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Torino, 26 agosto 2008
COMUNICATO STAMPA
con preghiera di segnalazione




L’Associazione JAZZ MANOUCHE “Django Reinhardt”
PRESENTA

7° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ
MANOUCHE
“Django Reinhardt”
Dal 18 al 20 settembre 2008 a Rivoli

CONCERTI E JAM-SESSION

Quest’anno, dal 18 al 20 settembre 2008, l’atmosfera delle suggestive tradizioni Manouche impregnerà l’aria di Rivoli, paese alle porte di Torino che conta oltre 50.000 abitanti. Le vie del centro storico di questa cittadina, che negli ultimi tempi sta assurgendo al ruolo di “città della musica” grazie agli innumerevoli appuntamenti musicali in calendario in ogni periodo dell’anno, ben si prestano ad ospitare una delle poche manifestazioni europee interamente dedicate alla musica Manouche.
Il Festival, capace di attirare appassionati da ogni dove grazie alla presenza di artisti di fama internazionale, è intitolato a Django Reinhardt, lo straordinario personaggio che ha fatto da collegamento fra la tradizione musicale di uno dei ceppi più antichi del popolo zingaro, i Manouche appunto, e il Jazz dell’anima nera americana. Il risultato è un’alchimia perfetta e coinvolgente conosciuta come “Jazz Manouche” o “Gipsy Jazz”, proprio perché coniuga le sonorità del jazz degli Anni Trenta e la sua libertà di espressione con il valzer Musette francese e la virtuosità tzigana del fraseggio.
Il Jazz Manouche è una musica in evoluzione che si è sviluppata per tutto il Novecento e che oggi, a più di cinquant’anni dalla morte di Django Reinhardt, continua a rinnovarsi e ad affascinare un numero sempre crescente di appassionati.
Secondo la migliore tradizione di questo appuntamento, oggi alla sua settima edizione, il programma del 2008 proporrà grandi nomi del Jazz Manouche.
Si parte la sera di giovedì 18 settembre con la performance di apertura del gruppo Lulù Weiss.







Info per il pubblico: Associazione JazzManouche – Torino – tel. 011/533.028
web: www.djangoreinhardt.it


Venerdì 19 invece sarà la volta della musica di strada, tra via Piol e Piazza Garibaldi a Rivoli, con i gruppi Swing Quartet, Nigloswing e Les Manuages, Frangy Delporte, Tony Green. Su un palco allestito appositamente per l’occasione, inoltre, saliranno Elios e Boulou Ferrè.
Sabato 20 lo spettacolo inizierà sin dal pomeriggio, ancora in compagnia dei gruppi ospiti sopra elencati, mentre la sera alle 21.30 sarà possibile assistere allo spettacolo allestito all’interno della Maison Musique, durante la quale il Lollo Meier Quartet non mancherà di emozionare tutti i presenti con il ritmo coinvolgente della loro musica.
Tutti i concerti sono gratuiti, salvo quello che si terrà sabato 20 alle ore 21.00 presso la Maison Musique, il cui costo del singolo biglietto è di 10 e 15 euro .
Per ulteriori informazioni e costanti aggiornamenti è possibile collegarsi al sito internet
www.djangoreinhardt.it

Info festival: Monica Di Maria di Alleri (Coordinamento)
Tel. 011 533028

PROGRAMMA DELLA 7ª EDIZIONE DEL FESTIVAL

GIOVEDI 18 SETTEMBRE 2008
Ore 19.30, CONFERENZA STAMPA presso la Casa Del Conte Verde (Via Fratelli Piol, 8 - 10098 Rivoli)
Ore 21.00, Performance di apertura festival del gruppo manouche LULU’ WEISS

VENERDI 19 SETTEMBRE 2008
Ore 20.00, Concerti su via PIOL e piazza Garibaldi con i gruppi:
- SWING QUARTET (via Piol 1)
- NIGLOSWING (piazza Garibaldi)
- LES MANUAGES (via Piol 2)
Dalle 21.30, CONCERTO SUL PALCO presso piazza Bollani – Rivoli
Gruppo musicale: ELIOS E BOULOU FERRE’
Dalle 23.00, Concerti su via Piol e piazza Garibaldi con i gruppi:
- FRANGY DELPORTE (piazza garibaldi)
- LULU’ WEISS (piazza garibaldi)
- NIGLOSWING (via Piol 1)
- TONY GREEN (via Piol 2)






SABATO 20 SETTEMBRE 2008
Dalle 17.00, Concerti su via Piol e piazza Garibaldi con i gruppi:
(ore 17.00/18.00) NIGLOSWING
LES MANUAGES
(ore 18.00/19.00) LULU’ WEISS
FRANGY DELPORTE

Ore 21.30, Concerto a pagamento, presso la Maison Musique, via Rosta, 23 – 10098 Rivoli. Costo biglietti 10 e 15 Euro.
Gruppi: LOLLO MEIER QUARTET
MARCEL LOEFFLER QUARTET




Breve storia del Jazz Manouche
I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano. Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creò con il violinista Stéphane Grappelli il Quintetto a corde dell’Hot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.
Il jazz Manouche, però, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno all’emblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio l’invenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare. Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony Muréna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina d’anni l’influenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.
Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dell’Hot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.


Biografie dei gruppi

NIGLOSWING
Il progetto Nigloswing deve il suo nome ad un animale caro ai Manouche, "le Niglo", il riccio.
Il gruppo nasce nel febbraio 2002 dall'incontro tra Morris Gasperini, Gabriele Facciotti e dalla loro neonata passione per il grandissimo chitarrista Manouche Django Reinhardt. E' amore a prima vista poiché l'intenzione comune è subito chiara: dare vita ad un organico che proponga la musica di Django e del suo popolo. La passione e l'impegno profusi nel progetto portano ai primi risultati e agli esordi nell'attività concertistica coronata dalla partecipazione nel settembre 2004 e 2005 al Festival Internazionale Django Reinhardt di Torino, al Festival Jazz Gitane di Lyon e alla 24 edizione del Festival Internazionale Jazz&Other di Bolzano. Il progetto Nigloswing ha assunto la formazione di trio: chitarra ritmica Gabriele Facciotti, chitarra solista Morris Gasperini, contrabbasso Giorgio Fiorini avvalendosi saltuariamente della collaborazione del fisarmonicista Roberto Cannillo e dei violinisti Fabrice Martinez e Antonio Lallai.
La direzione e l’intenzione del progetto è stata quella di acquisire le sonorità fondamentali della musica manouche, studiandone gli aspetti tecnici e melodici per poi rielaborare il tutto nella speranza di produrre qualcosa di assolutamente personale.
Lo spettacolo dei Nigloswing è interamente realizzato con strumenti acustici tipici della tradizione manouche: due chitarre acustiche simili in tutto alle celebri selmer maccaferri del grande Django Reinhardt, un contrabasso, un violino ed una fisarmonica. Si caratterizza per l’immediato impatto che crea sul pubblico, dovuto alla particolarità del genere che risulta fresco e coinvolgente: la sezione ritmica, denominata dai manouche “Pompe”, sottolinea perfettamente le evoluzioni virtuosistiche degli altri strumenti. Il repertorio dei Nigloswing spazia fra Swing, Swing Valse, Bossa Nova, Valse musette e brani italiani degli anni 30’ e 40’.

Per ulteriori informazioni: www.nigloswing.it

LES MANUAGES
Il gruppo nasce nella primavera del 2006 dall’unione di tre musicisti accomunati dalla voglia di dare corpo ad una formazione che riproponga la musica dello straordinario Django Reinhardt,caposcuola della musica Manouche. I componenti del gruppo derivano da esperienze jazzistiche simili,avendo incentrato tutti il proprio cammino sulla tradizione dello swing,ma ogni singolo ha poi seguito ed approfondito un percorso personale. A distanza di un anno dalla nascita della formazione, i “LES MANUAGES” incidono il primo disco dal titolo “IL GATTO E IL TOPO”, dove sono presenti brani inediti con influenze balcaniche. La musica dei Les Manuages ha un duplice scopo: il primo è senza dubbio quello di far conoscere il manouche a coloro i quali non hanno ancora avuto la fortuna di incrociare la loro strada con l’immenso genio di Django,ed il secondo è quello di voler raccontare un mondo “vecchio” ma nuovo ai più,secondo quello che ogni singolo musicista vede e sente,raccontando il proprio amore per la musica e per quel musicista… DJANGO REINHARDT. I Les Manuages hanno avuto modo,di suonare in jam session con musicisti del calibro di Angelo Debarre,Tony Green,Franky Reinhardt e con alcuni esponenti dei Basily. Sono stati invitati ad esibirsi ai festivals manouche di Strasburgo (21/22/23/24 Giugno 2007),Torino (Settembre 2007) e al festival jazz di Matera (30/31 Agosto 2007),e nella loro esperienza artistica si annoverano partecipazioni in numerosi jazz club in tutta Europa.

Per ulteriori informazioni: www.lesmanuages.org

BOULOU E ELIOS FERRE
Musicista precoce, Boulou dà il suo primo concerto a otto anni (1959) e solo vent'anni dopo si unisce a Elios (nato nel 1956) per un duo che occuperà in pratica tutta la sua vita musicale. Se è corretto individuare in Django Reinhardt il mentore supremo del loro approccio alla chitarra, appare riduttivo invece ritenerli semplici cloni del grande maestro gitano. I Ferré possiedono una cultura musicale vastissima, che proviene da una solida preparazione classica (corsi con Olivier Messiaen) e da una profonda conoscenza della storia del jazz, bebop e cool in particolare. Così i loro concerti, entusiasmanti, si basano spesso su medley in cui Parker e Tristano vanno a braccetto con Bach, Tadd Dameron e Lee Konitz si legano a Handel, dando vita ad una musica insieme complessa ed emozionante, che fa leva su una conversazione continua a tre voci accanto al pianista Alain Jean-Marie, tra i più eleganti e creativi della scena francese.

Per ulteriori informazioni: www.boulou-elios-ferre.com

TONY GREEN
Eccellente musicista ed apprezzato pittore, Tony Green è un poliedrico artista che vive a New Orleans. La pittura e la musica sono strettamente legate nell'attività artistica di Tony Green, ispirandosi reciprocamente. Da un punto di vista musicale, Tony Green è molto conosciuto nella capitale della Louisiana per essere uno dei più valenti interpreti del Gipsy Jazz; di qui la sua partecipazione a tante edizioni dei più importanti festival della città, il French Quarter Festival ed il New Orleans Jazz & Heritage. Particolarmente innamorato dell'Italia, e di Venezia in particolare, Tony Green è spesso invitato ad esibirsi nella nostra penisola. Per queste occasioni al suo fianco vi sono alcuni musicisti veneziani, tra i migliori interpreti del Gipsy Jazz in Italia. Formazione: Tony Green: chitarra e voce; Lallo Orlandi: chitarra; Andrea Carlon: basso.

Per ulteriori informazioni: www.tonygreen.net

LOLLO MEIER QUARTET
Among the gypsy jazz musicians that play guitar in the style of Django Reinhardt, there are a few that really stand out. Lollo a Dutch gypsy was raised on gypsy Jazz and started playing at the age of 12 with members of his family. He is truly a legacy of the old master and certainly belongs to an elite group. Gipsy blood runs through the veins of this absolute top guitar player who made his goal in life to carry on the music of Django Reinhardt. His technique and suppleness are amazing, his music refreshing, not the standard tunes that are often heard in this genre. His unique style of playing has resulted in his performance today which is an extraordinary talent, simply because he makes music he loves. In addition he is an accomplished composer of new tunes which have that genuine Django flavour. After playing in a Belgium band called "Swing 42" he started a new quartet called Lollo Meier Szigano Swing this gave him the opportunity to express his own style and ideas. The first cd "Rencontres"came out in September 2001 and was well received by the critics. Lollo and his band" Lollo Meier Szigano Swing" have performed all over Europe at various well known jazz festivals. He spends much of his time giving workshops and sharing his artistry with anyone who is interested in his music. One could talk about his music for hours until you hear him, then silence sets in and the only thing left is sheer pleasure. A remarkable man with remarkable style of playing!.
Lollo Meier Quartet is made up by Lollo Meier, Andrè Donni, Dave Kelbie and Andy Crowdy.

Per ulteriori informazioni: www.lollomeier.nl

FRANGY DELPORTE
Frangy Delporte est initié à la guitare dès 16 ans par son oncle. Tous deux montent ensuite un groupe, « Tino Swing », avec lequel ils tourneront en région parisienne pendant trois ans.
C’est en côtoyant les « bœufs » parisiens que Frangy Delporte fera des rencontres musicales décisives, dont celle de Chris Campion, avec qui il composera de nombreux morceaux.
En septembre 2007, il remporte le concours « Festival jeunes talents » organisé lors de la fête à Neuneu.
Actuellement, un nouveau groupe est constitué: Swing from Paris, avec la participation de
Aurore Voilqué, violoniste de talent, Willy Brunard à la guitare rythmique, Pierre Frasque (le compère d'Aurore à la contrebasse),et le concepteur du projet : Frangy Delporte.

Per ulteriori informazioni: www.frangydelporte.com

MARCEL LOEFFLER
Music has played an important part in Marcel Loeffler’s life from a tender age. Introduced to it by his guitarist father, he quickly showed a predilection for the accordion. His experiences and his encounters led him to play the piano, synthesiser and awakened his interest in other musical genres. The richness of Marcel Loeffler’s music undoubtedly comes from this fusion, this palette of different colours and an acute sensitivity. His roots are indeed manouche jazz, but Marcel quickly went on to broaden his horizons by closely following the work of musicians such as Chick Corea or Herbie Hancock, and by his irresistible fascination for sound. Music is his life. Travel companion of the guitarist, Mandino Reinhardt for over 20 years as member of “Sweet Chorus” then “Note Manouche”, Marcel released his first CD entitled “Vago”.
Per ulteriori informazioni: www.marcel-loeffler.com
Torino, 26 agosto 2008
COMUNICATO STAMPA
con preghiera di segnalazione




L’Associazione JAZZ MANOUCHE “Django Reinhardt”
PRESENTA

7° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ
MANOUCHE
“Django Reinhardt”
Dal 18 al 20 settembre 2008 a Rivoli

CONCERTI E JAM-SESSION

Quest’anno, dal 18 al 20 settembre 2008, l’atmosfera delle suggestive tradizioni Manouche impregnerà l’aria di Rivoli, paese alle porte di Torino che conta oltre 50.000 abitanti. Le vie del centro storico di questa cittadina, che negli ultimi tempi sta assurgendo al ruolo di “città della musica” grazie agli innumerevoli appuntamenti musicali in calendario in ogni periodo dell’anno, ben si prestano ad ospitare una delle poche manifestazioni europee interamente dedicate alla musica Manouche.
Il Festival, capace di attirare appassionati da ogni dove grazie alla presenza di artisti di fama internazionale, è intitolato a Django Reinhardt, lo straordinario personaggio che ha fatto da collegamento fra la tradizione musicale di uno dei ceppi più antichi del popolo zingaro, i Manouche appunto, e il Jazz dell’anima nera americana. Il risultato è un’alchimia perfetta e coinvolgente conosciuta come “Jazz Manouche” o “Gipsy Jazz”, proprio perché coniuga le sonorità del jazz degli Anni Trenta e la sua libertà di espressione con il valzer Musette francese e la virtuosità tzigana del fraseggio.
Il Jazz Manouche è una musica in evoluzione che si è sviluppata per tutto il Novecento e che oggi, a più di cinquant’anni dalla morte di Django Reinhardt, continua a rinnovarsi e ad affascinare un numero sempre crescente di appassionati.
Secondo la migliore tradizione di questo appuntamento, oggi alla sua settima edizione, il programma del 2008 proporrà grandi nomi del Jazz Manouche.
Si parte la sera di giovedì 18 settembre con la performance di apertura del gruppo Lulù Weiss.







