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comunicato stampa
con cortese richiesta di pubblicazione

STAGIONE LIRICA 2010/2011

GIULIO CESARE di Georg Friedrich Händel

Teatro Comunale Luciano Pavarotti
venerdì 8 aprile ore 20.30
domenica 10 aprile ore 15.30

La stagione lirica del Comunale si chiude con Giulio Cesare di Georg Friedrich Händel, in scena per la prima volta a Modena venerdì 8 e domenica 10 aprile al Teatro Comunale Luciano Pavarotti, nell’allestimento coprodotto dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara con le Fondazioni Teatro Comunale di Modena e Teatro Alighieri di Ravenna. Dopo Partenope visto nel 2009, prosegue il percorso nella riscoperta della produzione operistica di Händel.

Fra le maggiori affermazioni del barocco musicale, Händel scrisse opere italiane per il pubblico inglese e trascorse a Londra quasi tutta la sua carriera a partire dal successo di Rinaldo nel 1711. Giulio Cesare – che narra l’episodio storico della campagna d’Egitto di Cesare nel ’48 -’47 a.C., all’inseguimento dello sconfitto Pompeo – debuttò al King’s Theatre nel 1724 ed ebbe un successo tale che Giovanni Bononcini, rivale del compositore alla Royal Academy of Music, si ritirò dal suo incarico, mentre l’opera fu replicata negli anni successivi anche a Parigi e in Germania.

Il cast vede la presenza di Sonia Prina (Giulio Cesare), Eleonora Buratto (Cleopatra), Josè Maria Lo Monaco (Cornelia), Filippo Mineccia (Tolomeo), Paolo Lopez (Sesto), Riccardo Novaro (Achilla), Floriano D’Auria (Nireno), Andrea Mastroni (Curio), tra le migliori voci italiane specializzate nel repertorio antico. La regia è di Alessio Pizzech, le scene sono di Marco Ricciarini, i costumi di Cristina Aceti e le luci di Marco Cazzola. Ottavio Dantone dirigerà l’Accademia Bizantina, ensemble ravennate tra i massimi interpreti della musica barocca eseguita con strumenti originali.

La lettura registica di Pizzech, incentrata sul fascino e la seduzione della terra d'Africa, sposta la vicenda in un periodo storico tra fine Ottocento e primi Novecento. Il rapporto tra occidente e cultura egiziana è infatti il punto focale da cui parte l’attualizzazione dell’opera in epoca coloniale; non si tratta di un semplice spostamento di epoca, ma della ricerca di quei nodi di attrazione che quel Sud del mondo esercita ancora oggi su di noi con tutto il suo portato emozionale e poetico. “Ho voluto immaginare – spiega Pizzech – un Giulio Cesare che si trova inaspettatamente imprigionato in una cultura che lo attrae e che lo tiene legato a quelle terre, un Giulio Cesare ammalato di mal d’Africa, che combatte ma che soprattutto è spinto da una sete di conoscenza”.

Venerdì 8 aprile ore 20,30
Domenica 10 aprile ore 15,30
GIULIO CESARE
Dramma per musica in tre atti.
Libretto di Nicola Francesco Haym
da Giulio Cesare in Egitto di Giacomo Francesco Bussani

Musica di Georg Friedrich Händel

Personaggi e interpreti

Giulio Cesare Sonia Prina
Cleopatra Eleonora Buratto
Achilla Riccardo Novaro
Cornelia José Maria Lo Monaco
Tolomeo Filippo Mineccia
Sesto Paolo Lopez
Nireno Floriano D’Auria
Curio Andrea Mastroni

Direttore Ottavio Dantone
Regia Alessio Pizzech
Scene Michele Ricciarini
Costumi Cristina Aceti
Luci Marco Cazzola

Accademia Bizantina

Nuovo allestimento
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Ferrara,
Teatro Comunale Alighieri di Ravenna, Fondazione Teatro Comunale di Modena
COMUNICATO STAMPA

