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Albanese Jessica Alba Anderson Gillian Jennifer Aniston
Dario Argento Antonio Banderas Amendola Amelio
Carol Alt Almodovar Ben Affleck Abatantuono
Jacqueline Bisset Claudio Bisio Benigni Monica Bellucci
Dan Aykroyd David Lynch Halle Berry George Lucas
George Clooney Jenna Jameson Angelina Jolie Nicole Kidman
Alessia Marcuzzi Jenny Mccarthy Nanni Moretti Demi Moore
Laetitia Casta Rossellini Elizabeth Hurley Charlize Theron
Cameron Diaz Sabrina Ferilli Kim Basinger Asia Argento
Silvio Muccino Pamela Anderson Jodie Foster Magda Gomes
____23 aprile 04 maggio 2008 Grazie a www.noblesseoblige.net
Tribeca Film Festival New York
Charity Dinner e Party
in collaborazione con Pink Elephant New York
____14-25 maggio 2008 Grazie a www.noblesseoblige.net
Cannes Film Festival
varie opportunità in occasione del principale evento del Jet Set Internazionale Location: Yacht, Villa, Beach, Vip Room.
Premiere Parties, Vip/Model Party, Cene Celebrities su Yacht, Fashion Show on the Beach www.prcommission.com 
Film a Roma
Cinema_Roma
  Film a Milano
Cinema_Milano
_____Grazie a www.multisalaodeon.com
DA GIOVEDI 28 FEBBRAIO

MULTISALA ODEON – Pisa
SITO INTERNET: WWW.MULTISALAODEON.COM

SALA 1 VENEZIA
UPSIDE DOWN
Drammatico - 107’

Con Kirsten Dunst, Jim Sturgess, Neil Napier, Jayne Heitmeyer, Agnieshka Wnorowska, James Kidnie, Larry Day, Holly O'Brien, Vincent Messina, Don Jordan

Regia di Juan Diego Solanas

Feriali e Festivi ore 16,00 – 18,10 – 20,20 - 22,30

SALA 2 AMALFI
ARGO
Drammatico - 120’

Con Ben Affleck, Bryan Cranston, John Goodman, Taylor Schilling, Kyle Chandler, Alan Arkin, Victor Garber, Titus Welliver, Clea DuVall, Tate Donovan, Adrienne Barbeau, Richard Kind
Regia di Ben Affleck

Feriali e Festivi ore 15,30 – 17,50 – 20,10 – 22,30

SALA 3 PISA
ANNA KARENINA
Drammatico - 130’

Con Keira Knightley, Jude Law, Aaron Johnson, Kelly Macdonald, Matthew MacFadyen, Emily Watson, Michelle Dockery, Olivia Williams, Holliday Grainger
Regia di Joe Wright

Feriali e Festivi ore 15,30 – 17,50 - 20,10 – 22,30

SALA 4 GENOVA
NON APRITE QUELLA PORTA in 3D
Horror – 92’
Con Alexandra Daddario, Tania Raymonde, Scott Eastwood, Elena Sanchez, Trey Songz, Richard Riehle, Bill Moseley, Dan Yeager, Shaun Sipos, Gunnar Hansen, Dodie Brown

Regia di John Luessenhop
Feriali e festivi 15,30 – 17,15
-------------------------------------------------------------------------
LES MISERABLES
Drammatico, Musicale - 152’

Con Hugh Jackman, Anne Hathaway, Russell Crowe, Amanda Seyfried, Helena Bonham Carter, Sacha Baron Cohen, Samantha Barks, Eddie Redmayne, Aaron Tveit, Samantha Barks, George Blagden

Regia di Tom Hopper

Feriali e Festivi ore 19,00 – 22,00


CINEMA ARNO – Pisa
Via Conte Fazio
Tel 05043289
Lunedi e Martedì chiuso per riposo settimanale

GAMBIT
Commedia - 89’

Con Cameron Diaz, Alan Rickman, Colin Firth, Stanley Tucci, Cloris Leachman, Anna Skellern, Tom Courtenay, Togo Igawa, Erica LaRose, Sarah Goldberg
Regia di Michael Hoffman

Feriali 20,30 – 22,30
Festivi ore 16,00 – 18,10 – 20,30 – 22,30
DA LUNEDI 11 GIUGNO


MULTISALA ODEON – Pisa

SITO INTERNET: WWW.MULTISALAODEON.COM


SALA 1 VENEZIA

LORAX – IL GUARDIANO DELLA FORESTA in 3D

Animazione 94’

Regia di Chris Renaud, Kyle Balda

Feriali e festivi ore 18,10 - 20,30 - 22,30

(Lo spettacolo delle 20,30 é in 2D)

SALA 2 AMALFI

7 DAYS IN HAVANA

Drammatico – 129’

Con Josh Hutcherson, Daniel Brühl, Emir Kusturica, Elia Suleiman, Melissa Rivera, Jorge Perugorría

Regia di Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noé, Juan Carlos Tabío, Laurent Cantet

Feriali e Festivi 17,40 - 20,00 – 22,30

SALA 3 PISA

love & secrets in digitale

Drammatico – 101’

Con Ryan Gosling, Kirsten Dunst, Frank Langella, Lily Rabe, Philip Baker Hall, Michael Esper, Kristen Wiig, Diane Venora, Nick Offerman

Regia di Andrew Jarecki

Feriali e Festivi 18,00 – 20,30 – 22,30

SALA 4 GENOVA

MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO

Drammatico – 129’

Con Tom Hanks, Thomas Horn, Sandra Bullock, Zoe Caldwell, Dennis Hearn, Paul Klementowicz, Julian Tepper, Caleb Reynolds, John Goodman, Max von Sydow, Stephen Henderson, Lorna Pruce, Viola Davis, Jeffrey Wright, Hazelle Goodman

Regia di Stephen Daldry

Feriali e Festivi 17,45 – 20,00

killer elite

Azione, Thriller – 116’

Con Robert De Niro, Clive Owen, Dominic Purcell, Jason Statham, Aden Young, Yvonne Strahovski

Regia di Gary McKendry

Feriali e Festivi 22,30
K3 FESTIVAL DEL CORTOMETRAGGIO

crossborder festival

22 - 23 agosto Udine / 24-25 settembre Lubiana / 22-25 novembre Villach

PIÙ DI 1600 CORTOMETRAGGI DA OGNI PARTE DEL MONDO
HANNO PARTECIPATO ALLA SELEZIONE


RETROSPETTIVA DEDICATA A IVAN LADISLAV GALETA
Considerato tra i più autorevoli registi-artisti
della seconda metà del XX secolo

comunicato stampa

UDINE – Il 22 e 23 agosto ritorna al cinema Visionario di Udine il K3 festival del cortometraggio. La particolarità del K3 sta nel concetto stesso che la sigla riassume: Kommerz, Kunst, Kino (Commercio, Arte, Cinema) nome che suggerisce un confronto tra film-makers e spettatori portati ad interrogarsi e a riflettere sulla sottile linea che intercorre, nel Cinema, tra il Commercio e l'Arte. Un festival che riflette anche sulle varietà stilistiche, le novità, le tendenze, i contenuti e i traguardi raggiunti dall'ultima generazione del cinema internazionale, rivelando una ben nota libertà artistica. Inoltre l’oscillazione tra Arte e Commercio nel Cinema ha l'obiettivo di promuovere e valorizzare i film-makers emergenti nell'ambito cinematografico contemporaneo.

La kermesse conquista la sesta edizione con targa austriaca (la seconda in Italia) e quest’anno il festival è 3 a tutti gli effetti, grazie al successo riscosso, infatti, valica nuovamente i confini e approderà a Lubiana – new entry di quest’anno – il 24 e 25 settembre, per culminare con il consueto appuntamento a Villach dal 22 al 25 novembre 2012.

Più di 1600 cortometraggi da ogni parte del mondo hanno partecipato alle selezioni per la competizione internazionale, passando per ogni genere: dramma, commedia, video-art, animazione, sperimentale, fiction e varie altre tipologie di cortometraggio. Novità di quest’anno – oltre alla ben nota sezione dedicata ai film-makers internazionali – gli organizzatori Piera Nodari e Fritz Hock hanno inserito una competizione locale prevista in ciascuna delle tre sedi del festival, che culminerà a Villach con l'elezione di un solo vincitore per il premio 3x3. Due sezioni dunque per un festival che guarda con particolare attenzione al panorama mondiale, ma anche e soprattutto al territorio e alla produzione locale. Più di 50 i cortometraggi che hanno partecipato alla competizione Fvg.

A ribadire il carattere internazionale, dopo il forte interesse suscitato nel 2011 dalla retrospettiva dedicata a Karpo Godina, quest’anno si è deciso di dare ampio spazio alla produzione di Ivan Lavislav Galeta (Croazia), uno dei più autorevoli registi-artisti della seconda metà del XX secolo. Un artista che ha portato la vita reale nelle paroles della sua opera artistica, promuovendo il lavoro altrui tanto quanto il proprio, alla costante ricerca di nuovi, ammalianti metodi con cui fondere intento sociale e arte.
Con un’attività creativa che abbraccia più di quarant’anni e include fotografia, installazioni, sculture e object art, performance, arte digitale, cinema espanso, interventi sonori e televisivi, scritti, i film di Galeta sembrano essere solo una frazione della sua eredità.
Gli ideatori del festival Piera Nodari per l'Ateneo delle Idee e Fritz Hock, si sono inoltre avvalsi della collaborazione di un ben noto nome nel campo dell'organizzazione internazionale di festival cinematografici: Vassily Bourikas, curatore dell’ Experimental Forum nell’ambito di Thessaloniki International Film Festival, che ha programmato insieme a loro la competizione internazionale e la retrospettiva su Galeta.

Non mancheranno anche quest’anno eventi collaterali tra cui la presentazione del progetto filmico collaborativo “La casa dell’alchimista”, l’introduzione al progetto riformista Piatta-forma cinematografica e il workshop virtuale Crowd funding a cura di Mag. Wolfgang Gumpelmaier di ununi.tv.


K3 FESTIVAL LOCALE DEL CORTOMETRAGGIO

Si inaugura proprio a Udine la prima competizione locale rivolta appunto al Friuli Venezia-Giulia, mentre a Lubiana il 24 e 25 settembre si proseguirà con la competizione locale slovena e si concluderà a Villach dal 22 al 25 novembre con la competizione locale carinziana e la competizione finale 3x3.
Alle tre competizioni locali hanno partecipato esclusivamente i film-makers residenti o nati in FVG (ITA), Carinzia (AUT) e Slovenia (SLO).
Per la sezione FVG sono stati selezionati e verranno proiettati “Senza tela: the tree of knowledge” di Manuel Fanni Canelles (2011/2012 video arte – sperimentale); “Love” di Davide Salucci (2012 fiction – commedia), “La penna di Hemingway” di Renzo Carbonera (2012 fiction – drammatico), “Dentro la città dei morti” di Barbara Urbano e Claudio Cescutti (2011, documentario), “Il muro basso” di Mauro Bratti (2008, sperimentale – esistenzialista), “L’imprevedibile destino dei Caugich” di Krema, Peressutti e Sabbadini (2012, fiction – grottesco/drammatico) e “Cinezoïque” di Stefania Rota (2012, video footage – sperimentale).
Ciascuna competizione locale prevede una giuria competente per ogni città che sceglierà tre cortometraggi da ciascun programma: i nove cortometraggi scelti da FVG, Slovenia e Carinzia saranno in lizza per l'assegnazione del K3 premio locale del cortometraggio a Villach. La giuria per la sezione di Udine si avvale della partecipazione di Gian Paolo Polesini giornalista e critico cinematografico del Messaggero Veneto, Elisa Grando giornalista e critico cinematografico di Il Piccolo e Ciak, Jurij Meden direttore della programmazione per la Kinoteka slovena di Lubiana
e Fritz Hock direttore e creatore del K3 festival internazionale del cortometraggio – Villach.
I sette cortometraggi selezionati per la sezione di Udine, provenienti da Trieste, Sistiana, Basiliano, Spilimbergo, Lignano, San Daniele, Udine, sono il frutto di una scelta rivolta a dare il senso di varietà della produzione nel nostro territorio e a realizzare un confronto tra le varie realtà cinematografiche del FVG; una scelta basata sull’innovazione la tecnica e l’emozione che questi cortometraggi suscitano: punti focali per creare una discussione coinvolgente con il pubblico. Il K3 festival locale Udine è il preludio per l'edizione K3 2013 che vedrà Udine come città centro del K3 festival internazionale dando dimostrazione a livello mondiale della propria dinamicità culturale.

PROGRAMMA

Il programma apre al Visionario di Udine il 22 agosto alle ore 19.30 con il saluto delle autorità e prosegue, dalle 20, con la proiezione dei sette cortometraggi selezionati per la competizione locale alla presenza dei film-makers. Alle 22 chiuderà la serata una preview della competizione internazionale che si svolgerà a Villach dal 22 al 25 novembre, proiettando alcuni cortometraggi selezionati provenienti da Francia, Inghilterra, Germania, Tanzania, Kosovo, Austria.
Il giorno seguente, sempre al Visionario, alle 17.30, in visione diverse proiezioni seguite da una discussione inerente a un progetto collaborativo filmico: la mini serie “La casa dell’alchimista”. Seguirà l’introduzione al progetto riformista Piatta-forma cinematografia, ovvero una struttura di riferimento per la produzione di progetti cinematografici e televisivi che raccoglie tutte le migliori figure professionali del campo audiovisivo con l’obiettivo di creare posti di lavoro stabili all’interno delle tre aree di riferimento in modo da incentivare la produzione in queste zone attraverso un sistema radicato d’ideazione, produzione e distribuzione.
Alle 19 si prosegue con Crowd funding a cura di Mag. Wolfgang Gumpelmaier di ununi.tv, l’accademia virtuale per film, tv & web che offre a tutti gli interessati, produttori di media o esordienti nel settore, la possibilità di sviluppare e approfondire le proprie conoscenze nell’interfaccia di internet e dell’immagine in movimento. Organizzato come Barcamp online, che può essere visitato live e on demand, ununi.tv permette una qualificazione immediata. In breve: un’anticipazione del concetto di università moderna intesa come “non-conferenza nel non-luogo al non-tempo”.
Alle 21 sarà proiettata la retrospettiva su Ivan Ladislav Galeta alla presenza dell'autore e terminerà alle 22.30 con proiezioni e una discussione finale durante la quale verrà dato l’annuncio dei tre migliori cortometraggi del FVG per la competizione finale 3x3 a Villach di novembre.

PREMI
I premi verranno assegnati il 25 novembre 2012 a Villach, che ospiterà la competizione finale locale e quella internazionale, oltre a una serie di eventi collaterali scelti in linea con il K3: retrospettive, incontri, concerti, workshop.
Diversi i premi previsti: il K3 Premio internazionale giuria di 1.500€ sarà assegnato dalla giuria di Villach. Il K3 premio 3x3 – competizione locale di 1.500€ sarà assegnato da una giuria costituita da tre rappresentanti delle giurie delle tre regioni. Infine il K3 Premio del pubblico di 1.000 € verrà assegnato dagli spettatori tramite la ben nota discussione pubblica del 25 novembre a Villach e sarà valido sia per la competizione internazionale che per la competizione locale.
MTV MOVIE AWARDS 2012:



RUSSEL BRAND PRESENTERA’ L’EVENTO

IN PROGRAMMA IL PROSSIMO 3 GIUGNO A LOS ANGELES



EMMA STONE, ANDREW GARFIELD, KRISTEN STEWART,

CHRIS HEMSWORTH, CHARLIZE THERON, MICHAEL FASSBENDER, MILA KUNIS, MARK WAHLBERG

LE PRIME STAR CONFERMATE COME PRESENTER



speciale esibizione del gruppo dei fun.



L’attore Russel Brand presenterà l’edizione 2012 degli MTV MOVIE AWARDS, in programma il prossimo 3 giugno a Los Angeles e sarà trasmesso su tutti i canali del network. Sono stati rivelati anche i nomi delle prime star che saliranno sul palco del Gibson Amphitheatre in qualità di presenter per consegnare gli ambitissimi award a forma di popcorn: Emma Stone, Andrew Garfield, Kristen Stewart, Chris Hemsworth, Charlize Theron, Michael Fassbender, Mila Kunis e Mark Wahlberg.



Russel Brand, che promette un’edizione oltre ogni apsettativa, si aggiunge alla lista degli eccellenti presentatori quali Jason Sudeikis, Aziz Ansari, Andy Samberg, Ben Stiller, Jimmy Fallon, Mike Myers, Sarah Silverman e Justin Timberlake.



Le votazioni sono aperte fino al 2 giugno sul sito ufficiale ma.mtv.com mentre anche quest’anno la votazione per la categoria “Movie of the Year” rimarrà aperta anche durante la diretta. Come sempre dunque saranno i fan di tutto il mondo a stabilire chi dovrà ricevere il famoso award a forma di popcorn, fan che qust’anno per la nuova categoria “Best Music” potranno votare anche il miglior momento musicale di un film.



Delle 12 categorie, 5 sono totalmente nuove ovvero “Best Music,” “Best On-Screen Transformation,” “Best Gut-Wrenching Performance,” “Best Cast,” “Best On-Screen Dirt Bag,” as well as “Best Breakthrough Performance” quest’ultima verrà assegnata da una speciale Academy



Come ogni anni gli MTV MOVIE AWARDS riveleranno i momenti più particolari, divertenti o scatenati dei film di maggior successo, tra cui troviamo sia campioni di incasso che titoli acclamati dalla critica come “Drive”, “Like Crazy”, “The Descendants”



Louise Roe, star di Mtv con il programma “Plain Jane” sarà anche quest’anno sul red carpet per far vivere ai telespettaori di tutto il mondo la magia di Hollywood e scoprire i look e le aspettative delle star man mano che arriveranno al Gibson Amphitheatre.



Gli MTV MOVIE AWARDS 2012 saranno trasmessi sugli oltre 60 canali del network raggiungendo più di 600 milioni di famiglie in tutto il mondo oltre a raffiungere la numerosa comunità interattiva attraverso le oltre 200 digital media properties.



Allegate le nomination in ciascuna categoria.

Ecco le nomination nelle deiverse categorie degli “MTV Movie Awards 2012”:

BEST FEMALE PERFORMANCE
Emma Stone – Crazy, Stupid, Love. (Warner Bros. Pictures)
Emma Watson – Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 2 (Warner Bros. Pictures)
Jennifer Lawrence – The Hunger Games (Lionsgate)
Kristen Wiig – Bridesmaids (Universal Pictures)
Rooney Mara – The Girl with the Dragon Tattoo (Sony Pictures)

BEST MALE PERFORMANCE
Channing Tatum – The Vow (Sony Pictures)
Daniel Radcliffe – Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 2 (Warner Bros. Pictures)
Joseph Gordon-Levitt – 50/50 (Summit Entertainment)
Josh Hutcherson – The Hunger Games (Lionsgate)
Ryan Gosling – Drive (FilmDistrict)

BREAKTHROUGH PERFORMANCE**
Elle Fanning – Super 8
Melissa McCarthy – Bridesmaids
Liam Hemsworth – The Hunger Games
Rooney Mara – The Girl with the Dragon Tattoo
Shailene Woodley – The Descendants

BEST COMEDIC PERFORMANCE
Jonah Hill – 21 Jump Street
Kristen Wiig – Bridesmaids
Melissa McCarthy – Bridesmaids
Oliver Cooper – Project X
Zach Galifianakis – The Hangover Part II

BEST CAST*
21 Jump Street (Sony Pictures) – Jonah Hill, Channing Tatum, Ice Cube, Dave Franco, Ellie Kemper, Brie Larson
Bridesmaids (Universal Pictures) – Kristen Wiig, Maya Rudolph, Rose Byrne, Melissa McCarthy, Wendi McLendon-Covey, Ellie Kemper

Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 2 (Warner Bros. Pictures) – Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Tom Felton
The Help (DreamWorks) – Emma Stone, Viola Davis, Octavia Spencer, Bryce Dallas Howard, Jessica Chastain
The Hunger Games (Lionsgate) – Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Elizabeth Banks, Woody Harrelson, Lenny Kravitz


BEST ON-SCREEN TRANSFORMATION
Collin Farrell – Horrible Bosses
Elizabeth Banks – The Hunger Games
Johnny Depp – 21 Jump Street
Michelle Williams – My Week with Marilyn
Rooney Mara – The Girl with the Dragon Tattoo

BEST FIGHT
Channing Tatum & Jonah Hill vs. Kid Gang – 21 Jump Street
Daniel Radcliffe vs. Ralph Fiennes – Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 2
Jennifer Lawrence & Josh Hutcherson vs. Alexander Ludwig – The Hunger Games
Tom Cruise vs. Michael Nyqvist – Mission Impossible: Ghost Protocol
Tom Hardy vs. Joel Edgerton – Warrior

BEST KISS
Channing Tatum & Rachel McAdams – The Vow
Jennifer Lawrence & Josh Hutcherson – The Hunger Games
Robert Pattinson & Kristen Stewart – The Twilight Saga: Breaking Dawn – Part 1
Rupert Grint & Emma Watson – Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 2
Ryan Gosling & Emma Stone – Crazy, Stupid, Love.

BEST GUT-WRENCHING PERFORMANCE
 21 Jump Street (Sony Pictures) – Jonah Hill & Rob Riggle
Schmidt shoots Coach Walters in the d#@k
 Bridesmaids (Universal Pictures) – Kristen Wiig, Maya Rudolph, Rose Byrne, Melissa McCarthy, Wendi McLendon-Covey and Ellie Kemper
Food poisoning turns the girls’ dress fitting into a disaster
 Drive (FilmDistrict) – Ryan Gosling
Elevator beat-down
 The Help (DreamWorks) – Bryce Dallas Howard
Minny gives Hildy a pie she won’t forget
 Mission Impossible: Ghost Protocol (Paramount Pictures) – Tom Cruise
Ethan Hunt scales to new heights

BEST ON-SCREEN DIRTBAG
Bryce Dallas Howard – The Help
Collin Farrell – Horrible Bosses
Jennifer Aniston – Horrible Bosses
Jon Hamm – Bridesmaids
Oliver Cooper – Project X




BEST MUSIC
 “The Devil is in the Details,” Chemical Brothers – Hanna (Focus Features)
Interrogation scene

 “Impossible,” Figurine – Like Crazy (Paramount Vantage)
Anna texts Jacob from across the pond
 “Party Rock Anthem,” LMFAO – 21 Jump Street (Sony Pictures)
House dance party
 “Pursuit of Happiness,” Kid Cudi (Steve Aoki Remix) – Project X (Warner Bros. Pictures) The party erupts into chaos
 “A Real Hero,” College w/Electric Youth – Drive (FilmDistrict)
The Driver takes Irene and her son for a fun ride
http://www.spettacolinews.it/oscar--DS0A6100.html
27/02/2012
Oscar
Tutti i premi
di Antonio Galluzzo


FILM: The Artist
REGIA: Michel Hazanavicius (The Artist)-
ATTORE PROTAGONISTA: Jean Dujardin (The Artist)
ATTRICE PROTAGONISTA: Meryl Streep (The Iron Lady)
ATTORE NON PROTAGONISTA: Christopher Plummer (Beginners)
ATTRICE NON PROTAGONISTA: Octavia Spencer (The Help)
FILM D'ANIMAZIONE: Rango
FILM STRANIERO: Una Separazione (Iran)
SCENEGGIATURA ORIGINALE: Woody Allen (Midnight in Paris)
SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: Alexander Payne, Nat Faxon e Jim Rash (Paradiso Amaro)
CORTO D'ANIMAZIONE: The Fantastic Flying books of Mr. Morris Lessmore
FOTOGRAFIA: Robert Richardson (Hugo Cabret) SCENOGRAFIA: Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo (Hugo Cabret)
COLONNA SONORA ORIGINALE: Ludovic Bource (The Artist) SONORO: Tom Fleischman e John Midgley (Hugo Cabret)
MONTAGGIO SONORO: Philip Stockton ed Eugene Gearty (Hugo Cabret)
TRUCCO: Mark Coulier e J. Roy Helland (The Iron Lady)
COSTUMI: Mark Bridges (The Artist)
CORTO DOCUMENTARIO: Saving Face
CORTOMETRAGGIO: The Shore
DOCUMENTARIO: Undefeated
EFFETTI VISIVI: Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossman ed Alex Henning (Hugo Cabret)
MONTAGGIO: Kirk Baxter e Angus Wall (Uomini che odiano le donne)
CANZONE ORIGINALE: Bret McKenzie (I Muppet)
http://www.spettacolinews.it/oscar-DS0A5443.html
23/01/2012
Oscar
Academy presenta mostra
di Cristian Pedrazzini


A poco più di un mese dalla cerimonia degli Oscar, l'Academy of Motion Picture Sciences lancia "Celebrate the Movies", una mostra digitale sulle scene più significative di 84 film. I riflettori si accenderanno a partire da oggi sulle pellicole che hanno fatto la storia del cinema in 84 anni, tanti quanti sono gli anni della cerimonia degli Oscar. Da Los Angeles a Times Square di New York, i cartelloni pubblicitari si illumineranno con fotogrammi tratti da "La moglie di Frankenstein" di James Whale del 1935, "Via col vento" del 1939 diretto da Victor Fleming, "Colazione da Tiffany" del 1961 di Blake Edwards, per finire con "Avatar", pellicola del 2009 di James Cameron, solo per citarne alcuni. Le nomination per l'84/ma edizione degli Oscar saranno annunciate domani alle 5:30 del mattino, ora di Los Angeles, mentre la cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 26 febbraio al Kodak Theater, e sarà presentata da Billy Crystal e trasmessa dal vivo in più di 225 paesi.
http://www.spettacolinews.it/jennifer-lawrence--DS0A5281.html
11/01/2012
Jennifer Lawrence
Annuncerà i candidati agli Oscar il 24 gennaio
di Carmen Guadalaxara


