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| Sonetti di Foscolo | A Zacinto | All'Amica Risanata | Dei Sepolcri |
| Ultime Lettere di Jacopo Ortis |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Foscolo Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/Ugo_Foscolo Ugo FoscoloDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Foscolo)
Dipinto di Ugo Foscolo, 1813, di François-
Xavier-Pascal Fabre presso la Biblioteca Nazionale di Firenze
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Niccolò Ugo Foscolo (Zacinto, 6 febbraio 1778 – Turnham Green, Londra, 10 settembre 1827) è un celebre poeta italiano; uno dei principali letterati del Neoclassicismo e del Pre-Romanticismo.
[modifica] BiografiaFoscolo nacque a Zante una delle
isole Ionie (appartenenti alla
Repubblica veneta) dal
veneziano
Andrea Foscolo,
medico di
vascello, e dalla
greca
Diamantina Spathis, donna molto bella e soave.
. [modifica] Gli studiTrascorse parte della sua fanciullezza a Zante e nel
1785 si
trasferì con la famiglia a
Spalato,
dove il padre esercitava la sua
professione, e presso il
seminario
arcivescovile di quella
città
compì come esterno i suoi primi studi, seguito da monsignore F. Genuizzi
fino a quando la morte improvvisa del padre, avvenuta nell'ottobre del
1788, lo
costrinse a ritornare a Zante dove continuò la scuola e apprese i primi
elementi del
greco antico dimostrandosi però allievo ribelle alla
disciplina e non troppo propenso allo
studio.
[modifica] I primi versi e il contatto con la società letterataNel
1794
trascrisse una quarantina dei suoi componimenti
poetici,
in parte originali e in parte frutto di traduzioni, che risentivano degli
influssi
arcadici soprattutto nel
metro e nel
linguaggio e che inviò all'amico Costantino Naranzi. Nel frattempo
venne ospitato, come autore di
versi,
nell'"Anno poetico" dal
classicista gozzano, l'abate
Angelo Dalmistro, che era un appassionato della
letteratura inglese. Risale al 1796 un documento della prima formazione letteraria del Foscolo, un ambizioso Piano di Studi comprendente "Morale, Politica, Metafisica, Teologia, Storia, Poesia, Romanzi, Critica, Arti" dove il giovane registrava le letture, i primi scritti, gli abbozzi delle opere da scrivere. In esso si trova l'accenno ad un romanzo, "Laura, lettere" che verrà poi assorbito dall'Ortis. Durante l'anno il Foscolo scrisse alcuni articoli sul "Mercurio d'Italia" che destarono i sospetti del governo veneto e il giovane, per prudenza si rifugiò sui colli Euganei.
[modifica] Primi fervori patriotticiIl
4
gennaio del
1797 al Castel Sant'Angelo venne rappresentata la tragedia il "Tieste"
che ottenne grande entusiasmo e consensi
patriottici
ma che gli procurò anche controlli e interrogatori da parte della
polizia.
[modifica] La delusione e l'esilio a MilanoMa il
17
ottobre di quel 1797 così esultante, terminò con il
Trattato di Campoformio con il quale Bonaparte vendeva Venezia all'Austria
e il giovane Ugo, pieno di sdegno, dimessosi dagli incarichi pubblici
partì in volontario
esilio a
si recò a
Milano.
[modifica] Il trasferimento a BolognaSenza lavoro e infelice per il travagliato amore per Teresa Pikler, la moglie del Monti, nell'estate del '98 il poeta si trasferì a Bologna dove iniziò la sua collaborazione a "Il Genio Democratico" fondato dal fratello Giovanni e poi riassorbito dal "Monitore bolognese". Fu per un breve periodo aiutante del cancelliere per le lettere del Tribunale dove iniziò le stampe, fino alla lettera XLV, del romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis che dovette interrompere per l'occupazione di Bologna da parte degli Austro-Russi nell'aprile del 1799 e che vide comunque, a sua insaputa, la luce completato e tagliato in varie parti da Angelo Sassoli per conto dell'editore Marsigli.
