffè intorno ad uno dei tre vulcani. Con un minubus (3,5h - € 8.5) nel pomeriggio ci trasferiamo ad Antigua. Primo contatto con la città, sbrigativa cena al Macondo Pub e alloggio all'Hotel Santa Catalina (€ 11.50 - buono). Tredicesimo giorno Antigua L'intera giornata è dedicata alla visita di Antigua una delle più antiche e belle città delle Americhe e attualmente patrimonio dell'UNESCO. La città mantiene tuttora il suo carattere coloniale e spagnoleggiante ed numerosi sono i palazzi, le chiese ed i conventi da visitare; ricordiamo soprattutto il convento di Santa Clara, la chiesa di San Francesco e lo stupendo edificio dell'Università. La sera la città si vivacizza molto con l'arrivo da Guatemala City dei giovani benestanti che riempiono i numerosi bar e ristoranti di Antigua. Cena al Freida (€ 8.5). Quattordicesimo giorno Guatemala City La giornata inizia prestissimo con trasferimento a Guatemala City e volo per Tikal ( 3h.) dove arriviamo già alle 08.30 circa. Sistemazione presso il Jungle Lodge direttamente dentro il parco di Tikal. Alle 09.00 circa visita guidata all'interno del parco che si estende per circa 520 Kmq mentre la zona archeologica è di circa 16 Kmq. Oltre la straordinaria bellezza ed imponenza delle piramidi e dei vari edifici si possono ammirare anche meravigliosi animali, soprattutto uccelli, come il tucano, il pavone, l'uccello del paradiso e piante maestose. Ritorno per il pranzo presso il lodge, riposo di un paio d'ore per evitare il caldo pesantissimo e poi nel pomeriggio di nuovo un giro nel sito archeologico da terminare salendo sulla piramide chiamata "mundo escondido" per ammirare l'immensità della foresta circostante e il tramonto. Rientro al lodge, cena e pernottamento (l'intero pacchetto acquistato ad Antigua - circa € 120 comprensivo di trasferimenti, volo, 1 notte con pensione completa, visita guidata al sito). Quindicesimo giorno Uaxactun - Flores Levataccia per salire sul tempio IV a vedere l'alba. Ritorno al lodge verso le 8.00 per la colazione e partenza alle 9.00 per il vicino (25 km.) sito di Uaxactun da raggiungere con fuoristrada attraverso la foresta. Il sito è abbastanza interessante anche se molti dei suoi edifici sono ancora sommersi dalle radici degli alberi. L'escursione risulta però comunque interessante perché nelle immediate vicinanze sorge un villaggio, peraltro poverissimo, che custodisce in una semplice baracchetta, definita museo, senza alcun tipo di protezione o antifurti, alcuni stupendi reperti trovati durante gli scavi. Ritorno al Jungle Lodge e partenza per Flores, gradevole cittadina sulle sponde del lago PetenItza. Cena e pernottamento all'Hotele Peten (€ 20 - discreto). Sedicesimo giorno Flores - Cancun In attesa del volo che, nel primo pomeriggio, da Flores ci porterà a Cancun, approfittiamo per fare un'escursione in barca sul lago PetenItza accompagnati da un simpatico anziano barcaiolo. Ore 13.30 volo per Cancan (1,5 h - € 110) poi trasferimento in autobus a Playa del Carmen (1 h - € 3.5). Cena al ristorante Costa del Mar (€ 11 - buono) e pernottamento presso il Casablanca (€ 30 la doppia - discreto). Diciassettesimo giorno Non soddisfatti della sistemazione del giorno precedente ci trasferiamo all'Hotel Shangri, più isolato e confortevole, per terminare da signori la vacanza. Giornata di relax dedicata ai bagni e al sole. Cena e pernottamento (€ 100 pensione completa per due). Diciottesimo giorno Giornata di relax dedicata ai bagni e al sole. Cena e pernottamento. Dicionnovesimo giorno Trasferimento a Cancan in bus, volo per Mexico, volo per Roma. Consigli vari Se possibile evitate di fermarvi a dormire a Tuxtla Gutierrez cercando di organizzarvi per veder comunque il Canyon del Sumindero in altro modo (magari da San Cristobal). A Palenque, piuttosto che vedere le cascate cercate di andare a vedere Bonampak e Yaxchilan, due siti vicini tra di loro completamente immersi nella foresta. Anche la sosta a Flores può essere evitata ma dipende dalle coincidenze tra i voli. Le eventuali giornate guadagnate possono essere trascorse al mare oppure organizzarsi per vedere altri siti dello Yucatan come Chichen Itza o Uxmal, sebbene forse sarebbe meglio dedicare un altro viaggio proprio allo Yucatan. Alcuni indirizzi utili... Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2005 ____________________________ www.imondonauti.it > Europa > Portogallo > Itinerario 1 Portogallo Itinerario 1 Alla scoperta del Portogallo del Nord Testo e foto di Cristiano Zambon Punto di partenza e arrivo: Porto Lunghezza: 250 km circa Durata: 6 gg. Mezzo di trasporto: auto Difficoltà: nessuna Prezzo: € 260 circa Primo - terzo giorno: Porto Porto, seconda città del Portogallo, si estende sulle rive del fiume Douro ove questi sfocia nell’Oceano Atlantico. è certamente questo fiume alla base dele fortune della città, sin da quando le barche cariche di vino e merci provenienti dalle aziende vinicole (“quintas”) dell’alto Douro, approdavano sulle banchine del porto di Vila Nova de Gaia. Oggi la città, fiorente centro commerciale ed industriale, è in rapida espansione soprattutto nella zona del porto che si affaccia sull’Oceano Atlantico, ma mantiene ancora abbastanza intatto il centro storico che è abbarbicato sulla collina Penaventosa intono alla cattedrale. Un buon periodo per visitare Porto è sicuramente il mese di giugno sia per il clima, che nonostante temperature medie intorno ai 25-30°C risulta mitigato da una leggera brezza proveniente dal vicino Oceano, sia perché tra il 18 e il 24 del mese si festeggia Sao Joao do Porto (24). Tre giorni per la visita paiono un periodo sufficiente per la conoscenza dei principali monumenti e dei quartieri più caratteristici della città. Un giorno potrebbe essere dedicato alla visita dei quartieri della cattedrale, del centro e della Cordoaria. Tra i monumenti più significativi ricordiamo la Sé (cattedrale), imponente chiesa fortezza costruita tra il XVII° e XVIII° sec., con i suoi splendidi chostri; la chiesa rinascimentale di Santa Clara; la stazione ferroviaria centrale di Sao Bento, con un interno rivestito di azuleios; la torre e chiesa dos Clerigos. Un altro giorno si potrebbe dedicare alla visita dei quartieri sul fiume: Ribeira e Vila Nova de Gaia. Il primo è un caratteristico quartiere con tipiche stradine affollate da cui poi, attraverso il ponte de Dom Luis I (progettato da un assistente di Gustave Eiffel ed aperto nel 1886), si giunge a Vila Nova de Gaia. Qui ancora oggi è concentrato il centro di produzione del famoso vino porto, che viene tagliato e invecchiato nelle 50 case o armazéns, le quali organizzano visite gudate alle proprie cantine (gli orari sono variabili: 8.30-12.30 e 15.30-18.30; in alcune si paga un biglietto di ingresso, ad es. Porto Sandeman £5000, in altre invece la visita è gratuita, ad es. Porto Calem; in tutte è comunque previsto un assaggio di porto al termine dell visita). Dal porto di Vila Nova de Gaia è poi possibile effettuare una crociera sul fiume Douro a bordo di una tipica imbarcazione locale in legno alla scoperta dei caratteristici ponti sul fiume fino alla sua foce nell’Oceano (durata circa 50 min. – costo £10000, una di queste dà diritto con il biglietto della crociera all’ingresso omaggio alle cave Sandeman – verificare quale sulla locandina esposta sulla riva). Un altro giorno dopo aver visitato Sao Francisco, con il suo fastoso interno settecentesco (vis. a pagamento: biglietto unico anche per le catacombe ed il tesoro del monastero), si può prendere l’ultimo caratteristico trenino eletrico ancora rimasto, che parte proprio ai piedi della scalinta del monastero, che ci porta sino alle spiaggie di Mathosinos e al porto commerciale facendo poi ritorno percorrendo una splendida passeggiata lungomare. Per quanto riguarda l’alloggio le possibilità sono numerose; una buona soluzione potrebbe essere il Grand Hotel do Porto (prezzi medi) per la sua posizione nella pedonale Rua de Santa Catarina. Quarto giorno: Porto- Viana do Castelo-Parque Nacional de Peneda-Geres (122 km) Il Tajo di Ronda Porto, imbarcazioni sul fiume Douro e sullo sfondo il Ponte de Dom Luis Da Porto percorrendo la litoranea statale N13 si giunge a Viana do Castelo (75 Km.) situata all’estuario del fiume Lima (per l’auto consigliamo di parcheggiare in un dei numerosi parcheggi custoditi lungo gli argini del fiume). Da non perdere l’Igreja Matriz, chiesa-fortezza del XV° sec., e dopo una passeggiata per le caratteristiche vie del centro storico, Praca da Republica. Da qui dirigendoci verso il Museu Municipal, ci si può fermare a mangiare al Ristorante Laranjera, ottima cucina di pesce fresco e a buon prezzo. Lasciata Viana per la N202 lungo il fiume Lima attraversiamo Ponte do Lima ed il suo caratteristico ponte romano, dirigendoci poi per la N203 a Ponte da Barca, dove è un grazioso ponte del XV sec. costruito in sostituzine del traghetto che un tempo trasportava i pellegrini oltre il fiume Lima, per arrivare infine con la N101 ad Arcos de Valdevez (Km. 46), dove merita una visita la chiesa di Nossa Senhora da Lap, gioiello barocco costruita nel 1767. All’ufficio del Turismo di Arcos è possibile richiedere informazioni sui percorsi e i sentieri da percorrere per gli amanti delle escursioni, nonché informazioni sulle possibilità di pernottamento con prima colazione presso case private nei tipici paesini del Parque Nacional de Peneda-Geres. Per chi preferisse proseguire il tour in auto consigliamo di non perdere una puntatina a Lindoso o a Soajos dove si possono vedere i famosi espigueiros (strutture architettoniche in granito simili a tombe ma in realtà granai), oppure al santuario di Nossa Senhora da Pereda, copia del Bom Jesus. Per mangiare potete fermarvi in uno dei veri locali tipici dove potrete assaggiare la specialità del posto: il maialino da latte cotto allo spiedo). Quinto giorno: Parque Nacional de Peneda-Geres – Bom Jesus do Monte (circa 45 km) Dopo aver trascorso la giornata al Parque, dove non sarà difficile rilassarsi tra splendide colline e paesaggi incantevoli, partiamo alla volta di Bom Jesus do Monte, splendido santuario situato su una collina boscosa a 7 Km. da Braga. Con l’auto si può arrivare sino alla sommità della collina e dopo aver visitato la chiesa ed esserci soffermati ad ammirare il magnifico panorama che si apre davanti ai nostri occhi, scendere la scenografica Escadaria (scalinata a rampe incrociate) soffermandoci ad osservare le 14 cappelle raffiguranti gli episodi del cammino di Cristo verso la crocefissione, sistemata ai lati di questa ripida via Crucis. Arrivati ai piedi di questa scalinata possiamo ritornare alla sommità con l’Elevador (funicolare) che risale alla fine del ‘800 e che ci riporta in circa 3 min. in cima alla collina. Una volta qui vi consigliamo di pernottare all’Hotel do Elevador, che si trova proprio accanto alla stazione di arrivo della funicolare (prezzi medi), chiedendo una delle numerose stanze con vista su Braga, da cui godrete di un imperdibile panorama sia diurno che notturno. Sesto giorno: Bom Jesus do Monte-Braga-Guimaraes-Porto (80 Km) In meno di 10 min. seguendo la statale N103 si raggiunge Braga, il cui centro storico si concentra intorno a Praca da Republica. Percorrendo Rua do Souto incontriamo dapprima il Paco dos Arcebispos e il vicino Jardim de Santa Barbara e quindi la Sé Catedral. Dopo un giro per il centro storico di Braga possiamo ripartire alla volta di Guimaraes seguendo la statale N101. Per chi desiderasse fare una deviazione consigliamo, giunti all’altezza di Caldas das Taipas, di svoltare a sin. sulla N310 per circa 7 Km. fino a Citania de Briteiros (visita a pagamento) uno degli scavi più impressionanti del Portogallo che ha portato alla luce un esteso insediamento delle popolazioni celto-iberiche risalente al VI sec. a.C. Quindi ritornati sui nostri passi e ripresa la statale N101 raggiungiamo Guimaraes. La cittadina considerata la “culla della Nazione” e scelta come capitale dal re Alfonso Henrique nel 1139, merita una visita per il suo centro storico medioevale candidato come Patrimonio culturale dell’Umanità. Il suo castello è raffigurato sul blasone del Portogallo. Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2005 __________________________________________ www.imondonauti.it > Europa > Romania > Itinerario 1 Romania Itinerario 1 Alla scoperta dei monasteri della Bucovina in 3 gg. Testo e foto di Flavia Daneo Punto di partenza e arrivo: Suceava Lunghezza: 366 km circa Durata: 3 gg. Mezzo di trasporto: Automobile Difficoltà: nessuna Prezzo: 250-300 euro La Bucovina è una regione situata nel nord della Romania (Moldavia) il cui nome, risalente al 1774, significa "paese coperto da foreste di faggi". Famosa per i suoi bellissimi paesaggi, la Bucovina lo ancor più per i suoi monasteri affrescati costruiti nei secc. XV-XVI sotto i principi moldavi Stefano il Grande e suo figlio Petru Rares. Attualmente i monasteri della Bucovina sono posti sotto la protezione dell'Unesco come patrimonio dell'umanità. Primo giorno: Suceava - Dragormina - Patrauti - Arbore - Radauti (60 km circa) Chiesa dela Santa Croce a Patrauti Chiesa dela Santa Croce a Patrauti Da Suceava, percorrendo il bul. Ipatescu in direzione nord, si imbocca la DN 29A-E 85, direzione Siret per arrivare in breve (km 12) al monastero femminile di Dragomirna la cui alta chiesa si può considerare il prototipo delle chiese moldave. Splendida la cupola e interessante l'iconostasi del sec. XVII. (Si può pernottare al monastero al costo di circa 300.000 lei per la doppia; il monastero è aperto in estate dalle 8 alle 21 nei giorni festivi, dalle 9 alle 21 nei giorni feriali; l’ingresso costa 40.000 lei). Proseguendo lungo la medesima strada, a 5 km dal bivio si imbocca la strada per Patrauti che si raggiunge dopo 18 km. Il villaggio di Patrauti è famoso per la chiesa della S. Croce che conserva un ciclo di preziosi affreschi che segna il passaggio dai modelli bizantini a quelli più tipici della pittura moldava con personaggi ed elementi tratti dalla realtà storica coeva (la chiesa è aperta solo durante le funzioni ma potete chiedere le chiavi al gentile sacrestano che vi farà anche da guida). Si prosegue per Arbore ( km 16; deviazione sulla sinistra 2 K) dove si trova una delle cinque chiese della Bucovina che conserva i muri esterni affrescati. Costruita tra il 2 di aprile e il 29 agosto 1503 da Luca Arbore, generale di Stefano il Grande, è famosa per i suoi affreschi sia interni che esterni che sono caratterizzati da colori intensi e luminosi tra cui spicca un bel colore verde usato in ben cinque tonalità (l’ingresso costa 50.000 lei a persona). Si ripercorre in senso contrario la breve deviazione per immettersi nella 2 H (km 7) che porta a Radauti dove si può pernottare (Azur Hotel, Calea Cernauti 29, tel. 30-464718). A Radauti, posta ai piedi dei Carpazi orientali, si può visitare la chiesa di Sfintul Nicolae, la più antica della zona, e l’interessante Museo etnografico. Secondo giorno: Putna - Sucevita - Moldovita (120 km circa) Affreschi della chiesa di Arbore Affreschi della chiesa di Arbore Da Radauti si imbocca verso nord-ovest la strada secondaria DN 17 A che conduce al monastero di Putna (km 22), il più venerato dei monasteri moldavi, la cui chiesa conserva la tomba del voivoda Stefano il Grande. Eretto tra il 1466 e