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| Arezzo Travel Guide Edit This The best resource for sights, hotels, restaurants, bars, what to do and see Santa Maria della Pieve: 12th-century church is Lombard Romanesque architecture at its most beautiful, with a craggy, eroded facade of stacked arcades in luminous beige stone. The spaces between the columns of the arcades get narrower at each level, which, along with the setting on a narrow street, only adds to the illusion of great height. On the high altar above the raised crypt is a 1320 polyptych of the Madonna and Child with Saints -- all wearing gorgeously worked fabrics -- by Sienese master Pietro Lorenzetti. |
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| Santa Maria della Pieve: 12th-century church is Lombard Romanesque architecture at its most beautiful, with a craggy, eroded facade of stacked arcades in luminous beige stone. The spaces between the columns of the arcades get narrower at each level, which, along with the setting on a narrow street, only adds to the illusion of great height. On the high altar above the raised crypt is a 1320 polyptych of the Madonna and Child with Saints -- all wearing gorgeously worked fabrics -- by Sienese master Pietro Lorenzetti. |
| Simon GP Geoghegan Arezzo is a very beautiful town in Tuscany. In the middle ages it competed with Florence in military power, now it tries to beat the old rival in beauty. Enjoying a central position in Tuscany position located at equal distances from Florence, Perugia and Siena, Arezzo dominates the valleys of the Arno and Tevere rivers. The medieval historic centre, rich in traces of earlier Etruscan and Roman cultures, is set on a hillside surrounded by a fertile plain. One of the highlights of Arezzo is found in the church of St. Francesco. The marvellous cycle of frescoes (dating from 1452) by the painter Piero della Francesca is a must see for anyone with an interest in art. |
| Ristorante AGRISALOTTO Cortona Loc. Santa Caterina km 7. Ristorante AL TRAVATO Monterchi piazza Umberto I n. 21. Ristorante BUCA DI MICHELANGELO Caprese MIchelangelo Via Roma n. 51. Ristorante CAMPALDINO Poppi loc. Ponte a Poppi, via Roma n. 95. Ristorante CANTUCCIO Arezzo via Madonna del Prato n. 76. Ristorante DA ALIGHIERO Anghiari via garibaldi n. 8. Ristorante ERBHOSTERIA DEL CASTELLO Badia Tedalda località Rofelle km 6. Ristorante FONTE GALLETTA Caprese Michelangelo Alpe Faggeta. Ristorante GLIACCANITI Pratovecchio via Fiorentina n. 12. Ristorante IL CACCIATORE Cortona Via Roma n. 11. Ristorante IL CENACOLO Cavriglia via del Riposo n. 6. Ristorante IL CIPRESSO Loro Ciuffenna via de Gasperi n. 28. Ristorante IL FALCONIERE Cortona Loc. S. Martino a Bocena. Ristorante LA GROTTA Cortona piazzetta Baldelli n. 3. Ristorante LA LANCIA D'ORO Arezzo piazza Grande. Ristorante LA LOGGIA Poppi loc. Lierna. Antica Osteria L'Agania * Via Mazzini, 10 0575.295381 Rist. La Capannaccia * a Campriano, Km. 6 0575.361759 Rist. Saraceno ** Via Mazzini, 6 0575.27644 Hotel ETRUSCO PALACE AREZZO. **** Hotel VALDARNO AREZZO Località: MONTEVARCHI. **** Hotel DEL LAGO AREZZO Località: CAVRIGLIA. *** H. Etrusco Palace **** Via Flemming, 39 0575.984066 H. Minerva **** Via Fiorentina, 4 0575.370390 Lista discoteche Arezzo Discoteca Blue Kaos Marciano AR 0575.845176 Discoteca Fitzcarraldo Terranuova AR www.fitz.it 0575.9199028 Discoteca Grace Arezzo AR www.gracedisco.it 0575.403669 Discoteca Impero Montevarchi AR 055.980982 Discoteca Le Mirage Monte S. Savino AR www.lemirage.it 0575.810215 Discoteca Lo Scorpione Sansepolcro AR 0575.742137 Discoteca Parco delle Stelle Terranuova Bracciolini AR www.parcodellestelle.it 055.9705244 http://www.paesionline.it/arezzo/teatri_arezzo.asp Arezzo: Teatri Teatro della BICCHIERAIA Indirizzo: via della Bicchieraia, 32 - 0 Arezzo AR. Tel: 0575/377272 Fax: 0575/323521 E-Mail: ufficiocultura@comune.arezzo.it Teatro PETRARCA Indirizzo: via G, Monaco - 52100 Arezzo AR. Tel: 0575/23975 Fax: 0575/20309 |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Arezzo Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Arezzo&action=history ArezzoDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Veduta di Arezzo
Arezzo è un comune di 95.853 abitanti, capoluogo della provincia di Arezzo.
