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Festival | Box Office /Theaterkasse Tel +39 045 8005151/Fax +39 045 8013287 - Via Dante Anfiteatro, 6/b 37121 Verona (Italy) |
| Aida | Nabucco | Boheme | Gioconda | Turandot |
| Il 19 e 20 settembre all''Arena di Verona 2 date del Liga Solo Rock n'' Roll! Per la data del 19 settembre biglietti in vendita on line sul sito TicketOne e tramite call center dalle ore 17 di lunedì 24 agosto! |
| ___________Grazie a
www.rockerbus.com
A grande richiesta, dopo il successo di pubblico
e di critica delle 7 date sold out del 2008, Luciano Ligabue torna a
incantare lArena di Verona. Lo farà dal 24 settembre con una serie di
concerti che segna il suo ritorno sulle scene live, unico appuntamento dal
vivo in Italia nel 2009. |
| Grazie dei dati a www.spettacolinews.it |
| Arena di Verona Greek National Opera e Fondazione Arena Insieme per ‘Aida’ ad Atene ateneLa Fondazione Arena di Verona sbarca per la prima volta ad Atene con la realizzazione scenica di ’Aida’ che debutterà il 24 maggio nel più grande teatro romano di Atene, Erodium, con una co-produzione insieme alla Greek National Opera. La grande esperienza della Fondazione Arena nella realizzazione di ‘Aida’, l’opera regina del Festival areniano, è stata ancora una volta riconosciuta e la National Greek Opera ha chiesto a Giuseppe De Filippi Venezia, direttore degli allestimenti scenici della Fondazione, di realizzare bozzetti di scene e parte dei costumi (che saranno poi realizzati dalla costumista Carla Galleri e Domenico Franchi) di questa nuova produzione di ‘Aida’ che replicherà fino al 28 maggio. La National Greek Opera impiegherà le sue masse artistiche orchestra, coro e ballo dirette da Carlo Montanaro. Nel cast figurano beniamini areniani: Marco Berti (Radames), Dolora Zajick (Amneris), e Lucrecia Garcia (Aida). Regista lo spagnolo Ignacio Garcia. |
| _______Ultima recita per il 2008 di Carmen all’Arena di Verona appuntamento al 2009 con una stagione ricca di spettacoli carmen di bizetApplausi ieri sera all’Arena di Verona per la Carmen di Bizet. Nel ruolo di Carmen la carismatica Ildiko Komlosi con una voce sbalorditiva, così come anche quella di Fabio Armiliato (Don Josè) e Dario Solari (Escamillo) e Susanna Kybalova (Micaela). Le arie più famose di questo capolavoro di Bizet, la seconda opera dopo l’Aida per numero di rappresentazioni, echeggiano nella suggestiva e seducente atmosfera spagnoleggiante di inizio ‘800. La scena si apre in una piazza di Siviglia con l’insuperabile allestimento scenico di Franco Zeffirelli, i costumi di Anna Anni, la coreografia di El Camborio ci immergono in una realtà che pulsa di vita dalle scene iniziali fino all’ultimo quadro in cui la zingara Carmen sfida l’amore e la morte. Numerosi gli applausi a scena aperta ad avvalorare l’indiscusso immenso successo di quest’opera magnificamente diretta dal maestro Daniel Oren. Appuntamento all’anno prossimo dove Cinque opere, e un Gala porteranno ancora una volta, il pubblico di appassionati da tutto il mondo, a gremire l'anfiteatro dell’Arena. Ecco la programmazione dell'estate lirica 2009 Giugno 2009 - Inizio spettacoli ore 21:15 Venerdì, 19 Giugno 2009 Carmen Sabato, 20 Giugno 2009 Aida Giovedì, 25 Giugno 2009 Aida Venerdì, 26 Giugno 2009 Turandot Sabato, 27 Giugno 2009 Carmen Domenica, 28 Giugno 2009 Aida Luglio 2009 - Inizio spettacoli ore 21:15 Giovedì, 2 Luglio 2009 Carmen Venerdì, 3 Luglio 2009 Turandot Sabato, 4 Luglio 2009 Aida Giovedì, 9 Luglio 2009 Carmen Venerdì, 10 Luglio 2009 Turandot Sabato, 11 Luglio 2009 Il Barbiere di Siviglia Domenica, 12 Luglio 2009 Aida Martedì, 14 Luglio 2009 