Adolescenza ****
Discoteche/
Google
 
Web stradivariusconcerti.com

Grazie a www.piccoloteatro.org

Teatro Piccolo
.Tour.2005_2006
 
  Spettacoli del Piccolo Teatro Strehler
Macbeth Incontri con i
Grandi autori 900
Cyrano IL CERCHIO DI GESSO DEL CAUCASO Re Lear
Arlecchino  Dialetti Locali      
Ufficio Stampa tel. 02 72333 212 – fax 02 72333 311 – piccolo.stampa@piccoloteatromilano.it

COMUNICATO STAMPA


In prima nazionale la nuova produzione del Piccolo Teatro,
allo Strehler, dal 9 al 23 dicembre e dal 7 al 31 gennaio 2010


Luca Ronconi sceglie Il mercante di Venezia
Nuova esplorazione dell’universo shakespeariano


Luca Ronconi, dopo lo strepitoso successo di Sogno di una notte di mezza estate, sceglie ancora Shakespeare per la sua nuova produzione al Piccolo: un testo ambiguo, crudele, “nero” e intrigante come Il mercante di Venezia, che debutta, in prima nazionale, mercoledì 9 dicembre.



“Nelle mie frequentazioni shakespeariane”, spiega il regista, “ho sempre scelto commedie problematiche: Troilo e Cressida, Sogno di una notte di mezza estate, Misura per misura. Il loro esito dipende dallo sguardo dell’osservatore: che cosa vede? Cosa lascia in ombra? Il mercante di Venezia rientra nella mia predilezione per questo Shakespeare mezzo chiaro e mezzo scuro, mezzo serio e mezzo grottesco…”.


“Nel Mercante”, aggiunge Ronconi, “il concetto di duplicità è ancor più marcato rispetto al Sogno: se là esisteva una netta demarcazione fra il mondo di Atene e quello della Foresta, nel Mercante possiamo parlare di una continua alternanza tra due “location” equivalenti, un luogo realistico, Venezia, e un luogo fiabesco o romanzesco, Belmonte. Due luoghi sono anche il luogo dell’ebreo e quello del cristiano. Non stiamo parlando di un conflitto di religioni: a Shakespeare non interessava e il testo va lasciato così com’è, senza forzature. Un altro tema interessante è il rapporto tra eros e oro: la legge del danaro, e il modo in cui essa governa l’eros, è sorprendentemente presente. Siamo di fronte a una commedia piena di sfaccettature e di possibili punti di vista…”.


Lo spettacolo, in scena al Piccolo Teatro Strehler fino al 23 dicembre, prevede un secondo ciclo di repliche, dal 7 al 31 gennaio 2010.


Ronconi: “Ecco i punti di forza di un testo complesso e aperto”

Il mercante di Venezia è una delle più complesse commedie di Shakespeare, tali e tanti sono i temi che la abitano, in parte esplicitati, in parte più nascosti.
A torto, a mio avviso, la sua caratteristica di essere opera aperta, priva di un’architettura precisa o di un teorema da dimostrare – cosa che accade, al contrario, nel Sogno di mezza estate –, così come l’assenza di un protagonista assoluto, sono stati da alcuni considerati elementi di debolezza del testo. Al contrario ne sono per me il punto di forza.

Tante storie in un’unica commedia
Numerosi sono i filoni narrativi - e con essi i temi affrontati – nel Mercante. Le storie raccontate, per lo meno le principali, sono almeno tre: la conquista di Porzia ad opera di Bassanio, con lo scioglimento dell’enigma dei tre cofanetti, il rapporto fra Bassanio e Antonio e lo scontro tra Antonio e Shylock, ma esiste poi il racconto della seduzione di Jessica ad opera di Lorenzo, che la sottrae alla casa del padre, sempre Shylock… tante vicende, tutte ugualmente necessarie e importanti per la struttura del testo.

Eros ed oro
Apparentemente contrapposti, i due luoghi dove si svolge la commedia – la realistica Venezia dei commerci e la fiabesca Belmonte dove vive Porzia e dove i suoi pretendenti, per conquistarla, devono vincerla in lotteria – sono in realtà assimilati da un’unica legge, valida per entrambi: a Venezia come a Belmonte, eros fa rima con oro. Nessuno si affranca dall’interesse, dal desiderio di accumulare profitto, da un certo opportunismo economico di fondo: Bassanio è innamorato, ma lo è di una ricca ereditiera, la cui dote gli tornerebbe utile per estinguere i debiti; sempre Bassanio approfitta dell’evidente debolezza di Antonio nei suoi confronti per chiedergli denaro in prestito e poter degnamente corteggiare Porzia; Lorenzo rapisce Jessica, la bella figlia di Shylock, per passione ma anche perché lei, abbandonando la casa paterna, porterà con sé denaro e gioielli; Shylock è distrutto emotivamente dalla fuga della figlia ma ad accrescere il suo dolore contribuisce sicuramente anche il danno economico che lei gli ha causato…

