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| Ancona Travel Guide Edit This The best resource for sights, hotels, restaurants, bars, what to do and see Ancona Skyline Ancona Skyline Jeffrey Anderson Ancona is located in central Italy on the Adriatic coast. Its characteristic aspect is the mountain chain which, from the Appennines summits, descends gracefully to the beach. The climate is ideal thanks to the ever present breeze from the sea. In this area we can find urban and medieval buildings, architecture from each epoch, and prestigious art collections. Ancona is a city of art with magnificent views of the beach. Above all, the province of Ancona offers the tourist a stupendous seaside, sandy and rocky from Senigallia to the Conero Riviera kilometers and kilometers of beach for a serene and fun filled holiday. There are many moderately priced efficient and modern facilities Ancona's cuisine consists of simple dishes which entrust their good taste to the ingredients' basicness and freshness more than to their complicated elaboration. As far as wines are concerned, there is the famous Verdicchio dei Castelli di Jesi Light in colour, sparkling. and just a little bitter.It is an excellent wine for fish or roast meets. The other vintage wine of the province of Ancona is suggested Rosso Conero. ______Getting There Edit This i The province of Ancona can be easily reached by highway, railway, ship or plane. [Add Global transport mode] By train Edit This Frequent connections from Ancona to Bari, Pescara and Bologna. Manuela: type: general World66 rating: [rate it] |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Ancona Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Ancona&action=history AnconaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vista del porto di Ancona
Ancona [an-có-na] /aŋˈkona/, è un'importante città del centro Italia situata sul Mare Adriatico con oltre 100.000 abitanti[1] (area urbana oltre 150.000 abitanti), capoluogo dell'omonima provincia e della regione Marche, suo primario centro economico e portuale oltre che principale centro urbano per dimensioni e popolazione.
Geografia [modifica]
Protesa verso il mare, la città sorge su un promontorio a forma di gomito piegato, che protegge il più ampio porto naturale dell'Adriatico centrale. Il nome stesso della città ricorda la sua posizione geografica: Αγκων, "ankon" in greco significa gomito, e così la chiamarono i Siracusani, che fondarono la città nel 387 a.C.. L'origine greca di Ancona è ricordata dall'epiteto con la quale è conosciuta: la "città dorica". Ancona è caratterizzata dalla posizione a picco sul mare, dal centro ricco di storia e di monumenti, dai parchi semi-urbani ben conservati e dai meravigliosi dintorni. I rioni storici, arrampicati su varie colline, si affacciano sull'arco del porto come intorno al palcoscenico di un teatro. Dal suo porto partono ogni anno circa un milione di viaggiatori diretti soprattutto in Grecia e Croazia, ma anche in Albania, Turchia e Montenegro; è infatti il primo porto adriatico per numero di imbarchi, e uno dei primi per le merci e per la pesca. La città di Ancona sorge nella costa dell'Adriatico centrale su un promontorio formato dalle pendici settentrionali di monte Conero o Monte d'Ancona (572 m s.l.m.). Questo promontorio dà origine ad un golfo, il Golfo di Ancona, nella cui parte più interna si trova il porto naturale. Il luogo dove sorge Ancona rientra nella zona ad alta sismicità. Ad Ancona si vede sorgere il sole dal mare, come in tutta la costa adriatica, ma