[modifica] L'arruolamento nella Guardia NazionaleFoscolo nel frattempo si arruolò nuovamente nella
Guardia Nazionale e combatté con le truppe francesi fino alla
battaglia di Marengo. Ferito nella
battaglia di Cento venne arrestato durante la
fuga e
liberato a
Modena dalle truppe del Mcdonald partecipando in seguito alla
battaglia della Trebbia e ad altri scontri. Partecipò alla difesa di
Genova
assediata e in questo periodo ripubblicò l'ode "A Bonaparte
liberatore" aggiungendovi una premessa nella quale esortava Napoleone a
non diventare un tiranno, rifece l'ottava strofa dove afferma con chiara
coscienza l'idea dell'unità d'Italia erede di Roma e tra l'estate e
l'autunno del
1800 compose l'ode
A Luigia Pallavicini caduta da cavallo. Nel 1801 il Foscolo si recò a Milano dove accolse, nel mese di giugno, il fratello più giovane, Giulio, che gli era stato affidato dalla madre e lo avviò alla carriera militare. (Giulio finirà suicida in Ungheria nel 1838). Il 23 luglio, dopo essersi più volte lamentato perché non riceveva regolarmente la paga militare, inviò una lettera al Ministro nel quale chiedeva le dimissioni, che però non gli furono concesse. In compenso ottenne la paga di capitano aggiunto, passando in tal modo al servizio della Repubblica Italiana, e fu incaricato di compilare una parte del Codice militare.
[modifica] L'intensa attività letteraria tra il 1801 e il 1804Gli anni tra il 1801 e il
1804 furono
anni di intensa attività letteraria ma anche di grande dolore per la morte
del fratello Giovanni che si era ucciso a Venezia l'
8
dicembre del 1801 con un colpo di
pugnale,
sotto gli occhi della madre, per sottrarsi al disonore di non poter pagare
una grossa somma persa al
gioco e che
aveva preso in prestito dalla cassa di guerra.
[modifica] Gli anni in Inghilterra: 1804-1806Nel
1804, come
capitano di
fanteria,
ottenne di seguire l'armata
anti-inglese che si radunava a
Valenciennes, in
Francia
e nella Francia del nord visse fino al
1806. A
Valenciennes conobbe una inglese, Fanny Hamilton, dalla quale ebbe una
figlia, Florence, che rivedrà dopo molti anni in
Inghilterra e che sarà il conforto dei suoi ultimi anni.
[modifica] L'incarico all'Università di PaviaNel 1806, essendo fallito il progetto di Napoleone dell'invasione inglese, il Foscolo fece ritorno a Milano dopo essere stato a Parigi, dove conobbe il giovane Manzoni, a Venezia dove rivide i familiari e, presso Treviso la Teodochi Albrizzi. A Padova si incontrò con il Cesarotti e a Verona vide in giugno il Pindemonte dai colloqui con il quale nacque l'idea iniziale del poema Dei Sepolcri che, scritto tra l'agosto del 1806 e l'aprile del 1807 verrà pubblicato in questo anno, a Brescia, dall'editore Bettoni. Sollevato intanto dagli incarichi militari su interessamento dell'allora ministro Caffarelli, il Foscolo si candidò alla cattedra di eloquenza dell' Università di Pavia che si era resa vacante (la cattedra era stata tenuta in precedenza da Vincenzo Monti e in seguito da Luigi Cerretti) e la ottenne il 18 marzo 1808. Qui pronunciò la sua celebre orazione inaugurale, "Dell'origine e dell'ufficio della letteratura", e poche lezioni perché la cattedra venne subito dopo soppressa da Napoleone, ormai reso sospettoso di ogni libero pensiero.
[modifica] Il ritorno a Milano e le difficoltàTornato a Milano ebbe inizio per il Foscolo un periodo di difficoltà economiche reso più amaro a causa dei contrasti con i letterati di regime che non gli dispensarono le polemiche e le malevoli insinuazioni. Alla rottura con il Monti si aggiunse l'insuccesso della tragedia Aiace che, rappresentata alla Scala il 9 dicembre 1811, non ebbe successo e venne inoltre vietata dalla censura per le allusioni antifrancesi che conteneva.
[modifica] Il soggiorno sereno e produttivo a BellosguardoAbbandonata Milano nell'agosto del 1812 il poeta ripara a Firenze per un soggiorno alla villa di Bellosguardo e qui trascorse, fino al 1813 un periodo di intensi affetti, di soddisfazioni mondane e di lavoro creativo. Egli infatti ottenne l'amore della senese Quirina Mocenni Magiotti, frequentò il salotto della contessa d'Albany, l'amica di Alfieri, scrisse la tragedia Ricciarda che venne rappresentata a Bologna nel 1813, riprese la traduzione del "Viaggio sentimentale" che pubblicò nel 1813 corredato della "Notizia intorno a Didimo Chierico", tradusse altri canti dell'Iliade e stese alcuni frammenti del poemetto "Le Grazie".