Carmen Mercoledì, 15 Luglio 2009 Il Barbiere di Siviglia Giovedì, 16 Luglio 2009 Aida Venerdì, 17 Luglio 2009 Turandot Sabato, 18 Luglio 2009 Carmen Mercoledì, 22 Luglio 2009 Aida Giovedì, 23 Luglio 2009 Carmen Venerdì, 24 Luglio 2009 Gala Sabato, 25 Luglio 2009 Il Barbiere di Siviglia Domenica, 26 Luglio 2009 Aida Martedì, 28 Luglio 2009 Aida Mercoledì, 29 Luglio 2009 Turandot Giovedì, 30 Luglio 2009 Carmen Venerdì, 31 Luglio 2009 Aida Agosto 2009 - Inizio spettacoli ore 21:00 Sabato, 1 Agosto 2009 Il Barbiere di Siviglia Domenica, 2 Agosto 2009 Carmen Martedì, 4 Agosto 2009 Turandot Mercoledì, 5 Agosto 2009 Aida Giovedì, 6 Agosto 2009 Il Barbiere di Siviglia Venerdì, 7 Agosto 2009 Turandot Sabato, 8 Agosto 2009 Aida Giovedì, 13 Agosto 2009 Carmen Venerdì, 14 Agosto 2009 Il Barbiere di Siviglia Sabato, 15 Agosto 2009 Tosca Domenica, 16 Agosto 2009 Aida Martedì, 18 Agosto 2009 Aida Mercoledì, 19 Agosto 2009 Tosca Giovedì, 20 Agosto 2009 Carmen Venerdì, 21 Agosto 2009 Aida Sabato, 22 Agosto 2009 Tosca Domenica, 23 Agosto 2009 Carmen Martedì, 25 Agosto 2009 Carmen Mercoledì, 26 Agosto 2009 Tosca Giovedì, 27 Agosto 2009 Aida Venerdì, 28 Agosto 2009 Carmen Sabato, 29 Agosto 2009 Tosca Domenica, 30 Agosto 2009 Aida |
| Al via il Festival Lirico all'Arena di
Verona con il lancio del nuovo sito Arena.it Che l'estate abbia inizio: torna il Festival Lirico dell'Arena di Verona. La stagione 2008 ha un calendario costellato di grandi appuntamenti: dal 20 giugno al 31 agosto nella suggestiva cornice dell'anfiteatro romano sono di scena prestigiose opere della tradizione lirica. L'86° edizione del Festival Lirico propone cinque titoli per quarantanove spettacoli: Aida, con l'attesa rievocazione storica della produzione del 1913 per la regia di Gianfranco de Bosio e la conduzione del maestro Renato Palumbo; Tosca, nell'allestimento di Hugo de Ana e la direzione d'orchestra del maestro Giuliano Carella; Nabucco per la regia, scene e costumi di Denis Krief, conduce il maestro Daniel Oren; Carmen, nella maestosa produzione del maestro Franco Zeffirelli con la direzione sempre di Daniel Oren; Rigoletto, ripreso dall'edizione del 2003, regia di Ivo Guerra, scene di Raffaele Del Savio, diretto ancora da Renato Palumbo. In occasione della stagione 2008 del Festival Lirico, anche il sito www.arena.it ha goduto di un restyling importante, sia sull'impatto grafico sia sui contenuti, per guidare meglio gli utenti alla scoperta dell'Arena e delle sue attività. La veste grafica intuitiva e orientata all'immagine valorizza l'opera e l'ambiente che la circonda. Le informazioni strutturate per aree tematiche e layout rinnovato offrono maggiore accessibilità, e una navigazione più chiara e immediata. I percorsi di approfondimento nella sezione "Dentro l'opera" che ne narrano la storia, la nascita, la partitura, la scrittura del libretto, fino all'approdo al nostro palcoscenico. Infine i contenuti multimediali consentono la visione delle produzioni del presente e del passato: veri cimeli, come Aida del 1966, già on line. L'Arena di Verona, una magia alla portata di tutti: uno spettacolo nello spettacolo che fa provare, sotto il cielo stellato, emozioni indimenticabili tra scenografie imponenti, luci e applausi. Ogni informazione sul sito www.arena.it. |
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La scenografia dell'opera
Turandot di
Giacomo Puccini
La costruzione della scenografia dell'Aida
di
Giuseppe Verdi
L'Arena di Verona è un
anfiteatro romano presente a
Verona.
Origine del nome [modifica]Il suo nome deriva dal toponimo latino che indica la sabbia, la quale ricopriva la platea dell'anfiteatro.