è l'unica città in cui si può vedere sul mare anche il tramonto, visto che, grazie alla forma a 'gomito' della sua costa, è bagnata dal mare sia ad Est che ad Ovest. La città possiede varie spiagge; la più centrale è quella del Passetto, tipica spiaggia di costa alta, ricca di scogli, tra i quali la Seggiola del Papa (uno dei simboli della città), lo scoglio del Quadrato, molto apprezzato per la possibilità di tuffarsi nell'acqua profonda. A Nord del porto la costa è bassa. In questa zona da ricordare è la spiaggia di Palombina, sabbiosa, di carattere urbano e con un'aria vivacemente popolare, in vista del golfo dorico e bordata dalla linea ferroviaria. Il mare visto dalle colline Il territorio cittadino è caratterizzato da un'alternanza di fasce collinari e di vallate. La fascia di colline più settentrionale, affacciata direttamente sul mare, comprende il Colle Guasco sul quale svetta il Duomo, il Colle dei Cappuccini con il Faro, Monte Cardeto con le sue fortificazioni immerse nel verde del parco omonimo. Più a Sud si trova la vallata un tempo detta Piana degli Orti, oggi attraversata dai tre corsi principali e dal Viale della Vittoria. A Sud di questa vallata c'è poi la seconda fascia collinare, con il colle Astagno, sul quale sorge la Cittadella, un grande polmone verde all'interno della città, il colle di Santo Stefano, con il parco del Pincio, Monte Pulito, con la sede dell'Ammiragliato, Monte Pelago, con il piccolo osservatorio astronomico, ed infine il Monte Santa Margherita, a picco sul mare, occupato nelle sue pendici Nord dal parco del Passetto. La vallata che si trova ancora a Sud è costituita da Valle Miano e dal Piano San Lazzaro, occupato dal quartiere omonimo, il solo pianeggiante della città. Ancora a Sud si estende la fascia di colline periferiche e infine la vallata dei Piani della Baraccola. Ancona è ben servita dalle vie di comunicazione terrestri, marittime ed aeree (vedi paragrafo).
Storia [modifica]
L'attuale zona centrale di Ancona ospitava alcuni insediamenti già nell'età del bronzo. Nell'età del ferro fu un villaggio piceno. Nel 387 a.C. che un gruppo di Greci, esuli siracusani attratti dal grande porto naturale, fondarono la città sul colle Guasco. All'arrivo dei Romani nelle Marche le popolazioni locali cercarono inizialmente una convivenza pacifica e Ancona attraversò un periodo di transizione tra la civiltà greca e quella romana, anche dal punto di vista linguistico. Dal 113 a.C. Ancona può considerarsi città romana, pur orgogliosa delle proprie origini greche. I Romani consideravano Ancona l'accesso d'Italia da Oriente e quindi la sede naturale dei commerci con la Dalmazia, L'Egitto e l'Asia. Comprendendo l'importanza strategica e commerciale che aveva Ancona, l'imperatore Traiano fortificò la città e ne ampliò il porto. Arco di Traiano e Clementino Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente Ancona, dopo il dominio degli Eruli e dei Goti, fu tra i possessi dell'Impero Romano d'Oriente e fece parte della Pentapoli marittima assieme alle città di Senigallia, Fano, Pesaro e Rimini. Dopo un breve periodo sotto il dominio longobardo, nel 774 d.C. la città passò allo Stato della Chiesa. Con l'istituzione del Sacro Romano Impero la città fu posta a capo della Marca di Ancona, che dopo aver assorbito le marche di Camerino e di Fermo comprese quasi tutta l'odierna regione Marche. Alla fine dell'XII secolo Ancona è un libero comune ed una repubblica marinara. Si scontrò così sia con il Sacro Romano Impero, che tentò ripetutamente di ristabilire