MITO SettembreMusica presenta

Martedì 23 e mercoledì 24 settembre
CRT - Teatro dell’Arte

alle ore 20
Quando l’amore vince la morte
Introduce Eva Cantarella


alle ore 21
Georg Friedrich Haendel
Aci, Galatea e Polifemo

Cappella della Pietà de’ Turchini
Antonio Florio, direttore
Maria Ercolano, soprano (Aci)
Romina Basso, mezzosoprano (Galatea)
Raffaele Costantini, basso (Polifemo)



Due repliche, martedì 23 e mercoledì 24 settembre al CRT - Teatro dell’Arte di Milano, per la bellissima Serenata – nella terminologia seicentesca una cantata celebrativa di ampie dimensioni – Aci, Galatea e Polifemo di Georg Friedrich Haendel, ampio lavoro per complesso strumentale e tre solisti composto in occasione del matrimonio di Tolomeo Saverio Gallio, duca d’Alvito, con Beatrice Tocco Sanseverino, da non confondere con la quasi omonima opera in lingua inglese.

Aci, Galatea e Polifemo, cantata profana ma per la lunghezza di circa 100 minuti da considerare quasi un dramma musicale su soggetto mitologico, attinge a un soggetto molto presente nella letteratura: la storia della bella ninfa Galatea, innamorata di Aci, e insidiata da Polifemo. Galatea gli resiste, ma quando il ciclope si rende conto che vi è un rivale e scopre i due amanti in intimità, la sua collera non ha più freni: dall’alto scaglia un masso che colpisce Aci e lo uccide. Galatea, disperata, chiede al padre Nereo di trasformare il sangue dell’amato in un fiume, per poterlo accogliere tra le sue braccia nel suo incessante riversarsi in mare. A Polifemo non resta che commentare, esterrefatto, il ritorno di Galatea fra le acque e l’eterna dichiarazione d’amore mormorata dal fiume. La serenata si chiude con un elogio della fedeltà e della costanza in amore, degno suggello per una festa di nozze.
L’esecuzione è affidata alla Cappella della Pietà dei Turchini, complesso di strumentisti e cantanti specializzati nell’esecuzione del repertorio musicale napoletano di Sei e Settecento, e nella riscoperta di compositori rari, specialista anche del repertorio barocco. Guidata dal suo fondatore Antonio Florio, la Cappella affianca un cast di cantanti specialisti del repertorio barocco, Maria Ercolano, soprano, nel ruolo di Aci; Romina Basso, mezzosoprano, è Galatea e Raffaele Costantini, basso, interpreterà Polifemo.

Posto unico numerato € 15

Per informazioni
Biglietteria MITO Urban Center
Galleria Vittorio Emanuele 11/12
telefono 02.36508343
(aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30)
c.mitobiglietteria@comune.milano.it
www.mitosettembremusica.it



