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http://www.imondonauti.it/asia/guida_cina.htm La Cina si sviluppa su di un area così vasta e offre al turista aspetti così diversi che può essere considerata più un continente che un Paese. Tali e tante sono infatti le differenze geografiche, climatiche, umane, linguistiche e ambientali che la caratterizzano che una conoscenza profonda risulta alquanto difficile anche a chi vi abbia speso lunghi periodi di tempo. Spostandosi da e per i diversi confini del Paese passiamo attraverso climi, ambienti, paesaggi, etnie e culture profondamente diversi. La parte nord è da sola un sub continente perché va dalle terre desertiche orientali del Taklamakan, dominate da popolazioni musulmane Uguiri, alle steppe mongole del Gobi meridionale e all'area subtemperata della Manciuria a nord di Pechino. L'area centrale presenta un'enorme varietà di ambienti, da quelli rurali con i tipici terrazzi coltivati a riso alle zone industriali e alle zone minerarie che sono il motore dello sviluppo cinese e contemporaneamente del suo rapido degrado ecologico. La parte meridionale è di tipo subtropicale ed alterna aree rurali ad enormi piantagioni di te (come lo Yunnan), a gradi metropoli occidentali (come Shangai e Hong Kong). Infine, ma non ultimo, il Tibet, le cui caratteristiche geografiche, etniche e culturali ne fanno un Paese a se stante e per il quale abbiamo redatto una guida apposita. Il turista che però si approcci a visitare la Cina per la prima volta, non deve dimenticare che questo è ancora un Paese in via di sviluppo e che come tale deve essere trattato e giudicato. La maggior parte dei turisti che visita il Paese ne resta spesso delusa, e questo è dovuto a diversi motivi. Dal punto di vista paesaggistico le aree di maggiore bellezza sono quelle più esterne come la Manciuria, il Tibet e lo Xinjiang, per il resto andando da nord a sud vedrete un susseguirsi di aree urbane e periurbane spesso collegate tra loro e inframezzate da una campagna estremamente antropizzata il cui orizzonte è spesso caratterizzato da centrali a carbone o nucleari. Dal punto di vista sociale vi troverete spesso in mezzo ad una moltitudine chiassosa di cinesi, un vero e proprio esercito brulicante di operosità dal mattino presto alla sera tardi, abituato a distanze fisiche inferiori alle nostre e spesso intento a sputare per terra, poco interessato ad imparare l'inglese perché poco interessato a comunicare realmente con "l'altro", a meno che non vogliano vendere qualcosa. Dal punto di vista architettonico i cinesi non hanno il concetto di restauro conservativo per cui la maggior parte degli edifici storici (dalla grande muraglia agli hutong di Shangai) di fatto sono continuamente ricostruiti con materiali nuovi ed hanno, ai nostri occhi, un aspetto finto. Chi è interessato a vedere le bellezze del Paese generalmente si affida ad agenzie di viaggio. Chi viaggia in modo indipendente entrerà spesso in fiumi umani opprimenti, perderà (a causa della elevata incomunicabilità) alcune delle bellezze architettoniche della Cina, ma capirà molto meglio il Paese, i cinesi e soprattutto gli si aprirà una finestra mentale sul perché il secolo entrante viene definito - da storici, economisti e sociologi - il "secolo cinese". Burocrazia e sanità in breve Visto Turistico Necessario Passaporto Necessario, con validità di almeno 6 mesi dalla data di entrata Vaccino Febbre Gialla Non necessaria Profilassi Antimalarica Consigliata (solo in limitati periodi e per zone limitate) Vaccino Epatite A Consigliato Vaccino Epatite B Consigliato Vaccino Antitifico Consigliato Burocrazia e visti E' necessario avere il passaporto in regola con le marche da bollo annuali e con ancora almeno 6 mesi di validità dal momento dell'entrata in Cina. E' necessarioessere in possesso del visto d'ingresso. Non è previsto il rilascio di visti ai posti di frontiera per cui, coloro che all'arrivo in territorio cinese ne risulteranno sprovvisti, verranno respinti o obbligati al pagamento di multe elevate. Il visto costa 30 euro e viene rilasciato in una settimana, se urgente in 3 gg.. Viene rilasciato un visto collettivo per un minimo di 6 partecipanti dietro l'invio della fotocopia del passaporto, una foto tessera, e un modulo compilato e firmato in cui vanno indicati residenza e professione. Via Hong Kong è possibile effettuare visti di ingresso in Cina in giornata. E' necessario rispettare i termini di scadenza del visto, per non incorrere nelle pesanti multe previste per i contravventori pari a 500 yuan/rmb al giorno di penale con un massimale di 5000 yuan/rmb (circa 500 euro). E' possibile prorogare la validità del visto turistico cinese per un massimo di 30 giorni presentando domanda, tramite agenzie autorizzate o direttamente, all'Ufficio di Pubblica Sicurezza di domicilio temporaneo. Caso a parte per chi si rechi in Cina per un periodo superiore a 1 anno. In questo caso sarà necessario eseguire tutta una serie di controlli medici (HIV, epatite) prima della partenza ed allegare i documenti sia per l'ottenimento del visto sia per l'ottenimento del permesso di soggiorno temporaneo in Cina. Chi viaggia indipendentemente e quindi cerca di avere il visto da sè, deve necessariamente rivolgersi al CVASC (Chinese Visa Application Service Center; a Roma si trova in Viale Regina Margherita 279, tel. 0644250240, fax. 0644260770, Romacentre@visaforchina). Al costo del visto di 30 euro vanno aggiunti 36 euro di diritti d'agenzia. Per maggiori informazioni: www.fmprc.gov.cn (anche in inglese, francese e spagnolo). Da notare che anche per il solo transito sul territorio cinese (pur senza scendere dal mezzo di trasporto) è necessario disporre del relativo visto, con un'unica eccezione: è stata infatti decisa per i soli aeroporti di Shanghai l'esenzione dal visto per i transiti (documentati con biglietto aereo e visti per il paese terzo) con soggiorno fino a 48 ore. E' assolutamente necessario rispettare i termini di scadenza del visto per non incorrere nelle pesanti multe previste per il contravventore. Per entrare a Hong Kong basta il solo passaporto. Se si intende visitare Hong Kong o Macao nell'ambito di un viaggio nella Cina continentale, e' necessario richiedere un visto ad ingressi multipli. In mancanza, sarà indispensabile ottenere nelle due Special Administrative Regions un nuovo visto di ingresso per la Cina continentale, che potrà richiedere vari giorni di attesa. Ricordate che il Tibet è visitabile solo con particolari formalità. Nello Xingjiang in alcuni casi a gruppi turistici è stato vietato l'accesso a specifiche zone, ma la situazione è in rapido cambiamento e sempre meno sono le zone del Paese in cui vi sono difficoltà ad accedervi. La Cina non riconosce la doppia cittadinanza. Coloro che la detengono in base alla legge italiana ed entrano in territorio cinese con passaporto cinese, non possono usufruire che di una limitata assistenza consolare da parte delle Autorità italiane in caso di necessita'. Al fine di evitare difficoltà o incidenti – che molto spesso si verificano in questi casi - con la polizia di frontiera cinese, si consiglia vivamente a coloro che godono della doppia cittadinanza di entrare ed uscire dal Paese con lo stesso passaporto, munendosi, a seconda della scelta, del visto necessario. E' sconsigliato – se si soggiorna con un visto turistico - intraprendere attività lavorative o di affari. Si è di recente registrato più di un caso di cittadini italiani contravventori che sono stati multati ed espulsi. Si consiglia di custodire con attenzione il passaporto durante il soggiorno in Cina e di portare con se' copia delle sue pagine rilevanti e del visto cinese. In caso di furto o smarrimento, andra' innanzitutto sporta denuncia presso il piu' vicino Ufficio di Pubblica Sicurezza. Quindi, con la denuncia e due foto, occorrerà recarsi presso la Rappresentanza diplomatico-consolare italiana più vicina per richiedere un titolo di viaggio sostitutivo. Non è più necessario il cosidetto “visto d'uscita” cinese e non si pagano tasse di uscita all'areoporto. Diversamente da qualche anno fa il disbrigo di tutte le procedure è oggi molto veloce e difatto si fa tutto in dogana all'areoporto. Vaccinazioni Non è richiesta alcuna vaccinazione obbligatoria (sempre che il soggiorno sia inferiore a 1 anno) ma è consigliabile vaccinarsi contro la difterite, il tetano, la poliomielite, l'epatite A e l'epatite B (5-20% di portatori del virus HBV). Chi visita la Cina meridionale e le zone rurali nei mesi estivi e per un certo periodo di tempo, dovrebbe valutare l'opportunità di vaccinarsi contro l'encefalite letargica o balise (il vaccino non è reperibile in Italia). Diffusa la tubercolosi e, nella parte occidentale del Paese, l'epatite E. Il rischio di malaria, soprattutto nella forma maligna da Plasmodium falciparum, esiste soprattutto nelle province di Hainan e Yunnan e, sporadicamente, nella regione di Guangxi. Il rischio di malaria da P. vivax esiste nelle province e nelle regioni di Fuijan, Guangdong, Guangxi, Guizhou, Hainan, Sichuan, Xinjiang (solo lungo la valle del fiume Yili), Xizang (solo lungo l'estremo sud-est del fiume Zangbo), e Yunnan. Rischio molto basso nelle province di Anhui, Hubei, Hunan, Jiangsu, Jiangsu, Jangsu, Jangxi, Shandong, Shanghai e Zhejiang. Dove c'è trasmissione essa avviene al di sotto dei 1500 m da luglio a novembre a nord del 33° lat. N, da maggio a dicembre tra il 33° e il 25° lat. N e per tutto l'anno al di sotto del 25° di lat. N. In entrata in Cina dovrete compilare una dichiarazione sanitaria di buona salute che dovrete consegnare al momento del controllo del passaporto. Le persone che intendono soggiornare in Cina per più di 1 anno devono presentare al loro arrivo un certificato per l'HIV o sottoporsi ad un test entro 20 gg. Ora Al suo arrivo in Cina il turista italiano deve spostare il proprio orologio avanti di 7 h (quando in Italia sono le 12.00 in Cina sono le 18.00). Quando in Italia vige l'ora legale la differenza è di sole 6 h. Nonostante l'enorme estensione del territorio, la Cina ha infatti adottato un orario unificato all'interno di tutto il territorio nazionale. Quando andare © Fabrizio Tabarelli / iMondonauti.it Le Pagode del Sole e della Luna a Guilin www.spedizionitom.it Se partecipate ad un viaggio organizzato, poiché i viaggi in Cina si diramano di solito da nord a sud interessando così regioni climatiche assai diverse tra loro, ricordate che le stagioni più adatte sono la primavera e l'autunno. Nel caso in cui il vostro viaggio si svolga prevalentemente al sud ricordatevi che, a causa del regime monsonico, in primavera ed in estate piove sempre, e in alcune zone c'è un caldo umido soffocante. La stagione migliore è sicuramente l'autunno poiché le giornate sono mediamente serene, limpide e fresche. In alcune regioni, come la Mongolia e il Tibet l'unica stagione in cui è pensabile una visita è invece l'estate. In Tibet si può andare da maggio a ottobre, in Mongolia da giugno a settembre, e anche in questi periodi la temperatura rimane relativamente fresca, soprattutto la notte. Altre zone, come lo Yunnan, sono visitabili con condizioni climatiche ottimali tutto l'anno, ecco perché i cinesi chiamano quest'area il paese dell'eterna primavera. Il Xinjiang e il Gansu sono zone desertiche con forti variazioni climatiche tra estate e inverno: anche qui sono dunque preferibili le stagioni intermedie. Durante l'estate la maggior piovosità crea ogni anno gravi fenomeni di inondazioni nelle regioni rurali dei bacini fluviali (soprattutto bacino del Fiume Giallo e dello Yangtze) che possono raggiungere intensità pericolosissime. Si sconsiglia pertanto di visitare tali regioni in questo periodo. Avvertenza: si sconsiglia di visitare la Cina durante le due maggiori festività nazionali, il chunjie e la Festa della fondazione della Repubblica, sia perché in questi giorni masse enormi di cinesi si muovono per turismo e per motivi familiari rendendo invivibili gran parte delle zone turistiche già sature durante il resto dell'anno, sia perché trovare posti liberi e servizi è molto difficile. ______Quanto stare In media un viaggio in Cina dura dalle 2 alle 3 settimane, diffidate di chi vi offre pacchetti di durata inferiore alle due settimane! Perché? Perché la Cina è così grande che impieghereste gran parte del vostro tempo solo per spostarvi da una città all'altra, o nei trasferimenti dall'aeroporto al centro città. Ciò che sulla cartina sembra vicino per noi abituati alle distanze italiane è invece lontanissimo. Un esempio? Da Pechino a Xi'an ci sono più di 20 ore di treno!!!!! Viaggi di una settimana sono pensabili solo se intendete recarvi a visitare una sola città come Pechino, Shanghai o Hong Kong, città ricchissime dal punto di vista storico e artistico. Da mettere in valigia Cosa portare dipende dalle aree della Cina in cui vi muoverete: un abbigliamento informale, pratico e sportivo è comunque preferibile. Scarpe comode e resistenti alla pioggia sono consigliate durante le escursioni. L'estate è calda un po' ovunque ma non tralasciate di portare qualcosa di pesante per la sera. Un abbigliamento invernale, come maglioni e giacche a vento, è consigliato se intendete andare in Tibet o Mongolia. Ricordate inoltre che i medicinali d'uso in Cina sono quelli che utilizzavamo da noi una ventina di anni fa. Se c'è qualche medicinale di cui non potete assolutamente fare a meno portatelo con voi, e visto che ci siete non dimenticate analgesici, antisettici intestinali, antibiotici, crema solare, repellente per zanzare. Per chi sia particolarmente attento al kit infermieristico raccomandiamo inoltre le siringhe monouso (non sempre sono disponibili negli ospedali cinesi, dove talvolta si adoperano ancora quelle in vetro). Elettricità La Cina è un Paese talmente grande che anche le prese elettiche variano da provincia a provincia. Molto spesso si riesce ad utilizzare le spine italiane a due spinotti, ma è meglio portarsi un adattatore universale. Per chi viaggia in modo organizzato spesso (ma non sempre) gli alberghi di standard elevato hanno l'adattatore da prestare. É da tenere presente che gli adattatori non modificano in alcun modo la tensione o la frequenza della presa ma si limitano ad adattarne fisicamente l'ingresso alle spine italiane. In questo paese ( Cina) abbiamo un voltaggio di 220 V con una frequenza di 50 Hz , e le seguenti prese: ________Indirizzi utili Burocrazia e Visti Ambasciata d'Italia 2, San Li Tun Dong Er Jie, 100600, Pechino tel: +86(10) 65322131, fax: +86(10) 65324676 tel 2: +86(10) 65322132, tel 3: numero di emergenza +86 13520652007 posta elettronica: ambasciata.pechino@esteri.it sito web: www.italianembassy.org.cn Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese Via Bruxelles 56, Roma tel: 06 85350118, fax: 06 85352891 sito web: www.tuttocina.it Ambasciata Repubblica Popolare Cinese in Italia Via Bruxelles 56 - 00198, Roma tel: 06 85350118, fax: 06 8413467 altre informazioni utili: Circoscrizione: Tutto il territorio della Repubblica Italiana eccetto Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Liguria, Umbria, Marche Consolato Generale d'Italia a Canton Room 5207-08, Citic Plaza 233 Tian He Bei Lu, Guangzhou (Canton) tel: 0086 20 38770556/7/8/9, fax: 0086 20 38770270 posta elettronica: itconsgz@gitic.com.cn Consolato Generale d'Italia a Hong Kong 805/810, Hutchison House - 10 Harcourt Road, Hong Kong tel: 00852 25220033, fax: 00852 28459678 tel 2: 00852 25220034, tel 3: 00852 25220035 posta elettronica: itconshk@netvigator.com sito web: www.italianconsulate.org.hk Consolato Generale d'Italia a Shangai 19 F The Center, n.989 Changle rd. - 200031, Shanghai tel: 0086 21 54075588, fax: 0086 21 64716977 tel 2: Funzionario di turno: Cell.139-01993054 posta elettronica: info@conitsha.org.cn sito web: www.conitsha.org.cn altre informazioni utili: Lun - Ven ore 9-16, Sab ore 9-12 Consolato Generale Repubblica Popolare Cinese Via Brembo 3/A 7 - 20139, Milano tel: 02 5693869 tel 2: 02 5694131 altre informazioni utili: Circoscrizione: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna Consolato Generale Repubblica Popolare Cinese Via dei Della Robbia 39 - 50132, Firenze tel: 055-5058188, fax: 055-5520698 tel 2: 055-5520699 altre informazioni utili: Circoscrizione: Toscana, Liguria, Umbria, Marche Turismo e Cultura N.B. altre informazioni utili: In Italia non esiste una rappresentanza turistica della Cina. Per chi sa il francese si può rivolgere all'Office du Tourisme de Chine, che si trova in Rue de Berri 15, Parigi, tel. 0033-1-56591010, fax 0033-1-53753288. Associazione Italia-Cina Piazza Grazioli 18, Roma tel: 06 6798758 China International Travel Service (CITS) tel: 0086-10-66053759 (fornisce informazioni in italian sito web: old.cnta.gov.cn altre informazioni utili: Ente che può fornire informazioni utili ai turisti in merito alle regioni visitabili ed a quelle vietate al turismo Istituto Italiano di Cultura a Pechino San Li Tun, Dong Er Jie 2 - 100600, Beijing tel: +861065322187, fax: +86 10 65325070 posta elettronica: italcult@public.bta.net.cn sito web: www.italcultbeijing.org Previsioni del tempo telefoniche tel: 121 Sezione Stranieri dell'Ufficio Pubblica Sicurezza tel: 6525 5486 Tourist Hotline tel: 6513 0828 Ufficio culturale cinese Via Nepal 30, Roma tel: 06 5916996 Ufficio Informazioni Turistiche Beijing Tourism Tower, 28 Jiangoumenwai Av., Pechino tel: 1-65158587 Sanità e Sicurezza Ambulanza/Pronto soccorso tel: 120 tel 2: 999 (Hong Kong) Assistenza Internazionale SOS tel: 6590-3419 Beijiing United Family Hospital 2, Jiangtai Road, Chaoyang District, Beijiing tel: 6433-3961 Beijing International Medical Center No. 50, Liangmaqiao Road - S111 Lufthansa Office B, Pechino tel: 0086-10-64651394, fax: 0086-10-64651984 tel 2: 0086-10-64651562 Beijing United Family Hospital No. 2, Jiangtai Road - Chaoyang District 100016, Pechino tel: 0086-10-64333960, fax: 0086-10-64333963 Hong Kong International Clinic 3rd Floor, Swissotel Hong Kong Macao Center, Hong Kong tel: 6501-2288 tel 2: 6501-2345 International Medical Center 2/F Ge Ru Building - No. 910, Hengshan Road, Xujiahui Shanghai tel: 0086-21-64073898, fax: 0086-21-64073897 tel 2: 0086-21-64072283 International SOS (ex AEA) Building C BITIC Center - No. 1, Northern Road Xin, Pechino tel: 0086-10-64620555, fax: 0086-10-64629188 Polizia tel: 110 (sulle autostrade 122) Soccorso stradale CAA tel: 400 810 8202 Vigili del Fuoco tel: 119 Come arrivare Sempre più numerose sono le possibilità di raggiungere la Cina via aereo. Le compagnie che offrono voli diretti per Pechino, solo da Roma e Milano, sono purtroppo limitate all'Alitalia (www.alitalia.it) e all'Air China (www.airchina.com). In alternativa, varie sono le compagnie europee che offrono, a volte a prezzi più interessanti, numerosi voli settimanali che prevedono però scali a Parigi, Zurigo, Francoforte. Alitalia, Air China e Lufthansa (www.lufthansa.com) volano quotidianamente anche a Shangai (alcune con scalo). il volo diretto dall'Italia dura circa 10/11 ore. Hong Kong è raggiungibile con voli diretti giornalieri in partenza da Roma con la Cathay Pacific (www.cathaypacific.com) che ha su questa tratta tariffe abbastanza convenienti. Sebbene il viaggio sia molto più lungo e a prezzi non meno sostenuti, esiste la possibilità di recarsi in Cina in treno. Due sono le linee a disposizione, con un solo servizio settimanale: la Transmongolica e la Transmanciuriana. Informatevi sui visti richiesti. La Cina è inoltre raggiungibile via stradale attraverso il valico del Kunjerab, che collega il Xinjiang al Pakistan. E' una via spettacolare che attraversa i monti pachistani e l'altopiano cinese, ma che ancora oggi è quasi impraticabile a chi decida di passarvi individualmente. Rivolgetevi dunque a dei viaggi organizzati da parte pakistana (Pakistan Tourist Development Corporation) o cinese (China International Travel Service). __________Tasse di ingresso-imbarco Le tasse aeroportuali (circa 100 yuan a persona per voli internazionali e 50 yuan a persona per voli interni) sono solitamente comprese nel prezzo del biglietto. Le tasse aeroportuali internazionali in uscita da Hong Kong ammontano a 15 USD. Cosa vedere e cosa fare L'itinerario classico tra i più completi, della durata di 15-20 giorni prevede, oltre a Pechino, la visita di: Xi'an (nonostante la città di per se stessa sia deludente, l'esercito di terracotta vale il viaggio sino in Cina. Recentemente, vicino a Xi'an è stato scoperto anche un Piccolo esercito di terracotta; il museo ha aperto al turismo nell'aprile del 2006); Shanghai (per chi ama le metropoli e le città cosmopolite Shanghai è il massimo: visitate il museo di storia di Shanghai, uno dei più belli dell'intera Cina); Nanchino (è una città ancora a misura d'uomo, ricca di aree verdi; non perdetevi la visita a Zhongshanglin, una collina ricca di storia e d'arte in una splendida cornice naturalistica); Suzhou (bella città ricca di canali navigabili e giardini splendidi risalenti alle dinastie Song, Yuan, Ming e Qing); Hangzhou (non trascurate di visitare, oltre allo splendido lago, anche lo Lingyinsi, il tempio principale della città, ricco di storia e di splendide sculture rupestri); Guilin (nonostante il caos di migliaia di turisti, il paesaggio fluviale e delle colline circostanti è mozzafiato) e Hong Kong (per vedere gli effetti che il capitalismo sfrenato avrebbe portato nell'intera Cina basta soggiornare ad Hong Kong, un misto di ultramodernismo e tradizionalismo ad alto prezzo). Se ciò che vi attira sono i viaggi alla scoperta di aree naturali cristalline e vissute un po' all'avventura, non lasciatevi scappare la possibilità di visitare il Tibet o il Xinjiang . Se invece volete comunque rimanere tra la "civiltà" e i suoi comfort non rinunciando a bei paesaggi e alla scoperta delle minoranze etniche dovrete recarvi nello Yunnan e nel Gansu. Un viaggio interessante e alternativo è la crociera sullo Yangze. Sarà possibile farla ancora per poco a causa della costruzione di una immensa diga che alzerà il livello delle acque spazzando via centinaia di villaggi (la crociera fino alle Tre Gole si potrà fare ancora, ma il paesaggio lungo i 600 km dell'invaso diventerà quello di un lago). E' una splendida esperienza, estremamente rilassante, che dura da 5 a 7 giorni a seconda che si vada a favore o contro corrente. Il prezzo di una crociera acquistata dall'Italia costa oltre 1000 euro, la stessa crociera acquistata in loco può costare dai 155 ai 310 euro. Un appunto per chi non conosce l'inglese: le guide locali e le guide/interpreti "nazionali" parlanti italiano (come quelle i tutte le altre lingue) sono fornite dall'organizzazione turistica cinese. Le guide locali, utili per meglio gustare gli aspetti socio-storico-culturali dei monumenti e luoghi visitati, salvo rare eccezioni parlano anche italiano, ma può capitare che anche se confermate, all'ultimo momento non siano disponibili e vengano sostituite con guide parlanti inglese o con altre che parlano un italiano abbastanza approssimativo. Hangzhou Giardini stupendi, colline e rupi, ma soprattutto l'acqua fanno di Hangzhou un luogo celestiale. Un vecchio proverbio cinese recita "In cielo c'è il Paradiso, in terra c'è Suzhou e Hangzhou". Questa città è raggiungibile in treno in tre ore e mezza da Shanghai. La sua storia è relativamente recente e la sua attrattiva principale è il Lago Occidentale o Lago Xi Hu, un bellissimo specchio d'acqua circondato da verde e pagode. Merita la navigazione e la visita dei giardini che circondano il lago medesimo. In passato questo lago era un golfo in cui sfociava il vicino fiume Zhejiang che significa zig-zag. Nei pressi del fiume si può visitare la Pagoda delle Sei Armonie edificata in onore delle divinità fluviali e poi usata come faro. Fuori dal centro cittadino si può visitare il Tempio di Lingyin Si ovvero il "Tempio della Foresta di Nubi" al cui ingresso si possono osservare al cune grotte con delle sculture del Buddha. Durante le escursioni nei dintorni di Hangzhou, degne di nota sono le enormi distese di tè verde, particolarmente pregiato in questa zona. Hebei e Tianjin Hebei è la provincia che circonda le due grandi città di Pechino e Tianjin e arriva fino al golfo di Bohai (Mar Giallo). Il sud della provincia è caratterizzato da un paesaggio di pianure colonizzate da industrie pesanti e città minerarie mentre il nord è un brullo altipiano il cui marchio caratteristico è la Grande Muraglia che lo taglia da est ad ovest. Tinajin è una città che si visita per lavoro e di passaggio, presenta ancora i bagliori di una architettura antica sempre più soffocata dallo sviluppo dei quartieri moderni. A sud, presso la città di Shijiazhuang, si trovano il complesso monastico Cang Shan Si (all'estremità di un ponte e su uno strapiombo; camminata di 2 ore lungo il precipizio) e Zhaozhou, un ponte di pietra capolavoro dell'ingegneria del VII sec. Molto frequentate fin dal periodo coloniale sono le spiagge di Beidahie. Shanhaiguan è una città di passaggio tra le montagne e il mare, per secoli porta di ingresso dalle terre selvagge a nord all'Impero centrale. Ancor oggi vi si ammira uno splendido tratto di muraglia che arriva fino nel mare. A nord è Chengde, luogo di villeggiatura degli imperatori con palazzi ottimamente restaurati. Hong Kong Il passato coloniale britannico e la grande energia vitale della metropoli si può catturare con il colpo d'occhio dalla sommità del Victoria Peak, che domina uno dei porti più attivi del pianeta. Il motore economico di Honk Kong, una paese all'interno del paese, non ha però mai sepolto la radice culturale cinese che, probabilmente, ha reso la restituzione della colonia inglese alla Cina meno dolorosa del previsto (1997). Nello stile di Hong Kong, il belvedere principale si trova sopra ad un centro commerciale, ma le principali attrazioni sono costituite dal Victoria Peak (552 m) da cui si gode un panorama spettacolare, dal porto di Aberdeen in cui alcune centinaia di pescatori vivono e lavorano su giunche ancorate, dal Mercato centrale, il Tempio di Man Mo e il Giardino zoologico e botanico. Il ritmo frenetico di vita può essere difficile da assimilare e, in caso di esigenza di evasione, Hong Kong possiede tranquilli dintorni come la spiaggia di Repulse Bay, strapiena nei week end. Nella penisola di Kowloon si trova Tsim Sha Tsui, luogo molto turistico con negozi di articoli fotografici, ristoranti e night. A Kowloon ci sono anche il Centro culturale di Hong Kong e il Museo dello Spazio, il famoso Peninsula Hotel e il Museo di storia. Interessante e suggestiva è la passeggiata nella zona orientale di Tsim Sha Tsui per ammirare il porto di Victoria e per visitare il mercatino notturno in Temple St. a Yau Ma Tei. La cima del monte si trova a dieci minuti di cammino, percorso che può essere fatto di giorno (per gli acquisti) o di notte per il panorama. La Cina centrale lungo il Fiume Giallo Enorme area molto diversificata sul piano climatico, ambientale, economico e paesaggistico che comprende le province Shanxi, Shaanxi, Henan e Shandong. Il filo conduttore è costituito dagli ultimi 1500 km del Fiume Giallo che, serpeggiando a forma di drago, scorre dai territori sabbiosi della Mongolia interna a nord attraverso le pianure monocromatiche dominate da un terreno fertile limaccioso (loess) fino al delta. Datong è una città ai confini con la Mongolia interna che sorge in mezzo ad un paesaggio semi-desertico caratterizzato da centrali elettriche e miniere di carbone (un terzo del carbone della Cina viene prodotto a Datong). I dintorni sono particolarmente interessanti e spesso inseriti in molti itinerari turistici: i templi rupestri o grotte di Yungang (una serie di grotte buddhiste del 400 d.C. scavate in un dirupo di roccia arenaria), la Grande Muraglia (con tratti più vecchi e lunghi di quelli che si trovano presso Badaling a Pechino), il Tempio Sospeso (letteralmente in bilico su un dirupo e puntellato da lunghi pali di legno), la Pagoda di Yingxian (il più antico edificio in legno della Cina), le abitazioni rupestri (abitazioni tradizionali contadine scavate nelle pareti su cui si trovano generalmente terrazzi coltivati). Manciuria (Dongbei) In Manciuria, area dai climi estremi dominata sia da fertili pianure che da aspre montagne, viaggiare non è semplicissimo. E' quindi una delle aree meno turistiche della Cina e, forse anche per questo, la regione che più si avvicina a quella Cina tradizionale che i visitatori cercano ormai inutilmente nelle zone turistiche del centro sud. A Dalian si trovano bellissime spiagge e a Dandong si può fare un passeggiata sul ponte Yalu (bombardato dagli Americani durante la guerra in Corea) fino alla chiusissima Corea del Nord. Sempre lungo il confine coreano è la Riserva Naturale dei monti Changbai, difficile da raggiungere anche dopo il recente boom di infrastrutture turistiche. E' un'area dominata da pini, abeti e tundra dove sopravvivono il leopardo, la lince, l'orso nero e la rarissima tigre siberiana. L'area è considerata dai cinesi la migliore per il ginseng. Shenyang è la seconda Città Proibita della Cina, ricca i palazzi imperiali Manciù eretti prima di spostare la capitale a Pechino. A Changchun sorge il palazzo imperiale in miniatura che ricorda il regno dell'imperatore fantoccio Puyi, costretto ad abdicare dai nazionalisti nel 1912. L'imperatore vi visse, protetto dai giapponesi, con i sui anacronistici privilegi limitati ormai all'interno delle mura. La sua vita fu poi portata sul grande schermo da Bernardo Bertolucci nel film L'ultimo imperatore. Harbin è il punto turistico più a nord della Cina ed è la porta per la selvaggia natura subsiberiana. Soprannominata piccola Mosca per l'antica architettura della Russia imperiale (oggi in parte sostituita da anonimi grattacieli), diventa particolarmente famosa in inverno per la Festa delle sculture di ghiaccio. Ad ovest (verso la Mongolia Interna) è la Riserva Naturale di Zhalong, di grande interesse ornitologico soprattutto per la nidificazione della gru della Manciuria. Pechino Capitale politica del Paese e capitale economica del nord della Cina, Pechino ha avuto nell'ultimo ventennio uno sviluppo incredibile, tanto che intere industrie sono state prima inglobate nel centro città in espansione e poi smontate e ricostruite all'esterno. In alcuni casi le ristrutturazioni hanno dato nuova vita ad aree degradate storicamente importanti mentre in altri le ruspe hanno dato il colpo di grazia ad un processo di distruzione di aspetti tradizionali iniziato con la rivoluzione culturale di Mao. Solitamente il turista si ferma a Pechino un paio di giorni, ma 4 giorni sono il minimo per dedicare il giusto tempo ai vari aspetti della capitale e dei suoi dintorni. I percorsi di visita partono da centro cittadino dove sorge la Città Proibita , immenso e splendido palazzo imperiale e centro di potere per secoli, fino alla metà del ‘900. Di fronte è la Piazza Tien'anmen, il tristemente famoso luogo degli scontri del 1989 tra l'esercito e gli studenti universitari che chiedevano più libertà d'espressione e democrazia (il numero delle vittime del massacro e delle successive esecuzioni è ancora ignoto). A sud, attraverso la porta Quianmen (XV sec.), si accede al quartiere commerciale omonimo, una parte della Pechino tradizionale scampata alle ruspe, groviglio di vicoli caotici in cui si trovano negozi di tessuti, alimentari, bancarelle e anche un emporio di medicina tradizionale cinese. 