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07/ago/2011 , ore 21:30 Max Gazzè Mole Vanvitelliana, Ancona  Tickets

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16/ott/2011 , ore 21:00 Modà Palarossini , Ancona  Tickets

12/nov/2011 , ore 21:00 Zucchero Palarossini , Ancona

15/mag/2012 , ore 21:00 Biagio Antonacci Palarossini , Ancona

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Ancona Travel Guide
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Ancona Skyline

Ancona Skyline

Jeffrey Anderson
Ancona is located in central Italy on the Adriatic coast. Its characteristic aspect is the mountain chain which, from the Appennines summits, descends gracefully to the beach. The climate is ideal thanks to the ever present breeze from the sea. In this area we can find urban and medieval buildings, architecture from each epoch, and prestigious art collections. Ancona is a city of art with magnificent views of the beach. Above all, the province of Ancona offers the tourist a stupendous seaside, sandy and rocky from Senigallia to the Conero Riviera kilometers and kilometers of beach for a serene and fun filled holiday. There are many moderately priced efficient and modern facilities Ancona's cuisine consists of simple dishes which entrust their good taste to the ingredients' basicness and freshness more than to their complicated elaboration.
As far as wines are concerned, there is the famous Verdicchio dei Castelli di Jesi Light in colour, sparkling. and just a little bitter.It is an excellent wine for fish or roast meets. The other vintage wine of the province of Ancona is suggested Rosso Conero.

______Getting There
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i
The province of Ancona can be easily reached by highway, railway, ship or plane.

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By train
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Frequent connections from Ancona to Bari, Pescara and Bologna. Manuela:
type: general
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Ristorante DELLE ROSE Montemarciano loc. marina di Montemarciano, via delle Quercie
Ristorante FORTINO NAPOLEONICO Ancona via Poggio
Ristorante GALEAZZI Jesi Via Mura Occidentali
Ristorante GIACCHETTI Ancona via Portonovo
Ristorante GIARDINO Ancona via Filzi
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Ristorante La Chiusa Agugliano via Chiusa

Rist. Moretta ** Piazza Plebiscito, 52 071.202317
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Ancona - Via Flaminia, 220
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Hotel City *** Ancona - Via Matteotti 112 071 - 2070949
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Ancona

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 Ancona
Stato: Italia
Regione:  Marche
Provincia:  Ancona
Coordinate: 43°37′N 13°31′E / 43.61694, 13.51667
Altitudine: 16 m s.l.m.
Superficie: 123,71 km²
Abitanti:
101.355 2007
Densità: 821,64 ab./km²
Frazioni: Vedi elenco 
Comuni contigui: Agugliano, Camerano, Camerata Picena, Falconara Marittima, Offagna, Osimo, Polverigi, Sirolo
CAP: 60100
Pref. tel: 071
Codice ISTAT: 042002
Codice catasto: A271 
Nome abitanti: anconetani, anconitani 
Santo patrono: San Ciriaco 
Giorno festivo: 4 maggio 
Sito istituzionale
 Visita il Portale Italia
« Ad Ancona bisogna arrivarci alle tre del pomeriggio, e con il sole. La città sembra allora una zebra; strisce fonde e scure di vicoli si alternano con fasce abbaglianti e trasversali. Un paio di finestre dal riflesso stralucente fanno gli occhi. Poi se passa una nube, la zebra si muta in un cammello inginocchiato, e si aspetta di vederlo alzare da un momento all'altro, col baldacchino di San Ciriaco sulla gobba, il santo che si sporge vestito di rajah »
(Dino Garrone, Mito di Ancona in Sorriso degli Etruschi)

Ancona [an-có-na] /aŋˈkona/, è un'importante città del centro Italia situata sul Mare Adriatico con oltre 100.000 abitanti[1] (area urbana oltre 150.000 abitanti), capoluogo dell'omonima provincia e della regione Marche, suo primario centro economico e portuale oltre che principale centro urbano per dimensioni e popolazione.

Indice

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Geografia [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Geografia di Ancona.

Protesa verso il mare, la città sorge su un promontorio a forma di gomito piegato, che protegge il più ampio porto naturale dell'Adriatico centrale. Il nome stesso della città ricorda la sua posizione geografica: Αγκων, "ankon" in greco significa gomito, e così la chiamarono i Siracusani, che fondarono la città nel 387 a.C.. L'origine greca di Ancona è ricordata dall'epiteto con la quale è conosciuta: la "città dorica".

Ancona è caratterizzata dalla posizione a picco sul mare, dal centro ricco di storia e di monumenti, dai parchi semi-urbani ben conservati e dai meravigliosi dintorni. I rioni storici, arrampicati su varie colline, si affacciano sull'arco del porto come intorno al palcoscenico di un teatro. Dal suo porto partono ogni anno circa un milione di viaggiatori diretti soprattutto in Grecia e Croazia, ma anche in Albania, Turchia e Montenegro; è infatti il primo porto adriatico per numero di imbarchi, e uno dei primi per le merci e per la pesca.

La città di Ancona sorge nella costa dell'Adriatico centrale su un promontorio formato dalle pendici settentrionali di monte Conero o Monte d'Ancona (572 m s.l.m.). Questo promontorio dà origine ad un golfo, il Golfo di Ancona, nella cui parte più interna si trova il porto naturale. Il luogo dove sorge Ancona rientra nella zona ad alta sismicità.

Ad Ancona si vede sorgere il sole dal mare, come in tutta la costa adriatica, ma è l'unica città in cui si può vedere sul mare anche il tramonto, visto che, grazie alla forma a 'gomito' della sua costa, è bagnata dal mare sia ad Est che ad Ovest.

La città possiede varie spiagge; la più centrale è quella del Passetto, tipica spiaggia di costa alta, ricca di scogli, tra i quali la Seggiola del Papa (uno dei simboli della città), lo scoglio del Quadrato, molto apprezzato per la possibilità di tuffarsi nell'acqua profonda. A Nord del porto la costa è bassa. In questa zona da ricordare è la spiaggia di Palombina, sabbiosa, di carattere urbano e con un'aria vivacemente popolare, in vista del golfo dorico e bordata dalla linea ferroviaria.

Il mare visto dalle colline

Il territorio cittadino è caratterizzato da un'alternanza di fasce collinari e di vallate. La fascia di colline più settentrionale, affacciata direttamente sul mare, comprende il Colle Guasco sul quale svetta il Duomo, il Colle dei Cappuccini con il Faro, Monte Cardeto con le sue fortificazioni immerse nel verde del parco omonimo. Più a Sud si trova la vallata un tempo detta Piana degli Orti, oggi attraversata dai tre corsi principali e dal Viale della Vittoria. A Sud di questa vallata c'è poi la seconda fascia collinare, con il colle Astagno, sul quale sorge la Cittadella, un grande polmone verde all'interno della città, il colle di Santo Stefano, con il parco del Pincio, Monte Pulito, con la sede dell'Ammiragliato, Monte Pelago, con il piccolo osservatorio astronomico, ed infine il Monte Santa Margherita, a picco sul mare, occupato nelle sue pendici Nord dal parco del Passetto. La vallata che si trova ancora a Sud è costituita da Valle Miano e dal Piano San Lazzaro, occupato dal quartiere omonimo, il solo pianeggiante della città. Ancora a Sud si estende la fascia di colline periferiche e infine la vallata dei Piani della Baraccola.

Ancona è ben servita dalle vie di comunicazione terrestri, marittime ed aeree (vedi paragrafo).

 

Storia [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Storia di Ancona.

L'attuale zona centrale di Ancona ospitava alcuni insediamenti già nell'età del bronzo. Nell'età del ferro fu un villaggio piceno. Nel 387 a.C. che un gruppo di Greci, esuli siracusani attratti dal grande porto naturale, fondarono la città sul colle Guasco.

All'arrivo dei Romani nelle Marche le popolazioni locali cercarono inizialmente una convivenza pacifica e Ancona attraversò un periodo di transizione tra la civiltà greca e quella romana, anche dal punto di vista linguistico. Dal 113 a.C. Ancona può considerarsi città romana, pur orgogliosa delle proprie origini greche. I Romani consideravano Ancona l'accesso d'Italia da Oriente e quindi la sede naturale dei commerci con la Dalmazia, L'Egitto e l'Asia. Comprendendo l'importanza strategica e commerciale che aveva Ancona, l'imperatore Traiano fortificò la città e ne ampliò il porto.

Arco di Traiano e Clementino

Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente Ancona, dopo il dominio degli Eruli e dei Goti, fu tra i possessi dell'Impero Romano d'Oriente e fece parte della Pentapoli marittima assieme alle città di Senigallia, Fano, Pesaro e Rimini. Dopo un breve periodo sotto il dominio longobardo, nel 774 d.C. la città passò allo Stato della Chiesa.

Con l'istituzione del Sacro Romano Impero la città fu posta a capo della Marca di Ancona, che dopo aver assorbito le marche di Camerino e di Fermo comprese quasi tutta l'odierna regione Marche.

Alla fine dell'XII secolo Ancona è un libero comune ed una repubblica marinara. Si scontrò così sia con il Sacro Romano Impero, che tentò ripetutamente di ristabilire il suo effettivo potere, sia con Venezia, che non accettava nell'Adriatico un'altra città marinara.

La forza di Ancona, comunque, era tale che nel 1137 respinse l'imperatore Lotario II, nel 1167 anche l'imperatore Federico Barbarossa e nel 1174, quando il Barbarossa inviò ad Ancona il suo luogotenente, l'Arcivescovo Cristiano di Magonza, per sottomettere una buona volta la città. Ancona, però, uscì vittoriosa ancora una volta.

Mappa seicentesca di Ancona

Nel 1532 Ancona dovette rinunciare all'indipendenza poiché il papa Clemente VII la incorporò nei domini dello Stato Pontificio. A causa della scoperta dell'America, e della caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi, il centro dei commerci si era ormai spostato dal Mediterraneo all'Atlantico e per tutte le città marinare italiane, compresa Ancona, iniziò un periodo di recessione che durò per tutto il XVII secolo e ebbe sollievo solo con papa Clemente XII, che nel 1732 concesse il porto franco, grazie al quale l'economia vide una nuova luce.

Nel 1797 Napoleone occupò la città e proclamò la Repubblica Anconitana, che nel 1798 venne annessa alla prima Repubblica Romana. Dopo alterne vicende ed assedi che la videro passare in mano francese ed austriaca. Alla fine dell'epoca napoleonica tornò a far parte dello Stato Pontificio nel 1815, con la Restaurazione. Il dominio francese aveva lasciato nella città le idee rivoluzionarie di libertà, e questo permise la diffusione della Carboneria; rimase a lungo nella città Massimo d'Azeglio. Ancona partecipò ai moti del 1831-33 che vennero repressi con processi e condanne a morte.