il 1469, il monastero deve la sua esistenza alla tradizione che voleva che i principi regnanti dovessero costruire monasteri, chiese e fortezze dopo la loro ascesa al trono. Sembra che la chiesa fosse inizialmente dipinta ma, sfortunatamente, non si è conservato alcun affresco (ingresso gratuito, se si vuol fotografare 60.000 lei). Poco lontano dal monastero, su una collina, c’è una curiosa roccia scavata con una porta e una finestra, che si ritiene sia il luogo dove visse Daniele l’eremita. Si ripercorre in senso contrario la strada dell’andata per reimmettersi nella DN 17 A (direzione sud-ovest); dopo 37 km si giunge in vista di una graziosa vallata verde dove sorge il monastero di Sucevita (entrata 60.000 lei se si vuole fotografare), il più grande dei monasteri dipinti della Bucovina, cinto da poderose mura con torri di guardia ai quattro angoli. Tra gli splendidi affreschi della chiesa, tutti molto ben conservati, primeggia quello con la rappresentazione della Scala delle Virtù. Il carattere narrativo dei dipinti, con scene tratte dalla vita moldava del XVI sec., viene esaltato dai colori, rosso porpora e blu contro il verde smeraldo del fondo. Si riprende la DN 17 A per arrivare a Vatra Moldovitei e, deviando a destra,al monastero di Moldovita (36 km circa; entrata 20.000 lei). Come quello di Sucevita, il monastero di Moldovita ha l’aspetto di una fortezza essendo circondato da alte mura e da imponenti torri. L’affresco più interessante è l’Assedio di Costantinopoli sulla facciata sud, che ricorda i combattimenti dei romeni contro gli invasori turchi. Nell’antico refettorio è ospitato il Museo che conserva il bellissimo trono di Petru Rares. Si può pernottare poco oltre (50 km circa) a Campulung Moldovenesc (Dersicom Hotel, Calea Bucovinei 141 A oppure Zimbrul Hotel, Calea Bucovinei 1-3, tel.30-312441) oppure vicino a Sucevita (Popas Turistic Bucovina, tel. 30-465389, 94600123, doppia circa 30 USD). Terzo giorno: Campulung Moldovenesc - Voronet - Humor (125 km circa) Monastero di Voronet Il monastero di Voronet Si ripercorre la DN 17 A in senso opposto e si prosegue verso est per imboccare poco dopo l'abitato di Vama la DN 17-E 571: si giunge così, dopo una breve deviazione, alla chiesa dello scomparso monastero di Voronet (km 60; 40.000 lei, 60.000 lei se si vuole fotografare) detta “la Cappella Sistina d’Oriente” in quanto i suoi affreschi rappresentano uno dei vertici dell’arte europea. Monumentale è il famoso Giudizio Finale sulla facciata del nartece, grandioso l'Albero di Jesse sulla parete meridionale della chiesa mentre gli affreschi interni del naos sono tra i più belli dell’arte ortodossa. Da notare il colore azzurro che ovunque risalta: si tratta del celeberrimo “azzurro di Voronet” famoso, nel lessico artistico, al pari del rosso Tiziano e del verde Veronese. Imboccata la DN 17, dopo appena 12 km si giunge al piccolo monastero di Humor situato in una valle poco oltre la cittadina di Gura Humorolui (6 km). Quella del monastero di Humor fu tra le prime chiese ad essere dipinte e purtroppo alcuni affreschi risultano attualmente rovinati e di difficile lettura. Complessivamente gli affreschi esterni sono di impronta monumentale e di altissimo livello tanto da essere annoverati tra i capolavori pittorici del tempo di Stefano il Grande (si paga solo il parcheggio, 15.000 lei + 60.000 lei se si vuole fotografare). Percorsi circa 50 km si fa ritorno a Suceava (si può pernottare a Suceava città, all’Hotel Classic, bd. Universitad, circa 55 $ la doppia con buon rapporto qualità/prezzo; se si vuole spendere meno si può pernottare all’Hotel Bucovina, Str. Ana Ipatescu 5, tel. 30-217048, circa 600.000 lei a notte per la doppia che, a parità di squallore, costa se non altro la metà di quella dell’Hotel Arcasul). Il nostro consiglio è di fermarsi invece a Vama per tutto il periodo (E 576, circa 15 km da Voronet), dove si può pernottare a casa Lucretia, str. Ion Luca Caragiale 18, tel. 230-239456 (www.casa-lucretia.ro) dove è possibile anche gustare un’ottima cena a prezzi più che accessibili. Se non trovate posto a casa Lucretia potete rivolgervi a Lucutar Ioan, Vama, tel. 230-239439, una fattoria che si trova poco oltre la ferrovia, alla destra del ponte, che dispone di doppie pulitissime a 20 euro per notte + ricca colazione. Ringraziamo per segnalazioni e aggiornamenti alla guida: Rossella Granziero e Anton Dobre (aggiornamento prezzi itinerario) Ultimo aggiornamento: 15 agosto 2005 :::::::::::::::::: www.imondonauti.it > Europa > Romania > Itinerario 2 Romania Itinerario 2 Nel Maramures romeno: un mondo fuori dal tempo Testo e foto di Flavia Daneo Punto di partenza: Sighetu Marmatei Punto di arrivo: Baia Mare Lunghezza: 140-150 km circa Durata: 2-3 gg. Mezzo di trasporto: Automobile Difficoltà: nessuna Prezzo: 51,65 euro circa Situata all'estremo nord-ovest della Romania tra le scure foreste dei Carpazi, la regione del Maramures conserva intatte tradizioni millenarie in un ambiente bucolico e silente dove i contadini lavorano ancora con strumenti antichi altrove scomparsi. Abitata dai discendenti dei Daci che tanto filo da torcere diedero all’esercito romano, è una terra famosa per le feste popolari, per gli splendidi costumi ancor oggi indossati dalle donne, per la suggestiva architettura "spontanea" in legno dei portici delle case e delle chiese dai tetti aguzzi dichiarate monumento nazionale dal governo romeno. Primo giorno: Sighetu Marmatei - Sapinta - Barsana - Vadu Izei (50 km circa) Da Sighetu Marmatiei, imboccando la DN 19 che corre quasi al confine con l’Ucraina, si giunge dopo circa 15 km a Sapinta, famosa per il suo "cimitero allegro", unico al mondo. Patras, un artista locale, si è sbizzarrito a ornare le croci tombali dei suoi compaesani con coloratissimi intagli in legno che illustrano virtù e difetti del defunto. Il tutto in un rutilante mondo popolaresco che raggiunge lo straordinario effetto di rendere "gaia" anche la morte. Si ripercorre in direzione opposta la DN 19 e, oltrepassata Sighetu Marmatei e Vadu Izei si giunge, dopo 18 km, al complesso monastico di Barsana, di recente costruzione ma che prosegue con grande attenzione e cura la tradizionale arte delle costruzioni in legno tipiche della regione. Consigliamo di fare tappa, durante tutto il soggiorno, in una delle numerose stanze messe a disposizione degli ospiti dalla gente del posto. Potete pernottare da Teleptean Mihai (Vadu Izei, tel. 62-330341, che per 250.000 lei la doppia a notte consente di soggiornare in una caratteristica casa tradizionale. Potete anche cenare alla ridicola cifra di 60.000 lei a persona). Se invece preferite pernottare a Sighetu Marmatei potete andare al bel Motel Restaurant Perla Sigheteana (65/a Avram Iancu St., tel. 62-310613, www.sighetumarmatiei.alphanet.ro) oppure all’agriturismo Pensione Bella (Str. Sugan 75, tel. 62-330602, al costo di 24 $ la doppia + colazione). Secondo giorno: Vadu Izei - Berbesti - Budesti - Feresti - Surdesti - Baia Sprie - Vadu Izei (110 km circa) Da Vadu Izei imboccate la strada per Berbesti e, sulla sinistra, il bivio che conduce a Budesti, Cavnic, Surdesti e Baia Sprie per poi risalire attraverso Pasul Gutii a Vadu Izei. Qui, lungo la strada, a distanze che variano tra i 6 e i 15 km l’uno dall’altro, si rincorrono numerosi villaggi tradizionali (Budesti, Feresti, Sirbi) dalle bellissime case in legno scolpito e dalle splendide chiese. Il nostro consiglio è di lasciare l’auto all’entrata del villaggio e di girovagare tra le stradine in terra battuta alla ricerca di scorci pittoreschi e scene di vita rurale che in Italia non sono quasi più visibili. Da non perdere la splendida chiesa di Surdesti il cui campanile in legno, il più alto della valle e del mondo, svetta in una valletta nascosta tra gli alberi. Fatevi aprire la chiesa dalla signora che abita accanto: l’interno è assolutamente da vedere, magari in occasione della festa di San Giovanni (24 giugno) quando il paese si anima degli echi di una grande festa popolare. Note: L'Itinerario è percorribile anche in senso contrario (da Baia Mare a Sighetu Marmatei) nel qual caso è poi possibile unirvi l'Itinerario per i monasteri dipinti della Bucovina. Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2005 :::::::::::::::::::: www.imondonauti.it > Europa > Romania > Itinerario 3 Romania Itinerario 3 Tra i boschi della Transilvania e i ricordi del sanguinario Vlad Tapes Testo di Flavia Daneo Foto di Giampietro Mei Punto di partenza e di arrivo: Bucarest Lunghezza: 680 km circa Durata: 3 gg. Mezzo di trasporto: Automobile Difficoltà: nessuna Prezzo: 154,94-180,76 euro circa Primo giorno: Bucarest - Sinaia - Brasov (170 km circa) Da Bucarest si imbocca la E60 che porta, dopo circa 130 km a Sinaia, una specie di Cortina dei Carpazi, frequentatissima località montana della Romania. In estate il numero dei turisti e dei villeggianti è davvero eccessivo e pertanto consigliamo di fare solamente una sosta per vedere il Castello Peles, fiabesco castello in stile eclettico costruito alla fine dell’Ottocento. Circondato da sette giardini a terrazza, colpisce per la selva di logge e loggette, torri e torricelle, pinnacoli e guglie. Da Sinaia si prosegue (E60; 40 km circa) per Brasov che merita senz’altro una visita. Nella piazza centrale si eleva, solitaria, la Casa Sfatului, del XV sec., mentre la mole gigantesca che si intravvede su un lato è quella della Biserica Neagra o Chiesa Nera, principale edificio gotico e chiesa più grande della Romania (sec. XIV). Interessanti anche la più piccola chiesa di San Nicola (Sfintul Nicolae) in stile valacco, e le antiche fortificazioni della città, con torri e bastioni. A Brasov conviene pernottare; se il caldo si fa sentire conviene percorrere i 12 km che separano Brasov da Poiana Brasov, località di villeggiatura tra le più rinomate posta in splendida posizione in mezzo ai boschi. Gli sforzi di aumentare la ricettività turistica proseguono tuttora a pieno ritmo con risultati non sempre eccellenti; eccellente è invece il ristorante Coliba Hiducilor, tel. 68-262137, dove con circa 12,91 euro a persona si mangia in maniera superba in un luogo estremamente caratteristico. Se non trovate posto in una delle tante Pensioni provate all’Hotel Alpine o all’Hotel Ciucas (980.000 lei la doppia compresa una prima colazione che vale un pranzo). Secondo giorno: Brasov - Bran - Prejmer - Brasov (110 km circa) Brasov è il centro di partenza per una serie di visite assai interessanti e significative. A sud-ovest 27 km (E574) separano Brasov dal castello di Bran, il più famoso e pittoresco castello medioevale del Paese, un tempo castello di caccia di Vlad Dracul padre di Dracula. Le sue poderose mura si innestano direttamente su uno sperone roccioso mentre l’interno è ingentilito da una corte su cui si affacciano le 27 sale trasformate in museo. Tornati a Brasov ci si dirige a nord-est (E574) per giungere prima alla chiesa fortificata di Harman (9 km) e poi a quella di Prejmer (19 km) che fu nel XV sec. una delle più potenti cittadelle del Paese della Birsa (orario mart.-ven. 9-17, sab. 9-15, dom. 11-17, lun. chiuso). All’interno delle mura si possono ancor oggi vedere le 350 stanze in cui si rifugiavano gli abitanti di origine sassone. Una volta usciti, non dimenticate di dare uno sguardo ai camini delle case del villaggio: quasi tutti hanno, alla loro sommità, un nido di cicogna e, se siete fortunati, potrete vedere anche mamma cicogna che imbecca i suoi piccoli. Terzo giorno: Brasov - Sighisoara - Bucarest (400 km circa) Imboccata la E60, 116 km circa separano Brasov da Sighisoara, nella Transilvania centrale, una delle più belle città medioevali della Romania, famosa forse più per essere la patria di Vlad Tepes meglio conosciuto con il nome di Dracula che per i suoi pur pregevoli monumenti. Della cittadella punteggiata una volta da 14 torri, oggi ne restano la metà e un sentiero permette di farne il giro completo. La caratteristica torre dell’orologio è il simbolo della città e ai suoi piedi si erge la gotica chiesa di S. Maria. Una bellissima scala coperta in legno porta invece alla Chiesa della collina (biserica din Deal), in stile gotico. Da Sighisoara si torna a Bucarest dopo 286 km. Ultimo aggiornamento: 15 agosto 2005 _______________________________________ www.imondonauti.it > Asia > Thailandia > Itinerario 2 Thailandia Itinerario 2 Alla scoperta delle isole del golfo meridionale di Thailandia: Ko Samui, Ko Tao e Ko Phangan a cura di Stefano Gala Punto di partenza e arrivo: Ko Samui Durata: 10-15 gg. Mezzo di trasporto: traghetto Difficoltà: nessuna KO SAMUI (prefisso 077) Ko Samui è un'isola vasta 280 kmq interamente ricoperta da piante di frutto. Si raggiunge in aereo da Bangkok (1 ora di volo, circa 3.800 bath a tratta) o in nave da Surat Thani (12/14 ore di pullman + 1 ora di nave). Il capoluogo dell'isola è Nathon, dove ci sono i due moli di imbarco/sbarco per tutte le destinazioni: dista circa 20 km da Chaweng, il posto più frequentato sia di giorno (per la sua lunghissima spiaggia), sia di sera (per la moltitudine di locali notturni). La piccola cittadina non offre nulla di particolare, ma può essere usata per sostarvi durante il giro dell'isola, pranzando magari in uno dei tanti ristoranti presenti. Occorre tener presente ad ogni modo che a Nathon si trovano molti servizi, quali l'ufficio postale, alcune banche, l'ufficio d'informazioni turistiche, oltre naturalmente a svariati negozi. A Ko Samui ci sono interessanti posti da vedere: le cascate di Nua Muang (tra Hua Thanon e Nathon) e Hin Lad (2 km a sud di Nathon), il Parco nazionale marino Ang Thong (composto da decine di isole coralline raggiungibili in giornata con gite in barca), Grandpa/Grandma stones (formazioni rocciose a sud di Lamai, nella spiaggia Ao Bang Nam Cheut), la baia di Laem Set (con il butterfly garden), Ko Tan (il principale di una serie di isolotti a sud di Samui raggiungibili noleggiando una barca). Da non perdere il Sarvi Monkey Centre (1/2 km. a sud di Ban Phut), dove ci sono gli spettacoli (ore 10.30, 14 e 16; costo 150 bath) delle scimmie che prendono i frutti dagli alberi. Interessante anche il promontorio di nord est, lungo il quale si trovano alcune baie di estrema bellezza: Thong Sai Bay è la più nota, mentre ThongSon, Narong Bay (la "baia nascosta" e difficilmente raggiungibile) ed altre sono le più suggestive. Proseguendo ancora verso Chaweng si incontrerà infine Chaeng Mon Beach, forse una delle più belle dell'isola. Le spiagge migliori dell'isola sono: Bangpo, Maenam, Sunflower, Talingngam, Thong Krut, Tailing Ngam, Thong Say Bay (a nord dell'isola), Samrong Bay, Chaweng Mon e Chaweng Noy (a sud di Chaweng). A sud di Chaweng Noi si trovano alcune calette abbastanza appartate tipo Ao Thong Yang e Ao Thong Ta Khian, divise da alcuni promontori rocciosi. Da vedere poi le cascate di Nua Muang costituite da un paio di salti. Il primo è alto circa 18 metri, mentre il secondo, della lunghezza di circa 80 metri, è raggiungibile con un soft trekking di circa mezz'ora. Da Ao Bang Nam Cheut, spostandosi un poco all'interno e lasciando quindi la strada costiera, si possono visitare due templi, il Wat Samret ed il Wat Khunaram, il quale conserva la mummia di un monaco morto durante la meditazione oltre venti anni fa. Continuando lungo la strada