2 km più a sud è il Tempio del Cielo, considerato il vertice della architettura Ming. A nord della Città Proibita si può fare una sosta rilassante nel parco Jingshan (dalla cui collinetta, artificialmente costruita per difendere la città dagli spiriti che provenivano da nord, si ha una splendida vista panoramica) e nel parco Baihai, in gran parte occupato da un laghetto e che si pensa costruito per Kublai Khan molto prima della ideazione della Città Proibita. Ad ovest di Piazza Tien'anmen lo stile è più formale e consumistico, dominato dai quadri generali del partito comunista. Oltre a due musei sono particolarmente interessanti l'Antico Osservatorio (Jianguomen) risalente al tempo di Kublai Khan e oggi schiacciato tra i grattacieli, e Baiyunguan Si, il tempio taoista più importante della Cina. Nella immediata periferia nord si possono visitare il Tempio della Grande Campana (Dazhong Si) con una raccolta notevole di campane di bronzo provenienti da tutto il Paese e il Palazzo d'Estate (Yiheyuan), complesso tranquillo ed elegante di palazzi imperiali che si sviluppano lungo un lago. Un viaggio a Pechino non è completo se non si effettua una visita alla Grande Muraglia. Diversi sono i punti in cui è visibile e il più vicino, anche se un po' troppo turistico, è Badaling (70 km a NO) con tratti ben ristrutturati e bellissimi punti di osservazione. Mutianyu (90 km a NO) è un tratto un po' meno turistico di 2 km lungo colline rigogliose e ondulate, Simatai e Jinshanling è forse il tratto meno turistico vicino a Pechino (110 km a NE) in cui la muraglia si snoda tra colline purpuree e montagne blu (alcuni tratti di salita ripidi e pericolosi). Shangai Shanghai è una creazione occidentale: non ha le vedute di Xi'an nè la storia di Pechino, ma è una città moderna, frenetica, cosmopolita, al centro di un rapido cambiamento culturale. Jinmao Tower è l'edificio che domina la città; utilizzato per uffici, vi si può salire fino all'osservatorio (88° piano, orario 8.30-21) da cui si ha un'ampia vista sul fiume e sulla città. Per chi fosse alla ricerca della storia recente, nel Bund (il lungo fiume Huangpu) e nel quartiere francese è possibile vedere il passato coloniale, mentre chi vuole rilassarsi può fare una passeggiata nel Fuxing Park (progettato dai Francesi nel 1909) o effettuare una crociera sul fiume per vedere Shanghai da un'altra prospettiva. Il Jade Buddha Temple è uno dei pochi templi buddhisti attivi di Shanghai. Costruito nel 1911-1918 attorno ad un Buddha di giada bianca di 1000 kg e alto 2 m , durante la Festa della Primavera (gennaio/febbraio) è meta di pellegrinaggio di migliaia di buddhisti che vengono in adorazione del Buddha (vietato fotografare). Per gli amanti dell'arte, lo Shanghai Art Museum è stato trasferito nel 2000 nella nuova sede; espone una collezione di opere moderne e d'arte cinesi tradizionali della scuola di Shanghai. Lo Shanghai Museum (Huangpu), attraverso oggetti e manufatti millenari, fornisce un'ampia lettura della storia cinese. Necessita di diverse ore per un vista approfondita ed è uno dei maggiori punti di richiamo della città (lunedì-venerdì 9-17, sabato 9-20). Xi'an Il significato del nome di questa città è a ovest del passo. Xi’an si trova al centro di un vasto altopiano di loess che fu la culla della civiltà del Fiume Giallo ed è stata in passato il punto di partenza della Via della Seta. La storia di Xi’an è una delle più antiche di tutta la Cina. Vicino alla città, infatti si trova il sito archeologico di Banpo, con reperti datati 7000 anni fa, al periodo neolitico. La città antica è cinta dalle Mura Ming con il loro perimetro rettangolare di ben 14 km; inoltre, nel centro storico sono ancora perfettamente conservate la Torre della Campana e la Torre del Tamburo. Oltre a ciò, nella città vecchia è possibile visitare il Quartiere musulmano con la Vecchia Moschea, una delle più grandi della Cina. A Xi’an ha sede il Museo Provinciale dello Shaanxi che raccoglie la cosiddetta “Foresta di Stele” cioè un insieme di stele di pietra contenenti trascrizioni. All’esterno delle mura cittadine si può visitare la Grande Pagoda dell’Oca Selvatica costruita nel 647 e che contiene i testi sacri portati dall’India che introdussero il buddhismo in Cina. Ma senza ombra di dubbio, ciò che ha reso celebre Xi’an in tutto il mondo è la Tomba del Primo Imperatore della Cina Qinshi Huangdi e il suo favoloso esercito di terracotta. Entrambi si trovano ad una ventina di km a est della città. __________Come spostarsi Voli interni L'aereo è sicuramente il mezzo più rapido e più comodo per spostarsi su distanze così vaste come sono quelle cinesi. I cinesi usano l'aereo in modo sempre più assiduo, grazie anche all'aumentare del loro tenore di vita. La compagnia di bandiera è l'Air China, che svolge servizi a carattere internazionale e nazionale. Vi sono poi compagnie a carattere regionale che offrono servizi efficienti e puntuali (Shangai Airlines, www.shangai-air.com; China Northwest Airlines, www.chinanortherneair.com; China Southwest Airlines, www.cswa.com; China Eastern Airlines, www.chinaeasternair.com). Mezzi pubblici Due terzi del trasporto di passeggeri e metà del trasporto di merci viene effettuato su rotaie con una rete ferroviaria che raggiunge i 53.992 km. La rete stradale (1.117.800 km) collega oggi Pechino a tutte le province, le regioni autonome, i porti e i centri ferroviari ed è ampiamente presente anche nelle zone rurali. Le ferrovie (www.chinamor.cn.net) sono il mezzo più usato dai cinesi, d'altronde funzionano bene e sono sempre puntuali. I treni (ad eccezione dei locali), sono dotati di aria condizionata, servizio di hostess, filodiffusione e carrello porta vivande; i prezzi variano a seconda della classe prescelta: dura (yiugzuo) o morbida (ruanzuo). Il problema più grande è acquistare il biglietto del treno. Questo deve essere acquistato con giorni di anticipo, più lontano dovete andare prima dovrete comprare il biglietto. E preparatevi a code lunghissime davanti a sportelli dove parlano solo il cinese (con l'eccezione di Pechino e Shangai, provviste di biglietterie per stranieri con personale parlante inglese. In genere il biglietto costa 5-10 rmb in più ma si evitano le code). Prima di salire in treno bisogna passare una serie di controlli: si entra in stazione solo muniti di biglietto, alcuni metri dopo c'è il controllo bagagli ed infine si fa passare il biglietto dal lettore ottico (o si va timbrare dal controllore) per accedere all'equivalente ferroviario del gate. Questa procedura è molto lunga ed è quindi consigliabile presentarsi in stazione almeno 20-30 minuti prima della partenza anche per i treni a breve percorrenza. Tenete presente, tra le altre cose, che non è inconsueto che i treni cinesi partano con qualche minuto di anticipo sull'orario previsto. Non è possibile portarsi la valigia nello scompartimento, bisogna caricare i bagagli sulla carrozza apposita, quindi sappiatevi regolare: consigliabile portarsi appresso quello che potrebbe occorrervi durante il viaggio. Hong Kong vanta un sistema di trasporti tra i più moderni ed efficienti del mondo. Per girare la città il mezzo più veloce è la metropolitana mentre un treno ad alta velocità collega Knowloon con Hong Kong Island; economici e veloci anche i traghetti. I cartelli stradali e i trasporti pubblici vengono segnalati sia in cantonese che in inglese. Nelle aree urbane il trasporto pubblico è ben sviluppato, ma prendere un autobus in una metropoli può rivelarsi un'esperienza traumatica, un vero e proprio mistero della fisica. C'è talmente tanta gente che si rimane in piedi anche senza appoggiarli per terra! Nelle aree extraurbane la situazione non è certo migliore perch` nonostante gli autobus siano meno affollati mancano completamente di ammortizzatori, non hanno orari e sono di una lentezza allucinante. Gli autobus privati di linea sono invece comodi, dotati di aria condizionata e puliti. Svolgono in genere servizio extraurbano da città a città (in genere medio/grandi) ed hanno un costo pari a quello del treno, se non a volte di poco superiore. Gli autobus turistici sono comodi e hanno l'aria condizionata. Mezzi a noleggio Altri mezzi Molto diffuso è l'utilizzo della bicicletta, utilizzata in massa poiché i cinesi medi non dispongono di auto private anche se negli ultimi tempi il numero di proprietari di auto private è aumentato a discapito delle biciclette (ed è aumentato notevolmente anche l'inquinamento, nelle grandi città il cielo è sempre grigio per la fuliggine). Le auto che vedete sono costituite principalmente da taxi e da auto di rappresentanza delle aziende locali. I taxi sono spesso il mezzo più comodo e meno stressante per muoversi in città. E' anche economico, una corsa di circa 15 minuti costa circa 1 dollaro. Come imparerete presto, sul finestrino posteriore dei taxi si trova l'indicazione della tariffa, costituita da un fisso (che varia da città a città e si aggira dai 7 ai 10 yuan) e da una quota aggiuntiva (anche questa variabile) che cambia a seconda del confort e delle condizioni in cui si trova il taxi e del chilometraggio percorso al superamento della quota fissa. Molti trasporti nel Paese avvengono attraverso gli oltre 110.000 km di canali navigabili. I principali sono, oltre allo Yangtze di cui abbiamo già parlato nella sezione cose da vedere, il Chang Jiang e il Gran Canale, che si estende da Pechino a Hangzhou. E' qui possibile effettuare delle piccole crociere che partono con scadenza irregolare. In alcune zone i canali di irrigazione e di drenaggio vengono usati dai contadini come idrovie interne. Il turista non può usufruire di queste vie, tra le più belle e caratteristiche, poiché si snodano tra le campagne e i piccoli villaggi, a meno che non abbia delle conoscenze locali che lo possano agevolare. Non sono comunque mai comprese di queste gite all'interno dei pacchetti offerti dalle agenzie di viaggi. Interessante è poi usufruire del giro dei canali della città di Suzhou, costa circa 10 USD, e dura un paio d'ore. Patente La patente internazionale non è riconosciuta in Cina, quindi non potrete guidare la macchina ma tutt'al più affittarne una con autista. Se però pensate di soggiornare a lungo potete farvi rilasciare una patente temporanea. La domanda della patente temporanea deve essere presentata all'ufficio regionale (al punto d'ingresso in Cina) della direzione della Sicurezza dei Veicoli (Vehicle Security Management Office) con la seguente documentazione: patente nazionale o patente internazionale; lettera d'invito; 2 foto formato tessera; modulo debitamente compilato (in lingua cinese). Al candidato della patente temporanea verrà impartita una lezione di guida di 2 ore. Carburante Dormire L'apertura della Cina al mercato turistico occidentale è relativamente recente. Comunque le strutture ricettive frutto di joint ventures occidentali sono di ottimo livello e dotate di ogni comfort: piscine, saune, palestre, discoteche, bar, business center e numerosi ristoranti sia di cucina cinese sia occidentale. I prezzi sono elevati e vanno dai 150 ai 300 USD. Le strutture a gestione unica cinese sono generalmente di buon livello, ma il servizio risulta leggermente inferiore. Anche i prezzi sono decisamente più bassi e si aggirano tra i 60 e i 150 USD. E' in queste due prime categorie che alloggia il turista occidentale che si rechi in Cina con i viaggi organizzati. Per chi invece si rechi in Cina con un budget meno sostanzioso, vi sono anche alberghi e pensioni che accettano stranieri ed hanno strutture e servizi minimi, a volte spartani. I prezzi sono molto più abbordabili: circa 20/50 USD. Per chi cerchi di risparmiare sino all'osso ci sono i dormitori per studenti stranieri delle università. Con 5/8 USD si può alloggiare in camere doppie senza servizi igienici. Da sottolineare che la pulizia lascia a volte a desiderare, ma risultano molto comode poiché generalmente situate in centro città e ottimamente servite dai mezzi pubblici. Mangiare In nessun Paese come in Cina la cucina si può definire un'arte. Gusti raffinati, sapienti accostamenti di profumi e sapori, grande attenzione alle virtù salutari del cibo e all'eleganza della presentazione. Sebbene preparati in modi diversi, gli elementi principali dei piatti della cucina cinese sono gli stessi dell'Occidente: pollo, maiale, vitello, pesce, riso (anche la pasta si può fare con il riso), tutti i tipi di verdure. Meno comuni sono le uova e i pomodori. La cucina cinese non prevede né pane né formaggio o i suoi derivati. La cucina di Pechino e quella di gran parte del nord del Paese, usa in abbondanza gli spaghetti (mian tiao) in brodo o saltati con carne e verdure. Nella capitale inoltre si possono assaggiare piatti come la famosa "anatra laccata" e la "pentola mongola", a Canton il "maialino laccato" e i ravioli di carne o pesce, mentre Shanghai è famosa per i suoi piatti di pesce e per i xiao long bao, ravioli di carne e verdura in brodo. Molto diffusi in tutta la Cina sono poi i piatti dello Xinjiang. Sono questi piatti tipicamente musulmani, estremamente gustosi e piccanti. Per quanto riguarda le bevande, buona la birra di produzione locale (la migliore è la "Qindao" o la "Tiger Bear"o la "Five Stars"), alcuni tipi di vini ed i liquori cinesi. Vini tipicamente cinesi sono i numerosi distillati di riso e di altri cereali. Tra i più famosi segnaliamo il "Mao Tai" che assomiglia alla nostra grappa. E di posti e occasioni per assaggiare tante specialità ce ne sono molti: si va dalle bancarelle per la strada che offrono dagli stuzzichini alle vere delizie culinarie (da meno di 1/2 dollaro ad un massimo di 2); ai ristorantini a conduzione familiare dove si assapora la vera cucina cinese popolare fatta di semplicità, gusto e colore (dai 3 ai 10 dollari); ai ristoranti dei grandi alberghi, dove la raffinatezza culinaria non è sempre associata al gusto e alla tradizione, quanto ad accontentare i gusti dei turisti occidentali (dai 20 ai 50 dollari). Questi ultimi hanno però un grande punto di forza, l'igiene è assicurata, altrettanto non si può spesso dire delle bancarelle e dei ristorantini. Ricordatevi che in Cina si mangia prestissimo: dalle 11.30 alle 12.00 si pranza; dalle 17.30 alle 18.00 si cena. Moneta e carte di credito L'unità monetaria ufficiale è il renmimbi la cui unità base è lo yuan o kua . 1 yuan è poi diviso in 10 mao (oppure jiao) a loro volta divisi in 10 fen. Ad Hong Kong la valuta è ancora il dollaro di Hong Kong che ha lo stesso valore dello yuan. Quando cambiate valuta, presso la banca o alla reception dell'hotel, ricordatevi di conservare le ricevute! Senza le ricevute non riuscireste a cambiare gli yuan rimasti in euro. Le banche sono aperte dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17: gli stranieri possono cambiare solo presso la Bank of China. Il modo più comodo per viaggiare in Cina è quello di portare con sè oltre a un poco di contante (ricordate che in Italia non si possono comperare yuan), dei traveller's cheques e una carta di credito tra quelle più conosciute: Visa, Mastercard, American Express. Prelievi in contante con carta di credito sono possibili presso quasi tutte le banche mentre pochi sono i bancomat (ATM) abilitati ai prelievi in contanti. In molte cittadine più piccole inoltre i tempi di attesa per prelevare con le carte di credito sono estremamente lunghi (sino a raggiungere talvolta 2/3 ore). I grandi alberghi e i grandi centri commerciali accettano in genere la carta di credito, ma non certo i negozi o i mercati, dove non vedono volentieri nemmeno i dollari. Se pagate con carta di credito il negoziante si premurerà di controllare che il circuito della vostra carta sia valido, non vi offendete. All'uscita di molte banche incontrerete molti uomini che si offriranno di comperare i vostri dollari (mai euro) al mercato nero: il tasso è decisamente migliore rispetto a quello delle banche ma fidarsi è tutto a vostro rischio e pericolo. Vi consigliamo, se lo fate, di far controllare immediatamente i vostri yuan dalla banca in modo da non farvi raggirare o quantomeno evitare problemi con la polizia. Cambio attuale: 1 Euro = 8,43 Renminbi(Yuan) 1 USD = 6,37 Renminbi(Yuan) dati aggiornati al 28/11/11 Posta e telefono Al turista italiano può risultare alquanto difficile utilizzare i servizi postali cinesi perché tutto è sempre e solo scritto in caratteri cinesi e anche gli impiegati non parlano l'inglese, non solo nelle piccole città ma anche nelle grandi metropoli. E' di conseguenza più comodo utilizzare il servizio postale, fax e telegrammi offerto dai principali grandi alberghi. Per spedire pacchi la situazione si fa più complicata. Questi possono essere spediti solo dagli uffici postali dove devono essere portati ancora aperti per permettere il controllo doganale, generalmente alquanto severo. All'ufficio postale, al contrario dell'Italia, si compra tutto il necessario all'imballo, dallo spago al cartone, e con una soprattassa di qualche yuan procedono anche ad imballare le merci per voi. Compilate attentamente i documenti e assicuratevi di avere una ricevuta della spedizione altrimenti rischiate di essere derubati dagli stessi impiegati della posta o dell'hotel. Gli uffici postali chiudono alle 17.00. I telefoni pubblici nelle strade sono di due tipi: quelli pubblici veri e propri che si usano quasi esclusivamente per mezzo di carte telefoniche prepagate, e quelli privati ma a disposizione del pubblico dei piccoli negozi sparsi un po' ovunque ai lati delle strade. Questi ultimi possono essere utilizzati solo per le telefonate locali. Se dovete telefonare in Italia non vi consigliamo di usare il telefono dell'albergo, potreste spendere una fortuna (circa 5 euro al min.!) Molto meglio fare affidamento alle carte telefoniche prepagate da acquistare direttamente in Cina (aeroporti, hotel) perché quelle internazionali non funzionano quasi mai. Ve ne sono molte, ma quelle più diffuse, sempre disponibili in tagli da 50, 100, 200 e 500 yuan, sono: I.P. card: sono carte prepagate dotate di un chip simile alle nostre carte sim dei telefonini cellulari, e vano inserite all'interno del telefono come le nostre schede telecom nazionali (consigliate perché più semplici da usare delle successive). I.C. card: sono carte prepagate dotate di un numero di serie e di un numero segreto pin che permettono di effettuare chiamate da qualsiasi telefono, anche da quelli non a scheda, come le carte telefoniche prepagate internazionali che oggi si usano in Italia. L'uso è relativamente semplice: si com pone un numero di telefono locale gratuito, si sceglie la lingua (inglese o cinese) e poi si seguono le semplici istruzioni. Ovunque, anche nelle piccole cittadine di campagna, vi sono banchetti che vendono sim card prepagate cinesi. Si sceglie il numero (di solito i numeri che contengono il 4, cifra ritenenuta di malaugurio, costano meno), si inserisce la sim nel proprio cellulare ed è fatta. Fate attenzione perché le carte cambiano da città a città, dunque se comperate una carta telefonica a Pechino, spesso non la potrete utilizzare a Shanghai, anche se si tratta dello stesso tipo di carta. Ciò succede anche tra città tra loro molto più vicine come Shanghai e Nanchino. A Pechino il posto migliore per effettuare telefonate internazionali è l'International Post & telecommunications Office di Yabao Lu. I cellulari in Cina sono diffusissimi. E' meglio non usare il cellulare per telefonare, costa moltissimo, preferite i messaggi o al limite il telefono dell'albergo (non è così caro, circa 3 euro un paio di minuti, comunque meno del cellulare). Molto diffuso l'uso di internet anche se, a parte Pechino, Shangai e poche altre località, i collegamenti possono essere lenti o soggetti ad interruzioni. Sanità Non ammalatevi in Cina, a meno che non vogliate soffrire. Le condizioni sanitarie e igieniche sono purtroppo così scarse che ammalarsi in Cina può diventare un vero e proprio calvario anche perché i medici non parlano mai inglese. Fate dunque un buon check-up prima di partire e soprattutto controllate i denti. Se proprio non riuscite a farne a meno, fate riferimento alle poche, costose ma buone cliniche per stranieri sorte soprattutto a Pechino e a Shanghai gestite da medici occidentali che parlano inglese (60/80 USDla visita). La lista delle più importanti è nella sezione "Indirizzi utili sanità". I costi di degenza ospedaliera per gli stranieri sono assai elevati (anche 500 euro al giorno nella capitale), come costosissimi sono i servizi di tipo occidentale offerti dalle cliniche straniere in territorio cinese (anche 50.000 dollari per un trasferimento sanitario d'urgenza da Pechino ad Hong Kong). In caso di viaggi turistici organizzati si consiglia di controllare attentamente il contenuto delle assicurazioni sanitarie comprese nei pacchetti di viaggio. Se queste mancano stipulate una polizza assicurativa individuale che preveda non solo un'adeguata copertura delle spese medico-ospedaliere ma anche il rimpatrio con aereo sanitario attrezzato. Data la difficoltà di reperimento di medicinali occidentali si suggerisce di partire con una scorta adeguata: non dimenticate analgesici, disinfettanti intestinali e antibiotici. Fate attenzione a ciò che mangiate, sembra tutto buono, e spesso lo è ma non è sempre altrettanto pulito, e a volte può causare dei gravi e fastidiosi problemi di stomaco. Non sempre l'acqua è potabile, meglio bere acqua imbottigliata; non mangiate verdura e carne cruda o poco cotta, evitate le uova crude, mangiate solo la frutta che potete sbucciare personalmente. Ricordate che in Cina sono estremamente diffuse malattie trasmesse attraverso il consumo di granchi crudi, gamberi e salse preparate con crostacei, pesce di acqua dolce. Non immergetevi nei numerosi corsi d'acqua del sud-est della Cina, lungo la valle del Chang Jiang (Yangtze) e dei suoi affluenti perché esiste il rischi di contrarre la bilharziosi. Tubercolosi, epatite A e B sono molto diffuse, l'encefalite giapponese costituisce un rischio solo nelle zone umide del Paese, ricorrenti sono le epidemie di meningite. Sicurezza La Cina per uno straniero è un Paese ancora abbastanza sicuro in cui viaggiare. I cinesi sono cordiali e spesso pronti ad aiutarvi, anche se non vi capiscono! Ricordate che però i ladri esistono ovunque e, anche se in Cina sono puniti molto severamente, dovete tenere d'occhio non solo i contanti ma anche i bagagli (anche quelli ingombranti) durante gli spostamenti, soprattutto se in treno. Una delle pratiche più comuni è quella di approfittare della distrazione del turista gettando i bagagli dal finestrino ad un complice in attesa alla stazione oppure tornando poi indietro a riprenderli se lontani dalla stazione. Non ostentate una ricchezza troppo sfacciata, attirereste le mire dei ladri. Di fatto la microcriminalità è in aumento, specialmente nelle grandi città (anche a Pechino, in particolare nel quartiere di San Li Tun). Molti sono ancora i luoghi della Cina che il turista straniero non può visitare. Transitare in queste aree espone al rischio di essere fermati dalle locali Autorità di polizia, multati e poi espulsi (o talvolta arrestati). È importante accertarsi presso il China International Travel Service (0086-10-85228150 / 65222533) che le località che si intendono visitare non rientrino tra quelle interdette. Va tenuto anche presente che il Governo cinese può, senza preavviso, limitare l’accesso a determinate zone. In alcuni casi è stato negato l'accesso a specifiche zone dello Xinjiang mentre sono pericolose le zone di confine con il Pakistan, l'Afghanistan, il Kazakistan, il Kirghizistan e il Tadjikistan. Attenzione sulla linea transiberiana: forte attività di contrabbando nelle zone di frontiera con diminuita sicurezza dei passeggeri, furti ed aggressioni. Si ricorda che, qualora uno straniero venga citato in giudizio per cause civili, avrà sequestrato il passaporto fino alla soluzione della controversia. Sono previste pene molto severe da scontare ai lavori forzati in caso di detenzione e consumo di droga. Per gli spacciatori è prevista anche la pena di morte. Comportamenti Le norme di sicurezza più comuni sono le seguenti: fate attenzione ad attraversare la strada. Il fatto che il semaforo sia verde non vi mette al riparo dall'essere investiti. I cinesi sono dei veri pirati sia con l'automobile, sia con la bicicletta. In media si vedono più di 3 incidenti nell'arco di una sola giornata; evitate temi politici con la popolazione, li mettereste in imbarazzo e potreste essere espulsi come persone indesiderate; evitate baci e abbracci, o comunque effusioni in genere con persone cinesi poco conosciute, specialmente se di sesso opposto; come in qualsiasi altra parte del mondo è ovunque vietato fotografare o filmare zone o apparati militari o industriali di interesse strategico, zone esplicitamente vietate, persone che non vogliono esser riprese; non soffiatevi il naso a tavola: è ritenuto sconveniente. Perchè non sia ritenuto altrettanto sconveniente lo sputare e scatarrare ovunque, sport in cui i cinesi sono campioni, non saprei dirvelo... Se si è ospiti mai rifiutare il cibo offerto, nè finire tutto quel che c'è nel piatto: va lasciato qualche chicco di riso per mostrare che il pasto era abbondante. E, durante il pasto, mai piantare le bacchette in una ciotola di riso: è una pratica funeraria. Viaggiare con bambini Nessuno ha ancora proposto contenuti per questa parte della guida, vuoi farlo tu? Per poter compiere questa operazione devi esserti registrato ed aver effettuato l'accesso sul sito. Viaggiatori disabili La Cina non è attrezzata per ospitare al meglio i viaggiatori disabili, fatta eccezione per qualche hotel di lusso. Curiosità Il 2010 sta segnando una svolta importante per una delle principali citta' della Cina, ovvero Shanghai. Sede dello Shanghai World Expo 2010 (che si concludera' il 31 ottobre) dal tema Better city, better life (Città migliore, vita migliore). Particolarmente di successo il padiglione italiano a testimonianza di come l'oriente sia attratto dal nostro paese. Guide e libri Link utili www.thechinanews.net Lingua inglese, portale di informazione sempre aggiornato sulla Cina. www.beijingtrip.com In lingua inglese, bellissimo e ricco di informazioni utili al viaggiatore. www.cinaoggi.it Un ampio portale sulla Cina in italiano, ricco di informazioni sulla cultura, la storia, l'economia con le ultime notizie più aggiornate: da visitare. www.discoveringhongkong.com descrizione del sito (massimo 255 caratteri) www.hkta.org Sito in italiano per conoscere Hong Kong a cura della H.K. Tourist Association. www.quihongkong.it descrizione del sito (massimo 255 caratteri) www.travelchinaguide.com www.tuttocina.it Sito in italiano ricchissimo di notizie sulla realtà cinese cerchi altri siti utili? cerca tra i links! Il paese in cifre Capitale Pechino (Beijin) Superficie 9.596.960 kmq Popolazione 1.306.131.812 (luglio 2005) Densità 130 ab/kmq Religione Ufficialmente ateista. Confucianesimo, buddhismo, taoismo, islam, cristianesimo Geografia e territorio Visualizzazione ingrandita della mappa La Repubblica Popolare Cinese (zhonghua renmin gongheguo) è circondata a nord dai deserti e ad ovest dalla inospitale pianura tibetana del Qinghai. Si affaccia a est sul Mar Giallo e sul Mare della Cina con più di 5.000 km di coste. Confina ad est con la Corea settentrionale, a nord con la Mongolia, a nord-est con la Repubblica Popolare Sovietica, a nord-ovest con il Kazakistan, a ovest con il Kirghizistan e l'Afghanistan, a sud-ovest con il Pakistan, l'India, il Nepal, il Buthan e il Sikkim, a sud con la Birmania, il Laos e il Vietnam. La Cina è un paese vastissimo che presenta una ricca varietà di regioni naturali. Caratteristica comune a gran parte del territorio cinese è la diffusa montuosità, pari a circa il 59% della superficie totale. La montuosità è più accentuata ad ovest, dove si trovano i sistemi montuosi più elevati e i più estesi altipiani, e meno evidente nella sezione orientale, dove i rilievi presentano un andamento più disordinato e sono notevolmente meno elevati. Il 31% della superficie è invece costituito da pianure di cui la metà fertilissime e l'altra metà desertiche. Le più vaste pianure fertili della Cina si trovano in corrispondenza dei bassi corsi dei maggiori fiumi cinesi. La zona collinare occupa solo il 10% del territorio nazionale. Le regioni occidentali meglio definite morfologicamente sono: il Tibet, il Turkestan orientale (un profondo bassopiano in gran parte desertico), la Mongolia (esteso altipiano), lo Yunnan (esteso altipiano), l'ampio bacino dello Sichuan e al Manciuria (vasto bassopiano). Ecologia e ambiente Nessuno ha ancora proposto contenuti per questa parte della guida, vuoi farlo tu? Per poter compiere questa operazione devi esserti registrato ed aver effettuato l'accesso sul sito. Clima Data l'immensa estensione del territorio cinese, il Paese presenta sensibili disparità climatiche. Anche le precipitazioni variano molto, sono molto elevate nel centro sud e minime a nord ovest. Nella Cina del nord il clima è continentale: molto caldo d'estate, molto freddo d'inverno, con stagioni intermedie assai ridotte. In via di massima, l'inverno cinese mostra in gennaio temperature medie di circa 4° C a Shangai e di ben 13° C a Canton, nell'estremo sud tropicale. Ma già a Pechino, l'influenza mitigatrice del mare si attenua e le medie scendono a -4° C, con minimi estremi che, in casi eccezionali, possono toccare i -27° C (l'estate è invece molto umida e piovosa) Ancora più a nord-est, presso il confine con l'estremo oriente russo, Qiqihar ha una temperatura media a gennaio pari a -19° C ed estremi fino a -36° C. Nella Cina centrale il clima è sub-tropicale, con venti molto miti ed estati molto piovose mentre nella Cina meridionale il clima è monsonico con venti freddi e secchi in autunno-inverno, venti caldi e umidi in primavera-estate. Settembre-ottobre è la stagione dei monsoni. Nell'estremo sud il clima diventa tropicale con picchi di umidità e piovosità da maggio a settembre. Popolazione La Cina, con una popolazione di 1.313.973.700 abitanti (dato 2006), è lo stato più popolato al mondo e rappresenta circa un sesto dell'intera popolazione mondiale. Tale popolazione è sparsa in modo irregolare con maggiori concentrazioni nelle grandi pianure orientali e basse densità nelle zone aride del nord ovest. La Repubblica Popolare Cinese si definisce ufficialmente uno stato multietnico unitario e pertanto riconosce 56 gruppi etnici o mínzú. Il gruppo principale è quello Han (92% della popolazione), ma la distribuzione è molto irregolare con vaste zone della Cina occidentale in cui questa etnia è una minoranza. La natura multietnicha della Cina è il risultato in parte dei territori incorporati dalla dinastia Qing, i cui imperatori erano essi stessi di etnia Manchu e non membri della maggioranza Han. La politica ufficiale afferma di essere contro l'assimilazione e sostiene che ogni gruppo etnico deve avere il diritto di sviluppare i propri linguaggio e cultura. Il grado di integrazione dei gruppi entici di minoranza con la comunità nazionale varia largamente da gruppo a gruppo. Alcuni di essi, come i Tibetani e gli Uyghur provano tutt'oggi un forte sentimento di ostilità verso la maggioranza. Altri gruppi come gli Zhuang, gli Hui e l'etnia dei cinesi coreani sono invece ben integrati. Per citarne qualcuno in ordine di popolazione, le etnie della Cina sono rappresentate dai seguenti gruppi: Han, Zhuang, Manchu, Hui, Miao, Uiguri,Yi, Tujia, Mongoli, Tibetani, Buyei, Dong, ecc. Lingua Ciò che i cinesi parlano comunemente tra di loro è il dialetto della città da cui provengono. Le differenze dialettali sono enormi, non solo da nord a sud ma anche da città a città. Ecco perché in Cina si è sentita l'esigenza di creare dal nulla una lingua nazionale (putonghua: lingua comune) che permetta ai cinesi di capirsi indipendentemente dalla loro regione di origine. E' una lingua basata sul lessico del gruppo dialettale di Pechino, assai utilizzata nei mezzi di comunicazione di massa, negli atti ufficiali e nell'insegnamento scolastico. E' perciò compresa quasi ovunque, ma parlata assai meno. In Cina però alcuni dialetti possono essere considerati delle famiglie linguistiche vere e proprie. Si evidenziano sopra tutti 7 gruppi dialettali principali: dialetti settentrionali (parlati dal 70% della popolazione), dialetti Wu (Zhejiang e area di Shanghai), dialetti Gan (Jiangxi), dialetti Xiang (Hunan), dialetti Min (Fujiang e Guangdong nord-orientale) dialetti Hakka (Guangdong e Sichuan), dialetti Yue (Guangxi e Guangdong Occidentale). L'inglese non è molto diffuso, e quando viene parlato, viene parlato male e capito ancor meno. Viaggiare in Cina da soli senza sapere il cinese non è impossibile, ma è molto complicato perché le scritte sono tutte in cinese (orari dei treni e degli arei sono anche in numeri occidentali, ma le destinazioni sono con i caratteri cinesi) e taxisti, camerieri, fattorini, enti pubblici e polizia non sanno una parola di inglese! Un'appunto per chi non conosce l'inglese: le guide locali e le guide/interpreti nazionali parlanti italiano (come quelle i tutte le altre lingue) sono fornite dall'organizzazione turistica cinese. Le guide locali sono soprattutto utili per meglio gustare gli aspetti socio - storico - culturali dei monumenti e luoghi visitati. Le guide locali, salvo rare eccezioni, parlano anche italiano ma può capitare che, anche se richiesta e confermata una guida in italiano, all'ultimo momento non sia disponibile e venga sostituita con guida parlante inglese o che il suo italiano sia abbastanza approssimativo. Religione La posizione ufficiale del Partito Comunista Cinese è a favore dell'ateismo. Sino a qualche anno fa le religioni, soprattutto quelle di derivazione occidentale, erano fortemente ostacolate e in alcuni casi perseguitate. Oggi c'e' una maggiore tolleranza nei loro confronti, e la possibilità di riunione religiosa viene quantomeno tollerata. L'atteggiamento della popolazione nei confronti della religione è un quieto vivi e lascia vivere. La maggior parte dei cinesi non riconosce l'esistenza di Dio o di dei tanto che spesso recarsi al tempio a pregare o ad accendere incenso è dovuto più a una sorta di scaramanzia e di superstizione che ad una vera fede nelle immagini iconografiche. Vi è comunque una notevole influenza confuciana, diffusa in tutti gli strati sociali, che rappresenta più un insieme di direttive morali che una religione. Le altre religioni esistenti più diffuse sono: buddhista (21%), taoista (4,3%), musulmana (7%), cristiana (3-4%). Un discorso a parte merita il lamaismo. E' questa una particolare forma di buddhismo diffusa soprattutto in Tibet il cui capo politico e spirituale è il Dalai Lama. Storia I siti preistorici - rinvenuti nei 600 km che si estendono lungo il Fiume Giallo e lungo il suo affluente, lo Wei He, nel centro-nord orientale del Paese - identificano quest'area come la culla della civiltà cinese. Prima del 221 a.C., data della fondazione del primo Impero cinese, la Cina era divisa in tanti stati feudali che combattevano tra loro guerre cruente al fine di ottenere la supremazia politica e territoriale. Quest'epoca, detta degli "Stati Combattenti", non fu solo un periodo caratterizzato da scontri sanguinosi ma anche da un grande fermento filosofico e artistico . L'unificazione della Cina risale all'imperatore Qin Shihuang che regnò dal 221 al 206 a.C. a Xi'an, lasciando grandiose testimonianze del suo operato, dalla Grande Muraglia ottenuta quale completamento delle fortificazioni erette da diverse popolazioni, allo stupefacente esercito di terracotta formato da oltre 7000 soldati alti tra i 1,75 e i 1,94 m e pesanti sino a 200 Kg. La struttura dell'impero cinese, basata sui cardini dell'imperatore e della burocrazia stabiliti da Qin Shihuang, era destinata a conservarsi inalterata fino al principio di questo secolo. I confini raggiunti nei periodi di massima espansione sono stati nel complesso mantenuti anche dopo il passaggio dalla forma di governo monarchica a quella repubblicana. Durante la sua lunga storia l'impero cinese ha conosciuto epoche di grande splendore e di decadenza, epoche di unità nazionale ed epoche più buie caratterizzate da scontri e divisioni. I successivi periodi sotto la dinastia Han Occidentale (Xi'an, 206 a.C.