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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Giosu%C3%A8_Carducci Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Giosu%C3%A8_Carducci&action=history Giosuè CarducciDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Giosuè Carducci
Giosuè\Giosue Alessandro Michele Carducci (Valdicastello, 27 luglio 1835 - Bologna, 16 febbraio 1907) è stato un famoso poeta. Fu il primo italiano a ricevere il premio Nobel per la letteratura (1906).
[modifica] Biografia
[modifica] L'infanziaNacque nel 1835 a Valdicastello, una frazione di
Pietrasanta in
Versilia,
da Michele e Ildegonda Celli, ma nel
1839 la
famiglia si trasferì a
Bolgheri, in
Maremma,
dove il padre, implicato nei
moti carbonari del
'31,
esercitava la professione di
medico
condotto. Tra questi paesaggi, il cui ricordo si riscontrerà in molte
delle sue poesie, il giovane Giosuè trascorse felicemente la sua infanzia
fino al 1848,
quando il padre dovette trasferirsi perché accusato di attività
antigovernativa.
[modifica] Gli studiNel 1849 la famiglia si stabilì a Firenze dove Giosuè compì gli studi presso gli Scolopi acquisendo una buona preparazione in campo letterario e retorico e nel 1853, dopo aver vinto il concorso per un posto gratuito presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, si iscrisse alla Facoltà di lettere dove nel 1855 conseguì la laurea con una tesi sulla poesia cavalleresca e nello stesso anno pubblicò le sue prime poesie sul mensile "L'Arpa del popolo".
[modifica] L'insegnamentoNel
1856 dopo
essersi trasferito a Santa Maria a Monte, piccolo borgo nella provincia di
Pisa, insegnò
retorica
presso il ginnasio di
San
Miniato (un paese vicino) vivendo una intensa esperienza che riporterà
poi nel 1863
nelle pagine di carattere
autobiografico: Risorse di San Miniato. Nel corso di questo anno il
poeta andò affermando la sua poetica anti-romantica e con il gruppo di
amici formato da
Giuseppe Chiarini (1833-1908),
Ottavio Targioni Tozzetti (1833-1899),
Tommaso Gargani (1834-1862) ed Enrico Necioni (1837-1896) fondò la
società letteraria degli Amici pedanti, dal taglio fortemente
classicistico e anti-romantico, intervenendo in modo battagliero nelle
discussioni tra
manzoniani e anti-manzoniani ai quali ultimi appartiene.
[modifica] Le idee politicheSospettato dalla polizia per le sue idee filo-repubblicane, venne sospeso dall'insegnamento e per la durata di tre anni visse a Firenze guadagnandosi da vivere con il lavoro presso l'editore Barbera del quale curava l'edizione dei piccoli volumi della "Bibliotechina Diamante" e dando lezioni private.
[modifica] I luttiColpito nel giro di due anni da due gravi lutti - nel 1857 morì il fratello Dante, morto suicida nella casa santamariammontese del poeta secondo la versione ufficiale, ma forse ucciso accidentalmente dal padre dopo un litigio secondo una più recente versione, e nel 1858 lo stesso padre si suicidò per il dolore o forse per il rimorso; entrambi vennero sepolti nel vecchio cimitero del paese dove oggi sono ancora visibili le lapidi - Carducci trascorse un periodo di grande sconforto che espresse attraverso alcune sue liriche ricordando il "colle" ove ebbe luogo la tragedia, ovvero Santa Maria a Monte, ma nel 1859 il matrimonio con la cugina Elvira Menicucci, dalla quale ebbe quattro figli, lo aiutò a superare il dolore dei lutti.
