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| Dalmatia Travel Guide Edit This The best resource for sights, hotels, restaurants, bars, what to do and see komarna beach komarna beach jan skov Dalmatia is the name that is used for the coastline of Croatia, stretching from Zadar and Istria in the north to Dubrovnik to the south. The coastline is dotted with historic towns. Combine that with a sunny climate and dozens and dozens of islands with secluded beaches and you have a dream holiday destination. _________Klek Travel Guide Edit This The best resource for sights, hotels, restaurants, bars, what to do and see i matko siljeg Klek ,a little Adriatic sea town ,situated in splendid cove by the road between Split and Dubrovnik. This history landed area used to belong to the famous republic of Dubrovnik. Nowadays, it has some 200 inhabitants who live off fruit, vegetables, olive growing, as well as fishing and tourism. Part or or all of this text stems from the original article at: www.klek.info ________Komarna Travel Guide Edit This The best resource for sights, hotels, restaurants, bars, what to do and see waterfront waterfront jan skov Komarna lies in the Dubrovnik-Neretva region facing Peljesac Penninsular and the Bay of Mali Ston. The village is perfect for a family holiday and as a base for sightseeing in the area where there aree many interesting places worth a visit. Places like Mostar. Medjugorje, Narona, Ston and Mali Ston - and off course Dubrovnik- ________Makarska Travel Guide Edit This The best resource for sights, hotels, restaurants, bars, what to do and see Makarska is locate in Dalmatia, about 60 km southeast of Split and 140 km northwest of Dubrovnik. _________OMIŠ Travel Guide Edit This The best resource for sights, hotels, restaurants, bars, what to do and see Omiš je gradic u srcu Dalmacije i nalazi se na ušcu rijeke Cetine. Omiš se nalazi 21 kilometar jugoistocno od najveceg dalmatinskog grada Splita s kojim je jako dobro prometno povezan (autobusna linija svakih 20 minuta). Povijest ovog malog gradica je duga i jako zanimljiva. Na tako malom lokalitetu možete razgledati mnoštvo kulturno- povijesne znamenitosti . ( Crkve koje datiraju od X. do XVIII. stoljeca, mnoštvo spomenika, tvrdava, muzej i drugo.) Danas je Omiš i njegova okolica okrenuta razvoju turizma i zahvaljujuci prirodi koja ga okružuje, daje mu znacajno mjesto u hrvatskom turizmu, možda ne još, ali uskoro sigurno. Na tom podrucju od 30 kilometara ( Jesenice , Dugi Rat , Duce , Grad Omiš , Stanici , Celina Zavode , Lokva Rogoznica , Mimice , Medici , Marušici , Pisak ) koliko je duga omiška rivijera nalaze se sve vrste plaža koje postoje. |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Dalmazia Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dalmazia&action=history DalmaziaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.La Dalmazia (in croato Dalmacija) è una regione geografica sulla costa orientale del Mar Adriatico, che si estende dall'isola di Pago (Pag) a nord-ovest alle Bocche di Cattaro (Boka Kotorska) a sud-est. La Dalmazia interna (Zagora) si estende fino a 50 km verso l'interno nella parte nord, e per solo pochi chilometri nella parte sud. Mappa della Croazia con evidenziata la Dalmazia La Dalmazia croata è attualmente composta da quattro contee, le cui capitali sono Zara (Zadar), Sebenico (Šibenik), Spalato (Split) e Ragusa (Dubrovnik). Le principali isole dalmate sono: Pago (Pag), Isola Lunga (Dugi Otok), Ugliano (Ugljan), Pasmano (Pašman), Incoronate (Kornati), Brazza (Brač), Lesina (Hvar), Curzola (Korčula), Lissa (Vis), Lagosta (Lastovo) e Meleda (Mljet). Le più grandi montagne della Dalmazia sono Dinara, Mosor, Kozjak e Biokovo. Le più lungi fiumi sono: Zermagna (Zrmanja), Cherca (Krka), Cetina e Narenta (Neretva). A causa del modo in cui scorrono le correnti marine e a come i venti soffiano sull'Adriatico, l'acqua di mare è molto più pulita e calda che sulla costa italiana e questo, assieme l'immenso numero di cale, isole, canali, rende la Dalmazia particolarmente attrattiva per le regate e il turismo nautico in generale quindi esiste un discreto numero di porti turistici. La Dalmazia è anche dotata di diversi parchi nazionali che sono attrazioni turistiche: Paklenica, l'arcipelago delle Incoronate (Kornati), le rapide del fiume Cherca (Nacionalni park "Krka") e l'isola di Meleda.