Sarà la giovane attrice Jennifer Lawrence ad annunciare, a fine mese, i candidati agli Oscar per l'84esima edizione degli Academy awards. Jennifer, che lo scorso anno è stata candidata all'Oscar per la sua performance in "Winter's bone", sarà affianco del presidente dell'Academy Tom Sherak al Samuel Goldwyn theater a Beverly Hills il 24 gennaio. La notte degli Oscar, invece, si terrà il 26 febbraio e sarà presentata da Billy Crystal. Tra le nomination più attese ci sono Meryl Streep per l'interpretazione di Margaret Thatcher in "The iron lady" e Michelle Williams per il ruolo di Marilyn Monroe in "My week with Marilyn". La Lawrence tornerà presto sul grande schermo nell'atteso film d'azione "The Hunger games" accanto a Liam Hemsworth e Josh Hutcherson. Sul set del film "The silver linings playbook" nella parte di Tiffany, accanto a Bradley Cooper e Robert De Niro.
(La presse)
http://www.spettacolinews.it/il-nuovo-film-di-verdone-DS0A5277.html
11/01/2012
Il nuovo film di Verdone
"Posti in piedi in Paradiso" uscirà nelle sale il 24 febbraio
di Lucia Maietti


Ecco il trailer del nuovo film di Carlo Verdone ,"Posti in piedi in Paradiso". La nuova commedia uscirà nelle sale il 24 febbraio, distribuita dalla Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis. Nel cast, oltre al regista, ci sono Pierfrancesco Favino, Nicoletta Romanoff, Micaela Ramazzotti e Marco Giallini.
La nuova commedia di Verdone si ispira alle difficoltà di oggi, dove tre padri separati - Ulisse (Verdone) Fulvio (Favino) e Domenico (Giallini) versano quasi tutto quello che guadagnano in alimenti e mantenimento per ex mogli e figli, tra gravi difficoltà economiche.
Ulisse, un ex discografico di successo, vive nel retro del suo negozio di dischi e arrotonda vendendo pezzi rari e da collezione su Internet. Ha una figlia, Agnese, che vive a Parigi con la madre, ex cantante. Fulvio, una volta critico cinematografico, per vivere è costretto a scrivere di gossip e vive presso un convitto di religiose. Anche lui ha una bambina, di tre anni, che non vede quasi mai a causa del pessimo rapporto con l’ex moglie Lorenza (Romanoff). Domenico, in passato ricco imprenditore, fa ora l'agente immobiliare, dorme sulla barca di un amico e per mantenere due famiglie fa il gigolo con le signore di una certa età.
Alla fine, dopo una lunga serie di peripezie, per i tre uomini arriva il momento di fare i conti con le proprie responsabilità e in loro aiuto arrivano proprio i figli.
Fonte:Ansa
 http://www.spettacolinews.it/millennium-hollywoodiano-di-fincher-DS0A5273.html
11/01/2012
"Millennium" hollywoodiano di Fincher
Sesso e violenza nel nuovo film
di Antonio Galluzzo


Più fedele al libro che al film svedese. Non hanno dubbi David Fincher e Rooney Mara, rispettivamente regista e attrice protagonista di "Millennium: Uomini che odiano le donne", adattamento del primo romanzo della trilogia di Stieg Larsson (65 milioni di copie vendute in tutto il mondo) e remake della prima trasposizione cinematografica realizzata due anni fa da Niels Arden Oplev. In effetti le differenze tra le due operazioni di riscrittura saltano all'occhio: più chirurgica e glaciale quella di Fincher rispetto al più cupo e polveroso originale svedese: "Ho visto due dei tre adattamenti - dichiara il regista, di stanza a Roma per la promozione del film (che uscirà in oltre 400 copie il prossimo 3 febbraio con Warner Bros.) - letto tutti i romanzi e risposto alla fine a questa semplice domanda: come avrei potuto farlo diversamente?".
Le quasi tre ore di durata potrebbero essere sufficienti a fornire una risposta agli interessati. Fincher dalla sua dice di avere approcciato la storia "scavando nel rapporto tra i due protagonisti piuttosto che scoperchiando torbidi segreti di famiglia. In fondo come accadeva in Seven, dove più che l'indagine a contare era il rapporto d'amicizia tra Brad Pitt e Morgan Freeman, qui il giallo m'intrigava meno della relazione tra Mikael Blomqvist e Lisbeth Salander, Rooney e Daniel (Craig, ndr)".
Un rapporto, tra i due protagonisti, che il regista definisce "sfaccettato, insieme sensuale e paterno", trovando pronta replica in Rooney Mara (che era stata già diretta da Fincher in The Social Network: interpretava l'ex fidanzata di Mark Zuckerberg) per la quale se di paternità si può parlare è "solo per la protezione che la ragazza sa offrire a un uomo più grande di lei".
Divergenze a parte, Rooney e il suo regista si piacciono e non poco. Se Fincher sottolinea come l'attrice americana con la faccia di Audrey Hepburn sia stata scelta dopo un lungo e inutile casting europeo ("Rooney è caparbia, non si ferma davanti a nulla, ha questa timidezza innata che la fa sembrare così vulnerbaile. E dal punto di vista fisico è sempre stata la mia Lisbeth"), Mara coccola il suo mentore dichiarando Fincher "il regista più collaborativo che conosca".
E pazienza che abbia dovuto sottoporsi a una trasformazione fisica spaventosa: ore di trucco, tattoo mostruosi, piercing ovunque, capelli elettrizzati e sopracciglia schiarite ("l'esperienza più scioccante", confessa). Per Lisbeth questo e altro: "E' un personaggio straordinario, contraddittorio. Non mi sono confrontata con l'interpretazione di Noomi Rapace pur avendo visto i film. Ho letto i romanzi e insieme a David abbiamo costruito una donna matura e bambina, dura ed estremamente vulnerabile".
A Rooney Mara Fincher non ha risparmiato nulla: dal nudo alle scene lesbo, per non dire della lunga sequenza di stupro che lascia poco all'immaginazione dello spettatore. Per la Mara poco importa: "Ad averceli sempre personaggi così".
Di sicuro ci saranno altre due Lisbeth per lei (già previsti i rifacimenti de "La ragazza che giocava con il fuoco" e "La regina dei castelli di carta"), ma la prima le ha già regalato una candidatura ai Golden Globes. Forse con lei non ci sarà più Fincher: "La mia agenda è aperta", dice sibillino lui, che non ha ancora firmato per il secondo e terzo episodio. Bocca cucita anche su un possibile film su Bobby Fischer o sul remake di "20.000 leghe sotto i mari": "Sto leggendo un pò di script. Vedremo", la sua unica ammissione. "Millennium: uomini che odiano le donne" è stato girato in parte in Svezia, in parte negli States. Oltre a Daniel Craig e Rooney Mara, nel cast ci sono anche Christopher Plummer, Stellan Skarsgard e Robin Wright. Costato 100 milioni di dollari, in America ha incassato ad oggi (è uscito il 21 dicembre scorso), 77 milioni.
 http://www.spettacolinews.it/disney-i-grandi-classici-in-3d-DS0A5259.html
11/01/2012
Disney, i grandi classici in 3D
"La bella e la bestia", poi "La sirenetta" e "Cenerentola"
di Antonio Galluzzo


Convertire in 3D i classici del passato: è la nuova sfida della Walt Disney che già con il boom della rivisitazione tridimensionale del "Re Leone" ha deciso di fare altrettanto con "La bella e la bestia". Uscito nel 1991, il film ha incassato quasi 400 milioni di dollari in tutto il mondo, dopo essere costato appena 25. Presto i nostalgici della Sirenetta potranno apprezzare in 3D le avventure della protagonista Ariel. Poi toccherà a Cenerentola, Biancaneve e La bella addormentata nel bosco.
 http://www.spettacolinews.it/lindsay-lohan-nei-panni-di-liz-taylor-DS0A5257.html
11/01/2012
Lindsay Lohan nei panni di Liz Taylor
Nel film per la tv "Elizabeth&Richard: a Love Story"
di Antonio Galluzzo


Dopo aver posato nuda come Marilyn Monroe su Playboy, potrebbe vestire i panni di Liz Taylor. Secondo il sito Hollywood Reporter, Lindsay Lohan è in trattative con Lifetime per interpretare l'attrice dagli occhi viola nel film per la tv "Elizabeth&Richard: A Love Story", che racconta il tempestoso rapporto tra la Taylor e Burton e che sarà prodotto da Larry Thompson.
http://www.spettacolinews.it/oscar--DS0A5305.html
12/01/2012
Oscar
Perde la poltrona
di Antonio Galluzzo


Dopo dieci anni la passerella degli Oscar potrebbe cambiare indirizzo e trasferirsi da Hollywood al centro di Los Angeles. L'Academy of Motion Pictures Art and Sciences sta infatti cercando uno spazio più grande per la cerimonia e, secondo quanto riportato dal sito Hollywood Reporter, sta valutando di spostare la serata degli Oscar dal Kodak Theatre al Nokia Theatre. Mentre il Kodak, costruito nel 2002 appositamente per gli Academy Awards, può ospitare fino a 3.500 persone, l'altro teatro, all'interno del quale si tengono già Emmy e American Music Awards, ha una capienza quasi doppia con 7.100 posti a sedere, e potrebbe soddisfare meglio le esigenze dell'accademia. L'amministratore delegato della camera di commercio di Hollywood, Leron Gubler, ha detto che perdere gli Oscar sarebbe un duro colpo per la comunità, in quanto storicamente la serata degli Academy è legata alla collina di Hollywood. Mentre secondo i critici, a parte la mancanza di spazio, il Kodak Theatre non è adatto ad ospitare la manifestazione per via dell'acustica ''metallica'' e della scala molto ripida che in passato ha creato non pochi problemi alle protagoniste femminili fasciate in elegantissimi abiti lunghi.
http://www.spettacolinews.it/benvenuti-al-nord-DS0A5307.html
13/01/2012
Benvenuti al Nord
Dopo il Sud e la sua travolgente vitalità, tocca ora all’operoso Nord svelarsi tra peccatucci e insospettabili virtù
di Antonio Galluzzo e Cristian Pedrazzini


Dopo il Sud e la sua travolgente vitalità, tocca ora all’operoso Nord svelarsi tra peccatucci e insospettabili virtù.
Questa volta, infatti, è l’indolente Mattia (Alessandro Siani) in crisi con la moglie Maria (Valentina Lodovini), a doversi trasferire a Milano, incastrato dall’ingenuità dei suoi amici. Ad attenderlo c’è Alberto (Claudio Bisio), alle prese con Silvia (Angela Finocchiaro): ora che è finalmente riuscita a trasferirsi a Milano la detesta a causa delle polveri sottili e dell’ozono troposferico e accusa il marito di trascurarla per il troppo lavoro.
L’impatto del napoletano con il Nord e con la vita dell’amico sarà catastrofico al punto che i due, abbandonati dalle mogli, si troveranno a misurarsi con le differenze etniche dei loro caratteri. Così Mattia imparerà il senso di responsabilità da Alberto, mentre Alberto ritroverà la leggerezza grazie a Mattia.
L’arrivo degli altri napoletani e della mamma di Mattia metterà tuttavia nuovamente a repentaglio la loro amicizia. Sarà una festa degli alpini in un piccolo paesino di montagna, fra polenta e balli, lo scenario della riconciliazione. Scapece docet: “O nord e o sud anna sta assiem”. Come i nostri eroi.
CULTURA. AL VIA IL 16° MILANO FILM FESTIVAL
Nuove location e nuova direzione artistica per la manifestazione, in programma dal 9 al 18 settembre


Milano, 5 settembre 2011 – È stata presentata oggi a Palazzo Reale dagli assessori Chiara Bisconti (Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero) e Stefano Boeri (Cultura, Expo, Moda e Design) la 16° edizione del Milano Film Festival si terrà dal 9 al 18 settembre 2011 , con molte e importanti novità.
Prima fra tutte il cambio nella direzione, che Beniamino Saibene e Lorenzo Castellini lasciano dopo 15 anni, per cedere il posto ai più giovani direttori nel panorama dei festival italiani, Alessandro Beretta e Vincenzo Rossini , e, in secondo luogo, nuove location che si aggiungono ai luoghi storici del festival: AnteoSpazioCinema, Auditorium San Fedele e Cinema Rosetum si affiancano a Teatro Strehler, Teatro Studio e Parco Sempione (con una sala all'aperto da 900 posti ), che rappresentano ormai da anni il cuore del festival.

“Tra le nuove deleghe di questa nuova Giunta – ha detto Chiara Bisconti – c’è quella alla qualità della vita, ricompresa nell’assessorato che mi è stato affidato. E io ritrovo in questa proposta un modo di innalzare effettivamente la qualità del tempo libero dei milanesi, offrendo loro un progetto culturale di valore in contesti storici e vitali della nostra città. Luoghi di condivisione, di socialità e di crescita umana e culturale, per vivere meglio un tempo extra lavoro che vogliamo sempre più ampio, favorendo il più possibile la conciliazione tra il lavoro e gli impegni, lavorativi e non”.

“Settembre è il mese della rinascita di Milano.Una rinascita di cui MITO è colonna sonora, Milano Film Festival il videoclip e la Settimana della Moda Donna la passerella – ha detto Stefano Boeri –. Il ruolo di Milano nel panorama del cinema nazionale e internazionale è indubbio, poiché è una grande potenza nella produzione cinematografica, ha una scuola di cinema prestigiosa, una piattaforma di Festival importanti, come il Milano Film Festival, e un’industria di comunicazione fortissima. Tuttavia, Milano in campo cinematografico non ha ancora un’identità precisa. Dobbiamo rinforzarla, creando una regia forte che coordini le sue straordinarie risorse e realizzando i luoghi in cui cinema, fotografia e arti visive possano rappresentare la cronaca dei nostri tempi, consentendo una presa diretta sul contemporaneo”.

Due le competizioni internazionali, entrambe dedicate ai nuovi talenti della scena cinematografica internazionale: il Concorso Lungometraggi , con 15 opere prime e seconde di registi provenienti da tutto il mondo, e il Concorso Cortometraggi , con 55 opere prodotte da registi che non hanno superato i 40 anni di età.

Il programma e tutte le informazioni sul sito www.milanofilmfestival.it 
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 30/08/2011
Festival del Cinema di Venezia
Vincent Cassell in A dangerous method
di Carmen Guadalaxara e Cristian Pedrazzini
Video
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Sbarcherà al lido di Venezia per il nuovo film diretto da David Cronenberg, "A dangerous method", complessa vicenda che coinvolge i padri della psicanalisi moderna, Sigmund Freud e Carl Jung (Viggo Mortensen e Michael Fassbender), insieme alla paziente Sabine Spielrein (Keira Knightley). Il marito di Monica Bellucci, intervistato da L'Uomo Vogue, racconta così la sua esperienza nella parte di Otto Gross, seguace e pupillo di Freud: "E' la seconda volta che lavoro in un film diretto da Cronenberg e con Viggo, dopo l'esperienza del thriller "La promessa dell'assassino". Meglio non poteva andare: un soggetto molto interessante e un set di grandi professionisti e di rapporti rodati". "Mi diverte molto l'idea di starmene a Venezia per qualche giorno e di poterla conoscere meglio", prosegue l'attore parlando della mostra del cinema -. Sono un veterano del Festival di Cannes, questa invece sarà soltanto la mia seconda volta in Laguna. Cannes è soprattutto mercato, una passerella folle, schizofrenica, con tempi concitati, di vero consumo. Venezia e' piu' intima, soignee e sfumata, imperniata sul cinema nel suo più alto senso culturale". Questi i futuri progetti di Vincent Cassel: nel 2012 uscirà "Dobermann 2: Arm wrestle", sequel del fortunatissimo crime flick omonimo del 1997 di Jan Kounen; poi sarà la volta di "Le capital", dramma di Costa-Gavras ambientato tra gli intrighi del mondo finanziario. Inoltre l'attore debutterà al Theatre Marigny di Pierre Lescure, a Parigi, al fianco della moglie Monica Bellucci: interpreteranno Gabriele e Antonietta in "Una giornata particolare", adattamento tratto dal bellissimo film di Ettore Scola con la regia di Michele Placido
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24/08/2011 10:30
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Informazioni sul luogo:
Cinecittà Roma
Via Tuscolana 1055
00173 - Roma (RM)

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68ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto - 10 settembre 2011),


10/08/2011
68mo Festival di Venezia
Il maestro Johnnie To entra in concorso al fotofinish
di Carmen Guadalaxara e Cristian Pedrazzini


Ci sarà anche anche Johnnie To con il suo nuovo film nel concorso principale della mostra del cinema di Venezia. "Life Without Principle" ('Dyut Ming Gam'), il nuovo film del maestro hongkonghese del cinema d'azione contemporaneo, sarà presentato in prima mondiale nella principale sezione competitiva della 68ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto - 10 settembre 2011), diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta. on "Life Without Principle" sono così 22 i film già annunciati nel Concorso di Venezia 68. A essi si aggiungerà nei prossimi giorni il film sorpresa.
"Life Without Principle" segna il ritorno in Concorso a Venezia di Johnnie To a quattro anni di distanza da "The Mad Detective" (2007) e dopo i precedenti "Exiled" (2006, in Concorso alla 63. Mostra) e "Throw Down" (2004, Fuori concorso alla 61. Mostra), tra i suoi più importanti, personali polizieschi per cui è internazionalmente ammirato e con cui ha profondamente innovato il cinema di Hong Kong.
Di questo suo nuovo attesissimo film, Johnnie To dice: ''Viviamo in un mondo turbolento. Per sopravvivere, le persone non hanno altra scelta che prendere parte al gioco. Non importa con quanto impegno cerchino di seguire le regole; prima o poi una parte di loro andrà persa''.
"Life Without Principle" segue tre fili narrativi (che si incroceranno alla fine): un'impiegata di banca, promossa analista finanziaria, è costretta a piazzare fondi ad alto rischio ai suoi clienti per raggiungere gli obiettivi di vendita assegnati; un piccolo malvivente consulta gli indici di borsa, sperando di guadagnare denaro facile per pagare la cauzione del compagno nei guai con la legge; un inappuntabile ispettore di polizia, orgoglioso del suo sobrio stile di vita, cade improvvisamente nella disperazione quando la moglie paga un anticipo per un appartamento di lusso che non si può permettere, e quando il padre morente vuole che si occupi della giovane sorellastra che lui non sapeva di avere.
Tre piccoli uomini con un disperato bisogno di denaro nelle loro vite. Non hanno niente in comune finché non appare una borsa con 5 milioni di dollari rubati, che li trascina in una situazione intricata, costringendoli a prendere decisioni molto difficili fra il bene e il male.
"Life Without Principle" è prodotto e diretto da Johnnie To ed è interpretato da Lau Ching Wan, Richie Jen, Denise Ho, con la "guest star" Terence Yin. La direzione della fotografia è di Cheng Siu Keung, la scenografia di Sukie Yip, il montaggio di David Richardson, la sceneggiatura di Au Kin Yee e Wong King Fai. "Life Without Principle'"è una produzione Milkyway Image ed è distribuito da Media Asia Distribution.
CINEMA ESTIVO ROMA
 

Via Piave 47 - P.ta a Lucca
Pisa
Tel 050552261
Spettacolo unico ore 21,30

Sabato 2 Luglio
FEMMINE CONTRO MASCHI
Un film di Fausto Brizzi. Con Claudio Bisio, Nancy Brilli, Salvatore Ficarra, Valentino Picone

Domenica 3 e Lunedì 4 Luglio
PIRATI DEI CARAIBI – AI CONFINI DEL MONDO
Regia di Gore Verbinsky Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley, Geoffrey Rush

Martedì 5 Luglio
IL PADRE E LO STRANIERO
Un film di Ricky Tognazzi. Con Alessandro Gassman, Amr waked, Ksenia Rappoport

Mercoledì 6 Luglio
THE TOWN
Un film di Ben Affleck. Con Ben Affleck, Rebecca Hall, Jon Hamm

Giovedì 7 Luglio
FAST & FURIOUS 5
Un film di Justin Lin. Con Vin Diesel, Paul Walker

Venerdi 8 Luglio
RANGO
Un film di animazione diretto da Gore Verbinsky

Sabato 9 Luglio
IMMATURI
Un film di Paolo Genovese. Con Ambra Angiolini, Luca Bizzarri, Barbora Bobulova, Raoul Bova

Domenica 10 e Lunedì 11 Luglio
HABEMUS PAPAM
Un film di Nanni Moretti. Con Michel Piccoli, Jerzy Stuhr

Martedì 12 Luglio
IL GRINTA
Un film di Ethan Coen, Joel Coen. Con Jeff Bridges, Matt Damon, Josh Brolin

Mercoledì 13 Luglio
BENVENUTI AL SUD
Un film di Luca Miniero. Con Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro

Giovedì 14 Luglio
SONO IL NUMERO QUATTRO
Un film di D.J. Caruso. Con Alex Pettyfer, Dianna Agron, Callan McAuliffe

Venerdi 15 Luglio
SOURCE CODE
Un film di Duncan Jones. Con Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan

Sabato 16 Luglio
NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE
Un film di Massimiliano Bruno. Con Paola Cortellesi, Raoul Bova, Rocco Papaleo, Anna Foglietta

Domenica 17 e Lunedì 18
COME L’ACQUA PER GLI ELEFANTI
Un film di Francis Lawrence con Robert Pattinson, Reese Witherspoon, Christoph Waltz

Martedì 19 Luglio
THOR
Un film di Kenneth Branagh con Chris Hemsworth, Anthony Hopkins, Natalie Portman

Mercoledì 20 Luglio
127 ORE (Vietato ai minori di 14 anni)
Un film di Danny Boyle con James Franco, Lizzy Caplan, Kate Mara

Giovedì 21 Luglio
MASCHI CONTRO FEMMINE
Un film di Fausto Brizzi con Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Sarah Felberbaum

Venerdi 22 Luglio
X-MEN L’INIZIO
Un film di Matthew Vaughn con James McAvoy, Michael Fassbender, January Jones

Sabato 23 Luglio
IL DISCORSO DEL RE
Un film di Tom Hooper con Helena Bonham Carter, Colin Firth, Guy Pearce, Geoffrey Rush

Domenica 24 e Lunedì 25 Luglio
CHE BELLA GIORNATA
Un film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, Tullio Solenghi, Ivano Marescotti

Martedì 26 Luglio
I GUARDIANI DEL DESTINO
Un film di George Nolfi con Matt Damon, Emily Blunt, John Slattery, Terence Stamp

Mercoledì 27 Luglio
VI PRESENTO I NOSTRI
Un film di Paul Weitz con Robert De Niro, Ben Stiller, Barbra Streisand, Owen Wilson

Giovedì 28 Luglio
THE NEXT THREE DAYS
Un film di Paul Haggis con Liam Neeson, Russell Crowe, Olivia Wilde

Venerdi 29 Luglio
C’E’ CHI DICE NO
Un film di Giambattista Avellino con Luca Argentero, Myriam Catania, Paola Cortellesi

Sabato 30 Luglio
UNA NOTTE DA LEONI 2
Un film di Todd Phillips con Zach Galifianakis, Jamie Chung, Bradley Cooper, Todd Phillips

Domenica 31 Luglio e Lunedì 1 Agosto
L’ULTIMO DEI TEMPLARI
Un film di Dominic Sena con Nicolas Cage, Ron Perlman, Stephen Graham, Ulrich Thomsen

  Napoli.Cinema  
 COMUNICATO STAMPA


accordi @ DISACCORDI – XII Festival del Cinema all’Aperto

Il festival del cinema all’aperto di Napoli riapre nella suggestiva location del Parco del POGGIO.
La serata d’inaugurazione, il 12 luglio, è dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia e come di consueto è organizzata in collaborazione con il Corso di Laurea Magistrale in Imprenditoria e Creatività per Cinema, Teatro e TV dell'Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa. Sarà proiettato il film di Mario Martone “Noi Credevamo” e l’ingresso è previsto ad inviti. Parteciperanno numerosi ospiti d’eccezione.