Personaggi in cerca di se stessi
I complessi personaggi che Shakespeare ha creato nel Mercante sono impegnati nella continua ricerca della propria identità. Quasi tutti subiscono un’evoluzione o vanno incontro a un cambiamento: c’è chi per amore cambia religione, chi si traveste, chi matura… Belmonte e il castello di Porzia fungono addirittura da rito di passaggio: chi vi approda se ne allontanerà poi mutato. “Stento a conoscere me stesso” dice Antonio a Salerio, all’inizio della commedia. La sua incertezza è presumibilmente sessuale: l’amore verso Bassanio è per Antonio destabilizzante. Allo stesso modo, quello di Porzia è un cammino per conquistare un ruolo e riscattarsi dall’essere solo merce di scambio: da “premio” che il padre ha messo in palio con un crudele testamento, Porzia, travestendosi da uomo e transitando in un’altra identità, afferma se stessa. Il sentimento per Bassanio è stato amore a prima vista. Eppure, è solo dopo aver salvato Antonio dalla morte e avere così sciolto il legame a doppio filo tra lui e Bassanio, che Porzia potrà amare liberamente l’uomo che l’ha conquistata a Belmonte.



Antisemitismo o rifiuto culturale?
L’inimicizia tra Antonio e Shylock, nei secoli ritenuta manifestazione di razzismo e di antisemitismo, ha a mio avviso radici più complesse: è innanzitutto un sentimento di reciproca ostilità, di rifiuto. Nessuno dei due trova condivisibile lo stile di vita, le leggi, lo status, la religione dell’altro. Per Antonio, Shylock è un usuraio, presta denaro a interesse ed è un essere spregevole poiché approfitta del bisogno altrui. Per Shylock, Antonio è uno scialacquatore, uno stupido che presta il denaro con leggerezza senza avere rispetto per la fortuna che ha avuto.

Esiste giustizia nel “Mercante”?
Alle loro due opposte visioni, si allaccia il tema della giustizia: il Doge sta per permettere che Antonio muoia atrocemente, in seguito all’asportazione della libbra di carne chiesta da Shylock, perché così è scritto in contratto. È un’assurdità che però è stata siglata da un patto scritto e pertanto inoppugnabile. Porzia potrà impugnare la sentenza e capovolgerla solo ricorrendo a un cavillo, restando cioè all’interno di un linguaggio processuale. Eppure la conclusione della commedia è evidentemente ingiusta: non solo Shylock non ottiene alcun risarcimento, ma addirittura perde sia il denaro concesso in prestito ad Antonio sia quanto sottrattogli da Jessica. Venezia è ingiusta con Shylock, del quale pure tutti hanno approfittato quando la mancanza di liquidità ve li ha costretti.
Un’umanità ingrata quanto incerta è protagonista del Mercante di Venezia. Le fa da sfondo una società fondata sull’inganno e su precari equilibri acquistati con il denaro.

Luca Ronconi


LA LOCANDINA

Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi (M2 Lanza)
dal 9 al 23 dicembre 2009 e dal 7 al 31 gennaio 2010

Il mercante di Venezia
di William Shakespeare, traduzione Agostino Lombardo e Sergio Perosa
regia Luca Ronconi
scene Margherita Palli
costumi Ursula Patzak
luci AJ Weissbard
musiche a cura di Paolo Terni

Personaggi Interpreti

Il Doge di Venezia / Tubal Giorgio Ginex
Antonio Riccardo Bini
Bassanio Ivan Alovisio
Graziano Sergio Leone
Lorenzo Andrea Luini
Salerio Gianluigi Fogacci
Solanio Francesco Colella
Shylock Fausto Russo Alesi
Jessica Silvia Pernarella
Lancillotto Gabriele Falsetta
Porzia Elena Ghiaurov
Il Principe di Marocco Raffaele Esposito
Il Principe di Aragona Giovanni Crippa
Nerissa Bruna Rossi
Baldassarre Andrea Germani
Stefano Ettore Colombo
e con Nicola Ciaffoni, Martin Chishimba,
Matteo De Mojana, Davide Paciolla,
Matthieu Pastore

produzione Piccolo Teatro di Milano

Foto di scena Marcello Norberth

Orari: martedì e sabato ore 19.30, mercoledì, giovedì e venerdì ore 20, domenica ore 16. Lunedì riposo. Martedì 15 dicembre, mercoledì 13 e 20 gennaio solo ore 15.

