Adolescenza ***
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(Castellazzo)
Poesie in lingua milanese Cultura milanese
Cultura milanese
In queste pagine vengono riportati alcuni pezzi della nostra memoria con lo scopo di farli conoscere alle generazioni presenti, con la speranza che vengano da loro tramandati alle generazioni future, per tenere sempre vive le nostre tradizioni.

Alcuni brani sono tratti da pubblicazioni editoriali, e ringrazio gli editori che gentilmente mi hanno concesso il permesso a renderle pubbliche su questo sito.

Pertanto il materiale pubblicato è da ritenersi in visione e ad uso personale.
Per qualsiasi altro scopo, contattate gli editori che vengono citati al termine di ogni pezzo.
I GIOCHI SULLE DITA DI UNA MANO

Recentemente ho avuto modo di constatare come i bambini siano fondamentalmente sempre gli stessi.
Bambini di oggi che ho visto, con un certo stupore, interessarsi alle filastrocche che divertivano i loro coetanei di cento e più anni fa.
Le parole di queste "tiritere", a volte senza alcun senso logico e sconosciute ai più perché espresse in termini dialettali, hanno però un suono ritmato gradevole e perciò questi bambini dell'era tecnologica e telematica le hanno gradite, divertendosi nel ripeterle.
Quindi, quale migliore incentivo (o scusa) per riprendere qualcuna?
Per esempio quella seguente, che appartiene alla nostra tradizione orale, è una specie di gioco che si fa toccando le dita ai bambini, iniziando dal pollice per arrivare al mignolo, il quale viene rappresentato come il più furbo.

Quest chì l'è andaa al mercà,
quest chì l'ha compraa el pan,
quest chi l'ha portaa a cà,
quest chì l'ha faa la suppa,
quest chì l'ha mangiada tutta.

C'è una seconda versione, o meglio un'altra tiritera, perché la rassomiglianza è solo nel fatto che, alla fine, il ditino è quello che gode del lavoro altrui, mangiandosi quanto gli altri hanno procurato.

Quest chi l'è borla in del foss,
quest chì l'ha tiraa su,
quest chì l'ha sugaa,
quest chì l'ha faa la lacciada,
quest chi se l'è mangiada.

Fra i termini usati, forse l'unico che abbisogna di spiegazione è la lacciada, che significa frittella.
Un altro gioco, invece, incomincia dal mignolo ed arriva al ditone, in una serie di definizioni (con varianti), che sono legate spesso alle... funzioni principali di ciascun dito.

Netta-orecc, marmell, didin;
sposin;
longhignan, bicciolan;
frega-oeucc, schiscia-oeucc:
didon, mazzapioeucc.

Il termine sposin per indicare l'anulare è chiaro, dato che la vera degli sposi si infila su di esso (sinistro); cosi come longhignan per il medio, essendo il più lungo, mentre bicciolan contiene un significato un pò negativo: oltre che uomo alto e magro indica, infatti, anche una persona poco intelligente. Invece circa marmell quale sinonimo di mignolo non conosciamo spiegazioni particolari.

Articolo di Rosanna Simionato tratto da EL NOST PAES el giornal del Brianzoeu e del Milanes.



Facc de carton

di Caterina Sangalli Bianchi

Tratto da EL NOST PAES el giornal del Brianzoeu e del Milanes.


Che 'legria quand l'è Carnevaa!

Gh'è la gent che
se cambia eI vestii:
de pajasc, sbarlusent, coloraa,
de damin, cavalier o de strasc.
Tucc ghe par
de inversà la soa pel,
de sparì dal so mond, per quai dì,
de vardass in del luster d'on specc,
de sentiss on altr'omm.
Proppi inscì.

Quanti facc pitturaa de carton!…
Oeucc de strii, de maghèss, barbison,
quej che rid … (con la crappa de mort!)
quej che sonna, che vosa, che balIa
cont el coo casciaa dent in d'òn fior
e quaivun, in la pell de leon
ch'el se sent al sicur domà lì

Poeu, ven scur.
Carnevaa l'è fenii! …

EI leon l'è lì in terra …Svoiaa!
Pù damin, cavalier, barbison,
senza zipria, nè ross, nè bellett,
quanti facc istremii, slavaggiaa!

Facc bosiard, de malnatt, de sciguett,
facc de teppa, a carpògn, de drogaa ...
Prima ciocch … e lustritt e trombon.
Ma, poeu, l'omm el se troeuva sbiottaa.
Come on grill l'ha cantaa fin a dì,
poeu, l'ha miss la ghitarra sott'brasc

Via el carton
e desfescia i to strasc!
Con la faccia nettada, lughìda,
t'eet de vess, a bonn'ora in la strada
"galantòmm"
per giugà la partida
de quell gioeugh che no pòdom lassà.


TRADUZIONE

Che allegria quando è Carnevale!

C'è la gente
che si cambia il vestito:
di damine, cavalieri o di stracci.
A tutti pare
di rovesciar la sua pelle,
di sparir dal suo mondo, per qualche giorno,
di guardarsi dentro il lucido di uno specchio
di sentirsi un altro uomo.
Proprio così.

Quante facce dipinte di cartone! …
Occhi di streghe, di maghesse, di baffoni,
quelli che ridono … (con il teschio di un morto!)
quelli che suonano, che gridano, che ballano
con la testa cacciata dentro un fiore
e qualcuno, nella pelle di un leone
che si sente al sicuro soltanto lì …

Poi, vien buio.
Carnevale è finito! …

Il leone è lì in terra … Svuotato!
Non più damine, cavalieri, baffoni:
senza cipria, né rossetto, né belletto,
quante facce spaventate, smunte!

Facce bugiarde, di malvagi, di civette,
di teppisti, rugose, di drogati …
Prima ubriachi … e lustrini e tromboni.

Ma, poi, l'uomo si ritrova denudato.
Come un grillo ha cantato fino a giorno,
poi, si è messo la chitarra sottobraccio …

Getta la maschera
e liberati dagli stracci!
Con la faccia pulita, briosa,
devi essere, di buon'ora nella strada
"galantuomo"
per giocare la partita
di quel gioco che non possiamo lasciare.