- 23 d.C.) e Han Orientale (Luoyang, 25-220 d.C.) diedero grande impulso allo sviluppo della regione e della Cina tutta, grazie anche all'apertura della Via della Seta (114 a.C.). Seguirono circa tre secoli e mezzo di relativa disgregazione nazionale durante i quali le quattro città, insieme a Datong a nord, Hanyang a sud e Nanjing a sud-est, si contesero la supremazia sull'intero territorio. La riunificazione avvenne sotto la dinastia Sui (Xi'an, 581-618) ed è soprattutto sotto la successiva dinastia Tang (Xi'an, 618-907) che si ebbe un altro straordinario sviluppo. Si riaprì la Via della Seta e Xi'an divenne la città più importante del mondo, con un milione di abitanti entro le poderose mura di 8,5 per 10 km, ed un altro milione di persone ammassate al di fuori di queste. L'ultimo periodo di grande splendore della regione fu sotto la dinastia Song che stabilì la capitale prima a Kaifeng (970-1126) e poi a Hangzhou (1126-1279), 1000 km a sud est, sul mare. Nel 1279 la capitale venne spostata a Pechino da Qubilai Kan, nipote del conquistatore mongolo Gengis Kan, ed è alla sua corte che giunse Marco Polo. La dinastia mongola Yuan regnerà sino al 1368, seguita dalla cinese Ming (1368-1644) e infine dalla dinastia Qing (1644-1911) di conquistatori Manciù, sino all'ultimo imperatore Puyi. E' a partire dal 1842, data che segna la fine della Guerra dell'Oppio (1839-1842) e l'apertura della Cina al commercio occidentale, che comincia la trasformazione e la disintegrazione del vecchio mondo cinese. Gran parte della Cina che noi oggi vediamo è però il frutto degli avvenimenti di questi ultimi 90 anni, anni in cui l'avvento del partito comunista e le figure di due grandi leader come Mao Zedong e Deng Xiaoping hanno dominato il pensiero e il comportamento di milioni di persone. Le trasformazioni da essi realizzate hanno stravolto completamente l'assetto politico sociale della nazione, toccando e rivoluzionando ogni aspetto della vita quotidiana del cittadino cinese e rendendolo più di ogni altra cosa ciò che egli è oggi. In un viaggio in Cina si sente infatti molto più forte l'influenza del comunismo piuttosto che l'influenza del retaggio storico millenario che ha caratterizzato questo grande Paese. Costituzione La Costituzione del 4 dicembre 1982, la quarta nella storia della Repubblica Popolare Cinese, ha sancito il predominio del partito comunista cinese sulla società e sullo stato. La Costituzione ha inoltre confermato che la Cina Popolare è uno Stato Socialista di dittatura del proletariato e ha affermato che essa è uno stato unitario plurinazionale. Nel 1993 è stato iscritto il principio dell'"economia socialista di mercato" e nel 1999 è stato riconosciuto il ruolo del settore privato nell'economia e il diritto alla proprietà privata. Situazione politica Il potere in Cina è tenuto saldamente dal Partito Comunista. Negli ultimi anni la morsa politica economica e sociale che attanagliava i cinesi si è comunque allentata. Rispetto al passato oggi viene incentivata la proprietà privata e l'arricchimento personale. Coesistono perciò due sistemi ben diversi: il capitalismo e il comunismo. I cinesi lo chiamano il terzo sistema, un modo non troppo doloroso e veloce per permettere all'individuo di riacquisire diritti sino ad ora negati. Attualmente il Presidente della Repubblica è Hu Jintao. Il Primo Ministro, nominato dal Presidente ed approvato dal Parlamento, è Wen Jiabao. Economia Con una superficie coltivata pari al 10% circa del territorio, la Cina è uno dei maggiori produttori agricoli mondiali. L'agricoltura in Cina è molto sviluppata e occupa più della metà della popolazione, praticamente l'80% dei cinesi vive in campagna. Le principali coltivazioni sono quelle dei cereali (soprattutto riso, grano e soia) insieme al cotone, la canna da zucchero e il tè; importante è anche l'allevamento (suini e bovini). La Cina è il primo Paese al mondo nel settore della pesca ed è ricchissima di risorse minerarie, in particolare carbone (che rappresenta la principale fonte energetica), petrolio e gas naturale. Nella struttura della produzione industriale si è operato un significativo passaggio dall'industria pesante (concentrata nel nord-est e sud-est) all'industria leggera, con produzioni destinate al mercato interno e internazionale. Nelle aree costiere meridionali e soprattutto nelle "zone economiche speciali" predominano le industrie leggere produttrici di beni destinati all'esportazione. La Cina e' il maggior produttore mondiale di acciaio, carbone, cemento, fertilizzanti chimici, prodotti tessili. La Cina e', inoltre, il detentore delle maggiori risorse idroelettriche; il terzo maggiore armatore dopo Giappone e Corea; l'ottavo come fatturato nel turismo. La progressiva liberalizzazione dell'economia e il cospicuo afflusso di capitali stranieri stanno determinando profonde trasformazioni in quasi tutti i comparti del settore industriale. Principali prodotti importati: attrezzature elettromeccaniche 42,0%; prodotti chimici 14,6%; filati, tessuti e loro prodotti 6,7%; acciai e ferri 4,6%; prodotti petroliferi 4,3%. Principali prodotti esportati: attrezzature elettromeccaniche 30,0%; abbigliamento e accessori 15,5%; filati, tessuti e loro prodotti 6,7%; prodotti chimici 5,4%; calzature 4,5%. Festival e tradizioni In Cina vengono usati contemporaneamente sia i calendario occidentale sia il calendario lunare. Le feste principali, più tradizionali e sentite dalla popolazione seguono quest'ultimo, e non hanno perciò una data fissa. La più importante è il Capodanno cinese o Festa di Primavera (chunjie), che cade tra gennaio e febbraio. E' questa la grande festa dei cinesi, e nonostante ufficialmente duri solo 3 giorni, negozi ristoranti e servizi al pubblico chiudono anche per una settimana. E' l'occasione per fare piccoli viaggi e recarsi a trovare amici e parenti spesso lontani. E' una festa che si trascorre principalmente in famiglia, un poco come il nostro Natale, tutti insieme intorno a una tavola imbandita, dove mai possono mancare i biscotti della luna (yuepin). La tradizione vuole inoltre che si vada a trovare i parenti e le persone di maggiore riguardo della comunità o del lavoro, portando con se i suddetti biscotti e dei messaggi augurali. Del calendario lunare, spesso legate ai cicli dell'agricoltura, sono poi rimaste altre festività, come la Festa delle Lanterne (15° giorno dopo la chunjie), la Festa del Drago (5° giorno del 5° mese, Maggio/Giugno), la Festa dell'Autunno (Settembre/Ottobre), e tante altre feste a carattere regionale. In base al calendario solare sono invece state fissate le feste della Cina moderna, tra le quali, la più popolare e sentita è quella del 1 ottobre, anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese (1 ottobre 1949). Dal 1963 l'Harbin Ice Festival attira ogni inverno, a gennaio, centinaia di migliaia di turisti che giungono ad Harbin per ammirare le grandiose sculture di ghiaccio e di neve, luci e musiche. E' questa l'eredità di un'arte secolare che già nel Seicento, all'epoca della dinastia Qing, si esprimeva nella realizzazione di lanterne di ghiaccio. |
| TRADIZIONE CHONGQING ACROBATIC TROUPE 6 giugno ore 19 - 7 giugno ore 11 e 17 - 8 giugno ore 11 e 23 Cavea L’esercizio acrobatico è un aspetto importante della cultura popolare dell’antica città di Chongqing. La Chongqing Acrobatic Troupe porta in scena numeri mozzafiato in cui gli acrobati danno prova di equilibrio ed abilità sfidando letteralmente le leggi della fisica. Acrobati: Guo Junnanan, Li Jinghong, Lin Chengyang, Liu Qidi, Tang Xingyong, Tu Jiang, Wang Jiao, Zhang Heng, Chen Ke Programma Cuochi Interpreti: Tang Xingyong, Liu Qidi Mentre stanno cucinando due cuochi si mettono a far vedere come si fa a tenere in equilibrio una padella su un dito o sulla testa. In men che non si dica vedremo i tegami roteare a tutta velocità su un lungo palo con una sinfonia di pentole e padelle in sottofondo. Potere Interpreti: Guo Junnan, Lin Chengyang “Shadow boxing”è una combinazione perfetta di acrobazia e di arti marziali cinesi e mostra un nuovo tipo di potere e bellezza. Questo spettacolo ha vinto la medaglia d'oro alla Chinese Wu Qiao International Acrobatics Competition ed è stato presentato molte volte sui palcoscenici di tutto il mondo con grande successo. L'arte degli anelli Interpreti: Tu Jiang, Lin Chengyang, Guo Junnan, Tang Xingyong, Liu Qidi Con figure forti e vigorose e abili passi di danza, muovendo avanti e indietro cinque anelli e facendo salti mortali, gli attori creano un ritmo esaltante. Equilibrismo Interpreti: Zhang Heng, Chen Ke, Tu Jiang, Huang Jiao Un ritmo dinamico, la personale meccanica delle acrobazie, una splendida presentazione, la forma fluida delle figure, questo regalano l'abilità da equilibristi e lo spirito di gruppo degli attori. Antipodismo Interpreti: Chen Ke, Zhang Heng, Huang Jiao Gli artisti si esibiscono lanciando e riprendendo oggetti d'uso quotidiano come banchi e bacinelle che volteggiano in incredibili evoluzioni. L'arte del secchio Interpreti: Guo Junnan, Lin Chengyang In bilico su un secchio, rotolando con la cooperazione dell'equilibrio di due corpi, gli artisti esprimono il desiderio di volare come due uccelli. Ingresso libero Ufficio stampa Musica per Roma tel. 06-80241 – 231 – 228-261 ufficiostampa@musicaperroma.it ___________ CinaviCina Festival TRADIZIONE Shaanxi Yutian Folk Art & Cultural Transmission Co. Teatro Delle Ombre di Huazhou 6, 7 giugno ore 18, 8 giugno ore 11 Studio 3 – Auditorium Parco della Musica Il Teatro delle Ombre cinesi di Huazhou è uno spettacolo dal fascino antico: nasce in epoca Han, matura con le dinastie Tang e Song, prospera nella tarda epoca Quing e nei primi anni della Repubblica cinese. È il simbolo della scuola dello Shaanxi orientale. La leggenda narra che duemila anni fa, Lady Li, donna dalla bellezza straordinaria, divenne la concubina prediletta dell’imperatore Wudi della dinastia Han. Quando Lady Li morì, l’imperatore cadde in uno stato di profonda tristezza e finì per ignorare i suoi impegni politici. Un giorno, uno dei suoi ministri uscì dal palazzo e s’imbatté in alcuni bambini che giocavano con le bambole. Notò le loro vivide ombre riflesse sul selciato e un’idea gli balenò in testa. Appena rientrato a palazzo, fabbricò una sagoma di Lady Li con panno e seta, la colorò e sistemò delle bacchette di legno nelle mani e nei piedi. Fece poi installare una tela quadrata e invitò l’imperatore ad assistere al suo spettacolo. L’imperatore lo apprezzò molto e ne divenne un appassionato. Questa storia, raccontata nel Libro degli Han, è considerata la prima testimonianza dell’origine del teatro delle ombre cinesi di Huazhou. In questo tipo di teatro, ogni scena coinvolge cinque artisti, diversamente da altri stili che richiedono sette o otto persone. Durante lo spettacolo, la storia viene cantata da una voce principale, tutti i movimenti vengono eseguiti da un solo artista che controlla le sagome tramite le bacchette e la musica viene suonata da tre musicisti. Quest’insieme crea l’effetto scenico del “raccontare una storia di millenni con una voce sola e governare milioni di guerrieri con due mani”. Le figurine sono realizzate a mano con pelle di vitello dal pelo nero, tramite un complesso procedimento che consta di più di 20 passaggi. La Shaanxi Yutian Folk Art & Cultural Transmission Co. contribuisce a difendere il patrimonio culturale nazionale salvaguardando la preziosa tradizione del teatro delle ombre di Huazhou. Grazie allo sviluppo della manifattura artigianale delle ombre, la formazione e il training di giovani artisti, il Teatro delle ombre di Huazhou è diventato famoso in tutto il mondo. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili Ufficio stampa Musica per Roma tel. 06-80241 -231-228-261 ufficiostampa@musicaperroma.it |
| CinaviCina Festival MUSICA Orchestra di Roma e del Lazio diretta da Tan Li Hua CONCERTO FINALE Musiche di He Xuntian, Guo Wenjing, Wang Xi-Lin 8 giugno Sala Santa Cecilia ore 21 Auditorium Parco della Musica Chen Chunyuan: erhu Tang Junqiao: flauto He Xuntian: Four Dreams, Concerto per Erhu e orchestra Guo Wenjing. Chou Kong Shan, Concerto per flauto di bambù cinese e orchestra Wang Xi-Lin: Quarta Sinfonia Il Festival CinaviCina chiude l’8 giugno con un grande concerto di musica sinfonica. Nella Sala Santa Cecilia, l’Orchestra di Roma e del Lazio diretta da Tan Li Hua, acclamato direttore di fama internazionale, eseguirà opere di tre dei più importanti compositori contemporanei cinesi He Xuntian, Guo Wenjing e Wang Xi-Lin. He Xuntian compositore e preside del Dipartimento di composizione e direzione del Conservatorio di musica di Shanghai, nel 1981 ha presentato le sue teorie originali e innovative sulla musica in The Three Periods Theory (Teoria dei tre periodi) e The Theory of Musical Dimension (Teoria della dimensione musicale). Nel 1982 ha elaborato The RD Method of Musical Composition (Metodo di composizione musicale RD) ed è diventato il primo compositore a basare la sua produzione musicale sulle proprie teorie. Nel 1995 è stato il primo artista cinese a lanciare un disco sul mercato musicale internazionale: il suo album è stato distribuito in più di 80 paesi e ha realizzato vendite di milioni di copie. Numerose orchestre, tra cui la BBC Symphony Orchestra, hanno portato il suo lavoro di esordio in giro per il mondo. Le sue opere sono oggi considerate classici della musica cinese del XX secolo. Guo Wenjing è nato nel 1956 a Chongqing, una antica città nella provincia cinese di Sichuan. Nel 1978, Guo è stato tra i cento ammessi (su 17.000 candidati) al Conservatorio centrale di musica di Pechino, appena riaperto. A differenza di altri celebri diplomati di questa classe (Tan Dun, Chen Yi, Zhou Long), Guo non ha lasciato la Cina, fatta eccezione per un breve periodo trascorso a New York, con una borsa di studio dell’Asian Cultural Council. L’ opera di Guo è descitta come di “una bellezza musicale e una potenza drammatica incomparabili” (Le Monde), “viva e mordace” (The Guardian), “pura e disinibita” (Het Parool) e “sottile e straordinaria” (Frankfurter Allgemeine Zeitung), e lui come un compositore che “sa mostrare le sue credenziali di uomo di teatro” (Financial Times) ed è dotato di “grande originalità nell’interpretare le potenzialità dell’opera” (The Independent). Oltre ad aver scritto musica da camera per quartetti d’archi e complessi di percussioni di tradizione occidentale, Guo ha composto Late Spring (1995) per ensemble cinese e Sound from Tibet (2001) che combina strumenti cinesi e occidentali. Tra le sue composizioni da camera più popolari, ricordiamo Drama (1995, un trio per percussioni, con cantato e parlato), Inscriptions on Bone (1996, per contralto e 15 strumenti), She Huo (1991, per 11 strumenti) e Parade (2004, il seguito di Drama, sempre per tre percussionisti). Ha inoltre composto musiche per le colonne sonore di 20 film e 25 film per la televisione in Cina. In patria, Guo è stato annoverato tra i 100 artisti viventi più illustri. All’estero, le sue opere sono state presentate ai festival di Amsterdam, Berlino, Glasgow, Parigi, Edimburgo, New York, Aspen, Londra, Torino, Perth, Huddersfield, Hong Kong e Varsavia, e su palcoscenici illustri quali l’Opera di Francoforte, la Konzerthaus di Berlino, il Concertgebouw di Amsterdam, il Kennedy Center di Washington e il Lincoln Center di New York. Guo ha scritto musica per importanti ensemble internazionali come il Nieuw Ensemble, l’Atlas Ensemble, il Percussion Group Cincinnati, il Kronos Quartet, il Quartetto Arditti, l’Ensemble Modern, la Hong Kong Chinese Orchestra, l’Orchestra sinfonica di Göteborg, la China Philharmonic Orchestra, la Guangzhou Symphony Orchestra e la Filarmonica di Hong Kong. Guo Wenjing è stato direttore del dipartimento di composizione presso il Conservatorio centrale, dove lavora tuttora, mantenendo un programma fitto di impegni sia come compositore sia come insegnante. Le sue opere più recenti comprendono un concerto per erhu (violino cinese a due corde) commissionato congiuntamente da “Musica Viva”, serie concertistica di lunga data della Radio bavarese, e dalla Singapore Symphony Orchestra e Poet Li Bai, scritta per la Central City Opera. Entrambe le opere hanno debuttato nel 2007. Wang Xi –Lin (1937) si è diplomato in composizione al Conservatorio di Shanghai nel 1962 presentando la Sinfonia n. 1 Op. 2. La suite Yunnan Tone Poem Op. 3 composta nel 1963, è stata eseguita per la prima volta nel 1981 e ha vinto il Firts – rank Prize alla prima All China Symphonic Work Competition. Da allora è stata eseguita in tutto il mondo. Il ritardo con cui l’opera è stata presentata si spiega con il fatto che nel 1964 Wang proferì un lungo discorso critico nei confronti della politica culturale di Mao che gli valse l’esilio nella Provincia dello Shanxi e 14 anni di persecuzioni, violenze e lavori forzati. Solo al termine della Rivoluzione culturale, all’età di 40 anni, Wang potè tornare a Pechino e riprendere la sua attività musicale. Lo studio degli autori del XX secolo come Schönberg, Stravinskij, Penderecki ha influenzato la sua estetica e il suo linguaggio musicale. La sua esperienza di vita confluisce nella sua musica, densa di sofferenza, tragicità e umanità. La sua produzione include, tra l’altro, 7 sinfonie, 2 suite sinfoniche, 2 cantate sinfoniche, 3 ouverture, un concerto per violino e oltre 40 musiche per film. Orchestra di Roma e del Lazio L’Orchestra di Roma e del Lazio nasce nel 1991 su iniziativa di Ottavio Ziino, Gabriele Pizzuti, Pierluigi Capanni e Sergio Ursino, con lo scopo di creare un complesso stabile professionale per Roma e il Lazio sul modello di altri già esistenti in Italia. Fin dall’inizio, segno distintivo dell’ORL è stata l’attenzione rivolta alla divulgazione della musica contemporanea, accostata, nei concerti, ai grandi e più noti capolavori classici. Nei suoi cartelloni l’Orchestra offre prime esecuzioni assolute – spesso appositamente commissionate – e prime esecuzioni italiane. Da sempre, l’ORL svolge un’intensa attività, prima di tutto a Roma con i tradizionali Concerti della domenica – che oggi si tengono nel nuovo Auditorium Parco della Musica – ma anche in numerosi centri della Regione, nelle scuole e in tante località normalmente escluse dai circuiti concertistici. Nel 2003 è stato dato avvio al progetto del Circuito Lirico Regionale con l’esecuzione de Il Barbiere di Siviglia di Rossini nei teatri di Latina, Rieti e Civitavecchia. Tra le finalità prioritarie dell’ORL c’è quella di promuovere i giovani musicisti, individuati spesso tra i vincitori dei grandi concorsi nazionali e internazionali. Con l’Orchestra hanno collaborato direttori e solisti di fama (Sinopoli, Melles, Tamajo, De Bernart, Panni, Renzetti, Aprea, Belkin, Giuranna, Maisky, Petracchi, Lonquich, Gallois, Schellenberger, Leister, Azzolini, Vlatkovic, Cassone, Barrueco, Antonelli...). I primi direttori musicali sono stati György Györyvanyi Rath e Stefan Anton Reck. Il compositore Mauro Bortolotti è stato direttore artistico dal 1995 al 2000. Dal 2001 al 2007 il Maestro Lü Jia ha assunto l’incarico di Direttore Musicale. Nel 1997 l’ORL è stata riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come Istituzione Concertistico Orchestrale (ICO) e nel ‘99 si è trasformata in Fondazione, i cui membri sono, oltre ai fondatori originari, anche il Comune di Roma e la Regione Lazio. Il 22 settembre 2007 al Colosseo l’ORL ha eseguito dal vivo le musiche di Napoleon (1927) durante la proiezione del film muto di Abel Gance nella versione restaurata da Francis Ford Coppola per festeggiare i trent’anni dell’Estate Romana. Ingresso gratuito previo ritiro voucher in distribuzione dal 15 maggio presso la biglietteria centrale dell’auditorium. Info 06-80241281- www.auditorium.com Ufficio stampa Musica per Roma tel. 06-80241 – 231 – 228-261 ufficiostampa@musicaperroma.it |
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_____________CINA Le informazioni sulla Cina LA STORIA La civiltà cinese nacque e si sviluppò lungo il Fiume Giallo e lungo Wei He, nel centro-nord orientale del paese. Prima della fondazione dell'Impero cinese, la Cina era divisa in tanti stati feudali, sempre in lotta fra loro per ottenere la supremazia politica e territoriale. Oltre alle guerre fra Stati esso fu un periodo di grande fermento filosofico e artistico . La Cina si unificò fra il 221 e 206 a.C. quando salì al trono l'imperatore Qin Shihuang a Xi'an., egli lasciò numerose testimonianze del suo regno, basti pensare alla Grande Muraglia, all'esercito di terracotta (7000 soldati alti tra i 1,75 e i 1,94 metri e pesanti sino a 200 Kg). La Cina si sviluppò soprattutto durante le dinastie Han Occidentale e Han Orientale grazie all'apertura nel 114 a.C. della Via della Seta. Si susseguirono lotte continue per la supremazia sull'intero territorio, fino alla dinastia Sui (581-618) ed quella successiva dei Tang (618-907). Xi'an divenne la città più importante del mondo. Grande splendore si ebbe anche con la dinastia Song che stabilì la capitale prima a Kaifeng e poi a Hangzhou. Nel 1279 la capitale fu Pechino. La trasformazione del mondo cinese la si ebbe nel 1842 con la fine della Guerra dell'Oppio e l'apertura della Cina al commercio occidentale. GEOGRAFIA E CLIMA La Cina è situata nella parte est del continente asiatico, essa è molto vasta, infatti fra est e ovest del paese c'è un enorme fuso orario. Il Paese confina a nord con la Mongolia; a nord-est con la Russia; a nord ovest con Kazakstan, Kirghizistan, Tagikistan; a ovest (e sud-ovest) con Afghanistan, Pakistan, Nepal, India, Sikkim, Bhutan; ad est con la Corea del Nord. Le coste ad est e sud-est del Paese sono bagnate dall'Oceano Pacifico. Molti sono i fiumi nel paese, piu' di 1.500 di questi hanno un bacino molto grande. Quelli piu' grandi sono: lo Yangtze , il Giallo, lo Heilung, il Perle e l'Hai . Sul territorio della Cina sono presenti molti laghi, alcuni artificiali. Il clima è continentale nella parte nord-est, molto rigido. Nella pianura tra i fiumi Hai He e Huang He si ha un clima più mite. Nella Cina centrale il clima è subtropicale. La Cina meridionale ha un clima temperato caldo, con piogge monsoniche che favoriscono la crescita della fitta foresta tropicale. ECONOMIA La più importante attività economica della Cina è l'agricoltura tanto che la Cina è divenuta nel 1983 il primo produttore mondiale di cereali. Le colture prevalenti in questo territorio sono: il riso a Sud del fiume Yangtze, il frumento (nella pianura dell'Hoang Ho) e il mais (in Manciuria). Altri prodotti sono le patate, le patate dolci e la soia, largamente consumata anche come legume. Diffusa è la coltivazione del cotone, la iuta, la canapa e il lino. Inoltre la Cina è al primo posto per la produzione del tabacco e al secondo posto per il tè. Limitato è l'allevamento dei bovini poichè non ci sono molti pascoli. Più diffuso è l'allevamento dei suini perché ha carattere prevalentemente domestico e possono essere nutriti con rifiuti. Tipicamente cinese è l'allevamento delle anatre. CULTURA E CUCINA La lingua ufficiale in Cina è il cinese mandarino parlato in numerose lingue e dialetti cinesi in una vasta area geografica. Il cinese appartiene alla famiglia delle lingue sino-tibetane, e comprende cinque sottogruppi principali: Mandarino, Wu, Min, Yue e Hakka. Il cinese è una lingua priva di coniugazioni che caratterizzano la maggior parte delle lingue europee. L'inglese non è molto diffuso. La maggior parte dei cinesi non riconosce l'esistenza di Dio o di dei. Le religioni esistenti più diffuse sono: Buddista, Taoista, Mussulmana. La cucina cinese è caratterizza da cibi tagliati in piccoli pezzi in modo da permettere una cottura veloce. La maggior parte del tempo è occupata dalla preparazione dei cibi come verdure, carne e pesce tagliati in modo uniforme per permettere una cottura omogenea. Nella cucina cinese tutto viene cotto infatti sulla tavola non compaiono alimenti crudi. Il “wok”, è la tradizionale padella di ferro concava che permette di saltare, friggere e stufare. Altro metodo diffuso è la cottura al vapore usato i ravioli, tortelli e fagottini, verdure, pesce, pane e dolci; i cibi sono posti in cestelli di bambù sovrapponibili su una pentola d’acqua tenuta sempre in ebollizione. Il maiale è la carne più diffusa, mentre l'anatra è il piatto che viene cucinato durante le feste. Diffuso è anche il pesce come la carpa considerato cibo di buon augurio. I dolci cinesi sono poco dolci, gommosi. IL RITO DEL TE' Antico quasi quanto la Cina, delle 240 Camellie sinensis esistenti solo 7 possono essere usate per fare il tè. Lu Yu, eremita che votò interamente la sua vita a questo culto, fu il primo a scriverne un trattato. Il Cha Ching, canone del tè, è arrivato fino ad oggi. Osservare i cinesi intenti a degustare il tè è un’esperienza unica. Per questo popolo il momento del tè è spirituale, una sorta di cerimonia in cui l’esercizio del gusto vuole spingere il corpo oltre i suoi limiti fisici elevandolo ad un livello superiore. Tutta la misticità del momento traspare dalla meticolosità con cui viene preparato e consumato. Nel rito del tè gli ingredienti e gli strumenti hanno un ruolo preciso. L’acqua, rigorosamente di sorgente, viene fatta scaldare in una teiera. La tazza ha colori che infondono serenità e una superficie gradevole al tatto. Composta da un coperchio e da un piattino, non è esattamente rotonda, in modo da poter essere tenuta saldamente tra le mani, mentre il bordo, leggermente ondulato, al contatto con le labbra dona una piacevole sensazione. Le foglie vi vengono direttamente infuse dentro e il coperchio è utilizzato per trattenerle e per mantenere il tè caldo. L’utilizzo delle foglie ha un simbolismo preciso: quando vengono messe nella tazza vogliono dire “accomodati e bevi quante tazze desideri”, al contrario la loro mancanza significa “bevi in fretta perché la visita non è gradita”. Il cerimoniale, tramandato e mutato nel tempo per adattarsi alla Cina moderna, si compone di tre fasi. Il Kaiseki, pasto leggero che precede la degustazione, il Koicha, tè denso, e l’Usucha, tè leggero. La cerimonia può richiedere ore, per questo motivo spesso si passa direttamente al momento dell’Usucha. Koicha e Usucha si differenziano nel modo di consumare la bevanda. Durante il Koicha tutti i commensali bevono da un'unica tazza, ognuno di loro l’ammira e poi ne assapora, a piccoli sorsi, il contenuto. Dopo averne esaltata la qualità e accuratamente pulito con un tovagliolo la parte della tazza da cui si è bevuto, questa è passata al vicino. È buona regola porgere all’ospite la tazza rivolta dal suo lato più bello, quest’ultimo, da parte sua, presterà attenzione a non bere mai da questo lato. Il protocollo dell’Usucha è diverso. Ogni commensale beve tutta la tazza di tè, con un dito pulisce il bordo per poi asciugarsi le mani con un tovagliolo, rende la tazza al padrone di casa che la lava e la riempie nuovamente per servirla ad un altro ospite. Le foglioline di tè sono utilizzate più volte, ogni dose basta per 5 tazze e pare che la terza sia la migliore. A seconda dei tipi di tè l’acqua deve avere una temperatura diversa. Per il tè verde, una qualità fatta essiccare fresca, è necessaria una temperatura di 75- 80°. Il tè di qualità rossa, fermentato prima dell’essiccazione, si fa infondere appena l’acqua raggiunge l’ebollizione. La qualità Wulong, via di mezzo tra tè verde e rosso, subisce una fermentazione più breve e necessita una temperatura di 90°. Oltre ad essere un rito, per la Cina il tè è visto come vera e propria cura dei malesseri fisici. Diuretico, astringente, dimagrante, disinfettante, mischiato ad alcune piante terapeutiche, come ginseng, mandarino, salvia e zenzero, acquisisce poteri curativi e aromi particolari. Queste ritualità si mescolano a numerose storie e una delle più curiose riguarda la nascita del tè. Si narra infatti che l’imperatore Chen-Nung lo abbia scoperto assaporando l’acqua da un bollitore in cui erano cadute inavvertitamente alcune foglioline da un albero, scoprendo un aroma che è divenuto tradizione irrinunciabile. PASSAPORTI E VISTI Per l’ingresso in Cina è necessario il passaporto con una validità non inferiore a sei mesi dalla data di partenza. Per i visti di gruppo, è sufficiente comunicare la data di nascita, la professione e il numero di passaporto. Per i visti individuali, è invece necessario inviare il passaporto (con almeno una pagina libera) corredato di una fotografia. L’invio del passaporto (o la comunicazione dei dati in caso di visto di gruppo) deve essere effettuato entro e non oltre due settimane dalla data di partenza. INFORMAZIONI UTILI Mance Nei tour le mance vengono solitamente raccolte e distribuite dall’accompagnatore. Nei ristoranti e nei locali si consiglia di lasciare una mancia pari al 10% del conto. Corrente elettrica 110/220 Volts; consigliabile munirsi di adattatore prima della partenza. Acquisti I prodotti tipici del Paese sono: la seta (Shanghai e Hangzhou), le porcellane e il cloisonné (Pechino), i ricami (Suzhou), la giada (Xian), le perle (Canton e Nanchino), il cachemire, i sigilli e l’artigianato in genere. Oltre ai centri commerciali delle grandi città, caratteristici e colorati sono i mercati cinesi all’aperto. Tasse aeroportuali Per ogni volo nazionale in Cina: 50 Yuan; in uscita dal Paese: 90 Yuan. Il pagamento delle tasse aeroportuali è da effettuarsi in valuta locale e gli importi indicati sono soggetti a variazioni senza preavviso. Tasse locali Normalmente incluse, fatte salve alcune eccezioni come Pechino e Hainan, dove viene richiesto il pagamento di una modica tassa di soggiorno per persona per notte. Questa tassa si paga in albergo, al termine del soggiorno, e viene utilizzata dalle autorità municipali per migliorare le infrastrutture cittadine. Trasporti interni I voli interni in Cina sono gestiti da compagnie regionali che operano con aeromobili anche nuovissimi. Sono comunque possibili, soprattutto in alta stagione, ritardi o cancellazioni di voli anche all’ultimo momento. I trasferimenti e le escursioni vengono effettuati in pullman con aria condizionata (non garantita nelle località più remote). I passaggi in treno sono sempre previsti in carrozze di prima classe. Telefoni cellulari In buona parte del territorio cinese è possibile utilizzare i cellulari GSM abilitati al roaming internazionale. Fuso orario: In Cina e a Hong Kong il sole arriva 7 ore in anticipo rispetto all'Italia. Durante il periodo dell'ora legale la differenza si riduce a 6 ore. ____________CINA La Civiltà del Fiume Giallo «La storia, che per millenni ha tenuto divisa la Cina dall'occidente, ne ha fatto un mondo così diverso da suscitare nel visitatore continui interrogativi e curiosità. Un viaggio in Cina, con l'imponente nella Natura e le colossali opere artistiche, è senza dubbio un'esperienza unica e stimolante che apre le porte alla comprensione dell'altra metà del mondo...» Viaggio in Cina: La Civiltà del Fiume Giallo LA CINA Immensa, lontanissima, con una storia di 4.000 anni e oltre un miliardo di abitanti, la Cina non consente paragoni. Incanta e incuriosisce con i suoi oltre 6.000 km fra pianure e vallate, villaggi e città, coltivazioni di riso, cotone, tè e bambù. Una massima di Confucio afferma che ci vorrebbero 100 vite per conoscere la Cina e infatti questo immenso Paese ospita una notevole varietà di paesaggi e climi: dalle distese gelate per la maggior parte dell'anno della Manciuria, al torrido deserto del Xinjiang, dove le rocce “scoppiano” per la forte escursione termica tra il giorno e la notte; dai 4.000 metri dell’altopiano tibetano, chiamato “il tetto del mondo”, alle spiagge dell’isola tropicale di Hainan dove tutto l’anno regna estate. Una nazione ricca di storia che va scoperta giorno dopo giorno e che racchiude il fascino irresistibile di grandi opere umane: dalla Grande Muraglia alla suggestione dell’enorme piazza Tien An Men e a quello misterioso della Città Proibita di Pechino. Tra culture, colori e fragranze quello attraverso la Cina è un viaggio senza fine. gradisci ulteriori informazioni sulla cina ? IL PERCORSO Gradisci informazioni sulle località visitate ? IL VIAGGIO Un percorso alla scoperta della regione dello Yunnan, per i cinesi la “Nuvola del Sud” in quanto a Sud della catena montuosa delle nuvole tibetana. Un angolo di mondo incastonato fra il Tibet, il Vietnam, Laos e Myanmar, ancora discretamente nascosto ai più e meta ideale per la varietà delle bellezze naturali, la forte identita’ culturale e le componenti etniche. Dalle foreste pluviali tropicali di Jinghong ai picchi elevati innevati vicino al “Tetto del Mondo”, attraversando laghi circondati da templi e pagode, sino a Zhongdian dove, a 3200 metri, James Hilton trovò la mitica Shangrilà. E insieme alle meraviglie naturali, l’incontro con i gruppi etnici che abitano la regione, ben 26, che, fi eri nei loro coloratissimi abiti tradizionali, vivono tenendo fede agli antichi costumi matriarcali ed accolgono con un sorriso i visitatori. Nello Yunnan tibetano si toccheranno località ad oltre 3000 m di altitudine. Qui, a causa della rarefazione dell’ossigeno, è possibile avvertire il mal di montagna. Alcune località dello Yunnan, seppur ricche di vestigia e paesaggi indimenticabili, offrono sistemazioni modeste e poca varietà di cibo, essenzialmente cinese e tibetana. Per motivi di operatività dei voli interni che possono cambiare senza nessun preavviso, l’itinerario potra’ essere modificato in loco, mantenendo invariati i contenuti del viaggio, per quanto possibile. PROGRAMMA DI VIAGGIO 1° Giorno: Italia, Kunming -------------------------- Partenza con volo di linea per Kunming, via Hong Kong. Pasti e pernottamento a bordo. 