Info per il pubblico: Associazione JazzManouche – Torino – tel. 011/533.028
web: www.djangoreinhardt.it


Venerdì 19 invece sarà la volta della musica di strada, tra via Piol e Piazza Garibaldi a Rivoli, con i gruppi Swing Quartet, Nigloswing e Les Manuages, Frangy Delporte, Tony Green. Su un palco allestito appositamente per l’occasione, inoltre, saliranno Elios e Boulou Ferrè.
Sabato 20 lo spettacolo inizierà sin dal pomeriggio, ancora in compagnia dei gruppi ospiti sopra elencati, mentre la sera alle 21.30 sarà possibile assistere allo spettacolo allestito all’interno della Maison Musique, durante la quale il Lollo Meier Quartet non mancherà di emozionare tutti i presenti con il ritmo coinvolgente della loro musica.
Tutti i concerti sono gratuiti, salvo quello che si terrà sabato 20 alle ore 21.00 presso la Maison Musique, il cui costo del singolo biglietto è di 10 e 15 euro .
Per ulteriori informazioni e costanti aggiornamenti è possibile collegarsi al sito internet
www.djangoreinhardt.it

Info festival: Monica Di Maria di Alleri (Coordinamento)
Tel. 011 533028
Cell. 392 9449898
e-mail: monicapr2003@yahoo.it


Info per la stampa:
Roberto Isidori: mobile +39 333 430 97 09
mrcomunicazione@gmail.com































PROGRAMMA DELLA 7ª EDIZIONE DEL FESTIVAL

GIOVEDI 18 SETTEMBRE 2008
Ore 19.30, CONFERENZA STAMPA presso la Casa Del Conte Verde (Via Fratelli Piol, 8 - 10098 Rivoli)
Ore 21.00, Performance di apertura festival del gruppo manouche LULU’ WEISS

VENERDI 19 SETTEMBRE 2008
Ore 20.00, Concerti su via PIOL e piazza Garibaldi con i gruppi:
- SWING QUARTET (via Piol 1)
- NIGLOSWING (piazza Garibaldi)
- LES MANUAGES (via Piol 2)
Dalle 21.30, CONCERTO SUL PALCO presso piazza Bollani – Rivoli
Gruppo musicale: ELIOS E BOULOU FERRE’
Dalle 23.00, Concerti su via Piol e piazza Garibaldi con i gruppi:
- FRANGY DELPORTE (piazza garibaldi)
- LULU’ WEISS (piazza garibaldi)
- NIGLOSWING (via Piol 1)
- TONY GREEN (via Piol 2)






SABATO 20 SETTEMBRE 2008
Dalle 17.00, Concerti su via Piol e piazza Garibaldi con i gruppi:
(ore 17.00/18.00) NIGLOSWING
LES MANUAGES
(ore 18.00/19.00) LULU’ WEISS
FRANGY DELPORTE

Ore 21.30, Concerto a pagamento, presso la Maison Musique, via Rosta, 23 – 10098 Rivoli. Costo biglietti 10 e 15 Euro.
Gruppi: LOLLO MEIER QUARTET
MARCEL LOEFFLER QUARTET




Breve storia del Jazz Manouche
I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano. Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creò con il violinista Stéphane Grappelli il Quintetto a corde dell’Hot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.
Il jazz Manouche, però, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno all’emblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio l’invenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare. Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony Muréna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina d’anni l’influenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.
Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dell’Hot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.


Biografie dei gruppi

NIGLOSWING
Il progetto Nigloswing deve il suo nome ad un animale caro ai Manouche, "le Niglo", il riccio.
Il gruppo nasce nel febbraio 2002 dall'incontro tra Morris Gasperini, Gabriele Facciotti e dalla loro neonata passione per il grandissimo chitarrista Manouche Django Reinhardt. E' amore a prima vista poiché l'intenzione comune è subito chiara: dare vita ad un organico che proponga la musica di Django e del suo popolo. La passione e l'impegno profusi nel progetto portano ai primi risultati e agli esordi nell'attività concertistica coronata dalla partecipazione nel settembre 2004 e 2005 al Festival Internazionale Django Reinhardt di Torino, al Festival Jazz Gitane di Lyon e alla 24 edizione del Festival Internazionale Jazz&Other di Bolzano. Il progetto Nigloswing ha assunto la formazione di trio: chitarra ritmica Gabriele Facciotti, chitarra solista Morris Gasperini, contrabbasso Giorgio Fiorini avvalendosi saltuariamente della collaborazione del fisarmonicista Roberto Cannillo e dei violinisti Fabrice Martinez e Antonio Lallai.
La direzione e l’intenzione del progetto è stata quella di acquisire le sonorità fondamentali della musica manouche, studiandone gli aspetti tecnici e melodici per poi rielaborare il tutto nella speranza di produrre qualcosa di assolutamente personale.
Lo spettacolo dei Nigloswing è interamente realizzato con strumenti acustici tipici della tradizione manouche: due chitarre acustiche simili in tutto alle celebri selmer maccaferri del grande Django Reinhardt, un contrabasso, un violino ed una fisarmonica. Si caratterizza per l’immediato impatto che crea sul pubblico, dovuto alla particolarità del genere che risulta fresco e coinvolgente: la sezione ritmica, denominata dai manouche “Pompe”, sottolinea perfettamente le evoluzioni virtuosistiche degli altri strumenti. Il repertorio dei Nigloswing spazia fra Swing, Swing Valse, Bossa Nova, Valse musette e brani italiani degli anni 30’ e 40’.

Per ulteriori informazioni: www.nigloswing.it

LES MANUAGES
Il gruppo nasce nella primavera del 2006 dall’unione di tre musicisti accomunati dalla voglia di dare corpo ad una formazione che riproponga la musica dello straordinario Django Reinhardt,caposcuola della musica Manouche. I componenti del gruppo derivano da esperienze jazzistiche simili,avendo incentrato tutti il proprio cammino sulla tradizione dello swing,ma ogni singolo ha poi seguito ed approfondito un percorso personale. A distanza di un anno dalla nascita della formazione, i “LES MANUAGES” incidono il primo disco dal titolo “IL GATTO E IL TOPO”, dove sono presenti brani inediti con influenze balcaniche. La musica dei Les Manuages ha un duplice scopo: il primo è senza dubbio quello di far conoscere il manouche a coloro i quali non hanno ancora avuto la fortuna di incrociare la loro strada con l’immenso genio di Django,ed il secondo è quello di voler raccontare un mondo “vecchio” ma nuovo ai più,secondo quello che ogni singolo musicista vede e sente,raccontando il proprio amore per la musica e per quel musicista… DJANGO REINHARDT. I Les Manuages hanno avuto modo,di suonare in jam session con musicisti del calibro di Angelo Debarre,Tony Green,Franky Reinhardt e con alcuni esponenti dei Basily. Sono stati invitati ad esibirsi ai festivals manouche di Strasburgo (21/22/23/24 Giugno 2007),Torino (Settembre 2007) e al festival jazz di Matera (30/31 Agosto 2007),e nella loro esperienza artistica si annoverano partecipazioni in numerosi jazz club in tutta Europa.

Per ulteriori informazioni: www.lesmanuages.org

BOULOU E ELIOS FERRE
Musicista precoce, Boulou dà il suo primo concerto a otto anni (1959) e solo vent'anni dopo si unisce a Elios (nato nel 1956) per un duo che occuperà in pratica tutta la sua vita musicale. Se è corretto individuare in Django Reinhardt il mentore supremo del loro approccio alla chitarra, appare riduttivo invece ritenerli semplici cloni del grande maestro gitano. I Ferré possiedono una cultura musicale vastissima, che proviene da una solida preparazione classica (corsi con Olivier Messiaen) e da una profonda conoscenza della storia del jazz, bebop e cool in particolare. Così i loro concerti, entusiasmanti, si basano spesso su medley in cui Parker e Tristano vanno a braccetto con Bach, Tadd Dameron e Lee Konitz si legano a Handel, dando vita ad una musica insieme complessa ed emozionante, che fa leva su una conversazione continua a tre voci accanto al pianista Alain Jean-Marie, tra i più eleganti e creativi della scena francese.

Per ulteriori informazioni: www.boulou-elios-ferre.com

TONY GREEN
Eccellente musicista ed apprezzato pittore, Tony Green è un poliedrico artista che vive a New Orleans. La pittura e la musica sono strettamente legate nell'attività artistica di Tony Green, ispirandosi reciprocamente. Da un punto di vista musicale, Tony Green è molto conosciuto nella capitale della Louisiana per essere uno dei più valenti interpreti del Gipsy Jazz; di qui la sua partecipazione a tante edizioni dei più importanti festival della città, il French Quarter Festival ed il New Orleans Jazz & Heritage. Particolarmente innamorato dell'Italia, e di Venezia in particolare, Tony Green è spesso invitato ad esibirsi nella nostra penisola. Per queste occasioni al suo fianco vi sono alcuni musicisti veneziani, tra i migliori interpreti del Gipsy Jazz in Italia. Formazione: Tony Green: chitarra e voce; Lallo Orlandi: chitarra; Andrea Carlon: basso.

Per ulteriori informazioni: www.tonygreen.net

LOLLO MEIER QUARTET
Among the gypsy jazz musicians that play guitar in the style of Django Reinhardt, there are a few that really stand out. Lollo a Dutch gypsy was raised on gypsy Jazz and started playing at the age of 12 with members of his family. He is truly a legacy of the old master and certainly belongs to an elite group. Gipsy blood runs through the veins of this absolute top guitar player who made his goal in life to carry on the music of Django Reinhardt. His technique and suppleness are amazing, his music refreshing, not the standard tunes that are often heard in this genre. His unique style of playing has resulted in his performance today which is an extraordinary talent, simply because he makes music he loves. In addition he is an accomplished composer of new tunes which have that genuine Django flavour. After playing in a Belgium band called "Swing 42" he started a new quartet called Lollo Meier Szigano Swing this gave him the opportunity to express his own style and ideas. The first cd "Rencontres"came out in September 2001 and was well received by the critics. Lollo and his band" Lollo Meier Szigano Swing" have performed all over Europe at various well known jazz festivals. He spends much of his time giving workshops and sharing his artistry with anyone who is interested in his music. One could talk about his music for hours until you hear him, then silence sets in and the only thing left is sheer pleasure. A remarkable man with remarkable style of playing!.
Lollo Meier Quartet is made up by Lollo Meier, Andrè Donni, Dave Kelbie and Andy Crowdy.

Per ulteriori informazioni: www.lollomeier.nl

FRANGY DELPORTE
Frangy Delporte est initié à la guitare dès 16 ans par son oncle. Tous deux montent ensuite un groupe, « Tino Swing », avec lequel ils tourneront en région parisienne pendant trois ans.
C’est en côtoyant les « bœufs » parisiens que Frangy Delporte fera des rencontres musicales décisives, dont celle de Chris Campion, avec qui il composera de nombreux morceaux.
En septembre 2007, il remporte le concours « Festival jeunes talents » organisé lors de la fête à Neuneu.
Actuellement, un nouveau groupe est constitué: Swing from Paris, avec la participation de
Aurore Voilqué, violoniste de talent, Willy Brunard à la guitare rythmique, Pierre Frasque (le compère d'Aurore à la contrebasse),et le concepteur du projet : Frangy Delporte.

Per ulteriori informazioni: www.frangydelporte.com

MARCEL LOEFFLER
Music has played an important part in Marcel Loeffler’s life from a tender age. Introduced to it by his guitarist father, he quickly showed a predilection for the accordion. His experiences and his encounters led him to play the piano, synthesiser and awakened his interest in other musical genres. The richness of Marcel Loeffler’s music undoubtedly comes from this fusion, this palette of different colours and an acute sensitivity. His roots are indeed manouche jazz, but Marcel quickly went on to broaden his horizons by closely following the work of musicians such as Chick Corea or Herbie Hancock, and by his irresistible fascination for sound. Music is his life. Travel companion of the guitarist, Mandino Reinhardt for over 20 years as member of “Sweet Chorus” then “Note Manouche”, Marcel released his first CD entitled “Vago”.
Per ulteriori informazioni: www.marcel-loeffler.com


Torino, 26 agosto 2008
COMUNICATO STAMPA
con preghiera di segnalazione




L’Associazione JAZZ MANOUCHE “Django Reinhardt”
PRESENTA

7° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ
MANOUCHE
“Django Reinhardt”
Dal 18 al 20 settembre 2008 a Rivoli

CONCERTI E JAM-SESSION

Quest’anno, dal 18 al 20 settembre 2008, l’atmosfera delle suggestive tradizioni Manouche impregnerà l’aria di Rivoli, paese alle porte di Torino che conta oltre 50.000 abitanti. Le vie del centro storico di questa cittadina, che negli ultimi tempi sta assurgendo al ruolo di “città della musica” grazie agli innumerevoli appuntamenti musicali in calendario in ogni periodo dell’anno, ben si prestano ad ospitare una delle poche manifestazioni europee interamente dedicate alla musica Manouche.
Il Festival, capace di attirare appassionati da ogni dove grazie alla presenza di artisti di fama internazionale, è intitolato a Django Reinhardt, lo straordinario personaggio che ha fatto da collegamento fra la tradizione musicale di uno dei ceppi più antichi del popolo zingaro, i Manouche appunto, e il Jazz dell’anima nera americana. Il risultato è un’alchimia perfetta e coinvolgente conosciuta come “Jazz Manouche” o “Gipsy Jazz”, proprio perché coniuga le sonorità del jazz degli Anni Trenta e la sua libertà di espressione con il valzer Musette francese e la virtuosità tzigana del fraseggio.
Il Jazz Manouche è una musica in evoluzione che si è sviluppata per tutto il Novecento e che oggi, a più di cinquant’anni dalla morte di Django Reinhardt, continua a rinnovarsi e ad affascinare un numero sempre crescente di appassionati.
Secondo la migliore tradizione di questo appuntamento, oggi alla sua settima edizione, il programma del 2008 proporrà grandi nomi del Jazz Manouche.
Si parte la sera di giovedì 18 settembre con la performance di apertura del gruppo Lulù Weiss.


Info per il pubblico: Associazione JazzManouche – Torino – tel. 011/533.028
web: www.djangoreinhardt.it


Venerdì 19 invece sarà la volta della musica di strada, tra via Piol e Piazza Garibaldi a Rivoli, con i gruppi Swing Quartet, Nigloswing e Les Manuages, Frangy Delporte, Tony Green. Su un palco allestito appositamente per l’occasione, inoltre, saliranno Elios e Boulou Ferrè.
Sabato 20 lo spettacolo inizierà sin dal pomeriggio, ancora in compagnia dei gruppi ospiti sopra elencati, mentre la sera alle 21.30 sarà possibile assistere allo spettacolo allestito all’interno della Maison Musique, durante la quale il Lollo Meier Quartet non mancherà di emozionare tutti i presenti con il ritmo coinvolgente della loro musica.
Tutti i concerti sono gratuiti, salvo quello che si terrà sabato 20 alle ore 21.00 presso la Maison Musique, il cui costo del singolo biglietto è di 10 e 15 euro .
Per ulteriori informazioni e costanti aggiornamenti è possibile collegarsi al sito internet
www.djangoreinhardt.it

Info festival: Monica Di Maria di Alleri (Coordinamento)
Tel. 011 533028
e-mail: monicapr2003@yahoo.it

PROGRAMMA DELLA 7ª EDIZIONE DEL FESTIVAL

GIOVEDI 18 SETTEMBRE 2008
Ore 19.30, CONFERENZA STAMPA presso la Casa Del Conte Verde (Via Fratelli Piol, 8 - 10098 Rivoli)
Ore 21.00, Performance di apertura festival del gruppo manouche LULU’ WEISS

VENERDI 19 SETTEMBRE 2008
Ore 20.00, Concerti su via PIOL e piazza Garibaldi con i gruppi:
- SWING QUARTET (via Piol 1)
- NIGLOSWING (piazza Garibaldi)
- LES MANUAGES (via Piol 2)
Dalle 21.30, CONCERTO SUL PALCO presso piazza Bollani – Rivoli
Gruppo musicale: ELIOS E BOULOU FERRE’
Dalle 23.00, Concerti su via Piol e piazza Garibaldi con i gruppi:
- FRANGY DELPORTE (piazza garibaldi)
- LULU’ WEISS (piazza garibaldi)
- NIGLOSWING (via Piol 1)
- TONY GREEN (via Piol 2)






SABATO 20 SETTEMBRE 2008
Dalle 17.00, Concerti su via Piol e piazza Garibaldi con i gruppi:
(ore 17.00/18.00) NIGLOSWING
LES MANUAGES
(ore 18.00/19.00) LULU’ WEISS
FRANGY DELPORTE

Ore 21.30, Concerto a pagamento, presso la Maison Musique, via Rosta, 23 – 10098 Rivoli. Costo biglietti 10 e 15 Euro.
Gruppi: LOLLO MEIER QUARTET
MARCEL LOEFFLER QUARTET




Breve storia del Jazz Manouche
I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano. Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creò con il violinista Stéphane Grappelli il Quintetto a corde dell’Hot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.
Il jazz Manouche, però, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno all’emblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio l’invenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare. Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony Muréna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina d’anni l’influenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.
Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dell’Hot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.


Biografie dei gruppi

NIGLOSWING
Il progetto Nigloswing deve il suo nome ad un animale caro ai Manouche, "le Niglo", il riccio.
Il gruppo nasce nel febbraio 2002 dall'incontro tra Morris Gasperini, Gabriele Facciotti e dalla loro neonata passione per il grandissimo chitarrista Manouche Django Reinhardt. E' amore a prima vista poiché l'intenzione comune è subito chiara: dare vita ad un organico che proponga la musica di Django e del suo popolo. La passione e l'impegno profusi nel progetto portano ai primi risultati e agli esordi nell'attività concertistica coronata dalla partecipazione nel settembre 2004 e 2005 al Festival Internazionale Django Reinhardt di Torino, al Festival Jazz Gitane di Lyon e alla 24 edizione del Festival Internazionale Jazz&Other di Bolzano. Il progetto Nigloswing ha assunto la formazione di trio: chitarra ritmica Gabriele Facciotti, chitarra solista Morris Gasperini, contrabbasso Giorgio Fiorini avvalendosi saltuariamente della collaborazione del fisarmonicista Roberto Cannillo e dei violinisti Fabrice Martinez e Antonio Lallai.
La direzione e l’intenzione del progetto è stata quella di acquisire le sonorità fondamentali della musica manouche, studiandone gli aspetti tecnici e melodici per poi rielaborare il tutto nella speranza di produrre qualcosa di assolutamente personale.
Lo spettacolo dei Nigloswing è interamente realizzato con strumenti acustici tipici della tradizione manouche: due chitarre acustiche simili in tutto alle celebri selmer maccaferri del grande Django Reinhardt, un contrabasso, un violino ed una fisarmonica. Si caratterizza per l’immediato impatto che crea sul pubblico, dovuto alla particolarità del genere che risulta fresco e coinvolgente: la sezione ritmica, denominata dai manouche “Pompe”, sottolinea perfettamente le evoluzioni virtuosistiche degli altri strumenti. Il repertorio dei Nigloswing spazia fra Swing, Swing Valse, Bossa Nova, Valse musette e brani italiani degli anni 30’ e 40’.