Da martedì 12 luglio 2011 sino al 10 settembre 2011 riprende la kermesse cinematografica diretta da Pietro Pizzimento, organizzata dall’associazione “Movies Event” e sostenuta dal Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo e dalla Presidenza della Regione Campania. Anche quest’anno ci saranno incontri ravvicinati con i registi del miglior Cinema Italiano, una rassegna di film di qualità e d’autore e un concorso di cortometraggi dal tema “Cinema e Psicoanalisi” giunto ormai alla sua terza edizione.
Di grande suggestione anche l’ambientazione, il Parco del POGGIO, con il maxischermo al centro di un laghetto artificiale, con il panorama mozzafiato di Napoli alla sinistra dello spettatore ed una piacevole cascata d’acqua alla sua destra.
Toni Servillo, Massimiliano Bruno, Paolo Genovese, Giovanni Albanese, Eugenio Cappuccio, Antonio Capuano, Matteo Cerami, Gaetano di Vaio, Giuseppe Gagliardi, Enzo Gragnaniello, Carlo Luglio, Andrea Molaioli, Paola Randi, Sud Express, sono tra gli ospiti di questa XII edizione del festival del cinema all’aperto che si alterneranno negli incontri con il pubblico.
La programmazione cinematografica soddisfa i desideri del variegato pubblico presente alla manifestazione accogliendo titoli dei festival internazionali di Venezia, Roma, Torino, Cannes, Berlino, Sundance oltre ai David di Donatello, Nastri d’Argento, Oscar, Golden Globe, European Film Award nonché delle pellicole della stagione appena conclusa premiate dal pubblico e riconosciute di qualità e d’essai.
Si rinnova anche l’appuntamento con il concorso di cortometraggi “I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi” che in breve tempo è diventato un evento nazionale tra i più ambiti per i filmaker italiani e stranieri. Nelle due precedenti edizioni le giurie sono state presiedute da Roberto Faenza e Giuseppe Piccioni e anche quest’anno è prevista la presenza di un noto regista italiano. Da questa edizione sono stati introdotti quattro nuovi premi per soddisfare le richieste dei filmaker: premio del pubblico, miglior corto straniero, miglior fotografia e miglior corto d’animazione. Le serate finali del concorso si terranno al Parco del POGGIO il 5 e 6 settembre 2011.
Infoline: 0815491838 www.accordiedisaccordi.com
Con preghiera di pubblicazione e massima diffusione. GRAZIE


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12/03/2011
Cinecitta
Gli studi di Cinecittà non sono a rischio chiusura
di Cristian Pedrazzini


Gli studi di Cinecittà, che da oltre 13 anni sono gestiti dalla società Cinecittà Studios SpA, non sono a rischio chiusura come erroneamente riportato da più parti''. Lo precisa una nota di Cinecitta' Studios Spa, che sottolinea: ''Al contrario, dopo aver più che raddoppiato l'attività e ospitato ben 30 importanti produzioni internazionali, oltre a centinaia di altre produzioni e postproduzioni cineaudiovisive, Cinecittà Studios ha in corso ulteriori investimenti per incrementare la competitività di quello che oggi è uno dei centri produttivi piu' importanti al mondo: su un'area oggi inutilizzata, verranno costruiti un nuovo teatro di posa, moderni uffici di produzione e nuovi servizi di ospitalita' a vantaggio dell'intero studio''.
''La confusione -spiega la nota- è nata dal grido d'allarme, che riteniamo giusto e tempestivo, lanciato da Cinecittà Luce SpA che, al di la' della assonanza delle ragioni sociali, e' pero' societa' distinta e diversa, essendo totalmente posseduta dallo Stato, e sotto l'indirizzo del ministero per i Beni e le Attivita' Culturali. Mentre la società pubblica Cinecittà Luce ha il compito di sostenere e promuovere il cinema italiano - e possiede e valorizza lo storico archivio dell'Istituto Luce - la societa' privata Cinecitta' Studios (controllata dal Gruppo IEG Italian Entertainment Group, presieduta da Luigi Abete e partecipata da importanti imprenditori privati tra i quali, oltre al Presidente, Della Valle, De Laurentiis, Haggiag) gestisce gli studi in una logica di business, servendo le migliori produzioni cinematografiche ed audiovisive, nazionali ed internazionali, posizionandosi tra i principali centri produttivi di cinema di qualita' al mondo''.
"Cinecitta'' d'altronde e' un marchio cosi' forte che evoca sia la capacita' produttiva e realizzativa degli storici studi romani, e sia l'intera storia del Cinema italiano. Cinema italiano -conclude la nota- che merita di essere sostenuto, oggi e domani, dall'azione appassionata e professionalmente qualificata di Cinecittà Luce, alla quale rivolgiamo la nostra convinta solidarieta".
http://www.spettacolinews.it/oscar-2011-DS0A3464.html
"Il discorso del re" ha trionfato alla notte degli Oscar, conquistando la statuetta per il miglior film, la regia (Tom Hooper), il miglior attore protagonista (Colin Firth) e la miglior sceneggiatura originale (David Seidler). Il film, che è costato solo 14 milioni di dollari e ne ha già incassati 120, era largamente favorito con 12 nomination. "Mi sento al vertice della carriera", ha detto Firth accettando il premio, mentre Hooper ha voluto ringraziare la madre che per prima aveva attirato la sua attenzione sulle vicende di re Giorgio VI. "La morale della storia è che bisogna ascoltare la mamma", ha affermato. L'altro film fra i favoriti, "The Social network", si è dovuto accontentare del premio per il montaggio (Angus Wall e Kirk Baxter), la sceneggiatura non originale (Aaron Sorkin) e la colonna sonora (Trent Reznor e Atticus Ross). Come migliore attrice protagonista è stata premiata Natalie Portman, ballerina sull'orlo della follia de "Il Cigno nero". "Sono così grata di poter fare questo lavoro. Mi piace così tanto", ha commentato l'attrice 29enne che ha ritirato il premio con il pancione.
La Portman è la quinta attrice a salire la scena degli Oscar incinta. Prima di lei altre importanti e famose protagoniste a cominciare da Meryl Steep che nel 1983 salì sul palco per il film "La scelta di Sophie". Dopo di lei, nel 2003 anche Catherine Zeta-Jones per "Chicago" arrivò a ritirare il premio incinta di otto mesi. Fu poi la volta Marcia Gay Harden nel 2004 e nel 2008 di Cate Blanchett. Ma fu Eva Marie Saint la prima. Lei infatti nel 1955 partorì due giorni dopo la cerimonia degli Oscar che con "Fronte del porto" (On the Waterfront) con Marlon Brando, come migliore attrice non-protagonista.
Miglior attori non protagonosti sono stati riconosciuti Melissa Leo e Christian Bale, rispettivamente potente matriarca e figlio inquieto nel film "The fighter". Miglior film straniero è risultato "In un mondo migliore" della regista danese Susanne Bier, mentre la statuetta per il miglior film di animazione è andata a Toy Story 3.
Toy Story 3 si è aggiudicato anche il premio per la miglior canzone (We belong together di Randy Newman). Buon risultato per il film "Inception" che ha ottenuto il riconoscimento per la fotografia (Wally Pfister ), il sonoro (Richard King), il missaggio del suono (Lora Hirschberg, Gary A. Rizzo, Ed Novick) e gli effetti speciali (Paul Franklin, Chris Corbould, Andrew Lockley, Peter Bebb)
Come miglior documentario è stato premiato "Inside Job" di Charles Ferguson e Audrey Marrs, una pellicola sugli scandali bancari che hanno portato all'ultima recessione. Il film "Alice in Wonderland" ha conquistato il premio per la scenografia (Robert Stromberg e Karen O'Hara) e i costumi (Coleen Atwood). Il riconoscimento per il trucco è andato a Rick Baker e Dave Elsey per il film "The Wolfman".
Infine miglior cortometraggio è risultato "God of Love" di Luke Matheny, per il miglior documentario corto è stato premiato "Strangers No More" di Karen Goodman e Kirk Simon e la statuetta per il corto animato è andata a "The Lost Thing" di Shaun Tan e Andrew Ruhemann.
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http://www.spettacolinews.it/silvio-forever--DS0A3448.html
Una biografia non autorizzata del premier diretta da Roberto Faenza e Filippo Macelloni e scritta da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sarà, a sorpresa, in sala dal 25 marzo distribuito dalla Lucky Red. Nel film, tenuto fino ad ora segreto, il montaggio di materiali di repertorio che ricostruisce l'avventura umana, emotiva e politica di Berlusconi. Si va appunto da stralci degli interventi televisivi di mamma Rosa alle feste a Palazzo Grazioli. Tra la altre cose, nel trailer c'è la voce del premier che afferma:"Punto primo, sono simpatico. Punto secondo ho un pò di grano e, punto terzo, ci so fare". E ancora Berlusconi sulle sue frequentazioni private che aggiunge: "In casa mia entrano solo persone perbene e, soprattutto, si comportano correttamente". Tra gli altri momenti proposti nel video la mano rivolta dal premier a Bruno Vespa a Porta a porta con l'invito a considerarlo "un unto del signore" e, infine, le foto delle ragazze che fotografano il bagno di Palazzo Grazioli. Silvio Forever, come si vede puntualmente nel trailer, non e' un film di finzione, ma un classico docu-film scritto da Stella e Rizzo del Corriere della Sera, già autori di un best seller come La casta. Dietro la macchina da presa troviamo invece un regista come Roberto Faenza, autore di film impegnati come "Il caso dell'infedele Klara", "I giorni dell'abbandono" e "Prendimi l'anima". Nelle brevi note di regia, si spiega cosi', in estrema sintesi, la filosofia di questo documentario:" E poi, col tempo, tutto ha cominciato a ruotare sempre di piu' intorno a lui. Solo a lui. Ossessivamente a lui: Silvio Berlusconi. Che, comunque la si pensi, al di là dei meriti per cui lo osannano e dei demeriti per cui lo disprezzano, è uno strepitoso personaggio della commedia dell'arte, capace di offrire miriadi di spunti per un'avventura cinematograficamente immaginabile".
17/01/2011
Zalone batte Benigni
"Che bella giornata" è il film italiano più visto di tutti i tempi
di Carmen Guadalaxara


"Che bella giornata", il film che vede protagonista Checco Zalone, è il film italiano più visto di tutti i tempi. Con l'incasso dell'ultimo weekend, che ha visto la pellicola incassare nella sola giornata di ieri circa 3,5 milioni di euro, il film di Zalone ha raggiunto la cifra record di 31.479.526 euro, infrangendo il precedente record di incassi per un film italiano che apparteneva a "La vita è bella" di Roberto Benigni. Il film di Benigni nel 1997 raggiunse infatti la cifra di 31.231.984 euro. Lo rende noto Medusa. "Che bella giornata" è naturalmente al primo posto tra gli incassi del weekend. Secondo i rilevamenti Cinetel, poi, in seconda posizione troviamo la new entry "Vi presento i nostri", che incassa 2.279.808 euro, seguito da "Hereafter" di Clint Eastwood: 1.414.051 nel fine settimana per un incasso complessivo di 5.440.783 euro. Altre tre nuove entrate in quarta, quinta e sesta posizione: il fantascientifico "Skyline" fa registrare 862.226 euro, "La versione di Barney" ne guadagna 849.255, seguito da "L'orso Yoghi" che ne totalizza 732.186.
Perde così tre gradini "Tron Legacy", ora settimo con 377.593 euro e 5.765.746 euro incassati in totale. "La banda dei babbi Natale" scende dalla terza all'ottava posizione (356.711 euro, 21.286.502 euro in totale), seguito da "The Tourist" (213.560 euro e 11 milioni complessivi) e da "Le cronache di Narnia: il viaggio del veliero", decimo con 182.535 euro e poco più di 10 milioni di euro in totale. Solamente 18esimo, con 42.051 euro, il vincitore dello scorso Festival di Roma, "Kill Me Please" di Olias Barco.
Miral
La pellicola è tratta dal romanzo autobiografico della reporter palestinese Rula Jebre
di Cristian Pedrazzini e Alex Intermite
Video
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"Smetto di fare cinema per due anni. Il mio unico interesse al momento è che Miral venga visto da quanta più gente possibile". Gli auspici di Julian Schnabel al momento sono stati esauditi, e il film - in concorso al Lido e da domani in sala con Eagle Pictures (che lo ha anche prodotto con Pathè, Er Productions e India ake One Productions) - è stato acquistato anche in Medio oriente: "Lo vedranno pure in Israele", conferma il pittore/regista. Non era affatto scontato. Tratto da "La strada dei fiori di Miral", romanzo autobiografico della reporter palestinese Rula Jebreal (compagna di vita di Schnabel e volto noto in Italia per aver condotto diversi programmi su La7 e la Rai), "Miral" è un duro atto d'accusa contro l'occupazione israeliana filtrato dallo sguardo di una giovane donna palestinese la cui storia personale s'intreccia con quella disgraziata della propria terra.
Dopo un'iniziale adesione alla lotta armata, Miral (interpretata da Freida Pinto, che ha dato forfait alla Mostra) seguirà la via pacifista tracciata dal padre e dalla sua vecchia insegnante, la coraggiosa Hind Husseini (Hiam Abbas, che si dice "grata della partecipazione a questo progetto" e rivendica "l'esigenza di fare cinema politicamente impegnato"). La stessa che a Gerusalemme, anni prima, aveva fondato un istituto per gli orfani di guerra palestinesi: "Il romanzo e il film sono dedicati alla sua figura e a quella di mio padre, maestri di tolleranza - racconta la Jebreal -. Mamma Hind in particolare aveva capito l'importanza dell'istruzione nel garantire un futuro di libertà alle donne. Se sono ignorati hanno solo due strade davanti: sposarsi o diventare prede dei fondamentalisti. Sono loro, insieme ai bambini, le prime vittime di ogni conflitto. Ma se Miral può insegnarci qualcosa è proprio questo: laddove c'è un bambino che ha bisogno, lì si trova anche chi può aiutarlo".
La Jebreal, che ha scritto anche l'addattamento, è stata per tutto il tempo delle riprese sul set in Medio Oriente, tra Gerusalemme e Ramallah: "Ho rivisto la mia vita, è stato doloroso - racconta - ma anche liberatorio. C'erano episodi, come lo stupro del padrino ai danni di mia madre, che facevano ancora male. Ma insieme ho ritrovato il volto di quelle donne che allora mi diedero coraggio".
"Era impossibile girare il film senza Rula - interviene Schnabel -. Lei aveva vissuto in prima persona quella storia, sapeva esattamente cosa c'era in una stanza, dov'era un posto, come vestiva un personaggio. E poi tanti ricordavano la ragazzina che era, e questo ci ha aperto molte porte facilitando la lavorazione". Sul suo personale coinvolgimento nel progetto: "Da ebreo-americano avevo bisogno di rileggere la storia di questo dannato conflitto da un altro punto di vista. Un conlitto che ancora oggi non mi so spiegare, perché se i valori che il padre di Rula diede alla figlia sono gli stessi che mi ha trasmesso il mio, vuol dire che ebrei e palestinesi non sono poi tanto diversi".
  Festival del Cinema  
CINEMA ESTIVO ROMA
Via Piave 47 - P.ta a Lucca
Pisa
Tel 050552261
Spettacolo unico ore 21,15


Venerdi 30 Luglio
FUORI CONTROLLO
Con Mel Gibson, Ray Winstone Regia di Martin Campbell

Sabato 31 Luglio
AGORA’
Regia di Alejandro Amenábar con Rachel Weisz, Max Minghella

Domenica 1 e Lunedì 2Agosto
BASILICATA COAST TO COAST
Diretto e interpretato da Rocco Papaleo con Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Gassman

Martedì 3 Agosto
TATA MATILDA E IL GRANDE BOTTO
Con Ralph Fiennes, Ewan McGregor, Emma Thompson

Mercoledì 4 Agosto
E’ COMPLICATO
Regia di Nancy Meyers con Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin

Giovedì 5 Agosto
HAPPY FAMILY
REGIA DI Gabriele Salvatores con con Margherita Buy, Diego Abatantuono

Venerdi 6 Agosto
IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI
Regia di Juan José Campanella

Sabato 7 Agosto
CADO DALLE NUBI
Con Checco Zalone

Domenica 8 e Lunedì 9 Agosto
ROBIN HOOD
Regia di Ridley Scott con Russel Crowe e Cate Blachett

Martedì 10 Agosto
GENITORI & FIGLI – AGITARE BENE PRIMA DELL’USO
Con Michele Placido e Margherita Buy Regia di Giovanni Veronesi

Mercoledì 11 Agosto
SEX AND THE CITY 2
Con Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis



Giovedì 12 Agosto
IL RICCIO
Regia di Mona Achache con Josiane Balasko, Garance Le Guillermic

Venerdi 13 Agosto
LA NOSTRA VITA
Con Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese

Sabato 14 Agosto
TOY STORY 3
Un film a cartoni animati

Domenica 15 e Lundi 16 Agosto
MATRIMONI E ALTRI DISASTRI
Con Fabio Volo, Margherita Buy, Luciana Littizzetto

Martedì 17 Agosto
PRINCE OF PERSIA: LE SABBIE DEL TEMPO
Con Jake Gyllenhaal, Gemma Arterton, Ben Kingsley

Mercoledì 18 Agosto
LA PRIMA COSA BELLA
Regia di Paolo Virzì con Stefania Sandrelli

Giovedì 19 Agosto
BASTA CHE FUNZIONI
Regia di Woody Allen con Larry David, Adam Brooks

Venerdi 20 Agosto
BACIAMI ANCORA
Regia di Gabriele Cuccino con Stefano Accorsi

Sabato 21 Agosto
SHERLOCK HOLMES
Con Robert Downey Jr.e Jude Law

Domenica 22 e Lunedì 23 Agosto
MINE VAGANTI
Regia di Ferzan Ozpetek con Riccardo Scamarcio

Martedì 24 Agosto
DORIAN GRAY
Con Colin Firth, Ben Barnes, Emilia Fox

Mercoledì 25 Agosto
LA REGINA DEI CASTELLI DI CARTA
Con Michael Nyqvist, Noomi Rapace Regia di Daniel Alfredson

Giovedì 26 Agosto
THE TWILIGHT SAGA: ECLIPSE
Con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner

Venerdi 27 Agosto
BASTARDI SENZA GLORIA
Regia di Quentin Tarantino Con Brad Pitt, Christoph Waltz, Samuel L. Jackson

Sabato 28 Agosto
IO, LORO E LARA
Diretto e interpretato da Carlo Verdone con Laura Chiatti, Angela Finocchiaro

Domenica 29 e Lunedì 30 Agosto
IL CONCERTO
Con Aleksei Guskov, Mélanie Laurent

Martedì 31 Agosto
A-TEAM
Con Bradley Cooper e Liam Neeson

Mercoledì 1 Settembre
BAARIA
Regia di Giuseppe Tornatore

Giovedì 2 Settembre
IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI
Regia di Juan José Campanella

Venerdi 3 Settembre
DRAQUILA – L’ITALIA CHE TREMA
Diretto da Sabrina Guzzanti

Sabato 4 Settembre
HAPPY FAMILY
REGIA DI Gabriele Salvatores con con Margherita Buy, Diego Abatantuono

Domenica 5 e Lunedì 6 Settembre
BASILICATA COAST TO COAST
Diretto e interpretato da Rocco Papaleo con Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Gassman

Martedì 7 Settembre
IL GRANDE SOGNO
Diretto da Michele Placido con Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Michele Placido

Mercoledì 8 Settembre
CADO DALLE NUBI
Con Checco Zalone

Giovedì 9 Settembre
MINE VAGANTI
Regia di Ferzan Ozpetek con Riccardo Scamarcio

Venerdi 10 Settembre
BASTA CHE FUNZIONI
Regia di Woody Allen con Larry David, Adam Brooks

Sabato 11 e Domenica 12 Settembre
LA PRIMA COSA BELLA
Regia di Paolo Virzì con Stefania Sandrelli
  Festival del Cinema a Roma  
CINEMA AL BELVEDERE
Programma


Martedì 03 agosto ore 21.30 “Un movente per uccidere” - “Il caso del cordone maculato” –
“Quattro meno quattro fa uno”
regia: Freddie Francis, Roy Ward Baker
con: GeoffreyWhitehead, Donald Pikering, Patrick Nevell,Glynis Barber


Mercoledì 04 agosto ore 21.30 “Il caso della torre mortale” – “Il caso di Smith &Smythe” –
“Il giocatore sfortunato”
regia: Freddie Francis, Roy Ward Baker
con: GeoffreyWhitehead, Donald Pikering, Patrick Nevell,Glynis Barber

Giovedì 05 agosto ore 21.30 “Sherlock Holmes: notti di terrore”
regia James Hill
con John Neville, Donald Houston, John Fraser, Anthony Quayle, Barbara Windsor

venerdì 06 agosto ore 21.30 “La donna ragno”
regia: Roy William Neil
con: Basil Rathbone, Nigel Bruce, Dennis Hoey
ore 22.30 “Tango Rouge et Noir” - selezione di tanghi tradizionali ed intermezzi
artistici a tema curati da Fatima Scialdone con ospiti del mondo della
cultura e dello spettacolo.

sabato 07 agosto ore 21.30 “Piramide di Paura”
regia: Barry Levinson
con: Nicholas Rowe, Alan Cox, Anthony Higgins, Roger Ashton.Griffiths

domenica 08 agosto ore 21.30 “L’avventura”
regia: Roy William Neil
con: Basil Rathbone, Nigel Bruce, Ida Lupino

lunedì 09 agosto ore 21.30 “Il fratello più furbo di Sherlock Holmes”
regia Gene Wilder
con Gene Wilder, Marty Feldman, Madeline Kahn

martedì 10 agosto ore 21.30 “Destinazione Algeri”
regia: Roy William Neil
con: Basil Rathbone, Nigel Bruce, Morton Lowry
“La casa del terrore”
regia: Roy William Neil
con: Basil Rathbone, Nigel Bruce, Dennis Hoey

mercoledì 11 agosto ore 21.30 “L’Uomo Difforme”
regia: Alan Grint
con: Jeremy Brett, David Burke, Norman Jones, Michael Lumsden
“Il Paziente Fisso”
regia: David Carson
con: Jeremy Brett, David Burke, Rosalie Williams, Nicholas Clay

giovedì 12 agosto ore 21.30 “Charles Augustus Milverton”
regia: John Madden
con: Jeremy Brett, Edward Hardwicke, Rosalie Williams, Robert Hardy,
Brian Mitchell, Colin Jeavons, Norma West, Sophie Thompson

venerdì 13 agosto ore 21.30 “Il Nobile Scapolo”
regia: Peter Hammond
con: Jeremy Brett, Edward Hardwicke, Rosalie Williams, Geoffrey Beevers,
Paris Jefferson, Mary Ellis, Anna Calder-Marshall, Philla Sewell
ore 23.00 “Tango Rouge et Noir” - selezione di tanghi tradizionali ed intermezzi artistici a tema curati da Fatima Scialdone con ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo.


sabato 14 agosto ore 21.30 “Il Ciclista Solitario”
regia: Paul Annet
con: Jeremy Brett, David Burke, Barbara Wilshere, John Castle
“La Scuola del Priorato”
regia: John Madden
con: Jeremy Brett, David Burke, Christopher Benjamin, Nicholas Gecks

domenica 15 agosto ore 21.30 “Il Mastino dei Baskerville”
regia: Brian Mills
con: Jeremy Brett, Edward Hardwicke, Raymond Adamson, Neil Duncan,
Ronald Pickup, Rosemary Mchale, Kristoffer Tabori, James Faulkner

lunedì 16 agosto ore 21.30 “Il Costruttore di Norwood”
regia: Ken Grieve
con: Jeremy Brett, David Burke, Colin Jeavons, Matthew Solon
“ I Pupazzi Ballerini”
Regia: John Bruce
Con: Jeremy Brett, David Burke, Tenniel Evans, Betsy Brantley

Martedì 17 agosto ore 21.30 “Il Problema Finale”
regia: Alan Grint
con: Jeremy Brett, David Burke, Rosalie Williams, Eric Porter
“La Casa Vuota”
regia: oward Baker
con: Jeremy Brett, Edward Hardwicke, Rosalie Williams, Patric Allen

mercoledì 18 agosto ore 21.30 “Il Mistero di Boscombe Valley”
regia: June Howson
con: Jeremy Brett, Edward Hardwicke, Peter Vaughan, Joanna Roth
“L’Uomo dal Labbro Storto”
regia: Patrick Lau
con: Jeremy Brett, David Burke, Rosalie Williams, Clive Francis

giovedì 19 agosto ore 21.30 “Scandalo in Boemia”
regia: Paul Annett
con: Jeremy Brett, David Burke, Gayle Hunnicutt, Wolf Kahler
ore 22.30 “Tango Rouge et Noir” - selezione di tanghi tradizionali ed intermezzi
artistici a tema curati da Fatima Scialdone con ospiti del mondo della
cultura e dello spettacolo.

venerdì 20 agosto ore 21.30 “Il Segno dei Quattro”
regia: Peter Hammond
con: Jeremy Brett, Edward Hardwicke, Rosalie Williams, Robin Hunter, Alf Joint,
John Thaw Kiran Shah, Jenny Seagrove, Ronald Lacey
“Il killer viaggiante”
regia Val Guest
con Geoffrey Whitehead, Donald Pikering

sabato 21 agosto ore 21.30 “La Lega dei Capelli Rossi”
regia: John Bruce
con: Jeremy Brett, David Burke, Roger Hammond, Eric Porter
ore 22.30 “Tango Rouge et Noir” - selezione di tanghi tradizionali ed intermezzi
artistici a tema curati da Fatima Scialdone con ospiti del mondo della
cultura e dello spettacolo.

domenica 22 agosto ore 21.30 “Sherlock Holmes – il mistero del crocifero di Sangue”
regia: Fraser Clarke Heston
con: Charlton Heston; Richard Johnson; Susannah Harker;
Edward Fox; John Castle; Simon Callow; Clive Wood; James Coyle;



lunedì 23 agosto ore 21.30 “Sherlock Holmes alle corse”
regia Thomas Bentley
con Arthur Wontner, Jan Fleming