Storia [modifica]L'anfiteatro romano, costruito nel I secolo d.C., è il monumento veronese più conosciuto. Oggi l'Arena è incastonata nel centro storico a fare da quinta a Piazza Bra, ma un tempo, quando i Romani lo costruirono, il monumento fu collocato ai margini dell'urbe, fuori della cerchia delle mura. L'Arena riassume in sé venti secoli di storia locale, ed è diventata nel tempo il simbolo stesso della città. Il suo culto ha radici lontane, che risalgono all'umanesimo carolingio. La fama goduta dall'anfiteatro nella coscienza civica dei veronesi, porta così via via il monumento ad assumere sempre più il carattere di simbolo stesso dell'antica nobiltà. Di qui le cure per la sua conservazione ed i suoi ampi e numerosi restauri. L'Arena servì sempre e soprattutto per manifestazioni spettacolari. In epoca romana, ad esempio, fu usata per spettacoli di lotte fra gladiatori. Nel Medioevo e fino alla metà del Settecento erano usuali in Arena anche giostre e tornei. Nell'Ottocento, invece, erano rappresentati spettacoli di prosa, eseguiti nel tardo pomeriggio fra la primavera e l'autunno. Nel 1913, nel centenario della nascita di Giuseppe Verdi, venne proposto per la prima volta un melodramma, l'Aida verdiana, e in questo modo l'Arena sarà finalmente scoperta per quello che adesso è conosciuto come il primo vero e più importante teatro lirico all'aperto del mondo.
Architettura [modifica]
Esterno dell'Arena di
Verona
La cosidetta "Ala" dell'Arena
L'Arena nell'epoca romana in sezione
Il più solenne monumento di Verona romana, con vari ordini di gradinate e, al centro, un'area o arena per gli spettacoli di gladiatori, di combattimenti con belve od altre manifestazioni di carattere popolare, è stato costruito con blocchi di marmo ben squadrati, nel I secolo d.C., cioè tra la fine dell'impero di Augusto e quella dell'impero di Claudio. Venne costruito poco fuori la cinta muraria della città, a sud, e venne collegata all'impianto urbano, tanto che è allineata ai suoi assi stradali, anche per raccordare il sistema di drenaggio con quello cittadino. La sua collocazione facilitava l'afflusso e l'uscita del pubblico dall'anfiteatro, sia verso la campagna che verso la città. Dei monumenti di tal genere è tra i meglio conservati. Per dimensioni è il terzo anfiteatro, dopo quelli di Roma e Capua. Gli assi esterni misurano 152 metri x 123 metri, mentre il perimetro è di 435 metri. Il perimetro della platea è invece di 391 metri. L'anfiteatro è costituito da tre cinte concentriche: della prima esterna ci rimane solamente quella parte, che è comunemente chiamata "Ala" (il resto dell'anello esterno è crollato a causa del terremoto del 1117) : questa era composta di 72 pilastri corrispondenti ad altrettente arcate, con semicolonne di ordine tuscanico. La cavea si regge su camere e gallerie anulari. Le gradinate dell'anfiteatro, raggiungibili da 64 vomitorium, sono tutti in marmo veronese. Sotto il piano della platea si trovano (ma ora non si possono visitare) gallerie, anditi e passaggi che un tempo servivano ed in parte servono ancora, per il complesso funzionamento dell'anfiteatro.
Leggenda [modifica]Secondo la leggenda, una persona fu accusata di un crimine cruento, e fu condannato a creare un'opera pubblica: l'Arena. L'uomo morì senza nemmeno aver completato l'anello esterno.
Voci correlate [modifica]
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__________________Per il Festival di Musica Contemporanea L'ORCHESTRA DELL'ARENA DI VERONA A LA FENICE DI VENEZIA E' un impegno davvero importante quello che attende l'Orchestra dell'Arena di Verona il prossimo sabato 8 ottobre a Venezia dove sarà ospite della Biennale Musica per la penultima serata del Festival Internazionale di Musica contemporanea 2005. E' la seconda volta, dopo il successo dello scorso anno, che la Fondazione Arena viene invitata a partecipare a una delle più importanti manifestazioni del mondo dedicate alla musica d'oggi ma è la prima volta in assoluto che l'Orchestra è ospite del Teatro La Fenice. In questa sede così prestigiosa e ricca di storia sarà eseguito un concerto che si aprirà con una composizione in prima esecuzione assoluta - commissionato dalla Biennale - di Silvia Colasanti, Vision-air; segue un brano in prima esecuzione italiana del giapponese Joji Yuasa, Chronoplastic III in memoria del grande musicista greco Ianis Xenakis e, dello stesso Xenakis, Metastasis. Del francese