Geografia [modifica]La torre di Santa Maria della Pieve Il comune di Arezzo è situato alla confluenza di tre delle quattro vallate che compongono la sua provincia. Direttamente a Nord della città ha inizio il Casentino, che è la valle percorsa dal primo tratto dell'Arno; a Nord-Ovest si trova il Valdarno Superiore, sempre percorso dall'Arno nel tratto che scorre fra Arezzo e Firenze; a Sud si trova la Val di Chiana, una pianura ricavata dalla bonifica di preesistenti paludi, il cui più importante corso d'acqua è il canale maestro della Chiana. Tramite l'agevole valico del Torrino e la valle del Cerfone, si ha accesso a Est alla quarta vallata, la Valtiberina, percorsa dal primo tratto del Tevere. Il territorio del comune è molto ampio e vario: si passa dalla pianura che si apre sulla Val di Chiana e sull'Arno, alle colline, a Sud della città, a zone montuose, soprattutto ad Est. I comuni confinanti sono numerosi: sul lato Val di Chiana ci sono Civitella in Val di Chiana e Castiglion Fiorentino; sul lato Valdarno superiore ci sono Laterina e Castiglion Fibocchi; sul lato Casentino c'è Capolona; sul lato Val Tiberina ci sono Anghiari e Monterchi e la provincia di Perugia, in Umbria.
Clima [modifica]Il clima della città di Arezzo e delle zone limitrofe presenta le caratteristiche di continentalità più accentuate di tutta la Toscana, vista la lontananza dal mare e la posizione a cavallo tra il Valdarno e la Val di Chiana con la dorsale appenninica nelle relative vicinanze. Le precipitazioni presentano un carattere irregolare, perché la zona può essere influenzata sia dalle correnti umide atlantiche che da quelle secche continentali provenienti da settentrione e da oriente. L'escursione termica risulta elevata sia nei valori giornalieri che annui. Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano nei dintorni di Arezzo ma possono essere considerati attendibili anche per la città.
Frazioni [modifica]Agazzi, Antria, Badia San Veriano, Bagnaia, Bagnoro, Battifolle, Campoluci, Campriano, Ceciliano, Chiani, Chiassa Superiore, Cincelli, Frassineto, Gaville, Giovi, Gragnone, Il Matto, Indicatore, La Pace, Le Poggiola, Meliciano, Misciano, Molinelli, Molin Nuovo, Monte Sopra Rondine, Montione, Mugliano, Olmo, Ottavo, Palazzo del Pero, Patrignone, Pieve a Ranco, Poggio Ciliegio, Policiano, Pomaio, Ponte a Chiani, Ponte alla Chiassa, Pieve a Quarto,Pieve Santo Stefano, Ponte Buriano, Poti, Pratantico, Puglia, Policiano, Quarata, Rigutino, Ripa di Olmo, Rondine, Ruscello,S.Anastasio, San Firenze, San Giuliano, San Leo, San Marco Vill'Alba, San Polo, Santa Firmina, Santa Maria alla Rassinata, Sant'Andrea a Pigli, San Zeno, Sargiano, Staggiano, Stoppe d'Arca, Torrino, Tregozzano, Venere, Vitiano.