Al termine della Prima guerra di indipendenza, nel 1849, Ancona si dichiarò libera dal dominio papale e appartenente alla (seconda) Repubblica Romana. Il Papa allora chiamò gli Austriaci per riprendere il possesso delle sue terre. Compagna di Venezia e di Roma, la città di Ancona per settimane resistette eroicamente all'assedio austriaco. Per l'eroismo e l'attaccamento agli ideali di libertà e di indipendenza dimostrati nel 1849 Ancona venne insignita della medaglia d'oro al valor militare.

Gli Austriaci, sconfitti dall'esercito sardo a Castelfidardo, si rifugiarono in Ancona per tentare l'ultima difesa dei territori pontifici: Ancona era ormai per loro l'ultimo baluardo. Il 29 settembre 1860 le truppe dei generali Cialdini e Manfredo Fanti entrarono vittoriose in Ancona. Nel novembre dello stesso anno un plebiscito ufficializzò l'ingresso di Ancona Marche ed Umbria nel Regno d'Italia. Subito Ancona assunse un ruolo militare notevole nella compagine difensiva del giovane regno: fu una delle cinque piazzeforti di prima classe, insieme a Torino, La Spezia, Taranto e Bologna. Momenti che la videro alla ribalta nazionale furono nel 1914 la Settimana Rossa e nel 1920, durante il biennio rosso, la Rivolta dei Bersaglieri.

Durante il ventennio fascista la città di Ancona ebbe un notevole sviluppo urbanistico. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale Ancona, a causa della sua importanza strategica, subì numerosissimi bombardamenti da parte delle forze alleate, che dovevano preparare il passaggio del fronte. In particolare, il 1° Novembre 1943 fu uno dei più tragici eventi della storia della città: in pochi minuti duemilacinquecento persone persero la vita. Finalmente il 18 luglio 1944 il generale Władysław Anders a capo dell'esercito polacco entrò in Ancona e la liberò dai tedeschi.

Da segnalare negli ultimi anni vi è la fondazione dell'università, nel 1959, e la riapertura del Teatro delle Muse, nel 2002.

 

Evoluzione demografica [modifica]

Abitanti censiti


 

Evoluzione della popolazione di Ancona[2]
Anno centro urbano frazioni e case sparse totale
1174 11 000 - -
1565 18 435 - -
1582 20 500 7 270 27 770
1656 10 326 6 707 17 033
1701 8 644 7 568 16 212
1708 8 274 7 920 16 194
1725 7 000 - -
1763 13 828 - -
1769 10 078 12 950 23 028
1770 14 000 - -
1809 17 072 14 159 31 231
1816 18 776 13 860 32 636
1828 22 697 14 119 36 816
1844 22 757 20 460 43 217
1846 22 704 21 249 43 953
1853 22 999 21 834 44 833
1861 17 403 29 827 47 230
1871 28 031 17 650 45 681
1881 28 557 20 331 48 888
1901 34 159 27 443 58 602
1911 38 978 26 410 65 388
1921 46 395 22 126 68 521
1931 48 670 26 702 75 372
1936 56 065 22 574 78 639
dicembre 1939 62 313 - -
luglio 1944 4 000 - -
novembre 1946 44 779 - -
marzo 1950 57 022 - -
dicembre 1950 59 630 - -
1951 61 996 23 767 85 763
1961 75 019 25 466 100 485
1971 88 410 21 379 109 789
1981 - - 106 432
1991 - - 101 285
2001 90 565 9 942 100 507

Per la corretta lettura dei dati si ricorda che nel 1928 vennero accorpati ad Ancona i comuni di Paterno, Montesicuro e Falconara Marittima; quest'ultimo nel 1948 ritorna ad essere autonomo.

Nella storia dell'evoluzione demografica di Ancona si nota il brusco calo avvenuto nel 1944 per lo sfollamento della popolazione verso le città e le campagne limitrofe a causa dei numerosi bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Altre cause del calo di popolazione sono la grave epidemia del XVIII secolo ed il terremoto del 1972.

Ancona ha avuto il massimo degli abitanti nel 1971. Da allora si assiste ad un lieve calo, favorito dai saldi naturale (differenza fra nati e morti) e migratorio (differenza fra immigrati ed emigrati) entrambi negativi dal 1979.[3]

 

Dialetto [modifica]

Per approfondire, vedi le voci Dialetto marchigiano e Poesia vernacolare anconetana.

Il dialetto cittadino, che alcuni considerano un "vernacolo" vista la limitata zona di suo utilizzo (circoscritta praticamente alla sola città) viene quasi unanimemente considerato il dialetto più settentrionale del gruppo umbro-laziale-marchigiano (secondo la linea Roma-Perugia-Ancona), poiché già a Senigallia, che dal capoluogo dista solo 25 km, l'accento gallo-italico è molto forte. Secondo la tradizione il vernacolo anconitano sarebbe nato nel rione Porto, in una piccola piazza ora non più esistente, detta "la Chioga", nella quale si mescolavano tre parlate: quella dei portolotti, quella dei marinai stabilitisi in città e quella dei buranelli, ossia delle famiglie originarie dalla laguna veneta trasferite ad Ancona in cerca di fortuna. Nel corso del tempo si è modificato e reso assai singolare dagli influssi dovuti agli scambi del porto.

Nel dialetto anconetano, e in quelli dell'area anconitana (Jesi, Castelfidardo, Osimo e Loreto), convivono elementi di tre parlate dell'Italia peninsulare: infatti malgrado la già citata appartenenza al gruppo dialettale umbro-laziale-marchigiano, non è difficile accorgersi di influssi sia galloitalici, sia meridionali, per quanto quest'ultime siano piuttosto limitate.

Caratteri in comune con i dialetti gallo-italici:

  • nello sdoppiamento delle consonanti doppie ad eccezione della "s", che testimonia peraltro influenze anche venete;
  • nei pronomi personali lù e lia (lui e lei);
  • nelle seconde persone plurali dei verbi (magné, andé);
  • nell'uso dell'articolo determinativo maschile el anche con la s impura (el stato). Vale però la pena di ricordare che l'unico caso in cui è usato "lo" è davanti alla parola "stesso", ma solo nel caso di avverbio (lo/lu stesso);
  • nell'uso dell'avverbio di tempo adè (adesso), mentre nell'Italia centro-meridionale, Roma e Umbria comprese, è adoperato mò.

Caratteri in comune con i dialetti meridionali:

  • nelle terze persone plurali dei verbi, terminanti in -e (magnane, parlane, dicene, piagnene);
  • nell'uso degli avverbi scì e cuscì per sì e così, in uso in tutte le Marche meridionali;
  • nell'uso del complemento di termine pure quando il verbo non lo richiede (accusativo preposizionale): ad esempio la frase italiana "gli piace scrivere", in cui il verbo è un infinito sostantivato nel caso di complemento oggetto, ad Ancona e giù fino in Abruzzo diventa "je piace a scrive"; oppure "Sto 'spetando a lù" per "Sto aspettando lui".

Vale comunque la pena di segnalare che insieme al già citato sdoppiamento delle consonanti doppie avviene per contro un certo rafforzamento della "z" (sorda) al posto della "s" dopo n, l, ed r, fenomeno tipico dei dialetti centrali. Per cui la parola "persona" ad Ancona si pronuncia come se la z (sorda) fosse raddoppiata: "perzzona"; "Insomma" diventa dunque "inzzóma", e così via.

Come nel dialetto perugino, le consonanti non presentano i fenomeni di caduta della "c" tra vocali (tipica del toscano) o fricativi che la trasformano in "sc" (diffusa in altri dialetti dell'Italia centrale).

Sconosciuta al dialetto anconetano è invece l'assimilazione progressiva dei nessi consonantici "nd" > nn, "mb" > mm, "ld" > ll , caratteristica comune invece del gruppo mediano-meridionale. L'unica assimilazione riscontrata è quella del nesso "ng", che diventa gn (piagne per "piangere", strégne per "stringere"). Un fenomeno, presente ad Ancona come in tutta l'Italia centro-merdionale, è la j al posto del suono "gl" (pijà per "pigliare").

La parlata anconetana è poi caratterizzata dalla lenizione della "t" e della "g": ad esempio pudé (potere), aguto (acuto), segondo (secondo), vinge (vincere), gambià (cambiare), garbó (carbone) e fadiga (fatica);

Per quanto concerne la sintassi, vale la pena di ricordare l'uso della preposizione 'da' davanti all'infinito modale preceduto dal verbo avere in sostituzione di dovere (Ciavémo da fà "dobbiamo fare"; S'ha da magnà "Si deve mangiare").

Il registro linguistico della varietà locale anconetana viene spesso scambiato da chi viene da fuori per quello di una parlata laziale. La parlata di Ancona infatti è sempre contornata sia da parole utilizzate come intercalari, come l'utilizzatissimo "aó", che si usa per richiamare l'attenzione verso di sé prima di parlare (es: «aó, ce la famo a 'rivà in urario al'apuntamènto?»; «aó, và bè, ce sentìmo dòpu!»), sia da alcune espressioni con tono di insulto («và a murì mazzato!»). Non ultima è da segnalare anche la presenza di alcuni vocaboli e modi di dire tipici dell'area romana, che comunque di solito non suonano esattamente uguali a quelli in uso nell'area capitolina: pizardó per "vigile urbano" (a Roma pizzardone), andà de prescia per "andare di fretta".

Tipico di Ancona, come del resto di molti altri posti dell'Italia centrale, è l'uso di aggiungere la -e finale nei vocaboli terminanti in consonante, specie se anglosassoni: stoppe per "stop", scuppe per "scoop", Juventuse per "Juventus", Intere per "Inter", e via discorrendo.

Per quanto riguarda invece la pronuncia, quella anconetana e delle zone limitrofe del comprensorio di Jesi-Loreto-Osimo non si discosta molto da quella della vicina Umbria e da quella romana, ma si ha un'apertura maggiore delle vocali: ad esempio i suffissi in -ménto, che in italiano standard, ma anche in buona parte di Umbria e Lazio sono con la e chiusa, nel territorio anconetano si pronunciano con la e aperta; perciò "auménto" diventa umènto, "moménto" diventa mumènto, e così via.