il suo effettivo potere, sia con Venezia, che non accettava nell'Adriatico un'altra città marinara. La forza di Ancona, comunque, era tale che nel 1137 respinse l'imperatore Lotario II, nel 1167 anche l'imperatore Federico Barbarossa e nel 1174, quando il Barbarossa inviò ad Ancona il suo luogotenente, l'Arcivescovo Cristiano di Magonza, per sottomettere una buona volta la città. Ancona, però, uscì vittoriosa ancora una volta. Mappa seicentesca di Ancona Nel 1532 Ancona dovette rinunciare all'indipendenza poiché il papa Clemente VII la incorporò nei domini dello Stato Pontificio. A causa della scoperta dell'America, e della caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi, il centro dei commerci si era ormai spostato dal Mediterraneo all'Atlantico e per tutte le città marinare italiane, compresa Ancona, iniziò un periodo di recessione che durò per tutto il XVII secolo e ebbe sollievo solo con papa Clemente XII, che nel 1732 concesse il porto franco, grazie al quale l'economia vide una nuova luce. Nel 1797 Napoleone occupò la città e proclamò la Repubblica Anconitana, che nel 1798 venne annessa alla prima Repubblica Romana. Dopo alterne vicende ed assedi che la videro passare in mano francese ed austriaca. Alla fine dell'epoca napoleonica tornò a far parte dello Stato Pontificio nel 1815, con la Restaurazione. Il dominio francese aveva lasciato nella città le idee rivoluzionarie di libertà, e questo permise la diffusione della Carboneria; rimase a lungo nella città Massimo d'Azeglio. Ancona partecipò ai moti del 1831-33 che vennero repressi con processi e condanne a morte. Al termine della Prima guerra di indipendenza, nel 1849, Ancona si dichiarò libera dal dominio papale e appartenente alla (seconda) Repubblica Romana. Il Papa allora chiamò gli Austriaci per riprendere il possesso delle sue terre. Compagna di Venezia e di Roma, la città di Ancona per settimane resistette eroicamente all'assedio austriaco. Per l'eroismo e l'attaccamento agli ideali di libertà e di indipendenza dimostrati nel 1849 Ancona venne insignita della medaglia d'oro al valor militare. Gli Austriaci, sconfitti dall'esercito sardo a Castelfidardo, si rifugiarono in Ancona per tentare l'ultima difesa dei territori pontifici: Ancona era ormai per loro l'ultimo baluardo. Il 29 settembre 1860 le truppe dei generali Cialdini e Manfredo Fanti entrarono vittoriose in Ancona. Nel novembre dello stesso anno un plebiscito ufficializzò l'ingresso di Ancona Marche ed Umbria nel Regno d'Italia. Subito Ancona assunse un ruolo militare notevole nella compagine difensiva del giovane regno: fu una delle cinque piazzeforti di prima classe, insieme a Torino, La Spezia, Taranto e Bologna. Momenti che la videro alla ribalta nazionale furono nel 1914 la Settimana Rossa e nel 1920, durante il biennio rosso, la Rivolta dei Bersaglieri. Durante il ventennio fascista la città di Ancona ebbe un notevole sviluppo urbanistico. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale Ancona, a causa della sua importanza strategica, subì numerosissimi bombardamenti da parte delle forze alleate, che dovevano preparare il passaggio del fronte. In particolare, il 1° Novembre 1943 fu uno dei più tragici eventi della storia della città: in pochi minuti duemilacinquecento persone persero la vita. Finalmente il 18 luglio 1944 il generale Władysław Anders a capo dell'esercito polacco entrò in Ancona e la liberò dai tedeschi. Da segnalare negli ultimi anni vi è la fondazione dell'università, nel 1959, e la riapertura del Teatro delle Muse, nel 2002.
