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9491119

Cap

11021
Altezza

2000
Prefisso

0166

 
COMUNICATO STAMPA
con invito di diffusione
Valtournenche, 27 luglio 2009

CERVINO CINEMOUNTAIN – FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI MONTAGNA
INIZIANO LE PROIEZIONI DEL CONCORSO
INCONTRO EDITORIALE, INTERVISTA VERTICALE CON SILVIO “GNARO” MONDINELLI
E GLI OMAGGI AI MAZZOTTI E CRETIER E ANCORA A LUCIANA GASPERL E MONZINO
28 LUGLIO 2009

Intensa giornata per la XII. edizione del Cervino CineMountain. Inizia il lavoro della giuria con le prime proiezioni delle pellicole in concorso, due francesi e una canadese, ma ci sono anche due importanti momenti celebrativi. E poi un incontro editoriale e l’Intervista Verticale a Silvio “Gnaro” Mondinelli.

Valtournenche

ore 11,30 Piazza della Chiesa
Scoprimento della targa dedicata a Bepi e Nerina Mazzotti
e Amilcare Crétier. Presentazione editoriale e aperitivo

ore 15 - 18 Sala Congressi Centro Polivalente
Proiezione dei film in concorso

ore 18 Espace Montagne Centro Polivalente
Incontro editoriale: Antonella Dallou e Nicola Alessi
presentano “Scritti sull’alpinismo di Federico Chabod”
(Le Château edizioni, 2008)
Intervista verticale con Silvio “Gnaro” Mondinelli
a cura di Valeria Allievi in collaborazione con Grivel

Breuil-Cervinia
ore 21 Cinéma des Guides
Omaggio a Luciana Gasperl: un ricordo per immagini, 5’
Kanjut Sar: 50 anni (di G. Guerrasio, P. Nava) – Anniversario della spedizione Monzino: incontro con i protagonisti in collaborazione con il Fondo Ambiente Italiano














Associazione Culturale Strade del Cinema
Regione Borgnalle 10/e - 11100 Aosta
tel. 0165/230.528 - fax 0165/360.413


Nel dettaglio:

ore 11,30 Piazza della Chiesa
Scoprimento della targa dedicata a Bepi e Nerina Mazzotti e Amilcare Crétier. Presentazione editoriale e aperitivo
Bepi Mazzotti.Tre personaggi straordinari legati tra di loro dall’amore per la loro terra, dalla passione alpinistica, da legami familiari. Possiamo convenire che tre quarti dell’alpinismo italiano ci vengono dalla Valle d’Aosta e a maggior ragione ci basta fare i nomi di Carrel “il Bersagliere”, Maquignaz, Rey, Croux, una lunga serie di abati, ma anche Amilcare Crétier che viene da questa tradizione. Nelle espressioni del suo viso si leggono una forza concentrata che sa farsi dirompente, un inesauribile fascino, una passionale fisicità, una freschezza che è già matura. Vitalismo e fascino sono la chiave di volta della sua personalità, ma in quelle espressioni si legge anche l’ombra definitiva della morte che lo coglierà sul Cervino. Il secondo personaggio è Bepi Mazzotti, un romagnolo per carattere e spirito nato a Treviso. Si lega a Crétier per un contesto alpinistico che lo vede tra i componenti la cordata vincitrice della Est del Cervino, assieme al cognato Benedetti e alle guide Luigi e Luciano Carrel, Maurizio Bich e Antonio Gaspard. Nell’alpinista di Verrès Mazzotti idealizza la montagna valdostana intrecciando amicizie ed esperienze con personaggi che oggi possiamo definire grandi spiriti della montagna tanto da poterlo indicare come l’erede spirituale di Guido Rey. Mazzotti sposa Nerina, sorella di Crétier, che gli sarà sempre vicina, accompagnandolo sui monti, dal viaggio di nozze sul Monte Bianco alle amate Dolomiti, e traducendo le sue opere per gli editori francesi. Mazzotti deve avere nutrito particolare affetto ed accentuata ammirazione per il giovane cognato, forte, audace, capace di dedicare la propria vita all’alpinismo e alla montagna. Il volume “Montagnes Valdotaînes” è il capolavoro di Mazzotti. È romanzo per l’eccezionale ritmo narrativo. È biografia in quanto si tratta del preciso racconto della vita di Amilcare Crétier, scritto però con stile ed apertura di autentica opera narrativa. In essa, la vocazione alpina che li accomuna, è l’amore per l’irripetibile cima che domina la vallata, il Cervino. Il dato unificante di questi tre personaggi risiede nella loro nobiltà, nata nell’aristocrazia di spirito e di intelletto, in una credibilità senza riserve. In loro un fascino e un sortilegio che richiama ed attrae ed è come testimoniassero la magia dei monti e ne certificassero l’incanto e la profonda, intima spiritualità.