Per ulteriori informazioni: www.nigloswing.it

LES MANUAGES
Il gruppo nasce nella primavera del 2006 dall’unione di tre musicisti accomunati dalla voglia di dare corpo ad una formazione che riproponga la musica dello straordinario Django Reinhardt,caposcuola della musica Manouche. I componenti del gruppo derivano da esperienze jazzistiche simili,avendo incentrato tutti il proprio cammino sulla tradizione dello swing,ma ogni singolo ha poi seguito ed approfondito un percorso personale. A distanza di un anno dalla nascita della formazione, i “LES MANUAGES” incidono il primo disco dal titolo “IL GATTO E IL TOPO”, dove sono presenti brani inediti con influenze balcaniche. La musica dei Les Manuages ha un duplice scopo: il primo è senza dubbio quello di far conoscere il manouche a coloro i quali non hanno ancora avuto la fortuna di incrociare la loro strada con l’immenso genio di Django,ed il secondo è quello di voler raccontare un mondo “vecchio” ma nuovo ai più,secondo quello che ogni singolo musicista vede e sente,raccontando il proprio amore per la musica e per quel musicista… DJANGO REINHARDT. I Les Manuages hanno avuto modo,di suonare in jam session con musicisti del calibro di Angelo Debarre,Tony Green,Franky Reinhardt e con alcuni esponenti dei Basily. Sono stati invitati ad esibirsi ai festivals manouche di Strasburgo (21/22/23/24 Giugno 2007),Torino (Settembre 2007) e al festival jazz di Matera (30/31 Agosto 2007),e nella loro esperienza artistica si annoverano partecipazioni in numerosi jazz club in tutta Europa.

Per ulteriori informazioni: www.lesmanuages.org

BOULOU E ELIOS FERRE
Musicista precoce, Boulou dà il suo primo concerto a otto anni (1959) e solo vent'anni dopo si unisce a Elios (nato nel 1956) per un duo che occuperà in pratica tutta la sua vita musicale. Se è corretto individuare in Django Reinhardt il mentore supremo del loro approccio alla chitarra, appare riduttivo invece ritenerli semplici cloni del grande maestro gitano. I Ferré possiedono una cultura musicale vastissima, che proviene da una solida preparazione classica (corsi con Olivier Messiaen) e da una profonda conoscenza della storia del jazz, bebop e cool in particolare. Così i loro concerti, entusiasmanti, si basano spesso su medley in cui Parker e Tristano vanno a braccetto con Bach, Tadd Dameron e Lee Konitz si legano a Handel, dando vita ad una musica insieme complessa ed emozionante, che fa leva su una conversazione continua a tre voci accanto al pianista Alain Jean-Marie, tra i più eleganti e creativi della scena francese.

Per ulteriori informazioni: www.boulou-elios-ferre.com

TONY GREEN
Eccellente musicista ed apprezzato pittore, Tony Green è un poliedrico artista che vive a New Orleans. La pittura e la musica sono strettamente legate nell'attività artistica di Tony Green, ispirandosi reciprocamente. Da un punto di vista musicale, Tony Green è molto conosciuto nella capitale della Louisiana per essere uno dei più valenti interpreti del Gipsy Jazz; di qui la sua partecipazione a tante edizioni dei più importanti festival della città, il French Quarter Festival ed il New Orleans Jazz & Heritage. Particolarmente innamorato dell'Italia, e di Venezia in particolare, Tony Green è spesso invitato ad esibirsi nella nostra penisola. Per queste occasioni al suo fianco vi sono alcuni musicisti veneziani, tra i migliori interpreti del Gipsy Jazz in Italia. Formazione: Tony Green: chitarra e voce; Lallo Orlandi: chitarra; Andrea Carlon: basso.

Per ulteriori informazioni: www.tonygreen.net

LOLLO MEIER QUARTET
Among the gypsy jazz musicians that play guitar in the style of Django Reinhardt, there are a few that really stand out. Lollo a Dutch gypsy was raised on gypsy Jazz and started playing at the age of 12 with members of his family. He is truly a legacy of the old master and certainly belongs to an elite group. Gipsy blood runs through the veins of this absolute top guitar player who made his goal in life to carry on the music of Django Reinhardt. His technique and suppleness are amazing, his music refreshing, not the standard tunes that are often heard in this genre. His unique style of playing has resulted in his performance today which is an extraordinary talent, simply because he makes music he loves. In addition he is an accomplished composer of new tunes which have that genuine Django flavour. After playing in a Belgium band called "Swing 42" he started a new quartet called Lollo Meier Szigano Swing this gave him the opportunity to express his own style and ideas. The first cd "Rencontres"came out in September 2001 and was well received by the critics. Lollo and his band" Lollo Meier Szigano Swing" have performed all over Europe at various well known jazz festivals. He spends much of his time giving workshops and sharing his artistry with anyone who is interested in his music. One could talk about his music for hours until you hear him, then silence sets in and the only thing left is sheer pleasure. A remarkable man with remarkable style of playing!.
Lollo Meier Quartet is made up by Lollo Meier, Andrè Donni, Dave Kelbie and Andy Crowdy.

Per ulteriori informazioni: www.lollomeier.nl

FRANGY DELPORTE
Frangy Delporte est initié à la guitare dès 16 ans par son oncle. Tous deux montent ensuite un groupe, « Tino Swing », avec lequel ils tourneront en région parisienne pendant trois ans.
C’est en côtoyant les « bœufs » parisiens que Frangy Delporte fera des rencontres musicales décisives, dont celle de Chris Campion, avec qui il composera de nombreux morceaux.
En septembre 2007, il remporte le concours « Festival jeunes talents » organisé lors de la fête à Neuneu.
Actuellement, un nouveau groupe est constitué: Swing from Paris, avec la participation de
Aurore Voilqué, violoniste de talent, Willy Brunard à la guitare rythmique, Pierre Frasque (le compère d'Aurore à la contrebasse),et le concepteur du projet : Frangy Delporte.

Per ulteriori informazioni: www.frangydelporte.com
 
MARCEL LOEFFLER
Music has played an important part in Marcel Loeffler’s life from a tender age. Introduced to it by his guitarist father, he quickly showed a predilection for the accordion. His experiences and his encounters led him to play the piano, synthesiser and awakened his interest in other musical genres. The richness of Marcel Loeffler’s music undoubtedly comes from this fusion, this palette of different colours and an acute sensitivity. His roots are indeed manouche jazz, but Marcel quickly went on to broaden his horizons by closely following the work of musicians such as Chick Corea or Herbie Hancock, and by his irresistible fascination for sound. Music is his life. Travel companion of the guitarist, Mandino Reinhardt for over 20 years as member of “Sweet Chorus” then “Note Manouche”, Marcel released his first CD entitled “Vago”.
Per ulteriori informazioni: www.marcel-loeffler.com 
Torino, 7 agosto 2008
COMUNICATO STAMPA
con preghiera di segnalazione

L’Associazione JAZZ MANOUCHE “Django Reinhardt”
PRESENTA

6° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ
MANOUCHE
“Django Reinhardt”
Dal 18 al 20 settembre 2008 a Rivoli

CONCERTI E JAM-SESSION

Quest’anno, dal 18 al 20 settembre 2008, l’atmosfera delle suggestive tradizioni Manouche impregnerà l’aria di Rivoli, paese alle porte di Torino che conta oltre 50.000 abitanti. Le vie del centro storico di questa cittadina, che negli ultimi tempi sta assurgendo al ruolo di “città della musica” grazie agli innumerevoli appuntamenti musicali in calendario in ogni periodo dell’anno, ben si prestano ad ospitare una delle poche manifestazioni europee interamente dedicate alla musica Manouche.
Il Festival, capace di attirare appassionati da ogni dove grazie alla presenza di artisti di fama internazionale, è intitolato a Django Reinhardt, lo straordinario personaggio che ha fatto da collegamento fra la tradizione musicale di uno dei ceppi più antichi del popolo zingaro, i Manouche appunto, e il Jazz dell’anima nera americana. Il risultato è un’alchimia perfetta e coinvolgente conosciuta come “Jazz Manouche” o “Gipsy Jazz”, proprio perché coniuga le sonorità del jazz degli Anni Trenta e la sua libertà di espressione con il valzer Musette francese e la virtuosità tzigana del fraseggio.
Il Jazz Manouche è una musica in evoluzione che si è sviluppata per tutto il Novecento e che oggi, a più di cinquant’anni dalla morte di Django Reinhardt, continua a rinnovarsi e ad affascinare un numero sempre crescente di appassionati.
Secondo la migliore tradizione di questo appuntamento, oggi alla sua sesta edizione, il programma del 2008 proporrà grandi nomi del Jazz Manouche.
Si parte la sera di giovedì 18 settembre con la performance di apertura del gruppo Lulù Weiss.


Info per il pubblico: Associazione JazzManouche – Torino – tel. 011/533.028
web: www.djangoreinhardt.it
Venerdì 19 invece sarà la volta della musica di strada, tra via Piol e Piazza Garibaldi a Rivoli, con i gruppi Swing Quartet, Nigloswing e Les Manuages, Frangy Delporte, Tony Green. Su un palco allestito appositamente per l’occasione, inoltre, saliranno Elios e Boulou Ferrè.
Sabato 20 lo spettacolo inizierà sin dal pomeriggio, ancora in compagnia dei gruppi ospiti sopra elencati, mentre la sera alle 21.30 sarà possibile assistere allo spettacolo allestito all’interno della Maison Musique, durante la quale il Lollo Meier Quartet non mancherà di emozionare tutti i presenti con il ritmo coinvolgente della loro musica.
Tutti i concerti sono gratuiti, salvo quello che si terrà sabato 20 alle ore 21.00 presso la Maison Musique, il cui costo del singolo biglietto è di 10 e 15 euro .
Per ulteriori informazioni e costanti aggiornamenti è possibile collegarsi al sito internet
www.djangoreinhardt.it

Info festival: Monica Di Maria di Alleri (Coordinamento)
Tel. 011 533028
Cell. 392 9449898
e-mail: monicapr2003@yahoo.it

PROGRAMMA DEL FESTIVAL

GIOVEDI 18 SETTEMBRE 2008
Ore 19.30, CONFERENZA STAMPA presso la Casa Del Conte Verde (Via Fratelli Piol, 8 - 10098 Rivoli)
Ore 21.00, Performance di apertura festival del gruppo manouche LULU’ WEISS

VENERDI 19 SETTEMBRE 2008
Ore 20.00, Concerti su via PIOL e piazza Garibaldi con i gruppi:
- SWING QUARTET (via Piol 1)
- NIGLOSWING (piazza Garibaldi)
- LES MANUAGES (via Piol 2)
Dalle 21.30, CONCERTO SUL PALCO presso piazza Bollani – Rivoli
Gruppo musicale: ELIOS E BOULOU FERRE’
Dalle 23.00, Concerti su via Piol e piazza Garibaldi con i gruppi:
- FRANGY DELPORTE (piazza garibaldi)
- LULU’ WEISS (piazza garibaldi)
- NIGLOSWING (via Piol 1)
- TONY GREEN (via Piol 2)

SABATO 20 SETTEMBRE 2008
Dalle 17.00, Concerti su via Piol e piazza Garibaldi con i gruppi:
(ore 17.00/18.00) NIGLOSWING
LES MANUAGES
(ore 18.00/19.00) LULU’ WEISS
FRANGY DELPORTE

Ore 21.30, Concerto a pagamento, presso la Maison Musique, via Rosta, 23 – 10098 Rivoli. Costo biglietti 10 e 15 Euro.
Gruppo: LOLLO MEIER QUARTET


Breve storia del Jazz Manouche
I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano. Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creò con il violinista Stéphane Grappelli il Quintetto a corde dell’Hot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.
Il jazz Manouche, però, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno all’emblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio l’invenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare. Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony Muréna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina d’anni l’influenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.
Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dell’Hot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.
Torino, agosto 2005

COMUNICATO STAMPA

Con preghiera di segnalazione

L’Associazione JAZZ MANOUCHE “Django Reinhardt”

PRESENTA



4° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ

MANOUCHE
“Django Reinhardt”
Dal 14 al 18 settembre 2005 a Torino
RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

ESPOSIZIONE LABORATORI LIUTAI

CONCERTI E JAM SESSION




Per quattro giorni, anzi cinque se si considera il prologo cinematografico, il cuore di Torino si colorerà delle atmosfere della tradizione Manouche. il centro della movida torinese, in via Borgodora (Balòn) e nella suggestiva cornice del Cortile del Maglio (ex Arsenale Militare, ingresso da via Andreis 18), si trasformerà in un immenso palcoscenico, una prestigiosa scena su cui si presenteranno artisti di calibro internazionale.


Unico appuntamento europeo interamente dedicato alla musica Manouche, il 4° Festival internazionale Django Reinhardt è intitolato allo straordinario personaggio che ha fatto da collegamento fra la tradizione musicale di uno dei ceppi più antichi del popolo zingaro, i Manouche appunto, e il Jazz dell’anima nera americana.
Il risultato è un’alchimia perfetta e coinvolgente conosciuta come “Jazz Manouche” o “Gipsy Jazz” proprio perché coniuga le sonorità del jazz degli Anni Trenta e la sua libertà di espressione con il valzer Musette francese e la virtuosità tzigana del fraseggio.
Il Jazz Manouche è una musica in evoluzione che si è sviluppata per tutto il Novecento e che oggi, a più di cinquant’anni dalla morte di Django Reinhardt, continua a rinnovarsi ad affascinare un numero sempre crescente di appassionati.
A riprova del grande interesse suscitato dalla tradizione Manouche, la scorsa edizione del festival ha riscosso un notevole successo: tra le presenze più prestigiose dell'edizione 2004, basta citare Mandino Reinhardt, anche protagonista del film "Swing" di Tony Gatlif, Samuel Beker, prodigioso diciassettenne, David Reinhardt, nipote del grande Django Reinhardt e altri favolosi gruppi che hanno ammaliato e coinvolto centinaia di visitatori.
Il programma dell’edizione 2005, invece, propone altri grandi nomi del Jazz Manouche, che si esibiranno in concerti e jam session emozionanti, tanto da riuscire a far vibrare il cuore del pubblico.



Info per il pubblico: Associazione JazzManouche – Torino – tel. 011/533.028

web: www.djangoreinhardt.it



Ovviamente, non possono mancare i torinesi “Manomanouche”, divenuti ormai una sorta di “sigla” di presentazione del festival sia in quanto Torinesi quindi particolarmente cari al pubblico della città, sia perchè simbolo dell’anima manouche che vive a Torino tutto l’anno.

Per l’occasione i Manomanouche si presenteranno con una performance d’eccezione esibendosi insieme al pianista Alessandro Ambrosoli e al Coro dell’Università degli Studi di Torino diretto dal Maestro Sergio Pasteris.

Tra i grandi artisti che danno vita all’emozione del jazz manouche, il 4° Festival Internazionale di Torino si vanta di ospitare i francesi “Ketelo Trio” (ex “Alma Sinti”) con il chitarrista Patrick Saussois, i “Montmartre”, gli “Hot Quartet” con Fiorenzo Zeni, il “Tolga Emilio Trio”, il gruppo “Dorado Schmitt Quartet” e Peter Beets con gli olandesi “Basily”, il più famoso sestetto di cugini dei Paesi Bassi che suonano insieme sin dall’infanzia proponendo originali interpretazioni di Swing Gipsy come se fossero un unico elemento.

Ai concerti e jam session che animeranno le strade torinesi, si aggiunge l’appuntamento con una rassegna cinematografica (al Cinema Romano, Galleria Subalpina) dedicata alla tradizione zingara. Tra le pellicole che verranno proiettate si segnalano i film “Latcho Drom” di Tony Gatlif, “Appuntamento a Belville” di Sylvain Chomet e il film-documentario “Django Legacy” di John Jeremy.

Da non perdere, infine, l’occasione di vedere all’opera alcuni maestri liutai di fama internazionale che, per tutta la durata del festival, saranno presenti nel Cortile dei Ciliegi con un’interessante esposizione di chitarre manouche e laboratori a cielo aperto in cui mostreranno le particolari tecniche di lavorazione dello strumento.

