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_________Antipasti:


Le ricette

* Antipasto di moneglia - Scabeggio
* Cappon magro
* Cundijun
* Frittelle - Friscieu
* Frittelle di farina di ceci - cuculli
* Melanzane sott'olio
* Panissa
* Pomodori fritti alla ligure
* Stecchi ripieni - Stecchi cö pin


_____Sughi:

Le ricette

* Aggiadda
* Machetto
* Pesto
* Salsa agliata
* Salsa di pinoli
* Salsa verde
* Sugo di carne
* Sugo di carne - tocco di carne
* Sugo di noci
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______Torte salate:


Le ricette

* Barbaguiai
* Farinata
* Farinata con i bianchetti
* Focaccia al basilico
* Focaccia con il formaggio
* Focaccia ligure
* Galletta
* Pisciadela
* Torta di carciofi
* Torta di cipolle
* Torta di zucca
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_____Zuppe e minestre:


Le ricette

* Acqua cotta
* Ciuppin
* Lattughe ripiene
* Minestra di ceci
* Minestrone alla genovese (Menestron)

______Primi Piatti:


Le ricette

* Baccilli accomodè
* Corzetti alla polceverasca
* Crepes al pesto
* Gasse (farfalle) con i piselli
* Pancotto
* Pansoti di magro
* Riso castagne e latte
* Riso con le acciughe
* Tagliatelle - Piccagge
* Testaroli
* Trenette al pesto
* Troffie di recco
* Trofie alla ligure
* Trofie di farina di castagne


_____Secondi piatti:


Le ricette

* Arrosto alla genovese
* Axelle (budelline) all'uso delle Cinque Terre
* Baccalà al verde
* Baccalà all'agrodolce
* Baccalà in agliata
* Baccalà in zimino
* Buridda di seppie
* Burridda ligure
* Cima alla genovese (cimma)
* Coniglio alla sanremese
* Frittata di carciofi
* Frittelle con lattuga
* Frittelle di baccala'
* Frittelle di bianchetti
* Gizzoa
* Moscardini in ammollo
* Pesce spada con pinoli, olive e capperi
* Pollo alle barbe di becco ( scorzobianca )
* Stoccafisso accomodato
* Stoccafisso accomudou
* Stracotto
* Stufato di trippe
* Tomaselle - tomaxelle
* Zucchine ripiene

___________Contorni:


Le ricette

* Cappelli d'ovoli al cartoccio
* Carciofi in imbrogliata
* Fagioli alla genovese
* Insalata nizzarda
* Preboggion
* Scorzonera alla salsa

_____Dolci:


Le ricette

* Anicini
* Biscotti del lagaccio
* Budino al latte
* Canestrelli
* Castagnaccio
* Ciavai ( torta di Chiavari )
* Focaccia dolce genovese
* Paciugo
* Pandolce
* Pandolce (II)
* Ravioli dolci
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da
http://it.wikipedia.org/wiki/Liguria
Cronologia/Autori:
http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Liguria&action=history Liguria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 


 

 Regione Liguria
Stato:  Italia
Zona: Italia nord-occidentale 
Capoluogo: Genova
Superficie: 5.410 km²
Abitanti: 1.610.134 31-12-05 
Densità: 298 ab./km²
Province: Genova, Imperia, La Spezia, Savona
Comuni: Elenco dei 235 comuni
Presidente: Claudio Burlando  dal 4.4.05
Sito istituzionale

La Liguria è una regione italiana dell'Italia Nord-Occidentale di 1.610.134 abitanti, con capoluogo Genova. Confina a sud con il Mar Ligure a ovest con la Francia (regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra), a nord con il Piemonte e con l'Emilia-Romagna, e a est con la Toscana. Comprende anche le province di Imperia, Savona e La Spezia. Il suo nome deriva dall'antica popolazione dei liguri.