Ciclo Agatha Chtistie


Martedì 24 agosto ore 21.30 “Il Segreto di Agatha Christie”
regia Michael Apted,
con Dustin Hoffman, Vanessa Redgrave, Timothy Dalton
“Poirot e il caso Amanda”
regia Frank Tashlin
con Tony Randall, Anita Ekberg

Mercoledì 25 agosto ore 21.30 “Morte nel villaggio”
regia Julian Amyes
con Joan Hickson, Paul Eddington, Cheryl Campbell, James Hazeldine

giovedì 26 agosto ore 21.30 Le inchieste di Tommy e Tuppence
“Avversario Segreto”
regia Tony Wharmby
con James Warwick, George Baker, Peter Barkwort
“Il caso della perla rosa”
regia Tony Wharmby
con Francescs Annis, James Warwick, Graham Crowdem, Arthur Cox

venerdì 27 agosto ore 21.30 “Dieci piccoli indiani”
regia René Clair
con Barry Fitzgerald, Walter Houston
“Il ballo della vittoria”
regia Renny Rye
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

Sabato 28 agosto ore 21.30 “Poirot a Styles Court”
regia Ross Devenish
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“In tredici a tavola”
regia Lou Antonio
con Peter Ustinov, Fay Dunaway, David Suchet, Jonathan Cecil

Domenica 29 agosto ore 21.30 “L’avventura della cuoca di Clapham”
regia Edward Bennett
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“Accadde in Cornovaglia”
Regia Edward Bennett
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

Lunedì 30 agosto ore 21.30 “A mezzogiorno in punto”
regia Edward Bennett
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“Doppio indizio”
regia Andrew Piddington
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“L’espresso per Plymouth”
regia Andrew Piddington
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

martedì 31 agosto ore 21.30 “ C’è un cadavere in biblioteca”
regia Silvio Narizzano
con Joan Hickson, Gwen Walford, Moray Watson, David Horovitch


mercoledì 01 settembre ore 21.30 “ Assassinio allo specchio”
regia Guy Hamilton
con Angela Lansbury, Elisabeth Taylor, Rock Hudson, Kim Novak, Tony Curtis
Geraldine Chaplin, Edward Fox
“La scatola di cioccolatini”
regia Ken Grieve
con David Suchet, Philip Jackson, Rosalie Crutchley

Giovedì 02 settembre ore 21.30 Le inchieste di Tommy e Tuppence
“L’introvabile signora Gordon”
regia Paul Annett
con Francesca Annis, James Warwick, Rowena Cooper
“L’uomo nella nebbia”
regia Colin Monk
con Francesca Annis, James Warwick, Anne Stally Brass

venerdì 03 settembre ore 21.30 “Terrore per posta”
regia Roy Boulting
con Joan Hickson, Michael Culver, Andrew Bicknell
“Nido di vespe”
Regia Brian Farnham
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

sabato 04 settembre ore 21.30 “Perché non l’hanno chiesto a Evans”
regia Nicholas Renton
con Julia McKenzie, David Buchanan
“L’appartamento al terzo piano”
regia Edward Bennett
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

domenica 05 settembre ore 21.30 “ Un delitto avrà luogo”
regia David Giles
con Joan Hickson, Ursula Howells, John Castle

lunedì 06 settembre ore 21.30 “La dama velata”
regia Edward Bennett
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“Una donna sa”
regia John Bruce
con David Suchet, Hugh Fraser, Pauline Moran

martedì 07 settembre ore21.30 “Assassinio sull’Orient Express”
regia Sidney Lumet
con Albert Finney, Lauren Bacall, Ingrid Bergman, Sean Connery, Jacueline Bisset,
Vanessa Redgrave, Anthony Perkins

mercoledì 08 settembre ore 21.30 “ Prova d’innocenza”
regia Desmond Davis
con Donald Sutherland, Sarah Miles, Faye Dunaway, Christopher Plummer
“Il caso della stella d’occidente”
regia Richard Spence
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson


giovedì 09 settembre ore 21.30 “Dieci piccoli indiani”
regia George Pollock
con Hugh O' Brian, Shirley Eaton, Fabian, Wiilfrid Hyde-White, Leo Genn,
Mario Adorf, Stanley Holloway, Daliah Lavi, Dennis Price, Marianne Hoppe
Le inchieste di Tommy e Tuppence
“La morte in casa”
regia Francesca Annis,
con James Warwick, Joan Sanderson

venerdì 10 settembre ore21.30 “La tela del Ragno”
regia Mario Ferrero
con Monica Guerritore, Warner Bentivegna, Daniel Tedeschi

sabato 11 settembre ore 21-30 “Polvere negli occhi”
regia Charles Palmer
con Julia McKenzie, Rose Heiney, Laura Haddok,
“Il mistero di Hunter’s Lodge”
regia Renny Rye
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

domenica 12 settembre ore 21-30 “ La tragedia di Marsdon Manor”
regia Renny Rye
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“L’appartamento a buon mercato”
regia Richard Spence
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

lunedì 13 settembre ore 21-30 “ Istantanea di un delitto”
regia Martyn Friend
con Joan Hickson, David Horovitch, David Waller

martedì 14 settembre ore 21.30 “Il re di fiori”
regia Renny Rye
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“La miniera perduta”
regia Ed Bennett
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

mercoledì 15 settembre ore 21.30 Le inchieste di Tommy e Tuppence
“Gli stivali dell’ambasciatore”
regia Paul Annett
con Francesca Annis, James Warwick, Jennie Linden, Arthur Cox
“Il mistero di Sunningdale”
regia Tony Wharmby
con Francesca Annis, James Warwick, Denis Lill, Emily Moore

giovedì 16 settembre ore 21.30 “ Testimone d’accusa”
regia Billy Wilder
con Tyrone Power, Marlene Dietrich, Charles Laughton

venerdì 17 settembre ore 21.30 “Appuntamento con la morte”
regia Michael Winner
con Peter Ustinov, Lauren Bacall Carrie Fisher
“Assassinio sul Nilo”
regia John Guillermin
con Peter Ustinov, David Niven, Bette Davis, Mia Farrow





sabato 18 settembre ore 21.30 “Miss Marple ai Caraibi”
regia Robert Lewis
con Helen Hayes, Bernard Hughes, Jameson Parker

domenica 19 settembre ore 21.30 “Il furto di gioielli al Gran Metropolitan”
regia Ken Grieve
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“Il rapimento del Primo Ministro”
regia Anrew Grieve
con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

lunedì 20 settembre ore 21.30 “ Miss Marple al Beltram Hotel”
regia Mary MacMurray
con Joan Hickson, Caroline Blakiston, George Baker

martedì 21 settembre ore 21.30 “La sparizione del Signor Davenheim”
regia Andrew Grieve
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“Le disavventure di un nobile italiano”
Regia Brian Farnham
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“Delitto nei Mews”
Regia Renny Rye
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

mercoledì 22 settembre ore 21.30 “Delitto sotto il sole”
regia Guy Hamilton
con Peter Ustinov, Jane Birkin, Colin Blakely, James Mason, Sylvia Miles
“Il furto incredibile”
Regia Edward Bennett
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

giovedì 23 settembre ore 21.30 “ L’uomo dal vestito marrone”
regia Alan Grint
con Rue McClanahan, Tony Randall, Edward Woodward
“Lo specchio del morto”
Regia Brian Farnham
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

venerdì 24 settembre ore 21.30 “Un delitto avrà luogo”
regia David Giles
con Joan Hickson, Ursula Howells, John Castle

sabato 25 settembre ore 21.30 “Nemesi”
regia David Tucker
con Joan Horsley, Bruce Payne, Margaret Tyzack, Helen Cherry

domenica 26 settembre ore 21.30 “Triangolo a Rodi”
regia Renny Rye
con David Suchet, Frabces Low, Jon Cartwright
“Doppia colpa”
Regia Richard Spence
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson


lunedì 27 settembre ore 21.30 “La torta di more”
Regia Renny Rye
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“Il caso del testamento mancante”
Regia John Bruce
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

martedì 28 settembre ore 21.30 “Il mistero della cassapanca spagnola”
regia Andrew Grieve
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson
“Iris gialli”
Regia Peter Barber-Fleming
Con David Suchet, Hugh Fraser, Pauline Moran
“Il sogno”
Regia Renny Rye
Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson

mercoledì 29 settembre ore 21.30 “La tela del ragno”
regia Godfrey Grayson
con Glynis Johns, John Justin, Ronald Howard

giovedì 30 settembre ore 21.30 “Addio Miss Marple”
regia John Davies
con Joan Hickson, Geraldine Alexander, John Moulder-Brown, Frederick Treves
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CINEMA AL BELVEDERE
rassegna sul giallo d’autore
XIV edizione
3 luglio – 30 settembre 2010
Belvedere Antonio Cederna (Fori Imperiali) – Roma


Torna da sabato 3 luglio, per il 14° anno consecutivo, CINEMA AL BELVEDERE, la rassegna dell’Estate Romana tra gli eventi di punta del carnet capitolino. Saranno circa 150 i film in cartellone, tutti dedicati alla grande stagione del giallo d’autore, con due ampi focus dedicati a personalità di culto del genere noir, come AGATHA CHRISTIE e ARTHUR CONAN DOYLE.

“Cinema al Belvedere” è una manifestazione realizzata dall’associazione culturale Primato diretta da Paola Livraghi, con il sostegno del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, in collaborazione con Armando Curcio Editore, Murder Party, Miriam Tomponzi Investigations, La casa del Giallo

Sarà come sempre la splendida location del Belvedere Cederna ad ospitare la manifestazione, con la passeggiata tra le più belle di Roma, prestata alla settima arte e schermo installato proprio alle spalle di straordinarie bellezze come Colosseo, Basilica di Massenzio, Fori Imperiali e Campidoglio.

Lo spazio, dedicato alle proiezioni cinematografiche serali proporrà, nell’arco di 97 giorni di manifestazione, 150 pellicole che porteranno sul grande schermo le filmografie complete dei due autori proposti. Ovvero tutto il cinema tratto dalla celebre penna di Agata Christie (“Dieci piccoli indiani” regia René Clair - gli episodi della serie “Le inchieste di Tommy e Tuppence” - “La tela del Ragno” per la regia di Mario Ferrero con Monica Guerritore, Warner Bentivegna, Daniel Tedeschi) a quello tratto da Conan Doyle, in particolare sulla leggendaria figura di Sherlock Holmes (“Sherlock Holmes e il mistero del Crocifero di sangue” con un atipico Charlton Heston nei panni del celebre investigatore – “Sherlock Holmes alle corse” con Arthur Wontner e Jan Fleming - “La maschera della morte” con Peter Cushing, John Mills, Ray Milland, Anne Baxter).

Ad accompagnare la visione dei film due MOSTRE fotografiche con pannelli di dimensione 100x140 cm con foto, notizie biografiche e curiosità sui due autori.

Rinnovata la sezione UN APERITIVO AL BELVEDERE: QUATTRO CHIACCHERE CON…, ovvero un drink prima delle proiezioni serali in compagnia di personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo, del costume e del volontariato che si intratterranno con il pubblico dialogando sulle loro esperienze professionali e sulla vita privata

Lo spazio SALOTTO LETTERARIO sarà dedicato, come consuetudine, alla letteratura gialla dove gli appassionati potranno consultare, acquistare o prendere in prestito i volumi dei loro beniamini. Salotto letterario dove accogliere e presentare gli autori che saranno invitati a partecipare alla rassegna proponendo le loro ultime uscite editoriali.



Belvedere Antonio Cederna, via dei Fori Imperiali
Costo del biglietto: 4 euro (ridotto 3 euro)
Orario degli spettacoli: ore 21.30 (ore 19 apertura area)
Informazioni per il pubblico: Tel. 334.3914182
  Val D'Aosta Cinema  
COMUNICATO STAMPA
con invito di diffusione

Valtournenche, 1 agosto 2010

CERVINO CINEMOUNTAIN – FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI MONTAGNA
INIZIANO LE PROIEZIONI DEI FILM IN CONCORSO. 9 LE PELLICOLE DA VEDERE
DA NON PERDERE L’INCONTRO CON IVAN GUERINI
3 AGOSTO 2010

Iniziano oggi le proiezioni dei film in concorso al Festival e sono ben nove le pellicole che saranno presentate a partire dal pomeriggio e in serata. In mezzo il primo incontro per “I racconti verticali” curati da Enrico Montrosset e che vedono protagonista Ivan Guerini.

Valtournenche
Concorso

Nel dettaglio:

Ore 15,00-18,30 Sala dei Congressi – Centro Polivalente
Proiezione dei film in concorso:
La vallée oubliée des hommes (Francia, 2009, 67')
di Anne e Erik Lapied, produzione Anne e Erik Lapied
Esiste una valle solitaria delle Alpi in cui gli animali che la abitano sono costretti ogni giorno ad affrontare la propria battaglia per la sopravvivenza: una lotta dalla quale ciascuno di loro uscirà vinto o, in alternativa, più forte. Il film racconta la storia di uno degli animali della valle, un camoscio ferito che lungo la propria strada incrocia il destino di altri animali: stambecchi, aquile, marmotte, lupi. Una storia di difficoltà e di ostacoli da superare, permeata da un indomabile istinto di sopravvivenza e raccontata attraverso un punto di vista singolare, capace di restituire un frammento di vita di questa magnifica valle alpina.
Oyan (Iran, 2009, 19')
di Esmaeel Monsef, produzione Documentry & Experimental Film Center
Tra le montagne dell’Iran, una giovane donna aspetta lettere dal marito, prigioniero oltre il confine.
Un postino trasporta la posta da un capo all’altro della nazione, fino a che, un giorno, si accorge che le lettere che la donna aspetta con ansia, non sono lettere scritte dal marito.
Sur les traces du renard (Francia, 2007, 52')
di Jerome Bouvier, produzione Bonne Pioche Television
Gran Premio al Festival di Zakopane (Italia)
Per cinque mesi, quattro produttori si sono mossi attraverso le foreste di tutta Europa alla ricerca di volpi. Il film documenta la straordinaria avventura del lavoro di produzione e ricerca che ha preceduto le riprese del film di Luc Jaquet, “La volpe e la bambina”. L’obiettivo della troupe era quello di riprendere le volpi nel loro habitat, per perfezionare, tentativo dopo tentativo, l’incontro tra questo affascinante animale selvatico e il cinema. Dalla Norvegia alla Romania, fino ad arrivare in Abruzzo, riconosciuto dopo lunghe osservazioni come il luogo perfetto, il film racconta il suggestivo viaggio dei componenti di questa particolare spedizione in cerca di volpi, tra attese, continui spostamenti e incontri. Il film ha vinto il Gran Premio Festival di Zakopane.



Associazione Culturale Strade del Cinema
Regione Borgnalle 10/e - 11100 Aosta
tel. 0165/230.528 - fax 0165/360.413

Picu picu picuraru (Italia, 2008, 12')
di Micol Cossali, produzione Associazione Gente di montagna
Ignazio Ciccarello è un pastore siciliano; il film racconta la sua storia. Da ragazzo è emigrato al Nord come molti dei suoi conterranei, senza riuscire a trovare né un lavoro soddisfacente, né il proprio posto nel mondo. Poi la decisione di tornare a fare il pastore, come il padre e il nonno. Il film è un viaggio alla scoperta di un mestiere antico; la storia di un uomo che, cambiando mestiere, ha ritrovato se stesso nella scelta di tornare a vivere a stretto contatto con la terra cui appartiene.

Uomini e sassi (fuori concorso), (Italia, 2004, 39')
di Luigi Cammarota, produzione Eta Beta
Chi la conosce, la chiama semplicemente "la valle": non servono altre parole. La Val di Mello è un posto in cui il tempo sembra essersi fermato. Tra l'erba alta e le rocce riemergono i segni dei suoi antichi abitanti, i "melat", gli abitanti di Mello, un villaggio alle porte della Valtellina: gente tenace che pur di raggiungere i pascoli migliori alle quote più elevate, ha scavato tra le pareti di roccia vere e proprie vie d'arrampicata per le mucche. Percorsi lungo i quali gli animali salivano in cordata. Sergio, l'ultimo pastore "melat" che ancora oggi si arrampica con le mucche, e Ivan, il ragazzo di città che negli anni Settanta fu il primo a scoprire questa valle e a guardarla con occhi nuovi, raccontano la storia della valle e della loro amicizia. Due mondi lontani tra loro, che ciononostante parlano lo stesso linguaggio e condividono la stessa passione.

ore 18,30 Espace Montagne – Centro Polivalente
Per "i racconti verticali" a cura di Enrico Montrosset incontro con Ivan Guerini.
La sezione Racconti verticali si inaugura quest'anno. Accanto al filmare, al riprendere, al vedere, accanto al mondo della visione, cuore del Festival, si profila la dimensione della parola e la sua caratteristica modalità di rappresentazione delle cose. In nome della differenza e della complementarità dei linguaggi, la parola reclama e ottiene un suo spazio specifico, nel quale montagne, paesaggi, abissi, fatiche, prodezze, paure, bellezze prendono forma - o meglio tante differenti forme - a partire dai processi di immaginazione. L'immagine cosi si sfoca e si annebbia, la sua materialità perde consistenza, mentre escono alla scoperta i meccanismi e le condizioni di possibilità della sua esistenza. Parentele “immaginarie”, perche di immaginare si tratta, di produrre immagini, rappresentazioni, di duplicare la realtà in cerca della sua verità. Sorelle di sangue visione e immaginazione, hanno carattere differente; accoglierle e farle ritrovare l'obiettivo del Festival. Il mondo della montagna, o più precisamente il mondo della sua rappresentazione attinge cosi, grazie all'azione combinata di immagine e parola, una dimensione più completa, destinata, come ci piace pensare, a non definirsi e a non strutturarsi in modelli chiusi, bensì ad ampliarsi, a storicizzarsi, a parlare di se, e dell'uomo che la inventa, in modo dinamico e complesso.
Gli autori invitati, oltre ad assolvere questa funzione per la sola ragione di essere presenti al Festival in qualità di scriventi e parlanti, contribuiscono, secondo le loro idiomatiche diversità, a formare, per noi e per i lettori tutti, un primo suggestivo e variegato nucleo di rappresentazioni della montagna, a partire dal quale diviene per noi possibile immaginarla. Ed e cosi che, senza soluzione di continuità, alle riflessioni critiche degli articoli di Ivan Guerini si avvicendano gli intimi racconti di Irene Affentranger, le strutturate argomentazioni del saggio di Christian Arnoldi cedono il testimone all'appassionante romanzo “storico” di Marco Albino Ferrari e infine al ritmo storico-dialettico della fenomenologia dell'alpinismo di Enrico Camanni. Cinque incontri dal 3 al 7 agosto, cinque modi di rappresentare la montagna, cinque possibilità di immaginarla. La montagna dei racconti verticali si presenta allora come un oggetto plurale, uno spazio aperto da costruire, senza vetta e senza meta. E nel contempo e per contro questa pluralità non si confonde con la varietà ne con la semplice giustapposizione, essa e intimamente coesa, relata, apparentata. Un elemento comune l'attraversa e la salda, la unifica nella sua differenza: l'esperienza vissuta della verticalità quale dimensione originaria a partire dalla quale la rappresentazione della montagna si rende possibile. La verticalità non si specifica solamente nella sua qualità fisica, ma traccia significati, tempra e deforma caratteri e inclinazioni, stabilisce tradizioni e impedimenti: verticale diventa l'azione, verticale diventa la fatica, verticale diventa il lavoro, verticale diventa il pensiero, verticale diventa la parola, verticali diventano i racconti. Condizione di possibilità e di esistenza la verticalità giustifica il nostro operato e il nostro desiderio di volerlo condividere.
Ivan Guerini - Nato il 9 giugno 1954, Ivan Guerini e uno dei protagonisti decisivi della storia dell'arrampicata. Eticamente irreprensibile, per questa ragione e stato da sempre giudicato personaggio scomodo e urticante. La verità è che Guerini, inventore della Valle di Mello verticale, e un arrampicatore riflessivo, uno che si chiede costantemente che cosa sta facendo e perche. Un uomo profondo non può che far parte, oggi ancor più, della categoria mottiana dei delusi. Con Motti ha spartito e spartisce la critica e la coerenza, qualità che isolano o, come nel caso del primo, fanno soffrire fino alla morte. Abbiamo deciso di inaugurare la sezione dei racconti verticali proprio con lui, con il meno scrittore fra tutti (anche se tanti sono gli importanti articoli e saggi apparsi nelle riviste specializzate), una sorta di passaggio di testimone dall'oralità alla scrittura. La parola di Guerini e una parola di roccia, dalla roccia emana e di roccia sembra costruita. Da mistico santone degli anni 70, a critico feroce della tecnoarrampicata degli anni 80, ad attuale sostenitore di visioni senza compromessi per un'arrampicata fatta solo di roccia, Ivan Guerini non solo racconta se è la sua vita, ma pone il problema fondamentale della relazione tra l'uomo e la natura verticale dell'arrampicata: cosa significa arrampicare? Come si arrampica? Che cos'e la roccia sulla quale si sale? Climbers senza autocritica, astenersi dall'incontro...o magari e l'occasione buona?

ore 21,00-24,00 Sala dei Congressi – Centro Polivalente
Proiezione dei film in concorso:

I fiori all’occhiello - Alpinismo e televisione attorno al bianco negli anni ’80 (Italia, 2010, 35')
di Davide Torri, produzione Associazione Gente di montagna
Nel dicembre 1979, con l'apertura delle sedi RAI regionali, in Valle d'Aosta nasce una vera televisione di montagna, dove il confine tra alpinisti registi, operatori tv, giornalisti, montanari e guide alpine è appena percettibile. I programmi prodotti raccontano di una montagna vicina all'uomo, all’interno della quale storia, antropologia e spettacolo si fondono. Sono gli anni in cui si assiste alle grandi imprese sul granito del Monte Bianco, quelle proposte da Casarotto, De Benedetti, Boivin, Berhault, Piola e tanti altri; gli anni della scoperta delle prime scarpette e delle vertiginose calate in corda doppia.

The light side of the West (Italia, 2009, 30')
di Arianna Colliard, produzione Laboratorio Audiovisivi DAMS Universita di Torino.
Il Ladakh e una regione isolata che da pochi decenni ha aperto le porte al turismo, situata a cavallo
tra Pakistan, India e Cina. Un posto in cui agli inizi degli anni Novanta è nata la Women’s Alliance of Ladakh, un’unione costituita dalle donne del posto, allo scopo di preservare la cultura e l’agricoltura della propria regione. Un deserto d’alta quota in cui l’arrivo del turismo e della modernità ha rappresentato una vera rivoluzione. Gli uomini preferiscono il turismo e l’esercito al lavoro nei campi, i ragazzi perseguono dispendiosi stili di vita occidentali e le donne, costrette in casa, decidono di associarsi per far fronte all’eccessivo carico di lavoro che grava per intero sulle loro spalle.

L’ ultima cima (Spagna 2010, 82)
di Juan Manuel Cotelo, Manuel de Cominges, Antonio Torres e Javier de Silos
Pablo, giovane prete spagnolo, ha 42 anni quando decide di raggiungere la cima della più alta montagna che un uomo abbia mai scalato prima. Le persone che lo conoscono sono convinte del fatto che egli sia perfettamente in grado di portare a termine l’impresa. Purtroppo, però, la sua avventura ai limiti del possibile si concluderà con la morte, che sopraggiungera subito dopo il suo arrivo in cima. Per molti, la sua figura, diventata leggendaria negli anni, aleggia ancora tanto da far credere che Pablo non sia mai morto.

Crossing the Himalaya (Irlanda, 2009, 49')
di John Murray, produzione John Murray e Crossing the Line Films.
Ogni anno gli abitanti della zona di confine tra il Tibet e il Nepal sono costretti a lasciare l’alta montagna e ad intraprendere un lungo viaggio attraverso l’Himalaya, per sfuggire alla rigidità dell’inverno e agli stenti, prima che arrivino le grandi nevicate a sorprenderli. Il film racconta la lunga e impegnativa traversata di una famiglia di pastori nomadi e dei loro yak sopra ai tetti del mondo, lungo un tragitto pieno di insidie e di pericoli, nascosti dietro ogni angolo. Un viaggio che, giorno dopo giorno, si rivelerà una lotta contro il tempo che Kharma, il protagonista del film, e i suoi dovranno affrontare prima di raggiungere la meta. Il film ha vinto il Gran Premio Festival di Autrans nel 2009.

L’organizzazione del Festival è curata dal Comune di Valtournenche e dall'Associazione Culturale Strade del Cinema con la collaborazione della Presidenza del Consiglio Regionale della Valle d’Aosta e il sostegno dell’Assessorato al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti della Regione Autonoma Valle d'Aosta, Fondazione CRT, Compagnia di San Paolo, Banca Popolare di Milano, CVA, il Club Alpino Italiano, Fiat e Sony.