[modifica] Il ritorno all'insegnamentoRiammesso all'insegnamento, gli venne affidato un incarico presso il liceo di Pistoia dove insegnò per tutto il 1859 latino e greco. Con decreto del 26 settembre 1860 venne incaricato, dall'allora ministro della Pubblica Istruzione Terenzio Mamiani Della Rovere, a tenere la cattedra di eloquenza italiana, in seguito chiamata Letteratura italiana presso l'università di Bologna dove rimarrà in carica fino al 1904. Pubblicò nel frattempo Juvenilia, che raccoglie tutte le poesie del decennio precedente. Nel 1863 pubblicò con lo pseudonimo di Enotrio Romano l' Inno a Satana che, pur ottenendo successo, fomentò vivaci polemiche. Sempre di quell'anno è la pubblicazione Delle poesie toscane di A. Poliziano.
[modifica] La poesia laicaLa sua poesia intanto, sotto l'influsso delle letterature straniere ed in particolare di quella francese e tedesca, divenne sempre più improntata di laicismo mentre le sue idee politiche andavano orientandosi in senso repubblicano. Oltre all' Inno a Satana pubblicò nel 1868 la raccolta maggiormente impegnata dal punto di vista politico: Levia Gravia.
[modifica] Il legame alla massoneriaNel
1866 vide la
stampa il
saggio Dante e l'età sua e Carducci fondò la "Felsinea", una
loggia massonica. Il legame alla massoneria e all'unione democratica
gli costò come punizione la richiesta da parte del ministro
Broglio
del trasferimento alla cattedra di
Letteratura latina di
Napoli,
trasferimento che Carducci rifiutò. Nel 1870 morirono la madre e il figlio Dante di soli tre anni lasciandolo in un cupo dolore che cercò di alleviare con l'intenso lavoro letterario.
[modifica] Poeta nazionaleNel 1871 il poeta conobbe Carolina Cristofori Piva (madre di Gino Piva), una donna ricca di ambizioni culturali, con la quale iniziò un fitto scambio epistolare sfociato nel 1872 in una relazione amorosa. Alla donna, chiamata Lina o Lidia nelle lettere e in alcune poesie, dedicherà molti dei suoi versi e fu proprio in questo periodo che la fama del poeta, come guida nazionale della cultura italiana, si consolidò. Di questi anni è l'ampia produzione poetica che verrà raccolta in Rime Nuove (1861-1887) e in Odi barbare (1877-1889). Proseguì l'insegnamento universitario e alla sua scuola si formano uomini che diventeranno famosi come Giovanni Pascoli, Stefano Ferrari, Renato Serra, Alfredo Panzini e Manara Valgimigli. Nel 1873 si recò per la prima volta a Roma e pubblicò A proposito di alcuni giudizi su A. Manzoni e Del rinnovamento letterario d'Italia. Nel 1878, in occasione di una visita della famiglia reale a Bologna, scrisse l'Ode Alla Regina d'Italia in onore della regina Margherita, ammiratrice dei suoi versi e venne accusato di essersi convertito alla monarchia suscitando forti polemiche da parte dei repubblicani. Negli anni che seguirono collaborò con il
giornale
"Fanfulla della Domenica" di impronta filo-governativa (1878), pubblicò le
Nuove Odi Barbare e i Giambi ed epodi, collaborò alla Cronaca bizantina e
lesse il famoso discorso Per la morte di Garibaldi (1882).
[modifica] La nomina a senatoreNel
1890 venne
nominato
senatore e negli anni del suo mandato sostenne la
politica
di
Crispi , che attuava un governo di stampo conservatore, anche dopo la
sconfitta di Adua.
[modifica] Gli ultimi anni di vitaNel
1899 pubblicò
la sua ultima raccolta di versi, Rime e Ritmi, e nel 1904 fu costretto a
lasciare l'insegnamento per motivi di salute. Nel
1906 l'
Accademia di
Svezia gli conferì il premio Nobel per la letteratura.
[modifica] Produzione poeticaCronologia delle opere
Non è sempre facile seguire lo sviluppo della poesia
del Carducci attraverso le
raccolte da lui edite. Il poeta infatti organizzò più volte e in modo
differente i suoi componimenti e ne diede una sistemazione definitiva
solamente più tardi nell'edizione delle Opere.
