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Sonetti di Foscolo A Zacinto All'Amica Risanata Dei Sepolcri
Ultime Lettere di Jacopo Ortis       
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Ugo Foscolo

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Dipinto di Ugo Foscolo, 1813, di François- Xavier-Pascal Fabre presso la Biblioteca Nazionale di Firenze
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Niccolò Ugo Foscolo (Zacinto, 6 febbraio 1778 Turnham Green, Londra, 10 settembre 1827) è un celebre poeta italiano; uno dei principali letterati del Neoclassicismo e del Pre-Romanticismo.

Indice

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[modifica] Biografia

Foscolo nacque a Zante una delle isole Ionie (appartenenti alla Repubblica veneta) dal veneziano Andrea Foscolo, medico di vascello, e dalla greca Diamantina Spathis, donna molto bella e soave.
Il piccolo Niccolò (iniziò a chiamarsi Ugo dal 1795) proveniva pertanto da una famiglia patrizia che nel secolo XVI si era stabilita a Candia e, quando questa nel 1669 cadde in mano ai Turchi, passò alle isole Ionie che fin dal secolo XIV erano sottomesse a Venezia per riunirsi, nel 1805 su volere di Napoleone, alla Dalmazia e all'Istria.
Foscolo ricorderà sempre la sua nascita greca e più volte cantò la sua isola natale. Egli scriveva il 29 settembre del 1808 al letterato prussiano J.S.Bartholdy:

«Quantunque Italiano d'educazione e di origine, e deliberato di lasciare in qualunque tempo le ceneri sotto le rovine d'Italia, anziché all'ombra delle palme d'ogni altra terra più gloriosa e più lieta, io, finché sarò memore di me stesso, non oblierò mai che nacqui da madre greca, che fui allattato da greca nutrice, e che vidi il primo raggio di sole nella chiara e selvosa Zacinto, risonante ancora de' versi con che Omero e Teocrito la celebrarono»
 

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[modifica] Gli studi

Trascorse parte della sua fanciullezza a Zante e nel 1785 si trasferì con la famiglia a Spalato, dove il padre esercitava la sua professione, e presso il seminario arcivescovile di quella città compì come esterno i suoi primi studi, seguito da monsignore F. Genuizzi fino a quando la morte improvvisa del padre, avvenuta nell'ottobre del 1788, lo costrinse a ritornare a Zante dove continuò la scuola e apprese i primi elementi del greco antico dimostrandosi però allievo ribelle alla disciplina e non troppo propenso allo studio.
Nei primi mesi del 1789 la madre si trasferì a Venezia con la figlia Rubina e Costantino, mentre Ugo e Gian Dionigi (Giovanni) rimasero a Zante. Giovanni presso la nonna materna e Ugo presso una zia fino al 1793 quando, accompagnato dal Provveditore dell'isola, Paolo Paruta, poté raggiungere la madre e i fratelli.
Tra il 1793 e il 1797 frequentò le Scuole di San Cipriano a Murano dove Gasparo Gozzi era stato provveditore ed ebbe modo di seguire le lezioni del latinista Ubaldo Bregolini e del grecista G. B.Galliccioli che assecondano le velleità letterarie del giovane. La linea dei suoi studi fu all'inizio tradizionale con la lettura dei classici, gli esercizi di traduzione soprattutto da Saffo, Anacreonte, Alceo e Orazio per passare a più ampie letture, tra le quali quelle degli autori del settecento e numerose altre, aiutato nella scelta e nella guida dal bibliotecario J. Morelli che lavorava alla Marciana frequentata assiduamente dal Foscolo.