2° Giorno: Kunming -------------------------- Arrivo a Kunming, capoluogo della regione dello Yunnan a 1900 m di altitudine il cui clima sempre piacevole ed uniforme la rende la “città dell’eterna primavera”. Trasferimento in hotel categoria lusso (Bank o similare). Nel pomeriggio, un primo approccio alla “città dei quattro fi ori” con una passeggiata nella città vecchia e nel mercato dei fi ori. Cena occidentale in hotel. 3° Giorno: Kunming, Shilin, Jinghong -------------------------- Escursione mattutina alla Foresta Pietrifi cata di Shilin, meraviglia geologica formatasi 200 milioni di anni fa a seguito del ritiro delle acque marine su una superfi cie di 30 mila ettari. Passeggiata fra i picchi calcarei aguzzi e bizzarri che si stagliano fra cielo e natura seguita da pranzo cinese in ristorante. Si rientra attraversando le Colline Occidentali con sosta al Tempio Huating che ospita tre enormi Buddha laccati d’oro. Cena occidentale in hotel. Trasferimento in aeroporto e volo per Jinghong o “città dell’aurora” , propaggine meridionale della Cina sulle rive del Mekong. Sistemazione in hotel di prima categoria (Daiyuang o similare). 4° Giorno: Jinghong, Ganlanba, Jinghong ---------------------------- Escursione alla cittadina di Ganlanba, sulle sponde del Mekong, dove si incontrerà l’etnia Dai, appartenente all’ampio gruppo thai, nel loro tipico villaggio di case di bambù circondate da una cornice di vegetazione tropicale. Visita di un Giardino Botanico nella regione con il più completo sistema ecologico pluviale del pianeta, sosta in un villaggio abitato dalla minoranza Jinuo. Pranzo cinese in corso di escursione. Rientro a Jinghong, cena cinese in hotel. 5° Giorno: Jinghong (Xishuangbanna) - Dali -------------------------- Visita del Tempio Mange e pranzo cinese in ristorante. Escursione pomeridiana ad una riserva naturale forestale: sosta alla Valle degli Elefanti Selvatici che prende il nome dalle decine di elefanti che la abitano. Trasferimento in aeroporto e volo per Dali. Arrivo e sistemazione presso l’hotel di prima categoria (Asia Star o somilare). Cena occidentale in hotel. 6° Giorno: Dali -------------------------- Dali si trova sulle rive del limpido lago Erhai a 1900 m di altitudine. Antica capitale e ricca di monumenti imperiali realizzati con il marmo delle sue colline, affascina per i suoi paesaggi lacustri, terrazzati con sapienza dai gruppi etnici Yi e Naxi. Visita della Città Vecchia e delle Tre Pagode di epoca Tang, simbolo di Dali e, tempo permettendo, crociera sul Lago Erhai. Pranzo cinese in ristorante. Cena occidentale in hotel. 7° Giorno: Dali, Lijiang -------------------------- Proseguimento mattutino con la visita di Dali, pranzo cinese in ristorante. Nel pomeriggio trasferimento a Lijiang (160 km), dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Sistemazione in hotel categoria lusso (Guangfang o similare). Panoramica della città. Cena occidentale in hotel. 8° Giorno: Lijiang -------------------------- Giornata alla scoperta di Lijiang e della splendida vallata circostante: la vivace Città Vecchia dalle strade acciottolate su una rete fi tta di canali ed i brulicanti mercati frequentati dall’etnia Naxi in abiti tradizionali; il Giardino del Drago Nero, gli edifi ci sacri di ispirazione taoista, i villaggi tradizionali fra i quali Baisha con i suoi 350 affreschi Ming. Pranzo cinese in ristorante. Spettacolo di musica tradizionale Naxi nel teatro cittadino, e cena occidentale in hotel. 9° Giorno: Lijiang, Dali, Shangrilà -------------------------- Partenza alla volta di Shangrilà (198 Km, circa 5 ore) attraversando paesaggi fi abeschi di montagne innevate e valli lungo il corso del Fiume Azzurro. Sosta lungo il percorso presso la spettacolare Gola del Salto della Tigre, fra le più profonde del mondo (3900 m) e pranzo al sacco. Arrivo a Shangrilà, lembo orientale dell’altopiano tibetano a 3200 m di altitudine. Qui le etnie conservano la spiritualità, la cultura e le tradizioni millenarie tibetane, in un contesto montano da favola che le valse l’appellativo di Shangri-Là (paradiso). Sistemazione in hotel prima categoria superiore (Paradis o similare). Cena occidentale in hotel. 10° Giorno: Shangrilà, Kunming -------------------------- Giornata alla scoperta della cittadina e dei centri monastici di cultura tibetana dell’area. Fra cime innevate, laghi cristallini, remoti monasteri abitati da centinaia di monaci tinti di arancio, fra cui il “Piccolo Potala”, si svelano cornici naturali di stupefacente bellezza. Pranzo cinese in hotel. Nel tardo pomeriggio, trasferimento in aeroporto e volo per Kunming. Trasferimento in hotel di categoria lusso (Bank o similare). Cena occidentale in hotel. 11° Giorno: Kunming, Hong Kong -------------------------- Volo per Hong Kong. Arrivo e trasferimento in hotel di categoria turistica superiore (Stanford Hillview o similare). Visita della città. 12° Giorno: Hong Kong -------------------------- Minicrociera nella baia. Camera a disposizione fino alle ore 18. Trasferimento in aeroporto. 13° Giorno: Hong Kong, Italia -------------------------- Volo di rientro in Italia. Pasti e pernottamento a bordo. Arrivo in mattinata. Le Quote 13 giorni/10 notti Kunming - Jinhong - Dali - Lijiang - Shangrilà - Kunming - Hong Kong (guida parlante italiano) Trattamento di pensione completa ( escluso Hong Kong) La quota comprende - Passaggi aerei in classe economica con voli di linea Lufthansa, Cathay Pacific, Airchina, Thai Airways, Qatar ed altri vettori IATA, da Roma - Franchigia bagaglio. - Sistemazione presso gli hotels della categoria indicata da programma . - Pasti, trasferimenti, visite ed escursioni come da programma. - Assistenza di guide locali in italiano (o inglesi o francesi) in ogni località cinese durante i trasferimenti e le visite. - Assistenza extra di una guida nazionale cinese parlante italiano durante tutto il soggiorno (solo per i tour segnalati ed al raggiungimento di minimo 6 partecipanti. - Assistenza di un accompagnatore italiano (solo per le partenze minimo 15 partecipanti). - Tasse e percentuali di servizio La quota non comprende - Trasferimenti in Italia. - Tasse aeroportuali. - Spese per l’ottenimento del visto di entrata in Cina - Pasti non indicati, bevande ed extra in genere - Mance - Assicurazione spese di annullamento. - Tutto quanto non espressamente indicato ne “La quota comprende”. Partenza Quota in camera doppia Quota in camera singola 13 Maggio 2007 € 2.680 € 3.170 10 Giugno 2007 € 2.680 € 3.170 8 Luglio 2007 € 2.680 € 3.170 26 Agosto 2007 € 2.680 € 3.170 23 Settembre 2007 € 2.695 € 3.230 21 Ottobre 2007 € 2.695 € 3.230 18 Novembre 2007 € 2.680 € 3.170 24 Dicembre 2007 € 2.820 € 3.320 26 Gennaio 2008 € 2.680 € 3.170 15 Febbraio 2008 € 2.680 € 3.170 8 Marzo 2008 € 2.680 € 3.170 Quota valida al raggiungimento dei 6 partecipanti su tutto il tour. (Guida Nazionale cinese in italiano e guide locali in italiano/inglese) Con almeno 15 partecipanti, accompagnatore dall’Italia e guide locali in italiano/inglese Quote individuali su richiesta minimo 2 persone |
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| Cina Itinerario 1 Zhong Guo: Cina, il grande balzo Testo e foto di Federica Lipari Punto di partenza: Pechino Punto di arrivo: Shanghai Durata: 21 gg. Mezzo di trasporto: pullman Difficoltà: nessuna Prezzo: 3400 euro (compreso volo a/r da/per Italia e voli interni. Hotel a 4 o 5 stelle: spesa media 120-130 euro per la camera doppia; pasto medio in ristorante di buon livello 10 euro, in ristorantini 3-4 euro) La Cina è un vero viaggio, nel senso che rappresenta una realtà che costringe il nostro sguardo a un continuo adattamento. Il Paese non è fisicamente ammaliante, non almeno come ce lo aspettiamo noi europei, cullati dalle immagini esotiche della Grande muraglia o della Città proibita. Inquinatissima, caotica, superaffollata, la Cina mette a dura prova il nostro spirito di adattamento. Ma è giusto che sia così, perché è solo così, riadattandoci a una realtà per molti versi spiazzante, che si può provare a capire qualcosa di quanto stiamo vivendo. E a comprendere lo spirito di un popolo mai domo, industriosissimo e geniale, pieno di contraddizioni, a cavallo fra disarmanti semplicità e inarrivabili complessità. Come il loro alfabeto: dietro ogni ideogramma c’è un pezzo di storia cinese e la chiave per comprendere la loro filosofia. Poi, certo, le grandi e purtroppo rare bellezze sopravvissute ad anni di distruzione e incuria ci colpiscono. Ma sono soprattutto i cinesi ad affascinare, il loro muoversi continuo da un passato che ancora resiste nelle campagne, apparentemente remoto e immutabile, ad un futuro che ha il volto di acciaio e vetro di Shanghai, ideale punto di arrivo dell’ultimo Grande balzo della Terra di mezzo. Seconda parte dell'itinerario >> 1° giorno: Italia - Pechino (volo) lanterne lanterne Succede spesso di osservare che gli splendori dell’arte antica sono protetti con materiali e strutture poco dignitose, adatte solo a preservarli dalle intemperie. Anche l’Esercito di terracotta a Xi’an , in Cina, pare sia nascosto da una tettoia deturpante, dice qualcuno. Ed è così che una serie di casualità e invisibili coincidenze guidano i nostri passi alla prossima meta: Zhong Guo, la Cina. Nella traduzione letterale, Il Regno di mezzo, ma anche il Crocevia, l’Impero che è stato sempre al centro del mondo – se si esclude il periodo successivo alla caduta dell’ultima Dinastia – e che adesso torna a riprendere il suo ruolo internazionale grazie alla sua importanza strategica e, soprattutto, economica. L’aereo parte da Roma verso sera e ci porterà a est, nel lontano Oriente. 2° giorno: Pechino (Beijing) Dopo circa 10 ore di volo atterriamo nella grigia Pechino. La pioggia è appesa a nuvole cariche di umidità e si scatena di lì a poco con un corredo di tuoni e fulmini. In tutta la Cina ci sono1,3 miliardi di abitanti, 14 milioni solo a Pechino e circa la metà deve essersi data appuntamento all’aeroporto stamani, a giudicare dal bagno di folla che ci attende all’arrivo. Il problema di questa città è il traffico. E non è una citazione. Tre milioni di vetture e i lavori in corso in previsione delle Olimpiadi del 2008 producono un bel flusso di auto. E di inquinamento, tanto che il governo ha deciso di mettere all’asta le targhe, come misura preventiva per disincentivare l’uso dei veicoli privati. Il pulmino ci accompagna all’hotel (Hotel Park Plaza, 5 stelle, 97 Jin Bao Jie Dongcheng Qu ), nella seconda cinta stradale: pieno centro città, Pechino ha ben sei circonvallazioni! Le distanze in Cina non sono aspetti da prendere alla leggera. Il Tempio del cielo si trova a una ventina di minuti dal nostro hotel, in pullman ovviamente! L’ingresso è segnato da un parco pubblico, verde e umido in questa stagione, nel quale si snoda il Grande corridoio che porta al Tempio. Percorrere questo porticato nel pieno del pomeriggio equivale a calarsi in uno spaccato di vita dei pechinesi. Le gallerie di legno colorato sono popolate da centinaia di persone; sulle balaustre si giocano interminabili partite a carte, si lavora all’uncinetto o si fabbricano borsette di perline colorate, il tutto accompagnato dalla colonna sonora di uomini e donne che cantano al suono di fisarmoniche e strani strumenti a corda. Siamo appena arrivati e sembra già di essere dentro un film di Zhang Yimou. Al termine del corridoio, una porta dà accesso al Tempio vero e proprio: un largo spiazzo con al centro un padiglione circolare suddiviso in tre piani, a rappresentare la Terra, l’Uomo e il Cielo. Altri padiglioni rettangolari intorno, tra cui spiccano quelli dello Ying e dello Yang, fondamento della filosofia taoista. I tetti sono blu mentre le decorazioni sono declinate sui toni del verde, dell’azzurro, dell’oro su un fondo rosso cupo. Il motivo principale è il Drago, simbolo dell’imperatore. Ma ecco che facciamo appena in tempo ad ammirare tanta magnificenza – era pur sempre il luogo dove l’imperatore si recava da solo per pregare gli dei per un buon raccolto – che, annunciata da un cielo gravido di umidità, arriva una pioggia torrenziale. “Omblelli, omblelli!”, gridano gli ambulanti in nostro onore quando, ormai zuppi fino alle mutande, riusciamo a guadagnare la scaletta del nostro autobus. E subito siamo di nuovo imbottigliati nel famigerato traffico di Pechino. Dopo cena – pasto che non merita particolare menzione poiché di tipo internazionale – la stanchezza è molta, ma la curiosità ha come sempre il sopravvento. Perciò usciamo a fare due passi. A qualche isolato dall’hotel c’è il centro commerciale, e non solo. Caldo umido quasi tropicale, nebbiolina marrone-grigiastra che offusca le cime dei palazzi più alti, insegne al neon in caratteri cinesi, coloratissime, perfino pacchiane. Camminando con il naso per aria, rapiti come bambini al luna park, ci ritroviamo in mezzo al mercato notturno. Precisamente, bancarelle dove si frigge di tutto: frutta, spaghetti, ravioli. E poi in Cina ogni cosa che si muove, è noto, è commestibile, quindi ecco aprirsi davanti ai nostri occhi ogni genere di carne, su zampa o meno, saltellante o strisciante: spiedini di cavallette, millepiedi, cicale, bachi da seta (in bozzolo), scarafaggi, scorpioni oversize, serpenti, perfino squaletti, cavallucci e stelle marine. Ci sono anche gigantesche lumache vive, ma ormai chi se ne accorge, sono poco esotiche in mezzo a tutto questo ben di dio. I venditori agitano gli spiedi sotto il naso degli stranieri divertiti e un po’ inorriditi, scatti di flash, ma tanta attenzione non sempre è seguita dal coraggio di assaggiare quello che i cinesi sgranocchiano passeggiando con la famiglia lungo il marciapiede. Poco più in là, attraversata la piazza, ecco l’altra faccia del Paese: un grande centro commerciale, molto occidentale nella struttura architettonica e nella merceologia. Sei piani collegati da scale mobili in alluminio lucente, ascensori trasparenti, negozi di abbigliamento, qualche marchio europeo. Ecco la Cina: il gigante a due velocità. 3° giorno: Pechino Vocabolario minimo: nihao=ciao; niao = pipì (attenti alla pronuncia); za’chien = arrivederci; scié scié = grazie; pijo = birra drago drago E con questo le necessità primarie sono soddisfatte, basta non fare caso a come si sganasciano i cinesi per via della nostra pronuncia: chissà cosa abbiamo detto, in realtà. E poi il linguaggio dei gesti è sempre universale… beh, diciamo abbastanza universale. Per esempio, se un cinese ti agita sotto il naso una mano atteggiata a corna, con solo il pollice e il mignolo estesi e il resto a pugno, non ti sta insultando ma indicando il numero sei. Andiamo oltre. Piazza Tienanmen, la Piazza della Pace celeste. 800 m per 600, probabilmente la più grande del mondo, almeno così sostengono qui, davanti allo Zocalo di Città del Messico e alla Piazza rossa di Mosca. Immersa nella nebbiolina creata dall’umidità, lo spazio è talmente grande che non se ne vedono i confini. Circondata dai palazzi governativi e dal Museo nazionale di storia, ospita al centro il Monumento agli eroi voluto da Mao e il Mausoleo del Grande timoniere, dove migliaia di persone ogni giorno visitano la salma del vecchio presidente ordinate in una fila composta e lunghissima che percorre tutta la piazza come un gigantesco drago. Di fronte, dall’altra parte della strada, un grande dipinto con il volto di Mao che sembra guardare benevolo la sua Repubblica popolare. Impossibile non ricordare le immagini degli studenti seduti per protesta sulla piazza nel 1989, accovacciati come adesso noi turisti. Ma l’epilogo fu drammatico e ancora non si conosce tutta la verità di quei giorni. Passando sotto l’effigie di Mao si entra nella prima porta della Città proibita. Da nord a sud sono nove le porte di accesso alla reggia dell’imperatore, come nove sono i cieli sopra la sua testa, questo numero è simbolo di longevità. Fervono i lavori di restauro in vista delle Olimpiadi, odore di vernice e di lacca. Rosso, a simboleggiare la fortuna e la felicità. Verde, come la terra. Azzurro come il cielo. E oro: il colore dell’imperatore. Draghi e animali fantastici ornano i tetti delle pagode. Piano piano ci si addentra nel cuore della Città proibita: ecco i palazzi dell’Armonia suprema, dell’Armonia intermedia e dell’Armonia perfetta. Intorno si snodano 9999 stanze: per i funzionari, le concubine, gli eunuchi. Nove sono i draghi rappresentati sul muro del Palazzo della longevità, nove è il numero perfetto. Lontano dal clamore dei Palazzi reali, affollati dai turisti, si aprono piccoli padiglioni che ospitano mostre di gioielli, capolavori di giada scolpita, strumenti musicali, qualche mobile, reliquiari lamaisti e perfino un Teatro dell’opera. Nel giardino, popolato di libellule e farfalle, finte montagnole per evocare spazi più ampi. Il Palazzo d’Estate o Giardino della Pace armoniosa fu costruito nel 1153, sotto la dinastia Jin e dedicato alla madre dall’imperatore Qianglong nel tardo 1700. Qui si rifugiò la corte imperiale durante l’invasione franco- inglese ai primi del ‘900. In mezzo al verde si distribuiscono pagode di dimensioni più ridotte mentre un camminamento di legno costeggia il lago su cui navigano pedalò e barche di legno ornate da teste di drago. I restauratori sono all’opera con piccoli pennelli per riportare agli antichi splendori le decorazioni lignee. Enormi fiori di loto spuntano dall’acqua per almeno un metro. Una moltitudine di turisti, in larga parte cinesi, invade il vialetto che costeggia il lago. L’insieme è dominato dal frinire quasi isterico delle cicale, che accompagnano il vociare incessante dei venditori di cartoline. Una leggera brezza rompe a tratti il fastidio dell’umidità, rendendo gradevole la passeggiata lungo le rive, fino alla grande barca di marmo e oltre. Sostiamo una mezz’ora in una fabbrica di seta, dove si può assistere alla lavorazione, a partire dalla farfalla e dalle sue uova. I bozzoli, passati in acqua bollente, vengono svuotati del baco, che immaginiamo finire sugli spiedini del mercatino vicino all’hotel: come per il maiale, non si butta via niente. Ogni bozzolo dà un filamento appena visibile, un macchinario avvolge i fili di otto bozzoli per volta, ottenendone uno unico ma sempre sottilissimo. Invece i bozzoli più grossi, detti gemelli perché contengono due bachi, non si filano, si stendono a guisa di guanto. Più strati sovrapposti formano le imbottiture per le coperte: un prodigio inimmaginabile. Segue il famoso Magazzino dell’amicizia per gli acquisti, prezzi buoni ma non proprio economici. Sono ormai le sei di sera, l’umidità intensa e la caligine si diffondono per le strade rendendo tutto appiccicoso. Qua e là una goccia di pioggia evapora in un soffio. Il quartiere degli hutong è l’angolo della cosiddetta città vecchia, quella sopravvissuta alle distruzioni e ricostruzioni, ai margini della Torre del tamburo e della Torre della campana. Il dedalo di viuzze strette dai nomi talvolta fiabeschi si percorre agilmente in risciò. Case basse in pietra grigia con un cortile al centro pieno di alberi, fiori di gelsomino e voliere per gli uccelli. Molte sono state sacrificate per far posto ai grattacieli finché il business ha deciso di investire sul vecchio e l’operazione ha funzionato, salvando gli hutong rimasti. Così ora, lungo il canale, tante rificolone rosse illuminano altrettanti locali, molto alla moda tra la gioventù di Pechino. Anche l’antica Strada dell’oppio, che ospitava un vecchio mercato, adesso è costellata di negozi di artigianato e di moda, questi ultimi spesso estranei alla Cina. Ma a una certa ora compaiono i venditori ambulanti di spiedini. Quelli con i bachi di cui sopra, tra l’altro. Appena ci si discosta dalle vie più turistiche, gli hutong piombano nel buio della sera. Qualcuno esce un po’ discinto dai bagni pubblici: le case non hanno servizi all’interno, è dunque più che comprensibile che i giovani preferiscano le comodità dei moderni ancorché anonimi grattacieli. Visitiamo una casa dove una signora in pensione arrotonda le entrate ricevendo i turisti. La cucina a gas e la stanza da letto adiacente sono di dimensioni molto ridotte. Il locale più vasto è un salottino con sgabelli per tutti e decorazioni all’estremo del kitsch alle pareti, ormai annerite dall’umidità. Fiori finti e immagini di plastica colorata. Due enormi acquari ospitano pesci rossi e tartarughe. Ma le due televisioni hanno portato anche qui dentro lo spettacolo dell’Italia ai Mondiali e la signora ne parla volentieri. Eh, la globalizzazione! Quando usciamo, il buio s’è fatto più fitto. Procediamo sotto una galleria di fronde sentendo solo il frusciare dei pedali del risciò, che ci deposita lungo una grossa arteria trafficata su cui grava il cielo grigio di Pechino. La giornata è stata così intensa che dopo cena non riusciamo ad allontanarci dall’hotel. Nemmeno per tutti i bacherozzi fritti del mondo! 4° giorno: Pechino - Badaling - Pechino incenso incenso Stamani usciamo da Pechino per andare a Badaling, località che dà accesso a una parte della Grande muraglia. La strada è un po’ lunga e a tratti abbastanza trafficata, per uscire da Pechino ci vuole il suo tempo... Di tanto in tanto la giovane guida ci intrattiene con i suoi racconti sugli usi e costumi cinesi. Compirà 24 anni a settembre e fa parte di tutta quella vasta generazione di figli unici imposti dal Partito per regolare le nascite in una nazione così popolosa e difficile da sfamare. Fino a qualche tempo fa avere un secondo figlio comportava il pagamento di una multa. La legge però non era rispettata nelle campagne, dove servivano braccia per lavorare ed erano preferiti i maschi, ovviamente (è abbastanza nota la fine di molte bambine). Anche le famiglie appartenenti alle numerose minoranze etniche presenti in Cina, in quanto appunto minoranze, potevano avere più figli. In ogni modo, pare che in un prossimo futuro, questa legge verrà modificata e ogni coppia potrà avere due figli. I matrimoni in Cina non sono religiosi, tranne per le ridotte comunità musulmane e cristiane. La maggioranza Han e soprattutto i membri del Partito comunista hanno l’obbligo di essere atei; la fede, se così si può definire, è confinata nel marxismo. A noi che veniamo da una cultura fortemente influenzata dalla religione può sembrare strana questa imposizione, ma a pensarci bene è un po’ come l’ora di religione, obbligatoria fino a qualche anno fa nelle nostre scuole: in entrambi i casi, una forzatura imporla per legge a tutti. Abbandoniamo intanto i grattacieli per trovarci tra le verdi colline avvolte da una cortina di nuvole. Spunta un timido sole e qua e là compaiono i primi contrafforti della Grande muraglia. Il pullman arranca su una strada a due corsie, procedendo a passo d’uomo, incolonnato tra altri mezzi. Ed eccoci sotto il simbolo della Cina: migliaia di chilometri di muro difensivo (tremila, seimila, addirittura diecimila? Le guide si dividono su queste cifre), con i suoi merli, i camminamenti, le torrette di guardia, costruito per proteggere il Celeste Impero dalle invasioni dei popoli del Nord. Imponente. Ma non servì. I Mongoli riuscirono comunque a sfondare le difese. Adesso, in compenso, la fortificazione subisce l’assalto di migliaia di turisti ogni giorno, scaricati da centinaia di pullman, proprio come noi, solo che qui la maggior parte è cinese: un immenso fiume umano che si arrampica sulla Muraglia e, ammettiamolo, toglie un bel po’ di fascino al luogo. Meglio non visitarla d’agosto, mese nel quale i cinesi (proprio come noi) sono in ferie. Tra l’altro, la nebbia non aiuta ad avere una visione d’insieme della monumentale opera. Scegliamo la strada più ripida nella speranza che sia anche la meno frequentata, ma per il primo tratto dobbiamo rassegnarci a camminare in coda. Pure i venditori ambulanti si sono arrampicati fin quassù e ogni due metri propongono magliette, quadretti e foto ricordo ai turisti. Poi, dopo qualche centinaio di metri di sudatissima arrampicata, la gente molla il colpo, troppa fatica e troppo caldo. Così gli ultimi tratti sono più gradevoli. L’opera ciclopica si snoda seguendo il profilo dei monti, in un saliscendi continuo. In lontananza la si ammira, sempre più piccola e sfumata nella nebbiolina, perdersi tra le montagne. Sul versante opposto un fiume incessante di persone va e viene, mentre di lato, sul costone di una collina, spicca la nuova insegna per le Olimpiadi del 2008: One world, one dream, sembra Hollywood. Dal basso osserviamo il miracolo cinese, il gigante a due velocità, mentre la poca brezza di tanto in tanto riesce a far sventolare la bandiera rossa issata sulla piazza d’armi. Si pranza in un Magazzino dell’amicizia, con annessa fabbrica per la lavorazione di vasi cloisonné, artigianato importato dai francesi di cui i cinesi sono diventati esperti. Essendo un magazzino statale i prezzi sono piuttosto alti e non trattabili. Al pomeriggio l’afa diventa più intensa e la foschia si diffonde tra gli alberi che costeggiano la Via Sacra che conduce alle Tombe degli imperatori Ming. La strada è fiancheggiata da statue di pietra che rappresentano prima animali, ognuno dei quali è portatore di una virtù, quindi Mandarini e alti funzionari. Le cicale friniscono, mentre un sole lattiginoso riesce a filtrare tra la spessa coltre di foschia. Quando arriviamo alle Tombe dei Ming è quasi ora di chiusura, per fortuna, e riusciamo a visitare il sito senza essere eccessivamente pressati dalla folla. Il luogo fu scelto dagli imperatori Ming poiché rispondeva alle leggi del feng-shue, ovvero il vento e l’acqua, disciplina in base alla quale viene decisa la disposizione di una stanza, o di una nuova costruzione, accordandola con i punti cardinali, i flussi elettromagnetici, la presenza dell’acqua eccetera. La piana dove si trovano le sepolture è protetta, appunto, da un semicerchio di montagne e l’acqua scorre nella direzione adatta per non allagare le tombe. Ma tanta attenzione non le mise al riparo dalla furia delle Guardie rosse che, negli anni della Rivoluzione culturale, hanno distrutto tutto ciò che potevano degli antichi splendori. Adesso, il business del turismo ha imposto dappertutto il recupero dei reperti storici, ma gli interventi di restauro spesso sono molto pesanti e non si accordano con le prassi internazionalmente riconosciute. Le porte di accesso si susseguono, ospitando alcuni tesori d’oro e giada ritrovati nell’unica tomba scavata, finché si giunge a una porticina solitaria, detta dello Ying e dello Yiang, ossia dei contrari: uomo-donna, vita-morte. La superstizione vuole che per accedere alle tombe gli uomini aggirino la porta: passarvi sotto equivarrebbe a morte certa! Al ritorno, invece, la si attraverserà, rientrando così nel mondo dei vivi. Non siamo superstiziosi, ma perché sfidare le vecchie credenze? Obbediamo tutti disciplinatamente. Al ritorno, ancora, restiamo imbottigliati nel traffico dei mezzi pesanti diretti in città. Stasera la cena prevede una specialità pechinese: l’anatra laccata. I cuochi arrivano tutti insieme con i loro carrelli su cui risplendono anatre intere, cotte secondo un procedimento che rende la pelle lucida, gonfia e croccante. Come se dipingessero invisibili ideogrammi, agitano nell’aria una piccola mannaia e in un attimo l’anatra è a fettine sul piatto di portata. Il procedimento per mangiarla, così come il taglio, è un vero rito: da un cestino di vimini si prende un sottilissimo disco di pane, poi lo si farcisce con porri, anatra e salsa di soia, lo si arrotola e buon appetito! Facciamo quattro passi, giusto per aiutare la digestione. Il mercatino degli insetti fritti sta smobilitando, il pavimento del marciapiede è scivoloso per via dell’acqua insaponata gettata per pulire i residui dei cibi consumati passeggiando. Vicino all’albergo una gru sta scaricando materiale edile da un camion: la squadra di muratori che farà il turno di notte ha appena preso servizio, prima del 2008 deve essere tutto completato. Accanto al cantiere, prefabbricati di lamiera ospitano gli operai che vivranno qui per tutta la durata dei lavori. L’aria è così calda che gli stretti cubicoli degli alloggi devono essere roventi e la squadra che ha appena finito il turno dorme all’aperto, in mutande, stesa su un tetto di lamiera. Stanotte pioverà, ma i lavori per le Olimpiadi dovranno finire per tempo, costi quel che costi. Lo stadio, i nuovi edifici del centro, le otto linee della metropolitana. La Cina sarà pronta, c’è da scommetterlo, per l’evento mediatico mondiale. E gli operai che ora dormono all’aperto avranno contribuito al miracolo per pochi soldi. Ma non dimentichiamo che per loro è comunque uno stipendio garantito e sul lavoro, qui, non sputa sopra nessuno. Tutti sono dispostissimi a fare sacrifici per noi inimmaginabili. 