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01/06/2010
Festivalbar
La storia della canzone in quarant’anni di estati in musica
di Alessandro Ticozzi
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Da Bobby Solo ai Negramaro: basterebbe solo questo dato, scorrendo l’albo d’oro dei vincitori dalla prima edizione all’ultima sinora svoltasi, a dare il senso dell’importanza che ha avuto il Festivalbar nella storia della musica leggera italiana.
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Nonostante il Patron Andrea Salvetti nei due anni scorsi abbia ribadito tramite alcuni comunicati stampa di essere al lavoro per una nuova edizione della popolare manifestazione canora estiva, dal 2008 – anno dell’improvvisa sospensione – appare sempre più in discussione il futuro di un festival musicale troppo spesso snobbato – se non peggio – dalla critica e dall’ascoltatore più “impegnato”, che lo accusavano di essere troppo fatuo e commerciale, non comprendendo che proprio la sua funzione “mercantile”, negli anni del boom del mercato discografico estivo, è stata il suo punto di forza.
Dello scarso apprezzamento di molti critici, lo stesso ideatore del Festivalbar – il mai troppo compianto impresario Vittorio Salvetti – non se ne faceva un cruccio: “Io sono solo un abile venditore”, diceva di sé stesso, come ricordato sulla Stampa il 20 ottobre 1998, il giorno dopo la sua scomparsa, avvenuta dopo una lunga malattia, “Per me la musica funziona come una lunga compilation di motivi di successo. Io metto le canzoni dell’estate nei dischi, i dischi nei juke-box e porto i cantanti in tv. Poi, una volta all’anno, all’Arena, li faccio toccare, vedere da vicino ai fans. E il cerchio si chiude”.
E la cantautrice trevigiana Donatella Rettore – che ha partecipato a più edizioni del Festivalbar, vincendo nel 1981 con la canzone Donatella – giunge oggi ad affermare: “Siamo arrivati alla fine degli anni Duemila che non c’è più una manifestazione estiva di musica. Il Festivalbar era una kermesse fondamentale: basti solo pensare che vi hanno partecipato i primi ospiti internazionali a fianco dei cantanti italiani. Per me il Festivalbar è stata una presenza importante: mi ha infatti accompagnato negli anni in cui facevo il liceo, ed è stato poi lì che ho ricevuto i primi riconoscimenti della mia carriera. Ho una grandissima considerazione della famiglia Salvetti: Vittorio poi era un uomo di spettacolo, un grande istrione, un presentatore a tutto tondo, un conoscitore di talenti e degli umori degli artisti. Lui andava psicologicamente fino in fondo, non giudicava solo se la canzone era bella o brutta, cantata bene o male, ma guardava soprattutto il personaggio: ad esempio, per tanti anni ha avuto un Demis Roussos – che in questo momento ha successo in tutto il mondo facendo musical – e l’ha rilanciato lui dopo gli Aphrodite’s Child, anche se nonostante una grandissima voce era assolutamente una persona stonatissima, però questa sua stonatura era affascinante e Vittorio l’aveva sposata. Andrea l’ho conosciuto un anno in cui presentava il Festivalbar, dal momento che suo padre cominciava a fargli prendere un po’ la mano in previsione dell’eredità: è una persona molto preparata, solo che secondo me è stato un po’ viziato dall’incertezza in cui naviga in questo momento il mondo della musica e ha cominciato a fare più l’imprenditore che l’art director, e l’imprenditore dimentica un po’ la parte artistica. Per me Vittorio da lassù ci sta guardando, e con la sua fantasia sta cercando di ispirare Andrea, che ha tutte le possibilità di concludere con Mediaset e di ricominciare con la RAI: tanto ormai è la stessa pappa, però secondo me è vero quello che dice Francesco Facchinetti, che "la musica batte solo sul Due" – su Raidue appunto, dove allora era una serata evento di fine estate. Io ho un sacco di idee da dire a Andrea e vorrei potergliele esporre per far rinascere il Festivalbar: ci tengo perché lo considero veneto come il Leone d’Oro, e deve tornare ad essere una manifestazione che parte dal Veneto”.
Il produttore discografico e talent scout Claudio Cecchetto ricorda invece così la manifestazione: “Il Festivalbar in onda su Raidue erano semplicemente frammenti di spettacolo mandati dall’Arena di Verona a settembre, ma il Festivalbar vero e proprio è nato con Canale 5: avendo presentato proprio le primissime edizioni, ne ho un bellissimo ricordo, perché poi si è trasformato in un tour itinerante, per cui è diventato prima l’estate di Canale 5 e poi l’estate completa degli italiani. Ho un ottima considerazione di Vittorio Salvetti: avendo una manifestazione ed un marchio così importante, ed avendo scelto me per farlo diventare una trasmissione settimanale che andava in onda da giugno a settembre, ciò mi ha insegnato a stare sulla piazza, e per questo io nutro grande riconoscenza e stima nei suoi confronti. Ad Andrea chiaramente sono affezionato, perché comunque era molto giovane quando abbiamo cominciato quest’avventura del Festivalbar ed era sempre lì con noi: essendo quindi cresciuto con il Festivalbar, me ne sento un po’ lo zio e mi sembra che abbia ereditato buona parte delle caratteristiche del padre”.
Ma parliamone in modo più approfondito con il giornalista veneziano Giò Alajmo, autore di una monografia uscita nel 2004 per celebrare i quarant’anni del Festivalbar.