Pascal Dusapin si potrà poi ascoltare Extenso e, a conclusione, Aion per grande orchestra una composizione di Giacinto Scelsi, ricordato a 100 anni dalla nascita. Il Concerto è diretto dal Maestro Luca Pfaff, ospite abituale delle più importanti orchestre europee e grande esperto di musica contemporanea: ha curato fra l'altro l'esecuzione di numerose prime assolute di compositori come Berio, Donatoni, Maderna, Rihms, Schnittke, oltre a quelli in programma. ::::::::::::::::::::Sabato 8 ottobre ore 20.00 Teatro La Fenice Orchestra dell’Arena di Verona direttore Luca Pfaff Silvia Colasanti Vision-air (10’) – prima es. ass. - commissione La Biennale di Venezia Joji Yuasa Chronoplastic III in memory of I. Xenakis (13’) Iannis Xenakis Metastasis (9’) Pascal Dusapin Extenso (12’) Giacinto Scelsi Aion (18’) Energy is the only life and is from the Body and Reason is the bound or outward circumference of Energy William Blake, da The Marriage of Heaven and Hell] Vision-air nasce alla confluenza tra il rigore del perseguimento di un progetto strutturale con l’imponderabilità della generazione spontanea di suggestioni musicali. [...] La costruzione formale procede mediante la giustapposizione di “visioni musicali” che tendono ad eludere nessi di causalità o dipendenza troppo netti; se è vero che tali immagini si sommano come elementi dotati di un certo grado di autonomia, è anche vero che queste creano un effetto cumulativo per via di un gioco armonico di echi, assonanze, analogie, simmetrie. [...] Attraverso il linguaggio musicale utilizzato, non rinunciando nè al valore della memoria storica dei classici, nè alle recenti acquisizioni dell’avanguardia, si vuole riaffermare l’importanza della comunicazione e dell’espressività come valori primari dell’arte. Silvia Colasanti Quale il senso del riferimento alle Visioni di Blake, un creatore che “pensa in parole (e suoni)” per accensioni, per baleni poetici, riformulando la lingua in chiave fortemente espressiva? La vicenda di immagini che sorge nei suoi poemi può essere anche un analogo della concezione formale – per rotazione-trasformazione-interferenza di “visioni musicali” – che segna questo recente (2005) lavoro. La nettezza delle immagini – nel profilo della loro figura, nel viraggio timbrico e armonico – è in Vision-air molto forte: trae partito proprio dalla persistenza di un fondo intimo, lirico, sul quale le immagini lampeggiano o riverberano in superfici cromatiche e fili timbrico-melodici. Un gesto a tutta orchestra, guizzante e repentino – ma sempre preparato da un fermento sonoro generatore – e la fine screziatura di queste superfici (mediante piccole articolazioni di scrittura) sono le immagini più appariscenti; si accompagna loro, nella zona centrale, il coagularsi di un proteso melos, attorno al quale tutto il brano sembra ruotare. Silvia Colasanti (1975), romana, si diploma in pianoforte con Di Bella e in composizione con Chiti presso il Conservatorio S.Cecilia di Roma, dove ha studiato Storia ed Estetica della Musica con Annibaldi. Ha frequentato masterclass con Vacchi, Rihm e Dusapin (selezionata da “Acanthes”). Nel 2003 e nel 2004 ha partecipato (ottenendo il Diploma di Merito) ai Corsi di Composizione dell’Accademia Musicale Chigiana tenuti da Corghi, col quale si sta perfezionando presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia. E’ stata premiata in diversi concorsi nazionali e internazionali, tra i quali: “Giovani Compositori” Assami – Como, 2001; ICOMS – Torino, 2004; “Valentino Bucchi” 2004 - Roma. Selezionata per la rassegna “Compositori a confronto” – Reggio Emilia e per la Chiamata Internazionale per composizioni di musica sacra “Donne in musica” – Palazzo della Cancelleria di Città del Vaticano, ha ricevuto commissioni ed esecuzioni da varie istituzioni tra cui: Settembre Musica – Torino; Fondazione Cini – Venezia; Progetto Musica – Roma; Istituto Austriaco di Cultura – Roma; Antidogma Musica, Torino. “La musica è una forma di transizione d’energia sonora sull’asse del tempo”: da questa definizione di Yuasa, s’intuisce l’interesse dell’autore per la dimensione temporale del pensare-in-suoni, una dimensione universale della composizione, nella quale ciò che egli chiama la sua “cosmologia” (la rete di riferimenti, la cornice di pensiero, l’eredità musicale e culturale in cui ci si riconosce) incrocia elementi orientali e occidentali, e può essere la premessa allo scopo