5° giorno: Pechino - Xi'an (volo) lama lama Negli ultimi anni il Partito ha riscoperto l’opportunità di una certa apertura alla cultura tradizionale cinese. Fra i tanti aspetti, quello religioso sta conoscendo una nuova libertà. A Pechino si può quindi visitare il Tempio lamaista. Ma occorre fare una distinzione tra il Buddhismo del Dalai Lama (Il Mare di Conoscenza), inviso al governo per la sua spinta indipendentista, tuttora esiliato nell’India del Nord, nell’Himachal Pradesh, e il Buddhismo del Panchen Lama (Il Mare di Saggezza), allineato al Partito e residente a Lhasa, capitale della Regione autonoma del Tibet. In entrambi i casi a Pechino si parla di Buddhismo come di una setta religiosa, creando una spessa cortina che tiene lontana tutta la millenaria spiritualità dell’Asia. Ma dentro il Tempio lamaista l’atmosfera che si respira è autentica. La costruzione è identica ai padiglioni della Città proibita, poiché si trattava in origine di una dimora imperiale che, nell’epoca Ming, fu adibita a convento per i monaci tibetani, una scelta indotta soprattutto da ragioni diplomatiche. Gli imperatori dell’epoca, evidentemente, erano più lungimiranti rispetto ai membri del Pcc. Dentro grandi bacini di ferro bruciano decine di bastoncini di incenso, i fedeli pregano inchinandosi ripetutamente o facendo girare le Ruote della preghiera. Nelle sale che si susseguono sono ospitate statue del Buddha Sakyamuni, degli Angeli guardiani, di bonzi e di bodysattwa. Dai soffitti pendono le bandiere dai cinque colori che rappresentano gli elementi naturali e che sono il simbolo del Lamaismo. Notevole, nell’ultimo padiglione, una statua intagliata in un unico tronco di sandalo alto 26 metri. Sostiamo un po’, osservando i fumi dell’incenso spessi e profumati, mentre una melodia che ripete ossessivamente il mantra principale del Buddhismo, om mani padme hu, esce da una botteguccia di souvenir religiosi. Il pranzo sarà alle 11,30 e anche se non abbiamo fame non riusciamo a rinunciare a un assaggio di ognuna delle innumerevoli pietanze che vengono disposte sul tavolo girevole. Nel primo pomeriggio parte l’aereo che ci porterà a Xi’an. Almeno, dovrebbe farlo. Al momento del decollo, infatti, si scatena un temporale con i fiocchi, un colpo di vento costringe il velivolo a una brusca frenata e a un rientro precipitoso per una verifica di freni e pneumatici. Un moderato panico si diffonde fra i passeggeri, ma cerchiamo di dissimulare. Dopo un’ora si parte davvero: yuppie! Xi'an fu capitale dell’Impero per tremila anni, nel periodo in cui la Cina conobbe il massimo splendore, dall’unificazione dei vari regni alla cultura che diede vita al pensiero di importanti maestri (tra cui Confucio), al commercio lungo la Via della Seta che attraversava l’India, il Pakistan, l’Iran, la Turchia e i Balcani per approdare a Venezia portando con sé spezie e stoffe preziose. Insomma, la provincia di Xi’an (La Pace dell’Ovest) fu più di altre aree della Cina al centro della Storia, quella con l’iniziale maiuscola. Adesso l’antica capitale conta sette milioni e mezzo di abitanti e quattro fiorenti poli industriali distribuiti in periferia. Anche qui il problema principale è il traffico e pure stavolta non è una citazione. Come spiega bene la nostra guida, coniando una frase che diventerà uno dei leit-motiv di tutto il viaggio per la sua efficacia icastica e riferendosi agli attraversamenti pedonali: “Attenzione, qui, tu passi, loro non fermano”. Ed è vero! Considerato il flusso costante di mezzi, è andata anche bene: a fine giornata sono stata colpita solo da una bicicletta sospinta a mano da una ragazzina. La città è ancora cinta dalle sue mura, alla sera sono illuminate con lucine e lanterne rosse di carta di riso. Ai cinesi piacciono molto le fontane e questo loro amore smisurato per i giochi di luce e d’acqua può essere ammirato ogni sera, alle nove, sulla piazza davanti alla Pagoda dell’Oca selvatica. A tempo di musica enormi fontane colorate formano coreografie con getti d’acqua talvolta vertiginosi. La gente ama stare all’aperto, divertirsi cantando nelle piazze o ballando su antiche melodie della tradizione popolare, tra le rificolone (lanterne di carta di riso), agitando ventagli colorati sotto le sagome illuminate di grattacieli stile New York. Ecco nuovamente la Cina delle due velocità: i negozi delle grandi firme europee (italiane soprattutto) e i venditori di frutta candita, di trottole e aquiloni. Oltrepassata la piazza con le Torri del Tamburo e della Campana si passa nel quartiere musulmano, che ancora alle dieci di sera è pieno di vita. Risciò a motore, bancarelle di souvenir e tantissimi ristoranti che cuociono kebab fumanti sui marciapiedi. A Xi'an pernottiamo all'Hotel Gloria Plaza (15 Yanta Beilu). 6° giorno: Xi'an guerriero di terracotta guerriero di terracotta Un’antica abitudine dei cinesi, per fortuna conservata almeno dagli anziani, è praticare esercizi di Tai chi alla mattina. Nel parco intorno al padiglione della Piccola Oca selvatica tutte le mattine si riuniscono gruppi di persone, uomini e donne, generalmente in età, per praticare questa disciplina che unisce esercizi ginnici a grande concentrazione. Da soli davanti a un albero o in gruppi con la guida di un maestro, in ogni piazzola qualcuno si esercita a tempo di musica. Si tratta di vere e proprie danze, a mani nude, con le spade o con i ventagli rossi di carta che si aprono ritmicamente. Sempre nel parco, una grande campana può essere suonata 3, 6 o 9 volte secondo che si voglia ingraziarsi la sorte o acquisire ricchezza, due desideri che spesso coincidono. Si suona dietro pagamento di una cifra modesta, per molti rappresenta una sorta di investimento. Percorrendo le mura si giunge a un tempio detto Foresta delle steli, allestito su un vecchio tempio confuciano. All’interno sono esposte steli che riproducono vari tipi di calligrafie: la prima riporta un pensiero di Confucio improntato alla pietà filiale e fondamento della sua filosofia. La scrittura cinese è un pittogramma - ogni carattere esprime un concetto - attraverso i quali è possibile ricostruire la cultura millenaria di un popolo. Affascinante iniziare a capirne il segreto ed entrare in un mondo profondo, raffinato e unico. Gli ideogrammi complessivamente sono 150 mila, un cinese colto ne conosce almeno 4-5 mila. I cinesi danno una grande importanza all’istruzione: saper scrivere bene significa poter trovare un buon lavoro e guadagnare di più, questo l’insegnamento del padre della nostra guida. Abbiamo provato anche noi a decifrare gli ideogrammi più comuni, insieme di disegni stilizzati, complicati da realizzare: questo spiega perché la calligrafia sia diventata un’arte. Xi’an è anche rinomata per la giada, la giadeite in particolare, molto dura (8,6 nella scala di durezza) e pregiata, quasi come il diamante. La più preziosa è quasi bianca, con inclusioni di minerali che ne cambiano il colore nel tempo. Un oggettino di modeste dimensioni può costare fino a 500 euro. I soprammobili raggiungono i 2 o 3000 euro e oltre. Nel laboratorio della fabbrica di Stato alcune operaie lavorano con piccole mole a pezzi di rara maestria, da un blocco unico sono capaci di ricavare una Sfera della felicità, composta da sei-sette sfere concentriche, e mobili. Sugli scaffali questi oggetti hanno un prezzo irraggiungibile per molti di noi. Chissà quanto guadagneranno le operaie, che lavorano in una piccola stanza rinfrescata da un ventilatore e senza finestre. Andiamo a pranzo in un ristorante munito di sala teatrale: si pranza in platea, primo settore per la precisione. Qui fanno gli spaghetti di grano a mano: il cuoco allunga e divide la pasta e magicamente ottiene taglierini che si moltiplicano, assottigliandosi a ogni movimento. Cuociono in un attimo e vengono serviti con brodo di maiale e ragù. Ottimi. Xi’an è famosa nel mondo per l’Esercito di terracotta, costruito per volontà del Primo imperatore della dinastia Qin, che unificò la Cina a partire dai sette Stati combattenti. Il sovrano, in realtà, avrebbe voluto essere seppellito con tutto il suo esercito, ma i dignitari lo convinsero che non era una buona idea: nel giro di pochi anni l’esercito sarebbe stato mangiato dai vermi. Meglio realizzarlo in terracotta, in scala 1:1, anzi ancora più grande e possente di un vero esercito. L’Imperatore trovò opportuna l’osservazione, i soldati sospirarono di sollievo e, immaginiamo, portarono in trionfo chi si fece venire la brillante idea. Si diede dunque inizio alla costruzione di un esercito in terracotta completo di fanti, generali, arcieri, cavalli e armi vere. Queste ultime, purtroppo, furono utilizzate dal figlio del Primo imperatore che, inabile a governare il suo Stato, finì in guerra pochi anni dopo la sua ascesa al trono: ma il furto non gli portò fortuna, il sovrano perse la guerra e finì in rovina, la Cina, appena unificata dal padre, fu di nuovo divisa. La collina che servì da sepoltura all’imperatore e i fossati che ospitano il suo esercito rimasero nascosti per anni finché un contadino nel ’74, scavando un pozzo, trovò una testa. Inizialmente si spaventò, pensando ai fantasmi: poi divenne famoso per la sua scoperta. Oggi per pochi yuan governativi si fa fotografare e rilascia autografi ai turisti. Attualmente sono tre i fossati scavati. Il primo regala un’emozione indicibile. E persino la copertura non ci pare così male! Le statue finora ritrovate sono seimila, alte in media un metro e 80, ognuna con una faccia diversa. Tutti schierati, gli esterni guardano ai lati. Anche i cavalli sono di dimensioni reali. Pettinati, vestiti con l’uniforme del rango, questione di un attimo e potrebbero mettersi in marcia, tanto sembrano reali. Mancano solo le armi e i colori: il contatto con l’aria li ha cancellati. Uno dei problemi in materia di conservazione dei beni culturali è l’assenza di archeologi preparati: in Cina spesso non sanno come conservare ciò che trovano. Per questo procedono con grande timidezza nelle campagne di scavo. Solo da pochi anni accettano la collaborazione di esperti stranieri. Negli altri due fossati sono state trovate statue di generali dalle fattezze mongole e arcieri che ora sono conservati dentro teche di vetro, bellissimi e perfetti nel dettaglio delle vesti, delle acconciature e perfino della suola delle calzature. Pronti anche loro a scoccare le frecce. In un quarto fossato sono stati rinvenuti due carri in bronzo, di un quarto della dimensione reale, quattro cavalli ciascuno, dai finimenti d’oro. E ancora molto giace sotto i nostri piedi. Speriamo che presto riescano a portare alla luce questa gigantesca opera d’arte voluta dal Primo imperatore e costruita secondo la filosofia del feng-shue, con le montagne alle spalle e il fiume d’acqua calda che scorre sotto la testa del sovrano. A sera visitiamo la Pagoda dell’Oca selvatica, così chiamata per una leggenda ispirata da un viaggio compiuto in India dai monaci cinesi, che là si erano recati per approfondire la conoscenza del Buddhismo. A quest’ora il luogo sacro sta per chiudere. I monaci, vestiti di grigio, chiudono piano le porte del templi dopo il nostro passaggio, spengono e raccolgono le candele rosse che i fedeli hanno portato nel corso di tutta la giornata e si intrattengono in quiete conversazioni passeggiando nei vialetti. Alcune bacchette d’incenso finiscono di ardere nel grande braciere davanti al padiglione del Buddha Sakyamuni. Bassorilievi in giada narrano la vita del Buddha, la nascita, la scoperta del dolore, il pensiero. La vita nei templi in Asia è sempre molto serena e pacifica, sembra di entrare in un’altra dimensione, è piacevole sostare qui e assecondare il silenzio e la lentezza. Fuori, sulla piazza, ferve la vita. Finito il lavoro la gente si riunisce e passa il tempo giocando a carte o chiacchierando mentre i bambini fanno volare gli aquiloni. Le vecchine passano a ritirare bottiglie di plastica vuote come se fossero tesori. Da qualche giorno le conserviamo apposta per dargliele, sono così contente e, ci fanno capire a gesti, probabilmente il comune le paga per questa sorta di raccolta differenziata. Dopo cena è il momento del primo vero “tarocco” cinese. E non si tratta di un’arancia. La Cina è famosa per i suoi falsi d’autore che invadono il mercato occidentale a discapito delle grandi firme. Anche se chi li compra probabilmente non è mai entrato, né mai entrerà, in un negozio di Louis Vuitton o di Gucci. E quindi l’industria della contraffazione non danneggia nessuno. Ma da quando la Cina si è aperta al mercato globale le è stato chiesto come garanzia l’azzeramento dei prodotti taroccati. Quindi tutti i negozi e i magazzini sono stati chiusi. Almeno formalmente. Perché ora il mercato del falso può arrivare direttamente a domicilio; nella fattispecie, grazie agli uffici della nostra espertissima guida, sbarca al 26° piano del nostro hotel, direttamente nella nostra stanza. Siamo tutti riuniti, seduti sui letti, tra i nostri bagagli messi a posto alla meglio, in attesa del lieto evento. I due venditori sono marito e moglie e si palesano con due borsette e una valigetta di orologi. Tanto per aprire l’appetito. Poi entra il grosso della mercanzia dentro tre valigioni e in un attimo i letti sono invasi di griffe. Non abbiamo mai imparato tante cose sulla contraffazione come stasera: tipo che le borse di Louis Vuitton devono avere un buco sulla linguetta della cerniera! Eh si, per comprar tarocchi bisogna essere preparati, mica si può improvvisare: finisce che ti ritrovi con la cerniera in mano. Poi scoppia un temporale, sia fuori che nella stanza. Non ci si accorda sul prezzo. Il venditore è un osso duro, ha voglia la guida a dire che i cinesi del Nord parlano così, con questo accento deciso: è proprio arrabbiato; la moglie invece è dolcissima. Fosse per lei, la contrattazione sarebbe più morbida e l’affare già concluso. Alla fine torna il sereno, ma il business è stato magro: vengono acquistati solo tre borse e un portafoglio. Noi, comunque, da osservatori non partecipanti ci siamo divertiti moltissimo. Non c’è che dire: questa Cina è un paese col botto. Nel bene e nel male. 7° giorno: Xi'an - Xianyang - Xi'an teatro tradizionale teatro tradizionale Ci spostiamo alla periferia della provincia di Xi’an per raggiungere la città di Xianyang. Appena lasciato il centro i grattacieli diradano fino a scomparire, rimane solo il traffico disordinato, ma al posto delle auto compaiono le famose biciclette che hanno popolato l’immaginario collettivo sulla Cina. Botteghe aperte sulla via, pentoloni che cuociono incessantemente cibi al vapore, un cuoco sul marciapiede impartisce la lezione a una quindicina di allievi muniti di berretto bianco. Gente seduta sugli usci. Nelle vie laterali si aprono i mercati ortofrutticoli, bancarelle lungo strade sterrate piene di fango, bambine con visi di porcellana in abiti di organza con le ali di tulle appuntate sulla schiena. Fabbriche. Una grossa centrale a carbone, con due ciminiere che si perdono nel cielo sempre grigio. A Xianyang c’è un museo che raccoglie una bellissima collezione di oggetti dell’epoca Han, Qin e Tang. Un esercito completo, ma di dimensioni molto ridotte, e statue di cavalieri e musicisti che hanno conservato i loro colori originari. Chan He, a ovest di Xi’an, è una collina che, contemplata da lontano, ricorda un corpo di donna adagiato sulla valle. Qui sono sepolti il Quarto imperatore della dinastia Tang e l’imperatrice sua moglie. Le tombe ovviamente sono chiuse, ma si può percorrere la Via sacra fiancheggiata da statue. In fondo, un gruppo di guardiani di pietra decollati probabilmente durante la Rivoluzione culturale. Sotto il livello della strada i contadini costruiscono le loro case scavando vere e proprie grotte. Ambienti piccoli e freschi, le stanze si articolano intorno al cortile. A guardia di ogni casa un cane che abbaia al nostro passaggio, quasi sempre un pechinese. Un po’ ce lo aspettavamo. Letteralmente sotto una trattoria locale si apre la tomba di una giovane principessa. La galleria è affrescata con splendidi dipinti, ai lati, dentro nicchie vetrate, sono esposti gli oggetti di terracotta che componevano il suo corredo, in fondo alla lunga galleria c’è il grande tumulo. Purtroppo non sono state adottate misure di conservazione adeguate. L’aria calda che entra dall’esterno e i microbi stanno distruggendo gli affreschi, uno strato di goccioline di condensa finissime copre tutto. Fra qualche anno di tanta bellezza non rimarrà più nulla, a meno di un miracoloso intervento di restauro. Ma la scoperta archeologica più recente è il ritrovamento di un piccolo esercito di terracotta che circonda la sepoltura del Quarto imperatore della Dinastia Han (Liu Qi?). Le statuine sono molto più piccole rispetto a quelle del Primo imperatore, alte solo 64 cm, ma ci sono uomini e donne, stoviglie e animali da allevamento. Solo dall’aprile 2006 si possono visitare il museo e alcune fosse e noi, ovviamente, ci precipitiamo! Le statue sono nude e senza braccia. Gli abiti di seta e gli arti, probabilmente di legno, sono andati distrutti nel tempo. Molte statue sono state portate nel museo, ma le fosse principali sono state coperte di lastre di vetro sulle quali si può camminare ed è come trovarsi protagonisti dello scavo archeologico. Le statue, gli animali, i carri stanno emergendo dalla terra esattamente come erano stati disposti più di 2000 anni fa. Ritorniamo in città a sera, nel grigio della caligine dovuta all’inquinamento. La Cina è un paese in costruzione, il numero delle gru è impressionante e sono tutte al lavoro. Su ognuna sventola la bandiera della Repubblica Popolare. I grattacieli svettano verso il cielo, ipermoderni, accanto a catapecchie basse che ricordano un passato da cui i cinesi stanno cercando di affrancarsi con la massima rapidità. Ma il gigante a due velocità non si limita a correre verso il boom, sta anche cercando di riportare alla luce le tradizioni che hanno rischiato di essere cancellate durante la Rivoluzione culturale. Perché conviene, certo, ma anche per non perdere definitivamente la propria identità nazionale con l’ingresso nel mercato globale. A tenerla viva, a Xi’an, c’è appunto il teatro-ristorante: un tempo ci andavano gli operai con ancora indosso le tute da lavoro, gratuitamente, a guardare gli spettacolo sorseggiando una tazza di tè o mangiando una scodella di riso, adesso è pieno di turisti, cinesi e no. La cena propone un assaggio di ravioli al vapore, ce ne sarebbero di 108 tipi diversi, ma ci accontenteremo di provarne una quindicina: di carne, di pesce, di verdura, in brodo, inzuppati in un quartetto di salse saporite. Alle 20.30 inizia lo spettacolo di danze e canti ispirati alla tradizione della dinastia Tang. Il teatro è una bomboniera, (Tang Dynasty Theatre Restaurant, 75 Changan Road, Xian; prezzo 20 euro compresa una consumazione) gli orchestrali, soprattutto donne, indossano i costumi dell’epoca. Il corpo di ballo sfoggia una tecnica fantastica, a metà fra la danza classica, quella di carattere e quella acrobatica, con evoluzioni degne di contorsionisti. E gli abiti di seta dai colori sgargianti, le luci, le musiche. È qualcosa che esce dall’immaginazione. Sembra di entrare nel film “La foresta dei pugnali volanti”, c’è persino la danza dei veli che apre quel lungometraggio. Lo spettacolo è in crescendo, entra in scena direttamente dalla platea il corteo imperiale con tanto di sbandieratori. Suonatrici di liuto calano dall’alto nel tripudio del finale. Danze di guerrieri, il sogno dell’arcobaleno, suonatori di tamburi. La seta che vola disegnando arabeschi che subito svaniscono e i ventagli di piume. Usciamo dal teatro con gli occhi pieni di colori e di meraviglia. Alla televisione abbiamo visto un servizio sulle Olimpiadi del 2008: Zhang Yiimu curerà la regia della cerimonia di apertura. Dopo aver visto questo spettacolo, ne siamo certi, sarà assolutamente da non perdere! 8° giorno: Xi'an - Chengdu (volo) Voliamo nella provincia del Sichuan, dove si gusta cibo piccante: ci stiamo avvicinando all’area tropicale. Arriviamo nella cittadina di Chengdu in tarda mattinata e, per un disguido del pullman, siamo costretti a sostare a lungo in aeroporto, al ristorante appunto, dove si mangia molto bene. Giusto per sperimentare subito gusti nuovi. La città non è poi così piccola, 4 milioni di abitanti nella zona centrale e 12 milioni in periferia. Qui c’è molto verde, siamo più a sud, compaiono le palme da banano. Le costruzioni sono più basse che altrove e l’architettura, pur essendo di stile socialista, è meno anonima che a Pechino. Anche Chengdu fu capitale per qualche tempo e fu chiamata la Città dei fiori di ibisco poiché l’imperatore li aveva fatti trapiantare ovunque. Chengdu è anche la porta cinese del Tibet, per strada compaiono i primi monaci con le loro vesti rosso cupo e la giacchetta gialla. Perfino il cielo ha smesso di essere grigio, siamo vicini alle montagne alte, è la zona dove vivono i panda. In città a ogni passo c’è l’immagine dell’orsetto bianco e nero, perfino sui paletti delle balaustre spartitraffico. L’insieme è grazioso e relativamente tranquillo. La gente sorridente e curiosa, è facile che qualcuno sosti vicino a noi per scrutarci e ascoltare il nostro strano idioma. In città si possono visitare alcuni luoghi interessanti soprattutto dal punto di vista naturalistico. Il primo tempio non è religioso, fu dedicato all’eroe che unificò la regione, il generale Liu Bei, e ai suoi fratelli d’arme. I padiglioni sono immersi in giardini di bambù, tra laghetti di fiori di loto e bonsai. L’abilità di rimpicciolire gli alberi è un’invenzione cinese, si chiama penchin, l’arte del paesaggio in un vaso, i giapponesi l’hanno solamente copiata (tanto per cambiare). Un altro sito piacevole, soprattutto per il contesto in cui è immerso, è la Casa del poeta Du Fu. Patriota non originario di queste lande, ebbe una produzione straordinaria. La sua casa è meno interessante del giardino in cui si trova, immerso in altissimi fusti di bambù. E poiché il Sichuan è la regione dei panda e la pianta di cui si cibano in esclusiva è il bambù, non poteva mancare il Giardino di bambù, con ben 180 specie diverse e fiori di loto enormi. Bello che qui dentro ci siano numerose case da tè e, a sera, la gente si riunisca per giocare a carte o al domino cinese: il mejong. Le partite si svolgono a ogni tavolino, si puntano soldi e i giocatori sono così concentrati che a stento si accorgono di noi che li fissiamo incantati, cercando di interpretare il senso delle loro giocate. Appena fuori del giardino si trova il Ponte dalle nove arcate, non certo un’opera eclatante, ma nell’insieme gradevole. Dopo cena, la passeggiata lungo il fiume è piacevole. In Cina appena c’è uno spazio all’aperto la gente si mette a fare qualcosa: si gioca a dama, a carte, si pratica Tai chi o si balla. I bambini scorrazzano, le donne agitano i ventagli. Ci fermiamo a osservare un gruppo di persone che sta danzando al suono di una grande radio. In un attimo coinvolgono anche noi. Sono indescrivibili le scene che facciamo per capirci, parlano solo cinese. Se abbiamo inteso bene ci danno appuntamento per domani sera alle 20, per ballare ancora. Difficile far capire loro che torneremo qui solo dopodomani. Ma si è fatto tardi, la compagnia si scioglie, la radio alle 22 viene tassativamente spenta per non disturbare il vicinato. Due signore ci accompagnano fino alla strada principale. Di che si parla? Impariamo a contare, a dire mano, occhi, bocca. Ridono molto delle nostre parole italiane e ancora di più quando cerchiamo di fargli dire la erre. Queste donne ci hanno tenuti per mano finché, giunti alla strada principale, non è stato il momento di salutarci. Sempre sorridendo. La dolcezza della Cina. A Chengdu pernottiamo all'Hotel Tibet (10 Renmingbei Lu Jin Nui Qu). 9° giorno: Chengdu - Leshan - Emei panda durante l'attività preferita panda durante l'attività preferita Nelle montagne del Sichuan, come detto, vivono i panda, animali in via d’estinzione. Questi orsacchiotti sono molto delicati, nascono al massimo due cuccioli alla volta, ma in genere ne sopravvive uno solo. Inoltre sono molto più interessati al bambù che all’accoppiamento, sono terribilmente pigri, dormiglioni e golosi. Purtroppo il bambù ha un ciclo di vita stranissimo, può stare anche 10 anni senza ricrescere. È così che nei pressi di Chengdu è sorto un Centro di ripopolamento dei panda. Alle 8.30 del mattino ancora tutto tace. Si cammina dentro una folta galleria di bambù. Non ci sono gabbie, gli animali vivono in larghi spazi recintati, gli addetti stanno preparando la colazione: larghe fascine di bambù. Eccoli lì. Dormono ancora, soffici, morbidi, mollemente adagiati sui rami degli alberi. Hanno un sonno così profondo e il respiro lento che non si accorgono di tutta la gente che li circonda. Quello appollaiato più in alto, con una zampa mollemente dondolante al ritmo del suo russare e la bella testa bianconera incastrata fra i rami, è Gingin, mascotte delle Olimpiadi, cucciolo di due anni: se la dorme beato, totalmente insensibile alla sua fama. Nella nursery ci sono due neonati, grossi come il palmo di una mano, hanno un mese. Sono privi di pelo e resteranno nell’incubatrice finché aumenteranno di peso, adesso sono di pochi etti. Ci sono anche alcuni panda rossi, sembrano grossi procioni con la coda lunga a grandi cerchi, sono più piccoli e molto più vispi dei loro cugini. Già svegli, gironzolano per farsi la toilette. Verso le 9.30 è ora di colazione, il bambù riesce effettivamente ad attirare l’attenzione degli animali. Tutto quel ben di dio stuzzica l’appetito. Il panda mangia quasi sdraiato sulla schiena, le palle al vento: afferra i rami di bambù e li guarda con cupidigia, poi sceglie le foglie, le strappa e se le rosicchia beato. Ma tanto masticare stanca e spesso è costretto a fermarsi a rifiatare. Allora si accorge della gente che lo circonda e, tutto goduto, si guarda intorno: un mare di bambù, la pancia piena, l’altalena per dondolarsi e tutte quelle macchine fotografiche! Ci strizza gli occhi compiaciuto e sembra quasi sorridere, con uno sguardo molto più intelligente di quello di molti bipedi. La strada che porta a Leshan attraversa le campagne con i terrazzamenti per le coltivazioni del tè. Ci vogliono un paio d’ore per arrivare. La città sorge alla confluenza di tre fiumi, in passato durante la stagione delle piogge erano frequenti le inondazioni, con morti e distruzioni. Durante l’epoca Tang il monaco buddista Hai Tong decise di dare l’avvio a un’opera gigantesca: un’enorme statua alta 71 m, messa a guardia del fiume. Il Grande Buddha. Andiamo fino ai suoi piedi con un barcone e, poiché fa molto caldo, dalla coperta ci spostiamo sul ponte, sotto un paio di ombrelloni che sembrano messi lì apposta per noi. La cosa ci dovrebbe insospettire, soprattutto quando il barcaiolo ci strombazza nelle orecchie con un potente altoparlante. La nostra presenza lassù non è gradita, ma non capiamo ancora perché. Tutto diventa chiaro quando due signorine dai modi spicci ci mandano via a spinte. Quello è il posto migliore per farsi fotografare con la statua ed è riservata a loro per le foto a pagamento. Eh, la Cina! Hanno trovato il modo di commercializzare tutto. Una volta sbarcati, si può scegliere di salire fino alla testa del Buddha, attraverso una scalinata agevole che passa tra i bambù. In cima ci sono pagode per la sosta, una grande campana, la grotta dove visse il monaco e il monastero. All’interno le statue del Buddha e dei quattro Guardiani del Cielo. È l’ora della preghiera, i monaci suonano il tamburo e i campanelli e intonano canti, inginocchiandosi su cuscini di seta giallo oro. Ma è anche ora di andare. Lungo la strada, la pace del monastero è rotta dal vociare dei guidatori di risciò. Alle bancarelle ci si può ristorare acquistando coppette di anguria. La calura inizia finalmente a smorzarsi. Siamo diretti a Emei Shan, ai piedi della terza montagna sacra del Buddhismo: il monte Emei, appunto. L’hotel sembra una casa di cura, c’è pure l’ambulanza parcheggiata dinanzi all’ingresso. In effetti ci sono le terme, ma con questa nebbiolina non le abbiamo neanche viste. (Hotel Hong Zhushan, Baoguosi Emeishan). 