Com’è nato il Festivalbar?
“Il Festivalbar nacque ad Asiago nel 1964. Vittorio Salvetti aveva già esperienze di presentatore e organizzatore di concorsi di voci nuove nel padovano, ai quali raccontava ogni tanto si presentava anche il giovane Berlusconi. Gli serviva un padrino politico e così si fece presentare Mariano Rumor, leader democristiano veneto, strappandogli la promessa di un sostegno. L'idea era quella di distribuire i dischi con le canzoni nei jukebox dei bar e segnare a fine stagione quali canzoni erano state più ascoltate – ‘gettonate’ appunto – raccogliendo i dati dei contatori degli apparecchi in cui i ragazzi infilavano le loro monete. Restò ad Asiago fino a quando nel 1970, la finale si spostò all'Arena di Verona”.

Nello stesso 1964 nacque però anche un'altra manifestazione canora con l’obiettivo di promuovere il mercato discografico estivo, sia pure in modo più istituzionale (non a caso ha avuto origine per iniziativa della RAI), qual’era Un Disco per l’Estate: secondo Lei questa ha mai rappresentato una reale concorrenza per il Festivalbar?
“Francamente non credo. Nel periodo di massimo fulgore di entrambe c'era musica a sufficienza in giro per coprirle tutte e due e nel periodo meno fulgido non c'era... storia. A parte quella della manifestazione di Salvetti”.

Come mai, e con quali modifiche al format, nel 1983 avviene il passaggio alle reti Fininvest (oggi Mediaset), dopo che per una quindicina d’anni la serata di premiazione è stata un evento di fine estate su Raidue?
“Le reti Fininvest erano una bella scommessa all'epoca che attrasse molti. Festivalbar era una manifestazione appetita ma costosa e uscire dalla RAI significava accedere ad altri investimenti e a un format più elastico con maggiori possibilità di investimenti pubblicitari. La manifestazione divenne presto itinerante moltiplicandosi in una serie interminabile di appuntamenti in giro per l'Italia e di relative messe in onda distribuite lungo tutta l'estate”.