 
 

Mappa della Liguria


 

È una regione di grande richiamo turistico per le sue bellezze naturali, fra cui, vicino alla Spezia, le notissime Cinque Terre -costituite dai cinque borghi marinari di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore- o Portofino, nel levante genovese -con il suo Parco e la sua famosa Piazzetta frequentata da celebrità di tutto il mondo- od ancora tutta la riviera ligure, detta dei Fiori nella sua parte occidentale, che si sviluppa fino a Sanremo e Ventimiglia.

Indice

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Geografia

 
 

La liguria per zone altimetriche

 

 

Le province liguri

Con i suoi 5.410 km² la Liguria è una delle regioni più piccole d'Italia, dopo Valle d'Aosta e Molise, ma è una delle più densamente popolate in quanto ospita quasi 1.577.474 abitanti per una densità di 292 ab/km², molto al di sopra della media nazionale. La regione è compresa tra le Alpi marittime e l'Appennino a nord e il Mar ligure a sud.

E' una regione prevalentemente montuosa (65,1%), mentre la restante parte del suo territorio è collinare (34,9%).


 

Per approfondire, vedi la voce Zone Altimetriche d'Italia.

 

Storia

Gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno, ma successivamente le migrazioni celtiche, come pure le colonizzazioni di fenici, greci e cartaginesi, hanno rimpiazzato i liguri a partire dal IV secolo AC.

La regione è stata sottomessa ufficialmente dai romani durante il II secolo AC.

Durante il Medio Evo, Genova ha preso gradualmente il controllo della maggior parte della Liguria.

Nel 1815 è stata annessa al Regno di Sardegna. Dal 1860 è parte dell'Italia.

 

Preistoria e epoca più antica

Vicino a Loano si sono trovate tracce dell'Uomo di Neandertal. Nella Grotta dei balzi rossi di Ventimiglia sono apparsi resti che ricordano l'Uomo di Cro-Magnon.

nelle grotte lungo il torrente pennavarie, nella valle omonima in territorio ingauno, sono stati ritrovati reperti umani risalenti fino a 7000 anni a.c.

A partire dal secondo millennio a.C. (neolitico) si hanno notizie della presenza dei liguri su un territorio molto vasto, corrispondente alla maggior parte dell'Italia settentrionale.
 

Comunemente si pensa che gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno spingendo la propria presenza fino alla costa mediterranea spagnola ad occidente ed al Tevere verso sud Est, colonizzando le principali isole come la Corsica, la Sardegna e la Sicilia. Poteva essere una popolazione di circa 200.000 persone, suddivise in varie tribù. Di loro ci restano numerosi prodotti ceramici.

Successivamente le migrazioni celtiche (che parlavano il leponzio o lepontico), come pure le colonizzazioni di fenici, greci e cartaginesi, hanno rimpiazzato i Liguri a partire dal IV secolo AC.

 

Epoca romana

Con la prima guerra punica (II secolo AC) i liguri si sono divisi tra alleati di Cartagine e alleati di Roma. Fu quando i romani conquistarono questo territorio, con l'aiuto dei Genuates, loro federati, che lo si chiamò Liguria, e che corrispondeva alla IX Regio dell'Impero romano, che si estendeva dalla costa fino alle rive del Po.

Nel 180 a. C. i Romani, per poter disporre della Liguria nella loro conquista della Gallia, dovettero deportare 47.000 Liguri Apuani, irriducibili ribelli, confinandoli nell'area Sannitica compresa tra Avellino e Benevento.

 

Alto medio evo

L'Alto Medio Evo è un periodo importante per Genova e la sua regione. Infatti, fatta salva per la puntata dei Longobardi di Rotari, la parte di regione protetta dagli Appennini resta salva dalle invasioni e viene, per così dire, ristretta sulla fascia costiera, perdendo tutto l'oltregiogo e quindi "obbligata" al mare. In tal modo si delina il suo futuro. Ad un ormai formale governo bizantino, viene sostituita la diluizione nelle tre marche Aleramica, Arduinica ed Obertenga, che originano il primissimo ceto nobiliare viscontile, e la successiva assegnazione alla Marca Marittima, con compiti di contenimento e vigilanza sull'alto tirreno da quello che era nel frattempo diventato un grande problema per la cristianità postcarolingia: i mori islamici.