costiera, dopo Na Thon, s'incontrano altre spiagge non particolarmente suggestive ma meritevoli di una visita, come la rocciosa Hat Ang Thong e Ao Bang Po, quest'ultima nella parte nord dell'isola. Dopodichè si giunge a Mae Nam, una discreta conca sabbiosa abbastanza lunga e lambita da acque calme e profonde, da cui partono le imbarcazioni per Ko Phangan ed altre isole dell'arcipelago. A nord est s'incontra dapprima la stretta spiaggia di Bo Phut, quasi sempre protetta dai venti, e successivamente Bangrak, una stretta e scura striscia sabbiosa di circa tre chilometri. Lambita da acque non particolarmente attraenti, è dominata dal Grande Buddha, una statua dorata alta circa 12 metri posizionata in cima ad una scalinata su Koh Faan, un isolotto collegato alla spiaggia da un ponte rialzato. Per quanto riguarda il soggiorno, per chi non voglia allontanarsi da Chaweng, è consigliabile optare per Chaweng Noy Beach, vicina al centro ma lontano dal caos. Per tranquillità e bellezza è tuttavia assolutamente preferibile la spiaggia Maenam Beach, non lontano dall'aeroporto e a soli 5 km. dalla vita notturna di Chaweng: è di gran lunga la più suggestiva e tranquilla dell'isola e offre possibilità di alloggio per tutte le tasche. Si consiglia vivamente di soggiornare al resort Anong Villa (tel. 24.72.56.), che offre spaziosi e confortevoli bungalow direttamente sul mare a soli 500 bath. Farsi dare il bungalow n. 4: offre una vista mozzafiato!! In alternativa, si può optare per i seguenti resort: Cleopatra's Place (800 bath; tel. 42.54.80.); Palm Point Village (800 bath ; tel. 42.50.95.) e Maenam Resort (1.000 bath; tel. 42.51.16.). KO TAO (prefisso 077) Più a nord rispetto a Ko Samui e più al riparo dal maltempo proveniente da est, Ko Tao è un' isola che si presenta con alcune condizioni climatiche più favorevoli rispetto alla prestigiosa "sorella". Quest'isola, dai fondali incantevoli e dall'acqua azzurra e cristallina come uno specchio, si trova a circa 4 ore di barca sia dalla costa (provincia di Chumpon) che da Samui, e a 1 ora circa da Ko Phangan. A Chumpon si può pernottare al porto, dove c'è una guest house dal costo molto limitato (350 THB circa). I gestori della Guest House sono anche gli stessi che organizzano i trasporti navali da Chumpon a Ko Tao utilizzando veloci fuori bordo che coprono i 72 km di distanza in circa 2 ore. Ci sono 4 diversi collegamenti giornalieri per Ko Tao da 4 moli diversi, tutti fuori dalla città di Chumpon: l'ultima corsa è a mezzanotte, mentre la prima è alle 7.30. Il viaggio complessivo da Bangkok dura circa 11 ore (7 ore di pullman fino a Chumpon e poi 4 ore di barca), qualcosa di più in treno che dovrebbe anche essere un po' più caro (la 2° classe, senza A/C, costa 200 bath, la 1° classe costa 400 bath). Il viaggio in pullman VIP con A/C costa invece 275 bath (ultime corse alle 22.30 e alle 23.30 dal terminal sud; forse c'è anche una corsa alle 14 che costa 150 bath). C'è un pullman che parte da Bangkok alle 19.30 e arriva a Chumpon alle 5.30, con coincidenza della barca alle 8.30 e arrivo a Ko Tao alle 10.30. Si tenga conto che il costo della tratta Chumpon-Ko Tao dovrebbe essere intorno ai 200 bath per il Fishing boat (5/7 ore) e 400 bath per lo Speed boat (2/3 ore). C'è un Fishing boat che parte a mezzanotte. Per la prenotazione del viaggio, privilegiare le seguenti agenzie in Khaosan Road: Vista Travel Service; RIS Nathalie Travel; CFT Tours; Tami Tour. Una volta giunti a Ko Tao non bisogna fermarsi lungo le sue due spiagge principali poste in prossimità del porto d'attracco (Mae Haad e Sairee Beach) in quanto sono mal tenute e danneggiate dall'incuria dei locali nonché dei visitatori. Bisogna invece raggiungere le baie che si nascondono attorno all'isola: tra queste si consiglia Chalok Bankao Bay (a 4 km a sud del molo, spiaggia molto ricca di hotel e locali anche per la sera) e soprattutto Sairee Beach, lunghissima spiaggia a qualche km dal molo di Mae Haad, dove la sera c'è anche molta vita. Da Ko Tao si può andare con un long tails boat a Ko Nang Yuan: il prezzo è intorno ai 100 bath per persona. Sempre in long tail boat si possono fare giri intorno all'isola alla scoperta di spiaggette isolate (1.000 bath a barca per il periplo dell'isola). Ci sono molte possibilità di alloggio sull'isola, che comunque è spesso completa nei periodi di punta. HOTEL CONSIGLIATI Tropicana Resort (Chalok Baan Kao beach): bungalow a 300 bath. Tel. 45.61.67. JP Resort (Chalok Baan Kao beach): 250 bath Porn Resort (Chalok Baan Kao beach) Ko Tao Cottage (Chalok Baan Kao beach): 660 bath Ko Tao Palace (Sairee Beach): 1.300 bath. Tel. 456.504/5. Fax: 456.250. Assolutamente il migliore di tutti!!! KO NANG YUAN (prefisso 077) In prossimità di Ko Tao si trova un' attrattiva particolare ed unica. Tre piccolissime isole, note con il nome di Ko Nang Yuan, sono unite tra loro da una meravigliosa e scenica striscia argentata di spiaggia corallina che assume la forma di stella a tre punte. In questa esclusiva località turistica non ci sono strade e mezzi a motore. La ricettività alberghiera è limitata a un resort di lusso (Koh Nang Yuan Island: 1.500 bath con colazione inclusa) e a qualche bungalow. KO PHANGAN (prefisso 077) Ko Phangan è raggiungibile con 1 ora di traghetto da Ko Samui (porto di Bophut) o da Ko Tao. La città principale dell'isola è Thong Sala, dove vive circa la metà degli isolani e luogo di attracco dei traghetti. L'isola è ricca di cascate molto belle (Nam Tok Phaeng, Thanprapat e Thanprawet). Si consiglia la gita Cactus Club's Reggae Magic Boat Trip: costa 350 bath (partenza alle 10.30) e offre il periplo completo dell'isola con fermate alle belle ed inaccessibili spiaggette di Hat Khuat e Hat Khor (chiedere al Cactus Club o all'Outback Bar a Haad Rin). Consigliata una gita alla vicina isola Ko Mae. Evitare per il soggiorno la spiaggia Haad Drin, troppo incasinata durante le feste del Full Moon Party! HOTEL CONSIGLIATI Asia Hotel (vicino al molo): 500 bath con A/C. Phangan Chai Hotel (vicino al molo): 900 bath con A/C. Tel. 37.70.68. Ultimo aggiornamento: 06 giugno 2005 :::::::::::::::::::::::: www.imondonauti.it > Asia > Thailandia > Itinerario 3 Thailandia Itinerario 3 Bangkok e oltre a cura di Stefano Gala Punto di partenza: Bangkok Punto di arrivo: Kanchanaburi Lunghezza: km 470 circa (senza le escursioni) Durata: 6 gg. Mezzo di trasporto: Treno o pullman Difficoltà: facile Bangkok, città che richiama suggestioni lontane e angosce moderne, sovrappopolata e sommersa da un traffico sempre caotico e da un perenne velo di smog dovuto ad un altissimo tasso di inquinamento atmosferico. Una città comunque da vedere magari dedicando qualche giorno in più alla visita dei suoi dintorni: l'antica capitale Ayutthaya e la più lontana Kanchanaburi (chi non ricorda "Il ponte sul fiume Kwai")? Primo giorno: Bangkok Quasi certamente il vostro primo impatto con la Thailandia avverrà all'aeroporto Don Muang . Un attimo di smarrimento è consentito ma non fatevi impressionare troppo ...e decidete subito a quale mezzo affidarvi per raggiungere Bangkok. Potete prendere un taxi (usate solo quelli con l'insegna taxi meter che non fanno sconti, ma sono sicuri ed economici; una corsa in taxi fino in città dovrebbe costare circa 400 bath) o il bus, la cui fermata è sulla Vibhavadi Rangsit Highway (4 bath la corsa). I bus che vanno in città dall'aeroporto sono il 29 (a Chinatown), il 59, il 95 (senza A/C) e il 4, 10, 13 (con A/C). Per chi ha i bagagli, è consigliabile utilizzare il servizio di minibus (Airport Bus) che porta in diversi punti della città a seconda della linea scelta e che costa 100 bath: la fermata è a sinistra dell'uscita dal terminal. L'A1 porta a Silom; l'A2 porta a Khaosan Road, dove ci sono i bus 30 e 11 che portano al terminal sud dei pullman; l'A3 porta al terminal Est Ekamai (fermata dello Sky Train); l'A4 a Hua Lamphong. Forse la scelta migliore è offerta dal treno molto più veloce (1 ora contro 2-3 ore per raggiungere la città: 30 km nel traffico di Bangkok sono tantissimi!). La stazione è dalla parte opposta al terminal 1 e porta a Banglamphu (vicino a Khaosan Road), a Chinatown e alla stazione Hualamphong (in zona centro). Usciti dall'aeroporto, andate verso destra e attraversare la superstrada al primo passaggio pedonale. Da qui svoltate a sinistra in direzione Bangkok: la stazione è a circa 100 metri da lì vicino all'Amari Hotel, tra la highway e la strada dell'hotel. Tradotto alla lettera, Bangkok significa "il villaggio dove cresce il kok", un frutto aspro e simile nella sua forma ad un'oliva. Ultima capitale dei Thai, Bangkok è stata fondata ufficialmente nel 1782: non è quindi particolarmente antica e la sua urbanistica tradizionale è stata completamente sconvolta in questi ultimi decenni tanto che quasi più nulla ricorda ciò che le era valso il titolo di "Venezia d'Oriente". Si comincia con la visita del Grande Palazzo (Phra Borom Maha Rajawang) che riassume, nelle sue composite architetture, due secoli di storia, e si continua con il Wat Phra Keo, grande recinto che racchiude diverse costruzioni tra le quali, la più nota, è il tempio del Buddha di smeraldo (XIV-XV sec.), massima sede religiosa del Paese (per la visita si consiglia un abbigliamento formale evitando short e sandali). L'adiacente area dell'antichissimo Wat Phra Chetuphon, oggi più noto come Wat Po o Tempio del Buddha disteso, è uno dei luoghi più interessanti da includere in una generica visita della città. La statua del Buddha, lunga 46 m e alta 15 è completamente rivestita di foglie d'oro. Il volto esprime un superiore benessere mentre nelle piante dei piedi sono istoriati in madreperla 108 segni di lieto auspicio della vita del Buddha. Non lontano dal Grande Palazzo si trova poi un tempio poco conosciuto ai classici circuiti turistici ma di rara bellezza e suggestione, il Wat Rajapradit, in marmo grigio ed elevato sopra un'alta piattaforma. La visita è permessa solo il primo e quindicesimo giorno di ogni mese lunare: se siete a Bangkok in questi giorni non perdetela. Nel cuore della Ratchadamnoen Road, cioè il Viale del re, sorge la Montagna d'Oro (Phu Khao Thong), una collina artificiale che rappresenta il monte Meru e da cui si può ammirare un bel panorama della capitale. Sulla cima, i resti ricoperti d'oro di un antico chedi (pagoda) del periodo Ayutthaya . Il Wat Saket, ai piedi della collina, è uno dei più antichi templi di Bangkok. A questo punto si può attraversare il fiume (davanti al Wat Po c'è un imbarcadero) e, in traghetto, raggiungere il Wat Arun o Tempio dell'Alba che sorge lungo la sponda opposta del Chao Praya , il fiume che attraversa Bangkok. Costruito nel periodo di Ayutthaya, si staglia controluce al calar del sole offrendo uno spettacolo oltremodo suggestivo. Secondo giorno: Bangkok Si può iniziare la giornata con una visita dei klong, i canali di Bangkok. Scomparsi nella maggior parte in quanto trasformati in strade, ne sono rimasti a Thonburi, a occidente del Chao Phraya, dove si potranno ancora osservare gli ambulanti che trasportano e vendono la loro merce sui battelli. Nel corso della visita si può visitare il Museo delle barche reali, posto alla confluenza del Chao Phraya con il Klong Bangkok Noi. Nel pomeriggio si può proseguire con la visita di China Town con i mercati strapieni di frutta e cibi stranissimi, la stradina dei tagliatori di pietre preziose, le gioiellerie cinesi, ed un sacco di altre curiosità (farmaci tradizionali, indovini ecc.). All'incrocio tra Yaowarat Road e Charoen Krung Road il Wat Trimitr, noto come il Tempio del Buddha d'Oro custodisce una statua di Buddha in oro massiccio alta 3 metri. E' consigliata anche una visita ai mercati notturni di Bangkok. Tra questi i più pittoreschi sono i mercati della frutta e verdura di Mahanak, il mercato di Pak Klong Talat e soprattutto il Mercato dei fiori, dove tra gli altri si possono ammirare svariate specie di orchidee altrove rare e ricercate. Terzo giorno: Bangkok Non siete ancora stanchi di mercati e siete mattinieri? In 2 h (prov. di Ratchaburi, 109 km da Bangkok), potete recarvi al pittoresco mercato galleggiante Damnoen Saduak aperto solo la mattina dalle 7 alle 11. Al ritorno si può fare una sosta a Nakhon Pathom (60 km a ovest di Bangkok) per vedere il gigantesco Chedi Phra Pathom che, con i suoi 127 m, è la pagoda buddhista più alta del mondo. In alternativa, se preferite restare a Bangkok potete eseguire un po' di esercizi tachichi seguendo i movimenti dell'insegnante cinese al parco Lumphini per poi visitare l'allevamento di coccodrilli di Pak Nam, a 30 km dalla capitale. Nel pomeriggio, ancora acquisti al Makuborn (più conveniente) o al World Trade Center, dove è consigliabile portarsi il passaporto e il biglietto aereo per accedere al duty free dell'ultimo piano (la merce verrà consegnata direttamente all'aeroporto, dopo il check in). Si può anche andare alla Jim Thompson House (Soi Kasem San 2, Rama I Road, a poca distanza da Siam Square), dove sono esposti prodotti di artigianato e sete. La villa sorge in mezzo alla vegetazione ed è nata dall'assemblaggio armonioso di sei differenti palazzine in tek scelte tra nobili residenze in varie parti della Thailandia. Se siete a Bangkok di sabato o di domenica potete andare al Weekend Market (parco Chatuchak, sulla strada che porta all'aeroporto) dove potete trovare davvero di tutto, dalle porcellane ai serpenti. Per trascorrere piacevolmente una serata consiglio il Silom Village (Silom Road, a 10 min. da Patpong), centro di artigianato con un bel giardino, un ottimo ristorante tipico e programmi di spettacoli folcloristici. Oppure, a volte fanno delle feste nel piazzale del WTC dove si mangia all'aperto, si ascolta musica e si beve Singha Beer o Carlsberg a fiumi spendendo poco. Per pernottare a Bangkok senza spendere cifre eccessive consiglio le guesthouses nel quartiere di Banglamphuu, altrimenti in Khao San Road si possono trovare guesthouse per tutte le tasche!!! I prezzi sono relativi al pernottamento in camera doppia, prima colazione compresa. Hotel Royal River (Charansanitwong Road, sulla sponda di Thonburi): 14,46 euro; tel. 433.0300. Hotel Sol Twin Towers (New Ram VI Road): 18,08 euro; tel. 216.9555. Hotel Asia (Phayatthai Road): 19,11 euro; tel. 215.0808 Hotel Narai (Silom Road): 22,72 euro; tel. 237.0100 Hotel Century Park (Ratchaprarop Road): 23,76 euro; tel. 246.7800 Hotel The Arnoma (Rajdarmi Road): 26,86 euro; tel 255.3410 Hotel Ruamchit Plaza: 25,82 euro Hotel Mandarin (Rama IV, vicino alla stazione): 27 $. Quarto giorno: Bangkok - Ayutthaya - Bangkok (km 170 circa) Situata a 86 km da Bangkok, Ayutthaya si raggiunge in treno o in pullman in 1 ora e ½ (terminal nord di Morchit, che si trova al capolinea della metropolitana sopraelevata Sky Train , corse ogni mezz'ora fino alle 19.20. Se preferite il battello, potete risalire il Chao Phraya partendo dall'imbarcadero di Tha Thien, a Bangkok). (C'è anche un treno diretto che collega Pak Chong ad Ayutthaia in 3 ore. Se si proviene da Kanchanaburi, ci si può andare in pullman direttamente via Suphanbury. Prendete il pullman 411 fino a Suphanbury, poi dovete cambiare (50 bath). Attenzione: non rimanete sul bus fino alla stazione di Suphanburi, ma chiedete dove parte il bus 703 per Ayutthaya!! Sedetevi sulla parte sinistra del pullman per avere