[modifica] Il ritorno a Milano e l'esilio in SvizzeraDopo la sconfitta di Napoleone a
Lipsia, nel
novembre
del 1813 il Foscolo ritornò a Milano e riprese il suo grado nell'esercito
per difendere il Regno Italico, ma con l'arrivo in città degli
Austriaci nel
1814 egli si rese conto che la sua speranza di una futura Italia
indipendente era cosa vana.
[modifica] Gli ultimi anni di vita in esilio a LondraNel frattempo l'Austria insisteva nel reclamare la sua estradizione e quando l'ambasciatore d'Inghilterra a Berna, per gli uffici di Guglielmo Stewart Rose a cui il Foscolo aveva dedicato l'Ipercalisse, ebbe l'ordine di rilasciargli, come a nativo jonio, il passaporto per la Gran Bretagna egli, con il denaro ricavato dalla vendita dei suoi libri a Milano e con quello che il fratello Giulio, a quei tempi in Ungheria, gli aveva fornito, poté partire. Il
12 settembre 1816 il poeta giunse a Londra dove trascorrerà l'ultimo
periodo della sua vita con non lievi difficoltà economiche e morali. La vita troppo signorile e alcune speculazioni
avventare in affari ridussero però il poeta al dissesto economico tanto
che, nel 1824,
venne per breve tempo incarcerato per debiti. Aveva intanto ritrovato la
figlia Florence che lo assisterà con devozione durante i suoi ultimi anni.
[modifica] Opere
[modifica] Componimenti poetici
[modifica] Romanzi e scritti in prosa
[modifica] Opere teatrali
[modifica] Altri scritti
[modifica] Bibliografia della critica
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Note |
| Thanks to www.biografieonline.it | Ugo Foscolo | Scrittori/Writers |
| Ugo Foscolo nacque il 6 febbraio 1778 a
Zante, una delle isole ioniche, da padre veneziano e
madre greca. Dopo la morte del padre si trasferì a
Venezia, dove partecipò ai rivolgimenti politici del
tempo manifestando simpatie verso Napoleone, salvo
pentirsene amaramente dopo il trattato di Campoformio. E' considerato il primo grande intellettuale dell'età neoclassica. Figlio naturale dell'illuminismo, incarna in sé tutti i fermenti culturali del mondo in cui visse. Nella sua opera si trovano tutti gli elementi culturali che caratterizzano l'età a lui contemporanea (Neoclassicismo, Illuminismo, Preromanticismo). Detto questo, non è certo possibile analizzare l'opera di Foscolo attraverso un itinerario in cui si distingua una fase illuminista poi una fase neoclassica e infine una fase preromantica; troveremo soltanto opere in cui sono presenti insieme tutti e tre questi elementi (persino nelle "Grazie", che sembrano un regresso culturale verso il neoclassicismo dopo gli slanci dei "Sepolcri"). Sul piano strattamente personale invece, la nativa Zante, che definì "la culla della civiltà" restò sempre la sua patria ideale, tanto da dedicarle un bellissimo sonetto (il celeberrimo "A Zacinto"). Per Venezia provò sentimenti altrettanto intensi e, mentre se per l'isola greca subì il fascino del vagheggiamento malinconico, considerò la Serenissima come una seconda patria, di fatto quella reale, per la quale, non a caso, si lasciò coinvolgere nei suoi destini politici. Infatti, istituito nel 1797 a Venezia un governo democratico in cui assunse cariche pubbliche, pochi mesi dopo, in seguito al trattato di Campoformio con cui Napoleone cedeva Venezia all'Austria, dovette fuggire, riparando a Milano (sottratta da Napoleone all'Austria), ove strinse rapporti di affettuosa amicizia col Monti ed ebbe modo di avvicinare il Parini. A Milano fu redattore del "Monitore italiano", ma l'anno dopo si trasferì a Bologna, ove ricoprì la carica di aiutante cancelliere di un tribunale militare. L'anno successivo lasciò l'incarico per arruolarsi col grado di luogotenente nella Guardia Nazionale e, a fianco dei Francesi, combatté contro gli Austro-russi (rimanendo anche ferito durante una battaglia). Al comando del generale francese Massena partecipò alla difesa di Genova e quando la città fu costretta alla resa, seguì il Massena nella fuga. Nel 1804 si recò in Francia, per motivi militari, e qui ebbe l'opportunità di trascorrere due anni di relativa calma, che impiegò in gran parte in amori appassionati, fra cui quello con l'inglese Fanny Emerytt da cui nacque la figlia Floriana. Tornato in Italia, visse tra Venezia, Milano, Pavia (ove ottenne la cattedra di eloquenza presso l'Università), Bologna e di nuovo Milano, da dove fuggì nel maggio del 1815 per non dover giurare