Per ulteriori informazioni e costanti aggiornamenti è possibile collegarsi al sito internet

www.djangoreinhardt.it



Info festival: Monica Di Maria di Alleri (Coordinamento)
Tel. 011 533028
PROGRAMMA 4° Festival Internazionale Jazz Manouche "Django Reinhardt"


Mercoledì 14 settembre
RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

ANTEPRIMA "Project Road Manouche" (corto) +

· "DJANGO LEGACY" di John Jeremy



ANTEPRIMA "Project Road Manouche" (corto) +

· "LATCHO DROM" di Tony Gatlif

· "APPUNTAMENTO A BELLEVILLE" di Sylvain Chiomet
Cinema Romano

(Galleria Subalpina)

ore 19.00



ore 20.30



ore 22.30



INGRESSO GRATUITO
 

Giovedì 15 settembre
Presentazione del festival

CONCERTO & JAM SESSION
AB+ Club (piazza Cesare Augusto)



ore 22.00



INGRESSO GRATUITO





Venerdì 16 settembre
Concerti a cielo aperto & jam session con:

MONTMARTRE, WAWAU ADLER QUARTET, TOLGA TRIO, KETELO TRIO
Via Borgo Dora

e Piazza Andreis



dalle ore 21.30



INGRESSO GRATUITO
 
Sabato 17 settembre
ESPOSIZIONE LIUTAI
Via Borgo Dora

e Piazza Andreis

dalle ore 11.00 alle 14.00



Cortile dei Ciliegi

dalle ore 15.00 alle 19.00

ENRATA LIBERA

Sabato 17 settembre
Concerti a cielo aperto & jam session con:

HOT QUARTET & F. ZENI, TOLGA TRIO, WAWAU ADLER QUARTET, KETELO TRIO, MONTMARTRE
Piazza Andreis

dalle ore 11.30 alle 13.30



Cortile dei Ciliegi

dalle ore 15.00 alle 19.00

INGRESSO GRATUITO

Sabato 17 settembre
Concerti :

· STRINGOLOGY

· MANOMANOUCHE & A. AMBROSOLI con il CORO DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TORINO

· PATRICK SAUSSOIS & KETELO TRIO
Cortile del Maglio

ore 21.00



ore 22.15

ore 23.00

INGRESSO 10 EURO





Domenica 18 settembre
ESPOSIZIONE LIUTAI

“MERCATO E DESIGN NEL MONDO DELLO SWING” mercato e musica dedicati agli Anni Trenta

Jam session
Cortile dei Ciliegi

dalle ore 11.00 alle 19.00

INGRESSO GRATUITO

Domenica 18 settembre
Palco aperto per gruppi esordienti
Cortile del Maglio

dalle ore 14.00 alle 15.30

INGRESSO GRATUITO

Domenica 18 settembre
Concerti a cielo aperto con:

TOLGA TRIO, HOT QUARTET & F. ZENI
Via Borgo Dora

dalle ore 16.00 alle 17.30



INGRESSO GRATUITO

Domenica 18 settembre
Concerti:

· BASILY & PETER BEETS

· DORADO SCHMITT QUARTET
Cortile del Maglio

ore 21.00

ore 22.30

INGRESSO 10 EURO


In caso di eventuali variazioni del programma i cambiamenti verranno tempestivamente comunicati.

Breve storia del Jazz Manouche

I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano. Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creò con il violinista Stéphane Grappelli il Quintetto a corde dell’Hot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.

Il jazz Manouche, però, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno all’emblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio l’invenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare.Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony Muréna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina d’anni l’influenza di Django sembra
non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.

Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dell’Hot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.


La chitarra manouche

La chitarra manouche si differenzia da altri strumenti simili, come la chitarra elettrica o quella classica, sotto vari aspetti che la rendono un pezzo assolutamente originale sia per la struttura che per le sonorità che crea.

E’ possibile cercare di definire la manouche come una creatura ibrida che unisce alcuni elementi della chitarra acustica, dell’elettrica e del violino: rispetto all’acustica ha una cassa più grande mentre il manico si restringe avvicinandosi alle dimensioni dell’elettrica. Ora sul manico è montata una barra d’acciaio, una sorta di ferro a “T” che i costruttori degli Anni 20 non utilizzavano. Successivamente è stata montata anche una vite per compensare le corde.

Le sei corde della chitarra manouche, anziché essere in nylon come nella classica, sono in argento o in acciaio; la cordiera è mobile e il ponte appoggia sulla tavola allo stesso modo del violino. La buca può assumere due forme tipiche: ad ellisse oppure a “D”.

Sono queste caratteristiche che rendono le sonorità della chitarra manouche inconfondibili.

___________Breve storia del Jazz Manouche

I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano.
Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creò con il violinista Stéphane Grappelli il Quintetto a corde dell’Hot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.

Il jazz Manouche, però, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno all’emblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio l’invenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare.Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony Muréna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina d’anni l’influenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.

Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dell’Hot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.



La chitarra manouche

La chitarra manouche si differenzia da altri strumenti simili, come la chitarra elettrica o quella classica, sotto vari aspetti che la rendono un pezzo assolutamente originale sia per la struttura che per le sonorità che crea.

E’ possibile cercare di definire la manouche come una creatura ibrida che unisce alcuni elementi della chitarra acustica, dell’elettrica e del violino: rispetto all’acustica ha una cassa più grande mentre il manico si restringe avvicinandosi alle dimensioni dell’elettrica. Ora sul manico è montata una barra d’acciaio, una sorta di ferro a “T” che i costruttori degli Anni 20 non utilizzavano. Successivamente è stata montata anche una vite per compensare le corde.

Le sei corde della chitarra manouche, anziché essere in nylon come nella classica, sono in argento o in acciaio; la cordiera è mobile e il ponte appoggia sulla tavola allo stesso modo del violino. La buca può assumere due forme tipiche: ad ellisse oppure a “D”.

Sono queste caratteristiche che rendono le sonorità della chitarra manouche inconfondibili.



Django Reinhardt


23-1-1910 Nasce a Liberchies (Belgio) Jean-Baptiste "Django" Reinhardt nel carrozzone della famiglia che formava un'orchestrina ambulante.

1912 Nasce il fratello Joseph, soprannominato "Nin-Nin".

1916 circa Trasferimento della famiglia nella periferia di Parigi.

1928 Prime registrazioni di musica da ballo con fisarmonicisti.

2-11-1928 Incendio della roulotte e perdita per ustione dell'utilizzo due dita mano sinistra.
1930 Dopo la convalescenza Django riprende a suonare inventando una nuova tecnica a causa del suo handicap.
1931 Sente i primi dischi di jazz rimanendo esterrefatto e commosso.
1931-1934 Diventa sempre più richiesto come accompagnatore in orchestre da ballo.
1934 Con il violinista Grappelli, Vola, Chaput e Joseph nasce a Parigi il Quintette de l'Hot Club de France.
1935-1940 Il successo del QHCF ha grande successo e molti musicisti americani di passaggio in Francia desiderano conoscere l'"amazing gipsy".

1940 La guerra separa i due leader del Quintetto, uno a Londra (Grappelli) e l'altro a Parigi (Django).
1940-1944 Durante la guerra e l'occupazione in Francia, Django è la star più in voga del panorama jazzistico. Amato e corteggiato da occupati e occupanti.

1944-1945 Gli alleati mettono fine alla guerra e Django ha occasione di suonare con molte orchestre americane venute al seguito delle truppe di liberazione.

1946 Finalmente il sogno di Django si avvera con la tournée negli USA assieme a Duke Ellington. Episodio da dimenticare in quanto lo spirito di Django non poteva andare d'accordo con le regole del businnes-show americano.

1947-1949 Il Be-bop è arrivato e Django esplora la nuova musica con un nuovo Quintetto, ma si dedica anche molto alla pittura, al bigliardo e alla pesca nel tranquillo paesino di Samois-sur-Seine dove affitta una casetta con la moglie e il figlio Babik.

1949 Tournée in Italia (Roma, Napoli e Milano).

1950-1953 Suona tutte le sere al Club Saint-Germain di Parigi.

gennaio 1953 Firma con Norman Granz per una nuova tournée negli Usa, Giappone ed Europa.
16 maggio 1953 Django muore per ictus celebrale.



Dorado Schmitt quartet

Il quartetto è formato da Dorado Schmitt (chitarra e violino), Samson Schmitt (chitarra), Laurent Gautier (contrabbasso) e Timbo Mehrstein (violino). Compositore ed esecutore jazz, Dorado Schmitt nasce a St.Avold, piccola località francese, il 29 maggio 1957; sin dall’infanzia, grazie alla famiglia interessata alla musica, viene a contatto con il Gipsy jazz. Il padre lo introduce, oltre al violino, anche agli studi di chitarra sin dall’età di 7 anni, facendogli conoscere il maestro, Django Reinhardt: un incontro che segnerà profondamente il suo stile, un’influenza che emerge chiaramente anche negli assolo tecnicamente più difficili. Il trio si forma nel 1978 insieme a Gino Reinhardt (double-bass) e Hono Winterstein (chitarra ritmica). Successivamente, ma per poco, si inserirà anche il chitarrista Claudio Favari.

Dorado non si limita però a seguire lo stile di Django ed inizia a comporre musica propria caratterizzata da armoniose melodie con brillanti improvvisazioni, il tutto esaltato da un virtuosismo eccezionale che tocca le sonorità di più generi, dallo swing al gypsy waltz, dalla Bossa Nova al Flamenco. Tra il 1981 e il 1983 registra due dischi in vinile "Hommage à la Romenes" e "Notre Histoire", uno dei quali rimarrà per diverse settimane in cima alla classifica dei dischi jazz più venduti in Germania. Dorado vanta collaborazioni con grandi musicisti del calibro di Philippe Catherine e Oscar Peterson, oltre ad iportanti partecipazioni a numerosi festival in Germania, Austria, Svizzera, Belgio e Grecia, conquistandosi il titolo di musicista di fama internazionale. Il 23 febbraio 1988, Dorado rimane vittima di un terribile incidente stradale che gli causa un coma di 11 giorni. Con 35 fratture e numerosi interventi chirurgici, la sua carriera avrebbe potuto concludersi ma grazie al suo coraggio e al duro lavoro, nel giro di due anni Dorado riesce a tornare in pista riformando il trio nel 1990. Nel 1993 si esibisce in una serie di concerti in Francia, calcando palchi prestigiosi come la “Garnier Opera” davanti a 3mila spettatori e alla “Villette”, oltre al Django Reinhardt festival di Samois.

Partecipa con cammei d’eccezione ai film "Nuages", " Les fous de Django".

Nel 1993 il trio registra l’album “Gypsy réunion” seguito nel 1994 da “Parisienne”. Nel 1997, però, il trio subisce un ulteriore momento di difficoltà con la morte di Gino: fortemente scosso dalla prematura scomparsa dell’amico, Dorado abbandona nuovamente la scena, per ricomparire solo nel 1999 al festival di Patrimonio in Corsica. Da questo momento la carriera di Dorado è in continua ascesa: dalle innumerevoli partecipazioni a vari festival, alla notorietà in America (calcando il palco del tempio del jazz al Birdland di new York), alla vincita dell’importante riconoscimento “Euro Django 2000”. Ha suonato, tra gli altri, con i chitarristi Bucky e John Pizzarelli, Angelo Debarre, il violinista Florin Niculescu, i Ferré brothers, addirittura George Benson.

Nel 2002 ritorna in USA per un tour di sei date, in cui suona con il clarinettista Paquito d'Rivera e il sassofonista James Carter. Tra giugno e luglio 2003 tocca le città di Chicago, Medford in Oregon, Michigan, San Francisco, New York al Lincoln Center e partecipa al festival di Bel Air.



Dorado esplora anche altre sfumature del jazz: con Christian Escoudé, ad esempio, prende parte alla creazione di un nuovo trio gypsy di cui fa parte anche Babik Reinhardt, figlio di Django, morto subito dopo la registrazione di un CD che quindi non è stato prodotto. Nel 2002 Dorado ha preso parte a numerosi concerti al fianco di Bireli Lagrène. Nonostante sia stato consacrato come star dell’olimpo musicale internazionale, Dorado continua ad affascinare con la sua bontà e semplicità: ecco perché tutto l’universo gipsy è fiero di lui.

Il figlio Samson, che segue le orme del padre come brillante compositore e musicista, lo accompagna spesso nelle esibizioni dal vivo, rappresentando un perfetto esempio dell’eredità trasmessa dal popolo Zingaro.

Tra i grandi successi discografici di Dorado si possono citare “Bossa Dorado” dall’abum Parisienne, “Natacha” da Gypsy réunion album, “Tchawolo swing” da Latcho Drom. Parte della colonna sonora dell’omonimo film di Tony Gatlif (in visione al festival) è stata realizzata da Dorado Schmitt.



Patrick Saussois & Ketelo Trio (ex - Alma Sinti)
L’anima del Ketelo Trio, nuovo nome assunto nel luglio 2005 dalla formazione meglio conosciuta come Alma Sinti, è il chitarrista Patrick Saussois che ha una particolarissima concezione della musica popolare: tutto ciò che tocca, suona swing e tutto ciò che potrebbe sembrare comune, nelle sue mani diventa ricercato e sofisticato. Si può a buon titolo definire il chitarrista maggiormente e meglio ispirato tra i musicisti che ci accompagnano in un profondo viaggio nell’anima del Gypsy. Un viaggio emozionante, una musica che fa vibrare le corde del cuore.

Formata nel 1996 da Patrick Saussois, il Ketelo Trio sono attualmente una delle formazioni di jazz manouche più conosciute e seguite in Francia. Nella musica e nello stile di Patrick Saussois si ritrovano le influenze del maestro Django Reinhardt ma non mancano richiami agli americani Grant Green, Wes Montgomery, Kenny Burrell e Barney Kessel. Le sonorità del Ketelo Trio includono quindi elementi della tradizione del folklore europeo, swing, New Orleans Jazz, gospel, blues e be-bop. Particolarità del gruppo, la formazione è insolita perché comprende tre chitarre (Patrick Saussois, Matthieau Chatelain, Victorine Martin), un contrabbasso (Jean-Calude Beneteau), fisarmonica, clarinetto e flauto (Dominique Vernhes).



Basily & Peter Beets
Il gruppo olandese Basily è largamente conosciuto per le sue personali interpretazioni dello Swing Gipsy. Il sestetto si esibisce con un insieme di tre chitarristi ritmici, un chitarrista solista, un violino e un contrabbassista. In particolare, la formazione à composta da Tucsi Basily (violino), Popy Basily (chitarra solista), Gino Basily (chitarra), Zonzo Basily (chitarra), Martin Limberger (chitarra) Sani Van Mullem e Marci Giordano (contrabbasso).
I musicisti sono tutti cugini e suonano tra loro sin dall'infanzia, motivo perciò sono capaci di esibirsi come un unico elemento. La loro preparazione musicale ha le sue radici nella tradizione dell'Hot Club de France. Dopo un primo periodo furono assimilate anche le influenze del Gipsy tradizionale Spagnolo e Ungherese il tutto combinato con più jazz contemporaneo.
La loro musica è stata registrata su 3 CD e nel loro ultimo album suonano insieme al famoso pianista jazz olandese Beets. Gli arrangiamenti e le composizioni in questo album danno origine ad un unico e riposante suono. La loro ispirata esibizione sul palco lascia gli ascoltatori senza respiro.

I Basily hanno una grande reputazione in Olanda e in tutta l'Europa, esibendosi in molti eventi, teatri, festival Jazz e Gipsy. Hanno partecipato, tra gli altri, al Gipsy festival di Monaco insieme a Stephane Grappelli, al North Sea Jazz Festival in Olanda, al Jak festival in Indonesia e al Bergen festival in Norvegia. Hanno anche partecipato a molte trasmissioni televisive e radiofoniche in tutta Europa.

Peter Beets, pianista di fama mondiale, può vantare di aver calcato il palco al fianco di grandi firme del jazz come Chick Corea, Elvin Jones, Dee Dee Bridgewater, George Coleman, Johnny Griffin, Chris Potter e John Clayton. Nel 2001, con Jeff Hamilton e Curtis Fuller, ha registrato l’album “New York trio”, un successo acclamato a livello internazionale.
Nato il 12 giugno 1971, Peter Beets è stato circondato dalla musica fin dall’infanzia: la madre, pedagoga della musica, gli fece conoscere la musica classica mentre il padre, ginecologo appassionato di Oscar Peterson e Art Blakey, lo iniziò al Jazz. Peter inizia gli studi di pianoforte dall’età di sei anni. Dopo il college, nel 1989 Peter entra al Royal Conservatory ad Hague. Nel 1988 Peter vince il prestigioso Pall Mall Swing Award e l’anno successivo si aggiudica il Princess Christina Award: da questo momento la carriera di Peter inizia a crescere vertiginosamente.

Nel 1990 esce il primo disco dei Beets Brothers, in cui il piano di Peter si affianca al basso del fratello Mario e al sassofono del fratello Alexander, prima registrazione cui seguiranno altre come “School is closed now” del 1993 e “Brotherwise” del 1995. Nel 1996 Peter registra un indimenticabile album intitolato “First date” con il batterista Jeff Hamilton, Monty Alexander e Oscar Peterson.

Peter diventa il pianista più richiesto in Olanda e non solo, riuscendo ad accompagnare, tra gli altri, Deborah Brown, Dee Daniels e la "First Lady” del jazz in Olanda, Rita Reys.

In 1998 ternima gli studi al Conservatorio e vince il Parisian Prix Martial Solar. Entra anche a far parte della Jazz orchestra di Concertgebouw. Con la leggenda del jazz Cutris Fuller al trombone, Peter registra un live nel 1999 e vince, nello stesso anno, un altro premio, il Concours de Solistes de Jazz di Monaco.