10° giorno: Monte Emei - Chengdu Dopo il violento temporale notturno, ciuffi di nebbia sono rimasti impigliati agli alberi e la luce del mattino fa presagire il sole, finalmente. Saliamo con un pulmino su per la strada di montagna che porta alla funivia per il monte Emei. I cartelli stradali annunciano che la zona è popolata da scimmie, ma non se ne vede neanche l’ombra. I boschi di bambù e conifere sono ancora umidi di pioggia e l’aria è fresca. Quando arriviamo non vogliamo credere ai nostri occhi: come dice qualcuno, 1,3 miliardi di cinesi visti da vicino sembrano ancora di più! Una coda impressionante per salire sulla funivia si snoda per il paesello: non ce la faremo mai. Ma abbiamo sottovalutato l’efficienza cinese, quasi da catena di montaggio e, in un tempo ragionevole, eccoci stivati nelle piccole cabine diretti alla prima stazione, a 550 m di altezza. Ovviamente tutte le persone che ci precedevano, nella fila in basso, ora sono quassù e continuano a precederci lungo la scalinata che dà l’accesso al primo di una ventina di templi disseminati lungo il pendio della montagna: il Monastero della dedizione alla Patria, porta di accesso alla montagna sacra. Costruito sotto la dinastia Tang e ristrutturato nell’epoca Kangxi, ospita un culto di chiara ispirazione indiana. Il gong risuona a ritmo regolare, nei bracieri ardono bastoni di incenso depositati senza sosta dai fedeli. L’aria calda dei fuochi sale al cielo facendo tremolare le immagini lontane. I padiglioni si susseguono e così i bracieri. I monaci suonano i tamburi scandendo gli inchini dei fedeli. Un gigantesco elefante bianco occupa con tutta la sua mole un’intera stanza. Nelle fontane pesci rossi e tartarughe, simbolo di abbondanza e longevità. Nei padiglioni a margine è fiorito il commercio di arte sacra, dischi e statuine. Il ritorno in discesa si fa a piedi, non è la passeggiata di montagna che ci si aspettava pensando alla strada dei monasteri che salgono fino a 3000 m, ma comunque è gradevole. Sulle bancarelle si vendono erbe mediche: radici di ginseng, angelica, semi e alghe. Lungo il sentiero c’è un gran viavai di portantine che trasportano turisti, asini da soma, uomini che si caricano qualunque cosa sulle spalle. Facciamo rientro a Chengdu nel pomeriggio, c’è ancora un po’ di tempo per gironzolare e decidiamo di farlo da soli, muniti del bigliettino da visita dell’hotel con scritto in cinese: “Ti prego, riportami in questo albergo”, più o meno. In effetti in Cina si parla quasi nulla l’inglese tra la popolazione e prendere un taxi può essere problematico. Il portiere dell’albergo ne ferma quattro e dà l’indirizzo del luogo dove vogliamo andare. Siamo divisi dall’autista da una spessa grata di ferro, questo perché negli ultimi tempi si sono diffuse le rapine al coltello. La città è molto vasta e trafficata e naturalmente i taxi ci depositano in punti diversi dello stesso quartiere (e in genere le distanze da un capo all’altro di una piazza sono notevoli). Il gioco consiste nel ritrovarsi, adottando un certo criterio di ricerca per non mettersi a giocare a nascondino nelle vie del centro. Ci riusciamo brillantemente e avanza ancora un po’ di tempo per lo shopping. Il quartiere antico è stato pesantemente ristrutturato e adesso ospita gioiellerie e sale da tè che esibiscono una signorina in vetrina intenta a fingere di versare la bevanda a tempo di musica. Infiliamo allora una via del centro dove non c’è neanche l’ombra di un venditore di souvenir. Riusciamo a capire in breve tempo che la moltitudine di ciclisti che ci piove addosso a ondate non ce l’ha con noi: è che stiamo camminando sulla pista ciclabile, ricavata all’interno di un ampio marciapiede. Oltrepassiamo i negozietti di scarpe che emanano odore di copertoni, botteghe di computer che non arrivano a costare 200 euro, ristorantini e baracchini della lotteria. Entriamo in un supermercato, stasera festeggiamo un compleanno e vorremmo comprare qualcosa da bere. Il costo degli alimentari è sorprendente: gli spaghetti di riso, che in Italia paghiamo 2,5 euro, qui costano 1,80 yuan, ovvero 10 centesimi. Salse di soia di tutti i tipi, buste con cibi non meglio identificati. Ma noi vorremmo una bottiglia di spumante, qualcosa con cui fare un botto: come spiegarlo alla commessa? Tiriamo fuori tutta la gamma di gesti e suoni che rappresentino la bottiglia che si stappa. Niente da fare. Sconsolati cerchiamo di cavarcela da soli. Su uno scaffale troviamo un bottiglione di vino rosé con tappo da spumante, almeno così ci sembra. Accanto, una confezione di liquore, in apparenza. Sarà un regalo a sorpresa: per la festeggiata e per noi! Soddisfatti dell’impresa, torniamo in albergo grazie al magico bigliettino con la supplica che porgiamo al tassista. A fine cena arriva una gigantesca torta, tutta piena di panna e coperta di sciroppi colorati perfettamente aderente al gusto estetico cinese. Il vino è discretamente anonimo, ma il tappo ha fatto il botto e la schiuma ha bagnato i commensali. La grappa invece è di sorgo rosso e fa 52°, molto buona. Dopo cena andiamo in una farmacia tradizionale a comprare creme miracolose che rendono la pelle di porcellana come quella delle cinesi. Appena fuori c’è un mercatino di frutta e verdura: il pepe rosa, profumatissimo, spande il suo aroma nella strada. Botteghine di tè, frutta, pentole, qualche ristorante di strada con i cibi preparati ed esposti, da prendere e mettere a cuocere nel wok che si sta scaldando sulla fiamma di un fornelletto a gas. Le sere cinesi sono calde e sempre piene di profumi. ::::Cina Itinerario 1 Zhong Guo: Cina, il grande balzo Testo e foto di Federica Lipari Punto di partenza: Pechino Punto di arrivo: Shanghai Durata: 21 gg. Mezzo di trasporto: pullman Difficoltà: nessuna Prezzo: 3400 euro (compreso volo a/r da/per Italia e voli interni. Hotel a 4 o 5 stelle: spesa media 120-130 euro per la camera doppia; pasto medio in ristorante di buon livello 10 euro, in ristorantini 3-4 euro) << Prima parte dell'itinerario 11° giorno: Chengdu - Dazu lecca-lecca artistici a Dazu lecca-lecca artistici a Dazu Ancora un po’ di vocabolario: espressioni di cortesia; come stai? = NI HAO PA; eccellente = DIN DIN HAO; così così = MA MA HU HU La strada che porta a Dazu, sempre nella provincia del Sichuan, sarebbe un’autostrada, ma le condizioni del fondo la fanno assomigliare di più a una statale dissestata. I lavori in corso determinano code infinite. In Cina quando ci si mette in viaggio bisogna calcolare almeno un’ora in più per via di inconvenienti vari, anche per spostarsi da un capo all’altro della stessa città. Dato il lungo percorso sostiamo in un autogrill, ma è un nome pomposo. I bagni sono in stile ancient régime: senza le porte. Vinto il primo imbarazzo seguiamo l’esempio delle donne cinesi e partecipiamo al rito collettivo. C’è un vantaggio: non bisogna gridare “occupato!”, si vede da sé. Quando arriviamo a Dazu non c’è nemmeno un’anima per strada. La circostanza ci sorprende, ma intuiamo subito il perché non appena scendiamo dal pullman: questa zona è chiamata la padella della Cina, o il forno. La sostanza non cambia: c’è un caldo infernale. L’escursione inizia alle 14, andiamo al sito di Bei Shan e iniziamo l’ascesa, che per fortuna dura pochi gradini. Si tratta di statue rupestri costruite a partire dall’895 d.C. senza un particolare progetto. I committenti che compaiono nei bassorilievi, seguaci del Buddhismo Mahajano o del Grande Veicolo, facevano costruire queste opere per omaggiare il Buddha. Dopo la prima raffigurazione di un generale, tutte le altre sono a carattere religioso. Purtroppo il sito è in cattivo stato di conservazione per via dei fenomeni naturali: anche se piove poco l’acqua scava profondi solchi e genera muffe. Inoltre molte statue sono state private della testa, non per scopi di lucro, ma perché si riteneva che averne una in casa proteggesse dalla cattiva sorte. I siti di questo genere nell’area sono una quindicina, ma il governo non ha fondi per curarli tutti e quindi ha chiesto la collaborazione dei contadini, che sorvegliano e segnalano eventuali problemi. Verso sera Dazu si rianima un po'. Passeggiamo lungo la via centrale tra le botteghe, suscitando la curiosità della gente: non ci sono molti stranieri qui. Da mesi non piove e la terra è così secca che si spacca. Appena inizia a tuonare la gente sorride e tende le mani alla pioggia. Però dura poco. Intanto che aspettiamo che smetta, un’anziana signora attira la nostra attenzione: prepara lecca- lecca per i bambini, per 1 yuan. Su una ruota sono disegnati svariati animali; chi acquista il dolciume fa girare una freccia posta al centro della ruota e la venditrice, che è anche un’artista, è in grado di comporre l’animale estratto dalla sorte; allo scopo utilizza un cucchiaio di caramello che sparge su un tagliere, poi velocemente disegna un gallo, un topo, un maiale. Alla fine ci appiccica uno stecco di legno e, una volta solidificata, stacca la forma perfettamente riuscita. I bambini l’afferrano e corrono via saltellando. E lei ricomincia: la freccia gira, un’altra forma, un altro bastoncino, un soldino, un altro bambino che corre via felice. Ci mettiamo in coda anche noi. Quando si fa buio compaiono le bancarelle che vendono cibo cotto al momento, la gente si siede sugli sgabelli a cenare, tutti escono a passeggiare, i negozi stanno aperti fino a tardi, si possono concludere buoni affari anche se le cose più belle costano quasi come in Italia. I genitori portano a spasso i bimbi. I piccoli sono tutti senza pannolino, portano calzoncini con un buco in corrispondenza del sederino o un grembiulino che copre solo la pancia. I più grandi sono molto curiosi di noi. Rientrando all’albergo notiamo molti locali con la luce rossa accesa e ragazze sedute su divanetti in attesa di clienti. Non ci avevamo fatto caso, sono moltissimi, inframmezzati da botteghe di articoli casalinghi e abbigliamento. Pernottiamo Hotel Dazu, 632360- Sichuan. 12° giorno: Dazu - Chongqing Pau- lamà = sei sazio? Nell’antica Cina, ma in realtà fino a pochi anni fa, ci si salutava chiedendosi reciprocamente ”Hai già mangiato?”, evidentemente pronti a offrire al conoscente a digiuno una scodella di riso. I costumi sono così mutati che ora ci si chiede reciprocamente se si è già visitato Internet. Lungo la strada che porta al sito di Baoding Shan si incontrano molti taxi “illegali”, ovvero moto che trasportano fino a cinque passeggeri, rigorosamente senza casco. Il governo lo vieterebbe, ma la disoccupazione inizia a serpeggiare e anche dopo una multa salata i tassisti ricominciano. Il sito, che si trova sulla Collina della cima preziosa, è stato costruito per volere del monaco Zhao Zhifeng tra il 1179 e il 1249 ed è un vero trattato sul Buddhismo scolpito sulla pietra. Il progetto era lasciare una testimonianza del culto buddhista cinese, che si basa sul rito indiano ma con influenze taoiste e confuciane. Gli altorilievi sono di semplice interpretazione per poter raggiungere anche gli strati più bassi della popolazione, nella maggior parte dei casi analfabeta. Scene di vita comune forniscono l’insegnamento. Il sito è protetto dall’Unesco, che sta dirigendo i lavori di restauro; e meno male, perché i primi interventi di recupero del colore sono stati devastanti. Ai piedi del sito riusciamo a contrattare sei poggia-bacchette per 50 yuan. Poi ammiriamo la nostra guida spirituale, Caterina, che con abilità e in perfetto cinese contratta per noi una bussola per il feng-shue esattamente allo stesso prezzo! Inarrivabile. Siamo davvero dilettanti al confronto. Nel vicino villaggio la siccità ha spaccato la terra, i contadini arrotondano i pochi guadagni fabbricando sedie di paglia e facendo visitare le loro povere abitazioni ai turisti. I bambini camminano scalzi e ridono della nostra curiosità per alcuni attrezzi di lavoro. Magri cagnolini razzolano nei cortili alla ricerca di pentole da cui leccare gli avanzi di cibo. In una stanzetta buia una piccola televisione trasmette uno sceneggiato. Ripartiamo in direzione Chongqing, a due ore da Dazu. Campagna, fabbriche, fondo stradale sconnesso. Grattacieli. Chongqing è una Shanghai in miniatura, ma più bruttina. Tutta un saliscendi, è l’unica città cinese senza biciclette. È al centro di una provincia vastissima, annunciata da strade sopraelevate e grattacieli che sfidano la nebbia, presente per almeno cento giorni l’anno. E in mezzo scorre lo Yangtze, il Fiume Azzurro, attraversato a nuoto da Mao in una storica foto. Ponti avveniristici si lanciano da una sponda all’altra. Qui Chan Kai Shek trasferì la sua capitale, al tempo del governo nazionalista. Poi la guerra civile e la vittoria di Mao. Sulla collina c’è una casa dove ancora si pratica il rito del tè, ma a scopo turistico. I prezzi sono folli, soprassediamo sugli acquisti nonostante ci abbiano fatto assaggiare infusi superlativi, soprattutto il ginseng oolong tea. Da quassù il panorama sulla città offre una vista esplicativa sull’impianto urbanistico e su questo tratto di fiume, che presto scomparirà per dare posto a un lago artificiale. Un pittore, su commissione statale, sta illustrando il progetto della Diga delle tre gole che sorgerà a 500 km da qui, creando un invaso che allagherà gran parte dei villaggi e della città. Sono già state evacuate 900 mila persone, entro due anni (2008) il progetto sarà concluso. Scompariranno villaggi, templi, fabbriche, le colline allagate si abbasseranno. Alcune pagode verranno smontate e ricostruite pezzo per pezzo più in alto. Questo tratto dello Yangtze che lambisce Chongqing non esisterà più. Un’opera mostruosa. La guida sta illustrando il progetto: la centrale elettrica che ne deriverà illuminerà svariate province e inquinerà molto meno di quelle a carbone diffuse in tutta la Cina. Noi siamo presi da un misto di ammirazione e sconforto, quelli del Centro sembrano orgogliosi dell’incommensurabile opera. La canna da zucchero non è mai dolce da tutte e due le parti, recita un antico detto cinese. Chissà che cambiamenti climatici porterà. Meglio non pensarci. Chongqing a sera, nelle vie del centro, offre nuovamente uno spaccato del Gigante a due velocità. Tra i grattacieli e gli shopping centre che mettono in vendita tecnologia forse più a caro prezzo che in Europa, si aggirano venditori di frutta con i bilancieri sulle spalle e vecchi alla ricerca di bottiglie di plastica. Senza contare i soliti bambini senza pannolone, con il buco nei calzoncini. Insegne al neon lampeggiano multicolori. Di notte l’effetto dei ponti illuminati, stradali e fluviali, è perfino affascinante. A Chongqing pernottiamo all'Hotel Holiday Inn (15, Nan Ping Bei Rd.). 13° giorno: Chongqing - Kunming (volo) Ni- jao = buongiorno (ma un po’ più formale) calligrafia calligrafia Dalla nostra camera d’albergo già alle 8 si vede la fila di autobus e vetture imbottigliate sull’unico ponte che porta in centro. Accanto stanno lavorando alacremente al suo ampliamento, assolutamente necessario. Sarà inaugurato il 28 agosto, perché il numero 8 porta fortuna. In mandarino si pronuncia pa e questo stesso suono vuol dire anche tesoro, soldi. Dopo un’ora anche noi siamo imbottigliati sul ponte, nel tentativo di raggiungere il centro di Chongqing. Di fronte, i grattacieli sempre più alti. Accanto alla torre del Wtc costruiranno un palazzo di 77 piani per ricordare la data dell’invasione giapponese della Cina, che avvenne il 7/7/1937. Esistono ancora le grotte costruite durante la guerra per sfuggire ai bombardamenti, trasformate oggi in negozi. Le gallerie sono molto profonde e percorrono tutta la collina, però non erano collegate tra loro e avevano una sola apertura. I giapponesi riuscirono a bombardarla e a murarci vive molte persone. La strada che percorriamo è caratterizzata da case basse e in pessimo stato. Ma sarà presto oggetto della speculazione edilizia. Una società di Hong Kong ha acquistato l’area, demoliranno e ricostruiranno, i prezzi saliranno alle stelle e già oggi c’è grande malcontento nella popolazione degli sfrattati. Nascerà infatti un quartiere lussuoso – addirittura sono stati interpellati alcuni superesperti di feng-shue, che stabiliranno come orientare le nuove costruzioni e questo darà ancora più pregio alle abitazioni – riservato ai nuovi ricchi cinesi, mentre gli sfrattati lamentano di non essere stati ricompensati adeguatamente, a differenza di quanto accaduto agli abitanti di alcuni quartieri riqualificati di Hong Kong. E sono cominciate le proteste, con scioperi e blocchi stradali. Il quartiere antico, verso il quale siamo diretti, è stato restaurato di recente ed è popolato dai giovani studenti della vicina zona universitaria. Nelle vie strette dalle case basse affacciano numerosi negozi di souvenir a buon mercato, ma appena ci si allontana dalle due strade più commerciali, la gente si dirada e, sulle mensole dei rigattieri, si possono trovare polverosi oggetti appartenuti al passato. Uomini con i bilancieri, wok che ribollono, bambini trasportati dentro gerle di vimini, fabbricanti di lecca-lecca a forma di farfalla. Si susseguono bancarelle che vendono cibo e moderni souvenir del Grande timoniere, stampato su magliette, tazze, piatti. La Storia ha un suo mercato che, a giudicare dalla recente produzione di gadget comunisti, tira benone. Dall’imbarcadero in fondo al vicolo si può prendere il battello per una breve navigazione dello Yangtze. In tre giorni si può arrivare fino alle Tre gole, luogo della diga, ma noi dovremo accontentarci di un giro di un’ora e mezza. Il fiume ha l’acqua limacciosa, color ocra, a tratti più intenso. La città vista da qui presenta aspetti sorprendenti e mostra scorci inaspettati. Ecco nuovamente il Gigante a due velocità: sulle sponde i grattacieli avveniristici, sotto i ponti e i viadotti i senzatetto, giunti dalle campagne o dalle periferie evacuate. Presto il livello dell’acqua li caccerà anche da qui per far posto a pittoreschi mercati galleggianti. Sulle rive la gente pesca o fa il bagno, mentre vecchie bagnarole rugginose con la stella rossa sul comignolo si mescolano a battelli da crociera o ristoranti galleggianti per i nuovi ricchi (10 euro a pasto). Queste anse dello Yangtze, il Fiume Azzurro studiato a scuola, quello della storica nuotata di Mao, tra poco non esisteranno più. Sommerso dall’invaso della Grande diga, il panorama cambierà completamente, o quasi. Ma il Gigante deve compiere il grande balzo, costi quel che costi. È il prezzo per l’ingresso da protagonista nel mercato globale che tutto fagocita e appiattisce. La Cina del Grande balzo voluto da Mao ha pagato a caro prezzo quella politica, ma questa, che si è aperta alla globalizzazione e in 20 anni ha raggiunto e superato l’Occidente, sta forse raccogliendo frutti migliori? Chi pagherà il prezzo? L’introduzione della proprietà privata ha aumentato il divario tra ricchi e poveri, il modello occidentale uniforma tutto schiacciando le particolarità. Il bisogno sempre maggiore di energia sta portando allo scempio del territorio e a gravi conseguenze ambientali. Ma la macchina deve andare avanti, non può fermarsi adesso e negli strati medi della popolazione circola un certo entusiasmo. Intanto, nei pressi del porticciolo, come sempre intere famiglie con bambini sono venute a fare il bagno nell’acqua fangosa dello Yangtze, i piccoli si tuffano nudi tra gli approdi dei battelli, venditori di spaghetti distribuiscono pasti per tre yuan, la funicolare fa la spola fra l’imbarcadero e la strada principale. Aspettando l’invaso della Grande diga. Prendiamo l’aereo per raggiungere Kunming, nella provincia dello Yunnan, a sudovest. Siamo nella zona di confine con la Birmania, il Laos e il Vietnam. Qui vivono ben 25 minoranze etniche. La città è a più di 1800 m e l’aria è fresca, 25 °C. In inverno il termometro non va mai sotto i 12 °C: la chiamano regione dell’eterna primavera, è sempre tutto fiorito. La zona industriale è piuttosto vasta a causa della presenza di miniere, ma Kunming si sta riconvertendo nel settore turistico. Anche qui tutti i palazzi, pure quelli più elevati, hanno le grate alle finestre. Non è per i ladri, bensì per tutelare i bambini. Da quando è stata introdotta la politica del figlio unico, nel ’78, i genitori tengono l’erede come un oggetto di cristallo. Li chiamano i piccoli imperatori. Il figlio unico ha ben sei persone attorno, i genitori e i quattro nonni, che investono tutto sul suo futuro. Spesso, quando il ragazzo ormai cresciuto va in città per studiare, la madre lo segue per poterlo accudire. Al mercatino di Beijing street alla sera si può osservare uno spaccato della società di Kunming: strade invase da bancarelle, i volti perdono la loro rotondità, sono più allungati, la carnagione è più scura. Anche l’abbigliamento cambia, le ragazze delle minoranze portano sul capo tiare colorate o foulard. Compaiono i frutti delle regioni del sud: durian e jackfruit. I bambini vengono trasportati sulle spalle dentro stoffe ricamate. Parecchie persone male in arnese rovistano tra gli avanzi o si lasciano andare sedute per terra. Alle 10 di sera scatta l’orario di chiusura, le bancarelle vengono smontate in un attimo, la merce stipata nelle scatole, si chiude tutto e si porta via. In un fuggi fuggi generale, tra bici, motorini e carretti, riprendiamo la strada per l’hotel dove, seduti in fila su bassi sgabelli, un gruppo di ciechi attendono clienti cui proporre un salutare massaggio dei piedi e della schiena. A Kunming pernottiamo all''Hotel King World (28 Baijing Rd. South). 14° giorno: Kunming giardino bonsai giardino bonsai La regione dello Yunnan confina con Laos, Birmania e Vietnam; con quest’ultimo esistono ancora tensioni ai confini controllati dai rispettivi eserciti, schierati ufficialmente per scongiurare il traffico di droga. Lo Yunnan è adiacente a quello che viene chiamato il Triangolo d’oro, zona di coltivazione dell’oppio. Il governo cinese punisce con la pena capitale i detentori di droga, ne sono sufficienti 50 grammi. Comunque, nonostante le tensioni, la frontiera vietnamita è aperta e file di camion intasano l’autostrada, però i cittadini della Repubblica Popolare si possono recare solo nel nord vietnamita, per lavoro o turismo. Attraversiamo strade di campagna e colline verdi coltivate fino sulle pendici più impervie. In Cina la maggior parte dei contadini lavora la terra con attrezzi manuali. Se venissero introdotte le macchine agricole milioni di contadini resterebbero senza lavoro, per questo il governo sta cercando di rallentare tale modernizzazione e, contestualmente, spinge queste persone a dedicarsi all’allevamento. Infatti nella regione si può trovare il formaggio di capra, inesistente altrove. Tra le minoranze etniche è in genere la donna che lavora, al punto che nell’etnia Mosuos le donne non vogliono sposarsi, ritenendo gli uomini troppo pigri: vi ricorrono solo per fare figli, poi ognuno a casa sua. Intanto il pullman attraversa una regione molto verde, coltivata in ogni angolo più recondito. Purtroppo il disboscamento determina frane a ogni pioggia, ma il governo si trova nell’impossibilità di impedire coltivazioni così estese a causa del numero elevato di bocche da sfamare. Tra le coltivazioni spicca la floricoltura, che alimenta il mercato interno e quello estero. Un accordo permette agli investitori stranieri (soprattutto olandesi) di impiantare qui le loro fabbriche a costo zero. Dopo cinque anni di attività le prime tasse, comunque molto basse. Questa politica ha una doppia ricaduta: gli abitanti locali trovano lavoro e nel contempo imparano o perfezionano nuove tecniche di coltivazione. Questa terra 270 milioni di anni fa era sommersa dal mare. L’impatto con la penisola indiana ha determinato la formazione della Foresta di pietra, a circa due ore da Kunming. In mezzo al verde spiccano pinnacoli di roccia verticali, affastellati come le colonne di una cattedrale gotica. Il paesaggio è quasi incantato, fra stretti siq e passaggi impervi si scorgono laghetti di acqua piovana o alberi contorti. I terremoti hanno spezzato le cime delle rocce che ora restano in bilico in attesa della scossa che le farà cadere. Purtroppo l’atmosfera è rovinata dal gran numero di turisti scaricati a palate dai torpedoni. Figuranti in abito tradizionale vendono souvenir a caro prezzo, sotto le vesti delle minoranze etniche spuntano scarpe da tennis e bermuda. L’insieme è molto poco spontaneo e lontanissimo dall’autenticità dei venditori del mercatino serale di Kunming. Tornando in città si può visitare il Tempio d’oro taoista, costruito nel 1671 sulla Collina della fenice che canta. Ci accoglie il bel portale colorato. All’interno il padiglione d’oro è interamente in bronzo, dalla sua lucentezza deriva il nome. La struttura è piccola ed è immersa in un giardino di bouganville, ginko e bonsai. C’è pace e finalmente non c’è troppa gente. Non è così alle Colline occidentali, che si estendono lungo le rive occidentali del lago Dian. Il percorso è gradevole, una strada si snoda lungo il pendio tra alberi abitati da scoiattoli. Poi inizia una scalinata veramente gremita di persone e il percorso si inoltra in una galleria scavata sul fianco della montagna, con ampi scorci sul lago più in basso. Ogni tanto una piccola pagoda ospita una o più divinità. In alto la Porta del drago, sull’architrave una perla portafortuna che tutti vogliono toccare (pare che cambi la vita), facendosi immortalare in una fotografia. Si crea una certa coda. Il rientro a Kunming è difficoltoso. Lavori in corso ci obbligano a percorrere uno sterrato intrappolati tra i camion. Una svolta nella periferia è l’unico modo per cavarsela. Ma lo spettacolo teatrale di stasera è irrimediabilmente perduto, non arriveremo mai in tempo. 15° giorno: Kunming - Guilin (volo) L’estate nello Yunnan è il periodo più piovoso dell’anno. Infatti stamani piove. Nel quartiere delle residenze di lusso stanno costruendo ville su ville, una nuova stazione ferroviaria, autostrade. La globalizzazione ha portato lo stile occidentale dove prima c’erano risaie e laghi pescosi. Il paesaggio sta cambiando rapidamente aspetto e le tradizioni vacillano. Al Museo delle minoranze etniche si possono vedere finalmente i veri abiti e gli strumenti musicali originali, quelli che a Kunming e dintorni non si vedono più, a meno che non ci si addentri nel territorio dello Yunnan. Il progressivo inurbamento delle popolazioni di etnia non Han fa sì che si rischi di perdere la cultura e l’artigianato delle minoranze, soprattutto nell’arte tessile. Il museo si preoccupa di tenere vive queste tradizioni e offre un’esposizione degli abiti multicolori dell’etnia Miao, Yao o Sani, le vesti dei religiosi (preziose sete ricamate), gli abiti per le nozze e quelli per chi ancora non è accasato, il vestito rituale dello sciamano con tanto di zampe di gallina appese al copricapo. E poi la Cina è grande, è un insieme di popoli, ecco allora gli abiti di tibetani, uyguri, kazaki, kirghizi e mongoli. Vicino alla periferia la gente si dirada, il ritmo sembra meno frenetico, nei negozi si trovano prezzi più bassi. Intorno al lago Dian c’è un parco dove sorge il Tempio della grande vista. Fra giardini di bouganville si aprono ampi scorci su distese di fiori di loto rosa, appena sbocciati. Gli anziani possono entrare gratuitamente e animano il parco, seduti ai bassi tavolini, giocando interminabili partite a carte o a domino. Si sono portati il pasto da casa, a mezzogiorno apparecchiano e mangiano insieme mentre un gruppo di signore, a tempo di musica, sta provando per un defilé. In Cina la maggior parte della popolazione è atea, ma negli ultimi anni il governo sta ammorbidendo un po’ la mano sui culti religiosi e qualcuno sta riscoprendo i templi. Quello di Yuen Ton Me (Monastero con dietro il monte) è buddhista e, per fortuna, è un po’ fuori dalle rotte turistiche. Il padiglione centrale è dedicato al culto della dea Kalì. Il buddhismo, che origina dall’induismo, fu introdotto in Cina da alcuni monaci che ignoravano la natura distruttrice della dea Kalì, perciò ancora adesso è venerata. Mentre siamo tutti con il naso per aria a osservare draghi colorati e statue dorate, una fila di signore anziane con un mantello scuro passa accanto a noi. Si riuniscono per la preghiera. Suoni di tamburi sono accompagnati da loro canti. Un altro salto. L’aereo ci porta in poco più di un’ora a Guilin, nella provincia del Guangxi, regione autonoma del sud della Cina. Guilin significa bosco di osmanthus, alberi che fioriscono in autunno e spandono nell’aria un profumo dolce e delicato. La popolazione di questa zona è per la maggior parte di etnia zhuang ed è mescolata ai vietnamiti, con cui condividono larga parte del confine. Visi scuri, occhi grandi. Di qui passa il Tropico del Cancro: clima caldo e umido, coltivazioni di riso, canna da zucchero e frutta tropicale. Nella foschia compaiono le colline a forma di pan di zucchero, sono talmente numerose che si è optato per un numero simbolico: 333.333! Se vi par poco! La città è molto cambiata negli ultimi anni ed è parecchio animata. Le vecchie casupole sono state abbattute per costruire un lungolago intorno al quale passeggiare la sera. Localini ripuliti, battellini per il giro notturno intorno a giochi di fontane con musica e colori. Nelle vie del centro si snoda un mercatino che è lungo 2 km, dove si possono trovare le più impensabili assurdità: chi ha resistito fin qui all’acquisto inutile ma bizzarro adesso capitola e lo fa con la gioia di un bambino nel paese dei balocchi. Ninnoli di tutti i generi, specchietti, porcellane, miniature. Vestitini da Mandarino per avvolgere le bottiglie di vino, fermagli, pettini, pezzi di giada che probabilmente è vetro o volgarissima pietra, orologi con l’effigie di Mao che saluta il popolo mentre la stella rossa scandisce i secondi. La cosa più inutile e ridicola, il pipì-boy, si rivela essere l’unico oggetto con una sua dignità: serve per testare la temperatura dell’acqua per il tè. Contrattare è un obbligo, sono gli stessi venditori che invitano a farlo, porgendo carta e penna e sorridendo gentili, talvolta sganasciandosi per un rilancio ritenuto ridicolo, ma che accettano, alla fine. Sul laghetto si spengono le ultime luci, mentre la brezza porta il profumo degli osmanti. Anche noi andiamo a nanna (Hotel Bravo, 14 Ronghulu Xiangshanqu Rd). 16° giorno: Guilin (navigazione sul fiume Li) bimbe bimbe Guilin è stata la prima città cinese che Mao fece aprire al turismo negli anni ’70. Le bellezze naturali e la sua condizione di regione autonoma hanno permesso l’apertura ai visitatori stranieri. Oggi Guilin ha mutato aspetto, dal 1998 lo sviluppo edilizio ha progredito costantemente, ma con criterio, c’è un vincolo per la salvaguardia del paesaggio e si capisce perché: le colline di Guilin sono famose per la loro particolarità, non si possono costruire grattacieli che ne offuschino la vista. Percorriamo viali alberati di canfore e osmanthus per lasciare la città e raggiungere, dopo 38 km, l’imbarcadero. Saliremo su un battello per navigare il fiume Li, affluente del Fiume delle perle, collegato a nord allo Yangtze da un canale voluto dal Primo imperatore e che gli permise di invadere questa regione, annettendola al Regno: Li vuol dire separato, infatti. Il canale del 200 a.C. è ancora funzionante. Nel mese di agosto c’è molto turismo (ma no?), soprattutto interno (lo sospettavamo), tanto che partono anche più di cento battelli al giorno (è quello che temiamo!), una lunga processione che scivola sull’acqua lentamente (siamo rassegnati a stare in coda anche oggi, sul fiume!). La realtà, per fortuna, è meno tragica: le acque sono dignitosamente libere, a parte un paio di traghetti che ci precedono. Nelle cucine, intanto, si comincia di buon’ora a preparare il pranzo per tutti i passeggeri: si possono gustare specialità come gamberi, tartarughe, castagne di mare, serpenti. I prezzi sono da ristorante italiano e non proprio una trattoria: sorvoliamo sulle scelte più esotiche, anche perché dovremmo ordinare adesso, alle 9 del mattino, e il serpente non ci solletica l’appetito, almeno non a quest’ora. I turisti cominciano ad accalcarsi sul ponte per ammirare le colline che ricordano il Pan di Zucchero di Rio de Janeiro e che spuntano dal fiume, disegnando anse e figure fantasiose. L’umidità sparge una foschia che rende il paesaggio quasi onirico. È per questa bellezza che le colline di Guilin hanno fornito ispirazione a pittori e illustratori di tutta la Cina e sono state stampate perfino sulla banconota da 20 yuan. Lungo le sponde i bufali fanno il bagno, le donne dei villaggi lavano i panni. Ad ogni attracco file di cormorani legati insieme attendono la sera per essere mandati a pescare. Bambù a coda di pavone ombreggiano le rive e su zattere, sempre di bambù, gli uomini navigano il fiume, si attaccano ai battelli per vendere souvenir ai turisti: Buddha di legno, finte ametiste di sale colorato che si sciolgono con l’acqua. Una navigazione così suggestiva merita un brindisi, che in realtà è un alibi per assaggiare la grappa di serpente e il vino di osmanthus. Molto buoni entrambi. Dopo circa cinque ore di placida navigazione, godibile nonostante la quantità di battelli, sbarchiamo in un paesotto un tempo abitato da pescatori. Adesso l’invasione del turismo l’ha trasformato in un mercato di souvenir a caro prezzo. In mezzo a tutto questo commercio vecchie signore, che non sono riuscite a fare fortuna con un’attività privata, sono costrette a fermare i turisti per vendere ventagli. L’atmosfera non invoglia all’acquisto e quindi ci accoccoliamo in riva al laghetto in compagnia di un vecchio che suona un’antica litania, tra colline a panettone che si specchiano nell’acqua. Rientrando a Guilin attraversiamo campagne coltivate a riso. Ai tempi di Mao ogni provincia aveva il compito di dedicarsi ad una determinata produzione e solo a quella. Nella zona di Guilin la produzione era il riso. Non c’era spazio per alcuna iniziativa personale, salvo esporsi a pene severissime. Alla lunga, però, queste prassi non permettevano la crescita. Lavorare poco o tanto non era importante, anche se in questo modo si tenevano unite tutte le province rendendole interdipendenti, un po’ come in Urss. Fu proprio da Guilin che partì una coraggiosa rivoluzione, che funzionò e fu in seguito estesa a tutta la Cina. Oggi la proprietà dei terreni resta statale ed è equamente suddivisa, ma ogni famiglia può scegliere cosa farne. Chi ha maggiore spirito di intraprendenza, una volta pagate le tasse allo Stato, può tenere per sé quello che avanza. Quando arriviamo in città c’è giusto il tempo per un massaggio. La scuola di Guilin è fra le più rinomate di tutta la Cina. In questo paese è assolutamente naturale incontrare gli amici e, invece di bere qualcosa al bar, ritrovarsi in una sala per il massaggio. Sperimentiamo. Siamo in otto ed ecco pronte otto poltroncine di bambù con i cuscini, otto lavandini dove tenere a bagno i piedi nell’acqua verde per gli infusi di erbe mediche, otto sgabelli e otto massaggiatori. Sulla mappa della riflessologia plantare possiamo scoprire tutti i punti deboli del nostro organismo, dipende dove duole maggiormente il piede sottoposto alla pressione dei masseur. Considerati i dolori sparsi ovunque, siamo convinti di essere ormai malatissimi, se non già defunti! Urge un check-up al ritorno in patria. I massaggiatori procedono inesorabili. Premono, scuotono, pestano sotto la pianta dei