 

L'ascesa di Genova

Il contatto, più spesso lo scontro, con questo problema fu per la Liguria e per Genova, le cui storie da ora in poi sono identificate, un evento ricchissimo di conseguenze. Certo, prima di tutto significò sangue e lacrime per le popolazioni, vittime di ripetute e terribili scorrerie ed abbandonate in prima linea. Ma con gli arabi arrivò, e fu magistralmente acquisito dai genovesi, una nuova e straordinaria dimensione culturale, fatta di conoscenza, tecniche ed esperienze di navigazione e di commerci, contatti mercantili con il resto di un Mediterraneo che diventava improvvisamente piccolo, che proiettò in meno di un secolo la città dalla pigra e lontano periferia di un impero in crisi al centro delle vicende di una cristianità in espansione. Furono infatti le crociate che riconobbero di fatto a Genova il ruolo di protagonista marittima che la accompagnerà nei secoli successivi.

 

La Repubblica di San Giorgio

Questo evento porta i genovesi nel centro del mondo, dove sono decisivi nella conquista di Gerusalemme (Præpotens Genuensium præsidium), dove acquisiscono colonie e mercati, dove incassano ricchezze straordinarie. Dopo le vittorie della Meloria su Pisa e, successivamente, della Curzola su Venezia, il Mar Nero è un lago genovese, la Croce di San Giorgio domina sul Mar Mediterraneo, ed il Banco di San Giorgio arriverà a gestire un patrimonio superiore a quello delle più importanti dinastie europee, che al Banco ricorreranno per avere credito ed appoggi.

Saldamente attestata sui valichi montani alle sue spalle e lungo le due Riviere ai suoi lati, tra Monaco e Portovenere, Genova dà al suo dominio di terra la forma della Regione che conosciamo oggi. Le sue colonie, i suoi contatti cosmopoliti, le sue rotte mercantili le danno quelle ricchezze e quelle competenze che rimarranno nella sua storia fino ad oggi.

Le vicende storiche internazionali e la ricerca di nuovi sbocchi commerciali portano i genovesi fuori dai limiti casalinghi del Mediterraneo. Sono in Cina alla corte mongola, sono alle Canarie ed a Capo Verde, costeggiano l'Africa verso Sud: soprattutto sono in Spagna, da dove il più famoso di loro partirà per cercare una nuova rotta per le Indie e tornerà con la rotta per un Mondo Nuovo.

 

Il secolo dei genovesi (El siglo de los genoveses)

I rapporti fra Genova e la Penisola Iberica hanno una tradizione consolidata, che inizia con la liberazione di Tortosa dai Mori da parte dei genovesi, passa attraverso i rapporti con il Portogallo di Enrico, in particolare con la famiglia genovese Pessagno, ed arriva a quello che viene definito "el siglo de los genoveses"; compreso il feroce conflitto che vide prevalere gli Aragonesi nel dominio del Mediterraneo Occidentale ed in Sardegna. Non è quindi un caso che Cristoforo Colombo fosse in Spagna.

E non è un caso che i genovesi, più di un terzo dei quali aveva residenza in Spagna, da queste loro basi, da Siviglia in particolare, gestissero i ricchissimi traffici provenienti dai nuovi terrori che gli spagnoli andavano conquistando. Perduto il Mar Nero e le loro colonie nel Levante a causa dei Turchi, i genovesi capirono che era necessario spostare di 180° il loro asse commerciale, girare lo sguardo dall'oriente all'occidente come aveva fatto Colombo, sostituendo le ricchezze delle spezie con quelle dell'argento che, si diceva infatti, nascesse in America, splendesse a Siviglia ma venisse seppellito a Genova.