[modifica] Bibliografia carduccianaRisale al 1857 la pubblicazione delle Rime, dette Rime di San Miniato a cui fa seguito nel 1868 la prima raccolta organica in quattro libri dei Levia Gravia che venne pubblicata con lo pseudonimo di Enotrio Romano. Esce poi nel 1871 un volume diviso in tre parti
intitolato Poesie. Nel 1872 apparvero le Primavere elleniche, poi passate nella raccolta delle Rime Nuove, dedicate a Lidia che riprendevano i modelli antichi e l'anno seguente, 1873, uscì il volume Nuove poesie di Enotrio Romano composto da quarantasei componimenti di vario genere. Nel 1877 uscirono le Odi barbare, il primo libro in versi costruiti secondo gli schemi della metrica barbara al quale fece seguito nel 1882 le Nuove Odi barbare e nel 1889 le Terze Odi barbare. Giambi ed Epodi, la raccolta che contiene gran parte delle poesie polemiche e giacobine precedenti, apparve nel 1882 e nel 1887 saranno pubblicate le Rime Nuove che contengono il meglio della poesia precedente priva di metrica barbara ma basati, come sottolinea la parola rime, sui metri della tradizione romanza. La raccolta definitiva delle Odi barbare apparve nel 1893 e includeva tutti i componimenti delle tre raccolte precedenti. L'ultima raccolta, Rime e Ritmi, venne pubblicata nel 1899 e inglobava sia le poesie basate sulla metrica barbara che quelle sulla metrica italiana.
[modifica] Le OpereSotto il titolo di Opere il Carducci stesso organizzò
definitivamente le sue raccolte, lasciando fuori da esse alcuni testi.
[modifica] JuveniliaLa prima raccolta di liriche, che lo stesso Carducci
raccolse e divise, dal titolo significativo Juvenilia (1850-1860), ha il
carattere un po' provinciale e pedante del gruppo degli "Amici pedanti"
che aveva formato in quel periodo con il proposito di combattere i
romantici fiorentini. Nei versi della raccolta si coglie subito
l'imitazione dei classici antichi e, tra i moderni, soprattutto quella di
Alfieri,
Monti,
Foscolo e
Leopardi.
[modifica] Levia Gravia(Cose pesanti e cose leggere) Nella seconda raccolta,
Levia Gravia (1861-1871), che accosta nel titolo due plurali senza
congiunzioni come era nell'uso classico, vengono raccolte poesie di poca
originalità, di imitazione e spesso scritte per particolari occasioni
secondo l'uso della retorica.
[modifica] Inno a SatanaL' Inno a Satana (1863), che celebra Satana visto come un simbolo di ribellione alla vita e del progresso, precede la raccolta Giambi ed Epodi e fa parte a sé. Questo inno, pur essendo di scarso valore poetico come lo stesso Carducci riconosce, rimane comunque un importante documento non solo del pensiero del Carducci ma di tutti gli intellettuali laici di quel periodo. Il tema della poesia, tema che ricorrerà nella letteratura successiva, è quello del progresso simboleggiato alla fine nella macchina a vapore.
[modifica] Giambi ed EpodiLa raccolta intitolata Giambi ed Epodi (1867-1879)
viene citata dalla critica come il libro delle polemiche. In essa, pur non
essendoci ancora la vera poesia carducciana, si coglie tutta la passione
del poeta e vi sono tutti, anche se non ancora affinati, i temi della sua
poesia. Si avverte nel titolo il desiderio di riproporre l'antica poesia
polemico-satirica,
come quella greca di
Archiloco e quella latina di
Orazio che nel suo Libro di
epodi si
ispira al poeta-soldato.
[modifica] Rime nuoveNella raccolta Rime nuove (1861-1887), che è
preceduta da un Intermezzo, si colgono gli echi e i motivi di Hugo, von
Platen,
Goethe,
Heine,
Baudelaire e
Poe. In essa i contenuti e le forme derivano in gran parte dai
precedenti scritti ma maggiormente approfonditi e maturi.