 

[modifica] I primi versi e il contatto con la società letterata

Nel 1794 trascrisse una quarantina dei suoi componimenti poetici, in parte originali e in parte frutto di traduzioni, che risentivano degli influssi arcadici soprattutto nel metro e nel linguaggio e che inviò all'amico Costantino Naranzi. Nel frattempo venne ospitato, come autore di versi, nell'"Anno poetico" dal classicista gozzano, l'abate Angelo Dalmistro, che era un appassionato della letteratura inglese.
Introdotto nei salotti delle nobildonne veneziane, quello della dotta Giustina Renier Michiel e della sua rivale, la bella Isabella Teotochi Albrizzi (prima grande passione amorosa del poeta), conobbe il Pindemonte e altri poeti di successo come il Bertola. Importanti furono anche i contatti che egli ebbe fuori Venezia con il gruppo degli amici bresciani, aperti alle influenze francesi e rivoluzionarie, e con il Cesarotti, traduttore dei Canti di Ossian, del quale seguiva a Padova le lezioni universitarie e al quale, il 30 ottobre del 1795, aveva scritto allegandogli, per avere un giudizio, la sua prima tragedia, intitolata il Tieste, di carattere alfieriano e viva di fervori giacobini.

Risale al 1796 un documento della prima formazione letteraria del Foscolo, un ambizioso Piano di Studi comprendente "Morale, Politica, Metafisica, Teologia, Storia, Poesia, Romanzi, Critica, Arti" dove il giovane registrava le letture, i primi scritti, gli abbozzi delle opere da scrivere. In esso si trova l'accenno ad un romanzo, "Laura, lettere" che verrà poi assorbito dall'Ortis. Durante l'anno il Foscolo scrisse alcuni articoli sul "Mercurio d'Italia" che destarono i sospetti del governo veneto e il giovane, per prudenza si rifugiò sui colli Euganei.

 

[modifica] Primi fervori patriottici

Il 4 gennaio del 1797 al Castel Sant'Angelo venne rappresentata la tragedia il "Tieste" che ottenne grande entusiasmo e consensi patriottici ma che gli procurò anche controlli e interrogatori da parte della polizia.
Il 12 maggio del 1797 era intanto finita in modo inglorioso la Repubblica oligarchica ed era stata istituita a Venezia una municipalità provvisoria. Ma il Foscolo, già nell'aprile, non sentendosi sicuro era fuggito nella Repubblica Cispadana e si era arruolato nel corpo dei Cacciatori a cavallo che si era formata a Bologna. Aveva intanto scritto e pubblicato l'ode panegerica a "Bonaparte liberatore" e quando giunse la notizia della liberazione di Venezia, ritornò esultante nella città e venne dichiarato socio della Società d'Istruzione Pubblica con l'incarico di redigere i verbali. In questo periodo scrisse il sonetto "A Venezia" e l'"Ode ai Novelli repubblicani" oltre ad alcune orazioni contro le posizioni dei moderati veneziani.

 

[modifica] La delusione e l'esilio a Milano

Ma il 17 ottobre di quel 1797 così esultante, terminò con il Trattato di Campoformio con il quale Bonaparte vendeva Venezia all'Austria e il giovane Ugo, pieno di sdegno, dimessosi dagli incarichi pubblici partì in volontario esilio a si recò a Milano.
A Milano conobbe il Parini e il Monti, che difese dalle accuse che gli si rivolgevano per la sua attività di poeta alla corte romana, di cui amava la moglie, Teresa Pilker, collaborò con Melchiorre Gioia per qualche mese al "Monitore Italiano", un periodico battagliero che venne sospeso dal Direttorio nel 1798 e compose alcuni sonetti uno dei quali "Te nutrice alle muse, ospite e Dea" il cui spunto gli era stato dato dalla proposta fatta al Gran Consiglio dal cittadino Giuseppe Lattanzi perché sostituissero nelle scuole l'insegnamento latino con quello francese.