[modifica] Storia
[modifica] L'Illiria e l'Impero RomanoLa storia della Dalmazia iniziò quando le tribù, dalle quali la regione prende il nome, si dichiararono indipendenti da Genzio, il re dell'antica Illiria, per fondare una repubblica. La sua capitale era Delminium, la collocazione della quale è sconosciuta (probabilmente presso l'attuale Tomislavgrad, nel territorio della Bosnia-Erzegovina); il suo territorio si estendeva verso nord dal fiume Narenta al fiume Cetina e in seguito sino il Cherca, dove raggiungeva i confini della Liburnia. L'Impero Romano iniziò l'occupazione dell'Illiria nell'anno 168 a.C. formando la provincia dell'Illiricum. Nel 156 a.C. i Dalmati vennero attaccati per la prima volta da un esercito romano e costretti a pagare tributo. Nel 10, durante il regno di Augusto, l'Illiricum venne diviso in Pannonia a nord e Dalmazia a sud, dopo che l'ultima di molte furiose rivolte era stata schiacciata da Tiberio nel 9. Questo evento fu seguito dalla totale sottomissione e dalla pronta accettazione della civiltà latina che si diffuse in tutta l'Illiria. La provicia di Dalmazia si espanse verso l'interno per coprire tutte le Alpi Dinariche e gran parte della costa adriatica orientale: la sua capitale fu la città di Salona, ora Solin. L'imperatore Diocleziano rese famosa la Dalmazia costruendovi per sé un palazzo a pochi chilometri a sud di Salona, ad Aspalathos (Spalato). Altre città dalmate dell'epoca erano:
Il collasso dell'Impero Romano d'Occidente lasciò la regione soggetta ai dominatori Goti, Odoacre e Teodorico, dal 476 al 535, quando venne annessa all'Impero Romano d'Oriente di Giustiniano. Nel 475, si rifugiava in Dalmazia l’imperatore Giulio Nepote, mentre a Ravenna veniva elevato alla porpora Romolo Augustolo. Nel 476 venne deposto da Odoacre e, l’Impero romano d’occidente cessava di esistere. Ma Giulio Nepote fece sopravvivere in Dalmazia le insegne dell’Impero ed il senso della romanità sino al 480, quando venne ucciso, in seguito ad una congiura di palazzo, “haud longe a Salona sua in villa”, in una sua villa non lontana da Salona, cioè nel palazzo di Diocleziano.