Evoluzione demografica [modifica]Abitanti censiti
Per la corretta lettura dei dati si ricorda che nel 1928 vennero accorpati ad Ancona i comuni di Paterno, Montesicuro e Falconara Marittima; quest'ultimo nel 1948 ritorna ad essere autonomo. Nella storia dell'evoluzione demografica di Ancona si nota il brusco calo avvenuto nel 1944 per lo sfollamento della popolazione verso le città e le campagne limitrofe a causa dei numerosi bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Altre cause del calo di popolazione sono la grave epidemia del XVIII secolo ed il terremoto del 1972. Ancona ha avuto il massimo degli abitanti nel 1971. Da allora si assiste ad un lieve calo, favorito dai saldi naturale (differenza fra nati e morti) e migratorio (differenza fra immigrati ed emigrati) entrambi negativi dal 1979.[3]
Dialetto [modifica]
Il dialetto cittadino, che alcuni considerano un "vernacolo" vista la limitata zona di suo utilizzo (circoscritta praticamente alla sola città) viene quasi unanimemente considerato il dialetto più settentrionale del gruppo umbro-laziale-marchigiano (secondo la linea Roma-Perugia-Ancona), poiché già a Senigallia, che dal capoluogo dista solo 25 km, l'accento gallo-italico è molto forte. Secondo la tradizione il vernacolo anconitano sarebbe nato nel rione Porto, in una piccola piazza ora non più esistente, detta "la Chioga", nella quale si mescolavano tre parlate: quella dei portolotti, quella dei marinai stabilitisi in città e quella dei buranelli, ossia delle famiglie originarie dalla laguna veneta trasferite ad Ancona in cerca di fortuna. Nel corso del tempo si è modificato e reso assai singolare dagli influssi dovuti agli scambi del porto. Nel dialetto anconetano, e in quelli dell'area anconitana (Jesi, Castelfidardo, Osimo e Loreto), convivono elementi di tre parlate dell'Italia peninsulare: infatti malgrado la già citata appartenenza al gruppo dialettale umbro-laziale-marchigiano, non è difficile accorgersi di influssi sia galloitalici, sia meridionali, per quanto quest'ultime siano piuttosto limitate. Caratteri in comune con i dialetti gallo-italici:
Caratteri in comune con i dialetti meridionali:
Vale comunque la pena di segnalare che insieme al già citato sdoppiamento delle consonanti doppie avviene per contro un certo rafforzamento della "z" (sorda) al posto della "s" dopo n, l, ed r, fenomeno tipico dei dialetti centrali. Per cui la parola "persona" ad Ancona si pronuncia come se la z (sorda) fosse raddoppiata: "perzzona"; "Insomma" diventa dunque "inzzóma", e così via. Come nel dialetto perugino, le consonanti non presentano i fenomeni di caduta della "c" tra vocali (tipica del toscano) o fricativi che la trasformano in "sc" (diffusa in altri dialetti dell'Italia centrale). Sconosciuta al dialetto anconetano è invece l'assimilazione progressiva dei nessi consonantici "nd" > nn, "mb" > mm, "ld" > ll , caratteristica comune invece del gruppo mediano-meridionale. L'unica assimilazione riscontrata è quella del nesso "ng", che diventa gn (piagne per "piangere", strégne per "stringere"). Un fenomeno, presente ad Ancona come in tutta l'Italia centro-merdionale, è la j al posto del suono "gl" (pijà per "pigliare"). La parlata anconetana è poi caratterizzata dalla lenizione della "t" e della "g": ad esempio pudé (potere), aguto (acuto), segondo (secondo), vinge (vincere), gambià (cambiare), garbó (carbone) e fadiga (fatica); Per quanto concerne la sintassi, vale la pena di ricordare l'uso della preposizione 'da' davanti all'infinito modale preceduto dal verbo avere in sostituzione di dovere (Ciavémo da fà "dobbiamo fare"; S'ha da magnà "Si deve mangiare"). Il registro linguistico della varietà locale anconetana viene spesso scambiato da chi viene da fuori per quello di una parlata laziale. La parlata di Ancona infatti è sempre contornata sia da parole utilizzate come intercalari, come l'utilizzatissimo "aó", che si usa per richiamare l'attenzione verso di sé prima di parlare (es: «aó, ce la famo a 'rivà in urario al'apuntamènto?»; «aó, và bè, ce sentìmo dòpu!»), sia da alcune espressioni con tono di insulto («và a murì mazzato!»). Non ultima è da segnalare anche la presenza di alcuni vocaboli e modi di dire tipici dell'area romana, che comunque di solito non suonano esattamente uguali