Il simbolo di questo processo ha il nome di Andrea Doria, sorta di padre della patria genovese, uomo di fiducia di Carlo V, che giocando su questo ingente flusso economico, seppe dare alla Repubblica risorse economiche e strutture politiche che durarono fino a Napoleone Bonaparte.

 

Il declino fino a Napoleone

La Liguria, inadeguata a giocare una propria politica estera, vive inserita nell'orbita spagnola, gestendone di fatto le finanze per un lungo periodo: sostanzialmente finché c’e qualcosa da amministrare. Ma le ricchezze spagnole, come la sua potenza, vanno in esaurimento, e per l'impero iberico, sotto attacco l'inglese ed olandese, Genova diventa sempre più marginale.

La tutela si allenta, la Repubblica Oligarchica si ritrova isolata, asfittica ed esclusa dai traffici importanti; tenterà una spedizione in Indonesia alla ricerca del proprio futuro, ma l'iniziativa verrà annientata dagli olandesi. Nel Mediterraneo la presenza dei Barbareschi e l'incapacità di contrapporvisi efficacemente, la bassa redditività dei traffici rispetto a quelli oceanici, la povertà dei mercati partecipano ad un quadro dove la presenza genovese è l'ombra del protagonismo di un tempo. In più, la Liguria deve fare i conti con gli appetiti dei francesi, ai quali è costretta a cedere la Corsica, e dei piemontesi, per i quali la Regione diventa sempre di più un irrinunciabile sbocco al mare.

La Repubblica di San Giorgio, incapace di rinnovarsi, trascorre malinconicamente gli ultimi tempi della propria storia a difendere la propria indipendenza dai Savoia, combattendo per brandelli della propria terra dai nomi altisonanti di marchesati e principati ma poveri e piccoli come fazzoletti. Poco significano gli scatti d'orgoglio che si consumano in episodi come quello di Balilla. Finché Napoleone ne formalizza la cancellazione, trasformandola prima in Repubblica Ligure, di fatto satellite francese, per poi annetterla tout court.

Ironia della storia, a cancellare l'ultima delle Repubbliche Marinare Italiane fu un suo figlio mancato; infatti la Corsica fu presa ai genovesi dai francesi pochi anni prima che il Bonaparte vi nascesse francese anziché genovese.

 

Con i Savoia verso l'unità d'Italia

Quella che uscì dalle grandi bufere napoleoniche era un'Europa diversa, con nuovi protagonisti e senza spazi per stati piccoli, deboli e non finalizzati agli interessi dei Grandi. Nonostante gli impegni presi ed i disperati tentativi operati a Vienna dai pochi genovesi ammessi, la Repubblica inerme viene regalata ai Savoia, che la trasformano in Ducato aggregandolo al loro Regno di Sardegna. Curiosamente la Liguria, insieme alla Sardegna ed a differenza di tutte le altre regioni italiane, non hai mai approvato l'annessione ai Savoia con plebisciti o altre forme di democrazia.

Chi volesse visitare i forti costruiti dai Savoia a "difesa" di Genova, potrà notare le cannoniere rivolte non verso l'esterno delle mura ma verso l'interno, verso la città. Comunque, dopo un primo periodo di profonde incomprensioni fra gli ex nemici, culminato con gravi scontri urbani e la calata dei bersaglieri a Genova, le complementarità territoriali, sociali ed economiche danno i loro frutti, e le reciproche convenienze emergono evidenti a fondere liguri e piemontesi nella nascente prospettiva risorgimentale ed in seguito nella visione unitaria. Notevole ed articolato il contributo della Liguria alla causa unitaria: solo i nomi più noti sono Mazzini, Goffredo Mameli, Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio, e più avanti, il Partito Socialista Italiano nascerà a Genova.

Notevoli sono i vantaggi che la Liguria acquisisce nel processo, e solo il sogno della singola Genova città-stato sotto l'egida inglese, vagheggiato nella Superba a Vienna, li può mettere in discussione rispetto al pigro e decadente periodo di indipendenza repubblicana precedente. La realtà regala alla città il ruolo di "Manchester Italiana", la sua Borsa è una delle più importanti d'Europa ed il suo porto rinasce, specialmente dopo l'apertura del Canale di Suez.