principale della musica: “far porre all’uomo la domanda su di sé”. La serie dei tre brani dal titolo Chronoplastic (iniziata nel 1972, il terzo numero è del 2001), così come un altro suo significativo lavoro sinfonico (Time of orchestral time), si concentrano su questo problema, plasmando la materia sonora secondo una logica che va oltre quella coloristica-bidimensionale (la Chronocromie di Messiaen). Da qui il rinvio a un altro grande “plastico” del suono, Xenakis. Da qui una disposizione degli eventi nello spazio-tempo che suggerisce una loro costruzione elettronica (complessità timbrica, spazializzazione del tempo), senza rinunciare del tutto al disegno di un percorso formale libero, imprevedibile, ancorché dotato di punti climatici. E da qui, l’importanza della dialettica tra stasis e kinesis, due modalità archetipiche del tempo in generale: stasi e movimento sono spesso compresenti, nelle trame sonore di Yuasa, conformemente a un principio zen a lui caro, secondo il quale la dualità non esiste, e tutto può risolversi in un’unità che non intacca l’individualità dei fenomeni. Joji Yuasa (1929) è stato tra i membri fondatori del gruppo Jikkenkobo (con i compositori Takemitsu e Akiyama, nonché con critici musicali, artisti visivi, della fotografia…) che negli anni ’50 è stato tra i primi in Giappone a promuovere un contatto con le coeve neo-avanguardie europee e a favorire la sperimentazione elettronica. Autore anche di musica per il cinema (premiato al Festival del Cinema di Berlino), Yuasa ha vinto due Prix Italia e il Gran Premio del Festival delle Arti del Governo Giapponese. Ha ricevuto commissioni dalla NHK e dalla Fondazione Koussevitsky, è stato pensionnaire del DAAD tedesco (a Berlino), della New York Japan Society, dell’IRCAM e del CRMEMU (Parigi), ed è attualmente docente all’Università di San Diego in California. Metastasis, composto nel 1953-54 ed eseguito per la prima volta a Donaueschingen l’anno dopo sotto la direzione di Hans Rosbaud, è il primo lavoro importante di Xenakis, segnando una presa di posizione dialettica – e nettamente critica – verso il pensiero seriale. Quando, nel ’55, un altro mentore di Xenakis (Scherchen) ospiterà nella sua rivista lo scritto del giovane greco-francese La crisi della musica seriale, le posizioni saranno già chiare: la determinazione totale e puntuale dei parametri sonori di ogni evento ha portato la serialità integrale a un’entropia informativa, il cui esito sonoro-percettivo è esattamente opposto; gli eventi sonori vi divengono indeterminati, nel senso che la loro percezione è complessiva, statistica, e non puntuale; tanto vale – sostiene Xenakis – impiegare alla radice processi compositivi orientati a tale soluzione, mutuando strumenti dalla matematica, dalla geometria, dalla stocastica, dal calcolo probabilistico o architettonico. Questi sono rimasti, nel successivo Xenakis, comunque strumenti, al servizio di un’invenzione sonora che non li ha mai elevati a fine: ne è la prova il lavoro condotto al CEMAMu, un laboratorio elettronico nel quale è stato messo a punto l’UPIC (stazione informatica per la traduzione in suono di forme grafiche), o l’ideazione dei Polytopes, complessi spettacoli di suono-luce nei quali le forme geometriche del caos hanno anzitutto una valenza fantastica. Il titolo Metastasis, in greco non per nostalgia patriottica, ma per voluto rimando alle problematiche del pensiero filosofico naturale o metafisico antico, indica uno stato-dopo-la-stasi, dunque una trasformazione in atto: le fasi del brano contengono una continua dialettica tra stasi e movimento, poiché se a mutare costantemente sono le particelle entro la massa sonora, a mutare effettivamente è la nuvola di suono, il suo profilo globale. In ogni momento, si è così nella e oltre la stasi. Notabili, nella scrittura, la frammentazione dei 61 elementi dell’orchestra in altrettante parti reali, le reti dei glissandi, lo stagliarsi contro di esse di eventi affilati, l’evolversi di un pannello puntillista (con violino solista) verso una statistica nube sonora, infine il condensarsi in unisoni statici, che siglano la prima e l’ultima fase del brano. Iannis Xenakis (1922-2001) studia in Grecia musica e architettura, laureandosi in quest’ultima disciplina. Impegnato nella lotta partigiana, gravemente ferito in uno scontro durante l’ultima fase della Seconda Guerra Mondiale, riesce a riparare in Francia, dove inizia la