Prezzi: platea 32 euro, balconata 25,50 euro; Prezzi speciali su www.piccolocard.it

Info e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv





LE SCENE

Una scenografia, scarna ed essenziale, priva di qualsiasi connotazione storica, tesa tra due luoghi, Venezia e Belmonte. Comune è lo sfondo che recupera naturalmente il palcoscenico ‘nudo’ del Teatro Strehler, ridipinto in una tinta più chiara. E comune è soprattutto la costante, insistente presenza della bilancia, declinata in tutti gli elementi scenici, con un fiorire ovunque di pesi e di misure di tutte le dimensioni e tipologie.
La bilancia determina lo spazio, replicandosi all’infinito. Più stilizzate e ferrose, di sapore quasi industriale, quelle della Venezia mercantile, in cui la predominanza dell’elemento metallico richiama la logica imperante del lavoro; più decorate, preziose e raffinate quelle di Belmonte.
Nel luogo di Venezia prevalgono le bilance orizzontali, alcune a terra mascherate in oggetti scenici, altre sospese a disegnare lo spazio vuoto. A Belmonte invece domina la verticalità, la scena ruota intorno a un’altissima bilancia rifinita quasi come un marchingegno ad orologeria che meccanicamente determina l’ascensione e la scomparsa dei tre cofani.
All’elemento ferro si affianca l’elemento acqua disegnando un canale che attraversa metà della scena e ricorre in alcuni dei momenti ‘veneziani’.
Dopo il Sogno di una notte di mezza estate, un altro Shakespeare mi offre l’occasione per interpretare lo spazio vuoto del grande palcoscenico del Teatro Strehler, non da riempire scenograficamente ma con una trama ideale di oggetti, un intreccio di segni e simboli

Margherita Palli


I COSTUMI

Questo spettacolo ha per me una valenza speciale perché rappresenta “la mia prima volta” sotto vari aspetti”. E’ la prima volta che lavoro con Luca Ronconi, è la prima volta che affronto il testo di Shakespeare Il Mercante di Venezia ed è “la mia prima volta” al Piccolo Teatro. Per quanto riguarda i costumi, uno dei criteri attraverso i quali è stato letto il testo è quello dell’esigenza di differenziare i due mondi, diversi ma speculari, di Venezia e di Belmonte. L’uno, Venezia, regolato dal denaro, dagli affari, un mondo fortemente strutturato, per il quale ho pensato a costumi che riprendessero la rigidità di quel mondo con redingote scure, vagamente fine ‘800. L’altro, Belmonte, inventato, fantastico, dove a dominare, per la bella Porzia, sono le linee fluide, senza rimandi ad epoche storiche definibili, i tessuti leggeri e preziosi .
All’interno della Venezia degli affari e dei traffici esiste, poi, la contrapposizione conflittuale tra mondo cristiano e mondo ebreo. Al mondo cristiano, elegante e raffinato, nel quale l’abito rappresenta lo “status” sociale di chi lo indossa si oppone quello ebreo scevro di ogni mondanità. Ad Antonio, il più elegante, nella sua curata sobrietà, si contrappone Shylock nella sua altrettanto “curata trascuratezza”.

Ursula Patzak





LE LUCI
Non saprei cosa aggiungere riguardo a questo testo teatrale. Si può provare sia compassione sia orrore per i personaggi e si ha difficoltà a prendere le parti di uno o dell’altro.
E’ chiaro tuttavia che il testo non fornisce una posizione netta, almeno non ad un pubblico odierno. Le luci non forniscono risposte e tanto meno dovrebbero.
Il mondo della nostra produzione è autentico, fisico: un mondo onesto e consapevole. Pertanto, restiamo insieme nel teatro ad osservare lo svolgersi dei conflitti multidimensionali nella commedia. Il disegno luci è volutamente anonimo. Il colore è stato semplificato. La forma è semplificata. Gli effetti sono semplificati. Lo spazio è spoglio per darci modo di condividere le attività che si svolgono sul palcoscenico. In questo modo il pubblico può osservare meglio i personaggi in quanto attori (non interpreti) così come emergono dal testo. Da statunitense, guardare questa commedia recitata non nella lingua originale ma in un linguaggio contemporaneo è un’esperienza sia singolare che illuminante. Per me, il testo espresso in un linguaggio odierno assume nuovo significato e rilevanza. Shakespeare è stato abilissimo nel fornire un repertorio di immagini sia reali che simboliche. Quale lighting designer del ‘Mercante’ è stato un piacere cedergli il passo.

