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Comunicato stampa
con cortese richiesta di pubblicazione

STAGIONE CONCERTISTICA 2010/2011

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
PHILIP WALSH direttore
JEAN-YVES THIBAUDET pianoforte

Teatro Comunale Luciano Pavarotti
domenica 8 maggio 2011 ore 21

La Filarmonica Toscanini chiude la stagione concertistica del Comunale con una serata interamente dedicata a George Gershwin: a una settimana dall’esecuzione a Modena della Quinta Sinfonia di Mahler, domenica 8 maggio ore 21 al Teatro Comunale Luciano Pavarotti l’orchestra torna protagonista con la direzione di Philip Walsh e la complicità di Jean-Yves Thibaudet, pianista francese all’apice del suo successo, recentemente entrato nella Hollywood Bowl Hall of Fame. Il programma ripercorre alcuni dei brani più amati del compositore americano, da Un americano a Parigi alla Rapsodia in blu nella versione originale per pianoforte e jazz band (1924), fino al Concerto in fa maggiore nella versione per pianoforte e jazz band arrangiata di Ferde Grofé (1925).

L’americano Philip Walsh è direttore musicale del Festival di Belle Île in Francia dal 2001. Ha collaborato con Peter Brook ne La tragédie de Carmen all’Opéra de Bordoux, e diretto prestigiose orchestre tra le quali la London Sinfonietta, l’Orchestre National de Lorraine e la New Zealand Symphony Orchestra. Nel 2010 ha fatto il suo debutto in Italia, dirigendo al Lugo Opera Festival e al Comunale di Bologna Powder her face di Thomas Adès.

Jean-Yves Thibaudet è nato a Lione e ha studiato a Parigi, giovanissimo, con Aldo Ciccolini e Lucette Descaves, un’amica e collaboratrice di Ravel. Oggi è considerato uno dei migliori pianisti e nel giugno 2010 è entrato nella Hollywood Bowl Hall of Fame. Nel 2010 ha inciso per Decca l’album Gershwin che propone le orchestrazioni per big jazz band di alcuni brani celeberrimi del compositore americano, registrati dal vivo con la Baltimore Symphony. Thibaudet incide esclusivamente per Decca Records, con la quale ha prodotto oltre 40 cd, ottenendo vari riconoscimenti tra i quali lo Schallplattenpreis, il Diapason d’Or, lo Choc de la Musique, un Gramophone Award, due Echo awards e l’Edison Prize.

La Filarmonica Arturo Toscanini, costituita nel 2002, è il punto d’eccellenza dell’attività produttiva della Fondazione Arturo Toscanini, maturata sul piano artistico nella più che trentennale esperienza dell’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna e nell’antica tradizione musicale che affonda le radici storiche nell’Orchestra Ducale riordinata a Parma da Niccolò Paganini nel 1835/36. Oggi una delle più importanti orchestre sinfoniche italiane, la Filarmonica si è esibita sotto la guida di direttori del calibro di Charles Dutoit, Dmitrij Kitajenko, Lorin Maazel, Kurt Masur, Zubin Mehta, Krzysztof Penderecki, Georges Prêtre, Mstislav Rostropovich e Yuri Temirkanov. In Italia, unico per tutti, rimane nella memoria il concerto del gennaio 2008, che ha visto l’orchestra debuttare al Teatro alla Scala a chiusura delle Celebrazioni nazionali per il 50° anniversario della morte di Toscanini. È stata inoltre interprete del Concerto di Natale trasmesso in mondovisione dalla Basilica della Natività di Betlemme e del concerto commemorativo del primo anniversario della scomparsa di Papa Giovanni Paolo II, tenuto al Teatro Wielki di Varsavia il 2 aprile 2006. La costante innovazione delle strategie musicali, associata al rigore dell’approccio artistico, ha indotto al recente ampliamento del repertorio alla musica del Novecento e a quella di oggi. A questo passo è corrisposto l’invito rivolto a una nuova rosa di direttori, tutti appartenenti alla giovane generazione ma già pienamente affermati a livello internazionale: per citarne alcuni, Kazushi Ono, Vladimir Jurowski, Carlo Rizzi, Tugan Sokhiev, Juraj Valčuha, Tomas Netopil, Rinaldo Alessandrini, Michele Mariotti, Wayne Marshall, Tan Dun, Asher Fisch, Stéphane Dèneve e Pietari Inkinen.