Seguono altri album: nel 2000 Powerhouse, nel 2001 All Or Nothing At All, New York Trio, con il ritmo di Rodney Whitaker e Willie Jones III.

Peter ha avuto un grande successo con il trio formato con Frans van Geest al basso e Gijs Dijkhuizen alla batteria, un consenso confermato nelle esibizioni svolte in gran parte d’Europa (Germania, Svizzera, Finlandia, Polonia), oltre ad esibirsi come “special guest” per una settimana nel famosissimo Birdland Club di New York.

Lo scorso 16 aprile, nel corso di uno straordinario duetto con Chick Corea sul palco del Concertgebouw di Amsterdam, è stato presentato il nuovo CD “New York Trio Page 3”, registrato con Reginald Veal e Herlin Riley, meglio conosciuti come la sezione ritmica dei Wynton Marsalis.



Stringology
Il gruppo "Stringology" è nato nel 2002: la formazione comprende, oltre al fondatore Roberto Colombo alla chitarra, Alfredo Ferrario al clarinetto, Aldo Zunino al contrabbasso ed Egidio Colombo alla chitarra tenore.
Il progetto "Stringology" nasce dall'idea di ripercorrere la storia del jazz classico attraverso l'interpretazione di brani composti dai chitarristi più significativi del periodo prebellico.
Un chitarrista «is something more than just a robot plunking on a gadget to keep the rhythm going», scrisse Charlie Christian su "Down Beat" del dicembre 1939.
I musicisti evocati tramite quest'inusuale repertorio, infatti, non furono solo strumentisti (e la maggior parte solisti) di valore assoluto, ma anche sorprendenti compositori. "Stringology" intende dunque proporre una sorta di "riabilitazione" della chitarra, quale strumento pienamente compartecipe all'evoluzione del jazz e tuttavia spesso trascurato dalla critica specialistica.
Roberto Colombo ha suonato con Bob Wilber, Kenny Davern, Scott Hamilton, Ralph Sutton, Bucky Pizzarelli, Dan Barrett, George Masso, Sammy Price, Louis Nelson, Ben Riley, Lee Konitz, Tom Baker, Gianni Basso, Gil Cuppini e altri noti nomi del jazz, partecipando a numerosi festivals internazionali, tra cui quelli di Edimburgo, Kobe, Osaka, Marciac, Praga, Samois-sur-Seine, Lugano, Ascona, S. Marino, Roma, Ivrea, Verona, oltre all’International Jazz Festival At Sea e Umbria Jazz. Nel 1996 è stato premiato come miglior musicista dell’anno al festival di Breda (Olanda). Recentemente ha inciso l’apprezzatissimo CD Traveling con il Summit Reunion di Wilber e Davern.

Alfredo Ferrario suona regolarmente con il “Carlo Bagnoli Born to Swing 4tet", la "Ticinum Jazz Band", il proprio quintetto "Benny rides again" (con Andrea Dulbecco, Rossano Sportiello, Luciano Milanese e Stefano Bagnoli) e varie formazioni con altri prestigiosi colleghi come Giampaolo Casati, Piero Leveratto, Riccardo Fioravanti, Marco Ratti, Riccardo Zegna, Danilo Moccia, Bruno Longhi, Hengel Gualdi, Paolo Tomelleri.

Ha partecipato a numerosi festivals sparsi in tutto il mondo, tra i quali vale la pena di citare quelli di Sacramento, Parigi, Barcellona e diversi altri in Finlandia, Norvegia, Danimarca, Olanda e Svezia.

Egidio Colombo, leader e arrangiatore del Banjo Clan, è anche co-fondatore e animatore della Genova Jazz Band (con la quale nel 1979 ha effettuato una memorabile tournée nell’ex-URSS) e del Louisiana Jazz Club di Genova. Ha partecipato a moltissimi festivals internazionali in Italia e all’estero, suonando e incidendo con nomi storici del jazz tradizionale quali, tra gli altri, Bobby Hackett, Bill Coleman, Albert Nicholas, Bud Freeman, Eddie Miller.

Aldo Zunino nel 1992 ha vinto il premio AICS JAZZ ed ha intrapreso l’attività didattica alla scuola del Louisiana Jazz Club e alla Scuola Jazz Quarto. Ha partecipato ai festivals di Leverkusen, Ivrea, Le Mans, Fano, Lugano, Monteroduni, Umbria Jazz e molti altri. Tra le sue innumerevoli collaborazioni sono da segnalare quelle con Basso, D’Andrea, Rava, P. Tonolo, Giammarco, Cerri, De Piscopo, Benny Golson, Art Farmer, Jimmy Cobb, Tommy Flanagan, Joe Chambers, Gary Bartz, Sweets Edison, Clark Terry, Ben Riley, Kenny Burrell, Cedar Walton, Clifford Jordan, Nat Adderley, Jerry Bergonzi. Dal 1995 è membro stabile dei gruppi di Steve Grossman e della Bansigu Big Band



Mamomanouche
Il progetto Manomanouche nasce nel 2001 a Torino dall'incontro di musicisti di differente estrazione, con una consolidata esperienza professionale e con l'intento di far conoscere ad un pubblico più vasto la cultura e la tradizione musicale degli zingari Manouches. La loro intensa attività concertistica li porta a assumere e consolidare uno stile sempre più personale, ricco di contaminazioni diverse ma senza mai dimenticare l'essenza, lo spirito che li caratterizza e dal quale traggono ispirazione.

Collaborano con il progetto diversi artisti a livello nazionale ed europeo. Nell'arco di soli tre anni Manomanouche è diventata una realtà di riferimento nel panorama italiano di Gypsy Jazz: un caso unico per la qualità della ricerca, dell'arrangiamento e per la valenza personale ed emotiva che questo progetto ha per i suoi musicisti.

La proposta artistica dei Manomanouche è quindi caratterizzata da un personale ed originale lavoro di ricerca del suono, degli strumenti e dell'approccio caratteristici della musica Manouche, una musica basata sull'improvvisazione, aperta alle contaminazioni e derivante principalmente dalla fusione del jazz Anni '30 di Django Reinhardt, anch'egli Manouche, e il folklore zingaro.

Il concerto dei Manomanouche è completamente realizzato con strumenti acustici: due chitarre tipiche del jazz manouche, un contrabbasso e in quartetto si aggiunge la fisarmonica o il clarinetto. La musica dei Manomanouche ha un impatto immediato sul pubblico e comprende, oltre ad una scelta di arrangiamenti di brani del noto chitarrista e compositore Django Reinhardt, alcuni standard da lui suonati, diversi valzer gipsy e musette e diversi brani originali. Se i festival di prestigio internazionale cui hanno partecipato i Manomanouche sono innumerevoli, gli album che li vedono protagonisti sono sette, da “Manomanouche Trio Gypsy Jazz & Swing Manouche” del 2002 alla compilation “Altreterre Musiche da Santarcangelo Dei Teatri” – Il Manifesto del 2003, al ”Manomanouche Quartet – Amore a Prima Vista - Live in Matera – Onyx del 2004.

Il nucleo centrale dei Manomanouche è formato dal trio che vede Nunzio Barbieri alla chitarra acustica, Pierre Steeve Jino Touche al contrabbasso e Luca Enipeo alla chitarra acustica. Il progetto si allarga anche al quartetto con la presenza di Massimo Pitzianti (fisarmonica, bandoneon e clarinetto), fino al Manomanouche “Sixtythree Strings Project” che invece comprende l’arpa dell’americano Park Stcikney e il contrabbasso di Dino Contenti.

Nunzio Barbieri, chitarrista ed arrangiatore intraprende giovanissimo gli studi musicali. Un innato talento gli permetterà di iniziare da molto giovane come professionista e turnista in Italia, Svizzera, Francia, Inghilterra. Partecipa a diverse importanti manifestazioni musicali; tra esse ricordiamo Pistoia Blues (Pistoia), JVC Torino Jazz Festival, Clusone Jazz Festival (Bergamo), Progetto Jazz (Cremona), Nizza Festival (Nizza), Jazz in Piazza (Lugano), Santarcangelo Festival (Santarcangelo di Romagna), Fiemme Ski Jazz Festival (Trento). La sua formazione, totalmente autodidatta, oltre che da Jimi Hendrix, è stata profondamente influenzata anche dal chitarrista Django Reinhardt. Barbieri è un chitarrista eclettico, capace di unire grandi virtuosismi a un'espressività personalissima.

Massimo Pitzianti intraprende giovanissimo lo studio della fisarmonica e più tardi del clarinetto e del bandoneon. Dopo aver partecipato a diversi concorsi fisarmonicistici, è chiamato nel 1993 a partecipare in qualità di giurista al concorso internazionale di fisarmonica tenutosi a Castelfidardo. Diplomato in musica corale e direzione di coro al conservatorio G. Verdi di Torino sotto la direzione del M° S. Pasteris, del quale è stato assistente nella classe di musica corale, e per il quale collabora come maestro sostituto per il coro dell'università degli studi di Torino. È diplomando in composizione presso il conservatorio torinese con il M° D. Bertotto. Scrive musica per gruppi da camera e per orchestra, tra le quali l'orchestra filarmonica di Torino. Da dodici anni fa parte dell'orchestra di Paolo Conte, con il quale ha suonato nei più prestigiosi teatri d'Europa e degli Stati Uniti, partecipando come strumentista alle sue ultime incisioni discografiche.

Il contrabbassista Pierre Steeve Jino Touche intraprende lo studio del basso all’età di 16 anni.

Giunto in Europa nel 1990 comincia una lunga collaborazione con il cantautore Paolo Conte che ancora oggi persiste. Lavora in tutta Europa e in America nei teatri più prestigiosi: Olympia, Champ Elysees (Parigi), Barbicam Center (Londra), Teatro Regio (Torino), Sistina (Roma) e nei festival più importanti: Umbria Jazz (Perugia), North Sea Jazz Festival (Denhaag Olanda), Montreau Jazz (Montreau), JVC Jazz Festival (New York), San Francisco Jazz Festival (San Francisco), Montreal Jazz Festival (Canada). Ha collaborato con Bob Moover, Flavio Boltro, Antonio e Massimo Faraò, Larry Nocella, Massimo Urbani, Riccardo Zegna, Claudio Chiara, Riccardo Ruggeri, Enzo Zirilli.

Luca Enipeo, chitarrista, collabora con diversi gruppi dell'area Piemontese e tiene i primi concerti a 17 anni.

Dopo le prime esperienze rock e fusion degli anni giovanili, si avvicina al jazz negli anni '90 grazie alla collaborazione con diversi musicisti torinesi. Partecipa a numerosi seminari tenuti da esponenti del jazz mondiale tra cui: Bireli Lagrène e Mandino Reinhardt. Partecipa a diverse manifestazioni musicali; tra esse ricordiamo Progetto Jazz (Cremona), Clusone Jazz Festival (Bergamo), Jazz in Piazza (Lugano), Torino International Jazz Festival, Ariano Folk Festival, Santarcangelo dei Teatri (Santarcangelo di Romagna), Suoni Migranti (Riccione) e in numerosi Jazz Club Italiani: Chet Baker Jazz Club (Bologna), Magazzino di Gilgamesh (Torino), Il Vapore (VE).



Alessandro Ambrosoli

Dotato di grande talento naturale, ha iniziato a studiare il pianoforte ancora prima dell’adolescenza. E’ stato seguito per molto tempo dal maestro Giorgio Costa (Conservatorio di Cuneo) e successivamente dal maestro Franco Lerda (Scuola civica di Aosta), dimostrando fin dall’inizio forte inclinazione per il pianismo romantico, in particolare Chopin e Listz. Sotto la guida di questi insegnanti ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali, conseguendo frequentemente ottimi piazzamenti (primi e secondi posti).

E’ sempre stato attratto dalle interpretazioni virtuosistiche. Verso l’età di 20 anni è entrato in contatto con il grande pianista russo Lazar Berman, ora deceduto, e ha iniziato un lungo periodo di studi listziani sotto la supervisione sua e della moglie Valentina. Ciò ha indotto in Alessandro Ambrosoli una profonda maturazione artistica, sia a livello tecnico che interpretativo.

Tale maturazione si è concretizzata nell’esecuzione (approvata dal maestro Berman poco prima del suo decesso) dei dodici studi trascendentali di Listz, riuniti in un CD edito. I dodici studi sono stati recentemente interpretati, in un’unica esecuzione, in applauditi concerti in Spagna.



Coro dell’Università degli Studi di Torino

Il Coro dell'Università degli Studi di Torino fa parte, insieme all'Orchestra Sinfonica dell'Università e la Corale Universitaria di Torino, dell'Associazione per le Attività Musicali degli Studenti Universitari del Piemonte.Il Coro è nato per dare la possibilità a studenti, docenti e personale dell'amministrazione di avvicinarsi alla musica attraverso corsi preparatori di base e di creare anche gruppi sia a "cappella" sia con strumenti, di generi musicali diversi: canto gregoriano, polifonia sacra e profana dal XIII al XX sec., musica corale contemporanea, musica popolare nazionale e internazionale, gospels e spirituals, jazz vocale. Ha iniziato l'attività concertistica nel dicembre 1999.

Attualmente il coro è diretto dal maestro Sergio Pasteris, titolare della cattedra di Musica Corale e Direzione di Coro presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. In questo stesso istituto si è diplomato nella materia di docenza con M. Quaglia e in composizione con Giorgio Ferrari. Si dedica alla Direzione Corale, alla Composizione nonché alla cura di revisioni e trascrizioni per orchestra e coro. È regolarmente invitato come membro di giuria per concorsi corali nazionali ed internazionali.Ha pubblicato composizioni, trascrizioni ed elaborazioni di musica corale ed i volumi: Armonia Pratica, Preparazione al Dettato Melodico, Il Dettato Ritmico (corredati entrambi di audiocassette), La Suite degli animali (23 composizioni didattiche corali e strumentali).



Tolga Emilio Trio
Il trio viene dall'Olanda ed è composto da musicisti professionisti che si sono uniti nel 1997 sotto la spinta di Emilio Tolga per creare un nuovo sound nel gipsy jazz. La formazione conta quindi su Emilio Tolga alla chitarra, Jowan Zoutendijk alla chitarra e Pablo Millas Pages al contrabbasso.

Dopo numerose performance di successo, hanno registrato il loro primo Cd, accolto con grande favore dal pubblico e dalla critica, tanto che ne hanno già prodotto il secondo.

Hanno suonato in Belgio, Francia, Germania, Spagna e in Italia. Fin dall'inizio della carriera, la "strada" è stata il loro main stage; negli anni hanno sviluppato uno street show molto apprezzato dal pubblico che ha potuto ascoltarli nell'ambito del circuito internazionale dei festival di strada, dove sono spesso graditi ospiti.

Il loro repertorio è ispirato alla leggendaria musica di Django Reinhardt e del Quintette du Hot Club de France, ma subisce le influenze di molti altri stili. Suonano vecchio e nuovo jazz, bossanova latina, brani ungheresi della tradizione tzigana, french musette, walzer e, non ultime, composizioni proprie.





Hot Quartet & Fiorenzo Zeni aqa


Il gruppo nasce nel 2002 dall’incontro tra Manuel Randi chitarrista blues e flamenco con Franz Zanardo e Gianni Casalnuovo musicisti di estrazione jazzistica. In comune una passione: Django Reinhardt. All’originale trio si è aggiunto l’accordeonista padovano Fabio Rossato il quale ha coinvolto il gruppo nelle atmosfere new musette di Richard Galliano.

Gli Hot Quartet sono: Francesco Zanardo (Chitarra), Manuel Randi (Chitarra), Gianni Casalnuovo (Contrabbasso), Fabio Rossato (Fisarmonica) insieme a Fiorenzo Zeni (Sax).

Fiorenzo Zeni è un musicista autodidatta, istintivo, sanguigno, predilige l'Hard bop e il jazz moderno cercando spesso l'originalità attraverso la composizione e l'arrangiamento.

Ha iniziato a suonare all'età di 11 anni con il sax soprano, avvicinandosi al jazz a 15 attraverso una piccola band. In questi anni sviluppa un linguaggio fresco e pieno, ascoltando e conoscendo musicisti italiani del calibro di Franco D'Andrea, Larry Nocella, Tiziana Ghiglioni. Una forte impronta la da sicuramente John Coltrane del quale ascolta tuttora i suoi capolavori. Nel '90 si diploma, studiando privatamente, al conservatorio di Bolzano in teoria e solfeggio.Più avanti, nel '91 collabora ad un seminario del batterista Pol Wertico con il quale suona in duo e poi in jam session con il polistrumentista australiano James Morrison.

Nel '93 fa parte dell'orchestra di Bruno Tommaso, con il quale suona dal vivo le musiche da lui composte per i films muti di Buster Kitton e di "METROPOLIS" di Fritz Lang.

Sempre in questi anni suona dal vivo con diversi musicisti quali: Bruno de Filippi, Franco Cerri, Stefano Cerri, Claudio Angeleri, Vittorio Marinoni ed altri. Nel '97 partecipa a due Festival molto importanti e precisamente a Kempten in Germania con il Triko Quartet e a S.Sebastian in Spagna, con la New Projet Jazz Orchestra. Nel 1998 partecipa nuovamente alla 33^ edizione del festival di S.Sebastian, oltre che con la New Projet J.O, anche con il quartetto di sassofoni "Sax Four Fun" di cui fa parte e con il quale ha inciso un CD edito dalla Splas(h) Records, uscito nel giugno '98.