[modifica] Odi barbareLa raccolta Odi barbare (1873-1889) rappresenta il tentativo da parte del Carducci di riprodurre la metrica quantitativa dei Greci e dei Latini con quella accentuativa italiana. I due sistemi sono decisamente diversi, ma già altri poeti prima di lui si erano cimentati nell'impresa, dal Quattrocento in poi. Egli pertanto chiama le sue liriche barbare perché tali sarebbero sembrate non solo ad un greco o ad un latino, ma anche a molti italiani. Predomina nelle Odi barbare il tema storico e quello paesaggistico con accenti più intimi, come nella poesia Alla stazione in una mattina d'autunno. E ancora una volta i temi fondamentali della poesia carducciana sono gli affetti familiari, l'infanzia, la natura, la storia, la morte accettata con virile tristezza come nella poesia Nevicata.
[modifica] Rime e RitmiNella raccolta Rime e Ritmi (1889-1898), formata da 29 poesie, le composizioni in metrica tradizionale si affiancano a quelle in metrica barbara, come sottolinea lo stesso titolo; in esse vengono ricapitolati i motivi già presenti nelle precedenti opere, non senza delle interessanti novità. Se le odi storiche e celebrative, da Piemonte a Cadore, un tempo famose, non incontrano più il gusto dei lettori moderni, alcune altre liriche godono oggi di una notevole fortuna, mostrando un Carducci più intimo e sensibile ai cambiamenti di gusto che segnano la fine dell'Ottocento. Molto apprezzate, in particolare, sono le liriche che vanno sotto il nome di Idillii alpini, ossia L'ostessa di Gaby, Esequie della guida E. R., In riva al Lys, Sant'Abbondio e l'Elegia del monte Spluga, alle quali va aggiunto l'incantevole Mezzogiorno alpino. Presso una Certosa è invece una sorta di testamento ideale, nel quale, di fronte alla morte, Carducci riafferma la sua fede nei valori della poesia. Significative sono anche le tristi elegie La moglie del gigante e Jaufré Rudel.
[modifica] Della Canzone di Legnano, parte I (Il Parlamento) (1879)Fa parte a sé Il Parlamento, frammento de La canzone di Legnano che è senza dubbio uno dei capolavori del Carducci e dove si trova l'ispirazione maggiore delle maggiori raccolte.
[modifica] PoeticaCon Carducci si ebbe una reazione al tardo romanticismo (Prati, Aleardi) avversato anche dagli Scapigliati. In particolare la sua reazione vide il ritorno ai classici e la ricerca di una lingua che avesse dignità letteraria. Il sentimento della vita, con i suoi valori di gloria, amore, bellezza ed eroismo, è senza dubbio la maggior fonte d'ispirazione del poeta, ma accanto a questo tema, non meno importante è quello del paesaggio, un paesaggio che non è pittoresco e non è esaltato come prodigio di miracoli di bellezza, ma è il terreno mirabile di forza contro il quale si stagliano tutte le creature. Un altro grande tema dell'arte carducciano è quello del memoria che non fa disdegnare al poeta vate la nostalgia delle speranze deluse e il sentimento di tutto quello che non c'è più, anche se tutto viene accettato come forma della vita stessa. La costruzione della poesia del Carducci fu di ampio respiro, spesso impetuosa e drammatica, espressa in una lingua aulica senza essere sfarzosa o troppo evidenziata.
[modifica] La critica contro correnteCarducci fu oggetto anche di critiche molto aspre. Da segnalare fra queste quella di FR. Enotrio Ladenarda, pseudonimo di Andrea Lo Forte Randi, critico insigne: Lettera aperta a Benedetto Croce, ed. G. Pedone Lauriel, Palermo 1915. (Ladenarda aveva scritto anche Giosuè Carducci Vol.1° e 2°, Feticisti Carduccini, 1912.), e quella del Sapegno, che lo defini un poeta minore. Si può leggerne un estratto qui.
[modifica] Opere
[modifica] Curiosità
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