BIOGRAFIE

Cappella della Pietà de’ Turchini
Fondata nel 1987 da Antonio Florio, è costituita da strumentisti e cantanti specializzati nell’esecuzione del repertorio musicale napoletano di Sei e Settecento, e nella riscoperta di compositori rari. L’originalità dei programmi e il rispetto rigoroso della prassi esecutiva barocca, fanno della Cappella una delle punte di diamante della vita musicale italiana ed europea.
L’ensemble è stato invitato a esibirsi su palcoscenici importanti (Accademia di Santa Cecilia di Roma, Teatro San Carlo di Napoli, Palau de la Música di Barcellona, Berliner Philharmonie, Wiener Konzerthaus, Teatro Lope de Vega di Siviglia, Teatro La Monnaie) e ha preso parte ai maggiori festival di musica antica europei: Festival Monteverdi di Cremona, Festival di Versailles, Nancy, Nantes, Metz, Caen, Ambronay, Festival de Otoño di Madrid, Festival di Musica Antica di Tel Aviv, Barcellona, Potsdam, BBC Early Music Festival, Cité de la Musique di Parigi, Saison Musicale de la Fondation Royamount, Festival Mozart di La Coruña.
Attualmente la Cappella è ensemble in residenza al Centre Lyrique d’Auvergne di Clermont Ferrand, che programma due allestimenti nuovi ogni anno. Nel mese di novembre inaugurerà la stagione concertistica dell’Accademia Chigiana a Siena e, successivamente, sarà ospite del ciclo “Musica e Poesia a San Maurizio” di Milano.
Tra gli impegni recenti della Cappella citiamo Il disperato innocente di Boerio, Dido and Aeneas e The Fairy Queen di Purcell, Festa napoletana, Statira, principessa di Persia (per il San Carlo), quindi Motezuma di Ciccio De Majo, La Partenope di Vinci in prima moderna, infine La finta giardiniera di Anfossi, già eseguita in forma di concerto per la Fondation Royaumont.
L’ensemble ha registrato per Radio France, per la BBC di Londra, per le Radio belga, spagnola, tedesca e austriaca. Nel 1998 la Cappella della Pietà de’ Turchini è stata impegnata nella realizzazione di un documentario per la televisione belga e di un film dedicato all’opera buffa per l’emittente franco-tedesca ARTE (vincitore del premio UNESCO). Particolarmente intensa è l’attività discografica, con la realizzazione di sette CD per l’etichetta Symphonia dedicati a inediti del repertorio napoletano barocco e in più occasioni premiati dalla critica internazionale. Dal 1996 la Cappella ha inciso per la prestigiosa etichetta Opus 111-Naïve di Parigi, pubblicando 15 titoli per la collana “Tesori di Napoli”. Tra i numerosi riconoscimenti si segnalano il Premio 1996 del quotidiano francese Le Monde, il premio “Vivaldi” della Fondazione Cini di Venezia, il premio “Abbiati” dell’Associazione Nazionale Critici Musicali, il Diapason d’Or per Li Zite’n galera (1999) e per il Pulcinella vendicato (2002), il Premio “Charles Cros” dell’Accademie du Disque (1999), il Timbre de Platine per La Statira di Francesco Cavalli. Nel 2005, infine, ha registrato lo Stabat Mater di Pergolesi per la casa discografica Eloquentia.
Nel corso del 2006 la Cappella ha svolto un intenso periodo di lavoro in Francia, presentando La Partenope di Händel alla Cité de la Musique di Parigi e La finta giardiniera di Pasquale Anfossi, in collaborazione con la Fondation Royaumont. Quindi si è esibita a Pisa, nell’ambito del Festival “Anima Mundi”, e ancora in Cina e in Portogallo. Oltre ai numerosi progetti esteri e tournée che la vedono coinvolta nel 2007, l’Orchestra sarà “complesso in residenza” presso la Stagione lirico sinfonica del Petruzzelli di Bari.15