ore 15 - 18 Sala Congressi Centro Polivalente
Proiezione dei film in concorso
Dolma du bout du monde di Véronique, Anne e Erik Lapied, Francia 2008, 75 minuti
Dolma vive nello Zanskar, un paese sperduto nel cuore delle più alte montagne del mondo, sulle rive di un fiume gelato, dove un inverno senza fine isola lei e la sua famiglia. Si prega, si cammina sulla neve, il tempo sembra essersi arrestato. A 180 km, il marito di Dolma, Stanzin, vive in un altro mondo: guida gli autocarri lungo le strade dissestate e pericolose, sognando di essere un cantante. Le stagioni passano, e Dolma e Stanzin vivono le loro vite, legate da un fiume che li separa e li unisce allo stesso tempo. La vicenda si sviluppa lungo più di un anno, raccontando la vita di una piccola comunità dell’Himalaya, tra emozioni, avventura e saggezza.
Anne e Erik Lapied sono registi di film di montagna e documentaristi. Hanno girato numerosi film riguardanti la fauna, ma anche le popolazioni di montagna e l’ambiente in cui esse vivono. Lavorano principalmente nelle Alpi, ma il loro mestiere li ha portati a esplorare l’Africa, il Grande Nord e l’Himalaya. Proprio per il loro primo lavoro in Himalaya, nel 2003, si è unita a loro Véronique, che tornerà nella regione da sola per diversi mesi. Da questi diversi viaggi è nato il film “Dolma du bout du monde”.

The last nomads di Andrew Gregg, Canada 2008, 53 minuti
L’antropologo canadese Ian MacKenzie si trova nel Borneo, nella foresta pluviale, dove cerca di documentare la cultura, ma soprattutto la lingua, delle tribù Penan. Ultima popolazione di cacciatori-raccoglitori nomadi al mondo, i Penan stanno andando incontro a un’ormai certa estinzione, in quanto il governo malesiano ha autorizzato le compagnie che controllano il commercio del legname a disboscare selvaggiamente la foresta secolare in cui vivono e dalla quale traggono sussistenza.
Andrew Gregg è uno scrittore, produttore e regista canadese, autore della serie “The adventurers”, di cui “The last nomads” è uno dei quattro capitoli. Attualmente sta preparando

come produttore, scrittore e regista un’altra serie di quattro documentari dal titolo “Geologic journey”, oltre che un documentario sul fotografo canadese Chris Rainier.
Free ski di Eric Daumas, Francia 2008, 75 minuti
E’ un piccolo paradiso sperduto nelle Alpi della Haute Provence quello a cui Eric introduce alcuni suoi amici, che con lui hanno in comune una passione sfrenata per lo sci e per la montagna. Conoscitore dei luoghi, Eric guida i suoi amici Thierry, Marc, Nathalie, Jeremy, Véronique, Eric e Pierre lungo tutta una stagione. Questo consente a chi vede il film di conoscere lo sci di montagna sotto tutte le sue forme, dalla semplice escursione di sci alpinismo fino alle discese estreme lungo le scoscese pareti tra neve e roccia.
Eric Daumas è di Albertville ed è un ottico di professione che si definisce “regista improvvisato”. E’ un grande amante della montagna, dei viaggi, della fotografia e, naturalmente, dello sci.



ore 18 Espace Montagne Centro Polivalente
Incontro editoriale: Antonella Dallou e Nicola Alessi presentano “Scritti sull’alpinismo di Federico Chabod” (Le Château edizioni, 2008)
Grazie all'importante lavoro di Antonella Dallou (oggi la maggiore biografa di Chabod) che nel corso dei suoi studi su Federico Chabod presso l’Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea in Valle d’Aosta, ha rintracciato gli inediti Gran Nomenon e Nell'Alta Valpelline pubblicati nel volume, abbiamo oggi una nuova prospettiva con la quale esplorare la personalità del famoso storico valdostano lontana dalla rappresentazione stereotipata dello studioso rigoroso e distaccato, e scoprire il suo profondo amore per le montagne e l'alpinismo più ardito, per il desiderio di aprire nuove vie di ascensione con uno stile molto vicino a quello dei nostri giorni “senza guide né portatori”. Nei primi anni Venti, Chabod è protagonista di alcune “prime” che gli permettono di sfidare vette ancora oggi accessibili solo a pochi e di assaporare il piacere della contemplazione diretta della natura selvaggia, presentata al lettore con particolari e metafore che la rendono viva e affascinante. Le dense descrizioni delle salite, in un italiano che potrebbe sembrare desueto, ma che in realtà è ricco e raffinato, rivelano la personalità sensibile dello storico che tanto avrebbe dato alla cultura del Novecento. Nel raccontare le sue ascensioni, Chabod lascia infatti trapelare i suoi stati d'animo con immagini liriche e intense, che coinvolgono il lettore nelle sue esperienze interiori al punto da fargli provare le sue stesse emozioni.