Olmo [modifica]Veduta di Olmo La frazione di Olmo, con i suoi 3.500 abitanti, è situata a circa 5 km dal centro cittadino. Olmo è famoso per un importante ritrovamento di un teschio di Homo sapiens vissuto nel Pleistocene medio. Al confine tra Olmo e la vicina frazione di S. Anastasio si trova la storica Villa Mancini. La chiesa del paese di Olmo risale alla fine degli anni sessanta, fino al 1995 è appartenuta al movimento dei francescani e successivamente è stata ceduta alla curia vescovile. Ultimo frate francescano a guidare la parrocchia è stato "padre Graziano" ( Sante Conti ). Negli ultimi anni, inoltre, vi sono state eseguite varie opere di ristrutturazione ed ampliamento tra le quali la costruzione del campanile di cui la chiesa stessa era sprovvista. I santi patroni del paese sono S. Vincenzo e S. Anastasio che si festeggiano il 22 gennaio. Per gli amanti delle camminate, delle corse in montagna a piedi ed in mountain-byke il paese di Olmo è adatto come punto di partenza in quanto dallo stesso hanno inizio alcune strade e sentieri che portano verso il monte Lignano, visibile voltando lo sguardo ad est, confluendo nel famoso " sentiero 50 " che unisce il lago Trasimeno, partendo da Passignano (PG), fino al monte della Verna in Casentino (AR). Pieve di San Donnino a Maiano
Palazzo del Pero [modifica]«Palazzo del Pero» è una frazione del Comune di Arezzo ed è il capoluogo della Circoscrizione 6, è situata a 10 km dalla città in direzione S. Sepolcro. La Circoscrizione con i suoi 102.5 kmq, è poco meno di un terzo di tutto il Comune. È zona montana e con i 12 abitanti per kmq, risulta la zona meno densamente popolata. Le altre frazioni della circoscrizione sono Pieve a Ranco e Rassinata . La zona ha un grande valore paesaggistico e racchiude nel suo territorio una serie di piccoli gioielli artistici come la Pieve di S.Donnino, risalente al VII secolo(Tafi) le cui absidi (XI secolo) sono visibili dall' interno della canonica , la Badia di S. Veriano, il Castello di Ranco e molti altri ancora.
Patrignone [modifica]Dettaglio della Cappella Palatina della Villa di Colle Allegro Dettaglio del giardino della Villa di Colle Allegro Piccola frazione sulla via per il Casentino. Ospita la Villa di Colle Allegro, già di proprietà della Nobildonna Maria Vittoria Tonini Guiducci (Firenze, 19 dicembre 1927- Arezzo, febbraio 2000). Di origine seicentesca ha subito molti rimaneggiamenti e ampliamenti. Il più importante a fine ottocento quando il proprietario di allora, Lorenzo Guiducci, la arricchì di due ali, la riempì di simboli della libera muratorìa. Quarata [modifica]Quarata si trova in direzione nord rispetto al centro della città, conta circa 2.000 abitanti e amministrativamente fa parte della Circoscrizione 1. È uno dei nuclei medievali più importanti del comune d'Arezzo. Secondo alcuni studiosi, il suo castello fu usato da Leonardo da Vinci come punto d'osservazione del paesaggio che poi dipinse nella Gioconda. Il 10 gennaio 1276, qui vi morì Gregorio X, al suo ritorno dal concilio di Lione II. Il patrono è Sant'Andrea apostolo.
San Zeno [modifica]La frazione di San Zeno si trova presso le frazioni di Olmo e Ripa di Olmo. Vi si trova una grande zona industriale, oltre ad un impianto di incenerimento rifiuti. Da qui parte la superstrada che collega Arezzo con Siena.
Storia [modifica]
Città etrusca [modifica]Arezzo sorse in epoca pre-etrusca in una zona abitata fin dalla preistoria, come dimostra il ritrovamento di strumenti di pietra e del cosiddetto "uomo dell'Olmo", risalente al Paleolitico, avvenuto nei pressi della frazione dell'Olmo durante i lavori di scavo di una breve galleria della linea ferroviaria Roma-Firenze nel 1863. La zona posta alla confluenza di Valdarno, Valdichiana e Casentino, infatti, è passaggio naturale per chi voglia attraversare l'Appennino. Si ha notizia poi di insediamenti stabili di epoca pre-etrusca in una zona poco distante dall'attuale area urbana, il colle di San Cornelio, dove si sono rinvenute tracce di una cinta muraria di difficile datazione poiché sovrimpresse dalle poderose mura romane. L'abitato etrusco sorse invece sulla sommità del colle di San Donato, occupata dall'attuale città. Si sa che la Arezzo etrusca, con un nome quasi identico all'attuale, Arretium, esisteva già nel IX secolo a.C. Arezzo fu poi una delle principali città etrusche, e molto probabilmente sede di una delle 12 lucumonie. A questo periodo risalgono opere d'arte di eccezionale valore, come la Chimera, oggi conservata a Firenze, la cui immagine caratterizza talmente la città quasi da diventarne un secondo simbolo. Al sorgere della potenza di Roma la città, insieme alle consorelle etrusche, tentò di arginarne le tendenze espansionistiche, ma l'esercito messo insieme da Arezzo, Volterra e Perugia fu sconfitto a Roselle, presso Grosseto, nel 295 a.C.; e così nel III secolo avanti Cristo Arezzo fu conquistata dai Romani che latinizzarono il suo nome etrusco Arretium.