a quelli in uso nell'area capitolina: pizardó per "vigile urbano" (a Roma pizzardone), andà de prescia per "andare di fretta". Tipico di Ancona, come del resto di molti altri posti dell'Italia centrale, è l'uso di aggiungere la -e finale nei vocaboli terminanti in consonante, specie se anglosassoni: stoppe per "stop", scuppe per "scoop", Juventuse per "Juventus", Intere per "Inter", e via discorrendo. Per quanto riguarda invece la pronuncia, quella anconetana e delle zone limitrofe del comprensorio di Jesi-Loreto-Osimo non si discosta molto da quella della vicina Umbria e da quella romana, ma si ha un'apertura maggiore delle vocali: ad esempio i suffissi in -ménto, che in italiano standard, ma anche in buona parte di Umbria e Lazio sono con la e chiusa, nel territorio anconetano si pronunciano con la e aperta; perciò "auménto" diventa umènto, "moménto" diventa mumènto, e così via. È infine da segnalare che il contado inizia già con le aree periferiche della città, ed è infatti possibile cogliere, all'interno dello stesso comune di Ancona, alcune sfumature linguistiche differenti tra l'area del Porto e di Torrette e le frazioni più distaccate dal centro cittadino come Montesicuro o Gallignano, dove, almeno fino agli anni '70 del 1900, le persone più anziane parlavano un dialetto che dagli anconetani di città veniva considerato non tanto umbro-romanesco quanto piuttosto gallo-italico, a causa della caduta della vocale finale -o: il dialetto di Ancona, infatti, conserva ottimamente l'esito delle -o, -u latine, facendo del resto parte del vasto complesso di parlate centrali, che di tale fatto linguistico fanno un importante tratto di distinzione. Le ormai estinte parlate contadine, invece, tendevano a lenire o ad eliminare la -o finale: considerando che il dialetto di Jesi è chiaramente appartenente al gruppo centrale, la causa di questa "anomalia" delle suddette parlate della campagna anconetana, ma anche di alcuni centri limitrofi, come Camerano, è forse attribuibile ad una qualche penetrazione gallo-italica su un precedente sostrato umbro-romanesco, che ha riguardato esclusivamente quella parte di territorio fra Jesi ed Ancona, arrestandosi non oltre Camerano e la frazione anconetana di Varano. Naturalmente, l'influenza sempre più dominante dell'anconetano cittadino ha parzialmente alterato questo schema, che è oggi appena intuibile nelle frazioni di Candia, Varano, del Poggio, e un po' più vistosa nelle frazioni più conservative di Camerano. Ma al giorno d'oggi le generazioni più recenti di tali località ripristinano nettamente la -o finale, e il loro dialetto non si discosta quasi per nulla dall'anconetano standard, peraltro molto più vicino all'italiano.
Vernacolo e opere [modifica]La vitalità del vernacolo anconitano e l'attenzione che esso riscuote sono testimoniate da numerose pubblicazioni e ristampe. Ogni anno nel mese di settembre si svolge nella frazione di Varano il "Festival del dialetto" con gruppi teatrali che recitano in dialetto provenienti sia da Ancona che da altre città. È molto vivo il teatro in dialetto, che possiede testi classici dell'inizio del XX secolo ancora frequentemente rappresentati. Il repertorio quasi ogni anno si arricchisce di testi contemporanei. La poesia vernacolare è anche molto viva e praticata e vanta tra i suoi scrittori classici Duilio Scandali, Turno Schiavoni, Eugenio Gioacchini e Palermo Giangiacomi, cantori dell'anima popolare della città. Tra i contemporanei è doveroso ricordare il compianto Franco Scataglini, oramai giunto a fama nazionale, nei cui testi risuona un dialetto rivisitato e trasfigurato dalla poesia. La musica vernacolare, spesso collegata ai testi teatrali, ha come simbolo l'"Inno del portolotto" e dopo un periodo di completo oblio, viene oggi diffusa da alcuni gruppi musicali dediti alla ricerca storica, ma anche alle nuove composizioni, che tengono concerti molto seguiti dalla popolazione. Dal 1998 è online un sito web dedicato ad Ancona completamente scritto in vernacolo,[4] che cerca di dare un contributo al mantenimento delle tradizioni popolari; nel sito è presente una corposa rassegna di poeti vernacolari, oltre ad una notevole massa di altre informazioni sulla storia della città, le sue tradizioni, non tralasciando gli aspetti gastronomici.