Informazioni relative al Festival:
tel. 0165/230.528 – 392/981.46.92 / fax 0165/360.413 – Sito Internet www.cervinocinemountain.it 

Per scaricare le immagini ad alta definizione del Festival
http://picasaweb.google.com/cervinocinemountain/CERVINOCINEMOUNTAIN2009
Torino, 7 ottobre 2009

BLUES AL FEMMINILE
19^ EDIZIONE

DORIS DAY E LENA HORNE: DIVE IN BIANCO E NERO
Rassegna cinematografica a cura di Luciano Federighi
organizzata dal Centro Jazz Torino
in collaborazione con il Cinema Fratelli Marx

Cinema Fratelli Marx - corso Belgio 53, Torino

Tutti i martedì ore 18.15 dal 20 ottobre all’8 dicembre 2009
Ingressi 5 e 3 euro (ridotti)

OTTOBRE
Martedì 20 e 27
NOVEMBRE
Martedì 3, 10, 17, 24
DICEMBRE
Martedì 1 e 8

La rassegna cinematografica presentata nel corso delle settimane di Blues al Femminile è quest’anno dedicata alle due grandi dive “in bianco e nero” emerse dallo scenario delle orchestre dell’Era dello Swing, Doris Day e Lena Horne. Il programma prevede alcuni dei film interpretati con energica grazia da Doris Day (come il mirabile Young Man with a Horn di Michael Curtis, ispirato alla figura del grande trombettista di jazz Bix Beiderbecke, e l’effervescente musical The Pajama Game) o illuminati dalla magnetica presenza di Lena Horne (Till the Clouds Roll By, biografia del grande compositore Jerome Kern, e Ziegfeld Follies, iridescente kolossal comico-musicale animato anche da Judy Garland, Fred Astaire e Gene Kelly).
Blues al Femminile è organizzata con il sostegno di Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “Arti Sceniche In Compagnia” Edizione 2009, con il patrocinio della Città di Torino in collaborazione con numerose Amministrazioni ed Associazioni Musicali Piemontesi.
Per informazioni:
Associazione Culturale Centro Jazz Torino
Via Pomba 4, 10123 Torino tel. 011/884477 fax 011/8126644
www.centrojazztorino.it/bluesalfemminile
Per scaricare le immagini ad alta definizione del Festival
http://picasaweb.google.com/bluesalfemminile/BluesAlFemminile2009
DORIS DAY E LENA HORNE: DIVE IN BIANCO E NERO

Il musical hollywoodiano dei decenni centrali del Novecento ha avuto in Doris Day e Lena Horne due dive dalle personalità seducenti e complementari. La Horne, afroamericana di Brooklyn, classe 1917, ha affermato la sua sensualità elettrizzante in due film a cast interamente nero dei primi anni Quaranta, i Cabin in the Sky e Stormy Weather, per poi apparire in numerose, spettacolari produzioni MGM - da Ziegfeld Follies a Words and Music - come speciale attrazione, interprete stilizzata e meravigliosamente ipnotica di grandi canzoni come “Somebody Loves Me”, “The Lady Is a Tramp” o “Love”, sceneggiate e orchestrate con policroma eleganza. Laddove Lena, svezzata sul palcoscenico del Cotton Club di Harlem,
rimaneva una vibrante signora del jazz con un formidabile istinto teatrale che l’avrebbe portata a trionfare a Broadway in Jamaica di Harold Arlen (e più tardi nell’autocelebrativo The Lady and Her Music), Doris, tedesca di Cincinnati, Ohio, era la più duttile e aggraziata



















tra le creature del pop di maggior classe, ma anch’ella - attraverso la sua prolungata esperienza nella big band di Les Brown - mostrava una tangibile filigrana jazzistica nel timing, nella sensibilità armonica, nella combinazione di sobrio melodismo e gusto colloquiale. Attrice di rara e solare comunicativa, Doris Day ha animato commedie musicali di ambiente contemporaneo (Romance on the High Seas, It’s a Great Feeling, Lucky Me) o di sapore nostalgico, inizio secolo (On Moonlight Bay), musical di fonte teatrale (The Pajama Game) e drammi-con-canzoni (Young Man with a Horn, Love Me or Leave Me), oltre all’occasionale film noir (Storm Warning) o al thriller hitchcockiano (The Man Who Knew Too Much), prima di affiancarsi a Rock Hudson o a James Garner come protagonista assoluta della commedia brillante degli anni Sessanta: e la sua voce ha dato una gentile e cremosa vitalità tanto a nobili standard (da “Tea for Two” a “April in Paris”) quanto a moderni temi hollywoodiani come “Secret Love”, “Que Sera Sera” o “Send Me No Flowers”. Entrambe, nella loro personalizzante versatilità e in modi profondamente distinti, dovevano molto all’insegnamento della dominatrice della precedente generazione di jazz ladies, Ethel Waters, la cui matura performance in The Member of the Wedding rimane un perfetto esempio di grande recitazione e di raffinata eloquenza blues prestata al linguaggio cinematografico.






Martedí 20 ottobre ore 18.15
Cinema Fratelli Marx – Corso Belgio 53, Torino - Ingressi 5 e 3 euro (ridotti)

YOUNG MAN WITH A HORN di Michael Curtiz (USA 1949, B&N, 112 minuti, in originale con sottotitoli inglesi), con DORIS DAY, Kirk Douglas (doppiato alla tromba da Harry James), Lauren Bacall, Hoagy Carmichael, Juano Hernandez.
Extra: DORIS DAY e l’orchestra di Les Brown, “My Lost Horizon” (1941), 3 minuti.
Alcuni anni dopo la fortunata esperienza con l’orchestra di Les Brown (documentata dal breve soundie del 1941, il languido e sognante “My Lost Horizon”), Doris Day rivive il suo ruolo di “canary”, di decorativa quanto ispirata cantante di big band, in uno dei più convincenti tra i film dedicati al mondo del jazz e della musica popolare, mirabilmente fotografato in bianco e nero da Ted McCord, cinematographer creativo e di grande esperienza, e diretto con la consueta, vigorosa essenzialità dal veterano Michael Curtiz, il regista di Angels with Dirty Faces, Casablanca e Mildred Pierce.


Doris si rivela attrice completa, in grado di interagire drammaticamente con il protagonista Kirk Douglas, nel ruolo del tormentato trombettista di jazz liberamente modellato sulla figura di Bix Beiderbecke, artista frustrato dalle costrizioni espressive imposte dalle regole della musica da ballo e sedotto dai demoni dell’alcool, e con Hoagy Carmichael, qui nei panni di “Smoke”, una delle più riuscite varianti del suo tipico personaggio di pianista, confidente e filosofo. E trova una matura e seducente dimensione interpretativa a confronto con un gentile swinger quale “I May Be Wrong” e con gloriose ballads come “Too Marvelous for Words” di Johnny Mercer, “The Very Thought of You” di Ray Noble e “With a Song in My Heart” di Rodgers e Hart, alle quali dona una plastica distensione di fraseggio e un tocco emotivo finemente personale.





Martedí 27 ottobre ore 18.15
Cinema Fratelli Marx – Corso Belgio 53, Torino - Ingressi 5 e 3 euro (ridotti)
IT’S A GREAT FEELING di David Butler (USA 1949, colore, 85 minuti, in originale con sottotitoli inglesi), con DORIS DAY, Jack Carson, Dennis Morgan; canzoni di
Jule Styne e Sammy Cahn.
Extra: DORIS DAY in “’S Wonderful” da STARLIFT di Roy Del Ruth (1951) e in altre canzoni cinematografiche, circa 25 minuti.
Extra: canzoni di LENA HORNE in THE DUKE IS TOPS di William Nolte (1938), circa 7 minuti.
Extra: ETHEL WATERS e l’orchestra di Count Basie in “Quicksand” da STAGE DOOR CANTEEN di Frank Borzage (1943), circa 3 minuti.

Firmato da I.A.L. Diamond (futuro collaboratore di Billy Wilder per le sceneggiature delle commedie-capolavoro degli anni Sessanta), It’s a Great Feeling è uno dei più amabili esempi della Hollywood capace di prendersi argutamente in giro: una dinamica e farsesca parodia dello star system costellata da gustose comparsate di celebri attori e auteurs Warner Bros, da Danny Kaye a Errol Flynn, da Edward G. Robinson allo stesso regista del film, David Butler. Alla sua seconda apparizione cinematografica dopo lo scintillante esordio dell’anno precedente con Romance on the High Seas, Doris Day conferma, nel ruolo di una cameriera ansiosa di essere scoperta da un produttore hollywoodiano, quella singolare combinazione di luminosa grazia e di cordiale energia che le permettevano di dominare il grande schermo.
Nuovamente affiancata al massiccio Jack Carson, che assieme al romantico crooner Dennis Morgan crea qui una efficace coppia comica sulla falsariga di Bob Hope e Bing Crosby, Doris spazia con giovanile e accattivante charme attraverso un repertorio confezionato dal solido team Jule Styne-Sammy Cahn, comprendente la delicata e poetica ballad “Blame My Absent Minded Heart”, duettata con Morgan, e un “At the Cafe Rendezvous” spiritosamente cantato con forte accento gallico (e con parrucca bruna).
Le qualità di versatile interprete di Doris sono quindi sintetizzate in un collage di sue performances degli anni Cinquanta su grandi song di George Gershwin, Vernon Duke e Vincent Youmans (e gioielli minori come “Run Away, Skidaddle, Skidoo”, da una sofisticata commedia con Richard Widmark); mentre la ventenne Lena Horne mostra un ancora morbido melodismo nel film del suo debutto, lo “all colored” The Duke Is Tops, e la sua grande maestra, Ethel Waters, incontra l’orchestra di Count Basie in uno swingante episodio da Stage Door Canteen, uno dei molti film patriottici e zeppi di “stelle” prodotti da Hollywood nel periodo bellico.


Martedí 3 novembre ore 18.15
Cinema Fratelli Marx – Corso Belgio 53, Torino - Ingressi 5 e 3 euro (ridotti)
TILL THE CLOUDS ROLL BY di Richard Whorf e Robert Alton (USA 1946, colore, 130 minuti, in originale con sottotitoli inglesi), con LENA HORNE, Dinah Shore,
Frank Sinatra, Judy Garland, Robert Walker, Van Johnson, June Allyson, Tony Martin,
Kathryn Grayson; canzoni di Jerome Kern.
Sontuosa biografia in Technicolor del più puro melodista del Ventesimo Secolo, Jerome Kern, allora appena scomparso, questo film MGM si apre con una lunga ed articolata rievocazione della “prima” di Show Boat, al culmine della quale Lena Horne, nel ruolo della mulatta Julie, offre una interpretazione memorabile della struggente ballad “Can’t Help Loving That Man”, giocata su un perfetto equilibrio di elegante lirismo ed elettrici crescendo emotivi.
Nella insolita e suggestiva coda “paradisiaca” del musical, una festa di cieli color pastello e candidi costumi, una regale Lena segue la Kathryn Grayson di “Long Ago and Far Away” e precede il giovane Frank Sinatra di “Ol’ Man River” distillando con pathos e dignità i contorni soulful di un altro capolavoro kerniano, “Why Was I Born?”.



Esemplari, nel corso del film, sono anche le performances di Judy Garland, che si cala nei panni della Marilyn Miller di “Look For the Silver Lining”, e della “Southern belle” Dinah Shore, che legge con toccante misura la prima grande ballad del compositore newyorkese, “They Didn’t Believe Me”, e il suo omaggio alla Parigi violata dai nazisti, “The Last Time I Saw Paris”.



Martedí 10 novembre ore 18.15
Cinema Fratelli Marx – Corso Belgio 53, Torino - Ingressi 5 e 3 euro (ridotti)
LULLABY OF BROADWAY di David Butler (USA 1951, colore, 92 minuti, in originale con sottotitoli inglesi), con DORIS DAY, Gene Nelson, S.Z. Sakall, Billy DeWolfe; canzoni di Harry Warren e Al Dubin, Cole Porter, George Gershwin.
Extra: estratti dagli show televisivi THE DORIS DAY SPECIAL (USA, 1971) e DORIS DAY TODAY (1975), circa 30 minuti.

Elegante commedia di ambiente teatrale diretta con solida professionalità dal prolifico David Butler, una presenza frequente nella prima parte della carriera cinematografica di Doris Day, e animata da un cast brillantissimo, comprendente il bonario S.Z. Sakall, l’anziano attore di origine ungherese maestro dell’accento mitteleuropeo, del "malapropism" e della bizzarra inversione di frase, la coppia comica formata da Billy De Wolfe e Anne Triola, la stagionata red hot mama Gladys George e il mirabile ballerino Gene Nelson, tap dancer dalla fluida, dinoccolata muscolarità. Doris appare qui showgirl a tutto tondo. Eccelle nel coleporteriano “Just One of Those Things” (con frac e cilindro) e in alcuni deliziosi duetti in chiave song-and-dance con Nelson: “You’re Gettin’ to Be a Habit with Me”, sull’accompagnamento del trio di Page Cavanaugh, il gershwiniano “Somebody Loves Me” e la splendida canzone del titolo (di Harry Warren), in una coreografia che allude a quella classica di Busby Berkeley per Gold Diggers of 1935.

Segue un piccolo florilegio canoro da due spettacoli televisivi della Doris Day post-cinematografica, comprendente un rilassato e variegato medley con Perry Como, un nostalgico “The Way We Were” e una bella rilettura bluesy dell’antico hit “Sentimental Journey”.


Martedí 17 novembre ore 18.15
Cinema Fratelli Marx – Corso Belgio 53, Torino - Ingressi 5 e 3 euro (ridotti)
ZIEGFELD FOLLIES di Vincente Minnelli (USA 1946, colore, 117 minuti, in originale con sottotitoli inglesi), con LENA HORNE, Judy Garland, Lucille Ball, Fred Astaire,
Fanny Brice, Red Skelton, Esther Williams, Victor Moore, Cyd Charisse, Gene Kelly.

Diretto per la MGM da Minnelli (l’unico citato nei titoli di testa) insieme a diversi altri specialisti del musical hollywoodiano (Norman Taurog, George Sidney, Roy Del Ruth, Charles Walters), Ziegfeld Follies è una sontuosa fantasia comico-musicale popolata da alcune tra le maggiori star cinematografiche degli anni Quaranta.
William Powell torna a vestire i panni del leggendario produttore di Broadway, Florenz Ziegfeld, che immagina - dalla sua dimora celeste - di organizzare un’ultima e aggiornata edizione delle stravaganti, luccicanti ed eclettiche “Follie” che lo avevano reso celebre.
Ne emerge un abbagliante caleidoscopio di vignette vaudevillesche con veterani di Broadway come Fanny Brice e Victor Moore, di sketch comici di sapore tra surreale e cartoonesco, come quelli di Keenan Wynn alle prese con folli frustrazioni telefoniche o di Red Skelton che trasforma la pubblicità televisiva del gin in un furibondo trip alcoolico, di bozzetti musicali incantevolmente sceneggiati, con un Fred Astaire in maschera orientale nella “pantomina drammatica” articolata sulle armonie minori di “Limehose Blues”, con i due più grandi song-and-dance men del secolo (Astaire, appunto, e Gene Kelly) che si affrontano in un esilarante duetto sul gershwiniano “The Babbit and the Bromide”, con Judy Garland calata in una brillantissima parodia della diva hollywoodiana, sino a un irresistibilmente incongruo climax canoro che richiama i ritmici jubilee del Golden Gate Quartet, o con Esther Williams che con luminoso languore disegna uno dei suoi balletti acquatici.
Lena Horne, nello splendore dei suoi tardi vent’anni esaltato dall’eleganza floreale di acconciatura e costume, è protagonista di un episodio memorabile, diretto da Lemuel Ayers (lo art director del film) e calato nel torrido e pittoresco scenario di una locanda nera di Charleston o New Orleans, dove tra due donne si scatena improvvisa la violenza per le attenzioni di un uomo: spunto per la pregevole canzone di Hugh Martin e Ralph Blane, “Love”, con le sua armonie misteriose, il suo ritmo incalzante e il suo testo giocato sulle contraddizioni dell’amore, che Lena distilla con magnetica sensualità e con un abbandono drammatico insieme vibrante e controllato.



Martedí 24 novembre ore 18.15
Cinema Fratelli Marx – Corso Belgio 53, Torino - Ingressi 5 e 3 euro (ridotti)
YOUNG AT HEART di Gordon Douglas (USA 1954, colore, 117 minuti, in originale con sottotitoli inglesi), con DORIS DAY, Frank Sinatra, Gig Young, Ethel Barrymore,
Dorothy Malone, Elizabeth Fraser, Robert Keith; canzoni di Johnny Richards,
Jimmy Van Heusen, George e Ira Gershwin, Cole Porter, Harold Arlen e Johnny Mercer.

Diretto dal versatile e prolifico newyorkese Gordon M. Douglas, piccolo maestro di western, commedia brillante e film noir (Kiss Tomorrow Goodbye, un classico con James Cagney), destinato a incontrare più volte il Sinatra della tarda maturità (Robin and the Seven Hoods e gli eccellenti polizieschi Tony Rome, Lady in Cement e The Detective), e sceneggiato dall’altrettanto fertile e estroso Julies Epstein, cesellatore di dialoghi dalla battuta rapida e pungente, Young at Heart è il remake in chiave musicale e in era eisenhoweriana di Four Daughters: un domestico melodramma del 1938 che aveva garantito a Michael Curtiz la sua prima nomination all’Oscar.
Con Frank Sinatra nella parte del pianista cinico e amaro che era stata dell’esordiente John Garfied e con Doris Day nei panni della più sensibile tra le bionde e talentuose figlie di un professore di musica di provincia (nel primo film Priscilla Lane), Young at Heart si fissa nella memoria per la bella coralità di un cast prestigioso e rimarchevole, e in particolare per il complesso interplay sentimentale tra Doris e Frank (e l’incredibile trama degli sguardi), per le incisive e luminose performances vocali della cantante di Cincinnati, allora nel pieno della ricchezza espressiva definizione tecnica (la dinamica del suo fraseggio è tanto esemplare quanto misurata, enunciazione e intonazione sono puntualissime) e per le superbe interpretazioni sinatriane di classici di Gershwin, Porter, Arlen e Mercer.
Memorabile, ad esempio, è il Frank sobriamente swingante di “Just One of Those Things”, seduto al piano in un night club deserto: ma esemplare, sui titoli di testa e di coda, è anche la sua cesellata lettura della bella canzone di Carolyn Leigh e Johnny Richards che condivide il nome del film.


Martedí 1° dicembre ore 18.15
Cinema Fratelli Marx – Corso Belgio 53, Torino - Ingressi 5 e 3 euro (ridotti)
THE PAJAMA GAME di Stanley Donen e George Abbott (USA 1957, colore, 101 minuti, in originale con sottotitoli inglesi), con DORIS DAY, John Raitt, Carol Haney, Eddie Foy Jr; canzoni di Richard Adler e Jerry Ross.
Extra: una canzone scartata da PAJAMA GAME (“The Man Who Invented Love”) e trailer per i film di DORIS DAY (ROMANCE ON THE HIGH SEAS, 1948, APRIL IN PARIS, 1952, BY THE LIGHT OF THE SILVERY MOON, 1953, LUCKY ME, 1954, MOVE OVER DARLING, 1963, DO NOT DISTURB, 1965, CAPRICE, 1967). Circa 20 minuti.


Ambientato in una fabbrica di pigiama e giocato con humor attorno ad una disputa sindacale,The Pajama Game era stato uno dei più originali e fortunati tra i musical teatrali di metà anni Cinquanta: e seppe conservare tutto il suo charme e il suo dinamismo in questa trasposizione cinematografica dovuta all’esperta regia di un maestro di Broadway (Abbott) e di uno di Hollywood (Donen).

Fotografato nella pastosa policromia del Warner Color, il film è energizzato dalle genialmente eccentriche coreografie di Bob Fosse (rimane nella memoria quella del picnic aziendale, dalla coralità solare e funambolica) e illuminato dalle molte, meravigliose canzoni di Richard Adler e Jerry Ross, dinamicamente orchestrate da Nelson Riddle e Buddy Bregman e perfettamente integrate nell’intreccio narrativo.

Classici sono i due episodi legati alla lunatica e amabilmente arrochita Carol Haney, il tango “Hernando’s Hideaway” e lo swingante “Steam Heat”, irresistibile bozzetto “industriale” danzato con piglio angolare da Carol e dai suoi due partner; e preziosi sono i song affidati a una Doris Day capace di mediare piglio battagliero, tenerezza e il fascino della sua piena maturità: la ballad “Hey There”, introdotta dal protagonista maschile, il tenore broadwaiano John Raitt (padre della futura stella del blues- rock, Bonnie Raitt), e ripresa da Doris con commossa intensità, e il fiero duetto con John, “Once There Was a Man”, dagli spiritosi accenti pseudo-country.
La proiezione del film è seguita da una breve antologia di trailer che riassumono i vent’anni di carriera cinematografica di Doris Day, illustrando la sua evoluzione da giovane star di musical a effervescente protagonista di commedie brillanti.




Martedí 8 dicembre ore 18.15
Cinema Fratelli Marx – Corso Belgio 53, Torino - Ingressi 5 e 3 euro (ridotti)
THE MEMBER OF THE WEDDING di Fred Zinnemann (USA 1952, colore, 90 minuti, in originale con sottotitoli inglesi), con ETHEL WATERS, Julie Harris, Brandon De Wilde.
Extra: DOROTHY DANDRIDGE, i Nicholas Brothers e l’orchestra di Glenn Miller in “Chattanooga Choo Choo”, da SUN VALLEY SERENADE di H. Bruce Humberstone (USA 1941), 11 minuti.
Extra: LENA HORNE in “Honeysuckle Rose” da THOUSANDS CHEER di George Sidney (USA 1943), in “Paper Doll” da TWO GIRLS AND A SAILOR di Richard Thorpe (USA 1944) e in “If You Can’t Dream” da MEET ME IN LAS VEGAS di Roy Rowland (1956), circa 16 minuti.

Diretto da Fred Zinnemann nello stesso anno di High Noon (Mezzogiorno di fuoco) e alla vigilia di altri due capolavori del regista di origine viennese (From Here to Eternity e Oklahoma!), The Member of the Wedding è una delle più eloquenti traduzioni hollywoodiane di un capolavoro letterario: la fonte è qui il "Bildungsroman" della georgiana Carson McCullers che porta lo stesso titolo e che l’autrice aveva già rivisitato in chiave teatrale per i palcoscenici di Broadway. Dramma domestico intriso di eccentrici umori sudisti e finemente giocato su un intreccio di confronti interrazziali e intergenerazionali, Il membro del matrimonio fu interpretato tanto a teatro che al cinema da una coppia femminile straordinaria, quella formata da Julie Harris, ultraventicinquenne ma impeccabile nel ruolo di Frankie, irrequieta e visionaria dodicenne, e da Ethel Waters, nella parte della sua attempata “mammy” e confidente.
Benché il film sia illuminato da una sola performance canora della Waters, una schietta e toccante lettura a cappella dello spiritual “His Eye Is on the Sparrow” (il brano che divenne una sorta di theme song nell’ultima parte della sua carriera), la grande cantante-attrice della Pennsylvania, che al pari di Julie fu nominata per l’Oscar, dona un respiro musicale pensoso e cangiante ad ogni scena di cui è protagonista, attraverso la densa veracità del linguaggio corporeo, la ricca plasticità della mimica facciale e soprattutto la melodia e il ritmo della recitazione, la filigrana bluesy di una voce che non manca mai di sorprendere per la sua palpitante combinazione di eleganza e colloquialità.
In chiavi ben distinte, queste caratteristiche sono state rielaborate da sue discepole come Dorothy Dandridge (che vediamo poi assieme agli acrobatici Nicholas Brothers nell’incantevole sceneggiata musicale costruita attorno a “Chattanooga Choo Choo” di Harry Warren e Mack Gordon) e Lena Horne, sempre magnetica e invitante in un collage di sue prove cinematografiche degli anni Quaranta e Cinquanta.

con invito di pubblicazione
Grazie dei dati a www.spettacolinews.it
12/10/2009
Box office della settimana
Bastardi spodestano BAARIA
di Cristian Pedrazzini
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'Bastardi senza gloria' spodestano 'Baaria'. Dopo due settimane in vetta, il kolossal bagheriota di Giuseppe Tornatore scivola al secondo posto della classifica Cinetel degli incassi, con 1.411.099 euro nel weekend e complessivi 7.882.609 euro, superato dal maccaroni-combat di Quentin Tarantino, che guadagna la prima posizione con 1.656.463 euro nel fine settimana, la piu' alta media per copia (3.617 euro) e un realizzo complessivo di 4.834.353 euro. Sul terzo gradino del podio la prima new entry della settimana: 'Fame - Saranno famosi' con 754.264 euro, seguita da altri tre esordi in top10: 'Barbarossa', sesto con 401.779 euro; 'La doppia ora', ottavo con 327.017 euro e 'Le mie grosse grasse vacanze greche', nono con 268.021 euro; mentre rimangono fuori 'Motel Woodstock' (11°) e 'Ricky' (18°). Completano la classifica dei primi dieci: 'G-Force: Superspie in missione', quarto con 688.089 euro; 'Basta che funzioni', quinto con 442.871 euro; 'L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri', settimo con 333.422 euro nel weekend e il totale stratosferico di 29.401.841 euro; 'District 9', fanalino di coda con 1.719.987 euro.
08/10/2009
Corsa all'Oscar per Baaria
Tornatore "grande soddisfazione"
di Carmen Guadalaxara
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È "Baarìa" il candidato italiano all'Oscar 2009 per il miglior film straniero. Il film di Giuseppe Tornatore è stato designato dalla commissione istituita all'Anica per la corsa all'Oscar per il miglior film in lingua non inglese. A contendersi la designazione con Baarìa sono stati «Fortapasc» di Marco Risi, «Il Grande Sogno» di Michele Placido, «Si può fare» di Giulio Manfredonia e «Vincere» di Marco Bellocchio.
La Commissione di Selezione per il film italiano da candidare all'Oscar istituita dall'Anica, su invito della «Academy of Motion Picture Arts and Sciences», e composta dai registi Lina Wertmuller e Paolo Sorrentino, dai giornalisti e critici Alberto Barbera, Fulvia Caprara e Piera Detassis, dai produttori Pio Angeletti, Aurelio De Laurentiis, Valerio De Paolis, Nicola Giuliano, Fulvio Lucisano, Andrea Occhipinti, Domenico Procacci e Riccardo Tozzi, e dal Direttore Generale per il Cinema, Gaetano Blandini, «dopo un lungo e approfondito dibattito - si legge nel comunicato d'annuncio - vista l'importanza dei film presentati», ha designato «Baarìa» di Giuseppe Tornatore, prodotto da Medusa Film, in collaborazione con Quinta Communications, a rappresentare il cinema italiano alla selezione del Premio Oscar per il miglior film in lingua straniera.
Le nominations saranno rese note dall'Academy il prossimo 2 febbraio 2010, mentre la premiazione degli 82esimi Academy Awards si svolgerà il 7 marzo 2010. "Mi riempe di gioia e di un grande senso di responsabilità". Così Giuseppe Tornatore ha voluto ringraziare tutti i componenti della commissione dell'Anica sottolineato come "la gratitudine si aggiunga alla soddisfazione di Baarìa al botteghino. Un risultato forte e incoraggiante". "Adesso però - aggiunge Tornatore - comincia la fase del duro lavoro, fase delicata in cui non ci risparmieremo. Cercheremo di ripagare questo atto di fiducia. Ce la metteremo tutta". L'obiettivo è ovviamente entrare nella cinquina dei film candidati all'Oscar per la migliore pellicola in lingua non inglese, e Tornatore promette "tutto l'impegno necessario".
Grazie a http://www.spettacolinews.it 
07/10/2009
Selezione ufficiale
fuori concorso
di Carmen Guadalaxara