Presidio romano [modifica]Durante l'epoca romana, specialmente nel periodo repubblicano, Arezzo divenne un simbolo importantissimo dell'espansione romana a nord, ed un bastione difensivo del nascituro impero, grazie alla sua posizione strategica che ne faceva tappa obbligata per chiunque volesse raggiungere la sempre più potente città sul Tevere. Arezzo si trovò dunque a doversi difendere dai Galli Senoni che marciavano contro Roma. In suo soccorso giuse una robusta armata guidata dal console Lucio Metello, che trovò la morte in battaglia ma arrestò l'avanzata dei barbari. Del fatto rimane traccia in un toponimo, Campoluci, che indica il tratto di piana vicino all'Arno in cui il console combatté e morì. Dopo il fatto, Arezzo divenne sede di un presidio romano permanente. Rimase però sempre gelosa della sua autonomia, tanto che cercò più volte di riconquistare l'indipendenza nel corso delle guerre civili della Roma repubblicana, schierandosi prima con Mario e poi con Pompeo. Silla e Cesare si vendicarono facendone una colonia per i loro veterani, il che provocò un notevole riassestamento demografico che cancellò da Arezzo - come da tutta l'Etruria - le rimanenti tracce della vecchia cultura. All'inizio dell'età imperiale la città, operosa e ricca di inventiva, divenne ricca e prospera come al tempo delle guerre puniche, quando era stata la principale fornitrice di armi per la spedizione di Scipione in Africa. Sorsero numerosi stabilimenti pubblici, come il teatro, le terme, ed un anfiteatro di notevoli dimensioni che è giunto fino ai nostri giorni. La vita culturale ebbe un grande impulso grazie alla feconda attività del primo degli aretini illustri nel mondo delle arti e delle lettere, Gaio Cilnio Mecenate, il cui nome rimarrà per sempre legato alla promozione della cultura. Arezzo fu anche un centro di lavorazione dei metalli e, soprattutto, di vasi di ceramica: i vasi prodotti ad Arezzo erano detti "corallini" per il loro colore. Statua a Guido Monaco nella piazza omonima ad Arezzo.
Primo millennio d.C. [modifica]Al crollo dell'impero, Arezzo subì un forte spopolamento ed una profonda crisi economica, da cui non la salvò la posizione di relativa importanza in cui la posero i Longobardi: le dimensioni della città subirono una contrazione che la riportarono pressappoco a quelle di epoca etrusca, le campagne si svuotarono e i commerci languirono a lungo. La situazione non migliorò neppure con l'arrivo dei Franchi di Carlo Magno - che non si stanziarono in città come avevano fatto i Longobardi - la cui impronta nella vita civile e negli usi quotidiani fu lunga e durevole, ma che privilegiarono i rapporti con quello che ritenevano il più alto potere locale, il vescovado. Con la diffusione del Cristianesimo, infatti, Arezzo era divenuta sede di episcopato. Si tratta di una delle poche città di cui sono noti tutti i vescovi che si sono succeduti fino ad oggi. Dopo il mille il suo vescovo iniziò a fregiarsi, primo in Italia, del titolo di "conte". A questo periodo risalgono il perduto "Duomo Vecchio" del colle del Pionta, ai cui lavori partecipò Maginardo, l'attuale Cattedrale e la Pieve di Santa Maria. Sotto la protezione del vescovo si sviluppò nel contado aretino anche un folto numero di abbazie, che contribuirono a ricostruire un sistema di scambi ed un minimo ambito culturale. In questo periodo Arezzo vide la nascita di un altro dei suoi figli illustri: Guido Monaco. Fattosi benedettino nell'abbazia di Pomposa e successivamente a Roma, elaborò il nuovo metodo di notazione musicale ed il tetragramma.