Antonio Florio, direttore
Nato a Bari, riceve una formazione classica, diplomandosi in Violoncello, Pianoforte e Composizione al Conservatorio di Bari, sotto la guida di Nino Rota. Approfondisce, in seguito, lo studio degli strumenti antichi e della prassi esecutiva barocca.
Dopo aver dato vita, nel 1987, all’ensemble Cappella della Pietà de’ Turchini, si dedica con pari impegno all’attività concertistica e a un’intensa ricerca musicologica, esplorando soprattutto il repertorio della musica napoletana dei secoli XVII e XVIII, recuperando in quest’ambito capolavori operistici inediti, infine curandone la proposta per i più prestigiosi teatri europei e italiani. Tra i molti titoli riscoperti da Florio si segnalano: La colomba ferita (1670), Lo schiavo di sua moglie (1671) e la Stellidaura vendicante (1674) di Francesco Provenzale; Il disperato innocente di Francesco Boerio (1673); La finta cameriera di Gaetano Latilla (1673); Li Zite’n galera di Leonardo Vinci (1722); il Pulcinella vendicato di Giovanni Paisiello (1767); La Statira di Francesco Cavalli (nell’edizione napoletana del 1666); Motezuma di Francesco De Majo (1765).
Nel 1999 e nel 2000 ha diretto l’Orchestra Reale della Galizia di Santiago de Compostela, presentando La serva padrona e lo Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi.
Non meno impegnativa è la sua attività didattica: ha tenuto seminari e masterclass sulla vocalità barocca e sulla musica da camera per il Centre de Musique Baroque di Versailles, per la Fondation Royaumont e per il Conservatorio di Toulouse.
È, inoltre, titolare della cattedra di Musica da camera del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. Tra i suoi impegni più recenti citiamo l’opera di recupero e revisione della Partenope di Leonardo Vinci, la cui edizione è stata realizzata nel 2004. Nel 2005 si è dedicato alla riscoperta e revisione dell’opera La finta giardiniera di Pasquale Anfossi, già proposta insieme all’omonimo titolo mozartiano alla Fondation Royaumont, in forma di concerto e successivamente in forma teatrale. Nel 2006 ha diretto la Cappella della Pietà de’ Turchini nell’ambito del prestigioso festival “Anima Mundi” di Pisa, prima di portare in Cina, attraverso quattro tappe, lo spettacolo Festa Napoletana. Nello stesso anno, nell’ambito del Festival di musica antica del Mediterraneo “Mousiké” di Bari, ha ricevuto il primo premio per la diffusione della musica mediterranea. Nel corso della stagione concertistica del 2007, oltre alla messa in scena dell’Ottavia di Scarlatti in Spagna, è stato ospite dell’Accademia Chigiana di Siena e del Ravenna Festival, del Centre Lyrique D’Auvergne di Clermont Ferrand in Francia e di una tournée in Sud America.
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George Frideric Handel
23 febbraio 1685
14 aprile 1759
Tutti in piedi!
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George Frideric Handel



Se il severo genitore di Händel, che ricopriva contemporaneamente le cariche di medico e di stimato barbiere al servizio del duca di Sassonia nella cittadina di Halle, in Germania, l'avesse avuta vinta, il giovane George Friderich sarebbe divenuto probabilmente avvocato, invece che uno dei massimi compositori del XVIII secolo.

Un giorno, infatti, il duca in persona udì casualmente il piccolo bambino suonare l'organo di una chiesa, e ne rimase tanto favorevolmente impressionato che indusse padre Haendel, assai restio a considerare una carriera musicale per il figlio, a concedere al ragazzo di seguire la sua vocazione musicale e a farlo guidare da un insegnante. Tale era il suo talento, in effetti, che quando raggiunse il dodicesimo anno di età, il suo maestro Zachow, organista alla Liebfranenkirche, dichiarò: "il ragazzo non ha più nulla da apprendere da me".

Georg Friedrich Händel nasce ad Halle, in Sassonia, il 23 febbraio 1685, lo stesso anno dell'altro grande musicista tedesco, il sommo Johann Sebastian Bach. Nel 1697 ottiene l'incarico di aiuto organista nella orchestra della cattedrale di Brandeburgo, ottenendo nel 1702 la nomina a primo organista.

Nello stesso anno si iscrive ai corsi Universitari della sua città ma nel 1703 si sposta ad Amburgo entrando a far parte, come violinista, dell'orchestra di Reinhard Keiser musicista che si proponeva di fondare l'opera nazionale tedesca. L'8 gennnaio 1705 presenta la sua prima opera "Almira" e il 25 febbraio dello stesso anno rappresenta l'opera (perduta) "Nero". Nel 1706 parte per l'Italia, rimanendovi tre anni, visitando Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Agli inizi del 1707 risale il suo arrivo a Roma dove soggiornerà presso le dimore di alti personaggi della corte pontificia ed entrando in contatto con alcuni artisti appartenenti all'accademia dell'Arcadia. Queste influenze lo porteranno a scrivere alcune cantate quali "Apollo e Dafne", "Aci e Galatea" e "Polifemo".