STAGIONE CONCERTISTICA

Domenica 8 maggio ore 21
FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
Philip Walsh direttore
Jean-Yves Thibaudet pianoforte

GEORGE GERSHWIN
Un americano a Parigi poema sinfonico
Rapsodia in blu (versione originale per pianoforte e jazz band, 1924)
Concerto in fa (versione per pianoforte e jazz band, arr. Ferde Grofé, 1925)
Domenica 8 maggio 2011 ore 21 c/o
www.stradivariusconcerti.com/teatrocomunalemodena.htm
FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
Philip Walsh direttore
Jean-Yves Thibaudet pianoforte
GEORGE GERSHWIN
Un americano a Parigi, poema sinfonico
Rapsodia in blu
(versione per jazz band, 1924)
Concerto in fa maggiore
(arr. Ferde Grofé 1925)

Thibaudet è nato a Lione e ha studiato a Parigi, giovanissimo, con Aldo Ciccolini e Lucette Descaves, un’amica e collaboratrice di Ravel. Oggi è considerato uno dei migliori pianisti al mondo e nel giugno 2010 è entrato nella Hollywood Bowl Hall of Fame. Nel 2010 ha inciso per Decca l’album Gershwin che propone le orchestrazioni per big jazz band di alcuni brani celeberrimi del compositore americano, registrati dal vivo con la Baltimore Symphony.
L’americano Philip Walsh è direttore musicale del Festival di Belle Île in Francia dal 2001. Ha collaborato con Peter Brook ne La tragédie de Carmen all’Opéra de Bordoux, e diretto prestigiose orchestre tra le quali la London Sinfonietta, l’Orchestre National de Lorraine e la New Zealand Symphony Orchestra. Nel 2010 ha fatto il suo debutto in Italia, dirigendo al Lugo Opera Festival e al Comunale di Bologna Powder her face di Thomas Adès.
Dal 31 dicembre al 9 gennaio sarà in scena lo spettacolo

GEORGE GERSHWIN… DIARIO DI VIAGGIO DA
UN AMERICANO A PARIGI


con
RAFFAELE PAGANINI

Compagnia Nazionale Raffaele Paganini e Almatanz


Coreografia Luigi Martelletta, scene e costumi Giuseppina Maurizi, libretto Riccardo Reim.

Luciano Carratoni e Michele Gentile
presentano

Compagnia Nazionale Raffaele Paganini e Almatanz

RAFFAELE PAGANINI

GEORGE GERSHWIN… DIARIO DI VIAGGIO DA
UN AMERICANO A PARIGI

Coreografia
LUIGI MARTELLETTA
Scene e costumi
GIUSEPPINA MAURIZI
Libretto
RICCARDO REIM


L’opera musicale Un americano a Parigi di George Gershwin (1928) e la sua felicissima versione cinematografica curata da Vincente Minnelli nel 1950-51 (punto di riferimento per il rapporto cinema/danza e che, tra l’altro, compie sessant’anni esatti) sono oggi praticamente inscindibili nell’immaginario del pubblico, al punto che risulta quasi impossibile, in un’ulteriore trasposizione, non tenerne conto, sia pure a livello di semplice citazione.
L’attuale elaborazione drammaturgica per balletto curata da Riccardo Reim per la coreografia di Luigi Martelletta e l’interpretazione di Raffaele Paganini (senz’altro il ballerino italiano più adatto – per la sua formazione e la sua storia – a ricoprire tale ruolo) segue quindi il doppio binario dell’opera originale e della sua versione per il grande schermo (attingendovi in parte per la costruzione di una “trama”) al quale però si aggiunge – come una sorta di “chiave di lettura” – un terzo elemento, ovvero il dato biografico (usato anche in modo “onirico”, non soltanto meramente cronachistico) riguardante George Gershwin, lui stesso, neppure trentenne, giovane “Americano a Parigi” – dove effettivamente soggiornò - abbagliato dalla cultura europea, amante della
tradizione classica, pazzamente invaghito della musica di Maurice Ravel… Un americano a Parigi diviene così anche un’indagine su ciò che costituisce il processo creativo in un musicista fortemente anomalo come Gershwin, capace di una sintesi unica e irripetibile tra le musiche di estrazione popolare e quelle di tradizione più nobile, riuscendo come nessun altro a fonderle in una miscela di immenso fascino. Questo sovrapporre (e la vicenda biografica lo consente in pieno) autore e protagonista permette di utilizzare (come del resto già il film, sia pure “timidamente” fa) altre melodie gershwiniane più o meno famose (da Want’ Em You Can’t Get’Em a Rialto Ripples fino alle celeberrime Rhapsody in Blue, The Man I Love, Summertime…) come bagaglio “mentale” (o meglio, interiore) dell’artista, al di là delle pastoie cronologiche… Un altro aspetto importante di questa versione a balletto dell’opera di Gershwin (tra l’altro, la prima in Italia) è l’attenzione all’atmosfera davvero irripetibile della Parigi degli ultimi Anni Venti, quando la capitale francese era di fatto la capitale culturale d’Europa e forse del mondo: una Parigi ancora memore della grande stagione impressionista e già percorsa dai primi fremiti dell’esistenzialismo, che verrà qui resa (anche scenograficamente, con numerose citazioni pittoriche) con lo sguardo “innocente” ed entusiasta del protagonista e del suo “innamoramento” giovanile per la cultura d’oltreoceano, di cui avverte in sé le radici.