Libero comune [modifica]Dopo il Mille al potere feudale, identificato con il vescovo che risiedeva fuori dalla città sull'altura del Pionta, arroccato come in un castello, venne affiancandosi un potere cittadino, l'ordinamento della città ebbe un'evoluzione e si affermò il libero comune: la presenza di un console è attestata ad Arezzo nel 1098. La duplicità di poteri generò presto un conflitto tra il vescovo, che vedeva la sua autorità feudale provenire dall'imperatore e quindi incarnava la prima espressione del partito ghibellino, e la magistratura cittadina. L'attrito sfociò in varie sollevazioni popolari contro il vescovo e nella rappresaglie di questo, che chiamò in soccorso l'imperatore Arrigo, il quale scendendo in Italia verso Roma, trovava per l'appunto Arezzo nella sua strada. La rappresaglia fu durissima ma non arrestò lo sviluppo del Comune, che proseguì soprattutto dopo il concordato di Worms del 1122 che poneva fine alle controversie tra impero e papato e, di fatto, alla figura dei vescovi-conti. Piazza Grande (in primo piano) con l'abside della chiesa di Santa Maria della Pieve (a sinistra) ed il Palazzo della Fraternità dei Laici (a destra) È a questo periodo, all'inizio del XIII secolo, che risale l'avvio della costruzione della Pieve, concepita per ospitare un vescovo ridimensionato alle sue funzioni pastorali, e di altre chiese che accogliessero gli ordini monastici inurbati forzatamente dopo la confisca dei loro possedimenti feudali. L'influenza territoriale di Arezzo crebbe notevolmente culminando con la presa di Cortona, avvenuta nel 1298 dopo una sanguinosa battaglia. Alla rinnovata importanza politica si accompagnò una fioritura culturale: la città si dotò di una università, lo Studium, i cui ordinamenti risalgono al 1252, brillarono i primi ingegni della nuova poesia lirica italiana Guittone d'Arezzo e Cenne de la Chitarra; della scienza con quel Ristoro che nel 1282 scrisse la prima opera scientifica in volgare; della composizione del mondo; e della pittura, con Margaritone d'Arezzo, poi affiancato da maestri fiorentini e senesi quali Cimabue e Pietro Lorenzetti. Nel 1304 infine nasceva ad Arezzo, da un fuoriuscito fiorentino, Francesco Petrarca.
La battaglia di Campaldino [modifica]Mentre la potenza di Arezzo cresceva, però, cresceva anche quella delle città vicine, ed era inevitabile che si arrivasse allo scontro con Firenze e Siena. Dopo alterne vicende la Arezzo ghibellina subì una disfatta contro le armate senesi e fiorentine nella battaglia di Campaldino (1289) nei pressi di Poppi. In questa battaglia, a cui partecipò Dante Alighieri per la parte guelfa, morì anche il vescovo di Arezzo Guglielmino Ubertini. In seguito si affermò la signoria dei Tarlati di Pietramala, il cui principale esponente fu Guido Tarlati che pur essendo divenuto vescovo nel 1312 continuò a mantenere buoni rapporti con la fazione ghibellina, in Toscana e fuori, come ad esempio con gli Ordelaffi di Forlì. La signoria di Guido Tarlati mise temporaneamente fine alle dispute di fazione tra i Tarlati e gli Ubertini e la famiglia guelfa dei Bostoli; tanto feroci che San Francesco si era rifiutato a suo tempo di entrare in città, vedendola "infestata dai diavoli", episodio ricordato da Giotto negli affreschi della Basilica Superiore di Assisi. Guido Tarlati risanò il bilancio delle Stato, portandolo a una tale floridità che Arezzo prese a battere moneta propria, ampliò la cinta muraria, concluse una onorevole pace con Firenze e riuscì ad allearsi con Siena e ad espandere il dominio territoriale verso sud e verso est, lui vescovo, a spese dei possedimenti pontifici; tanto che il Papa da Avignone lo scomunicò e lo dichiarò eretico. Ciò non gli impedì, nel 1327, di incoronare imperatore a Milano Ludovico il Bavaro. In questo periodo si era anche sviluppata una forte borghesia mercantile che aveva imposto alcune modifiche nel governo della città, come la creazione della magistratura del capitano del popolo e delle corporazioni delle arti, e la costituzione di una magistratura rappresentativa delle quattro parti in cui la città venne divisa: porta Crucifera, porta del Foro, porta Sant'Andrea e porta del Borgo, alle quali si richiamano i quattro quartieri che disputano l'odierna Giostra del Saracino. A