sua attività tanto di architetto – nello studio di Le Corbusier – quanto di musicista. I suoi primi lavori di una certa maturità risalgono ai primi anni ’50 (gli Anastenaria), ma è alla metà del decennio che, grazie alla stima di Scherchen, ottiene le prime esecuzioni di rilievo, con le quali si conquista una posizione indipendente dal mainstream seriale. La collaborazione al celebre padiglione Philips del ’58 (con Le Corbusier e Varèse, che realizza per il padiglione il Poème electronique), con il vestibolo sonoro Concret PH, segna il suo contatto con la tecnologia musicale elettronica e digitale: aspetto che non abbandonerà mai la sua ricerca, ponendosi il computer come anello privilegiato – anche nel calcolo degli eventi – tra la sua concezione stocastica del fenomeno sonoro da un lato, e l’immaginazione ed estetica personali dall’altro. Senza tralasciare la produzione di lavori strumentali e corali, eseguiti in tutto il mondo da autorevolissimi interpreti e istituzioni, fonda l’équipe di ricerca digitale EMAMu (poi CEMAMu), tuttora attiva. :::::::::::::::::::::::::::::: Extenso (1993-94) fa parte di un vasto ciclo sinfonico in fieri, progettato nel lontano 1991 e completato fino al quinto lavoro su sette (la composizione del sesto è prevista quest’anno): i Solo per orchestra. Nel titolo si nasconde un ossimoro (sinfonia/solo), che forse non si riferisce all’antica scrittura concertante – cioè solistica – dell’ensemble sinfonico, bensì al suo porsi, nella concezione moderna e ancor più contemporanea, come un tutto organico, scomponibile sì in zone timbriche, ma essenzialmente integrato. In Extenso (il Solo n. 2) questa concezione è messa al servizio di un gesto sonoro deliberatamente potente e ricco d’informazioni: le emersioni e le collisioni delle masse di suono, delle campiture di colore timbrico-armonico, sembrano rinviare a un senso panico, a una magnifica katastrophé sonora, memore di quelle di Xenakis. Rispetto alla formalizzazione tipica di quest’ultimo, in Dusapin risalta invece l’abilità di strumentatore nel trattare il suono-materia: la vicenda del brano ha perciò un che di narrativo, avviandosi con un agitarsi ancora interlocutore della materia; questa si solidifica in successioni di accordi, che vanno movimentadosi sempre più: la materia accelera i suoi processi espansivi come in un tragico vortice, fino alle violente deflagrazioni conclusive, durante le quali – su un orizzonte timbrico ormai esploso – le percussioni segnano il climax del processo. Suono-come-energia, dunque: cessato il potenziale energetico, il brano sprofonda rapidamente verso il silenzio. Pascal Dusapin (1955), nato a Nancy, studia organo; l’ascolto di Arcana di Varèse e i consigli di André Boucourechliev lo spingono ad approfondire gli studi di composizione – quale uditore nella classe di Messiaen - oltre che di musicologia, arti plastiche e scienze dell’arte. È allievo di Iannis Xenakis dal ’74 al ’78, poi della musicologa Ivanka Stoianova (1979), quindi segue seminari di Franco Donatoni a cavallo del 1980, ed è pensionnaire di Villa Medici a Roma dall’81 all’83. Vincitore di molti premi (SACEM, Grand Prix National de Musique), i lavori del suo corposo catalogo sono eseguiti da interpreti autorevoli quali l’Ensemble 2e2m, l’Orchestre National de France, il Quartetto Arditti, l’Ensemble InterContemporaine, in festival come Strasburgo, Bruxelles e altri. Dopo Romeo et Juliette e Medeamaterial, torna al teatro musicale con To be sung e con il recente Perelà. Nella sua discografia, spiccano due Cd monografici dedicati dall’etichetta Montaigne ai suoi Quartetti per archi e a tre significativi brani per grande organico (Apex, La Melancholia e Extenso). Ci si ostina a parlare ancora, oggi, di un caso-Scelsi: le modalità atipiche, ma da lui coscientemente scelte, per il depositarsi in forma scritta dei suoi lavori (improvvisazione dell’autore, trascrizione di terzi, revisione e controllo millimetrici dell’autore con gli interpreti) imbarazzano una parte del mondo musicale e musicologico, perfino su questioni di paternità. Fatto sta che il corpus scelsiano esiste, dimostra un preciso percorso unitario (estetico, poetico, anche tecnico) ed è uno dei più straordinari e centrali del XX secolo quanto a ricerca sul suono. All’altezza degli anni ’50, infatti, Scelsi rinuncia quasi completamente a “comporre i suoni” – cioè a combinarli in strutture più o meno complesse