Modi di dire caratterisitici [modifica]Il cane di Luzi. Il cane di un certo Ulderico Luzi dal balcone del primo piano dove era tenuto si era gettato in strada. Ancora incolume fu investito da un calesse e di seguito dal tram. In città con l'espressione "fà la fine del ca' de Luzi" si intende sottolineare una situazione poco fortunata, in passato era usata anche come minaccia.[5]
Ancona e l'arte [modifica]
Storia dell'arte [modifica]L'arte picena e quella greca sono testimoniate dai reperti, anche di eccezionale qualità, ritrovati nelle antiche necropoli ed esposti al museo archeologico e al museo della città. L'arte greca ha un interessante esempio nei resti del tempio dorico dedicato ad Afrodite, visibili sotto il Duomo. L'arte romana è ben rappresentata dall'Arco di Traiano, di proporzioni slanciate, su un molo anch'esso di epoca traianea. L'anfiteatro, il cui scavo non è ancora completato, è comunque notevole per la porta pompae, detta Arco Bonarelli, e per l'annessa palestra gladiatoria. Il busto dell'imperatore Augusto in veste di pontefice massimo, ritrovato nell'area dell'antico foro, è di pregevole fattura. L'arte paleocristiana e bizantina trova testimonianza soprattutto nella pianta del Duomo a croce greca, nella basilica inferiore di Santa Maria della Piazza, nei sarcofaghi del museo diocesano. Ad Ancona l'arte ebbe un notevole sviluppo durante i secoli della Repubblica marinara. Per ciò che riguarda l'architettura romanica si ricorda soprattutto il grande cantiere della cattedrale di San Ciriaco, una delle più importanti chiese romaniche d'Italia, pregevole anche per le sculture dell'interno e del portale, tra cui i leoni stilofori, tra i simboli della città. Chiese note a livello nazionale sono anche Santa Maria della Piazza (con le interessantissime sculture della facciata) e la chiesa di Santa Maria di Portonovo. L'architettura gotica è rappresentata dal Palazzo degli Anziani al quale lavorò Margaritone d'Arezzo. Giorgio Orsini da Sebenico fu artista di transizione tra Gotico e Rinascimento e lasciò in città le facciate della Loggia dei Mercanti, di San Francesco alle Scale e di San Agostino, ricche di sue sculture. Per l'architettura rinascimentale va segnalato il Palazzo del Governo, alla cui realizzazione partecipò anche Francesco di Giorgio Martini. Da ricordare anche la Cittadella, uno dei più interessanti esempi europei di fortificazione alla moderna, opera di Antonio da Sangallo il Giovane. La scultura del Quattrocento è ben rappresentata da Giovanni Dalmata. Una scuola di pittura era attiva in città tra Trecento e Quattrocento, e Olivuccio di Ciccarello ne era il maestro. Il pieno Quattrocento in pittura è segnato dall'anconitano Nicola di Mastro Antonio. Pittori rinascimentali di altre regioni che lavorarono ad Ancona furono Piero della Francesca, Carlo Crivelli, Melozzo da Forlì e Lorenzo Lotto, mentre Tiziano inviò in città due grandi pale d'altare. Nel periodo manierista si distinguono i nomi di Pellegrino Tibaldi e dell'anconitano Andrea Lilli, che lavorò molto in tutta Italia. Il Lazzaretto, dell'architetto Luigi Vanvitelli L'arte del XVIII secolo è contraddistinta dall'importante figura di Luigi Vanvitelli. Come ricordato nel paragrafo dedicato alla Storia, egli progettò il nuovo Lazzaretto su di un'isola artificiale di forma pentagonale. Inoltre prolungò il molo realizzato secoli prima dall'imperatore