Intervista verticale con Silvio “Gnaro” Mondinelli
a cura di Valeria Allievi in collaborazione con Grivel

Questa intervista è in collaborazione con Grivel che si conferma un partner e un supporto importante per il Cervino CineMountain. È il sesto uomo al mondo ad aver scalato tutti i 14 ottomila senza ossigeno. Nelle sue spedizioni ha compiuto diversi salvataggi in alta quota, che lo hanno reso nel mondo dell'alpinismo un esempio di coraggio e umanità. Nato a Gardone Valtrompia il 24 giugno 1958, vive ad Alagna Valsesia, dove svolge l'attività di guida alpina e servizio cinofilo per la Guardia di Finanza, di cui è brigadiere. È sul Monte Rosa che Mondinelli diventa alpinista. Nel 1993 comincia la serie degli Ottomila che si concluderà nel 2007. Durante questi 14 anni passati in Himalaya, si è avvicinato alle popolazioni locali: con l'Associazione Amici del Monte Rosa, ha finanziato la costruzione di una scuola nel villaggio di Namche, e di un ospedale a Malekhu, sempre in Nepal. Oggi Mondinelli è ancora in prima linea sul fronte alpinistico, ma con altri obiettivi legati alla scienza e alla formazione. Nel maggio scorso ha partecipato alla spedizione Share Everest 2008 del Comitato EvK2Cnr guidando l’installazione della stazione metrologica più alta del mondo sul Colle Sud dell’Everest, a 8000 metri. E questa primavera è tornato lassù, da solo e sempre senza ossigeno, per riparare la stazione danneggiata dall'inverno himalayano. Pochi mesi fa ha anche fondato la "High Mountain University", la prima scuola d'alta quota che insegna come affrontare le difficoltà di una spedizione alpinistica sia dal punto di vista tecnico e organizzativo, sia da quello psicologico e sportivo.





Breuil-Cervinia
ore 21 Cinéma des Guides
Omaggio a Luciana Gasperl: un ricordo per immagini, 5’

“Kanjut Sar: 50 anni” (di G. Guerrasio, P. Nava) – Anniversario della spedizione Monzino: incontro con i protagonisti in collaborazione con il Fondo Ambiente Italiano

Anche quest'anno immancabile è l'appuntamento con Guido Monzino. Nel 2009 ricorre il cinquantesimo anniversario della conquista del Kanjut Sar, colosso di 7760 metri che appartiene alla catena del Karakorum. È la 26esima montagna più alta della terra, l’11esima del Pakistan. Il 19 luglio 1959 è la data della vittoria italiana,compiuta dalla spedizione di Guido Monzino, Jean Bich, Marcello e Leonardo Carrel, Marcello Lombard, Lorenzo Marimonti, Piero Nava, Camillo Pellissier, Pacifico e Pierino Pession, Lino Tamone e il Medico Paolo Cerretelli. Come in ogni sua spedizione Monzino si dedicò personalmente all'organizzazione meticolosa della spedizione, pianificando tutto nel dettaglio, anche se il permesso di scalare la montagna giunse con grande ritardo. Questo fu il motivo che spinse Monzino a disporre il trasporto aereo degli uomini e di tutto il materiale della spedizione, ben 12 tonnellate. Era la prima volta che accadeva nella storia dell'alpinismo Himalayano. La spedizione incontrò grandi difficoltà. Per il trasporto del materiale da Nagar al Campo Base previsto a 5000 metri vennero reclutati 450 portatori, che risalirono il ghiacciaio Khani Basa. Ma prima di raggiungere il luogo scelto per il Campo Base si arrestarono per uno sciopero in quanto il Kanjut Sar era considerato dalle popolazioni autoctone una montagna sacra e sfidarla significava andare incontro alla cattiva sorte. “La montagna con il lago in cima” sembrava, dunque, difficilmente avvicinabile. È solo il 19 luglio, dopo un lungo periodo di maltempo, che Jean Bich e Camillo Pellissier partirono per il decisivo attacco alla vetta. Sfortunatamente Bich colpito da malessere dovette abbandonare e Camillotto, trovatosi solo, decise di andare avanti. Avanzava lentamente intagliando con la picozza dei gradini nella maestosa parete di ghiaccio. Al campo base i suoi compagni seguivano l'ascesa coi binocoli tenendosi in costante contatto radio con Jean Bich, tornato a Campo VI. Dopo ore di straziante attesa Cammillotto conquistò la vetta del Kanjut Sar. In cima girò un metro di pellicola che ritrae il tricolore mentre sventola legato alla sua picozza. Sono queste alcune delle immagini che hanno dato vita nel 1961 a “Kanjut Sar: la montagna che ha in vetta un lago” di Guido Guerrasio, un documentario che narra tutte le fasi di una spedizione: dalle prove di acclimatamento alle visite sanitarie dalla scelta e dall'imbarco del numeroso materiale al lungo viaggio degli alpinisti e dei portatori fino ai piedi della grande montagna, dalla costituzione del campo base fino alla conquista della vetta. Presentato al IX Festival di Trento dove vinse il Premio Rododendro d'Oro. Un’opera straordinaria che giunga a noi grazie all’opera del FAI
(Fondo Ambientale Italiano)








Informazioni relative al Festival:
tel. 0165/230.528 – 392/981.46.92 / fax 0165/360.413 – Sito Internet www.cervinocinemountain.it


Per scaricare le immagini ad alta definizione del Festival
http://picasaweb.google.com/cervinocinemountain/CERVINOCINEMOUNTAIN2009