AJ Weissbard


LA STORIA

Si svolge tra la reale Venezia e la fiabesca Belmonte, luogo immaginario che sorge di fronte alla città lagunare, la vicenda che Shakespeare narra nel suo Mercante.
Per corteggiare degnamente la ricca Porzia, Bassanio, nobile veneziano che ha sperperato i propri averi, chiede un prestito all’amico Antonio. Costui, che tutto farebbe per Bassanio (“Credo che ami il mondo solamente per lui”, dice il comune amico Salerio) ma è temporaneamente a corto di liquidità, chiede denaro in prestito all’usuraio Shylock.
L’ebreo accetta ma, serbando rancore ad Antonio che gli fa concorrenza prestando denaro gratis e non perde occasione per insultarlo, si fa promettere per iscritto che, se al momento dell’estinzione del debito Antonio non sarà in grado di pagare, egli potrà tagliargli una libbra di carne in qualunque parte del corpo...
Bassanio conquista Porzia risolvendo un enigma legato a tre misteriosi cofanetti, il suo amico Graziano si fidanza con l’ancella di lei, Nerissa, e Lorenzo rapisce per amore Jessica, figlia di Shylock. Intanto le navi di Antonio fanno naufragio: il mercante è rovinato.
Il Doge non può che confermare le ragioni di Shylock, sicché la vita di Antonio è in grave pericolo. Due giovani avvocati imberbi giungono a Venezia e capovolgono la situazione...


Il teatro della vita
“È l’immagine della vita - scrive Agostino Lombardo – a essere il grande quadro in cui tutti gli elementi della commedia (nei limiti in cui il termine può essere usato) confluiscono. Ormai prossimo al periodo, compreso nel primo decennio del Seicento, della sua più intensa operosità e del suo più strenuo, e rischioso, tentativo di penetrare l’essenza della condizione umana, nel Mercante di Venezia Shakespeare già trasforma il palcoscenico, la sua “O di legno”, nel mondo.


Ecco allora una Venezia che non ha nulla di mitico o letterario ma è una città concreta, e storicamente determinata (al punto da essere metafora dello Stato moderno e di Londra), da cui i bastimenti partono per solcare tutti i mari e tutti gli oceani, in cui il denaro è la molla dell’esistenza (e tanto da mescolarsi con l’amore: quello di Bassanio per Porzia è pur sempre l’amore per una donna ‘che molto ha ereditato’; e quello di Jessica, la figlia di Shylock che si fa cristiana, s’accompagna ai gioielli e ai ‘ducati’ che la fanciulla, fuggendo con Lorenzo ruba al padre). Per contro ecco Belmonte, dove risiede Porzia, luogo della favola e del mito, terra in cui i Principi approdano...”


Cenni storici
Nel giugno del 1594 si era avuta a Londra l’esecuzione dell’ebreo di origine portoghese Roderigo Lopez, convertitosi al cristianesimo. Divenuto medico della regina Elisabetta I, era caduto in disgrazia fino ad essere accusato di complottare contro la vita della sovrana e del pretendente al trono del Portogallo, Don Antonio Perez. Un’eco di questo avvenimento giunse anche in teatro. Per primo Christopher Marlowe scrisse L’Ebreo di Malta, quindi andò in scena Il mercante di Venezia di Shakespeare, in parte sicuramente ispirato a quel dramma ma anche ad una novella del Pecorone di Ser Giovanni Fiorentino.


Il celebre monologo di Shylock
“Un ebreo non ha occhi? Non ha mani, un ebreo, membra, corpo, sensi, sentimenti, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, soggetto alle stesse malattie, guarito dalle stesse medicine, scaldato e gelato dalla stessa estate e inverno di un cristiano. Se ci pungete, non sanguiniamo? se ci fate il solletico, non ridiamo? se ci avvelenate, non moriamo?”.
La profonda umanità che permea questo testo fa sì che il celebre monologo di Shylock – soprattutto successivamente alla tragedia della seconda guerra mondiale - sia stato letto come un perenne monito contro l’antisemitismo e i suoi orrori


Milano, 4 dicembre 2009
__________________________15/2 - 6/3 2005  Teatro LEONARDO di Milano
Ferdinando Bruni Ida Marinelli in
Il mercante di Venezia
di William Shakespeare
traduzione di Ferdinando Bruni
regia Elio De Capitani
scene e costumi di Carlo Sala
musiche originali di Mario Arcari
luci di Nando Frigerio- suono di Renato Rinaldi
con Elio De Capitani, Giancarlo Previati, Paolo Pierobon, Luca Toracca, Alessandro Genovesi, Massimo Giovara, Mario Perrotta, Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Corinna Agustoni, Francesco Rossini, Mario Arcari
produzione Teatridithalia
La regia di Elio De Capitani mobilita tutti i registri e i colori della commedia, da quella dell’arte a quella musicale, per mettere in scena un testo che, ponendo dubbi e domande, svela l’ambiguità delle leggi umane e divine; e tra riflessione e sberleffo si concede anche squarci di lirismo e di spietata crudeltà nello scontro giudiziario tra l’ebreo Shylock e la scaltra Porzia, magistralmente interpretati da Ferdinando Bruni e Ida Marinelli.