A Serious Man di Joel Coen, Ethan Coen - Stati Uniti
Christine Cristina di Stefania Sandrelli - Italia
Io, Don Giovanni di Carlos Saura - Italia, Spagna
Julie & Julia di Nora Ephron - Stati Uniti
Lang Zai Ji di Tian Zhuangzhuang - Cina
Le Concert di Radu Mihaileanu - Francia, Romania, Belgio, Italia
Oggi sposi di Luca Lucini - Italia
The City of Your Final Destination di James Ivory - Stati Uniti
08/10/2009
Festival di Roma
Incontro Tornatore - Muccino
di Carmen Guadalaxara

Uno degli incontri piu' attesi del Festival Internazionale del Film di Roma, quello tra Giuseppe Tornatore che, dopo essersi aggiudicato l'Oscar nel 1990 per ''Nuovo Cinema Paradiso'', e' stato nuovamente candidato al piu' importante riconoscimento cinematografico del mondo per ''Baaria'', e Gabriele Muccino, che sta realizzando il sequel del suo ''Ultimo bacio'' dopo l'esperienza americana con ''La ricerca della felicita''' con Will Smith, si svolgera' sotto l'egida di Alitalia nella Sala Petrassi dell'Auditorium di Roma venerdi' 16. L'occasione dell'intervento di Alitalia per favorire nel corso del Festival il confronto fra i due registi italiani piu' significativi della generazione di mezzo, testimonia il suo impegno nella promozione dello stile italiano che nel cinema trova uno straordinario ambito di espressione creativa.
Il grande Cinema suona al Parco della Musica
Telecomusica
Dal 18 giugno all’8 luglio 2009

Biglietti in vendita da oggi martedì 27 aprile

Dopo la grande festa musicale dedicata al mitico pianista cinese Lang Lang – che apre l’Estate Musicale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nei primi giorni di giugno – dal 18 dello stesso mese al Parco della Musica sarà protagonista il Cinema con una breve ma intensa rassegna che propone un viaggio tra le grandi colonne sonore scritte da nomi che hanno fatto grande la storia del cinema e interpretate da artisti che fanno grande la musica.
Due premi Oscar, Ennio Morricone e Howard Shore, saliranno sul podio dell’Orchestra di Santa Cecilia per eseguire i loro più celebri soundtrack: Ennio Morricone (Oscar alla Carriera 2007) con una sua personale antologia che comprende, oltre a Mission, altri notissimi temi come quelli della Battaglia di Algeri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso; Howard Shore, oggi il più richiesto compositore di cinema hollywoodiano, presenterà in prima italiana la Sinfonia tratta dalla trilogia Il Signore degli Anelli, musica che gli è valsa l’ambitissimo premio (Oscar 2004) e che ci trasporterà nel misterioso e fantastico mondo degli Hobbit e di tante altre strane creature ispirate alla fortunata saga di Tolkien.
Stefano Bollani, la star del jazz italiano, sarà un altro degli straordinari protagonisti di “Cinema al Sinfonico”, il secondo ciclo di concerti estivi presentati grazie a Telecom Italia. L’appuntamento con Bollani è “un tutto Gershwin”. Come non ricordare ascoltando Rhapsody in Blue il notturno skyline di New York nel film Manhattan di Woody Allen? Come non associare la musica di Un Americano a Parigi (Oscar 1951) ai passi acrobatici di Gene Kelly? Altro prezioso elemento di questo concerto sarà il direttore Xian Zhang la bravissima cinese appena nominata direttore musicale all’Orchestra Verdi di Milano.

Cinema al Sinfonico! Chi più sinfonico di quel Ludovico Van (Beethoven ovviamente) che il protagonista di Arancia Meccanica venera come un eroe? Gran finale con Antonio Pappano e la Nona Sinfonia di Beethoven, le cui note hanno una storia cinematografica che non si ferma all’intramontabile film di Stanley Kubrick.


In grande evidenza per tutta la rassegna i complessi artistici dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra e il Coro che la affiancherà in tre dei quattro programmi proposti.

I biglietti di questi splendidi concerti vanno in vendita da martedì 27 aprile.

giovedì 18 - venerdì 19 Giugno 2009 - ore: 21:00 Sala Santa Cecilia
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Xian Zhang
pianista Stefano Bollani

Gershwin Showcase
Piano Improvisations
Rhapsody in Blue
An American in Paris

Giovedì 25 – venerdì 26 Giugno 2009 ore: 21:00 Sala Santa Cecilia
Orchestra e Coro e Coro di Voci Bianche
dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Howard Shore

Il Signore degli Anelli
La Sinfonia

Giovedì 2 Luglio 2009 ore: 21:00 Cavea - 3 Luglio 2009 - PALESTRINA
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Ennio Morricone

Morricone Story
La sconosciuta, Canone Inverso, Per le antiche scale , L’eredità Ferramonti
Nostromo , Battaglia di Algeri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Sostiene Pereira, La Classe Operaia va in Paradiso,Vittime di Guerra
Légami, Mission


Mercoledì 8 Luglio 2009 ore: 21:00 Cavea - 9 Luglio 2009 SIENA
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Antonio Pappano
soprano Anita Watson - mezzosoprano Andrea Baker
tenore Simon O'Neill - basso Brindley Sherratt

Ludovico Van
Beethoven, Sinfonia n. 9


Venerdì 17 Luglio 2009 - Ore 21:30 NAPOLI (piazza Plebiscito)
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Orchestra e Coro del Teatro San Carlo
direttore Antonio Pappano
basso Alexander Tsymbalyuk

Verdi Gala! sinfonie, cori e danze
Luisa Miller Sinfonia, Nabucco Va Pensiero, Trovatore Vedi le fosche, Vespri Siciliani Ouverture, Aida Gloria all’Egitto, Otello Ballabili, Boito Mefistofele Prologo.



Biglietti dei concerti a Roma da € 10 a € 40


Info 068082058 www.santacecilia.it
  News dalle Sale  
Grazie dei dati a www.spettacolinews.it
Diverso da Chi?
dal 20 marzo al cinema

diverso da chiUn gay progressista, aspirante sindaco, felice con il suo partner che si ritrova la vita e le pulsioni sconvolte dall'incontro con una compagna di partito rigida e conservatrice. E' quanto mette in scena Diverso da chi?, la divertente commedia di Umberto Carteni, che mescola sentimenti e satira politica, interpretata da Luca Argentero, Claudia Gerini e Filippo Nigro al debutto il 20 marzo in circa 300 sale distribuita da Universal.
Il film, prodotto da Cattleya, naviga tra temi come normalità e diversità, i diritti dei gay, le famiglie allargate, l'omofobia, attraverso il delicato ménage à trois cui danno vita i tre protagonisti. Un mix piaciuto all'Arcigay che ha apprezzato del film "la freschezza della sceneggiatura e la graffiante ironia con cui è dipinta l'ipocrisia della politica italianà, come scrive Aurelio Mancuso, presidente dell'associazione, ma che ha avuto anche l'approvazione dalla Commissione Nazionale di valutazione Film, curata dall'Acec per la programmazione nelle sale parrocchiali.
nigroSecondo la Gerini, il film rispecchia "la realtà, che è fatta di tanti tipi di famiglie diverse, lontane dal classico madre, padre, figlio, ma capaci comunque di dare affetto a un bambino. Certo in Italia, siamo ancora molto lontani dall'accettazione, politicamente luca argenteroparlando, di situazioni come quella del film. Se pensiamo che ci sono ancora politici che considerano l'omosessualità una malattia...".
Il film, aggiunge il regista - qui alla sua opera prima - "racconta anche come la politica non rispecchi mai ciò che realmente accade, ma resti sempre un passo indietro". Nella storia, Piero (Argentero), politico gay rampante di centrosinistra aspirante sindaco in una città del nord-est, compagno di Remo (Nigro), si prende una sbandata per la vicesindaco Adele (Gerini), divorziata suo malgrado, e dedita alla difesa della famiglia.
Durante una campagna elettorale infuocata contro un sindaco iperconservatore (Francesco Pannofino), Piero e Adele, tra una ricaduta nella passione e l'altra, concepiscono un bambino... "Sono partito dal puro ribaltamento dei concetti di normalità e diversità - dice lo sceneggiatore Fabio Bonifacci -. Trovavo divertente e fresco affrontare certi concetti attraverso la storia di un gay simbolo del movimento omosessuale che si trova a diventare "diverso" prendendosi una cotta per una donna".
I due attori dicono di non essersi ispirati a nessun reale politico per i propri ruoli, anche se, scherza Claudia Gerini, "Adele, quando si emancipa nel look, non ricorda un po' l'ultima Pivetti?". Argentero, che torna a interpretare un gay a due anni da Saturno contro di Ozpetek (che gli ha dato dei consigli anche per questo ruolo), scherza invece con il suo compagno sullo schermo, Filippo Nigro: "A furia di provare, alla fine sembravamo una coppia vera".
I Love Shopping

i love shoppingIl film è ambientato nell’affascinante mondo di New York dove Rebecca Bloomwood è una ragazza che ama divertirsi e che è veramente brava nello shopping, forse anche troppo. Lei sogna di lavorare per la sua rivista di moda preferita, ma non riesce a ottenere un incarico, fino a quando, per uno scherzo del destino, le viene affidata la rubrica di una rivista economica dello stesso editore. Mentre i suoi sogni iniziano a realizzarsi, deve compiere degli sforzi ancora più esilaranti ed estremi per impedire che il suo passato le rovini il futuro. Il ruolo di Rebecca è interpretato da Isla Fisher. Il film è prodotto dall’esperto di blockbuster Jerry Bruckheimer e il regista P.J. Hogan. La sceneggiatura di Tracey Jackson, Tim Firth e Kayla Alpert si basa sui libri “I Love Shopping”di Sophie Kinsella diventati un fenomeno internazionale, conquistandosi un fedele e appassionato seguito di lettori. Ogni libro è entrato nelle classifiche statunitensi ed inglesi raggiungendo addirittura tre romanzi nella top ten del Washington Post. Il successo della serie ha catturato l’attenzione del produttore Jerry Bruckheimer. “La nostra società è sempre in cerca di idee originali”, sostiene Bruckheimer. “Sophie ci ha aiutato nella realizzazione del film per assicurare che il passaggio di Rebecca Bloomwood sul grande schermo fosse fedele al cuore e alle tematiche dei romanzi”. “Se osserviamo la crisi di debiti che avviene proprio ora negli Stati Uniti, in cui tutti hanno 27 carte di credito, ognuno può riconoscersi in Rebecca Bloomwood”, aggiunge il produttore esecutivo Mike Stenson. La Kinsella ha presentato al pubblico Rebecca Bloomwood otto anni fa. Da allora, più di 15 milioni di lettori in 35 nazioni, tra cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, così come tutta l’Europa occidentale e orientale e Paesi come Scandinavia, Turchia, Giappone, Cina, Corea, Indonesia, Thailandia e Vietnam, hanno iniziato ad amare questa maniaca dello shopping affascinante, sventurata e perennemente ottimista. E quale luogo perfetto per girare questo film se non New York? La città calzava benissimo come ambientazione di “I Love Shopping” e una volta che è stata presa la decisione ambientare la storia negli Stati Uniti, era chiaro che il racconto di Rebecca Bloomwood sullo shopping eccessivo poteva svolgersi soltanto in un luogo. “New York è un personaggio vero e proprio, un’icona di tutte le città, oltre che la capitale mondiale della moda”, sostiene il produttore Jerry Bruckheimer. "L’eccitazione è nei negozi. Nei romanzi, Becky Bloomwood si reca a Manhattan nel secondo libro e scopre di trovarsi nel paradiso dello shopping. Cosa di meglio che mettere una maniaca dello shopping nel paradiso dello shopping?”, aggiunge il regista Hogan. Le elaborate riprese presentavano la notevole sfida di girare nelle strade e nei negozi di una delle più affollate, per non dire caotiche, città del pianeta. “Girare nelle strade di New York è come entrare spontaneamente in un manicomio”, sostiene Hugh Dancy. “Ti ritrovi a lavorare nel mezzo di una città decisamente affollata. E’ piena di gente e confusa, ma l’obiettivo è proprio questo. Lo fai apposta, perché le scene di New York sono intimamente legate alla recitazione. Penso che aggiunga qualcosa alla personalità del film”. I realizzatori si sono rivolti a Kristi Zea come scenografa. “Kristi è la principale scenografa di New York”, sostiene Bruckheimer. “Lei capisce la città e il melting pot esistente, la struttura di cui hai bisogno, e grazie al suo senso del design e della moda crea dei set meravigliosi, sia per gli uffici delle riviste Successful Saving e Alette o per ridecorare i negozi famosi e le loro vetrine”. La Zea rivela di “aver immediatamente capito che il film avrebbe avuto delle grandi potenzialità visive. E’ divertente avere a che fare con l’alta moda e i trend, e considerando che io ho una formazione nei costumi, ho capito che questo sarebbe stato un film in cui puoi mostrare tutto e lanciare anche delle mode. La pellicola passa da un estremo all’altro per quanto riguarda le immagini e le aree economiche. C’è la moda altolocata di Madison Avenue, Fifth Avenue, il Distretto della carne, Tribeca, SoHo e i love shoppingLower East Side, mentre i genitori di Becky vivono in un universo carino tipico della classe media. Mi piaceva trovare gli elementi iconografici di New York e sottolinearli, ma anche scoprire un sistema nuovo di mostrare questa città”. Gli interni dell’appartamento eccentrico, particolare e colorato di Becky e della sua coinquilina Suze, che nella storia si trovano nell’emergente quartiere di Nolita, molto di moda attualmente e che sta nella parte meridionale di Manhattan, sono stati girati nel teatro di posa di Norwalk. Nel corso dei successivi quattro mesi, la produzione ha visitato alcune location storiche di New York, tra cui la St. James Church, St. Anthony of Padua, l’elegante Grand Salon dell’albergo Jumeirah Essex House a Central Park South, l’enorme Emigrant Industrial Savings Bank nel distretto di Wall Street, l’Hearst Tower di Lord Norman Foster e gli esterni di Rockefeller Center. Un interludio notturno con Rebecca e Luke è stato girato sulla terrazza del Rockefeller Center, con sullo sfondo la fondamentale Cattedrale di St. Patrick e (forse anche più importante per Rebecca Bloomwood) l’ugualmente sacro edificio di Saks sulla Fifth Avenue. Era compito del direttore della fotografia Jo Willems prendere una delle città più sfruttate dal cinema e mostrarla sotto una luce diversa. “Il nostro obiettivo era di rendere le ragazze, i vestiti e la città il più possibile meravigliosi”, sostiene Willems. “Questo non è un film realistico e deprimente, ma divertente, enorme e rinfrancante. Lo stile del film è dovuto alla storia e al personaggio principale, mentre io ho tentato di esaltarlo il più possibile. Attualmente, molti film vengono desaturati, ma noi abbiamo cercato di mettere più colori possibili nelle inquadrature”. I realizzatori hanno selezionato diversi negozi e boutique come location, tra cui Catherine Malandrino e l’elaborato negozio per spose Kleinfeld, così come una parte raffinata di Madison Avenue che comprendeva i negozi di Yves St. Laurent, Sonia Rykiel e Asprey. Delle scene fondamentali si svolgono anche nel negozio principale di Barneys a New York su Madison Avenue e in quello di Henri Bendel sulla Fifth Avenue. Per la scena dentro Barneys, una delle maggiori mete per lo shopping in America, Rebecca viene portata a fare spese dalla redattrice di moda Alette Naylor come test, che lei supera brillantemente con dei colori volatili, provocando il disappunto della sua arcinemica Alicia Billington. Rebecca, che firma la sua rubrica economica ‘La ragazza con la sciarpa verde’, ha trovato l’importante sciarpa verde di “Denny & George” in una scena girata nella celebre sede di Henri Bendel a New York. L’importante negozio è uno spazio per gli acquisti creato unendo tre importanti luoghi della Fifth Avenue, tra cui i celebri edifici di Coty e Rizzoli. Comprende uno straordinario atrio a tre piani, fronteggiato dalle finestre Art Nouveau simili a gioielli create da René Lalique nel 1913 e scoperte soltanto quando Bendel ha rinnovato l’edificio. Per l’atrio, la scenografa Zea e il supervisore art director Paul Kelly hanno collaborato con gli scenografi che lavorano a Bendel e creato un’insegna ispirata a “Sogno di una notte di mezza estate”. Inoltre, hanno anche dato vita a una vetrina legata all’aviazione, in cui Rebecca vede per la prima volta la sua sciarpa verde. “Quando abbiamo dovuto mettere le insegne, è stato come fare delle manovre militari”, spiega Kelly, “perché noi avevamo a disposizione soltanto otto ore per arredare Henri Bendel. Così, abbiamo pianificato tutto con grande cura”. Gli abitanti sono rimasti decisamente colpiti dai cambiamenti al negozio provocati dalla produzione cinematografica. “Le reazioni sono state fantastiche”, sostiene il responsabile di Bendel, Ed Bucciarelli. “Realizziamo una finestra elaborata come questa soltanto nel periodo delle feste natalizie, così mostrare qualcosa del genere all’inizio dell’anno è stato bellissimo. Hanno creato una vera magia”.
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Hollywood (California)

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La famosa scritta Hollywood, sulle colline di Los Angeles.

Hollywood è un distretto della città di Los Angeles, in California, situato a nord-ovest del centro cittadino. La popolazione è stimata sulle 300.000 unità (i distretti di Los angeles non hanno confini ufficiali).

Data la sua fama come centro storico del mondo del cinema e del divismo,anche se non riveste più l'importanza degli anni tra il 1920 e il 1940, il termine Hollywood è spesso utilizzato metaforicamente per intendere l'industria cinematografica americana.

Ai visitatori si presenta come una zona piuttosto squallida, costruita senza una precisa connotazione urbana, formata da bassi edifici e da larghe strade e viali posti ai margini delle due celebri vie Sunset Boulevard e Wiltshire Boulevard; all'interno raccoglie i grandi teatri di posa (21 nel periodo di massima prosperità) e le abitazioni degli attori, dei registi e dei produttori, situate in genere sulle pendici della vicina collina di Beverly Hills. Sia in questo quartiere della città losangelina che nei non lontani centri di Burbank, Glendale, Culver City e Santa Monica sorgono inoltre stabilimenti di sviluppo e stampa dei film, di sincronizzazione e così via.

A partire dagli anni venti la storia di Hollywood venne ad intrecciarsi con la storia stessa del cinema americano: alla fine del XIX secolo Hollywood doveva essere ancora un ranch, divenuto un villaggio soltanto agli inizi del secolo successivo.

L'incremento demografico e la fama di "mecca del cinema" arrivarono non molto più tardi, nel 1910, più o meno grazie alla lotta per i brevetti cinematografici, scatenatasi negli Stati Uniti proprio in quegli anni (con esattezza nel 1907) :quella che allora rappresentava la più potente compagnia, la Motion Picture Patents Company, monopolizzava tutti i brevetti, impedendo ai concorrenti di realizzare film; da New York e maggiormente da Chicago (che era allora il centro della produzione cinematografica)i produttori indipendenti inziarono a trasferirsi con le loro troupes in California, Stato in cui il monopolio della MMPC non era legalmente valido, e fu così che giunsero ad Hollywood. Il villaggio venne scelto sia per le favorevoli condizioni climatiche sia per la vicinanza al mare, alle montagne e al deserto (quello di Mojave), ambienti che si prestavano chiaramente come ottimi sfondi naturali per girare gli "esterni" per i vari filoni cinematografici.

Il celebre Chinese Theater, uno dei simboli di Hollywood

Già nel 1920 Hollywood (il cui nome significa letteralmente "bosco di agrifogli"), era divenuta il centro dell'industria cinematografica americana per eccellenza, e qui nacque e si sviluppò su vasta scala il fenomeno del divismo, non senza tuttavia alcune conseguenze negative. Benché fosse ricercata per il lusso e la popolarità che la più grande macchina di produzione per il grande schermo poteva offrire, il tutto alimentato dalle cronache mondane e dagli uffici stampa pubblicitari, non va dimenticata l'immensa folla di questuanti che, provenienti da ogni parte dell'America ma anche dell'Europa, attendevano invano l'occasione proprizia per inserirsi nel mondo del cinema: anche scrittori famosi, chiamati a Hollywood,si adattarono alla vita di soggettisti e sceneggiatori e spesso il lavoro non venne neppure utilizzato (è il caso di Scott Fitzgerald). Su tutto regnavano i produttori per i quali, più che le ragioni artistiche, valevano le qualità commerciali di un'opera. La storia di Hollywood è segnata da un graduale ma quasi inarrestabile declino della sua fortuna nel secondo dopoguerra. Moltelplici foruno i motivi di questa decadenza, tra cui: una legge che, impedendo la concentrazione di numerose attività economiche legate al cinema nelle mani di poche industrie, causò una crisi delle grandi compagnie cinematografiche; la concorrenza della televisione; il distacco del pubblico giovanile. Di conseguenza furono inevitabili la riduzione del numero di film prodotti, lo spostamento di numerose produzioni a New York o in Europa (per es. a Cinecittà), la chiusura di numerosi studi. Negli anni settanta si registrò un miglioramento della situazione; i produttori cinematografici, infatti, riuscirono a superare la crisi a tutti i diversi livelli elencati. Le produzioni si attennero a politiche di decentramento delle attività, con ampi ricorsi a produzioni televisive (molti telefilm che vediamo ancora oggi sui nostri teleschermi sono prodotti delle grandi case hollywoodiane). Hollywood resta, comunque, a tutto merito il sogno di centinaia tra coloro che desiderano far carriera "sul grande schermo", il più grande centro di produzione filmica passata e presente, la casa del film per antonomasia.

 

Curiosità [modifica]

  • Una volta la scritta "Hollywood" era "HollywoodLand", ma in seguito a un violento temporale l'ultima parte è stata spazzata via da un frana.
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Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

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(Reindirizzamento da Mostra del Cinema di Venezia)
Il Leone di Venezia, simbolo del festival

La Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia è un festival cinematografico che si svolge annualmente nella città lagunare (solitamente tra la fine del mese di agosto e l'inizio di settembre) nello storico Palazzo del Cinema, sul Lungomare Marconi, al Lido di Venezia. È il festival cinematografico più antico del mondo (la prima edizione si tenne nel 1932).

Giunta nel 2008 alla sessantacinquesima edizione, la mostra si inquadra nel più vasto scenario della Biennale di Venezia, festival culturale che include un'esposizione di arte contemporanea. La prima edizione si tenne in concomitanza con la XVIII Biennale.

Il premio principale che viene assegnato - assieme a diversi altri - è il Leone d'Oro, che deve il suo nome al simbolo della città (il leone della basilica di San Marco). Tale riconoscimento è considerato uno dei più importanti dal punto di vista della critica cinematografica, al pari di quelli assegnati nelle altre due principali rassegne cinematografiche europee, la Palma d'Oro del Festival di Cannes e l'Orso d'Oro del Festival di Berlino. Nel loro insieme, si tratta di tre premi ambiti e di grande impatto, spesso in controtendenza rispetto agli Oscar statunitensi, che si svolgono abitualmente in primavera.

Indice

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Storia della Mostra [modifica]

 

Gli anni trenta [modifica]

La prima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (denominata 1a Esposizione Internazionale d'Arte Cinematografica) si svolse dal 6 al 21 agosto del 1932. Il festival nacque da un'idea del presidente della Biennale di Venezia, il conte Giuseppe Volpi di Misurata, dello scultore Antonio Maraini, segretario generale, e di Luciano De Feo, il segretario generale dell'Istituto internazionale per il cinema educativo, emanazione della Società delle Nazioni con sede a Roma, concorde sull'idea di svolgere la rassegna nella città lagunare, e che fu il primo direttore-selezionatore.