una vista migliore delle rovine sulla strada!! Le corse da Suphanburi a Kanchanaburi e viceversa non sono frequenti, per cui fate attenzione alle coincidenze con Ayutthaya). Piccola e incantevole cittadina che sorge su un'isola in corrispondenza dell'incrocio di 3 fiumi, Ayuttaya si può girare in motorino o perfino in bici . Ad Ayuttaya le stazioni dei bus sono 2: Teminal 1 nella centrale Naresuan Road, vicino al mercato Chao Phrom, per i pullman diretti a Bangkok; Terminal principale N. 2 vicino al Grand Hotel (4 km dalla città; ci si arriva da Naresuan Road con il bus n. 5 o in minibus). La stazione ferroviaria è posta oltre il fiume a circa 1 km dal centro ed è raggiungibile in tuk tuk al costo di 40 bath. Ayuttaya è l'ultima gloriosa città capitale, i re dell'antico Siam ne fecero la loro residenza per oltre 400 anni (1350-1767 d.C.): vi si possono visitare i resti di stupendi templi, andati distrutti nel 1767 dopo l'invasione birmana della citta'. I piu' suggestivi sono: il Wat Sri Samphet (il più bello e grande della città, tempio e dimora reale per molti sovrani dell'antichità), il Wat Yai Chay Mongkok, il Wat Raj Burana, il Wat Phra Mahathat (di fronte al Wat Raj Burana), il Vihara Phra Mongkok Bophit (con una delle più grandi statue del Buddha esistenti in Thailandia, oggetto di grande venerazione in tutto il Paese), il Wat Na Phra Men e soprattutto il Wat Chai Wattanaram, che si trova fuori citta' ed è idillicamente disposto sulle rive del fiume. Da visitare anche l'Ayutthaya Park, immenso mercato e centro commerciale che si trova al km 71 di Asia Road. Imperdibile poi una visita alla residenza estiva della Famiglia Reale (aperta dalle 8.30 alle 16.30) che si trova nella piccola località di Bang Pa In, a circa 20 km a sud della città (raggiungibile anche in treno, in minibus dal mercato Chao Phrom in Thanon Naresuan o, ancor meglio, con una crociera River Jet in catamarano lungo il fiume della durata di 20 min. e al costo di 30 bath!! Rivolgersi a Phra Nakon Si Ayutthaya). I suoi immensi giardini orientali e gli edifici costruiti in diversi periodi e stili architettonici creano un fasto esotico di sicuro effetto. Il TAT (aperto dalle 9 alle 17) si trova a Si Sanphet Road, vicino alla Polizia turistica. Hotel consigliati: Ayothaya Hotel (Tessabarn Road - zona centro, vicino alla via principale Naresuan Road): 1.100 bath con A/C e colazione; tel. 23.28.55, fax 25.10.18. Quinto giorno: Bangkok - Kanchanaburi e dintorni (km 300 circa) A circa 130 km a nord-ovest di Bangkok, Kanchanaburi si raggiunge in pullman o in treno in circa 2 ore dal terminal Sud di Thonbury. In pullman ci sono corse ogni 15 min. fino alle 19, al costo di circa 100 bath. Da Kanchanaburi c'è un pullman di 1° classe che raggiunge il terminal sud di Bangkok in 2 ore (ultima corsa alle 19) al costo di 62 bath. Il Tourist office TAT (aperto 8.30/16.30) è alla stazione dei treni in Saeng Chuto Road (venendo da Bangkok è prima della stazione di polizia). Kanchanaburi è rinomata perchè è situata sul fiume Kwai, reso famoso dal ponte omonimo di un film di successo (la vicenda narrata sia nel film che nel romanzo da cui fu tratto è però del tutto immaginaria). Tragicamente vera fu invece la costruzione della "ferrovia della morte" voluta dai balisi e che costò la vita a oltre 250.000 uomini, quasi 400 uomini per ogni silometro di questa follia inutile. Lungo il Kwai Noi e il Kwai Yai, i due fiumi che salgono dalla città, si possono ammirare paesaggi ricchi di vegetazione, parchi e cascate. Entrambi sono costeggiati da una strada: la 323 risale il fiume Kwae Noy per 153 km fino alla diga Khao Laem; la 319 risale il Kwao Yay per 69 km fino alla diga Sri Nakarin. Alla stazione ferroviaria di Lum Sum si può prendere il treno della "Ferrovia della morte" (Death railway) che in un'ora e ½ circa porterà a Nam Tok seguendo il fiume di sinistra (Kwae Noy) e passando sul viadotto in legno fatto aggiungere in tempi di pace. La corsa singola costa 17 bath e c'è alle 6.11 e alle 10.51. Se si prende la seconda, si fa giusto in tempo a stare pochi minuti e poi bisogna riprendere il treno che riporta in città; altrimenti bisogna pernottare a Nam Tok o tornare in barca. Da qui si prosegue per due km per le cascate di Say Yok Noi (a 60 km da Kanchanaburi). Dal molo Pak Saenh in Tamhon Tha Sao (posto lungo la strada che porta alle cascate Say Yok, fuori da Kanchanaburi) si può prendere una barca (1.500 bath a barca per 10/12 pax) per spingersi più a nord, raggiungendo il Parco Nazionale Say Yok Yay (a 130 km) e le omonime cascate (principale attrazione del parco, insieme al Lawa Cave). Il viaggio in barca dure 4 ore circa andata e ritorno. C'è anche un servizio di pullman che porta da Kanchanaburi alle Say Yok Noi (in 1 ora) e Say Yok Yay (in 2 ore). A nord delle cascate Say Yok Noi c'è una sorgente di acqua calda (Hin Dad) dove ci si può immergere e fare il bagno. Il fiume si getta a nord nel lago Khuean Khao Laem, dove ci sono ristoranti, bungalow e si può prendere una barca per fare il giro del lago. Nei pressi delle prime cascate c'è il villaggio River Kwai, dove si può visitare il mercato del villaggio Namtok e, eventualmente, dormire nei bungalow galleggianti. Dal villaggio si può andare all'Hell Fire Pass dove si trova un museo che testimonia le condizioni disumane in cui i prigionieri erano costretti a lavorare per la costruzione della ferrovia. Sesto giorno: Kanchanaburi - Parco Erwan - Kanchanaburi (km 120 circa) Sul fiume Kwao Yay ci sono invece da vedere il parco Erawan (entrata 26 bath) con le omonime cascate, a 60 km dalla città lungo la statale 319. Sono cascate molto più belle delle Say Yok, raggiungibili attraverso un percorso di trekking lungo un paio di km che consente di toccare tutti e sette i salti di queste cascate. Si percorre al massimo in un paio d'ore ed è poco impegnativo, ma è meglio dedicarvi una giornata intera per un'escursione a parte, possibilmente non durante il week end quando i primi due livelli delle cascate sono molto affollati di thailandesi. C'è un servizio di bus da Kanchanaburi ogni 50 min. dalle 8 alle 16, che porta in 2 ore alle cascate Erawan Nam Tok al costo di 26 bath (ultima corsa per il ritorno alle 16). Si sconsiglia di aderire ai tour organizzati perchè il bus è comodissimo e porta fino all'inizio del percorso di trekking. Ci si può spingere ancora più a nord, fino al lago artificiale della diga Sri Nakharin Dham (105 km dalla città): qui si possono raggiungere a piedi le cascate Huey Mae Camin, dove c'è un salto che dovrebbe spiccare su tutti per bellezza e dimensioni. E' un punto dove, per la distanza notevole, pochi visitatori si spingono e quindi è ancora più affascinante. E' raggiungibile anche in auto, oppure in barca dal molo Tha Kradan che si trova 12 km. a nord della diga Sri Nakharin. IMPORTANTE!! Poichè settimanalmente vengono chiuse le due dighe poste in cima ai fiumi, i rispettivi corsi d'acqua subiscono dei forti ridimensionamenti: per questo motivo, evitate di programmare le escursioni alle cascate e ai fiumi di lunedì (per il Kwae Noy) e di sabato (per il Kwae Yay - Erewans). In città è possibile noleggiare jeep o motociclette in molti negozi sulla Saeng Chuto Road (accanto all'ufficio del turismo) e sulla Song Kwai Road. Si consiglia "Harris motorbike for rent", vicino alla guest house Sugar Cane. PREZZI ESEMPLIFICATIVI DEI TOURS DI KANCHANABURI Con la Erewan 98 Travel, il tour di 1 gg. che porta alla diga Sri Nakharin (con pranzo incluso) costa 1.450 bath a persona. Il tour di un giorno sul Kwae Yay (treno fino all'Hellfire Pass, gita alle cascate, pranzo, e ritorno sulla zattera) costa 1.800 bath. Hotel consigliati: Luxury Hotel (Saeng Chuto Road, a sin. della stazione ferroviaria): 800 bath; tel. 51.11.68. Felix River Kwae: 1.700 bath (su thairooms.net); tel. 51.50.61, fax. 51.50.95. River Kway Hotel (Saeng Chuto Road, dopo il Luxury): 1.400 bath; tel. 51.13.348, fax 51.12.69. Non andate all'MK perché le stanze sono poco pulite e alquanto spartane e, in definitiva, il rapporto qualità-prezzo non è affatto conveniente. Ultimo aggiornamento: 06 giugno 2005 :::::::::::::::::::::::::::: www.imondonauti.it > Asia > Thailandia > Itinerario 1 Thailandia Itinerario 1 Thailandia del Nord-Est (Isaan e parco Khao Yai) a cura di Stefano Gala Punto di partenza e arrivo: Bangkok Lunghezza: 1000 km Durata: 6 gg. Mezzo di trasporto: Pullman/treno + auto a noleggio (consigliata per Phimai e Buriram) Difficoltà: nessuna Un Itinerario adatto a coloro che vogliono uscire dai normali circuiti turistici e visitare luoghi meno noti, ma non per questo meno affascinanti, della Thailandia del nord est, zona altrimenti nota come Isaan. L'Isaan si estende fino al confine con il Laos e la Cambogia ed è di gran lunga l'area con il più basso reddito annuale pro capite (500 USD) dell'intero Paese. Accanto all'interesse naturalistico offerto da Parco Khao Yai c'è posto anche per un approfondimento degli aspetti artistico-culturali di questa parte del Paese. Un cospicuo numero di splendidi templi è infatti dislocato sulla dorsale montuosa che separa l'odierna Thailandia dalla Cambogia, tra le città di Surin e di Buriram, ognuno di essi posto in posizione dominante sulle sue vette. Primo giorno: Bangkok- Pak Chong - Parco Nazionale di Khao Yai (150 km circa) Partendo dal terminal nord della Stazione dei bus di Bangkok si giunge, dopo circa 4 ore di viaggio, a Pak Chong, comodo punto di partenza per la visita del Parco Nazionale di Khao Yai. L'ingresso nord di quest'ultimo dista 25 km da Pak Chong ed è facilmente raggiungibile grazie ad un servizio di pullman oppure noleggiando una moto, un minibus o un songthaew. L'ingresso nord è raggiungibile anche da Khorat, 80 km di veloce superstrada; frequenti i collegamenti tra Khorat e Pak Chong in pullman, costo 60 bath circa. L'ingresso sud del Parco è a 30 km da Prachinbury (194 km da Korat), che è facilmente raggiungibile da Bangkok (136 km) attraverso una comoda autostrada a 4 corsie e con un servizio di pullman (Terminal nord di Morchit) con partenze ogni 20 min. fino alle 23.30, costo 75 bath). Secondo giorno: Parco Nazionale di Khao Yai Il Parco Nazionale Khao Yai si estende su una superficie di 1.850 kmq ed è il più vasto e inesplorato del Paese, con numerose specie di animali allo stato libero e selvaggio (elefanti, tigri e molte specie di uccelli). Il Parco è attraversato da nord a sud da una strada asfaltata che collega Pak Chong, nella provincia di Nakhorn Ratchasima, e la provincia di Prachin Buri a sud, e offre un primo assaggio delle qualità estetiche e naturali del Parco. Il Quartier Generale del Parco è posto al centro di questa strada, quasi a quota 1.000 m. Qui si trova un information desk che fornisce preziose informazioni sulle specie animali e vegetali presenti nel Parco e permette di concertare i percorsi di trekking assieme ai rangers. Qui poi si trova anche l'unico punto di ristorazione della zona. L'area attorno al Quartier Generale è caratterizzata da vasti territori con vegetazione bassa ed adatta al pascolo dei daini, dei cervi e dei cerbiatti, molto numerosi e che, ormai abituati al contatto con l'uomo, si lasciano tranquillamente avvicinare. A 5 minuti di cammino dal Q.G. si trova una piccola cascata, la Krong Kaeo. Tra le escursioni organizzate, può essere interessante il giro notturno in pick up: l'escursione dura 1 ora (alle 19 e alle 20) ed è organizzata dal Q.G. del parco (costo 300 bath a pick up). Per i tours, a Pak Chong le agenzie migliori sono la Wildlife Safari (Thanon Pak Chong) e la Wildlife Tours (c/o il Grand View Lodge) ma tutti gli alberghi offrono il tour di 1 giorno e mezzo che costa circa 1.000 bath e comprende: l'escursione serale in pick up per avvistare gli animali, la gita alla Bat Cave e alle cascate Heo Suwat. Un numero telefonico di riferimento per il parco è il seguente (uff. di Bangkok): 66-2-579-72.23; fax 46.11. Principali attrazioni del parco Di ineguagliabile spettacolarità e violenza, le cascate Heu Narok sono sicuramente l'attrattiva principale per chi vuole visitare il Parco in pochi giorni e senza inoltrarsi in impervi percorsi nella jungla. Situate quasi all'estremo sud del parco a circa 30 km dal Quartier Generale sulla strada 3077, sono tra le più belle cascate della Thailandia e si presentano in tre consecutivi stadi per un dislivello complessivo di oltre 150 m. Sono raggiungibili attraverso un facile ed agevole percorso di trekking (di lunghezza complessiva inferiore ai 2 km) un po' più arduo solamente nella parte conclusiva quando una ripida serie di scale permette di insinuarsi lungo la parete rocciosa teatro del primo livello della cascata. Questo primo stadio non è il più alto, ma l'acqua scende comunque da diverse decine di metri di altezza. Scendendo lungo questa ripida scalinata si può raggiungere un piccolo spiazzo piuttosto distante dal getto d'acqua: tuttavia, la violenza del getto è cosi' impetuosa che il bagno per i visitatori è garantito (si consiglia pertanto di munirsi di indumenti di ricambio). Non e' purtroppo possibile raggiungere il secondo e più maestoso salto dell'altezza di quasi 100 metri, reso inaccessibile a causa della sua ubicazione. Le Northern Waterfalls sono un altro gruppo di cascate situato lungo uno dei più suggestivi percorsi di trekking del Parco. Tra queste spiccano per bellezza le Heu Suwat che si trovano in una zona facilmente accessibile a 3 km dal Quartier Generale del Parco e a pochi minuti di cammino dall'area del parcheggio. Dopo le Heu Narok, le cascate Heu Suwat sono le più spettacolari e famose del Khao Yai. Procedendo a piedi da qui verso ovest attraverso uno dei più semplici percorsi di trekking del parco, si raggiungono in breve tempo le cascate Kluey Mai, meglio note con il nome di Orchid Falls. Dal Quartier Generale, il percorso di trekking per visitare le Heu Suwat e le Orchid Falls è di circa 3 km e dura circa 2 ore. Khao Khiaw e Khao Rom sono le vette più alte del Parco dalle quali si può ammirare un diverso scenario naturale, dominato dalla foresta sempreverde tipica delle elevate altitudini. Il view point è raggiungibile in auto. Grazie ad un dislivello di 110 m, le Sarika Waterfalls sono le seconde cascate più alte del Paese, precedute solamente dalle Mae Ya Waterfalls nel Doi Inthanon National Park nella provincia di Chiang Mai. Nonostante abbiano un regime d'acqua inferiore alle più suggestive ed imponenti cascate Heu Narok, sono in ogni caso una delle più rinomate attrazioni del Parco. Le Nang Rong Waterfalls invece, a breve distanza dalle prime, sono maggiormente apprezzate dagli amanti di kayaking e rafting grazie ai numerosi salti che le contraddistinguono. Qui hanno avuto luogo le competizioni acquatiche dei Giochi Asiatici del 1998. Il percorso di trekking più impegnativo tra quelli realizzabili in giornata si trova nella North West Area. E' della lunghezza di 8 km e permette di attraversare aree con diversa vegetazione a seconda dei versanti della montagna. Il percorso non è particolarmente arduo e permette di raggiungere una delle Watching towers da cui è possibile praticare il bird watching. Non lontano da questo percorso si trova anche il Salt Lick, una zona prediletta da diverse specie animali per la presenza di minerali importanti per la loro alimentazione. All'interno del