[modifica] Città romanze e stati slaviCon le invasioni barbariche del VII sec., gli Avari spinsero in avanti alcune tribù slave che penetrarono nei Balcani e tendedendo all’ Adriatico. Le genti romane, ripiegarono progressivamente verso la costa adriatica, raccogliendosi e difendendosi nelle città fortificate della Dalmazia (Zara, Spalato, Ragusa, Traù, ecc.). Mentre gli slavi raggiungevano il mare lungo il Canale della Morlacca a nord di Zara, ed il litorale a sud di Spalato, nelle città romane sorgevano i municipi, con analoghe caratteristiche di quelli della Penisola italiana, vivificati dalla continuità degli scambi con l’altra sponda dell’ Adriatico. Gli Slavi, insediatisi alle foci della Narenta, si dettero alla pirateria, e le città dalmate chiesero aiuto a Venezia che, minacciata pur essa nei suoi traffici, decise di intervenire. Le popolazioni native che parlavano lingua romanza vivevano al sicuro a Ragusa, Zara e in altre grandi città mentre i distretti di campagna venivano insediati dagli slavi che erano nel processo di essere cristianizzati. La regione venne quindi divisa tra due differenti comunità spesso inizialmente ostili. Cessato il pericolo degli eserciti avaro-slavi, i romani della costa che avevano cercato rifugio in luoghi difficilmente accessibili e nelle isole si riorganizzarono per riconquistare parte del territorio perduto. Partendo dalle isole di Solta, Brazza e Curzola i latini ripresero il controllo del territorio salonitano. Il Palazzo di Diocleziano divenne uno dei luoghi della resistenza e della rinascita latina. Più a sud i profughi latini di Epidaurum fondarono Ragusa e quelli di Acrivium la cittadina di Cattaro. Nonostante le continue lotte e stravolgimenti due importanti elementi rimasero sempre vivi nello spirito dei superstiti romani della Dalmazia: la tradizione cristiana e la tradizione municipale. Nell'806 la Dalmazia venne temporaneamente annessa al Sacro Romano Impero ma le città vennero restituite a Bisanzio con il Trattato di Aquisgrana nell'812. I Saraceni devastarono le città più meridionali nell'840 e 842 ma questa minaccia fu eliminata da una campagna comune franco-bizantina nell'871. A partire dagli anni 830 il ducato di Croatia controllava le parti settentrionali e centrali della Dalmazia. L'instaurazione di relazioni cordiali tra le città romanze e il ducato croato iniziò seriamente con il regno del duca Mislav (835), che firmò un trattato di pace ufficiale con Pietro Tradonico, doge di Venezia, nell'840 e iniziò a donare terreni alle chiese delle città. I ducati meridionali di Pagania, Zahumlje, Travunia e Doclea vennero autogovernati dal proprio popolo croato che era misto di pagani e cristiani. Alcuni storici si sono riferiti alle parti di Dalmazia sotto la Croazia come Croazia Bianca e ai ducati meridionali come Croazia Rossa; si noti anche che questi territori si estendevano molto più all'interno di quanto non faccia l'attuale Dalmazia. I Narentani di Pagania (che prendevano il nome dal fiume Narenta, in lingua croata: Neretva), dediti alla pirateria in Adriatico, sconfissero le flotte veneziane inviate contro di loro nell'840 e nell'887 e per più di un secolo vollero tributi da Venezia stessa; il doge Pietro Orseolo II li sconfisse nel 998 e assunse il titolo di duca di Dalmazia ma senza pregiudizio per la sovranità bizantina. Nel frattempo i re croati vollero tributi dalle città bizantine Traù, Zara e altre quindi consolidarono il loro potere in città divenute croate, o fondate e colonizzate da questi, come Nin-Nona (Enona), Zaravecchia (Biograd) e Sebenico (Šibenik); presero inoltre il controllo sui confinanti ducati meridionali. Le differenze tra i due centri di cristianità fu un importante fattore nella vita politica della Dalmazia.
La posizione geografica delle città-stato dalmate era sufficiente a spiegare la poca influenza esercitata dalla cultura bizantina attraverso tutti i sei secoli (535-1102) durante i quali la Dalmazia fu parte dell'Impero Romano d'Oriente. Verso la fine di questo periodo il dominio bizantino tese a essere sempre più nominale.