 

[modifica] Il trasferimento a Bologna

Senza lavoro e infelice per il travagliato amore per Teresa Pikler, la moglie del Monti, nell'estate del '98 il poeta si trasferì a Bologna dove iniziò la sua collaborazione a "Il Genio Democratico" fondato dal fratello Giovanni e poi riassorbito dal "Monitore bolognese". Fu per un breve periodo aiutante del cancelliere per le lettere del Tribunale dove iniziò le stampe, fino alla lettera XLV, del romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis che dovette interrompere per l'occupazione di Bologna da parte degli Austro-Russi nell'aprile del 1799 e che vide comunque, a sua insaputa, la luce completato e tagliato in varie parti da Angelo Sassoli per conto dell'editore Marsigli.

 

[modifica] L'arruolamento nella Guardia Nazionale

Foscolo nel frattempo si arruolò nuovamente nella Guardia Nazionale e combatté con le truppe francesi fino alla battaglia di Marengo. Ferito nella battaglia di Cento venne arrestato durante la fuga e liberato a Modena dalle truppe del Mcdonald partecipando in seguito alla battaglia della Trebbia e ad altri scontri. Partecipò alla difesa di Genova assediata e in questo periodo ripubblicò l'ode "A Bonaparte liberatore" aggiungendovi una premessa nella quale esortava Napoleone a non diventare un tiranno, rifece l'ottava strofa dove afferma con chiara coscienza l'idea dell'unità d'Italia erede di Roma e tra l'estate e l'autunno del 1800 compose l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo.
Dopo la vittoria napoleonica gli vennero dati numerosi incarichi dall'esercito che lo condussero in varie città italiane tra le quali Firenze dove s'innamora di Isabella Roncioni.

Nel 1801 il Foscolo si recò a Milano dove accolse, nel mese di giugno, il fratello più giovane, Giulio, che gli era stato affidato dalla madre e lo avviò alla carriera militare. (Giulio finirà suicida in Ungheria nel 1838). Il 23 luglio, dopo essersi più volte lamentato perché non riceveva regolarmente la paga militare, inviò una lettera al Ministro nel quale chiedeva le dimissioni, che però non gli furono concesse. In compenso ottenne la paga di capitano aggiunto, passando in tal modo al servizio della Repubblica Italiana, e fu incaricato di compilare una parte del Codice militare.

 

[modifica] L'intensa attività letteraria tra il 1801 e il 1804

Gli anni tra il 1801 e il 1804 furono anni di intensa attività letteraria ma anche di grande dolore per la morte del fratello Giovanni che si era ucciso a Venezia l' 8 dicembre del 1801 con un colpo di pugnale, sotto gli occhi della madre, per sottrarsi al disonore di non poter pagare una grossa somma persa al gioco e che aveva preso in prestito dalla cassa di guerra.
Nel 1802 pubblicò l'"Orazione a Bonaparte" in occasione dei Comizi di Lione e la raccolta di liriche che comprendevano otto sonetti e una ode, rielaborò e portò a termine l'"Ortis", compose l'ode All'amica risanata per Antonietta Fagnani Arese, suo nuovo ardente amore, e nel 1803 stampò l'edizione definitiva dei Sonetti con l'aggiunta dei quattro più famosi("Alla sera", "A Zacinto", "In morte del fratello Giovanni", "Alla Musa") e l'ode "All'amica risanata". Risale allo stesso anno la traduzione e la pubblicazione della "Chioma di Berenice" di Catullo da Callimaco con l'aggiunta di un inno alle Grazie che attribuisce al poeta alessandrino Fanocle accompagnata da quattordici "Considerazioni" che racchiudono i lineamenti principale della sua poetica neoclassica.

 

[modifica] Gli anni in Inghilterra: 1804-1806

Nel 1804, come capitano di fanteria, ottenne di seguire l'armata anti-inglese che si radunava a Valenciennes, in Francia e nella Francia del nord visse fino al 1806. A Valenciennes conobbe una inglese, Fanny Hamilton, dalla quale ebbe una figlia, Florence, che rivedrà dopo molti anni in Inghilterra e che sarà il conforto dei suoi ultimi anni.
Malgrado i continui spostamenti per motivi di servizio, il Foscolo riuscì a continuare la sua attività letteraria con alcuni saggi di traduzione dall'Iliade, con l'epistola in sciolti al Monti, Se fra' pochi mortali a cui negli anni e con la traduzione del "Sentimental Journey" di Sterne che l'avrebbe condotto alla stesura, nel 1812, dei sedici capitoletti scritti in una prosa ironico-allusiva della "Notizia intorno a Didimo Chierico".