piedi, tirano una per una tutte le falangi. E noi otto lì, con i pantaloni tirati su fino al ginocchio a soffrire… però le gambe si fanno via via più leggere. Poi è la volta del massaggio totale, ecco pronti otto lettini. Ci sdraiamo vestiti, ci coprono con un telo di spugna e via al trattamento: faccia, testa, collo, schiena, gambe. E di nuovo premi, tira, scuoti. Riusciremo ad alzarci da qui? Non sembra vero, una volta finito, dopo un’ora, ci si sente leggeri come su una nuvola. Ben 120 yuan in tutto (si fa per dire), ovvero 12 euro. Più una piccola mancia per i massaggiatori. Si sono fatti un mazzo così, chissà quante ore al giorno lavorano. E, soprattutto, quanto guadagnano? A giudicare dalle loro espressioni, non molto. Un tempo a Guilin si pescava con il cormorano. Adesso questa attività è confinata soprattutto nei villaggi lungo le rive del fiume Li mentre qui in città la pesca viene esibita solo per i turisti. Quando fa buio prendiamo un battellino e usciamo nuovamente sul fiume Li, in un tratto vicino alla città, sulla scia di due zattere di bambù sopra cui stanno pescatori e cormorani. A questi ultimi hanno legato al collo uno spago che li lascia liberi di respirare, ma non di inghiottire pesci di grandi dimensioni, solo i più piccoli. Quando pescano una bella preda, quindi, questa viene recuperata dai pescatori. Sotto la luce delle lampare si affollano i pesci e i cormorani affamati si tuffano; riemergono con il collo deformato dal pesce appena catturato che gli verrà sottratto subito. E via, di nuovo, un altro tuffo, un altro pesce, un’altra sottrazione. Piano piano il cesto si riempie. Alla fine della pesca verrà tolto il cordino e i cormorani saranno liberi di mangiare a volontà, ma non di fuggire. Una seconda cordicella legata a una zampa li tiene incatenati a vita alla barca. Di notte la città di Guilin è tutta una luce. La municipalità ha fatto del suo meglio per darle un aspetto gradevole e accogliente. E c’è riuscita… secondo il gusto per l’estetica tipicamente cinese! Negli anni scorsi sono state costruite le Pagode del sole e della luna: ai piedi delle colline curatissimi giardini sono illuminati da luci colorate mentre panchine a forma di maiale, di cigno o di rospo accolgono i passanti. Qua e là la gente si ritrova, la sera, per cantare e suonare, in nostro onore intonano un canto di Natale. In fondo ai giardini si apre una finta cascata, sul canale sono stati costruiti ponti in stile inglese, francese, cinese. Sembra di essere entrati dentro un acquerello dai colori tenui e dalle forme vaporose, sotto le fronde degli alberi di osmanthus e canfora. Questa è la Cina. Talmente oltre che non finisce mai di stupire. Il processo, naturalmente, ha più di un neo. L’ingresso nel mercato globale ha portato benessere ma creato forti disuguaglianze. È sempre la stessa storia dappertutto. Il socialismo sembra essere un ricordo, qui, in compenso adesso ci sono bambini che alle 11 di sera sono ancora per strada da soli, a vendere fiori. Ma si accontentano volentieri di qualche coccola, anche i più grandi. Possibile che non ci sia un’altra via? 17° giorno: Guilin ballerine del teatro tradizionale cinese ballerine del teatro tradizionale cinese La zona di Guilin millenni fa era sommersa dalle acque. Per questo e per la natura calcarea delle rocce, quando si sono formate le colline dentro ognuna si è aperta una grotta. Durante la Seconda guerra mondiale le grotte vennero usate come rifugio dai bombardamenti giapponesi; adesso gli speleologi le stanno studiando e qualcuna è aperta al turismo. Visitiamo la Grotta del flauto di canna di bambù, una delle più grandi. Negli ampi spazi interni l’attività di percolamento si è quasi esaurita. Le strutture formate da stalattiti e stalagmiti sono simili a canne di bambù, ma la fantasia cinese si è espressa copiosamente. A ogni sosta si accendono luci al neon colorate per illuminare formazioni battezzate con nomi curiosi: il leone, le verdure, il pupazzo di neve. C’è perfino lo skyline di Manhattan riflesso in un laghetto, e, con un colpo da maestro, sulle stalagmiti sono state accese le lucine rosse per gli elicotteri! Non mancano registrazioni di uccellini e flauti. All’uscita della grotta, il cui allestimento – che piaccia o no – è comunque unico, dobbiamo dominare le venditrici di fischietti che nel frattempo hanno notevolmente ridotto il prezzo della loro mercanzia rispetto a mezz’ora fa ma si sono fatte molto incalzanti. La strada per tornare passa tra le risaie e le coltivazioni di castagne d’acqua dove i contadini scalzi stanno raccogliendo il riso in piccole fascine per separare le spighe dai chicchi. Sulla strada del ritorno c’è una fabbrica di perle vere, di quelle che vengono estratte dall’ostrica sotto i nostri occhi e si sente pure il profumo del mare. Non siamo interessati all’acquisto, ma la cosa divertente è la sfilata che hanno organizzato per noi, con alcune ragazze che esibiscono i gioielli esposti in fabbrica. Ce n’è una che non ce la fa più a trattenersi e, a tratti, scoppia a ridere davanti alle nostre facce divertite. A Guilin per la verità non c’è più molto di eclatante da vedere e a una certa ora inizia a fare davvero molto caldo. Cerchiamo riparo sotto gli alberi passeggiando sul lungofiume della Collina della proboscide dell’elefante, ma con scarso successo. La Collina di Fu Bo, invece, offre come unica attrattiva il panorama. All’interno della Grotta della perla restituita sono scolpiti alcuni Buddha taoisti parzialmente distrutti durante la Rivoluzione culturale e ricostruiti con poco criterio. Alcune leggende legate al nome della grotta narrano dell’imperatore che gettò perle avute in dono dai nemici nel fiume, scoprendo che erano false. Altre parlano di un bambino che rubò la perla a un drago travestito da pescatore e poi gliela restituì. O, ancora, fu un pescatore sfortunato che, trovata una perla preziosa nelle sue reti, la restituì al fiume, guadagnandosi fortuna per tutto il resto della vita. La Cina – ma tutto l’Oriente, in verità – è ricco di storie, favole da offrire ai bambini per insegnare loro il rispetto dell’altro e valori universali quali la pace, la rettitudine, la dignità. Tra tutte le visite di oggi merita un cenno la lezione di dipinto che ci ha impartito un professore di pittura dell’Accademia di Belle arti di Guilin. Gli strumenti sono belli e raffinati. Lunghi pennelli dalle setole flessibili e duttili lasciano tratti precisi sulla carta, sottile come un velo. Inchiostri da sciogliere su pietre nere e scolpite, su ogni bacchetta di colore un dragone dorato che si consumerà con l’uso. Simboli. Come quelli che prendono forma sulla carta: il bambù rappresenta l’umiltà, un tronco cavo da riempire di conoscenza. Il fiore di pesco, come il pino, indica la capacità di resistere alle avversità, perché cresce in qualunque condizione. Il crisantemo: la lungimiranza, la capacità di non fermarsi al primo aspetto, ma di saper guardare oltre. E poi, con due tocchi di pennello, compaiono le colline a Pan di zucchero di Guilin, che si perdono nella nebbiolina, e il fiume Li con i bufali che si riflettono nelle sue acque. Il maestro chiama qualcuno a provare. Che vergogna: tocca a me. Però il tronco di bambù l’ho fatto bene, per le foglie ci vuole tecnica. L’ho capito, anche se il maestro mi spiegava tutto in cinese. Alla fine ci ha regalato il disegno, al posto dell’ideogramma mi ha concesso di scrivere il mio nome: è il più prezioso di tutto l’atelier! In questa stagione all’improvviso scoppiano temporali che costringono a soste forzate. Ma durano poco. Appena spiove si può passeggiare per le vie del centro. Guilin è una città piccola per gli standard cinesi, solo 600 mila abitanti, come Genova. Gli ampi viali sono trafficati e per attraversare è bene usare i sottopassaggi, però l’orientamento può risentirne. Sotto il livello stradale ci sono bancarelle e negozi che distraggono, è facile riemergere dalla parte sbagliata e trovarsi a percorrere una via priva di riferimenti, soprattutto se la bussola interna si è momentaneamente smarrita. In questi casi è meglio optare per l’attraversamento in superficie, tenendo presente però l’ammonimento: noi passiamo, loro non fermano! È bene accodarsi a un gruppo di cinesi e procedere uniti, loro sanno come fare e mai come in questi casi l’unione fa la forza! Ci sono pochi stranieri in centro, a parte noi. Infatti la gente ci osserva, qualcuno di sottecchi, divertiti e incuriositi; altri salutano apertamente. Stasera il teatro locale offre uno spettacolo di danze etniche, non ci lasciamo scappare l’occasione. Il teatro in Cina è una tradizione ed è anche un’esperienza da non perdere, non solo perché trasmette un aspetto della cultura del popolo, ma anche per lo spaccato di società che offre. Eccoci qui, mescolati con i cinesi, con in mano la bottiglietta d’acqua offerta all’ingresso. Lo spettacolo inizia alle otto e dura poco più di un’ora. Come si abbassano le luci, la gente inizia a parlare, a mangiare, a bere. Come siamo lontani dai nostri teatri, dove gli spettatori hanno l’aria più seriosa che divertita e hanno studiato la toilette più adeguata per una settimana! Qui il teatro propone spettacoli davvero per tutti, è una forma d’arte autenticamente popolare. Trattandosi di danze e canti della tradizione delle varie etnie, su un display luminoso scorrono scritte in cinese e inglese per spiegare al pubblico il significato di ciò che viene rappresentato. Dal momento che tutti parlano, chi di noi conosce l’inglese traduce per tutti gli altri. (prezzo del biglietto 160 yuan, 16 euro). E lo spettacolo ha inizio! I ballerini sono acrobati contorsionisti, volano, formano piramidi umane, compiono arabesque sulle punte restando in equilibrio sulla spalla o sulla testa del compagno. Costumi tradizionali, copricapi d’argento tintinnanti, maschere che cambiano con un movimento brusco del capo: ma come faranno? I popoli che vivono sotto le montagne del Dragon Back (la Schiena del Dragone) aspettano la Fenice che vola appesa a stole di seta, rullano i tamburi, danzano le Apsara. Si raccoglie il riso, le donne scendono dalle montagne con i bilancieri, lavano i lunghi capelli nel fiume Li, pescano. Sfilano le etnie Zhuang, Yao, Miao, fino alla festa di matrimonio finale: qualche spettatore viene portato sul palco per partecipare alle danze. Palle di seta vengono lanciate in platea, tutti saltano per prenderle: secondo la tradizione è la ragazza che sceglie il fidanzato, durante le feste popolari, quando i giovani possono incontrarsi, lanciandogli appunto una palla di seta. I canti sono un misto di cultura popolare con un commento musicale moderno, un’incongruenza che qui ha il suo fascino. Alla fine le ballerine sfilano tra il pubblico e lo precedono nell’atrio, dove sostano per farsi fotografare con la gente che, entusiasta, fa a gomitate per conquistarsi un posto accanto a loro, belle come angeli tra la folla in abiti dimessi. Usciamo inebriati e felici, peccato sia durato solo un’ora. Con il sorriso che stenta a lasciarci e gli occhi ancora pieni di colori, ci buttiamo tra le bancarelle che dopo le 19 occupano la strada confinando il traffico in due sole corsie. Siamo agli sgoccioli del viaggio e bisogna pensare ai regali. Gli orologi di Mao che saluta con il pugno e la stella rossa che scandisce i secondi vanno a ruba. Ormai siamo avvezzi al gioco della contrattazione, alle risate di rito del venditore alla nostra prima controfferta, alla gente che si ferma curiosa per assistere. Tutto si svolge in un clima allegro, compreremmo qualunque cosa a questo punto. Alla fine il sacchetto è pieno: sei orologi di Mao, un copribottiglia con berretto da Mandarino, una bambolina in abito tradizionale che non ci saremmo mai aspettati di comprare nella vita e un anello di finta giada. Rientriamo in albergo chiacchierando piacevolmente tra i vialetti del lungolago. 18° giorno: Guilin - Shanghai (volo) Mentre ci accompagna all’aeroporto, la guida cerca di riassumere brevemente la storia della Cina. Difficile in pochi minuti sintetizzare un periodo di 4000 anni, ma ancora più complicato dare un’interpretazione dei fatti più recenti in un Paese dove governa un solo partito. Come raccontare gli errori della Rivoluzione culturale senza criticare il padre della Repubblica Popolare Cinese, Mao? Come riferire i fatti di piazza Tienanmen? Lo fa abilmente la guida. Il Paese è una realtà molto complessa e in questi casi la ragion di Stato ha il sopravvento: non si può rischiare il caos e far precipitare la Cina nella fame e nell’arretratezza. Visto da questa prospettiva, non fa una piega. La Storia da una parte e la gente comune dall’altra: gli incroci, da sempre, sono molto pericolosi, per i comuni mortali. Non è facile capire o, meglio, accettare, soprattutto se si pensa che a Tienanmen sono morti centinaia di ragazzi per ottenere diritti che oggi, in Cina, a distanza di 17 anni, sembrano acquisiti o sul punto di maturare definitivamente. Qui si ricordano ancora le parole di Deng Zhiao Ping, ovvero dell’uomo che guidò la repressione del 1989: guadiamo il fiume toccando i sassi. Non sappiamo come andranno le riforme, dobbiamo procedere con cautela. Quello che nell’ex Urss, per esempio, non sono riusciti a fare. L’aeroporto di Guilin è anonimo come tutti gli aeroporti, ma il duty free merita una visita per via dell’offerta commerciale: almeno qui la globalizzazione non è arrivata del tutto. Buste di plastica sottovuoto contengono “essenze” per aromatizzare la grappa: serpenti, pipistrelli, stelle marine e altre amene bestiole essiccate e non facilmente identificabili (forse è meglio così). Meriterebbe l’acquisto, ma alla dogana probabilmente ci requisirebbero tutto, appioppandoci anche una bella multa. Arriviamo a Shanghai all’ora di pranzo, fa caldo e finalmente c’è il sole. Così la temperatura è ancora più rovente. La città lascia a bocca aperta già a prima vista. Grattacieli che sfidano le nuvole, dalle forme più strane: facciate curve, ritorte, grande impiego di metallo e vetro. È tutto vero o siamo sul set di un film di fantascienza? La visita comincia dal Museo storico archeologico, una struttura molto grande che ci costringe a scegliere solo due sale: bronzi e sculture. Vasi per il vino e scodelle, o meglio bacili, decorati con il metodo della matrice a stampa, tamburi, campane, statuaria buddhista in legno o pietra. Il tempo passa rapido, alle 17 in punto tutti fuori, compresa la lunga fila dei guardiani in divisa blu che smonta dal lavoro composta. Prima di sera accompagniamo due amici che conoscono bene Shanghai dal sarto. L’artigiano si è trasferito da quando sono iniziati i lavori per l’ampliamento della metropolitana, da ultimare per i Giochi del 2008. Lo cerchiamo al nuovo indirizzo, ma domani andrà via pure da lì. I venditori di tarocchi, sloggiati dalle loro botteghe, ci fermano continuamente e con insistenza per portarci nelle piccole abitazioni nascoste dove vendono borse e finte griffe. Proseguiamo imperterriti. Ecco il sarto. Una bottega piccola, un caldo infernale, il piccolo condizionatore smuove l’aria solo in un punto, del resto manca del tutto la porta e il caldo umido è libero di entrare. Vestiti appesi alle pareti, gonne, maglie, camicette. Alla fine la contrattazione divertente ed estenuante: usciamo con una borsata di vestiti. Percorso rapido all’indietro tra magazzini di grandi firme e venditori ambulanti. Veloci, presto! Tra poco inizia lo spettacolo del Circo acrobatico! Il Grande teatro (28 euro primo settore, 20 euro secondo settore, 16 euro terzo settore) in realtà ha una platea piuttosto piccola dove siedono soprattutto turisti stranieri. Una fila di greci davanti a noi. Il primo numero non inizia benissimo, una ballerina cade nel tentativo di camminare sulla testa delle compagne girando contemporaneamente otto piattini posati su altrettanti bastoni. Ma si riprende subito e le acrobazie si susseguono in un crescendo. Numeri di alta scuola, talvolta ironici, altre volte romantici o di suspence, come la performance finale con quattro motociclisti dentro una grande sfera di metallo. Quando gli artisti volano appesi a stole di seta sfiorano le teste delle prime file. Sono flessibili e forti nello stesso tempo. Equilibrismi e contorsionismi così al limite che a volte non si riesce a capire come siano messi. E, appena finisce lo spettacolo, sono pronti nell’atrio a vendere il dvd del loro spettacolo, senza nemmeno il fiatone. Il risultato di una disciplina ferrea e di una forza di volontà e una determinazione che sembra contraddistinguere il popolo cinese. Gli artisti del circo sono poco più che ragazzi, alcuni proprio bambini. Ceniamo nella terrazza girevole dell’hotel (Hotel Jingjiang Tower 161, Changlelu Luwanqu), Shanghai offre uno spettacolo unico di notte: illuminata ai nostri piedi, ci dà un assaggio di quello che sarà la Cina del futuro. Sopraelevate si incrociano a disegnare ideogrammi blu elettrico e un fiume dorato di auto scorre in mezzo a una foresta di grattacieli dalle insegne che dipingono la notte. 19° giorno: Shanghai panda panda La città dista 30 km dal mare. Shanghai significa infatti città sul mare, ma le distanze in Cina hanno un altro valore rispetto all’Europa. E dal Mar Cinese Orientale arriva tutta l’umidità possibile: 36 °C, 90% di umidità. Sul Bund si muore di caldo già alle 9, gli edifici di Pudong emergono dalla foschia nonostante siano solo al di là del fiume. I cinesi, le donne soprattutto, girano con l’ombrellino aperto per ripararsi dal sole che le farebbe abbronzare: amano la pelle bianca color porcellana, che schiariscono ulteriormente con una crema alle perle. Nelle profumerie una nota marca di cosmetici francese commercializza prodotti schiarenti che in Europa fallirebbero dopo una settimana. Il Bund è semplicemente spettacolare. La fila di edifici della zona vecchia è stata edificata nel 1800, all’epoca del protettorato inglese e francese, e i palazzi sono in pieno stile europeo. Spicca il Peace hotel, dove ogni sera si esibisce un’orchestrina jazz anni ’20. Di fronte lo skyline per eccellenza di Pudong: grattacieli altissimi, dalle silhouette avveniristiche, finiscono con l’affascinare anche chi ha creduto fino a questo momento di non amare questo genere di architettura. In primo piano la Torre della televisione e il Centro conferenze. E in mezzo scorre il fiume, solcato da chiatte nere come la pece. Le due sponde sono unite da sei ponti e da 15 tunnel sottofluviali, che nel 2010, per l’Esposizione universale, saranno 51! La Cina del Grande balzo, appunto. Ma nella città del futuro si trovano ancora segni del passato, anche se recente. Il Tempio del Buddha di giada è stato costruito nel 1918, anche se sembra più antico. Già lungo la strada le botteghe vendono oggettistica religiosa e cd di musica sacra. L’interno è come sempre scandito in più padiglioni che ospitano rappresentazioni delle emanazioni del Buddha e Guardiani. La statua del Buddha di giada si trova in una stanza del primo piano dell’edificio centrale: è stata scolpita in un unico blocco di pietra birmana, molto apprezzata in questa zona della Cina. In realtà ci sono altre statue di giada, molto belle, intorno alle quali è fiorito il commercio e sono perciò un po’ soffocate da vetrine di oggetti antichi o gioielli, che stonano un po’ con il culto. Ma non dimentichiamoci che la Cina resta un Paese comunista, quindi ateo. A poca distanza dal tempio si apre un cancello anonimo. Chiedendo alla guida si può salire in una delle apparenti abitazioni e scoprire anche qui il regno del tarocco: abiti, scarpe e accessori. Prezzi sicuramente più bassi che in Italia, comunque alti per chi immaginava grandi affari a cifre ridicole. I negozi ufficiali a Shanghai propongono invece prodotti di seta e cachemire, di ottima qualità, ma lo stile incontra poco il gusto italiano, salvo capi molto classici. La zona della Città vecchia sembra essere preservata dai grattacieli. Case basse, strade strette, carretti, biciclette, macchine strombazzanti. Botteghe di ferramenta e casalinghi lontani dal genere turistico, dove si possono trovare autentiche stoviglie e wok. Ma nel cuore della zona vecchia i vicoli stanno riacquistando l’antico splendore. Muratori e imbianchini popolano le impalcature muovendosi sopra i negozietti di souvenir e gelaterie di marchio europeo, carissime. Un flusso costante di persone percorre il Ponte delle nove curve che, sospeso su un laghetto, conduce al Giardino del Mandarino. All’interno alberi bassi, la Sala delle tre spighe, gli specchi davanti alla porta per allontanare gli spiriti. Nei fossati pesci rossi, che sono segno di abbondanza e per questo cibo preferito per festeggiare il Capodanno cinese. Vialetti e ponticelli. La Pagoda della luna e il dragone che corre sui muri di cinta, ma con quattro artigli soltanto, per non dispiacere all’imperatore, l’unico che può cingere le sue mura con questo simbolo. I giardini con i bonsai invitano alla sosta nella calura estiva mentre fuori, per le vie, la gente va e viene senza posa. Ma lo spettacolo da fuoco artificiale Shanghai lo offre appena si fa buio. Raggiungiamo Pudong attraverso uno dei suoi sei tunnel sottofluviali. 15 anni fa qui non c’era niente, adesso i grattacieli altissimi sono tutti illuminati. I prezzi di questo quartiere moderno e tecnologico sono di circa 16.000 euro al metro quadro. Per dare un’idea, un appartamento piccolo è di almeno 200 mq. Quando il pullman ci scarica sotto la Jin Mao tower e solleviamo lo sguardo non lo vediamo finire! Uno, due, tre… 88 piani di acciaio e vetro strutturale. Il quarto più alto del mondo. Circa 420 metri che sfidano il cielo, una pagoda rielaborata al computer. L’ascensore per salire fino alla cima (50 yuan il biglietto) impiega 45 secondi viaggiando a una velocità di 9 metri al secondo. Dall’alto fronteggiamo la Torre della televisione tutta illuminata e, sull’altra sponda, i palazzi ottocenteschi del Bund. Da quassù gli altri grattacieli sembrano perfino bassi. E se ne costruiscono altri: squadre di operai sono al lavoro giorno e notte, pesanti gru girano i loro bracci metallici incessantemente, nel buio le luci psichedeliche delle fiamme ossidriche, moderni fuochi artificiali, a dare forma al miracolo cinese. Un fiume dorato di auto cola come lava incandescente dalle vie del centro, sembra di essere dentro un videogame. Altri 45 secondi e siamo di nuovo a terra e dal Piccolo Bund possiamo ammirare meglio i palazzi di fronte, il traffico di battelli illuminati a festa e di chiatte che scivolano sul fiume. Ma quanta energia serve per illuminare tutta questa città? Quanto carbone e petrolio occorre bruciare? Meglio non pensarci. Nel Quartiere francese le abitazioni di pietra restaurate sono basse, una serie di vie, ristoranti e localini, bar e gelaterie. Anche la folla qui cambia totalmente aspetto, un'altra Cina: eleganti e silenziose coppie siedono nei dehor chiacchierando sottovoce come fossero in un caffè parigino. Ma appena girato l’angolo di una via, ecco un pezzo di Cina storica: la sede dove è nato il Partito Comunista. Dopo cena è un peccato lasciare le luci della Shanghai by night. Una passeggiata in via Nanchino tra le insegne multicolori delle grandi marche dell’elettronica e dell’abbigliamento, i ragazzi dei ristoranti che cercano di procacciare clienti, i venditori di falsi che sventolano i cataloghi della loro mercanzia sotto gli occhi dei turisti. L’umidità invade le strade generando spossatezza, qualcuno cerca ristoro sdraiato sulle panchine di granito. Ci incamminiamo per tornare all’hotel a piedi, ma le distanze in Cina non sono da sottovalutare, meglio prendere un taxi per la stratosferica spesa di 12 yuan (1 euro). 20° giorno: Shanghai - Zhujiajiao - Shangai Tai chi Tai chi Come tutti i Paesi che si rispettino, anche la Cina ha una città paragonabile a Venezia. Si trova vicino a Shanghai ed è caratterizzata da piccoli canali e ponticelli: si chiama Zhujiajiao. Ovviamente non ha nulla a che vedere con il capoluogo lagunare, ma è davvero molto godibile per via delle sue casette basse con il tetto a pagoda e la tranquillità che vi regna. Per bilanciare l’idillio dobbiamo ammettere che è anche la città più calda e umida della Cina. Nelle viuzze centrali molte botteghe di souvenir e piccole rosticcerie dove stanno cuocendo stinco di maiale e involtini di foglie di loto ripiene di carne e riso. Case da tè dal mobilio di legno, lo sciacquettio dell’acqua nei canali appena smossa da piccole imbarcazioni di legno simili a gondole. Appena lasciate le viuzze centrali, il silenzio si appropria delle case: si cucina, si mangia, si stendono i panni. Cani pechinesi si sdraiano all’ombra, una signora spenna un pollo, il venditore di angurie pedala sul suo carretto avvisando a gran voce le massaie del suo passaggio. Sbirciando dentro le piccole porte aperte si scorge una stanza e un lungo corridoio che dà su un cortile, gli anziani seduti sulle sedie chiacchierano, giocano a carte, qualcuno già pranza, altri dormono. Non sono neanche le 11. Alcune vecchiette vanno incontro ai turisti con un sacchetto di pesciolini: porta bene liberarli nel fiume dall’alto del ponte. Naturalmente lo facciamo anche noi e il pesce vola fin dentro l’acqua, non lo vediamo più: neanche un saluto, un grazie… sarà sopravvissuto all’impatto? Si, è probabile: domani sarà dentro un altro sacchetto di plastica e si prenderà una panciata di paura precipitando giù nel fiume un’altra volta. Oggi riusciamo perfino a modificare il solito pranzo prenotato dall’agenzia, qui si sta bene e vorremmo assaggiare lo stinco che cuoce nelle vetrine delle rosticcerie, dalla cotica grassa e arrostita, ben diverso dai maiali magri e ripuliti che alleviamo in batterie in Europa. Il caldo è tale che quando rientriamo a Shanghai sembra quasi che il clima sia migliorato. Abbiamo ancora tutto il pomeriggio per noi. Usciamo a comprare un regalo e scateniamo un putiferio dentro una gioielleria allorché il proprietario si allontana con la nostra carta di credito per verificare il circuito con una telefonata. Lo abbiamo inseguito, occidentali diffidenti, e lui s’è molto offeso. In effetti, il retro del negozio era uno scantinato con un apparecchio telefonico. Abbiamo dubitato della sua onestà. In Cina si fa sempre così, ci assicurano. Non abbiamo avuto brutte sorprese, del resto, al rientro in patria. Proseguiamo il giretto per comprare altri regali. Shanghai è simile a Milano nelle vie del centro. Caotica. Però è più grande: quindi più caotica. Traffico, impalcature, gli impianti di condizionamento funzionano a pieno regime e gocciolano condensa sui marciapiedi. Nei negozi e nei grandi magazzini la moda è occidentale e anche le modelle che sorridono dai manifesti sono bionde e ricciolute. I prezzi sono uguali a quelli europei, più o meno. In una piccola Casa da tè troviamo quello che stiamo cercando, le commesse sono sempre gentili e ci invitano a sorseggiare l’infuso seduti a un grazioso tavolino mentre attendiamo che il pacchetto sia ben imballato per il viaggio. Non parlano inglese e nemmeno sanno dove sia l’Italia, però scelgono un imballaggio resistente, ovunque sia è lontano che porteremo quelle delicate porcellane. In Occidente. Passeggiamo ancora un poco nonostante il caldo. Il sarto si è trasferito, la sua bottega non c’è più, al suo posto si apre un vicolo pieno di rottami e manichini di plastica buttati a terra. La Cina che cambia. Si è trasferito in una zona migliore, più cara, aumenterà anche lui i prezzi. Lungo le vie i venditori di merce contraffatta sono assillanti da quando non hanno più un posto dove vendere la loro mercanzia. Alcuni litigano animatamente per contendersi lo spazio sul marciapiede, ne va della sopravvivenza. Il lavoro si difende con tenacia. Ma la vecchia Cina, il suo spirito antico, ancora non sono scomparsi. Nel parco, verso le 18, la gente si raduna all’uscita dal lavoro. Gli impiegati e gli anziani posano il thermos del tè e si dispongono a eseguire con lentezza ed equilibrio gli esercizi di Tai chi. E arriva l’ora di rifare i bagagli, la cosa più seccante: difficilmente le valigie si richiudono al ritorno. E pesano, cariche degli acquisti accumulati strada facendo. Per riuscire a imbarcare tutto senza pagare tasse salate suddividiamo i colli fra tutti. Abbiamo comprato tanto in giro per la Cina che stasera festeggeremo l’acquisto più assurdo e inutile, scelto proprio per concorrere al primo premio. E sul tavolo del ristorante girevole al 41° piano dell’hotel compare un discreto campionario di assurdità vendute sulle bancarelle cinesi: palle di neve e ditali della Grande Muraglia, il pipì-boy, i maialini che si baciano, il gatto che saluta con il pugno rigorosamente in plastica dorata. Intanto il ristorante gira e ci offre un panorama di Shanghai tutta illuminata, insegne intermittenti, le lucine per gli elicotteri, il fiume dorato dei fanali delle auto che si sposta sulle sopraelevate. La Cina del futuro. Per non cedere alla malinconia della partenza usciamo ancora nel caldo afoso della notte. Andiamo a bere un tè in uno dei pochi locali che sta aperto fino a mezzanotte, ove i clienti possono sedersi su altalene. Il traffico è minore rispetto al giorno, ma obbedisce sempre alla stessa regola: noi passiamo, loro non fermano. 21° giorno: Shanghai - Italia E’ arrivato il momento di salutare la Cina. Nonostante tutti i calcoli fatti per suddividere i bagagli, contando su chi aveva meno peso, c’è ancora qualcosa che non passa i controlli e qualcuno è costretto a ripetere il check-in per spedire trolley, comprati appositamente in Cina con pochi euro, carichi di statue buddhiste, finte ametiste e incensieri di metallo. Lasciamo lo skyline alle nostre spalle e salutiamo la Cina di Pechino e della Città proibita, del Mausoleo di Mao visitato ogni giorno da migliaia di persone e della Grande muraglia. Quella dell’Esercito di terracotta, dei teatri popolari e quella delle campagne. La Cina delle grandi imprese di costruzione, dei tarocchi che non sono più sotto gli occhi di tutti ma si vendono ancora tenacemente, nascosti nelle case. La Cina dei templi buddhisti, del taoismo e del lamaismo. Le pagode e i giardini, le colline e i fiumi che hanno ispirato i pittori. La Cina dove si possono fare due chiacchiere con gli amici mentre ci si sottopone a un massaggio ai piedi, o bevendo tè verde, aromatizzato al gelsomino, dentro tazzine di porcellana sottile. La Cina dalle città invase dallo smog e dal cielo quasi sempre grigio e quella dei magici artigiani del lecca-lecca. Il Paese dove la gente lavora e, apparentemente indifferente a tante difficoltà, va avanti con fiducia e ottimismo. La Cina che sta compiendo il Grande balzo tra passato e futuro, con tutte le sue contraddizioni, ma con una spinta, una determinazione, una voglia di migliorare le proprie condizioni che destano allo stesso tempo ammirazione, tenerezza e un pizzico di inquietudine. |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Suddivisione Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.phpaction=history Suddivisione amministrativa della CinaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.La Suddivisione Amministrativa della Cina sin dall'antichità si è sempre basata su più livelli di divisione per governare al meglio il vasto territorio e l'elevata popolazione. La costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilisce de jure tre livelli di suddivisione. Attualmente esistono de facto cinque livelli di governo locale nella Cina Continentale: la provincia, la prefettura, la contea, il comune e il villaggio. La Repubblica di Cina sull'isola di Taiwan usa un sistema leggermente diverso basato su province semplificate e nessun livello di tipo prefettizio (Suddivisione Amministrativa della Repubblica di Cina). Le province da sempre rivestono un importante ruolo culturale in Cina. I cinesi tendono ad identificarsi con la provincia nativa e solitamente ad ogni territorio provinciale corrispondono determinati stereotipi riferiti alla popolazione. I confini della maggior parte delle province cinesi furono stabiliti ai tempi della tarda Dinastia Ming. Dopo la vittoria delle forze comunista (1949) i maggiori cambiamenti territoriali provinciali hanno interessato le province del nord-est e la creazione delle regioni autonome sulla base della teoria sovietica della nazionalità.