È infine da segnalare che il contado inizia già con le aree periferiche della città, ed è infatti possibile cogliere, all'interno dello stesso comune di Ancona, alcune sfumature linguistiche differenti tra l'area del Porto e di Torrette e le frazioni più distaccate dal centro cittadino come Montesicuro o Gallignano, dove, almeno fino agli anni '70 del 1900, le persone più anziane parlavano un dialetto che dagli anconetani di città veniva considerato non tanto umbro-romanesco quanto piuttosto gallo-italico, a causa della caduta della vocale finale -o: il dialetto di Ancona, infatti, conserva ottimamente l'esito delle -o, -u latine, facendo del resto parte del vasto complesso di parlate centrali, che di tale fatto linguistico fanno un importante tratto di distinzione.

Le ormai estinte parlate contadine, invece, tendevano a lenire o ad eliminare la -o finale: considerando che il dialetto di Jesi è chiaramente appartenente al gruppo centrale, la causa di questa "anomalia" delle suddette parlate della campagna anconetana, ma anche di alcuni centri limitrofi, come Camerano, è forse attribuibile ad una qualche penetrazione gallo-italica su un precedente sostrato umbro-romanesco, che ha riguardato esclusivamente quella parte di territorio fra Jesi ed Ancona, arrestandosi non oltre Camerano e la frazione anconetana di Varano.

Naturalmente, l'influenza sempre più dominante dell'anconetano cittadino ha parzialmente alterato questo schema, che è oggi appena intuibile nelle frazioni di Candia, Varano, del Poggio, e un po' più vistosa nelle frazioni più conservative di Camerano. Ma al giorno d'oggi le generazioni più recenti di tali località ripristinano nettamente la -o finale, e il loro dialetto non si discosta quasi per nulla dall'anconetano standard, peraltro molto più vicino all'italiano.

 

Vernacolo e opere [modifica]

La vitalità del vernacolo anconitano e l'attenzione che esso riscuote sono testimoniate da numerose pubblicazioni e ristampe. Ogni anno nel mese di settembre si svolge nella frazione di Varano il "Festival del dialetto" con gruppi teatrali che recitano in dialetto provenienti sia da Ancona che da altre città.

È molto vivo il teatro in dialetto, che possiede testi classici dell'inizio del XX secolo ancora frequentemente rappresentati. Il repertorio quasi ogni anno si arricchisce di testi contemporanei. La poesia vernacolare è anche molto viva e praticata e vanta tra i suoi scrittori classici Duilio Scandali, Turno Schiavoni, Eugenio Gioacchini e Palermo Giangiacomi, cantori dell'anima popolare della città. Tra i contemporanei è doveroso ricordare il compianto Franco Scataglini, oramai giunto a fama nazionale, nei cui testi risuona un dialetto rivisitato e trasfigurato dalla poesia.

La musica vernacolare, spesso collegata ai testi teatrali, ha come simbolo l'"Inno del portolotto" e dopo un periodo di completo oblio, viene oggi diffusa da alcuni gruppi musicali dediti alla ricerca storica, ma anche alle nuove composizioni, che tengono concerti molto seguiti dalla popolazione.

Dal 1998 è online un sito web dedicato ad Ancona completamente scritto in vernacolo,[4] che cerca di dare un contributo al mantenimento delle tradizioni popolari; nel sito è presente una corposa rassegna di poeti vernacolari, oltre ad una notevole massa di altre informazioni sulla storia della città, le sue tradizioni, non tralasciando gli aspetti gastronomici.

 

Modi di dire caratterisitici [modifica]

Il cane di Luzi. Il cane di un certo Ulderico Luzi dal balcone del primo piano dove era tenuto si era gettato in strada. Ancora incolume fu investito da un calesse e di seguito dal tram. In città con l'espressione "fà la fine del ca' de Luzi" si intende sottolineare una situazione poco fortunata, in passato era usata anche come minaccia.[5]

 

Ancona e l'arte [modifica]

 

Storia dell'arte [modifica]

L'arte picena e quella greca sono testimoniate dai reperti, anche di eccezionale qualità, ritrovati nelle antiche necropoli ed esposti al museo archeologico e al museo della città. L'arte greca ha un interessante esempio nei resti del tempio dorico dedicato ad Afrodite, visibili sotto il Duomo.

L'arte romana è ben rappresentata dall'Arco di Traiano, di proporzioni slanciate, su un molo anch'esso di epoca traianea. L'anfiteatro, il cui scavo non è ancora completato, è comunque notevole per la porta pompae, detta Arco Bonarelli, e per l'annessa palestra gladiatoria. Il busto dell'imperatore Augusto in veste di pontefice massimo, ritrovato nell'area dell'antico foro, è di pregevole fattura.

L'arte paleocristiana e bizantina trova testimonianza soprattutto nella pianta del Duomo a croce greca, nella basilica inferiore di Santa Maria della Piazza, nei sarcofaghi del museo diocesano.

Ad Ancona l'arte ebbe un notevole sviluppo durante i secoli della Repubblica marinara. Per ciò che riguarda l'architettura romanica si ricorda soprattutto il grande cantiere della cattedrale di San Ciriaco, una delle più importanti chiese romaniche d'Italia, pregevole anche per le sculture dell'interno e del portale, tra cui i leoni stilofori, tra i simboli della città. Chiese note a livello nazionale sono anche Santa Maria della Piazza (con le interessantissime sculture della facciata) e la chiesa di Santa Maria di Portonovo. L'architettura gotica è rappresentata dal Palazzo degli Anziani al quale lavorò Margaritone d'Arezzo. Giorgio Orsini da Sebenico fu artista di transizione tra Gotico e Rinascimento e lasciò in città le facciate della Loggia dei Mercanti, di San Francesco alle Scale e di San Agostino, ricche di sue sculture. Per l'architettura rinascimentale va segnalato il Palazzo del Governo, alla cui realizzazione partecipò anche Francesco di Giorgio Martini. Da ricordare anche la Cittadella, uno dei più interessanti esempi europei di fortificazione alla moderna, opera di Antonio da Sangallo il Giovane. La scultura del Quattrocento è ben rappresentata da Giovanni Dalmata. Una scuola di pittura era attiva in città tra Trecento e Quattrocento, e Olivuccio di Ciccarello ne era il maestro. Il pieno Quattrocento in pittura è segnato dall'anconitano Nicola di Mastro Antonio. Pittori rinascimentali di altre regioni che lavorarono ad Ancona furono Piero della Francesca, Carlo Crivelli, Melozzo da Forlì e Lorenzo Lotto, mentre Tiziano inviò in città due grandi pale d'altare. Nel periodo manierista si distinguono i nomi di Pellegrino Tibaldi e dell'anconitano Andrea Lilli, che lavorò molto in tutta Italia.

Il Lazzaretto, dell'architetto Luigi Vanvitelli

L'arte del XVIII secolo è contraddistinta dall'importante figura di Luigi Vanvitelli. Come ricordato nel paragrafo dedicato alla Storia, egli progettò il nuovo Lazzaretto su di un'isola artificiale di forma pentagonale. Inoltre prolungò il molo realizzato secoli prima dall'imperatore Traiano e vi edificò l'Arco Clementino. Queste opere, al di là dei pregevoli aspetti formali anticipanti il neoclassicismo, sono notevoli per il perfetto inserimento nell'ambiente naturale e per gli aspetti tecnici e costruttivi. In città il Vanvitelli realizzò anche la chiesa del Gesù, con la facciata concava che domina il porto dall'alto, seguendone la naturale curvatura. Dopo l'istituzione del porto franco e la ripresa dei traffici, in città ci fu un periodo di fioritura artistica, testimoniato ancor oggi dalle chiese del Santissimo Sacramento (con le statue di Gioacchino Varlè) e di San Domenico (di Carlo Marchionni), dai tanti palazzi nobiliari affrescati e rinnovati nelle facciate, da Porta Pia (il nuovo ingresso monumentale della città), dalle statue dei continenti all'interno della Loggia dei Mercanti, segno delle nuove correnti di traffico marittimo.

Testimonianze del periodo napoleonico sono soprattutto alcune fortificazioni: la Lunetta di Santo Stefano, Forte Cardeto e il fortino di Portonovo.

Nell'Ottocento spicca la figura del pittore Francesco Podesti, che tra accademismo, pittura storica e romanticismo raggiunse la fama internazionale. Fu uno dei ultimi grandi maestri dell'affresco, e con tale tecnica dipinse in Vaticano la sala dell'Immacolata Concezione. Uno dei suoi capolavori, il Giuramento degli Anconitani, è uno dei simboli della città ed è esposto nella sala consiliare del Comune. Il Teatro delle Muse di Pietro Ghinelli ben rappresenta l'architettura neoclassica del primo Ottocento.

Nel periodo post-unitario la città si ingrandì e si rinnovò completamente; interessante dal punto di vista artistico ed urbanistico è tutta la zona della spina dei Corsi, ma sono notevoli anche le tante fortificazioni risalenti al periodo in cui la città era piazzaforte di prima classe.

Durante il ventennio fascista si aprì il Viale della Vittoria e si completò Corso Stamira. Su questo itinerario, ricco di edifici eclettici e in stile Novecento, ma anche di esempi di tardo liberty, Guido Cirilli realizzò il Palazzo delle Poste e il Monumento ai Caduti; Amos Luchetti Gentiloni progettò il Palazzo del Municipio e Pio Pullini ne decorò l'interno con i suoi dipinti; Eusebio Petetti progettò invece il Palazzo del Mutilato.

L'arte contemporanea si distingue per il monumento alla resistenza di Pericle Fazzini, le sculture di Valeriano Trubbiani, scultore di fama internazionale, e per la nuova sede della Regione, di Vittorio Gregotti. Purtroppo si devono segnalare anche alcuni pessimi esempi di inserimenti architettonici in centro storico, soprattutto in via Scosciacavalli, in via Cardeto, in via Carducci e in via Cialdini. Dal punto di vista urbanistico si ricordano le realizzazioni, assai criticate, di Piazza Pertini e del "toroide" di Piazza Ugo Bassi.

 

Pittura e scultura [modifica]

Nell'elenco sottostante sono riportate le opere di artisti che rappresentano Ancona. Non sono segnalate le opere di artisti locali; tra queste si ricordano soprattutto la Veduta della città di Andrea Lilli (XVI secolo), conservata in Pinacoteca, e il Giuramento degli Anconitani (XIX secolo), di Francesco Podesti, visibile nella residenza comunale. In Pinacoteca sono conservati numerosi dipinti raffiguranti Ancona nel passato.

 

Cinema [modifica]

Tra i titoli più significativi si citano i seguenti.