Parco c'è un dormitorio dove è possibile pernottare su prenotazione. In alternativa si consiglia di pernottare nelle immediate vicinanze di Pak Chong. Khao Yay Garden Lodge (Thanarat Road - km 7, fuori Pak Chong, a 24 km. dal parco): 1.200 bath con A/C; tel. 044/31.35.67, fax 31.21.43. Khao Yay Villa & Mountain Resort (Thanarat Road - km 4): 870 bath con A/C; tel. 01/211.27.16, fax 212.59.80. Noleggia moto!! Terzo giorno: Pak Chong - Khorat e dintorni (200 km circa) Si prosegue in treno da Pak Kong alla volta di Khorat da cui è poi possibile muoversi in auto a noleggio per visitare alcuni caratteristici villaggi. Tra questi, sono degni di visita: Pak Thong Chai, piccolo villaggio conosciuto per la tessitura della meravigliosa seta Mudmee, colorata ancora manualmente e acquistabile nei mercatini; Ban Dan Kwain, altro piccolo villaggio situato a 15 km a sudest di Khorat lungo la Route 224 Nakhon Ratchasima-Chok Chai, conosciuto come il "paese della ceramica". Il nome del villaggio, che letteralmente significa "posto di sosta per i carri", deriva dal fatto che anticamente le carovane dei commercianti provenienti dalle province di Buriram, Surin e dalle regioni Khmer, sostavano in questa zona per raccogliere l'argilla. Per la sera, si consiglia un giro per il mercato di Thanon Panat a Khorat. La sede TAT di Khorat (aperta dalle 8.30 alle 16.30) si trova sulla Thanon Mittaphap: dalla stazione ferroviaria bisogna andare sempre dritto fino a Thanon Mukkhamontri e da qui a sinistra fino alla highway per Bangkok Per i noleggi dell'auto in città, c'è la Care Travel (offre anche l'autista - tel. 044/27.29.23 - 01/71.87.708) e la Budget Car Rental (044/34.16.54.). Hotel consigliati a Khorat: Thai Hotel (Thanon Mittapahap): 400 bath. Tel. 27.07.27. Sri Chumpol (nella centrale Thanon Chumpol): 250 bath; tel. 24.74.60. Iyara Hotel (Chompol Rd. - Amphur Muang - Khorat): 1.000 bath Hotel Anachak (Jomsurangyat Road, vicino all'ufficio postale in centro): 500 bath Sri Pattana Hotel (Thanon Suranari): 500 bath; tel. 25.16.52. First Hotel (Thanon Burin, vicino all'autostazione 1 dei pullman): 360 bath Siri Hotel (Thanon Phokrang, vicino alla porta occidentale della città): 400 bath Quarto giorno: Khorat - Phimai - Khorat (120 km) Phimai è raggiungibile da Khorat in bus in 1 ora e ½ dall'autostazione 2 (la comodità dello spostamento in bus consente di evitare lo Special guided tour che costa 10 volte di più!) La minuscola cittadina di Phimai, dispersa tra gli esotici paesaggi rurali a circa 60 km da Korat, è il luogo principale dove assaporare la storia dei khmer in territorio thailandese, nel periodo antecedente a quella del Siam. Il suo amplissimo parco storico (Prasat Hin Phimai), dichiarato patrimonio dell'UNESCO e visitabile in almeno mezza giornata, è infatti un vero e proprio gateway di accesso verso il profondo Isaan. A circa 1,5 km a nordest del Prasat Hin Phimai si trova Sai Ngam, paese conosciuto per la presenza di uno dei più vecchi alberi di banano di tutta l'Asia. Questa pianta, considerata sacra, ha oltre 350 anni di vita e le sue fronde si intrecciano fino a formare una cupola naturale. A circa 20 km dal capoluogo (lungo l'autostrada che collega Nakhon Ratchasima con Khon Kaen) s'incontra il Prasat Hin Phanom Wan, il primo per ordine di importanza religiosa dei grandi templi del periodo khmer benché, per dimensioni, sia molto più piccolo del vicino Prasat Hin Phimai. Qualora non si volesse tornare a Khorat per il pernottamento, si può prendere in considerazione l'idea di dormire una notte a Phimai. In questo caso, è assolutamente consigliato l'hotel Phimai Inn (sulla route 206): 600 bath con ogni tipo di confort da hotel quasi di lusso! Quinto giorno: Khorat - Buriram - Khorat (240 km circa) Per raggiungere Buriram da Khorat (120 km a sud est della città) bisogna prendere la highway n. 226 per Amphoe Chakkarat, Huay Thalaeng e Lam Plai Mat. Esiste anche un regolare servizio di pullman che parte dall'autostazione 2 di Khorat (2 ore e 1/2) nonchè un comodo treno che impiega 1 ora e 45 min. (orari comodi: 10.28 e 10.55). L'autostazione 2 è nelle vicinanze dell'highway per Non Khai, sul prolungamento del Thanon Mittaphap (sede del TAT). Per andare direttamente al Wat Phanom Rung da Khorat, bisogna però prendere il bus per Surin e scendere a Ban Tako (alcuni km dopo Nang Rong), da dove si può noleggiare un songthaew o un taxi per giungere ai templi. Sul crinale della catena montuosa che fa da confine, ad est, tra la Thailandia e la Cambogia sono ancor oggi arroccati alcuni capolavori khmer del primo millennio. Tra questi, i templi ed i palazzi più suggestivi sono il Prasat Muang Tham ed il Wat Phanom Rung , il complesso di tempi khmer meglio conservato, dislocati proprio sulle vette delle cime montuose e quindi in grado di offrire una splendida vista panoramica sulla sottostante pianura cambogiana. Sesto giorno: Khorat - Bangkok (250 km circa) In treno/pullman/auto si torna a Bangkok. In pullman il percorso si compie in circa 3 ore e 30 min. di viaggio. Ultimo aggiornamento: 06 giugno 2005 _____________________________ www.imondonauti.it > Asia > Yemen > Itinerario 1 Yemen Itinerario 1 Yemen Le Mille e una Notte di Fabio Grandi Punto di partenza e arrivo: Roma - Sana'a - Roma Numero partecipanti: Minimo 8 max 12 Durata: 15 gg. Difficoltà: Media difficoltà. Lunghi spostamenti in fuoristrada. Hotel di standard elevati per recuperare. Mezzo di trasporto: Fuoristrada Toyota 4x4 con autista (4 pax per mezzo). Fuso orario: 2 ore in più rispetto all'Italia. Periodo e clima: Da sabato 3 novembre 2001 a sabato 17 novembre 2001 Clima secco e soleggiato. Sugli altopiani di Sana'a (2250 mt altezza) la temperatura diurna si aggira sui 20 ° mentre la notturna è meno di 10°. Sulla costa è sempre caldo con max di 30 gradi. Documenti: Passaporto con validità almeno di sei mesi. 1 foto tessera per il visto che si ottiene in Italia. Vaccinazioni: Nessuna obbligatoria. Consigliate antitifica, antiepatite A, antitetanica, antmalarica (Clorochina e proguanil) Prezzo: € 2.120 La quota comprende: Volo da Roma in classe economica, soggiorno in hotel e una notte in tenda, ingressi alle città e ai monumenti, guida parlante italiano, scorta della polizia di stato nel tratto Mar'ib Seyun, assicurazione per malattia infortunio e smarrimento bagagli, visto consolare. La quota non comprende: tutti i pasti e gli extra personali. Per informazioni contattare Fabio Gandi cielostellato@iol.it Un viaggio nel medioevo del mondo, tra paesaggi idilliaci e architetture uscite dalle Mille e una Notte. Un viaggio in un paese rigidamente islamico e pertanto impegnativo ma con una particolare attenzione alla sistemazione e alla sicurezza. L'itinerario è stato studiato per offrire una visione completa, ma non troppo frenetica, del sud e del nord dello Yemen. Il gruppo sarà composto da un massimo di 12 - 14 partecipanti alcuni dei quali hanno già partecipato ad altri viaggi organizzati dall'autore. L'alloggio è previsto in hotel dagli standard elevati per permettere un riposo adeguato tra uno spostamento e l'altro. A Bir Ali si dormirà in tenda sulla bianchissima spiaggia corallina. Si utilizzeranno dei fuoristrada Toyota 4X4 con autista e una guida yemenita parlante italiano ci accompagnerà per tutto il viaggio. In alcuni tratti "a rischio" saremo scortati dalla polizia locale. Primo giorno Partenza da Roma per Sana'a Alle 14.30 partenza da Roma per Sana'a con volo Yemenia. Arrivo previsto alle 21. Sistemazione in hotel. Secondo giorno Sana'a Visita di Sana'a, capitale dello Yemen e una delle città più antiche del mondo. San'a è posta su un altipiano a 2250 mt di altitudine e conserva un'atmosfera medievale da Mille e una Notte. Tutta la città con le finestre arabescate, la gente con i suoi tipici abiti, le donne velate, i mille profumi del souk, sembra un grande quadro all'aperto. Terzo giorno Sana'a - Al Hamra - Khulan - Sa'dah Da Sana'a si parte per il Nord dello Yemen, sostando ad Al Hamra, caratteristica cittadina preislamica, con le case di mattoni d'argilla addossate le une alle altre, e a Kulhan, cittadina abbarbicata su una montagna ricoperta di fichi d'india nella zona dei terrazzamenti. A Kulhan il lunedì si svolge il coloratissimo mercato settimanale, visitato il quale si riparte per Sa'dah ai confini dell'Arabia Saudita. Quarto giorno Sa'dah - Huth - Sana'a Sa'dah è una bella città completamente di fango, con le case senza spigoli, chiusa dalle antiche mura dalla tipica e particolare architettura in crudo, senza l'uso di pietre. L'importanza di Sa'dah risale al X° secolo quando l'Imam Al-Hadi Yahia bin Hussayn, fondatore dello zaidismo nello Yemen, la dichiarò capitale. La sua tomba è conservata nelle grande moschea. Dopo la visita del souk famoso per i gioielli in argento fabbricati dagli ebrei, partenza per Sana'a. Lungo la strada sosta al villaggio di Huth. Quinto giorno Sana'a - Dhamar - Yarin - Jiblah - Ibb - Tai'z Partenza per Tai'z nel sud del paese. La strada si snoda attraverso fertili altipiani caratterizzato in un paesaggio vulcanico. Si attraversano i villaggi di Ma'dar, Dhamar e Yarin, il più alto centro abitato dello Yemen posto a 2550 mt di altitudine. Sosta ai villaggi di Jiblah e Ibb, regno della regina di Arwa, dove Pasolini ambientò "Il Fiore delle Mille e una Notte". Con le stradine scoscese, importanti moschee e interessanti architetture, Jiblah sembra ferma nel tempo, ed è una delle città più affascinanti del paese. Ibb, posta tra due colline, tra verdi campi coltivati, è interessante per l'architettura in pietra a secco. Si proseguirà fino ad Tai'z. Sesto giorno Tai'z - Aden Visita di Tai'z e del suo bellissimo souk dove, caso più unico che raro in una società rigidamente islamica, sono le donne a condurre il commercio spesso anche senza il velo sul volto. Partenza per Aden sull'omonimo golfo. Settimo giorno Aden - Bir Ali - Al Mukhalla Si costeggia l'Oceano Indiano, tra dune di sabbia dorata, zone desertiche e coltivazioni, fino a Bir Ali, adagiato su una splendida spiaggia corallina. Questo villaggio di pescatori fu il primo porto dello Yemen dove fin dal 1000 a.C. venivano sbarcate le spezie provenienti dall'India e dirette in Palestina. Pernottamento in tenda sulla bianchissima spiaggia. Mattinata di relax sulla spiaggia. Nel pomeriggio partenza per Al-Mukhalla, antichissimo porto della regione dell' Hadhramawat. Pernottamento. Nono giorno Al Mukhalla - Wadi Doan - Al Hajjarin - Wadi Hadhramawat - Seyun Partenza per Seyun, capitale del Wadi Hadhramawat, nella regione orientale dello Yemen. Si attraversa il Wadi Doan, su una pista che corre sul letto del wadi, tra oasi di palme da dattero, aspre montagne e incredibili paesaggi dove la natura crea infiniti quadri naturali. Si incontrano i villaggi di Sif, Bada, Rashid immersi nel verde con le case ricoperte da un sottile intonaco bianco sul quale spiccano delicati disegni naif. Poi Al Hajjarin, una città di fango posta su due colline in pieno deserto, definita la "piccola Shiban" per le sue case a torre che si innalzano verso un cielo blu cobalto. Arrivo in serata a Seyun e pernottamento. Decimo - dodicesimo giorno Seyun - Tarim - Shibam - Seyun Visita di Seyun, immersa in una grande oasi e dominata dal Palazzo del Sultano, un'opera unica in fango ricoperta da un velo di intonaco bianco, e di Tarim, con un altissimo minareto. Nel pomeriggio partenza per Shibam, la "Manhattan del deserto": un blocco di 500 grattacieli di fango che sembrano toccare il cielo, con splendide porte intarsiate, strade e piazze dove le capre brucano indisturbate in un'atmosferica bucolica ferma nel tempo. Rientro a Seyun con sosta al coloratissimo souk, ricco di artigianato locale. Pernottamento a Seyun. Decimo - dodicesimo giorno Seyun - Ma'rib Partenza per Ma'rib attraversando tutto il deserto, antico regno della regina di Saba, tra splendide dune, immensi silenzi e spettacolari paesaggi fino a Ma'rib, affascinante vecchia città in fango, ormai quasi completamente in stato di abbandono. Pernottamento a Ma'rib. Undicesimo giorno Ma'rib - Sana'a Visita di Ma'rib, alle rovine dei templi dedicati al Sole e alla Luna e all'antica diga, fatta costruire dalla regina di Saba. Proseguimento per Sana'a. Dodicesimo giorno Sana'a - Wadi Dahr - Sana'a Mattinata dedicata alla visita del Wadi Dahr nei dintorni di Sana'a. Pomeriggio libero. Tredicesimo giorno Sana'a - Trilla - Shiban - Kawkaban - Sana'a Intera giornata dedicata alla visita dei villaggi di Thilla, Shiban e Kawkaban abbarbicati sul massiccio del Djebel an Nabi Shu'ayh a poche decine di km da Sana'a. Rientro in serata a Sana'a per la cena e trasferimento in aeroporto. Quattordicesimo giorno Sana'a - Roma Subito dopo mezzanotte partenza per Roma. Arrivo a Roma nel primo mattino. _______________________________ www.imondonauti.it > Asia > Nepal > Itinerario Nepal - Tibet Itinerario Friendship Highway… da Kathmandù a Lhasa testo e foto di Giovanni Mereghetti Namastè… sono passati quasi vent’anni dall’ultima volta in cui sono stato a Kathmandù; avevo lasciato una città fatta di strade in terra battuta, i risciò a motore sfrecciavano nei vicoli di Thamel, i taxi erano rari e le biciclette erano le vere padrone della città, ad ogni angolo di strada c’erano piccoli templi dove i locali andavano a pregare i loro Dei, il profumo dell’incenso era “l’odore” della città, un profumo fatto di misticismo e magia che non ti avrebbe più lasciato. Festa del grande Tanka a Lhasa Festa del grande Tanka a Lhasa Ciò che mi appare, a prima vista, non è più la Kathmandù fricchettona di quel tempo, è un mondo diverso, a tratti sconosciuto. Ci metto un po’ a rendermi conto di esserci già stato, l’asfalto ha cementato tutta la zona attorno a Durbar Square, solo i palazzi sono rimasti quelli di una volta. Ovunque sono nati ristorantini per turisti e agenzie di trekking, i nepalesi si sono dati da fare, in poco tempo hanno cambiato l’aspetto della loro città e non solo, è cambiato anche il volto della società, quella storica radicata nel passato. Kathmandù dista solo 120 chilometri dal confine cinese e la Friendship Highway, che inizia proprio qui, è l’unica strada che collega il Tibet ad un paese straniero. Per raggiungere Kodari, l’ultima città nepalese prima del confine cinese, bisogna percorrere la strada che si snoda, prima nella valle di Kathmandù, poi sui pendii delle montagne himalayane. Gli ottomila svettano dietro le alture più basse, ad ogni curva si presentano ai nostri occhi incuriositi gli spettacoli che offre la natura in queste zone. Per percorrere questo breve tratto della Friendship ci vogliono più di sei ore, i posti di controllo dei militari sono numerosi, spesso le frane invadono la sede stradale e la tortuosità del percorso rallenta i mezzi fuoristrada che arrancano sulle strette carreggiate con pendenze da capogiro. Kodari, la città di frontiera, è un agglomerato di case ubicate in una stretta valle a quasi duemila metri di altitudine, ci sono alcuni negozietti di spezie, altri di frutta e verdura e una sola locanda dove i turisti diretti in Tibet passano la notte. Le formalità doganali in uscita dal Nepal sono veloci, solo un timbro sul passaporto, nessuno controlla i bagagli. Subito dopo la dogana si deve percorrere un breve tratto a piedi, si attraversa il Ponte dell’Amicizia e finalmente