Dal '99 prtecipa all'orchestra laboratorio Itinerari Jazz a Trento chr negli anni ha visto la direzione di nomi illustri del jazz mondiale come Mattias Ruegg, Maria Schneider, Carla Bley e Steve Swallow, John Warren e John Surman. Con i Sax Four Fun porta avavnti un progetto che vede come solista d'eccezione il trombettista Paolo Fresu, Maria Pia De Vito, Lucia Minetti, Mauro Negri.

Nel 2000 ha suonato al festival jazz di Bolzano con il Fantasy Jazz Trio assieme a Sandro Satta e Luca Begonia. Nel 2003 con la Tiger Dixie Band ha partecipato al jazz festival "musica sulle bocche" organizzato a Santa Teresa di Gallura (SS) e nel 2004 (anche con i SAX FOUR FUN) a Berchidda x "Time in Jazz" organizzato da Paolo Fresu



Montmartre
L’ensemble nasce nel 2001 da una idea di Oscar Montalbano. L’approdo a Django è l’apertura ad un nuovo modo di fare jazz. Le sonorità zingare unendosi alla tradizione americana dello swing, creano una nuova dimensione musicale tutta europea. Corrono gli anni trenta, incombe la guerra ma a Parigi il fermento culturale è alle stelle e nascono dei nuovi miti. Django Reinhardt calca le scene dei locali più importanti di Parigi. E’ lui, uno zingaro Manouche, che fondendo la tradizione tzigana allo swing americano fonda il Jazz europeo. La sua reinterpretazione di brani del repertorio classico dello swing come Night and day, Body and soul, per citarne solo due dei più conosciuti, trasforma le sonorità del jazz tradizionale; accanto, brani della tradizione popolare aggiungono colori ai suoni e l’aria diventa rovente e vertiginosa: Les yeux noires è un canto popolare russo ed era un brano tipico del repertorio di Django. Infine le sue composizioni, dei veri gioielli: Swing 42, Daphne, Minor swing e tante altre che nella loro delicatezza e nella loro melodia sembrano raccontare la sua e nostra storia.

Oscar Montalbano studia chitarra classica con il maestro Antonio Di Santo. Molto presto la passione per la musica jazz orienta il suo studio verso i grandi chitarristi della tradizione europea ed americana; dal 1982 al 1984 partecipa ai seminari presso la fortezza medicea a Siena. Prende parte a stage di Tommaso Lama, Barney Kessel, Mick Goodrick, Mike Stern, Jerry Bergonzi, Pat Metheny, John Scofield. Nel 1988, 1990, 1994 partecipa agli stage di Philip Catherine.

La continua sperimentazione e ricerca favorisce l’incontro con il gruppo operaio “E Zezi”. Dal 1991 Inizia una lunga collaborazione da cui consegue una fitta attività concertistica ed il progetto “ Spaccanapoli ” il cui prodotto discografico “ Aneme Perze” porta la firma real world di Peter Gabriel.

Presenta nel settembre del 2002 a Milano, il primo concerto del tour UP di Peter Gabriel. Girare il mondo gli favorisce incontri e esperienze anche in campo jazzistico. A Parigi suona in club prestigiosi e a Madrid incontra Micheal Brecker, ancora John Scofield, Richard Galliano. Nel 2001 fonda Montmartre, swing italian ensemble. Attualmente svolge un’intesa attività concertistica con i due proggetti di punta: il suo trio e l’ensemble.

Simona de Felice nasce a Napoli, la sua formazione musicale inizia all'età di nove anni: studia pianoforte con il Maestro Franco Zappulla per quattro anni. nel 1985 comincia lo studio del canto con la Soprano Maestra Maria Rosaria Bianchi de Spinosa. Con lo zio, Maestro Luigi de Felice, continua i suoi studi di teoria musicale e inizia lo studio della musica jazz. Nel 1989 conosce l'attore Orlando Forioso con cui inizia la sua carriera di attrice. il primo spettacolo al Teatro Mercadante di Napoli: La locandiera di Carlo Goldoni. numerosi gli stage di teatro a cui partecipa: nel 1991 teatro danza con la compagnia del teatro di San Pietroburgo. 1990 stage di mimo al teatro di San Francisco, California. 1992 teatro danza "la compagnia di Pina Baush". 1994 teatro con la compagnia di Luciano Saltarelli. nel 1995 firma i costumi dello spettacolo "Don Giovanni" di Leonardo Lancia galleria Toledo. nel 1996 prende parte al cortometraggio del regista Sandro Dionisio: "I fuochi nel parco". nel 1995 fonda con il percussionista Maestro Massimo Monachello e con il chitarrista Maestro Fabrizio Massaro il trio "Caffè Chantant". Nel 1996 il "Quartetto Pietravalle". 1999 Neapolis street festival spettacolo di teatro danza piazza S. Domenico sulle musiche di Dorantes. 2001 ha un ruolo nel film del regista Sandro Dionisio"La volpe a tre zampe". 2002 ruolo da protagonista nel film di Robert Flaming "Vite private a Pompei" per la Channel four. Nel 1999 fonda con il Maestro Oscar Montalbano il duo Cupa Angara. dal 2001 canta nei Montmartre esibendosi nei locali più rappresentativi della città. Nel 2002 consegue la laurea in lettere moderne.

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L’Associazione JAZZ MANOUCHE “Django Reinhardt”

PRESENTA



4° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ

MANOUCHE
“Django Reinhardt”
Dal 15 al 18 settembre 2005 a Torino
RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

ESPOSIZIONE LABORATORI LIUTAI

CONCERTI E JAM SESSION



Per quattro giorni il cuore di Torino si colorerà delle atmosfere della tradizione Manouche. il centro della movida torinese, in via Borgodora (Balòn) e nella suggestiva cornice del Cortile del Maglio (ex Arsenale Militare, ingresso da via Andreis 18), si trasformerà in un immenso palcoscenico, una prestigiosa scena su cui si presenteranno artisti di calibro internazionale.


Unico appuntamento europeo interamente dedicato alla musica Manouche, il 4° Festival internazionale Django Reinhardt è intitolato allo straordinario personaggio che ha fatto da collegamento fra la tradizione musicale di uno dei ceppi più antichi del popolo zingaro, i Manouche appunto, e il Jazz dell’anima nera americana.
Il risultato è un’alchimia perfetta e coinvolgente conosciuta come “Jazz Manouche” o “Gipsy Jazz” proprio perché coniuga le sonorità del jazz degli Anni Trenta e la sua libertà di espressione con il valzer Musette francese e la virtuosità tzigana del fraseggio.
Il Jazz Manouche è una musica in evoluzione che si è sviluppata per tutto il Novecento e che oggi, a più di cinquant’anni dalla morte di Django Reinhardt, continua a rinnovarsi ad affascinare un numero sempre crescente di appassionati.
A riprova del grande interesse suscitato dalla tradizione Manouche, la scorsa edizione del festival ha riscosso un notevole successo: tra le presenze più prestigiose dell'edizione 2004, basta citare Mandino Reinhardt, anche protagonista del film "Swing" di Tony Gatlif, Samuel Beker, prodigioso diciassettenne, David Reinhardt, nipote del grande Django Reinhardt e altri favolosi gruppi che hanno ammaliato e coinvolto centinaia di visitatori.
Il programma dell’edizione 2005, invece, propone altri grandi nomi del Jazz Manouche, che si esibiranno in concerti e jam session emozionanti, tanto da riuscire a far vibrare il cuore del pubblico.



Info per il pubblico: Associazione JazzManouche – Torino – tel. 011/533.028

web: www.djangoreinhardt.it



Ovviamente, non possono mancare i torinesi “Manomanouche”, divenuti ormai una sorta di “sigla” di presentazione del festival sia in quanto Torinesi quindi particolarmente cari al pubblico della città, sia perchè simbolo dell’anima manouche che vive a Torino tutto l’anno.

Per l’occasione i Manomanouche si presenteranno con una performance d’eccezione esibendosi insieme al pianista Alessandro Ambrosoli e al Coro dell’Università degli Studi di Torino diretto dal Maestro Sergio Pasteris.

Tra i grandi artisti che danno vita all’emozione del jazz manouche, il 4° Festival Internazionale di Torino si vanta di ospitare i francesi “Alma Sinti” con il chitarrista Patrick Saussois, i “Montmartre”, gli “Hot Quartet” con Fiorenzo Zeni, il “Tolga Emilio Trio”, il gruppo “Dorado Schmitt Quartet” e Peter Beets con gli olandesi “Basily”, il più famoso sestetto di cugini dei Paesi Bassi che suonano insieme sin dall’infanzia proponendo originali interpretazioni di Swing Gipsy come se fossero un unico elemento.

Ai concerti e jam session che animeranno le strade torinesi, si aggiunge l’appuntamento con una rassegna cinematografica dedicata alla tradizione zingara. Tra le pellicole che verranno proiettate si segnalano i film “Latcho Drom” di Tony Gatlif, “Appuntamento a Belville” di Sylvain Chomet e il film-documentario “Django Legacy” di John Jeremy.

Da non perdere, infine, l’occasione di vedere all’opera alcuni maestri liutai di fama internazionale che, per tutta la durata del festival, saranno presenti nel Cortile dei Ciliegi con un’interessante esposizione di chitarre manouche e laboratori a cielo aperto in cui mostreranno le particolari tecniche di lavorazione dello strumento.



PROGRAMMA 4° Festival internazionale

JAZZ MANOUCHE “Django Reinhardt”


Martedì 13/9:
Rassegna cinematografica presso il Cinema Romano:

Proiezione Film/Documentario Django Legacy di John Jeremy.
Orario degli spettacoli: ore 20:00 – 22:30



Giovedì 15/9 - 1° giorno:
Rassegna cinematografica presso il Cinema Romano:

Proiezione del film “Latcho Drom” di Tony Gatlif,
Proiezione Film “Appuntamento a Belleville” di Sylvain Chomet.
Orario degli spettacoli: ore 20:00 – 22:30



Cena di gala inaugurale e concerto presso il ristorante Arcadia

Alle 21:00 incontro con sponsor e Istituzioni
Alle 22:30 concerto con gruppo di fama europea.


Venerdì 16/9 - 2° giorno:
Dalle 21:30 alle 24:00 Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Alma Sinti Trio, Montmartre, Tolga Emilio ed altri gruppi a sorpresa.


Sabato 17/9 - 3° giorno:
Dalle 11:00 alle 14:00 Esposizione dei liutai in Piazza Andreis; Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Hot Quartet & Fiorenzo Zeni, Montmartre, Alma Sinti Trio, Tolga Emilio Trio ed altri gruppi a sorpresa.
Dalle 15:00 alle 19:00 Jam-session e Esposizione dei liutai nel Cortile dei Ciliegi.
Alle 21:00 Concerto del gruppo Stringology (ITA) nel Cortile del Maglio.
Alle 22:15 Intervento del gruppo Manomanouche (ITA) con la partecipazione del pianista Alessandro Ambrosoli e il Coro dell’Università degli Studi di Torino diretto dal maestro Sergio Pasteris nel Cortile del Maglio.
Alle 23:00 Concerto del gruppo Patrick Saussois & Alma Sinti (FRA) nel Cortile del Maglio.


Domenica 18/9 - 4° giorno:
Dalle 11:00 alle 19:00 Jam-session e Esposizione dei liutai nel Cortile dei Ciliegi.
Dalle 14:00 alle 15:30 Palco aperto per gruppi esordienti.
Dalle 16:00 alle 17:30 Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Hot Quartet, Tolga Emilio Trio e Basily.
Alle 21:00 Concerto del gruppo Dorado Schmitt Quartet (FRA) nel Cortile del Maglio.
Alle 22:30 Concerto del gruppo Basily e Peter Beets(OLA) nel Cortile del Maglio.




(In caso di eventuali variazioni del programma i cambiamenti verranno tempestivamente comunicati)









Breve storia del Jazz Manouche

I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano. Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creò con il violinista Stéphane Grappelli il Quintetto a corde dell’Hot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.

Il jazz Manouche, però, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno all’emblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio l’invenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare.Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony Muréna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina d’anni l’influenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.

Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dell’Hot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.



La chitarra manouche

La chitarra manouche si differenzia da altri strumenti simili, come la chitarra elettrica o quella classica, sotto vari aspetti che la rendono un pezzo assolutamente originale sia per la struttura che per le sonorità che crea.

E’ possibile cercare di definire la manouche come una creatura ibrida che unisce alcuni elementi della chitarra acustica, dell’elettrica e del violino: rispetto all’acustica ha una cassa più grande mentre il manico si restringe avvicinandosi alle dimensioni dell’elettrica. Ora sul manico è montata una barra d’acciaio, una sorta di ferro a “T” che i costruttori degli Anni 20 non utilizzavano. Successivamente è stata montata anche una vite per compensare le corde.

Le sei corde della chitarra manouche, anziché essere in nylon come nella classica, sono in argento o in acciaio; la cordiera è mobile e il ponte appoggia sulla tavola allo stesso modo del violino. La buca può assumere due forme tipiche: ad ellisse oppure a “D”.

Sono queste caratteristiche che rendono le sonorità della chitarra manouche inconfondibili.



















PROGRAMMA 4° Festival Internazionale Jazz Manouche "Django Reinhardt"



Mercoledì 14 settembre
RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

ANTEPRIMA "Project Road Manouche" (corto) +

· "DJANGO LEGACY" di John Jeremy



ANTEPRIMA "Project Road Manouche" (corto) +

· "LATCHO DROM" di Tony Gatlif

· "APPUNTAMENTO A BELLEVILLE" di Sylvain Chiomet
Cinema Romano

(Galleria Subalpina)

ore 19.00



ore 20.30



ore 22.30



INGRESSO GRATUITO





Giovedì 15 settembre
Presentazione del festival

CONCERTO & JAM SESSION
AB+ Club (piazza Cesare Augusto)



ore 22.00



INGRESSO GRATUITO





Venerdì 16 settembre
Concerti a cielo aperto & jam session con:

MONTMARTRE, WAWAU ADLER QUARTET, TOLGA TRIO, ALMA SINTI TRIO
Via Borgo Dora

e Piazza Andreis



dalle ore 21.30



INGRESSO GRATUITO





Sabato 17 settembre
ESPOSIZIONE LIUTAI
Via Borgo Dora

e Piazza Andreis

dalle ore 11.00 alle 14.00



Cortile dei Ciliegi

dalle ore 15.00 alle 19.00

ENRATA LIBERA

Sabato 17 settembre
Concerti a cielo aperto & jam session con:

HOT QUARTET & F. ZENI, TOLGA TRIO, WAWAU ADLER QUARTET, ALMA SINTI TRIO, MONTMARTRE
Piazza Andreis

dalle ore 11.30 alle 13.30



Cortile dei Ciliegi

dalle ore 15.00 alle 19.00

INGRESSO GRATUITO

Sabato 17 settembre
Concerti :

· STRINGOLOGY

· MANOMANOUCHE & A. AMBROSOLI con il CORO DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TORINO

· PATRICK SAUSSOIS & ALMA SINTI
Cortile del Maglio

ore 21.00



ore 22.15



ore 23.00

INGRESSO 10 EURO





Domenica 18 settembre
ESPOSIZIONE LIUTAI &

Jam session
Cortile dei Ciliegi

dalle ore 11.00 alle 19.00

INGRESSO GRATUITO

Domenica 18 settembre
Palco aperto per gruppi esordienti
Cortile del Maglio

dalle ore 14.00 alle 15.30

INGRESSO GRATUITO

Domenica 18 settembre
Concerti a cielo aperto con:

TOLGA TRIO, HOT QUARTET & F. ZENI
Via Borgo Dora

dalle ore 16.00 alle 17.30



INGRESSO GRATUITO

Domenica 18 settembre
Concerti:

· BASILY & PETER BEETS

· DORADO SCHMITT QUARTET
Cortile del Maglio

ore 21.00

ore 22.30

INGRESSO 10 EURO

Breve storia del Jazz Manouche

I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano.
Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creò con il violinista Stéphane Grappelli il Quintetto a corde dell’Hot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.

Il jazz Manouche, però, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno all’emblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio l’invenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare.Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony Muréna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina d’anni l’influenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.

Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dell’Hot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.

 

La chitarra manouche

La chitarra manouche si differenzia da altri strumenti simili, come la chitarra elettrica o quella classica, sotto vari aspetti che la rendono un pezzo assolutamente originale sia per la struttura che per le sonorità che crea.

E’ possibile cercare di definire la manouche come una creatura ibrida che unisce alcuni elementi della chitarra acustica, dell’elettrica e del violino: rispetto all’acustica ha una cassa più grande mentre il manico si restringe avvicinandosi alle dimensioni dell’elettrica. Ora sul manico è montata una barra d’acciaio, una sorta di ferro a “T” che i costruttori degli Anni 20 non utilizzavano. Successivamente è stata montata anche una vite per compensare le corde.

Le sei corde della chitarra manouche, anziché essere in nylon come nella classica, sono in argento o in acciaio; la cordiera è mobile e il ponte appoggia sulla tavola allo stesso modo del violino. La buca può assumere due forme tipiche: ad ellisse oppure a “D”.