fedeltà agli Austriaci. Dopo una breve permanenza a Lugano ed a Zurigo, l'anno dopo si stabilì a Londra, accolto dall'alta società. Qui guadagnò abbastanza con la pubblicazione delle sue opere, ma sperperò tutto con le sue dissolutezze: iniziò pure la costruzione di una lussuosissima villa, che non riuscì a pagare totalmente nonostante il soccorso della figlia Floriana (che, ritrovata a Londra, gli offrì tremila sterline). Inseguito dai creditori, subì anche il carcere, e fu poi costretto a ritirarsi nel villaggio di Turnham Green, ove visse gli ultimi suoi anni in compagnia della figlia. Elementi autobiografici della vita del Foscolo sono presenti nelle "Ultime lettere di Jacopo Ortis", anche se spesso e volentieri l'autobiografia cede il passo alla fantasia, presentandone quegli ideali (chiamati poi "illusioni") che, secondo Foscolo, permettono all'uomo di vivere la propria interiorità in modo meno drammatico, essendo addirittura validi argini psicologici contro il suicidio. Nell'Ortis, ad ogni modo, troviamo abbozzati tutti gli elementi che verranno elaborati nelle opere successive (gli ideali della patria, della poesia, dell'amore....). Il protagonista segue una direzione diversa dallo scrittore: Ortis arriva al suicidio, Foscolo no pur sempre aspirando alla pace e alla tranquillità nella sua travagliata esistenza. Profondamente materialista e credente nella natura "meccanica" dell'esistenza (il suo lato illuministico, potremmo dire), visse in modo lacerante il momento di crisi dell'illuminismo, tanto da determinare in lui una visione pessimistica della vita. Foscolo aspirava alla gloria, alla fama, all'eternità ma la concezione illuministica (che vedeva la vita fatta di movimenti meccanici) limitava di fatto la realizzazione di queste aspirazioni, essendo l'ottica di quella filosofia legata alla convinzione che l'uomo sia un essere finito e soggetto a scomparire dopo la morte. Tirate le file, è la realtà della morte che induce Foscolo a cadere nel pessimismo che lo attanagliava. In base a queste considerazioni, elabora come detto quella che sarà definita come "la filosofia delle illusioni" che si caratterizza più che altro come una presa di coscienza del soggetto e dell'artista più che come una svalutazione delle potenzialità e della validità della ragione. "Le illusioni", insomma, danno un senso all'intera esistenza e contribuiscono alla convinzione che vi sia pur qualcosa per cui valga la pena vivere invece che darsi la morte autonomamente. Le illusioni, in sostanza, sono la patria, la poesia, la famiglia, l'amore; nei Sepolcri, invece, troveremo la "sublimazione " di questo processo, scoprendo che "l'illusione delle illusioni" è la stessa poesia civile. Accanto alla produzione maggiore (Ortis, Odi, Sonetti, Grazie, Sepolcri) troviamo anche altre opere, in particolare la fase cosiddetta didimea; è la fase dell'anti-Ortis, del viaggio in Inghilterra, del Foscolo maturo che ha abbandonato la passionalità e guarda con occhio critico ed ironico le cose della vita. Ugo Foscolo scrisse anche alcune tragedie (Aiace, Tieste e Ricciarda) ad imitazione dell'Alfieri, in cui ha forte prevalenza l'esaltazione dell'agire passionale. Morì il 10 settembre 1827. Le sue ossa furono trasferite a Firenze solo nel 1871 e vennero tumulate nel tempio di S. Croce, che egli aveva così tanto esaltato nel carme "Dei Sepolcri". «La noia proviene o da debolissima coscienza dell'esistenza nostra, per cui non ci sentiamo capaci di agire, o da coscienza eccessiva, per cui vediamo di non poter agire quanto vorremmo.» Ugo Foscolo «L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità.» Ugo Foscolo «Colui che ama se stesso sopra ogni cosa non passa per la porta del regno dei cieli, allo stesso modo in cui il dito della sposa, se è ripiegato su se stesso, non entra nell'anello offerto dallo sposo.» Ugo Foscolo «La fama degli eroi spetta un quarto alla loro audacia; due quarti alla sorte, e l'altro quarto, ai loro delitti.» Ugo Foscolo «Le laide e sciocche consuetudini sono la corruzione della nostra vita.» Ugo Foscolo «Il coraggio non deve dare diritti per soperchiare il debole.» Ugo Foscolo «Noi chiamiamo pomposamente virtù tutte quelle azioni che giovano alla sicurezza di chi comanda e alla paura di chi serve.» Ugo Foscolo «L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, ma nel rappresentare con novità.» Ugo Foscolo |