 

[modifica] L'incarico all'Università di Pavia

Nel 1806, essendo fallito il progetto di Napoleone dell'invasione inglese, il Foscolo fece ritorno a Milano dopo essere stato a Parigi, dove conobbe il giovane Manzoni, a Venezia dove rivide i familiari e, presso Treviso la Teodochi Albrizzi. A Padova si incontrò con il Cesarotti e a Verona vide in giugno il Pindemonte dai colloqui con il quale nacque l'idea iniziale del poema Dei Sepolcri che, scritto tra l'agosto del 1806 e l'aprile del 1807 verrà pubblicato in questo anno, a Brescia, dall'editore Bettoni.

Sollevato intanto dagli incarichi militari su interessamento dell'allora ministro Caffarelli, il Foscolo si candidò alla cattedra di eloquenza dell' Università di Pavia che si era resa vacante (la cattedra era stata tenuta in precedenza da Vincenzo Monti e in seguito da Luigi Cerretti) e la ottenne il 18 marzo 1808. Qui pronunciò la sua celebre orazione inaugurale, "Dell'origine e dell'ufficio della letteratura", e poche lezioni perché la cattedra venne subito dopo soppressa da Napoleone, ormai reso sospettoso di ogni libero pensiero.

 

[modifica] Il ritorno a Milano e le difficoltà

Tornato a Milano ebbe inizio per il Foscolo un periodo di difficoltà economiche reso più amaro a causa dei contrasti con i letterati di regime che non gli dispensarono le polemiche e le malevoli insinuazioni. Alla rottura con il Monti si aggiunse l'insuccesso della tragedia Aiace che, rappresentata alla Scala il 9 dicembre 1811, non ebbe successo e venne inoltre vietata dalla censura per le allusioni antifrancesi che conteneva.

 

[modifica] Il soggiorno sereno e produttivo a Bellosguardo

Abbandonata Milano nell'agosto del 1812 il poeta ripara a Firenze per un soggiorno alla villa di Bellosguardo e qui trascorse, fino al 1813 un periodo di intensi affetti, di soddisfazioni mondane e di lavoro creativo. Egli infatti ottenne l'amore della senese Quirina Mocenni Magiotti, frequentò il salotto della contessa d'Albany, l'amica di Alfieri, scrisse la tragedia Ricciarda che venne rappresentata a Bologna nel 1813, riprese la traduzione del "Viaggio sentimentale" che pubblicò nel 1813 corredato della "Notizia intorno a Didimo Chierico", tradusse altri canti dell'Iliade e stese alcuni frammenti del poemetto "Le Grazie".

 

[modifica] Il ritorno a Milano e l'esilio in Svizzera

Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia, nel novembre del 1813 il Foscolo ritornò a Milano e riprese il suo grado nell'esercito per difendere il Regno Italico, ma con l'arrivo in città degli Austriaci nel 1814 egli si rese conto che la sua speranza di una futura Italia indipendente era cosa vana.
Ebbe un momento di esitazione quando il governatore austriaco feldmaresciallo Bellegarde gli offrì di collaborare con il nuovo governo dirigendo una rivista letteraria, la futura "Biblioteca italiana". Foscolo accettò e stese il programma della rivista, ma intervenne l'obbligo di giuramento al nuovo regime e, la notte della vigilia il 31 marzo del 1815, Foscolo lasciò l'Italia e prese la via del volontario esilio per rifugiarsi a Hottinger, in Svizzera.
Malgrado le varie peregrinazioni in terra svizzera per sfuggire ai controlli della polizia austriaca, egli riuscì a stampare a Zurigo, nel 1816 le "Vestigi della storia del sonetto italiano", il libretto satirico contro i letterati milanesi "Didimi clerici prophetae minimi Hypercalypseos liber singularis" (l'Ipercalisse), la terza edizione dell'"Ortis" e scrivere gli appassionati "Discorsi sulla servitù d'Italia" che verranno pubblicati postumi.