Sono queste caratteristiche che rendono le sonorità della chitarra manouche inconfondibili.

______________________________Django Reinhardt

23-1-1910 Nasce a Liberchies (Belgio) Jean-Baptiste "Django" Reinhardt nel carrozzone della famiglia che formava un'orchestrina ambulante.
1912 Nasce il fratello Joseph, soprannominato "Nin-Nin".
1916 circa Trasferimento della famiglia nella periferia di Parigi.
1928 Prime registrazioni di musica da ballo con fisarmonicisti.
2-11-1928 Incendio della roulotte e perdita per ustione dell'utilizzo due dita mano sinistra.
1930 Dopo la convalescenza Django riprende a suonare inventando una nuova tecnica a causa del suo handicap.
1931 Sente i primi dischi di jazz rimanendo esterrefatto e commosso.
1931-1934 Diventa sempre più richiesto come accompagnatore in orchestre da ballo.
1934 Con il violinista Grappelli, Vola, Chaput e Joseph nasce a Parigi il Quintette de l'Hot Club de France.
1935-1940 Il successo del QHCF ha grande successo e molti musicisti americani di passaggio in Francia desiderano conoscere l'"amazing gipsy".
1940 La guerra separa i due leader del Quintetto, uno a Londra (Grappelli) e l'altro a Parigi (Django).
1940-1944 Durante la guerra e l'occupazione in Francia, Django è la star più in voga del panorama jazzistico. Amato e corteggiato da occupati e occupanti.
1944-1945 Gli alleati mettono fine alla guerra e Django ha occasione di suonare con molte orchestre americane venute al seguito delle truppe di liberazione.
1946 Finalmente il sogno di Django si avvera con la tournée negli USA assieme a Duke Ellington. Episodio da dimenticare in quanto lo spirito di Django non poteva andare d'accordo con le regole del businnes-show americano.
1947-1949 Il Be-bop è arrivato e Django esplora la nuova musica con un nuovo Quintetto, ma si dedica anche molto alla pittura, al bigliardo e alla pesca nel tranquillo paesino di Samois-sur-Seine dove affitta una casetta con la moglie e il figlio Babik.
1949 Tournée in Italia (Roma, Napoli e Milano).
1950-1953 Suona tutte le sere al Club Saint-Germain di Parigi.
gennaio 1953 Firma con Norman Granz per una nuova tournée negli Usa, Giappone ed Europa.
16 maggio 1953 Django muore per ictus celebrale.

 _______Dorado Schmitt quartet

Il quartetto è formato da Dorado Schmitt (chitarra e violino), Samson Schmitt (chitarra), Laurent Gautier (contrabbasso) e Timbo Mehrstein (violino). Compositore ed esecutore jazz, Dorado Schmitt nasce a St.Avold, piccola località francese, il 29 maggio 1957; sin dall’infanzia, grazie alla famiglia interessata alla musica, viene a contatto con il Gipsy jazz. Il padre lo introduce, oltre al violino, anche agli studi di chitarra sin dall’età di 7 anni, facendogli conoscere il maestro, Django Reinhardt: un incontro che segnerà profondamente il suo stile, un’influenza che emerge chiaramente anche negli assolo tecnicamente più difficili. Il trio si forma nel 1978 insieme a  Gino Reinhardt (double-bass) e Hono Winterstein (chitarra ritmica). Successivamente, ma per poco, si inserirà anche il chitarrista Claudio Favari.

Dorado non si limita però a seguire lo stile di Django ed inizia a comporre musica propria caratterizzata da armoniose melodie con brillanti improvvisazioni, il tutto esaltato da un virtuosismo eccezionale che tocca le sonorità di più generi, dallo swing al gypsy waltz, dalla Bossa Nova al Flamenco. Tra il 1981 e il 1983 registra due dischi in vinile "Hommage à la Romenes" e "Notre Histoire", uno dei quali rimarrà per diverse settimane in cima alla classifica dei dischi jazz più venduti in Germania. Dorado vanta collaborazioni con grandi musicisti del calibro di Philippe Catherine e Oscar Peterson, oltre ad iportanti partecipazioni a numerosi festival in Germania, Austria, Svizzera, Belgio e Grecia, conquistandosi il titolo di musicista di fama internazionale. Il 23 febbraio 1988, Dorado rimane vittima di un terribile incidente stradale che gli causa un coma di 11 giorni. Con 35 fratture e numerosi interventi chirurgici, la sua carriera avrebbe potuto concludersi ma grazie al suo coraggio e al duro lavoro, nel giro di due anni Dorado riesce a tornare in pista riformando il trio nel 1990. Nel 1993 si esibisce in una serie di concerti in Francia, calcando palchi prestigiosi come la “Garnier Opera” davanti a 3mila spettatori e alla “Villette”, oltre al Django Reinhardt festival di Samois.

Partecipa con cammei d’eccezione ai film "Nuages", " Les fous de Django".

Nel 1993 il trio registra l’album “Gypsy réunion” seguito nel 1994 da “Parisienne”. Nel 1997, però, il trio subisce un ulteriore momento di difficoltà con la morte di Gino: fortemente scosso dalla prematura scomparsa dell’amico, Dorado abbandona nuovamente la scena, per ricomparire solo nel 1999 al festival di Patrimonio in Corsica.  Da questo momento la carriera di Dorado è in continua ascesa: dalle innumerevoli partecipazioni a vari festival, alla notorietà in America (calcando il palco del tempio del jazz al Birdland di new York), alla vincita dell’importante riconoscimento “Euro Django 2000”. Ha suonato, tra gli altri, con i chitarristi Bucky e John Pizzarelli, Angelo Debarre, il violinista  Florin Niculescu, i Ferré brothers, addirittura George Benson.

Nel 2002 ritorna in USA per un tour di sei date, in cui suona con il clarinettista Paquito d'Rivera e il sassofonista James Carter. Tra giugno e luglio 2003 tocca le città di Chicago, Medford in Oregon, Michigan, San Francisco, New York al Lincoln Center e partecipa al festival di Bel Air.

 

Dorado esplora anche altre sfumature del jazz: con Christian Escoudé, ad esempio, prende parte alla creazione di un nuovo trio gypsy di cui fa parte anche Babik Reinhardt, figlio di Django, morto subito dopo la registrazione di un CD che quindi non è stato prodotto. Nel 2002 Dorado ha preso parte a numerosi concerti al fianco di Bireli Lagrène. Nonostante sia stato consacrato come star dell’olimpo musicale internazionale, Dorado continua ad affascinare con la sua bontà e semplicità: ecco perché tutto l’universo gipsy è fiero di lui.

Il figlio Samson, che segue le orme del padre come brillante compositore e musicista, lo accompagna spesso nelle esibizioni dal vivo, rappresentando un perfetto esempio dell’eredità trasmessa dal popolo Zingaro.

Tra i grandi successi discografici di Dorado si possono citare “Bossa Dorado” dall’abum Parisienne, “Natacha” da Gypsy réunion album, “Tchawolo swing” da Latcho Drom. Parte della colonna sonora dell’omonimo film di Tony Gatlif (in visione al festival) è stata realizzata da Dorado Schmitt.

_________________Patrick Saussois & Alma Sinti

L’anima degli Alma Sinti è il chitarrista Patrick Saussois che ha una particolarissima concezione della musica popolare: tutto ciò che tocca, suona swing e tutto ciò che potrebbe sembrare comune, nelle sue mani diventa ricercato e sofisticato. Si può a buon titolo definire il chitarrista maggiormente e meglio ispirato tra i musicisti che ci accompagnano in un profondo viaggio nell’anima del Gypsy. Un viaggio emozionante, una musica che fa vibrare le corde del cuore.

Formata nel 1996 da Patrick Saussois, gli Alma Sinti sono attualmente una delle formazioni di jazz manouche più conosciute e seguite in Francia. Nella musica e nello stile di Patrick Saussois si ritrovano le influenze del maestro Django Reinhardt ma non mancano richiami agli americani Grant Green, Wes Montgomery, Kenny Burrell e Barney Kessel. Le sonorità degli Alma Sinti includono quindi elementi della tradizione del folklore europeo, swing, New Orleans Jazz, gospel, blues e be-bop. Particolarità del gruppo, la formazione è insolita perché comprende tre chitarre (Patrick Saussois, Matthieau Chatelain, Victorine Martin), un contrabbasso (Jean-Calude Beneteau), fisarmonica, clarinetto e flauto (Dominique Vernhes).

_______________Basily & Peter Beets

Il gruppo olandese Basily è largamente conosciuto per le sue personali interpretazioni dello Swing Gipsy. Il sestetto si esibisce con un insieme di tre chitarristi ritmici, un chitarrista solista, un violino e un contrabbassista. In particolare, la formazione à composta da Tucsi Basily (violino), Popy Basily (chitarra solista), Gino Basily (chitarra), Zonzo Basily (chitarra), Martin Limberger (chitarra) Sani Van Mullem e Marci Giordano (contrabbasso).

I musicisti sono tutti cugini e suonano tra loro sin dall'infanzia, motivo perciò sono capaci di esibirsi come un unico elemento. La loro preparazione musicale ha le sue radici nella tradizione dell'Hot Club de France. Dopo un primo periodo furono assimilate anche le influenze del Gipsy tradizionale Spagnolo e Ungherese il tutto combinato con più jazz contemporaneo.

La loro musica è stata registrata su 3 CD e nel loro ultimo album suonano insieme al famoso pianista jazz olandese Beets. Gli arrangiamenti e le composizioni in questo album danno origine ad un unico e riposante suono. La loro ispirata esibizione sul palco lascia gli ascoltatori senza respiro.

I Basily hanno una grande reputazione in Olanda e in tutta l'Europa, esibendosi in molti eventi, teatri, festival Jazz e Gipsy. Hanno partecipato, tra gli altri, al Gipsy festival di Monaco insieme a Stephane Grappelli, al North Sea Jazz Festival in Olanda, al Jak festival in Indonesia e al Bergen festival in Norvegia. Hanno anche partecipato a molte trasmissioni televisive e radiofoniche in tutta Europa.

Peter Beets, pianista di fama mondiale, può vantare di aver calcato il palco al fianco di grandi firme del jazz come Chick Corea, Elvin Jones, Dee Dee Bridgewater, George Coleman, Johnny Griffin, Chris Potter e John Clayton. Nel 2001, con Jeff Hamilton e Curtis Fuller, ha registrato l’album “New York trio”, un successo acclamato a livello internazionale.

Nato il 12 giugno 1971, Peter Beets è stato circondato dalla musica fin dall’infanzia: la madre, pedagoga della musica, gli fece conoscere la musica classica mentre il padre, ginecologo appassionato di Oscar Peterson e Art Blakey, lo iniziò al Jazz. Peter inizia gli studi di pianoforte dall’età di sei anni. Dopo il college, nel 1989 Peter entra al Royal Conservatory ad Hague. Nel 1988 Peter vince il prestigioso Pall Mall Swing Award  e l’anno successivo si aggiudica il Princess Christina Award: da questo momento la carriera di Peter inizia a crescere vertiginosamente.

Nel 1990 esce il primo disco dei Beets Brothers, in cui il piano di Peter si affianca al basso del fratello Mario e al sassofono del fratello Alexander, prima registrazione cui seguiranno altre come “School is closed now” del 1993 e “Brotherwise” del 1995. Nel 1996 Peter registra un indimenticabile album intitolato “First date” con il batterista Jeff Hamilton, Monty Alexander e Oscar Peterson. 

Peter diventa il pianista più richiesto in Olanda e non solo, riuscendo ad accompagnare, tra gli altri, Deborah Brown, Dee Daniels e la "First Lady” del jazz in Olanda, Rita Reys.

In 1998 ternima gli studi al Conservatorio e vince il Parisian Prix Martial Solar. Entra anche a far parte della Jazz orchestra di  Concertgebouw. Con la leggenda del jazz Cutris Fuller al trombone, Peter registra un live nel 1999 e vince, nello stesso anno, un altro premio, il Concours de Solistes de Jazz di Monaco.

Seguono altri album: nel 2000 Powerhouse, nel 2001 All Or Nothing At All, New York Trio, con il ritmo di Rodney Whitaker e Willie Jones III.

Peter ha avuto un grande successo con il trio formato con Frans van Geest al basso e Gijs Dijkhuizen alla batteria, un consenso confermato nelle esibizioni svolte in gran parte d’Europa (Germania, Svizzera, Finlandia, Polonia), oltre ad esibirsi come “special guest” per una settimana nel famosissimo Birdland Club di New York.

Lo scorso 16 aprile, nel corso di uno straordinario duetto con Chick Corea sul palco del Concertgebouw di Amsterdam, è stato presentato il nuovo CD “New York Trio Page 3”, registrato con Reginald Veal e Herlin Riley, meglio conosciuti come la sezione ritmica dei Wynton Marsalis.

Stringology

Il gruppo "Stringology" è nato nel 2002: la formazione comprende, oltre al fondatore Roberto Colombo alla chitarra, Alfredo Ferrario al clarinetto, Aldo Zunino al contrabbasso ed Egidio Colombo alla chitarra tenore.

Il progetto "Stringology" nasce dall'idea di ripercorrere la storia del jazz classico attraverso l'interpretazione di brani composti dai chitarristi più significativi del periodo prebellico.

Un chitarrista «is something more than just a robot plunking on a gadget to keep the rhythm going», scrisse Charlie Christian su "Down Beat" del dicembre 1939.

I musicisti evocati tramite quest'inusuale repertorio, infatti, non furono solo strumentisti (e la maggior parte solisti) di valore assoluto, ma anche sorprendenti compositori. "Stringology" intende dunque proporre una sorta di "riabilitazione" della chitarra, quale strumento pienamente compartecipe all'evoluzione del jazz e tuttavia spesso trascurato dalla critica specialistica.

Roberto Colombo ha suonato con Bob Wilber, Kenny Davern, Scott Hamilton, Ralph Sutton, Bucky Pizzarelli, Dan Barrett, George Masso, Sammy Price, Louis Nelson, Ben Riley, Lee Konitz, Tom Baker, Gianni Basso, Gil Cuppini e altri noti nomi del jazz, partecipando a numerosi festivals internazionali, tra cui quelli di Edimburgo, Kobe, Osaka, Marciac, Praga, Samois-sur-Seine, Lugano, Ascona, S. Marino, Roma, Ivrea, Verona, oltre all’International Jazz Festival At Sea e Umbria Jazz. Nel 1996 è stato premiato come miglior musicista dell’anno al festival di Breda (Olanda). Recentemente ha inciso l’apprezzatissimo CD Traveling con il Summit Reunion di Wilber e Davern.

Alfredo Ferrario suona regolarmente con il “Carlo Bagnoli Born to Swing 4tet", la "Ticinum Jazz Band", il proprio quintetto "Benny rides again" (con Andrea Dulbecco, Rossano Sportiello, Luciano Milanese e Stefano Bagnoli) e varie formazioni con altri prestigiosi colleghi come Giampaolo Casati, Piero Leveratto, Riccardo Fioravanti, Marco Ratti, Riccardo Zegna, Danilo Moccia, Bruno Longhi, Hengel Gualdi, Paolo Tomelleri.

Ha partecipato a numerosi festivals sparsi in tutto il mondo, tra i quali vale la pena di citare quelli di Sacramento, Parigi, Barcellona e diversi altri in Finlandia, Norvegia, Danimarca, Olanda e Svezia.

Egidio Colombo, leader e arrangiatore del Banjo Clan, è anche co-fondatore e animatore della Genova Jazz Band (con la quale nel 1979 ha effettuato una memorabile tournée nell’ex-URSS) e del Louisiana Jazz Club di Genova. Ha partecipato a moltissimi festivals internazionali in Italia e all’estero, suonando e incidendo con nomi storici del jazz tradizionale quali, tra gli altri, Bobby Hackett, Bill Coleman, Albert Nicholas, Bud Freeman, Eddie Miller.

Aldo Zunino nel 1992 ha vinto il premio AICS JAZZ ed ha intrapreso l’attività didattica alla scuola del Louisiana Jazz Club e alla Scuola Jazz Quarto. Ha partecipato ai festivals di Leverkusen, Ivrea, Le Mans, Fano, Lugano, Monteroduni, Umbria Jazz e molti altri. Tra le sue innumerevoli collaborazioni sono da segnalare quelle con Basso, D’Andrea, Rava, P. Tonolo, Giammarco, Cerri, De Piscopo, Benny Golson, Art Farmer, Jimmy Cobb, Tommy Flanagan, Joe Chambers, Gary Bartz, Sweets Edison, Clark Terry, Ben Riley, Kenny Burrell, Cedar Walton, Clifford Jordan, Nat Adderley, Jerry Bergonzi. Dal 1995 è membro stabile dei gruppi di Steve Grossman e della Bansigu Big Band

 

Mamomanouche

 Il progetto Manomanouche nasce nel 2001 a Torino dall'incontro di musicisti di differente estrazione, con una consolidata esperienza professionale e con l'intento di far conoscere ad un pubblico più vasto la cultura e la tradizione musicale degli zingari Manouches. La loro intensa attività concertistica li porta a assumere e consolidare uno stile sempre più personale, ricco di contaminazioni diverse ma senza mai dimenticare l'essenza, lo spirito che li caratterizza e dal quale traggono ispirazione.