  • Ossessione, di Luchino Visconti (1943). Il capolavoro di Visconti è considerato il primo film neorealista, ed è stato girato anche ad Ancona, che qui rappresenta la città portuale, nella quale, grazie alle navi che ogni giorno partono, è possibile sognare un nuovo destino per la propria vita. La cattedrale, la fiera di San Ciriaco, le salite e le scalinate della città sono rappresentate con vera maestria.
  • Un'anima divisa in due, di Silvio Soldini (1993). Anche in questa pellicola Ancona rappresenta per i protagonisti, fuggitivi da Milano, il desiderio di una vita migliore. In questo caso non è la presenza del porto, ma la dimensione a misura d'uomo e la vicinanza con la natura a far assumere alla città questo ruolo. Ben presto si accorgeranno però che la vita moderna non risparmia alcun luogo.
  • La regina degli scacchi di Claudia Florio (1998). Ancona in questo film è nebbiosa, inquietante, e con i suoi scorci fa da sfondo perfetto alla difficile e combattuta introspezione di una giovane ragazza.
  • La stanza del figlio di Nanni Moretti (2000). Vincitore del Festival di Cannes e girato interamente in città, qui Ancona è usata senza citarla per rappresentare una tipica città dell'Italia di oggi.

 

Letteratura [modifica]

  • Catullo (Carmina, 36) cita Ancona parlando dei più celebri luoghi di culto di Venere
  • Giovenale (Satire, libro IV) in una celebre immagine parla del "tempio di Venere sorretto dalla dorica Ancona"; è dall'epoca romana, dunque che Ancona viene definita dorica
  • Dante Alighieri, nel canto XXI del Paradiso, dice:
« In quel loco fu' io Pier Damiano,
e Pietro Peccator fu' nella casa
di Nostra Donna in sul lito adriano". »

È San Pier Damiano a parlare nei versi del Poeta. Il "loco" di cui il santo parla all'inizio è l'eremo di Fonte Avellana, mentre l'identificazione della dimora di nostra Signora sul lido adriatico ha fatto molto discutere. Secondo alcuni si tratterebbe della chiesa di Santa Maria in Porto di Ravenna, secondo altri invece di Santa Maria di Portonovo, presso Ancona. Senza entrare nel merito, basti qui dire che entrambe le ipotesi sono suffragate da prove a favore e contro, ma la seconda è meno nota. Nella chiesa di Portonovo, è presente una targa con i versi di Dante.

  • Giacomo Casanova nei suoi diari si sofferma a lungo a proposito del suo soggiorno ad Ancona (nel vecchio lazzaretto), e ci racconta belle ed intriganti avventure capitategli con due donne incontrate qui.
  • Madame de Stael nel romanzo "Corinna ou l'Italie" dà una bella descrizione dell'atmosfera cosmopolita della città nei primi anni dell'Ottocento.
  • Joyce Lussu nel romanzo "Anarchici e Siluri" ci riporta indietro nel tempo, facendoci immergere nell'Ancona degli anni 1910, che nella finzione letteraria ospitava Sherlock Holmes alle prese con spie, ricevimenti alle Muse e passeggiate nei boschi del Conero.

 

Cultura [modifica]

 

Musei [modifica]

  • Pinacoteca civica "Francesco Podesti", situata all'interno di palazzo Bosdari, in via Pizzecolli. Tra le altre possiamo trovare opere di Carlo Crivelli, del Tiziano, di Lorenzo Lotto, del Guercino, di Sebastiano del Piombo, di Orazio Gentileschi, di Andrea Lilli, di Francesco Podesti.
  • Museo tattile statale Omero, che ha sede nei pressi del palazzo della Regione. È uno dei pochi al mondo, l'unico in Italia, che permette anche ai non vedenti di avvicinarsi all'arte facendo toccare calchi in gesso a grandezza naturale di famose opere scultoree, modellini architettonici di celebri monumenti, ma anche reperti archeologici e sculture di artisti contemporanei originali. La visita è piacevole e istruttiva per tutti coloro che amano l'arte.
  • Museo diocesano, situato nel piazzale del Duomo. Ricco delle testimonianze di una fede che ha origini antichissime, essendo legato l'arrivo del cristianesimo al protomartire Santo Stefano, comprende una collezione di sculture, di dipinti e di oggetti sacri. Tra i pezzi più celebri quattro arazzi dai colori vivissimi, tratti da cartoni del Rubens.
  • Museo archeologico nazionale delle Marche, ospitato all'interno del cinquecentesco palazzo Ferretti, permette un interessante viaggio nel tempo grazie alle testimonianze ricchissime di tutte le civiltà della regione. Comprende le seguenti sezioni: Preistorica (dal Paleolitico, al all'età del Bronzo) Protostorica (sezione caratterizzante il museo, grazie ai bellissimi reperti del popolo piceno, che abitava nelle Marche nell'età del Ferro; la sezione comprende poi le testimonianze dell'invasione dei Galli). Da anni si attende la riapertura delle Sezione Greca, che esporrà i reperti della necropoli di Ancona, della Sezione Romana, pure ricchissima, della Sezione Medievale e della notevolissima collezione numismatica. Irrisolta è ancora la questione dei Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola, statue di epoca romana di eccezionale valore: si tratta dell'unico gruppo equestre in bronzo dorato rimastoci dall'antichità. Trovati nel 1946 a Cartoceto di Pergola, salvati da un emissario della soprintendenza dalla vendita all'estero, furono esposti al Museo Nazionale fino al 1972, quando a causa del terremoto il museo chiuse. Alla riapertura del Museo si aprì un contenzioso con Pergola, comune nel cui territorio il reperto era stato trovato. Dopo alterne vicende si giunse ad un compromesso alla cui formulazione parteciparono il Ministero, la Regione Marche e la Soprintendenza Archeologica: vennero eseguite delle copie conformi del gruppo bronzeo, e si decise di esporre alternativamente a Pergola e ad Ancona gli originali e le copie. Il patto venne rotto dal Ministero ed attualmente le statue originali sono a Pergola, in un museo appositamente istituito. Sul tetto del Museo Nazionale svettano le copie ricostruttive delle statue, realizzate in bronzo dorato.
  • Museo della città, è un museo di storia urbana, situato in Piazza del Papa. Tra i pezzi da segnalare le vedute della città di Luigi Vanvitelli e un grande plastico in legno che ricostruisce la città di Ancona nel 1800.
  • Museo di Scienze Naturali "Luigi Paolucci". Pur essendo un museo nato e cresciuto in città grazie all'opera del noto scienziato anconitano Luigi Paolucci, ora ha sede nel vicino centro di Offagna, uno degli storici castelli di Ancona. Il museo espone una piccola ma significativa parte delle ricchissime collezioni naturalistiche di sua proprietà: fossili, minerali, materiali didattici storici, esemplari impagliati di animali; testimonia i vari aspetti degli ambienti naturali delle Marche.

 

Teatri [modifica]

La facciata del Teatro delle Muse

Per approfondire, vedi la voce Teatro delle Muse.
  • Teatro delle Muse. Fu costruito nel 1827 su progetto di Pietro Ghinelli, ma ad oggi di quel progetto rimane solo la facciata. Durante la seconda guerra mondiale il tetto era stato parzialmente danneggiato da un bombardamento, ma ciononostante quasi tutti gli interni sono stati ricostruiti in stile moderno, durante un restauro durato decenni. Contiene oggi più di mille spettatori, ed ospita una stagione lirica di rinomanza nazionale, una stagione sinfonica, una di prosa ed una di musica jazz. Al suo interno ospita un sipario tagliafuoco decorato da una scultura realizzata dall'artista Valeriano Trubbiani.
Per approfondire, vedi la voce Teatro sperimentale Lirio Arena.
  • Teatro sperimentale Lirio Arena. Inaugurato nel maggio 1960 per far rinascere ad Ancona il teatro drammatico, in attesa della riapertura del teatro delle Muse divenne il teatro cittadino e per finanziarne le spese di gestione fu costituito un comitato di sostenitori che diede solidità finanziaria consentendo alle migliori compagnie italiane di esibirvisi. Nel 1967 si decise l'ampliamento che fu completato solo tra il 1974 e 1979.
  • Teatro Metropolitan, già un gioiello del XIX secolo, è ubicato nel corso principale è stato recentemente sventrato per far spazio ad attività commerciali, un hotel, un parcheggio coperto e una saletta multifunzionale (i lavori sono interrotti).
  • Teatro Goldoni, è un altro teatro antico purtroppo recentemente distrutto; venne costruito a metà dell'Ottocento ed ora è stato trasformato in un cinema multisala.

Facoltà di ingegneria dell'Università politecnica delle Marche

 

Istruzione [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Università politecnica delle Marche.

L'Università politecnica delle Marche (già Università degli studi di Ancona) fu fondata nel 1969.

Vi sono presenti le facoltà di Ingegneria, Economia intitolata a "Giorgio Fuà", Agraria, Medicina e Chirurgia, Scienze.

 

Sedi espositive [modifica]

Il quartiere fieristico di Ancona si trova nella zona portuale della città, nel largo Fiera della Pesca, infatti sin dal 1933 si teneva la "fiera adriatica della pesca" che assunse sempre maggior importanza, anche in ambito internazionale, fino alla seconda guerra mondiale quando fu interamente distrutta. Ricostruita in breve tempo, venne inaugurata il 25 luglio 1948 alla presenza del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e assume, di nuovo, carattere internazionale nel 1955. Negli anni 80 si rinnovano i locali e l'ente fieristico inizia ad ospitare esposizioni di molteplici settori, iniziando la sua rinascita. Con 12 000 m² di superficie espositiva divisi in due padiglioni ed un centro congressi, ospita circa 30 manifestazioni e 250 convegni annui (dati 2002). Dal 1995, assieme al quartiere fieristico di Civitanova Marche, è gestito dall'"ente regionale per le manifestazioni fieristiche".

 

Biblioteche [modifica]

 

Altre istituzioni culturali [modifica]

  • Soprintendenza per i Beni artistici, storici ed architettonici delle Marche;
  • Soprintendenza per i Beni archeologici delle Marche;
  • Soprintendenza per i Beni archivistici delle Marche;
  • Soprintendenza Regionale;
  • Deputazione di Storia Patria per le Marche, con relativa biblioteca;
  • Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti, con relativa biblioteca;
  • Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche, con relativa biblioteca;

 

Anconetani illustri [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Categoria:Personalità legate ad Ancona.

 

Economia [modifica]

Come il resto della regione, Ancona non ha oggi un gran tessuto industriale ma punta molto sul commercio grazie soprattutto al porto di Ancona e sul turismo grazie al clima, alla natura, ai suoi chilometri di spiagge, ed al patrimonio storico-archeologico che racconta più di 3.000 anni di storia. Inoltre, grazie al clima mite e tipicamente mediterraneo, eccelle in alcuni settori dell'agricoltura.