Dopo la scomparsa di Vittorio Salvetti, ideatore e per molti anni unico presentatore del Festivalbar, come ha visto la gestione del figlio Andrea per cercare di mantenere la kermesse al passo coi tempi, con il proliferare dei talent show e di canali televisivi appositamente dedicati alla musica, oggi per di più facilmente scaricabile e visibile in rete?
“Quando Vittorio è morto, il Festivalbar aveva già dei problemi che Andrea ha cercato di tamponare finché ha potuto. I suoi interessi personali erano altri, ma si è adattato a mandare avanti l'azienda finché i bastoni fra le ruote non sono diventati troppo grandi. Il padre aveva una storia, una competenza, un carisma e una quantità di contatti personali consolidati negli anni. La crisi dell'industria discografica e il sempre maggior peso degli sponsor commerciali alla fine hanno spostato gli interessi di Mediaset verso altre situazioni. Ma Andrea ha avuto il suo peso nel cercare di svecchiare l'immagine e restare al passo con i tempi. E' sbarcato su Internet, ha aperto chat e newsletter, ha moltiplicato il ‘contatto’ fra pubblico e artisti. È vero che oggi si trova di tutto, ma Festivalbar era qualcosa che Internet non può dare: la possibilità di vedere di persona e da vicino i propri beniamini nel momento del loro maggior successo. E la finale dell'Arena era prima di tutto una festa di pubblico”.
In oltre quarant’anni di Festivalbar, quali sono stati secondo Lei i momenti più significativi e i più importanti conduttori (oltre a Vittorio naturalmente) e cantanti che vi hanno preso parte?
“Quando Vittorio si è messo da parte credo che Fiorello e Alessia Marcuzzi abbiano interpretato meglio di tutti il loro ruolo, durante e fuori delle registrazioni. Tra i cantanti, a partire da Adriano Celentano e Bobby Solo, rispettivamente primo ospite e primo vincitore del Festivalbar; Lucio Battisti, vincitore di due edizioni consecutive e che Salvetti rivendicava di aver ‘scoperto’ portandolo al Clan di Celentano dove conobbe Mogol; Claudio Baglioni, i Pooh, Vasco Rossi, Gianna Nannini, Zucchero, Ligabue, Eros Ramazzotti… sarebbero da ricordare miriadi di artisti che Festivalbar ha promosso e lanciato, a volte anche con scommesse ardite, come portare in scena i Solisti Veneti o Mozart o assegnare la vittoria alla meteora Moony. Salvetti ha sempre cercato di rappresentare una tendenza di mercato fotografando i tempi. Dai juke-box alle dirette RAI, fino al boom della televisione commerciale, il Festivalbar è stato comunque sia l’evento più rispettato dai cantanti, perché a differenza del Festival di Sanremo lì si sentivano più tutelati e rispettati, a contatto diretto col ‘loro’ pubblico in una manifestazione chiaramente promozionale in cui tutto era ‘limpido’”.

Due anni fa l’improvvisa sospensione della manifestazione, che, nonostante le rassicurazioni di Andrea, non torna neanche l’anno successivo: cos'ha portato a ciò? Secondo Lei, la stella del Festivalbar potrà tornare a brillare nelle nostre estati? E, se proprio ciò non fosse possibile, i Wind Music Awards (tra l’altro trasmessi su Italia 1 a partire da domani sera, nel periodo in cui fino a tre anni fa sulla stessa rete andava in onda il galà d’apertura della kermesse dei Salvetti padre e figlio) potranno mai sostituire il Festivalbar?
“I WMA hanno già sostituito il Festivalbar come contenitore musicale televisivo con festa di pubblico in Arena. Come funzione no. Si tratta di due spettacoli molto diversi e con una gestione e filosofia molto diversa. Il Festivalbar bene o male raccoglieva e rappresentava gli umori musicali dell'estate e proponeva qualcosa di nuovo. I WMA certificano il preesistente, e sono più vicini a dei Grammy Awards senza averne per ora il peso. Quanto a un futuro Festivalbar, credo che con la morte anche di Lina Salvetti (la vedova del grande Vittorio - ndr) molte delle motivazioni di Andrea siano venute a mancare, ma in fondo anche Lippi è tornato a guidare la nazionale di calcio... il problema è uno solo. Chi paga? La TV non ne vuole sapere, gli enti pubblici non hanno più una lira, gli sponsor guardano a eventi mirati. È più facile prevedere un futuro Amicialbar o Xfactoralbar, dati i tempi”.
Strano destino che l’annuncio della sospensione del Festivalbar sia avvenuto nel giugno di due anni fa, quando, in maniera egualmente improvvisa, ci ha lasciato Dino Risi, il Maestro della commedia all’italiana che – insieme al più intimista Antonio Pietrangeli – più aveva utilizzato le canzonette da juke-box nei suoi film di maggior successo, per sottolineare gli stati d’animo dei personaggi e, pertanto, fare critica di costume: se infatti volessimo rileggere la storia del nostro Paese dagli anni Sessanta ad oggi attraverso le evoluzioni dei gusti musicali del popolo italico, più che a un Festival di Sanremo ormai sempre più lontano da questi da una quarantina d’anni a questa parte, salvo rarissime eccezioni (l’aveva ben capito Luigi Tenco, che, dopo essere stato escluso dalla finale della più popolare manifestazione canora nazional-popolare italiana, s’è suicidato lasciando un bigliettino con su scritto: “In un mondo in cui va in finale Io, tu e le rose non c’è posto per me”), è proprio al Festivalbar che ci dovremmo rivolgere.
Basterebbe solo pensare che per più generazioni una sua edizione ha significato l’inizio e la fine della stagione estiva, quella in cui i giovani (il pubblico a cui ovviamente la trasmissione era maggiormente destinata) vivono i primi amori e le prime esperienze importanti di socializzazione: credo non esista persona che non abbia associato un proprio ricordo giovanile ad almeno un brano lanciato dal Festivalbar nella sua storia ultraquarantennale.
Per questo mi piace pensare che – come nel finale di un film pur poco riuscito come Splendor di Ettore Scola il pubblico torna a riempire la sala di un cinema di provincia che sta per essere demolito dopo tanti anni di attività – tutti gli aficionados di più generazioni tornino a riempire l’Arena di Verona, “storica” cornice della finale del Festivalbar, per poter ascoltare i beniamini da loro stessi “gettonati”. “Sono solo canzonette”, ammonirebbe Edoardo Bennato: ne siamo proprio sicuri?
FESTIVALBAR,
La Storia della canzone in quarant'anni di estati in musica