Traiano e vi edificò l'Arco Clementino. Queste opere, al di là dei pregevoli aspetti formali anticipanti il neoclassicismo, sono notevoli per il perfetto inserimento nell'ambiente naturale e per gli aspetti tecnici e costruttivi. In città il Vanvitelli realizzò anche la chiesa del Gesù, con la facciata concava che domina il porto dall'alto, seguendone la naturale curvatura. Dopo l'istituzione del porto franco e la ripresa dei traffici, in città ci fu un periodo di fioritura artistica, testimoniato ancor oggi dalle chiese del Santissimo Sacramento (con le statue di Gioacchino Varlè) e di San Domenico (di Carlo Marchionni), dai tanti palazzi nobiliari affrescati e rinnovati nelle facciate, da Porta Pia (il nuovo ingresso monumentale della città), dalle statue dei continenti all'interno della Loggia dei Mercanti, segno delle nuove correnti di traffico marittimo. Testimonianze del periodo napoleonico sono soprattutto alcune fortificazioni: la Lunetta di Santo Stefano, Forte Cardeto e il fortino di Portonovo. Nell'Ottocento spicca la figura del pittore Francesco Podesti, che tra accademismo, pittura storica e romanticismo raggiunse la fama internazionale. Fu uno dei ultimi grandi maestri dell'affresco, e con tale tecnica dipinse in Vaticano la sala dell'Immacolata Concezione. Uno dei suoi capolavori, il Giuramento degli Anconitani, è uno dei simboli della città ed è esposto nella sala consiliare del Comune. Il Teatro delle Muse di Pietro Ghinelli ben rappresenta l'architettura neoclassica del primo Ottocento. Nel periodo post-unitario la città si ingrandì e si rinnovò completamente; interessante dal punto di vista artistico ed urbanistico è tutta la zona della spina dei Corsi, ma sono notevoli anche le tante fortificazioni risalenti al periodo in cui la città era piazzaforte di prima classe. Durante il ventennio fascista si aprì il Viale della Vittoria e si completò Corso Stamira. Su questo itinerario, ricco di edifici eclettici e in stile Novecento, ma anche di esempi di tardo liberty, Guido Cirilli realizzò il Palazzo delle Poste e il Monumento ai Caduti; Amos Luchetti Gentiloni progettò il Palazzo del Municipio e Pio Pullini ne decorò l'interno con i suoi dipinti; Eusebio Petetti progettò invece il Palazzo del Mutilato. L'arte contemporanea si distingue per il monumento alla resistenza di Pericle Fazzini, le sculture di Valeriano Trubbiani, scultore di fama internazionale, e per la nuova sede della Regione, di Vittorio Gregotti. Purtroppo si devono segnalare anche alcuni pessimi esempi di inserimenti architettonici in centro storico, soprattutto in via Scosciacavalli, in via Cardeto, in via Carducci e in via Cialdini. Dal punto di vista urbanistico si ricordano le realizzazioni, assai criticate, di Piazza Pertini e del "toroide" di Piazza Ugo Bassi.
Pittura e scultura [modifica]Nell'elenco sottostante sono riportate le opere di artisti che rappresentano Ancona. Non sono segnalate le opere di artisti locali; tra queste si ricordano soprattutto la Veduta della città di Andrea Lilli (XVI secolo), conservata in Pinacoteca, e il Giuramento degli Anconitani (XIX secolo), di Francesco Podesti, visibile nella residenza comunale. In Pinacoteca sono conservati numerosi dipinti raffiguranti Ancona nel passato.
Cinema [modifica]Tra i titoli più significativi si citano i seguenti.
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