 

Industrie [modifica]

Tipica della città è l'industria dei Cantieri Navali, che, di origine antichissima, ancora può contare su una importante sede della Fincantieri e su diversi cantieri privati. Molto importanti sono le industrie metalmeccaniche, chimiche, farmaceutiche.

 

Servizi e commercio [modifica]

Il commercio è l'attività principale della città, per la grande rilevanza che ha il porto con un notevole traffico di merci (tra i primi dell'Adriatico), ma anche di persone; è infatti al primo posto per numero di passeggeri annui (1.500.000). Il porto è al primo posto nell'Adriatico e tra i primi d'Italia anche per le attività della pesca; considerevole è infatti il mercato ittico della città e la Fiera Internazionale della Pesca, che si tiene in città fin dal 1937. Dall'estate 2005 anche alcune crociere fanno scalo nella città dorica.

Moltissimi sono i cittadini impiegati nei servizi, in particolar modo quelli pubblici, mentre il settore del commercio è particolarmente attivo sia nelle strade del centro cittadino, dove la zona del corso Stamira è tradizionalmente centro commerciale della città, sia nelle periferie dove, negli ultimi anni, sono sorti numerosi centri commerciali di grandi dimensioni, che attirano visitatori e acquirenti da fuori città e fuori provincia.

 

Turismo [modifica]

Il turismo ha una sua importanza, non tanto per l'alto numero di persone che si imbarcano, che in realtà spesso non escono dall'area portuale, ma per la spiaggia di Portonovo, dotata di alberghi e campeggi.

Il settore alberghiero, ha infatti, aperto la strada ad un concreto sviluppo nel settore turismo, soprattutto in considerazione dell'amplissima gamma e ricchezza nell'offerta storico-culturale, naturalistica, balneare, e dell'intrattenimento che già la la sola città può offrire, e che comporta ogni anno la presenza di un gran numero di turisti da tutto il mondo.

 

Urbanistica [modifica]

Ancona è una tipica città policentrica, dato che sono quattro le piazze che giocano un ruolo centrale: Piazza del Plebiscito (del Papa), il cuore dei rioni più antichi; Piazza della Repubblica (del Teatro), punto di unione tra il centro e il porto; Piazza Roma, il centro della zona dei mercati all'aperto e al coperto; Piazza Cavour, la più vasta e alberata, centro dei rioni ottocenteschi. Le ultime tre piazze sono unite da un tridente di corsi paralleli: corso Mazzini (corso vecchio), corso Garibaldi (corso nuovo) e corso Stamira; sono considerati i corsi principali e la zona tra essi compresa è nota con il nome di "Spina dei corsi".

Vista di Ancona

Se quattro sono le piazze centrali e tre sono i corsi, uno solo è il vertice di questa città circondata per due lati dal mare: la sommità del colle Guasco, sul quale sorge il Duomo, vero punto di riferimento, dato che esso è visibile non solo dal porto e dal centro, ma anche da tutte le colline di periferia; la collina della cattedrale, primo segno inconfondibile della città per chi proviene dal nord o dal mare.

Un tempo anche la cittadella sangallesca costituiva un caposaldo scenico di grande effetto per la città; un'improvvida piantumazione di pini effettuata nel dopoguerra ne ha però progressivamente celato le mura, rendendola ormai invisibile già dagli anni ottanta-novanta e deturpando notevolmente l'immagine storica di Ancona.

Caratteristica è la presenza di un asse stradale che attraversa tutto il promontorio da ovest ad est, da mare a mare: dalle banchine del porto al belvedere sulle rupi del Passetto. Questa direttrice urbana assume vari nomi: nel tratto iniziale è costituita dai tre corsi paralleli già citati, nel tratto finale invece prende il nome di viale della Vittoria.

Dato che la città si adagia su numerose colline, altra caratteristica è la frequenza con la quale si incontrano salite, scalinate, belvedere e punti panoramici. Tra questi ultimi, i più rinomati sono il piazzale del Duomo, Piazza del Gesù (B. Stracca), la pineta e la scalinata del Passetto, il belvedere di Capodimonte, quello del Pincio, la lanterna rossa del porto, il faro vecchio, gli spalti di Forte Cardeto, e per finire tutti gli "stradelli" che portano al mare da via Panoramica, dalla piscina del Passetto e dal quartiere di Pietralacroce. Anche i quartieri periferici sono interessanti per i panorami, ad esempio Posatora (dal parco Belvedere).

A nord, la conurbazione di Ancona si estende fino a Falconara Marittima, con la quale c'è una continuità di insediamento lungo la via Flaminia.

 

Infrastrutture e trasporti [modifica]

 

Trasporto su strada [modifica]

Percorso della strada statale SS16

Notevoli sono le infrastrutture viarie: per andare verso Nord ci si può servire della Strada Statale 16 Adriatica e del casello di Ancona Nord (a Castelferretti) dell'Autostrada A14 Adriatica. Per andare verso Ovest si prende la statale SS76, quasi interamente superstrada, che confluendo nella Statale SS3 Flaminia poco oltre il confine con l'Umbria porta sino a Roma. Il casello di Ancona Sud (all'Aspio) serve invece per recarsi nel Mezzogiorno d'Italia. La variante alla SS16, svolge funzioni di tangenziale. È stata completata alcuni anni fa la strada di attraversamento della città, in parte sopraelevata, che dal casello di Ancona Sud giunge in prossimità del centro; quest'ultima strada è chiamata bretella o Asse Nord-Sud. Da anni è in discussione una strada a scorrimento veloce che conduca dal porto all'autostrada; sono state proposte diverse soluzioni, come l'uscita a Sud, che a portato alla realizzazione della SS 681, o l'uscita a Ovest, favorita dall'amministrazione comunale, ma ancora in fase di progettazione.

 

Trasporto su ferro [modifica]

La Stazione di Ancona Centrale è di transito per la linea ferroviaria Adriatica Milano - Bologna - Ancona - Pescara - Bari - Lecce, e di testa per la transappenninica Ancona - Foligno - Orte - Roma. Già sede di uno dei 13 dipartimenti ferroviari italiani, la città è servita anche dalla stazione di Ancona Marittima, usata soprattutto dai pendolari, e da quelle di Ancona-Varano, Ancona-Torrette e Palombina, importanti solo per il traffico locale.

 

Trasporto marittimo [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Porto di Ancona.

La stazione marittima è situata nel molo Santa Maria. I collegamenti dal porto di Ancona sono regolari con la Croazia, con l'Albania, con il Montenegro, con la Grecia e con la Turchia.

 

Trasporto aereo [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Aeroporto di Ancona-Falconara.

L'aeroporto Raffaello Sanzio, situato a Falconara Marittima, ha voli regolari con Roma, Milano ed alcune città europee come Londra e Barcellona.

 

Trasporti pubblici urbani metropolitani [modifica]

Il servizio di trasporti pubblici per l'area metropolitana è costituito dalla rete di filobus e di autobus gestita dalla Conerobus.

La forte presenza di autoveicoli negli ultimi decenni ha portato ad una regolamentazione del traffico con l'istituzione dei parcheggi a pagamento nella zona del centro dalle 8 alle 20 di tutti i giorni feriali.

La situazione del traffico cittadino è comunque difficile per molte cause, come ad esempio:

  • l'assenza della rete di trasporto pubblico su ferro (dovuta alla difficoltà di realizzazione di metropolitane per la presenza di zone sismiche nel territorio) e, secondo alcuni, anche per decenni di mancanza di investimenti nel trasporto pubblico;
  • l'altissima densità di automobili, nella città è registrato un gran numero di veicoli circolanti che comporta problemi di parcheggi;
  • l'oggettiva difficoltà di costruire nuovi ed ampi parcheggi nel centro della città data la particolare situazione geografica ed urbanistica di Ancona.

Nel 1883 fu costruita in città una linea di tram a cavalli, sostituita nel 1909 con la trazione elettrica.[6] In epoca successiva fu smantellato completamente per favorire il trasporto su gomma. Nel 1949 viene costruito l'impianto filoviario.[7]

Reti filoviarie in Italia

Ancona | Bologna | Cagliari | Genova | La Spezia | Milano | Modena | Napoli | Parma | Rimini | Roma | Sanremo

Enti e istituzioni [modifica]

Tra le istituzioni di cui Ancona è sede vi sono:

 

Strutture sanitarie [modifica]

Ospedale regionale di Torrete

La sanità in Ancona è gestita principalmente dall'"Azienda ospedaliero universitaria - Ospedali riuniti", ma sono presenti anche altre strutture autonome ed alcune private.

Le strutture ospedaliere sono incentrate principalmente attorno al polo regionale di Torrette, a cui, tra il 2002 ed il 2004, sono stati accorpati anche l'ospedale "Umberto I" ed il cardiologico "G. M. Lancisi". Sono presenti altri due presidi ospedalieri specialistici, uno in pediatria "G. Salesi" che si trova nel centro della città, l'altro in geriatria "U. Sistilli" sede cittadina dell'INRCA. È presente anche la casa di cura privata "Villa Igea", nel quartiere Pinocchio.

 

Ambiente [modifica]

 

Il Parco del Conero [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Parco regionale del Conero.

Sirolo vista verso sud

Parte del territorio di Ancona rientra all'interno del Parco regionale del Conero, caratterizzato da ampi boschi sempreverdi di macchia mediterranea, da scogliere a picco sul mare, da una campagna di alto valore paesaggistico e ricca di prodotti tipici, come la lavanda, il miele, l'olio, i legumi. Se da una parte il parco ha senz'altro fornito uno strumento di tutela della zona, d'altro canto purtroppo ha provocato una valorizzazione economica di tutte le case coloniche, che si stanno trasformando in ville suburbane, con inevitabili conseguenze negative sulla fruibilità pubblica delle aree naturali e sulla stessa permanenza dei valori naturalistici. Sono ormai tipici i casi di chiusura di sentieri o della loro trasformazione in strade carrabili (anche sugli itinerari ufficiali del Parco), di distruzione della vegetazione per realizzare giardini privati, di istallazione di recinzioni che di fatto rendono inaccessibili aree verdi che da sempre erano di libero accesso, e ciò vale anche per zone di gran valore panoramico e naturalistico come quelle situate sul ciglio della falesia.