[modifica] Rivalità tra Venezia e Ungheria in Dalmazia, 1102-1420Quando le città-stato persero gradualmente tutta la protezione di Bisanzio, essendo incapaci di unirsi in una lega difensiva a causa dei loro dissensi interni, dovettero rivolgersi verso Venezia o verso l'Ungheria per trovare appoggio. Ognuna delle due fazioni politiche aveva supporto all'interno delle città-stato dalmate, supporto che era basato principalmente su ragioni economiche. I veneziani, ai quali i dalmati erano già legati per linguaggio e cultura, potevano permettersi di concedere dei termini liberali, in quanto il loro scopo principale era d'impedire lo sviluppo di qualsiasi pericoloso competitore politico o commerciale nell'Adriatico orientale. La comunità marinara in Dalmazia guardò a Venezia come alla padrona dell'Adriatico. In cambio della protezione, le città spesso fornirono un contingente all'esercito o alla marina del loro protettore e talvolta pagavano tributo in moneta o in natura. Arbe (Rab), a esempio, pagava annualmente cinque chili di seta o due di oro a Venezia. L'Ungheria dall'altra parte sconfisse l'ultimo re croato nel 1097 e avanzò pretese su tutte le terre dei nobili croati sin dal Trattato del 1102. Re Colomano procedette alla conquista della Dalmazia nel 1102-1105. I contadini ed i mercanti che commerciavano verso l'interno favorirono l'Ungheria in quanto loro vicino più potente che affermò i loro privilegi municipali. Soggetti all'assenso regale, essi potevano eleggere i loro magistati principali, vescovi e giudici. La loro legge romana rimase valida. Gli fu addirittura permesso di concludere alleanze separate. Nessuno straniero, nemmeno un ungherese, poteva risiedere in una città dove non era il benvenuto; e l'uomo a cui non piaceva il dominio ungherese poteva emigrare con tutti i suoi beni e proprietà. Al posto dei tributi, le entrate delle dogane erano in alcuni casi divise equamente tra il re, i magistrati, i vescovi e la municipalità. Questi diritti e i privilegi analoghi garantiti da Venezia erano, comunque, troppo spesso infranti. Le guarnigioni ungheresi s'insediarono in città che non le volevano mentre Venezia interferiva con i commerci, la nomina dei vescovi e il possesso dei domini comunali. Di conseguenza i dalmati rimasero leali solo quando era nel loro interesse e si ebbero frequenti insurrezioni. Anche a Zara sono registrate quattro rivolte, tra il 1180 e il 1345, ma quest'ultima venne trattata con speciale considerazione dai suoi padroni veneziani, che consideravano il suo possesso fondamentale per la loro influenza marittima. I croati e dalmatoromani, un tempo rivali, iniziarono a contribuire alla civilizzazione comune e Ragusa ne fu l'esempio primario. Nel XIII secolo, i nomi dei membri del consiglio ragusano erano misti, nel XV secolo la letteratura era largamente croata e la città veniva spesso chiamata con il suo nome slavo ossia Dubrovnik. La dubbiosa lealtà dei dalmati tendette a protrarre la lotta tra Venezia e Ungheria, che venne ulteriormente complicata da discordie interne dovute principalmente al diffondersi della eresia bogomila e a molte influenze esterne. Le città di Zara, Spalato, Trau e Ragusa e i territori circostanti cambiarono di mano diverse volte tra Venezia, Ungheria e i Bizantini durante il XII secolo. Nel 1202, le armate della Quarta Crociata resero assistenza a Venezia occupando Zara in sua vece. Nel 1204 le stesse armate conquistarono Bisanzio ed eliminarono definitivamente l'Impero d'Oriente dalla lista dei contendenti al territorio dalmata. L'inizio del XIII secolo fu segnato dal declino nelle ostilità esterne. Le città dalmate iniziarono ad accettare la sovranità straniera (principlamente di Venezia) ma alla fine tornarono al precedente desiderio di indipendenza. L'invasione Tartara indebolì gravemente l'Ungheria, al punto che nel 1241, il re Adalberto IV dovette rifugiarsi in Dalmazia (nella fortezza di Clissa/Klis). Le orde Tartare attaccarono le città dalmate negli anni seguenti ma alla fine si ritirarono. I Croati non erano più considerati dai cittadini come gente ostile, infatti il potere di certi magnati croati, in particolare i Conti Šubić di Bribir, fu talvolta supremo nei distretti settentrionali (nel periodo tra il 1295 e il 1328). Nel 1346, la Dalmazia venne colpita dalla peste nera. La situazione economica era povera e le città divennero sempre più dipendenti da Venezia. Stefano Tvrtko, il fondatore del Regno Bosniaco, fu in grado, nel 1389, di annettersi il litorale Adriatico tra Cattaro e Sebenico, addirittura reclamò il controllo sulla costa settentrionale sino Fiume a eccezione della veneziana Zara e della sua alleata indipendente Ragusa. Tutto ciò fu solo temporaneo, mentre ungheresi e veneziani continuavano la loro disputa sulla Dalmazia quando Tvrtko morì nel 1391. Una lotta interna all'Ungheria, tra Re Sigismondo e il casato napoletano degli Angiò, ebbe dei riflessi anche sulla Dalmazia: agli inizi del XV secolo, tutte le città dalmate accolsero la flotta napoletana ad eccezione di Ragusa. Il duca bosniaco Hrvoje controllò la Dalmazia per conto degli Angioini, ma successivamente concesse la sua lealtà a Sigismondo. Per un periodo di vent'anni, questa lotta indebolì l'influenza ungherese. Nel 1409, Ladislao di Napoli vendette i suoi diritti sulla Dalmazia a Venezia per 100.000 ducati. Venezia, entro il 1420, prese gradulmente possesso di gran parte della Dalmazia. Nel 1437, Sigismondo riconobbe il dominio veneziano sulla Dalmazia in cambio di 10.000 ducati. La città di Almissa (Omiš) cedette a Venezia nel 1444 e solo la Repubblica di Ragusa preservò la sua libertà.