Il pubblico del festival in una delle sue prime edizioni sulla terrazza dell'Hotel Excelsior

La mostra viene giustamente considerata la prima manifestazione internazionale di questo tipo, ricevendo un forte appoggio dalle autorità. La prima edizione si svolse alla terrazza dell'Hotel Excelsior al Lido di Venezia, ma ancora non si trattava di una rassegna competitiva. I titoli venivano solamente presentati al pubblico, ma nonostante questo l'edizione del 1932 vanta pellicole di grande valore, divenuti poi veri e propri "classici" della storia del cinema. Tra questi vale la pena di ricordare Forbidden del grande regista americano Frank Capra, Grand Hotel di Edmund Goulding, Il Campione di King Vidor, il primo ed inimitabile Frankenstein di James Whale, The Devil to Pay! di George Fitzmaurice, Gli uomini, che mascalzoni... di Mario Camerini e A noi la libertà di René Clair. Oltre ai film citati, in concorso sono presenti opere di altri grandi registi, quali Raoul Walsh, Ernst Lubitsch, Nikolaj Ekk, Howard Hawks, Maurice Tourneur, Anatole Litvak.

Personaggi di spicco di questa prima rassegna sono gli attori che appaiono sul grande schermo attraverso le pellicole proiettate, che garantiscono alla mostra un successo maggiore di quello aspettato, portando nelle sale oltre 25mila spettatori. Si parla dei maggiori divi internazionali dell'epoca, Greta Garbo, Clark Gable, Fredric March, Wallace Beery, Norma Shearer, James Cagney, Ronald Colman, Loretta Young, John Barrymore, Joan Crawford, senza dimenticare l'idolo italiano Vittorio De Sica ed il grande Boris Karloff, passato alla storia per il suo ruolo del mostro nel primo Frankenstein.

Il primo film della storia della mostra viene proiettato la sera del 6 agosto 1932: si tratta di Il dottor Jekyll (Dr. Jekyll and Mr. Hyde) di Rouben Mamoulian; al film seguì un grande ballo nei saloni dell'Excelsior. Il primo film italiano, Gli uomini, che mascalzoni... di Camerini, venne presentato invece la sera dell'11 agosto 1932.

In mancanza di una giuria e dell'assegnazione di premi ufficiali, introdotti solamente più tardi, un referendum indetto dal comitato organizzatore, presieduto da Attilio Fontana dell'ICE (Istituto del Commercio Estero), svolto tra il pubblico accorso alla rassegna decreta miglior regista il sovietico Nikolaj Ekk per il film Il cammino verso la vita, mentre il film di René Clair A noi la libertà viene eletto come il più divertente, come migliore attrice è premiata Helen Hayes, come miglior attore Fredric March , il film "più commovente" risulta essere la pellicola americana "Il fallo di Madelon Claudet" di Edgar Selwyn

La seconda edizione si svolge due anni dopo, dal 1 al 20 agosto 1934. Inizialmente, infatti, la rassegna si trova indissolubilmente legata alla più ampia Biennale di Venezia, rispettandone la cadenza. L'esperienza della prima edizione porta subito, comunque, una importante novità: si tratta della prima edizione competitiva. Le nazioni in gara con almeno un proprio esponente sono ben 19, più di 300 i giornalisti accreditati alle proiezioni. Viene istituita la Coppa Mussolini per il miglior film straniero ed italiano, ma ancora non esiste una vera giuria. È la presidenza della Biennale che, consultati alcuni esperti e secondo il parere del pubblico, in accordo con l'Istituto Internazionale per la Cinematografia Educativa di Luciano de Feo, ancora direttore della mostra, decreta i vincitori dei premi.

Oltre alla Coppa Mussolini vengono distribuite le Grandi Medaglie d'Oro dell'Associazione Nazionale Fascista dello Spettacolo e i premi per le migliori interpretazioni. La miglior attrice è una giovane Katharine Hepburn, premiata per la sua splendida interpretazione in Piccole Donne di George Cukor. Il premio per il miglior film straniero va a L'uomo di Aran, di Robert Joseph Flaherty, un documentario d'autore, genere molto apprezzato all'epoca. Si ripresenta inoltre Frank Capra con uno dei suoi film più celebrati, Accadde una notte, con Clark Gable e Myrna Loy. Alla seconda edizione, la mostra vanta già il suo primo scandalo: durante una sequenza di Estasi, del regista cecoslovacco Gustav Machatý, Hedwig Kieslerová, conosciuta successivamente come Hedy Lamarr, appare sul grande schermo in un nudo integrale.

Già dalla terza edizione, 1935, la mostra diventa annuale, come conseguenza del grande successo di pubblico e di critica riscosso dalle due prime edizioni, sotto la direzione di Ottavio Croze. Col crescere della notorietà e del prestigio della rassegna, cresce anche il numero di opere e dei paesi partecipanti in concorso. A partire da questa edizione, però, e fino al dopoguerra, non parteciperanno più i film sovietici, mentre il prestigioso premio per gli attori assume la denominazione di Coppa Volpi, dal cognome del conte Giuseppe Volpi di Misurata, padre della rassegna.

Ancora una volta il festival vanta film di grande valore: Il traditore di John Ford, Capriccio spagnolo di Josef von Sternberg, con Marlene Dietrich, ed il vincitore del premio per il miglior film straniero, Anna Karenina, di Clarence Brown, con Greta Garbo, presente per la seconda volta al Lido di Venezia.

Nel 1936 è tempo per un'altra "prima volta", quella della Giuria internazionale, mentre si consolida il prestigio della rassegna, con la presenza ancora una volta di film di registi importanti come Frank Capra, John Ford, Max Ophüls, René Clair, Josef von Sternberg, Marcel L'Herbier. Il maggior successo di pubblico, tuttavia, lo riscuote il divo italiano Amedeo Nazzari.

Proseguono di edizione in edizione le innovazioni della mostra: nel 1937 viene inaugurato il nuovo Palazzo del Cinema, opera dell'architetto Luigi Quagliata, costruito a tempo di record, secondo i dettami del Modernismo, diffusosi all'epoca e mai più abbandonato nella storia della rassegna, tranne che tra il 1940 ed il 1948.

La Mostra così si ingrandisce: aumenta il numero delle nazioni partecipanti e dei film accettati. Questa volta le luci della ribalta sono tutte puntate su Marlene Dietrich, che porta scompiglio al Lido di Venezia, ma anche Bette Davis si afferma fortemente tra il pubblico, vincendo il premio come migliore attrice. La rivelazione di questa edizione è il giovane attore francese Jean Gabin, protagonista de La grande illusione di Jean Renoir, vincitore del gran premio della giuria internazionale.

Nel 1938 anche la mostra subisce le pesanti pressioni politiche dettate dal governo fascista. I vincitori vengono imposti alla giuria internazionale, e film vincitori risultano il tedesco Olympia di Leni Riefenstahl e Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini, due film di esplicita propaganda, seppure il primo è ancora oggi riconosciuto come uno dei capolavori del cinema degli anni trenta.

Questa edizione è anche l'ultima in cui il cinema americano, finora sempre presente in maniera importante, sia quantitativamente, che qualitativamente, è presente al Lido di Venezia. Si congeda con un premio ad uno dei migliori lungometraggi animati di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani.

Il 1938 è anche l'anno della prima grande retrospettiva, secondo il criterio di continua innovazione del festival, che in questa occasione viene dedicata al cinema francese dalle origini al 1933, che tra tutte le nazioni era quello che di più aveva offerto autentici capolavori: A noi la libertà (1932) di René Clair, Un carnet da ballo (1937) di Julien Duvivier, La grande illusione (1937) e La bestia umana (1939) di Jean Renoir, Il porto delle nebbie (1938) e Alba tragica (1939) di Marcel Carné.

 

Gli anni quaranta [modifica]

Gli anni quaranta rappresentano uno dei momenti più difficili della rassegna.

La conclusione della Seconda guerra mondiale divide il decennio in due. Se già dal 1938 le pressioni politiche falsarono e rovinarono il festival, con l'avvento del conflitto la situazione degenerò a tal punto che le edizioni del 1940, 1941 e 1942, successivamente considerate non avvenute, si svolsero ben lontano dal Lido di Venezia. Pochi paesi partecipanti e l'assoluto monopolio delle opere e dei registi appartenenti all'asse Roma-Berlino, in un clima più propagandistico che artistico, rappresentati fortemente anche dai divi italiani, tra i quali spiccarono Alida Valli, Assia Noris e Fosco Giachetti.

Dopo la triste parentesi, la mostra riprende a pieno regime nel 1946 a seguito della conclusione della guerra, ma le proiezioni si svolgono stavolta al cinema San Marco, a causa della requisizione del Palazzo del Cinema ad opera dagli Alleati. Il nuovo direttore è Elio Zorzi, che con la sua opera vuole recuperare la libertà e la internazionalità che aveva portato la mostra al successo, distrutta dagli anni di guerra precedenti. L'edizione del 1946 per la prima volta si tenne nel mese di settembre, a seguito dell'accordo con il neonato Festival di Cannes, che proprio nella primavera del '46 aveva tenuto la sua prima rassegna.

A caratterizzare questo nuovo percorso sono i molti importanti film del Neorealismo, uno dei più significativi movimenti nella storia del cinema italiano, quali Paisà (1946) di Roberto Rossellini, Il sole sorge ancora (1946) di Aldo Vergano, Caccia tragica (1947) di Giuseppe De Santis, Senza pietà (1948) di Alberto Lattuada e La terra trema (1948) di Luchino Visconti; nonostante il loro indiscusso valore e il successo di pubblico, le opere non ottengono il meritato riconoscimento di critica.

Una proiezione della Mostra a Palazzo Ducale, 1947

La mostra torna comunque ad ospitare anche i grandi registi internazionali: Orson Welles, Laurence Olivier, Fritz Lang, John Huston, Claude Autant-Lara, David Lean, Henri-Georges Clouzot, Jean Cocteau, Michael Powell ed Emeric Pressburger, oltre ai già presenti Jean Renoir, Julien Duvivier, Marcel Carné.

Con il ritorno alla normalità tornano a Venezia anche le grandi icone del cinema mondiale, tra le quali spiccano Rita Hayworth, Joseph Cotten, Olivia de Havilland, ma la vera protagonista è l'attrice romana Anna Magnani, premiata per la sua splendida interpretazione ne L'onorevole Angelina di Luigi Zampa con la Coppa Volpi per la migliore attrice nel 1947.

Nel 1947 la mostra si tenne al Palazzo Ducale, in una splendida ed unica cornice, raggiungendo un record di 90mila presenze. Sicuramente si può parlare di una delle migliori edizioni della storia del festival, che vide finalmente il ritorno al Lido di Venezia delle opere dell'URSS, accostate alle nuove "democrazie popolari", come la Cecoslovacchia, che all'esordio vinse il primo premio grazie al film Siréna del cineasta Karel Stekly. Il 1947 vede anche ripristinata la Giuria internazionale per assegnare il Gran premio internazionale di Venezia.

Nel 1949, sotto la direzione del nuovo responsabile Antonio Petrucci, la manifestazione ritorna definitivamente al Palazzo del Cinema al Lido di Venezia. Viene istituito il Premio Leone di San Marco per il miglior film, vinto per la prima volta da Manon di Henri-Georges Clouzot, ma va segnalato l'esordio di Jacques Tati con Giorno di festa, tra i film del sempre presente ed apprezzato cinema francese.

 

Gli anni cinquanta [modifica]

Negli anni cinquanta finalmente il valore della Mostra viene riconosciuto definitivamente nel campo internazionale, conoscendo un periodo di forte espansione, e concorrendo all'affermazione di nuove scuole di cinema, come quella giapponese e quella indiana, con l'arrivo dei più grandi registi e divi.

In questi anni la rassegna cambia più volte direttore, alla ricerca di nuovi spunti e nuove strade da percorrere: Antonio Petrucci (1949-1953), di nuovo Ottavio Croze (1954-1955), Floris Ammannati (1956-1959).

Sono anni importanti, con il mondo del cinema che sembra ormai essersi lasciato definitivamente alle spalle il fantasma della guerra, e la mostra contribuisce ad influenzare le tendenze dell'epoca.

Venezia lancia definitivamente il cinema giapponese, che si impone alla ribalta in Occidente grazie al Leone d'Oro vinto da Rashōmon del grande regista nipponico Akira Kurosawa nel 1951, "bissato" sette anni dopo, nel 1958, da L'uomo del risciò di Iroshi Inagaki. I racconti della luna pallida d'agosto (1953), L'intendente Sanshô (1954) di Kenji Mizoguchi e I sette samurai (1954), sempre di Kurosawa, vincono il comunque prestigioso secondo premio, il Leone d'Argento, mentre altri film nipponici in concorso, non premiati, riscuotono comunque un buon successo, come La vita di O Haru donna galante (1952) di Kenji Mizoguchi e L'arpa birmana (1956) di Kon Ichikawa.

Lo stesso successo riscuote il giovane cinema indiano, che si afferma a sua volta con un Leone d'Oro vinto nel 1957 da L'invitto di Satyajit Ray.

La scuola dell'Est europeo, premiata già con il Gran premio della Giuria internazionale ottenuto nel 1947 dall'opera del cecoslovacco Karel Stekly, Siréna, si impone nuovamente grazie alla presenza di nuovi validi autori, tra i quali meritano una citazione Andrzej Wajda e Andrzej Munk.

Dopo l'exploit negli anni quaranta dei primi film neorealisti, gli anni cinquanta segnano l'arrivo sugli schermi del festival di due dei più grandi ed amati registi italiani del dopoguerra, Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, che vengono consacrati proprio dalla loro presenza al Lido. Contemporaneamente, ai grandi maestri si affacciano una serie di giovani emergenti, promettenti volti nuovi di un panorama nazionale in grande ascesa, quantitativa e , soprattutto, qualitativa, che daranno vita al periodo forse più brillante del cinema italiano sul piano internazionale. A Venezia si presentano nel 1958 Francesco Rosi, con La sfida, e soprattutto Ermanno Olmi, con l'opera prima Il tempo si è fermato, datata 1959.

Nonostante la grande fama ed il prestigio ottenuto, il cinema italiano non viene adeguatamente premiato al festival, scatenando roventi polemiche. Due episodi accendono lunghe discussioni: il Leone d'Oro non assegnato a Luchino Visconti né nel 1954 per Senso, a favore del film Giulietta e Romeo di Renato Castellani, né nel 1960, per Rocco e i suoi fratelli, questa volta in favore di un film d'oltralpe, Il passaggio del Reno di André Cayatte. Il massimo riconoscimento gli verrà conferito solo nel 1964, quando Vaghe stelle dell'Orsa vince finalmente l'ambito premio.

Anche Roberto Rossellini, altro autore di spicco del cinema italiano dell'epoca, presenta molti dei suoi film nel corso della rassegna: il 1950 è l'anno di Francesco giullare di Dio e Stromboli terra di Dio, due anni dopo presenta Europa '51.

Scandali a parte, è il cinema europeo a fare la parte del leone. La scuola del vecchio continente si afferma tanto con autori già noti, quali il danese Carl Theodor Dreyer, premiato con il Leone d'Oro per il suo Ordet (1955) e lo svedese Ingmar Bergman, che con Il volto conquista il Premio Speciale della Giuria nel 1959, dopo aver già partecipato alla mostra nel 1948, allora completamente sconosciuto e inosservato, con Musica nel buio, quanto con i nuovi autori. In questo campo si mette in luce ancora una volta il cinema francese; Robert Bresson si rivela nel 1951 con Il diario di un curato di campagna; Louis Malle presenta, nel 1958 il film scandalo Gli amanti, che nonostante le polemiche e l'indignazione di molti vince il Premio Speciale; ultimo, solo in ordine di tempo, exploit è quello di Claude Chabrol, presenta nel 1958 Le beau Serge, considerato successivamente dalla critica come il film che diede inizio al movimento della Nouvelle Vague.

In questi anni, finalmente Venezia può celebrare il ritorno alla mostra del cinema statunitense, che si presenta con nuovi registi quali Elia Kazan, Billy Wilder, Samuel Fuller, Robert Aldrich.

I nuovi divi del panorama cinematografico si fanno conoscere al Lido: il 1954 è il turno di Marlon Brando, con il film Fronte del porto, di Elia Kazan, quattro anni dopo, nel 1958, a monopolizzare l'attenzione di tutti è Brigitte Bardot, protagonista del film La ragazza del peccato di Claude Autant-Lara, ma anche i divi e soprattutto le dive italiane si fanno notare: due nomi su tutti sono quelli di Sophia Loren, vincitrice della Coppa Volpi nel 1958 per l'interpretazione in Orchidea nera di Martin Ritt, e Gina Lollobrigida, ma anche Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Silvana Mangano, presenti nel film vincitore del Leone d'Oro del 1959, La grande guerra di Mario Monicelli, e Giulietta Masina, lanciata dalle sue interpretazioni in vari film di Federico Fellini.

 

Gli anni sessanta [modifica]

Gli anni sessanta registrano un continuo sviluppo ed ampliamento della mostra, secondo il percorso artistico seguito nel dopoguerra.

L'edizione del 1960 viene ricordata come la più contestata della storia del festival, per la mancata assegnazione del Leone d'Oro a uno straordinario film di Luchino Visconti, Rocco e i suoi fratelli, a favore dell'opera del francese André Cayatte Il passaggio del Reno. Il pubblico in sala fischiò per tutto il tempo della cerimonia di premiazione e la proiezione del film vincitore. Si trattava della seconda grande delusione per il regista, già beffato nel 1954, quando aveva presentato Senso.

Agli inizi del decennio, il festival si fece promotore di una profonda opera di rinnovamento del cinema. Vennero create numerose sezioni per diversificare l'offerta ed ampliare il campo d'azione. Vennero presentati importanti film del free cinema inglese, fino ad allora semisconosiuto, come Sabato sera, domenica mattina (1961) di Karel Reisz, Sapore di miele (1962) di Tony Richardson, o Billy il bugiardo (1963) di John Schlesinger, mentre trovò piena consacrazione la Nouvelle Vague francese, presente grazie a Jean-Luc Godard ed Alain Resnais.

Alcuni giovani registi italiani si affacciarono per la prima volta davanti al grande pubblico: Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Paolo ed il fratello Vittorio Taviani, Vittorio De Seta, Valerio Zurlini, Marco Ferreri, Florestano Vancini, Marco Bellocchio, Giuliano Montaldo, Tinto Brass, mentre alcuni altri si confermarono all'altezza di quanto avessero mostrato agli esordi negli anni cinquanta, registi del calibro di Francesco Rosi, Ermanno Olmi e Gillo Pontecorvo.

Dopo le polemiche del 1960, i premi successivi furono attendibili e non senza coraggio: l'anno successivo vinse L'anno scorso a Marienbad di Alain Resnais, mentre nel 1962 il premio venne assegnato ex aequo a Valerio Zurlini e Andrej Tarkovskij, rispettivamente con Cronaca familiare e L'infanzia di Ivan.

Contestazione di fronte al Palazzo del Cinema, 1968. In prima fila il regista Marco Ferreri.

Dal 1963 il vento delle novità porto il "professore" Luigi Chiarini alla direzione della mostra, aprendo un'era che durò fino al 1968. Negli anni della sua presidenza, Chiarini puntò a rinnovare lo spirito e le strutture della mostra, puntando a una riorganizzazione dalla base di tutto il sistema. Per sei anni, la mostra seguì un percorso coerente, secondo i rigorosi criteri dettati per la selezione delle opere in concorso, opponendosi alla mondanità, alle pressioni politiche e alle ingerenze delle sempre più esigenti case di produzione, preferendo la qualità artistica dei film contro la crescente commercializzazione dell'industria del cinema.

Un punto chiave della gestione Chiarini fu il continuo ed utile confronto di diverse generazioni e scuole di registi. Conferme ed emergenti si alternarono sugli schermi della mostra, maestri ed allievi: Jean-Luc Godard, Carl Theodor Dreyer, Ingmar Bergman, Arthur Penn, Pier Paolo Pasolini, Robert Bresson, Akira Kurosawa, Roman Polanski, François Truffaut, Roberto Rossellini, Joseph Losey, Miloš Forman, e ancora Carmelo Bene, John Cassavetes, Alain Resnais, Luis Buñuel, vincitore nel 1967 del Leone d'Oro con Bella di giorno, un film decisamente meno d'avanguardia rispetto a quelli del periodo della sua collaborazione con Salvador Dalì.

Il cinema italiano è il vero marchio di fabbrica di questo periodo della mostra, grazie anche alla ribalta di nuovi divi emergenti, come Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni e Monica Vitti, ma soprattutto per l'eccezionale serie di quattro vittorie consecutive del premio più prestigioso: 1963, Le mani sulla città di Francesco Rosi; 1964, Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni; 1965; Vaghe stelle dell'Orsa, la tanto attesa vittoria di Luchino Visconti; infine, nel 1966, La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo.

Le agitazioni sociali e politiche del 1968 ebbero forti ripercussioni anche sulla Biennale di Venezia, retta ancora dallo statuto di epoca fascista, e di conseguenza anche sulla mostra del cinema, da questa dipendente, che subì pesanti e continue contestazioni, portando a rompere con la tradizione secondo le linee di pensiero dell'epoca. Dal 1969 al 1979 la rassegna si tenne, ma non furono assegnati premi e si tornò alla non-competitività della prima edizione. Nel 1973, 1977 e 1978, la mostra addirittura non si tenne. Il Leone d'Oro fece il suo ritorno solamente nel 1980, paradossalmente in doppia copia per la vittoria ex aequo di Louis Malle e John Cassavetes.

 

Gli anni settanta [modifica]

L'effetto della contestazione sessantottina fu, dunque, l'abolizione della competizione e quindi del relativo conferimento dei premi. Le dieci edizioni tenutesi tra il 1969 ed il 1979 furono dunque non competitive. I primi due anni furono sotto la direzione di Ernesto Laura, direzione che passò successivamente a Gian Luigi Rondi e quindi a Giacomo Gambetti. Come parziale compensazione della mancata competizione, vennero inaugurate nuove sezioni, tese ad ampliare l'offerta della mostra.

Un'importante novità fu l'introduzione, nel 1971, del Leone d'Oro alla carriera, che ebbe come primi destinatari due nomi eccellenti: il regista americano John Ford, più volte presente al festival, e, l'anno successivo, Charlie Chaplin, per la sua opera di uomo di cinema completo e poliedrico. Il 1971 viene ricordato anche come l'anno della prima proiezione di uno dei film-modello della Rivoluzione culturale cinese: Il distaccamento femminile rosso.

Nel 1972 venne organizzata nel centro storico della città una manifestazione cinematografica parallela in aperto contrasto con la mostra "ufficiale" organizzata dalla Biennale di Venezia, le Giornate del cinema italiano, sotto l'egida dell'ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e dell'AACI (Associazione Autori Cinematografici Italiani), criticandone aspramente la nuova direzione.

L'anno successivo, il direttore in carica, Gian Luigi Rondi, fu costretto a dimettersi. Con lo statuto della Biennale ancora fermo in Parlamento, immutato dal periodo fascista, tutte le manifestazioni legate all'organizzazione saltarono, mostra compresa. Le due associazioni degli autori italiani colsero la palla al balzo, organizzando nuovamente le Giornate del cinema italiano, che tuttavia non riuscirono ad affermarsi ed a soppiantare il festival ufficiale.

La direzione passò dunque a Giacomo Gambetti, che la mantenne tra il 1974 ed il 1976, il quale tentò una strada nuova, cercando di cambiare l'immagine della mostra. Si inaugurarono omaggi, retrospettive, convegni, proposte di nuovi film, optando per delle proiezioni decentrate rispetto al cuore della città. Nel 1977, all'interno dei progetti della Biennale, si svolse una manifestazione dedicata interamente al cinema dell'Est europeo, integrandosi nel progetto della fondazione sul "dissenso culturale".

L'anno successivo la mostra non ebbe nuovamente luogo.

Nonostante le contestazioni ed il brutto momento attraversato tanto dalla mostra, quanto dalla Biennale di Venezia stessa, le edizioni si caratterizzarono per le opere che mostrarono forti sintomi di un deciso quanto atteso rinnovamento del cinema negli anni settanta. A questo proposito, vanno ricordate pellicole come I diavoli di Ken Russell e Domenica, maledetta domenica di John Schlesinger, o Attenzione alla puttana santa, l'ennesimo film-scandalo, di Rainer Werner Fassbinder, tutti e tre datati 1971, Anche gli uccelli uccidono di Robert Altman, Prima del calcio di rigore di Wim Wenders, entrambi del 1972, poi ancora La rabbia giovane di Terrence Malick; tre anni dopo, nel 1976 è il momento di Novecento di Bernardo Bertolucci e L'ultima donna di Marco Ferreri.

Tra tutti questi film, spicca il capolavoro che Stanley Kubrick presentò al pubblico nella rassegna lagunare del 1972, Arancia meccanica, con protagonista Malcolm McDowell, un film che fece immancabilmente discutere e parlare di sé.