Andrea salvettiDa Bobby Solo ai Negramaro: basterebbe solo questo dato, scorrendo l’albo d’oro dei vincitori dalla prima edizione all’ultima sinora svoltasi, a dare il senso dell’importanza che ha avuto il Festivalbar nella storia della musica leggera italiana. Nonostante il Patron Andrea Salvetti non abbia ancora confermato la notizia attraverso il suo Ufficio Stampa, la popolare manifestazione canora estiva pare salti anche quest’anno, dopo la sospensione dell’anno scorso a causa della mancanza di fondi: come per lo storico gruppo dei Pooh (le cui sorti sembrano essere messe seriamente in discussione dopo l’annuncio dell’abbandono da parte del batterista Stefano D’Orazio alla fine di quest’estate 2009, che appare pertanto parecchio nefasta per la nostra tradizione canora), è pertanto sempre più incerto il futuro di un festival musicale troppo spesso snobbato – se non peggio – dalla critica e dall’ascoltatore più “impegnato”, che lo accusavano di essere troppo fatuo e commerciale, non capendo che invece è stato proprio questo il suo punto di forza.
Nato nel 1964 da un idea del mai troppo compianto impresario Vittorio Salvetti, il Festivalbar – per lo meno in Italia – è stata la prima e forse unica manifestazione musicale a premiare le canzoni in base al gradimento del grosso pubblico. In origine infatti la gara tra le canzoni partecipanti avveniva attraverso gli ascolti rilevati dai juke-box disseminati nei bar di tutta Italia (da cui il nome della kermesse), in quanto ad ogni apparecchio era applicato un "contatore" che rilevava quante volte un brano veniva scelto e di conseguenza suonato, ed alla fine dell’estate a decretare il vincitore era appunto la somma di tutte le "gettonature", dal momento che ovviamente il brano partiva inserendo nel juke-box l’apposito gettone (di qui infatti nacque il celebre neologismo “gettonare”, ovvero sia decretare la propria preferenza verso un determinato brano musicale attraverso il meccanismo sopra descritto).
festivalbarIl contemporaneo Un Disco per l’Estate aveva lo stesso interesse di rilanciare le vendite dei dischi sul mercato anche nel periodo estivo, ma era sostanzialmente più sottoposto agli interessi dei discografici, per i quali esso doveva avere la stessa funzione del Festival di Sanremo per la stagione invernale: ovvio che lo scopo non fu pienamente raggiunto, e Un Disco per l’Estate finì ben presto per essere non più una gara canora, ma una vetrina alquanto impersonale (e difatti più volte sospesa, fino alla sua definitiva soppressione dopo l’edizione del 2003).
Certo, con il passaggio alle reti Mediaset negli anni Ottanta anche il Festivalbar si adeguò alle logiche degli ascolti televisivi per trasformarsi in uno spettacolo itinerante, dove il vincitore viene stabilito in base al numero di passaggi radiofonici e televisivi ottenuti e dai risultati di vendita, non più dalle “gettonature” (anche per la progressiva scomparsa dei juke-box dagli esercizi pubblici): eppure la trasmissione continuò a lanciare la maggior parte dei cosiddetti “tormentoni” estivi e servì come trampolino di lancio per tantissimi cantanti destinati a grande successo e notorietà (solo per citarne alcuni, da Lucio Battisti alle sorelle Berté – Loredana e Mia Martini – , da Umberto Tozzi ad Alan Sorrenti, da Donatella Rettore a Gianna Nannini, da Vasco Rossi a Jovanotti, da Raf a Luca Carboni, dagli 883 ad Eros Ramazzotti, da Pino Daniele a Laura Pausini, da Ligabue a Zucchero: senza contare gli stranieri come Demis Roussos, Gloria Gaynor, Kate Bush, Miguel Bosé, Duran Duran, Oasis, Bon Jovi, Ricky Martin, Rihanna e James Blunt); senza contare che conduttori come Claudio Cecchetto, Gerry Scotti, Amadeus, Fiorello, Alessia Marcuzzi e Michelle Hunziker proprio sul palco della popolare rettorekermesse hanno dato avvio alle loro più che redditizie fortune professionali future.
L’improvvisa scomparsa di Vittorio Salvetti nel 1998, avvenuta dopo lunga malattia, fu un duro colpo per la manifestazione, alla cui guida subentrò il figlio Andrea, che ha raccolto la difficile eredità cercando di mantenere il Festivalbar sulla cresta dell'onda, grazie anche all’introduzione delle esibizioni dal vivo dei cantanti (prima erano rigorosamente in playback) e soprattutto a quella della rete telematica come ulteriore mezzo per misurare il gradimento del pubblico: questo avvenne proprio durante la sinora ultima edizione svoltasi, quella del 2007, con l’introduzione di un premio per il brano più ascoltato e scaricato dai navigatori virtuali.