[modifica] Dominio veneziano e turco, 1420-1797Seguì un intervallo di pace, ma nel frattempo l'avanzata turca continuava. L'Ungheria fu essa stessa assalita dai Turchi, e non poté più permettersi di cercare il controllo della Dalmazia. Costantinopoli cedette all'Impero Ottomano nel 1453, la Serbia nel 1459, la Bosnia nel 1463, e l'Erzegovina nel 1483. Di conseguenza i confini turchi e veneziani s'incontrarono e le guerre di frontiera furono incessanti. Ragusa cercò la sicurezza grazie ad un'abile diplomazia che seppe stringere buoni rapporti con gli invasori, e in un caso particolare vendette due piccole strisce di territorio (Neum a nord e Sutorina a sud) agli Ottomani, allo scopo di evitare, con due zone-cuscinetto, il contatto via terra coi territori veneziani. Nel 1508 l'ostile Lega di Cambrai costrinse Venezia a ritirare le sue guarnigioni dal servizio interno, e dopo aver rovesciato l'Ungheria nel 1526 i Turchi furono in grado di conquistare gran parte della Dalmazia per il 1537. La pace del 1540 lasciò a Venezia solo le città marittime, l'interno formava una provincia turca, governata dalla fortezza di Clissa (Klis) da un Sanjakbeg, ovvero un amministratore con poteri militari. Gli slavi cristiani, evacuando i territori occupati dai Turchi, si riversavano sulla costa e sulle isole ed affollavano ora le città. Iniziarono così a superare numericamente la popolazione italiana e a rendere la loro lingua sempre più diffusa. La comunità di pirati e mercenari degli uscocchi fu in origine una banda di questi fuggitivi, come evidenzia il nome stesso; le loro imprese contribuirono al rinnovarsi della guerra tra Venezia e Turchia (1571-1573). Gli arruolati veneti di Dalmazia (o schiavoni) prestarono servizio per la patria veneta. Durante la Battaglia di Lepanto, ad esempio, nuumerosi erano i dalmati imbarcati nella flotta veneziana che assieme a Spagna, Austria, Stato Pontificio e Repubblica di Genova sconfisse la marina turca. Una nuova guerra scoppiò nel 1645 e si protrasse intermittentemente fino al 1699, quando la pace di Karlowitz diede l'intera Dalmazia a Venezia, inclusa la costa dell'Erzegovina, ma ad eccezione dei domini di Ragusa e della fascia protettiva di territorio Ottomano che la circondava. Dopo ulteriori combattimenti, questa delimitazione venne confermata nel 1718 dal Trattato di Passarowitz. La Dalmazia sperimentò un periodo d'intensa crescita economica e culturale nel XVIII secolo, dato il modo in cui le rotte commerciali con l'interno vennero ristabilite in tempo di pace. È da notare che i cristiani migrarono dai territori in mano ottomana verso le città dalmate, talvolta convertendosi anche dall'Ortodossia al Cattolicesimo. Furono molti i dalmati e gli istriani che migrarono in terra veneta d'italia, e da pieni cittadini della Repubblica Veneta alcuni diventarono anche rinomati personaggi del luogo, come ad esempio a Padova, dove i Tonzig ebbero anche un Vescovo e un sindaco. Questo periodo venne bruscamente interrotto dalla caduta della Repubblica di Venezia nel 1797.