La sperata rinascita vera e propria arriva nel 1979, grazie al nuovo direttore Carlo Lizzani, deciso a rilanciare l'immagine ed il valore che la mostra aveva perso nell'ultimo decennio. Quella del 1979 fu l'edizione che gettò le fondamenta per il recupero del prestigio internazionale, che sarà poi portato a termine a tutti gli effetti solo nel decennio successivo. Con la sua preziosa esperienza di regista, Lizzani diede una svolta che partì dal nome, chiamando la rassegna con un semplice e sobrio 'Mostra Internazionale del Cinema, anziché Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, la denominazione che mantiene ancora oggi.

Deciso a voler offrire un'immagine più moderna e pronta della mostra, il neo-direttore formò un comitato di esperti per aiutarlo a selezionare le opere e a dare ancor più una svolta al festival. Tra i collaboratori figurano personaggi di spicco dell'ambiente culturale italiano, ma non solo, dell'epoca, tra i quali Alberto Moravia, Cesare G. De Michelis[1], Roberto Escobar, Giovanni Grazzini, Enzo Scotto Lavina e Paolo Valmarana. Come "vice" è più stretto consigliere, Lizzani portò a Venezia Enzo Ungari.

Molto interessante fu l'iniziativa che portò un gran numero di divi ed attori di prestigio per una discussione dal titolo "Gli anni '80 del cinema", che diede il "la" al dibattito critico sul cinema e sulle nuove tecnologie emergenti, venute alla ribalta soprattutto grazie a Guerre Stellari (1977) di George Lucas (non presentato a Venezia), che furono di basilare importanza in quella fase di transizione della cinematografia mondiale, occupando via via sempre un'importanza maggiore sino ai giorni nostri.

 

Gli anni ottanta [modifica]

L'uomo simbolo della rinascita della mostra è sicuramente Carlo Lizzani, direttore della rassegna tra il 1979 ed il 1982, che riesce nell'arduo compito di restituire al festival il prestigio meritato, perso nel decennio precedente.

Si intensifica, accanto ad una sempre ampia gamma di pellicole, la presenza delle retrospettive, dedicate ad autori e movimenti importanti, di nuove sezioni dedicate alla ricerca ("Officina") e a film spettacolari ("Mezzogiorno-Mezzanotte"), come il primo film del ciclo di Indiana Jones, I predatori dell'arca perduta (1981) ed E.T. l'Extra-Terrestre (1982), entrambi del genio emergente Steven Spielberg, oltre al secondo episodio della trilogia originale di Guerre Stellari di George Lucas, L'Impero colpisce ancora, diretto da Irvin Kershner (1980), I cancelli del cielo di Michael Cimino (1982), l'horror Poltergeist - Demoniache presenze di Tobe Hooper (1982), remake di vecchie glorie o film eccentrici, tutte iniziative nate dalla mente del critico Enzo Ungari, collaboratore di Lizzani, una formula efficace, presa a modello per molti anni non solo in Italia.

Nel 1980 la rassegna torna competitiva, dopo una lunga pausa, e viene assegnato un doppio Leone d'Oro, ex aequo tra il francese Louis Malle, con Atlantic City, USA, e l'americano John Cassavetes, con Gloria.

Venezia gioca un ruolo molto importante nell'affermazione mondiale del cinema tedesco nuovo stile: Margarethe Von Trotta, la prima vincitrice del Leone d'Oro, nel 1981 stupisce la giuria con Anni di piombo, mentre Wim Wenders si afferma l'anno successivo con 'Lo stato delle cose; il documentario a puntate Berlin Alexanderplatz di Rainer Werner Fassbinder ottiene un grande successo nel 1980, ma due anni più tardi, nel 1982 la presentazione postuma, a pochi mesi dalla morte del regista, del suo ultimo film, il più controverso, Querelle, non ottiene, nonostante i pareri favorevoli, il primo premio, spaccando la giuria e scatenando vivaci polemiche.

La mostra vive il suo momento d'oro, dopo la parentesi buia degli anni sessanta. Lo testimonia la capacità del festival di dare visibilità per la prima volta a grandi registi destinati, negli anni successivi, ad affermarsi come grandi autori del cinema contemporaneo. Tra questi, il giovane Emir Kusturica, vincitore del Leone d'Oro per la migliore opera prima nel 1981 con Ti ricordi di Dolly Bell?, e Peter Greenaway, che presenta, l'anno seguente, I misteri del giardino di Compton House, il film che gli darà la notorietà.

Anche il cinema italiano pare essere sul punto di affrontare un "ricambio generazionale": la mostra propone film di registi quasi esordienti, come Nanni Moretti, Gianni Amelio, Marco Tullio Giordana, Franco Piavoli, Paolo Benvenuti.

Nel 1983 la direzione passa nella mani di Gian Luigi Rondi, che comunque non si discosta dalla precedente linea di pensiero, rientrando, questa volta da vincitore, dopo le meste dimissioni del 1972. Vengono gettate le basi per una maggiore organizzazione della mostra, istituzionalizzando le sezioni e dando spazio ai maestri del cinema del passato e del presente.

La giuria internazionale diviene composta da soli autori, secondo l'idea di Rondi di creare una "mostra degli autori, per gli autori". I membri sono scelti tra i registi emersi nei favolosi anni sessanta: il primo di essi è Bernardo Bertolucci. Vince Jean-Luc Godard con Prénom Carmen, poi nel 1984 Krystof Zanussi con L'anno del sole quieto, nel 1985 Agnès Varda con 'Senza tetto né legge, nel 1986 Eric Rohmer con Il raggio verde.

Venezia ospita in questi anni molti altri grandi film, non premiati o semplicemente fuori concorso, come Zelig di Woody Allen, E la nave va di Federico Fellini, Heimat di Edgar Reitz, il cyberpunk Blade Runner di Ridley Scott, datato 1983 ed il mafia-movie C'era una volta in America di Sergio Leone (1984).

Proprio nel 1984 nasce la Settimana Internazionale della Critica, un'iniziativa spontanea ed autogestita Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, e dedicata esclusivamente a opere prime e seconde.

Il 14° direttore della mostra è lo scrittore e critico cinematografico del quotidiano Il Messaggero di Roma Guglielmo Biraghi, già direttore del Festival di Taormina, nominato nel 1987. Il suo mandato, lungo cinque edizioni, si contraddistingue per una continua ricerca alla caccia di autori ed opere nuove ed inusuali, secondo il gusto e la passione di Biraghi per i viaggi e le culture diverse. Già nella sua prima edizione sotto la guida del nuovo direttore, in concorso erano presenti un film indiano, uno libanese, uno svizzero, uno norvegese, uno coreano ed uno turco.

La "prima volta" più eclatante avviene nell'edizione del 1989: Biraghi presenterà O Recado das Ilhas di Ruy Duarte de Carvalho, primo film dell'Isola di Capo Verde presentato ad un festival internazionale di cinematografia.

La nuova formula, caratterizzata da un programma snello ed incalzante, viene apprezzata sia dagli addetti ai lavori, che avevano sostenuto la nomina di Biraghi, che dal pubblico, e la prima mostra sotto la sua direzione premia un veterano, Louis Malle, con Arrivederci ragazzi (Au revoir les enfants), al quale si affiancano "nuove scoperte", registi come Carlo Mazzacurati e David Mamet, senza allo stesso tempo rinunciare a pellicole di grande spessore presentate fuori concorso, tra cui Gli intoccabili di Brian De Palma e The Dead - Gente di Dublino di John Huston.

Nel 1988 la mostra si arricchisce di due nuove ed importanti sezioni, "Orizzonti" e "Notte", e degli "Eventi Speciali", tra i quali figura la proiezione di L'ultima tentazione di Cristo, uno dei più controversi film di Martin Scorsese. Il film, basato sui vangeli apocrifi, viene accolto come uno scandalo dall'ambiente religioso, soprattutto in America e quindi in Italia, prima ancora della sua apparizione a Venezia; la pellicola viene proiettata regolarmente, in un Palazzo del Cinema sorvegliato quanto un bunker, e la conferenza stampa nella quale il regista spiegherà le sue ragioni sarà affollatissima, ma ordinata.

Non sono solo queste le prerogative di questa edizione del 1988, che ha il merito di scoprire il talento dello spagnolo Pedro Almodóvar e presenta al mondo uno dei maggiori successi comici della storia, Un pesce di nome Wanda di Charles Crichton, oltre a Chi ha incastrato Roger Rabbit, splendido mix di recitazione ed animazione firmato da Robert Zemeckis. Il Leone d'Oro va a La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi.

Il 1989 vede il trionfo di Krzysztof Kieślowski e dei suoi Dieci comandamenti: proiettati al ritmo di uno al giorno, i film polarizzano l'interesse della stampa, italiana ed estera, e del pubblico. Accanto a Kieslowski, si mette in luce anche Nanni Moretti, grazie al discusso Palombella rossa, escluso dalla rassegna ufficiale, ma inserito nella settimana della critica, dove riscuote comunque pareri positivi, seppur non manchino le critiche.

Il terzo capitolo della saga di Indiana Jones, Indiana Jones e l'ultima crociata , firmato ancora da Steven Spielberg, riscuote un ampio successo, grazie anche alla bravura dei due protagonisti, Harrison Ford e Sean Connery.

Il primo premio quest'anno va alla pellicola di Taiwan Città dolente di Hou Hsiao-Hsien, che getta per la prima volta i riflettori sul poco conosciuto cinema asiatico, destinato a vivere un vero e proprio boom nel decennio successivo, grazie soprattutto ai numerosi premi del festival stesso.

 

Gli anni novanta [modifica]

L'assegnazione del Leone d'Oro del 1990 a Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard suscita nuovamente delle polemiche. Il giudizio della giuria, presieduta da Gore Vidal, lo preferisce al visionario talento emergente di Jane Campion, suscitando aspre polemiche tanto tra il pubblico, quanto tra gli addetti ai lavori, riportando alla mente le contestazioni degli anni cinquanta, quando le giurie ignorarono per due volte i film di Luchino Visconti.

L'anno successivo, il film che sorprende tutti è Lanterne rosse del cinese Zhang Yimou, ma anche questa volta il film accolto con maggior calore da pubblico e critica non ottiene il Leone d'Oro; al suo posto sarà premiato Urga di Nikita Michalkov).

Le ultime edizioni della direzione di Guglielmo Biraghi sono comunque caratterizzate dall'ampiezza della selezione, grazie ad un massiccio inserimento di giovani registi americani: meritano di essere ricordate le apparizioni di Spike Lee e Gus Van Sant. Accanto ai giovani, come sempre, la mostra schiera autori consolidati e riconosciuti, delle conferme come Martin Scorsese, presente nel 1990 con Quei bravi ragazzi e Jean-Luc Godard, presente l'anno seguente con Allemagne Année 90 neuf zéro.

Il regista italiano Gillo Pontecorvo diviene il curatore della mostra nel 1992, per diventarne poi direttore nel 1996; da subito la sua impronta si nota sulla riorganizzazione della mostra, ed è chiaro qual è il programma del regista. Tre parole d'ordine: primo, fare della città lagunare la capitale degli autori cinematografici; secondo: riportare al Lido di Venezia i grandi registi e divi del cinema "fisicamente"; terzo ed ultimo, cercare di rivitalizzare la zona del Palazzo del Cinema grazie alla presenza dei giovani.

Grazie ad una lunga e notevole serie di iniziative ed eventi, la mostra sembra riacquistare nuovo vigore. Durante il suo mandato, Gillo Pontecorvo sembra riuscire a portare a termine la sua "missione". Venezia ospita le Assise degli autori (1993), numerosi convegni e vede la luce l'UMAC (Unione Mondiale degli Autori Cinematografici), nata dalla fusione di AAIC e ANAC.

La sezione "Notte" ospita film spettacolari di grande richiamo, ed il Lido torna ad ospitare le superstar hollywoodiane, quali Jack Nicholson, Harrison Ford, Bruce Willis, Kevin Costner, Mel Gibson, Nicole Kidman, Tom Hanks e Denzel Washington. A questi nomi di interpreti di film presenti alla rassegna, vanno aggiunti gli altrettanto prestigiosi Leoni d'Oro alla carriera: Dustin Hoffman, Al Pacino, Robert De Niro, Francis Ford Coppola, che nel 1992 ricevette il premio insieme all'"idolo di casa" Paolo Villaggio, il primo comico a ricevere tale riconoscimento.

La zona del Lido torna a nuova vita, ospitando eventi e concerti rock nel piazzale antistante il Casinò, e grazie all'ennesima nuova iniziativa, "CinemAvvenire", Pontecorvo porta i giovani a vivere il festival da protagonisti e viene istituita la prima giuria dei giovani che consegna il prestigioso premio Anica-Flash al miglior film opera prima.

Sono numerosi i giovani talenti e le pellicole lanciate durante questo periodo: i giovani italiani Mario Martone, Aurelio Grimaldi, Carlo Carlei e Paolo Virzì, e poi il neozelandese Peter Jackson (poco conosciuto prima dell'exploit come autore della trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli), Sally Potter, Neil Jordan, Julian Schnabel, autore di Basquiat, film biografico sulla vita del pittore americano Jean-Michel Basquiat.

Gli anni seguenti al Lido tornano i grandi autori come Robert Altman (con America oggi (Short Cuts), Leone d'Oro 1993), Abel Ferrara, Rolf De Heer, Michael Radford (suo Il Postino, con Massimo Troisi), Milcho Manchevski (Before the Rain, Leone d'Oro 1994), Lee Tamahori, Kathryn Bigelow, Gregg Araki e ancora una volta Jane Campion.

Il cinema orientale fa incetta di riconoscimenti e si afferma come una vera e propria potenza sul mercato mondiale. La storia di Qiu Ju del cinese Zhang Yimou è il Leone d'Oro 1992, mentre Vive l'amour di Tsai Ming Liang riceve il premio nel 1994 (ex aequo con Altman) e Cyclo di Tran Anh Hung nel 1995.

Per quel che riguarda il cinema d'oltreoceano, spiccano giovani speranze, come Roger Avary (con Killing Zoe, 1994, prodotto da Quentin Tarantino), James Gray, Henry Selick (con il lungometraggio animato Nightmare Before Christmas, ideato e prodotto da Tim Burton, 1995), Doug Liman, i fratelli Andy e Larry Wachowski, James Mangold, Guillermo del Toro e Bryan Singer.

Tra le innumerevoli che fanno la loro comparsa in questo periodo, la sezione "Finestra sulle immagini", una sorta di laboratorio al lavoro su corti, medi e lungometraggi sempre nel segno dell'avanguardia e della sperimentazione.

Nel 1996 nell'ambito di questo progetto, viene presentato al pubblico l'anime Ghost in the Shell di Mamoru Oshii, un vero e proprio capolavoro rivoluzionario dell'animazione nipponica, destinato a diventare un cult.

Nel 1995, la mostra celebra il ritorno dietro la macchina da presa del regista italiano Michelangelo Antonioni con Al di là delle nuvole (diretto assieme al tedesco Wim Wenders).

Finita l'epoca di Gillo Pontecorvo, la mostra passa in mano a Felice Laudadio, e la prima rassegna curata dal nuovo direttore rivela internazionalmente il cinema di Takeshi Kitano, il regista giapponese che vince il Leone d'Oro 1997 con Hana-bi - Fiori di fuoco.

Così ridevano di Gianni Amelio è, nel 1998, il nono Leone d'Oro vinto da un film italiano. Per il cinema italiano si segnalano, oltre ad Amelio, Roberta Torre, Giuseppe Gaudino e Alessandro d'Alatri.

Nel 1998, RAI e Agenzia Romana per il Giubileo producono il film Eterne le strade di Roma attraverso i deserti di Filippo Porcelli. Il film, interamente realizzato con materiali di repertorio, è presentato nella sezione prospettive ed è proiettato per tutto il 2000 nei Centri di Accoglienza dei pellegrini a Roma.

La mostra, nel frattempo, dà inizio ad una politica mirata ad irrobustire ed ampliare le infrastrutture: viene realizzata un'ampia tensostruttura, il PalaLido (a partire dal 1999 PalaBNL), per ospitare il pubblico sempre più numeroso alle proiezioni e aumentare il numero degli schermi disponibili.

 

Gli anni 2000 [modifica]

Tra il 2000 ed il 2001, la direzione si concentra su un forte rafforzamento delle infrastrutture, affiancando ai palazzi storici nuove ampie strutture, ristrutturate o create appositamente per il festival, migliorando i collegamenti tra le diverse zone e portando lo spazio totale a disposizione della rassegna ad oltre 11.000 metri quadrati.

Dal 1999 al 2001 il responsabile della mostra è Alberto Barbera. Nel 2001 viene creata la sezione, competitiva anch'essa, "Cinema del Presente"; accanto al Leone d'Oro appare dunque un nuovo premio, il Leone dell'Anno, teso a dare maggior rilievo ed opportunità a opere prime e film più "marginali", pellicole con un pubblico di nicchia, orientate all'innovazione e all'originalità creativa, in una corsa continua alla sperimentazione.

La mostra continua ad essere un'efficace vetrina per nuovi talenti che desiderano farsi notare all'attenzione internazionale: in questo contesto si inseriscono, per esempio, i nomi di Spike Jonze con Essere John Malkovich, David Fincher con Fight Club, Kimberly Peirce con Boys Don't Cry e Harmony Korine con Julien Donkey-Boy nel 1999, Christopher Nolan con Memento e Tarsem Singh con The Cell l'anno successivo, Alejandro Amenábar con The Others, Antoine Fuqua con Training Day ed Albert e Allen Hughes con La vera storia di Jack lo squartatore nel 2001.

Evento clou degli ultimi anni è, senza dubbio, la premiere, postuma, il 13 settembre 1999 dell'ultima opera di Stanley Kubrick, Eyes Wide Shut, un evento speciale in grado di richiamare al Lido di Venezia una mole enorme di spettatori, grazie soprattutto all'eccezionale presenza della coppia protagonista, Nicole Kidman-Tom Cruise.

L'anno successivo, l'evento speciale di maggior importanza e richiamo è sicuramente l'anteprima del film-documentario di Martin Scorsese sul cinema italiano, Il mio viaggio in Italia.

Alcuni giovani registi italiani si mettono in bella luce durante questi anni, basti ricordare l'exploit di Matteo Garrone con L'imbalsamatore, ma i Leoni d'Oro assegnati in questi anni sono attribuiti ad opere provenienti dalle scuole di cinema d'Oriente: Non uno di meno del maestro cinese Zhang Yimou, Il cerchio di Jafar Panahi ed infine Monsoon Wedding di Mira Nair.

Nel 2002 l'edizione viene organizzata un po' in fretta, in pochi mesi di tempo, sotto la direzione questa volta di Moritz De Hadeln. Nonostante ciò, la rassegna riesce a proporre un programma di grande interesse, uno sguardo completo sul panorama cinematografico mondiale odierno, creando ancora una volta un efficace mix tra autori già affermati e giovani emergenti.

Ancora una volta è l'Oriente la sorpresa della mostra, rappresentato egregiamente dal regista giapponese Takeshi Kitano, già vincitore nel 1997 con Hana-bi - Fiori di fuoco, che presenta questa volta un film leggermente diverso dal suo solito, Dolls, un'opera più poetica e riflessiva, e l'esordiente Chang-dong Lee, autore di Oasis, primo rappresentante del cinema coreano, una realtà in rapida espansione ed una delle più interessanti del panorama mondiale.

11 settembre 2001 è il film collettivo presentato come evento speciale nel 2002, un'opera che vuole essere un omaggio alle vittime dell'attentato e un monito a ricordare la tragedia. Il film, diviso in 11 episodi girati da Yusuf Shahin, Amos Gitai, Alejandro González Iñárritu, Shohei Imamura, Claude Lelouch, Ken Loach, Samira Makhmalbaf, Mira Nair, Idrissa Ouedraogo, Sean Penn, Danis Tanovic, attira l'attenzione dei mass-media, al pari del Leone d'Oro The Magdalene Sisters di Peter Mullan.

La 60° edizione della mostra viene inaugurata dal nuovo film di Woody Allen, grande amante della città lagunare, ma per la prima volta al Lido per un'anteprima, Anything Else.

Ancora una volta, l'organizzazione punta molto sulla massiccia presenza di stelle hollywoodiane sulle passerelle della mostra, ottenendo la presenza di divi del calibro di George Clooney e Catherine Zeta-Jones, giunti in Italia per presentare l'ultima opera dei fratelli Joel ed Ethan Coen, Prima ti sposo, poi ti rovino, Sean Penn, premiato come miglior attore con la Coppa Volpi, e Naomi Watts per 21 grammi di Alejandro González Iñárritu, Anthony Hopkins, protagonista di La macchia umana di Robert Benton, Salma Hayek e Johnny Depp con C'era una volta in Messico di Robert Rodriguez, Bill Murray con Lost in Translation - L'amore tradotto di Sofia Coppola, Tim Robbins, regista ed interprete di Code 46, ed infine Nicolas Cage, protagonista dell'ultima opera di Ridley Scott, Il genio della truffa.

Per quel che riguarda i film in concorso, ancora una volta la mostra è scossa dalle polemiche: il Leone d'Oro va a Il ritorno, dell'esordiente russo Andrej Zvjagintsev, che si aggiudica, quindi, anche il riconoscimento Leone del Futuro, il premio per la migliore opera prima. La polemica viene portata avanti da Marco Bellocchio, autore di Buongiorno, notte, film sul sequestro di Aldo Moro, ignorato dalla giuria. L'accusa, al di là della delusione personale, punta il dito contro una linea di pensiero tesa a non premiare il cinema italiano, alla ricerca di un rilancio (l'ultimo Leone d'Oro solo nel 1998 a Gianni Amelio) a scapito di altre opere straniere. Critica e pubblico si schierano a favore del regista italiano, chiedendo almeno un premio ex aequo, ed i film italiani presenti raccolgono comunque tutti un deciso successo, a partire dall'ultima fatica di Bernardo Bertolucci, The Dreamers.

La selezione dei film presenta ancora una volta un'ampia finestra sul panorama mondiale, andando dall'Europa all'Asia, puntando molto sulla cultura del Mar Mediterraneo, luogo di incontro e scambio culturale da millenni. Tra i registi più noti ancora una volta Takeshi Kitano, che con il premio speciale alla regia porta a casa un'altra statuetta dopo il successo del 1997, poi Amos Gitai, Randa Chahal Sabbaq, Jacques Doillon e Tsai Ming-Liang.

Fuori concorso il film Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, legato al Leone d'Oro alla carriera ad Omar Sharif, premiato insieme al produttore Dino de Laurentiis, uno dei personaggi più importanti della cinematografia italiana.

La sezione "Controcorrente", grande novità dell'edizione 2002, presenta film di particolare vitalità ed originalità, come le opere di Hiner Saleem, Vodka Lemon (vincitore del Premio San Marco), Sofia Coppola, Lost in Translation - L'amore tradotto (poi vincitore di un Oscar per la miglior sceneggiatura originale), John Sayles, Casa de los babys, Michael Schorr, Schultze vuole suonare il blues, l'accoppiata di registi danesi Lars Von Trier e Jørgen Leth, Le cinque variazioni, ed infine i giovani registi siciliani Daniele Ciprì e Franco Maresco, Il ritorno di Cagliostro.

Dal 2004 la direzione passa a Marco Müller, grande amante e conoscitore del cinema orientale, che ottiene una maggiore attenzione da parte della rassegna. Tra le novità inserite vi sono la sezione "Cinema Digitale", dedicata alle nuove tecnologie digitali. Nel 2004 e nel 2005 vengono dedicate due retrospettive alla "Storia segreta del cinema italiano", un progetto nato per recuperare i film di genere degli anni sessanta e settanta (la prima parte, nel 2004, era intitolata "Italian Kings of the B's"). Nel 2005 è stata dedicata una retropettiva alla "Storia segreta del cinema asiatico".

L'edizione 2004 ha premiato con il Leone d'Oro alla carriera i registi Manoel de Oliveira e Stanley Donen, e ha assegnato il Leone d'Oro al miglior film a Il segreto di Vera Drake di Mike Leigh. Nel 2005 il premio alla carriera è stato assegnato al maestro del cinema d'animazione giapponese Hayao Miyazaki e all'attrice italiana Stefania Sandrelli, mentre il premio per la miglior pellicola è andato a I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee.

Per la prima volta dal dopoguerra, l'edizione del 2006 ha portato in concorso soltanto opere in anteprima mondiale. Madrina della rassegna è stata l'attrice italiana Isabella Ferrari. Il Leone d'Oro alla carriera è stato consegnato al regista statunitense David Lynch. Forti critiche sono state rivolte alla giuria, presieduta da Catherine Deneuve, riguardo alla scelta del film vincitore: la maggior parte della critica, della stampa specialistica e del pubblico che aveva assistito alle proiezioni dava per vincitore Nuovomondo, di Emanuele Crialese, ma il Leone d'Oro è stato invece assegnato a Still Life, di Jia Zhangke, film passato pressoché inosservato agli occhi della critica e del pubblico perché inserito in concorso in extremis, presentato come "film a sorpresa". Numerose proteste sono giunte, inoltre, per la creazione ad hoc di un Leone d'Argento per poter premiare il film di Crialese.[senza fonte]


 

 

Premi & Albi d'oro [modifica]

 

Premi attuali [modifica]

 

Premi non più assegnati [modifica]

 

Retrospettive [modifica]

 

Direttori della Mostra [modifica]

 

Giurie internazionali [modifica]

 

Note [modifica]

  1. ^ Annuario 1978, Venezia1979 pag. 480

 

Voci correlate [modifica]

 

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Collegamenti esterni [modifica]