secondo regole più o meno rigide, ad esempio quelle seriali – scegliendo la strada del “comporre il suono”: il materiale d’altezza così si riduce drasticamente, fino a una nota sola per ciascuno dei Quattro pezzi per orchestra da camera (1959); il pensiero sonoro, la sua complessità, non riposa dunque sulla relazione-combinazione esterna delle note, ma sullo scandaglio interno di una nota e sul flusso delle trasformazioni nel tempo delle sue micro-differenze (di altezza micro-intervallare, di timbro, di intensità, di articolazione). È una modalità insieme contemplativa e immanente, che si avvicina al pensiero e alla temporalità orientali, o per lo meno lo media con quello occidentale: e Aion (1961), secondo lavoro per grande orchestra dopo la svolta degli anni ’50 e il suo predecessore Hurqualia, è sottotitolato Quattro episodi della giornata di brama, giornata che, nella tradizione induista, dura 900 anni, dall’autore “condensati” in quattro movimenti tra i 4 e i 7 minuti. Rispetto alla radicalità della scelta nei Quattro pezzi ciascuno su una nota sola, qui il centro timbrico-frequenziale si sposta entro un singolo brano: tale condotta è assai evidente nel primo tempo, nel cui tessuto traspaiono anche micromelodie. In questo modo, ogni movimento – senza discostarsi dall’unitaria concezione di fondo – ha un suo carattere agogico ed espressivo, e mette in luce diversamente la particolarità dell’organico: fiati a 3, ottoni ancor più numerosi, ben 6 percussioni e un’arpa, ma archi sbilanciati verso il basso (una sola viola, 4 violoncelli e 4 contrabbassi). Giacinto Scelsi (1905-1988) nasce a La Spezia, da una famiglia nobile; i suoi esordi negli anni Trenta lo vedono interessato e coinvolto direttamente da varie correnti sperimentali (non solo musicali, praticando egli per tutta la vita la letteratura e la critica d’arte), dal futurismo al surrealismo, dalla dodecafonia (che studia a Vienna con W. Klein, dopo essersi formato a Roma con E. Sallustio) alla ricerca skrjabiniana sull’armonia. In quel periodo, è tra i pochi italiani a mantenere una conoscenza internazionale della ricerca compositiva, tenendo stretti contatti con l’ambiente parigino e organizzando serie concertistiche contemporanee a Roma con Petrassi e altri. Dopo una profonda crisi verso il 1950, sviluppa lentamente un nuovo linguaggio sonoro, che si inserisce con originalità nelle questioni di estetica e poetica sollevate dalle più recenti neo-avanguardie: tale è l’originalità, che Scelsi – anche per sua indole – rimane un appartato nel mondo musicale; le sue musiche sono note a una cerchia ristretta di musicisti ed estimatori, e sono eseguite quasi esclusivamente dall’associazione romana Nuova Consonanza e da interpreti di cui l’autore ha completa fiducia. Dopo una prima, contenuta e occasionale – grazie alla voga orientalista – ondata di diffusione nel corso degli anni ’70, ottiene un universale riconoscimento nel decennio successivo: i concerti europei ne fanno ascoltare – spesso per la prima volta – l’opera sinfonica, rivelando alla critica il profeta di molte tendenze recenti basate sulla composizione del timbro e su una concezione durativa del tempo musicale. :::::::::::::::::::::: L U C A P F A F F Luca Pfaff, direttore d’orchestra francese di origine svizzera, è nato a Lugano. Dopo la maturità classica ha studiato pianoforte con B. Canino e composizione con F. Donatoni al Conservatorio G. Verdi di Milano. Si è diplomato in direzione d’orchestra con Hans Swarowsky a Vienna e con Franco Ferrara all’Accademia di S. Cecilia di Roma. Dirige regolarmente orchestre di grande prestigio quali le orchestre Nazionali di Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Argentina e Messico, le Filarmoniche di Londra, Oslo, Bergen, Stoccolma, Helsinki, Rotterdam e Montecarlo, la Tonhalle di Zurigo, la Monnaie di Bruxelles, la Gulbenkian di Lisbona, le principali orchestre radiofoniche europee, l’Ensemble Intercontemporain, la London Sinfonietta ed é ospite di numerosi festival internazionali. Dal 1987 al 1996 è stato direttore stabile dell’Orchestra Sinfonica del Reno e dell’Opera di Strasburgo ; contemporaneamente, dal 1990 al 1994 è stato direttore dell’Ensemble Carme di Milano, con il quale ha svolto un intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Le sue affinità eccezionali ed il suo impegno per la diffusione della musica del Novecento lo collocano tra le personalità di