E se la grande cantante veneziana Patty Pravo ricorda il Festivalbar – cui ha partecipato in più occasioni – come “una bellissima manifestazione” e Vittorio Salvetti “una grande persona, molto preparata e un serio professionista”, la stessa Rettore giunge ad affermare: “Siamo arrivati in questo 2009 che non c’è più una manifestazione estiva di musica. Il Festivalbar era una kermesse fondamentale: basti solo pensare che vi hanno partecipato i primi ospiti internazionali a fianco dei cantanti italiani. Per me il Festivalbar è stata una presenza importante: mi ha infatti accompagnato negli anni in cui facevo il liceo, ed è stato poi lì che ho ricevuto i primi riconoscimenti della mia carriera. Ho una grandissima considerazione della famiglia Salvetti: Vittorio poi era un uomo di spettacolo, un grande istrione, un presentatore a tutto tondo, un conoscitore di talenti e degli umori degli artisti. Lui andava psicologicamente fino in fondo, non giudicava solo se la canzone era bella o brutta, cantata bene o male, ma guardava soprattutto il personaggio: ad esempio, per tanti anni ha avuto appunto un Demis Roussos – che in questo momento ha successo in tutto il mondo facendo musical – e l’ha rilanciato lui dopo gli Aphrodite’s Child, anche se nonostante una grandissima voce era assolutamente una persona stonatissima, però questa sua stonatura era affascinante e Vittorio l’aveva sposata. Andrea l’ho conosciuto un anno in cui presentava il Festivalbar, dal momento che suo padre cominciava a fargli prendere un po’ la mano in previsione dell’eredità: è una persona molto preparata, solo che secondo me è stato un po’ viziato dall’incertezza in cui naviga in questo momento il mondo della musica e ha cominciato a fare più l’imprenditore che l’art director, e l’imprenditore dimentica un po’ la parte artistica. Per me patty pravoVittorio da lassù ci sta guardando, e con la sua fantasia sta cercando di ispirare Andrea, che ha tutte le possibilità di concludere con Mediaset e di ricominciare con la RAI: tanto ormai è la stessa pappa, però secondo me è vero quello che dice Francesco Facchinetti, che ‘la musica batte solo sul Due’ – su Raidue appunto, dove allora era una serata evento di fine estate”. Conclude la simpatica cantautrice trevigiana: “Io ho un sacco di idee da dire a Andrea e vorrei potergliele esporre per far rinascere il Festivalbar: ci tengo perché lo considero veneto come il Leone d’Oro, e deve tornare ad essere una manifestazione che parte dal Veneto”.
Strano destino che l’annuncio della sospensione del Festivalbar sia avvenuto nel giugno 2008, lo stesso periodo in cui, in maniera egualmente improvvisa, ci ha lasciato Dino Risi, il “maestro” della commedia all’italiana che – insieme al più intimista Antonio Pietrangeli – più aveva utilizzato le canzonette da juke-box nei suoi film di maggior successo, per sottolineare gli stati d’animo dei personaggi e, pertanto, fare critica di costume: se infatti volessimo rileggere la storia del nostro Paese dagli anni Sessanta ad oggi attraverso le evoluzioni dei gusti musicali del popolo italico, più che a un Festival di Sanremo ormai sempre più lontano da questi da una quarantina d’anni a questa parte, salvo rarissime eccezioni (l’aveva ben capito Luigi Tenco, che, dopo essere stato escluso dalla finale della più popolare manifestazione canora nazional-popolare italiana, s’è suicidato lasciando un bigliettino con su scritto: “In un mondo in cui va in finale Io, tu e le rose non c’è posto per me”), è proprio al Festivalbar che ci dovremmo rivolgere.
Basterebbe solo pensare che per più generazioni una sua edizione ha significato l’inizio e la fine della stagione estiva, quella in cui i giovani (il pubblico a cui ovviamente la trasmissione era maggiormente destinata) vivono i primi amori e le prime esperienze importanti di socializzazione: credo non esista persona che non abbia associato un proprio ricordo giovanile ad almeno un brano lanciato dal Festivalbar nella sua storia ultraquarantennale.
Per questo mi piace pensare che, come nel finale di un film pur poco riuscito come Splendor di Ettore Scola il pubblico torna a riempire la sala di un cinema di provincia che sta per essere demolito dopo tanti anni di attività, tutti gli aficionados di più generazioni tornino a riempire l’Arena di Verona, “storica” cornice della finale del Festivalbar, per poter tornare ad ascoltare i loro beniamini sul palco. “Sono solo canzonette”, ammonirebbe Edoardo Bennato: ne siamo proprio sicuri?
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Festivalbar

Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Festivalbar&action=history

Festivalbar

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
Festivalbar
Anni di produzione: 1964 - ...
Durata: 180'
Genere: Musicale
Prodotto da:  
Prodotto da: {{{Produttore}}}
Presentatore:  
Rete: Italia Uno
Regista:  
Sito web:  
 Progetto:Televisione

Il Festivalbar è una manifestazione canora estiva, che si svolge ogni anno in Italia a partire dal 1964.

Indice

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Cenni storici [modifica]

In origine, nel 1964, la gara tra canzoni avveniva attraverso gli ascolti rilevati dai juke-box disseminati nei bar di tutta Italia (di qui il nome). La manifestazione aveva quindi solo una premiazione finale, che a partire dal 1968 diventò una vera e propria serata televisiva e venne trasmessa in RAI fino al 1982.

Dal 1983 in poi, con il passaggio alle reti Mediaset, la manifestazione cambia regolamento e format, piegandosi maggiormente alle logiche degli ascolti televisivi e divenendo uno spettacolo itinerante, ripreso settimanalmente da una diversa piazza della penisola.
 

Il patron storico della manifestazione è stato Vittorio Salvetti. Alla morte di quest'ultimo nel 1998, alla guida dell'evento canoro dell'estate italiana è subentrato il figlio Andrea Salvetti, che continuando l'opera del padre ha fatto restare il Festivalbar sulla cresta dell'onda fino ad oggi.

 

Canzoni Vincitrici [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Albo d'oro del Festivalbar.

 

Album vincitori [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Albo d'oro del Festivalbar.

 

Edizioni recenti [modifica]

 

Festivalbar 1995 [modifica]

 

Festivalbar 1996 [modifica]

 

Festivalbar 1997 [modifica]

 

Festivalbar 1998 [modifica]

 

Festivalbar 1999 [modifica]

 

Festivalbar 2000 [modifica]

 

Festivalbar 2001 [modifica]

 

Festivalbar 2002 [modifica]

 

Festivalbar 2003 [modifica]

 

Festivalbar 2004 [modifica]

 

Festivalbar 2005 [modifica]

 

Festivalbar 2006 [modifica]

 

Festivalbar 2007 [modifica]

La 44esima edizione del Festivalbar andrà in onda da martedì 19 giugno su Italia 1. Le prime due puntate saranno registrate il 15 giugno a Milano, per poi approdare il 29 e il 30 giugno a Catania dove verranno registrate altre tre puntate, mentre il 7 settembre a Verona verranno registrate le puntate finali, e andranno in onda il 10 e l'11 settembre

Il cast del gala: 30 Seconds to Mars, Biagio Antonacci, Daniele Silvestri, Dolores O'Riordan, Elisa, Fabrizio Moro, Finley, Francesco Renga, Irene Grandi, Le Vibrazioni, Macy Gray, Mario Biondi, Max Pezzali, Miguel Bosè, Neffa, Negramaro, Nek, Pino Daniele, Raf, Simone Cristicchi, Tiromancino, Tokio Hotel, Zero Assoluto, Zucchero.

Altri progetti [modifica]

 

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