 

[modifica] Gli ultimi anni di vita in esilio a Londra

Nel frattempo l'Austria insisteva nel reclamare la sua estradizione e quando l'ambasciatore d'Inghilterra a Berna, per gli uffici di Guglielmo Stewart Rose a cui il Foscolo aveva dedicato l'Ipercalisse, ebbe l'ordine di rilasciargli, come a nativo jonio, il passaporto per la Gran Bretagna egli, con il denaro ricavato dalla vendita dei suoi libri a Milano e con quello che il fratello Giulio, a quei tempi in Ungheria, gli aveva fornito, poté partire.

Il 12 settembre 1816 il poeta giunse a Londra dove trascorrerà l'ultimo periodo della sua vita con non lievi difficoltà economiche e morali.
Durante il periodo londinese il Foscolo si dedicò prevalentemente all'attività editoriale e giornalistica e si impegnò nello studio storico-critico di alcuni momenti, testi e personaggi della letteratura italiana, soprattutto Dante, Petrarca e Boccaccio. Risalgono a questi anni nuovi saggi sulle traduzioni omeriche, la quarta edizione dell'"Ortis" (1817), l'elaborazione delle "Grazie" e le incompiute "Lettere scritte d'Inghilterra" ('16-'18) di cui una parte edita postuma con il titolo il "Gazzettino del bel mondo" e la "Lettera apologetica" anch'essa pubblicata postuma.
 

La vita troppo signorile e alcune speculazioni avventare in affari ridussero però il poeta al dissesto economico tanto che, nel 1824, venne per breve tempo incarcerato per debiti. Aveva intanto ritrovato la figlia Florence che lo assisterà con devozione durante i suoi ultimi anni.
Ammalato e povero, Foscolo si ritirò nel piccolo sobborgo londinese di Turnham Green dove, ammalato di idropisia, morirà il 10 settembre del 1827 a soli quarantanove anni. Dal cimitero di Chiswich dove fu sepolto, le sue spoglie saranno traslate in Santa Croce a Firenze nel 1871. Del Foscolo ci resta un ricchissimo "Epistolario", documento assai importante della sua vita tumultuosa.

 

[modifica] Opere

Per approfondire, vedi la voce Ugo Foscolo (opere).

 

[modifica] Componimenti poetici

 

[modifica] Romanzi e scritti in prosa

 

[modifica] Opere teatrali

 

[modifica] Altri scritti

  • Epistolario
  • Chioma di Berenice, traduzione del carme di Catullo, (1803)
  • Viaggio sentimentale, traduzione del romanzo di Laurence Sterne, (1807)
  • Iliade, traduzione del poema omerico, (1807)
  • Dell'origine e dell'ufficio della letteratura (1809)
  • Discorso sul testo della Divina Commedia
  • Essays on Petrarch
  • Discorso storico sul testo del Decamerone
  • Della nuova scuola drammatica in Italia, incompiuto

 

[modifica] Bibliografia della critica

  • Walter Binni, Ugo Foscolo: storia e poesia, Torino, Einaudi, 1982 (Piccola biblioteca Einaudi; 428)
  • Lanfranco Caretti, Foscolo: persuasione e retorica, Pisa, Nistri-Lischi, 1996 (Saggi di varia umanità; 32)
  • Mario Fubini, Ugo Foscolo: saggi, studi, note, Milano, Feltrinelli, 1963.
  • Oreste Macrì, Semantica e metrica dei Sepolcri del Foscolo 2. ed. corr. e aumentata, Roma, Bulzoni, 1995 (L'analisi letteraria; 19) (1ª ed. 1978).