 

In Italia e la Grande Guerra

Il passaggio da Regno di Sardegna a Regno d'Italia si rivela un percorso molto difficile e complesso, al quale molte strutture neo-nazionali si rivelano inadeguate. Nelle mille problematiche amministrative ed istituzionali qualcuno trova il tempo per sottrarre gli ultimi lembi di terreno alla Liguria per assegnarli al Piemonte, come se si fosse ancora nel settecento. Comunque la regione, Genova, in particolare, gode di una consistente presenza di imprenditori e di capitali esteri, inglesi prima (che qui fonderanno nel 1893 il Genoa CFC, prima squadra di calcio italiana) e tedeschi poi, che, combinata con le notevoli risorse proprie che la città si era costruita nel tempo, in qualche misura le danno una marcia in più rispetto ad altre zone del Paese.

Questo non la salva dal pagare un alto tributo ai problemi del paese con l'emigrazione, rivolta principalmente verso il Plata; ed oggi nel Boca si parla ancora zeneize e si mangia un ottimo pesto. La Prima Guerra Mondiale porta alla Liguria, a Genova e La Spezia dove avevano sede le grandi industrie belliche pesanti, una opportunità economica molto consistente.

Il dopoguerra e la profonda crisi che porta alla gestazione del fascismo non risparmia il capoluogo, che vede il suo patrimonio industriale cooptato dall'IRI, che sbarca pesantemente in città con il più grande progetto siderurgico nazionale, realizzato poi dopo la guerra. La struttura territoriale ed amministrativa della città è ormai inadeguata al peso della sua dimensione economica, e Genova si allarga inglobando nei propri confini amministrativi alcuni paesi limitrofi: il litorale urbano è ora lungo 35 km e la città cresce all'ombra delle Partecipazioni Statali.

 

La Seconda Guerra Mondiale ed il dopoguerra

Dall'illusione tutta italiana di una guerra breve e "conveniente" Genova si risveglia bruscamente una mattinata di febbraio: la flotta inglese colpisce indisturbata per ore, ed i micidiali pezzi da marina squarciano il suo centro antico con ferite irrimediabili. Pesanti e ripetuti sono i bombardamenti aerei che tutta la città e la regione subiscono durante il conflitto, pagando un prezzo tra i più alti in Italia di sangue e rovine. Nelle montagne dell'Appennino alle sue spalle si organizzano i Resistenti, che insieme ai piemontesi da una parte ed agli emiliani dall'altra, combattono per un'Italia diversa. Il 25 aprile la storia si ripete e la memoria di Balilla guida Genova all'insurrezione.

La città ottiene, unica fra le città italiane, la resa degli occupanti alle forze della Resistenza, liberandosi da sola. Terminata la guerra, la regione ripara rapidamente i danni e si inserisce a pieno regime nella ripresa economica che vedrà nascere il "Miracolo Italiano" degli anni sessanta. La regione diventa la capitale nazionale delle PP.SS. Genova uno dei poli del "Triangolo Industriale" e meta di una consistente immigrazione dall'Italia meridionale. Genova rimane anche uno dei poli della Resistenza e quando i neofascisti tenteranno di radunarsi provocatoriamente in città per il loro congresso, ancora una volta Genova insorgerà liberandosi. Durante gli "anni di piombo" la città è vittima di numerosi episodi di terrorismo, che vede Genova come una sorta di laboratorio e vi mantiene una forte attività.