si arriva in Cina. Prima di ritirare i moduli per la dichiarazione doganale bisogna sottoporsi alla misurazione della febbre, sembra una cosa d’altri tempi ma è così, un funzionario medico munito di termometro ultrarapido a forma di pistola controlla la salute di tutti i viaggiatori. Fortunatamente sono in ottima forma e i moduli mi vengono consegnati con un accenno di sorriso di benvenuto. didascalia Vita quotidiana a Nyalam Questo è solo il primo dei controlli, si riparte percorrendo un tratto di strada in salita, poi ci si ferma alla dogana, quella vera. I militari sono in uniforme verde con strisce rosse, il cappello è quello classico a visiera di tutti i soldati cinesi, sono impeccabili, quasi eleganti. Anche se i controlli sono minuziosi si perde solamente mezz’oretta, poi si passa, siamo in Tibet. A Zanghmu, la prima cittadina cinese, è quasi buio e anche se gli alberghi del posto non offrono nulla di buono è bene fermarsi. Si riparte la mattina successiva, dopo i primi tornanti l’altitudine inizia a farsi sentire, in poche ore si arriva a quota 3.500 metri, l’aria è sempre più rarefatta e anche se lo spettacolo che appare ai nostri sguardi diventa sempre più affascinante, i nostri polmoni faticano a pompare il poco ossigeno che riescono a recuperare. Ancora qualche chilometro e la strada smette improvvisamente di inerpicarsi sui pendii della montagna, inizia un falsopiano infinito, la lancetta dell’altimetro continua a salire, all’orizzonte le cime innevate fanno da contorno, ma la meta sembra irraggiungibile, lontana. Prima di arrivare a Nyalam si devono superare due passi oltre i 4.500 metri, ai bordi della carreggiata c’è la neve, il cielo è sempre più vicino. Si arriva al piccolo posto di polizia di Nyalam che è quasi mezzogiorno, un breve controllo ai passaporti e si prosegue subito in cerca di qualche ristorante per il pranzo. Troviamo un localino dove cucinano i “momo”, una specie di ravioloni ripieni di carne o di verdure: bolliti non sono male, se poi ci metti un po’ soia diventano una delizia. La sosta è breve, entro sera bisognerà raggiungere Old Tingri, l’unico posto in cui si può pernottare, poi per centinaia di chilometri non ci sarà più nulla, solo grandi distese disabitate e montagne. Old Tingri è solo un piccolo villaggio. Una fila di case basse, un distributore di benzina, una guest house e una strada, la Friendship Highway, nient’altro. didascalia Giovani ragazze a Old Tingri La strada è la vera casa di tutti, i bambini giocano con palloni fatti di stracci, i più grandicelli e le donne accudiscono il bestiame, i vecchi passeggiano ruotando il mulino di preghiera. Ovunque si respira un’aria di pace e sacralità, mentre, all’orizzonte, le montagne si illuminano dietro l’ultimo raggio di luce. Da queste parti il tempo non è scandito dall’orologio, appena sorge il sole ci si mette in movimento, quando tramonta la vita si ferma. E’ così anche per me, mi adeguo e seguo il ritmo del giorno e della notte. Oggi sarà una giornata intensa, difficile, prossima meta: Rongbok, il campo base dell’Everest. La pista sale lentamente verso sud, piove e i fiumi sono in piena, non è facile trovare i passaggi per guadare i corsi d’acqua, il viaggio si fa sempre più difficile… Ci si muove su una vecchia Toyota cercando di non perdere mai il riferimento dell’esile traccia segnata sul terreno. Ci vuole una giornata di viaggio, ma finalmente, quando il cielo lascia spazio a qualche raggio di sole, davanti a noi appare maestosa la cima della montagna più alta del mondo, l’Everest. E’ una grande emozione, indescrivibile. Dove termina la strada c’è un piccolo rifugio, il vento gelido soffia senza tregua mentre il buio della notte cala velocemente, è qui che passeremo la notte, a 5.200 metri di quota sotto il monte che domina il mondo. Quassù tutto è più difficile: muoversi, alimentarsi, dormire, ma il silenzio e l’atmosfera di questo magico luogo alimentano il nostro corpo e creano la forza necessaria per superare questi ostacoli. Nel cielo si accendono le stelle mentre le bandierine con le preghiere sventolano nel nulla dell’altipiano, noi, come sempre, siamo solamente timidi spettatori. La discesa verso Lhatse è spettacolare, le nuvole sono basse e scure, a tratti cadono scrosci di pioggia, dai finestrini della jeep si vedono accampamenti di nomadi, è un video clip girato nel passato quello che sto vivendo. didascalia Pellegrinaggio al Jokang (Lhasa) Lhatse è una città anonima, un grande viale taglia in due l’abitato, ovunque ci sono insegne cinesi e di tibetano è praticamente rimasto pochissimo. Solo il piccolo mercato è degno di una visita, il resto è solo cemento, messo lì per dare una parvenza di progresso. Per raggiungere Shigatse bisogna superare il Gyatsola Pass a 5.220 metri, la strada si snoda sui pendi dolci delle montagne creando geometrie affascinanti. Shigatse è una delle più importanti città del Tibet e il monastero di Tashillumpo le dà lustro e bellezza. Questo monastero attira migliaia di turisti da tutto il mondo, si resta senza fiato quando si cammina per i vicoli che si intrecciano tra una miriade di cappelle dove i monaci sono intenti nella preghiera quotidiana. Tashillumpo fu fondato nel 1447 da un discepolo di Tsongkhapa, Grend Drup. Fu successivamente nominato Dalai Lama e il suo corpo è ancora custodito in una cappella del monastero. Appena si varca la porta del monastero si gode una magnifica vista dell’intero edificio; sopra gli edifici di colore chiaro, dove vivono i monaci, sono raggruppate numerose strutture color ocra dal tetto dorato, qui sono ospitate le tombe dei Panchen Lama del passato. Tashillumpo è anche uno dei pochi monasteri del Tibet ad aver superato il tempestoso mare della rivoluzione e ancora oggi, a distanza di anni, è un vero piacere esplorare gli angoli più nascosti. Si lascia Shigatse la mattina presto, il viaggio verso Gyantse, l’altra città tibetana famosa ai viaggiatori, richiede quasi dieci ore di auto. Questo tratto di Friendship è uno dei più tortuosi, l’asfalto è quasi inesistente, le frane invadono spesso la carreggiata e, come se non bastasse, i fiumi in piena fanno il resto invadendo con acqua e detriti il già esile passaggio. didascalia Smorfia tibetana E’ buio quando si arriva a Gyantse, la città è in rifacimento, è tutto sottosopra con operai che lavorano ad ogni ora del giorno e della notte con arnesi rudimentali e badili spuntati. Gyantse è famosa per il monastero di Phklkor dove dall’alto dei suoi stupa si possono vedere i panorami della città e delle montagne che la circondano. Fondato nel 1418, Phklkor è uno dei monasteri più importanti di questa regione. Oggi il grande cortile, racchiuso in una cinta muraria che prosegue sulle colline alle spalle del monastero, è in gran parte vuoto e degli edifici rimasti si occupano i monaci Gelugpa. Passeggiare per le viuzze di questo monastero significa imbattesi in centinaia di dipinti murali. La statua centrale di Sakyamuni è affiancata dai Buddha del passato e del futuro mentre le cappelle che si incontrano durante la visita sono delle vere e proprie opere d’arte. Lhasa è ormai vicina, un altro giorno di viaggio, poi, finalmente siamo nel cuore del Tibet. L’arrivo nella capitale tibetana è abbastanza deludente, i viali in stile cinese mi fanno presagire che del vecchio Tibet è rimasto ben poco. Fortunatamente non è così, il Barkhor è rimasto intatto, o quasi. Pernottiamo al Mandala Hotel, proprio davanti al Jokhang. Dalle finestre della camera lo spettacolo è unico, ad ogni ora del giorno. La mattina presto i pellegrini fanno la fila per entrare nel templio, la piazza si anima di bancarelle e i venditori ambulanti rincorrono i turisti offrendo le loro mercanzie, il profumo delle spezie è ovunque, l’atmosfera si fa intensa, si respira il vero Tibet. Per tutta la giornata è un continuo brulicare di gente, la sera, quando si spengono le luci della città, ovunque regna il silenzio, rotto solo da qualche litania proveniente dai monasteri vicini. didascalia Momenti di gioia (Tingri) Lhasa è il cuore e l’anima del Tibet, per anni è stata la residenza del Dalai Lama, ora invece, nonostante la pesante influenza cinese, è la meta di devoti pellegrini. Il Jokhang è il centro spirituale della città, una curiosa mescolanza di contrasti di luce, nuvole d’incenso e pellegrini sdraiati a terra per la preghiera. Lo circonda il Barkhor, uno dei circuiti più sacri di tutto il Tibet dove una miriade di mulini di preghiera girano ad ogni ora del giorno accompagnati da mistiche litanie. E’ qui che la maggior parte dei visitatori ci lascia il cuore, è qui che ci si ferma e si cerca di capire questa realtà tanto lontana dai nostri schemi di vita. Il Monastero di Sera, Drepung, il Potala… come poter dimenticare tanta bellezza, come poter cancellare tante emozioni, i ricordi di questo splendido viaggio ai confini col cielo rimarranno indelebili nelle nostre menti per sempre, la visione delle immagini in bianco e nero scattate in questo mese saranno solamente un modo, più concreto, per essere vicino a questo mondo, un modo come un altro, per ritornare e continuare a sognare. Ultimo aggiornamento: 20 dicembre 2004 _______________________________ www.imondonauti.it > Europa > Irlanda > Itinerario 1 Irlanda Itinerario 1 Tour dell'Irlanda Meridionale Testo e foto di Federico Boi Punto di partenza e arrivo: Dublino Punto di arrivo: Limerick Lunghezza: 810 Km circa Durata: 9 gg. Mezzo di trasporto: automobile Difficoltà: Guida a sinistra Prezzo: da 1.700.000 ai 2.700.000 a seconda del numero di persone (per dividere le spese di viaggio) e delle sistemazioni scelte Primo giorno: Dublino - Glendalough - Kilkenny (178 Km) Uscendo dal centro di Dublino si prende la statale N81 in direzione sud, quindi, dopo circa 1 Km, si svolta a destra sulla N11, continuando fino a Kilmacanoge (Km 22,5), dove si svolta a destra per immettersi sulla R755; si procede fino a Laragh (Km 46,8), dove si imbocca la R756: proseguendo dritti per circa 3 Km si giunge a Glendalough, meraviglioso complesso monastico del sesto secolo d.C. situato nella "valle dei due laghi", che rappresenta sicuramente uno dei luoghi più magici di tutta l'Irlanda (la visita richiede almeno un'ora). Terminata la visita si riparte per Kikenny, che dista all'incirca 127 Km: la strada migliore, percorribile in due ore e mezza, prosegue da Glendalough verso sud in direzione Arklow, e da lì (Km 32), verso Ferns, lungo la N11; si prosegue quindi per Muine Bheag (Km 103) e Whitehall or Paulstown, dove si imbocca la N10 fino allo svincolo per Kilkenny sulla N77. Kilkenny è una delle più belle città dell'isola: fondata nel VI secolo, mantiene ancora la struttura medievale acquisita sei secoli successivi. Assolutamente da vedere il castello, che mantiene ancora l'originaria struttura in pietra del 1391e, nei dintorni della città, a 23 Km in direzione Waterford, la bellissima abbazia cistercense di Jerpoint del 1180. A Kilkenny si può pernottare presso la Viewmount House, in Castlecomer Road (prezzi medi, sistemazione accogliente). TraghettiOnLine Vuoi viaggiare in traghetto e avere maggiori informazioni sui prezzi delle tratte? Clicca qui per prenotare il tuo viaggio su TraghettiOnLine per info sui prezzi ele tratte vedi anche: centro prenotazioni www.aferry.to Secondo giorno: Kilkenny - Cashel - Cork (157 Km) Vista della chiesetta di Glendalough Vista della chiesetta di Glendalough Si parte da Kilkenny lungo la T19, prendendo al Km 27 la N8 e svoltando quindi a sinistra: dopo 33 Km si arriva a Cashel, cittadina famosa per l'imponente Rocca, che secondo la leggenda sarebbe un enorme pietra caduta di bocca al diavolo alla vista di San Patrizio. Da non perdere la Cormac' Chapel in stile romanico e la splendida croce scolpita detta di San Patrizio. Si riparte in direzione sud sulla N8, arrivando dopo 17,5 Km a Cahir, località conosciuta per l'affascinante castello posto su isolotto di roccia sul fiume Suir, utilizzato da registi come Kubrick (Barry Lindon), Boorman (Excalibur) e Gibson (Braveheart) per la ripresa di alcune scene dei film. Terminata la visita, si continua sulla N8 fino al Km 95,6, dove si prende la N22 che, girando a sinistra, ci porta dopo 1 Km a Cork, vivace città a circa 15 Km dal mare: anche se qualche irlandese la paragona a Venezia, in realtà unicamente per i canali che la attraversano, non si può assolutamente dire che sia una bella città; ma di sicuro è viva, e una serata passata lungo le strade e i numerosissimi pub è ben spesa! Terzo giorno: Cork - Kinsale - Bantry (104 Km) Uscendo da Cork prendiamo la N22, girando a destra lungo la N27 dopo circa 1 Km. Al Km 3,7 raggiungiamo la R600, che ci porta dopo una ventina di Km a Kinsale: è al largo delle coste di questa cittadina che il 7 maggio 1915 venne affondato il Lusitania, il cui relitto giace ancora davanti al faro a circa 80 m di profondità. Seguiamo ancora la R600, raggiungendo dopo 15 Km le magnifiche rovine del monastero francescano di Timoleague, e dopo 4 Km ci immettiamo nella N71 per raggiungere il tipico borgo di Clonakilty, e i coloratissimi villaggi di Glandole e Union Hall. Al termine della N71 si giunge a Skibbereen: girando a sinistra sulla R595 dopo 12 Km si arriva a Baltimore, un altro tipico villaggio di pescatori; dopo una veloce visita si ritorna a Skibbereen lungo la medesima magnifica strada, si prende la R599 e, dopo 20 Km, si gira a sinistra sulla R586, che dopo 7 Km ci porta al termine della tappa odierna, la cittadina di Bantry. Qui si può dormire, per un prezzo economico, presso il Bantry Indipendent Hotel, ostello decisamente pulito e ben tenuto. Quarto giorno: Bantry - Kenmare - Waterville (90 Km) Pecore lungo la strada nel Ring of Kerry Pecore lungo la strada nel Ring of Kerry Ripartiamo da Bantry lungo la N71, per giungere dopo 11 Km a Glengarriff, dove possiamo notare gli incredibili effetti della Corrente del Golfo: un susseguirsi di boschi e giardini tipici di una regione a clima quasi tropicale (non mancano infatti le palme!). Proseguiamo lungo la panoramica N71 per arrivare, dopo 20 Km, ad un altro simpatico villaggio, Kenmare, che rappresenta il punto di partenza del famoso Ring of Kerry, che perimetra la penisola di Iveragh lungo la N70. Dopo 30 Km giungiamo a Castlecove da cui, con una breve deviazione sulla destra di circa 5 Km, possiamo visitare le rovine di Staigue Fort, quello che rimane di un imponente forte in pietra dell'Età del Ferro. Ritornati sulla N70, proseguiamo verso la stazione balneare di Waterville, posta a 30 Km da Castlecove, dove si può pernottare al Seaview B&B, Sea View, Toor (prezzi medio alti). Quinto giorno: Waterville - Skellin Ireland - Killorglin (55 Km) A 20 Km da Waterville si trova Portmagee, che si deve raggiungere entro le 11 del mattino, ora dell'ultimo imbarco per le isole Skellig che si effettua solamente in estate e con il bel tempo. La gita dura fino alle 16 ed è abbastanza cara (circa 20 sterline irlandesi, più di 30 euro), ma ne vale senza dubbio la pena! In particolare è sensazionale la Michael Skellig, isolotto scosceso di 200 m in cui si possono osservare i resti del monastero omonimo abitato fino a qualche secolo fa, raggiunto da un numero impressionante di sentieri scavati dai monaci sulla roccia. Ritornati a Portmagee, si riparte lungo la N70 in direzione di Killorglin, che raggiungiamo dopo 50 Km; se si passa in questa cittadella tra il 10 e il 12 agosto, si può assistere alla celebre Puck Fair, fiera del bestiame in cui un caprone viene incoronato re della festa, e trattato come tale! Sesto giorno: Killorglin - Dingle (90 Km) Panorama nella penisola di Dingle Panorama nella penisola di Dingle Da Killorglin proseguiamo lungo la N70 fino al Km 8,9, quindi giriamo a sinistra prendendo la R561 per entrare nella penisola di Dingle. Al Km 35 ci dirigiamo sulla N86 per arrivare all'incantevole cittadina che dà il nome alla penisola e che, nei periodi di assenza dei turisti, appare quasi fuori dal tempo; ed è probabilmente l'unico posto in Irlanda in cui tutti gli abitanti parlano ancora il gaelico. Dingle è un ottimo punto di partenza e di ritorno per tutte le escursioni che si possono fare lungo la costa: proseguendo lungo la R559 non possiamo perdere una visita alle scogliere di Slea Head, con una magnifica vista sulle Basket Islands, o dimenticare di fare una passeggiata verso il forte di Dunbeg o verso il forte Dun an Oir, in direzione Smerwick Harbour. A 10 Km da Dingle si trova anche il Gallarus Oratory, piccola cappella costruita con pietre a secco a forma di nave rovesciata, che risale al IX secolo d.C, un vero gioiello per chi ama quel genere di architettura. Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2005 ::::::::::::::::::::::::::: www.imondonauti.it > Europa > Irlanda > Itinerario 2 Irlanda Itinerario 2 Tour dell'Irlanda Centro- Settentrionale Testo e foto di Federico Boi Punto di partenza e arrivo: Dublino Punto di arrivo: Portrush Lunghezza: 350 Km circa Durata: 6 gg. Mezzo di trasporto: automobile Difficoltà: Guida a sinistra Prezzo: da 1.500.000 ai 2.000.000 a seconda del numero di persone (per dividere le spese di viaggio) e delle sistemazioni scelte Primo giorno: Dublino - Drogheda - Dundalk (105 Km) Uscendo da Dublino si prende l'autostrada M1 in direzione nord, quindi, dopo circa 10 Km, si procede dritti sulla statale N1, che dopo 40 Km ci porta direttamente a Drogheda, città nelle cui vicinanze ebbe luogo nel 1690 la decisiva sconfitta di Giacomo II il Cattolico contro Guglielmo d'Orange. A circa 6 Km da Drogheda, sempre lungo la N1, si raggiunge Monasterboyce, centro religioso che la leggenda vuole fondato nel VI secolo da San Boyce, e famoso per le tre splendide croci celtiche in pietra scolpite con scene dell'Antico e del Nuovo Testamento. Spostandosi da Monasterboyce si possono raggiungere, a circa 5 Km in direzione sud ovest, le rovine della prima abbazia cistercense d'Irlanda, Mellifont Abbey, fondata nel 1142. Altri 4 km in direzione sud e si raggiungono i misteriosi tumuli di Newgrange, necropoli risalente al 3000 a.C. circa, che presenta forti implicazioni di carattere astronomico ed esoterico: un foro praticato sul tumulo di dimensioni maggiori permette ad un raggio di sole di penetrare nella stanza principale per 17 minuti solamente il 21 dicembre, giorno più corto dell'anno e primo giorno d'inverno. Terminata la visita si riparte per Dundalk, cittadina situata nella contea di Louth che dista all'incirca 34 Km sempre lungo la statale N1, e che costituisce punto di arrivo della prima giornata. TraghettiOnLine Vuoi viaggiare in traghetto e avere maggiori informazioni sui prezzi delle tratte? Clicca qui per prenotare il tuo viaggio su TraghettiOnLine per info prezzi vedi anche: centro prenotazioni www.aferry.to Secondo giorno: Dundalk - Belfast (81 Km) La strada dei giganti (Giant's Causeway) La strada dei giganti (Giant's Causeway) Si parte da Dundalk lungo la N1, prendendo al Km 13,4 la E1 all'altezza di Ravensdale, dove si passa il confine con l'Irlanda del Nord. Superato il confine, si imbocca a Cloghoge la A1, che si segue fino a Hilsborough (Km 64,4), dove si passa sulla M1 fino al Km 77,8: proseguendo dritti si passa sulla A12, che in 3 Km ci porta direttamente a Belfast. Cosa si può dire di Belfast, "capitale dell'Ulster"? Bisogna passare almeno una giornata in questa città forti contrasti, aggirandosi tra le strade del quartiere protestante di Shankhill e passando attraverso la Peace Line per raggiungere i quartieri cattolici di Andersontown, Springfield e Ballymurphy; ma visitando anche l'interessante Queen's University in stile Tudor e la controversa City Hall. A Belfast si può pernottare per prezzi economici al Glenwhirry Court, in Glenville Road, appena fuori dal centro cittadino. Terzo giorno: Belfast - Ballymena - Glenariff (75 Km) Uscendo da Belfast prendiamo la A2 fino al Km2, immettendoci quindi nella A12 fino all'imbocco con la M2, che ci porta fino ad Antrim (Km 30), punto di partenza per un'eventuale gita sull'adiacente Lough Neagh. Da Antrim ripartiamo lungo la A26, raggiungendo dopo 15 Km la cittadina di Ballymena. Qui prendiamo la statale A42, immettendoci, dopo circa 1 Km nella A43, che ci porta direttamente a Glenariff (o Waterfoot, come viene anche chiamato il paesino allo sbocco della vallata). Numerosissimi sono i B&B in questa zona, ma è difficile pensare di poter spendere meno di 40 euro per pernottare. Quarto giorno: Glenariff - Ballycastle (40 Km) Croce celtica nell'abbazia di Monasterboycey Una delle tre croci celtiche più importanti d'Irlanda nell'abbazia di Monasterboycey Ripartiamo da Glenariff evitando di prendere la strada costiera, e dirigendoci invece attraverso l'omonima vallata, forse la più bella tra le nove Glens della contea di Antrim; si arriva quindi, dopo aver superato la cascata di Altagowna, al Parco Forestale di Glenariff, che permette di percorrere numerosi sentieri in mezzo ad una natura lussureggiante. Terminata la visita, si può ridiscendere verso la costa lungo la B14, che in 4 Km ci porta a Cushendall, villaggio noto per un'antica torre rossa di arenaria, la Curfew Tower, risalente al 1825. Da qui si riparte sulla A2 in fino ad arrivare a Cushendun, altra località turistica immersa nel verde e circondata da valli silenziose. Ballycastle dista solo 16 Km lungo la A2, ma è possibile continuare lungo la strada costiera per visitare la Murlough Bay, recandosi fino a Fair Head, scogliera da cui si può godere di una splendida veduta, in particolare al tramonto, sulla costa scozzese. Quinto giorno: Rathlin Island Dal porticciolo di Ballycastle ci si imbarca per l'isola di Rathlin, distante all'incirca 13 miglia al largo verso nord. Ci sono due traghetti al mattino e due al pomeriggio, e la traversata dura 45 minuti. Rathlin è un'isola ancora poco aperta al turismo, quasi selvaggia, e per questo motivo la sua visita è decisamente raccomandabile, in particolare per gli appassionati di ornitologia, data la presenza di oltre 150 specie di uccelli che si possono ammirare in particolare lungo le scogliere all'estremità occidentale presso il faro. Una curiosità: Rathlin è la località da cui Guglielmo Marconi trasmise il suo primo messaggio radio Sesto giorno: Ballycastle - Portrush (35 Km) Panorama dalla passeggiata delle Giant's Causeway Panorama dalla passeggiata delle Giant's Causeway Ripartiamo da Ballycastle dirigendoci lungo la B15 fino a Ballintoy (9 Km): a est della cittadina si trova il famoso Rope Bridge, ponte di corda che collega la terraferma con l'isolotto di Carrickarade, sospeso ad un'altezza di 24 m sul mare, e percorribile al massimo da due persone alla volta (il ponte viene aperto solo in caso di bel tempo, e il National Trust britannico, che lo conserva come patrimonio storico, provvede a toglierlo nella stagione invernale). Da Ballintoy si prosegue per qualche Km fino all'incantevole spiaggetta di White Park (da non perdere!), e si continua oltrepassando il Dunseverick Castle per arrivare ad una delle vere meraviglie dell'Ulster: le Giant's Causeway, la "strada dei giganti" dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1986. Si tratta di una formazione geologica di origine vulcanica, costituita da 40.000 colonne di basalto a forma di parallelepipedo con base esagonale di 40/50 centimetri, che degrada lungo la costa verso il mare.uno spettacolo straordinario! E altrettanto bella è la passeggiata che parte dalle Giant's Causeway e prosegue lungo la costa in direzione est fino al castello di Dunseverick (all'incirca 8 Km, più altri 4 per tornare lungo la strada costiera). Terminata la visita si riparte prendendo la A2 in direzione Bushmills; superato il villaggio, si arriva alle rovine spettacolari del Dunluce Castle, posto su un promontorio a 60 m sul livello del mare, e si prosegue infine per Portrush, vivace cittadina dove si trova un buon numero di pensioni ed ostelli per pernottare a prezzi economici. Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2005 ::::::::::::::::::::: www.imondonauti.it > Europa > Irlanda > Itinerario 3 Irlanda Itinerario 3 Splendide e selvagge isole Aran: Inis Mor di Flavia Daneo Punto di partenza e arrivo: Rossaveal Durata: 2 gg. Mezzo di trasporto: ferry, bicicletta Difficoltà: nessuna; tenere la sinistra in bicicletta Prezzo: 80-90 euro circa Inis Mor è la più grande delle tre isole Aran. Situata a 9 miglia dalla costa di Galway e raggiungibile comodamente con il ferry da Rossaveal (ma anche dal porto di Doolin) in circa 45 min. di traversata, l'isola mantiene ancor oggi un suo spirito duro e selvaggio che si può cogliere maggiormente quando, nel tardo pomeriggio, la maggior parte dei turisti lascia l'isola per tornare sulla terraferma. Allora, girovagando a piedi o in bici tra le strette stradine delimitate da muretti a secco, si sente solo il sibilo del vento e il respiro possente dell'Oceano... TraghettiOnLine Vuoi viaggiare in traghetto e avere maggiori informazioni sui prezzi delle tratte? Clicca qui per prenotare il tuo viaggio su TraghettiOnLine per info sui prezzi ele tratte vedi anche: centro prenotazioni www.aferry.to Primo giorno: Rossaveal-Inis Mor Si può arrivare alla maggiore delle isole Aran sia in aereo da Inverin (circa 7 min. di volo; Aer Arann, tel. 091-593034) che in traghetto, ma la seconda opzione è senz'altro da preferire perchè permette di avvicinarsi lentamente a questo arcipelago un po' fuori del mondo dove gli abitanti parlano ancora la lingua degli antichi Celti. La partenza è alle ore 10.30 da Rossaveal (altre partenze alle 13 e alle 18.30; costo 19 euro a/r) per approdare, dopo circa 45 minuti, al piccolo capoluogo di Kilronan. Qui è possibile noleggiare una bike (10 euro al giorno) con cui iniziare il giro dell'isola, effettuabile in circa 5-6 ore. Le tappe di maggior importanza sono: Dun Harann Heritage Park, situato sul punto più alto dell'isola; il magnifico sito di Dun Aengus, a picco sull'Oceano. Si tratta di un triplice giro di mura a forma di ferro di cavallo probabilmente costruite da tribù celtiche nel 2000 a.C. La vista che si gode da quassù sulle scogliere vale da sola il viaggio. Da qui si può proseguire verso l'antica e perfettamente conservata abitazione Clochan na Carraige e al forte di Dun Eoghanachta. Per non ripercorrere la stessa strada dell'andata si può optare di tornare per la strada che costeggia il mare, sostando alla splendida spiaggia di Portmurvy. Lungo il percorso si incontrano alcune abitazioni tipiche con il tetto in canne di fiume e molteplici negozi che vendono i caratteristici maglioni di lana, lavorati a mano secondo diversi motivi base (in tempi passati, l'unico modo per riconoscere qualche naufrago restituito dal mare era, per l'appunto, il disegno del suo maglione). Ci sono diversi B&B che consentono di pernottare comodamente sull'isola. Appena scesi dal traghetto c'è anche un comodo ostello da prenotare con buon anticipo visto che è sempre pieno; c'è un altro ostello lungo la strada principale (circa 15 min. dal porto) da cui si gode di un bel panorama ma riteniamo che il rapporto qualità-prezzo non sia tra i migliori ( Mainistir House, tel. 99-61169, 14 euro per persona per letto in camerata con colazione. Le camerate e i servizi in comune sono molto sporchi). In zona porto c'è un supermercato ben fornito. Per mangiare, sempre in zona porto, ci sono diversi ristoranti piuttosto cari (circa 16-20 euro; non servono alcolici: per bere vino bisogna portarselo, la birra è vietata) e qualche pub. Secondo giorno Si riparte dal porto di Kilronan alle 9 del mattino o alle 13 per arrivare a Rossaveal dopo circa 45 min. Se si parte alle 13 c'è la possibilità di fare una breve escursione dal porto al Castello di Arkin (1587) e di lì alla chiesetta di S. Benan, ritenuta la più piccola del mondo, e alle scogliere del lato meridionale dell'isola. Numeri utili: Aer Arann tel. 091-593034; fax 091-593238 Inishmor Ferries tel. 091-566535, 534553, 506925 Island Ferries tel. 091-568903, 572050; fax 091-568538; www.aranislandferries.com (collega anche Ins Mor a Inis Meain e a Inis Oirr) Doolin Ferries tel. 065-7074455, 7074466 Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2005 ______________________________________ www.imondonauti.it > Europa > Islanda > Itinerario 1 Islanda Itinerario 1 L'ultima Thule, terra di fuoco e di ghiaccio Testo di Flavia Daneo Foto di GianAndrea Pagnoni Punto di partenza e arrivo: Reykjavik Lunghezza: ca. 2173 km Durata: 12 gg. Mezzo di trasporto: 4x4 Difficoltà: buona esperienza di guida a causa delle condizioni delle piste e dell'attraversamento di guadi. Prezzo: 1030 - 1290 euro Veduta del Jokullsarlon iceberg dal Vatnajokull L'itinerario proposto consente di vedere una buona parte delle straordinarie meraviglie naturali dell'Islanda. Svolgendosi in parte nell'entroterra del Paese è necessario tenere presente che, essendo l'interno disabitato, bisogna essere attrezzati di conseguenza; quindi innanzitutto è indispensabile viaggiare su mezzi a trazione integrale e, possibilmente, non da soli per potersi reciprocamente aiutare in caso di necessità; poi portare con sè provviste a sufficienza inclusa l'acqua, benzina di riserva (il cui consumo aumenta a causa delle condizioni delle strade), abbigliamento adeguato a condizioni climatiche assai mutevoli e talvolta estreme. Le strade della zona, delle quali molte aperte solo in estate, sono il più delle volte appena tracciate. Bisogna inoltre prestare estrema attenzione durante l'attraversamento dei corsi d'acqua il cui flusso può variare enormemente nel corso della giornata (una forte pioggia o una giornata particolarmente calda possono triplicare la portata di un fiume nel giro di poche ore); è necessario guadare nei punti indicati dalla segnaletica apposita o, nel caso mancasse, nei punti in cui il corso d'acqua è più ampio guidando piano e senza fermarsi. Nel caso si volesse noleggiare un'auto non 4x4 si può tranquillamente percorrere la Ring Road eliminando le tappe che conducono all'interno ossia quelle relative al Landammanulagar, al Laki, al Kverkfioll e all'Askja. Primo giorno: Reykjavik - Eyrarbakki - Skogar (km 180 circa) Chi arriva con il volo diretto dall'Italia atterra in genere in Islanda nelle prime ore del mattino. La stanchezza del viaggio, l'impatto con un Paese così inconsueto, il tempo necessario per sbrigare le pratiche di noleggio del fuoristrada consigliano di non forzare troppo la prima tappa del viaggio. Imboccando a Reykjavik la Ring Road in direzione est si giunge, dopo 57 km, a Selfoss, piccola cittadina e importante snodo stradale. Da qui, prendendo la strada 34 in direzione sud, si incontrano alcuni villaggi di