 

[modifica] Voci correlate

 

[modifica] Altri progetti

 

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

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Ugo Foscolo nacque il 6 febbraio 1778 a Zante, una delle isole ioniche, da padre veneziano e madre greca. Dopo la morte del padre si trasferì a Venezia, dove partecipò ai rivolgimenti politici del tempo manifestando simpatie verso Napoleone, salvo pentirsene amaramente dopo il trattato di Campoformio.

E' considerato il primo grande intellettuale dell'età neoclassica. Figlio naturale dell'illuminismo, incarna in sé tutti i fermenti culturali del mondo in cui visse. Nella sua opera si trovano tutti gli elementi culturali che caratterizzano l'età a lui contemporanea (Neoclassicismo, Illuminismo, Preromanticismo).

Detto questo, non è certo possibile analizzare l'opera di Foscolo attraverso un itinerario in cui si distingua una fase illuminista poi una fase neoclassica e infine una fase preromantica; troveremo soltanto opere in cui sono presenti insieme tutti e tre questi elementi (persino nelle "Grazie", che sembrano un regresso culturale verso il neoclassicismo dopo gli slanci dei "Sepolcri").

Sul piano strattamente personale invece, la nativa Zante, che definì "la culla della civiltà" restò sempre la sua patria ideale, tanto da dedicarle un bellissimo sonetto (il celeberrimo "A Zacinto"). Per Venezia provò sentimenti altrettanto intensi e, mentre se per l'isola greca subì il fascino del vagheggiamento malinconico, considerò la Serenissima come una seconda patria, di fatto quella reale, per la quale, non a caso, si lasciò coinvolgere nei suoi destini politici.

Infatti, istituito nel 1797 a Venezia un governo democratico in cui assunse cariche pubbliche, pochi mesi dopo, in seguito al trattato di Campoformio con cui Napoleone cedeva Venezia all'Austria, dovette fuggire, riparando a Milano (sottratta da Napoleone all'Austria), ove strinse rapporti di affettuosa amicizia col Monti ed ebbe modo di avvicinare il Parini.

A Milano fu redattore del "Monitore italiano", ma l'anno dopo si trasferì a Bologna, ove ricoprì la carica di aiutante cancelliere di un tribunale militare. L'anno successivo lasciò l'incarico per arruolarsi col grado di luogo­tenente nella Guardia Nazionale e, a fianco dei Francesi, combatté contro gli Austro-russi (rimanendo anche ferito durante una battaglia). Al comando del generale francese Massena partecipò alla difesa di Genova e quando la città fu costretta alla resa, seguì il Massena nella fuga.

Nel 1804 si recò in Francia, per motivi militari, e qui ebbe l'opportunità di trascorrere due anni di relativa calma, che impiegò in gran parte in amori appassionati, fra cui quello con l'inglese Fanny Emerytt da cui nacque la figlia Floriana. Tornato in Italia, visse tra Venezia, Milano, Pavia (ove ottenne la cattedra di eloquenza presso l'Università), Bologna e di nuovo Milano, da dove fuggì nel maggio del 1815 per non dover giurare fedeltà agli Austriaci. Dopo una breve permanenza a Lugano ed a Zurigo, l'anno dopo si stabilì a Londra, accolto dall'alta società. Qui guadagnò abbastanza con la pubblicazione delle sue opere, ma sperperò tutto con le sue dissolutezze: iniziò pure la costruzione di una lussuosissima villa, che non riuscì a pagare totalmente nonostante il soccorso della figlia Floriana (che, ritrovata a Londra, gli offrì tremila sterline). Inse­guito dai creditori, subì anche il carcere, e fu poi costretto a ritirarsi nel villaggio di Turnham Green, ove visse gli ultimi suoi anni in compagnia della figlia.