Le falesie, ovunque siano localizzate, presentano pericoli di franamento. Da notare in proposito una decisione dell'amministrazione comunale e della Capitaneria di Porto: quella di chiudere, per motivi di sicurezza, tutti i sentieri che conducono al mare, tranne quello delle Due Sorelle. Di fatto oggi, quindi alcune delle zone del Parco più caratteristiche ed importanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico sono precluse alla visita di turisti ed abitanti. La preoccupazione per la sicurezza sembra eccessiva alle associazioni naturalistiche, che ricordano che, seguendolo stesso criterio, si dovrebbero chiudere al pubblico tutte le coste alte e le zone montuose d'Italia, soggette agli stessi tipi di rischio. È a rischio lo stesso rapporto con il mare, che è una delle caratteristiche più importanti del Parco del Conero. Lavori di consolidamento sono in corso nella zona del Passetto, e ciò porterà alla riapertura della spiaggia e dei sentieri, ma non si possono certo ipotizzare, a causa della loro difficoltà oggettiva e dell'alto costo, lavori simili per tutti i venti chilometri di costa alta.

Da anni è in discussione al Ministero dell'Ambiente l'ipotesi di istituire un parco marino nel mare che bagna il Parco del Conero, motivata dalla presenza di fondali di grande ricchezza naturalistica: madrepore, gorgonie non sono certo comuni in Adriatico. In una costa così frequentata e nella quale il rapporto con il mare è intenso ed antico, si dovrà tutelare la zona senza impedire gli usi tradizionali e innocui per la natura, come la balneazione, la nautica a vela o a remi e la piccola pesca amatoriale.

 

I giardini e i parchi urbani [modifica]

La città è ben dotata di parchi, tipicamente panoramici perché posti sulle parti più alte delle colline. Direttamente sulla costa alta si trovano i seguenti parchi:

Per approfondire, vedi la voce Parco del Cardeto.
  • il Parco del Cardeto, il più vasto della città (circa 35 ettari) è caratterizzato da numerose testimonianze storiche e da una elevata naturalità.
  • il Parco del Passetto, con piscina e sentiero che conduce al mare.

Sulla dorsale collinare interna si trovano:

  • il Parco della Cittadella, cinto dalle mura del Campo Trincerato e ancora purtroppo mancante dell'area fortificata che gli ha dato il nome;
  • il Pincio, piccolo, ma di grande importanza storica dato che è il più antico della città, ricordando anche nel nome la presa di Roma del 1870;

Nei quartieri periferici si ricordano soprattutto:

  • il Parco Belvedere, a Posatora (affacciato sul porto turistico)
  • il Parco Unicef, a Montedago, recentissimo, ma con un certo valore paesaggistico.
  • il Parco dell'ex Crass, al Piano San Lazzaro, che fu fondato nel 1901 come giardino dell'Ospedale Psichiatrico, ha gli alberi più rigogliosi della città, dato che da molti anni sono risparmiati dalle potature: magnolie, tassi, platani, tigli, lecci sono dei veri monumenti naturali. È interessante anche per la organizzazione degli spazi in grandi cortili verdi collegati da porticati coperti da capriate in legno. Questi camminamenti rendono il parco visitabile anche con la pioggia. Nonostante la presenza della sede del Corpo Forestale dello Stato, ci si deve rammaricare per una preoccupante diffusione di gravi fitopatologie, specie sui tassi e sugli ippocastani.
  • Il Parco degli Ulivi, che occupa un vecchio uliveto, è situato tra i quartieri di Collemarino e di Palombina.

Tra i giardini storici si ricorda:

  • Villa Santa Margherita, nella zona del Passetto, (nota anche con i nomi di Villa Almagià e di Villa Gusso); nata nel 1889, è organizzata come un giardino romantico, con eleganti elementi architettonici, splendide palme, ippocastani, tassi e uno singolare viale di tigli potati a candelabro. Negli ultimi anni sono stai eliminati tutti i grandi vasi di agrumi che d'inverno trovavano ricovero nell'aranciera; potature malfatte hanno favorito l'insorgere di fitopatologie specie nel viale di tigli, che ha subito abbattimenti notevoli, senza alcuna sostituzione; i perimetri delle aiole, prima realizzati in cristalli di gesso, come tradizione della città, sono stati sostituiti con cordoli di pietra bianca completamente inadatti. Unica nota positiva il restauro dell'aranciera e del belvedere.

I viali non sono tanti, e per decenni le alberature sono state oggetto di potature malfatte e deturpanti. Oggi la situazione è migliorata, ma purtroppo ancora si verificano abbattimenti (motivati da una esagerata preoccupazione per la sicurezza), perfetta noncuranza nella sostituzione degli esemplari mancanti, piazzole regolarmente troppo strette che strozzano i tronchi alla base e, per fortuna ormai solo saltuariamente, potature troppo drastiche che portano gli alberi ad ammalarsi e deperire. Per questi motivi ad Ancona purtroppo sono delle vere rarità i grandi alberi che abbelliscono e migliorano la qualità dell'aria in altre città. Begli esemplari sono in pratica solo limitati a querce poste lungo antiche strade di campagna ora inglobate nella città e ad alcuni platani che miracolosamente sono sopravvissuti ai maltrattamenti del passato senza risentirne troppo. Con tutti questi limiti, i viali cittadini più importanti sono: Corso Carlo Alberto, via Giordano Bruno, via Torresi, via Tavernelle, via Marconi, viale Leonardo da Vinci, tutti alberati a platani. Il Viale della Vittoria, apprezzatissima passeggiata cittadina, è nel complesso la strada alberata nelle condizioni migliori: potature rispettose, piazzole ampie, manutenzione costante.

Le piazze alberate storiche sono Piazza Cavour, Piazza Cappelli e Piazza Stamira; sono nate tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del nuovo secolo, ed ancora conservano i caratteri originali. Tra questi la presenza di palme di varie specie.

 

Inquinamento [modifica]

Ancona era ottava nella classifica 2001 sulla qualità della vita stilata da Il Sole 24 Ore e Legambiente: una delle città dove è più piacevole vivere. Nel 2005 è risultata invece 40, e nel 2006 risulta 20. Il peggioramento della posizione è dovuto in gran parte al peso negativo che hanno avuto i parametri relativi all'inquinamento dell'aria. Ogni giorno arrivano infatti in città migliaia di pendolari provenienti dai popolosi paesi circostanti, e perciò il problema del traffico è assai rilevante. I quartieri che più soffrono di questa situazione sono soprattutto quello delle Torrette, della Palombella e di Vallemiano, ma la situazione è grave anche al Piano San Lazzaro. Un problema di difficile soluzione è l'assenza di una strada che conduce direttamente dal porto all'autostrada. Questa assenza pesa notevolmente sulla qualità della vita, dato che il traffico in uscita dal porto deve attraversare alcuni quartieri cittadini, con le conseguenze immaginabili. Sono anni che le varie amministrazioni discutono sull'itinerario da scegliere per la realizzazione dell'importante arteria, ma ancora non si è giunti ad un accordo.

 

Tradizioni [modifica]

Antichissima credenza, attestata fin dal 1500, è quella di bere l'acqua della Fontana del Calamo (anche chiamata delle Tredici Cannelle) per assicurarsi il ritorno in città

L'amore per il mare è testimoniato anche dalle tre associazioni di "grottaroli", cioè di coloro che usufruiscono delle più di quattrocento grotte artificiali scavate alla base della rupe per ricoverare le barche. Le associazioni sono: "Grotte di Monte Cardeto", "Grotte del Passetto" e "Ginestra del Conero", che interessa tutte le altre spiagge a Sud del Passetto.

 

Ricorrenze [modifica]

Festa del mare del 3 settembre 2006

Tra gli appuntamenti tradizionali più importanti si segnalano le seguenti.

La Festa del Mare, che si tiene nella prima domenica di settembre e consiste in una animatissima processione di centinaia di imbarcazioni che dal porto si recano al largo per onorare i caduti del mare con una cerimonia religiosa. A terra spettacoli, sfilate, concerti e la fiera "degli Archi", il rione marinaro della città. A conclusione i fuochi d'artificio sul mare. Intorno alla data della Festa del Mare si tiene la spettacolare regata del Conero.[8]

La Festa della Venuta, che si tiene le sere dell'8 e del 9 dicembre accendendo grandi falò in varie parti della città ed anche in campagna; il 10 dicembre infatti si festeggia la Madonna di Loreto, e la tradizione vuole che i fuochi di oggi ricordino quelli che nel 1200 servirono ad illuminare la strada alla Santa Casa che in volo stava giungendo nel vicino centro di Loreto. Nonostante l'ostilità delle istituzioni la festa è ancora viva e sentita, e si auspica che la scelta del 10 dicembre come Festa delle Marche aiuti a sostenere una usanza secolare.

La fiera di San Ciriaco, che si tiene dal 1 al 4 maggio in onore del Santo Patrono, vede i fedeli salire al Duomo per onorare il corpo del Martire e, da un punto di vista più profano, centinaia di bancarelle invadere le strade del centro.

Ogni settembre si svolge nella frazione di Varano il Festival del dialetto, giunto nel 2007 alla 33a edizione.

Una antica tradizione (almeno vecchia di due secoli) vuole che in primavera gruppi di giovani partano quando ancora è notte per salire al Monte d'Ancona (il Conero) a vedere l'alba sul mare, con la vista che spesso si allarga ai monti della opposta sponda dalmata. Dal dopoguerra ad oggi l'uso è cambiato, ma ancora centinaia di persone si recano al Monte in primavera o in estate, ma in macchina e non solo all'alba.

 

Gastronomia [modifica]

Il simbolo universalmente riconosciuto delle tradizioni gastronomiche di Ancona è lo stoccafisso all'anconitana, celebrato da manifestazioni ricorrenti nell'anno e tutelato da una apposita accademia. Caratterizzato da un delizioso profumo, da una lunghissima cottura, dalla presenza di patate in pezzi grossi e da una grande abbondanza di vino ed olio di frantoio.

Dopo lo stoccafisso l'altro re della cucina anconitana è il mòsciolo, nome locale del mitilo o cozza, che da queste parti non si alleva, ma si pesca sulle scogliere naturali. Recentemente il "mosciolo di Portonovo" è stato riconosciuto come "prodotto di origine protetta"[9]. Durante l'estate uno spettacolo tipico della costa alta anconitana è costituito dal gran numero di persone che pescano i mitili in apnea, li puliscono sulla riva con attrezzi fabbricati artigianalmente, li cucinano in vario modo (ci si fanno sughi per la pasta, si preparano impanati alla griglia, o semplicemente alla marinara (alla tarantina), con aglio prezzemolo e limone), li gustano in grandi tavolate sulla spiaggia con amici e parenti.