1, 7, 8 GENNAIO 2011 ore 20,45
2, 6, 9 GENNAIO 2011 ore 15.30
BIGLIETTI
Poltronissima € 30,00
Poltrona € 25,00

SAN SILVESTRO
31 DICEMBRE 2010
Orario inizio spettacolo ore 21,00 precise
All’intervallo rinfresco con buffet salato
A mezzanotte brindisi con spumante, panettone e dolci
Si festeggia con la partecipazione di tutta la compagnia

BIGLIETTI
Poltronissima € 90,00
Poltrona € 70,00
Thanks to www.biografieonline.it Gershwin  
E' il musicista forse più rappresentativo del Novecento, l'artista che ha saputo offrire una sintesi unica ed irripetibile fra le musiche di estrazione popolare e quelle di tradizione più nobile, fondendole in una miscela di immenso fascino. Un ritratto del genere non può che fare riferimento al nome di George Gershwin, il sublime compositore celebre anche per i suoi complessi di inferiorità. Lui che utilizzava musiche plebee come il jazz o la canzone, percepita come un incolmabile gap con la tradizione europea, in una sorta di continua rincorsa all'accettazione della sua arte da parte dei "veri" compositori. Adorando Maurice Ravel con tutta l'anima si narra che un giorno andò dal Maestro per chiedere lezioni ma si sentì rispondere: "Perchè vuol diventare un mediocre Ravel, quando è un bravo Gershwin?".

Nato a New York il 26 settembre 1889 si avvia allo studio del pianoforte e segue fin da subito lezioni di svariati musicisti. Talento innato e precocissimo, gran assimilatore, scrive le prime canzoni nel 1915 mentre l'anno dopo è già la volta di uno dei suoi folgoranti capolavori "When you want'em you cant' got'em".
Intanto si fa conoscere come accompagnatore della cantante Louise Dresser.

Nel 1918 pubblica "Half past eight" e nel 1919 "La Lucille". Il successo gli arride anche in Europa con la "Rapsodia in blue", geniale sintesi di diversi stili, e nel 1934 con l'ormai storico standard "I got rythm".

Il suo arrivo a Parigi, nel marzo del 1928, per le rappresentazioni del suo "Concerto in fa", una delle sue composizioni scritte per cercare di accreditarsi presso il pubblico colto, lo vedono trionfante di gloria soprattutto dopo la presentazione del celebre poema sinfonico "An American in Paris", che strega letteralmente l'uditorio.

La fama acquisita in Europa lo porta a conoscere i compositori contemporanei più celebri come Stravinsky, Milhaud, Prokofiev, Poulenc, tutte personalità che stavano stravolgendo il linguaggio musicale, pur senza appartenere all'avanguardia in senso stretto ed estremistico (in Europa, ad esempio, già circolava da tempo la Dodecafonia e la musica atonale).

Forte della fama acquisita, riceve una scrittura nel 1930 nientemeno che da parte del Metropolitan, che gli commissiona un'opera. Dopo un lungo travaglio durato la bellezza di cinque anni vede finalmente la luce "Porgy and Bess", un altro capolavoro assoluto, il mattone fondamentale di un teatro tipicamente e genuinamente americano, finalmente svincolato dai modelli europei (malgrado il debito nei confronti di esso sia, come sempre in Gershwin, ineludibile).

Nel 1931 si trasferisce a Beverly Hills dove può seguire più agevolmente la sua produzione di colonne sonore per il cinema. Nel 1932 un soggiorno all'Avana gli ispira la splendida "Overture Cubana" dove il compositore attinge a piene mani dalla musica popolare delle Antille.

Di salute cagionevole e di spirito mite e sensibile, George Gershwin si spegne il 17 agosto 1937 a soli 39 anni a Beverly Hills.