[modifica] L'epoca napoleonica, 1797-1815Alla fine del 1797 Napoleone e gli Asburgo d'Austria firmarono il Trattato di Campoformio: cedendo il Belgio alla Francia, gli Asburgo ottenevano la ex-Repubblica di Venezia e quindi la Dalmazia. Le repubbliche di Ragusa e Poglizza (Poljica) mantennero la loro indipendenza e Ragusa divenne ricca grazie alla sua neutralità durante il periodo delle guerre napoleoniche. In base al Trattato di Presburgo del 1805, Istria, Dalmazia e le Bocche di Cattaro vennero date alla Francia, così come le cosiddette province Illiriche. Il 19 febbraio 1806, il generale francese Dumas emanava il proclama d'unione della Dalmazia al Regno d'Italia dal titolo Dalmati! L'Imperatore Napoleone, re d'Italia, vostro Re, Vi rende la Vostra Patria. Nel 1806, la Repubblica Ragusea soccombette alle truppe straniere (francesi) guidate dal Generale Marmont (mantenendo ancora per due anni una relativa autonomia), lo stesso anno una forza russa cercò di contrastare i francesi prendendo le Bocche di Cattaro. I Russi indussero i Montenegrini a portargli aiuto ed essi procedettero a prendere le isole di Curzola (Korčula) e Brazza (Brač) ma non fecero ulteriori progressi e si ritirarono nel 1807 rispettando il Trattato di Tilsit. Ragusa venne ufficialmente annessa alle province Illiriche nel 1808. Nel frattempo anche gli Inglesi erano riusciti ad occupare l'isola di Lissa, mantenendola per alcuni anni la utilizzarono come testa di ponte per contrastare la potenza militare e gli interessi economici francesi in Adriatico. Nel 1809, la guerra scoppiò di nuovo tra l'Impero Francese e l'Impero Austriaco (costitutosi tre anni a seguito del disfacimento del Sacro Romano Impero) . Nell'estate, le forze austriache ripresero la Dalmazia, ma questa situazione durò solo fino al Trattato di Schönbrunn dell'autunno dello stesso anno. Nel 1813 a seguito della disastrosa campagna di Russia, Napoleone fu sconfitto a Lipsia e costretto all'esilio nell'isola d'Elba. L'Impero Austriaco rioccupò la Dalmazia con una rapida campagna militare.
[modifica] Dominio austriaco, 1815-1918Il ritorno definitivo della Dalmazia all'Austria fu sancito dal Trattato di Parigi del 30 maggio 1814. Poco dopo il Congresso di Vienna ridisegnò il nuovo ordine geopolitico europeo. L'Impero Austriaco costituì la Dalmazia in regno (o provincia) con capitale a Zara, a sua volta diviso in quattro circoli (Zara, Spalato, Ragusa e Cattaro).