spicco del mondo musicale internazionale. (v. per es. il film girato da ARTE :« Luca Pfaff musicien éuropéen »). Ha diretto numerose prime assolute di compositori di primo piano come Berio, Donatoni, Dusapin, Fedele, Huber, Maderna, Rihm, Scelsi, Schnittke, Xenakis ecc. È stato consulente artistico di vari festival. Ha registrato numerosi CD che spaziano da Mozart a Donatoni, fra i quali due dedicati a Bartok con l’Orchestra Nazionale della RAI che hanno riscontrato un notevole successo nella stampa internazionale. Recentemente ha inaugurato la stagione dell’Opera di Strasburgo con « Impressions d’Afrique » di G. Battistelli (coproduzione del Maggio Fiorentino), é stato in Giappone con l’Orchestra della Toscana ed in Francia e Belgio con l’Orchestra Nazionale Spagnola. Ha tenuto delle « masterclasses » di direzione d’orchestra alle Università di Vienna e di Graz, al Conservatorio Superiore di Parigi, all’Accademia delle Belle Arti di Madrid ed a Lisbona. __________L’Arena di Verona a Washington Sabato 24 settembre presso l’Ambasciata italiana di Washington, in occasione della giornata di apertura del 12° Meeting dell’International Monetary Found, alla presenza di S. E. l’Ambasciatore Sergio Vento, la Fondazione Arena di Verona avrà l’onore di offrire un concerto di Gala alle principali personalità politiche, economiche e dell’alta finanza presenti all’importantissimo appuntamento statunitense. L’evento, voluto da Unicredit che sarà rappresentata dal Presidente Carlo Salvatori e dall’Amministratore delegato Alessandro Profumo, e HVB Group rappresentata dall’Amministratore delegato Dieter Rampl, sottolinea la proficua e duratura collaborazione tra la Fondazione Arena e Unicredit che da 4 anni è “sponsor ufficiale” del Festival lirico areniano. Nello scorso aprile Fondazione Arna di Verona è stata ospite all’ambasciata italiana di Washington con un concerto lirico in occasione della presentazione dell’83° Festival. La serata, alla quale interverrà anche il Sovrintendente Claudio Orazi, avrà come protagonisti alcuni cantanti areniani come il soprano Amarilli Nizza, il mezzosoprano Tiziana Carraro, il tenore Valter Borin e il baritono Ambrogio Maestri, artisti che anche nel recente festival 2005 hanno riscosso lusinghieri successi. Il programma del concerto verte su alcune pagine liriche tra le più celebri: in apertura un duetto di Amarilli Nizza e Ambrogio Maestri dal Trovatore di Verdi, quindi una pagina dal Samson et Dalila di Saint-Saëns interpretata da Tiziana Carraro seguita dal celebre duetto del primo atto di Tosca con Amarilli Nizza e Valter Borin; poi sarà la volta di Ambrogio Maestro con la celeberrima “Di Provenza” dal second’atto di Traviata, seguita dal duetto con le due voci femminili dai Racconti di Hoffman di Offenbach; “Che gelida manina” dalla Bohème (con la voce di Valter Borin), la “Habanera” dalla Carmen di Bizet (interpretata da Tiziana Carraro) e “Vissi d’arte” dalla Tosca cantata da Amarilli Nizza, precederanno il finale del Trovatore, che con tutti e quattro gli artisti impegnati chiuderà il concerto; al pianoforte Maria Cristina Orsolato. TEATRO FILARMONICO - ABBONAMENTI
2005-2006 GALA DI FINE ESTATE ALL’ARENA DI VERONA
GRANDE FESTA PER IL GALA DI FINE ESTATE ALL’ARENA DI
VERONA Intenso week-end musicale
con la Fondazione Arena di Verona CON SHAKESPEARE AL TEATRO ROMANO ____________________L’Arena
di Verona nei programmi televisivi di RAI 1 ___________________CONCERTO “SPIRITUALE” NELLA CHIESA
DI SAN GIORGIO |
| In Arena Nabucco alla sesta
rappresentazione Domani, martedì 19 luglio alle ore 21.15, all’Arena di Verona, nell’ambito dell’83° Festival lirico, sesta rappresentazione di Nabucco di Giuseppe Verdi. Nel ruolo del titolo torna il baritono Leo Nucci, mentre il soprano Andrea Gruber sarà Abigaille; Giacomo Prestia si conferma nel ruolo di Zaccaria, Francesca Franci in quello di Fenena; il tenore Cesare Catani sarà Ismaele. Completano il cast Francesco Palmieri (Gran Sacerdote di Belo), Antonio Feltracco (Abdallo), Cristina Pastorello (Anna). La regia e le scene sono di Graziano Gregori con i costumi di Carla Teti. Sul podio il direttore Vjekoslav Sutej; Maestro del Coro, Marco Faelli. Nabucco verrà replicato il 22 e 29 luglio, e il 5, 16, 19, 23 e 26 agosto. Informazioni e prenotazioni: 045 8005151 – www.arena.it Settima rappresentazione di Aida in Arena
Stagione 2005 all'Arena di Verona
_______________________Aida |