Gli antipasti più tipici sono a base di frutti di mare, preparati e venduti nei bar più attrezzati ed anche in piccoli chioschi nel centro della città. I più celebri sono: le crocette in porchetta (conchiglie dette in Italiano "piede di pellicano"), i bombetti in porchetta ("in porchetta" significa con aglio, pomodoro e finocchio forte) e i tartufi di mare (nome locale delle uova di mare). Gli antipasti a base di affettati sono accompagnati, specie nel periodo pasquale, dalla pizza di formaggio detta anche pizza di Pasqua, caratterizzata dalla forma a panettone e da grandi pezzi pecorino nell'impasto.

Come primi piatti sono da ricordare i vincisgrassi, una sorta di lasagne particolarmente ricche di ingredienti, preparate in occasioni festive. Tutti i privati cittadini, nonché i ristoranti e le trattorie, preparano spessissimo durante l'estate i due primi piatti che celebrano l'amatissimo "mosciolo", cioè il mitilo, insieme ad altri frutti di mare; questi piatti sono gli spaghetti alla pescatora (con il pomodoro) e alla marinara (in bianco). Tra le paste asciutte sono da ricordare anche i ciavattoni allo scoglio (dei grandi maccheroni di produzione locale conditi con frutti di mare e crostacei). La pasta fresca all'uovo nei giorni festivi è quasi d'obbligo: tagliatelle, cannelloni, ravioli, quadrelli e cappelletti. Gli gnocchi alla papera sono sempre presenti almeno una volta alla settimana in ristoranti e trattorie.

Altri secondi tipici sono il brodetto all'anconitana, che è appena meno famoso dello stoccafisso, ed è una delle succulenti varianti dela zuppa di pesce adriatica. Da citare anche la saraghina a scottadeto, ossia cotta sulla brace e mangiata caldissima. Altri piatti di pesce tipici sono le seppie con i piselli e il varolo (nome locale della spigola) al forno. Tra le pietanze di carne si ricorda il pollo e il coniglio cucinati in potacchio, cioè con rosmarino, aglio, vino e pochissimo pomodoro. La porchetta, che è nata nelle Marche ed è un piatto tipico di tutta la regione, anche ad Ancona è molto apprezzata.

Un contorno davvero tipico di Ancona è costituito dai paccasassi (Crithmum maritimum o finocchio marino) , un'erba succulenta che, come dice il nome, vive nelle spaccature degli scogli marini. I paccasassi sono adatti ad accompagnare il pesce, ma anche per arricchire la pasta all'aglio e olio e, uniti a pezzetti di pecorino fresco, per preparare la pizza dorica. La raccolta dei paccasassi spontanei è proibita, ma basta raccogliere e mettere i semi in terra per ottenere delle piante da "tosare" ogni tanto. Altri contorni caratteristici sono l'insalata di misticanza (erbe di campo miste) e la cucina, erbe di campo "straginate", cioè lessate e poi passate in padella con aglio e olive e una patata lessa. In primavera nei mercati rionali si trovano i pincigarelli, cioè i fiori di cardo selvatico, deliziosi se cotti in padella con le patate.

Tra i dolci che si trovano tutto l'anno si ricordano i ciambelloni, con uvetta e, a volte, ripieni di crema. Durante il periodo della vendemmia sono da assaggiare le ciambelle al mosto, che, tagliate e tostate, danno origine alle fette al mosto. Nelle case si prepara con il mosto e la farina una crema da arricchire poi con noci e pinoli: si tratta dei deliziosi sughetti d'uva. Specie nell'area del Conero, frutti ottobrini molto apprezzati sono le giuggiole e i corbezzoli. A Carnevale il dolce tipico è la cicerchiata. È composto di piccole sfere (del diametro di un grano di cicerchia) realizzate con un impasto a base di farina, uova, zucchero ed anice, che poi vengono fritte e ricoperte di miele e mandorle. Molto usati in città a Carnevale anche le zéppole, le frappe, le castagnole e gli arancini. Tradizionale e collegata alla antichissima ma ormai scomparsa festa del corbezzolo è la preparazione casalinga dei corbezzoli sotto spirito.

Nei bar più forniti si trovano i tradizionali cornetti anconetani: abbastanza grandi, a pasta gialla e con un ripieno discreto alla pasta di mandorle: sono le polacche, il perfetto inizio della giornata. Per i momenti più freddi dell'anno si consiglia invece di bere il turchetto, un caffè molto lungo rinforzato con rum, buccia di limone ed anice: una vera carica di energia. La pizza al taglio dal dopoguerra in poi si è diffusa dappertutto e si vende a pezzo; le varianti tradizionali sono: bianca (con il rosmarino), alla cipolla, rossa. È l'erede della antica crescia, con la quale a volte ha in comune un po' di strutto nell'impasto, a volte sostituito dall'olio di oliva. I gelati al cono artigianali sono anche essi molto diffusi e sono generalmente di ottima qualità.

Tra i prodotti tipici che rischiano di scomparire si ricorda il vinello, ottenuto facendo fermentare il succo dei corbezzolo di Monte Conero, da queste parti detti "cocomeri".

Il vino bianco più usato in città è senz'altro il Verdicchio, un DOC ottenuto dal vitigno omonimo proveniente dai castelli di Jesi o dalla zona di Matelica. Il rosso cittadino naturalmente è il Rosso Conero, un DOC di antichissima tradizione, che ha come base il vitigno Montepulciano. Le vigne che producono il Rosso Conero sentono l'aria del mare: sono dislocate nelle colline del Parco del Conero. Visitatori e cittadini che vogliono assaporare il rosso di Ancona direttamente nelle cantine di produzione, possono seguire la per "strada del Rosso Conero". Come in tutta la regione molto apprezzati sono il vino di vìsciole (ciliegie selvatiche), ideale per il dopocena, e il vin cotto, una specie di brandy di antichissima tradizione contadina.

 

Miti e leggende [modifica]

 

Il mito di Diomede [modifica]

Il mito di Diomede riguarda Ancona nella sua parte centrale, compresa tra la fine della Guerra di Troia e il suo definitivo stabilirsi in Italia; per le parti restanti del mito vedi alla voce Diomede. Dopo la distruzione di Troia Diomede tornò velocemente nella città di Argo, della quale era il re. Diomede scoprì però ben presto che nessuno si ricordava di lui: né i suoi sudditi, né sua moglie. Diomede non voleva cedere alla disperazione, ma ormai non aveva più senso rimanere. Abbandonò perciò le sue armi ed il suo scudo sull'altare del tempio di Era e decise di riprendere le vie del mare insieme a sei compagni, ai quali era legato fin dall'infanzia: Akmon, Likos, Abas, Ida, Rexenor e Niktis. Navigarono verso Ovest, entrando in Adriatico. Durante la navigazione Diomede ripensò alla guerra e capì che ciò che gli era capitato ad Argo era opera di Afrodite, che si era vendicata dell'affronto ricevuto durante la guerra: Diomede infatti l'aveva ferita ed offesa; aver perso il trono e la moglie era la diretta conseguenza della sua tracotanza. Ora poteva fare solo una cosa: cercare di ottenere il perdono della dea. Trasformò così il suo navigare in un'opera di diffusione dell'arte della navigazione, per onorare Afrodite, che come è noto oltre ad essere la dea della bellezza e dell'amore, sotto l'epiteto di "euplea" era anche considerata la divinità della buona navigazione. L'eroe si fermava con le sue navi ovunque ci fosse un porto naturale e istruiva le popolazioni sull'arte di viaggiare per mare. Oltre a ciò, insegnava ad addomesticare i cavalli, altra sua grande passione. Si fermò così in un punto della costa dove un gomito di roccia proteggeva un porto naturale: era il luogo dove più tardi sarebbe sorta Ancona. Insegnò agli abitanti l'arte di costruire le navi e di orientarsi con le stelle. Diomede sentì infine di avere ottenuto il perdono di Afrodite, e si stabilì in terra italiana, fondando città e diffondendo la civiltà greca. Alla sua morte, ad Ancona venne eretto sulla riva del mare un tempio in suo onore, sulla cui facciata si leggeva: "Al nostro benefattore" Le fonti di questo mito sono l'Iliade, vari mitografi greci, l'Eneide e alcuni passi di Scilace.

 

Gli specchi ustori [modifica]

La leggenda trae spunto da dati storici, come la fondazione di Ancona da parte dei Greci di Siracusa, l'assedio e la conquista romana di questa città, avvenuta nel 212 a.C. e si sofferma sulla figura del celebre scienziato siracusano Archimede. Egli aveva partecipato alla difesa della sua città inventando nuove e straordinarie armi per respingere i Romani, nuovi tipi di fortificazioni, e soprattutto avendo ideato gli specchi ustori, in grado di concentrare i raggi del sole e di rifletterli potenziati verso le navi nemiche per incendiarle. Durante il saccheggio Archimede venne ucciso, e i suoi discepoli, addolorati per la morte del loro grande maestro, cercarono almeno di non far cadere nelle mani dei nemici le sue geniali invenzioni. Pensarono così di inviarli clandestinamente ad Ancona, città fondata proprio dai Siracusani, di lingua e cultura greca e in ottimi rapporti con la propria città madre. Dato che i Romani minacciavano di conquistare anche Ancona gli specchi sarebbero serviti ancora, e vennero nascosti in una grotta che il mare aveva scavato alla base delle rupi sulle quali sorge la città. La città di Ancona però non diventò romana con un atto di forza, ma lentamente e senza colpo ferire. Secondo la leggenda gli specchi ustori sono così ancora nascosti sotto la città, in una cavità delle rupi della quale nessuno ricorda più l'accesso. A volte, però, all'alba, per brevi istanti un raggio di sole riesce a penetrare all'interno della grotta e si riflette sugli antichissimi specchi. Se qualcuno, in quel momento, da una barca guarda verso le rupi, vede un bagliore, quasi un incendio, che poco dopo, quando il sole si solleva dall'orizzonte, svanisce. La leggenda, di antica tradizione orale, è riportata nel libro di Joyce Lussu "Anarchici e siluri"

 

La campana sommersa [modifica]

Sotto lo sperone del Guasco ci sono ancora i resti di un antichissima roccia sulla quale sorgeva la chiesa di San Clemente: con il nome della chiesa è infatti indicato lo scoglio. La chiesa non esiste più, franata secoli or sono in mare a causa dell'erosione delle onde. Secondo la leggenda la campana della chiesa è ancora nascosta sul fondo del mare, e durante le tempeste ancora si può sentire il suo suono, in mezzo al fragore delle onde. Non sono però più i fedeli ad essere richiamati, ma le creature del mare, che accorrono a frotte sotto l'antico scoglio. La fonte di questa leggenda è orale, ma è riportata i vari libri di Sanzio Blasi. Una variante localizza la campana sommersa al largo di un altro scoglio, quello del Trave. Secondo alcuni il compositore Ottorino Respighi si ispirò a questa leggenda quando compose "La campana sommersa"

 

Sport [modifica]

 

Impianti sportivi [modifica]

Il PalaRossini visto dall'esterno

  • Stadio comunale Del Conero, il principale della città
  • Stadio Dorico
  • Palazzo dello sport "PalaRossini", il principale della città
  • Palazzo dello sport "PalaVeneto"
  • Palazzo dello sport "Palaindoor", attrezzatissimo per l'atletica al coperto
  • Pista di atletica leggera "Italico Conti"
  • Palazzo dello sport di Collemarino (in ristrutturazione)
  • Piscina comunale del Passetto
  • Piscina comunale di Vallemiano
  • Piscina comunale di Ponterosso, la migliore della città
  • Piscina comunale "Domenico Savio"
  • Diamante comunale "Conero" in zona Montedago
  • Palascherma comunale di Pietralacroce

 

Calcio [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Associazione Calcio Ancona.