Collaborano con il progetto diversi artisti a livello nazionale ed europeo. Nell'arco di soli tre anni Manomanouche è diventata una realtà di riferimento nel panorama italiano di Gypsy Jazz: un caso unico per la qualità della ricerca, dell'arrangiamento e per la valenza personale ed emotiva che questo progetto ha per i suoi musicisti.

La proposta artistica dei Manomanouche è quindi caratterizzata da un personale ed originale lavoro di ricerca del suono, degli strumenti e dell'approccio caratteristici della musica Manouche, una musica basata sull'improvvisazione, aperta alle contaminazioni e derivante principalmente dalla fusione del jazz Anni '30 di Django Reinhardt, anch'egli Manouche, e il folklore zingaro.

Il concerto dei Manomanouche è completamente realizzato con strumenti acustici: due chitarre tipiche del jazz manouche, un contrabbasso e in quartetto si aggiunge la fisarmonica o il clarinetto. La musica dei Manomanouche ha un impatto immediato sul pubblico e comprende, oltre ad una scelta di arrangiamenti di brani del noto chitarrista e compositore Django Reinhardt, alcuni standard da lui suonati, diversi valzer gipsy e musette e diversi brani originali. Se i festival di prestigio internazionale cui hanno partecipato i Manomanouche sono innumerevoli, gli album che li vedono protagonisti sono sette, da “Manomanouche Trio Gypsy Jazz & Swing Manouche” del 2002 alla compilation “Altreterre  Musiche da Santarcangelo Dei Teatri” – Il Manifesto del 2003, al Manomanouche Quartet – Amore a Prima Vista - Live in Matera – Onyx del 2004.

Il nucleo centrale dei Manomanouche è formato dal trio che vede Nunzio Barbieri alla chitarra acustica, Pierre Steeve Jino Touche al contrabbasso e Luca Enipeo alla chitarra acustica. Il progetto si allarga anche al quartetto con la presenza di Massimo Pitzianti (fisarmonica, bandoneon e clarinetto), fino al Manomanouche “Sixtythree Strings Project” che invece comprende l’arpa dell’americano Park Stcikney  e il contrabbasso di Dino Contenti.

Nunzio Barbieri, chitarrista ed arrangiatore intraprende giovanissimo gli studi musicali. Un innato talento gli permetterà di iniziare da molto giovane come professionista e turnista in Italia, Svizzera, Francia, Inghilterra. Partecipa a diverse importanti manifestazioni musicali; tra esse ricordiamo Pistoia Blues (Pistoia), JVC Torino Jazz Festival, Clusone Jazz Festival (Bergamo), Progetto Jazz (Cremona), Nizza Festival (Nizza), Jazz in Piazza (Lugano), Santarcangelo Festival (Santarcangelo di Romagna), Fiemme Ski Jazz Festival (Trento). La sua formazione, totalmente autodidatta, oltre che da Jimi Hendrix, è stata profondamente influenzata anche dal chitarrista Django Reinhardt. Barbieri è un chitarrista eclettico, capace di unire grandi virtuosismi a un'espressività personalissima.

Massimo Pitzianti intraprende giovanissimo lo studio della fisarmonica e più tardi del clarinetto e del bandoneon. Dopo aver partecipato a diversi concorsi fisarmonicistici, è chiamato nel 1993 a partecipare in qualità di giurista al concorso internazionale di fisarmonica tenutosi a Castelfidardo. Diplomato in musica corale e direzione di coro al conservatorio G. Verdi di Torino sotto la direzione del M° S. Pasteris, del quale è stato assistente nella classe di musica corale, e per il quale collabora come maestro sostituto per il coro dell'università degli studi di Torino. È diplomando in composizione presso il conservatorio torinese con il M° D. Bertotto. Scrive musica per gruppi da camera e per orchestra, tra le quali l'orchestra filarmonica di Torino. Da dodici anni fa parte dell'orchestra di Paolo Conte, con il quale ha suonato nei più prestigiosi teatri d'Europa e degli Stati Uniti, partecipando come strumentista alle sue ultime incisioni discografiche.

Il contrabbassista Pierre Steeve Jino Touche intraprende lo studio del basso all’età di 16 anni.

Giunto in Europa nel 1990 comincia una lunga collaborazione con il cantautore Paolo Conte che ancora oggi persiste. Lavora in tutta Europa e in America nei teatri più prestigiosi: Olympia, Champ Elysees (Parigi), Barbicam Center (Londra), Teatro Regio (Torino), Sistina (Roma) e nei festival più importanti: Umbria Jazz (Perugia), North Sea Jazz Festival (Denhaag Olanda), Montreau Jazz (Montreau), JVC Jazz Festival (New York), San Francisco Jazz Festival (San Francisco), Montreal Jazz Festival (Canada). Ha collaborato con Bob Moover, Flavio Boltro, Antonio e Massimo Faraò, Larry Nocella, Massimo Urbani, Riccardo Zegna, Claudio Chiara, Riccardo Ruggeri, Enzo Zirilli.

Luca Enipeo, chitarrista, collabora con diversi gruppi dell'area Piemontese e tiene i primi concerti a 17 anni.

Dopo le prime esperienze rock e fusion degli anni giovanili, si avvicina al jazz negli anni '90 grazie alla collaborazione con diversi musicisti torinesi. Partecipa a numerosi seminari tenuti da esponenti del jazz mondiale tra cui: Bireli Lagrène e Mandino Reinhardt. Partecipa a diverse manifestazioni musicali; tra esse ricordiamo Progetto Jazz (Cremona), Clusone Jazz Festival (Bergamo), Jazz in Piazza (Lugano), Torino International Jazz Festival, Ariano Folk Festival, Santarcangelo dei Teatri (Santarcangelo di Romagna), Suoni Migranti (Riccione) e in numerosi Jazz Club Italiani: Chet Baker Jazz Club (Bologna), Magazzino di Gilgamesh (Torino), Il Vapore (VE).

 

Alessandro Ambrosoli

Dotato di grande talento naturale, ha iniziato a studiare il pianoforte ancora prima dell’adolescenza. E’ stato seguito per molto tempo dal maestro Giorgio Costa (Conservatorio di Cuneo) e successivamente dal maestro Franco Lerda (Scuola civica di Aosta), dimostrando fin dall’inizio forte inclinazione per il pianismo romantico, in particolare Chopin e Listz. Sotto la guida di questi insegnanti ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali, conseguendo frequentemente ottimi piazzamenti (primi e secondi posti).

E’ sempre stato attratto dalle interpretazioni virtuosistiche. Verso l’età di 20 anni è entrato in contatto con il grande pianista russo Lazar Berman, ora deceduto, e ha iniziato un lungo periodo di studi listziani sotto la supervisione sua e della moglie Valentina. Ciò ha indotto in Alessandro Ambrosoli una profonda maturazione artistica, sia a livello tecnico che interpretativo.

Tale maturazione si è concretizzata nell’esecuzione (approvata dal maestro Berman poco prima del suo decesso) dei dodici studi trascendentali di Listz, riuniti in un CD edito. I dodici studi sono stati recentemente interpretati, in un’unica esecuzione, in applauditi concerti in Spagna.

______________Coro dell’Università degli Studi di Torino

Il Coro dell'Università degli Studi di Torino fa parte, insieme all'Orchestra Sinfonica dell'Università e la Corale Universitaria di Torino, dell'Associazione per le Attività Musicali degli Studenti Universitari del Piemonte.Il Coro è nato per dare la possibilità a studenti, docenti e personale dell'amministrazione di avvicinarsi alla musica attraverso corsi preparatori di base e di creare anche gruppi sia a "cappella" sia con strumenti, di generi musicali diversi: canto gregoriano, polifonia sacra e profana dal XIII al XX sec., musica corale contemporanea, musica popolare nazionale e internazionale, gospels e spirituals, jazz vocale. Ha iniziato l'attività concertistica nel dicembre 1999.

Attualmente il coro è diretto dal maestro Sergio Pasteris, titolare della cattedra di Musica Corale e Direzione di Coro presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. In questo stesso istituto si è diplomato nella materia di docenza con M. Quaglia e in composizione con Giorgio Ferrari. Si dedica alla Direzione Corale, alla Composizione nonché alla cura di revisioni e trascrizioni per orchestra e coro. È regolarmente invitato come membro di giuria per concorsi corali nazionali ed internazionali.Ha pubblicato composizioni, trascrizioni ed elaborazioni di musica corale ed i volumi: Armonia Pratica, Preparazione al Dettato Melodico, Il Dettato Ritmico (corredati entrambi di audiocassette), La Suite degli animali (23 composizioni didattiche corali e strumentali).

 

Tolga Emilio Trio

Il trio viene dall'Olanda ed è composto da musicisti professionisti che si sono uniti nel 1997 sotto la spinta di Emilio Tolga per creare un nuovo sound nel gipsy jazz. La formazione conta quindi su Emilio Tolga alla chitarra, Jowan Zoutendijk alla chitarra e Pablo Millas Pages al contrabbasso.

Dopo numerose performance di successo, hanno registrato il loro primo Cd, accolto con grande favore dal pubblico e dalla critica, tanto che ne hanno già prodotto il secondo.

Hanno suonato in Belgio, Francia, Germania, Spagna e in Italia. Fin dall'inizio della carriera, la "strada" è stata il loro main stage; negli anni hanno sviluppato uno street show molto apprezzato dal pubblico che ha potuto ascoltarli nell'ambito del circuito internazionale dei festival di strada, dove sono spesso graditi ospiti.

Il loro repertorio è ispirato alla leggendaria musica di Django Reinhardt e del Quintette du Hot Club de France, ma subisce le influenze di molti altri stili. Suonano vecchio e nuovo jazz, bossanova latina, brani ungheresi della tradizione tzigana, french musette, walzer e, non ultime, composizioni proprie.

____________Hot Quartet & Fiorenzo Zeni aqa

Il gruppo nasce nel 2002 dall’incontro tra Manuel Randi chitarrista blues e flamenco con Franz Zanardo e Gianni Casalnuovo musicisti di estrazione jazzistica. In comune una passione: Django Reinhardt. All’originale trio si è aggiunto l’accordeonista padovano Fabio Rossato il quale ha coinvolto il gruppo nelle atmosfere new musette di Richard Galliano.

Gli Hot Quartet sono: Francesco Zanardo (Chitarra), Manuel Randi (Chitarra), Gianni Casalnuovo (Contrabbasso), Fabio Rossato (Fisarmonica) insieme a Fiorenzo Zeni (Sax).

Fiorenzo Zeni è un musicista autodidatta, istintivo, sanguigno, predilige l'Hard bop e il jazz moderno cercando spesso l'originalità attraverso la composizione e l'arrangiamento.

Ha iniziato a suonare all'età di 11 anni con il sax soprano, avvicinandosi al jazz a 15 attraverso una piccola band. In questi anni sviluppa un linguaggio fresco e pieno, ascoltando e conoscendo musicisti italiani del calibro di Franco D'Andrea, Larry Nocella, Tiziana Ghiglioni. Una forte impronta la da sicuramente John Coltrane del quale ascolta tuttora i suoi capolavori. Nel '90 si diploma, studiando privatamente, al conservatorio di Bolzano in teoria e solfeggio.Più avanti, nel '91 collabora ad un seminario del batterista Pol Wertico con il quale suona in duo e poi in jam session con il polistrumentista australiano James Morrison.

Nel '93 fa parte dell'orchestra di Bruno Tommaso, con il quale suona dal vivo le musiche da lui composte per i films muti di Buster Kitton e di "METROPOLIS" di Fritz Lang.

Sempre in questi anni suona dal vivo con diversi musicisti quali: Bruno de Filippi, Franco Cerri, Stefano Cerri, Claudio Angeleri, Vittorio Marinoni ed altri. Nel '97 partecipa a due Festival molto importanti e precisamente a Kempten in Germania con il Triko Quartet e a S.Sebastian in Spagna, con la New Projet Jazz Orchestra. Nel 1998 partecipa nuovamente alla 33^ edizione del festival di S.Sebastian, oltre che con la New Projet J.O, anche con il quartetto di sassofoni "Sax Four Fun" di cui fa parte e con il quale ha inciso un CD edito dalla Splas(h) Records, uscito nel giugno '98.

Dal '99 prtecipa all'orchestra laboratorio Itinerari Jazz a Trento chr negli anni ha visto la direzione di nomi illustri del jazz mondiale come Mattias Ruegg, Maria Schneider, Carla Bley e Steve Swallow, John Warren e John Surman. Con i Sax Four Fun porta avavnti un progetto che vede come solista d'eccezione il trombettista Paolo Fresu, Maria Pia De Vito, Lucia Minetti, Mauro Negri.

Nel 2000 ha suonato al festival jazz di Bolzano con il Fantasy Jazz Trio assieme a Sandro Satta e Luca Begonia. Nel 2003 con la Tiger Dixie Band ha partecipato al jazz festival "musica sulle bocche" organizzato a Santa Teresa di Gallura (SS) e nel 2004 (anche con i SAX FOUR FUN) a Berchidda x "Time in Jazz" organizzato da Paolo Fresu

 

Montmartre

L’ensemble nasce nel 2001 da una idea di Oscar Montalbano. L’approdo a Django è l’apertura ad un nuovo modo di fare jazz. Le sonorità zingare unendosi alla tradizione americana dello swing, creano una nuova dimensione musicale tutta europea. Corrono gli anni trenta, incombe la guerra ma a Parigi il fermento culturale è alle stelle e nascono dei nuovi miti. Django Reinhardt calca le scene dei locali più importanti di Parigi. E’ lui, uno zingaro Manouche, che fondendo la tradizione tzigana allo swing americano fonda il Jazz europeo. La sua reinterpretazione di brani del repertorio classico dello swing come Night and day, Body and soul, per citarne solo due dei più conosciuti, trasforma le sonorità del jazz tradizionale; accanto, brani della tradizione popolare aggiungono colori ai suoni e l’aria diventa rovente e vertiginosa: Les yeux noires è un canto popolare russo ed era un brano tipico del repertorio di Django. Infine le sue composizioni, dei veri gioielli: Swing 42, Daphne, Minor swing e tante altre che nella loro delicatezza e nella loro melodia sembrano raccontare la sua e nostra storia.

Oscar Montalbano studia chitarra classica con il maestro Antonio Di Santo. Molto presto la passione per la musica jazz orienta il suo studio verso i grandi chitarristi della tradizione europea ed americana; dal 1982 al 1984 partecipa ai seminari presso la fortezza medicea a Siena. Prende parte a stage di Tommaso Lama, Barney Kessel, Mick Goodrick, Mike Stern, Jerry Bergonzi, Pat Metheny, John Scofield. Nel 1988, 1990, 1994 partecipa agli stage di Philip Catherine.

La continua sperimentazione e ricerca favorisce l’incontro con il gruppo operaio “E Zezi”. Dal 1991 Inizia una lunga collaborazione da cui consegue una fitta attività concertistica ed il progetto “ Spaccanapoli ” il cui prodotto discografico “ Aneme Perze” porta la firma real world di Peter Gabriel.

Presenta nel settembre del 2002 a Milano, il primo concerto del tour UP di Peter Gabriel. Girare il mondo gli favorisce incontri e esperienze anche in campo jazzistico. A Parigi suona in club prestigiosi e a Madrid incontra Micheal Brecker, ancora John Scofield, Richard Galliano. Nel 2001 fonda Montmartre, swing italian ensemble. Attualmente svolge un’intesa attività concertistica con i due proggetti di punta: il suo trio e l’ensemble.

Simona de Felice nasce a Napoli, la sua formazione musicale inizia all'età di nove anni: studia pianoforte con il Maestro Franco Zappulla per quattro anni. nel 1985 comincia lo studio del canto con la Soprano Maestra Maria Rosaria Bianchi de Spinosa. Con lo zio, Maestro Luigi de Felice, continua i suoi studi di teoria musicale e inizia lo studio della musica jazz. Nel 1989 conosce l'attore Orlando Forioso con cui inizia la sua carriera di attrice. il primo spettacolo al Teatro Mercadante di Napoli: La locandiera di Carlo Goldoni. numerosi gli stage di teatro a cui partecipa: nel 1991 teatro danza con la compagnia del teatro di San Pietroburgo. 1990 stage di mimo al teatro di San Francisco, California. 1992 teatro danza "la compagnia di Pina Baush". 1994 teatro con la compagnia di Luciano Saltarelli. nel 1995 firma i costumi dello spettacolo "Don Giovanni" di Leonardo Lancia galleria Toledo. nel 1996 prende parte al cortometraggio del regista Sandro Dionisio: "I fuochi nel parco". nel 1995 fonda con il percussionista Maestro Massimo Monachello e con il chitarrista Maestro Fabrizio Massaro il trio "Caffè Chantant". Nel 1996 il "Quartetto Pietravalle". 1999 Neapolis street festival spettacolo di teatro danza piazza S. Domenico sulle musiche di Dorantes. 2001 ha un ruolo nel film del regista Sandro Dionisio"La volpe a tre zampe". 2002 ruolo da protagonista nel film di Robert Flaming "Vite private a Pompei" per la Channel four. Nel 1999 fonda con il Maestro Oscar Montalbano il duo Cupa Angara. dal 2001 canta nei Montmartre esibendosi nei locali più rappresentativi della città. Nel 2002 consegue la laurea in lettere moderne.