[modifica] L'età dei nazionalismi
Nell'Ottocento, come conseguenza del periodo napoleonico, si assistette al sorgere (se non alla creazione ex-novo) delle coscienze nazionali di molti popoli europei (epoca del nazionalismo romantico). In Italia cominciò il periodo del Risorgimento e anche nei Balcani cominciarono a nascere la coscienze nazionali, inizialmente per il diffondersi delle idee del movimento panslavista. Nel 1815, la Serbia raggiunse l'indipendenza e concepì l'idea di unire tutti gli slavi del sud in un'unica nazione. Assieme alla Russia fomentò la nascita del nazionalismo slavo nei Balcani. Dopo la prima guerra di indipendenza italiana, cambiò la politica austriaca in Istria e Dalmazia. Gli italiani non erano più considerati affidabili avendo manifestato il loro nazionalismo. L'Italia si costituì in stato nel 1861 e riuscì ad annettere il Veneto nel 1866. L'Austria, intimorita, cercò di favorire il nazionalismo croato, per contrastare l'irredentismo italiano, da un lato e quello serbo dall'altro. Fu in questo contesto che in Dalmazia e Croazia iniziò il "risorgimento popolare croato" (hrvatski narodni preporod); in questo periodo, fra le altre cose, vennero studiate e fissate le regole della moderna lingua croata. Fino a questo momento i Dalmati avevano vissuto senza pregiudizi legati alla lingua parlata ed ancora inesistenti concetti di “nazionalità”, la cui nascita portò alle prime tensioni fra gli italiani, concentrati nelle città costiere (in molte delle quali erano in maggioranza), e i croati che erano il gruppo maggioritario. Come accade in altre zone miste, le diverse etnie e linguaggi spesso si mescolavano e si sovrapponevano fra loro, rendendo arbitraria l’attribuzione di una nazionalità, che a volte fu il risultato di scelte personali e a volte il risultato della propaganda delle diverse potenze nazionali. I diversi gruppi nazionali, infatti, si prodigarono per volgere a proprio favore le situazioni incerte, onde aumentare la propria consistenza numerica. La Serbia influenzò i dalmati di religione ortodossa e, grazie anche alla propaganda del clero, ne volse a proprio favore i sentimenti nazionali. L’Austria, come già detto, favorì l’affermarsi delle nazionalità croata: tutte le scuole italiane furono sistematicamente chiuse. Con alchimie elettorali si fece in modo di far afferamare i partiti croati. La consistenza della comunità italiana nella città costiere diminuì costantemente, tanto che alla vigilia della I guerra mondiale solo a Zara era rimasta una maggioranza italiana.
[modifica] La prima guerra mondialeIl Regno d'Italia partecipò alle prima guerra mondiale, a fianco delle nazioni della Triplice Intesa, uscendo vincitore dal conflitto. Dopo la guerra, in base al Patto di Londra con cui aveva negoziato la propria entrata in guerra, l'Italia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia settentrionale incluse le città di Zara, Sebenico e Tenin. Tuttavia, in base al principio della nazionalità propugnato dal presidente americano Woodrow Wilson, la Dalmazia venne annessa al neocostituito Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, con l'eccezione di Zara (in stragrande maggioranza italiana) e dell'isola di Lagosta, che con altre tre isole vennero annesse all'Italia.
[modifica] Il secolo breve, 1918-1991
[modifica] La Dalmazia fra le due guerreParallelamente allo spostamento di molti Italiani dalla Dalmazia verso Zara, l'Istria, e Trieste iniziò, dopo la Prima Guerra Mondiale, un controesodo di Croati e Sloveni dalle regioni annesse dagli Italiani (Istria, Fiume e Zara), soprattutto a causa del tentativo d'italianizzazione condotto dal Fascismo. Si calcola che tra 35.000 e 57.000 slavi, dipende dalle stime degli storici, abbandonarono, nel periodo tra le due guerre, i luoghi dove vivevano.
[modifica] La seconda guerra mondiale
Nell'aprile del 1941, il Regno di Jugoslavia, fu occupato dalle potenze dell'Asse, la parte la Dalmazia settentrionale fu annessa al Regno d'Italia, mentre il resto venne annesso al neocostituito Regno di Croazia. Nel paese si innescò una spaventosa e crudele guerra civile. Numerosi crimini di guerra furono commessi da tutte le parti in causa: tedeschi, italiani e croati ustasha e dai vari movimenti collaborazionisti e resistenti. Quella in Jugoslavia fu contemporaneamente una guerra di resistenza contro le potenze dell'asse, e una guerra civile fra le diverse etnie del paese, e in un secondo momento anche una guerra civile fra differenti fazioni partigiane. Nel settembre del 1943, con la capitolazione dell'Italia, la parte italiana della Dalmazia venne occupata dall'esercito tedesco ed annessa allo Stato Indipendente di Croazia. Nella seconda metà del 1944, i partigiani comunisti di Josip Broz Tito, riforniti dagli alleati, conquistarono tutta la regione. A partire dal 1943, cominciò l'esodo degli italiani della Dalmazia che si protrasse per parecchi anni e fu pressoché totale.