L'Associazione Calcio Ancona fondata nel 1905, vanta 2 presenze in Serie A, più una terza nel campionato misto di Serie A-B. Ha anche disputato una finale di Coppa Italia persa contro la Sampdoria.

L'AC Ancona nasce dalle ceneri dell'Ancona Calcio 1905, fallita nell'estate del 2004 dopo la retrocessione in Serie B. Nel 2005 la società ha festeggiato il centenario di attività calcistica.

 

Canottaggio [modifica]

Il Gruppo Sportivo "Armando Maggi" dei Vigili del Fuoco di Ancona, vanta la conquista di numerosi titoli italiani. La società negli anni 90 è divenuta famosa grazie alle imprese di Alessandro Corona, tra le quali spiccano la conquista di 5 titoli mondiali e la partecipazione consecutiva a quattro edizioni olimpiche (Barcellona 1992, Atlanta 1996, Sidney 2000, Atene 2004). Tra il finire degli anni 90 e l'inizio del nuovo millennio sono inoltre da ricordare i risultati ottenuti dai tre anconetani Marco Ciavattini, Tommaso Filippi e Daniele Lo Iacono: titoli italiani e partecipazioni a campionati mondiali nelle categorie Juniores e Under 23.

 

Ciclismo [modifica]

Il 23 maggio 1999 la 9ª tappa del Giro d'Italia 1999, una cronometro individuale, si è conclusa ad Ancona con la vittoria del francese Laurent Jalabert.

 

Amministrazione [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Sindaci di Ancona.

Sindaco: Fabio Sturani dal maggio 2001 e riconfermato nel maggio 2006
Centralino del comune: 071 2221
Email del comune:
urp@comune.ancona.it

Dallo Statuto[10] comunale si ricavano le descrizioni dello stemma, del bollo e del gonfalone.

 

Stemma [modifica]

« Scudo di rosso, al Capo d'Angiò e al Guerriero d'oro armato di spada sul cavallo corrente.

Il Capo d'Angiò è d'azzurro, al lambello di rosso di quattro pendenti con tre gigli d'oro sottostanti allineati. Lo scudo è sormontato da corona murale dalle cinque torri ed è affiancato da due ramoscelli (d'ulivo e di quercia rispettivamente a destra ed a sinistra di chi guarda) che si incrociano in basso, con nastro sovrapposto recante la scritta:

"ANCON DORICA CIVITAS FIDEI". »

 

Bollo [modifica]

« È tondo, conforme allo stemma, con fascia perimetrale entro la quale è la scritta: "ANCON DORICA CIVITAS FIDEI" orientata in senso orario e preceduta in alto da una croce scorciata espansa fra due stelle. »

 

Gonfalone [modifica]

La bandiera del libero comune di Ancona, oggi usata come base del gonfalone.

« È di rosso alla croce scorciata (ovvero greca) d'oro, con soprastante scritta "COMUNE DI ANCONA"; termina in basso a guisa di scaglione con frangia d'oro guarnita agli estremi laterali di nappe pure dorate.

Gli ornamenti esterni, dorati, sono costituiti da due cordoni laterali per parte, di differente lunghezza, con nappe terminali che si annodano prima all'asta trasversale pomellata e quindi a quella verticale, al cui incontro è un nastro azzurro con frange dorate, decorato agli estremi con il guerriero dorato come allo stemma.

L'asta è sormontata dal guerriero d'oro armato di spada sul cavallo corrente. »

 

Onorificenze conferite alla città [modifica]

La città di Ancona è la sedicesima tra le 27 città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i motti insurrezionali del 1848 e la fine della prima guerra mondiale nel 1918. È stata insignita il 18 maggio 1899. [11]

 

Circoscrizioni, rioni, quartieri e frazioni [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Circoscrizioni di Ancona.

Appartengono al comune di Ancona le frazioni dell'Aspio, Baraccola, Gallignano, Montacuto, Massignano, Montesicuro, Madonna delle Grazie, Candia, Ghettarello, Paterno, Casine di Paterno, Poggio di Ancona, Pontelungo, Sappanico, Taglio di Barcaglione, Torrette, Varano, Angeli di Varano. Il territorio è diviso in cinque circoscrizioni.

 

Da vedere [modifica]

Il duomo di San Ciriaco

Piazza del Plebiscito

Faro vecchio

Al porto e nelle vie circostanti:

Al rione San Pietro:

Al rione Capodimonte:

  • il portale della ex chiesa di San Agostino (1460)
  • la sinagoga di via Astagno e le vie circostanti, una volta comprese nell'antico ghetto.
  • la chiesa di San Giovanni Battista, con i dipinti di Andrea Lilli e di Federico Zuccari
  • il belvedere di Capodimonte (nei pressi di Piazza del Forte), il miglior punto di osservazione per vedere l'isola pentagonale del Lazzaretto;
  • la Cittadella (Antonio da Sangallo il Giovane, 1532).

Al parco del Cardeto:

  • Il parco in sé, con la vegetazione e i panorami
  • la caserma Villarey, riconvertita a sede della Facoltà di Economia del Politecnico delle Marche (1868)
  • Forte Cardeto (1798)
  • Polveriera Castelfidardo
  • il Campo degli Ebrei (XV - XIX secolo), ampio e antico cimitero israelitico panoramicamente situato nei pressi dell'orlo della falesia;
  • il Faro vecchio (1859).

Lungo l'asse stradale che va dal porto al Passetto:

  • Piazza della Repubblica (del Teatro), dalla quale si ammira uno scorcio del porto, con i traghetti in partenza per la Grecia e i paesi balcanici; sulla piazza si affaccia il prospetto principale del Teatro delle Muse (Pietro Ghinelli, 1821)
  • la chiesa del Santissimo Sacramento (interno del XVIII secolo di Francesco Ciaraffoni, con statue di Gioacchino Varlè)
  • Corso Garibaldi (Corso Nuovo), Piazza Roma e Piazza Cavour (1865-1868), esempi di urbanistica post-unitaria
  • il tratto medievale di Corso Mazzini (Corso Vecchio), tra Piazza del Teatro e Piazza Roma, con la fontana del Calamo o delle Tredici Cannelle (Pellegrino Tibaldi, 1560)
  • il Mercato delle Erbe, architettura di ghisa e vetro dei primi del 1900;
  • la fontana dei Cavalli (Lorenzo Daretti, 1758)
  • il Palazzo delle Poste (Guido Cirilli, 1926) e il Palazzo del Comune (Amos Luchetti Gentiloni, 1931) che conserva la grande tela del Giuramento degli Anconitani (Francesco Podesti, 1850 circa);
  • il Viale della Vittoria, con begli esempi architettonici degli anni venti e trenta.
  • il Monumento ai caduti, al Passetto, (Guido Cirilli, 1932), il panorama verso il Conero, la scalinata a mare, la spiaggia rocciosa e le caratteristiche grotte dei pescatori

In periferia:

  • di un certo interesse sono le pesche di Torrette, ovvero delle casette in legno sospese sul mare per mezzo di pali, che una volta servivano per la pesca di passo;
  • la chiesa neogotica di San Franceso d'Assisi, detta dei Cappuccini, con pale d'altare e decorazioni interne di Frà Paolo Mussini.
  • la piccola chiesa cinquecentesca di Santa Maria Liberatrice, in Piazza Padella (Piazza Posatora), di pianta circolare, eretta per voto popolare in ringraziamento per la cessata epidemia di peste.
  • Villa Favorita.

Nei dintorni:

  • Portonovo, con l'antica chiesa romanica di Santa Maria, la torre di guardia, il fortino napoleonico, la sua spiaggia, i suoi due laghi costieri, il suo bosco; con Mezzavalle, spiaggia di costa alta, forse la più lunga spiaggia libera dell'Adriatico italiano.
  • Monte Conero o Monte d'Ancona, promontorio a picco sul mare, con innumerevoli sentieri panoramici e immersi nella pineta o nella macchia.
  • Offagna, uno dei castelli di Ancona, con una rocca ben conservata, costruita su un colle panoramicissimo dagli Anconitani nel XV secolo per difendere il loro territorio.
  • la selva di Gallignano.

 

Città gemellate [modifica]

 

Galleria fotografica [modifica]


 

 

Note [modifica]

  1. ^ 100.507, dati ISTAT relativi al censimento 2001
  2. ^ P. Burattini. Stradario - Guida della città di Ancona. Ancona, 1951. Per gli anni successivi si fa riferimento ai dati ISTAT
  3. ^ Ufficio di Statistica del comune di Ancona
  4. ^ AnconaNostra.com
  5. ^ Mario Panzini. Dizionario del vernacolo anconitano. Ancona, 2001.
  6. ^ Foto dei tram in città.
  7. ^ Sandro Censi e Giorgio Occhiodoro. C'era 'na volta el tranve. Falconara Marittima, Sagraf, 1996.
  8. ^ http://www.regatadelconero.it
  9. ^ Presidio "Mosciolo selvatico di Portonovo"
  10. ^ Statuto approvato 3 marzo 2007 (PDF 3,14MB)
  11. ^ motivazione
  12. ^ Siglato il 15 luglio 1970 al Palazzo degli Anziani di Ancona dai due sindaci Alfredo Trifogli e Milicic.

 

Bibliografia [modifica]

  • Mario Natalucci. Ancona attraverso i secoli. Città di Castello, Unione arti grafiche, 1960.

 

Voci correlate [modifica]

 

Altri progetti [modifica]

 

Collegamenti esterni [modifica]

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