 

Problemi e risorse

 
 

Una suggestiva immagine notturna della sede della Regione

La Liguria attraversa un periodo di difficoltà. Sono entrati in crisi i modelli economici che la avevano sostenuta fino a ieri, lasciando però le loro scorie su un territorio ristretto e orograficamente tormentato e delicato. Il turismo di massa, insostenibile per questo territorio, ha lasciato una interminabile traccia di cemento sulle coste. L'industria pesante ha lasciato produzioni altamente inquinanti nel mezzo delle città. Le portualità cercano spazi indispensabili che è difficile reperire. E’ una regione piccola, che non riesce più a trovare una sua dimensione nemmeno nel contesto nazionale, data anche l'assenza di rappresentanze adeguate, quando sarebbe invece necessario avere un orizzonte europeo. Ha pochi abitanti, quanti una città media europea, per lo più anziani ed appagati e senza stimoli. Ben dotata di capitali, sono raramente posti sul mercato e per la gran parte investiti in rendite o addirittura sono conferiti nel vicino Principato di Monaco.

Il quadro è critico, di una regione un po’ smarrita che si rannicchia ed aspetta invece di cercare le sue risorse proprie per valorizzarle. Come ogni crisi, anche questa porterà dei cambiamenti; e, se ben gestiti, saranno utili e terapeutici a svegliare una Liguria orfana delle PP.SS , che forse, come ai tempi di Colombo, ha bisogno di nuovo di spostare di 180° lo sguardo per trovare un futuro diverso, che è dalla parte opposta a quella a cui era abituata. Forse il futuro potrebbe nascere dal suo clima e dal suo territorio, ancora di straordinaria bellezza e capace di produzioni prelibate, e dalle sue città, scrigni ancora sconosciuti di ricchezze monumentali, per un'ospitalità di qualità. Forse i suoi storici istinti mercantili e la sua ragguardevole esperienza commerciale, insieme alla notevole disponibilità di capitali, possono riaccostarla alla ribalta di un'economia globalizzata ed accessibile.

Forse le vestigia industriali possono essere selezionate e, raccolte quelle eccellenze ad alta tecnologia ed oriente alla ricerca, possono essere proposte redditivamente su un mercato remunerativo su tali argomenti. Forse si può provare, bisogna crederci e rischiare. In mancanza di ricette miracolose e di bacchette magiche, il primo passo è dimenticare mugugni (brontolii) e maniman (paura di rischiare) che, insieme al presumin (orgoglio, spocchia) sono sempre stati il primo dei problemi sotto la Croce di San Giorgio.

 

Economia

L'economia della Liguria è stata parzialmente condizionata dalle città portuali come Genova, La Spezia e Savona grazie alle quali la regione si è potuta sviluppare nei settori turistici e marittimi. L'importanza dei porti e il diretto arrivo di materie prime e merci hanno dato inizio alle attività siderurgiche, petrolchimiche, chimiche, meccaniche e al settore cantieristico e navale. La Liguria è al secondo posto in Italia nella produzione di energia termoelettrica. L'agricoltura viene praticata limatatamente sulla costa e in ristrettissime zone nell'entroterra. La produzione comprende frutta, olive, e soprattutto fiori. La produzione di fiori (praticata intensamente nella Riviera di Ponente) è una caratteristica singolare; coprono infatti la metà dell'intera produzione nazionale tanto che l'Austrada A10 prende il nome di Autostrada dei fiori.

 

Turismo

Una risorsa importante è il turismo. Lungo le coste arrivano si d'estate che d'inverno numerose persone alla ricerca di un clima mite e di di paesaggi dolci e suggestivi come Portofino, Cinque Terre, Portovenere e tantissime altre zone suggestive che si estendono si in costa che (in minor numero) all'interno.

 

Cultura

 

Clima

Il clima è mediterraneo lungo le coste, con inverni molto miti: i monti difendono la regione dai venti provenienti da nord. Sensibili differenze si registrano comunque tra la costa occidentale (Riviera di Ponente) e quella orientale (Riviera di Levante). La prima è più calda e più asciutta della seconda con una differenza di temperatura che d'inverno raggiunge i 5-6 gradi. All'interno il clima è più continentale e rigido.

 

Amministrazioni

 

Voci correlate

 

Collegamenti esterni

  Italia | Province della regione Liguria  
Genova | Imperia | La Spezia | Savona