Elementi autobiografici della vita del Foscolo sono presenti nelle "Ultime lettere di Jacopo Ortis", anche se spesso e volentieri l'autobiografia cede il passo alla fantasia, presentandone quegli ideali (chiamati poi "illusioni") che, secondo Foscolo, permettono all'uomo di vivere la propria interiorità in modo meno drammatico, essendo addirittura validi argini psicologici contro il suicidio. Nell'Ortis, ad ogni modo, troviamo abbozzati tutti gli elementi che verranno elaborati nelle opere successive (gli ideali della patria, della poesia, dell'amore....). Il protagonista segue una direzione diversa dallo scrittore: Ortis arriva al suicidio, Foscolo no pur sempre aspirando alla pace e alla tranquillità nella sua travagliata esistenza.

Profondamente materialista e credente nella natura "meccanica" dell'esistenza (il suo lato illuministico, potremmo dire), visse in modo lacerante il momento di crisi dell'illuminismo, tanto da determinare in lui una visione pessimistica della vita. Foscolo aspirava alla gloria, alla fama, all'eternità ma la concezione illuministica (che vedeva la vita fatta di movimenti meccanici) limitava di fatto la realizzazione di queste aspirazioni, essendo l'ottica di quella filosofia legata alla convinzione che l'uomo sia un essere finito e soggetto a scomparire dopo la morte. Tirate le file, è la realtà della morte che induce Foscolo a cadere nel pessimismo che lo attanagliava. In base a queste considerazioni, elabora come detto quella che sarà definita come "la filosofia delle illusioni" che si caratterizza più che altro come una presa di coscienza del soggetto e dell'artista più che come una svalutazione delle potenzialità e della validità della ragione.

"Le illusioni", insomma, danno un senso all'intera esistenza e contribuiscono alla convinzione che vi sia pur qualcosa per cui valga la pena vivere invece che darsi la morte autonomamente. Le illusioni, in sostanza, sono la patria, la poesia, la famiglia, l'amore; nei Sepolcri, invece, troveremo la "sublimazione " di questo processo, scoprendo che "l'illusione delle illusioni" è la stessa poesia civile.

Accanto alla produzione maggiore (Ortis, Odi, Sonetti, Grazie, Sepolcri) troviamo anche altre opere, in particolare la fase cosiddetta didimea; è la fase dell'anti-Ortis, del viaggio in Inghilterra, del Foscolo maturo che ha abbandonato la passionalità e guarda con occhio critico ed ironico le cose della vita.

Ugo Foscolo scrisse anche alcune tragedie (Aiace, Tieste e Ricciarda) ad imitazione dell'Alfieri, in cui ha forte prevalenza l'esaltazione dell'agire passionale.

Morì il 10 settembre 1827. Le sue ossa furono trasferite a Firen­ze solo nel 1871 e vennero tumulate nel tempio di S. Croce, che egli aveva così tanto esaltato nel carme "Dei Sepolcri".
«La noia proviene o da debolissima coscienza dell'esistenza nostra, per cui non ci sentiamo capaci di agire, o da coscienza eccessiva, per cui vediamo di non poter agire quanto vorremmo.»
Ugo Foscolo
«L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità.»
Ugo Foscolo
«Colui che ama se stesso sopra ogni cosa non passa per la porta del regno dei cieli, allo stesso modo in cui il dito della sposa, se è ripiegato su se stesso, non entra nell'anello offerto dallo sposo.»
Ugo Foscolo
«La fama degli eroi spetta un quarto alla loro audacia; due quarti alla sorte, e l'altro quarto, ai loro delitti.»
Ugo Foscolo
«Le laide e sciocche consuetudini sono la corruzione della nostra vita.»
Ugo Foscolo
«Il coraggio non deve dare diritti per soperchiare il debole.»
Ugo Foscolo
«Noi chiamiamo pomposamente virtù tutte quelle azioni che giovano alla sicurezza di chi comanda e alla paura di chi serve.»
Ugo Foscolo
«L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, ma nel rappresentare con novità.»
Ugo Foscolo