Guido Tarlati passato a miglior vita nel 1327 successe Pier Saccone, il fratello, che non era purtroppo della stessa pasta. Arezzo cominciò progressivamente a perdere terreno nei confronti della rivale Firenze, perdendo per la prima volta l'indipendenza nel 1337: Pier Saccone, pressato dagli oppositori interni, dai nemici esterni (fiorentini e perugini) e dalla crisi economica, cedette Arezzo a Firenze per dieci anni in cambio di denaro. Trascorso questo periodo, l'indipendenza fu recuperata, ma non la prosperità. La seconda metà del trecento fu caratterizzata tuttavia da una sostanziale pace sociale, che terminò bruscamente con il progetto del vescovo Giovanni Albergotti di fare entrare Arezzo nella sfera d'influenza del papato. Le lotte tra guelfi e ghibellini riesplosero con violenza, e la città conobbe più volte l'esperienza del saccheggio da parte di soldataglie mercenarie chiamate in soccorso ora dall'una ora dall'altra parte, o anche venute per l'una e passate all'altra se questa pagava meglio, secondo il costume dell'epoca. Ultimo fu il capitano di ventura francese Enguerrand de Coucy che transitava nella zona diretto a Napoli, dove doveva attaccare Carlo di Durazzo per conto di Luigi d'Angiò, e fu assoldato dalla parte ghibellina che era stata appena espulsa dalla città. Enguerrand prese con facilità quel che rimaneva di Arezzo, ma nel frattempo il suo signore Luigi d'Angiò moriva, lasciando l'armata senza scopo e senza soldo. Firenze ne approfittò immediatamente, offrendo al capitano francese quarantamila fiorini perché consegnasse Arezzo, ed egli accettò. Fu così che nel 1384 Arezzo fu annessa allo stato toscano dominato da Firenze. Il dominio fiorentino è visibile d'ora in poi anche nell'architettura e nell'Arte: Spinello Aretino fu l'ultimo artista di scuola autoctona; dopo di lui prevale la scuola fiorentina. In questo periodo furono realizzati da Piero della Francesca gli affreschi della Leggenda della Vera Croce nella Basilica di San Francesco. Il governo fiorentino tentò di rendersi gradito alla città, riuscendovi in parte grazie alla saggia elezione a segretario della Repubblica di un aretino di alto spessore, lo storico e poeta Leonardo Bruni, che si adoperò per favorire l'integrazione di Arezzo nel nuovo Stato toscano ormai, con l'eccezione di Siena e Lucca, interamente sotto il controllo di Firenze. Vi fu tuttavia un lento decadimento economico e culturale della città. La parte più antica, comprendente la rocca e la Cattedrale, fu profondamente modificata con la costruzione della Fortezza Medicea, esempio precoce di fortificazione alla moderna.
Epoca moderna [modifica]Il quadrante dell'orologio di Felice da Cossato in Piazza Grande, 1552 Nel primo cinquecento Arezzo si trovò coinvolta in una rivolta antifiorentina, che oppose a Firenze il capitano di ventura Vitellozzo Vitelli, il "duca Valentino" Cesare Borgia e suo padre Papa Alessandro VI, e il re di Francia Luigi XII. La sommossa si spense però dopo pochi giorni, e costò la vita al Vitelli che fu fatto uccidere dallo stesso Cesare Borgia durante un banchetto, con un metodo cui Niccolò Machiavelli dedicò un addirittura un trattato datato 1503. Nel 1525 sulla città e sul contado si abbatté una pestilenza, cui seguì una carestia che mise in ginocchio l'economia aretina e portò ad una nuova sollevazione contro Firenze nel 1529, anche questa però più legata ad avvenimenti esterni che ad una vera volontà popolare. I Medici, che erano stati scacciati da Firenze nel 1527, avevano ora dalla loro il papa Clemente VII, appartenente alla famiglia dei Medici. Questi concluse una pace con l'Impero e si assicurò così una armata imperiale, comandata da Filiberto d'Orange, per imporre a Firenze il ritorno dei Medici. L'armata proveniente da Roma passò dal territorio di Arezzo, allora parte dei possedimenti fiorentini e presidiata da una guarnigione fiorentina, e la città anziché tentare una improbabile resisterenza all'assedio pensò di profittare della situazione per riconquistare l'indipendenza, trattando la resa tramite un ufficiale dell'esercito imperiale originario della Valtiberina, tale Francesco di Bivignano, detto "il conte rosso". La guarnigione fiorentina si rifugiò in fortezza ma fu presto cacciata, mentre il Conte