[modifica] LivelliLa costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilisce tre livelli di suddivisione amministrativa: la provincia, la contea e il comune. Di fatto esistono altri due livelli: la prefettura (subordinata alla provincia); e il villaggio (subordinato al comune). Esiste anche un sesto livello: il pubblico ufficio distrettuale o distretto, subordinato alle contee, in via di abolizione. Ogni livello di suddivisione amministrativa corrisponde ad un livello nella carriera del Servizio Civile della Repubblica Popolare Cinese.
[modifica] Livello delle ProvinceLa Repubblica Popolare Cinese amministra 33 suddivisioni di livello provinciale di cui: 22 province, 5 regioni autonome, 4 municipalità e 2 regioni amministrative speciali. La Repubblica di Cina amministra 2 municipalità e 2 province (sebbene entrambi i governi provinciali siano stati semplificati). Nella Cina Continentale le province teoricamente sono sottomesse al governo centrale di Pechino ma nella pratica gli amministratori provinciali dispongono di un buon grado di autonomia nella scelta della politica economica. A differenza degli Stati Uniti d'America e ad eccezione dell'esercito, il potere del governo centrale fino ai primi anni novanta del secolo scorso non è mai stato esercitato attraverso un sistema parallelo di istituzioni. Il potere concreto e odierno delle province ha creato un sistema politico che diversi economisti definiscono: federalismo con caratteristiche cinesi. I territori della maggior parte delle province cinesi, ad esclusione delle province del nord-est, furono stabiliti durante le dinastie Yuan, Ming e Qing. A volte i confini provinciali non corrispondono ai confini culturali o geografici e questa differenza costituisce il fenomeno conosciuto come: "intreccio dei denti di cane". Lo stesso fenomeno può essere spiegato con il motto: "divide et impera" ed era parte della politica imperiale di controllo del separatismo e delle ribellioni dei signori della guerra. Tuttavia oggi le province rivestono un ruolo culturale di rilievo in Cina. Le popolazioni si identificano con la provincia di nascita e ad ogni provincia corrisponde un insieme di stereotipi riferito agli abitanti. Le modifiche più recenti all'amministrazione di livello provinciale sono: la creazione della provincia dell' Hainan e della municipalità di Chongqing; l'organizzazione dei territori di Hong Kong e Macao in regioni ad amministrazione speciale. Nella Repubblica di Cina, Taipei e Kaohsiung sono state elevate al rango di municipalità centralizzate dopo il ritiro del governo guidato dal partito Kuomingtang.
[modifica] ProvinceLe province sono la tipologia più comune di suddivisione di livello provinciale.
[modifica] Province contese
Sin dalla creazione della Repubblica Popolare Cinese (1949) Taiwan è stata considerata una provincia della repubblica comunista. Attualmente la Repubblica di Cina controlla l'intera provincia reclamata dalla Repubblica Popolare Cinese e costituita dall'isola di Taiwan e dall'arcipelago delle isole Pescadores. La Repubblica di Cina controlla anche la contea di Kinmen e parte della contea di Lienchiang della provincia dello Fujian. Il governo di Taiwan, infine, reclama ufficialmente tutta la Cina Continentale, il Tibet, la Mongolia Esterna e la Repubblica di Tuva (entità federale della Federazione Russa). Sebbene le rivendicazioni territoriali della Repubblica di Cina siano state rifiutate in via non ufficiale nel 1991 dall'allora presidente Lee Teng-hui, l'assemblea nazionale di Taiwan non ha ufficialmente approvato questo cambio di politica. Le mappe della Cina pubblicate a Taiwan mostrano spesso i confini provinciali del territorio prima della vittoria comunista del 1949 e includono le aree territoriali reclamate dalla Repubblica di Cina.
[modifica] Regioni AutonomeLe cinque regioni autonome sono suddivisioni amministrative della Repubblica Popolare Cinese di livello provinciale. Il territorio delle regioni autonome racchiude minoranze etniche e la costituzione garantisce maggiori diritti. Le regioni autonome dispongono della figura del presidente (le province regolari hanno dei governatori) che deve appartenere ad un gruppo etnico definito dalla regione autonoma (tibetano, uiguro ecc...). Le regioni autonome sono state stabilite dal governo comunista sull'esempio della politica sovietica della nazionalità.
[modifica] MunicipalitàLe municipalità sono città di vaste dimensioni che godono di uno status amministrativo pari a quello delle province. Le municipalità amministrano direttamente le contee e non sono quindi dotate del livello di suddivisione della prefettura. Nella pratica l'area metropolitana è solo una parte minore dell'area totale della municipalità: il resto del territorio è occupato da campagna e altre città. Chongqing costituisce un esempio estremo di questa caratteristica delle municipalità cinesi: la popolazione rurale di Chongqing supera la popolazione urbana. Nella Repubblica Popolare Cinese esistono quattro municipalità.
La Repubblica di Cina amministra due municipalità che sono piuttosto differenti dalle municipalità della Repubblica Popolare Cinese:amministrano un territorio che corrisponde solo ad una frazione dell'area metropolitana della città.
La Repubblica Popolare Cinese non considera legittimo il governo della Repubblica di Cina e quindi non riconosce le modifiche amministrative dell'isola di Taiwan come la creazione delle due municipalità. La Repubblica Popolare Cinese considera Taipei la capitale della provincia di Taiwan (il capoluogo della provincia di Taiwan stabilito dalla Repubblica di Cina è Jhongsing Village).
[modifica] Regioni Amministrative SpecialiLe regioni amministrative speciali (abbreviazione inglese: SARs) sono regioni amministrative locali della Repubblica Popolare Cinese che godono di una maggiore autonomia grazie al principio: "un solo paese, due sistemi". Sono controllate direttamente dal governo centrale del popolo così come stabilito dall'articolo 12 delle leggi di base delle due regioni. A differenza delle province, delle regioni autonome e delle municipalità, che vengono regolate dall'articolo 30 della costituzione del 1982, le regioni amministrative speciali sono regolate dall'articolo 31 della costituzione. Le due regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao sono state costituite nel 1997 e nel 1999 quando la sovranità delle due entità è stata trasferita alla Repubblica Popolare Cinese dal Regno Unito e dal Portogallo. Le regioni amministrative speciali gestiscono in modo autonomo: le corti d'appello, il sistema legale, le politiche per il rilascio del passaporto, la moneta, il controllo doganale, le politiche di immigrazione, l'estradizione. Le regioni amministrative speciali non controllano: le relazioni diplomatiche e la difesa nazionale. Le regioni amministrative speciali partecipano a diverse organizzazioni internazionali e manifestazioni sportive con rappresentanti autonomi separati dalle delegazioni della Repubblica Popolare Cinese. Entrambe le regioni amministrative speciali non fanno uso della struttura amministrativa della Repubblica Popolare Cinese. Hong Kong è divisa in 18 distretti dotati di un consiglio consultivo distrettuale. Macao è divisa in due concelhos (municipio) e sette frequesias (comune) senza doveri formali.
[modifica] Livello delle PrefetturePer la lista completa delle prefetture della Repubblica Popolare Cinese fare riferimento all'articolo della singola provincia. Il livello di suddivisione amministrativa delle prefetture esiste solo nella Repubblica Popolare Cinese e non nella Repubblica di Cina. Al 31 dicembre, 2004 c'erano 333 divisioni con status di prefettura di cui: 283 città, 17 prefetture, 30 prefetture autonome e 3 leghe. Nella maggior parte dei casi le divisioni prefettizie sono città con status di prefettura. In realtà non sono vere e proprie città ma territori che includono aree urbane e aree rurali. La maggior parte delle province è suddivisa in città con status di prefettura. Le prefetture sono suddivisioni di livello prefettizio ed erano il livello di suddivisione amministrativa più diffuso in Cina prima della creazione delle città con status di prefettura durante gli anni novanta del secolo scorso. Oggi le prefetture sono suddivisioni principalmente limitate al territorio delle regioni autonome del Tibet e dello Xinjiang. La lega è una suddivisione amministrativa di livello prefettizio tipica della regione autonoma della Mongolia Interna. Oggi molte leghe sono state sostituite dalle città di livello prefettizio. Le prefetture autonome sono prefetture create per specifiche minoranze etniche. Si trovano soprattutto nella parte occidentale della Repubblica Popolare Cinese.
[modifica] Livello delle ConteeAl 31 dicembre, 2004 esistevano 2862 suddivisioni di tipo contea di cui: 852 distretti, 374 città, 1464 contee, 117 contee autonome, 49 banner, 3 banner autonomi, 2 regioni speciali e un'area forestale nella Repubblica Popolare Cinese. La Repubblica di Cina governa 23 suddivisioni di tipo contea di cui: 18 contee e 5 municipalità provinciali. Le contee (xiàn) sono la suddivisione più comune di tipo contea ed esistono sin dal periodo dei Regni Combattenti, molto prima di qualsiasi altro tipo di governo cinese. Negli studi di sinologia il termine xiàn viene spesso tradotto come "distretto" o "prefettur". Wikipedia cercherà di mantenere una traduzione coerente usando sempre il termine "contea". Le contee autonome sono contee costituite per una o più minoranze etniche. Svolgono lo stesso ruolo delle regioni autonome (a livello provinciale) e delle prefetture autonome (a livello delle prefetture autonome). Il banner è una suddivisione amministrativa tipica della Mongolia Interna e gode dello stesso status amministrativo delle contee e delle contee autonome. Le città di tipo contea, come le città con status di prefettura, non sono città vere e proprie ma territori che amministrano aree urbane e aree rurali. Durante gli anni novanta del secolo scorso molte contee sono diventate città di tipo contea sebbene tali cambiamenti siano oggi scoraggiati. Nella Repubblica di Cina le città di tipo contea sono denominate: città provinciali. I distretti sono un altro tipo di suddivisione amministrativa di livello contea. Nel passato i distretti amministravano esclusivamente aree urbane. Oggi molte contee sono diventate distretti e di conseguenza amministrano città, villaggi e campagna. Esistono inoltre alcune tipologie di suddivisioni speciali di tipo contea. Shennongjia è un' area forestale con status di contea della provincia dell' Hubei; Liuzhi e Wanshan sono distretti speciali della provincia del Guizhou
[modifica] Livello dei ComuniAl 31 dicembre, 2004 esistevano 43275 suddivisioni di livello comunale di cui: 19829 città, 16130 comuni, 1126 comuni etnici, 277 sumu, un sumu etnico, 5829 sotto-distretti e 20 uffici pubblici distrettuali nella Repubblica Popolare Cinese. La Repubblica di Cina, allo stesso livello di suddivisione amministrativa governa, 32 città-contee, 226 comuni rurali e 61 comuni urbani. Nella Repubblica Popolare Cinese le aree urbane sono divise in sotto-distretti, al contrario delle aree rurali divise in città, comuni e comuni etnici. Il sumu e il sumu etnico sono suddivisioni tipiche della regione autonoma della Mongolia Interna e corrispondono rispettivamente al comune e al comune etnico. La Repubblica di Cina è suddivisa in città-contee, città di livello comunale non presenti nella Repubblica Popolare Cinese, e comuni urbani e rurali simili ai comuni della Cina Continentale. Il pubblico ufficio distrettuale è un livello di suddivisione amministrativa tipico della Cina Continentale che un tempo rappresentava un livello di governo ulteriore tra livello delle contee e livello dei comuni. Il pubblico ufficio distrettuale è una suddivisione obsoleta e le autorità governative sono intenzionate a cancellarla dalle suddivisioni amministrative della Repubblica Popolare Cinese.
[modifica] Livello dei VillaggiIl livello dei villaggi riveste il ruolo di suddivisione organizzativa (censimento, sistema postale ecc) e non è dotato di molta importanza in termini di potere politico rappresentativo. Le divisioni locali di base, come comunità e quartieri, hanno confini definiti e capi designati per ciascuna area. Generalmente le aree urbane sono organizzate in comitati di quartiere; le aree urbane, al contrario, sono organizzate in comitati di villaggio o gruppi di abitanti. Il termine villaggio indica quindi: un villaggio naturale o un villaggio amministrativo (una mera entità burocratica). Una città può essere suddivisa in quartieri e comunità che sostituiscono comitati di quartiere e sotto-distretti.
[modifica] Casi SpecialiSebbene ogni singola suddivisione amministrativa sia associata ad un preciso e definito livello di suddivisione, in certi casi la singola entità può essere dotata di maggiore autonomia. Ad esempio alcune delle più estese città di livello prefettizio godono di maggiore autonomia e vengono quindi denominate città sub-provinciali. Queste particolari entità detengono un potere maggiore delle normali prefetture all'interno delle province. Anche al livello delle contee esistono simili casi speciali. Alcune città con status di contea detengono una maggiore autonomia di una normale contea e quindi sono denominate città di livello sub-prefettizio. Spesso le città di livello sub-prefettizio sono amministrate direttamente dalla provincia di appartenenza. Un caso estremo è rappresentato dal distretto di Pudong della municipalità di Shanghai. Sebbene il livello di appartenenza dovrebbe essere quello delle contee, il distretto di Pudong è dotato di poteri sub-provinciali.
[modifica] Sintesi dei livelli di suddivisione amministrativaLa tabella sintetizza i livelli di amministrazione della Repubblica Popolare Cinese.
Nota: i dati riguardanti le province, le prefetture, le contee e i comuni sono aggiornati al 31 dicembre, 2004.
[modifica] StoriaPrima del dominio della Dinastia Qin, la Cina era controllata da una rete di monarchi, nobili e tribù. La rivalità tra questi gruppi culminò nel periodo dei regni combattenti. Il regno di Qin prevalse divenendo la potenza dominante cinese. La Dinastia Qin stabilì il primo sistema cinese di suddivisione amministrativa per evitare che il paese ricadesse nuovamente nel caos del periodo dei regni combattenti. Il sistema era basato su due livelli: i comandi jùn e le contee xiàn (il termine xiàn negli studi di sinologia è generalmente tradotto come "distretto" o "prefettura". Nell'articolo si usa il termine contemporaneo "contea"). La successiva Dinastia Han aggiunse al sistema amministrativo il livello delle province. La Dinastia Sui e la Dinastia Tang abolirono i comandi jùn e aggiunsero i "circuiti" al vertice del sistema. La Dinastia Mongola Yuan introdusse il livello delle moderne province portando i livelli del sistema amministrativo a quattro. Il sistema rimase invariato sino alla Dinastia Qing, l'ultima dinastia imperiale a governare la Cina. La Repubblica di Cina ridusse i livelli amministrativi alle sole province e contee e cercò di estendere l'amministrazione politica oltre il livello delle contee creando i comuni . Questo sistema venne ufficialmente adottato anche dalla Repubblica Popolare Cinese a partire dal 1949. Il governo di Pechino sperimentò fino al 1954 l'amministrazione di più province tramite appositi raggruppamenti amministrativi. La suddivisione amministrativa oggi prevede ufficialmente tre livelli: province, contee e comuni. In realtà esistono anche i livelli delle prefetture e dei villaggi. Le ultime modifiche di rilievo al sistema di suddivisione amministrativa sono la creazione della municipalità di Chongqing e delle regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao.
[modifica] RiformeMolti ritengono che nei prossimi anni potrebbero esserci riforme significative della suddivisione amministrativa della Repubblica Popolare Cinese. Ad esempio si ipotizza che potrebbe essere eliminato il livello delle prefetture. Una prova di questa ipotesi è il sempre più frequente trasferimento di poteri dalle prefetture alle contee.
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Cina Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Cina&action=history CinaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Cina (Cinese Semplificato: 中华人民共和国 Zhōngguó, letteralmente «Paese di Mezzo»; Cinese Tradizionale: 中華人民共和國) è uno stato dell'Asia Orientale (9.596.960 km², 1.306.313.813 abitanti, capitale Pechino), il più popoloso del mondo. Confina a nord con la Russia, la Mongolia, a est con la Corea del Nord, a sud con il Vietnam, la Birmania, il Laos, il Bhutan e il Nepal, a ovest con l'India, il Pakistan, il Kazakistan, il Tagikistan e il Kirghizistan. La lingua ufficiale è il Cinese mandarino, che però presenta vari dialetti importanti, come lo Yue (Canton e provincia), il Wu (Shanghai), il Minbei (Fuzhou), il Minnan (Repubblica di Cina (Taiwan)): oltre a questi, altri dialetti sono lo Hakka, il Gan, lo Xiang. Sopravvivono anche alcuni linguaggi Miao nelle zone abitate da questa minoranza.
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Storia
La Cina è stata abitata dall'uomo fin da tempi antichissimi: si sono trovate prove di insediamenti umani in cina risalenti al Pleistocene medio, circa 500.000 anni fa: i resti umani ritrovati sono stati classificati come specie ominide a sé, il Sinanthropus pekinensis o uomo di Pechino. Ulteriori studi su altri siti preistorici indicano che intorno a 10.000 anni fa la società cinese era prevalentemente a struttura matriarcale, ma che a partire da circa 5.000 anni prima di Cristo si era già sviluppata una società patriarcale che praticava l'agricoltura e l'artigianato. Di questo periodo non restano documenti scritti, ma solo miti e leggende tramandate oralmente: le tre grandi figure di questi miti sono Huang Di, l'Imperatore Giallo, il primo a unificare la Cina, Lei Zu, sua moglie, che introdusse la coltivazione del baco da seta, e il Grande Yu che introdusse l'uso delle armi di bronzo. Successivamente una serie di dinastie regna sulla Cina, che però è costantemente scossa da lotte intestine: l'unificazione definitiva si ha soltanto nel 221 a.c., con la fondazione della dinastia Qin. Da questo momento in poi la storia della Cina si identifica dapprima con l'impero Han, in seguito con le varie dinastie ufficiali, fino allo scoppio della Guerra dell'oppio fra Cina e Inghilterra, che apre il periodo delle concessioni agli stranieri. Dopo un secolo di rivolte e turbolenze, sedate solo con l'aiuto esterno di potenze straniere europee e poi del Giappone da una autorità imperiale sempre più debole, nel 1949 Mao Zedong proclama la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, unificando nuovamente il paese e dandogli l'assetto geopolitico che, in linea di massima, conserva ancora oggi.
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La prima unificazioneLa prima dinastia nota di imperatori cinesi è la dinastia Xia夏, in parte leggendaria, fondata dal Grande Yu che lasciò il trono al figlio Qin e ai suoi discendenti, approssimativamente nel 2200 a.c.: l'ultimo Xia fu Jie, che venne detronizzato dai fondatori della successiva dinastia Shang商 nel 1766 a.c. Durante la dinastia Shang (o Yin, dal nome della nuova capitale eretta da Pangeng) nascono i primi pittogrammi, incisioni su dorsi di tartaruga a scopo augurale e divinatorio, che in seguito divennero gli ideogrammi della scrittura cinese: questa venne poi codificata durante il regno della dinastia successiva, gli Zhou周, che regnarono dal 1122 al 770 a.c. In questo periodo l'impero è sempre più diviso e iniziano le prime lotte fra province, una tendenza che si accentua durante il successivo periodo Chunqiu春秋 (delle primavere e degli autunni, 770 - 476 a.c.), che segna l'ingresso della cina nell'età del Ferro: in questo periodo nasce e insegna Confucio. Alla fine la litigiosità dei principi locali smembra l'impero e si apre il periodo Zhanguo战国, o dei Regni Combattenti, in cui la cina è frammentata in una decina di regni continuamente in lotta fra loro.
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La Cina imperialeCavallo della dinastia Tang Nel 221 a.c. il principe Qin Shihuangdi, che regnava su quella che oggi è la provincia dello Shaanxi unifica definitivamente la Cina e fonda la prima dinastia imperiale moderna, la dinastia Qin秦, che dura solamente undici anni in tutto. In questo periodo inizia la costruzione della Grande Muraglia, vengono unificate in tutto l'impero le unità di misura e la lunghezza dell'asse dei carri. Viene codificata per la prima volta la scrittura cinese, ad opera del primo ministro Li Si, che pubblica il primo catalogo ufficiale con 3.300 caratteri. Dopo un periodo di turbolenza seguito alla morte di Qin Shihuangdi, si consolida il potere della dinastia Han, che regna per circa quattro secoli, fino al 220 d.c.: sotto gli Han 汉 si apre la via della seta e inizia il commercio con le provincie romane d'oriente. L'impero comincia ad espandersi nell'Asia continentale, mentre il confucianesimo儒家 si afferma come ideologia della classe dirigente cinese. Viene inventata la carta, nel 105 a.c. Al cadere della dinastia Han, l'impero si spezza di nuovo in tre stati (periodo dei Tre Regni, 220-265)三国: regno Wei魏 a nord, regno Shu 蜀 nell'attuale provincia del Sichuan, regno Wu 吴 a sud. la divisione viene favorita dall'introduzione in Cina del Buddismo. Segue la dinastia Jin denominata "occidentale" nel periodo tra il 265 e il 316, durante la quale si verifica una riunificazione per un breve periodo, e "orientale" nel periodo tra il 317 e il 420 che vede Nanchino come capitale; dal 420 al 589 circa la Cina resta divisa tra le dinastie del Nord e del Sud, una nuova riunificazione avviene sotto la Dinastia Sui (581 - 618) durante la quale la capitale diventa Xi'an; succede la Dinastia Tang dal 618 al 907; mentre il periodo dal 907 al 960, detto "delle Cinque Dinastie e Dieci Regni", porta alla Dinastia Song dal 960 al 1279. Il periodo successivo è segnato dall'influenza dell'impero mongolo, sotto la dinastia Yuan dal 1279 al 1366, all'inizio del quale risalgono i viaggi di Marco Polo in Cina, segue la dinastia Ming dal 1368 al 1644 e la Dinastia Qing dal 1644 al 1911, con il regno del giovane Pu Yi.
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Geografia
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Geografia fisicaLa Grande Muraglia Cinese, lunga 6.350 km, che doveva servire a contenere le incursioni dei popoli confinanti, in particolare dei Mongoli. La Cina è il terzo paese del mondo per estensione e di conseguenza offre una grande varietà di climi e paesaggi. Il territorio è a maggioranza montuoso, anche se il paese ha ampie di coste, essendo bagnato a sud e a est dall'Oceano Pacifico. Ad est, lungo le coste del Mar Giallo e del Mar Cinese Orientale, si estendono vaste piane alluvionali molto densamente popolate; le coste del Mar Cinese Occidentale sono più montagnose e la Cina meridionale è dominata da vallonamenti e catene montuose di scarsa altitudine. Nel centro-est si trovano i delta dei due fiumi principali della Cina: il fiume Giallo (Huang He) e il fiume Azzurro (Chang Jiang o Yangtze). L'ovest è dominato da importanti catene montuose, in particolare l'Himalaya con la sua vetta più alta, il monte Everest, ma anche da Altipiani, dal paesaggio molto arido, e da deserti: Deserto Takla Makan e Deserto del Gobi. Il sud è diviso tra l'altopiano dello Yunnan-Guizhou, con un'altitudine che parte dai 2000 m per arrivare ai 500 m e i bacini dei grandi fiumi che lo attraversano. Il punto più elevato della Cina è il monte Everest (8850 m). Il punto più basso è la depressione di Turpan Pendi (-154 m).
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IdrografiaLa Cina ha un gran numero di fiumi. Più di 1500 di questi hanno un bacino di drenaggio di più di 1.000 km ciascuno. I tre maggiori fiumi cinesi, Huang He, Chang Jiang e Xijiang, che nella parte media e bassa del loro corso segano i tre grandi assi orografici della Cina orientale hanno la loro origine sull'altopiano tibetano. Lo Huang He, percorre il territorio cinese per circa 4850km prima di sfociare nel Mar Giallo. Il Chang Jiang è il maggiore fiume cinese. Lo Xijiang nasce sull'altopiano dello Yunnan ed ha notevole importanza dal punto di vista agricolo, dato il clima subtropicale delle regioni irrigate. Fra i fiumi che scorrono in direzione meridionale ricordiamo il Salween e il Mekong, che originano entrambi sull'altopiano tibetano. Circa la metà dei fiumi della Cina, compresi i tre più lunghi Chang Jiang (fiume Azzurro), Huang He (fiume Giallo) e Xijiang, scorre da ovest a est e sfocia nei mari cinesi aperti all'Oceano Pacifico; in minore quantità sfociano nel Mar Glaciale Artico, mentre altri sono privi di sbocco sul mare e quindi si gettano negli aridi bacini occidentali e settentrionali, dove le acque filtrano nel sottosuolo formando profonde e importanti riserve d'acqua. Le piene dei grandi fiumi portano inondazioni che hanno sovente conseguenze disastrose sugli insediamenti umani e sulle coltivazioni.
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ClimaLe precipitazioni in Cina Il clima cinese, vista l'estensione e la varietà dei territori, è estremamente differente da luogo a luogo: varia dal clima subartico del nord a quello tropicale di Hong Kong: ci sono deserti caldi, deserti freddi, e zone a clima continentale nell'interno.
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Geografia umana
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PopolazioneDensità: 139 abitanti per km2, per un totale di 1.306.313.813 persone. Concentrata prevalentemente a est nelle grandi pianure.
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Etnie
La popolazione cinese è composta per il 91,8% da cinesi Han. Il resto è costituito da Mongoli, Manciù, Miao, Tibetani, Uiguri, Tagiki, Kirghisi, Coreani, Yi, Hui e Zhuang.
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Religione
La Repubblica Popolare di Cina è ufficialmente atea. La popolazione religiosa si suddivide in:
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Geografia politicaLa Cina confina:
La suddivisione amministrativa della Cina è basata su tre livelli: provincie, contee e comuni. Il paese è suddiviso in provincie o regioni autonome. Una provincia o una regione autonoma è a sua volta suddivisa in prefetture, contee e città. Una contea è divisa in cittadinanze, comuni e città. I comuni direttamente sotto il controllo del governo centrale e le grandi città sono suddivise in distretti e contee; le prefetture autonome sono suddivise in contee, contee autonome e città. La Costituzione permette di creare, quando necessario, una regione amministrativa speciale, direttamente sotto l'autorità del governo centrale. Attualmente la Cina è divisa in 23 provincie, 5 regioni autonome, 4 municipalità e 2 regioni amministrative speciali (dati del 2004).
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