Nel 1707 a palazzo Ottoboni viene eseguito "Il trionfo del tempo e del disinganno", commissionata dal cardinale Pamphili, e diretta da Arcangelo Corelli che, nella pasqua del 1708 a palazzo Ruspoli dirigerà anche "La resurrezione". Nel 1709 a Venezia scrive, su libretto di Vincenzo Grimani, l'"Agrippina" che sancisce la consacrazione di Händel come operista di eccelso valore. Nel 1710 divenne Kapelmeister alla corte di Hannover. Nello stesso anno visita, per la prima volta Londra dove il 24 febbraio 1711 rappresenta il "Rinaldo" ottenendo un clamoroso successo.

Era l'inizio di un'attività di operista che durerà trent'anni, nel corso dei quali produrrà ben trentadue opere. Nel 1713 si stabilisce definitivamente nella capitale inglese. L'anno seguente, viene eletto re d'Inghilterra Giorgio I, l'ex elettore di Hannover presso cui aveva prestato la sua opera negli anni precedenti. Tranne alcuni viaggi nella sua terra natale, Händel rimane per tutto il resto della sua vita in Inghilterra diventando uno dei principali personaggi della musica d'oltremanica. Viene nominato capo della Royal Academy facendo rappresentare con successo opere e balli al Covent Garden e al King's Theatre.

Nel 1733 rappresenta due oratori "Deborah" e "Athalia". Dal 1741 si dedica completamente alle composizioni sacre, principalmente agli oratori producendone, dal 1739 al 1752 ben quattordici tra cui "Israel in Egypt" e il "Messiah" rappresentato a Dublino nell'aprile 1742 e contenente il celeberrimo "Alleluia" che, secondo la tradizione, si ascolta in piedi. Il motivo è da ricercarsi nel seguente episodio: quando re Giorgio II d'Inghilterra udì per la prima volta il coro dell'Alleluia del grandioso oratorio, giudicò che il valore della composizione fosse tale da meritare ch'egli si levasse in piedi e rimasse in quella posizione, in segno di rispetto, per il resto della durata dell'intero brano. Ancora oggi, dunque, vige l'uso che il pubblico dei concerti si levi in piedi quando il poderoso e meraviglioso coro viene eseguito.

Come dice giustamente Giordano Montecchi a pagina 254 del suo "Una storia della musica" (BUR), "[gli oratori di Handel] Con la loro osmosi fra sacro e profano, di teatralità e musicalità pura, costituiscono il vertice dello sviluppo settecentesco del genere, nonché un termine di riferimento obbligato per la successiva storia dell'oratorio e della futura musica sinfonico-corale. Ancora nell'Ottocento, da Haydn a Beethoven, a Mendelssohn, a Brahms, nessuno potrà fare a meno di guardare agli oratori di Handel che per la loro vigorosa drammaturgia e la straordinaria incisività della scrittura strumentale, belcantistica e polifonico-vocale costituiscono un serbatoio di prorompente inventiva".

Il coro spesso è lo straordinario protagonista di molti momenti, dai gruppi statuari più maestosi alle dolcezze pastorali più seducenti; Handel plasma il materiale corale con tale abilità da renderlo capace di impersonare e incarnare tutto: il narratore, lo spettatore e l'attore in prima persona, con una varietà di combinazioni, una scioltezza di modi che da solo basterebbe a rendere immortale il genio di Haendel.

Da ricordare il fatto che quello che è probabilmente il più grande compositore di tutti i tempi, Ludwig Van Beethoven, teneva in grandissima considerazione Handel, tanto da metterlo in cima alla lista dei "colleghi" preferiti.

Dal 1751, quasi completamente cieco, è costretto, per comporre, a dettare le sue opere agli amici più fidati. Muore a Londra nel 1759.
ultimo aggiornamento: 12/01/2008
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