Rosso si impadroniva di parte del Valdarno, Anghiari e Sansepolcro. Ma terminata la contesa con la sconfitta della Repubblica fiorentina a Gavignana nell'agosto del 1530, i Medici non videro più la ragione per tenere Arezzo separata dal resto della Toscana, ed inviarono di nuovo l'esercito imperiale a prenderne possesso. Nel 1554 cadeva anche Siena, ed una quindicina di anni dopo tutta la Toscana, con l'eccezione di Lucca e dello Stato dei Presidi presso l'Argentario, diveniva Granducato. Cosimo I Medici attuò ad Arezzo un piano di ristrutturazione urbanistica a scopi difensivi: il perimetro della cinta muraria fu ridotto come il numero delle porte, la fortezza fu ricostruita e ampliata. In questo contesto fu anche completata la cattedrale, e furono abbattuti alcuni storici edifici, tra cui l'antico palazzo comunale e il palazzo del capitano del popolo, per fare spazio alle Logge dovute alla mano di Giorgio Vasari. Durante i lavori di scasso vennero rinvenute le celebri statue di bronzo della Minerva e della Chimera di Arezzo. Il periodo del Granducato Mediceo a partire dalla seconda metà del '500 vide peròt, in tutta la Toscana, un lento ma inesorabile decadimento economico e culturale accompagnato da decremento demografico, che si invertirà solo nel settecento, con le iniziative illuminate di Pietro Leopoldo di Lorena. Nel XVIII secolo fu portata a termine la bonifica della Val di Chiana. Nel 1796 cominciò una campagna militare di invasione dell'Italia da parte dei Francesi. Il generale comandante di questa invasione era Napoleone Bonaparte. Anche Arezzo fu conquistata ma nel 1799 fu il centro del movimento del "Viva Maria", una delle insorgenze antinapoleoniche avvenute in quegli anni in Italia. In seguito a questi fatti Arezzo fu riconosciuta dal Granduca di Toscana capoluogo di provincia. Nel 1860 il Granducato di Toscana, e quindi Arezzo, entrò a far parte del regno d'Italia. In questo periodo, anche grazie all'avvenuta bonifica della Val di Chiana, Arezzo ritornò ad essere un nodo delle principali vie di comunicazione fra Roma e Firenze.
Evoluzione demografica [modifica]Casa dei Lappoli Abitanti censiti
Cultura [modifica]
Personalità legate ad Arezzo [modifica]Il Prato
La città ha anche ospitato il set del film La vita è bella di Roberto Benigni.
Feste e Ricorrenze [modifica]Le feste proprie della città sono quelle del patrono San Donato, il 7 agosto e quella della Madonna del Conforto il 15 febbraio. Il 10 gennaio si festeggia il Beato Gregorio X, compatrono della città. Gli sbandieratori alla Giostra del Saracino
Manifestazioni e Fiere [modifica]Ogni prima domenica del mese e il sabato precedente si tiene nel centro storico una fiera dell'antiquariato. Il 9, 10 e 11 settembre di ogni anno si tiene la "fiera di settembre" (Fiera del Mestolo). L'ultima settimana di agosto si svolge un concorso corale polifonico internazionale dedicato a Guido Monaco al quale partecipano cori di altissimo livello provenienti da tutto il mondo, nel 2007 sarà sede del Gran Premio Europeo di Canto Corale. All'inizio dell'estate si svolge "Arezzo Wave", una manifestazione di musica d'avanguardia. Dal 2007 l'evento si terrà a Firenze. In autunno si svolge il Festival Internazionale "I Grandi Appuntamenti della Musica" organizzato dall'Ente Filarmonico Italiano con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il contributo dei principali enti territoriali.
Giostra del Saracino [modifica]Nel quadro delle rievocazioni storiche, di cui il centro Italia è ricco, si colloca la Giostra del Saracino. Ripristinato in rievocazione storica nel 1931, la Giostra del Saracino si corre ad Arezzo nella splendida cornice di Piazza Grande il penultimo sabato di giugno in notturna e la prima domenica di Settembre in edizione diurna.
Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]
Principali chiese [modifica]Il Duomo
La chiesa di San Domenico Crocifìsso Ligneo di Cimabue
Edifici e luoghi di pregio [modifica]Logge del Vasari in Piazza Grande
Musei [modifica]
Amministrazione comunale [modifica]
Sindaco:
Giuseppe Fanfani (centrosinistra)
dal 30/05/2006 (1° mandato)
Città gemellate [modifica]
Sport [modifica]
Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
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