[modifica] La Repubblica Socialista di JugoslaviaDopo la guerra venne costituita la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. La Dalmazia fu divisa fra tre delle repubbliche federali: quasi tutto il terriorio andò alla Croazia, le Bocche di Cattaro andarono al Montenegro e una piccola striscia costiera nei pressi di Neum andò alla Bosnia-Erzegovina.
[modifica] La fine della Jugoslavia (1991)
Nel 1991, dopo la dichiarazione d'indipendenza di Slovenia e Croazia, la Jugoslavia si disintegrò. I serbi della Dalmazia del nord, con l'aiuto della Jugoslavia, dichiararono a loro volta l’indipendenza, proclamando la Repubblica Serba della Krajina. Contemporanemente l'esercito federale jugoslavo (controllato dai serbi) iniziò una campagna militare contro la Croazia. Ne seguì una guerra in cui furono commessi crimini di guerra da tutte le fazioni in lotta, anche contro la popolazione civile. Si ricordano tristemente, fra numerosi altri, i massacri compiuti contro le popolazioni croate dei villaggi di Škabrnja e Nadin e i bombardamenti di Zara e Ragusa a opera di serbi e montenegrini. Si ricordano dall'altro lato i crimini commessi dall'esercito croato durante la riconquista della Krajina nel 1995, che ebbe come conseguenza finale la fuga dalla regione di quasi tutta la popolazione serba (oltre 200.000 persone). Oggi la Dalmazia è di nuovo in pace, anche se resta aperto il problema del rientro dei profughi. Anche la questione dei criminali di guerra suscita laceranti divisioni, come nel caso del controverso generale croato Ante Gotovina, attualmente sotto processo per i crimini commessi durante la riconquista della Kraijna.
[modifica] La comunità italiana in DalmaziaAttualmente in Dalmazia vi sono comunità italiane di modestissima entità numerica, ultima testimonianza di una presenza che discende direttamente dalle popolazioni di lingua romanza sopravvissute alle invasioni slave. La comunità italiana agli inizi del XIX secolo era ancora consistente ed era maggioritaria in alcuni dei maggiori centri costieri. Con l'affermarsi dell'concetto di nazionalismo romantico e il risveglio delle coscienze nazionali, cominciò la lotta fra gli italiani e gli slavi per il dominio sulla Dalmazia. La comunità italiana è stata praticamente cancellata da questo scontro fra opposti nazionalismi, che si è svolto in tre periodi differenti: 1) Tra il 1848 e il 1918 l'Impero Austroungarico favorì l'affermarsi dell'etnia slava per contrastare l'irredentismo della popolazione italiana. 2) Dopo la prima guerra mondiale, con l'annessione della maggior parte della Dalmazia alla Jugoslavia, si verificò l'esodo di circa 25.000 italiani verso Zara e l'Italia. Ai superstiti concentrati prevlentemente a Spalato e Ragusa (Dubrovnik), fu concessa la cittadinanza italiana a seguito del trattato di Rapallo. Zara la cui popolazione era in stragrande maggioranza italiana, fu annessa al Regno d'Italia. 3) Dopo la II guerra mondiale, tutta la Dalmazia compresa Zara fu annessa alla nuova Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia. La quasi totalità degli italiani prese la strada dell'esodo, che si svolse dal 1943 sino il 1960. Nell'ultima ondata di esuli si annoverano alcuni dalmati celebri quali lo stilista Ottavio Missoni, lo scrittore Enzo Bettiza e i Luxardo (produttori del celebre liquore Maraschino). Oggi in Dalmazia è in corso il risveglio dell'identità degli ultimi italiani, che di recente hanno costituito delle Comunità degli Italiani [1] a Spalato, Zara, Cattaro ed altri centri dalmati.
[modifica] Dalmati famosi
[modifica] Voci correlate
[modifica] Riferimenti
[modifica] Collegamenti esterni
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