pescatori, il più pittoresco dei quali è Eyrarbakki, situato su una spiaggia di sabbia nera, con alcuni caratteristici edifici del 1700. Dopo uno spuntino fatto guardando le onde dell'Oceano Atlantico, si punta verso Skogar, ripercorrendo all'incontrario la 34 o imboccando la 305 che, ad un certo punto, si reimmette nella Ring Road. Il paesaggio lungo la strada diventa via via meno monotono: si vedono le prime cascate precipitare da alte pareti verdeggianti, alcune filiformi, altre più scenografiche, per giungere infine a Skogar, sede dell'interessantissimo Museo del Folclore, forse il più famoso tra quelli islandesi. Ma a Skogar c'è un altro polo d'attrazione: la splendida cascata di Skogafoss, alta ben 60 m e una delle poche che consente di arrivare con facilità quasi sotto all'immensa massa d'acqua. Da lontano è scenografica, ma man mano che ci si avvicina lungo i viottoli che attraversano il prato e si entra nella gola, l'emozione si fa sempre più forte, pari forse solo al fragore dell'acqua che cade... Per pernottare ci si può fermare nella scuola che sorge a brevissima distanza dalla cascata. Secondo giorno: Skogar - Dyrholaey - Vik - Landamannalaugar (km 160 circa senza deviazioni) Da Skogar, dopo una ventina di km tra colline verdeggianti e macchie di fifa, pianticelle che crescono negli acquitrini e sono caratterizzate alla sommità da un ciuffetto simil cotone, si arriva a Dyrholaey. Dyrholaey è uno splendido promontorio roccioso che si affaccia sull'Oceano. Lo sguardo spazia a 360° (come sempre del resto in Islanda) e ogni passo è fonte di emozionanti scoperte: le lunghissime spiagge di sabbia nera ai piedi delle scogliere, i faraglioni di Vik in lontananza, gli archi che traforano la roccia e contro i quali si frangono le onde, centinaia di pulcinella di mare che beati occhieggiano tra il muschio e le rocce. I pulcinella sono graziosissimi: coloratissimi in mezzo al verde, sembrano nati dall'incrocio tra un pinguino e un tucano; piuttosto goffi nei movimenti a terra, hanno zampette palmate arancioni che battono velocemente quando sono in acqua alla ricerca di pesciolini. Poco oltre, il minuscolo paese di Vik è situato lungo un pittoresco tratto di costa. A Vik, se girate tra le case del paese, potete scoprire alcune casette in miniatura con il tetto in torba: sono le casette degli elfi che, con gnomi, fate e troll abitano ancora in questi luoghi! Si prosegue lungo la Ring Road fino all'incrocio con la 208, strada sterrata che diventa per lunghi tratti pista e che porta a Landmannalaugar (120 km circa). Lungo il percorso è possibile fare una deviazione per la gola di Eldgjà, la più grande frattura al mondo provocata da un'esplosione vulcanica. Da qui si può ulteriormente proseguire a piedi per la cascata Ofaerufoss a cui si arriva percorrendo un sentiero che corre lungo un ampio torrente. La cascata Ofaerufoss è imponente, ma purtroppo lo spettacolare arco di roccia che la sovrastava è crollato anni fa in seguito ad un terremoto. Tornati indietro si rimonta in auto e si prosegue per il Landamannalugar: la strada è lunga e si attraversano diversi guadi (di qui la necessità di avere un fuoristrada a trazione integrale e ruote abbastanza alte da evitare sassi sommersi e l'acqua che può farsi improvvisamente profonda). Si arriva a Landamannalugar dopo ore di paesaggio tormentato e privo di qualsiasi traccia di presenza umana: si tratta di un vasto altopiano circondato da montagne dalle incredibili tonalità pastello (rosa, arancione chiaro, verdino). Si può pernottare all'omonimo rifugio dopo aver avuto l'accortezza di prenotare in anticipo in quanto il luogo è molto frequentato dagli islandesi che qui fanno anche il bagno nelle pozze di acqua calda che sgorga dal terreno. E' possibile, in alternativa, dormire in tenda in appositi spazi attrezzati. Terzo giorno: Landamannalugar - Holt - Laki - Kirkjubaejarklaustur (km 140 circa) Si ripercorre in senso contrario la strada fatta per arrivare a Landamannalugar fino a che non ci si reimmette nella Ring Road che si segue fino a Holt, per poi imboccare la 206 che, dopo circa 45 km di pista, conduce al vulcano Laki. E' un paesaggio infernale quello che si inizia a percorrere per giungere al Laki, protagonista di una delle più grandi e catastrofiche eruzioni che la storia ricordi. Raggiungerne la sommità non sembra un'impresa: l'altezza è modesta e il sentiero non è molto ripido, ma tira un vento fortissimo e fa piuttosto freddo. Il panorama è di una primordiale grandiosità: una fila di 95 crateri testimonia che il Laki è un vulcano con il quale non si può scherzare. Lui è estinto dopo aver provocato devastazione e morte nel 1783 (30 miliardi di tonnellate di lava e il triplo di acido solforico), ma i crateri ai suoi piedi sono ancora attivi. Tornati indietro per la stessa strada si prosegue per Kirkjubaejarklaustur dove c'è la possibilità di pernottare nella scuola locale oppure si può proseguire per altri 70 km e pernottare al Parco nazionale di Skaftafell. Quarto giorno: Kirkjubaejarklaustur - Parco nazionale di Skaftafell - Jokulsarlon - Hofn (km 200 circa, escluso il trekking all'interno del Parco) Cascata sui basalti colonnari a Svartifoss Circa 70 km di Ring Road conducono al Parco nazionale di Skaftafell. Varie sono le escursioni che si possono intraprendere all'interno del parco, dotato di pensione e di grande campeggio per chi desidera fermarsi più a lungo. In una giornata è possibile vedere comodamente la cascata di Svartifoss che scende tra colonne nere di basalto, e poi proseguire per il ghiacciaio Vatnajokull, le cui poderose lingue di ghiaccio reso grigio dalle polveri vulcaniche arrivano fin quasi a buttarsi tra le acque dell'Oceano. Il Vatnajokull è il più vasto ghiacciaio d'Europa e il suo spessore supera i 1000 m; lo si costeggia in auto per giorni interi e non se ne vede che una porzione insignificante! Proseguendo a est di Skaftafell, dopo aver attraversato il ponte sospeso sul fiume Jokulsà, si arriva a uno dei panorami islandesi più straordinari: la laguna di Jokulsarlon con in suoi iceberg che galleggiano assumendo, a seconda della luce, colorazioni che vanno dal grigio, all'azzurro, al bianco, alla trasparenza assoluta. E' possibile fare un giro nella laguna a bordo di un mezzo anfibio che effettua diversi viaggi a orari prestabiliti: è un po' caro, ma è un'esperienza indimenticabile! (Attenzione: il luogo è incantato ma c'è un vento gelido che talvolta consente di restare in piedi con fatica!). Si prosegue per Hofn lungo la strada costiera; a Hofn ci sono varie possibilità di pernottamento. Quinto giorno: Hofn - Egilsstadir - Kverkfjoll (km 434) Giornata di trasferimento in auto lungo la Ring Road fino a Egilsstadir e da qui, imboccando la 931, la lunghissima e, soprattutto nell'ultimo tratto, micidiale pista verso il rifugio del Kverkfjoll (circa 200 km), al limite settentrionale della calotta del Vatnajokull, dove si pernotta dopo aver precedentemente prenotato. Sesto giorno: Kverkfjoll - Askja - Myvatn (km 264 circa) Pseudocrateri al lago Myvatn Si ripercorre verso nord la pista dell'andata per poi imboccare la F92 in direzione Askja. Si continuano ad attraversare immense distese laviche proseguendo per molti tratti praticamente a passo d'uomo. Il paesaggio tutt'intorno è nero, la pista è terribile, il cielo livido e tira un vento che alza nuvole di polvere nera. Tra sobbalzi e finestrini rigorosamente chiusi, si riescono a distinguere vari tipi di lave solidificate, alcuni neri neri, altri più rossastri o giallastri, pomici, detriti lavici, magma che sembra appena rappreso, uno spettacolo grandioso e allucinante. Da un certo punto in poi si può proseguire solo a piedi e in breve si entra nella caldera del vulcano Askja. Sembra davvero di essere all'inferno, tira un vento fortissimo che impedisce quasi di avanzare mentre granelli di di polveri vulcaniche ti entrano negli occhi, unica parte del corpo rimasta scoperta. Si cammina per una buona mezz'ora e oltre, con il vento che fischia nelle orecchie e negli occhi un panorama grandiosamente desolato e primordiale. Si sale un pendio procedendo un po' con gli occhi chiusi e un po' di schiena a causa del vento terribile; arrivati in cima, uno spettacolo mozzafiato: un enorme lago azzurrissimo riempie il cratere mentre proprio sotto di noi c'è un altro lago vulcanico dalle acque lattiginose, calde e solforose: il Viti (in islandese, inferno: mai nome fu più appropriato) nel quale i più coraggiosi si gettano per fare un bagno. Dall'Askja, attraverso il deserto dell'Odadhahraun, si risale sempre su pista verso nord, verso il lago Myvatn. Pian piano la piana vulcanica lascia il posto a zone sempre più verdeggianti finchè si arriva in vista delle fumarole e poi del lago vero e proprio, di un'acqua azzurro color cielo con tanti isolotti verdissimi nel mezzo. A Myvatn esistono varie possibilità di alloggio trattandosi di un rinomato luogo di villeggiatura. Settimo giorno: Myvatn Dopo tanta fatica una doverosa sosta in uno dei luoghi maggiormente apprezzati dagli islandesi per la bellezza dei luoghi e la mitezza del clima. Il Myvatn è il paradiso degli ornitologi, luogo di soggiorno e di riproduzione di centinaia di uccelli nonchè di miliardi e miliardi di moscerini. Sul lungolago si possono ammirare una serie di pseudocrateri, zone con formazioni basaltiche dalle strane forme mentre, poco oltre, si possono vedere il lago vulcanico del Krafla e le fumarole. L'attiva zona geotermale del Myvatn offre, a questo proposito, tutta una serie di fenomeni di vulcanismo secondario. Impressionanti sono le pozze di fango ribollente, in una zona da girone dantesco dove, se appena appena gratti con la scarpa il suolo, la terra assume le più stupefacenti colorazioni che vanno dal bianco al giallo canarino, all'ocra, mattone, rosso, marrone chiaro e scuro, azzurro, violetto. Ottavo giorno: Myvatn - Selfoss - Dettifoss - Hljodaklettar - Asbyrgy - Husavik (145 km circa) Dettifoss, le più grandi cascate d'Europa Da Myvatn si percorre, in direzione est la Ring Road (km 18) per poi imboccare (direzione nord) la strada che conduce alle cascate di Selfoss e di Dettifoss, quest'ultime le più vaste d'Europa. Il fumo delle cascate lo si vede molto prima di arrivarci: si alza da una fessura che taglia un ampio tavolato lavico che bisogna attraversare a piedi perchè Dettifoss, come quasi tutte le meraviglie islandesi, bisogna un po' guadagnarsela. Più a nord si possono vedere le incredibili formazioni basaltiche di Hljodaklettar, e poi , merita una visita il canyon di Asbyrgy che, secondo la leggenda, si formò in seguito a una zoccolata del cavallo di Odino mentre, secondo i geologi - spiegazione ancor più incredibile - si sarebbe formato in soli due giorni a seguito dell'ondata di piena provocata dallo scioglimento di un ghiacciaio. Da Asbyrgy un veloce trasferimento conduce ad Husavik, graziosa cittadina punto di imbarco per una giornata a "caccia" di balene. A Husavik si può comodamente pernottare in accoglienti bed and breakfast. Nono giorno: Husavik - Godafoss - Akureyry (km 91 circa) Ad orari prefissati partono dal porto di Husavik le imbarcazioni che conducono i turisti a vedere le balene. Il panorama è notevole, montagne innevate si gettano direttamente nelle acque del fiordo con qualche cascatella di contorno. Di balenottere se ne avvistano parecchie, i loro dorsi lucidi guizzano simili a quelli dei delfini mentre ci vuole più fortuna per imbattersi in qualche incontro più ravvicinato... Si prosegue nel pomeriggio per Akureyry con tappa alla cascata di Godafoss, praticamente a due passi dalla Ring Road. La cascata di Godafoss (cascata degli dei) deve il suo nome al fatto che, nell'anno 1000, il capoclan Thorgeir Thorkelsson vi gettò le statue degli dei pagani dopo aver scelto per il suo popolo la religione cristiana. Akureyry è una deliziosa cittadina ricca di vita e di negozi dove passeggiare piacevolmente o concedersi un momento di relax in uno dei tanti caffè. Varie le possibilità di pernottamento. Decimo giorno: Akureyry - Siglufjordur (km 120 circa) Dopo qualche altro piacevole acquisto (vi sono bellissimi e carissimi negozi in cui poter comprare capi d'abbigliamento in pregiata lana islandese) , si lascia Akureyry. La Ring Road prosegue verso nord costeggiando l'Eyjafjordur e poi lo Skagafjordur su fino a Siglufjordur dalle casette color pastello adagiate lungo un grazioso fiordo. Nonostante il grave calo che ha conosciuto la pesca negli ultimi anni, la cittadina è ancora un importante centro dell'industria dell'aringa e, se è il periodo giusto, si possono vedere i pesci stesi a seccare su apposite griglie lungo le strade. Poco più in là, ad Haganesvik, c'è la possibilità di pernottare in case-fattorie affacciate su una tranquilla laguna. Il luogo è di una tranquillità assoluta ed offre l'opportunità di scambiare quattro chiacchere con la gente del posto: qui in inverno, ci raccontano, cadono in media 7-8 metri di neve! Undicesimo-dodicesimo giorno: Siglufjordur - Glumbaer - cascate Gullfoss - Geyser - Thingvellir - Rejkiavik (km 439) Sorgente termale presso Hveravellir Da Siglufjordur si scende verso sud. Ormai la strada è una vera strada e quindi il viaggio si fa veloce, confortevole e... turistico. La fattoria di Glumbaer (115 km circa) è un gioiellino: muri e tetti in torba, stanze arredate così com'erano a fine Ottocento quando non c'era ancora la TV a rendere meno monotone le lunghissime notti invernali...Da qui si può scegliere: o imboccare la Ring Road e proseguire comodamente fino alla capitale (km 344) oppure tagliare nuovamente verso l'interno e imboccare la pista F 37 che conduce a Hveravellir (circa 110 km) dove si pernotta non prima di essersi fatti un bagno ristoratore nelle sue famose sorgenti calde. L'indomani, proseguendo lungo la F 37 direzione sud, si arriva a Gullfoss dopo circa un centinaio di km. Le cascate Gullfoss sono notevoli, molto scenografiche, ma passerelle in legno e staccionate nonchè pullman turistici al parcheggio chiariscono che ormai si è entrati nell'orbita dei tour organizzati. La vicina zona dei geyser, nonostante la loro fama, riesce ancora a sorprendere. Tra torrentelli d'acqua calda e pozze d'acqua bollente, getti di vapore e nuvole di fumo il Grande Geyser giace addormentato ormai da lungo tempo. L'acqua ancora ribolle e ogni tanto qualche zampillo fa ancora capolino, ma il getto famoso alto fino a 60 m si può vedere solo raramente. Per fortuna lì vicino, a pochi passi, è ancora attivo lo Strokkur che, a intervalli regolari, spara nell'aria pirotecnici getti d'acqua bollente. Thingvellir, poco distante, è un luogo completamente diverso: le acque celesti del lago, gli uccelli, le macchie variopinte di fiori, le cascate, tutto concorre a dare a questo luogo un gran senso di pace e di tranquillità. Qui, mille anni fa, si radunavano gli islandesi a discutere nel loro Parlamento all'aperto, qui si apre, visibilissima, la frattura medio-atlantica che allontana la parte orientale da quella occidentale dell'Islanda. Il ritorno a Rejkiavik è la degna conclusione di un bellissimo viaggio: la capitale è una graziosa cittadina moderna, assai vivibile, con strade larghe e curatissimi giardini dove perdersi in qualche negozio a spendere le ultime corone rimaste. Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2005 |